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LIBRI

Nuova Umanit XXII (2000/2) 128, 317-332

FLORENSKIJ E LONTOLOGIA TRINITARIA Un importante saggio di Lubomr k

1. Gi pi di ottantanni fa, Sergej Bulgakov, il maggiore, forse, tra i teologi ortodossi del nostro secolo, cos si esprimeva a proposito di colui che fu suo grande amico e sotto alcuni aspetti anche maestro, nonostante la sua pi giovane et, Pavel Florenskij: un uomo assolutamente unico nel suo genere, cos che non so persino quale sentimento nutro per lui: amore, o piuttosto una stima che sconfina nellincredulit. Egli va senzaltro annoverato tra gli uomini di cui si occuper la storia (p. 35) 1. Bulgakov vedeva giusto. Man mano che il tempo passa, la figura e il pensiero di Florenskij assumono il rilievo che loro spetta, un rilievo a tutto tondo, e per tanti versi profetico. La poliedricit del suo genio fu matematico e fisico, filologo e storico delle religioni, poeta ed esperto darte, in particolare diconografia, filosofo e teologo lha fatto paragonare a Leonardo da Vinci e a Pascal. Ma egli offre qualcosa in pi, rispetto ad entrambi: un progetto, pensato e vissuto, di cultura integrale e innovativa, capace dintercettare i segni dei tempi perch illuminato dal mistero antico e sempre nuovo dellAgape trinitaria. La ricerca filosofica e teologica in lingua italiana stata tra le prime a intuire la decisivit della lezione di Florenskij e a riservarle un crescente spazio dapprofondimento. Ne testimonianza di primo livello la recente monografia di un giovane teologo slovacco, Lubomr k, dal titolo Verit come ethos. La teodicea
1 Salvo diversa indicazione, il numero delle pagine segnalate tra parentesi si riferisce allopera di L. k di cui nella nota successiva.

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trinitaria di P. A. Florenskij 2, che si concentra sul primo Florenskij (1900-1917). Su di essa vorrei in questa sede soffermarmi, non tanto per illustrarne e discuterne in dettaglio i molteplici e stimolanti contenuti, quanto piuttosto per evidenziarne lintuizione di fondo e il contributo nella direzione di una nuova esperienza del pensare a partire dalloriginalit dellevento di Ges Cristo. Ma a tal fine val forse la pena iniziare tratteggiando il contesto entro il quale lopera di k prende rilievo e significato. Essa, intanto, tien dietro, a distanza di circa un anno, a quella, di taglio pi squisitamente filosofico, di Natalino Valentini: La Sapienza dellamore. Teologia della bellezza e linguaggio della verit 3, che affronta il pensiero del grande genio russo sotto langolatura della religioznaja filosofija, creazione tipica e originale della cosiddetta et dargento del pensiero russo. Unopera, quella di Valentini, anchessa di gran pregio. Il lavoro di k, inoltre, stato seguito a ruota dal saggio di un altro giovane filosofo, Graziano Lingua: Oltre lillusione dellOccidente. P.A. Florenskij e i fondamenti della filosofia russa 4, che privilegia lapproccio epistemologico e saddentra, in particolare, con pertinenza e originalit, nel secondo Florenskij. A ci si aggiunga il buon numero di testi florenskijani pubblicati o in via di pubblicazione in lingua italiana 5, di cui danno conto le accurate bibliografie di e sul nostro Autore contenute in ciascuna di queste opere. Tanto che viene da chiedersi quali possano essere i motivi di questo cospicuo contributo che la teologia e la filosofia in Italia sta offrendo alla FlorenskijRenaissance: di recente, il teologo romeno Ioan I. Ica, discepolo
Citt Nuova, Roma 1998: Collana di Teologia; prefazione di B. Petr. Edizione Dehoniane, Bologna 1997: Collana Nuovi Saggi Teologici, 41; prefazione di N. Kauchtschischwili. Su tematica affine, sempre di Valentini, si veda anche il saggio Memoria e Risurrezione in P. Florenskij e S. Bulgakov, Pazzini ed., Verucchio 1996. 4 S. Zamorani ed., Torino 1999: Quaderni del Centro Studi Marcovaldo, 2; prefazione di N. Bosco. Lingua ha anche curato la raccolta Icona e avanguardie. Percorsi dellimmagine in Russia, S. Zamorani ed., Torino 1999. 5 Mi limito a segnalare la raccolta curata e introdotta da N. Valentini e L. k: Il cuore cherubico. Scritti teologici e mistici, tr. di R. Zugan, Piemme, Casale Monferrato 1999; Collana LAnima del mondo, 25. Curata da k in corso di pubblicazione unaltra scelta di testi florenskijani nella Collana Scrittori di Dio della San Paolo.
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di uno dei pi eminenti teologi ortodossi del secondo dopoguerra, D. Staniloae, mi faceva notare che i tre saggi prima citati debbono considerarsi senzaltro allavanguardia, in Europa, negli studi su Florenskij. Una renaissance, in ogni caso, che mostra di avere tutte le caratteristiche di un evento culturale e spirituale di rilievo, alle soglie del terzo millennio. Non di poco conto, ad esempio, che Giovanni Paolo II, nella Fides et ratio (n. 74), indichi esplicitamente anche Pavel Florenskij tra quei pensatori che hanno condotto una ricerca coraggiosa indirizzata a un fecondo incontro tra filosofia e Parola di Dio, addittandolo a modello ed esempio di un pensare che attinge con fiducia e coerenza alle sorgenti della fede cristiana. Tra i motivi di cui sopra, c senza dubbio da segnalare il fatto che la prima lingua in cui stata tradotta lopera maggiore del geniale pensatore russo, La colonna e il fondamento della verit, stata litaliano, nelledizione che vide la luce nel 1974 (e che recentemente stata ristampata) curata da E. Zolla 6; il quale, nel 1977, cur in aggiunta ledizione di un altro significativo saggio di Florenskij, vera pietra miliare nello studio teologico dellicona: Le porte regali 7. Cos che gi nel 1988 si poteva svolgere a Bergamo il primo Convegno Internazionale di studi florenskijani ideato e organizzato da Nina Kauschtschiscwili 8, che con appassionata determinazione in tutti questi anni ha diffuso e interpretato, soprattutto sotto il profilo estetico, lopera di Florenskji in Italia. Ma bisogna anche ricordare limpegno pionieristico profuso da p. T. pidlk al Pontificio Istituto Orientale di Roma, un impegno che ha ricevuto un significativo riconoscimento, nel dicembre 1999, in occasione degli ottantanni dellillustre studioso 9, e la cui preziosa eredit raccolta, ormai da un decennio, dal Centro
Tr. it. di P. Modesto, Rusconi, Milano 1974, 19982. Adelphi, Milano 1977. AA.VV., P.A. Florenskij i kultura ego vremeni [P.A. Florenskij e la cultura del suo tempo], a cura di M. Hagemeister e N. Kauchtschiswili, Blaue Hrner Verlag, Marburg 1995. Da ricordare anche lintroduzione di M.G. Valenziano, Florenskij. La luce della verit, Studium, Roma 1986. 9 Cf. il volume che onora lanniversario: T. pidlk ed altri, A due polmoni. Dalla memoria spirituale dEuropa, Lipa, Roma 1999.
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Aletti e dallEditrice Lipa, animati da p. M. Rupnik; cos come gli studi sulla filosofia religiosa russa promossi, tra i primi, nella Facolt di Filosofia dellUniversit di Torino, gi a partire dagli anni 70, dalla prof.ssa N. Bosco: in questo contesto, ad esempio, che sinserisce il ricordato saggio di G. Lingua; e, presso lIstituto di scienze religiose dellUniversit di Urbino, da I. Mancini, alla cui memoria non a caso dedicato il volume di N. Valentini. Anche le pubblicazioni di autori russi presso le editrici Jaca Book e La Casa di Matriona, per impulso dellinstancabile R. Scalfi di Russia Cristiana, hanno validamente tenuto vivo e alimentato questo interesse. N bisogna infine dimenticare linteresse mostrato per Florenskij da M. Cacciari a partire dal suo Icone della legge 10. Lopera di k, che senza dubbio beneficia di tale vivace humus culturale e filosofico, ha la peculiarit di muoversi entro un orizzonte teologico, anche se finemente attento alle implicazioni metafisiche dellesperienza di fede. Ha visto la luce, infatti, come tesi di dottorato sotto la guida del prof. B. Petr (il maggiore esperto, in Italia, di etica ortodossa) 11, presentata allIstituto Superiore di Teologia morale Accademia Alfonsiana di Roma, incorporata allUniversit Lateranense, testimoniando ancora una volta della qualit di una scuola teologica che, secondo la lezione di santAlfonso Maria de Liguori, caratterizzata da unintegrale immersione nelloriginalit dellevento cristiano e, proprio per questo, da una ricca apertura allorizzonte intero delluomo e alla novit dei segni dei tempi. E ha trovato la sua collocazione nella collana di Teologia delleditrice Citt Nuova, che da circa un ventennio, in aderenza al carisma dellunit che ispira il Movimento dei Focolari, privilegia la pubblicazione di opere di singoli autori e collettanee che, in dialogo col pensiero moderno e contemporaneo e con un convinto respiro ecumenico, simpegnano a focalizzare, a partire dalla centralit dellevento pasquale di Ges Cristo,
Adelphi, Milano 1985, 173ss. Richiamandosi, tra laltro, ad alcuni suggerimenti proposti da I. Mancini, B. Petr stato probabilmente il primo, in Italia, ad attirare lattenzione sulla ricchezza e novit del pensiero di Florenskij in riferimento alla questione etica; cf., ad esempio, il suo Etica e vita spirituale nellortodossia. In dialogo con I. Mancini e T. Goffi, in Rivista di Teologia morale, 1989/83, pp. 61-75.
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quella Luce trinitaria che, dischiudendo il mistero di Dio, sirradia sulla persona umana, sulla vita sociale, sul destino del cosmo. La ricerca di k, infatti, nata e si sviluppata precisamente in questo ambiente spirituale e culturale, ad esso offrendo al tempo spesso un prezioso stimolo e un ulteriore orizzonte di incontro e di verifica. Vorrei in proposito ricordare come fu proprio nel cenacolo che, a partire dalla fine degli anni 70, si venne a costituire attorno alla rivista Nuova Umanit, che, grazie in particolare alle intuizioni e alla curiosit intellettuale di G.M. Zangh, si evidenziarono le suggestioni preziose del pensiero di Florenskij in ordine a un rinnovamento dellontologia in prospettiva trinitaria 12: le note tesi programmatiche di K. Hemmerle non bisogna dimenticarlo erano apparse in Germania nel 1976 13 ed erano state tradotte in Italia dieci anni dopo, nel 1986, inaugurando cos la nuova collana Contributi di teologia 14. Tanto che per un po, spinto in ci sia da G.M. Zangh sia dal prof. K. Skalicky della Lateranense, accarezzai il progetto di un saggio di confronto teoretico tra la dialettica hegeliana e il pensare trinitario di Florenskij, che invece si concretizz nella sola analisi dellermeneutica hegeliana della Trinit per poi concentrarsi sulla teologia trinitaria e sulla sofiologia di S. Bulgakov. con la pi viva soddisfazione, dunque, che viene spontaneo salutare il volume di k, anche perch testimonia della presenza sempre pi viva e qualificata, nei centri accademici romani, di una giovane e assai promettente leva di studenti e studiosi che, provenendo numerosi dalle Chiese dellEuropa centro-orientale, dopo il crollo dei muri dell89, stanno offrendo e, ne sono con12 In un articolo a carattere programmatico apparso gi nel primo anno di vita della rivista Identit e dialogo (n. 4-5 del 1979, pp. 7-22), Zangh sottolineava lestremo interesse delle riflessioni di Florenskij per il superamento di una logica duale in una logica trinitaria (21, nota 5). 13 K. Hemmerle, Thesen zu einer trinitarischen Ontologie, Johannes Verlag, Einsiedeln 1976. 14 K. Hemmerle, Tesi di ontologia trinitaria. Per un rinnovamento della filosofia cristiana, Citt Nuova, Roma 1986; la 2a ed. del 1996 ha opportunamente modificato il sottotitolo in Per un rinnovamento del pensiero cristiano e contempla, oltre a unintroduzione, anche la traduzione del saggio Das unterscheidend Eine. Bemerkungen zum christlichen Verstndnis der Einheit (1994).

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vinto, sempre pi offriranno un insostituibile contributo al rinnovamento della teologia e della vita ecclesiale nella direzione di quel respirare coi e dai due polmoni, di cui tante volte, sin dagli inizi del suo pontificato, s fatto interprete e propugnatore Giovanni Paolo II. 2. Ma veniamo alla nostra opera. Anche da un primo esame risulta evidente che si tratta di un contributo scientifico di primissimo ordine, non solo per ci che concerne la ricerca florenskiana, ma anche per il dialogo tra teologia orientale e teologia occidentale, tra teologia e filosofia e, pi in generale ancora, come gi accennato, per la delineazione di quel nuovo pensare o, meglio ancora, di quella nuova Weltanschauung integrale, cui Florenskij ha consacrato tutte le sue energie, sigillando la sua intensa avventura umana col dono della vita. Egli, infatti, come noto, morto martire della verit cristiana nel 1937, nei pressi di San Pietroburgo, dopo dieci anni di reclusione in vari lager. In questa stessa direzione dinteresse e approfondimento, vanno visti e letti anche due precedenti saggi del nostro giovane teologo: P.A. Florenskij: progetto e testimonianza di una gnoseologia trinitaria 15 e Verso unontologia trinitaria 16. Dal punto di vista metodologico, sottolineerei in questultima ampia ricerca, in primo luogo, laccurata e pressoch esaustiva documentazione di prima mano, attraverso cui k contestualizza e ricostruisce la genesi, le tappe e la configurazione del percorso di Florenskij, mettendo a frutto le consultazioni da lui effettuate
15 Il bel saggio contenuto in La Trinit e il pensare, P. Coda - A. Tapken edd., Citt Nuova, Roma 1997, pp. 193-228. 16 Si tratta della preziosa introduzione ai saggi contenuti nel volume Abitando la Trinit. Per un rinnovamento dellontologia, P. Coda - L. k (edd.), Citt Nuova 1998, pp. 5-25. Da segnalare tre altri contributi di k che approfondiscono altrettanti temi centrali del pensiero di Florenskij (quello pneumatologico, quello kenotico e quello concernente la realt del tempo): Spirito Santo e nuova creazione nella moderna teologia ortodossa. La testimonianza di P.A. Florenskij, in Filosofia e Teologia, 12 (1998), n. 3, pp. 510-526; Linterpretazione di Fil 2, 6-8 e la concezione della kenosis nellopera di P.A. Florenskij, in Dummodo Christus annuntietur. Studi in onore del prof. J. Heriban, A. Strus - R. Blatnicky edd., LAS, Roma 1998, pp. 349-371; Il mistero del tempo come quarta dimensione in P. A. Florenskij, in Filosofia e Teologia, 1/2000, pp. 47-62.

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presso lArchivio Florenskij e i contatti e i dialoghi, a Mosca e a Sergiev Posad (dove si trova la casa di Florenskij), con A. Trubacev, nipote di Florenskij, con la prof.ssa E.V. Ivanova, storica della letteratura russa ed esperta conoscitrice del pensiero florenskijano, e il matematico e filosofo S.M. Polovinkin. Ne d prova, in special modo, la prima parte del lavoro, Introduzione allo studio di P.A. Florenskij, che dopo aver premesso alcune note di metodo, insieme a unaccurata storia della contrastata recezione del pensiero florenskijano e al resoconto delle riflessioni offerte dallo stesso Florenskij a proposito della sua opera (pp. 29-65), procede a delineare, nei primi due capitoli (rispettivamente, pp. 67-131 e 132-202), le grandi tappe del suo itinerario esistenziale e intellettuale (peraltro inestricabilmente intrecciati): la Weltanschauung dellinfanzia, la crisi nellincontro con la visione scientifica del reale e soprattutto con la sua interpretazione ideologica nella prospettiva del positivismo di fine 800 inizio 900, il ritorno alla mistica dellinfanzia con la ricerca di nuove categorie del pensiero e della vita, che matura progressivamente nellincontro coi maestri della matematica moderna (Bugaev e Cantor), con quelli tra loro contrapposti della filosofia occidentale (Platone e Kant), e infine con A. Belyj e lavanguardia artistica dei simbolisti, per approdare infine alla gioiosa scoperta della Chiesa quale spazio vitale di una Weltanschauung trinitaria. In ci, k non fa che seguire con perizia le indicazioni offerte da Florenskij stesso che, negli anni della crescente aggressione nei confronti della sua opera e della sua persona da parte del regime sovietico, decise di stendere il ricordo dei suoi anni dinfanzia e giovinezza, per consegnare ai propri figli e a chi avesse voluto proseguire la sua ricerca, intuendo ormai vicino il tragico epilogo della sua vicenda, le chiavi che aprono la comprensione della sua vita e del suo pensiero. Gi solo questa aderente e godibilissima ricostruzione colloca il nostro lavoro tra le cose pi importanti, e dora innannzi addirittura indispensabili, per laccesso e il prosieguo della ricerca florenskiana. Non si pu poi non rilevare, in secondo luogo, la finezza ermeneutica con cui laffascinante e straordinariamente ricca vicenda di Florenskij ci presentata direi quasi dal vivo. Obiettivo

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prioritario di k, infatti, quello di offrire gli elementi necessari per una comprensione dellopera di Florenskij coerente con le intenzioni che ne alimentarono il fuoco creativo. Un obiettivo che, perseguito con tenacia e intuito, senzaltro coronato da successo. In particolare, lintenzione espressa nel prologo far nostra la logica che anima il pensiero di Florenskij per ascoltare il brusio di quella fonte originale da cui stata plasmata, gestita e penetrata ogni idea e lintera struttura del suo pensiero (p. 25) pienamente realizzata. Florenskij ha trovato un interprete secondo il suo cuore e secondo la sua mente. Comprendere lanima altrui egli diceva significa incarnarsi in lui (p. 26). 3. Si giunge cos alla seconda parte, teoreticamente pi impegnativa e originale, dellindagine, la quale, pur corposa e densa, si presenta anchessa cristallina nel dettato e avvincente nel pensiero: Verit dellethos. Il profilo etico della teodicea. qui che si delinea lopus florenskijano nel suo inimitabile slancio costruttivo. Dopo aver richiamato lispirazione sorgiva del progetto di Weltanschauung integrale che Florenskij ha faticosamente cercato e felicemente intuito nella giovinezza e che ora, nella maturit spirituale e intellettuale, si d a realizzare, k rinviene e mostra acutamente larticolazione che, secondo lespressa volont del nostro Autore, deve strutturare e interiormente ritmare il suo nuovo pensare: la teodicea o salita delluomo a Dio o metafisica dellamore trinitario; e lantropodicea o discesa di Dio alluomo o metafisica concreta dellagire (cf. pp. 195-202). Si tratta, come facilmente si pu arguire, di unarticolazione epistemologica tra teologia e filosofia, ortodossia e ortoprassi di grande interesse e perdurante attualit e che, proprio per questo, resta ancora in gran parte da sondare nelle sue riposte virtualit. Anche perch essa volta programmaticamente a superare in positivo, a partire dal centro della rivelazione cristologica, la scissione tutta moderna tra trascendente e immanente, intelligibile ed empirico: in una parola, tra scienza e filosofia moderna, da un lato, e fede cristiana, dallaltro. Di qui, si snoda il contenuto dei capitoli terzo e quarto della ricerca di k: La Verit come Trinit (pp. 224-297) e Lethos della Verit (pp. 298-466). Leggendo queste pagine, per la genialit

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propria del nostro Autore ma allo stesso tempo per lintelligenza damore di chi gli d parola, si fa unesperienza autentica di Luce e di Vita, di Verit e di Amore, che lascia unimpronta duratura. Il vigore speculativo e la fedelt analitica ai testi e alle questioni via via esaminati si coniugano, con naturalezza, con una sincera vena di contemplazione spirituale, secondo la pi genuina tradizione della teologia orientale. La vita costatava nel 1906 Florenskij scorre fuori della nostra dottrina di fede e i nostri dogmi sono fuori della vita... Nella nostra dogmatica non vi Dio (p. 474). In queste pagine, si ascolta invece proprio come agognava Florenskij la vita che scorre nellintelligenza della fede e il pensare che accade, sempre nuovo, vera dimora dellEssere, come rivelazione di Dio Trinit. Di tutto ci conseguenza e testimonianza, a un tempo, in un retrospettivo sguardo dinsieme, la lineare e convincente struttura del lavoro, che si modella sullarticolazione profonda anche se talvolta implicita o appena abbozzata del progetto di pensiero di Florenskij: col passaggio dalla necessaria e geniale premessa epistemologica costituita dalla gnoseologia trinitaria, allo schizzo antropologico ed etico, illuminati dal fuoco incrociato di contemplazione (theologha) trinitaria e di incarnazione e verifica ecclesiologica. Emerge chiaramente, dallinsieme di queste pagine, che il contributo di Florenskij a un nuovo pensare che attualizzi oggi, dopo aver attraversato i drammi e le chances della modernit, loriginalit dellevento cristiano , per molti versi, decisivo. Le incomprensioni e le letture parziali o fuorvianti cui andata soggetta la sua eredit intellettuale e spirituale vengono drasticamente ridimensionate dalla completezza e perspicacia dellinterpretazione. La quale non solo coglie il genio ispirativo, il cuore pulsante di questo pensiero, ma ne disegna con maestria e ne ritesse con paziente aderenza il filo doro desecuzione, ricostruendolo anche l dov stato interrotto, e sa allo stesso tempo delineare i singoli apporti originali, e non di rado imprevisti, offerti da Florenskij a non pochi e non piccoli temi della filosofia e della teologia. Molte sezioni della ricerca, che affrontano con attenta precisione e con lucida passione talune di queste importanti tematiche, costituiscono in effetti delle vere e proprie piccole mo-

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nografie, che gi da s sole meritano tutta la nostra attenzione e il nostro plauso. Penso per non fare che qualche esempio alle pagine dinteresse epistemologico dedicate, in dialogo con la matematica, alla teoria dellinfinito e alle sue ripercussioni sulla logica del pensare umano qua talis, chiamato a com-prendere linfinito nelle condizioni della finitezza (pp. 150-161), o al tema tipicamente ortodosso, ma anche originalmente florenskijano, dellantinomia come struttura onto-logica del reale e del pensare nella loro intima e dinamica connessione trinitaria (pp. 224-250); o a quelle dedicate, nella specifica prospettiva dellontologia trinitaria, a uno dei vertici pi innovativi e fecondi del pensiero di Florenskij, quandegli affronta il tema decisivo dal punto di vista della fedelt/fecondit alla e della rivelazione cristiana della Verit come Unit tri-ipostatica (pp. 251-297), o alla non facile, ma in ogni caso affascinante e promettente, visione della Sofia, dove Florenskij riprende lispirazione visionaria e speculativa di V. Solovv e prepara il terreno alla teologia pi sistematica di S. Bulgakov (pp. 299-310); o ancora a quelle, antropologicamente dense di significato, consacrate in ambito pi teologico alla Chiesa come luogo della divinizzazione (pp. 391-417), e al rapporto intenso e ricco di misticismo tra agpe e phila (pp. 417-437). Senza entrare qui nel merito delle implicazioni del pensiero di Florenskij per quanto concerne la riflessione teologico-morale un campo sul quale si sofferma con cura lattenzione di k in questa seconda parte , mi limito a osservare che da questo lavoro sintuiscono con fondatezza, e sintravedono gi decisamente abbozzate, alcune linee che mostrano come luscita da molte impasses in cui versa la teologia morale oggi si pensi a quanto espresso in proposito dalla Veritatis splendor di Giovanni Paolo II , non possa che venire da una rinnovata immersione del pensiero e dellesistenza nel ritmo dellontologia trinitaria, che Florenskij profeticamente dischiude 17. Daltra parte, come abbiamo anticipato, la
17 Si veda, in proposito, il saggio recentemente dedicato da k a questo tema: La fede come atto trinitario. Alcune riflessioni in prospettiva teologicomorale, in La fede. Evento e promessa, P. Coda - C. Hennecke (edd.), Citt Nuova, Roma 2000.

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ricerca di k concerne soltanto il primo movimento previsto da Florenskij nel tracciare lo sviluppo del suo progetto: la teodicea. Questo lavoro, pertanto, ne promette e direi quasi ne esige ce lauguriamo vivamente un altro che, tematizzando il secondo movimento dellopus florenskijano, lantropodicea, completi il dittico e affronti expressis verbis i temi antropologico-etici in chiave simbolica, abbozzati nella seconda parte del presente saggio. In definitiva, come k giustamente nota in sede di conclusione generale, Florenskij uno dei primi ad aver intuito limportanza di concepire la teologia in corrispondenza con il contenuto centrale della rivelazione il mistero della SS.ma Trinit () , ma anche con la dinamica del dispiegarsi della Verit nella storia. Una dinamica che, come tale, richiama il contenuto della rivelazione, lo svela, lo illumina e lo testimonia, e che trova la sua concretizzazione escatologica in Ges crocifisso, nella cui persona il contenuto della Verit e il modo del Suo rivelarsi (levento della Sua autocomunicazione) che consiste nel rinnegamento di s, nel dare la vita per gli altri sono tuttuno (p. 475). da questoriginale approccio che scaturisce lapporto specifico che a parere di k il primo Florenskij offre allelaborazione di unontologia trinitaria: partire dalla domanda sullEssere trinitario del Soggetto della Verit per fondare, in chiave ontologica, una nuova formulazione della legge didentit. Con le parole di Florenskij: invece di un A=A vuoto, morto e formalmente auto-identico, per cui A dovrebbe essere se stesso, in quanto si afferma, egoisticamente, escludendo ogni non-A, abbiamo un A pieno di contenuto e di vita, unautoidentit reale che eternamente rigetta se stessa e in questo auto-rigettarsi eternamente trova se stessa (pp. 247s.). In termini trinitari (son sempre parole di Florenskij): la Verit la contemplazione di S attraverso lAltro nel Terzo: Padre, Figlio, Spirito. () Il Soggetto della Verit la Relazione di Tre, ma relazione che sostanza () lousa della Verit lAtto infinito di Tre nellUnit (p. 249). Unintuizione, commenta k, che se poco sviluppata da Florenskij in riferimento a Dio Trinit, diventa invece intensamente luminosa in prospettiva antropologica, non solo dove egli illustra come costitutivo del rapporto tra le persone create il dinamismo della

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donazione-kenosi reciproca, con una ripresa in forma rispettosa della rivelazione trinitaria del concetto hegeliano di negativo (il non-essere compreso come condizione di possibilit dellimmanente struttura trinitaria dellessere), mettendo in evidenza che si tratta non di un termine allegorico o di importanza periferica, ma di una categoria sulla quale si fonda lontologia trinitaria (p. 478); ma anche e soprattutto l dove tale dinamismo viene descritto come partecipazione allEvento stesso dellAmore trinitario. Come avviene in questo magistrale testo de La colonna: Lamore dellamante trasporta il proprio Io nellamato, nel Tu, e d allamato Tu la forza di conoscere in Dio lIo amante e di amarlo in Dio. Lamato diventa amante, si eleva al di sopra della legge dellidentit e in Dio identifica se stesso con loggetto del proprio amore, trasferisce il proprio Io nellIo del primo mediante il terzo, e cos via. () In realt, quando si eleva al di sopra della sua natura, lIo esce dalla limitatezza spazio-temporale ed entra nellEternit, dove tutto il processo dei reciproci rapporti degli amanti un atto unico nel quale si sintetizza la serie indefinita dei singoli momenti dellamore. Questatto uno, eterno e infinito luni-sostanzialit di quelli che si amano in Dio, dove lIo la stessa cosa con laltro Io e allo stesso tempo ne distinto (p. 273). Difficile esprimere in maniera pi intensa e limpida la legge ontologica della trinitizzazione partecipata da Dio alla creazione! 4. La ricca e stimolante ricerca di k, per il suo stesso robusto impegno teoretico e per linnovativo sguardo che sa trarre dalla memoria dellevento Cristo la promessa del nuovo che ci attende, invita, in conclusione, a una valutazione globale del progetto florenskijano. Lungi dal voler qui tentare una simile, e forse quasi impossibile, impresa: mi limito piuttosto a ipotizzare semplicemente unulteriore pista di ricerca suggerita dallappassionante lettura di queste pagine. Una pista mi sembra che pu mostrarsi utile per proseguire il cammino nella fedelt allintenzione pi profonda di Florenskij stesso, perch in qualche modo tocca un punto cruciale dellintero percorso e dellintera struttura del suo pensiero, permettendo una sorta di rilettura trasversale delle articolazioni pi vitali della sua riflessione. Si tratta del te-

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ma cristologico. Non mi riferisco tanto alle critiche piuttosto banali, cui certi interpreti di Florenskij antichi e recenti hanno fatto ricorso, accusando il nostro Autore di un certo oblio o disinteresse per la centralit dellevento di Ges Cristo. Di tali critiche k d conto con la consueta competenza e perspicacia e vi sa rispondere in modo convincente, dicendo in proposito una parola che si pu considerare conclusiva (si veda, in tal senso, la seconda sezione del quarto capitolo, a ragion veduta intitolata: La centralit di Cristo nellantropologia e nelletica di Florenskij, pp. 341-363). indubitabile, infatti, che Ges Cristo centrale nellesperienza e nel pensiero di Florenskij. E come potrebbe essere altrimenti? Direi anzi che i luoghi trinitario ed ecclesiale nei quali e, per cos dire, attraverso i quali Florenskij incontra nel qui e nellora dellesistere e del pensare la figura di Ges Cristo, non sminuiscono la sua centralit, ma permettono piuttosto di collocarla in quellunico orizzonte ermeneutico, entro il quale essa diventa esistenzialmente e ontologicamente significativa e feconda. E tuttavia c un punto nodale che mi pare poco presente in Florenskij. Si tratta, ripeto, di unimpressione che traggo dalloggettiva ricostruzione e interpretazione che k ci propone. Comegli con sicura competenza viene a dimostrare, Florenskij, al fine di superare in modo definitivo la scissione tra Dio e il mondo, lintellegibile e lempirico di cui sono prigionieri tanto lo scientismo positivistico quanto il razionalismo metafisico del suo tempo, simmerge nellesperienza-tradizione ecclesiale e insieme, alla ricerca di nuove categorie del vivere e del pensare, nella grande tradizione del pensiero platonico, che peraltro da sempre rivive, originalmente transustanziata, nella teologia dellOriente cristiano. La questione diventa allora quella della congruenza e della virtualit del pensiero platonico in rapporto allespressione della novit e originalit della rivelazione cristiana. Bene fa k a tematizzare, in proposito, i tratti distintivi del platonismo di Florenskij, di cui A.F. Losev ha giustamente sottolineato la pregnante originalit (cf. pp. 170-177). Il fatto che levento cristologico (secondo licastica e folgorante descrizione giovannea: ka ho Logos sarx eghneto (cf. Gv 1, 14) e il suo impatto ontologico nella comprensione dellessere creato sia nella sua costitutiva relazione a Dio, sia nel suo

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intrinseco ritmo trinitario a immagine e somiglianza e per partecipazione di grazia al Dio Uno e Trino sono formidabili. Il peso e la luce (kabd, in ebraico; dxa, in greco; claritas, in latino) di Dio, nel Verbo incarnato e per il dono dello Spirito Santo, vengono comunicati dal Cielo alla terra. Certo, i due mondi per dirla con le parole di Florenskij rimangono: ma sono anche ipostaticamente uniti, restando distinti, nel Verbo incarnato e, per mezzo di Lui, lo sono anche, per lo Spirito Santo, in coloro che diventano eis en Christo (uno in Cristo, cf. Gal 3, 28). Di tutto ci, ovviamente, Florenskij consapevole. E come mostra il lavoro di k suo intento precipuo proprio quello di superare nella prospettiva della omousa cristologica il dualismo kantiano che dilacera la coscienza moderna della realt. Ma mi chiedo limpianto platonico, che egli sposa con entusiasmo e senza riserve sin dalla giovinezza, sufficiente a esprimere, e addirittura del tutto conciliabile come Florenskij sembra pensare con il novum rappresentato dallevento dellincarnazione? Si pu ancora parlare in quel modo, in modo platonico appunto, di due mondi? E c ancora necessit di trovare un confine tra di essi? Non un caso, ad esempio, che Florenskij individui proprio nella nozione di Sofia, ereditata da Solovv e originalmente ripensata, precisamente il confine dei due mondi, collegando questasserto alla tradizionale dottrina delle idee divine di chiara ascendenza platonica. Una concezione non a caso obliata dalla modernit, anche in teologia, ma che assolveva un indispensabile ruolo nel pensiero dei Padri e degli Scolastici e che, dunque, pu e forse anche deve essere ripresa in forma nuova come tentano di fare, ad esempio, A. Rosmini e S. Bulgakov: ma non semplicemente in chiave platonica, bens pi radicalmente cristologica e trinitaria. Pertanto, non in dialettica con la prospettiva che ci indicata da Florenskij, ma come contributo a un approfondimento e a un prolungamento della stessa, non occorrerebbe forse rimettere al centro della riflessione teologica levento dellincarnazione, inteso a partire dalla sua originalit cristologica, e cio inquadrato in una sicura e profonda visione unitaria e trinitaria insieme del mystrion creativo-salvifico?

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Il collegamento tipico della visione teologica cristiana tra levento Ges Cristo e la preesistenza del Lgos, cos come la libera intenzionalit ontologica del Lgos allincarnazione, possono e debbono far recuperare la realt della preesistenza cos com intesa ed evoluta dalla testimonianza neotestamentaria nella sua originale novit. Ci significa, per usare un linguaggio ben conosciuto dalla mistica cristiana (penso qui, in particolare, a Chiara Lubich) 18 e perfettamente in sintonia con la semantica pi profonda dellevento dellincarnazione, anche se troppo poco ascoltato dalla teologia, che Dio Padre ha allo stesso tempo e, per dirla con Calcedonia, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione unespressione di S dentro di S (che il Lgos) e una fuori di S che la creazione o, meglio, Ges Cristo nel suo plroma panumano e pancosmico. Perch, in Lui, nel Verbo fatto carne, crocifisso e risorto, il creato attinge, gratuitamente e liberamente, la sua vocazione a diventare ci che da sempre nel progetto di Dio un secondo Dio, un Dio creato, veramente Dio e veramente creato, come il dogma di Calcedonia afferma di Ges Cristo. Penso che la seriet e intensit del pensiero di Florenskij e di questo bellissimo lavoro di k ci spingono a proporre questioni come questa, che qui appena balbettata ma che la rivelazione e il kairs dei tempi che viviamo ci spingono, con umilt e coraggio, a pensare. Con ci, forse, si pu offrire un contributo allavvento di quellepoca nuova della civilt umana, in questalba del terzo millennio, che nel pensiero e nellesistenza di Florenskij ha trovato un grembo fecondo da cui poter germogliare. Debbo dire, concludendo, che ho imparato molte cose dalla lettura di questo saggio e dalla lezione di Florenskij che egli ci ripropone in forma cos trasparente. Ma me n rimasta soprattutto una: il progetto di quella terza via della conoscenza, al di l delloggettivismo e del soggettivismo, della classicit e della modernit, della disintegrazione conflittuale dei saperi e della totalizzazione ideologica, che, conservando i semi e le istanze di verit pre18 Cf. i testi raccolti in Dio e la creazione I. Trinit e creazione dal nulla, in Nuova Umanit, 20 (1998/1), 115, pp. 67-88..

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senti nei precedenti approcci, si propone come via della trasfigurazione del conoscere e del vivere delle persone fuse in uno nellinteriorit di Dio Trinit. Qui mi pare , a livello epistemologico e come intuizione, Florenskij probabilmente s spinto pi avanti di tutti nel nostro secolo, nellOriente e nellOccidente cristiani: pi avanti di Bulgakov, di Rahner e di Balthasar, di Jngel. Egli ha intuito lo esprimo quasi con uno slogan che la svolta del pensiero (e del vivere) attuale quella dal pensare la Trinit al vivere/pensare trinitaramente nella Trinit. Il che come scrive k, mostrandolo limpidamente in atto nella forma di pensiero che la sua stessa ricerca testimonia rende laltro insostituibile al mio pensare e al mio vivere in Dio Trinit. PIERO CODA