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Il medioevo latino 

I primi testi letterari in volgare compaiono in Italia nei decenni del Duecento: a questa data si fa risalire l’inizio  
della letteratura italiana. Ma alle spalle della nascente produzione in lingua volgare vi era innanzitutto la tradizione 
della cultura classica antica: l’eredità classica faceva parte integrale del bagaglio culturale di chi componeva testi  
letterari. Infine, alle spalle della nascente letteratura italiana vi era la più recente tradizione delle letterature che si 
erano sviluppate sul suolo francese e che già avevano consacrato l’uso letterario dei linguaggi volgari : il provenzale ( o 
lingua d’oc ) al Sud, il francese antico ( o lingua d’oïl ) al Nord.  
 
➭ è quindi necessario esaminare gli antecedenti, la cultura latina e le letterature in lingua d’oc e d’oïl per capira la 
mentalità che è alla base dei testi in volgare in italiano.  
 
* l’evoluzione delle strutture politiche, economiche e sociali 
Nel 476 d.C. viene fissato l’inizio dell’alto medioevo che si estende fino al X secolo. I primi secoli dell’alto medioevo 
sono caratterizzati da un panorama politico e culturale estremamente frammentato, nel quale l’unico fattore unificante 
è costituito dalla chiesa, che svolge un ruolo politico e culturale decisivo.  
 
La ricostruzione di un organismo unitario si ha con la creazione del Sacro romano Impero di Carlo Magno. 
 
La società medievale è fortemente gerarchizzata e statica: la struttura sociale rispetti la trinità: prima ci sono i sacerdoti 
( oratores ) poi i guerrieri ( bellatores ) e infine i contadini ( laboratores ). 
 
I secoli successivi alla disgregazione dell’impero romano vedono un progressivo aggravarsi della crisi economica.  
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le precarie condizioni di vita e le epidemie determinano un vistoso calo demografico. Il regresso delle attività di 
scambio provoca inoltre la decadenza delle città e i centri della vita associata si spostano nelle campagna: sono i castelli 
dei signori feudali, le abbazie e i monasteri.  
 
➭ la situazione comincia a mutare dopo il mille: si ha un netto incremento demografico, si estendono coltivazioni, si 
perfezionano tecnologie e metodi agricoli, si riattivano gli scambi, le città si ripopolano e si allargano.  
 
* Mentalità. istituzioni culturali, intellettuali e pubblico  
L’immobilismo sociale che caratterizza l’alto medioevo trova un corrispettivo nella visione della realtà intera. Tale  
visione è influenzata dalla religiosità cristiana.  ↕
la verità è consegnata alla rivelazione delle sacre scritture e all’autorità 
dei grandi pensatori, dei teologi cristiani come dei filosofi.  
 
In conseguenza di questa concezione, non vi è neppure la curiosità di esplorare l’ignoto, di conoscere ciò che è al di là 
del già conosciuto. Chi spinge il suo sguardo oltre quei limiti è colpevole di superbia o di follia.  
 
I due massimi poteri, cioè chiesa e impero, derivano la loro autorità da dio e il compito dell’impero è condurre l’uomo 
alla felicità nella vita terrena, compito della chiesa è condurre l’uomo alla beatitudine della vita eterna. 
 
La visione del mondo medievale è essenzialmente religiosa, fondata sull’ordine divino dell’universo. Il centro di questo 
ordine, Dio, non si identifica col mondo ma si colloca al di là di esso, in una dimensione trascendente. Il fine della vita 
umana non è su questa terra, ma è il raggiungimento della salvezza eterna. La patria, la vera sede a cui l’uomo è 
destinato è il cielo ma il peso della carne e i falsi beni lo sviano verso obiettivi ingannevoli, allontanandolo dalla meta.  
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questo lo porta a avere un atteggiamento ascetico che implica il disprezzo del mondo e della 
vita eterna, visti come cumulo di miserie, sofferenze e brutture, come qualcosa di incosciente 
e transitorio, dominato dalla presenza incombente della morte.   
 
Nel corso del medioevo si manifestano anche delle tendenze naturalistiche, che esaltano la natura di per se stessa, 
mettendo contro tutti quegli ostacoli che impediscono alle forze naturali di espandersi liberamente.  
 
L’idea di un ordine unitario del reale è alla base di un altro aspetto fondamentale della visione del mondo  
dominante nel medioevo, l’enciclopedismo. 
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siccome il centro da cui tutto procede è dio, tutti i settori del sapere devono essere subordinati dalla scienza di dio, la 
teologia. Questo modello enciclopedico presiede alla formazione dell'intellettuale: l’uomo dotto non è specialista in un 
determinato campo, ma deve possedere tutto il sapere.  
 
↪ Il tentativo più grandioso di sistemare tutto il reale negli schemi di un sapere unitario, sulla base della teologia è 
quello compiuto dalla scuola filosofica il cui massimo pensatore è il domenicano Tommaso d’aquino: essa mira a 
costruire un edificio coerente di pensiero, in cui la fede cristiana si fonda sulla ragione. 
 
↪ la sistemazione di Tommaso incontra l’opposizione di un’altra corrente di pensiero, quella mistica, il cui maggiore 
esponente è il francescano Bonaventura da Bagnoregio: egli sostiene che la fede sia uno slancio fervido d’amore, che 
con la ragione non ha nulla a che vedere.  
 
C’era poi il problema dei legami con la grande tradizione della cultura greco-latina che si fondava spesso su valori 
opposti a quelli del cristianesimo.  
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all’inizio prevalse un atteggiamento di condanna nei confronti della  
cultura precedente: Sant’agostino propone, invece, un rapporto con la  
cultura classica che sappia distinguere criticamente, all’interno di questa, 
ciò che è buono da ciò che è contrario alla nuova fede.  
 
la visione medievale della realtà è eminentemente simbolica. Ogni aspetto rimanda sempre ad altro, a qualche cosa che 
è al di là delle semplici apparenze ↬ questo atteggiamento, oltre che della lettura del “libro” della natura, si manifesta 
anche nella lettura dei libri veri e propri.  
 
➭ Dal cercare nei testi “altro” da ciò che essi dicono a prima vista deriva appunto il termine allegoria: allon “altro e  
agoreou “ dico” 
 
sin dai primi secoli del medioevo si afferma l’uso di individuare quattro livelli di senso di scrittura: 
 
⤍ un livello letterale, che riguarda il significato superficiale e immediatamente percepibile; 

⤍ un livello allegorico, in cui la paola rimanda a un altro significato, collegato a quello letterale da un rapporto di 

analogia e anfibologia; 
⤍ un livello morale, che dai fatti narrati e dal loro significato intende ricavare un modello di comportamento, volto a 

indicare un’idea del bene e della virtù;  


⤍ un livello anagogico , relativo ai più alti misteri della religione e della fede, che risolve tutti i significati del testo alla 

luce della verità divina.  


 
La lettura allegorica era applicata anche alla storia: allegoria figurale.  
il primo termine della simbologia nella visione figurale è un dato reale e storico.  
In riferimento al piano divino che regola lo svolgimento di tutta la storia umana, un determinato fatto storico viene 
assunto a significare altri eventi successivi; il primo sarà la “figura”, e il secondo il “compimento”.  
 
➭ Con la disgregazione della struttura politica si verifica anche la scomparsa del sistema scolastico, l’unica 
istituzione scolastica resta la chiesa.  
 
Al centro dell’insegnamento vi sono le “arti liberali” che si dividono in “arti del trivio” (grammatica, retorica, dialettica) 
e del Quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica) 
All’interno della chiesa una funzione culturale di primo piano è esercitata dai monasteri, nei quali sorgono scuole per 
istituire i monaci ed efficientissimi lavoratori di steri, nei quali sorgono scuole per istruire i monaci ed efficientissimi  
laboratori di produzione di libri ( gli scriptoria ) dove alcuni monaci ( detti amanuensi ) si dedicano alla 
riproduzione dei testi copiandoli a mano.  
 
il compito di ripristinare la lezione corretta dei testi copiati dagli amanuensi verrà assunto in seguito da una vera e 
propria scienza dai metodi rigorosi, la filologia.  
 
Accanto ai laboratori di produzione dei libri si collocano le biblioteche, che, situate all’interno dei maggiori monasteri, 
diventano i luoghi dove si studia e si forma il sapere.  
 
La figura dell’intellettuale, colui che si occupa in modo specialistico della produzione e della diffusione della cultura, 
con quella dell’ecclesiastico, del chierico.  
 
Accanto ai chierici occorre tener conto di figure di intellettuali collocati ai margini del potere e delle istituzioni, con le 
quali sono pure in contatto, in condizioni di inferiorità e precarietà: i cosiddetti chierici vaganti o goliardi. Si tratta di 
religiosi che non hanno una sede e una fonte di sostentamento stabile, frati fuggiti dai loro conventi, o studenti falliti,  
che non hanno mai terminato gli studi.  
➭ le tematiche tipiche della loro produzione poetica sono basate su forme di pessimismo esistenziale o di ribellione 
 
La loro fisionomia non è poi molto diversa da quella dei giullari, che improvvisano veri e propri spettacoli di 
intrattenimento, in cui si mescolano la recitazione e il canto, o anche il mimo e l’esercizio fisico. Loro, a differenza dei 
goliardi si rivolgono a un pubblico che non conosce il latino e usano le lingue volgari.  
 
 
Il contesto: storia della lingua e fenomeni letterari  
 
è possibile distinguere generi di grande diffusione nei primi secoli del medioevo: 
- l’agiografia : si tratta del racconto delle vite dei santi, in cui ha larga parte il sovranaturale 
- l’exemplum : è un racconto di vicende esemplari che ha finalità morali ed edificanti  
- le “visioni” : contengono la descrizione dei regni dell’oltretomba, delle pene infernali e delle gioie del paradiso  
- gli inni liturgici : venivano cantati nelle cerimonie del culto  
- le opere teologiche : dibattono problemi religiosi e filosofico-teologici  
- i bestiari, i lapidari, gli erbari : sono un’enciclopedia dove si descrivono i significati di animali, piante e pietre 
- le cronache, le opere storiografiche : si tratta della registrazione dei fatti accaduti in un ambito territoriale 
- la poesia goliardica : è un genere di carattere profano, spesso in contrapposizione con la letteratura religiosa 
 
* La lingua: latino e volgare 
Una testimonianza preziosa a proposito delle modifiche delle abitudini linguistiche è il concilio di Tours dell’813, che 
prescrive ai chierici la predicazione in “lingua romana rustica”, cioè in volgare: e deduciamo che, a quella data, la massa 
della popolazione non era più in grado di comprendere il latino.  
 
Le nuove lingue si sviluppano in tutta l’area in cui si era anticamente parlato latino, quella a cui, già nella tarda età 
imperiale, si dava il nome di Romània: vale a dire Italia, Francia, isola iberica, e Romania.  

  
queste parlate daranno in seguito origine alle attuali lingue romanze: 
italiano, francese, provenzale, spagnolo, catalano, portughese e rumeno  
 
Tutti questi linguaggi volgari, romanzi sono agli inizi lingue d’uso orale e vengono impiegati per tutte le necessità 
quotidiane. Una vera e propria rivoluzione si ha quando si comincia a usare le lingue anche per comporre opere  
letterarie. Da questa rivoluzione nascono le letterature moderne dell’Europa.  
 
Le prime opere letterarie romanze compaiono dopo l’anno mille: 
 
➭ nel 1924, in un codice della biblioteca capitolare di verona fu scoperto il testo di un indovinello. Noto come  
indovinello veronese è considerato una delle più antiche testimonianze del volgare italiano, una lingua di transizione.  
 
➭ un documento più recente è il placito capuano è un verbale di processo su cui il giudice trascrive testualmente  
una testimonianza nella lingua in cui è stata pronunciata, il volgare. Si tratta ormai di un volgare distinto dal latino.