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UPANISAD A CURA DI CARLO DELLA CASA UTET EDIZIONI INTRODUZIONE Le Upanisad sono trattati di varia estensione, di varia epoca

e di varia forma, alcune in prosa, altre versificate, altre ancora miste di prosa e di strofe, son dedicate alla contemplazione o all'illustrazione delle verit supreme e son diret te a rispondere alle domande pressanti dell'individuo, che si chiede quali siano l'origine e il destino dell'uomo, quale ragione regga le varie vicende dell'esi stenza, quale sia il fondamento ultimo dell'universo e della vita. Trattati di questo tipo e di questo nome furono nell'India sempre composti per l e esigenze di sette diverse 1. Ma le Upanisad veramente importanti e tipiche son o poco pi d'una dozzina, sono denominate Upanisad antiche e medie oppure vediche, appartengono alle varie scuole che si rifanno alle Samhita vediche e quindi fan no parte della rivelazione, e risalgono a un periodo compreso, con tutta probabi lit, tra il 700 e il 300 a. C. Il termine, nell'interpretazione che per lungo tempo ha goduto maggior fortuna e che s'attiene al significato pi evidente (upa-nisad = sedersi vicino) sembra all udere al carattere esoterico dell'insegnamento, partecipato dal maestro al disce polo che, convenientemente preparato e disposto, appunto vicino sedeva 2. E veramente assai spesso nelle Upanisad s'afferma che l'insegnamento deve essere tenuto segreto e comunicato soltanto a chi iniziato, sia per l'audacia innovatr ice dell'insegnamento stesso, sia per la difficolt di essere compreso da orecchio impreparato. Ma veramente innovatore questo insegnamento? Non tutto naturalment e detto nelle Upanisad in contrapposizione con quanto prima era stato affermato, spesso non v' distacco dalle osservazioni e dalle speculazioni precedenti, talvo lta non visibile differenza di forma, contenuto, atteggiamento fra alcuni testi accolti nelle Upanisad e testi appartenenti a raccolte anteriori. Chi consideri tuttavia la dottrina monistico-idealistica in cui sembra culminare il pensiero upanishadico, chi osservi il rivolgimento portato nella concezione della vita dal dogma del ciclo delle esistenze, che proprio nelle Upanisad s'aff erma per non pi abbandonare il suolo dell'India, chi valuti nella giusta misura l a difficolt di staccarsi dalla concezione mitica dell'universo e dal dominio pi o meno esclusivo del rito e della magia per guardare con occhio spassionatamente l impido ai fatti della vita e della morte, dovr riconoscere che nelle Upanisad, al di l degli innegabili apriorismi e delle sopravvivenze del passato, lo spirito u mano ha lasciato una documentazione notevolissima d'un travaglio spirituale che cerca, propone e ancor dubita delle soluzioni proposte, che accetta e combina sp regiudicatamente elementi e nozioni di varia origine, che per rappresentare la c omplessit dell'inconoscibile non esita ad ammettere contraddizioni e contrasti. E la validit non gi delle risposte date, ma dell'atteggiamento assunto, dimostrata dal fatto che la storia del pensiero indiano incomprensibile ove si trascuri il periodo delle Upanisad antiche e medie. La maggior parte degli studiosi delle Upanisad vediche considera pi antiche, nell 'ordine, la Brhadranyaka Up., la Chandogya Up., la Taittiriya Up., l'Aitareya Up. , la Kausitaki Up., la Kena Up., le quali sono tutte in prosa con qualche strofa lirica o gnomica. Segue un gruppo di testi in forma quasi totalmente metrica (I sa Up., Katha Up., Mundaka Up., Prasna Up., Svetasvatara Up.); quindi vengono, d i poco pi tarde, la Mndukya Up., la Maitrayaniya Up. e la Mahanarayana Up. Lo stud io della lingua, la considerazione della forma e del contenuto hanno permesso di

stabilire questo ordine cronologico, che soggetto comunque a dubbi e controvers ie anche per le varie rielaborazioni a cui il materiale raccolto sembra sia anda to soggetto. Mentre probabile che i testi confluiti nelle Upanisad del primo gru ppo siano prebuddhistici e in ogni caso non posteriori alla predicazione del Bud dha (ca. 500 a. C.) 3, per le Upanisad medie si dovr scendere di qualche secolo, rimanendo comunque sempre prima dell'inizio della nostra era. Pi recenti invece l e Upanisad cosiddette del Yoga e quelle settarie, di cui si parler in seguito. An cora va ricordato che le singole Upanisad non sono attribuite a un autore determ inato, ma in esse compaiono nomi di sapienti o di maestri che figurano depositar i d'un sapere che, spesso a malincuore, acconsentono a rivelare. E in verit le Up anisad, specialmente le pi antiche, non sono opere organiche che rivelino la mano d'un unico autore, ma sono piuttosto collezioni di brani giustapposti, ossia ra ccolte di tutto quanto fu ritenuto degno d'essere conservato, come testimonianza del travaglio spirituale di generazioni di ricercatori. La prosa delle Upanisad pi antiche assai vicina, per lingua e stile, a quella dei Brahmana, in cui esse sono state incorporate; le Upanisad metriche presentano s chemi prosodici abbastanza semplici e sono inclini a riassumere in brevi frasi d ogmatiche i risultati, considerati ormai acquisiti, delle ricerche compiute; nel le Upanisad del terzo gruppo la dizione molto pi elaborata e assai vicina a quell a del sanscrito classico. Frequenti sono i dialoghi, che permettono di rappresen tare con vivacit le diverse posizioni dottrinali e il carattere degli interlocuto ri; spesso assai ardui sono i passaggi dall'uno all'altro argomento, non di rado motivati dal ricorrere d'un numero, d'un vocabolo, d'una frase che richiamano, per analogia o per antifrasi, altri concetti; assolutamente spregiudicato l'uso di aforismi, enigmi, similitudini, che devono introdurre il discente alle ultime verit, al superamento del rito per raggiungere quello che acutamente stato defin ito il piano del "metaritualismo". I dati geografici tratti dagli stessi testi permettono di localizzare le Upanisa d vediche nella parte orientale del Doab gangetico e nella regione posta tra ess o e il Bihar, che fu il centro spirituale dell'India al tempo del Buddha. La reg ione apparisce divisa in stati piuttosto limitati, dove la piazza del villaggio il luogo dell'assemblea, la ricchezza costituita da armenti e greggi e i premi a i vincitori sono vacche e modeste quantit d'oro. La vita contadina raffigurata ne lle Upanisad in netto contrasto con la cultura cittadina documentata nelle opere del canone buddhistico, che rappresenterebbe quindi una realt sicuramente poster iore; ma pu essere che le Upanisad abbiano mantenuto una visione tradizionale del la vita, conservatasi nella letteratura ma non pi attuale 4. L'ambiente sociale delle upanisad assai vario: come interlocutori compaiono brah mani, ma anche guerrieri, servi e figli di servi e persino donne, che sono inter essate a problemi teologici, mentre in seguito noto che saranno poste in una con dizione di minorit che continuer fin quasi al nostro secolo. L'ordinamento castale non separa ancora nettamente la popolazione secondo la nascita: l'umilt dell'ori gine non impedisce infatti a Satyakama, figlio d'una serva e di padre ignoto, di accedere allo studio e alla discussione (Ch. Up., 4, 4), mentre in seguito la l ettura dei Veda sar riservata, secondo la legge, soltanto ai membri delle tre cas te pi alte. Di frequente guerrieri e principi non sono soltanto ansiosi di discussione, ma s ono in possesso, e la stessa cosa succede in testi brahmanici precedenti, d'una scienza che ai sacerdoti sconosciuta 5, sicch sono i brahmani a prendere la legna per il fuoco, simbolo dell'alunnato e della completa soggezione al maestro, e a recarsi alla scuola del guerriero o del principe. Ci ha indotto alcuni studiosi a ritenere che le dottrine prevalenti nelle Upanisa d, in particolare la dottrina dell'unica realt dell'Atman-Brahman e il dogma dell a trasmigrazione delle anime, siano sorte, in opposizione alle concezioni ritual istiche propugnate dagli esponenti della religione per cos dire ufficiale, per op era di rappresentanti di correnti razionalistiche laiche, che ora soltanto avreb

bero potuto sottrarsi all'egemonia d'un potere sacerdotale estremamente oppressi vo, gretto e geloso dei propri privilegi 6. In effetti l'atmosfera dominante nel le Upanisad di superamento della presunzione d'onnipotenza attribuita alla prati ca sacrificale, che nelle Upanisad vediche non viene ripudiata, ma considerata i nferiore e limitata di fronte alla conoscenza, e il monismo in esse affermato in netto contrasto con il pluralismo e il politeismo vedici. anche vero tuttavia che dubbi sul potere e sull'esistenza degli dei, esitazioni sul valore del sacrificio o di certe sue forme e la tendenza a interpretare simb olicamente il sacrificio, alle complesse pratiche rituali sostituendo la meditaz ione o il compimento di atti della vita comune, sempre ce ne furono e non necess ariamente al di fuori della casta brahmanica, che comunque accolse l'espressione di quei dubbi e di quelle incertezze nelle sue raccolte sacre; ed ancor pi vero che il brahmano Yajnavalkya il pi convinto e convincente assertore del monismo id ealistico e che la redazione giuntaci delle Upanisad si rivela con assoluta cert ezza proveniente da mano sacerdotale. Se opposizione ci fu, essa fu rivolta cont ro la parte pi retriva del sacerdozio e le Upanisad, ripetiamo nella redazione in cui ci sono pervenute, testimoniano ormai il superamento di contras ti e conflitti. La conclusione che ci sembra pi vicina al vero che alla formulazi one delle dottrine pi caratteristiche abbiano partecipato in misura notevole appa rtenenti ad altre caste, perch non pensabile che i brahmani, estensori dei testi, abbiano spinto l'ossequio per la classe depositaria del potere politico ed econ omico fino a inventare una situazione del tutto fantastica; ma ben presto quelle dottrine furono accettate e fatte proprie dai brahmani, che in esse finirono pe r vedere la continuazione e la conclusione di meditazioni che non sentivano affa tto estranee alla propria tradizione e alla propria forma mentis. E infatti Veda nta furono dalla tradizione indiana chiamate le Upanisad vediche, ossia "conclus ione del Veda", sia nel senso di parte finale di tutta la rivelazione, sia nel s enso di parte ultima, e pi complessa, dell'insegnamento impartito al discepolo, s ia nel senso di culmine dell'intero pensiero vedico, stabilito in questa forma e affidato alla posterit. Formalmente le Upanisad appariscono come l'appendice dei testi di epoca preceden te: e anche qui si sorprende una delle caratteristiche pi evidenti della civilt le tteraria e religiosa dell'India, voglio dire quella fedelt almeno formale alla pa rola del passato che giustifica il proliferare di commenti e supercommenti, nei quali con interpretazioni non raramente forzate si cerca di trovare nella tradiz ione lo spunto per nuove concezioni e nuovi atteggiamenti. Lo sviluppo del culto e della pratica sacrificale nei pi antichi tempi vedici ave va portato alla formazione di tre distinti manuali, il Rgveda, il Yajurveda, il Samaveda, contenenti gli inni, le formule sacre, i canti melodici per i tre pret i principali attori del sacrificio (rispettivamente hotar, adhvaryu, udgatar). A queste tre raccolte, che costituivano la "triplice scienza" religiosa, fu in se guito aggiunto come quarto l'Atharvaveda, "Veda dell'atharvan o sacerdote del fu oco", la cui sacert fu a lungo discussa, poich s'occupava per buona parte di scong iuri e di esorcismi di magia bianca e nera per scopi quasi sempre del tutto priv ati. L'Atharvaveda fu considerato il manuale del quarto sacerdote o brahmn, che s orvegliava l'andamento del sacrificio e interveniva, grazie alla superiore conos cenza che possedeva della "formulazione" della verit, pronunciando mentalmente o espressamente le preghiere e gli scongiuri adatti per liberare il sacrificio dai difetti eventualmente riscon trati. Quando il sacrificio assunse funzione di operazione magica, valida di per s purch fosse ritualmente perfetta, capace di costringere la volont degli stessi dei e qu indi fulcro della vita dell'uomo e del cosmo, ad ognuna di quelle raccolte s'agg iunsero degli imponenti trattati liturgici, i cosiddetti Brahmana, o libri rifer entisi al Brahman, ossia alla "formulazione", delle verit eterne, diretti a illus trare il sacrificio, le cui operazioni materiali venivano date per conosciute, m

entre ampio spazio veniva dato al racconto dell'origine del rito, all'affermazio ne della sua efficacia, all'interpretazione degli strumenti usati nel sacrificio e all'identificazione di essi con le varie parti del cosmo. Il sacrificio era i nfatti considerato rappresentazione simbolica dell'universo e quindi, secondo i principi della magia per identificazione, dominando gli strumenti del sacrificio s'otteneva il dominio sul fenomeno cosmico identificato con lo strumento. Ai Brahmana, testi farraginosi e pletorici, ricchi di assurdit rituali e di elucu brazioni etimologiche, fanno seguito gli Aranyaka, "testi silvestri ", ossia da recitarsi e da insegnarsi nella foresta, in un isolamento dovuto alla pericolosi t magica delle azioni e dei riti in essi raccomandati. In questi si ritrova la co nvinzione che fili misteriosi colleghino tutte le apparizioni in una solidariet c he abbraccia l'intero universo, fisico e morale, e che risiede in ultima analisi sulla fede che a tutti i fenomeni sottenda una realt unica che si manifesta in u na poliedrica visibile variet di oggetti ovvero di nomi, poich nome e oggetto sono tutt'uno e la relazione stabilita tra i nomi sottintende la stessa relazione tr a gli oggetti. Per colui che "cos sa ", ossia per colui che ravvisa queste mister iose correlazioni, che conosce l'intima essenza d'un atto o d'un rito, sar indiff erente compiere quell'atto o quel rito oppure uno sostitutivo: in altre parole p otr raggiungere per via di successive identificazioni ci che lontano e invisibile per mezzo di ci che vicino e tangibile e l'adempimento di funzioni naturali, come il respirare o il mangiare, sar considerato equivalente al sacrificio pi solenne. Questi stessi atteggiamenti si continuano nella Upanisad, che sono le parti ulti me e pi propriamente filosofiche dei trattati liturgici test citati, staccate dal contesto, in maniera tuttavia avventurosa e arbitraria, cosicch il taglio non net to e molti testi importanti dal punto di vista filosofico sono rimasti nei Brahm ana e negli Aranyaka e viceversa elucubrazioni ritualistiche e magiche sono inco rporate nelle Upanisad. L'appartenenza dei singoli testi a questa o quella racco lta vedica non incide se non per questioni di dettaglio (come ad esempio nella C handogya Up., che appartiene al Samaveda, l'attenzione rivolta al saman, ossia a lla melodia, piuttosto che all'inno sacrificale) ed quindi parso opportuno segui re un ordinamento cronologico, per incerto che possa essere, piuttosto che la di visione liturgica. L'affermazione dell'unicit dell'origine e della sostanziale medesimezza delle man ifestazioni empiriche non soggetta nelle Upanisad al minimo dubbio, mentre il me todo delle identificazioni tanto comune che qualche studioso, come si detto, int erpreta il termine Upanisad come "equivalenza". Ma se la fede nell'unit dell'Esse re, che si configura come il modello immobile e la meta suprema, veramente la ca ratteristica pi evidente delle Upanisad (anzi in Ch. Up., 7, 4, 1, sembra che il concetto d'esistenza sia inscindibile da quello d'unit), la forza delle apparenze concrete ha pure il suo peso. Da questo complesso di sentimenti ci sembra che t raggano origine alcuni dei tratti pi tipici delle Upanisad: e vogliamo dire la de dizione e l'entusiasmo nella ricerca (cos ben rappresentati nell'episodio di Naci ketas) e nella contemplazione di quell'Uno che sta oltre il velame delle apparen ze, ma anche il riconoscimento dell'impossibilit di raggiungerlo con mezzi umani, cosicch per avere un lampo d'intelligibilit (un lampo soltanto, ch altro si sa di non poter pretendere) s'ammetteranno tutte le vie, dalla rinuncia al rito, dall' illuminazione mistica e dalla grazia sovrannaturale alla moralit comune, e si ten teranno tutti gli espedienti, dalle affermazioni che soltanto nella ripetizione trovano la loro forza, ai paragoni pi suggestivi che persuasivi, dalle indagini s ugli elementi del culto e sui nomi alle osservazioni naturalistiche, al tentativ o di far della scienza, alle pseudo dimostrazioni, convinti d'altra parte che tu tta la realt visibile ha una sua dignit in quanto rispecchia in qualche modo la su blimit di quell'Uno di cui essa la manifestazione. La fortuna delle Upanisad nell'India testimoniata dai numerosi commenti che ad e sse furono dedicati (Gaudapada, VIII sec.?, Sankara, IX sec., Madhva, XIII sec., Sankarananda, XIV sec., Narayana, XIV sec., Rangaramanuja, XVI sec., Bhaskarara ya, XVIII sec., Aurobindo Ghosh, XX sec.). Inoltre esse furono il punto di parte

nza delle costruzioni filosofiche posteriori, che, pur allontanandosi dal pensie ro o meglio dai pensieri delle Upanisad, di queste si sono servite per trovarvi la conferma delle proprie affermazioni. ovvio che in questi casi il testo sottop osto a interpretazioni forzate: anzi si giunge a tali punti (ma l'interpretazion e quasi sempre giustificata con il ricorso a sottigliezze tecniche veramente mir abolanti, consentite anche dalla particolare struttura dei composti sanscriti e dalla scrittura stessa in devanagari) che a stento si crederebbe che i commentat ori abbiano avuto sott'occhio lo stesso testo. Del resto l'abitudine di rifarsi al passato nell'India almeno tanto antica quanto le Upanisad medesime, che dai V eda traggono strofe isolate e fuor del contesto le interpretano piuttosto libera mente, e non si limita soltanto all'ambiente brahmanico. Citeremo a mo' d'esempi o i casi dei gi citati Sankara e Madhva e di Ramanuja (XI-XII sec.), tutti e tre appartenenti al Vedanta (propriamente Vedantamimamsa, "indagine sulla parte fina le dei Veda"), ossia di quel sistema filosofico che si vanta d'essere l'erede au tentico del pensiero upanisadico, di cui accentua e sviluppa determinati aspetti . Sankara comment undici Upanisad 6bis, in esse vedendo il sostegno alla propria dottrina dell'idealismo monistico assoluto, per cui soltanto lo spirito esiste, essendo il mondo l'obiettivazione illusoria dello spirito, la corda creduta serp ente da chi immerso nelle tenebre dell'ignoranza (ma nelle Upanisad antiche il m ondo ben reale e la pluralit fenomenica, una volta prodottasi dall'unit originaria , vive per cos dire di vita propria). Ramanuja invece nelle pi recenti tra le Upan isad vediche ritrovava soprattutto il seme della bhakti, ossia della devozione f idente in un dio personale, Narayana-Visnu, del quale sono modi o forme le anime individuali e la materia, che, inscindibili dal dio ma distinte da lui, costituiscono dunque una triplice unit i n una costruzione religioso-filosofica che fu definita visistadvaita, "monismo d ifferenziato ", o, forse meglio, "non dualit del [l'Uno che pur ] ricco di attribu ti o di qualificazioni ''. Madhva infine, con interpretazioni d'un'artificiosit e d'una faziosit straordinarie, nelle Upanisad vedeva, in netta polemica con le al tre forme di Vedanta, l'affermazione d'un vero dualismo: da una parte il Brahman supremo, che si configura nella persona di Hari-Visnu, dall'altra le anime indi viduali e la materia. Queste son completamente dipendenti dall'arbitrio di Visnu , che quindi l'unica causa efficiente del divenire e dell'ordine cosmico, ma la differenza tra i due principi permane invalicabile ed eterna. Ancor in epoca contemporanea le Upanisad sono state e sono fonte d'ispirazione p er poeti e pensatori: secondo Ram Mohan Ray (1772-1833), il "padre della nuova I ndia", il primo dei riformatori indiani dell'epoca moderna, la base d'ogni relig ione il puro monoteismo che gli sembrava il succo del pensiero upanisadico; Tago re (1861-1941) nelle Upanisad ritrovava la dottrina dell'armonia della natura, A urobindo Ghosh (1872-1950) e Sarvepalli Radhakrishnan (1888-1975) le pongono a f ondamento delle loro costruzioni filosofiche, dirette alla ricerca e all'esaltaz ione d'un equilibrio universale che si giustifica in ultima analisi per la divin it dell'esistente. In Europa le Upanisad furono dapprima conosciute nella traduzione latina di Abra ham Hyacinthe Anquetil-Duperron (Oupnek'hat, i.e. secretum tegendam, Strasburgo, 1801-02), eseguita sulla traduzione persiana di cinquanta Upanisad, che nel 165 7, poco prima d'essere giustiziato per ordine del fratello Aurangzeb, fece compi ere il principe moghul Dara Shukoh, studioso delle religioni indiane e desideros o di giungere, sull'esempio dell'avo Akbar, a un sincretismo che ponesse fine al le lotte religiose tra Ind e Musulmani che dilaniavano il suo impero. Dall'Oupnek 'hat vennero a conoscenza di Arthur Schopenhauer quelle "concezioni quasi sovrum ane" nelle quali a suo giudizio si compendiava la saggezza primeva dell'umanit; e d noto il suo elogio di quella "lettura pi d'ogni altra al mondo fruttuosa ed edi ficante", che, come era stata il conforto della sua vita, sarebbe stata la conso lazione della sua morte (Parerga und Paralipomena, II, par. 184). Schopenhauer, con atteggiamento tipicamente romantico che doveva persistere nella cultura, o m eglio nel sentimento comune, per decenni, trasfigurava l'immagine dell'India e a l suo entusiastico apprezzamento ben pochi davvero saprebbero unirsi. Le Upanisa

d rimangono tuttavia un momento culminante del pensiero indiano antico e come ta li son sempre state l'oggetto di studi approfonditi da parte dei maggiori indolo gi d'ogni tempo. Tema preferito delle Upanisad antiche e medie la contemplazione dell'identit fra Brahman e Atman, ossia dell'identit fra ci che infinitamente grande e ci che infini tamente piccolo, fra il principio dell'universo, che a questo d vita e fornisce l a base, e il proprio s, che quello cui si giunge dopo aver spogliato la propria i ndividualit di tutto quanto di transeunte, provvisorio, accidentale legato a essa . L'origine dei due vocaboli, Brahman e Atman, nettamente distinta e nettamente di stinti furono anche i modi e gli oggetti della speculazione. Brahman parola della speculazione sacerdotale, che proprio nella fortuna della p arola rivela la sua importanza 7. Abbiamo visto come il sacrificio fosse conside rato l'immagine e il centro dell'universo; ma la parte essenziale del sacrificio la parola sacro-magica e la " formulazione " di essa il Brahman. Quindi il Brahman la forza sovrannatur ale e misteriosa della parola magica: per esso il sacrificio efficace, il brahma no ha il suo potere, i Veda hanno la loro onnipotenza; esso la forza che il fond amento di tutto l'esistente, che d il potere agli stessi dei, che difesa contro i mali, che la fonte immortale di tutto ci che mortale: "Ci da cui tutti gli esseri son nati, ci che li mantiene in vita, ci in cui morendo vanno a finire" (Taittiri ya Up., 3, 1). Atman invece parola che originariamente indica il respiro (cfr. germ. Atem, con cui etimologicamente congiunto), fu l'oggetto di osservazioni e di esperimenti d iretti ad accertarne le caratteristiche e l'eventuale indispensabilit, e presto v enne a indicare la parte essenziale della personalit umana, che vista nel pensier o e nella conoscenza. Ora, poich esiste un'analogia fra la costituzione del micro cosmo e la costituzione del macrocosmo (ed essa, d'origine probabilmente indoeur opea 8, era un dato di fatto accettato dalla speculazione, incline ad attribuire ai fatti cosmici gli stessi connotati dell'esperienza terrena, tanto pi che era assente ogni distinzione di principio tra spirito e materia), il principio vital e dell'uomo sar eguale al principio vitale dell'universo ed eguali saranno pure l e caratteristiche: l'Atman dunque il Brahman e la conoscenza l'essenza di entram bi. Ci viene espresso nelle due "grandi parole" che compendiano l'insegnamento de lle Upanisad: Tat tvam asi, "Tu [, anima individuale,] sei il Tat, il principio supremo" (Ch. Up., 6, 8 sgg.) e Aham Brahmasmi: "Io sono il Brahman" (B. Up., 1, 4, 10). probabile che l'idealismo monistico espresso nell'identit Brahman-Atman non sia s tato soltanto il prodotto d'una giustapposizione voluta, ma che sia il risultato ultimo di osservazioni di filosofia naturale, e precisamente di successive medi tazioni sul fuoco, considerato principio vitale 9. Mentre attestata, in tempi probabilmente diversi, una primazia attribuita all'acqua o al vento-respiro, del la quale parleremo pi avanti, il punto di partenza della cosiddetta dottrina del fuoco l'osservazione che il calore corporeo l'ultimo ad abbandonare il corpo all a morte, quindi supera sotto questo punto di vista anche il respiro. Il calore, ossia il fuoco, causa il brusio che si ode quando ci si tura le orecchie e provo ca pure la digestione del cibo ingerito. Il fuoco proviene dal sole attraverso i raggi solari che si continuano nelle vene dello stesso colore confluenti nel cu ore dell'individuo. Percorrendo a ritroso la stessa via, dall'individuo il fuoco ritorna nel sole in un ciclo continuo che congiunge terra e cielo, ossia mondo dei vivi e mondo dei morti, e che offre una risposta plausibile alle domande int orno all'origine e al destino dell'individuo. Ben presto si fa strada il pensier o che il fuoco luce e che la luce il simbolo o l'essenza della conoscenza, che, simile a lampada, appunto illumina gli uomini. Il principio vitale unico allora conoscenza e la conoscenza quella che vivifica le varie facolt dell'uomo, in esse penetrando e da esse ritraendosi nel sonno, quando ogni attivit sensoriale viene

sospesa. Mentre nel sonno con sogni ancor si hanno le immagini dell'esperienza terrena (o perch tutto si ritrova nella cavit del cuore, che, simile allo spazio c osmico, tutto contiene, o perch ancora permangono l'impressione o il ricordo di q uell'esperienza), nel sonno profondo scomparsa ogni coscienza: il principio vita le, l'Atman, s' ritirato nelle arterie che dal cuore si dipartono, ossia viene a cessare ogni collegamento con tutto quanto s'attiene alla terra. L'Atman rimane solo con se stesso, in una condizione di appagamento totale e dimentico, quale p u aversi nella riunione di due amanti, in uno stato di quiete immobile e di beati tudine incosciente, della quale vien data una spiegazione che per il tempo in cu i fu formulata apparisce straordinaria. Si ha conoscenza infatti quando esistono un soggetto e un oggetto della conoscenza; ma quando tutto s' ridotto all'unit, q uando l'Atman solo con se stesso, con che cosa e chi potrebbe conoscersi? chi po trebbe conoscere il conoscitore? La beatitudine incosciente che propria del sonn o profondo, da cui tuttavia si ritorna, ricreandosi cos tutta l'esperienza terren a, poi trasferita allo stato dopo la morte, che nel sonno trova la sua immagine pi vicina, per la tendenza, o l'abitudine, di trasferire al secondo termine della comparazione tutte le caratteristiche del primo, anche se non si riferiscono al medium comparationis. Lo stato dopo morte, che lo stato comune a tutti e defini tivo, quindi una condizione di beatitudine priva di coscienza 10, ovvero di cosc ienza pura senza oggetto di fruizione e questo Atman perfetto tanto lo stato fin ale quanto lo stato originario (poich come dal sonno si ritorna allo stato di veg lia cos dalla morte si rinasce alla vita), il tutto, il Brahman. La contemplazion e del principio universale da cui tutto si produce, che identico al pi vero, all' intimo se stesso, stupisce ed esalta. E infatti i vati delle Upanisad non si sta ncano di parlare della scoperta della divinit, potremmo dire, della propria essen za individuale, alla quale Sandilya (Ch. Up., 3, 14) scioglie quello che non a t orto H. Oldenberg chiama un inno in prosa. Di fronte alla possibilit di conoscere, e quindi di essere, l'Atman-Brahman ogni altra cosa perde di valore: infatti quisquis deum intellegit, dens fit 10 bis. P er esso si rinuncia al desiderio di ricchezze, al desiderio di prole. Chi lo con osce abbandona tutto e non pi toccato dalle transeunti vicissitudini della vita, la quale, come la veglia il contrario del sonno, l'opposto dell'Atman perfetto e sar pertan to dolore, turbamento, angoscia, conoscenza del particolare, azione e fruizione incessanti. Ma come si giunge all'Atman-Brahman? Questo al di l d'ogni conoscenza distintiva, al di l d'ogni concepimento e d'ogni immaginazione umani; lo si pu definire solta nto negativamente o come la coincidentia oppositorum, il che significa soltanto che esso al di l delle umane distinzioni. La rivelazione di esso non s'ottiene co n l'istruzione, ma avviene per un lampo improvviso, per un'estasi o per la grazi a dell'Assoluto, che sceglie colui al quale palesarsi. In altre parole una cosa straordinaria da raggiungersi per mezzo d'una norma straordinaria, soltanto stac candosi da tutto ci che umano possibile raggiungerlo. In effetti l'atteggiamento mistico, con la sottintesa negazione dell'umano e l'ovvia elezione dell'ascesi, che il rifiuto della vita e delle sue esigenze, la conclusione logica di quelle premesse; e quando si dice che per chi ha raggiunto la verit tutto indifferente, che bene e male sono superati, che la colpa non pi macchia, difficile non pensare a quei gruppi che secoli dopo alterneranno licenza e ascesi, perch son legate al la provvisoriet terrena e in fondo prive d'ogni intima validit, perch colui che con osce ci che superiore a tutto diventa superiore a tutto, dato che si diventa ci ch e si conosce. Ma giunte a questo punto a noi sembra che le Upanisad esitino a pr oclamare il distacco completo dal mondo e abbiamo gi accennato a quella che pu ess erne una causa: la convinzione nella sola realt dell'Uno induce cio a pensare che tutte le apparizioni contengano una parte di verit in quanto riflesso dell'Uno, e perci infinite e tutte giustificate saranno le vie dell'accostamento, che consid erano soltanto un aspetto, momentaneo e transitorio, della realt. E allora la vit a viene accettata, n pu eludersi, ci si preoccupa del cibo e s'apprezzano gli alle ttamenti dei sensi, si desidera prole che continui la stirpe, si paragonano le e

t della vita alle varie tappe del sacrificio, si considera somma ascesi il vivere la vita. La rinuncia s raccomandata, ma la vita, con le sue esigenze di compassi one, generosit, dominio di s, vien prima, e se la conoscenza del rito in ultima an alisi esime dal compierlo, al culto vien riconosciuta un'indubbia importanza pro pedeutica. Si va anzi pi in l, e cos non assente il pensiero che di fronte alla necessit pu venir meno l'applicazione di qualsiasi norma e che la considerazi one della molteplicit apparente deve venir prima dell'intuizione della realt unica , che senza la prima mutila". Insomma, nelle Upanisad fermissima la convinzione che esista una verit trascenden te i sensi e l'immaginazione umani, cui l'uomo aspira pur non sapendo configurar sela al di fuori della sua misura, ma pur chiaro che l'uomo, ancorato alla terra , non pu astrarre dalle esperienze della sua condizione: e nel trarre le consegue nze di queste affermazioni consiste l'umanit delle Upanisad. Che cosa tiene l'individuo lontano dall'Atman-Brahman e lo lascia perci preda del la molteplicit, del dolore, ossia di tutto ci che dall'Atman-Brahman diverso? il k arman, ossia l'azione e la forza immanente in essa, che agisce automaticamente, per il fatto stesso d'esistere e che si pensa determini la pluralit fenomenica, c ostringendo l'Assoluto, essenza costituita di puro spirito, in forme individuali che obliterano la coscienza dell'unit universale e originaria. L'azione la carat teristica pi propria dell'individuo, e sembra quindi abbastanza logico che in ess a sia vista la causa dell'individuazione, mentre il mutamento del significato at tribuito al vocabolo karman (che prima delle Upanisad designa l'atto rituale) in dicativo del sopraggiunto cambiamento degli interessi e dell'attenzione sempre p i viva rivolta all'uomo. In alcuni punti si ritrovano ancora tracce dell'antica c oncezione per cui i pensieri nell'ora della morte determinano la condizione dell a futura esistenza 12; poi, con un evidente approfondimento del senso etico, la dottrina del karman come determinante della futura condizione d'esistenza s'affe rma, dapprima come dottrina segreta (B. Up., 3, 2, 13), poi come postulato indis cusso. Difficile tuttavia tracciarne la storia e individuarne l'origine. La dott rina del karman sorta come naturale sviluppo di concezioni affermate nelle racco lte vediche o si tratta del risultato d'infiltrazioni d'un sostrato culturale diverso che affiora adesso alla luce? In realt nulla possiamo affermare con sicur ezza, poich del mondo culturale e in particolare religioso anario e preario non a bbiamo alcuna conoscenza certa. chiaro che due momenti sono di particolare impor tanza per il sorgere della credenza nel samsara, come sar chiamato a partire dall a Katha Up. il ciclo delle esistenze determinato dalla qualit morale dell'azione compiuta dall'individuo: e sono la convinzione che l'atto abbia un'efficacia che supera i termini di questa vita e la fede che l'azione abbia il suo rimerito, n el mondo in cui stata effettuata, per mezzo d'una nuova esistenza 13. La prima c onvinzione alla base d'ogni pratica cultuale, intesa a ottenere benessere nell'a ldil o benefici terreni pi o meno immediati, ed ben documentata per l'epoca vedica . Pi difficile rintracciare nei testi vedici i diretti precedenti della dottrina della reincarnazione o della rinascita. Il timore che la dimora nell'aldil non fo sse eterna e che una nuova morte (punarmrtyu) attendesse il trapassato (e, poich l'uno e l'altro timore derivavano dal raffigurarsi la vita oltretomba a somiglia nza di quella terrena, una morte nell'aldil non poteva non significare un passagg io al di qua della morte) pu aver preparato l'idea del ritorno sulla terra, che f u visto talvolta come un premio (vedi Ch. Up., 5, 10, dove si dice che la fede d el trapassato gli assicura, attraverso varie tappe, il ritorno su questa terra; vedi anche Satapatha Brahmana, 1, 5, 3, 14: "La primavera torna dall'inverno e c os questo da quella. Di nuovo nasce in questo mondo colui che cos sa"). Introdotta o preparata dall'osservazione di fatti naturali, come appunto il rito rno delle stagioni o delle messi, facilitata dal pensiero che il figlio rinnova le qualit del padre, accettata forse anche per illuminare certe rimembranze inspi egabili che s'osservano presso popoli di svariato grado di cultura, aiutata sopr attutto, a nostro giudizio, dal pensiero che la morte sia simile in tutto al son no, permetta cio il ritorno, e dalla considerazione del ciclo del fuoco e special

mente dell'acqua, che offriva l'esempio pi convincente d'un rapporto fra la terra e il cielo, sede tradizionale dei morti, e indicava a nche i modi del ritorno sulla terra, la dottrina del samsara determinato dal kar man s'accordava in qualche modo con la dottrina dell'Uno-tutto. Se l'Assoluto im mortale identico alla parte essenziale dell'individuo, come pu parlarsi di morte per questa parte immortale? D'altra parte se l'Assoluto penetrato nell'individuo , per ci individualizzandosi, dovr essere la caratteristica dell'individuo, ossia l'azione, a condizionare questa individualit. certo dunque che il karman a determinare una serie successiva di esistenze, ma n on ben stabilito come agisca il meccanismo delle reincarnazioni o delle rinascit e e in che cosa consista il legame che unisce la nuova vita con quella precedent e. Sono infatti prospettate varie soluzioni. La prima nega il persistere d'ogni sostrato della personalit (B. Up., 3, 2, 13): dissoltisi tutti gli elementi che c ostituivano l'individuo, esiste soltanto l'azione che, analogamente a quanto ins egnato dalla dottrina del Buddha, produce la formazione d'una nuova creatura, la quale potr indifferentemente appartenere, secondo la qualit morale dell'azione co mpiuta, al mondo umano, all'animale, all'infernale o al divino, poich anche gli d ei sono condizionati, nel loro stato di potenza e di perfezione, dall'opera comp iuta, che non pu non produrre effetti limitati nel tempo. La cosiddetta "dottrina dei cinque fuochi e delle due vie" (B. Up., 6, 2, 9-16; Ch. Up., 5, 3-10; Kaus. Up., 1) sembra invece ammettere la persistenza d'una sorta di anima, cio d'una s ostanza immateriale ed eterna. I defunti, o meglio quella parte o scintilla dell 'Assoluto che penetrata nel loro corpo dando vita e coscienza all'aggregato di e lementi, salgono al cielo dalla fiamma del rogo. Alcuni giungono al mondo della folgore, da cui, lungo la via degli dei, arrivano al mondo del Brahman donde non pi ritornano. Altri invece, giunti alla luna, dopo aver qui dimorato e aver cons umato il frutto delle loro azioni, attraverso l'etere, il vento, la pioggia, la terra, il cibo giungono, per la via dei padri, nell'uomo e nella matrice femmini le, che scelta in base alle loro opere. Altre creature sono poi condannate a una sorta d'inferno, cui si fa oscura allusione. La via che le anime percorrono rip ete evidentemente il ciclo dell'acqua, ma le tappe sono immaginate come altretta nti sacrifici e questo ci conferma come profondamente abbia inciso sulla formula zione delle dottrine accolte nelle Upanisad la manipolazione dovuta a mani sacerdotali . Bench i testi non siano univoci, la condizione per essere liberati dal samsara sembra che sia la fede o la conoscenza dell'unicit di tutto l'esistente. Lo stato di colui che liberato descritto come incomparabilmente superiore a qualsiasi gi oia del mondo e al di l di qualsiasi valore materiale, etico, spirituale. La libe razione assai spesso rappresentata come raggiungibile dopo la morte, con un'asce sa al cielo (e qui si continua la vetusta dottrina escatologica del cielo troppo lontano per essere raggiunto con il corpo); ma non mancano i luoghi (B. Up., 4, 4, 6; Kath. Up., 2, 6, 14) dove s'afferma che non occorre raggiungere il decess o del corpo e che continuare o no la vita terrena del tutto indifferente: si pre annuncia quindi il concetto di jivanmukta, "liberato in vita", che sar sviluppato nei sistemi induisti e che sembra accordarsi pienamente con la dottrina del ric onoscimento della natura eterna della propria essenza individuale 13 bis. Affermatasi come spiegazione del vario destino dell'uomo, dell'incomprensibilit d ella distribuzione attuale del bene e del male e perci certamente favorita, anche se non inventata, dalle classi privilegiate che potevano cos giustificare la pro pria posizione e offrire d'altra parte una speranza agli oppressi e ai disperati , sempre per nel quadro dell'accettazione della condizione attuale determinata da l proprio agire, la dottrina del samsara, unita alla dottrina dell'identit AtmanBrahman e della sua assolutezza, determin un rivolgimento delle concezioni della vita e dei suoi valori, sia pure con le limitazioni che abbiamo prima cercato di lumeggiare. Da questo momento l'aspirazione certamente il raggiungimento della liberazione: nel seguito incessante di vite e soprattutto di morti, perdono il l oro valore di unicit e d'irripetibilit le ricchezze, la famiglia, l'esistenza stes sa. Della dottrina del ciclo delle esistenze non tanto si valuta positivamente l

a possibilit a ciascuno offerta di rendersi artefice della propria sorte, ma si p one in risalto la provvisoriet d'ogni situazione, l'unica certezza della morte. B ench le Upanisad siano saldamente ancorate alla vita, che reale, indiscutibile che si prepara il terreno e ci si predispone a quell'at teggiamento di rinuncia che culmina nell'ascesi e che ha sempre colpito, come ca ratteristica, anche se non esclusiva, dell'India, gli osservatori stranieri. la stessa frequenza della ricerca d'un quid medium tra rinuncia e vita, che a noi s embra essere il tratto dominante tanto dei movimenti monastici del Buddhismo e d el Giainismo, nei quali vivissima l'esigenza morale, quanto dell'istituzione del trivarga e degli asrama, che cercano di contemperare l'aspirazione al superamen to della vita con la necessit d'adempiere ai doveri inerenti alla casta e all'et, per non parlare della filosofia dell'attivismo della Bhagavadgita, testimonia di quanto diffusa e profondamente sentita sia stata nell'India l'inclinazione alla negazione del mondo e dei suoi problemi. Ma nelle Upanisad l'io personale non ancora l'obiettivazione illusoria e transeu nte d'un Assoluto immoto e impassibile, la maya (il termine compare in Svet. Up. , 4, 9) non ha ancora il significato di "illusione cosmica" che gli attribuir San kara, e l'immagine del mondo che fuoriesce dal Brahman-Atman come la scintilla d al fuoco indicativa del rapporto che si pensa legare fenomeno e Assoluto. Conseguentemente, la rinuncia upanisadica presuppone l'adempimento dei doveri ri tuali, familiari, morali e ben ci sembra rappresentativo del pensiero upanisadic o antico il nucleo centrale dell'Isa. Up., che non a caso nelle raccolte indigen e occupa il primo posto: per giungere alla luce sopracosciente dell'Assoluto, che privo di tutte le qualit umane, bisog na partire dall'uomo, sublimando le capacit meditative e astrattive dopo che sono state soddisfatte le esigenze terrene. vero che s'attribuisce onnipotenza e inv ulnerabilit alla conoscenza e s'afferma, come s' gi ricordato, che la norma comune non vincola colui che conosce, il quale al di sopra del bene e del male e non to cco dal peccato 14; ma questo pensiero, che pur anticipa l'ammissione d'una dopp ia morale, non certamente il pi diffuso nelle Upanisad, che, dalla considerazione dell'unicit del Brahman-Atman, sembrano piuttosto esser tratte al rifiuto dell'e goismo in una superiore armonia che abbraccia tutto il creato: il che quanto dir e che anticipano l'ahimsa panindiana e la karuna buddhista. Se il monismo idealistico, con i limiti che s' cercato di mettere in luce, costit uisce il punto d'arrivo delle Upanisad e sembra essersi sviluppato dalla conside razione del fuoco come principio vitale, nelle Upanisad stesse esiste la documen tazione di varie correnti di pensiero che ricercarono in altre entit la fonte uni ca che, diversa da tutti i fenomeni singoli, a essi d vita fornendone la base. Al cuni veggenti ravvisarono il primo principio nell'acqua, nel vento, nello spazio etereo; altri ritennero che quest'origine comune non potesse essere definita ch e come Sat, "esistente", o Asat, "non esistente "; altri infine sottolinearono l 'importanza di capacit o facolt individuali, come la parola o il pensiero. La dottrina dell'acqua ha come punto di partenza la constatazione dell'essenzial it dell'acqua per il mondo vegetale e per il mondo animale, e trova la sua espres sione pi completa nella gi ricordata " dottrina dei cinque fuochi", nella quale co nfluiscono inoltre concezioni antichissime relative alla luna, ora considerata c ome una specie di coppa che alternatamente si riempie e si svuota, ora immaginat a come la porta dei mondi celesti, sbarrata o aperta secondo il vario alternarsi delle fasi. Il rapporto tra la terra e il cielo che il ciclo percorso dall'acqu a dimostrava possibile forn forse uno dei primi avvii alla concezione del passagg io d'una parte della personalit dei defunti, e in ultima analisi dell'anima, dall a terra al cielo, mentre la manipolazione brahmanica, evidente nella rappresenta zione delle varie tappe come altrettanti fuochi sacrificali, fa pensare che si t ratti non d'una dottrina in via di formazione, bens della canonizzazione d'un'oss ervazione di filosofia naturale.

Altri pensatori videro il sostegno della vita e il primo principio nel respiro, cui corrisponde sul piano cosmico, per l'equivalenza tra manifestazioni del micr ocosmo e manifestazioni del macrocosmo da sempre usuale nell'India, il vento. Ov via l'importanza del respiro nei confronti di altre forze e capacit dell'uomo ed essa viene affermata in una serie di narrazioni 15 che sembrano implicare una sorta di polemica contro chi intendeva negare la posizione di predominio del re spiro; tipica inoltre la personificazione delle varie forze dell'individuo, come nell'apologo di Menenio Agrippa. Altro gruppo di narrazioni insiste sull'inesau sto vigore del vento-respiro, che sussiste e continua a operare quando le altre forze o gli altri fenomeni cessano o mancano: il vento permane quando il sole tr amontato, il respiro continua quando mancano la vista o l'udito o la parola, il respiro vince il sonno che cos simile alla morte, cosicch facile giungere ad affer mare che tutto rientra o viene assorbito nel vento-respiro, che quindi il "Pigli atutto", come s'esprime Raikva in quella che forse l'esposizione pi tipica della "dottrina del respiro" (Ch. Up., 4, 1-3). Ma la difficolt di spiegare la capacit i ntellettiva e la coscienza in rapporto o in dipendenza del respiro sembra che ab bia impedito uno sviluppo ulteriore della dottrina, che inoltre non comprende al cuna concezione escatologica e non utilizza alcune osservazioni gi fatte in epoca antica sulle funzioni corporee, come la concezione dei cinque soffi o forze vit ali che si pensa esistano nel corpo (respiro, soffio ascendente, soffio discende nte, soffio trasversale, soffio generale) e che saranno oggetto di lunghe indagi ni nei sistemi classici di filosofia. Esistono poi tracce ben consistenti d'un'antica identificazione del primo princi pio con lo spazio etereo, che sembr simbolo adatto dell'Assoluto forse per la sua onnipresenza, ma anche per la sua illimitatezza, la sua incorporeit e la consegu ente indefettibilit (cfr. ad es. B. Up., 3, 8, 7; Ch. Up., 1, 9, 1). Ma particola rmente importante il rapporto d'identit che s'ammette fra lo spazio etereo e lo s pazio entro il cuore: come lo spazio tutto comprende, cos nello spazio entro il c uore tutto compreso, cielo e terra, fuoco e vento, sole e luna, lampo e stelle, ci che si possiede e ci che non si possiede, realt e desideri (Ch. Up., 3, 12, 7-9; 8, 1, 3). Possedendo il cuore, dunque, tutto si avr: e quando i sensi non pi sono attivi e ogni facolt dell'individuo sembra ritirata entro il cuore, tutto l si ritrova nel sogno, il ricordo dell'esperienza vissuta e il p resagio dell'avvenire. Secondo Ch. Up., 3, 19 e T. Up., 1, 7, al principio esisteva soltanto l'Asat, il non esistente; in tutta la sesta lettura della Ch. Up. invece si dice che tutto deriva dal Sat e si controbatte la teoria dell'Asat (6, 2, 1-2). Le denominazio ni sono ben antiche: la teoria che il Sat si sia prodotto dall'Asat si ritrova i n R. V., 10, 72, 2-3, contro cui sembra polemizzare la Ch. Up., anzi l'opposizio ne tra i due concetti superata in R. V., 10, 129, 1-2 (" N il Sat c'era allora, n l'Asat"), dove, al di l delle coppie di contrari, tutto discende dall'Uno, che qu indi il vero principio. La scelta del termine Sat sembra significare che del pri mo principio non pu dirsi altro se non che esiste; Asat sembra invece alludere no n a un nulla assoluto, bens a una sorta di caos precedente a ogni differenziazion e e assolutamente incomparabile con la realt attuale, dove l'ordine cosmico la co ntroparte celeste dell'ordinamento morale e sociale. Nella Ch. Up. la dottrina d el Sat, che l'Atman, l'essenza sottile identica nel microcosmo e nel macrocosmo, sviluppata in un sistema completo degli elementi e delle loro combinazioni, est remamente importante per lo spirito da cui animato il suo espositore Uddalaka Ar uni. Si parte invero da un postulato, che l'ammissione d'una unit originaria che insieme spirito e materia; ma nelle successive osservazioni dei vari fenomeni ch e si producono dai tre elementi primordiali creati dal Sat, ossia calore, acqua, terra, c' un rigore deduttivo e una spregiudicatezza tali (basti pensare alla de rivazione del pensiero dal cibo e del respiro dall'acqua) che a ragione s' parlat o d'un atteggiamento parascientifico. Dal vario combinarsi dei tre elementi prim ordiali, cui sono attribuiti i colori rosso, bianco, nero, derivano tutte le cos e: ora qualche cosa d'analogo insegnato nel samkhya, sistema classico di filosof ia che approder a un sostanziale dualismo tra spirito e materia. Il Samkhya attri

buisce alla materia tre qualit o modi di essere (guna): una volta rottosi l'equil ibrio tra i guna, caratterizzati dagli stessi colori degli elementi della Ch. Up ., s'inizia l'evoluzione e s'ottiene, a seconda delle infinite possibilit di comb inazione, l'infinita molteplicit delle cose, che tuttavia risalgono all'unica mat eria originaria. Infine si hanno nelle Upanisad parecchie affermazioni che attestano come una pos izione di privilegio fosse assegnata, almeno in certi ambienti, alla parola e al pensiero. Il pensiero (manas) identificato con il Brahman in Ch. Up., 3, 18, 1 (altrove, ad es. B. Up., 4, 1, 6; Ch. Up., 7, 3, 2, l'identificazione respinta p erch insufficiente); quanto alla parola (vac) l'importanza a essa attribuita test imoniata dalla frequentissima esaltazione della sillaba Om, che l'essenza della parola, il suono per eccellenza. Anche queste concezioni sono antiche: il Veda e sso stesso parola e "formulazione" della parola il Brahman, sicch pi che giustific ato affermare che " le speculazioni vediche... riposano su una sorta di primato della parola ". Di quest'ultima per si dice che una parte soltanto si realizza ne l mondo, poich la parte maggiore e migliore celata nel mistero (R. V., 1, 164, 45 ; 8, 100, 11): si ha cio una contrapposizione tra espresso e inespresso e l'affer mazione che il primo non esaurisce l'infinita potenzialit del secondo. Nei Brahma na, a quanto sembra di poter ricavare dai dati in nostro possesso, la contrappos izione si verifica tra la parola e il pensiero, considerati il simbolo del limit ato e dell'illimitato. E infatti al silenzio, che per cos dire il modo d'essere d el pensiero, viene attribuita una parte importante nello svolgimento del sacrifi cio, di contro alle melodie, alle strofe e alle formule magiche; con il pensiero che il sacerdote brahman, immobile e silenzioso, corregge gli eventuali errori dei sacerdoti recitanti, medica cio i difetti della parola; e si afferma che due sono le vie del sacrificio, vac e manas, ma pi spesso s'afferma che la parola seg ue il pensiero o al contrario che il pensiero nulla pu se manca la parola 16. Il contrasto continua nelle Upanisad pi antiche (vedi ad es. Ch. Up., 7, 3, 1: (( il manas superiore alla vac"), mentre nelle Upanisad pi recenti la differenziazione , a nostro avviso, assai pi sfumata, in quanto parola e pensiero sono considerati entrambi facies diverse, non opposte, della realt: esistono cio lo sabdabrahman, l'Assoluto in forma di suono, espresso o inespresso, e l'asabdabrahman, che supe riore al suono, pura trascendenza silenziosa (Brahmabindu Up., 17). Al secondo s i giunge immergendosi nello sabdabrahman, ossia soltanto esperimentando ci che conoscibile si perviene a ci ch e sta al di l d'ogni possibilit umana. E questo anche il punto d'arrivo di certe s cuole tantriche, per le quali la conoscenza delle formule, che sono parola, il m ezzo indispensabile per giungere all'Assoluto, il quale nella sua ultima realt pe r silenzioso, quel silenzio originario che sembra regnare nella desolata solitudi ne cui allude B. Up., 1, 2, 1: "Quaggi al principio non c'era che il nulla. Tutto era avvolto dalla morte o dalla fame, perch la fame la morte". Come s' detto, le Upanisad vediche sono il punto di partenza e di riferimento di quasi tutte le speculazioni successive, che si rifaranno a esse come a un paradi gma d'indiscussa autorit. Si visto infatti che nelle Upanisad c' il germe e talora , pi che il germe, una prima formulazione di dottrine e di concetti che in seguit o avranno larghissima fortuna. Vogliamo ancora accennare al caso della bhakti e del teismo con essa congiunto e alla dottrina del corpo sottile. La bhakti, "devozione fidente", in una divinit pronta a soccorrere il fedele che a lei si rivolga con totale abbandono, s'affermer con la Bhagavadgita (II sec. a. C. ?) e conquister favore sempre crescente di santi e di folle nel primo millenn io d. C. Il vocabolo sottintende una "partecipazione '' dell'umano al divino: ma ci implica tanto una omosostanzialit tra i due termini, quanto un desiderio del d ivino a lasciarsi partecipare. La bhakti quindi strettamente congiunta con il sorgere e l'affermarsi di divinit personali e trova le sue espressioni pi tipiche da un lato nell'amore del devoto, spinto fino all'esaltazione mistica, dall'altro nella possibilit che ha il dio d i discendere sulla terra per dare aiuto e protezione dal male e dai malvagi. I p

resupposti di queste concezioni si trovano gi nelle Upanisad pi antiche, nelle qua li l'Assoluto, il Brahman-Atman nel quale tutto finisce e dal quale tutto proman a come scintilla da fuoco, si configura talvolta come esterno alle cose (K. Up., 2, 5, 9-11), come un dio da adorare (Ch. Up., 3, 14), come l'interno controllor e (antaryamin), come il dio degli dei, al cui comando si muovono cielo e terra ( B. Up., 3, 7; 3, 8, 9). La transizione dal monismo al teismo evidente soprattutt o nella Svetasvatara Up., per la quale l'Essere Supremo Rudra-Siva, il Signore d atore di benedizioni che si manifesta a chi Egli sceglie (Svet. Up., 3, 20 = Kat h. Up., 1, 2, 20 = Mahanarayana Up., 202). Il vocabolo bhakti compare poi nella stessa Svet. Up., 6, 23, che non a caso stata quindi chiamata la "porta d'ingres so dell'Induismo". Che poi il teismo che s'affermer nel Medioevo indiano sia il p rodotto e il risultato dell'affiorare alla luce della storia di culti prearii e anarii e che pure le concezioni della bhakti e della grazia divina siano una rea zione del sostrato indigeno stato spesso affermato 17 e l'ipotesi in s non per nu lla improbabile. In ogni modo bisogna guardarsi dall'attribuire al teismo indian o i caratteri del monoteismo giudeo-cristiano e la massima differenza che in Ind ia non esiste il concetto di creazione ex nihilo: l'Assoluto, sia esso configura to come divinit personale o come potenza impersonale, in India sempre causa effic iente e materiale dell'universo, che emana da esso e nel quale esso penetra (ved i ad es. B. Up., 1, 4, 7; Kaus. Up., 4, 20). Secondo una dottrina propria del sistema Samkhya ma che si ritrova, pi o meno mod ificata, in quasi tutte le correnti indiane, intermedio tra il corpo grossolano, che si dissolve con la morte, e l'anima, immobile e immateriale, esiste un corp o sottile (suksma sarira). Esso costituito dai cinque elementi sottili, rapprese ntanti la materia allo stato potenziale, impercepibile, accompagna l'anima di es istenza in esistenza fin a che non sia raggiunta la liberazione e serve come sup porto quasi materiale dell'organismo psichico e della personalit, costituendo il principio della continuit attraverso le varie esistenze determinate dal karman, d elle cui engrafie esso il portatore. Anche questa dottrina del corpo sottile ado mbrata in B. Up., 4, 4, 2, dove si dice che alla morte abbandonano il corpo non soltanto l'anima, ma anche le opere compiute, la conoscenza e le forze vitali. Gi s' detto che con il nome di upanisad ci sono pervenute numerosissime composizio ni di varia epoca: tra esse abbiamo fatto una scelta ristretta. Alcune ci sono s embrate interessanti per la forma o il contenuto, riassuntivo o esplicativo di d eterminate dottrine delle Upanisad vediche (Chagaleya Up., Kaivalya Up., Baskala -mantra Up., Pranagnihotra Up.); altre sono dedicate all'esaltazione di singole divinit del pantheon induista; altre infine espongono principi, metodi e pratiche del Yoga. Le cosiddette Upanisad settarie (Atharvasiras Up., Mudgala Up., Ganapati Up., De vi Up.) non sono anteriori alla seconda met del primo millennio d. C. e testimoni ano la tendenza a recuperare, alla luce di concezioni nuove, il passato vedico, che viene interpretato in armonia con le esigenze proprie di determinate sette. Notevole attenzione viene rivolta in queste composizioni ai mantra, ossia alle f ormule magiche, che sono considerati rappresentativi delle divinit e analizzati s econdo i principi d'una scienza che sempre stata curata nell'India, ma che si pr ecisa in un sistema minuzioso nei Tantra, cio in quei testi di carattere dichiara tamente iniziatico costituenti le scritture sacre delle varie correnti religiose dell'India medievale. Le Upanisad del Yoga comprendono una ventina di opere d'epoca indeterminata, com unque piuttosto tarda. Esse sistemano, in una veste simile a quella delle Upanis ad vediche, dottrine e regole del Yoga, ossia di quel metodo d'approfondimento e di realizzazione spirituale che nell'India antichissimo, d'origine probabilment e prearia, diffuso presso tutte le correnti religiose ed ha il suo testo normati vo classico nel Yogasutra di Patanjali (sec. IV d. C. ?). In queste Upanisad da vedersi un tentativo d'inserire nel contesto brahmanico, fornendo trattati che s i pretendeva riallacciare alla tradizione sacra, la teoria e la pratica d'un pro

cedimento fondamentalmente estraneo alla civilt vedica, come quello che predicava una via di salvezza individuale, mentre la societ vedica rigidamente strutturata in un insieme dove a ognuno riservata una funzione precisa. Ricordato gi nelle p i recenti delle Upanisad vediche (T. Up., 2, 4, Kath. Up., 2, 6, 11, Svet. Up., p assim) e d'altra parte preannunciato da certe pratiche attestate nei Brahmana, c ome il silenzio rituale e la preghiera silenziosa, la meditazione, la trasformaz ione interiore provocata da esercizi fisici (ma non si tratterr piuttosto di conc ezioni tipicamente yogiche penetrate gi in ambiente vedico?), Yoga significa "con trollo", e poi "metodo" per controllare le funzioni del corpo e della mente e raggiungere uno stato d'isolamento da tutto ci che legato con la materia. Spess o, e ci specialmente nelle Upanisad del Yoga, la liberazione identificata con la gioia e la pace che si godono nell'unione con il Signore Supremo, sia egli Siva o Visnu, e in tal modo si giustifica anche il significato di "congiungimento, un ione" spesso assegnato al vocabolo. Secondo le dottrine del Yoga 18 esiste una gerarchia di mondi, ai cui estremi st anno il nostro mondo e il mondo del Brahman, al di l d'ogni definizione e d'ogni concezione. a quest'ultimo che aspirano coloro che sanno. Il traguardo da raggiu ngere non quindi diverso dalla meta delle Upanisad vediche o dei sistemi teisti; diverso e proprio del Yoga invece il sistema di tecniche che devono tagliare i legami che tengono prigioniera l'anima. Secondo il Yoga infatti il corpo, che re ale ed anzi il mezzo della salvezza, ottenibile con la disciplina del corpo e de l pensiero, strettamente congiunto con l'anima, che, estranea per natura al corp o, ne tuttavia condizionata anche se a sua volta influisce su di esso per mezzo della buddhi, ossia dell'intelligenza che riflette la sua luce sulla ragione ind ividuale, inducendola a riconoscere la necessit della liberazione e la possibilit di trovarla nella pratica del Yoga. Ben rappresentative dei rapporti tra anima e corpo sono le frequenti similitudini che rappresentano l'anima come il passegge ro che divide fino alla fine del viaggio il destino del cocchio e del cocchiere, che sono rispettivamente il corpo e la mente, oppure come l'uccello che tenuto prigioniero da un filo legato a un'ala. L'anima parte dello spirito universale, chiamato Sommo Signore, Brahman, Siva o Naryana-Visnu: particolarmente interessan te la denominazione dell'anima universale come Narayana, "colui che viene nell'u omo", che ha il merito di rendere evidente uno degli elementi pi significativi de l Yoga, ossia la presenza nel cuore dell'uomo del Signore, ci che lo lega stretta mente ai movimenti devozionali ispirati alla bhakti, cos come a questi lo lega il pensiero che l'illuminazione pu avvenire, oltre che per il merito accumulato in molte esistenze anteriori, per la grazia del Signore. Caratteristica del Yoga la concezione che il distacco dalla materia e l'ascesa alla perfezione avvengono n el senso non d'una rinuncia, bens nel senso d'una sublimazione delle capacit e del le virtualit proprie dell'individuo e ci si realizza per mezzo di tecniche fisiche e psichiche minutamente articolate e fruttuose di risultati estremamente intere ssanti. Secondo la fisiologia del Yoga, esiste nel corpo umano una rete di 72.000 nadi o canali, attraverso le quali fluisce il prana. Questo non il respiro, o meglio n on soltanto il respiro, ma una specie di energia vitale: sono citati infatti cin que prana, soffi vitali che sono probabilmente tutt'uno con i cinque elementi co smici (terra, acqua, aria, etere, fuoco) che agiscono all'interno dell'individuo , abbandonandolo soltanto alla morte. Delle nadi tre sono pi importanti: sushumna , Ida e Pingala. La prima corre lungo la colonna vertebrale, le altre due salgon o avvolgendo la prima come i serpenti del caduceo e hanno il loro sbocco nelle n arici, mentre la Susumna arriva alla sommit del cranio. Trattenendo il respiro (e la pratica di questo esercizio tipica del Yoga) si fa s che le forze vitali rimangano nel corpo e provochino il destarsi della Kundalin i. Questa la forza cosmica presente in ogni uomo e giace, sotto forma di serpent e arrotolato (da ci il suo nome) alla base della spina dorsale, l dove s'originano le tre pi importanti nadi. Destata, la Kundalini si rizza, diventa luminosa e so nora e, fischiando come un serpente, si eleva lungo la Susumna. Su questa sono p

osti, abitati da varie divinit, sette cakra, "centri" o meglio ostacoli, situati rispettivamente alla fine della colonna vertebrale, all'altezza dei genitali, de ll'ombelico, del cuore, della gola, dell'interciglio e alla sommit della testa, n ella regione della fontanella, ove s'apre il brahmarandhra, ossia "l'apertura ve rso il Brahman". Ogni cakra, che simile a una ninfea, contiene il germe di varie attivit e capacit e viene fatto sbocciare dalla Kundalini, che lo perfora continu ando la sua ascesa e acquistando particolari poteri, collegati con le attivit e c apacit contenute. Finalmente, superato il Brahmarandhra, la Kundalini si ricongiu nge con la Sakti, ossia l'energia individualizzata nell'uomo si riunisce o si ri conosce identica con l'energia cosmica, mitologicamente rappresentata dalla Gran Dea, paredra di Siva. Tutta questa "fisiologia mistica", sembra voler significare che il perfezionamen to deve essere graduale, che ogni virtualit latente nell'uomo deve e pu essere spi nta all'estremo e poi superata in un'ascesa continua che non ammette soste e com piacimenti, che infine il perfezionamento conseguenza del dominio del corpo e de llo spirito, ottenuto con l'esercizio di pratiche fisiche e psichiche che sottin tendono un'analogia o un'identit tra spirito e materia: la convinzione nell'Uno v eramente la caratteristica principale della speculazione indiana. Il Yoga classico comprende otto "membri", ossia otto pratiche fondamentali che b isogna arrivare a compiere senza sforzo per giungere allo stato d'isolamento 19. Essi sono: 1) yama, "proibizioni": non nuocere, non mentire, non rubare, non es sere lussurioso n avido; 2) niyama, "obblighi": purezza materiale e morale, seren it, equanimit, studio, devozione; 3) asana, "positure", che debbono essere "stabil i e gradevoli", sicch il corpo non sia d'ostacolo agli esercizi successivi; 4) pr anayama, "controllo del respiro": controllando prima e diminuendo poi, fino addi rittura a sospenderlo per periodi pi o meno lunghi, il ritmo respiratorio, che st rettamente collegato con gli stati di coscienza, il yogin pu ricreare le condizio ni del sonno ed esperimentare cos, in piena lucidit, certi stati di coscienza ordi nariamente inaccessibili, nonch giungere a dominare tutta l'attivit organica, fisi ca e psichica, che dipende dalla circolazione dei soffi vitali in tutto il corpo ; 5) pratyahara, "ritrazione dei sensi", che consiste nel neutralizzare l'attivi t sensoriale, sottraendola alla presa degli oggetti esteriori; 6) dharana, "fissa zione" del pensiero su un oggetto circoscritto o un simbolo ben determinato, sop rattutto la sillaba Om, con lo scopo di rallentare l'attivit mentale; 7) dhyana, "meditazione"; 8) samadhi, "enstasi" o raccoglimento perfetto, quando il yogin r ientra completamente in se stesso e, avendo arrestato ogni funzione anche mentale, raggiunge l'isolamento completo da ogni condizionamento fenomenico, un jivanmukta, ossia, pur essendo ancora in vita, gi liberato. Gli ul timi tre stadi sono distinguibili con difficolt e in fondo rappresentano soltanto gradi diversi sulla scala del perfezionamento. Il raggiungimento d'ogni success ivo grado accompagnato dal possesso di forze e capacit eccezionali, quali la levi tazione, sulle quali i testi si diffondono ampiamente. A dispetto della "fisiolo gia mistica" alcuni fatti osservati nei praticanti il Yoga e afferenti sia al do minio dello spirito sia al controllo delle funzioni fisiche, come la riduzione d el ritmo cardiaco e lo stato di catalessi, la sopportazione di condizioni esteri ori e di diete inconcepibili, sono certamente straordinari e sono degni degli st udi pi attenti di medici e psicologi. I "poteri" o "perfezioni" (siddhi) sono tut tavia soltanto il segno che una nuova tappa stata raggiunta e non devono essere ricercati per se stessi in quanto il loro esercizio rivela una volont di potenza che lega al mondo ed perci il perfetto contrario dello scopo del Yoga, che vuole che il cocchio del corpo si disgreghi perch il passeggero non sia pi implicato nel l'agitazione incoerente dei cavalli dei sensi e nei tentativi velleitari, maldes tri o contraddittori di quel cocchiere che il pensiero.

Note all'introduzione : 1. La Muktika Up., d'epoca medievale, enumera 108 Upanisad considerate canoniche

, ma si conoscono i nomi di almeno trecento. Upanisad furono scritte in ogni tem po: esiste anche una Allh Upanisad, che si studia di conciliare Induismo e Islami smo. Anche nel secolo scorso i seguaci di Ramakrishna esposero la dottrina del l oro maestro in una Ramakrishna Upanisad. 2. Sankara (ad esempio introduzione al commento di B.Up.) interpreta Upanisad co me "testo che permette di distruggere l'errore" ovvero "testo che permette di gi ungere al Brahman", ma la spiegazione non regge a un serio esame etimologico. L' interpretazione pi semplice del termine certamente quella di "dottrina segreta" ( cfr. A. B. KEITH, The Religion and Philosophy of the Veda and Upanishads, Cambri dge, 1925, pp. 489 sgg.). Mentre H. OLDENBERG ( Die Lehre der Upanishaden und di e Anfange des Buddhismus, 2a ediz., Gottingen, 1923, pp. 137 sgg.) intende il termine come equivalente di upasana, "venerazione" rivo lta a ci che l'essenza di tutto l'esistente, parecchi studiosi (vedi per tutti L. RENOU, L'Inde classique, t. I, Paris, 1947, p. 299 e cfr. A. MINARD, Trois enig mes sur les cent chemins, II, Paris, 1956, 925 a) intendono Upanisad come "equi valenza, correlazione mistica", sottolineando uno dei caratteri distintivi di qu esti testi, che collegano apparizioni e fatti lontani giustapponendoli e identif icandoli secondo un qualsiasi motivo. Secondo P. THIEME, Upanischaden, Stuttgart , 1966, p. 83, il termine Upanisad significa " venerazione", ossia riconosciment o della vera natura d'una cosa, cui si giunge attraverso una serie d'identificaz ioni successive. 3. Mentre una volta si riteneva fuor d'ogni dubbio che le Upanisad vediche fosse ro precedenti alla predicazione del Buddha, la quale sarebbe stata uno sviluppo di pensieri upanisadici, ora si sottolinea la possibilit d'un'evoluzione indipend ente e parallela di diversi correnti religioso-filosofiche (vedi RENOU, op. cit. , 588). Del resto nessuna allusione alle Upanisad si trova nel canone buddhista (cfr. P. HORSCH, Buddhismus ,und Upanisaden, in "PRATIDANAM", The Hague, 1968, p p. 462-477) 4. Vedi E. FRAUWALLNER, Geschichte der indischen Philosophie, I. Band, Salzburg, 1953, p. 47. 5. Vedi ad es. B Up, 2, 1 (= Kaus. Up, 4); 6, 2 (= Ch. Up, 5, 3 sgg.); Ch. Up., 1, 8-9; 5, 11 sgg.; Kaus. Up., 1. 6. Questo punto di vista e Wersteit des Brahmanen schichte", Berlin, 1903, p. 143 sgg., e KEITH, op stato sostenuto con particolare impegno da R. GARBE, Di oder des Kriegers?, in "Beitrage zur indischen Kulturge pp. 1 sgg. Contra, vedi soprattutto OLDENBERG, op at, p cit., pp. 493 sgg.

6 bis. Le Upanisad commentate da Samkara sono le seguenti: B.Up., Ch.Up., T.Up., Ait.Up., Is Up., Kena Up., K.Up., M.Up., Pr.Up., Svet.Up., M.Up. Qualche dubbio e siste per l'attribuzione del commento alla Svet.Up. 7. I commentatori indiani collegano il vocabolo brahman con la radice brh, "esse re forte, crescere, rendere forte '', e lo intendono come designazione d'una for za misteriosa, d'una sorta di fluido magico che conferisce poteri straordinari a chi lo possiede. Secondo P. THIEME, ("Z.D.M.G. ", 102 [1952], PP. 91-129 = Klei ne Schriften, Wiesbaden, 1971, pp. 100-138) il significato originario della paro la "formulazione" della verit (cfr. medio persiano brahm, forma). Poich la formul azione non esiste al di fuori del modello, fissato una volta per tutte nei Veda, brahman l'inno del Rgveda o l'incantesimo dell'Atharvaveda, anzi ogni espressio ne mistica e sacra. Fra le varie proposte d'interpretazione ricordiamo il colleg amento con l'irlandese bricht, "formula magica"; l'equiparazione con l'avestico baresman, "fascio d'erbe", proprio del mago; l'accostamento al greco flegma , ch e sottolinea, forse eccessivamente, il rapporto tra Brahman e luce-fuoco; la pre sunta vicinanza al latino flamen, che presenta per gravi difficolt sul piano lingu istico. Per tutta la questione si veda: J. CHARIENTIER, Brahman, Uppsala, 1932; L. RENOU-L. SILBURN, Sur la notion de brahman, in "J.A.", 237, 1949, pp. 7-46; J . GONDA, Notes on Brahman, Utrecht, 1950; il gi citato articolo di THIEME; M. MAY

RHOFER, Etymologisches Worterbuch des Altindischen, s.v., II, 452. Da Brahman, n eutro, occorre distinguere il maschile brahman, che indica il sacerdote " medico " del sacrificio. Brahma poi il dio in cui si personifica l'Assoluto. 8. Cfr. G. BONFANTE, Microcosmo e macrocosmo nel mito indoeuropeo, in "Die Sprac he", V, 1959, pp. 1-8. Da quest'ordine di idee, dall'attribuire cio ai fatti cosm ici gli stessi connotati dell'esperienza terrena individuale, deriva anche il co ncetto della "rimorte" (punarmrtyu) nell'altra vita, in cui alcuni vedono una pr ima formulazione della dottrina del ciclo delle esistenze. 9. La dottrina del fuoco (per la quale vedi soprattutto FRAUWALLNER, op. cit., p p. 60 sgg.) esposta nella sua forma finale e pi completa nel terzo e nel quarto libro della B.Up Protagonista dei vari dialoghi che sono riferiti nei libri Yajn avalkya, il quale, sostenitore d'una dottrina sostanzialmente idealistica, vien rappresentato come avido di ricchezze e di onori: e ci per deliberato proposito, come ha acutamente notato il THIEME (Upanischaden, p. 85), per evitare l'impress ione che la dottrina apparisca il frutto d'un entusiasmo misticamente staccato d a ogni concretezza. 10. Mentre nella B.Up. s'ammettono tre stati dell'Atman (veglia, sonno con sogni , sonno profondo senza sogni) in seguito (Ma. Up., 7) s'ipotizzer un "quarto " st ato (caturtha o turrya), che al di l del sonno profondo e nel quale l'esperienza dell'unit assoluta cosciente. Il "quarto " completamente staccato da ogni contatt o con ci che umano, trova la sua corrispondenza nell'indistinta risonanza nasale che permane dopo la pronuncia della lettera finale della sillaba Om e a noi semb ra immaginato per assolutizzare, senza possibilit di ritorno, lo stato di distacc o proprio del sonno profondo, salvando nel contempo la coscienza, che l'esperien za assicura essere la parte essenziale e pi vera dell'esistenza. Uno stato simile al sonno quindi considerato l'ultima, verissima realt, ma a questa concezione si giunge indagando sul sonno come immagine della morte, non esaltandolo perch si v uole comunque uscire dalla vita, come sembra affermare R. C. ZAEHNER, Hindu Scri ptures, p. X. 10 bis. Cos Anquetil Duperron tradusse il versetto 3, 2, 9 della M.Up. e lo prepo se come motto all'Oupnek'hat, in esso ravvisando la quintessenza della mistica u panisadica. 11. Cfr. il mio articolo, citato in Bibliografia, "Di alcune caratteristiche del le Upanisad pi antiche ". 12. Ad es. Ch.Up., 3, 14, 1 e forse Pr.Up., 3,10. La concezione perdura ancora n ella Bhagavadgita, 8, 5 e nel canone buddhista (Majjhimanikaya, 120). Cfr. FR. E DGERTON, The hour of death, in " A.B.O.R.I. ", VIII, 1927, pp. 219-249. 13. Cfr. su questo argomento soprattutto H. V. GLASENAPP, Le religioni dell'Indi a, Torino, 1963, pp. 98 sgg. Vedi anche P. HORSCH, Vorstufen der indischen Seele nwanderungslehre, in " Asiatische Studien ", XXV, 1971, pp. 99-157. 13 bis. Per la dottrina della jivanmukti vedi specialmente gli articoli di J. F. SPROCKHOFF, citati in Bibliografia. 14. Secondo i commentatori indigeni, colui che conosce agisce naturalmente in mo do morale. probabile che questo pensiero si basi (o si rafforzi) sull'antica con vinzione che si diventa ci che si conosce, quindi conoscendo l'Assoluto, che perf ezione, si diventa perfetti. 15. Vedi ad es. B.Up., 6, 1; Ch.Up., 5, 1; Kaus.Up., 2, 13. In B.Up., 1, 3 e Ch. Up., 1, 2 il racconto deformato da un intervento sacerdotale.

16. Vedi L. RENOU, La valeur du silence dans le culte vdique, In ( J.A.O.S. ), 69 , 1949, PP. 11-18. 17. Cfr. da ultimo R. N. DANDEKAR, in "Historia Religionum", vol. II, Leiden, pp . 289 sgg. 18. Per le dottrine del Yoga e le Upanisad relative cfr. M. ELIADE, Techniques d u Yoga, Paris, 1948 (trad. italiana: Tecniche dello Yoga, Torino, 1952, ristampa , 1967); dello stesso, Patanjali et le Yoga, Paris, 1962; J. VARENNE, Upanishads du Yoga, Paris, 1971. 19. Si distinguono varie forme di Yoga: Mantrayoga, Layayoga, Hathayoga, Rajayog a. Il primo si preoccupa del retto uso delle formule sacre e delle giaculatorie. Il secondo si propone la "dissoluzione " del pensiero nello spirito universale e specialmente tratta del risveglio della Kundalini. Il terzo predica gli "sforz i violenti", ossia le severe discipline dei movimenti e del respiro, come indisp ensabile premessa degli esercizi di meditazione. Il Rajayoga infine la sintesi s uprema delle varie pratiche. NOTA BIBLIOGRAFICA Opere EDIZIONI. Le Upanisad sono state pubblicate assai di frequente in India, ora in sillogi or a isolatamente, sia nel solo testo sanscrito sia accompagnate da traduzioni in i nglese o in lingue indiane moderne. Alcune edizioni sono degne di particolare me nzione. Nella Bibliotheca Indica, Calcutta, si trovano le prime tredici Up. qui tradotte , edite a cura di E. ROER (B. Up., Ch. Up., T. Up., Ait. Up., Svet. Up., Isa Up. , Kena Up., K. Up., Pr. Up., M. Up, Ma. Up.: 4 voll. in 5 tomi, 1849-50) e di E. B. COWELL (Kaus. Up., 1861 [ristampa "Chowkhamba Sankrit Series", 64, Benares, 1968]; Maitri Up., 1870). Nelle "Anandasrama Sanskrit Series", Poona, le Up. sono state edite, accompagnat e da vari commentari, in diversi volumi. Qui di seguito citiamo il numero del vo lume e la data dell'edizione da noi consultata. B. Up., 15, 1932 (5a ediz.) Ch. Up., 14, 1934 (5a ediz. ) T. Up., 12, 1929 (5a ediz.). Ait. Up., 11, 1931 (5 ediz.). Kaus. Up., 29, 1925 (2a ediz.). Kena Up., 6, 1934 (6a ediz.). ISA UP., 5, 1934 (6a ediz.). K. Up., 7, 1935 (7a ediz.) M. Up., 9, 1935 (6a ediz .). Pr. Up., 8, 1932 (5a ediz.). Svet. Up., 17, 1890. Ma. Up., 10, 1936 (6a ediz.). In 1, 1919 (3a ediz.) si trova la Ganapati Up. In 29, 1925 si trovano anche la k aivalya Up., la Pranagnihotra Up., l'Atharvasiras Up. e le Up. del Yoga qui trad otte. Altre edizioni di Up. vediche si trovano nei voll. 13,16, 31, 62, 63, 64, 76, 79, 106. Per le altre Up. vedi qui al sottotito lo "La presente edizione". Assai pratiche sono le edizioni di W. L. SHSTRI PANSIKAR, One hundred and eight U panishads, Bombay, 1895 (4a ediz., 1932) e di S. RADHAKRISHNAN (The Principal Up anisads, ed. with... Translation by S. R., London, 1953; ristampa, 1968).

Tra il 1920 e il 1929 alla Adyar Library, Madras, sono stati pubblicati a cura d i A. MAHDEVA SSTRI 5 voll. di Up. minori, tra le quali le Upanisad settarie e del Yoga. In parte i volumi sono stati riediti negli anni intorno al 1950. Ancora della Adyar Library l'edizione di Unpublished Upanisads, a cura di C. KUN HAN RAJA, Madras, 1933. Si ricordino ancora le edizioni della B. Up. di O. BOHTLINGK (recensione Madhyam dina, St. Petersburg, 1889) e di E. SENART (Paris, 1934; 2a ediz. 1967) e della Ch. Up., sempre di BOHTLINGK (Leipzig, 1889) e di SENART (Paris, 1930). Infine sotto la direzione di L. RENOU (Paris, Maisonneuve, 1943 e sgg.) sono sta te pubblicate in volumetti separati (finora 20) tutte le Up. vediche, con esclus ione della B. Up., della Ch. Up. e della Mn. Up., e alcune altre Up. minori. Il testo pubblicato riprodotto dall'edizione delle "A.S. S.", ovvero da One hundred and eight Up. Ogni volumetto contiene inoltre la traduzione in francese e dotte note. La presente edizione Per facilitare al lettore eventuali confronti e controlli, ho scelto come base d ella traduzione, l dove esistevano, edizioni Curate da studiosi europei o stampat e in Europa e pertanto agevolmente reperibili. Ho naturalmente consultato altre edizioni indiane, soprattutto la raccolta One hundred and eight Upanishads, a cura di W. L. SHSTRI PANSIKAR, 4a ediz., Bomb ay, 1932. Per ogni Upanisad ho citato le traduzioni singole, ove siano sembrate degne di m enzione, rimandando a pi sopra per quanto riguarda le raccolte o le antologie. BRHADRANYAKA UP. - Ho seguito il testo messo a fronte della traduzione francese di EM. SENART, Paris, 1934; 2a ediz., 1967, che sostanzialmente quello della re censione Kanva. In 2, 4, 10 (= 4, 5, 11) ho tuttavia distinto tra nihsvasitam, "emanato", e nisv asitani, "penetrate", mentre le varie recensioni unificano le forme, rispettivam ente nihsvasitam, nihsvasitani la Madhyamdina, nisvasitam, nisvasitani la Kanva (cfr. P. THIEME, Upanischaden, op. cit., p. 74). In 4, 4, 2 ho letto savijnano bhavati sa, vijnanam evanvavakramati, in luogo di sa-vijnano bhavati, sa-vijnanam evanvavakramati. Oltre alle traduzioni, complete o parziali, pi sopra citate. si vedano le traduzi oni di O. BOHTLINGK St. Petersburg, 1889, e di F. BELLONI FILIPPI, Due Upanisad: la dottrina arcana del bianco e del nero Yajurveda, Lanciano, 1912 (contiene la trad. di B. Up. e K. Up.). CHANDOGYA UP. - Ho seguito il testo messo a fronte della traduzione francese di EM. SENART, Paris, 1930. In alcuni punti mi sono per discostato dal testo del SENART, ritornando per lo pi alle lezioni tradite. In 2, 22, 5 ho letto lesenanabhinihita, in luogo di lesenabhinihita. In 4, 1, 1 ho letto sraddhadeyo in luogo di sraddhadevo. In 4, 1, 5 ho letto angare ha sayu gvanam, in luogo di angare mam sayugvanam.

In 4, 17, 9 ho letto asvabhiraksati, in luogo di... abhiraksati. In 5, 9, 1 ho letto dasa va nava va masan in luogo di dasa va masan. In 5, 9, 2 ho letto tam pretam distam itam, in luogo di tam pretam distam ito (c fr. H. OERTEL, Zu Ch. Up., 5, 9, 2, in "K. Z.", 68, 1944, pp 58-61). In 8, 6, 5 propongo di leggere sa Om-iti-vaho dyam iyate, in luogo del tradito s a Om iti vas hodva miyate (SENART, seguendo DEUSSEN, legge: sa Om iti va hordhva m iyate). In 8, 15 ho conservato la lezione tradizionale karmatisesena, "nel tempo libero dal lavoro", in luogo di karma krtva proposto dal SENART. Ottimi sono la traduzione e il commento di V. PAPESSO, Bologna, 1937. Vedi ancora la traduzione di BOHTLINGK, Leipzig, 1889, e inoltre: R. HAUSCHILD, Die Samvarga-vidya (Ch. Up., 4, 1-3), in "Mlanges d'Indianisme a la mmoire de L. Renou", Paris, 1968, pp. 337-365; FR. R. HAMU, Ch. Up. VI. Ein erne uter Versuch, in "Beitrage zur Geistesgeschichte Indiens, Festschrift f. E. Frau wallner", Wien, 1968, pp. 149-159 "W. Z. K. S. O.", XII-XIII). TAITTIRIYA UP. - Ho seguito il testo edito in calce alla sua traduzione da EM. L ESIMPLE ("Les Upanishad. Texte et traduction sous la direction de L. Renou", IX, Paris, 1948). Esso la riproduzione, come quasi sempre in tutta la collezione, dell'edizione di "A.S.S.", 12, 1929. In 1, 4, 1 nendro errore di stampa per mendro. In 3, 10, 4 bhatrvyah errore di s tampa per bhratrvyah. AITAREYA UP. - Ho seguito il testo edito in calce alla sua traduzione da L. SILB URN ("Les Upanishad", X, Paris, 1950). In 1, 3, 13 ho inteso brahmatatama come a pologia di brahmatatatama, come gi Sankara nel suo commento. Kausitaki UP. - Ho seguito l'edizione critica di A. FRENZ ("Indo-Iranian Journ al", XI, 1969, pp. 79-129). In 1, 7, al fondo, jayativ tam yastim un evidente errore di stampa per jayati ta m vyastim. Traduzioni: L. RENOU, "Les Upanishad", VI, Paris, 1948; A. FRENZ, op. cit. KENA UP. - Ho seguito il testo edito da L. RENOU in calce alla sua traduzione (" Les Upanishad", III, Paris, 1943). In 2, 1 e 4, 1 ho mantenuto le lezioni trdite, rispettivamente viditam e mahiyadh vam in luogo delle congetture proposte da RENOU, 'viditam e 'mahiyadhvam. In 4, 9 ho invece accettato la proposta (gi di M. MULLER) 'jyeye in luogo di jyey e. ISA UP. - Ho seguito la recensione Kanva, come fanno quasi tutti i traduttori (O ne hundred and eight Upanishads, p. I). L. RENOU ("Les Upanishad", I, Paris, 194 3) segue invece e pubblica la recensione Madhyamdina. Per l'interpretazione della Isa Up. vedi soprattutto P. THIEME, in "J.A.O.S", 85 , 1965, pp. 89 sgg. (=Kleine Scriften, Wiesbaden, 1971), e Upanischaden, op. cit ., pp. 77 sgg. Una traduzione di J. VARENNE si trova in: Le Veda, op. cit., p. 426.

KATHA UP. - Ho seguito il testo riportato da L. RENOU in appendice alla sua tr aduzione ("Les Upanishad", II, Paris, 1943). Esso sostanzialmente riproduce l'edizione curata da O. BOHTLINGR e stampata nell a sua sanskrit Chresthematie, 3a ediz., 1909 (ristampa, 1967) In 6, 4 ho per letto sargesu, "fra le creature", secondo il testo trdito, in luogo di suargesu (BOHTLINGK-RENOU) o sarvesu (GELDNER): cfr. FR. WELLER, op. cit. qu i sotto, p. 178; EDGERTON, The beginnings etc., op. cit., p. 191, n. 4. Studio fondamentale per la K. Up., l'opera di FR. WELLER, Versuch einer Kritik d er K. Up., Berlin, 1953, nella quale sono tra l'altro riportate in buona parte l e principali traduzioni esistenti, tra cui si ricordino quelle di GELDNER, op. c it. e di J. CHARPENTIER, in "Indian Antiquary", 57, 1928, pp. 201 sgg., e 58, 19 29, pp. 1 sgg., oltre a quella, pi recente, di EDGERTON e a quella, recentissima, di W. RAU ("Asiatische Studien", XXV, 1971, pp. 158-174). Vedi anche la traduzi one italiana di F. BELLONI-FILIPPI citata sotto B. Up. Mundaka UP. - Ho seguito l'edizione del testo data da J. MAURY in appendice al la sua traduzione ("Les Upanishad", IV, Paris, 1943). Esiste pure una edizione critica di JOH. HERTEL, Leipzig, 1924 (= "Indo-Iranisch e Quelle und Forschungen", Heft III), seguita da W. RAU nella sua versione ("Asi atische Studien", XVIII-XIX, 1965, pp. 216-226). In 3, 2, 1 ho letto 'sukram, "impurit", in luogo di sukram (cfr. HILLEBRANDT, Aus Brahmanas und Upanisaden, op. cit., p. 177, n. 197) In 3, 1, 4 e in 3, 2, 10 sono caduti due bindu. PRASNA UP. - Ho seguito il testo edito da J. BOUSQUET in appendice alla sua trad uzione ("Les Upanishad", VIII, Paris, 1948). In esso ho rilevato alcuni errori d i stampa. In 1, 12 si legga istim kurvanti in luogo di ista kurvanti. In 2, 4 si legga utk ramaty in luogo di utatkramaty. In 3, 3 si legga manokrtena in luogo di manaukrtena. SVETASVATARA UP. - Ho seguito l'edizione di R. HAUSCHILD ("Abhandlungen f. d. Kunde d. Morgenlandes", XVII, 3, Leipzig, 1927; ristampa: 1966) e ho altres tenut o conto delle correzioni di E. H. JOHNSTON (Some Samkhya and Yoga conceptions of the Svet. Up., in "J. R. A. S.", 1930, pp. 854-879) e di W. RAU (Versuch einer deutschen Ubersetzung der Svet. Up., in "Asiatische Studien", XVII, 1964, pp. 25 -46). In alcuni punti mi sono per discostato da RAU. In 1, la leggo jivamah... sampratisthah, in luogo di jivama sapratisthah. In 2, 2c leggo saktya, secondo il testo trdito, in luogo di saktiyai. In 2, 6b le ggo abhiyujyate, in luogo di abhivyajyate o abhivyanyate. In 3, 2 ho tradotto se condo il testo trdito: eko hi rudro na daitiyya tasthur ya imaml lokan isata isanibih /pratyan janams ti sthati samcukopantakle samsrjya visva bhuvanani gopah. In 4, 1C ho tradotto secondo il testo tradizionale: vi caiti cante visvam adau. In 4, 7a leggo nimagno, in luogo del congetturale 'valagno. In 4, 12C leggo pasy ata, in luogo di pasyati.

In 5, 2c leggo rsim prasutam, secondo il testo trdito, in luogo di rsiprasutam. In 5, 6b leggo tad brahma, in luogo della proposta tad brahmana. L'edizione di H AUSCHILD accompagnata da una traduzione. Vedi ancora: O. SCHRADER, in Hinduismus, "Religionsgeschichtliches Lesebuch", Heft, 14, Tubin gen, 1930; J. W. HAUER, Ein monothalstischer Tractat Altindiens (Svet. Up.), Got ha, 1931; A. SILBURN, "Les Upanishad", VII, Paris, 1948. Mandukya UP. - Ho seguito il testo come edito da EM. LESIMPLE in appendice all a sua traduzione ("Les Upanishad", V, 1944) escludendo la Karika di Gaudapada. Maitrayaniya UP. - Ho tradotto secondo il testo ricostruito da J. A. B. VAN BU ITENEN, The Maitrayaniya Up., 'S-Gravenhage, 1962, pp. 63-67. Tra parentesi ho i ndicato il numero corrispondente ai capitoli e ai paragrafi della Vulgata. Mi so no discostato dal v. BUITENEN in alcuni passi. In (6, 2), mi sembra per errore materiale, caduta la frase: idam vava tat puskar am yo 'yam akasah. asyemas catasro disas catasra upadiso dalasamsthah. asam arva g vicarata etau pranadityau. et upasitom ity etad aksarena vyhrtibhih savitrya ca. In (6, 35) leggo amsudharaya, "lampada", in luogo di amsadharaya (errore di stam pa?). In (6, 37) propongo di leggere, in luogo del congetturale anbhu o del trdito annabahum, annabahur, intendendolo come epiteto della vena. In (7, 6) il sesto gruppo mi sembra che debba conservarsi per ragioni di geometr ia di composizione. La Vulgata si trova tradotta nelle raccolte di M. MULLER, DEUSSEN, HUME, RADHAKR ISHNAN, FILIPPANI-RONCONI; vedi inoltre A. M. ESNOUL ("Les Upanishad", XV, Paris , 1952) e il citato lavoro di VAN BUITENEN. Mahanarayana UP. - Ho seguito l'edizione di J. VARENNE, La Maha Naryana Upanisa d, 2 tomi, Paris, 1960, e ho adottato altres la numerazione da lui proposta. Alla str. 351 ho per letto: yas te soma prajavatso 'bhi so 'ham (il VARENNE conge ttura invece prajavatso 'si). Traduzioni: parziale di DEUSSEN, completa di VARENNE. CHAGALEYA UP. - Ho seguito il testo restituito da N. TSUJI, "Studies in honour of prof. Ui", Tokyo, 1951, riprodotto da L. RENOU in appendice alla sua traduzi one ("Les Upanishad", XVII, Paris, 1959). DEUSSEN la tradusse dall'Oupnek'hat di ANQUETIL DUPERRON. KAIVALYA UP. - Ho seguito l'edizione di One hundred and eight Upanishads, op. ci t., pp. 128 sg., riprodotta da B. TUBINI in appendice alla sua traduzione ("Les Upanishad", XIII, Paris, 1952). Alla str. 24 si legga bhavaty atyasrami, in luogo di bhavatv ityasrami (errore d i stampa). Trad.: DEUSSEN, HILLEBRANDT, RADHAKRISHNAN, TUBINI. BSKALA-MANTRA UP. - Ho seguito l'edizione di F. O. SCHRADER, Unpublished Upanis hads, Adyar, 1933, pp. 37 sgg., riprodotta anche da L. RENOU in appendice alla s ua traduzione ("Les Upanishad", XVI, Paris, 1956).

DEUSSEN la tradusse dall'Oupnek'hat di ANQUETIL DUPERRON. PRANAGNIHOTRA UP. - Ho seguito l'edizione curata da J. VARENNE, in appendice a lla sua Maha Narayana Up., Tomo II, pp. 95-114. Traduzioni: DEUSSEN e VARENNE. ATHARVASIRAS UP. - Ho seguito il testo di One hundred and eight Upanishads, op. Cit., pp. 154 sgg., riprodotto anche da B. TUBINI in appendice alla sua traduzio ne ("Les Upanishad", XI, Paris, 1952). Nei seguenti luoghi ho per tradotto secondo le lezioni qui proposte: cap. III, nella citazione di R. V., 8, 48, 3: amrta in luogo di amrtam. cap. V: munayo 'vag, in luogo di munayo vag (cfr. l'edizione di "A. S. S.", 29, p. 16). cap. VI: dhartra in luogo di dharta. Traduzioni: DEUSSEN, TUBINI. MUDGALA UP. - Ho seguito l'edizione di One hundred and eight Upanishads, op. Cit ., pp. 351 sgg. Traduzioni: J. GONDA, in "Beitrage zur Geistesgeschichte Indiens, Festschrift f. E. Frauwallner", pp. 101-113. GANAPATI UP. - Ho seguito l'edizione data da J. VARENNE in appendice alla sua t raduzione "Les Upanishad", XVIII, Paris, 1965). DEVI UP. - Ho seguito l'edizione di M. D. SHASTRI, Sakta Upanisad, Madras, 1950, pp. 53 Sgg., tenendo presenti l'edizione di One hundred etc. e le osservazioni di J. VARENNE nella sua recentissima traduzione ("Les Upanishad", X IX, Paris, 1971). YOGATATTVA UP. - Ho seguito l'edizione di "A. S. S.", 29, 1925, pp. 517 sgg., con il commento di Narayana. In 1, 5 ho letto sritva, "essendo passato attraverso", in luogo di srutva (cfr. anche DEUSSEN, p. 670, n. 4). Traduzioni: DEUSSEN, J. VARENNE, Upanishads du Yoga, Paris, 1971, che segue per altra recensione, assai ampliata. KSURIKA UP. - Ho seguito l'edizione di "A. S. S.", 29, pp. 185 sgg. Alla str. 5 leggo gatapranah in luogo di gatah pranah (cfr. One hundred and eigh t etc., Op. Cit., p. 213). Alla str. 10 propongo di leggere marma yad, in luogo di mamrjya. Alla str. 11 leggo marma janghanukirtanam, in luogo di marmajangha. Alla str. 12 leggo urvor madhye, in luogo di uror madhye e marma pranavimocanam, in luogo di marmaprana. Alla str. 13 leggo samuhan, in luogo di samuham (cfr. One hundred and eight etc. ). Traduzioni: DEUSSEN, VARENNE. BRAHMABINDU UP. - Ho seguito l'edizione di One hundred and eight Upanishads, Op. cit., pp. 127 sg., riprodotta anche da B. TUBINI

in appendice alla sua traduzione "Les Upanishad", XII, Paris, 1952). Traduzioni: DEUSSEN, HILLEBRANDT, TUBINI, VARENNE. HAMSA UP. - Ho seguito l'edizione di "A. S. S.", 29, pp. 633 sgg. Traduzioni: DEUSSEN, VARENNE. ABBREVIAZIONI A.B.O.R.I. Annals of the Bhandarkar Oriental Institute, Poona. A.G.I. Archivio Glottologico Italiano. A.I.O.N. Annali Istituto Orientale di Napoli. A. S. S. Anandsrama Sanskrit Series, Poona. A. V. Atharvaveda. Ait. up. Aitareya Upanisad. B.Up. Brhadaranyaka Upanisad. Ch. Up. Chandogya Upanisad. J. A. Journal Asiatique. J. A. O. S. Journal of the American Oriental Society. J.R.A.S. Journal of the Royal Asiatic Society. K.Up. Katha Upanisad. Kaus. Up. Kausitaki Upanisad. K.Z. Zeitschrift zur vergleichende Sprachforschung und Zeitschrift fur Kuhn. M. Up. o Mund. Up. Mundaka Upanisad. Ma. Up. Mandukya Upanisad. Mn. Up. Mahanarayana Upanisad. Pr. Up. Prasna Upanisad. R. V. Rgveda. S. V. Samaveda. Svet. Up. Svetasvatara Upanisad. T. Up. Taittiriya Upanisad. W.Z.K.S.O. Wiener Zeitschrift fur die Kunde Sud - und Ostasiens un Archiv fur indische Phil osophie. Y.V.

Yajurveda. Z.D.M.G. Zeitschrift der Deutschen Morgenlandischen Gesellschaft. Z.f.B. Zeitschrift fur Buddhismus. Z.I.I. Zeitschrift fur Indologie und Iranistik. UPANISAD VEDICHE BRHADARANYAKA UPANISAD La Brhadaranyaka upanisad, "L'Upanisad del grande libro silvestre", appartiene a ll'ultimo libro dello Satapatha Brahmana, che il testo che raccoglie spiegazioni e commenti relativi alle formule del Yajurveda bianco recitate dall'adhvaryu o prete sacrificatore. Lo Satapatha Br. termina con un Aranyaka, questo a sua volt a si conclude con l'Up. in questione, cui segue la Isa Up. La B.Up. esiste in du e recensioni, corrispondenti alle due scuole dei Kanva e dei Madhyandina; qui vi ene tradotta la recensione Kanva, che pur quella seguita da Sankara nel suo comm ento e che si rivela in certi passi sicuramente fonte dell'altra. Ragioni soprat tutto linguistiche inducono a ritenere che la B.Up. sia la pi antica delle Upanis ad vediche, anteriore per certi aspetti anche alla Chandogya Up., che le assai v icina per celebrit, ampiezza e contenuto; ma non escluso che in singoli casi (ad es. nell'ordinamento del sesto adhyaya) la B.Up. si riveli seriore. La B. Up. consiste di sei adhyaya o "letture", che sono raggruppate a due a due in tre sezioni, che dovettero esistere dapprima autonome: ognuna infatti conclus a da una lista dei maestri che si tramandarono la dottrina, e gli stessi argomen ti, ripetuti talvolta verbatim, ricorrono in diverse sezioni. La prima sezione, Madhukanda, "Sezione del miele", comprende il primo e il secondo adhyaya, prende il nome dal penultimo capitolo del secondo adhyaya e s'occupa dapprima di quest ioni relative al rituale e di riflessioni cosmogoniche, per poi passare a consid erazioni pi propriamente metafisiche e all'esposizione della dottrina dell'identi t fra anima individuale e anima cosmica. La seconda sezione, Yajnavalkiyakanda, c omprende il terzo e il quarto adhyaya, nei quali Yajnavalkya il principale inter locutore, e offre per cos dire la giustificazione quasi filosofica della dottrina dell'identit fra Atman e Brahman. Infine la terza sezione, Khilakanda, "Sezione aggiuntiva", raduna dottrine, meditazioni, preghiere che parve opportuno raccogl iere perch non mancassero nel manuale della scuola. PRIMO ADHYAYA 1 PRIMO BRAHMANA 1. Om! In verit la testa del cavallo sacrificale l'aurora l'occhio il sole, il re spiro il vento, la bocca spalancata il fuoco universale, il corpo l'anno. Il dor so del cavallo sacrificale il cielo, il ventre l'atmosfera, l'inguine la terra, i fianchi sono i punti cardinali, i lombi sono i punti intermedi, le membra sono le stagioni, le articolazioni sono i mesi e le quindicine, i piedi sono i giorn i e le notti, le ossa sono le costellazioni, le carni sono le nubi. Il cibo che si trova nello stomaco la sabbia, gli intestini sono i fiumi, il fegato e i polm oni sono le montagne, i peli sono le erbe e gli alberi, la parte anteriore il so le oriente, la parte posteriore il sole all'occaso. Quando spalanca la bocca si ha il lampo, quando s'agita si ha il tuono, quando orina piove, il suo nitrito l a parola 2. 2. Il giorno sorse dopo il cavallo come il mahiman situato davanti; il suo luogo d'origine nell'oceano orientale. La notte sorse dopo il cavallo come il mahiman situato posteriormente; il suo luogo d'origine nell'oceano occidentale. L'uno e l'altro sono sorti come mahiman ai due lati [del cavallo]. Come haya (destriero

) la cavalcatura degli dei, come vjin (stallone) la cavalcatura dei gandharva, co me arvan (corsiero) la cavalcatura dei demoni, come asva (cavallo) la cavalcatur a degli uomini. L'oceano a lui legato con vincoli di parentela, l'oceano il suo luogo d'origine. SECONDO BRAHMANA 3 1. Quaggi al principio non c'era che il nulla. Tutto era avvolto dalla morte (Mrt yu) o dalla fame, perch la fame la morte. [Mrtyu] cre la mente, pensando: "Possa i o avere un corpo!". E, cantando inni d'adorazione, si mosse. Mentre cantava, sor sero le acque. Allora egli disse: "Mentre cantavo (arc), si prodotta l'acqua (ka )!". Ecco come s'origin l'arka 4 e perch ebbe questo nome. E in verit felicit (ka) t occa a colui che conosce come s'origin l'arka e perch ebbe questo nome. 2. L'arka in verit l'acqua. La schiuma delle acque poi si rapprese e fu la terra. Su di essa Mrtyu s'affatic. Mentre s'affaticava e si riscaldava, l'essenza del s uo splendore si trasform in fuoco. 3. Egli si divise in tre parti: [il fuoco,] il sole, il vento. Egli lo spirito v itale, che triplice. La testa la plaga orientale, poi ci son le due braccia (i d ue punti intermedi, scirocco e greco). La coda la plaga occidentale, poi ci sono i due femori (i due altri punti intermedi, libeccio e maestro). I fianchi sono il Sud e il Nord, il cielo il dorso, il ventre l'atmosfera, il petto la terra 5. Egli sta saldo sulle acque. Chi cos conosce sta saldo dovunque vada. 4. Egli desider che da lui nascesse un secondo s. Quindi Mrtyu, che la fame, s'un p er mezzo della mente con la parola [del Veda] 6. Lo sperma divenne l'anno: prima infatti l'anno non esisteva. Egli lo tenne entro di s per lo spazio di un anno e dopo questo tempo lo mise alla luce. Appena quello fu nato, Egli apr la bocca pe r inghiottirlo. Quegli fece bhan e cos sorse il linguaggio 6 bis. 5. Egli pens: "Se lo uccider, far un ben misero pasto". Allora dalla parola e da se stesso egli produsse tutto questo [universo] che esiste, il Rgveda, il Yajurved a, il Samaveda, i metri degli inni, i sacrifici, gli uomini, gli animali'. E tut to ci che generava incominci a divorarlo. Poich tutto divora (ad), per questo Aditi (l'infinit) ha il suo nome. Di ogni cosa si ciba, tutto cibo per colui che sa pe r quale ragione Aditi cos chiamata 8. 6. Egli concep il desiderio di compiere di nuovo un sacrificio pi solenne. S'affat ic, pratic la penitenza. Quando si fu affaticato e riscaldato, gloria ed energia u scirono fuori. Gloria ed energia sono gli spiriti vitali. Fuggiti da lui gli spi riti vitali, il corpo cominci a gonfiarsi: ma nel corpo era rimasta la mente 9. 7. Egli concep questo desiderio: "Diventi il mio corpo adatto al sacrificio. Poss a io per mezzo suo avere un altro me stesso". Allora divent cavallo. Ci che s'era gonfiato (asvat), divenne adatto al sacrificio (medhya). Questa la ragione per l a quale il sacrificio del cavallo si chiama asvamedha. In verit conosce davvero l 'asvamedha colui che lo conosce in tal modo. Mentre lasciava libero il cavallo, si sprofond nella meditazione. Dopo un anno sa crific il cavallo a se medesimo e offerse agli dei gli [altri] animali. Per quest o la vittima si offre a Prajapati, [anche se] appartiene a tutti gli dei. Quel [ sole] che lass arde l'asvamedha; l'anno il suo corpo. Il fuoco terrestre l'arka e i mondi sono i suoi corpi. Esistono l'aria e l'asvamedha, ma poi c' una sola div init ed la Morte. [Chi cos conosce,] trionfa della seconda morte 10, la morte non pu coglierlo, la morte diventa parte di lui, ed egli diventa una di queste divini t. TERZO BRAHMANA 11

1. Duplice fu la discendenza di Prajapati, gli dei e i demoni. Di questi pi giova ni erano gli dei, pi antichi i demoni. Tra essi nacque contesa per i mondi. Gli d ei dissero: "Ors! superiamo i demoni cantando l'udgitha durante il sacrificio!". 2. Alla parola essi dissero: "Canta per noi l'udgitha!". "Bene", rispose la paro la e cant per loro l'udgitha. Con il canto essa procur agli dei il piacere che c' n ella parola; quanto nella parola c' di buono, lo [procur] a se stessa. [I demoni] si resero conto che per merito di quel cantore sarebbero stati vinti. Gli si get tarono contro e lo colpirono con il male. Il male si ha quando si dice qualcosa di sgradevole: questo il male. 3. Allora dissero all'odorato: "Canta per noi l'udgitha!". "Bene", rispose l'odo rato e cant per loro l'udgitha. Con il canto esso procur agli dei il piacere che c ' nell'odorare; quanto nell'odorare c' di buono, lo [procur] a se stesso. [I demoni ] si resero conto che per merito di quel cantore sarebbero stati vinti. Gli si g ettarono contro e lo colpirono con il male. Il male si ha quando si odora qualco sa di sgradevole: questo il male. 4. Allora dissero alla vista: "Canta per noi l'udgitha!". "Bene", rispose la vis ta e cant per loro l'udgitha. Con il canto essa procur agli dei il piacere che c' n el vedere; quanto nel vedere c' di buono, lo [procur] a se stessa. [I demoni] si r esero conto che per merito di quel cantore sarebbero stati vinti. Gli si gettaro no contro e lo colpirono con il male. Il male si ha quando si vede qualcosa di s gradevole: questo il male. 5. Allora dissero all'udito: "Canta per noi l'udgitha!". "Bene ", rispose l'udit o e cant per loro l'udgitha. Con il canto esso procur agli dei il piacere che c' ne ll'udire; quanto nell'udire c' di buono, lo [procur] a se stesso. [I demoni] si re sero conto che per merito di quel cantore sarebbero stati vinti. Gli si gettaron o contro e lo colpirono con il male. Il male si ha quando si ascolta qualcosa di sgradevole: questo il male. 6. Allora dissero alla mente: "Canta per noi l'udgitha!". "Bene", rispose la men te e cant per loro l'udgitha. Con il canto essa procur agli dei il piacere che c' n el pensare; quanto nel pensare c' di buono, lo [procur] a se stessa. [I demoni] si resero conto che per merito di quel cantore sarebbero stati vinti. Gl i si gettarono contro e lo colpirono con il male. Il male si ha quando si pensan o cose sgradevoli: questo il male. Cos invero i demoni attaccarono con i mali le divinit (i sensi) 12, le colpirono c on i mali. 7. Allora dissero al respiro che sta nella bocca: "Canta per noi l'udgitha!". "B ene ", rispose il respiro e cant per loro l'udgitha. [I demoni] si resero conto c he per merito di quel cantore sarebbero stati vinti. Gli si gettarono contro e t entarono di colpirlo con il male. [Ma] come una zolla colpendo una roccia si dis solve, cos dissolvendosi in ogni dove i demoni scomparvero. E cos rimasero gli dei ; i demoni furono distrutti. Colui che questo sa, prospera seco stesso; ma il ri vale che lo odia va in rovina. 8. Gli dei dissero: "Dove mai colui che s' dimostrato cos attaccato a noi?". Egli (ayam) dentro la bocca (asya): perci si chiama Ayasya e si chiama pure Angirasa p erch l'essenza [vivificante] delle membra (anganam rasa) 13. 9. Questa divinit si chiama Dur. Lontano (duram) da essa infatti si trova la mort e. E lontana sta la morte da colui che cos conosce. 10. Questa divinit, avendo allontanato dalle altre divinit quel male che la morte, [lo] fece allora andare alla fine dei mondi. L depose i loro mali. Perci non biso

gna recarsi presso popoli stranieri, non bisogna andare in capo al mondo, perch n on si corra dietro alla morte, al male. 11. Dopo che ebbe allontanato la morte, il male dalle altre divinit, questo dio l e fece poi passare al di l della morte. 12. Per prima fece passare la parola. Questa, quando fu liberata dalla morte, di vent il fuoco, il fuoco che risplende, avendo oltrepassato il limite della morte. 13. Poi fece passare l'odorato. Quando fu liberato dalla morte, esso divent il ve nto, il vento che purifica, avendo oltrepassato il limite della morte. 14. In seguito fece passare la vista. Quando fu liberata dalla morte, la vista d ivent il sole, il sole che riscalda, avendo oltrepassato il limite della morte. 15. Poi fece passare l'udito. Quando fu liberato dalla morte, l'udito si mut nell e regioni celesti, i punti cardinali, che hanno oltrepassato il limite della mor te. 16. Poi fece passare la mente. Quando fu liberata dalla morte, la mente divent la luna, la luna che riluce avendo oltrepassato il limite della morte. Similmente questo dio fa passare al di l della morte colui che cos conosce. 17. Quindi [il respiro vitale] procur a se stesso mediante il canto il nutrimento . Qualunque cibo si mangi, lui (lo spirito vitale) che lo mangia e in esso trova il suo sostegno 14. 18. Gli dei (i sensi e i loro corrispondenti cosmici) dissero: "Mediante il cant o tu ti sei procurato tutto quanto cibo. Di questo cibo ora rendici partecipi!". "Entrate dunque in me!". "Bene", dissero e da ogni parte in lui penetrarono. Pe rci anche le altre divinit sono soddisfatte del cibo che esso soltanto mangia. Del pari i suoi si riconoscono una sola cosa con colui che cos sa, ed egli diventa i l protettore dei suoi, il migliore, il capo, il mangiatore di cibo, il sovrano. Colui tra i suoi che vuole rivaleggiare con uno che abbia tale conoscenza, costu i non vale a sostentare quelli che deve sostentare. Colui invece che lo segue e soltanto seguendo lui vuol sostentare i suoi dipendenti, riesce invero a sostent are chi deve. 19. Esso Ayasya Angirasa: infatti l'essenza [vivificante] delle membra. Il respi ro l'essenza [vivificante] delle membra. In verit il respiro l'essenza [vivifican te] delle membra, perci qualsiasi parte del corpo il respiro abbandoni, questa pa rte si dissecca. Esso infatti l'essenza [vivificante] delle membra. 20. In verit esso Brhaspati (o Brahmanaspati, signore della preghiera) 15: la par ola la strofa Brhati (ossia il Rgveda), esso ne il signore (pati), perci detto Br haspati. 21. In verit esso Brahmanaspati: la parola la preghiera (ossia il Yajurveda), ess o ne il signore, perci detto Brahmanaspati. 22. In verit esso il saman (ossia il Samaveda). La parola infatti saman. Esso com prende s2 e ama (ossia tutto ci che v' di femminile e tutto ci che v' di maschile) e questa la ragione per cui il saman si chiama saman. Oppure [il respiro vitale] simile (sama) alla formica, alla mosca, all'elefante, al trimundio, a tutto l'un iverso: per questo esso il saman. Colui che cos conosce il saman ottiene l'unione con il saman, diventa intimamente partecipe del suo mondo. 23. Esso anche l'udgitha. Il respiro ut; sul respiro infatti tutto l'universo si

sostiene (ut-tabdha). La parola il canto (githa). Da ut e githa si forma udgith a. 24. per questo che Brahmadatta, discendente di Cikitana, mentre sorbiva il soma, disse: "Possa questo re [Soma] far cadere la mia testa, se con qualche altro me zzo Ayasya Angirasa cant l'udgitha! Infatti con la parola e con il respiro egli c ant l'udgitha ". 25. A colui che conosce la ricchezza del Saman a costui tocca la ricchezza. Il t ono la ricchezza del Saman. Perci chi vuol adempiere alle funzioni sacerdotali s' auguri il tono nella voce: allora con la voce ben intonata potr compiere le funzi oni di sacerdote. Perci si desidera vedere al sacrificio un sacerdote dalla voce piena, che possieda cio la ricchezza [del saman]. Tocca la ricchezza a colui che cos conosce la ricchezza del saman. 26. Colui che conosce il suvarna (oro e bel suono) del saman, costui ottiene l'o ro. Il suvarna del saman il tono. Tocca l'oro a colui che cos conosce il suvarna del saman. 27. Colui che conosce il fondamento del saman ha salde radici. Il fondamento del saman la parola: fondandosi infatti sulla parola il soffio diventa canto. Alcun i dicono che [il fondamento] il cibo (il corpo). 28. Ora segue la recitazione delle formule purificatorie. Il prastotar deve into nare il saman. Quando il sacerdote intona, [colui che offre il sacrificio] canta questi versi: "Fa che io passi dal non essere all'essere; dalle tenebre fa che io passi alla l uce, dalla morte fa che io passi all'immortalit!" Quando recita il primo verso, con non essere intende la morte, con essere l'immo rtalit. "Fa che io passi dalla morte all'immortalit, rendimi immortale", questo in tende dire. Recitando il secondo verso, con tenebre intende la morte, con luce l 'immortalit. "Fa che io passi dalla morte all'immortalit, rendimi immortale", ques to intende dire. Quando recita il terzo verso, tutto chiaro. Con le altre strofe pu procurarsi l'alimento: perci scelga con esse la grazia desiderata. L'udgatar c he cos sa con i canti ottiene, sia per s, sia per chi offre il sacrificio, le cose che auspica. In verit il saman permette di conquistare il mondo e certamente rag giunge i mondi [celesti] colui che cos conosce il saman. QUARTO BRAHMANA 16 1. In principio l'universo era il solo Atman in forma di purusa (uomo cosmico). Guardandosi attorno, non vide nulla all'infuori di s. Disse per prima cosa: "Ques to son io!", e da ci nacque il vocabolo "io". Perci ancor oggi quando uno interrogato dice per prima cosa: "Sono io", poi dice l'altro suo nome. Poich egli prima (purva) che ogni cosa esistesse bruci (us) tutti i mali, per questo ch iamato purusa. Colui che cos sa brucia chi vuol precederlo. 2. Egli ebbe paura; per questo chi solo ha paura. Poi pens: "Dato che nessun altr o esiste al di fuori di me, di chi debbo temere ?". E allora il suo timore si di ssolse. Di chi avrebbe dovuto temere? quando c' un altro che nasce la paura. 3. Egli non provava gioia; per questo chi solo non prova gioia. Allora desider un secondo. Ora egli occupava tanto [spazio] quanto un uomo e una donna insieme ab bracciati. Egli si divise in due e quindi sorsero il marito e la moglie. Per que sto Yajnavalkya diceva: "Noi siamo ciascuno una met". Per questo il vuoto riempit o dalla donna. Egli si congiunse con lei e ne nacque la stirpe umana.

4. La femmina pens: "Come mai dopo avermi da s generata s'unisce con me? Ors, bisog na che io mi nasconda". Divent vacca, l'altro [si fece] toro, s'un con essa e nacq uero i bovini. Divent giumenta, l'altro stallone; divent asina e asino l'altro: si un con essa e nacquero i monoungulati. Divent poi capra e l'altro becco; divent pe cora e 1 altro montone: si un con essa e nacquero capre e pecore. Cos gener tutte l e coppie fino alle formiche. 5. Egli fu conscio di ci: "In verit io sono la creazione, poich io ho creato tutto questo universo". Cos si realizz la creazione. Quando si dice: "Sacrifica a questo o a quest'altro dio" e cos via per tutte le divinit, [c' un errore]: di lui soltan to la creazione, egli soltanto tutte le divinit 17. Colui che cos sa diventa parte cipe di questa sua attivit creatrice. 6. Egli poi prese a soffregarsi [le mani]. Dalla bocca usata come matrice e dall e mani produsse il fuoco. Per questo entrambi (bocca e mani) sono senza peli all 'interno, perch la matrice internamente senza peli. Quindi tutto ci che qui esiste di umido, lo gener dal seme e questo il soma 18. In verit quanto esiste al mondo mangiato o mangiatore: il soma mangiato, il fuoco mangiatore. E questa la supercreazione del Brahman: egli cre gli dei [che gli sono] superiori, essend o mortale cre gli immortali. Per questo una supercreazione 19. Chi cos sa, diventa partecipe di questa sua supercreazione (ossia partecipe della natura divina). 7. Tutto l'universo era un tempo indifferenziato. Fu poi reso distinto secondo i l nome e la forma con le parole: "Questi si chiama cos, costui ha questa determin ata forma" 20. Ancor oggi tutto [l'esistente] si distingue secondo il nome e la forma e infatti si dice: "Questi si chiama cos, costui ha questa determinata form a". Ed egli (l'Atman) vi penetrato fino alla punta delle unghie. Come un rasoio nascosto nel fodero, come la termite nel suo termitaio 21, egli non si vede. Sol tanto parziale [la sua apparizione]: quando respira si chiama respiro, quando pa rla, voce, quando vede, occhio, quando ode, orecchio, quando pensa, mente. Ma qu este sono soltanto denominazioni per le [sue] attivit. Colui che lo venera in una singola apparizione non lo conosce veramente: soltanto parzialmente infatti egl i compare nelle sue singole [manifestazioni]. Bisogna venerarlo sotto forma di A tman: e allora tutte le varie [manifestazioni] si unificano. Quello che l'Atman [dentro di noi], la traccia che permette di giungere all'intero universo: per su o tramite infatti si conosce tutto l'universo. Come seguendo la traccia si trova [ci che si perduto], cos [seguendo l'Atman si trova la chiave per sciogliere l'en igma dell'universo]. Fama, gloria ottiene colui che questo sa. 8. Perci pi caro d'un figlio, pi caro della ricchezza, pi caro e pi proprio d'ogni al tra cosa questo Atman. Se un tale afferma che non l'Atman ma un altro gli caro e se di questo tale si dice: "Perder ci che gli caro", ben probabilmente la previsi one si avverer. Soltanto l'Atman deve venerarsi come cosa cara. Per colui che l'A tman soltanto venera come cosa cara, nulla che gli sia caro perisce. 9. A questo riguardo si dice: "Poich gli uomini pensano di diventar l'universo co n la conoscenza del Brahman, il Brahman che cosa conobbe, per cui divenne tutto l'universo?". 10. In verit, al principio questo universo era soltanto il Brahman. Esso conobbe se stesso dicendo: "Io sono il Brahman". Da lui tutto l'universo deriv. E qualsia si degli dei si lev a tale conoscenza, divent egli pure [il Brahman] e cos per i ve ggenti e cos per gli uomini. Riconoscendo ci il rsi Vamadeva pot affermare: "Manu e il Sole io sono stato" (R. V., 4, 26, 1). E ancor oggi colui che sa di essere i l Brahman, diventa questo universo e neppure gli dei possono impedirglielo, poic h egli diventa intima parte di loro. Quindi chi venera come distinta [da s] una di vinit pensando: "Essa una cosa e io sono un'altra", costui non ha verace sapienza , ma per gli dei come una bestia. Come invero molte bestie servono l'uomo, cos di ogni singolo uomo si servono gli dei. Quando vien portato via un solo animale c osa spiacevole; che dire [se ne vengono portati via] molti? Ecco perch agli dei d

ispiace che gli uomini sappiano ci 22. 11 23. In verit al principio esisteva soltanto il Brahman, unico e solo, ma essendo solo non poteva manifestare [tutta la sua potenza]. All ora cre una forma superiore, la nobilt militare e cio quanti tra gli dei sono i gue rrieri: Indra, Varuna, Soma, Rudra, Parjanya, Yama, Mrtyu e Isana. Perci nulla su periore alla nobilt militare e per questo il brahmano nella cerimonia dell'incoro nazione del re assiso pi in basso d'un re. Viene cos reso omaggio alla nobilt milit are, ma poi il Brahman (l'Assoluto e la casta brahmanica) la matrice del potere militare. Perci a qualsiasi altezza giunga il re, al Brahman, alla sua matrice, c he alla fine giunge. [Un re] che offenda un brahmano insulta la sua matrice ed t anto pi malvagio quanto migliore [di lui] quello che ha offeso. 12. Ancora Esso non poteva manifestare [tutta la sua potenza]. Produsse allora l a classe dei vaisya (ceto agricolo e mercantile), cio quelle classi di dei che si contano a gruppi: i Vasu, i Rudra, gli Aditya, i Visvadeva, i Marut. 13. Ancora non poteva manifestare [tutta la sua potenza]. Produsse allora la cas ta degli sudra, ossia Pusan. La terra invero Pusan, essa infatti nutre (pus) tut to quanto esiste. 14. Ancora non poteva manifestare [tutta la sua potenza]. Allora produsse una fo rma pi perfetta, il dharma (ci che giusto, la legge). Il dharma il principio della sovranit per la nobilt militare: perci nulla v' pi alto del dharma. Invero il debole confida di tener a freno uno pi forte con la legge, come fosse per mezzo d'un re . Il dharma la verit. Perci di uno che professi la verit si dice: "Dice il giusto", e di uno che parla il giusto si afferma: "Dice il vero". Le due cose sono in re alt una cosa sola. 15. Quindi si hanno casta brahmanica, nobilt militare, casta agricola e sudra. Tr a gli dei il Brahman si manifest sotto forma di Agni, tra gli uomini divent il bra hmano; la nobilt militare [divina] si manifest nel guerriero, il vaisya [divino] n ell'agricoltore, lo sudra [divino] nello sudra terreno. Perci tra gli dei si desi dera di diventare Agni, tra gli uomini di diventar brahmano, perch il Brahman si manifesta [specialmente] in queste due forme. E se uno da questo mondo si diparte senza considerare la [vera] sua sede (ossia il Brahman-Atman), questa, da lui ignorata, non gli di alcun giovamento, come il Veda non studiato o un'altra azione non portata a termine. Per colui che, non conoscendo ci, compie un'azione pur assai meritoria, per lui alla fine questa azione va perduta 24. S oltanto l'Atman deve essere venerato come la [vera] sede. Per chi veneri soltant o l'Atman come la [vera] sede, la sua azione non va perduta: tutto ci che si desi dera, tutto infatti si ottiene da questo Atman 25. 16. Ma questo Atman individuale la sede di tutti gli esseri 26: poich l'uomo liba e sacrifica, la sede degli dei; poich impara i Veda, la sede dei veggenti; poich offre ai Mani e desidera la prole, [la sede] degli antenati; poich d rifugio e cib o agli uomini, [la sede] degli uomini; poich fornisce agli animali foraggio e acq ua, [la sede] degli animali; poich nelle sue dimore trovano da vivere bestie, ucc elli [e altri animali] fino alle formiche, sede [anche] di costoro. Come alla pr opria sede uno auspica sicurezza, cos a uno che cos sappia sempre tutte le creatur e auspicano sicurt. Questo stato conosciuto dopo lunga indagine. 17. Soltanto l'Atman esisteva al principio, unico e solo. Egli espresse il desid erio d'avere una moglie, di generare dei figli, di possedere ricchezze, di compi ere delle opere [meritorie]. Tanti furono i suoi desideri e neppure volendolo se ne troverebbero di pi. Perci ancor oggi chi solo desidera d'avere una moglie, di generare dei figli, di possedere ricchezze, di compiere delle opere [meritorie]. Finch non s'ottengono tutte queste cose, fin allora uno si sente incompleto. Ma la sua [vera] completezza consiste in questo: la mente il suo io; la parola la m oglie; il respiro la discendenza; l'occhio rappresenta i beni terreni, poich con

l'occhio che li si trova; l'orecchio rappresenta i beni celesti, poich con chio che se ne sente parlare; il corpo la sua azione, poich con il corpo gisce 27. Quintuplice il sacrificio, quintuplice la vittima del sacrificio, tuplice l'uomo: tutto ci che esiste fondato sul cinque 28. E ottiene tutto esiste, colui che cos sa. QUINTO BRAHMANA 29

l'orec che si a quin ci che

1 30. Dei sette cibi che il Padre cre con l'intelligenza e con l'ascesi uno fu a lu i comune [con tutti], due destin agli dei, tre produsse per se medesimo, uno died e agli animali. In quest'ultimo fondato tutto ci che respira e ci che non respira. E come mai questi cibi non vanno alla fine, bench siano continuamente mangiati? Colui che conosce questa indistruttibilit consuma il cibo con la sua bocca, giung e tra gli dei, possiede il vigore. Cos dicono i versi. 2. "Dei sette cibi che il Padre cre / con l'intelligenza e con l'ascesi": invero il Padre li cre con l'intelligenza e con l'ascesi. "Uno fu a lui comune [con tutti]": questo nutrimento a lui comune [con tutti] tu tto ci che qui si mangia. Chi lo venera non si libera dal male, perch esso un cibo misto (ossia non scelto). "Due ne destin agli dei": ossia le libagioni e le obla zioni: per questo che agli dei si fanno libagioni e oblazioni. Altri dicono che con queste parole s'intendono i sacrifici compiuti al novilunio e al plenilunio. Non deve quindi farsi il sacrificio detto isti (che diretto all'ottenimento di q ualche bene immediato). "Uno diede agli animali": questo fu il latte. Di latte infatti al principio si n utrono uomini e animali. Perci a un bambino appena nato fanno leccare per prima c osa un po' di burro o gli fanno succhiare il seno, e di un vitello appena nato s i dice: "Non erbivoro". "In quest'ultimo fondato tutto ci che respira e ci che non respira": sul latte inf atti si fonda tutto ci che respira e ci che non respira. Ma se si sente dire che [ soltanto] chi per un anno liba con il latte vince la seconda morte, non bisogna crederci. Colui che cos sa vince infatti la seconda morte nel giorno stesso in cu i sacrifica: infatti, [offrendo il latte], tutti gli alimenti egli offre agli de i 31. "E come mai questi cibi non vanno alla fine, bench siano continuamente mangiati ? ". Il Purusa (ossia il creatore) invero l'indistruttibilit: egli infatti crea sem pre di nuovo il cibo. "Colui che conosce questa indistruttibilit": il Purusa invero l'indistruttibilit. Egli crea i cibi con le opere [meritorie], con la continua meditazione. Se non l o facesse, [il cibo] andrebbe alla fine. "Consuma il cibo con la sua bocca": pratika indica la bocca, quindi "con la bocc a". "Giunge tra gli dei, possiede il vigore": queste parole contengono la celebrazio ne [della ricompensa]. 3. "Tre produsse per se medesimo": cre per s queste tre cose: la mente (manas), la parola (vac), il soffio (prana). Si dice: "Ero con la mente altrove, non ho ved uto; ero con la mente altrove, non ho sentito": con la mente infatti si vede, pe

r mezzo della mente si ascolta. Il desiderio, la determinazione, il dubbio, la f ede, l'incredulit, la fermezza, l'incostanza, il pudore, la riflessione, il timor e: tutto ci [prodotto dalla] mente Perci anche se si toccati alle spalle, ci se ne accorge per mezzo della mente. Tutto quanto riguarda il suono parola: essa dest inata a finire [come parola mortale], ma non lo [come parola divina]. Prana, apa na, vyana, udana, samana, ana: tutto ci in verit soffio. L'Atman fatto di ci: di pa rola, di mente, di soffio. 4. Ci sono tre mondi: la parola questa terra, la mente l'atmosfera, il soffio il mondo celeste. 5. Ci sono tre Veda: la parola il Rgveda, la mente il Yajurveda, il soffio il Sa maveda. 6. Ci sono gli dei, i Mani, gli uomini: la parola rappresenta gli dei, la mente i Mani, il soffio gli uomini. 7. Ci sono padre, madre e progenie: la mente il padre, la parola la madre, il so ffio la progenie. 8. Esiste il noto, ci che deve conoscersi e l'ignoto 32. Tutto ci che noto un aspe tto della parola, perch la parola nota ed essendo tale fa progredire l'uomo. 9. Tutto ci che da conoscersi un aspetto della mente: la mente infatti [rivolta a ] ci che da conoscersi ed essendo tale fa progredire l'uomo. 10. Tutto ci che ignoto un aspetto del soffio vitale: il soffio vitale infatti ci che ignoto ed essendo tale fa progredire l'uomo. 11. Della parola il corpo la terra, il fuoco il suo aspetto luminoso. Perci fin d ove arriva la parola, fin l arriva la terra, fin l il fuoco. 12. Della mente il corpo il cielo, il sole il suo aspetto luminoso. Perci fin dov e arriva la mente, fin l arriva il cielo, fin l il sole. [Parola e mente] si congi unsero e ne nacque il soffio vitale. Questi Indra e non ha rivali. C' rivale infa tti quando c' un secondo 33. Colui che cos sa non ha rivali. 13. Del soffio vitale il corpo sono le acque, la luna l'aspetto luminoso. Perci f in dove arriva il soffio, fin l arrivano le acque, fin l arriva la luna. [Parola, mente, soffio] tutti sono eguali, tutti sono infiniti. Chi li venera come destin ati a una fine, conquista mondi transeunti; chi li venera come infiniti mondi et erni conquista. 14 34. Prajapati l'anno e ha sedici parti. Quindici parti sono [costituite dalle] s ue notti, la sedicesima fissa. Per mezzo delle notti egli s'accresce e poi decre sce. Egli la notte del novilunio con quella sedicesima parte entra in tutto ci ch e respira e poi al mattino rinasce. Perci in quella notte non bisogna privare del la vita alcuno che respiri, neppure una lucertola, per rispetto a quella divinit. 15. L'uomo che cos sa egli stesso Prajapati, l'anno dalle sedici parti. I suoi av eri sono le quindici parti, l'Atman la sedicesima. Per gli averi egli s'accresce e poi decresce. L'Atman il mozzo, gli averi sono il cerchio. Perci quando uno pe rde tutto, se rimane in vita con l'Atman si dice: "Se ne andato [soltanto] per q uel che riguarda il cerchio". 16 35. Tre sono in verit i mondi: il mondo degli uomini, il mondo dei Mani, il mond o degli dei. Il mondo degli uomini si conquista soltanto con la [nascita di] un figlio, non con altra azione, il mondo dei Mani con l'opera [sacrificale], il mo

ndo degli dei con la scienza. Il mondo degli dei il migliore: perci si loda la sc ienza. 17 36. Ed ora la trasmissione. Quando un uomo sente la morte vicina, allora dice a l figlio: "Tu sei la scienza sacra, tu sei il sacrificio, tu sei il mondo ". Il figlio risponde: "Io sono la scienza sacra, io sono il sacrificio, io sono il mo ndo". Tutto quanto fu studiato [dal padre], di tutto questo la somma la sacra sc ienza (brahman). Di tutti i sacrifici [del padre], la somma il sacrificio. Di tu tti i mondi, la somma il mondo. Tanto [esteso quanto queste parole] l'intero uni verso. [Allora il padre pensa: ] "Poich il tutto, [il figlio] mi aiuti [a uscire] di quaggi". Per questo si dice che un figlio istruito fa conquistare i mondi cel esti e per questo lo si istruisce. Quando un uomo che cos sappia se ne va da ques to mondo, allora con le sue facolt penetra nel figlio. Se qualche cosa ha fatto d i male, da tutto il figlio lo libera. Per questo si chiama putra 37. Per mezzo d el figlio egli si mantiene saldo in questo mondo e in lui penetrano facolt divine , immortali. 18. Dalla terra e dal fuoco entra in lui la parola divina. la parola divina, per la quale si realizza qualsiasi cosa si dica. 19. Dal cielo e dal sole entra in lui la mente divina. , la mente divina, per mez zo della quale si prova gioia e non si colti da dolore. 20. Dalle acque e dalla luna entra in lui il soffio divino. il soffio divino, ch e spirando o non spirando non tocco da turbamento n da danno. Colui che cos sa, di venta l'essenza intima di tutte le creature. Come la divinit (Prajapati), cos lui. Come tutte le creature fanno prosperare questa divinit, cos tutte le creature fan no prosperare colui che cos sa. Qualunque sofferenza sopportino le creature, essa rimane a loro, a lui tocca il bene. Il male invero non giunge mai agli dei. 2138. Consideriamo ora il voto [del respiro]. Prajapati gener le facolt. Generate che furono esse cominciarono a disputare tra loro. "Io parler", decise la parola. "Io osserver", decise la vista. "Io ascolter", decise l'udito. Del pari [eguale d eterminazione espressero] le altre facolt secondo le loro funzioni. Allora la mor te, fattasi stanchezza, le dom, se ne impadron e, essendosene impadronita, le impe d [nelle loro funzioni]. Per questo la voce si stanca, si stanca la vista, si sta nca l'udito. Ma ila morte] non riusc a impadronirsi del soffio mediano. Le altre [facolt] vollero conoscer[lo] e dissero: "Questo il migliore tra noi: sia che si muova, sia che non si muova 39, esso non mai tocco da turbamento o da danno. Vog liamo dunque diventare una forma di lui!". E forma di lui diventarono 40. Per qu esto dal suo nome gli altri sensi hanno il nome di prana. E del pari colui che c os sa impone alla famiglia alla quale appartiene il proprio nome. Chi invece cont rasta con colui che cos sa, costui si dissecca ed essendosi disseccato infine se ne muore. Questo dal punto di vista individuale. 22. Adesso secondo il punto di vista cosmico. "Io arder", decise Agni. "Io riscal der", decise il sole. "Io risplender", decise la luna. Del pari [eguale determinaz ione espressero] le altre divinit secondo le loro funzioni. Ma come si comporta n ei riguardi delle facolt [umane] il soffio mediano, cos [si comporta] nei riguardi delle divinit Vayu (il Vento): le altre divinit infatti possono cessare dalla lor o attivit, non il Vento. Il Vento la divinit che non mai cessa dalla sua attivit. 23. A questo proposito c' una strofa: "Ci da cui il sole sorge, ci in cui esso tramonta (dal soffio vitale esso sorge in verit, nel soffio vitale va a tramontare) gli dei hanno elevato al rango di legg e eterna (dharma). Cos oggi e cos sar domani" 41. Ci che gli dei hanno risoluto di fare allora, questo fanno anche oggi. Perci bisog

na seguire questo solo voto. Bisogna ispirare ed espirare, acciocch il male, la M orte, non s'impadronisca di noi. Se si segue questo voto, bisogna cercare di con durlo a compimento. E allora si conquister l'unione con quella divinit e si abiter nella sua dimora. SESTO BRAHMANA 42 1. In verit tutto questo universo si compone di tre elementi: nome, forma, atto. Dei nomi la parola l'uktha, perch da essa traggono origine (ut-tisthanti) tutti i nomi. Essa pure il loro Saman, perch essa comune (sama) a tutti i nomi. il loro Brahman , perch sostiene (bibharti) tutti i nomi 43. 2. Delle forme l'occhio l'uktha, perch da esso traggono origine tutte le forme. E sso pure il loro saman, perch comune a tutte le forme. Esso il loro Brahman, perc h sostiene tutte le forme. 3. Degli atti il corpo l'uktha, perch da esso traggono origine tutti gli atti. Es so pure il loro saman, perch comune a tutti gli atti. il loro Brahman, perch sosti ene tutti gli atti. Bench triplice, questo universo uno ed l'Atman; e l'Atman, be nch uno, questo triplice [universo]. l'immortale velato dalla realt [empirica]. Il respiro immortale, il nome e la forma sono la realt [empirica]. Da questi ultimi il soffio vitale celato. Note: 1. Il primo adhyaya diviso in sei brahmana di lunghezza diseguale, ognuno dei qu ali sembra indipendente dagli altri e composito anche nel suo interno. L'unicit d ell'esistente e l'identit Atman-Brahman sono gi affermate, cosicch sembra che l'aut ore apporti per cos dire delle notazioni supplementari a questa convinzione. Simb olo dell'Atman il soffio, che la controparte nell'individuo del vento e del qual e viene affermata la superiorit. 2. Il cavallo sacrificale il simbolo dell'universo, che dal compimento di un sac rificio s' prodotto. L'interpretazione mistica del sacrificio sembra ben adatta a iniziare la B.Up., che appartiene al Yajurveda e quindi particolarmente interes sata alla pratica sacrificale. I due mahiman sono le coppe destinate a contenere la libagione e sono identificati con il giorno e la notte, ch tutto l'esistente si riconduce al cavallo, che nasce dalle acque primordiali, e agli arredi del sa crificio. Le due coppe sono rispettivamente d'oro e d'argento: l'oro corrisponde al giorno per la lucentezza, l'argento (rajata) possiede invece lo stesso fredd o splendore e la stessa sillaba iniziale della notte (ratri) illuminata dalla lu na. 3. Prajapati, che il creatore ma anche la morte, la fame, che tutto divora e da cui tutto si produce, crea l'universo che poi inghiotte di nuovo, simboleggiando il flusso eterno della vita. Quindi vuol fare un sacrificio e si trasforma in c avallo che offre a se stesso. Chi conosce che l'universo il cavallo sacrificale supera la morte, diventa una cosa sola con la morte, ossia con il creatore, ragg iunge la conoscenza e l'esperienza dell'Uno-tutto. 4. Arka il nome del fuoco sacrificale, che identificato con le acque primeve per mezzo di una fantasiosa etimologia, ma anche perch il fulmine, ossia il fuoco ce leste, si genera, secondo un diffuso mito vedico, dal vapor acqueo delle nubi. 5. L'identificazione delle varie plaghe celesti con parti del corpo-umano dipend e dalla concezione antropomorfica del creatore. 6. Ossia medit sulla parola del Veda, che considerato esistente ab aeterno. 6 bis. La radice bhan significa "parlare".

7. Il creatore continua la meditazione sulla sapienza vedica e cos rende manifest a quella sapienza ancor non rivelata. Tutto ci che creato si riferisce al sacrifi cio: la creazione stessa un sacrificio. 8. Il creatore anche la materia primordiale (Aditi), da cui tutto si produce e i n cui tutto ritorna. 9. Il gonfiarsi del corpo forse in rapporto con la putrefazione che segue alla m orte, cio all'abbandono degli spiriti vitali. 10. Il timore per la seconda morte (punarmrtyu), gi attestato nei Brahmana, sembr a esprimere la convinzione che anche un'eventuale dimora nei mondi ultraterreni non sia definitiva. 11. Si celebra la superiorit del respiro, del soffio vitale, su tutti gli altri s ensi; si cerca cio in qualche cosa direttamente percepibile l'ultimo perch della v ita. Nella lotta fra dei e demoni i primi si rivolgono ai vari sensi perch cantin o per loro l'udgitha, che la parte centrale e pi importante del canto rituale. Ma i vari sensi sono incapaci di riportar vittoria, poich i demoni li colpiscono co n il male, cui i sensi non possono resistere perch, secondo Sankara, hanno peccat o di egoismo, hanno cio compiuto il bene per se stessi. Il respiro vitale assicur a vittoria agli dei, confermando la sua superiorit sugli altri organi e funzioni, che esso trasforma in divinit, identificandoli con gli elementi cosmici e traspo rtandoli al di l del dominio della morte. Poi si procura il cibo, di cui fa parte agli altri organi facendoli penetrare entro di s, poich esso il fondamento di tut to e regola l'ordinato svolgersi della vita. Infine (str. 22-28) seguono una glo rificazione del canto rituale, con il quale il prana viene identificato, e le is truzioni per la recitazione degli inni. 12. Secondo Sankara, l'epiteto devata, "divinit", con cui le Upanisad definiscono i sensi, a questi riservato quando l'azione segue le prescrizioni sacre. 13. Ayasya Angirasa il nome di un vate vedico, citato, oltre che qui sotto alle strofe 19 e 24, nella lista dei maestri in 2, 6, 3. 14. Ogni cosa va a finire nello spirito vitale, che d'altra parte non sussistere bbe senza questo fondamento materiale. 15. Il respiro signore della parola, che vien identificata via via con il Rg-, i l Yajur- e il Sama-veda. Si ha poi un delirante succedersi di identificazioni, c he non segnano il cammino d'una ricerca, bens sembrano fondate sulla gi radicata c onvinzione dell'unit di tutto l'esistente. 16. Creazione del mondo dall'Atman, che il principio della conoscenza in noi e i l principio dell'universo. Caratteristica del brano la polemica contro il culto degli dei: l'Atman deve ancor stabilire la propria superiorit sulle altre entit. 17. Questa frase posta a met della strofa seguente, dove del tutto fuori luogo. 18. L'Atman genera Agni e Soma, che sono il simbolo dell'eterna dialettica vicenda della vita, nella quale tutto cibo o mangiatore di cibo. 19. La supercreazione definita propria del Brahman, mentre finora si parlato del l'Atman. In realt l'identit Brahman-Atman presente al pensiero del vate, il quale passa dall'uno all'altro termine (cfr. str. 9), ma di quella identit non d una dim ostrazione purchessia, confermando il prevalente carattere delle Upanisad, che d i contemplazione mistica di una verit la cui esistenza non soggetta a dubbi. L'At man detto mortale in quanto incarnato nell'uomo. Secondo Sankara poi gli dei son o superiori all'Atman in quanto nacquero del tutto privi di macchia, mentre l'At man-Brahman (cfr. 1, 4, 1) dovette, per rendersi puro, distruggere con il fuoco il male.

20. Il nome l'idea, la forma l'idea resa visibile: insieme definiscono l'individ ualit, cui sottende l'Atman, unica entit dai molti effetti. 21. Ovvero: come il fuoco celato nel combustibile. Visvambhara interpretato sia come "insetto ", sia come "fuoco". 22. Il potere degli da, avidi di onori e di sacrifici, durer fin quando gli uomin i ignoreranno l'unicit sostanziale di tutte le apparizioni, ossia l'autoconoscenz a che permise al Brahman di riconoscersi in tutto l'universo. 23. Creazione delle caste, che si ritrovano sia tra gli dei, sia tra gli uomini, e della legge, che identificata con la verit. 24. L'atto sacrificale, privo della conoscenza, produce un beneficio temporaneo nel cielo, ma non consente la liberazione. 25. Con arcaica aderenza a motivi popolari, qui si promettono vantaggi materiali derivanti dalla conoscenza della vera realt dell'Atman. 26. V' una sorta d'interdipendenza fra tutte le apparizioni: tutto l'esistente le gato da vincoli che ne rivelano la fondamentale unit. 27. L'uomo desidera i beni terreni; ma chi conosce l'Atman ravvisa in s tutti i f ini della vita terrena, che sono cinque, poich tutto quintuplice (cfr. T.Up., 1, 7). 28. Il sacrificio Si compie agli dei, ai rsi, ai Mani, agli uomini, agli animali . Le vittime sono: uomo, cavallo, bue, pecora, capra. L'uomo ha cinque sensi: pa rola, odorato, vista, udito, mente. 29. Il quinto brahmana comprende varie sezioni, piuttosto staccate concettualmen te. 30. par. 1-13. Il creatore ha prodotto sette tipi di cibo per le varie creature, che dal cibo dipendono, anzi di esso sono costituite. Per s ha riservato tre cib i, cio il creatore, che l'Atman (1, 4, 1), costituito di parola, mente, soffio. C on questa triade altre triadi vengono identificate, spesso senza che si riesca a scorgere la ragione dell'equiparazione. 31. Non per il fatto di sacrificare si ottiene vittoria sulla seconda morte, ma per la conoscenza del valore del sacrificio offerto. 32. La parola non pu esprimere altro che cose conosciute; sotto il dominio della mente cade tutto ci che pu essere conosciuto; il soffio racchiude forse il mistero della vita. 33. Sembra che il soffio sia considerato oltre che il sommo anche l'unico. Si ha cos una contraddizione con quanto prima detto dell'origine del soffio e della su a equivalenza con parola e mente. Quanto all'equiparazione tra parola, terra e f uoco, fra i tre "cibi" riservatisi dal creatore la parola il pi facilmente percep ibile e quindi in certo senso il pi materiale, mentre l'abbinamento fuoco parola tradizionale. Evidente il nesso tra mente, cielo e sole e anche abbastanza spieg abile il rapporto tra soffio e acque (entrambi sono indispensabili alla vita), m entre il collegamento ulteriore con la luna, peraltro strettamente congiunta con le stagioni e quindi con le precipitazioni atmosferiche, almeno insolita, perch la luna messa generalmente in rapporto con la mente. 34. str. 14-15. Prajapati l'anno, ma anche la luna (cfr. Kaus Up., 2, 9). La lun a passa per le varie fasi, decrescendo nella quindicina oscura fino a scomparire totalmente. Scomparsa dal cielo, la luna penetra nelle varie creature sotto for ma di cibo e di acqua, la cui produzione essa determina, ma una parte, pur invis ibile, chiamata "fissa", rimasta, tanto vero che il ciclo lunare ricomincia. Del

pari per l'uomo pu verificarsi la perdita di ogni facolt e possesso (cfr. anche C h.Up., 6, 7), ma rimane l'Atman, il "mozzo" che pu tornare a sostenere il "cerchi o" delle cose materiali. 35. La str. 16 sembra isolata; la menzione del figlio introduce comunque la ceri monia descritta nella strofa seguente. 36. str. 17-20. Il padre prima di morire benedice il figlio, che rappresenta per lui tutto l'universo. Al figlio il padre trasmette le sue facolt, sottraendosi a lla morte: infatti in lui penetrano le facolt divine, provenienti dalla terra, da l cielo e dalle acque (cfr. str. 11-13), che sono la controparte cosmica, e perc i immortale, delle facolt cedute al figlio. 37. Secondo la falsa etimologia citata da Sankara, il figlio salva (tra) il padr e, rimediando (purana) alle sue colpe. 38. str. 2l-23. Il prana o soffio vitale non cessa mai n mai stanco, cos come il v ento, che il prana cosmico, sempre spira. In essi riposta ogni forza, in essi ri trovano il loro fondamento facolt umane e fenomeni celesti. Nel voto del soffio, l'obbligatoria osservanza del quale miticamente significa l'indispensabilit del r espiro, mi sembra di ravvisare, pi che un anticipo delle pratiche yoga, l'esortaz ione ad accettare la vita, con le sue prove e i suoi dolori, ch la vita in se ste ssa il pi alto sacrificio. Vedi anche B.Up., 5, 11. 39. Il respiro non si muove nella pausa tra inspirazione ed espirazione. 40. Si resero cio conto dell'indispensabilit del soffio vitale. Secondo il comment atore indiano la mobilit degli organi dei sensi, ossia la capacit di mettersi in rapporto con gli oggetti, derivata dal soffio vitale, poich nulla in grado di muoversi all'infuori di esso 41. Il versetto un adattamento di R.V., 10, 121, 6. Il vento persiste anche quan do il sole non si scorge nel cielo. 42. L'universo, composto di nomi, forme, azioni, esiste in quanto esistono gli o rgani che ne percepiscono i componenti, ossia l'oggetto fondato sul soggetto pen sante. Come le varie funzioni sono fondate sull'unit del prana, cos l'apparente mo lteplicit empirica si riconduce all'unico Atman, rappresentato ancora una volta d al prana. 43. Parola, occhio e corpo sono il Veda ovvero il fondamento dei vari fenomeni: ognuno dei primi infatti riproduce, grazie a giochi di parole, gli elementi cost itutivi del Veda (uktha, inno di lode, saman, canto rituale, Brahman, formula sa crificale).

SECONDO ADHYAYA 1 PRIMO BRAHMANA 2 1. Viveva un tempo Drptabalaki, appartenente alla trib dei Gargya e amante dello studio. Egli disse ad Ajatasatru di Benares: "Io voglio parlarti del Brahman". R eplic Ajatasatru: "Mille vacche daremo per questo insegnamento e la gente correr d icendo: Ecco un [novello] Janaka!". 2. Gargya allora disse: "Quell'essere che sta nel sole, quello io venero come Br ahman". Ma Ajatasatru rispose: "Non parlarmi di lui! Io lo venero come il primo fra tutti gli esseri, il capo, il re". Colui che cos lo venera, diventa il primo fra tutti gli esseri, il capo, il re 3.

3. Gargya riprese: "Quell'essere che nella luna, quello io venero come Brahman". Ma Ajatasatru rispose: "Non parlarmi di lui! Io lo venero come il grande re Som a dal bianco vestito". Per colui che cos lo venera, ogni giorno viene premuto una prima e una seconda volta il soma e non mai gli vien meno il n utrimento 3 bis. 4. Allora Gargya disse: "Quell'essere che nel lampo, quello io venero come Brahm an". Ma Ajatasatru rispose: "Non parlarmi di lui! Io lo venero come lo Splendent e". Colui che cos lo venera, splendente diventa e splendente pure la sua prole. 5. Allora o come il l'Essere bestiame Gargya riprese: "Quell'essere che nello spazio etereo, quello io vener Brahman". Ma Ajatasatru replic: "Non parlarmi di lui! Io lo venero come completo, immoto". Colui che cos lo venera ha completezza di prole e di e la sua discendenza non mai scompare da questo mondo 4.

6. Gargya disse ancora: "Quell'essere che nel vento, quello io venero come Brahm an". Ma Ajatasatru rispose: "Non parlarmi di lui! Io lo venero come Indra Vaikun tha (Irresistibile), come l'armata invitta". Colui che cos lo venera, vittorioso, trionfante, supera tutti i nemici. 7. Allora Gargya riprese: "Quell'essere che nel fuoco, quello io venero come Bra hman". Ma Ajatasatru rispose: "Non parlarmi di lui! Io lo venero come il Potenti ssimo". Colui che cos lo venera acquista ogni potere e cos pure la sua prole. 8. Disse allora Gargya: "Quell'essere che sta nelle acque, quello io venero come Brahman ". Ma Ajatasatru disse a sua volta: "Non parlarmi di lui! Io lo venero come il pratirupa (simile e conveniente)". A colui che cos lo venera, tocca ci che gli conveniente, non ci che non gli conviene, e prole simile da lui discende. 9. Gargya disse allora: "Quell'essere che nello specchio, quello io venero come Brahman". Ma Ajatasatru replic: "Non parlarmi di lui! Io lo venero come il Raggia nte". Colui che cos lo venera, diventa raggiante, raggiante la sua prole e supera in splendore tutti quelli con cui viene a contatto. 10. Gargya allora riprese: "Il suono che segue uno che se ne va: quello io vener o come Brahman". Ma Ajatasatru rispose: "Non parlarmi di lui! Io lo venero come la vita". Colui che cos lo venera ottiene in questo mondo una vita completa (di c ent'anni) e il respiro non lo abbandona prima del tempo. 11. Allora Gargya disse: "Quell'essere che risiede nelle regioni del cielo, quel lo io venero come Brahman". Ma Ajatasatru replic: "Non parlarmi di lui! Io lo ven ero come l'amico che non s'allontana mai" 5. Colui che cos lo venera ha sempre am ici e il seguito non viene mai allontanato da lui. 12. Gargya disse ancora: "Quell'essere che fatto d'ombra, quello io venero come Brahman". Ma Ajatasatru rispose: "Non parlarmi di lui! Io lo venero come la Mort e". Colui che cos lo venera ottiene in questo mondo una vita piena n la morte a lu i giunge prima del tempo. 13. Allora Gargya disse: "Quello spirito che sta nel corpo (ossia la forza vital e), quello io venero come Brahman ". Ma Ajatasatru rispose: "Non parlarmi di lui ! Io lo venero come il Corporeo". Colui che cos lo venera ha un corpo e pure un c orpo ottiene la sua discendenza. A questo punto Gargya rimase zitto. 14. Quindi Ajatasatru chiese: "Questo tutto?". " tutto". "Con tutto ci non siamo g iunti alla conoscenza". Allora Gargya disse: "Io voglio essere tuo discepolo". 15. Ajatasatru replic: " una cosa contro natura che un brahmano s'accosti a un gue rriero pensando che gli parler del Brahman. Ma io te lo far conoscere". Cos dicendo

lo prese per la mano e si alz. S'avvicinarono a un uomo che dormiva e Ajatasatru lo chiam con questi nomi: "O grande re Soma dal bianco vestito!". [Ma] quello no n s'alz. [Allora] lo svegli toccandolo con la mano. E quello si lev. 16. Allora Ajatasatru disse: "Quando costui era cos immerso nel sonno, quell'esse re costituito di coscienza dov'era allora e da dove ora tornato?". Ma Gargya non sapeva neppure questo. 17. Allora Ajatasatru disse: "Quando un uomo cade cos addormentato, l'essere cost ituito di coscienza, impadronitosi della coscienza dell'uomo mediante la conosce nza [che possiede] dei sensi, se ne sta in quello spazio che dentro il cuore. Qu ando tiene legati i sensi, allora si dice che l'uomo dorme. Allora legato l'olfa tto, legata la voce, legata la vista, legato l'udito, legata la mente. 18. Suoi sono i mondi nei quali in sogno si muove. Diventa un gran re, un grande brahmano, subisce alti e bassi. Come un grande re con il seguito di sudditi se ne va dove vuole nel suo regno, cos [l'essere fatto di coscienza] con i suoi sens i se ne va nel suo corpo dove gli pare. 19. Dunque, quando uno giace immerso nel sonno profondo e non ha pi coscienza di nulla, uscendo lungo le 72.000 vene chiamate hita 5 bis, che si diffondono dal c uore verso il pericardio, [l'essere fatto di coscienza] riposa nel pericardio. C ome riposa un principe, o un grande re o un grande brahmano giunto al culmine de lla felicit, cos egli riposa. 20. Come un ragno va seguendo le sue fila, come dal fuoco sprizzano le faville, cos da questo Atman tutti i sensi, tutti i mondi, tutti gli dei, tutte le creatur e si dipartono. Il suo nome mistico realt della realt. I sensi sono realt, l'Atman la loro realt".

SECONDO BRAHMANA 6 1. Colui il quale conosce il giovane (animale del sacrificio) con la sua stalla, il suo covile, il suo palo e la sua corda, costui tiene a freno i sette rivali ostili. In verit il giovane animale il soffio mediano, la stalla questo (corpo), il covil e questa (testa), il palo il respiro, la corda il cibo. 2. I sette indistruttibili vengono a lui per servirlo. Mediante le linee rosse c he stanno nell'occhio lo serve Rudra. Mediante l'acqua che sta nell'occhio lo se rve Parjanya; mediante le pupille, il sole; mediante il nero dell'occhio, Agni; mediante il bianco, Indra; mediante le ciglia inferiori la Terra; mediante le ci glia superiori, il Cielo. Non manca mai il cibo a colui che cos sa. 3. A questo proposito c' una strofa: C' un vaso con la bocca in basso e il fondo in alto. In esso posta la gloria di ogni tipo. Sul suo orlo siedono i sette rsi. Ottava la parola, unita alla preghiera. "C' un vaso con la bocca in basso e il fondo in alto": si deve intendere il corpo ; esso il vaso con la bocca in basso e il fondo in alto.

"In esso posta la gloria d'ogni tipo": i sensi sono la gloria d'ogni tipo, devon o quindi intendersi i sensi. "Sul suo orlo siedono i sette rsi": i sensi sono i rsi, devono quindi intendersi i sensi. "Ottava la parola, unita alla preghiera": in verit la parola, ottava, unita alla preghiera. 4. Queste due [orecchie] sono Gotama e Bharadvaja: ecco Gotama, ecco Bharadvaja. Questi due [occhi] sono Visvamitra e Jamadagni: ecco Visvamitra, ecco Jamadagni . Queste due [narici] sono Vasistha e Kasyapa: ecco Vasistha, ecco Kasyapa. La parola poi Atri: con la lingua si mangia (ad) il cibo e Atri lo stesso che atti (mangia). Si ciba di ogni cosa colui che cos sa, tutto cibo per lui.

TERZO BRAHMANA 7 1. In verit due sono gli aspetti del Brahman, il corpo reo e l'incorporeo, il mor tale e l'immortale, il fisso e il mobile, il sensibile e il trascendente. 2. Il corporeo ci che non n vento n atmosfera: esso mortale, fisso, sensibile. L'es senza dell'aspetto corporeo, mortale, fisso, sensibile il sole che arde lass: ess o l'essenza di ci che sensibile. 3. L'incorporeo il vento e l'atmosfera: esso immortale, mobile, trascendente. L' essenza dell'aspetto incorporeo, immortale, mobile, trascendente la persona che sta nel disco solare: essa l'essenza di ci che trascendente. Ci per quel che riguarda le divinit. 4. Ora per quel che riguarda l'individuo. Il corporeo ci che non n respiro n spazio interno del cuore: esso mortale, fisso, s ensibile. Di questo aspetto corporeo, mortale, fisso, sensibile l'essenza l'occh io: esso l'essenza di ci che sensibile. 5. L'incorporeo il respiro e lo spazio interno del cuore: esso immortale, mobile , trascendente. Di questo aspetto incorporeo, immortale, mobile, trascendente l' essenza la persona che risiede nell'occhio destro: essa l'essenza di ci che trasc endente. 6. L'aspetto di questa persona richiama quello d'una veste color zafferano, d'un vello bianco, d'una coccinella, d'una fiamma, d'un fiore di ninfea, d'un baglio re improvviso. E simile a un bagliore improvviso la fortuna tocca a colui che cos sa. Ora la formula: Non cos, non cos! (Neti, neti). Non v' cosa superiore a questo "Non cos" (iti na). Il nome [del Brahman] realt della realt. I soffi vitali sono la rea lt, esso la realt di essi.

QUARTO BRAHMANA 8 1. Yajnavalkya disse: "Maitreyi, io sto proprio per andarmene di qui e voglio qu indi definire la tua situazione con Katyayani".

2. Maitreyi a sua volta disse: "O signore, se tutta la terra con le [sue] ricche zze mi toccasse, forse sarei per questo immortale?". "No, - le rispose Yajnava lkya - la tua vita sarebbe come quella dei ricchi, ma non dalla ricchezza si pu s perare immortalit". 3. Allora Maitreyi replic: "Che m'importa di ci che non mi fa raggiungere l'immort alit? Ma ti prego, o signore, dimmi ci che tu conosci!". 4. Allora Yajnavalkya disse: "Tu che mi sei cos cara, care cose vai dicendo. Vien i, siedi, io ti dir [ogni cosa]. Ma tu sta ben attenta alle mie parole". 5. E parl: ((Non a causa dell'amore per il marito caro il marito, ma a causa dell 'amore di s (ovvero: del S) caro il marito 9. Non a causa dell'amore per la moglie cara la moglie, ma a causa dell'amore di s cara la moglie. Non a causa dell'amore per i figli son cari i figli, ma a causa dell'amore di s son cari i figli. Non a causa dell'amore per le ricchezze son care le ricchezze, ma a causa dell'amore di s son care le ricchezze. Non a causa dell'amore per la condizione di brahmano cara la condizione di brahmano, ma a causa dell'amore di s cara la condizione di brahmano. Non a causa dell'amore per la condizione di guerriero cara la condizio ne di guerriero, ma a causa dell'amore di s cara la condizione di guerriero. Non a causa dell'amore per i mondi son cari i mondi [ai loro abitatori celesti o ter restri], ma a causa dell'amore di s son cari i mondi. Non a causa dell'amore per gli dei son cari gli dei, ma a causa dell'amore di s son cari gli dei. Non a caus a dell'amore per le creature son care le creature, ma a causa dell'amore di s son care le creature. Non v' nessun oggetto che si desideri per amore di esso oggett o, bens si desiderano tutti gli oggetti per amore del proprio s. il s dunque che bi sogna guardare e sentire, al s che bisogna pensare e rivolgere la propria attenzi one. O Maitreyi, soltanto guardando, ascoltando, considerando, conoscendo il s si conosce tutto questo universo. 6. La dignit di brahmano abbandona colui che questa dignit pensa esistente al di f uori dell'Atman; la dignit di guerriero abbandona colui che la pensa esistente al di fuori dell'Atman; i mondi abbandonano colui che li pensa esistenti al di fuo ri dell'Atman; gli dei abbandonano colui che li pensa esistenti al di fuori dell 'Atman; le creature abbandonano colui che le pensa esistenti al di fuori dell'At man; l'universo intero abbandona colui che lo pensa esistente al di fuori dell'A tman. La dignit brahmanica, la dignit guerriera, i mondi, gli dei, le creature, l' intero universo non son altro che l'Atman. 7. Come non possibile afferrare i suoni che escono da un tamburo battuto, ma pre si il tamburo o chi lo batte pur il suono resta preso; 8. come non possibile afferrare i suoni d'una conchiglia nella quale si soffi, m a presi la conchiglia o chi vi soffia dentro pur il suono resta preso; 9. come non possibile afferrare i suoni d'un liuto che venga suonato, ma presi i l liuto o il suonatore del liuto pur il suono resta preso: [cos il mondo pu conosc ersi soltanto afferrando, ossia conoscendo, l'Atman]. 10. Come da un fuoco attizzato con legna umida si sprigiona in ogni parte il fum o, cos in verit sono emanazione di questo grande Essere il Rgveda, il Yajurveda, i l Samaveda, gli scongiuri e le magie, i racconti epici, le leggende antiche, le scienze, le dottrine esoteriche, i versi, i trattati dottrinali, le esegesi, i c ommenti. E tutte queste cose in lui ritornarono 10, 11. come l'oceano il luogo di raccolta di tutte le acque, e cos la pelle il luogo di raccolta di tutte le sensazioni tattili, le narici sono il luogo di raccolta

di tutti gli odori, la lingua il luogo di raccolta di tutti i sapori, l'occhio il luogo di raccolta di tutte le immagini, l'orecchio il luogo di raccolta di tu tti i suoni, la mente il luogo di raccolta di tutti i pensieri, il cuore il luog o di raccolta di tutte le conoscenze, le mani il luogo di raccolta di tutte le a zioni, l'organo genitale il luogo di raccolta di tutti i piaceri, l'ano il luogo di raccolta di tutte le escrezioni, i piedi il luogo di raccolta di tutti i mov imenti, la parola il luogo di raccolta di tutte le scienze. 12. Come un blocco di sale gettato nell'acqua in essa si dissolve e non c' pi poss ibilit di prenderlo, ma dovunque si attinga salata [l'acqua], cos invero succede p er questo Essere grande, infinito, senza limiti: sorto come un blocco di conosce nza per [servire] queste creature individuali, ne segue la sparizione. Ed io quindi affermo: Non c' coscienza dopo la morte" 11. Qu este furono le parole di Yajnavalkya. 13. Maitreyi allora disse: "O signore, mi hai turbato dicendo che non c' coscienz a dopo la morte". Ma Yajnavalkya replic: "In verit io non dico parole che possano turbarti. Ma certo che per avere coscienza indispensabile questo [corpo]. 14. Quando c', per cos dire, dualit [di un individuo rispetto a un altro individuo] , allora l'uno fiuta l'altro, lo vede, lo ascolta, gli parla, lo pensa, lo conos ce. Ma quando la totalit dell'individuo, [ossia corpo e blocco di conoscenza,] di ventato il S, con che cosa e chi potr [l'individuo dissoltosi nel S universale] fiu tare, vedere, ascoltare, parlare, pensare, conoscere? Con che cosa potr conoscers i quello per mezzo del quale tutto l'universo conosce ? Con che cosa potr conosce rsi il conoscitore?" 12.

QUINTO BRAHMANA 13 1. La terra miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per la te rra. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede sulla terra, e quello spirito, secondo il punto di vista individuale, che risiede nel corpo e [ a sua volta] costituito di luce e d'immortalit, non son altro che l'Atman. Esso l'immortalit, esso il Brahman, esso il tutto. 2. Le acque sono miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per le acque. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nelle acqu e, e quello spirito, secondo il punto di vista individuale, che risiede nello sp erma e [a sua volta] costituito di luce e d'immortalit, non son altro che l'Atman . Esso l'immortalit, esso il Brahman, esso il tutto. 3. Il fuoco miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per il fu oco. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nel fuoco, e qu ello spirito, secondo il punto di vista individuale, che fatto di parola e [a su a volta] costituito di luce e d'immortalit, non son altro che l'Atman. Esso l'imm ortalit, esso il Brahman, esso il tutto. 4. Il vento miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per il ve nto. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nel vento, e qu ello spirito, secondo il punto di vista individuale, che il soffio vitale e [a s ua volta] costituito di luce e d'immortalit, non son altro che l'Atman. Esso l'im mortalit, esso il Brahman, esso il tutto. 5. Il sole miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per il sol e. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nel sole, e quell o spirito, secondo il punto di vista individuale, che risiede nell'occhio e [a s ua volta] costituito di luce e d'immortalit, non son altro che l'Atman. Esso l'im mortalit, esso il Brahman, esso il tutto.

6. Le regioni del cielo sono miele per tutte le creature e tutte le creature son o miele per le regioni del cielo. Quello spirito la cui essenza luce e immortali t, che risiede nelle regioni del cielo, e quello spirito, secondo il punto di vis ta individuale, che risiede nell'orecchio e [a sua volta] costituito di luce e d 'immortalit, di eco, non son altro che l'Atman. Esso l'immortalit, esso il Brahman , esso il tutto. 7. La luna miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per la lun a. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nella luna, e que llo spirito, secondo il punto di vista individuale, che risiede nella mente e a sua volta costituito di luce e d'immortalit, non son altro che l'Atman. Esso l'im mortalit, esso il Brahman, esso il tutto. 8. La folgore miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per la folgore. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nella folgo re, e quello spirito, secondo il punto di vista individuale, che fatto di energi a e [a sua volta] e costituito di luce e d'immortalit, non son altro che l'Atman. Esso l'immortalit, esso il Brahman, esso il tutto. 9. Il tuono miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per il tu ono. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nel tuono, e qu ello spirito, secondo il punto di vista individuale, che fatto di suono ed costi tuito di luce, d'immortalit, di sensazioni sonore, non son altro che l'Atman. Ess o l'immortalit, esso il Brahman, esso il tutto. 10. L'atmosfera miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per l 'atmosfera. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nell'atm osfera, e quello spirito, secondo il punto di vista individuale, che risiede nel lo spazio all'interno del cuore, ed costituito di luce e d'immortalit, non son al tro che l'Atman. Esso l'immortalit, esso il Brahman, esso il tutto. 11. La legge di giustizia miele per tutte le creature e tutte le creature sono m iele per la legge di giustizia. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nella legge di giustizia, e quello spirito, secondo il punto di vist a individuale, che la legge [individuale] di giustizia ed costituito di luce e d 'immortalit, non son altro che l'Atman. Esso l'immortalit, esso il Brahman, esso i l tutto. 12. La verit miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per la ve rit. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nella verit, e quello spirito, secondo il punto di vista individuale, che la veracit ed costituito di luce e di immortalit, non son a ltro che l'Atman. Esso l'immortalit, esso il Brahman, esso il tutto. 13. La natura umana miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele p er la natura umana. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che risiede nella natura umana, e quello spirito, secondo il punto di vista individuale, che risiede nell'uomo ed costituito di luce e d'immortalit, non son altro che l'Atma n. Esso l'immortalit, esso il Brahman, esso il tutto. 14. L'Atman miele per tutte le creature e tutte le creature sono miele per l'Atm an. Quello spirito la cui essenza luce e immortalit, che abita nell'Atman [univer sale], e quello spirito che l'Atman [individuale] ed costituito di luce e d'immo rtalit, non son altro che l'Atman. Esso l'immortalit, esso il Brahman, esso il tut to. 15. In verit l'Atman il signore supremo di tutte le creature, il re di tutte le c reature. Come tutti i raggi sono confitti nel mozzo e nel cerchio della ruota, c

os in questo Atman sono confitti tutte le creature, tutti gli dei, tutti i mondi, tutte le facolt vitali, tutti gli individui. 16. In verit questo il miele di cui Dadhyanc Atharvana parl agli Asvin 14. Guardan do con gli occhi [della mente] il rsi disse: "o uomini, come il tuono [annuncia] la pioggia, io annuncio il grande prodigio compiuto per il vostro bene, il miel e che Dadhyanc Atharvana vi rivel per mezzo della testa di cavallo". 17. In verit questo il miele di cui Dadhyanc Atharvana parl agli Asvin. Guardando con gli occhi [della mente] il rsi disse: "O Asvin, voi avete messo a Dadhyanc A tharvana una testa di cavallo; fedele alla parola, egli vi ha rivelato il miele di Tvastar perch fosse custodito segretamente". 18. In verit questo il miele di cui Dadhyanc Atharvana parl agli Asvin. Guardando con gli occhi [della mente] il rsi disse: "Egli ha fatto castelli con due piedi, castelli con quattro piedi, e, divenuto uccello, entr come castellano nei castel li". il Purusa (lo spirito) che risiede in tutti i castelli (ossia i corpi). Nul la esiste che egli non riempia, nulla esiste che egli non copra. 19. In verit questo il miele di cui Dadhyanc Atharvana parl agli Asvin. Guardando con gli occhi [della mente] il rsi disse: "Sotto ogni forma si concret e ogni sua forma fu [destinata] a essere veduta. Per forza di magia Indra s'aggira sotto m olteplici aspetti e mille corsieri sono per lui attaccati ". Lui sono i corsieri , diecimila, moltissimi, infiniti. Lui il Brahman da nulla preceduto, da nulla s eguito, cui nulla interiore, nulla esteriore: l'Atman il Brahman da cui ogni percezione si origina. Questo l'insegnamento. SESTO BRAHMANA 1-3. Ecco ora l'elenco dei maestri: Pautimasya ricevette la dottrina da Gaupavan a, questi da Pautimasya, questi da Gaupavana, questi da Kausika, questi da Kaund inya, questi da Sandilya, questi da Kausika e da Gautama, Gautama da Agnivesya, questi da Sandilya e da Anabhimlata, questi da Anabhimlata, questi da Anabhimlat a, questi da Gautama, questi da Saitava e da Pracinayogya, costoro da Parasarya, questi da Bharadvaja, questi da Bharadvaja e da Gautama, Gautama da Bharadvaja, questi da Parasarya, questi da Vaijavapayana, questi da Kausikayani, questi da Ghrtakausika, questi da Parasaryayana, questi da Parasarya, questi da Jatukarnya , questi da Asurayana e da Yaska, Asurayana da Traivani, questi da Aupajandhani, questi da Asuri, questi da Bharadvaja, questi da Atreya, questi da Manti, quest i da Gautama, questi da Vatsya, questi da Sandilya, questi da Kaisorya Kapya, qu esti da Kumaraharita, questi da Galava, questi da Vidarbhikaundinya, questi da V atsanapat Babhrava, questi da Pathin Saubhara, questi da Ayasya Angirasa, questi da Abhuti Tvastra, questi da Visvarupa Tvastra, questi dagli Asvin, questi due da Dadhyanc Atharvana, questi da Atharvan Daiva, questi da Mrtyu Pradhvamsana, q uesti da Pradhvamsana, questi da Ekarsi, questi da Vipracitti, questi da Vyasti, questi da Sanaru, questi da Sanatana, questi da Sanaga, questi da Paramesthin, Paramesthin dal Brahman. Il Brahman l'esistente di per s: onore al Brahman. Note: 1. Nel secondo adhyaya sono particolarmente interessanti il primo e il quarto br ahmana nei quali s'afferma il monismo idealista che ravvisa nell'Atman-Brahman l a fonte della coscienza e di tutti i fenomeni. 2. Drptabalaki, o l'orgoglioso Balaki, di contro al re Ajatasatru di Benares, fa moso per dottrina e desideroso di emulare la generosit di Janaka, identifica il B rahman con varie apparizioni singole della natura. Ma il re rifiuta questo proce

dere: il Brahman il soggetto cosciente dell'uomo, che nel sonno ha assorbito tut te le altre facolt: queste, e con esse tutto l'universo compresi gli dei, si ricr eano al suo risveglio, da lui promanando. Cfr. Kaus. Up., 4 e vedi il mio artico lo "Minima Upanisadica" in "Miscellanea Tucci", Napoli 1974. 3. Conforme o vicino in qualche modo alla rappresentazione che ognuno si fa del Brahman l'effetto o il beneficio conseguito. 3 bis. Soma il nome della luna e del succo sacrificale, spremuto dall'asclepias acida, simbolo del cibo per gli uomini e per gli dei. 4. Lo spazio abbraccia ogni cosa: quindi simbolo della completezza. 5. Probabilmente perch non si d esistenza al di fuori della localizzazione. 5 bis. Le 72.000 vene (nadi) dai cinque colori, esistenti nel cuore, permettono l'afflusso dell'energia eterea proveniente dal sole. Cfr. 4, 3, 20. 6. Il secondo brahmana comprende due indovinelli, dei quali viene data la spiega zione. Il soffio mediano paragonato all'animale del sacrificio. Quest'ultimo domina sette divinit, che stanno nelle varie parti dell'occhio e che vegliano sul l'animale; a chi risolve l'enigma viene quindi promesso il dominio su sette nemi ci, che per Sankara sono gli organi di senso della testa (occhi, orecchi, narici , bocca) in quanto forse distoglierebbero dalla percezione del vero s. Il secondo indovinello (cfr. Atharvaveda, 10, 8, 9) riguarda la testa, nella quale sono po sti i sette organi dei sensi gi detti, i quali per vengono identificati con i sett e rsi, e ai quali viene aggiunta come ottava la parola (nell'enumerazione bocca e parola sembrano per considerate una cosa sola). 7. Dopo aver cercato di distinguere tra l'aspetto materiale e quello spirituale del Brahman sia sul piano cosmico sia sul piano individuale, e dopo aver posto c ome simbolo le espressioni pi nobili sia del creato sia dell'incorporeo (rispetti vamente sole e occhio e i personaggi che si pensa siano l'essenza di quelle appa rizioni), il vate conclude che non possibile determinare il Brahman se non con u na serie di negazioni. 8. Yajnavalkya, sul punto di ritirarsi nella foresta a meditare (o forse sul pun to di morire?) partecipa alla cara moglie Maitreyi il suo insegnamento. Ogni rap porto tra noi e il mondo dipende dal soggetto, dal s: questo dunque bisogna ricer care, ch esso soltanto esiste e da esso procede e in esso rientra ogni conoscenza e ogni percezione Dopo la morte scompare l'individualit, che era determinata dal concretarsi in singoli "blocchi di conoscenza" del grande S universale, scompare anche ogni coscienza: esiste soltanto il S immoto, impassibile, inconoscibile. L a rivelazione angoscia Maitreyi, che vede distrutta la speranza d'una immortalit individuale e cosciente. Cfr. 4, 5. 9. Si noti come si passi da considerazioni legate alla vita e ai sentimenti di o gni giorno a una costruzione filosofica, sostituendo al valore grammaticale di atman (= se stesso) il significato metafisico di Essere in s. Ma ci conferma quell 'apriorismo gi notato: l'esistenza dell'Essere in s, dell'Atman universale accetta ta come un dato di fatto. 10. Seguo l'acuta proposta di P. THIEME (Upanischaden, Stuttgart, 1966, P. 74), il quale distingue tra nihsvasita, "emanato", e nisvasita, "inalato, penetrato" (nel testo tradito le due forme sono unificate). Giustificato apparisce allora i l paragone con le acque che si gettano nell'oceano o con le varie sensazioni che si raccolgono negli organi, ossia esistono soltanto in quanto vengono percepite . 11. Come i vari blocchi di sale sciogliendosi perdono l'individualit e formano co n l'acqua una nuova inscindibile unit, cos i vari blocchi di conoscenza dopo la mo rte cessano di essere parti differenziate: non esiste pi pluralit, che il presuppo sto della conoscenza distintiva e quindi della coscienza. 12. Dopo la morte non ci sono pi organi di senso, che son legati al corpo, e poi l'Atman, che altra cosa che il corpo, non pu essere oggetto di percezione sensibi

le. Inoltre, se nulla esiste al di fuori dell'Atman, con che cosa potr conoscersi quello che condiziona ogni conoscenza? 13. Gli elementi e i fenomeni cosmici da un lato e le creature dall'altro si con dizionano a vicenda, cos come l'esistenza del miele e quella delle api sono fonda te l'una sull'altra. Infatti il sostrato d'ogni apparizione cosmica e del suo co rrispondente nell'uomo lo stesso spirito, l'Atman. In fine (str. 16-19) vengono citate a sostegno alcune strofe del Rgveda, che sarebbero anticipazione della "d ottrina del miele". 14. Dadhyanc (che un maestro citato nell'elenco susseguente) era stato minacciat o da Indra se avesse rivelato agli Asvin il segreto della "dottrina del miele". Gli Asvin allora sostituirono alla testa di Dadhyanc una testa di cavallo, sulla quale si rivers l'ira del dio. I versetti delle str. 16 e 17 sono tratti rispett ivamente da R.V., 1, 116, 12 e 1, 117, 22. I versetti delle str. 18 e 19 (quest' ultimo tratto da R.V.) 6, 47, 18) adombrano l'immanenza del creatore nel creato e l'unit che sottende la molteplicit apparente. BRHADARANYAKA UPANISAD TERZO ADHYAYA 1 PRIMO BRAHMANA 1. Un tempo Janaka, re di Videha, prepar un sacrificio con ricchi doni per i sace rdoti e nell'occasione si radunarono i brahmani delle trib dei Kuru e dei Pancala . Janaka di Videha ebbe il desiderio di saper qual fosse il pi dotto tra i brahma ni. Rinchiuse allora in un recinto mille vacche e alle corna di ciascuna erano a ttaccate dieci monete [d'oro]. 2. Poi egli disse [ai convenuti]: "Venerabili brahmani! Chi tra voi il pi dotto b rahmano si porti via queste vacche". Ma i brahmani non osarono. Allora Yajnavalk ya disse al suo discepolo: "Samasravas, caro, portale via! ". E quello cos fece. Ma i brahmani s'adirarono e dissero: "Come pu mai dire d'essere il pi dotto brahma no tra noi ?". Il cappellano di Janaka di Videha era Asvala, il quale gli chiese : "Tu, o Yajnavalkya, sei dunque tra noi il pi dotto brahmano?". E quegli rispose : "Noi siamo pronti a rendere omaggio al pi dotto brahmano, ma noi desideriamo le vacche (perch crediamo d'essere i migliori)". Allora il cappellano Asvala cominc i a interrogarlo 2: 3. "Yajnavalkya - egli disse - se vero che tutto l'universo soggetto alla morte, tutto dominato dalla morte, con quale mezzo colui che fa sacrificare si sottrae al dominio della morte?". "Con il sacerdote hotar, con il fuoco, con la parola. La parola corrisponde al hotar del sacrificio 3. Ci che la parola, il fuoco e qu esto il hotar, la liberazione, l'emancipazione finale". 4. "Yajnavalkya - continu Asvala - se vero che tutto l'universo soggetto al giorn o e alla notte (ossia al tempo), tutto dominato dal giorno e dalla notte, con qu ale mezzo chi fa sacrificare si sottrae al dominio del giorno e della notte?". " Con il sacerdote adhvaryu, con l'occhio, con il sole. L'occhio corrisponde all'a dhvaryu del sacrificio 4. Ci che quaggi l'occhio, lass il sole e questo l'adhvaryu, la liberazione, l'emancipazione finale". 5. "Yajnavalkya - riprese quello - se vero che tutto l'universo soggetto alla qu indicina chiara e alla quindicina oscura, tutto dominato dalla quindicina chiara e dalla quindicina oscura, con quale mezzo chi fa sacrificare si sottrae al dom inio della quindicina chiara e della quindicina oscura ?". "Con il sacerdote udg atar, con il vento, con il respiro. Il respiro corrisponde all'udgatar del sacri ficio 5. Ci che il respiro, il vento e questo l'udgatar, la liberazione, l'emanci pazione finale".

6. "Yajnavalkya - continu quello - poich l'atmosfera priva, per dir cos, di sostegn o, per qual via d'ascesa colui che fa sacrificare pu salire al mondo celeste? ''. "Con il sacerdote Brahman, con la mente, con la luna. La mente corrisponde al s acerdote brahman del sacrificio 6. Ci che la mente, la luna e questa il sacerdote brahman, la liberazione, l'emancipazione finale ". Questo per quel che concerne la liberazione. Vediamo ora i benefici [che s'otten gono]. 7. "Yajnavalkya - disse quello - quante strofe pronuncer oggi nel sacrificio il h otar?". "Tre". "Quali sono queste tre?". "La strofa introduttiva, la strofa che accompagna l'offerta, la strofa d'encomio". "Che cosa s'ottiene con esse?". "Qua lunque cosa abbia vita". 8. "Yajnavalkya - allora quello disse - oggi l'adhvaryu quante oblazioni offrir n el sacrificio ? ". "Tre". "Quali sono queste tre?". "Quelle che offerte fiammegg iano, quelle che gettate sul fuoco fanno venir fuori la schiuma, quelle che a co ntatto con il fuoco colano in basso". "Che cosa s'ottiene con esse?". "Con quell e che offerte fiammeggiano s'ottiene il mondo degli dei: fiammeggia in certo mod o infatti il mondo degli dei. Con quelle che gettate nel fuoco fanno venir fuori la schiuma s'acquista il mondo dei Mani: il mondo dei Mani infatti posto, per c os dire, al di fuori. Con quelle che a contatto con il fuoco colano in basso s'ot tiene il mondo degli uomini: in basso infatti in certo modo il mondo degli uomin i". 9. "Yajnavalkya - ripigli quello - con quante divinit oggi il sacerdote brahman pr otegge a man destra il sacrificio ?". "Con una sola". "Qual ?". "La mente. Infin ita la mente, infiniti tutti gli dei. Perci il mondo infinito s'ottiene con essa" . 10. "Yajnavalkya - disse ancora quello - quante strofe di lode canter oggi l'udga tar in questo sacrificio?". "Tre". "Quali sono queste tre ?". "La strofa introdu ttiva, la strofa che accompagna l'offerta, la strofa d'encomio". "Che cosa sono queste secondo il punto di vista individuale?". "La strofa introduttiva il prana , la strofa che accompagna l'offerta l'apana, la strofa d'encomio il vyana". "Ch e mai s'ottiene con queste?". "Con la strofa introduttiva s'ottiene la terra, co n la strofa che accompagna l'offerta s'ottiene l'atmosfera, con la strofa d'enco mio s'ottiene il mondo celeste". Allora tacque il cappellano di corte Asvala. SECONDO BRAHMANA 7 1. Di poi s'avanz a interrogarlo Artabhaga, discendente di Jaratkaru: "Yajnavalky a - diss'egli - quanti sono i prenditori (graha) e quanti sono i superprenditori (atigraha)? ". "I prenditori sono otto e otto pure sono i superprenditori". "Ch i sono gli otto prenditori e gli otto superprenditori ? " 8. 2. "In verit, prenditore l'olfatto, [che a sua volta ] afferrato da quel superpren ditore che l'odore: con l'olfatto infatti si percepiscono gli odori. 3. In verit, prenditore la voce [che a sua volta ] afferrata da quel superprendito re che il vocabolo: con la voce infatti si pronunciano i vocaboli. 4. In verit, prenditore la lingua, [che a sua volta ] afferrata da quel superprend itore che il gusto: con la lingua infatti si distinguono i gusti. 5. In verit, prenditore la vista, [che a sua volta ] afferrata da quel superprendi tore che l'immagine: con la vista infatti si percepiscono le immagini. 6. In verit, prenditore l'udito, [che a sua volta ] afferrato da quel superprendit

ore che il suono: con l'udito infatti si intendono i suoni. 7. In verit, prenditore la mente, [che a sua volta ] afferrata da quel superprendi tore che il desiderio: con la mente infatti si concepiscono i desideri. 8. In verit, prenditori sono le mani, [che a lor volta sono] afferrate da quel su perprenditore che l'azione: con le mani infatti si compiono le azioni. 9. In verit, prenditore la pelle, [che a sua volta ] afferrata da quel superprendi tore che il tatto: con la pelle infatti si percepiscono i contatti. Questi sono gli otto prenditori e gli otto superprenditori". 10. "Yajnavalkya - disse allora quello - poich tutto cibo per la morte, qual quel la divinit per la quale la morte cibo?". "Il fuoco la morte ed cibo delle acque. Invero vince la seconda morte [colui che questo sa] " 9. 11. "Yajnavalkya - continu quello - quando un uomo muore, gli spiriti vitali da l ui s'allontanano o no?". "No - rispose Yajnavalkya - ma essi si raccolgono tutti insieme [nel suo corpo] ed egli cresce, si gonfia: gonfio giace infatti il mort o" 10. 12. "Yajnavalkya - disse ancora quello - quando un uomo muore, che cosa non l'ab bandona?". "Il nome. Il nome infinito, infiniti sono tutti gli dei e con esso il mondo infinito si conquista" 11. 13. "Yajnavalkya - riprese quello - quando d'un uomo morto la parola andata nel fuoco, il respiro nel vento, l'occhio nel sole, la mente nella luna, l'udito nel le regioni celesti, il corpo nella terra, l'anima nello spazio etereo, i peli ne lle erbe, i capelli negli alberi, il sangue e lo sperma si sono depositati nelle acque, dove si trova in realt questo uomo ?". "Prendi la mano, o caro Artabhaga, noi due soli lo sapremo. Questo nostro colloquio non da farsi in pubblico". E uscirono e parlarono tra loro. E ci di cui parlarono fu l'azione, e ci che lodaron o fu l'azione: buoni si diventa infatti con le buone azioni, cattivi con le catt ive 12. Allora si tacque Artabhaga, il discendente di Jaratkaru. TERZO BRAHMANA 13 1. Allora pose la sua domanda Bhujyu, della stirpe di Lahya. "Yajnavalkya - egli disse - da studenti vivevamo errabondi tra i Madra e un giorno giungemmo alla c asa di Patancala della stirpe di Kapi. Costui aveva una figlia ossessa da un Gan dharva, al quale noi chiedemmo chi fosse. Quello rispose d'essere Sudhanvan Angi rasa. Gli rivolgemmo domande sui confini dei mondi e poi gli dicemmo: " Dove son o finiti i discendenti di Pariksit? " 14. E questo pure a te domandiamo, Yajnava lkya: dove sono finiti i discendenti di Pariksit ?". 2. Yajnavalkya rispose: "Certamente colui disse: " Andarono l dove vanno coloro c he hanno celebrato il sacrificio dell'asvamedha" ". "E dove vanno coloro che han no celebrato il sacrificio dell'asvamedha?". "Questo mondo s'estende quanto [ lo spazio percorso in] trentadue giorni dal carro degli dei 15. La terra, che s'est ende due volte tanto, lo circonda tutt'attorno ed a sua volta circondata dall'oc eano, due volte pi grande. Nell'intervallo tra cielo e terra c' una fessura larga quanto la lama d'un coltello o l'ala d'una mosca. Indra, fattosi uccello, li aff id al Vento e il Vento, avendoli presi in s, li trasport l dove gi si trovavano coloro che celebrarono il sa crificio dell'asvamedha. Senza dubbio in tal modo quel gandharva glorific il Vent o. Il Vento dunque contemporaneamente l'essere individuale e l'essere universale . In verit vince la seconda morte colui che cos sa".

Allora Bhujyu, discendente di Lahya, si tacque. QUARTO BRAHMANA 16 1. Poi s'avanz per interrogarlo Usasta, della stirpe di Cakra. "Yajnavalkya - dis s'egli - parlami dell'essenza presente in ogni cosa, ossia del Brahman visibile e direttamente percepito ". " il tuo Atman quello che presente in ogni cosa". "Qu ale , Yajnavalkya, questo Atman presente in ogni cosa?". "Quello che con l'inspir azione inspira, quello il tuo Atman presente in ogni cosa; quello che con l'espi razione (apana) espira, quello il tuo Atman presente in ogni cosa; quello che ci rcola nel corpo con il soffio circolatorio (Vyana), quello il tuo Atman presente in ogni cosa; quello che con il soffio ascendente (udana) soffia verso l'alto, quello il tuo Atman presente in ogni cosa. Ecco che cos' il tuo Atman presente in ogni cosa". 2. Allora Usasta discendente di Cakra disse: "La tua indicazione equivale a quel la di chi dicesse: "Questa una vacca, questo un cavallo [senza in realt definirli ]" 17. Parlami veramente di quello che l'essenza presente in ogni cosa, ossia del Brahm an visibile e direttamente percepito". " il tuo Atman quello che presente in ogni cosa ". "Quale , Yajnavalkya, [questo Atman] presente in ogni cosa?". "Tu non pu oi vedere chi causa della vista, non puoi ascoltare chi causa dell'ascolto, non puoi pensare chi causa del pensiero, non puoi conoscere chi causa del conoscere. Questo il tuo Atman presente in ogni cosa. Al di fuori di esso non c' che dolore ". Allora tacque Usasta discendente di Cakra. QUINTO BRAHMAN. A 1. Si fece poi avanti per interrogarlo Kahola della stirpe di Kusitaka. "Yajnava lkya - disse egli - parlami dell'essenza presente in ogni cosa, ossia del Brahma n visibile e direttamente percepito". " il tuo Atman quello che presente in ogni cosa ". "Quale , Yajnavalkya, [questo Atman] presente in ogni cosa?". "Quello che superiore a fame e sete, a dolore, a errore, a vecchiezza, a morte. Quando abbi ano conosciuto questo Atman, i brahmani non pi desiderano i figli, la ricchezza, i mondi [celesti], ma si dedicano alla vita errabonda del monaco mendicante. Des iderare un figlio significa desiderare la ricchezza, desiderare la ricchezza sig nifica desiderare i mondi [ultraterreni]: ma tutti questi sono desideri [vani, i n quanto permettono soltanto una felicit transeunte]. Perci il brahmano si liberi della dottrina e ridiventi come un bambino; poi superate dottrina e semplicit inf antile diventer un asceta; infine, abbandonate ascesi e non ascesi, diventer un [v ero] brahmano". "In virt di quale cosa diventer un [vero] brahmano?". "Diventer tal e in virt di quello stesso [principio] dal quale deriva. Al di fuori di esso non c' che dolore". E anche Kahola della stirpe di Kusitaka stette zitto. SESTO BRAHMANA 18 1. S'avanz allora per interrogarlo Gargi, figlia di Vacaknu. "Yajnavalkya - disse - se le acque son la trama in cui tutto il mondo intessuto, in qual trama sono intessute le acque ?". "Nel vento, Gargi". "E in qual trama intessuto il vento ? ". "Negli spazi dell'atmosfera, Gargi". "E gli spazi dell'atmosfera in quale tra ma sono intessuti?". "Nei mondi dei gandharva, Gargi ". "E i mondi dei gandharva in quale trama sono intessuti?". "Nei mondi del sole, Gargi". "E i mondi del so le in quale trama sono intessuti ? ". "Nei mondi della luna, Gargi". "E i mondi della luna in quale trama sono intessuti?". "Nei mondi delle stelle, Gargi". "E i mondi delle stelle in quale trama sono intessuti ?". "Nei mondi degli dei, Gar

gi". "E i mondi degli dei in quale trama sono intessuti ?". "Nei mondi di Indra, Gargi"'. "E i mondi di Indra in quale trama sono intessuti ?". "Nei mondi di Pr ajapati, Gargi". "E i mondi di Prajapati in quale trama sono intessuti ?". "Nei mondi del Brahman, Gargi". "E i mondi del Brahman in quale trama sono intessuti? ". Allora Yajnavalkya disse: "O Gargi, non fare troppe domande, che la tua testa non scoppi. Tu fai domande su una divinit al di l della quale non possono pi farsi domande. Gargi, non fare altre domande". Allora Gargi, la figlia di Vacaknu, si tacque. SETTIMO BRAHMANA 19 1. Allora Uddalaka figlio di Aruna l'interrog e disse: "Yajnavalkya, fra i Madra noi dimoravamo e imparavamo il [rituale del] sacrificio nella casa di Patancala Kapya. La moglie di costui era posseduta da un gandharva. A questo noi chiedemmo chi fosse ed egli rispose di chiamarsi Kabandha Atharvana. Poi prosegu, rivolto a Patancala Kapya e a [noi] studiosi del rituale: " Conosci, o Kapya, quel filo che tien legati insieme questo mondo, il mondo di l e tutte le creature? ". Patan cala Kapya rispose: " O venerabile, io non lo conosco ". Allora quello ripigli, r ivolto a Patancala Kapya e a [noi] studiosi del rituale: " Conosci, o Kapya, que ll'interno reggitore, che dall'interno regge questo mondo e quell'altro e tutte le creature? ". E Patancala Kapya ancora rispose: "Non lo conosco, o venerabile" . Quindi il gandharva disse a Patancala Kapya e a [noi] studiosi del rituale: "O Kapya, chi conosce questo filo e questo interno reggitore, costui conosce il Br ahman, i mondi, gli dei, i Veda, le creature, costui conosce l'Atman, conosce og ni cosa ". Cos egli disse. Ed ora io lo conosco. Se tu, o Yajnavalkya, senza cono scere questo filo, questo interno reggitore, ti porterai via le vacche promesse ai brahmani, la tua testa scoppier! ''. "In verit io conosco, o discendente di Got ama, questo filo e questo interno reggitore ''. "Chiunque pu dire: " Io lo so, io lo so! ". Ma ora d quello che sai". 2. Yajnavalkya disse: "Il vento, o discendente di Gotama, questo filo: il vento il filo che tien insieme legati questo mondo, quell'altro e tutte le creature. P erci, o Gotama, quando uno morto si dice: gli si sono sciolte le membra. perch il vento il filo che insieme le tiene legate". " proprio cos, Yajnavalkya; ora parla dell'interno reggitore". 3. "Colui che, pur stando nella terra, distinto da essa, che dalla terra non con osciuto, che ha come corpo la terra, che dall'interno regge la terra, questo il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 4. Colui che, pur stando nelle acque, distinto da esse, che dalle acque non cono sciuto, che ha come corpo le acque, che dall'interno regge le acque, questo il t uo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 5. Colui che, pur stando nel fuoco, distinto da esso, che dal fuoco non conosciu to, che ha come corpo il fuoco, che dall'interno regge il fuoco, questo il tuo A tman, l'interno reggitore, l'immortale. 6. Colui che, pur stando nell'atmosfera, distinto da essa, che dall'atmosfera no n conosciuto, che ha come corpo l'atmosfera, che dall'interno regge l'atmosfera, questo il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 7. Colui che, pur stando nel vento, distinto da esso, che dal vento non conosciu to, che ha come corpo il vento, che dall'interno regge il vento, questo il tuo A tman, l'interno reggitore, l'immortale. 8. Colui che, pur stando nel cielo, distinto da esso, che dal cielo non conosciu to, che ha come corpo il cielo, che dall'interno regge il cielo, questo il tuo A tman, l'interno reggitore, l'immortale.

9. Colui che, pur stando nel sole, distinto da esso, che dal sole non conosciuto , che ha come corpo il sole, che dall'interno regge il sole, questo il tuo Atman , l'interno reggitore, l'immortale. 10. Colui che, pur stando nelle regioni celesti, distinto da esse, che dalle reg ioni celesti non conosciuto, che ha come corpo le regioni celesti, che dall'inte rno regge le regioni celesti, questo il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immort ale. 1 l. Colui che, pur stando nella luna e nelle stelle, distinto da esse, che dall a luna e dalle stelle non conosciuto, che ha come corpo la luna e le stelle, che dall'interno regge la luna e le stelle, questo il tuo Atman, l'interno reggitor e, l'immortale. 12. Colui che, pur stando nello spazio etereo, distinto da esso, che dallo spazi o etereo non conosciuto, che ha come corpo lo spazio etereo, che dall'interno re gge lo spazio etereo, questo il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 13. Colui che, pur stando nelle tenebre, distinto da esse, che dalle tenebre non conosciuto, che ha come corpo le tenebre, che dall'interno regge le tenebre, qu esto il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 14. Colui che, pur stando nella luce, distinto da essa, che dalla luce non conos ciuto, che ha come corpo la luce, che dall'interno regge la luce, questo il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. Questo sul piano cosmico. Vediamo ora p er quel che riguarda le creature. 15. Colui che, pur trovandosi in tutte le creature, da tutte le creature distint o, che da tutte le creature non conosciuto, che ha come corpo tutte le creature, che tutte le creature regge dall'interno, questo il tuo Atman, l'interno reggit ore, l'immortale. Questo per quel che riguarda le creature. Ora per quel che riguarda l'individuo. 16. Colui che, pur trovandosi nel respiro, dal respiro distinto, che dal respiro ignorato, che si manifesta nel respiro, che dall'interno regge il respiro, ques to il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 17. Colui che, pur trovandosi nella parola, dalla parola distinto, che dalla par ola ignorato, che si manifesta nella parola, che dall'interno regge la parola, q uesto il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 18. Colui che, pur trovandosi nella vista, dalla vista distinto, che dalla vista ignorato, che si manifesta nella vista, che dall'interno regge la vista, questo il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 19. Colui che, pur trovandosi nell'udito, dall'udito distinto, che dall'udito ig norato, che si manifesta nell'udito, che dall'interno regge l'udito, questo il t uo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 20. Colui che, pur trovandosi nella mente, dalla mente distinto, che dalla mente ignorato, che si manifesta nella mente, che dall'interno regge la mente, questo il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 21. Colui che, pur trovandosi nella pelle, dalla pelle distinto, che dalla pelle ignorato, che si manifesta nella pelle, che dall'interno regge la pelle, questo il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. 22. Colui che, pur trovandosi nella facolt di conoscere, da essa distinto, che da

lla facolt di conoscere ignorato, che si manifesta nella facolt di conoscere, che dall'interno regge la facolt di conoscere, questo il tuo Atman, l'interno reggito re, l'immortale. 23. Colui che, pur trovandosi nel seme, da esso distinto, che dal seme ignorato, che si manifesta nel seme, che dall'interno regge il seme, questo il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. Esso il Veggente non veduto, l'Uditore non udito, il Pensatore non pensato, il C onoscitore non conosciuto. Non c' altro veggente al di fuori di lui, non altro ud itore, non altro pensatore, non altro conoscitore. Esso il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. Al di fuori di esso non c' che dolore ". Allora Uddalaka figlio di Aruna rimase zitto. OTTAVO BRAHMANA 20 1. Quindi parl la figlia di Vacaknu, [Gargi]: "Venerabili brahmani, io ora rivolg er due domande a costui. Se mi sapr rispondere, nessuno di voi potr sicuramente vin cerlo nelle questioni riguardanti il Brahman". "Domanda pure, o Gargi". 2. Allora essa disse: "O Yajnavalkya, come un guerriero della stirpe di Kasi o d i Videha, dopo aver teso la corda [prima] rilasciata dell'arco, s'avanza tenendo nella mano due frecce destinate a trafigger l'avversario, cos io mi son levata c ontro di te con due domande. Rispondimi! ". "Domanda pure, o Gargi". 3. Essa disse: "Yajnavalkya, ci che sta al di sopra del cielo, ci che sta al di so tto della terra, ci che sta tra cielo e terra, ci che chiamano passato, presente e futuro, in quale trama intessuto ?". 4. Egli rispose: "O Gargi, ci che sta al di sopra del cielo, ci che sta al di sott o della terra, ci che sta tra cielo e terra, ci che chiamano passato, presente e f uturo, intessuto nella trama dello spazio etereo". 5. Essa allora: "Onore a te, Yajnavalkya, che hai risposto alla mia domanda. Pre parati alla seconda ". "Domanda pure, o Gargi". 6. Essa disse: "Yajnavalkya, ci che sta al di sopra del cielo, ci che sta al di so tto della terra, ci che sta tra cielo e terra, ci che chiamano passato, presente e futuro, in quale trama intessuto?". 7. Allora egli rispose: "O Gargi, ci che sta al di sopra del cielo, ci che sta al di sotto della terra, ci che sta tra cielo e terra, ci che chiamano passato, prese nte e futuro, intessuto nella trama dello spazio etereo ''. "E in quale trama in tessuto lo spazio etereo?". 8. Egli disse: "O Gargi, questo [principio] i brahmani lo chiamano l'Indefettibi le. Esso non n grosso, n sottile, n corto, n lungo; esso privo di sangue, di grasso, esso privo di ombra, di oscurit, di vento, di etere; esso senza adesivit, senza s apore, senza odore, senza vista, senza udito, senza parola, senza mente, senza e nergia vitale, senza respiro, senza bocca, senza misura; non n interno, n esterno; nulla esso mangia e nessuno lo mangia. 9. In verit al comando di questo Indefettibile, o Gargi, sole e luna stanno disti nti al lor posto; al comando di questo Indefettibile, o Gargi, cielo e terra sta nno distinti al lor posto; al comando di questo Indefettibile, o Gargi, compiono ciascuno il suo corso i minuti, le ore, i giorni e le notti, le quindicine, i m esi, le stagioni e gli anni; al comando di questo Indefettibile, o Gargi, scendo no dalle candide montagne i fiumi, alcuni a occidente, altri a oriente secondo l

a loro direzione; al comando di questo Indefettibile, o Gargi, gli uomini lodano chi dona, gli dei chi fa fare il sacrificio e i Mani agognano l'offerta. 10. Se in questo mondo qualcuno, senza conoscere questo Indefettibile, o Gargi, offre, sacrifica, pratica l'ascesi, fosse pure per molte migliaia di anni, il su o [merito] sempre destinato a una fine. Colui che se ne muore senza conoscere qu esto Indefettibile, o Gargi, misero; ma chi lascia questo mondo dopo aver conosc iuto l'Indefettibile, o Gargi, un vero brahmano. 11. Questo Indefettibile, o Gargi, il Veggente non veduto, l'Uditore non udito, il Pensatore non pensato, il Conoscitore non conosciuto; non altra cosa esiste f uori di lui che sappia vedere, udire, pensare, conoscere. In questo Indefettibil e, o Gargi, intessuto lo spazio etereo". 12. Allora essa disse: "Venerabili brahmani, dovete considerare gi gran cosa il f atto che da costui siete stati lasciati liberi dopo [avergli reso soltanto] un o maggio. In verit non esiste alcuno di voi che possa superarlo nelle questioni con cernenti il Brahman ''. Poi la figlia di Vacaknu si tacque. NONO BRAHMANA 21 1. Allora si fece avanti a interrogarlo Vidagdha della stirpe di Sakala: "Quanti sono gli dei, o Yajnavalkya? ". Egli rispose secondo la forma liturgica: "Quanti sono enumerati nella formula in vocatoria a tutti gli dei: 3306". "Va bene - disse quegli - ma quanti sono veramente gli dei, Yajnavalkya?". "Tren tatr". "Va bene - ribatt colui - ma quanti sono veramente gli dei, Yajnavalkya?". "Sei ". "Va bene - disse ancora quegli - ma quanti sono veramente gli dei, Yajna valkya?". "Tre". "Va bene - riprese quegli - ma quanti sono veramente gli dei, Y ajnavalkya?". "Due". "Va bene - ancora ripigli colui - ma quanti sono veramente g li dei, Yajnavalkya?". "Uno e mezzo". "Va bene - disse ancora - ma quanti sono v eramente gli dei, Yajnavalkya ?". "Uno". "Bene - concluse quegli - allora chi s ono i 3306 ?". 2. Yajnavalkya disse: "Queste sono le loro capacit di manifestarsi, ma gli dei so no soltanto trentatr"'. "Chi sono questi trentatr ?". "Gli otto Vasu, gli undici R udra, i dodici Aditya assommano a trentuno; con Indra e Prajapati si arriva a tr entatr". 3. "Quali sono i Vasu?". "Agni, la terra, il vento, l'atmosfera, il sole, il cie lo, la luna e le stelle: questi sono i Vasu. In essi posto (vasati) tutto l'univ erso, perci si chiamano Vasu". 4. "Quali sono i Rudra ?". "I dieci organi vitali che ci son nell'uomo 22 e la m ente come undecima. Uscendo dal corpo mortale essi fanno piangere; poich fanno pi angere (rud) si chiamano Rudra". 5. "Quali sono gli Aditya?". "I dodici mesi dell'anno sono gli Aditya. Essi pass ano portandosi via tutto questo universo; poich passano portandosi via (ada) tutt o questo universo, si chiamano perci Aditya". 6. "Chi Indra, chi Prajapati?". "Il tuono Indra' il sacrificio Prajapati". "Che cosa il tuono?". "Il fulmine ''. "Che cosa il sacrificio?". "Gli animali". 7. "Chi sono i sei?". "Agni, la terra, il vento, l'atmosfera, il sole e il cielo

: ecco i sei. Questi sei sono tutto questo universo". 8. "Chi sono i tre dei ?". "Questi tre mondi: in essi invero vivono tutti gli de i". "Chi sono i due dei?". "Il cibo e il respiro". "Chi l'uno e mezzo? ". "Il [v ento] che spira purificando ". 9. A questo proposito stato osservato: Poich uno solo che spira purificando, come mai pu parlarsi di uno e mezzo (adhyardha)? Tutto questo universo prosper (adhyar dhnot) in lui, per questo si chiama adhyardha. "Chi l'unico dio ?". "Lo spirito vitale, il prana: lo chiamano il Brahman, il tyad (il trascendente)". 10. "Colui che conosce quello spirito del quale la terra la sede, il fuoco il re gno, la mente la luce e che lo scopo supremo d'ogni individuo, costui veramente conosce, Yajnavalkya". "In verit io conosco quello spirito che tu dici essere lo scopo supremo d'ogni individuo: esso lo spirito che risiede nel corpo. Dimmi, o discendente di Sakala, qual la sua divinit?". "L'immortalit", egli rispose. 11. "Colui che conosce quello spirito del quale il desiderio la sede, il cuore i l regno, la mente la luce e che lo scopo supremo d'ogni individuo, costui verame nte conosce, Yajnavalkya". "In verit io conosco quello spirito che tu dici essere lo scopo supremo d'ogni individuo: esso lo spirito del desiderio. Dimmi, o disc endente di Sakala, qual la sua divinit?". "Le donne", rispose quello. 12. "Colui che conosce quello spirito del quale le forme sono la sede, la vista il regno, la mente la luce e che lo scopo supremo d'ogni individuo, costui veram ente conosce, Yajnavalkya". "In verit io conosco quello spirito che tu dici esser e lo scopo supremo d'ogni individuo: esso lo spirito [che risiede] nel sole. Dim mi, o discendente di Sakala, qual la sua divinit?". "La verit", rispose quello. 13. "Colui che conosce quello spirito del quale lo spazio etereo la sede, l'udit o il regno, la mente la luce e che lo scopo supremo d'ogni individuo, costui ver amente conosce, Yajnavalkya". "In verit io conosco quello spirito che tu dici ess ere lo scopo supremo d'ogni individuo: esso lo spirito dell'udito, dell'eco. Dim mi, o discendente di Sakala, qual la sua divinit ?". "Le regioni celesti", rispos e quello. 14. "Colui che conosce quello spirito del quale le tenebre sono la sede, il cuor e il regno, la mente la luce e che lo scopo supremo d'ogni individuo, costui ver amente conosce, Yajnavalkya ". " In verit io conosco quello spirito che tu dici e ssere lo scopo supremo d'ogni individuo: esso lo spirito costituito d'ombra. Dim mi, o discendente di Sakala, qual la sua divinit?". "La morte", rispose quello. 15. "Colui che conosce quello spirito del quale le forme sono la sede, la vista il regno, la mente la luce e che lo scopo supremo d'ogni individuo, costui veram ente conosce, Yajnavalkya". "In verit io conosco quello spirito che tu dici esser e lo scopo supremo d'ogni individuo: esso lo spirito che [riflesso] nello specch io. Dimmi, o discendente di Sakala, qual la sua divinit?". "La vita", rispose que llo. 16. "Colui che conosce quello spirito del quale le acque sono la sede, il cuore il regno, la mente la luce e che lo scopo supremo d'ogni individuo, costui veram ente conosce, Yajnavalkya". "In verit io conosco quello spirito che tu dici esser e lo scopo supremo d'ogni individuo: esso lo spirito che sta nelle acque. Dimmi, o discendente di Sakala, qual la sua divinit?". "Varuna", rispose quello. 17. "Colui che conosce quello spirito del quale lo sperma la sede, il cuore il r egno, la mente la luce e che lo scopo supremo d'ogni individuo, costui veramente conosce, Yajnavalkya". "In verit io conosco quello spirito che tu dici essere lo scopo supremo d'ogni individuo: esso lo spirito che rinasce nel figlio. Dimmi, o discendente di Sakala, qual la sua divinit?". "Prajapati" rispose quello.

18. "O discendente di Sakala - disse allora Yajnavalkya - questi brahmani ti han no preso per cavare dal fuoco i carboni ardenti?". 19. "Yajnavalkya - replic il discendente di Sakala poich cos hai vinto questi brahmani dei Kuru e dei Pancala, qual' la conoscenza del Brahman che tu possiedi?". "Io conosco le regioni del cielo con i loro dei e i loro fondamenti". "Poich tu c onosci le regioni celesti insieme con i loro dei e i loro fondamenti, 20. quale divinit tu consideri protettrice dell'oriente?". "Il dio sole". "Il sol e su che cosa basato ?". "Sulla vista". "E la vista su che cosa basata?". "Sulle forme: infatti con la vista che si scorgono le forme ". "E su che cosa sono bas ate le forme ?". "Sul cuore, - egli rispose - con il cuore si conoscono le forme , sul cuore le forme sono basate". " proprio cos, Yajnavalkya. 21. Quale divinit consideri protettrice del mezzogiorno?". "Il dio Yama". "E Yama su che cosa basato?". "Sul sacrificio". "E il sacrificio su che cosa basato?". "Sui doni fatti ai sacerdoti". "E i doni fatti ai sacerdoti?". "Sulla fede: poic h soltanto chi ha fede fa doni ai sacerdoti. Quindi i doni sono basati sulla fede ". "E la fede su che cosa basata?". "Sul cuore - rispose egli - con il cuore si conosce la fede, nel cuore la fede ha il suo fondamento". " proprio cos, Yajnavalk ya. 22. Quale divinit consideri protettrice dell'occidente?". "Il dio Varuna". "E Var una su che cosa basato ? ". "Sulle acque". "E le acque su che cosa sono basate?" . "Sullo sperma". "E lo sperma su che cosa basato?". "Sul cuore - rispose egli - per questo che di un figlio immagine [del padre] si dice: uscito fuori dal cuo re, stato prodotto dal cuore. Dunque nel cuore lo sperma ha il suo fondamento". " proprio cos, Yajnavalkya. 23. Quale divinit consideri protettrice del settentrione?". "Il dio Soma". "E Som a su che cosa basato? ''. "Sulla consacrazione ". "E la consacrazione su che cos a basata? ". "Sulla verit. Perci a chi stato consacrato si dice: D la verit. Infatti la consacrazione ha il suo fondamento nella verit ". "E la verit su che cosa basa ta?". "Sul cuore - egli rispose - con il cuore infatti si conosce la verit, nel c uore la verit ha il suo fondamento". " proprio cos, Yajnavalkya. 24. Quale divinit consideri protettrice dello zenith? ". "Il dio Agni". "E Agni s u che cosa basato?". "Sulla parola". "E la parola su che cosa basata?". "Sul cuo re". "E il cuore su che cosa basato ?". 25. "Stolto - gli disse Yajnavalkya - se tu pensi che sia altrove che in noi. Se fosse fuori di noi, i cani lo mangerebbero e gli uccelli rapaci lo farebbero a brani". 26. "E tu e l'Atman su che cosa siete basati?". "Sul prana (respiro) ". "E il pr ana su che cosa basato ?". "Sull'apana". "E l'apana su che cosa basato?". "Sul v yana". "E il vyana su che cosa basato?". "Sull'udana". "E l'udana su che cosa ba sato ?". "Sul samana. Questo l'Atman, definibile soltanto in senso negativo: esso inafferrabile perch n on lo si afferra, non soggetto a decadenza perch non decade, non soggetto ad atta ccamento perch non s'attacca; privo di legami, non teme, n pu essere colpito. Quest e sono le otto sedi, gli otto mondi, gli otto dei, gli otto spiriti 23. Ma ora i o ti interrogo su quello spirito rivelato nelle Upanisad, che ha superato tutti questi spiriti, dopo averli messi da parte e respinti. Se non saprai indicarmelo , la tua testa scoppier ". Ma il discendente di Sakala non seppe indicarlo e la s ua testa scoppi. Dei ladri poi portarono via le sue ossa, prendendole per [qualch e cosa d'] altro. 27. Quindi Yajnavalkya disse: "Venerabili brahmani, chi di voi lo desidera m'int

erroghi, o anche tutti interrogatemi; io poi interrogher chi di voi lo voglia, o anche tutti insieme". Ma i brahmani non osarono. 28. Allora li interrog con queste strofe: "Simile a un albero signore della foresta , sicuramente, l'uomo: I suoi peli sono le foglie, la sua pelle la scorza esterna. Dalla pelle il sangue trasuda, e cos la linfa dalla scorza; quando ferito [il sangue] sprizza fuori, come la linfa dall'albero colpito. Le sue carni sono le schegge, il robusto tendine il [robusto] libro dell'albero, le ossa sono la parte interna del legno, il midollo simile al midollo. Ma l'albero stroncato si leva dalla radice in una forma pi nuova; un uomo stronca to dalla morte, invece, da qual radice risorger? Non dite [che nasce] dallo sperma, perch questo si produce [soltanto] da un viven te. L'albero invece [, poich] nasce da un seme, pu risorgere immediatamente [da un altro albero anche] dopo la morte [di quello, a differenza dell'uomo] . [Ma anche] un albero, sradicato insieme con le radici, non pi risorgerebbe; stron cato da morte, l'uomo da qual radice potr risorgere? Una volta che si nati, non pi si rinasce: chi mai potrebbe far rinascere un uomo? Esiste [soltanto] il Brahman: esso conoscenza, beatitudine, la grazia concessa a chi dona, lo scopo finale di chi lo conosce e vi rimane fedele" 24. Note: 1. Alla corte di Janaka, che ha messo in palio ricchi premi, si svolge una sorta di tenzone intellettuale tra Yajnavalkya e nove avversari, che pensano di porlo in difficolt con quesiti di vario ordine. Di tutti Yajnavalkya trionfa e tutti r iduce al silenzio. 2. Asvala pone quesiti essenzialmente liturgici, ossia chiede in qual modo sacri ficando ci si libera dalla fugacit dell'esistenza terrena e quali sono i vantaggi che dal sacrificio si traggono. Yajnavalkya risponde che si supera la morte e s'ottiene la comprensione dell'universo riconoscendo la vera realt degli offician ti il rito, che sono identificati con alcuni sensi umani e con la loro controparte cosmica. I particolari appartengono alla speculazione sacerdotale. 3. Il hotar il sacerdote che pronuncia le strofe e quindi vien messo in rapporto con la parola. Tra parola e fuoco il rapporto probabilmente da vedersi nel fatt o che il fuoco la bocca degli dei, per i quali divora le offerte. 4 L'adhvaryu sorveglia lo svolgimento del sacrificio, l'occhio sorveglia l'agire dell'uomo, il sole sorveglia tutto il creato. 5. L'udgatar il sacerdote cantore e canta per mezzo del respiro. 6. Il sacerdote brahman con la mente dirige il sacrificio e ne corregge ogni eve ntuale errore. 7. Artabhaga pone cinque quesiti: sul rapporto tra organi dei sensi e oggetti; s ulla possibilit di vincere la morte; sul fatto fisiologico del gonfiamento dei ca daveri; sulla sola cosa che non abbandona l'uomo alla morte; sulla vita futura. 8. Con graha son designati i sensi con cui si percepiscono gli oggetti; ad essi

son considerati superiori (atigraha) gli oggetti stessi dei sensi, i quali eserc itano sui sensi una sorta d'attrazione primitiva concezione del rapporto scambie vole che s'instaura tra sensi e oggetti. 9. L'osservazione d'un fatto fisico (il fuoco, che tutto distrugge, vinto dall'a cqua) sembra suggerire un pensiero di questo tipo: un'acqua adatta (la conoscenz a dell'Atman?) vince la seconda morte. 10. Diversa, anzi opposta, la spiegazione del fatto in B.Up., 1, 2, 6. 11. Il nome per molti primitivi indissolubilmente legato con l'anima ed senza fi ne perch una volta scelto non pu cambiarsi. 12. questo il primo accenno alla teoria, evidentemente ancora esoterica, del cic lo delle esistenze, determinate dalle azioni, che sole sopravvivono alla sparizi one dell'individuo. 13. Yajnavalkya, la cui scienza non inferiore a quella degli invasati, traccia u na breve arcaica cosmografia e descrive la sorte di chi ha compiuto azioni merit orie. Il Vento, che assorbe in s i trapassati, evidentemente simbolo del BrahmanAtman. 14. Ai discendenti dell'eroe epico sembra qui attribuita attivit non commendevole , riscattata tuttavia dal compimento del sacrificio. IS. 11 mondo qui considerato probabilmente la regione dall'Indo al delta del Gan ge. W. RUBEN ( Beginn der Philosophie in Indien, p. 202, n. 47) pensa che 32 gio rni impiegasse un carro a percorrere l'intera regione. 16. Nei due colloqui che seguono s'afferma l'identit tra Brahman e atman, che , pe r dir cos, la realizzazione empirica del Brahman metempirico. Nel primo colloquio si dice che l'Atman inconoscibile, perch sempre soggetto, mai oggetto della perc ezione; nel secondo si cerca d'indicare la via pratica per giungervi. Ma in real t il Brahman-Atman superiore a tutte le distinzioni: anche al di l dell'ascesi e d ella dottrina (c' forse un'allusione polemica alla classe brahmanica?) e del cono scitore del Brahman pu dirsi soltanto che conosce il Brahman. 17. Poich il significato originario di Atman "respiro", la spiegazione ritenuta i nsoddisfacente perch tautologica (come se si dicesse: il respiro quello per cui s i respira). Cfr. F. EDGERTON, The Beginnings of Indian Philosophy, p. 141, nota 2. 18. In un quadro cosmografico che non s'accorda con quello di 3, 3 Gargi e Yajna valkya compiono una sorta di regressus ad infinitum, e giungono al Brahman, oltr e il quale non possibile procedere. 19. Le risposte alle due domande di Uddalaka, figlio di Aruna e discendente di G otama, in sostanza riaffermano l'unicit del principio vitale dell'universo. Il fi lo che lega in un tutto organico i fenomeni e le creature il vento, ossia il respiro nel corpo; colui che, interno ai fenomeni e agli organi, citati senz'ord ine, regge ogni attivit l'Atman. Ma siccome il vento simbolo dell'Atman, in ultim a analisi tutto si riconduce all'unit: l'Atman il principio supremo sia interiore sia esteriore Nella determinazione dell'Atman come "interno reggitore" (antarya min) ci sembra di riscontrare un accenno alla personificazione e quindi una tend enza teistica che sar sviluppata e meglio precisata in seguito. 20. Il principio dell'universo l'aksara, l'Indefettibile, il soggetto non conosc iuto della conoscenza: a esso tutto obbedisce e in esso tutto si raccoglie, ma p oich non pu essere definito che in senso negativo, per questo identico all'Atman ( v. 3, 7, 23). Il brano probabilmente non prosecuzione ma seconda versione del co lloquio con Gargi, riportato in 3, 6. 21. La tenzone con Vidagdha comprende vari argomenti, il passaggio tra i quali s pesso non perspicuo. Dapprima (1-9) s'afferma che le varie divinit si riducono al soffio vitale, che il Brahman. Quindi (10-18) Vidagdha identifica l'Atman con l o spirito che soggiace a vari fenomeni, ma le identificazioni si rivelano fallac

i, perch esiste, al di l del fenomeno proposto, qualche cosa che domina o cui aspi ra quello spirito, il quale pertanto n autonomo, n abbraccia tutto l'universo. Vie ne poi esposta (19-25) una teoria per cui tutto si basa sul cuore, come sede dell'intelligenza; segue quindi una strofa assai incoerente, che conclude c on la morte di Vidagdha, punito pi per aver messo in dubbio la superiorit di Yajna valkya che per aver spinto troppo oltre le sue domande. Infine il vittorioso Yaj navalkya con il cosiddetto paragone dell'albero riafferma l'unicit del Brahman, f ondamento e meta ultima di tutte le cose. 22. I cinque organi dei sensi e le cinque facolt di movimento. 23. Con queste parole ci si riallaccia alla str. 17, mentre i due primi capovers i della str. 26 sembrano staccati dal contesto. Lo spirito rivelato nelle upanis ad evidentemente l'Atman. 24. Nel cosiddetto paragone dell'albero si dibatte il problema della rinascita i n questa o in un'altra vita. Mentre l'osservazione dei punti di somiglianza tra l'uomo e l'albero sembrerebbe portare alla conclusione che esiste la possibilit d i rinascere, una pi approfondita indagine porta a escludere che per l'uomo esista dopo la morte qualche cosa di simile a ci che per l'albero il seme o il tronco. Esiste soltanto lo sprofondamento o la liberazione nel Brahman, che la fonte di tutte le cose. La risposta in armonia con quanto Yajnavalkya in 2, 4 e 4, 5 affe rma circa l'impossibilit d'una sopravvivenza cosciente, mentre sembra in contrast o con l'accenno al karman di 3, 2, 13. In ogni modo non definitiva: infatti se n el Brahman sprofonda soltanto chi conosce la vera realt e chi, ancora legato al s acrificio, compie buone opere, resta irrisolto il problema del destino riservato a coloro che non appartengono a queste categorie.

QUARTO ADHYAYA 1 PRIMO BRAHMANA 2 1. Janaka, re di Videha, era assiso [nella sala delle udienze]. Si avvicin Yajnav alkya e il re gli disse: "Yajnavalkya, perch sei venuto? Desideri armenti oppure [discussioni] sottili ? ". "Gli uni e le altre, o gran re. 2. Ma sentiamo - prosegu Yajnavalkya - che cosa altri ti disse". "Jitvan della stirpe di Silina mi ha detto che la parola il Brahman". "Dicendo c he la parola il Brahman, il discendente di Silina ha parlato come [parlerebbe] u no che abbia madre, padre, maestro 3: infatti che cosa possiede chi non pu parlar e? Ma ti ha parlato pure della sede e del fondamento di esso?". "Non me ne ha pa rlato". "Allora [il suo Brahman] mutilo". "Parlacene tu, Yajnavalkya!". "In verit la parola la sede, lo spazio etereo il fondamento. [Il Brahman] bisogna venerarlo come conoscenza". "Che cosa si intende con conoscenza?". "La parola a ppunto, o gran re - rispose quello - Con la parola, o gran re, si riconoscono i parenti; il Rgveda, il Yajurveda, il Samaveda, le formule dell'Atharvaveda, i ra cconti epici, le leggende antiche, le scienze, le dottrine esoteriche, le strofe , i trattati, le esegesi, i commenti, i sacrifici e le oblazioni, cibo e bevande , questo e l'altro mondo e tutte le creature, o gran re, si conoscono per mezzo della parola. La parola pertanto il sommo Brahman, o gran re. Se uno, cos conosce ndo, venera [la parola come] Brahman, la parola non lo abbandona, tutte le perso ne lo seguono e, diventato un dio, ascende tra gli dei". "Ti dar mille [vacche] e un toro grosso come un elefante", esclam Janaka, re di Videha. Ma Yajnavalkya di sse: "Mio padre pensava che nulla bisogna accettare se non dopo aver concluso l' insegnamento.

3. Ma sentiamo che cosa altri ti disse". "Udanka della stirpe di Sulba mi ha detto che il respiro il Brahman". "Dicendo c he il respiro il Brahman, Udanka della stirpe di Sulba ha parlato come parlerebb e uno che abbia madre, padre, maestro: infatti che cosa possiede chi non respira ? Ma ti ha parlato anche della sede e del fondamento di esso?". "Non me ne ha pa rlato". "Allora [il suo Brahman] mutilo". "Parlacene tu, Yajnavalkya!". "In veri t il respiro la sede, lo spazio etereo il fondamento. [Il Brahman] bisogna venera rlo come cosa cara". "Che cosa si intende con cosa cara?". "Proprio il soffio vi tale, o gran re - rispose Yajnavalkya - per amore del soffio vitale che si sacri fica per chi non degno, che si accettano doni da colui dal quale non lecito acce ttarli, pure per amore del soffio vitale che si teme la morte qualunque sia la r egione dove si vada. Il soffio vitale, o gran re, in verit il sommo Brahman. Se u no, cos conoscendo, venera [il soffio vitale come] Brahman, il soffio vitale non lo abbandona, tutte le creature lo seguono e, diventato un dio, ascende tra gli dei". "Ti dar mille [vacche] e un toro grosso come un elefante", esclam Janaka, re di V ideha. Ma Yajnavalkya disse: "Mio padre pensava che nulla bisogna accettare se n on dopo aver concluso l'insegnamento. 4. Ma sentiamo che cosa altri ti disse". "Barku, discendente di Vrsna, mi ha detto che la vista il Brahman". "Dicendo che la vista il Brahman, Barku, discendente di Vrsna, ha parlato come parlerebbe un o che abbia madre, padre, maestro: infatti che cosa possiede chi non pu vedere? M a ti ha parlato anche della sede e del fondamento di esso ? ". "Non me ne ha par lato". "Allora [il suo Brahman] mutilo". "Parlacene tu, Yajnavalkya!". "In verit la vista la sede, lo spazio etereo il fondamento. [Il Brahman] bisogna venerarlo come la verit ". "Che cosa si intende con verit? ". "La vista appunto - rispose Y ajnavalkya Infatti di uno che possiede la vista si dice: " Hai visto? ", e quello risponde : " Ho visto " e questa la verit. La vista, o gran re, in verit il sommo Brahman. Se uno, cos conoscendo, venera [la vista come] Brahman, la vista non lo abbandona , tutte le creature lo seguono e, diventato un dio, ascende tra gli dei ". "Ti d ar mille [vacche] e un toro grosso come un elefante", esclam Janaka, re di Videha. Ma Yajnavalkya disse: "Mio padre pensava che nulla bisogna accettare se non dop o aver concluso l'insegnamento. 5. Ma sentiamo che cosa altro ti disse ". "Gardabhivipita, della stirpe di Bharadvaja, mi ha detto che l'udito il Brahman" . "Dicendo che l'udito il Brahman, Gardabhivipita della stirpe di Bharadvaja ha parlato come parlerebbe uno che abbia madre, padre, maestro: infatti che cosa po ssiede chi non ode? Ma ti ha parlato anche della sede e del fondamento di esso?" . "Non me ne ha parlato". "Allora [il suo Brahman] mutilo". "Parlacene tu, Yajna valkya!". "In verit l'udito la sede, lo spazio etereo il fondamento. [Il Brahman] bisogna venerarlo come infinito". "Che cosa si intende con la parola infinito?" . " Le regioni del cielo - rispose Yajnavalkya Per questo, o gran re, in qualunque direzione si proceda non si giunge mai alla fine: infinite sono le regioni del cielo ed esse sono, o gran re, equivalenti a ll'udito. In verit l'udito il sommo Brahman. Se uno, cos conoscendo, venera [l'udi to come] Brahman, l'udito non lo abbandona, tutte le creature lo seguono e, dive ntato un dio, ascende tra gli dei ''. "Ti dar mille [vacche] e un toro grosso com e un elefante", esclam Janaka, re di Videha. Ma Yajnavalkya disse: "Mio padre pen sava che nulla bisogna accettare se non dopo aver concluso l'insegnamento. 6. Ma sentiamo che cosa altri ti disse". "Satyakama, figlio di Jabala, mi ha detto che la mente il Brahman". "Dicendo che

la mente il Brahman, Satyakama, figlio di Jabala, ha parlato come parlerebbe un o che abbia madre, padre, maestro: infatti che cosa possiede chi non pensa? Ma t i ha parlato anche della sede e del fondamento di esso?". "Non me ne ha parlato" . "Allora [il suo Brahman] mutilo". "Parlacene tu, Yajnavalkya!". "In verit la me nte la sede, lo spazio etereo il fondamento. [Il Brahman] bisogna venerarlo come gioia". "Che cosa si intende con la parola gioia?". "La mente appunto - rispose Yajnavalkya - Con la mente infatti, o gran re, si attratti verso una donna e d a essa nasce un figlio somigliante e questa la gioia. In verit, o gran re, la men te il sommo Brahman. Se uno, cos conoscendo, venera [la mente come] Brahman, la m ente non lo abbandona, tutte le creature lo seguono e, diventato un dio, ascende tra gli dei". "Ti dar mille [vacche] e un toro grosso come un elefante", esclam J anaka, re di Videha. Ma Yajnavalkya disse: "Mio padre pensava che nulla bisogna accettare se non dopo aver concluso l'insegnamento. 7. Ma sentiamo che cosa altri ti disse". "Vidagdha, discendente di Sakala, mi ha detto che il cuore il Brahman". "Dicendo che il cuore il Brahman, Vidagdha della stirpe di Sakala ha parlato come parler ebbe uno che abbia madre, padre, maestro: infatti che cosa possiede chi non ha c uore? Ma ti ha parlato anche della sede e del fondamento di esso?". "Non me ne h a parlato". "Allora [il suo Brahman] mutilo". "Parlacene tu, Yajnavalkya!". "In verit il cuore la sede, lo spazio etereo il fondamento. [Il Brahman] bisogna vene rarlo come stabilit". "Che cosa si intende con la parola stabilit?". "Il cuore appunto, o gran re - ris pose Yajnavalkya - Il cuore infatti la sede di tutte le creature, il cuore in ve rit, o gran re, il fondamento di tutte le creature, nel cuore, o gran re, tutte l e creature sono fondate. In verit, o gran re, il cuore il sommo Brahman. Se uno, ci conoscendo, venera [il cuore come] Brahman, il cuore non lo abbandona, tutte l e creature lo seguono e, diventato un dio, ascende tra gli dei ". "Ti dar mille [ vacche] e un toro grosso come un elefante ", esclam Janaka, re di Videha. Ma Yajn avalkya disse: "Mio padre pensava che nulla bisogna accettare se non dopo aver c oncluso l'insegnamento ''. SECONDO BRAHMANA 4 1. Levandosi dal suo seggio, Janaka, re di Videha, disse: "Onore a te, Yajnavalk ya! Donami l'insegnamento". E quello rispose: "o gran re, come chi, volendo intr aprendere un lungo viaggio, prepara un carro o una barca, cos invero tu hai prepa rato l'anima tua con queste dottrine arcane. Ma tu che sei ricco e possente, tu che conosci i Veda ed hai ascoltato le upanisad, una volta che sarai liberato di qui dove andrai? ". "O venerabile, io non so dove andr a finire". "Allora te lo dir io dove andrai". "Parla, o venerabile!". 2. "La figura di uomo [che appare] nell'occhio destro ha nome Indha (colui che i ncendia); ma, con parola segreta, questo, che Indha, vien chiamato Indra. Gli de i amano infatti le cose segrete, odiano le cose manifeste. 3. Quella figura di uomo [che appare] invece nell'occhio sinistro la consorte di Indra, Viraj. Il loro luogo di incontro lo spazio interno del cuore, il loro ci bo la massa di sangue che dentro il cuore, da copertura serve loro quella sorta di reticolo che dentro il cuore e la via che percorrono quella vena che sale dal cuore verso l'alto. Sottili come un capello spaccato in mille, le vene chiamate hita (benefiche) son fondate sull'interno del cuore. Per mezzo di esse scorre i l [cibo] fluente: perci essa (l'anima individuale) ha una alimentazione pi scelta del corpo. 4. Gli organi anteriori di Indra costituiscono l'oriente, gli organi di destra i l meridione, gli organi posteriori l'occidente, gli organi di sinistra il setten

trione, gli organi superiori lo zenith, gli organi inferiori il nadir: i singoli suoi organi costituiscono le singole regioni celesti. Questo l'Atman, definibil e soltanto in senso negativo: esso inafferrabile perch non lo si afferra, non sog getto a decadenza perch non decade, non soggetto ad attaccamento perch non s'attac ca; privo di legami, non teme, n pu essere colpito 5. Invero, o Janaka, tu sei giu nto alla pace". Cos concluse Yajnavalkya. A sua volta Janaka disse: "O Yajnavalky a, che la pace tocchi a te, che ci hai fatto conoscere la pace [dell'animo], o v enerabile. Onore a te! Ecco, i Videha ed io siamo [ai tuoi ordini]". TERZO BRAHMANA 6 1. Yajnavalkya si rec un giorno da Janaka di Videha, ma aveva deciso di non discu tere. Ma dopoch Janaka, re di Videha, e Yajnavalkya ebbero parlato intorno al sac rificio del fuoco, Yajnavalkya gli accord una grazia, il re scelse di far domande a piacere e Yajnavalkya lo esaud. Il re per primo allora domand: 2. "Yajnavalkya, quale luce illumina l'uomo?". "La luce del sole, o gran re - ri spose quello Con il sole come luce l'uomo giace, si muove, fa il suo lavoro, torna [a casa]" . " proprio cos, Yajnavalkya. 3. Ma quando il sole tramontato, Yajnavalkya, quale luce illumina l'uomo?". "La luna gli luce, o gran re. Con la luna come luce l'uomo giace, si muove, fa il su o lavoro, torna [a casa] ". " proprio cos, Yajnavalkya. 4. Ma quando il sole tramontato, Yajnavalkya, quando tramontata la luna, quale l uce illumina l'uomo?". "Il fuoco gli luce, o gran re. Con il fuoco come luce l'u omo giace, si muove, fa il suo lavoro, torna [a casa]". " proprio cos, Yajnavalkya . 5. Ma quando il sole tramontato, Yajnavalkya, quando tramontata la luna, quando il fuoco s' spento, quale luce illumina l'uomo?". "La parola gli luce, o gran re. Con la parola come luce l'uomo giace, si muove, fa il suo lavoro, torna [a casa ]. Perci, o gran re, quando per il buio neppure la propria mano si scorge, l dove si leva una voce, l ci si dirige". " proprio cos, Yajnavalkya. 6. Ma quando il sole tramontato, quando tramontata la luna, Yajnavalkya, quando il fuoco s' spento, quando la parola pi non s'ode, quale luce illumina l'uomo? ". "L'Atman gli luce, o gran re. Con l'Atman come luce l'uomo giace, si muove, fa i l suo lavoro, torna [a casa]". 7. "Che cosa l'Atman? ". " quel personaggio (purusa) che tra le facolt quella cost ituita di conoscenza, che la luce interna nel cuore, che sempre eguale a se stes so si muove in questo mondo e nell'altro. Pare che pensi, pare che guizzi 7 e, fatto sogno, oltrepassa questo mondo, le apparenze mortali. 8. Invero questo purusa quando nasce, quando acquista un corpo, si carica di mal i; ma dipartendosi, morendo, lascia tutti i mali. 9. Di questo purusa due sono le sedi, questo mondo e quell'altro, e terzo lo sta dio intermedio di sogno s. Quando in questo stato intermedio, vede l'una e l'alt ra sua sede, la sede di qua e quella dell'oltremondo. Poi, siccome c' [la possibi lit di] ascendere all'altro mondo, effettua l'ascesa, e allora vede sia i mali [d i questo mondo], sia le gioie [dell'oltremondo]. Quando s'addormenta, prendendo la materia da questo mondo che tutto contiene, disgregandola o costruendola a pr oprio piacere, mantiene dormendo la sua luce e il suo splendore. Allora questo p urusa luce a se stesso. 10. Non vi sono carri, n cavalli, n strade; ma carri, cavalli, strade sono da lui

creati. Non vi sono piaceri, n gioie, n delizie; ma piaceri, gioie, delizie sono d a lui creati. Non vi sono laghi, n stagni, n fiumi; ma laghi, stagni, fiumi sono d a lui creati. Egli infatti il creatore. 11. A questo proposito ci sono queste strofe: Colpendo con il sonno ogni cosa corporea, desto egli contempla i dormienti 9; po i, conservando la sua luce, ritorna al suo posto il purusa tutto d'oro, il cigno solitario. 12. Lasciando il respiro a sorvegliare il basso nido (ossia il corpo), uscendo f uori dal suo nido, a suo piacere se ne va l'immortale, il purusa tutto d'oro, il cigno solitario. 13. Volando nel sogno in alto e in basso, egli, che divino, si crea forme moltep lici. Ora ridendo se la gode insieme con le donne' ora ha visioni paurose. 14. Si scorge il luogo dei suoi giochi, ma lui, nessuno lo vede. [Perci] si dice che non bisogna risvegliare [all'improvviso] chi disteso nel sonno: difficile il rimedio per colui nel quale [lo spirito] non rientra. Alcuni invece dicono che [lo stato di sogno] in realt eguale allo stato di veglia: quello che si vede da s veglio lo si vede infatti nel sogno. [In ogni modo] il purusa in queste condizio ni luce a se stesso" 9 bis. "O venerabile, io ti dar mille [vacche]; ma tu dimmi cose anche pi alte [che conducano] alla liberazione ". 15 10. "Questo purusa dopo aver goduto nello stato di quiete profonda, dopo aver girovagato e aver veduto il bene e il male, di nuovo per la strada percorsa s'a ffretta al luogo donde era partito, al sogno. Qualunque cosa abbia veduto di l, n essuna lo segue: egli infatti non si attacca a nulla". " proprio cos, Yajnavalkya. Io ti dar, o venerabile, mille [vacche]; ma tu dimmi cose anche pi alte [che cond ucano] alla liberazione". 16. "Questo purusa dopo aver goduto nel sogno, dopo aver girovagato e aver vedut o il male e il bene, di nuovo per la strada percorsa s'affretta al luogo donde e ra partito, allo stato di veglia. Qualunque cosa abbia di l veduto, nessuna lo se gue: egli infatti non si attacca a nulla ". " proprio cos, Yajnavalkya. Io ti dar, o venerabile, mille [vacche]; ma tu dimmi cose anche pi alte [che conducano] alla liberazione". 17. "Questo purusa dopo aver goduto nello stato di veglia, dopo aver girovagato e aver veduto il male e il bene, di nuovo per la strada percorsa s'affretta al l uogo donde era partito, allo stato di sonno. 18. Come un grosso pesce va dall'una all'altra riva del fiume, ora di qua ora di l, cos questo purusa va dall'uno all'altro stato, dallo stato di sonno allo stato di veglia. 19. Come il falco o l'aquila, dopo aver volato or qua or l nell'aria, stanchi, ra ccolte le ali, si posano nel lor nido, cos questo purusa s'affretta verso quello stato dove nel sonno non pi alcun desiderio concepisce, non pi alcun sogno vede. 20. Le sue vene, chiamate hita, sono di tale sottigliezza quanto un capello spac cato in mille parti e sono piene di una sostanza bianca, azzurra, gialla, verde, rossa. Quando a lui sembra di essere ucciso, di essere soggiogato, o gli sembra di essere inseguito da un elefante o di cadere in una fossa, quel terrore che p rova nello stato di veglia, s'immagina per ignoranza di provare anche ora [nel s ogno]. Ma [lo stato] in cui, simile a un dio, simile a un re, pensa di essere qu esto universo, di essere il tutto, questo [stato di sonno profondo] per lui il m ondo supremo 11.

21. In questa condizione per lui ogni desiderio superato, ogni male respinto, og ni paura scomparsa. Come l'uomo avvinto alla donna amata non ha pi coscienza di c i che esterno e di ci che interno, cos l'anima individuale, stretta all'Atman che c ostituito di coscienza, non ha pi coscienza n di un mondo esteriore n di un mondo i nteriore. In questa condizione tutti i desideri sono stati adempiuti, si desider a soltanto se stesso, in essa cessano i desideri e finiti sono i dolori. 22. Allora il padre non pi padre, la madre non pi madre, i mondi non pi mondi, gli dei non sono pi dei, i Veda non sono pi i Veda. Allora il ladro non pi ladro, chi f a abortire non pi infanticida, il servo non pi servo, l'intoccabile non pi intoccab ile, il monaco non pi monaco, l'asceta non pi asceta. Egli non tocco da azioni buo ne, non tocco da azioni malvagie: infatti ha superato tutte le angosce del cuore . 23. Anche se egli non vede, non vede pur possedendo la vista. Non c' infatti inte rruzione della capacit di vedere, per la sua indistruttibilit, in lui che possiede la vista; soltanto manca un secondo oltre lui, un qualche cosa d'altro, di sepa rato da lui, che egli possa vedere. 24. Anche se egli non fiuta, non fiuta pur possedendo l'olfatto. Non c' infatti i nterruzione della capacit di fiutare, per la sua indistruttibilit, in lui che poss iede l'olfatto; soltanto manca un secondo oltre lui, un qualche cosa d'altro, di separato da lui, che egli possa fiutare. 25. Anche se egli non gusta, non gusta pur possedendo il senso del gusto. Non c' infatti interruzione della capacit di gustare, per la sua indistruttibilit, in lui che possiede il senso del gusto; soltanto manca un secondo oltre lui, un qualch e cosa d'altro, di separato da lui, che egli possa gustare. 26. Anche se egli non parla, non parla pur possedendo la parola. Non c' infatti i nterruzione della capacit di parlare, per la sua indistruttibilit, in lui che poss iede la capacit di parlare; soltanto manca un secondo oltre lui, un qualche cosa d'altro, di separato da lui, di cui egli possa parlare. 27. Anche se non ascolta, non ascolta pur possedendo l'udito. Non c' infatti inte rruzione della capacit di ascoltare, per la sua indistruttibilit, in lui che possi ede la capacit di ascoltare; soltanto manca un secondo oltre lui, un qualche cosa d'altro, di separato da lui, che egli possa ascoltare. 28. Anche se egli non pensa, non pensa pur essendo capace di pensare. Non c' infa tti interruzione della capacit di pensare, per la sua indistruttibilit, in lui che capace di pensare; soltanto manca un secondo oltre a lui, un qualche cosa di se parato da lui, a cui possa rivolgere il pensiero. 29. Anche se non ha sensazioni tattili, non ha sensazioni tattili pur possedendo il tatto. Non c' infatti interruzione della sensibilit tattile, per la sua indist ruttibilit, in lui che la possiede; soltanto manca un secondo oltre a lui, un qua lche cosa di separato da lui, su cui esercitare la sensibilit. 30. Anche se non conosce, non conosce pur possedendo la conoscenza. Non c' infatt i interruzione della capacit di conoscere, per la sua indistruttibilit, in lui che possiede la conoscenza; soltanto manca un secondo oltre a lui, un qualche cosa di separato da lui, che possa conoscere. 31. Soltanto dove si ha, per cos dire, un altro, allora pu vedersi questo altro, f iutarlo, gustarlo, parlarne, ascoltarlo, pensarlo, toccarlo, conoscerlo. 32. Unico dotato della capacit di vedere nell'oceano [della pace perfetta], senza secondo 12: questo [colui che ha raggiunto] il mondo del Brahman - cos continu Ya

jnavalkya. - Questo la sua meta suprema, la sua somma gioia, il suo mondo pi alto , la sua felicit pi perfetta. Le altre creature vivono d'una porzione soltanto di questa felicit. 33. Colui che tra gli uomini ricco e felice, domina sugli altri, gode largamente di tutti i godimenti umani: questa tra gli uomini la suprema felicit. Ma cento f elicit umane equivalgono a una sola felicit dei Mani che hanno raggiunto il cielo. Cento felicit dei Mani che hanno raggiunto il cielo equivalgono a una sola felic it nel mondo dei gandharva. Cento felicit nel mondo dei gandharva equivalgono a un a sola felicit degli dei [che sono tali] per le loro azioni. Cento felicit degli d ei [che sono tali] per le loro azioni equivalgono a una felicit degli dei la cui divinit innata e di un brahmano che si liberato dal peccato e ha vinto i desideri . Cento felicit degli dei la cui divinit innata equivalgono a una sola felicit del mondo di Prajapati e di un brahmano che si liberato dal peccato e ha vinto i des ideri. Cento felicit del mondo di Prajapati equivalgono a una sola felicit del mon do del Brahman e di un brahmano che si liberato dal peccato e ha vinto i desider i, e questa la felicit suprema, o gran re, il mondo del Brahman " 12bis. Cos parl Y ajnavalkya. "Io ti dar mille [vacche], o venerabile; ma tu dimmi cose anche pi alt e [che conducano] alla liberazione". A questo punto Yajnavalkya ebbe paura e pen s: "Il re astuto e mi ha tratto fuori da tutte le difese " 13. 34. [Tuttavia prosegu: ] "Egli dunque, dopo essersi deliziato nello stato di sogn o e aver vagato e aver veduto il bene e il male, di nuovo si affretta, seguendo l'opposto cammino, al luogo d'origine, allo stato di veglia. 35. Come un carro sovraccarico si muove cigolando, cos l'Atman individuale, sormo ntato dall'Atman fatto di coscienza si muove gemendo, allor quando l'uomo sta pe r esalare l'ultimo respiro. 36. Quando ci si indebolisce per l'et o ci si infiacchisce per una malattia, come il frutto del mango, del fico, del pippala si distacca dal picciolo, cos questo purusa si stacca dalle membra e seguendo il cammino opposto si affretta al luogo d'origine, cio al respiro 14. 37. Come all'arrivo del sovrano notabili, guardie, scudieri, capi di villaggio l o accolgono con [l'offerta di] cibi, bevande, alloggio, dicendo: " Eccolo, arriv a! ", del pari tutte le creature accolgono colui che cos sa dicendo: " Arriva il Brahman, eccolo!". 38. Come notabili, guardie, scudieri, capi di villaggio si raggruppano intorno a l sovrano che sta per partire, del pari tutti i sensi si affollano attorno a que sto Atman al momento della morte, allor quando l'uomo sta per esalare l'ultimo r espiro". QUARTO BRAHMANA 1. "Quando l'Atman [corporeo] s'indebolisce e sembra venir meno, allora i sensi gli si affollano intorno; ed esso, dopo aver raccolto questi elementi vitali si ritira dentro il cuore 15. Quando il personaggio che nell'occhio si distacca per sempre [dagli oggetti dei sensi], allora l'uomo non distingue pi le forme. 2. Allora si dice: Non vede, non fiuta, non gusta, non parla, non ode, non pensa , non ha sensibilit tattile, non ha la conoscenza, perch diventato una cosa sola [ con gli oggetti dei sensi]. [A questo punto] l'apice del suo cuore si illumina e attraverso questa luce l'Atman se ne esce, o dall'occhio, o dalla testa o da qu alche altra parte del corpo. Quando esce lo segue il respiro e il respiro seguit o al suo uscire da tutti gli altri sensi 16. [L'Atman] il possessore della conos cenza: anche la conoscenza se ne va [quindi con lui] 17, e [altres] rimangono a l ui attaccati il sapere, le opere e l'esperienza del passato.

3. Come un bruco, giunto all'estremit d'uno stelo erboso, compie un altro passo e si raccoglie, cos questo Atman, allontanatosi dal corpo e resolo inconscio, comp ie un altro passo e si raccoglie. 4. Come una ricamatrice, presa la materia di un ricamo, tesse un'altra figura pi nuova e pi bella, cos questo Atman, allontanatosi dal corpo e resolo inconscio, fo ggia un'altra forma pi nuova e pi bella, quella di uno dei Mani o di un gandharva, o di un dio, o di Prajapati o di Brahma o di qualche altro essere. 5. In verit identico al Brahman questo Atman, che costituito di conoscenza, di pe nsiero, di respiro, di vista, di udito, che sostanziato di terra, di acqua, di v ento, di spazio etereo, di luce e di non luce, di passione e di non passione, di ira e di calma, di giustizia e di ingiustizia, che costituito di ogni cosa. E q uando si dice che qualcuno in un certo modo, qualche altro in un altro modo, si deve intendere che si diventa tali a seconda delle proprie azioni, del proprio c omportamento. Chi bene agisce diventa buono, chi agisce male diventa cattivo, vi rtuoso diventa con l'azione virtuosa e cattivo con la cattiva. In verit si dice a nche che l'uomo fatto di desiderio: ma quale il desiderio, tale la volont, quale la volont, tale l'azione, quale l'azione, tale il risultato che consegue. 6. A questo proposito c' una strofa: L'uomo che soggetto alle passioni, per effet to delle azioni giunge alla meta cui la mente s'era rivolta. Quando ha esaurito l'effetto della sua opera, qualunque cosa abbia quaggi fatto, dall'altro mondo torna su questa terra, all'operare. Questo per chi in preda al desiderio. Ma per chi non ha desideri, privo di desideri, libero da desideri, per chi ha sp ento i suoi desideri e non ha che il desiderio dell'Atman, di costui i soffi vit ali non s'allontanano [dal corpo]: egli, che gi Brahman, si ricongiunge con il Br ahman 18. 7. A questo proposito c' una strofa: Quando tutti i desideri che erano riposti nel cuore si annullano, allora il mort ale diventa immortale e [gi] quaggi gode il Brahman. Come la pelle, mutata da un s erpente, giace morta, gettata su un formicaio, cos giace questo corpo. Rimane all ora lo spirito incorporeo, immortale, puro Brahman, pura luce, o gran re". "Io ti dar mille [vacche], o venerabile", disse Janaka di Videha. 8. "A questo proposito ci sono queste strofe: Io ho scoperto l'antica, stretta, lunga strada che penetra in me: lungo essa i s aggi conoscitori del Brahman da qui salgono, liberati, al mondo celeste. 9. In essa dicono che c' del bianco, dell'azzurro, del giallo, del verde e del ro sso. Questa strada fu scoperta attraverso [la conoscenza del] Brahman: lungo ess a sale chi conosce il Brahman e bene agisce, ridotto a pura luce 19. 10. Entrano in cieca tenebra coloro che coltivano l'ignoranza, e in tenebra anch e pi cieca coloro che coltivano [soltanto] la scienza [sacra]. (= Isa Up., 9). 11. " Privi di luce " il nome dei mondi avvolti da cieca tenebra, dove giungono, dopo la morte, gli ignoranti, gli sciocchi. 12. Se l'uomo conoscesse l'Atman e dicesse: "Io son desto ", desiderando che cos a, bramando che cosa soffrirebbe insieme con il corpo?

13. Colui che ha scoperto e risvegliato il proprio Atman, penetrato in quell'ine stricabile conglomerato di elementi [che il corpo], costui diventa onnipotente, creatore di tutto, il mondo suo, il mondo egli stesso. 14. Quando siamo ancora qui sulla terra dobbiamo conoscere queste cose, altrimen ti rimane l'ignoranza, [causa di] grande rovina. Coloro che ci sanno diventano im mortali, ma gli altri non ottengono che l'infelicit. 15. Quando chiaramente si riconosce come dio questo Atman, signore del passato e del futuro, [l'Uno, l'Assoluto] non pi si cela. 16. Esso, agli ordini del quale l'anno con i suoi giorni si volge, esso gli dei venerano come la luce delle luci, come il principio della vita, come l'immortale . 17. Quello su cui sono fondati i cinque gruppi 20 e lo spazio etereo, io che con osco [il vero], io [che mi sento] immortale, riconosco come l'Atman, come il Bra hman, come l'immortale. 18. Coloro che hanno riconosciuto il respiro del respiro, la vista della vista, l'udito dell'udito, la mente della mente (ossia l'intima essenza di questi fenom eni), costoro hanno compreso l'antico primigenio Brahman. 19. Soltanto con la mente si pu osservare che qui non c' molteplicit. Di morte in m orte passa chi quaggi vede la molteplicit. 20. Questo [universo] bisogna considerarlo come un'unit, indistruttibile, eterna; [ed esso] l'Atman puro, increato, grande, eterno, superiore allo spazio etereo. 21. Quando l'abbia conosciuto, il saggio brahmano ci mediti sopra. Non insegua c on il pensiero molte parole, perch questo serve soltanto a stancare la voce. 22. Questo grande increato Atman tra le facolt umane quella costituita di conosce nza. In quello spazio interno al cuore, in esso risiede [questo Atman], signore di tutto, sovrano di tutto, dominatore di tutto. Esso n s'accresce per una buona azione, n per una cattiva diminuisce. Esso il sovrano di tutto, il dominatore del le creature, il difensore delle creature: la diga che separa i mondi perch non si confondano. Esso i brahmani cercano di conoscere con la recitazione dei Veda, c on i sacrifici, con l'elemosina, con l'ascesi, con il digiuno. Quando lo si cono sce si diventa un eremita, desiderando questo mondo [dell'Atman] i monaci menano vita errabonda. Per questo in verit i saggi di un tempo non desideravano prole p ensando: "Che ci importa della prole se l'Atman il nostro mondo?". E cos essi rinunciavano al desiderio di figli, al desi derio di ricchezza, al desiderio dei mondi [celesti] e sceglievano la vita del m onaco mendicante. Infatti il desiderio di figli desiderio di ricchezze e il desi derio di ricchezze desiderio di mondi [celesti]: ma tutti questi sono desideri [ vani, in quanto permettono soltanto una felicit transeunte]. L'Atman poi non pu es sere definito che in senso negativo: inafferrabile perch non lo si afferra, non s oggetto a decadenza perch non decade, non soggetto ad attaccamento perch non s'att acca; privo di legami, non teme, n pu essere colpito. [Il conoscitore dell'Atman] non oppresso da questi due [pensieri]: "Ho fatto il male, ho fatto il bene per q uesto o per quest'altro motivo", ma entrambi egli supera: non pi l'angustia [il p ensiero di] ci che ha fatto o [di ci] che non ha fatto. 23. Questo stesso espresso nei versetti: Questa la sempiterna grandezza del brahmano: n s'accresce n diminuisce per l'azion e che compie. Bisogna cercare le tracce di questo [Atman]: una volta che lo si s ia conosciuto non si insozzati da azione malvagia.

Perci colui che questo sa diventa calmo, tranquillo, indifferente, paziente, racc olto in s e in se stesso scorge l'Atman, in ogni cosa scorge l'Atman; non lo vinc e il peccato, anzi egli vince ogni peccato, non lo brucia il peccato, anzi egli brucia ogni peccato; libero da peccato, da passioni, da dubbi, egli un vero brah mano. Questo il mondo del Brahman, o gran re; ad esso ti ho fatto giungere". Questo disse Yajnavalkya e Janaka replic: "Io mi consegno a te, o venerabile, e anche i Videha ti consegno [come schiavi]" . 24. Questo in verit il grande increato Atman, che si nutre dei cibi [mortali] e d ona ogni ricchezza. Ricchezza trova colui che cos sa. 25. Questo in verit il grande, increato Atman, non soggetto a vecchiezza, non sog getto a morte, immortale; esso il felice Brahman. Il Brahman invero felicit e sim ile al felice Brahman diventa colui che cos sa. QUINTO BRAHMANA 21 1. Yajnavalkya aveva due mogli, Maitreyi e Katyayani. Di esse Maitreyi amava la scienza sacra, mentre Katyayani conosceva quello che le donne [solitamente] cono scono. Un giorno Yajnavalkya, che stava per accedere a un nuovo stadio di vita, disse: 2. "Maitreyi, cara, io sto per lasciare questo luogo e affrontar la vita del mon aco mendicante e voglio definire la tua situazione con Katyayani". 3. Allora Maitreyi disse: "o signore, se tutta la terra con le sue ricchezze mi toccasse, forse sarei per questo immortale, o no?". "No - le rispose Yajnavalkya - la tua vita sarebbe come quella dei ricchi, ma non dalla ricchezza si pu spera re immortalit". 4. Allora Maitreyi replic: "Che m'importa di ci che non mi fa raggiungere l'immort alit? Ma ti prego, o signore, dimmi ci che tu conosci". 5. Allora Yajnavalkya disse: "Tu, che mi eri gi cara, ancor pi cara mi sei diventa ta. Ors, ti spiegher, ma tu sta attenta alle mie parole". 6. E parl: "Non a causa dell'amore per il marito caro il marito, ma a causa dell' amore di s caro il marito. Non a causa dell'amore per la moglie cara la moglie, m a a causa dell'amore di s cara la moglie. Non a causa dell'amore per i figli son cari i figli, ma a causa dell'amore di s son cari i figli. Non a causa dell'amore per le ricchezze son care le ricchezze, ma a causa dell'amore di s son care le r icchezze. Non a causa dell'amore per le bestie son care le bestie, ma a causa de ll'amore di s son care le bestie. Non a causa dell'amore per la condizione di bra hmano cara la condizione di brahmano, ma a causa dell'amore di s cara la condizio ne di brahmano. Non a causa dell'amore per la condizione di guerriero cara la co ndizione di guerriero, ma a causa dell'amore di s cara la condizione di guerriero . Non a causa dell'amore per i mondi son cari i mondi [ai loro abitatori celesti e terrestri], ma a causa dell'amore di s son cari i mondi. Non a causa dell'amor e per gli dei son cari gli dei, ma a causa dell'amore di s son cari gli dei. Non a causa dell'amore per i Veda son cari i Veda, ma a causa dell'amore di s son car i i Veda. Non a causa dell'amore per le creature son care le creature, ma a caus a dell'amore di s son care le creature. Non v' nessun oggetto che si desideri per amore di esso oggetto, bens si desiderano tutti gli oggetti per amore del proprio s. il s dunque che bisogna guardare e sentire, al s che bisogna pensare e rivolger e la propria attenzione, o Maitreyi; quando, o cara, si vede, si ascolta, si pen sa, si conosce il s tutto l'universo conosciuto.

7. La dignit di brahmano abbandona colui che questa dignit pensa esistente al di f uori dell'Atman; la dignit di guerriero abbandona colui che la pensa esistente al di fuori dell'Atman; i mondi abbandonano colui che li pensa esistenti al di fuo ri dell'Atman; gli dei abbandonano colui che li pensa esistenti al di fuori dell 'Atman; i Veda abbandonano colui che li pensa esistenti al di fuori dell'Atman; le creature abbandonano colui che le pensa esistenti al di fuori dell'Atman; l'u niverso intero abbandona colui che lo pensa esistente al di fuori dell'Atman. La dignit brahmanica, la dignit guerriera, i mondi, gli dei, i Veda, le creature, l' intero universo non son altro che l'Atman. 8. Come non possibile afferrare i suoni che escono da un tamburo battuto, ma pre si il tamburo o chi lo batte pur il suono resta preso; 9. come non possibile afferrare i suoni d'una conchiglia nella quale si soffi, m a presi la conchiglia o chi vi soffia dentro pur il suono resta preso; 10. come non possibile afferrare i suoni d'un liuto che venga suonato, ma presi il liuto o il suonatore del liuto pure il suono resta preso: [cos il mondo pu cono scersi soltanto afferrando, ossia conoscendo, l'Atman]. 1 l. Come da un fuoco attizzato con legna umida si sprigiona in ogni parte il fu mo, cos in verit sono emanazione di questo grande Essere il Rgveda, il Yajurveda, il Samaveda, gli scongiuri e le magie, i racconti epici, le leggende antiche, le scienze, le dottrine esoteriche, i versi, i trattati dottrinali, le esegesi, i commenti, i sacrifici, le libagioni, cibi e bevande, questo mondo e quell'altro e tutte le creature. E tutte queste cose in lui ritornano, 12. come l'oceano il luogo di raccolta di tutte le acque, e cos la pelle il luogo di raccolta di tutte le sensazioni tattili, le narici sono il luogo di raccolta di tutti gli odori, la lingua il luogo di raccolta di tutti i sapori, l'occhio il luogo di raccolta di tutte le immagini, l'orecchio il luogo di raccolta di tu tti i suoni, la mente il luogo di raccolta di tutti i pensieri, il cuore il luog o di raccolta di tutte le conoscenze, le mani il luogo di raccolta di tutte le a zioni, l'organo genitale il luogo di raccolta di tutti i piaceri, l'ano il luogo di raccolta di tutte le escrezioni, i piedi il luogo di raccolta di tutti i mov imenti, la parola il luogo di raccolta di tutte le scienze. 13. Come un blocco di sale che non ha parti interne e parti esterne [diverse], m a un blocco compatto di sapore, cos questo Atman, o cara: senza parti interne e p arti esterne [diverse], esso sorto come un blocco compatto di conoscenza per [se rvire] le creature individuali e ne segue la sparizione. Ed io quindi affermo: N on c' coscienza dopo la morte". Queste furono le parole di Yajnavalkya. 14. Maitreyi allora disse: "O signore, con queste parole mi hai gettato in un gr ande turbamento: ma io questo [Atman] non lo conosco''. Ma egli replic: "O cara, io non dico parole che possano turbarti: questo Atman indistruttibile e non sogg etto a perire. 15. Quando c', per cos dire, dualit [di un individuo rispetto a un altro individuo] , allora l'uno vede l'altro, lo fiuta, lo gusta, gli parla, lo ascolta, lo pensa , lo tocca, lo conosce. Ma quando la totalit dell'individuo [ossia corpo e blocco di conoscenza] diventato il S, con che cosa e chi potr [l'individuo dissoltosi ne l S universale] vedere, fiutare, gustare, parlare, ascoltare, pensare, toccare, c onoscere? Con che cosa potr conoscersi quello per mezzo del quale tutto l'univers o conosce ?". E prosegui: "L'Atman pu essere definito soltanto in senso negativo: esso inafferrabile perch non lo si afferra, non soggetto a decadenza perch non de cade, non soggetto ad attaccamento perch non s'attacca; privo di legami, non teme , n pu essere colpito. Chi mai potrebbe conoscere il conoscitore? Cos hai ricevuto l'insegnamento, o Maitreyi, e tanto in verit [ci che si riferisce all'] immortalit" . Cos detto, Yajnavalkya lasci la dimora.

SESTO BRAHMANA Ecco ora l'elenco dei maestri: Pautimasya [ricevette la dottrina] da Gaupavana, questi da Pautimasya, questi da Gaupavana, questi da Kausika, questi da Kaundiny a, questi da Sandilya, questi da Kausika e da Gautama, Gautama da Agnivesya, que sti da Gargya, questi da [un altro] Gargya, questi da Gautama, questi da Saitava , questi da Parasaryayana, questi da Gargyayana, questi da Uddalakayana, questi da Jabalayana, questi da Madhyandinayana, questi da Saukarayana, questi da Kasay ana, questi da Sayakayana, questi da Kausikayani, questi da Ghrtakausika, questi da Parasaryayana, questi da Parasarya, questi da Jatukarnya, questi da Asurayan a e da Yaska, Asurayana da Traivani, questi da Aupajandhani, questi da Asuri, qu esti da Bharadvaja, questi da Atreya, questi da Manti, questi da Gautama, questi da [un altro] Gautama, questi da Vatsya, questi da Sandilya, questi da Kaisorya Kapya, questi da Kumaraharita, questi da Galava, questi da Vidarbhi Kaundinya, questi da Vatsanapat Babhrava, questi da Pathin Saubhara, questi da A yasya Angirasa, questi da Abhuti Tvastra, questi da Visvarupa Tvastra, questi da gli Asvin, gli Asvin da Dadhyanc Atharvana, questi da Atharvan Daiva, questi da Mrtyu Pradhvamsana, questi da Pradhvamsana, questi da Ekarsi, questi da Vipracit ti, questi da Vyasti, questi da Sanaru, questi da Sanatana, questi da Sanaga, qu esti da Paramesthin, questi dal Brahman. Il Brahman l'esistente di per s: onore a l Brahman! Note: 1. La quarta lettura racchiude nel terzo, quarto e quinto brahmana la pi suggesti va dichiarazione della dottrina di Yajnavalkya, che nella sola realt dello spirit o, uno e indiviso, vede la soluzione del mistero della vita e della morte. 2. Janaka espone a Yajnavalkya le opinioni di sei maestri, che hanno identificat o il Brahman in varie facolt dell'uomo. Ma - dice Yajnavalkya - al di l di ques te facolt esistono delle entit, localizzate nello spazio (al di fuori di questo no n esiste nulla), delle quali le varie facolt sono la "sede", in quanto quelle ent it non si realizzano se non nelle singole facolt, che sono pertanto identiche con quelle entit. Ad esempio la parola presuppone la conoscenza, per non esiste una co noscenza in astratto, bens soltanto la realizzazione di essa, concretata nella pa rola. In ogni modo siamo sempre di fronte ad aspetti parziali del Brahman, ossia parola, respiro ecc. partecipano della natura del Brahman, che per non si esauri sce in una soltanto di queste facolt. 3. Ossia come chi ha ricevuto un'istruzione corretta, anche se non completa. 4. Yajnavalkya dice di voler spiegare dove si vada dopo la morte e comincia a pa rlare del soggetto individuale della conoscenza, dell'anima, che nella veglia tr aspare dagli occhi distinta in due figure, Indra e Viraj, le quali nel sonno si congiungono nel profondo del cuore. Ma questa anima che si ciba di cibo sottile l'intero universo, l'Atman ineffabile e indefinibile, che d la pace suprema, con ci rendendo vana ogni questione relativa alla morte e al destino che seguir. Nella pupilla dell'uomo si riconosce una figura umana, che ha la sua controparte macr ocosmica nella figura umana che si ravvisa nel disco del sole. 5. Cfr. B.Up., 3, 9, 26. 6. Nel terzo e nel quarto brahmana Yajnavalkya, che sembra piuttosto restio a co municare la sua dottrina ma deve tener fede a una promessa fatta a Janaka quando questi gli aveva rivelato i misteri della liturgia del fuoco (cfr. Satapatha br ahmana, XI, 6, 2, 10), espone le sue teorie sull'Atman, che la luce interiore de ll'uomo (3, 1-6). Yajnavalkya ne esamina funzioni e caratteristiche prima nello stato di veglia e di sogno (3, 7-18), poi nello stato di sonno profondo (3, 19-3 4), al momento della morte (3, 35-4, 2), durante le successive reincarnazioni (4 , 2-6), infine quando si raggiunge la liberazione (4, 7-23). Quest'ultimo colloq

uio di Yajnavalkya con Janaka, pur composto di brani di varia provenienza, racco glie in maniera abbastanza coerente la dottrina idealistica dell'identit Atman-Br ahman. 7. In realt sono i sensi a muoversi. 8. Diverse sono le condizioni dell'Atman: soffre in questo mondo, o gode felicit assoluta nel mondo del Brahman, o nel sonno, con o senza sogni, ha un'anticipazi one pi o meno completa del mondo del Brahman. Nel corso della vita l'Atman vaga a suo piacere tra lo stato di veglia e quello di sonno, durante il quale si crea un nuovo mondo (o ricorda ci che nello stato di veglia ha visto, 14) che contempl a librandosi simile ad aureo cigno in sconfinate altezze. 9. I dormienti sono i sensi, che insieme con il corpo giacciono privi di attivit. 9 bis. Lo spirito trova qualche difficolt a rientrare nel corpo. Alcuni pensano i nvece che stato di veglia e stato di sogno partecipino della stessa natura. Ma l 'obiezione considerata irrilevante sempre lo spirito che si crea il mondo del so gno, anche se lo riproduce solamente dalle esperienze vissute. 10. Questo paragrafo sembra da espungere, poich dello stato di sonno profondo si parler soltanto a partire dal paragrafo 19. 11. Nel sonno profondo senza sogni (durante il quale lo spirito, attraverso le 7 2.000 vene si ritira nel cavo del cuore) si ha un preannuncio della beatitudine dell'unione con l'Assoluto e viene a cessare la conoscenza, la quale esige una d istinzione tra soggetto e oggetto del conoscere, tra mondo esteriore e mondo int eriore. 12. Simbolicamente l'acquietamento delle passioni viene rappresentato dall'ocean o immobile, sul quale l'Atman erra, simile a cigno solitario. 12 bis, Cfr. T.Up., 2, 8. 13. Ossia: sta strappandomi tutta la dottrina segreta. 14. Nel respiro, che il luogo d'origine della vita ed l'ultimo ad abbandonare il corpo al momento della morte, si raccolgono gli organi di senso, che poi seguon o l'anima, come la sua corte un re. Il par. 33 sembra aver suggerito l'inserzion e del par. 37, che introduce il motivo dell'ottenimento di ogni beneficio e di o gni servizio da parte di chi conosce l'Atman-Brahman. 15. In questo ritirarsi nel cuore dell'Atman corporeo, ossia dell'anima individu ale, insieme con tutti gli elementi vitali, c' un'allusione al raffreddarsi progr essivo del cadavere. 16. Uscito dal corpo insieme con tutti i sensi (opinione contraria espressa in 3 , 2, 11), l'Atman passa in un altro corpo, portandosi dietro il carico delle azi oni compiute, che determineranno la condizione della nuova vita. Il passaggio av viene immediatamente senza un soggiorno in un altro mondo (per nel secondo verset to del par. 6 sembra di cogliere un accenno a una dimora ultraterrena): non infa tti qui conosciuta o accettata la teoria della via degli dei e dei Mani, per la quale vedi B.Up., 6, 2, 15-16; Ch.Up., 5, 10; Kaus.Up., 1. 17. Leggo savijnano bhavati sa, vijnanam evanvavakrmati, e intendo la frase come una riconferma dell'incoscienza che sopraggiunge alla morte (cfr. anche sotto ai 55 3-4, dove [come P. THIEME, OP. cit., p. 60] ho inteso avidym gamayitv: "avendo fatto precipitare [il corpo] nell'incoscienza"). In questo passaggio s'anticipa la posteriore dottrina del "corpo sottile" che accompagna l'anima d'esistenza i n esistenza fino alla liberazione. 18. Intendo: colui che si riconosce come Brahman, e quindi non ha pi desideri, no n deve aspettare la dissoluzione della morte: ancora in vita egli ha raggiunto l 'Assoluto, un jivanmukta.

19. Le strofe 8 e 9 mi sembra che bene riassumano il pensiero del veggente: la v erit si scopre guardando entro noi stessi, sicch lungo la strada che parte dal cuo re (cfr. 2, 1, 19), i Cui colori riproducono i colori dei raggi solari, salir al mondo del Brahman il saggio che bene agisce. dunque riconosciuto il valore d'una condotta morale, come in seguito saranno anche ammesse le pratiche rituali e as cetiche, anche se in realt colui che conosce il Brahman superiore a ogni distinzi one di bene e di male e ad ogni rito (cfr. i 22 e 23). 20. Secondo il commento che va sotto il nome di Sankara si tratta dei Gandharva, dei Mani, degli dei, degli asura e dei rakshasa. 21. Il colloquio tra Yajnavalkya e Maitreyi qui riportato sembra una versione se condaria dell'analogo colloquio di 2, 4.

QUINTO ADHYAYA 1 PRIMO BRAHMANA 1. Pieno quello, pieno questo. Dal pieno nasce il pieno. Se pur si prende il pie no dal pieno rimane intatto il pieno. Om. Il Brahman l'etere, l'etere primordiale, l'etere agitato dal vento. Cos disse il figlio di Kauravyayani. Esso il Veda, che i brahmani conoscono; per suo mezz o io conosco ci che deve essere conosciuto 2. SECONDO BRAHMANA 3 1. I tre figli di Prajapati, gli dei, gli uomini e i demoni, stavano compiendo i l loro alunnato presso il padre Prajapati. Compiuto il periodo dell'alunnato, gl i dei dissero: "Parlaci, o Signore!". Allora egli pronunci questa sillaba: "Da" e aggiunse: "Avete capito?". "Abbiamo capito - risposero quelli - ci hai detto: dominatevi (damyata)". "S - egli concluse - avete capito". 2. Di poi gli uomini dissero: "Parlaci, o Signore!". Allora egli pronunci questa sillaba: "Da" e aggiunse: "Avete capito?". "Abbiamo capito - risposero quelli ci hai detto: donate (datta)". "S - egli concluse - avete capito". 3. Quindi i demoni dissero: "Parlaci, o Signore!". Allora egli pronunci questa si llaba: "Da" e aggiunse: "Avete capito?". "Abbiamo capito - risposero quelli - ci hai detto: abbiate compassione (dayadhvam)". "S - egli concluse - avete capito". Questo invero intende la voce celeste, cio il tuono, quando fa udire il suo da d a da: dominatevi, donate, abbiate compassione. E proprio queste tre virt bisogna praticare, il dominio di s, il far l'elemosina, la compassione. TERZO BRAHMANA 4 1. Il cuore Prajapati, il Brahman, tutto. Tre sillabe compongono la parola: hr-d a-ya. La prima hr: a colui che cos sa portano offerte (abhi-hr) sia i suoi [paren ti], sia gli estranei. L'altra sillaba da: a colui che cos sa donano (da) sia i p arenti sia gli estranei. L'ultima sillaba yam: perviene (i = ya) al mondo celest e, colui che cos sa. QUARTO BRAHMANA 1. Questo (la realt empirica) in verit quello (la realt metempirica, il Brahman), e quello questo: esiste soltanto una verit. Colui che conosce [veramente] quel gra nde spirito primigenio e sa che il Brahman la verit, costui conquista tutti i mon

di. E come potrebbe essere vinto colui che conosce quel grande spirito primigeni o e sa che il Brahman la verit? Invero il Brahman la verit.

QUINTO BRAHMANA 5 1. Al principio l'universo non era che acqua. Le acque produssero la verit, ossia il satya che il Brahman, [il Brahman] gener Prajapati, Prajapati gli dei. Gli de i onorano il satya. Questo costituito di tre sillabe: sa-ti-yam. Sa la prima sil laba; ti la seconda, yam la terza sillaba. La prima e l'ultima sillaba indicano il satya (il reale e il vero), nel mezzo c' l'anrta (la menzogna, il male) 6; ma l'anrta stretto dalle due parti dal satya e diventa esso stesso satya. L'anrta n on colpisce colui che cos sa. 2. Ora ci che il reale, il sole lass. L'essere [che sta] nel disco solare (il Brah man cosmico) e l'essere [che sta] nell'occhio destro (il Brahman individuato), c ostoro sono fondati l'uno sull'altro: a causa dei raggi il primo si fonda sul se condo, questo a causa dei soffi vitali [riposa] su quello 7. Quando lo spirito d ell'uomo sul punto di dipartirsi, allora vede nitidamente il disco [del sole]: i raggi infatti non pi gli fanno ostacolo. 3. Dell'essere [che sta] nel disco solare, la testa Bhuh: una la testa, una la s illaba. Le braccia sono Bhuvah: due le braccia, due le sillabe. I piedi sono Saa r: due i piedi, due le sillabe (su + ar). Il suo nome segreto ahar ("giorno"). C olui che cos sa stronca (han) il male e se ne libera (ha). 4. Dell'essere [che sta] nell'occhio destro, la testa si chiama Bhuh: una la tes ta, una la sillaba. Le braccia si chiamano Bhuvah: due le braccia, due le sillab e. I piedi si chiamano Svar: due i piedi, due le sillabe. Il suo nome segreto aham ("io"). Stronca (han) il male e se ne libera (ha) colui che cos sa. SESTO BRAHMANA 1. Questo essere costituito di pensiero, la cui natura luce, risiede dentro il c uore come un chicco di riso, un granello d'orzo. E questo stesso il signore di t utto, il padrone di tutto, tutto esso governa, qualunque cosa esista. SETTIMO BRAHMANA 1. Il lampo (vidyut) il Brahman, cos si dice. Il lampo si chiama vidyut da vi-da (spezzare, liberare): infatti libera dal male colui che sa che il lampo il Brahm an. Invero il lampo il Brahman. OTTAVO BRAHMANA 8 1. Bisogna venerare la Parola come la vacca. Quattro sono i suoi capezzoli: le f ormule sodha, vasat, hanta, svadha. Da due di questi capezzoli, le formule svaha e vasat, traggono vita gli dei; dalla formula hanta traggono vita gli uomini; d alla formula svadha traggono vita gli spiriti dei trapassati. Il soffio vitale i l suo toro, la mente il vitello. NONO BRAHMANA 9 1. Agni Vaisvanara (il fuoco universale) quello che risiede nell'interno dell'uo mo e che fa digerire ci che si mangia. l: suo il ronzio che si ode quando si chiu dono le orecchie. Quando [l'anima] sta per andarsene, non si ode pi quel ronzio. DECIMO BRAHMANA 10

1. Quando l'uomo si diparte da questo mondo, va nell'aria. Questa gli si apre [p er uno spazio grande] come il foro d'una ruota d'un carro: attraversandolo egli si porta in alto e giunge al sole. Questo gli si apre [per uno spazio grande] co me l'apertura d'un tamburo: attraversandolo egli si porta in alto e giunge alla luna. Questa gli si apre [per uno spazio grande] quanto un timpano: egli l'attra versa e ascende ancora. Giunge a un mondo senza caldo n freddo: qui dimora per un 'infinit di anni. UNDECIMO BRAHMANA 1. Suprema ascesi affronta colui che torturato dalle malattie: ottiene il mondo supremo colui che cos sa. Suprema ascesi invero affronta colui che morto portano nella foresta: ottiene il mondo supremo colui che cos sa. Suprema ascesi invero a ffronta colui che morto depongono sul rogo: ottiene il mondo supremo colui che c os sa 11. DODICESIMO BRAHMANA 1. Alcuni han detto che il cibo il Brahman. Non vero: infatti il cibo si deterio ra senza il respiro vitale. Altri dicono che il respiro vitale il Brahman. Anche questo non vero, perch il respiro vitale s'esaurisce senza il cibo. Ma quando siano congiunte in u nit, queste due divinit possono procedere verso la perfezione. A questo riguardo d isse un giorno Pratrda al padre: "Che mai di buono potrei fare a chi sa ci, che m ai di male potrei fargli [, dato che superiore a tutto] ?". Quello rispose con u n gesto della mano: "Le cose non stanno cos, o Pratrda. Chi mai, soltanto perch s' congiunto in unit con quelle due [divinit], giunge alla perfezione?". Poi gli diss e: "Vi". La sillaba vi indica il nutrimento, tutte le creature quaggi sono infatt i fondate (vista) sul nutrimento. Poi disse ancora: "Ram". La sillaba ram indica il respiro vitale, tutte le creature quaggi godono (ram) quando c' il respiro vit ale. Tutte le creature vengono a lui, tutte le creature si compiacciono in colui che cos sa 12. TREDICESIMO BRAHMANA 13 1. [Parliamo del]l'uktha (inno). In verit respiro vitale e uktha son la stessa co sa: infatti il respiro vitale solleva (utthapuyati) tutto l'universo. Un forte f iglio conoscitore dell'uktha nasce da colui che cos sa ed egli ottiene l'unione c on l'uktha e la dimora nella sua stessa sede. 2. [Ora parliamo del] yajus (formula sacrificale). In verit respiro vitale e yaju s son la stessa cosa: infatti tutte le creature si ricongiungono (yujyante) nel soffio vitale. Tutte le creature s'uniscono per [garantire] l'eccellenza a colui che cos sa, ed egli ottiene l'unione con il yajus e la dimora nella sua stessa s ede. 3. [Parliamo del] saman (canto). In verit respiro vitale e saman son la stessa co sa: infatti tutte le creature convergono (samyanci) nel respiro vitale. Tutte le creature concordi operano per il bene di colui che cos sa ed egli ottiene l'unio ne con il saman e la dimora nella sua stessa sede. 4. [Parliamo del]lo ksatra (nobilt militare). In verit respiro vitale e nobilt mili tare son la stessa cosa: infatti il respiro vitale la nobilt dei guerrieri. Il re spiro vitale difende (tra) dall'essere offresi (ksan). Ottiene una potenza irres istibile colui che questo sa e conquista l'unione con lo ksatra e la dimora nell a sua stessa sede. QUATTORDICESIMO BRAHMANA 14 1. Bhumi, antariksa, dyauh (terra, atmosfera, cielo): in tutto sono otto sillabe

. Pure otto sillabe contiene il [primo] verso della gayatri ed esso quel [trinom io]. Quanto esiste nei tre mondi, tutto conquista colui che cos conosce il [primo ] verso [ della gayatri ] . 2. Rcah, yajumsi, samani (Rg-, Yajur- e Sama veda): in tutto sono otto sillabe. Pure otto sillabe contiene il [secondo] verso della gayatri ed esso quel [trinomio]. Tutta intera la triplice scienza conquis ta colui che cos conosce il [secondo verso [della gayatri]. 3. Prana, Apana, Vyana: in tutto sono otto sillabe. Pure otto sillabe contiene i l [terzo] verso della gayatri ed esso quel [trinomio]. Tutto quanto vivente, tut to ci conquista colui che cos conosce il [terzo] verso [della gayatri]. Poi il suo quarto (turiya) verso, risplendente, [il sole] che riluce oltre l'atm osfera. Esso si chiama "turiya" perch il quarto; si chiama "risplendente", perch a pparisce, per dir cos, luminoso; si chiama "al di l dell'atmosfera", perch brilla b en al di sopra di ogni pulviscolo atmosferico. E del pari riluce per gloria e sp lendore colui che cos conosce questo verso della gayatri. 4. La gayatri si fonda su questo quarto verso risplendente, al di l dell'atmosfer a. Esso a sua volta fondato sulla verit; la verit infatti la vista, poich la vista la verit. [: per questo che quando due s'avvicinano litigando e uno dice: "Io ho visto", l'altro dice: "Io ho udito", a colui che dice d'aver visto che dobbiamo prestare fede. La verit a sua volta fondata sulla forza; la forza il soffio vital e; quindi la verit fondata sul soffio vitale. Per questo si dice che la forza sup eriore alla verit. In rapporto all'individuo la gayatri quindi cos fondata. La gay atri protegge (tra) i gaya; i gaya sono i prana 15; dunque protegge i prana e po ich protegge i gaya detta gayatri. Essa quella savitri che il maestro insegna. Es sa protegge i prana di colui al quale stata insegnata. 5. Alcuni insegnano una Savitri di metro anustubh (ossia di quattro versi), dice ndo che la parola [del Veda] anustubh e che in tal modo essi vogliono insegnarla . Non bisogna fare cos; bisogna invece insegnare la savitri con il metro gayatri (ossia in tre versi). Se colui che cos sa riceve un grosso compenso, non nulla in confronto con un solo pada della gayatri. 6. Colui che ottenesse tutti i tre mondi pieni (di ricchezze), sarebbe come se o ttenesse il primo verso della gayatri. Colui che ottenesse tutta intera la tripl ice scienza, costui come se ottenesse il secondo verso della gayatri. Colui che ottenesse tutto ci che respira, costui come se ottenesse il terzo verso della gay atri. Ma il quarto verso, il risplendente, che riluce al di l d'ogni pulviscolo atmosferico, nessuno pu ottenerlo. Donde potr ebbe ottenersi tanto grande cosa? 7. Ecco il modo di glorificarla: Gayatri, tu hai un piede, due piedi, tre piedi, quattro piedi; senza piedi (apad) sei tu, infatti non cadi mai (na padyase). On ore al tuo quarto piede, risplendente, al di l d'ogni pulviscolo atmosferico. Se uno dice in relazione a uno che odia: "Possa costui non ottenere la tal cosa", o ppure: "Che non sia esaudito il suo desiderio", o anche: "Possa io ottenere quel lo [che appartiene a lui]", non si realizza il desiderio di colui contro il qual e si recita questo omaggio [alla gayatri]. 8. Ecco quanto Janaka, re di Videha, disse a Budila Asvatarasvi: "Come mai tu ch e dicevi d'esser conoscitore della gayatri' sei diventato elefante e porti i pes i?". "O signore, non conobbi la bocca di essa", cos egli rispose. La bocca di ess a Agni. Per quante siano le cose che si gettano sul fuoco, [esso] tutte le bruci a. Del pari colui che cos sa, se anche commette molti peccati, tutti li consuma e rimane puro, candido, senza vecchiezza, immortale. QUINDICESIMO BRAHMANA 16

1. Da un aureo disco coperto il volto del vero. Levalo, o Pusan, affinch io, che ho per legge il vero, possa vederlo! O Pusan, unico saggio, o tu che controlli, o Sole, o Figlio di Prajapati, dividi i tuoi raggi, raccogli il tuo splendore! Quello che il tuo aspetto pi fausto, ecco io lo scorgo: quella persona lass, quell a son io! Il respiro [se ne vada] nel soffio immortale e questo corpo finisca in cenere. O coscienza, ricordati delle tue azioni, ricordati! O coscienza, ricordati delle tue azioni, ricordati! O Agni, che tu possa condurci per il retto sentiero alla prosperit, o dio, tu che conosci tutte le vie! Tieni da noi lontano il peccato che travia! E noi ti rend eremo il pi alto omaggio! Note: 1. La quinta lettura della B.Up. una raccolta di aforismi per lo pi staccati tra loro, di diversa origine, di varia epoca, molto spesso indulgenti a giochi di pa role, a enigmi, a etimologie fantasiose. 2. L'Assoluto (quello), pur manifestandosi nel mondo visibile (questo), nulla pe rde della sua completezza. L'identificazione del Brahman con l'etere vuol adombr are il carattere incorporeo del primo, il quale anche il Veda, che comprende ogn i conoscenza. 3. Si raccomanda 1a pratica delle virt, in una valutazione nettamente positiva de i valori della vita. 4. Il cuore racchiude in s tutto l'universo, con il quale s'identifica. Tutto ott iene colui che conosce il valore etimologico delle sillabe costituenti il suo no me. 5. Tra mondo empirico e Assoluto, tra Brahman individuato e Brahman cosmico esis te identit: ognuno dei due (rappresentati dal sole e dall'occhio e dai personaggi che in essi s'immaginano) comprende tutte le parti dell'universo (Bhuh, Bhuvah, Svar, terra, atmosfera, cielo) e anche assai simile il loro nome segreto. 6. La sillaba ti equiparata ad anrta perch in questa parola si trova la lettera t , mentre mancano le sillabe sa e yam. 7. Senza l'occhio non si vedono i raggi del sole, ma questo la fonte della vita dell'individuo. 8. La Parola, che sacra in quanto permette l'effettuazione del sacrificio, equip arata alla vacca. Le quattro invocazioni sono rivolte nel rituale agli dei, ai M ani e, come esortazione, agli uomini. Altrove la mente il padre, il prana il fig lio della parola (v. B.Up., 1, 4, 17; 1, 5, 7). 9. Agni Vaisvanara anche simbolo dell'Atman; anche un'osservazione fisiologica s erve quindi come spunto per la ricerca fondamentale dell'Upanisad, la ricerca de l principio unico. 10. Si ha qui un accenno alla dottrina della via degli dei, che sar pi ampiamente sviluppata in 6, 2, 15-16. 11. La vera ascesi consiste nel sopportare coraggiosamente i mali indissolubilme nte congiunti con la vita. 12. Mentre Pratrda materialisticamente risolve tutta la realt nell'unione di cibo

e respiro, il padre suo afferma che non basta vivere per giungere alla perfezio ne e gli suggerisce la parola virama, "distacco, rinuncia", che comprende e supe ra ogni fenomeno, come viene "dimostrato" con un artificio etimologico. 13. Il soffio vitale identificato, per mezzo delle solite elucubrazioni etimolog iche, con i quattro Veda (lo ksatra indicherebbe l'Atharvaveda, pi vicino alla ca sta guerriera e diretto a proteggere magicamente dalle forze del male). Oppure l e tre prime identificazioni alludono alla casta sacerdotale nelle sue varie funz ioni e la quarta alla casta guerriera. 14. Esaltazione della savitri o gayatri, una delle formule pi sacre del Rgveda (3 , 62, 10), dedicata all'esaltazione del sole. ("Questo splendore eccellente del dio Sole noi meditiamo - Possa Vivificare le nostre menti"). Il quarto ver so, che assicura un potere magico sui nemici, invisibile e al di l d'ogni contatt o umano, ma a sua volta basato sulla forza e sul soffio vitale. Subito dopo si d ice che Budila, ignorando che la bocca della gayatri Agni, rinacque come l'elefa nte che porta Janaka: e ci probabilmente significa che il culto apre la via alla perfezione. 15. I prana, ossia i sensi sono chiamati gaya, propriamente "famigli", perch, com e ad esempio la parola, producono rumore (gayanti). 16. Preghiera del morente, che s'augura di veder nel disco dei sole la figura um ana simbolo del Brahman, eguale al pi vero se stesso. Gli spiriti vitali si riuni ranno ai loro archetipi universali, mentre le azioni compiute determineranno la condizione della rinascita. Le stesse strofe compaiono in Isa Up., 15-18. SESTO ADHYAYA 1 PRIMO BRAHMANA 1. In verit, colui che conosce il primo e l'ottimo diventa il primo e l'ottimo tr a i suoi. Il soffio vitale invero il primo 2 e l'ottimo. Primo e ottimo tra i su oi e anche tra coloro tra i quali vuol esserlo diventa colui che cos sa. 2. In verit, colui che conosce la pi ricca, diventa il pi ricco tra i suoi. La paro la invero la pi ricca 3. Il pi ricco tra i suoi, e anche tra coloro tra i quali vu ol esserlo, diventa colui che cos sa. 3. In verit, colui che conosce il fondamento, ben sicuro su un terreno piano, ben sicuro su un terreno impervio. La vista invero il fondamento: infatti per mezzo della vista si sicuri su un terreno piano, si sicuri su un terreno impervio. ben sicuro su un t erreno piano, ben sicuro su un terreno impervio, colui che cos sa. 4. In verit, per colui il quale conosce la prosperit, per costui prosperano tutti i desideri che possa avere. L'udito invero la prosperit: per mezzo dell'udito inv ero prospera [la conoscenza di] tutti i Veda. Prosperano tutti i desideri per co lui che cos sa. 5. In verit, colui che conosce il rifugio, diventa il rifugio per i suoi, il rifu gio per le genti. La mente invero il rifugio 4. Diventa rifugio per i suoi, rifu gio per la gente, colui che cos sa. 6. In verit, colui che conosce la procreazione s'accresce in discendenza, in arme nti. Lo sperma invero la procreazione. S'accresce in discendenza, in armenti col ui che cos sa. 7. I soffi vitali, che erano in lizza per il primato, si recarono dal Brahman e gli dissero: "Chi il migliore tra noi ?". Quello rispose: "Colui per la mancanza del quale si pensa che il corpo stia peggio, costui il migliore tra voi".

8. La parola se ne and. Stette via un anno, ritorn e chiese: "Come avete potuto vi vere senza di me ?". Gli altri risposero: "Siamo vissuti come i muti che non dic ono parola, [ma] respirano con il respiro, vedono con la vista, odono con l'udit o, conoscono con la mente, generano con lo sperma". La parola allora riprese il suo posto. 9. Se ne and la vista. Stette via un anno, ritorn e chiese: "Come avete potuto viv ere senza di me?". Gli altri risposero: "Siamo vissuti come i ciechi, i quali no n vedono con la vista, [ma] respirano con il respiro, s'esprimono con la parola, odono con l'udito, conoscono con la mente, generano con lo sperma". La vista al lora riprese il suo posto. 10. Se ne and quindi l'udito. Stette via un anno, ritorn e chiese: "Come avete pot uto vivere senza di me?". Gli altri risposero: "Siamo vissuti come i sordi, i qu ali non odono con l'udito, [ma] respirano con il respiro, s'esprimono con la par ola, vedono con la vista, conoscono con la mente, generano con lo sperma". L'udi to allora riprese il suo posto. 11. Se ne and quindi la mente. Stette via un anno, ritorn e chiese: "Come avete po tuto vivere senza di me?". Gli altri risposero: "Siamo vissuti come gli sciocchi , i quali non pensano con la mente, [ma] respirano con il respiro, s'esprimono c on la parola, vedono con la vista, odono con l'udito, generano con lo sperma". A llora la mente riprese il suo posto. 12. Se ne and quindi lo sperma. Stette via un anno, ritorn e chiese: "Come avete p otuto vivere senza di me?". Gli altri risposero: "Siamo vissuti come gli eunuchi , i quali non generano con lo sperma, [ma] respirano con il respiro, s'esprimono con la parola, vedono con la vista, odono con l'udito, conoscono con la mente". Lo sperma riprese allora il suo posto. 13. Ma quando il respiro stava per allontanarsi, esso trascin via con s tutti gli altri sensi, come un grande nobile destriero del Sindh trascinerebbe con s i pali delle pastoie 5. Allora [gli altri sensi] dissero: "O signore, non andartene, n on possiamo vivere senza di te". "Se ci vero, allora fatemi un omaggio". "Va bene ", risposero quelli. 14. La parola disse: "Per quanto io sia la pi ricca, sei tu quello che [veramente ] il pi ricco". La vista disse: "Per quanto io sia il fondamento, tu sei il [vero ] fondamento". L'udito disse: "Per quanto io sia la prosperit, tu sei la [vera] p rosperit". La mente disse: "Per quanto io sia il rifugio, tu sei il [vero] rifugi o". Lo sperma disse: "Per quanto io sia la procreazione, tu sei la [vera] procre azione". "Se io son tale, qual il mio nutrimento, qual' la mia veste?". "Qualunqu e cosa, fino a [ci che mangiano] i cani, i vermi, gli insetti, gli uccelli, tutto tuo nutrimento e veste tua son le acque". Per colui che cos conosce il nutriment o del respiro, non c' cosa mangiata che non sia cibo, non c' cosa accettata che no n sia cibo 6. I sapienti, che conoscono ci (ossia la veste del respiro) si riscia cquano la bocca prima di mangiare e pure dopo aver mangiato. Cos essi pensano di non lasciare ignudo il respiro. SECONDO BRAHMANA 7 1. Svetaketu, discendente di Aruni, giunse all'assemblea dei Pancala e vi trov Pr avahana figlio di Jivala, che era circondato dai servitori. Vedutolo, [il re] di sse: "Giovinetto!". Egli rispose: "Sire!". "Sei stato istruito da tuo padre?". " Certamente", rispose Svetaketu. 2. "Sai tu come le creature, lasciando questo mondo, s'avviano in direzioni dive rse?". "No", rispose egli. "Sai come esse tornano ancora in questo mondo?". "No"

, rispose ancora quello. "Sai forse come il mondo di l non si riempie bench tanti siano coloro che continuamente si dipartono di qua?". "No", disse ancora Svetake tu. "Sai tu dopo l'offerta di quante oblazioni le acque, assunta voce umana, si levano e parlano?" 8. "No", rispose ancora egli. "Conosci tu come s'arriva a que lla via che la via degli dei o a quella che la via dei Mani ? Oppure quali azion i bisogna compiere per arrivare a quella via che la via degli dei o a quella che la via dei Mani? E invero noi abbiamo udito le parole del veggente: Due strade per i mortali ho udito che esistono, l'una dei Mani, l'altr a degli dei: su di esse si raduna tutto ci che si muove, tutto ci che si trova tra il padre (cielo) e la madre (terra)". "Io non conosco nulla di questo", disse a ncora Svetaketu. 3. Allora il principe lo invit a rimanere. Ma il ragazzo, senza considerare [l'in vito a] rimanere, corse via, and dal padre e gli disse: "Cos dunque, o venerando, intendevi proclamando che ero stato completamente istruito ?". "Che cosa vuoi di re, o tu che ben ragioni?". "Cinque domande m'ha posto un rappresentante della c asta dei guerrieri: neppure a una ho saputo [rispondere]". "Quali [erano le doma nde] ?". "Queste", rispose Svetaketu, ed elenc i punti principali. 4. Il padre disse: "Come vero che tu mi conosci bene, o caro, cos vero che ci che sapevo, tutto io te l'ho rivelato. Ma vieni, andiamo l e ci faremo insieme suoi d iscepoli". "Signore, vacci tu solo". Allora [Uddalaka] Gautama si rec l dove era la dimora di Pravahana figlio di Jival a. Questi gli fece portare un seggio, gli fece portare l'acqua e gli rese gli on ori dovuti all'ospite; poi gli disse: "Io offro al venerabile Gautama il dono ch e desidera". 5. [Gautama] disse: "Un dono mi stato accordato: allora quello che hai detto dav anti al ragazzo, dillo a me". 6. Ma [il principe] rispose: "O Gautama, questo appartiene ai doni divini; parla di qualche dono umano". 7. [Gautama] replic: " noto che oro, armenti, cavalli, schiave, tappeti, vesti ne ho in abbondanza. Non negarmi, o signore, ci che importante, infinito, senza limi ti". "Allora tu devi esprimere il tuo desiderio, o Gautama, usando la formula co nsueta: Io vengo a te come discepolo. Infatti con queste parole gli antichi comi nciavano il loro noviziato". [Gautama] dunque pronunci la formula dell'alunnato e rimase. 8. [Il principe] disse: "Come vero che io mi auguro che tu e i [tuoi] antenati n on ci siate ostili, o Gautama, cos vero che questa scienza fino a questo momento non fu mai posseduta da alcun brah mano. Io tuttavia te la riveler: chi mai potrebbe respingerti quando parli cos? 9. In verit il mondo di l un fuoco [sacrificale], o Gautama 9. Il sole il combusti bile, i raggi sono il fumo, il giorno la fiamma, i punti cardinali sono i carbon i, i punti intermedi sono le scintille. Gli dei sacrificano in questo fuoco la f ede: da questa oblazione sorge il re Soma 10. 10. In verit Parjanya (dio del temporale) un fuoco [sacrificale], o Gautama. L'an no il combustibile, le nubi sono il fumo, il lampo la fiamma, i fulmini sono i c arboni, i chicchi di grandine sono le scintille. In questo fuoco gli dei sacrifi cano il re Soma: da questa oblazione sorge la pioggia. 11. In verit questo mondo quaggi un fuoco [sacrificale], o Gautama. La terra il co mbustibile, il fuoco il fumo, la notte la fiamma, la luna il carbone, le stelle sono le scintille. In questo fuoco gli dei sacrificano la pioggia: da questa obl azione sorge il cibo.

12. In verit l'uomo un fuoco [sacrificale], o Gautama. La bocca spalancata il com bustibile, il respiro il fumo, la parola la fiamma, la vista il carbone, l'udito costituisce le scintille. In questo fuoco gli dei sacrificano il cibo: da quest a oblazione sorge lo sperma. 13. In verit la donna un fuoco [sacrificale], o Gautama. Il grembo il combustibil e, i peli sono il fumo, la vergogna la fiamma, l'accoppiamento costituisce i car boni, il piacere rappresenta le scintille. In questo fuoco gli dei sacrificano l o sperma: da questa oblazione sorge l'uomo. Questo vive finch dura la vita. Quando poi muore, 14. lo portano sul fuoco del rogo. Il fuoco il fuoco, il combustibile il combust ibile, il fumo il fumo, la fiamma la fiamma, i carboni sono i carboni, le scinti lle sono le scintille. In questo fuoco gli dei sacrificano l'uomo: da questa obl azione vien fuori un personaggio rifulgente di luce 11. 15 12. Coloro che hanno questa conoscenza e coloro che nella foresta venerano la fede come fosse la verit, costoro entrano nella fiamma [del rogo], dalla fiamma [passano] nel giorno, dal giorno nella quindicina della luna crescente, dalla qu indicina della luna crescente nei sei mesi nei quali il sole si muove verso Nord , da questi mesi nel mondo degli dei, dal mondo degli dei nel sole, dal sole nel la regione delle folgori. Giunti che siano nella regione delle folgori, un esser e spirituale [li] fa procedere verso i mondi del Brahman e nei mondi del Brahman distanze infinite essi abitano. Per essi non c' pi ritorno. 16. Coloro che conquistano i mondi celesti con il sacrificio, l'elemosina, l'asc esi, costoro entrano nel fumo, dal fumo [passano] nella notte, dalla notte nella quindicina della luna calante, dalla quindicina della luna calante nel semestre in cui il sole si muove verso il Sud, da questo semestre nel mondo dei Mani, dal mondo dei Mani nella luna. Giunti che siano alla luna, essi diventano nutrimento e gli dei quivi se ne cibano come si cibano della luna con le parole "Accresciti, riduciti!". Poich questa [sosta] per essi terminata, allor a ritornano nello spazio, dallo spazio passano nel vento, dal vento nella pioggi a, dalla pioggia sulla terra. Giunti che siano sulla terra, diventano cibo e di nuovo sono sacrificati in quel fuoco che l'uomo e rinascono in quel fuoco che la donna. Giungendo ai diversi mondi, continuano cos il loro ciclo. Ma coloro che n on conoscono queste due vie, rinascono come vermi, insetti e tutte le specie che mordono". TERZO BRAHMANA 1. Colui che desidera ottenere grandi cose, nel semestre in cui il sole si muove verso il Nord, in un giorno favorevole della quindicina della luna crescente, d opo aver praticato per dodici giorni il rito dell'upasad 12 bis, raduni in un va so o in una coppa di legno di fico ogni sorta di erbe e di frutti e poi spazzi i l luogo, faccia l'aspersione, disponga il fuoco, sistemi [l'erba sacra], faccia l'offerta del burro fuso secondo le regole e quando si in una costellazione masc olina prepari il beveraggio e lo libi dicendo: "[O fuoco] che tutti conosci, a q uelle forze che ostili in te risiedono e rendon vani i desideri dell'uomo, a que ste io offro la loro parte! Ed esse, soddisfatte, mi soddisfino in tutti i desid eri! SvaLa! E a te che, [divinit] ostile, ti interponi e dici: Io voglio oppormi, a te sacrif ico con questa pioggia di burro fuso, [perch tu sia] propizia, Svaha!". 2. Con le parole: "Al primo, Svaha! All'ottimo, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso], fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio] e poi

aggiunge: "Al prana, Svaha!". Con le parole: "Alla ricchissima, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso ], fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio] e poi aggiunge: "Alla parola, Svaha!". Con le parole: "Al fondamento, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso], fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio] e poi aggiunge: "Alla vista, Svaha!". Con le parole: "Alla prosperit, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso], fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio] e poi aggiunge: "All'u dito, Svaha!". Con le parole: "Al rifugio, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso], fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio] e poi aggiunge: "Alla men te, Svaha!". Con le parole: "Alla procreazione, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fus o], fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio] e poi aggiunge: "A llo sperma, Svaha!". Cos dicendo versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa colare la goccia rimasta [nel cucchiaio] nella bevanda. 3. Con le parole: "Ad Agni, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole: "A Soma, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa col are nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole: "Bhuh, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa colar e nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole : "bhuvah, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa co lare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole: "Svah, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa colar e nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole: "Bhuh, Bhuveh, Svah, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fu so] e fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole: "Al Brahman, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole: "Alla casta guerriera, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole: "Al passato, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole: "Al futuro, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole: "All'universo, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. Con le parole: "Al tutto, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e fa c olare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio].

Con le parole: "A Prajapati, Svaha!", versa nel fuoco [parte del burro fuso] e f a colare nella bevanda la goccia rimasta [nel cucchiaio]. 4. Di poi tocca [la bevanda] e dice: "Tu sei ci che si muove (il respiro), tu sei ci che brucia (il fuoco), tu sei ci che completo (il Brahman), tu sei ci che saldo (il firmamento), tu sei l'unico rifugio (la terra). Tu sei stato e sei la silla ba sacra Hin, tu sei stato e sei il canto intonato all'inizio del rito, tu sei c i che viene invocato dall'adhvaryu e pure dal suo aiutante, tu sei ci che splende nell'umido [delle nubi], tu sei l'onnivadente, il signore, il cibo, la luce, tu sei la distruzione, tu sei colui che afferra ogni cosa" 13. 5. Poi alza la bevanda e dice: "Amamsi amam hi te mahi (forse = tu conosci, io h o conosciuto la tua grandezza). Ecco il re, il signore, il sovrano! Possa questo re e signore rendermi sovrano!" . 6. Poi ne beve un sorso e dice: "Questo splendore eccellente... Miele portano i venti, miele i fiumi a colui che giusto; ricche di miele ci sian o le erbe. Bhuh, Svaha! "del dio Sole noi meditiamo. Miele siano la notte e le aurore, ricca di miele sia la polvere della terra, mie le ci sia il padre cielo. Bhuvah, Svaha! "Possa vivificare le nostre menti. Ricco di miele ci sia l'albero, ricco di miele il sole, ricche di miele ci siano le vacche. Svah, Svaha!". Recita cos tutta la savitri e tutte le [strofe] del miele e dice: "Possa io diven tare tutto questo universo! Bhuh, Bhuvah, Svah, Svaha!". Alla fine, dopo aver inghiottito un sorso ed essersi lavato le mani, si siede di etro il fuoco con la testa girata verso oriente. Al mattino rende omaggio al sol e: "Tu sei l'unico fior di ninfea delle regioni celesti! Possa io essere l'unico fior di ninfea tra gli uomini!". Ritornando poi come era venuto, sedutosi dietr o il fuoco, mormora l'elenco [dei maestri che segue]. 7. Uddalaka Aruni rivel [il segreto di] questa [bevanda] a Yajnavalkya Vajasaneya , suo discepolo e aggiunse: "Se uno la versasse anche su un tronco disseccato, n ascerebbero i rami, spunterebbero le foglie". 8. Yajnavalkya Vajasaneya la rivel al discepolo Madhuka Paingya e disse: "Se uno la versasse anche su un tronco disseccato, nascerebbero i rami, apparirebbero e foglie!". 9. Madhuka Paingya la rivel al discepolo Cula Bhagavitti e disse: "Se uno la vers asse anche su un tronco disseccato, nascerebbero i rami, apparirebbero le foglie !". 10. Cula Bhagavitti la rivel al discepolo Janaki Ayahsthuna e disse: "Se uno la v ersasse anche su un tronco disseccato, nascerebbero i rami, apparirebbero le fog lie!".

11. Janaki Ayahsthuna la rivel al discepolo Satyakama Jabala e disse: "Se uno la versasse anche su un tronco disseccato, nascerebbero i rami, apparirebbero le fo glie!". 12. Satyakama Jabala la rivel ai suoi discepoli e disse: "Se uno la versasse anch e su un tronco disseccato, nascerebbero i rami, apparirebbero le foglie!". Non b isogna rivelare [il segreto di] questa [bevanda] a nessun altro se non al figlio o al discepolo. 13. Quattro volte viene impiegato l'udumbara [in questa cerimonia]: di udambara sono infatti il cucchiaio, la coppa, il combustibile, le due bacchette per mesco lare. Dieci sono le specie di cereali domestici: riso, orzo, sesamo, fagioli, mi glio, panico, frumento, lenticchie, piselli e veccia. Dopo che sono stati pestat i, vengono irrorati con latte acido, miele e burro. Poi si liba con il burro fus o. QUARTO BRAHMANA 14 1. L'essenza delle creature la terra, l'essenza della terra l'acqua, dell'acqua le erbe, delle erbe i fiori, dei fiori i frutti, dei frutti l'uomo, dell'uomo lo sperma. 2. Prajapati pens di dover dare all'uomo un sostegno e allora cre la donna. Creata la, la onor di sotto: perci bisogna venerare la donna di sotto. Egli trasse fuori dal suo corpo quella pietra che serve a premere il soma e con essa attacc la donn a. 3. Il grembo di lei l'altare, i peli il letto di erbe, la pelle il torchio per s premere il soma, la matrice il fuoco di mezzo. Quanto grande il dominio di chi c ompie il sacrificio Vajapeya, altrettanto grande il dominio di colui che cos cono scendo effettua l'atto sessuale; egli si appropria delle buone azioni delle donn e. Invece per colui che ignorando ci compie l'atto sessuale, le donne si appropri ano delle sue azioni buone. 4. conoscendo ci che Uddalaka Aruni, Naka Maudgalya e Kumaraharita dissero: "Molt i uomini di discendenza brahmanica lasciano questo mondo impotenti, senza [il fr utto delle] buone azioni e sono coloro che praticano l'atto sessuale senza saper e ci". Molto seme invero si perde nel sonno o nella veglia. 5. In tal caso bisogna toccarlo o anche mormorare questo scongiuro: "Questo mio seme che ora caduto sulla terra, che colato sulle erbe, sulle acque, questo seme io me lo riprendo: di nuovo in me torni il vigore, di nuovo l'energia, di nuovo la prosperit! Di nuovo i fuochi dell'altare, ognuno al suo posto, siano favorevo li!". Cos dicendo prenda [del seme] con l'anulare o con l'indice e se lo strofini in mezzo al petto o alle sopracciglia. 6. Se poi vede riflessa nell'acqua la propria immagine, mormori questi versi: "A me l'energia, il vigore, lo splendore, la ricchezza, [il frutto delle] buone az ioni!". la dea Fortuna tra le donne quella che s' tolti i panni sporchi (dopo le regole). Perci a una donna che abbia tolto i panni sporchi, che sia splendente di bellezz a, l'uomo deve accostarsi e fare inviti. 7. Se essa non gli concede i suoi favori, la convinca, se vuole, con dei doni; s e ella continua a non concedere i suoi favori, la batta con un bastone o con la mano e la trascuri dicendo: "Con l'energia e lo splendore ti tolgo lo splendore"

, e cos quella privata del suo splendore. 8. Se ella cede, [allora dica]: "Con l'energia e lo splendore io ti arreco splen dore", e cos entrambi rimangono splendenti. 9. Se desidera che qualcuna lo ami, si unisca con lei, congiunga la bocca con la bocca, le tocchi il grembo e mormori: "Tu nasci da ogni membro, tu sorgi dal cu ore, tu sei il succo delle membra! [O sperma], fa che costei, come colpita da un a [freccia] fiammeggiante, si innamori di me!". 10. Se desidera che qualcuna non abbia figli, si unisca con lei, congiunga la bo cca con la bocca, espiri e inspiri e dica: "Con l'energia, con lo sperma io ti t olgo lo sperma", e cos quella rimane sterile. 11. Se desidera che qualcuna concepisca un figlio, si unisca con lei, congiunga la bocca con la bocca, inspiri ed espiri e dica: "Con l'energia, con lo sperma i o ti arreco lo sperma", e cos quella rimane incinta. 12. Se la moglie ha un amante che egli odia, dopo aver posto del fuoco in una co ppa di terra non cotta e aver fatto un cuscino di frecce [disposte] in direzione contraria [a quella abituale nel sacrificio], nel fuoco sacrifichi le punte del le frecce, disposte a rovescio, dopo averle unte con burro fuso, mentre dice: "O tal dei tali, tu hai sacrificato nel [fuoco] acceso da me e io ti tolgo l'ari a che espiri e quella che inspiri! O tal dei tali, tu hai sacrificato nel [fuoco ] acceso da me e io ti tolgo figli e armenti! O tal dei tali, tu hai sacrificato nel [fuoco] acceso da me e io ti tolgo sacrifici e buone azioni! O tal dei tali , tu hai sacrificato nel [fuoco] acceso da me e io ti tolgo speranze e aspettati ve!". Allora reso impotente se ne va da questo mondo senza [il frutto delle] buo ne azioni colui che maledetto da un brahmano che cos conosce. Perci non si desider i mai di scherzare con la moglie di un tale brahmano: infatti chi cos conosce ris ulta vittorioso. 13. Se la moglie ha le sue regole, per tre giorni [il marito] non beva in coppe di metallo e indossi una veste non lavata; n uomo n donna di bassa casta la tocchi . Alla fine dei tre giorni, fatta l'abluzione, le faccia mondare il riso. 14. Se uno desidera un figlio di carnagione chiara, che sappia recitare un Veda, che viva intera la sua vita (di cento anni), dopo aver fatto bollire del riso n el latte, insieme con la moglie lo mangi, condito con burro fuso: saranno cos ada tti a generare [un tal figlio]. 15. Se poi desidera un figlio bruno, dagli occhi neri, che sappia recitare due V eda, che viva intera la sua vita, dopo aver fatto bollire del riso nel latte aci do, insieme con la moglie lo mangi, condito con burro fuso: saranno cos adatti a generare [un tal figlio]. 16. Se poi desidera un figlio moro, con gli occhi fiammeggianti, che sappia reci tare tre Veda, che viva intera la sua vita, dopo aver fatto bollire del riso nel l'acqua, insieme con la moglie lo mangi, condito con burro fuso: saranno cos adat ti a generare [un tal figlio]. 17. Se poi desidera una figlia colta, che viva intera la sua vita, dopo aver fat to bollire del riso con del sesamo, insieme con la moglie lo mangi, condito con burro fuso: saranno cos adatti a generare [una tale figlia]. 18. Se poi desidera un figlio colto, famoso, che partecipi alle assemblee e pron unci discorsi ascoltati, che sappia recitare tutti i Veda, che viva intera la su a vita, dopo aver fatto bollire del riso con della carne, insieme con la moglie lo mangi, condito con burro fuso: saranno cos adatti a generare [un tal figlio].

[Si deve trattare di carne] di manzo o di toro. 19. Poi al mattino, con il metodo [seguito] per la zuppa di riso, prepara il bur ro liquefatto e liba dalla zuppa di riso dicendo: "Ad Agni, Svaha! Ad Anumati 15 , Svaha! Al dio Sole, che il padre della verit, Svaha!". Dopo aver cos libato, pre nde [il resto della libagione] e mangia. Dopo aver mangiato, [ne] offre alla mog lie. Si lava le mani e, riempito un vaso d'acqua, per tre volte la asperge dicen do: "Alzati di qui, o Visvavasu, cercati un'altra bella giovane, lascia che la m oglie stia con il marito!" 16. 20. Poi s'accosta a lei dicendo: "Io son ama e tu sei sa; sa tu sei, ama io sono ; io sono il saman, tu sei la rc (su cui il saman si fonda o giace), io sono il cielo, tu sei la terra. Vieni, abbracciamoci; mescoliamo il seme per [ottenere] un figlio maschio, per [acquistar] ricchezze!". 21. Poi le divarica le gambe dicendo: "Si aprano cielo e terra!". Si unisce con lei, congiunge la bocca con la bocca e per tre volte la accarezza nel senso del pelo, dicendo: "Visnu prepari il grembo, Tvastar modelli le forme, Prajapati [ti ] irrori, Dhatar ponga in te l'embrione 16 bis. Poni l'embrione, o Sinivali! Pon i l'embrione, o tu dalla lunga treccia! Ponete l'embrione, o Asvin, o dei dalle collane di ninfee! 22. D'oro sono le bacchette con le quali gli Asvin suscitano il fuoco; noi invoc hiamo per te l'embrione, perch nel decimo mese si generi. Come vero che la terra la madre di Agni, come vero che il cielo ha generato Indra, come vero che il Ven to il figlio delle regioni celesti, cos io, che sono il tal dei tali, in te pongo l'embrione". 23. Quando sta per partorire, la asperge con l'acqua dicendo: "Come il vento da ogni parte solleva il lago pieno di ninfee, cos si sollevi il tuo embrione e veng a alla luce insieme con la membrana. Questo il recinto di Indra, ben chiuso e sb arrato. O Indra, fallo uscire insieme con l'embrione e la placenta" 17. 24. Dopo la nascita, attizza il fuoco, prende [l'infante] in grembo, mescola in una coppa del burro e del latte acido e liba da questa miscela, dicendo: "Possa io nutrirne mille prosperando nella mia casa! Nella discendenza di lui non vi si a [alcuno] privo di prole e di armenti! Svaha! In te io getto con il pensiero le forze vitali [che si trovano] in me! Svaha! Se nel sacrificio feci qualche cosa di troppo o se mancai in qualche cosa, Agni, che lo sa e rende il rito perfetto , ci renda perfetto il sacrificio e perfetta la libagione! Svaha! ". 25. Poi avvicinandosi all'orecchio destro di lui dice per tre volte: "Parola, pa rola!". Quindi mescola latte acido, miele e burro fuso, ne fa mangiare al piccol o con un [cucchiaio] d'oro che non viene introdotto [nella bocca] e dice: "Io po ngo in te la terra, io pongo in te l'atmosfera, io pongo in te il cielo! La terr a, l'atmosfera, il cielo, tutto l'universo in te pongo!". 26. Poi gli impone il nome: "Tu sei il Veda". Questo in verit il suo nome segreto 18. 27. Quindi lo consegna alla madre e gli d il seno e dice: "Questo seno fiorente, delizioso, datore di ricchezza, abbondante, generoso, tu alimenti con esso tutte le cose degne: o Sarasvati, tu l'hai dato perch sia succhiato [al mio bambino]. '' (RV., 1, 164, 49). 28. Poi si rivolge alla madre e dice: "Tu sei Ida Maitravaruni 19 tu insieme con un eroe hai generato un eroe. Genera molti eroi tu che ci hai donato un eroe!". D'un tale uomo si dice: "In verit tu hai superato il padre, hai superato l'avo". Chi figlio d'un brahmano che cos conosce in verit ha ottenuto la meta pi alta, per

quanto riguarda la fortuna, la gloria, lo splendore brahmanico. QUINTO BRAHMANA 1. Ecco ora l'elenco [dei maestri]: Pautimasiputra [ricevette la dottrina] da Ka tyayaniputra, questi da Gautamiputra, questi da Bharadvajiputra, questi da Paras ariputra, questi da Aupasvastiputra, questi da Parasariputra, questi da Katyayan iputra, questi da Kausikiputra, questi da Alambiputra e da Vaiyaghrapadiputra, q uest'ultimo da Kanviputra e da Kapiputra, questi da 2. Atreyiputra, questi da Gautamiputra, questi da Bharadvajiputra, questi da Par asariputra, questi da Vatsiputra, questi da Parasariputra, questi da Varkarunipu tra, questi da Artabhagiputra, questi da Saungiputra, questi da Sankrtiputra, qu esti da Alambayaniputra, questi da Alambiputra, questi da Jayantiputra, questi d a Mandukayaniputra, questi da Mandukiputra, questi da Sandiliputra, questi da Ra thitariputra, questi da Bhalukiputra, questi dai due figli di Kraunciki, costoro da Vaidabhrtiputra, questi da Karsakeyiputra, questi da Pracinayogiputra, questi da Sanjiviputra, questi da Prasniputra Asurivasin, q uesti da Asurayana, questi da Asuri, questi da 3. Yajnavalkya, questi da Uddalaka, questi da Aruna, questi da Upavesi, questi d a Kusri, questi da Vajasravas, questi da Jihvavat Badhyoga, questi da Asita Vars agana, questi da Harita Kasyapa, questi da Silpa Kasyapa, questi da Kasyapa Naid hruvi, questi da Vac, questa da Ambhini, questa da Aditya. Queste formule sacrif icali dette bianche sono divulgate da Yajnavalkya Vajasaneya. 4. L'elenco lo stesso fino a Sanjiviputra. Sanjiviputra [ricevette la dottrina] da Mandukayani, questi da Mandavya, questi da Kautsa, questi da Mahitthi, questi da Vamakaksayana, questi da Sandilya, questi da Vatsya, questi da Kusari, quest i da Yajnavacas Rajastambayana, questi da Tura Kavaseya, questi da Prajapati, qu esti dal Brahman. Il Brahman l'essere esistente per se stesso. Onore al Brahman! Note: 1. La sesta lettura della B.Up. comprende la narrazione della contesa tra gli or gani dei sensi, che riconoscono la superiorit del respiro (primo brahmana), la do ttrina dei cinque fuochi e delle due vie che l'anima dell'uomo pu seguire dopo la morte (secondo brahmana), la descrizione delle cerimonie da celebrarsi per otte nere grazie eccezionali (terzo brahmana) e per favorire la procreazione (quarto brahmana). Trattazione parallela degli argomenti dei primi tre brahmana della B. Up., pur con diversa disposizione degli stessi, si ha in Ch.Up., 5, 1-10; non se mbra tuttavia che possa parlarsi di derivazione del primo testo dal secondo o vi ceversa, ma si tratta probabilmente di dottrine proprie di altre scuole, accolte nelle due Upanisad per la loro importanza e nonostante la contraddittoriet con a ltri passi. Cos la dottrina dei cinque fuochi e delle due vie, che la pi esaurient e trattazione antica della teoria della trasmigrazione delle anime, apparisce in sostanziale disaccordo con quanto esposto da Yajnavalkya soprattutto in 4, 4, 3 -6. 2. Il soffio vitale il primo sia per qualit, sia perch precede le altre attivit sen sorie, essendo gi attivo nel grembo della madre. 3. La parola permette di ottenere ogni cosa, se usata rettamente nell'inno. 4. Prima di essere esperimentate le sensazioni devono essere recepite nella ment e. 5. Il paragone richiama costumi di popolazioni ancora legate alla pastorizia nom ade. 6. Considerando ogni cosa fruita come cibo, e quindi fondamento, del respiro, si giunge all'affermazione dell'unit di tutto l'esistente. Ma questa unit non esclud

e differenze interne, come sembra di poter ricavare da quanto immediatamente seg ue: nel contrasto tra cibo e respiro, il quale ultimo sarebbe leso dal primo, cr edo di sorprendere l'ineluttabile contrapposizione tra ci che materiale e ci che p i si avvicina allo spirituale. 7. In Ch.Up., luogo cit., alla contesa tra gli organi dei sensi segue immediatam ente la cerimonia per ottenere grazie eccezionali, nella quale centro dell'atten zione sono appunto i vari sensi. Nella B.Up. queste cerimonie e quelle per la pr ocreazione sono invece giustapposte, con un riordinamento evidentemente seriore. 8. Come si vedr in seguito occorrono cinque oblazioni, costituite per la maggior parte di materiali liquidi, perch sia messo in moto il processo evolutivo, concep ito come un susseguirsi di sacrifici, da cui sorger l'embrione dell'uomo. 9. La cosiddetta dottrina dei cinque fuochi (enunciata anche in Kaus Up., 1) vuo le spiegare attraverso quali fenomeni conseguenti uno all'altro (luna, pioggia, cibo, sperma, embrione) i morti, sacrificati sulla fiamma del rogo e ascesi al c ielo, possano ridiscendere dall'altro mondo a una nuova vita. Il legame che cong iunge il defunto con la nuova esistenza la fede, che ha determinato l'effettuazi one dei sacrifici rituali: quindi il ritorno sulla terra sembra una ricompensa. 10. Il re Soma la luna, che s'accresce o decresce secondo l'arrivo o la partenza delle anime dei defunti. Quanto alle identificazioni tra gli elementi del fuoco sacrificale e le parti delle varie stazioni dove si verifica l'evoluzione, i co mmentatori indiani si sforzano di trovare giustificazioni, talvolta con risultat i curiosi. Cos al paragrafo 11 il fuoco equiparato al fumo perch entrambi sorgono dal combustibile (ch tale dichiarata anche la terra); la fiamma equiparata alla n otte perch l'una e l'altra si producono per il contatto tra combustibile e fuoco (la prima in senso proprio, la seconda perch la luce del sole, che il fuoco dell' universo, tocca la superficie terrestre pur essendo impedita dall'illuminarla to talmente); la luna e i carboni sono simili, perch la luna prodotta, cio resa visib ile, dalla notte, i carboni dalla fiamma. 11. Questa specie di corpo sottile, purificato dalla fiamma del rogo, sar poi sac rificato come fede dagli dei nel mondo di l. 12. La "via degli dei" porta all'eterna dimora nel mondo del Brahman gli anacore ti; la "via dei Mani" riporta su questa terra coloro che hanno vissuto la vita v irtuosa del capo di famiglia. Una rinascita come spregevole insetto tocca infine a chi non conosce n l'una n l'altra via. Diverso sembra, rispetto alla dottrina d ei cinque fuochi, lo spirito informatore della dottrina delle due vie, non tanto per la diversit delle varie tappe sul cammino del ritorno alla vita, quanto perc h compare l'ideale della liberazione e il destino dopo la morte e anche la condiz ione della nuova vita sono determinati dal rimerito delle azioni compiute. Quest 'ultimo punto sottolineato nella versione della Ch.Up., 5, 10, 7. 12 bis L'upasad la cerimonia preparatoria per il sacrificio di soma. 13. Mentre finora i riti descritti erano diretti all'acquisizione di beni materi ali, qui apparisce, preparata dalle identificazioni del 5 4, la tipica aspirazio ne upanisadica al superamento della vita terrena e all'immedesimazione nella vit a universa. La savitri la celebre strofa di RV., 3, 62, 10 in onore del Sole; le strofe "del miele" appartengono a R.V., 1, 90, 6-8. 14. Poich la prosecuzione della stirpe indispensabile per l'effettuazione del sac rificio funebre, non strano questo capitolo conclusivo sui mezzi per ottenere un figlio desiderato. Le qualit del figlio sono attribuite al cibo mangiato dai gen itori e il risultato migliore dato da una dieta carnea. 15. Dea del piacere amoroso, come Sinivali, ricordata pi sotto. 16. Visvavasu un genio lascivo, che contende al marito il possesso della sposa. Cfr. R.V., 1, 85, 22. 16 bis Tvastar e Dhtar sono divinit vediche, rispettivamente l'artefice e l'ordina

tore delle cose create. 17. La membrana che avvolge l'embrione paragonata al recesso celeste dove son ch iuse le vacche, ossia le acque contenute nelle nubi, che saranno liberate da Ind ra secondo il noto mito vedico. 18. Secondo il codice di Manu (11, 30) il vero nome dato dieci giorni dopo la na scita. 19. Divinit pastorale, che dona ristoro e garantisce abbondanza.

CHANDOGYA UPANISAD La Chandogya Upanisad, "Upanisad riguardante il chandoga o cantore delle melodie ", appartiene al Samaveda ed una delle pi antiche e vaste Upanisad esistenti. div isa in otto prapathaka, alla lor volta divisi in khanda, in prosa con qualche st rofa inserita, ed una raccolta piuttosto eterogenea di materiali di diversa epoc a. Il punto di partenza costituito dalla considerazione e dall'interpretazione del saman e delle sue parti; poi si passa all'indagine sul primo principio e alla co ntemplazione dell'identit fra Atman e Brahman (o Sat, come spesso viene chiamato l'Assoluto in questa Upanisad), che rappresentano il tema comune a tutte le Upan isad. Abbastanza numerosi sono gli argomenti comuni con la B.Up.; particolarment e interessante poi il sesto prapathaka, dove nell'insegnamento impartito da Udda laka al figlio Svetaketu si ha un atteggiamento assai raro nelle Upanisad, vogli o dire il desiderio di esperimentare e di corredare di prove purchessia la propr ia argomentazione. PRIMO PRAPATHAKA 1 PRIMO KHANDA 1. Bisogna venerare l'udgitha 2 come fosse la sillaba Om: con Om si inizia infat ti il canto rituale. Ed ora spiegheremo questa [affermazione]. 2. L'essenza di tutte le creature la terra, l'essenza della terra l'acqua, l'ess enza dell'acqua costituita dalle piante, l'essenza delle piante l'uomo, l'essenz a dell'uomo la parola, l'essenza della parola la rc (inno), l'essenza della rc i l saman (melodia), l'essenza della melodia l'udgitha (canto rituale). 3. Di queste essenze la vera essenza, la suprema, la migliore l'ottava, l'udgith a. 4. Che cosa propriamente la rc? Che cosa propriamente il saman ? Che cosa propri amente l'udgitha ? Su questo si riflettuto. 5. La rc la parola, il saman il soffio vitale, l'udgitha la sillaba Om 3. Parola e soffio formano una coppia simile a quella formata dalla rc e dal saman. 6. [I componenti di] quest'ultima coppia si uniscono nella sillaba Om. Quando i due membri di una coppia si uniscono, allora compiono uno i desideri dell'altro, 7. e veramente compie tutti i desideri colui che, cos conoscendo, venera l'udgith a come fosse la sillaba [Om]. 8. Questa sillaba esprime pure l'assenso. Quando si assente a qualche cosa, si d ice infatti Om. Ma assenso vuol dire riuscita. Riesce infatti a realizzare tutti

i desideri colui che, cos conoscendo, venera l'udgitha come fosse la lettera [Om ] . 9. Da essa procede la triplice scienza. Dicendo Om si introducono [le formule de l Yajurveda], dicendo Om si recitano [gli inni del Rgveda], dicendo Om si cantan o [le melodie del Samaveda], e ci per onorare questa sillaba, a cagione della [su a] grandezza, del [suo] valore essenziale. 10. Con essa compiono il sacrificio entrambi, tanto chi cos sa quanto chi non sa. Ma diverse sono [nei loro effetti] la scienza e l'ignoranza. E soltanto il sacr ificio che si compie con scienza, con fede, con la mistica dottrina, esso solo v eramente efficace. Questa invero la spiegazione della sillaba [Om]. SECONDO KHANDA 4 1. Quando gli dei e i demoni, entrambi della stirpe di Prajapati, vennero a cont esa, gli dei afferrarono l'udgitha pensando: "Con questo li vinceremo". 2. Essi venerarono il soffio che sta nel naso come l'udgitha, ma i demoni lo col pirono con il male. Per questo con esso si percepiscono tanto i buoni quanto i c attivi odori, perch fu colpito con il male. 3. Allora venerarono la parola come l'udgitha, ma i demoni la colpirono con il m ale. per questo che con essa si proclama tanto la verit quanto la menzogna, perch stata colpita con il male. 4. Allora venerarono la vista come l'udgitha, ma i demoni la colpirono con il ma le. E per questo che con essa si discerne tanto ci che bene vedere quanto ci che m ale vedere, perch stata colpita con il male. 5. Allora venerarono l'udito come l'udgitha, ma i demoni lo colpirono con il mal e. per questo che con esso si ode tanto quel che deve udirsi quanto quello che n on deve udirsi, perch stato colpito con il male. 6. Allora venerarono la mente come l'udgitha, ma i demoni la colpirono con il ma le. per questo che si pensa tanto quello che conveniente pensare quanto quello c he non conveniente pensare, perch stata colpita con il male. 7. Allora venerarono il soffio che sta nella bocca come l'udgitha. Quando i demo ni vi si precipitarono sopra, furono disfatti, cos come disfatta una zolla che ur ti una dura pietra. 8. Come si disfa una zolla che urti una dura pietra, cos disfatto colui che augur a del male ed ostile a chi cos sa. Colui che cos sa come una dura pietra. 9. Con questo [soffio] non si percepisce buono o cattivo odore, perch esso libero dal male. Quando si mangia, quando si beve con questo [soffio] che si sostengon o gli altri spiriti vitali. perch non lo trovano pi che al momento della morte [gl i altri spiriti vitali] se ne vanno e [il morente] alla fine tiene aperta la boc ca 5. 10. Angiras vener questo [soffio] come l'udgitha, anzi si ritiene che esso sia [i dentico ad] Angiras, poich l'essenza (rasa) delle membra (anga). 11. Brhaspati lo vener come l'udgitha, anzi si ritiene che esso sia [identico a] Brhaspati: brhati indica la parola ed esso ne il signore (pati). 12. Ayasya lo vener come l'udgitha, anzi si ritiene che esso sia [identico ad] Ay

asya, perch esce dalla bocca (asyad ayate). 13. Ben lo conobbe Baka, discendente di Dalbha. Egli fu il sacerdote cantore deg li eremiti del [sacro] bosco Naimisa e con i canti garant loro il compimento dei desideri. 14. E in verit assicura con i canti il compimento dei desideri colui che, cos cono scendo, venera l'udgitha come fosse la sillaba [Om]. Questo per quel che riguarda l'individuo. TERZO KHANDA 6 1. Ora in relazione alle entit cosmiche. Bisogna venerare quello che lass rifulge come l'udgitha. Quando si leva (udyan), esso intona (ud-gayati) il canto rituale per tutte le creature, quando si leva porta via tenebre, paura. E invero caccia via paura, tenebre colui che cos sa. 2. Eguali (samana) sono questo [soffio orale] e quel [sole]: caldo il primo, cal do il secondo; il primo chiamano svara, il secondo pratyasvara 7. Perci sia quest o sia quello bisogna venerare come udgitha. 3. In verit bisogna venerare il Vyana 8 come l'udgitha. Quando si inspira si ha i l prana; quando si espira si ha l'apana; ma la combinazione di prana e apana il vyana. Il vyana la parola, perci quando si parla non si inspira n si espira. 4. La parola la rc, perci senza inspirare n espirare si proferisce l'inno. L'inno la melodia, perci senza inspirare n espirare si canta la melodia. La melodia l'udg itha, perci senza inspirare n espirare si intona l'udgitha. 5. Anche altre azioni che richiedono energia, come l'accendere il fuoco con lo s fregamento, correre una gara per un premio, tendere un duro arco, si compiono se nza inspirare n espirare. Ecco perch bisogna venerare il vyana come l'udgitha. 6. In verit bisogna venerare anche le singole sillabe dell'udgitha, ossia ud-gi-t ha. Ut indica il prana: grazie al soffio vitale possibile star ritti (ut-tha). G i la parola: le parole si dicono infatti girah. Tha il nutrimento: tutto l'unive rso infatti basato (sthita) sul nutrimento. 7. Ut il cielo, gi oco. Ut il Samaveda, - cio il latte della che, cos conoscendo, l'atmosfera, tha la terra. Ut il sole, gi il vento, tha il fu gi il Yajurveda, tha il Rgveda. La parola gli d il suo latte parola - e ricco di cibo, consumatore di cibo diventa colui venera le sillabe costituenti la parola udgitha.

8. Ed ora parleremo del successo delle preghiere. Si deve ricorrere alle seguent i ancore di salvezza. Bisogna ricorrere a quel canto melodico con il quale deve cantarsi l'inno di lode. 9. Bisogna ricorrere a quell'inno nel quale [ contenuta la lode], a quel veggente che ne l'autore, a quella divinit che si ha l'intenzione di lodare. 10. Bisogna ricorrere a quel metro nel quale si ha da esprimere la lode. Bisogna ricorrere a quel modo con il quale si vuole eseguire la lode. 11. Bisogna ricorrere a quella regione dello spazio verso la quale si vuole cant are l'inno. 12. Infine rivolgendosi verso se stesso si canti l'inno meditando sul proprio de siderio senza distrarsi. E allora c' speranza che si realizzi il voto, per deside rio del quale si canta l'inno di lode - per desiderio del quale si canta l'inno

di lode. QUARTO KHANDA 9 1. Bisogna venerare la sillaba Om: dicendo Om infatti si intona il canto. Ed ora spiegheremo questa [affermazione]. 2. Invero gli dei, timorosi della morte, penetrarono nella triplice scienza e si rivestirono (chad) con i metri. Poich con essi si rivestirono, chandas si chiama no i metri. 3. Ma la morte li vide, come pu vedersi nell'acqua un pesce, nella rc, nel saman e nel yajus. Gli dei allora, essendosene accorti; si sollevarono al di sopra del la rc, del saman e del yajus e penetrarono proprio nel suono (ossia in Om). 4. Quando uno completa una rc, quindi, pronuncia il suono Om; del pari per un sa man, del pari per un yajus. Questa sillaba il suono per eccellenza, essa l'immor talit, essa la felicit. Essendovi penetrati, gli dei divennero immortali, felici. 5. Colui che, cos conoscendo, mormora questa sillaba, penetra in questa sillaba, cio nel suono, nell'immortalit, nella felicit e, penetratovi, diventa immortale, co s come immortali diventarono gli dei. QUINTO KHANDA 10

1. In verit l'udgitha Om e Om l'udgitha; e poich il sole lass l'udgitha, esso la s llaba Om: infatti si muove facendo udire il suono Om 11. 2. "Io soltanto a lui ho rivolto il mio canto, perci te solo ho [generato]", diss e Kausitaki al figlio, "tu distingui i raggi [che compongono la luce solare] e a vrai molti [figli]". Questo per quanto riguarda le entit cosmiche. 3. Ora per quel che riguarda l'individuo. Bisogna venerare come udgitha il soffi o orale: infatti si muove facendo udire il suono Om. 4. "Io soltanto a lui ho rivolto il mio canto, perci soltanto te ho [generato]", disse Kausitaki al figlio, "tu rivolgi i tuoi canti al soffio considerandolo mol teplice e molti [figli] avrai". 5. Invero l'udgitha la sillaba Om e la sillaba Om l'udgitha: ci conoscendo, dal s eggio del hotar anche un udgitha cantato male si corregge - si corregge. SESTO KHANDA 12 1. La rc la terra, il saman il fuoco. 1 Come il fuoco sulla terra;] cos il saman fondato sulla rc. Perci fondandolo sulla rc si canta il saman. Sa la terra, ama i l fuoco: da ci la parola saman. 2. La rc l'atmosfera, il saman il vento. [Come il vento sull'atmosfera], cos il s aman fondato sulla rc. Perci fondandolo sulla rc si canta il saman. Sa l'atmosfer a, ama il vento: da ci la parola saman. 3. La rc il cielo, il saman il sole. [Come il sole sul cielo], cos il saman fonda to sulla rc. Perci fondandolo sulla rc si canta il saman. Sa il cielo, ama il sole: quindi si ha saman. 4. La rc il complesso degli astri, il saman la luna. [Come la luna sulle stelle, che sono le stazioni del suo cammino], cos il saman fondato sulla rc. Perci fonda ndolo sulla rc si canta il saman. Sa il complesso degli astri, ama la luna: quin di si ha saman.

5. Ancora, la rc la luce splendente del sole, il saman il colore azzurro cupo, n erissimo 13. [Come questo su quella], cos il saman fondato sulla rc. Perci fondand olo sulla rc si canta il saman. 6. Sa la luce splendente del sole, ama il colore azzurro cupo, nerissimo: quindi si ha saman. Poi quella persona tutta d'oro che si scorge nel disco solare, con la barba d'or o, con i capelli d'oro, completamente d'oro fino alle unghie: 7. i suoi occhi sono come delle ninfee rosse, il suo nome Supremo (ut), poich si solleva oltre ogni male. Pure si solleva oltre ogni male colui che cos sa. 8. La rc e il saman sono i due gesna (canti?): da qui le parole udgitha e anche udgatar, ossia cantore di esso (chiamato ud). Egli domina sui mondi che sono al di l di quel [sole] e domina pure i desideri degli dei. Questo per quel che rigua rda le entit cosmiche. SETTIMO KHANDA 1. Ora per quel che riguarda l'individuo. La rc la parola, il saman il prana. [C ome il prana sulla parola,] 14 cos il saman fondato sulla rc. Perci fondandolo sul la rc si canta il saman. S2 la parola, ama il prana: quindi si ha saman. 2. La rc la vista, il saman la persona [in essa riflessa. Come l'immagine sulla vista,] cos il saman fondato sulla rc. Perci fondandolo sulla rc si canta il saman . Sa la vista, ama l'immagine: quindi si ha saman. 3. La rc l'udito, il saman il pensiero. [Come il pensiero sull'udito] 15, cos il saman fondato sulla rc. Perci fondandolo sulla rc si canta il saman. Sa l'udito, ama il pensiero: quindi si ha saman. 4. Ancora, la rc il bianco lucente dell'occhio, il saman la parte scura, nerissi ma. [Come questa su quello,] cos il saman fondato sulla rc. Perci fondandolo sulla rc si canta il saman. Sa il bianco lucente dell'occhio, ama la parte scura, ner issima: quindi si ha saman. 5. Poi quel personaggio che si scorge nell'interno dell'occhio, questo la rc, il saman, l'uktha, il yajus, il Brahman. La forma di quel [sole] lass la forma di q uesto, i canti di quello sono i canti di questo, il nome di quello il nome di qu esto. 6. Egli domina sui mondi che sono al di sotto di questo [occhio] e sui desideri degli uomini. Perci lo cantano coloro che sanno cantare accompagnandosi con il li uto e perci guadagnano ricchezze. 7. Colui che, cos sapendo, canta il saman, celebra l'uno e l'altro. Con l'uno s'a cquista i mondi che sono al di l del [sole] e realizza quelli che sono i desideri degli dei; 8. con l'altro s'acquista i mondi che sono al di sotto dell'[occhio] e realizza quelli che sono i desideri degli uomini. Perci l'udgatar che cos sa deve dire: 9. "Quale desiderio devo realizzare con il canto? ''. Infatti padrone di realizz are con il canto ogni desiderio colui che, cos sapendo, canta il saman - canta il saman.

OTTAVO KHANDA 16 1. C'erano tre esperti nell'udgitha: Silaka Salavatya, Caikitayana Dalbhya e Pra vahana Jaivali. Essi dissero: "Noi siamo esperti nell'udgitha: discutiamo dunque dell'udgitha". 2. [Tutti] approvarono e s'assisero. Pravahana Jaivali disse: "Parlate prima voi due, o venerabili. Io ascolter la parola di voi brahmani". 3. Silaka Salavatya disse allora a Caikitayana Dalbhya: "Voglio porti una domand a ''. "Fa pure", rispose l'altro. 4. "Donde proviene il saman ?". "Dal suono". "E il suono donde proviene ?". "Dal soffio". "E il soffio ?". "Dal nutrimento". "E il nutrimento ?". "Dalle acque". 5. "E le acque donde provengono ?". "Dal mondo superiore". "E il mondo superiore ?". "Non possibile far risalire [il saman] oltre il mondo celeste. Noi fissiamo il saman nel mondo celeste, poich il saman permette di raggiungere il cielo [, ma non di superarlo]" 17. 6. Allora Silaka Salavatya disse a Caikitayana Dalbhya: "Allora il tuo saman non ha fondamento, o Dalbhya. Se ora uno ti dicesse: " La tua testa cadr ", la tua t esta cadrebbe". 7. "Allora io voglio avere questa conoscenza da te, o venerabile". "Abbila!". "D onde proviene il mondo superiore ?". "Da questo mondo". "E questo mondo?". "Non possibile far risalire [il saman] oltre questo mondo, che supporto [di tutto]. N oi fissiamo il saman in questo mondo, che sostegno [di tutte le cose], poich il s aman non supera questo sostegno [che il mondo]" 18. 8. Allora Pravahana Jaivali disse a sua volta: "Ben limitato davvero il tuo sama n, o Salavatya. Se ora uno ti dicesse: " La tua testa cadr ", la tua testa cadreb be". "Allora io voglio avere questa conoscenza da te, o venerabile". "Abbila!". NONO KHANDA 1. "Donde proviene questo mondo?". "Dallo spazio etereo. In verit, dallo spazio e tereo tutte le creature di quaggi sorgono e nello spazio etereo ritornano. Soltan to lo spazio etereo infatti pi antico di esse, lo spazio etereo la meta finale. 2. Esso l'udgitha pi eccellente, esso l'infinito. Acquista ci che v' di pi eccellent e, mondi eccellenti conquista colui che ci cos conoscendo, venera l'udgitha pi ecce llente. 3. Dopo aver spiegato tale udgitha, Atidhanvan Saunaka disse a Udarasandilya: "F inch nella tua stirpe conosceranno tale [udgitha], fin allora in questo mondo avr anno la vita pi eccellente. 4. E simile sar la dimora nel mondo di l. Colui che, cos conoscendo, venera questo udgitha, in questo mondo ha la vita pi eccellente e simile sar la sua dimora nel m ondo di l - la dimora nel mondo di l". DECIMO KHANDA 19 1. Un tempo che il paese dei Kuru era stato battuto dalla grandine (?), Usasti C akrayana viveva miseramente insieme con la moglie Atiki nel villaggio d'un uomo ricco. 2. Una volta egli richiese l'elemosina al ricco mentre questi mangiava delle fav e. E quello rispose: "Non ce ne sono altre, se non queste che mi son state poste

davanti" 20. 3. "Dammene di quelle", replic. Allora il ricco gliele diede e aggiunse: "Ecco an che da bere". [Ma Usasti rifiut: ] "Sarebbe per me bere degli avanzi". 4. "Non erano avanzi anche quelle [fave] ?". "Non avrei potuto vivere senza mang iare di quelle - replic - bere [invece soltanto] un desiderio". 5. Dopo aver dunque mangiato, port quanto era avanzato alla moglie. Ella aveva gi ricevuto elemosina bastante, quindi prese le fave e le ripose. 6. Al mattino, lasciato [il letto], Usasti disse: "Ah! se avessimo del cibo [per affrontare il viaggio] potremmo guadagnarci un po' di soldi. Un re vuol fare un sacrificio e potrebbe scegliermi per tutti gli incarichi rituali". 7. La moglie gli disse: "Orbene, o marito, ci sono queste fave". Egli le mangi e s'avvi a quel sacrificio che era stato organizzato 8. e l si sedette presso gli udgatar, che nel luogo loro riservato stavano per da r inizio al canto. Egli disse al prastotar 20 bis 9. "Prastotar, se canterai il prastava (preludio) senza conoscere la divinit che al prastava interessata, la tua testa cadr". 10. Parimenti disse all'udgatar: "Udgatar, se canterai l'udgitha senza conoscere la divinit che all'udgitha interessata, la tua testa cadr". 11. E ancora disse al pratibartar: "Pratibartar, se canterai il pratihara (repli ca) senza conoscere la divinit che al pratihara interessata, la tua testa cadr". Q uelli allora sospesero le operazioni e rimasero in silenzio. UNDECIMO KHANDA 1. Allora colui che aveva organizzato il sacrificio gli disse: "Io voglio conosc ere il venerabile". "Sono Usasti Cakrayana", fu la risposta. 2. Il re riprese: "Io ho cercato il venerabile per affidargli tutti gli incarich i rituali, ma non lo trovai e allora scelsi degli altri. 3. Ma il venerabile [accetti] per mio conto tutti gli incarichi". "Bene, ma allo ra costoro con la mia autorizzazione cantino gli inni e quanto a loro hai intenz ione di dare, altrettanto devi dare a me". "D'accordo", disse colui che aveva or ganizzato il sacrificio. 4. Allora gli s'avvicin il prastotar: "Il venerabile mi ha detto: " Prastotar, se canterai il prastava senza conoscere la divinit che al prastava interessata, la tua testa cadr". Chi questa divinit?". 5. "Il respiro (prana) - rispose Usasti - tutte le creature quaggi giungono [alla vita] seguendo il respiro e seguendo il respiro l'abbandonano. questa la divini t interessata al prastava. Se tu l'avessi cantato senza conoscerla, la tua testa sarebbe caduta, poich eri stato ammonito da me". 6. Allora gli s'avvicin l'udgatar: "Il venerabile mi ha detto: " Udgatar, se cant erai l'udgitha senza conoscere la divinit che all'udgitha interessata, la tua tes ta cadr ". Chi questa divinit? ',. 7. "Il sole - rispose Usasti - tutte le creature quaggi cantano il sole che sta i n alto (uccais). questa la divinit interessata all'udgitha. Se tu avessi intonato

il canto senza conoscerla, la tua testa sarebbe caduta, poich eri stato da me am monito". 8. Quindi gli s'avvicin il pratibartar: "Il venerabile mi ha detto: " Pratibartar , se canterai il pratihara senza conoscere la divinit che al pratihara interessat a, la tua testa cadr". Chi questa divinit?". 9. "Il cibo - rispose Usasti - tutte le creature quaggi vivono prendendo (pratiha ramana) il cibo. questa la divinit interessata al pratihara. Se tu avessi cantato il pratihara senza conoscerla, la tua testa sarebbe caduta, poich eri stato ammo nito da me - eri stato da me ammonito". DODICESIMO KHANDA 21 1. Ora il canto dei cani. Una volta Baka Dalbhya, detto anche Glava Maitreya, si mise in viaggio per compiere i suoi studi. 2. Gli apparve un cane bianco e altri cani si unirono [a questo], dicendogli: "T u, o signore, devi procurarci con il canto il cibo, ch noi abbiamo fame". 3. [L'altro] rispose: "Domattina radunatevi qui con me". Baka Dalbhya, detto anc he Glava Maitreya, allora volle aspettare. 4. Come [i preti], apprestandosi a cantare il babispavamana 22, s'avanzano tenen dosi stretti, cos quelli s'avanzarono. Poi si sedettero e fecero: "Hin! 5. Om, mangiamo! Om, beviamo! Om, il dio Varuna, Prajapati, Savitar portino il c ibo. O signore del cibo, porta qui il cibo, portalo! Om !". TREDICESIMO KHANDA 23 1. La sillaba hau questo mondo. La sillaba hai il vento. Atta la luna. Iha l'Atm an. Il suono i il fuoco. 2. Il suono u il sole, il suono e l'invocazione, il suono auhoi indica i Visvade va, la sillaba hin Prajapati, il suono (svara) il prana, la sillaba ya il cibo, viraj la parola. 3. Hum la tredicesima sillaba, indistinta, incerta. 4. La parola gli d il suo latte - cio il latte della parola - e ricco di cibo, con sumatore di cibo diventa colui che cos conosce questa dottrina segreta dei saman - conosce la dottrina segreta. Note: 1. La prima lettura contiene sostanzialmente delle speculazioni sull'udgitha, la parte essenziale del canto liturgico, e sulle sillabe che lo compongono: la cos a abbastanza giustificabile in un testo appartenente al Samaveda. L'intendimento sembra essere quello di far intravvedere l'unit che esiste sotto l'apparenza del molteplice. Pi interessanti sono i khanda 8-9, 10-11, 12, nei quali rispettivame nte si sottolinea l'importanza dello spazio etereo e del cibo, sostrato indispen sabile del tutto. 2. L'udgitha equivalente alla sillaba sacra Om, che nella sua denominazione di a ksara significa sia "sillaba", sia "imperituro". Per questa identificazione l'ud githa l'essenza di tutte le essenze, il principio che rende il sacrificio perfet to e fruttuoso. 3. L'inno non pu concepirsi senza la parola, come il canto melodico non sussiste senza il respiro. Che poi rc e saman si congiungano, ossia trovino la loro essen zialit, nella sillaba Om, tutt'altro che dimostrato; ma il vate si lascia trascin

are dall'accennato doppio valore di aksara, per cui Om si configura appunto come l'Assoluto. 4. L'udgitha identico al mukhya prana, o meglio: l'entit misteriosa trova il suo corrispondente sensibile nel soffio vitale che sta nella presiede all'alimentazione ed superiore a tutti gli altri sensi. Ci a leggenda della lotta tra dei e demoni, che trova riscontro in B.Up., che l'udgitha bocca, narrato con l 1, 3.

5. Come bramando il soffio che porta l'alimento. 6. L'udgitha identificato con il sole, quindi con il vyana. Seguono le solite sp eculazioni sul significato delle tre sillabe. Infine si danno prescrizioni perch si realizzino i desideri, ipotizzando l'esistenza d'un modello da seguire. 7. Svara significa "suono", ma assai vicino a svar, "luce ", pratyasvara signifi ca "che rimanda il suono", con allusione al mormorio che si leva al sorgere del sole nella natura, e anche "che riflette la luce". 8. L'introduzione del concetto di vyana, identificato con l'udgitha perch cantand o non si inspira n si espira, sembra causata dalla menzione del termine samana, il quale vocabolo indica anche un soffio particolare, ma nel caso specif ico ha tutt'altro significato (cfr. SENART, Ch.Up., p. 5, nota 4). 9. La sillaba Om il suono in s e per s, che supera e comprende i tre Veda: ossia l a meditazione superiore al culto sacrificale e immergersi in essa significa conq uistare l'immortalit. 10. Tutto si riconduce all'unit, la quale sottintende la molteplicit: cos il sole c omposto di infiniti raggi, cos il soffio orale riassume in s i vari soffi o sensi. Kausitaki sembra rammaricarsi d'aver avuto un unico figlio in conseguenza della sua visione rigidamente monista, e raccomanda quindi di non escludere la plural it, sia pur apparente, dell'esistente. 11. La natura al sorgere del sole sembra percorsa da un brusio indistinto; poco dopo s'allude forse al rumore prodotto dalla respirazione. 12. Nei kh. 6 e 7 si hanno speculazioni sulla rc e sul saman, il quale fondato s ulla prima, poich la melodia si basa sul testo del verso. Si considerano varie en tit cosmiche e varie capacit individuali che stanno nello stesso rapporto di dipen denza dei due termini liturgici. Dalla menzione del sole si passa alla considera zione del personaggio aureo esistente nel disco solare, che identico al personag gio esistente nell'occhio dell'individuo, simboli l'uno e l'altro dell'unit dell' esistente. Questa unit pure adombrata nella parola saman, che quasi omofona di sa ma, "identit": si vuol cio suggerire che identit esiste tra i componenti di essa, c he sono s e ama, forme dei pronomi dimostrativi "questo" e "quello", indicanti ri spettivamente la sfera del percepibile e la sfera del trascendente. 13. Tale colore apparisce, secondo Sankara, quando si fissa l'occhio nel fulgore del sole e quindi dipende da questo. 14. Secondo Sankara prana in questo caso significa "odorato": come il naso sopra la bocca, cos l'odorato sta sulla parola, fondato su essa. 15. Senza ascolto non si formula il pensiero: la scienza si ha soltanto per tras missione, non ci si arriva per virt propria. 16. Nei kh. 8 e 9 si ha (riferita da Atidhanvan a Udarasandilya) una disputa int orno all'udgitha tra due brahmani e un principe, Pravahana, che si rivela pi acut o degli interlocutori. Per Caikitayana tutto si riconduce all'acqua e al cielo; Silaka obietta che il sostegno universale la terra, donde sale al cielo l'acqua e dove si celebra il sacrificio indispensabile per gli dei del cielo. Ma il prin cipe sostiene che il principio di tutto lo spazio etereo, nel quale cielo e terr a sono compresi e che con la sua impalpabilit sembra la controparte cosmica dell' intelletto.

17. Letteralmente: "il saman ha il cielo come sede del canto". 18. Letteralmente: "il saman ha il sostegno [ossia il mondo] come sede del suo c anto". 19. Nella stona di Usasti sembra di poter rilevare che lecito, in caso di necess it stretta, non attenersi ai precetti pi rigidi, purch non s'indulga al proprio pia cere e non si nuoccia agli interessi altrui. L'insegnamento di Usasti, che ha al ta coscienza del proprio sapere e la cui moglie si rivela preveggente, consiste nel mettere in rapporto le tre parti del canto rituale con il prana, il sole, il cibo, servendosi dei soliti appigli pseudo etimologici. 20. L'esitazione del ricco dovuta al fatto che gli avanzi sono impuri. 20 bis Vedi, per le funzioni dei vari sacerdoti, nota 3 a p. 186 sg. 21. Dei cani, guidati da un cane bianco, intonano un loro canto rituale, che ha per scopo l'ottenimento di cibo, che nel capitolo precedente considerato divinit. una satira contro l'avidit di certi sacerdoti o un aneddoto simbolico, mirante a d affermare l'universalit della richiesta di beni materiali e l'indispensabilit de l cibo come sostegno della vita? 22. Canto che accompagna la prima offerta di soma. 23. Le diverse sillabe che ricorrono nel canto liturgico sono identificate con v arie entit, o perch ricorrono in strofe dedicate ad alcune di esse, ovvero sulla base di accostamenti del tutto fantasiosi. Ad esempio atha corrisponde alla luna perch a l'iniziale di anna, "cibo", tha significa a fondato", e la luna fondata ovvero consiste di cibo.

SECONDO PRAPATHAKA 1 PRIMO KHANDA 1. In verit cosa buona venerare il saman nel suo complesso. Ci che buono infatti l o si chiama Saman 2, ci che non buono lo si chiama asaman. 2. E si dice anche: s' avvicinato a lui con saman, per dire: s' avvicinato a lui c on bont. S' avvicinato a lui senza saman, ossia: s' avvicinato a lui senza bont. 3. E ancora: quando le cose van bene, si dice: "Oh! per noi c' saman", ossia: "Oh ! c' bene!". Quando le cose van male, si dice: "Oh! per noi c' asaman", ossia: "Oh ! non c' bene". 4. Per colui che, ci cos conoscendo, venera il saman come il bene, c' speranza che sorte favorevole gli giunga e gli perduri. SECONDO KHANDA 1. Bisogna venerare nei mondi un saman quintuplice 3: il hinkara la terra, il pr astava il fuoco, l'udgitha l'atmosfera, il pratihara il sole, il nidhana il ciel o. Cos per quel che riguarda l'ordine ascendente [dalla terra al cielo]. 2. Per quel che riguarda l'ordine inverso: il hinkara il cielo, il prastava il s ole, l'udgitha l'atmosfera, il pratihara il fuoco, il nidhana la terra. 3. A colui che, cos conoscendo, venera nei mondi un saman quintuplice, toccano i vari mondi, sia nell'ordine ascendente, sia nell'ordine inverso. TERZO KHANDA

1. Bisogna venerare nella pioggia un saman quintuplice: il hinkara il vento che la preannuncia; la nube si forma, il prastava; piove, l'udgitha; lampeggia e tuo na, il pratihara; 2. cessa [la pioggia], il nidhana. Giunge la pioggia per lui, fa giungere la pio ggia colui che, cos conoscendo, venera nella pioggia un saman quintuplice. QUARTO KHANDA 1. In tutte le acque bisogna venerare un saman quintuplice. Il hinkara quando le nubi s'addensano; il prastava quando piove; l'udgitha corrisponde alle acque ch e scorrono verso oriente; il pratihara corrisponde alle acque che scorrono verso occidente; il nidhana l'oceano. 2. Non muore nell'acqua, ricco di acque diventa colui che, cos conoscendo, in tut te le acque venera un saman quintuplice. QUINTO KHANDA 1. Nelle stagioni bisogna venerare un saman quintuplice. Il hinkara la primavera , il prastava l'estate, l'udgitha la stagione delle piogge, il pratihara l'autun no, il nidhana l'inverno. 2. [Molte] stagioni toccano, ricco di stagioni (ossia di anni) diventa colui che , cos conoscendo, venera nelle stagioni un saman quintuplice. SESTO KHANDA 1. Negli animali bisogna venerare un saman quintuplice. Il hinkara corrisponde a lle capre, il prastava alle pecore, l'udgitha alle vacche, il pratihara ai caval li, il nidhana all'uomo. 2. [Molti] animali toccano, ricco di animali diventa colui che, cos conoscendo, v enera negli animali un saman quintuplice. SETTIMO KHANDA 1. Nei soffi vitali bisogna venerare un saman quintuplice, di gran lunga il migl iore. Il hinkara il respiro, il prastava la parola, l'udgitha l'occhio, il prati hara l'orecchio, il nidhana la mente. Queste sono veramente le cose supreme. 2. Supremo diventa, mondi supremi ottiene colui che, cos conoscendo, venera nei s offi vitali un saman quintuplice, di gran lunga il migliore. Questa [la spiegazione] del [saman] diviso in cinque parti. OTTAVO KHANDA 1. Ora la spiegazione del [saman] diviso in sette parti. Nella parola bisogna ve nerare un saman settemplice. Il hinkara qualsiasi suono hum della parola, il pra stava ogni sillaba pra, l'adi ogni sillaba a, 2. l'udgitha ogni sillaba ud, il pratihara ogni suono prati, l'upadrava ogni suo no upa, il nidhana ogni suono ni. 3. La parola gli d il latte, ossia il latte della parola, e ricco di cibo, mangia tore di cibo diventa colui che, cos conoscendo, venera nella parola un saman sett emplice.

NONO KHANDA 1. In verit bisogna venerare quel sole lass come un saman settemplice. [ Il sole] sempre eguale (sama), per questo saman. Esso eguale per tutti e infatti ognuno c rede che sia rivolto verso di lui: per questo saman. 2. Tutte le creature quaggi dipendono da lui. Il hinkara il [sole] prima della le vata; dipendono da lui gli animali domestici. Per questo fanno hin, perch sono pa rtecipi del hinkara di questo saman. 3. Il prastava poi il [sole] subito dopo il sorgere; dipendono da lui gli uomini . Per questo essi sono desiderosi di lodi (prastuti), sono bramosi di encomi (pr asamsa), perch sono partecipi del prastava di questo saman. 4. L'adi il [sole] al momento della mungitura mattutina; dipendono da lui gli uc celli. Per questo senza sostegno essi volano nell'atmosfera sostenendo (adaya) s e stessi, perch sono partecipi dell'adi di questo saman. 5. Ancora: l'udgitha il [sole] proprio a mezzogiorno; da lui dipendono gli dei. Per questo essi sono i migliori (sattama = uttama) tra la discendenza di Prajapa ti, perch sono partecipi dell'udgitha di questo saman. 6. Poi il pratihara il [sole] dopo il mezzogiorno e prima del pomeriggio; da lui dipendono i feti. Per questo essi, ritenuti (pratihrta), non cadono, perch sono partecipi del pratihara di questo saman. 7. Ancora: l'upadrava il [sole] dopo il pomeriggio e prima del tramonto; da lui dipendono gli animali della foresta. Per questo essi quando vedono un uomo corro no (upadravanti) verso il nascondiglio, verso la tana, perch sono partecipi dell' upadrava di questo saman. 8. Infine il nidhana il [sole] appena dopo il tramonto; da lui dipendono i Mani. Per questo [i resti incombusti] vengono seppelliti (nidadhati), perch sono parte cipi del nidhana di questo Saman. In verit bisogna venerare il sole lass come un s aman settemplice. DECIMO KHANDA 4 1. Bisogna venerare il Saman settemplice, che, quando sia commisurato con se ste sso, supera la morte. Hinkara trisillabo, prastava pure: dunque si ha eguaglianz a (sama). 2. Adi bisillabo, pratihara quadrisillabo: una [sillaba] da questo a quello e c' eguaglianza. 3. Udgitha trisillabo, upadrava quadrisillabo: fra i due gruppi di tre sillabe c ' eguaglianza; una sillaba in soprannumero, [dunque ci sono] dei trisillabi, ossi a c' eguaglianza. 4. Nidhana trisillabo: dunque c' eguaglianza. Queste sono le ventidue sillabe. 5. Con ventuna [sillaba] si raggiunge il sole: il sole infatti la ventunesima [c ominciando] dal basso s. Con la ventiduesima si conquista ci che sta al di l del s ole. Questo il cielo (naia), questa la liberazione dalle angosce (visoka = na-aka). 6. Ottiene qui sulla terra la conquista del sole, supera la conquista del sole c olui che, cos conoscendo, venera il saman settemplice che, commisurato con se ste sso, supera la morte - colui che venera il saman.

UNDECIMO KHANDA 6 1. Il hinkara la mente, il prastava la parola, l'udgitha la vista, il pratihara l'udito, il nidhana il respiro. Questo [Saman] gayatra intessuto nei cinque soff i vitali. 2. Colui che sa che questo [saman] gayatra intessuto nei soffi vitali, possiede i soffi, ottiene una vita completa, a lungo vive, diventa ricco di discendenza e di armenti, ricco di gloria. Bisogna aver una grande mente: questo il precetto. DODICESIMO KHANDA 1. Il hinkara [il fuoco] quando s'accende con la frizione; il prastava quando si forma il fumo; l'udgitha quando rifulge; il pratihara quando ci sono i carboni; il nidhana quando si spegne. Il [saman] rathantara intessuto nel fuoco. 2. Colui che sa che questo [saman] rathantara intessuto nel fuoco, possiede lo s plendore della scienza sacra, mangiatore di cibo, ottiene una vita completa, a l ungo vive, diventa ricco di discendenza e di armenti, ricco di gloria. Non bisog na sciacquarsi la bocca n sputare verso il fuoco: questo il precetto. TREDICESIMO KHANDA 1. Il hinkara quando la invita; il prastava quando le fa la proposta; l'udgitha quando giace con la donna; il pratihara quando giace sulla donna; il nidhana qua ndo giunge alla fine [del godimento]. Questo [saman] vamadevya intessuto nell'ac coppiamento. 2. Colui che sa che questo [Saman] vamadevya intessuto nell'accoppiamento, ottie ne l'accoppiamento, si riproduce d'accoppiamento in accoppiamento, ottiene una v ita completa, a lungo vive, diventa ricco di discendenza e di armenti, ricco di gloria. Non bisogna rifiutare nessuna: questo il precetto. QUATTORDICESIMO KHANDA 1. Il hinkara il [sole] al levarsi; il prastava il [sole] quando sorto; l'udgith a il mezzogiorno; il pratihara il pomeriggio; il nidhana quando s'avvia al tramo nto. Questo [saman] brhat intessuto nel sole. 2. Colui che sa che questo [saman] brhat intessuto nel sole, diventa splendente, mangiatore di cibo, ottiene una vita completa, a lungo vive, diventa ricco di d iscendenza e di armenti, ricco di gloria. Non bisogna rampognare [il sole] quand o brucia: questo il precetto. QUINDICESIMO KHANDA 1. Il hinkara quando i vapori s'addensano; il prastava quando si forma la nube; l'udgitha quando piove; il pratihara quando lampeggia e tuona; il nidhana quando [la pioggia] cessa. Questo [Saman] vairupa intessuto nella pioggia. 2. Colui che sa che questo [saman] vairupa intessuto nella pioggia, possiede nel le stalle grassi armenti di tipi diversi, ottiene una vita completa, a lungo viv e, diventa ricco di discendenza e di armenti, ricco di gloria. Non bisogna lamen tarsi quando piove: questo il precetto. SEDICESIMO KHANDA 1. Il hinkara la primavera, il prastava l'estate, l'udgitha la stagione delle pi ogge, il pratihara l'autunno, il nidhana l'inverno. Questo [saman] vairaja intes

suto nelle stagioni. 2. Colui che sa che questo [saman] vairaja intessuto nelle stagioni, risplende ( virajati) per discendenza, armenti, splendore di scienza sacra, ottiene una vita completa, a lungo vive, diventa ricco di discendenza e di armenti, ricco di glo ria. Non bisogna lamentarsi delle stagioni: questo il precetto. DICIASSETTESIMO KHANDA 1. Il hinkara la terra, il prastava l'atmosfera, l'udgitha il cielo, il pratihar a le regioni celesti, il nidhana l'oceano. Questi [Saman] sakvari sono intessuti nei mondi. 2. Colui che sa che questi [saman] sakvari sono intessuti nei mondi, possiede i mondi, ottiene una vita completa, a lungo vive, diventa ricco di discendenza e d i armenti, ricco di gloria. Non bisogna lamentarsi dei mondi: questo il precetto . DICIOTTESIMO KHANDA 1. Il hinkara corrisponde alle capre, il prastava alle pecore, l'udgitha alle va cche, il pratihara ai cavalli, il nidhana all'uomo. Questi [Saman] revati sono intessuti negli animali. 2. Colui che sa che questi [saman] revati sono intessuti negli animali, ricco di armenti, ottiene una vita completa, a lungo vive, diventa ricco di discendenza e di armenti, ricco di gloria. Non bisogna lamentarsi degli animali: questo il p recetto. DICIANNOVESIMO KHANDA 1. Il hinkara il pelo, il prastava la pelle, l'udgitha la carne, il pratihara l' osso, il nidhana il midollo. Questo [saman] yajnayajniya intessuto nelle membra. 2. Colui che sa che questo [saman] yajnayajniya intessuto nelle membra, conserva tutte le sue membra, non colpito in alcun membro, ottiene una vita completa, a lungo vive, diventa ricco di discendenza e di armenti, ricco di gloria. Non biso gna mangiare midollo per un anno: questo il precetto. Oppure: non bisogna mangia re midollo. VENTESIMO KHANDA 1. Il hinkara il fuoco, il prastava il vento, l'udgitha il sole, il pratihara il complesso delle stelle, il nidhana la luna. Questo [Saman] rajana intessuto nel le divinit. 2. Colui che sa che questo [saman] rajana intessuto nelle divinit, diventa partec ipe del mondo, della forza e della compagnia degli dei, ottiene una vita complet a, a lungo vive, diventa ricco di discendenza e di armenti, ricco di gloria. Non bisogna parlar male dei brahmani: questo il precetto. VENTUNESIMO KHANDA 1. Il hinkara la triplice scienza, il prastava il trimundio, l'udgitha il fuoco, il vento e il sole, il pratihara corrisponde a stelle, uccelli, raggi, il nidha na corrisponde a serpenti, gandharva, Mani. Questo saman intessuto nel tutto. 2. Colui che sa che questo saman intessuto nel tutto, diventa ogni cosa.

3. A questo proposito c' una strofe: A quelle cinque categorie (nominate nel prim o paragrafo) che sono divise ciascuna in tre parti null'altro esiste che sia sup eriore. 4. Colui che conosce ci conosce tutto, tutte le regioni celesti gli portano l'off erta. "Io sono tutto": questo si deve meditare venerando. Questo il precetto - q uesto il precetto. VENTIDUESIMO KHANDA 7 1. [Sette sono le maniere di cantare.] Quando si dice: "Io scelgo il [modo di ca ntare] " mugghiante ", simile a [grido] d'animale", [si sceglie] l'udgitha di Ag ni. Quello "indistinto" di Prajapati, quello "distinto" di Soma. Quello "dolce e delicato" di Vayu. Quello "delicato e forte" di Indra. Quello "simile a grido d 'airone" di Brhaspati. Quello "stridente" di Varuna. Tutti questi possono essere scelti, si eviti per quello di Varuna. 2. "Possa io ottener con il canto l'immortalit per gli dei": se si pensa cos potr o ttenersi con il canto [il compimento dei desideri]. "Possa io ottener con il can to l'oblazione per i Mani, [l'oggetto della] speranza per gli uomini, erba e acq ua per gli animali, il mondo celeste per chi fa fare il sacrificio, il cibo per me stesso". Pensando queste cose nella mente, bisogna cantare senza distrazioni. 3. Tutte le vocali sono personificazione di Indra, tutte le spiranti e le aspira te sono personificazione di Prajapati, tutte le [altre] consonanti sono personif icazione di Mrtyu. Se uno riprende [il cantore] quanto alle vocali, deve dirgli: "Mi son rivolto per protezione a Indra: egli ti risponder". 4. Se poi uno lo riprende quanto alle spiranti e alle aspirate, deve dirgli: "Mi son rivolto per protezione a Prajapati: egli in risposta ti schiaccer". Se poi u no lo riprende quanto a tutte le [altre] consonanti, deve dirgli: "Mi son rivolt o per protezione a Mrtyu: egli in risposta ti brucer". 5. Tutte le vocali bisogna pronunciarle in modo sonoro e forte, pensando: "Possa io dar forza a Indra". Tutte le spiranti e le aspirate bisogna pronunciarle ape rtamente, senza mangiarle e senza buttarle fuori, pensando: "Possa io affidarmi a Prajapati". Tutte le [altre] consonanti bisogna pronunciarle in modo da non so vrapporle neppure un poco, pensando: "Possa io sottrarmi a Mrtyu". VENTITREESIMO KHANDA 8 1. Tre sono i rami del dovere religioso. Sacrificio, studio dei Veda, elemosina: questo il primo. 2. Ascesi il secondo. [Farsi] studente dei sacri testi, abitando nella casa del maestro il terzo. Tutti costoro ottengono i mondi [riservati ai] virtuosi. [Solt anto] chi fisso nel Brahman ottiene l'immortalit. 3. Prajapati si mise a covare i mondi e da questi, covati, usc fuori la triplice scienza. La cov e da questa, covata, uscirono fuori le sillabe Bhuh, Bhuvah, Svah . 4. Le cov e da queste, covate, venne fuori la sillaba Om. Come tutti i fogli [d'u n manoscritto] son perforati da un'asticciola [che li tiene uniti], cos tutta la parola [del Veda] perforata dalla sillaba Om [, che ad essa conferisce unit e sig nificato]. La sillaba Om tutto questo universo - tutto questo universo. VENTIQUATTRESIMO KHANDA 9

1. I teologi dicono: "Poich l'offerta mattutina appartiene ai Vasu, quella di mez zogiorno appartiene ai Rudra e la terza appartiene agli Aditya e ai Visvadeva, 2. dove mai il mondo di colui che fa fare il sacrificio? Colui che non lo sa com e pu compiere [con profitto] il sacrificio?". Soltanto dopo averlo saputo [lo] co mpia. 3. Prima dell'inizio della litania mattutina, assiso dietro il fuoco garhapatya, con il viso rivolto a settentrione, [colui che fa fare il sacrificio] canta il canto sacro ai Vasu: 4. "Apri la porta del [tuo] mondo (la terra), cosicch noi possiamo vederti per [o ttenere] la sovranit [in terra]". 5. Poi compie il sacrificio dicendo: "Adorazione al fuoco che abita in terra, ch e abita il [suo] mondo. Trova un mondo per me, che faccio fare il sacrificio. Qu esto il mondo di chi fa fare il sacrificio. Io andr 6. l, io che faccio fare il sacrificio, dopo la vita. Svaha! Togli il chiavistell o". Dopo aver detto cos, si alza e i Vasu gli fanno parte dell'offerta mattutina. 7. Prima dell'inizio della litania di mezzogiorno, assiso dietro il fuoco agnidh riya, con il viso rivolto a settentrione, [colui che fa fare il sacrificio] cant a il canto sacro ai Rudra: 8. "Apri la porta del [tuo] mondo (l'atmosfera), cosicch noi possiamo vederti per [ottenere] pi vasta sovranit". 9. Poi compie il sacrificio dicendo: "Adorazione al vento che abita nell'atmosfe ra, che abita il [suo] mondo. Trova un mondo per me, che faccio fare il sacrific io. Questo il mondo di chi fa fare il sacrificio. Io andr 10. l, io che faccio fare il sacrificio, dopo la vita. Svaha! Togli il chiavistel lo". Dopo aver detto cos, si alza e i Rudra gli fanno parte dell'offerta di mezzo giorno. 11. Prima dell'inizio della terza offerta, assiso dietro il fuoco ahavaniya, con il viso rivolto a settentrione, [colui che fa fare il sacrificio] canta il cant o sacro agli Aditya e ai Visvadeva: 12. "Apri la porta del [tuo] mondo (il cielo), cosicch noi possiamo vederti per [ ottenere] l'indipendenza". Cos per quel che riguarda gli Aditya. 13. Poi per quanto riguarda i Visvadeva: "Aprite la porta del [vostro] mondo (il cielo), cosicch noi possiamo vedervi per [ottenere] la sovranit assoluta". 14. Poi compie il sacrificio dicendo: "Adorazione agli Aditya e ai Visvadeva, ch e abitano il cielo, che abitano il [loro] mondo. Trovate un mondo per me, che f accio fare il sacrificio. 15. Questo il mondo di chi fa fare il sacrificio. Io andr l, io che faccio fare il sacrificio, dopo la vita. Svaha! Togliete il chiavistello". Dopo aver detto cos, si alza 16. e gli Aditya e i Visvadeva gli fanno parte della terza offerta. In verit cono sce la pienezza del sacrificio colui che cos sa - colui che cos sa. Note: 1. Nella seconda lettura sono contenute quasi esclusivamente considerazioni sul

saman, che la melodia del canto rituale e, per estensione, il testo del canto st esso. I diversi tipi e le diverse parti del saman vengono poste in relazione con varie entit, parti e abitanti dell'universo, in una delirante ricerca delle affi nit misteriose dipendenti dall'unit che si pensa esistere sotto la molteplicit dei fenomeni. 2. Il vocabolo saman ha i tre significati, indipendenti tra loro, di "melodia, b ont, ricchezza o fortuna": e ci permette all'autore di giungere all'esaltazione de l canto per mezzo di giochi e di scambi di significato. 3. Il saman diviso in cinque parti: hinkara, ossia emissione del suono hin che s erve d'introduzione, prastava, "preludio", udgitha, "cantico", pratihara, "repli ca", nidhana, "finale". Tre sono i cantori: udgatar, cui compete la prima e la t erza parte, prastotar, cui compete il prastava, pratihartar, cui compete la quar ta parte. L'ultima parte cantata in coro. Si possono ancora distinguere l'adi, " principio", cantato dall'udgatar, e costituito dalla sillaba Om, e l'upadrava, " sequenza", distinta dal pratihara e affidata all'udgatar. La divisione in sette parti considerata nei kh. 8-10. 4. Le denominazioni di ogni parte del saman sono, forzatamente, considerate tris illabe: esiste quindi tra esse eguaglianza (sama). 5. La ventunesima sillaba dal basso credo che sia ka (hinkara), la quale, inizia le di kancana, "oro", pu, secondo queste distorte elucubrazioni, richiamare una c aratteristica del sole. Il significato generale sarebbe che bisogna recitare il saman completo di tutte le sue parti, che enumerate comprendono appunto ventidue sillabe, per raggiungere l'immortalit, che sta oltre il sole. Secondo Sankara il sole sarebbe il ventunesimo dopo i dodici mesi, le cinque stagioni, i tre mondi . 6. Si considerano dieci tipi di saman, che vengono messi in relazione con dieci serie di fenomeni, di ognuno dei quali il saman in questione forma la trama, oss ia costituisce l'essenza. Il possesso della conoscenza, cui questa volta aggiunt a una norma di condotta, permette come al solito l'ottenimento di vantaggi e ben i. Il nome dei saman qui ricordati dipende o dai metri in cui composto il testo, o dal nome di qualche veggente, o dalla parola iniziale di qualche verso vedico . 7. Varie maniere di cantare i saman, divinit alle quali sono dedicati, scopi del canto e modi di pronunciare le varie classi di suoni. 8. L'adempimento dei vari doveri, che son legati alle cose del mondo, consente d i raggiungere ricompense limitate. Soltanto la conoscenza assicura l'immortalit. Segue (e il collegamento forse dovuto solamente al fatto che anche qui ricorre u na triplice divisione) un brano sull'origine del sacro suono Om, che la quintess enza dei Veda e quindi dell'universo. 9. Metodo per assicurarsi un mondo, ossia un posto dopo la morte, nei tre mondi presieduti dai tre gruppi di divinit alle quali viene offerto il triplice sacrifi cio giornaliero del soma.

TERZO PRAPATHAKA 1 PRIMO KHANDA 1. In verit il sole lass il miele degli dei 2. Per esso il cielo la traversa, l'at mosfera il favo 3, le parti luminose sono le piccole [api]. 2. I suoi raggi rivolti a oriente sono le celle anteriori [del favo]. I versi [d el Rgveda] sono le api, il Rgveda il fiore. Le gocce del liquido che d l'immortal it [si produssero cos]: i versi invero

3. covarono il Rgveda e da questo, covato, vennero fuori, come succo, gloria, s plendore, forza, energia, nutrimento 4. 4. Questo [fu il succo che] flu e si dispose intorno al sole: esso costituisce l' aspetto rosso del sole 5. SECONDO KHANDA 1. I suoi raggi rivolti a mezzogiorno sono le celle di destra [del favo]. Le for mule [del Yajurveda] sono le api, il Yajurveda il fiore. Le gocce del liquido ch e d l'immortalit [si produssero cos]: 2. le formule invero covarono il Yajurveda e da questo, covato, vennero fuori, c ome succo, gloria, splendore, forza, energia, nutrimento. 3. Questo [fu il succo che] flu e si dispose intorno al sole: esso costituisce l' aspetto bianco del sole. TERZO KHANDA 1. I suoi raggi rivolti a occidente sono le celle posteriori [del favo]. Le melo die del Samaveda sono le api, il Samaveda il fiore. Le gocce del liquido che d l' immortalit [si produssero cos]: 2. le melodie invero covarono il Samaveda e da questo, covato, vennero fuori, co me succo, gloria, splendore, forza, energia, nutrimento. 3. Questo [fu il succo che] flu e si dispose intorno al sole: esso costituisce l' aspetto nero del sole. QUARTO KHANDA 1. I suoi raggi rivolti a settentrione sono le celle di sinistra [del favo]. I c anti magici [dell'Atharvaveda] sono le api, l'epica e le antiche leggende sono i fiori. Le gocce del liquido che d l'imm ortalit [si produssero cos]: 2. i canti magici covarono l'epica e le antiche leggende e da esse, covate, venn ero fuori, come succo, gloria, splendore, forza, energia, nutrimento. 3. Questo [fu il succo che] flu e si dispose intorno al sole: esso costituisce l' aspetto nerissimo del sole. QUINTO KHANDA 1. I suoi raggi rivolti verso l'alto sono le celle superiori [del favo]. Gli ins egnamenti segreti sono le api, la scienza sacra (le Upanisad) il fiore. Le gocce del liquido che d l'immortalit [si produssero cos]: 2. gli insegnamenti segreti covarono la scienza sacra e da questa, covata, venne ro fuori, come succo, gloria, splendore, forza, energia, nutrimento. 3. Questo [fu il succo che] flu e si dispose intorno al sole: esso quel che sembr a tremolare nel centro del sole. 4. Questi sono in verit i succhi dei succhi: i Veda sono infatti i succhi e quest i sono i succhi di essi. Questi sono le ambrosie delle ambrosie: i Veda sono inf atti l'ambrosia [che d l'immortalit] e questi sono le ambrosie di essi.

SESTO KHANDA 1. Della prima ambrosia si nutrono i Vasu, con Agni per bocca 6. In verit gli dei non mangiano, non bevono: soltanto al guardare quest'ambrosia si saziano. 2. Essi penetrano nell'aspetto [rosso del sole] e da esso escono fuori. 3. Colui che cos conosce quest'ambrosia diventa uno dei Vasu e, con Agni per bocc a, guarda quest'ambrosia e se ne sazia. Egli penetra in quest'aspetto e da quest 'aspetto esce fuori. 4. Per tutto il tempo che il sole sorger a oriente e tramonter a occidente, per tu tto questo tempo egli godr della superiorit, della signoria [propria] dei Vasu. SETTIMO KHANDA 1. Della seconda ambrosia si nutrono i Rudra, con Indra per bocca. In verit gli d ei non mangiano, non bevono: soltanto al guardare quest'ambrosia si saziano. 2. Essi penetrano nell'aspetto [bianco del sole] e da esso escono fuori. 3. Colui che cos conosce quest'ambrosia diventa uno dei Rudra e, con Indra per bo cca, guarda quest'ambrosia e se ne sazia. Egli penetra in quest'aspetto e da que st'aspetto esce fuori. 4. Per quanto tempo il sole sorger a oriente e tramonter a occidente, per due volt e tanto tempo sorger a mezzogiorno e tramonter a settentrione: per tutto questo te mpo egli godr della superiorit, della signoria [propria] dei Rudra. OTTAVO KHANDA 1. Della terza ambrosia si nutrono gli Aditya, con Varuna per bocca. In verit gli dei non mangiano, non bevono: soltanto al guardare quest'ambrosia si saziano. 2. Essi penetrano nell'aspetto [nero del sole] e da esso escono fuori. 3. Colui che cos conosce quest'ambrosia diventa uno degli Aditya e, con Varuna pe r bocca, guarda quest'ambrosia e se ne sazia. Egli penetra in quest'aspetto e da quest'aspetto esce fuori. 4. Per quanto tempo il sole sorger a mezzogiorno e tramonter a settentrione, per d ue volte tanto tempo sorger a occidente e tramonter a oriente: per tutto questo te mpo egli godr della superiorit, della signoria [propria] degli Aditya. NONO KHANDA 1. Della quarta ambrosia si nutrono i Marut, con Soma per bocca. In verit gli dei non mangiano, non bevono: soltanto al guardare quest'ambrosia si saziano. 2. Essi penetrano nell'aspetto [nerissimo del sole] e da esso escono fuori. 3. Colui che cos conosce quest'ambrosia diventa uno dei Marut e, con Soma per boc ca, guarda quest'ambrosia e se ne sazia. Egli penetra in quest'aspetto e da ques t'aspetto esce fuori. 4. Per quanto tempo il sole sorger a occidente e tramonter a oriente, per due volt e tanto tempo sorger a settentrione e tramonter a mezzogiorno: per tutto questo te mpo egli godr della superiorit, della signoria [propria] dei Marut. DECIMO KHANDA

1. Della quinta ambrosia si nutrono i Sadhya con brahma per bocca. In verit gli d ei non mangiano, non bevono: soltanto al guardare quest'ambrosia si saziano. 2. Essi penetrano nell'aspetto [tremolante del sole] e da esso escono fuori. 3. Colui che cos conosce quest'ambrosia diventa uno dei Sadhya e, con Brahma per bocca, guarda quest'ambrosia e se ne sazia. Egli penetra in quest'aspetto e da q uest'aspetto esce fuori. 4. Per quanto tempo il sole sorger a settentrione e tramonter a mezzogiorno, per d ue volte tanto sorger allo zenith e tramonter al nadir: per tutto questo tempo egl i godr della superiorit, della signoria [propria] dei Sadhya. UNDECIMO KHANDA 1. Una volta poi che s' levato allo zenith, [il sole] non pi sorger, non pi tramonte r: tutto solo rimarr fermo nel mezzo. A questo proposito c' una strofa: 2. In verit lass (nel mondo del Brahman) non mai tramontato, non mai sorto [il sol e]. O dei, per questa verit possa io non essere mai separato dal Brahman. 3. Non pi sorge, non pi tramonta [il sole], giorno una volta per sempre per colui che cos conosce la dottrina segreta del Brahman. 4. Questo rivel Brahma a Prajapati, Prajapati a Manu, Manu ai suoi discendenti. E questa [dottrina del] Brahman rivel il padre a Uddalaka Aruni, il figlio [suo] m aggiore. 5. Questa [dottrina del] Brahman il padre in verit deve insegnare al figlio maggi ore o a un discepolo degno 6. e a nessun altro, anche se gli si donasse la terra circondata dalle acque con tutti i suoi tesori: invero questa (dottrina del Brahman] vale ben di pi - ben d i pi vale. DODICESIMO KHANDA 7 1. In verit la gayatri tutto questo universo, tutto ci che esiste. La gayatri in v erit la parola: la parola infatti canta (gayati) e protegge (tra) tutto questo un iverso. 2. La gayatri in verit questa terra: tutto quanto qui esiste infatti fondato su d i questa [terra] e nulla va al di l di essa. 3. La terra in verit il corpo dell'uomo: in questo infatti i soffi vitali (i sens i) sono fondati e nessuno va al di l di esso 8. 4. Ci che il corpo per l'uomo la stessa cosa che il cuore entro l'uomo: in questo infatti i soffi vitali sono fondati e nessuno va al di l di esso. 5. Questa sestuplice gayatri comprende quattro parti 9. A questo proposito in un a strofe vien detto: 6. Tale la sua grandezza, ma ancor maggiore di cos il Purusa. Un quarto di lui co stituisce tutte le cose create, i tre quarti costituiscono ci che v' d'immortale n el cielo (R V., 10, 90, 3). 7. Ci che si chiama Brahman lo spazio etereo che sta al di fuori dell'uomo. Lo sp

azio etereo al di fuori dell'uomo 8. lo stesso che lo spazio che sta dentro l'uomo. Lo spazio dentro l'uomo 9. lo stesso che lo spazio che sta nella cavit del cuore. Esso il pieno 10, l'imm utabile. Felicit piena, immutabile acquista colui che cos sa. TREDICESIMO KHANDA 11 1. Di questo cuore cinque sono le aperture [che conducono al mondo] degli dei. Q uella che la sua apertura orientale il prana, la vista, il sole. Bisogna venerar e ci come splendore, come nutrimento. Splendido, mangiatore di cibo diventa colui che cos sa. 2. Quella che la sua apertura meridionale il vyana, l'udito, la luna. Bisogna ve nerare ci come fortuna e come gloria. Fortunato, glorioso diventa colui che cos sa . 3. Quella che la sua apertura occidentale l'apana, la parola, il fuoco. Bisogna venerare ci come splendore della scienza sacra, come nutrimento. Splendente di sc ienza sacra, mangiatore di cibo diventa colui che cos sa. 4. Quella che la sua apertura settentrionale il samana, la mente, la pioggia. Bi sogna venerare ci come fama e come bellezza. Famoso, bello diventa colui che cos s a. 5. Quella che la sua apertura rivolta verso l'alto l'udana, il vento, lo spazio etereo. Bisogna venerare ci come forza e come grandezza. Forte, grande diventa co lui che cos sa. 6. Questi cinque servi del Brahman sono i custodi delle porte del mondo celeste. Per colui che cos conosce questi cinque servi del Brahman, custodi delle porte d el mondo celeste, nella sua stirpe nasce un eroe; ottiene il mondo celeste colui che cos conosce questi cinque seni del Brahman, custodi delle porte del mondo ce leste. 7. La luce poi che risplende al di l del cielo, oltre ogni cosa, oltre tutto, nei mondi supremi, insuperabili, in verit quella stessa luce che dentro all'uomo. La vista di essa 8. si ha quando nel nostro corpo, toccandolo, si sente calore. L'ascolto di essa si ha quando, premendosi le orecchie, si percepisce come un rumore, come il cre pitare d'un fuoco che arde. Bisogna venerare questa [luce interna], poich si vede e si sente. Degno d'essere visto, famoso diventa colui che cos sa - colui che co s sa. QUATTORDICESIMO KHANDA 12 1. In verit il Brahman tutto questo universo. Raggiunta la pace interiore, bisogn a venerarlo come tajjalan 13. L'uomo in verit consiste di volont. E l'uomo, come l a volont che possiede in questo mondo, cos diventa dopo la morte. Bisogna badare a lla volont. 2. Costituita d'intelletto, con il soffio vitale per corpo, la luce per aspetto, la verit per oggetto del pensiero, lo spazio etereo per essenza, fonte d'ogni at tivit, d'ogni desiderio, d'ogni odore, d'ogni sapore, comprendente tutto l'univer so, muta, indifferente, 3. questa mia anima dentro il cuore pi piccola d'un grano di riso o d'orzo o di s esamo o di miglio o del nucleo d'un grano di miglio. Questa mia anima dentro il

cuore pi grande della terra, pi grande dello spazio atmosferico, pi grande del ciel o, pi grande dei mondi. 4. Fonte d'ogni attivit, d'ogni desiderio, d'ogni odore, d'ogni sapore, comprende nte tutto l'universo, muta, indifferente, questa la mia anima dentro il cuore, q uesto il Brahman. Non c' pi dubbio per colui che pensa: "Uscito da questo mondo lo raggiunger". Questo soleva insegnare Sandilya - Sandilya.

QUINDICESIMO KHANDA 14 1. Il forziere il cui ventre l'atmosfera, la cui base la terra, non invecchia ma i: le regioni celesti sono infatti i suoi angoli, il cielo la sua apertura super iore. Questo forziere un ricettacolo di ricchezze, in esso tutto l'universo ripo sto. 2. Di esso la parte orientale ha nome juhu (cucchiaio per le libagioni), la meri dionale sahaman (possente), l'occidentale rajni (regina), la settentrionale subhu ta (prospera) 15. Il vento il loro figlio. Colui che cos conosce che il vento il figlio delle regioni celesti, costui non piange per [la perdita d']un figlio. Io cos conosco che il vento il figlio delle regioni celesti: che non abbia mai a pi angere per [la perdita d']un figlio. 3. Al forziere indistruttibile mi rivolgo, per questo, per questo, per questo 16 . Al prana mi rivolgo, per questo, per questo, per questo. Al Bhuh mi rivolgo, per questo, per questo, per questo. Al Bhuvah mi rivolgo, per questo, per questo, per questo. Allo Svah mi rivolgo, per questo, per questo, per questo. 4. Il fatto che abbia detto: "Mi rivolgo al prana", [dovuto al fatto] che il pra na veramente tutto quanto esiste, qualunque esso sia: a esso mi sono perci rivolt o. 5. Dicendo: "Mi rivolgo al Bhuh", intendevo dire: "Mi rivolgo alla terra, mi riv olgo all'atmosfera, mi rivolgo al cielo". 6. Dicendo: "Mi rivolgo al Bhuvah '', intendevo dire: "Mi rivolgo al fuoco, mi r ivolgo al vento, mi rivolgo al sole". 7. Dicendo: "Mi rivolgo allo Svah", intendevo dire: "Mi rivolgo al Rgveda, mi ri volgo al Yajurveda, mi rivolgo al Samaveda - questo intendevo dire. SEDICESIMO KHANDA 17 1. In verit il sacrificio l'uomo. La spremitura del mattino corrisponde ai [primi ] ventiquattro anni di vita. Ventiquattro sillabe ha la gayatri e la spremitura del mattino accompagnata dalla gayatri. Con questa [parte del sacrificio] sono c ollegati i Vasu. In verit i Vasu sono i soffi vitali: questi infatti fanno che si a abitato (vasayanti) tutto questo universo. 2. Se durante quest'et qualche cosa lo tormenta, deve dire: "O soffi vitali, o Va

su, prolungate questa mia spremitura mattutina fino alla spremitura di mezzogior no. Che io, che sono il sacrificio, non sia interrotto a met dei soffi vitali, de i Vasu". Si risolleva allora da quel [malanno] e si libera dalla malattia. 3. La spremitura del mezzogiorno poi corrisponde ai [successivi] quarantaquattro anni. Quarantaquattro sillabe ha la tristubh e la spremitura del mezzogiorno ac compagnata dalla tristubh. Con questa [parte del sacrificio] sono collegati i Ru dra. In verit i Rudra sono i soffi vitali: questi infatti [, al loro dipartirsi,] fanno piangere (rodayanti) tutto questo universo. 4. Se durante quest'et qualche cosa lo tormenta, deve dire: "O soffi vitali, o Ru dra, prolungate questa mia spremitura di mezzogiorno fino alla terza spremitura. Che io, che sono il sacrificio, non sia interrotto a met dei soffi vitali, dei R udra". Si risolleva allora da quel [malanno] e si libera dalla malattia. 5. La terza spremitura poi corrisponde ai [successivi] quarantotto anni. Quarant otto sillabe ha la jagati e la terza spremitura accompagnata dalla jagati. Con q uesta [parte del sacrificio] sono collegati gli Aditya. In verit gli Aditya sono i soffi vitali: questi infatti [, dipartendosi dal corpo,] si portano via (adada te) tutto questo universo. 6. Se itya, , che ". Si durante quest'et qualche cosa lo tormenta, deve dire: "O soffi vitali, o Ad prolungate questa mia terza spremitura fino alla [fine della] vita. Che io sono il sacrificio, non sia interrotto a met dei soffi vitali, degli Aditya risolleva allora da quel [malanno] e si libera dalla malattia.

7. Proprio questo conoscendo, Mahidasa Aitareya disse [alla malattia]: "Perch in tal modo mi tormenti, dato che io non morir per questo?". Egli visse centosedici anni. E centosedici anni vive colui che cos sa. DICIASSETTESIMO KHANDA 1. Il fatto di aver fame, di aver sete, di rinunciare ai piaceri corrisponde per lui alla consacrazione. 2. Quando poi mangia, beve, si d ai piaceri, allora procede alle [cerimonie chiam ate] upasada 18. 3. Quando poi ride, scherza, si d all'amore, allora attende ai canti e alle recit azioni. 4. La mortificazione, l'elemosina, la rettitudine, il non nuocere, l'esser verit iero corrispondono per lui ai doni dati agli officianti. 5. Perci [nei sacrifici] si dice: "Sosyati, asosta" 19. Con queste parole si vuol e alludere alla sua nuova nascita. L'abluzione finale corrisponde alla sua morte . 6. Dopo aver rivelato ci a Krsna Devakiputra, Ghora Angirasa disse: "[Colui che c os sa] si libera dalla sete [del desiderio]; nell'ora della morte ricorra a quest i tre detti: Tu sei l'eterno, l'inconcusso, sei l'essenza della vita". A questo proposito ci sono due inni: 7. Poi vedono la luce mattutina del seme antico, che arde al di l del cielo. Dalle tenebre vedendo tutt'attorno la luce superiore, al dio tra gli dei siamo a ndati, al Sole, alla luce suprema - alla suprema luce 20. DICIOTTESIMO KHANDA 21

1. Bisogna venerare come Brahman l'intelletto: questo secondo il punto di vista individuale. Secondo il punto di vista delle divinit poi bisogna venerare come Br ahman lo spazio etereo. Cos si insegnato secondo entrambi [i punti di vista], sec ondo il punto di vista individuale e secondo il punto di vista delle divinit. 2. Il Brahman ha quattro parti: secondo il punto di vista individuale un quarto la parola, un quarto il respiro, un quarto la vista, un quarto l'udito. Secondo il punto di vista delle divinit poi un quarto il fuoco, un quarto il vento, un qu arto il sole, un quarto costituito dalle regioni celesti. Cos si insegnato second o entrambi [i punti di vista], secondo il punto di vista individuale e secondo i l punto di vista delle divinit. 3. La parola un quarto del Brahman in verit: splende e arde con il fuoco per fiam ma questo [quarto]. Splende e arde per fama, per splendore di sacra scienza colu i che cos sa. 4. Il respiro un quarto del Brahman in verit: splende e arde con il vento per fia mma questo [quarto]. Splende e arde per fama, per splendore di sacra scienza col ui che cos sa. 5. La vista un quarto del Brahman in verit: splende e arde con il sole per fiamma questo [quarto]. Splende e arde per fama, per splendore di sacra scienza colui che cos sa. 6. L'udito un quarto del Brahman in verit: splende e arde con le regioni celesti per fiamma questo [quarto]. Splende e arde per fama, per splendore di sacra scie nza colui che cos sa. DICIANNOVESIMO KHANDA 22 1. "Il sole il Brahman": ecco l'insegnamento. Ed ora la spiegazione: Al principi o questo universo era Non essere. Esso divenne l'Essere. Si svilupp. Divenne un uovo. Giacque per lo spazio d'un anno. Poi s'aperse. Le due met dell'uovo erano una d'argento, l'altra d'oro . 2. La [met] d'argento questa terra, quella d'oro il cielo, la membrana esterna co stituisce le montagne, la membrana interna le nubi e la nebbia. Le vene sono i f iumi, l'acqua della vescica l'oceano. 3. Quello che nacque fu il sole lass. Quando nacque si levarono grida e clamori, tutte le creature e tutti i desideri. Perci al suo levarsi e al ritornare si leva no grida e clamori, tutte le creature e tutti i desideri. 4. Colui che cos sapendo venera il sole come Brahman, c' la speranza che clamori f avorevoli lo accompagnino e lo rallegrino - lo rallegrino. Note: 1. Nella terza lettura si ravvisa successivamente il Brahman nel sole (1-11), ne lla gayatri e nel cuore (12-13), nell'anima individuale (14); quindi, dopo alcun e cerimonie e considerazioni, il frutto delle quali felicit e lunga vita (15-17), s'afferma ancora che il Brahman l'intelletto-spazio (18) e il sole (19). 2. il Brahman il sole cosmico e l'astro solare che ne l'immagine visibile. Il so le il miele degli dei, che, divisi in cinque classi, di esso si nutrono misticam ente. I vari nettari di cinque colori, che costituiscono l'essenza del sole, son prodotti da cinque specie di api, le quali lo distillano dai cinque fiori che s ono i libri della scienza sacra. Coloro che conoscono le varie parti della dottr ina godono della felicit propria delle varie classi divine per periodi di tempo c rescenti in proporzione geometrica; in quei periodi il sole sorger e tramonter in

punti diversi da quelli abituali, il che sembra significare che quella felicit si gode in altri mondi che non sono il nostro. Infine per colui che ha la conoscen za completa del sole che non tramonta mai, ossia del Brahman non condizionato da llo scorrere del tempo e costituito dall'essenza della scienza sacra, sempre luc e. 3. La volta del cielo paragonata a una traversa da cui pende il favo, ossia l'at mosfera nella quale i raggi del sole si rendono visibili. 4. Le strofe usate nel sacrificio sono il mezzo per estrarre dai rituali prescri tti nei vari libri il risultato dell'azione, cos come le api sono il mezzo per su ggere il nettare dai fiori, che esse sembrano riscaldare, covare. 5. Nel sole possono scorgersi vari colori, variamente identificati. Vedi ad es. B.Up., 4, 3, 20; 4, 4, 9 6. Agni, il fuoco che consuma le offerte del sacrificio, la bocca degli dei. Qui , e di seguito, son considerate "bocca" dei vari gruppi divini le divinit che ne sono a capo, forse perch guidano al cibo, penetrando nei vari aspetti del sole, d i cui si saziano soltanto a guardarlo. 7. Per mezzo d'una serie d'identificazioni successive, non sempre chiaramente mo tivate (gayatri = parola = universo = terra = corpo umano = cuore; Brahman = spa zio etereo = spazio interno al cuore) s'asserisce che la gayatri, il metro sacro vedico composto di tre versi, il Brahman, che si ritrova intero nel cuore dell' uomo. 8. L'identit fra terra e corpo, peraltro quasi ovvia, pare qui fondata sul fatto che entrambi son la sede di qualche fenomeno, cio rispettivamente delle creature e dei sensi. La spiegazione del commentario, secondo il quale in entrambi si tro vano i prana (rispettivamente "elementi" e "sensi") non convincente. 9. La gayatri sestuplice in quanto : parola, universo, terra, corpo, cuore, soffi vitali; altrimenti, dice il commento, il numero di sei non si raggiungerebbe. L a quarta parte della gayatri invisibile (cfr. B.Up., 5, 14, 1-4). La strofa rigv edica ricordata si riferisce al macrantropo primigenio con il quale la gayatri i dentificata. 10. "Pieno", epiteto dell'Assoluto (cfr. B.Up., 2, 1, 5, dove tuttavia la defini zione respinta; ma vedi B.Up., 5, 1, 1). 11. Dal cuore per mezzo di cinque canali o aperture, che sono equiparati ai soff i vitali e ai sensi e messi in relazione con entit naturali, si giunge al Brahman . Ma il fuoco, la luce del Brahman lo stesso fuoco che esiste nel corpo dell'uom o. 12. Sandilya afferma in termini liricamente ispirati l'identit tra anima individu ale e Brahman. A questa unione bisogna tendere nella vita, perch la volont determi na il destino dopo la morte. Il brano ricorre quasi eguale in Satapatha Brahmana , X, 6, 3, 2 ed forse la pi antica attestazione dell'identit tra Atman e Brahman. 13. Denominazione mistica del Brahman, che Sankara interpreta come "ci da cui tut to nasce (jan), in cui tutto si dissolve (la dalla radice 6) e per cui tutto res pira (an)". 14. Cerimonia magica contro la perdita d'un figlio. Il vento nel cosmo ci che un figlio nella famiglia: l'identit tra microcosmo e macrocosmo vien quindi sfruttat a per interessi personali. 15. Rivolti verso oriente si liba agli dei (juhoti); Yama che tutto vince il re del mezzogiorno; il re Varuna e Kubera sono i custodi dell'occidente e del sette ntrione. 16, Si pronuncia per tre volte il nome del figlio.

17. Nei kh. 16 e 17 il sacrificio vien fatto corrispondere alla vita umana: le t re spremiture quotidiane del soma sono le varie et, le divinit che presiedono alle cerimonie sono i soffi vitali, le cinque parti principali del rito sono i vari atti della vita fisica e morale. Salute e lunga vita sono promesse a colui che h a questa conoscenza, ma anche l'accesso alla luce eterna, garantito dall'adempim ento dei precetti morali. 18. Cerimonie da compiersi in vari giorni della sessione sacrificale. 19. Le due forme verbali significano tanto "spremer, ha spremuto [il soma]", quan to "generer, ha generato [un figlio]". 20. Si tratta di due strofe (R.V., 8, 6, 30; 1, 50, 10) riferite al dio Sole. 21. Come per Sandilya, il Brahman l'intelletto, cui corrisponde lo spazio. Nell' intelletto si riassumono i sensi, ognuno dei quali, con il suo corrispettivo cos mico, brilla di propria luce. 22. Il sole per cos dire la parte migliore dell'uovo cosmico, ma non , almeno in q uesta cosmogonia piuttosto incongrua, l'essere da cui tutto proviene.

QUARTO PRAPATHAKA PRIMO KHANDA 1 1. Janasruti Pautrayana era [un uomo] che donava con fede, che faceva grandi ela rgizioni, che preparava molti alimenti [per tutti]. Egli faceva costruire dapper tutto dei luoghi di rifugio, affinch dappertutto la gente potesse essere ospitata presso di lui. 2. Ora una notte delle oche selvatiche passarono in volo [sopra di lui] e un'oca cos disse a un'altra: "Oh, oh, o tu dall'occhio luminoso, o tu dall'occhio lumin oso! Lo splendore di Janasruti Pautrayana s'estende costante nel cielo. Non avvi cinarti a esso, che non ti arda!". 3. L'altra allora le rispose: "Ehi tu! Come mai hai parlato di costui, che sembr a tale come se fosse Raikva, il Pigliatutto?". "Chi mai Raikva, il Pigliatutto?" 2. 4. "Come al krta che ha ottenuto la vittoria toccano [le poste puntate sui] punt eggi inferiori, cos a costui tocca tutto ci che di buono compiono le creature. Colui che sa ci che questo [Raikva] sa, io l o chiamo cos (ossia: il Pigliatutto)". 5-6. Janasruti Pautrayana dal basso ud questo e, levatosi, disse allo scalco: "Eh i tu! [Sei tu che hai detto queste frasi:] "Come se fosse Raikva, il Pigliatutto . Chi mai Raikva, il Pigliatutto? Come al krta che ha ottenuto la vittoria tocca no [le poste puntate sui] punteggi inferiori, cos a costui tocca tutto ci che di b uono compiono le creature. Colui che sa ci che questo [Raikva] sa, io lo chiamo c os (ossia: il Pigliatutto) " ?". 7. Lo scalco cerc e torn dicendo che non l'aveva trovato. Allora [Janasruti] gli d isse: "Ehi tu! cercalo l dove si deve cercare un brahmano". 8. Quello si avvicin rispettosamente a un [uomo] che sotto un carro si grattava l a scabbia e gli chiese: "Signore, sei tu Raikva, il Pigliatutto? ''. "Eh gi, sono proprio io!", rispose. Allora lo scalco torn dicendo: "L'ho trovato" 3. SECONDO KHANDA

1. Allora Janasruti Pautrayana prese seicento vacche, un gingillo d'oro e un car ro tirato da mule e si rec [da Raikva]. Gli disse: 2. "Raikva, qui ci sono seicento vacche, un gingillo d'oro e un carro tirato da mule. Rivelami, o venerabile, la divinit che tu veneri come tale!". 3. Ma l'altro rispose: "Ah, ah, o sudra 4! Tienti [tutto], comprese le vacche". Allora Janasruti Pautrayana di nuovo prese mille vacche, un gingillo d'oro, un c arro tirato da mule e [sua] figlia, torn da lui 4. e gli disse: "Raikva, ecco mille vacche, un gingillo d'oro, un carro tirato d a mule, una moglie, il villaggio in cui abiti. Soltanto dammi l'insegnamento, o venerabile!". 5. Quello allora, sollevando il volto della [fanciulla], disse: "Ah! che importa no quelle [vacche], o sudra? Soltanto in grazia di questo volto potrai [dire di] avermi fatto parlare!". Fu nel [villaggio chiamato] Raikvaparna, nel territorio dei Mahavrsa, che [Janasruti] dimor presso di lui [come discepolo]. [Raikva] gli disse: TERZO KHANDA 1. "In verit il vento un assorbitore. In verit quando il fuoco si estingue nel ven to che va a finire; quando il sole tramonta nel vento che va a finire; quando la luna tramonta nel vento che va a finire; 2. quando le acque si disseccano, nel vento vanno a finire. proprio il vento che assorbe tutte queste [manifestazioni]. Questo per ci che riguarda gli elementi c osmici. 3. Per quel che riguarda l'individuo: in verit il respiro un assorbitore. Quando ci si addormenta, nel respiro che va a finire la parola, nel respiro che va a fi nire la vista, nel respiro che va a finire l'udito, nel respiro che va a finire il pensiero. proprio il respiro infatti che assorbe tutte queste [manifestazioni ]. 4. Questi sono in verit due assorbitori: il vento tra gli elementi cosmici, il re spiro tra i soffi vitali". 5. Un giorno un novizio domand l'elemosina a Saunaka Kapeya e ad Abhipratarin Kak saseni mentre erano a tavola. Non gliene diedero 5. 6. Allora quello disse: "Un solo dio, custode dell'universo, inghiotte quattro p ossenti creature: chi ? I mortali non lo distinguono, o Kapeya, bench lo si ritrov i in molti luoghi. In verit non stato concesso il cibo a colui al quale competeva ". 7. Saunaka Kapeya, pensandoci su, gli egli dei, il padre delle creature, il respiro: si dice che grande la sua i che non cibo 6. Ecco, o novizio, si fece incontro [e gli disse]: "L'anima d divoratore dai denti d'oro, il signore del potenza, perch senza essere divorato divora c ci noi veneriamo. Dategli l'elemosina!". cinque formano il numero dieci: [che significa] dieci, il cibo. Es tutto l'universo vien compreso nel sguardo di colui che cos sa ed ha c

8. Gliela diedero. Questi cinque e questi altri essi sono il krta. Perci in ogni dove il krta, so la viraj che divora il cibo. Grazie a essa lo sguardo 7. Tutto l'universo compreso nello ibo in abbondanza, colui che cos sa.

QUARTO KHANDA 8 1. Satyakama Jabala si rivolse a sua madre Jabala: "venerata, vorrei studiare la scienza sacra. A qual famiglia appartengo dunque?". 2. [La madre] gli rispose: "Non so, o figlio, a quale famiglia appartieni. Io ti ebbi quando in giovent servivo qua e l e praticavo molti [uomini] e non so io ste ssa a quale famiglia tu appartieni. Io mi chiamo Jabala e tu Satyakama. Chiamati dunque Satyakama Jabala 9". 3. Egli si rec a casa di Haridrumata Gautama e disse: "Io desidero fare il novizi ato presso il venerabile. Vorrei accostarmi [come scolaro] al venerabile". 4. Quello gli replic: "Di che famiglia sei, o caro?". E l'altro: "Non so, o signo re, di quale famiglia io sia. Ne ho chiesto alla mamma ed essa mi rispose: " Io ti ebbi quando in giovent servivo qua e l e praticavo molti [uomini] e non so a qu ale famiglia tu appartieni. Io mi chiamo Jabala e tu Satyakama". Cos io sono Saty akama Jabala, o signore". 5. Quello allora disse: "Cos francamente non pu parlare uno che non sia brahmano! O caro, porta il combustibile, io ti far l'iniziazione: infatti tu non ti sei all ontanato dalla verit". Dopo che ne ebbe compiuta l'iniziazione, separ quattrocento vacche magre e deboli e disse: "Seguile nel loro vagare, o caro". Ed egli, ment re le spingeva avanti, disse: "Io non torner se non con mille". Stette lontano pa recchi anni, finch esse giunsero al numero di mille. QUINTO KHANDA 1. Allora un toro lo chiam: "Satyakama!". "Signore!", s'affrett a rispondere. "Sia mo giunti, o caro, a mille. Menaci alla casa del maestro 2. e io ti riveler un quarto del Brahman". "Dimmelo, signore!". Allora [quello] g li disse: "La regione orientale un sedicesimo, la regione occidentale un sedices imo, la regione meridionale un sedicesimo, la regione settentrionale un sedicesimo. In v erit, o caro, questo, costituito di quattro sedicesimi, il quarto del Brahman che ha nome " Esteso ". 3. Colui che cos conosce questo quarto del Brahman costituito di quattro sedicesi mi e lo venera come l'Esteso, costui esteso diventa in questo mondo. Estesi spaz i conquista [anche nell'al di l] colui che cos conosce il quarto del Brahman costi tuito di quattro sedicesimi e lo venera come l'Esteso. SESTO KHANDA 1. Il fuoco ti riveler un [altro] quarto". Egli all'indomani spinse avanti le vac che. A sera, l dove si trovarono attizz il fuoco, rinchiuse le vacche, ammucchi la legna, poi si sedette a occidente del fuoco, con il viso rivolto all'oriente. 2. Il fuoco gli disse: "Satyakama!". "Signore!", s'affrett a rispondere. 3. "Io ti riveler, o caro, un quarto del Brahman". "Dimmelo, o signore". Allora [ quello] gli disse: "La terra un sedicesimo, l'atmosfera un sedicesimo, il cielo un sedicesimo, l'oceano un sedicesimo. In verit, o caro, questo, costituito di qu attro sedicesimi, il quarto del Brahman che ha nome " Infinito". 4. Colui che cos conosce questo quarto del Brahman costituito di quattro sedicesi mi e lo venera come l'Infinito, costui non ha limiti in questo mondo. Mondi senz a limiti conquista [anche nell'al di l] colui che cos conosce il quarto del Brahma n costituito di quattro sedicesimi e lo venera come l'Infinito.

SETTIMO KHANDA 1. Un'oca selvatica ti riveler un [altro] quarto". Egli all'indomani spinse avant i le vacche. A sera, l dove si trovarono, attizz il fuoco, rinchiuse le vacche, am mucchi la legna, poi si sedette a occidente del fuoco, con il viso rivolto a orie nte. 2. Un'oca selvatica si abbass vicino a lui e disse: "Satyakama!". "Signora!", s'a ffrett a rispondere. 3. "Io ti riveler, o caro, un quarto del Brahman". "Dimmelo, o signora". Allora [ quella] gli disse: "Il fuoco un sedicesimo, il sole un sedicesimo, la luna un se dicesimo, il lampo un sedicesimo. In verit, o caro, questo, costituito di quattro sedicesimi, il quarto del Brahman che ha nome " Risplendente ". 4. Colui che cos conosce questo quarto del Brahman costituito di quattro sedicesi mi e lo venera come il Risplendente, costui risplendente diventa in questo mondo . Mondi risplendenti conquista [anche nell'al di l] colui che cos conosce il quart o del Brahman costituito di quattro sedicesimi e lo venera come il Risplendente. OTTAVO KHANDA 1. Uno smergo ti riveler un [altro] quarto". Egli all'indomani spinse avanti le v acche. A sera, l dove si trovarono, attizz il fuoco, rinchiuse le vacche, ammucchi la legna, poi si sedette a occidente del fuoco, con il viso rivolto all'oriente. 2. Uno smergo si abbass vicino a lui e disse: "Satyakama!". "Signore!", s'affrett a rispondere. 3. "Io ti riveler, o caro, un quarto del Brahman". "Dimmelo, o signore". Allora [ quello] gli disse: "Il respiro un sedicesimo, la vista un sedicesimo, l'udito un sedicesimo, la mente un sedicesimo. In verit, o caro, questo, costituito di quat tro sedicesimi, il quarto del Brahman che ha nome " Ben fondato". 4. Colui che cos conosce questo quarto del Brahman costituito di quattro sedicesi mi e lo venera come il Ben fondato, costui ottiene buoni fondamenti in questo mo ndo. Mondi ben fondati conquista [anche nell'al di l] colui che cos conosce il qua rto del Brahman costituito di quattro sedicesimi e lo venera come il Ben fondato ". NONO KHANDA 1. Giunse infine alla casa del maestro. Il maestro gli disse: "Satyakama!". "Sig nore!", s'affrett a rispondere. 2. "In verit, o caro, risplendi come uno che conosce il Brahman. Chi te lo ha riv elato?". Egli rispose: "Altri che non sono uomini. Ma tu, o signore, devi rivela rmelo, se lo vuoi. 3. Ho udito infatti da coloro che sono simili al signore che la scienza appresa dal maestro la via migliore per ottenere [lo scopo]". E allora gli fu rivelata q uella stessa dottrina e nulla vi manc - non vi manc nulla 10. DECIMO KHANDA 11 1. Upakosala Kamalayana comp il suo noviziato presso Satyakama Jabala. Per dodici anni custod per lui i fuochi [sacrificali]. Il maestro lasci liberi [al termine d ell'istruzione] gli altri discepoli, ma lui non lasci mai andare.

2. La moglie gli disse: "Il discepolo afflitto. Egli ha con abilit custodito i fu ochi [sacrificali]. [Bada] che i fuochi non ti precedano. Rivelagli [la dottrina ]". Ma senza avergli detto nulla, egli se ne and via. 3. [Il discepolo] per il dispiacere incominci a non mangiare. La moglie del maest ro gli disse: "Discepolo, mangia; perch non mangi ?". Egli rispose: "Molti deside ri di varie specie ci sono nell'uomo. Io sono pieno di dispiaceri. Non manger". 4. Allora i fuochi dissero tra loro: "Il discepolo afflitto. [Egli] ci ha custod ito con abilit. Dunque riveliamogli [la dottrina]". E gli dissero: 5. "Il Brahman il soffio vitale, il Brahman (a (felicit), il Brahman kha (spazio etereo)". Allora egli disse: "Comprendo che il Brahman sia il soffio vitale. Ma non comprendo [che il Brahman sia] ka e kha". Quelli dissero: "In verit, ci che ka anche kha, ci che kha anche ka". Gli rivelarono dunque [che il Brahman ] il soffi o vitale e lo spazio etereo. UNDECIMO KHANDA 1. Poi il [fuoco] garhapatya gli insegn: "Terra, fuoco, cibo, sole: questo il per sonaggio che si vede nel sole e questo son io, proprio questo sono io. 2. Colui che, cos conoscendolo, venera [il fuoco], caccia via [l'effetto dell']az ione cattiva, diventa possessore del mondo [di quello], ottiene una vita complet a, a lungo vive, e i suoi discendenti non periscono. Noi serviamo in questo mond o e nell'altro colui che, cos conoscendolo, venera [il fuoco]". DODICESIMO KHANDA 1. Poi il [fuoco] anvaharyapacana gli insegn: "Acqua, regioni celesti, stelle, lu na: questo il personaggio che si vede nella luna e questo son io, proprio questo sono io. 2. Colui che, cos conoscendolo, venera [il fuoco], caccia via [l'effetto dell']az ione cattiva, diventa possessore del mondo [di quello], ottiene una vita complet a, a lungo vive, e i suoi discendenti non periscono. Noi serviamo in questo mond o e nell'altro colui che, cos conoscendolo, venera [il fuoco]". TREDICESIMO KHANDA 1. Poi il [fuoco] ahavaniya gli insegn: "Soffio vitale, spazio etereo, cielo, fol gore: questo il personaggio che si vede nella folgore e questo son io, proprio q uesto sono io. 2. Colui che, cos conoscendolo, venera [il fuoco], caccia via (l'effetto dell']az ione cattiva, diventa possessore del mondo [di quello], ottiene una vita complet a, a lungo vive, e i suoi discendenti non periscono. Noi serviamo in questo mond o e nell'altro colui che, cos conoscendolo, venera [il fuoco]". QUATTORDICESIMO KHANDA 1. Essi dissero: "Upakosala, questa nostra scienza, questa scienza dell'Atman tu a, o caro. Ma il maestro ti riveler la via". Il suo maestro torn. Il maestro lo ch iam: "Upakosala!". 2. "Signore!", s'affrett a rispondere. "Il tuo volto, o caro, risplende come [que llo di] chi conosce il Brahman. Chi dunque ti ha dato l'insegnamento?". "Chi pot rebbe avermi dato l'insegnamento, signore?", ma nel dir ci sembrava che tenesse n ascosto [qualcosa. Poi rivolto] ai fuochi disse: "Questi [fuochi], che apparisco

no cosiffatti, in verit sono tutt'altro" 12. "Che cosa ti hanno detto, o caro ?". 3. "Questo", rispose. "Veramente, o caro, ti hanno parlato [soltanto] dei mondi. Ma io ti dir cose tali, che chi le conosce l'effetto dell'azione cattiva non gli s'attacca, come non s'attacca l'acqua alla foglia di loto". "Dimmele, o venerab ile". Gli disse: QUINDICESIMO KHANDA 1. "Quel personaggio che si vede nell'occhio l'Atman - disse - questa l'immorta lit, questa la sicurezza, questo il Brahman. Per questo, anche se si cosparge [l' occhio] di burro chiarificato o di acqua, questa scorre via verso le palpebre 13 . 2. Lo si chiama samyadvama, perch tutte le cose piacevoli (vama) si raccolgono (a bhisamyanti) in lui. Tutte le cose piacevoli si raccolgono in colui che cos sa. 3. In verit egli vamani: apporta (ni) infatti tutte le cose piacevoli. Apporta tu tte le cose piacevoli colui che cos sa. 4. In verit egli bhamani: infatti risplende (bhati) in tutti i mondi. Risplende i n tutti i mondi colui che cos sa. 5. Poi colui [che cos sa,] sia che gli facciano i riti funebri [quando sia morto] o no, entra nella fiamma [del rogo], dalla fiamma [passa] nel giorno, dal giorn o nella quindicina della luna crescente, dalla quindicina della luna crescente n ei sei mesi nei quali [il sole] si muove verso settentrione, da questi mesi nell 'anno, dall'anno nel sole, dal sole nella luna, dalla luna nella folgore. Qui vi un essere spirituale. 6. Costui lo fa procedere fino al Brahman. Questa la via degli dei, la via del B rahman. Coloro che su di essa avanzano non tornano in questo vortice umano - non tornano pi". SEDICESIMO KHANDA 14 1. In verit il sacrificio quello che purifica. Esso, procedendo, purifica tutto q uesto universo. Poich procedendo (yan) purifica tutto questo universo, per questo chiamato sacrificio (yajna). Il pensiero e la parola sono le sue due rotaie. 2. Di queste due, una l'appresta il [sacerdote] brahman con l'intelletto, l'altr a il hotar, l'adhvaryu e l'udgatar con la parola. Quando, iniziato il servizio d el mattino, il brahman rompe il silenzio prima della strofe conclusiva, 3. soltanto una rotaia appronta, l'altra perduta. Come chi cammina con un piede solo o un carro che si muove con una ruota sola difettoso, cos il suo sacrificio difettoso. Colui che fa sacrificare tien dietro al sacrificio difettoso. Dopo av er sacrificato, peggiora. 4. Ma quando, iniziato il servizio del mattino, il brahman non rompe il silenzio prima della strofe conclusiva, allora [gli officianti] approntano entrambe le r otaie e nessuna delle due perduta. 5. Come chi cammina con entrambi i piedi o un carro che si muove con entrambe le ruote saldo, cos il suo sacrificio saldo. Colui che fa sacrificare tien dietro a un sacrificio saldo. Dopo aver sacrificato, migliora. DICIASSETTESIMO KHANDA

1. Prajapati cov i mondi. Di questi, covati, estrasse l'essenza: il fuoco dalla t erra, il vento dall'atmosfera, il sole dal cielo. 2. Egli cov queste tre divinit. Di queste tre, covate, estrasse l'essenza: i versi [del Rgveda] dal fuoco, le formule sacrificali [del Yajurveda] dal vento, le me lodie [del Samaveda] dal sole. 3. Cov questa triplice scienza. Di essa, covata, estrasse l'essenza: Bhuh dai ver si, Bhuvah dalle formule, Svah dalle melodie. 4. Perci se [il sacrificio] difettoso per causa di [un errore nei] versi, [il bra hman] deve libare nel [fuoco] garhapatya dicendo: "Bhuh, Svaha!". Con l'essenza dei versi, con la potenza dei versi egli rimedia al difetto concernente i versi del sacrificio. 5. Se poi [il sacrificio] difettoso per causa di [un errore nelle] formule, deve libare nel [fuoco] daksina dicendo: "Bhuvah, Svaha!". Con l'essenza delle formu le, con la potenza delle formule egli rimedia al difetto concernente le formule del sacrificio. 6. Se poi il sacrificio difettoso per causa di [un errore nelle] melodie, deve l ibare nel [fuoco] ahavaniya dicendo, "Svah, Svaha!". Con l'essenza delle melodie , con la potenza delle melodie egli rimedia al difetto concernente le melodie de l sacrificio. 7. Come uno lega insieme l'oro con il borace, l'argento con l'oro, lo stagno con l'argento, il piombo con lo stagno, il ferro con il piombo, il legno con il fer ro, il cuoio con il legno, 8. cos per mezzo della potenza di questi mondi, di queste divinit, di questa tripl ice scienza si rimedia al difetto del sacrificio. Il sacrificio salvato, quando c' un brahman che cos sappia. 9. In verit, rivolto a settentrione 15 quel sacrificio nel quale ci sia un brahma n che cos sappia. A un brahman che cos sappia si conviene questa strofe: Qualunque via [il brahman] percorra, questa segue l'uomo [comune]. Il brahman l' unico prete che protegge i sacrificanti, come una cavalla [protegge il guerriero ] 16. 10. Il brahman che cos sa protegge il sacrificio, colui che fa sacrificare e tutt i gli officianti. Perci bisogna nominare un brahman che cos sappia, non uno che co s non sappia - non uno che cos non sappia. Note: 1. I khanda 1-3 comprendono la samvarga-vidya, "la dottrina dell'assorbitore". U n principe celebrato per la sua generosit, Janasruti, sente delle oche selvatiche celebrare Raikva, il quale con la sua dottrina raccoglie il frutto delle buone opere non soltanto proprie ma di tutte le creature. Raikva, che vive stranamente e viene trovato dopo lunga ricerca, rivela a Janasruti che tutto finisce nel ve nto, ovvero, per quanto riguarda l'individuo, nel respiro. questa una delle pi an tiche esposizioni della dottrina del respiro, simbolo (o precorritore) dell'Atma n-Brahman. Vedi soprattutto R. HAUSCHILD, in "Mlanges d'Indianisme a la mmoire de L. Renou", Parigi, 1968, pp. 337-365. 2. L'epiteto di Raikva, Sayugvan, sembra essere espressione tecnica del gioco de i dadi e indicare il colpo vincente, che il krta e ottiene tutte le dieci parti della posta in gioco.

3. Il racconto assai sommario. Le cose stanno probabilmente cos: il principe, che dorme sulla terrazza del palazzo insieme con lo scalco, al quale tocca questo p rivilegio, ode nel dormiveglia le parole delle oche, ma non sa a chi attribuirle e dubita che le abbia pronunciate lo scalco, al quale da' implicitamente l'inca rico di trovare Raikva. Costui sembrerebbe personaggio gi noto per fama di sapien za, malgrado la stranezza dell'abitare su un carro, la scarsa pulizia e una cert a asprezza nel parlare: ma queste caratteristiche rendono pi singolare la sua cap itolazione di fronte alla leggiadria della figlia di Janasruti. 4. L'epiteto evidentemente dispregiativo. 5. Le due strofe che seguono, introdotte dall'episodio di un novizio che pretend e l'elemosina in quanto conoscitore di una verit analoga a quella in possesso di Raikva, adombrano sotto forma di indovinello la superiorit del vento = respiro. 6. La dentatura d'oro indica forse soltanto l'incessante voracit del vento = resp iro, che assorbe, ossia divora, anche quello che non cibo, ossia gli elementi de l cosmo. 7. I cinque e cinque sono rispettivamente vento, fuoco, sole, luna, acqua e resp iro, parola, vista, udito, mente, ossia tutto l'universo. Il krta, il colpo vinc ente al gioco dei dadi, quindi equiparato all'universo ed detto "cibo", forse pe r sottolinearne la materialit e la possibilit di essere fruito. Ma il numero dieci richiama la viraj, che una strofa di dieci piedi, ma anche la materia primordia le in cui tutto si riassorbe e in cui tutto pu quindi vedersi. 8. Kh. 4-9. Leggenda di Satyakama Jabala, il quale riscattato dalla sua origine illegittima e pu pertanto iniziare il noviziato, grazie all'amore che porta alla verit. Sottoposto a una dura prova dal maestro che vuol saggiare la sua obbedienz a, Satyakama adempie al compito impostosi e ha cos per via miracolosa la rivelazi one dell'essenza del Brahman, che diviso in quattro quarti, alla loro volta quad ripartiti: tre quarti comprendono il mondo esterno, un quarto l'uomo. L'insegnam ento si ha per opera di quattro esseri che rappresentano probabilmente i quattro elementi cosmici: fuoco, terra, sulla quale si muove il toro, spazio, ne l quale vola l'oca selvatica, acqua, nella quale s'immerge lo smergo per trovare il cibo. 9. Poich Jbla significa sia figlio di Jabl sia figlio di Jabla, la madre pensa che l'o rigine illegittima del figlio possa essere nascosta. 10. La dottrina stata evidentemente fissata una volta per tutte: nella concordan za dell'insegnamento del maestro (comunque indispensabile, a quanto sembra) con quello degli esseri non umani consiste infatti la garanzia della verit della dott rina. 11. Kh. 10-15. I fuochi del sacrificio dapprima identificano il Brahman nello sp irito vitale, nello spazio che tutto comprende e nella gioia. Quindi ogni fuoco, che si equipara all'Atman (poich la scienza loro la scienza dell'Atman, vedi 14, 1) identifica se stesso con tre serie di fenomeni e con i tre personaggi che si ravvisano nel sole, nella luna e nella folgore, che sono considerati evidenteme nte le espressioni pi nobili delle singole serie. Il maestro finalmente ravvisa l 'Atman-Brahman non pi nelle apparizioni del mondo esterno, bens nel personaggio ch e sta nell'occhio dell'uomo, ossia nella sua anima. Chi ci conosce arriva al Brah man per la "via degli dei", che sar spiegata pi ampiamente in 5, 3-10, e si sottra e alla rinascita, cui qui s'accenna appena. 12. Sono cio i vari personaggi citati prima. 13. L'acqua non tocca la pupilla il fatto oggettivo vien fatto dipendere da veri t (intangibilit del Brahman e sua identit con la figura che si vede nell'occhio) ac cettate senza discussione. 14. Doveri del sacerdote Brahman, che deve tacere (kh. 16) partecipando con il p ensiero al rito, o parlare (kh. 17) pronunciando le adatte invocazioni per corre

ggere gli errori eventualmente commessi nella celebrazione del sacrificio. Il br ano liturgico qui inserito forse perch in esso vengono citati i fuochi sacrifical i. 15. Ossia favorevole, poich il settentrione l'opposto del meridione, l'infausto s oggiorno del dio della morte. 16. La strofe di interpretazione assai controversa.

QUINTO PRAPATHAKA 1 PRIMO KHANDA 1. In verit, colui che conosce il primo e l'ottimo diventa il primo e l'ottimo. I l respiro, invero, il primo e l'ottimo. 2. In verit, colui che conosce la cosa pi ricca diventa il pi ricco tra i suoi. La parola, invero, la pi ricca. 3. In verit, colui che conosce il fondamento ha saldo fondamento in questo e nell 'altro mondo. La vista, invero, il fondamento. 4. In verit, per colui che conosce la prosperit, si realizzano i desideri umani e divini. L'udito, invero, la prosperit 2. 5. In verit, colui che conosce il rifugio diventa rifugio per i suoi. La mente, i nvero, il rifugio. 6. Una volta i sensi ebbero contesa tra di loro per il primato [e ognuno diceva] : "Io sono migliore, io sono migliore!". 7. I sensi si recarono dal padre, Prajapati, e dissero: "O venerabile, chi di no i il migliore? ''. E [quello] disse loro: "Quello per la mancanza del quale il corpo apparir in condizioni peggiori, questo il migliore tra voi". 8. La parola allora se ne and. Stette via un anno, torn e chiese: "Come avete potu to vivere senza di me?". "Come muti, che non parlano, [ma] respirano con il resp iro, vedono con la vista, odono con l'udito, pensano con la mente". " vero", diss e la parola e rientr. 9. Se ne and allora la vista. Stette via un anno, torn e chiese: "Come avete potut o vivere senza di me ?". "Come ciechi che non vedono, [mal respirano con il resp iro, parlano con la parola, odono con l'udito, pensano con la mente". " vero", di sse la vista e rientr. 9. Se ne and allora la vista. Stette via un anno, torn e chiese: "Come avete potut o vivere senza di me?". "Come sordi che non odono, [ma] respirano con il respiro , parlano con la parola, vedono con la vista, pensano con la mente". " vero", dis se l'udito e rientr. 11. Se ne and allora la mente. Stette via un anno, torn e chiese: "Come avete potu to vivere senza di me?". "Come sciocchi che non pensano, [ma] respirano con il r espiro, parlano con la parola, vedono con la vista, odono con l'udito". " vero", disse la mente e rientr. 12. Ma quando il respiro volle allontanarsi, si trascin via gli altri sensi, come

un forte destriero trascinerebbe via i pali delle pastoie. Essi si raccolsero a lui d'attorno e dissero: "O signore, ritorna! Tu sei il migliore tra noi, non a ndartene!". 13. E la parola gli disse: "Per quanto io sia la pi ricca, sei tu che [veramente] sei il pi ricco". E l'occhio gli disse: "Per quanto io sia il fondamento, sei tu il [vero] fondamento". 14. E l'orecchio: "Per quanto io sia la prosperit, sei tu la [vera] prosperit". E la mente: "Per quanto io sia il rifugio, sei tu il [vero] rifugio". 15. Per questo i sensi non sono chiamati "parole" o "viste", o "uditi" o "menti" , bens sono chiamati prana (= respiro e senso). Il respiro infatti [il fondamento di] tutti questi. SECONDO KHANDA 1. Esso disse: "Quale sar il mio nutrimento (anna)?"'. "Tutto ci che esiste fino [ al nutrimento di] cani e uccelli", cos gli risposero. Questo il nutrimento del re spiro (ana) 3. Ana invero il nome pi semplice del prana. Per colui che cos conosce nulla esiste che non sia cibo. 2. Esso disse: "Quale sar la mia veste ?". "Le acque", risposero. Per questo chi sta per mangiare, avvolge [il cibo] d'acqua prima e dopo [il pasto]. Cos [il resp iro] riceve una veste e non pi ignudo 4. 3. Questo disse Satyakama Jabala a Gosruti Vaiyaghrapadya e aggiunse: "Se ci si d icesse anche a un albero disseccato, i rami ricrescerebbero e le foglie spuntere bbero di nuovo". 4. Quindi, quando si vuol conseguire qualcosa di grande, si faccia la cerimonia dell'iniziazione il giorno della luna nuova, poi nella notte della luna piena si mescoli del latte cagliato e del miele a una pozione [fatta] di ogni sorta di e rbe e si libi del burro nel fuoco dicendo: "Al primo, al migliore, Svaha!". Quin di si versi il resto [del burro] nella pozione. 5. Quindi si libi del burro nel fuoco dicendo: "Alla pi ricca, Svaha!" e si versi il resto [del burro] nella pozione. Poi si libi del burro nel fuoco dicendo: "A l fondamento, Svaha! '' e si versi il resto [del burro] nella pozione. Poi si li bi del burro nel fuoco dicendo: "Alla prosperit, Svaha!" e si versi il resto [del burro] nella pozione. Poi si libi del burro nel fuoco dicendo: "Al rifugio, Sva ha! '' e si versi il resto [del burro] nella pozione. 6. Poi si torni indietro lentamente, si prenda il beveraggio nelle mani congiunt e e si mormori: "Ama il tuo nome 5 : tutto questo [universo] infatti compreso in (ama) te. Esso (il respiro) il primo, l'ottimo, il re, il sovrano. Possa esso f armi giungere alla condizione di primo, di ottimo, di re, di sovrano! Possa io e ssere tutto questo [universo] !". 7. Poi si reciti questo inno, (R.V., 5, 82, 1), bevendo un sorso a ogni emistich io: Del dio Sole noi auspichiamo (si beve un sorso) di ottenere il nutrimento (si beve un sorso) meditiamo sulla forza del Signore (si beve un sorso) l'ottima, che procura ogni cosa! (si beve tutto il beveraggio). 8. Dopo aver lavato la coppa di metallo o di legno, [l'officiante] si siede a oc cidente del fuoco, su una pelle o sulla nuda terra, senza parlare, tutto concent

rato. Se vede [in sogno] una donna, sa che il rito ha avuto successo. 9. A questo si riferiscono le strofe seguenti: Quando, nei riti fatti per soddis fare i desideri, si vede in sogno una donna, allora in questa visione di sogno s i deve riconoscere il [segno del] successo - in questa visione di sogno. TERZO KHANDA 1. Svetaketu, figlio di [Uddalaka] Aruni, giunse all'assemblea dei Pancala. Prav ahana, figlio di Jivala, gli disse: "Giovinetto, il padre ti ha istruito?". "Cer tamente, o venerabile". 2. "Sai tu dove salgono da quaggi le creature ?". "No, o venerabile". "Sai come d i nuovo tornano?". "No, o venerabile", rispose quello. "Sai come si biforcano le due vie, la via degli dei e la via dei Mani?". "No, o venerabile". 3. "Sai tu come mai il mondo di l non si riempie?". "No, o venerabile". "Sai come mai alla quinta oblazione le acque parlano con voce umana?". "No, o venerabile" . 4. "Allora come mai dici di essere stato istruito? Chi non conosce queste cose c ome pu dire di essere istruito?". Rattristato quello se ne and presso il padre e gli disse: "Senza avermi istruito, tu, o signore, mi hai detto di avermi istruito. 5. Un appartenente alla casta dei guerrieri mi ha fatto cinque domande e neppure a una io ho saputo rispondere". L'altro replic: "Come me le hai riferite, o caro , neppur io ne conosco alcuna. Se io le avessi conosciute, come non te le avrei rivelate?". 6. [Uddalaka] Aruni si rec dal re, che quando entr lo accolse con rispetto. Alla m attina [il re] si alz per andare all'assemblea e gli disse: "Venerabile Gautama, scegli una grazia relativa ai beni terreni". Quello disse: "O re, a te soltanto appartengono i beni terreni. Ma quello che hai detto davanti al ragazzo, dillo a me pure". 7. Il re si sent perplesso e lo invit a fermarsi per un lungo tempo [come discepol o]. E gli disse: "Secondo quello che hai detto, o Gautama, questa scienza prima di te non mai pervenuta ai brahmani; per questo il dominio in tutti i mondi appa rtenuto soltanto alla casta dei guerrieri". Poi gli parl: QUARTO KHANDA 1. "In verit il mondo di l, o Gautama, un fuoco [sacrificale]: il sole il combusti bile, i raggi sono il fumo, il giorno la fiamma, la luna il carbone, gli astri s ono le scintille. 2. In questo fuoco gli dei sacrificano la fede: da questa oblazione sorge il re Soma. QUINTO KHANDA 1. In verit Parjanya un fuoco [sacrificale], o Gautama: il vento il combustibile, le nubi sono il fumo, il lampo la fiamma, i fulmini sono i carboni, i chicchi d i grandine sono le scintille. 2. In questo fuoco gli dei sacrificano il re Soma: da questa oblazione sorge la pioggia.

SESTO KHANDA 1. In verit questa terra un fuoco [sacrificale], o Gautama: l'anno il combustibil e, lo spazio etereo il fumo, la notte la fiamma, i punti cardinali sono i carbon i, i punti intermedi sono le scintille. 2. In questo fuoco gli dei sacrificano la pioggia: da questa oblazione sorge il cibo. SETTIMO KHANDA 1. In verit l'uomo un fuoco [sacrificale], o Gautama: la parola il combustibile, il respiro il fumo, la lingua la fiamma, l'occhio il carbone, l'orecchio la scin tilla. 2. In questo fuoco gli dei sacrificano il cibo: da questa oblazione sorge lo spe rma. OTTAVO KHANDA 1. In verit la donna un fuoco [sacrificale], o Gautama: il grembo il combustibile , l'invito [dell'uomo] il fumo, la vergogna la fiamma, l'accoppiamento costituis ce i carboni, il piacere rappresenta le scintille. 2. In questo fuoco gli dei sacrificano lo sperma: da questa oblazione sorge l'em brione. NONO KHANDA 1. Cos alla quinta oblazione le acque parlano con voce umana. L'embrione avvilupp ato dalla membrana, dopo esser rimasto dentro dieci mesi o nove o [quel che sia] , viene poi alla luce. 2. Quando nato, vive finch dura la vita. Quando morto, quando ha raggiunto il [te mpo] destinato, lo afferrano per [consegnarlo al] fuoco donde venuto, donde sort o. DECIMO KHANDA 1. Coloro che cos sanno e coloro che nella foresta venerano la fede come l'ascesi , costoro entrano nella fiamma [del rogo], dalla fiamma [passano] nel giorno, da l giorno nella quindicina della luna crescente, dalla quindicina della luna cres cente nei sei mesi nei quali [il sole] si muove verso settentrione, 2. da questi mesi nell'anno, dall'anno nel sole, dal sole nella luna, dalla luna nella folgore. Qui vi un essere spirituale e costui li fa procedere fino al Bra hman. Questo il cammino che la via degli dei. 3. Coloro che nella vita domestica venerano le buone opere, i sacrifici, la libe ralit, costoro entrano nel fumo, dal fumo [passano] nella notte, dalla notte nell a quindicina oscura, dalla quindicina oscura nei sei mesi nei quali [il sole] de clina verso mezzogiorno. Costoro non giungono fino all'anno. 4. Dai sei mesi [passano] nel mondo dei Mani, dal mondo dei Mani allo spazio ete reo, dallo spazio etereo alla luna. Questa il re Soma, il cibo degli dei e gli d ei se ne nutrono. 5. Dopo aver qui dimorato fino all'ultimo resto [delle proprie azioni], allora d i nuovo ritornano, per lo stesso cammino, via via allo spazio etereo, dallo spaz

io al vento. Quando uno divenuto vento, diventa fumo; divenuto fumo, diventa neb bia; 6. divenuto nebbia, diventa nube, divenuto nube cade come pioggia. Allora sulla terra nascono come riso e orzo, come piante e alberi, come sesamo e legumi. Da q uesto [stato] difficile l'uscita: infatti soltanto se c' chi mangia il cibo ed em ette lo sperma, allora [il mortale diventato pianta] procede oltre [nella sua ev oluzione] 6. 7. Coloro poi che quaggi tengono buona condotta, c' speranza che ottengano una mat rice favorevole, di donna di casta brahmanica, o ksatriya o vaisya. Ma quelli ch e tengono condotta spregevole, devono temere di avere una matrice spregevole, di cagna, di scrofa o di candala. 8. I piccoli organismi poi, destinati a rinascere indefinitivamente 7, non perco rrono n l'una n l'altra delle due vie. "Nasci, muori": questa [la sorte di] questa terza categoria. Ecco perch il mondo di l non si riempie mai. Bisogna dunque stare in guardia. A qu esto proposito c' una strofa: 9. Chi ruba oro, chi beve liquori, chi viola il talamo del maestro, chi uccide u n brahmano: questi quattro vanno in rovina e, quinto, chi li pratica. 10. Ma chi cos conosce questi cinque fuochi, neppure se pratica costoro vien tocc ato dal peccato. Puro, limpido, partecipe del mondo puro diventa colui che cos sa - colui che cos sa". UNDECIMO KHANDA 8 1. Pracinasala Aupamanyava, Satyayajna Paulusi, Indradyumna Bhallaveya, Jana Sar karaksya, Budila Asvatarasvi, costoro, ricchi di grande dottrina e di grandi cas e [atte a ricevere molti scolari], si riunirono e si chiesero: "Chi il nostro At man ? Che il Brahman?". 2. E tra loro decisero: "In verit, o venerabili, Uddalaka Aruni sta ora studiando questo Atman comune a tutti gli uomini (vaisvanara). Andiamo dunque da lui!". E si recarono da lui. 3. Quello tra s decise: "Questi, ricchi di grande dottrina e di grandi case, mi i nterrogheranno. Io forse non sapr rispondere loro in tutto. Orbene, io li indiriz zer a qualche altro". 4. E disse loro: "O venerabili, in verit Asvapati Kaikeya sta ora studiando quest o Atman comune a tutti gli uomini. Andiamo dunque da lui". E si recarono da lui. 5. A loro, come arrivarono, [il re] fece rendere, individualmente, il dovuto oma ggio. Poi, alzatosi al mattino, disse: "Non esiste tra il popolo mio un ladro, un avaro, un ubriacone, nessuno che non conservi il fuoco [sacro], nessun ignorante nessun adultero, tanto meno un'adult era. Io sto per compiere un sacrificio, o venerabili. Quanta ricchezza dar a ognuno de gli officianti, altrettanta ne dar a voi. Rimangano i venerabili!". 6. Essi dissero: "Un uomo deve dire per qual motivo si muove. Ora tu stai studia ndo l'Atman comune a tutti gli uomini, dunque rivelalo a noi". 7. Allora egli replic loro: "Domattina vi parler". Essi al mattino tornarono con i

n mano il combustibile. E senza averli sottoposti ad alcuna iniziazione allora e gli disse: DODICESIMO KHANDA 1. "Aupamanyava, che cosa veneri come l'Atman?". "Il cielo, signore", rispose quello. "Questo che tu veneri come Atman, in verit l 'Atman comune a tutti gli uomini [nel suo aspetto di] risplendente. Perci nella t ua famiglia si vede celebrare il sacrificio di soma di un solo giorno, di pi gior ni, di parecchi giorni. 2. Tu mangi cibo, tu vedi cose gradite. Cibo mangia, cose gradite vede, risplend e la sacra scienza nella famiglia di colui che cos venera l'Atman comune a tutti gli uomini. Ma questo il capo dell'Atman - soggiunse - La tua testa sarebbe cadu ta, se non fossi venuto da me". TREDICESIMO KHANDA 1. Poi disse a Satyayajna Paulusi: "O discendente di Pracinayoga, che cosa vener i come l'Atman?". "Il sole, signore ,", rispose quello. "Questo che tu veneri co me Atman, in verit l'Atman comune a tutti gli uomini [nel suo aspetto di] onnifor me 9. Perci nella tua famiglia si vedono molti [beni] di ogni forma, 2. [per esempio] un carro tirato da mule gi equipaggiato, una schiava, un gingill o [d'oro]. Tu mangi cibo, tu vedi cose gradite. Cibo mangia, cose gradite vede, risplende la sacra scienza nella famiglia di colui che cos venera l'Atman comune a tutti gli uomini. Ma questo l'occhio dell'Atman - soggiunse - Saresti diventat o cieco, se non fossi venuto da me". QUATTORDICESIMO KHANDA 1. Poi disse a Indradyumna Bhallaveya: "O discendente di Viyaghrapat, che cosa v eneri come l'Atman?". "Il vento, signore", rispose quello. "Questo che tu veneri come l'Atman, in verit l'Atman comune a tutti gli uomini [nel suo aspetto di] pe rcorrente diverse vie. Perci diversi tributi ti vengono, diverse file di carri [t i] seguono. 2. Tu mangi cibo, tu vedi cose gradite. Cibo mangia, cose gradite vede, risplend e la sacra scienza nella famiglia di colui che cos venera l'Atman comune a tutti gli uomini. Ma questo il respiro dell'Atman - soggiunse - Il tuo respiro sarebbe uscito fuori, se non fossi venuto da me". QUINDICESIMO KHANDA 1. "Lo , in sei Poi disse a Jana Sarkaraksya: "Sarkaraksya, che cosa veneri come l'Atman?". spazio etereo, signore", rispose quello. "Questo che tu veneri come l'Atman verit l'Atman comune a tutti gli uomini [nel suo aspetto di] esteso. Perci tu esteso in discendenza e ricchezza.

2. Tu mangi cibo, tu vedi cose gradite. Cibo mangia, cose gradite vede, risplend e la sacra scienza nella famiglia di colui che cos venera l'Atman comune a tutti gli uomini. Ma questo il corpo dell'Atman soggiunse Il tuo corpo sarebbe perito, se non fossi venuto da me". SEDICESIMO KHANDA 1. Poi disse a Budila Asvatarasvi: "O discendente di Viyaghrapat, che cosa vener i come l'Atman?". "L'acqua, signore", rispose quello. "Questo che tu veneri come l'Atman, in verit l'Atman comune a tutti gli uomini [nel suo aspetto di] ricchez

za. Perci tu sei dotato di ricchezza e di prosperit. 2. Tu mangi cibo, tu vedi cose gradite. Cibo mangia, cose gradite vede, risplend e la sacra scienza nella famiglia di colui che cos venera l'Atman comune a tutti gli uomini. Ma questa la vescica dell'Atman soggiunse - La tua vescica sarebbe scoppiata, se non fossi venuto da me". DICIASSETTESIMO KHANDA 1. Poi disse a Uddalaka Aruni: "O Gautama, che erra, signore", rispose quello. "Questo che tu man comune a tutti gli uomini [nel suo aspetto ondato per quanto riguarda la discendenza e il cosa veneri come l'Atman?". "La t veneri come l'Atman, in verit l'At di] fondamento. Perci tu sei ben f bestiame.

2. Tu mangi cibo, tu vedi cose gradite. Cibo mangia, cose gradite vede, risplend e la sacra scienza nella famiglia di colui che cos venera l'Atman comune a tutti gli uomini. Ma questi sono i piedi dell'Atman soggiunse I tuoi piedi avrebbero perso ogni forza, se non fossi venuto da me". DICIOTTESIMO KHANDA 1. Disse allora a [tutti] quelli: "Voi, che conoscete isolatamente [una parte so ltanto] dell'Atman comune a tutti gli uomini, mangiate cibo [in misura limitata] . Ma chi venera come Atman comune a tutti gli uomini la creatura alta una spanna , [eppure] incommensurabile 10, costui mangia cibo in tutti i mondi, in tutte le creature, in tutti gli esseri viventi 11. 2. Di questo Atman comune a tutti gli uomini il [cielo] risplendente la testa, i l [sole] onniforme l'occhio, il [vento] che percorre diverse vie il respiro, l'e steso [spazio etereo] il corpo, [l'acqua che produce] la ricchezza la vescica, [ la terra che ] il fondamento costituisce i piedi, l'altare del sacrificio il pett o, il [fuoco] garhapatya il cuore, il [fuoco] anvaharyapacana la mente, il [fuoc o] ahavaniya e la bocca. DICIANNOVESIMO KHANDA 1. Allora il cibo che per primo giunge [sulla mensa] deve essere offerto [alla b occa]. La prima oblazione che bisogna fare, bisogna farla dicendo: "Al prana, Sv aha!''. Il prana [allora] soddisfatto. 2. Soddisfatto il prana, soddisfatta la vista; soddisfatta la vista, soddisfatto il sole; soddisfatto il sole, soddisfatto il cielo; soddisfatto il cielo, soddi sfatto ci cui il cielo e il sole sono preposti. In seguito a ci resta soddisfatto [il sacrificatore] quanto a progenie, bestiame, cibo, splendore, sacra scienza. VENTESIMO KHANDA 1. La seconda oblazione che poi bisogna fare, bisogna farla dicendo: " Al Vyana, Svaha! ". Il vyana [allora] soddisfatto. 2. Soddisfatto il vyana, soddisfatto l'udito; soddisfatto l'udito, soddisfatta l a luna; soddisfatta la luna, son soddisfatte le regioni celesti; soddisfatte le regioni celesti, soddisfatto ci cui le regioni celesti e la luna sono preposte. I n seguito a ci resta soddisfatto [il sacrificatore] quanto a progenie, bestiame, cibo, splendore, sacra scienza. VENTUNESIMO KHANDA

1. La terza oblazione che poi bisogna fare, bisogna farla dicendo: " All'apana, Svaha! ". L'apana [allora] soddisfatto. 2. Soddisfatto l'apana, soddisfatta la parola; soddisfatta la parola, soddisfatt o il fuoco; soddisfatto il fuoco, soddisfatta la terra; soddisfatta la terra, so ddisfano ci cui la terra e il fuoco sono preposti. In seguito a ci resta soddisfat to [il sacrificatore] quanto a progenie, bestiame, cibo, splendore, sacra scienz a.

VENTIDUESIMO KHANDA 1. La quarta oblazione poi che bisogna fare, bisogna farla dicendo: "Al samana, Svaha!''. Il samana [allora] soddisfatto. 2. Soddisfatto il samana, soddisfatta la mente; soddisfatta la mente, soddisfatt o Parjanya [, dio dell'uragano]; soddisfatto Parjanya, soddisfatta la folgore; s oddisfatta la folgore, soddisfatto ci cui la folgore e Parjanya sono preposti. In seguito a ci resta soddisfatto [il sacrificatore] quanto a progenie, bestiame, c ibo, splendore, sacra scienza. VENTITREESIMO KHANDA 1. La quinta oblazione poi che bisogna fare, bisogna farla dicendo: "All'udana, Svaha!". L'udana [allora] soddisfatto. 2. Soddisfatto l'udana, soddisfatto il vento; soddisfatto il vento, soddisfatto lo spazio etereo; soddisfatto lo spazio, soddisfatto ci cui il vento e lo spazio sono preposti. In seguito a ci resta soddisfatto [il sacrificatore] quanto a prog enie, bestiame, cibo, splendore, sacra scienza. VENTIQUATTRESIMO KHANDA 1. Quando uno senza conoscere ci compie il [sacrificio dell']agnihotra, come chi libasse nella cenere dopo aver tolto i carboni ardenti. 2. Invece chi, ci conoscendo, compie il [sacrificio dell']agnihotra, la sua offer ta [valida] per tutti i mondi, per tutte le creature, per tutti gli esseri viven ti. 3. Come arde, quando sia gettata nel fuoco, la pannocchia d'una canna, cos ardono tutti i peccati di colui che ci cos conoscendo compie il [sacrificio dell']agniho tra. 4. Perci per colui che cos sa, se pur desse i resti [del sacrificio] a un candala, la sua offerta sarebbe sempre [rivolta] all'Atman comune a tutti gli uomini 12. A questo proposito c' una strofa: 5. Come i fanciulli affamati attorniano la madre, cos tutte le creature stanno at torno all'agnihotra - stanno attorno all'agnihotra. Note : 1. Il quinto prapathaka comprende tre brani. Nei kh. 1-2 descritto un rito magic o per assicurarsi le qualit proprie dei singoli sensi, tra i quali predomina il p rana, soffio vitale, che agli altri sensi ha dato il nome appunto di prana. Segu ono le dottrine dei cinque fuochi e delle due vie (kh. 3-10) e una ricerca sull' Atman vaisvanara (kh. 11-24). Il numero cinque, che ricorre nei vari brani, semb ra l'unico legame che ne giustifichi la giustapposizione. I due primi brani trov ano riscontro in B.Up., 6, 1-3, cui si rimanda.

2. L'udito consente d'apprendere le norme del sacrificio, la cui effettuazione g arantisce la realizzazione d'ogni desiderio. 3. Ossia tutto al servizio del prana, o ana. 4. Si allude al costume di sciacquarsi la bocca. 5. Ama, la cui assonanza con ana evidente, pu significare a quello", come epiteto di ci che altrimenti indefinibile, o anche "il potente". 6. possibile infatti, dice Sankara, o che l'acqua non contribuisca alla crescita dei vegetali o che il vegetale non sia mangiato da persona atta a procreare. 7. Probabilmente si tratta di vermi, insetti e simili. Cfr. B.Up., 6, 2, 16. 8. Cinque brahmani, desiderosi non di ricchezza ma di sapienza, si recano dal re Asvapati insieme con Uddilaka, per sapere dell'Atman vaisvanara, ossia del prim o principio ( infatti equiparato al Brahman in 11, 1) che si ritrova eguale in tu tti gli esseri viventi. Le identificazioni con forze naturali, che garantiscono beni materiali e limitati, sono respinte come insufficienti: l'Atman vaisvanara comprende tutto e si trova nell'intimo dell'uomo, incommensurabilmente grande ed ha la misura d'una spanna e non si esaurisce in un singolo fenomeno. Chi questo sa partecipa dell'universalit dell'Atman e compie il vero sacrificio dell'agniho tra: riconosce cio l'identit del proprio s con l'universo e perci il sacrificio offe rto ai propri soffi vitali (nel qual sacrificio s'adombra forse l'ineludibilit de lla vita) si trasforma in un sacrificio offerto a tutto l'universo, le cui singo le parti vengono identificate con i soffi e i sensi individuali. Cfr. anche Mahanarayana Up. Il brano un rimaneggiamento di Satapatha Brahmana, X, 6, 1, dove si parla di Agni vaisvanara, simbolo del primo principio onnipresente, comune a tutti come calore vitale e presente in ogni focolare. 9. Secondo il commento, la luce solare costituita di molti colori. 10. Lezione e interpretazione controverse. 11. Una conoscenza limitata consente di fruire di beni limitati; la conoscenza a ssoluta consente una supremazia assoluta. 12. Anche qui compare l'idea che chi conosce superiore a ogni convenzione e a og ni regola anche morale. Cfr. 5, 10, 10.

SESTO PRAPATHAKA 1 PRIMO KHANDA 1. C'era [una volta] Svetaketu, discendente di Aruni. Il padre una volta gli dis se: "Svetaketu, dedicati allo studio: infatti, o caro, non c' nessuno nella nostr a famiglia che, per non aver studiato, sia brahmano soltanto di nome". 2. Dunque a dodici anni quello si rec presso un maestro e a ventiquattro ne torn, orgoglioso, fiero, ritenendosi dotto, poich aveva studiato tutti i Veda. 3. E il padre gli domand: "Svetaketu, poich tu ora sei cos orgoglioso, fiero e riti eni di essere dotto, certamente tu avrai chiesto quell'insegnamento per cui ci ch e non s'era appreso viene appreso, ci che non s'era pensato viene pensato, ci che non s'era conosciuto viene conosciuto". 4. "Come mai, o venerabile, questo insegnamento?". "O caro, come da una zolla d' argilla si conosce tutto ci che fatto d'argilla: la forma particolare questione d

i parole, un nome, la realt una sola, l'argilla; 5. o caro, come da una palla di rame si conosce tutto ci che fatto di rame: la fo rma particolare questione di parole, un nome, la realt una sola, il rame; 6. o caro, come da un temperino per unghie si conosce tutto ci che fatto di ferro : la forma particolare questione di parole, un nome, la realt una sola, il ferro - cos, o caro, questo insegnamento" 2. 7. "Certamente i venerabili maestri non conoscevano questo; se lo avessero conos ciuto, come non me l'avrebbero rivelato? Ma, o venerabile, continua a insegnarme lo tu". "Va bene, o caro", rispose quello. SECONDO KHANDA 1. "O caro, al principio questo [universo] era soltanto l'Essere (Sat), uno, sen za secondo. A questo proposito alcuni dicono: Al principio questo [universo] era soltanto Non essere (Asat), unico, senza secondo. Di poi dal Non essere nacque l'Essere. 2. Ma come, o caro, potrebbe essere cos? - soggiunse egli - . Come dal Non essere potrebbe essere sorto l'Essere? Essere soltanto questo [universo] era al princi pio, o caro, uno, senza secondo. 3. Esso pens: "Vorrei moltiplicarmi, vorrei riprodurmi!". E produsse il tejas. Il tejas pens: "Vorrei moltiplicarmi, vorrei riprodurmi! ". E produsse l'acqua. Per ci sempre quando arde [per il caldo o per le pene fisiche e morali], l'uomo emett e sudore: perch l'acqua s' prodotta dal tejas. 4. Le acque pensarono: "Vorremmo moltiplicarci, vorremmo riprodurci!". E produss ero il cibo. Perci sempre, quando piove, c' cibo abbondante: perch il cibo si produ ce dalle acque". TERZO KHANDA 1. "Delle creature tre sono i modi di nascere: da un uovo, da un essere vivente, da un germe 3. 2. Quella divinit (l'Essere) pens: " Ors, io penetrer in queste tre divinit (le creat ure sorte nel triplice modo ora detto) con la mia anima vivente, e far apparire n ome e forma 4 3. e render triplice ognuna di esse". E penetr in queste tre divinit con la sua ani ma vivente e distinse nome e forma 4. e rese triplice ognuna di esse. Apprendi ora da me, o caro, come queste tre d ivinit siano ciascuna triplice". QUARTO KHANDA 1. "L'aspetto rosso del fuoco l'aspetto del tejas, l'aspetto bianco quello dell' acqua, l'aspetto nero quello del cibo. Il fuoco in se stesso quindi sparito: la forma particolare questione di parole, un nome, in realt esistono soltanto i tre aspetti 5. 2. L'aspetto rosso del sole l'aspetto del tejas, l'aspetto bianco quello dell'ac qua, l'aspetto nero quello del cibo. Il sole in se stesso quindi sparito: la forma particolare questione di parole, u n nome, in realt esistono soltanto i tre aspetti.

3. L'aspetto rosso della luna l'aspetto del tejas, l'aspetto bianco quello dell' acqua, l'aspetto nero quello del cibo. La luna in se stessa quindi sparita: la f orma particolare questione di parole, un nome, in realt esistono soltanto i tre a spetti. 4. L'aspetto rosso del lampo l'aspetto del tejas, l'aspetto bianco quello dell'a cqua, l'aspetto nero quello del cibo. Il lampo in se stesso quindi sparito, in r ealt esistono soltanto i tre aspetti. 5. Riferendosi a questo, gli antichi che ci conoscevano, ricchi di grande dottrin a e di grandi case [atte a ricevere molti scolari], solevano dire: " Nessuno ogg i potr dirci cosa nuova, non pensata, non conosciuta". Dalla considerazione di qu esti [aspetti] avevano infatti tratto la loro conoscenza. 6. Ci che appariva rosso, sapevano che era l'aspetto del tejas, ci che appariva bi anco, sapevano che era l'aspetto dell'acqua, ci che appariva nero, sapevano che e ra l'aspetto del cibo. 7. Ci che appariva sconosciuto sapevano che era una mescolanza di queste tre divi nit. Apprendi ora da me, o caro, come queste tre divinit penetrate nell'uomo diven tino ognuna triplice". QUINTO KHANDA 1. "Il cibo mangiato si divide in tre parti: la parte pi grossolana diventa escre mento, la mediana carne, la pi sottile mente. 2. L'acqua bevuta si divide in tre parti: la parte pi grossolana diventa urina, l a mediana sangue, la pi sottile respiro. 3. Il tejas assorbito si divide in tre parti: la parte pi grossolana diventa l'os so [dello scheletro], la mediana midollo, la pi sottile parola. 4. Costituita di cibo la mente, o caro, costituito di acqua il respiro, costitui ta di tejas la parola". "Continua il tuo insegnamento, o venerabile". "Va bene, o caro", rispose quello. SESTO KHANDA 6 1. "o caro, quando il latte viene sbattuto, la parte pi sottile viene a galla e d iventa burro. 2. Del pari, o caro, quando si mangia il cibo, la parte pi sottile viene a galla e diventa mente. 3. Quando, o caro, si beve l'acqua, la parte pi sottile viene a galla e diventa r espiro. 4. Quando, o caro, si assorbe il tejas, la parte pi sottile viene a galla e diven ta parola. 5. Costituita di cibo la mente, o caro, costituito di acqua il respiro, costitui ta di tejas la parola". "Continua il tuo insegnamento, o venerabile". "Va bene, o caro", rispose quello. SETTIMO KHANDA 1. "L'uomo costituito di sedici parti 7, o caro. Non mangiare per quindici giorn i, [ma] bevi quanta acqua vuoi. Il respiro costituito di acqua: non sar reciso, s

e si beve". 2. Egli non mangi nulla per quindici giorni. Poi gli si avvicin e chiese: "Che cos a debbo recitare?". "Recita gli inni sacri, le formule, le melodie". Ma egli rep lic: "Non mi sovvengono". 3. Allora il padre gli disse : "O caro, come se si fosse appiccato un grande fuoco e fosse rimasto soltanto un carbone d ella grossezza d'una lucciola: con questo anche in seguito non potrebbe accender si un gran fuoco. Cos, o caro, delle tue sedici parti soltanto una sar rimasta e c on questa tu non puoi percepire i Veda. Mangia! 4. E poi continuerai ad apprendere da me". Quello mangi. Poi gli si avvicin e a tu tto quanto gli era chiesto sapeva rispondere. Allora [il padre] gli disse: 5. "O caro, come se si attizzasse, nutrendolo con l'erba, l'unico carbone, della grossezza d'una lucciola, rimasto d'un gran fuoco appiccato: con esso si accend erebbe allora una gran fiamma. 6. Del pari, o caro, delle tue sedici parti soltanto una era rimasta. Questa, nu trita con il cibo, s' riattizzata e con questa tu percepisci i Veda. Invero, o ca ro, costituita di cibo la mente, costituito di acqua il respiro, costituita di t ejas la parola". Questo l'insegnamento che egli ricevette - l'insegnamento che r icevette. OTTAVO KHANDA 1. Uddalaka, figlio di Aruna, disse al figlio Svetaketu: "Apprendi, o caro, la v erit sul sonno. Quando si dice che un uomo dorme, allora, o caro, egli unito con l'Essere. Egli penetrato nel S (svam apita), perci si dice che dorme (svapiti): pe rch penetrato nel S 8. 2. Come un uccello, legato a una corda, svolazza qua e l e non trovando altrove s ostegno si rifugia proprio l dove era legato, cos, o caro, il pensiero qua e l diva ga e non trovando altrove rifugio, si riposa sul respiro: infatti, o caro, al re spiro legato il pensiero 9. 3. Apprendi da me, o caro, la [verit sulla] fame e [sulla] sete. Quando si dice c he un uomo ha voglia di mangiare, che le acque portano via ci che ha mangiato 10. Come i vocaboli gonaja, asvanaya, purusanaya, significano "conduttore di vacche , di cavalli, di uomini", cos con il vocabolo asanaya si indica l'acqua. Ora tu d evi sapere, o caro, che [ogni] germoglio, sorto in siffatta maniera, certamente deve avere una radice 11: 4. e dove sar la sua radice altrimenti che nel cibo ? Parimenti, o caro, tu devi in verit dal germoglio che il cibo risalire alla radice che l'acqua, dal germogli o che l'acqua risalire alla radice che il tejas, dal germoglio che il tejas, o c aro, risalire alla radice che il Sat. Tutte le creature, o caro, hanno la loro r adice nel Sat, si basano sul Sat, sono fondate sul Sat. 5. Ancora, quando si dice che un uomo ha voglia di bere, che il tejas porta via ci che ha bevuto. Come i vocaboli gonaya, asvanaya, purusanaya significano " cond uttore di vacche, di cavalli, di uomini", cos con il vocabolo udanya si indica il tejas. Ora tu devi sapere, o caro, che [ogni] germoglio, sorto in siffatta mani era, deve certamente avere una radice: 6. e dove sar la sua radice altrimenti che nell'acqua? O caro, dal germoglio che l'acqua tu devi risalire alla radice che il tejas, dal germoglio che il tejas, o caro, devi risalire alla radice che il Sat. Tutte le creature, o caro, hanno la loro radice nel Sat, si basano sul Sat, sono fondate sul Sat. Come poi, o caro,

queste tre divinit, una volta pervenute nell'uomo, diventino ognuna triplice, qu esto gi stato detto. Quando, o caro, un uomo muore, la sua parola si ritrae nella mente, la mente nel soffio vitale, il soffio vitale nel tejas, il tejas nella s uprema divinit. Qualunque sia questa essenza sottile, 7. tutto l'universo costituito di essa, essa la vera realt, essa l'Atman. Essa se i tu, o Svetaketu". "Continua il tuo insegnamento, o venerabile". "Va bene, o ca ro", rispose quello. NONO KHANDA 12 1. "O caro, succede come per le api che fanno il miele. Dopo aver raccolto i suc chi dalle piante pi diverse, amalgamano il succo stesso. 2. Nello stesso modo che quei [succhi] non possono distinguersi come il succo di questa o di quest'altra pianta, proprio cos, o caro, tutte le creature una volta che siano penetrate nel Sat non sanno di essere penetrate nel Sat. 3. Qualunque cosa siano qui sulla terra - tigre, leone, lupo, cinghiale, verme, farfalla, tafano o zanzara - esse continuano la loro esistenza come Tat (Essere indifferenziato). 4. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo costituito di essa, es sa la vera realt, essa l'Atman. Essa sei tu, o Svetaketu". "Continua il tuo inseg namento, o venerabile". "Va bene, o caro", rispose quello. DECIMO KHANDA 1. "I fiumi, o caro, scorrono gli orientali verso oriente, gli occidentali verso occidente. Venuti dall'oceano [celeste], essi nell'oceano tornano e diventano [ una cosa sola con l']oceano. Come l giunti non si rammentano di essere questo o q uest'altro fiume, 2. proprio cos, o caro, le creature, che sono uscite dall'Essere, non sanno di pr ovenire dall'Essere. Qualunque cosa siano qui sulla terra - tigre, leone, lupo, cinghiale, verme, farfalla, tafano o zanzara - esse continuano la loro esistenza come Tat. 3. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo costituito di essa, es sa la vera realt, essa l'Atman. Essa sei tu, o Svetaketu". "Continua il tuo inseg namento, o venerabile". "Va bene, o caro", rispose quello. UNDECIMO KHANDA 13 1. "Se si colpisse alla radice un grande albero, ne uscirebbe la linfa, ma conti nuerebbe a vivere; se si colpisse alla met, ne uscirebbe la linfa, ma continuereb be a vivere; se si colpisse alla cima, ne uscirebbe la linfa, ma continuerebbe a vivere. In quanto compenetrato dalla forza vivificante, lieto se ne sta, bevend o avidamente [dalle radici]. 2. Ma quando la forza vivificante abbandona un ramo, questo secca; se ne abbando na un secondo, questo secca; se ne abbandona un terzo, anche questo secca; se ab bandona tutto [l'albero], tutto [l'albero] secca. Proprio cos, o caro, sappi che 3. qui muore ci che abbandonato dalla forza vivificante, ma non la forza vivifica nte che muore. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo costituito di essa, essa la vera realt, essa l'Atman. Essa sei tu, o Svetaketu". "Continua il tuo insegnamento, o venerabile". "Va bene, o caro", rispose quello. DODICESIMO KHANDA 14

1. "Prendi di l un frutto di nyagrodha!". "Eccolo, o venerabile". "Spaccalo". "Ec colo spaccato, o venerabile". "Che ci vedi?". "Questi piccolissimi grani, o vene rabile". "Bene, spaccane uno". "Eccolo spaccato, o venerabile". "Che ci vedi?". "Nulla, o venerabile", rispose quello. 2. Allora il padre gli disse: "Da questa essenza sottile che tu non percepisci, o caro, da questa essenza sottile nasce invero questo grande albero. 3. Stanne pur sicuro, o caro. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'univ erso costituito di essa, essa la vera realt, essa l'Atman. Essa sei tu, o Svetake tu". "Continua il tuo insegnamento, o venerabile". "Va bene, o caro", rispose qu ello. TREDICESIMO KHANDA 1. "Getta questo sale nell'acqua, poi domattina accostati a me". E quello cos fec e. Poi [il padre] gli disse: "Prendi dunque il sale che iersera hai gettato nell 'acqua". Egli lo cerc, ma non lo trov: era come completamente sparito. 2. "Ors, sorbisci un po' di quest'acqua [, prendendola] dall'orlo. Come ?". " salat a". "Sorbiscine un po' prendendola dal mezzo. Come ?". " salata". "Sorbiscine un p o' [prendendola] dall'[altro] orlo. Come ?". " salata" "Mangiaci sopra qualche co sa [di salato come controprova]. Poi siediti vicino a me". Quello cos fece e diss e: " sempre [lo stesso]". [Il padre] allora disse: "O caro, tu non vedi quello ch e c' qui, eppure c' sicuramente. 3. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo costituito di essa, es sa la vera realt, essa l'Atman. Essa sei tu, o Svetaketu". "Continua il tuo inseg namento, o venerabile". "Va bene, o caro", rispose quello. QUATTORDICESIMO KHANDA 1. "O caro, se si portasse via dal [paese dei] Gandhara un uomo con gli occhi be ndati e poi lo si abbandonasse in un luogo deserto, costui - condotto via con gl i occhi bendati, abbandonato con gli occhi bendati - errerebbe verso oriente o v erso settentrione o verso occidente o verso meridione. 2. Se, sciogliendogli la benda, un uomo gli dicesse: " In questa direzione il [p aese dei] Gandhara, prosegui per questa direzione!", allora quello, domandando d i villaggio in villaggio, se istruito e intelligente, potr arrivare al [paese dei ] Gandhara. Del pari l'uomo, quando abbia un maestro, sa che tanto avr di questo [errare] finch non sar liberato, ma poi arriver 15. 3. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo costituito di essa, es sa la vera realt, essa l'Atman. Essa sei tu, o Svetaketu". "Continua il tuo inseg namento, o venerabile". "Va bene, o caro", rispose quello. QUINDICESIMO KHANDA 1. "O caro, intorno a un uomo che abbia la febbre si assiepano i parenti e chied ono: "Mi riconosci? Mi riconosci ? ". Finch la parola non si ritratta nella mente , la mente nel soffio vitale, il soffio vitale nel tejas, il tejas nella suprema divinit, fino allora egli [li] riconosce 16. 2. Ma quando la sua parola si ritratta nella mente, la mente nel soffio vitale, il soffio vitale nel tejas, il tejas nella suprema divinit, allora egli non ha pi la coscienza. 3. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo costituito di essa, es

sa la vera realt, essa l'Atman. Essa sei tu, o Svetaketu". "Continua il tuo inseg namento, o venerabile". "Va bene, o caro", rispose quello. SEDICESIMO KHANDA 17 1. "Portano un uomo con le mani legate, o caro, gridando: " Ha rubato, ha commes so un furto, arroventate per lui l'ascia [per la prova del fuoco] ! ". Se ha com messo il fatto [ma lo nega], allora rende se stesso [preda dell']anrta (= asatya , menzogna e opposto della vera realt). Essendosi avviluppato nell'anrta, poich si rigira nell'anrta, afferra la scure arroventata, si brucia, condannato a morte. 2. Ma se non ha commesso il fatto, allora rende se stesso [preda del] satya. Ess endosi avviluppato nel satya, poich si rigira nel satya, afferra la scure arroven tata, non si brucia, lasciato libero. 3. Ci [che fa] in modo che quest'uomo non si bruci - di esso costituito l'univer so, esso la vera realt, esso l'Atman. Esso sei tu, o Svetaketu". Questo insegname nto ebbe da lui, questo insegnamento ebbe. Note : 1. La sesta lettura, che pu dividersi in due parti (kh. 1-7: dottrina degli eleme nti; kh. 8-16: relazioni tra l'Essere e l'individuo), rivolta ad affermare, al d i l dell'apparente molteplicit, l'unicit dell'Essere (Sat). Dal Sat si producono i tre elementi cosmici, tejas, ovvero il calore splendente del fuoco, acqua e cibo , vale a dire tutto ci che materiale e solido. I tre elementi, una volta prodotti , vivono, per cos dire, di vita propria, contrapponendosi al Sat, che infatti pen etra in essi come principio animatore, e dando origine ai vari fenomeni. La form ula Tat tvam asi, "Tu sei il Tat", ossia l'Essere indifferenziato causa material e ed efficiente di tutto ci che esiste, esprime efficacemente il pensiero fondame ntale che tutto si riconduce all'unica realt dell'Essere. Nuovo lo spirito che an ima Uddalaka, che straordinariamente attento al mondo esteriore e partecipa d'un atteggiamento quasi scientifico, cercando di fondare le proprie affermazioni su prove ed esperimenti. Particolarmente significativo il suo fare derivare il pen siero dal cibo, in aperta polemica con il primato altrove attribuito al pensiero . 2. Occorre un processo d'astrazione dal caso particolare: in tal modo si giunger all'ultima realt, conosciuta la quale tutto conosciuto. 3. Questo versetto sottolinea la legge di causalit che domina tutte le apparizion i della natura e collega i modi di nascere delle creature con i tre elementi cos mici primamente prodotti dal Sat: il calore fa schiudere le uova, i nati vivi so rgono dalle acque del sacco embrionale, le piante sono come il cibo, impensabile senza l'umidit. Cfr. FR. EDGERTON, The Beginnings of Indian Philosophy, London, 1965, p. 171, n. 3. 4. L'individualit (nome e forma) costituita dall'unione del principio animatore c on gli elementi cosmici da esso prodotti. Ma tutto fuoriesce dall'Essere, che ad opera funzionalmente le sue varie capacit. 5. Gli elementi non esistono allo stato puro, bens nelle manifestazioni della nat ura c' sempre una mescolanza: ci si deduce osservando il fuoco (fiamma chiara, tiz zoni rossi, carboni neri), il sole, la luna, il lampo, nei quali si scorgono var i colori (ad esempio nelle macchie solari). In ogni prodotto possono dunque indi viduarsi i componenti, ossia in ogni effetto s'individua la causa, che la sola r ealt. Ci contribuisce a rendere accettabile l'affermazione che, come dal cibo all' acqua dall'acqua al tejas, dal tejas si risale al Sat, unica realt. 6. I kh. 6 e 7 sono una specie di dimostrazione delle affermazioni audaci del kh anda precedente. Dapprima, con esempi tolti dall'ambito della vita comune, si "d imostra" che la parte pi sottile degli elementi va in alto, poi si mette in luce lo stretto legame che esiste tra cibo e pensiero e tra acqua e respiro.

7. Un intero si compone di quattro quarti; ogni quarto a sua volta si divide in quattro parti. Vedi anche sopra, 4, 5-9. 8. Nel sonno profondo ci si immerge nel pi profondo se stesso, che identificato c on l'Essere. 9. Il soffio vitale esiste prima del pensiero, ovvero nel sonno, con o senza sog ni, si perde la conoscenza, non la vita. 10. L'autore si serve d'una falsa etimologia dei vocaboli asanaya e udanya per d imostrare come il cibo sia assorbito dall'acqua e l'acqua dal tejas. Quando si d esidera mangiare, si ha asanaya, ossia "fame,", ma anche "acqua" (asa-naya, "con duttrice o asportatrice di cibo": il cibo infatti digerito, ossia reso liquido d all'acqua e trasformato nei vari umori del corpo). Analogamente, quando si desid era bere, si verifica udanya, "sete ,", ma anche "tejas" (uda-nya, "asportatrice dell'acqua", che invero si dissecca, e l'etimologia qui ancora pi artificiosa, p erch nya non esiste come equivalente di naya). Poich prima (kh. 8, 2, 3-4) stato s tabilito che il cibo dipende dall'acqua e questa dal tejas ed ora rimane stabili to che ogni elemento dipendente si riassorbe in quello che gli ha dato origine, ossia poich viene dimostrata vera una parte d'una affermazione, si considera dimo strata anche l'ulteriore dipendenza del tejas dal Sat e l'assorbimento del primo nel secondo. All'autore sembra cos d'aver consolidato la tesi dell'assorbimento della parola nel pensiero, di questo nel respiro, di questo nel tejas e del teja s nel Sat, che pure basata, in parte, sull'osservazione del progressivo spegners i delle facolt vitali in un morente (da notare che la parola, manifestazione del tejas, si ritrae nella mente, manifestazione del cibo: non unico n ultimo esempio delle contraddizioni esistenti anche all'interno d'uno stesso brano upanisadico ). 11. Penso che con queste parole, e con quelle identiche di poco seguenti, l'auto re voglia richiamare l'importanza del principio di causalit: fame e sete hanno la loro radice nel cibo e nell'acqua o meglio nella mancanza di cibo e di acqua. I l commentatore indiano e molti traduttori intendono che s'alluda al corpo, prodo tto dal cibo e dall'acqua. 12. Nei kh. 9 e 10 s'illustra il concetto che tutto finisce nell'Essere, nel qua le non esiste coscienza n dell'individualit transeunte avuta qui sulla terra, n del la provenienza remota dall'Essere indifferenziato, n della finale immersione nell 'unit, n del fatto che ogni singola forma di vita soltanto un aspetto della vita u niversale: tutto infatti si risolve nel Tat o Sat. Cfr. FR. R. HAMM, Chandogyopa nisad VI. Ein erneuter Versuch, in "Festschrift f. E. Frauwallner", p. 156, nn. 58-59. In questi e nei khanda seguenti non possono certamente disconoscersi la b ellezza delle immagini e la passione che anima il veggente, ma del pari chiaro c he l'efficacia dimostrativa limitata. Cos nella similitudine tra fiumi e individu i il tertium comparationis, che l'identit sostanziale tra le individuazioni fenom eniche dei singoli termini nei vari momenti dell'esistenza e il loro sostrato co mune evidente nel caso dei fiumi, fuoriusciti da un nucleo comune e in esso rito rnanti mentre nel caso degli individui l'omosostanzialit con il Sat proprio la no zione da dimostrare. 13. Simile alla linfa dell'albero, esiste nella creatura un quid, presente il qu ale c' la vita. S'afferma che questo quid l'Essere. 14. Il principio della vita esiste nell'individuo, invisibile ed legato alla mat eria o addirittura materiale, come la capacit di germogliare nel seme di nyagrodh a o il sale disciolto nell'acqua. 15. Il maestro dunque necessario perch si faccia strada la comprensione della ver it. 16. La conoscenza qui legata al calore corporeo, non al pensiero (vedi anche sop ra 8, 6). 17. Uddalaka ammette l'ordalia e ne tenta una spiegazione che conforti di nuova prova l'asserita onnipotenza del principio supremo e unico (Sat o satya). Tutto riposa sul doppio significato di satya, che cc verit" e sinonimo del Sat (in quan

to il Sat la vera realt), e sulla conseguente equivalenza di asatya con anrta, "m enzogna". Dunque il veritiero avvolto dal satya che lo difende dall'ardore del f uoco come una guaina; il menzognero si condanna per la menzogna che pronuncia, o ssia per la mancanza di satya. SETTIMO PRAPATHAKA 1 PRIMO KHANDA 1. "D l'insegnamento, o venerabile!", cos dicendo Narada s'avvicin a Sanathkumara. Questi allora gli disse: "Accostati con quello che conosci; io poi ti riveler cos e pi alte". 2. Quello disse: "Io conosco il Rgveda, o venerabile, il Yajurveda, il Samaveda, l'Atharvaveda come quarto, i poemi epici e le antiche leggende come quinti, la grammatica, il rituale dei morti, la scienza del far di conto, la divinazione, l a scienza dei tempi, la logica, l'etica, l'etimologia, la scienza dei testi sacr i, la scienza dei demoni, la scienza delle armi, l'astronomia, la scienza dei se rpenti, le belle arti 2. Queste cose, o venerabile, io conosco. 3. Io, o venerabile, conosco le formule sacre, ma non conosco l'Atman, e invece io ho sentito dai pari tuoi che chi conosce l'Atman supera il dolore. Io, o vene rabile, soffro; o venerabile, fammi superare il dolore". [Sanatkumara] allora gl i disse: "Tutto ci che hai studiato soltanto nome (ossia limitato, perch la possib ilit di espressione sempre limitata). 4. In verit, nome (nama) sono il Rgveda, il Yajurveda, il Samaveda, l'Atharvaveda come quarto, i poemi epici e le antiche leggende come quinti, la grammatica, il rituale dei morti, la scienza del far di conto, la divinazione, la scienza dei tempi, la logica, l'etica, l'etimologia, la scienza dei testi sacri, la scienza dei demoni, la scienza delle armi, l'astronomia, la scienza dei serpenti, le bel le arti. Soltanto nome tutto ci. Venera il nome [come Brahman] ! 5. Chi venera il nome come Brahman, fin dove il nome giunge, fin a quel punto pu giungere a suo piacere". "O venerabile, esiste qualche cosa di superiore al nome ?". "Certamente esiste qualcosa di superiore al nome". "Dimmelo, o venerabile". SECONDO KHANDA 1. "La parola (vac), in verit, superiore al nome. la parola che rivela il Rgveda, il Yajurveda, il Samaveda, l'Atharvaveda come quarto, i poemi epici e le antich e leggende come quinti, la grammatica, il rituale dei morti, la scienza del far di conto, la divinazione, la scienza dei tempi, la logica, l'etica, l'etimologia , la scienza dei demoni, la scienza delle armi, l'astronomia, la scienza dei ser penti, le belle arti; [ la parola che fa conoscere] il cielo e la terra, il vento e lo spazio etereo, le acque e il tejas, gli dei e gli uomini, gli animali dome stici, gli uccelli, le erbe e le piante, le bestie fino ai vermi, agli insetti, alle formiche, [ la parola che fa conoscere] il giusto e l'ingiusto, la verit e la menzogna, il bene e il male, il gradito e lo sgradito. Se non esistesse la paro la, n il giusto n l'ingiusto avrebbero il mezzo di rivelare [se stessi], non la ve rit e la menzogna, non il bene e il male, non il gradito e lo sgradito. Soltanto la parola rivela tutto ci. Venera la parola [come Brahman] ! 2. Chi venera la parola come Brahman, fin dove la parola giunge, fin a quel punt o pu giungere a suo piacere". "O venerabile, esiste qualche cosa di superiore all a parola?". "Certamente esiste qualcosa di superiore alla parola". "Dimmelo, o v enerabile". TERZO KHANDA

1. "La mente (manas), in verit, superiore alla parola. Come il pugno contiene due frutti di amalaka o di kola o di aksa, cos la mente contiene parola e nome. Quan do l'uomo pensa: " Voglio imparare le formule sacre ", allora le impara; " Vogli o compiere le opere sacrificali ", allora le compie; " Voglio scegliere figli e bestiame " 3, allora li sceglie; " Voglio ottenere questo mondo e quell'altro", allora si sforza di ottenerli. La mente l'Atman, la mente il mondo, la mente il Brahman 4. Venera la mente [come Brahman] ! 2. Chi venera la mente come Brahman, fin dove la mente giunge, fin a quel punto pu giungere a suo piacere". "O venerabile, esiste qualche cosa di superiore alla mente? ''. "Certamente esiste qualcosa di superiore alla mente". "Dimmelo, o ven erabile". QUARTO KHANDA 1. "La determinazione (sankalpa), in verit, superiore alla mente. Quando una pers ona si determina, allora pensa, allora usa la parola, la usa nel [pronunciare il ] nome. Nel nome si realizzano 5 le formule sacrificali; nelle formule [si reali zzano] le opere sacrificali. 2. Tutte le cose [che esistono] sono incentrate sulla determinazione, la loro es senza la determinazione, la loro base la determinazione. Per effetto della deter minazione si realizzarono cielo e terra, per effetto della determinazione si rea lizzarono il vento e lo spazio etereo, per effetto della determinazione si reali zzarono l'acqua e il tejas. Realizzatisi questi si realizza la pioggia, realizza tasi la pioggia si realizza il cibo, realizzatosi il cibo si realizzano i soffi vitali, realizzatisi i soffi vitali si realizzano le formule sacre, realizzatesi le formule sacre si realizzano i sacrifici, realizzatisi i sacrifici si realizz a il mondo 6, realizzatosi il mondo si realizza tutto. Questa la determinazione. Venera la determinazione [come Brahman] ! 3. Chi venera la determinazione come Brahman ottiene mondi reali, saldi, fondati , non soggetti a cambiamenti, essendo egli stesso saldo, fondato, non soggetto a cambiamenti. Fin dove giunge la determinazione, fin a quel punto pu giungere a s uo piacere colui che venera la determinazione come Brahman". "O venerabile, esis te qualche cosa di superiore alla determinazione?". "Certamente esiste qualcosa di superiore alla determinazione". "Dimmelo, o venerabile". QUINTO KHANDA 1. "La ragione (citta), in verit, superiore alla determinazione. Quando uno ha la ragione, allora si determina, allora pensa, allora usa la parola, la usa nel [p ronunciare il] nome; nel nome si realizzano le formule sacrificali, nelle formul e [si realizzano] le opere sacrificali. 2. Tutte le cose [che esistono] sono incentrate sulla ragione, la loro essenza l a ragione, la loro base la ragione. Perci se uno sa molte cose, ma non ha la ragi one, di lui si dice: " Costui come se non esistesse, per quante cose sappia; se fosse veramente sapiente, non sarebbe cos privo di ragione". Se poi uno sa poche cose ma ha la ragione, gli si presta invece obbedienza. La ragione invero il cen tro delle cose, la ragione l'essenza, la ragione la base. Venera la ragione [com e Brahman] ! 3. Chi venera la ragione come Brahman ottiene i mondi che ambisce, mondi saldi, fondati, non soggetti a cambiamenti, essendo egli stesso saldo, fondato, non sog getto a cambiamenti. Fin dove giunge la ragione, fin a quel punto pu giungere a s uo piacere colui che venera la ragione come Brahman ''. "O venerabile, esiste qu alche cosa di superiore alla ragione?". "Certamente esiste qualcosa di superiore alla ragione". "Dimmelo, o venerabile".

SESTO KHANDA 1. "La riflessione (dhyana), in verit, superiore alla ragione. In certo modo la t erra riflette 7, l'atmosfera riflette, il cielo riflette, in certo modo riflette l'acqua, riflettono le montagne, in certo modo riflettono gli dei e gli uomini. Per questo tra gli uomini coloro che qui sulla terra raggiungono la grandezza, sembra che abbiano ottenuto la ricompensa della riflessione. Cos gli uomini dappo co sono litigiosi, pronti alla calunnia e alle rampogne; invece gli uomini super iori sembra che abbiano ottenuto la ricompensa della riflessione. Venera la rifl essione [come Brahman] ! 2. Chi venera la riflessione come Brahman, fin dove giunge la riflessione, fin a quel punto pu giungere a suo piacere". "O venerabile, esiste qualche cosa di sup eriore alla riflessione?". "Certamente esiste qualcosa di superiore alla rifless ione". "Dimmelo, o venerabile". SETTIMO KHANDA 1. "La conoscenza distintiva (vijnana), in verit, superiore alla riflessione. Inv ero con la conoscenza distintiva l'uomo conosce il Rgveda, il Yajurveda, il Sama veda, l'Atharvaveda come quarto, i poemi epici e le antiche leggende come quinti , la grammatica, il rituale dei morti, la scienza del far di conto, la divinazio ne, la scienza dei tempi, la logica, l'etica, l'etimologia, la scienza dei demon i, la scienza delle armi, l'astronomia, la scienza dei serpenti, le belle arti, [conosce] il cielo e la terra, il vento e lo spazio etereo, le acque e il tejas, gli dei e gli uomin i, gli animali domestici, gli uccelli, le erbe e le piante, le bestie fino ai ve rmi, agli insetti, alle formiche, [conosce] il giusto e l'ingiusto, la verit e la menzogna, il bene e il male, il gradito e lo sgradito, il cibo, la bevanda, que sto mondo e quell'altro. Soltanto con la conoscenza distintiva si conosce. Vener a la conoscenza distintiva [come Brahman] ! 2. Chi venera la conoscenza distintiva come Brahman, ottiene invero mondi ricchi di conoscenza e di scienza. Fin dove giunge la conoscenza distintiva, fin a que l punto pu giungere a suo piacere colui che venera la conoscenza distintiva come Brahman". "O venerabile, esiste qualche cosa di superiore alla conoscenza distin tiva?". "Certamente esiste qualcosa di superiore alla conoscenza distintiva". "D immelo, o venerabile". OTTAVO KHANDA 8 1. "La forza (bala), in verit superiore alla conoscenza distintiva. Pur cento uom ini dotati di conoscenza distintiva uno solo, ricco di forza, fa tremare. Quando uno ha la forza, allora pu levarsi in piedi; levatosi in piedi, pu attendere [al maestro]; attendendo [al maestro], gli si asside vicino [come discepolo]; divent ato discepolo, vede, ascolta, pensa, intende, agisce, conosce [quanto il maestro dice]. Grazie alla forza sussiste la terra, grazie alla forza sussiste l'atmosf era, grazie alla forza sussiste il cielo, grazie alla forza sussistono i monti, grazie alla forza sussistono gli dei e gli uomini, gli animali domestici e gli u ccelli, le erbe e le piante, le bestie fino ai vermi, agli insetti e alle formic he, grazie alla forza sussiste il mondo. Venera la forza [come Brahman] ! 2. Chi venera la forza come Brahman, fin dove la forza giunge, fin a quel punto pu giungere a suo piacere". "O venerabile, esiste qualche cosa di superiore alla forza?". "Certamente esiste qualcosa di superiore alla forza". "Dimmelo, o vener abile". NONO KHANDA

1. "Il cibo (anna), in verit, superiore alla forza. Perci quando uno non prende ci bo per dieci notti, se pur vive, tuttavia non capace di vedere, di udire, di pen sare, di capire, di agire, di conoscere. Ma quando ritorna il cibo, vede, ode, p ensa, capisce, agisce, conosce. Venera il cibo [come Brahman] ! 2. Chi venera il cibo come Brahman ottiene mondi ricchi di cibo, ricchi di bevan de. Fin dove giunge il cibo, fin a quel punto pu giungere a suo piacere colui che venera il cibo come Brahman". "O venerabile, esiste qualche cosa di superiore a l cibo?". "Certamente esiste qualcosa di superiore al cibo". "Dimmelo, o venerab ile". DECIMO KHANDA 1. "L'acqua (apas), in verit, superiore al cibo. Perci quando non c' pioggia abbond ante i viventi si affliggono pensando che il cibo sar di meno. Ma quando c' pioggi a abbondante, pieni di gioia sono i viventi, al pensiero che ci sar molto cibo. S oltanto acqua che ha assunto vari aspetti materiali sono la terra, l'atmosfera, il cielo, i monti, gli dei e gli uomini, gli animali domestici e gli uccelli, le erbe e le piante, le bestie fino ai vermi, agli insetti e alle formiche: sono a cqua che ha assunto vari aspetti materiali. Venera l'acqua [come Brahman] ! 2. Chi venera l'acqua come Brahman, realizza ogni desiderio, soddisfatto. Fin do ve giunge l'acqua, fin a quel punto pu giungere a suo piacere colui che venera l' acqua come Brahman". "o venerabile, esiste qualche cosa di superiore all'acqua?" . "Certamente esiste qualcosa di superiore all'acqua". "Dimmelo, o venerabile". UNDECIMO KHANDA 1. "Il tejas, in verit, superiore all'acqua. Perci esso trattiene il vento e infia mma l'aria 9. Allora si dice: "Fa caldo, brucia, piover certamente". il tejas che , fatti questi segni preliminari, produce poi l'acqua. Quindi arrivano i tuoni c on i lampi che rifulgono in alto e di traverso. Perci si dice: " Lampeggia, rimbo mba il tuono, piover certamente". il tejas che, fatti questi segni preliminari, p roduce poi l'acqua. Venera il tejas [come Brahman] ! 2. Chi venera il tejas come Brahman, splendente egli stesso ottiene mondi splend enti, rilucenti, da cui ogni tenebra scomparsa. Fin dove giunge il tejas, fin a quel punto pu giungere a suo piacere colui che venera il tejas come Brahman". "o venerabile, esiste qualche cosa di superiore al tejas?". "Certamente esiste qual cosa di superiore al tejas". "Dimmelo, o venerabile". DODICESIMO KHANDA 1. "Lo spazio etereo (akasa), in verit, superiore al tejas. Nello spazio etereo s i trovano il sole e la luna, il lampo, le costellazioni, il fuoco. Grazie allo s pazio uno pu chiamare, grazie allo spazio ascoltare, grazie allo spazio risponder e; nello spazio uno gode, nello spazio uno si duole, nello spazio uno nasce, ver so lo spazio si tende nascendo [, come il germoglio]. Venera lo spazio etereo [c ome Brahman] ! 2. Chi venera lo spazio etereo come Brahman ottiene mondi spaziosi, luminosi, li beri, senza confini. Fin dove giunge lo spazio etereo, fin a quel punto pu giunge re a suo piacere colui che venera lo spazio etereo come Brahman". "O venerabile, esiste qualche cosa di superiore allo spazio etereo?". "Certament e esiste qualcosa di superiore allo spazio etereo". "Dimmelo, o venerabile". TREDICESIMO KHANDA

1. La memoria (smara), in verit, superiore allo spazio etereo 10. Perci se molti, privi di memoria, se ne stessero insieme, non potrebbero n udire, n pensare, n capi re alcuno. Ma quando acquistassero la memoria, allora udrebbero, penserebbero, c apirebbero. Mediante la memoria si conoscono i figli, mediante la memoria si ric onoscono gli armenti. Venera la memoria [come Brahman] ! 2. Chi venera la memoria come Brahman, fin dove giunge la memoria, fin a quel pu nto pu giungere a suo piacere". "O venerabile, esiste qualche cosa di superiore a lla memoria?". "Certamente esiste qualcosa di superiore alla memoria". "Dimmelo, o venerabile". QUATTORDICESIMO KHANDA 1. "La speranza (asa), in verit, superiore alla memoria. Quando accesa dalla sper anza infatti la memoria studia le formule sacre, compie le azioni sacrificali, d esidera figli e armenti, desidera [i beni di] questo mondo e dell'altro. Venera la speranza [come Brahman] ! 2. Per chi venera la speranza come Brahman tutti i desideri si realizzano median te la speranza, le sue preghiere non sono vane. Fin dove giunge la speranza, fin a quel punto pu giungere a suo piacere colui che venera la speranza come Brahman ". "O venerabile, esiste qualche cosa di superiore alla speranza?". "Certamente esiste qualcosa di superiore alla speranza". "Dimmelo, o venerabile". QUINDICESIMO KHANDA 1. "Il respiro vitale (prana), in verit, superiore alla speranza. Come i raggi so no infissi nel mozzo della ruota, cos tutto infisso nel respiro vitale. La vita p rocede in grazia del respiro, il respiro d la vita, d [la vita] al vivente 11. Il respiro padre, il respiro madre, il respiro fratello, il respiro sorella, il res piro maestro, il respiro sacerdote. 2. Se uno dice qualche mala parola al padre, alla madre, al fratello, alla sorel la, al maestro, a un brahmano, gli si dice: " Vergogna a te! sei davvero un ucci sore del padre, sei davvero un uccisore della madre, sei davvero un uccisore del fratello, sei davvero un uccisore della sorella, sei davvero un uccisore del ma estro, sei davvero un uccisore d'un brahmano ". 3. Ma se, uscito il soffio vitale, con uno spiedo li ammucchia [sul rogo] e li b rucia completamente, non gli si dice davvero: " Sei l'uccisore del padre, sei l' uccisore della madre, sei l'uccisore del fratello, sei l'uccisore della sorella, sei l'uccisore del maestro, sei l'uccisore d'un brahmano" 12. 4. Invero il respiro vitale che [l'animatore di] tutti costoro. Colui che cos ved e, cos pensa, cos conosce, diventa un ativadin (vincitore nella discussione). Se g li dicono: " Sei un ativadin ", dovrebbe rispondere: " S, sono un ativadin ", non deve negarlo 13. SEDICESIMO KHANDA 1. Per veramente vittorioso nella discussione colui che tale in grazia della veri t" 14. "Possa io, o venerabile, vincere nella discussione in grazia della verit". "Ma bisogna allora desiderare di conoscere la verit (satya)!". "Io desidero di co noscere la verit, o venerabile!". DICIASSETTESIMO KHANDA 1. "In verit, quando si conosce veramente, allora si dice la verit. Chi non conosc

e non dice la verit, soltanto chi conosce dice la verit. Ma bisogna desiderare di conoscere la conoscenza (vijnana)". "Io desidero di conoscere la conoscenza, o v enerabile!". DICIOTTESIMO KHANDA 1. "In verit, quando si pensa, allora si ha la conoscenza. Se non si pensa non si ha la conoscenza; soltanto quando si pensa si ha la conoscenza. Ma bisogna desi derare di conoscere il pensiero (mati)". "Io desidero di conoscere il pensiero, o venerabile!". DICIANNOVESIMO KHANDA 1. "In verit, quando si ha la fede, allora si pensa. Non pu pensare chi non ha la fede; soltanto chi ha la fede pensa. Ma bisogna desiderare di conoscere la fede (sraddha) ''. "Io desidero di conoscere la fede, o venerabile!". VENTESIMO KHANDA 1. "In verit, quando si compie perfettamente [il proprio dovere], allora si ha la fede. Non pu avere la fede chi non compie perfettamente [il proprio dovere]; sol tanto chi compie perfettamente [il proprio dovere] ha la fede. Ma bisogna deside rare di compiere perfettamente [il proprio dovere] (nistha)". "Io desidero di co noscere di compiere perfettamente [il mio dovere], o venerabile!". VENTUNESIMO KHANDA 1. "In verit, quando si celebra [ il sacrificio], allora si compie perfettamente [il proprio dovere]. Non pu compiersi perfettamente [il proprio dovere] senza cel ebrare [il sacrificio]; soltanto quando si celebra [il sacrificio] si compie per fettamente [il proprio dovere]. Ma bisogna desiderare di celebrare [il sacrifici o] (krti)". "Io desidero di conoscere la celebrazione [del sacrificio], o venera bile!". VENTIDUESIMO KHANDA 1. "In verit, quando si desidera di ottenere la felicit, allora si celebra [il sac rificio]. Senza desiderare di ottenere la felicit non si celebra [il sacrificio]; soltanto con il desiderio di ottenere la felicit si celebra [il sacrificio]. Ma bisogna desiderare di conoscere la felicit (sukha)". "Io desidero di conoscere la felicit, o venerabile!". VENTITREESIMO KHANDA

1. "In verit, ci che l'infinito la felicit. Non c' felicit nel finito; soltanto l'in inito felicit. Ma bisogna desiderare di conoscere l'infinito (bhuman)" 15. "Io de sidero di conoscere l'infinito, o venerabile!". VENTIQUATTRESIMO KHANDA 1. "L'infinito si ha dove non si discerne nessun'altra cosa, nessun'altra si ode , nessun'altra si conosce. Dove si scorge qualche altra cosa, si ode qualche alt ra cosa, si conosce qualche altra cosa, allora si ha il finito. L'infinito l'imm ortale, mentre ci che finito mortale". "O venerabile, su che cosa fondato l'infin ito?". "Sulla sua propria grandezza, oppure se [chiedi la pi alta verit], non fond ato su nessuna grandezza. 2. Vacche e cavalli, elefanti, oro, schiavi e donne, campi e case: questo chiama no qui sulla terra grandezza. Io non intendo parlare cos, non intendo parlare cos

(ossia di questa grandezza) - egli soggiunse - e invero [in questo caso] uno si fonda su una cosa diversa [da s, mentre per l'infinito ci non avviene] 16. VENTICINQUESIMO KHANDA

1. Esso in basso, in alto, a occidente, a oriente, a meridione, a settentrione, tutto questo universo. Ora la sua descrizione in rapporto all'io individuale: io sono in basso, io sono in alto, io sono a occidente, io sono a oriente, io sono a meridione, io sono a settentrione, io sono tutto questo universo. 2. Ora la sua descrizione in rapporto all'Atman: l'Atman in basso, l'Atman in al to, l'Atman a occidente, l'Atman a oriente, l'Atman a meridione, l'Atman a sette ntrione, l'Atman tutto questo universo. In verit, colui che cos vede, cos pensa, co s conosce, costui ama l'Atman, si diverte con l'Atman, si congiunge con l'Atman, gode dell'Atman, costui veramente signore di s e in tutti i mondi pu muoversi a su o piacere. Ma quelli che la pensano diversamente sono soggetti a un altro signor e, godono di mondi destinati a perire, n possono a loro piacere muoversi in tutti i mondi. VENTISEIESIMO KHANDA 1. In verit, per colui che cos vede, cos pensa, cos conosce, dall'Atman deriva il re spiro vitale, dall'Atman deriva la speranza, dall'Atman la memoria, dall'Atman l o spazio etereo, dall'Atman il tejas, dall'Atman le acque, dall'Atman il compari re e lo sparire [di ogni cosa], dall'Atman il cibo, dall'Atman la forza, dall'At man la conoscenza, dall'Atman la riflessione, dall'Atman la ragione, dall'Atman la determinazione, dall'Atman la mente, dall'Atman la parola, dall'Atman il nome , dall'Atman le formule, dall'Atman gli atti rituali, dall'Atman tutto questo un iverso" 17. 2. A questo proposito c' una strofa: Chi ha la retta visione non vede la morte, non la malattia, non la sofferenza. T utto vede colui che ha la retta visione, tutto raggiunge compiutamente. Unico egli , triplice, quintuplice, settemplice, nonuplo e ancora si dice che div iso in undici parti, in centoundici e in ventimila 18. Quando il cibo puro, c' purit interiore; se c' purit interiore sicuro il possesso de lla sacra tradizione; se si ha il possesso della sacra tradizione, tutti i nodi si sciolgono 19. A chi s' liberato da ogni macchia, il venerabile Sanatkumara mostra la riva oltre le tenebre. Lo chiamano [perci] Skanda ("colui che salta oltre") - Skanda lo chi amano. Note : 1. Il brahmano Narada si pone alla scuola di Sanatkumara, dio della guerra e rap presentante della casta dei guerrieri. Si indaga che cosa sia il Brahman: parten do dalla scienza brahmanica, attraverso vane facolt umane e fenomeni, ognuno dei quali condizionato o supposto dal seguente e che perci apparizione parziale del B rahman, si giunge dapprima al prana, quindi al bhuman, che tutto comprende e che identico all'io. Alcuni momenti della ricerca ricordano la cosmologia di Uddala ka, ma non sempre chiaro il motivo della superiorit affamata. 2. L'identificazione delle varie scienze basata sul commento attribuito a Sankar a. 3. Ossia lo stadio di padre di famiglia.

4. Si tratta evidentemente di un'esaltazione momentanea. Tutte le apparizioni e le facolt ricordate sono s Brahman, ma questo non si esaurisce in ognuna di esse. 5. Propriamente: "diventano unit", ossia acquistano la loro individualit, esistono . Le formule sacrificali poi non esistono al di fuori della forma attestata e so no indispensabili per l'effettuazione del rito. 6. All'atteggiamento quasi scientifico di Uddalaka si qui sovrapposta un'interpr etazione sacerdotale del divenire cosmico. 7. La terra immota come un yogin meditante. 8. Dalle facolt dell'uomo si passa agli elementi fisici e di questi si tratta in aderenza abbastanza stretta con la dottrina di Uddalaka. Con il khanda 13 si rit orna alle categorie psicologiche. 9. Il calore produce la calma assoluta che precede il temporale. 10. L'attivit umana, che si svolge nello spazio e in grazia di esso, non potrebbe aversi senza la memoria. 11. I concetti di "vita, respiro, vivente" sono tutti espressi con il vocabolo p rana, che ha il significato di "vivente", anche in 7, 10, 1. 12. Con la morte cessa di esistere l'individuo, esistono soltanto i corpi. 13. Ativadin significa sia "colui che vince nella discussione", sia "colui che p arla troppo": si spiega cos l'ultima frase, che indulge alla solita passione per i giochi di parole. 14. Il prana la somma tra le entit fenomeniche, ma al di sopra di esso esiste la verit. Inizia pertanto un altra ricerca per cui si sale (attraverso verit, conoscenza, pensiero, fede [e anche qui par di sorprendere un intervento sacerdo tale], compimento del proprio dovere, sacrificio, aspirazione alla felicit) al bh uman, alla pienezza dell'infinito che tutto comprende e nel quale si annulla ogn i differenza tra oggetto e soggetto della conoscenza. 15. Nella denominazione dell'assoluto come bhuman vi un gioco di parole con bhuy as, "superiore", detto delle singole facolt dei khanda 1-15. Il bhuman il "suprem o" tra tutti i fenomeni. 16. L'infinito non conosce grandezza nel senso comune: la grandezza si basa infa tti sui possesso di cose del tutto differenti, ci che non pu succedere per l'infin ito, al di fuori del quale nulla esiste. 17. Qui termina l'insegnamento di Sanatkumara. 18. Ossia l'unica realt si moltiplica negli innumerevoli individui particolari. 19. Se coglie nel segno la mia interpretazione di smrti come "possesso della tra dizione sacra", si ha qui una curiosa mescolanza di materialismo e di preoccupaz ione clericale. OTTAVO PRAPATHAKA PRIMO KHANDA 1 1. [Il maestro dice:] "Orbene, nel [corpo] che la citt del Brahman, c' un piccolo fior di ninfea, una casa (ossia il cuore); dentro c' un piccolo spazio vuoto. Ci c he in esso si trova, questo bisogna cercare, questo in verit bisogna cercar di co noscere". 2. Se gli obiettano: "Nella citt del Brahman c' un piccolo fior di ninfea, una cas a, e dentro c' un piccolo spazio vuoto: che cosa mai pu trovarvisi che bisogni cer care, che in verit bisogni desiderar di conoscere?",

3. [il maestro] deve rispondere: "Quanto grande lo spazio [esteriore], altrettal e lo spazio entro il cuore. In esso in verit sono compresi cielo e terra, fuoco e vento, sole e luna, il lampo e le stelle e ci che quaggi ognuno possiede e ci che non possiede: tutto in esso compreso". 4. Se gli obiettano: "Se in questa cittadella del Brahman tutto compreso, tutto ci che esiste e tutti i desideri (ossia ci che deve accadere), quando colta dalla vecchiezza o quando [con la morte] si dissolve, che cosa rimane allora?", 5. [il maestro] deve rispondere: "Ci [che dentro al cuore] non invecchia per la v ecchiezza dell'uomo, n colpito dal colpo che lo abbatte. Esso la vera cittadella del Brahman, in esso sono riuniti i desideri. Esso l'Atman libero da peccato, li bero da vecchiezza, da morte, da dolore, non soggetto a fame, a sete, i suoi des ideri sono reali, le sue immaginazioni sono reali 2. Come quaggi le creature si c omportano in accordo con il comando ricevuto e qualunque sia lo scopo cui tendon o, una regione o un campo, soltanto per esso vivono; 6. e come quaggi si perde il mondo guadagnato con le opere, cos nell'al di l si per de il mondo guadagnato con le opere sacrificali 3. Perci coloro che se ne vanno s enza aver conosciuto l'Atman e i desideri reali, costoro non possono muoversi a piacer loro in tutti i mondi. Ma coloro che se ne vanno dopo aver conosciuto l'A tman e i desideri reali, costoro in tutti i mondi possono muoversi a piacer loro . SECONDO KHANDA 1. Se [uno di costoro] desidera il mondo dei padri, al solo concepirli i padri g li stanno davanti. Ottenuto il mondo dei padri, felice. 2. Se desidera il mondo delle madri, al solo concepirle le madri gli stanno dava nti. Ottenuto il mondo delle madri, felice. 3. Se desidera il mondo dei fratelli, al solo concepirli i fratelli gli stanno d avanti. Ottenuto il mondo dei fratelli, felice. 4. Se desidera il mondo delle sorelle, al solo concepirle le sorelle gli stanno davanti. Ottenuto il mondo delle sorelle, felice. 5. Se desidera il mondo degli amici, al solo concepirli gli amici gli stanno dav anti. Ottenuto il mondo degli amici, felice. 6. Se desidera il mondo dei profumi e delle ghirlande, al solo concepirli profum i e ghirlande gli stanno davanti. Ottenuto il mondo dei profumi e delle ghirland e, felice. 7. Se desidera il mondo del nutrimento e delle bevande, al solo concepirli nutri mento e bevande gli stanno davanti. Ottenuto il mondo del nutrimento e delle bev ande, felice. 8. Se desidera il mondo dei canti e della musica, al solo concepirli canti e mus ica gli stanno davanti. Ottenuto il mondo dei canti e della musica, felice. 9. Se desidera il mondo delle donne, al solo concepirle le donne gli stanno dava nti. Ottenuto il mondo delle donne, felice. 10. Qualunque sia lo scopo cui tende, qualunque sia il desiderio che concepisce, al solo concepirlo esso per lui si realizza. Ottenutolo, felice. TERZO KHANDA

1. I desideri reali sono velati dal falso; bench siano reali, il falso li ricopre . Invero se uno dei suoi muore, [l'uomo] non ha pi la possibilit di vederlo quaggi. 2. Invece sia quelli dei suoi che quaggi vivono, sia coloro che se ne sono andati , sia ogni altra cosa che, pur desiderandola, non ottiene, tutto trova andando l (nell'interno del cuore): l infatti si trovano tutti i desideri reali ma ricopert i dal falso. Come coloro che non conoscono il luogo, pur passando ripetutamente sopra un tesoro d'oro nascosto, non lo trovano, cos tutte queste creature, pur an dandovi ogni giorno [nel sonno profondo], non scoprono il mondo del Brahman [che in loro si trova], ostacolate come sono dal falso. 3. In verit l'Atman [, che la sola realt,] nel cuore. L'etimologia della parola hr dy ayam (" questo nel cuore "), e da ci deriva hrdayam. Ogni giorno in verit giung e al mondo celeste colui che cos sa. 4. E la calma serena che sorge dal corpo e, raggiunta una suprema luminosit, si r ealizza nel suo vero aspetto, essa l'Atman - disse il maestro - l'immortalit, la sicurezza, il Brahman. Il nome del Brahman in verit sat-ti-yam. 5. Sat-ti-yam composto di tre sillabe. Sat (" essente ") indica l'immortalit, ti indica ci che mortale 4, yam congiunge entrambe le parti. Poich congiunge (yam) en trambe, si dice yam. Ogni giorno in verit giunge al mondo celeste colui che cos sa . QUARTO KHANDA 1. L'Atman poi una diga, una barriera per separare i mondi. Il giorno e la notte non riescono a superare questa diga, n la vecchiezza, n la morte, n il dolore, n le buone azioni, n le malvagie. 2. Ogni male da essa si ritrae: il mondo del Brahman infatti libero dal male. Pe rci, superata questa diga, il cieco non pi cieco, il ferito non pi ferito, il malat o non pi malato. Perci, superata questa diga, la notte diventa giorno: il mondo de l Brahman infatti per sempre luminoso 5. 3. E in verit, di coloro che trovano il mondo del Brahman mediante il brahmacarya , di costoro soltanto il mondo del Brahman, e a lor piacere in tutti i mondi pos sono muoversi. QUINTO KHANDA 1. Poi quello che chiamano sacrificio (yajna) in realt il brahmacarya: mediante i l brahmacarya si trova infatti colui che sa (yo jnata). E quel che chiamano offe rta (ista) in realt il brahmacarya: mediante il brahmacarya infatti si trova l'At man, dopo averlo cercato (istva). 2. E quel che chiamano sessione sacrificale (sattrayana) in realt il brahmacarya: con il brahmacarya si ottiene infatti la salvezza (trana) dell'Atman, che il re ale (sat). E quel che chiamano silenzio ascetico (mauna) in realt il brahmacarya: con il brahmacarya infatti si pensa (manute), una volta che si trovato l'Atman. 3. E quel che chiamano digiuno (anasakayana) in realt il brahmacarya: infatti l'A tman che si trova con il brahmacarya non va in rovina (na nasyati). Quello poi c he chiamano ritiro nella foresta (aranyayana) in realt il brahmacarya: Ara e Nya sono infatti due oceani nel mondo del Brahman, nel terzo cielo [a cominciare] da qui 6. L v' il lago Airammadiya, l'asvattha Somasavana, la citt del Brahman, Apara jita, il palazzo d'oro del Signore. 4. In verit soltanto a coloro che con il brahmacarya trovano nel mondo del Brahma

n questi due oceani Ara e Nya, soltanto a costoro appartiene il mondo del Brahma n e a lor piacere in tutti i mondi possono muoversi. SESTO KHANDA 1. Invero le arterie del cuore consistono d'una sostanza sottile rosso-bruna, bi anca, azzurra, gialla, rossa. Anche il sole l in alto rosso-bruno, bianco, azzurr o, giallo, rosso. 2. Come una grande strada che corre tra due villaggi tocca l'uno e l'altro, del pari i raggi del sole toccano entrambi i mondi, questo e quello. Dal sole essi s i dipartono, penetrando in queste arterie; dalle arterie si dipartono penetrando nel sole. 3. Quando uno, addormentato, in s raccolto, in piena calma, non scorge sogno, all ora penetrato in queste arterie. Nessun male lo tocca, infatti egli in possesso del calore [del sole]. 4. Quando poi uno giunto al grado estremo di debolezza, coloro che gli stanno at torno gli chiedono: " Mi conosci, mi conosci ? ". Finch non uscito dal corpo, fin allora egli [li] riconosce. 5. Ma quando esce dal corpo, allora proprio per mezzo di questi raggi sale in al to. Con [la sillaba] Om come veicolo giunge al cielo. Il tempo di pensarci e arr iva al sole. Questa la porta del mondo [divino], una porta aperta per coloro che sanno, una porta sbarrata per coloro che non sanno. 6. A questo proposito c' una strofa: Cento e una sono le arterie del cuore. Di esse una soltanto giunge alla testa 7. Chi sale per questa giunge all'immortalit; le altre servono per uscire in tutte le direzioni - servono per uscire". SETTIMO KHANDA 8 1. "Quell'Atman che libero da peccato, libero da vecchiezza, da morte, da dolore , non soggetto a fame, a sete, i cui desideri sono reali, le cui immaginazioni s ono reali, esso bisogna ricercare, esso bisogna desiderare di conoscere. Tutti i mondi ottiene, tutti i desideri [realizza] colui che trova questo Atman e lo ri conosce". Questo disse Prajapati. 2. Sia gli dei, sia gli asura udirono questo e a lor volta dissero: "Ors, mettiam oci a ricercare questo Atman, cercando il quale s'ottengono tutti i mondi e [si realizzano] tutti i desideri". Fra gli dei venne fuori Indra, fra gli asura Viro cana [re dei demoni]. Senza aver preso accordi si trovarono entrambi alla presen za di Prajapati, con in mano il combustibile. 3. Per trentadue anni essi praticarono l'alunnato. Poi Prajapati disse loro: "Pe r desiderio di che cosa avete praticato [l'alunnato] ?". Essi risposero: "Ecco l e parole che ti attribuiscono, o venerabile: " Quell'Atman che libero da peccato , libero da vecchiezza, da morte, da dolore, non soggetto a fame, a sete, i cui desideri sono reali, le cui immaginazioni sono reali, esso bisogna ricercare, es so bisogna desiderare di conoscere. Tutti i mondi ottiene, tutti i desideri [rea lizza] colui che trova questo Atman e lo riconosce". Per desiderio di esso noi s iamo rimasti come discepoli". 4. Prajapati allora disse loro: "Quell'uomo che si vede nell'occhio, l'Atman - d isse - l'immortalit, la sicurezza, il Brahman". "E quello che si vede nelle acque , o in uno specchio, chi mai?". " sempre lo stesso [Atman] che si scorge in tutte le superfici [riflettenti]", cos egli rispose.

OTTAVO KHANDA 1. "Osservatevi ciascuno in una tazza d'acqua e ditemi ci che non ravvisate di vo i stessi". Entrambi s'osservarono in una tazza d'acqua. Prajapati chiese loro: " Che cosa vedete?". Quelli risposero: "Tutto intero il nostro s noi vediamo riprod otto, o venerabile, fino ai peli, fino alle unghie". 2. Allora Prajapati disse loro: "Ornatevi bene, mettetevi delle belle vesti, ass ettatevi: poi guardatevi in una tazza d'acqua". I due s'ornarono, si misero dell e belle vesti, s'assettarono, poi si guardarono nella tazza d'acqua. Prajapati d isse loro: "Che cosa vedete?". 3. Essi risposero: "Come noi, o venerabile, siamo ben ornati, vestiti di ricche vesti, assettati, cos pure costoro, o venerabile, sono ben ornati, vestiti di ric che vesti, assettati". "Questo l'Atman - egli disse - l'immortalit, la sicurezza, il Brahman". Essi con il cuore rasserenato se ne andarono. 4. Prajapati li guard e disse: "Se ne vanno senza aver attinto, senza aver conosc iuto il [vero] Atman. Chiunque, dio o demone, si contenter di questa dottrina, pe rir". Virocana con il cuore rasserenato se ne and tra gli asura e a essi rivel la d ottrina: "Quaggi soltanto l'Atman bisogna onorare, l'Atman soltanto bisogna curar e 9. Colui che quaggi onora l'Atman, cura l'Atman, ottiene entrambi i mondi, ques to e quell'altro". 5. Perci ancor oggi a uno che non dona, non ha fede, non fa sacrifici, si dice: " Ahim, tu appartieni agli asura". Questa infatti la dottrina dei demoni: essi onor ano il corpo d'un morto con una veste, un ornamento [ottenuti] con l'elemosina e con questo pensano che [gli] faranno conquistare il mondo di l. NONO KHANDA 1. Indra invece prima di raggiungere gli dei vide questo pericolo: "Come [il s ri flesso nell'acqua] apparisce ornato se il corpo ornato, ben vestito se esso ben vestito, assettato se assettato, cos pure questo [s] sar cieco se il corpo cieco, s torpio se esso storpio, mutilo se esso mutilo. E in seguito alla distruzione del corpo esso pure perisce. Non vedo in ci nulla che sia utile". 2. Di nuovo torn con in mano il combustibile. Prajapati gli disse: "Maghavat, te n'eri andato insieme con Virocana con il cuore rasserenato. Per desiderio di che cosa sei di nuovo tornato?". Quello rispose: "O venerabile, come [il s riflesso nell'acqua] apparisce ornato se il corpo ornato, ben vestito se esso ben vestito , assettato se assettato, cos pure questo [s] sar cieco se il corpo cieco, storpio se esso storpio, mutilo se esso mutilo. E in seguito alla distruzione del corpo esso pure perisce. Non vedo in ci nulla che sia utile". 3. "Questo [Atman] proprio cos, o Maghavat - egli disse - ma io te lo spiegher pi [ a fondo]. Rimani altri trentadue anni ',. Egli rimase altri trentadue anni. Quin di Prajapati gli disse: DECIMO KHANDA 1. "Quello che nel sogno si muove felice, quello l'Atman - disse - esso l'immort alit, la sicurezza, il Brahman". Con il cuore rasserenato quello se ne and. Ma pri ma di raggiungere gli dei, vide questo pericolo: "Se quaggi il corpo cieco, quest o [Atman] non diventa cieco, se il corpo storpio esso non storpiato. Esso non to cco dai difetti del corpo. 2. Non colpito quando [il corpo] colpito, non storpio perch quello storpio. Eppur e come se lo battessero, come se lo umiliassero, come se venisse a sapere cose s

piacevoli, addirittura come se piangesse. Io non vedo in ci niente di utile". 3. Di nuovo torn con il combustibile in mano. Prajapati gli disse: "Maghavat, te n'eri andato con il cuore rasserenato. Per desiderio di che cosa sei di nuovo to rnato ?". Quello disse: "O venerabile, se quaggi il corpo cieco, questo [Atman] n on diventa cieco, se il corpo storpio esso non storpiato. Esso non tocco dai dif etti del corpo. 4. Non colpito quando [il corpo] colpito, non storpio perch quello storpio. Eppur e come se lo battessero, come se lo umiliassero, come se venisse a sapere cose s piacevoli, addirittura come se piangesse. Io non vedo in ci niente di utile". "Qu esto [Atman] proprio cos, o Maghavat - replic quello - ma io te lo spiegher pi [a f ondo]. Rimani altri trentadue anni". Egli rimase altri trentadue anni. Quindi Pr ajapati gli disse: UNDECIMO KHANDA 1. "Quando uno, cos immerso nel sonno, raccolto in s, non vede alcun sogno - quest o l'Atman, questo l'immortalit, la sicurezza, questo il Brahman". Con il cuore ra sserenato Indra se ne and. Ma prima d'aver raggiunto gli dei vide questo pericolo : "Questo [Atman] non conosce allora se stesso, cos da dire: " Io sono questo", n conosce le altre creature. In realt esso precipitato nell'annullamento. Io non ve do in ci niente di utile ''. 2. Di nuovo torn con il combustibile in mano. Prajapati gli disse: "Maghavat, te n'eri andato con il cuore rasserenato. Per desiderio di che cosa sei di nuovo to rnato?". Quello disse: "O venerabile, questo [Atman] non conosce allora se stess o, cos da dire: " Io sono questo ", n conosce le altre creature. In realt esso prec ipitato nell'annullamento. Io non vedo in ci niente di utile". 3. "Questo [Atman] proprio cos, o Maghavat - replic quello - io te lo spiegher pi [a fondo], ma non altrove [che in questa condizione di sonno profondo si trova l'A tman]. Rimani altri cinque anni". Cos si giunse a cento e un anno. Per questo si dice: "Cento e un anno presso Prajapati pass come discepolo Maghavat". Prajapati gli disse: DODICESIMO KHANDA 1. "O Maghavat, mortale questo corpo, soggetto alla morte. Esso la sede [tempora nea] dell'Atman immortale, incorporeo. Chi congiunto con il corpo tocco da piace re e da dispiacere, n possibile allontanare piacere e dispiacere finch con il corp o congiunto; ma quando s' liberato dal corpo, n piacere n dispiacere lo toccano. 2. Privo di corpo il vento, privi di corpo sono la nube, il lampo, il tuono. Com e questi fenomeni, sorti dallo spazio aereo, giunti che siano alla luce suprema, si realizzano ciascuno nel suo vero aspetto, 3. cos questa calma serena, che sorge dal corpo, una volta raggiunta la luminosit suprema, si realizza nel suo vero aspetto: lo spirito supremo 10. Esso l si muove , scherzando, giocando, godendosela con donne, carri, parenti, non ricordandosi della sua appendice che il corpo. Come un animale da tiro legato al veicolo, cos il soffio vitale legato al corpo. 4. Allorquando l'occhio si fissa nello spazio, [a far ci] il personaggio che risi ede nell'occhio; l'occhio [soltanto l'organo materiale] per vedere. E quello che decide d'odorare, l'Atman; il naso [soltanto l'organo materiale] per odorare. E quello che decide di parlare, l'Atman; la parola [soltanto il mezzo] per parlar e. E quello che decide di udire, l'Atman; l'orecchio [soltanto l'organo material e] per ascoltare.

5. E quello che decide di pensare, l'Atman; la mente il suo occhio divino. In ve rit guardando con quest'occhio divino, ossia con l'intelletto, i desideri che son o nel mondo del Brahman, ne gode. 6. Gli dei venerano quest'Atman: perci tutti i mondi sono in loro potere e tutti i desideri. Tutti i mondi ottiene e tutti i desideri [realizza] colui che trova e riconosce quest'Atman". Cos parl Prajapati - parl Prajapati. TREDICESIMO KHANDA 11 1. Dal nero io son giunto al multicolore. Dal multicolore io son giunto al nero. Scuotendo il male come un cavallo la criniera, liberato come la luna dalla bocc a di Rahu, lasciando il corpo, con l'animo perfetto io entro nel mondo increato del Brahman - io entro 12. QUATTORDICESIMO KHANDA 1. "In verit lo spazio etereo rende palesi nome e forma [determinando l'individua lit]. Ci che li comprende [e supera] il Brahman, l'immortalit, l'Atman. Nella casa di Prajapati giungo, alla sala di riunione. Io sono la gloria dei brahmani, io s on la gloria degli ksatriya, io son la gloria dei vaisya. Io ho ottenuto la glor ia, io sono la quintessenza della gloria. Che io non giunga pi alla bianca, sdent ata, mucosa [matrice] - che io non giunga pi alla matrice" 13. QUINDICESIMO KHANDA 1. Questo insegn Brahma a Prajapati, Prajapati a Manu, Manu a [tutte] le creature . Colui che, ritornato dalla casa del maestro dopo aver studiato i Veda secondo le prescrizioni, nel tempo rimasto libero dopo il lavoro [fatto] per il maestro, n ella sua famiglia, in un luogo purificato si dedica allo studio dei sacri testi e prepara [discepoli] virtuosi, colui che, concentrandosi in se stesso, rispetta tutte le creature, salvo che nei casi dovuti [per i sacrifizi], in verit costui, comportandosi cos per tutta la vita, entra nel mondo del Brahman e non pi ne rito rna - non ne ritorna pi. Note : 1. Nei kh. 1-6 si afferma che lo spazio all'interno del cuore la sede dell'Atman e il mondo del Brahman: li ogni cosa racchiusa, sia quanto s' realizzato, sia qu anto esiste in potenza. Ogni successo assicurato quando si giunga alla sua conos cenza, praticando il brahmacarya e percorrendo la via che dal cuore, attraverso le arterie e i raggi solari, conduce al sole, porta del mondo celeste. Della per fetta serenit che ivi si gode si ha un pregustamento nello stato di sonno profond o. In questo brano, come anche nei paragrafi seguenti, la felicit del mondo del B rahman sembra ancorata a concezioni piuttosto popolari. 2. Ossia tanto i desideri quanto le immaginazioni sono destinate a realizzarsi, perch hanno per oggetto la realt. S'intende che questa possibilit propria di chi si sia liberato dalle false presunzioni (vedi pi sotto, 3, 1). 3. Se limitato il desiderio, limitata sar la ricompensa. Le opere sacrificali, le gate come sono alla contingenza, non permettono quindi di realizzare quei deside ri illimitati e infiniti che il vate non sa tuttavia concepire distaccati dalle immaginazioni umane. 4. La sillaba ti indica ci che "mortale", perch si trova nella parola martya. 5. Mondo mortale e mondo immortale sono opposti e il ponte che permette il passa ggio all'altra riva la conoscenza dell'Atman-Brahman, per ottenere la quale indi

spensabile il brahmacarya, cio la vita casta e studiosa del novizio, che vale tut te le manifestazioni della vita religiosa, come viene spiegato con una serie di elucubrazioni. 6. Anasakayana viene interpretato come a-nasaka-ayana. "non andare alla rovina". Aranya, "foresta", vien inteso come composto di Ara e Nya, nomi di laghi del pa radiso del Brahman (e la menzione di essi permette l'introduzione di altri parti colari del mondo del Brahman: cfr. in parte Kaus. Up., 1, 3): quindi a "eremitag gio" (aranyayana) equivale a "andare nel mondo del Brahman" e lo stesso signific ato viene attribuito a brahmacarya. 7. Attraverso la Susumna, ossia la carotide, si giunge alla sutura sagittale, do nde si prosegue lungo i raggi del sole. Il concetto dell'ascensione dal cuore lu ngo la Susumna sar sviluppato nella " fisiologia mistica" del Yoga. 8. Prajapati conduce gradualmente (kh. 7-12) Indra alla conoscenza del vero Atma n. Questo non l'immagine riflessa nell'occhio e nell'acqua o l'anima nello stato di sogno, soggette la prima alle traversie del corpo, la seconda al ricordo di quelle; bens lo si ravvisa nello stato di sonno profondo, quando, serenamente rac colti in se stessi, non pi si distingue tra soggetto e oggetto della conoscenza e della percezione. Ma al contrario di Yajnavalkya, il quale (B.Up., 2, 4, 12; 4, 5, 13) proclama la mancanza di coscienza dopo la morte, esemplificata nel sonno profondo, Prajapati sembra esitare di fronte a tale prospettiva di annichilament o e quindi attribuisce all'Atman godimenti sensuali, dei quali tuttavia non si h a ricordo quando si torna allo stato di veglia. 9. Virocana identifica l'Atman nel proprio corpo riflesso nell'acqua. 10. L'argomentazione di Prajapati sembra la seguente: l'Atman incorporeo, luce, quindi non conosce piacere e dolore, che sono legati al corpo. Il paragone, non molto limpido, vorrebbe spiegare come possibile che l'Atman raggiunga la propria autenticit, che di luminosit serena, una volta lasciato il corpo, cos come gli ele menti del temporale raggiungono la propria forma, che incorporea, una volta lasc iato lo spazio, nel quale sono immersi come l'Atman nel corpo, e dal quale fuori escono, realizzandosi, quando si ha la stagione calda. Subito dopo all'Atman lib erato, che dimentico del corpo ma non del tutto staccato da esso (che infatti de nominato appendice), viene attribuito il godimento di piaceri puramente material i; e in ci forse da vedersi, oltre che la persistenza di motivi popolari, anche l 'attaccamento alla vita e ai suoi beni che occupa e preoccupa il veggente, tanto che la felicit non apparisce concepibile al di fuori delle immaginazioni terrene . 11. Chi conosce il rapporto tra la cavit del cuore ("il nero") e i variopinti rag gi del sole sprofonda, nel sonno profondo, nella felicit del Brahman. 12. Si ha qui un intraducibile gioco di parole fra krtatman, "che ha l'animo pur ificato", e akrta, "increato", che epiteto dell'eterno mondo del Brahman. 13. Il discepolo, che pu appartenere a una delle prime tre caste, s'augura di non pi rinascere.

TAITTIRIYA UPANISAD La Taittiriya Up. appartiene alla scuola del Yajurveda nero, nel quale le litani e e le formule pronunciate dall'officiante sono alternate, senz'ordine, con le i struzioni per il rito sacrificale. Essa si compone di tre parti, staccate fra lo ro, chiamate valli, "liane", denominazione che sembra sottolineare il rapporto f ra i testi precedenti e l'Upanisad, che sorge in stretta aderenza con essi, ma a spira a una sempre pi completa autonomia. Il legame con l'esegesi del sacrificio, rappresentazione simbolica della vita dell'universo, specialmente evidente nell a prima valli, dedicata in parte all'interpretazione delle formule mistiche e te stimonia dell'antichit del testo, rilevabile anche dal fatto che spesso al vocabo

lo Brahman viene assegnato il significato di "formula sacrificale". Originale e propria di questa Up. la teoria dei cinque kosa, o involucri che celano all'indi viduo la realt del Brahman: questo risplender nella sua pura spiritualit, beatitudi ne e omosostanzialit con l'anima individuale soltanto quando i kosa siano stati a llontanati. Ma non perci si nega la validit della terra e delle esigenze terrene, che sono anzi sempre presenti alla mente del compilatore.

PARTE PRIMA LA LIANA DELL'INSEGNAMENTO 1 PRIMO ANUVAKA Mitra e Varuna ci siano propizi! Ci sia propizio Aryaman! Indra e Brhaspati ci s iano propizi! Ci sia propizio Visnu dai lunghi passi! 2 Onore al Brahman! Onore a te, o Vento! Tu sei il Brahman visibile e di te, Brahm an visibile, io parler. Parler dell'ordine cosmico, parler della verit. Il Tat mi pr otegga, il Tat protegga chi parla 3. Protegga me, protegga chi parla! Om! Pace, pace, pace! SECONDO ANUVAKA Om! esporremo l'insegnamento fonetico 4: la lettera, l'accento, la quantit, la fo rza, la melodia, il collegamento [tra le lettere]. Questo il capitolo dell'inseg namento fonetico. TERZO ANUVAKA 1. La gloria sia con noi due (maestro e discepolo)! Con noi lo splendore del Bra hman! Ora esporremo l'arcana dottrina delle connessioni, nei suoi cinque piani, ossia in rapporto al cosmo, alla luce, alla scienza, alla generazione e in rappo rto all'io individuale. Queste son dette le grandi connessioni . In rapporto al cosmo: la terra l'elemento anteriore, il cielo l'elemento ulterio re, lo spazio la congiunzione, 2. il vento il modo della congiunzione. Questo per quel che riguarda il cosmo. P er quanto riguarda la luce: il fuoco l'elemento anteriore, il sole l'elemento ul teriore, le acque la congiunzione, il lampo il modo della congiunzione. Questo p er quel che riguarda la luce. In relazione alla scienza: il maestro l'elemento a nteriore, 3. il discepolo l'elemento ulteriore, la scienza la congiunzione, l'insegnamento il modo della congiunzione. Questo per quel che riguarda la scienza. In rapport o alla generazione: la madre l'elemento anteriore, il padre l'elemento ulteriore , la prole la congiunzione, la procreazione il modo della congiunzione. Questo p er quel che riguarda la generazione. 4. Per quanto riguarda l'io individuale: la mandibola l'elemento ascella l'elemento ulteriore, la voce la congiunzione, la lingua ongiunzione. Questo per quel che riguarda l'io individuale. Queste i connessioni. Chi conosce le grandi connessioni ora dette, costui ndenza, bestiame, splendore brahmanico, alimenti e cose simili e i . QUARTO ANUVAKA 6 anteriore, la m il modo della c sono le grand ottiene disce mondi celesti

1. Indra multiforme, possente signore dei canti vedici, che gli stessi canti ved ici ha superato a cagione della sua immortalit, mi salvi con la saggezza! Possa i o diventare, o dio, portatore d'immortalit! Che il mio corpo sia vigoroso! Che la mia lingua sia dolcissima! Possa io ascoltare molto con le orecchie. Tu, rivest ito di saggezza, sei l'involucro del Brahman. Difendi per me quanto io ho udito. Dato che [la fortuna] apporta, offre, 2. procura subito a me vesti, vacche, nutrimento e bevande, allora portami la fo rtuna lanuta insieme con le bestie, Sua ha! A me vengano discepoli, Svaha! Vengano discepoli da ogni parte, Svaha! Accor rano discepoli, Svaha! Possano i discepoli acquistare il dominio di s, Svaha! Pos sano i discepoli raggiungere la pace, Svaha! 3. Possa io essere glorioso tra gli uomini, Svaha! Possa io essere migliore di c hi ottimo, Svaha! Possa io penetrare in te, o Signore, Svaha! O Signore, entra i n me, Svaha! In te dalle mille manifestazioni, o Signore, in te io mi sento puri ficato, Svaha! Come le acque scendono gi per il declivio, come i mesi si succedon o, [con la stessa ineluttabile necessit] i discepoli vengano a me, o creatore, da ogni parte, Svaha! Tu sei rifugio, illuminami, vieni a me. QUINTO ANUVAKA 1. Bhuh, bhuvah, Svah sono le tre mistiche giaculatorie 7. A queste Mahacamasya ha aggiunto come quarta Mahah (grandezza). Quest'ultima il Brahman, l'Atman; le altre divinit sono le membra. B huh indica questo mondo, Bhuvah l'atmosfera, Svah indica l'altro mondo, 2. Mahah il sole. Tutti i mondi invero prosperano a causa del sole. Bhuh il fuoc o, Bhuvah il vento, Svah il sole, Mahah la luna. Tutti gli astri invero prospera no a causa della luna. Bhuh indica i canti del Rgveda, Bhuvah le melodie del Sam aveda, Svah le formule del Yajurveda, 3. Mahah indica la scienza sacra. Tutti i Veda invero grandeggiano a motivo dell a scienza sacra. Bhuh il prana, Bhuvah l'apana, Svah il vyana, Mahah il cibo. Tu tti i soffi vitali invero hanno forza in grazia del cibo. Quadruplice significato hanno queste quattro mistiche giaculatorie, quadruplice il loro significato. Chi le conosce, conosce il Brahman e tutti gli dei gli port ano l'offerta. SESTO ANUVAKA 8 1. In quello spazio etereo che dentro il cuore, in esso risiede l'anima, costitu ita di pensiero, immortale, aurea. [L'ugola,] che pende come una mammella tra le due parti del palato, il luogo dove si comincia la realizzazione di Indra (= Sp irito Supremo). Separando le due parti del cranio l dove i capelli si discriminan o, [l'anima fuoriesce] e pronunciando la formula Bhuh prende dimora nel fuoco, p ronunciando Bhuvah prende dimora nel vento, 2. pronunciando Svah nel sole, pronunciando Mahah prende dimora nel Brahman. Ott iene il dominio di s, ottiene la padronanza della mente, diventa dominatrice dell a parola, della vista, dell'udito, dell'intelligenza. Questo essa diventa e poi diventa il Brahman che ha per corpo lo spazio etereo, che costituito di veri t, che gode del respiro, che felice del pensiero, che ha raggiunto la pace, che i mmortale. Cos tu lo devi venerare, o Pracinayogya. SETTIMO ANUVAKA Terra, atmosfera, cielo, punti cardinali, punti intermedi; fuoco, vento, sole, l

una, stelle; acque, erbe, alberi, etere, corpo. Questo sul piano dell'esistenza materiale. In relazione all'individuo: i soffi prana, apana, vyana, udana, samana; vista, u dito, mente, voce, tatto; pelle, carne, nervi, ossa, midollo. Avendo enunciato q uesta ripartizione, l'asceta disse: "Tutto l'universo quintuplice. Al quintuplic e s'arriva attraverso il quintuplice 9". OTTAVO ANUVAKA Om il Brahman. Om tutto l'universo. Om il consenso. [L'adhvaryu d il segnale all' agnidh] dicendo "Om, d inizio alla recitazione!", e quelli allora recitano. Dicen do Om si cantano le melodie. Dicendo Om, Som si pronunciano le invocazioni. Dice ndo Om l'adhvaryu d la replica [al hotar]. Dicendo Om il sacerdote brahman esprim e il suo consenso. Dicendo Om si consente l'agnihotra. Dicendo Om il brahmano ch e sta per recitare il Veda s'augura di poter ottenere il Brahman. Ed in realt ott iene il Brahman. NONO ANUVAKA C' l'ordine cosmico e ci son lo studio e l'insegnamento del Veda 10. C' la verit e ci son lo studio e l'insegnamento del Veda. C' l'ascesi e ci son lo studio e l'insegnamento del Veda. C' il dominio di s e ci son lo studio e l'insegnamento del Veda. C' la serenit interiore e ci son lo studio e l'insegnamento del Veda. Ci sono i fuochi sacrificali e ci son lo studio e l'insegnamento del Veda. C' l'agnihotra e ci son lo studio e l'insegnamento del Veda. Ci sono i doveri dell'ospitalit e ci son lo studio e l'insegnamento del Veda. C' la condizione umana (con tutti i suoi doveri) e ci son lo studio e l'insegname nto del Veda. [Ci sono i doveri verso] la prole e ci son lo studio e l'insegnamento del Veda. C' la necessit di proseguire la stirpe e ci son lo studio e l'insegnamento del Ved a. C' la procreazione e ci son lo studio e l'insegnamento del Veda. "C' soltanto la verit": questa l'opinione di Satyavacas (veritiero) Rathithara. "C' soltanto l'ascesi": questa l'opinione di Taponitya (sempre rivolto all'auster it) Paurusisti. "Ci sono soltanto lo studio e l'insegnamento del Veda - dice Naka (che rifiuta il dolore) Maudgalya - in essi compresa l'ascesi, invero in essi compresa l'asce si". DECIMO ANUVAKA "Io sono colui che scuote l'albero; la [mia] gloria pari alla cima d'un monte. A ssolutamente privo di macchia, io sono come la pura ambrosia che sta nel sole (o vvero: io sono l'ambrosia che d forza). Io sono un tesoro splendente, saggio, imm

ortale, inestinguibile (ovvero: saggio, pervaso d'immortalit)" 11. Cos per Trisanku l'insegnamento del Veda. UNDECIMO ANUVAKA 1. Dopo aver spiegato il Veda il maestro istruisce il discepolo t2. D il vero. Se gui la giustizia. Non trascurare lo studio del Veda. Dopo aver portato al maestr o [al momento del commiato] un'offerta gradita, non interrompere la linea della discendenza. Non bisogna trascurare la verit, non bisogna trascurare il dovere, n on bisogna trascurare la salute; non bisogna trascurare il benessere, non bisogn a trascurare lo studio e l'insegnamento del Veda. 2. Non bisogna trascurare il dovere verso gli antenati e gli dei. Per te sia div init la madre, divinit il padre, divinit il maestro, divinit sia l'ospite. Le azioni non soggette a biasimo, queste bisogna fare, non le altre. Le azioni per noi vi rtuose devi compiere, non le altre. 3. I brahmani che sono migliori di noi, devi onorarli con l'offerta d'un seggio. Bisogna dare con fede, non dare senza fede. Bisogna dare con magnanimit, bisogna dare con modestia, bisogna dare con rispetto, bisogna dare con simpatia. Se poi hai dei dubbi sulle azioni sacrificali o sul modo di comportarti, 4. comportati come si comportano quei brahmani che siano capaci di retto giudizi o, abili, esperti, benevoli, dediti al proprio dovere. Nei confronti di ci che so ggetto a critica, comportati come si comportano quei brahmani che siano capaci d i retto giudizio, abili, esperti, benevoli, dediti al proprio dovere. Questo il precetto, questo l'insegnamento, questa l'arcana dottrina dei Veda. Qu esto l'ammaestramento. Cos deve essere osservato, cos invero deve essere osservato . DODICESIMO ANUVAKA Mitra e Varuna ci siano propizi! Ci sia propizio Aryaman! Indra e Brhaspati ci s iano propizi! Ci sia propizio Visnu dai lunghi passi! Onore al Brahman! Onore a te, o Vento! Tu sei il Brahman visibile, e di te, Brah man visibile, io ho parlato. Ho parlato dell'ordine cosmico, ho parlato della ve rit. Il Tat mi ha protetto, il Tat ha protetto chi ha parlato. Ha protetto me, ha protetto chi ha parlato. Om! Pace, pace, pace! PARTE SECONDA LA LIANA DELLA BEATITUDINE DEL BRAHMAN 13 PRIMO ANUVAKA Om! Colui che conosce il Brahman raggiunge il punto supremo. A questo proposito si recita questa [strofe]: "Il Brahman realt, conoscenza, infinit. Chi sa che esso nascosto nel profondo del cuore [e anche risiede] nel supremo cielo, costui rea lizza, con [la conoscenza di] questo sapiente Brahman, tutti i desideri". Da que sto Atman sorto lo spazio etereo, dallo spazio il vento, dal vento il fuoco, dal fuoco le acque, dalle acque la terra, dalla terra le piante, dalle piante il ci bo, dal cibo l'uomo. L'uomo infatti costituito dell'essenza del cibo. Tale ne la testa, tale il fianco destro, tale il fianco sinistro, tale il tronco, tale la coda, che il fondamento. A tal riguardo c' anche una strofa: SECONDO ANUVAKA

"Dal cibo nascono le creature che si trovano sulla terra. Esse vivono invero di cibo e in esso ritornano al momento della morte. Il cibo infatti la prima delle cose create e perci chiamato rimedio universale. Ogni cibo ottengono in verit colo ro che onorano come cibo il Brahman. Il cibo davvero la prima tra le cose create e perci chiamato rimedio universale. Le creature nascono dal cibo, crescono in g razia del cibo. Il cibo mangiato e mangia (ad): per questo chiamato cibo (anna)" . Distinto da questo [involucro] costituito dell'essenza del cibo e posto pi all'in terno, c' un involucro fatto di soffi vitali. Esso riempie il precedente, che ha la forma di uomo 14. In conseguenza di questa somiglianza con l'uomo anche il se condo simile ad un uomo. Il prana la testa, il vyana il fianco destro, l'apana i l fianco sinistro, lo spazio etereo il tronco, la terra la coda, il fondamento. A questo riguardo c' una strofa: TERZO ANUVAKA "In conseguenza del soffio vitale gli dei respirano e anche gli uomini e le best ie. Il respiro la vita delle creature, per questo detto vita universale. Ottengo no una vita completa [di cento anni] coloro che onorano il soffio vitale come Br ahman. Il respiro la vita delle creature, perci chiamato vita universale". L'aspe tto suo corporeo [simile a] quello del precedente. Distinto da questo [involucro] costituito di soffi vitali e posto pi all'interno, c' un involucro costituito di pensiero. Questo riempie il precedente, che ha la forma di un uomo. In conseguenza di questa somiglianza con l'uomo, anche il seco ndo simile a un uomo. Il Yajurveda la sua testa, il Rgveda il fianco destro, il Samaveda il fianco sinistro, la regola sacrificale (ossia i libri dei Brahmana) il tronco, gli inni degli Atharvan e degli Angiras costituiscono la coda, il fon damento 15. A questo riguardo c' una strofa: QUARTO ANUVAKA "Dal [Brahman] le parole arretrano insieme con il pensiero senza averlo attinto. [Soltanto] colui che conosce la beatitudine del Brahman, costui non ha pi alcun timore". L'aspetto suo apparente [simile a] quello del precedente. Distinto da questo [involucro] costituito di pensiero e posto pi all'interno, l'i nvolucro costituito di conoscenza. Questo riempie il precedente, che foggiato a mo' di uomo. In conseguenza di questa somiglianza con l'uomo, anche il secondo s imile a un uomo. La fede ne la testa, la giustizia il fianco destro, la verit il fianco sinistro, la concentrazione il tronco, la potenza ne la coda, il fondamen to. A questo riguardo c' una strofa: QUINTO ANUVAKA "La conoscenza conduce il sacrificio al suo fine; essa conduce al loro fine anch e le opere sacrificali. Tutti gli dei onorano la conoscenza come Brahman supremo . Se uno sa che il Brahman conoscenza, se da esso non mai s'allontana, lasciati ne l corpo i mali, realizza tutti i desideri". L'aspetto suo apparente [ simile a] quello del precedente.

Distinto da questo [involucro] costituito di conoscenza e posto pi all'interno, l 'involucro costituito di beatitudine. Questo riempie il precedente, che foggiato a mo' di uomo. In conseguenza di questa somiglianza con l'uomo, anche il second o simile a un uomo. Il piacere la sua testa, la gioia il fianco destro, la gioia suprema il fianco sinistro, la beatitudine il tronco, il Brahman ne la coda, il fondamento. A questo proposito c' una strofa: SESTO ANUVAKA "Davvero come se non esistesse colui che affermi: " Il Brahman non esiste ". Si dice invece che veramente esiste colui il quale sa che il Brahman esiste". L'involucro di beatitudine [simile al] precedente. A questo riguardo sorgono delle questioni. Colui che non sa, una volta che sia morto, va all'altro mondo? Oppure colui che sa, una volta morto, perviene all'altro mondo 16?

Il [Brahman] manifest questo desiderio: "Possa io moltiplicarmi, possa io generar e!". E si sottopose all'ascesi. Compiuta l'ascesi, gener questo universo, come es so ; avendolo creato, entr in esso; entrato in esso, divenne sat e tyat (ci che pre sente e ci che trascendente), ci che espresso e ci che inespresso, ci che rifugio ci che non rifugio, ci che conoscenza e ci che non conoscenza, ci che verit e ci che menzogna. Divent t la realt come essa , cio quanto viene chiamato reale (satya, sat + tyat). A questo proposito c' un versetto: SETTIMO ANUVAKA "Al principio invero questo universo non esisteva; poi da questa condizione pass all'esistenza, da s solo costituendosi il suo s. Per questo detto sukrta, ben fatt o". Il sukrta in verit la parte essenziale [dell'essere], e giungendo ad essa uno div enta beato. E chi mai potrebbe vivere, chi respirare, se nello spazio non esiste sse la beatitudine ? questa [beatitudine] che rende felici. Quando uno trova la sicurezza e il fondamento in ci che invisibile, inespresso, privo di corpo, senza sostegno esterno, allora raggiunge la pace. Quando invece in questo [Assoluto] si ammette una distinzione interna, allora sorge la paura. Essa la paura di [chi pensa d'essere] saggio, [ma] non riflette. A questo riguardo c' un versetto: OTTAVO ANUVAKA "Per paura di lui spira il vento, per paura di lui sorge il sole, per paura di l ui Agni e Indra e, quinta, la morte si muovono". Ecco le considerazioni che biso gna fare riguardo alla beatitudine: Immaginiamo un uomo giovane, un giovane buono, studioso, assai svelto, ben saldo , fortissimo, immaginiamo che la terra intera sia per lui piena di ricchezze: qu esta una felicit umana. Cento felicit umane sono una sola felicit dei gandharva (genii) terrestri, come pu re di un saggio istruito nei Veda e non oppresso dai desideri. Cento felicit dei gandharva terrestri sono una sola felicit dei gandharva divini,

come pure di un saggio istruito nei Veda e non oppresso dai desideri. Cento felicit dei gandharva divini son pari a una sola felicit dei Mani, che vivon o in mondi di lunga durata, come pure di un saggio istruito nei Veda e non oppre sso dai desideri. Cento felicit dei Mani, che vivono in mondi di lunga durata, son pari a una sola felicit degli dei che son tali per nascita, come pure di un saggio istruito nei V eda e non oppresso dai desideri. Cento felicit degli dei che son tali per nascita equivalgono a una sola felicit de gli dei per i quali la divinit l'atto sacrificale (karmadeva), che con l'atto sac rificale son diventati dei, come pure di un saggio istruito nei Veda e non oppre sso dai desideri. Cento felicit degli dei per i quali la divinit l'atto sacrificale, che con l'atto sacrificale son diventati dei, equivalgono a una sola felicit dagli dei [superior i], come pure di un saggio istruito nei Veda e non oppresso dai desideri. Cento felicit degli dei [superiori] son pari a una sola felicit di Indra, come pur e di un saggio istruito nei Veda e non oppresso dai desideri. Cento felicit di Indra son pari a una sola felicit di Brhaspati, come pure di un s aggio istruito nei Veda e non oppresso dai desideri. Cento felicit di Brhaspati son pari a una sola felicit di Prajapati, come pure di un saggio istruito nei Veda e non oppresso dai desideri. Cento felicit di Prajapati son pari a una sola felicit del Brahman, come pure di u n saggio istruito nei Veda e non oppresso dai desideri. Ci che nell'uomo si ritrova e pure nel sole, unico. Chi sa ci, dipartendosi da questo mondo, giunge all'involucro costituito di cibo, giunge all'involucro costituito di soffi vitali, giunge all'involucro costituit o di pensiero, giunge all'involucro costituito di conoscenza, giunge all'involuc ro costituito di beatitudine. A questo riguardo c' una strofa: NONO ANUVAKA "Dal [Brahman] le parole arretrano insieme con il pensiero senza averlo attinto. Colui che conosce la beatitudine del Brahman non ha pi alcun timore". In verit non lo tormenta il pensare: "Perch non ho compiuto il bene? Perch ho compi uto il male?". Chi sa questo libera se stesso da questi pensieri, libera se stes so da questi due pensieri chi questo sa. Tale la dottrina segreta.

PARTE TERZA LA LIANA DI BHRGU 17 1. Bhrgu, figlio di Varuna, s'accost al padre Varuna e gli disse: "Insegnami, o v enerabile, il Brahman". A lui quegli rispose: "Il [Brahman] cibo, soffio vitale, vista, udito, mente, parola " 18. Ancora gli disse: "Quello dal quale le creatu re nascono, per opera del quale una volta generate vivono, nel quale morendo pen etrano, questo devi cercare di conoscere. Esso il Brahman".

Bhrgu pratic l'ascesi e, praticata l'ascesi, 2. conobbe che il Brahman cibo. In verit dal cibo le creature nascono, per opera del cibo una volta generate si mantengono in vita, nel cibo morendo ritornano. A vendo compreso ci, di nuovo s'accost al padre Varuna ripetendo: "Insegnami, o vene rabile, il Brahman". Quegli gli rispose: "Attraverso l'ascesi devi cercare di co noscere il Brahman. Il Brahman ascesi". Bhrgu pratic l'ascesi e, praticata l'asce si, 3. conobbe che il Brahman soffio vitale. In verit dal soffio vitale le creature n ascono, in grazia del soffio vitale una volta generate si mantengono in vita, ne l soffio vitale morendo ritornano. Avendo compreso ci, di nuovo s'accost al padre Varuna, ripetendo: "Insegnami, o venerabile, il Brahman". Quegli gli rispose: "A ttraverso l'ascesi devi cercare di conoscere il Brahman. Il Brahman ascesi". Bhr gu pratic l'ascesi e, praticata l'ascesi, 4. conobbe che il Brahman pensiero. In verit dal pensiero nascono le creature, in grazia del pensiero una volta generate si mantengono in vita, nel pensiero more ndo ritornano. Avendo compreso ci, di nuovo s'accost al padre Varuna, ripetendo: " Insegnami, o venerabile, il Brahman". Quegli gli rispose: "Attraverso l'ascesi d evi cercare di conoscere il Brahman. Il Brahman ascesi". Bhrgu pratic l'ascesi e, praticata l'ascesi, 5. conobbe che il Brahman conoscenza. In verit dalla conoscenza nascono le creatu re, in grazia della conoscenza una volta generate si mantengono in vita, nella c onoscenza morendo ritornano. Avendo compreso ci, di nuovo s'accost al padre Varuna , ripetendo: "Insegnami, o venerabile, il Brahman". Quegli gli rispose: "Attrave rso l'ascesi devi cercare di conoscere il Brahman. Il Brahman ascesi". Bhrgu pra tic l'ascesi e, praticata l'ascesi, 6. conobbe che il Brahman beatitudine. In verit dalla beatitudine nascono le crea ture, in grazia della beatitudine una volta generate si mantengono in vita, nell a beatitudine morendo ritornano. Tale la scienza di Varuna partecipata a Bhrgu, stabilita nel pi alto cielo. Colui che la conosce, sta saldo, possiede il cibo, diventa mangiatore del cibo, diven ta grande per prole, armenti, splendore brahmanico, grande per gloria. 7. Non bisogna biasimare il cibo. Questa la regola 19. Il soffio vitale invero c ibo 20, il corpo mangiatore di cibo, il corpo fondato sul soffio vitale, il soff io vitale fondato sul corpo, e quindi il cibo fondato sul cibo. Colui che sa che il cibo fondato sul cibo, costui ben saldo, possiede il cibo, diventa mangiator e di cibo, grande diventa per prole, armenti, splendore brahmanico, grande per g loria. 8. Non bisogna far poco conto del cibo. Questa la regola. Le acque in verit sono cibo, sulle acque la luce si fonda, sulla luce si fondano le acque e quindi il c ibo fondato sul cibo 21. Colui che sa che il cibo fondato sul cibo, costui ben s aldo, possiede il cibo, diventa mangiatore di cibo, grande diventa per prole, ar menti, splendore brahmanico, grande per gloria. 9. Bisogna fare gran conto del cibo. Questa la regola. La terra in verit cibo, lo spazio etereo mangiatore di cibo, sulla terra lo spazio fondato, sullo spazio f ondata la terra e quindi il cibo fondato sul cibo 22, Colui che sa che il cibo f ondato sul cibo, costui ben saldo, possiede il cibo, diventa mangiatore di cibo, grande diventa per prole, armenti, splendore brahmanico, grande per gloria. 10. Non bisogna rifiutare nessuno nella propria dimora. Questa la regola. Perci i n qualsiasi maniera bisogna procurarsi molto cibo. [Di colui che cos agisce] si d ice: "Il cibo gli andato a buon fine" (ossia: otterr il rimerito dell'offerta di

cibo all'ospite). Se il cibo stato preparato in modo eccellente, per lui (per il donatore) che stato preparato in modo eccellente. Se il cibo stato preparato in modo mediocre, per lui che stato preparato in modo mediocre. Se il cibo stato p reparato in maniera infima, per lui che stato preparato in maniera infima. Per colui che cos sa, [il Brahman si configura] nella voce come sicurezza, nel pr ana e nell'apana come capacit di acquistarli e di conservarli, nelle mani come ca pacit d'agire, nei piedi come capacit di muoversi, nell'ano come capacit d'evacuare . Queste sono le determinazioni [del Brahman] per quel che riguarda l'uomo. Per quanto riguarda le determinazioni celesti, [il Brahman apparisce] come prosp erit nella pioggia, come forza nella folgore, come splendore nel bestiame, come l uce nelle stelle, come procreazione, immortalit e gioia negli organi genitali, co me totalit nello spazio etereo. Chi onori [il Brahman] come sostegno, possiede egli stesso un sostegno; chi lo v eneri come grandezza, diventa egli stesso grande; chi lo veneri come pensiero (m anas) ottiene egli stesso onoranza (mana); chi lo veneri come adorazione, a lui si piegano i desideri; chi lo veneri come formula magica, possiede egli stesso l a formula magica; chi lo veneri come rito magico (per distruggere i nemici), int orno a lui muoiono i rivali che lo odiano e i parenti ostili. Ci che si trova nell'uomo e ci che si ritrova nel sole, unico. Chi conosce ci, quando lascia questo mondo, dopo aver raggiunto l'involucro fatto di cibo, dopo aver raggiunto l'involucro fatto di soffi vitali, dopo aver raggi unto l'involucro fatto di pensiero, dopo aver raggiunto l'involucro fatto di con oscenza, dopo aver raggiunto l'involucro fatto di beatitudine, vaga attraverso i mondi, mangiando a suo piacere, rivestendo l'aspetto che vuole e canta questo c anto 23 "Evviva, evviva, evviva! Io sono il cibo, io sono il cibo, io sono il cibo! Io sono il mangiatore del cibo, io sono il mangiatore del cibo, io sono il mangi atore del cibo! Io sono colui che congiunge insieme le due cose, io sono colui che congiunge ins ieme le due cose, io sono colui che congiunge insieme le due cose! Io sono il primogenito della legge cosmica; anteriore agli dei, io risiedo nel g rembo dell'immortalit. Chi mi dona, costui mi ristora. Io sono il cibo e mangio i l mangiatore del cibo! Io ho superato tutto l'universo". Aureo splendore possied e colui che questo sa. Tale la dottrina arcana. Note : 1. La prima valli dedicata alla siksa, che significa sia "insegnamento fonetico" , sia "insegnamento" in senso lato. Comprende preghiere e benedizioni perch lo st udio sia proficuo e inoltre istruzioni e delucidazioni, il passaggio tra le qual i non sempre agevole a ritrovarsi. 2. Ben noto il mito di Visnu che con tre passi percorse l'intero trimundio. 3. Tat, "quello", denominazione del principio supremo, del quale non possibile a ltra determinazione se non quella che ne riconosce l'esistenza. 4. le 5. ie La correttezza nella lettura e nella recitazione della preghiera indispensabi perch l'azione sacrificale sia perfetta. Si ricercano i nessi (samhita) che legano tra loro, a diversi livelli, le var apparizioni. Lo spunto all'argomento fornito dalla menzione nel cap. preceden

te del vocabolo samhita, armonico collegamento fra le lettere e anche fra le par ole del Veda: poich questo il modello e il prototipo d'ogni cosa, si spiega sia l 'introduzione dell'argomento, sia la terminologia grammaticale adottata. Si dist inguono, non sempre con rigore, l'effetto del collegamento e il modo di esso. 6. Preghiera del maestro a Indra, perch conceda prosperit e successo nell'insegnam ento. Interessante l'esplicita richiesta di beni materiali, verso i quali non si ha dunque atteggiamento di rinuncia, bens di equilibrato apprezzamento. 7. Per mezzo delle tre giaculatorie tutto vien messo in relazione con il sacrifi cio. Alle tre solite viene aggiunta come quarta la formula Mahah, che il simbolo del Brahman ed indica la cosa pi elevata in ogni categoria, rappresentando il co mpletamento o la base di tutti gli altri fenomeni. 8. Secondo Sankara qui descritta la via per la quale l'anima individuale prende coscienza della sua vera natura, ricongiungendosi con lo Spirito Supremo. La sed e dell'anima nel cuore, dal quale si diparte un'arteria (Susumna nadi), che lung o la gola e attraverso la testa giunge alla sutura sagittale, donde l'anima fuor iesce per ascendere nei vari mondi che essa si conquista a seconda delle formule che ha pronunciato. La massima felicit raggiungibile quella del Brahman condizio nato, ossia ancora legato alle immaginazioni umane, che pertanto oggetto di vene razione, non di conoscenza. 9. Secondo una concezione assai antica e diffusa in vari ambiti culturali, sia l e varie parti dell'universo, sia le singole parti e funzioni dell'uomo sono sogg ette a una quintuplice divisione. Cfr. B.Up., 1, 4, 17. Chi ravvisa il paralleli smo tra micro e macrocosmo sale dall'esperienza del particolare all'esperienza e al possesso dell'universale. 10. Lo studio e l'insegnamento del Veda sono indispensabili, anche se non esclud ono gli altri doveri religiosi, la condotta morale e gli obblighi derivanti dall a vita familiare e sociale. Alla fine sono ricordate, per essere implicitamente condannate, le opinioni estremiste di tre maestri di dottrina. 11. Sembra che il Veda canti le sue proprie lodi. L'albero rappresenta il mondo, la cui vana apparenza deve essere distrutta, secondo Sankara, perch si verifichi la liberazione. Lo stesso Sankara suggerisce un'altra interpretazione, per la q uale il Veda sarebbe ci che all'interno conferisce vitalit e forza all'albero del mondo: questo, scosso, diffonde sogli uomini benessere e beni materiali. 12. Bench il fine ultimo delle Upanisad sia il superamento del piano fenomenico e quindi anche dell'azione, l'illuminazione tuttavia avverr in seguito; in attesa di quella l'uomo non deve rinunciare al mondo, ma in esso vivere, comportandosi con l'equilibrio che gli consente la retta valutazione dei valori umani. 13. La seconda valli afferma l'assolutezza del Brahman-Atman, unico principio de l cosmo come dell'uomo: da esso tutto promana in una progressione di crescente m aterialit. A livello dell'esperienza pi ovvia, il Brahman apparisce composto di ci bo, ossia di materia; ma il corpo materiale animato dall'energia vitale; questa retta dal pensiero, sede delle volizioni e del principio dell'io, che determinan o l'agire. Superiore al pensiero poi la conoscenza razionale, che ancora disting ue tra il soggetto e l'oggetto della conoscenza. Al di l d'ogni distinzione della mente, c' la pura beatitudine del Brahman, al di l delle coppie di contrari, al d i l di bene e di male. La verit dell'intima essenza del Brahman sarebbe dimostrata dal fatto che chi ha rinunciato a tutto per il Brahman felice: la fonte della f elicit non pu quindi essere che il Brahman stesso. questa la teoria dei cinque kos a, o involucri che nascondono il principio unico, la cui immota felicit, non rapp ortabile ad alcuna misura umana, si raggiunge non subitaneamente, ma con progres sivo approfondimento. 14. I vari kosa sono detti di forma umana, perch all'uomo soprattutto si rivolge l'attenzione nelle Upanisad, ma in effetti essi avvolgono tutti i vari fenomeni.

15. Il pensiero diretto al soddisfacimento dei desideri e per questo trova la su a espressione nei libri sacri dei Veda, insufficienti per giungere all'ultima re alt in quanto incentrati sull'esaudimento delle richieste (infatti poco dopo si d efinir caratteristica del vero saggio non tanto la conoscenza dei Veda quanto la mancanza di desideri). L'involucro fatto di conoscenza costituito dalle virt pi al te; quello di beatitudine tutto composto dei vari gradi di essa. 16. Il dubbio riguarda chi destinato a raggiungere il mondo del Brahman. Per ris pondere l'autore si rif a miti cosmogonici e sembra giungere a questa conclusione : comunque si pensi dell'origine dell'universo (sia esso derivato dall'Atman, ov vero dal caos indifferenziato si sia passati all'essere, ossia all'ordine cosmic o, per virt e impulso insiti nel caos primigenio) tutto si riconduce al Brahman-A tman: in esso ci son la pace e la tranquillit, mentre terrore si ha quando si cre de alla dualit. Quindi, sembra essere la conclusione, destinato a raggiungere il Brahman chi lo ravvisa nella sua unicit e nella sua essenza di beatitudine. 17. Bhrgu, indotto dal padre Varuna, in armonia con l'insegnamento della valli p recedente, riconosce il Brahman nella materia, nel soffio vitale, nel pensiero n ella conoscenza, nella beatitudine, il porto immoto delle inquietudini umane. Se gue l'esaltazione del cibo, ossia del Brahman nella sua materialit pi evidente che assorbe ogni distinzione nella superiore unit del tutto. 18. L'autore accenna soltanto alle tre prime individuazioni del Brahman, vista, udito e parola essendo sensi e come tali compresi nel soffio vitale In ogni modo in seguito si tratta degli involucri come elencati nella valli precedente. 19. L'esaltazione del cibo, ossia della materia, dalla quale tutto s'origina e n ella quale tutto va a finire, contrasta con quanto detto finora, per il material ismo che sembra voler propugnare. Secondo Sankara si vuole mostrare un tipo di m editazione sulla realt pi direttamente evidente: questa ammette una distinzione tr a cibo e fruitore, che scompare quando si sia raggiunto l'Atman puro. 20. Il soffio cibo in quanto sta dentro il corpo che lo utilizza. 21. il lampo contenuto nelle nubi; l'acqua si produce della condensazione del va pore acqueo. 22. Lo spazio etereo sembra fondato sulla terra; la terra a sua volta contornata dallo spazio, nel quale vanno a finire le varie apparizioni terrene. Cfr. Ch.Up ., 4, 1-3. 23. C' qui un intraducibile gioco di parole, nto" e sama, "identit": nel canto infatti si tutto ci che di buono esiste ai vari livelli e, cosicch come se l'Assoluto donasse s a basato sull'assonanza tra saman, "ca esalta l'identit con il Brahman, che e nel quale ogni distinzione scompar se stesso.

AITAREYA UPANISAD L'Aitareya Upanisad appartiene al ciclo del Rgveda e comprende il IV, V e VI adh yaya del secondo libro dell'Aitareya Aranyaka. tra le pi antiche Upanisad, come s i rileva dalla lingua e dalla preponderanza assegnata al mito cosmogonico e alle relazioni tra micro e macrocosmo. Nel primo adhyaya s'afferma l'assolutezza del l'Atman, principio e creatore dell'universo e soprattutto dell'uomo, che da Esso promana e nel quale Esso penetra; nel secondo si tratta delle tre nascite dell' Atman, ossia delle varie manifestazioni dell'Atman, che sar libero dal ciclo dell e esistenze quando si sia riconosciuta la vera sua natura, che costituita di con oscenza (terzo adhyaya) ed perci identica al Brahman. Si ritrovano dunque i grand i temi della speculazione upanisadica (unit originaria, identit fra l'Atman e Brah man, conoscenza come essenza dell'Assoluto) e analogo il modo di procedere, con accettazione di postulati, con utilizzazione di motivi tradizionali formalmente conservati ma investiti di nuovi significati, con l'accostamento, in un tentativ

o di struttura unitaria, di concezioni forse all'origine tra loro estranee. Cfr. U. SCHNEIDER, Die Komposition der Ait. Up., in "Indo Iranian Journal,", VII, 1963, PP. 58-59. PRIMO ADHYAYA PRIMO KHANDA 1. In verit, al principio questo universo non era altro che l'Atman, unico e solo . Nessun'altra cosa palpitava. Esso pens: "Io voglio creare i mondi!". 2. Esso cre questi mondi: l'oceano [cosmico], i raggi di luce, [il dominio della] morte, le acque. L'oceano [cosmico] al di l del cielo, il cielo ne il fondamento ; i raggi di luce sono l'atmosfera; [il dominio della] morte la terra; quelle ch e sono al di sotto sono le acque 1. 3. Esso pens: "Ecco i mondi. Ora voglio creare i guardiani dei mondi". Traendolo fuori dalle acque, Esso foggi l'uomo [cosmico] . 4. E lo cov. Dopo che lo ebbe covato, la bocca di lui s'aperse come un uovo: dall a bocca sorse la parola, dalla parola il fuoco. S'apersero le narici: dalle nari ci venne il respiro, dal respiro il vento. S'apersero gli occhi: dagli occhi sor se la vista, dalla vista il sole. S'apersero le orecchie: dalle orecchie sorse l 'udito, dall'udito i punti cardinali. S'aperse la pelle: dalla pelle sorsero i p eli, dai peli le erbe e le piante. S'aperse il cuore: dal cuore sorse il pensier o, dal pensiero la luna. S'aperse l'ombelico: dall'ombelico sorse l'apana, dall' apana la morte. S'aperse il membro virile: dal membro virile sorse lo sperma, da llo sperma le acque 2. SECONDO KHANDA 1. Le divinit, una volta generate, si precipitarono nel grande oceano [della vita ], ma [il creatore] ne aveva fatto il regno della fame e della sete. Allora esse gli dissero: "Trovaci una dimora, risiedendo nella quale possiamo mangiare il c ibo!" 3. 2. Port loro una vacca, ma esse dissero: "In verit non ci basta". Port loro un cava llo, ma esse dissero: "In verit non ci basta". 3. Port loro un uomo ed esse dissero: "In verit ci ben fatto!". L'uomo invero una c osa ben fatta 4. Quindi Esso disse loro: "Entrate ognuna nella sua dimora!". 4. Il fuoco, fattosi parola, penetr nella bocca; il vento, fattosi respiro, penet r nelle narici; il sole, fattosi vista, penetr negli occhi; i punti cardinali, fat tisi udito, penetrarono nelle orecchie; le erbe e le piante, fattesi peli, penet rarono nella pelle; la luna, fattasi pensiero, penetr nel cuore; la morte, fattas i apana, penetr nell'ombelico; le acque, fattesi seme, penetrarono nel membro vir ile. 5. La fame e la sete dissero a Lui (all'Atman): "Trova anche per noi [una dimora ] !". Esso rispose loro: "Tra queste divinit io vi divido, io vi faccio partecipi di [quanto tocca a] loro". Perci quando si raccoglie un'oblazione per una qualsiasi di queste divinit, la fame e la sete hanno parte di [quello che toc ca a] ciascuna di esse 5. TERZO KHANDA 1. Esso pens: "Ecco i mondi ed ecco i protettori dei mondi. Ora voglio creare per loro del cibo".

2. Esso cov le acque. Dopo che furono covate, da esse sorse un corpo materiale: q uesto corpo che sorse fu il cibo. 3. Questo cos creato desider di fuggire. Esso tent d'afferrarlo con la parola, ma n on pot afferrarlo con la parola. Se l'avesse afferrato con la parola, si sarebbe soddisfatti con la sola menzione del cibo. 4. Tent d'afferrarlo con il respiro, ma non pot afferrarlo con il respiro. Se l'av esse afferrato con il respiro, si sarebbe soddisfatti con il solo fiutare il cib o. 5. Tent d'afferrarlo con la vista, ma non pot afferrarlo con la vista. Se l'avesse afferrato con la vista, si sarebbe soddisfatti con il solo vedere il cibo. 6. Tent d'afferrarlo con l'udito, ma non pot afferrarlo con l'udito. Se l'avesse a fferrato con l'udito, si sarebbe soddisfatti con il solo sentir parlare del cibo . 7. Tent d'afferrarlo con la pelle, ma non pot afferrarlo con la pelle. Se l'avesse afferrato con la pelle, si sarebbe soddisfatti con il solo toccare il cibo. 8. Tent d'afferrarlo con il pensiero, ma non pot afferrarlo con il pensiero. Se l' avesse afferrato con il pensiero, si sarebbe soddisfatti con il solo pensare al cibo. 9. Tent d'afferrarlo con il membro, ma non pot afferrarlo con il membro. Se l'aves se afferrato con il membro, si sarebbe soddisfatti con il solo eiaculare il cibo . 10. Tent d'afferrarlo con l'apana e [allora] pot consumarlo (avayat). quindi il ve nto (vayu) quello che afferra il cibo, il vento quello che vive di cibo 6. 11. Esso pens: "Come pu esistere questo [aggregato umano] senza di me?". E ancora: "Per quale delle due [vie] potr penetrarvi?". Pens: "Se si parla con la parola, s e si respira con il respiro, se si vede con l'occhio, se si ascolta con l'orecch io, se si ha la percezione con la pelle, se si pensa con la mente, se si inala c on l'apana, se si eiacula con il membro - allora chi sono io ?" 7. 12. Allora, avendo spezzato la sutura sagittale, penetr per questa porta e questa ha il nome di vidrti (fessura) ed [sede di] beatitudine. Dell'Atman [penetrato nel corpo] tre sono le dimore, tre gli stati di sonno: questa una dimora, questa un'altra e questa un'altra ancora 8. 13. Allorch fu nato, contempl gli esseri e pens: "forse possibile parlare di un alt ro ?". Esso riconobbe che l'uomo cosmico era totalmente ripieno di Brahman e dis se: "Io ho riconosciuto ci (idam)". 14. Pertanto Idamdra ("colui che ha visto ci") il suo nome, Idamdra esso si chiam a. Esso, che Idamdra, arcanamente Indra vien chiamato. Gli dei infatti amano l'a rcano, - amano l'arcano gli dei 9. SECONDO ADHYAYA QUARTO KHANDA 1. All'inizio nell'uomo che giace l'embrione, ossia lo sperma, che l'ardore racc olto da tutte le membra 10. In verit [l'uomo] porta l'Atman in se stesso. Quando versa il seme nella femmina, allora provoca la nascita dell'Atman. Questa la sua

prima nascita. 2. Questo [seme] diventa una cosa sola con la donna, cos come fosse una delle sue membra. Perci non le porta danno ed essa fa crescere l'Atman dell'uomo che penet rato in lei. 3. Essa, che nutre, deve essere nutrita: [infatti] porta un feto. [Il padre,] fi n da principio, fin da prima della nascita, prende cura [del figlio]. Poich prend e cura del figlio fin dal principio, fin da prima della nascita, egli prende cur a di se stesso perch i mondi continuino. Invero in tal modo che i mondi si contin uano. Questa la seconda nascita dell'Atman. 4. Il figlio, che l'Atman del padre, vien sostituito [al posto del padre] per co mpiere le azioni pie. Allora l'altro Atman (quello del padre), dopo aver fatto q uel che doveva fare e aver compiuto la vita, se ne va e, andandosene di qua, di nuovo rinasce. Questa la terza nascita dell'Atman. A questo proposito un asceta disse: 5. "Quando ancora ero nel grembo, io gi ben conoscevo tutte le nascite degli dei. Cento baluardi di bronzo mi ostacolavano, eppure simile a falco io me ne volai via velocemente". Cos quando ancor stava nella matrice parl Vamadeva 11. 6. Ci conoscendo, salito in alto, dopo la dissoluzione del corpo, nel mondo celes te, realizzando tutti i suoi desideri, divenne immortale, - immortale divenne. TERZO ADHYAYA QUINTO KHANDA 1. Chi colui che dobbiamo venerare come [il vero] Atman? Chi l'Atman, per mezzo del quale si vede, si ode, si sentono gli odori, si pronunciano le parole, si di scrimina il dolce e l'amaro? 2. Quello che il cuore e la mente - ossia consapevolezza, percezione, discernime nto, sapienza, ingegno, intuizione, fermezza, pensiero, riflessione, impulso, ri cordo, fantasia, determinazione, forza vitale, desiderio, volont - tutte queste s ono denominazioni della conoscenza. 3. Essa Brahma, essa Indra, essa Prajapati, essa [comprende] tutti gli dei e i c inque elementi fondamentali ossia terra, vento, etere, acque, luci; essa [compre nde] le cose nate per cos dire dalla combinazione di [elementi] sottili, cio le di verse creature nate da uovo, da matrice, da vapore, da semi, come cavalli, vacch e, uomini, elefanti, tutto ci che respira e si muove, vola, immobile. Tutto guida to dalla conoscenza, fondato sulla conoscenza. Il mondo guidato dalla conoscenza , la conoscenza il suo fondamento, la conoscenza il Brahman. 4. Per mezzo di tale Atman cosciente, essendosi innalzato da questo mondo al mon do celeste, avendo realizzato tutti i desideri, [Vamadeva] divenne immortale, immortale divenne. Note : 1. L'acqua preponderante nel cosmo: essa circonda l'universo sia sopra sia sotto . Cfr. Satapatha Br., XI, 1, 6, 16: "Le acque stanno nel posto pi alto del cielo e chi scava qui trova proprio dell'acqua". 2. In analogia con R.V., 10, 90, il macrantropo originario il mezzo per cui la c reazione si realizza. Ogni facolt sorge in corrispondenza dell'organo che l'eserc ita (e ci sembra rivelare un certo materialismo arcaico) e a sua volta messa in r elazione con uno degli elementi universali: l'attenzione quindi rivolta particol armente all'uomo. Il rapporto esistente tra sensi ed elementi talvolta chiaro, t

alaltra molto meno evidente. Tra parola e fuoco il rapporto da vedersi nell'epit eto di "bocca degli dei" attribuito al fuoco del sacrificio; tra regioni celesti e udito il rapporto basato sul fatto che i suoni si diffondono nello spazio; tr a luna e pensiero c' forse la stessa serenit. L'apana , tra i soffi vitali, quello che presiede all'evacuazione e all'espulsione del feto ed messo in relazione con la morte forse in quanto la morte la sorte comune dei nati (a meno che l'apana non sia qui il soffio che presiede alla consumazione, ovvero alla distruzione, d el cibo). 3. Le divinit, ossia le varie facolt, sono soggette alle stesse miserie dell'uomo; quindi chiedono una sede, un organo sensorio, per poter gustare il cibo, ossia l'oggetto della percezione e dell'esperienza. 4. Le divinit approvano l'uomo perch il loro principio. Lo scambio tra micro e mac rocosmo continuo: le facolt si sono sublimate nelle divinit, che ora ridivengono s ensi nell'uomo singolo. 5. La presenza e la partecipazione di fame e sete alle operazioni delle divinit-s ensi sembrano sottolineare la precariet dei sensi di fronte all'Atman, che (come s'affermer tra poco) li governa e permette il loro funzionamento. 6. Secondo U. SCHNEIDER, op. cit., il contrasto fra la precedente correlazione a pana: mrtyu e l'attuale apana: vayu (sostenuta con una delle solite elucubrazion i linguistiche basate sull'assonanza), rivelerebbe una modificazione dell'origin aria stesura, che considerava, nell'ambito della dottrina del vento-respiro, il prana come la facolt capace d'afferrare il cibo. L'inserzione dell'apana sarebbe avvenuta per preparare (data la funzione dell'apana nella generazione) l'argomen to del secondo adhyaya, ossia la manifestazione sulla terra dell'Atman, che pass a dall'una esistenza all'altra in un ciclo continuo. Il concetto di ciclo delle esistenze deriva da altre considerazioni che non riguardano soltanto la dottrina del vento-respiro. 7. L'Atman, che si presenta come l'elemento unificatore delle varie attivit, deci de di penetrare nell'aggregato umano attraverso una delle due vie di entrata, ch e sono, secondo Sankara, il piede o la sommit della testa. 8. I tre stati dell'Atman nel corpo sono la veglia, il sogno, il sonno profondo (anche lo stato di veglia considerato sonno nei riguardi dell'illuminazione). Le tre dimore sarebbero l'occhio destro, la mente, il cuore. 9. L'Atman individuato riconosce l'identit con il Brahman di se stesso e di ci che ha creato (non esiste infatti una reale pluralit e non quindi possibile parlare di cose o di persone distinte) e perci ha il nome di Idamdra, che il vero e origi nario nome del dio degli dei. 10. Ossia l'Atman, che qui rivela chiaramente i suoi rapporti con la dottrina de l fuoco come principio di vita. Da notare che il secondo adhyaya enumera le tre nascite dell'Atman (concepimento, nascita vera e propria, morte e conseguente ri nascita) senza considerare che gi in 1, 3, 13 s'era parlato di "nascita" al momen to della penetrazione nel corpo. 11. La strofa rigvedica (4, 27, 1) allude al mito del soma, trafugato dall'aquil a per ordine di Indra. Qui vien interpretata come una dichiarazione di Vamadeva, autore dell'inno, il quale ottenne la liberazione dal ciclo delle esistenze (i cento baluardi) riconoscendo la verit dell'origine delle varie facolt dell'Atman.

KAUSITAKI UPANISAD La Kausitaki Upanisad, cos chiamata dal nome d'un maestro vedico che compare nel secondo adhyaya, appartiene alla scuola del Rgveda e fa parte delle Upanisad pi a

ntiche, bench sia certamente posteriore alla B.Up. e alla Ch.Up.: infatti essa ri prende alcuni temi di quelle, come la dottrina escatologica del primo adhyaya (c fr. B.Up., 6, 2 e Ch.Up., 5, 3-10) e il dialogo tra Balaki e Ajatasatru del quar to (cfr. B.Up., 2, 1). Divisa in quattro "lezioni" che segnano un progressivo al lontanamento da immagini e interessi terreni, volendosi cos significare la necess it della gradualit nell'impegno e nello studio, la Kaus. Up. agita il problema del l'unicit dell'esistente, ossia del Brahman, dapprima considerato come una sorta di divinit personale, poi ravvisato nel prana, quindi teorizzato come pura coscienza (Prajnatman), donde tutti i sensi, tutti i mondi si dipartono, oggetti vazione empirica dell'Assoluto. PRIMO ADHYAYA 1 1. Citra, discendente di Gangya, volendo fare un sacrificio, scelse [come offici ante Uddalaka] Aruni, ma costui invi il figlio Svetaketu, dicendogli: "Fa in modo che [Citra] possa compiere il suo sacrificio". Quando egli si fu seduto, [Citra ] gli chiese: "O discendente di Gautama, il mondo nel quale [mediante il sacrifi cio] mi porterai senza uscita, oppure c' qualche altra via da quello [dipartentes i] ? Non condurmi in un mondo falso!". Quegli rispose: "Non lo so, ma lo chieder al maestro". Si rec dal padre e gli disse: "Mi stato chiesto questo: come devo ri spondere ?". Ma [il padre] disse: "Neppure io lo so. Quindi, dopo aver condotto a termine lo studio, prenderemo nell'assemblea quello che gli altri hanno da dar ci. Vieni, andremo tutti e due!". E preso il combustibile nella mano si avanz ver so Citra discendente di Gangya, dicendo: "Voglio diventare tuo discepolo". [Citr a] replic: "Tu sei degno della conoscenza del Brahman, o Gautama, tu che non hai concepito alcun orgoglio. Vieni, io ti far conoscere partitamente [ogni cosa]". 2. Secondo quanto disse, coloro che da questo mondo si dipartono, tutti giungono nella luna. Mediante i loro soffi vitali essa s'accresce nella prima quindicina del mese, nella seconda quindicina essa li fa rinascere. La luna infatti la por ta del mondo celeste. Colui che d la giusta risposta essa lo lascia passare, ma c hi non sa rispondere, trasformatolo in pioggia, lo fa piovere qui sulla terra. E sulla terra questo rinasce come verme, o insetto, o pesce, o uccello, o leone, o cinghiale, o rinoceronte, o tigre, o uomo, o altro [animale], in questo o in q uel luogo - secondo le sue azioni e il suo sapere - . Quando arriva [l'anima del trapassato alla luna], questa gli chiede chi sia ed egli deve rispondere: "O st agioni 2, dalla [luna] brillante, che ha quindici parti, che nasce [periodicamen te], che la sede dei Mani, il seme [mio] stato generato. E ora inviatemi in un p rogenitore maschio, per mezzo d'un progenitore maschio versatemi in una madre 3. Io nasco in aggiunta come il tredicesimo, come il mese intercalare, insieme con il padre dalle dodici parti. Questo io so, questo io conosco bene: perci, o stag ioni, conducetemi all'immortalit. Grazie a questa verit, grazie a questo ardore, i o sono stagione, figlio delle stagioni. Chi sono io? Io sono te!" 4. Allora [la luna] lo lascia passare. 3. Dopo esser giunto a questa via, alla via degli dei, egli procede fino al mond o di Agni, al mondo di Vayu, al mondo di Varuna, al mondo di Indra, al mondo di Prajapati, al mondo del Brahman. In questo mondo ci sono il lago Ara, i Muhurta armati di mazze, il fiume Vijara, l'albero Ilya, l'arengo Salajya, la rocca Apar ajita, i due guardiani della porta Indra e Prajapati, il palazzo Vibhu, il trono Vicaksana, il divano Amitaujas 5. 4 a. Giunge al lago Ara e lo oltrepassa con [la sola forza del] pensiero, ma col oro che non hanno la retta conoscenza l giunti vi affondano. Giunge ai Muhurta, a rmati di mazza: ma questi fuggono davanti a lui 6. Giunge al fiume Vijara e lo o ltrepassa con [la sola forza del] pensiero. Quindi scuote da s le buone azioni e le cattive. I parenti che gli son cari ottengono le buone azioni, quelli che car i non gli sono ottengono le cattive. Come chi, correndo su un carro, guarda alle due ruote, cos egli guarda al giorno e alla notte, alle azioni buone e alle catt

ive, e a tutte le coppie [di opposti] (caldo e freddo, dolore e piacere, ecc.) 7 . E libero dalle azioni buone, libero dalle cattive, conscio del Brahman, verso il Brahman s'avvia. 4b. La cara Manasi e Caksusi 8 che ne il riflesso prendono dei fiori e li portan o, e cos Jagati, Amba e Ambali e le altre apsaras capeggiate da Ambika. A esse il Brahman dice: "Correte incontro [a lui] con la mia gloria. Egli ha raggiunto il fiume Vijara e non sar pi colto da vecchiezza". Cinquecento apsaras gli si fanno incontro: cento con corone nelle mani, cento con unguenti, cento con polveri aro matiche, cento con vesti, cento con frutti. Lo adornano con l'ornamento del Brah man ed egli, ornato dell'ornamento del Brahman, conoscendo il Brahman, verso il Brahman s'avvia. 5. Giunge all'albero Ilya e l'odore del Brahman penetra in lui. Giunge all'areng o Salajya e penetra in lui il sapore del Brahman. Giunge alla rocca Aparajita e penetra in lui lo splendore del Brahman. Giunge ai due guardiani della porta, In dra e Prajapati, ed entrambi di fronte a lui fuggono. Giunge al palazzo Vibhu e penetra in lui la gloria del Brahman. Giunge al trono Vicaksana: [di questo] le melodie brhat e rathantara sono i pied i anteriori, le melodie syaita e naudhasa i piedi posteriori, le melodie vairupa e vairaja i sostegni longitudinali, le melodie sakvara e raivata i sostegni tra sversali. [Il trono] la coscienza (prajna), perch con la coscienza che si vede lo ntano. Giunge al divano Amitaujas: e questo il prana 9. Passato e futuro sono i suoi piedi anteriori, benessere e nutrimento i piedi posteriori, le melodie brha t e rathantara i sostegni longitudinali, le melodie bhadra e yajnayajniya la tes tata, gli inni e le melodie la parte anteriore dell'imbottitura, le formule sacr ificali la parte trasversale dell'imbottitura, i raggi della luna il materasso, l'udgitha la spalliera, il benessere il cuscino. Qui risiede il Brahman 10. Colu i che cos conosce sale sul trono ascendendovi dalla parte anteriore. Il Brahman l o interroga: "Chi sei ?". Egli deve rispondere: 6. "Io sono stagione, discendente delle stagioni, ho avuto come matrice l'etere, sono sperma per la moglie, sono lo splendore dell'anno, sono l'intima natura d' ogni creatura. Tu pure sei l'intima natura d'ogni creatura; chi tu sei, questo i o sono". [Il Brahman] gli chiede: "Chi sono io?". "Tu sei il satyam (la verit)", deve rispondere. "Che cosa il satyam ?". "Ci che diverso dagli dei e dai soffi vi tali, questo il sat; ci che sono gli dei e i soffi vitali, questo il tyam. E [tut to] questo si esprime con la parola satyam 11. Cos 1 intero universo e 1 intero u niverso sei tu". E questo pure espresso nella seguente strofa: 7. Quel grande veggente, costituito di Brahman, il cui ventre il yajus, la cui t esta il Saman, il cui corpo la rc, l'immutabile, questo deve essere riconosciuto come il Brahman 12. Il Brahman gli chiede ancora: "Con che cosa ti acquisti i miei attributi maschil i?" 13. "Con il prana", deve rispondere. "E i miei attributi neutri ?". "Con il pensiero". "E i miei attributi femminili?". "Con la parola". "E gli odori?". "Co n l'olfatto". "E le forme?". "Con la vista". "E i suoni?". "Con l'udito". "E il sapore degli alimenti?". "Con la lingua". "E le azioni?". "Con le mani". "E le s ensazioni piacevoli e dolorose?". "Con il corpo". "E il piacere, la volutt, la ca pacit di procreare ?". "Con l'organo genitale". "E il modo di procedere ?". "Con i piedi". "E i pensieri, il conoscibile, i desideri?". "Con l'intelletto". Allor a il Brahman gli dice: "Hai conquistato il mio mondo, esso tuo, o caro". Il trio nfo del Brahman, il successo del Brahman, questo trionfo consegue, questo succes so conquista colui che cos sa, colui che cos sa. SECONDO ADHYAYA 14 1. Il prana il Brahman: questo afferm Kausitaki. E di questo prana, che il Brahma n, il pensiero il messaggero, la vista la sentinella, l'udito il banditore, la p

arola la servente. E invero chi conosce che il pensiero il messaggero del prana, ossia del Brahman, costui ottiene un messaggero; chi conosce che la vista la se ntinella, costui ottiene una sentinella; chi conosce che l'udito il banditore, c ostui ottiene un banditore; chi conosce che la parola la servente, ottiene una s ervente. Orbene a questo prana, ossia al Brahman, tutte le divinit (ossia i sensi ) portano tributi senza che esso ne chieda. E del pari tutte le creature portano tributi, senza che li chieda, a colui che questo sa 15. Per lui questa la dottr ina segreta: Non chiedere. Succede come quando uno ha chiesto l'elemosina in un villaggio e senza aver ottenuto nulla se ne sta seduto dicendo: "Non mangerei nu lla che da costoro mi venisse offerto", e allora coloro che prima [10] avevano r espinto lo invitano 16. Questo il modo di comportarsi di chi non chiede. Allora la gente gli dona il cibo e lo invita dicendo: "Noi vogliamo offrirti qualche co sa". 2. Il prana il Brahman: questo afferm Paingya. Per quel che riguarda il prana, ch e il Brahman, dietro la parola si trova racchiusa la vista, dietro la vista si t rova racchiuso l'udito, dietro l'udito si trova il senso interno (l'intelletto), dietro l'intelletto si trova racchiuso il prana 17. Orbene a questo prana, ossi a al Brahman, tutte le divinit (ossia i sensi) portano tributi senza che esso ne chieda. E del pari tutte le creature portano tributi, senza che li chieda, a col ui che questo sa. Per lui questa la dottrina segreta: Non chiedere. Succede come quando uno ha chiesto l'elemosina in un villaggio e senza aver ottenuto nulla s e ne sta seduto dicendo: "Non mangerei nulla che da costoro mi venisse offerto", e allora coloro che prima [10] avevano respinto lo invitano. Questo il modo di comportarsi di chi non chiede. Allora la gente gli dona il cibo e lo invita dice ndo: "Noi vogliamo offrirti qualche cosa ''. 3. Ecco ora il modo di procurarsi un bene (o il modo di procurare il bene d'una persona). Quando si mira a un determinato bene (o al bene d'una determinata pers ona), nella notte della luna piena o della luna nuova, ovvero nella quindicina c hiara, ovvero sotto una congiunzione favorevole, dopo aver preparato il fuoco, s pazzato tutto attorno, disposta [l'erba sacra], spruzzato [l'acqua sacra], piega to il ginocchio destro, si fa l'oblazione di burro fuso con un cucchiaio e si di ce: "La divinit chiamata parola quella che fa ottenere: ottenga essa per me quest o [bene] da quel determinato individuo. Svaha per lei! La divinit chiamata olfatt o quella che fa ottenere: ottenga essa per me questo [bene] da quel determinato individuo. Svaha per lei! La divinit chiamata vista quella che fa ottenere: otten ga essa per me questo [bene] da quel determinato individuo. Svaha per lei! La di vinit chiamata udito quella che fa ottenere: ottenga essa per me questo [bene] da quel determinato individuo. Svaha per lei! La divinit chiamata mente quella che fa ottenere: ottenga essa per me questo [bene] da quel determinato individuo. Sv aha per lei! La divinit chiamata coscienza quella che fa ottenere: ottenga essa p er me questo [bene] da quel determinato individuo. Svaha per lei!". Quindi dopo aver aspirato l'odore del fumo ed essersi cosparso le membra con il burro sacrif icale, mantenendo il silenzio, si recher [dalla persona designata], dir la cosa [r ichiesta] o mander un messaggero: sicuramente entrambi ottengono [il loro scopo]. 4. Ecco [il rito destinato a ottenere] l'amore [mediante il soggiogamento] dei s ensi. Se si desidera essere cari a un [uomo] o a una [donna] o a pi [uomini] o a pi [donne], in uno dei giorni [sopraddetti] si versa nel fuoco l'oblazione di bur ro nel modo descritto e si dice: "La tua parola in me io libo, Svaha! 18 Il tuo odorato in me io libo, Svaha! La tua vista in me io libo, Svaha ! Il tuo udito in me io libo, Svaha! Il tuo intelletto in me io libo, Svaha! La tua coscienza in me io libo, Svaha!". Quindi, dopo aver aspirato l'odore del fum o ed essersi cosparse le membra con il burro sacrificale, mantenendo il silenzio , si recher [dalla persona designata] e cercher di mettersi in contatto [con essa] o di parlarle stando sopravvento: allora diventa sicuramente caro, sicuramente lo ricordano [con simpatia]. 5. Ecco ora la norma insegnata da Pratardana relativa al controllo [del proprio

io]: essa si chiama l'agnihotra interno 19. Finch un uomo parla, non pu respirare: allora egli fa l'oblazione del respiro nella parola. Finch un uomo respira, non pu parlare: allora egli fa l'oblazione della parola nel respiro. Queste due etern e, immortali oblazioni sempre l'uomo compie, sia che vegli, sia che dorma. Le al tre oblazioni invece hanno una fine, poich sono legate all'atto. Conoscendo ci alc uni antichi non offrivano l'agnihotra [esteriore] 20. 6. L'uktha il Brahman 21: questo afferm Suskabhrngara. Bisogna venerarlo come la rc, poich tutte le creature acclamano (abhyarc) lui, la sua eccellenza. Bisogna v enerarlo come yajus, poich tutte le creature si sentono attratte (yuj) verso di l ui, verso la sua eccellenza. Bisogna venerarlo come saman, poich tutte le creatur e si inchinano (samnam) a lui, alla sua eccellenza. Bisogna venerarlo come felic it, come gloria, come splendore. Come esso tra gli inni di lode il pi fausto, il p i glorioso, il pi splendente, cos, in verit, colui che ci conosce diventa il pi fausto , il pi glorioso, il pi splendente tra tutti gli esseri. A questo riguardo l'adhva ryu elabora l'intima essenza [del Veda], che si riferisce al sacrificio, che cos tituito di azioni sacrificali, e in essa intesse l'insieme delle formule, nell'i nsieme delle formule il hotar [inserisce] l'insieme degli inni, nell'insieme deg li inni l'udgatar [inserisce] l'insieme delle melodie. Questa l'essenza della tr iplice scienza e del pari colui che cos sa diventa invero la quintessenza di Indr a 22. 7. Ecco ora le tre venerazioni di Kausitaki Sarvajit 23. Kausitaki Sarvajit vene ra il sole che sorge. Dopo essersi legato il cordone sacrificale 24, aver portat o l'acqua e aver riempito tre volte la coppa dell'acqua, egli dice: "Tu sei colu i che leva: leva le mie colpe!". Nello stesso modo venera il sole a mezzogiorno: "Tu sei colui che solleva: solleva le mie colpe!". Nello stesso modo poi venera il sole al tramonto: "Tu sei colui che leva via: leva via le mie colpe!". E all ora le colpe che ha commesso durante il giorno e durante la notte, [il sole] le porta via. Del pari [il sole] porta via le colpe, commesse di giorno e di notte, di chi, cos conoscendo, in tal modo venera il sole. 8a 25. Poi ogni mese, alla notte del novilunio, quando la luna si vede a occiden te, bisogna venerarla nello stesso modo e gettarle contro due erbe verdi dicendo : "Che il mio cuore ardente sia posto nella luna, questo credo di saperlo 26. Ch e io non debba piangere mai per qualche male che si riferisca a mio figlio!". E allora la [sua] prole non mai muore prima di lui. 8b. Quando poi vuol uosa, poich il tuo tu non abbia mai a prole [della donna] giacere deve toccare il cuore alla moglie dicendo: "O volutt cuore posto nella luna, per questo, o signora d'immortalit, che subire un male che si riferisca a tuo figlio!". E allora la non mai muore prima di lei.

8c. Questo per quanto riguarda chi ha gi un figlio. Chi non ha figli [deve recita re questi mantra: ] "Accresciti, in te affluisca [il vigore del toro]... Tutte l e acque, tutte le forze vitali in te affluiscano... Il germoglio che gli Aditya fanno crescere... " 27. Dopo aver recitato queste tre strofe, deve dire: "Non ac crescerti con la nostra vita, la nostra discendenza, i nostri armenti! Ma accres citi con la vita, la discendenza, gli armenti di colui che ci odia e di colui ch e noi odiamo 28. Io mi volgo verso la [plaga] di Indra, io mi muovo seguendo il giro del sole " 29. Cos dicendo si muove verso la sua parte destra. 9 30. Poi nel giorno della luna piena, quando la luna apparisce a oriente, bisog na venerarla nel modo gi detto e dire: "Tu sei il re Soma, lungiveggente, tu sei Prajapati dalle cinque bocche. Il brahmano una tua bocca: con questa bocca tu ma ngi i re, con questa bocca rendimi mangiatore di cibo. Il re una tua bocca: con questa bocca tu mangi il popolo, con questa bocca rendimi mangiatore di cibo. Il falco una tua bocca: con questa bocca tu mangi gli uccelli, con questa bocca re ndimi mangiatore di cibo. Il fuoco una tua bocca: con questa bocca tu divori il mondo, con questa bocca rendimi mangiatore di cibo. In te esiste una quinta bocc

a: con questa bocca tu divori tutte le creature, con questa bocca rendimi mangia tore di cibo. Non decrescere insieme con la nostra vita, la nostra discendenza, i nostri armenti! Ma decresci con la vita, la discendenza, gli armenti di colui che ci odia e che noi odiamo! 31 Io mi muovo seguendo il [cammino] degli dei, io mi muovo seguendo il giro del sole". Cos dicendo si muove verso la sua parte des tra. 10 32. Quando poi torna dopo essere stato assente, l'uomo deve fiutare la testa del figlio, dicendo: "Membro da membro tu sei nato, sei prodotto dal cuore. Tu s ei l'anima [mia], o figlio, tu mi hai salvato. Possa tu vivere cento autunni! '' . Cos dicendo pronuncia il suo nome. "Sii roccia, sii ascia, sii oro invitto, splen dore tu ti chiami, o figlio, possa tu vivere cento autunni!". E pronuncia il suo nome. Poi l'abbraccia dicendo: "Come Prajapati ha abbracciato le creature perch fossero protette, cos io ti abbraccio!". Quindi gli mormora all'orecchio destro: "O Maghavat, o Indra, donagli [ricchezze] ! '', e all'orecchio sinistro: "O Indr a, procuragli le pi grandi ricchezze! Che tu non ti separi [dalla vita] ! Che tu non t'ammali! Possa tu vivere cento autunni, o figlio! Io ti fiuto la testa pron unciando il tuo nome". Cos dicendo gli deve fiutare la testa dicendo: "Con il mug gito delle vacche io muggisco sopra di te", e tre volte deve muggire con il mugg ito delle vacche sulla sua testa. 11. Ora ecco il daiva-parimara 33. Il Brahman invero risplende quando il fuoco a rde, ma muore quando [il fuoco] non arde pi: allora il suo splendore va nel sole, il soffio nel vento. Il Brahman invero risplende quando il sole brilla, ma muor e quando [il sole] non brilla pi: allora il suo splendore va nella luna, il soffi o nel vento. Il Brahman invero risplende quando la luna si scorge, ma muore quan do [la luna] non si scorge pi: allora il suo splendore va nel lampo, il soffio ne l vento. Il Brahman invero risplende quando il lampo riluce, ma muore quando [il lampo] non riluce pi: allora il suo splendore va nelle regioni celesti, il soffi o nel vento. Tutte queste divinit penetrate nel vento, incuneatesi nel vento, non svaniscono e di nuovo da esso risorgono. Questo per quel che riguarda il piano divino. Ora per quel che riguarda il piano individuale. 12. Il Brahman invero risplende quando si parla con la voce, ma muore quando non si parla pi: allora il suo splendore va nella vista, il soffio nel soffio. Il Br ahman invero risplende quando si vede con la vista, ma muore quando non si vede pi: allora il suo splendore va nell'udito, il soffio nel soffio. Il Brahman inver o risplende quando si ode con l'udito, ma muore quando non si ode pi: allora il s uo splendore va nella mente, il soffio nel soffio. Il Brahman invero risplende q uando si pensa con la mente, ma muore quando non si pensa pi: allora il suo splen dore va nel soffio, il soffio nel soffio. Tutti questi sensi penetrati nel soffi o, incuneatisi nel soffio, non svaniscono e di nuovo da esso risorgono. Allora s e anche le due montagne, quella meridionale e quella settentrionale, si gettasse ro contro colui che cos sa con il proposito di abbatterlo, non potrebbero abbatte rlo. Ma coloro che lo odiano e coloro che egli odia muoiono attorno a lui. 13. Ora il modo di raggiungere la preminenza 34. Queste deit (le facolt umane), di sputando intorno alla preminenza, uscirono dal corpo. E questo, privo di respiro , rinsecchito, giacque come un pezzo di legno. Allora la parola vi rientr e quell o pur parlando con la voce rimase giacente. Vi entr allora la vista e quello, pur parlando con la voce e vedendo con la vista, rimase giacente. Vi entr l'udito e quello, pur parlando con la voce, vedendo con la vista, udendo con l'udito, rima se giacente. Vi entr quindi la mente e quello, pur parlando con la voce, vedendo con la vista, udendo con l'udito, pensando con la mente, rimase giacente. Vi ent r poi il soffio e subito quello sorse in piedi. Allora tutti questi sensi, ricono scendo la preminenza al soffio, penetrarono nel soffio, che l'Atman cosciente 35 e tutti insieme uscirono dal corpo. Entrati nel vento e diventati etere saliron o al cielo. Nello stesso modo colui che sa, avendo riconosciuto la preminenza al soffio, penetrato nel soffio, che il s cosciente, esce dal corpo con tutti [i

suoi sensi] e, penetrato nel vento, diventato etere, sale nel cielo e va dove st anno gli dei. Qua giunto, colui che cos sa diventa immortale, poich immortali sono gli dei. 14. Ora poi la cerimonia tra padre e figlio o, come viene chiamata, la trasmissi one 36. Quando il padre vicino a morire, chiama il figlio. Dopo aver cosparso la casa di erbe novelle, aver preparato il fuoco e posto vicino una brocca d'acqua con una coppa, il padre giace rivestito d'una veste lavata di fresco. Il figlio giunge e si china sopra di lui, toccando con i propri organi dei sensi gli orga ni [del padre], oppure [il padre] pu fare la trasmissione mentre il figlio gli se duto di fronte. Allora il padre gli trasmette [le proprie facolt]: "In te io vogl io riporre la mia parola", dice il padre. "La tua parola in me io ripongo", risp onde il figlio. "In te io voglio riporre il mio olfatto", dice il padre. "Il tuo olfatto in me io ripongo", risponde il figlio. "La mia vista in te io voglio ri porre", dice il padre. "La tua vista in me io ripongo", risponde il figlio. "Il mio udito in te io voglio riporre", dice il padre. "Il tuo udito in me io ripong o", risponde il figlio. "Il mio gusto in te io voglio riporre", dice il padre. " Il tuo gusto in me io ripongo", risponde il figlio. "Le mie azioni in te io vogl io riporre", dice il padre. "Le tue azioni in me io ripongo", risponde il figlio . "Le mie sensazioni piacevoli e le mie sensazioni dolorose in te io voglio ripo rre", dice il padre. "Le tue sensazioni piacevoli e le tue sensazioni dolorose i n me io ripongo", risponde il figlio. "Il mio piacere, la mia volutt, la mia capa cit di procreare in te io voglio riporre", dice il padre. "Il tuo piacere, la tua volutt, la tua capacit di procreare in me io ripongo", risponde il figlio. "La mi a capacit di muovermi in te io voglio riporre", dice il padre. "La tua capacit di muovermi in me io ripongo", risponde il figlio. "La mia mente in te io voglio ri porre", dice il padre. "La tua mente in me io ripongo", risponde il figlio. "La mia coscienza in te io voglio riporre", dice il padre. "La tua cosci enza in me io ripongo", risponde il figlio. Se [il padre] non in condizioni di parlare molto, deve dire brevemente: "In te i o voglio riporre i miei prana (facolt)". E il figlio deve rispondere: "In me i tu oi prana (facolt) io ripongo". Poi, muovendosi verso destra, [il figlio] esce sen za volgersi indietro. Il padre gli indirizza queste parole: "Gloria, dignit brahm anica, fama ti seguano!". Il figlio allora lo sogguarda sopra la spalla sinistra , nascondendosi [il volto] con la mano e coprendosi con una frangia del vestito, mentre dice: "Acquista i mondi celesti e le [loro] gioie!". Se il padre guarisc e dalla malattia, dovr stare sotto la potest del figlio o scegliere la vita del mo naco mendicante. Se invece muore, deve essere seppellito come gli conviene, - co me gli conviene. TERZO ADHYAYA 37 1. In verit Pratardana Daivodasi giunse all'amata dimora di Indra per l'intrepide zza dimostrata in battaglia. Indra gli disse: "Pratardana, scegliti una grazia". Pratardana rispose: "Scegli tu per me [la grazia] che tu ritieni pi benefica per una creatura umana!". Indra a sua volta replic: "In verit nessuno sceglie per un altro: scegli dunque tu stesso". "Allora non pi una grazia per me", disse Pratard ana. Indra allora non si stacc dalla verit, perch Indra la verit 31. Indra gli disse: "Conoscimi! Questo penso che sia la cosa migliore p er una creatura umana, che mi conosca 39. Io ho ucciso il tricefalo figlio di Tv astar. Ho ucciso gli Arunmukha. Ho gettato ai cani selvatici gli asceti. Rompend o molti accordi io distrussi nel cielo i Prahladiya, nell'atmosfera i Pauloma, s ulla terra i Kalakanja. Eppure a me, cos come sono, non fu toccato neppure un cap ello. A colui che mi conosce non vien toccato neppure un capello qualunque cosa commetta, sia un furto, sia un aborto, sia l'uccisione del padre o della madre. [Qualunque] male abbia fatto non mai impallidisce [per la paura della punizione] ". 2. Egli prosegu: "Io sono il prana, il S cosciente. Come tale venerami, come la vi

ta, come l'immortalit. La vita il soffio e il soffio in verit la vita. Finch il sof fio permane nel corpo, fin allora vi la vita. Con il soffio s'acquista in questo mondo l'immortalit e con la coscienza si ottiene ci che vero. Colui che mi venera come la vita, come l'immortalit, ottiene in questo mondo una vita completa (di c ento anni) e nel mondo celeste l'immortalit, l'indistruttibilit. Alcuni dicono che le facolt dell'uomo tendono all'unit: nessuno infatti pu conoscere una cosa sempli cemente con la parola, una forma con la vista, un rumore con l'udito, un pensier o con la mente. Ma intervenendo contemporaneamente le facolt fanno conoscere part itamente tutti questi [oggetti]: quando la voce parla tutti i sensi partecipano a questa azione, e cos quando l'occhio vede, l'orecchio ode, la mente pensa, il r espiro respira. Le cose stanno cos". Questo disse Indra. Ma tra le facolt umane vi un ordine di precedenza. 3. "Si vive [anche] senza la voce: infatti vediamo esistere i muti. Si vive [anc he] senza la vista: infatti vediamo esistere i ciechi. Si vive [anche] senza l'u dito: infatti vediamo esistere i sordi. Si vive anche senza la mente: infatti ve diamo esistere gli sciocchi. Si vive [anche] senza braccia, si vive [anche] senz a gambe: infatti vediamo esistere esempi [di tali creature]. Ma il prana in veri t l'Atman cosciente. Quando esso si impossessato di questo corpo, lo fa stare in piedi, per questo deve essere venerato come l'uktha 40. Questo l'assorbimento di tutto nel prana. Quello che il prana l'Atman cosciente. E quello che l'Atman co sciente, questo il prana. Questa la dimostrazione, questo il mezzo di conoscere ci. Quando un uomo addormentato non scorge alcun sogno, perch [i prana] si unifica no nello spirito vitale. Allora la parola insieme con tutti gli oggetti definibi li con un nome penetra in esso, la vista con tutte le forme penetra [in esso], l 'udito con tutti i suoni penetra [in esso], la mente con tutti i pensieri penetr a [in esso]. Quando si risveglia, come da un fuoco ardente le scintille si diffo ndono in ogni direzione, cos da questo Atman le facolt si dipartono verso la loro sede, dalle facolt [si dipartono] i sensi, dai sensi gli oggetti. E il prana, oss ia l'Atman cosciente, impadronitosi di questo corpo, lo fa star ritto. Perci biso gna venerarlo come l'uktha. Questo l'assorbimento di tutto nel prana. Quello che il prana, esso la coscienza e quello che la coscienza, esso il prana. Ed ecco l a prova, ecco il modo di comprendere. Quando un uomo malato sul punto di morire, cade in stato di debolezza e poi in stato di incoscienza. Allora la gente dice: " [Il prana] se n' gi andato? ". Infatti non ode, non vede, non parla, non pensa. Allora [i prana] si unificano nello spirito vitale. Allora la parola con tutti gli oggetti definibili penetra in esso, penetra la vista con tutte le forme, pen etra l'udito con tutti i suoni, penetra la mente con tutti i pensieri. E quando se ne va da questo corpo, se ne esce accompagnato da tutti questi [sensi]". 4 41. "La parola produce da questo [corpo] tutte le cose definibili con un nome: con la parola [infatti] si arriva a tutte le cose definibili con un nome. L'odo rato produce da questo [corpo] tutti gli odori: con l'odorato [infatti] si arriv a a tutti gli odori. L'occhio produce da questo [corpo] tutte le forme: con la v ista [infatti] si colgono tutte le forme. L'udito produce da questo [corpo] tutt i i suoni: con l'udito [infatti] si colgono tutti i suoni. La mente produce da q uesto [corpo] tutti i pensieri: con la mente [infatti] si giunge a tutti i pensi eri. Questo il confluire di ogni cosa nello spirito vitale. Quello che lo spirit o vitale la coscienza, quella che la coscienza lo spirito vitale. Insieme questi due abitano nel corpo, insieme ne escono. Ora esporremo come, in rapporto alla coscienza, tutti gli esseri si congiungano in unit". 5. "La parola una parte tratta fuori da essa [coscienza]; la cosa definibile con un nome l'oggetto (bhutamatra = particella di sostanza) che all'esterno corrisp onde [alla parola]. L'odorato una parte tratta fuori da essa: l'odore l'oggetto che all'esterno corrisponde [all'odorato]. La vista una parte tratta fuori da es sa: la forma l'oggetto che all'esterno corrisponde [alla vista]. L'udito una par te tratta fuori da essa; il suono l'oggetto che all'esterno corrisponde [all'udi to]. La lingua una parte tratta da essa; il sapore dei cibi l'oggetto che all'es terno corrisponde [alla lingua]. Le due mani sono una parte tratta fuori da essa

; l'azione l'oggetto che all'esterno corrisponde [alle mani]. Il corpo una parte tratta fuori da essa; le sensazioni piacevoli e spiacevoli sono gli oggetti che all'esterno corrispondono [al corpo]. L'organo genitale una parte tratta fuori da essa; piacere, volutt, capacit procreatrice sono gli oggetti che all'esterno co rrispondono [all'organo genitale]. I due piedi sono una parte tratta fuori da es sa; il muoversi l'oggetto che all'esterno corrisponde [ai piedi]. La coscienza u na parte tratta fuori da essa; i pensieri, il conoscibile, i desideri sono gli o ggetti che all'esterno corrispondono [alla coscienza]". 6. "Quando con la coscienza si penetrati nella parola, con la parola si raggiung e ogni oggetto definibile con un nome. Quando con la coscienza si penetrati nell 'odorato, con l'odorato si raggiunge ogni odore. Quando con la coscienza si pene trati nella vista, con la vista si raggiunge ogni forma. Quando con la coscienza si penetrati nell'udito, con l'udito si raggiunge ogni suono. Quando con la cos cienza si penetrati nella lingua, con la lingua si raggiunge ogni sapore. Quando con la coscienza si penetrati nelle due mani, con le mani si raggiunge ogni azi one. Quando con la coscienza si penetrati nel corpo, con il corpo si raggiunge o gni sensazione piacevole o dolorosa. Quando con la coscienza si penetrati nell'o rgano genitale, con l'organo genitale si raggiungono piacere, volutt, capacit proc reatrice. Quando con la coscienza si penetrati nei piedi, con i piedi si raggiun ge ogni capacit di muoversi. Quando con la coscienza si penetrati nella mente, co n la coscienza si raggiungono i pensieri, il conoscibile, i desideri". 7. "Invero la parola quando sia priva di coscienza non permette di conoscere alc una cosa definibile con un nome; si dice [infatti]: "La mia mente era altrove, n on ho percepito alcuna cosa definibile con un nome". Invero l'odorato quando sia privo di coscienza non permette di conoscere alcun odore; si dice [infatti]: "L a mia mente era altrove, non ho percepito alcun odore". Invero la vista quando s ia priva di coscienza non permette di conoscere alcuna forma; si dice [infatti]: "La mia mente era altrove, non ho percepito alcuna forma". Invero l'udito quand o sia privo di coscienza non permette di conoscere alcun suono; si dice [infatti ]: "La mia mente era altrove, non ho percepito alcun suono". Invero la lingua qu ando sia priva di conoscenza non permette di conoscere alcun sapore; si dice [in fatti]: "La mia mente era altrove; non ho percepito alcun sapore". Invero le man i quando siano prive di coscienza non permettono di conoscere alcuna azione; si dice infatti: "La mia mente era altrove, non ho percepito alcuna azione". Invero il corpo quando sia privo di coscienza non permette di conoscere alcuna sensazi one piacevole o dolorosa; si dice [infatti]: "La mia mente era altrove, non ho p ercepito alcuna sensazione piacevole o dolorosa". Invero l'organo genitale quand o sia privo di coscienza non permette di conoscere piacere, volutt, capacit procre atrice; si dice [infatti]: "La mia mente era altrove; non ho percepito piacere, volutt, capacit procreatrice". Invero i piedi quando son privi di coscienza non pe rmettono di conoscere alcun movimento; si dice [infatti]: "La mia mente era altr ove, non ho percepito alcun movimento". Invero senza la coscienza nessun pensier o pu realizzarsi e ci che deve essere percepito non viene percepito". 8. "Non bisogna cercar di conoscere la parola; bisogna giungere a conoscere chi parla. Non bisogna cercar di conoscere l'odore; bisogna giungere a conoscere chi fiuta. Non bisogna cercar di conoscere la forma; bisogna giungere a conoscere c hi vede. Non bisogna cercar di conoscere il suono; bisogna giungere a conoscere chi ode. Non bisogna cercar di conoscere il sapore dei cibi; bisogna giungere a conoscere chi gusta il sapore dei cibi. Non bisogna cercar di conoscere l'azione ; bisogna giungere a conoscere chi agisce. Non bisogna cercar di conoscere le se nsazioni piacevoli o dolorose; bisogna giungere a conoscere chi prova le sensazi oni piacevoli o dolorose. Non bisogna cercar di conoscere piacere, volutt, capaci t procreatrice; bisogna giungere a conoscere chi esperimenta piacere, volutt, capa cit procreatrice. Non bisogna cercar di conoscere il movimento; bisogna giungere a conoscere chi si muove. Non bisogna cercar di conoscere il pensiero; bisogna g iungere a conoscere chi pensa. Dieci sono gli oggetti dei sensi che si riferisco no alla coscienza e dieci sono gli elementi di coscienza (prajnamatra) che si ri feriscono agli oggetti. Se invero non ci fossero gli oggetti, non ci sarebbero g

li elementi di coscienza e se non ci fossero gli elementi di coscienza non ci sa rebbero gli oggetti, perch con una soltanto [delle due categorie] non si realizze rebbe alcuna cosa. Eppure non c' pluralit. Come il cerchio sostenuto dai raggi del la ruota e i raggi sono sostenuti dal mozzo, del pari gli oggetti sono sostenuti dagli elementi di coscienza e gli elementi di coscienza sono sostenuti dal pran a. E questo prana il S cosciente, beatitudine, non soggetto a vecchiezza o a mort e. Non s'accresce per l'azione buona, non diminuisce per quella cattiva. Invero lui che fa compiere l'azione buona a colui che vuol sollevare fuori da questi mo ndi, lui che fa compiere l'azione cattiva a colui che vuol far precipitare 42. Esso il custode degli uomi ni, il sire degli uomini, il padrone. Esso il mio S, questo bisogna sapere. Esso il mio S, questo bisogna sapere". QUARTO ADHYAYA 43 1. V'era un tempo Gargya Balaki, studioso [dei Veda], ben conosciuto. Egli soggi orn tra gli Usinara, i Satvan e i Matsya, i Kuru e i Pancala, i Kasi e i Videha 4 4. Un giorno si rec da Ajatasatru di Kasi e gli disse: "Ti parler del Brahman!". A jatasatru gli rispose: "Mille [vacche] noi ti daremo. A questa promessa la gente suole accorrere dicendo: Ecco un [nuovo] Janaka, ecco un [nuovo] Janaka!" 45. 2. Nel sole, il grande. Nella luna, il cibo. Nel lampo, il fulgore. Nel tuono, i l fragore. Nel vento, Indra Vaikuntha. Nell'atmosfera, la pienezza. Nel fuoco, l 'irresistibile. Nell'acqua, la verit. Questo in rapporto alle divinit (i fenomeni cosmici). Ora in rapporto all'individuo. Nello specchio, il riflesso. Nell'ombra , il compagno. Nell'eco, la vita. Nel suono, la morte. Nel sogno, Yama. Nel corp o, Prajapati. Nell'occhio destro, [lo spirito] della parola. Nell'occhio sinistr o, [lo spirito] della verit 46. 3. Balaki disse: "Quel personaggio che sta nel sole, quello io venero [come Brah man]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come il primo, come il sommo fra tutt e le creature". Invero colui che cos lo venera diventa il primo, il sommo fra tut te le creature. 4. Balaki disse: "Quel personaggio che sta nella luna, quello io venero [come Br ahman]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero com e il Grande, il Biancovestito, il re Soma, lo spirito del cibo". Invero colui ch e cos lo venera, diventa spirito del cibo 47. 5. Balaki disse: "Quel personaggio che sta nel lampo, quello io venero [come Bra hman]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come spirito del fulgore". Invero colui che cos lo venera, diventa spirito del fulgor e. 6. Balaki disse: "Quel personaggio che nel tuono, quello io venero [come Brahman ]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come lo spirito del fragore". Invero colui che cos lo venera, diventa spirito del fragore . 7. Balaki disse: "Quel personaggio che nel vento, quello io venero [come Brahman ]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come Ind ra Vaikuntha, come l'armata invincibile" 45. Invero colui che cos lo venera, dive nta egli stesso vittorioso, invincibile, trionfatore dei nemici. 8. Balaki disse: "Quel personaggio che nell'etere, quello io venero [come Brahma n]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come il Brahman nella sua pienezza, immutabile" 49. Invero colui che cos lo venera, dive nta egli stesso ricco di prole e di armenti e con gloria, dignit brahmanica, [ott enendo i] mondi celesti, giunge a pienezza di vita.

9. Balaki disse: "Quel personaggio che nel fuoco, quello io venero [come Brahman ]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come l'i rresistibile". Invero colui che cos lo venera, diventa egli stesso irresistibile fra gli altri. 10. Balaki disse: "Quel personaggio che nell'acqua, quello io venero [come Brahm an]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come l o spirito del vero" 50. Invero colui che cos lo venera, diventa egli stesso spiri to del vero. Questo per quel che riguarda le divinit (i fenomeni celesti). Ora pe r quel che riguarda l'individuo. 11. Balaki disse: "Quel rahman]". Ma Ajatasatru me il riflesso". Invero uno [a lui] simile, non personaggio che nello specchio, quello io venero [come B gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero co per colui che cos lo venera, nella sua discendenza nasce uno dissimile.

12. Balaki disse: "Quel personaggio che nell'ombra, quello io venero [come Brahm an]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come u n compagno che non mai s'allontana". Invero colui che cos lo venera, trova un com pagno, uno che ha degli amici. 13. Balaki disse: "Quel personaggio che nell'eco, quello io venero [come Brahman ]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come la vita" 5'. Invero colui che cos lo venera, non perde coscienza prima che il tempo sia compiuto. 14. Balaki disse: "Quel personaggio che nel suono, quello io venero [come Brahma n]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come la morte" 52. Invero colui che cos lo venera, non muore prima che il tempo sia comp iuto. 15. Balaki disse: "Quel personaggio che addormentato vaga nel sogno, quello io v enero [come Brahman]". Ma Ajatasatru gli replico: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come il re Yama". Invero a colui che cos lo venera, ogni cosa qui so ttoposta, [perch serva] alla sua preminenza 53. 16. Balaki disse: "Quel personaggio che nel corpo, quello io venero [come Brahma n]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo venero come Pr ajapati" 54. Invero colui che cos lo venera, egli stesso ricco di discendenza e d i armenti e con gloria, dignit brahmanica [ottenendo i] mondi celesti, giunge a p ienezza di vita. 17. Balaki disse: "Quel personaggio che nell'occhio destro, quello io venero [co me Brahman]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo vener o come lo spirito della parola, lo spirito del fuoco, lo spirito della luce" 55. Invero colui che cos lo venera, diventa egli stesso spirito di tutti questi [fen omeni] 56. 18. Balaki disse: "Quel personaggio che nell'occhio sinistro, quello io venero [ come Brahman]". Ma Ajatasatru gli replic: "Non farmi parlare di questo! Io lo ven ero come lo spirito della verit, lo spirito del lampo, lo spirito del fulgore". I nvero colui che cos lo venera, diventa egli stesso spirito di tutte queste cose. 19. A questo punto Balaki si tacque. Allora Ajatasatru gli disse: " tutto qui, o Balaki?". " tutto qui", rispose Balaki. Allora Ajatasatru riprese: "Inutilmente, davvero, tu mi hai fatto discutere, dicendomi: " Ti parler del Brahman ". O Balak i, colui che ha foggiato questi personaggi, colui del quale questo [universo] l' opera, costui bisogna conoscere". Allora Balaki prese il combustibile in mano e si avvicin [al re] dicendo: "Io voglio essere [tuo] discepolo". Ajatasatru gli di

sse: "Mi sembra contrario alla norma che uno ksatriya ammaestri un brahmano. Vie ni tuttavia, io ti condurr alla conoscenza". Prese Balaki per la mano e and avanti . Giunsero a un uomo che giaceva addormentato e Ajatasatru gli disse: "Grande, B iancovestito, re Soma! ''. Ma quello rimase a giacere. Allora lo tocc con il bast one e quello si alz. Allora Ajatasatru gli disse: "Dove giaceva or ora quest'uomo ? Dove si trovava or ora? Donde or ora ritornato?". Ma Balaki non lo sapeva. Al lora Ajatasatru riprese a dirgli: "Dove quest'uomo or ora giaceva, dove or ora s i trovava, donde or ora tornato, [se questo vuoi conoscere, sappi che] ci sono d elle vene dell'uomo, chiamate hita, che dal cuore si dipartono verso il pericard io. Sottili come un capello separato in mille parti, consistono d'una sottile es senza di color bruno, bianco, nero, giallo, rosso. In esse ci si trova allorquan do nella condizione di sonno profondo non si vedono pi sogni. 20. In questo prana dunque [i prana] si congiungono in unit. Allora la parola in esso si riassorbe con tutte le cose definibili con un nome; si riassorbe la vist a con tutte le forme; si riassorbe l'udito con tutti i suoni, si riassorbe la me nte con tutti i pensieri. Quando si risveglia, come da un fuoco fiammeggiante le scintille sprizzano in tutte le direzioni, cos da questo Atman i prana (facolt um ane) si dipartono ognuna verso la propria sede, dai prana si dipartono gli dei ( i sensi), dagli dei i mondi. E questo prana, che il S cosciente, penetrato in que l S che il corpo fino ai capelli, fino alle unghie. Come un rasoio celato nella g uaina, o la termite nel termitaio, cos questo S cosciente penetrato in quel S che i l corpo fino ai capelli, fino alle unghie. Attorno a questo Atman gli altri Atma n si stringono, come i vassalli attorno al feudatario. Come il feudatario si ser ve dei vassalli, o come i vassalli si servono del feudatario, cos questo prajnatm an si serve degli altri Atman e gli Atman si servono del prajnatman. In verit fin ch Indra non ebbe conoscenza di questo Atman, fin allora i demoni riportarono vit toria. Ma non appena ne ebbe conoscenza, uccise i demoni, riport vittoria e otten ne predominio, sovranit, supremazia su tutti gli dei". Del pari colui che cos sa, dispersi tutti i mali, ottiene predominio, sovranit, supremazia su tutte le creat ure, colui che cos sa, colui che cos sa. Note : 1. Lo Kshatriya Citra rivela al brahmano Svetaketu e al padre suo il destino del l'anima dopo la morte. La luna accoglie ed esamina tutti i morti, facendo ricade re sulla terra nelle varie forme di esistenza chi non d la giusta risposta. Ma qu elli che riconoscono la propria identit con la luna (e quindi con l'anno e con le stagioni, dalla luna determinati) procedono oltre sulla via degli dei fino al m ondo del Brahman, rappresentato come una reggia ricchissima. Superati vari ostac oli, deposti i propri condizionamenti, il morto si accosta al Brahman, assiso su un divano o paryanka (di qui il nome di paryanka-vidya dato alla dottrina qui e sposta), costituito dai vari oggetti e simboli del sacrificio. Le domande del Br ahman e le risposte date mettono in luce il rapporto che esiste tra le varie fun zioni del Brahman e l'uomo, il quale, identico al Brahman che la verit, ne riprod uce funzioni e attivit. 2. Le stagioni sorvegliano l'accesso alla luna. 3. Questa prima strofa pronunciata da chi desidera ritornare nel mondo dei vivi. 4. Questa seconda strofa pronunciata da chi desidera proseguire oltre la luna lu ngo la strada degli dei. Probabilmente si allude a una nascita eccezionale, simi le a quella del mese intercalare, destinata a pareggiare l'anno solare con l'ann o lunare. 5. Le varie parti del mondo del Brahman recano nomi simbolici, variamente interp retati. Ara sembra ricordare i "nemici" (ari) dell'uomo, come l'ira, l'invidia e cc.; i Muhurta sono gli "istanti" e ricordano la fuggevolezza del tempo; Vijara significa "senza vecchiezza"; Ilya messo in rapporto con ila, "terra"; Sa lajya interpretato come "ci che esiste, scompare e rinasce" (sat + la + ja); Apar

ajita significa "invincibile", Vibhu, "vasto", Vicaksana, "che vede lontano", Am itaujas, "dall'energia infinita". 6. Ogni limitazione di tempo viene superata. 7. Tutte le determinazioni e tutte le distinzioni, retaggio dell'esperienza terr estre, non vengono neppure scorte da colui che s'avvia verso il trono del Brahma n, cos come non si scorgono i raggi d'una ruota in movimento. 8. Manasi e Caksusi sono ninfe forse collegate con il pensiero e con la vista. 9. Questo passo mi sembra tipico del modo di procedere dei vati upanisadici: dap prima trono e prajna sono equiparati perch sia il trono per la sua posizione elev ata, sia la coscienza permettono un'ampia visuale. Quindi si identificano divano e prana: ossia l'epiteto prana, quasi omofono di prajna, viene attribuito a un oggetto assai simile al trono. Si prepara cos il campo per l'identificazione tra prana e prajna della lezione successiva. 10. La descrizione della residenza del Brahman esemplificata certamente su model li di regge di sovrani terreni. Vedi W. RAU, Staat und Gesellschaft im alten Ind ien, Wiesbaden, 1957, pp. 125-l28. 11. Secondo questo luogo, sat indica ci che trascende l'esperienza dei sensi e de lle divinit che li reggono, tyam ci che ai sensi si riferisce. Diversa opinione es pressa altrove (ad es. in T.Up., 2, 6). 12. Questa strofa sembra interpolata. In ogni modo nulla aggiunge di nuovo alla rappresentazione, legata alla liturgia, del Brahman. 13. Il Brahman trasmette le proprie funzioni e attivit all'individuo. Nelle tre p rime domande c' correlazione fra il genere dei vari attributi e il genere di pran a, manas, vac, soffio, mente, parola. 14. La seconda lezione costituita di brani staccati, nei quali si propongono per lo pi riti e prescrizioni diretti al soddisfacimento di beni e desideri terreni. chiamata pranavidya, in quanto il prana, considerato entit suprema, al centro del l'attenzione. 15. Come i singoli sensi sono soggetti e rendono omaggio al soffio vitale, cos a colui che riconosce il Brahman nel prana toccano beni e il primato fra le creatu re, anche se non richiede nulla. 16. questa la prima allusione al costume della dharna, ossia alla pratica, da pa rte di chi stato offeso o leso nei suoi diritti, di affrontare un sacrificio in modo che l'effetto nocivo ricada su chi ha commesso un'ingiustizia. 17. Il prana il sostrato di tutti i sensi e pur dell'intelletto e da essi per co s dire protetto, come da diversi involucri. Vedi la teoria dei kosa in Taittiriya Up., 2. 18. La libagione della parola e degli altri sensi significa probabilmente che l' officiante versa in s le facolt dell'altra persona, a s avvincendola, ovvero distru ggendo con il suo fuoco interiore gli eventuali ostacoli che al raggiungimento d ei suoi desideri si frappongono. 19. La vita un continuo sacrificio, che supera e comprende l'agnihotra, ossia il sacrificio giornalmente offerto al fuoco. Cfr. soprattutto Mahanarayana Up. 20. Mi sembra probabile che qui si alluda a qualche antica setta di asceti o di meditanti sciolti da ogni rituale. 21. L'uktha la parte recitata dell'inno sacrificale. Le successive identificazio ni sono basate su assonanze, che non possono essere rese in italiano. 22. Il sacerdote officiante prende a oggetto della sua meditazione l'essenza del

Veda, che costituito di formule, di inni e di melodie. In tal modo ottiene il g rado pi alto nel perfezionamento individuale, indicato come omosostanzialit con In dra. 23. Cerimonia per purificarsi dalle colpe mediante l'adorazione del sole. 24. questa la menzione forse pi antica del cordone sacrificale, distintivo delle caste superiori. 25. Cerimonia e rituale per ottenere che i figli prosperino. 26. La luna la sede del cuore e di tutto ci che si riferisce alla generazione. 27. Si tratta di strofe del Rgveda (rispettivamente, 1, 91, 16 e 18) e della Tai ttiriya Samhita, 11, 3, 5, 3; 11, 4, 14, 1. 28. La luna cresce per l'accedervi dei morti; l'auspicio che essa non s'accresca per l'afflusso di determinate persone o cose equivale dunque a un augurio di lu nga vita per esse. 29. Ossia compie il percorso che il sole compie nella notte per arrivare dall'oc cidente all'oriente, la plaga di Indra. Il sole sempre ricompare, e sempre si ri nnova, di generazione in generazione, la vita dell'uomo. 30. Cerimonia e rituale da compiersi al plenilunio per ottenere prosperit. La lun a simbolo di vita e di distruzione (infatti i morti vanno a finire in essa) e po tenza distruttiva impetra il supplicante. 31. Penso che qui il cantore esprima l'augurio che la rinascita, raffigurata con il decrescere della luna, tocchi ai suoi nemici, a lui stesso invece la liberaz ione. 32. Cerimonia al ritorno da un viaggio per assicurare lunga vita a un figlio, il quale soltanto pu celebrare il sacrificio funebre e in tal modo operare per il b ene del genitore. 33. Propriamente "morte circolare riguardante le divinit o i sensi". Si tratta di un rito magico destinato ad assicurare vittoria sui nemici mediante l'assorbime nto delle divinit, ossia dei fenomeni naturali, nel vento e dei sensi nel soffio e la loro risurrezione. Il Brahman sembra realizzarsi soltanto nei fenomeni natu rali e nei sensi e sparire con lo sparire di quelli. In realt n quelli n il Brahman muoiono, ma la loro essenza, che quella del Brahman, si trasferisce in ultimo r ispettivamente nel vento e nel soffio, che, identici per la corrispondenza tra m acro e microcosmo, sono quindi il sostrato di tutto l'esistente. Una versione pi antica si ha in Aitareya Brahmana, VIII, 28, dove manca la parte relativa al mic rocosmo, ma il graduale compenetrarsi di vento, fuoco, sole, luna, pioggia, lamp o apparisce meglio giustificato, anche se soltanto raramente fondato su osservaz ione acuta dei fenomeni. 34. Disputa sulla preminenza degli organi di senso. Chi riconosce la superiorit d el soffio si identifica con il soffio cosmico, ossia con il vento, perch conoscer e vuol dire essere, e dal vento portato nel regno dell'immortalit. 35. Si accenna qui all'identificazione tra prana e prajna, che sar il tema della terza lezione. 36. Il padre trasmette al figlio le sue facolt, che rivivranno nella sua discende nza, secondo una credenza certamente anteriore al dogma del ciclo delle esistenz e. 37. La terza lezione, che insieme con la quarta costituisce l'atmavidya, " scien za del S", comprende l'insegnamento di Indra a Pratardana. Indra si identifica co n il prana, il soffio vitale, e questo a sua volta non altro che il prajnatman, il S cosciente, ossia il soggetto dell'agire, nel quale confluiscono tutte le fac

olt umane (prana, al plurale). Queste si esplicano mediante gli organi dei sensi, i quali a lor volta producono gli oggetti dei sensi, ossia il fenomeno, che non esiste dunque se non in quanto oggettivazione della coscienza. Il S cosciente bi sogna cercar di raggiungere, ch, colto quello, tutto si coglie con esso. La cosid detta dimostrazione di Indra si basa sul fatto che nel sonno ogni facolt umana, c ompresa la coscienza, determinante per l'attivit di quelle, vien meno all'infuori del soffio e riprende soltanto con il ridestarsi della coscienza: si stabilisce quindi una sorta di identit tra prana e prajna, affermata con nobile e suggestiv a eloquenza, ma non certamente provata. 38. Indra, alla replica di Pratardana, mantiene fede alla promessa di concedergl i una grazia che consiste appunto nel decidere egli stesso. 39. Con la conoscenza della verit, ossia, come si vedr in seguito, con il riconosc imento della sostanziale unicit dell'esistente, spariscono tutte le distinzioni d i bene e di male: le azioni non pi appartengono all'individuo, ch l'individuo ha c essato di esistere. Subito dopo si allude ad azioni compiute da Indra, tutte det erminate da odio, violenza, ingiustizia. 40. L'identificazione basata sull'assonanza tra ut-tha, "star in piedi", e uktha . 41. Gli oggetti dei sensi esistono soltanto se esiste il senso che li percepisce . A lor volta i sensi, ossia le facolt umane, non possono realizzarsi se manca la coscienza (par. 5, 6, 7). 42. Tutto si riconduce all'unit e l'unico Attore, che il S cosciente, sembra esser e in grado di determinare il destino di ciascun individuo, ossia al S vengono tra sferite le caratteristiche attribuite dal comune sentimento religioso alle antic he divinit. 43. Balaki propone di identificare il Brahman negli spiriti che reggono i fenome ni naturali e le varie facolt umane, ma lo ksatriya Ajatasatru respinge le propos te identificazioni per la loro limitatezza, che per altro condiziona la sorte st essa del ricercatore, secondo il gi accennato rapporto tra conoscere ed essere. P artendo dall'esempio d'un uomo immerso in un sonno profondo, Ajatasatru afferma che tutti i sensi s'unificano nel soffio, che il S cosciente, risiede nell'intimo del cuore e permea ogni creatura, dandole vita e attivit. Il brano sembra un rif acimento di Brhadaranyaka Up., II, 1, 1-19. 44. Popoli abitanti per lo pi nel Madhyadesa, ossia nel territorio compreso tra G ange e Jumna. 45. Re di Videha, ben noto per la sua liberalit. 46. Il paragrafo una sorta di indice dei punti che verranno sviluppati in seguit o. 47. La luna messa in rapporto, come al solito, con il cibo, la cui abbondanza di pende dalla pioggia e dalle stagioni, entrambe legate alla luna e alle sue fasi. 48. Il vento e Indra (Vaikuntha dapprima epiteto di Indra, poi passer a Visnu e a l suo cielo) sono simili per l'impeto eversore. 49. L'etere riempie ogni cosa ed definito come il Brahman immutabile: il Brahman qui dunque definito come una sorta di materia inerte, priva di capacit di evoluz ione. 50. L'acqua in rapporto con il vero: infatti per l'acqua che si giurava. 51. Forse la vita messa in rapporto con l'eco in quanto sia l'una sia l'altra so no soltanto il ricordo o il riflesso di suoni scomparsi o di mondi lontani.

52. Insolito l'accostamento tra il suono, che simbolo della vita e addirittura d ella potenza creatrice (la parola del Veda), e la morte. Probabilmente il rifaci tore del brano ha voluto negare ogni valore del suono, per polemica antiritualis uca e antisacerdotale. 53. evidente il rapporto esistente tra il sonno e Yama, dio dei morti. La suprem azia promessa poi fondata su un legame etimologico tra Yama e yam, "sottoporre". 54. Prajapati, in quanto creatore, collegato strettamente con il corpo. 55. Negli occhi e del pari nel sole, simboli della vita, si pensa che esista un personaggio. All'occhio destro appartiene ci che originario (parola, fuoco, luce, la parola essendo collegata con il fuoco come d'ordinario), al sinistro ci che d erivato (verit, lampo, fulgore). 56. Ossia gode di questi fenomeni.

KENA UPANISAD La Kena Upanisad, cos chiamata dalla parola iniziale, o Talavakara Up., dal nome della scuola del Samaveda cui appartiene, si divide in due parti, che contengono entrambe qualche elemento di dialogo tra maestro e discepolo (cfr. 1, 1; 4, 7). I primi due khanda costituiscono la prima parte, in versi, che la pi recente ed esamina il problema dell'inconoscibilit del Brahman, che al di l d'ogni ragionamen to logico, cosicch soltanto colui che ravvisa l'insufficienza dei mezzi conosciti vi pu dire di realizzarlo. La seconda parte, in prosa, ha il carattere d'una legg enda, diretta a illustrare la superiorit del Brahman, che appare come una forza m agica e nuova, sui vari elementi della natura, simboleggiati dagli dei vedici, c he da esso dipendono e contro di esso nulla possono. Nell'epilogo l'intuizione d el Brahman, che d'ordine mistico e non logico, paragonata per la subitaneit al ba lenar della folgore o a un ricordo ridestato nella mente. Il Brahman il fine di tutti i desideri, e la pratica ascetica, la vita morale e il sacrificio, se pure non giungono a ottenerlo, costituiscono per il fondamento indispensabile dell'as cesa spirituale. PRIMO KHANDA 1. "Per il comando di chi, per la spinta di chi vola il pensiero? Per le arti di chi il respiro per primo si muove? Per il volere di chi vien pronunciata la par ola? E qual dio domina la vista e l'udito?". 2. "Quando si siano liberati [dal pensiero] che l'udito sia [una propriet] dell'o recchio, il pensiero della mente, la parola della voce (c' anche il respiro [cons iderato propriet] del respiro e la vista [propriet] dell'occhio), i saggi, lasciat o questo mondo, diventano immortali 1. 3. L'occhio non vi giunge, non vi giunge la parola e neppure il pensiero. Non sa ppiamo, non conosciamo in qual modo possa essere insegnato. Esso diverso da ci ch e conosciuto e anche al di l di ci che ignoto. Cos abbiamo udito dagli antichi che ce l'hanno spiegato. 4. Ci che non pu essere espresso con la parola, ci per mezzo del quale la parola vi ene espressa, questo sappi che il Brahman. Non ci che [il volgo] venera come tale 2. 5. Ci che non pu essere pensato con il pensiero, ci per mezzo del quale, dicono, il

pensiero vien pensato, questo sappi che il Brahman. Non ci che [il volgo] venera come tale. 6. Ci che non pu essere veduto con l'occhio, ci per mezzo del quale gli occhi vedon o, questo sappi che il Brahman. Non ci che [il volgo] venera come tale. 7. Ci che non pu essere ascoltato con l'orecchio, ci per mezzo del quale l'ascolto si realizza, questo sappi che il Brahman. Non ci che [il volgo] venera come tale. 8. Ci che non respira con il respiro, ci per mezzo del quale il respiro vien tratt o, questo sappi che il Brahman. Non ci che [il volgo] venera come tale". SECONDO KHANDA 1. "Anche se tu ritieni di conoscerlo bene, in verit tu conosci appena un poco la forma del Brahman, ossia la parte che di esso tu sei e la parte che di esso neg li dei. Pertanto tu devi approfondire, io penso, ci che [a tuo giudizio] ti noto. 2. " Io non credo di conoscerlo bene e neppure posso affermare di non conoscerlo ". Chi di noi sa questo, lo conosce. Non lo conosce invece chi dice " Non lo con osco " 3. 3. Esso conosciuto da colui che non lo concepisce con il pensiero; colui che lo concepisce con il pensiero non lo conosce. Ci che ignoto a coloro che usano la co noscenza distintiva conosciuto da coloro che di essa non si servono. 4. Esso pu essere conosciuto quando sia stato concepito per intuizione: allora si raggiunge l'immortalit. Con [lo sprofondarsi in] se stesso s'acquista la capacit [di conoscere] e con la conoscenza s'acquista l'immortalit. 5. Se qui sulla terra uno lo riconosce, allora la verit trionfa. Se non lo ricono sce, grande la disgrazia! I saggi, avendolo ravvisato in ogni creatura, lasciato questo mondo, diventano immortali". TERZO KHANDA 1. "Il Brahman una volta riport una vittoria a favore degli dei e gli dei esultar ono per la vittoria del Brahman. Essi pensarono: " Nostra questa vittoria, nostr a questa grandezza! ". 2. Esso conobbe il loro [pensiero]. Si manifest quindi a loro; essi non lo ricono bbero e si chiesero: "Chi questo fantasma ? ". 3. Dissero ad Agni: " O Jatavedas, cerca di sapere chi sia questo fantasma ". " Va bene ", egli rispose 4. e gli s'affrett contro. Esso gli chiese: "Chi sei tu?". Gli rispose: " Io sono Agni, io sono Jatavedas ". 5. " Orbene, qual la tua forza ? ". " Ci che sulla terra, tutto io potrei bruciar e! ". 6. Allora il Brahman gli pose davanti un filo d'erba, dicendogli: " Brucialo". [ Agni] gli si gett addosso con tutto l'impeto, ma non lo pot bruciare. Allora s'all ontan di l dicendo: " Non ho potuto riconoscere ci che questo fantasma ". 7. Allora dissero al Vento: " O Vayu, cerca di sapere chi sia questo fantasma ". " Va bene ", rispose quello

8. e gli s'affrett contro. Esso gli chiese: " Chi sei tu? ". Gli rispose: " Io so no il Vento, io sono Matarisvan ". 9. " Orbene, qual la tua forza ? ". " Ci che sulla terra, tutto io potrei portar via!". 10. Allora il Brahman gli pose davanti un filo d'erba, dicendogli: "Portalo via! ". [Vayu] gli si fece addosso con tutte le forze, ma non pot portarlo via. Allora se n'and di l dicendo: "Non ho potuto riconoscere ci che questo fantasma ". 11. Allora dissero a Indra: "O Maghavat, cerca di sapere chi sia quel fantasma " . " Va bene ", rispose quello e gli s'affrett contro, [ma] Esso gli spar dinanzi. 12. In quella stessa regione del cielo Indra incontr una donna bellissima, Uma, f iglia del Himalaya. Indra le chiese: " Chi quel fantasma ? "". QUARTO KHANDA 1. "Essa rispose: " il Brahman. Per la vittoria del Brahman esultate dunque!" 4. Allora egli seppe che esisteva il Brahman. 2. Perci questi dei, Agni, Vayu, Indra, sono superiori in certo modo agli altri d ei: infatti furono in pi stretta vicinanza con Esso e per primi conobbero che era il Brahman. 3. Perci Indra superiore in certo modo agli altri dei: egli infatti fu in pi stret ta vicinanza con Esso e per primo seppe che era il Brahman. 4. Esso s'annuncia come fa il lampo: rifulge, si battono le palpebre, mentre ris uona un grido di sorpresa. Questo esempio riguarda l'ordine cosmico. 5. Ed ecco per quanto riguarda l'individuo. [Il Brahman viene intuito come] quan do qualcosa viene per cos dire in mente, per cui torna il ricordo e si ha all'imp rovviso [il balenar d']un'idea. 6. Il Brahman ha nome tadvanam (c' desiderio di esso). Con tal nome deve essere v enerato. Tutte le creature cercano colui che cos lo conosce". 7. "Esponi la dottrina segreta!". "Ti stata rivelata la dottrina segreta, ti abb iamo rivelato la dottrina segreta del Brahman. 8. Essa ha come base l'ascesi, il dominio di s, l'azione sacrificale, come corpo i Veda, come rifugio la verit. 9. Chi la conosce, sradicata ogni colpa, risiede nell'infinito, supremo mondo de l cielo". Note : 1. Le varie facolt dei sensi non son proprie degli organi, bens l'Atman-Brahman ch e, imperscrutabile e profondo, regge ogni manifestazione e determina ogni attivi t. Ho inteso yad nel primo verso come introduttivo d'un'enumerazione, ossia corri spondente pressappoco ai nostri due punti dopo i verbi dicendi e sentiendi. 2. Si distingue tra il Brahman qualificato (saguna), oggetto della venerazione p opolare, e il Brahman privo di attributi (nirguna), soggetto della conoscenza e vivificatore dei sensi, il conoscitore inconoscibile con la logica. 3. Poich il Brahman al di l d'ogni dicotomia logica, l'affermazione o la negazione della conoscenza, quando una escluda l'altra, non valgono ad esaurirne il miste ro. Come detto pi avanti, il Brahman si realizza con un'intuizione che supera le capacit logiche.

4. Nel fatto che il mistero del Brahman sia svelato da Uma, ninfa montana e pers onificazione qui della saggezza, qualche interprete vuol vedere un'allusione all 'origine delle dottrine upanisadiche, sorte negli eremi delle foreste e delle mo ntagne. Altri sottolineano il ruolo attribuito all'elemento femminile, che in se guito acquister grande importanza nelle correnti religiose induistiche.

ISA UPANISAD La Isa Up., cos chiamata dalla parola iniziale, appartiene al Yajurveda bianco e costituisce il quarantesimo e ultimo capitolo della Vajasaneyi Samhita. Nelle co llezioni indigene delle Upanisad figura al primo posto. Tutto si riassume nel S, nell'Assoluto, denominato nel primo verso "Signore" (cfr. B.Up., 4, 4, 24). La c onsapevolezza di ci, ossia dell'identit tra il proprio s e il s universale, induce a l distacco spirituale dall'azione, che pertanto non pi lega al mondo delle appare nze. Ma l'Uno tutto, al di sopra d'ogni distinzione della mente umana, la coincidentia opposit orum: e pertanto utile per raggiungerlo non soltanto la conoscenza, bens anche la nescienza, la quale considera reale la molteplicit, inducendo alla valutazione p ositiva della vita e dei suoi valori, e quindi a un comportamento morale, anche se su un piano inferiore e propedeutico. La Isa Up., che forse la pi antica delle Upanisad in versi, si chiude con una preghiera del morente a Pusan, ossia al So le (che si ritrova in B.Up., 5, 15), che auspica il riconoscimento dell'unit univ ersale, ma non trascura l'azione compiuta. 1. Il Signore abita tutto ci che nel mondo si muove. Godi di ci che concede e non bramare mai i beni d'alcuno '! 2. [In tal caso] s'esprima pure il desiderio di vivere cent'anni su questa terra , compiendo il proprio lavoro. Cos, non altrimenti che cos, succeder [anche] a te: l'azione non avr pi potere adesivo 2. 3. In verit vi sono mondi demoniaci, avvolti da cieche tenebre: laggi vanno a fini re, dopo morte, coloro che hanno ucciso un essere vivente 3. 4. L'Unico immobile, ma pi veloce del pensiero; gli dei non lo raggiungono, quand o dinanzi corre. Esso pur rimanendo fermo supera gli altri che s'affrettano. In esso il dio del vento produce le acque 4. 5. Esso si muove e sta immoto, lontano e del pari vicino, al di dentro d'ogni co sa ed al di fuori di tutto. 6. Ma di fronte a colui che riconosce nel proprio s tutte le creature e in tutte le creature vede il proprio s, di fronte a costui [l'Assoluto] non cerca pi di sfu ggire [e si palesa chiaramente] . 7. Per colui per il quale il proprio s ha dato origine a tutte le forme del diven ire, per colui che ha raggiunto la conoscenza, quale illusione, quale angoscia p u esistere, per lui che ravvisa l'unit [dell'esistente] ? 8. Egli diventato il primo principio [dell'universo] 5, incorporeo, invulnerabil e, senza organi, puro, non tocco dal male. Saggio vate, onnipresente, nato da se stesso, [l'Assoluto nella sua personificazione come Brahma] ha ordinato dall'et ernit le cose secondo la loro essenzialit. 9. Precipitano in cieche tenebre coloro che credono nell'ignoranza e in tenebre ancor pi fitte, per cos dire, coloro che della conoscenza [soltanto] si compiaccio

no 6. 10. [L'Assoluto,] si dice, diverso dalla conoscenza, diverso dall'ignoranza. Que sto abbiamo udito dai saggi che ce l'hanno insegnato. 1 l. Colui che ben conosce contemporaneamente entrambe, conoscenza e ignoranza, giunto fino alla morte con l'ignoranza, ottiene con la conoscenza l'immortalit. 12. Precipitano in cieche tenebre coloro che non credono alla rinascita e in ten ebre ancor pi fitte, per cos dire, coloro che della rinascita [soltanto] si compia cciono 7. 13. [L'Assoluto,] si dice, diverso dalla rinascita, diverso dall'assenza di rina scita. Questo abbiamo udito dai saggi che ce l'hanno insegnato. 14. Colui che ben conosce contemporaneamente entrambe, rinascita e dissoluzione, giunto fino alla morte con la dissoluzione, ottiene con la rinascita l'immortal it. 15. Da un aureo disco coperto il volto del vero. Levalo, o Pusan, affinch io, che ho per legge il vero, possa vederlo 8! 16. O Pusan, unico saggio, o tu che controlli, o Sole, o figlio di Prajapati, di vidi i tuoi raggi, raccogli il tuo splendore! Quello che il tuo aspetto pi fausto , ecco io lo scorgo: quella persona lass, quella son io! 17. Il respiro [se ne vada] nel soffio immortale e questo corpo finisca in cener e. Om! O coscienza, ricordati delle tue azioni, ricordati! O coscienza, ricordat i delle tue azioni, ricordati! 18. O Agni, che tu possa condurci per il retto sentiero alla prosperit, o dio, o tu che conosci tutte le vie! Tieni da noi lontano il peccato che travia! E noi t i renderemo il pi alto omaggio! Note : 1. In questa strofe, pur interpretata in parte diversamente, Gandhi vedeva una d elle pi alte esortazioni alla fratellanza universale Analogo pensiero ricorre nel le Epistole ai Corinzi (I, 3, 16; 6, 19; II, 6, 16), nelle quali si considerano "tempio del Signore" soltanto le creature umane, mentre l'autore indiano estende la solidariet a tutto l'esistente. 2. Senza brama e senza attaccamento l'azione non determina una ricompensa: la ri nuncia viene trasferita dalla materialit dell'atto all'intimo dell'individuo. 3. Interpreto atmahan come "uccisore d'un'anima, d'una creatura". I precetti del la temperanza, della mancanza di attaccamento e il rispetto della vita, raccoman dati nelle prime tre strofe, sono fondati sulla convinzione dell'unicit dell'esis tente. 4. Nell'Assoluto, che per la sua natura sottratto al principio di contraddizione , tipicamente umano, il vento, che tutto prosciuga, fa nascere invece l'acqua. 5. Con sukram, "seme", probabilmente indicato il principio attivo dell'universo, il dio Brahma, personificazione dell'Assoluto, che subito dopo vien chiamato sa ggio vate perch dalla sua parola creatrice s' sviluppato l'universo. 6. Ignoranza attribuire il carattere di realt, pi o meno esclusiva, alla pluralit f enomenica; conoscenza riconoscere la scia realt dell'Uno-tutto. Nelle str. 9-10 s i condanna il ricorso esclusivo all'una o all'altra; nella str. 11 si tenta una conciliazione tra via dell'azione e via della conoscenza: la prima aiuta a giung ere fino alla morte (mrtyum tirtva), ossia a vivere la vita terrena con le sue n

ecessit e le sue istanze, perch l'esperienza inferiore gradino indispensabile sull a scala dell'ascensione dello spirito. 7. Il pensiero sembra simile a quello delle str. 9-11. Negare la possibilit d'una rinascita, ossia credere che alla morte la dissoluzione sia totale e definitiva , significa concentrare ogni cura sulla vita terrena, quindi seguire quelle legg i di moralit attiva che l'Upanisad cerca di salvare, analogamente a quanto sar pre dicato dalla Bhagavadgita. Altra interpretazione del discusso passo potrebbe ess ere: non esiste n dissoluzione, ossia passaggio dall'essere al non essere, n creaz ione, ossia passaggio dal non essere all'essere. Supera la morte (mrtyum tirtva) ed entra quindi nell'immortalit soltanto colui che ravvisa la vera natura di ent rambe, ossia colui che riconosce la natura eterna dell'Assoluto. 8. Le str. 15-18 sono usate ancor oggi nei riti funebri. Il morente, che, ravvis ando la figura umana nel sole, simbolo del Brahman, con questo s' identificato, i nvitato a ricordare le azioni compiute, che determineranno la sua rinascita, men tre gli spiriti vitali, dipartendosi dal rogo incineratore del corpo, si riunira nno ai loro archetipi universali.

KATHA UPANISAD La Katha o Kathaka Upanisad, appartenente alla scuola dei Kathaka del Yajurveda nero, divisa in sei valli, "liane", raggruppate in due adhyaya, "letture". La co rnice esteriore costituita dalla leggenda di Naciketas, che viene qui soltanto a ccennata e che meglio conosciamo dal Taittiriya Brahmana, 3, 11, 8. Naciketas, f iglio o nipote di Uddalaka, discendente da Gotama, Vajasravas e Aruna, preso da grande zelo, desidera sacrificarsi perch fruttuosa sia la cerimonia sacrificale d el padre suo, evidentemente piuttosto parco nell'offrire le proprie sostanze agl i dei. Giunto al regno dei morti, inviatovi dal padre irritato per le sue domand e, attende per tre giorni il dio della morte, Yama, il quale, per espiare la col pa di aver mancato ai doveri dell'ospitalit, gli concede tre grazie. Naciketas ch iede la rappacificazione con il padre, la conoscenza del rito da lui poi denomin ato Naciketa, che garantisce l'acquisto dei mondi celesti, o addirittura del Bra hman, secondo 1, 3, 2, infine chiede di conoscere il mistero della morte e il de stino dell'uomo. Yama dapprima tergiversa e mette alla prova Naciketas, alla fin e acconsente al desiderio. L'insegnamento di Yama, che non procede metodicamente , che tutto si riconduce all'identit Atman-Brahman. Nell'intimo d'ognuno risiede l'Assoluto: tutto fondato in Esso, che indescrivibile e del quale pu affermarsi s oltanto che esiste. Per ottenerlo non sufficiente il sacrificio (la meditazione sulle formule sacre tuttavia favorisce l'introspezione), ma occorre la disciplin a spirituale, il dominio dei sensi, la guida sicura d'un maestro, almeno inizial mente, perch la sua vera realt si manifesta soltanto a chi Esso sceglie. Dopo la m orte alcune anime si reincarnano, ma chi ha riconosciuto la piena indipendenza d ei sensi rispetto all'anima praticando il yoga, ossia controllando progressivame nte l'attivit del corpo e della mente, giunge, guardando entro se stesso, alla fe licit del Brahman, che ha tuttavia anche una facies terrifica. La parte originari a della Kathaka Up. sembra limitata alle tre prime valli; nella seconda lettura si fa pi evidente l'andamento antologico di questa Up., che tra le pi conosciute e celebrate. Studio notevole quello di FR. WELLER, Versuch einer Kritik der Katho panisad, Berlin 1953. PRIMO ADHYAYA PRIMA VALLI 1. Desideroso [del cielo], il discendente di Vajasravas offr [un sacrificio compr endente] tutte le sue propriet. Egli aveva un figlio di nome Naciketas.

2. Mentre [le vacche costituenti] i doni sacrificali venivano portate via, costu i, bench fosse ancora un fanciullo, fu preso dalla convinzione [che soltanto un s acrificio veramente totale avrebbe avuto efficacia], e pens: 3. "Hanno bevuto l'acqua, hanno ingoiato l'erba, sono state munte, non hanno pi f orza... Colui che le offre andr in quei mondi che son detti privi di gioia". 4. Disse allora a [suo] padre: "E me, babbo, a chi mi vuoi donare?". E cos per du e e tre volte. Gli rispose allora [il padre]: "Al dio della morte io ti dono!". 5. [Avviandosi al regno dei morti, Naciketas per confortarsi disse: ] "Primo di molti [che mi seguiranno] io vado; in mezzo a molti [che mi hanno preceduto e mi seguiranno] io vado. Qual mai il disegno che Yama oggi intender mandare a termin e per mezzo mio ? 6. Guarda indietro e guarda in avanti: come gi gli antenati [morirono], cos del pa ri altri [moriranno]. Come il grano l'uomo matura, come il grano egli di nuovo r inasce". [Una voce avverte Yama assente della presenza di Naciketas e lo esorta a onorarlo come si conviene a un brahmano]. 7. "Un brahmano che entri in casa come ospite simile al fuoco. Questo il modo di placarlo: porta dell'acqua, o Yama! 8. Speranze e attese, amicizie gradite e sincere, sacrifici e opere pie, figli e bestiame, tutto toglie un brahmano a un uomo scriteriato, nella cui casa rimang a senza cibo". [Tornato alla sua dimora, Yama disse a Naciketas: ] 9. "Poich per tre notti sei rimasto nella mia casa senza cibo, tu che, come brahm ano, sei un ospite degno d'onore - onore a te, o brahmano, e che la buona fortu na m'assista - scegli allora in compenso tre grazie". 10. [Naciketas disse : 3 "Che il [padre mio] discendente di Gotama, tranquillizz ato, sia ben disposto e privo d'ira verso di me, o Yama! Che lieto mi saluti qua ndo io sia lasciato libero da te! Questa scelgo come prima fra le tre grazie". 11. [E Yama:] "Lieto sar [il padre tuo] come un tempo: il figlio di Uddalaka, Aru ni (ossia Naciketas), stato da me lasciato libero. Felicemente dormir le notti, s enza pi ira, dopo averti veduto scampato dalle fauci della morte". 12. [Naciketas allora disse:] "Nel mondo celeste non esiste paura: tu non ci sei , n si teme per la vecchiezza. Superate sia la fame sia la sete, vinta l'angoscia , si gode nel mondo dei cieli. 13. O Morte, tu conosci il fuoco che conduce al cielo; rivelalo a me che son pie no di fede! Gli abitatori del cielo godono dell'immortalit. Questa io scelgo come seconda grazia". 14. "Io, che conosco il fuoco che conduce al cielo, voglio rivelartelo: sta atte nto, o Naciketas! Sappi che esso significa il raggiungimento dei mondi infiniti, che il [loro] sostegno e che celato nel mistero". 15. Gli disse del fuoco, origine del mondo, e di quali e quante pietre [si costr uisca l'altare] e come. [Naciketas] ripet ogni cosa come gli era stata detta. All ora Yama, soddisfatto, parl ancora. 16. Il Magnanimo, benevolo, gli disse: "Ancora un dono io ti concedo oggi. Quest o fuoco porter il tuo nome: accetta [questo dono simile a una] variopinta collana . 17. Colui che conosce il triplice [fuoco] Naciketa, si unisce con i tre [fuochi]

e compie il triplice sacrificio [quotidiano], costui oltrepassa nascita e morte . Chi riuscito a ravvisare [l'intima essenza del fuoco] che conosce tutto l'esis tente, e lo ha venerato come il dio da supplicare, raggiunge la pace per sempre. 18. Colui che, conosciuto il triplice [fuoco] Naciketa, conosciuta questa triade [di fuochi], costruisce, cos ammaestrato, l'altare per il fuoco Naciketa, costui , liberandosi in anticipo dai lacci della morte, libero da angosce, gode nel mon do celeste. 19. Eccoti il fuoco celeste, o Naciketas, che tu scegliesti come seconda grazia. Tuo diranno questo fuoco le genti. Scegli la terza grazia, o Naciketas". 20."Quel dubbio [che nasce] quando un uomo morto - alcuni infatti dicono: esiste ancora; altri: non esiste pi - proprio questo, ammaestrato da te, io vorrei riso lvere. Questa la terza fra le tre grazie". 21. "Pur gli dei soggiacquero a questo dubbio un tempo: non infatti cosa agevole da comprendere, la questione sottile. Scegli un altro dono, o Naciketas! Non to rmentarmi, liberami da questa [domanda] !". 22. "Anche gli dei dunque soggiacquero a questo dubbio e tu hai detto, o Morte, che non cosa facile a comprendersi! Ma non possibile trovare un altro che la pos sa spiegare meglio di te: non pu darsi altra grazia simile a questa". 23. "Scegli figli e nipoti destinati a vivere cent'anni, scegli grandi armenti, elefanti, oro, cavalli, scegli una grande estensione di terreno, vivi tu stesso tanti anni quanti ne desideri! 24. Scegli, se lo ritieni un dono equivalente, ricchezze e lunga vita. Sii grand e sulla terra, o Naciketas! Io ti faccio partecipe di [tutti i] desideri. 25. Tutti i desideri che son difficili a soddisfarsi nel mondo dei mortali, tutt i richiedili a tuo piacimento! Ecco fanciulle meravigliose, con carrozze e music he - di eguali i mortali non possono averne. Io te le dono, fatti da loro servir e, o Naciketas, ma non chiedere della morte!". 26. "Destinate a vivere [soltanto] fino a domani, o Morte, [queste fanciulle] lo gorano il vigore di tutti i sensi di chi mortale. Anche una vita intera poca cos a: tuoi siano i cocchi, tuoi le danze e i canti. 27. Un uomo non pu esser soddisfatto della ricchezza. Avremo forse la ricchezza, una volta che ti abbiamo veduto ? Noi vivremo fintanto che tu lo vuoi. Questa so ltanto la grazia migliore per me. 28. Chi mai, se saggio, trovandosi in una condizione bassa e triste, destinato a invecchiare e a morire, mentre [sa che] esistono coloro che n invecchiano n muoio no e li ha contemplati, pensando ai [fugaci] piaceri della bellezza e dell'amore , si compiacerebbe d'una vita lunghissima? 29. A noi rivela, o Morte, ci su cui nasce il dubbio, ci che succede nel grande pa ssaggio. Questa grazia che penetra nel mistero, nessun'altra che questa sceglie Naciketas". SECONDA VALLI 1. [Yama disse: ] "Una cosa il bene, un'altra cosa il piacere; entrambi con scop i differenti legano l'uomo. Chi fra essi sceglie il bene, ha fortuna; perde il s uo scopo chi preferisce il piacere. 2. Il bene e il piacere si presentano davanti all'uomo. Il saggio, avendoli esam

inati attentamente, fa la sua scelta. Il saggio antepone il bene rispetto al pia cere. Lo sciocco sceglie il piacere piuttosto che l'acquisto e il godimento [del la vera felicit] . 3. Tu, o Naciketas, meditandovi su, hai lasciato i piaceri, gradevoli e fascinos i; tu non hai accettato quella catena costituita dai beni terreni, alla quale ta nti uomini soggiacciono. 4. Contrastanti e ben lontane sono l'ignoranza e quella che va sotto il nome di conoscenza. Io penso che Naciketas sia desideroso di conoscere: i molti piaceri [che ti furono promessi] non ti confondono. 5. Immersi nell'ignoranza, [pur] quelli che di per s sono intelligenti, ritenendo si dotti, vagano qua e l nel loro stordimento, come ciechi guidati da un cieco. 6. Il passaggio all'al di l non apparisce chiaro per lo sciocco, stordito, turbat o per la passione della ricchezza. Egli pensa: " [Soltanto] questo mondo esiste, altri non ve n'" e cos cade sempre di nuovo in mio potere. 7. Molti non riescono neppure a udir parlare [del passaggio all'al di l]; molti, pur udendone parlare, non sanno intenderlo; una rarit un [maestro] capace che sap pia spiegarlo e lo possieda; una rarit chi, istruito da un esperto, giunga a cono scerlo. 8. Insegnata da un uomo mediocre, [questa dottrina] non facile a comprendersi an che se vien ripetutamente meditata. [D'altra parte] se non spiegata da altri, no n possibile accedervi: infatti pi sottile del pi sottile mezzo di conoscenza, cosa al di l del ragionamento. 9. Questa dottrina che tu hai ottenuto, o carissimo, non pu essere ottenuta con i l ragionamento, ma insegnata da altri essa diventa facilmente comprensibile. Tu sei davvero saldo nella [ricerca della] verit: possiamo noi avere altri simili a te che ci rivolgan domande, o Naciketas! 10. Io so che ci che si definisce tesoro [di azioni sacrificali] non cosa eterna: n infatti con ci che transitorio pu ottenersi cosa duratura. Perci io ho approntato il fuoco Naciketa: con ci che destinato a perire ho acquistato cosa eterna 1. 11. O Naciketas, avendo ben considerato, tu saggio, hai con fermezza negato che la soddisfazione dei desideri sia la base del mondo, che l'infinit del sacrificio [permetta di raggiungere] la riva della tranquillit, che la potenza sconfinata d ell'inno sacrificale sia il sostegno [universale]. 12. Concentrandosi in se stesso, il saggio giunge a ravvisare il dio che diffici le da percepire, che penetrato nel mistero, arcano, posto nell'intimo [del cuore ], primordiale: abbandona cos gioie e dolori. 13. Il mortale che ha ascoltato ci e l'ha compreso bene, che, staccatosi da ci che legato ai fattori dell'esistenza ha raggiunto questo sottile [Atman], gode aven do raggiunto ci che veramente degno di godimento. Io considero Naciketas come un tempio aperto " 2. 14. [Naciketas:] "Rivela dunque ci che tu consideri diverso dal merito, diverso d alla colpa, diverso da ci che fatto e da ci che non fatto, diverso da passato e da futuro!". 15. [Yama: ] "La parola che tutti i Veda insegnano, che proclamano [esser pari a ] tutte le austerit, per desiderio della quale si compie lo studentato, questa in breve io ti rivelo: essa Om.

16. Questa sillaba invero il Brahman, questa sillaba la cosa suprema, chi conosc e questa sillaba, qualunque cosa desideri, l'avr. 17. Questo il rifugio supremo, questo il rifugio pi alto, chi conosce questo rifu gio s'esalta nel mondo del Brahman. 18. Questo veggente non nasce, n muore, non ebbe origine n ha subito evoluzioni; i nnato, eterno, immortale, primordiale, esso non ucciso quando s'uccide il corpo. 19. Se chi uccide pensa di uccidere, se chi colpito a morte pensa d'essere colpi to, entrambi non hanno chiara nozione: n quello uccide, n [questi] viene ucciso 3. 20. Pi piccolo del piccolo, pi grande del grande, l'Atman posto nel segreto della creatura. Chi privo di desideri, costui vede, libero da angosce, la grandezza de ll'Atman per la grazia del creatore 4. 21. Seduto, Esso va lontano, giacendo, va in ogni dove. Chi, al di fuori di me, pu conoscere il dio che racchiude la gioia e l'infelicit? 22. Il saggio, riconoscendo che il grande, onnipresente Atman si trova incorpore o nei corpi, stabile nelle cose instabili, non pi tocco da angosce. 23. Non possibile raggiungere l'Atman con l'insegnamento, e neppure con l'intell etto n con molta dottrina. Lo pu ottenere soltanto colui che Esso trasceglie; a co stui l'Atman medesimo rivela la propria essenza 5. 24. Chi non s' staccato dal peccato, non tranquillo, non concentrato, non ha la m ente serena, non riesce a raggiungerlo con piena conoscenza. 25. Chi sa in realt dove risieda Costui, per il quale dignit sacerdotale e casta g uerriera non sono che un piatto di riso e la morte il condimento?". TERZA VALLI 1. "I conoscitori del Brahman, coloro che conoscono la dottrina dei cinque fuoch i e hanno compiuto tre volte il rito del fuoco Naciketa, costoro chiamano ombra e luce i due [Atman], quello che gode la giusta [ricompensa] nel mondo [conquist ato per mezzo] delle sue azioni e quello che penetrato nel mistero, nel punto pi alto e pi lontano [dell'universo] 6. 2. Possiamo noi possedere il [fuoco] Naciketa! Esso un ponte per coloro che, seg uendo la via dell'azione sacrificale, vogliono arrivare alla riva sicura, al Bra hman supremo, immortale 7. 3. Sappi che l'Atman il padrone del carro e il corpo il carro, sappi che la ragi one poi l'auriga e la mente le redini. 4. I saggi chiamano i sensi cavalli, gli oggetti dei sensi sono l'arena, la [per sonalit empirica] munita di anima, di sensi e di mente la chiamano il fruitore. 5. Colui che non possiede la ragione e non ha mai la mente raccolta, costui ha i sensi indocili, come un auriga che abbia cavalli cattivi. 6. Ma colui che possiede la ragione e ha la mente sempre concentrata, costui ha i sensi docili, come un auriga che abbia cavalli buoni. 7. Colui che privo di ragione, senza criterio, sempre impuro, costui non giunge alla sede [suprema], ma ricade nel ciclo delle esistenze. 8. Ma colui che dotato di ragione e di criterio ed sempre puro, giunge a quella

sede donde non pi si ritorna alla vita. 9. L'uomo che ha come auriga la ragione e come redini la mente, costui giunge al termine del cammino, alla sede altissima di Visnu. 10. Superiori ai sensi sono infatti gli oggetti [che determinano le sensazioni], superiore agli oggetti la mente, superiore alla mente la ragione, superiore all a ragione il grande Atman [individuale] 8. 11. Superiore al grande [Atman] [l'elemento primordiale] non evoluto, al non evo luto superiore lo Spirito, superiore allo Spirito non v' nulla: esso lo scopo, es so il rifugio supremo. 12. Nascosto in tutte le creature, questo Spirito non si palesa, ma si fa vedere da coloro che acutamente indagano con sottile, alta intelligenza. 13. Il saggio soggioghi parola e mente; soggioghi poi [la mente facendola rientr are] nella ragione, nel s; soggioghi la ragione [facendola rientrare] nel grande Atman, poi nell'Atman quieto 9. 14. Levatevi, svegliatevi! Avendo ottenuto la grazia [di essere scelti], state a ttenti. Difficile da sormontare la lama tagliente d'un rasoio. I vati dicono che questa la difficolt del cammino. 15. Quando ha percepito ci che senza suono, senza tatto, senza forma, imperituro, senza sapore, eterno, senza odore, senza principio n fine, che sta al di l del gr ande [Atman], che duraturo, l'uomo liberato dalle fauci della morte". 16. Il saggio che racconta oppure ascolta l'immortale responso, dato a Naciketas dal dio della morte, s'esalta nel mondo del Brahman. 17. Colui che, purificato, narri in un'assemblea di brahmani oppure in una cerim onia funebre questo altissimo mistero, allora si procura l'immortalit - si procur a l'immortalit. SECONDO ADHYAYA QUARTA VALLI 1. "[Il creatore] esistente di per s effettu le aperture verso l'esterno: perci si vede verso l'esterno, non verso l'interno. Qualche saggio, desideroso dell'immor talit, ritraendo gli occhi [dalle cose sensibili], vide dentro di s l'Atman. 2. Gli sciocchi inseguono i piaceri esteriori e incappano nella rete della morte , aperta [per tutti]. Ma i saggi, avendo ravvisato la [vera] immortalit, non rice rcano quaggi le cose eterne in ci che transitorio. 3. [L'Atman individuale,] per mezzo del quale [si ha la percezione di] forma, sa pore, odore, suoni, contatti carnali, quello che permette la conoscenza. Che cos a rimane allora di esso [al momento della morte] ? In verit Esso il Tat 10. 4. Conoscendo che il grande, onnipresente l'Atman ci per cui esperimenta sia lo s tato di veglia sia lo stato di sonno, il saggio non pi colto da angoscia. 5. Di fronte a colui che intimamente conosce [nella sua vera realt] l'Atman indiv iduale, ossia il fruitore del miele [delle azioni], signore di ci che fu e di ci c he sar, [l'Uno, lo Spirito] pi non si cela. In verit Esso il Tat. 6. [L'Uno non pi si cela di fronte a colui] che [conosce l'Atman] nato prima del

tapas - [anche] prima delle acque cosmiche nacque - , [l'Atman] che, penetrato n el mistero, vi risiede, che in [tutte] le creature sempre vigila. In verit Esso i l Tat. 7. [L'Uno non pi si cela di fronte a colui che conosce] colei che si congiunge co n lo spirito vitale, Aditi costituita di natura divina, che, penetrata nel miste ro, vi risiede, che in [tutte] le creature si moltiplic. In verit Essa il Tat 11. 8. Il fuoco che tutto conosce, che riposto nel [cavo dei] legni, ben custodito c ome nel ventre da donne incinte, deve ogni giorno essere invocato dagli uomini v igilanti, esperti nel sacrificio 12. In verit Esso il Tat. 9. Tutti gli dei sono fondati su colui dal quale il sole si leva e nel quale va a tramontare; nessuno pu oltrepassarlo. In verit Esso il Tat.

10. Ci che qui, l; ci che l, qui a sua volta. Ottiene morte su morte colui che in esto mondo crede di vedere della molteplicit. 11. Soltanto con la mente pu raggiungersi questa convinzione: quaggi non c' moltepl icit. Passa di morte in morte colui che in questo mondo crede di vedere della mol teplicit. 12. Grosso come un pollice, lo spirito risiede nell'interno [d'ogni creatura], s ignore di ci che fu e di ci che sar, n pi si cela [di fronte a colui che lo conosce]. In verit Esso il Tat. 13. Grosso come un pollice, lo spirito simile a una fiamma senza fumo, signore d i ci che fu e di ci che sar. Tale oggi, tale sar pur domani. In verit Esso il Tat. 14. Come l'acqua caduta in una zona impervia si disperde per le montagne, cos col ui che vede molteplici i fattori dell'esistenza si perde correndo dietro a essi. 15. Come l'acqua pura, versata in acqua pura, tale rimane, cos [inalterata], o Ga utama, rimane l'anima dell'asceta che possieda la conoscenza". QUINTA VALLI 1. "Chi controlla il [corpo] dalle undici porte 13, che la citt dell'eterno [Atma n] dal retto pensiero, non tocco da dolore e, liberato [gi in vita], [per sempre] libero. In verit Esso il Tat. 2. [L'Atman] [il sole che come] un cigno nel puro cielo, dio nell'atmosfera [com e folgore], sacerdote presso l'altare, ospite nella casa; risiede nell'uomo, ris iede nello spazio infinito, nell'ordine cosmico, nel firmamento. figlio delle ac que, figlio della vacca [primordiale], figlio dell'ordine cosmico, figlio del mo nte, il grande ordine cosmico 14. 3. Porta l'espirazione verso l'alto, l'inspirazione verso il basso. Tutti gli de i onorano quel nano che risiede nell'intimo di ciascuno. 4. Quando l' [Atman] incarnato che risiede nel corpo si dissolve, si libera dal corpo, che cosa rimane allora? In verit Esso il Tat. 5. Non per l'espirazione vive l'uomo, non per l'inspirazione; per altro che essi vivono, per causa di ci in cui entrambe [quelle funzioni] hanno il loro fondamen to. 6. Ors, ti riveler il Brahman misterioso, eterno, e ci che succede dell'anima una v olta giunta alla morte, o Gautama.

7. Alcune anime cadono in una matrice per [rivestire nuovamente] un corpo, altre passano allo stato vegetale, secondo le loro opere, secondo la loro conoscenza. 8. Lo spirito che veglia nei dormienti, costruendo a piacer suo, la luce, il Bra hman, esso invero chiamato l'immortale; su di esso si fondano tutti i mondi e ne ssuno pu andare al di l. In verit Esso il Tat. 9. Come il fuoco, che uno, penetrato in una creatura s'adegua a qualsiasi forma, cos l'anima, che una, s'adegua dentro ogni creatura a qualsiasi forma e pur rima ne all'esterno [come entit assoluta]. 10. Come il vento, che uno, penetrato in una creatura s'adegua a qualsiasi forma , cos l'anima, che una, s'adegua dentro ogni creatura a qualsiasi forma e pur rim ane all'esterno. 11. Come il sole, occhio dell'universo, non tocco dalle malattie dell'occhio, ch e sono al di fuori [di esso], cos l'anima universale, che una, pur stando dentro una creatura, non tocca dall'angoscia del mondo, perch al di fuori. 12. Unico, onnipotente, l'Atman, stando dentro le creature, fa apparire distinta la sua unica forma; per i saggi che lo riconoscono esistente nel proprio io c' g ioia immortale, non per gli altri. 13. Eterno fra gli eterni, intelligente fra gli intelligenti, unico fra molti, E sso largisce grazie; per i saggi che lo riconoscono esistente nel proprio io c' e terna pace, non per gli altri". 14. [Naciketas]: "[I saggi] pensano che la formula " Esso il Tat" sia la suprema , indescrivibile felicit. Ma come potrei io giungere a intendere il Tat? Risplend e, brilla?". 15. "In Esso non brilla il sole, n la luna e le stelle, non i lampi e tanto meno il fuoco: tutto risplende quando Esso risplende, tutto questo universo risplende della sua luce" 15. SESTA VALLI 1. "Questo eterno asvattha con le radici in alto e i rami in basso la luce, il B rahman, invero detto l'immortale. Su di esso si fondano tutti i mondi e nessuno pu andare al di l. In verit Esso il Tat. 2. Tutto questo mondo, comunque sia, fu creato al muoversi del respiro vitale. C hi conosce questa [causa di] grande terrore, questa folgore brandita, diventa im mortale 16. 3. Per paura di lui arde il fuoco, per paura di lui brilla il sole, per paura di lui corrono Indra e il vento e la morte per quinta. 4. Se qualcuno riesce a risvegliarsi [spiritualmente] sulla terra prima della di ssoluzione del corpo, allora adatto a ottenere un [nuovo] corpo tra le creature nei mondi [celesti] 17. 5. Come in uno specchio, cos nel proprio s; come in un sogno, cos nel mondo dei Man i; come attraverso l'acqua, cos nel mondo dei Gandharva; come in ombra e luce, co s nel mondo del Brahman apparisce [l'Atman-Brahman] 18. 6. Avendo intuito che la natura dei sensi diversa [dalla natura dell'anima] e ch e [i sensi] sorgono e spariscono originandosi distintamente [da essa], il saggio non pi soffre angoscia.

7. Superiore ai sensi la mente, suprema rispetto alla mente la realt [empirica], sopra la realt [empirica] c' il grande Atman, supremo rispetto al grande Atman [ l 'elemento primordiale] non evoluto 19. 8. Superiore al non evoluto lo Spirito, che pervade ogni cosa ed privo di qualif icazione. Chi l'ha riconosciuto si libera e s'avvia all'immortalit. 9. La sua forma non si presenta allo sguardo; nessuno lo vede con l'occhio; esso pu essere concepito dal cuore, dal pensiero, dalla mente. Coloro che lo riconosc ono diventano immortali. 10. Quando i cinque sensi di conoscenza insieme con la mente cessano l'attivit e la ragione pi non opera, allora si dice [che si raggiunta] la meta pi alta. 11. Questo fermo dominio dei sensi lo chiamano yoga. L'uomo allora non pi turbato : yoga infatti principio [d'una nuova vita] e fine [dei turbamenti determinati d al mondo esterno]. 12. Non con la parola, non con la mente n con l'occhio possibile percepire [l'Ass oluto]: come pu essere percepito se non dicendo: "[Esso] "? 13. Soltanto con le parole " [Esso] " pu essere percepito, quando stabbia la [cono scenza della] vera natura di entrambi 20. La sua vera natura risplende quando si a percepito con le parole: " [Esso] ". 14. Quando tutti sono acquietati i desideri che sono nel cuore, allora il mortal e diventa immortale: qui in terra gode del Brahman. 15. Quando qui sulla terra tutti i legami del cuore sono infranti, allora il mor tale diventa immortale. Questo l'insegnamento. 16. Cento e una son le arterie del cuore, una di esse esce verso il cranio. Risa lendo per essa si raggiunge l'immortalit; le altre servono per uscire in tutte le direzioni 21. 17. Della misura d'un pollice, lo spirito, l'interna anima abita sempre nel cuor e d'ognuno. Occorre strapparla dal proprio corpo con fermezza 22, come il filo d 'erba dalla sua guaina. Bisogna riconoscerla come la luce, l'immortale, come la luce, l'immortale bisogna riconoscerla". 18. Naciketas allora, avendo ascoltato questa dottrina esposta da Yama e la comp leta teoria del yoga, raggiunto il Brahman fu libero da passioni e da morte. Cos pure sar per altri che cos conosca l'Atman universale. Insieme ci protegga, insieme ci giovi! Insieme possiamo agire virilmente! Ci ill umini ci che abbiamo ascoltato! Che non abbiamo mai a odiarci! Om, pace, pace, pa ce 23! Note : 1. Lo stesso Yama ha raggiunto la conoscenza praticando il rito del fuoco Nacike ta, che, in contrasto con le altre azioni sacrificali destinate al conseguimento di scopi limitati, permette di raggiungere l'immortalit. 2. Ossia: pronto per accogliere l'intuizione del Brahman-Atman. 3. Le str. 18-19 ricompaiono in Bhagavadgita, 2, 20-19, con qualche variazione. Il veggente, ossia l'Atman-Brahman, l'unica realt. L'uccidere o l'essere ucciso s ono soltanto apparenza: l'unico ad agire l'Atman. 4. Leggendo dhatuprasadat, in luogo di dhatuh pro, dovr intendersi: "attraverso l

'acquietamento dei sensi". 5. Cfr. Mund. Up., 3, 2, 3. 6. Esiste una sola realt, l'Atman, che pu trovarsi in due condizioni: anima indivi duata, soggetta alla legge del karman, e anima liberata, che s'immagina, con una sopravvivenza di concezioni arcaiche, assurta nel pi alto cielo. 7. Penso che la strofa voglia esaltare il rito del fuoco come il mezzo migliore di salvezza per coloro che sono ancora legati al sacrificio. 8. Nei testi posteriori del sistema Samkhya, buddhi, "ragione", e mahat, "il gra nde", indicano entrambi l'organo o facolt della ragione, di natura materiale, che s'evolve dalla materia primordiale. Qui il grande Atman sembra indicare il s ind ividuale ancora legato ai condizionamenti della vita. La stessa strofe ricorre i n 2, 6, 7, dove alla buddhi sostituito il sattva, probabilmente la realt empirica . 9. La strofe di interpretazione assai dubbia. Probabilmente s'indica una ascesa graduale, che s'ottiene sopprimendo le funzioni pi basse, secondo le regole poi c odificate nel yoga, facendole penetrare in una sfera pi elevata. Si passa dunque dal controllo dei sensi e della mente a quello della ragione (qui denominata jna na), a quello dell'anima individuale (grande Atman) e si raggiunge infine la pur ezza assoluta dell'anima nel suo stato di perfezione. 10. Ossia l'anima individuale identica all'Assoluto. Si risponde cos esplicitamen te alla terza domanda di Naciketas. 11. Assai oscure e probabilmente corrotte sono le str. 6 e 7. Secondo una diffus a concezione cosmologica, le acque sono l'elemento primevo: a esse naturalmente anteriore l'Atman. Ho tradotto vyapasyata con "sempre vigila", (letteralmente "h a osservato"). Aditi la madre degli dei ed anche la natura donde tutto si produc e: essa pure una forma dell'Atman. 12. La strofa ripresa da R.V., 3, 29, 2. 13. Le undici pone sono i cinque sensi di percezione, i cinque sensi di azione e la mente. 14. Strofa del R.V., (4, 40, 5), che canta Agni nelle sue varie forme. 15. La stessa strofa si ritrova in Svet. Up., 6, 14 e Mund. Up., 2, 2, 11. Come non sono i sensi che percepiscono gli oggetti, cos non il sole a risplendere, ma soltanto l'Atman ad agire. 16. L'albero di asvattha (Ficus religiosa) con le radici in alto simbolo del mon do, diramantesi dall'unica radice che il brahman. Ma qui l'asvattha sembra ident ificato con il Brahman, con il quale ebbe origine quando la vita ebbe inizio; gl i vengono pertanto attribuite le qualit dell'Assoluto, tra cui il terrore che ess o ispira a causa del mistero che lo circonda. Si giustifica quindi la presenza d ella str. 3, che probabilmente presa da altro contesto. 17. Il premio della conoscenza , ancora miticamente, visto nell'ottenimento d'una vita pi felice. 18. L'unica realt apparisce chiaramente se la si ricerca nel proprio s; apparisce poi nella sua completezza nella piena luce del mondo del Brahman: in altre parol e immanente e trascendente. Altrimenti apparisce confusa e indistinta. 19. Cfr. 1, 3, 10. 20. Soltanto quando si conosca la natura, ossia l'identit sostanziale, del ricerc

atore e della cosa da ricercarsi, potr affermarsi che il Brahman esiste. Non poss ibile una determinazione pi precisa. 21. La stessa strofe si trova in Ch.Up., 8, 6, 6, dove meglio s'accorda con il c ontesto. 22. Ossia riconoscendola diversa dal corpo. 23. La strofe bene auspicante per il maestro e per il discepolo si ritrova ident ica alla fine della T. Up.

MUNDAKA UPANISAD La Mundaka Up., che appartiene all'Atharvaveda, una delle Upanisad pi celebrate e commentate nell'India. Il titolo sembra significare che essa si rivolge a un or dine di asceti che seguivano il voto della "rasatura" del capo; ma potrebbe pure alludere all'effetto dell'insegnamento in essa impartito, che tale da "radere", ossia distruggere, l'errore. La conoscenza dell'identit tra Atman e Brahman, che si raggiunge quando si sia purificato l'animo per mezzo dell'ascesi e della con dotta moralmente pura, conferisce la liberazione dal ciclo delle esistenze, l'as sorbimento e, a quanto sembra, la dissoluzione nell'Assoluto; il rito e il sacri ficio, in quanto ancorati alle cose terrene, permettono soltanto una felicit tran sitoria. L'Assoluto l'origine di tutto. si muove nell'intimo di ognuno, ma tutto trascende ed il traguardo da raggiungere. [: chiamato Brahman, Atman, Purusa (" spirito universale") e Tat; ma non c' equivalenza completa fra i termini, se vero che il Purusa in 3, 1, 3 detto matrice del Brahman. Frequenti sono i contatti e le derivazioni da altre Upanisad, cosicch la Mund. Up. deve essere considerata t ra le pi recenti delle Upanisad vediche. PRIMO MUNDAKA PRIMO KHANDA 1. Brahma fu il primo degli dei. Creatore dell'universo, protettore del mondo, e gli espose la scienza del Brahman, fondamento d'ogni altra scienza, al figlio ma ggiore Atharvan. 2. La scienza del Brahman, che Brahma aveva rivelato ad Atharvan, Atharvan a sua volta l'espose ad Angir, questi a Bharadvaja Satyavaha, Bharadvaja ad Angiras, sia la superiore, sia l'inferiore. 3. Saunaka, possessore di grandi ricchezze, avvicinatosi secondo il dovuto ad An giras, gli chiese: "O signore, qual la cosa che, conosciuta, permette di conosce re tutto?". 4. A lui quegli rispose: "I conoscitori del Brahman dicono che bisogna conoscere due scienze, la superiore e l'inferiore 1. 5. Di esse l'inferiore costituita dal Rgveda, dal Yajurveda, dal Samaveda, dall' Atharvaveda, dalla fonetica, dalla ritualistica, dalla grammatica, dall'etimolog ia, dalla metrica, dall'astronomia 2. La [scienza] superiore quella per mezzo de lla quale si raggiunge l'Indistruttibile. 6. Invisibile, inafferrabile, senza famiglia n casta, senza occhi n orecchie, senz a mani n piedi, eterno, onnipresente, onnipervadente, sottilissimo, non soggetto a deterioramento, Esso ci che i saggi considerano matrice di tutto il creato.

7. Come il ragno emette [il filo] e lo riassorbe, come sulla terra crescono le e rbe, come da un uomo vivo nascono i capelli e i peli, cos dall'Indistruttibile si genera il tutto. 8. Il Brahman si forma per mezzo dell'ascesi, da esso nasce l'alimento, dall'ali mento il respiro vitale, la mente, la verit, i mondi e ci ch' immortale nelle azion i. 9. Da colui che tutto conosce, che sa tutto, per il quale l'ascesi costituita da lla conoscenza, da costui nasce questo Brahman, ossia l'individualit e l'alimento ". SECONDO KHANDA 3 "Questa la verit: 1. Le azioni sacrificali, che i poeti videro [e descrissero] nelle raccolte degl i inni sacri, sono state ripetutamente realizzate dinanzi ai tre [fuochi del sac rificio] 4. Effettuatele sempre, voi che bramate il vero: questa la via che vi c ondurr al mondo [che si conquista] con le opere buone. 2. Quando la fiamma balena, essendo stato acceso il fuoco sacrificale, allora in mezzo alle due porzioni di burro liquefatto bisogna gettare le offerte [del sac rificio]. 3. Se uno compie l'agnihotra senza accompagnarlo con i riti del novilunio e del plenilunio, [del giorno iniziale] delle tre stagioni, dell'offerta dei primi rac colti, senza [tributare le dovute onoranze agli] ospiti, oppure se non lo compie , o non lo dedica a tutti gli dei, o non lo compie secondo le regole, per costui [le manchevolezze riscontrate] distruggono tutti i mondi fino al settimo 5. 4. La Nera, la Terribile, la Rapida come il pensiero, la Tutta rossa, la Tutta f umosa, la Scintillante e la Divina tutta splendente, queste sono le sette lingue balenanti [del fuoco sacro]. 5. Se uno compie il sacrificio quando queste scintillano, porgendo le offerte sa crificali al tempo dovuto, esse, [come] raggi di sole, lo conducono dove risiede l'unico signore degli dei. 6. Dicendogli "Vieni! vieni!", le risplendenti offerte scortano il sacrificatore su per i raggi del sole, rivolgendogli parole gentili e onorandolo: " Questo il mondo del Brahman, puro e perfetto, a te [riservato] ". 7. [Simili a] instabili barche sono le diciotto forme di sacrificio 6 nelle qual i s'esprime l'opera inferiore (l'atto rituale). Gli sciocchi che considerano que sta come il sommo bene, ricadono nella vecchiezza e nella morte. 8. Trovandosi immersi nell'ignoranza, sicuri di s, ritenendosi saggi, gli sciocch i s'aggirano urtandosi a vicenda, come ciechi guidati da un cieco. 9. Variamente immersi nell'ignoranza, puerilmente essi pensano: " Abbiamo raggiu nto il nostro scopo! ". Legati all'azione, oppressi da ci che non comprendono a c ausa della passione, una volta che hanno esaurito [il frutto dell'azione e] il m ondo [che quella ha determinato], precipitano [di nuovo nel samsara]. 10. Convinti che il sacrificio e le azioni meritorie siano il meglio, quegli sci occhi non conoscono null'altro di superiore. Dopo aver goduto sulla cima dell'un iverso del loro buon agire, cadono in questo mondo o [anche] in uno pi basso.

11. Coloro invece che nella foresta sono dediti all'ascesi e alla fede, sereni, saggi, vivendo d'elemosina, puri, attraverso la porta del sole giungono l dove st a lo Spirito Universale, l'immortale, l'immutabile Atman. 12. Un brahmano, considerando che [l'acquisizione dei] mondi [ultraterreni] fond ata sull'azione, pu essere preso dalla disperazione al pensiero che ci che increat o non pu discendere da ci che creato. Per aver la conoscenza, allora, deve rivolge rsi, con il combustibile in mano [come un alunno], a un maestro, esperto delle d ottrine sacre, assorto nel Brahman. 13. S'avvicina a lui con rispetto, con lo spirito placato, del tutto sereno, e i l saggio a lui rivela secondo verit questa scienza del Brahman, per la quale giun ge a comprendere l'indistruttibile Spirito Universale, la verit". SECONDO MUNDAKA PRIMO KHANDA Ecco la verit: 1. Come da un fuoco ben acceso a migliaia si dipartono scintille che hanno la st essa natura, cos dall'Indistruttibile, o caro, diverse creature nascono e in esso poi ritornano. 2. Divino, incorporeo lo Spirito Universale; esso comprende ci che esteriore e ci che interiore, innato. Senza respiro, senza intelletto, puro, superiore all'Indi struttibile, che a sua volta tutto trascende. 3. Da Lui nascono il respiro vitale, l'intelletto e tutti gli organi dei sensi, l'etere, il vento, la luce, le acque, la terra, sostegno di tutto. 4. Il fuoco la [sua] testa, la luna e il sole sono i [suoi] occhi, i punti cardi nali sono le [sue] orecchie, i Veda rivelati son la [sua] voce, il vento il [suo ] respiro, il mondo il [suo] cuore, la terra [procede] dai [suoi] piedi, egli l' anima interiore di tutte le cose create. 5. Da Lui [proviene] il fuoco, per il quale il sole costituisce il combustibile, dalla luna [vien] la pioggia, [dalla pioggia nascono] le piante sulla terra, qu indi il maschio versa il seme nella femmina: dallo Spirito Universale sono state generate molte creature 7. 6. Da Lui [derivano] gli inni, la melodia, le formule sacrificali, l'iniziazione , i sacrifici, tutti i riti e le offerte sacrificali, l'anno, il sacrificatore e i mondi dove brilla la luna e dove brilla il sole. 7. Da Lui sono stati in varia guisa generati gli dei, gli esseri celesti, gli uo mini, le bestie, gli uccelli, il prana e l'apana, il riso e l'orzo, l'ascesi, la fede, la verit, la castit e le regole. 8. Da Lui derivano i sette prana, le sette fiamme, il combustibile, le sette obl azioni, i sette mondi dove si muovono i prana, che stanno nell'intimo [d'ognuno] disposti a sette a sette 8. 9. Da Lui [procedono] gli oceani e tutte le montagne, originati da Lui scorrono i fiumi d'ogni tipo, da Lui [provengono] tutte le piante e la linfa vitale, cosi cch pu dirsi che Egli, come anima interiore, dimora in ogni creatura. 10. Lo Spirito Universale l'universo: azione, ascesi, Brahman, immortalit suprema . Colui che lo riconosce riposto nel profondo [del cuore], costui quaggi scioglie

i nodi dell'ignoranza, o caro". SECONDO KHANDA 1. "Il rifugio supremo (ossia il Brahman) s' manifestato, esso che porta il nome di " moventesi nel profondo ". Ci che si muove e respira e palpita negli occhi 9 in Esso fissato. Sappiate che Esso migliore dell'Essere e del non Essere, che su periore alla conoscenza, che il meglio per le creature. 2. Esso fulgente, pi sottile del sottile, in Esso risiedono i mondi e i loro abit anti, Esso l'indistruttibile Brahman, il respiro, la parola, l'intelletto, Esso la verit, l'immortale. Sappi, o caro, che Esso il [bersaglio] da colpire. 3. Avendo preso per arco la grande arma costituita dalle Upanisad, e avendola ti rata con la mente che giunta a [comprendere] la natura del Tat, s'incocchi la fr eccia acuita dalla meditazione. Sappi che questo eterno il [bersaglio] da colpir e, o caro. 4. Si dice che la sillaba Om l'arco 10, l'Atman la freccia, il Brahman il tragua rdo. Senza distrazioni, questo bisogna colpire. Come la freccia [s'immedesima ne l bersaglio, in egual modo] l'uomo otterr l'identit con il Tat. 5. In Esso sono tessuti il cielo, la terra e l'atmosfera, la mente insieme con t utti gli organi di senso: riconoscetelo come l'Atman unico-esistente. Lasciate o gni altro discorso. Questo il ponte dell'immortalit. 6. In Esso, come i raggi nel mozzo della ruota, si congiungono le arterie; Esso si muove [celato] all'interno, pur manifestandosi in varie guise. Meditate sull' Atman, considerandolo come la sillaba Om. La fortuna vi assista nel passaggio al di l delle tenebre. 7. Colui che tutto conosce, tutto sa, del quale sulla terra si contempla la gran dezza, questo Atman fisso nel firmamento, nella celeste cittadella del Brahman. 8. Esso fatto di pensiero, regge lo spirito vitale e il corpo, risiede nell'alim ento. Controllando il cuore i saggi lo contemplano per mezzo della conoscenza, E sso che risplende immortale, costituito di felicit. 9. Si spezza il nodo del cuore, si sciolgono tutti i dubbi, si dissolvono tutte le azioni quando si riconosce il [Brahman nelle sue due forme] superiore e infer iore. 10. Dietro un aureo sublime velo" risiede il Brahman puro, indiviso, brillante, luce delle luci: Esso quello che conobbero i conoscitori dell'Atman. 11. L non riluce il sole, non la luna e le stelle, non brillano i lampi, per non parlar del fuoco; tutto l'universo risplende se Esso risplende, tutto questo uni verso brilla della sua luce 12. 12. Questo il Brahman immortale. Il Brahman si distende a oriente e a occidente, a Sud e a Nord, in alto e in basso. Il Brahman il Tutto, l'ottimo". TERZO MUNDAKA PRIMO KHANDA 1. "Due alati, stretti amici, sono attaccati allo stesso albero. L'un d'essi man gia i dolci fichi, l'altro senza mangiare guarda attentamente.

2. Su un albero eguale lo spirito individuale, imprigionato, soffre, accecato da lla sua impotenza; quando vede l'altro, il signore sovrano nella sua soddisfazio ne e nella sua maest, libero dal dolore 13. 3. Quando il meditante distingue l'aureo creatore, il sovrano, lo Spirito Univer sale, che matrice del Brahman, allora, raggiunta la conoscenza, dopo essersi lib erato del bene e del male, senza macchia, raggiunge l'identit suprema. 4. Esso , colui 'Atman, ori del il soffio vitale che risplende in tutte le creature. Colui che comprende che conosce, non parla senza criterio. Si compiace dell'Atman, gode dell e, pur compiendo le azioni sacrificali, diventa il migliore dei conoscit Brahman.

5. Con la verit, con l'ascesi, con la retta conoscenza, con la castit continua pos sibile [cercare di] ottenere questo Atman. Costituito di luce, puro, Esso abita dentro il corpo. Gli asceti lo contemplano quando hanno cancellato le loro colpe . 6. La verit vince, non la menzogna; attraverso la verit passa la via che porta al mondo degli dei. Lungo di essa i veggenti che hanno realizzato i loro desideri g iungono l dove si trova il Tat, la suprema dimora della verit. 7. Il Tat risplende, grande, divino, inconcepibile nella sua forma, pi sottile de l sottile; lontanissimo, distante, Esso pur qui vicino sulla terra, nascosto nel l'intimo [del cuore] per coloro che [rettamente] vedono. 8. Non possibile raggiungerlo con l'occhio, n con le parole, n con gli altri organ i dei sensi, o con l'ascesi 14 o con l'azione sacrificale. Chi ha l'animo puro p er la luce della conoscenza lo vede nella sua interezza quando medita. 9. Questo Atman sottile pu essere conosciuto [soltanto] con il pensiero, nel qual e il respiro penetrato con le sue cinque forme: tutto il pensiero delle creature [infatti] intessuto con i soffi vitali 15. Quando [il pensiero] purificato, ris plende allora l'Atman. 10. Qualsiasi mondo con la mente si formi, qualsiasi desiderio concepisca, chi h a l'animo puro tale mondo conquista e tale desiderio. Chi desidera la felicit ono ri dunque il conoscitore dell'Atman" 16. SECONDO KHANDA 1. "Costui (il conoscitore dell'Atman) conosce la sede suprema del Brahman: fond ato su di esso l'intero universo rifulge, puro. I saggi, che, privi di desideri, venerano lo Spirito Universale, passano oltre [ogni] impurit. 2. Colui che nella mente concepisce desideri, costui rinasce ora qui ora l second o i desideri. Per chi ha placato i desideri e si preparato interiormente, gi qui in terra tutti i desideri si dissolvono. 3. Non possibile raggiungere l'Atman con l'insegnamento, e neppure con l'intelle tto n con molta dottrina. Lo pu ottenere soltanto colui che Esso trasceglie; a cos tui l'Atman medesimo rivela la propria essenza 17. 4. L'Atman non pu essere raggiunto da chi non ha forza, e neppure attraverso la d istrazione o un'ascesi irregolare. Soltanto l'animo di colui che, saggio, si sfo rza con i mezzi [adatti], entra nella dimora del Brahman. 5. Avendolo ottenuto, i veggenti che sono soddisfatti della conoscenza, che si s ono preparati interiormente, privi di passioni, placati, avendo ottenuto in ogni

dove colui che dappertutto penetra, saggi, con lo spirito raccolto, penetrano n el Tutto. 6. Coloro che hanno come scopo ben determinato la conoscenza del Vedanta, gli as ceti che si son purificati praticando la rinuncia, tutti costoro, al momento sup remo, del tutto immortali, son liberi nei mondi del Brahman. 7. Le quindici parti [della natura umana] ritornano ai loro fondamenti 18, tutti i sensi ritornano agli elementi cosmici corrispondenti. Le azioni e il s costitu ito di conoscenza, tutti s'unificano nel principio supremo indistruttibile. 8. Come i fiumi che scorrono si dissolvono nell'oceano perdendo la loro individu alit, cos il saggio, liberato dall'individualit, s'immerge nel divino Spirito Unive rsale, pi alto della cosa pi alta. 9. Colui che conosce questo supremo Brahman diventa il Brahman, e nella sua stir pe non nasce chi non conosca il Brahman. Supera il dolore, supera il male, liber o dai legami interiori diventa immortale. 10. Ci stato dichiarato nel verso sacro: Coloro che compiono i riti sacri, esperti nei Veda, devoti al Brahman, che, pien i di fede, se stessi sacrificano all'Unico veggente, a costoro, dopo che abbiano secondo il rito praticato il voto [della rasatura] del capo, deve essere insegn ata questa scienza del Brahman". 11. Questa la verit che un d proclam il veggente Angiras. Chi non ha compiuto il sa cro voto non pu apprenderla. Onore ai sommi veggenti, onore ai sommi veggenti! Note : 1. Esistono due scienze, l'inferiore, costituita dai testi sacri e dalla pratica dei riti, e la superiore. Soltanto quest'ultima permette di raggiungere il Brah man, dal quale si genera e nel quale si ricongiunge tutto il creato, in un circo lo senza fine: infatti - dice l'Upanisad anticipando le conclusioni - il Brahman si genera dall'ascesi, che uguale alla conoscenza, e l'ascesi a sua volta si ge nera dal Brahman individuato, ossia dall'Assoluto che presente nell'interiorit um ana. 2. questa una delle pi antiche enumerazioni dei Vedanga, "membri del Veda", e sot tolinea la derivazione delle varie scienze dalla considerazione del sacrificio. 3. Il rito e il culto, rettamente eseguiti, permettono di raggiungere un'esisten za elevata e felice, ma pur sempre transitoria: l'increato non pu raggiungersi pa rtendo da ci che stato creato. Soltanto il ricorso a un maestro spirituale potr co nsentire di superare il mondo con tutte le sue contingenze di bene e di male. As sai brusco il passaggio dall'esaltazione del sacrificio alla svalutazione del me desimo (str. 7); ma le Upanisad sono opera di poeti e di mistici, i quali proced ono per illuminazioni improvvise, per accenni, per antifrasi, non seguono un fil o rigoroso di ragionamento. 4. I tre fuochi, garhapatya, ahavaniya e daksina, sono posti rispettivamente a o ccidente, a oriente e a meridione del luogo del sacrificio, e simboleggiano il s ole, la terra, la luna. 5. Secondo una diffusa tradizione i mondi terreni e celesti sono sette. 6. 18 un numero tradizionalmente sacro; qui indica tutte le forme del sacrificio . 7. In questa strofe sono enumerate brevemente le tappe della dottrina dei cinque

fuochi. Vedi Ch.Up., 5, 3-10. 8. Secondo Sankara i sette prana sono gli organi dei sensi nella testa (occhi, o recchie, narici, bocca); le sette fiamme sono prodotte dall'attivit di quegli org ani; il combustibile costituito dal complesso degli oggetti dei sensi; le oblazi oni sono le percezioni di questi oggetti; i sette mondi infine si formano come r isultato della percezione. 9. Il battito delle palpebre caratteristico dei mortali; gli dei hanno l'occhio fisso. 10. La meditazione sulla sillaba Om, simbolo dell'Assoluto, il fulcro dell'inseg namento delle Upanisad. 11. Cfr. B.Up., 5, 15. 12. Cfr. Kath. Up., 2, 5, 15; Svet. Up., 6, 14. 13. I due uccelli rappresentano uno l'individuo ancor rivolto ai godimenti, l'al tro l'asceta che giunto alla contemplazione del Brahman. Cfr. Svet. Up., 4, 6-7. 14. La contraddizione con la str. 5 evidente; ma, se l'ascesi indispensabile pre messa, il riconoscimento dell'identit Atman-Brahman supera ogni piano umano, rive landosi come un'illuminazione mistica che nulla ha a che fare con la morale o la ragione. 15. Le forze vitali si riassumono nel pensiero, che, pur da quelle sostenuto, ne in certo modo l'espressione pi alta. Quindi purificare il pensiero significa pur ificare completamente l'individuo. 16. Come ad es. in Ch.Up., 8, 2, lo, anche qui alla raggiunta conoscenza viene a ttribuito un valore pratico: residuo dell'antica concezione che attribuisce alla verit e alla conoscenza il carattere magico di forza operante di per s, o, forse meglio, indizio d'un attaccamento alla vita che l'idealismo prevalente non riesc e del tutto ad annullare. 17. Non pu prescindersi dalla condotta pura, come pi volte stato ripetuto; ma al B rahman giungono soltanto gli eletti dal Brahman stesso. In questa affermazione d a vedersi il primo spunto della posteriore dottrina della grazia divina salvatri ce del devoto fedele. Cfr. Kath. Up., 1, 2, 23. 18. Cfr. Prasna Up., 6, 4, dove in realt le parti enumerate sono 16.

PRASNA UPANISAD La Prasna Up. tra le pi recenti delle Upanisad antiche. Come si rileva dal titolo , essa composta di sei domande rivolte al venerabile Pippalada da sei asceti, i nomi dei quali compaiono, insieme con quello dell'interrogato, nell'Atharvaveda, cui la Prasna Up. appartiene. Le domande riguardano l'origine delle creature, i componenti dell'individuo, l'origine e le forme dello spirito vitale, la natura del sonno, ci che s'ottiene con la sillaba sacra Om, le sedici parti dell'indivi duo. Sostanzialmente la Prasna Up. presenta, avvicinandosi cos alle teorie propri e del Yoga, una fisiologia del prana, energia vitale che trova la sua estrinseca zione percepibile nel respiro: in esso tutto fondato, ma a sua volta esso proced e dall'Atman. Conoscendolo nella sua vera realt, dunque riconoscendo la sola real t dell'Atman-Brahman, s'ottiene la felicit del raggiungimento dell'Assoluto, che p refigurata nello stato di sonno profondo.

PRIMO QUESITO 1. Om! Onore al Brahman supremo! Hari, Om! Sukesan Bharadvaja, Saibya Satyakama, Sauryayanin Gargya, Kausalya Asvalayana, Bhargava Vaidarbhi e Kabandhin Katyaya na erano dediti al Brahman, erano fissi sul Brahman, ricercavano il Brahman supr emo. Essi una volta s'accostarono al venerando Pippalada con il combustibile in mano [come discepoli], pensando: "Egli certamente ci riveler ogni [segreto]". 2. Il saggio disse loro: "Ancora per un anno voi persisterete nell'ascesi, nella continenza, nella fede. Poi porrete le domande che vi aggradano. Se conosceremo [la risposta], allora vi riveleremo tutto". 3. [Trascorso l'anno,] allora Kabandhin Katyayana s'appress e chiese: "O venerand o, donde provengono le creature?". 4. A lui quegli rispose: "Prajapati, desiderando di procreare, si dedic all'asces i. Essendosi dedicato all'ascesi, gener una coppia, il prana (energia vitale) e l a materia (rayi), pensando che gli avrebbero dato prole molteplice 1. 5. In verit il prana il sole e la materia la luna. Materia in verit tutto ci che ha forma e pure ci che forma non ha. Per questo in verit la forma materia 2. 6. Il sole, quando si leva, entra nella regione orientale e allora raduna le ene rgie vitali dell'oriente nei suoi raggi. Quando entra nella regione meridionale, nell'occidentale, nella settentrionale, nella regione inferiore, in quella supe riore, in quelle intermedie, quando illumina l'universo, allora raduna nei suoi raggi tutte le energie. 7. Cos si leva il fuoco [del sole], questa forza universale, onniforme. E questo espresso in una strofa: 8. onniforme, aureo, tutti vede, lo scopo supremo, l'unica [fonte di] luce, risp lende: si leva il sole, che ha mille raggi, che si muove in cento guise, che l'e nergia vitale delle creature. 9. Prajapati l'anno 3; duplice il suo cammino, a Sud e a Nord. In verit coloro ch e vedono realizzato il Tat (= Assoluto) nelle opere e nei sacrifici, costoro si acquistano soltanto il mondo della luna 4. Costoro ritornano ancora [sulla terra ]. Per questo i saggi che desiderano prole ricorrono al [cammino] meridionale. I l cammino dei Mani materia. 10. Ma attraverso il [cammino] settentrionale, se si ricerca il S per mezzo dell' ascesi, della continenza, della fede, della conoscenza, si conquista il sole. Qu esto il soggiorno delle energie vitali, questa l'immortalit, la sicurezza, la met a suprema. Di l non si ritorna pi. Questa la fine [delle rinascite]. A questo prop osito c' una strofa: 11. Alcuni dicono che il padre dai cinque piedi, dalle dodici forme, abitante ne lla met superiore del cielo. Altri dicono che, tutto conoscendo, nell'altra [parte del cielo risiedendo], assiso su un [carro] con sette ruote e sei raggi 5. 12. Prajapati il mese, la quindicina oscura la materia, la quindicina chiara l'e nergia vitale. Per questo i saggi compiono il sacrificio nella quindicina chiara , gli altri nell'altra 6. 13. Prajapati il giorno e la notte. Di essi il giorno l'energia vitale, la notte

la materia. Sciupano l'energia vitale coloro che di giorno si congiungono in am ore. La continenza unirsi in amore di notte. 14. Prajapati il cibo; dal cibo proviene lo sperma, da questo nascono le creatur e. 15. Coloro che seguono la regola di Prajapati generano una coppia [di figli]. Il mondo del Brahman tocca a coloro che praticano ascesi e continenza, a coloro ne i quali la verit ben salda. 16. Il mondo senza macchia del Brahman tocca a coloro nei quali non c' doppiezza, n menzogna, n illusione". SECONDO QUESITO 1. Poi fu la volta di Bhargava Vaidarbhi a chiedere: "O venerabile, quante forze sorreggono la creatura, quali illuminano questo [corpo dall'interno] 7 e quale la migliore?". 2. Pippalada gli rispose: "Queste forze sono l'etere, il vento, il fuoco, l'acqu a, la terra, la parola, l'intelletto, la vista e l'udito. Questi [ultimi quattro ], avendo illuminato [il corpo], dissero: " Siamo noi che puntelliamo [il corpo simile a] canna e lo sosteniamo ". 3. Il respiro, il migliore, disse loro: " Non cadete in errore! Son io che, divi so in cinque parti, puntello il corpo e lo sostengo ". Di fronte a queste parole gli altri rimasero increduli 8. 4. Il respiro orgogliosamente fece finta di fuggire verso l'alto. Ma quando tent di fuggire, allora anche tutte le altre [facolt] fuggirono e, come riprese il suo posto, tutte ripresero il loro posto. Come le api s'alzano in fuga seguendo la loro regina che s'invola e quando essa ritorna al suo posto tutte riprendono il loro posto, cos fecero la parola, l'intelletto, la vista, l'udito. E lieti cos lo glorificarono: 5. " Egli il fuoco che arde. Egli il sole, la pioggia, Indra, il vento, la terra , la materia. Egli il dio, egli ci che e ci che non , egli ci che immortale. 6. Come i raggi sono infissi nel mozzo, cos tutte le cose [sono fondate] sul resp iro: gli inni, le formule sacrificali, le melodie, i sacrifici, la casta dei gue rrieri e quella dei brahmani. 7. Come Prajapati tu ti muovi nel grembo, sei tu in verit che rinasci; a te le cr eature recano omaggio, a te che risiedi [nel corpo] insieme con i sensi. 8. Tu sei il migliore sacerdote degli dei, tu sei la prima offerta per i Mani, t u sei la pura condotta degli asceti discendenti di Atharvan e di Angiras 9. 9. Per la forza tu sei Indra, o respiro. Tu sei Rudra, il protettore. Tu sei il sole che si muove nell'atmosfera. Tu sei il signore degli astri. 10. Quando tu fai cadere la pioggia, o respiro, le creature si riempiono di gioi a, pensando: " Ci sar cibo a volont ". 11. Tu sei un vratya 10, o respiro. Sei l'unico saggio, sei colui che tutto asso rbe, sei il signore dei buoni. Noi [ti] doniamo il cibo, tu sei nostro padre, o Matarisva 11. 12. Rendi sempre benefico quel tuo aspetto che si trova nella parola, nell'udito , nella vista, nell'intelletto! Non allontanarti!

13. Dal potere del respiro dipende tutto ci che nei tre mondi si trova. Proteggic i come una madre i figli, procuraci felicit e saggezza!"". TERZO QUESITO 1. Di poi fece la sua domanda Kausalya Asvalayana: "O venerabile, donde proviene il prana 12? Come penetra nel corpo? Come si dispone, dopo essersi diviso? Per qual via fuoriesce? Come s'atteggia interiormente ed esteriormente?" 13. 2. Pippalada gli rispose: "Tu fai domande ben difficili. [Considerando per che] s ei il migliore tra i ricercatori del Brahman, per questo ti risponder. 3. Il prana proviene dall'Atman. Come l'ombra s'estende se c' un corpo, cos [l'ene rgia vitale si esplica] se c' questo [Atman] 14. Penetra nel corpo in seguito all 'attivit della mente 15. 4. Come un sovrano dispone i suoi ministri ordinando di governare questo o quel villaggio, cos il prana dispone al loro posto le altre sue forme. 5. Il prana pone l'apana negli organi d'escrezione e di generazione. Nell'occhio e nell'orecchio, e insieme nella bocca e nel naso, il prana pone se stesso. Nel mezzo sta il samana, che distribuisce in modo eguale (samam) il cibo offerto e da cui sorgono le sette fiamme 16. 6. Nel cuore risiede l'Atman. L ci sono centouna arteria e di nuovo cento per ogn una di esse. Su ognuna di queste ultime ci sono 72.000 arterie minori 17. In que ste si muove il vyana. 7. L'udana, che si muove verso l'alto, attraverso una di queste arterie conduce al mondo dei virtuosi quando c' merito, al mondo dei peccatori quando c' colpa, al mondo degli uomini quando ci sono entrambi [i comportamenti]. 8. Esteriormente il prana il sole: questo si leva infatti favorendo la forza vit ale che sta nell'occhio 18. La divinit che risiede nella terra sostiene l'apana d ell'uomo. Quello che lo spazio [atmosferico] intermedio il samana. Il vento il v yana. 9. Lo splendore [del fuoco] l'udana: perci colui nel quale il calore vitale 10. s' estinto, con i sensi concentrati nella mente, con i pensieri [che aveva al momento della morte], per mezzo di questo [udana] si ricongiunge all'energia vi tale per [avviarsi a] nuove rinascite. L'energia vitale, unita allo splendore, [ lo] porta insieme con l'anima nel mondo corrispondente ai suoi pensieri 19. 11. Per colui che cos sapendo conosce l'energia vitale, la sua prole non si perde [e per questo] diventa immortale 20. A questo proposito c' una strofa: 12. Colui che conosce l'origine, il modo d'entrare [nel corpo], la disposizione, la quintuplice potenza e l'intima natura dell'energia vitale, raggiunge l'immor talit - raggiunge l'immortalit". QUARTO QUESITO 1. Poi s'avvicin per interrogarlo Sauryayanin Gargya: "o venerando, che cos' che d orme nell'uomo e che cosa sta sveglio? Qual quella facolt che vede i sogni? E chi gode la gioia [del sonno] ? E su che cosa tutti sono fondati?". 2. Pippalada gli disse: "O Gargya, come i raggi del sole, quando tramonta, tutti

si concentrano in un solo disco splendente, ma poi, quando si leva, di nuovo da esso si dipartono, cos tutto concentrato nella mente, il migliore tra gli organi di senso. Perci l'uomo non ode, non vede, non fiuta, non ha il gusto, non ha il tatto, non parla, non pu afferrare, non gode, non evacua, non si muove: si dice c he dorme. 3. Soltanto i prana, simili a fuochi, vegliano in questa fortezza. L'apana il fu oco garhapatya, il vyana l'anvaharyapacana, il prana [in senso stretto] il fuoco ahavaniya, poich questo derivato (prani) dal garhapatya 21. 4. Il samana chiamato cos perch distribuisce in modo eguale (samam) le due offerte che sono l'inspirazione e l'espirazione; l'intelletto il sacrificatore, l'udana poi il frutto del sacrificio, esso che ogni giorno solleva fino al Brahman il s acrificatore. 5. Nel sonno rivede; ci ni, lo prova goduto, ci [l'intelletto] la facolt che gode della sua maest. Ci che ha visto, lo che ha udito, lo riascolta; ci che ha provato in diversi paesi e regio ancora; ci che ha visto e non visto, udito e non udito, goduto e non che reale e ci che irreale, tutto esso vede, esso che il tutto 22.

6. Quando sopraffatto dalla luce [dell'Atman], l'intelletto non vede pi i sogni. Allora nel corpo c' la felicit 23. 7. O caro, come gli uccelli riposano sull'albero che la loro abitazione, cos tutt o riposa sull'Atman supremo: 8. la terra e le sue parti, l'acqua e le sue parti, il fuoco e le sue parti, il vento e le sue parti, l'etere e le sue parti, l'occhio e le cose da vedere, l'ud ito e le cose da udire, il fiuto e le cose da fiutare, il gusto e le cose da gus tare, il tatto e le cose da tastare, la parola e le cose da dire, le mani e le c ose da prendere, gli organi della generazione e il piacere, gli organi d'escrezi one e le cose da espellere, i piedi e la marcia, l'intelletto e i pensieri, l'in telligenza e le cose da comprendere, la coscienza dell'io e quello che la impres siona, il pensiero e l'oggetto del pensiero, la luce e le cose da illuminare, l' energia vitale e quello che essa sostiene. 9. Lo spirito [individuale], che costituito di conoscenza, colui che vede, che t occa, che ode, che fiuta, che gusta, che pensa, che comprende, che agisce. Esso si fonda sul supremo, indefettibile Atman 24. 10. Giunge all'Essere Supremo, indefettibile, colui che riconosce l'indefettibil e, puro, senz'ombra, senza corpo, senza colori. Egli sa tutto, egli diventa tutt o. A questo proposito c' una strofa: 1 l. O caro, colui che conosce l'indefettibile nel quale risiedono lo spirito co stituito di conoscenza, le forze vitali e gli elementi insieme con i sensi, cost ui sa tutto e penetra in ogni cosa". QUINTO QUESITO 1. Poi fu la volta di Satyakama Saibya a domandare: "O venerando, chi tra gli uo mini medita fino alla morte sulla sillaba Om qual mondo con ci conquister? o. 2. Pippalada gli rispose: "In verit, o Satyakama, la sillaba Om (= AUM) il Brahma n superiore e l'inferiore. Perci chi la conosce ottiene con questo solo mezzo l'u no o l'altro [mondo] . 3. Quando egli medita su una sola lettera (A), illuminato da quella soltanto, to rna rapidamente alla terra. Gli inni [del Rgveda] lo riconducono al mondo degli uomini e qui, dedito all'ascesi, alla continenza, alla fede, gode di grande stim

a 25. 4. Se poi s'assorbe nel pensiero con due lettere (A, U), vien trasportato dalle formule [del Yajurveda] nell'atmosfera, al mondo della luna. Dopo aver goduto la prosperit nel mondo della luna, torna in terra. 5. Colui che medita sull'essere supremo per mezzo delle tre lettere (A, U, M), o ssia con l'intera sillaba Om, giunge allo splendore del sole. Come il serpente s i libera della pelle, cos egli pure libero dal male. Dalle melodie [del Samaveda] vien sollevato al mondo del Brahman e da questo, che il sommo ricettacolo dei v iventi, contempla lo Spirito Supremo che abita nel cuore [d'ognuno] 26. A questo proposito ci sono due strofe: 6. Le tre lettere portano la morte quando siano impiegate troppo unite o troppo staccate. Quando siano impiegate correttamente durante l'attivit esteriore, l'int eriore e l'intermedia D, colui che sa non ha pi paura. 7. Con gli inni [del Rgveda s'ottiene] questo [mondo], con le formule [del Yajur veda] l'atmosfera, con le melodie [del Samaveda] ci che annunciato dai vati. Per mezzo della sola sillaba Om colui che sa giunge a quel [mondo] supremo che pieno di pace, non tormentato dalla vecchiezza, dalla morte, dalla paura". SESTO QUESITO 1. Quindi s'avvicin per interrogarlo Sukesan Bharadvaja: "O venerando, il princip e Hiranyanabha Kausalya venne da me e mi chiese: " Bharadvaja, conosci l'essere dalle sedici parti ? ". Al principe io risposi: " Non lo conosco; se lo conosces si forse non te lo direi ? Invero chi dice una menzogna si dissecca fin dalle ra dici: perci io non son solito proferir menzogna ". Egli in silenzio sal sul carro e s'allontan. Io lo chiedo a te: dove questo essere?". 2. Pippalada gli rispose: "O caro, qui, nell'interno del corpo, che abita quell' essere dal quale si generano le sedici parti. 3. Questo [essere] pens: "Per la partenza di chi anch'io partir? Per il permanere di chi anch'io permarr [nelle varie manifestazioni] ?" 28. 4. Esso gener il prana. Dal prana [vennero fuori] la fede, l'etere, il vento, la luce, le acque, la terra, i sensi, l'intelletto, il cibo. Dal cibo [vennero fuor i] il vigore, l'ascesi, i versi del Veda, l'azione sacrificale, i mondi e nei mo ndi il nome (ossia l'individualit). 5. I fiumi che scorrono andando verso l'oceano, una volta raggiunto l'oceano, sc ompaiono, la loro individualit si perde e si dice soltanto che c' l'oceano. Cos le sedici parti dal saggio, che tendono verso l'Essere Supremo, una volta raggiunto l'Essere Supremo, scompaiono, si perde la loro individualit e si dice soltanto c he c' l'Essere Supremo 29. Esso indivisibile, immortale. A questo proposito c' una strofa: 6. Come i raggi nel mozzo, in lui sono fissate le [sedici] parti. Riconoscetelo come l'Essere Supremo che deve essere conosciuto, affinch la morte non vi torment i". 7. Pippalada disse a quelli: "Questo io so del Brahman supremo. Di esso cosa pi a lta non esiste". 8. Lo onorarono dicendo: "Tu sei nostro padre, tu che ci trasporti alla riva olt re [i flutti del]l'ignoranza. Onore ai sommi asceti, onore ai sommi asceti!".

Note : 1. Prajapati, che la personificazione attiva dell'Assoluto, produce, e quindi , s pirito e materia, il tempo nelle sue varie suddivisioni, il cibo donde si genera no lo sperma e quindi le creature. La spiegazione biologica della vita naturalme nte non esclude che anche l'altra parte dell'essenza del creatore, lo spirito, s ussista nelle creature e nella loro creazione. La menzione d'una parola o d'un c oncetto porta con s argomenti connessi con quelli: cos a proposito dell'anno, del sole e della luna vien fatto di parlare delle due vie e del destino dell'uomo do po la morte. Chi attaccato alla materia ritorna sulla terra. 2. Prana e sole sono entrambi quintessenza o simbolo dell'energia vitale; rayi l a materia, ma anche la ricchezza in messi e armenti, che legata all'andamento de lle stagioni e quindi alle fasi lunari. 3. Prajapati il sole e la luna, quindi anche l'anno, da quelli determinato, come in seguito sar identificato con il mese e con il giorno che son sempre in rappor to con gli astri. I due cammini sono le due parti dell'anno nelle quali il sole declina rispettivamente verso Sud e verso Nord. 4. Coloro che son dediti soltanto al rito rimangono nell'ambito della materia, o ssia della luna. Cfr. la dottrina dei cinque fuochi in B.Up., 6, 2; Ch.Vp., 5, 3 -10; Kaus. Up., 1. 5. Enigma riferentesi al sole, tratto da R.V., 1, 164, 12. I cinque piedi e le d odici forme sono le stagioni (le due stagioni fredde qui valgono per una) e i do dici mesi. Le sette ruote del carro del tempo sarebbero i sette cavalli del cocc hio solare, i sei raggi le sei stagioni. 6. Il sacrificio dei saggi non consiste nella materialit dei riti, ma, secondo il v. 10, nell'ascesi, nella continenza ecc. Per questo viene collegato qui con la quindicina meno legata alla materia. 7. Ossia gli danno vita e attivit. 8. Cfr., per una contesa simile tra i sensi, che riconoscono la superiorit del re spiro, poi celebrato come fonte di tutto, B.Up., 6, 2; Ch.Up., 5, 1 sgg.; Kaus. Up., 2, 14. 9. Mitici veggenti, autori di inni dell'Atharvaveda e del Rgveda. 10. I vratya sono stirpi arie non brahmaniche, ammesse nell'ortodossia soltanto dopo il compimento di certi riti propiziatorii. Il prana, anteriore a ogni cosa, quindi anche ai riti, non purificato; ma di purificarsi non aveva bisogno, in q uanto puro per natura. L'apparente biasimo si risolve dunque in una lode. 11. Ossia: riconosciamo la tua superiorit. Matarisva (pi spesso Matarisvan) nome d el fuoco, ma anche del vento, controparte cosmica del respiro. 12. Ricordiamo che duplice l'accezione di prana: in senso proprio il respiro che risiede nella bocca e nel naso e permette anche la vista e l'udito; in senso la to l'energia vitale che apparisce nelle cinque forme qui di seguito elencate, og nuna delle quali messa in relazione con un elemento. 13. Ossia: quali sono gli aspetti macrocosmici e microcosmici delle varie forme dell'energia vitale? 14. In realt dunque esiste soltanto l'Atman, a fronte del quale l'energia vitale ha la stessa consistenza d'un'ombra. L'affermazione ben lungi dall'essere dimost rata; anzi il passo costituisce un buon esempio della mentalit dei vati upanisadi ci, che dai paragoni tratti dall'osservazione di fatti naturali si servono per l

umeggiare le intuizioni della propria mente. 15. Cfr. str. 10. Dalla mente sorgono le volizioni e i desideri che determinano l'azione. 16. La menzione delle sette fiamme del sacrificio determinata dal fatto che il n utrimento considerato un sacrificio offerto al fuoco della digestione Cfr. sopra ttutto Mahanarayana Up. 17. La teoria delle 72.000 arterie esistenti nel corpo dell'uomo sar poi oggetto di studio da parte delle scuole yoghiche. 18. Non esiste la vista senza la luce del sole. 19. Al momento della morte i vari sensi rientrano nella mente e questa nel respi ro, che torna al suo archetipo. Cfr. Ch.Up., 6, 8, 6. La credenza che la sorte f utura dipenda dai pensieri avuti al momento della morte sembra assai arcaica. 20. Come spesso accade, il beneficio della conoscenza qualche cosa di legato all a vita terrena: l'immortalit di cui si parla infatti legata all'adempimento dei r iti funebri affidati ai figli. 21. Dei tre fuochi del sacrificio, il garhapatya corrisponde alla terra, l'ahava niya al cielo, l'anvaharyapacana all'atmosfera: secondo 3, 8 l'ultimo dovrebbe c orrispondere, anzich al vyana, al samana. Per questo si continua invece l'immagin e di 3, 5, comparando a vari momenti del sacrificio intelletto e udana, per mezz o del quale l'anima esce dal corpo congiungendosi, temporaneamente nel sonno e d efinitivamente quando si sia raggiunta la conoscenza, con il Brahman-Atman. 22. Nel sonno tutti i sensi sono stati assorbiti dalla mente, nella quale perman e il ricordo di esperienze avute in questa o in precedenti esistenze (le cose no n udite o non godute). 23. I desideri, inconsci ma sussistenti nello stato di sogno, nel sonno profondo sono sopraffatti dalla luce dell'Atman-Brahman. evidente che si tratta dell'esp osizione d'una teoria gi accettata. 24. L'attivit dei sensi presuppone una dualit di soggetto e di oggetto; quindi pu a versi soltanto per lo spirito individuato, anche se esso trae tali possibilit di percezione e di azione dal fatto di fondarsi sull'Atman-Brahman, con il quale so stanzialmente identico. 25. Bench ancor soggetto alla trasmigrazione, l'uomo che ha una limitata comprens ione della sillaba Om, altrove chiamata veicolo per superare l'oceano delle esis tenze, s'eleva tuttavia spiritualmente e rinasce inoltre come uomo, condizione i ndispensabile per conoscere integralmente il Brahman. 26. Nel Brahman si riconducono le anime individuali che non tornano pi sulla terr a e che hanno, con progressivo approfondimento, scoperto nelle manifestazioni pa rticolari l'identit con l'Assoluto. 27. Ossia durante la veglia, il sonno profondo e il sonno con sogni. 28. L'Essere Supremo, che identico con l'anima individuale e da cui s'originano le sedici parti elencate nella str. 4, si realizza nel mondo visibile attraverso il prana, che ne l'immagine e il simbolo. Il numero delle manifestazioni dell'E ssere Supremo corrisponde alle parti attribuite all'uomo in Ch.Up., 6, 7. 29. Ovvero : dopo la morte non c' coscienza. Cfr. B.Up., 4, 5.

SVETASVATARA UPANISAD La Svet. Up., appartenente al Yajurveda nero, prende il nome dal saggio citato i n 6, 21, il quale comunic l'insegnamento in essa contenuto a una comunit di asceti probabilmente non ortodossi, se sono definiti come coloro che avevano superato la regola dei quattro stadi della vita (6, 21). Accresciutasi con il passare del tempo, ricca di citazioni dai Veda e dai Brahmana, la Svet. Up. si rivela, anch e per ragioni linguistiche, tra le pi recenti delle Upanisad antiche. La tendenza prevalente nettamente teista: nella dottrina dell'Atman Brahman viene infatti sviluppato l'elemento dell'interno reggitore, cosicch l'Ass oluto si configura come dio personale, denominato spesso Isvara o Rudra Siva, causa materiale e causa efficiente dell'universo, creatore ma anche protet tore e guida delle creature, immanente e trascendente, al di l delle contraddizio ni. Dalla grazia della divinit, cui si rivolge con fiducioso abbandono (bhakti), il fedele spera la liberazione. Questa consiste nel diventare una cosa sola con la divinit, ossia nel riconoscere nel proprio io la divinit per mezzo del yoga, ci o della concentrazione di tutte le facolt umane. L'Assoluto, non pi impersonale e i mmobile, si configura in una triplicit di aspetti: natura, io individuale e dio. Compaiono nella Svet. Up. concetti destinati in seguito a grande fortuna, come l a bhakti e la capacit di evolversi dell'Assoluto, che saranno i punti focali Bhag avad gita e delle sette tantriche, mentre rispettivamente della la concezione della prakrti e delle anime inattive richiam ano idee proprie del Samkya, che vien citato in questa Upanisad e che nella sua prima fase d'altra parte anch'esso teista. Ben a ragione quindi la Svet. Up. sta ta definita "la porta d'accesso all'Induismo".

PRIMO ADHYAYA 1 1. I sostenitori del Brahman dicono: "Il Brahman ha forse qualche causa? Donde s iamo sorti? In virt di che cosa viviamo e su che cosa siamo fondati? Dominati da chi, nelle gioie e nei dolori, noi giungiamo alla [attuale] condizione, o conosc itori del Brahman ? 2. Forse bisogna pensare [che a dominare siano] il tempo, la natura, la fatalit, il caso, gli elementi, la matrice femminile, il principio maschile, o l'azione c ongiunta di questi?". "No certo, poich esiste l'Atman [che noi consideriamo causa e origine del tutto]". "Ma anche l'Atman non onnipotente, a causa delle gioie e dei dolori [che esso prova] " 2. 3. Coloro che hanno indagato per mezzo della meditazione [la realt], hanno contem plato [la trinit costituita da] dio, Atman, sakti, celata dai suoi propri attribu ti; unico colui che domina tutti questi principi causali dal tempo fino all'Atma n. 4. [Noi diciamo che nel suo aspetto di natura il triplice Brahman] come una ruot a 3, che divisa in tre parti 4, dotata di sedici estremit 5, cinquanta raggi 6 e venti raggi accessori 7, sei gruppi di otto membri 8, che soggetta soltanto al d esiderio 9, che segue tre diverse vie 10, la cui falsa concezione dell'Uno ha du e cause distinte 11. 5. Noi diciamo che come [un fiume] le cui acque siano cinque organi di senso, i terribili coccodrilli le cinque fonti [delle sensazio ni] 12, le onde i cinque prana, la prima sorgente i cinque mezzi di percezione, i vortici siano i cinque [oggetti dei sensi], l'impeto sia costituito dai cinque dolori 13, [un fiume] diviso in cinquanta parti 14, con cinque bracci t5. 6. In questa grande ruota dell'universo, che tutti sostenta e in cui tutti hanno fine, vola un hamsa 16. Quando ha riconosciuto che distinti sono il suo s e colu

i che mette in moto [la ruota], allora soddisfatto di ci se ne vola all'eternit. 7. Questo sommo Brahman stato cos cantato: in esso esiste una trinit, l'anima indi viduale, il fondamento [fisico] e l'immortale (ossia dio). Allorch i conoscitori del Brahman hanno conosciuto la diversit che qui esiste [tra le suddette cose], s i dissolvono nel Brahman, lui hanno come scopo supremo, son liberi dalla rinasci ta. 8. Il Signore porta in s riuniti il perituro e l'imperituro, ci che evoluto e ci ch e non evoluto. L'anima individuale, che non onnipotente, legata, perch fruisce; q uando conosce il dio liberata da ogni legame. 9. Quello che conosce e quello che non conosce, entrambi sono eterni, libero [l' uno], non libero [l'altro] . Eterna pure [la prakrti], che congiunta a colui che ne fruisce come oggetto da fruirsi. L'infinito, onniforme s inattivo. Quando si riconosce questa trinit (anima individuale, natura, dio), [si ravvisa] il Brahman 17. 10. Peritura la prakrti; immortale, imperituro lo splendore divino, che, unico d io, regna su ci che perituro e sull'anima individuale. Con il meditare su di lui, con il tendere [a lui] e alla fine ancora con il diventare una sola cosa [con l ui], sparisce ogni illusione. 11. Quando si riconosciuto dio, cadono tutti i vincoli; quando cessano le soffer enze, non pi si verificano nascita e morte; quando si medita su di lui, si ha, co me terzo stadio, il dominio su ogni cosa dopo che il corpo annichilito. Nell'Ass oluto si ottenuto tutto ci che si desidera. 12. Questa [trinit] deve essere riconosciuta, poich da sempre riposta nell'anima. Non c' nulla pi alto di questa da conoscere. Quando il fruitore ha riconosciuto l' oggetto da fruirsi e colui che d l'impulso, tutto detto: questo il triplice Brahm an. 13. Come non si scorge l'aspetto del fuoco nascosto nella sua matrice, eppure no n si perduta la sua vera qualit, anzi [il fuoco] pu aversi di nuovo dalla matrice del legno, cos davvero entrambi (dio e prakrti) per mezzo della sillaba Om 18 [po ssono ritrovarsi] nell'individuo. 14. Facendo del proprio corpo l'arani 19 inferiore e della sillaba Om l'arani su periore, insistendo nella confricazione, ossia nella meditazione, si otterr di co ntemplare dio, come [il fuoco] nascosto. 15. Come l'olio nei semi di sesamo, come il burro nel latte, come l'acqua nel le tto dei fiumi e il fuoco nei rami disseccati, cos si afferra quell'Atman [univers ale] nell'anima [individuale], chi ricerchi con la verit e con l'ascesi 16. quell'Atman onnivadente che si trova, come il burro nel latte [, nell'anima individuale] . Questo il Brahman, che ha la sua radice nella conoscenza del s ind ividuale e nell'ascesi, che lo scopo supremo delle Upanisad, lo scopo supremo de lle Upanisad. SECONDO ADHYAYA 20 1. Savitar, dapprima concentrando la mente, [poi] espandendo i pensieri, port dal la terra [in cielo] il fuoco, avendone percepito lo splendore. 2. Con la mente concentrata noi, secondo le forze, [sacrifichiamo] per incitamen to del dio Savitar, per ottenere il cielo. 3. Savitar, dopo aver controllato gli dei, che con la mente raggiungono il cielo

, con il pensiero il firmamento, li possa incitare a produrre una gran luce. 4. Controllano la mente, controllano i pensieri, i saggi sacerdoti del sommo sac erdote. Egli, solo conoscitore delle leggi, ha diviso i doni sacrificali. Grande la fama del dio Savitar 21. 5. Io offro a voi due l'antica preghiera con l'omaggio. I versi di lode si diffo ndono come [raggi di] sole nel [loro] cammino. Tutti i figli dell'immortalit li o dono, quando [quei versi] siano giunti alle celesti dimore 22. 6. L dove il fuoco arde dopo la confricazione, dove il vento vien sottoposto a co ntrollo 23, dove abbondante scorre il soma, l si sviluppa la forza del pensiero. 7. Attraverso Savitar e il suo incitamento possa raggiungersi il Brahman primord iale! L devi porre la matrice: allora il merito delle tue buone azioni non andato perduto 24, 8. Il saggio, tenendo immobile il corpo, con le tre parti superiori (torso, coll o, testa) erette, facendo rientrare gli organi di senso insieme con la mente nel cuore, mediante la barca del Brahman potr attraversare tutte le correnti che arr ecano terrore. 9. Regolata l'inspirazione qui [nel corpo], controllati i movimenti, egli deve e spirare attraverso una narice, una volta cessata l'inspirazione. Senza distrarsi , il saggio potr dominare la mente, come quel carro cui erano aggiogati cavalli c attivi 25. 10. [Il saggio] pratichi il yoga in un posto che sia piano, pulito, libero da gh iaia, fuoco, sabbia, [ricco] di laghetti silenziosi, gradevole alla mente, ma ch e non offenda l'occhio [con l'eccessiva luce], pieno di antri e di angoletti rip arati dal vento. 11. Nebbia, fumo, sole, vento, fuoco, lucciole, lampi, cristallo, luna: queste s ono le apparizioni preliminari che preannunciano nel yoga la manifestazione per quanto riguarda il Brahman. 12. Quando la terra, l'acqua, il fuoco, il vento e l'etere si sono sublimati, qu ando il [corpo,] costituito di questi cinque elementi ha raggiunto l'eccellenza [procuratagli] dal yoga, non pi malattia, non pi vecchiezza, non pi dolore vi per c olui che ha ottenuto un corpo foggiato dal fuoco del yoga. 13. Leggerezza, salute, mancanza di bramosia, purezza di colorito, armonia di vo ce, gradevole profumo, scarsezza di urina e di escrementi rivelano i primi effet ti del yoga. 14. Come uno specchio cosparso di terra risplende chiaramente, una volta che sia ben pulito, del pari l'anima incarnata, quando abbia ravvisato la vera natura d ell'Atman, ha raggiunto, essa sola, il suo scopo, libera dal dolore. 15. Quando colui che si concentrato scorge, insieme con la vera natura dell'Atma n, che simile a lampada, la vera natura del Brahman, si rende libero da ogni leg ame, perch ha conosciuto il dio innato, immutabile, sciolto da ogni realt [fenomen ica]. 16. Questo dio pervade tutte le regioni; nacque per primo e ancora nel grembo; n ato e nascer; rivolto verso gli uomini, ma pure volge ovunque lo sguardo. 17. Onore, onore al dio che nel fuoco, che nelle acque, che in tutto il mondo pe netrato, che nelle erbe risiede e nelle piante!

TERZO ADHYAYA 26 1. Colui che, solo avvalendosi d'una magica forza, domina come sovrano assoluto, come sovrano assoluto domina tutti i mondi, colui che, solo, [ presente] al prim o sorgere e al rinascere [dei mondi] - : coloro che conoscono ci diventano immor tali. 2, Unico Rudra. A nessun altro s'affianca colui che questi mondi domina come sov rano assoluto. Egli rivolto verso le creature, [ma] terrifico al tempo della dis truzione, egli che [pur] aveva creato tutti gli esseri e ne era il protettore. 3. Il dio unico, che volge dappertutto gli occhi, dappertutto volge il volto, da ppertutto giunge con il braccio, dappertutto giunge con il piede, creando il cie lo e la terra, [come un fabbro] insieme li salda, con le braccia e con le ali [c he attizzano con il loro battito il fuoco]. 4. Colui che, causa e origine degli dei, di tutti signore, come dio Rudra, come gran saggio produsse un tempo il germe d'oro 27, costui ci provveda una limpida intelligenza. 5. O Rudra, con quel tuo aspetto benevolo, non terribile, non malefico, con ques to aspetto sommamente benigno, o tu che abiti nelle montagne, guarda a noi! 6. O tu che abiti nelle montagne, quel dardo che nella mano porti per colpire re ndilo benefico, o tu che proteggi i monti! Non uccidere uomo o animale! 7. Coloro i quali hanno riconosciuto come Signore colui che al di l di questo [un iverso], che al di l di Brahma 28, il grande, che in tutte le creature, secondo i corpi, celato, che, unico, ogni cosa in s comprende, costoro diventano immortali . 8. Io conosco questo grande Purusa, che al di l delle tenebre riluce come il sole . Chi l'ha conosciuto supera la morte. Non esiste altro cammino per giungere [al l'immortalit]. 9. Tutto compenetrato da questo Purusa: nulla esiste che sia al di l di lui, null a che stia al di qua, nulla pi piccolo, nulla pi grande; egli soltanto, fermo come un albero, si erige nel cielo. 10. Ci che sta al di sopra di questo [universo] privo di forma, privo di male 29. Coloro che ci conoscono diventano immortali, ma gli altri devono affrontare il d olore [della rinascita] . 11. Il beato volto, testa, collo d'ognuno, dimora nella cavit [del cuore] d'ogni creatura, pervade tutto: per questo [detto] l'onnipresente Siva. 12. Il Purusa veramente il supremo signore, lui che favorisce il bene. L'imperit uro possiede una perfezione senza macchia, egli che luce. 13. Grande come un pollice, il Purusa, l'interno reggitore, sempre abita nel cuo re degli uomini; con il cuore, con la mente, con il pensiero egli pu essere conce pito. Coloro che conoscono ci diventano immortali. 14. Mille teste ha il Purusa, mille occhi, mille piedi. Dopo aver interamente ri coperto la terra, [ancora] la supera di dieci dita.

15. Il Purusa in verit tutto questo [universo], ci che stato e ci che sar, ed il si nore dell'immortalit, poich per mezzo del cibo s'accresce oltre misura 30. 16. Da ogni parte ha mani e piedi, da ogni parte ha occhi, testa, volto, da ogni

parte ha orecchie: tutto avendo ricoperto nel mondo, sovrasta. 17. [Noi onoriamo] colui che apparentemente possiede le facolt di tutti i sensi, che [in realt] di ogni senso privo, il signore, il padrone di tutto, il grande ri fugio di ognuno. 18. Quando incarnato nel [corpo,] citt dalle nove porte, lo spirito individuale t ende verso l'esterno 31, esso, che signore di tutto il mondo, di ci che fermo e d i ci che si muove. 19. Senza mani e senza piedi, egli, rapido, afferra. Vede senza occhi, ode senza orecchie. Conosce quello che deve essere conosciuto e nessuno lo conosce, lui c hiamano il primigenio, il grande Purusa. 20. Pi sottile del sottile, pi grande del grande, l'Atman posto nella cavit [del cu ore] di ogni creatura. Chi, per la grazia del creatore, ravvisa in questo, liber o da desideri, il signore, la maest, diventa privo di dolore. 21. Io conosco questo che non colpito da vecchiezza, primigenio, come l'Atman d' ogni creatura, come colui che penetra dappertutto per la sua potenza. I maestri del Brahman dicono che pone fine alla rinascita, lo chiamano eterno. QUARTO ADHYAYA 32 1. L'unico dio che, senza colore, per effetto della sua potenza crea molti color i in vario modo per i suoi propositi segreti, in [lui che ] il principio alla fin e tutto Si dissolve: ci provveda egli una limpida intelligenza! 2. Egli invero il fuoco, il sole, il vento, anche la luna, la purezza, il Brahma n, l'acqua primordiale, Prajapati. 3. Tu sei donna, sei uomo, sei fanciullo, sei fanciulla. Tu vacilli come un vecc hio con un bastone. [Appena] nato, tu rivolgi il tuo volto dappertutto. 4. Tu sei l'uccello neroazzurro, sei l'uccello verde con gli occhi rossi 33, tu sei [la nube] che genera il lampo, tu sei le stagioni, tu gli oceani. Tu, da cui tutte le creature sono sorte, attraverso la tua potenza ti riveli come ci che no n ha inizio. 5. Un aja monta godendo una aja rosso-bianco-nera, che ha generato molta prole d ella sua stessa natura. Un altro aja la lascia, poich ne ha gi goduto 34. 6. Due alati, stretti amici, sono attaccati allo stesso albero. L'un d'essi mang ia i dolci fichi, l'altro senza mangiare guarda attentamente. 7. Su un albero eguale lo spirito individuale, imprigionato, soffre, accecato da lla sua impotenza; quando vede l'altro, il signore sovrano nella sua soddisfazio ne e nella sua maest, libero dal dolore. 8. Colui che non conosce l'immortale inno sacro, su cui si fondano nel pi alto ci elo gli dei, che vantaggio avr dell'inno? Ma quelli che lo conoscono, qui insieme sono assisi 35. 9. Strofe, offerte, sacrifici, voti, passato, futuro, ci che dicono i Veda: da ci il mago crea tutto questo universo e in ci l'altro (l'anima individuale) tenuto d ai lacci dell'illusione. 10. Bisogna dunque sapere che l'illusione la natura e il grande Signore il mago. Tutto questo mondo compenetrato di entit che sono particelle di lui.

11. Colui che, unico, il signore d'ogni matrice, colui nel quale tutto questo un iverso si unisce e si dissolve: quando si riconosce questo generoso signore come il dio da adorare, si giunge per sempre alla pace suprema. 12. Colui che, come origine e causa degli dei, signore di tutti, come dio Rudra, grande veggente, vide la nascita dell'embrione d'oro, ci provveda costui una li mpida intelligenza. 13. signore degli dei, in lui i mondi son fissati, signore dei bipedi e dei quad rupedi: quale dio dobbiamo noi onorare con sacrifici? 14. Quando si sia conosciuto Siva, [ossia] colui che, pi sottile del sottile, gia ce nel mezzo delle acque [primordiali], che il creatore di tutto, dalle molte fo rme, che unico comprende tutto l'universo, si giunge per sempre alla pace suprem a. 15. Egli nella temporalit il protettore del mondo, il signore di tutto, celato in tutte le creature. Quando si sia riconosciuto in tal modo lui, verso cui aspira no saggi e dei, si recidono i lacci della morte. 16. Quando si sia riconosciuto Siva, celato in tutte le creature, come l'infinit amente sottile, simile alla crema sopra il burro chiarificato, quando si sia ric onosciuto come dio colui che abbraccia tutto l'universo, ci si libera da ogni le game. 17. Questo dio, il creatore di tutto, il s macrocosmico, sempre abita nel cuore d egli uomini; con il cuore, con la mente, con il pensiero egli pu essere concepito . Coloro che conoscono ci diventano immortali. 18. Quando c'era la tenebra [del caos primordiale], allora n giorno esisteva, n no tte, n il Sat, n l'Asat. Soltanto Siva esisteva, solo. [Egli] era l'indefettibile, il fausto [splendore] del sole 36, e da esso si produsse l'intelligenza primige nia. 19. Nessuno lo prese sopra, di traverso o nel mezzo. Per lui, il cui nome Grande Gloria, non c' immagine. 20. La sua forma non pu essere scorta, nessuno lo vede con l'occhio. Coloro che c on il cuore, con la mente lo riconoscono come colui che risiede nel cuore, diven tano immortali. 21. "Tu sei l'innato - cos molti timidi si rivolgono a Rudra - con quello che il tuo volto benigno, proteggimi sempre!". 22. Non danneggiarci nei figli, nella discendenza, nella nostra vita, nei nostri armenti, nei nostri cavalli! O Rudra, non uccidere, irato, i nostri uomini! Con le offerte votive, noi invero ti invochiamo che ti assida [al banchetto sacrifi cale] ! QUINTO ADHYAYA 37 1. Entrambe, conoscenza e non conoscenza, sono poste nell'indefettibile, eterna citt del Brahman (= cuore), dove stanno celate. Destinata a perire la non conosce nza, immortale la conoscenza. Ma colui che domina conoscenza e non conoscenza l' altro [distinto da entrambe, il dio supremo] 38. 2. Questi, unico, signore d'ogni matrice, di tutte le forme e di tutte le matric i; al principio [del mondo] egli concep come figlio il saggio Kapila con [tutta l a sua] scienza e lo vide nascere 39.

3. Questo dio produce in modo vario un'illusione dopo l'altra su questa terra e la riassorbe. Dopo averla di nuovo creata, del pari il signore la porta alla fin e: il magnanimo esercita una sovranit universale. 4. Come il [sole, simile a] toro, risplende illuminando tutte le regioni del cie lo, in alto, in basso e per traverso, cos questo unico dio, beato, fausto, regge tutto ci che sorto da una matrice. 5. Egli, che il luogo di nascita di tutto, pu far progredire ci che di propria nat ura si sviluppa e tutte [le creature] che possono svilupparsi [per intervento es terno] e attribuisce a tutte le loro caratteristiche: egli, che unico, governa t utto questo universo. 6. Questo [insegnamento] celato nelle upanisad del Veda, che son da tenersi segr ete. Il dio Brahma lo riconosce come origine del Brahman 40. Gli antichi dei e i veggenti che conobbero ci, in verit son diventati della sua stessa essenza e [per ci] immortali. 7. [L'anima individuale,] dotata di qualit determinate, compiendo azioni che prod ucono una ricompensa, fruisce dell'azione compiuta. Passibile di ogni forma, sog getta ai tre guna, avendo a disposizione tre strade [come dio, come uomo, come a nimale,] essa, signora delle facolt sensorie, vaga [nel ciclo delle esistenze] se condo le sue proprie azioni. 8. grande come un pollice e simile al sole nell'aspetto, essa che dotata di volo nt e del principio dell'io. Ma apparisce anche in altra maniera, grande soltanto come la punta d'una lesina, essa che [congiunta] con le qualit dell'intelligenza e con le qualit proprie dell'io individuale 41. 9. L'anima individuale da un lato, sappilo, la centesima parte [di ci che resta] d'un capello diviso in cento parti, dall'altro essa pu raggiungere l'infinit. 10. Non maschio, non femmina, non neppure androgino. Qualunque corpo assuma, da esso vien [soltanto] racchiusa. 11. Per mezzo delle oblazioni [della facolt] dell'immaginazione, del tatto e dell a vista, attraverso cibo, acqua, pioggia si verifica lo sviluppo e la nascita de ll'anima [individuale] 42. Incarnata, questa giunge, secondo determinate condizi oni, nei luoghi stabiliti [per la rinascita], in corpi corrispondenti alle sue a zioni. 12. L'anima incarnata sceglie vari corpi, grossolani o sottili, secondo le sue q ualit [determinate dall'azione compiuta]. Secondo la qualit delle azioni e le qual it individuali si scorge un altro motivo perch si unisca [nuovamente] con quei [co rpi] 13. Quando si sia riconosciuto come dio colui che senza principio e senza fine, che nel mezzo delle acque [primordiali] ha creato ogni cosa, che assume moltepli ci aspetti, che unico, tutto comprende, si liberi da ogni legame. 14. Coloro che hanno riconosciuto come dio colui che deve essere compreso durant e l'esistenza, l'incorporeo, il dio Siva che cagiona la vita e la morte, che pro duce la creazione con le [sue varie] parti, costoro hanno abbandonato [per sempr e] il corpo. SESTO ADHYAYA 43 1. Alcuni saggi erroneamente dicono che [la causa] la forza insita nelle cose, a ltri dicono che il tempo. Ma la potenza di dio nel mondo [la causa] per cui si m ette in moto la ruota dell'universo.

2. Egli colui che invero comprende tutto il mondo, il conoscitore, il creatore d el tempo, privo di qualificazioni, onnisciente. da lui dominata, si sviluppa la creazione, che da concepirsi come terra, parte acquea, fuoco, vento, etere. 3. Dopo aver prodotto questa creazione e averla di nuovo riassorbita, dopo esser si unito volta a volta con [i vari elementi della] realt, ossia con l'unico [Puru sa], con le due [forme della materia, evoluta e inevoluta], con i tre [guna], co n gli otto [principi della materia, cio i cinque elementi, l'intelletto, il senso dell'io, il senso interno,] e pure con il tempo e con le qualit sottili proprie dell'io individuale, 4. dopo aver prodotto la creazione costituita dai tre guna e aver stabilito ogni condizione di esistenza, quando queste cose pi non esistono, al tempo della dist ruzione della creazione, egli, distruttore dell'opera [sua], si allontana dalla realt [fenomenica], distinto [da essa] 44. 5 a, b. Egli concepito come l'inizio, il principio e la causa dell'unione [appar ente tra se stesso e il fenomeno], al di l del tempo (kala) che triplice ed privo di distinzioni (akala). 6 a, b. Egli diverso e superiore alle apparizioni, legate al tempo, dell'albero [della vita], egli da cui il mondo visibile procede. 5 c, d. Dopo aver venerato questo dio che assume tutte le forme, che diventato i l mondo, che degno di essere adorato, che giace nel nostro pensiero, primordiale , 6 c, d. dopo averlo riconosciuto come il sostenitore del diritto, il distruttore del male, come il signore della prosperit, come l'immortale che giace dentro di noi, [pur] contenendo tutto, 7. voglia il cielo che noi possiamo trovare questo signore supremo tra i signori , suprema divinit tra le divinit, supremo sovrano tra i sovrani, che dio nell'al d i l [e] padrone del mondo, degno di essere adorato. 8. Per lui non c' azione n strumento d'azione. Non c' nessuno a lui simile o che si a superiore. Si sa invece della sua potenza, suprema e molteplice, che dipende d alla sua natura e opera basandosi sulla sua intelligenza e sulla forza. 9. Nel mondo non c' alcun padrone per lui, n signore, n c' un contrassegno per lui. Egli la causa, egli il signore del primo degli organi di senso (ossia del respir o), non c' per lui progenitore n signore. 10. L'unico dio che, come un ragno con i fili, s'avvolse, per propria natura, co n le [entit] derivanti dalla materia primordiale, ci procuri l'accesso al Brahman ! 11. Il dio unico celato in tutte le creature, pervade ogni cosa, il s intimo d'og ni creatura, sovrintende alla creazione, in ogni creatura abita, il testimone, i l vendicatore, solo e privo di qualificazioni. 12. l'unico dominatore fra molte [anime] inattive, egli che rende molteplice un solo seme 45. Per i saggi, che lo riconoscono come dimorante nel proprio s, per q uesti c' eterna felicit, non per gli altri. 13. Eterno, adempie i desideri delle [anime] eterne, dotato di intelligenza [ade mpie i desideri] di chi ha intelligenza, unico [adempie i desideri] di molti. Ch i ha riconosciuto come causa di ci il dio che si raggiunge per mezzo della discri minazione 46, libero da ogni legame.

14. L non riluce il sole, non la luna e le stelle, non brillano i lampi, per non parlar del fuoco; tutto l'universo risplende se egli risplende, tutto questo uni verso brilla della sua luce 46 bis 15. Egli, che l'unico hamsa nel centro di questo mondo, pure il fuoco penetrato nell'oceano 47. Chi l'ha cos conosciuto supera la morte. Non esiste altro cammino per giungere [all'immortalit]. 16. Egli creatore d'ogni cosa, onnisciente, causa di se stesso, conoscitore, cre atore del tempo, privo di qualificazioni, in possesso d'ogni scienza, signore de lla materia primordiale e dell'anima individuale, padrone dei guna, causa della liberazione dal ciclo delle esistenze, del permanere in esso e del rimanerne inv ischiati. 17. Colui che, della stessa sua sostanza, immortale, conoscitore, onnipresente, custode di questo mondo, fisso nel Signore, costui domina per sempre questo mond o 48. Non altra causa si conosce per la sua eccellenza. 18. In quel dio che al principio [d'ogni era cosmica] genera Brahma e gli conseg na i Veda, io, desideroso di salvezza, cerco rifugio, in lui che illuminato dall a propria intelligenza, 19. in lui che indiviso, inattivo, sereno, senza biasimo, senza macchia, ponte s upremo verso l'immortalit, simile a fuoco che ha consumato tutto il combustibile. 20. Soltanto quando gli uomini potranno avviluppare il cielo come una pelle, sol tanto allora ci sar la fine del dolore [anche] senza conoscere dio 49. 21. Avendo conosciuto il Brahman per la forza dell'ascesi e per la grazia di dio , Svetasvatara rivel compiutamente quel sommo mezzo di purificazione, caro alle s chiere dei veggenti, a coloro che avevano superato i quattro stadi della vita. 22. Nelle Upanisad fu in un tempo antico proclamato il segreto supremo. Non biso gna consegnarlo a chi non abbia raggiunto la pace, a chi non sia figlio o a chi non sia discepolo. 23. A colui che ha grande devozione a dio e come a dio cos al maestro spirituale, a questo magnanimo soltanto risplendono le verit rivelate - a questo magnanimo s oltanto risplendono. Note : 1. Nel cap. I della Sv.Up., si enuncia il concetto del triplice Brahman, nel qua le si distinguono natura o materia primordiale (sakti o prakrti), anima individu ale e dio personale. Si ha quindi una diversit nell'unit sostanziale. La vera real t si ravvisa nel proprio io, nel quale essa si ritrova come il fuoco nascosto nel la matrice, persistendo nella meditazione, nella pratica della verit e nell'asces i. 2. Un sostenitore del Brahman immobile e impersonale cerca di mostrarne la prior it con una serie di domande puramente retoriche e nega le soluzioni presentate da altre scuole, che al Brahman contrapponevano il tempo, o, fatalisticamente, il caso, o, materialisticamente, lo spontaneo evolversi della natura, o l'uno o l'a ltro principio fisico. Un contraddittore sostiene la priorit dell'Atman, ossia de l s individuale ed empirico, ma anche questa soluzione viene respinta Subito dopo si afferma l'unicit del triplice Brahman. 3. La ruota simbolo della materia primordiale o del mondo apparente, che vengono in seguito paragonati a un fiume impetuoso. La descrizione riprende molte conce zioni del Samkhya.

4. I tre guna o modi della realt: Sattva, rajas, tamas. 5. I cinque elementi, i cinque organi della conoscenza, i cinque organi di senso e la mente. 6. Le cinquanta condizioni psichiche enumerate in samkhyakarika, 46. 7. I dieci sensi e i loro oggetti. 8. 1) Le otto cause della prakrti, ossia i cinque elementi, la mente, il senso d ell'individuazione, l'intelletto; 2) le otto parti del corpo; 3) le otto perfezi oni; 4) le otto condizioni di esistenza; 5) le otto divinit; 6) le otto virt. 9. Letteralmente: "che ha come unico legame la multiforme [brama]". 10. Forse le tre vie di liberazione: karma-, jnana- e bhakti-marga. 11. Le due cause dell'obnubilazione sono le buone e le cattive azioni, che in og ni caso legano al samsara. 12. Forse si allude ai cinque elementi, base degli oggetti dei sensi. 13. I cinque dolori sono la dimora come embrione, la nascita, la vecchiaia, la m alattia, la morte. 14. Vedi nota 6. 15. Ignoranza, senso dell'io, brama, odio, passione. 6. Simbolo dell'anima individuale. 17. Nelle str. 8-9 ancora si distingue tra i vari aspetti del Brahman: la prakrt i, che l'oggetto da fruirsi (bhogya), il s individuale, che il fruitore (bhoktar) , e il dio, che inattivo in quanto libero da ogni legame e da ogni illusione, ma che domina e mette in moto la ruota delle esistenze (preritar). La prakrti peri tura nel senso che l'apparenza che essa assume destinata a modificarsi. 18. La sillaba sacra Om simbolo della suprema realt. 19. Le arani sono i pezzi di legno confricando i quali si ottiene il fuoco. 20. Dopo un'invocazione al e a controllare la mente, oga, la cui teoria e i cui vitar sono tratte da testi dio Savitar, acciocch illumini e inciti a raccogliersi si celebra come mezzo di liberazione la pratica del y effetti vengono compiutamente esposti. Le strofe a Sa brahmanici; alcune si ritrovano anche nel Rgveda.

21. Vedi: R.V., 5, 81, 1. 22. Vedi R.V., 10, 13, 1, con varianti. Si tratta d'un inno rivolto ai Havirdhan a, ossia ai carri in cui venivano portate al luogo del sacrificio le piante del soma. 23. Ossia dove si pratica il controllo del respiro. Tutta la strofa sembra signi ficare che il sacrificio ha un valore purificatorio e promuove lo sviluppo della mente. 24. Vedi: R.V., 6, 16, 18. La traduzione tutt'altro che sicura. 25. Si ha qui un'allusione a K.Up., 1, 3, 4. 26. L'Assoluto apparisce ora sotto forma di Rudra-Siva, ora definito Sommo Signo

re, ora identificato con il Brahman astratto della speculazione sacerdotale, ora chiamato Purusa, il gigante primigenio da cui tutto l'esistente fuoriesce. Ma q uesto principio anche l'Atman individuale. Ritrova dio in se stesso colui che go de "la grazia del creatore". Frequenti sono le strofe riportate da altri testi. 27. L'uovo cosmico da cui si produsse l'universo. Cfr. 4, 12 e forse anche 5, 2. 28. Il dio Brahma il demiurgo, non l'ultima realt. 29. La differenziazione il principio del dolore. 30. La strofa, che ripresa da R.V., X, 90, 2, sottolinea, come spesso nelle Upan isad, l'importanza del cibo, ossia della materia. 31. Si volge agli oggetti dei sensi, invece di raccogliersi e di ritrovare in s l a propria natura divina. 32. Con frequenti citazioni dal R.V., e da altri testi, si celebra il dio unico, supremo e immanente, chiamato Rudra o Siva. Egli il grande Mago che produce l'i llusione del mondo apparente, il quale ha valore soltanto perch compenetrato da p articelle della sua essenza; ossia dalle anime individuali. 33. Sei tanto la cornacchia, quanto il pappagallo. 34. Aja e aj significano sia "capro" e "capra", sia "innato", con riferimento all o spirito e alla prakrti. Il primo capro simbolo (come subito dopo nel caso degl i uccelli) dell'anima individuale ancora legata ai legami dell'affezione; il sec ondo simbolo dell'anima liberata. I tre colori della prakrti sono quelli attribu iti ai tre modi di essere della materia: bianco il sattva, rosso il rajas, nero il tamas. 35. L'osservanza liturgica viene indicata come mezzo di liberazione. Cfr. 1, 13. 36. questo il primo verso della gayatri, la famosa preghiera al Sole di R.V., 3, 62, 10. 37. Nella conoscenza del dio supremo, del sommo Brahman (1-6), l'anima individua le, che vaga di esistenza in esistenza (7-12), trova la liberazione (13-14). 38. Poich l'uno e il molteplice sono contenuti nel Brahman-Atman, in esso pure si ritrovano la conoscenza dell'Uno e la conoscenza del molteplice, che si limita all'apparenza e non perci vera. 39. probabile che si alluda al mitico fondatore del sistema samkhya, che nella s ua formulazione pi antica certamente teista. Kapila per significa anche "rossiccio", e quindi potrebbe qui aversi un riferimento all'essere primigenio " dal colore rossiccio o aureo", ossia a Hiranyagarbha, l'uovo cosmico. Cfr. 3, 4 e 4, 12. 40. La dottrina del Veda considerata il fondamento del tutto, anteriore quindi a l demiurgo Brahma. 41. Vario l'aspetto attribuito all'anima empirica, n in relazione con le qualit e facolt che possiede. 42. Si allude probabilmente alla dottrina dei cinque fuochi, nella quale le tapp e della discesa dell'anima destinata a reincarnarsi sono raffigurate come altret tanti sacrifici. 43. Nel cap. sesto si esalta ancora la funzione del dio personale, origine e cre atore del tutto, che apparisce molteplice ma che in realt distinto dalla creazion e, rifugio esclusivo per colui che ne riconosce l'assolutezza e l'unicit.

44. Il dio, che si unisce con i principi della realt (come sono enumerati nel Sam khya) per produrre la creazione e che riassorbe in s l'universo al tempo delle pe riodiche distruzioni del cosmo, tuttavia ben distinto dalle singole cose create (cfr. str. 6 a, b). Secondo Sankara le qualit dell'io individuale sono i desideri e le passioni. 45. Secondo il samkhya alla materia, unica, si contrappongono le anime, infinite e inattive. 46. Ovvero: per mezzo del samkhya, del quale ricorrono di frequente elementi, si a pure in una formulazione pi antica di quella codificata nelle opere sistematich e, d'altra parte di gran lunga posteriori alle Upanisad. 46 bis. Cfr. Kath. Up., 1, 5, 15; Mund. Up., 2, 2, 11. 47. La duplice caratterizzazione come hamsa e come fuoco sottolinea la pluralit d i apparizioni del dio. 48. L'anima liberata ha recuperato le caratteristiche della sua assolutezza per mezzo della devozione manifestata al dio. 49. evidente qui l'allusione all'esistenza di sette atee.

MANDUKYA UPANISAD La Mandukya Upanisad appartiene all'Atharvaveda bench porti il nome d'una scuola rigvedica, ed anch'essa tra le pi recenti delle Upanisad antiche. Assai breve, la Ma. Up. insiste singolarmente sull'identit tra Atman individuale e Brahman e stu dia la mistica equivalenza dell'Assoluto con la sillaba sacra Om, nella quale tu tto l'universo compreso. L'Atman Brahman ha quattro modi di essere, corrispondenti ai quattro stati della coscien za umana. Agli stati di veglia, di sonno con .sogni, di sonno profondo, gi consid erati in B.Up., 4, 3, 9, viene infatti aggiunto un quarto stato, turiya o caturt ha: esso si distingue dallo stato di sonno profondo, nel quale il distacco dalla materialit pur completo, senza emozioni o ricordi, per essere definitivo. Il pun to di partenza della costruzione forse nell'osservazione che nel sogno ci si fig ura come reali delle apparizioni che reali non sono quindi possibile che la stes sa consistenza del sogno abbiano le esperienze dello stato di veglia che hanno i spirato le larve del sogno. Soltanto il silenzio del sonno profondo o meglio anc ora d'un distacco definitivo sar la pi opportuna immagine dell'Assoluto, che al di l d'ogni possibilit logico discorsiva. Tali concezioni riecheggiano la convinzione antica che al di l di ci c he espresso esista l'inespresso, al primo superiore (cfr. B.Up., 5, 14, 3-4), me ntre lo iato che si riconosce esistere tra l'Assoluto, ovvero il summum bonum, e d ogni concepimento umano condurr fatalmente alla negazione del fenomeno e delle esigenze con questo connesse. E infatti la Md. Up. strettamente collegata con la karika o commentario attribuito a Gaudapada (maestro del maestro di Sankara, vi ssuto quindi all'inizio del VIII sec. d. C.), che la prima esposizione sistemati ca del monismo assoluto e della dottrina illusionistica che sar perseguita con ri gorosa coerenza da Sankara. La karika, che divisa in quattro parti, delle quali la prima congloba la nostra Up., costituisce in realt un'opera a s stante ed in og ni modo lontana dall'epoca e dallo spirito delle altre Upanisad vediche, per le quali il mondo ben reale, come ineludibili sono le esigenze materiali e morali c he l'accettazione del mondo comporta. 1. La sillaba Om tutto l'universo. Eccone la spiegazione. Il passato, il present

e, il futuro: tutto ci [compreso nella] sillaba Om. E anche ci che al di l del temp o, che triplice, [compreso nella] sillaba Om. 2. Infatti ogni cosa il Brahman; l'Atman il Brahman. Questo Atman ha quattro mod i di essere. 3. Il primo modo di essere si chiama vaisvanara ed quando si ha lo stato di vegl ia, si ha la conoscenza delle cose esteriori, sette membra 1, diciannove apertur e 2 e si godono gli elementi materiali. 4. Il secondo modo di essere si chiama taijasa (luminoso) ed quando si ha lo sta to di sogno, si ha la conoscenza delle cose interiori 3, sette membra, diciannov e aperture e si godono gli elementi sottili. 5. Quando l'uomo addormentato non concepisce alcun desiderio, non scorge alcun s ogno, allora si ha [lo stato di] sonno profondo. Il terzo modo di essere si chia ma prajna ed quando si ha lo stato di sonno profondo, s' raggiunta l'unit 4, si co stituiti soltanto di conoscenza, soltanto di gioia, si gode la gioia, si ha per apertura (o strumento di percezione) il pensiero. 6. [Quando si trova in questa condizione, l'Atman] il signore di tutto, l'onnisc iente, il reggitore interno, il principio di tutte le cose, poich l'origine e la fine delle creature 5. 7. Si considera come quarto [modo di essere] quello che privo di conoscenza dell e cose interiori, privo di conoscenza delle cose esteriori, privo della conoscen za di entrambe. Esso non costituito soltanto di conoscenza, non conoscitore n non conoscitore. Esso invisibile, inavvicinabile, inafferrabile, indefinibile, impe nsabile, indescrivibile, ha come caratteristica essenziale di dipendere soltanto da se stesso; in esso il mondo visibile si risolve, serenit e benevolenza, assol utamente non duale. Esso l'Atman: esso deve essere conosciuto. 8. Per quel che riguarda i fonemi, questo Atman corrisponde alla sillaba Om, con siderandone gli elementi costitutivi. Gli elementi costitutivi corrispondono ai modi di essere, e i modi di essere corrispondono agli elementi costitutivi, ossi a ai suoni AUM 5 bis. 9. Lo stato di veglia, vaisvanara, corrisponde alla lettera A, che il primo elem ento, per il fatto che ottiene (ap) [tutto], oppure per il fatto che il primo (a di) 6. In verit ottiene tutti i desideri e diventa il primo colui che cos conosce. 10. Lo stato di sogno, taijasa, corrisponde alla lettera U, che il nto, per il fatto d'essere pi alto (utkarsa) [del precedente] o per artecipare (ubhayatva) degli altri due [stati fra i quali si trova]. ui che cos conosce tiene alta la tradizione della conoscenza [nella , indifferente [a gioie e dolori] e nella sua stirpe non nasce chi l Brahman 7. secondo eleme il fatto di p In verit col sua famiglia] non conosca i

11. Lo stato di sonno profondo, prajna, corrisponde alla lettera M, che il terzo elemento, per il fatto che crea (miti) o che [in esso] si dissolve (apiti) [l'u niverso] 8. In verit colui che cos conosce crea tutto questo universo e lo riassor be in s. 12. Il quarto [stato] non corrisponde a un [singolo] elemento 9, inavvicinabile, in esso il mondo visibile si risolve, benevolenza, assolutamente non duale. Cos la sillaba Om in verit l'Atman [nei suoi quattro stati]. Colui che cos conosce penetra nel s [assoluto] con il s [individuale]. Note : 1. In genere si rimanda a Ch.Vp., 5, 18, 2, dove l'enumerazione comprende per ben

pi di sette elementi. Forse si allude ai sette organi di percezione della testa (occhi, orecchie, naso, bocca). 2. Le diciannove aperture sono gli organi o le facolt che permettono l'esperienza del mondo: i cinque organi di senso, i cinque organi che consentono di parlare, agire, muoversi, generare ed evacuare, i cinque prana, e infine la mente, l'int elletto, il senso dell'io, il pensiero. 3. Gli oggetti di cui l'anima ha esperienza nel sogno sono interiori in quanto d a essa foggiati per se stessa; esiste tuttavia ancora la dualit di soggetto e di oggetto, che permette appunto la conoscenza distintiva e l'esperienza. 4. Manca cio ogni distinzione tra soggetto e oggetto del conoscere. 5. Nel terzo stato, di sonno profondo, si del tutto disancorati dalla molteplici t fenomenica e si contempla la vera realt. Ma cessato il sonno si ritorna al mondo visibile: il terzo stato quindi transeunte e si ipotizza allora un quarto stato , nel quale le caratteristiche del terzo sono rese assolute e definitive e che, in quanto il distacco dal mondo completo, sfugge a ogni determinazione. 5 bis. Il dittongo O viene scomposto negli elementi costitutivi, A + U. 6. Lo stato di veglia e la lettera a hanno eguali caratteristiche, tra l'altro i nizianti con A: sono primi di determinate serie, inoltre entrambi "ottengono tut to", ossia sono presenti dappertutto, la lettera A in quanto la pi frequente nel vocalismo ario, lo stato di veglia in quanto consente a tutti gli uomini la cono scenza comune. 7. Fra lo stato di sogno e la lettera U l'analogia consiste nell'essere l'uno e l'altra in mezzo fra gli altri stati o le altre lettere. Inoltre lo stato di sog no pi elevato rispetto allo stato di veglia per quanto riguarda il distacco dalle apparenze e dalle sensazioni grossolane; la lettera U collegata (v. ad es. Dhya nabindu Up., 9-11 e cfr. J. VARENNE, Upanishads du Yoga, Paris, 1971, p. 72) con l'atmosfera, mentre A corrisponde alla terra (da escludere invece che si voglia alludere a un'eventuale classificazione dei suoni riguardo alla loro altezza). Colui che indifferente poi equidistante fra le coppie dei contrari. 8. L'accostamento fra lo stato di sonno profondo e la lettera M sembra basato so ltanto sul fatto che le qualit proprie del primo cominciano con M. Infatti "creaz ione", e "distruzione" possono essere indicate entrambe con miti, derivante nell a prima accezione da mi, minoti, nella seconda da mi, minati, in quest'ultimo ca so per il testo dell'Upanisad sostituisce a miti (in verit non attestato in questo significato) apiti. Che poi tutto fuoriesca dall'Atman e in esso si risolva in accordo con il soggettivismo idealistico prevalente nelle Upanisad. 9. Bens alla mistica sillaba Om nel suo complesso, o, meglio, alla sonorit nasale indistinta che permane dopo la pronuncia delle lettere del suono sacro. Cfr. Bra hmabindu Up.

MAITRAYANIYA UPANISAD La Maitrayaniya Upanisad appartiene al Yajurveda nero, e precisamente alla scuol a dei Maitrayaniya. Essa sembra aver subto rimaneggiamenti e interpolazioni, s da apparire, nella versione pi diffusa, come una sorta di centone di sentenze e conc etti frequenti e tipici delle Upanisad pi antiche. Secondo J. A. B. VAN BUITENEN (The Maitrayaniya Up., 's-Gravenhage, 1962), che ha studiato accuratamente le va rie recensioni (oltre alla vulgata esiste anche una redazione meridionale che es

clude i capp. 6 e 7), l'Upanisad originaria stata collazionata con un altro test o, probabilmente di intitolazione consimile, attestato soprattutto nella cosidde tta recensione meridionale. Il testo originario, qui preso come base della nostr a traduzione, prende le mosse dalla considerazione dell'agnihotra, ossia del sac rificio al fuoco celebrato giornalmente ai due crepuscoli. Il fuoco, in cui tutt o si riassume (ci che adombrato nell'epiteto di mangiatore di cibo attribuitogli) , simbolo del Brahman, che si manifesta appunto nel fuoco sacrificale, nel sole e nel prana, ossia nel respiro che equivalente al calore proprio di ogni individ uo. Con il sacrificio al fuoco si rinnovano la vita e l'attivit sia nel microcosm o sia nel macrocosmo e si cos indotti alla meditazione sull'identit fondamentale c he soggiace a tutte le apparizioni. Pensare al proprio s significa quindi pensare al Brahman e c' pertanto analogia tra l'onorare il Brahman con le formule sacre e il badare a se stessi provvedendo alla nutrizione, alla quale vien attribuito carattere di offerta rituale. Cfr. il sacrificio ai soffi vitali, trattato parti colarmente nella Mahanarayana Up. Il Brahman si presenta in due forme, delle qua li la materiale il presupposto dell'immateriale, che d'altra parte la sola vera: ossia, la perfetta immobile serenit s'acquisisce attraverso la forza realizzatri ce dell'esperienza. Interessante l'affermazione che attraverso vari gradi si giu nge all'unione con il Brahman, il che ricorda la dottrina dei cinque involucri d el Brahman di cui parla la Taittiriya Up., come pure il fatto che al Brahman ven gono attribuite qualit convenienti a una divinit personale. I In verit la disposizione [dei sacri fuochi] per gli antichi era un sacrificio al Brahman. Perci colui che sacrifica, dopo averli disposti, deve meditare sui fuoch i come fossero l'Atman. Allora il sacrificio completo, veramente perfetto 1 (1, 1). Esso (il fuoco ovvero l'Assoluto) si presenta in due forme, il prana e il sole. Questi sono i due sentieri, che si dipartono come il giorno e la notte (6, 1). Quello che, stando nell'interno della ninfea del cuore, consuma il cibo, identic o con il fuoco che, stando nel cielo, consuma ogni creatura come se fosse cibo. La ninfea [del cuore] in verit lo spazio etereo. I quattro punti cardinali e i qu attro punti intermedi costituiscono i petali. Lungo lo stelo, prana e sole si di partono verso il basso (ossia verso la manifestazione visibile dell'Assoluto). B isogna onorarli con la sillaba Om, con le vyahrti [Bhuh, Bhuvah, Svah] e con la savitri 2 (6, 2). Il Brahman ha due forme, una materiale e una immateriale. Quella materiale priva di verit; quella immateriale quella vera, il Brahman, la luce. La luce il sole e questo la sillaba Om. Questa si manifest e si divise in tre parti. Om ha tre par ti (A, U, M) e per mezzo di queste tutto l'universo intessuto e ordito in essa ( 6, 3). In verit questo universo [al principio] era inespresso. Prajapati, che la verit, d opo aver praticato l'ascesi, pronunci successivamente le sillabe Bhuh, Bhuvah, Sv ah. Queste costituiscono la parte pi solida del corpo di Prajapati: Svah la testa , Bhuvah l'ombelico, Bhuh rappresenta i piedi, il sole l'occhio. La mahati matra del Purusa (= Brahman) risiede infatti nell'occhio. L'occhio la verit 3. Perci bi sogna meditare sulla formula Bhuh, Bhuvah, Svah (6,6). "Questo desiderabile [splendore] di Savitar": Savitar il sole. Esso deve essere scelto da colui che desidera raggiungere l'Atman; cos dicono gli interpreti del V eda. "Meditiamo sullo splendore del dio": il dio Savitar. Io penso a quello che chiam

ato il suo splendore: cos dicono gli interpreti del Veda. "Perch stimoli i nostri pensieri": stimoli i nostri pensieri, ossia l'intelligenz a: cos dicono gli interpreti del Veda. "Splendore": quello che riposto nel sole e la pupilla nell'occhio hanno il nome di bhargas ("splendore"): cos dicono gli in terpreti del Veda (6,7). Esso il signore dell'anima, Sambhu, Bhava, Rudra, Prajapati, il creatore di tutt o, Hiranyagarbha, la verit, il prana, il hamsa 4, il precettore, Visnu, Narayana, Arka, Savitar, il creatore, il dispensatore, il grande sovrano, Indra, Indu. Es so, che riluce, come fuoco celato dal fuoco, celato dall'uovo d'oro dalle mille aperture 5, esso bisogna desiderar di conoscere, esso bisogna ricercare (6, 8). Cos esso ha due aspetti (sole e prana). Colui che cos sa medita sull'Atman soltant o, sacrifica soltanto all'Atman 6 (6,9). Dell'individuo la forma superiore il cibo, perch il prana costituito di cibo. Se invero uno non mangia, perde la mente, l'udito, il tatto, la vista, la parola, l 'odorato e il gusto e lascia gli spiriti vitali. Ma se mangia, prospera negli sp iriti vitali e possiede mente, udito, tatto, vista, parola, gusto e odorato (6, 11). Il Brahman ha due aspetti, il tempo e il non tempo. Quello che prima del sole il non tempo, incompleto. Quello che comincia con il sole il tempo ed completo. De l [Brahman] completo l'aspetto l'anno. Dall'anno invero nascono le creature, nel l'anno, una volta nate, crescono, nell'anno muoiono. Perci l'anno Prajapati come tempo. Esso il cibo, il nido del Brahman 7 ed l'Atman (6, 15). Al principio in questo universo soltanto il Brahman esisteva. Illimitato verso l 'oriente, illimitato verso il mezzogiorno, illimitato verso l'occidente, illimit ato verso settentrione, illimitato di sopra, illimitato da ogni parte. Esso cost ituito di etere. Da questo etere esso desta questo universo. Da questo esso sorg e e in esso va a finire. Di questo Brahman la forma luminosa quella che arde nel sole lass, nel fuoco senza fumo [e nel cuore]. Quello che nel fuoco e quello che nel cuore e quello che nel sole, sono in realt una sola cosa. Nell'unit con l'Uno va colui che cos sa (6, 17). II Il fuoco [garhapatya, costruito] con cinque mattoni, l'anno 8. I suoi mattoni so no la primavera, l'estate, la stagione delle piogge, l'autunno, l'inverno. Quest o fuoco, poich ha una testa, due fianchi, un torso e una coda, simile a un uomo. La [terra] il primo pilastro sacrificale di Prajapati. Avendo sollevato il sacri ficante con le mani fino all'atmosfera, lo offre al vento. Il vento il prana. Il fuoco [daksina] il prana. I suoi mattoni sono il prana, il vyana, l'apana, il samana, l'udana. Questo fuoco, poich ha una testa, due fianch i, un torso e una coda, simile a un uomo. L'atmosfera il secondo pilastro sacrif icale di Prajapati. Avendo sollevato il sacrificante fino al cielo, lo offre a I ndra. Indra il sole. Il fuoco [ahavaniya] pure il [sole]. I suoi mattoni sono il Rgveda, il Yajurveda, il Samaveda, l'Atharvaveda, l'epica e i Purana. Questo fu oco, poich ha una testa, due fianchi, un torso e una coda, simile a un uomo. Il c ielo il terzo pilastro sacrificale di Prajapati. Con le mani fa l'offerta del sa crificante all'Atmavid. Poi l'Atmavid, avendolo sollevato, lo offre al Brahman. L ottiene la beatitudine, la felicit (6, 33). Il fuoco garhapatya la terra, il fuoco daksina l'atmosfera, il fuoco ahavaniya i l cielo. Essi sono il pavamana, il pavaka, lo suci. Il [sacrificante] fa un'offe rta di cibo nella [propria] bocca 9. Per questo bisogna venerare il fuoco, costr uirgli l'altare, lodarlo, meditarvi. L'uccello color dell'oro, che risiede nel c

uore e nel sole, lo smergo, il cigno, il fulgore, il toro [pure] in questo fuoco 10 noi rendiamo omaggio. Il [sacrificante] deve meditare sul "desiderabile fulg ore del sole" (6, 34). Onore al fuoco, che sulla terra risiede, che protegge il mondo: dona il [tuo] mo ndo a colui che sacrifica! Onore al vento, che nell'atmosfera risiede, che protegge il mondo: dona il [tuo] mondo a colui che sacrifica! Onore al sole, che nel cielo risiede, che protegge il mondo: dona il [tuo] mondo a colui che sacrifica! Onore al Brahman, che in ogni dove risiede, che ogni cosa protegge: dona il tutt o a colui che sacrifica! Da un aureo vaso celato il volto del vero: rimuovilo, o Pusan, per [poter scorge re] Visnu, che ha il vero come legge. Quel personaggio che nel sole, quello son io 11! Esso colui che ha il vero come legge. Ci che costituisce la solarit del sole il su o aspetto splendente 12. [Ma] ci che sta nel mezzo del sole e pure nell'occhio e nel fuoco, questo il Brahman, questo l'immortalit, questo il fulgore, questo colu i che ha il vero come legge. Ci che sta nel mezzo del sole l'immortalit; di esso l a luna e i prana sono i germogli. esso il Brahman, esso l'immortalit, esso il ful gore, esso colui che ha il vero come legge. Ci che sta nel mezzo del sole risplen de [come] la formula Om, apo jyoti raso'mrtam Brahma Bhuh Bhuvah Svah Om. Colui che scorge il costituito di otto parti, il puro, il cigno, il signore dei tre fili, il sottile, l'eterno che ha due aspetti, fulgente di splendore, costui vede ogni cosa 13.

Ci che sta nel mezzo del sole la sillaba Ud (= 0m). [Da esso] sorgono i due raggi di luce 14. Esso il conoscitore che ha per legge il vero, esso il Yajus, il cal ore, il fuoco, il vento, il soffio vitale, l'acqua, la luna, lo splendore, l'im ortalit, il Brahman, l'oceano di luce. In esso coloro che sacrificano sprofondano come nel mare. Qui l'unicit del Brahman, perch in esso sono raccolti tutti i desi deri. A questo proposito si dice: "Come una lampada agitata da un vento leggero, [solt anto] un lieve chiarore manda colui che sale tra gli dei. [Ma] chi cos sa, in ver it il conoscitore, ravvisa la dualit, giunge sicuramente all'unit e s'immedesima in essa" 15. Coloro che sempre si sollevano [tra gli dei] come gocce [sollevate dal vento], c ome la folgore [che esce] dalla luce [celata] fra le nubi nel pi alto cielo, cost oro invero, luci splendenti per l'origine, corrispondono alle lingue del fuoco [ , non all'essenza del fuoco] 16 (6,35). Due sono le forme del Brahman nel suo aspetto di luce: una quella pura, l'altra quella destinata a crescere 17. Perci bisogna sacrificare sull'altare con formule , erbe, burro fuso, carne, focacce, riso bollito e cose di questo genere e pure con i cibi e le bevande lasciate dal fuoco bisogna sacrificare nella bocca per a umentare il vigore, per ottenere il mondo beato, per ottenere l'immortalit. A questo proposito si dice: Chi desidera il cielo deve offrire l'agnihotra. Con l'agnistoma 18 conquista il mondo di Yama, con l'ukthya il mondo della luna, con il [rito] sodasin il mondo del sole, con l'atiratra il mondo di Indra, con il s acrificio che dura mille anni il mondo di Prajapati (6, 36).

La forma del [Brahman puro,] che risiede nello spazio etereo, la luce suprema 19 . In verit, la forma del [Brahman puro,] che risiede nello spazio etereo, la sill aba Om. Questa si manifesta in triplice modo: nel fuoco, nel sole, nel prana e p er sua virt [il fuoco] arde, [il sole] sorge, [il respiro] si muove sempre. Perci bisogna meditare sullo splendore infinito con la sillaba Om. Esiste poi una vena , chiamata "ricca di cibo". Essa fa giungere l'oblazione gettata nel fuoco fino al sole; il succo che di l trabocca piove in forma di udgitha; da questo [nascono ] i soffi vitali, dai soffi vitali le creature. A questo proposito si dice: "[La vena] fa giungere al sole l'offerta che si fa n el fuoco; il sole la fa piovere con i suoi raggi ; da essa [nasce] il cibo" (6,3 7 ; 7,11). Chi offre l'agnihotra spezza la rete della cupidigia; inoltre lacera l'involucro che in quattro strati avvolge il Brahman; quindi avendo trapassato lo spazio ch e sta al di l [dei quattro involucri] egli scorge l'immortale. A questo proposito si dice: "Dentro il sole si trova la luna; dentro la luna si trova il fuoco; dentro il fuoco si trova il sattva; dentro il sattva si trova l' immortale" 20. Il Brahman che esaltato due, tre volte con [l'invocazione] Mahah, come dio penet rato nei mondi. Venerazione all'Om! Venerazione al Brahman! (6,38). III Agni, la gayatri, il trivrt, il rathantara, la primavera, il prana, le stazioni lunari, i Vasu sorgono a oriente, riscaldano, si sciolgono in pioggia, cantano l 'inno di lode, rientrano e guardano attraverso un foro 21 (7,1). Indra, la tristubh, il pancadasa, il brhat, l'estate, il vyana, la luna, i Rudra sorgono a mezzogiorno, riscaldano, si sciolgono in pioggia, cantano l'inno di l ode, rientrano e guardano attraverso un foro (7, 2). I Marut, la jagati, il saptadasa, il vairupya, la stagione delle piogge, l'apana , il [pianeta] Sukra (Venere), gli Aditya sorgono a occidente, riscaldano, si sc iolgono in pioggia, cantano l'inno di lode, rientrano e guardano attraverso un f oro (7,3). I Visvadeva, l'anustubh, l'ekavimsa, il vairaja, l'autunno, il samana, il [piane ta] Varuna, i Sadhya sorgono a settentrione, riscaldano, si sciolgono in pioggia , cantano l'inno di lode, rientrano e guardano attraverso un foro (7, 4). Mitra e Varuna, la pankti, il trinava e il trayastrimsa, il sakvara e il raivata , l'inverno e la stagione della brina, l'udana, gli Angiras e la luna sorgono al lo zenith, riscaldano, si sciolgono in pioggia, cantano l'inno di lode, rientran o e guardano attraverso un foro (7, 5). Il pianeta Saturno, i nodi ascendente e discendente, i serpenti, i rakshasa, gli yaksa, uomini, uccelli, sarabha (animali favolosi), elefanti e altre creature s orgono al nadir, riscaldano, si sciolgono in pioggia, cantano l'inno di lode, ri entrano e guardano attraverso un foro (7, 6). Il Brahman in verit l'Atman che sta nel cuore, il piccolissimo, a un fuoco fiammeggiante. Tutto questo universo suo nutrimento. tessute tutte queste creature. Quello che nel fuoco e quello che llo che nel sole, sono in realt una sola cosa. Onore a te, che, i nel vero cielo (7, 7). onniforme, simile In esso sono in nel cuore e que onniforme, risied

Note : 1. Il sacrificio al Brahman, ossia il sacrificio perfetto, implica conoscenza de lla verit suprema, cio dell'unicit dell'esistente. Soltanto ravvisando l'omosostanz ialit tra fuochi sacrificali e se stesso il sacrificio sar dunque completo. 2. La sacra sillaba Om riassume nelle lettere che la compongono l'universo; le v yahrti sono il mezzo con cui il creatore produsse le varie parti dell'universo; la savitri e l'elogio solenne del sole. 3. Al di l delle varie parti visibili dell'universo esiste una quarta parte, qui chiamata mahati matra, che risiede nel sole ovvero nell'occhio ed la parte dell' Assoluto che rimane al di l dell'individuazione empirica. Cfr. Mandukya Up., Brah mabindu Up. 4. L'epiteto di cigno dato al Brahman-fuoco dovuto al fatto che esso dappertutto si spinge. 5. L'uovo d'oro l'universo sensibile, attraverso il quale traluce l'Assoluto. 6. Colui che sa che i due aspetti del Brahman, quello macrocosmico e quello micr ocosmico, sono identici, pu sostituire al rito sacrificale la meditazione sul pro prio se. 7. Il Brahman risiede nell'anno, che la realizzazione empirica dell'Assoluto. 8. I fuochi sacrificali vengono identificati con terra, atmosfera, cielo. Dalle forze che dominano in ciascuna di queste parti dell'universo (anno, ossia tempo cui tutto sulla terra soggetto, vento o soffio vitale, Indra o sole), immaginate antropomorficamente, colui che compie il sacrificio conoscendo la verit viene so llevato gradatamente fino al Brahman, dove gode beatitudine infinita. La quarta tappa dell'ascesa denominata Atmavid: si tratta forse del Brahman che ha preso c oscienza di se stesso e che diventa allora il tramite per cui dall'indifferenzia to e dall'inevoluto si passa ai vari momenti della creazione. Cfr. v. BUITENEN, op. cit., p. 33. 9. I fuochi sacrificali (propriamente pavamana, pavaka e suci sono epiteti delle oblazioni, trasferiti ai fuochi nei quali le oblazioni sono gettate) rappresent ano l'universo, ma questo si trova nell'intimo di ciascuno, in quanto il fuoco d ella digestione non diverso dai fuochi sacrificali o dal sole. 10. L'uccello color dell'oro simbolo dell'Atman-Brahman, che dappertutto e si co nfigura nelle quattro creature non umane dalle quali Satyakama riceve l'insegnam ento in Ch.Up, 4, 5 sgg. 11. Cfr. B.Up., 5, 15, 1; Isa Up., 15-16, dove le strofe ricorrono con qualche v ariante. Il Brahman gi prima stato equiparato a Visnu, del resto strettamente col legato con il sole. 12. L'essenza del sole (dalla quale vien distinto l'aspetto esteriore) il Brahma n, donde derivano luna e prana, i quali rappresentano forse emblematicamente la variet dei fenomeni. Il Brahman risplende come la formula chiamata siras (apo jyo ti raso 'mrtam), alla quale vengono aggiunte altre interiezioni sacre. 13. Alcuni degli epiteti dell'Assoluto come fuoco o sole meritano una spiegazion e. Esso ha due aspetti, uno microcosmico, l'altro macrocosmico: in tal modo ha o tto parti, cio perfetto nei due aspetti, la perfezione essendo indicata dalla com pletezza dei quattro quarti. Il cigno, come s' detto, epiteto del sole in quanto si spinge dappertutto; i tre fili sono i Veda, o forse i tre dementi costitutivi dell'universo. 14. Forse nell'unit dell'Assoluto si produce il principio della differenziazione. 15. Non il ricorrere agli dei conferisce la liberazione, ma soltanto la conoscen

za dell'unit assoluta. 16. Il concetto sembra il seguente: coloro che s'innalzano agli dei non s'identi ficano con il Brahman-fuoco, per la derivazione dal quale appariscono tuttavia l uminosi, ma ne sfiorano soltanto l'essenza, cos come le lingue delle fiamme sono in certo modo differenti dal vivo del fuoco. 17. Mentre la forma pura del Brahman sciolta da ogni vincolo materiale, la forma incarnata, ossia l'aspetto dinamico dell'Assoluto, che si realizza come sole ne l macrocosmo e come prana nel microcosmo, richiede sacrifici e offerte: come alt rove nelle Upanisad si ammette il rito e si accetta la vita, la conservazione de lla quale configurata come un sacrificio al soffio vitale. 18. L'agnistoma, propriamente "inno di lode ad Agni", la forma pi semplice del sa crificio di soma ed accompagnato dalla recitazione di dodici inni; l'ukthya e il sodasin sono caratterizzati dalla recitazione di quindici e sedici inni; con l' atiratra infine si continuava fin nella notte il rito sacrificale. 19. Il v. BUITENEN intervenuto drasticamente nella ricostruzione di questo brano . Il Brahman, che luce infinita ed pure la sillaba Om, si manifesta come fuoco, sole, prana. Fra le tre manifestazioni c', per mezzo di una vena, un rappo rto continuo di scambio, attraverso il quale si riconosce l'origine celeste dell a materialit empirica. L'udgitha, ossia la parte essenziale del canto sacro, cost ituito dall'essenza del sole, ovvero dalla sillaba Om. 20. Il Brahman avvolto da quattro involucri e anche si trova al centro di quattr o cerchi concentrici, formati da sole, luna, fuoco, sattva, che qui sembra indic are ci che esiste di pi alto e puro, sempre per nell'ambito dell'individuazione fen omenica. 21. Tutto fuoriesce e tutto ritorna nel Brahman, come i raggi solari che dal sol e appunto si dipartono e nel sole rientrano. Nei sei gruppi di otto membri ciasc uno che compaiono in questa sezione della Upanisad, il primo vocabolo il nome d' una divinit, il secondo d'una strofa, il terzo d'uno stoma, ossia d'un modo di ca ntare un inno, il quarto indica l'inno, il quinto una stagione, il sesto uno dei soffi vitali, il settimo un corpo celeste, l'ottavo una classe di dei o semidei (ma il sesto gruppo piuttosto eterogeneo nel contenuto). Questi fenomeni, appar tenenti al mondo, attraversano le varie vicende della vita (rappresentate come l e fasi di entit astrali, che al cader della notte rientrano nella sfera celeste e appaiono come corpi celesti luminosi); di contro sta l'Uno, immobile e non sogg etto a variazioni.

MAHANARAYANA UPANISAD La Mahanarayana Upanisad appartiene alla scuola del Yajurveda nero, d'epoca piut tosto tarda e deve il suo titolo al poema in onore di Narayana, anima del mondo, spirito supremo immanente in ogni cosa, che occupa la parte centrale di essa. E siste in varie recensioni: qui viene tradotta la recensione andhra, come edita d a J. VARENNE, La Mahanarayana Up., 2 tomi, Paris, 1960. La MN. Up. una sorta di breviario, senza indicazioni liturgiche, per il brahmano che ha rinunciato al mondo (samnyasin), ma che non rifiuta il rito: questo vien e infatti celebrato, sia pure in maniera spirituale e tutt'affatto particolare. Dopo aver meditato sul mito cosmogonico, il samnyasin esalta il Brahman Atman, fondamento e vivificatore dell'universo, che si presenta come un dio pers onale (sia pure con qualche esitazione tra le denominazioni neutra e maschile), variamente denominato (Prajapati, Narayana

Visnu, Brahman o Brahma [maschile], Purusa), presente nel cuore d'ognuno e inter viene con la grazia per farsi riconoscere (cfr. Svetasvatara Up., 3, 20 e Kathak a Up., 1, 2, 20). Purificatosi con abluzioni e con la recitazione di formule, il samnyasin celebra, consumando il pasto, il Pranagnihotra, oblazione ai soffi vi tali: poich ha reso se stesso e le sue cose simili ad ambrosia degna di essere of ferta, ogni atto ha valore sacrale e quindi nell'atto di mangiare si scorge un s acrificio offerto al proprio fuoco interiore. In tal modo il samnyasin realizza in s l'universo e ottiene la comunione con lo spirito supremo. Il culto mentale ( manasa yajna) deve la sua origine all'accettata superiorit del pensiero e del sil enzio, con quello connesso, nei confronti della parola e dell'espressione e semb ra sottintendere la possibilit, riservata a pochi eletti, di conferire valore nuo vo e sacro a oggetti e atteggiamenti dell'esperienza comune; ma non ci pare da e scludere che il sacrificio ai soffi vitali, compiuto giornalmente, significhi o adombri la convinzione dell'ineludibilit della vita e delle sue esigenze. L'interpretazione della MN. Up. resa possibile dal confronto con i trattati giur idici (soprattutto Baudhayana Dharmasastra, 2, 7, 12) che descrivono il rituale del culto mentale, sorta di compromesso tra la rinuncia completa e l'integrazion e nell'edificio religioso brahmanico. 11 1-2. Nell'oceano infinito, al centro dei mondi, oltre il cielo, pi grande di ci ch e grande, penetrando negli astri con il suo splendore, Prajapati si muove dentro l'embrione [d'oro] . 3-4. Il Tat in cui tutte le cose si riconducono e da cui tutte si dipartono, il Tat sul quale son fondati tutti gli dei, il Tat il passato, il Tat il futuro, il Tat stesso [riposa] nel supremo, eterno cielo. 5-6. Il Tat avvolse lo spazio etereo, il cielo e la terra, con lo splendore, con il fulgore fa brillare il sole, i vati lo hanno tessuto nelle acque primordiali 2: esso [riposa] nel supremo, eterno [cielo e pure] nelle creature. 7-8. Il Tat da cui fu messa in moto la creazione del mondo, che con l'acqua diff use i viventi sulla terra e attraverso le piante penetr negli uomini e negli anim ali, nelle creature immobili e in quelle che si muovono: 9-10. null'altro pi grande di esso e pure [nulla] pi piccolo di quello che pi alto di ci che alto, pi grande di ci che grande, che l'Uno, il non evoluto, che ha infin ite forme, che il tutto, il primordiale al di l delle tenebre 3. 11-12. Il Tat l'ordine cosmico e la verit, il sublime Brahman dei veggenti. Offer te e doni, ci che in varia guisa nato o nasce, tutto sostiene [Prajapati,] centro dell'universo! 13-14. Ci che Agni e Vayu, ci che il sole e la luna, ci che l'ambrosia splendente, ci che il Brahman, ci che l'oceano [primordiale], [tutto] Prajapati. 15-16. Tutte le divisioni del tempo sono nate dal Purusa 4, che il lampo: i seco ndi, i minuti, le ore, i giorni e le notti, senza eccezioni. 17-18. "Le quindicine, i mesi, le stagioni, l'anno si svolgano regolarmente!": [ colui che cos dispose] colui che munse le acque e anche lo spazio atmosferico e i l cielo 5. 19-20. Non possibile afferrarlo di sopra, n di traverso, n al mezzo; nessuno lo do mina; il suo nome Grande Gloria.

21-22. La sua forma non cade sotto la vista; nessuno lo pu vedere con l'occhio; v ien concepito per mezzo del cuore, del pensiero, della mente; coloro che lo cono scono diventano immortali 6. 23-24. Nato dalle acque e dall'essenza della terra, si svilupp da Visvakarman; Tv astar ne and foggiando la forma: questa tutta l'origine dell'Atman cosmico al pri ncipio. 25-26. Io conosco questo Purusa grandioso, che ha il colore del sole, che sta al di l delle tenebre. Chi cos lo conosce diventa immortale: non esiste altra via pe r giungere [all'immortalit] . 27-28. Prajapati si muove dentro l'embrione [d'oro]; egli, che innato, si moltip lica in varia guisa. I saggi conoscono dove nasce, i sapienti ambiscono il luogo [d'origine] dei [suoi] raggi. 29-30. Onore alla sacra luce che risplende per gli dei, che degli dei il cappell ano 7, che nata prima degli dei! 31-32. Facendo nascere [questa] sacra luce, gli dei al principio dissero: "Gli d ei saranno sottomessi alla volont del brahmano che cos sappia [la vera natura di e ssa]". 33-34. Pudore e bellezza sono le due tue spose; il giorno e la notte sono i fian chi, le stelle il corpo, gli Asvin la bocca. Mandami verso il [mondo] desiderato ! Mandami verso il [mondo] di l! Mandami verso tutto! 35-36. Al principio, egli si svilupp come aureo embrione; nato, divenne l'unico s ignore dell'universo. Egli fiss la terra e il cielo 8: a qual dio dobbiamo sacrif icare con l'oblazione ? 37-38. [Il dio] che, con la potenza, divenne l'unico sovrano del mondo, di ci che respira e di ci che socchiude gli occhi, e domina chi ha due gambe e chi ne ha q uattro: a qual dio dobbiamo sacrificare con l'oblazione? 39-40. [Il dio] che d l'anima, che d la forza, di cui tutti, anche gli dei, venera no l'insegnamento, per cui l'immortalit e la morte 9 sono [soltanto] un'ombra: a qual dio dobbiamo sacrificare con l'oblazione? 41-42. [Il dio] che, con la potenza, dicono che signoreggi le [montagne] coperte di neve, e l'oceano insieme con il fiume Rasa 10, [il dio] le cui braccia sono le regioni celesti: a qual dio dobbiamo sacrificare con l'oblazione? 43-44. [Il dio] verso cui guardano le due masse sostenute dalla [sua] protezione , tremanti nell'intimo 11, [il dio] sul quale [fondandosi] il sole si diffonde a l levarsi: a qual dio dobbiamo sacrificare con l'oblazione ? 45-46. [Il dio] da cui il cielo possente e la terra furono fissati, da cui furon o puntellati il sole e la volta celeste, [il dio] che nell'atmosfera misura lo s pazio: a qual dio dobbiamo sacrificare con l'oblazione ? 47-48. Quando le grandi acque [cosmiche] ricevettero l'intelligenza universale 1 2 dando origine a Agni, allora sorse [Prajapati] unico principio di vita degli d ei: a quale dio dobbiamo sacrificare con l'oblazione? 49-50. [Il dio] che, con la potenza, vide le acque [primordiali] quando ricevett ero l'intelligenza universale dando origine a Agni, il dio supremo che tra gli d ei era l'unico: a qual dio dobbiamo sacrificare con l'oblazione? 51-52. Egli il dio che per tutte le regioni celesti, per primo nacque dentro l'e

mbrione [d'oro], in varie forme nasce e nascer; il suo viso volto indietro, il su o viso volto verso tutte le direzioni. 53-54. Da ogni parte guarda, in ogni parte si rivolge, le mani agiscono dappertu tto, cos i piedi; con le braccia, con le ali piega cielo e terra, dando [cos loro] origine, egli, l'unico dio. 55-56. Egli il Vena 13 che vede [ogni cosa], che conosce tutte le creature, nel quale tutto l'universo si ritrova come nel nido comune, in lui questo mondo unic o si forma e si distrugge, egli intessuto, onnivadente, in [tutte] le creature. 57-58. Il gandharva che conosce l'ambrosia riveli la parola celata nel mistero! Tre quarti sono celati nel mistero: chi sa ci pu diventare padre del sole 14! 59-60. Egli il nostro amico, il padre, il distributore, egli conosce le funzioni e tutti gli esseri; [egli conosce il luogo] dove gli dei, nel terzo [mondo], gu stando l'ambrosia, ottennero le [loro] funzioni. 61-62. [Colui che sa] immediatamente conquista cielo e terra, i [tre] mondi, le regioni celesti e la [regione della] luce; dopo aver dipanato la trama dell'ordi ne cosmico, ha visto il Tat, diventato il Tat [presente] in [tutte] le creature. 63-64. Dopo aver percorso i [tre] mondi, veduto [tutte] le creature, percorso tu tte le regioni e i quarti del cielo, Prajapati, primo nato dell'ordine cosmico, da se stesso (= per la propria potenza) diventato l'anima del mondo. II 15 65-66. Ad [Agni,] meraviglioso signore dell'assemblea rituale, al caro amico di Indra, ho domandato come grazia la saggezza. 67-68. Ardi, o Agni, allontanando da me l'annientamento, portami bestiame, mezzi di vita, le varie regioni dello spazio! 69-70. O Agni, il mondo non faccia del male alle vacche, ai cavalli, ai servi [n ostri] ! Vieni, o Agni, tu che porti [la luce] ! Avvolgimi con lo splendore! III 71. Noi desideriamo conoscere il [mistero del] Purusa. Meditiamo sul [mistero de l] grande dio dai mille occhi! Rudra ci riveli il Tat! 72. Noi desideriamo conoscere il [mistero del] Purusa. Meditiamo sul grande dio! Rudra ci riveli il Tat! 73. Noi desideriamo conoscere il [mistero del] Purusa. Meditiamo sul [dio Ganesa ] dalla proboscide curva! L'elefante ci riveli il Tat! 74. Noi desideriamo conoscere il [mistero del] Purusa. Meditiamo su Cakratunda ( Nandikesvara, aiutante di Siva)! Nandin ci riveli il Tat! 75. Noi desideriamo conoscere il [mistero del] Purusa. Meditiamo su [Skanda] dal grande esercito! Colui che ha sei volti ci riveli il Tat! 76. Noi desideriamo conoscere il [mistero del] Purusa. Meditiamo su [Garuda] dal le ali d'oro! Garuda ci riveli il Tat! 77. Noi desideriamo conoscere [il mistero di] colui che l'anima dei Veda. Mediti amo sull'embrione d'oro! Il Brahman ci riveli il Tat!

78. Noi desideriamo conoscere [il mistero di] Narayana. Meditiamo sul dio che po ssiede i tesori! Visnu ci riveli il Tat! 79. Noi desideriamo conoscere il [mistero del] dio dalle unghie di diamante. Med itiamo sul [dio] dalle acute zanne! L'uomo leone (quinto avatara di Visnu) ci riveli il Tat! 80. Noi desideriamo conoscere il [mistero del dio] splendente. Meditiamo sul [di o] che genera la grande luce! Il sole ci riveli il Tat! 81. Noi desideriamo conoscere [il mistero di Agni] comune a tutti gli uomini. Me ditiamo su Agni! Agni ci riveli il Tat! 82. Noi desideriamo conoscere [il mistero di] Katyayani. Meditiamo sulla dea fan ciulla! Durga ci riveli il Tat! IV 16 83-84. La dea che la prima tra mille, che ha cento radici e cento boccioli, l'er ba durva che distrugge gli incubi, porti via ogni mio peccato 17. 85-86. Tu che t'accresci stelo su stelo, nodo su nodo, del pari, o durva, fa che noi duriamo per cento, per mille [generazioni] . 87-88. Tu che fai durare, che prolunghi [la nostra discendenza] per cento, per m ille [generazioni]: o dea, o mattone [fatto di erbe], vogliamo onorarti con un'o blazione. 89-90. O tu che sei percorsa da cavalli, che sei percorsa da carri, che sei perc orsa da Visnu, tu sei la [terra] portatrice di ricchezze! Ti onorer con deferenza , ad ogni passo proteggimi 18! 91-92. Tu sei la terra, la vacca lattifera, tu sorreggi, tu porti il mondo, tu s ei stata sollevata dal nero cinghiale dalle cento zampe! 93-94. O argilla, distruggi il mio peccato, ci che io ho commesso di male! O argi lla, tu fosti concessa dal Brahman e consacrata da Kasyapa 19. 95-97. O argilla, donami la ricchezza, in te tutto riposto. O argilla cos stabili ta, ogni [colpa] da me allontana e io andr alla dimora suprema con il male distru tto da te! 98-99. O Indra, rendici coraggiosi di fronte a ci di cui noi abbiamo paura! O gen eroso, sforzati per proteggerci in questo [rito]. Distruggi i nemici, disperdi g li avversari! 100-101. Datore di felicit, capo della [nostra] trib, uccisore di Vrtra, vittorios o sui nemici: Indra, il toro, marci alla nostra testa, [il dio] che d la felicit, che libera dalla paura! 102-103. Ci benedica Indra, dalla grande gloria! Ci benedica Pusan, signore di t utti i tesori! Ci benedica Garuda, il cui passo nessuno pu arrestare 20! Ci bened ica Brhaspati! 104-105. Il soma d coraggio quando lo si sia bevuto, sgorga spumeggiando, uno scr osciante [fiume], un potente guerriero, esso che spremuto dai viticci. Tutti gli arbusti e le piante, che [pur] son cose simili, non ingannarono Indra 21. 106-107. Il Vena ha scoperto dal bordo splendente il Brahman che nasce per primo

all'oriente; ne ha rivelato le forme basilari, le pi vicine [e in esso ha visto] la fonte dell'essere e del non essere 22. 108-109. O terra, sii propizia, senza spine, aperta! Concedi a noi la tua larga protezione! 110-112. [La terra] che si riconosce dal profumo, inaccessibile, sempre fausta, ricca di concime, signora di tutte le creature: io la prego per [ottenere] felic it. Mi tocchi la buona fortuna e la mia cattiva sorte svanisca! 113. In verit, gli dei capeggiati da Visnu con i loro inni hanno conquistato ques ti mondi, s che non possono pi perderli. 114-115. Il grande Indra che ha per braccio la folgore, che ha [la coppa chiamat a] Sodasin, [ci] conceda la protezione! Il liberale ci dia la benedizione e ucci da chi ci odia. 116-117. O Brhaspati, rendi [me], che spremo cantando il soma, simile a Kaksivat figlio di Usij 23! E un corpo inerte, [come] in conseguenza dell'impurit rituale , tocchi a colui che ci odia! 118-119. La condotta tradizionale un filtro disteso, purificati dal quale si va oltre il male. Purificati da questo filtro puro possiamo noi superare il nemico, il male! 120-121. O Indra, tu che stai insieme, congiunto, con i Marut, bevi il soma, o e roe, o vincitore di Vrtra, tu che [lo] conosci! Uccidi i nemici, disperdi gli av versari, concedici la sicurezza da ogni parte! 122-123. Le acque, le piante ci siano amiche! E siano ostili a colui che ci odia e a colui che noi odiamo! 124-125. Acque, siate di conforto! Teneteci sotto la [vostra] protezione, per [p oter ottenere] grande gioia e splendore! 126-127. Del vostro liquido benefico a noi date parte come madri amorose [che of frono il proprio latte]. 128-129. Noi vogliamo metterci a disposizione di colui per [raggiungere] la cui dimora voi ci ristorate, o acque, e ci date [nuova] vita 24! 130. Io mi rifugio presso Varuna dal corno d'oro! Pregato [da me], concedimi una via di salvezza! 131-133. Se io ho mangiato delle cose impure, se ho accettato doni da malvagi, s e ho agito male in pensiero, parole, opere, Indra, Varuna, Brhaspati e Savitar m i purifichino ancora e sempre. 134. Onore ad Agni, che brilla nelle acque! Onore a Indra, onore a Varuna! Onore a Varuni! Onore alle acque! 135. La furia, l'impurit, l'irrequietezza delle acque: [tutto] questo svanisca! 136-137. [Il male che ho fatto] mangiando troppo, bevendo troppo, impadronendomi con la violenza dei beni [altrui], [tutto] ci il re Varuna allontani da me con l a mano! 138-140. Senza peccato, senza passioni, emancipato, libero da colpe, salito nel pi alto cielo possa io abitare insieme con il Brahman! E Varuna che sta nelle acq

ue mi purifichi, egli che toglie ogni sozzura! 141-142. O Gange, o Yamuna, o Sarasvati, o Sutudri insieme con la Parusni, accog liete questo mio inno di lode! O Marudvrdha insieme con l'Asikni e la Vitasta, o Arjikiya insieme con la Susoma, ascoltate! 143-144. L'ordine cosmico e la verit nacquero dal tapas acceso 25; da esso nacque la notte, da esso l'oceano ondoso. 145-146. Dall'oceano ondoso nacque l'anno; [questo] sovrano di ogni cosa che bat ta le palpebre divise il giorno e la notte. 147-148. Il dispensatore cre per ordine il sole e la luna, il cielo e la terra, l o spazio etereo e la luce. 149-151. Da quelle macchie che son nella terra, nel cielo, nell'atmosfera, da qu este Varuna, purificatore del peccato, i veggenti, gli dei liberino la terra, il cielo, le acque! 152-155. Colui che nel mezzo dell'universo il guardiano dell'universo, [Varuna c he concede] i mondi puri, la [luce] aurea della morte, la luce dorata che domina il cielo e la terra, ci conceda [quei mondi e quella] luce! 156-158. L'acqua rifulge e io sono luce. La luce risplende e io sono il Brahman. Io, quale io sia, sono il Brahman! S, sono il Brahman, il Brahman io sono! In ve rit, io offro me stesso in libagione! Svaha! 159-160. C' il peccatore che infrange il voto della castit, che ruba, che uccide u n brahmano, che viola il talamo del maestro e c' Varuna [, signore] delle acque, che purifica dal peccato: e per opera sua che si liberi dalla colpa. 161-163. "Tu che dimori nello spazio etereo, non fare che io pianga!": cos dicono i saggi. [Simile all']oceano, al momento della creazione originaria il soma ris on generando le creature, esso, il re dell'universo. Esso sta sul filtro di lana, come un toro sul dorso [della vacca]: il soma, che il succo spremuto, ha acquis tato grande forza 26. V 27 164-165. Spremiamo il soma per Agni, che bruci le ricchezze di chi nemico! Agni faccia che noi passiamo oltre ogni difficolt e pericolo, come con una barca [si p assa] oltre un fiume. 166-167. Io ho cercato rifugio presso la dea Durga, dal color del fuoco, che ril uce di splendore, la [dea] solare che si compiace dei frutti dell'azione. Onore, perch [ci] guidi in una fausta traversata. 168-169. O Agni, di nuovo con le [tue] benedizioni portaci oltre tutte le diffic olt. Sii per noi una fortezza ampia, poderosa, spaziosa. Felicit e benessere alla [nostra] discendenza! 170-171. Fa che noi passiamo, o Agni, oltre ogni difficolt e pericolo, come con u na barca [si passa] oltre un fiume! Invocato con riverenza come da Atri 28, sapp i essere, o Agni, il protettore dei nostri corpi. 172-173. Invochiamo Agni, vittorioso in battaglia, il signore della vittoria, il terribile, [perch discenda] dalla dimora altissima! Agni, il dio, faccia che noi passiamo oltre ogni difficolt! Agni resista al pericolo! 174-175. Tu che sei l'antico, da onorarsi nei sacrifici, il hotar eternamente gi

ovane, su qual [seggio] ti assidi? O Agni, ristora il tuo corpo e procura a noi il benessere! 176-177. O Indra, tu ti sei impadronito del dolce [latte] sparso dalle vacche. P ossiamo noi andare insieme, dietro di te, fino al [cielo di] Visnu, culmine del firmamento, abitazione comune di Visnu [e dei suoi fedeli]. Si possa godere [que sta gioia futura gi] qui nel mondo! 178-180. Bhuh il cibo. Al fuoco, alla terra, Svaha! Bhuvah, il cibo. Al vento, a ll'atmosfera, Svaha! Suvar il cibo. Al sole, al cielo, Svaha! Bhuh, Bhuvah, Suva r sono il cibo. Alla luna, alle regioni celesti, Svaha! Onore agli dei! Per i Ma ni, Svaha! Bhuh, Bhuvah, Suvar! Il cibo! Om 29! 181-183. Bhuh,! Al fuoco, alla terra, Svaha! Bhuvah! Al vento, all'atmosfera, Sv aha! Suvar! Al sole, al cielo, Svaha! Bhuh, Bhuvah, Suvar! Alla luna, alle regio ni celesti, Svaha! Onore agli dei! Ai Mani, Svada! Bhuh, Bhuvah, Suvar! Il fuoco ! Om! 184-186. Bhuh! Al fuoco e alla terra e alla grandezza, Svaha! Bhuvah! Al vento e all'atmosfera e alla grandezza, Svaha! Suvar! Al sole e al cielo e alla grandez za, Svaha! Bhuh, Bhuvah, Suvar! Alla luna, e alle costellazioni e alle regioni c elesti e alla grandezza, Svaha! Onore agli dei! Ai Mani, Svaha! Bhuh, Bhuvah, Su var! La grandezza! Om! 187-188. Proteggici dal peccato, o Agni! Svaha! Proteggici, tu che conosci tutto , Svaha! Proteggi il sacrificio, o tu che sei ricco di splendore, Svaha! Protegg i l'universo, tu che hai celebrato cento sacrifici, Svaha! 189-190. Proteggici, o Agni, per effetto della prima [invocazione], proteggici p er effetto della seconda, proteggi il [nostro] vigore con la terza, o dio, prote ggi per effetto della quarta invocazione, Svaha! 191-193. L'eccelso tra i metri vedici, che, assumendo ogni forma, penetrato nei metri [partendo] dai metri, Indra primigenio, potente [dio] dei buoni, ha parlat o: [questa ] la dottrina segreta. Onore alla [forza di] Indra, ai veggenti, agli dei. Ai Mani, Svadha! Bhuh, Bhuvah, Suvar! Il metro vedico! Om ! 194-195. Onore al Brahman! La mia memoria sia senza debolezze! Possa io ricordar e ci che stato udito dalle orecchie! Non uccidere in me [la memoria] ! Om! 196-198. L'ardore l'ordine cosmico, l'ardore la verit, l'ardore la tradizione sac ra, l'ardore la pace raggiunta, l'ardore il controllo interiore, l'ardore la tra nquillit, l'ardore la generosit, l'ardore il sacrificio. Bhuh, Bhuvah, Suvar! Dopo che si cos adorato il Brahman, questa [adorazione] l'ardore. 199-200. Come d'un albero fiorito va lontano il profumo, cos lontano si diffonde il profumo del retto agire; come ci si avventura [con prudenza] su una lama di s pada posta su un fossato pensando: "Se osciller di qua o di l cadr nel fossato", de l pari si stia in guardia dal peccato. VI 30 201-202. Pi piccolo del piccolo, pi grande del grande, l'Atman posto nel segreto d ella creatura. Chi libero da angoscia, costui, per la grazia del creatore, ravvi sa in questo [Atman] che inattivo, il signore e la sua maest. 203-204. Da lui derivano i sette prana 31, le sette fiamme, il combustibile, le sette lingue, i sette mondi dove si muovono i prana, che stanno nell'intimo [di ognuno] disposti a sette a sette.

205-206. Da lui [procedono] gli oceani e tutte le montagne, [originati] da lui s corrono i fiumi di ogni tipo, da lui [provengono] tutte le piante e la linfa vit ale, da lui originata la nostra anima interiore. 207-208. Brahma tra gli dei, guida tra i poeti, veggente tra i sacerdoti, bufalo tra gli animali, aquila tra i rapaci, [fortissimo come ferro di] ascia tra gli alberi, il soma attraversa il filtro scrosciando. 209-210. Un aja monta godendo una aja rosso bianconera, che ha generato molta prole della sua stessa natura. Un altro aja la lascia, poich ne ha gi goduto 32. 211-212. [L'Atman il sole che come un] cigno nel puro cielo, dio nell'atmosfera [come folgore], sacerdote presso l'altare, ospite nella casa; risiede nell'uomo, risiede nello spazio infinito, nell'ordine cosmico, nel firmamento. figlio dell e acque, figlio della vacca [primordiale], figlio dell'ordine cosmico, figlio de l monte, il grande ordine cosmico. 213-214. Si mescolato il burro. Il burro la matrice, posto nel burro, il burro l a sua casa. O Agni, in piena autonomia conduci [gli dei] ! Sii felice! O toro, c onduci l'oblazione accompagnata dallo Svaha! 215-216. L'onda del miele salita dall'oceano e con gli steli [del soma] ha raggi unto l'immortalit, che il nome segreto del burro sacrale, [detto anche] lingua de gli dei, ombelico dell'universo 33. 217-218. Noi vogliamo celebrare il nome del burro: in questo sacrificio vogliamo sostener[lo] con l'omaggio. Il sacerdote brahman ascolti il [nome] rivelato: il bufalo dalle quattro corna l'ha emesso. 219-220. Quattro sono le sue corna, tre i piedi, due le teste, sette le sue mani ; legato tre volte il toro muggisce: il gran dio penetrato tra i mortali. 221-222. Foggiato in tre modi, nascosto dai Pani, il burro gli dei l'hanno scope rto nella vacca. Indra ne ha generato una parte, il sole un'altra, una terza l'e strassero con la [propria] potenza dal [poeta] veggente. 223-224. Rudra, il gran saggio, che al principio, prima degli dei, vide tutti i pensieri, [vide] la nascita dell'embrione d'oro, il dio ci fornisca d'una salda memoria. 225-226. Nulla esiste che sia al di l di lui, nulla che stia al di qua, nulla pi p iccolo, nulla pi grande; egli soltanto, fermo come un albero, si erige nel cielo; tutto compenetrato da questo essere. 227-228. Alcuni hanno ottenuto l'immortalit non con l'opera sacrificale, non con la discendenza, non con la ricchezza, ma con la rinuncia. [Soltanto] gli asceti penetrano questo [mistero] luminoso, posto nel segreto al di l del cielo. 229-230. Coloro che hanno come scopo ben determinato di conoscere la verit dei Ve da, gli asceti che si sono purificati praticando la rinuncia, costoro, al moment o della morte, del tutto immortali sono liberi nel mondo del Brahman. 231-232. La ninfea che sta nel mezzo della cittadella [del corpo], piccola, libe ra dal male, dimora del supremo [Brahman], e lo spazio etereo che si trova dentr o di essa, piccolo, libero da angosce: questo bisogna venerare. 233-234. Il suono [Om], che pronunciato all'inizio dei Veda ed posto anche alla fine dei Veda, che al di l di ci che coinvolto nella dissoluzione della natura, il signore supremo.

235-236. [Invochiamo] il dio dalle mille teste, il dio che tutto vede, che a tut ti d la prosperit, Narayana, il dio universale, eterno, la parola suprema, 237-238. Narayana sommo sotto ogni riguardo, eterno, signore universale. Tutto q uesto universo quell'essere, tutto ha qui il fondamento. 239-240. [Invochiamo] il signore di tutto, il signore dell'anima, l'eterno, bene fico, immobile, Narayana degno di essere conosciuto, anima di tutte le cose, met a suprema. 241-242. Narayana la suprema luce, l'anima, Narayana il sommo! Narayana la supre ma, intima essenza del Brahman, Narayana il sommo! 243-244. Narayana il meditante supremo ed la meditazione. Narayana il sommo! E t utto questo universo che si vede o che si ode, 245-246. tutto, interiormente ed esteriormente, Narayana l'ha compenetrato e vi risiede. [Invochiamo] il poeta infinito, eterno, che arriva fin dove [arriva] l' oceano, che a tutti d la prosperit. 247-248. Simile a un calice di ninfea, il cuore, rivolto verso il basso, si trov a una spanna sotto la nuca e [una spanna] sopra l'ombelico. 249-250. Risplende, incoronato di fiamme, esso che il grande santuario del tutto ; circondato dalle vene, pende, simile a un calice [di ninfea]. 251-252. Nel suo interno c' una piccola cavit: in essa tutto [l'universo] fondato, dentro di essa c' un grande fuoco, una fiamma universale [che brilla] in ogni pa rte. 253-254. Esso il sole, il veggente non soggetto a vecchiezza, che, [l] posto, rip artisce il cibo; esso [l] giace, ma i suoi raggi si diffondono per traverso, in a lto, in basso. 255-256. [Il cuore-sole] riscalda il suo corpo dalla pianta dei piedi fino alla testa: nel suo intimo posta la fiamma del fuoco, che, piccola, s'innalza, 257-258. risplendente come il lampo [che sorge] dal seno della scura nube, sotti le come la barba della spiga del riso, gialla, rilucente, grossa come un atomo. 259-260. Nel centro di questa fiamma riposto l'Atman supremo: esso Brahma, Siva, Hari, Indra, l'immortale, il supremo sovrano 34! 261-262. In verit, il sole questo disco che qui riscalda, il complesso degli inni sacri, la raccolta degli inni sacri, il mondo degli inni sacri. E quanto alla f iamma che riluce nel disco, sono le melodie, il mondo delle melodie. 263-264. E l'essere che nella fiamma [che arde] nel disco il complesso delle for mule sacrificali, la raccolta delle formule sacrificali, il mondo delle formule sacrificali. E questo essere d'oro che brilla dentro il sole in verit la triplice scienza.

265-266. Il sole in verit lo splendore, il vigore, la forza, la gloria, l'occhio, l'orecchio, l'anima, il pensiero, la volont, Manu, Mrtyu, Satya (nome di vari e seri divini), Mitra, Vayu, lo spazio etereo, il soffio vitale, il guardiano dei mondi, Ka, Kim 35, 267-268. la felicit, il Tat, la verit, il cibo, l'ambrosia, la vita, l'universo, a beatitudine suprema, l'essere esistente per se stesso. Quando si dice che l'an

no Prajapati, [si vuol dire che] il sole; il personaggio [che nel sole] il sovra no di [tutte] le creature. 269. Ottiene di congiungersi, di vivere insieme con il Brahman, ottiene di congi ungersi, di eguagliare, di vivere insieme con gli dei colui che cos sa. Questa l' Upanisad. VII 36 270-273. Onore al signore della distruzione! Onore a colui che pone distruzione! Onore al dio che si volge in alto! A colui che ha per ca di volgersi verso l'alto! Onore a colui che l'oro! A colui che ristica di essere l'oro! Onore a colui che il bel colore! A colui atteristica di essere il bel colore! Onore a colui che la vita! A er caratteristica di essere la vita! Onore all'Arciere! A colui che teristica di essere l'Arciere! termine alla caratteristi ha per caratte che ha per car colui che ha p ha per carat

274-276. Onore a Siva! A colui che ha per caratteristica di essere Siva! Onore a colui che una fiamma! A colui che ha per caratteristica di essere una fiamma! O nore a colui che l'Atman! A colui che ha per caratteristica di essere l'Atman! O nore al Supremo! A colui che ha per caratteristica di essere il Supremo! Questa [litania] che considera tutte le caratteristiche, [applicabile anche] a Soma e a Surya, utilizza come mezzo di purificazione la mano e le formule 37. 277-278. Io mi rifugio presso colui che sempre rinasce. Onore, onore a colui che sempre rinasce! Io sono, io sono, io non sono eccellente! Assistimi! Onore a co lui che l'origine dell'esistenza! 279-281. Onore al dio della prosperit! Onore all'antico, all'ottimo, a Rudra! Ono re a colui che il Tempo! Onore a colui che pone fine al tempo! Onore a colui che la forza! Onore a colui che pone fine alla forza! Onore a colui che vince la fo rza! Onore a colui che vince tutte le creature! Onore a colui che esalta lo spir ito! 282-283. Onore alle tue forme terrifiche e a quelle non terrifiche, o Arciere, a quelle contemporaneamente terrifiche e non terrifiche, a tutte e sempre, o Rudr a! 284. Noi desideriamo conoscere il [mistero del] Purusa. Meditiamo sul grande dio ! Rudra ci riveli il Tat! 285-286. Signore di tutte le scienze, signore di tutte le creature, signore dell a preghiera, signore della formula sacrificale: Brahma mi sia propizio, infatti egli sempre propizio Om! 287-288. Onore a colui che ha il braccio d'oro, che del color dell'oro, che ha l 'aspetto aureo, che il signore dell'oro. Al consorte di Ambika, al consorte di U ma, al signore degli animali, onore, onore! 289-290. Questo essere nero bruno, votato alla castit, dai molti occhi [noi l'onoriamo come fosse] l'ordine, la verit, il Brahman. Onore a lui, che ha tutte le forme! 291-292. Rudra in verit tutto: onore a Rudra! Rudra lo spirito sommo, il bene, la grandezza. Onore, onore! 293-294. L'universo intero, il vario mondo, ci che in varia guisa nacque e ancora nasce: Rudra tutto. Onore a Rudra! 295-296. A Rudra, generoso, preveggente, potente, quale preghiera potremo rivolg

ere che sia gradita al cuore? Rudra l'intero universo: Onore a Rudra! 297-298. Per colui che usa un cucchiaio di legno speciale per l'oblazione al fuo co, le oblazioni sono ben fondate e [saranno] di poi ben fondate. 299-300. Del [tuo] splendore fa come un'ampia rete! Avanza, simile a un re poten te per il corteggio! Tu che t'affretti dietro l'avida rete, sei l'arciere: colpi sci i demoni con i [dardi] pi ardenti 38! 301-302. Le tue [fiamme] ondeggianti volano rapidamente; tu che brilli vivamente , afferra [i demoni] con forza! Tu che sei libero da ogni legame lancia con la lingua [frecce] ardenti in tutte le direzioni, le faville [che son come] uccelli! 303-304. Invia le tue spie, tu che sei il pi veloce! Sii per la nostra trib un gua rdiano non mai ingannato! Chi ci vuol male, da vicino o da lontano, non giunga m ai sul tuo cammino, o Agni! 305-306. Alzati, o Agni, tendi [l'arco] contro i nemici, riducili in cenere, o t u dai dardi acuti! O tu che ti accendi, abbatti e brucia, come un cespuglio secc o, colui che ci ha fatto del male! 307-308. Levati, caccia lontano da noi [i nemici] ! Palesa, o Agni, le divine qu alit! Distruggi la resistenza di costoro che son posseduti dai demoni! Uccidi i n emici, siano essi o no del nostro sangue! 309-311. Aditi [comprende] gli dei, i gandharva, gli uomini, i Mani, i demoni: d i tutte queste creature la madre, essa, la pingue, la grande, la maestosa, l'inc itatrice, la risonante, la mobile, la vasta, la distesa, essa che tutti gli esse ri. Quando gli fu domandato: "Come , chi ?", la risposta di Vasistha fu: "Essa la veritiera, l'immortale". 312-316. Le acque in verit sono questo intero universo, le acque sono tutte le cr eature, le acque sono i soffi vitali, le acque sono le bestie, sono il cibo, son o l'ambrosia, le acque sono la regalit universale, sono la regalit individuale, so no la regalit autonoma, le acque sono i metri, sono le luci, sono le formule sacr ificali, le acque sono la verit, sono l'insieme delle divinit. Bhuh, Bhuvah, Suvar ! Le acque! Om! VIII 39 317-318. Le acque purifichino la terra e la terra, purificata, mi purifichi! [Le acque e] il signore del Brahman purifichino [la terra e la terra] purificata da l Brahman mi purifichi! 319-320. Se [ho mangiato] dei resti che non dovevano essere mangiati, se ho comp iuto qualche mancanza, se ho accettato il dono degli empi, le acque mi purifichi no da tutto! Svaha! 321-322. Agni e Manyu (dio dell'ira) e i signori dell'ira mi guardino dai peccat i commessi per ira. Il peccato di giorno commesso con la mente, con la parola, c on le mani, con i piedi, con il ventre, con il sesso, il giorno lo cancelli! 323. E ci che di male in me, questo io l'offro in oblazione e me stesso [offro] n ella matrice dell'ambrosia, nella verit, nella luce! Svaha! 324-325. Il sole e Manyu e i signori dell'ira mi guardino dai peccati commessi p er ira. Il peccato di notte commesso con la mente, con la parola, con le mani, c on i piedi, con il ventre, con il sesso, la notte lo cancelli!

326. E ci che di male in me, questo io l'offro in oblazione e me stesso [offro] n ella matrice dell'ambrosia, nel sole, nella luce! Svaha! 327-328. Om: questo [mantra costituito d'una] sola sillaba rappresenta il Brahma n: la divinit Agni, lo rsi il Brahman, l'uso per ottenere l'identit, la comunione con lo spirito supremo. 329-330. Venga la dea che esaudisce i desideri! [Venga il mantra Om] che equival e all'imperituro Brahman! La gayatri la madre di tutti i metri: godi di questa m ia preghiera. 331-333. Il peccato commesso di giorno, dal giorno cancellato. Il peccato commes so di notte, dalla notte cancellato. O gran dea che possiedi ogni colore, o Sara svati, o tu che conosci la scienza delle sandhya 40, 334-335. tu sei l'energia, sei la potenza, sei la forza, sei lo splendore! Tu se i il nome e la funzione degli dei, sei l'intero universo, sei la vita universale di tutti, sei la vita dell'universo! Sei la vincitrice [del male] ! Om! Io invo co la gayatri, invoco la Savitri' invoco Sarasvati, invoco i veggenti del Veda, invoco Sri! 336-337. Della gayatri, gayatri il metro, Visvamitra lo rsi, Savitar la divinit, Agni la bocca, Brahma la testa, Visnu il cuore, Rudra la crocchia dei capelli, l a terra la matrice. 338-339. Dotata dei cinque soffi vitali, prana, apana, vyana, udana, samana, la gayatri di color bianco, appartiene alla stessa famiglia di Samkhyayana 41, ha v entiquattro sillabe, tre parti, sei cavit, cinque teste; il suo uso si ha durante l'iniziazione. 340. Om equivale a Bhuh, a Bhuvah, a Suvar! Om la grandezza, Om l'uomo, Om il ta pas, Om la verit! 341. Om equivale alla formula della savitri: Meditiamo sul desiderabile splendor e del dio Sole, che dia impulso alle nostre menti! 342. Om [la formula detta siromantra]: Le acque, la luce, il succo, l'ambrosia, il Brahman! Bhuh, Bhuvah, Suvar! Om 42! 343-344. O tu che sulla terra sei nata sulla cima pi alta, sulla sommit della mont agna, tu sei stata lasciata libera dai brahmani! Va' dunque, o dea, come pi t'agg rada. 345-346. Io ti ho lodato, tu sei la dea che concede grazie, sei la madre dei Ved a e due volte nata stimoli nel fuoco [le nostre energie]. La dea se ne torni nel mondo del Brahman, dopo avermi concesso lunga vita sulla terra, ricchezza, sple ndore brahmanico! 347-349. Il sole ardente [il primo degli] Aditya, il [suo] splendore effonde [l' essenza] imperitura. Essi versano miele, esso il succo e il succo la verit! Le ac que, la luce, il succo, l'ambrosia, il Brahman! Bhuh, Bhuvah, Suvar! Om! 350. Mi tocchi il Brahman! Mi tocchi il miele! Mi tocchino il Brahman e il miele ! 351. Nei [tuoi] confronti io sono per te quello che un fanciullo [indifeso], o S oma che distruggi gli incubi, o irresistibile! Io offro in libagione quei soffi vitali che [in realt] sono tuoi, o Soma!

352-353. Colui che d a un brahmano questo [mantra chiamato] Trisuparna senza che sia domandato, costui cancella la colpa d'aver ucciso un brahmano. Quei brahmani che recitano il Trisuparna ottengono il soma, purificano la loro discendenza fi no al millesimo grado. 354. Om! Con la saggezza [s'ottiene] il Brahman, con la saggezza il miele, con l a saggezza, in verit, [s'ottengono] miele e Brahman! 355-356. Oggi, o divino Savitar, procuraci il beneficio d'aver dei figli! Caccia lontano l'incubo! O divino Savitar caccia lontano tutti i mali e portaci ci che fausto! 357. Miele [portano] i venti a chi puro, miele versano i fiumi. Ricche di miele siano per noi le piante! 358-359. La notte e l'aurora siano miele! Ricca di miele sia la superficie terre stre! Miele sia per noi il padre cielo! L'albero sia ricco di miele, ricco di mi ele il sole, ricche di miele siano per noi le vacche! 360-361. Colui che d a un brahmano questo [mantra chiamato] Trisuparna senza che sia domandato, costui cancella la colpa d'aver procurato un aborto. Quei brahman i che recitano il Trisuparna ottengono il soma, purificano la loro discendenza f ino al millesimo grado. 362. Om! Con la saggezza s'ottiene il Brahman, con la saggezza il miele, con la saggezza, in verit, s'ottengono miele e brahman! 363-364. Brahma tra gli dei, guida tra i poeti, veggente tra i sacerdoti, bufalo tra gli animali, aquila tra i rapaci, [fortissimo come ferro di] ascia tra gli alberi, il soma attraversa il filtro scrosciando (= 207-208). 365-366. [L'Atman il sole che come un] cigno nel puro cielo, dio nell'atmosfera [come folgore], sacerdote presso l'altare, ospite nella casa; risiede nell'uomo, risiede nello spazio infinito, nell'ordine cosmico, nel firmamento. figlio dell e acque, figlio della vacca primordiale, figlio dell'ordine cosmico, figlio del monte, il grande ordine cosmico ( = 211-212). 367. Per l'inno ti [onoriamo], per lo splendore ti [onoriamo] ! 368-371. I canti, simili a fiumi, scorrono tranquillamente, purificandosi interi ormente nel cuore, nella mente. Io considero i rivoli del burro sacrificale: nel loro mezzo c' un'aurea canna nel quale giace l'aquila che produce il miele distr ibuendolo agli dei. Intorno a essa stanno sette bionde [lingue di fuoco], che ve rsano a piacer loro rivoli d'ambrosia 43. 372-373. Colui che d a un brahmano questo [mantra chiamato] Trisuparna senza che sia domandato, costui cancella la colpa consistente nell'uccisione d'un nobile. Quei brahmani che recitano il Trisuparna ottengono il soma, purificano la loro d iscendenza fino al millesimo grado. 374-375. Gradendo [il nostro inno] venuta a noi la divina saggezza, Visvaci bene vola, ben disposta. Favoriti da te, favorendoti [a nostra volta, lasciando] da p arte i cattivi discorsi, noi vogliamo proclamare l'alta [parola], [divenuti per tua grazia] esperti nelle scienze. 376-377. Favoriti da te si diventa poeti, o dea, si ottiene la qualit di brahman, si diventa felici! Favoriti da te si trova un ricco tesoro! Favoriscici [colman doci] di ricchezze, o saggezza!

378-381. Indra mi dia la saggezza! La divina Sarasvati mi dia la saggezza. Mi co ncedano la saggezza i due Asvin dalle corone di ninfee e quella tra le apsaras c he la saggezza stessa e quello tra i gandharva che lo spirito. La saggezza, la divina Sarasvati dal dolce profumo mi sia favorevole! Svaha! 382-383. Vieni a me tu che sei la saggezza, che hai soave profumo, che assumi tu tti gli aspetti, che hai il color dell'oro, [sempre] attiva! Forte, ricca di lat te, la saggezza dal volto augurale mi sia benigna! 384-386. Agni mi conceda la saggezza, la discendenza, la sua luce! Indra mi conc eda la saggezza, la discendenza, la [sua] luce! Surya mi conceda la saggezza, la discendenza, la [sua] luce! IX 44 387-388. S'allontani la morte, ci tocchi l'immortalit! Il sole ci conceda la sicu rezza! Come la chioma d'un albero, la prosperit si stenda su di noi! Che Indra ci sia amico! 389-390. O morte, segui un altro cammino, quello che tuo, che diverso dalla via degli dei [donde non si ritorna] ! A te che osservi, che ascolti [tutti noi] io dico: "Non colpire la nostra progenie, non [colpire] gli uomini!". 391-392. Con il pensiero noi afferriamo il vento, il respiro, Prajapati che il c ustode dell'universo. Ci protegga dalla morte, ci difenda dal peccato! Dotati di lunga vita, possiamo noi giungere alla vecchiezza! 393-394. O Brhaspati, tu hai portato la liberazione dall'al di l che appartiene a Yama, [ci hai liberato] dalla maledizione. Gli Asvin, medici degli dei, hanno a llontanato la morte da me con tutte le loro forze, o Agni! 395-396. Gli dei seguono Hari che toglie ti peccati], signore di tutto, il domin atore dei pensieri. Il Brahman, che simile a lui, mi segua! Non distruggere la s trada! Avanza! 397-398. Attizzando il fuoco con i trucioli, possa io ottenere i due mondi! Aven do raggiunto la fortuna nei due mondi, io passo oltre la morte! 399-400. O morte, non colpire, non uccidere! Non togliermi, non levarmi il vigor e! Non colpir la mia prole, o poderosa, non la vita e noi t'onoreremo con un'obl azione, tu che vedi gli uomini!

401-402. Non colpire di noi n chi grande, n chi piccolo, n chi cresce, n chi gi cr iuto, n il padre, n la madre, o Rudra, non colpire i nostri cari corpi! 403-404. Non colpirci n nella discendenza, n nella vita, n nelle vacche e neppure n ei cavalli. Adirato, o Rudra, non colpirci! Noi ti onoreremo con oblazioni. 405-406. Tu solo e non altri, o Prajapati, domini tutte queste creature. Ci tocc hi ci per il cui desiderio ti facciamo oblazioni! Possiamo essere signori delle r icchezze! 407-408. [Il dio] che benedice, che regna sulla trib, il signore uccisore di Vrtr a e vincitore dei nemici, Indra, il toro, marci davanti a noi, egli che beve il soma e d la sicurezza. 409-410. Noi offriamo una libagione a Tryambaka, a [Siva] dal soave profumo, che accresce la prosperit. Possa io, come una zucca dal suo picciolo, essere distacc ato dalla morte, non dall'immortalit!

411-412. I mille e diecimila lacci che tu possiedi, o morte, per uccidere l'uomo , noi li allontaniamo tutti per mezzo della magia del sacrificio. 413-416. Alla morte, Svaha! Alla morte, Svaha! Del peccato commesso dagli dei tu sei l'espiazione: Svaha! Del peccato commesso dagli uomini tu sei l'espiazione: Svaha! Del peccato commesso dai Mani tu sei l'espiazione: Svaha! Del peccato co mmesso da me stesso tu sei l'espiazione: Svaha! Del peccato commesso da un altro tu sei l'espiazione: Svaha ! Del peccato commesso da noi tutti tu sei l'espiazi one: Svaha! 417-421. Del peccato commesso di giorno e di quello commesso di notte tu sei l'e spiazione: Svaha! Del peccato commesso da addormentati e di quello commesso da s vegli tu sei l'espiazione: Svaha! Del peccato commesso nel sonno profondo e di q uello commesso da svegli tu sei l'espiazione: Svaha! Del peccato commesso con co scienza e di quello commesso senza saperlo tu sei l'espiazione: Svaha! Tu sei l' espiazione del peccato, del peccato: Svaha! 422-423. Quel grave peccato che abbiamo commesso contro di voi, o dei, con la pa rola o per storditaggine, questo peccato rigettatelo, o dei, sul nemico che ci v uol male. 424-426. Il desiderio ha prodotto [il peccato]. Onore, onore! Il desiderio ha pr odotto [il peccato] ! il desiderio ad agire, non son io che agisco. Il desiderio l'attore, non son io l'attore. Il desiderio quello che fa agire, non son io que llo che fa agire. Questa [oblazione] per te, o desiderio! Al desiderio, Svaha! 426-429. L'ira ha prodotto [il peccato]. Onore, onore! L'ira ha prodotto [il pec cato] ! l'ira ad agire; non son io che agisco. L'ira quella che agisce; io non a gisco. L'ira quella che fa agire, non son io quello che fa agire. Questa [oblazi one] per te, o ira! All'ira, Svaha! X 45 430-433. Io offro grani di sesamo, ricchi di succo, ben pestati, odorosi: portin o gioia nel mio cuore, Svaha! Le vacche, l'oro, la ricchezza, cibo e bevande: pe r lo splendore di tutte [queste cose], Svaha! Fortuna, successo, prosperit, buona fama, mancanza di debiti, [splendore] brahmanico, abbondanza di figli, fede, sa ggezza, conoscenza: Agni conceda [tutto ci]: Svaha! 434-439. Neri sono i grani di sesamo, bianchi, benefici, obbedienti. I grani di sesamo mi purifichino dal peccato, da qualunque male mi sia giunto, Svaha! Se ho mangiato durante la prima cerimonia funebre il cibo d'un ladro, se ho ucciso un brahmano, se ho violato il talamo del maestro, se ho rubato le vacche, se ho be vuto liquori spiritosi, se ho commesso l'aborto: i grani di sesamo portino la pa ce, Svaha! Fortuna, successo, prosperit, buona fama, mancanza di debiti, [splendo re] brahmanico, abbondanza di figli, fede, saggezza, conoscenza: Agni conceda [t utto ci]: Svaha! 440. In me si purifichino [i cinque soffi vitali,] prana, apana, vyana, udana, s amana! Io sono luce! Possa io essere senza peccato, senza colpa, Svaha! 441. In me si purifichino parola, pensiero, occhio, orecchio, lingua, naso, seme , intelligenza, desiderio, volont! Io sono luce! Possa io essere senza peccato, s enza colpa, Svaha! 442. In me si purifichino pelle, epidermide, carne, sangue, grasso, midollo, ner vi, ossa! Io sono luce! Possa io essere senza peccato, senza colpa, Svaha! 443. In me si purifichino testa, mani, piedi, fianchi, dorso, ventre, gambe, org ano genitale, ano! Io sono luce! Possa io essere senza peccato, senza colpa, Sva

ha! 444. Levati, o spirito [del fuoco] ! O tu che sei giallo, rossiccio, dagli occhi fiammeggianti, d, d [la purezza] ! In me si purifichino tutte le cose concesse! I o sono luce! Possa io essere senza peccato, senza colpa, Svaha! 445. In me si purifichino la terra, le acque, la luce, il vento, l'atmosfera! Io sono luce! Possa io essere senza peccato, senza colpa, Svaha! 446. In me si purifichino udito, tatto, vista, gusto, odorato! Io sono luce! Pos sa io essere senza peccato, senza colpa, Svaha! 447. In me si purifichino ragione, parola, corpo, azioni! Io sono luce! Possa io essere senza peccato, senza colpa, Svaha! 448. Dal senso dell'io, che [in me] latente [, possa io essere liberato] ! Io so no luce! Possa io essere senza peccato, senza colpa, Svaha! 449. In me l'Atman si purifichi! Io sono luce! Possa io essere senza peccato, se nza colpa, Svaha! 450. In me si purifichi l'Atman interiore! Io sono luce! Possa io essere senza p eccato, senza colpa, Svaha! 451. In me si purifichi l'Atman supremo! Io sono luce! Possa io essere senza pec cato, senza colpa, Svaha! 452. Alla fame, Svaha! Alla fame e alla sete, Svaha! All'ottenimento [della fort una], Svaha! All'uso delle strofe sacre, Svaha! 453. Al sommo signore, Svaha! Io distruggo il male della fame e della sete, la s fortuna massima! 454. Allontana da me la sventura, l'insuccesso e ogni peccato, Svaha! 455-456. In me si purifichi l'Atman, i cui cinque involucri sono costituiti da c ibo, respiro, mente, conoscenza, beatitudine! Io sono luce! Possa io essere senz a peccato, senza colpa, Svaha! XI 46 457. Ad Agni, Svaha! A tutti gli dei, Svaha! Alla solida terra, Svaha! Alla sede immota, Svaha! Alla sede imperitura, Svaha! Ad Agni che compie sacrifici auspic ali, Svaha! 458. Alla giustizia; Svaha! All'ingiustizia, Svaha! Alle acque, Svaha ! Alle pia nte e agli alberi, Svaha! 459. Ai demoni, agli dei, agli uomini, Svaha! Alle [divinit] domestiche, Svaha! A lle case, Svaha! Alle divinit della casa, Svaha! A tutti i demoni, Svaha! 460. Al desiderio, Svaha! All'atmosfera, Svaha! Ci che nel mondo palpita e si muo ve ha nome bhaga: a questo nome [divino], Svaha! 461. Alla terra, Svaha! All'atmosfera, Svaha! Al cielo, Svaha! Al sole, Svaha! A lla luna, Svaha! Alle costellazioni, Svaha! 462. A Indra, Svaha! A Brhaspati, Svaha! A Prajapati, Svaha! Al Brahman, Svaha! Ai Mani, Svadha! Agli dei, Svaha! Onore a Rudra, al signore degli animali, Svaha !

463. Agli dei, Svaha! Ai Mani, Svadha! Onore agli spiriti! Agli uomini, Hanta! A Prajapati, Svaha! Al supremo Signore, Svaha! 464. Simile a fonte inesauribile dalle cento, dalle mille correnti, possa io ave re messi inesauribili dalle mille correnti. Al deposito della ricchezza, Svaha! 465-466. Gli spiriti che di giorno e di notte vagano desiderosi di offerte sono i servi di Vituda (essere demoniaco). A costoro io, desideroso di prosperit, offr o l'oblazione; in me il signore della prosperit generi la prosperit, Svaha! XII 467-468. Om: esso il Brahman. Om: esso Vayu. Om: esso l'Atman. Om: esso la verit. Om: esso tutto l'universo. Om: esso il corpo. Om: onore! 469-471. Si muove dentro tutte le varie creature, nel segreto [del cuore]. Tu se i il sacrificio, sei la formula Vasat, sei Indra, sei Rudra, sei Visnu, sei il B rahman, sei Prajapati, tu sei l'acqua. 472. Le acque, la luce, il succo, l'ambrosia, il Brahman! Bhuh, Bhuvah, Suvar! O m! XIII 47 473. Fondandomi fiduciosamente sul prana, io offro in libagione l'ambrosia! 474. Fondandomi fiduciosamente sull'apana, io offro in libagione l'ambrosia! 475. Fondandomi fiduciosamente sul vyana, io offro in libagione l'ambrosia! 476. Fondandomi fiduciosamente sull'udana, io offro in libagione l'ambrosia! 477. Fondandomi fiduciosamente sul samana, io offro in libagione l'ambrosia! 478. Possa la mia anima ottenere l'immortalit nel [mondo del] Brahman! 479. Tu sei il giaciglio dell'ambrosia 45. 480. Fondandomi fiduciosamente sul prana, io offro in libagione l'ambrosia! E tu , benevolo, entra in me, perch io non sia distrutto. Al prana, Svaha! 481. Fondandomi fiduciosamente sull'apana, io offro in libagione l'ambrosia! E t u, benevolo, entra in me, perch io non sia distrutto. All'apana, Svaha! 482. Fondandomi fiduciosamente sul vyana, io offro in libagione l'ambrosia! E tu , benevolo, entra in me, perch io non sia distrutto. Al vyana, Svaha! 483. Fondandomi fiduciosamente sull'udana, io offro in libagione l'ambrosia! E t u, benevolo, entra in me, perch io non sia distrutto. All'udana, Svaha! 484. Fondandomi fiduciosamente sul samana, io offro in libagione l'ambrosia! E t u, benevolo, entra in me, perch io non sia distrutto. Al samana, Svaha! 485. Possa la mia anima ottenere l'immortalit nel [mondo del] Brahman! 486. Tu rivesti come coperta l'ambrosia. 487. Fondandomi fiduciosamente sul prana, io ho offerto in libagione l'ambrosia. Con questo cibo rinvigorisci il prana!

488. Fondandomi fiduciosamente sull'apana, io ho offerto in libagione l'ambrosia . Con questo cibo rinvigorisci l'apana! 489. Fondandomi fiduciosamente sul vyana, io ho offerto in libagione l'ambrosia. Con questo cibo rinvigorisci il vyana. 490. Fondandomi fiduciosamente sull'udana, io ho offerto in libagione l'ambrosia . Con questo cibo rinvigorisci l'udana. 491. Fondandomi fiduciosamente sul samana, io ho offerto in libagione l'ambrosia . Con questo cibo rinvigorisci il samana. XIV 49 492-493. Il Purusa, della grandezza d'un pollice, penetrato nel pollice. Il sign ore di tutto l'universo, il signore che gode di tutto, si rallegri [in me] ! 494-495. La parola sia nella mia bocca, il respiro nelle narici, la vista negli occhi, l'udito nelle orecchie, la forza nelle braccia, il vigore nelle gambe! Tu tte le membra siano sane! La [tua essenza] sottile penetri nel mio corpo! Onore a te, non portare offesa! 496-497. Gli uccelli dalle belle ali si sono aggruppati intorno a Indra, i vegge nti della famiglia di Priyamedha cercano rifugio [presso il dio] 50. Dissipa le tenebre, riempi il nostro occhio, libera noi che siamo come presi in mezzo a una rete! 498. Tu raccogli i soffi vitali. Entra in noi, tu che sei Rudra, che determini l a fine! Rinvigorisciti con questo cibo! 499. Onore a Rudra e a Visnu! Salvaci dalla morte! 500-501. Tu, o Agni, sorgi dalla luce, tu che brilli. Tu sorgi dalle acque, dall e pietre, tu nasci dagli alberi, dalle erbe. Tu nasci puro, e signore degli uomi ni. 502-504. Sta presso di me in grazia della benefica [oblazione] ! Sta presso di m e in grazia della gradita [oblazione] ! Sta presso di me in grazia della ben com piuta [oblazione] ! Sta presso di me in grazia dello splendore brahmanico [che h o ottenuto] ! Sta presso [di me] seguendo il buon esito del sacrificio! Onore a te, o sacrificio! Onore a te, onore a te! XV 51

505. La verit la cosa pi eccellente, la cosa pi eccellente la verit! Con la verit no si precipita mai dal mondo celeste, perch la verit [propria] dei giusti. Per ques to ci si compiace della verit. 506. Il tapas [ la cosa pi eccellente], dicono alcuni. Non c' tapas superiore al di giuno: infatti il tapas pi eccellente una cosa difficile a raggiungersi, assai di fficile a raggiungersi. Per questo ci si compiace del tapas 52. 507. Il dominio [di s la cosa pi eccellente], dicono sempre coloro che praticano i l brahmacarya. Per questo ci si compiace del dominio [di s]. 508. La pace [ la cosa pi eccellente], dicono gli eremiti che vivono nella foresta . Per questo ci si compiace della pace.

509. L'elargizione [ la cosa pi eccellente], cos dicono, lodando, tutte le creature . Niente pi difficile a farsi dell'elargizione. Per questo ci si compiace dell'el argizione. 510. La legge [ la cosa pi eccellente], dicono altri. Tutto l'universo soggetto al la legge. Niente pi difficile a praticare che la legge. Per questo ci si compiace della legge. 511. La procreazione [ la cosa pi eccellente], cos pensa la maggior parte della gen te. Perci si nasce in moltissimi. Per questo moltissimi si compiacciono della pro creazione. 512. I fuochi del sacrificio [sono la cosa pi eccellente], dicono alcuni. Per que sto bisogna approntare i fuochi. 513. L'agnihotra [ la cosa pi eccellente], dicono altri. Per questo ci si compiace dell'agnihotra. 514. Il sacrificio [ la cosa pi eccellente]: con il sacrificio infatti gli dei han no raggiunto il cielo. Per questo ci si compiace del sacrificio. 515. Il [culto] mentale [ la cosa pi eccellente], cos dicono coloro che sanno. Per questo coloro che sanno si compiacciono del [culto] mentale. 516. La rinuncia [ la cosa pi eccellente], dice il sacerdote brahman. Infatti il s acerdote brahman la cosa pi eccellente, la cosa pi eccellente il sacerdote brahman . In verit la rinuncia superiore a tutte le altre cose, che sono inferiori. 517. [Lo stesso succeder per] chi cos sa: questo il significato segreto. 518. Suparna, discendente di Aruna e di Prajapati, s'avvicin a Prajapati padre [d i tutti gli esseri] e disse: "Signore, quale cosa ritieni che sia la suprema?". A lui quello rispose: 519. "In grazia della verit soffia il vento, in grazia della verit brilla il sole nel cielo. Il fondamento della parola la verit, sulla verit tutto l'universo fonda to. Per questo si dice che la verit la cosa suprema. 520. In grazia del tapas gli dei al principio diventarono dei, in grazia del tap as i veggenti scoprirono la luce, in grazia del tapas respingiamo i rivali, i ne mici, sul tapas tutto l'universo fondato. Per questo si dice che il tapas la cos a suprema. 521. In grazia del dominio [di s] si scuote il peccato, in grazia del dominio [di s] coloro che praticano il brahmacarya giunsero alla luce, il dominio [di s] cosa assai difficile da ottenere per le creature, sul dominio [di s] tutto l'universo fondato. Per questo si dice che il dominio [di s] la cosa suprema. 522. Pacificati in grazia della pace, si benevoli, in grazia della pace gli asce ti trovarono il cielo, la pace cosa assai difficile da ottenere per le creature, sulla pace tutto l'universo fondato. Per questo si dice che la pace la cosa sup rema. 523. L'elargizione, il salario dei preti, la corazza dei tta la gente sta dietro a chi elargisce. Con l'elargizione mici, in grazia dell'elargizione i nemici diventano amici, o l'universo fondato. Per questo si dice che l'elargizione sacrifici. Nel mondo tu si sono respinti i ne sull'elargizione tutt la cosa suprema.

524. La legge il fondamento di tutto quanto si muove, nel mondo la gente s'affre

tta verso chi sia pi giusto, in grazia della legge s'allontana il male, sulla leg ge tutto l'universo fondato. Per questo si dice che la legge la cosa suprema. 525. La procreazione il fondamento [di tutto]; nel mondo colui che tira convenie ntemente il filo della discendenza si libera dal debito verso i padri, in verit [ la procreazione] rappresenta per la discendenza la liberazione dal debito [verso i padri]. Per questo si dice che la procreazione la cosa suprema. 526. I fuochi rituali sono la triplice scienza e il cammino che porta agli dei. Il fuoco garhapatya rappresenta il Rgveda, la terra, [la melodia] rathantara; il fuoco anvaharya rappresenta il Yajurveda, l'atmosfera, [la melodia] Vamadevya; il fuoco abavaniya rappresenta il Samaveda, il mondo celeste, [la melodia] brhat . Per questo si dice che i fuochi del sacrificio sono la cosa suprema. 527. L'agnihotra sera e mattino rappresenta per le case l'espiazione, il sacrifi cio propiziatorio, l'offerta augurale, la introduzione alle grandi cerimonie, la luce del mondo celeste. Per questo si dice che l'agnihotra la cosa suprema. 528. Alcuni dicono che [la cosa suprema] il sacrificio. Con il sacrificio gli de i ottennero il cielo, con il sacrificio vinsero i demoni, con il sacrificio i ne mici diventano amici, sul sacrificio tutto l'universo fondato. Per questo si dic e che il sacrificio la cosa suprema. 529. Il rito di purificazione consacrato a Prajapati mentale. In grazia di quest o [rito] mentale, ossia in grazia dello spirito, si scorge ci che bene, con lo sp irito i saggi hanno procreato la stirpe, sul [rito] mentale tutto l'universo fon dato. Per questo si dice che il [culto] mentale la cosa suprema. 530-531. Coloro che riflettono dicono che il Brahman la rinuncia. Il Brahman l'u niverso, la felicit somma, l'essere esistente di per s, la formula "l'anno Prajapa ti". 532. L'anno il sole e l'essere che nel sole il signore supremo, il Brahman, l'At man. 533. I raggi con i quali il sole riscalda son gli stessi per cui Parjanya piove; in grazia di Parjanya nascono erbe e piante, dalle erbe e dalle piante si produ ce il cibo, 534. con il cibo s'ottengono i soffi vitali, con i soffi vitali la forza, con la forza il tapas, con il tapas la fede, con la fede la saggezza, con la saggezza la riflessione, con la riflessione la ragione, con la ragione la pace, con la pa ce la coscienza, con la coscienza la memoria, con la memoria il ricordo, con il ricordo la conoscenza, con la conoscenza si fa conoscere [al discepolo] l'Atman. 535. Perci quando si d [a qualcuno] del cibo si danno tutte queste cose: dal cibo provengono i soffi vitali, dai soffi vitali delle creature proviene la ragione, dalla ragione la conoscenza, dalla conoscenza la beatitudine, il Brahman, la sed e [beata] . 536. Colui dal quale tutto questo universo stato tessuto, terra, atmosfera, ciel o, regioni celesti principali e secondarie, quell'Essere quintuplo, dalle cinque anime 53: egli tutto questo universo, ci che stato e ci che sar. Formato dal desid erio di conoscere, nato dall'ordine cosmico, possiede ogni ricchezza, la fede, l a verit, il maestoso al di sopra delle tenebre. 537. Conosciutolo con la mente, con il cuore, non t'avvicinerai pi alla morte, co noscendo [la verit] ! 538. Per questo si dice che la rinuncia ha superato [tutti] i tapas.

539. Soddisfatto della ricchezza, tu sei potente; tu sei colui che nel prana rad una [gli elementi vitali], o Brahman! Tu sei il creatore di tutto, tu dai l'ardo re al fuoco, il fulgore al sole, lo splendore alla luna. [O soma,] tu che sei st ato preso con l'adatto mestolo, io [ti destino] al Brahman, alla magnificenza! 540. Si concentri la mente dicendo Om ! Questa la grande dottrina, il segreto de gli dei. 541. Chi cos sa ottiene la maest del Brahman. 542. Con questa scienza si ottiene la maest del Brahman. Questa la dottrina segre ta. 543. Per colui che cos sa, nel sacrificio il sacrificatore l'anima, la sposa la f ede, il combustibile il corpo, l'altare il petto, il mazzo di erbe sacrificali c ostituito dai capelli, la scopa la crocchia, il palo del sacrificio il cuore, il burro chiarificato il desiderio, la vittima l'ira, il fuoco il tapas, il salari o dei sacerdoti il dominio [di s], che distrugge [le passioni], il hotar la voce, l'udgatar il respiro, l'adhvaryu l'occhio, il sacerdote brahman la mente, l'agn idh l'orecchio; 544. la consacrazione il fatto di vivere, l'oblazione il fatto di mangiare, l'as sunzione del soma il fatto di bere, la preparazione alla spremitura del soma il fatto di godere, il pravargya 54 costituito dal camminare, dal sedersi, dal leva rsi; 545. l'ahavaniya la bocca, l'offerta costituita dalle formule rituali, l'oblazio ne ci che conosce, il combustibile ci che mangia sera e mattina, le tre spremiture del soma sono ci che [mangia] al mattino, a mezzogiorno e alla sera; 546. l'alternarsi [dei sacrifici] del plenilunio e del novilunio l'alternarsi de l giorno e della notte, i sacrifici che si compiono all'inizio delle tre stagion i principali sono le quindicine e i mesi, i sacrifici di animali sono le stagion i, i cicli dei giorni sacrificali sono le varie annate. In verit questo sacrifici o [ come quello che] impegna tutte le propriet. L'abluzione alla fine del sacrific io la morte. 547. In verit questo sacrificio quotidiano durer fin quando si morir di vecchiaia. Chi, cos sapendo, muore nel periodo in cui il sole procede verso Nord (tra il sol stizio d'inverno e quello d'estate), giunto alla magnificenza degli dei, ottiene l'intima comunione con il sole. 548. Chi poi muore nel periodo in cui il sole declina verso mezzogiorno, giunto alla magnificenza dei Mani, ottiene l'intima comunione con la luna e quivi riman e. 549. Il brahmano che conosce ottiene queste due magnificenze del sole e della lu na e dopo ottiene la magnificenza del Brahman, 550. e dopo ottiene la magnificenza del Brahman. Questa la dottrina segreta. Note : 1. Nella prima sezione dell'Upanisad si celebra Prajapati, prima creatura dell'u niverso, del quale tuttavia creatore, animatore e principio, immanente e trascen dente al tempo stesso. Egli il Tat, ossia ci che , il Brahman, l'Atman, in lui tut te le persone divine si riassumono: la conoscenza di lui, che quella dell'identi

t Atman-Brahman, libera dalla morte. Frequenti sono le strofe tratte dalle Samhit a vediche. 2. Alla creazione dell'universo, immaginata come il lavoro d'un tessitore, hanno partecipato i veggenti, autori dei canti vedici, che hanno assistito alla nasci ta dell'embrione d'oro, foggiato dagli artigiani divini Visvakarman e Tvastar. 3. Il primordiale al di l delle tenebre il fuoco, cui l'Atman, che in seguito sos tituisce Prajapati come uno-tutto, identificato. 4. Prajapati detto purusa in quanto anima del mondo. 5. Prajapati trasse da tutto l'universo l'essenza, che poi distribu ordinando tut ti i fenomeni. 6. Cfr. Svet. Up., 3, 13; K.Up., 2, 6, 9. 7. Il cappellano degli dei il fuoco. Cfr. str. 10. 8. La terra e il cielo al principio della creazione non avevano ancora un posto stabile. Cfr. str. 43. Le str. 35-50 corrispondono a R.V., 10, 121, 1-8. 9. Ossia il mondo degli dei e il mondo degli uomini. 10. Il fiume Rasa scorre ai limiti della terra e separa il mondo degli uomini da quello dei demoni. 11. Le due masse del cielo e della terra, ancora ondeggianti, perch non fissate, all'inizio della creazione. 12. Mentre nel testo rigvedico si parla di "embrione", ricordato nell'Upanisad a lla str. 35, qui si vuol sottolineare l'origine razionale di tutto l'esistente, di cui il primogenito il fuoco. 13. Vena epiteto di una creatura che tutto vede e comprende. 14. Prajapati definito gandharva, che nel R. V. propriamente epiteto del sole. D ella parola creatrice in R.V., 10, 164, 45b si dice che soltanto un quarto conos ciuto. Chi possiede la conoscenza diventa egli stesso Prajapati, che padre del s ole in quanto ne ha fissato il luogo e le funzioni. 15. Le sezioni seconda e terza contengono invocazione ad Agni, simbolo di Prajap ati e dell'Atman, e ad altre divinit perch sia svelato il mistero dell'Assoluto. L e str. 71-82 sono imitazioni della savitri vedica (cfr. R. V., 3, 62, 10) 16. Cominciano le operazioni purificatorie. Il recitante si comporta come se si apprestasse a compiere effettivamente l'abluzione, ma in realt si tratta d'una ce rimonia soltanto mentale. Quasi tutti i mantra, diretti a ottenere la protezione di varie entit, sono tratti dalle raccolte vediche. 17. Viene consacrata l'erba durva, un mazzo della quale deve tenersi in mano dur ante l'intera abluzione. 18. Consacrazione dell'argilla con cui ci si asperge il corpo. 19. Kasyapa epiteto di Visnu nel suo secondo avatara come tartaruga, ma potrebbe anche riferirsi a Prajapati, cui impresa analoga viene attribuita. Del pari il cinghiale poco sopra citato pu essere Prajapati o Visnu nel suo terzo avatara. 20. Letteralmente: la cui ruota sicura.

21. Indra, che secondo la strofe rigvedica (10, 89, 5) non fu ingannato da altre piante che cercavano di sostituirsi al soma, aiuter il fedele a scoprire gli ing anni dei demoni. 22. Si invoca a protezione il Brahman nel suo aspetto di sole, quale fu scoperto dal Vena, per il quale cfr. str. 55. 23. Kaksivat, cui sono attribuiti parecchi inni del Rgveda, ebbe da Brhaspati il dono dell'ispirazione poetica. 24. La strofe, appartenente a R.V., 10, 9, 1-3, probabilmente significa: noi sia mo simili a cantori che, compiendo il bagno purificatorio, sono indotti dall'acq ua ristoratrice ad affrettarsi presso la dimora di colui che intende far celebra re un sacrificio. 25. Il tapas, ossia l'ardore come principio cosmogonico (qui per si dice che fu a cceso forse da Prajapati, il demiurgo), esaltato nell'inno 10, 190 del R.V, ripo rtato nelle str. 143-149. Al tapas, che anche il calore che si sprigiona dall'as cesi e l'ascesi stessa, sono riconosciute delle virt purificatrici, che ne consen tono l'inserzione in questa sezione. 26. Le operazioni purificatorie si concludono con una strofe rigvedica (9, 97, 4 o) esaltante il soma, la cui dirompente vitalit auspicata per l'officiante. 27. La quinta sezione comprende preghiere, rivolte soprattutto ad Agni, perch sia no superati gli ostacoli e si ottenga il tapas, l'ardore gi esaltato nelle str. 1 43-149 28. Atri un veggente vedico che Agni salv dall'incenerimento. Talvolta il salvata ggio attribuito agli Asvin. 29. In questa oblazione mentale resa a costituiscono la sostanza stessa dell'obl azione. varie divinit le formule sacrificali 30. La sesta sezione comprende un poema in onore di Visnu-Narayana, che simboleg gia l'anima dell'universo e risiede nel cuore dell'uomo. Il celebrante, recitand o queste strofe tratte dalle varie raccolte vediche e intese a esaltare la supre mazia di varie entit rituali, come il soma, il burro, il miele, che sono identifi cate con Narayana, riconoscer in se stesso la presenza del signore supremo. Inter essante l'allusione, nella prima strofa, alla "grazia" del creatore 31. Abitualmente si contano cinque prana. Qui i prana indicano forse i sette org ani dei sensi del capo (orecchie, occhi, narici, bocca) e corrispondono alle set te fiamme del sacrificio. 32. Cfr. Svet. Up., 4, 5. 33. Le strofe 215-222 corrispondono a R. V., 4, 58, 1-4, che esaltano il burro r ituale, chiamato miele, equiparato al soma e assimilato all'immortalit. Il bufalo mostruoso il simbolo del soma. Il burro si trova nella vacca primordiale, liber ata dalla prigionia dei demoni Pani per opera di Indra. Esso ha tre forme: burro propriamente detto, soma (collegato con il sole che gli ha dato la forza ardent e), essenza della parola sacra, propria del veggente. 34. L'insistenza nella descrizione del cuore, che al centro di tutto come il sol e al centro dell'universo, si spiega, nota acutamente il VARENNE, op. cit., t. 1 , p. 153, con la necessit di fondare teoricamente il culto mentale, basato sull'e sistenza nell'intimo dell'individuo del fuoco sacrificale e della divinit cui l'o blazione sar offerta. 35. Ossia il dio, o il principio, sconosciuto.

36. Formule per ottenere la purificazione, rivolte in gran parte a Rudra-Siva; l e ultime strofe della sezione sono rivolte alla Terra madre, identificata con Ad iti, origine di tutto l'esistente, e alle acque, essenza e primo principio dell' universo. 37. Forse perch la recitazione delle formule accompagnata da determinati moviment i della mano (nyasa). 38. Le strofe 299-308 corrispondono a un Agni nel suo aspetto terrifico di fuoco re cacciatore seguito dai satelliti, ma a quale cadono i demoni ostili, ossia le erati per intervento di Rudra-Siva, alla o. inno del Rgveda (4, 4, 1-5) dedicato ad della foresta. Il fuoco paragonato a un nello stesso tempo la rete distesa nell passioni da cui si chiede di essere lib cui persona qui rivolto l'inno rigvedic

39. Continuano le formule purificatorie. Viene esaltata soprattutto la gayatri o savitri, la famosa strofe rigvedica (3, 62, 10) esaminata nelle sue varie parti (divinit cui rivolta, metro, uso ecc.) e identificata con l'intero universo, con la sillaba sacra Om, con il Brahman, la comunione con il quale assicurata dalla recitazione di essa. Il Brahman l'immortalit, l'ambrosia, che simile al miele, a l soma, al burro, al succo, i quali vengono alla lor volta ricordati e celebrati insieme con la saggezza, derivante dalla conoscenza esoterica concessa dalla gr azia divina: si otterr cos la purificazione dai peccati pi gravi. 40. Le sandhya (propriamente "crepuscolo" indicano i riti celebrati all'alba, al mezzogiorno e al tramonto del sole. 41. Nome di un celebre maestro vedico. 42. Questa formula chiamata siromantra, "formula capitale", ed raccomandata negl i esercizi di controllo del respiro, tipici del Yoga. 43. Nelle str. 368-371 (i primi versi sono tratti dal gi citato inno di R.V., 4, 58) dalla considerazione del burro sacrificale si passa alla contemplazione dell a parola e del canto poetico, dolce come il burro. Continuando nella proliferazi one delle immagini e degli accenni, si ricordano il soma (la "verga d'oro", simb olo dell'energia tipica del membro virile e della bevanda rituale), l'aquila, st rettamente congiunta con il mito del soma, e le sette fiamme del sacrificio: tut to simbolo o equivalente dell'ambrosia, che a sua volta la bevanda dell'immortal it e l'immortalit stessa. 44. Si rivolgono al dio della morte e a diverse divinit delle preghiere atte a pr eservare dalla morte, che considerata come una conseguenza del peccato. 45. Preghiere e oblazioni con grani di sesamo per ottenere dal fuoco la purifica zione del corpo e dell'anima, nonch beni terreni. I costituenti del corpo sono mi nuziosamente elencati ed fatta pure allusione alla teoria dei cinque involucri c he costituiscono l'Atman. Cfr. T.Up., 2. 46. Nelle sezioni undecima e dodicesima si hanno ancora invocazioni a varie enti t, anche ostili, e formule da recitarsi a bassa voce, affermanti l'unica realt del lo Spirito Supremo. 47. Formule per il rito del pranagnihotra: l'iniziato, consumando il suo pasto, offre in libagione nel fuoco esistente nel proprio intimo l'ambrosia che costitu ita dalie sue cose e da se stesso, compiendo un sacrificio spirituale per il qua le il sommo spirito, Narayana, penetrer in lui rinvigorendo le singole facolt. 48. Le formule delle str. 479 e 486 sono rivolte all'acqua, con la quale il cele brante si purifica la bocca prima e dopo l'offerta. Cfr. B.Up., 6, 1, 14; Ch. Up ., 5, 2, 2. 49. Si rivolgono preghiere a Narayana, chiamato con i nomi di varie divinit e inv itato a stabilirsi nell'animo del sacrificante insieme con i soffi vitali, rinvi

goriti dall'offerta mentale appena compiuta. 50. Come gli uccelli o i veggenti vedici cercano Indra, cos tutti ambiscono il pr anagnihotra, che garantisce la comunione con lo spirito supremo. 51. Nell'ultima sezione si esalta, in due modi diversi (505-517 e 518-531), la r inuncia, che superiore ai precetti morali, alle pratiche rituali e alla stessa c onoscenza esoterica ed identificata con la divinit suprema personale, qui definit a Brahman o Brahma, in cui tutto si riassume. Infine si assicura, a colui che ri conoscer nel proprio io il principio divino immanente in tutte le cose e che rest a cos avvolto in un'aura di sacralit, per cui tutto ci che lo concerne di per s un s acrificio, il raggiungimento dell'immortalit, ossia il ricongiungimento con la ma gnificenza del Brahman. 52. Tapas indica, qui e in seguito, pi che l'ascesi o l'ardore con essa congiunto , l'insieme dei doveri inerenti alla condizione d'appartenenza. Da notare che l' eccellenza d'una cosa fatta dipendere dalla difficolt dell'ottenimento. 53. Allusione alla teoria dei cinque involucri dell'Atman di T.Up., 2. 54. La cerimonia introduttiva al sacrificio di soma.

UPANISAD POSTVEDICHE SETTARIE E DEL YOGA CHAGALEYA UPANISAD La Chagaleya Upanisad, cos chiamata dal nome del maestro cui attribuita l'esposiz ione della dottrina, appartiene a una scuola del Yajurveda nero e sembra, sia pe r ragioni linguistiche sia per il contenuto, piuttosto tarda. Essa esamina il pr oblema della morte: perch, nonostante il compimento dei riti, il corpo si dissolv e e che cosa permane dopo la morte? La risposta che l'Atman il principio della v ita: alla sua dipartita il corpo ritorna ai suoi componenti materiali, cos come u n carro pu dirsi esistere finch ci sia il conducente che tiene unite le varie part i di esso e lo guida. L'insegnamento posto sulla bocca di asceti fanciulli, con un'allusione forse a B.Up., 3, 5, 1, dove s'afferma che bisogna ritornare alla s emplicit infantile per conoscere la verit, il che significa che non con le sole fo rze della ragione s'attinge il vero, il possesso del quale non del resto preroga tiva della casta brahmanica. La similitudine del carro e del corpo conosciuta da Kath. Up., 1, 3, 3. 1. I saggi tenevano una sessione sacrificale vicino alla Sarasvati. Esclusero da lla consacrazione Kavasa Ailusa [, che pur si trovava] fra loro, perch era figlio d'una serva. Essi dissero: "Sarebbe contrario al Rgveda e al Yajurveda, contrar io al Samaveda". Egli allora disse: "Signori, se celebrate questo sacrificio, se recitate il Rgveda, il Yajurveda, il Samaveda, ci [dovuto alla] potenza di chi?" . Essi dissero: "Noi siamo brahmani: per costoro le cose stanno cos". 2. Egli disse: "Poich voi fate la consacrazione a vostro piacere, che ci per cui s iete brahmani?". Essi risposero: "Hanno offerto per noi l'oblazione upaghata sec ondo il Rgveda e il Yajurveda, hanno fiutato le nostre teste, hanno fatto la [no stra] iniziazione, per questo siamo brahmani". Allora, mostrando il sacerdote At reya, il cui corpo giaceva non lontano, disse: "[Gli] stata fatta l'oblazione up aghata secondo il Rgveda e il Yajurveda, gli stata fiutata la testa, stato inizi ato: ma [tutto] questo non ha superato [la morte]". "Come mai?", chiesero. 3. Egli disse: "Nella [foresta] Naimisa i Sunaka tenevano una sessione sacrifica

le. Fra essi il sacerdote Atreya aveva il compito di dar inizio a tutti [i riti sacri,] alle formule d'adorazione e d'invito, alla cerimonia del mattino, al pra uga e all'ajya (inni cantati al sacrificio del mattino), al marutvatiya (inno in onore di Indra alla libagione di mezzogiorno), alla [preghiera per la] consacra zione dei [vasi] mahavira, alla formula per attizzare il fuoco, per ottenere il re [Soma], per la spremitura [del soma], alle [formule] d'accompagnamento, di in vocazione, alle strofe di tre, quindici, diciassette, trentun versi. Dove andato ci?". Quelli rimasero zitti e, raggruppatisi attorno quanti erano, dissero: "Dac ci l'insegnamento, noi siamo tuoi [discepoli]". Ma quello sorridendo disse: "Bad ate bene, non commettete errori. Un inferiore non sarebbe capace di istruire dei superiori". Quelli dissero: "Non darci l'insegnamento; comunque tu sei la [sola ] via di salvezza". 4. Quello disse: "Radunatevi nel Kuruksetra e mettetevi al servizio degli [ascet i] fanciulli. Essi vi riveleranno quello che volete sapere". Allora quelli si ra dunarono e s'avviarono verso il Kuruksetra e s'avvicinarono agli [asceti] fanciu lli. Costoro conobbero ci che desideravano coloro che s'erano avvicinati e disser o: "Come mai vi siete messi al servizio degli [asceti] fanciulli, voi che siete capi di grandi famiglie, dalla grande dottrina, uomini eminenti? Infatti capi di grandi famiglie, dalla grande dottrina, uomini eminenti abitano nel Kuruksetra" . Quelli si guardarono l'un l'altro e riconobbero: "Quel [Kavasa Ailusa] non ci ha ingannato dicendoci di badare a questi [asceti] fanciulli". E dissero a quei venerandi: "Voi rendete inutile la parola che in noi. Colui [ci] ha mandato qui e man mano ci siamo accostati siamo scevri di invidia, come chi ha ottenuto la f ede". 5. Quelli dissero: "Che cosa desiderate da noi ?". Allora quelli dissero: "Nel [ bosco] Naimisa i Sunaka tenevano una sessione sacrificale. Fra essi il sacerdote Atreya aveva il compito di dar inizio a tutti [i riti sacri], alle formule d'ad orazione e d'invito, alla cerimonia del mattino, al prauga e all'ajya, al marutv atiya, alla [preghiera per la] consacrazione dei [vasi] Mahavira, alla formula p er attizzare il fuoco, per ottenere il re [Soma], per la spremitura [del soma], alle [formule] d'accompagnamento e d'invocazione, alle strofe di tre, quindici, diciassette e trentun versi. Dove andato a finire ci [che ha fatto], poich egli gi aceva come giace un cadavere?". Quelli dissero: "I nostri predecessori ci insegn arono a non parlare a chi non fosse rimasto per un anno. Rimanete per un anno e poi saprete". Quelli rimasero per un anno. 6. Allora gli [asceti] fanciulli dissero: "Voi brahmani siete rimasti per un ann o. Dunque vi diamo l'insegnamento". E avendoli presi con loro andarono sulla strada. Essi allora incontrarono un car ro che correva scricchiolando e [gli asceti fanciulli] dissero: "Guardate!"."Che cosa? [Noi vediamo] soltanto un carro, o cari". " proprio cos. E come appare ? Co me un [cavallo] di Balkh avvicinandosi salta scalpitando con gli zoccoli, propri o come [un torrente salta] con le onde spumeggianti, cos questo [carro] salta men tre i cavalli s'avvicinano e le ruote girano rapidamente. E come [il cavallo] in contrandosi con un avversario nitrisce, cos questo [carro] scricchiola. E come qu el [cavallo] corre di qua e di l, sembra rattrappirsi e rattenere lo scalpitio o si slancia, cos questo carro di qua e di l corre, sembra rattrappirsi e rattenere la corsa o si slancia. E come quello conduce alla [sua] dimora il re o il minist ro del re cos questo conduce alla dimora il conducente". Essi dissero: " proprio c os". " cos". E seguirono la traccia di quel [carro] e arrivarono al termine [del vi aggio] nella serata. 7. Quando il cocchiere, tolto il giogo ai cavalli, spinta [la vettura] da parte, se ne fu andato, allora [il carro] si dissolse. "Avete visto? Come [ successo] ? ". Quelli dissero: "Come noi vediamo che questo ammasso di legna slegato [e cade a terra], cos questo [carro] caduto in terra. Non si muove, non si volge, non va avanti". Gli asceti fanciulli dissero: "Poich esso in tali condizioni, che cosa se ne andato da lui ?". "Il cocchiere". " proprio cos - essi dissero - L'Atman que

llo che spinge [il corpo], gli organi dei sensi sono i cavalli, le vene sono le cinghie, le ossa sono le redini, il sangue l'olio [dei meccanismi], l'azione la frusta, la parola lo scricchiolio, la pelle la copertura. Come quel [carro], las ciato da colui che lo spinge, non si muove, non scricchiola, del pari questo [co rpo], lasciato dal s cosciente (prajnatman), non parla, non si muove, non respira . Ma si putref, i cani gli s'affollano intorno, calano i corvi, si precipitano gl i avvoltoi, gli sciacalli [lo] divorano". Essi riconobbero subito [che le cose s tavano cos]. Toccando i piedi, dissero agli [asceti] fanciulli: "Noi non possedia mo nulla con cui ripagare [l'insegnamento ricevuto]". E, giungendo le mani, rese ro omaggio. Questo disse il venerabile Chagaleya. A questo proposito ci sono alcune strofe: Come un carro, dal cocchiere abbandonato, per nulla si muove, cos succede per il corpo, quando sia abbandonato dall'Atman. Come per quello ci sono i mozzi, le ru ote, il giogo, l'asse, la copertura, la frusta, i cavicchi, [cos per il corpo uma no ci sono le diverse membra del corpo].

KAIVALYA UPANISAD La Kaivalya Upanisad, che pur tra le pi antiche Upanisad non vediche, introduce n ello stesso tempo alle Upanisad settarie, di epoca pi recente. In modo riassuntiv o essa predica il modo di raggiungere lo stato di kaivalya, ossia di "isolamento " da ogni contingenza legata al ciclo delle esistenze, riconoscendo, attraverso la contemplazione interiore e la rinuncia, l'unit dell'Uno tutto, che giace nel profondo del cuore ed personificato in Siva. Interessanti s ono le citazioni e i punti di contatto soprattutto con la Svet. Up., con la qual e la Kaivalya Up. divide l'esplicito riferimento alle pratiche yogiche e la deno minazione del Supremo Spirito come Siva. PRIMO KHANDA 1. Allora Asvalayana, accostatosi al venerabile Brahma, disse: "O venerabile, ri vela la scienza del Brahman, suprema, ricercata sempre dai buoni, segreta, affin ch senza indugio, distrutta ogni colpa, il saggio giunga a Colui che pi alto di ci che alto". 2. A lui disse allora [Brahma,] l'antico progenitore: "Cerca di conoscere [la ve rit] per mezzo della fede, della devozione, della meditazione, del Yoga. 3. Non con le opere, non con la progenie, non con il [donar] denaro, con la rinu ncia soltanto alcuni son giunti all'immortalit. Posto al di l del firmamento, risp lendente nel segreto [del cuore] il luogo in cui penetrano gli asceti. (= Mn. Up ., 227-228). 4. Coloro che hanno come scopo ben determinato la conoscenza del Vedanta, gli as ceti che si son purificati praticando la rinuncia, tutti costoro, al momento sup remo, del tutto immortali, son liberi nei mondi del Brahman (= M.Up., 3, 2, 6; M n.Up., 229-230). 5. In un luogo solitario, stando in una positura comoda, puro, con il collo, il capo, il corpo eretti, giunto che sia all'ultimo stadio della vita, controllando tutti i sensi, inchinandosi con devozione al maestro, 6. mediti sulla ninfea del cuore, [che deve essere] libero da passioni, puro; co

ncentrandosi su colui che nel centro [del cuore] abita, privo di colpe, di angos ce, inconcepibile, invisibile, dalle forme infinite, fausto, placato, immortale, fonte del Veda, 7. [concentrandosi su colui] che senza inizio, senza met, senza fine, sull'unico Signore, che costituito di pensiero e di beatitudine, che senza forma, che merav iglioso, sul compagno di Uma, sul Supremo Signore, il Sire dai tre occhi, dalla nera gola, sommamente sereno, l'asceta giunge alla fonte di [tutto] l'esistente, al testimone di tutto, che al di l di ogni tenebra. 8. Egli Brahma, Siva, Indra, l'Immortale, il supremo, il Signore di se stesso, V isnu, la vita, il Tempo, Agni, la luna, 9. tutto ci che stato e ci che sar sempre. Conosciutolo, uno supera la morte. Non c ' altra via per la liberazione. 10. Chi vede se stesso in tutte le creature e tutte le creature in se stesso giu nge al Brahman supremo, non per un'altra causa. 11. Facendo del proprio corpo l'arani inferiore e della sillaba Om l'arani super iore, insistendo nella confricazione, ossia nella conoscenza, il saggio brucia i l male (= Svet.Up., 1, 14). 12. Quando l'anima avvolta dall'illusione, si ottiene un corpo e si agisce. Nell o stato di veglia si soddisfatti dei vari piaceri consistenti in donne, cibi, be vande e cos via. 13. Nel sonno l'anima individuata gode felicit e dolori nei mondi creati dalla pr opria illusione. Nello stato di sonno profondo, scomparso ogni fenomeno, si espe rimenta una forma di beatitudine, immersi nell'oscurit. 14. Ma per effetto delle azioni compiute in altre esistenze l'anima incorporata di nuovo passa allo stato di sogno e di veglia. Nei tre stati l'anima incorporat a prova sentimenti di gioia e da essa [sorge] tutto questo bello, vario [mondo]. Il fondamento [di tutto] [per il Brahman,] la beatitudine, l'intelligenza pura, in cui i tre stati di coscienza si riassorbono. 15. Da Esso nascono il respiro vitale, l'intelletto e tutti gli organi di senso, l'etere, il vento, la luce, le acque, la terra, sostegno di tutto (= M.Up., 2, 1, 3). 16. Quello che il Brahman supremo, l'anima di ogni cosa, il principale sostegno d'ogni cosa, ci che pi sottile del sottile, ci che eterno: Esso te, tu sei il Tat. 17. Quando si riconosca ci che si manifesta fenomenicamente negli stati di veglia , di sonno e di sonno profondo come il Brahman, come il se stesso, si liberi da ogni vincolo. 18. Da ci che appare nei tre stati di coscienza come oggetto di fruizione, o frui tore, o fruizione, da questi io sono distinto, io, l'eterno Siva, testimone [di tutto], puro pensiero 1. 19. Da me ogni cosa sorge, in me tutto fondato, in me tutto scompare, io sono il Brahman, senza secondo. SECONDO KHANDA 20. Io sono pi piccolo di ci che piccolo, e del pari io sono grande, io sono quest o variopinto universo, io sono il primordiale, il Purusa, il Signore d'oro, io s ono Siva.

21. Senza mani e piedi, io ho potenza inconcepibile, io vedo senza occhi, io odo senza orecchie, io [tutto] conosco, io son di varia forma, nessuno mi conosce, io son sempre coscienza. 22. Io sono colui che deve essere conosciuto per mezzo dei molti Veda, io ho cre ato il Vedanta, io conosco i Veda; n merito n demerito esistono per me, non distru zione, non rinascita, non corpo, non sensi, non intelletto. 23. Non terra, non acqua, non fuoco esistono per me, non vento, non etere. Conos cendo la natura dello Spirito Supremo, che nascosto nel segreto [del cuore], che senza secondo, che privo di parti,

24. che il testimone di tutto, che al di l di ci che e di ci che non , si raggiunge la pura natura dello Spirito Supremo". Chi recita la litania satarudriya 2 diven ta [come se fosse] purificato dal fuoco, dal vento, dall'Atman, libero dal pecca to d'aver bevuto bevande inebrianti, d'aver ucciso un brahmano, d'aver rubato or o, libero dal peccato di non aver compiuto ci che doveva compiere. Perci, se recit a questa preghiera sempre o anche una volta sola, l'asceta che ha superato gli a srama giunge a Colui che non ha [bisogno di aver] raggiunto la liberazione 3. Co s s'ottiene quella conoscenza che distrugge l'oceano del ciclo delle esistenze. P erci cos conoscendo s'ottiene il kaivalya, il kaivalya s'ottiene. Note alla Kayvalya upanisad: 1. Parla l'asceta che ha avuto l'esperienza dell'unit. Si noti che vengono ricord ati i tre stati di coscienza menzionati in B.Up., 4, 3, non i quattro stati di c oscienza della Mandukya Up. 2. La litania satarudriya un inno del Yajurveda in onore di Rudra. Si pensato ch e la Kaiv. Up. sia una sorta di esplicazione o di appendice di questa litania, o vviamente composta in ambiente sivaita. 3. Siva per natura al di l di ogni condizionamento.

BASKALA-MANTRA UPANISAD La Baskala-Mantra Upanisad (il titolo allude a una scuola del Rgveda) un componi mento che arieggia gli inni vedici. L'Upanisad appartiene invece a un'epoca piut tosto tarda: ci si ricava sia dal contenuto tipicamente upanisadico, incentrato s ul tema dell'unit di tutto l'esistente e della presenza in esso del supremo princ ipio, sia dalla forma, che un'imitazione dello stile del R. V., di cui moltiplic a le caratteristiche morfologiche e sintattiche. Indra, presa forma d'ariete, ra pisce in cielo Medhatithi (il mito conosciuto da R. V., 8, 2, 40) e gli rivela l a dottrina salvatrice, consistente nel riconoscere che tutto l'esistente si rias sume in lui. Indra, che dal soma bevuto prende vigore per uccidere Vrtra che si nascondeva nelle viscere delle montagne, il sole e il fuoco che porta le offerte agli dei, il vento e la luna, trascendente e immanente, tutto sorveglia e si tr ova nel profondo del cuore, al di l d'ogni possibilit d'ottenimento, tutto ci che e siste. 1. Trasformatosi in ariete, il saggio Indra s'avvicin a Medhatithi, figlio di Kan va, e lo rap in cielo. Questi allora, con il fiato mozzo, interrog [Indra] e lo po se davanti al punto principale: 2. "Chi mai sei tu, che differisci [da tutti] ? Io non ho proprio la possibilit d i conoscere [chi tu sia]. Tu ti muovi graziosamente: vedendoti cos, nessuno direb

be [che sei] un ariete. 3. Non hai toccato terra alzandoti. Chi mai capace di saltare verso quel [cielo] ? D dunque chi sei tu, tu che sei il pi sapiente di tutti. Il Brahman, che costit uito di gioia, non [ti] potr toccare in modo nocivo. 4. Indra, che sorveglia gli uomini, toro che vince i pi forti, trionfante, con la [sua] potenza veglia su di me. Il dio che compie imprese terribili [ti] colpisc a con il forte [vajra], se non segui la legge. 5. Dove mi vuoi condurre contro la mia volont? Dov' la tua abitazione, o essere me raviglioso ? In qualche luogo nostro padre dorme, egli che non sa [che io sono s tato] rapito n [conosce] il rapitore. 6. [E anche lo ignorano gli dei] che abitano a occidente, a meridione, a oriente e nelle due altre direzioni. Eppure io non ho mai cessato di adorarli. Certamen te non sanno che io mi trovo a tal punto del cammino, essi dall'apparenza ingann atrice, che non vengono a me". 7. L'altro, sorridendo, lev le sue angosce, dicendo: "Qual pensi che sia il rifug io ? Senza averti condotto alla mia dimora io non lascio te che cos protesti. 8. Fra i cantori io sono quello che dona [l'offerta], io son quello che consuma il succo di latte e soma. Io, vegliando su tutti i mondi, ho versato il nutrimen to nella bocca degli dei. 9. Gli involucri dell'uovo cosmico sono la mia sede. Io sono distinto [dal fenom eno], io sono unito, io, il poderoso. Io [ho ucciso] il drago che abitava sulla montagna. Io, terribile, concedo pure l'aiuto per mezzo del forte [vajra]. 10. Io ho trafitto le interiora delle montagne, ci che Indra ha fatto con le [sue ] armate'. Chi mai [mi] conosce? Chi [mi] riveler? Chi affronter l'agguato del dis truttore? 11. Chi ha veduto la protezione da me [concessa] a chi adora, il favore universa le [donato] in tutti i mondi? Io per natura assumo ogni forma, grazie ai miei po teri, io che in realt unico risplendo. 12. Io veglio su tutto, controllando da vicino. Chi altri ha mai raggiunto la mi a grandezza? Io, distendendomi su cielo e terra porto la calda bevanda [dell'off erta] per la protezione delle creature. 13. Io conosco bene quella via del sacrificio, conosco l'ombelico dell'universo. Io, amico, padre, madre di questo universo, in ogni dove porto le fiamme del ci elo e dell'atmosfera. 14. Io ho conosciuto i Veda e i sacrifici, gli inni e le ricchezze; io faccio ar dere quel [fuoco] che sembra sgorgare dalle acque celesti nel mezzo dell'oceano 2. 15. Io sono il sommo fuoco che il sacerdote adhvaryu ha acceso sui mattoni chiam ati lokamprna, che [il cantore] esalta con i canti, quaggi e nel cielo, superando i termini [del cielo] come un uccello [supera il limite] delle nubi. 16. Io, che mi muovo su un carro che non cade, con i mozzi a dodici raggi, ho un a sola ruota 3. Io, risplendendo giorno dopo giorno, nutrendo il corpo, porto l' ambrosia. 17. Io, purificando in ogni dove le regioni del cielo, i punti cardinali e i pun ti intermedi, percorro l'universo. Io [come luna] ho deposto nel grembo [della t

erra] tutte le erbe medicinali, con le quali gli uomini adoranti possono soddisf are il mondo 4. 18. Io mi muovo nel mezzo dell'universo, raggiungendo i confini in alto e in bas so. Colui che sa che io mi trovo nascosto nel segreto, costui sul punto di raggi ungere la quiete. 19. Io sono apparso qui sulla terra sotto cinque, dieci forme, sotto una sola fo rma, sotto mille, infinite forme. [Conoscendo che] questo universo stato disteso da me, uno lo ottiene. Se [secondo alcuni] le cose stanno diversamente per quan to mi concerne, [costoro] non hanno la vera conoscenza. 20. N il cantore giunge fino a me, n alcuno mi raggiunge con i canti [sacrificali] , non chi digiuna o chi rende omaggio mi ha ottenuto. Eppure tutti da ogni parte s'avvicinano. 21. Dov' la [bestia] nociva, dov' l'animale da preda, dov' mai l'ariete? Io sosteng o tutto questo universo partitamente. Il fatto che le creature abbiano paura di me, dipende proprio soltanto dalla mia [natura]: esse non potrebbero divorare me , io potrei divorarle una dietro l'altra 5. 22. Poich tu hai esercitato gi prima in molti modi l'ascesi in onor mio, io mi son o trasformato in ariete per la tua buona sorte. Tu hai intrapreso il cammino del la rettitudine per la tua fortuna: giungi dunque alla mia veritiera natura, che unica. 23. Io sono la luce, io sono l'ordine cosmico, la liberazione dai legami, io son o quel che fu, che , che sar. Io sono te, io sono io e te. Sappi che tu sei me. No n dubitare per effetto della [tua mente troppo] semplice. 24. In verit io sono colui che tutti comanda, colui che sorregge, colui che prend e ogni aspetto, sono Rudra che punisce, son Prajapati immortale, io sono il cign o privo di angosce, senza vecchiezza, antico, che si muove [sulle acque primordi ali] 6. 25. Io sono il cantore che in ogni dove si volge, che dappertutto presente, che, supremo, veglia sugli uomini. Io sono dappertutto, io sono potente. Io soltanto sono tutto ci che quaggi esiste".

note alla BASKALA MANTRA UPANISAD: 1. L'ariete divino si paragona quindi a Indra ma non s'identifica con lui. 2. Si allude al mito del fuoco sottomarino, prodotto dall'asceta Aurva per distr uggere i suoi nemici e seppellito nell'acqua perch non bruciasse i tre mondi. [; poi noto che il fuoco considerato figlio dell'acqua, forse perch il fuoco del lam po brilla nelle nuvole grevi di pioggia. 3. Colui che si muove su una sola ruota il sole. 4. La luna, per i rapporti che ha con l'alternarsi delle stagioni e quindi con l o sviluppo della vegetazione, detta "signora delle erbe medicinali". 5. Considerata la reale natura dell'ariete, scompaiono le interpretazioni legate al fatto puro e semplice del rapimento, che legato all'apparenza. Nell'unit sost anziale dell'esistente sussiste tuttavia una dualit di divoratore e di divorato, per cui all'Assoluto pu attribuirsi anche un aspetto terrifico. Aksan congiuntivo di ghas, con a privativo; anuksam forma riprodotta ipoteticamente sulla 3a prs.

pl. e attribuita alla 1a prs. sing. 6. Intendo praniti come nominativo d'un non attestato pranitin, "del quale propr ia la punizione", e tamana, letteralmente "senza respiro", come sinonimo di "imm ortale", che al di l del soffio vitale. Il cigno che vaga sulle acque primordiali un'immagine abbastanza frequente per indicare l'anima universale prima della ma nifestazione dell'universo sensibile.

PRANAGNIHOTRA UPANISAD La Pranagnihotra Upanisad esalta il "sacrificio giornaliero ai soffi", ossia il pasto considerato, dopo la purificazione effettuata per mezzo di abluzioni e rec itazioni di formule sacre, vediche o d'impronta vedica' come un'offerta alle div erse facolt dell'uomo, assimilate a determinate deit. Cfr. Mahanarayana Up. Come l 'oblazione s'offre nel fuoco, cos il cibo s'offre nei cinque fuochi esistenti nel corpo dell'uomo, secondo teorie particolarmente sviluppate nelle scuole yoghich e. Esplicita anche la correlazione tra momenti o elementi del sacrificio e membr a o atteggiamenti dell'uomo, che assurgono a un valore sacrale. Mentre gli altri testi dello stesso genere riservano la pratica di questo rito a determinate cat egorie di iniziati, la Prana promette la liberazione a tutti, purch muoiano a Ben ares: e questo un tratto tipicamente induista e denuncia l'epoca piuttosto tarda di questa Upanisad. 1-3. Ora esporremo il sacrificio [che si compie] nel proprio corpo, che costitui sce l'essenza di tutte le Upanisad, che supera la conoscenza della trasmigrazion e, nel quale l'inno sacro costituito dal cibo: l'uomo infatti pu liberarsi dal ci clo delle esistenze anche [persistendo] in questo corpo, pur senza celebrare l'a gnihotra, pur senza il Yoga fondato sul samkhya 1. 4. Secondo la regola propria [di questo rito, il sacrificante,] dopo aver depost o sul suolo il cibo, lo consacra con le tre [strofe che iniziano] "Le erbe di cu i Soma il re" e con le due [strofe che iniziano] "O signore del cibo". 5. "Le erbe di cui Soma il re, numerose, dai cento aspetti, possano, per l'impul so di Brhaspati, liberarci dall'angoscia! 6. Ricche di frutti e sterili, spoglie di fiori o piene, possano, per l'impulso di Brhaspati, liberarci dall'angoscia! 7. Io ti lego insieme la pianta nagharisa (Costus Speciosus), che d vita; che ti dia lunga vita e cacci da te i demoni! 8. O signore del cibo, concedi a noi del cibo sano, rinvigorente! Fa prosperare colui che offre, concedi forza a noi, al [nostro] bestiame! 9 Quel cibo [che io mangio] spesso, impuro se prima toccato dai [demoni] 10. Rudra o dai Pisaca, il signore lo renda tutto senza pericolo e benefico! Al Signore, Svaha 12. [Poi dice:] "Tu agisci, [o Prajapati,] nell'interno delle creature, nel segr eto, tu che volgi il volto in ogni direzione, tu sei il sacrificio, sei il Brahman, sei Rudra, sei Visnu, sei l'int eriezione Vasat! 13. Le acque sono luce; essenza, immortalit, Brahman! Bhuh, Bhuvah, Svah, Om! Ono re [alle acque] 2!

14. Le acque purifichino la terra ed essa, purificata, mi purifichi! [Le acque e ] Brahmanaspati purifichino [la terra e questa,] purificata dal Brahman, mi puri fichi! 15-17. Se [ho mangiato] dei resti impuri, se ho commesso qualche cattiva azione, se ho accettato dei doni dagli indegni, di tutto mi purifichino le acque. [O ac qua,] tu sei l'ambrosia, sei il giaciglio dell'ambrosia. Io libo questa ambrosia nel soffio vitale. In me, o caro, sei stato onorato 3. Al prana, Svaha! Svaha! Al vyana, Svaha! All'udana, Svaha! Al samana, Svaha!". 18. Dicendo cos, sacrifica al prana [tenendo il cibo] con il mignolo e il pollice , all'apana [tenendolo] con l'anulare [e il pollice], al vyana [tenendolo] con i l medio [e il pollice], al samana [tenendolo] con l'indice [e il pollice], all'u dana [tenendolo] con tutte [le dita]. 19. In silenzio offre una sola [oblazione] al [fuoco] ekarsi, due al [fuoco] aha vaniya, una sola al [fuoco] daksina, una al [fuoco] garhapatya, una al [fuoco] s arvaprayascittiya (che tutto espia) 4. 20. Poi, dopo aver sorbito l'acqua dicendo: "Tu rivesti come coperta l'ambrosia, io ti uso per [ottenere] l'immortalit", di nuovo prenda dell'acqua e di nuovo la sorbisca. 21. Dopo aver preso dell'acqua nella mano sinistra e aver toccato il cuore, morm ori queste formule: 22. "Il soffio vitale Agni, l'Atman supremo avvolto dai cinque soffi: possa esse rci sicurezza per tutte le creature! Possa non esserci per me timore! 23. Tu sei tutto, sei comune a tutti gli uomini, hai tutte le forme. Tutto ci che nasce, da te portato; in te [offerte], tutte le oblazioni [vanno] dove tu risie di come [il dio] Brahma eternamente immortale". 24. [Versa un po' d'acqua sull'alluce del piede destro dicendo] 25. " il grande dio, questo essere che posto nella punta del pollice 5. Io lo irr oro d'acqua: esso alla fine di questo [rito si trover] nella dimora degli immorta li". 26. In verit sull'Atman bisogna meditare dicendo: "Io faccio l'agnihotra"; [l'Atm an] infatti [come] il figlio di tutti [e quindi a tutti caro]. Poi [il sacrifica nte] presenta le oblazioni per porre termine al sacrificio nel proprio corpo dic endo: "Io porto a termine il sacrificio". 27. Ci sono quattro fuochi sacrificali [nell'uomo]: come si chiamano? 28. Qui [nel corpo] si trova un fuoco chiamato solare, che ha la forma d'un disc o solare ed avvolto da mille raggi 6; dopo essere divenuto l'ekarsi, si trova ne lla testa. 29. Il fuoco chiamato dentale ha la forma d'un quadrato e, dopo essere divenuto il fuoco ahavaniya, si trova nella bocca. 30. Il fuoco chiamato corporeo favorisce la digestione, divora le oblazioni, ha la forma d'una mezza luna; dopo esser divenuto il fuoco daksina si trova nel cuo re. 31. Il fuoco chiamato addominale, dopo aver consumato interamente nell'individuo ci che si mangia, si beve, si lecca o si divora, dopo esser divenuto il fuoco ga

rhapatya, si trova nella regione dell'ombelico. 32. Il [fuoco] prayascittiya sta sotto le tre donne (le tre arterie Ida, Pingala , Susumna) e, risplendente come la luna, effettua la procreazione. 33-34. Di questo sacrificio [celebrato] nel corpo, munito del palo sacrificale e della corda, chi il sacrificatore? Chi la signora? Chi sono gli officianti, i s ovrintendenti, le coppe sacrificali, le oblazioni, l'altare principale, l'altare settentrionale, la coppa per raccogliere il soma, il carro, la vittima ? 35. Chi l'adhvaryu, chi sono il hotar, il brahmanacchamsin (aiuto del sacerdote brahman), il pratiprasthatar (aiuto dell'adhvaryu), il prastotar (aiuto dell'udg atar), il maitravaruna (aiuto del hetar), l'udgatar, il dharapotar (sacerdote ad detto alla purificazione dell'acqua)? 36. Quali sono le erbe sacre, il cucchiaio, la coppa per il burro chiarificato, le due libagioni di burro, le due porzioni di burro (per Agni e Soma), le offert e preparatorie, le offerte accessorie, l'offerta del latte? 37. Quali sono la recitazione degli inni, la recitazione della formula beneauspi cante, qual l'ahimsa 7, quali sono i quattro patnisamyaja (oblazioni a Agni, Tva star, Soma e alle spose degli dei), che cosa il palo, la corda, che cosa sono le offerte vegetali, il salario dei sacerdoti, la purificazione finale ? 38. Di questo sacrificio [celebrato] nel proprio corpo, munito del palo sacrific ale e della corda, il sacrificatore l'Atman, la signora l'intelligenza, gli offi cianti sono i Veda, l'adhvaryu l'io, il hotar il pensiero, 39. il brahmanacchamsin il prana, il pratiprasthatar l'apana, il prastotar il vy ana, l'udgatar l'udana, il maitravaruna il samana, 40. l'altare principale il corpo, l'altare settentrionale il naso, la coppa per raccogliere il soma la testa, il carro costituito dai piedi, il cucchiaio la man o destra, la coppa per il burro chiarificato la mano sinistra, 41. le due libagioni di burro sono le orecchie, le due porzioni di burro (per Ag ni e Soma) sono gli occhi, il dharapotar il collo, 42. i sovrintendenti sono gli elementi sottili, le offerte preparatorie sono gli elementi materiali, le offerte accessorie sono le qualit, 43. l'offerta di latte la lingua, la recitazione degli inni costituita dai denti e dalle labbra, la recitazione della formula beneauspicante il palato, 44. i patnisamyaja sono memoria, compassione, tolleranza, rispetto per la vita ( ahimsa), 45. il palo sacrificale la sillaba Om, la corda la speranza, il carro la mente, la vittima il desiderio, le erbe sacre sono i capelli, le coppe sacrificali sono gli organi di percezione, le oblazioni sono gli organi d'azione, 46. l'insieme delle offerte il rispetto per la vita, il salario dei sacerdoti la rinuncia, 47. la purificazione finale [si ottiene] con la morte. 48. Tutte le divinit sono cos poste nel corpo. 49-50. L'uomo che muoia a Benares o reciti questo testo sacro, pur dopo una sola

vita potr ottenere la liberazione - potr ottenere la liberazione.

Note alla PRANAGNIHOTRA UPANISAD: 1. Ossia: pur senza pratiche dichiaratamente settarie. 2. Questa formula chiamata siromantra o "formula capitale". 3. L'interpretazione di questa frase assai dubbia. A me sembra probabile che il celebrante si rivolga al proprio soffio vitale, che dal sacrificio compiuto otti ene vigore. 4. I fuochi del sacrificio corrispondono ai cinque fuochi interni (cfr. str. 28 sgg.). 5. Secondo la tradizione esoterica, sull'alluce del piede destro prigioniero l'A tman-Brahman, che sar liberato grazie a riti particolari, come in questo caso, o alle pratiche del Yoga. 6. Per meglio sottolineare l'assoluta proposta identit tra fuochi interni e fuoch i del sacrificio, ai primi viene attribuita la forma che il rituale esigeva che avessero i secondi. 7. La domanda relativa all'ahimsa rimane senza risposta. Alle str. 44 e 46 infat ti l'ahimsa, come del resto normale, apparisce esigenza o qualit dell'uomo, non e lemento del sacrificio. ATHARVASIRAS UPANISAD L'Atharvasiras Upanisad, "Culmine dell'Atharvaveda", costituisce, insieme con le tre Upanisad che seguono, un esempio delle Upanisad settarie, di epoca piuttost o tarda, che identificano in una determinata divinit personale l'Assoluto imperso nale cui era giunta la speculazione delle Upanisad pi antiche. Essa intesa a cele brare Rudra Siva, chiamato anche Isana o Mahesvara, nel quale si riconosce il Brahman, il pr incipio unitario che tutto produce e in cui tutto ritorna, che dimora nel cuore dell'individuo e che tutto compenetra. Suo simbolo la sillaba Om e soprattutto l a quarta semilettera, ossia la risonanza nasale che permane dopo la pronuncia de lla sillaba. Alla fine del capitolo V si trova un accenno al costume di cosparge rsi testa e membra di cenere, proprio della setta dei Pasupata (attestata a part ire dalla met del primo millennio d. C.), che considerano le anime individuali co me la bestia (pasu) legata alla corda (pasa) dell'ignoranza, che Siva tiene e ch e Siva potr distruggere. I Om! Gli dei si recarono nel mondo celeste e chiesero a Rudra: "Chi sei?". Egli r ispose: "Io sono l'Unico, io fai al principio, sono e sar, nessun altro esiste ch e sia da me distinto. Io dall'interno [della materia primigenia] penetrai nell'i nterno [di ognuno], penetrai nell'interno dello spazio etereo. Io sono eterno e transeunte, visibile e invisibile, io sono il Brahman e il contrario del Brahman . Io sono l'oriente e l'occidente, il meridione e il settentrione, lo zenith e i l nadir, io sono le regioni principali del cielo e le regioni intermedie. Io son o il principio maschile, il principio neutro e il principio femminile. Io sono l a [sacra] gayatri, la savitri [rivolta al sole], io sono la tristubh [di undici sillabe], io sono la Jagati [di dodici sillabe], io sono l'anustubh [di otto sil

labe], io sono l'inno sacro. Io sono il fuoco garhapatya, il fuoco daksina, il f uoco ahavaniya. Io sono la verit. Io sono la vacca. Io sono Gauri. Io sono il Rgv eda, il Yajurveda, il Samaveda, le formule dell'Atharvaveda. Io sono il primigenio, l'ottimo, il migliore. Io so no l'acqua, il fuoco, io sono nascosto, io son l'eremita. Io sono ci che imperitu ro e ci che perituro. Io sono la ninfea azzurra, io sono ci che purifica, ci che te rrifico, ci che dentro e ci che fuori, io sono la luce [che vien] dall'oriente. Co s io sono per tutti. Colui che mi conosce cos, conosce tutti gli dei, tutti i Veda con le parti aggiuntive. E, con la mia forza, son io che rendo perfetto il Brah man per mezzo di [tutto] ci che al Brahman si riferisce, la vacca per mezzo del t oro, il brahmano per mezzo della dignit sacerdotale, l'oblazione con il burro chi arificato, la vita con il nutrimento, la verit con il [proferire il] vero, la giustizia con la giustizia" 1. Allora gli dei si rivolsero a Rudra, gli dei guardarono Rudra, gli dei meditaron o su Rudra. Poi, alzando le braccia, gli dei pronunciarono l'elogio: II 1. Om! Rudra il Beato ed pure Brahma: onore, onore a lui! 2. Rudra il Beato ed pure Visnu: onore, onore a lui! 3. Rudra il Beato ed pure Skanda: onore, onore a lui! 4. Rudra il Beato ed pure Indra: onore, onore a lui! 5. Rudra il Beato ed pure Agni: onore, onore a lui! 6. Rudra il Beato ed pure Vayu: onore, onore a lui! 7. Rudra il Beato ed pure Surya: onore, onore a lui! 8. Rudra il Beato ed pure Soma: onore, onore a lui! 9. Rudra il Beato ed pure gli otto prenditori (cfr. B.Up., 3, 2, 1-9): onore, on ore a lui! 10. Rudra il Beato ed pure gli otto superprenditori: onore, onore a lui ! 11. Rudra il Beato ed pure Bhuh: onore, onore a lui! 12. Rudra il Beato ed pure Bhuvah: onore, onore a lui ! 13. Rudra il Beato ed pure Svah: onore, onore a lui! 14. Rudra il Beato ed pure Mahah: onore, onore a lui! 15. Rudra il Beato ed pure la terra: onore, onore a lui! 16. Rudra il Beato ed pure l'atmosfera: onore, onore a lui! 17. Rudra il Beato ed pure il cielo: onore, onore a lui! 18. Rudra il Beato ed pure l'acqua: onore, onore a lui! 19. Rudra il Beato ed pure il fuoco: onore, onore a lui! 20. Rudra il Beato ed pure il tempo: onore, onore

a lui! 21. Rudra il Beato ed pure Yama: onore, onore a lui! 22. Rudra il Beato ed pure la morte: onore, onore a lui! 23. Rudra il Beato ed pure l'immortalit: onore, onore a lui! 24. Rudra il Beato ed pure lo spazio etereo: onore, onore a lui! 25. Rudra il Beato ed pure l'universo: onore, onore a lui! 26. Rudra il Beato ed pure la materia bruta: onore, onore a lui! 27. Rudra il Beato ed pure la materia sottile: onore, onore a lui! 28. Rudra il Beato ed pure il bianco: onore, onore a lui! 29. Rudra il Beato ed pure il nero: onore, onore a lui ! 30. Rudra il Beato ed pure il tutto: onore, onore a lui ! 31. Rudra il Beato ed pure la verit: onore, onore a lui! 32. Rudra il Beato ed pure il mondo: onore, onore a lui! III

Bhuh il tuo inizio, bhuvah la met, Svah la testa. Tu sei l'onniforme, sei l'unico Brahma. Tu sei duplice, triplice, sei la pienezza, sei la pace, sei la prosperi t. Tu sei ci che offerto e ci che non pu essere offerto, sei ci che dato e ci che n dato, sei il tutto e il contrario di tutto, l'intero e la parte, ci che fatto e c i che non fu fatto, sei superiore a ogni perfezione, sei lo scopo supremo! Abbiam o bevuto il soma, siam diventati immortali, siamo entrati nella luce, abbiam tro vato gli dei! L'inimicizia come potrebbe agir contro di noi, come potrebbe la fr ode degli uomini, o immortale? (R.V., 8, 48, 3). Anteriore al sole e alla luna lo spirito sottile. Ma questa sillaba [Om] con la propria forza inghiotte tutto ci che contenuto nell'universo, ci che deriva da Pra japati, ci che sottile, ci che simile al soma, lo spirito, ci che afferrabile per i l [fatto di essere] non afferrabile, l'essere con il suo essere, ci che simile al soma per il [fatto di essere] simile al soma, ci che sottile per il [fatto di es sere] sottile, ci che simile al vento per il [fatto di essere] simile al vento. O nore, onore a essa, alla distruggitrice, alla grande inghiottitrice! Nel cuore sono poste tutte le divinit, nel cuore son fissati tutti i sensi, nel c uore stai tu che sempre domini le tre lettere [A, U, M]. La testa volta a Nord, i piedi a Sud. Rivolto a Nord il suono Om, il suono Om la sillaba santa (pranava), il pranava onnipresente, l'onnipresente infinito, l'in finito salvifico, il salvifico sottile, il sottile puro, il puro simile al lampo , ci che simile al lampo il Supremo Brahman, il Supremo Brahman l'Uno, l'Uno Rudr a, Rudra il Signore, il Signore il Beato Mahesvara. IV Ma perch chiamato il suono Om ? Perch non appena pronunciato fa sollevare tutti i soffi vitali. Per questo chiamato il suono Om.

Ma perch chiamato pranava ? Perch non appena pronunciato fa rivolgere ai brahmani (pranamayati) e rende favorevole la scienza sacra composta dal Rgveda, dal Yajur veda, dal Samaveda e dall'Atharvaveda. Per questo chiamato pranava. Ma perch chiamato onnipresente? Perch non appena pronunciato arriva in tutti i mon di come l'olio in una focaccia di sesamo, quietamente compenetrandosi e immedesi mandosi in [ogni singolo mondo, a sua volta] fondato e intessuto [su un altro fo ndamento]. Per questo chiamato l'onnipresente. Ma perch chiamato infinito ? Perch non appena pronunciato il suo limite non pu esse re scorto n di traverso, n sopra, n sotto. Per questo chiamato infinito. Ma perch ch iamato salvifico? Perch non appena pronunciato libera e salva dal grande terrore del concepimento, della nascita, delle malattie, della vecchiezza, della morte, della trasmigrazione delle anime. Per questo chiamato salvifico. Ma perch chiamat o puro (sukla)? Perch, non appena pronunciato, risuona (klandate) e stanca (klama yati). Per questo chiamato puro. Ma perch chiamato sottile? Perch, non appena pronunciato, diventato sottile si imp adronisce dei corpi e domina tutte le membra. Per questo chiamato sottile. Ma pe rch chiamato simile al lampo? Perch, non appena pronunciato, rende luminosa [ogni cosa] nella grande oscurit [del mondo] sensibile. Per questo chiamato simile al l ampo. Ma perch chiamato il Supremo Brahman? Perch supera ogni perfezione, lo scopo supre mo. Potente (brhat) con la potenza rende forti (brnhayati). Per questo chiamato il Supremo Brahman. Ma perch chiamato l'Uno? Perch dopo aver divorato tutti i soff i vitali assorbendoli, egli, eterno, li raccoglie e poi li riemette: [allora] gl i uni vanno al loro padrone, altri verso il loro, altri si dirigono a Sud, a Est , a Nord, a Ovest. Il punto di raccolta di tutti qui e insieme [ad essi], divent ato unico, egli si muove. Per questo detto l'Unico fra le creature. Ma perch chiamato Rudra? Perch soltanto i saggi (rsi) scorgono subito (dru-tam) la sua essenza e non gli altri fedeli. Per questo chiamato Rudra. Ma perch chiamato Signore, egli che domina tutti gli dei con la potenza creatrice e suprema? "A te, o eroe, noi eleviamo il canto, come vacche non ancora munte, o Indra, [a te] che sei il signore di ci che si muove, che sei l'occhio del cielo , che sei il signore di ci che stabile" (R.V., 7, 32, 22). Per questo chiamato il Signore. Ma perch chiamato Beato (Bhagavat) Mahesvara ? Anche i fedeli (bhakta) hanno part e della conoscenza e [cos egli li] favorisce; egli riassorbe in s e di nuovo ricre a la parola [del Veda] e, avendo rinunciato a ogni apparenza, si esalta e grande rimane attraverso la conoscenza dell'Atman e la potenza del yoga. Per questo ch iamato il Beato Mahesvara. Questa dunque la storia di Rudra. V Questo dio pervade tutte le regioni; nacque per primo e ancora nel grembo; nato e nascer; rivolto verso gli uomini, ma pure volge ovunque lo sguardo (= Svet. Up. , 2, 16). Unico Rudra. [Onore a Lui] che non ha un secondo, che domina questo mondo come s ovrano assoluto. Egli, rivolto verso le creature, al tempo della distruzione ria ssorbe tutti gli esseri, egli che li aveva creati e ne era il protettore (= Svet . Up., 3, 2, con varianti). Colui che, unico, signore d'ogni matrice, colui per opera del quale tutto questo universo si muove: quando si riconosce questo signo

re, questo spirito, come il dio da adorare, si giunge per sempre alla pace supre ma. (= Svet. Up., 4, 11, con varianti). Quando si sia lasciata la terra, origine della rete costituita dal nesso causale , e saggiamente si sia deposto in Rudra [il karman] accumulato, si riconosce in Rudra l'Unit, eterna, primordiale, che con l'energia creatrice fa s che le creatur e pieghino i lacci della morte. Con la quarta semilettera [del suono sacro Om], una volta che sia penetrata nell 'anima, si conquista la pace, la liberazione delle creature dai vincoli. La prima lettera [del suono Om], sacra a Brahma, rossa quanto al colore; chi la medita sempre giunge al mondo di Brahma. La seconda lettera, sacra a Visnu, nera quanto al colore; chi la medita sempre g iunge al mondo di Visnu. La terza lettera, sacra a Isana, bruna quanto al colore; chi la medita sempre gi unge al mondo di Isana. La quarta semilettera, sacra a tutti gli dei, impercettibile, vaga per il cielo, pura, simile al cristallo quanto al colore; chi la medita sempre giunge al mond o della felicit. Perci bisogna venerare questa [sillaba]. Gli asceti dicono che senza suono (avak) , n c' possibilit di percepirla. Questa la via rivolta a settentrione per la quale gli dei, i Mani, i veggenti giungono allo scopo supremo, superiore a ogni perfez ione. Essa grande come la punta d'un capello, sta nel mezzo del cuore, un dio on nipresente, d'oro, desiderabile. Per coloro che, saggi, la scorgono nel profondo dell'animo, per costoro c' la pace, non per gli altri. In essa avendo abbandonat o l'ira, il desiderio, la terra e il suo contrario, origine della rete costituit a dal nesso causale, avendo saggiamente riposto in Rudra il [karman] accumulato, si riconosce che Rudra l'Unit. Rudra invero per l'eternit, la primordiale forza c reatrice, l'ascesi, il dominatore. Ci che si chiama fuoco cenere, ci che si chiama vento cenere, ci che si chiama acqua cenere, ci che si chiama terra cenere, cener e il cielo, tutto cenere, l'intelletto e anche gli occhi. Poich il voto dei Pasup ata di cospargersi le membra di cenere, perci questa la formula rituale dei Pasup ata, affinch ci sia per le creature la liberazione dai lacci. VI A Rudra che penetrato nel fuoco, nelle acque, nelle erbe e nelle piante, che tut ti i mondi ha creato, a Rudra sia reso omaggio, [come] ad Agni. A Rudra che penetrato nel fuoco, nelle acque, nelle erbe e nelle piante, che tut ti i mondi ha creato, a Rudra onore, onore! A Rudra che nelle acque, nelle erbe e nelle piante, che sorregge alto l'universo , che, sostegno della terra, la sorregge sotto due o tre forme, insieme con i se rpenti che son nell'atmosfera, a Rudra onore, onore! Dopo che Atharvan cuc insieme la testa e pure il cuore, il soma dal cervello fa p iovere l'energia vivificatrice, dalla testa. In verit la testa di Atharvan il ben chiuso ricettacolo dei sensi: infatti il prana difende la testa e pure [la dife ndono] il cibo e la mente 2. Non le regioni celesti, non l'atmosfera, non questi mondi sono protetti dagli de i: in Lui tutto questo universo contesto,