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*Prima Lezione*

12 Gennaio 1999

Il corso si divide in due grosse parti: la prima, che inizia oggi, durer 6 mesi in tutto. E la parte di presentazione del modello teorico, clinico e terapeutico. A questo proposito la prima parte e` fondamentale anche se appare avulsa dai programmi che si fanno nei corsi di specializzazione, universitari e non, ed prevalentemente di tipo epistemologico. Questo approccio teorico importante perch, per le scienze psicologiche, a partire dall'inizio del Novecento, il problema e` quello di definire l'inquadramento epistemologico cio l'ottica con cui si vuole osservare una determinata cosa e quindi stabilire quali sono le cose da osservare. Nell'ambito delle scienze psicologiche, cui appartengono la psichiatria e la psicopatologia, il problema epistemologico e` ancora piu` grosso. E' grosso nelle scienze cosiddette "esatte" dove c'e` un rapporto differenziato tra osservatore e osservato. Nelle scienze psicologiche siamo in un ambito dove l'osservatore osserva se stesso e ci determina una serie di fenomeni di cui bisogna tener conto. L'epistemologia, in parole povere, si occupa della conoscenza, in cosa consiste la conoscenza, come sia possibile la conoscenza e che rapporto ha con la realta`. E` un rapporto uno a uno, letterale, interpretativo, riassuntivo, schematico, etc. Questi sono i quesiti basici che riguardano proprio l'epistemologia come studio della struttura della conoscenza in se`. Anche l'aspetto storico e` importante nello studio della conoscenza poiche` questa e` sempre

qualcosa che e` situato in un contesto. Anche gli organismi sono intrinsecamente storici. Tutto ci importante soprattutto se riferito al problema "dell'osservatore che si osserva". Ma per parlare di cio` e` necessario introdurre il concetto di coscienza e le trasformazioni della stessa che hanno avuto luogo nel corso della evoluzione storica. La coscienza contemporanea e` molto diversa da quella di 40 anni fa, cent`anni fa, per non parlare delle epoche passate. Quindi attraverso uno sforzo epistemologico occorre sempre situare i problemi con cui siamo alle prese, sempre in riferimento alla struttura di coscienza della quale siamo portatori come evoluzione di un processo che va avanti da molto tempo. Questo un aspetto talmente importante su cui ci soffermeremo per tutta la prima parte del modello teorico. Parleremo dei problemi epistemologici piu` rilevanti per poi arrivare a quella che dovra` essere la metodologia di base di qualsiasi scienza di tipo biologico e/o psicologico, cio lepistemologia evolutiva. Questa lo studio, in termini di processi evolutivi, di come si siano progressivamente organizzate sul pianeta Terra, nei sistemi viventi, tutte le strutture conoscitive. L'epistemologia evolutiva una scienza nuova sorta nel XX sec. e ha avuto il merito di definire lo studio della conoscenza come competenza specifica del campo biologico, definire la conoscenza proprio in termini biologici. Prima della insorgenza della epistemologia la conoscenza era vista come appannaggio di discipline come la filosofia, la metafisica, insomma non soggette alla metodologia scientifica. Inoltre quando si parla di problemi epistemologici si parla di problemi sia di carattere generale sia di tipo applicativo: lo studio dei principi che compongono i processi psicologici ma anche ci che chiamiamo il sistema del se` (SELF). Successivamente si passa, come parte del modello teorico agganciato a questo tema del sistema del self, al tema dei significati, cioe' del significato personale. Ogni struttura del senso di se` corrisponde anche ad una struttura del senso del mondo. Ogni modo di sentirsi e` anche un modo di sentirsi rispetto ad un mondo, rispetto ad una realta`. Il senso che ognuno ha di se stesso e` sempre strettamente correlato al senso degli altri e dellalterit (cio a quello che e` fuori di noi). In questo senso sono possibili varie modalita' di organizzazione del dominio emotivo umano ed un modo di organizzarsi un senso di se` e della realta`. A queste modalita` di organizzazione noi diamo il termine di "ORGANIZZAZIONI DI SIGNIFICATO PERSONALE" Generalmente noi ne distinguiamo 4 che poi, in taluni casi, possono essere anche combinate tra loro. Quindi un aspetto importante sara` proprio la descrizione, tappa per tappa, di tutte le organizzazioni di significato. Questo sara` preceduto da un aspetto importante della parte teorica che e` tutto l'inquadramento dei processi di sviluppo: l'infanzia, gli anni prescolari, la fanciullezza, la puberta`, l adolescenza, la giovinezza ed infine, in generale, i principi che reggono l'andamento del ciclo di vita individuale. Si approfondiranno inoltre lo sviluppo maturativo e l'andamento del ciclo di vita adulta nelle singole organizzazioni dopo aver descritto le loro caratteristiche, di come si struttura il senso di se`, come si struttura il dominio emotivo, come si struttura l'immagine del mondo di riferimento, quali andamenti hanno queste strutture, come si formano nel corso di un quadro maturativo. Questo ci permettera` poi di passare sempre piu` alla seconda parte, quella clinica, che significa gettare le fondamenta per una nosografia psichiatrica diversa. in opposizione a quella classica che e` una nosografia prevalentemente descrittiva e statica. Quindi cercheremo di rivedere tutta la psicopatologia nei termini di una nosografia processuale e soprattutto esplicativa. Una nosografia che ci spieghi il rapporto che c'e` fra un sintomo e l'organizzazione di vita che lo produce. In che senso quel sintomo fa parte della coerenza interna di quella

organizzazione. Oggi abbiamo una nosografia prevalentemente iconografica, statica come riportato dal DSM-IV o dal ICD-10. Soprattutto queste classificazioni non spiegano che rapporto c'e` fra sintomo e organismo che lo ha prodotto. Il sintomo e` considerato staccato, quasi fosse una specie di abberrazione che va cancellata. Uno dei temi sara` quello di far vedere come tutte le organizzazioni di significato possono essere articolate in un modo normale, nevrotico o infine psicotico . La normalita`, la nevrosi e la psicosi piu` che categorie a se` stanti sono modalita` differenti di elaborazione di uno stesso tema di significato. Nell'ambito psicopatologico e clinico verr dato particolare rilievo al tema delle psicosi e della schizofrenia in particolare. Quest' ultimo e` uno dei temi piu` controversi della psicopatologia e di tutte le scienze comportamentali di questo secolo. E controverso sia dal punto di vista eziologico, sia dal punto di vista psicopatologico, sia come inquadramento sindromico. Non parliamo poi dell'aspetto terapeutico poiche`sino a tutt'oggi il cardine basico della comprensione della schizofrenia e` stata l'incomprensibilita`. Non c'e` mai stato nessuno, che io mi ricordi, che abbia deciso di studiare e correlare le allucinazioni per come vengono, quando vengono, perche` vengono, come cessano, perche` sono uditive e che contenuti hanno. Il delirio che struttura formale ha, che contenuti, come si succedono. Questi sono sintomi tali che nella prassi psichiatrica corrente, una volta accertatane l'esistenza, debbono assolutamente essere tagliati fuori. E da un po` che ci stiamo dedicando a questi studi, anche in termini psicoterapeutici, e abbiamo avuto, soprattutto negli ultimi anni, risultati incoraggianti. Abbiamo descritto un lavoro psicoterapeutico con psicotici, sia acuti che cronici, con buoni risultati e questo e` un aspetto cui va dato spazio e risalto anche per un prossimo futuro, e` un tema grosso. La terza parte e` invece quella della descrizione del metodo e della strategia terapeutica. Questo include sia il metodo della ricostruzione, di come si struttura il setting terapeutico, di come si ricostruisce la dinamica dello scompenso, di come si riformula il problema con cui il paziente arriva, le varie fasi con cui di solito si procede in una strategia terapeutica di questo tipo. Infine cercare di fare degli schizzi piu` particolareggiati, ma sempre generali, sulle strategie terapeutiche che in genere si possono utilizzare con le 4 organizzazioni di significato. Poiche` questo e un modello formativo, ai 6 mesi di teoria seguira` una parte pratica/applicativa. Nella seconda parte del training questo modello teorico sara` applicato su due settori diversi. Il primo settore e` quello personale dove si vedra` la ricostruzione del proprio materiale personale. Questa parte molti training non la fanno. Io credo che sia indispensabile soprattutto perch occorre una buona conoscenza di se` per fare questo lavoro e questo non solo perch si entra piu` facilmente in crisi ma soprattutto perch altrimenti non si notano molte cose. Se uno e` ipocondriaco e inconsapevole di esserlo difficile che riconosca un paziente ipocondriaco come tale, cio` che vede e` assolutamente normale. Il nostro e` un lavoro che ha un certo rischio, non e` un lavoro facile, e` un lavoro che comporta molti problemi a livello emotivo, personale. Quindi mi sembra giusto che andando a fare un lavoro di "trincea" si faccia anche un addestramento a sopravvivere; il terapeuta deve sapere come e` fatto, come reagisce, come certe cose lo colpiscono e altre no, altrimenti si va a fare un lavoro pericoloso completamente sguarniti, con il rischio che uno o non fa il lavoro, per non ferirsi, o se lo fa, lo fa male, ferendosi ma anche facendolo male. Ci sono vari dati che ne dimostrano l'utilita` da un punto di vista strettamente professionale. Sono oramai 40 anni che si fanno studi sul terapista, chi e`, che caratteristiche possiede. Si anche studiato quali sono i fattori importanti nella

formazione. Uno dei fattori piu` importanti, riconosciuto da 20 anni, e` la ricostruzione del materiale personale. In America addirittura hanno fatto parecchi studi e alcuni di questi, appartenenti ad un unico filone, identificavano e differenziavano i fattori piu` variabili nella formazione dei terapisti "talented" dai non talented". Da questi studi venne fuori che quelli "talented" avevano iniziato il training di formazione con un indice apprezzabile di psicopatologia personale. Nel corso della formazione, con la ricostruzione del materiale personale, sono andati incontro ad una riorganizzazione della psicopatologia personale che ha coinciso con l'apprendimento di questo training. Quindi gli psicoterapeuti "talented" avevano questo pattern formativo pressoche` costante. Perci questa un'altra indicazione dell'importanza di fare un lavoro su di se` non solo in termini di difesa personale me anche in termini di qualita`di professionalita`. Questo lavoro lo faremo in maniera graduale, ripetendo quello che e` l'andamento direzionale di una psicoterapia. Inizieremo, nel corso del primo anno, subito dopo la fine della teoria, riproponendo la ricostruzione della dimensione della vita attuale di tutti noi. Questo avverra` con la costruzione in due tappe che sono artificiali in quanto create a scopo puramente didattico. La prima tappa e` una ricostruzione dello stile aggressivo, come ognuno di noi si arrabbia, come viene espressa la rabbia. Questo utile perch fare unindagine su un repertorio attidudinale/comportamentale attuale, che sia pero` specifico, ci consente di avere uno schema, una traccia di costruzione di un intervista. Nella seconda tappa si affronter la dimensione di vita attuale. Qui troveremo difficolt maggiori perch in questo ambito non possibile fare uno schema. Si parte ricostruendo quello che e` il problema esistenziale attuale che la persona avverte senza uno schema dato. Ci deve quindi essere gi un minimo di abilita` a cogliere il filo del problema che la persona porta e iniziare a svolgerlo. In una seconda parte c'e` la ricostruzione del proprio stile affettivo e qui gia` andiamo su un passato o passato prossimo, iniziamo con la puberta` e l'adolescenza e si arriva sino ai giorni nostri ricostruendo proprio qual'e` il modo con cui una persona ha strutturato i suoi rapporti affettivi significativi. Ricostruendo, di ogni rapporto significativo, le fasi principali e cioe` le fasi di formazione, mantenimento e rottura del legame affettivo. L'ultima parte, che e` quella dell`ultimo anno e che e` la parte anche piu` interessante, ma anche la piu` complicata tecnicamente, e` la ricostruzione della storia di sviluppo che va da zero anni fino alla giovinezza. Questo e` il primo versante applicativo, che e` il materiale personale, l'altro versante applicativo e` invece la supervisione dei vostri casi clinici. Quando finiremo il modello le 4 ore le dividiamo regolarmente in maniera schematica. Le prime due ore facciamo tutte le varie ricostruzioni personali poi, dopo il break, le seconde due ore portate i vostri casi clinici e iniziamo a inquadrare e a riordinare i termini del modello che stiamo seguendo anche dando le indicazioni di strategia terapeutica che poi, tornando le volte successive, possiamo seguire sui casi anche a distanza di tempo. La fase di rito e` che quando finisce il modello si fanno gli "accoppiamenti" con i sorteggi pilotati dove quelli che si conoscono da anni vengono separati. Guidano risponde ad una domanda su come iniziare con i pazienti nuovi a raccogliere dati

importanti per una supervisione, insomma che schema seguire. E` importante raccogliere i seguenti dati: il problema che il paziente porta al suo primo appuntamento; da quanto tempo il problema e` presente; ricostruire la dinamica di scompenso. Cioe` se un determinato problema esiste da tre anni e` importante cercare di ricostruire gli eventi di vita, sia interni che esterni, che possono essere comunque concomitanti al problema. Allora otterremmo dei dati su cui possiamo lavorare iniziando cos a fare delle ipotesi sia di dinamica di scompenso, sia di strategie che possiamo portare avanti. MODELLO TEORICO A questo punto possiamo iniziare con la prima parte teorica che inizia con una panoramica storica che da` i punti di riferimento di tipo cronologico degli eventi, ma anche quali sono i temi di fondo, nell'ambito psicologico e psicoterapeutico, che poi ci rimandano a vedere i problemi di tipo puramente epistemologico. Cenni Storici Tutto il settore della psicologia/psicoterapia cognitiva e` una filiazione diretta del comportamentismo. Generalmente si dice che il comportamentismo sia sorto come reazione alla psicoanalisi. Probabilmente lo e`, ha ragioni storiche di fondo, ma secondo me la ragione e` un'altra. Io credo che il comportamentismo sia sorto, non a caso intorno agli anni 40, quando il positivismo logico, il Circolo di Vienna, raggiunge il suo massimo apogeo. Questo rappresenta forse la punta piu` alta dello scientismo del secolo. Questo conato, quasi puro, di arrivare ad una logicizzazione totalmente oggettivante dove tutto quanto il soggettivo fosse completamente disciolto, inesistente. Dico questo perche` il comportamentismo non nasce unicamente come antitesi alla psicoanalisi ma anche taglia alle radici - e sara` dimenticata per piu` di 50 anni - quella che era una tradizione psicologica e fenomenologica anglosassone molto importante. Mi riferisco a William James, Denton Cooley, a George Herbert Mill, persone che sono state riscoperte dopo la cosiddetta "Rivoluzione Cognitiva", anzi dopo l'introduzione dei Sistemi allargati alla psicologia, quindi negli anni '70-'80. Sicuramente tutta la psicologia scientifica occidentale avrebbe avuto un altro decorso se non ci fosse stato questo iatus di personaggi cosi` grande. Quindi e` proprio una reazione, un tentativo di creare una scienza pura, che significa trasformare la psicologia in fisica. Quindi diventa necessario rendere la psicologia una scienza totalmente oggettivata in cui ogni aspetto soggettivo interno fosse completamente escluso. Questa esigenza cosi` assurda di oggettivazione, di arrivare ad un oggettivismo totale era una necessita legata alla ricerca costante del vedere meglio. E un punto abbastanza importante. Questo e` uno dei temi cui accennavo all'inizio, quando presentavo il programma. Per capire bene questo aspetto dobbiamo per un attimo vedere la struttura dell evoluzione

della coscienza umana sino ad arrivare a quella contemporanea. Questa e` una evoluzione abbastanza particolare, adesso salto alcune parti che vedremo piu` in la`, con calma, e cioe` tutta l'influenza che ha avuto su questo il linguaggio, la scrittura, etc. Prima dell'avvento della scrittura la coscienza era una coscienza puramente collettiva, non c'e` una coscienza individuale. L' individualita` e` totalmente nella collettivita` e nell'azione collettiva. Nel mondo orale, prima dellavvento della scrittura, non c'era un senso dell internalit. L'interiorita` compare con la scrittura ed appartiene a tutto l'uomo Medievale, sino al 1300/1400, ma e` un interiorita` "de-individualizzata", e` un interiorita` di massa, e` collettiva per tutti. E` uninteriorita` che inizia con il fatto che ci si confessa, ci si pente, si dicono le preghiere, pero` e` come se fosse un interiorita` ancora standardizzata, massificata. Non e` una interiorita` legata ad un senso di unicita` individuale. Tutto il tema dell'avventura dell'unicita` individuale inizia, come sapete, con l'Umanesimo e il Rinascimento. E proprio qui che inizia ad esserci il senso dell'individuo come protagonista del mondo. Questo e` l' inizio di un cammino che poi culminera` in due tappe importanti fino all inizio della coscienza moderna. Sono tappe determinate da due filosofi fondamentali in questo processo. Entrambi studiati a scuola, (i filosofi erano tutti degli ossessivi), il primo e` stato Cartesio che con il "cogito ergo sum" pose il pensiero al centro dell'universo, il pensiero come fondamento stesso dell'esperienza, dell'esistenza. L'opera principale invece la fa Kant. E` lui che da` una sterzata decisa, inizia ad instaurare la coscienza moderna con tutti i suoi drammi e i suoi dubbi. Kant impone che il mondo, l'esperienza del mondo sia il prodotto dell'attivita` percettiva e categoriale umana. Quindi se per Cartesio il pensiero di per se era fondamento dell'esistenza, per Kant esso diventa addirittura il fondamento dell'universo, la stessa struttura della realta`. Qui inizia un grosso problema che ci permette di capire tutta la dinamica della coscienza moderna, perche` il discorso Kantiano e` un discorso estremamente complesso e con una dicotomia irrisolubile. In un certo senso e` vero che le categorie di tempo, di spazio, di causalita`, come diceva Kant sono trascendentali, cioe` fanno parte dell'apparato percettivo (Conrad Lorenz, che ha elaborato ulteriormente il pensiero kantiano, diceva: "quello che per Kant e` a priori nell'individuo e` a posteriori nella evoluzione"). Nell'individuo appena nato ci sono gia` categorie percettive che funzionano a priori. Pero` questo e` un prodotto che, visto dal punto di vista della evoluzione, e` a posteriori, ha una lunga categoria di selezioni. Quindi se da un lato effettivamente le categorie del pensiero sono produttive della realta` in cui viviamo, c'e` anche il fatto che la produttivita` coincide con il limite. Noi possiamo vivere la realta` che ci e` consentita solamente dalle nostre categorie percettuali. Il che significa che la stessa produttivita` creativa coincide con i limiti della nostra conoscenza, non c'e` distinzione fra creativita` e limitazione. Da allora e da questi concetti e` partito l atteggiamento per cui di volta in volta l'una scuola o l'altra hanno cercato di eliminare uno dei due aspetti della dicotomia. O si elimina l'aspetto dei limiti, quindi diventa tutto "soggettivismo", di teorie puramente soggettive, oppure privilegiamo al massimo il fatto dei limiti, tagliamo fuori la produttivita`, e quindi, nei limiti, azzeriamo la mente, come hanno fatto i comportamentisti, evitando al massimo la soggettivit. Abbiamo quindi avuto un fluire continuo, in ogni campo, ma specialmente nel nostro, di queste due contrapposizioni: il tema che fa appello maggiormente agli aspetti "soggettivisti" o il tema che fa maggiormente appello agli aspetti "oggettivisti". Questo lo vedete bene nelle ultime tendenze delle scienze psicologiche. Ad esempio tutto il gruppo della teoria della mente, che di norma e` nato con l'autismo, etc.

Nel campo dellautismo si vede bene questa distinzione netta dove c'e` un gruppo che fa capo a Trevarthen e a Hobson, che e` il gruppo dei "Soggettivisti" per cui la teoria della mente e` l'aspetto emotivo, dell'immaginazione come simulazione del mondo, e` l'aspetto della intersoggettivita` nei rapporti con le figure parentali. In opposizione a questi c'e` il gruppo "Oggettivista", che e` il gruppo che fa capo a Werner a Baron-Coen in cui la rete della mente del bambino e` puramente computazionale, e` un algoritmo che serve a derivare gli algoritmi degli altri. Quindi il bambino e` un computer specializzato nel ricostruire il programma degli altri computers. Questo aspetto, che e` assolutamente tipico della coscienza moderna inizia proprio con Kant. In cui c'e` un tentativo di trovare una via che scegliesse una parte e ne cancellasse l'altra e non quindi un tentativo di armonizzare che tentasse di spiegare entrambe le sfaccettature della "soggettivit" e della "oggettivit". Quindi il Comportamentismo nasce cos come uno di questi aspetti estremi che, del resto, e` portato avanti dal positivismo logico del Circolo di Vienna che e` la massima espressione dell' oggettivismo post-Kantiano. Nel Comportamentismo il tema teorico di base e` che la "Black Box" (la mente in quanto tale) si pu tranquillamente ignorare, cio` che conta e` studiare le afferenze e le efferenze. Nel 1970-71 la concezione di base era molto piu` gretta. Il cervello essenzialmente non contava, la mente non esisteva. Comunque la cosa interessante del Comportamentismo (che non e` tutta roba da buttar via) la modalit con cui entra in crisi. Avviene come "crisi da successo", cioe` il Comportamentismo entra in crisi proprio nel momento in cui si ha il massimo del suo successo, cosa non frequente da vedere. L'impatto sul mondo americano abbastanza forte, ed un impatto che cambia la prognosi di molte malattie fino ad allora considerate impossibili da aggredire, prima fra tutte la nevrosi ossessiva. Poi migliora nettamente la prognosi di disturbi fortemente invalidanti come quelli fobici. Altri disturbi sono stati pilotati come gli psicotici cronici con la cosiddetta "token economy", in cui interi ospedali psichiatrici con migliaia di degenti che erano vegetali diventano comunit sociali con un minimo di attivit, di relazioni sociali che chiaramente produsse quasi dei miracoli. Il Comportamentismo non riusciva, per la sua rozzezza teorica, basato sul paradigma S/L (stimolo/risposta), neanche a spiegare i successi che otteneva. Non riusciva a darne neanche una spiegazione razionale. Non solo, ma la rozzezza teorica era ad un punto tale che gli inquinamenti di quello che doveva essere la purezza metodologica ed epistemologica dell'approccio erano fortemente violati anche dai fondatori stessi. Pensate ad una tecnica che era il fiore all'occhiello del Comportamentismo la desensibilizzazione sistematica, che significava fare immaginare lo stimolo ansiogeno per produrre un progressivo livello d'ansia. A parte che c'e` l'uso dell'immaginazione che e` una chiara violazione del postulato ideologico di base della "black box", ma poi non e` soltanto una violazione da un punto di vista "purista", ci sono delle implicazioni epistemologiche notevolissime. Significa che se una persona deve immaginare in un altro modo una situazione ansiogena, e si riduce l`ansia, allora vuol dire che l`immaginazione e` una anticipazione di realta`. Allora che rapporto c'e` tra come noi ci rappresentiamo la realta` e l'esperienza di realta` che noi abbiamo? Tutto questo un tema complessissimo che veniva completamente ignorato in una tecnica che faceva ampiamente uso dell immaginazione utilizzandola come anticipazione di realta`. Quindi c'erano dei buchi di tipo epistemologico, metodologico, esplicativi e soprattutto c'era un senso crescente che i successi che si avevano, non si ottenevano per la tecnica ma erano legati ad altri fattori, assolutamente incomprensibili. Io lo posso dire perche` essendo

stato un comportamentista dell'arco neo-Skinneriano, anche se poi per pochissimo tempo, ricordo questa esperienza estremamente frustrante in cui ci si rendeva conto, molte volte, che il miglioramento che si notava, a volte quasi miracoloso, con il paziente che si sbloccava dopo 20 anni di invalidita`, non aveva niente a che fare con le tecniche perche` il terapista non aveva neanche fatto in tempo ad utilizzarle. Io ricordo un paziente molto grave, parliamo del 1972, era un fobico di quelli classici, invalido da 25 anni, doveva essere accompagnato dalla moglie in ogni frangente, cioe` non poteva neanche stare ad una distanza di 20 metri dalla moglie. Doveva sempre stare a contatto ravvicinato con lei. Ricordo che iniziai a vederlo sempre con la moglie che stava in sala d'attesa. La prima volta voleva anche che ci fosse la porta aperta cosi` poteva vedere la sala d'attesa, poi riuscimmo a chiudere la porta. All'inizio cercavo di fare tutta la preparazione della scaletta per fare, come allora era prassi, la gerarchia di situazioni ansiogene per procedere alle esposizioni in vivo. Avevo quasi finito di fare la mia ricostruzione, ero pronto a partire con l'esposizione in vivo che avrei iniziato la volta successiva. Allo stesso tempo pero` ero un po`preoccupato della situazione con la moglie, litigavano sempre, anche se stavano sempre attaccati, lui la trattava malissimo, lei si arrabbiava, lo insultava indisposta, lui le dava pizzicotti, discussioni continue. Allora preoccupato che questo continuo litigio potesse danneggiare la "tecnichetta" che avevo fatto, vado di la` nella sala d'attesa, pensando: "adesso li frego", e faccio la tipica prescrizione dicendo: " guardi ora lei non e` che si puo` frenare, se ha l'istinto di insultare a sua moglie la insulti pure, per ogni volta che lo fa le metta un braccio su una spalla". Io non so` che cosa ha prodotto questa cosa, ma la volta successiva, in cui io mi ero gia` preparato a fare la seconda parte di terapia, lui mi arriva da solo. Entra in stanza e mi dice: " dotto` io non so che e` successo, ma dal giorno dopo la scorsa seduta, mi sono sentito di fare cose che non facevo da 25 anni, ho ripreso la macchina, vado in giro da solo, gioco a biliardo con gli amici che non facevo da 25 anni". Io guardavo la scaletta di fronte a me e non capivo, mi sentivo un completo cretino. Non capivo, non avevo fatto nemmeno mezza scaletta. Non solo, poi, a distanza di pochi giorni incontro la moglie per strada, usciva da un negozio, mi sento chiamare ed era lei, anche lei sorpresa, estasiata, mi ringrazia: "ma pensi io non sono stata mai cosi` bene nemmeno in luna di miele". Io mi sono reso conto che qualcosa era successo al loro matrimonio, collegato forse alla cosa che avevo detto loro, ma il senso della relazione che esisteva tra il matrimonio del paziente e il suo essere bloccato per 25 anni mi sfuggiva totalmente. Questo era per tutti noi incomprensibile, ed e` per questo che il Comportamentismo entro` in crisi. Cerano dei forti dubbi che questi successi potessero essere attribuiti alle tecniche della terapia. Il Primato della Razionalita Devo per ribadire che non tutto il Comportamentismo da buttare. Esso ha dimostrato delle cose in termini di principi di psicologia ed epistemologia che vanno tenuti presenti. Uno di questi quello che si chiama il primato dellazione. Questo significa sostanzialmente che spesso (e questo ve lo dimostra l'esperienza personale di ognuno di voi) quando vi trovate a dover agire in modo imprevisto, diverso dall'usuale tendete ad avvertire un senso diverso, in termini di esperienza immediata, di voi stessi. E` la cosa, che piu` di tutte cambia proprio l'esperienza di voi stessi. Questa e` la cosa indiscutibile che il comportamentismo ha messo a fuoco e che e` stata

confermata poi negli ultimi 40 anni e oggi ha tutta una sua collocazione anche nell ambito del funzionamento mentale, della motricita` e della corporeita` ed strettamente collegata ad un altro dominio importante che quello delle emozioni. Ogni emozione si accompagna a una disposizione ad agire, quindi ogni azione imprevista dai nostri schemi si accompagner anch'essa ad una attivazione del dominio emotivo che avra` collocazioni diverse da quelle a cui siamo usualmente abituati. Quindi si avranno connotazioni di esperienza immediata di noi stessi diverse da quelle che noi siamo soliti avvertire in maniera continuativa. Questo forse il fattore piu` importante, il cambiamento del senso di noi in termini di immediatezza. La crisi del Comportamentismo si verifica agli inizi degli anni '70, anche se la prima avvisaglia di crisi si verifica nel 1969 con un libro di Bandura intitolato: "Principles of behaviour modification", dove Bandura, che e` un comportamentista con tutti i crismi, e` il primo ad infrangere il "Paradigma". Lui mette al centro dei suoi principi di apprendimento l'Imitazione e il Modeling in cui l'aspetto dell'immaginazione e` centrale. Bandura e` il primo a violare i termini scientifici. E` comunemente attribuita a lui l'inizio di quella che viene chiamata la "Rivoluzione Cognitiva", che come ho detto iniziera` all'inizio degli anni '70. Su questa rivoluzione ci sono molti partiti diversi, la maggior parte degli autori, con i quali io sono daccordo, non ritengono che la rivoluzione sia mai accaduta, infatti la definiscono, o ne parlano in termini della "Cosidetta Rivoluzione Cognitiva". L'unica voce che apparentemente puo` sembrare dissonante e` quella di Jerome Bruner che dice che secondo lui non c'e` mai stata nessuna rivoluzione cognitiva e che non ci sara` mai essendo essa sempre in corso poiche` tutto quello che si fa nella vita e` sempre cognitivo. Difatti la Rivoluzione Cognitiva giustamente chiamata la "Cosidetta" in quanto e` semplicemente un ampliamento del paradigma comportamentista. Cio il paradigma S/L ( stimolo/risposta) diventa semplicemente S/O/R dove "O" significa "la variabile intermedia". Le variabili intermedie di cui parliamo sono: il pensiero, le emozioni, l'immaginazione. Ed e` proprio questo il punto, ancora non si parla affatto di "Mente". In questi primi anni, siamo nel '70-'71-'72, l'esplosione di questa prima parte si stabilizza nel '74 con un libro di Michael Mahoney che si intitola " Cognition and behavioural modification", che e` un libro divenuto storico nella psicologia americana. I pensieri, le emozioni, le immagini, vengono tutti visti come processi isolati che stanno in questo interno, che prima si supponeva fosse vuoto o privo di cose influenti. Non sono mai visti in modo organizzato, in cui c'e` un qualcosa che fa si che i pensieri, la memoria, l'immaginazione, le emozioni siano legate in una configurazione unitaria. Questo e` tipico di questa prima fase. Le cose venivano viste proprio come fossero "catenelle", cioe` c'e` uno stimolo esterno che attiva un pensiero, il pensiero attiva una emozione e l'emozione attiva il comportamento. Quindi vanno ricostruite queste "catenelle". Siamo sempre nello schema INPUT/OUTPUT solo che, tra i due, ora vengono ammessi alcuni pasaggi interni e viene anche ammesso che questi passaggi sono abbastanza significativi. Questa epoca attuale e` l'epoca in cui iniziano le terapie cognitive ortodosse, quelle che poi del resto esistono ancora oggi, ed e` un epoca in cui pero` c'e` un aspetto importante in termini epistemologici. Anche se la Mente non e` mai nominata (anzi c'e` ancora un settore che accusa di "Mentalismo" coloro che, viceversa, le attribuiscono una certa importanza), in quegli anni, ed era ancora una specie di eresia, c comunque il riconoscimento netto di quello che e` il primato della razionalit. Cio esplicitamente detto che le emozioni sono sostanzialmente dei sottoprodotti della cognizione. Dipendendo dalla cognizione esse sono prevalentemente legate alle convinzioni/credenze che l'individuo ha. La credenza e le convinzioni sono viste proprio come delle leggi operative, su di se` e sul mondo, che contengono anche delle istruzioni co-cellulari. Per cui questo sara` poi il tema della psicoterapia cognitiva. Il problema ovviamente in termini

di sintomi e di disturbi sono le emozioni. Si parla di disturbi emotivi e sono infatti le emozioni che debbono essere modificate. Il tema di base di allora, che pero` trovate anche oggi molto in voga, e` che le emozioni disturbanti dipendono da convinzioni relazionali. Se uno ha una convinzione relazionale che e` disadattativa rispetto all'ambiente, ai rapporti con gli altri, quella convinzione disadattativa produrra` una reazione emotiva disagevole, disturbante, perturbante, per cui se uno cambia quella convinzione, cambia automaticamente l'attivazione emotiva disturbante sottostante. Su questo aspetto sono fiorite teorie diverse, quella piu` famosa era quella di Schachter e Singer la quale postulava che le emozioni sono aspecifiche, cioe` che esiste un unica attivazione la quale prende la forma di paura, curiosita`, tristezza, rabbia a seconda di come viene etichettata dalla cognizione. L attivazione emotiva aspecifica in s, se uno pensa che sia paura diventa paura, se uno pensa che sia rabbia diventa rabbia, se uno pensa che sia tristezza diventa tristezza, etc. Si sono fatti anche molti studi su questo, studi fatti dagli stessi Schachter e Singer uno dei quali fu di iniettare, ad alcuni studenti volontari, dell'adrenalina dicendo che invece era un ricostituente/soluzione fisiologica. Successivamente questi venivano divisi in due gruppi e ad ognuno dei due gruppi vennero date indicazioni diverse sull'attivazione che avevano. Il loro intento era di dimostrare che se al primo gruppo veniva detto che l'emozione che sentivano era rabbia loro avrebbero letto la loro attivazione emotiva come rabbia, se al secondo gruppo, viceversa, avessero detto che l'emozione che sentivano era felicita`, avrebbero letto la loro attivazione in termini di felicita`. Questo doveva dimostrare che le emozioni dipendevano esclusivamente dalle cognizioni. C'e` da dire che nessuno ha mai piu` replicato gli esperimanti di Schachter e Singer, nessuno mai c'e` piu` riuscito, anzi nel tentativo di replicarli, parliamo degli anni '70, tutto un gruppo di ricercatori di Berkley e di Stanford, che poi divennero famosi, hanno invece visto un effetto che era sfuggito, o cancellato, e cioe` che qualsiasi attivazione interna e imprevedibile per il soggetto di appartenenza, quindi come puo` essere l'iniezione di adrenalina non comunicata, produce sempre e irrimediabilmente un effetto negativo,viene sempre percepita in termini di estraneita`, fino a poter essere vissuta a volte come una vera e propria perdita di controllo. Questo e` un aspetto originale che non risulto` mai negli esperimenti di Schachter e Singer ma che poi nei laboratori che tentavano di replicare, 15-20 anni dopo, questi esperimenti si e` sempre evidenziata in maniera invariante. Questa diatriba, che e` durata sino al 1972, termina con gli studi di Ekman il quale dimostro` che ogni emozione, ogni "Basic Feeling" specifico, ha un suo pattern di attivazione neurovegetativa assolutamente specifica e assolutamente differenziata dalle altre, cioe` paura, curiosita`, rabbia, disperazione, tristezza, tutte hanno una specifica curva di attivazione neurovegetativa, di pattern psicomotorio che sono ampiamente specifiche e differenziate. Quindi con questo non si hanno piu` dubbi, ciascuna delle modalita` specifiche emotive di base ha una sua specifica attivazione neurovegetativa e una specifica attivazione motoria, cioe` una specifica disposizione ad agire che implica l'attivazione subliminale di alcuni muscoli e il rilassamento di altri. Con cio` vengono a cadere tutti i discorsi precedentemente fatti dagli studiosi. Pero` rimane sempre il fatto, che e` ancora in auge, che le emozioni disturbate (stiamo ancora all'approccio di tipo ortodosso alla Beck, alla Ellis, che e` ancora il modello imperante), vengono modificate attraverso il cambiamento delle convinzioni, il che significa che sono prevalentemente terapie dialettiche, terapie persuasive. Sono terapie in cui la modalit di persuasione cambia a seconda della personalita` del terapista, ma e` sempre una disputa, un confronto abbastanza vivace fra terapista e paziente. Ricordo che al centro di Beck passando per i corridoi se c'erano 10 terapisti in 10 stanze diverse tutti urlavano applicando proprio il metodo socratico in cui il

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terapista prima faceva esporre il paziente, gli faceva dire tutte le sciocchezze che i pazienti dicono, che loro chiamano "convinzioni irrazionali" , dopo che il paziente si era esposto per una mezz'oretta, il terapista cominciava l'attacco frontale iniziando a smantellare tutti i singoli "belief" uno per uno con il paziente che ovviamente reagiva, e alle reazioni del paziente il terapista tirava fuori ancora pi materiale da smantellare. Comunque quelli sono stati anni veramente importanti perche` se non altro hanno tolto il divieto d'accesso all'interno. Per la prima volta era consentita " l'esplorazione dell'interno". Quelli sono stati anni di forte entusiasmo in cui per la prima volta si poteva iniziare a ricostruire il rapporto fra pensieri ed emozioni, pensieri e memoria e differenziarli nei vari quadri clinici. Sono gli anni in cui e` iniziata la comprensione dei Disturbi Alimentari, cioe` la comprensione di cosa fosse l'anoressia, che invece rimanevano completamente escluse dal mondo comportamentista il quale invece puntava a fare un programma, un contratto di dieta alimentare con l'anoressica e al massimo le faceva pagare le sedute il doppio se non lo rispettava e li` la faccenda finiva. Quindi sono stati indubbiamente anni importanti che hanno portato poi ad un altro problema, cioe` la biforcazione a cui siamo arrivati oggi. Dopo 4-5 anni, e qui sottolineo proprio questa data, dal '74 quando appare questo libro di Mahoney, egli il primo che pone seriamente questo problema attraverso la metafora che viene utilizzata nel libro per dare l'immagine del cambio cognitivo. Mahoney scrive una metafora, che poi e` rimasta famosa, che il tipo di modello umano che il Cognitivismo presentava a quel tempo era l'individuo o l'essere umano come se fosse uno scienziato. Quindi la metafora e` la seguente: come l'attivita` di uno scienziato (i libri che studia, gli esperimenti che progetta, etc.) e`diretta dalla teoria scientifica a cui lo scienziato aderisce cosi` si potra` dire che tutta l'attivita`, il comportamento, il modo di essere di un individuo e` diretto dalla teoria di s e del mondo che l'individuo ha. Con questa metafora si pone per la prima volta il problema di prendere tutte queste cose dette prima, cioe` convinzione di primo e di secondo ordine, pensieri, emozioni e metterli in un quadro unitario, poiche` una teoria ha una struttura unitaria. Quindi si inizio` a configurare il problema di dover dare una cornice che inquadrasse in modo unitario tutti gli ingredienti interni cognitivi ed emotivi, in altre parole si poneva il problema di arrivare ad una concezione della mente. Da allora si iniziarono a differenziare due correnti. La prima, che e` quella piu` tendenzialmente "oggettivista" che e` quella piu` "razionalista", e la corrente che vede la mente come una elaboratrice di informazioni, "Information Processing Approach". Questa ha le sue origini la Cibernetica di primo e secondo ordine e oggi e` arrivata alla scienza cognitiva, alle scienze computazionali, l'intelligenza artificiale, etc. La Mente come elaboratrice di informazioni e` uno stampo epistemologico di tipo assolutamente Razionalista, il primato e` sempre Razionalista. E` importante sottolineare una cosa e cioe` che la mente, come elaboratrice di informazione, presuppone che le informazioni siano gia` fatte fuori della mente, che le informazioni siano gia` a disposizione del mondo. Questo significa chiaramente che la mente, una volta prese queste informazioni, semplicemente le elabora, le costruisce, le mette insieme, ma sono gia` presenti, sono gia` date, sono gia` a disposizione.

Empirismo L'altro settore che si sviluppa a partire sempre da quegli anni, e quello, rappresentato

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maggiormente da Bruner, in cui la mente e` vista piuttosto come "Costruttrice di Significati". In questo secondo settore non si ammette che esistono informazioni gia` fatte al di fuori della mente stessa. Quello che si ammette e` che, al di fuori, esistono perturbazioni che diventano informazioni nel momento in cui la mente le elabora, ma non esistono informazioni al di fuori, l'informazione e` gia` un prodotto della mente, e` gia` un prodotto di elaborazione. Naturalmente tutto l'aspetto del cognitivismo post-Razionalista, al quale noi apparteniamo, si ascrive alla seconda branca, e` nella mente come costruttrice di significati. Cerchiamo di vedere un attimo questa differenziazione perche` e` importante capirlo in termini epistemologici. C' il tema della mente come elaboratrice di informazioni e il tema del " primato della razionalita`". Per capire bene tutto questo bisogna far riferimento all'epistemologia empirista che stata quella che ha retto tutta la scienza per 400 anni, sino al '900. Per 400 anni non c stata differenza fra il concetto di empirismo e quello di scienza. Con il '900 c'e` stato un grosso cambiamento prima nella fisica e in ultimo anche nella psicologia. L'empirismo consiste in questo assunto di base: esiste un ordine univoco, che una forma data per tutti in cui gi contenuto il significato delle cose. Tale significato pu essere desunto se l'osservatore si mette in una posizione metodologica particolare: la famosa posizione dell'osservatore "privilegiato". Nella versione classica baconiana, che rimasta immutata, l'osservatore si mette in una posizione in cui non fa ipotesi, e` scevro da pregiudizi, e fa per cosi` dire un osservazione "pura: quell'osservazione pura e` come se fosse un'istantanea della realta`. Se uno somma tante istantanee ha la realta` per come fatta. Ovviamente l'empirismo baconiano e` un empirismo "sensoriale", infatti Bacon parla di "impressioni sensoriali, osservazioni pure", questa era la formulazione adeguata al '600. E` strano oggi vedere empirismo e razionalismo come contrapposti, anche se si tratta soprattutto di una contrapposizione di scuole, quella inglese per lempirismo e quella tedesca per il razionalismo. In realt il razionalismo, per come lo vediamo adesso, un sistema di pensiero che strutturalmente pu essere fatto derivare dall empirismo. Nellimpostazione del "Circolo di Vienna" il discorso infatti lo stesso. C un ordine esterno univoco che non solamente un ordine sensoriale come lo vedeva Bacon, ma maggiormente comprensibile in termini di assiomi logici, di standard logici, di assiomi logicomatematici, e la posizione privilegiata dell'osservatore quella in cui le leggi del mondo concreto in cui egli vive vengono desunte in maniera deduttiva/argomentativa-logica da quegli assiomi e postulati con cui viene identificato l'ordine esterno. L'aspetto, come vedete, e` sempre lo stesso: per Bacon la corrispondenza era sensoriale, nel '900, nel "Circolo di Vienna" e` piu` una corrispondenza logica. Il modo con cui derivare le leggi quotidiane dalle leggi universali, astratte e logiche, avviene attraverso un esercizio deduttivo- argomentativoinduttivo. Quindi se uno segue attentamente questa catena e` nella posizione dell'osservatore privilegiato. Va specificato che con la definizione di osservatore privilegiato si intende una condizione particolare. In essa l'osservatore pu prescindere dal suo essere tale ed come se vedesse il mondo con gli occhi di Dio, come il mondo senza che lui ci sia, come il mondo in s, sia che egli osservi le regole metodologiche baconiane sia che osservi quelle dei positivisti logici. Conseguentemente da notare che in tutto il mondo empirista l'organismo e` sempre in qualche misura passivo, perche` l'ordine e` gia` costituito dall`esterno, il massimo che quest'organismo puo` fare e` rifletterlo, ma comunque e` sempre rispondente. Da questo e` sempre sorto il problema di tutto il mondo empirista di come dare ragione dellesistenza nelluomo dell intenzionalit. Pensate ad un grande razionalista studioso della coscienza quale John Searle. Per Lui il problema principale e` l'intenzionalita`. E` difficile avere un ottica in cui la mente e` semplicemente ricevente di informazioni che hanno gia` un significato da fuori,

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e conciliarla con il concetto di "agency", cio con lessere il protagonista della propria esperienza, con lavere un intenzione. Difatti uno dei piu` grossi problemi epistemologici basici di tutto il comportamentismo, che a noi oggi farebbere ridere, era capire il rapporto che c'e` tra pensiero e azione. Perche` per un comportamentista non era automatico che pensare significasse agire. Pensate che per loro questa era una cosa passiva, poi come il pensiero desse luogo all'azione questo era uno dei dubbi apocalittici. Ricordo che una volta, era gia` nell'81, in cui andai a trovare Bandura a Stanford e passai un giorno intero con lui, alla fine della giornata di fronte a un bicchiere di vino lui mi disse: " io vorrei dedicare la vita a chiarire questo dubbio, il rapporto tra pensiero e azione". In tutte le teorie in cui la mente e` attiva, non c'e` differenza fra pensiero e azione, a tal punto che anche al solo pensare si accompagna unattivazione subliminale, motoria e dei muscoli della fonazione. GUIDANO risponde ad una domanda continuando: noi (nel campo della psicologia) siamo le Cenerentole della scienza. Pensa che nella fisica il pensiero empirista entra in crisi nel 1903. Data storica quando Bertrand Russel scrisse una lettera matematica a Gottlob Frege, il piu` grande logico del tempo, dimostrandogli l'insostenibilita` matematica della posizione di osservatore privilegiato. Poi nel 1905 arriva Einstein, il quale la mette proprio in atto. Quindi nella fisica questa rivoluzione avviene nel 1905. Da noi e` iniziata negli anni '80 e oggi riguardera` il 20% degli operatori epistemologici. L'80% segue ancora l'approccio empirista tradizionale di tipo razionalista. Anzi c'e` tutto un movimento in America allinterno della psicologia che si chiama "il ritorno alla realta`". Questo si propone di creare una psicologia o epistemologia anti-idealistica. E siamo nel '99. C'era una psicologa, Barbara Hainly, che ha scritto un libro l'anno scorso, e` stato un boom enorme, io non sono riuscito nemmeno a leggerlo perche`era di una stupidita` totale. Questo e` un libro contro il costruttivismo, cio a favore del fatto che la realta` e` gia` data, e lei lo ha chimato " Matto-reale" . Essi contrappongono la loro psicologia anti-idealistica alle psicologie cognitive e costruttiviste e al fatto che non esiste piu` l'osservatore privilegiato, che la realta` e` co-costruita: queste ultime sono epistemologie non-realiste, la cui presenza sta ad indicare la necessit di un ritorno alla realta`, la realta` che e` gia` data. GUIDANO risponde ad un'altra domanda. Negli anni '70 la linguistica, per certi settori di derivazione psicologica, era una linguistica prettamente comportamentista che vedeva unicamente il rapporto tra il segno semantico e la cosa rappresentata. Pensate agli studi di Isborg e al tema degli aspetti "ondulatori" e "corpuscolari" della luce che hanno avuto gli effetti che hanno avuto. Isborg li ha presi da William James che e precedente a Bertrand Russell. William James distingue nella coscienza gli aspetti "transitivi" e gli aspetti "sostantivi". Questi ultimi sono gli aspetti che Isborg definirebbe "corpuscolari", sono i singoli pensieri, immagini. Gli aspetti "transitivi" sono il senso di continuita`, di permanenza nel tempo che non si vedono mai perche` sono ondulatori. Isborg lo diceva : quella era una metafora che gli aveva suggerito un incontro personale con James. Noi ci siamo dimenticati di questi, se li avessimo seguiti noi saremmo stati quasi allo stesso passo con la fisica.. E tutto il discorso della dialettica se`/altro in cui il se` si costruisce proprio attraverso il rapporto con l'altro noi lo vediamo oggi come novita` ma Miller lo diceva negli anni '30. Comunque in effetti tutto il cambio e` avvenuto nel passaggio dalla psicologia empirista a quella non empirista. Di fatto per stato un cambiamento dovuto anche ad una convergenza interdisciplinare. Per esempio un primo elemento importante in questa influenza interdisciplinare, che riguarda la psicologia, e` stata lepistemologia. L'epistemologia una branca scientifica oggi

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considerata come disciplina autonoma e deve la sua nascita principalmente a Karl Popper. All'inizio faceva parte della filosofia, cioe` faceva parte di quella che era la filosofia della scienza. Popper e` il primo che la comincia a definire come una disciplina autonoma. Lui se ne interessa da un punto di vista molto particolare, se ne interessa per stabilire i criteri che differenziano una teoria scientifica da una teoria metafisica e in questo stabilire i criteri arriva a quello che lui individua come "principio di falsificabilita`". Questa teoria formulata nel suo libro "la logica della scoperta scientifica" che non vi consiglio di leggere perche` e` un libro da specialisti, leggete il primo capitolo e poi vi fermate. Ci sono tantissimi altri libri da leggere, scritti da Popper, di cui uno molto interessante mi sembra sia intitolato: "Evoluzione e Oggettivita`". Uno dei libri di Popper che in particolare e interessante, scritto con Eccles, e` "L'Io e il suo cervello". Poi, se vi piace, per diletto personale, di Popper molto bello: "Congetture e Confutazione", dove potete vedere la grande capacita` di ragionamento sistematico che ha Popper. Ma l'aspetto piu` importante del contributo dell'epistemologia viene dall'opera di un altro autore, per quanto riguarda la psicologia, ossia Thomas Kuhn con il suo libro "La struttura dell'evoluzione scientifica" del '62. Forse e` uno dei piu`importanti di questo ambito nel '900. Kuhn si e` dedicato ad un'altro aspetto (fine della prima cassetta). Generalmente un cambio paradigmatico, cioe`il cambio di una teoria basica, era sempre dovuto ad una necessita` mai ad una libera iniziativa di qualcuno. Era sempre dovuto al fatto che quella teoria oramai produceva un numero talmente alto di anomalie che non era piu` funzionante. Quindi doveva essere per forza rivista perche` il numero di anomalie che produceva non erano piu` neanche in grado di spiegare l'operare corrente. Pero` una volta che si era messa a punto la teoria in corso, si entrava in quello che era il periodo di scienza normale in cui gli scienziati erano unicamente interessati a confermare i singoli aspetti, items, diremmo, anche i dettagli previsti dalla teoria. Eventuali innovazioni sorgevano sempre e soltanto come necessita` di correggere o spiegare le anomalie impreviste che sorgevano. Questo non solo dava (capisco la polemica con Popper, che si arrabbio notevolmente perche` si vedeva la sua opera attaccata ) unenfasi abbastanza grossa, in ambito scientifico, a quelli che sono i processi "irrazionali", di automatismo procedurale, a quelle che sono le reazioni emotive che uno ha di fronte ad una anomalia che emerge, ma poi cercava di creare teorie post-hoc per inglobarla. Comunque non ha atteggiamenti che siamo classicamente usi a chiamare "razionali" o "deduttivi" o "logici". Soprattutto, per quanto riguarda quest'atto di enfasi, la cosa a cui gli scienziati tengono di piu`, in una teoria, non e` tanto la loro veridicita` quanto la coerenza interna. La teoria si deve mentenere coerente con tutti gli elementi, gli esperimenti che si programmano, come se queste teorie scientifiche una volta costruite avessero una loro vita autonoma che sfuggiva ampiamente anche dall'azione di chi l'aveva prodotta. Per la prima volta si mette in evidenza che nell'evoluzione delle teorie scientifiche, massimo esempio di razionalita`, erano in atto molti meccanismi che alla razionalit "tout court" non appartenevano. Quindi questo e` uno dei primi aspetti che si evidenziano ed infatti successivamente si sviluppo` una scuola di pensiero, costituita da allievi di Popper fra cui Lakatos, i quali svilupperanno questi temi, messi in evidenza da Kuhn. Questi temi descrivono gli aspetti che nel linguaggio di Popper sono chiamati metafisici e che nel nostro linguaggio, invece, sono gli aspetti emotivi dell immediatezza che ogni teoria della razionalita` ha inevitabilmente eliminato. Molti dei cambiamenti delle teorie scientifiche venivano presi anche come esempio di come potevano essere possibili i cambiamenti personali. Ci furono grossi lavori negli anni '70 di correlazioni fra tutto il lavoro di Kuhn, la struttura delle rivoluzioni scientifiche, e la struttura delle rivoluzioni personali.

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Questo in particolare mi ricordo che fu una prima occasione di incontro, in Pennsylvania, con un gruppo di colleghi americani, che avevano scoperto, negli anni intorno al '77, che mentre loro stavano studiando le correlazioni fra i cambiamenti nelle teorie scientifiche previsti da Kuhn applicate ai cambiamenti personali, noi invece a Roma studiavamo i cambiamenti delle teorie scientifiche previsti da Lakatos applicati ai cambiamenti personali. Quindi una prima collaborazione venne fuori da questa specie di programma comune su questo tema di applicazione dell epistemologia alla psicologia che in quegli anni si faceva. Poi un secondo settore importante fu l'applicazione della teoria dei sistemi, che risale a Von Bertalanffy negli anni '60, che ha trovato tutte le sue applicazioni nella prima e seconda cibernetica, ma ha avuto anche degli altri interpreti e autori, teorici di grande rilevanza ma purtroppo poco conosciuti, anche nel mondo degli addetti ai lavori, che invece hanno un importanza assolutamente sostanziale. Mi riferisco a uno come von Hayek che fu un premio Nobel per l'economia nel '77, ma e` stato sicuramente il piu` grande studioso, morto nel '90, sui fenomeni di organizzazione spontanea. Credo che sia stato uno dei piu` grandi esperti della teoria degli aspetti evolutivi dei sistemi complessi, cio di come si sviluppano i sistemi complessi e come si organizzano. Ha scritto varie cose anche di attinenza psicologica e uno dei suoi libri storici e` stato nel '52 "L'ordine sensoriale". Questo e` un libro per quei tempi assolutamente rivoluzionario, rivolto agli psicologi (pur essendo lui un economista) in cui diceva sostanzialmente che i fisici si erano dati tanto da fare per sostituire al nostro ordine sensoriale un ordine della materia che i nostri sensi non vedono. Agli psicologi toccava quindi rispondere a questa domanda: l'ordine sensoriale che noi abbiamo e che non corrisponde alla materia da dove viene? Visto che non e` l'immagine-fotocopia di quella materia che i fisici hanno detto essere completamente diversa. Era un primo grosso esempio di come anche la percezione, la validita` dei dati oggettuali del mondo fisico e` ampiamente costruita. Sicuramente il libro che merita maggiormente di essere letto, anche se e` il libro di un economista, e` un libro dell'88, che e` una specie di testamento e si intitola "La Presunzione Fatale". Hayek e` uno dei personaggi talmente universali, leonardeschi, e` uno che e` stato amico di scuola, d infanzia e per tutta la vita di Popper, era cugino di Wittgenstein, e` stata una figura, ripeto, universale. In questo libro si parla anche del socialismo ma per Hayek la presunzione fatale e` qualcosa di molto piu` grande. Lui considera la storia di tutto il pensiero occidentale da Aristotele fino a oggi. La presunzione fatale e` la pretesa della razionalita` di sostituirsi all'ordine del mondo, la pretesa della razionalita` di costituire i principi basici della vita. In questo centra anche il socialismo, il fatto di definire come vivere, che gli ideali vanno perseguiti, quello di essere e pensare. Ma il problema reale di sempre e` quello di sostituire i principi della ragione a quello che e` l'ordinamento del mondo che e` nato in modo spontaneo. Quindi Hayek fa una storia ricostruttiva dall'inizio del pensiero occidentale sino ai giorni nostri. Ci sono dei punti che possono essere presi in quanto tali proprio come un decalogo di quello che significa una psicoterapia non razionalista. Hayek enuncia dei punti a mo` di decalogo che potrebbero essere presi esattamente per come sono per una psicoterapia, come ho detto post-razionalista. Un altro settore molto importante, in questa influenza interdisciplinare, e` stata la Termodinamica Irreversibile di Prigogine, che studiava "I Sistemi lontani dal punto di equilibrio". Questo sostanzialmente e` uno degli aspetti cardine per due motivi: i sistemi lontani dal punto di equilibrio, per dirla in termini molto semplici, sono i sistemi complessi, riferibile a tutti i sistemi viventi. I sistemi vicini al punto di equilibrio, invece, sono i sistemi inerziali, i sistemi fisici. I sistemi viventi, anche fosse un sistema unicellulare come l'ameba, e` sempre un sistema "Lontano dal punto di equilibrio", quindi sempre un sistema complesso. I sistemi complessi, che e` il punto importante della "termodinamica irreversibile", sono sistemi che non sono governati da equilibri circolari/statici a feedback, ma sono sistemi retti da

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equilibri dinamici, equilibri in cui il sistema cambia continuamente il punto di equilibrio. C'e` sempre uno slittamento o in avanti o indietro, in cui il sistema, per assimilare sia l'aumento di complessita` interna, che deriva dalla assimilazione dell'esperienza, e le perturbazioni che vengono dall'ambiente, deve continuamente cambiare il suo punto di equilibrio. E un sistema generativo, un sistema che si sposta. Quindi l'equilibrio segue una direzione. Questo tipo di equilibrio Prigogine lo chiamava "ordine attraverso fluttuazione". Tutta la vita del sistema complesso, tutto il ciclo di vita e` sempre rappresentato da questo quadro: dell'ordine attraverso la fluttuazione in cui il punto di equilibrio cambia continuamente. Queste cose che io adesso vi dico cosi` per fare l'impalcatura al modello, hanno un applicazione immediata nel campo della psicologia e del funzionamento mentale. Il fatto che tutto il ciclo di vita individuale sia sempre l'espressione di un ordine attraverso fluttuazioni in cui il punto di equilibrio viene continuamente spostato, significa che mai, nel ciclo di vita individuale, ci sia la possibilita` di raggiungere un punto di equilibrio stabile e permanente. In altre parole significa che non c'e` mai un punto nel ciclo di vita in cui si raggiunge un qualcosa che si chiama "saggezza", "maturita`", etc. Questa e` stata una delle tante illusioni che abbiamo avuto, infatti non c'e` mai un momento in cui il sistema raggiunge un suo culmine di maturita`. Il sistema tende sempre ad evolvere e a spostare continuamente il suo punto di equilibrio anche se vivesse fino a 150 anni. Questa e` ovviamente una ripercussione ad hoc. Un'altro aspetto importante dell interdisciplinariet tutto l'approccio del neo-darwinismo evolutivo, i post-neo-darwinisti, principalmente l'approccio di S.J.Gould, di R. Lewontin, che fanno maggiormente vedere l'evoluzione della vita sulla Terra, come il prototipo di andamento del sistema complesso. Soprattutto Gould e Lewontin, insieme nella stessa scuola, hanno dimostrato che l'evoluzione e la selezione cosi` come l'aveva configurata Darwin, si applicano ai membri di una specie e non alla specie, dando cos ad essa meno importanza rispetto Darwin. La specie ha alcune sue proprie evoluzioni che sono interne e che dipendono soprattutto dalla sua coerenza interna di specie e non dal binomio selezione naturale con l'ambiente. La selezione naturale agisce prevalentemente a livello di singoli individui, la specie e` di un ordine organizzativo di un livello piu` alto. E soprattutto la stessa selezione naturale opera anche in altri modi. A questo proposito c' tutto un concetto abbastanza complesso che Gould e altri hanno portato avanti. Insieme al discorso di " adattamenti" c'e` un processo che gli inglesi chiamano "exaptation" che consiste nel fatto che l'organismo tende a trasformare certe sue strutture morfogenetiche, che originariamente erano sorte per la funzione "X", in altri tipi di funzione ossia per altri scopi. Questo proprio come organizzazione interna. C'e` un famoso articolo di Gould e Lewontin, che forse conoscete e che e` del '77, che e` il manifesto dei neo-darwinisti evolutivi, che si intitola "I Pinnacoli di San Marco: la critica al meccanismo della selezione naturale". L'idea venne a Gould quando stava visitando San Marco, che come voi sapete ha dei pinnacoli che sono forse l'aspetto piu` importante della basilica, per le decorazioni, per i mosaici ma i pinnacoli furono fatti all'inizio unicamente per reggere la volta della Basilica stessa. Alla fine si sono trovati questi spazi vuoti che hanno riempito con decorazioni che sono poi risultate quelle piu` importanti. E Gould parlava, a proposito dell'evoluzione, proprio in questo senso qua, cioe` quelle che possono essere le strutture piu` significative di un organismo, quelle che hanno raggiunto la funzione piu` adattativa, originariamente possono esser sorte proprio come dei sottoprodotti che non avevano nessuna funzione e che anzi sarebbero dovuti essere eliminati proprio come i pinnacoli di San Marco. C'erano questi buchi vuoti che servivano a sorreggere la cupola che per i processi di costruzione del tempo avevano esclusivamente questa funzione. Ma poiche` erano brutti,

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come tentativo di miglioramento estetico, i buchi sono stati riempiti con le decorazioni che oggi hanno assunto l'aspetto principale, piu` importante. Questo e` il modo con cui normalmente opera l'evoluzione. Quanto ho detto finora ha anche una applicazione enorme sul linguaggio. Voglio dire, anche una novita` evolutiva che emerge all'inizio puo` emergere come risposta ad una necessita`, ad una contingenza molto limitata, molto settoriale. Tutti gli sviluppi che potra` avere questa novita` emergente erano ampiamente imprevedibili all'inizio e sono dipesi unicamente da casualita` e questo poi e` il dato importante.

Accenni Evolutivi del Linguaggio Un aspetto importante dellesempio sopra citato applicabile al linguaggio. Il linguaggio all'inizio e` sorto proprio come modalita` interna di controllo delle dinamiche aggressive all'interno del gruppo, e` sorto proprio con una funzione di contenimento. E stato un po` l'equivalente del "grooming", dello "spidocchiamento" nei primati. Nessuno mai aveva pensato, quando il linguaggio e` sorto, che avrebbe assunto le funzioni che ha assunto poi in questi ultimi anni fino a trasformare completamente non solo il mondo esterno ma soprattutto quello interno, il senso di se`, la coscienza individuale, etc. E` sorto come uno strumento di contingenza necessaria quando le dinamiche del gruppo non potevano essere piu` regolate con il semplice contatto fisico del "grooming", allora sorge la necessit di iniziare a vocalizzare. Da ci fino ad arrivare a dove siamo adesso e` un fenomeno dovuto anche a contingenze che hanno reso stabile quello che poteva essere un inizio puramente accidentale, che poteva rompersi o fermarsi in ogni momento. La cosa incredibile dell'evoluzione, e specialmente nelle luci evolutive post-darwiniane, come l'elemento di casualita` giochi un ruolo fondamentale, come il caso e la necessita` siano inestricabili, in fondo la stessa evoluzione umana e` una casualita` assolutamente irrepetibile. Se noi rivedessimo il ciclo dell'evoluzione della vita sulla Terra avremmo una possibilita` su un miliardo che si ripeta. E si e` verificata in maniera del tutto accidentale, in una zona piccolissima dell'Africa che va dalla Tanzania alla costa Keniana del Mar Rosso, che e` la "Rift Valley", per un fenomeno geologico per cui la valle si spacca con una fenditura in cui la parte a destra, quella vicino al mare, rimane foresta, la parte sinistra diventa tutta savana. Quindi molte delle scimmie che stavano li` sono scappate nella foresta. Il gorilla, per esempio, non ha mai tirato fuori gli aspetti delle altre scimmie che hanno sviluppato il "bipedalismo", e ha un "mentalismo" molto ridotto. Il gorilla ha rifiutato la novita` della savana, si ritirato nei monti dove c'erano rimasti gli alberi. Quelle poche scimmie che invece sono rimaste nell'ambiente savanizzato sono state costrette ad essere bipedi. Quindi la bipedalita` ha cambiato la dinamica dei pesi sulla colonna vertebrale, ha sganciato le braccia e questo ha permesso di localizzare sul braccio tutte quelle attivita` che venivano svolte dalla faccia. Come conseguenza di ci si realizzato un alleggerimento del carico facciale che ha permesso lo sviluppo della volta cranica. Questo fu una contingenza dovuta ad un fenomeno geologico che poteva, per esempio, apparire 200 Km piu` in l. Sarebbe apparso in mare e sarebbe stato completamente diverso. Ci poteva accadere anche se alcune scimmie fossero state testarde rimanendo in un ambiente a loro ostile, non seguendo l'istinto naturale, come molte altre, di rifugiarsi nell'ambiente di appartenenza. Tutta la storia evolutiva e` costellata da questo fenomeno e cioe` come un aspetto casuale, imprevedibile sia poi diventato un aspetto evolutivo di necessita`, che ha condizionato tutta l'evoluzione di un intero filone organizzativo. L'aspetto ulteriore importante del neodarwinismo evolutivo questa concezione dell'evoluzione come "equilibri puntuati", come

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dice Gould. Cioe`che una specie puo` anche rimanere statica, in termini di evoluzione morfogenetiche, per molte migliaia di anni e che invece i cambiamenti sono cambiamenti quantici, a gradino, non sono mai graduali, sono dei salti. Tutto questo lo trovate sempre in altre discipline come ad esempio tutto il settore, che adesso poi vedremo, dei sistemi complessi e dei sistemi autorganizzati. Tutti gli aspetti evolutivi o di sviluppo sono sempre a scatti, come anche lo sviluppo individuale. Voi potrete notare che anche il tipico esempio di sviluppo graduale che e` lo sviluppo "maturativo" e` sempre a scatti. Se vedete un adolescente, i ragazzi sono drammatici se li vedete, lasciate un ragazzino in prima media lo rivedete in seconda media e` unaltra persona, in una estate ha fatto un salto enorme. E questo accade in tutte le fasi di sviluppo, sia progressivo che regressivo. Anche l'invecchiamento avviene a scatti, vedete una persona che ha 60 anni e ne dimostra 38, poi ne fa 61 e ne dimostra 72.

Conoscenza e Linguaggio Iniziamo ora a tratteggiare i punti piu` importanti come riferimenti sia disciplinari, sia di epistemologia di tutto quell'approccio di cui parlavo prima che preferisce vedere la mente come costruttrice di significati. Come vi dicevo questo approccio si basa sul fatto del cambiamento del rapporto fra osservatore e osservato, fra osservatore e realta`. Non ammette piu` che l'osservato, cioe` la realta`, sia un ordine univoco in cui sono gia` contenuti i significati delle cose. Anzi, la realta` stessa definita come il medium da autori come Maturana che e` uno di quelli che piu` si e` occupato di questo aspetto dei sistemi autorganizzati. Il "medium" visto come un succedersi, un fluire continuo di perturbazioni che sono risposte, a piu` livelli, a piu` direzioni, sono multilivellari, multidirezionali e che hanno un andamento assolutamente aleatorio, o meglio per usare un termine pi specifico, un andamento "caotico". All'interno di questo andamento caotico, qualsiasi ordine e` sempre l'ordine che viene da un punto di vista dell'osservatore. E, meglio ancora, in questo insieme di fluire multiforme, multi direzionale di perturbazione sono possibili tanti mondi quanti sono i possibili punti di vista dell'osservatore. Se si danno mille osservatori possibili si danno altrettanti mondi o dimensioni di mondo a disposizione. Prorpio perche` l'atto di osservare e` un atto di ordinamento. Osservare e` un qualcosa che introduce una regolarita` in questo fluire di stimoli, e` un qualcosa in cui si avviano processi di riconoscimento, similitudini, differenze e comunque rappresenta l'instaurare un ordine al caos. Una cosa importante e` che in tutte le teorie dei sistemi organizzati c' sempre questo aspetto iniziale essenziale di processualita`, in tutta l'ottica sistemica (io non amo molto usare la parola sistemica in italiano perch in italiano sistemico significa relazionale, cio sinonimo di "familiare", in realta` non c'e` una traduzione italiana della parola inglese "systems"). Quello che noi chiamiamo l'approccio sistemico in inglese "system's approach" la cui traduzione letteraria italiana dovrebbe essere "approccio in termini di teoria dei sistemi", che poi brevemente si dice "Sistemico", ma vorrei chiarire che sistemico non ha niente a che fare con il "Sistemico-Relazionale". Quindi nell'aspetto processuale non si parla mai di " entita`", mai di "cose", si parla di processi che sono entita` inafferrabili, l'essenza di un processo e` nel suo svolgersi, nel movimento. Spesso un atteggiamento riduzionista tenta di identificare il processo con gli ingredienti del processo stesso. Ogni processo ha degli ingredienti che si svolgono ma l'essenza del processo e` nello svolgimento, in questo incedere, questo procedere e, di per se`, il movimento non e` un

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qualcosa di afferrabile alla stregua di un oggetto. Tentare di afferrare un processo e di definirlo come si definisce un'entita` discreta, un oggetto sarebbe come il tentativo di afferrare il movimento di una trottola fermandola. E il movimento della trottola, e questo e` un buon esempio, non e` che appartiene alla trottola in se`, come struttura, come ingrediente, come i pezzi di cui e` composta. Questo e` un aspetto essenziale in tutta la "Teoria dei Sistemi", differenziare processi da strutture. Le strutture sono gli ingredienti e all'osservazione diretta sono soltanto visibili gli ingredienti. L'osservazione diretta tende ad annullare tutte le forme processuali. L'esempio piu` tipico, e fu una delle scoperte di James, fu proprio sullo studio dello stream of consciousness " della coscienza, e cioe` che se uno si mette a fare una osservazione molto scrupolosa, molto dettagliata, si concentra proprio su quello che e` lo studio della coscienza, coglie solo quelli che lui chiamava gli aspetti "sostantivi" della coscienza, cioe` gli ingredienti. Coglie specifiche immagini, specifiche memorie, specifici processi di pensiero, non coglie mai gli aspetti "transitivi", cio il senso di continuita` di se`, il senso di unicita`, il senso di permanenza nel tempo che e` dato dal modo con cui nel suo insieme si svolgono i singoli ingredienti. Difatti uno degli aspetti piu` interessanti e` che proprio questa osservazione capillare, questa introspezione, questa attenzione rivolta ai processi di coscienza che chiaramante porta ad un senso di annullamento della coscienza, porta a un senso di dissolvimento di quelle che sono le caratteristiche continuative del "Se`". A parte che questo e` anche uno dei metodi usati in tutte le tecniche di concentrazione e di meditazione, in cui si arriva a un senso di svuotamento proprio perche` si perdono gli aspetti di "transitivit", di permanenza nel tempo. Questo e` un fenomeno importante anche in termini psicologici, molti aspetti della coscienza psicotica , nella schizofrenia, c proprio questo aspetto di coscienza frammentata dovuto a questo scrutinio, a questa attenzione esasperata rivolta al processo stesso del fluire, in cui si perdono le strutture di base del senso di unitarieta`. Come se si diventasse attenti alla esperienza della esperienza. Tutte le propriet su cui si poggia il senso di individualita`, di autonomia del "self", vengono completamente dissolti. Quindi questo e` un aspetto da tener presente perche` la prima enfasi e` tipica perche` tutto e` sempre visto in termini processuali. Quindi abbiamo visto l'aspetto "processuale. Altra cosa: se la realta` esterna e` da considerarsi semplicemente come un fluire multidirezionale di perturbazioni in piu` direzioni e a piu` livelli ne consegue che l'ordine esperienziale, a cui noi siamo abituati e che noi percepiamo come un qualcosa di costante e coesistente con noi stessi, non e` un qualcosa che ci viene dato dall'esterno ma e` un prodotto della costruzione del nostro interagire con l'ambiente. Quindi si pone il problema che l'esperienza umana, per esempio, non puo` essere presa per scontata come poteva essere negli approcci di tipo empirista. Non c'era il problema di che cosa fosse l'esperienza umana, il senso delle cose era gia` contenuto al di fuori dell'esperienza stessa, bastava semplicemente ricavarla dall'ordine assiomatico esterno. Adesso il punto importante e` che ogni organismo all'interno di questo fluire multidirezionale, multilivellare di stimoli costruisce i suoi punti di riferimento spaziali, temporali ed esperienziali. Punti di riferimento a cui da` caratteristiche di stabilita`, di permanenza nello spazio che gli consentono una ubicazione costante di se stesso. Questa e` una delle prime caratteristiche di quello che si chiama un sistema che si autorganizza. Cioe` autorganizzarsi significa costruire proprio un suo ordine esperienziale attraverso una situazione di interazione continua con il mezzo esterno. Ecco, questo approccio ha delle consequenze epistemologiche molto importanti. La prima, che e` quella che dicevamo prima e che in America ha fatto risorgere questo tema delle epistemologie realiste, e` quella che dice che noi non abbiamo un accesso privilegiato per vedere la realta` com'e` in se`, come

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sarebbe la realta` senza di noi. Ogni volta che sperimentiamo la realta` la sperimentiamo insieme al nostro modo di ordinarla che e` inseparabile dall'esperienza che ne abbiamo. E` praticamente la stessa cosa. Quindi significa sostanzialmente che nessuna cosa e` conoscibile, significa che tutta l'esperianza, la conoscenza che noi abbiamo e` sempre coesistente al nostro ordinamento di realta`, non si puo`prescindere da questo. In questo senso non c'e` un accesso privilegiato a vedere la realta` in se stessa, indipendentemente da noi. Qualsiasi visione noi abbiamo, abbiamo sempre una visione dal punto di vista di animali umani, molto specifici, tridimensionali, con un apparato percettivo molto particolare, sensibile a certe bande di lunghezza d'onda e non ad altre. Vi dico queste cose perche` spesso questa posizione, che era stata, secondo me, erroneamente chiamata di "Costruttivismo Radicale", e` stata sempre equiparata a sinonimo di negazione della realta`, nessuno dice niente di tutto cio`, diciamo semplicemente che la realta` e` sempre coesistente con noi, ma non si ha alcuna possibilita` di vederla indipendentemente da noi. Questo qui, fra parentesi, e` uno dei problemi, dei famosi limiti della conoscenza di cui parlavo menzionando Kant. La realta` e` sempre presente con il nostro ordinamento, quindi il nostro ordinamento e` la natura stessa della realta` che vediamo. Per il nostro ordinamento e` anche un limite. Noi possiamo vedere solo quella realta` li` e basta. Questo vuol dire che quando uno come Maturana, nel sottolineare questo aspetto - e cio che noi non abbiamo accesso privilegiato a vedere la realta` in quanto tale - dice che per noi umani tutto accade nel linguaggio, questa e` una cosa che va specificata nella sua diversita` fondamentale dalle teorie razionaliste.

Autopoiesi e Autoreferenzialita Maturana dice che tutto quello che accade per noi umani accade nel linguaggio, questo non significa che non esistono altre realta` che accadono al di fuori dal linguaggio, queste non sono accessibili a noi perche` per noi tutto accade nel linguaggio. E con questo anche i nostri fenomeni interni, quindi questo non coincide con una negazione, coincide soltanto con un enfasi, con quella che e` la limitazione della conoscenza umana. Limitazione che, ripeto, coincide con le sue capacita` costruttive. Mi vorrei soffermare su questo aspetto dei sistemi complessi che si autorganizzano e che sono le cose che piu` facilmente sono fonte di malintesi. Uno e` il concetto di autopoiesi, che originariamente si deve a Maturana e al suo amico Varela quando lavoravano insieme. Questo e` un termine che deriva dal greco e che significa "autoriprodursi" ed una connotazione con la quale si cerca di spiegare la caratteristica e la peculiarit per cui ogni sistema vivente costantemente riproduce la sua identita` di sistema, cioe` detto in altri termini forse pi comprensibili significa che uno degli elementi centrali di un sistema autorganizzato e` quello di mantenere durante tutto il suo ciclo di vita la sua identita` come sistema. O meglio ancora quello di subordinare qualsiasi cambiamento al mantenimento della continuita` di se` come sistema. Questo, per esempio, ha delle applicazioni importanti e fondamentali in psicoterapia. Cioe` il fatto che ogni cambiamento, anche importante, anche radicale in un paziente e` sempre perseguibile attravero il mantenimento della sua continuita`, di vita, di temi di vita e non e` possibile raggiungerlo attraverso una discontinuita`. Percio` significa che tutti gli atteggiamenti terapeutici, che purtroppo sono ancora molti, che iniziano con un attacco frontale che mettono a repentaglio le strutture di identita` dell'individuo,

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producono effetti devastanti negativi. Produce anche un altro aspetto importante, cioe` molti di quei fenomeni che vengono chiamati "resistenze" in psicoterapia, altro non sono che l'espressione dei processi di mantenimento della continuita` di se` che ogni individuo ha proprio come una sua struttura di mantenimento. Quindi, per esempio, converrebbe ad ogni terapista, non lavorare contro le resistenze bensi` lavorare con le stesse, capire quali sono i processi attraverso i quali il paziente mantiene nel tempo la sua identita` come individuo, come unicita`, la sua continuita` nei temi di vita, perch proprio attraverso la continuita` che si possono produrre i cambiamenti significativi. Questo e` importante perche` in un sistema autorganizzato, cambiamento e mantenimento sono due aspetti complementari. Perche` ci sia qualcosa che cambia ci deve essere qualcosa che rimane immutato, altrimenti il sistema non si accorgerebbe nemmeno del cambiamento. Quindi ogni processo di cambiamento, in un sistema complesso, e` sempre un gioco interattivo fra processi di mantenimento della continuita` e processi di innovazione. E` importante tenere d'occhio entrambi se si vuole procedere secondo la linea evolutiva del soggetto che ne ha bisogno. Quindi questo e` il tema dell'autopoiesi, il mantenimento della propria identita` e continuita` nel tempo e` l'invariante di base di un sitema organizzato da cui dipende tutta la sua continuita` storica. Un altro punto importante e` il concetto di autoreferenzialit. Noi siamo abituati a considerare il termine di autoreferenzialita` soltanto in termini umani, cioe` considerando la coscienza come autoriflessiva. In realta` l'autoreferenzialita` e` una proprieta` basica di qualsiasi sistema vivente anche di un organismo unicellulare, anche di un'ameba. E lo dicevo anche prima sul discorso del mantenimento dell'identit. Avere un sistema autoreferenziale significa che tutta l'attivit del sistema, sia all'esterno sia all'interno, sempre finalizzata al mantenimento dell'identita` di se` come sistema, questo perche` il sistema e` tutto autocentrato, anche senza che ci siano aspetti conoscitivi di un certo rilievo, come potrebbe essere un organismo unicellulare. Quindi cio` che poi vediamo nella scala evolutiva e` un progressivo accrescere di complessita` al meccanismo dell'autoreferenzialita`. Si parte dall'autoreferenzialita` che e` esclusivamante biologica, di un sistema centrato su di se` in termini di massimizzazione biologica adattativa, per passare ad una autoreferenzialita` che e` piu` di tipo cognitivo, cioe` che la conoscenza e`........ eppoi arriviamo ad una autoreferenzialita` che e` riflessiva, cioe` che anche la coscienza della coscienza di se, cioe` il pensare sul pensiero e` sempre finalizzato comunque al mantenimento del senso di se`, dell'immagine di se`, della continuita` dei propri temi di vita. Questo e` sostanzialmente l'aspetto autoreferenziale. Un altro aspetto importante e` che un sistema autorganizzato e` un sistema chiuso. Questa e` un'altra fonte di malintesi. Intendiamoci, noi diciamo che un sistema autorganizzato e` comunque un sistema aperto a livello biologico, che fa degli scambi con l'ambiente, anche se non sono scambi diretti. Se uno mangia carote mica diventa carota, trasforma le carote in quelli che sono gli elementi di sussistenza, anche in termini metabolici, adatti alle proprie strutture morfogenetiche. Ma la cosa piu` importante e` proprio la mente come sistema chiuso. Questa e` stata la fonte di grossi malintesi peche` la maggior parte della gente ha interpretato il fatto di sistema chiuso come sinonimo di cancellazione dell'alterita`, cioe` che non esistono le interazioni con gli altri. Le interazioni con gli altri sono illusorie, quindi una specie di sistema egocentrico, una specie di sistema "solipsistico", etc. Il senso di se` e` strutturalmente interattivo, non c'e` il senso di se` senza un senso dell' alterit e viceversa. E questo significa che nelle interazioni con gli altri la comunicazione non e` mai "istruttiva" cio non c' mai un passaggio diretto d'informazione da un sistema all'altro, un passaggio diretto "tout court". Non accade che se un sistema "A" passa al sistema "B" uninformazione "X", "B" la riceve passivamente come "X" esattamente nel modo con cui "A" gliel'ha mandata. All'informazione "X" che "A" gli manda "B" ci aggiunge il suo tema autoreferenziale, nel riferirsela a se` ci

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aggiunge un tratto che esula completamente da quelle che erano le intenzioni di "A". Questo significa che la comunicazione non e` istruttiva. Non e` istruttiva nel senso che non c'e` un passaggio diretto come contenitore. Non che l'informazione come ce l'ha il soggetto "A", nel momento in cui passa a "B", assume esattamente il ruolo che aveva nel soggetto "A" e il significato che poteva avere per il soggetto "A". Questa e` la fonte di maggiori malintesi ed e` la fonte di malintesi anche perche` e` l'elemento basico nel senso comune. Tutto il fatto che la comunicazione sia istruttiva e` alla base della nostra cognizione comune che se abbiamo un malinteso con una persona ci sediamo un attimo, ti spiego e la cosa e` risolta. Sono informazioni dirette che hanno risolto il problema. Non succede mai, se la comunicazione fosse istruttiva la psicoterapia sarebbe una passeggiata, basterebbe una seduta. Nell'ottica dei sistemi complessi e autorganizzati c'e` un nome specifico con cui si definisce questo aspetto delle interazioni che non sono istruttive. Le interazioni vengono descritte come "accoppiamenti strutturali", che significa che quando il sistema "A" e il sistema "B" (Giovanni e Antonio) interagiscono, piu` che esserci uno scambio di comunicazioni/istruzioni dirette c'e` una "perturbazione reciproca" di cui poi ognuno si tira fuori i significati inerenti ai suoi temi di vita, alle modalita` percettive, ai suoi momenti storici particolari. Ma questo c'e` anche nell'atto comunicativo piu` elementare, se voi state in una conferenza, c'e` un sacco di gente, ce n'e` uno vicino alla finestra e dite: "Per favore apre la finestra?", quello non e` che lo prende unicamente come comunicazione istruttiva ( e non c'e` comunicazione piu` istruttiva di questa), quello pensa : "l'ha detto a me perche` sono il piu` scemo, il piu` alto, il piu` basso, quello piu` disattento, m'ha richiamato perche` m'ero distratto, etc.", l'ha collocata, s'e` collocato lui nel ricevere l'istruzione. ( fine primo lato, seconda cassetta). Tutto questo e` vero anche a livello biologico, l'unica eccezione sembrava, sino agli anni '70 il sistema immunitario. Dove c'e` l'antigene esterno che produce l'anticorpo l c' effettivamente una trasmissione di tipo istruttivo. Questo problema lo risolse nel '71-'72 Niels Jerne, un grande immunologo di Basilea, il quale dimostro` che non c'era nessuna comunicazione istruttiva e che i ceppi di anticorpi erano geneticamente definiti e che l'antigene poteva avere unazione di stimolo solo se entrava in quel range, era come mettere una moneta nel juke-box in cui si puo` scegliere fra cento canzoni ma non si puo` scegliere nient`altro che una di quelle cento. Quindi l'antigene funziona unicamente se va a selezionare uno dei ceppi anticorpali che sono gia` presenti nel repertorio, non ci sono possibilita`di produrre quanti anticorpi uno voglia per tutti gli antigeni che possono comparire nell'organismo, quindi anche qui` la comunicazione non e` istruttiva. Nemmeno a livello biologico/immunitario. Oggi poi ci sono moltissimi studi che dimostrano proprio che il sistema nervoso e` come un sistema chiuso, da quelli che sono gli studi di Maturana sino a quelli di.... Questi sono i punti che volevo sottolineare proprio per chiarire possibili equivoci poiche` questi concetti li trovate sempre accompagnati da questi tipi di critiche. Recentemente c'e stato un articolo comparso sull'American Psychology contro il "Se` autopoietico", in quanto questo e` un "Se` Solipsistico" che escludeva gli altri, quindi secondo l'ottica delle epistemologie realistiche dire che la comunicazione non e` istruttiva e che due sistemi semplicemente si perturbano e` negare la realta`, e` avere un atteggiamento epistemologico antirealistico. Naturalmente questi aspetti sono ancora molto vivi nel dibattito epistemologico, non sono esenti da tutta la polemica che in genere c'e` sempre nei dibattiti e nei confronti fra diverse teorie. Infatti i costruttivisti e i post-empiristi chiamano arealisti o irrealisti i sostenitori dellepistemologia realista ossia coloro che tendono a vedere la realt come univoca ed esterna.

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Ora, venendo a noi, il punto piu` importante e` che se non esiste una realta` gia` data , e invece la realta` in cui viviamo e` una realta` che noi autorganizziamo, dobbiamo iniziare a porci il problema di individuare come e` fatta l'esperienza umana, di iniziare a delineare le caratteristiche che ha. Questa e`, come dicevo prima, la base irrinunciabile dell epistemologia evolutiva, cioe` noi non possiamo ignorare di partire dal fatto di considerare che qualita`, che tipo di animali siamo, che tipo di priorita` abbiamo come animali tanto da aver sviluppato un sistema conoscitivo in cui si sono centrati alcuni aspetti e alcune caratteristiche. Voglio dire perch siamo animali che hanno un bisogno di avere un senso di se`, individualizzato e distinto gli uni dagli altri, perche` abbiamo poi bisogno di mantenerlo costante nel tempo? Quali sono poi le caratteristiche che definiscono il campo emozionale in cui compare questo senso di s? Queste sono le caratteristiche tipiche dell'esperienza umana che dobbiamo inizialmente derivare come sua origine evolutiva, e poi iniziare a capire come ci siamo arrivati e conseguentemente come oggi possiamo vederla applicata o meno. Il punto di partenza, in unottica di epistemologia evolutiva, e` innanzi tutto quello di iniziare a collocarci all'interno della scala zoologica. Cominciare ad individuarci come specie e vedere le caratteristiche specifiche che come specie abbiamo rispetto ad altre specie di mammiferi.

Evoluzione e Conoscenza Noi umani apparteniamo ai primati, siamo un gruppo di scimmie particolari, non siamo exprimati, intendiamoci, siamo tutt'ora primati. Vent'anni fa si faceva ancora questa distinzione, oggi non si fa piu` noi apparteniamo ai primati. In questo gruppo sono inclusi lo scimpanz, l'orangotango, il gorilla e gli umani. Alcuni ancora cercano la distinzione e dicono "primati umani" e "primati non umani, normali". Il nostro DNA e`simile aquello di uno scimpanze`al 98,9%, praticamente e` la stessa specie. Non una specie di derivazione, e` praticamente la stessa. I primati sono un gruppo particolare di mammiferi, e questo e` un punto di partenza che e` importante individuare, hanno una novita` emergente rispetto a tutti gli altri mammiferi. I primati vivono in un mondo intersoggettivo, e` la loro modalita` basica di sopravvivenza. "Mondo intersoggetivo" vuol dire che i primati vivono, in genere, in piccoli branchi che possono variare da 30-40-50 individui ad un massimo di 300-350, come nel caso dei babbuini, ma sono piccoli branchi in cui c'e` una coordinazione comportamentale reciproca, consensuale e continuativa. Come dire e` come se voi vedeste 40 membri - il che significa 40 capacita` di percezione, etc.- che si muovono come una sola persona. Questo e` l'unico vantaggio, l'unica possibilita` evolutiva che hanno rispetto ai loro nemici storici naturali quali i predatori, ad esempio i felini. Noi oggi viviamo in un mondo completamente trasformato da noi umani. Sino a 30.000 anni fa, quando abbiamo finalmente addomesticato il fuoco, i padroni della Terra erano i felini, non eravamo noi. E per i felini noi siamo sempre stati la preda prediletta. La scimmia bipede, come diceva un paleontologo, noi siamo un bipede barcollante. Per un felino un gioco da ragazzi correre a 120 all'ora per loro e` proprio come il tiro al piccione. Noi siamo quasi statici rispetto ai felini. Ancora oggi in Africa nei posti dove gli animali sono ancora allo stato brado, i felini, quando vanno a caccia la sera, vanno a caccia tendenzialmente di primati. Poi si accontentano anche di altro ma i primati e` il loro obbiettivo preferito. Per darvi un esempio del significato di come la sopravvivenza dei primati, che sono sempre stati svantaggiati rispetto ai felini, sia stata garantita da questa intersoggettivita`, dal fatto che si muovessero in coordinazione

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consensuale, vi posso descrivere l'esperienza che io ho avuto la fortuna di avere circa 20 anni fa proprio sul campo. Sono stato circa 6 mesi in Africa a studiare i babbuini poi, purtroppo, e` finita prima di quel che volessi perch ho avuto dei problemi con la "confederation" per cui lavoravo. I babbuini dicevo sono gruppi abbastanza grossi, 800- 850 individui, e hanno una coordinazione sociale e gerarchica che e` assolutamente incredibile, si muovono all'unisono. Anche se c'e` una coordinazione gerarchica all'interno che e` rigidissima, i 150 membri sono tutti ordinatamente distinti dal numero 1 al numero 150, come gerarchia di rango. Quindi anche nella "coordinazione consensuale" si muovono sempre tutti assieme ma con un ordine gerarchico. E generalmente proprio grazie a questa struttura di ordinamento reciproco consensuale riescono in genere ad essere vincenti in questa lotta secolare con il leopardo. Come sapete generalmente i leopardi riescono sempre ad inguattarsi, e tendono a beccare i babbuini di solito durante il loro addormentamento, quando il gruppo si rilassa. Questa la situazione piu` pericolosa perche` il leopardo entra nel branco e uccide subito i piccoli tutti in un baleno. Questa e` stata la cosa che mi colpi` tantissimo ma che era di ordine comune per i primatologi in Africa. Anche quando un leopardo riesce nell'appostamento, riesce ad arrivare al luogo dove i babbuini sono accampati e` molto difficile che riesca ad entrare nel branco perche`, in genere, vanno ad affrontarli due maschi : il numero 1 e il numero 2. Questi vanno incontro a morte sicura, non c'e` verso, ed e` tutta una organizzazione coordinata. Il maschio piu` anziano lo aspetta al varco e l'altro si dispone in cima all'albero, ad una roccia, etc. Nel tempo in cui il leopardo arriva e con una zampata uccide il piu` anziano, arriva l'altro, il pi giovane, e gli salta addosso, ma ha solo un secondo di tempo per recidergli la giugulare. Questa e` una azione che si ripete una volta sola, non si puo` provare e ha una coordinazione millimetrica, basta mancare quel secondo ed e` fatta. Generalmente riesce quasi sempre. Quando l'appostamento del leopardo riesce deve sempre affrontare i primi due o tre maschi del gruppo. E, in genere, i due o tre maschi muoiono, ma il leopardo ci rimette la giugulare. Questo e` l'esempio che vi menzionavo della "coordinazione consensuale" con cui i primati si muovono, cioe` per i primati si instaura un mondo nuovo per cui la sopravvivenza non e` piu` una questione fisica, inizia ad essere una questione di "coordinazione consensuale". Un primate che non e` ben coordinato nel gruppo e` un primate morto, e` un primate che rimane marginalizzato nel gruppo e quindi e` indifeso. Non solo, ma ci sono altre faccende nei primati quale ad esempio il fatto che il feto nasce ad un livello di immaturita` molto grande. Nei primati c' questo altro aspetto molto caratteristico che gli evoluzionisti chiamano "neotenia" . Questo significa innanzi tutto che il feto nasce in condizioni di immaturita` estremamente alta. Pensate ai mammiferi, il cavallino dopo un attimo che e` nato sta` gia` in piedi, gia` si muove. E stiamo parlando di mammiferi superiori, per non parlare degli uccelli, l'anatra, dopo che e` uscita dal guscio gia` segue la madre, gia` e` munita degli strumenti fondamentali per farlo. Per i primati normali i primi mesi di vita, invece, sono di accudimento totale, non possiedono le strutture elementari. Un'altra caratteristica della "neotenia" che tutti i primati trattengono, anche nella vita adulta, caratteristiche infantili. Prima di tutte l'emotivita`. Pero` il fatto di avere un'elevato grado di immaturita` alla nascita aumenta molto il costo dell'investimento parentale; non solo l'aumenta moltissimo ma fa si` che gran parte del patrimonio di apprendimento che sara` necessario poi per partecipare alla "Coordinazione Consensuale" del gruppo dovra` essere tratto dall'apprendimento che si deriva dalle cure parentali. Cioe` il piccolo babbuino impara le tecniche di caccia, di esplorazione dal rapporto con la madre e con il padre. Se quindi ha un attaccamento deficitario questo gli produrra` una "Coordinazione Consensuale" precaria e quindi gli aumentera` il grado di vulnerabilita` e gli diminueranno le possibilita` di sopravvivenza. Quindi nel mondo intersoggettivo dei primati la sopravvivenza

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diventa sempre meno una questione di pura sopravvivenza fisica c'e` cibo, non c'e` cibo. Per avere tutte le cose necessarie alla sopravvivenza fisica e` necessario avere una buona "coordinazione consensuale", tutto un repertorio quindi di apprendimento che deriva dai rapporti interpersonali. Questa e` la grande novita` emergente dei primati. Questa novita` pero` ci spiega una serie di altre cose, ci spiega soprattutto la cosa piu` importante del mondo dei primati, quella che e` la novita` piu` importante. E` proprio nel mondo dei primati che per la prima volta nel mondo animale si vede l'emergenza del mentalismo. Questo compare in tutti i primati, anche se con proprieta` molto diverse e variamente distribuite, ma compare con due caratteristiche fondamentali che sono : la prima e` la capacita` di attribuire le intenzioni e gli stati d'animo agli altri, e la seconda e` la capacita` di fingere. Fingere vuol dire non far trasparire o dissimulare i propri stati interni agli altri. Questa connotazione e` interessante poiche` praticamente la conoscenza appare con la capacita` di fingere, come azione esistenziale. Pero` mi sembra importante notare che il "mentalismo" compare come esigenza selettiva interna in un gruppo che si regge sull'intersoggettivita`. E` chiaro che se la nostra base e` la coordinazione consensuale reciproca, se io riesco ad attribuire agli altri intenzioni e stati d'animo significa che mi coordino meglio. Se inoltre riesco anche a fingere, se riesco a dissimulare, riesco a non manifestare in maniera aperta lo stato di terrore o di panico che ho, questo migliora anche la coordinazione del gruppo. Cioe` il "mentalismo" nasce come pressione selettiva/evolutiva per un gruppo che ha nella intersoggettivita`, nella coordinazione reciproca la sua sussistenza basica, il suo modo basico di sussistere, di vivere. Si puo` andare ancora piu` in l. La capacit di attribuire le intenzioni e gli stati d'animo agli altri insieme alla capacita` di fingere hanno come grosso obiettivo la manipolazione dei rapporti con gli altri. La capacita` di manipolare, di regolare i rapporti con gli altri. Difatti c' un gruppo di etologi inglesi che si occupa anche della "Teoria della Mente" e che sono guidati da Andrew Whiten, che hanno scritto un libro, 4-5 anni fa, sull'evoluzione umana in cui chiamavano l'uomo "L'animale Machiavellico" ( questo dovrebbe essere anche il titolo), in cui si stabilisce che tutte le capacita` del mentalismo, incluso quello umano, siano praticamente sorte come necessita` di manipolare i rapporti con gli altri, all'interno di un gruppo in cui la coordinazione consensuale e` poi l'elemento basico. Questo lo dico anche per spiegare che, in termini evolutivi, appare molto chiaro come la conoscenza di cui siamo portatori non sorta perch siamo animali interessati alla verit; sorta per necessita` interne, per capacita` di regolarci e di coordinarci meglio. Ed e` sorta con intenti squisitamente strumentali, con intenti di avere un livello di controllo di regolazione nei rapporti gli uni con gli altri che fosse efficace, che fosse efficiente. Volevo, inoltre, passare brevemente in rassegna tutte le caratteristiche del "mentalismo" come appaiono in tutti i primati. Questo puo` essere molto utile anche con alcuni riferimenti letterari. Le caratteristiche "mentaliste" appaiono in tutti i primati, anche se sono presenti in maniera diversa. Hanno una grande varieta` di distribuzione. Per esempio il Macacus Rhesus e il babbuino hanno la capacita` di attribuire intenzioni agli altri, pero` non hanno minimamente la capacita` di poter manipolare il comportamento degli altri. Cioe` un macaco nel branco, un babbuino nel branco, capiscono perfettamente che un compagno sta` facendo un errore nella coordinazione in corso e puo` capire perfettamente anche lo stato d'animo che lo porta a fare quell'errore ma non puo` intervenire per modificare il comportamento o la condotta. Lo scimpanze` e` quello piu` vicino a noi, ha una capacita` di attribuire le intenzioni e gli stati d'animo, ha la capacita` di fingere a piu` livelli e ha la capacita` di riconoscersi allo specchio che e` forse l'elemento piu` alto di mentalismo che e` presente nei primati. La possiedono solo in due: lo Scimpanze` e l'Orangotango, il gorilla non la possiede. Innanzi tutto in tutti i primati

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la capacita` di riconoscersi allo specchio non e` mai spontanea, e` sempre frutto di apprendimento. L'animale deve essere esposto ad uno specchio, per mezz'ora al giorno, per 45 giorni a volte addirittura anche una settimana. Dopo di che scatta il riconoscimento e c'e`, di fronte allo specchio, tutto un comportamento autodiretto, prima si trattava di una immagine come se fosse quella di un estraneo, ora invece no. Voi pensate che negli umani il riconoscimento allo specchio avviene spontaneamente nei bambini nella seconda parte del primo anno, in concomitanza della fase che Piaget chiamava "permanenza delloggetto". Questa e` una emergenza spontanea. Tutto il potenziale "mentalistico" e` stato poi non utilizzato perche` si e` ritornati in una "nicchia" ambientale in cui non era necessario. Uno degli aspetti interessanti dell'evoluzione e` proprio questo. Tutti i Primati hanno avuto a disposizione, perche` inerente alla loro struttura intersoggettiva, la capacita` di operazioni "mentalistiche", c'e` chi l'ha sviluppata e chi non l'ha sviluppata; ci sono quelli che si sono ritirati nell'ambiente originario che non richiedeva la presenza di quelle capacita` per cui le hanno perse. Coloro che si sono invece savanizzati sono quelli che le hanno piu` sviluppate. I primati pi simili agli umani sono gli orangotango. Questi hanno le piu` grandi capacita` di riconoscimento allo specchio. Occorre loro meta` del tempo che occorre allo scimpanze` poiche` quest'ultimo ha bisogno di 7 giorni di esposizione mentre un orango in un paio ci riesce. E sono quelli che hanno anche il tipo di coscienza che, diremmo, e` piu` orientato verso l'obbiettivo, C'e` una battuta che i primatologi si raccontano che dice : "se in una gabbia di un gorilla capita un cacciavite questo lo prende se lo guarda e poi lo butta via. Se il cacciavite capita in mano ad uno scimpanze` questo lo prende ci gioca un po' poi se lo dimentica. Se invece capita in mano ad un orango nel giro di una notte smonta la gabbia". C'e` una teoria di Povinelli, che e` un allievo di Gallup, che forse attualmente e` il primatologo emergente negli Stati Uniti, che cerca di spiegare questa maggior capacita` di mentalismo dell'orango come dovuta ad una condizione particolare. Lorango ha accettato la savana, non si e' rifugiato nelle foreste come il gorilla, pero` non si e` nemmeno completamente savanizzato come lo scimpanze`. Nella savana e` rimasto sugli alberelli. Questo ha causato un grosso problema: non sono piu` gli alberi della foresta, sono piccoli alberi e lorango ha una grossa dimensione, per cui essendo una condizione di equilibrio innaturale l'orango e` stato costretto (questa e` la teoria di Povinelli) ad un monitoraggio di coscienza costante. Deve sempre soppesare il punto in cui sta`. Quindi, secondo lui, da questo monitoraggio esasperato a cui e` stato costretto per la posizione assolutamente inedita in cui si e` venuto a trovare, lorango ha sviluppato una marcata capacita` di coscienza. C'e` un'altra caratteristica importante, tra quelle che ho appena enunciato, ed e` fondamentale. Nei primati, per la prima volta nell'animale, compare in maniera netta il senso del riconoscimento specifico e differenziato, i singoli membri hanno un riconoscimento specifico e differenziato soprattutto sulla connotazione del viso. La faccia, nei primati, ha l'importanza che ha per noi umani adesso. La faccia, nei primati come nell'uomo, e` il primo elemento di riconoscimento individualizzato. La faccia e` il corrispettivo quotidiano delle impronte digitali, e` proprio il riconoscimento individualizzato dei singoli contorni del viso. Questo accade nei primati e la faccia diventa il terminale di tutte le emozioni. Oggi sappiamo che tutte le emozioni, anche le attivazioni subliminali, si accompagnano sempre alle attivazioni subliminali dei muscoli facciali. Quindi la faccia diventa il terminale e il recettore delle emozioni. E` solo nei primati che la faccia inizia ad aquistare quest'aspetto di riconoscimento reciproco e di terminale delle emozioni. I primati sono anche gli unici animali interessati alle superfici riflettenti, gli altri non sono molto interessati a questo fatto. I primati sono gli unici animali che notano le superfici riflettenti dell'acqua, dei laghi, dei ruscelli e che iniziano a giocare con i riflessi, che si intravedono, e questo e` un aspetto molto evidente di autoreferenzialita` riferito proprio a un senso di individualita`, ad un senso di se` come

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persona. Vediamo cosa accade con tutte queste caratteristiche nei primati umani. Nei primati umani c'e` soprattutto l'evoluzione del linguaggio che porta a un incremento esponenziale del "mentalismo", sino a delle consequenze che sarebbero state ampiamente imprevedibili. Intanto e` interessante conoscere la possibile origine dell'insorgenza del linguaggio. Ci sono delle ipotesi che stanno iniziando ad essere elaborate da parecchi anni. Il linguaggio umano ha avuto una storia piuttosto lunga, noi parliamo nel modo attuale da non molto tempo, sicuramente il nostro attuale linguaggio appartiene al Sapiens Sapiens. Il Sapiens Sapiens appare per la prima volta sulla Terra fra i 40 e i 50.000 anni fa. Gia` il Neanderthal, per cui c'e` quasi un accordo unanime fra i paleontologi, parla in modo molto diverso da noi, per lo meno non conosceva tutte le vocali. Probabilmente il Neanderthal e` il primo che parla, nel senso del linguaggio propriamente detto. Sino al Neanderthal abbiamo solo vocalizzazioni, anche vocalizzazioni complesse, strutturate, ma vocalizzazioni come c'e` in tutto il mondo delle scimmie e dei primati. Se voi andate in una colonia di primati, siete assordati, avete proprio l'esperienza diretta che queste sono comunicazioni costanti, che le vocalizzazioni non sono casuali. Sicuramente la vocalizzazione inizia a diventare un elemento centrale nell'Erectus, vi faccio presente che l'Erectus e` l'ultimo gradino poi compare il Neanderthal. Prima ci sono stati gli Ominidi che include tutto il gruppo degli Australopitechi, che rappresenta uno degli aspetti dell'evoluzione umana piu` lunghi poiche` occorrono un paio di milioni di anni per arrivare a loro e ci sono diversi tipi di Australopitechi. Lucy, la famosa Lucy e` un Australopiteco. Hanno gia` la posizione eretta pero`non hanno nessuna forma di linguaggio, nel senso di linguaggio differenziato. Possiedono l'uso degli strumenti, ma hanno poca possibilita` di costruirli, l'unico strumento che hanno gli Astralopitechi e` il "chop", un sasso spaccato in due, e` il massimo della tecnica. Ci sono varie generazioni e specie di Australopitechi di cui Lucy, e` una delle prime. Poi si arriva all' Homo Abilis" in cui la capacita` encefalica si aggira intorno ai 600cc, in cui c'e` sempre l'uso di strumenti e poca attivita` di lavorazione della selce. Infine arriviamo all' Erectus" il quale e` una specie molto stabile. Noi la consideriamo, ovviamente, solo un passaggio, una tappa per giungere a noi, al nostro antropocentismo da Sapiens. L' Erectus in realta` dura due milioni di anni. E questo lasso di tempo e` una bella fetta anche in termini di equilibrio. Noi per adesso viviamo da 40.000 anni. Due milioni di anni vuol dire che l'individuo e` ben adattato, cioe` aveva un adattamento ottimo, perche` in termini evolutivi l'eta` media di una specie e` fra i 3 e 4 milioni di anni. Quindi 2 milioni di anni e` una buona cifra. Non e` un semplice anello di passaggio. Con l'Erectus appare una cosa abbastanza nuova, appare l'aumento del numero di individui, i branchi diventano molto piu` grossi e sicuramente il branco piu` grosso e` piu` vantaggioso, e` molto meglio in termini di organizzazione del lavoro. L'Erectus e` un cacciatore/raccoglitore e un branco di 200 membri e` chiaro che e` molto piu` efficiente di un branco di 50, si difende meglio, e` molto piu` in grado di sfruttare le risorse alimentari del posto, di dividersi il lavoro. Il branco di 200 elementi ha un problema per, occorre molto piu` tempo ed energia per regolare i conflitti interni. Perche` la "coordinazione consensuale reciproca" non e` solo rose e fiori,. Questi individui vivono anche in collocazione gerarchica e la gerarchia non e` mai data una volta per tutte. La gerarchia e` dinamica in cui ci sono sempre dei cambiamenti interni per cui piu` il branco aumenta di numero piu` una grossa quota di tempo va spesa nella regolazione delle dinamiche interne, delle dinamiche di aggressivita` interna. Questo e` un tema che riguarda tutti i primati che infatti passano gran parte del tempo insieme nel cosiddetto "grooming", nello spidocchiarsi che e` l'attivita` di "acquietamento". Anche noi lo abbiamo fatto per milioni di anni. Probabilmente la prima origine del linguaggio si verifica nell'Erectus proprio per questo motivo.

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Si sono fatti molti esperimenti, incluse le simulazioni al computer. Un gruppo di 250 membri, per esempio, che dovesse affidare la regolazione interna unicamente al "grooming" passerebbe tutto il tempo a spidocchiarsi. Non avrebbe neanche il tempo per cercare il cibo. Duecento membri sono tanti, significa che delle 14 ore diurne utilizzabili, le restanti rimangono per dormire, se ne dovrebbero passare 8 nel "grooming" e 4 a cercare il cibo. Ed e` per questo che nasce una vocalizzazzione orientata, quello che molti autori chiamano il vocal grooming, cioe` il fatto che delle vocalizzazioni in maniera ritmica avessero una maggiore funzione di tipo acquietante che non quella tattile. Quindi molto piu` efficace nel tenere piu` o meno stabile l'oscillazione interna del gruppo senza doverci investire un tempo che sarebbe stato disadattativo per la sopravvivenza. Probabilmente questa e` una delle possibili origini evolutive di una vocalizzazione orientata al mantenimento dell'equilibrio interno. Ed e` interessante notare che da questa prospettiva e` possibile vedere in termini evolutivi il primo apparire della correlazione fra vocalizzazione e regolazione emotiva che poi e` il principio della psicoterapia. La correlazione fra linguaggio e regolazione emotiva. Comunque per quanto riguarda il linguaggio, qualunque sia stata la sua origine storica, tanto non lo sapremo mai per certo, l'unica cosa che potremmo sapere con certezza e` chi parlava e chi non parlava. Quando la glottide inizia ad assumere capacita` fonatorie produce modifiche importanti al livello dell'attaccatura della base del cranio, all'altezza del foro occipitale. Questo e` l'unico fatto certo che abbiamo: sappiamo che l'Erectus non parlava poiche` non aveva le modificazione alla base del cranio che invece iniziano ad apparire con il Neanderthal, poi tutti i Sapiens e il Sapien Sapiens. Ma per quanto riguarda l'origine vera cio` che ho detto e` solo un ipotesi, si possono fare solo ipotesi poiche` per tutto il resto i fossili non bastano a provare nulla. Comunque sia il linguaggio umano si differenzia come fatto particolarmente unico dalle vocalizzazioni animali, dalle vocalizzazioni degli altri primati. Il linguaggio umano ha delle caratteristiche simili alla vocalizzazione degli animali. I linguisti attuali distinguono due aspetti del linguaggio umano, il primo, che abbiamo in comune con gli altri animali, e` quello che loro chiamano il linguaggio "fattuale", che e` caratterizzato dall'espressione verbale di meraviglia che accompagna, per l'individuo, un imprevisto. Di per se` il linguaggio "fattuale" non da` molte informazioni, semplicemente specifica dettagli aggiuntivi di un evento ma e` collegato, e` contingente, e` connesso all'evento stesso. Questo e` cio` che tutti gli animali hanno, la fonazione animale e` sempre cio` che posiamo chiamare un linguaggio fattuale, e` sempre parte integrante degli eventi. La caratteristica che invece e` tipicamente umana e` quella che si chiama il linguaggio "tematico", cio avere la capacita` di strutturare l'esperienza gia` fatta in una sequenza che ha sempre un inizio, uno svolgimento e una fine. Questa e` una prima caratteristica, la seconda e` ancora piu` importante e consiste nel fatto che la sequenza e` di ordine particolare: e` una sequenza in cui tutti i dati dell'esperienza vissuta o vicaria, vista in altri, sono concettualizzati (questa e` l'operazione basica del linguaggio). L'informazione e` separata dall'immediatezza dell'esperienza: l'immediatezza diventa informazione. Cioe` nella sequenza "X" in cui io descrivo ad un amico uno stato di paura, la paura e` spoglia dell'immediatezza con cui io l'ho vissuta e ha un contenuto prevalentemente informativo. L'aspetto concettuale, "informativo" e` completamente staccato dall'aspetto di "immediatezza" , di legame con il contesto, anzi la stessa affettivita` diventa informazione. Questa e` la proprieta` maggiore del linguaggio perche` permette di staccare le sequenze di eventi dalle esperienze concrete che li hanno prodotti. Infatti le sequenze una volta cosi` strutturate hanno una loro stabilita` in se`, sono unicamente informative, non sono legate piu` agli avvenimenti contingenti, possono essere trasformate in leggi, in principi, in istruzioni ma cio` che conta e` la ripercussione sulla coscienza. Il linguaggio inizia una trasformazione dell'esperienza vissuta che inizia ad essere trasformata in sequenze di eventi, in gruppi di sequenze di eventi. Questi

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eventi sequenzializzati disposti in gruppi iniziano a configurare una sorta di orizzonte di aspettative stabile, diventano altrettanti punti di riferimento. Il linguaggio "tematico" produce anche una "coscienza tematica" provvista di un orizzonte di sequenze di eventi stabili e come conseguenza anche un senso di se` molto piu` stabile e persistente nel tempo, cioe` un senso di se` che ha una sua continuita` indipendentemente dall'accadere momento per momento. Tutto ci permette di afferrare meglio il concetto di Maturana per cui "tutto accade nel linguaggio", nel senso che la coscienza di cui noi siamo portatori oggi, che e` l'elemento centrale della nostra esperienza di noi e del mondo, non ci sarebbe senza il linguaggio. Non ci sarebbe una coscienza in cui noi manteniamo un senso di stabilita` e di continuit in grado di andare oltre laccadere momento per momento. Tutto ci non ci sarebbe senza il linguaggio quindi si pu dire che tutto accade nel linguaggio. Questa struttura della coscienza, della riflessivita` e della consapevolezza non sarebbero mai state possibili senza il linguaggio "tematico". Un ulteriore aspetto emergente della differenza sostanziale fra gli esseri umani e gli altri animali prodotto dal linguaggio "tematico" l "orizzonte di aspettative". Gli addetti ai lavori lo chiamano "orizzonte di aspettative" perch il fatto di avere una stabilita` di riferimenti di sequenze di eventi passati e` un modo di attendere il futuro, un modo di "aspettarci gli eventi futuri", un modo di dare ordine a quello che potrebbe essere il fluire regolare degli eventi. L'esigenza umana del linguaggio anche legata al fatto che esso ci d la strutturazione del tempo. Noi umani abbiamo questo aspetto costante di percepire sempre la realta` in termini narrativi, siamo sempre all'interno di un presente che viene da un passato e va` verso un futuro. Anche il mettere un evento in sequenza che abbia un inizio, uno svolgimento e una fine avviene sempre allinterno di una segmentazione temporanea. In questo senso le correlazioni temporali sono un modo fondamentale di essere degli umani attraverso il linguaggio e in virt di ci il passato e il futuro sono sempre collegati al presente. Il discorso e` immediato, non esiste di per se` un passato, il passato e` un modo di sentirsi nel presente, e` un modo con cui gli eventi passati ci fanno sentire nel presente e a sua volta il futuro e` un modo con cui nel presente ci proiettiamo in avanti. Questo rappresenta un "legame", un orizzonte di sequenze di eventi che diventa allo stesso tempo un orizzonte di aspettative. Questo orizzonte di aspettative, questa sequenza di eventi, come dicevo, e` un ordine concettualizzato, e` un ordine informatico in cui anche l'affettivita` e` informatizzata, ed e` un ordine stabile. Quindi negli umani, per la prima volta, l'esperienza inizia a svolgersi e a fluire simultaneamente su due livelli. C'e` un primo livello che e` quello che abbiamo in comune con tutti gli animali del pianeta e che e` il livello dell'esperienza immediata. Poi c'e` il livello simultaneo dell'ordinamento che questa esperienza immediata ha, attraverso le strutture sequenziali che il linguaggio offre. Questa esperienza inizia rapidissimamente, non pensate al linguaggio in termini di abilita` della "parola", cioe` in termini di "eloquio". Un bambino inizia a sequenzializzare gia` dal primo anno di vita. Si tratta di una struttura che fa parte della capacit di rappresentazione del sistema umano. Gli altri animali, le scimmie antropomorfe e i primati non umani, oggi lo sappiamo per certo, non hanno la capacita` di avere "memorie episodiche", cioe` di avere degli eventi di memoria che si stagliano in maniera netta. La conseguenza di ci che non hanno un senso del tempo, nel senso di distanziamento dal presente per classificare gli eventi con conseguente difficolt ad avere un accesso all esperienza immediata. I bambini hanno la "memoria episodica sin dal primo anno di vita, anche se poi saranno in grado di utilizzare solo la "memoria episodica" che parte dai due anni e mezzo, tre. La capacit di avere la "memoria episodica" rintracciabile sin dalla fine del primo anno, quindi significa che la sequenzalizzazione di eventi e` immediata, praticamente quasi in concomitanza con i primi mesi di vita. Quindi la differenza tra animali e umani e` che l'esperienza inizia ad assumere un aspetto di doppio livello, c'e` sempre un elemento legato al fluire dellesperienza immediata che,

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successivamente, assume un ordinamento in classe di sequenze di eventi. Questo e` l'aspetto fondamentale su cui si fonda in gran parte tutto il modello dei psicoterapia che svilupperemo nei prossimi mesi. E un fatto che ognuno di noi ha unesperienza immediata di se` che fluisce senza nessuna intenzionalita`, a prescindere da noi, quando dormiamo, nei sogni, etc., e comunque che non dipende da noi, che vogliamo o non vogliamo. La prima cosa che ho quando mi sveglio e mi alzo la mattina l'esperienza umiliante di essere Vittorio Guidano. Anche se non volessi averla, e vi assicuro che a volte non vorrei averla, ho comunque un immagine cosciente di me, in cui mi spiego chi sono, mi organizzo i miei temi di vita, etc. (fine seconda cassetta). Il senso di se`, che e` un immagine di se`, fa s che la capacita` di fingere si articoli ancora di piu`, fa s che si possa fingere anche all'interno, non solo all'esterno. Gli scimpanze` quello che possono fare e` fingere gli stati interni all'esterno, cioe` non far trasparire all'esterno cio` che si prova, ecco noi possiamo farlo anche all'interno. Noi abbiamo una capacita` che gli altri animali non hanno, la possibilita` di autoinganno, noi possiamo non essere coscienti di cio`che di fatto stiamo provando. Questo perche` l'essere coscienti di quello che stiamo provando produrrebbe dei cambiamenti troppo radicali all'immagine cosciente di noi che invece ci portiamo avanti. E` un versante di possibilita` enorme che si apre e su cui si fondano le stesse possibilita` di psicopatologia. Voi capite che quando ci sono elementi di esperienza immediata, che sono centrali per la coerenza dell'individuo ma che egli non puo` riconoscere perche`ci produrrebbe un effetto destabilizzante sull'immagine cosciente di se`, si arriva quasi ad una sorta di discrepanza, di separazione fra il modo con cui una persona si sente e il modo con cui una persona si vede, tanto che si arriva al punto che il modo con cui una persona si vede non gli spiega in alcun modo come si sente e cio` che si sente e` completamente estraneo, come se gli venisse da fuori. E` grazie a questa intercapedine che esiste anche le possibilita` di una psicoterapia. Se non ci fosse l'autoinganno, se non ci fosse il fatto che il livello di immediatezza pu non essere corrispondente al livello di rappresentazione non si saprebbe quale sarebbe lo spazio di intervento psicoterapeutico. Avremo modo, in piu` di una occasione, di arrivare a parlare di questi due aspetti che, come immaginate, saranno l'elemento fondamentale del corso. Il fatto di differenziare cio` che uno sente da cio` che una pensa, sara` uno degli elementi centrali del modo di costruire e di fare la terapia.

ME & I Quello su cui volevo soffermarmi un attimo, su cui poi torneremo anche dopo, e` questo doppio livello che potremmo chiamare il livello di esperienza e il livello di spiegazione, che gli anglosassoni definiscono sempre al participio per enfatizzare i termini di un processo come experiencing and explaining Lo voglio sottolineare perche` questo puo` essere o diventare fonte di malintesi. Possiamo rappresentare i due livelli nel modo per cui il livello di esperienza immediata euna specie di freccia unidirezionale che cresce continuamente e il livello di spiegazione invece come un ordinare continuamente il livello soprastante. Questo fatto ha aspetti caratteristici: il primo e` che l'esperienza immediata e` sempre un passo avanti a come io me la spiego, a come io me la sto spiegando adesso. Come diceva sul linguaggio James: l' "I" e il "Me": l' "I" era l'esperienza immediata e il "Me" era la spiegazione. L'"I" di un determinato momento sara` presente nel "Me" del momento successivo. Non e` un gioco di

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parole, e` molto di piu`, noi, in ogni momento, percepiamo molto di piu` di quanto non siamo coscienti di percepire, sentiamo anche molto di piu` di quanto non pensiamo di sentire. E soprattutto comprendiamo, capiamo di piu` di quanto in effetti noi pensiamo di capire in ogni specifico momento dato. Cioe` l'aspetto di spiegazione e` sempre puntiforme, e` sempre come dirigere un fascio di luce puntiforme sugli aspetti dell'esperienza che pero` e` molto piu` vasta. E` un fatto, credo, anche abbastanza logico, l'esperienza immediata e` molto piu` "vecchia" filogeneticamente, appartiene a tutto il mondo animale, quindi, probabilmente` e` sicuramente molto meglio adattata, e` piu` automatizzata. Rispetto al livello sovrastante che e` un livello evolutivamente piu` recente anche se per svilupparsi ha avuto la necessita` che ci fosse il livello sottostante, il livello cioe`dell esperienza immediata. Quindi e` un processo prevalentemente settoriale, circostanziale che opera sui dettagli messi a punto dall'esperienza immediata. Oggi abbiamo tutta un'altra versione di cio` che una volta si chiamava "conoscenza tacita" e "conoscenza esplicita". Sicuramente la seconda, che e` la conoscenza verbale, logica, concettuale, tutta quella che appartiene al livello di spiegazione, e` quella a cui noi facciamo piu` affidamento, e` una conoscenza forse piu` efficace. Pero` certamente non potrebbe operare senza il continuo punto di riferimento, costantemente fornito dalla conoscenza tacita di tipo procedurale. Questa e` una conoscenza di cui e` difficile rendersi conto ma che permea tutti gli aspetti della vita, la percezione, l'immaginazione, etc., ma li permea anche in situazioni molto complesse. Quando noi parliamo di "conoscenza tacita" legata alla percezione, all'immaginazione che appaiono proprio come processi automatici come il riconoscimento di una faccia familiare nella folla, e che sono automatizzate alla stregua di archi riflessi, vi assicuro che e` difficile rendersene conto. Gli aspetti di "conoscenza procedurale" sono molto piu` diffusi e coinvolgono una maggiore complessita` rispetto agli automatismi. Per esempio tutta la conoscenza che riguarda le "abilita`", gli "skills", che vanno dal saper sciare, al saper fare un attivita` fisica, ma anche l'abilit nel fare questo lavoro. La maggior parte di questa conoscenza e quella "tacita" che e` difficilmente formulabile. Se voi provate a farvi spiegare dallo sciatore come si deve sciare, non lo puo` spiegare, non puo` spiegare come si tiene in equilibrio, non e` possibile, lui lo fa senza sapere come lo fa, lo fa in maniera sempre precisa. Ha una precisione nel mantenere il suo baricentro che non sbaglia mai, ma non lo saprebbe ridire, sa come si fa e potrebbe magari cercare di farvelo fare ma enunciare tutti i principi esplicativi sarebbe una cosa difficilissima, e non ci riuscirebbe. Questa e` legata alle conoscenze di abilita`, che richiedono una "performance". Il pi delle volte i principi esplicativi che enunciamo non hanno niente a che fare con la performance, non sapremmo come poterli tradurre in termini concettuali nonostante una piccola parte della "conoscenza tacita" sia traducibile in parole, in concetti. Questo e` un punto fondamentale e qui di nuovo faccio una parentesi epistemologica. E` il famoso punto su cui e` sorta tutta l'Ermeneutica a partire da Heiddeger, il quale ha posto un punto basico: la differenza tra "ontologico" e "ontico". L'ontico rappresenta gli oggetti del mondo, mentre l'ontologico e` il senso di esperienza immediata, come diremmo noi, che non e` traducibile in parole, non e` traducibile alla stessa stregua con cui descrivo le "sedie" e i "tavoli" di questa stanza. Anche quando proviamo a farlo applichiamo all'interno le categorie di "tavoli", "sedie", "muri", etc., e cos facendo trasformiamo l'ontologico in ontico come dice Heiddeger. Cioe` lo devitalizziamo. Possiamo rivolgerci solo a quegli aspetti ontologici che sono esprimibili, molti altri, che sono tipicamente di conoscenza procedurale, non avranno mai una possibile espressione. Il fatto e` che e ` molto difficile accorgersene; anche gli addetti ai lavori hanno difficolta a riconoscerla. Vorrei dare un esempio di questo aspetto raccontando un aneddoto personale, che mi riguarda

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e che e` proprio un esempio tipico di conoscenza procedurale tacita; io mi ritengo un addetto ai lavori, se non altro sono 25 anni che mi occupo di queste cose e ci ho messo un anno e mezzo per capirlo, dopo che lo avevo fatto. L'esempio l'ho capito con una collega, dopo un anno e mezzo che era accaduto, una volta, parlandone con lei, di colpo e` stato chiaro. Mi riferisco a quando abbiamo traslocato per venire qua. All'epoca stavamo a Via degli Scipioni, che e` situata a 50 metri da qui, e abbiamo traslocato nel '95. Fu molto traumatico, la sede era piu` bella ed e`stato trumatico perche` quella e`stata una sede storica, era da 20 anni che lavoravamo li`, eravamo molto attaccati, ci conoscevano tutti a Via degli Scipioni, potete immaginare! Io ho capito, dopo circa 2 anni, nel '97, quello che avevo fatto durante il trasloco. Avevo fatto una cosa incredibile. Noi avevamo traslocato qui a Maggio, avevo preso questo appartamento a Dicembre del '94, e a me avevano dato le chiavi a Dicembre del '94, dicendo : "Vai a vedere, scegliti la stanza, decidi anche i lavori che vuoi fare, che parquet ci vuoi mettere. Io sono riuscito, da Dicembre a Maggio, a non venirci mai, mai, mai una volta. E` un fatto fondamentale perche` io sono sempe stato a Via degli Scipioni senza avere mai l'immagine alternativa del posto in cui sarei andato, quindi, di fatto, non ho mai vissuto l'addio a Via degli Scipioni perche` qui, Via Marcantonio Colonna, era unimmagine fantastica, io neanche la vedevo, non riuscivo a visualizzarla. E a Via degli Scipioni sono stato il primo ad uscire e non l'ho mai vista vuota, non ci sono piu` tornato! Il tutto io non me lo sono mai spiegato, io ho passato 6 mesi avendo le chiavi in tasca e pensando: " Bhe` uno di questi giorni quando ho un buco di un'ora vado a vedere la mia stanza." . La stanza l'avevo gia` scelta ma sulla piantina. Mi dicevo: " Ma che mi frega, ci vengo domenica, ecco, si, domenica, e` meglio domenica, altrimenti in un'ora, vado li`, poi scappo....., e` meglio domenica.....", a volte la domenica venivo anche sotto il palazzo, ma mi dicevo: "..... non ho neanche il metro, se avessi il metro potrei misurare le pareti". Dovevo andare a vedere la stanza e basta! Quindi rimandavo alla domenica successiva e in tal modo sono riuscito a non venirci mai. Poi il trasloco, per una combinazione di cose tutte di contemporaneita`, apparentemente causali, quel giorno sono venuti a casa l'idraulico, l'elettricista, tutti dovevano farmi dei lavori in casa, io non so` come mai avevo dato appuntamento a tutti il giorno del trasloco e abbiamo fatto tutto in 2 ore, le lampade, etc. I miei colleghi mi dicevano : "...che tristezza vedere Via degli Scipioni vuota...!", io sono riuscito a non vederla mai vuota, me la ricordo sempre bella e piena. Io ho avuto un modo di minimizzare il distacco incredibile, ma se l'avessi fatto pensandoci non mi sarebbe mai riuscito. Il bello e` che l'ho vissuto pure male, questa e` la cosa drammatica, in quei 6 mesi in cui non sono mai riuscito a venire qua mi sono trattato malissimo : " ... ma sei proprio irresponsabile, hai dato l'avallo di mettere il parquet di questo colore e non l'hai nemmeno visto, non te ne frega niente, non hai rispetto per i colleghi, sei un mostro....". Alla fine ho capito, dopo 2 anni e mezzo, la saggezza di questa cosa qua. Avevo ridotto il dispendio energetico, in termini di distacco, al minimo indispensabile, proprio a quello che sarebbe accaduto in quelle 24 ore, quel giorno. Questi sono atteggiamenti abbastanza complessi che richiedono un tempo lunghissimo per riconoscerli. Io questa cosa l'ho vissuta come un neo, poi mentivo con i colleghi che mi chiedevano : " ....ma l'hai visto l'appartamento?" e io dicevo : "certo, come no, e` bello", "dici? A me sembra troppo scuro", " mah, non saprei dire, sai io l'ho visto che era buio, non c'ho fatto caso!". Io mentivo a tutto spiano e poi mi dicevo:.. sei proprio un verme, sono tutti entusiasti, tu te ne freghi di tutto, calpesti tutto, racconti balle, te ne freghi". Poi ho capito, dopo un anno e mezzo che avevo reagito nella maniera piu` saggia, infatti in seguito sono stato meglio di tutti, gli altri piangevano, i colleghi che mi dicevano cose incredibili, che io non ho mai provato. Per esempio una collega mi diceva che ogni volta che lei si sedeva a cena pensava che non sarebbe mai piu` andata a lavorare a Via degli Scipioni e quasi non si gustava piu` la cena, etc. Quindi

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sono molto piu` che semplici comportamenti automatici ed elementari, questa e` stata proprio la gestione di un processo di distacco che ha preso molto tempo, indubbiamente, e` stata una cosa che si e` svolta in un arco di tempo di 6-7 mesi non in un giorno. Sar passato qui sotto di domenica perlomeno una volta al mese e non ci sono mai entrato, una volta era il metro, un'altra volta non avevo preso le misure a casa, un'altra volta non sapevo che libreria mi ci dovevo mettere, quindi che ci venivo a fare, etc. Quindi sono cose abbastanza strutturate.

INTERVENTI/DOMANDE GUIDANO ora risponde ad alcune domande riferite alla differenza tra il "Me" e l' "I". Il "Me" e` il senso di noi che poi, come chiarisce George Herbert Mead, l'immagine di noi che acquisiamo soprattutto attraverso gli altri per vederci anche dall'esterno, dal punto di vista con cui ci vedrebbero anche gli altri da fuori. Questo fa proprio parte della capacita` dei primati di attribuire intenzioni agli altri. Se io attribuisco l'intenzione agli altri, posso attribuire all'altro anche l'intenzione di come questo mi vede, posso vedermi dal punto di vista di come questo mi vede. GUIDANO risponde ad un'altra domanda sempre sullo stesso tema. I primatologi sostengono che la cosa e` simultanea, ossia che la capacita` di attribuire l'intenzione ad altri coincide anche con la capacita` di vedersi dal punto di vista degli altri. Altri sostengono invece che la cosa possa essere bifasica, cioe` che prima sorge la capacita` di cogliere il punto di vista degli altri e successivamente questa viene utilizzata anche per vedersi dal punto di vista esterno. Io sono del parere che sia simultanea. GUIDANO risponde ad una terza domanda, di nuovo sui Primati e la loro capacita` di riconoscimento di se`. I primati hanno senza dubbio la capacita` di vedersi dal punto di vista degli altri, per le possibilita` di fingere che hanno. Voglio dire che hanno delle capacita` di finzione grosse, la capacit di realizzare inganni raffinati, quando lo scimpanze` capo si nasconde alla vista di una persona. Ecco questa capacita` e` molto sofisticata in quanto si evidenziano i punti, anche dal punto di vista percettivo, di come sa occultarsi, come nascondersi. GUIDANO risponde: Facciamo un esempio molto semplice: prendi in considerazione te stessa, l'infanzia, la fanciullezza, l'adolescenza, sicuramente l'interazione con tuo padre e con tua madre era continua pero` non possiamo dire che tu hai preso alla lettera l'informazione che tua madre ti ha dato, l'hai presa ma poi ci hai aggiunto tutto un tema tuo di significati, di derivazioni di vita, di temi tuoi portati avanti: questo vuol dire che linformazione genitoriale non e` istruttiva. D. : Quindi la coscienza tematica e la costanza nel tempo della sequenzialita` degli eventi e` mia, cioe` e` soggettiva. GUIDANO risponde : .....ma proprio anche dal punto di vista della stabilita`. E questo, guarda, e` un fatto che in terapia si vede a occhio nudo, non dico in uno psicotico che ha problemi di sequenzalizzazione netta, che non ha una sequenza cronologica, che non ha una sequenza causale, ma dico anche, senza arrivare ad uno psicotico, se tu vedi una che ha un disturbo alimentare (alcune pazienti con disturbo alimentare sono proprio, come le definiamo

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in gergo, "gassificate", sono "gassose"), le loro cose per loro e` come se accadessero attimo per attimo, non hanno proprio capacita` ad avere una sequenzalizzazione. In queste lo vedi ad occhio nudo, nelle sedute, le porti ad avere una sequenzalizzazione stabile degli eventi, a ricostruire...e lo vedi come conseguenza che sono piu` stabili. Prima, quando hanno questo aspetto di sequenzalizzazione instabile, atonica, polverizzata, hanno un'emozionalita` che cambia continuamente, le vedi che prima ridono, poi piangono, poi si ricompongono, poi si distraggono, etc,. appena poi iniziano ad essere un po` piu` sequenzalizzate le vedi che anche lo stato d'animo diventa molto piu` stabilizzato. Non hanno piu` queste oscillazioni continue, questi cambiamenti repentini in cui ti passano dal riso al pianto. E una delle proprieta` basiche del linguaggio il fatto che la sequenzalizzazione si accompagna anche ad una stabilita` della coscienza, ad una stabilita` della percezione del mondo. D. : A proposito della rassegna storica che hai fatto all'inizio, proprio per ignoranza mia, volevo sapere come si collocava la Terapia Razionale Emotiva, cioe` la RET, poiche` non ho ben afferrato la differenza..... GUIDANO : Guarda in senso storico, la Terapia Razionale Emotiva e` la prima terapia cognitiva razionalista, la prima in assoluto. Precede di molto tempo Beck, c'e` un libro che e` del '59-'60, di Heysek, in cui per la prima volta compare un capitolo RET ed e` la prima terapia cognitiva in assoluto. Se tu vedi il primo libro di Ellis "Reason and Emotion in Psychotherapy" e` un elenco di tutti i "belief" razionali che tu dovevi individuare e smontare, c'e` anche la tecnica per smontarli. Li` addirittura vedi l'arte retorica, sofistica della terapia. In America ci sono pazienti che sono veramente pazienti, che hanno tanta pazienza. Da noi non potrebbe accadere. Uno degli aspetti tipici che potete trovare proprio nel libro di Ellis e` legato al primo contatto con il paziente. Evalido soprattutto con i fobici, con gli attacchi di panico, con fobie di malattie, che arrivano con la paura della morte imminente. Tipico argomento alla Ellis e` il seguente : "...il fatto che lei pensi di morire, mi consenta di dirglielo, da un punto di vista empirico-logico e` assolutamente irrazionale, lei puo` dire che fino ad oggi si muore ma non sappiamo se si continuera` a morire anche domani, non sappiamo a cosa andiamo incontro....", devi essere proprio paziente....Io la prima volta che ho letto questa fatto qui su come si comincia a invalidare un "belief irrazionale sulla morte sono rimasto allibito. Questo e` proprio un aspetto da sofista, cioe` il fatto che il paziente possa dire che si muore non e` vero, non ha le prove per dirlo. Le uniche prove che uno ha e` che sino ad oggi e` successo. E` una generalizzazione indebita, le sedute sulla persuasione sono sempre cosi` e ai tempi in cui iniziammo questa lotta contro i nostri cugini razionalisti usammo tutti i modi con argomenti scientifici e para-scientifici. Ricordo che io sono stato uno degli iniziatori di questo. Avevamo messo in giro, io e Mike Mahoney, una barzelletta micidiale che raccontavamo ai congressi e che era proprio la presa in giro di Beck e di Ellis, senza fare i nomi. C'e` un paziente, che va dal terapista a New York (Ellis sta a New York) entra, si siede e il terapista chiede : "Qual'e` il suo problema? Il mio problema, dottore e` che io penso di essere un topo e lo so che e` una cosa assurda ma io penso proprio di essere un topo". "Eeh, ma e` una cosa completamente irrazionale questa, ma scusi lei sta` parlando, e che i topi parlano? No, i topi fanno squik, squik, ma non parlano. Guardi molto facile, quando a lei viene in mente questa convinzione irrazionale di essere un topo parli ad alta voce, senta la propria voce e si dica: vedi, io parlo, parlo quindi sono un essere umano, i topi non parlano, io parlo come un essere umano. Se sta in mezzo alla folla e non puo` farlo ad alta voce si urli, si urli in testa (urlando), io parlo, etc, e si convincera` in un attimo di essere un essere umano e quindi cessera` di credere a questa cosa." Continuano a parlare, per far passare l'ora, fanno un po` di "role plaing", l'ora e` passata. Ellis ripete al paziente cosa fare: "Allora, quando lei ha questo

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dubbio, se puo` parla, se non puo` si urli in testa, si dica ..io parlo, sono umano, quindi non sono un topo". E il paziente: "grazie dottore, ecco 100 dollari", va verso l'uscita, si volta e dice: "dottore, solo un ultimo dubbio. Io ho capito tutto, quando mi viene questo pensiero devo dire sono umano, parlo, etc., il dubbio che io ho : ma i gatti lo sanno che sono umano?".

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