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Julius Evola e il Buddhismo

9 settembre 2011 (12:01) | Autore: Giovanni Monastra


Tags: buddhismo, Consolato, Evola, paramita, Sandro Consolato, tradizione
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Il testo di Sandro Consolato, giovane docente di materie umanistiche, affronta c
on lucidit il complesso rapporto tra Evola e il buddhismo, sviscerandone i vari a
spetti e mettendo, tra l altro, in luce, il significato funzionale di questa dottrin
a in un epoca di decadenza e di oscuramento dello spirito. Il suo libro molto pi ch
e un commento de La Dottrina del risveglio, ristampata anch essa da poco, con un s
aggio introduttivo del noto indologo Jean Varenne (1). L autore, pur condividendo
molte tesi del tradizionalista italiano, rifugge da una lettura pedissequa, ripe
titiva, e quindi evita ogni appiattimento. Piuttosto riesce a sviluppare un disc
orso molto ampio, coerente con le posizioni evoliane, ma tale da andare oltre, r
endendole pi convincenti e argomentate o, talora, anche criticandole: arricchimen
to e approfondimento forniscono cos un utile apporto innovativo.
Consolato affronta, in primo luogo, alcuni temi generali, propedeutici a una cor
retta lettura del testo di Evola, situando il buddhismo nel contesto storico, si
a personale (nel caso della vita di Evola), sia collettivo (con riferimento al p
eriodo in cui ci troviamo). La premessa data dall idea di Tradizione, presente, co
me osserva Consolato, sia in autori antichi (il neopitagorico Numenio d Apamea), s
ia in studiosi rinascimentali (Marsilio Ficino, ad esempio, ma, seguendo Nasr, p
otremmo ricordare anche Agostino Steuco), sia ancora in moderni come Gunon, Cooma
raswamy o Eliade. Riguardo a quest ultimo, vanno, per, evidenziati i limiti della s
ua, talora evanescente, concezione dell unicit delle verit spirituali , pur riconoscend
o il grande valore delle ricerche effettuate dallo studioso romeno. Vorremmo alt
res puntualizzare che una concezione universale del sacro era in concreto present
e gi tra i popoli dell antichit, tanto che frequentemente venivano poste in analogia
le divinit adorate nell ambito di culture differenti (Romani, Germani, Celti, Grec
i, Egizi, Persiani, Ind).
Come il sole e la luna e il cielo e la terra e il mare sono di tutti, anche s
e prendono nomi diversi, cos anche le religioni e i modi di chiamare le divinit so
no diversi da popolo a popolo a seconda delle singole tradizioni, e per tutti si
riferiscono a una sola ragione prima, a quella che ha dato origine a questo mond
o, e a una sola provvidenza che lo dirige, e a forze subalterne che hanno il com
pito di presiedere a tutte le altre .
Cos scriveva un grande iniziato ai Misteri, Plutarco, in Iside e Osiride (2).
Ci sembra che gi questo dimostri la percezione immediata, per lo meno tra gli spi
riti pi illuminati, di una realt oggettiva, trascendente e unitaria, che si proiet
ta in ciascun popolo con forme specifiche, apparentemente diverse, se non addiri
ttura contrastanti. Oggi il cosiddetto tradizionalismo integrale intende riafferma
re, seppur con un inevitabile connotazione filosofica , questa concezione. Evola, a p
ieno titolo, si pone in tale corrente di pensiero, caratterizzandosi per una sua
particolare visione del rapporto tra uomo moderno e sfera della metafisica, fat
to che a volte lo differenzia da Gunon, anch egli appartenente allo stesso filone d
i idee. Ci ben noto a chi conosce i due autori e viene ulteriormente evidenziato
da Consolato, il quale sottolinea che, attraverso l analisi della lettura evoliana
del buddhismo, intende mettere in luce le posizioni dell italiano circa i problemi
dell iniziazione, dell ascesi e della realizzazione spirituale , anche in riferimento
alle posizioni gunoniane.
In particolare, a differenza del Gunon, Evola riteneva praticamente chiuse, quando
non scomparse o degenerate, le vie esoteriche-iniziatiche, specialmente occiden

tali, basate sulla trasmissione temporale ininterrotta delle conoscenze e delle


influenze spirituali . ben noto che egli, fin dagli anni giovanili, si interess a l
ungo e in profondit, oltre che di buddhismo, anche di ermetismo, tantrismo e taoi
smo, dottrine a cui dedic quelli che alcuni giudicano i libri migliori (3). La su
a qualificazione nel campo ermetico-alchemico ebbe un riconoscimento ufficiale d
i prestigio in quanto fu chiamato a stilare la voce atanor (e forse anche altre) p
er l Enciclopedia Treccani: quindi non era certo un orecchiante, n un semplice divu
lgatore. Consolato afferma che, tra queste vie verso la trascendenza, il buddhis
mo, nella concezione evoliana, sembra fornire le migliori possibilit per l uomo mod
erno, occidentale, dato che le altre tradizioni sapienziali da lui studiate o si
erano insterilite, avendo perso il reale collegamento iniziatico, come l ermetism
o in Occidente, o erano di fatto irraggiungibili, come il taoismo e il tantrismo
, la cui validit, per l uomo dell et oscura, sradicato da un contesto tradizionale, si
limiterebbe, secondo Evola, solo ad alcuni insegnamenti di per s utili sul piano
esistenziale.
La stessa via proposta in Cavalcare la tigre (4), a parere di Consolato, risulta
ancor pi esclusiva di quella buddhista , in quanto riservata all uomo differenziato,
un particolare tipo umano assai raro, capace di fare propri alcuni aspetti della vi
a della mano sinistra . Su quest ultimo punto ci riesce difficile convenire con l auto
re, dato che ci sembra assai pi impegnativo il progetto di realizzazione spiritua
le proposto ne La dottrina rispetto all etica di Cavalcare la tigre. Di fatto, il
buddhismo, secondo Evola, in assenza di un regolare collegamento iniziatico, per
metteva lo stesso una ascesi condotta autonomamente fino al risveglio , come scrive
Consolato.
Per altro ne Il cammino del cinabro (5), in cui Evola traccia l itinerario spiritu
ale dalla giovent agli ultimi anni della sua vita, troviamo che la dottrina del p
rincipe Siddhattha svolse in lui un ruolo positivo, nel senso di una chiarificaz
ione interiore e del raggiungimento di uno stato di distacco dalla dimensione pro
fana del divenire. Il buddhismo, conoscenza sapienziale pura, apparsa nel kali-yu
ga, l epoca oscura, di decadenza (l ultima delle quattro et secondo gli ind), quindi a
datta per l uomo attuale che intenda perseguire una qualche forma di catarsi e di
elevazione spirituale, il risveglio che lo reintegri nella trascendenza mediante u
n ascesi virile, solitaria, autonoma. I suoi caratteri sono descritti puntualmente
dall autore, ripercorrendo e commentando le pagine de La dottrina, laddove presen
ta gli elementi di conoscenza sapienziale e segue le varie tappe del processo re
alizzativo interiore. Viene spiegato, ad esempio, il vero significato di parole
come rinascita , che non equivale a reincarnazione , o nirvana , il senza simile , al di
ogni definizione, quindi realt apofatica, nirgunica, cio che si pu indicare, parad
ossalmente, solo attraverso delle negazioni, ben diversa dal nulla inteso in senso
profano.
Consolato critica in alcuni punti Evola: ad esempio per l eccessiva propensione a
svalutare il termine religione (p. 51), che il tradizionalista italiano separa in
modo troppo netto dall iniziazione ( religio mentis si autodefiniva lo stesso ermetis
mo , dottrina sapienziale ed esoterica), o per la tendenza a minimizzare il ruolo
del maestro nel percorso verso l incondizionato (p. 94).
Nel testo di Consolato troviamo anche una serrata analisi demolitoria dei commen
ti stesi da buddhisti come Piga o Bergonzi, della rivista Paramita, autori di at
tacchi contro Evola talora pieni di livore assai poco degno per un adepto a tale
disciplina. A fronte di ci vengono ricordate le attestazioni positive da parte d
i esponenti ben pi qualificati, come, ad esempio, il lama Anagarika Govinda. Vorr
emmo riportare anche quanto abbiamo letto tanti anni fa nella breve prefazione,
assai positiva, stesa dal traduttore inglese de La dottrina del risveglio (1948)
, H. E. Musson: Evola recaptured the spirit of Buddhism in its original form (anal
ogamente ha scritto Varenne, nel recente saggio introduttivo, che il valore dell o
pera dello studioso italiano sta nel mettere in evidenza questo Buddhismo autenti
co ).

L autore conclude il libro sostenendo l affinit spirituale della dottrina del princip
e Siddhattha con l anima europea, minacciata -a suo parere- dal pericolo islamico,
contro cui il buddhismo potrebbe costituire un efficace difesa, dato lo stato di
decadenza del cristianesimo. Non ci sentiamo proprio di seguire Consolato su que
sta strada, che purtroppo dimostra una certa intolleranza, basata su prevenzioni
.
Si dovrebbe dire, al contrario, che l Islam non estraneo alla storia e alla cultur
a di alcuni paesi europei, formati o influenzati in vario modo da questa religio
ne guerriera, e che pure il buddhismo, al di l delle affinit , reali o presunte, con
le radici pi profonde dello spirito dei nostri popoli, da tempo presente nel nost
ro continente. Consolato avrebbe potuto ricordare che nella Russia europea, dall e
poca degli zar a oggi, le tre grandi religioni riconosciute ufficialmente sono i
l cristianesimo ortodosso, l islamismo e il buddhismo, giunto nei paesi baltici ne
l XIII secolo con i Mongoli e mai pi estirpato, tanto che a Burkhucinskij, in Let
tonia, funziona ancora un celebre monastero (per inciso, una figura leggendaria
della resistenza antibolscevica, il generale von Ungern-Sternberg, era buddhista
).
Tra il melting pot spirituale che sembra piacere ai collaboratori di Paramita e ce
rte paure un po irrazionali, preferiamo un mondo differenziato che sappia essere p
lurale e al contempo unitario in senso superiore.
Note
1) J. Evola, La Dottrina del risveglio, Mediterranee, Roma 1995.
2) Plutarco, Iside e Osiride, Adelphi, Milano 1985, pp. 129-130.
3) J. Evola, Lo yoga della potenza, Mediterranee, Roma 1994; J. Evola, La Tradiz
ione ermetica, 1996; Lao-tze, Tao-t-Ching, a cura di J.Evola, Mediterranee, Roma
1997.
4) J. Evola, Cavalcare la tigre, Mediterranee, Roma 1995.
5) J. Evola, Il cammino del cinabro, Mediterranee, Roma (nuova edizione in prepa
razione).