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La gnosi ieri e oggi Giovanni Filoramo

1. Considerazioni introduttive Che cosa la gnosi? e che rapporto continua ad avere con il nostro mondo? Nel corso del Novecento a questi due interrogativi sono state fornite molteplici risposte, condizionate dai materiali a disposizione, ma ancor prima dal variare delle prospettive ermeneutiche e dei contesti culturali. Gnosi (dal gr. gnosis, conoscenza) diventata infatti, negli ambiti culturali pi diversi, dalla letteratura allarte, dalla filosofia alla psicologia, dalla scienza della politica alla teologia, una chiave interpretativa per riscoprire, in modo positivo, affinit elettive con forme religiose di un lontano passato o, in modo negativo e polemico, per combattere i mali pi diversi generati dallidra gnostica: da rinnovate forme di eresia ai totalitarismi del XX secolo. Questo labirinto interpretativo ha una prima fondamentale causa nella complessit storica del fenomeno. La gnosi moderna che inaugura la sua vita nel periodo del Rinascimento, comunque definita, interpretata e valutata, in ogni caso lerede di un fenomeno storico antico, lo gnosticismo, un movimento religioso, se non una vera e propria nuova religione, sorto e affermatosi nei primi secoli dellera cristiana, in particolare tra II e III secolo, nelle citt pi significative dellimpero romano, da Antiochia ad Alessandria a Roma; un movimento rinato a nuova vita come religione dualistica a vocazione universalistica con il manicheismo, fondato da Mani nel III secolo della nostra era e, attraverso una complessa storia di trasformazioni ed eredit, riemerso nelle eresie dualiste medievali catare. Grazie a scoperte fortunate in particolare nel 1945 la biblioteca copta di Nag Hammadi contenente numerosi scritti gnostici originali che ci hanno restituito testi originali e alle confutazioni che ne fecero numerosi Padri della chiesa, da Ireneo a Epifanio, oggi possibile ricostruire con sufficiente esattezza sia la complessit delle varie famiglie gnostiche, dai valentiniani o seguaci di Valentino ai sethiani, cos denominati perch riconoscevano in Seth (Gn 4,25) il loro antenato mitico, sia alcune pratiche cultuali originali come il matrimonio spirituale sia la loro peculiare mitologia. Rimane ignota la dimensione sociologica del movimento, dal momento che le fonti dirette non forniscono informazioni in merito e le scarne notizie di questo tipo presenti nelle notizie eresiologiche sono poco attendibili. Non ora possibile approfondire laggrovigliato nodo interpretativo che ha contraddistinto in epoca moderna lo studio e linterpretazione dello gnosticismo del I I e III secolo, a partire dallo stesso termine che, al pari di altre definizioni, come politeismo o monoteismo, un conio moderno con il quale nel corso del XVII secolo, sullo sfondo delle guerre di religione e del diffondersi di una conoscenza teologica ed erudita che prelude al sorgere delle moderne scienze delle religioni, si cerc di definire e classificare la complessit crescente dei fenomeni religiosi esplosa in seguito alla Conquista e alla decifrazione delle scritture antiche. Quel che importa sottolineare, al di l delle diatribe interpretative sulle origini dello gnosticismo cristiane, giudaiche o da altre religioni sono quei tratti in comune di questo movimento antico, che in genere sono serviti come termine di riferimento e di confronto nelle riprese e nei riutilizzi moderni. Per questo, conviene distinguere tra gnosticismo, termine col quale qui si indica il movimento religioso del II-III secolo caratterizzato da una gnosi particolare; e gnosi, intesa pi in generale come una forma particolare di conoscenza religiosa di tipo elitario ed esoterico, in quanto tale presente e rintracciabile in epoche e contesti culturali differenti. 2. Fenomenologia della gnosi Cominciando con qualche considerazione generale sulla seconda, con gnosi si intende una forma di conoscenza religiosa che di per s salva, in quanto ha in se stessa il suo valore e il suo fondamento: una forma di conoscenza totale, in grado di trascendere la dicotomia soggetto-oggetto, anzi, ogni dicotomia, perch conoscenza assoluta dellAssoluto. Conoscenza salvifica che, per la sua stessa natura, si oppone alla fede come abbandono fiducioso alla volont divina, la gnosi si radica nellesperienza, genericamente umana, di divisione e scissione tra il proprio s e lio empirico e transeunte, tra questo s e Dio, scissione che minaccia lunit dellindividuo, minandone lintegrit. Con il suo carattere di globalit e di assolutezza, la gnosi pretende di superare queste dicotomie, ricuperando lintegrit minacciata, restaurando lunit perduta. Forme gnostiche di conoscenza salvifica sono presenti in numerose tradizioni religiose, non teistiche e teistiche: dallinduismo, con la sua dialettica tra principio individuale ontologico o Atman e principio ontologico universale o Brahman, che ha tradotto in forma metafisica la pi antica dialettica mitica fondamentale da un punto di vista comparato del rapporto tra microcosmo e macrocosmo, tra microantropo e macroantropo; al buddhismo hinayana delle origini, per alcuni studiosi una forma pura (cio priva di orpelli mitologici) di gnosi; dalla qabbalah ebraica alle forme gnostiche presenti in determinate tradizioni esoteriche dello sciismo. Lesistenza di una gnosi come Weltreligion, daltro canto che attende ancora di essere adeguatamente studiata non va confusa con la gnosi eterna delle tradizioni esoteriche. Mentre la prima rimane un fenomeno storicamente

condizionato soggetto ai capricci e alle variabilit del mondo sublunare, la seconda una tipica costruzione ideologica priva volutamente, occorre aggiungere di sicuri agganci storici. Concentrando ora la nostra attenzione sulla prima, quel che una fenomenologia della gnosi rileva unoscillazione tra due poli. Da un lato, il prevalere del senso lancinante di una separazio ne, di una divisione, di una rottura, provocate e indotte dallesistenza del male, di un male ontologico, variamente configurantesi sul piano delle rappresentazioni mitologiche, che tutte per si alimentano alla sua radicalit: un lato, dunque, oscuro e tenebroso, che sottolinea il terreno nichilistico e pessimistico su cui attecchisce lalbero della conoscenza gnostica, ma che nel contempo aiuta a comprenderne laltro lato, positivo e ottimistico, di religione del s, la dimensione esistenziale e salvifica della gnosi come anamnesi in grado ristabilire lunit perduta. Lo gnostico, insomma, colui che, in virt di unilluminazione o di una rivelazione (a seconda che prevalga lelemento dellintuizione interiore autosalvifica o della comunicazione esteriore ad opera di una figura di salvatore) in grado, ritrovando e ricuperando il proprio s, di ristabilire definitivamente la propria identit originaria, ricongiungendo arch e telos, inizio e fine, origine e compimento. Con questa precisazione essenziale: che, mentre nelle forme di conoscenza gnostica cresciute allombra dei tre monoteismi abramitici la gnosi si configura come insegna appunto lo gnosticismo come una tipica religione di riconquista del s e cio del nucleo fondante di origine divina del singolo che gli permette di diventare Dio superando la barriera creazionista; nelle altre forme di gnosi rintracciabili a vario titolo nellinduismo e nelle religioni che ad esso si ispirano e da esso derivano, la gnosi tende invece a configurarsi, in conseguenza del differente concetto del divino e, dunque, delluomo, come scioglimento e superamento del s individuale nel s assoluto. Ci che, comunque, le apparenta lautorealizzazione del s individuale nel s assoluto o universale. 3. La autorealizzazione del s ovvero la comunit degli spirituali Ma che cosa si deve intendere esattamente con questultima formula? In un passo di un significativo testo gnostico, il Vangelo di verit, gli gnostici vengono paragonati ai fanciulli, i veri sapienti, in grado, di contro ai sapienti di questo mondo, di comprendere il messaggio di Ges e di attingere, di conseguenza, la sapienza del Padre, perch essa appartiene loro. Per questo,
nel loro cuore si manifest il libro vivo dei viventi, scritto nel pensiero e ne llintelligenza del Padre, che nella sua incomprensibilit era anteriore alla fondazione del tutto1[1].

Nella rilettura gnostica, il tema classico del libro dei viventi, in cui iscritto il destino di coloro che saranno salvati, riceve due correzioni significative. Per un verso, la vita del pleroma e cio del mondo divino nella sua pienezza e totalit, di un s o Assoluto che, realizzandosi, manifesta la ricchezza delle sue potenzialit, viene ora paragonata a un grande libro in cui il Dio assolutamente tr ascendente ha iscritto fin dallorigine il nome e il destino dei viventi e cio degli gnostici. Grazie allopera redentrice del Cristo, questo libro si manifesta nel cuore di ogni gnostico: in seguito allilluminazione, lo gnostico in grado di vedervi iscritto anche il suo s. Ma, in questo modo, egli si rende conto di essere parte di una totalit, un momento della manifestazione e del compimento, nel finito, di una realt che lo trascende. Lungi dallessere, come saremmo portati anacronisticamente a interpretarla, unespressione ante litteram dellindividualismo religioso, questa religione del s , comunque, espressione di unesigenza comunitaria di salvezza, anche se la natura peculiare di questa comunit ha una caratteristica fondamentale: la comunit invisibile degli spirituali. Considerata su questo sfondo, lautorealizzazione del s individuale nel s universale si trasforma nella spinta a leggere, riconoscendolo, il proprio nome nel libro vivo dei viventi. Si tratta di un processo complesso, che nello gnosticismo antico si configura in modo peculiare, in linea con le caratteristiche specifiche del sistema e di cui vale la pena sottolineare alcuni aspetti distintivi. Il primo collegato al fatto che questa lettura , comunque, frutto di una capacit visionaria, di quella visione degli occhi di fuoco, per dirla con Henry Corbin, che coincide con lattivazione dellimmaginazione creatrice, carisma interiore che ogni autentico gnostico possiede. Il secondo, in linea con lantico adagio platonico secondo cui soltanto il simile conosce il simile, vuole che questa vista interiore sia in grado di assimilare chi vede alloggetto visto: la gnosi, in fatti, una mistica trasformante che, per rimanere alla metafora del libro, permette allo gnostico di trasformarsi nel nome visto nel gran libro dei viventi, con ci stesso contribuendo al suo compimento. Lesito di questa particolare visione , dunque, u n processo di rinascita, che restaura e reintegra nella totalit originaria il s obliato dello gnostico. Il terzo elemento il dato esoterico, che racchiude, come un guscio, la perla dello gnostico: non ora possibile approfondire questa
1[1]

P.19,30 sg. Il libro pare coincidere, in sostanza, col pleroma stesso in quanto totalit delle determinazioni antropologiche del Dio-anthropos. Il Cristo, rivestendo questo libro, indica allo gnostico sia il modo di rileggere questo libro sia la funzione apotropaica che esso svolge nei confronti degli arconti. Leggere il libro coincide, infatti, col possedere il proprio nome autentico; ma il possesso del nome svolge anche una funzione magica di difesa.

dimensione, ma essa fondamentale per comprendere la storia delle metamorfosi moderne dello gnosticismo l dove essa ha finito per coincidere o disperdersi nella storia dellesoterismo cristiano moderno e contemporaneo. Il quarto e ultimo elemento la dimensione mitologica soggiacente a questo processo: un aspetto fondamentale e distintivo dello gnosticismo antico. 4. Il mito gnostico Lo gnosticismo un movimento religioso che presuppone e si spiega soltanto su di uno sfondo monoteistico: in altri termini, esso rappresenta un tipico paradosso del monoteismo. Il mito gnostico, infatti, sorge dalla necessit di gettare un ponte tra il Dio assolutamente trascendente e un cosmo (e un corpo) dualisticamente concepito come separato in modo radicale da Dio (al punto che la sua creazione viene concordemente attribuita a un secondo Dio); un mito, dunque, che deve aiutare a spiegare come luno, fondamento dellessere, si dispieghi, pur conservando questa sua unicit, nella molteplicit del divenire. Si tratta di un mito che affonda le sue radici in una particolare concezione delluomo e di Dio, una concezione secondo la quale Dio (potenzialmente) noi e, nel contempo, noi siamo (potenzialmente) Dio. La mitologia gnostica, di conseguenza, essenzialmente una teogonia, la narrazione, cio, del divenire di Dio, di un Dio che in quanto diviene o, meglio, per mantenere la fondamentale distinzione tra essere e ente, di un Dio il cui essere assolutamente trascendente si manifesta nella molteplicit degli enti pleromatici e noetici, forme intelligibili della realt mondana e antropologica. Di questo divenire, che i testi gnostici raccontano sub specie mythologica, preme ora sottolineare un aspetto fondamentale. Le antiche mitologie erano mitologie della natura, racconti, cio, che narravano il rapporto particolare instauratosi tra luomo e il cosmo. Le mitologie gnostiche, di contro, narrano il rapporto delluomo con quel Dio particolare che lanthropos primordiale, descrivendo il dramma che ha provocato alle origini la rottura dellunit divina. Esse proiettano, di conseguenza, sul grande schermo del mito, i problemi fondamentali delluomo, nella consapevolezza, per, che si sta recitando un dramma che non coinvolge soltanto luomo, ma anche il divino. I grandi problemi che luomo vive, infatti, dalla tragedia del male sino alle lacerazioni indotte dal rapporto maschile - femminile, hanno un fondamento mitico, nel senso che riproducono, sul piano umano, un conflitto originario vissuto, nel tempo senza tempo del mito, dalla stessa divinit. Ne consegue che, per lo gnostico, il mito la realt, dal momento che la realt stessa per sua natura simbolica, rimandando sempre a un aldil, a unalterit, che la fonda. Questa coincidenza di realt e simbolo, di spiegazione e narrazione, daltro canto, deriva dal fatto che la profondit del reale, cos come lo gnosticismo cerca di coglierla, il s o, meglio, il vissuto, lesperienza che il fondamento del proprio essere coincida col fondamento stesso del Dio trascendente. Se vero che il vissuto non si pu se non narrare, altres vero che questo racconto (il mito) non unallegoria, perch non dice altro, bens esattamente quellevento medesimo che il s vive nella propria esperienza di sofferenza e di liberazione. In questo modo, levento fisico vissuto il simbolo o lesempio dellevento mitico che lo comprende, mentre, a sua volta, levento mitico il simbolo o il paradigma nel quale il vissuto simmedesima e ritrova se stesso. La conoscenza negativa di Dio e la spiegazione positiv a del mondo e della storia si saldano nella conoscenza del s, vero obiettivo e culmine della gnosi. Questo processo conoscitivo, daltro canto, mosso da una sete metafisica inestinguibile, ha una caratteristica fondamentale. In quanto autorealizzazione del s individuale nel s universale, a differenza del moderno individualismo, la conoscenza gnostica ha iscritto nel suo codice genetico il collegamento con la comunit degli eletti, degli altri s o monadi individuali, miticamente rappresentati come le membra disperse del corpo pneumatico caduto prigioniero delle tenebre e del loro signore: soltanto, di conseguenza, realizzando il s universale, anche il s individuale potr dirsi a sua volta realizzato. Un ultimo elemento, infine, merita di essere sottolineato: il paradosso della gnosi. Esso consiste nella tensione, ineliminabile e vitale, tra tendenza monistica e tendenza dualistica. Da un lato, infatti, una tendenza monistica percorre luniverso della conoscenza gnostica: tensione a risolvere ogni lacerazione e separazione nel ricupero dellunit originaria. Dallaltro, per, la radice esistenziale della conoscenza gnostica , come si ricordava, una radice dualistica: occorre, infatti, non scordare che le forme religiose gnostiche sono tipiche delle religioni di salvezza e che ci che, allinterno di queste tradizioni religiose, le individua e le caratterizza, il loro modo radicale di porre e di risolvere il problema del male ontologico. 5. Alcune caratteristiche dello gnosticismo del II secolo Rispetto ad altre forme di gnosi, quella che sorse e si afferm nel corso del II secolo d.C. presenta alcuni caratteri distintivi. Trasmessa da una figura di rivelatore/salvatore, garantita da una particolare tradizione esoterica, affiancata sovente da una didascalia o istruzione mediante cui ladepto iniziato ai suoi misteri, la particolare gnosi dello gnosticismo si fonda sulla comunicazione/trasmissione di un racconto mitico, il quale, pur nelle sua varianti, costituisce nei suoi elementi strutturali un patrimonio comune alle varie famiglie gnostiche. Infatti, i differenti racconti mitici perseguono lo scopo di rispondere a quegli interrogativi esistenziali dello gnostico, che discendono da una concezione radicalmente pessimistica del mondo e del suo creatore, il demiurgo (evidente

ripresa del demiurgo platonico, ma, nel contempo, rilettura negativa del Dio creatore dellAntico Testamento), considerato un Dio malvagio o ignorante opposto al Dio buono, assolutamente trascendente, sconosciuto e inconoscibile, se non mediante quella particolare illuminazione/rivelazione che la gnosi. Alla base del mito gnostico, nelle sue differenti varianti, vi dunque unesperienza fondamentale: lesperienza del male, di un male che non pi concepito nella concreta molteplicit dei mali fisici e morali che affliggono lumanit, ma che ha assunto una consistenza ontologica prima ignota, dal momento che esso coincide ora spazialmente col cosmo e antropologicamente con la stessa struttura psicofisica. Contraddistinta da un forte grado di riflessivit, dal momento che narra le vicende di quel Dio particolare che lanthropos pleromatico, questa mitologia comprende una teologia che nel contempo una teogonia, perch narra la nascita eterna del Dio sconosciuto, e una teosofia, dal momento che, in virt di questo racconto mitico, possibile accedere alle scaturigini dello stesso Dio sconosciuto. Essa comprende inoltre una cosmogonia, che contiene la versione gnostica antibiblica della genesi di questo cosmo, sede del male in quanto effetto della natura malvagia del demiurgo; unantropogonia, secondo cui il demiurgo e la sua corte di angeli malvagi creano il composto psicofisico transeunte in cui (rilettura gnostica di Gn 2,7) il demiurgo insuffler suo malgrado lo pneuma di luce trasmessogli dalla Madre o Sophia; infine, unescatologia. Secondo questultima, il mondo demiurgico destinato alla distruzione finale, cui sopravviver soltanto lanima immortale o, a seconda dello sfondo antropologico, il principio spirituale, pneumatico. Quanto al destino del singolo gnostico, dopo la morte, mediante una psicanodia o viaggio celeste dellanima, risalendo quelle sfere celesti, governate da arconti malvagi, che egli aveva gi attraversato al momento della sua discesa in questo mondo di tenebre, egli potr infine ritornare nella sua patria celeste, ricongiungendosi col suo doppio pleromatico, variamente denominato. In conclusione, il mito gnostico non fa che narrare le vicende di quel Dio particolare che lo gnostico, ricordandogli le sue origini, rivelandogli le cause che lo hanno precipitato in questo mondo di tenebre, indicandogli nel contempo, proprio attraverso questa ricerca del tempo perduto che la gnosi rende possibile, la via di salvezza. 6. Caratteristiche strutturali Chiunque scorra i testi gnostici si trova ben presto immerso in unatmosfera particolare, che travalica distinzioni di scuole e di correnti. Si possono, naturalmente, privilegiare le avventure della differenza, insistendo sul fatto che noi non avremmo mai a che fare con un vero e proprio mito gnostico, sottinteso e preesistente alle successive variazioni che ne avrebbero dato le differenti scuole gnostiche. Quel che, per, in questa sede, va sottolineato, che, se si vuole veramente cogliere il senso delle differenze storiche che, certo, esistettero e anzi, come avevano gi ben visto gli eresiologi e hanno confermato le recenti scoperte, sono vistose e significative anche o soprattutto allinterno di quelle scuole, come la scuola vale ntiniana, che parevano avere un patrimonio ideologico e mitologico comune , occorre tuttavia cercar di cogliere quegli elementi di somiglianza, che costituiscono la peculiare aria di famiglia che i testi gnostici ancor oggi ci comunicano. Essa consiste prima di tutto nella presenza di almeno due elementi dottrinali che, interagendo, distinguono lo gnosticismo da altri movimenti religiosi del periodo. Essi possono essere riassunti, da un lato, nella consustanzialit tra Dio assolutamente trascendente e natura profonda dello gnostico e, dallaltro, in una concezione particolare del cosiddetto pleroma o mondo della pienezza divina, che vive al suo interno una crisi particolare, causa di una rottura di livello che generer le realt inferiori. Intorno a questo nucleo dottrinale e a partire da esso sirraggiano poi un certo numero di temi ricorrenti, dei quali i differenti gruppi forniscono altrettante variazioni. Un loro elenco potrebbe comprendere i seguenti motivi: 1. Il vero Dio non il creatore delluni verso in cui viviamo. 2. La struttura della divinit gerarchicamente articolata. 3. I creatori o i dominatori del mondo sono delle potenze cosmiche connotate in termini astrologici. 4. Il s delluomo (anima o spirito), una particella del mondo divino al quale vuole e deve fare ritorno. 5. La salvezza del s richiede lintervento di un salvatore-rivelatore. 6. La presenza del divino nel mondo e lorigine del mondo stesso dipendono da un incidente, da una colpa, da un peccato che ha luogo allinterno dello stesso pleroma. 7. Lapparizione dellimmagine di Dio come uomo e la creazione delluomo a immagine e somiglianza di Dio costituiscono il fondamento mitologico dellesemplarismo rovesciato conseguente alla Weltanschauung dualistica, variante dellantitesi (platonica) fra eternit e tempo, essere e divenire. 8. La salvezza riguarda soltanto una stirpe eletta (predestinazione). 9. Per conseguire questa salvezza occorre estraniarsi dal mondo, rinunciando ai suoi beni, a cominciare dalla sessualit (encratismo). Questo elenco, che ha un valore puramente esemplificativo, non deve comunque trarre in inganno. Questi temi,

infatti, non sono mai presenti nella loro interezza in alcuna setta gnostica, ma soltanto in misura maggiore o minore. Che cos, dunque, che ci permette di definire gnostici i vari gruppi? Pi che un contenuto materiale, la particolare prospettiva con cui gli gnostici si sono accostati a questi temi, in genere desunti dalla cultura e dalle differenti tradizioni religiose del tempo, rileggendoli e reinterpretandoli alla luce di un nuovo interrogativo esistenziale, di domande profonde sul senso e lorigine del male, sulla natura e il mistero divino: domande audaci, che li porteranno a risposte altrettanto audaci. Tutto ci si comprende meglio alla luce di una caratteristica essenziale dello gnosticismo antico, che lo accomuna ad altre religioni gnostiche, a iniziare dal manicheismo: il suo carattere mimetico. Loriginalit del pensiero gnostico non consiste, infatti, nella creazione di idee teologiche nuove, nellannuncio di nuovi messaggi religiosi. La novit, se di novit si vuol parlare, va cercata in unaltra direzione, e precisamente nello sforzo di rielaborare materiali mitologici e teologici preesistenti, desunti dalle tradizioni religiose e filosofiche dellepoca, amalgamandoli in funzione di un nuovo fuoco mentale costituito da una duplice necessit: da un lato, la necessit di trovare una risposta radicale allinterrogativo radicale sullorigine del male; dallaltro, quella di entrare in possesso di una chiave che permetta di avere accesso allinsondabile per definizione, al mistero del Dio ineffabile, di quel Dio prima di Dio che costituisce il vero oggetto della speculazione gnostica. Ne conseguono due caratteri distintivi: la dissimulazione e lesoterismo. Lo gnostico non appartiene a una religione a se stante, nel senso che egli non fa parte di un movimento profetico o di un culto misterico ufficialmente riconosciuti. Certo, esistono anche profeti gnostici; e determinati gruppi gnostici, ad esempio i cosiddetti sethiani, amano richiamarsi, secondo una tipica genealogia mitica, alle conoscenze particolari rivelate loro dal capostipite Seth. Ma questa gnosi pur sempre vissuta e sperimentata allinterno d i forme e tradizioni religiose esistenti, come insegna il caso del rapporto col cristianesimo. Si tratta di un presupposto essenziale: lo gnosticismo nasce e attecchisce su un terreno religioso preesistente, nel senso che esso, in quanto conoscenza di misteri, presuppone forme gi solidificate di tradizione religiosa, di cui pretende di svelare il senso profondo. Proprio per questo motivo esso si configura come una conoscenza esoterica: tratto, questultimo, che in parte consegue dal senso di superiorit che in genere contraddistingue quegli intellettuali particolari che furono gli gnostici, in parte discende dalla necessit di riservare tale conoscenza peraltro, secondo linee largamente presenti in altre correnti religiose dellimpero, a cominciare dal cr istianesimo delle origini a pochi predestinati. La particolare sapienza di cui lo gnostico alla ricerca (e di cui, una volta raggiuntala, si vanta) non soltanto, secondo una linea tipica dellepoca, una sapienza extramondana, che permetta, provenendo direttamente dalla divinit suprema, di svelarne il mistero; essa , nel contempo, e caratteristicamente, una sapienza mondana. N ci deve sorprendere, dal momento che la gnosi dello gnosticismo una conoscenza assoluta. Il Dio, infatti, di cui lo gnostico si sforza di conoscere lassoluta negativit, si ribalta in positivo, quando lo si ritrova in filigrana nella totalit della vita e del mondo. In realt, la conoscenza gnostica ha sempre due obiettivi strettamente connessi: vuole conoscere il mistero divino, il Dio prima di Dio, ma insieme a (o mediante) questo vuol conoscere anche tutte le cose. Si spiega, in questo modo, la presenza in alcuni testi gnostici di un apparato naturalistico o parascientifico, che li apparenta alla letteratura esoterica ellenistica, ad esempio ai testi pseudozoroastriani o ai libri di Nechepso e Petosiride (II sec. a.C.), con i loro erbari, lapidari, elenchi di ricette magiche e di associazioni simpatetiche. Si pensi anche allambivalente atteggiamento degli gnostici nei confronti dellastrologia. Se si aborrisce lastrologia in quanto espressione della tirannide esercitata sulle anime dalle potenze cosmiche, sicch lavvento del salvatore porta con s leliminazione o quanto meno una notevole diminuzione dei malefici influssi astrali ; non viene meno, tuttavia, lesigenza di conoscere nomi, caratteri, funzioni e schematismi delle stelle con tutte le relative tecniche di previsione, magari allo scopo di potersene meglio difendere. O, per altro verso, si pensi allaltrettanto ambivalente atteggiamento degli gnostici nei confronti di un altro fenomeno religioso tipico del tardo-antico come la magia. Rifiutata nei suoi aspetti pi triviali, essa viene riletta e riutilizzata, daltro canto, anche sotto forma di vere e proprie pratiche teurgiche, come mezzo daccesso privilegiato al mondo del pleroma. La conoscenza di Dio che lo gnostico ritiene di avere raggiunto attraverso la particolare rivelazione della gnosi, insomma, non lo allontana dal mondo, ma solo dalla sua superficie e dallignara quotidianit, mentre gli consente di scavare nelle realt mondane tutta una serie di nascoste allusioni e corrispondenze con ci che la sua dottrina gli insegna. Di conseguenza, i testi della letteratura gnostica antica vengono incontro al bisogno di conoscenza dei loro lettori non solo fornendo rappresentazioni teologiche e mitologiche, ma anche risposte alle pi svariate questioni concrete relative a fatti naturali e psicologici, ad usi e costumi sociali; una concezione filosofica o qualche particolare della vicenda mitica offre di volta in volta il paradigma alleziologia proposta per tut ti questi fenomeni. Anche le cose pi ovvie dal punto di vista dellesperienza comune, infatti, nascondono un significato segreto, un segno del mistero divino che soltanto la gnosi in grado di individuare. In questo senso, anche il funzionamento empiricamente constatabile del corpo umano un mistero, cos come un mistero lalternanza, a cui quotidianamente assistiamo, della luce e delle tenebre: misteri, tutti, che soltanto la gnosi ora in grado di svelare in modo definitivo. N dovremo stupirci, infine, che la gnosi estenda la sua capacit rivelativa al mondo della storia, in ci preceduta soprattutto dalle correnti apocalittiche del giudaismo del Secondo Tempio (515 a.C.-70 d.C.), con la loro peculiare concezione di una storia sacra preordinata e retta da un piano divino, una storia che si avvia al suo volgere catastrofico, cui seguir lavvento del nuovo eone.

Il senso di estraneit nei confronti della dimensione mondana dellesistenza; la comprensione acuta delle forze radicalmente negative che vi spadroneggiano entro lingannevole cornice dellordine e, quindi, il disgusto per la natura, i cui meccanismi biologici non fanno che perpetuare la violenza e la morte; il disinteresse, o anche lavversione, per il mondo della storia e della societ fondato sulla menzogna e sullingiustizia; linfinita lontananza di Dio e, insieme, la sua estrema prossimit proprio nellintimo di colui che tale lontananza percepisce; la sofferta ambivalenza nei riguardi delle religioni positive, nelle quali in un certo senso tutto giusto, ma, anche, tutto sbagliato; latteggiamento remissivo, reticente, la tendenza alla dissimulazione: ecco alcune possibili strutture fondamentali del pensiero gnostico, problemi e idee che guidano la sua particolare interpretazione dellesperienza. 7. Dalla gnosi antica a quella moderna La gnosi antica era legata a forme scolastiche di trasmissione a sfondo esoterico di un sapere particolare. Ad una prima fase, meno nota, in cui, stando alle notizie degli eresiologi, si succedono figure come Saturnino, Menandro, Basilide e, verso la met del secolo, Marcione e Valentino, segue una seconda fase, dominata dalla scuola valentiniana. Grazie anche allapporto di alcuni testi gnostici scoperti a Nag Hammadi e attribuibili a questa scuola, emerge con chiarezza il profilo di una tradizione filosofico-sapienziale, profondamente influenzata dalle coeve scuole platoniche, che rilegge in modo audace il patrimonio teologico cristiano sullo sfondo di miti dottrinali tesi ad approfondire il mistero della genesi eterna di Dio e del legame che unisce il singolo gnostico al mondo della pienezza divina. Accanto a questa scuola di gnostici cristiani i testi di Nag Hammadi rivelano lesistenza di una pluralit di gruppi e tendenze gnostiche profondamente di versificati e che hanno legami tenui e problematici con il cristianesimo in divenire della seconda met del II secolo. Alcuni studiosi hanno ipotizzato lesistenza di un vero e proprio gruppo sethiano trasformatosi, nel mito gnostico, nellantenato celeste degli gnostici, gruppo di eletti di origine divina predestinato alla salvezza nonostante tutti i tentativi del demiurgo malvagio e dei suoi arconti di ridurli in schiavit. Di fatto, impossibile ricavare da questi racconti mitologici, ambientati nellatmosfera rarefatta e impenetrabile della vita divina del pleroma, indicazioni sociologiche precise e convincenti. Nella tradizione di pensiero occidentale la gnosi ha conosciuto, a partire dal manicheismo fino al catarismo medievale, reviviscenze storiche che si spingono fino alle soglie dellepoca moderna. Si tratta in genere di forme dualistiche interne allarea cristiana, che conservano il pessimismo cosmico e la concezione di un secondo Dio creatore malvagio. Col Rinascimento si viene a creare una situaz ione nuova. La rottura dellunit confessionale con il suo corteo di polemiche e di controversie impone il ricorso alle antiche tradizioni eresiologiche, favorito dalla pubblicazione delle opere dei Padri della chiesa. Laccusa di gnosi e gnosticismo s i diffonde. La dottrina della carne celestiale di Cristo, ad esempio, diffusa tra gli spirituali e le correnti religiose pi radicali del XVI secolo, stata letta da antichi avversari e da moderni interpreti come una ripresa dellantica cristologia gnostica di Valentino, trasmessa loro, almeno in parte, dalle nuove edizioni critiche di Padri come Ireneo. Nel contempo, fioriscono spontaneamente nuovi sistemi gnostici come quello di Jakob Bhme (1575-1624), la cui teosofia, fenomenologicamente affine a quella della gnosi antica, se ne distingue per lassenza del dualismo e la cui opera alimenter le fortune successive della gnosi. Se si prescinde da tentativi, peraltro privi di importanza storica, di rivitalizzazione dellantica gnosi sotto forma di rifonda zione di chiese neognostiche, un luogo privilegiato di riattualizzazione stato il primo romanticismo tedesco, con la sua rinnovata esigenza di totalit e conoscenza assoluta, congiunte a spunti pessimistici e nichilistici. Esso ha trasmesso alla cultura del Novecento, in forme non sempre storicamente indagabili, temi e motivi gnostici ora legati al versante pessimistico della gnosi ora al suo versante ottimistico. Oggi questi temi appaiono disseminati in settori eterogenei della nostra cultura, dalla psicologia del profondo che si richiama a C.G. Jung, a tematiche gnostiche che riaffiorano in forme della nuova religiosit come New Age. Una loro pi esatta individuazione e interpretazione si presenta peraltro problematica, in assenza di una chiara base sociologica, di forme di culto specifiche e pi in generale per la difficolt stessa di definire una gnosi moderna.