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Riassunto della "FAMA FRATERNITATIS"

Noi, fratelli della Fraternità dei Rosa-Croce, rivolgiamo a chiunque legga la nostra "Fama" di
opinione cristiana, salute, amore e preghiera."

Qui lo sconosciuto autore esordisce col rammentare a tutti la bontà divina e avverte gli intellettuali
che le loro egoistiche meschinerie e la cupidigia fanno loro seguire delle false teorie che ignorano la
vera conoscenza che Dio ha rivelato nella Sua bontà e che, inoltre, Egli invia loro il padre spirituale
altamente illuminato Christian Rosenkreuz, per effettuare una riforma generale.

Questo scopo fu perseguito a lungo da questo Essere misterioso che fu il capo e fondatore della
nostra Fraternità. Egli discendeva da nobile famiglia tedesca; essendo povero fu raccolto in un
convento all'età di cinque anni, dove imparò il greco e il latino.

Le sue insistenti suppliche e preghiere permisero che si associasse più tardi, all'età di sedici anni, ad
un monaco, P.A.L., che partiva in pellegrinaggio al Santo Sepolcro. Sebbene questo monaco fosse
poi morto a Cipro, il nostro Christian Rosenkreuz continuò da solo verso Damasco, ma la sua salute
precaria non gli consentì di raggiungere Gerusalemme, e si fermò a Damasco dove entrò in rapporto
con i filosofi del luogo e apprese dell'esistenza di un gruppo di mistici e saggi che dimoravano nella
città araba di Damcar. Il racconto dei miracoli che essi avevano compiuto e di come la natura intera
non celasse per essi segreti, risvegliò il suo alto e nobile ingegno; da allora l'interesse per
Gerusalemme fu superato nel suo spirito da quello per Damcar. Si mise d'accordo con gli Arabi per
farsi condurre in quella città, dove fu ricevuto a braccia aperte, come qualcuno atteso da molto
tempo. Questi mistici lo chiamarono per nome e gli descrissero dei particolari della vita passata in
convento, della qual cosa fu meravigliato. Imparò la lingua araba e l'anno dopo tradusse in un buon
latino il Libro M per portarlo poi in Europa. Fu là che egli cercò le sue conoscenze fisiche e
matematiche.

Dopo tre anni di studi a Damcar, Christian Rosenkreuz si recò a Fez, passando rapidamente per
l'Egitto e attraversando il Mediterraneo. A Fez gli Arabi gli elargirono nuove conoscenze e gli
insegnarono a comunicare con gli spiriti detti Elementali, che gli rivelarono molti segreti.

Malgrado l'inferiorità di questi filosofi di fronte a quelli di Damcar, le precedenti esperienze di


Christian Rosenkreuz gli consentirono di osservare che la loro magia non era del tutto pura e la loro
Cabala macchiata dall'ombra che proiettava la loro religione.

Dopo un soggiorno di due anni a Fez, ritornò, passando per la Spagna, e portando con sé tesori di
ogni genere. Egli sperava che i sapienti d'Europa avrebbero accolto con riconoscenza questi rari
tesori, materiale e intellettuali, che egli portava loro.

Sfortunatamente, in ogni paese non raccolse che delusione, un'opposizione sorda e beffe, perché
quei sedicenti sapienti temevano di perdere il prestigio mostrando la loro ignoranza. Più tardi, per
propria vocazione, Paracelso lesse il Libro M e ne trasse delle conoscenze che lo resero celebre in
Europa per le sue guarigioni.

Malgrado le sue fatiche e le sue tribolazioni, Christian Rosenkreuz non si fece scoraggiare; ritornò
in Germania dove costruì una casa nella quale poté proseguire tranquillamente i suoi studi e
ricerche. Realizzò strumenti scientifici assai preziosi, e sebbene potesse raggiungere la gloria se
avesse messo a profitto la sua scienza e le sue conoscenza sulla trasmutazione dei metalli, preferì la
comunione col cielo piuttosto che andare in cerca della stima degli uomini.

Dopo cinque anni di ritiro dal mandato, il suo spirito decise di tentare un nuovo sforzo verso la
riforma, ma questa volta con l'aiuto di amici sinceri; trovò dei collaboratori nel convento dove era
stato educato. Tre dei suoi antichi confratelli vennero da lui, egli fece loro giurare di conservare
inviolati i segreti che avrebbe svelato loro e fece anche scrivere per i posteri le esatte informazioni
che egli dettava. Fu così fondata da quattro persone la Fraternità dei Rosa-Croce; essa creò un
linguaggio cifrato e magico, come pure un dizionario per classificare ogni specie di conoscenza a
gloria di Dio.

Questi quattro membri fondatori tradussero inoltre l'inizio del Libro M, ma ebbero molte difficoltà a
causa del grande numero di ammalati che chiedevano di essere da loro guariti. Dopo aver edificato
una dimora più spaziosa chiamata "Casa dello Spirito Santo", decisero di ammettere quattro nuovi
membri nella loro associazione, portando così il numero a otto. Essi erano tutti celibi.

Dopo un lavoro molto assiduo fatto in comune terminarono l'opera nella quale si trovava riunito
tutto quello che l'uomo può conoscere e desiderare, così come le istruzioni e gli arcani dell'Ordine.
Avendo tutto ben regolato, decisero infine di separarsi e di recarsi in altri paesi, non solo per
divulgare questa sapienza fra coloro che ne fossero degni, ma anche per correggere eventuali errori
che si fossero introdotti nel loro sistema.

Prima di separarsi i Fratelli presero le seguenti decisioni:

1. non avrebbero avuto che una sola professione: quella di guarire gli ammalati senza alcuna
retribuzione;
2. la loro fraternità non li avrebbe mai obbligati a portare un costume particolare, ma essi si
sarebbero vestiti secondo le usanze dei paesi visitati;
3. i Fratelli si sarebbero riuniti a una certa data nella Casa dello Spirito Santo, oppure
avrebbero fatto conoscere la causa della loro assenza;
4. ogni fratello doveva assicurarsi un degno successore in caso di decesso;
5. le lettere "R.C." avrebbero costituito il loro sigillo caratteristico, il loro segno di
riconoscimento;
6. la Fraternità sarebbe rimasta segreta per il mondo per la durata di cento anni.

Dopo aver prestato giuramento su questo regolamento, cinque dei Fratelli partirono e l'anno dopo se
ne andarono anche altri due, lasciando il Padre Christian Rosenkreuz solo nella Casa dello Spirito
Santo. Così, di anno in anno, essi si riunirono con grande gioia, si comunicavano le loro impressioni
e i loro ragguagli, che erano ascoltati con molto interesse, su quanto avevano sinceramente portato
della loro dottrina ai sapienti della terra.

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Quando il primo dei membri dell'Ordine morì, in Inghilterra, fu deciso che il luogo della sua
inumazione sarebbe stato celato per quanto possibile, sebbene tale Fratello avesse fatto parlare di sé
guarendo dalla lebbra un giovane Conte di Norfolk. Qualche tempo dopo Christian Rosenkreuz
richiamò gli altri sei e si suppone che si fosse preparato la sua tomba simbolica. I Fratelli
dichiararono d'altronde che essi non avevano alcuna conoscenza del giorno e del luogo del suo
seppellimento. Fu per puro caso che si scoprì la sua tomba 120 anni dopo la morte, quando il capo
dell'Ordine, assai esperto in architettura, decise la trasformazione in senso più pratico della Casa
dello Spirito Santo. Nel corso dei lavori egli giunse fino al memoriale di rame giallo che
comprendeva la lista di tutti i primi membri dell'Ordine e ne decise il trasferimento in una cripta più
appropriata, essendo fino a quel momento rimasta del tutto ignota la posizione della tomba del
Padre Christian Rosenkreuz, poiché i membri fondatori ne avevano conservato il segreto. Ora, su
questo memoriale, si trovava un grosso chiodo che, una volta asportato, consentì la scoperta di una
porta segreta. I Fratelli tolsero subito i calcinacci e videro sulla porta la seguente iscrizione a grandi
caratteri:

"POST CXX ANNOS PATEBO"

con sotto la data. Questa iscrizione voleva dire, secondo l'interpretazione mistica dell'Ordine: "Fra
120 anni riapparirò".

L'indomani mattina venne aperta la porta e i Fratelli trovarono una celletta col soffitto a volta, a
sette arcate di cinque piedi di lunghezza su otto di altezza; sebbene il sole non vi fosse mai
penetrato, era brillantemente rischiarata da una luce misteriosa che veniva dal soffitto.

Al centro, un altare circolare sul quale era fissata una piccola placca di rame coperta di strani segni
e dalla seguente iscrizione:

"A Christian Rosenkreuz Hoc universi compendium vivus mihi sepulcrum feci" (Del mio sepolcro
ho fatto un compendio dell'universo).

Sul bordo del primo cerchio si poteva leggere:

"Jesus mihi omnia" (Gesù è tutto per me).

In mezzo al cerchio vi erano quattro figure con le seguenti iscrizioni:

"Nequaquam Vacuum" (Il vuoto non esiste)

"Legis jugum" (Il giogo della legge)

"Libertas Evangelii" (La libertà del Vangelo)

"Dei gloria intacta" (La gloria di Dio non fu mai intaccata).

I Fratelli allora si inginocchiarono e ringraziarono il Dio onnipotente.

Su ciascuno dei sette lati della celletta stava una porticina che dava accesso ad un certo numero di
scatole contenenti i libri dell'Ordine. Uno degli scrigni conteneva specchi di diverse virtù,
campanelli, lampade accese, strani canti. Nell'insieme tutto era organizzato in modo da poter
ricostituire l'Ordine nel caso questo fosse scomparso nei secoli successivi. Spostando l'altare si
scoprì una grossa placca di rame giallo che, dopo essere stata sollevata, lasciò scorgere il corpo
glorioso e intatto di Christian Rosenkreuz, senza la minima decomposizione, con tutti gli ornamenti
e attributi dell'Ordine, e con in mano un libricino in pergamena dal titolo "T" in carattere d'oro.
Questo documento, il più importante dopo la Bibbia, non doveva essere troppo facilmente
divulgato. Alla fine di questo opuscoletto si poteva leggere il seguente elogio:

"Christian Rosenkreuz è nato da nobile e illustre famiglia tedesca; egli ebbe il privilegio, per tutto
un secolo, di essere istruito mediante rivelazione divina; grazie al suo intuito assai sottile e
ineguagliato, e a un lavoro instancabile, raggiunse la comprensione dei misteri divini e umani più
segreti. Fu ammesso all'insegnamento dei misteri nel corso dei suoi viaggi in Arabia e in Africa.
Questa scienza non si addiceva al suo secolo, ma ebbe l'incarico di conservarla per la posterità.

Per la trasmissione di quest'arte scelse degli eredi dal cuore grande, fedeli e devoti, per lasciare loro
la sua scienza intorno alle cose passate, presenti e future, e decise che questa scienza, il riassunto di
tutte le sue conoscenze, sarebbe stata ritrovata dopo un periodo di 120 anni dalla sua morte e dal
suo seppellimento segreto".

Dopo aver verificato tutto il contenuto della celletta, rimisero a posto la placca di rame e l'altare; la
porta della caverna fu di nuovo sigillata e i Fratelli si separarono con una fede maggiore per il
miracoloso spettacolo che avevano contemplato, lasciando tutti questi tesori agli eredi naturali e
aspettando l'opinione e la risposta sia dei sapienti, sia degli ignoranti.

Il manifesto prosegue annunciando una futura riforma generale divina ed umana. È il desiderio dei
Fratelli e anche di tutti gli altri; nel frattempo la fraternità aumenterà di numero e di considerazione,
dividendosi in umiltà e amore i tesori e i canoni filosofici, con ciò agevolando i lavori del mondo,
non dovendo più camminare alla cieca fra le meraviglie create da Dio.

Il seguito del manifesto espone nei seguenti termini una professione di fede ad uso dei cristiani:

"Noi crediamo in Gesù Cristo, abbiamo due sacramenti secondo come sono stati stabiliti e
ritualmente regolati dalla chiesa primitiva rinnovata.

In politica riconosciamo l'Impero Romano e la 'Quarta Monarchia' come nostro capo e capo dei
cristiani. Essendo stati iniziati alle future trasformazioni, desideriamo con tutto il cuore farle
conoscere a tutti i sapienti che credono in Dio. Siamo depositari di questo manoscritto al quale
nessuna potenza, eccettuato il Dio unico, può farci rinunciare; porteremo pertanto il nostro aiuto
occulto alla Buona Causa, secondo le Sue vedute e i Suoi disegni.

Il nostro Dio non è cieco come i feticci dei pagani; Egli ammira e illumina la Chiesa. La nostra
filosofia non è nuova, ma è come Adamo l'ha ricevuta dopo la caduta e come Mosè e Salomone
l'hanno messa in pratica. Non dev'essere dunque messa in dubbio o contrapposta ad altre opinioni.
La verità è una, sempre simile a se stessa, in armonia con Gesù Cristo che è l'immagine del Padre.
Non deve essere detto: 'Hoc non per philosophiam verum est sed per theologiam', perché quando i
filosofi (Platone, Aristotele, Pitagora, ecc.) e i teologi (Enoch, Abramo, Mosè, Salomone, ecc.) sono
d'accordo col grande libro dei miracoli, sia gli uni che gli altri sono ugualmente vicini al grande
centro luminoso che è la verità.

Ma nella nostra epoca in cui la fabbricazione ateistica e dannata dell'Oro ha preso grande
estensione, alcune creature, abusando della credulità pubblica, affermano e riescono purtroppo a far
credere che la trasmutazione dei metalli costituisca il sommo della filosofia. Dio meriterebbe,
secondo loro, di essere adorato in rapporto alla quantità di lingotti d'oro creata; essi tentano quindi
tutto per conquistarLo con la preghiera e con esercizi veramente pietosi. Dichiariamo decisamente
per i presenti che questa concezione è falsa, molto distante dalla vera filosofia in cui la
fabbricazione dell'oro non è che un accessorio, un semplice paragone.

D'accordo col Padre Christian Rosenkreuz invitiamo tutti i sapienti d'Europa a leggere la nostra
'Fama' e la 'Confessione' redatte in cinque lingue diverse; li esortiamo a studiare attentamente questi
due documenti e a meditare con imparzialità sulle loro concezioni specifiche personali, indi a farci
sapere le loro conclusioni sotto forma stampata, sia 'communicato consilio', sia ancora a titolo
strettamente privato.

Sebbene conserviamo ora l'anonimato e ci asteniamo dal citare il luogo delle nostre riunioni, la
risposta di ciascuno ugualmente ci perverrà. Inoltre, ogni firmatario può essere certo che entrerà in
relazione con uno di noi, sia verbalmente, sia per iscritto. Chi si formerà di noi un'opinione
ragionevole e sincera avrà fortuna nei suoi beni, nel suo corpo, nella sua anima. Quanto ai furbi e
agli esseri cupidi, avidi di denaro, lungi dal recarci pregiudizio, andranno incontro a grandissimi ed
estremi pericoli. Il nostro edificio, che centomila testimoni hanno visto da vicino, resterà
eternamente intatto e indistruttibile, rimanendo invisibile al mondo ateo.

Sub umbra alarum tuarum Jehova. (All'ombra delle tue ali Jehova.)

Così finiva la "Fama Fraternitatis".