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LA BEATRICE

SVELATA

PREPARAZIONE
ALL'INTELLIGENZ

A DI TUTTE

LE...

Francesco Perez

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LA

BEATRICE SVELATA

Pi|?riiia, vcl

incrudilac alquc inexcrcilalac

lardilas mentis, conlcnla lillcrac superficie,


niliil pillai

inlerius requirendo.

Aie de cir.

Dei

1.

20, r. 21.

L'Autore

si

riserba dilli

drilli di

riproduzione e versione, assi-

curali dalle leggi, e da' Irallali inln nazionali.

><

1<

LA

BEATRICE SVELATA
all' intelligenza di

tutte le opere

PALERMO
STABILIMENTO TIPOGRAFICO -W FRANO. LAO
Salila Crociferi n. 86.

1865.

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FIRENZE
L'AUTORE

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te,

gentile Firenze, consacro questo lavoro.

Sciolgo cosi,

come

un antico mio voto:

posso,

darti

pubblica prova di riconoscenza e d'amore.


Volsero gi quindici anni, ch'esule, privo d'ogni cosa

pi caramente diletta, io no veniva a te coll'animo


straziato dalia rinnovata servit della
cilia.

in te

m'ebbi da' migliori tuoi

tetto materno.

citt,

sotto

te vidi e le toscane tue sorelle

per sola virt d onesto e gentile costume, creare

mite ed equo viver


litici

Si-

accoglienze

appena sperare

ospitali e conforti cui dato


il

mia nativa

figli

civile,

qua' che pur fossero

po-

ordini che v'erano imposti. E, non per altra virt

che cotesta, vidi cadere


fice; farsi

la scure di

mano

al

carne-

rispettato e sicuro l'asilo dell'esule; libera

d'ogni impaccio l'industria; drizzarsi nella sua dignit, di fronte

a chiunque,

stringersi in bel

l'infimo fra gli artigiani;

nodo d'interessi

e d'affetti la in-

mano

callita

del contadino a quella del molle erede

di ricco censo patrizio: e quindi uscirne que' concordi

propositi onde aveste si larga parte sulle nuove italiche sorti.

Salve, gentile Firenze!

te,

che t'offro: perch da te

libro

quasi tuo, ritorna


sola, e in

m'ebbi la pace dell'anima che ne fece


sibili;

le

il

te sola,

gli studi pos-

perch all'aura de' tuoi monumenti ne meditai

pagine meno

Grande

infelici;

e tu davi la vita a quel

di cui qui si tenta l'arcano pensiero:

a Colui

che tutti educava quanti possiamo levare alta la fronte


del ministero intellettuale non mai tradito dall'opra;

quanti

durammo indomati

nella fede di libert, nel

culto del vero e del giusto, nella religione della coscienza.

Palermo

gennaio 1865.

Francesco Fcrex

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CAPITOLO PRIMO.
La

presente opera intende a chiarire la idea fonda-

mentale e coordinatrice di tutto

Non ignoro come


mero de' chiosatori

il

sistema dantesco.

gi paja a molti

come

di Dante, e

soverchio

il

nu-

opinione pre-

la

valga, che oggi, anzich provarsi a nuovi comenti, pi

giovi scegliere queir uno


fortato di prove

fra' tanti

che meglio riesca con-

che pi fede concili

sia

per

la et

nella quale visse l'interprete, sia per l'autorit del suo

nome. Tutto

ci

non ignoro

credere veramente cessata


dir meglio

la

ma non

di nuovi e importanti

per questo so

possibilit

la

necessit

lavori critici sul-

T Alighieri.
Chi non

li

crede opportuni o possibili mostra, non solo

ignorare la insufficienza de' metodi con cui fu comentato sinoggi, e della quale appresso dir,

un
la

ma

disconosce

principio eh' vitale in fatto di critica: quello cio che

natura stessa dei trovati del genio induce necessit di

varia e progressiva interpretazione, necessit rinascente a

ciascuna epoca, ad ogni fase di

Studiando
contemplare

le

sivi

secondo

genio come a

grandi opere della natura

terato l'obietto al quale

de' tempi

civilt.

infatti su' capolavori del

le

si

uno ed

inal-

attende; svariati e progres-

diverse condizioni degli osservatori e

concetti e gl'intendimenti che se ne trag-

gono. Che anzi, in modo pi largo, dir

si

potrebbe
1

le

LA BEATRICE SVELATA

2
differenze e

progressi della civilt

modo

tro che nel diverso

attuare
che, a

consistere in al-

sviluppare

comprensivi concetti di quelle menti sovrane

quando

a quando, con lungo intervallo di secoli,

sorgono a spingere

E, veramente,
critica de'

non

apprendere

di

umanit per

la

chi

si

nuove e

vie

provasse a disegnare

ne' quali le diverse generazioni

derivato a nuovi svolgimenti

un tempo

la storia

pi grandi trovati della umana intelligenza,

e con vista profonda sapesse notare e seguire

d nostri.

intentate.

la storia della

La

del

modi
,

Verrebbe seguitando ad

come

ugualmente

stotile servisse

vari

hanno compreso

civilt dalle

sola indagine

minimo esempio

li

epoche prime

a'

recarne qui parziale e

lo stesso

de Anima di Ari-

di testo al

pi crasso mate-

rialismo della prima scuola peripatetica; e al monopsi-

chismo degli Alessandrini e degli Arabi; indi

al

realismo

ideologico degli Scolastici; pi tardi al sensismo degli


Enciclopedisti

e da ultimo alle dottrine della ragione

impersonale: questa sola indagine, io dico


a chiarire quale e quanto diversa influenza

un

basterebbe
solo testo,

variamente compreso e chiosato, abbia potuto esercitare


su' vari aspetti della civilt di

parte di

ventidue secoli, e di tanta

mondo.

Questa mutabilit progressiva nella estimazione e in-

fluenza de' supremi

concetti del genio

uno

fra'

pi

importanti fenomeni dello spirito umano; la regge propria e costante per cui prende

vanza

la civilt

la quale, in

moto,

si

dilata,

ed a-

ultima analisi, non resulta

che da svolgimenti, vari, graduali, successivi, delle idee


magistrali incluse nelle antiveggenze del genio, svolgi-

menti che non

si

arrestano finch quelle

non sieno ap-

CAPITOLO PRIMO

prese ed esplicate in tutte le guise e combinazioni di

cbe sono capaci.


Ravvisata sotto questo riguardo, la molteplice variet
degl' interpreti

lavoranti per secoli sopra ogni grande

opera che dischiuse una nuova ra di

degna

di grave studio; n lascia

anche

la

Divina Commedia, e

le

Opere che

preparazione e sussidio, abbiano per


citato

civilt,

materia

luogo a maravigliare se

le

furono

lungo tempo eser-

e chi sa per quant' altro ancora eserciteranno,

l'attivit infaticabile e rinascente de' critici.

Scarse e favolose tradizioni sulla civilt greco-romana;


la
li

Bibbia, i Poeti latini, Aristotile


quali il medio evo
ebbe dal vario lavoro esegetico della Chiesa, de' Cre-

matici, degli Alessandrini, e degli Arabi


vero, tutto

ma lampia

ma;

costituiscono,

fondo storico e dottrinale del divino Poe-

il

e sistematica coordinazione, e l'alto in-

dirizzo di que' vecchi e scarsi elementi alla soluzione del

pi grande problema dell'avvenire,

gli

danno quella im-

pronta di novit, quell'unit di getto e di forma, in cui


male puoi discoprire il lavoro del rapsode sotto la luce

che

di

da

lo

copre

la ispirazione del

genio.

ci condizione tutta speciale e sua propria, che

ne rese molteplice
siasi altro

la intelligenza

capolavoro

pi che quella di qual-

la novit di

valore cio che le

pi ovvie idee, politiche, religiose, morali, assumono


dalla relazione alla idea-madre cui le coordina l'Alighiee dalla quale riescono quasi rinnovate del tutto.

ri,

Or
rati

cotesto tramutar di valore, onde vecchi e dispaelementi riescono nuovi od armonizzanti, per sola

virt della sintesi in cui Dante

veramente pu

dirsi

li accentra, questo che


suo distintivo carattere, lo sco-

LA BEATRICE

i
glio cui

ruppero non pochi

VCL ATA

Per esso

forti intelletti.

strano fenomeno, che scuole, sette

Io

opinioni, tendenze,

pi opposte fra loro, hanno creduto trovare ugual-

le

mente per entro

Poema

al

la

sanzione precisa de' loro

intendimenti contrari, afforzandosi tutte a ugual

modo

medesimo testo il quale, preso a spezzoni, e valutato a' comuni criteri, rende ben altro significato di

del

quello che assume nella coordinazione dantesca , e la-

pi opposte sentenze.

sciasi trarre alle

Non

altra infatti fu la cagione

onde

pi caldi ne-

mici delle municipali franchigie, e della Curia Romana,


i

fautori della tedesca tirannide sull' Italia

sempre, quasi lor duce e maestro,


ch

dove o celebrava

la

invocarono

sovrano poeta

il

per-

santit dello Impero, la no-

bilt delle vecchie schiatte feudali, e

lamentava

le

usur-

pazioni della Curia Romana, e sferzava di sanguinosa


irona

reggimenti volubili delle italiche democrazie, non

altrimenti intendevano que' concetti che co' criteri di loro

comune.

scuola, o. dell'uso

N per

diversa cagione accadeva che, da lor canto,

guelfi, gelosi della

devoti alla Corte

Romana, quando

lo

udivan cantare di

libert eh' s cara, di gloriosa e santa


blica, di tiranni infesti all'Italia,
alla

indipendenza municipale, ciecamente

Sede di Pietro,

lo

romana repub-

di reverenza dovuta

ammiravano quasi apostolo

di

lor setta: perch apprezzare lo insolito valore che le idee


di libei % t, di repubblica, di tirannide, di

mevano

nella sintesi di quella gran

possibile a chi

non sapeva

papato assu-

mente riusciva im-

elevarsi alla

idea-madre cui

erano coordinate.

fu per questo altres che.

quando

ne'

tempi

mo-

CAPITOLO PRIMO

demi notavasi quell'apparente contradizione,

la rettorica

declamatricc davagliene lode di eccletica rettitudine, e


poi l'astuzia neoguelfa gliene appose taccia di politica

apostasia

dove, a schivare

la

supposta incoerenza, ba-

stava comprendere nella sua vastit quel sincretismod anpel quale fede e ragione

tesco,

impero e repubblica

autorit e libert cessano di stare in antitesi, e acqui-

stano assai diverso valore di quel che avevano ed hanno

per

per

le scuole,

le sette,

comune.

e per l'uso

Chiuso in pari angustia e volgarit di

criteri,

il

testantesimo tedesco ed inglese salutava nel poeta

pro-

il

pre-

cursore di Lutero e Calvino; perch dove assume audi

torit

flagellare

col

vangelo alle mani

sedenti sulla Sede di Pietro,


si,

privilegi venduti e

disciplina,

me

dei

vizi

loro temporali posses-

mendaci, o

il

tralignare della

non seppe e non sa vedere che

il

libero esa-

della ragione individuale sulla rivelazione scritta e

tradizionale, anzich la prolungata

velazione

medesima

per intender

immanenza
la

della ri-

quale era e sar

supremo concetto

mestieri saper penetrare fino a quel

dell'Alighieri nel quale Rivelazione e Ragione, e tutte

che ne dipendono

istituzioni e fatti

uno

e distano

cui le

pone

Questi, e

il
i

si

confondono

in

tanto da quella di ssoci ante dualit in

protestantesimo inglese e tedesco.

molti altri esempi che potrebbero addursi

di contradittorie interpretazioni, tutte fondate sul

me-

apparenza ugualmente confortate da

desimo

testo, e in

quello,

non sono, giova

ripeterlo,

fetto di quella incompleta analisi,


zoli le parti dell'edifcio, e

che impreteribile

ef-

che prende a minuz-

che non pu loro assegnare

giusto valore, appunto perch

le

manca

il

criterio della

LA BEATRICE SVELATA

idea-madre che

coordina tutte e

le

innalzarsi a questa
l'

opera danadica in cui

secoli

n emancipare

il

le

affatica

si

informa. N, senza

potr mai sottrarsi al-

la critica

da pi che cinque

sacro libro della civilt euro-

pea da intendimenti faziosi o

vederlo in tutta

ristretti, e

l'ampiezza e libert di concetto in cui nacque.

Ma
il

a cogliere questa idea-madre, dominatrice di tutto

sistema, era mestieri

una indagine larga e comples-

siva degli elementi tutti che cospirarono a farla germi-

nare e integrare nella mente dell'Alighieri.

Le vicende
logiche

della sua vita; la storia delle dottrine teo-

politiche

secolo lo educ;

mente;

l'analisi

filosofiche

estetiche

nelle quali

il

relativo valore che presero nella sua

il

completa e parallela

minori sue

(Jellc

opere in rapporto a quella ch' quasi culmine dell'edila

fcio,

Divina

Commedia

ecco le vere fonti che, in-

sempre

vestigate coll'animo scevro di preconcetti e

in-

tento alla sintesi di tutte, potevano sole dischiudere la


intelligenza del concetto

supremo con

cui ridiscendero

ad una chiara e comprovata nozione di tutte

le

idee

parziali.

Ma
setta

ed anche qui
,

le

preoccupazioni di scuola e di

e la insofferenza di studi protratti

funesta
cittadino

influenza
si

perch

dove

volle ostinatamente

erotico che ne ordiva

moderni

in quella

il

esercitarono

la vita del

attingere dal

pi virile

romanzo

Boccaccio, o travisavasi da' pi

d'un novizio francescano, o d'un poeta

sentimentale, o d'un settario del secolo

XIX; dove

la

imponente mole della scienza scolastica fu pienamente


ignorata da chi comentavalo

quasi senza pienamente

conoscer quella fosse possibile intendere pur da lontano

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CAPITOLO PRIMO
rivilt del secolo ch'ei riassunse e

la

innov; dove

vi-

preconcetti e ignoranza recavansi nello studio delle

gliali

minori sue opere; e finalmente dove poco o nulla fu


sospettata la esistenza, o sentito

il

bisogno, d'una idea

coordinatrice: tutti quegli elementi, anzich giovare,

potevano che sempre pi ingombrare

Primo

il

Biscioni vagamente avvert questo bisogno.

ma

Accenn poco,

mento
stica,

come

giusto. Senonch, alieno

eruditi della et

gli

non

la via.

tutti

sua da ogni dottrina o intendi-

sociale e politico

digiuno della scienza scola-

non pot che presentire appena

l'intima relazione

che per continuit di concetto unisce le minori opere


alla

Commedia

non un passo pi

in l

ma degno

certo di ben'altra mercede che degli scherni di che poi


volle rimeritarlo

una

critica lieve e infeconda.

sono

Dall'et del Biscioni alla nostra tre melodi

seguiti nello studio delle opere

comento
Il

al

di

Poema.

primo, che pu dirsi biografico, non

s'

preoccu-

pato che delle attenenze cronologiche e toccanti

non avvertendo, o negando,

del poeta,

stati

minori come mezzo

la

la vita

unit logica

e sistematica che le collega.


Il

Iati,

secondo, empirico, spigolando qua e

di qualche passo della


Il

centi
le

tratti iso-

se n' giovato a parziale e incompleta illustrazione

terzo, allegorico,
il

Rossetti, s' sforzato trovare

rannoda

Non

Commedia.
e in esso primeggia fra' pi re-

al

verr qui discutendo

Rossetti.

il

nesso ideale che

Poema.
il

valore delle ipotesi del

Questo solo m' importa accennare

sopraffatto l'illustre esule napoletano da

cio che,

una erudizione

LA BEATRICE SVELATA

raccolta in fretta, e per

mal digesta; dominata dal pre-

come un

concetto che Dante sentisse e pensasse

muratore

o un Voltaire

scolastica, e

smo

libero-

ignaro completamente della

abisso la divida dall' enciclopedi-

non maraviglia

Commedia

passo e la
1

come un

francese,

le

se frantcndesse a ogni

Opere minori, e ne

essenziale carattere, scorgendovi

gergo e

il

falsasse

misteri di

frammasonici. Ben a lodare per altro di quel tanto

riti

quando

di luce che, a

quando,

gli

accadde di spar-

gere tra mezzo alle tenebre del laberinto ov'egli stesso


si

avvolse senza mai raggiunger l'uscita.

Ora, per quanto infelice

prova fattane dal Rossetti,

la

per quanto incompleti od erronei

resultati ottenutine

non men vero che il meidea dominante e il nesso che con-

da' pi antichi comentatori,

todo di cercare

giunge

le

opere

la

dell'

movendo

Alighieri

dalla certezza

che tutte son concepite in forma allegorica


che possa condurre alla meta

e V unico

ogni altro anticipata-

mente dannato a lavoro puerile ed inane.

nondimeno tutto cospir da pi d'un secolo

in

qua

a discreditare quel metodo.

Non appena
de'

la critica, svincolatasi dalle guelfe

pi vecchi comentatori,

altro,

che l'ingenuo amore per Bice, o

teologia officiale,

cessato
sotto

il

un

la

sillogismi della

neoguelfi, alleati a' pedanti,

sol giorno dal fare ogni

moggio

lampada

pastoje

dava a cercare pi, od

si

non hanno

prova per riporre

risolutamente negando

esistenza di qualsiasi allegoria

nelle

la

Opere minori, e

precludendo sistematicamente cos l'unica via che possa

condurre a trovare ben


che

altri

simboli nella

Commedia

consentiti dalla religione de' frati.

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CAPITOLO PRIMO
I

linguisti,

che non sanno vedere nelle opere de' gran-

di altro che materia di spogli filologici, impassibili agli


alti

concetti

di quelle

quanto

il

lighieri

anatomico

coltello

bellezze del cadavere d'una Aspasia;

alle

retori per cui l'A-

divino sol quando d loro

il

testo

decla-

mazioni accademiche; quanti ambiscono esser tenuti sacerdoti dell'idolo

pur dispensandosi dall'intcnder parola

del suo vieto gergo scolastico; e, pi caldi su tutti, quanti

temon

dove fu posta

logia de' conventi

concordi
ticarsi a

Vita

pu

luce che

la

figura l

irraggiare dal porre tutt' altra


la figlia

che fosse ubba di

solo in questo

fantastici, e

peggio,

trovare allegorie nelle Opere Minori

Nuova

in ispecie.

Teo-

del Portinari e la

levarono un grido

l'affa-

e nella

questa mitofobta giunse a tale

che l'ultimo biografo del Poeta,

il

Conte Cesare Balbo,

con aria di sprezzante trionfo, chiam barbari barbari


quanti non

Commoviamo

ci

fino alle lagrime al rasse-

gnato dolore ch'ei seppe scoprire nelle arguzie rabiniche con che

1'

Alighieri narra

della beatrice della

dimostra Corn
colo,

e comenta

il

passaggio

sua mente da carne a spirito, e

elia fosse

il

numero Nove, perch mira-

di cui radice la mirabile Triade.

Gran peccato invero, e proprio da barbari, non senprofonda passione d'amore che spira da coteste

tire la

lambiccate freddure, e osar di supporre che


di

Gemma

il

marito

Donati, gi padre quando scrivea quelle ar-

guzie,

non mirasse

amori

colla moglie di messer

alla

ingenua storia

Simone

pi tosto ad intendimenti allegorici


Altri si ostini

de' suoi gentili

de?

Bardi

ma

pure a negarli; e pianga di tenerezza,

se gli fa pr, alla rassegnazione serafica di que'

con-

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LA BEATRICE SVELATA
non sar per questo men vero, che chiunque ha
studiato sulle opere dell'Alighieri, non col preconcetto
10

cetti

strumento di

di farle sanzione di erotiche freddure, o

edificazione a' fedeli,

tendere

mire

che

le dottrine

rannoda;

ma

col prepotente bisogno d'in-

informano, e

le

nesso che

il

per giungere a questo, interrog

chi,

prestabilite, la storia di quello dottrine, e

le

senza

il

pro-

cesso che ebbero, e la forma che assunsero nella mente

non pu non ripetere ed affermare (deb-

dell'Alighieri,

bagliene pur toccare la taccia di barbaro)


chiarirne le allegorie,

che

senza

tanto solo dato comprendere di

quelle opere quant era possibile de' geroglifici egizi a-

moderna

vanti che la

no avesse deciferato

filologia

la

lingua.

Narra

il

Boccaccio di

alcuni antichi dottori,

quali

quelle parole del vangelo che dicono essere pi

lagevole a

metto per la cruna dell ago

modo,

mata cruna

un

ricco entrare in paradiso, che


1

sua

cato,

intendevano a questo

che fosse in Gerusalemme una porta chia-

cio:

soma,

ma-

ad un cam-

d'ago,

il

piccola che, senza scaricare della

cammello entrar non

v'entrava.

vi

poteva

scari-

Cassiano Eremita rammenta

certi litterali intenditori del

come

suo tempo, volendo adem-

pire al precetto evangelico del tollat

crucem suam, fab-

bricavano grosse croci di legno, e sobbarcandosi a quelle,


e strascicandole per le vie, non edificavano gli animi,

ma provocavano

a grandi risa

fedeli.

Bocc. Com. Div. Com. C. VI, p.

in fine. Malli.

XIX, 24.

Era figura proverbiale agli Ebrei per esprimere impossibilit

difficolt
2

somma; ed

ripetula nei

Talmud.

Cass. Ercm. Collat. Vili, c. 3.

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CAPITOLO PRIMO

Or

io veramente

nacciata a quanti
l'Alighieri

non so

supponghiamo

e quella che

li

se fra la nota di barbaro miallegorie nelle opero del-

compete a chi converte

si

la

metaforica cruna dell'ago in porta da gabellieri, o l'ab-

negazione evangelica in soma da bestie, possa esser dub-

Ad

bia la sclta.

badarci,

non

modo

ogni

vogliano

critici positivi

per non arrogarsi

foss'altro

invenzione

la

del metodo.

Quest'odio, o disprezzo, d'ogni interpretazione allego-

come

rica male,

gi dissi

di vecchia data; ed

ebbe

recrudescenza ad ogni passo che la critica indipendente


tent per avanzare nel riposto significato morale e civile del divino

poema. Onde

quanto una incompleta


carne

intendimenti politici, ebbe a ripetere a chi de-

gli

ridevalo:

Gozzi, che primo, per

il

analisi glicl concedeva, os cer-

ma

se quell'autore

ha detto sempre che

le

sue opere hanno pi sensi, uno litterale ed uno al-

perch saranno invenzioni e sogni

legorico

interpretarlo secondo la sua volont?

siffatto

argomento del Gozzi

pianissimo

d' altrui

ma pur

concludente, giovi aggiungere questo: che negare, o non


cercare le allegorie, studiando nelle opere dell'Alighieri,

non solo contradire


infallibile di
i

metodi, e

alla

sua volont

le

dottrine del

medio evo:

ranza, se per lunga consuetudine

a non arrossire, non


o

ma

dar segno

soggetto

fatto,

civilt di que' secoli.

far voglia,

Prima pertanto

l'indole,

della quale igno-

pedanti hanno dritto

cos potrebb' essere per chi disse

aver
la

non avere minimamente compreso

a'

suoi studi la storia

di accingermi a investigare,

lo scopo della presente opera, la idea

come vuole

dominante e coor-

LA BEATRICE SVELATA

12

dinatrice di tutto

dagini

il

mi riescono

Quali

sistema dantesco due preliminari ind'assoluta necessit:

le origini

la

natura della forma allegorica

prodominante nel medio evo?

Le
sotto

opere

dell' Alighieri

furono

o no. concepite

forma allegorica?

I tre

seguenti capitoli risponderanno ampiamente a

tali

quesiti.

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CAPITOLO SECONDO.
Due modi

sono sostanziali e congeniti

di concepire

mente: secondo che essa, nell'atto d'intendere, av-

alla

verta le relazioni di analogia, o differenza, fra l'attuale


e le idee preesistenti.

Cotale

avvertenza, tradotta nei

movimenti vocali, per necessarie quanto arcane corrispondenze fra

mentre d

organi del pensiero e della parola

gli

inizio e

forma all'umano sapere, d

forma del pari ad ogni lingua e a tutte

le arti

inizio e

espres-

distinti

ma

inseparabili in ogni operazione mentale, rispondono

due

sive.

E come

forme logiche,
di esprimere

a'

due modi di concepire

la sintetica e l'analitica, cos a'

due forme

due modi

filologiche corrispondono,

similatrice, che dicesi figurata,

as-

e la diflerenziante, che

dicesi propria.

Certo, voler separare, con


quelle

due forme

nel fatto necessariamente

sarebbe disconoscere

la

menti in cui consta e


sto

men

un

taglio riciso e assoluto,

di pensiero e di espressione, le quali


si

compenetrano e

s'influiscono,

natura del pensiero e degli elesi

estrinseca.

Ma non

per

que-

vero che, senza essere niuno di quei due modi

Chiamo qui c

mente son

altrove arti espressive quelle che volgar-

dctlc arti imitative. Olii voglia vederne

Io trover nel

il

perche,

mio Saggio della imitazione della katcra e

DEL VERO KELL'BTE. FlREJZE BARBERA 1855.


I

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LA BEATRICE SVELATA
pu l'uno prevalere sull'altro,

14
eselusivo,

che dia forma

e indole speciale al concepire ed esprimere d'un indivi-

duo, d'un popolo, d'un dato periodo di


Prevalente fuor di misura
latrice,

ipotesi

la
,

civilt.

assimi-

la facolt sintetica

mente umana spazia sfrenata pe campi


:

il

delle

suo ideare ed esprimere assumono forma

mitica ed allegorica. Prevalente fuor di misura


renziante e analitica,

la

mente

la difle-

ingrettisce nelle angustie

d'una ragion dissolvente, inetta a comporre larghi e

fe-

condi concetti, com' proprio di alcune razze, la chinese

su tutte

o di popoli caduti nella raffinata barbarie di

un egoismo
Senonch

scettico e dissociante.
la

prima a svilupparsi nell'individuo, come

nelle nazioni, la facolt sintetica: la quale,

non con-

trobilanciata abbastanza da quella del distinguere

forma, nel primo prodursi d'ogni

civilt, lingua,

e tutte le arti rivelatrici dell'

ne, poesia,

in-

religio-

umano pen-

siero.

Questa necessit, per

la

quale ogni primitivo incivi-

Iknento, singolarmente presso le razze indo-europee,

si

produsse sotto forma mitica e simbolica, non manc di


riapparire e imperare nell'inizio della rinnovata societ
del

medio evo; con questo

di singolare 6 di pi: che,

non solo prevalse come fenomeno proprio d'ogni


incipiente,

duta

ma

civilt

ed

altres

perch quel tanto che

romana aveva

sia nelle tradizioni,

di s trasmesso alla

sia ne' precetti

civilt
la

sca-

nuova,

venne pur cospi-

rando a dare impero quasi esclusivo ad essa forma simbolica.

di questa influenza speciale giova

mente

le

cause: per le quali

esporre breve-

vedremo come e perch l'ar-

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15

CAPITOLO SECONDO
tifcio estetico,

mire della

le idee, gli affetti e le

lette-

ratura greco-romana vennero a tramutarsi in quelli che

furono vita ed anima della occidentale cristiana a tutto


secolo

il

XIV;

come

oper quella immensa e gra-

si

duale trasformazione, per cui, da una civilt in cima alla

quale stava un Virgilio,


quale sta
Puerile,
in

modo

venne a quella

si

alla

quanto

facile,

quel sistema che, trinciando

assoluto le epoche della storia d'un popolo

un periodo

crede pienamente poterne esporre


diare

cima

in

un Dante.

senza stu-

legami d'origine e d'indole che quello ha

co' pe-

riodi anteriori: legami di continuit progressiva, che nel


fatto

rannodano ogni generazione

ture, e che per lo storico

politico, insipienza sconoscere,

La

o rompere.

superficialit, schiva di forti studi, e

di fazion clericale

dere

colle passate e colle fu-

non meno che per l'uomo

il

si

concetto che quasi

falso

un

interesse

sono pi volte accordati a diffon-

gressiva tradizione rannodi

alla

niun vincolo di prosociet

greco-romana

quella che emerse dalla conquista barbarica e dal cri-

stianesimo; e che le dottrine, le arti, le istituzioni,


lingue, e tutto quanto ne costituisce

l'

le

indole speciale,

siano stati com'alba repente succeduta a lunga e scurissima notte.

Hanno

disconosciuto cos quel lento pro-

gressivo e inavvertito lavoro, per cui, nel

come
nome

nel fisico, la trasformazione


di produzione istantanea.

E pure

egli nello studio di coteste transizioni lente,

inavvertibili
i

mondo morale

assume apparenza e

ad occhio volgare

che

sicuri criteri d'ogni fatto sociale,

perficiali concetti,

e scoprire

le leggi

storia dell'umano incivilimento.

si

posson cogliere

desumere

non su-

che governano

la

LA BEATRICE SVELATA

16
Sin da quando
italica e

greca

il

naturale e spontaneo progresso della

filosofia rese a'

pi

mon-

ingegni del

eletti

do antico, nonch possibile, necessario innalzarsi alle


come fu della Scuola Pitagorica
verit del monoteismo

e della Socratica

mal potendo pi

reggere

nella sua primitiva rudezza, fu sentito

il

politeismo

bisogno di ac-

il

comodarlo, per quanto a razze non semitiche era possibile

alla

dottrina

monoteistica.

siva prevalenza del canone

scienza in volgare e riposta

che quei miti,

re,

ria e

Da

ci

la

progres-

ermeneutico che partiva

merc cui fu

fatto

la

suppor-

quali nel fatto erano stati necessa-

spontanea forma del primitivo svolgersi della in-

telligenza fra' Greci, fossero invece artificioso trovato di

tesmofor e reggitori di popoli, per adombrare, e ren-

dere plasticamente accessibili al volgo,


d' un/arcana scienza

naturale e morale.

condizione de' gentili

Siffatta

le riposte verit
1

filosofi

liteismo cos pi tardi riassunse, e derise,

paganesimo, Luciano

Dacch

dacch la

rispetto al
il

po-

Voltaire del

fa dire a

Giove dal suo seggio d'Olimpo

filosofia e le quistioni di

parole vennero cre-

scendo tanto laggi, io debbo o starmi per necessit cogli orecchi turati,

o,

lasciarmi assordare da quelle

cucite filastrocche di certe loro cose incorporee che

ad alta voce predicando.

Platone nel Gorgia.

Eusebio

ad

Aristotile in Aulo Gcllio, lib.

Dialogo di Timone

il

lib.

IV

Spisi,

di

Praep. evang.

de doclrina vcritatis non omnibus oslendenda.


Ales.

mal

vanno

XX

Misantropo.

c. 4.

Cf. Io stesso nel

Dialogo della Vendita aWincanto delle Vite de' Filosofi, ove


deride Aristotile per la sua duplice dollrina cxolerica ed a-

croamalica.

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CAPITOLO SBCONDO

Or questa tendenza

a dimostrare

premeditato velame d'una recondita


secoli anteriori al

17

come

miti gentili

filosofa, se ne'

due

Cristianesimo ebbe, per solo impulso

delle scuole pitagorica

ed academica, eloquenti e dotti

Marco Tullio,* tanlo


pi caldi e frequenti ne venne trovando ne' primi tempi
interpreti in Lucrezio, Varrone, e

s'impegn fra

della lotta che

nesimo.

Da un

lato

il

il

politeismo ed

cristia-

il

desiderio di scusare la cadente

religione dalle accuse di materialismo e immoralit, di

cui

1'

addebitava

la

polemica cristiana

portava

filo-

a cercare un sistema di esegsi allegorica, merc cui


potere additare ne' lor vecchi miti non ispregevoli insofi

tendimenti

filosofici;

dall'altro lato la polemica cristia-

na, che ne' primi impeti della

lotta

avea deriso come

intempestivo e puerile stratagemma quell artiqcio de' suoi


avversari 2 fatta meglio accorta pi tardi
e con pi
,

sagace consiglio, seppe trarne nuovi argomenti a suo pr;


e per una di quelle transazioni non infrequenti , anzi

T. Lucr. de rer. nal.

de Civ. Dei,

lib. Vili,

Varrone de nal. Iheol. Agost.


M. T. Cicer. de nal. deor.
in

cap. 6.

<x
Cum fabulas suas, ut aliquo modo commendent, ad ncscio quas phisioloyias vcl Iheologias, interpretando referre
conentur. Agost. conlra Fauslum, lib. XII, c. 40.

S.

Paolo

[a' Col. 2, 8.

Ep. CU, quaest.

Maur.

3,

20. Id. de

Rom.

I,

21, 25.

cons. evng.

I,

Agostino
ediz.

c. 23,

Neque illinc excusant impii sua sacrilega sacra


et simulacro, quod eleganler inlerpretanlur quid quaeque
signifcenl.
Quid sibi aulem vult isla, non poetica, sed
piane mimica varielas, deos secundum philosophos in li

ris quaerere,

secundum poetas in templis adorare ?

Plotino, Proclo, Porfirio, Macrobio, e tutti

f.

neoplatonici.

LA BEATRICE SVBLATA

18

necessarie, fra le scuole religiose e le filosofiche, fu dal-

l'una e l'altra parte assentito da ultimo

che tutte

le

greco-romane credenze fossero fondate sopra un vasto sistema simbolico, ordito da recondita sapienza per adombrare le verit del monoteismo e della schietta morale,
difficilmente con

sofi,

la

chiave

a'

volgari.

L'oro e l'argento de'

dietro a lui quasi

non

essi fecero,

filosofi

cos

tutti gli scrittori del

ma

S. Agostino, e

medio evo

trassero da' comuni, per dir cos,

metalli della divina provvidenza, che

ovunque

qual cosa fu in questo prefigurata, che

la

filo-

quali, per consiglio d'alta prudenza, aveano ne-

gato darne

che

accessibili al volgo;

pure astrazioni

depositari di quegli arcani fossero stati sacerdoti e

diffusa;

vasi e gli

ornamenti /Toro e d'argento fatti dagli Egizi, e le lor


suppellettili, il popolo ebreo s'appropriava ad uso migliore nell'uscire d'Egitto. Cos le dottrine e le liberali
discipline de' Gentili

contengono utilissimi precetti ad

uso della verit e de' costumi, ed assai cose per


adorazione di Dio

si

trovano presso a loro.

la stessa

il

frate

Kogero Bacone, comentando quel passo nel dodicesimo


secolo, soggiungeva Nulla il volgo pu proseguire di
:

perfetto, senza traviare nell'opera e nella speculazione....

per

sapienti,

bench ne' loro

radici degli arcami di sapienza, n

dero

al

volgo,

ma

o, tacendo,

tarono sotto miti.

li

ponessero

scritti

rami n

le

frutti die-

omisero, o

occul-

li

1
*

Agostino de doclrina christ.

iUiconc
f

prima

lib. II. c.

Opus majus, pars secundac. III.


c. IV.

Clemente

60. 61

ttogero

Cf. Id. ib.

Alessandrino Strom.

lib. Vi.

pan
pas-

sim.

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CAPITOLO SECONDO

19

influenze di questo sistema esegetico, applicato a

Le

tutte le opere e le tradizioni degli antichi, furono, as-

dendo

Fu

la

si

la principale

o ebbero tramutata, ogni


mezzani

che

in quel misto di cristiano e

ma

tesco oggid,

civilt.

capolavori della latina letteratura perestetica influenza; e

ne emergeva quel carattere tutto proprio


bello ne' tempi

ca-

venne nel medio evo sempre pi per-

genuina intelligenza della greco-romana

per esso che

dettero,

barbariche

le invasioni

pi che

sai

gione per cui

si

rivela e

alle arti del

che pure esprime

e sa leggervi, la transazione di

riassume

si

pagano che par

grotte-

vivo, a chi vuole

s al

due forme

di

civilt,,

che

lungamente aveano lottato per distruggersi a vicenda

ma

invano.

Impreteribile conseguenza di quel sistema fu la quasi


incredibile

trasformazione di valore ideale ed estetico

che per

gli

uomini del medio evo assunsero

classici,

Virgilio ed Ovidio su tutti.

gli autori

A' Grammatici, vissuti dall'et d'Augusto a quella di

Onorio quasi

insetti brulicanti sul tesoro della latina sa-

pienza a cogliervi minuzie filologiche,


terpreti

succedeva

sforzantisi di

uno sciame

trovarvi la

d'in-

sanzione

Chi voglia una idea di questa trasformazione c compro-

messo che appare nei monumenti

dell'arie del

medio evo

potr consultare Giigjuat Religione de Vanliquil eie. Patii 1825-1851.

t. 111. pag. 774. et 1205. t. IV. pag. 908 e


Kugler Manuale dell'Arte.
Immensa copia di
questi simboli eclettici delie due civilt trovasi in quel mi-

segu.

Cf.

racolo dell'arie che

il

Benedettini di Monreale.

chiostro annesso al Monislero dei

LA RIGATRICE SVELATA

20

precisa delle dottrine che venivano prevalendo.

vo genere di rapsodi,
e frasi da tutti

Un nuo-

detti Centonisti, spigolando versi

classici

e commettendoli con

indu-

stria

da mosaicisti

fatto

o concetto delle nuove religiose credenze.

sforzavano esprimere qualsiasi

si

sin

da quando una matrona romana, Faltonia Proba, ebbe


loro

mostrato come

versi

cetti dell'antico

libri

la esegsi

e le tradizioni giudaiche,

fatti

Testamento e del nuovo

Grammatici quel che

co-

virgiliani si potessero

stringere a cantare nientemeno che tutti

pre-

Centonisti e

cristiana

operava sui

provarono a ripetere

si

1
su' poeti latini.

N furon

contenti finch

che non un solo de'

fatti

non venissero a questo,


biblici

non una

cio:

delle cre-

denze cristiane, e pi tardi finanche delle dottrine scolastiche,

mancasse delia anticipata sanzione

de' poeti greci

e latini.

Per quanto strano e incredibile possa a noi


quell'intento,

non cess mai

parer

d'essere l'ideale della ese-

gsi classica dall'et di Teodorico a tutto

il

secolo

XIV.

Pieni la mente del preconcetto attinto in Clemente Ales-

sandrino, in Eusebio, in S. Agostino, e in tutti

pri-

mitivi scrittori cristiani, che la storia civile e intellettuale

Filosofia

degli Ebrei che de' Gentili

diretta e prestabilita

vollero trovare,

la

Legge e

come compendiosamente dicevano

preparazione de' tempi

nonch

la

fossero
cristiani,

ne' classici, in ogni fatto della

Pc' Centonisti, e Faltonia Proba in ispccic, si veda Ku-

brick) Bibliotheca latina tom. i. cap. 12.

leu. Hai.

t.

2. lib. IV. c. IV.

Tiraboschi

St.

10.

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21

CAPITOLO SECONDO
storia

greco-romana, l'allusione o

nuovi tempi.

ziatrice delle dottrine e de' fatti de'

Primo

Virgilio

dal quale anche

e di cui

pi antichi sacri

meno che

dottori aveano attinto citazioni poco


bia,

imagine prenun-

la

dalla Bib-

Agostino avea detto che per la sua

s.

bocca parl la stessa Verit,

sub questo lavoro di pro-

fonda trasformazione. Indi Ovidio, Orazio, Giovenale.

Lucano e Stazio ebbero ugual

sorte.

giunse a tale

il

delirio che, coartando tempi, luoghi, storia, e tutto, si

volle

un

modo

assoluto parallelismo fra le due civilt: onde,


d'

esempio, nella et

adombrato l'Eden
dall'Olimpo,

primo

la

oro Saturnia fu visto

d'

biblico; in Saturno, cacciato edesule

caduta e

Adamo;

l'esilio di

in Cecrope,

istitutore di sacrifici accetti agli Dei, e fondatore

d'Atene, Abele, offerente graditi olocausti, e fondatore


della celeste citt peregrinante

quaggi; in Deucalionc

No

ricovratosi dal diluvio su' monti,


ne' Giganti a Flegra,
bele; in

compagni a Ba-

donde

lotta coll'angelo di Dio,

il

suo no-

di Israel; nella moglie di Orfeo, che si volge a' luo-

ghi infernali, la moglie di Lot che


di

liberato sull'arca;

suoi

Ajace che ferisce Venere all'assedio di Troja,

Giacobbe che

me

Nemrot

Sodoma. Che pi

si

volge alle rovine

Troja, incesa e disfatta

a rappresentare l'Egitto flagellato dall'ira divina

sua oste sommersa nelle frementi onde

Enea e

giunse
,

e la

dell' Eritreo.

suoi compagni, vaganti in cerca d'Italia e pre-

destinati a fondare l'eterna Citt,

Mois col popolo e-

breo, vaganti pel deserto in cerca

delISr

terra promesse,

predestinati fondatori della sacra Sionne: e, via via, sem-

pre pi di

tal

passo, con estensione

progressiva e

varia,

che riuscirebbe infinito, nonch addurre, accen-

narne

le

prove.

22

LA BEATRICE SVELATA

Singolare esempio, fra

gli altri,

un documento

rallelismo

Un

suo Manuale biblico.

Teodulo

tal

scriveva

Althia (Verit);

lica,

un' egloga in brutti versi leoni-

un

pastore, coperto da variopinta

pelle di lonza, Pseusti (Menzogna); e la


thia, Fronsi (Discrezione) che, giusta

primi due

della Filologia.

Verit e la Menzogna

la

Al-

sorella di

ugual simbolo u-

madre

sato da Marziano Capella, era


I

pro-

pi non saprei

sono interlocutori una pastorella simbo-

nella quale

ni,

Vescovo

X di

babilmente vissuto nel secolo


dire di lui

di questo puerile pa-

serbatoci dal Goldasto nel

vengono a

garagi canto fra loro, giudice la Discrezione filologica.


Alternando, come Fronsi comanda, la tetrade, o il sacro quadernario di Pitagora

seguendo

il

smo

imagini o

blici.
il

le

fatti

suo corso,

stamente

si

la

quale

il

sole sospende

termina colla concordia de' due conten-

quali mette pace Fronsi: con che

il

miti del politei-

corrispondenti de' libri bi-

questa sfida, durante

denti, fra

espongono a vicenda

pi stretto parallelismo,

manife-

poeta vescovo intese a mostrare come

la

di-

screzione critica, applicata alle tradizioni pagane, potesse


trarne, per via sincretica, uguali intendimenti che quelli
della verit cristiana.

gi sin dal quinto secolo poteva dirsi completamente

operata la fusione dei due cozzanti elementi.


infatti biblioteca di laici,

tcsta Sidonio,
stino,

non

si

religiosi,

trovasse accanto a Varrone

uomo

ad Orazio Prudenzio; non

nella Chiesa o nel

Foro che non

giare ugualmente, a suo


di David.

Non

dove, come

modo,

si

Ago-

che grandeggiasse

pregiasse di

la lira

era

ci at-

maneg-

d'Orazio e quella

Claudiano Mamerto, Sincsio, Prospero Tiro.

23

CAPITOLO SBCONDO
Sidonio Apollinare, e tanti

tempo

sanno conciliare ad un

altri,

pastorali doveri cogli studi della

confondere

gli

pagana cultura,

elementi delle due civilt per farne uscir

fuori quella che verr

a chiudere

suo

il

ciclo coli' Ali-

ghieri.

L'abuso della esegsi allegorica, applicata


zioni e alle

radici ne' principi

alle tradi-

mondo pagano, avea

siffattamente

che tramutarono l'antica

civilt nella

opere del

nuova che, strano a

ben poteva

dirsi!,

Girolamo molti

S.

secoli innanzi antivederne per l'appunto sino le

conseguenze. Scrivendo

Di

tal

passo seguendo,

ultime

suo amico Paolino diceva

al

un giorno

nanche che Virgilio conobbe

verr a dire

si

si-

misteri di nostra fede per-

ch scrisse che la Giustizia ritornava gi sulla terra,


e
e

nuovamente era apparsa l'innocenza

un

disceso

dal

Figlio

cielo.

si

dell'et

fermare che fossero parole di Dio Padre


quelle che
figlio,

Or

Poeta

il

fa dire

sola virt mia, e

d'oro,

giunger ad

af-

al Figliuolo

da Venere ad Amore: Mio

mia

alta potenza!
1

che avrebbe mai detto Geronimo se ci eh esso

accennava come assurda ed ultima esagerazione del

si-

dopo nove

se-

stema vigente
coli,

nell'et sua lo avesse visto,

puntualmente avverato dall'Alighieri allorch nel

Purgatorio

fa dire

Quando

da Stazio a Virgilio:
dicesti sccol si rinnova,

Torna

E progenie discende

Per

te

Giustizia, e

poeta

quando

primo tempo umano,

fui,

dal cicl nova,

per te eristiano;

nel Convito, quasi

sagio, lo stesso Dante scriveva

ad
:

avverare

l'altro

pre-

ragionevole credere

LA BBATMCB SVELATA

21
che
1

movitori del cielo di Venere (angeli) naturati del-

li

amore

dello Spirito Santo, felino lo

Venere ad Amore:

movimento

di quel

siccome testimonia Virgilio ove dice

ciclo pieno d'amore,

Figlio,

sommo

virt mia, figlio del

Padre; e Ovidio quando dice che Venere disse ad Amore

armi mie, potenza miai 1


Quando vcggiamo pi forti intelletti avere

Figlio,

pletamente perduto
e solo in essi

la

genuina intelligenza dei

ammirare come

bellezze

estetiche

aridi e falsi significati teologici e scolastici;

com-

classici,
i

pi

quando u-

diamo un Alighieri dirci nel Convito: che il Catone di


Lucano esprime Dio Padre; e Marsia sua moglie, repudiata e passata ad Ortensio, 1 anima che si volge alle
cure mondane; e

il

chia, supplicante che la

stanca delle cure del


Io stesso Alighieri

ranei con lui

'

ritorno a Catone di Marsia gi vec-

vede

riammetta

mondo
i

al

suo talamo, l'anima

rivolgentcsi a Dio;

quando

suoi predecessori e contempo-

Eneide un lungo trattato di


Enea simboleggiare l'umano in-

nella

psicologia e di morale:
telletto;

Troia, abbandonata e disfatta, la vita dei sensi

domata;

arduo e lungo peregrinaggio d'Enea e dei com-

pagni, gli stenti dell'anima e di tutte le facolt intellettive

per approdare in

Italia,

cio per giungere alle dolcezze

contemplazione ideale; Turno, e

della

suoi commilitoni,

osteggianti la impresa, le perturbazioni dell'animo avverse


alla vita contemplativa; e

Venere, amica a Troia e

sta al viaggio d'Enea, la potenza sensuale:

infe-

quando queste

e simili intrpretazioni ci mostrano con quali preoccupazioni

si

leggessero

classici,

Purg. Cant, XXII.

tanto da vedere sinanco nei

Conv.

trutt. II,

cap. VI.

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25

CAPITOLO SECONDO
pi osceni

libri erotici trattati di

morale ascetica, chi vorr

maravigliare se la pi alta meta cui credesse potere toccare

il

poeta del medio evo, e Dante in ispecie, quella

fosse del simboleggiare, sotto

il

apparente, di-

litterale e

verso e pi recondito senso!

sarebbe tempo oramai di chiarire

questo canone estetico

ma

certo

venne

erroneo

le influenze

che

o no, poco monta,

esercitando su tutte

espres-

le arti

sive di quella et.

Ma

prima mi d'uopo esaurire ancora una indagine,

dare risposta

seguente quesito: Tanta universalit del

al

sistema simbolico, sia nello intendere, sia nel creare le

opere
eoli,

d' arte

tanta persistenza a durare per dieci se-

a traverso le pi svariate fasi della storia civile, da

Marziano Capella e Boezio sino all'Alighieri ed


zi,

pu veramente

ne addussi e sviluppai sino ad ora

cio

sintetica propria d'ogni inizio di civilt;


rilevare,

con supposti sensi morali

politeismo

la

al

Frez-

attribuirsi soltanto alle cagioni ch'io

la

la

il

tendenza

desiderio di

importanza del

sagace tendenza della cristiana polemica

a far servire tutti gli elementi della pagana civilt per


le

esigenze della novella?

Tutto ci non poco


certo.

ma non

sarebbe

bastato di

spiegare la universalit e perduranza di quel

sistema d'uopo cercare ed aggiungere qualch'altra ca-

gione pi generale e durevole, e che possa dirsi del pari


inerente ad

una

civilt

degli ultimi secoli dello

cadente e decrepita,

come

quella

impero romano, nonch a quella

che ridestavasi a nuova e giovane vita dall'undecimo

al

decimoquinto.

Questa cagione io credo averla trovato nell'indole

LA BEATRICE SVBLATA

26

stossa della ontologia cristiana.

dagli stessi

principi

come

dottrina

costitutivi del cristianesimo, considerato

ontologica

comune ugualmente a

parliamo, che
simbolica,

non

si

vedr sorgere

tutti

solo nelle arti espressive,

in tutti gli altri elementi

secoli

la necessit della

ed istituzioni

Di ci Irattor nel seguente capitolo

ma

di cui

forma

ed anche

soeiali.

CAPITOLO TERZO.

Cardine delle cristiane dottrine ontologiche era

due mondi

cisa e netta credenza in


visibile l'uno,

manifesto

Di

l'altro

e sensibile;

il

primo, tipo

imagine materiale e caduca

ideale e assoluto,

la ri-

intellettuale e in-

secondo.

il

credenza, gi formulata dalla scuola Plato-

siffatta

nica pi secoli innanzi

orme

ra volgare, sulle

dell'an-

tichissima orientale filosofa, dur costante la tradizione

Alessandria, non solo nelle Scuole posteriori al cri-

in

ma

stianesimo, o sincretiche,

ed

altres nelle anteriori,

od avverse.

La

filosofa

parlando della

cos Clemente Alessandrino


orientale conobbe esistere un mondo
barbara

ed un altro materiale: archetipo

intelligibile,

e l'altro imagine di quell'esemplare.

Platone opin
mondi, uno

disse vero

il

Strom.

che

ci

il

primo,

Agostino

quale abitasse

essere
la stessa

manifesto pe' sensi.

due
Veri-

per

primo, e verisimile questo fatto ad ima-

gine dell'altro.

c. 12, ov'c

soggiunse

intelligibile, nel

t, e l'altro creato,

lib.

F.Cf. Eusebio praep. evang.

da rctlincarc

la citazione ch'ei

fa

del

lib.

XI

libro di

Clemente.
2

Contra Acad.

meo, e

nel

lib.

Ili, c.

17, n. 37.

Cf.

Platone nel Ti-

Fedone.

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LA BEATRICE SVELATA

28

Altrove poi cos torna sull'argomento lo stesso Agosti-

no:

Tu

(Dio) facesti ch'io

nici, tradotti di

ma

con queste precise parole,

Verbum,

cipio erat

erat

mi

avessi alcuni libri plato-

greco in latino; e quivi

Verbum: hoc erat

in

per ipsum facta sunt,

provato, non
:

in prin-

apud Deum, et Deus


principio apud Deum; omnia

Verbum

et

lessi

presso che uguali

etc.

erat

Ed anche Calcidio, interpretando Platone, avea detto


chiamammo faciente Dio; ci che paziente
:

Ci che

Materia;

ma

poich chi fa alcuna cosa opera mirando

a qualche esempio, sorge la necessit d'un terzo principio.

per sono principi Dio,

L'imagine di Dio

la

Materia, TEsempio.

cos scriveva

volgare l'Alessandrino Filone ebreo


chissimo...

l'ra

Verbo anti-

il

quale, avendo imitato le vie del Padre, e

il

riguardando

poco avanti

ai

primi esemplari di quello, form

le spe-

zio delle cose.


Il

mondo

Dio crea-

intellettuale nulla altro che

tore che considera e pensa creare... Questo

mondo

sibile stato fatto sull'esemplare della divina


la

prima imagine adunque, che mondo


finito

Confo*,

Il

mondo

in-

con ordine del Verbo divino, e

sull'esempio di quello questo sensibile

intellettuale chia-

miamo, senza dubbio esso Esemplare.


corporeo stato

sen-

imagine

lib. Vili, e. 9,

Cf. Porfirio,

creava.

si

ed Amelio

in

Theo-

doreto de Provid. Scrm. tee.


2 Chalcidii

bro Xir,

c.

Tinia>us.

C{.

Didimo

in Eusebio op.

Boct. de Consol. phil.


superno ducis ab exemplo,

f0.

lib.

Tu cuncta
cherrimm ipse mundum mente

formans.
3
De opif. mundi

cit.

li-

IH, carm. 9.

pulchrum pul-

gerens, similique imagine

De monarch.

lib.

I.

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CAPITOLO TERZO

Quando

odi questo

e corruttibile

ma

terreno,

2tt

nome Adamo

intendi

il

terreno

che quello fatto ad imagine di Dio non


celeste.

dir vero, anche prima che la scuola Platonica avesse

frapposto

fra'

concetti di Dio e di Universo quello in-

termedio del Logos, manifestazione del primo, e tipo dell'altro,

ignoto

smo,

il

sistema di riguardare

fenomeni della natura G-

morale come espressione della Mente divina non fu

sica e

a'

dotti pi antichi.

alle discipline

Esso avea dato origine

al

magi-

augurali ed aruspiche,ed a tutte quan-

te le pratiche religiose miranti alla investigazione del pen-

siero divino ne' fatti sensibili.

not come

la

trovasse unica radice

quasi

il

gl'Italici prischi,

tutti

nell'

che parola di Dio.

quando afferm

rilevato

fato e fatto
:

La qual cosa aveva


la scienza

degli Etruschi professare

significato perch

il

augurale

principio

che

referunt (Tusci), in

de Legis

allea.

suWAdamo primo ed
miriadi dei mondi.

avvengono,

ma avvengono

omnia ad Deum
ea sunt opinione tamquam, non quia

perch abbiano significato

Id.

tra

antichissimo fari [parlare)

fenomeni naturali che s'appresentano all'uomo

non hanno

Vico opportunamente

nome

sua necessit, altro non fossero, per

fatto, e la

pur Seneca
ed aruspica

quasi identit del

Cf. la

a nani,

cujn

dottrina degli Ebrei speculativi

occulto, personificazione e tipo delle

Adam

iste

primus, qui

circulis supra sptendorem, vocalur

est

Adam primus

in

istis

occultus.

In ipso aulem conlinebalur omnes Mundi. Kabbala dexcdata. Francof. lyp. B. C. Wustii 168, tom. Il, sect. Ilf,

c. VII,
1

f,-c. XXXI II,

De anliqui8

ital.

sap.

J 7.

LA BEATRICE SVELATA

30
sunt

facto,

fiant.

significent

sed quia

sunt

significatura

Continuazione adunque c sviluppo di coteste antichis-

sime dottrine orientali ed

mulgato da

pro-

italiche riusciva l'assioma

S. Paolo, che le cose invisibili di

create si manifestano, e che

umani

fatti

nuntt ed invagini d'eventi futuri

o di

Dio per

fossero

precetti, quasi

parabole espresse col linguaggio della storia da Dio.

Se
che

lo stile l'uomo,

la

come suol

dirsi, era

sit indeclinabile

per una

modo

in

medioevo: neces-

civilt ricostituita tutta sull'as-

sioma ontologico, che l'universo ed


fossero che imagine ed

impossibile

forma simbolica non informasse, quasi

esclusivo, tutte le arti espressive del

le

prean-

non

suoi fenomeni

espressione di tipi ed enti so-

prannaturali e assoluti.
Pel quel processo

medesimo onde 4a mente

cata a ravvisare gli enti ed

erasi

edu-

fatti della

natura sensibile

come rappresentanza e manifestazione


campo ideale, la

di enti e fatti so-

vrasensibili, cos, nel

altra arte espressiva,

filologia,

ed ogni

non potevano non educarsi a tra-

durre colla parola*, o con tutt'altro segno plastico del


pensiero, lo stesso ordine di rappresentanza.

Quasi

lo stesso,

per

affinit di principi ontologici, era

un tempo avvenuto presso

Quaest. natur.

wang.

lib.

XI,

* Rotti. 1, 20.

II,

45.

quelle sette giudaiche, che pi

Cf.. Porfirio in

Eusebio praep.

U.

Ori August. de Civ. Dei

Corinlh. X. 11, Calai. IV. Uaebr.

gene in Euseb. op. cit. lib. VI, c. 9,


passim. lohan. Damasc. de Imag. Ser.

Cf.

lohan Cass. Ercm.

Collat. V, c. 16.

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CAPITOLO TERZO
aveano

risentito

meno

serbato

- 31

la influenza delle dottrine orientali

la rigida aridit del

Terapeuti, specie di asceti ebrei, consideravano

come un

bri della legge mosaica

rappresentassero

il

corpo

uno

In

e l'anima

il

de' seducenti ritratti che l'antichit ci

intendeva

senso

ha tra-

Esseni, purissimi e innocui comunisti

degli

Eusebio

della Giudea,

li-

intimo ed allegorico.

mandato

essere vivente, del quale

precetti

monoteismo semitico.

notare com'essi

fa

Legge

precetti della

mentre

altri

nel solo senso litterale,

elevassero a speculazione maggiore, mirando pi alto

si

donde ebbero nome e fama

e sottilmente ogni cosa:


filosofi tra gli

Ebrei.

Tradizionisti speculativi

come manifestazione
lata sul tipo dell'

riguardando Y universo

dell'Essere incomprensibile,

Adamo primo

ed occulto,

model-

asserivano

doversi trovare, non solo nello stile dei libri sacri,


nella

forma e disposizione d'ogni parola e d'ogni

un rapporto analogico

di

ma

lettera,

coi principi della universa crea-

zione. s

Cos vuoisi antepporre

recndito al litterale

Agostino il

senso

al corpo.

Quella

Filone

quod om-

Filone de vita contempi.

lEtiseb. praep. ev.

ni$

disse

come l'anima

homo probus

daico

lib.

II,

c.

sii

12.

lib. Vili,

c. 4.

Cf.

liber. Giuseppe Flavio de bello

Porfirio

in Euscb. op. cit.

lib.

jti-

IX

ci.
3

Kabbala denudata, Valli* regia, sive introductio in librum

Sohar:

Mundi autem sunt nomina esibita super charta sub-

stanliae Ejus.
lisi

i>

Vcniri non

potest ad intcllectum crcationis

per mystcrium literarum Sect.

I,

e.

Li il.

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LA BEATRICE SVELATA

32
pessima

fra le servit

che

stimare

fa

il

segno

realit, e

che impedisce agli occhi della mente levarsi dalle cose

corporee
dirsi

alla

eterna luce. Nulla pi giustamente

morte dell'anima quanto tenersi

sporre alla materia


l

la

anima umana sui

tamente, non solo


ligiosa,
il

ma

intelligenza, che sola fa prevalere

bruti.

In queste parole del


il

criterio

ideale

sommo

la estetica teoria

fondamento

pu

e po-

alla lettera,

della

Considerare V immediato

Ipponese disegnavasi net-

dominante

della esegsi re-

di tutte le arti espressive,

simbolica nel medio

senso

della parola

evo.

o della

imagine plastica, come corpo o materia, e sentire quindi


bisogno di trovare, o di porre sotto a quello altro

il

senso, che stesse a rappresentare quel che l'anima pel

corpo, o

il

mondo

ziale carattere
fa

invisibile pel

visibile:

ecco l'essen-

che impronta quel simbolismo, e che lo

diverso dal classico, cui gli eruditi del medio evo,

e non senza perch, diedero

nome

di scenologa, o

par-

lare ombroso ed oscuro**

Durante

infatti

il

fiorire delle dotte et, greca e ro-

mana, prima che subissero

le influenze delle

dottrine pla-

toniche ed orientali, la simbolica altro non era che una


delle tante

maniere di quell'arcano pel quale

cerdotali e patrizie

De

catcchiz. rudibus, cap. IX, 13.

st. lib. Ili,

lo

II,

cap. V,

le caste sa-

miravano ad arrogarsi preponderanza

9, De

Id.

Militale crai,

De doctrina chric. 3.

Cf. S. Pao-

Cor. 3, 6.

2 Pctr.

DIescns. Serm. III. Lo stesso disse invece

Pan-

tologia l'allcgorismo cristiano, Ib.

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CAPITOLO TERZO
esclusiva sai volghi occultando

ne difendessero

num

vulgus

et

il

il

33
vero con figure che

segreto dalla vilt.

arceo dei canti

orfici

L'odi profa-

e di Orazio d

la

pi intima espressione degli intendimenti e dell indole di

quel sistema. Senza rendersi inaccessibile al volgo,

la sa*

pienza patrizia temeva avvilirsi: donde vero fine l'arcano,


la allegoria

uno

dei mezzi talora.

quando Alessan-

si

dro rimproverava Aristotile d'aver pubblicato

(acroamatiche) ci che

trine occulte

era

sugli altri,

se

comune?

im-

quaValtra cosa
diceva
sovrasteremo
ci che apprendemmo da te divenga a

N per questo
del

sue dot-

le

dava pensiero

perduto vantaggio sul comune degli uomini

il

perciocch e per

tutti

gli

gi intendo che la jeratica tradizione,

bando ai profani non entrasse per nulla

nella pri-

mitiva esegsi allegorica della Chiesa. Essa trovava nei


Libri Sapienziali ripetuto

il

canone che, colla oscurit,

voleva esclusi gli indegni dal santuario del vero


pienti nascondono la scienza.

L'uomo

la sapienza.

Non parlare, se

sprezzer

senno dei tuoi ragionamenti.

il

/ sa-

avveduto copre

t'ode lo stolto, perch'egli


3

allorch Clemente Alessandrino chiamava la ua

Ch anzi,
massima

opera Strmata (tappeti), quasi lavoro a pi color sommessi e sovrapposti,

cos

diceva aver fatto

perch

la verit vuoisi coprire e celare, anzich porre in

Macrob. Somn. Scip.

2 V.
1.

LelL d' Ales.

ad

lib. J, e. 2.

Arislot.

in Aulo Gcllio

Noct. ali.

20, c. i.
3

Provcrb. X,

buon

U. XII,

23. XXIII,

0.

LA BEATRICE SVELATA

lume, onde gli indegni non la percepiscano, e non la ir-

ridano e sprezzino.

Senonchc cotesta formula

classica

remini-

era stata

scenza da eruditi pi ch'altro: inconsapevole e decrescente eco d'una superba sapienza, cui male potevano
ostinarsi a ripetere coloro che,

albage, eransi fatto s largo

volghi.

col deriderne le

al proselitismo fra'

per vera e durevole base della nuova ese-

gsi allegorica e del

gi dissi,. la

civilt nella

simbolismo cristiano rest

formula di Agostino, coerente

ontologici merc

appunto

campo

come

principi

a'

quali fu possibile trasmutare l'antica

nuova.

importa ora accennare

le occasioni

diverse

onde

quella formula prese sviluppo e le forme definitive con


cui giunse a Dante Alighieri.

Prese le mosse dalla dottrina de' Terapeuti e di San


Paolo, per la quale

rispondenti

stati posti in

due

sensi litterale e allegorico,

concetti di materia e di spirito

a'

modo

erano

largo e generico, lo allegorico venne

progressivamente suddistinto in pi ordini, secondo progressive opportunit.

Gi nelle opere di Origene e Clemente vedesi spesso


suddiviso in morale e mistico. Poi, quando

mai

religiosa si trov pi che

alle

prese

de' filosofi, e colle sette cristiane dissidenti

sogno di allargare
sacri Libri.

Slrom.

lib.

per

la

veril.

Euscb. op.

ex

polemica

sent bi-

de' significati* possibili

dichiarava

I. Cf.

dosio de cvang.

sfera

la

colla critica

non doversi

cit. lib.

XII, c.

nei

in quelli

4. Teo-

geni. phil. cogn. Scrm.

1.

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CAPITOLO TERZO

un solo senso

cercare

ma

riposto,

35

po: le cose fatte che narrano; le operabili

dano, o vietano;

future che pronunziano

le

che danno a sperare.


esclusivo dell'altro,

neghino

terale, si

e quattro

tutti

magine

Ma

gli altri sensi,

lungo

de

il

per

quanto comoda

bisogno di temperarne

il

rigore.

per lo stesso

non

tutte

le parti

necessaria-

aventi significato allegorico quelle an-

aggiungono che non ne hanno. Col solo vomere

fende

si

in

era

altro esprimere; dacch talora solo per dare ef-

ficacia alle parti


si

non

ch non sempre era dato assegnare

della espressione storica e litterale dovere

che

i-

quattro significati voluti da quella; don-

Agostino venne altrove notando

mente

che anzi

medesima

sola e

ostinarsi in questa tesi

possibile a

un senso

al contrario;

una

talune emergenze della quotidiana polemica

tutti e sinceri

che, accettando lo storico e la-

contengono.

si

le eterne

doversi credere

significati in

un temche coman-

parecchi ad

la terra

corde ne' musicali strumenti

le sole

rendono suono; ma, perch l'uno e


tre parti

l'altro succeda, al-

sono pur necessarie all'aratro e

Eliminato cos

il

*
alla cetra.

dovere di assegnar sempre quadru-

plo senso a ogni imagine, restava assicurarsi

facolt

la

August. in Cenes.

Cassiano

Ercm. de

Maral,

1.

lib.

August.

Hieron. Ep. 120

nima.
1
De
lib.

XXI,

civ.

lib.

de

Civil.

ad Hedibiam.

Dei

lib.

c. 1, n. 2.

Cr.

Hieron. in

spirti, scient. cap. 8.

XYI

c.

Dei

D.
2.

lib.

Oseam

Grcg.
XV,

c.

27. Cf.

Ambr. de Isaac

- Cf.

Grcg.

M.

21.

M. in

et a-

Moral.

LA BEATRICE SVELATA
non intenderla allegoricamente sempre ad un modo,
donde il canone che non
se in pi luoghi tornasse
30

di

sempre

imagine deve avere ugual senso figu-

la stessa

potendo anzi avere l'opposto in luoghi ove

rativo,

teratamente apparisse.
Infinito,

ed ozioso

re tutte le guise

rei-

al proposito

mio, sarebbe lo espor-

onde venne formulata

e poi ridotta

a pieghevole elasticit, nelle sue pratiche applicazioni


dottrina del polisenso. In tanto solo

la indicata

portava toccarne in quanto


prezzare

il

m'im-

lettore possa meglio ap-

valore delle uguali dottrine ed eccezioni al-

il

lorch le udr ripetere dall'Alighieri.

Per quanto non sempre osservata nel


rica del

fatto,

la

teo-

quadruplo senso sempre pi venne guadagnando

terreno dal quinto secolo in poi, in ragione degli sviluppi

filosofici della

ontologia cristiana.

Alle quattro serie in cui la Scolastica suddivideva tutto


resistente e l'ideabile: sostanze create;

idee o forme; e

ente assoluto,

si

modi o costumi;

faccano rispondere

nell'ordine filologico ed estetico quattro ordini di rap-

presentanza e significato

laterale o materiale; tropo-

logico o morale; allegorico

tramondano.

a tutto

scrittore di ermeneutica

non un

lessico,

tipico;

secolo

il

anagogico od ul-

XIV non

di gramatica

un

solo,

di misticismo,

che non insegnasse cotesta dottrina del

quadruplo senso con parole uguali, o presso che uguali,


a queste di Cassiano:

due

parti:

Grog.

La

scienza teorica

V intendimento storico e

AI.

si

divide in

lo spirituale; e

in Ezech. JJomil. 7, n. I.

que-

CAPITOLO TERZO
sto

suddivide in tre specie

si

anagogico.

La

37

tropologico, allegorico,

tropologia riguarda la emendazione dei

costumi; V allegoria l'allusione ad altro che non suona


la lettera; Y anagogia dagli spirituali
intendimenti s'innalza a pi segreti e sublimi arcani celesti.

una imagine

tro significati in

po. Onde, per esempio, la

secondo

logia per l'anima

quat-

intendere per la citt de' Giudei; se-

lettera,

condo allegoria per


leste citt.

comprendono a un temstessa Gerusalemme si pu,


si

la

Chiesa cristiana; secondo tropo-

umana; secondo anagogia per

la

ce-

perch meglio quel canone restasse impresso nella

mente

di tutti, cos nelle scuole insegna vasi


riassunto:

iiltcra gesta docci: quae credas Allegoria:

Morali quid agas: quid speras Anagogia.

il

medio evo manc, secondo suo costume,

sonificare lo stesso concetto in quattro

E* fu detto, degli scrittori evangelici


sentare
rale;

il

di per-

rappresentanti.

Matteo rappre-

senso storico; Marco l'allegorico; Luca

Giovanni l'anagogico: e

tutti e

il

mo-

quattro insieme rap

Cass. Erem. de spiril. scient. c. 8. Collat.

XIVCf.

Ki-

chardi S. Vict.

sim.- D.

Beniamin minor. de gral. contempi, pasBernardi de Considerai, ad Eugen.


Innocent. HI

Serm. in consacrai. lom. Pont, presso Baluz.


Mamotrcctus tract. de modis exponendi sac. script.
Bonaventurac Breviloquium.
Thom. Stiro, theol. quacst. .

Le Maistre de Sacy Prcfal. gener. sur


cien Teslament.
2

Ics livres

de fan-

38

LA BEATRICE SVELATA

presentare le quattro ruote, piene d'occhi entro e fuodel mistico carro d' Ezechiele.

ri,

Non

tera la civilt del

ma, come accennai, tutta

la esegsi soltanto,

medio evo venne informandosi

al

in-

sim-

bolismo.

Da

esso cerca sussidio

forme

la Politica;

la Scolastica;

suoi

sue leggi

le

principio d'autorit; le sue

il

la giustizia;

riti

la Estetica; le

suoi sistemi

sue norme

fin

lo stesso mestiere.

Scrivendo
cenzo III
versale

principi della

a'

ma

perch

cos diceva Inno-

Germania

non solo per

Iddio,

costituire l'ordine uni-

conformit fra

la

la

creazione e

il

corso degli umani eventi lo manifesti autore di tutto,


stabil

un' armonia fra

mondo pose due

del

cielo e la terra.... All' inizio

il

grandi luminari nel cielo

perch splenda nel giorno

notti.

cos

pure

nel processo de'

V uno

Y altro perch rischiari

tempi

le

pose nel

firmamento della Chiesa due grandi autorit, l'una per-

ch splenda

giorno

nel-

sulle cose spirituali

cio

illumini

intelligenze

le

perch rischiari

l'altra

ch' a dire punisca gli eretici induriti

notte

la

nemici della

spada temporale per punizion de' mal-

fede; e tenga la
vagi. 2

Or, quando

il

maggiore

fra'

potentati di quella et,

per porre la base giuridica d'ogni autorit sulla terra,

non

sa trovare pi efficace

ria,

vuoisi

Isid. Hispal.

Episi.
2

ben essere

argomento che una allego-

ciechi per

Ethymol.

lib.

non riconoscere quale

VI, cap. 11.

Cf.

Hicron.

ad Paulinum.

Innoccnt. HI Epist. an. 1201 presso Baluz.

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39

CAPITOLO TERZO

e quanto doveva essere allora

predominio della forma

il

allegorica.

Certo se voglia fu mai legittima di rinnegare ed irridere

strano metodo di argomentare, quella esser do-

vea della politica autorit


di figure rettoriche,

si

di birro e carnefice della

grado, vedremo

che

per un misero gioco

vedeva ridotta

parte

alla ignobile

Sede papale. Or, se ci mal-

sostenitori de' diritti e della indipen-

denza del potere politico non disconoscere, anzi accettare,

il

metodo

sforzarsi di

dell'

argomentazione allegorica

trarne conseguenze diverse

uomo

certezza affermare che a nessun

Quale

ed

e solo

medio evo

del

fosse possibile di sottrarsi all'impero di quella


tutti gli ordini ideali

potremo con

forma

in

estetici.

infatti la risposta

che fa

Alighieri

nella

sua Monarchia, a cotesta argomentazione d'Innocenzo,


cui certamente allude

come ne aveva

forse,

il

senza pur nominarlo ? Rinnega


diritto

ne sarebbe mancata, se ad
possibile

nocenzo

le esorbitanti

uomo

la legittimit del

volont non glie-

metodo da cui desume Inuna assoluta

teocrazia ?

pensiero: per

uomo non

pretese d

Non poteva neppure averne

la

di quell'et fosse stata

il

volgare di quell'et sarebbe stato

un assurdo. Al con-

trario, tanto riconosce legittima la logica del

simboli-

smo, che comincia dal premunirsi, con cautela dialet1

tica,

invocando

il

canone ermeneutico che possa errarsi

nella intelligenza del senso allegorico

non

o cercandolo dove

o intendendo altro di quel che

deve.

si

Monarch. lib. Ili, l, dove. ricorda la


da me esposta qui addietro a pag. 33.

Poi

teoria di Ago-

stino

40

LA BEATRICE SVELATA

cos

prende a negare e combattere la forza, com'e

chiama,

reggimenti
stesso

opposto argomento

dell'

producendo

la

Essendo que' due

papale e l'imperiale) certi accidenti dello

(il

uomo,

sarebbesi Iddio servito d'un ordine inverso

gli accidenti

assurdo dire di Dio

furon prodotti

prima

d quarto, e

il

del loro soggetto,

il

che

avvegnach que' due luminari

l'uomo nel

sesto.

come sarebbe
stato assurdo negare un significato allegorico a' due maggiori luminari del firmamento; e riconosce come un rapMa, non appena

profferito questo, sente

porto di rappresentanza analogica esista

fra quelli e le

ma

solo nega l'as-

due pi grandi autorit

della terra;

soluto rapporto di dipendenza dell' una dall' altra

ecco in quai termini

ed

Dico adunque che

avvegnach

luna non abbia

la

non per que-

luce abbondante se non la riceve dal sole,


sto segue che essa dipenda dal sole.

Altro Y essere

della luna, altro la sua potenza, ed altro la operazione.

La

modo dipende
modo

luna, quanto al suo essere, in niun

dal sole; n quanto alla sua potenza; e neppure in

assoluto nella sua operazione; perch

motore primo, e

la

ha inoltre alcuna luce da


clissi.

Solo

quanto

il

suo moto dal

sua influenza da' propri raggi, ed


s,

come appare

al migliore

operare

che dal sole, cio maggior luce, ricevuta

con pi

la

nella sua ec-

riceve alcup

quale opera

efficacia.

Dico adunque che

il

poter temporale non riceve

l'es-

sere dallo spirituale, n la potenza ch' la sua autorit;

e neppure
1

la

sua operazione in

modo

assoluto

bens

76. loc. cit.

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CAPITOLO TBRZO

4!

riceve da quello pi virtuosamente operare per la luce


della grazia ec.

meno

segue ribattendo non

di altri cinque argo-

menti fondati tutti sulla rappresentanza simbolica, accettando quel metodo, e solo nell'applicazione traendolo
a intendimenti diversi.

Tanta adunque, ripeto, era


stema allegorico, che

il

la

preponderanza del si-

pi vigoroso intelletto di quella

non seppe, anche quando vedealo rivolto

et rinnegarlo

a sorreggere la invasione teocratica, da lui

abborrita,

sulle eterne ragioni del potere civile.

Certo

la

prevalenza del tipismo allegorico sulle forme

del civile consorzio era fatto di antichissima data, e la

sua origine

si

perde nella, notte de' tempi. Ch, se Ari-

stotile attribuiva alle cose civili la efficacia d'aver

dellato a loro imagine le teologicne

mo-

sarebbe stato forse

pi vero notare come reciproca invece fu sempre quella


influenza
tici,

e non solo fra sistemi religiosi e

ma

fra gli ordini tutti del pensiero

umana. N
litiche

il

fatti

poli-

e dell' opera

funesto impero de' tropi sulle forme po-

venne meno giammai

dalla pastorizia ed astro-

nomia primitive passava ad altre discipline e scienze


ultime e non detronizzate per anco
la Chimica colle
:

sue fusioni, l'Aritmetica colle sue prevalenze

Geometria

numeri-

colle sue rigide e impieghevoli for-

chef

la

me.

E nondimeno

in nessuna et la tipica

signoria fu

pi sfrenata ed universale che nel medio evo.

Meno
1

Op.

avvertita

cil. lib.

2 Polii,

lib.

III.

1. c.

ma non meno
4-9.
f.

reale

la influenza

42

LA BEATRICE SVELATA

allegorica in ogni
taforico

il

ficiente, finale;

tmagine

ordine della scienza scolastica.

metaforico quel riguardare

e quasi specchio la mente

Me-

principio di causalit materiale, formale, efla idea

come

e le fantasticate

leggi dinamiche dell'universo improntate al tipo gerar-

chico delle autocrazie orientali

la

supposta esistenza

obiettiva delle Idee universali, imprimenti alla materia lor

forme, quasi suggelli alla cera. Allegorica anch' essa la


storia letteraria e civile,

quando

nome, simboleggiava, con


ratteri poetici,

tutto

un

in

quelli che

un ordine

di fatti e d'idee

nificando, per esempio, in Aristotile la

cui solo manchi la fede; in Virgilio


della

pagana

Catone

la

o in un

fatto,

Vico chiam ca-

il

perso-

umana ragione

massimo sviluppo

civilt prenunziatrice del cristianesimo; in

naturale equit

in

Re Arturo, Re

Carlo, e

lor prodi, l'ideale delle virt cavalleresche feudali; nella

scoverta delle Pandette (che mai furon

perdute) la

rinnovata prevalenza del Diritto romano di fronte al barbarico

nella

Lombardo

sognata fratellanza adulterina di

e Graziano la pari influenza onde,

colla Dialettica, e l'altro co' Canoni, si resero


riti

il

Pietro

primo

beneme-

della Chiesa.

Allegoriche

le arti espressive, e

quella che pi, fra le

plastiche, esprime, l'Architettura, ritraente

pi vasti

e complessivi concetti col vario linguaggio delle forme,


del chiaroscuro, della cospiranza, o contrasto, di forze

apparenti.

Tale ancor esso

onde imperatori,

il

re,

linguaggio politico e diplomatico

papi

si

ricambio di dolci o velenose figure.

gono a

blandiscono o insultano con

libert s dicono gregge

Popoli che insor-

emancipato alle insidie

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CAPITOLO TERZO

43

Lazzaro che risorge; popolo ebreo che

del lupo;

d'Egitto; e

Che pi

Fin

il

bisogno di sim-

diceva

gran Sacerdote

pettorale del

era

Innocenzo

Babilonie, Cartagini.

Io stesso vestire sente

Il

quadro perch quadruplo

senso

il

che deve manifestarsi al Pontefice nella Scrittura

doppio pe' due Testamenti


doppio per

geli;

Le

quadro

due tavole

le

Gli anelli che

combattere

avversario.

sidie dell'antico

ti

esprimere
perch

mando
cos lo stesso
un suo dono
sono

forma

ti

la

fermezza dell'animo,

primo

fra'

tutti

doni.

metalli

la

pere.

rappresenta

la sapienza,

il

fra

la fede;

buone o-

*
.

Innoccnt. HI Serra, in consacrai.

Cass. Ercm. de insl. monast.


li,

primo

Rom. Pont, presso

Baluz.

mot.

rosso del gra-

e lo splendore del topazio le

fine,

significare col

verde dello smeraldo esprime

Il

quale avrai possedendo

dolce colore di zaffiro la speranza;

nato T amore

temperanza e prudenza. Voro, perch

forza,

giustizia,

rotondi, ad

avverta ad innalzarti dalle ter-

Sono quattro per

rene alle cose celesti.

cubo

in-

Innocenzo,

che non ha principio

la eternit

la loro

le

inviando a re Riccardo

il

simbo-

descrisse

il

armi e

le

era

della Legge.

leggiavano l'armatura del milite asceta, quale

Evan-

pe' quattro

parti tutte del vestire monastico anch'esso

S. Paolo, apparecchiato a

parte

Anni-

loro oppressori Lupi, Faraoni, ed

bali: e le lor sedi Spelonche,

boleggiare.

si

3.

Innocent.

passim.

Id. Efes. VI. 11. 18.

Ili

Epist. li in Baluz.

Paul.

2.

W-

LA BEATRICE SVELATA

44

Se

tutti ricordare io volessi

versale e assoluto T

medio evo
storia

impero

forma allegorica nel


ripetere

parte civile

in

provano uni-

dati che

meno che

poco

farei

intellettuale

della

dal

intera

la

secolo

XIV.

al

Perch mai

la

Iconoclastica, dottrina essenzialmente

semitica, riusc s antipatica ai popoli tutti dell'Occi-

dente cristiano? Quand'essa veniva a riprovare,

adorazione della materia, l'uso e


sacre, rinnegava,

come

culto delle imagini

il

n pi n meno,

principio su cui

il

tutta posava la civilt cristiana, e riusciva pe' tempi

assurdo; disconosceva implicitamente


gico, storico, estetico, che era

un

tipismo ontolo-

anima e

senza abbattere quel principio

il

vita di quella.

eh' a dire senza

avere operato una completa rivoluzione intellettuale, poteva aver successo durevole allora

nad altro patto

poi l'ebbe ne' tempi moderni col dove l'analisi filoso-

comprimere

riusciva a sviare o

fica

stico s congenito alle razze

vanni Damasceno bast

lo idealismo

indo-europee.

nel secolo ottavo

Onde
,

pla-

a Gio-

rilevare la

incongruenza di quella dottrina co' prevalenti principi


ontologici della civilt

cristiana per poterla deridere e

ex absurdo.
cos il Damasceno
Imagine

trionfarne

pleta

Dio

di

lo

stesso

viva naturale

Figlio....

plari delle invisibili ed incorporee

com-

Imagini ed esem-

sono

le

cose corpo-

ree e sensibili... Imagine ed espressione di cose future

e di rivelazioni divine sono talora

magini di

fatti

le

cose create... I-

monumenti... Per, o vuoisi elimi-

nare ogni imagine, o, secondo ragione, ammetterle tutte.

Che pi

se la stessa legge

mosaica che proibisce

le i-

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CAPITOLO TERZO

45

magini figura di figura ancor essa

non che ombra e figura d'altra figura.

Ed

ora possiamo rivolgerci

teschi, e chiedere loro

pienti del

sforzo

1'

altissimo fra' sa-

medio evo avrebbe potuto disdegnare

favorevole

moderni iconoclasti dan-

a'

Come mai

Tabernacolo

il

la

di cui sol egli poteva a lungo sentirsi capace,

prometteva far correre paralleli quattro ordini


l'uno accessibile a tutti;
telletti;

d' idee:

altro .delizia degli acuti in-

mondo

spirituale?

lui cospirato a fargliela

stata per
1

1'

terzo moderator de' costumi; l'ultimo infine

il

rivelatore d'un

be in

forma

con erculeo

forti intelletti; quella che,

a'

uso generale adottata.

indole altera

sdegnosa

in

Ch

creare

anzi, tutto avreb-

dove non fosse

doveva spingerlo

ci

tutto delle facili vie dei

volgari; a ci l'altezza degli intenti morali e politici cui

mir

opere tutte; a ci

colle sue

studi d'ogni na-

gli

tura quali l'et sua glieli faceva possibili.

Vuoi che studiasse Grammatica? Come

sottrarsi alle

influenze d'un sistema pel quale, sin dall'inizio, gli ve-

niva insegnato le lettere

perch sono leg-iter,

22 per
gli

gli

dell' alfabeto

o strada

Ebrei perch tanti

lor libri

Egizi altre le volgari, altre le arcane

Greci, avere
della vita

un

altissimo senso mistico

umana;

stiana; l'Alfa e

il

esser dette

cos

essere state

a' leggenti;

di morte;

l'Omega di Dio.

il

fra'

sacri
;

presso

cinque,

la

fra'

simbolo

della croce cri-

Latini

due or-

dini di lettere, le volgari, e le liberali. E, di tal passo,

giunti alla Storia, ultimo grado di quella che dicevasi allora

Grammatica

Io

ammaestravano come presso che

lohan. Damasc. de imag. Serro.

I,

n. 9-13, 15.

46

LA BEATRICE SVELATA

nulla fosse

mentum) ritraendo

l'uno che l'altra

Due

Studiava Rettorica?
sere a quella essenziali
fatto consistere
*

dire:

che

che Boezio avea

le

cose disputabili e astratte

anche a coloro che non sanno

accessibili

vedere largo e lontano

ebbe a

uso delle figure adombratici del

nell'

e quella di far

diventassero

propriet gli additavano es-

la dolcezza

vero, questo

il

possbile, e quella accaduto.

vero;

tema ideale (argu-

differenza fra storia e

la

come

o,

lo stesso Alighieri

chiarezza del suo aspetto... soavissima

la

di tutte l'altre scienze, e la* sua apparenza or da mane,

or da sera. Or da mane, quando dinanzi

al viso del-

da sera, quando la letparte remota (senso allego-

l'uditre lo rettorico parla; or

tera (senso littcrale) per la

per lo rettorico.

rico) si parla

se chiedeva qual fosse

ufficio del poeta, Isidoro

Varrone del medio evo) rispondevagli

(il

colui solo che


in altre

esser

poeta

vero con obblique figure trasmutasse

il

apparenze

perch

la

mente

del lettore avesse

di che esercitarsi. 5 E, per mirabile coincidenza, presso

che uguale definizione resultavagli da un passo di Aristotile

quale

il

Isid. Iiisp.

De

ponendo per causa

Elhimolog.

consol. phil.

s Aristot.
*

lib. I, c.

Il,

Halli, lib. I, c.

Conv. Trai.

pretazione

lil.

II,

c.

(Jalu finora

16.

pros.

Ili,

efficiente e finale

c.

XLI1I.

I.

5".

In

proposito della inetta Inter-

a questo passo dir solo, che

il

me-

dio evo, seguendo Isidoro e Uguccionc, derivava falsamente


allegoria da dXXoTov, alieno, remoto; e per ((parlare la let-

tera per la parte remota


s

EthimoL

lib.

parlare figuralamente.

Vili, c. VII.

Lib.

I,

c.

XXXVJ.

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47

CAPITOLO TERZO

scienza speculativa l'ammirazione degli arcani della

alla

natura, diceva: e per l'amatore de' miti in certo

modo

avvegnach

filosofo,

ammirande.

la

favola

si

costituisca di cose

Studiava Dialettica? AI vestibolo di quella trovava l'an-

Idee o

degli Universali,

quistione

tichissima

Forme

archetipe

il

sistema delle

che distingueva in ogni es-

sere la parte fenomenale e sensibile dall'assoluta ed intelligibile


l'altra

quest' ultima sola intima e vera; estrinseca

e spregevole. In altri termini, la realt,

compro-

vata da' sensi, ritenuta fantasma inattendibile finche, per


successive trasformazioni

psicologiche

materia donde provenne, non

si

depurato dalla

traducesse in idea pura,

assoluta.

qui giovi per ora fermarci, riserbando a suo luogo

chiarire

il

come e

quali pi valide spinte alla forma al-

legorica dar gli dovessero le pi

pline scolastiche, e

da cui tutte

s'

il

elevate fra le disci-

principio fondamentale in ispecie

informano e rannodano

le

opere sue.

Occorre innanzi a questo domandare allo stesso Alighieri che ci chiarisca, in


gli

modo non

dubbio, quel ch'e-

pensasse e dicesse della forma allegorica; e se vera-

mente, e come, l'adoperasse nelle opere sue, singolar-

mente

in quella

dove pi

ostinata a negarla, la

Arisi,

cum

la

critica

misallegorica

s'

Vita Nuova.

Aver. coni.

I,

Meloph.

c.

2. te: e co: 10.

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CAPITOLO QUARTO
Nel darmi a un rapido esame di tutte
l'Alighieri per indagare e trascrivere

torno alla forma allegorica ed

una promessa debbo

uso

all'

golando, com' costume di molti, e

rispondano: metodo buono

ne

come

che

fece,

non verr spial

forse la bre-

mio assunto

alle lotte sofstiche,

una larga e sincera

contrario ad

vi dica in-

eh' egli

fare al lettore. Io

vit chiederebbe, que' tratti isolati

prose del-

le

quanto

quanto

Torr invece,

critica.

senza lasciarne pur uno, tutti que' passi ove esplicita-

mente ed apertamente manifesta


forma allegorica, e

trine sulla

rasse nelle opere sue; n

lazione a cotale

anzi

dove

a'

neimci

delle

un

sola parola che abbia re-

me

Che

omessa.

interpretazioni allegoriche

sol passo ch'io fossi per tra-

d loro causa vinta

scurare,

sue opinioni e dot-

come, dove l'adope-

argomento verr da

verr fatto indicarmi

una

le

se,

fin

d ora.

Potrebbe qui dubitar persona degna di dichia-

rarle ogni dubitazione

role che

trattiamo

sono

queste

le

prime pa-

Dante ebbe a profferire sull'argomento

e dubitar potrebbe di ci,

more come

sustanzia intelligente,

se fosse

una cosa per

ma

s;

come

eli

di che

io dico

d a-

non solamente

fosse sustanzia cor-

porale; la qual cosa, secondo la verit, falsa: ch

amore non

cidente

per s siccome sustanzia,

in sustanzia

ma

un ac-

cotal cosa dichiarare, se-

tA BEATRICE SVELATA

50

(c

condo ch' buono al presente, prima da intendere


che anticamente non erano dicitori d'amore in lingua
anzi erano dicitori d'amore certi poeti in lin-

volgare;

non molto numero

gua

d anni passato che apparirono prima questi poeti volche dire per rima in volgare tanto quanto
gari

latina

tra noi

dico...

dire per versi in latino, secondo alcuna proporzione...

di saper dire ,

te

sero in lingua di SI.

cagione perch alquanti grossi ebbero fama

la

che quasi furono

come poeta volgare

tendere

Ed

si

il

mosse per che

sue parole a donna,

le

primi che dices-

primo che cominci a dire


volle fare in-

quale era mala-

alla

e questo coltro

gevole a intendere

A COLORO CHE RIMANO SOPRA ALTRA MATERIA CHE AMO-

rosa: conciosiacosach cotal

principio trovato per dire d'amore. Onde, conciosia-

versi latini:

modo

di parlare fosse dal

poeti sia conceduta maggior licenzia di par-

cosach

lare che a' prosaici dittatori; e questi dicitori per

non sieno

vole che a loro sia maggiore licenzia largita di parlare,

te

a'

altro che poeti volgari,

che agli

figura,

conceduto

ce

demo che

come

li

poeti

a'

poeti (gli

hanno parlato

delle cose inanimate,

se avessero senso e ragione, e fattole parlare in-

ma

sieme; e non solamente cose vere,

degno

senza ragione alcuna (intendimento),

a Ili

rimatori. Dunque,, se noi ve-

la

Onde, se alcuna

altri parlatori volgari.

o colore rettorico, conceduto

antichi),

rima

degno e ragionc-

lo dicitore

quale poscia

La volgala ha

cose non vere...

per rima fare lo simigliante: non

ma

sia possibile di aprire

la quale poesia ce.

con ragione,

per prosa...

Ho

adottalo la cor-

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CAPITOLO QUARTO

Ed

grossa, dico, che n

acciocch non ne pigli alcuna baldanza


i

persona

poeti parlano cos senza ragione,

n que' che rimano deono cos parlare non avendo

alcuno ragionamento in loro di quello che dicono

perocch gran vergogna sarebbe a colui che rimasse

cosa sotto veste di figura o di colore rettorico, e poi,

non sapesse dinudare

domandato

cotal veste, in guisa che avessero verace intendimento.

sue parole da

le

ne sapemo bene di quelli che cos rimano stolta-

mente.

La esposizione
non ha bisogno
tirne tutto

valore

rimatori volgari sono lo stesso che

gli

antichi

e debbono, confessi, adoprare parlar figurato.

poeti,

il

di questi principi estetici dell'Alighieri

di chiose, bastando riassumerli a sen-

primi rimatori volgari poetarono d' amore. Da

ci la conseguenza

sia logica,

o no

poco monta

che chiunque scriva in volgar poesia debba prendere

rnatena da amore, cio dar corpo e apparenza di poesia


?

amorosa a propri-

Quegli

concetti,

dinudare dalla veste

litterale

concetto allegorico, che

mirare

il

qualunque

essi siano.

grossolano e stolto poeta che

il

ed esterna

1'

non pu

intimo suo

verace intendimento cui dee

poeta.

Dalle quali premesse consegue, se non

m' inganno

rezionc (iposcia ^proposta dalloegrcgio mio amico prof. Willc,

non perch ne esca


si fa
*

diverso significalo,

ma

perch

il

periodo

grammaticalmente pi limpido e coerente.

Vita

Nuova XXV.

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LA BEATRICE SVELATA
dove Dante non avesse posto senso allegorico

52
che,

sue poesie

in quelle della

almeno parmi innegabile secondo

sto

Or

odasi invece che conseguenze

che

critici

si

lettore

il

sforzano trarne

si

tutti le

Scusasi Dante

noti

quanto male risponda al passo or citato co-

lesto Scusasi
versi;

quesenso comune.

vantano positivi. Rechiamo per

parole del conte Cesare Balbo


il

nelle

Nuova

Vita

dato a se stesso dello stolto e del grosso:

avrebbe

e tanto pi

di personificare l'amore in tutti questi

e conchiude in prosa schietta

quasi prevedesse

Grande vergogna sarebbe a colui che


rimasse cosa sotto veste di figura... e poi, domandato,
le

sofisticherie

non sapesse dinudare

le

sue parole da cotal veste, in

guisa che avessero verace intendimento.

Le sofisticherie cui l'illustre biografo allude non sono,


come facilmente il lettore ha compreso, che le opinioni
di quanti riconosciamo senso allegorico nella Vita Nuova;
se

e,
,

stando

al

suo oracolo, Dante, quasi

le

prevedes-

smenlivalc anticipatamente col passo or ora tra-

scritto.

Veramente per quanto mi sia provato a cercare il


come una mente, non dico elevata come quella del bio,

grafo,

ma una mente umana

conducenti

all'

qualunque, dalle premesse

affermativa del senso allegorico

possa

aver concluso alla negativa, altra ragione non ho saputo

vederne che questa

Vinto l'egregio

uomo

nata avversione alle allegorie, dimentica


il

contesto di tutto

parole

denudare

Vita di Dante

il

le

lib.

passo

la

da una ostioccasione e

fermandosi

alle sole

cose rimate sotto veste di figura,

1,

cap. 7.

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CAPITOLO QUARTO

53

in guisa che avessero verace intendimento ,

porre che questo verace intendimento

sia

si

d a suplitterale e

il

apparente.

Ma

questo era innanzi tutto mestieri

per venire a

come queirintendimento

disconoscere

verace, df trovare

sotto la veste della figura, era impossibile fosse

il

senso

essendo questo appunto la veste di figura che

litterale,

Era

vuoisi remuovere.

inoltre mestieri dimenticare

tanti luoghi del Convito, dove la

menta da

s:

de' quali basti qui

identica

due

soli

frase

recare

mia fosse

ciosiacosach la verace intenzione

Con-

co-

si

che

altra

quella che di fuori mostrano le Canzoni predette, per

allegorica sposizione quella intendo mostrare.


ve: Intendo

anche mostrare

ch per alcuno vedere non

si

pu

non

s'io

ch nascosa sotto figura d'allegoria.

perch cotesto verace intendimento

rebbe da cotal
tesi si
i

potesse dal bio-

si

figure

dell'

d'intendere.

Il

debbono saper

non sapesse dire quale

da tutto questo

il

scritto

il

come vuole

Tralt.

I,

eup.

I.

cos:

Ib.

senso

poeta che, usando


il

senso litterale.

Vita

pe' nemici

Nuova sopra

senso comune, e com'io

Quando
il

passo della
il

il

n'

lora Dante, stando all'assunto che

quale, dove per ipo-

dilemma, inevitabile

ailegorismo dantesco

intendono

era d'uopo

dire quale n'

dunque sarebbe

Stolto

allegorico.

gli

ammettesse, farebbe sragionar Dante

poeti usan figure,

per-

evidente contradizionc che nasce-

alla

modo

la conto,

E finalmente

grafo tradurre in litterale intendimento

non ispaventarsi

altro-

vera sentenza di quelle:

la

cap. 2.

nega

Cf.

feci

tra-

e al-

le allegorie,

Tralt. IV

a-

cap. 1,

54

LA BEATRICE SVELATA

vrcbbe dichiarato se stesso grosso e stollo poeta


intendono come vuole

biografo

il

una pretta

dell'Alighieri si risolverebbe in

premessa e

la

la

e allora

o Io

discorso

il

antiloga fra

conseguenza.

Dall'uso assurdo o dall'altro mal posson fuggire.

avrei toccato di queste miserie se la derisione delle

sofisticherie non fosse stata ne' tempi recenti nuovo


suggello a precludere la possibilit di penetrare ne' ripo-

e veraci intendimenti del poeta religioso e politico,

sti

secondando

la

volgare insofferenza di que' gravi studi

senza cui mal pu comprendersi V Alighieri

e dando

nuov' armi ed ardire agli avversari di quella luce che


potr uscire dal denudare liberamente

il

velame delle

pere sue.

Ma, prima

di passar oltre,

un dubbio che possa

esser

surto nell'animo di taluno io debbo chiarire.

Nel paragrafo della


segnai,

Vita

non senza perch,

Nuova

le

sopra recato contra-

seguenti parole:

que-

a coloro che rimano sopra altra materia


che amorosa, conciossiach colai modo fosse da prin-

sto contro

cipio trovato

Se

per dire d'amore. Leggendo. coteste pa-

pu taluno aver

role
il

poeta dichiara

fatto a se stesso

non

cjie

si

il

debba

dubbio seguente:
in volgar lingua

poetare sopra altra materia che amorosa non

mai

nella

medesima Vita Nuova

d'altro

be potuto trattare che non fosse


ivi

espresso?

Non

1'

amore

toglie ci, fin dalla

sia,

come

argomento avreblitteralmente

prima radice,

la

possibilit di trovarvi intendimenti allegorici?


Siffatto

dubbio non avrebbe per base che

telligenza d'

una parola

o per dir meglio

la
,

1'

falsa in-

assoluta

ignoranza del linguaggio scolastico.

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55

CAPITOLO QUARTO

La

frase

rimar* sopra materia amorosa

sarebbe

intesa per l'opposto di quel che suona. Si darebbe alla

parola materia

il

valore odierno, merc

il

quale signi-

ficherebbe la sostanza della cosa di cui trattasi

nel

modo

stesso

com' oggi direbbesi: la materia di questo libro

gale,

storica,

Ma

ci, ripeto,

le-

non sarebbe pos-

che per chi fosse digiuno del linguaggio

sibile

stico

e simili.

scola-

per chi ignorasse come quella parola avesse al-

lora opposto significato, e per l'appunto quello che oggi

diremmo apparenza, o forma


la parola forma non esprimeva

esteriore; laddove invece

allora che intrinseca

na-

tura costitutiva dell ente.

Materia e Forma sono due fra tanti vocaboli, i quali,


mutato valore e importanza
dal tempo dell'Alighieri a' d nostri, sono stati cagione
1

per avere profondamente

di molti errori nella esegsi delle sue opere.

Un uomo

di quell'et, tanto

mere, per avventura,

il

pi se

filosofo,

ad espri-

concetto che oggi cos diremmo:

questo libro, bench di forma amorosa, tutto di ma-

teria filosofica

avrebbe detto all'incontro:

bro, bench di materia amorosa, tutto di

Questo

li-

forma

fi-

losofica.

Addurre

le

dimostrazioni e

il

perch di questo scam-

bio ed antitesi di significato sarebbe qui inopportuno.


ster chiarito abbastanza

quando dovr

Re-

trattare degli Uni-

versali scolastici. Basti per ora che Dante stesso ci dica

quel che volle esprimere per

materia amorosa.

cher per intero tra


tenza

sempre suggello

legorica.

le

parole

rimare sopra

un luogo del Convito, che repoco, si legge: La litterale sen-

In

materia della sentenza al-

Rimare adunque sopra materia amorosa im-

56

LA BEATRICE SVELATA

porta, secondo egli stesso dichiara, prendere per soggetto


del senso ltterale lo

Da
gli

amore.

conseguenza che, qualunque

si

fossero

intendimenti del poeta volgare, qualunque

la

natura

ci naturai

di ci eh'

e'

mirasse a cantare, (religione, morale, po-

ecc.) altra

litica,

ltterale

non

apparenza, altro subbietto esteriore e

fosse, a giudizio dell'Alighieri,

gli

che lo amoroso: donde

la necessit pel

permesso

poeta volgare di

fingere amori allegorici dov'anche realmente

non inten-

desse a trattare d'amore.

Brevemente adunque riassumendo quanto


forma allegorica professa

l'Alighieri nella

in fatto di

Vita

Nuova,

ha:

si

un tempo

rimatori volgari essere quel che erano

poeti latini;

Dovere usare allegorie come


questo di pi: che

le

quelli le usavano;

con

debbano assumere sempre appa-

renza di amore.

Questo, n pi n meno, quanto sicuramente

e' ci

Che importa sapere e discutere se inetta e ben misera sia la ragione che adduce di questo perenne do-

dice.

vere di allegorici amori, solo perch

il

primo poeta

gare parl d'amore a donna che non intendeva


tino?
tile

Non

o no

trattasi

qui di giudicare,

Vita

e'

tempo almeno

in cui scrisse

Nuova.
al Convito, trascrivendo

vi dice sullo stesso

Fu-

ragione, questo certissimo, eh ei profes-

Procederemo
to

la-

di conoscere.
1

la

sasse quell'assioma, inflno al


la

ma

voi-

il

per intero quan-

argomento.

Siccome nel primo capitolo narrato, questa spo-

sizione (quella delle canzoni del Convito) conviene es

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CAPITOLO QUARTO

sere litterale e allegorica.

vuole sapere che

si

57

a ci dare ad intendere,

possono intendere, e

le scritture si

debbonsi sponere, massimamente per quattro sensi.

L'uno si chiama

la definizione del senso litterale, e la proposizione del-

a l'allegorico).

nasconde sotto

rit

litterale... (qnel testo

E quoto
manto

il

[lo allegorico)

lacuna: manca

quello che

di queste favole; ed

ascosa sotto bella menzogna

si

una ve-

siccome quando dice

Ovidio che Orfeo, facea colla cetera mansuete

e gli alberi e le pietre a s muovere; che vuol dire che

il

suescere e umiliare

sua volont coloro che non hanno vita di scienza ed arte;

savio

uomo

collo

le fiere,

strumento della sua voce facea manli

crudeli cuori, e facea

muovere

alla

che coloro che non hanno vita di scienza ragionevole al-

una sono quasi come

dimento (verit ascosa sotto bella menzogna) fosse tro-

pietre.

perch questo nascon-

vato perii savi, nel penultimo Trattato

Veramente

che

delli poeti seguitare,

condo che per"

La

li

ma

poeti;

prender

Dante qui allude era questa:

autem

est

est; e

qui ripeteva,
zogna. Nel

la

allegoria

il

quando per

teo-

secundum quod

crederi

secondo che definiva Isidoro, e Dante

teologico,

lettore

come portava

men-

la cristiana in-

quanto nel capitol precedente

su' quattro sensi, h7/e/a/e, allegorico,

anagogico, c

unum fa-

dicevano: verit ascosa sotto bella

modo

Rammenti

biam dello

poeti,

modo

senso allegorico se-

il

poeti usato.

li

ctum indicatur aiiud factum

dum

mostrer.

perocch mi intenzione qui lo

differenza cui

logi dicevano:

si

prendono altrimenti

teologi questo senso

li

al>-

morale,

le dottrine ivi reculc.

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58

LA BEATRICE SVELATA

tcrpretazione de' libri giudaici, la figura allegorica,

un

tre litteralmente esprime

men-

fatto reale e storico, tipo

ancora di altro fatto futuro: Abele, per esempio, David,


Giona, ecc. di Ges Cristo; l'Arca di No,

il

colo, ecc. della Chiesa, e via discorrendo. Nel

semplicemente imagine o allusione

tico essa

qualunque diversa da

rit

ci che esprime

l'

Taberna-

modo
d'

poe-

una ve-

apparenza

della figura.

Tornisi ali1 Alighieri.

senso

Il terzo

si

chiama morale; e questo quello che

li lettori

deono intentamente andare appostando per

scritture

utilit di loro e di loro discenti;

le

siccome ap-

postare

Cristo salo Io

monte

per trasfigurarsi, che, delli dodici Apostoli, ne

men

seco

li

si

pu

tre: in

nel Vangelo,

che moralmente

Lo quarto

senso

si

quale eziandio nel senso

siccome veder

alle

chiama anagogico, cio sopra-

significate, significa delle


:

pu intendere che

e questo quando spiritualmente

scritturala

ria

si

do verno avere poca compagnia.

secretissime cose noi

senso;

quando

si

si

litterale.

spone una
per

le

cose

superne cose dell'eternale glo-

pu

in quel cant del Profeta

che

che nell'uscita del popolo d'Israel d'Egitto la Giu-

dice

santa e Ubera. Che avvegna esser vero, se-

dea

condo

che spiritualmente s'intende, cio che, nell'uscita

nima dal peccato,

fatta

la lettera, sic

manifesto, nn

meno

vero quello
dell'a-

essa sie fatta santa e libera in sua

potestate.
litterale

dee an-

dare innanzi, siccome quello nella cui sentenza

gli altri

sono inchiusi; e senza

E.

in

dimost-are questo, sempre lo

lp

quale sarebbe impossibile e

razionale intendere agli altri: e

massimamente

ir-

all'alle-

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CAPITOLO QUARTO

50

gorico impossibile, perocch in ciascuna cosa die ha

il

pria

dentro, e

non

si

il

difuori, impossibile venire al dentro se

viene al di fuori onde, conciosiacosach nelle


:

scritture la litterale sentenza sia


possibile

sempre

il

difuori,

im-

venire allaltre, massimamente all'allegorica,

senza prima venire alla litterale. Ancora impossibile,

perocch in ciascuna cosa naturale e

te

sibilo

il

soggetto sopra che

sibile

artificiale

impos-

procedere alla forma senza prima essere disposto


la

forma dee

stare;

la forma dell'oro venire, se

la

siccome imposmateria, cio lo

suo suggetto, non prima disposta ed apparecchiata;

e la forma dell'arca venire, se la materia, cio lo legno,

non prima disposta ed apparecchiata. Onde, concio-

siacosach la litterale sentenza sempre sia suggetto e

materia delle altre, massimamente dell'allegorica, impos-

sibile

prima venire alla conoscenza dell'altre, che alla

sua.

turale e artificiale impossibile procedere se prima

fatto lo fondamento: siccome nella casa, e siccome

nello studiare.

Ancora impossibile, perocch

in ciascuna cosa na-

Onde, conciosiacosach

il

dimostrare

non

sia
'

edificazione di

fondamento

scienza, e la litterale dimostrazione sia

dell'altre,

massimamente dell'allegorica, im-

possibile all'altre venirb


a

naie, cio fuori d'ordine,

e per con molta fatica e con

Vedasi quanto ho dello qui addietro a png. 53 sul

gnificato delle

sa

prima che a quella.

Ancora, posto che possibile fosse, sarebbe irrazio-

parole materia e forma. Se ad esse non

dare giusto valore

tratto

impossibile

comprendere

lutto

sisi
il

che qui precede.

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LA BEATRICE S TELATA

60
molto errore

procederebbe. Onde, siccome (dice il Fi-

si

primo

ni

losofo nel

dinatamente

si

della Fisica) la natura vuole che or-

proceda nella nostra conoscenza, cio pro-

cedendo da quello che conoscemo meglio in quello che

conoscemo non

quanto questa via di conoscere

a innata.
intesi

non

fosse dimostrato.

Io adunque, per queste ragioni

tuttavia (sempre)

sopra ciascuna canzone ragioner prima

tenza,

meno

sarebbe procedere ad essi dimostrare, se prima

lo litterale

naturalmente

in noi

per, se gli altri sensi del litterale sono

(che sono, siccome manifestamente appare) irra-

zinnale

cos bene, dico, che la natura vuole, in

e appresso di quella ragioner

sen-

la litterale

sua allegoria,

la

cio l'ascosa verit; e talvolta degli altri sensi toccher

incidentemente, cornea luogo e a tempo

Da

tutto

il

si

converr.

trascritto capitolo, che contiene

il

'

massimo

sviluppo delle idee del Poeta intorno all'uso della forma


allegorica,

se la

Vita

possiamo desumere, che dall'epoca

nuova a quella

in che dettava

il

in cui scris-

Convito, le

sue idee suir ufficio del poeta e su' canoni allegorici,

11

ri-

ampliando

cosi:

senso non litterale tripartirsi in allegorico,

mo-

maste ferme

nella sostanza, eransi venute

m/a, anagogico;

L'allegorico essere verit nascosa


zogna; e trovato da

savi (poeti

90tto bella

civili ')

men-

per allettare

feroci e gli indotti, e cos trarli a lor volont;

Convito, Tralt.

Cos chiama, invece die porli,

Lucano, Stazio.
47.

Purg.

Inf.

Il,

cap. 1.

IV, 110.

Omero,

Virgilio, Orazio,

Cf. Ib. VII, 3; XII, 16; XIII,

XXIII, 8; XXXIII, 15.

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CAPITOLO QUARTO

morale insegnare

II

61

ci che devesi oprare, e

do-

versi cercare di preferenza;

V anagogico,

pi spirituale

il

fra' sensi, riferirsi

cose celestiali ultramondane;

Doversi, prima

di cotesti sensi, cercare e dimostrare

laterale, perch'esso rispetto a quegli altri


teria

informe,

il

la

il

ma-

soggtto in riguardo alla forma, dalla qua-

le riceve le qualit costitutive

damento, e

come

gli altri

come

ed essenziali; come fon-

edificio

che s'innalza su quello.

Gli stessi principi testualmente riconfermava nella Epi-

dedicatoria del

stola

dice

senso della

Il

pu

Commedia non

ma

semplice,

dir

polisenso, cio di pi sensi; avvegnach quello

diverso dal figurato, ossia spirituale.

terale

Paradiso a Can della Scala, ove

cosa chiaramente

si

pu vedere

in

si

lit-

La qual

queste parole: in

exitu Israel de Aegypto

tanto

dall'Egitto a tempi di Mos; se Vallegorico, la nostra re-

senso laterale,

il

eie.

si

ha

Ch, dove
l'uscita del

si

guardi sol-

popolo ebreo

morale,

denzione per Cristo; se

l'anima dal peccato allo stato di grazia; se V anagogico,

alla libert dell'eterna gloria.

sti tre

la

conversione del-

dell'anima santa dalla servit di questa corru-

l'uscita

m zione

il

sensi figurativi

nere, si

posson

Or, bench tutti que-

abbiano vari nomi, pure, in ge-

tutti dire allegorici, in

quanto sono

o storico; conciosiacosach

di-

parola

ce

versi dal laterale,

allegoria venga dal greco Xkcro, cio alieno, o di-

ti,

verso.

La
1

la

prolissit di queste ripetute citazioni

Epist. a

Can Grande della Scala

7.

per venir

LA BEATRICE SVELATA

62
sempre

non dubito che non ab-

alla stessa conclusione,

Ma

bia a riuscire molesta al lettore.


1'

Europa

mostrer

civile

la

Commedia

passato, ci
negato

non ha

si

deve

le allegorie,

colto

il

e della

grande pensiero che

renze d'

Vita

si

un amore per donna,

religiosa:
ripetere,

se tuttora

metodico oscurantismo che ha

questo, e solo questo, ha precluso

dere

libro dell'avvenire anzich del

il

al

poich

profondo concetto che

il

Nuova

in ispecie

nasconde sotto

se

appa-

le

e d' una speciale

non sar mai troppo udire

d'inten-

la possibilit

forma

lo slesso Alighieri

quasi presago della ostinazione de' suoi oscu-

rantisti, che tutte le sue opere

hanno senso

allegorico,

e distrugger cos dalla base l'insipiente o subdolo preconcetto che

Ma
prose,

il

nega.

per meglio venire


il

all'analisi dell'ultima delle

Volgare eloquio, onde trovarvi

la finale

sue

espres-

sione de' suoi concetti in ordine alla proposta ricerca,

Com-

importa, innanzi tratto, chiarire un luogo della

media.
Parve a taluni aver fatto una grande scoverta

il

giorno

che, abbattutisi in tre versi del Purgatorio, credettero

trovar quivi tutto

un

trattato

di estetica

ad uso

mo-

derno, e ch' pi la compendiosa ed intima espressione


dei canoni poetici dell'Alighieri:

Io

mi son un che, quando

Amore
Che

E
1

spira, noto; e, a quel

modo

detta dentro, vo significando.

s'affrettarono a concludere che,

precorrendo d ol-

Purg. cani. XXVI.

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CAPITOLO QUARTO

63

tre cinque secoli le facili dottrine odierne,

altra legge a s stesso che lasciarsi

un tempo

non ponesse

andare a quello che

dicevasi classicamente estro poetico, ed oggi

ispirazione naturale e spontanea.

Certo

nemici degli intendimenti allegorici non po-

a'

teva offrirsi occasione migliore per prender l'aria (essi

moine sentimentali.

di derisori di pedanti, e far le

come mai

dissero conciliare

scrivere cio secondo che detta

questa teorica

amore,

!)

dello

co' freddi calcoli

che presuppone lo architettare concetti allegorici ?

L'argomento parve invincibile

e fu

meno

per lo

creduto che ne uscisse manifesta contradizione co' luoghi delle opere sue dove

professa la dottrina allego-

rica.

Ma

la

contradizione, anzich esistere nelle parole del-

l'Alighieri^

non era che

mente

nella

di chi cos ragio-

nava, per ignoranza appunto di quella dottrina.

Senza ricorrere, come erroneamente fece

un supposto gergo

settario, pel

il

Rossetti, a

quale amore adombri non

so qual masonico arcano, bastava saper conoscere qual


fosse

il

assume

generico e vasto significato che quel concetto


nel sistema dantesco

letterarie di quella et

lungi dal contradire

e le condizioni

non fanno che ribadire

storico-

per sentire come quei versi


i

canoni

allegorici professati dall'Alighieri.

Chiunque abbia meditato


vivente avr di leggieri
senziali

sulle vicende d'ogni lingua

notato

come uno

fra'

pi es-

procedimenti della loro insensibile trasformazione

quello sia del tramutarsi che fa

il

valore generico di

molte parole in altro pi speciale e ristretto


identico a quello della

mente

che

processo

dall' uni versassimo

LA BEATRICE SVELATA

64

concetto di ente trapassa, per progressive avvertenze ana-

sue conoscenze.

litiche, a tutti gli ordini particolari delle

Molte

Commedia,
come l'animale grazioso,
superbia dell' omero la donna

frasi de' trecentisti, e della stessa

darebbero strano significato


il

drudo

della fede, la

dell'armento, e simili, dove non


del processo restrittivo

sapesse tener conto

si

che

e specializzante

uso e

il

sono venuti operando nel significato dappria pi

tempo

generico di quelle parole.

Or

fra

quante dal medio evo

anzi da' pi antichi

tempi, a questa parte hanno subito questo naturale

voro di restrizione, nessuna uguaglia

Circoscritta oggi al morale sentimento che unisce


.

al

suo simile, come pi

si

rimonta verso

e pi sempre so ne vede slargare

il

significato,

come genere universalissimo.


che nell'ordine
attraente tutto

di

dell' analisi

mo-

venuto specificando nei

sottogeneri di adesione molecolare, attrazione,


nia,

sino a

forza

fisico e nel

ci

progresso

il

luomo

antichit pi

comprendere

rale

la-

parola Amore.

la

armo-

forza dinamica, magnetismo, simpatia, amicizia,

genio,

inclinazione, studio

e tutte loro specie e gra-

dazioni.

Tralasciando per ora lo sviluppo della generale teorica


di

Dante sull'amore, e come e donde

l'attinse

di

verr pi opportuna occasione importa chiarire

che quella parola assume

il

che

senso

ne' versi poc'anzi recati.

E, a far questo, giova non prenderli


tero

il

isolati,

ma

in-

contesto; mostrarne la occasione; toccare le con-

dizioni storico-letterarie
altri passi della

dan lume;

e,

cui allude

Commedia

tener

presenti gli

e delle altre opere che gli

integrati cos gli clementi d'una vera esc-

CAPITOLO QUARTO
gsi, ravvisare nella sua pienezza

65
valore di quel con-

il

cetto.

Fra

le

anime, che nel sesto girone del Purgatorio stanno

a scontare

vede l'Alighieri Buonag-

vizio della gola,

il

giunta Urbiciani da Lucca.

Era costui uno di que' rimatori gi scaduti di faallorch Dante sorgeva in tutto il vigore della mente

ma

e degli. anni

cenno

fa

uno

come

loro scuola
r.uinicelli,

di coloro de' quali pi d'una volta

poeta, additando

il

caratteri distintivi della

in antitesi a quella fondata

avanzata da Guido Cavalcanti, e

cata da lui.

da Guido

alto re-

Sull'anima di cotesto Buonaggiunta, per quanto sciolta


dalle cure terrene
letterarie contese

tanto ancor

che

le si fa

pu

la

memoria

curiosit e d'interesse al vedere Fautore del

rolui che erasi levato di

Ma

di' s'io

Trasse

il

lo ini son

Che

stile,

nuove rime, cominciando

poeta in ricambio

Amore

nuovo

tutti; e gli dice:

veggio qui colui clic fuore

le

Donne che avete

gran volo su

si

delle

spontaneo un moto di

intelletto

d'amore.

un che, quando

spira, nolo, e a quel

modo

detta dentro vo signiOcando.

Cos ha tolto l'uno all'altro

gua, e forse nalo

chi

Guido

la gloria delia lin-

l'uno e l'altro caccer di nido.

Purg. XI.

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LA BEATRICE SVELATA

()6

Cui Bonaggiunta

frale issa vcgg'io...


Clic

nodo

il

Notajo, c Guidone, e

il

Di qua dal dolce


lo veggio

slil

ben come

nuovo

le voslre

me

ritenne

ch'io odo.

penne

Diretro al dillator scn vanno strette,

Che delle nostre certo non avvenne.

Questa scena mira a porre in maggior lume e rilievo


de due stili o modi di poetare. Da un lato
1

antitesi

il

vecchio di Buonaggiunta, Guitton d Arezzo, e

fra cui

primeggianti

il

massimo Guido,

suoi amici Cavalcanti, e

il

qual

sia

primo

il

modo suo

Buonaggiunta e degli

tato,

fra'

di stile

qui

quella stretta aderenza al dettato d'amo-

re che distingue
del

penne):

suo carissimo Gino.

il

Per intendere adunque di qual differenza


parli, e

Notaio:

il

dall'altro quello di Dante, e d'altri (le vostre

e de' suoi amici dallo sciolto

altri,

che va fuori di quel det-

giovi interrogare lo stesso Alighieri.

Nel canto vigesimosesto del Purgatorio ode un'ombra, di

mezzo

al

Son Guido

E un molo

fuoco dov'arde, dirgli


Guinicclli, e gi

istantaneo

come

mi purgo.
di chi

veda

la

madre

condotta al supplizio, riscote

il

poeta, che dice

tal ini fec'io...

Quand'io udii nomar se stesso


Alio, e degli altri

Rime d'amore usar


1

il

padre

mici miglior' che mai


dolci e leggiadre.

Puro. XXIV.

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CAPITOLO QUARTA

K Guido

67

Dimmi che

camion perch dimostri

Nel dire e nel guardar d'avermi caro?

Kd io a lui li dolci detli vostri,


Che quanto durer l'uso moderno
Faranno cari ancora i loro inchiostri.
:

A' quali versi, ove rafTrontinsi quelli in cui celebra

Guido Cavalcanti vincitore


e s stesso dell'uno e
bio che
tati

il

nuovo

della gloria

d'amore, di che lo loda

Fatti certi di ci
ridursi a

io

Cavalcanti e di

se;

anzi

il

Buohaggiunta

nel

rimatori

vecchi

egli dice de'

dub-

non

sia

del Cavalcanti.

domando

memoria quanto

restar

stretto seguace dei det-

e dolce stile,

pur quello del Guinicelli e

del Guinicelli

non pu

dell' altro,

non

al lettore

25

della

volgari

che voglia

Vita

e poi di

Nuova
Guido

gravi ch'io qui lo ri-

gli

peta:

la

cagione perch alquanti grossi ebbero fama di

saper dire. che quasi

Se

lingua di

conceduto

Ili

Ed acciocch non
dico che n

furono

primi che dissero in

alcuna figura, o colore rettorico,

poeti (latini) conceduto

a'

rimatori...

ne pigli alcuna baldanza persona grossa,

poeti (latini) parlano cos senza ragione,

n quelli che rimano deono parlare cos non avendo alcuno ragionamento in loro di quello che dicono
E
questo mia primo amico Guido Cavalcanti ed io ne
(

sapemo bene

Ed

rimano stoltamente.

ecco cos disegnato uno fra

teri che distinguevano

di quelli che cos

le

gli

due scuole poetiche:

Vedi qui addietro pag, 40

essenziali caratin quella

51.

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LA BEATRICE SVELATA

6S
1

de grossi o plebei l'assnza, o l'uso insipiente e fortuito

forme allegoriche (senza alcuno ragiona-

delle

mento in loro di quello che dicono);

nell'altra, dell'Ali-

forme con

ghieri, de' Guidi, e di Cino, l'uso di quelle

sapienza e coscienza d'intendimenti.

Giovino ora a completare

due scuole

delle

le essenziali caratteristiche

passi che traggo dal

seguenti

Vol-

gare Eloquio.

Dopo
cio

aver detto che cosa intenda per poeti illustri

sapienti e regolati

dagli alti ingegni degli

labbra solo in Canzoni

ad altro

dichiariamo

aggiunge

trova.

il

modo

delle

Tutto ci cho

venne lor suite

poeti

illustri
si

Pria di passare

Canzoni

le quali

pi per caso, che pur arte, molti adoperano; e dichia-

riamo
caso.

magistero di cotesta arte

il

Ripensando a ci che

esercitata

finora a

si

detto

ci

rammentiamo

avere pi volte chiamato poeti coloro che rimano in


volgare

la

deriamo

la

rettorica

poesia

posta

da' grandi

con

qual cosa senza dubbio con ragione

ch certamente poeti sono

dire;

in

poeti

alta loquela

altri

la

musica.

Differiscono

cio da' regolati

in

Lib.

ltammcnti

II,

nondimeno

quanto questi

ed arte disciplinata poetarono


,

a caso,

che, quanto pi da vicino imiteremo

consi-

quale niente altro che finzione

come abbiam detto

osammo

se rettamente

e gli

perch avviene
i

primi,

tanto

cap. 3 in fine.
il

lettore le definizioni della rettorica e della

poesia date qui addietro a pag. 46.

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CAPITOLO QUARTO
pi rettamente poeteremo.
re nostre qualche dottrina

69

per a noi, che nelle ope-

ponghiamo,

mestieri

emu-

lare le loro dottrine poetiche.

Ma

a fare Canzone e distinzione

hoc opus,

siffatta

hic labor est; perciocch mai. senza altezza d'ingegno,

e assiduit d'arte, potr ci farsi.

che nel sesto della Eneida


Dio, e levati al cielo

il

da un ardore

gli dei,

bench figuratamente

dunque

la stoltezza

sono costoro quelli

poeta chiama prediletti da


virtuoso, e

egli parli.

di coloro,

figli

de-

Confessisi a-

quali, privi d'arte e

di scienza, nel solo ingegno confidenti,

si

avventano a

cantare altamente di alte cose; e cessino da tanta pr-

sunzione;

e, se

per naturale pigrizia sono oche, non o-

sino voler imitare l'aquila che s'innalza alle stelle.

Cessino

ripete altrove pi apertamente

cessino

fautori dell'ignoranza d'innalzare Guiltone e certi altri.


vocaboli e nella composizione

ne'

costantemente ple-

bei. 3

Posta

nettamente dallo stesso Alighieri

caratteristica delle

to e

la differenza

due scuole poetiche, dando

prosuntuoso a chi

privo

dello stol-

a" arte e di scienza

Confrontisi quanto dice nel Convito a proposito dei terzo

Per li cieli intendo le


primi a noi, rispondono te sette
scienze del trivio e del quadrivio,... e il cielo di Venere
si pu comparare alta Bellorica... Lo movimento di quello
pieno d'amore: dal quale prende la forma del detto
cielo un ardore virtuoso. Tratt. li, cap. XIV, Ib. cap. VI,
ciclo di Venere, ossia la Rctlorica:

scienze.... Alti sette cieli,

..

Volg. Eloqu.

Ib. 1. cit., cap.

li.

Il,

6.

cap. 4,

70

LA BEATRICE SVELATA

senza assiduit di studio,

avventa a cantare, con/i-

si

dente nel solo ingegno, riesce impossibile dare

compresi versi del Purgatorio


derni comentatori han voluto

il

donde

a' s

significato che
il

male

mo-

bisogno

d' in-

realmente ebbero neir animo del

vestigare qual' altro

poeta, e qual concetto egli intese ad esprimere allor-

ch disse

mi

Io

Amore

un che, quando

sori

spira, nolo; e a quel

modo

Che della dentro vo significando.

Troveremo

nello stesso Alighieri la soluzione del pro-

posto quesito.

La seconda Canzone

del Convito, intesa a celebrare le

lodi della filosofa, comincia:

Kd

Amor che

egli stesso cos

che nella mente

nella

mcnlc mi ragiona

comenta

mi ragiona

Dico adunque

amor

dove principalmente

da vedere chi questo ragionatore, e che questo luogo


nel quale dico esso

ragionare.

Amore, veramente

pi-

gliando e sottilmente considerando, non altro che uni-

mento

spirituale dell'anima e della cosa amata....

amore

io intendo lo studio

il

Per

quale mettea per acqui-

donna (la filosofa). Ove si vuole


pu qui doppiamente considerare.
uno studio, il quale mena l'uomo all'abito dell'arte
il quale nelV abito
e un altro studio
e della scienza
Quando amor fa
acquistato adopra, usando quello...

stare l'amore di questa

sapere che studio

si

sentire

perch

la

ce;

dove

si

pare far distinzione di tempo...

nostra sapienza talvolta abituale, solamente.

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CAPITOLO QUARTO

71

e non attuale.... onde quando V anima nostra non ha

non
amore

atto di speculazione
filosofia

(cio, -che

Alle dichiarazioni di
di s stesso
passi della

il

poeta

Vita

male

pu

dire veramente

spiri.

sia

in

credibile comcntatorc, qual

alla mirabile

Nuova

corrispondenza coi

Volgare Eloquio da

e del

me

non cieco potr dedurre oramai da

poc'anzi recati, chi

quei

si

versi del

intesi

Purgatorio

le

seguenti idee,

quasi matematici corollari:

Buonaggiunta,
grossi e plebei,

tali

Guittone, e

enei chiama

gli altri,

non

parevangli, non perch

iscrives-

sero secondo quella che oggi dicesi naturale ispirazione,

ma

si

perch confidenti solo nell'ingegno, senza ingoiato

magistero, e assiduit di studio; perch privi. di dotti in-

tendimenti allegorici, ovvero usanti uno

stil

figurato sen-

za coscienza del suo valore (senza ragionamento in loro

di quello che dicono). Guinicelli, Dante, egli altri suoi


migliori, com'ei

li

chiama, in tanto eran per

lui

maestri

di dolci e leggiadre rime d'amore inquanto nelle opere

loro ponevano qualche dottrina, emulando gii antichi;


in quanto, accesi

da quell'ardore virtuoso che move dal

ciclo di Venere, ossia dalla scienza Rettorica,

di tutte

le scienze,

usavano

il

soavissima

parlar figurato con piena

scienza de' suoi intendimenti, traendo ogni loro imagine

dallo studio che opera coli'acquistata abitudine di scienza

(amore che spira

e detta

dentro); in quanto accoppia-

vano, per dir tutto in breve, alla bellezza estrinseca dell'arte la profondit del sapere.

7,

Convito Trutl. MI, cap.


Jf>.

2.

11-14.

Cf.

Tralt. II, cop.

72

LA BEATRICE SVELATA

Questo e non

pu

da

trarsi

zioni

altro
versi

ripeto

su cui

hanno accumulato

moderni

concetto che solo

il

tante e

vane declama-

critici

per far dir

loro l'opposto di quel che dicono.

Con ci non han fatto per altro che adoperare quel


metodo di cui gi rilevai le tristi conseguenze guar:

dare

le frasi

a mosaico, e dare alle parole e

pel poeta-filosofo del


in

medio evo

il

valore che hanno oggi

diversa condizione di tempi.

vedere come

critici,

a intender

fa

veramente piet

e taluni di forte ingegno

guardano commiserando

gli

male ci che

del loro stile, dichiaravan

concetti

a'

quali

antichi comentatori, abbiano

quelli, nella

ingenua povert

bene

Rispose lo spirito

di Buonaggiunta all' autore; e dice che vede bene, che


f

le

sue opere, e quelle. d uno ch'era chiamato

il

quale era trovatore,

un

altro

il

il

Notaro,

quale ebbe nome

Guittone, ancora trovatore a suo tempo, non sono niente

a rispetto a quelle dell'autore.

questo dice per tanto

che perfetto trovatore non puote essere l'uomo s'egli non

ha

in s assai scienze, le quali

tutte e selle.

diverso da quello ch'io desunsi dalle parole del-

Chiose sopra Dante, un tempo erroneamente attribuite

al

avea Dante, che Vavea

Boccaccio, edile

Cf.

il

Comcnlo

ila

Lord Vernon, Firenze 1846 pag. 443.

attribuito a Pietro pubblicato dallo stesso

Lord Vernon, Firenze 1846:


dici

Dicendo post e a auctor quomodo

debet in rima, scilieet quod sccundum molimi animae

lingua dictet
runt....

ut fccit ipse

ad Iiacc

faci

quod

anima*, deinde linguai

non

ut antiqui

dicit le*

fieri

civilis l

suvditas.

praedicti

fece-,

oporlet prius

pog. 465.

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CAPITOLO QUARTO
l'Alighieri

il

ritratto che

dettato dentro

73

fanno del nuovo e dolce

da amore,

gli stessi

stile,

contemporanei,

e.

ch e pi, quel Buonaggiunta medesimo in un sonetto a

Guido

Guiuicelli,

padre e maestro di quello

Voi ch'avole mutata

la

stile

ninner

belli piacenti delti dell'amore

Della forma e dell'esser l dov'era,

Per avanzare ogni altro trovatore.


Avete fallo

Che

come

la

lumera (fiaccola)

alle scure parli

Ma non quiu ove

d splendore,

luce la sua spera;

Perch passa ed avanza

di chiarore.'

voi passate ogni noni di sotliglianza,

Che non

Irova gi chi

si

hen

vi

spoglia,

Colatilo e oscura vostra parlatura.

Ed tenuto gran dissimigfianza, (maraviglia)


Ancor che il senno Teglia da Bologna,
Tracr canzon per forza

Ecco

il

segreto

di scritlura

(dottrina

pertanto di quella mutata maniera

dei piacenti detti d'amore: condurre le canzoni per virt


di dottrina; innovazione della scuola bolognese, che parvo

mirabile assai, malgrado che Bologna Tosse tenuta sede e

maestra d'ogni sapere.

Poeti del

primo

secolo, Fir. 1816, voi. 1, pag. 512.

lime antiche appresso

Nannucci
*

Manuale

la

Bella Ulano Fir. 1715, pag. 169.

ecc. voi. 1, pag. 73.

Nel senso di dottrina, o sapere, spesso usalo scritlura

dai trecentisti. Vedine esempio in Giov. Villani

lai.

VI, cap. 1.

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74

LA BEATRICE SVELATA

Guido rispose rivelando

cotesto sonetto

poeta in che consistesse

il

al volgare

suo magistero:

l'omo ch' saggio non corre leggiero;

Ma

pensa, e guarda,

come

vuol misura.

Poi elio ha pensato, ritien suo pensiero,


Infino a tanto che

il

ver Passettini.

Con che veniva esprimendo in modo aperto a chiunque lo stesso concetto che poi l'Alighieri simboleggiava
sotto la imagine di amore (studio) che spira e detta
dentro.

questo notevole: che con quei versi

gatorio

merc

non

ei

forma allegorica, ci che, nel senso

la

mille volte era stalo ripetuto

nonch da quegli

No

del

Pur-

fece che capovolgere ad opposta sentenza,

stessi

litterale.

nella poesia provenzale,

plebei che riprova:

cs mcravclha s'icu can

Mcils

de nulh'autre canlador,

Quar plus

trai

mos

cors ves Amor,

'E iniels sui faitz a son coman.

(Xon
tore,

maraviglia

poich pi tira

glio sono fatto

s'io
il

canto meglio di ogni altro can-

mio cuore verso amore,

me-

suo comando.)

Chantars
Si

non poi guire valer


dinz del cor no mov lo chanz.

(Cantare non pu guari valere se di dentro dal cuore

non move

il

canto.)

Pauc
Si

no

chanz que del cor no


no poi del cor mover

vai

Ni chanz

cs

fin

amors

ve;

coral.

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CAPITOLO QUINTO

73

(Poco vai canto che dal cor non viene. X canto pu


dal core muovere se non vi fino amore cordiale.)
5

Uguale concetto ripeteva,


teo Tedaldi

se chi ilice sar d'amor punto

Dir pi efficace

suo parere.

il

veramente dovrebbe

che

ci

Mat-

nostri, Picraccio di

Ma

fra

dar da pensare a

quanti veggono in que' versi dell'Alighieri

la teoria

de-

improvvisatori, esclusiva d'ogni intendimento allegori-

gli

co, egli

vedere

il

come

quella massima, presa nel senso

in cui essi la intendono, era slata professata,

stesso Guittone, clic

dal

nuovo

appunto per non aver saputo

stile

di

qua

precetto

Bernardo da Ven-

versi del provenzale

ai

il

amore.

dello scrivere secondo che detta

Alludendo

da quello

Buonaggiunta dice rimasto

tadorno cos Guittone avea detto:

'

Ad uom lenuto saggio o*do contare


Clic trovare non sa, ne valer punto

Uomo d'amor non

questo, (se

sganni.

pur era

giovi

di voler trarre

che da ora innanzi

V. Nannucci

2 V.
3

gli

in

Nannucci

agli occhi

di chi

allegorici intendimenti della

Manuale. ecc.

fine alla Bella


0/).

cit.

si

uomo

cesser

versi dell'Alighieri la estetica

uso degli ignoranti, 0 polvere


addentrare

mestieri) fia suggel ch'ogni

sperare

da quo

punto!

voi.

Mano

pag.

I,

pag.

ad

vuole

Commedia.

187.

pag. 176.

188.

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LA BEATRICE SVELATA

70
Raccogliendo

la

somma

esponendo nel presente e

quanto sono venuto

di tutto

ne'

due precedenti

capitoli, pos-

siamo con certezza concluderne questo duplice corollario

La forma allegorica, perch inerente

ontologia cristiana, ebbe impero quasi esclusivo sulla


vilt e sulle arti

del

medio evo a tutto

Dante, dalla prima

all'indole della

secolo

il

ci-

XIV.

all'ultima delle sue opere,

di-

mai contradirsi, non conoscere altra nobile


e degna forma di poesia che l'allegorica; essere stolti e
chiar, senza

plebei quanti

non

la

durre

il

lettore, cio:

dimenti dell'Alighieri
poetiche opere
allegorico;

non sapessero

usassero, o

da ci l'ultima conseguenza

alla

Che per conoscere

sia

nelle

sue

Nuova, un senso

Vita

perciocch, se studiandole con questo crite-

rio possibile

errare per equivoco d' interpetrazione

studiandole coll'opposto criterio lo errare


possibile,

veri inten-

d'uopo presupporre

fra le quali la

usarla.

quadc io voleva con-

ma

Sgombrato

non solo

necessario.
in tal

modo

il

cammino

liminari che lo impacciavano

con miglior lena

al faticoso viaggio

strema sua meta un tesoro:

dagli ostacoli pre-

possiamo ora accingerci


che

ci

promette

la intelligenza

all'e-

dell'arcano

concetto che tutte informa e coordina le opere dell'Alighieri.

CAPITOLO QUINTO
Uno
il

che pi durarono per-

fra gli eruditi stranieri,

sistenti fatiche

per illustrare

le

opere del nostro poeta,

francese signor Delcluze, cos conchiude

il

suo non

breve lavoro sopra Dante e la erotica poesia:

Dopo aver

detto

come incoerente ed oscura

trina filosofica che serv di

amorosa

fondamento

de' cristiani deir Occidente

sia la

dot-

alla poesia mistica

recandone esem-

pio la Canzone di Guido Cavalcanti sulla natura d'amore,

soggiunge

Essendosi Dante appoggiato a una dottrina incoe-

rente ed oscura, di necessita dovea riuscire inconseguente

sempre oscurissimo

spesso, e quasi

nelle

Canzoni e nel

Poema.

rigore potrebbe negarsi

incoerenza;

la

ma

per

la

oscurit ciascuno n' giudice; e ch'essa esista per tutti


i

prova

lettori lo

faticarono

poeta sino

mune
(

pi

a'

d nostri,

onore che

morte
i

suoi

di quel

grande

poemi han co-

coir Apocalisse.

riescono

uopo
si

il

dei conienti a cui si af-

Cotesti comenti, singolari, e talora molto istruttivi,

quando
e

la moltiplicit

eletti ingegni, dalla

confessarlo

voglian trovare

significato della

ben
vere

maggior parte

La divergenza d'opinione

poco soddisfacenti

intenzioni di Dante,
delle sue allegorie.

fra' chiosatori,

tanto pi fa evidenti

l'oscurit,

posizione.

le

le

anzich dissipare

incocrenze della com-

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78

LA.

BEATRICE SVELATA

Questa disperazione

di pater cogliere la

delle opere dantesche ciascuno


l'ho sentita...

ha dovuto

idea-madre
conrio

sentirla,

E, debbo pur confessarlo: bench abbia

posto ogni cura nel tradurre

le

sue poesie, e mi sia sfor1

zato chiarirne

il

senso colle osservazioni che v ho ag-

giunto; malgrado questa precauzione e lo studio particolare che ho fatto su tutti gli scritti di Dante

ben lungi

dall'

aver colto

conoscere l'indirizzo e

la

la

sono

sua idea principale, e dal

estensione delle sue opinioni

religiose e politiche.

Per

altro,

riflessivo

in questo genio

grave,

vigoroso, e

v'ha qualche cosa di cangiante, di versatile

e di passionato che

scema

la fiducia

leggendo ci ch'egli ha prodotto.

che dovrebbesi avere


1

Com'ha visto il lettore, il dotto francese dichiara dapprima non essere riuscito, malgrado suoi lunghi studi,
i

a cogliere la idea principale dell Alighieri, e lo indirizzo

la

estensione de' suoi principi religiosi e politici; con-

fessa

non aver saputo

che lo han preceduto,

trovare,
le

delle allegorie del poeta;

come

tutti

vere intenzioni e

il

ma, e dopo tutto

comentatori
vero senso
ci,

non

sa

resistere alla tentazione di dichiararlo cangiante, e versatile;

non

sa avere la

moderazione di concludere, che

incoerenza e versatilit che gli appaiono nelle opere

la

dell'Alighieri, anzich esistere in esse realmente, dipen-

der possano dal non avere saputo ben leggervi, per quella
ignoranza appunto della idea-madre di ch'egli stesso dolevasi.

Dante Alighieri, ou la Poesie amoureuse par


Amyol. pag. 549-51.

E. J. Dc-

Iccluzc, Paris,

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79

CAPITOLO QUINTO

Veramente, chi brancola


fiaccola

che

gli si

critico francese

e che

delle

che

fiaccola rischiaratrice, di

ingenuamente lamentava

Targomento oramai
o

senza

offrono intorno indistinti e confusi 1

Or questa idea-madre,

alle tenebre,

che lo rischiari, ha egli diritto a giudicare de-

gli oggetti

il

mezzo

in

il

difetto, sar

se

ricerche. Quella

nostre

riappaja costante nelle opere dell'Alighieri, pi

meno informandole,

monizzi,

la

e che tutte

le

predomini e

le

ar-

idea cui miriamo.

Dare pertanto un rapido cenno della orditura e del contenuto delle opere dantesche, per vedere se realmente
riappaja un concetto che possa dirsi a tutte comune,

vi

parmi una logica necessit preliminare ad ogni

altra ri-

cerca.

nel far questo

io'

mi terr dapprima

alla esposi-

zione del semplice senso litterale. Trovata la idea-madre

comune

a tutte

se v' rester di cercarne

il

verace in-

tendimento, denudandola dalla veste allegorica, che cer-

tamente deve coprirla.

Prima ad
vi si

in ordine cronologico, pei fatti che

oflfrircisi

narrano,

la

Vita

Nuova.

Quivi, molti anni dopo ch'ei

le scrivesse, raccolse le

poesie giovanili, a cominciare dal primo sonetto che

pose e divulg nel diciottesimo anno dell'et sua.

sue

com-

cia-

scuna di quelle, premette un cenno esplicativo delia occasione per cui la scrisse.

Il

complesso di queste inter-

calate narrazioni, e de' versi


di

romanzo amoroso,

nel quale

narrasse la storia del suo

costituisce quella specie


si

voluto supporre ch'ei

amore per

la Beatrice, figlia di

messer Folco Portinari, e moglie di messer Simone de


Bardi.

80

LA BEATRICE SVELATA
Noti dir nulla per ora degli argomenti che combattono

siffatta

credenza, tanto pi forti dov'allro senso che que-

sto non vogliasi ammettere. Prender a riassumere la nar-

razione qual, senza preoccuparmi se alluda esclusiva-

mente a donna, ed

a qcalc.

Ne' manoscritti che

pi antichi di certo,
ziale

s'

maiuscola che pi

So bene che
distingue sempre per

hanno

Vita

della

Nuova

ne"

parola beatrice non ha Ja ini-

la

comentando

vi

apposero

gli

tempo non
iniziale maiuscola i nomi propri
ma appunto per questo io credo che non fosse lecito

editori.

la

ortografia di quel

agli editori alterare la

forma grafica di quella parola.

Iniziandola per maiuscola, vennero ad eliminare l'am-

biguit che presenta ne' manoscritti


ij

rapporto grafico,

si

pu

ritenere o

[beatrice)

o come

Beatrice). Nelle stampe


sparire

merc cui

nome proprio

ripeto

1'
,

sotto

come un semplice

cosa o della

aggettivo esprimente l'atto della

che bea

persona

donna

di

ambiguit fu

fatta

costringendo a leggervi non altro che un nome,

e in nessun caso

un aggettivo

verbale.

Altra avvertenza io debbo premettere.


Nell'et dell'Alighieri la parola
il

donna riteneva ancora

suo generico significato di domina, dominatrice, an-

zich quello esclusivo e speciale di [emina in cui venne


a circoscriversi ne' tempi seguenti. Pot quindi egli dire,

con tutta propriet

di linguaggio, Italia

donna

di

molte

donna dell'armento; donno de' suoi


seguaci l'arcivescovo Uuggeri; donna dell'inferno Proserpina; e molto donna di Guido Giovanna, ecc.

Provincie; la cavalla

Da
Vita

ci la

Nuova

conseguenza che nel leggere per entro


le

parole beatrice e donna non

debba

la
il

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CAPITOLO QUINTO

81

ovunque per no-

lettore stimarsi costretto a intenderle

me

proprio

vece qua e
lit della

la

prima, e per fontina

l, se

l'altra

potendo in-

non dovunque, esprimere l'una

la

qua-

cosa o persona che bea, fa felice, e l'altra per-

sona o cosa che signoreggia, predomina.

Queste avvertenze premesse, dar

la

somma

di quel-

l'opuscolo, facendo parlare lo stesso Alighieri, quasi'

sempre

colle

sue stesse parole

e senza anticipare

bench minima interpretazione allegorica

ma

Nel nono anno della mia vita m'apparve per


volta la gloriosa

donna

mata beatrice da molti,

della

la

mia mente, che

la pri-

fu chia-

quali non sapevano che cosa

chiamare. Essa era in sul principio, ed io sul finire del

nono anno.

Lo

spirito della vita, che

ma camera

dimora

nella segretissi-

del cuore, fortemente tremando, disse

Eca dominarmil Lo
spirito animale, che dimora nell'alta camera dove i
sensi portano le loro percezioni, ammirando disse Ecco gi apparve la beatitudine nostra! Lo spirito naturale, che dimora col dove si apparecchia il nutrimento

un dio pi

co

forte di me, che viene

nostro, piangendo disse

Me

misero, ch da ora in poi

sar di frequente impedito!


D'allora innanzi amore signoreggi l'anima mia. fimi comandava ch io cercassi per vedere quest' anonde molte volte nella mia puerigiola giovanissima

gli

zia l'andai

che di

lei si

pareva
1

cercando; e pareami di

nobili portamenti

potea dire ci che disse gi

figlia

d'uomo mortale,

ci Convito

tratt. IV, c.

ma

Omero Ella non

di Dio.

20 applica

la stessa

lode omc-

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LA BEATRICE SVELATA

82

Dopo nove anni

Volgendo
fui preso

nel sonno

bianchissimo

gentili di pi

pauroso

lunga

mi salut

et.

di che

da tanta dolcezza che, come inebriato, mi di-

visi dalle genti.

deli

me

gli occhi a

vestita di

rividi

la

mezzo a due donne

colore, in

E mi

sopravvenne un soave sonno, e

una visione che narrai

d'amore perch

Mi apparve amore con

un

in

la spiegassero.

sonetto

Ed

in braccio la

donna

fe-

a'

era questa

della sa-

lute che dormiva. Ei la Svegliava, e la inducca, reniil mio cuore che ardeva tutto. Dopo
amore converti vasi in pianto, e, raccolta
braccio questa donna, mi parea che se ne gisse verso
cielo. L'angoscia ch'io sostenea mi svegli.
Molti, fra cui Guido Cavalcanti, che per questo fu

tente, a

mangiare

ci la gioia di

in
il

primo

tra'

fu chiaro anco

ma

miei amici, risposero in varia sentenza;

nessuno ne conobbe allora


a'

il

vero intendimento, che poi

pi semplici.

Da quel giorno

me

fece in

si

di questa gentilissima, e

intenso

ne venni in

zione che, non potendo nasconderlo per


denti che ne portava sul viso

cagione del mio stato

il

pensiero

debole condigli indizi

evi-

a chi domandava della

rispondeva essere amore

ma

chiesto dell'oggetto, sorridendo, taceva.

rica (Iracndola
bilt dell'infuna

da una citazione

umana

gcnzQ. S. Agostino avea


est Verilas

stola IX.

clic

ne

fa Aristotile) alla

no-

consistente nella pi elevala intcllidetto

incomparabililer pulchrior

chrislianorum, quam Ilclcna graecorum. EpiCi, per ora, risponda al Pelli e a quanti da que-

sto passo vorrebbero

argomentare

la impossibilit di

senso

allegorico nella beatrice della mente.

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QUIMO

CAPITOLO

Un

vano parole della regina della


mia beatitudine e tra me ed
,

d'assai

piacevole aspetto

fosse l'oggetto del

dea di

83

giorno ch'io mi trovava in luogo dove

udi-

donde vedea

gloria, e

la

sedeva una donna

essa

molti credettero che costei

mio amore;

schermo della

farla

s'

verit

e questo
;

onde

mi sugger riper quella

scrissi

diverse poesie.

Nel tempo che questa donna era schermo del mio

amore, volendo ricordare

nome

il

di quella gentilissi-

ma, presi nomi di sessanta le pi belle della citt dove


la mia donna fu posta dall'altissimo sire, e composi una
Serventese che qui non iscriver; n fatto ne avrei meni

zione se non per questo, che

non

sofferse stare se

La donna

non

molto lontano.

si

immediata cagione

Dopo

il

del signore

la

donna giovane

nomi.
la

partisse, e andasse in paese

una poesia

scrissi

dissi certe parole di cui fu

mia donna.
donna

partire di quella gentil


degli

mia donna

della

tra que'

simularne dolore,

che recher perch in essa

nome

avea celata tanto tempo

colla quale io

mia volont convenne che

il

nono

il

fu piacere

angeli chiamare alla sua gloria

di molto gentile aspetto: e molte

piangevano assai pietosamente intorno


io vidi giacere senza l'anima. Allora,

al

una

donne

suo corpo che

ricordando che l'a-

vea veduta fare compagnia a quella gentilissima, piane proposi dire della sua morte, e neir ultima parte

si,

delle

parole che ne dissi toccai

cune volte

colla

dell'

averla veduta al-

mia donna.

Alquanti giorni dopo avvenne cosa per

fu

schermo

al

mio amore; e lungo

il

la

quale mi

donna che
cammino, presso

convenne andare verso quelle parti dov' era

la

LA BEATRICE SVELATA

84

un fiume bello, corrente, e chiarissimo, mi apparve amore avvilito e mi disse che colei non sarebbe per
tornare
e mi indic il nome d' altra ch'esser dovesse
,

difesa

mio amore, raccomandandomi che

al

nuovo non

simulato quell'altro.

mente
i

il

modo

parlassi in

che

si

poco tempo seguii

in

termini di cortesa. Per questa fama

suo saluto,

il

siffatta-

consiglio, che troppa gente ne ragionava oltre

fu distruttrice di tutti

neg

questo

di

vedesse essere stato

vizi e

la gentilissima

che

regina delle virt, mi

in cui stava tutta la

dine. Cominciai a lagrimare in solinga

mia beatitu-

m'ad-

parte, e

dormentai come pargoletto battuto. Una visione m'apparve.

Un

giovine in bianchissime vesti, pensoso, sedeami

dappresso, e diceva

Tempo

d'abbandonare

nostre

le

simulazioni. E, interrogato perch piangesse, rispose


Io sono
circolo

come centro a cui riesce eguale ogni parte del


non cos tu. Poi mi consigli di scrivere una

poesia con cui dichiarassi alla nostra beatrice com' io

suo dalla puerizia, e come, se ebbi mutato nelle ap-

fui

parenze guardando altra

ci

facessi per

mutar cuore.
Scritto quanto amore m' impose

amore

di

lei

e senza

diversi

pensieri

cominciarono a combattermi sulla bont della sua signoria

e in questo

dere

contrasto non sapea qual via pren-

e T unica che

mi

si

offriva era a

me molto

mica, mettermi nelle braccia della Piet. Di ci

un

ne-

scrissi

sonetto.

Dopo

ci

persona amica mi condusse ove molto

donne mostravano
trice

la loro bellezza, e

le quali s'erano

con esse

la

bea-

adunate a compagnia d'una gen-

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85

CAPITOLO QUINTO

primo sedere

nel

tile

mensa

ch'ella faceva alla

del suo

nuovo sposo. Io restai fuori di me, e trasfigurato, appoggiandomi simulatamente a una pittura che era sul

muro

di quella

maravigliando,

magione.
si

me

sima. Partitomi, vergognando

come la intensit
questo mio trasfigurare,
rivelai

donne, accortesi di

le

ridevan di

scrissi tre sonetti

mio amore

del

ci,

presso quella gentilis-

ove

fosse cagione di

e ne meritassi, pi che scher-

no, piet.

Proposi poi di non pi volgere

trice direttamente:

fu che

una

delle

sconftte,

donne

ripigliare

ami

ci

molte

state presenti a

che fine

ma-

Motivo di

la passata.

gentili

avcami detto

parole alla bea-

le

mi convenne

nuova, e pi nobile che

teria

mie

e per

costei,

se

non puoi sostenere la sua presenza? Cui risposi: fine


del mio amore essere stato un tempo il saluto di colei
ma poich 1' era piaciuto negarmelo amore aver
,

posto ogni mia beatitudine nelle parole che


sero.

la

donna

Se cos

tua condizione altro hai detto?


posi di

non parlare che

lodas-

lei

perch nel notificare la

Da

promia donna.

indi in poi

delle lodi della

alquanti d incerto, con desiderio di dire

Stetti

con paura di cominciare, parendomi troppo ardua impresa.

Un

giorno passando per

un cammino, lungo un
lei non si con-

rivo molto chiaro, pensai che parlare di

veniva se non ch'io parlassi a donne in seconda persona, e

non ad ogni donna,

gentili e

la

ma

solo a quelle che sono

che non sono pur femine.

mia lingua, quasi mossa da


Donne

s, disse

ch'avete intelletto d'amore


*

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LA BEATRICE SVELATA

86

In

questa canzone

gli angeli e

Dio

beati chiedono a

d'avere in cielo la beatrice, e Dio risponde

Soffrite

in pace che la vostra speranza resti ancora col dov'

taluno che si aspetta di perderla

io vidi

fosse la natura d'amore; e risposi in

strando

come por

la

Dopo non

duo

sonetti,

mia donna, non solo

dorme, ma viene ove non

dir a' mal-

e che

la speranza de' beati.


Divulgatasi quella canzone, mi fu domandalo qual

nati nell'inferno

si

dimo-

sveglia

molti d passati, colui che era stato ge-

nitore di tanta maraviglia quanta


sta nobilissima beatrice, di
ria eternale se

si

vcdea che era que-

questa vita uscendo, alla glo-

ne go veracemente. E, poich niuna a-

mist pi intima che tra buon padre e buon


e questa

ove

donna

fosse in altissimo

figlio

grado di bont, e

il

buono

suo padre (come molti credono, e vero

in alto grado, riesce manifesto che questa

donna fu mas-

simamente piena

Or voglia

fosse

di dolore.

il

lettore

permettermi una breve inter-

ruzione. Per quanto io promisi non toccar d'altro per

ora che della nuda esposizione

nermi dal notare


sillogismo, e in

litteralc,

non so qui te-

singolarit di questo esprimere per

la

modo

induttivo, anzich affermativo,

il

dolore della propria donna alla morte del suo padre.

E, dopo

ci,

una dimanda a coloro che con tanta

sinvoltura non vedono nella

Vita

Nuova che

la

degli amori di Dante per la figlia del Portinari:

mai

letto,

o vorrebbero leggere,

il

hanno

testamento di Mcs-

ser Folco Portinari, portante la data del 1287, nel


le

fra

l'

altre

disposizioni

Beatrice sua figlia

moglie

fa

un

(notisi

di-

storia

lascito

bene

qua-

a madonna
moglie pria

87

CAPITOLO QUINTO

che

padre morisse) di messer Simone

il

Item D. Bici

etc

dis,

Or

suae

filiae

de'

Bardi?

uxori D. Simonis de Bar-

et

bene: nelle pagine che precedono la supposta in-

dicazione della morte del Portinari ha visto

lettore

il

bench minima allusione a cotesto matrimonio della

la

beatrice? Era forse

che non

fatto

tal

conto

mettesse

ne dicesse una sola parola colui che dettava lunghissimi tratti per descrivere

gli effetti del

chi, del saluto di lei, e fino

vedeva?

la

que
Nuo-

Ma

tutto

li

va

la figlia di

ci che
serafica,

suoi amori per

importa a taluni

avranno

il

il

Ma

Folco?...

1290 in

tutto lo splendore della

Cos comentan costoro!

lasciamo che torni a riassumere l'Alighieri.

vita,

nono giorno

nel

pensando come leggiero era


ancorach sano

tanta miseria, e dicea fra

fossi,

me

il

d'

una mia

durare della

cominciai a piangere di

di necessit conviene che

la gentilissima beatrice alcuna volta si muoja.

a fantasticare in

tal

modo

presi

Notizie istoriche delle Chiese fiorentine del P. Giuseppe

Ridia, Firenze, Viviani, 1759. V.

mo

Nell'estro della loro unzione

verginit!

Pochi d appresso

infermit

mia

e della

altro di

padre dichiarava moglie del Bardi

nel 1287, moriva nel

giovinezza

un

coraggio di dirvi che quella Beatrice

de Portinari, che

degli oc-

dicono, che nella Vita

forse questo silenzio

segni infallibili, com'essi


narri

mover

colore delle vesti in cui

il

il

citalo

testamento nel to-

8, part. 4, pag. 229.

Ozanam Dante

pilre IV, $ 2.

et la

philosophia catholique,

p.

I,

clm-

LA BEATRICE SVELATA

88

Donne

visi orribili

ride e

mi diceano tu pur morrai; e certi


Mi apparivano indi altre orimagini donne scarmigliate piangenti
il

scapigliate
:

tristi

tu sei morto.
:

sole oscurarsi; le stelle di colore

come

se piangessero:

una
donna

cader morti, e grandissimi tremuoti.

gli uccelli

voce amica diceami

Non

partita di questo secolo.

sai! la tua mirabile

E, piangendo, vedea molti


Osanna in excel-

angeli rimontare in ciclo cantando


sis
il

e innanzi a loro

cuore dicovami

donna.
testa

imaginava vederla morta, e donne coprirle

con un bianco

dicendo

una donna

anima

velo.

Ond

invocava

io

la

morte, e

la

bella com' beato colui che ti vede

prossima mia congiunta

lamentassi per
altre

una nuvoletta bianchissima. Poi

vero che morta giace la nostra

credendo

eh' io

infermit, cominci a piangere, e le

la

mi svegliarono nel punto ch'io dicea o beatrice,


sii tu! Di tutto ci feci una Canzone.
:

benedetta

Dopo questa imaginazione avvenne che, sedendo penmi sentii cominciare un tremito
cuore, come se fossi presente a questa donna. E

soso in alcuna parte,


nel

vidi venire

mio cuore

amore da quella parte dov'essa stava; e il


che non pareami pi il mio.

n' era s lieto

Quand'ecco s'avanza una gentile ch'era di famosa

belt,

che fu gi molto donna di Guido Cavalcanti

nome

il

della quale era Giovanna, salvo che per la sua bellezza,

secondo alcun crede,


e appresso a

mi
rea

si

lei

era imposto

veniva la beatrice.

nome

di Primavera;

Queste due donne

fecero presso; e amore, parlandomi in cuore, pa-

mi

dicesse

Quella prima detta Primavera solo

per questa venuta d'oggi, giacch io mossi chi

pose

tal

nome

quasi per dire

prima verr'

le

im-

lo d

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CAPITOLO

QUOTO

89

che beatrice si mostrer dopo l'imaginazione del suo

fedele.

Giovanna da quel Giovanni che precedette

anche

dicendo

luce,

il

primo nome dice

perch

lo stesso,

Io la voce gridante nel deserto

parecdhiate la via di Dio,

considerare quella beatrice chiamerebbe

molta somiglianza che ha meco.

chi volesse sottilmente

amore per

tacqui ci ch'era da tacere, credendo che ancora

cuore mirasse

Qui segue
capitolo

il

la belt di

precedente

dove parla della necessit della


ch'ei

supponeva inevi-

nascondere sotto imagini d'

amore qualunque argomento

ma
suo

questa primavera gentile.

tabile po' poeti volgari, di

volesser trattare. Ripiglia

Dopo

rabili

il

paragrafo ch'io trascrissi per intero nel

forma allegorica, e dell'obbligo,

indi cos

ap~

questa visione in un sonetto a Guido

Narrai

vera

la

scritti altri

effetti

che

due Sonetti per descrivere

la beatrice

mirasse, cominciai una Canzone.

una stanza,

il

mi-

produceva in chiunque

Ma

scrittane

la

appena

signore della giustizia chiam questa gen-

tilissima a gloriare sotto la insegna di quella reina

nedetta Maria, lo cui

nome

be-

fu in grandissima reverenza

nelle parole di questa beatrice beata.

bench piace-

rebbe ora trattare della sua partita da noi, io non lo


posso fare per tre ragioni:

i.

perch non del propo-

sito del libro ch' intitolato vita

2.

perch

la

tarne; 3. perch

bene

il

nuova, o adolescenza;

mja penna non sarebbe

sufficiente a trat-

discorrendo di quella partita (noti

lettore queste parole) mi

datore di mb medesimo. Per

converrebbe essere lolascio

il

ad altro chiosatore. Dir invece perch

trattare di ci
il

numero Nove

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90

LA BEATRICE SVELATA

intervenuto pi volte nelle narrazioni della Vita

va

e specialmente nella

Nuo-

partita della beatrice. Infatti

nono mese dell'anno Siriaco

quella accadde nel

(cio

Giugno); in quell'anno del secolo decimoterzo nel quale


il

numero

perfetto, ossia dieci, erasi

(1290). Questa amicizia del

Nove

trebbe spiegare con ci, che


di

Tolomeo, sono nove, e

nella sua generazione.

cieli,

compito nove volte

colla beatrice

secondo

si

po-

sistema

perfettamente influirono

tutti

Potrebbe anche per similitudine

che Nove fu essa medesima, perch

dirsi

il

il

Tre essendo

radice del Nove, e Dio trino essendo fattore de' miraessa e

coli,

un Nove, per dare ad intendere che mi-

racolo di cui radice la Triade.


tre pi sottili ragioni che

Poich

la beatrice

tralascio di dire al-

potrebbero addurne.

si

fu partita da questo secolo ri-

mase quasi vedova, e priva d ogni dignit la sopradetta


lagrimando ancitt (non dice mai quale). Onde io
,

cora in questa desolata

condizione

a'

Quomodo

ci dico perch alcuno

parole poste
;

come

non

sedet sola civitas ec.

si

maravigli se vede quelle

epigrafe della nuova materia che se-

e non riporto

scritta in latino,

non

alquanto defla sua

Cardinali, pigliando per cominciamento le

parole di Geremia

gue

scrissi

citt,

il

seguito di quella lettera perch

mentre

io sin dal principio

proposi di

iscrivere che per volgare, e lo stesso desiderio

ebbe

l'amico a cui ci scrivo.

Dopo alquanto tempo che

grimato, e s'erano
gare

la

netto, e

affaticati

gli

occhi miei ebbero la-

tanto ch'io non poteva sfo-

una Canzone. Poi un So-

mia

tristezza,

due

stanze, a richiesta di colui ch'

de' miei amici,

il

scrissi

il

secondo

quale fu tanto stretto di consangui-

neit a questa gloriosa che niuno le era pi presso.

CAPITOLO QUINTO

donna era

sta

91

Nel giorno in cui compivasi l'anniversario che que-

fatta delle cittadine di vita eterna,

ricordandomi di

lei

ed io

disegnava un angelo, voltomi, vidi

che persone onorande stavano a riguardare quel ch'io

che scrissi un sonetto.


Dopo alquanto tempo, mentr'era pensoso

facessi: di

del pas-

una donna gentile la quale riguardavano


pietosamente da una finestra. E' non pu essere, dissi,
che con quella pietosa donna non sia nobilissimo asato

vidi

more.

seguendo quella gentile a mostrarmi piet che pa-

rea quasi amore,

diva

il

quando

la

piena del dolore m'impe-

pianto, andava spesso per vederla, sperando sol-

lievo di lagrime; e volea piangere,

noi sapea.

minciavano a
e

me

ma

cos venni a tale che

dilettarsi

innanzi a colei

miei occhi co-

troppo di veder quella donna

me

ne crucciava, e

ne tenea per

vile assai; e

volte malediceva la vanit de' miei occhi che

vano a dimenticare

la

e,

quando

ragione mi riprendeva, dicendo es-

sere vile quella consolazione. Poi nuovi pensieri

vano a confortarmi

trae-

beatrice.

la

Altre volte io consentiva nel nuovo amore;

avea consentito,

mi

pi

in

mi

tras-

quel nuovo amore. In questa bat-

taglia di pensieri vinse finalmente quello che parlava a

pr del nuovo

Ma

affetto.

contro questo avversario della ragione

si

lev

un giorno una forte imaginazione in me:


Mi parve vedere la gloriosa beatrice con quelle stesse
vesti sanguigne nelle quali mi era apparsa la prima volta,
e nella stessa giovane

tempo

et.

allora,

ricordandomi del

passato, cominciai a pentirmi del desiderio vilis-

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92'

LA BEATRICE SVELATA

simo

quale io m'era tutto abbandonato. E, discac-

al

ciato quel malvagio desiderio, tornarono a rivolgersi tutti


i

miei pensieri alla loro gentilissima beatrice.

Dopo

dere

ci

avvenne che molta gente andava per ve.

imagine che Ges Cristo lasci a noi per esem-

la

pio della sua bellissima fgura,

quale

la

la

mia donna

vede gloriosamente; e alquanti peregrini passavano per

una

via eh' quasi in

mori

vivette, e

la

mozzo

della citt

Io dissi fra me: questi peregrini

pensosi.

dove nacque,

gentilissima donna; e andavano molto

mi pajono

di

lontana parte; non credo che anche udissero parlare di

questa donna;

loro pensieri sono d'altre cose che di


1

queste qui; forse pensano de loro amici lontani. Se fossero di propinquo paese, in alcuna vista parrebbero tur-

passando per

bati

potessi tenere

li

Io

mezzo

dolorosa

della

farei piangere.

citt.

proposi di fare

un

li

so-

netto.
Poi,

pregato da due donne gentili perch dessi loro

queste mie parole rimate, mandai loro


netto e altri due, ne' quali trattai del

precedente so-

il

mio

stato.

finalmente mi apparve una mirabile Visione, nella

quale vidi cose che mi fecero proporre di non dir pi

non

di questa benedetta finch

trattare di

lei.

potessi pi

di venire a ci io studio

degnamente

quanto posso,

siccom'ella sa veracemente; sicch se piacer a Colui a


i

Cf.

la visione

(Purg. XXX), in cui

vestita di color di

fiamma

viva,

gli

Valla virt che gi m'avea


Di penler
fuor di puerizia
ca Qhe di lulCallre cose qual mi
cosse

riappare la beatrice

Nella vista

trafitto

fosse.

amor, pi mi

si f"

nimica.

si

mi punse
torse.

mi

per-

Prima ch'io
ivi l'orti-

Pi nel suo

93

CAPITOLO QUINTO

mi

mia

tutte le cose vivono che la

quanti anni

spero dire di

detto d'alcuna.

Ecco

la

vita duri

per al-

quello che mai non fu

lei

somma

Vita

di tutta la

Nuova

intesa litte-

ralmente, e della quale niuna idea essenziale stata da

me

omessa.

Proceder pi breve a quella del Convito.

Senza seguire

interminabili digressioni erudite, che

le

quivi di proposito va cercando, ne seguir la trama so-

quanto serva

stanziale in

scopo che abbiamo

allo

di

mira.

mensa

Dice dapprima cosa


intellettuale a cui

cupati nelle cure

tempo

cio

e domestiche, non ebbero agio

di apprendere, com'egli ha fatto stando a' piedi

di coloro che

civili

intenda per Convito

chiama que' miseri che, oc-

seggono

alla

mensa degli

angeli.

Vivanda di questo Convito sono 14 canzoni che

trattano di

amore e

pane sar

di virt;

il

comento

di

quelle.

ma

Col Convito non intende derogare alla Vita Nuova,


anzi giovare.

Le

poesie recate in quella sono fer-

vide e passionate perch scritte nella sua adolescenza


cio a tutto

il

venticinquesimo anno; e quelle comentatc

nel Convito dett ncila sua giovent, cio dal vigesimo-

sesto

anno

in poi.

ste diversa

tende,

dopo

poich

la

vera intenzione di que-

da quella che litteralmcntc apparisce,

illustrato

il

senso

in-

litteralc, chiarirne lo al-

legorico.

il

Dopo

comento

ci

si

scusa per molte ragioni d'avere scritto

in volgare, anzich in latino.

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LA BEATRICE SVELATA

91

Comincia

intendendo

terzo del movete; nella quale littcralmcnte

il

questo

volle dir

Trattato secondo colla Canzone. Voi che

il

Erano

scorsi

trapassamelo

due anni e mezzo

cogli angeli e in terra colla

donna

dopo

air incirca

di quella beatrice beata,

il

che vive in cielo

mia anima, quando quella

gentile di cui feci cenno nel fine della Vita

Nuova

mi apparve e prese alcun luogo nella mia mente


Ma poich non subitamente nasce amore e si fa grande,
ma vuole tempo e nutrimento di pensieri convenne
,

avanti che fosse perfetto che esso incontrasse molta battaglia dall'altro

mente per la beanuovo pensiero, per


poca resistenza, mi volsi alle

che teneva ancora

Or, vedendo

trice.

la

iscusarmi della taccia di

intelligenze motrici del cielo di

per cui le anime

si

la

vittoria del

V enere,

che quel cielo

accendono ad amare secondo lor di-

sposizione, e dissi essere effetto di loro influenza la

nuova condizione, narrando

mia

due pen-

della battaglia de'

la memoria della beanuova dnna. Dissi pertanto che soleva esser vita del mio cuore, cio del mio dentro, un
pensiero soave che spesso, com'era possibile, mi rapiva
a contemplare il regno de' beati, dove vedeva gloriare
sieri,

r uno dei quali abbelliva

trice,

e l'altro la

la beatrice.

Ma un

altro pensiero

apparso che

sar quello, facendomi mirare altra donna, e

che

gli

Qui

occhi di costei
fa

mi daranno

una digressione

fa ces-

promettendo

salute.

sulla immortalit dell'anima,

parlando della quale dice esser bello terminare di parlare di quella viva beatrice beata, della quale pi

non

intende toccare nel Convito.


Il

terzo Trattato comincia colla canzone

nella mente

mi ragiona

ch

e'

dichiara cos

amor
:

che

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CAPITOLO QUINTO

Lo secondo amore

ma

si

si,

mi giunse

accese; e

come
s

amava; e

preso di leggerezza

l'incendio vuole di fuori mostrar-

commen-

-volont di parlare d' amore, e

dare colei che

more.

95

a guisa di piccola in gran fiam-

nell'

ci

anche per non essere

ri-

essermi mutato dal primo a-

segue dichiarando litteralmentc

le

di cotesta

lodi

donna.

Al Trattato quarto, che l'ultimo


premette

Canzone

la

Via eh' tutta di

di quelli rimastici,

Le dolci rime d'amor ch'io so-

soggetto apertamente morale, e senza

velo di allegoria; di che adduce a scusa le cose seguenti.


In un frattempo in cui la donna oggetto del secondo
amore gli si mostrava orgogliosa e gli negava i suoi
,

sguardi,

diede a pensare d'un argomento relativo

si

costumi, cio della falsa idea che

gli

uomjni hanno

a'

della

nobilt, errore che perverte le cose sociali.

tendendo ridurre

diede a scri-

vere

la

gente in diritta via,

si

per, in-

canzone nella quale mostrava loro in che con-

sistesse la Ior vera nobilt.

a rimedio urgente

si

poich con essa mirava

permise non adoperarvi

la

forma

allegorica.

Quivi dice in sostanza che l'Imperatore Federico

err

quando

stumi

defin nobilt ricchezza

antica

be'

II

co-

e pi ancora errarono quelli che tolsero dalla

definizione

bei

costumi

e lasciaron solo

antica riQ-

chezza, eh opinione la pi diffusa.

Io

rimove da questa disapprovazione

I'

autorit

imperiale, n quella di Aristotele ove dice, che ci che

pare

a'

pi impossibile essere falso del tutto. L'im-

peratore non ha autorit sulle cose filosofiche,

ma

sulle

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LA BEATRICE SVELATA

06
civili

c da ci prende argomento a discorrere della ge-

nesi storica

Quanto
bili le

logica

e religiosa dell'autorit imperiale.

opinion

alla

d' Aristotile,

credenze de' pi, nota

che vorrebbe

come

infalli-

quegli non parli di

credenze sen suali determinate dalle apparenze, che spesso

ma

sono e possono essere erronee,

di credenze razio-

danno sicuro criterio.


altro non vuol dire che non

nali che, universali essendo,


Nobilt,

vilt,

si

segue indi

compete a qualsiasi cosa perfetta

La perfezione dell'uomo

suo.

duplice

nell' esser

quella di vita

operativa, e quella di vita contemplativa. Si giunge alla

prima

colle morali virt; all'altra colle intellettuali. L'a-

bito e l'uso d'entrambe deriva da

un germe o potenza

che Iddio infonde nell'anima: e questa


bilt,

quale e duplice ne' suoi

la

morali; ma, poich egli parla al

che possono
attiva, si

tutti intendere

umana no-

intellettuali e

comune

degli uomini,

e conseguire

d solo ad enumerare

la

efletti,

le Virt

la

perfezione

morali.

Le de-

scrive varie ed appropriate a ciascuna delle quattro et


della vita: adolescenza,

vent che dal 2G mo corre


al 70"

anno

che

si

stende al 25 n8 anno; gioche va dal 46*'

al 45"; senetlute

e senio che succede a quello di circa 10

anni.

Congeda

la

Canzone imponendole che dica

na, oggetto del suo

secondo

amore

lo

alla

don-

vo parlando

dell'amica vostra, cio di quella delle due nobilt dell'anima che consiste nello morali virt.

Questa, che ho dato a

modo

di scheletro, tutta la

trama del Convito, sulla quale sono ordite lunghe e sottili

digressioni, e

allegorica sposizione

delle Canzoni

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CAPITOLO QUINTO
in cui parla

dopo

Ed

della

donna

gentile

97

che prese ad amare

il

passaggio della beatrice da carne a spirito.

or

ci

resta dare

un rapido cenno

menti guardato nel solo suo senso

del

Poema, pari-

litterale e

apparente,

per procedere indi a vedere se nelle tre opere, Vita


va, Convito, e
te,

Commedia,

che in tutte riappaja, e

siavi
le

Nuo-

un concetto predominan-

coordini tra di loro. E, que-

sto trovato, ne cercheremo lo intendimento veracef de-

nudandolo dalla veste di figura, seguendo


l'Alighieri stesso c'impone.

il

metodo che

Digitiz(

CAPITOLO SESTO
Non
alla

solo Convito

il

si

riattacca,

come abbiam

visto,

Nuova. Anche la Commedia prende da quemosse, e le si annoda come a prologo il dramma.

Vita

sta lo

Importa adunque farne un rapido sunto, tenendoci

alla

Iitterale sentenza.

il

<f

Nel colmo della sua vita (3o" anno)

s'

accorge

poeta essere per entro una selva oscura ed amara,

e non sa dire come v'entrasse,


nel punto che smarr
a

Dopo

la

tanto era pien di sonno

via diritta e verace.

giunge a pi d'un colle

l'errare della notte,

illuminato da' raggi del sole. Quivi, riposato alquanto,


e riguardato indietro

prende a salire per


colori

come

l'erta.

e mobilissima

il

naufrago giunto

impedirgli

alla riva,

Quand'ccco una pantera a vari


il

passo

che pi

volte per tornare. Senonch l'ora mattutina e la sta-

gione di primavera
1'

ostacolo

leone Ghe

s'

danno speranza

gli

ma non

tanta che

non

a vincere quel-

paura un

gli rechi

avanza altero o famelico contro a

una lupa cupidissima

ch anzi questa

ogni speranza di montar su

gli fa

e lo ricaccia

lui

ed

perdere

a poco a

poco, gi nella cupa selva.


Intanto gli

par

fioco.

appare Virgilio, che per lungo silenzio

Dante, riconosciuto e onorato colui da cui

preso avea lo bello


aiuto contro

la

stile

lupa.

ond'erasi fatto onore, implora

che Virgilio risponde

Se vuoi

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LA BEATRICE SGELATA

100

fuggire da cotesto luogo selvaggio devi tenere altra via:

che quella bestia non lascia che per


no,

ma

vena

Veltro che

donde sbuc,

offrendoglisi guida a

di ci pi

il

accennato d'un

lo invita a seguirlo,

dannati

Alle quali se vorrai salire, gii dice,


ti

guider

che io noi potrei,

legge di colui che

la

regna.

poeta volentieri a seguirlo.*

Ma un

dubbio

Se ad Enea ed a S. Paolo

Io arresta.

fu conceduto andare viventi all'eterno secolo,

messo da Dio, perch all'uno era


dare

inferno

all'

nel fuoco perch sperano venire

degna

perch non conobbi

visitare

lieti

fra le genti beate.

anima

a far morire di dolore la lupa, e a ri-

cacciarla nell'inferno

coloro che sono

sua passi alcu-

la

tanto lo impedisce che l'uccide.

l'

impero romano, e

Ma

fede cristiana.
chi lo

altro per riconfortarne la

all'

Dante, perch

egli,

ben fu per-

ci necessario a fon-

andrebbe?

vi

permette? Egli, non Enea n Paolo; n da

altri,

n da s stesso, creduto degno di tanto.

gi

rimo-

come troppo audace. Ma Virgilio lo


riconforta dicendogli come e perch venne in suo aiuto.
E narra come in cielo una donna gentile, dolendosi dell'impedimento ch'ei trovava a salire, e rompendo il se-

vevasi dall'impresa

vero giudizio di lass


crudelt

darglielo.

venne a Lucia nemica

c le disse aver bisogno di

Lucia

si

mosse a trovare

sedea coll'antica Rachele, e disse


di Dio, perch

lei

non soccorri

la beatrice si

colui che

pericoli

la

d'

ogni

e raccomanbeatrice che

O "beatrice,

che per te usc dalla schiera volgare?


pianto, e non vedi

vera lode

am tanto, e
Non odi il suo

ti

contro cui combatte?

mosse rapidissima, e fidando nel parlare

onesto di Virgilio, che onora lui e chi lo ha compreso,

101

CAPITOLO SESTO
venne dicendogli

tuna

come

I'amico di lei e non

monte, ed

fosse impedito di salire al

essere

smarrito da riuscir tardi

il

della fortemesse

ella

soccorso.

per

prega affinch colla parola ornata, e con quanto

lo

mestieri

mosse e

lo aiuti s eh' ella


fa parlare

amore.

ne

consolata

sia

Fu

sia

ella cui

per questo, dice Vir-

ch'io venni a levarti dal cospetto di quella lupa

gilio,

che t'imped
ora che sai

tre

tali

donne benedette curano

Dopo

in cielo devi avere ardire e franchezza.

parole, fatto

un

d a seguirlo.

Non

creda

il

Onde

strada pi breve del bel monte.

la

come

solo

il

volere di Virgilio ed

di te

quali

le

suo,

il

si

pormi

lettore ch'io voglia

alla stolta

im-

la

Com-

media. Solo m' importava ritrarre, per disteso e

fitte-

presa di guastargli con una meschina parafrasi

ralmente, lo scopo del viaggio

tre regni, e le cause

a'

motrici.

Ed
pel

ora baster toccare per

poema conduce, o

quello scopo, o meglio

stro,

si
il

sommi

oppone,

conseguimento di

Per tutto V Inferno Virgilio l'unica guida,


il

rimovitore d'ogni inciampo al viaggio.


:

nome

ornata parola le potenze infernali

ostacoli parrebbero insuperabili,

ch sa quale
l'ufficio

capi tutto quanto

chiarisce.

opera come messo della beatrice


dell'

al

nuovo.

Allorch Dante ode

Irice, dalla

quando

gli

gli affidava

quel-

ne resta pensoso
a rammentargli

egli

di lei vince

non dispera d aiuto per-

potenza di colei che

la

mae-

il

Ma

dannati vaticinargli

Virgilio, a confortarlo

come termine

quale sapr

il

l'esilio,

non ha che

del loro viaggio sia la bea-

corso di sua vita. E, dove al-

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LA BEATRICE SVELATA

1(J

anime ripetono

tre

il

triste

annunzio,

il

poeta

ricon-

si

pensando che potr narrarlo e chiederne spiega-

forta

zione alla beatrice.

Passati a traverso la Terra, tutti

men buio

dal pi largo

men

cerchi infernali,

doloroso, all'ultimo pi

angusto e orridamente oscuro e affannoso, riescono ali

opposto emisfero a rivedere

le stelle.

Quivi, in aperta campagna, dove

sereno

come

zaffiro,

li

un

allieta

cielo

trovano Catone, cui chiedono po-

ter visitare gli spiriti posji sotto la sua custodia,

mentando come non da

s facciano quel viaggio,

mossi e guidati dalla beatrice.

Catone, non vinto da

omaggio a

altre preghiere, assente in

ram-

ma

che

colei

li

move

li

guida.

onde

Neil 'ascendere pe' vari cerchi

si

va alla cima

monte che rende l'umano spirito degno di salire al


cielo. Virgilio, che non ha pi intera quella potest di
del

consiglio e di aiuto che aveva nel percorrere


fernali,

come

dubbi che propone

il

regni in-

poeta pi

si

com-

plicano e lo irretiscono, reiteratamente risponde che esso

ma

vede quanto pu ragione,


alla beatrice,

Se

la

la fatica

non altro pi

dell'ascendere al

efficace

argomento

rinfrancarlo che ricordargli


alla

quale

e*

alle stelle; e,

che pel resto

lo

mener

quale dirader ogni suo dubbio.

monte

arresta

il

poeta,

sa trovare la guida per

come

la

beatrice

li

attenda

dovr consegnarlo puro e disposto a

salire

dove per una fiamma ardentissima

passa

si

all'ultimo grado che precede la vetta del monte, quivi

Dante

s innoltra

essere quello

1'

animoso

al

solo dirgli che fa Virgilio

ultimo ostacolo che

lo divide dalla

sua

donna.

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103

CAPITOLO SESTO
Trapassato quel fuoco,

conduce

scala che

alla

si

giacciono a pi dell'ultima

cima ov'

paradiso terrestre;

il

e quivi, preso Dante dal sonno, in una visione che dice

prenunzia di ci che sta per accadere,

in

appare Lia (an-

gli

simbolo di vita attiva) che, cogliendo

tico

che comincia a splendere

com

tava

ella

la

stella di

movesse sempre intorno

fiori nell'ora

Venere, can-

mani per

le belle

adornarsi d una ghirlanda, e piacere a s stessa; mentre

sua sorella Rachele (antico simbolo di vita contempla-

non abbandona mai

tiva)

contemplare
e

il

propri occhi.

sempre a

lo specchio, e siede

E non appena

sogno dileguasi, Virgilio assicura

il

sorge l'alba

poeta che

final-

mente guster fra poco quel dolce pomo che gli uomini
vanno cercando per tanti rami. Come poi rapidamente
hanno asceso l'ultima
restre, gli

scala, e

son venuti

annunzia che, oltre quello,

al

egli

paradiso ter-

pi da s non

discerne, e che gi viene ridente quella beatrice che la-

grimando

lo

spetti pi

arbitrio fatto

avea mosso a soccorrerlo; e per non a-

ma

sua parola o comando,

segua

il

proprio

oramai libero e sano.

Nella selva ridente, ove Dante s innoltra a lenti passi,

senza pi poter discernere donde

v'

entrasse

incontra

donna che, scaldandosi a' raggi d'amore, va


scegliendo i fiori onde tutto olezza quel luogo destinato
una

bella

per propria sede all'umana natura.

Ed oramai

la

guida

che dee condurlo alla beatrice costei.

Preceduto da' sette candelabri ardenti

da' venti-

quattro seniori, e da' quattro animali misticamente descritti

si avanza un carro trionfale guiun grifone (mezzo aquila e mezzo leone) cui

nell'Apocalisse,

dato da

circondano danzando tre ninfe da un lato, e quattro dal-

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LA BEATRICE SVELATA
armato

104
1

Due

altro.

Tocchi, l'un de' quali

gono appresso; poi

stinta

che

dapprima, e ha preso iudi

Stettero
il

solo, assorto in estasi

una dolce meloda, che

ora suona distinta:

Osanna in

vencon-

s' diffusa indi-

forme d'un canto,

le

eoccelsis.

candelabri, e con essi

di spada,

quattro in pi umile aspetto,

un vecchio

e dietro a tutti

templativa.

altri

il

carro e la gente

precedea; e tutti cantaron tre volte: Veni sponsa

de Libano

spargendo

ed uno stuolo

fiori

d' angeli volanti sul carro

a piene mani, diceano

Benedictus qui

venis; e dentro alla nuvola de' fiori risalenti e cadenti

apparve sul carro

gli

la beatrice,

coverta

il

capo di bian-

co velo, coronata d'ulivo, sotto verde manto, vestita di


color di fiamma viva.
senza provare

Il

poeta, che tanto

que' mirabili

tempo era

della

effetti

slato

sua presenza

che ha descritto nella Vita Nuova, per virt della stessa


potenza che da

more prima

mosse quando

lei

ch'egli

compisse

il

tutta la forza dell'antico affetto.

lo

avea

trafitto

nono anno,

d'a-

risente ora

voltosi a Virgilio noi

trova, e ne piange.

Ma

cotesto "dolore nulla a quello che desteranno

in lui gli acerbi

rimproveri di

ben sono beatrice.


lire al

appena

Or come

colei:

Guardami bene;

finalmente degnasti di sa-

monte! Non sapevi che qui l'uomo felice! E


ella tace, gli angeli cantano: In te, domine, spe-

ravi: colle quali parole parevagli essere compatito pi

eoe se detto avessero: Donna perch lo struggi cos! Onde


il gelo che gli s'era ristretto intorno al cuore proruppe
in lagrime.

la beatrice agli angeli:

Questi fu

tal

nella sua vita nuova,

Virtualmente, ch'ogni abito destro


Fatto averebbe in

lui

mirabil prova.

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Ma

CAPITOLO SESTO
maligno e pi Silvestro
terren col mal seme e non

105

tanto pi

Si fa

il

colto

Quant'cgli ha pi di buon vigor tcrrcslro.

Alcun tempo

Mostrando

Meco
Di

occhi giovinetti a

menava in drilta parte


come in sulla soglia fui

lui,

volto.

il

Si tosto

sostenni col mio volto,

il

gli

mia seconda ctade, e mutai vita,


si tolse a me, e diessi altrui.

Questi

Quando di carne a spirto era salita,


E bellezza e virt cresciuta m'era,
Fu' io a

volse

lui

men

men

cara e

passi suoi per via

gradila.

non

vera,

Imagini di ben seguendo false,

Che nulla promission rendono intera.


N l'impetrare spirazion' mi valse,
Colle quali ed in sogno, ed altrimenti

Lo

rivocai, s poco a lui ne calsc.


Tanto gi cadde, che tutti argomenti

Alla salute sua eran gi corti

Fuor che mostrargli


Per questo

Ld

visitai

perdute genti.

a colui che l'ha quass condotto

Li prieghi miei

le

l'uscio de' morti

piangendo furon

queste lagnanze d colei che Dante

porti.

am

e che

trapassata da carne a spirito, avea dimenticato per al-

succedono pi acri e pungenti rimproveri, e

tra,

fessione di lui.

bench sotto

fone,
assai

altre

poich
il

la

vede rivolta verso

la

con-

il

gri-

velo e lontana, gli appare pi bella

s stessa vincendo oltre

quanto sovrastava alle

quando era in terra.


La donna che, dopo Virgilio,

lo

ha guidato

Io tuffa

LA BEATRICE SVELATA

106

nel fiume di Lete;

dopo

di che quattro delle donzelle

vicine al carro, che sono col ninfe e in cielo stelle, e le

mondo

quali prima che la beatrice discendesse al

no

le era-

state apparecchiate per ancelle, abbracciandolo e

zando

conducono a

lo

quegli occhi donde

Quegli occhi

il

poeta

crescere le sue

lo

avea ferito.

sul grifone ripetevano, quasi spec-

con

ora di leone, ora d' a-

atti

intento a quegli occhi, sentiva pi

fiamme d amore.

pi alto grado pregano

zelle di

fedele, che

dan-

invitandolo a guardare in

amore

fssi

chio, la duplice fiera,

quila

lei

la

Ma

le

tre altre

don-

beatrice perch al suo

ha fatto tanto viaggio per vederla, volga

gli

occhi, e riveli la sua seconda bellezza. Ond'ella, rimosso


il

mostrossi tale che

velo,

che

il

poeta dispera ritrarla;

non po-

occhi suoi, affascinati dall'antico deso,

gli

tevano ad altro mirare.

Intanto

quanto

il

carro e

scende, e odesi

il

corteo rivolgonsi, e procedono

La beatrice
Adamo.

tratto di tre scoccate saette.

il

mormorare a

tutti

Quivi un albero immenso, privo di

fiori e di

di-

fronde,

e co' rami tanto pi dilatantisi quanto pi vanno verso


la

cima.

togli

se ne cib
il

Beato o grifone che nulla

tutti a gridare:

a cotesto albero dolce al gusto; poich male altri


!

il

grifone risponde

seme d'ogni giustizia

l'albero

che tosto

si

vest di

inno assopisce l'Alighieri,

Cos

Indi lega

e,

nuove

il

pu serbarsi
carro a quel-

Un

fiondi.

dolce

riscosso, vede la beatrice,

rimasta sola a custodia del carro, sedersi sotto l'albero


fra le sette ninfe, e dirgli;

e sarai

Per

Qui starai tu breve tempo;

meco immortale cittadino

dell

impero

a vantaggio del mondo che mal vive

celeste.

tieni

gli,

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107

CAPITOLO SESTO
occhi al carro,

reduce in terra

e,

ci che ve-

scritti

drai.

un'aquila scese gi per l'albero rompendone

nonch

scorza,

beatrice

Ridiscese gi

fugolia.

la

e le foglie, e percosse impetuosa

fiori

ma

una volpe s'avvent dentro a quello;

sul carro. Poi


la

1'

aquila

e vest

il

carro delle sue piume; onde una voce lamentevole grid


dal cielo

pre

mia come male

navicella

terra tramezzo le ruote

la

carca! S'a-

sei

un serpente

e n' esce

che, appuntata la coda al fondo del carro, Io trae seco.

Quanto

resta di quello

trasmutatosi

timone, e quattro in su'

Una

Ma

e a

lei

e d' ira, trascina

lei

impedisce vederli

Le

(juel

presso

un

co m' ella volge a Dante

quegli la flagella dal capo

la

zioni e la rovina del

a'

cupido sguardo

il

piedi; e, pieno di sospetto

carro per

il

procaci occhi,

e questa

selva,

la

lagrimando,

si

diedero a cantare

Tempio.

la

fuoco, dice

abomina-

le

sospirosa

beatrice,

pi che non fosse Maria a pi della croce,

oltre.

sette donzelle,

come

gigante; e bacia-

salmo ove David prevede e lamenta

accesa

piume

con un corno ciascuna.

lati

meretrice, che volge intorno

appare sul carro


vansi.

veste tutto delle

si

mette fuori tre teste a doppie corna sui

leva; e,

si

Fra poco non mi vedrete,

nuovamente indi a poco mi rivedrete

che sono

role con che G. Cristo annunzi a' discepoli

le

suo

il

pa-

mo-

rire e risorgere.

Poi

procedendo

colle sette ninfe dinanzi

a s Dante, e gli disse:


osi

domandare

chiam

Perch, meco venendo

Cui Dante pauroso:


y

conoscete ci che m' d uopo.

non

Madonna, voi

la Beatrice:

Voglio

108
LA BEATRICE SVELATA
oramai che tu smetta ogni timore e vergogna, tanto che
non abbia a parlar pi com' uomo che vede sogni. Il
vaso cui ruppe il serpente fu, e non . Ma la vendetta
di Dio non si arresta per suppe. L'aquila che diede al
carro

sue piume, di che quello divent mostro e poi

le

Un messo

preda, non inster sempre diseredata.

spegner la ladra

Tu

e quel gigante che

di Dio

delinque con essa.

}
mie parole; e quando
non dimenticare quale hai visto l'albero che

nota, e reca a mortali queste

le scriverai

oramai

derubato due volte. Chi ruba o schianta

stato

quello offende Iddio con bestemmia di fatto. Per essersi


cibato del suo frutto

Adamo

fu punito.

dorme

tuo

il

ingegno se non comprende perch la cima di quello

diramasi come pi va verso

alta, e

pensieri e la loro dolcezza

il

vani

non t'avessero oscurato

il

sotto

primi genitori; n

divieto fatto a'

la

senso morale che si adotnbra

mente, conosceresti gi
il

Se

cielo.

abbaglie-

ti

rebbe la luce del mio dire. Per voglio che, se non aper-

tamente

scritto, tu porti

almeno dipinto con imagini

che io l'impongo di recare laggi.

Dante

intelletto

gello.

Ma

beatrice

alla

della

mente

sua

//

ora improntato da voi come la cera

deh

ci

mio

dal sug-

perch la vostra desiderata parola s'in-

nalza tanto che quanto pi mi sforzo a coglierla pi


la

perdo

Affinch tu possa conoscere

di quelle discipline a cui


la

mia parola,

dalla divina.

ti sei

e tanto distanti

Ma

io

dato

il

quanto la via

non rammento

la

beatrice

Tu

umana

n ho ri-

morso, d'essermi allontanato da voi giammai.


sorridendo,

valore

a seguire

inette

Cui

bevesti or ora di Lete, e

per non ricordi come ad altra

ti

desti.

Da

ora in-

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109

CAPITOLO SESTO
nunzi

mie parole saranno nude quanto conviensi alla

le

tua grossa vista.

Dopo

come impone

ci Matelda,

dEuno

bere l'acqua

toma

va virt,

Cos ha fine

la beatrice,

[buona mente); e

disposto a salire alle stelle.


la

Cantica del Purgatorio.

rapidissimamente nel suo viaggio po'

Secondo

il

mobile di tutto

il

pone

Seguiamolo

cieli.

pireo, che, immobile, tutti

Lo sguardo,

Terra a centro im-

la

nove

creato, e intorno

mente avvolti e rotanti l'uno

no

nuo-

sistema planetario de' tempi, che meglio

analizzeremo a suo luogo

gli

rifatto di

s,

il

sull'altro,
li

cieli,

sferica-

ed ultimo l'Em-

avvolge ed include.

raggio del sorriso della beatrice soper

la forza attraente

la

quale

il

poeta

si

move

alle

sue progressive ascensioni.

Beatrice tutta nell'eterne ruote

Fjssa cogli occhi stava, ed io in

K forse

te

Giunto mi

in tanto in

vidi colla

lei...

quanto un quadrcl vola

prima

stella.

Cosi ascesero nel cielo che prende

Luna, primo rispetto

alla

guida e forza movente


cieli

alla

mobili, e

come

gli

e virt dalla

dichiara qual sia l'ordine de'

ultimo

eh'

nono

in

riguardo

Terra, prende dall'Empireo immobile, o Mente di-

vina, tutti

essere

principi che

danno

vita e

natura ad ogni

principi che poi distribuisce, per progressiva tra-

Luna. Se

le

appariranno locate distinte per ciascuno

di

smissione, a tutti

anime
que'

1'

nome

Terra. Quivi colei eh' sua

gli

cieli,

cieli,

non gi che

fino a quel della

sia a quelle

assegnato diverso

LA BEATRICE SVELATA

110

luogo: ch tutte anzi sono nell'Empireo,


diverso di beatitudine

gradazione che a

ma

in

lui

verr si-

grado

imagine del vederle distribuito

gnificata colla sensibile


pe' vari cieli.

Sciogliendo questi e altri dubbi

che

beatrice

la

legge nella sua mente senza ch'egli ne parli, lo va traen-

do di cielo in cielo, interrogando i beati, e desumendone occasione ad ammaestramenti fllosoflci, morali, politici, religiosi, nonch a rapidi e vivi quadri storici del
pi alto interesse.

Ad

ogni maggior sorriso o splendore della bellezza

donna

della

della sua

mente

egli

ascende a cielo no-

vello.

Giunti al quarto, del Sole, trovano quivi ventiquat-

tro

anime che fanno doppia ghirlanda alla beatrice, e


vagheggiano come la donna che li avvalora al cielo.

la

Fra queste, oltre pochi scrittori esclusivamente mistici


religiosi, trova Donato il Grammatico, Orosio lo storico,
Boezio

poeta filosofo

il

Isidoro l'etimologista,

e Sigieri maestri in dialettica, Pietro Ispano, e

Rabano
il

lom-

bardo maestro delle sentenze.


Udito come Francesco d'Assisi e Domenico

erano
dosi,

stati predestinati a
(e

ne descrive

l'altro alla

rinnovare

le nozze)

primo

il

Gusmano

Chiesa, sposan-

la

alla

Povert, e

Fede, trapassano al cielo di Marte, dove, fra

coloro che militarono per

la fede,

il

tritavo suo

Cac-

ciaguida.

Costui

visitato

con quel medesimo

da Enea negli

Elisi, lo

affetto

ammon

onde Anchise
quanto po,

di

tea giovargli ad approdare e stabilirsi in Italia,


al

suo pronipote

lodato Iddio della

si

somma

volge
grazia

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CAPITOLO SESTO
di ch' largo a questo

suo rampollo

udendo,

care

si

fa s bella

fondo del suo paradiso)

il

dice

cos gli

gran tempo ch'io leggeva nella mente divina


nuta; ed ora

che

fa

ti

le origini

mio desiderio

il

di sua casa, e

di Francia, e

guasta.
ai

il

Era

tua ve-

di costei

segue narrando

vivere libero e schietto del-

il

quando non ancora

L'Alighieri,

bench

funesta influenza

la

Romana, l'avevano

traviare della Curia

pur

senta

si

Fortuna

colpi che gli prepara la

debba pensare

la

appaga merc

si

possente a cos alto volo.

l'antica Fiorenza,

ci

che parve a Dante toc-

lieta

ili
(e la beatrice,

gli

saldo

domanda che

Cacciaguida glielo

dell'esilio predettogli; e

addita qual conseguenza degli intrighi che gi (nel 1300)


si

faceano dalla parte guelfa e francese presso

dereccia corte di Bonifacio.

suo costume, ne dar colpa

volgo,

Il

al

caduto.

ti

dorr sar

avrai

la

comune

contro
stiali

compagnia degli
l'esilio;

a te perch

procedimenti.

streranno

vina; dacch

Ma

poco appresso

le fazioni

faranno

ma

fatti

ben

be-

mo-

e a te sar bello

solo

il

dettami di tua

invidierai gli autori fraudolenti di tua roil

tuo

nome durer ben

oltre

E Dante a

monte

levava la beatrice, e su per


tali

si

saprai consentire ne' lor

infinitamente amaro, e sul

ho

ci che pi

malvagi coi quali

di coloro che, stolti,

non

cui costoro saranno puniti.

dato,

sieno amari

ma

inetti e

chi apponevasi al vero

non aver seguito


coscienza.

come

soccorsi della compassione;

pane e

com'

Tu lascerai ogni

cosa pi caramente diletta; proverai


il

ven-

la

gli dice,

le

dalla

tempo

Nel

in

mondo

cima del quale mi

sfere dov'ella

cose appreso che,

il

lui:

mi ha gui-

s'io le ridico,

sar per

molti acre assai. Or, se tutto dir, temo che niuna terra

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LA BEATRICE SVELATA

112

accolga; e se sar timido amico del vero

ini

perder vita e fama


e

tra' posteri.

temo

di

cui Cacciaguida

Certo aspra sar la tua parola;

Ma

Rondimeli, rimossa ogni menzogna,

Tutta tua vision fa manifesta,

lascia

Se molesta

pur grattar dov'

primo gustare, lascer

al

ce nutrimento vitale. Sar

cime

alte le

pi

rogna.

la

le

come vento

Ed

percuote.

indi la tua vo-

che, quanto pi

per che

ti

sono

state mostrate lo.anime pi note perfama, perch pi

ne riesca

efficace

Dopo
cielo,

melle,

ci,

la

il

tuo dire.

beatrice della niente

il

di Giovo, nel quale le anime, in

compongono

la

ciclo,

nuovamente

dice

il

gli

uomini

di fiam-

promana

guardi

alla

la influenza

di

mercato nel tempio.

flagelli chi fa

L'aquila procede indi a rassegnare


i

poeta,

invoca Dio perch

cagione ond' impedita fra


quello, e

forma

imagine dell'aquila imperiale ro-

mana. E, poich da quel


in terra ogni giustizia

solleva al sesto

le

colpe di

tutti

viventi principi dell'Europa.

Nuovo splendore

donna

contemplativi.
all'

intanto

1'

un d

essi,

bellezza

della

lo tira al settimo cielo,

di

della

sua

Saturno, ove sono

Pietro Damiano, impreca

immoderato lusso de' nuovi prelati, di che la beaannunzia non lontana vendetta ed altre invettive

trice

aggiunge San Benedetto.

Nell'ottavo cielo la beatrice gli addita la corte cele-

ste, scesa

tro,

dall'Empireo a mostrargli

San Giacomo, e San Giovanni

fede, della speranza, e della carit.

dove poi San Pie-

lo interrogano della

tanto piace

il

suo

CAPITOLO SESTO
dire che

il

113

principe degli apostoli gli cinge tre volte la

fronte, e lo abbraccia.
sfere celesti, e lo

un inno risuona per

tosto

te

sguardo della beatrice disgombra ogni

avanzo di caligine dai suoi occhi.

la

Gli appare allora

primo Uomo, che

il

cima del monte a cui invano

salire

quand'era smarrito

dice perch

poeta avea

il

tentato

quale, condottovi da

(e dalla

perduta

Virgilio, la beatrice lo avea levato al cielo) fu

pei primi parenti; e

sommo

bene in terra

gloria a Dio
Pietro,

come durante

si

chiamasse

la vita
I.

d'esso

Adamo

cui tosto segue scena d solenne silenzio.

tramutando sembiante, e seco tutta

leste, e quasi vergognando

il

qui nuov'inno di

la beatrice

San

la corte ce-

impreca

traviamenti pei quali era pervertita la Chiesa

ai

e fatta

cagion di scissure, anzich d'unit. Dichiara vuoto

al

co-

spetto di Dio quel seggio papale che usurpa Bonifacio,

dacch

lo

ha

fatto sentina di violenza e d turpitudini

onde Satana si rallegra. Ma la Provvidenza, dice che


quando pi urgeva diede Scipione a soccorso dell'impero
,

romano, verr tosto

al riparo.

gi, va, dischiudi la bocca, e


io

tu, figlio, che tornerai

non nascondere quello che

non nascondo. 1
Qui un vivissimo desiderio

di leggere negli occhi

Cf.

Cicerone de republica, dove nel Sogno

pione dall'avolo suo:

romana repubblica; che


si

reggitori e conservatori dei

partono dal ciclo, ove poi tornano; c die

la visione del cielo

fa dire a Sci-

ch'esso chiamalo a riordinare

perch, spregiando

gli

la

popoli

mostrata

guiderdoni degli uo-

mini, intenda a riordinare la repubblica pel solo

amore del

vero e del giusto.

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LA BEATRICE SVELATA

114

donna

della

della sua

mente

sentire nell'Alighieri

si fa

e quella gli arride di lai sorriso e di tanta bellezza che

d forza air ultima elevazione onde viene

gli

primo

al

mobile, immediato all'Empireo,; .0 Mente divina. Colala

come

beatrice gli mostra

prende moto

dalla unit di Dio

e norma tutto l'universo, e

gli

riassume in quest'ima

ogni cagione dello sviarsi della misera Umanit

CHE IN TERRA NON

OH

lucidissimo, acuto

GOVERNI.

che

di fuoco rotanti, e tanto

vicino a quel punto.

governano

nove

pensa

Un punto

vista noi regge, e intorno


,

nove cerchi

pi ratto ciascuno quanto pi

Sono

cicli;

guarda a quello che


che

tosto Vide

ch' simbolo della divina unit

a quello,

la

nove cori degli angeli che

e ciascun coro gerarchicamente

gli sta su, e attrae

tutH tirati sono, e tutti tirano

quel di sotto,

verso

di-

la

vina unit.

segue lunga digressione sulla erroneit degli in-

segnamenti

filosofici

e religiosi, e sulle stolte credulit

de' volgari.

Sparita la visione del punto

quali

volge alla beatrice, e vede tale

e dei nove cerchi,

mentre paiono includerlo


la

ne sono inclusi

si

sua bellezza che di-

chiarasi vinto, n sa pi ritrarla.

Ed

lezza gli

ora che questo massimo splendore di sua bel-

mostra come sieno gi entrati nella mente di-

vina, si dice costretto a desistere dal celebrarla poeti-

camente, come sempre egli ha

fatto, dal

primo giorno

che gli appar nell'adolescenza fin qui: ond' mestieri


affretti al

La sua

visione.

si

termine dell'opera sua.

Un

vista tale

oramai che sostiene qualsiasi


e
zampillante gli appare

fiume di luce

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CAPITOLO SESTO

non appena

v'affissa gli occhi,

115

ecco tramutarsi in forma

un vasto

circolare; e in giro a quello levarsi

cui formano

anfiteatro,

beati sedenti e inebriantisi nell'una e trina

luce di Dio. Quivi vede sedersi la beatrice accanto a Rachele, e a lei volge le ultime sue parole:

0 donna

nosco

il

Tu mi hai

e la virt di tutto

tratto

finchHo viva
seggio ov'

mia speranza; da

in cui vige la

favore

ell

da servit a

Uno sguardo

era fu V ultimo

libert.

un

te

rico-

quanto ho veduto:

Mi aiuta

cos

sorriso dall'altissimo

cenno della

beatrice al

poeta.
Poi,

nardo

intercedente

Triade:

come

visto

e,

a Dio congiunta,

Non

si

mestieri di

anzi la imaginc
le

opere

il

massimo

de' mistici,

San Ber-

dato figgere lo sguardo nel mistero della

gli

dell'

amore per

la

imaginc delia Umanit trovisi

chide

la

Visione e

il

Poema.

molto acume a vedere come

predominante e coordinatrice

la idea,

di tutte

Alighieri quella sia della beatrice e dello

essa.

Nuova domina dalla prima all'ultima paRiappare nel Convito come ricordo d'un primo
nobilissimo amore, come cagione dei contrasti, e delle
Nella Vita

gina.

lotte

morali onde

e contnta

il

nuovo amore

combattuto nell'

come cagione che

il

mosse

che quivi descrive

animo suo;

vi

riappare

alle Iodi della bellezza della

donna oggetto del secondo amore, onde scusare


leggerezza dell'aver dimenticato la prima.

cio la

Riapparisce

Commedia, come primo movente, come


al trino viaggio; onde questo pu dirsi
preparato e intraveduto nella Vita Nuova; reso sempre

infine costei nella

meta, come guida

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116
pi necessario
tratta

il

LA BEATRICE SVELATA
agli amori

come emenda

Convito; adempiuto nella

infedeli di

che

Commedia.

Trovata pertanto nella beatrice e nell'amore per essa


la

magine dominante e coordinatrice che

sta a chiarirne l'intimo senso,

allegorica.

si

cercava, re-

denudandola dalla veste

Questo far nei susseguenti

capitoli.

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CAPITOLO SETTIMO

Qual'

la

vera idea che

si

asconde sotto

la bella

men-

zogna della beatrice e dell'amore di Dante per essa?

modi alla soluzione di


ugualmente movendo

Io potrei dar principio in pi

quesito. Potrei

tal

coiranalisi

farmi

da qualunque

strada

fra le qualit essenziali

che

il

poeta attribuisce a cotesta donna della sua mente; se-

nonch parmi preferibile prender

le

mosse da quella che,

mentre costringe a riconoscere nella beatrice l'assoluta


necessit d'un senso allegorico, presenta la sua pi spiccata ed intima caratteristica, quella che, peculiarissima

essendo, fa impossibile appagarsi d'ogni altra spiega-

zione che non sia

la

verace.

preliminarmente mestieri trascrivere per

far ci,

disteso, quant'egli dice sul finire della Vita

Convito, in proposito del

per alcun tempo nell'animo suo

tita

il

primo

Poi per alquanto tempo [dopo che la beatrice era par-

da questo

secolo)

accorgendomi del mio travagliare,

levai gli occhi per vedere se altri

mi vedesse. Allora

che una gentile donna, giovane e

mi guardava

finestra

che tutta
lora

Nuova, e nel

nuovo amore che vinse

li

la

bella molto,

vidi

da una

pietosamente, quanto alla vista,

piet pareva in lei raccolta.... Io sentii al-

miei occhi cominciare a voler piangere; e per

temendo

mia

mi

partii,

dinanzi da-

questa gentile, e dicea poi fra

me mede-

di mostrare la

gli occhi di

vilt,

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LA BEATRICE SVELATA

118
simo

non

E' non

pu

essere che con quella pietosa

donna

nobilissimo amore.

sia

Avvenne poi che l dovunque questa donna mi vgfacea d' una vista pietosa, e d'un color pallido
quasi come d'amore; onde molte volte mi ricordava della
mia nobilissima donna che di simile colore mi si mostrava. E certo molte volte, non potendo lacrimare, n

dea

si

disfogare la mia

tristizia,

andava per vedere questa

io

pietosa donna, la quale parea che tirasse le lagrime fuori


degli occhi miei per la sua vista.

Io venni a tanto per la vista di questa

occhi miei

gli

si

onde molte volte

derla;

me

ne crucciava nel mio cuore,

vile assai.

vanit degli occhi miei.

donna che

cominciarono a dilettare troppo di ve-

ed a ve va mene per
la

Recommi adunque

pi volte bestemmiava

la vista di

questa donna in

nuova condizione, che molte volte ne pensava siccome


di persona che troppo mi piacesse; e pensava di lei cos:
Questa una donna gentile,

bella, giovane, e savia,

apparita forse per volont d'amore acciocch


riposi.

si

che

E molte

volte pensava pi

cuore consentiva in

il

lui,

mia

la

ed

vita

amorosamente, tanto

cio nel suo ragionare.

quando aveva consentilo ci io mi ripensava siccome dalla ragione mosso, e dicea fra me medesimo

E,

deh

che pensiero questo che in cos

vile

modo mi

vuol consolare, e non mi lascia quasi altro pensare!...

Onde

io,

avendo pi volte combattuto

in

me medesimo,

V Vila Nuova XXXVI.


* Ib. XXXVII.
* Ib.

XXXVIIL

igiTT/ed

by

Guugle

CAPITOLO SETTIMO
ancora ne

volli dire

Sonetto,

quale comincia

gentile,

il

in

119

alquante parole.... e dissi questo


:

Gentil pensiero ecc.

tro era vilissimo.

dico

Contro a questo avversario della ragione

quanto ragiona a gentil donna, che per al-

d, quasi nell'ora di

si

un

lev

nona, una forte imaginazione in me:

che mi parca vedere quest'unica beatrice con quelle ve-

stimela sanguigne

colle quali

apparve prima

agli

oc-

chi miei; e parcarni giovane, in simile etade a quella in

che prima

la vidi.

Allora incominciai a pensare di

tempo

e ricordandomene, secondo l'ordine del

mio cuore cominci dolorosamente a

il

siderio al quale

quanti d contro
questo

ciato

pentirsi del de-

vilmente s'era lasciato possedere

alla costanza della ragione.

cotal

lei,

passato,

malvagio desiderio

si

al-

E, discac-

rivolsero

ii

miei pensamenti tutti alla loro gentilissima beatrice. *

Odasi ora ci che nel Convito, scritto per giovare al/a


Vita

Nuova, dice

il

Poeta di cotesta donna che vinse per

alcun tempo nell'animo suo la beatrice:

La

stella di

cerchio che

due

Venere due

la fa

fiate era rivolta

diversi tempi (eran corsi cio

qunl suo

in

parere serotina e matutina

secondo

30 mesi), appresso

trapassamento di quella beatrice beata, che vive in

lo

cielo cogli

angeli e in terra colla mia

quella gentile donna di cui


Vita

quando

nella fine della


d'

arno

luogo alcuno della mia mente....

Ma

perocch non subitamente nasce amore e viene

Vita

Nuova

anima

menzione

Nuova parve primamente accompagnata

agli occhi miei, e prese

feci

Ib.

XL

XXXIX.

20

ohe lo

LA BEATRICE SVELATA
massimamente l dove sono pensieri contrari
impediscono, convenne, prima che questo nuovo

amore

fosse perfetto

i
.

perfetto,

del suo

molta battaglia infra

nutrimento e quello che

gli

era

il

pensiero

contrario

quale per quella gloriosa beatrice tenea ancora

mia mente.

della

la

il

rocca

Interroghiamolo ora sul significato allegorico di cotesta donna, oggetto del

Poich

'<

strata,

per

per

me

secondo amore.

dimo-

la litterale sentenza sufficientemente

da procedere

alla sposizione allegorica

e vera.

principiando ancora da capo, dico che,

della quale fatto

come

primo diletto della mia anima


menzione di sopra, io rimasi di tanta

fu perduto

il

punto che alcuno conforto non mi valea. Tutdopo alquanto tempo, la mia mente, che s'argomentava di sanare, provvide, poich n il mio n l'altristizia

tavia,

trui consolare valea, ritornare al

solato

modo che

avea tenuto a consolarsi.

alcuno scon-

misimi a leggere

quello non conosciuto da molti libro di Boezio, nel quacattivo e discacciato, consolato s avea.

le,

udendo an-

cora che Tullio scritto avea un altro libro, nel quale


trattando dell'Amist, avea toccate parole della consolazione di Lelio,

uomo

eccellentissimo, nella morte di

Scipione amico suo, misimi a leggere quello.*.

come

della intenzione trova oro,... trovai

ri

alle

sic-

esser suole che l'uomo va cercando argento, e fuo-

mie lacrime rimedio

ma

non solamente

vocaboli d' autori, e di

scienze, e di libri. Li quali considerando, giudicava che


Filosofa,

la

che era donna di questi autori, di queste

Convito Trai?.

Il,

cap. IL

CAPITOLO SETTIMO

nava

fatta

lei

imaginare in

121

somma

scienze, e di questi libri, fosse

cosa.

imagi-

come una donna gentile; e non la potea


atto alcuno se non misericordioso... E da

questo imaginare cominciai ad andare

mostrava veracemente... sicch

dov

ella si di-

tempo, forse

in picciol

di trenta mesi, cominciai tanto a sentire della sua dol-

cezza che

il

suo amore cacciava e distruggeva ogni

Dico e affermo che

la

donna

appresso lo primo amore fu


figlia dello

pose

io

innamorai

la bellissima e

onestissima

di

imperatore dell'universo,

nome

al-

tro pensiero.

Filosofia.

cui

quale Pittagora

alla

Or come mai! L'amore per

la filosofia

era vile,

mal-

vagio, contrario alla ragione, paragonato a quello per

beatrice?

la

che cosa adunque nella Vita

boleggia costei? Diremo, co'


tatura, rh'ella
figlia

non

del Portinari?

chi dicea vile,

l'amore per

critici dalla

una cara

altro sia che

Ma, e non daremmo

Nuova sim-

facile

cos del

la filosofa di fronte

Che cosa adunque


Se altri argomenti non

a quello per una fan-

significher?

per darci

fossero

I'

certezza che simbolica sia la beatrice della Vita

quest'uno varrebbe per tutti


cosa di cui possa dirsi da
all'

matto a

vano, malvagio, contrario alla ragione

ciulla?

rispetto

conten-

fanciulla, la

amore per

ella

uomo

assoluta

Nuova,

deve significare

tal

sano di mente che

essa, quello per la filosofia rie-

sca abietto e malvagio.

Innoltriamoci a ricercare di qual cosa ci possa dirsi.

li),

Ih.

cap. XIII.
cnp, XVI.

LA BEATRICE STELATA

122

Ma

perch'io non cada neir errore di


dell' Alighieri,

metodo che
domander

pria di tutto a lui stesso perch dica quel

che inten-

spesso apposi agli interpreti

desse per cotesta

tempo

filosofa,

uno

amor

cos

Italia

che

filosofo nobilissimo

si

non

dato se

ma

filosofi,

seguitatoli di scien-

Questo Pittagora, doman-

reputava sapiente, neg a se questo vo-

si

elli

sapienti.

cabolo, e disse s essere, non sapiente,


sapienzia... cio filosofo...

ma amatore

perche notare

si

non d'arroganza, ma d'umiltate vocabolo.


Filosofia

un amoroso uso

massimamente

in Dio, perocch in lui

sommo amore, e sommo atto...


intelligenzie per modo minore. 2

di

puote che
1

di sapienzia

pienzia, c

viveva

nel Convito

chiam Pittagora...

Dinanzi da costui erano chiamati


zia,

della quale per alcun

in lui vinse quello della sua beatrice.

Anticamente in

il

quale

somma

sa-

Nelle altre

Questa donna (amoroso uso di sapienza) primie-

ramente

di

Dio

secondamente

delle altre

intelligenzie

separate [da materia), per continuo guardare; e appresso


della

umana

intelligenzia, per riguardare discontinuato. 5

Ma, e dopo questa

definizione, tanto pi par crescere

la difficolt

d'intendere

che nella

Vita

simbolo della beatrice. Vero

il

Nuova,

39, dichiara potersi lo stesso

pensiero dir gentile sotto un dato rapporto, e vilissimo


sotto

un altro; e

non

Ib. Tratt.

2 Ib.
8

nel Convito, trattato IV, aggiunge:

inconveniente

ib.

Ili,

capit. XI.

cap. XII.

Ib. ib. cap.

una

XIII.

cosa, secondo diversi rispetti,

CAPITOLO SETTIMO
essere perfetta ed imperfetta;

guardo secondo

il

qual' questo ri-

quale l'amor suo per

perfetto che sarebbe in

123

ma

la filosofia,

da

astrailo, diventa relativamente

imperfetto?

Ecco

il

problema che,

sciolto,

dar nuda di

ci

alle-

gorie la beatrice.

Nel 30 0 Canto del

Purgatorio

ricondotto al cospetto di

lei, le

allorch

il

poeta

prime parole

di

rimpro-

vero con che lo accoglie, volgendosi alle intelligenze se-

parate da materia che


Costui,

le

stanno d'intorno, son queste

non solo per naturalo influenza

de'

cieli,

ma

per soprannaturale grazia divina

mente

quesimo anno) da riuscire a qualsiasi mirabile prova.


Ma il terreno mal coltivato tanto pi riesce selvatico

nella

quanto ha pi vigor naturale,

tempo

te

chi, lo

giunsi alla seconda et mia

rito

col

mio

a tentai

fu tale potenzial-

si

lo lo sostenni

volto, e, mostrandogli

conduceva dritto

costui

sua adolescenza (dal nono al oenticin-

tolse a

alla

me

meta.

Ma

alcun

giovinetti oc,

e da carne

non appena
salii

e diedesi altrui.

a spi-

Invano

richiamarlo con ispirazioni e visioni; fu mestieri

ch'io pregassi Virgilio affinch, mostrategli prima

perdute genti,

me

le

lo riconducesse quass.

Importa adunque vedere qual fosse cotesta potenziale


discesa nell' Alighieri per naturale influenza de'

virt

cieli,

avvalorata da grazia divina, diretta per alcun tem-

po

alla

sua meta dalla beatrice, o poi disviata col darsi

ch'ei fece alla filosofia.

Troveremo

nello stesso Convito

poi svolgeremo

il

capo del bandolo che

Acciocch pi perfettamente s'abbia conoscenza della

LA BEATRICE STELATA

121

umana bont

secondo eh' in noi principio di tutto

bene... da chiarire ...


noi: e

come questa bont discende

in

prima per modo naturale, e poi per modo di-

vino e spirituale.

L urna n seme.... porta seco

virt dell'anima

la

generante (la potenza vitale dell'anima del padre),


e

la

virt del cielo

cio la complessione.

e la virt degli elementi

La

legate:

virt celestiale... produce dalla

potenza del seme l'anima in vita

la

quale, incontanente

produlta, riceve dalla virt del motore del cielo Io in-

telletto

pu

possibile.

essere migliore,

poich

men

incontra che

queste virt, pi pura anima


sua

purit discende in

possibile...

la

disposizione

puote essere buona

del cielo a questo effetto


gliore, e ottima

complessione del seme

la

buona... e

essa

dell'

mie di
la

virt' intellettuale

di tale opinione

sono alcuni

produce, e secondo

si

la

umano seme

che dicono,

se tutte le precedenti virt s'accordassero sopra la pro-

duzione d un anima nella loro ottima disposizione, che


tanto discenderebbe in quella della deit, che quasi sa-

rebbe un altro iddio incarnato.

questo quasi tutto

ci che per via naturale dicere

si

pu.

Per via teologica

si

pu

dire che, poich la

deit, cio Iddio,

vede apparecchiata

ricevere del suo

beneficio

la

somma

sua creatura a

tanto largamente in quella

ne mette quanto apparecchiata a ricevere!., e questi


doni chiamati sono doni di Spirito Santo...
o

Oh

beati quelli che tal

sementa coltivano come

conviene... sicch possa fruttificare, e del suo frutto


scire la dolcezza

della

(nostra beatitudine e

umana
somma

felicit!...

felicit)

alla

si

u-

quale

molte volte co-

125

CAPITOLO SETTIMO

seme non perviene per male essere

tal

essere disviata la sua pullulazione.

coltivato, e per

come

Dalle cose premesse riesce evidente

quella vir-

do-

tuale capacit di cui la beatrice afferma essere stato


tato l'Alighieri per influenza naturale de'

cieli,

nonch per

soprannaturale grazia divina, non in altro consister potesse che in

una larga infusione

intelletto possibile:

del Convito or ora recati,

ma

di quello

eli ci

non solo parla

del quale

chiama

ne' tratti

in altri luoghi della stessa

opera, nella Commedia, e ncUa Monarchia,

Importa adunque innanzi tutto chiarire ci che Danto


intendesse per intelletto possibile
l'indirizzo

verso

dalla beatrice:

stei,

potremo

qual fosse

1'

aiuto e

meta che quello ricevesse

propria

la

indi rilevare cos chi fosse co-

come e perch abbandonarla, per

darsi in brac-

cio alla filosofia, fosse relativamente vile e

malvagio de-

siderio.

Ma

per cogliere intero e sicuro

il

valore che

Ali-

ghieri assegnava a cotale concetto; per bene apprezzare

peregrine conseguenze eh'

le

ch'io chieda

prima

alle

ne dedusse

ci

mestieri

Scuole da cui l'attinse quel che

intendessero per intelletto possibile; donde e

come

venne questo concetto

qual parte ed ufficio

gli attri-

buissero nella economia psicologica, analizzare

insomma

lor

tutto quanto valga a chiarirne la genesi storica e logica.

Chi crede potere intendere


trare ne' pi riposti

penetrali

sistema scolastico, come

lo

I'

Alighieri senza

dicono, ben

pu risparmiare

a se stesso la noja di proseguire le lente,

Convito Tratt. IV. capii.

adden-

del suo vieto ed oscuro

XXL

sottili,

quanto

XXII.

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LA BEATRICE SVELATA

26

sicure e feconde indagini ch'io verr istituendo.

pur sicuro che

sommo

opere tutte di quel

le

Ma

stia

resteranno

lettera chiusa per lui.

La quistione
rio

tramandata da Porfi-

degli Universali,

e da Boezio al medio evo

e dalla quale

noto, prese le mosse e quasi tutti


scolastica filosofia,

com'

suoi svolgimenti la

doveva rendere, e

rese, di

supremo

interesse la scienza dell'anima e delle sue facolt.

La gran

lite infatti

realisti e

tra'

nominalisti,

che, nelle sue fasi diverse, costituisce tutto


trinale e storico

della Scolastica

il

lite

fondo dot-

aggiratasi intorno a

questo doppio quesito: Le idee, o forme universali. Sono

meri concetti della mente

nomi

nulla pi

rispondono a sostanze obiettive, reali?


mini, oltre

In

o cor-

altri ter-

enti particolari, individui, concreti, esi-

gli

stono nella natura enti universali

corrispondenti alle

idee generali ed astratte che concepisce la

mente?

Sforzata a risolvere questo problema, sia sotto l'aspetto logico, sia sotto quello ontologico, la Scolastica

doveva, per impreteribile necessit


stione

psicologica che

il

entrare nella qui-

quesito stesso

implcitamente

poneva.

Sono note

le

due opposte soluzioni che, astrazion

di secondarie diversit, ottenne quel

Da un

dio evo.

l'indole della

lato

il

cristiana

realismo
simbolica

affermava tante dover essere


li,

quante

nalismo

pi consentaneo al-

e per

sostanze

prevalente

obiettive

mente. Dall'altro lato

le idee della

col noto

le

fatta

problema nel me-

il

rea-

nomi-

assioma che non debbasi inutilmen-

te moltiplicare gli enti

sosteneva

nulla

esistere nella

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12T

CAPITOLO SETTIMO

modo

natura a

universale, oltre

nome;

il

seca realt esistere solo l'individuale,


versale,

concreto; l'uni-

il

F astratto altro non essere che concetto men-

formato, non colla intuizione d'una corrispondente

tale,

ma

esterna realit,
similari e

lit

nella estrin-

Una

coll astrarre

pu

terza scuola, che

Magno

di Alberto

da pi individui

qua-

iti

comuni.
e di

S.

due opinioni, consentiva


cristiane credenze

a'

dirsi eclettica,

Tommaso

ed quella

tramezzando

le

nell'interesse delle

realisti,

la esistenza di enti

universali

ma

limitandola agli angeli, alle intelligenze motrici de' cieli

costituenti

mondo

il

iperfisico

s'

accostava

denza di tutto l'ordine ontologico

al logico,

saria ed universale equazione fra le idee della


le

poi

nominalisti negando V assoluta e completa rispon-

co'

la

neces-

mente e

esistenze reali.

Or

tutte e tre queste scuole, per definire la parte as-

segnata alla mente nella intuizione, o nella formazione


di questi universali,

furon costrette a svolgere ciascuna

un sistema ideologico che desse spiegazione de' fatti


della umana conoscenza, dall'infima materiale sensazione
,

al

pi elevato ed astratto concetto ideale.


II

trattato de

teso, ampliato,

su cui

si

Eclettici,

Anima

di Aristotile, diversamente in-

o sforzato,

fu,

secondo

solito, la

il

trama

ordirono quei sistemi. Realisti, Nominatati,

bench pi o meno discordi, e singolarmente

intorno agli universali, tutti consentivano in questo: che


i

fatti della

due ordini

umana conoscenza

principali e distinti

fossero da classificare in
:

.quelli

che provengono

all'anima pel ministero o col concorso degli organi cor-

porei

e quelli che essa

compie da

se.

Da un

lato la

LA BEATRICE SVELATA

128

sensazione corporea e tutte

le

sue successive trasforma*

zioni; dall'altro la idea, scevra d'ogni carattere materiale,

corporeo, intuita pe'


senza

realisti,

formata

nominalisti,

pe'

ministero degli organi, dalla mente.

il

Disconoscendo completamente

il

principio che nessuna

sensazione e nessuna idea ritratto di entit esteriori,

ma

bens resultato di

loro,

mente da un

la

riori dall'altro,

applicando

due

fattori posti in relazione fra

lato, e gli obietti,

le

idee ante-

o, come oggi dicono, Vio e

alle facolt sensitive e razionali,

il

ed

non-io;

alle sen-

sazioni ed idee la volgare metafora dello specchio e delle

imagini

ivi reflesse;

senza pur sospettare

la

fluenza della parola ne' fatti mentali, ecco

il

sovrana in-

modo

corno

vennero classificando tutto l'ordine del conoscere e dell'intendere

umano:

sensi, organi esteriori e passivi, ricevono la

pressione degli oggetti, e


viene raccolta da

sti

mune
e

si

la

impronta o imagine

un senso

compie

La

la

imque-

interno, che dissero co-

per virt del quale dalla impressione

di

si

forma

sensazione.

imaginativa, facolt pur essa inerente agli or-

gani corporei, remosso e assente l'oggetto, riceve in s

imagine che

la

sensi; e

da ci

Appresso

il

senso

la specie

comune form provocato

imaginativa ponevano

alla

da'

imaginata.
la facolt esti-

mativa o cogitativa, che apprezza le qualit degli oggiudicandole, forma la nozione


e
le compara
getti
,

(intentio),

che imprime nella memoria.

Albert.
de Anima lib. Il, cum Aver, comment.
Thom. Sum. theol.
Anima lib. Il, traci. li et IY.

Arist.

M. de

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129

CAPITOLO SETTIMO

Ma, dopo

ci,

come l'anima u-

trattavasi di chiarire

tnana formi o intuisca quelle che chiamavano idee semplici

universali puri

materia, rispondenti

spogli da ogni appendice della

all'

intima reale natura

dicevano, alla quiddit delle cose.


sta facolt che solo diedero

il

nome

come

fu a tale suppo-

d'intelligenza (quasi

da intra-legere), negandolo a quella che forma per esperienza

concetti, cui dissero semplicemente ragione.

Questa antica ed ostinata ambizione della

filosofia di

voler conoscere ci che sono le cose in se stesse (quasi

mente possa conoscerle altrimenti ed altrove che

la

pe'

rapporti e ne' rapporti che hanno con essa) fu sempre


cagione, e probabilmente sar, di molti deliri decorati
del

nome

di scienza del trascendente.

inane ambizione
gli

il

venne da quella

paradosso platonico cio:

questo

certo che, se qualche cosa vogliamo sapere

mestieri ci separiamo dal corpo, e che V

anim

per

investighi le cose in se stesse.

se stessa,

Si fu questa la base di quella parte di dottrine ideo-

logiche che

mi

ad analizzare, e che pi da vicino

resta

tocca l'oggetto delle presenti ricerche.


Aristotile,

meo

esponendo

di quello, che solo

assioma

tale

fu questo

pars.
il

I.

nome

il

Cf>
di s.

S. Vittore.)

le

opinioni di Platone nel Ti-

come

sulla natura dell'anima, not


il

fosse

assioma

simile conosca il suo simile.

veicolo

De

onde pi

tardi

spir. et an. c.

il

XXXIII

Ve Anima

de Cons.

lib. I, c.

p/ift.

lib.

(e

platonismo s'in-

(trattalo clic porta

Agostino e che probabilmente

Boelh.

Da

accettato e ampliato da' peripatetici

V,

di

prosa

Ugo da
4.

2.

LA BEATRICE SVELATA

130

nestava sul puro aristotelismo) venne derivata la con-

seguenza, che l'universale e l'astratto non potrebbero

mente concepirsi dove

dalla

cipio universale, astratto

non

in essa

un prin-

fosse

da ogni mistura della mate-

e capace d'innalzarsi agli intelligibili puri, indipen-

ria,

dentemente dalle sensazioni e dalle nozioni dedotte per


esperienza.

Questo principio, imaginato quasi recipiente o specchio delle idee universali, fu detto dover essere scevro

da ogni qualit, da ogni modo speciale di essere, senza


di che le idee semplici pi tali

non resterebbero, pren-

dendo da quo modi alcuna mistura. Quale adunque


sar la natura, domandava a se stesso Aristotile, di questa potenza,

o capacit

d' intendere

Nessun' altra, rispose, che


dere

la possibilit di

dole: a et sic
cet

quod

mera

la

gli

universali ?

divenire tutte le idee

nullam habet naluram

est possibilis.

pensan-

nisi istam, scili-

Questa frase valse assai pi che una definizione


lutto

un

tema inesausto
agitati

L intelletto

sistema.

possibilit d'inten-

cre

possibile fu d allora

il

di mille conienti, d'infiniti sofismi, che,

dapprima

nelle Scuole Alessandrine ed Arabiche,

vennero indi trasmessi in retaggio

alla

contenziosa Sco-

lastica dell'occidente cristiano.


1

De Anima

lib. Ili,

cap.

J, te: 5.

Aristotile per tutta la presente


alla versione Ialina

Avverto che citando

opera non mi riferisco

accompagnata da* conienti

di

clic

Averrocs

che fu Tunico testo Aristotelico degli Scolastici a tutto il sePer lo scopo cui miro io non debbo analizzare
colo XIV.

Aristotile

stri

genuino,

leggevano.

Mi

ma

si

quello che Dante

suoi mae-

valgo della ediz. Cominiana del 1560.

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CAPITOLO SETTIMO

131

base pertanto della seconda serie de' fenomeni ideo-

venne posta

logici

la facolt

che chiamarono intelletto

non essere

possibile, della quale fu detto altra


tura, che la sola possibilit

Ma

elementi
alla

come

propri

esercita quella

od

mentre

tutti

si

modo

seguaci dello Stagirita

na-

Ecco

punti su'

tra loro; e,

fino

Quali-

concorrono

ultimo

all'

XVII, ammisero come assio-

da non aver d'uopo

di dimostrazione, la esi-

stenza dello intelletto possibile, solo

gnarono

ufficio ?

vennero dividendo

degli Scolastici del secolo


tale

suo

il

estrinseci all'anima ,

sua attuazione, e in che

quali le varie scuole

ma, e

la

gli universali,

o scevri da ogni mistura di particolare e con-

astratti

creto.

d intendere

si

accaniti intorno allo sviluppo

dipartirono e pu-

ed

applica-

alle

zioni di quell'assioma.

Insistendo sulla prediletta metafora della mente specchio c delle idee imagini, primo Aristotile avea notato

come, quella facolt essendo, rispetto


puri

intelligibili

cose

visibili,

ci che

il

fosse mestieri

agli universali

senso della vista per

le

ammettere anche

za d'un principio attivo die stesse a quella


al

un

senso visivo,

la esisten-

come

principio pel quale quella

la luce

potenza

dallo stato di virtualit, di semplice disposizione a ri-

cevere

forme

le

principio

forma rispetto
alla

nuda

spetto

all'

tela,

colori

alla

all'

atto.

questo

intelligenza attiva. Qual'

la

materia, o V arte pittorica rispetto

tale , disse, la intelligenza attiva, ri-

intelletto possibile.

dell'altra si
i

trapassasse

ideali,

disse, la

compie

1'

non muovono

Dal connubio

dell'

atto dello intendere puro.


il

uno

senso della vista senza che

luce dallo stato di mera disposizione

li

faccia

Come
la

passare

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LA BEATRICE SVELATA

32

all'atto,

cos gli intelligibili, esistenti solo virtualmente

non vengono a prodursi

nello intelletto possibile,

attualmente senza che

La quale

la intelligenza

quasi luce della mente

lux enini quoquomodo etiam

attiva

in esso
illustri.

quasi lux

est

li

facit colores,

qui sunt in

potentia, colores in actu.

Questa intelligenza, universale, unica, illuminatrice

menti umane,

delle

perpetua.

separata,

estrinseca, immortale,

Lo intender per essa

titudine cui possa

Vuomo

massima bea-

ia

aspirare, anzi lo fa pi che

uomo, divino. 3 Essa principio d'ogni unit, riconducendo il moltiplice all'Uno : la Rettitudine (stessa.

t>

sommi

Questi, per

capi

principi di Aristotile in-

torno d\Y intelletto possibile, ed

Seguire minutamente tutte

che ebbe sino

le interpetrazioni e parafrasi

le

aggiunte,

a'

d nostri sarebbe

Per altro

alla intelligenza attiva. 5

le varie fasi di cotal testo,

opera infinita e quasi impossibile.

scopo cui miro baster circoscrivere

allo

le

nostre indagini a quelle derivazioni che pi direttamente


influirono sulle teoriche dell' Alighieri, e dalle quali de-

sunse
1

/(/.

la idea

madre che informa e coordina

Ib. cap. 3, le

17, 18, cap. 2, te

1 Id.

Ih. cap.

3,

Melaph.

HI). XII,

lib.

Id.

le.

10,

4 Id.

De Anima,

lib.

cap. 3, te.

1,

opere sue.

U,

e passim.

20.

M Moral. ad Nicom.

X, cap. 7, c passim.

te. 22.
5

le

cap. 1,

le.

47.

lib. 3,

cap. 5

te. 51.

Notisi che

come sinonimo

di

quello che

chiamarono sempre intelletto possibile


materiale, passivo.

egli

suoi seguaci

usa

le frasi di

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133

CAPITOLO SETTIMO
Per due

se cos lecito esprimermi, quasi di-

rivi,

ramazioni d'unica fonte, pervenne alla Scolastica del medio evo cotesta dottrina dello intelletto possibile e della
intelligenza attiva.

Da un

lato per via delle varie scuole

Alessandrine e degli Arabi comentatori; dall'altro per via


dei mistici asceti.

come possa

Se, e

conciliarsi

genuino Aristotelismo

il

colla ipotesi platonica e realistica di cotesta intelligenza

attiva,

considerata

come

sostanza

unica, distinta dagli

uomini, e solo per partecipazione attribuibile ad


fu

lungo argomento di discussione

non pu mettersi

per altro
cotesta

dottrina appunto,

aristotelico, si
le

diverse

fra'

dubbio

in

si

che per

aliena dal concettualismo

venne operando quel ravvicinamento


filosofiche e religiose

scjiole

della

pel quale poterono esercitare

dell'Oriente,

fra

Grecia e

comune

sviluppo e diffusione delle credenze

fluenza sullo

essi,

Ci che

dotti.

inreli-

giose che succedettero al politeismo.

Non da
Ebrei

altro principio infatti presero le

filelleni,

che

in

mosse quegli

Alessandria, quasi da due secoli

avanti l'ra volgare, tentarono raccogliere in

tismo religioso e
l'Oriente.

La

filosofico le dottrine della

un

sincre-

Grecia e del-

Intelligenza impersonale e partecipata, prin-

comunanza a
madre merc la quale

cipio d'ogni sostanza creata, e di

tutto

genere umano, fu

sforza-

la idea

ronsi far convergere ad unit di concetto

l'antico

il

mi-

sticismo orientale, e gli ultimi sviluppi della greca filosofia co'

E
lando

libri

Mosaici e Profetici.

veramente, dopo che


le

le

scuole Socratiche, propa-

arcane dottrine dell'istituto Pitagorico, aveano

moralmente abbattuto, nonch

il

volgare politeismo,

ma

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LA BEATRICE SVELATA

134
ed

altres

il

panteismo eleatico, un

dubbio, on-

triplice

tologico, logico, e morale, risorgeva possente ostacolo al

prevalere del monoteismo


l'Uno,

etemo

e immutabile,

come dalla semplicit delpu derivare il multiplo e

vario della creazione?

Come

dati della esperienza,

pu

la

l'assoluto

? Come

tingenti,

possono avere relazione

Una soluzione a

mente umana,

co' soli

elevarsi alla concezione del-

l'Universo e l'Uomo,

finiti

coli' infinito

e con-

ed eterno?

dubbi pareva urgente. Non bastava

ta'

essere giunti a riconoscere

il

concetto dell'Ente primo

e assoluto, creatore e distinto dalle cose create:

un prin-

cipio che fosse quasi anello di congiunzione, eterno ed

unico per inerenza a Dio, multiplo e vario per


manifestazioni

le

sue

pareva una logica necessit per uscire

dal politeismo senza ricadere nel panteismo.

Or

gli

Ebrei

filelleni di

Alessandria, anticipando

l'e-

clettismo Alessandrino de' primi secoli dell'era volgare,

davano soluzione a que' dubbi professando il principio


la prima manifestazione di Dio era la Luce intel-

che

lettuale

invisibile

dalla quale

mosse ad un tempo

e la luce sensbile del firmamento, principio d'ogni so-

stanza creata, e la intelligenza universale, unica, rischiaratrice di tutte le menti.


Il

peripatetico Aristobulo. di cui parla

Maccabei come

ebbe parte

d'illustre

agli apocrifi scritti che, sotto

feo, Zoroastro,

il

2 libro de'

maestro del re Tolomeo, e eh'


i

nomi

Pitagora, ecc. vennero fuori

di

Or-

alla corte

de' Lagdi nelFacccnnalo spirito di sincretismo,

cos

formulava l'accennata dottrina:

Eusebio Praep. evang.

lib. Vili, e.

Id. IlisL eccles.

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135

CAPITOLO SETTIMO

La prima cosa naturale fu

Luce, merc

la

la

quale

conoscesi tutto; e questa possiamo pur chiamare Sa-

pienza. Per taluni Peripatetici la dissero folgore, per-

ch chi segue quella per tutta

inciampare.

La qual

non mai pu

vita

la

cosa pi apertamente espresse Sa-

Sapienza essere generata innanzi"

lomone, dicendo

Cielo e la Terra.

la

il

Illustre pi ch'altri fra gli ultimi seguaci di col osta

scuola

quel Filone ebreo

sincretica fu

che, a detta di

Girolamo, merit

s.

dubbio s'egli platonizzasse

star

filonizzato tanta

egli osserva

concetti e del dire.

Or

ecco

come

d'

Alessandria

dicesse di lui re-

o se Platone avesse

somiglianza de'

la

costui

riprende e sviluppa

la

stessa

di Aristobulo sul principio che congiunge, quasi a-

tesi

nello ontologico e logico,

sere ed
Il

mondo

creatore e la creazione,

La prima Idea di tutte


La Luce fu esemplare del

verbo di Dio

poreo e

Veramente

dente di questa che

nebre,

intellettuale, e

il

che

intellettuale niente altro

Dio che crea

la

similmente di tutte

luce intellettuale
si

1'

Iib. I.

Euscb. op. eU.

lib.

il

le

verbo di
Idee

il

sole incorle stelle

il

sole delle te-

intelletto degli occhi.

Bruckcr
Clcm. Ales. Slrom.
Walckcnacr de Aristobulo judceo.

l'es-

tanto pi risplen-

vedo, quanto

giorno della notte,

lib. VII.
II.

il

conoscere:

il

t.

si

Hisl. philos.

XIII, c. 7.

nXotxuv ^tXwv^r, ^

cpt'Xwv 7rXaTWvt^rj

idesl

aut Plato

Pliiloncm sequitur. aut Plaloncm Philo: tanta est simililudo

semuum

el eloquii.

Hicron. in Calai, de virs illustribus.

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136

LA BEATRICE SVELATA

Quella luce invisibile intellettuale imagine del verbo

divino,

quale ne esplic

il

sole, la luna,

splendore.
'

generazione. Essa stella

e l'altre stelle traggono per sua virt lo

coraento di

menio

la

fonte delle stelle sensibili, dalla quale M

sopraceleste,

tali

idee

cos diceva pi

Nu-

tardi

Veramente non necessario creare a Iddio primo;


esser padre di Dio creatore
il quale governa

ma

il

mente a

tutto, e

da esso

la Intelligenza

mandata interior-

tutte le cose che sono ordinate alla parteci-

Le cose umane certamente da

pazione di

colui che d passano in

da Dio sono date e da

quella

chi le riceve

lui

non

si

ma

modo

cerna dall'altra lucerna in

tal

prima non

cos la scienza

da colui che

l'acquista, di che

estingue
la

si

divine

La

lu-

accende che

ce

si

le

partono

d, e nondimeno passa

non

si

la

parte

che

in colui

non umana cagione. La sostanza

intelligente la stessa cosa presso Iddio che la

presso l'uomo che

d e

la riceve. *

Siccome accade ad ogni nuovo sistema, non mancavano antichi precedenti a cui raltaccare quella dottrina,
anche astrazion

fatta di

Platone e Aristotile. Era facile

rammentare come Anassagora avesse detto:

cose erano insieme; poi avvicinandosi a quelle


(

10%

le

adorn e

In Euseb.

dispose

Praep. evang.

rubini; de Somniis.
2

le

ISumcnio de

Cf.

la

Mente

Ifb. XF, c.

12.

ugust. de ci. Dei

summo bono

cit.

Tutte
la

le

Mexte

l'inizio

del

Philo de Chelil>.

da Euscb op.

XI, c. 32,

cil. lib.

XI,

10.

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13T
Epicarmo ove
ragione ad un tempo)

CAPITOLO SETTIMO
moto;

ravvicinare a quelle le parole di

disse: II verbo, XdyoS, [parola e

la Umanit. Esso trasmette agli uomini


non l'uomo trovolle. 11 verbo dell'uomo dal

regge e serba

le arti

verbo divino procede.

Questi e simili
ch

tratti degli antichi poeti e filosofi,

le citazioni dei libri apocrifi

ec, vennero considerati com'eco

ra

delle sacre scritture

giudaiche, in quanto parlano della intelligenza


cosa

estrinseca all'uomo; e

non-

di Orfeo, Lino, Pitago-

come

di

parve trovato nella dot-

trina della Intelligenza impersonale, ordinatrice del tutto,

e partecipata dagli uomini,

potessero armonizzare

si

sofiche del

Troppo

mondo

le

il

principio eclettico in cui

divergenze religiose e

devierei dal

mio scopo

se tutte toccar volessi

influenze di quella dottrina tanto sugli gnostici,

le

nonch su quella che

su' neoplatonici,
fia

filo-

greco e del barbaro.

che

fu detta filoso-

Ne dir solo quel tanto che ocquando vedremo il passaggio che fece,

cristiana alessandrina.

corra a suo luogo

e Io sviluppo che prese nell'Occidente cristiano, e la pro-

gressiva importanza che venne acquistando per la Scolastica.

Id.
2

Diog. Laert. in

Anassagora.

de anima Uh.
Epicanuo

Enscb. op.

cit.

cil.

I,

c.

Arisi. Pliys. lib. Vili, c.

%.

da Clemente Alessandrino Strom.

lib.

XIII,

c.

lib.

V,

7.

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<

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CAPITOLO OTTAVO.
Nel terzo secolo dell'era volgare

il

mondo romano

pi che mai nel dubbio di tutte

ta vasi

le

credenze. Travagliato dal pi profondo

prima che racquistasse,

col

agi-

sue antiche

scetticismo

predominio universale della

religion cristiana, quella unit di consenso morale e in-

che sol essa oramai potea dargli, faceva ogni

tellettuale

sforzo per puntellare e raffazzonare

il

crollante edifcio

del politeismo.

Fu

in questo

momento

solenne che

le

pi strane su-

perstizioni, fondate su' terrori di tutte le religioni, cre-

dute e discredute ad un tempo, commovevano


riti

rendevan

de' dotti e

di teurga

Da

possibili

gli spi-

pi assurdi sistemi

filosofica.

quell'Affrica istessa,

donde un secolo appresso do-

veva uscire quel gran luminare della Chiesa che fu S. Agostino, veniva a

Roma

TOccidente,

discepolo del mistico Alessandrino

il

il

capo scuola de' neoplatonici del-

Am-

monio, Plotino.

Mente

strana,

quanto elevata, esso solo riassume in

s stesso quella condizione intellettuale e morale di tutto


il

suo secolo, anelante a certezza,

tricato in

un viluppo

Trovava qui
scuola

ma

perplesso e in-

di dottrine contradicenti.

diffuse fra' dotti le antiche tradizioni della

italica, la

dottrina della

da Dio, creatrice e contenente

Monade

di Pitagora, nata

in s tutte le specie uni-

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140

LA BEATRICE SVELATA
Minerva del politeismo

'

versali, la credenza della

dal capo di

Giove,

platonismo

il

uscita

splendidamente

il-

lustrato da Cicerone, gli eruditi comentari di Plutarco

prima ordinatrice

sulla Intelligenza

del tutto, e le se-

condarie intelligenze, o demoni, anello di congiunzione


fra

il

mondo

Fondendo

e rinfnito; ec.

finito

uno

in

tutti cotesti

elementi col misticismo

alessandrino, davasi a tentare neir Occidente quel che


avanti l'ra volgare tentato aveano nell'Oriente gli Ebrei
grecizzanti, e

primi platonici. Sper, sulle rovine del

politeismo, fondare una religione monoteistica


la

Intelligenza

una

in se e partecipata dagli

di cui

uomini

fosse la base, ed unico culto l'estasi contemplativa.

Ma, per quanto


ligione cristiana

si

una

affaticasse a contrapporre alla re-

puramente metafisica

teosofia

stratta, riuscirono a nulla

romani, di que' potenti

di quei vecchi senatori

e a-

suoi sforzi oltre la cerchia


intesi a

professare qualunque credenza che non fosse la nuova,

surta a proclamare

Invano

suoi

la

naturale eguaglianza degli uomini.

allievi e

razione delle moltitudini


stro, e

seguaci

ostentavano alla vene-

le estasi

contemplative del mae1

davano come imitabile esempio que patrizi che.

lasciate tutte cure civili,

si

davano

al culto di siffatte

intellettuali delizie.

La

parola di che erano assetate

stinata al trionfo,

non poteva

non quella che

sociale,

sol

le genti,

quella de-

essere che rifor matrice e

promettesse

le

ardue vo-

lutt d'una romita e insocievole contemplazione.'

Allorch
i

infatti S.

Giovanni Crisostomo avea deriso

primi platonici della inefficacia morale di loro dottrine,

dicendo

Platone,

ito

tre volte in Sicilia

con quella

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CAPITOLO OTTAVO

sua tanta fama


cere

un

solo

tiranno

toccava con

mino maestra

le

che invocarono riparatrice

pratiche e sociali

necessit

14

albagia di parola, non valse a vin-

l'opera del cristianesimo.

Ben poteva pertanto

la

chiesa cristiana vulnerare con

tutta ragione da questo lato le dottrine


sofiche.

Ma

trapassava

puramente

filo-

termini del vero e del giusto al-

lorch disconosceva l'opera di

preparazione e sussidio

che nell'ordine speculativo e morale quelle aveano prestato e prestavano.

fugace,

Toccai, bench a cenno


ci

torner quanto

riferiscesi a

in altra occasione

questo argomento per

le

et precedenti l'ra volgare.

Per

l'et

posteriore brevemente or dir

come suprema

fosse la influenza che la dottrina, peripatetica e alessan-

drina della Intelligenza attiva, o Sapienza, esercit sul

pi

parte metafsica e psicologica

facile diffondersi delia

del cristianesimo

pi elevati

fra'

n parmi esagerare dicendo, che se

dotti del

in tanto e s eletto

numero

a ingrossare le

schiere dei

seguaci della nuova religione, nulla, nell'ordine


valse

ad operare

mondo greco-romano vennero

sovr'essi

umano,

con pi pronta e sicura

cada quanto l'accennata dottrina,

in

elfi

quanto riconosceva

principio assoluto ed unico per inerenza a Dio, con-

un

tngente e raoltiplice per temporanea partecipazione deimmilli.

gli

Odasi
concett

come

Sant' Agostino riconfermi questo

Dice quel grande platonico (Plotino) l'anima razio-

naie...

infatti
:

non avere sopra

s altra natura che quella di

Dio, dal quale essa, (nonch

il

mondo)

creata

LA BEATRICE SVELATA

142

aggiunge, derivare

da

pure, consuonando

ti

beata

donde deriva a noi

questo coirevangelio, ove di-

in

homo missus a Deo,

Fuit

cui

nomen

erat

lo-

annes; hic venti in testimonium, ut testimonium perhiberet de lumine, ut

Uh

erat
or

a' celesti la vita

luce dell'intelletto che di l

la

ce
ia

altro, egli

mine

omnes crederent per eum. Non

lumen, sed ut testimonium perhiberet de fu-

Erat lumen veruni

hominem venientem

in

quod illuminai omnem

hunc mundum:

nella qual dif-

segue a dire Sant'Agostino apertamente vien

ferenza

dimostrato come l'anima intellettuale, qual' era in Gio-

vanni,

a la

non potesse dar luce a se stessa; ma solo per


lume splendesse. La qual

partecipazione d altro vero

cosa confessa lo stesso Giovanni nel rendere a quello

testimonianza,

ejus accepimus.

altrove cos torna sullo stesso

Arrossirono

omnes de plenitudine

dicendo: non

argomento

pi recenti platonici

filosofi, vissuti nei

tempi

menti Saturno, dicendolo chiamato xpczcv dalla sa-

cristiani

ziet d'intelletto,

vovs

ie

ziet, e

che

prima parte

si

il

si

sono sforzati interpretare altri-

perch xpo?

intelletto,

nome

dicesse

latino,

in

greco vuol dire sa-

o mente. Al che risponde an-

Satur-nus, quasi composto per

di latino, e per la seconda di greco,

satur

la

come

(sazio) vote [mente).

costoro pongono in dubbio la impossibilit che

alcuna anima razionale sia sapiente senza partecipare

a quella incommutabile sapienza...

una suprema sapienza divina

De Cimi Dei

c. 17, n. 37.

lib.

X, c.

Confcs.

2. Cf.

lib.

id.

VII, c.

noi pure esistere

cui solo

partecipando

conlra Academ. lib. IH,


0

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si

CAPITOLO OTTAVO

143

possa esser vero sapiente, non solo concediamo,

ma

principalmente affermiamo.

Troppo lungo sarebbe

il

seguire tutte

consentito da

che da questo principio

le
1

conseguenze

teosofi

etero-

dossi, seppe trarre S. Agostino a riconferma de' pi es-

dommi

senziali fra'

Chi desiderasse averne una

cristiani.

idea potr vedere in tutte

opere sue come dal con-

le

cetto della Intelligenza, unica

impersonale

solo per partecipazione individuale, ed

desumere

la

cipio dal quale

filosofi;

movendo,

possibilit di negargli le
la

divina, e

maggior parte degli argomenti della sua

dotta polemica contro

provare:

umana, sapesse

come quello

fosse

il

prin-

togliesse agli avversari ogni

conseguenze ch'ei ne traeva a


1

immortalit dell'anima;

il

bisogno delle

come mezzo di preparazione


maggiore acume e capacit dell'intelletto;

virt morali e teologiche


sussidio al

la dottrina della grazia illuminante, e de'

Spirito Santo (dottrina cui gi


ghieri

quando

inutili);

La

la beatrice

e cos tutti

teoria di

s.

il

vedemmo

doni

e
3

detti di

alludere

Ali-

rimprovera d'averli lasciato

pi importanti

fra'

dommi.

Agostino sulle facolt conoscitive del-

l'uomo, quale raccogliesi da tutte

le

opere sue, panni

possa riassumere ne' seguenti assiomi, che sono quasi

si

ampliazione e comento delle idee di Piatone

combi-

nate co' dati Aristotelici ed Alessandrini:


1

De com. Evang. lib. !, c. 23, n.


De immorl. animae cnp. 1, 6.
Op.

cit.

cap. 10, n. 11.

lohan. cap. V,

traci.

35.

Solil. lib.

I,

cap. VII.

In

XVIII. Ib. cap. VI, tract. XXVII, n. 7

e passim.
4

Sermo CCCLVI de Salm.

22.

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LA BEATRICE SVELATA

141

Ci

ma

noscere,

La

che

sensi posson dare, per se,

sentire;

il

sensazione

noscenza merc

si

non

co-

il

compie e diventa

inizio di

co-

senso comune, facolt interna e pro-

il

pria dell'anima, che forma le specie sensibili.

La memoria

ritiene, e la cogitativa

combina, quo-

ste specie sensibili.

Ma

tutte le predette facolt costituiscono quella parte

inferiore dell'anima che


l'altra

come suddita

e serva di quel-

ch e puramente intellettuale. Alla

prima

si

ap-

partiene la conoscenza di tutto ci ch'c fenomenale e ca-

duco alla seconda la intuizione di quelle che Platone


e che sono la immutabile ragion delle
chiam Idee
;

cose

*.

capo della parte inferiore dell'anima sta

la

ba-

cione; della pi elevata e superiore T intelletto. Spetta


alla

prima

la scienza, la

quale conosce, per bene usarne,

coso, terrene e caduche, ed suo fine la vita attiva;

le

alla

seconda spetta

la

sapienza, o cognizione di ci eh'

assoluto e immutabile
della vita contemplativa.

essere conceduta dal

ed suo fine

Per disse

medesimo

S.

Spirito

la

la

beatitudine

Paolo ad alcuni
parola di scien-

za; ad altri quella di sapienza; e quanto questa smi-

suratamente

2
sia preferibile all'altra facile giudicare.

De ordine

lib. Il,

ocloginla. Quaest.
1

Sermo XLI1I de
XIV, n. 22.

cap.

Quaest. 2, n.

De

Trinit. loc.

3.

cap. 2, n. 5, 6.

verbis teaiac c.

De divers.
Confes.

cit.

De diversis

quaest.

XIVI.

lib.

2. De

Quaest.

frinitale

lib.

ad Simpt.

XIII, cap. XVIII, n.

XII,

lib.

II.

23.

n. 23.

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CAPITOLO OTTAVO

Bench individuali e molteplici

comune

menti umane, una

la intelligenza cui tutte aspirano e alla quale

Essa come

partecipano.

do una

145
le

in se

si

la

luce del sole che, restan 1

moltiplica in quanti occhi la mirano.

Questa intelligenza, o sapienza,

imagine, o ver-

la

gione de'

La mente umana non si rende capace di


non quando, elevandosi dalla resensi, si purga e purifica. Solo allora la mente

ottiene

principato nell'uomo. Per essa soltanto l'uma-

bo

di Dio.

partecipare a quella se

il

na specie eccede tutto ci che

Riconfermata in

tal

modo

contiene sulla terra.

si

tori della Chiesa occidentale

facile

imaginare quale

importanza dovesse da indi acquistare


duplice intelletto,

la

dottrina del

particolare e l'universale,

il

dal pi grande fra gli scrit-

il

possi-

bile e l'assoluto.

Era impreteribile adunque che

ma

che risentisse

le influenze

ne facesse precipuo argomento


cordi Aristotile
zio

la Scolastica,

suoi studi, dacch con-

a'

Neoplatonici

S.

Agostino

com' or ora vedremo, che vuol dire

di quella a tutto

il

secolo

anche pri-

degli arabi comentatori,

XII

gliela

le fonti

Boe-

uniche

inculcavano

un modo. Come per altro non farne centro a' suoi


stemi quando nella quistione degli Universali la

a
si-

In*-

telligenza o Sapienza rappresentava per l'appunto, co-

me

avea detto S. Agostino,

il

primo fra

gli Universali,

1
De libero arbitrio lib. II, cap. IX, n. 27.
Cap. X
num. 28.
1
De Genesi ad lilleram cap. XVI, n. 59, 60.
Soliloq.
lib. I, cap. VII, n. 13.
De civit. Dei lib. XI, cap. 2 e 32.
,

De

immorlal. anim. cap. X,

n. 17 et passim.

10

LA BEATRICE SVELATA

14G
quello che tutti
versali,

li

contiene, anzi l'universale degli uni-

forma

o la

di Aristotile?

forme, giusta

delle

la

Se Boezio, comentando Porfirio, formulava

medio evo quasi

del

additando

la

programma

il

alle scuole

delle loro ricerche,

importanza del problema psicologico ed on-

tologico degli Universali

guardo

espressione

uguale

adempiva

ufficio

ri-

alla teoria della intelligenza.

Nella Consolazione della filosofia cos espone, plato-

nizzando, la sua dottrina ideologica:


0

Erra chi crede che ci che

natura

la

soltanto della

conoscenza non che secondo

Una medesima

Nell'uomo

telligenza.

Il

il

si

sappia secondo

la facolt del

la

conoscente.

comprende.

si

senso, la fantasia, la ragione, la in-

senso apprende

la fantasia

teria;

sa

rotondit di corpo altramente dalla vista,

altramente dal tatto

si

cosa saputa. Al contrario

figura insieme colla

la

prende ed astrae

ragione comprende, in

la figura dalla

modo

ma-

mate-

universale, la spe

ria;

la

eie,

o forma, che nel particolare e concreto; l'occhio

della intelligenza pi alto, perch'essa, posta sopra l'am-

bito della universalit, riguarda la forma semplice

la

idea pura, in se stessa.

Or

la facolt

che comprende maggiori cose abbrac-

comprende anche

cia e

fatti il

teria;

le

minori, e non viceversa. In-

senso non pu nulla apprendere fuori della

la fantasia

ragione comprende

conosce
la

le

ma-

specie universali; n

forma semplice

in se stessa;

la

ma

De Gen. ad

cap. IX. n. 26.

lilUr. cap.

Arist.

XVI

de An.

I.

n. 60.

De

3, te. 38.

ord.

lib.

II,

CAPITOLO OTTAVO

figura

come

usando n

la

tutte le cose

la fantasia,

versale,

la

ragione, n la fantasia, n

la ragione,

cose dell'uno e dell'altra; e

l'aiuto del senso,

la fantasia

la fantasia

pur

ma

ineri-

senso,

il

essa, senza

vede ciascuna cosa sensibile.

comune

non

senso,

"senso,

quando riguarda alcuno uni-

comprende, senza usare

Corollario

il

ragione, la

formalmente veggendo i n un batter di

Ugualmente

te.

le

147

come la
materia come il

intelligenza conosce l'uni versale

la

a tutti questi sistemi derivati dalla

psicologia aristotelica fusa col realismo platonico, esser

doveva, e fu, l'assoluta distinzione fra ragione e intel-

letto, quasi due facolt di diversa natura,


delle quali fosse assegnato

campo

il

prima

alla

della investigazione

analitica delle cose e qualit sensibili, ed all'altra la in-

tuizione sintetica di tutto ci che non cade sotto

Da

ci l'assurdo disprezzo

sensi.

(e senza questa distinzione

inconcepibile) della ragione di fronte alla intelligenza;


le aspirazioni

dotti, e,

mistiche divenute ultima ambizione

per dir tutto in breve,

la stolta

dei

pretensione di

rinnegare ogni scienza sperimentale e induttiva, per attenersi esclusivamente alla intuizione

a priori

dell'

as-

soluto.

Uguale allucinazione
tichissima

filosofia

filosofica

degli

avea gi condotto lan-

Indi e dei

Persi a ripudiare

l'uso della ragione individuale per sostituirvi

una sup-

posta inerenza alla ragione universale, e per essa


tificazione

la

iden-

con Dio.

Aristossene infatti

citato

da Aristocle di Messina

cos diede fra gli antichi la vera genesi logica del

mi-

Lib. V. Prosa 4, in Dnc.

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148

LA BEATRICE SVELATA

sticismo indiano.

Un

certo Indo

ad Atene, parlando con Socrate


che facendo, potesse esser

Se

egli disse

Tenuto

domand come

gli

E avendogli Socome abbia da vivere

filosofo.

ft

crate risposto:

l'uomo, rise l'Indo, e disse: Niuno pu bene intendere

le

rifletterai

cose terrene, se non sa le divine.

La pi

scuola filosofica

diffusa

dei Sipasi,

come primo

riconosceva

usciti dal seno di

Persiani

tra'

Dio Azad-Bahan, o

quella

fra tutti gli esseri

intelligenza uni-

la

versale, residente nella sfera della luce pi pura, e

supremo e

principio

me-

esistenze inferiori.

diatore tra

il

Da

gerarchie degli angeli, de' geni, degli spi-

esso

riti,

le

animanti e dirigenti

le

gli astri, gli

elementi,

la terra,

Come le stelle,
cos
uomo deve

e gli animali, compresovi l'uomo...

dicevano, spariscono davanti


annullarsi

Dio

dinanzi

sole,

il

sole

giungere a questa perfezione

la

correre per quattro gradi

il

l'

degli

umana

esseri.

Ora per

ragione deve per-

sogno, o visione;

la ri-

velazione nello stato di veglia; l'estasi; ed ultimo l'an-

nullamento in Dio.
Se per Aristotile
che sopra ho dato

le

due

l'analisi

serie de' fatti

ideologici di

costituivano due separati or-

dini di cognizione, ossia Scienza ed intuito,

procedevano

per due diversi metodi, induzione e sillogismo, e dipen-

devano da due distinte

facolt, ragione e intelletto,

non

per questo esso avea ritenuto che potesse l'uomo esclu-

V. in Euscb.

praep. ev.

lib.

XI, c. !, in fine.

V. sulla filosofia c religione dei Persi

l'

eccellente arti-

colo di M. Ad. Franck nel Diclionnairc des sciences philo-

sophiques.

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CAPITOLO OTTAVO

149

sivamente attenersi all'uno di preferenza

sull'altra:

ch

anzi espressamente disse la sapienza constare d'intuito

e scienza

avvegnach col primo

e coll'altra

Ma non

deducano

si

si

le

acquetarono a tanto quelli

scepoli che vennero innestando


ripatetica, e gli Scolastici

L'antitesi,

colgano

si

il

meno che

altri.

feconda di conseguenze nel medio evo, di

primo modo d'intendere

nome

il

all'altro di scienza spirituale:

che dissero esteriore,


rituale.

La

si

piacque dare

di scienza carnale,

una propria

uomo

dell'

dell'uomo interiore o spi-

l'altra

distinzione tra vita attiva e contemplativa,

di che vedonsi

mente

suoi di-

fra'

platonismo sulla pe-

carne e di spirito, riprodotta anche qui,


al

principi

dimostrazioni.

primi germi in Platone, e pi larga-

in Cicerone

e in Macrobio

psicologica.

La prima

assunse pi decisi

da quella duplice facolt

caratteri, e fu fatta dipendere

fu posta sotto l'impero della ra-

gione, e l'altra sotto quello dell'intelletto.

riven-

dicatori de' diritti dell'umana ragione, n lo stesso au-

dace frate Ruggero Bacone, che tanto seppe magnificare


l

esperimento e

be, osarono

la

induzione nell'et che pi

mai rinnegare

li

sconob-

la stabilita distinzione, e la

preferenza al metodo contemplativo.

Le parole
ritimi
lo 1

apostoliche alii

sermo sapientiae
Cor.

2, 8) dal

portate a dominare

la

alii

campo

quidem datar per Spi-

sermo

scientiae,

psicologia,

seguendo

tazione che cosi ne avea dato S. Agostino

(S.

Pao-

teologico erano state trala

interpre-

In questa differenza vuoisi intendere, che spetta alla

M. Moralia

lib.

1, c.

XXXV.

150

LA BEATRICE SVELATA

sapienza la contemplazione; alla scienza l'azione.... Tutto


ci che

prudentemente, fortemente

giustizia

si

opera

tutto ci che

con temperanza e

per esempi imitabili

o evitandi, e per ammaestramenti in qualsiasi cosa utile


all'uomo, apprendiamo con analitica cognizione, spetta alla
scienza.

La parola

di

sapienza quella che tratta delle

cose che non furono o saranno,

ma

sono, e che a cagione

che furono, sono e saranno,

della loro perpetuit dicesi

senza veruna mutabilit di tempi; imperocch n

rono che sian cessate, n

ma sempre

ebbero ed avranno

come

mutabili sono, non

nella incorporea natura,

come

ligibili,

quelli

fssi

mente

in esse

me

non

lo slesso essere. Elle

corpi

fissi

sono

im-

mente

intel-

visibili

o tan-

Pervenire a quelle per acume

di pochi; e pervenuto, in
ist chi

fu-

ma,

nello spazio;

siffattamente alla
nello spazio

gibili a' sensi del corpo....

di

saranno quasi ora non siano;

quanto

possibile,

pervenne, ma, quasi dallistcsso acu-

ripercosso, respinto; e cos accado che di cose

non

transitorie sia transitoria considerazione....

Se questa pertanto

la retta distinzione fra

sapienza

e scienza, cio che appartenga alla prima la conoscenza,

per via dell'intelletto, delle cose immutabili, ed all'altra la conoscenza, per via della ragione, delle cose

poranee
cile

il

quale delle due

giudicare.

sia

da posporre non

temdiffi-

sempre pi rifermare

cotal

preminenza fu chiamata

in soccorso la interpretazione allegorica de' libri biblici.

Adamo
oltre

il

De

ed Eva avea detto S. Agostino rappresentare,

senso litterale di progenitori dell'umana specie,

Trinit. lib. XII, n. 22, 23, 23.

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CAPITOLO OTTAVO

due

le

tale

che come litteralmente di loro fu detto erunt dito

carne una

in

allegoricamente dir

duo in mente una


tare
i

151

modo

facolt della mente, Intelletto e Ragione, in

il

il

potesse

si

serpe che seduce

senso corporeo che seduce

ragione a volgere

la

suoi trovati, anzich a pubblico e

comune vantaggio,

Adamo

ed Eva che induce

in propria e privata utilit;

erunt

Eva rappresen-

a rompere com'essa

il

induce

consentire in quel traviamento.

l'intelletto a

Oltre

il

simboli di Rachele e Lia, di che dir in pi

opportuna occasione,
parla

divieto del frutto, la ragione che

due

le

sorelle d

Lazzaro

di cui

vangelo di Luca, furono anch'esse tratte a sim-

boleggiare quelle due facolt della mente, o

modi

d'in-

tendere.
u

Qual parte cos Cassiano Eremita per magnificen-

za e perpetuit prevalga Io disse


ta, tu sei sollecita, e in

mestieri

Una

e sola

la

buone opere,

quanto buoni ed

utili,

debbon posporsi. Perciocch

il

si

di poche
fa

sar

tutti gli studi di

anzi grandi e preclari,

come

Io stagno

che in

fa vilissimo di fronte ali ar-

merito dell'argento sparisce a confronto del-

l'oro; e l'oro si spregia in

gemme da una
utili,

ma

Teoria, cio la contemplazione di

qualche pregio tenevasi,


gento; e

adopri;

Maria.

Dio; e per essa tutte le


virt, per

Signore: Marta, Mar-

ti

anzi di una. Ottima parte, e che non

tolta, si elesse

il

pi cose

paragone delle gemme; e molte

sola perla son vinte

cos

per quanto

meritevoli, e sante tutt' altre discipline, parago-

nate alla contemplazione,

vili

e spregevoli tornano.

De Trin.

Cass. Ercm. Collat. XXIII, cap. 3.

lib.

XII, n. 3, 17 e passim.

152

LA BEATRICE SVELATA

Sarebbe opera di pi volumi seguire


ottenne

plazione,

come procedimento

eminente tra

le facolt

lo

svolgimento che

dottrina della contem-

tra' mistici razionalisti la

logico adeguato alla pi

psicologiche. Dal

colo la Scuola del convento di

rirono quell'Ugo e Riccardo di cui l'Alighieri


e

si

XII se-

al

San Vittore, dove

onorato ricordo, diede essa sola

fio -

spesso

fa s

tal seguito di

opere

che appena un volume basterebbe a darne V idea. Fra


le

non prenda a

quali chi

studiare,

consiglia, V'Arca mistica e

cardo disperi d'intendere

Dovr tornare

il

come Dante

Ma non

di Ric-

Vita

Nuova

le allegorie della

a parlare di cotesto

altra volta

posso omettere

fin

meno parrebbe
dell'estasi

Lo

le

opere sue,

ed ampiamente analizza ci che

suscettibile di analisi,

procedimenti cio

contemplativa.

stesso subietto, egli dice, altrimenti

la cogitazione, altrimenti si

altrimenti

Ric-

da ora di accennare

concetto fondamentale su cui riposano

colle quali sottilmente

stesso

Beniamino minore

Commedia.

e della

cardo.

il

si

ammira per

esamina per

la

la

si

vede per

meditazione.

contemplazione....

La

co-

gitazione, per vie remote, a pi lento, e senza riguardo


alla

meta, vaga di qua e di

l.

La meditazione,

spesso

per ardue ed aspre vie, procede al fine cui mira con

grande sforzo dell'animo. La contemplazione, con libero


volo,

qualunque cosa

ella porti, agilissima trascina

con

impeto.... Spetta alla imaginativa la cogitazione; alla ra-

meditazione; alla intelligenza la contemplazione.

gione

la

Ecco

tre facolt;

ma

l'intelligenza

ginativa l'infimo luogo; la ragione

soggiace a

un senso

inferiore

ha
il

il

primato;

medio.

Ma

la

ima-

ci

che

soggiace anche al supe-

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CAPITOLO OTTAVO

1&3

riore (teoria di Boezio). Per tutto

quanto comprende

imaginativa, comprende, e pi ancora,

la

che

de

la

imaginativa e

ancora

e pi

menso ambito

il

Or

intelligenza.

la

la

ragione. Ci

ragione comprendono, compren-

la

vedi a che

raggio della intelligenza

che tutto percorre!... Per essa

la

si

im-

stende, essa

capacit della mente

in infinito dilatasi....

V'ha

sei

gradi distinti di contemplazione-, due de'

quali colla imaginativa,

la ragione,

Ma

due

e contro la ragione.

la tesi aristotelica

citamente formi

si

colla sola

leva sopra

ed alessandrina

possibile e delia intelligenza attiva, per

stino, e de'

due

colla ragione,

quale per questi ultimi due

intelligenza; la

dell' intelletto

quanto impli-

cardine della psicologia di S.

il

mistici a tutto

secolo XII

il

non

Agoebbe

suoi completi sviluppi, e le forme colle quali la Sco-

insegn

lastica la

Alighieri

all'

che nello stesso seco-

lo XII.

Quando

pe'

musulmani

e della Sicilia ebbe

della Spagna, della Provenza,

l'occidente

cristiano tutte o quasi

tutte le opere aristoteliche, e con esse le apocrife ispirate alla gnosi alessandrina,

aveano sino allora tutto


lastica si

il

pochi elementi che formato

corredo dottrinale della Sco-

vennero ad ampliare d'assai.

Di Aristotile

infatti

alla fine del secolo

non conoscevasi,

sin quasi presso

XII, che quel tanto che ne aveano

tramandato Porfirio, S. Agostino, e Boezio; e su questi


frantumi erasi levato
di Carlo

l'edificio della Scolastica da'

Magno. Ma quando

De arca mistica

lib.

1, c,

le

traduzioni

tempi

arabiche, ac-

e 2,

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LA BEATRICE SVELATA

154

compagna te
e

gli altri

da' conienti do' filosofi


ritradotti in

a impinguare
mirazione per

la

mole

non ebbe pi

su tutti quello di Averroes,

mento
gegni

La

esempio per

filosofia degli

cenno

in

Donde
ordine

Magno

in-

sovrano

ho discorso

si

Tommaso.
compenetr

che male pu questa inten-

almeno per sommi

tema

l'am-

La

polemica pc' pi nobili in-

la necessit di
al

une

furono argo-

Arabi, in una parola,

talmente nella Scolastica

le

vennero

disput quella del testo

Alberto

tutti

dersi senza conoscere,


di quella.

teorie psicologiche delle quali

di viva e rinascente
,

si

limiti.

comenti

nuovo sviluppo e importanza

presero

delle dottrine scolastiche,

lo Stagirita

fluenza di quei prolissi e sottili

medesimo. Le

musulmani,

barbaro gergo latino

capi, la storia

darne un rapidissimo

delle nostre ricerche.

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CAPITOLO NONO.
L'impero
Provincie

musulmani noverava

de'

fra le conquistate

Persia e le altre terre comprese fra

la

dell'era volgare,

una

Ti-

il

nono

gri e l'Eufrate. Quivi, dal terzo secolo dell'Egira,

insolita operosit intellettuale erasi

sviluppata quasi tacita reazione contro l'arido monotei-

smo
moto

imposto dalla conquista. Favoriva quel

semitico
,

Mamn

intellettuale e nazionale
,

ad un tempo,

il

califo

della stirpe Abassda, la quale, innalzata alla

suprema dignit
alle arti di

da' Persiani, era cresciuta al sapere e

que' popoli vinti.

Provocando

e disprezzando costui le ire e gli ana-

temi de' teologi musulmani, consacrava


sori a raccogliere quanti

pi

libri

ria e dall'impero bizantino in ispecie

vita e

la

potesse

dalla

te-

Si-

per promuovere

ogni insegnamento che stesse fuori o contro

termini

della Coranica ortodossia.

Risuscitavansi allora

le tradizioni

della letteratura e

delle dottrine filosofiche indo-persiane, che tanto lustro

ebbero nell'epoca

de' Sassanidi, e

fervore di studi filosofici

quanto

mismo, altrettanto conformi


stico di que' paesi.

de'

con esse un crescente


alieni dal

puro

all'antico razionalismo

isla-

mi-

Amari Stor.
Renan Averros et V Averroismo chap. IL
Haurau de la
Musulm. della Sicil. voi. 2 , cap. 3.

Phil. scolasi,

t.

I, eh. XIII.

LA BEATRICE SVELATA

156

La molta

e quelle de'

tali

che
so

cero

Siri,

mentre
i

maestri agli Arabi in que' nuovi studi

fe-

che non altronde che da quelle l'arabica filoso-

prendesse

fia

Alessandrini, l'ammirazione in

filosofi

opere di costoro, gi volte in siriaco, erano pres-

le
i

antiche dottrine orien-

affinit tra coteste

l'inizio e l'indelebile

suo carattere.

come

cultori di essa professavano,

per,

aveano

fatto

comentatori Alessandrini, non altro essere che fedeli

espositori ed interpelli della dottrina Aristotelica, oscil-

larono

come

pi opposti:

gi

pur anco

quelli

fra'

razionalismo pi scettico

il

due estremi
il

misticismo

pi risoluto.

Dal siriaco, in cui

le

opere di Aristotile erano state

tradotte e comentate, fu dapprima volto in arabo solo

qualche trattato. Poco appresso, nel 292 dell'egira, Ho-

nan-ben-Ishk di Bagdad

nonch

sero,

rio

il

Temistio. Poi succedettero

tatori,

figlio di lui

tradus-

Aristotile, Alessandro d'Afrodisia


a'

traduttori

Porfi-

comen-

e fra costoro ebbero primato neli' Oriente

mu-

sulmano Alkindi, Alfarabi, Ibn-sina (Avicenna).


Uguale movimento
gioni, vennesi

gna dal quarto


dicesimo
idea colle
l'illustre

dli'

filosofico,

operando

bench per diverse ca-

altres fra gli

Arabi della Spa-

al sesto secolo dell'egira,

era

volgare

di cui

medesime parole con che

decimo a do-

mi giova dare una


l'ha s

bene ritratto

autore deVAverros et l'Averroisme:

Il califo

Hackem

2* nel

decimo secolo ebbe

la

glo-

ria di aprire quella splendida serie di studi, la quale,

perla influenza esercitata sull'Europa cristiana, tien luo-

go

assai

lusia,

importante nella storia della

dicono

gli storici

civilt.

L'Anda-

musulmani, divent sotto

il

suo

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CAPITOLO NONO
regno un grande emporio, dove

composti in Persia ed

libri,

produzioni letterarie

immediatamente recate a ven-

de' climi diversi erano

dere.

157

le

in Siria,

erano spes-

so conosciuti in Ispagna prima che in Oriente.

mand

mille dinar di

hani per avere

primo esemplare

il

onde questa bell'opera

tologia;

Hackem

puro oro ad AbuIfaradi-el-Isfadella sua celebre

fu

prima

An-

letta nell'An-

dalusia che nell lrak. Teneva al Cairo, a Bagdad, a Da-

masco, ad Alessandria agenti, deputati a procacciargli


per qual

si

moderne.

fosse prezzo le

opere di scienza antiche e

suo palazzo divent un

Il

opificio,

dove non

s'incontravano che copisti, ligatori, e miniatori di


Il

libri.

44 volumi,
sommaria delle

solo catalogo della sua biblioteca era in

e non recava che

opere. Diccsi che

titoli
i

che per trasportarli da

meno

e la indicazione

volumi ascendessero a 400,000, e

un luogo ad

Gli

arabi dell' Andalusia

quel bel clima


israeliti

de'

non

ci

volesse

sia pe'

cristiani.

propizie attitudini

movimenti

anche prima di Ackem,

s'erano dati agli studi liberali

altro

di sei mesi

sia

Gli sforzi di
,

per

influenza di

la

loro continui commerci cogli

Ackem, secondati da

svilupparono in quel paese uno

letterari pi splendidi del

medio evo.

II

gusto della scienza e del bello aveva nel decimo secolo


fatto nascere in quella terra privilegiata
della quale

un esempio.
la stessa

vano

a'

una

tolleranza

tempi moderni possono a stento


Cristiani, Israeliti,

Musulmani

offrirci

parlavano

lingua, cantavano le slesse poesie, partecipa-

medesimi

studi.

Quanti ostacoli dividono

gli

LA BEATRICE SVELATA

158

uomini erano scomparsi

comune

l'opera della

lavoravan tutti concordi al-

civilt.

Interrotta quest'opera santa e civile dal fanatismo dei


teologi

musulmani,

gi dannato

quali

memoria

la

di

come in Oriente avevano


Mamn, cos nell Occidente

perseguirono quella di Hachcm, non cess per questo


di produrre

a intervalli

suoi

a tutto

effetti

il

se-

colo XII.

Bench funestati dalla intolleranza de

loro teologi

non filosofarono meno liberamente Ibn-Bgia (AvemIbn-Tofail (Abubacer), Ibn-Zohr (Avcnzoar),

pacej,

Ibn-Roschd (Avcrroes).

Le opere
kindi

costoro, insieme a quelle di Al-

di tutti

Alfarabi

Avicenna

sulmani, passarono, una

baramente tradotte
di nuovi elementi
stiana,

perseguitate

alle

in latino dair

arabo

La commerciale
dei dotti

manni e

attivit

musulmani

degli Ebrei della

Spagna e
1

della Sicilia sotto

regni de Nor-

degli Svevi, contatti a cui tanto dovettero le

onde

facili

e pronti

Je sottigliezze di que' filosofi Arabi, all'om-

nome

di Aristotile,

filosofia degli Scolastici,


Il

cri-

frequenti contatti col vicino continente

rinate arti e scienze dell'occidente, furono

bra del

ad arricchire

secondo periodo della Scolastica

il

quello appunto' del secolo XIII.

della Provenza,

veicoli

mu-

pii

fra'

opere Aristoteliche, bar-

vennero ad innestarsi nella

o Latini, com'

principale riguardo sotto

il

quale

ci si
gli

dicevano.

Arabi eransi

occupati di filosofa, comentando e ampliando Aristotile

e gli Alessandrini, quello era della dottrina della In-

Op.

cit,

chap.

I.

/.

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telligenza

impersonale.

cosmogonici

Da

tro gli attacchi della ortodossia

rannodare quella dottrina

loro sistemi

e quelli sul profetismo, e

N mancarono,

sull'amor mistico.

essa desunsero

e psicologici

15 J
(

CAPITOLO IVOSO

por premunirsi con-

musulmana, tentare

Corano

al

conciliando

di

con

erculeo sforzo Aristotile a Maometto.

Nel Corano trovavano infatti: La prima cosa creata


da Dio la Intelligenza. Questo concetto, pel quale
parrebbe quasi probabile
sceno suppose data
per

al

non

altri riscontri

la

partono

si

un

il

Dama-

Ariano

frate

se

sapesse quel principio diffuso

si

da antico nell'Oriente,
raggi,

cooperazione che

Profeta da

il

punto centrale da

cui, quasi

diversi sistemi di che far cenno qui

appresso.
Delle dugento opere, che dicesi avere

kindi

secolo nono),

ma

li:

fosse

si

il

pu dedurre da

un

essi

come

la

si

pu argomentare

simili a quelli

degli gnostici

Pi certo e preciso
farabi (prima

il

Alessandrini

SUI.

mente sempre pi

in

lui fine ul-

unione progressiva-

stretta alla intelligenza attiva

opinandum quod

fectio speculativa.

Haurau op.

riprodotti

razionalismo mistico di Al-

met del secolo decimo). Per

timo dell'uomo congiungersi

imperiale di

ch'ei professasse principi

poi da' mistici cristiani ne" secoli XII e

est

soli tito-

rispetto della teologia cristiana

il

antico manoscritto della biblioteca

Francia

Intelligenza ne

soggetto. Dall' analisi inoltre d'alcune opinioni

di lui, censurate sotto


in

composto AI-

non sopravanzano che

Non

humanus sit alind quam perQuando ogni velo caduto fra la


finis

cit. ut. I,

chap. XIII. Cf. Renan op.

cil-

LA BEATRICE SVELATA

160

intelligenza, che lo fa beato, e l'uomo, esso diventa pro-

non pu raggiungersi che

Siffatta felicit

feta.

sta vita; e

si

coscienza di s

la

suprema ricompensa serbata

non

Gazali ( Algazel )

per gratificarsi

ut removeret a

struzione dei

se

perfetto

teologi

murmurationem quod

sapientium

neat opinionem

uomo

all'

que

in

l'unica, la
altra

da aspettarne.

mani

medesimo

avea

Di-

pubblicato la

negando all'uomo

filosofi,

musulipse te-

d'intendere pel principio di causalit.

possibilit

la

Contro costui

scrisse Ibn-Bgia ( AvempaceJ la Regola del Solitario

1138

(anno 1090

).

Quivi

si

diede a provare

come

per

scienza, e

la

colt

progressivo sviluppo delle sue fa-

uomo giunge

1'
,

attiva

il

a identificarsi colla

intelligenza

e a conoscere in essa la prima delle cause

per essa

le

subalterne che ne dipendono.

Come

scala e

mezzo a questa progressiva ascensione propose un tipo


ideale,

o modello

tersi effettuare

animale.

il

di societ perfetta,

merc

la

quale po-

trionfo dell'anima razionale sulla parte

Uguale scopo a un dipresso ebbe pi tardi VAutodidacticus dlbn-Tofail (Abubacer).

Men brevemente vanno


e di Averroes,

lpharabi

come

Comm.

esposte

le

idee di Avicenna,

quelle che pi efficacemente e di-

in Moral. ad

leclu ci Melicelo, in Averroes

Mcom.

Comm.

3,

Id. de
de Anima

inlelArist.

co: 14, 8.
2

Averroes Deslruclio Destruclionis disp.

3, pag. 84, B.

De continuai, inlell. cum hom. et de An.


Averroes Comm. in 3, de Anima Arisi, co: 14, 19, 36.
s A veni pace

in

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CAPITOLO NONO

161

rettamente influirono sulla Scolastica del secolo XIII, e


sul sistema dell'Alighieri in ispecie.

Avicenna

an.

pi noto de'

989-1037

filosofi

suoi

fu, se togli

Averroes,

il

XIII se-

dodicesimo erano

stali volti

colo; e gi sin dalla fine del


in latino

arabi agli Scolastici dei

Commenti

sulle principali opere aristo-

teliche.

Traducendo

in

formula metafsica l'assioma Coranico

Primo Principio, Dio,


non possa procedere immediatamente che P Uno,
cio la Intelligenza Prima, anello di congiunzione fra Esso
di che feci cenno, disse che dal

altro

creazione.

la

Da

quella diramasi l'essere e

tutte le intelligenze planetarie

ed

a'

moto

il

gover-

ch'elle

cieli

nano. Questo moto direttamente da Dio impulso alla

prima

sfera

questa

la

soltanto

Ma, poich

de' cieli.

la

quale

muove

la efficacia del

pulso degradasi quanto pi distano


tore,

la inferiore

primo diretto imcieli

dal

primo mo-

la

sostanza di

ugualmente degrada nel suo valore


con essa

quelli, e

susseguente, e cos di seguito fino all'ultimo

la

energia della vita negli esseri che

contengono e informano.

L'anima umana perfetta

sol

quando

si fa

specchio

ed imaginc dell'Universo; quando in s ritrae

la

di tutto ci che

vede nel

tutto;

il

l'

ordine razionale che

si

bene che penetra ovunque, ch'c a dire

forma

il

primo

principio dell'universo, indi le alte sostanze spirituali


gli spiriti legati al

vimenti e
diventi

corpo,

le lor facolt

un mondo

tellettuali la

corpi superiori co' lor

e cos di seguito

intellettuale.

preparano e

la illustrazione della

la

Le

mo-

finch essa

virt morali ed in-

rendono degna

prima Intelligenza.

di ricevere

V ha

uomini
11

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LA BEATRICE SVELATA

162
pe' quali

non

mestieri affaticarsi nello studio o nel-

l'ascetismo per ricevere quella; e costoro sono


letti

da Dk>,

o Veggenti.

Profeti,

predi-

La pi completa, bench indiretta, manifestazione

delle

idee de' filosofi arabi sopra l'argomento di che trattiamo


da trovare in un libro che sin dal secolo XII fu tra-

smesso dagli Ebrei della Spagna

nome

come

di Aristotile, e

tale

agli Scolastici sotto

il

ebbe immenso credito,

e universale influenza Esso quel libro De Causis che


l'Alighieri cita nel Convito a comprovare la sua asserzione, cio, chs in ogni anima, nobile sono tre operazioni,

animale, intellettuale, divina.

Primo a sospettare che quell'opera non

magno

stotile fu

Alberto

collezione

d aforismi

che

fosse di Ari-

una

suppose invece

la

fatta sui libri di Aristotile, Algalzel,

Alfarabi, Avicenna da

un David

ebreo.

S.

Tommaso

credette indi fossero parti spezzate della elevatio Micologica di Proclo.

Comunque

sia,

certo che la influenza di cotesto

bro fu universale e assoluta sugli

li-

scolastici del

secolo

ma

e nelle

decimoterzo; e che, non solo ne' manoscritti,

prime edizioni a stampa, venne sempre compreso

fra le

opere dello Stagirita.

Delle trentadue proposizioni, o aforismi, di che

si

coni-

cit.

V. verrocs ne' suoi

Comment. poMfm. Hnurau op.

loc. cit.

cit.

Renan op.

chap.

2, I.

Dictionn.

scicnccs fihsoph. ari. Ibh-Sma,


* Alb.

el

program

unier$i(ati$.

Thom.

in

Haurau op. vii. loc. cit.


de causi.
Nella edizione Comiuiuna del 1560 trovasi al YI toma.

preem.
s

M. de camis

des

Tifo,

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<

CAPITOLO NONO
163
pone verr quelle estraendo che pi da presso toccano
l'oggetto delle presenti ricerche

Nell'ordine

delle cause la pi possente la prima,

ed essa opera su tutte

le altre.

La causa prima non pu essere

definita,

perch non

cade sotto l'impero n del senso, n della ragione, n


della intelligenza,

n delia parola. Essa solo pu

dirsi

causa suprema.

la

Ogni
l'eternit;

essere

superiore [esse superili*)

o colla eternit; o dopo

o avanti

eternit e avanti

il

tempo.

prima causa.

L'essere ch' avanti l'eternit la


ch' colla eternit

dopo

sale.

la

.Quello

intelligenza universale. Quello che

l'eternit e avanti

il

tempo l'animo univer-

L'intelligenza

universale, o prima, contiene dentro

a s l'anima universale. L'anima universale contiene in


s la natura, della quale

La

intelligenza

al di fuori,

segna

e sopra di tutte

le

limite o l'orizzonte.

il

adunque contiene

in s tutte le cose, e

cose non che la causa

prima.

Il

primo essere che Iddio creava fu

prima: per mszzo


tutte le cose.

della quale

Essa sola

la

legge di Dio; per giusto

solo ci che ad essa conforme


stizia

sono

Fra

la intelligenza

governa, e discende in

intelligenza e giu-

lo slesso.

la intelligenza

prima e

le

anime che governano

corpi v' una serie intermedia di essenze intelligibili.

Cf. Marsilio Ficino

Sopra V amore, o Convito di Pla-

tone, passim.

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161

LA BEATRICE SVELATA

Fra

sostanze eterne e le temporali v'ha sostanze in-

le

termedie che, per essenza, sono eterne,


zione

esercita nel

si

ma

Tutte queste sostanze procedono l'una


quest'ordine

le

dall'altra

con

ma

di cui azione

la

eser-

si

tempo. Queste procedon da quelle che sono e

agiscono nella eternit.


sere

a-

generate nel tempo emanano da quelle

essenza eterna,

la di cui

cita nel

la loro

tempo.

primo ch'

al

premo, sorgente feconda

Pi che una

queste infine derivano dall'Es-

di sopra della eternit, dall'Uno sudi tutte le unit.

forza avvicinasi all uno, e

si

sprigiona

dal multiplo, pi infinita, possente, energica, sovrana.

L'essere
pita

primo

nel riposo.

da ipostasi che emanan da

La

lui.

creazione

adem-

Tutto ci che ha

anima proviene dall'anima universale; tutto che ha intelligenza da la prima intelligenza.

Ogni

intelligenza piena di forme.

prima possiede

la

Ma

soltanto la

forma veramente universale, verso cui

le intelligenze inferiori

innalzano sempre

loro sguardi.

Senonch esse non concepiscono 1 universale, ma gli universali, che sono concetti multipli dell'Uno. L'Unit
sola la verit.

Ogni

anima nobile (superior) ha

tre

operazioni

animale, intellettuale, divina. L'animale principio di

moto

nelle cose corporee; la intellettuale conosce le cose

merc

la intelligenza ch' in essa;

la divina

prepara e

dispone la natura colla virt che ebbe dal primo


tore.

mo-

Prop.

3. Cf. Dante Convito

dietro a pag. 124.

Nel

frali. IV, cap. 21 c qui ad-

riportare questa Proposizione l'ho

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CAPITOLO NONO

165

somma

Basti l'aver toccato tanto di questo libro che

influenza esercit sul sistema dell'Alighieri, e ch'egli cita

sempre nel suo Convito quasi autorit inappellabile.


Resta che de'

quale

filosofi

arabi io dica di quegli circa al

difficile definire se di

sua fama presso

pi debba ad Aristotile

lastici egli

gli

Sco-

o Aristotile a

lui

della sua.

un

oramai fuor

fatto

di

dubbio come l'unico

testo

de' libri Aristotelici su cui fonda vasi l'insegnamento scolastico a tutto

il

secolo decimoquarto quello

si

fu che,

tramezzato a conienti, o stemperato in parafrasi, offrivano le opere di Averroes volgarizzate dall' arabo in
,

rozzo gergo latino. Da ci la immensa e sovrana autorit di costui, nelle scuole d'Italia in ispecie, come d'unico e fedele interprete del maestro dell'umana ragione;

e per

la

importanza

filosofi arabi, di

almeno

pi che per qualsiasi altro de'

esporne per sommi capi

dalle quali apparisce evidente

ghieri gli

debba

Second Averroes

il

tutte le

forme

la

Da

esso non

intelligenza

pu

venire

prima, piena

e datrice o rivelatrice di

esiste nell'universo.

riassunta al

l'Ali-

multiplo della creazione non pu

che l'Uno; e quest'Uno


di

quelle

de' suoi concetti.

procedere direttamente da Dio.

quanto

le idee,

quanta parte

quelle a

modo come

la intendeva Dante nel luogo or citache veramente parla dell'anima universale de' platonici, a significare ogni anima umana supe-

to. Egli forzava

il

testo,

riore alle altre. Sul diverso

modo come

gli Scolastici inten-

devano questo passo pu consultarsi Posio Thesaur. in Arisi,


el Aver, libro, agli articoli Anima, Causa.
1

Epil. Melaph. traci. IV,

166

L BEATRICE SVELATA

Questo principio, comune a


filosofi

a'

tutti

neoplatonici ed

arabi, riesce quasi litterale traduzione di quel

Unum autem, quod


non numerus, sed fons
et origo numerorum. Has monas... ad summum re fertili* Deum
ejusque intelleclum a sequentium numero
rerum et potestatum sequestrai... Haec illa est Mens e
summo nata Deo... cumque utpote una, non sit numerabilis, innumeros tamen generum species et de se creat

che Macrobio aveva espresso cos


id est Unitas dicitur,

fj.ods,

. .

et

intra se cohtinet. 1
Ma per meglio apprezzare

tutto

il

il

concetto fondamentale di

sistema di Averroes giova chiarire ci che in-

tendesse per quelle forme di cui disse piena e datrice

prima

la

Intelligenza.

Quelli che oggi chiamiamo concetti universali, generici,

astratti,

nimale,

il

mono un
lit

come, a modo d'esempio

moto e

simili,

la

materia,

l'a-

mentre per noi moderni espri-

concetto della mente, o l'avvertenza d'una qua-

comune

a pi oggetti particolari, astratta idealmente

da quelli, e concretata in una parola o segno ideografico,


pe' neoplatonici Alessandrini e per gli

Arabi rappresen-

tavano invece sostanze reali, incorporee, viventi nella


loro astrazione, indipendentemente dalle cose e da' fe-

nomeni in cui li avvertiamo e


Forme. Da ci la necessit

li

sali o

separate, o astratte, dalle miste.

vano
spetto

li

forme

Le prime rappresenta-

gli universali puri, in s stessi, e sotto

dicevano anco Idee, Intelligenze;

mevano il.modo

chiamavano Univer-

di distinguere le

le

questo a-

seconde espri-

di essere, la natura dell'oggetto par-

In 8omn. Scip.

lib.

I,

cap. VI.

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167

CAPITOLO NONO

e concreto, o, per dirlo con una frase che ne-

ticolare

cessariamente deve riuscire contradittoria


concretata nell'individuo.

quia

Forma

est ens.

Forma

ali-

est substantia addita materiae.

ci l'assioma, che l'universale precede

Da

V astrazione

per quod

est id

il

particolare,

e che questo prende esistenza da quello. Universale

adhuc

est

prius particulari,

nam

si

auferatur wmuer-

sale, tollitur et particulare. *

Rimontando per

la scala delle

astrazioni con dare a

quelle esistenza obbiettiva (qui tutto consiste

il

metodo

de' neoplatonici), pervenuti alla pi semplice, a quella

cio dell'ente inqualificato, e


tere

ad essa

il

non sapendo come connet-

multiplo e vario delle intelligenze, o so-

stanze di che abbiamo discorso, facevano di questo istesso


concetto

cio V ente inqualificato che

le intelligenze

o sostanze,

presentare l'anello fra

agente

forme,

la

I cieli

tutte

un primo

creatore e l'universo,
,

Forma

di tutte le
la

quale

l'ordine universale. 3

pu comprendere,

mobili, che Averroes, seguendo

platonici,

di otto, l'uno incluso nell'altro,

delle stelle sino a quel della luna

sono per

essere

Monade-Intelligenza, nella quale, e per


si

numero

in

reale che stesse a rap-

Universale degli universali

ha, e

si

il

un ente

immediato

pone

da quello
alla terra,

lui altrettanti esseri

animati, e tutti insieme

compogono l'immenso Essere

universale, di cui Dio

anima

ha una intelligenza che

e centro. Ciascun cielo

Arisi,

cum. Aver, coment.

2,

de Anima

taph. co. CO.


2
;{

Avcrr.
Id.

Emi. in Metaph.

Ib. loc. cit.

traci. IV.

396 redo.
*

Aver. 7 Me-

LA BEATRICE SVELATA

168
governa

lo

(oltre le infinite che

stanno a rappresentare

e quella la sua forma, e cagione del

gli Universali),

suo moto, e d'ogni sua potenza, adempiendo per esso


1

che l'anima adempie per l'uomo. Intendere ed

ufficio

esser beate tutta la loro essenza.

La bont ed

efficacia de' cieli

degradasi in ragione del

dilungarsi dalla prima intelligenza; ed per l'appunto

questa maggiore e minore bont


to

in

quanto

mova

si

cagione del loro


s

prevalente bont

dalla

attratto

sovrasta, per

gli

la

desiderio del meglio fa

il

mo-

che ogni cielo


dei

cielo

che

congiungere ciascuna sua parte ad

ogni parte di quello.

Queste intelligenze de
tra,

rimontando

lisi,

tutte derivano,

cieli

promanano r una

dall'al-

prima, dalla quale, in ultima ana-

alla

come da

quella ch e loro

pu

principio; ed per questo che in essa

forma e

solo inten-

dersi l'ordine universale.

Accade nell'ordine dell'Universo

come

consiste nella unit del

bordinazione de'

vicari di quello.

attribuisce a ciascuno di quelli

zione secondo

intelligenze celesti assegna Tessere e

prima

de' principi

sovrasti, cos

in

ima

retta

il

monarchia

supremo

diversi

quel

la

cos

unit

Averroes

della quale

Principe, e nella su-

principi e magistrati

modo che
la

il

come

primo Principe

propria giurisdi-

fine cui destinato;


il

cos a tutte le

proprio fine

la

intelligenza.

Come

si

corrompe

impero quando

la

moltiplicit

non subordinata ad un solo che a


mancherebbe

la

tutti

unit e perpetuit del-

non fossero

l'universo se tutte le intelligenze de'

subordinate a quella prima, da cui tutte hanno prin-

cieli

CAPITOLO NONO

vita e di autorit.

cipio di

ascendimi omnes ad

unum finenti
Et quemadmodum ex hac

ita

169
Universaliter igitur

unum

Principatum,

altcr

enim non

tendimi ad

tori

tolo

per

una.

eie.

premesse ontologiche del gran Contentato-

le

anche senz'altro,

le quali,

avranno gi visto

Dante

in-

et

esset

parte Civitas perpetuatiti-,

etiam res se habet, in mundo;

Queste
re

res se habet in mundo quemadmodum in cimiate prborum virorum; quae, licei habeat plures prmcipa-

tus,

se, col

pi acuti

pagasse abbastanza

gli

quelle premesse riesce facile

fra'

let-

solo onorarlo di cotal ti-

il

il

suo debito. Da

passaggio alla sua psi-

cologia.

L'uomo

intende l'ordine dell'Universo

dunque partecipare
informando di se

alla

la

intelligenza

creazione, suo principio, legge,

e armonia universale; informando di se la

l'uomo,

. la

ti

roes

non

la

che altro

comprensione

l'

Imperocch

intelletto

dell'

ordine e della

tro quest'ordine e questa rettitudine se

ligenza

prima?

di Averroes.

Epit. in

Com.

* Epit.

il

Averse

rettitudine

non

che

al-

la intel-

Ozioso sarebbe esporre intero

dice

nostro attuato

nell'universo e in ogni sua parte?

esistenti

Arist.

mente del-

intelligenza attiva che illustra e riduce in

T intelletto possibile.

atto

dato a-

gli

prima. La quale,

il

sistema psicologico

quale nel suo tutto non che una am-

Melaph. traci.

co: 32.

Melaph.

IV, pag. 393.

Deslruct.
traci. IV,

12 in Metaph.

deslruct. Disp. 3, pag. 121.

pa<r.

300.

LA BEATRICE SVELATA

170

pliazione delle dottrine gi

analizzate

ne'

due prece-

denti capitoli.

Senonch notevole innovazione


che ad altro, egli deve
secoli;

il

vi recava, cui,

e'

pi

grido che lev per oltre tre

ed essa consiste nello avere aggiunto

menti in cui distingue Aristotile


cio intelletto possibile ed attivo,

a'

due ele-

la facolt intellettiva,

un

terzo elemento, l'in-

nell'aver dato

telletto acquisito; o, a dir meglio,

nuova

importanza a questo che Aristotile consider, non come

un

terzo principio

ma come

il

resultato della unione

due primi.

di que'

, come Vaninon individuale,

L'intelletto possibile, disse A'verroes,

vo, eterno, unico per tutti gli uomini,

e moltiplica; esso

il

principio di che consta la unit

e perpetuit del genere umano.


tiplico

delle intelligenze deriva

La

individualit

mol-

solo dalla unione che

accade ne' diversi individui dell'unico intelletto possibile

e dell'unica intelligenza attiva:

unione, costituendo

diversi

il

resultato della quale

intelletti

acquisiti,

principio delle moltiplici individualit intellettive.

Questa teorica
nalit delle

il

se lasciava intatta la distinta perso-

anime umane, toglieva

della loro immortalit; e per fu

la

base alla credenza

combattuta acremente

dalla Scolastica, e dalla Scuola Albertina in ispecie.

Certo,

mi

non

In Aristot.
in

era agevole compito per chi accettava tutto

de Anima Com.

lib. 3,

cap. 1, co: 5.

questa esposizione veder differire

VAvcrroi

et

VAverroisme,

il

l'illustre

Duol

autore del-

quale suppone invece che A-

verroes tenesse individuale e perituro V intelletto possibile,

quando invece apertamente quegli dice l'opposto.

>

CAPITOLO NONO

171

premesse della peripatetica ed araba psicologa

le

luttare

all'

domma

col

La quale

anime.

della

perpetua

c tutti

intelletto possibile
gli Scolastici

rente a corpo

por e.

cos

non

individualit

resultava dalla

inconciliabilit

connessione de' seguenti assiomi

L'

re-

ultima conseguenza che ne trasse Averroes,

e conciliarle
delle

Aristotile, Averroes,

n corpo, n facolt ine-

neque corpus

neque virtus in cor-

Tutto

ci che

non corpo, n

facolt inerente a

corpo, sostanza semplice, immista.

Ogni

non

sostanza semplice non

pu

essere che una.

moltiplice.

Da

tutto ci la conseguenza

messe, ineluttabile) che

(e,

date per vere le pre-

l'intelletto possibile fosse

une

uomini, e che non potesse ammettersi

tutti gli

la

in

sua

moltiplicit.

Ma

la distinta individualit dei diversi

umani

intel-

letti

appariva anche ad Averroes un fatto innegabile.

Per

il

bisogno, secondo

lui,

d'avere ricorso, per ispie-

gar questo fatto, a un terzo principio, quello dello intelletto acquisito.

runico

La unione che accade,

intelletto possibile, e

produce

e'

diceva, fra

Tunica intelligenza attiva

diversi intelletti acquisiti. Quivi solo

si

rivela

e sussiste la moltiplice e distinta individualit delle u-

raane intelligenze.

Immediata e necessaria conseguenza


era,

non

la

di questo sistema

negizione (come alcuni Scolastici imagina-

rono) della distinta personalit deile anime intellettive,

Arisi,

cum

Avcrr.

Comm.

3 de

Anima

te:

e co: 4.

LA BEATRICE SVELATA

172

ma

s la

per morte

luta

due

negazione della loro perpetuit

giacch, riso-

supposta unione de'

nell individuo la

spariva con essa la individuale esistenza

intelletti,

consistente nell'intelletto acquisito.

La

tesi di

Averroes, in ultima analisi, non era che

una rigorosa applicazione del suo sistema ontologico

alla

psicologia. Per quel sistema infatti ogni essere indivi-

duale e corporeo resulta dal necessario concorso di due


elementi integrali

materia prima, quasi cera, priva

la

per s d' ogni natura e qualit

la

forma

quasi suggello imprimente sulla materia

la

sostanziale,

sua impronta,

L'uno e l'aldue elementi eterno, assoluto in se: dalla

e partecipante ad essa la propria natura.


tro di questi

loro unione, dall'impronta, por dir cos, dell'unica for-

ma

sull'unica materia

individui, aventi natura

si

genera

la

moltiplicit degli

comune.

Applicati questi principi agli individui intellettuali, lo


intelletto possibile

prima

rappresentava quel che

la

materia

pe' corpi, scevra d'ogni natura o qualit, la in-

telligenza attiva la forma:

il

resultato del connubio del-

l'una coll'altro, costituiva g intelletti acquisiti, o individuali.

di

questa dimostrazione omise giovarsi

Quemadmodum enim

mavi

et

materiam

sensibile esse dividitur in for-

sic intelligibile esse, oportet dividi

in consimilia his duobus.

Sarebbe qui luogo a descrivere

le intricate e lunghe
polemiche che seguirono por pi secoli a cotesta inno-

vazione Averroistica sulla teoria aristotelica dell'intelletto;


gli

equivqci cui diede occasione,

Avcrr. in Ariti, de

Anima

Iil>.

le sette

che produsse,

3, cnp. 1, co: 5,

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173

capitolo uroxo
i

Concili che

dannarono,

la

N sarebbe senza

persecuzioni clic provoc.

le

interesse mostrare

come

per quella

innovazione, venisse nel medio evo a rappresentare l'Averroes una duplice parte che oggi parrebbe inconciliaquella cio di personificazione dell' ateismo

bile:

pur

serbando inalterato l'impero sulle scuole cattoliche qua!


venerato interprete di Aristotile. Sulla qual duplice parte
1

dell'Averroismo not

illustre storico

In generale

medio evo non

il

chiedere lezioni di filosofa da


l'obbligava a dannare.
lita

coloro

tra filosofia e rivelazione

naturali.

Lo

che

la

sua fede

La separazione profonda
permetteva

de' pagani avessero potuto sorpassare

mi

facevasi scrupolo di

si

stabi-

credesse che

cristiani in lu-

non deve maggiormente sor-

storico

prendersi di vedere vescovi, e fors'anco un papa, uscire


dalla Scuola di

Toledo

di quel

che l'archeologo non

si

sorprenda allorch trova ne' tesori del medio evo orna-

menti

ecclesiastici fatti di

tenze del Corano.

Ma

per

lo

arabe

stoffe, e coverti di

sen-

scopo cui miro baster nel seguente capi-

tolo accennare gli argomenti con cui la Scuola di Al-

berto
ne;

il

Magno e S. Tommaso confut quella innovaziomodo onde potest scuola riprese e formul l'an-

tichissima tesi aristotelica del duplice intelletto


sviluppi e comcnti dietro alla scorta di que'
stri l'Alighieri

menti

quali

due mae-

v'aggiunse; onde, integrati cos gli ele-

alla soluzione del

problema che proposi nel ca-

pitolo settimo, possa poi farmi a risolverlo.

Op.

cit.

chip.

II,

17.

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CAPITOLO DECIMO
magno (1193-1280)

Alberto

attribuendone

di Averroes,

la

nello esporre

la

dottrina

priorit ad Ibn-Bagia ed

Ibn-Tofai'J, nega ricisamentc che la individualit distinta


delle

anime

intellettive

dipenda dal fatto contingente dello

intelletto acquisito; e torna a limitarsi all'antica distin-

zione d intelletto possibile

individuale e molliplice, e

d'intelligenza attiva, universale ed unica.

Per isfuggire

all'

argoment contrario

di

Averroes

quello cio che dair ammettere tanti intelletti possibili

quanti uomini deriverebbe l'assurdo che


in s stessa
la

somma

Tra

si

de'

la

idea, una

farebbe multipla negli individui

ragionamenti che

ecco

fa:

Arabi Avempace e Abubaker definirono lo

gli

una sostanza universale, comune, tutnon individuata in alcuno; e, per dare ra-

intelletto possibile

ta in tutti, e

gione della distinzione intellettiva fra

ginarono

fra

quello e

la

gli

uomini, ima

intelligenza attiva certe

e inammissibili distinzioni.

nuove
sono

latini [gli scolastici)

caduti nell'eccesso contrario, individuando siffattamente

che dovrebbero professare

l'intelletto

il

principio della

subietti vit d'ogni idea universale, e d'ogni scienza.

Certo, l'intelletto possibile , sotto

versale,

uno

individuo

in tutti;

n conosce

gli

un riguardo, uniintelligibili

giacche ogni intelligibile universale

come
,

co-

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LA BEATRICE SVELATA

176

munc

a tutte le menti, e solo luniversale capace di

ricevere gli universali.

Certo pure ch'esso non corpo, n inerente a cor-

ma non per questo

po;

una sostanza stante da

energia d'un'altra sostanza

la

dell'

s.

bens

anima: nella quale

viene dal primo motore infuso ed aggiunto allorch essa

anima

un dato corpo come sua entelechia

conceduta a

[principio in formatore). Allora

con

essa; e,

si

individua in essa, e

bench non assuma organo corporeo,

rapporto colle facolt sensibili dell'anima;

in

questa

si

e,

si pone
quando

divide dal corpo, cessano in essa, vero,

energe o facolt sensibili

ma non

cessa

intelletto possibile.

Tutto cotesto ragionamento, che udiremo tra poco

Commedia,

petere l'Alighieri nella

ma

scuro ed ambiguo:

le'

quella dello

ri-

senza dubbio, o-

era quanto di meglio potesse pro-

durre T eclettismo domenicano per sottrarsi all'ultima

conseguenza delle premesse peripatetiche, dalle quali


verroes avea dedotto

A-

caducit delle anime.

la

Pressoch uguali argomenti che questi del suo maestro addusse S.

Tommaso

dell' intelletto possibile


l'

uomo, escludendo

la

per sostenere

la

moltiplicit

e la sua inerenza costante altesi

arabica che poneva a prin-

cipio di distinta individualit la contingente attuazione


di quello:

Poich

il

fanciullo intelligente virtualmente, ben-

ch in atto non intenda, ne consegue essere in lui al-

cuna potenza per

quale

la

Alb. M. in Arsf.

sia

de Anima,

tale infelice! U8 conlra

capace d'intendere.

lib. 3,

Commcnl.

Que-

De uni-

Avcrthoem.

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CAPITOLO DECIMO

177

sta potenza l'intelletto possibile. Di che consegue che


l'intelletto possibile sia gi

che prima che esso intenda

congiunto col fanciullo andi fatto.

Adunque

ine-

la

renza dell intelletto possibile all'uomo non accade per


Tatto dell' intendere (per formarti intellectam in actu),

ma
un

quello aderisce all'uomo sin dal principio siccome


altro lui stesso...

Da

tutto ci vedesi chiaro

non un

solo essere l'intelletto possibile di tutti gli uomini, che

sono, che saranno, e che furono,

pone

nel 3 de

intellettuale,

Anima...

secondo

il

suo essere, uniscesi

sua forma; e nondimeno, distrutto


intellettuale nell'esser suo.

Ci che

la

come Averroes sup-

manifesto che l'anima

il

al

corpo come

corpo, resta anima

Scuola domenicana intese veramente a com-

battere non dunque, com' parso a taluno, la unicit dell'intelligenza attiva; bens

Da

ed esclusivamente

questa differenza in fuori, che mirava a salvare

domma
berto

della immortalit delle

magno

la

sostenuta da Averroes.

unicit dell' intelletto possibile

anime individuali

il

Al-

suoi discepoli, non solo sono concordi

coll'arabo comentatore nell'ammettere la esistenza obiettiva ed

impersonale d'unica intelligenza rischiaratrice di

tutte le menti,

ma

ripetono intorno a quella

ed

alla

sua unione coll'uomo, tutto quanto da colui stesso, e


da' suoi predecessori

musulmani ed

alessandrini

era

stato fantasticato su tale argomento.

Altrove accennai

le

Albertina o Tomista.

dottrine ideologiche della scuola


2

Giovi qui riassumerle in breve:

Pars prima Summae. Quaest.

Cap. 7, pag, 127 c scg.

76,

Contra Geni.

I,

2,

12

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LA BEATRICE SVELATA
ad unica sostanza,

178

Due

facolt, inerenti

ma

per energia, ha l'anima razionale: quella che

desumerne

esercita

intelligibili;

e quella

adopera nella intuizione o delle specie

intelligi-

dole, sino a
si

distinte

comparandole, trasforman-

sulle sensazioni, ritenendole,

che

si

le specie

formate, o degli universali puri, che danno

bili cos

la

quiddit delle cose.

una che

l'altra di

queste due facolt, ragione,

non potrebbe

e intelletto possibile,

un

esercitarsi ssnza

principio attivo, pel quale la loro capacit, o possibilit,

passi all atto. Per la

prima questo principio attivo

la imaginativa, o fantasia; per la seconda la intel-

una per

ligenza attiva, impersonale, ed

L'intelletto

tutti.

possibile nulla intenderebbe senza che

intelligenza attiva, illuminando gli intelligibili, e con

la

quelli lui stesso

speculativo.

tendere fa

Il

non

lo elevasse al

reiterarsi e l'uso di

che di pi in pi

intelligenza universale, tanto

modo

in

questa unione

telletto acquisito,

si

modo

fa simile a Dio.

si

il

diafano dalla luce.

compie ne

risulta lo in-

Allora solo

umano

gli

dato lar-

verit divine, e tutto

intendere, nel che consiste quella beatitudine

cui tutti aspiriamo.

Alb. M.

Id.
2

alla

da prender forma da essa

o divino: e allora solo l'uomo per-

gire a s stesso ed al genere

inlelt.

d'in-

venga assimilando

aderente e durevole, come

Quando
fetto,

si

grado d'intelletto
questo

de Anima

somma

HI). II, tract. 3,

contra Averr.S. Thom. Sum.


Quodlibela quodl.

V1F, Vili, e

De apprehensione Pars.

e 4.

p. I,

Id.

de unitale

Quaest. 77, 78.

passim.

F. Questo

opuscolo, che

fa

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CAPITOLO DECIMO
Gli elementi

fin

qui raccolti

ci

179

pongono

in

esporre oramai, con certezza che se ne intenda


le dottrine psicologiche dell'Alighieri.

Fedele seguace di Alberto

d'Aquino,

si

magno

il

di

valore,

Tommaso

e di

credette in debito anch'egli di

grado

rompere una

lancia contro alla dottrina Averroistica sulla impersonalit


dell'intelletto possibile.

Ma, devoto, e non senza perch,


(come abbiam visto e vedremo) al gran Cementatore, sa

cavallerescamente attaccarlo, con temperanza di modi,


ch e pi, con acume ed imparzialit di critica, di che
altri non seppe dar prova.

e,

Dove pi dato
i

peggio, e

in

gli

aveano dell'anticristo, del demonio e

tempi pi

civili

il

dolcissimo Petrarca lo

chiam cane arrabbiato, Dante, con sorpresa dei suoi vecchi comentatori, lo pone in luogo onorevole e tranquillo,
al vestibolo del

compagnia
di s

suo inferno,

cui tifasse

scienza psicologica.

in errore

Dove

dere per ottenerne pi


l'Arabo

mente

coloro che son sospesi, in

il

un pi savio

pi arduo punto della

pi videro, o simularon ve-

facil trionfo,

nella dottrina del-

anime, esso vide ci che veranegazione della perpetua durata di quel-

la unicit delle

vi , la

le.

S.

Tommaso, mentre

fra

di Platone e Aristotile; e lo dice

giovandosi delle

Averroes

dimostrazioni

d'

Alberto e di

accetta tutto intero

intende solo a conciliarlo col

il

sistema di

domma

della

immortalit.

parte delle opere di Alberto


de* suoi discepoli,

magno,

come notarono

Ord. Praed. e Renan nellMterroes


.

0.

se

non

di lui, cerio

Quclif e Echard, Script.


et

VAvcrroume

chap.

II,

LA BEATRICE SVELATA

180

Nel canto vigesimoquinto del Purgatorio Stazio spiega

umana

poeta come V anima

al

si

congiunga

al

corpo

e in quali condizioni gli sopravviva. Quivi riproduce le

argomento svolge ampiamente

idee, che sullo stesso

nel

un cenno qui addiepi ampiamente dovr svolgere


non sono che litterale versione

Convito, delle quali gi diedi appena


tro (cap. 7, pag. 21,) e

appresso: idee ch'altro

delle ipotesi di Aristotile sulla generazione dell'uomo, coi

comenli e

Tom-

Averroes, d'Alberto, e di

gli sviluppi di

maso d'Aquino. 1
Dopo che Stazio ha narrato come

la

virt informa-

tiva del seme, la quale diramasi dal cuore del generante,


faccia constare, coagulando,

Anima

Fumano

cos segue:

feto,

falta la virlulc attiva,

Qual d'una pianta,

Che questa e
Tanto ovra poi,

Come

in tanto differente,

in via, e quella gi a riva,


clic gi si

fungo marino; ed

Ad organar

Ma come

le

move
ivi

e sente

imprende

posse ond'c semente.

d'animai divenga fante

de animai, general. li. II, cap. I, e III, cum


De pari, animai, cum
Id. Id. de Anima.
Alb. M. de anima
de unitale ini.
Aver. Com. passim.
S. Thom. de polenlm animae. Prima
con Ir a Aver.
*

Arist.

conlra
theol.

Aver, paraphr.

Sum.
2

2.

Geni.

Fante per dolalo di ragione,

combinato coH'ussioina

omnium animalium

dall'antico fari, parlare,

sermonem vero homo habel

(Arist. 1, Politica, cap. 2.

solus

Ketli. c. f .)

Che poi potesse definirsi dalla parola Tessere ragionevole


non ancor nato, glielo insegnava Agostino quando poneva
nell'uomo una parola intellettuale precedente la parola vo-

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181

CAPITOLO DECIMO

Non
Che

vedi tu ancor; quest'

punto

lai

pi savio di te gi fece errante:

S che per sua dottrina f disgiunto

Dall'anima

il

Perch da

lui

E sappi

possibile intelletto,

non

vide organo assunto.

clic s tosto

come

al feto

L'articolar del cerehro perfetto,

Lo molor primo a

lui si

volge, lieto

Sovra tanl'opra di natura, c spira


Spirito

nuovo

di virt rcpleto,

Che ci che trova

attivo quivi lira

In sua sustunzia, e fassi un'alma sola,

Che

vive, e sente,

E quando

diesis

c s in s rigira.

non ha pi

lino

Solvesi dalla carne, ed in virtute

Seco ne porla e l'umano e

mestieri che

il

divino.

lettore fermi tutta la sua

il

attenzione

su questa dottrina psicologica, su cui poggia intero

il

sistema dell'Alighieri. Bench nulla fosse in quella di

nuovo, nuove e peregrine furono

le

conseguenze eh'ci

seppe dedurne.

Fin dai primi

secoli

della origine delle


tivit dei teologi

del

cristianesimo

anime umane aveva

c dei

filosofi.

il

problema

esercitato l'at-

Spaziando pei

facili

campi

delle ipotesi, alcuni aveano, con Origene, rinnovato l'as-

cale:

lucci...

verbum quod
verbum

est in sono.

foris

sonat signum est verbi quod inlus

rationalis animantis...

de

Trinit.

I.

XV,

c.

quod nemo prolativum


1f.

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LA BEATRICE SVELATA

182

sunto pitagorico della preesistenza delle anime


nei quali le dicevano inviate da

ai corpi,

Dio quasi in carcere

espiatorio. Altri, e furon detti traduciani, le supposero

trasmesse di padre in

figlio.

spe-

Altri, gli infusionisti,

cialmente create per ciascun corpo; senonch fuvvi tra

tenne

questi chi

corpo
altri

la

contemporanea

alla

generazione del

creazione e la infusione di ciascuna anima, dove

opinarono che

la venisse creata

ed infusa quando

feto fosse perfetto.

il

In tre categorie principali avea distinto Aristotile le


funzioni o facolt vitali di tutte

le

specie d'esseri or-

ganici: vegetare, sentire, ragionare; e a ciascuna di

quelle avea dato

il

nome

di vita,

o di anima.

Nell'uomo, anzich supporre tre distinte anime, come

avea fantasticato Platone

ammise la triplice energia delle


come quella del sentire pre-

anzidette facolt, notando

supponesse

entrambe

l'altra del

le

vegetare, e quella del ragionare

due precedenti.

S. Agostino, e con esso tutti


gli

scolastici

adottarono

primo ne attribuiva
landola non

il

dottori della chiesa e

la distinzione

aristotelica. Il

trovato a Vairone;

ma formu-

facea che ripetere ed ampliare la idea d

Noi siamo, egli diceva; ma i minerali pur


Che di pi in noi ? 1 minerali non vivono noi
viviamo. Ma, e vivono i vegetabili. Che di pi in noi?
Noi sentiamo. Ma sentono i bruti pur anco. Che al-

Aristotile.

sono.

tro in

noi? Intelletto, ragione, volont... Per dir breve:

De anima

De

lib.

II,

te:

18.

Ib. ib. te: 15.

cip. Dei lib. VII, c. 23.

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183

CAPITOLO DECIMO

abbiamo comune Tessere co minerali,


1

getali,

il

potenze dell'anima

le tre

fattamente che le prime due


co' bruti, e l'ultima

cogli angeli

di

nima da padre

fossero

le

colle pianto

derivazione dell' a-

(la

con quello degli

in figlio)

speciale creazione divina).

Da

ci

il

in fusionisti (la

sistema che abbiamo

Coartando alcune

fu supposto che le

di Aristotile,

sif-

alla scuola Albertina di conci-

traduciani

udito ripetere l'Alighieri.

comuni

umana

dire de' dottori della chiesa)

(al

modo

liare 41 principio de'

gue

vivere co' ve-

sentire co' bruti, l'intelletto cogli angeli.

Questo distinguere

/j

il

frasi ambidue prime potenze,

vegetativa e sensitiva, fossero effetto della naturale ge-

nerazione, e che, secondo disse

cor del generante


qital

d'una pianta

si
;

e indi moventesi e sensitiva quale

come fungo marino.

ne' zoofiti,

poeta, la virt ch' dal

il

dapprima anima vegetativa,

facesse

Ma da

questo punto

scuola d'Alberto, dipartendosi da' traduciani, per dar

la

conto
tiva,

facolt

dolila

pi eminente dell'uomo,

supponeva che, non appena

il

la intellet-

compiuto, e

feto fosse

perfetto l'organismo del cerebro, ultima elaborazione del-

naturale virt attiva del generante,

la

il

motore

infondesse nell'anima lo intelletto possibile:

medesimandosi a quella, ne
attive, e,

anima
1

I,

per una specie

sola,

Sermo

c.

20.

UomU.
e. 1, 3

d' ipostasi

lib.

de verbis Tsaiae.

V, c.

11.

lib.

sup. Evang. S. Marc.

* Aris!,

de general, animai,
Cf.

il

relativi

quale,

im-

tirasse a se tutte le facolt


,

ne resultasse un'

vegetati va-sensitiva-razionale.

XLIII,

di quel

quale l'uomo vien generato,

cielo sotto la influenza del

Cf. id.

Vili, c,

6.

de

civ. Dei

- S.

lil.

Greg. M.

c. 16.

cum

comcnli

Aver. Comment.

di Alb. SI. e di S.

lib. Il,

Tom.

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LA BEATRICE SVELATA

181
Per

tal

modo

non solo

la Scolastica cattolica,

sincre-

tizzava l'antica dissidenza sulla origine delle anime,

ma

poneva base sostanziale a quella duplice facolt ideologica di ragion pratica e speculativa, di che pi volte
parlato.

ho

quella parte dell'anima infatti derivata dalla>

umana generazione,

e dalla naturale influenza degli ele-

menti, attribuivano le inferiori funzioni conoscitive, costituenti quella che dicevan ragione, o,

berto, ci che in noi sente

come

disse Al-

raccoglie le sensazioni

giudica; e a quell'altra parte eminente infusa dall'alto

le

dopo

il

compimento

del cerebro, e che

Dante disse es-

sere in ioi deit, attribuivano la intuizione degli intel-

spogli di tutte appendici della materia.

ligibili puri,

A
1

quanto

sulla formazione dell'

anima umana poet

Alighieri nel dianzi citato canto del Purgatorio ravvi-

cinando oramai ci che sullo stesso subietto pi larga-

mente espose
ispecie,

si

nelle altre sue

avr

la

opere

e nel Cqnvito

iti

piena e sicura intelligenza de' rim-

proveri che la beatrice gli volge nel 30

mo

del

Purga-

torio. 2

Baster ci solo per porre

il

che gi da s stesso avr dato


guenti, cio

suggello alle soluzioni


il

lettore a'

dubbi se-

Qual era

la virtuale

in ogni abito destro,

potenza a riuscire mirabilmente

conceduta a Dante da'

cieli

e da

speciale grazia divina?

Alb. M.

de anima

quaesl. LXXV1I
2

lib. II,

passim.

LXXIX.

S.

Tom.

Summav

V. qui addietro pag. 101-5 c 12*.

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185

CAPITOLO DECIMO

Quale

il

secondo

fine,

lui,

pel quale siffatta po-

tenza gli fu conceduta?

Di che

natura e quale esser poteva l'aiuto che la

beatrice presta vagli per conseguire quel fine?

Come

e perch

col darsi alla

filosofia

da quello?

Quando

affermai

cap. 7,

pag. 123-25

disviava

non

che larga dose d' intelletto possibile poter essere


capacit di cui la beatrice

il

altro
l'

alta

disse dotato, confortai tale

assunto con un cenno appena di quel luogo del Convito

ov

ei tratta della

origine delle anime

umane

n parmi

che restar potesse alcun dubbio su queir assunto.

dove per avventura

altri

fuor di luogo aggiungere

Come

Ma

ancora ne dubitasse, non sar


le

prove seguenti:

s' visto, nel pi volte itato canto del

Pur-

gatorio l'alta capacit per ogni abito destro di cui fu

dotato
le

lente al

pagne.

determinata dalla costellazione prevason comnascere secondo che

poeta attribuiscesi alla influenza de'

il

ruote

cieli

magne
suo

le

stelle

Nel Convito, parlando della disposizione del cielo a


far s

che l'anima

ricevere pi e

sia

meno

pi e meno

pura

variarsi pel variare delle costellazioni

che

e capace di

d' intelletto possibile


si

dice quella

trasmutano.

Nel decimoquinto dell7/i/rno Brunetto Latini ram-

menta

il

benefico influsso della costellazione sotto cui

Dante era nato

seguendo

la

quale non poteva fallire

a glorioso porto.
Nel libro 2 della Monarchia ripete quanto

leggesi

nel Convito circa alla influenza de' cieli sul fine diverso

assegnato a ciascun'anima.

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LA BEATRICE SVELATA

186

finalmente nel vigcsimosecondo del Paradiso dice

riconoscere tutto

il

suo ingegno dalla virt della costel-

Gemini prevalente

lazione de'

al

suo nascere.

fu appunto in quella che gli fu dato locarsi quan-

do, per la scala mistica di Giacobbe, spintovi dalla sua

donna,

Fu

nell'ottavo cielo.

sal

in essa che la sua vi-

divenne pi acuta e chiara che mai, e

sta

a sostenere

Fu

riso della beatrice.

il

si

fe

abile

quivi infine, ch'ei

fu consacrato dal principe degli apostoli, egli fu prescritto di militare in

pr del mondo che mal

gloriose stelle, o

vive.

lume pregno

Di gran virt, dui quale io riconosco


Tutto, qual che

Con

si sia,

il

mio ingegno,

voi n ascora, e s'ascondeva vosco

Quegli ch'c padre d'ogni mortai vita

Quand'io sentii da prima

E poi quando mi

l'acr tosco.

fu grazia largita

D'entrar nell'alta rota che

La vostra region mi fu

Or
sino

vi

gira

sortita.

quale, secondo le credenze del medio evo durate


giorni del Galileo, era la speciale influenza che

a'

attribuivasi alla costellazione de

Gemini

nella

forma-

zione d'un' anima? Albumassar, che in fatto d'influssi

astronomici sulle cose


vito,

disse

mini un'
nel

effetto

alta

umane

capacit

intellettiva

suo gergo astrologico

il

quel chiosatore che va sotto


ghieri

):

l'Alighieri segue nel

Con-

proprio della costellazione de' Ge,

poich (come not

Landino
il

nome

e pria di lui
di Pietro

Gemini sono Casa di Mercurio;

Ali-

e se in essa

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187

CAPITOLO DECIMO
Mercurio fortunato, dispone l'huomo a
za.

Ma

somma

scien-

ora mestieri procedere a pi completa esposi-

non solo

zione di quanto leggesi nel Convito,

ma

a questo assunto,

a tutti

in ordine

dubbi sopra accennati,

soluzione de' quali Io scopo cui mirano le pre-

la

senti ricerche.

Nel Trattato quarto del Convito

umana

in che consista la

nobilt.

e perfetta nellesser suo nobile,

dunque
natura

che

in
si

stia

umana

abbia conoscenza del-

secondo eh' in noi principio di tutto

da chiarire in questo speziale Capitolo come

questa bont discende in noi


turale, e poi per

dice: cercando a-

cercher la sua nobilt.

l'umana bont

bene

e'

bont o perfezione della

la

Acciocch pi perfettamente

egli va investigando

Qualunque cosa buona

modo

e prima per

In prima da sapere che V

anima e

di corpo

ma

dell'

quella bont), siccome detto


della virt divina.

modo na-

teologico.

uomo

composto

anima quella
,

di

propria

ch' a guisa di sementa

Varamente per

diversi filosofi della

anime fu diversamente ragionato;


che Avicenna e Algazel vollero che esse da loro, e per
differenza delle nostre

loro principio, fossero nobili e

vili.

Plato e altri vollero

che esse procedessero dallo stelle, e fossero nobili pi


e meno, secondo la nobilt della stella. Pittagora volle

che tutte fossero d'una nobilt, non solamente

V.

citali

Pontano de

Commcnt.

Stellis,

lib.

al

le

uma-

XXII del Parad. c Giov. Gioviano

II.

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LA BEATRICE SVELATA

188
ne,

ma

piante

colle

umane

forme delle miniere

le

quelle degli animali bruti, e delle

differenze sono delle corpora, e

scuno fosse a difendere


sere che la verit

e disse che tutte le


delle forme.

sua opinione

vedrebbe essere

si

rocch nella prima

la

non

per dico

che quando

cia-

in tutte.

Ma

pe-

ma

se-

1'

umano seme cade

nel

cio nella matrice

Se

potrebbe es-

pajono un poco lontane dal

faccia

vero, non secondo quelle procedere


condo l'opinione d'Aristotile e delli

suo recettacolo

si

conviene,

Peripatetici.

esso porta seco la

virt dell'anima generativa, e la virt del cielo, e la virt


degli elementi

dispone

la

legate, cio la

compassione

materia alla virt formativa,

l'anima generante; e

la

la

matura e

quale diede

virt formativa prepara gli or-

gani alla virt celestiale, che produce dalla potenzia del

seme l'anima

in vita

riceve dalla virt del


sibile,

il

quale, incontanente proci atta,

la

motore del

cielo Io intelletto

forme universali, secondo che sono


e tanto

meno quanto pi

telligenza....

pos-

quale, potenzialmente, in s adduce tutte

perocch

Tralt. IV, cap. 21.

Cf.

nel

dilungato dalla
la

le

suo produttore,

prima

In-

complessione del seme pu

Arisi,

de general, animai,

lib. 2,

Semen igilur et haberc animarti etesse poten


liam palam est.
Figura metnbrorum et eorum forma ex

c.

1 e 3.

semine generanlur ralione virlulis quam acquisivit ab


fnesl enim in semine omnium quod
eo a quo semen.
facit ut fascunda sint semina, videlicet quod calor vocatur, idque non ignis.... sed spirititi qui in semine continelur , et natura quae in eo spirilu est , proporlione respondens elemento stctlarm
Restai igilur ul mens
,

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189

CAPITOLO DECIMO
essere migliore e

men buona,

e la disposizione del se-

minante puote essere migliore e men buona

e la di-

sposizione del cielo a questo effetto puote essere


na, e migliore, e ottima,

quale

(la

che continuamente

stellazioni

si

buo-

varia per le co-

si

trasmutano)

incontra

che dell'umano seme e di queste virt pi pura anima

secondo

sua purit, discende in essa

si

produce;

la

virt intellettuale possibile che detta

s'elli

e,

la

avviene che, per

come

detto

purit dell'anima rice-

la

vente, la intellettuale virt sia bene astratta e assoluta

da ogni ombra corporea,


plica

quindi

si

multiplica neir

condoch ricever pu

del quale al presente

si

ma

la

divina bont in

lei

multi-

siccome in cosa sufficiente a ricevere quella

anima questa

e questo quel
parla....

la virt sua propria, e

la

in

intelligenza se-

seme

di felicit

questa cotale ani-

intellettuale, e la divina,

cio quella influenza che detto . Per scritto nel li-

bro delle Cagioni

Ogni anima nobile ha tre opera-

zioni, cio animale,


alcuni di tali opinioni

denti

virt

e divina. 2

intellettuale,

che dicono

s'accordassero sopra

la

sono

se tutte le prece-

produzione di un

sola cxlrinsecus accodai, caque sola divina

sii.

Quanto

maggiore c minore capacit dell'intelletto possibile, secondo che pi o meno di forine universali sono nel suo pro-

alla

duttore, cio nel motore del cielo, o intelligenza che lo go-

verna

vedansi

Avcrrocs

le

proposizioni

del Libro

di cui diedi r analisi qui

De Causis

e di

addietro a pag. 163 64

e 166.

lib.

Cf.

Avcrr. in Arist.

de general, animai.

Commenl.

2.

De

Causis, Propos. 3. V. qui addietro cap. 9, pag. 164.

LA BEATRICE SVELATA

100

anima

della loro ottima disposizione, che tanto discen-

derebbe in quella della deit che quasi sarebbe un ale questo quasi tutto ci che per

tro Iddio incarnato

via naturale dicere

si

Per via teologica

deit,

pu.
si

pu

dire che, poich la

somma

cio Iddio, vede apparecchiata la sua creatura a

ricevere del suo beneficio

largamente

tanto

in quella

ne mette quanto apparecchiata a ricevere.


ch da ineffabile carit vengono questi doni, e

la

perocdivina

santo, quindi che

carit sia appropriata allo Spirito

Oh buone biade,
buona e mirabile sementa; ed oh ammirabile e benigno seminatore, che non attendi se non che la natura

chiamati sono doni di Spirito santo.


c

umana
che

tal

t'apparecchi

la terra

a seminare

sementa coltivano come

sapere che

il

primo

si

beati quelli

Ov' da

pi nobile rampollo che germogli

di questo seme, per essere fruttifero,


l'

Oh

conviene

si

l'appetito del-

animo;... e se questo non bene culto, e sostenuto

diritto per

buona consuetudine, poco vale la sementa,


non essere seminato.... Rifermisi nella

e meglio sarebbe

sua rettitudine, sicch possa


uscire la dolcezza della

fruttificare, e del

umana

Qui possiamo soffermarci un

felicit.

suo frutto

istante, e fare

un primo

raffronto.

Allorch

la beatrice nel

lando dell Alighieri

30 " 0 del Purgatorio


4

dice,

par-

magne,
seme ad alcun fine,
stelle son compagne,

IVon sol per ovra delle ruote


Clic drizzan ciascun

Secondo che

Convito

tralt.

le

IV, cap. XXI.

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CAPITOLO DECIMO

191

Ala per larghezza di grazio divine,


Clic si ulti vapori

Questi fu

tal

hanno a

lor piova...

nella sua vita nuova,

Virtualmente, che ogni abito destro


Fatto arerebbe in lui mirabil prova,

che altro pot voler dire (ora che sappiamo


giche dottrine dantesche) se non questo

Non

ma

per opera

solo

seme al suo

anima

che indirizzano ogni

pura

avvalorata da' doni di Spirito san-

la quale quel

seme di

principio di tutto bene.

l'anima sua

che discese in essa tutta la virt intel-

lettuale* possibile,
,

cieli,

secondo chele costellazioni influiscono,

fine,

per ineffabile carit divina, costui ebbe

nobile

to

de'

le psicolo-

si

felicit

che nelV

uomo

poich nella produzione del-

accordarono nella loro ottima disposizione

tutte le influenze naturali e divine, essa

una di

di cui taluni dicono potersi considerare

come

quelle

dii in-

'

carnati.

tanto pi maligno e pi Silvestro

Si fa

il

tcrrcn col mal

Quant'cgli ha pi di

seme, non colto,

buon vigor

terreslro.

E non paia

troppo alto ad alcuno, dice Io stesso Aliquando si dice, cCelli son quasi dei; che, cos come
uomini sono vilissimi e bestiali, cosi uomini sono nobilissimi e divini; c ci prova Aristotile nel 7 dell'Elica ce.
2
Seguo la comune lezione, ma credo ccrlamctnc doversi
leggere buon seme, correzione che apparisce evidentemente

ghieri,

necessaria per chi ponga a raffronto que' versi co'

Convito ora

recali.

traiti

del

LA BEATRICE SVELATA

192

Le

Con-

quali parole cos van tradotte con quelle del

tilo:
Dall'intelletto possibile,

deW umana

za

felicit

perch fruttifichi la dolcez-

il

V appetito dell'animo. Ma,

dirizzato,

primo germoglio che nasce


se questo non ben culto e

tanto peggiori si fanno le naturali attitudini

quanto pi vigorose;

meglio sarebbe non esservi se-

minata quella potenza intellettuale.


Ma qualora il frutto della dolcezza dell'umana
cit,

fu,

meta propria

durante

la

dell intelletto possibile, verso la

feli-

quale

sua adolescenza, sostenuto e dirizzato dalla

beatrice?

(Alcun tempo

Mostrando
Bieco

ci

sostenni col mio volto,


occhi giovinetti a

menava

lui,

in dritta parte volto).

risponde lo stesso Convito:

Male pu

visa...

il

il

gli

ire a

Siccome

questa dolcezza chi prima non l'av-

detto di sopra, dalla divina bont,

in noi seminata e infusa dal principio della nostra

nerazione, nasce un rampollo che


nen, cio appetito

ge-

Greci chiamano hor-

d animo naturale.... Questo naturale

appetito, che dalla divina grazia surge, nel principio quasi


si

mostra non dissimile a quello che pur da natura nu-

damente

viene....

comincia una dissimilitudine tra loro

nel procedere di questo appetito; ch l'uno tiene

mino, e V altro un
per divrsi

calli

calle quello

altro....

dal principio se ne vanno, e

che noi

un cam-

Cos questi umani appetiti

mena

lasciando stare tutti gli altri

alla
,

nostra pace.

col trattato

uno

solo

per

da tenere

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CAPITOLO DECIMO

103

che bene comincia. Dico adunque che

dietro a quello

l'uomo dal principio s stesso ama, avvegnach indistintamente; poi viene distinguendo,...

e,

conoscendo in s

diverse parti, quelle che in lui sono pi nobili pi ama.

conciosiacosach pi nobile parte dell'uomo sia l'ani-

rno,

che

corpo, quello pi ama.... L'uso del nostro

il

animo massimamente
massimamente

dilettoso a noi; e quello eh'

dilettoso a noi quello nostra felicit e

mag-

nostra beatitudine, oltre la quale nullo diletto


giore, n irall'altro pari.

Veramente

animo

l'uso del nostro

pratico, e speculativo (pratico tanto


l

uno

e l'altro dilettosissimo,

templare

sia pi...

beatitudine e

somma

doppio

cio

quanto operativo):

avvegnach quello del con-

questo uso e quell'altro nostra


felicit...

la

quale

del soprannotato seme:... alla quale

seme non perviene per male essere

la

dolcezza

molte volte cotal


coltivato, e per es-

sere disviata la sua pullulazione.

Veramente

di questi usi l'uno pi pieno di

titudine che l'altro, siccome lo speculativo,

il

beaquale

senza mistura alcuna uso della nostra nobilissima parte... lo intelletto.

che noi domandiamo questa beatitudine per som-

ma,

non

l'altra...

se bene quello
ria

ne ammaestra

lo evangelio di

Maddalena, e Maria Jacobi, e Maria Salome anda-

rono, per trovare

il

Salvatore, al

monimento; e quello

non trovarono; ma trovarono un giovane


co, che disse loro
vi dico che
ite,

Marco,

volemo guardare. Dice Marco che Ma-

non

Voi

qui; e

vestito di bian-

domandate il Salvatore, ed io
per non abbiate temenza, ma

e dite alli discepoli suoi

a Pietro

che

esso

li

13

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LA BEATRICE SVELATA

idi
preceder

in

Galilea, e quivi

lo vedrete

siccome vi

disse.

Per queste tre donne

si

possono intendere

le tre sette

della vita attiva, cio gli Epicurei, gli Stoici, e


ripatetici,

che vanno

al

monimento,

sente ch e ricettacolo di corruttibili cose; e


il

li

Pe-

cio al inondo pre-

domandano

Salvatore, cio la beatitudine, e non lo trovano;

ma

uno giovane trovano in bianchi vestimenti, il quale...


Questo angelo questa nostra nobilt
era angelo...

che da Dio viene, che nella nostra ragione parla, e dice


a ciascuna di queste sette, cio a qualunque va cercando

beatitudine nella vita attiva, che non qui;


e dicalo

vanno cercando, e a coloro che sono


Galilea

li

ma

vada,

discepoli, e a Pietro, cio a coloro che

alli

il

sviati,... che in

preceder, cio che la beatiti dine preceder

noi in Galilea, cio nella speculazione. Galilea tanto


a dire quanto bianchezza

bianchezza un colore pieno

di luce corporale, pi che null'altro; e cos la

plazione pi

che quaggi

Non
T

pi

intelletto

piena di luce

sia.

dubbio oramai.

11

doni di Spirito santo, in

termini

altri

produr dovea
mente insieme a

frutto die

possibile infuso nella sua

dolcezza della

la

iCfiana felicit

che uscir doveva da quel seme

dolcezza che

gode neh" uso speculativo

si

contem-

che altra cosa

spirituale

nobilissima parte, l'intelletto.

Ma

egli,

era la

della nostra

per avere disviata

pullulazione di quel seme, per averlo mal coltivato,

la

non era pervenuto a quella dolcezza. La beatitudine


LO AVEA PRECEDUTO NELLA SPECULAZIONE

ConvL

tralt.

ed eSSO, CCI-

IV, cap. XXII.

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193

CAPITOLO DECIMO

candola invece nelle discipline filosofiche, crasi disviato,

non

la trovava; finche la nobilt della

parlando nella sua ragione, non

dove realmente

Guardami ben

Come
Non
.

dove

ella era,

umana

avea preceduto.

lo

ben son, ben son beatrice.

degnasti d'accedere

monte?

al

sapei lu clic qui l'uom felice?

Per entro

miei desiri,

menavano ad amar

lo

bene

Di l dal qual non a che

si

aspiri,

Clio

natura,

avesse additato

gli

li

Qua' fosse allraversale, o qua' catene


Trovasti, perch del passare innanzi
Dovessiti cosi spogliar la

Piangendo

dissi

spcnc?

cose

le presenti

_ Col falso lor piacer volscr mici passi

Tosto che

Or

se

il

vostro viso

si

nascose.

nassimo bene, di l dal quale non

si aspiri, egli

stro

il

intelletto

ci

a che

ha detto pur dianzi essere l'uso del no-

nella speculazione

bene oltre lo quale

nullo diletto maggiore, ne nulValtro pari; se


piacere delle cose presenti quella

il

falso

beatitudine che le

scuole filosofiche vanno cercando nel

mondo

presente,

pieno di cose transitorie e caduche, e che quivi non trovano; se cotcsta beatrice afferma averlo nella sua adolescenza guidato al

sommo

bene, cio all'uso specula-

tivo del suo intelletto; e se infine,


ne' precedenti capitoli

che

la

1
,.

intelletto

come abbiam
non

si

visto

attua senza

intelligenza attiva lo illustri, che altro

pu es-

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196

LA BEATRICE SVELATA

non

sere la beatrice se

la

intelligenza attiva, illuminache, unendosi a quello,

trice dell'intelletto possibile,

beatile beata?

fa

Se

tutto questo

non

si

di materna-

evidenza, non saprei davvero quale dimostrazione

tica

lo sia!

La
ed

beatitudine lo avea preceduto nella speculazione:

egli

la

trova sulla cima del monte, eh' principio e

cagion di tutta gioja, col dove l'uomo

de

gli occhi della

sua donna

lo

don-

felice, col

levavo al viaggio pe'

cieli,

le piume.
monte il paradiso terrestre.
E qui, sfiorando l'immenso tema dir come i padri
della Chiesa, pur volendo inalterato il senso littcrale
1

dond'essa all'alto volo gli vest

Sulla cima di quel

concedessero potersi anco intendere allegoricamente pel


paradiso terrestre

beatitudine della vita contempla-

la

tiva.

Riccardo da S. Vittore, quel gran maestro di misti-

cismo razionale

V Alighieri tanto studi

massima

ecco

L'animo che intende

za faccia suo

so:

in cui

che dicevagli

ci

elevarsi alle alture della scien-

primo e principale studio conoscer


altezza

della

scienza conoscer

se stes-

se

stesso.

La piena cognizione dell'anima razionale monte alto


e grande. Cotesto monte trascende ogni cima delle mondane scienze, ogni filosofia. N Platone, n Aristotile
,

la

turba di

tutti

filosofi

raziocinando vi pervennero

mai.... Chi giunge alla perfetta cognizione di


tiene la

Inf.

* S.

ne

civ.

gi

cima del monte.


I,

n.Purg. XXX,

Agost.

Dei

75.

Par. XVII, 113, XV, 54.

De Genesi conlra Manichcos

lib. Il, n.

12.

lib. XIII, c. 21.

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197

CAPITOLO DECIMO

pochi sono coloro che, per non volere,

Oh quanto

o non potere, ascendono a quella cima


al

monte

ma

Raro ascendere

pi raro stare nella sua cima

fatica del montare:...


!

Ma

la

Tu

che vai ad alto va securo se

vi

la

pre-

li

Verit.

La Verit insegna

le cose terrene nella valle, le ce-

monte.

lesti nel

molta

quanta e quale

sappi che a cotesto monte non conduce che

Verit...

cede

salire e stare

la

Nell'abitarvi e aver pace quanta e quale bea-

fortezza

titudine

Per

e quivi

posare.... Molti, nello stesso salire fallirono per

Dove

la

mente, sopra se stessa rapita, s'innalza

mancano
ragione. N

cose superne,
esteriori, la

senso, la

il

memoria

alle

delle cose

tanta altezza di speculazione

pu

aversi altrove che sulla cima del monte. Chi sta nell'ima
valle n' indegno.

vuol

comprendere

Ascenda l'uomo a cotesto monte


le

cose che stanno

al di

se

sopra del

senso umano... L'ascensione del monte spetta alla cognizione di

s; ci

che accade sul monte conduce

alla

cogni-

zione di Dio.

Chi ascese sul monte

conobbe s quale

chi

sia

conoscer quale debba essere...

mai

Mente che non


colle ali della

pra di s

Finch

si

leva alla cognizione di s, potr

contemplazione volare a ci ch' sosi

diffonde per vari desideri, finch

per vari pensieri divaga di qua e di


ascendere

alla

contemplazione.

non potr

Do praeparal. animi ad contemplai,


minor cap. 73-77, 80, 82, 83.
1

si ve

Beniamn

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198

LA BEATRICE SVELATA

Riscontri

come

quelli che

sorgono ravvicinando

le

ad-

dotte citazioni alle imagini della beatrice sul monte, del suo

incontro con Dante, dei suoi rimproveri ec. non hanno me,

alcun comento: sarebbe offender l'acume dei leg-

stieri di

gitori; e per gli ottusi di

mente, che pur non

aves-

li

sero da s stessi avvertito, mille volumi sarebbero in-

darno.

Ma

cotcsta beatitudine contemplativa forse per l'Ali-

ghieri Io scopo finale cui mira

deliberatamente affronta

che
nei

Un animo come
ire

le

il

suo.

contempora-

dei

che rinunzia ad ogni cosa pi caramente diletta

che percuote

le

mondo

pi alte cimerei

sociale, solo

per non essere timido amico del vero, por non perdere
vita fra' posteri, potr

da

S.

Vittore

fine

davvero ritenere, come

il

frate

ultimo di quella sua alta capacit

intellettiva le solitarie

ed egoistiche, delizie d'una con-

templazione infeconda?

La

risposta, se

pur fosse mestieri chiederla

esplicita,

ce la d Io stesso Alighieri:

Ci che tutta quanta

la

nobile natura prepara nella

prima etadc (adolescenza, o vita nuova, com'ei la chiam), apparecchiato e ordinato per provvedimento di
natura universale, che ordina
fezione.

la particolare alla

Questa perfezione nostra

si

sua per-

pu doppiamente

considerare. Puotesi considerare secondo che ha rispetto


a noi medesimi.... Puotesi considerare secondo che

rispetto ad altri....

Prima conviene

sua perfezione comunicare ad

altri.

Siccome all'adolescenza dato, come detto e


Conv.

ha

essere perfetto, e poi

di so-

irati. IV, cap. 20,

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199

CAPITOLO DECIMO
pra

maturit venire

quello per che a perfezione e a

ma-

possa, cosi alla gioventute data la perfezione e la

suo frutto a s ed

turit, acciocch la dolcezza del

trui sia profittabile, che (siccome Aristotile dice)

animale civile:

ma ad
non a

ma

s,

sere credea.

per che a lui

richiede non pur a

si

onde

altrui essere utile;

s,

legge di Catone che,

si

alla patria e a tutto

mondo

il

nato es-

altrove pi apertamente, di s stesso parlando:

Precipuo dovere d'ogni

riore informava

come

che,

amore

all'

uomo

cui la natura supe-

della Verit

questo

si

delle fatiche de' trapassati s arricchito, cos

(anto che da lui la posterit ab-

pei futuri affatichisi,

bia di che arricchire.

per manca al suo debito que-

non cura ren-

che, di pubbliche dottrine imbevuto,

gli

al-

l'uomo

derne partecipe l'universale. Certo costui non l'albero


che, piantato lungo il corso delle acque
fruttifichi a
,

suo tempo;

ma

perniciosa voragine sempre ingojante,

e che mai non rigurgita

le

non debba essere redarguito quandochessia,

talento io

non solo nutrirmi desidero,


pubblica

utilit,

Ih. ib.

cap.

27.

Nec

mundo.)) Lucano Phars.


2

E sar

delle

acque

8.3

ma

ed anche fruttificare a

dimostrando verit non tentate da al-

tri.

I,

cose ingojate.

Ci ripensando spesso tra me, affinch del sepolto

"

(il
,

giusto,)

sibi,

1.

sed

loti

genitum se credere

2.

come Valbero piantalo lungo

che d frullo a suo tempo,

Ps.

I,

rivi

3.

Isa,

iEn. XVII, 8.

Monarchia

L.

I,

cap.

I.

Allude

alla

nota parabola del

Vangelo, applicandola a chi non usa a pubblico benefizio

tesori dell'intelletto.

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CAPITOLO OTTAVO

200

Ma

qui debbo arrestarmi per non capovolgere l'or-

dine prefsso

al

mio

lavoro. Avanti

di vedere a quale

altissimo scopo di riforma sociale egli credesse conce-

dutogli l'alto ingegno speculativo, che dal 28" al 35"'

anno

di sua vita disvi nelle discipline di vita

attiva,

mestieri premettere altre indagini, proporre e risol-

vere altri quesiti, perch sempre pi riconfermisi


cetto che

si

nasconde sotto

la

bella figura dell'

il

com-

amata

sua donna.

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CAPITOLO CNDECIMO
Perch mai

potr chiedere alcuno

il

grave e astruso

peripatetico principio del duplice intelletto assunse per


l'Alighieri le gentili e passionate

forme d una

storia d'a-

more?

tale quesito

parrebbe egli stesso rispondere:

primo che cominci a dire come poeta volgare si


mosse perocch volle fare intendere le sue parole a donna
Il

quale era malagevole a intendere

alla

versi latini.

questo contro a coloro che rimano sopra altra


teria

che amorosa, conciossiacosacchc cotal

lare fosse dal principio trovato per dire

Ma

ma-

modo di pard'amore.

cotesto canone, che a taluni potrebbe per s solo

parere decisiva risposta

troppo angusto e volgare

per supporlo inalterato mai sempre nell'animo di colui

che dai meschini primordi dell'arte, da' quali

seppe levarsi

dunque una

al

il

desunse,

volo della Commedia. Mal potrebbe a-

larga e sincera critica giovarsene alla so-

luzione del proposto quesito

dove non consentisse

pi sostanziali argomenti.

Quel velo di passione amorosa

forse, com'altri

sup-

pose, arcano rito frammassonico; o pauroso artificio di


ghibellino settario?

Nulla di ci. Esso era invece necessit d'

Vita

Nuova

25, e qui addietro pag. SO.

uomo

edu-

202

LA BEATRICE SVELATA

cato al realismo scolastico, al neoplatonismo degli Alessandrini, al misticismo ascetico e razionale: era necessit

XIII emulo de' due Guidi: era, pi

di poeta del secolo

che altro, bisogno d'una mente sintetica per eccellenza


che cos volle e seppe

n altrimenti

concretare in una indagine sola


e

Dissi quella apparenza

in breve,
Il

lastica

Or

cosi

mente concepisce

il

sere; e tra questi

due

l'altro la

atti,

concetti della mente.

ante rem, in

re,

non

di

d'es-

differenza che ne

questo assioma era

come natura sem-

assoluta, dicevasi ante

tribuente a quello

si-

166-7), e la loro triplice partizione.

come dicevano, copulata

re; appresa,

il

o Forme

post rem.

Idea, considerata in se stessa,

plice, separata,

la

al

rem; congiunta,

soggetto particolare, at-

sua forma essenziale, dicevasi in

o intuita dall'intelletto, post rem: con que-

cio che,

dove

la

intuizione provenisse dalla idea

pura, ante rem, anzich dalla mista,

due modi

atti,

agli Universali, Idee, Intelligenze,

di che gi toccai (p.

sto,

la

che hanno per soggetto l'uno

mente

Conseguenza necessaria

o,

sco-

filosofa

Tutto ci che

stema intorno

La

esiste nella natura: la realt delle cose

Essere ed esser pensato sono due

natura e

elevarsi.

a riassumere

dotto critico della

assolutamente adeguata a tutti

soggetti.

quale

fonda su questo assioma

si

principi

indole e la natura di tal sistema?

realismo

potuto)

d'amore necessit d'uomo edu-

cato al realismo scolastico.

la

uomo

pi nobile intento cui potesse

il

lo avra

pi alto fra

il

Haurau de la Philos. scolasi,

iti

re, tenevasi

voi. 2,

p. 14.

qual

CAPITOLO UISDECIMO
raggio diretto della Intelligenza attiva

203
una teofania

come la disse Giovanni Scoto Erigena.


Che questo pur fosse il sistema dell'Alighieri chiunque ha mezzanamente in pratica la Commedia e il Convito non pu dubitarne. Che anzi
trascinato dal suo
1

prediletto libro de Causis, e dallo pseudo-Dionisio Areo-

pagita,

si

spinse agli estremi limiti del realismo: su che

basti citare questo luogo per tutti

Li movi! ori del cielo sono sostanze separale da

teria,

Angeli. Furono

certi filosofi

ma-

chiama

cio Intelligenze, le quali la volgare gente

che credettero sola-

mente essere tante queste quante circolazioni fossero nelli


cieli, e non pi... Altri furono che puosero, non solamente tante Intelligenze quanti sono li movimenti del
cielo,

ma

eziandio quante sono le spezie delle cose, sic-

come una

spezie tutti gli uomini, e un'altra tutto l'oro,

un' altra tutte

le

larghezze

e cos di tutto; e vollero

che, siccome le Intelligenze dei cieli sono generatrici di


quelli, ciascuna del suo,
dell'altre cose,

cos queste fossero generatrici

ed esempli ciascuna della sua spezie; e

chiamale Plato Idee, ch" tanto a dire quanto forme,


e nature universali...

La

verit ancora per loro veduta

fetto di ragione, e

pur per ragione veder

non

fu, e

per di-

per difetto di ammaestramento: ch


si

pu

in

molto maggior numero

Al di sopra della ragione la visione, la quale sola

pu dare

la

conoscenza pura. UnaAen pura una teofania,

ima manifestazione
vis. nat.

1,

di Dio

neW anima umana.

De

di-

c. 4.

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LA BEATRICE SVELATA
non sono

204

essere le creature sopradette che

uomini possono intendere.

gli

Le

gli effetti

che

non solo tante


ammetteva quanti universali concepisce la

quali parole vogliono dire che

Intelligenze

mente (ultimo confine del realismo) ma altre molte ne


supponeva oltre i termini dell'ideabile umano.
Fatti certi di qucsV ultra-realismo di lui, resta vee perch dovesse spingerlo a dar

dere

come

una

storia d*

amore

al

cologico, ontologico, e sociale ad

che illumina

mente, e

la

forma

d'

suo concetto fondamentale (psi-

le

un tempo)

la Intelligenza

mostra in che consiste

l'or-

dine dell'universo materiale, e morale.


Gli Scolastici,
in ogni essere
sibilit),

essi, la

come

forma

la

pi volte ho notato, distinguevano

due elementi
(atto}; e

natura essenziale,

quello: d

il

integrali:

il

subietto (pos-

quest'ultima costituiva, per

compimento

e l'ultimo fine di

onde naturale, anzi necessaria conseguenza

sioma che

<r l

no, la forma,

l'as-

ente possibile amasse, appetisse, cos diceva-

come sua perfezione ed ottimo

metaforico desiderio venne fuori

la

fine.

Dal quale

teoria cosmica del-

l'Amore universale, quasi legge di generale attrazione.

poich

la

creazione d'ogni ente altro in cotale sistema

non era che l'unione d'un soggetto e d'una forma, ne emergeva il concetto sovranamente poetico, di cui largo
uso

fa l'Alighieri,

che

moto d'amore; donde

la

creazione altro non fosse che

la triade metafisica

riapparente in

ogni essere: potenza, osubbietto; intblligenza, o forma;


procedente dall una e dall'altra, e cagione della ipo-

e,

statica loro unit,

Conv.

Div,

Corti,

trall. Il,

Amore.
c.

5.

Cf. ib. tralt. Ili, cap. 5, 13,

li.

passim.

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CAPITOLO UNDECIMO

Vedemmo

sopra

la

sere ritenuta dagli Scolastici tutti


intelletto possibile.

l'

ente sensibile

concorrono

bilit)

e la

un

Al modo

o attiva, es-

forma

essenziale del-

istesso

come

in ogni

avea detto l'Averrocs comentando Ari-

stotile

205

Intelligenza prima,

forma

due elementi

materia (possi-

la

(atto), cosi nell'essere intellettivo:

lato intelletto possibile,

ligenza attiva, o formale.

o materiale; dall'altro
1

Era

da

intel-

ben naturale per-

tanto che, se la tendenza supposta in ogni ente possibile verso la propria

forma qualifcavasi per amore, tanto

pi questo dovesse esser detto e pensato di quello fra


gli

enti in potenza che

frase

anima

perennemente ripetuta dagli

intellettiva.

Scolastici di

Quindi

la

connubio

fcopulatioj fra la intelligenza attiva e lo intelletto possibile

per esprimere

il

passaggio dallo stato di mera

attitudine all atto dello intendere puro.

Intel lectus

duplicem nobiscum habet copulationem. Intellectus in


potentia per copulationem

cum

intellecto agente, intel-

ligendo ipsum, intelligit res abstractas omnes.


ligere est valde

voluptuosum.

a ogni tratto ne'

Comenti

In

tei

questa frase ricorre

di Averroes

e pi che al-

trove ne' due opuscoli suoi che hanno per titolo: della

BEATITUDINE DELL' ANIMA, C DEL CONNUBIO DELL' INTELLIGENZA astratta coll'uomo. Da questi due opuscoli, o
a dir meglio doppia e diversa traduzione d' un solo
trasse l'Alighieri,

come vedremo a suo luogo

fondamentale che forma base

Arisi,

sim.
2

de Anima

cum

al trattato

la

idea

de Monarchia,

Averr. Commcnt.

lib.

pas-

V. qui sopra cap. 7, pag. 130 c seg. Cap. 9, p. 172.

Id. ib. 20,

36.

XII Mclaph. 39.

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LA BEATRICE SVELATA

206
quale cio

umano,
l'

Y ultimo

sia

e quale

uomo

il

sull'uomo.

Cementatore esordire

fine

comune

a tutto

il

genere

principio giuridico d'ogni autorit del-

quivi appunto egli udiva

il

gran

cosi:

Trattando di questo nobilissimo tema, mio intenla massima beatitudine dell animo umasuprema ascensione. E dicendo ascensione

dimento chiarire
nella sua

no

intendo

suo perfezionarsi e nobilitarsi

il

congiunga

si

colla Intelligenza astratta

e questo
uno con essa
supremo grado della sua ascensione. 1

uniscasi a quella che diventi

senza dubbio

Ma

il

modo che

in

e siffattamente

pi che altrove nel comento alla

Metafisica

si

familiare all'Alighieri, gli veniva, nonch accennata, di-

modo

segnata in

netto e preciso la forma simbolicamente

amorosa da dare a quel concetto.

'

opinione di

Aristotile

forma degli uomini,


per

cos

Averroes

unione colla Intelligenza,

la loro

la

agente e
astratte,

per due modi sono

sono principio,

cio:
fine.

noi come l'amata

mossa necessario
le,

'

Ite
i

e che la

si

Ica cspicssa

da

S.

principio

quanto

di ci di cui

la Intelligenza attiva, in

principio

quanto

impreteribile che

muove l'amante; e

se ogni cosa

congunga a ci ch' sua causa

move, necessario

.... Vi unialur
An. beat. cap. 1.

il

principio
in

secondo che sono moventi, e se-

Per

astratta, ed nostro

mova

la

quale egli di-

Anima essere il nostro


movente. Or le Intelligenze astratte,

mostra nel libro de

condo che sono

che

quanto son uomini, non che

in

cum

che

eo ila ul

Cf. qui

Agostino

da ultimo

cum

eo

fiat

sopra, pag. 131

fina-

congiun-

ci

unum...
,

la stessa

erunl duo in mente una.

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207

CAPITOLO l.NDECLMO

giamo a

bench

tale Intelligenza astratta....

in noi ci

segua per breve tempo, siccome disse Aristotile.

qui giovi soffermarsi un istante, e notare-: se

malgrado

saico Comentatore,

la

pro-

il

sua logica aridit, per dar

lume a quel concetto filosofico ebbe ricorso alle magmi della progressiva ascensione d'un amante per congiungersi colia sua amata, chi vorr dubitare o stui

pirsi

che

il

poeta plastico per eccellenza,

sciuto fra le arti cavalleresche


i

canti d'amore, facesse

dama

le

il

gipvin cre-

gentili brigate

de' suoi pensieri la Intel-

ligenza che dovea chiamarlo a missione

non meno

alta

onde ad Enea ed a San Paolo fu conceduto,


siccome a lui, visitare l'i mino ri al secolo

di quella
viventi,

Ma, e senza questo, certo che


chissimi,

dovunque furono

della natura,

il

da'

tempi anti-

personificate le arcane forz^e

mito muliebre e d'amore fu sempre u-

sato ad esprimere le benefiche


I

fin

all'

uomo.

sistemi infatti dell'Oriente sulle emanazioni ed in-

carnazioni divine

si

presentano quasi sempre sotto

spetto di allegoriche vicende d'amore. Tali, a

esempio, presso

Vicn

di

gli

Indi

fatti di

infelici

d'amore, rammenta

le

da cui riceve gentile premio

cavalleresche audaci imprese del

medio evo che invogliavano amore


Egizi

le

Avcrr.

e cortesia. Tali presso

dolorose varie peregrinazioni d'Iside pel

suo Osiride, e

di

Cricna, incarnazione

che, combattendo immani giganti a pr di

belle prigioniero

gli

l'a-

modo

il

viaggio alle regioni infernali perch

Comment.

il

in Mclapi. XII. cap. 2, co: 38. car. 339,

r. ci v..

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LA BEATRICE SVELATA

208

potesse raggiungere, e, seco unita, riordinar l'universo

corrotto dal genio del male.

concetto della Intelligenza, o Sapienza, vagheggiato

II

dille scuole teosofiche, ricevette plastiche

per opera degli Ebrei

filelleni

educati al sapore ed

sti

Fu

gi

tempo

forme muliebri

d' Alessandria,

monotei-

dell'India e della Grecia.

ali arti

cos scriveva Filone, pi


fu gi tempo che, dato
illustre

il

rappresentante di quella scuola

Sapienza, ed alla contemplazione dell'universo, io

alla

godeva

come da divino

beatitudine della mente.,., e

la

spirito rapilo a volo sublime, io percorreva coll'animo


il

corso della luna, del sole, e degli

come

Ed

ora io rivolo

di

richiamarmi di

sott altra

coll'ali alla

altri

orbi celesti...

Sapienza, che non cessa


1

l dov'clla .

forma produssero indi a poco

stemi religiosi e sociali Simone di Samaria, e

loro

si-

gli altri

gnostici dell'oriente.

La Verit primitiva ed

avere creato l'universo e


a queste

il

governo di quello. Abusando

disconobbero
no. Per

universale, Ennoia,

1'

di lor potere,

autorit di lor madre, e la degradaro-

sotto

nome

di

Elena e

un corpo umano, soggetta

in

dopo

le intelligenze celesti, affidava

alla

Minerva, chiusa

di

metemsicosi, trapass

di corpo in corpo per mille umilianti degradazioni; finch, liberata da Dio

anime ingannate

Una
1

De

venne a redimere con Simone

lunga serie di amori e di

leyib. special,

lil).

Il,

Iraencus, ade. haercs

* S.

Ccts.

dagli angeli decaduti.

I.

3.

Euscb.

le

matrimoni infor-

proem.
1.

1,

1UL cccl. Uh.

c. 20.
2,

Origene,

coni.

cap. 13.

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CAPITOLO UXDECIMO

mavan pur anco

tutti

209

sistemi degli altri gnostici, a co-

mincia/e dalle prime simboliche nozze della Verit (Alethia) e della

Mente (Nous) sino

alle

ultime della sag-

gezza inferiore (Arhamoth). e dell'itone che la tira dal

caos ov'era caduta.


Nell'Occidente,

quando

greco-romana succedettero
in

metro,

la scienza,

che

la

il

alla splendida e civile poesia

arguzie metafisiche poste

le

mito simboleggiante sotto aspetto muliebre

quanto veniva perdendo delle estetiche forme

Grecia avevagli dato, tanto acquistava d'impor-

tanza filosofica.

Or
mento

chi voglia avere


della

una idea

pagana cultura

del

come

in ogni ele-

oper, sotto

si

la influenza

dottrine orientali ed alessandrine, quella trasfor-

delle

mazione che poi apparve

evidente e spiccata nel me-

dio evo, deve di necessit fermarsi sopra Boezio.


Nella sua Consolazione della Filosofia, che poi tanto

universale grido lev da

non avere esempio

nella

pone e disegna

sim-

storia delle illustri mediocrit,

il

bolo della scienza e del suo amore per essa con forme
tali di

cui riesce lieve anche

a'

meno

veggenti ricono-

scere la influenza e le tracce negli allegorici


l'Alighieri.

Onde, non solo per questo,

ma

amori

riscontri che quel libro presenta colle dottrine di

non sar fuor

Allorch

di luogo darne qui breve

zio,

lui,

compendio.

Teodorico sforza vasi ripristinare

le-

appa-

romano le vecchie senatorie


da Simmaco suocero di Severino Boe-

renze del caduto impero


famiglie, capitanate

del-

e pc' molti

tentarono rilevare l'antica potest dei Senato, e co-

S. Iraen. op. cit.

Tertull.

adv. Valent.

11

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LA BEATRICE STELATA

210
"

spirarono per temperare l'autorit de' goti conquistatori.

Uomo

di vasta erudizione

Boezio e cultore sin da'

il

primi anni del neoplatonismo, datosi tutto alla vita civile,

sper possibile fare rivivere l'antico lustro del Se-

nato Romano. Se, e

dove s'implicasse

fin

nella patrizia

congiura non ben chiarito. Certo che; quella denunziata, fu gittato in

Fra

un

dove

carcere,

angosce della prigionia

le

finiva

suoi giorni.

privazione de'

e la

suoi pi cari, gli accadde quel che suole accadere a tutti

uomini che dalle dotte speculazioni sono passati a


o infelice azione politica; quel che pur anco

gli

inefficace

quando

sent V Alighieri

da vasi

lativi,

alle

cure

calunnie degli invidi, e


la

intermessi

civili,

le

niversale; e

ridrizzino

si

pubblici

a'

pensieri e

mali,

costumi dell'u-

rimorso pertanto d'avere rinnegato

il

le

persecuzioni de' prepotenti:

disperazione cio di pronti rimedi

senza che pria

specu-

studi

gli

per averne in ricambio

la

pro-

pria missione intellettuale per quella operativa dell'uomo


politico.

Trovasi

in tale stato

tare in versi la perduta

Quand

ecco appare una

Boezio allorch prende a lamenfelicit

riverenza. Essa ha occhi acuti

non comune
statura
il

s'

pi alto de'

fila

sottili

mali presenti.

in vista di

molta

e color vivo, e vigoria

ed or grandeggia della consueta umana

ora

nonch

Donna degna

innalza siffattamente che tocca del capo


cieli,

e talfiata

e insolubili eh'

ella

il

sorpassa.

stessa

La

veste, di

ha tessuta

porta

lembo un'Alfa, e nell'estremo superiore un'Oe tra 1' una e V altra lettera una serie di gradi

nel basso

mega

fregiati

come

scala dall'infima all'eminente.

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CAPITOLO UNDKCIMO

-Quella

211

manca

veste squarciata, e

mano ha

alcuni violenti recarono seco. Nell'una

qualche libro

reale,

suo

il

lo scettro

nell'altra.

come vede intorno

Costei,

in versi

de' brani che

muse

stato, le

al letto di lui,

che piange

Chi

ispiratrici del canto:

ha, grida, chi ha lasciato qui entrare queste meretrici

che, sotto specie di farmaco, gli apprestano dolci ve-

leni?

voi, triste

che

uomo

m' avete rapito un

siete, colle vostre

volgare;

ma

lusinghe non

questo mio fedele


Platone e Aristo-

eh' io crebbi in Grecia agli studi di

Partitevi tosto di qua, sirene, che colla vostra dol-

tile.

cezza fate cader gi sino a morte. Lasciate che lui gua-

muse mie.

riscano le

quelle, vergognando

il

la-

sciavano.

La
letto:

donna

Mi

nutriva, che

ti

postasi a sedere in

riconosci tu? disse.


ti

dava armi

vessi deposte, t'avriano

postagli la
il

mano

uscito di

mente a

Boezio
gli

che, se tu

non

non

v' pericolo

grave sonno

che

ed oblo

le

a-

E.
disse

egli

s stesso.

piangeva dirottamente

ed

ella a

tergerne

occhi col lembo della sua veste.

Quella
i

tali

sponda del

io quella

da ogni insulto difeso.

sul petto

suo male letargo

sulla

Ben son

suoi

fidi

donna la Filosofa che non abbandona


giammai. Gli chiede un'aperta confessione
,

de' suoi mali; e, udito corn ei

si

dolga de' perduti fa-

vori della Fortuna, e dell'esilio e del carcere, prende a

screditare quella rivale che le contrasta l'animo del suo


fedele

In

1
;

e gli dimostra

come

siano spregevoli

un apposito capitolo dimostrer come

fa-

c perch i'u-

212

LA BEATRICE SVELATA
che

vori,

come

colpi di quella;

vera patria dell'uomo

contemplazione delle cose immutabili ed eterne

sia la

e quegli uomini veramente potersi diro in esilio che sono


esclusi

da

siffatta

perfezione, avvegnaceh

dell'uomo essendo
templativa

ha dove

somma

a quella

Per essa, che


gli

la

am

stia la

fine

da rivolger tutto s

sia

lui sin da'

si

ultimo

stesso.

primanni, ora che detto

vera beatitudine, gli additer

scorse prima le cose che


a

beatitudine della vita con-

debbon fuggire

tra-

la via

che

quella lo riconduca; e impenner ali alla sua mente

che possa in alto levarsi

alla

salvo, sano, ed imperturbabile

somma

beatrice. Quivi

fatto milite del cielo

contempler con qual legge dal Re de' re


nato l'universo, e vedr come,
pel genere

umano,

la

somma

per

sia

gover-

individuo, che

l'

beatitudine

si

risolva nella

Unit.

Fatta questa promessa,

la Filosofia

il

suo fedele in-

traprendono quel viaggio ideale che, privo d'imagini,


consiste in prolisse dissertazioni per arrivare da ultimo
alla

Io

conclusione anticipatamente proposta.

non ho

fatto che

rapidamente accennare: ma, ed

anche in questo mutilo abbozzo, quante corrispondenze


di scorgere fra quel libro e la Vita Nuova
Poema! Senonch scopo delle indagini che proseguo in questo momento gli dimostrare quali efficaci

non dato
e

il

moventi ed esempi spingessero


giare nel mito d'una

1'

Alighieri a simboleg-

donna amata

la Intelligenza:

uguale concetto di rivalit, o di antitesi


la

tra la

n,

fortuna c

beatrice fosse riprodotto dall'Alighieri, e quauto lume ci

dia sul sanificato dell'ultima.

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213

CAPITOLO IWDKCIMO
per ora, mi far deviare da questo scopo,

di facili e luminosi raffronti tra le opere sue


di cui

occasione

la

con quelle

vo dando rapido cenno.

Dal sesto

tredicesimo secolo non pochi imitatori e

al

contraffattori toccarono alla Consolazione di Boezio. Essa

fu anello onde la cadente letteratura

ammirato

romana

riattacca-

medio evo. Fu l'esempio pi seguito

vasi a quella' del

di quella

forma che pretese congiungere

le

metafisiche sottigliezze cogli amabili fantasmi della ima-

ginazione e

gli affetti

del cuore

coli inasseguto, finch

connubio per

non sorgesse

il

sette se-

gigante, cui tanto

di la natura di potenza fantastica, tanto d'inesauribile

vena d'affetto, da vincer

la

prova, com'altri n prima,

n poi, n probabilmente mai pi, pot


Tralasciando

le

concetto boeziano
volgari) che

all'

tante
(s

fare,

far.

riproduzioni ed imitazioni del

nella latina,

che nelle tre

Alighieri era dato di

leggere

lingue

ed aver

presenti, giova fermarci su pi autorevole esempio, quello

che davagli

il

libro della Sapienza. Del quale parlando,

cos disse S. Agostino

La Sapienza e X Ecclesiastico si dicono di Salomone


per una certa somiglianza
ma che veramente siano
eli' e cosa cerstati scritti da Ges figlio di Sirach

tissima.

di

altrove torna sullo stesso argomento

Tra

libri

Salvatore,

a s

non

certamente
ricevuti

Ve doclr.

chrisl. lib.

avanti

come canonici

dalla chiesa cristiana,

Salomone per una

scritti

venuta del

dagli Ebrei,

due ve n'ha che

certa

II,

la

detti

ma

sono

somiglianza di eloquio

cap. 8, n. 13.

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LA BEATRICE SVELATA

214

ma

che veramente non siano di Salomone certissimo


pi dotti.

pe'

Non

apparisce con certezza chi sia l'au-

ma quanto

tore di quello della Sapienza

V Ecclesiastico, per chiunque lo ha

essere d'un tale

Ges detto Sirach.

una polemica avuta contro

In

consente essere incerto


Sirach

o da Filone;

se la

ma

Sapienza

idea che possa essere del Sirach

ultimo

si

da

donde chiaro che

ne credesse autore Filone.

questa sentenza

gli

sia scritta

nelle Ritrattazioni esclude

in

altro,

Vescovo Giuliano

il

la

egli

all'

letto intero, certo

attenne San Girolamo anch'esso,

dicendo quel libro da' pi antichi attribuito a Filone,

come lo stile senta tutta


graecam eloquenti m redolet. *

e not

greca

la

eloquenza

(i

Stando adunque
competenti

fra'

alla

sentenza de'

padri della

chiesa

pi autorevoli e

latina si ha. che

libro della Sapienza sia di quel dotto

il

ed eloquente Giu-

deo d'Alessandria, che fu tenuto emulo di Platone, e


che tanto

si

lev sugli altri Ebrei grecizzanti che fio-

rirono in quella citta prima dell'era volgare.

Altrove toccai di cotesta scuola, o sequela, di Ebrei


filelleni,

le

ch'Eusebio dice peripatetici,

quali,

seguendo

dottrine di Platone e di Aristotile, nonch quelle della

Speculum de libro Ezechielis,

in (in.

Op. imperf. contra Julian. cap. CXXIII.

Relracl.

lib.

II,

cop. 4.

Traggo quesla notizia da una noia de'

rini al libro 2, cap. 8, n.

Agostino.
viglia

Che

Etymol.

pur fosse

lib.

dotti padri

Mau-

13 de Doctrina Christiana, di S.
di

Filone opin S. Isidoro di Si-

VI, cap. 2.

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CAPITOLO
orientale,

filosofia

tiva

il

>

215

DECIMO

come costoro professarono e

Scritture giudaiche; e notai


diffusero

tentarono armonizzarle colle sacre

principio peripatetico della Intelligenza at-

o Sapienza, estrinseca all'uomo, ed illuminatrice di


1

tutte le menti.

Allorch, per la posizione geografica e per la splen-

dida eredit del suo fondatore, Alessandria divenne


porio di civilt; ed

maestri in lor corte discepoli di Aristotile


stro, di

em-

Lagdi tenevano indistintamente a

Buda, adunando

illustri

uomini e

Zoroa-

di

libri

da ogni

parte del mondo; e gi il monoteismo vi si professava


come comune credenza de dotti, il Mosaismo pot u:

suo isolamento

scire dal

e contribuire pur esso alla

impresa di quel sincretismo religioso e


segna

momento

solenne

mano. La

citt

che

il

gran Macedone pose anello

teriale fra l'Occidente e l'Oriente, fu

quell'altro

filosofico

che

nella storia dello spirito u-

il

ma-

degno luogo

di

nesso morale per cui le dottrine orientali,

immedesimate

agli ultimi

vennero ad immutare

sviluppi della greca filosofia,

profondamente

la

civilt

occi-

dentale.

Certo fra quanti ebrei grecizzanti professarono in Alessandria quel

misto di dottrine religioso-filosofiche,

che ben potrebbe dirsi jerosofa, a nessuno meglio che


a Filone

pu convenirsi

splendido

stile, la

to, le frasi

libro

della

Sapienza.

ed imagini tutte elleniche e classiche che

s'incontrano;

il

il

Lo

purit del greco idioma in ch' scritvi

manifesto alludere alle sentenze di Ana-

V. sopra a pag.

13i, 133.

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LA BEATRICE SVELATA

210

creontc e di Orazio

dove sono

descritti

pensieri e

sopra tutto quel fare largo e

vita degli epicurei; e

la

comprensivo, quell'onda d'un concetto che, senza pur


deviare dalla sua unit, procede e

pi vaste dimensioni,

epopea

Umanit

che

slarga in

tutto

il

sempre

una greca

di cui protagonista la Intelligenza e teatro


,

sono altrettanti argomenti che stanno a ri-

confermare quanto ben

apponessero S. Girolamo e

si

Agostino attribuendolo

S.

si

diresti

al

meno

antico, e pi illustre

di quegli ebrei filelleni, l'Alessandrino Filone.

La

moderna

critica

quali ho fatto ricordo,


allorch, leggendo

la

illuminata dai dati storici de

non ha da sorprendersi adunque

Sapienza, vi trova

evidenti ri-

scontri colle dottrine peripatetiche ed alessandrine della


Intelligenza

Attingendo direttamente

attiva.

pure

alle

fonti dei padri della chiesa, la odierna esegsi sa di

non

essere irreverente alla religione cattolica allorch, senza

negare
della

la ispirazione divina,

mano che

redasse,

li

cerca ne' sacri Libri l'opera


le

influenze de' luoghi, de'

tempi, delle condizioni storiche; allorch ricusa di chiudersi in quel gretto e pauroso

pur domandare a

s stesso

in quali circostanze

una parola,

in

la

furono

empirismo che non osa

dove, quando, da chi, ed

scritti

que

Libri.

razione divina nelle sacre Scritture farsi


cetto da

non

sentire

vuota astrattezza

in

il

alle

Non
mente

dir tutto

mal vietate

un

s largo,

con-

bisogno di sequestrarle in una

un arido

suoni a raccolta non appena


sti

odierna esegsi biblica pu della ispi-

e buio

campo dove

la fiaccola critica

si

si

acco-

trincee.

cos pc' dotti del

medio evo. Ignari completa-

della parte storico -critica attenente alla redazione

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217

CAPITOLO UJTDECIMO
delle opere antiche

avrebbero poi tenuto a sacrilegio

indagar quella de' Libri sacri, bench di

che dato avessero esempio e guida


i

siffatte ricer-

pi autorevoli tra

padri della Chiesa. Si rappresentavano invece que' Li-

bri privi d'ogni attenenza di luoghi, di tempi, di

uo-

mini, e di tutto, quasi non redatti materialmente nello


spazio e nel tempo.

per

scire

per inesplicabile doveva riu-

ogni riscontro che quivi trovassero, mi-

essi

racolosa ogni coincidenza fra

le

idee degli antichi filo-

e loro discepoli greci ed alessandrini, con quelle

sofi,

che leggevano nelle sacre Scritture.

Per non uscire dalla indagine che ora proseguo, vivo,

profondo dovette essere

no

lo

stupore dell'Alighieri

dopo avere appreso

in cui,

comentatori

le

ho discorso

il

gior-

in Aristotile e ne'

suoi

psicologiche dottrine dello quali pi volte

vedeva riapparirsele innanzi, con termini

presso che identici, nel libro della Sapienza.


Aristotile e

suoi comentatori e seguaci, distinguendo

nel fatto dell" intendere

umano un doppio

principio,

individuale e passivo, Intelletto possibile, e l'universale

ed attivo

che chiamarono Intelligenza attiva

o Sa-

pienza, dissero questa essere:

Una, semplice, perpetua, universale, quasi luce par-

tecipata da' diversi

non mista

umani

impassibile

sua sostanza che azione.

intelletti

V. qui sopra cap. 7, pag.


Arist.
lib.

libera

pura

ma

mobilissima, nient' altro nella

cum

130-32.

Avcrr. Conimcnt.

Metaph. cap. 2, De ani-

3, te: c co: 19, ?0, 49.

218

LA BEATRICE SVELATA

Essa lume acceso da Dio

Rettitudine istessa.

la

Per essa l'uomo

nell'

anima umana;

principio d'ogni giustizia fra gli uomini, anzi


1

Essa

Lo

il

morte, e

sfida dagli stolti la

beato e carissimo a Dio;

si

fa

principio giuridico a regnare sugli uomini;

suo d'et

spirito

in et si diffonde su' filosofi e

su' profeti. 5

Or, dopo apprese, ripeto, coteste dottrine, con qua-

animo, aperto

le

il

libro della

lighieri leggere le sentenze

stesso

Lo

bile,

lettore:

il

chiaro, immacolato, manifesto, impassibile, amico

del bene, acuto libero... che

pu

che tutto vede

tutto,

tutti gli spiriti intellettuali;

splendore della luce eterna, e procede dalla glo7

ria dell'Onnipotente;

mo-

spirito della Sapienza unico, vario, sottile,

e penetra per

Sapienza, dovesse l'A-

che seguono giudichi da s

avvegnach

le cose; e

Sapienza sia unica, pur pu tutu

la

dimorando

in s stessa,

rinnova ogni cosa; e

Arisi. Art.

Id.

RhcL

lib.

Ili,

Melaph. in proem. e

cnp. IO.
lib.

XII. De anima

lib.

te:

c co: Si;
5

Melaph. in proem.

cap. 12.

Melaph.

lib.

litica

XII, cap.

lib.

cap. 8,

lib.

VI,

I.

Polii, lib. II.

De lunula sanilate. Questo opuscolo, che manifestamen-

te apocrifo, correva sotto il


0
Sap. cap. VII, v. 22, 23.
7

nome

di Aristotile.

Ib. v. 26, 25.

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219

CAPITOLO UNDECIMO
ogni et, scendendo nelle sante anime, forma

in

mici di Dio ed

Profeti;

a-

gli

ssa sole dell'intelletto; luce della giustizia;

Le anime

tormenti

mani

de' giusti sono nelle

di

toccano... e giudicheranno le

li

gnoreggeranno

Dio

genti

e si-

3
su' popoli.

Se Numenio definiva Platone Mos parlante in lin-

gua

ben poteva Aristotile parer qui

attica,

Salomone parlante in lingua

E non

ho

all' Alighieri

attica.

che appena accennare pochissimi

fatto

fra'

pi capitati riscontri! Pure quel tanto ch'io n'ho toccato

parmr pi che

provare quale attrat-

sufficiente a

tiva dovesse esercitare sull'Alighieri cotesto fra' sacri

che suggellava ed innalzava di tanto

bri

nante del suo sistema

la Intelligenza

l'orditura di tutto quel libro,

la idea

li-

domi-

beatrice.

Ma

concetto generale che

il

informa dovevano attrarlo pi ch'altro.

lo

La Sapienza

sentiero
str

il

il

ivi

detto

giusto che fuggiva

regno di Dio

gli

condusse

l'ira

per diritto

del fratello; e gli

diede

il

mo-

premio d'un forte

combattimento; e fece apparir mendaci coloro che

l'a-

veano vituperato. Gli diede una gloria eterna, ed entr


nell'anima sua onde contrastare

a'

potenti, e liberare

popolo da quelli che l'opprimevano.


Preso poi nel suo

deva a mostrare
str

da

filosofo)

Sap. cap.

Cap. V,

Cap.

Ili,

(ci

come

tutto

il

quel sacro poema inten-

che in altre sue opere Filone moprincipio di tutti

mali del ge-

VII, v. 27.

v. 6.
v.

1,

8.

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LA BEATRICE SVELATA

2*20

umano

nere
e

come

fosse

dipartirsi eh' ei fa dalla Sapienza

il

solo per essa, trovar potesse pace e concordia,

renunziando

idoli e de' princi-

moltiplicit degli

alla

pati.

Per vien mostrando quel libro come, a cominciare

primo uomo Adamo, sino

dal

promessa,

la Intelligenza

il

al

conquisto della Terra

guidasse al compimento de

da

diparti vasi. Essa salv

lei

Da

sua stessa caduta.

Ma

a'

suoi discendenti

Sapienza salvava di nuovo

la

quando, confuse
essa

dagli effetti della

staccandosi periva Caino co'

lei

suoi rimorsi, e procacciava


vio.

Adamo

camp

il

quando

suoi destini, rilevandolo da' mali in cui cadeva

la

provocavano nuova

lo genti,

giusto, e liber

il

il

Dilu-

umanit

ira divina,

popolo eletto dalla ser-

vit dell'Egitto; gli concedette varcare incolume peri


Eritreo, e quivi appresso
tiranni.

Quando

Io disset;

Strada,

sommergeva

ritrov pel deserto

si

lo

ammon

suoi nemici e

dove non era

co' castighi

quando

die-

desi a servire molte e vili bestie, facendo sua punizione


gli stessi leoni

le fiere

Sapienza distrusse

che avea preso a servire. Essa

sacerdoti di superstizione, e

uomini a ricondursi dalla idolatria

n gli

stimavano

dii rettori del

mondo

all'adorazione d

Iddio, che nella sua forza giustizia

ranni

I
:

uomini.

per

essi

il

che
solo

principio d ogni

Ma

tutti.

molti idoli non erano che imagine de

ed era questo

un

e che giusto

per tutti appunto perch signoreggia su


vano.

ammo-

di quelli

in-

molti

male

vivevano in disperate angosce

in sospetti, e in paure, senza che

ti-

fra gli

pur ne sapessero

e
la

cagione, che era: l'essersi dipartiti dalla Intelligenza.


Era per questo abbandono ch'essi stavano in

selva,

o-

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CAPITOLO UiVDECIMO
scura, che le fiere

221

come un

assalivano quivi; ed era

li

una

viver d'inferno: tutti legati da

stessa catena di te-

nebre, e pi gravi a s che le tenebre istesse.

Solo

a'

giusti splendeva intanto

dava ad ignoto viaggio


r

Y edremo appresso
,

se gi

quante relazioni

ed imagini e

una luce che

non

addusse

li

li

gui-

Sa-

la

promessa.

pienza alla Terra

per s

finch

si

non P ha

lettore

il

visto

passino fra questi pensieri

concetti dell'Alighieri. Per ora sotto

solo riguardo io

debbo limitarmi a guardare quel

un

libro,

per l'esempio cio ch'ei ne trasse al suo allegorico a-

more.

Lo

ispirato scrittore che, sotto

modo

celebrava in tal

le mirabili

nome

di

Salomone

imprese della Sapienza,

disse averla amato, e cercato sin da' primi anni, fin-

ch non fosse venuto a Dio per averla.

Questa

diceva ho amato e cercato

sin dalla

mia

giovinezza, e procacciato di sposare; e son divenuto a-

mante
11

viver con essa senza molestia, anzi beatitu-

dine e gioia.

lei

Ella va attorno

della sua bellezza.

e apparisce loro

cercando

que' che sono degni di

amorevolmente per

vien loro incontro in ogni pensiero.


Io

dunque ho

cose, e conforto a

Sap. Cap.

2 Ib. v.

strade

deliberato di menare costei per vi-

ver meco, sapendo ch'ella

buone

le

mi sarebbe

consigliatrice di

pensieri e alle noie.

Vili, v. 2.

16.

Cap. VI,

Cap. Vili,

v.

17.
v.

9.

<

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LA BEATRICE SVELATA

222
Per

nore

avr gloria fra

lei

fra

Per essa avr

Ed

che Iddio

vita perenne,

saputo eh'

me

la

e lascer eterna

memo1

non poteva ottenerla

io

venni

desse

e dissi di tutto cuore:

Mandala dai

pur giovine o-

andava attorno cercandola per congiungerla

io

me. Or

che verranno appresso di me.

ria infra coloro

le turbe,

provetti.

se

santi cieli, e falla venire dal so*

glio della tua gloria, acciocch, essendo presso di

operi meco, ed io sappia ci ch e gradevole a

Chi conoscer pu

data
alti

la

il

tuo consiglio, se non

Sapienza, e mandato

il

cos che

cose che piacciono a


chi da s stesso

tanti altri

gli avrai

il

cotesti concetti,

Dove

sacro libro, sapientissimo

fra'

adombrato sotto leggiadre

Sap. Cap.

II),

v.

13.

Ib.

v.

21.

Vili, r.

il

il

suggerissero

simbolico amore sin dalla puerizia

giungersi ad essa?

codelle

6
te.

non vede come

beatrice della sua mente, nonch

le vie di

uomini ammaestrati

che per brevit non trascrivo

all'Alighieri

me,

tuo santo spirito dagli

furon sempre add rizzate

loro che sono in terra, e gli

Or

te.

luoghi 1

non

Signore, e lo pregai

al

per

la

viaggio per ricon-

supposto autore di quel

mortali, appari vagli avere

finzioni

d amore

la

sua sa-

IO.

* Cap. IX, v. IO.


s lb. v.

lb. v.

17.
18.

Digitized

CAPITOLO

223

Uff DECIMO

picnza riformatrice, chi potr maravigliare


dagli affetti profondi, dalla

poeti

mente che scolpisce e colora,

che pure, adolescente, vide la sapienza apparirgli

egli,

amorevole per
siero;

le vie,

venendogli incontro ad ogni pen-

che pure uscper lei dalla volgare schiera, diventasse

amante della sua

bellezza; andasse attorno cercandola;

e poi venisse a tanto viaggio per ottenerla


solo

s egli

pu darla: onde,

lei consigliera,

da Dio che

addirizzare le vie

di coloro che sono in terra, tutti sviati dietro al

esemplo

malo

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igitized

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CAPITOLO DODICESIMO
Fra

interpretazioni allegoriche, che tanto

le

esegeti cristiani,

quanto

primi

dottori di misticismo ascetico

e razionale vennero attribuendo a

Giu-

libri sacri della

dea, quelle furono pi frequenti e pregiate che ne diversi


i

amori e nozze

ivi descritti

supponevano adombrati

rapporti dell'Anima colla Sapienza.


I

tre

patriarchi, le lor mogli,

da un lato

si

tipiche di fatti o precetti


stesso interpretati

come

evangelici

come simboli

anticipate figure

erano

la

al

Giudea, per esem-

pio, o la Terra promessa, rappresentava la vita


plativa; l'Egitto le discipline filosofiche

mo

tempo

psicologiche e

di cose

Sotto questo riguardo

intellettive.

men-

figliuoli, le schiave,

consideravano

de

contem-

gentili.

Abra-

che uniscesi ad Agar, egizia e schiava, l'uomo che

solo usa la filosofia.

La unione

padrona

unione

di

Agar,

signora delia

la

filosofia.

di

Senonch

Abram con Sara

uomo

dell'

colla Sapienza,

nota Clemente Ales come taluno,

sandrino, da cui traggo queste citazioni

dilettandosi in musica, in geometria, in grammatica, in


rettorica

si

lascia invescare nell'

celle,

e per esse disprezza

altri,

adescato nell'amore della

di vita attiva,

abbandona

delle cagioni d'ogni cosa


filosofia.

la

la

di queste an-

amore

filosofia lor
filosofia,

Sapienza

umana e

signora,

cos

ch

disciplina

ch'

la scienza

divina, e signora della

Per quando Sara gelosa di Agar

cos
15

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LA BEATRICE SVELATA

22(5

Abramo

seguo lo stesso Clemente


in tua

mano

volesse dire

cco, io do

vuoi; quasi

filosofia come pi giovane f


come perfetta signora ve-

Abbraccio la

ma

e serva;

le dice

la serva; fanne quello ohe

la Sapienza,

nero e onoro.

Una dubbia
nome onde fu

interpretazione data da Filone al secondo

contraddistinto Giacobbe fu anch'essa

il

principio d'altre supposte allegorie psicologiche.

Narra

Genesi come, dopo aver passato

la

il

Giordano.

Giacobbe lott per una intera notte contro un ignoto,

quale dissegli: lasciami, poich gi spunta l'aurora.

Il

Non

nedetto.

me

lascer, rispose, se

ti

E quegli
Giacobbe

chiamerai Giacobbe,

prima non mi avrai be-

a chiedere

ma

qual

No, disse

il

tuo no-

non

ignoto;

1'

verso Dio, quanto pi prevarrai contro gli uomini

lo benedisse.

nuel

dicendo

un piede.

gli

si

Dio

faccia a faccia.

lev

il

sole,

ed

appena

zoppicava da

ei

raha-ed

Da

e per disse significare veggente Id-

el;

ci le bizzarre interpolazioni allegoriche su-

amori e

le

nozze di Giacobbe per

Labano. Lia e Rachele, rappresentanti


contemplativa.

la

questo 'soprannome, Israel, Filone assegn per ra-

dicali

dio.

Giacobbe chiam quel luogo Fa-

vidi

ebbe passato fanuel

ti

Israel; poich se fosti forte in-

Giacobbe

cos

due

le

figlie di

vita attiva e

la

dice

Eusebio

port doppio nome, Jacob ed Israel, per significare col

primo, che vuol dire attivo

Slromala

Gen. cap. XXXII.

lib.

eserc tantesi

la

sua vita

I.

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CAPITOLO DODICESIMO
attiva; e col

secondo

sua vita contemplativa, eh'


rnana.

227

che vuol dire veggente Dio


la

somma

la

beatitudine u-

Le nozze d Isacco e Rebecca pur esse furono interpetratc pel connubio dell anima colla Sapienza.

Ma

il

lestra,

tanto sotto

il

riguardo religioso che

psicologiche interpolazioni fu
e tante son esse che

tali

sacro Libro che sopra ogni altro divenne pa-

il

filosofico, di

Cantico de' Cantici: e

apposite opero ne tesson

la

storia. 3

Ne veramente
fosse,

il

misticismo, religioso o razionale che

poteva trovar testo che meglio di quello rispon-

desse adeguato alle proprie tendenze.

misticismo, pi che teorica, una vaga aspirazio-

Il

una quasi ebbrezza

ne,

intellettuale rifuggente a' rigo-

rosi processi analitici della ragione.

Ond

che nessuna

tempo meglio ad esso convenne che quella d una esaltazione amorosa e spesso

forma di espressione

in ogni

in termini tali

men

da doverne arrossire qualsiasi orecchio

casto.

Negli amori della Sulamtc pel suo ben amato, tranne

scambio delle persone, maschile e muliebre

lo

nel

modo

tutto,

d'intenderli de' mistici asceti, risponde al con-

cetto psicologico e ideologico quale lo

abbiam

visto sim-

boleggiato ne' precedenti esempi.

Praep. Ev.

lib.

7, c. 3.

Id.

ib.

lib.

XI,

c. 4.

Cf.

de Civ. Dei lib. XVII, c. 13.


S. Ambrogio de Isaac et Anima.
Cunitz Ilist. crii, de Vinlerprclalion du Cantique des

S. Agost.
2

Canliques.

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LA BEATRICE SVELATA

2*28

La Sposa

Ambrogio, rap-

del Cantico, al dire di S.

presenta, nonch le anime tutte illuminate dalla Sapien-

che sono

za,

ma

Chiesa,

la

son

La quale

ciascun'anima in particolare.

elevandosi

sue parole

re-

dalla

gione de' sensi, e sprezzata ogni cura terrena, anela alla

infusione del Verbo divino.

quasi ferita d'amore

e,

duolsi che tardi venga;

non

sa patire ritardo... e va

dicendo impaziente: Oh, ch'io sia baciata da' baci della

sua bocca! N un solo bacio

ma

ella chiede,

molti, per-

Verbo
lume della divina cognizione. E, com'ella riceve questo pegno dell' amor nuziale, lieta esclama: Apersi la mia bocca, e attrassi lo
ch tutto sfoghi

il

suo desiderio....

del

fiacio

egli ch'ella sia illustrata dal

spirito suo!

segue indi

il

sacro

dottore notando

decente farlo parlare nella sua lingua)

lum adhaeret anima Deo Verbo

per quod

sfunditur spiritus osculantis; sicut etiam


lantur

come (parmi

per hoc oscu-

ii

sibi

tran-

qui se oscu-

non sunt labiorum praelibatione contenti

spiritum

suum

Ma non

sibi

invicem videntur infundcre.

solamente sotto

sed

rispetto religioso le volut-

il

tuose imagini del Cantico furono tratte a rappresentare


mistici amori.

Quando pi

presso gli Ebrei venne in voga

sofa degli arabi comentatori, cos

cobbe e dell'Angelo durante


ficare l'intelletto possibile
la intelligenza attiva,

teria,

la

la

che

come

la filo-

la lotta di

Gia-

notte fu vlta a signi-

s'affatica

per appropriarsi

finch sta fra le tenebre della

ma-

Sposa del Cantico anch'essa fu supposto signi-

De Haac

el

Anima

lib.

I,

cap. 5.

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229

CAPITOLO DODICESIMO

Picare l'Intelligenza attiva, cui l'intelletto possibile aspira


1

ad unirsi.
Il

pi celebre

mistici

fra'

XII fu

zionalisti, del secolo

San Vittore a Parigi

di

mezzo

ra-

Riccardo, frate

ho parlato pi

e del quale

mezzo

ascetici

Io scozzese

volte.

Cotesto Riccardo
polverose ed ignote

opere del quale giacciono ora

le

a'

pi

parve prodigio de' tempi

Vangelo della

suoi, e fu detto la colonna, la fiaccola.

Amico

Scuola.

di S.

Bernardo (quel massimo maestro

di misticismo ch' ultima

come

guida a Dante nel Paradiso).

tale obbligato a professarsi

non per questo fu meno acuto

longanimit di leggerne per intero


nere sbalordito a vedere quanto
vena, non dir d' eloquenza,

avverso

dialettico.
le

acume

ma

a'

le

sottigliezze,

le

la

opere deve rimadi

mente, quanta

di ricca

loquacit, sapesse costui spendere a celebrare

menti,

filosofi

Chi ebbe

spontanea
i

procedi-

delizie della speculazione.

Nella storia dell'umano ingegno

non v'ha

forse

esem-

pio che pareggi la innata sua sofistica abilit a cogliere


inaspettate analogie, lontanissimi e quasi impercettibili

rapporti, per costringere tutto quanto cade sotto

esame a

significare

contemplare

in

La prima

modi, nonch

confronto

di questi;

ai

metodi

il

suo

la eccellenza

del

analitici della ragione.

interpretazioni fu di Gioscflb ben-

Giuda, discepolo di Muimonidc e di Avcrroes, su di che pu


consultarsi

ebreo.

Munck

Per

nella sua Notizia ce.

su questo filosofo

pu vedersi Stcinschncider nelPEncielopedia d'Ersch c Gruber 2 Sect. par. 31, citato da Renan nella
l'ultra

sua versione del Cantico de' Cantici, pag. 131.

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suo

Nel

amori c

le

LA BEATRICE SVELATA
*
Beniamino Minore sono rappresentati

prole che ne deriva

la

gli

nozze di Giacobbe con Lia e con Rachele


,

nonch tutta

la

vasta figliuo-

lanza venutagli dall'unirsi alle serve delle sue mogli.

Tutta

cotesto

la storia di

volutt par tanto deliziarsi


analisi, a

modo

cologici:

una specie

harem
buon

il

orientale, nella cui


frate, e

una

sottile

suo, di tutte le facolt e fenomeni psidi statua del Condillac, che rende

conto dall'infima sensazione all'ultima estasi intuitiva,

umana

in cui la

individualit sparisce per confondersi

in Dio.

Ogni anima razionale,

potenze:
e

l'altra

rono

la

mente, e

per amare; potenze che

in Oolla,

La prima

ha due principali

l'una per discernere,


i

Profeti rappresenta-

ed Ooliba, in Gerusalemme, e Samaria.

quando illustrata
quando ama conformarsi a Giu-

perfetta nel!' esser suo

dalla Sapienza;
stizia.

egli dice,

la volont,

Serva

alla

Ini tra

prima

potrebbe conoscer

la

imaginativa, senza cui nulla

la

mente;

senza

all'altra la sensualit,

cui nulla sentirebbe la volont.

la

Giacobbe pertanto rappresenta l'animo umano; Lia

volont conforme a giustizia; Rachele la mente

strata dalla Sapienza. Zelfa,

Baia, serva di Rachele,

la

illu-

serva di Lia, la sensualit;

imaginativa. Dall' applicarsi

dell'animo a ciascuna di queste quattro facolt nascono


in lui affetti
l'unirsi di

modi d'intender

due serve nascono

figli

cotesti diversi affetti e

na

diversi.

per

dal-

Giacobbe ad ognuna delle due mogli e delle

Ruben (Umor
da Lia: perch

di diversa indole, rappresentanti

modi d'intendere.

di Dio)
la

il

primo

figlio

che Giacobbo

volont che medita sulle sue colpe

e sulla potenza del giudice produce

il

timor di Dio.

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CAPITOLO DODICESIMO

231

Nato, e crescente cotesto figlio, nasce

meone, (dolore della colpa). Poi


za); indi Giuda, V amore.

terzo Levi, (speran-

le cose

Rachele, la mento, arde del desiderio d'aver

ancor essa, perch chi gi

Ma

secondo, Si-

non appena nato Giuda, cio l'amore per

invisibili,
figli

il

il

la

ama vuol

conoscere.

mente, ancora rude, non pu elevarsi

templazione delle cose

giacche solo

celesti,

con-

alla

le si

appre-

rde di vedere le
dunque? Quel che pu
meglio. Poich ancora vedere non pu colla pura intel-

sentano

forme

le

invisibili, e

delle cose sensibili.

non pu. Che

far

Per

ligenza, s'accomoder a vedere colla imaginazione.

Rachele

fa

e n'ha cos

congiungere
i

primi

sua sarva Baia a Giacobbe,

la

figli.

segue a tradurre di questo passo in fenomeni psi-

cologici tutta quella storia di prolificazione patriarcale

narrata nella Genesi, forzando etimologie, cogliendo invisibili

e fantastiche relazioni, e coartando ad

storia e psicologia

con

tale

acume

sofistico

male pu formarsi un concetto chi non


1

un modo
,

di

cui

sul-

l'attinga

opera istessa.
Agli

affetti

a'

pensieri spetta reggere

guidare

difendere la citt della mente e della coscienza. Per


i

figli

di

Giacobbe giudicano

dirimono

le trib,

e le discordie dei cittadini (gli affetti e


trastanti fra loro); ne

sedano

nemici che assediano la


gli

uni sovrintcndono

a'

citt;

le ribellioni;

respingono

ne custodiscono

cittadini, e

li

le liti

pensieri con-

le

mura;

riducono ad ob-

bedienza e concordia con premi, e castighi;

gli altri

com-

battono di tutte armi l'oste nemica, stando sull'alta rocca


della

mente; e cos riducono a pace la

citt della

no-

stra mente e della nostra coscienza.

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232

LA.

Beniamino

plazione,

timo
alla

BEATRICE SVELATA

finalmente conceduta

figlio,

ma non

la

grazia della contem-

appena nasce cotesto ul-

muore Rachele; n

siavi chi creda potersi

contemplazione elevare se Rachele non muore.

Or che

rappresenta Beniamino

Perch prediletto

tra' figli di

cotesto sistema ?

in

Giacobbe? Perch, nel darlo

muore sua madre Rachele?

alla luce,

Per Beniamino

cos

risponde Riccardo

propria-

mente s'intende Yatto della intelligenza pura,


cose che non cadono sotto

zione delle

la intui-

sensi

e che

sono senza mistura d'imaginativa. Una mente che arde


di

questo desiderio, e spera, sappia che ha gi conce-

Beniamino

pito

pi

si

e quanto pi cresce

approssima

al

muore: imperocch, come


stessa,

sorpassano

si

zione, e

la

Non

non appena vede


vita

suo desiderio

mente rapita sopra

limiti d'ogni

in estasi

umana ragione soccombe. Questo


dando a

il

parto. Beniamino nasce e Rachele

il
il

lume divino

scit,

...

sive in carpare, sive extra corpus,

Scio

nescio,

a questo terzo cielo, che trascende ogni

dell'umana ragione, non possono da s


che coloro che sanno ascendere
aino agli abissi;

ma

solo

il

stessi venire

a' cieli,

modo
nean-

e discendere in-

possono dove, per

della mente, (per mentis excessum),


stessi.

man

raptum hujusmodi usque ad tertium ccelum?

Ma

la

Beniamino.

cante ogni senso d'umana ragione, quando diceva:

Deus

morir di Rachele

era forse nell' A postolo morta Rachele e

hominem,

se

umana argomenta-

la

partita

sono rapiti sopra se

Qui

mi permetta breve interruzione

Nella Epistola con cui dedica

la

il

lettore.

cantica del Paradiso

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233

CAPITOLO DODICESIMO

a Can Grande, lo stesso afferma di se l'Alighieri, par-

lando di quel grado della sua contemplazione, dove

memoria non pot pi

la

seguirlo:

In questa vita, egli dice,

umano

per

intelletto,

la

connaturalezza ed affinit che ha colla sostanza intel-

lettuale separata,

tornato

per avere oltrepassato

difetto,

quando s'inmemoria gli fa


modo umano. E a que-

(la intelligenza attiva)

nalza, tanto s'innalza che

il

la

sto allude l'Apostolo a' Corinti, ove dice: Scio

scit,

Homi-

Deus
raptum hujusmodi usque ad tertium co?lum, etc.
E dove questo agli invidi non basti, leggano Ric-

nem, sioe in corpore, sive extra corpus, nescio

cardo da San Vittore... e non invidieranno.

( 28).

Quand'anche non fosse per mille coincidenze evidente,


basterebbe

ora addotto riscontro a chiarirlo:

significati della

Uno

tra'

partita da questo secolo della beatrice-

beata quello che risponde al morir di Rachele per dar

Beniamino; Vallo della intelligenza para per

vita a

cui l'intelletto trascende, oltre ogni

modo umano,

intuizione dell'assoluto, sopra e contro la ragione;

grado di contemplare cui da se

stessi venire

alla

quej

non possono

neppur coloro che sanno (com'or disse Riccardo) ascendere


a' cieli, e discendere sino agli abissi; quello che

dio evo suppose simboleggiato in


in Italia;

V.

il

me-

che pone stanza

che fu conceduto a San Paolo; e del quale

Dante disse:

me

degno a ci n

Landino Disp. Camalrf.

Dante

Enea

Conv.

trat. .1

c.

24,

I.

io,

n altri

il

crede.

4, e Com. al C. 1, Inf.
qu sopra pag. 24.

2ti.

Questa supposta allegoria trov base nella interpetrazionc


della parola italia, peraEims excessus, data da S. Girolamo
lex. graec. nomiti, hebraic.

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LA BEATRICE SVELATA

23

e senza ci sarebbe frase mancante


trattare della partita da noi
comune che

Era per questo


del senso

il

della beatrice sarebbe stato per

non

me

convenevole a

Dante un lodare

s stesso

da noi

trattare della partita

della beatrice beata, perch, trattando, converrebbe es-

me laudatore di me medesimo.
Ma da questa digressione, non inutile
*

sere

spero, tornisi

tema che attualmente proseguiamo: quali esemp,

al

davano

all'

Alighieri

miti d'amore

cio,

mistici asceti per esprimere con

com'egli pur dianzi dicea

affinit

fra l'umano intelletto e la sostanza intellettuale separata.

Disse

Mos

(cos

segue Riccardo da San Vittore)

Beniamin, amatissimus Domini, habitavit in eo con-

fidenter

tota die quasi in

humeros

Inter

(domanda

il

frate)

niamino per tutto


8

lllud

thalamo commorabitur

requiescit.

illius

Or

il

giorno nel letto?


in thalamis soleant spon-

sus et sponsa simul morari, amoris obsequiis

confoveri.

mutuis amplexibus

Beniamino Salomone
et

es,

sapere

di

alteru-

sia la diletta di

Dixi sapientiae soror mea

prudentiam vocavi amicam meam (Prov. 7). Vuoi


come non possa venire a noja la bellezza di co-

etc (Sap.

Vita

il

tali

Nuova

domum meam

cum

conquiescam

8).

E, seguendo

esprime con
1

itv

et caritate alterna

quanta bellezza

tei dica:

testa diletta? Intrans in

Ma,

et

esser la causa di questo stare di Be-

autem scimus quod

trum occupari

quale supponi

buon

frate a parlare di

cotesU

diletta,

imagini, con tale infocata parola

de-

29.

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235

CAPITOLO DODICESIMO

sua dimestichezza, che

Sideri crescenti di chi entra nella

decenza, e desiderio d'esser fedele mi fanno pi che mai


debito di riferirmene al testo

Unum autem

quia quisquis hujusmodi amicae

scio,

eam familiarius novit tanto amquo frequentius ejus fruitur amplexibus,


eo vehementius ejus desiderio extuat... Mirum ergo non
est cur iste Benjamin tota die quasi in thalamo comdesiderio flagrat, quanto
plius amat, et

moratur qui
meros

illius

sponsae dulcedinc fruitur,

talis

et inter

hu-

requiescens ejus amore jugiter dclcctatur.

Strano invero e contradittorio sistema dei mistici asceti!

un

Predicare da

Iato

il

disprezzo di tutti

alTetti

mon-

dani, que' non esclusi che pi innalzano l'umana specie;


e insinuare di fatto ci che in essi di pi sensuale, e

men degno

dell'

uomo

Quanto diverse invece


sunse

la idea:

ma

le

forme dell'amore simboleg-

Da quei

giato dall'Alighieri!

mistici, vero, e' ne

de-

nulla che pur da lontano possa con-

fonderle colle turpi volutt di coloro; nulla di che l'orecchio pi schivo


del Cantico;

si

offenda.

Non

Quivi non harem patriarcale

che

apparenti lascivie
lubrici

affetti.

non gara di mogli e di

schiave ad esser feconde di prole


le,

le

non imagini provocanti a

gli angeli invidiano agli

ma una

vergine idea-

uomini; una vergine,

che appena Io degna d'un modesto ed incerto saluto


e quel saluto

il

ne aspetti; n un desiderio
l'anima

che

migliore, anzi l'unico premio ch'egli

l'oltrepassi.

pur
A

nel pi chiuso del-

quel saluto pensando

e' si

diparte dalle turbe volgari, e non pi capace di cosa

Op.

ci7.

cap. 85.

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LA BEATRICE SVELATA

236
che non

da

Vederla, e sentirsi inondato

sia alta e gentile.

uno

carit universale, tutt'

n sostenerne pu

la

presenza senza smarrire s stesso.

Perdutala su questa terra


imagine,

la

mano non

la

un angelo.
Poi quando

dopo

quando vuole rievocarne

sa disegnare che la figura di

dieci anni di assenza

rivede

la

cresciuta di bellezza e virt; quand'essa, che tanto co-

latamente pur

ama,

s'appressa e dolcemente lo in-

gli

cora a rivelarle tutto

il

suo animo, appena osa

con parola quasi spenta, ch'ella conosce

d* allora

lezza e

un

d'amore

premio crescente

tiche durate per rivederla

diventa ch'ei dispera ridirne

dirle,

suo cuore.

sempre pi raggiante

sorriso
il

il

di bel-

immense

delle

quando questo

dolcezza,

la infinita

fa-

sorriso tale

com-

piuto l'estremo de' suoi desideri, ed ogni visione sparisce.

Quanta
d'amore

distanza, ripeto

alle

da queste eteree sembianze

grossolane lascivie di quegli asceti

Ma non minor

differenza

si

passa nell'intima natura

e nello scopo dell un misticismo e dell'altro.

Un egoismo profondo

il

movente ed

mistici che precedettero Y Alighieri

sia

il

fine

de'

che, contem-

plando, intendessero solo alla volutt della mente, sia

che questa non fosse che mezzo


cazione con Dio.

ultimo fine

Ch

anzi,

supposta identifi-

alla

vagheggiando

come

l'asceta

annullamento morale della propria perso-

na, e repudiando

come colpevole

il

desiderio di quella

>

che dicea lode

umana

rinnegava ad

pi nobili e degni moventi


d'

una elevata coscienza

il

dell'

un tempo

uomo

bisogno

di

il

due

sentimento

simpatia

so-

ciale.

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237

CAPITOLO DODICESIMO

Rinnegati cotesti due sublimi motori a virt, che so-

no quasi perpetua rivelazione divina ncll'uman cuore,


e certo duplice base impreteribile

ad ogni consorzio ci-

che restava a que' mistici se non quello che ben

vile,

epicureismo spirituale ?

potria dirsi
dasi

sia

non senta un

L'asceta che cre-

non curevole
che ne' suoi simili
s stesso, non fa realmente che chiu-

di s

altro

dersi nel pi nauseante egoismo, e tanto inefficace riu-

umano

scire all

consorzio qua#to, chiuso nelForticello,

lo stesso Epicuro.

Assoluta negazione invece dell'egoismo (soverchia anzi

come appresso vedremo)

fu

il

misticismo

se tale

pu dirsi, dell'Alighieri.
Le delizie contemplative, non esclusa la maggiore di
tutte, la inerenza alla mente divina, non sono fine per

Non

lui.

la felicit di s slesso l'ultimo intento ch'ei

propone,

si

se,

ma

cercando

la

quella di tutto

intuizione del

il

come

genere umano. Per


la

umana natura con-

giungesi alla divina, ultimo grado di sua contemplazione,


e'

trova intera

come

serve che

mostrare
quali

senziale

smo

all'

la

beatitudine della sua mente, ci non

di

mezzo

a quello ch e vero

umanit quale

mezzi perch

lo

sia

il

consegua.

proprio

mal fu compreso

fine,

fu per questo es-

carattere di espansivit sociale che

dall' Alighieri

suo scopo:

suo

mistici-

il

da' suoi vecchi ce-

mentatori.
Il

viaggio

a'

tre regni

col triplice

modo

di specu-

San Vittore aveva segnato


qui sopra pag. 152-53), mentre appa-

lazione di che Riccardo da


le differenze

(v.

risce destinato a procacciargli, simbolicamente,

timo

fine

il

maggior sorriso

della sua

donna

com'ulossia la

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LA BEATRICE SVELATA

238

massima beatitudine contemplativa, mira nel


vare quella sintesi suprema che

tempo

1"

di tutta

man ita,

e per tipo

adempimento de' propri


questo che d'ogni ammaestramento,
guidi

che

air

gli

son conceduti lungo

pre lo scopo

daf primo

te

gl'impone

Tu

queste parole,

visione,

la

per

o vaticinio,

viaggio, universale sem-

gli si additino le cagioni

mostri altrui. Per,

le

s le

alla

sin

progressiva ascensione pe'

nota, e s

come da me son por-

insegna a* vivi

morte.

alla

del vivere

...

quel che vedi

indi nel Paradiso gli vien

tornerai, apri la bocca

non nascondo.

ritornato di

conceduto vedere

gli

tu figliuoli che per lo

poeta, dubitando

utilit,

ancor

non nasconder quel

Allorch nel deserto Virgilio


il

fa che

l,

sempre ram-

per pubblica

mortai pondo
e

si

eh'

In pr del mondo che

mentato che

visione,

destini.

tu scrive.

ch'ei

ad un

normale che

istante che la beatrice intraprende a guidar-

un correre
mal vive

onde prega

cima del monte

lo dalla
cieli,

vegga

s eh' ei le

il

fatto a tro-

sia principio e fine

gli

promette

arresta.

gi
ch'io

la triplice

Furono

vero, egli dice, levati a contemplazione siffatta Enea,

e poi San Paolo:

ch servissegli

ma

alla

quella fu conceduta ad Enea per-

fondazione dell'Impero romano, cui

era predestinato; ed a San Paolo perch


la

nascente religion cristiana.

rebbe a

me

ne afforzasse

con qual

conceduto elevarmi a contemplazione

Di tanto non io stesso

degno.

Ma

gli

altri

me

fine

sa-

siffatta?

crederebbero

Parole cotali a che altro intender potevano


a mostrare che

non

egoistico,

ma

universale

se

non

non

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CAPITOLO DODICESIMO

meno

eccelso del fondare l'Impero, e confortare

la

239
Fede

nascente, esser doveva lo scopo della sua mistica con-

templazione ?

Qual

fosse cotesto scopo, e

istesso della beatrice,

come

ci che

mi

inerente al concetto
resta a chiarire.

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CAPITOLO DECIMOTERZO
Per tutta

la

Divina Commedia scopo del viaggio ideale

immediato almeno vien quasi sempre indicato dall'

Alighieri

il

ricongiungersi alla beatrice,

in essa la sete degli occhi

videro

disbramare
la

Volgi, volgi, beatrice, gli occhi santi


al

Clic

il

che da dieci anni pia non

tuo fedele,

per vederti ha mossi passi

tanti.

Tanlo cren gli occhi mici fissi ed attenti


A disfamarsi la decenne scic,
,

Che

Tutto
porti

gli altri

ci, scevro

sensi nVcran tulli spenti. a

dimagini, sappiamo oramai cosa im-

attuare nella speculazione, com'egli stesso

ci

disse (pog. 193), la nostra nobilissima parte, l'intelletto;

godere la dolcezza della luce che su quello irradia la


Intelligenza attiva, o Sapienza.

Ma

Volgare Eloquio, scritto negli ultimi anni di

nel

sua vita

accennando quali pi

alti

stati trattati dagli illustri poeti delle

oi(,

e di

Purg.
lb.

c.

s,

c.

dice che,

dov

altri

argomenti fossero

lingue volgari, d'oc,

cant in quelle

le

Ar-

XXXI.

XXXII.

16

Diy irt zed by

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242

LA BEATRICE SVELATA

mi, o V Amore, esso cantato aveva

la

Rettitudine:

illu-

Bertramum de
Bornio Arma;... Cinum Pistoriensem Amorem; Amicum
invenimus poetasse,

stres viros

ejus (Dante) Rectitidi.nem.

Or come

mai, cantando

tiva,

suo intelletto

attuarsi del

merc

nella contemplazione,

scilicet

l'ajuto della Intelligenza at-

cantava la Rettitudine?

Avcrroes

ci

risponde per lui

L'intelletto

nostro attuato altro non

che

la

com-

prensione dell'ordine e della rettitudine esistenti nell'Universo e in ogni sua parte

rectitudinis existenlis in hoc

parte

).

Altro pertanto

comprehensio

mundo

egli

ordnis

segue -- non

ligenza attivante questo nostro intelletto, che la

sione di tale ordine e rettitudine.

La

esseri

La

la Intel-

compren-

Intelligenza separata quella che influisce negli

1'

dendo

et

qualibet ejus

et in

ordine e

la proporzione...

Per quella

non muove che

Intelligenza

rectum tantum.

Retto

al

nisi

ad

Queste idee non solo leggeva l'Alighieri


e negli Scolastici,

inten-

s stessa, intende gli esseri tutti.

ma

in

Averroes

e ne' mistici ancora, e ne' Libri

Sapienziali: ed esse sole valgono pi che mille comenti

a chiarire
prefisse

si

come
si

due modi

di accennare lo scopo ch'ei

risolvano in uno; e

come cantare

la In

Uh. Il, cap. 2.


EpiL in Blelaph.

traci. IV, car:

396

Desinici, deslr. Dispul. XI, car. 267

r.

v.

Cf.

qui

so-

pra a pag. 132, 163-64 c 169.

in Arisi. 3 de Anima, co: 52, car. 132

r.

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CAPITOLO DEC1MOTBRZO

243

telligenza beatrice fosse lo stesso che cantare la Retti-

tudine.

Ma

funebre iscrizione della sua tomba

nella

venna

scritta

da

affermasi

be l'intimo de' pensieri


plice viaggio, cantato
n archi al.

Ra-

in

medesimo, o da chi ne conob-

lui

aver

dritti dell'Impero

egli,
:

col tri-

Jura

Mo-

superos, phlegetonta, lacusque lustrando, ce-

cini.

Che dunque E nella Volgare Eloquenza


Commedia c' illudeva il Poeta indicandoci
!

.congiungersi

e per essa

alla

Intelligenza, e

ordine e

il

a scopo

ri-

il

contemplare in essa

la rettitudine dell

No, veramente: ch anzi non altro


funebre iscrizione che ripetere

e nella stessa

e'

Universo!
fece

con quella

la stessa idea

sotto di-

verse parole.

Aristotile nel libro de

Mundo

disse

come

l'ordine del-

Im-

l'Universo fosse simile in tutto a quello d'un vasto


pero.

movimenti

miche che
che,

li

de' cieli e degli astri, le leggi dina-

governano,

fenomeni

le forze

le

influenze recipro-

tutti degli orbi roteanti nella

immen-

spazio, egli venne paragonando, per lunga e

sit dello

insistente analisi, co' vari principati e governi (dedicava

quel libro
uffici

al

conquistatore dell'Asia), co' -mille svariati

e poteri di vastissimo

mente e

il

volere del

Impero, merc de' quali

la

supremo imperante diramasi ad

ogni parte della vita politica, e tutto ad esso ritorna.

Idee pressoch simili accennava nella Metafisica

le

quali, comentando, cos ribadiva lo Averroes:

V.

il

cit.

opusc. nella ediz. Cominiara

nio XI, pag. 17.

del *5f0

al

Io-

214

LA BEATRICE SVELATA
Per

gli antichi

filosofi

Universo simile ad uno

I'

Stato: imperocch, siccome la unit dello Stato

ce

siste nella unit del

tuiti

sotto di lui, simile pure

Come

l'ottenere ciascuno da esso

ne del

conseguirlo, tale

ma

que' Vicari

si

con-

Principe e de' molti Vicari costi-

rannodano
il

ordine deirUniverso.

al

Primo Principe,

col-

proprio governo, in ragio-

fine cui mirasi e delle operazioni necessarie


il

rapporto che passa tra

primo

Intelligenza motrice del

ciclo, e le altre,

ciascuna del proprio cielo.

trici e reggitrici

per

la pri-

mo-

L' ordine de' corpi celesti, nel cooperare reciproca-

mente

alla

creazione e conservazione degli

esseri di

quaggi, come quello di buoni governanti,

reciprocamente

costituito, in

porto ed armonizzano coll azione del primo Principe,

tre.

quali

giovano nel reggere uno Stato ben

quanto tutte

loro azioni sono in rap-

le

quale per questo nobilissima sopra tutte

la
ci

si

le al-

Quanto e come

l'Alighieri apprezzasse e facesse suo

cotale concetto, fra le tacile prove che potrei addurre,

e che in parte appresso addurr, basti per ora quella

che sorge dalle parole seguenti

Ottimamente ordinato

imita, in

quanto

del ciclo.

e ne' suoi

la

il

movimenti e

il

ne'

genere

umano quando
le

sembianze

cielo, in tutte le

sue parti,

sua natura

poich tutto

il

consente,

suoi motori

e governato

da unico moto, cio dal primo Cielo mobile, e da unico

'

Desinici, deslr. Disput. 3, car: 121 v.

2 i

n Metaph.

taph,

tract. IV,

lib.

car:

XII, co: 44, car:

344. Cf. EpU. in Mc-

393 c qui sopra a pag. 169.

CAPITOLO DKCLVIOTERZO

245

motore, ch' Dio... cos l'uman genere allora solo ot-

timamente ordinato quando da unico Principe, come


unico motore, e da unica legge,

come unico moto,

vien

governato e ne' suoi motori e ne' suoi movimenti. Onde


chiaro

rio si

vede come al benessere del

si

mondo

chiama.

a questo anelava Boezio, dicendo

felix

animos amor

Olio coelum regilur, rojjat!

Ed

come congiungersi

ecco pertanto

cantare la Rettitudine

dell'Impero,

nominimi gcnus

Si vcstros

beatrice

sia neces-

Monarchia, ossia unico Principato, che Impe-

saria la

alla Intelligenza

e celebrare

fossero tutt'uno per V Alighieri

dritti

appunto

perch, partecipando alla Intelligenza, conosceva in essa

e per essa qual fosse

la

sta rettitudine altro

vedeva non essere che una forma

rettitudine dell'Universo; e que-

Monarchia universale

di

nell'ordine cosmico colle In-

telligenze motrici de' vari Cieli subordinate al

tore

mondo

nel

subordinati all'unico Principato

Senonch

Grande
Il

primo mo-

sociale co' governi dei vari Stati

che Imperio si chiama.

nella Epistola dedicatoria del

Paradiso a Can

della Scala cos dichiara lo scopo del

Commedia pu

fine della

immediato, e remoto. Pure, omessa ogni

vestigazione, da dir

oc

muovere

a stato di

gli

uomini dallo stato di miseria,

Monarch. Kb.

Eni*L

cii

brevemente che suo

2
felicit.

I,

G 15.

cap. 11.

Poema

essere molteplice, cio


sottile in-

fine : ree

condurli

246

LA BEATRICE SVELATA
solo ravvicinare queste parole a quanto

II

pra desunto

dall' analisi

quali indic altrove lo scopo della

Commedia

vrebbe a far sentire cosa intendesse per

remuovere

scria da cui voleva

abbiam so-

comparativa de' tre modi ne

gli

lo stato di

uomini

bastar do-

mi-

per lo

stato di felicit cui voleva condurli: di guisacch

ben

potremmo affermare sin d'ora aver Dante medesimo dichiarato come fine del suo viaggio a' tre regni si fosse:

contemplare, merc

ie

1'

cui conformandosi l'umanit cesserebbe lo stato di sua

miseria, e ridurrebbesi a stato felice.

Ma, invece
il

la Intelligenza,

il

retto ordine del-

Universo, consistente in una forma di Monarchia

di

dedurre

dall'analisi

precedente ci che

Poeta intendesse pel doppio concetto di miseria e di fe-

licit del

genere umano, giova desumerlo da pi dirette

ed esplicite dichiarazioni di

medesimo; siffattamente

lui

che quel concetto, invece di chiedere, dia lume e suggello di evidenza a

quanto son venuto argomentando

fi-

nora.
Fra' molti luoghi della

Commedia,

rettamente, ora indirettamente


la

somma

si

cagione di tutte

e la

umano, e per contrario

ne' quali, or di-

accenna in che stesse


le

miserie del genere

della sua felicit,

questi sono

pi notevoli e aperti:

Un Veneziano
chiede chi
vere

sia,

di gran senno, cui nel Purgatorio

amato quella

poeta a lui

Dante

risponde essere Marco Lombardo, ed avirt che

tutti disertano ora.

il

Lo mondo ben cos


D'ogni

inule,

tulio diserto

come

tu

mi suone,

di malizia gravido, c coverto;

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2i7

CAPITOLO DECI MOTERZO

Ma prego

clic

S ch'io la

mi

additi la cagione,

vegga ch'io la mostri

altrui.

Sospirando allora, risposegli Marco, come tutto fosse


imputabile

mondo
mente

uomini

al libero arbitrio degli

presente. L'anima
alla felicit;

ma

umana,

libera,

disviare del

il

tende natural-

talora s'inganna nel l'apprezza re

e nel seguire gli oggetti merc

quali crede di conse-

guirla. Per fu mestieri di legge che freni, e di guida

che conduca
ston

le leggi,

suoi disordinati appetiti. Oggi, dice, esi-

ma

chi le applica, o le fa osservare? Niuno:

perch l'autorit che sovrasta a tutta l'umanit non


distinta ne'

due

poteri, religioso e civile

Ben puoi veder

clic la mala condotta


E la cagion che il mondo ha fatto reo,
E non natura che in voi sia corrotta.

Soleva Itoma, che

Duo

il

buon mondo

feo,

Soli aver, che l'una e l'altra strada

Facean vedere e del mondo, e

di

Deo.

L'un Tallio ha spento: ed giunta la spada


Col pasturale; e l'uno e l'altro insieme

>

Per viva forza mal convien che vada;

Perocch, giunti, l'au

Nel Paradiso, giunto


fluivi

giusti

il

l'altro

Poeta

non teme.

al

reggitori di popoli

Purg. C. XVI.

Cielo di Giove, vede

comporre

in

forma

LA BEATRICE SVELATA

1H
di

lumi, un'Aquila, simbolo dell'Impero e della Gi-*

stizia.

rivolto a quell'Aquila dice

dolce stella, quali c quante gemme


Mi dimoslraron che nostra giustizia

Oli

ingemme!

KITclto sia del cicl clic tu

Perch'io prego la Mente in che s'inizia

Tuo molo
Ond'escc
S

e tua virlute, che rimiri

fumo che

il

che un'altra

fiuta

tuo raggio vizia.

il

Del comperare e vender dentro

Che

si

mur

di

Tutti sviati dietro

il

in terra

malo esemplo

Papi

ventesimo di quella Cantica, cosi

stcss' Aquila, nel

parla della traslazione della sede


,

tempio

contemplo

milizia del cicl cui io

Costantino

il

segni e di martiri.

Adora per color che sono

La

ornai s'adiri

imperiale operata da

e del potere politico che ne venne indi

a'

L'altro
*

che segue, con

le leggi

Sotto buona intenzion, che

Per cedere

al

Paslor,

si

e meco,

mal

f'

frullo,

fece Greco.

Ora conosce come il mal dedutto


Dal suo bene operar non gli nocivo,
Avvegnach

sia

il

Mondo

Poi, levatosi al Cielo, detto

come leggemmo
gli altri cieli

Parad.

C.

indi distrutto.

primo

in Averroes, regola

mobile, quello che,


i

movimenti

di tutti

ed modello agli uomini di Monarchia

XVflI.

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249

CAPITOLO DECIMOTERZO
universale

beatrice

la

ha visto e udito lungo


gia di chi

usurpa

non sanno levare


una

Pensa che

Onde

Dopo

di

ti

se

mortali

lor mali cosi

Tacci maraviglia,

in terra

svia

si

viaggio, ascrive alla cupidi-

il.

occhi a quel cielo; e stringe in

gli

Tu, perdio non

riassumendogli quanto

ragioni dell' Impero

le

cagioni di tutti

le

quasi

non

chi governi,

l'umana famiglia.

che cosi segue

poeta

il

Poscia che incontro alla vita pressile


y

J)c

miseri mortali aperse

Quella

clic

Un punto
Acuto

imparadisa

vidi che,

che

il

la

raggiava lume

Chiuder convicnsi per

Forte sospeso, disse


il

vero

viso ch'egli affoca


lo Torte

La donna mia, die mi vedeva

Dcpcnde

il

mia mente....

te

in

acume....

cura

da quel Punto

cielo e tutta la natura.

Questo punto immobile, primo motore di


e del

principio
l'

tutti

quale Aristotile e Avcrrocs aveano detto:

tum calum, tum natura dependet

istesso che

paragonato

essi

aveano

al

cieli,

tali

quel-

Primo Principe,

o Monarca che, immobile nel suo trono, a tutto d

impulso e moto.

12 Metaph.

te: c co: 38.

car. 339. r.

250

LA BEATRICE SVELATA

per Dante

guida

con

frase a pi sensi, dice alla

sua

Se

il

mondo

fosse posto

Coll'ordinc ch'io veggio in quelle ruote

Sazio m'uvrcbbc ci clic ro' proposto.

Tutto ci non

dubbio qual fosse per

lascia in

stato di miseria da cui intendeva

c quello di

felicit

un tempo come

remuovere

gli

lui lo

uomini,

cui voleva condurli; e ribadisce ad

cotesto duplice intento venga anch'esso

a identificarsi col contemplare

la beatrice,

cantare

la ret-

titudine, e celebrare l'Impero.

Tutti e quattro infatti questi modi di additare

desimo scopo

primo

il

me-

unica frase sul finire del

in

Monarchia, dove dice:

genere umano! Quante procelle e mali, quanti

naufragi
ti

aduna

libro del trattato di

egli

agiteranno finch, fatto belva di molti capi,

ti

mente

affaticherai divagandoti, infermo del pari e nella

e nell'affetto

Tu non

curi

la

Intelligenza superiore nelle

sue ragioni ineluttabili, n l'inferiore aspetto della esperienza

dolcezza,

sonato:

1'

la

quam bonum,
in unum!

et

Ma

quam jucundum,

sarebbe qui tempo d'esporre in tutte

sistema politico, ed analizzare

nodi

persuasione nella sua

tromba del Santo Spirito

Ecce

tare fratres

affetto della divina

quando per

al

le

parti

come intimamente

ti

habi-

il

si

suo

an-

fondamentale concetto della Intelligenza beatrice.

per meglio sentirne

il

valore

uopo

pria dise-

gnare, con rapido tocco, e solo in quanto esercitavano

Parad. Cant. XXVII. XXVIII.

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CAPITOLO DKCIMOTERZO

25t

influenza su quel sistema, le generali condizioni del se-

colo

Firenze, e

le speciali di

casi della vita politica

dell'Alighieri.

Memore

non dir

dello scopo di questo libro,

quanto richiede

il

certo

vastissimo tema: toccher appena quel

tanto ch' indispensabile all'assunto proposto.

La

titanica

Europa

tutta

lotta

tra

papato e

il

l'

impero agitava

da due secoli innanzi

sin

la nascita

del

poeta. Tratta vasi di decidere quale delle due autorit,


se la religiosa o la politica, dovesse

supremo
Il

di

assumere

genio d'Ildebrando, merc l'opera assidua insistente

mezzo secolo

tificato,

circa, s

prima che durante

avea gi fatto piegare

cerdozio. Trarre

ai

Roma una

un

fossero conosciuti e decisi


e

diritti

tutti

perpe-

anflzionato teo-

cratico, dal quale, sotto la presidenza del

suo pon-

legami di omaggio feudale

tua annuale assemblea di Vescovi,

tefice,

il

a pr del Sa-

la bilancia

principi della cristianit, stabilire in

loro

l'indirizzo

della societ occidentale.

litigi

romano Pon-

degli Stati fra

querele reciproche tra principi e

le

popoli, fu pensiero costante della sua vita. Lui consigliere,

concedeva Leone IX

a'

musulmani ed
Guglielmo

a'

bizantini.

meditava

Sassoni, Alessandro

ragioni d'

ambo

come pegno,
dignit.

le

la

normanni

la

conquista

II, lui

parti

venturieri

non ancora ritolte a'


Quando l'altro normanno,

sovranit di Sicilia e di Puglia

dell'

Inghilterra su'

consigliero, considerate le

mandavagli uno stendardo,

diceva, ed augurio della futura sua regal

Pi tardi

egli stesso a' re delle

Spagne

scri-

veva essere quei reami dipendenti dalla Sede Apostolica,

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252

LA BEATRICE SVELATA

un annuo tributo in ridominio. Scrivendo a' suoi Legati

e ne chiedeva, e ne otteneva

cognizione dell'alto
in

Francia ingiungeva intimassero per la vera obbedienza

(formula da lui creata) a tutti

ogni loro casa

Padre

lui riconoscendo

Francesi di pagare per

San

tributo annuale dovuto a

il

e Pastore,

stume; e scriveva a quel re che

giusta

Pietro,

antico co-

facendosi ligio, ob-

bligava S. Pietro, nella cui potest era l'anima

sua.

Agli Imperatori di (Germania dettava questa formula di

giuramento

Da

ora in poi, per la retta fede

sar

a S. Pietro Apostolo, ed al suo Vicario Papa Gregorio; e qualunque cosa e' sia per comandarmi per
fedele

fedelmente adempir come a cricome sar al suo cospetto mi comie mani milite di S. Pietro, e di lui.

vera obbedienza

la

stiano conviensi
stituir colle

Per quanto questo o quel principe, secondo

l'indole,

e le occasioni propizie, reluttasse talora a queste esorbitanti pretese,

sero rinnegate:

ci
la

non portava che teoricamente

logica feudale

sul tipismo ontologico.


lit

Il

vietava;

le fos-

poggiavano

sistema di progressiva causa-

e rappresentanza, collegante

seri tutti, dalla

il

come

in catena gli es-

prima Intelligenza motrice

de' cieli al-

l'ultimo grano di sabbia, favoriva mirabilmente le idee


de' nessi feudali, e quel cercare

il

nella investitura, o concessione d'

principio di autorit
1

un autorit pi emi-

nente.

fu quivi appunto

il

terreno su cui la lotta fra Pa-

pato ed Impero prese forma

d'

una

vitale quistion

di

principi.

Del

do da

modo

istesso

come

effetto a cagione,

la cattolica

ontologia, rimontan-

ascendeva per una scala

al di cui

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253

CAPITOLO DECIMOTERZO

sommo

trovava

il

concetto dell'Ente primo e assoluto,

da cui per progressive trasmissioni

no

negli ordini

di quell'Ente

sociali,

da cui dipendessero

sulla terra,

avea-

gli esseri tutti

andava

vita e poteri, cos la logica feudale

in traccia,

primo ed autonomo

tutti gli altri, e

progres-

sivamente ne ricevessero vita sociale ed autorit. Quel

Legato Apostolico che a Besancon ingenuamente chiedeva a Federico


ti

Se dal Papa non l'hai, da

chi

viene l'Impero? ragionava logicamente secondo

tempi

il

Conte Palatino

cilmente mozzargli

il

di Baviera

poteva pi fa-

capo che convincerlo illogico ra-

gionatore.

Ma

dico male: gi

circa dalla

quesito, di fronte

gran

lite fra

il

papale

tempi aveano

municipi in
alla loro

dopo un

quella del Legato Apostolico.

pr del primo:

la

Italia invocanti la

emancipazione

costretto, negli altri Stati di

il

educazione

afforzarsi nell'au-

romano

campo

Diritto

mal

di :

venivano dall'op-

posta parte sorgendo possenti ausiliari all'Impero:


stigazioni filosofiche nel

cleri-

potere monarchico

Europa, ad

stinta credenza religiosa ne' popoli; gi

La

sanzione e l'ajuto

torit pontificia pel recalcitrare de' feudatari; e la

valenza del

secolo

altra soluzione al

Sacerdozio e l'Impero erasi ravvivata; e

se stavano ancora a
cale;

morte d'Ildebrando, posto

le inve-

politico; la risorta

pre-

solo adeguato a regolare

cresciuti rapporti sociali nelle citt rette a

comune; e con

esso quella gara febbrile iniziata da lrnerio in Bologna

onde
riali

illustrare le leggi e le istituzioni de'

romani, e de' bizantini in ispecic;

le

tempi impe-

Universit do-

ve un popolo di studenti, pi migliaia talora,


cavano all'audacia delle nuove idee

d'

si

edu-

indipendenza ci-

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25 i

LA BEATRICE SVELATA

vile t alle tradizioni, inorpellate di gloria, dell'autocra-

Tutto ci veniva traendo

zia imperiale.

causa del-

alla

l'Impero germanico, supposto erede del Romano, quanti

o per feudali

interessi,

o per

diritta coscienza, recalci-

travano agli abusi della invadente teocrazia


quell'antagonismo, non solo nel fatto,
era stato,
si
.

ma

nelle teoriche, di che

poscr di fronte in

Italia,

il

come
due

clericale e

tando nomi, e apparenze, secondo

il

e creava

sino allora

vasti partiti
civile.

luoghi ed

Mu-

tempi,

or di Guelfi e di Ghibellini, or di Neri e di Bianchi, e


altri

nomi

siffatti,

raccoglievano sotto

le

loro bandiere

tutte quante le fazioni create dall'antagonismo delle classi,

buone o ree passioni

e da tutt' altre

ciascuna citt per condizioni a

Posto in

lei

in

cui

modo, per quanto incompleto,

tal

partivasi

proprie.
il

generale del quadro, possiamo meglio apprezzare


venti che, nella citt dell'Alighieri, e nel
visse,

tempo

fondo
gli

e-

in cui

ebbero ad esercitare maggiore influenza su' suoi

principi politici.

Cinque anni avanti

ch'egli nascesse, ed

un anno ap-

presso dalla sua nascita, due grandi ed opposti rivolgi*

menti

politici si

Nel 1*260,

la

FArbia, dove

compivano

in Italia.

sanguinosa battaglia di Montaperti sul-

le forze

ghibelline, validamente soccorse

da re Manfredi, disfecero Toste

de' Guelfi, a vea dato in

balia de' Ghibellini quasi tutta l'Italia di mezzo.


citori,

posta a partito

la

vin-

distruzione di Firenze, centro

ed anima di parte guelfa, non s'erano remossi dal parricida disegno che

alla

possente parola di quel Fari-

nata degli Uberti, ben degno de' versi immortali che lo

tramanderanno

alla posterit

pi lontana.

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255

CAPITOLO DECIMOTERZO

Scnonch poco
corsi sei anni
Italia,

a'

vincitori arrise fortuna.

il

Pontefice, chiamato

Non erano

Francese in

il

combatteva a Benevento quella battaglia, pi che

d'armi, d'insidie, che dava gli Stati di Napoli e di Sicilia

Angi

a Carlo d'

Corte romana ed

e la infrenata

prevalenza alla

Guelfi su quasi tutte le citt ita-

a'

donde il professarsi guelfi di tutti, quand'anche


non estinte nel fatto, anzi rincrudite, le antiche parti.

liane:

N
la

in Firenze,

bench da quel giorno, e finch

repubblica, la citt

mancarono mai
cratica e
i

si

le antiche

divisioni.

popolani grassi,

devoti all'Impero;

legisti,

polani minori, e con essi

vi

come

La parte

dur

nome,

dicesse tutta guelfa di

aristo-

dicevano, e con essi

li

ligi alla

Sede romana

po-

tribuni che in ogni et spe-

rano alzarsi coll'aura del popolo, da qualsiasi parte che


spiri.

come

Costretti,

gi dissi, dal lungo prevalere

della forza dominatrice a dirsi tutti Guelfi, vennero e-

sprimendo

le

antiche divisioni sotto

nomi

altri

famiglie dei capi dapprima; poi nel 1300 da


famiglie ebbero

nome

romana e quanti
sti

si

due

dalle

di Bianchi gli avversi alla Curia

stringe van con essi; di Neri

e loro aderenti.

Ed

pistoiesi

papi-

or giova accennare quali

gli

affetti

principali

eventi biografici dell'Alighieri in cotesta citt.

Apriva l'anima

alle

prime impressioni della

celebrare tra le domestiche


ciaguida, che

un

mura quel

vita, e

udiva

tritavo suo Cac-

secolo e pi innanzi erane ito ad acqui-

star gloria e martirio in Oriente, militando per la fede

sotto le insegne dell'Imperatore Corrado. Udiva ancora


freschi

lamenti dell'esilio duralo dall'avo e dal padre,

cacciati in

bando

e poi reduci

poco innanzi

eh' egli

LA BEATRICE SVELATA

256
nascesse

lustro di sua nobile

il

stirpe scaduto per

quegli alterni rivolgimenti di cittadine discordie.


era dato aggirarsi per la citt che

qua e

gli

non vedesse

rovine e memorie di quelle insane guerre fraterne.

Dove

de'

deva rase

al

nobilissimi Uberti, salvatori della citt, ve-

suolo

le

case, e perseguitato ogni avanzo,

presso sorgere in tutto

ivi

rifatti,

fasto l'orgoglio di villani

il

gente nuova, discesa

levati a subite fortune; e

pur

ieri

per

le ignobili

dalle native foreste

innalzata a grande stato

arti e le violenze del parteggiare.

Compiva il sedicesimo anno, e inattese novelle lo commoveano ad ammirazione e stupore. Recavano: come un
popolo, oppresso dalla francese tirannide postagli in sul
collo da' Papi

avesse con miracoli di concordia

ardire e costanza, al suono dei Vespri


della

mala signoria che opprimevalo

scosso

come

il

di

giogo

rivendi-

catosi a libert, fatto segno a" fulmini del Vaticano, e


flagellato dalle

armi e

non cessasse mai


nativa sua isola;

dal

dalle insidie di

pugnare per

la

come quel popolo,

mezza Europa

indipendenza della

saldo nella sua fede,

sapesse conciliare l'ossequio dovuto al Pontefice coll'odio


e

il

disprezzo all'Uomo che

strumento

to e vergognoso,
ire papali

mi per
di

armi

spirituali

abusava a

vedeva intanto, attoni-

mercanti di sua

citt far

proprie le

contro quel popolo, e spedire uomini ed ar-

ricacciarlo sotto

Poi fra

le

di cupidigie terrene.

le

il

giogo del tiranno angioino.

liete e gentili

brigate di giovani eletti e

donne amorose, ammirava

emulando, queir alto e

nobilissimo ingegno del Cavalcanti: e costui, pi provetto negli anni, a incoraggiarlo ne* suoi primi studi, a dargli invidiabile

esempio di

cortesie, di sapere, di versi,

e d'ogni cosa alta e gentile.

CAPITOLO DECIHOTBRZO

Emulo

a quel generoso

257

cresciuto agli studi pi e

apprendeva ad ora ad ora come l'uomo s'eterna.

letti,

quando, uscito dalla schiera volgare,


esso

poeta dal nuovo ed alto

il

onoravano

tutti

stile d'

amore

E
in

pochi

sapevan comprendere com'egli non intendesse a Canzoni,


a Rettorica, a Musica per solo procacciare a s stesso ed
agli altri

ma

diletto di quelle arti,

il

con quelle

per adombrare

pi elevati concetti di sapienza

cui pre-

paravasi cogli studi severi.

Senonch, gi presso a compiere

il

suo 25 anno,

mestieri sviarsi da quell'alta meta ideale

gli

A-

e presso

rezzo, e indi a Pisa, combattere fratelli contro cui nes-

sun odio

lo acceca.

cide battaglie,

capi, vincitori in quelle fratri-

Corso Donati',

Vieri de' Cerchi, vedeva

indi volger l'aura di que' trionfi ad ambizioni distruggi-

nativa citt; e in quel turbine di fazioni pit-

trici della

tarsi

il

suo carissimo Guido pur esso.

Poi sorgere nuovi tiranni, sotto tribunizie apparenze.

La parte

dei popolani minori, capitanata da Giano della

Bella, conquistare tutto

il

potere politico:

non paga

e,

del

partecipare al governo colle signorili famiglie, escluderle

decretando che nessun cittadino fra

gli antenati del

fosse

stato

cavaliere venir potesse a pubblico

Sotto

nome

di ordini di giustizia

1293

promulgare

leggi eccezionali e durissime incontro a' grandi

consorti.

un

a quel

sol patto:

rinnegare

te

quali

verno

ma

la

propria stirpe, ed ascriversi


la

somma

della citt.

per brevissimi anni, Firenze: duran-

un primo

la facea

e loro

giogo esser dato sottrarsi che ad

ad una deh*Arti in cui stava


Cos posava,

quale

ufficio.

slancio operoso del popolare

go-

grandeggiare di domini, di commerci, di

17

<

258

LA BEATRICE SVELATA

monumenti, d'ogni

arte: possente attrattiva alT alto

dell'Alighieri. Ond'ei tutto

animo

da vasi per quasi un decen-

nio alle discipline civili ed alla repubblica, tanto che,


al dire de'

suoi biografi,

ninna legge

niuna pace o guerra facevasi,

riformava

si

brevemente, niuna de-

e,

liberazione importante pigliavasi, se egli in ci non da-

va la sua sentenza.

sedeva

fra'

Priori a mezzo

ij

1300, quando nuovi e crudelissimi eventi venivano ad

ammonirlo quanto male


rissima selva dello cose

Rincrudite

le rivali

l'infocavano le

non

dell'Angioino

civili.

ambizioni

Romana

le

fra'

migliori

Cerchi e

politiche

Donati y

n rimedio

e la funesta prevalenza in

alimentavano sempre.

all'elevarsi d'ogni villano

lunniare

ama-

intricarsi in quella

estinte parti

valeva: ch la Curia
Italia

avesse le placide gioje

lasciato

d'una speculazione romita, per

Ed era mezzo

che venia pareggiando

come nemici

del

il

buono e franco

cavi-

vere popolare; avversi alla Chiesa e alla Francia; fautori

Giano aveva domato.

de' grandi, cui la riforma di

Esagerare e falsare

la idea politica

che ha trionfato;

fingere nemici di quella, e di chi governa per essa, quanti

temon rivali; perseguitare con ogni mezzo gli egregi


non sieno o ligi o spenti ecco i soliti effetti di

si

finche

ogni subitaneo rivolgimento politico; ecco ci che diede


in balia della Curia

Romana

e dell'Angioino le

demo-

cratiche citt italiane, e Firenze in ispecie.

Comporre,
t,

tri

se

mandando a

non a concordia, a quiete,


confino

pi turbolenti

Boccaccio Vita di Dante.

Cf.

la divisa citfra'

capi del-

Lionardo Aretino e

gli al-

biograG.

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CAPITOLO DECIMOTERZO

Tuna

259

parte c dell'altra, fu l'opera santa tentata dall'

Ma

Alighieri nel suo Priorato.

facendo forza al suo

cuore, invano esiliava tra' capi di parte Bianca

carissimo Guido

non curando

deva impossibile che

nome

di

il

spegnessele

altri

suo

paren-

Roma, pro-

soffiava fuoco in quelle ire, e

teggitrice de' Neri,

sotto

vincoli del

La Curia

tado, Corso Donati dall'altra.

sari,

ren-

inviando emis-

non facca per costoro che

di pacieri,

pi suscitarle. Che anzi, cospirando co' Neri, e perch


restasse fermo in lor parte

dominio

il

molavali a chiedere pacificatore delle

della citt, sti-

civili

discordie

un

principe di Casa francese, Carlo di Valois.

l'Alighieri ad opporsi di tutte sue forze a quella

chiamata

Roma

poi correre a

colla possente parola

per tentare di vincere

parteggiante Pontefice.

il

E come

costui, simulando, promettcsi pacificatore sincero,


fretta tornare alla nativa citt.

giungergli a mezzo

Guido Cavalcanti
morto pur

dianzi.

il

viaggio

e' s'af-

Ma

ecco incredibili nuove

Il

suo dolcissimo amico,

pe' dolori e le infermit dell' esilio,

Quel Carlo,

alla cui

venuta in Firenze

avea tentato di opporsi, chiamato dal Papa sotto larva


di pacificatore,

non ha

fatto

che consegnare

all'arbitrio

di parte nera, o papale, la sconvolta repubblica.

Donati

co' suoi.

rotto

Le

il

bando

carceri del

Corso

tornato furente di vendetta

Comune

dischiuse. I

compagni

di lui nel Priorato cacciati di seggio. Per cinque giorni

continui, sotto

il

vessillo delle sacre chiavi e de' gigli,

dappertutto, per la

citt,

pel contado, ferimenti, omi-

cidi, ruberie, incendi, e ruinc.

parte Nera.
glie,

figli,

Le
e

Nuovo governo

tutto di

case d'esso Alighieri, dove ha la

mo-

inestimabil tesoro de' suoi manoscritti,

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260

LA BEATRICE SVELATA

arse e distrutte; confiscati

duto

romana

Un

suoi beni.

podest, ven-

vendette del venturiere francese e della Curia

alle

plaudente

Dante Alighieri!

il

popolo

venditore

ha dichiarato

lo

lui,

della giustizia e barattiere

nel suo pubblico ufficio; lo ha dannato ad esilio per-

petuo. Quel Valois

Firenze
Sicilia.

sar

da allora un

caramente

compiuta

impresa di Giuda a

la

mandato a combattere
esilio

dove

sic

quod moriatur.

s'attenti tornare alla patria

per ogni vena,

che pi gli grava

vedersi a

pace e di studi

della miseria; egli,

che

abietti

per la causa stessa che

Vinti,

travolto

ma

e,

compagni d

ci

esilio

pur dicendosi martiri

nel

turbine

dell' esilio e

adoratore del suo bel S. Giovanni,

non rivederlo che

in so-

vero, dall' esilio trilustre e dalle insi-

stenze de' suoi, gli promettono pace


citt,

vuole arso vi-

disonorano. Egli, amico

lui, la

costretto per tutta la vita a

gno.

il

igne comburatur

Costretto a mendicare, tremando

le spalle,

uomini malvagi ed

di

superba ospitalit de' grandi;

la

di

tre volte rinnovata la infa-

mante sentenza: che anzi nuova condanna


vo,

libert

ventenne, e perduta ogni cosa pi

Per ben

diletta.

la

ad un

sol patto

enei

tirannucci di sua

torni umiliandosi in-

nanzi a loro, col cilicio de' penitenti, chiedendo perdono.

No

risponde

il

magnanimo

non

cotesta la

via

per cui Dante torni alla patria. Se altra non ve n'ha


che cotesta, Dante Alighieri non torner. 1

E
lo

seppe tener sua parola! Seppe scontare, come

sanno,

Epi9t.

il

delitto d'avere

Amico

amato

la patria

forti

e la giustizia

fiorentino $ 4.

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261

CAPITOLO DECIMOTERZO
su tutto; d'aver loro immolato

prediletti suoi studi,

e la paco domestica; seppe scontare

opposto
sato

al

delitto d'essersi

il

d'un Sacerdozio abu-

alle insaziabili cupidigie

vergognoso dominio sulla nativa

venturiere francese.

Morr

vr tranguggiare

ultima

1'

nell'esilio

stilla

Ma

d un

citt

prima do-

amaro

del calice

ve-

dere nuovo mutare di parti dalla state al verno; altre


e pi jl crude battaglie de' cittadini tra loro;

popolo ab-

il

battere gl'idoli suoi del d innanzi, e nuovi oggi crearne

per rovesciarli

il

d appresso

altri e

pi infami con-

nubi de' sedenti sul seggio di Pietro collo straniero

danni

d'Italia.

Poi quando pi gli balena

a'

speranza di

la

glorioso ritorno, per cinger la fronte del duplice alloro


di cittadino e poeta, la

per sempre.
che

vedr dileguarsi

E allora

non

gli resta

d'

un

tratto, e

che rendere a Dio,

diede quella grande anima assetata di Giustizia

la

e di Pace;

ma

lasciando la pi durevole

anima umana passando quaggi

orma che mai

lasci

vi

Divina

la

Commedia.
Chi dell'urto di
effetti

tali

eventi su tal carattere sa ideare gli

non pu mettere

in

scer dovesse in quell'anima

mocrazie;

come pessima

dubbio
il

come profondo na-

disprezzo delle mobili de-

fra le servit

dovesse parergli

quella forma di municipale politica indipendenza, per la

quale infrenabili riuscivano

e tanto pi abili a

le fazioni,

sovrastare quanto pi abiette e violente; per la quale,

nonch

possibile, necessario faceasi

e le pi turpi

mente sfogarsi
re,

cupidigie ed
a torturare

il

dominio straniero,

invidie

poteano impune-

migliori di

mente e

di

cuo-

all'ombra de' santi e abusati nomi di Libert, Popolo,

Chiesa;

come peggiore dovesse stimare

fra tutte le

forme

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262
politiche quella

LA BEATRICE SVELATA
dove un Marcel diventa ogni villan che

parteggiando viene; dove

da Signa barattino

villan d' Aguglione, e quel

il

tutto, e

facciano a' migliori per

si

ben far nimici: oltracotata schiatta che sHndraca

a chi fugge, ed a chi mostra


borsa come agnel si placa!
tro

N meno agevole

riuscir

dentro al tempio;

cielo

mente
che

il

dente

die-

ovver la

comprendere a quanta
il

comperare

e vender'

tralignare di quelli tra' successori

il

che osavano credere poter serrare e disserrare

di Pietro
il

deve

com moverlo

e quale ira dovesse

il

ambo

con

come

nimici

vano a comprare
accrescere

il

chiavi

le

delitti ch'essi
,

il

per assolvere anticipata-

medesimi provocavano
1'

di coloro

una parte del popolo combatte-

favore dell'altra ; e che, a serbare ed

mal usurpato potere

politico, trescavano co'

potenti, bruttando di fango se stessi e

autorit che in-

dossavano.

Ma
smo,

spinto cos dalla sua santa ira contro al Guelfsi

volse per questo,

come

taluni

han creduto, a

parteggiare co' Ghibellini? No. Vittima di cittadine discordie e di nera ingiustizia, mal poteva accostarsi a quella

parte che, dicendosi fautrice*

dell'

Impero, ne rinnegava

ci che solo agli occhi suoi potea farlo

uomini,
diritto

la Giustizia e la

venerando

fra gli

Pace, su cui fondavasi ogni suo

Faccian

li

Ghibellin faccian lor arte

Solto altro segno; che mal segue quello

Sempre
((

E non

chi la Giustizia c lui diparte.

l'abbatta esto Carlo Novello

Co' Guelfi suoi....

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263

CAPITOLO DECIMOTERZO
u

le fin bello

ciaguida
.

l'averti

E V una
Di

Ma

cos facea

fatta parte

per

suo Cac-

te stesso.

parte e l'altra avranno fame

ma

te,

qual fu

dirsi dal tritavo

la

lungi fia dal becco l'erba.

parte ch'egli fece a s stesso

Quella che valesse a troncare ogni Discordia e Ingiustizia tra gli uomini; che riconducesse
al

suo ministero di pace:

l'antitesi

il

insomma

Sacerdozio
delle

con-

dizioni religiose e civili di che lui stesso, Firenze, l'Italia,

l'Umanit

Seguiremo

il

gli

parevano vittime.

processo logico per cui

fu condotta a vagheggiare e disegnare

il

la

sua mente

sistema della

Monarchia universaJe.

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CAPITOLO DECIMOQUARTO
Tre negazioni, se
sociale de'

mente

cos posso dire, intorno allo stato

tempi suoi dovevano essere gi

dell' Alighieri

anche prima che

tenza della democrazia fiorentina


nifacio e col Y'alois

la

ftte

nella

iniqua sen-

congiurata con Bo-

venisse a gittarlo nell' esilio e in

ogni miseria.

L'indole malinconica e austera

V ossequio a cui

venne educato sin da' primi suoi anni verso


cittadini

parte

di

aristocratica

pi grandi

quali avidamente

de'

chiedea nuove nel suo viaggio ideale, e cui disse:

pre mai

Vovra

di voi, e gli onorati

fezion ritrassi ed ascoltai


violenza e servilit
i

onde

cittadini migliori, e

s"

la

quel

parte

sem-

nomi- con af-

triste

connubio di

popolare perseguiva

inchinava cedevole alle pi laide

esigenze della Curia romana, gi doveano aver dannato


nell'

animo suo a

pseudo-democrati
verno;

che

irrevocabile odio

che

e disprezzo quegli

mutan parte

dalla

state

al

orbati della luce discretiva, pecore e non

uomini, gridano, purch alcuno cominci: Viva la mia

MORTE, E Ml'OJA LA MIA VITA

E,

pi che costoro, dannato esser doveva in cuor

suo quel tralignato e cupido Sacerdozio


1

Inf. c. XVf.

Convito

Iratt.

1,

he

di

pa^

cnp. XI,

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LA BEATRICE STELATA

266

store fattosi lupo, a mantenere l'usurpato potere poli-

guerre e turpi alleanze; in-

tico, alternava tra ingiuste

tricatasi e soffiava nelle cittadine discordie, incitava a

violenze ed inganni: facevasi, a dir tutto, cloaca d'ini-

quit e di bassezza, onde Satana s'allegrava laggi.

mcn

riprovevoli doveano parergli que' violenti

che dicevansi ghibellini; che dell'antica stirpe non ser-

bavano

la

santa eredit delle virt cittadine,

goglio del prepotere sugli

non perch guastatricc

parte,
civile
a

ma

perch ostacolo

Ahi malnati, diceva

occupate

le

vare

drappo

il

si "l'or-

avversa

quieto viver

lor

cupidigie,

vedove

possenti; che furale ed

altrui ragioni: e di quello corredate con-

e robe, e

edificate li

credetevi larghezza fare!

la sua

brutali

meno

donate cavalli, ed arme,

mirabili vestimento-

le

di giusto e

alle

1'

a costoro, che disertate

e pupilli; che rapite alti

viti;

ma

combattenti

altri;

portate
,

che altro questo, che le-

d' in su l'altare,

mensa ?

denari

mirabili edifici

e coprirne

il

ladro e

Qual concetto positivo da queste

tre

negazioni

do-

vesse emergere facile intendere: la necessit d'un potere

supremo

che,

sovrastando su

tutti, infrenasse a giustizia

e concordia municipi e signori? feudali; che, rispettando


nel. sacerdozio la indipendenza del proprio

tenesse alieno

lo

cos

politica

suo

ufficio,

supremazia

da ogni cagione a trasnaturarsi e malfare.

L'Impero germanico

non

ambita

dall'

quale

il

vedeva

era, in Italia, che larva impotente.

Parad.

C. XXVII.

Convito

tratt.

IV, cap.

a'

suoi giorni,

Da mezzo

se-

XXVII.

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CAPITOLO DECIMOQU A RTO


267
dopo la splendida et di Federico II, l'autoimperiale non erasi fatta sentire, n mantenevasi,

colo circa
rit

che per subite incursioni, pi da venturieri che da monarchi,

per effimeri vicariati, per deboli nessi feudali,

per l'ossequio, non sempre efficace, n saldo, di poche

Non

citt.

era questo di certo

il

potere supremo ch'ei

vagheggiava. Chi voleva da esso un vincolo ed una gua-

non poteva ap-

rentigia di slabile concordia e giustizia

un potere mal

pagarsi d'

definito

precario

discono-

sciuto da' pi, che riusciva nel fatto, anzich freno

guida corn

ei lo

bramava, non ultimo fomite di violenze

e scissure.

Non

restavagli

adunque che cercare alcuna grande

e consolante utopia: e, parte nella memoria, parte nella

imaginativa

la ritrov.

Movendo da un

tradizionale concetto, che la igno-

ranza del medio-evo nelle cose di storia facea


tare

come

ideale di politica prosperit,

litarlo e abbellirlo

cuore.

Ed

qui

sincrctica onde,
sa

improntarne

riesce

con

tutti

tesori dell'ingegno e del

dove pi che mai

si

rivela quella forza

componendo insieme
la

somma

rammen-

diedesi a nobi-

vecchi clementi

di tale aspetto di novit

ben arduo analizzare

il

paziente lavoro che

li

che
rac-

Chiamando a sussidio Storici, Poeti, Fitutto cielo e terua, come


ben disse
ma, pi che altro, il vigore d' una mente
che, afferrato un principio, sa fecondarlo di tutto, ne
compose quel vasto concetto di Monarchia il quale
colse e adun.

losofi,

Profeti, Apostoli, e

poco men che fantasma come sistema


s

notevole

Fra

orma

politico, lasci

pure

nella storia del Dritto.

gli storici delle cose

romane

il

medio-evo tenne

268

LA BEATRICE SVELATA
quellOrosio, prete spagnuolo del

primo su

tutti

colo, che

meritamente pochi oggi conoscono pi che di

se-

nome.

Le

irruzioni barbariche che ne' primi secoli dell'era

volgare rivelavano, anzich operare,


l'

impero romano;

miserie e

le

il

disfacimento del-

travagli inseparabili da

quel trasformarsi della vecchia societ


sorgere

aveano fatto

tutti que' mali fossero stati

opinione che

la

perduranti nelle antiche credenze pagane

fra'

mondo romano

dalla vendetta degli Dei,

pel diffondersi della

Paolo Orosio

nuova

ira

religione.

istigato dal

attirati sul

mossi ad

suo maestro Agostino

nello scopo di far cessare quella stolta credenza, che fu


infesta a' primi cristiani

storie.

imprese a scrivere

scisse indifferente alla prosperit civile del

mano
e

la

mutata credenza religiosa

ma

mondo

ro-

r Impero anzi

affinch la universale pojitica unit

predisponesse quella religiosa.

dato da Augusto;

ma

soltanto l'impero fon-

non erano
,

state

merc

la

romana repubblica,

la stessa

grandi Monarchie orientali

le

rica

sue

suoi prosperi eventi ad altro non esser dovuti che

a decreto di Dio

le

Quivi faceasi a dimostrare come, non solo riu-

che

il

precedettero

che provvidenziale preparazione sto-

quale tutta

la

Umanit

gi fatta

una

nell'ordine civile, fosse degna di raccogliersi nella unit


della parola divina.

Per questo

il

Messia non esser nato se non quando

compivasi quell'opera d'unificazione e di pace. Per questo intimato quel generale

tutto l'orbe, dov'anche

censimento de' cittadini di

Ges Cristo

fu annoverato: affin-

ch fosse chiaro che, se Iddio fatto

Uomo non

isdegna-

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269

Capitolo DBctMOQUAftTo
Va, in

quanto uomo, essere

ascritto fra' sudditi dell'Im-

pero romano, a nessuno fosse lecito rinnegarne

si-

la

gnoria.

Queste, e simili idee - ribadite da

s.

Agostino, e poi

dagli altri padri della Chiesa latina - adulando ed esa-

gerando, ad uno scopo di conciliazione,


videnziali di

Roma

le origini

tutto Torbe, la latitudine de' suoi poteri,


fci

effetti

sostituivano

prov-

e dell' Impero, la sua unicit per


suoi bene-

una fantasmagoria

romanzo

di

politico-religioso alla storica

realt. Accettate

mulgate dalla Chiesa a tutto

il

tarono indi precipuo tra

secolo decimo

argomenti che

gli

la

pro-

e
,

diven-

polemica

come diCarlo Magno) venne opponendo alle monar-

fautrice della autorit imperiale (restaurata,

cevano, in

chiche ambizioni papali.

mon-

Rincalzava mirabilmente quella utopia d'impero


diale

la

venerazione

per Virgilio

che

medio evo

il

tenne ispirato, bench inconsapevole, profeta dell'avve-

nimento del Cristo.

Leggevano

come

nella vita che

venuti

ne scrisse Tiberio Donato

contesa Mecenate ed Agrippa,

uno

consigliando che fosse restituita ne' Consoli e nel Se-

nato

la

somma

d ogni potere, e

Augusto, perplesso
Virgilio:
i

1'

altro

opponendosi,

chiamasse a dirimere

la

gran

lite

quale, nell'interesse della giustizia e di tutti

il

mortali, lo consigliasse a tenere l'Impero,

guisa che tutti avessero a venerarlo siccome


sentenza cui Cesare Augusto

si

ma

di tal

un Dio

attenne.

Preoccupato l'Alighieri da questo concetto, non solo


nella

Eneide

dve aperto

predestinazione di

Roma

all'

lo

scopo di celebrare

la

impero; non solo in Vir-

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270

LA.

BEATRICE SVELATA

in Ovidio, ne' quali le adulazioni

gilio, in Orazio,

ad

Augusto sono pur troppo reali; ma e negli stessi poeti


dove meno !' ebbero in mente, e negli altri de' secoli
appresso, vide dovunque allegoriche allusioni a' benefizi
della monarchia universale. Veramente il concetto di Roma, centro morale e principio di pace e unit per tutto
il genere umano, non poteva apparirgli formulato in pi
belle parole che queste di Claudiano:

Haec

gremium

est, in

victos

quac sola recepir,

Humanumquc gcnus communi nomine

fovit,

non dominac, rilu; civesque vocavit


Quos domuit, ncxuquc pio longiqua rcvinxil.
llujus pacifici debemus moribus omnes
Matris,

Quod

vcluti palriis regionibus ulitur hospcs.

Roma, madre

e pacificatrice del genere

quale antitesi a ci che avea sotto

gli

umano

occhi

Quanto

dolce doveva suonare tale concetto all'anima di chi sentivasi vittima

d'una

Roma madrigna

e perturbatrice del-

l'uman genere!
Or, se Aristotile e Averroes

esempio

dell'

gli

aveano additato come

ordine mondiale una bene ordinata

mo-

narchia; se di questa la storia e la poesia gli presen-

tavanp

vertendo

seducente modello, qual maraviglia, che, inla

diale, colle

proposizione de' suoi maestri, l'ordine

mon-

sue gerarchiche intelligenze, autonome e di-

pendenti ad un tempo

pur cospiranti

merc

1'

svariate e

concordi

libere e

opera della Prima Intelligenza

cui sottostanno, diventasse per lui tipo, esempio, e ta-

Claud: in

se e.

consul. Slilichonis.

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CAPITOLO DECIMOOUAHTO

comando

cito

della natura a ci che

sottostasse ad universale

sede predestinata

Ma

per quali

Monarca

di cui

271

mondo

sociale

Roma

fosse la

argomenti

altri

oltre quello di

nalogia tra l'universo ontologico ed

provata

il

la giustizia,

il

a-

sociale, gli veniva

o necessit giuridica dell'Impero?

Giusto, egli disse, ci eh' conforme al voto della


natura.

voto della natura manifestasi in ogni cosa col

Il

a cui quella creata. La

line

efficacia degli atti,

un ente consegua

mezzi, onde

il

suo

de'

fine costituisce la

loro giustizia.

Or

qual'

il

fine proprio e

Averroes aveagli dato

Ed

supremo,

quale de-

soluzione di tale

la

ecco com'ei la riassunse e

al

umanit?

stinata la

Dio e

la

natura nulla fanno d'ozioso;

la

que cosa producono

quesito.

coordin:

in essere destinata

ma

qualun-

ad alcuna ope-

razione: di che segue ultimo fine alla intenzione del crea-

tore

non esser

l'ente,

ma

la

operazione propria del-

l'ente.

il

Havvi adunque alcuna operazione propria di tutto

umano

genere

uomini

ed

alla

quale

la

universalit degli

in tanta moltitudine fu ordinata

un

operazione a

vicinato,

uomo, n una sola famiglia, n un solo


n una citt, n un regno solo possa bastare.

sia

cui n

quale

scasi quale

sol

questa parr evidente non appena conosia

l'

intima e propria potenza di tutta

la

umanit.
a

Or

versa,
essi.

niuna, che sia

pu

Per r

dirsi

comune a pi

enti di specie di-

intima e propria potenza d' alcuno di

uomo V essere

(preso semplicemente)

non

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LA BEATRICE SVELATA

272

ultima potenza, perch, cos preso,


cogli elementi.

Non

comune anco

gli

perch que-

l'essere complessionato,

Non V essere cmiaiato, perpiante. Non Y essere apprensivo,

sto trovasi pure ne minerali.

ch questo pur nelle


perch da' bruti

ma

partecipa ancora;

si

V intelletto

prensivo per

possibile,

il

Y essere ap-

quale essere a

altro che all'uomo, sopra o sotto lui,

si

ni un

appartiene; im-

perciocch, per quanto vi siano altre sostanze partecipanti intelletto,

loro intelletto

il

non

possibile,

com

nell'uomo.

Adunque

chiaro

come

l'ultima e propria potenza

di tutta l'umanit sia la virt intellettiva.

u per un

sta

comunanze

sol

tutta

atto,' si fa necessario

nere

poich que-

uomo, n per alcuna delle particolari


quanta a un tempo pu essere posta in
che siavi moltitudine nell'uman ge-

per cui tutta quella potenza intellettiva venga

attuata; del

modo

istesso

com' necessario essere mol-

titudine di cose generabili, affinch tutta la potenza della

materia prima sia sempre in atto

una potenza separata

dall' atto

altrimenti darebbesi

eh' impossibile.

questa sentenza concorda Averroes nel comento su'


bri dell'Anima.

La potenza

li-

intellettiva di

volge alle forme universali

cui parlo

o idee pure

non

solo si

ma

per una

Noo

solo quest' ultima sentenza di Averroes

le precedcnli; quella in ispccic che

desume

la

moltitudine ncll'uman genere ed egli aggiunge


t

dal

bisogno che

ielletluale possibile.

Arisi,

de Anima

lib.

sia atluala tutta e

V.

sempre

de Anim. beatilud.

Ili,

co: 5.

ma

pur

necessit di
di
la

perpetuivirt tn-

Comm.

in

CAPITOLO DECIMOQI'ARTO

per estensione

telletto speculativo

fine operare, e produrre.


cose operabili, cho

che

le producibili,

si fa

quale

specie.
cio,
altri

la

clic

regolano con

da ci

poich ci che vero della


il'

umano

genere

riuscire alla sua propria operazione che nella

cantarono

Fu

Gloria a Dio ne'

uomini di buon volere

luto della Salute degli

uomini

Salvatore esprimere

per che

cieli, e

Pace a voi

era

il

genere

attuazione
cotale

rio della giustizia e


serie degli

sommo

saluto:

cio

di

principio

tutto

come

bont d'ogni cos

sa-

il

al

che se-

lib. 1, c. f -4.

Arist.

lo

il

suo

intelletto

sicuro

crite-

sociale, tutta la

argomenti, che svolge nel suo

De Monarchia

il

conveniente essendo

umano perch consegua

sere ordinato

possibile. 3 Posto

pace

ecco l'immediato fine a cui dev'es-

ultimo fine

an-

gli

in terra

suoi discepoli, e Paolo in ispecie.

La pace adunque:

umana

pervenire a sapienza che nel

e.

quiete, o tranquillit della pace.

guirono

quell'ottimo fine
essere la

Ma l'uomo non pu

sommo

prevalenti per intelletto signoreggiano sugli

parte vero del tutto, ne- segue che

agli

chiarisce quel detto della Politica,

si

riposo e nella quiete

geli

civile

Le quali cose

l'arte.

come a
Prima Bont produsse in

naturalmente.

non pu

pratico: del quale

dico cosi per indicare le

tutte servono alla speculazione


al

che l'in-

dirsi

regolano con prudenza

si

si

273

onde suol

certa estensione alle particolari;

Trattato di

Phys. in prol.

Polii, lib. /, c. i e 3.
* Arist.
3

Phya.

Monarchi

lib.

lib;

1, te: 20.

I* c, 5. 6.

18

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LA BEATRICE SVELATA
274
Monarchia vien dividendo in tre massimi assunti
rispondon tre Libri

cui

Dimostra nel primo come e perch sia necessario V


al ben vivere del genere umano;

Impero universale

Nel secondo come e perch quell'Impero fu di diritto


assunto dal popolo romano;

Nel terzo come l'autorit imperiale direttamente di-

penda da Dio, anzich dal Pontefice.


Dove pi enti, egli dice, sono creati ad un
necessario
stotile

come

che

uno

Cos

alla felicit

sono

di loro regoli e regga gli altri.

nell'uomo le diverse potenze cospiranti

tutte regolate e rette dalla virt intellettiva.

una

disi a

il

uno

suoi membri, mestieri che

padre, o chi ne fa le veci. Se

fine

Se guar-

famiglia, della quale fine preparare al

vivere tutti

un comodo

fine

vuole la veneranda autorit d'Ari-

una borgata,

ben

diriga:

della quale

soccorso di persone e di cose, occorre

che uno sia reggitore degli

altri,

o per altrui volont. Se una

o per loro consenso,

citt,

che ha per fine bene

e sufficientemente vivere, necessario

uno

essere

il

reg-

gimento. Se poi un regno particolare, che ha lo stesso


scopo della citt , ma con maggior sicurezza della sua
tranquillit, fa mestieri di re che

regga e governi.

Or

se questo accade delle singole cose, lo stesso del ge-

umano

nere

il

stato chiarito,

il

quale

avendo un

d'un comune

Monarca, o Imperatore.

II

passo d'Aristotile al quale allude

opus optime

fii

ab uno.

comune com'

fine

reggitore ha bisogno, eh'

Polit. lib. 2.

gli

questo

Unum

Cf. id. ih. lib. I,

cop. 1.

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CAPITOLO DBCIMOQUARTO

Se

bisogno

il

unit

dell'

si

fa

275

sentire

in

ciascuna

uma-

parte dell'umanit, tanto pi dee sentirsi per la


nit tutta intera.

Inoltre

Tanto pi V uman genere s'accosta

alla

simiglianza divina, ch' sua perfezione, giusta quel det facciamo l'uomo ad imagine e similitudine nostra
quanto pi uno; e tanto pi uno quanto pi uni-

to

scesi in volont

giaccia ad

luogo,

il

un

n ci pu seguire so tutto non sog-

Principe.

( qui, come vedremo a suo

piede d'argilla del colosso dantesco IJ

finalmente

dove pu esser

litigio,

ivi

deve es-

Tra pi principi eguali pu esser contesa,


per loro colpa, o de sudditi. Tra essi adunque ne-

ser giudizio.

un

cessario

giudizio. Quindi

risdizione su loro

questo Virgilio cant

tempi

Jam
all'

ragionando

la Giustizia esser

monarca.
tornata

per
suoi

a'

redit et Virgo, redeunt Saturnia regna.


,

il

diritto del

popolo

esercizio della imperiale autorit, cos viari


:

Chiedere se alcuna cosa

ritto,

secondo di-

sia stata fatta

lo stesso che chiedere se sia fatta secondo Dio

vuole.

La

volont di Dio per s stessa invisibile;

pu conoscersi per
del suggello
si

terzo di maggiore giu-

provare, nel secondo Libro

romano

un

eh' V universale

come

ma

dalla impronta la

forma

n dee sorprendere se quest' unico

modo

segni,

abbia a conoscerla

menti che per segni

ci

quando

si

pensi che non altri-

dato conoscere la

umana vo-

lont.

La

nobile origine del popolo

dal nobilissimo
vina. Tali son

Enea
pure

romano

discendente

indizio di predestinazione di-

miracoli oprati da Dio per

la

fon-

LA BEATRICE SVELATA

276

dazione e compimento del romano

dopo avere rammentato

Numa

sacrificava, le

a nuoto, ecc., conclude

a Colui che tutte cose ab eterno provvido sjtto bel-

dovea in terra operare

miracoli a pr delle cose invisibili

rasse dal cielo a pr delle cose visibili.

diritto ci

fece.

manifesto per

le

Chi intende

al
il

il

Il

che

al

s collettivi

gli storici e

che individuali.

potere della repubblica, dicea Cicerone,

neva

co' benefici,

non

colle ingiurie, le

ceano per gli alleati, o per lo Stato; gli

erano miti, o necessari;

gio di re, popoli, e nazioni;

pitani ambivano come

con fede ed equit

ti

testo,

mondo.

bene

al

pubblico bene intendesse

testimonianze di tutti

le

il

poe-

Quando

si

mante-

guerre

si fa-

esiti di quelle

Senato era porto e rifui

nostri magistrati e ca-

massima fra

le lodi

provincie e gli alleati

difendere
:

onde co-

pi che impero, poteva dirsi patrocinio

21 e 22.

del

Questa dottrina, come

in S. Agostino
c.

popolo romano intese

li

quando arrogossi l'impero; e per con

e pe' suoi fatti

ti,

ope-

li

opera con diritto. Fine del diritto

bene della repubblica.


della repubblica

invisibile

Altro argomento desume da questo


fine del dritto,

ta

Tevere

il

Cosi ben convenivasi oprare

l'ordine; affinch, se visibile

qui,

mentre

oche del Campidoglio annunziataci

del prossimo arrivo de' Galli, Clelia varcante

impero.

ancile cadnto dal cielo

di Orosio; ed pure

s' visto,

de Civ. Dei, singolarmente nel


Condita est civitas Roma.... per

lib.

XVIII,

quam Deo
unam societ-

orbcm debellare terrarum et in


lem rcitmblicae tcytmqtK perductum, longe taleque pa-

placuit

care.

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CAPITOLO DECI MOOl ARTO

al

chi

segue

potr

a dire

bene comune coloro che, col sudore,

silio,

pubblico bene?

Non

pio di deporre

liberamente

sono

si

povert,

il

la dignit,

passato era alla dittatura ?

diede alto esempio Fabrizio

come

quando, povero, per tener fede

il

santo esem-

suo termine

al

l'e-

mem-

sforzati accrescere

Cincinnato

ci lasci

allorch dall' aratro

non

si

resista all'avarizia,

alla

repubblica, scherni

ingente copia dell'oro che gli era offerto, e con pa-

role di se

degne respinse ?

quando Cammillo dava

memorabile esempio del come

debbano

si

teporre all'utile proprio! Che, dannato

che ebbe dall'assedio

la patria,

facevasi esule; n ripatriava, se

figli

alla libert della patria

bUe, mira bruciare

la

prima

mano che

posero

le

il

an-

salvato

popolo

ri-

l'autorit del Se-

Bruto, che pospone

Muzio
err

Vengano quelle santissime vittime

la. pubblica salute

le leggi

all'esilio,

reluttante

nato non glien desse licenza.


i

la

colla privazione de' fgli, colla perdita delle

ora, e dando l'anima stessa,

la

277

negare avere inteso

che, impassi-

de' Deci, che per

divote anime; e quel seve-

rissimo tutore di libert Marco Catone che, a mostrare

quanto quella
restarvi
.

non

valesse, antepose uscir libero di vita, che

libero!

Questa legittimit

non solo provasi per


racoli rivelanti

il

d'
la

impero nel romano popolo,

nobilt di sua origine, pei

mi-

volere divino in suo pr, per la coe-

renza delle sue opere

al fine del diritto;

ma

ed altres

per giudizio divino che gli diede vittoria nel certame


agitatosi per conseguire l'impero.
la

Persiana, la

al

dominio

a'

Romani.

L'Assiria, l'Egizia,

Macedone monarchia aspirarono invano

di tutto l'orbe: solo fu dato coglier la

palma

278

LA BEATRICE STELATA
ed essere crocifsso, quando

Cristo poi volle nascere,

universale era V impero di quelli

ne riconobbe

la le-

gittimit coll'essere ascritto fra' sudditi nel general cen-

simento; col pagare a Cesare ci ch'era di Cesare; col


subire giudizio e pena pel genere

sarebbe stata se l'Impero,

umano

ch pena non

di cui vicario infliggevala,

il

non avesse avuto vera e propria giurisdizione.


L' ultimo e po' tempi

il

che tratta nel terzo Libro

romano

chia universale dal

Per pi ragioni -

non dipendere

la

Monar-

Pontefice.

egli dice

- taluni devoti alla Chie-

negano cotale assunto:

sa

primo, perch, siccome de' due grandi luminari

che sono nel

cielo,

la

Luna

riceve

due luminari del mondo

de'

lume dal

Sole, cos

sociale l'Imperatore rice-

ver deve autorit dal Pontefice, stando ad esso

Luna

sta al Sole.

come

la

questo argomento analogico risponde coir affer-

mare che
s

pi vitale argomento quello

la

Luna, non ricevo dal Sole

da natura; n tutta

la

il

ch, in parte, ne ha per s stessa. Cos

imperiale da Dio riconosce


efficacemente operare

pu

suo essere,

ma

sua luce dipende da quello;

il

pure

l'autorit

suo essere; e solo in pi

giovargli

la

grazia impetrata

dalla pontificia benedizione.

de'

Oppongono ancora - seguo a dire - le figure tipiche


due figli di Giacobbe: Levi, capo del Sacerdozio e

primogenito, e Giuda, capo del poter temporale: di che

desumono

il

Sacerdozio preceder V Impero.

Ma

prece-

dere nella nascita non prevalere d'autorit.

V. qui sopra cap. 3, pag. 39-41.

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279

CAPITOLO DEC1MOQUARTO

miglior valore ha l'altro argomento che trag-

gono dall'avere Samuele creato re Saulle, e depostolo.


Samuele non era in ci che semplice nunzio speciale
del volere divino;

non vicario avente giurisdizione sua

propria.

neppure

il

simbolo di soggezione, che vuol

dall'incenso e dall'oro che

regge.

Il

Magi

contro a ci che yuoI

la

commesso pu

fare

natura.

Se Pietro pu sciogliere e legare, ci non importa

autorit sulle cose civili,


cieli,

si

successore di Pietro non equivale alla divina

autorit; n per l'ufficio che gli

trarsi

offrirono a Cristo,

ma

riguarda

le chiavi dei

e per le cose spirituali soltanto.

Le due spade che

stico senso

Venendo

le

due

in

vestro,

la

ma,

se

e-

mi

della duplice

opera cui dovevano apparecchiarsi.

seguito agli argomenti

stenitori della politica sovranit

combattere

autorit;

pur hanno, non e che quello

lotta di parola e di

non

Cristo diede agli Apostoli

sprimono, come vorrebbesi,

men

futili de' so-

nel Papato

prende a

supposta donazione di Costantino a Sil-

Costantino

dice

anche volendo, donare

se

pur don, non poteva,

la dignit e

pero, n la Chiesa ricevere.

I'

autorit dell'Im-

niuno

mezzo

dell'ufficio

ufficio.

Scinder l'impero non era lecito

lecito fare, per

commessogli, ci eh' contro al suo


all'

Imperatore,

perch l'impero fondamento del dritto umano.

cito era alla Chiesa accettare, per espresso divieto del

fondatore, che disse:

non vogliate possedere n

le-

suo

oro, n

argento, n moneta nelle vostre cinture, n borsa. Poteva

l'Imperatore, a patrocinio della Chiesa,

trimonio assegnare,

ma fermo sempre

Io*

un pa-

eminente do-

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80

*LA 'BEATRICE

mini:

la

poteva

il

sessore,
I!

amministratore de' poveri.

Pontefice, dicono, invest Carlo

fa

come pos-

successore di Pietro ricevere, non

ma come

periai dignit:

non

SVELATA

unit del quale non patisce divisione. Questo

Ma

diritto.

il

Magno

della im-

che perci! L'usurpazione del dritto

Che

dove

cos

non

ne segui-

fosse,

rebbe l'autorit della Chiesa dipendere dall'Imperatore,

Papa Leone, e depose Be-

solo perch Ottone restitu

nedetto,

Mi

debbono ridursi ad una. che

modello di tutto

il

fosse sua

genere; e che,

il

ratore appartenendo

potendo

esilio in Sassonia.

obietta, poi dice, che le cose appartenenti allo

si

stesso genere
,e

ad

e. lo trasse

aUo

stesso

il

gonere

misura

sia

Papa e

umano

l'

Imp^
e nou

papa ridursi o sottoporsi ad altr'uomo eh?

misura e sua regola, non resta che a

lui

ri-

dursi e subordinarsi l'Imperatore.

l'

Rispondesi a ci

quanto uomini,

in

s'

ottimo uomo, cio

Ma.

in

che

sovrasti ad

-ridurre e sottoporre al-

al tipo ideale

s'

dell'uomo perfetta.
l

una e

l'af-

hanno da ridurre ad una, che

entrambe e dalla quale dipendano. Ed que-

o Dio stesso, a cui in ultima analisi ogni concetto

o altra sostanza a Dio inferio-

di sovrastanza riducasi,

re (la Intelligenza) che


.di

Pontefice e V Imperatore,

il

hanno a

quanto autorit, non appartenendo

tra allo stesso genere,

sta

autorit per s stessa,

in quelle

semplice e assoluto principia

son destinate

Eliminate

particolarizzi e distinguasi

si

due autorit per

le differenze dell'ufficio cui

le contrarie obiezioni

mente provando

la

cos viene diretta-

indipendenza dell'autorit

dell'

Im-

pero da quella della Qiiesa:

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CASTOLO DECIMOQLARTO

Se

Impero fu e

che da essa dipenda,

-dirsi

lere divino,

poi, n per vo-

N per natura

la

Non per

la

Chiesa fatto soprannaturale

perch ih tutta

la

natura

perch

non per volere divino,

sacra ^Scrittura, anzich trovarsi con-

ceduta cura di cose

contrario,

per

che pel nuovo Sacerdozio; e l'esempio e

le

pa-

potere.

timo, perch

manca

trovasi

civili-,

il

forma e tipo

role di Cristo, eh'

gano questo

mal pu

n per universale consenso degli uomini,

Chiesa ebbe questo diritto.

l'antico,

281

stette senza la Chiesa

della Chiesa

Non per consenso


il

le

ne-

universale da ul-

fatto di questo^ronscnso.

Duplice fine ha V uomo, perch duplice ente, cor-

ruttibile ed incorruttibile:

questa vita,

la

intendere alla beatitudine di

quale consiste nell attuare

la

propria po-

tenza, e vie n figurata nel Paradiso terrestre; intendere


alla beatitudine della

godimento

vita eterna,

quale consiste nel

la

dell'aspetto divino, a cui la propria potenza

non pu ascendere se non aiutata dal lume divino


questa
celeste.

d a comprendere

si

conclusioni

colla

imagine del Paradiso

queste due beatitudini, come a due diverse


.

occorrono mezzi diversi. Vcnghiamo

prima per mezzo

di filosofici

alla

ammaestramenti, allorch

questi seguiamo operando secondo le virt morali e intellettuali.

spirituali

questi

Alla seconda

si

che oltrepassano

viene

per ammaestramenti

T umana

segniamo operando secondo

Fede, Speranza, e Carit.

Or

ragione
le

due

cotesti

allorch

virt teologali
fini

e mezzi,

bench risiano mostrati dalla ragione e dalla rivelazione, sarebbero posti in


se gli
tali,

non

cale dalla

uomini, come cavalli vaganti

umana

cupidigia

ne' loro istinti

non fossero con freno rattenuti per

via.

bru-

Pqr due

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282

BEATRICE SVELATA

LA.

guide furon date all'uomo:

condo

il

conduca

rivelazione,

la

sommo Pontefice che, seI uman genere alla vita


1

eterna; e l'Imperatore che, secondo

stramenti

alla

temporale

felicit

filosofici

lo diriga.

ammaeN giun-

gere a questo duplice porto pu l'uomo, senza che, sedate

tempestose passioni, riposi libero nella tranquil-

le

della pace. Questa pertanto la

lit

tutto intendere

Principe.

il

siccome

disposizione del

la

disposizione de' Cieli,

Romano
mondo segue la

fa necessario, acciocch quella

si

meta raggiungali, e

gli universali

libert e della pace

bene

pi,

meta cui deve su

Curatore delf Orbe, che dicesi

si

ammaestramenti

adattino

a'

luoghi ed

della

tem-

a'

che questi siano dispensati da quel curatore che vede

di persona la universale disposizione de' Cieli: ed Colui

che

preordinava, aftinch, provvedendo con essa,

la

tutto a se connettesse. Per solo Dio elegge, sol Egli

conferma: n quelli che son detti Elettori


dire,

ma

tali

sono da

piutosto Denunziatori della divina provvedenza:

nel che divergono spesso; perch taluni, ottenebrati dalla

nebbia della cupidigia, non discernono l'aspetto di quella


disposizione divina.

Questa

la

somma

omessa alcuna idea

del trattato di

Considerare cotesto

come

chi lo potrebbe oggimai


che,

positivo

che diventi un

La unit
che

politica dell'

non

se ne falsi la intel-

delirio.

impero che Dante ideava non

miseri ingegni, o gli spoliatori,

a scambiare per unit.

giustizia vuole

era certo quel tirannico assorbimento di tutti


sociali,

sistema politico

E nondimeno

pur confessandolo un sogno, non

ligenza

Monarchia

essenziale.

poteri

si

danno

Non perch vagheggiava un

po-

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CAPITOLO DECIMOQUARTO
tere sovrano che

sottostanti infrenasse

giustizia, egli intese

ad escludere

la

distinta e svariata

esistenza de' poteri rappresentanti le diverse

Repubbliche

sociazioni. Regni,

governo o

e qualsiasi

tivo distinto interesse

aventi lor

leggi

umane

as-

Municipi,

Stati, Citt,

istituto, resultanti
,

283

a concordia e

da un collet-

adeguate

alle

proprie condizioni, non erano nella sua inente destinati

ad essere distrutti e assorbiti da quel Principato supre-

mo

ch'ei vagheggiava.

Ch

anzi,

non altrimenti

idea vaio

che difensore e custode del diritto e della libert di tutti


quegli enti sociali.

notava
vuol

L'Alighieri

cos

tempi moderni

ie

narca:

dritti naturali della

quelli delle affezioni


della

il

difesi,"

pi

illustre giurista de'

non alterati dal

Mo-

umanit nell'Individuo

del sangue nella Famiglia; quelli

sociabilit nel Municipio; quelli della interna

pi

ed

mu-

esterna difesa, colla riunione delle forze di

ti

nicipi, nella Citt; quelli finalmente di nazionalit, nelle

relazioni

reciproche di pi citt tra loro, in

Egli ha calcolati

ci

calit,

delle industrie.

non

L'Alighieri

un Regno.

diversi bisogni de' climi, delle lo-

fa de' cittadini della

sua Monarchia

quale, alla rinfusa ammucchiata, obbe-

una mandra,

disca alla verga del pastor che la guida, e alla

ii

che la munge,

dell'

la

la

tonde, e la scanna.

Alighieri conosce ed apprezza

mano
La Monarchia

tutte

le esistenze

ordinata gerarchia,

morali e

compongono i corpi politici. Il Monarca 1' autorit


suprema e garante della fedele ed esatta

civili,

direttrice

che, nella

loro

Lib. I, c. 4.

-Ib.

c.

16.

231

LA BEATRICE SVELATA

amministrazione della giustizia, e della pace

concordia reciproca tra tutti

Regni che coprono


gestione de

nella

Dante applica

la

Municipi,

le

hanno

nella loro strut-

tura organica

Nel suo sistema. l'Impero un'egida che

e sotto alla quale

lor diritti intangibili, e la lor libert.

unite in

drittura di critica in questo giudi-

grande giurista italiano!


a

noscendo

diritti

di tut le te esistenze

che nella loro ordinata gerarchia


politici

qual lezione ad un

que' servili ingegni gallicizzanti


i

quali, disco-

Ma

e civili,

compongono

non sanno ideare

altra unit

morali

se

coiyi

non quella

che fa de' cittadini una mandra, alla rinfusa


chiata

cuopre.

le

un comune interesse le obbliga a


nodo di fraterna concordia. 1

Quanto acume e

tempo

ed

loro

suo principio dell'unit del potere

zio del

tra

loro sociali interessi.

il

a pi societ civili, le quali

starsi

e della

Citt,

indipendenti

terra,

ammuc-

giovi udire su questo

le

precise parole dello stesso

Alighieri, l dove, pi esplicitamente che in altri luoghi,

il

proprio concetto.

io dico

che

il

umano

genere

possa essere

governato da un solo Principe supremo, non da in-

minimi giudizi di ciascun municipio

tendere che

dove manchino

debbano da quello direttamente

nazione, regno, o citt ha certe sue proprie condizioni

chiarisce

Quand'

leggi locali,

Su la Monarchia di

d'uopo direzione

sia

risolversi.

Moimcun

Ciascuna

Dante Alighieri Considerazioni

filoso fiche critichi* del car. Prof. Giov.

minari alla

pubblicata

lui

Carmignani: PreliTorri, Livorno 1844.

Dfcjitized

by

CAPITOLO DECIMOQUARTO

regola della vita.

golare

no

sia

(E per vero altrimenti son da re-

Garamanti... che patiscono insopportabile

Ma

caldo).

legge

la

oppressi da intollerabile freddo; e

gli Sciti...

altrimenti

285

che bisogna regolare con leggi diverse; poich

bene da intendere, che

uma-

genere

il

che ha di comune e a tutti appropriato,

in ci

da quel supremo Principe

diretto, e

con comune

regola governato a pace. Questa regola, o legge co-

te

mune,

bero

particolari Principi da quello ricever dovreb-

modo

nel

come l'ingegno

istesso

pratico, nello

scopo d'una conclusione operativa, riceve

genza speculativa

messa

colare
alla

che

gli propria, e

operazione.

ad Uno

ma

finch sia

la

ogni

Questo aver

pre-

la

proposizione parti-

particolarmente conclude

questo, non solamente possibile

da uno proceda

necessario che

tolta

dall'intelli-

proposizione maggiore, o

pone sotto a quella

la

af-

confusione da' principi univer-

fatto

Mois scrive

egli stesso

nella

principali delle

Trib

se

sali.

sua Legge

d'Israele, a loro lasciava gli inferiori giudizi, a s ri-

servando

te

versali giudizi

te

prie Trib, secondo che meglio a ciascuna

nisse.

il

quale, assunti

superiori e pi universali; e questi pi uni-

usavano quelli ed applicavano

Ma,

alle

pro-

si

conve-

per quanto, chiarita cos, la

Monar-

un

delirio,

chia mondiale dell'Alighieri cessi di parere

non cessa per questo

dall'essere

un sogno.

Certo, fra quante societ perfette e ideali vennero fantasticate finora,

meno

da Platone a Cabet, nessuna

tirannica di cotesta; nessuna rinnega

si

presenta

meno

la

sa-

era libert dell'Individuo e de' complessi intermedi tra

Monarch.

lib.

I,

cap. XVI, in (ine.

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LA BEATRICE SVELATA
Ma pur sempre ha comune

286
1

esso e

relle Utope l'erroneo liberticida

guirc

concepirne un tipo, ed imporlo


1

le

concetto

so-

che, a conse-

migliori condizioni di civilt, sia mestieri pre-

colle

Umanit.

funesto concetto che

aggravato com' incubo su tanta parte d'Europa

movea, se non dal preconcepire un tipo di


produzione, circolazione e consumo de* valori economici,
quel Protezionismo che, provocando su ci la perturba-

donde

fhfatti

trice ingerenza dello Stato, face vaio ingiusto distributore

di privilegi e d'aggravi, soldato della spoliazione; e

va a guerra

trae-

nazioni! A che altro fuorch al


preconcepire ed imporre un tipo di Nazione

le classi,

le

desiderio di
possente e civile, o di Popolo fraternizzatile in ugua-

glianza economica,
lit

s'

inspirano quei sistemi di Centra-

Socialismo che

tonomie,

assorbendo in se tutte

soluzion sociale, altra conclusione non hanno che

sarismo ?

sempre
che

Non per

gli

coli'

au-

le

private che pubbliche, *e provocando la dis-

Ce-

il

(a dir tutto)

ovunque e

ambiziosi riuscirono a impastojare

le nazioni,

altro

mezzo

ostentare ed imporre

dizioni civili,

pur negando

un

tipo di perfette con-

le sole asseguibiii

le sole

vere e degne dell'uomo: quelle cio che resultino, non


preconcette e spontanee, e quanto raen coartate pi corte,
dalla libera espansione di tutti

tonome

sociali

L'Alighieri cercava
si

il

mezzo migliore ad averla

quello

diritti, di tutte le

modo onde

possa serbare inalterata

sibile

au-

sar che

la

pace

l'unico

fra tutte le nazioni


;

vide

anzi, se

come

il

mai Ha posi

annodandole per naturale e

crescente vincolo di simpatie, d' interessi, e d' idee, le


far tutte

ugualmente disposte e interessate

alla

pace.

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287

CAPITOLO DECIMOQUARTO

Non

vide

n veder potea tanto. Era serbato

alla

scienza economica presentire e affrettare quel giorno in


cui la universale libert de'
lettuali

commerci

alimentati

morali

materiali, intel-

dovunque dal pieno

svi-

luppo d'ogni umana operosit, e le anonime associazioni,


accomunanti forze economiche e intellettuali da tutte le

mondo sopra

parti del

ranno

ranno

le

giova; faranno
le

teriale

rende-

resti a distin-

lavoro

ma-

le incancellabili variet di

luo-

Nazioni: la necessit di spartire

morale, secondo

ad accomunarle:
s

alimenta e sen

le

che solo un principio

si

ghi, di razze, e attitudini; e che solo

scuna;

selvagge antipatie nazionali, e con esse la vec-

chia adorazione del Dio-Stato che

guere

mondo

ogni parte del

popoli sempre pi consodali tra loro; distrugge-

la necessit del

un

il

principio sorga

lavoro di tutte a cia-

che tutte sentano infine essere

corpo, di cui l'uno

non pu patire o

membra d'un

gioire, senza

che

compatiscano o congioiscano tutte.


Soggiacendo invece

alla

vecchia tradizione politica

non appena desider l'Alighieri una benefica condizion


la pace inalterabile fra tutte le nazioni
sociale

sent tosto

bisogno d'un governo che direttamente a

il

ci provvedesse:

mondo.

donde

il

suo Curatore della pace del

fece che aggiungere esca novella, se

non

gi per se stessa .non era, alle ambizioni


1

di quella pace eh egli invocava. Carlo

sono

il

perturbatrici

e Napoleone

miglior comento alla sua Monarchia.

Cotesto curatore della pace del

quandochessia
verno, n

uman

genere:

un uomo. La

mondo

ma non

lo avr, forse,

sar n

un go-

libert del pensiero, della co-

scienza, delia parola, della persona, della famiglia, d o-

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LA BEATRICE SVELATA

268

gni necessaria o volontaria associazione intermedia fra


1

individuo e V umanit

tutti
in

la liberta

in

con un limite solo, la liberta

tutto: ecco

il

potr fare regnare

gnare

la

pace e

vero

se
la

tutto e per
per tutti ed

il solo supremo
monarca che
pur dovranno un giorno re-

giustizia fra gli

uomini!

CAPITOLO DECIMOQUINTO
Le intime
dantesco

al

relazioni, che legano

il

sistema dell'Impero

concetto della Intelligenza-beatrice, chiari-

scono siffattamente
viaggio ideale

perch del simbolico amore e del

il

che non panni ozioso

stesse evidenti, notarle

bench per s

almeno per sommi

capi.

Pochi annieran corsi dalla morte dell'Alighieri quando

un Cardinale
dannava

al

Legato del papa, pubblicamente

francese,

fuoco in Bologna

basta vagli: che gi

il

Trattato di Monarchia.

movea per Ravenna a

dissotter-

rare e disperdere le sacre ossa dell'autore, se


nerosi, Ostasio

due ge-

da Polenta e Pin delta Tosa, non

si

fos-

sero opposti all'esecrando pensiero.

Tanto frenetico sdegno non era senza perch.

La
mana

parte che pi coceva in quel libro alla Curia ro-

quella era in cui dimostravasi

il

potere politico

indipendente al tutto dal teocratico.

Come

gi in

la religiosa,

al

Roma

pagana

l'autorit politica assorb

cos per l'opposto

pontefici, dal

decimo

tredicesimo secolo, deliberatamente mirato aveano ad

assumere

il

supremo potere

subordinando a s

la

civile sulla societ cristiana,

imperiai dignit.

Gli imperatori

germanici, or soggiacendo, ora ostando, e talor vendicandosi

col tentare

papato all'impero

la

opposta impresa sottoporre

il

erano venuti da ultimo a trincerarsi


19

290

LA BEATRICE SVELATA

nella teorica della indipendenza reciproca delle


test

due po-

Allorch infatti

supreme su talune

rivendicando supposte giurisdizioni

Ottone

citt della Puglia,

(an.

vedevasi minacciato. di scomunica da Innocenzo


rispondevagli:
stolica

Siamo maravigliati

e con tante

un biasimo che non mertbrevi: nulla facemmo che possa

parole, per fulminarci d'

tiamo. Vogliamo esser

contro a noi far tirare

gliamo, e neppur ne

spirituale che t'appartiene.

la

spada spirituale.

avemmo

Non

ti

to-

pensiero, l'autorit

il

Vogliamo anzi che, sotto

nostra autorit imperiale, resti inviola-

ovunque, e

bile

e dolenti che l'apo-

tua bont siasi tanto affaticata

l'egida della

1210)

III, cosi

si

estenda.

Ma

dei nostri poteri sul

temporale non t'appartiene decidere: abbiamo poteri

indipendenti l'uno dall'altro.

Contro a questa dottrina di reciproca indipendenza insorgevano i papi i fautori di loro politica supremazia.

veramente stava per loro

come

altrove notai

logica feudale che, sull'esempio della scolastica on-

la

tologia

cercava fra gli uomini

fosse

primo anello

ciale.

Ammettere

un

ente

supremo che

alla catena gerarchica del

pel genere

indipendenti autorit, parer

due

mondo soumano due prime e tra loro


dovea come ammettere nel-

l'ordine cosmico

da cui s'inform

la eresa di

principi delle religioni orientali,

Manete.

Bonifacio Vili, nella sua lunga e feroce lotta contro


Filippo di Francia, svolse in pi incontri questo argo-

Huricr Hi$L

d lnnocent

li,

lib.

XV.

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CAPITOLO DECIMOQUIPTTO

mento e
:

291

riassunse da ultimo, con tutta l'audacia di

il

un Ildebrando,

nella sua Bolla

Unam

sanctam.

Quivi diceva in sostanza:

La

due
i

modo

diversi principi.

due

non possono

parte caduca e l'eterna nell'uomo

scindersi di tal

che

le

si

stimino dipendenti da

Questo affermando,

si

ammettono

principi ontologici della eresa di Manete. Eretici

manichei dunque coloro che fannosi a propugnare due


supreme e indipendenti autorit nel mondo sociale. Un
solo principio nel cielo: Iddio; un solo sulla terra: il

suo Vicario,

A
tica

il

Pontefice.

j>

distruggere cotesta audace argomentazione teocra-

mir principalmente l'Alighieri

coi trattato di

Mo-

narchia.

Nuovo

certo

non era

dipendenti tra loro;

ma

il

porre

le

due potest in-

teoricamente nuovo, e pei tempi

audacissimo, quell'assegnare enei fece qual'unica fonte


all'autorit dell'una e dell'altra

un

principio che fosse

ad un tempo sovrannaturale ed umano,

la Intelligenza;

che sovrastasse del pari a Rivelazione e Ragione


Sostanza, com'ei
stasi
I'

a Dio,

Uomo,

anello

la disse,

umana per temporanea


il mondo sociale

fosse tra

giurdico

da cui

si

ideale e

il

mondo

Dio

e Dio provvedente

partissero

due

distinte ca-

modo

ontologico e Dio creatore; tra

sommo

una

partecipazione col-

tene gerarchiche, la religiosa e la civile: nel

che tra

che, divina per eterna ipo-

il

istesso

mondo

vero, essa stessa era anello, da cui

si

partiva doppia serie di esseri, la spirituale e la corporea;

doppia serie di conoscenze, l'assoluta e


Distruggeva cos dalla base
alla

la

la taccia di

contingente.

manicheismo

indipendenza del potere politico dal clericale.

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LA BEATRICE SVELATA

'292

Poneva

la Intelligenza

causa finale all'Impero: per-

ch, fino ultimo essendo di tutta


distesa

nella

spazio e del

dello

umanit, considerata

tempo

attuare sulla

terra la Intelligenza, merc l'uso di tutto lo intelletto


possibile; ne ci potendo seguire, senza che quella si

viva liberamente ed in pace, rendesi necessario un potere

supremo che faccia regnare pace e libert su tutta la


donde la necessit dell'universal Monarchia.
Poneva la Intelligenza come sola datrice legittima

terra

di

norme all'Impero

perch'essa sola principio di pace,

di giustizia, di libert; essa sola di pi cose fa uno; ar-

monizza

contrari;

Ponevala
di tutta la

non muove che al

tipo e modello

all'

retto.

ordinamento politico

umanit nell'Impero: perch l'uman genere

tanto pi accostasi alle sembianze divine quanto pi

imita l'ordine e la disposizione de' Cieli; e l'ordine e

non sono che

la disposizione dei Cieli

ligenza attuata; orid' che, mirando

la istessa Intel-

e*

seguendo quel-

l'ordine e quella disposizione, mirasi e segucsi la Intelligenza.

Come

infatti

ciascuno de' Cieli ha suo motore

sue speciali influenze, cos ciascuna parte dell'umanit


aver deve suo reggitore, sue proprie leggi, suoi speciali
intendimenti

tempo che
menti, e
al

del

le

motore,

la

adeguati

alle condizioni del

distinguono. Ma,

come

luogo e del

motori,

movi-

influenze di ciascun Cielo sono subordinati


alle circolazioni

ed

primo Cielo mobile, che

alle universali influenze

cospirino all'armona mondiale: cos pure


le leggi, e gli intenti de' diversi Stati,

toposti esser

debbono

al

onde

tutti T include
i

tutti

reggitori,

Regni e Citt sot-

supremo monarca,

al

massimo

bigrtized

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CAPITOLO DECIMOQUINTO
fine,

ed

alla legge

a quella sociale

293

eminente per cui siano

armonia

pace,

fatti

giustizia,

libert

dell'Impera creare e mantenere nel

ufficio

E come

non da

cospirare

ch e

mondo

delle

primo Cielo mobile ha


impulso, che dall'Empireo o Mente divina, non da alnazioni.

altro

il

tro la imperiai dignit, che dalla stessa

rettamente riceve impulso e dipende.

Le

avvertite

all'acume de

relazioni

(e

leggitori) tra

altre

le
i

Mente divina, di-

che lascio notare

due supremi concetti che

vagheggi l'Alighieri ben possono stringersi in uno, di,

cendo com'

egli

ponesse a principio costitutivo

cono-

scitivo del Dritto la Intelligenza.

Essa base e criterio di tutto

Qual cosa

ciale.

di

pi

1'

ordine giuridico so-

immutabile e progressivo ad

un tempo! Quale pi audace concetto per

iscrollare del

pari e l'indiscutibile dritto teocratico, e la cieca forza


della conquista:
scillava

Una

il

due termini

fra cui

teoricamente o-

Dritto pubblico del medio evo!

sterile utopa,

lo ripeto, fu l'unica

conseguenza

ch'egli ne trasse. Illuso da false tradizioni, passionato


dalle lotte politiche e dagli eventi della sua vita, dalla

insofferenza de' mali che travagliavano l'umanit

seppe rassegnarsi a quella

non

eh' l'unica missione del ge7

nio nella scienza: deporre germi che frutteranno co secoli.

Anel pronto rimedio; e per diedesi a tentare

infondere vita a

un

cadavere, per farne

il

d'

Briareo della

pace e della giustizia.

Ma,

se giustamente

tire ribrezzo, al

possiamo sorridere oggi, o sen-

pensiero di cotesto Autocrate mondiale,

non possiamo non ammirare


dare

alla

il

passo gigante ch'egli fa

nozione del Dritto, quando

gli

pone a prin-

294

LA BEATRICE SVELATA

cipio e criterio

la

Scevrisi dall' involucro

Intelligenza.

scolastico quel concetto; e dicasi so la odierna scienza

conosca principio che (teoricamente) meglio assicuri


libert dalla tirannide del dritto feudale

miando dicon

o da quella delle inorganiche mas-

numeriche.

se

Ponendo
l'

diviio,

la

cui bestem-

la Intelligenza

a principio d'autorit,

Impero che del Papato, sottoponevali entrambi

dacato di quella: e per essa

mini quasi divini, come


velasi

sindacato di quegli uo-

al

disse, cui la Intelligenza ri-

li

o per propria naturale virt

intellettiva,

o per

soprannaturale aiuto divino.

Ed

essa a lui rivelavasi

del-

al sin-

abbiamo gi

lo

visto

si

per naturali attitudini, che per larghezza di grazie di-

La

vine.

necessit dell'

Impero infatti e la sua preordinon solo per ammaestra-

nazione divina apparivangli

menti

filosofici, storici, letterari,

plative;

ma

mente, e in

ed

e per intuizioni contem-

altres parcvagli udirle rivelate aperta-

modo

diretto, per la voce islessa della Sa-

pienza nelle sacre Scritture.

Quando
il

pi nella mesta solitudine dell'esilio fggeva

pensiero alle

tristi

condizioni

tima; e l'anima, straziata dagli


die

con che animo, svolgendo


passi che

seguono

la Bibbia,

dovesse leggere

e a che sensi piegarli

potr sen-

agevolmente chiunque.

Il giusto

discor-

pi fervidamente invocava un potere riparatore

tirlo

eh' era vit-

sociali di

efletti delle civili

potenti;

ma

come lampada

I tabernacoli de'
essi

spregiata nell'animo de'

apparecchiata pel tempo prefisso.

predoni sono nell'abbondanza: ed

provocano Dio dacch diede tutto in lor mano.

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295

CAPITOLO BBCIMOQIINTO

Or

E' toglie la intelligenza

errare

chi ignora che tutto ci fece Iddio

vaganti

Vanno

il

disprezzo

Strana e incredibile cosa


profeti
doti

avvenuta sulla terra

hanno profetizzato con menzogna; e

hanno signoreggiato, appoggiandosi a

popolo s' di ci compiaciuto!

il

fa

li

via.

su que' reggitori

quelli che erano oppressi rialza.

capi della terra, e

tentoni, quasi nelle tenebre, ed errano co-

me ebri.
Ma egli spande

ti

a'

dove non alcuna

Ma

Sacer-

quelli

che sar di loro

alla fine? 2

Poich molti giorni saranno

stati

figli

d' Israel

senza Re, senza altare, n Sacerdozio, rinsaviranno, e

cercheranno
a I

figli

il

loro Dio, e David loro Re...

Giuda e

di

di Israel saranno riuniti in uno.

porranno su loro un

saranno

tutti

n pi saranno due genti, n

perante su

videranno in due regni.

tutti;

Le mie greggi

store;

e,

si

David.

in

un pastore unico,

Io Signore ad essi, e

mezzo a

di-

il

il

le belve.

mio servo

mio servo David Principe

loro.

Giobbe cap. XII.

Gcrein. cup. V, 30, SI.

Osea IH,

*,

si

sono disperse, perch senza pa-

sbandate, furono preda di tutte

Susciter sovr'esse

sol Principe. 3

una gente, con un Re solo, im-

3.-1,

11.

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LA BEATRICE SVELATA

296

Sterminer dalla terra

ne'

<c

pessime fra

le belve

sicuri

pascoli.

Sapranno

le

abitavano nel deserto dormiranno

coloro che

eh' io

sono

loro Signore

il

quando avr

rotte le catene del loro giogo, e strappatili dalle roani

di chi ora governali.

Ecco

legrati.

ratti.

potenza

a a'

Sion esulta;

figlia di

il

tuo Re

figlia

quel

Gerusalemme

di

Re

ral-

giusto che dee sal-

Egli annuazier la pace alle nazioni; e la sua


stender dall'uno all'altro mare, da' fiumi

si

confini della terra. 1

I Sacerdoti,... che hanno serbato la osservanza del


mio santuario quando i figliuoli d'Israel si sono sviati
da me, mi si accosteranno per ministrare....

dita.

io

ad essi per loro eredit: io la loro ereVoi non darete loro alcuna possessione in Israel:

ci sar

5
la loro possessione.

Gli

non avranno pi nome

insipienti

di principi,

u di grandi

star sopra

spade in vomeri,

vera la spada sull'altra, n faranno, pi guerra.

saranno

a 11

fraudolenti.

d'un principe, e

Principe mediter cose degne


i

capi del popolo.

giudicher

Ecco

il

Re

retti

le genti

ed esse muteranno

le lance in falci.

le

Una gente nn

regner nella sua giustizia, e

loro
le-

principi

ne' loro giudizi.

XXXIV,

Ezechiele XXXVII, 22.

Zaccaria XX, 9, 10.

Ezechiele cap. XL1V, 15, 28.

S,

22-25, 27.

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297

CAPITOLO DECIMOQUINTO
Costui sar

come

come

asilo da' venti e dalla tempesta;

ombra

rivo d'acqua agli assetati, ed

d'alta rupe

su terra deserta.

La. mente degli

stolti sar

illuminata dalla Intelli-

genza....

l'opera della giustizia sar la pace, la quiete, la


1

sicurezza in perpetuo.

Io potrei, senza fine, recare di simili passi profetici,

appariva apertamente intimata

ne' quali gli

d'un Sacerdozio rigenerato


unico Impero sopra

d'

alla purit del

le genti

la necessit

suo

ufficio, e

per condurle

divise,

ispiratrice la

Intelligenza a pace tra loro, a sicurezza, a

della mirabile coincidenza fra cotesti passi

giustizia.

gli

intendimenti dell'Alighieri potr minimamente sor-

prendersi chi conosce le condizioni storiche del popolo


presso

il

quale ed

al

quale que' Profeti parlavano.

gio-

va qui rammentarle.

Dopo

regno di Salomone, ricco di glorie,

il

di gravezze d'ogni maniera,

Sichem

in

dove

capi delle trib

posto addosso un grave giogo;

ma

si

figlio

erano accolti per

s'

eleggerlo re, cos costoro gli dissero

ma

venuto Roboamo suo

Tuo padre

ci

ha

tu alleviaci ora dalla

dura servit di tuo padre, e dal grave giogo che ci pesa


addosso, e noi ti saremo soggetti. 2
E Roboamo a loro a Mio padre v'ha posto addosso
a un grave giogo; ma io lo far vieppi grave. Mio pa-

li

dre vi ha castigati con isferze;

con

Isaia cap. XXXII, 5, 8.

Re

ma

io vi

castigher

3
flagelli pungenti.

lib.

I,

II,

XXXII,

1,

2,

4,

17.

cap. XII, I, 4.

Ib. ib. 14.

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298

LA BEATRICI* SVELATA

Alia insana risposta, le dieci trib cTIsraello dichiara vansi

sciolte da'

vincoli che le

univano

alla casa

David; e costituivano re sopra a loro Geroboamo


e possente

uomo,

che, perseguito a

ne per sospetti di regno

Egitto, e

in

non, senza frutto s'era adoprato

poi, reduce,

di

scaltro

morte da Salomo-

erasi rifugiato

alla riso-

luta protesta di Sichem.

Da

indi

il

doppio regno

in cui fu scissa la Palestina

quello di Giuda, dalle due trib che sole rimasero in


fede alla degenere discendenza di David, con sede centrale

Gerusalemme; quel

d'Israello, dalle dieci trib dis-

con sede pria Sichem, poi Samaria.

sidenti,

Ma, pi che

la

stessa divisione in

due regni

valse

Palestina la infranta unit religiosa. Ge-

a scindere

la

roboamo

con profonda quanto immorale ragion di

stato, vide

gno

come mal

di Israel

dove

le

si

potrebbe reggere

Gerusalemme, per celebrare nel Tempio


prescritte dalla

il

nuovo

le feste

annuali

Legge Mosaica. Temeva, e ben a raregno

gione, che, riafTratellandosi quivi alle trib del

Giuda,

di

la

della politica

di Mois.

re-

sue trib seguissero a convenire in

unita religiosa tornasse ad essere vincolo


,

quale

il

fu veramente nell'alto

pensier

per venne ideando uno scisma religioso,

fondato sulla idolatria, che alimentasse ed aflbrzasse


politico.

nella

Ma

lascer che riveli

disse tra s

il

suoi disegni egli stesso,

maschia rusticit del biblico

Geroboamo

gno alla casa di David


a

stile

Ora potrebbe tornare

il

re-

Se questo popolo sale in Gerusalemme, al Tempio

Ib.

ib.

35,

3. 10-21.

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299

CAPITOLO DECIMOQUI.VTO

cuor suo'

di Dio per fare sacrifici,

suo signore Roboamo, re di Giuda: onde mi uccideran-

no, e torneranno a Roboamo, re di Giuda.

Laonde, deliberato tra

disse ai

popolo

salemme. Ecco, o

fuor del paese

s, fece

Israello,

Stati rivali, e

la politica

il

e morale scissura

effetti,

perpetue guerre

rinnovarsi continuo di depreda-

veramente, quand'an-

stesse condizioni geografiche della terra di Pale-

stina, distesa tra

Mediterraneo e l'immenso deserto

il

arabico, tramezzante

1'

Affrica e

1'

Asia

e per neces-

sario passaggio alle aggressioni dell'una parte di

do

sacer-

di Levi.

zioni e conquiste dallo straniero.


le

popolo, che non erano de'

che ne seguivano, immancabili

che

Dan.

luoghi; e prese

alti

infra

Era appena compiuta

due

l'altro in

popolo andava insino a

il

vitello.

il

doti di qua, di l,

fra'

d'oro. Poi

tuoi dii, che V hanno tratto

ne mise uno in Betel, e


ci fece a malizia

figliuoli

vitelli

d' Egitto.

Fece pure tempi sugli

due

si rivolger al

Gli troppo per voi salire in Geru-

Dan per adorare

E
E

il

sull' altra

alle incursioni

non

1'

avessero

mon-

naturalmente sottoposta

e rapine d'entrambe, sarebbero a tanto

bastate, la disunione e le guerre intestine di s picciol

paese.

questo ben sentivano amaramente

gli

uomini

parola, o Profeti, allorch s*giusti lamenti


sulle divisioni di
tinelle del

popolo

Giuda e

tali

della

moveano

Israello; allorch,

vere sen-

dicevansi ed erano

avvon-

Ib. loc. cil. 26-3!,

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LA BEATRICE SVELATA

300
tavano

opportune invettive contro

quali

pe'
d'

perdute

unico Iddio

la

insieme

comune

coscienza

facevansi le conquiste

popoli di Palestina

soltanto

pure incurevoli a

Sidone, Tiro

Antiochia

nelle

infiacchiti

unit

straniere.

comuni

mollezze de

pericoli

a'

tonavano

meno
:

c-

contro a

altri circostanti paesi

gli
1

nazio-

anzi ne-

N contro

altres

contro agli Stati vicini, non

quc' Veggenti
sposti, e

dell'

agevoli

ma ed

vizi tutti

a'

comune adorazione

alla

nale, e le virt per cui si resiste)

cessarie

alle patrie discor-

che fomentavale, e

die, e al culto idolatra

commerci

ricchi

tutti

intenti a straziarsi tra loro, anzich, forti ed uniti, darsi

a resistere alle invadenti orde nemiche, delle quali, corrotti

e divisi, eran preda.

Giuda vedesi fatta mennon solo spontanei si le-

Nelle cronache d'Israello e di


zione sovente di Profeti, che

ma

vano a censori del popolo e de' suoi reggitori,


nelle pi

ardue contingenze costoro ricorrono da se

quasi ad ultimo appello che assicuri


gravi e dubbi partiti.
costituiti,

il

religioso e

riconosceva, indefinita
l'

il

nome

Vero

ma

su'

due

poteri

possente, l'autorit del-

concedendo pienissima libert


,

a chiunque venisse

di Dio, ch' a dire della Giustizia e

sotto severissime pene

tradisse in quel ministero.

dove l'uno o

l'altra

Nelle pubbliche Assemblee

ne' Sabati, ne'

opportunit di

Leviti e gli Anziani,

su tutto e su tutti

parlando in
del

civile,

ma pur

ingegno e della virt

di sindacato

la

La legge Mosaica,

cui

stessi,

cos un dotto critico

primi giorni del mese lunare, e

in

ogni

Dcuieron. XVIII, 15, 20, 22.

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CAPITOLO DECIMOQIINTO
riunione solenne,

301

Profeti aringavano al popolo, e re-

darguivano ogni disordine e abuso che insinuavasi presso


nazione.

la

Ma

che intendevano propriamente

Ebrei per Pro-

gli

feta o Veggente, come in lor lingua il dicevano?


La veggenza (mareh) nome verbale, dedotto
vedere (mah)

e significa quel

tenza imaginativa, per cui

mo

cos ch'ei la

Secondo

cosa apparisca ad un uola

per-

le tre perfezioni: della

facolt razionale per

per natura, e de' costumi,

tre gradi di Profeti. 2

hanno

dal

grado della po-

lo studio, della imaginativa


si

alto

veda come se fosse presente e

cepisse co' sensi...

tal

Dove

taluno, per aiuto divino, talmente disposto

che sentasi mosso a qualche impresa grande ed eroica,

come

per esempio

a liberare altrui dalla violenza e

tirannide de' malvagi, o a beneficare le moltitudini....

o a dare

utili e salutari

ammaestramenti

di retto vivere,

di cose sociali, politiche, o divine... questo

dono

dello spirito di

scenda

Dio

e di tal

uomo

o riposi in esso lo spirito di Dio...

per ispirito santo... e simili modi.

chiamiamo

diciamo, che
ch'e' parli

Cos l'ebreo Maimonde: colui che fu detto


della Sinagoga.

onde

gli

Ma,

siasi

qualunque

si

voglia

1'

il

aquila

modo

Ebrei definivano queir alta ispirazione per

la

quale l'uomo sentesi tratto a grandi ed eroiche imprese

Calmct Dis&crt. sur les colcs des Ilbrcux, 2, 3.


Maimonde, More Nebockim (guida degli incerti) versione

di Bnxtorf. parte II, cap.


3 Id.

ib.

cap.

XXXVI.

XLV passim.

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LA BEATRICE SVELATA

302

pel trionfo del vero e del giusto

sconoscere

come sovrana

niuno potr certamente

ella fosse in

que' grandi Veg-

genti della Giudea e d lsraello che, non curando pericoli

davansi ad affrontare scellerati potenti

e idolatri

venali

poderosi

stranieri

civile del loro

La

pur

bero

di salvare la unit

religiosa e

medio evo, leggendo

esegsi biblica del

vide aspirazioni ad

un

le

come

loro invettive che

umani

peccati, e le loro fer-

ra di pace e unit, sotto

cipe glorioso e possente,

un Prin-

non altrimenti considerava che

solo in riguardo alle predizioni dell'avvenimento di

Cristo e della sua Chiesa.


stino, S.

Non

cos l'Alighieri. S.

Girolamo, S. Gregorio Magno, e tutti

dottori insegnavangli

come

il

non escluda minimamente

legorico,

morale:

che anzi

sacri

tutti

sensi litterale, al-

ad un tempo possono

e debbono investigarsi sotto una medesima imagi ne.


per, leggendo ne' Profeti

Ges

Ago-

senso mstico delle sacre

Scritturo

vaticinato

versale, che raccoglier dovesse tutto

il

te,

le

genere

umano ne

ben

intendere, litteralmente e allegoricamen-

lor vaticini

vagheggiata

un Impero uni-

benefizi e nella concordia della pace e della giustizia,

sentiva potere

immediati sensi ch'eb-

agli

non apprezzava

generica riprovazione degli

Ge-

Isaia,

profeti, senza guardare,

altri

guardando,

di volo

in mira,

sacerdoti

sovrastanti

popolo.

remia. Ezechiele, e gli

appena

popoli divisi e corrotti

come

preconizzanti la Monarchia da lui

senza che venisse a rinnegare per questo

mistiche allusioni

al

regno spirituale che

la

Chiesa vi

riconosce.

J*Ve&. qui sopra Cap.

3,

pag. 35, e la nota n.

1 ivi.

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303

CAPITOLO DECIMOQl'INTO

veramente, a nessuno meglio che a

dato tutta sentire

la

vettive e speranze

lui

poteva esser

parte viva e presente delle loro in-

dacch presso che simili a quelle

di eh' egli stesso era vittima

state erano le condizioni

que' -Veggenti.

sociali in cui vissero

E gemuto

avevano

amVeduto aveva

anch'essi fra cittadini strazia ni isi. incitati da iniqui


biziosi cui

pur

giovavano quelle

venali adorare, per gradire a' tiranni,

essi sacerdoti

e fare adorare

sieme

tempio e

il

terna vicenda, or

1'

Egizio, or

nome

1'

essi,

Assiro, ora

la terra di Palestina;

cacciarne in bando

stere in

Veduto pur

patria.

la

invadere e calpestare
divisa

d oro; e vendere e scindere in-

vitello

il

ire fraterne.

con

al-

Medo

il

taglieggiarla,

migliori che osavan resi-

della patria e di Dio.

Ed ebbero anch'essi
muoja la

sofferto persecuzioni di stolte plebi, gridanti

mia

vita: ire di possenti leoni; fulmini sacerdotali vi-

brati a servigio di proprie ed altrui cupidigie; e carceri,

ed

esili,

ed infamia

Qual meraviglia pertanto se la infocata parola

di

que

le vie del suo cuore per sonarvi com'eco;


non udivala che come indefinito lamento

Veggenti trovasse
s

che. dov'altri

umane

sulle

peccata,

bile ira del cittadino

e'

altri

vedeva soltanto

cane rivelazioni d'un futuro regno spirituale,

pur anco quella

stessa speranza di politico

tutte le genti, che

no-

vi sentisse l'accento della

dov'

gli era a

e'

le

ar-

vedesse

Impero sopra

cuore! Qual maraviglia,

a dir tutto, che, litteralmente e allegoricamente, si desse

ad intendere
gli

Ebrei

altro

l'

vaticini profetici nel senso

intesero

sempre

che, dove quelli

ammettono,

non

istesso in

che

con questa differenza per


altro senso

ammettevano o

egli vi riconoscesse altres le mistiche

pre-

dizioni dell'ra cristiana?

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304

LA BEATRICE SVELATA

monoteismo
e patto d'alleanza tra

Inerente infatti agli ebraici concetti

unica origine

al

umano

genere

Dio e popolo eletto

tempi d'Abrarno,

fu, sin da'

ducia che quel popolo e

la

fi-

sue leggi esser dovessero un

le

giorno contro e modello d'unit, di concordia, e giua tutte

stizia

le genti.

costumi

rotti

rando

la Palestina,

le intestine

cor-

lace-

tanto pi ne' cittadini deprecanti le

sciagure rincalorivansi

patrie

regni

discordie,

straniere venivano

invasioni

le

dopo

Or, quanto pi,

David e di Salomone,

di

queir antica speranza.

voti per

I'

avverarsi di

non solo anelavano

un

nerazione della patria sotto

principe,

alla rige-

rinnovatore di

quel regno davidico che restato era agli Ebrei qual tipo

ma, correndo col pensiero air an-

di perfezion sociale;

quel regno a tutte

su tutte

opprime vali, vagheggiavano esteso

realt che

titesi della

le genti,

diffondere pace e giustizia

e tutte unito ridurle

all'

osservanza d' unica

legge, religiosa e civile. 2


I nostri sapienti

secolo

XII

ed

tuali

cipati....
I

non

coli

il

Verr affinch rechi

altro

la

pongono
la

tra gli at-

tirannide dei prin-

pace nel

mondo....

sono per noi, che


si

abbia dagli

il

regno

altri

se-

quella sia di libert, d'insolita pace, e abbondanza

Genesi XII,

ron. IV, 4-8.

feti

non

quale unica diversit che

di tutte le cose...

Mois Maimonde nel

cos dicea

tempi del Messia fuorch

giorni del Messia

sotto

altra differenza

Isaia

nostri santi

1.-

lesit.

XVIII,

XXVI,

XIX, 20, 24,

23.

uomini hanno desiderato

18.-XXVIH,

ii.

Dculc-

13.

Michea

IV, c negli

altri

pro-

passim.

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CAPITOLO DECIMOQUINTO
ardentemente
si

305
tempo

giorni del Messia perch in quel

avr societ di giusti, buoni costumi, sapienza e giu-

stizia nel Principe, e

per massima rettitudine, ed ac-

cesso a Dio, siccome scritto.

Allorch l'impero medo-persiano di tanto

gni.della terra dal Dio del cielo

e ajut

la riedificazione del

permise
in lui

il

2
;

Tempio

che

tutti

re-

e quel principe volle

Gerusalemme, e

in

ritorno degli Ebrei prigionieri o proscritti

parve avverarsi V antica speranza dei loro padri.

Senonch, quando pi tardi Alessandro


s

stese che,

si

furono a Ciro donati

al dire della Scrittura

muta

potere popoli e tiranni

temuto colosso

il

Macedone facea

la terra dinanzi a lui, cadessero in suo

dell'Asia,

a dimostrargli come di
quando predisse (c. vm,

e crollava a' suoi

il

Daniele

avesse

lui vaticinato

d'un grande Ariete uni-

5, 8)

corne che da Occidente sarebbe


l'impero medo-persiano.

colpi

Sacerdoti giudei s'affrettarono

venuto

ad abbattere

Macedone sen compiac-

il

que.

Or

cotcsta sanzione profetica

dei pieghevoli panegiristi

era stata

offerta a

d'

che, secondo

ogni

Ciro e Alessandro

poi conceduta pi stabilmente

costume

potere che
,

e con pi

sorge

nessuno fu
sembianza

di verit, che all'Impero d'Augusto e dei suoi successori.

Gi

/.
2

a
*

dissi di

Paolo Orosio, e delle occasioni e del

modo

Chrislo; Nischna, t. IV, de Synedr. cap. XI,


da Salvator Vie de J. Ch. I II, eh. 7.

De Rege
cit.

Esdra cap.
I. Naccab.

1, 2.
c. 1, 3, 5.

Gius. Flavio Antiqui- fadaic. lib. XI.


20

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LA BEATRICE SVELATA

306

ond'egli venne adulando le origini sacre e l'ufficio della

romana imperiai

na.

come provviden-

dignit, ravvisandola

preparazione all'avvenimento della religion cristia-

ziale

uguale concetto S Agostino ripeteva pi volte: Se


e Remo infanti, egli disse, furono divinamente

Romolo

acque ove

salvati dalle

il

re d' Alba

aveva dannato

li

a morire, qual maraviglia! Fondata esser doveva da


loro quella tanta citt, Roma, per la quale a Dio piacque

domare
vile

lo intero Universo, e tutto

ad unica societ

bile pace.

Ma

perch meglio apparisca a quali

jeratici l'Alighieri

pur debba, non solo

divina preordinazion dell'Impero,

ma

altri
il

ed

precedenti

concetto della

altres le allego-

riche forme onde simboleggi, nell'Inferno e ne'


il

ci^

e politica ridurlo, affinch posasse in lunga e sta-

mondo

privo dell'unit imperiale e preda

Dmoni,
ai molti

tiranni, giova seguirlo in altre letture-

pagani

a I filosofi

fessano

come per

la

cos leggeva in

Eusebio

con-

evangelica dottrina cessassero le

inique consuetudini d'offrire uomini ai loro dii, e la superstizione dei demoni. Ma da aggiungere come pure
cessassero

molti e vari principati

erano quasi per ogni


teplici Stati,

citt

perocch in antico

e terra re e tiranni, e mol-

quali, persuasi dai

demoni, sorgevano l'un

donde devastazioni, assedi, e grande servit, stantech gli uomini servissero a guisa di bestie...
Questi adunque terreni dmoni, aerei e infernali spicontro

riti,

l'altro:

quali per la divina Scrittura son detti principi

di questo mondo, condussero a ruina

'

De

civ.

Dei

lib.

il

genere umano.

XVIII, cap. 21.

Preparai. Evang.

lib.

V, cap. 1, e 3.

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307

CAPITOLO D^CIMOQDINTO

altrove nello stesso Eusebio:

Tutte queste cose dimostrano

come

fede, e

ma

esse

la verit della

non furon predette per umana

da Dio ispirate

a'

Profeti

come avea da accadere che

gli

virt,

quali predissero ancora

uomini

dovessero libe-

si

rare dalla signora e potest dei molti.

que

nostra

Tenendo adun-

in antico molti re e tiranni le genti e le citt sotto

a loro, ed altre essendo rette a comune, altre da pochi


ottimati, accadeva che nascessero per ogni

e stragi perenni;

si

dove guerre

soggiogassero citt e popoli, ed ogni

cosa fosse piena di servit; ond erano sforzati

cittadini

e que' delle campagne dar opera all'armi e sempre irne

armati dovunqne, pe' campi, e per


la espiazione

che

a'

del

Cristo

intorno

le citt.
al

Ma, dopo

quale fu scritto

suoi d nascer la Giustizia e la Pace, e le spade

si

muteranno

si

lever contro l'altra tutte queste profezie sono ac-

cadute.

La

in aratri, e le lance in falci,

n una gente

moltitudine de' principati cess con Augusto,

e nel tempo della incarnazione del Signor nostro lo Stato

romano ridussesi a Monarchia e cosi da quel tempo


non si trova che i popoli siano stati pugnanti tra
loro, come prima, n la stirpe umana travagliata in tanta
com' era avanti la venuta di Ges Cristo.
confusione
E s da allora non pi signoreggiarono i demoni su
;

tutte le genti:

quali, da esse onorati, le incitavano a

guerra tra loro, come

pu per

le storie

vedere.

Degli angeli caduti, e mutati in dmoni, molti fu-

rono

si

lasciati sulla terra

Ib. lib.

1,

cap. 2.

per esercitare

gli

uomini; e per

LA BEATRICE SVELATA

308

d loro promiscuamente

la Scrittura

nomi o

di spi-

maligni, o di potest e principi di questo mondo.

riti

Base a questi concetti, pe' quali associa vasi


principati in guerra tra loro

tiplicit de'

moni adorati

a'

mol-

la

molti d-

sotto forma di idoli, erano le stesse sa-

come abbiam visto

cre Scritture, in quanto

divi-

le

dell'antico regno davidico e la idolatria vennero

sioni

nella Palestina di pari passo, e per le stesse cagioni, e

a vicenda

alimentavano

si

Libri con pari energia


ligiosa e

e per

si

fulmina ne' sacri

l'una che l'altre.

La unit re-

ne rimasero siffattamente connesse

la politica

nel pensiero biblico da prendere per l'Alighieri quell'indistinto carattere, pel quale

omaggio

vagli rendere

Come

navano
cipi,

gli

professando l'una
,

pare-

opera del politico

!'

con quella dell'apostolo.

identificarsi

all'altra

ingandmoni
S. Agostino avea detto
uomini per possederli, cos gli umani prin-

ingiusti e simili a'

dmoni, persuadevano

po-

a'

poli l'idolatria, perch, pi strettamente avvincendoli,

tessero possederli del pari.


plice

boli

inganno di dmoni e principi


potevan sottrarsi?

Or pon^a
ed

alla

indotti ed

de-

molti principi

ribelli alla

divina

imperiale unit, gareggianti e concordi ad

dere, avvincere, e tormentare

gli

po-

da questo du-

lettore dinanzi a' suoi occhi tal quadro:

il

molti demoni

E come mai

il

illu-

genere umano: e dica

ib. lib. VII, cap. 2.

De

civ.

Dei

Colt. Vili, cap.

lib.

U,

IV

cap.

XXXII.

Cf.

Cass.

Ercm.

16.

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309

CAPITOLO DECIMOQUINTO
se

un

da

tal

quadro, riverberato nella possente fantasia di

Alighieri, e date le sue convinzioni politiche

dovesse uscirne, quasi impreteribile conseguenza,


allegorico Inferno.

il

non
suo

Digitizd'by

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CAPITOLO DECIMOSESTO
Fra

indagini necessariamente vuote d'effetto, a cui

le

dannata

s'

scirle

la critica

che cercava

gli

dell'altre quella

Qui pure

si

sarebbero

la

visti

discutere se l'onore di quell'esempio

la

ignoranza del

la

concetto coordinatore dovea far sentire


n, senza ci

dovea riu-

esempi da cui l'Alighieri trasse

idea del suo trino viaggio.

fluenza:

e di sco-

spregiatrice d'allegorie

non meno infeconda

lastica,

sua triste in-

uomini gravi

appartengasi alla

monaco Alberico; o alle Leggende di Santa


Perpetua, e di San Cipriano; o al Viaggio del Onerino al
pozzo di San Patrizio, o a simili altre scede volgari.
Certo, la Divina Commedia, nell'apparente sua forma
Visione del

sembra

e vista assai di lontano,

clo leggendario di viaggi al

medio evo allettarono

collcgarsi a cotesto ci-

mondo

la fantasia

invisibile,

che

s Jiel

popolare. Ma, da tale

apparenza infuori, riesce quasi ridicola ogni indagine di


riscontri, e ch' pi d'imitazione, tra siffatte leggende

da

trivio e la dotta orditura de' tre regni danteschi.

Meno
rando

me

la

lungi dal vero sarebbe andato chi (pure igno-

idea^madre che quasi impone

eh' egli ha) si fosse

in questo o quel tratto del

Gorgia: nel viaggio agli

meno

Iris

al

dato a cercarne

Timeo

inferi,

o nel giudizio

Eaco, e Minosse; o nella

dell'

di

Poema
la

le

for-

prima idea

Platone

del

Aranime per Radamanto,

per esempio,

dell'

triplice vita ivi descritta,

di

312

LA BEATRICE SVELATA

pena, di purgazione, e di gaudio: imagini tutte, che

primi Padri della Chiesa

ed esagerando

trascrivendo

que' tratti, s'erano sforzati mostrare identiche alle cristiane credenze, e da Platone attinte nella ebraica Scrittura.

Non oppugnatale ad

ogni

modo

sarebbe stato

tare Ja diretta influenza della Eneide

il

no-

e del Sogio di

Scipione.

Anche

che l'Alighieri cre-

fatta astrazion dello scopo,

dette imitare da Virgilio

che negli psicologici da

negli intendimenti civili

le

virgiliano e le

prime due Cantiche

che,

per visitare

mal potrebbero

molte coincidenze tra

invero negarsi

Enea

lui suppostigli

il

sesto

Canto

Commedia.
move dalla selva,

della

gli Elisi,

e scende nelle spelonche d'Averno, guidato dalla Sibilla:


il

passo della palude Acherontea sulla barca del vecchio

Caronte dagli occhi di fiamma


e le Arpie che invano tentano

Centauri e Cerbero

opporsi

viaggio; le

anime anelanti a varcare

Minos che

le

il

al

predestinato

fiume infernale;

giudica di lor colpe appena entrate; quella

specie di limbo che precede le pene;

ordine delle colpe,

e de' castighi; la partizione di questi in temporanei e

perpetui; la Citt di Dite e Plutone;

roe trojano e

le

anime

dialoghi fra l'e-

eh' e' va visitando: queste e tante

altre corrispondenze,

o riproduzioni, non lasciano

nomo dubbio come,

nel viaggio all'Inferno ed al

'

V. in Elise*, praep. ev.

Uh.

il

mePur-

XI, cap. 18, 20. Lib. XII,

cap. 3.
t

V. qui sopra pag. 24 e 235.

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313

CAPITOLO DECIMOSESTO

gatorio, intendesse seguire, piegandolo alle forme cristiane,

Non

il

capolavoro del Mantovano.

cos per la terza Cantica,

Paradiso. Se qual-

il

che esempio esercitava pi diretta influenza su quella,

non poca

credo

io

seri

debba

Sogno di Scipione

al

quell'episodio della Repubblica di Cicerone, cui durante


i

pi scuri secoli del medio evo fu quasi involucro con-

servatore l'arcano e sottile comento che n'avea lasciato

Macrobio.

fia

discaro al lettore ch'io qui

idee principali di quel

le

onde meglio
l'altro colle

si

possan sentire

imagini e

Taluni

Sogno e

rammenti

quel Comento

di

rapporti dell'uno e del-

concetti danteschi.

illustri cittadini

romani stanno a discorrere

intorno al migliore e pi equo ordinamento degli Stati;

quand'ecco Publio Scipione Emiliano cos dice, parlando


di coloro che giovano alla

repubblica

Comecch

a'

savi la sola coscienza degli egregi fatti sia larghissimo

guiderdone della propria

una maniera

di

pure essa desidera

virt...

premi che sempre

quali cotesti premi

Cui Publio Emiliano

tale

stiino e verdeggino.

interruppe

Poich gi siamo

Lelio.

al

terzo d

delle ferie, vi piaccia stare ad udirmi.

qui narra com' essendo tribuno della quarta Le-

gione nell'Aurica, lietamente


chio re Massinissa,

memore

e'

fosse ospitato dal vec-

deli'

antica amicizia che lo

legava alla sua famiglia; come, in lungo colloquio, secolui ragionando dell' avo suo Scipione Affricano

e di

Roma, protraesse la veglia insino a notte avanzata


come da ultimo, sopravvinto dal sonno
gli fosse
,

sogno apparso lo stesso Affricano avo suo

e
in

che cos

prese a dirgli:

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314

LA BEATRICE SVELATA
Quando, o Scipione, dopo le tue vittorie

d'Affrica

e d'Asia, tornando troverai la repubblica sconvolta

la

da-

sar mestieri che tu le mostri tutta

gli altrui consigli,

luce dell'animo, dell'ingegno, e della prudenza.

E quan-

do, giunto alla pienezza dell'et tua, sarai quell'uno in cui

posi

la

pur cam-

salute della repubblica, sar mestieri, se

perai dall'empie mani de' tuoi congiunti, che con po-

Ma, perch pi

test dittatoria tu la riordini.


sii

alacre tu

nel difenderla, sappi, o Scipione, che a quanti con-

servano, giovano, o aggrandiscon

patria assegnato

la

cerio luogo nel cielo, dove godranno sempiterna beati-

tudine: giacche nulla pi accettevole a Dio, che tutto

governa, quanto
li

reggono, e

tornano.

li

gli

umani

consorzi; sicch coloro che

movono

conservano, di qu

allora l'Emiliano

il

richiese se Paolo

e gli altri creduti estinti vivessero. Anzi


rispose

quelli

legami del corpo

Morte

"Poich

mors

chiamate.

est.

Ma

Africano

carcere loro.
(

Vestra vero,

ecco a te

viene

Perch mai, santissimo ed otla vita, io

Paolo

ci che rimiri tempio,

suo padre

mi dimoro

in terra

Perch non m'affretto di venirne con voi

risposegli

cio corporeo,

l'

l'ebbe abbracciato, repressele lagrime, cos

timo padre, se questa

No

ri-

prese a dirgli l'Emiliano;

pi a lungo

e che sen volano dal

la vostra che. voi vita

Paolo tuo padre.

qua

veramente che son fuori de'

vivono

qui dicitur esse vita

non

ti

finch Iddio,

non

di cui tutto

t'avr liberato dall'impac-

potr esser dato l'entrare quass.

legge agli uomini eh' essi abbiano a difendere quel

globo che chiamasi Terra, posto

al

centro

de' Cieli:

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315

CAPITOLO DF CI MOSES ro
quali

piono intorno a quella

giustizia,

renti ed
tria:

la piet,

loro rivolgimenti.

la

quale, se grande verso

pa-

prossimi, grandissima esser dee verso la pa-

ed questa

via che al cielo conduce,

la

Ed

sto luogo che vedi.

Di

comOnora la

ed animati da intelligenze divine

sferici

guardando

era la

in

que-

Via-lattea.

Emiliano, vide

diversi Cieli,

l'uno incluso nell'altro, sino a quel della

Luna imme-

diato alla Terra; e

erano maggiori
s

I'

globi che splendeano in que' Cieli

tutti del terrestre:

il

quale

gli

apparve

romano, penun punto di quello.

picciolo ch'ei vergogn per lo imperio

sando come non

stendesse oltre

si

E VAffricano:
fitta

Insino a

Vedi questo

alla terra ?

quando la tua mente sar


come la maggiore,

sfere, e

dov' Dio stesso, tutte le include entro a se?

procede

il

moto e

il

reggimento di tutte

Da

lui

pria di Sa-

turno, poi di Giove, di Marte, del Sole, di Venere, di

Mercurio, e in ultimo della Y.una


togli le

anime umane

mortale.

La Terra

verso

suo centro gravitano

il

natura (in

eam

Intanto

sotto la quale

non

nulla che

sia

poi eh' nel mezzo non muovesi, e


tutti

corpi per propria

feruntur omnia nutu suo pondera).

una dolce melodia facea

umana ar-

poich pur sempre l'Emiliano volgeva

chi alla Terra, cos l'altro dice vagli:

queste cose celesti

e quelle

umane

udirsi, che usciva

dall'armonia delle sfere celesti, tipo d ogni

monia.

se

caduco e

gli

oc-

Deh, riguarda a

dispregia.

qual

gloria t'aspetti dagli abitatori di quel picciolo globo,


divisi tra loro, e

pogniamo che
i

che pur

poca parte ne abitano

tutte le generazioni avvenire te lodino

cataclismi terrestri, che a

quando a quando

di neces-

LA BEATRICE SVELATA

3i6
sit si

succedono

t'

impediranno di conseguire dure-

neppur pu durare un sol anno imperciocch gli uomini misurino I' anno dal ritorno del
sole, cio d' un sol astro; ma il vero anno potr dirsi
vole fama; ch

compiuto allorch quello

con

ritorni

sero.

quest'anno non ancora trascorsa

di

sima parte.

che

che

tutti gli astri

erano seco a quel medesimo punto d'onde prima

si

la

mosvige-

varrebbe adunque

ti

gloria degli uomini, se

la

neppur dura picciolissima parte d'un anno


ci che di te diranno laggi

chiuso entro quelle

strette

virt co' suoi allettamenti

se

regioni ?
ti

Se

il

Che

fa

ti

Fa che

stessa

la

tragga alla gloria verace,

mirando a quest'alta ed eterna


Cui l'Emiliano:

parlar loro rester

il

sede.

cielo posto a

guiderdone di

chi ben meritato ha della patria, io, bench da fanciullo

mi

sia studiato

seguire

orme tue

le

affaticher con lena maggiore:

ed abbi a mente che non

l'altro -:
il

tuo corpo; che tu

gura che

si

iddio, che

pu
il

altri

sei la

e di

mio padre, mi

Certo

il

fa

- disse

mortale tu,

sei

tua mente

col dito mostrare.

Sappi che tu

sempre muovesi eterno

mosso caduco. Iddio, che

ma

non quella

corpo move e governa come Dio

l'Universo. Ci che

da

muove

sei

fi-

un

fa del-

ci che

se stesso,

fonte e principio d' ogni moto. Ottime sono le cure


intese alla salute della patria, per le quali, agitato ed
esercitato l'animo, pi velocemente sen vola a questa sua

propria sede; e tanto pi presto

il

far se, stando an-

cora chiuso nel corpo, da esso astratto,


.

templare

le

si

slanci a con-

cose esterne. Coloro invece che solo obbe-

discono alle sue volutt, usciti che sieno dal corpo,

si

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CAPITOLO DECIMOSRSTO

31

aggireranno intorno alla Terra; n qui verranno se non

dopo molti

Qui
Non

secoli di espiazione.

sogno

si

acuto lettore

il

l'Affricano spariva, ed

io vorr togliere all'

il

ruppe.

diletto di

venir notando da s le sostanziali coincidenze fra cotesto sublime squarcio della platonica filosofia, e la Di-

Commedia: pur d'una sola mi conceda il 'ricordo.


nel vigesimosettimo del ParaDopoch San Pietro

vina

impreca

diso,

alle turpitudini di coloro tra' suoi

suc-

cessori che per cupidigia scindevano e pervertivano l'u-

man

genere, invocando la difesa di Dio, cos dice

Ma

l'alia

Provvidenza, che con Scipio

Noma

Difese a

Soccorra toslo

la loria del

mondo,

com'io concipio.

per lo morlal pondo,

tu, figliuol, che,

Ancor gi tornerai, apri la bocca,


E non nasconder quel ch'io non nascondo.
Or, sei comentatori raffrontato avessero a questi versi
il

Sogno di Scipione, non

care qual esser potesse

conizzato

come nuovo

do (l'impero);
prima
stata

difesa

cui

d armi,

ma

la

affaticati

s'

a cer-

moncome la

soccorritore della gloria del

di leggieri avrebbero visto

allude in que' versi

tutta morale e civile,

romana repubblica

della

che

ma

sarebbero

si

guerriero che supposero pre-

il

come

il

il

non era

gi

riordinamento

nuovo difensore

Provvidenza avrebbe mandato a soccorso

ben

poteva essere colui stesso che, per lo mortai pondo, do-

veva scendere gi: dappoich


pione

come

fu detto a Sci-

coloro che giovano alla repubblica dal cielo si

muovono\ ed

al cielo ritornano.

318

BEATRICE SVELATA

LA.

Importa ora accennare per brevi


che v'aggiunse Macrobio, comento

estratti

caro

Comento

il

del

a' dotti

me-

dio evo, e che d lume, alla orditura del Paradiso non

ma

solo,

a tutto

sistema dantesco.

il

Platone che Cicerone

egli dice

una descrizione
dell'anime dopo la morte

loro Repubblica con


e dello stato

chiusero

la

delle sfere celesti,


:

non

inutile addi-

zione di certo. Posta ch'essi ebbero a fondamento della

come, senza la immoranime che dopo morte ne assicurila ricompenpoco gli uomini l'avrebbero cara, ben sentirono en-

societ la giustizia; e, considerato


talit delle

sa,

trambi

il

bisogno di trattare delle pene e dei premi as-

segnati alle anime.

Taluni

hanno spregiato

filosofi

ma non

vole;

cotesto siccome fa-

ogni favola repugna alla

filosofia.

Quelle

convengono che, trovate per ammaestrare, nulla


contengon d'impuro; e massime dove trattisi di adomanzi le

si

brare

le

in

s le

nonch

cose di Dio
idee

la parola

gini e similitudini.
la quale,

o della Intelligenza contenente

universali
il

cose

pensiero

tutte che

superando

hanno bisogno

con ci pure secondasi

come nasconde

agli ingegni volgari

di

ima-

la natura:
il

vero es-

ser suo sotto la scorza delle apparenze, cos vuole che


i

suoi arcani sieno trattati dai sapienti con favole.

V'ha tre generi di sogni


oracolo.

II

rivelatori

sogno, visione,

sogno ci che, involto da favole, non s'm-

tende senza interpetrazione

visione ci che

la

so-

gnato, poi accade; V oracolo rivelazione di ci che s'abbia ad oprare o evitare, fatta da sacre persone.

gno

si

stessi;

partisce in tre specie


alieno,

se altri;

proprio, se

comune

Il

riguarda

so'se

se concerne s ed altri;

Digitfzed by

319

CAPITOLO DECIMOSBSTO
pubblico se la citt

generale se tocca a qualche cosa

d innovato circa all'orbe o


appartiene a tutti e tre

alle stelle.
i

Quello

di Scipione

generi, ed a tutte le cinque

specie.

ien predetto a Scipione che riordiner la repubblica

quando V

et sua

sar piena

volte sette anni)

(otto

perch questi due numeri sono pieni.


i

numeri possono

dirsi tali,

perch

pienezza solo

la

propria delle cose superne e divine; e, dove a


la

nostra mente

si

volga, la

corporee che incontri

si

prima perfezione
il

numero. Pur

si

possono specialmente dir pieni; e

18 ed

il

7.

Qui segue lunghissima digressione

cose

tali

di cose in-

numeri

tra'

alcuni

dei numeri, fra cui perfettissimo

dir vero tutti

sono,

tali

sulla varia perfezione

10: digressione in-

il

dispensabile a studiarsi da chi voglia conoscere gli ar-

cani simboleggiati nei numeri della

Vita

Nuova

e della

Commedia.

Secondo

gli

il

prudenza

gli fa

plare le eterne

che agogna

Stoici - poi

dice - le

sole virt

proprio individuo fanno l'uomo beato

guardanti

il

sprezzare le cose
la*

ri:

la

umane per contem-

temperanza abbandonare tutto ci


la fortezza non impaurirsi all'al-

corpo;

tezza della speculazione; la giustizia consentire la sua

parte a ciascuna di quelle virt.

Ma

questa definizione,

esclusivamente circoscritta alle intellettuali virt


piace a Macrobio, perch propria degli oziosi

non

che

si

sequestrano dalla repubblica. Cotesto ben possono dirsi


virt purgatorie, riguardanti
bil

il

solo

purgarsi dalla selva del corpo;

animo

ma

di chi sta-

occorre aggiun-

gere a quelle, dacch l'uomo animale socievole,

le

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L beatrice svelata

320

virt purgate, eie politiche. Consiston le prime: nella

prudenza che conosce

le

cose divine,

ferisce esclusivamente; nella


affetti

non estingue,

le passioni;

ma

ma non

temperanza, che

le

pre-

terreni

oblia; nella fortezza che ignora

nella giustizia infine che, associandosi alla

Intelligenza divina, serbi, imitandola, perpetuo consorzio

con

essa.

Le

altre poi,

le politiche,

servono a regger

La pnidenza a conformare ogni pensiero ed ogni


opera a norma della ragione; la fortezza ad agire senza

gli Stati.

timor di

ed a sopportare con forza

pericoli,

verse e le prospere;
digia sotto

il

la

le

temperanza a domare

giogo della ragione;

la

cose avla

cupi-

giustizia a

man-

tenere ciascuno nel suo.

Per queste virt l'uomo prima reggitore

di s; poi

regge con giustizia le cose umane, senza lasciar


vine.

L'esempio di tutte trovasi entro

compendio

divina, ed loro

Allorch

Cicerone disse

la

stessa

le di-

Mente

la Intelligenza.

reggitori

benefattori

delle repubbliche dal cielo partirsi, ed al cielo tornare,

questo ebbe in mente: Dal cielo l'origine delle anime

secondo

filosofi;

ed perfetta sapienza dell'anima

ri-

conoscere dond e venuta; onde fu detto disceso dal cielo


quei motto

conosci te stesso

parole che l'oracolo di

Delfo rispose a colui che chiedeva per qual via pervenisse alla beatitudine.

Per questa coscienza della nobilt

di sua origine accade che l'anima porti indelebili seco le

pu dirsi ritorni, anzi mai non abonde venne. Quell'anima poi che sem-

virt, per le quali

bandoni

il

cielo

pre ai corpo ader, quando giunta la morte, fugge non


senza gemito sotto l'ombra [Virg. Aen. XII), per assu-

mere forma
iGf.

di bestia rispondente agli appetiti

che ebbe.

Boeth. de Cons. Pini.)

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CAPITOLO DKCIMOSESTO

Scipione disse
pi

quelli vivere che

321

abbandonano

cor-

e morte esser quella che qui dicesi vita perch

gli antichi credettero essere inferno lo stesso

l'anima chiusa
cro;

il

corpo dove

carcere di tenebre, e suo vero sepol-

fiume di Lete l'errore dell'anima dimentica della

cu-

prisca sua vita; Flegelonte l'ardore dell'ira e delle


pidigie;

Acheronte

detti e

fatti tristi;

Cocto ci che

porta l'uomo a lutto ed a lagrime; Stige ci che lo im-

merge

negli odi.

E riferivano inoltre

a cose sociali: Yavoltojo divorante

tormenti della coscienza; Tantalo,

umani;

dano

la

pene

d' inferno

la insaziabilit de'

ruota d'Issione, coloro che ciecamente

alla fortuna;

cure della

le

fegato rinascente,

il

vita;

sasso dato a rivolgere,

il

e platoniche intorno

a'

diversi

le

idee

pitagoriche

modi onde l'anima, se-

scende in terra, e cade nella selva

filosofi,

corporea; e intorno
tra filosofica,

affi-

le inefficaci

e cos d'altre pene.

qui segue a lungo svolgendo

condo que'

si

beni

alle

quando

due morti, una naturale, e

l'al-

merc

cio, spregiate le passioni

ragione, torna ad essere abitatrice di quel ciclo onde

la

venne.

Tratta poi
ma

della

Mente e dell'Anima

scendente, procedono,
volto, tutte le coso

come

specchi riverberanti

l'uomo dato essere in comunanza col

Aggiunge

un

sol

insino all'ultimo atomo. Questa

laurea catena d'Omero; ed cos che

le.

universali. Pri-

origine della Mente Iddio; e da quella, per serie di-

in seguito

alla

mente

del-

cielo e colle stel-

lungo comento sulle varie de-

finizioni dell'anima, e sulla influenza

sovressa delle

stelle,

delle costellazioni, de' cieli, della loro armonia.

Descrive da ultimo la Terra e le sue parti principali,

21

322
ammettendo

LA BEATRICE SVELATA
la esistenza di

antipodi; e tocca delle vi-

cende del globo, e della precariet della fama.


Poi nuove digressioni sulla vera vita dell'uomo, sull'anima, e sulla duplice beatitudine, speculativa ed operativa,

che talora

uniscono nello stesso uomo. Svolge

si

opinioni di coloro che vogliono dovere gli animi dei

le

con lunga purgazione

rei espiare

elevarsi al cielo; e chiude dicendo

le

loro colpe pria di

come

la triplice parti-

zione della filosofia, morale, naturale, razionale trotutta

visi

compresa nel Sogno di Scipione.

Ma, pi che

in

un

deliberato proposito di seguire

o quell'altro modello, vuoisi altrove cercare

sto

que-

il

per-

ch della forma della Commedia.


.

viaggio ideale

Il

radiso, di cui

Inferno, al Purgatorio, ed al Pa-

all'

punto di partenza una Lupa ingorda, che

impedisce ed uccide, ed ultima meta l'Amor che

move

il

sole e l'altre stelle, anzich finzione prescelta a velare

propri concotti, vuoisi considerare

necessariamente a quelli connessa,

come

come forma plastica


pi come corpo, che

veste.

Se all'Alighieri vero
viduo pareva l'uso

anzi vita, dell'uomo indi-

fine,

dell' intelletto

dalla Intelligenza attiva

possibile, illustrato

donde una luce alla mente

pi spirituale che in altra cosa che quaggi sia, una


dolcezza che non ha pari f se fine dell' intero uman
genere pareagli il recare in atto tutta quanta la virt
;

dell intelletto possibile, e


1

Coni-. Irat. IV cap.

gina, 100

%,

mezzo a

ci necessario la

Mo-

22. Cf. Purg. XX, equi sopra

pa-

passim.

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CAPITOLO DECIMOSESTO

323

narchia universale, per cui soltanto goder potcano

l'in-

dividuo e l'umanit di quella luce e di quella dolcezza

benefici effetti di

ritta;

l'

mente come aberranti

tassero alla sua

*;

una che l'altro, non godenti


quella forma politica, si rappresen-

ben era necessit che

dalla lr via di-

quasi smarriti in selva oscura ed amara; e che

le cagioni,

estrinseche

Umanit

individuali e subiettive
le

quali impedivano

lo uscire

da

tale stato,

all'

che generali ed

Individuo ed alla

prendessero forma nella

sua fantasia, per coerenza analogica, di fiere impedienti


l'uscita

da quella selva.

Come

trarsene fuori pertanto ?

Non altrimenti che

col considerare, e far altrui considerare,


ve, ribellandosi al

monarcato,

tivo, della Intelligenza-beatrice,

mano

infliggessero a s

come

e fin do-

individuale che collet-

l'uomo e

il

genere u-

medesimi castigo e supplizio

come, sottoponendosi il primo alla discordia di tutte le


non regolate e dirette dalla intellettuale
sue facolt
,

virt

*;

sottoponendosi

ed

l'altro alla tirannide

alle

guer-

non guidati a pace e giustiuniversal Monarchia 3


dannassero s me-

re de' potentati discordi,


ficati

dalla

desimi allo inferno de'

vivi:

imperocch

siccome

e'

Monarch. lib. I, cnp. 1-4, c sopra a pag. 271-73.


Si enim considcremus unum hominem, hoc in co contingcrc videmus: quia, cum omncs vires cjus ordinantur ad
2

fclicitatcm, vis ipsa inlellcctualis est rcgualrix et rectrix

nium aliarum alitcr ad


Monarch. lib. I, cap. 7.
s Monarch. lib. I, cap.
:

e per la

Comm.

fclicitatcm pervenire

17,

Cf.

Convito

non

troll. Ili, cap.

18. Cf. Conv.

om-

potest.

Irati. IV,

15.

cap. 0,

passim.

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324

LA BEATRICE SVELATA

disse

infernali intelligenze dello aspetto di questa

le

bellissima

(la

Sapienza) sono private; e perocch essa

beatitudine dell'intelletto, la sua privazione amatis-

sima, e piena d'ogni tristizia.

bastava.

Considerato

la

Umanit

falso

il

opposta: quella cio di che

l'

Individuo e

godrebbero, sottoposti che fossero

si

ed

il

giovava considerare e per-

tristo di quella condizione,

suadere

e mostrato

pero della Intelligenza: quando tutte

le

la

imfacolt delVuomo
all'

fossero, siccome ei disse, regolate e condotte alla

bea-

da quella con freno e sproni


guidate siccome da buon cavaliere ; s he per quella
titudim dalla intelligenza;

godesse perfezione e gioje di paradiso

e'

com'egli pur disse, cessate tra regno


soggezione ad unico Principe,
scordie, fosse pace fra tutti
le cittadi; e,

le

felice^

nata s .Era questa

cK

si

per

l'

l'uman genere.

quale

si

posassero
e cos la

quello stato pel quale essa

la ideale

Ma tra

individuo,

Gerusalemme, tipo

* alla citt

mente

di per-

e della co-

delle nazioni,

per

quei due stati dell lndividuo e della

inferno e paradiso

uno

Umanit-

stadio intermedio poteasi i-

Conv.

Irati.

HI, cap. 13.

Conv.

tratt.

IV, cap.

Ib. tratt.

* V.

per la

amassero;

fezione e beatitudine alla citt della


scienza,

quando

tribulazioni delle di-

nella

posando, tra loro

umanit vivesse

2
;

e regno,

4 e

26. Tratt.

Ili,

cap.

l*.

IV, cap. 4.

Cassiano Erem. e Riccardo da

S. Vittore qui sopra

a pag. 37 e 231.
5

Ci sar meglio chiarito nel seguente Capitolo.

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325

CAPITOLO DKCIMOSESTO

uno sta-

deare, e la storia additava siccome percorso:

dio di progressiva

multiplo

ma

lenta e faticosa ascensione dal

delle facolt individuali discordi, che dei

principati divisi, alla unita concorde e beata

mente, che

dcll

uman

della

genere; necessario passaggio

fra'

due estremi, e preparazione


Per cui

rumano

spirito si purga,

di salire al cicl diventa

degno.

Nella sintesi di coteste idee psicologiche, morali, podi cui Convito e

litiche,

svolgimento

litico

necessit,

come

Monarchia contengono l'ana-

chiudevansi quasi in germe

e di

dissi, le imagini polisensi della Selva,

delle Fiere, dell'Inferno, del Purgatorio, del Paradiso.

Senonch, pi che
delli

la stessa

influenza di classici

mo-

pi che l'intima connessione coi suoi principi

valse a suggerirgli l'uso di quelle imagini l'indole tutta


profetica che attribuiva alla ispirazione che detta vagli

sacro Poema, o la

Notai qual fosse


Visione (

rola

Uomini

il

valore presso gli Ebrei della pa-

mareh), donde

eletti di

mente e

Veggenti, o Profeti

mente

stessa di

Dio

la

ben

senti-

riprovazione

rimedio; donde lor frasi consuete che: la parola di-

il

vina
i

nella

*.

di cuore, esagitati al pensiero

della corruzione e delle sciagure della patria,

vano leggerne

il

com'ei lo chiam.

Visione,

si rivela

per Visione;

popoli son dissipati;

che

che

dove non Visione

Dio per castigo

li

riempie

di sonno, ed appanna gli occhi dei loro Veggenti


1

V. qui addietro png. 301.

Gen. XV,

XXJX,

10.

eUL

1.

Daniel.

X,

L Proc.

*.

XXIX, 18 Isaia

LA BEATRICE SVELATA

326

Or non

ma ne

Giobbe soltanto,

in

leggeva adombrato sotto

Profeti quasi tutti

imagini di sonno, di selva

le

uomini aberranti dalla in-

e di tenebre lo stato degli

telligenza: Iddio toglie la intelligenza a' principi della

terra,

andare vaganti in un deserto dove non

e li fa

alcuna via. Essi vanno palpando

veruna

luce

cos

pure simboleggiavano

gioni individuali e pubbliche


che, che tenevano

un

uomo

sol

la Giustizia.

plebe

percuote

me

ma

stato:

son

ignoran pur

a'

rompere ogni soggezione, ogni

freno.

il

Leone

della Selva;

il

Lvvo

deserto senza strada

si

chi vedranno; la via diritta

gli

allieter; gli occhi dei ciesi

trover, e

saranno leoni, n bestie feroci

Lonza

deva-

citt, gli

presentava I-

redenti che

non pi
Lupo star col-

andranno a Sionne procederanno per quella

vitello e la pecora.

li

saia

e la

v'

Verit e

e so-

costoro

Lonza, aggirandosi intorno alle loro

l'agnello,

Non

la

Onde ne venni

Uguali imagini, per modo inverso,

vi

ca-

essi;

impedisce d'uscirne.

11

fiere le

forse perch costoro

Signore.

via del

la

nosi congiurati a

sta, e la

siccome

subiettive ed estrinse-

popolo in quello

il

dissi tra

ignorano

li

- dicea Geremia - che cerchi

capi del popolo;

Per

tenebre senza

le

il

col capretto, e

//

il

Lione star col

Dio degli eserciti dar sul Monte

un convito di squisite vivande a tutti i popoli della terra.


su quel monte spezzer la catena che avvince i po-

poli,

5
e la rete ortila su tutte le nazioni.

Giob. XII. Salm. XIII. Isaia IX, XXIX. Prov.

Ger, Cap. V,

Isaia

XXXV,

II,

13.

1, 6.

1, 5, 8, 9.

XI,

6.

-XXV,

6.

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327

CAPITOLO DECIMOSESTO

questi passi soltanto;

ma

mille potrei recarne e

da' Salmi, e da' Profeti, e da' Libri sapienziali,

dove

le

imagini di Selva oscura e deserta, di Fiere che ne impediscon l'uscita, e d un Monte, cagione di tutta gioia,
riappariscono con perseveranza tradizionale

(di cui

quasi

ultima espressione l'Apocalisse) a significare rispettiva-

mente: Io stato anormale d'un popolo oppresso o corrotto; gii ostacoli per uscire

da quello stato

l'individuo e prepotenti nelle citt);

zion sociale di pace e giustizia per tutti


terra, sotto

Ma

(vizi

nel-

una futura condii

popoli della

unico capo.

pi feconda che ogni altra nella mente dell'Ali-

ghieri riuscir dovette

appunto per cui

imagine della Lupa, ch' quella

la

collega nella

si

Commedia

il

prologo

della Selva alla considerazion dell'Inferno.

Gi molto innanzi che S. Paolo


sua vigora, l'assioma che

umani traviamenti

rum

cupiditas

cupidigia

la

era

comune

Io

formulasse coll'usata

prima cagione

la

alla

di tutti gli

radix omnium malomorale filosofia; donde

distinzione filologica e mitologica che poneva in an-

la

titesi

ad A /ti or Cupido

tone - dove l'uno va


reo l'altro.

de' quali - siccome disse Ca-

V altro fugge

buono

il

primo

N meno antico l'universale consenso a simboleggiare


Lupo la generica insaziabilit d'ogni voglia di che
rimase quel sinonimo tra Meretrice e Lupa che pot far
nel

Livio

dire allo

stesso

parola

favola di

la

originata da scambio di siffatta

Romolo

Remo

allattati in sul

Te-

vere da una lupa.

Cosi Catone

il

Censore in Isidoro de diflerenl. verb. V. 3.

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LA BEATRICE SVELATA

3*2 3

D'altro Iato la vecchia imagine per


a'

popoli

driani

la

a' lor

man-

anzich di pastori, coloro che male

lificare di lupi,

li

divorassero:

ovem lupo committere.

proveri sono

quale assegnavasi

magistrati, dava occasione ed origine a qua-

gessero, o peggio

bio a

la

misera parte di mandre, e quella di

le

donde

Piene di simili frasi e rim-

invettive de' Profeti incontro

magistrati sacerdotali

reg-

li

l'antico prover-

del

civili

a'

tralignanti

popolo ebreo

cai

dicon sovente, nonch mercenari, lupi rapaci in vesta di


pastori

rimproveri de' quali

la esegsi cristiana

venne a

limitare Tobbietto nel solo sacerdozio, dacch, scordando


gli intenti civili delle

esse,

censure profetiche

o non volle vedere, che

damente

imagine del Lupo


il

non vide

puramente ed

in

ari-

si offrisse

ta'

precedenti a far

che

la

a Dante spontanea per rappre-

duplice concetto del massimo fra quegli osta-

coli (individuali
dell'

lato

religioso.

Erano pi chebastevoli
sentare

il

Uomo

in astratto,

ed universali) che impedivan

dell'

pel

Umanit

primo - e

il

la uscita

dalla Selva - la Cupidigia

Sacerdozio avido di terre-

Una frase poi di Giovenale pot


riuscirgli siccome lampo fugace, inavvertibile ad occhio
volgare, ma fecondo di luce per una mente usa a cogliere
le pi lontane analogie come la sua.
Deplorando il romano poeta la corruzione, e l'innesto

no dominio, per

l'altra.

delle lascivie asiatiche

ond

erasi

perduto l'antico severo

costume, va flagellando P impudica arroganza con che


sfacciate meretrici
te

il

Ite

davano

di s stesse spettacolo,

coper-

capo della orientale variopinta lor mitra; onde dice:

Giov.

quibus grata est piet lupa barbara milra.


lilk

i, Sai. Ili, 66.

329
come questa Lupa mitrata

CAPITOLO DECIMOSESTO

Or

gli

mestieri ch'io dica

dovesse in

ribadire

lui

il

pensiero di simboleggiare in

essa quella fra le estrinseche cagioni impedienti l'u6cita


dalla selva all'Umanit, che tutte le altre afforzava, ed

a cui s'alleava - la Curia

minio?

0 'Cupidigia

romana cupida

di terreno

do-

che

Si sotlo te,

mortali afTondc

che nessuno ha podere

Di trarre gli occhi fuor delle tue onde!..

Maledetta sic tu antica lupa

Che pi che tutte l'altre bestie hai preda,


Per la tua fame senza line cupa...
Di voi pastor s'accorse

Quando

il

Vangelista

colei clic siede sovra l'acque

Puttancggiar coi regi a

lui fu vista...

Molli son gli animali a coi

si

ammoglia,

pi saranno ancora eie.

Cotesta lupa

Non

Ma

lascia altrui passar per la

sua via

tanto lo impedisce che l'uccide.

Essa sbuc dall'inferno, col dove sar ricacciata:


Finch

l'avr

rimessa nell'inferno

L onde invidia prima

Essa ha abbandonato

vinezza, e ha dimenticato

dipartilla.

nei proverbi della lupa-meretrice leggeva

ir
il

patto col suo Dio.

lupus in fame terra vesci

Vili, 34,

X, 93.

conduttore della sua gio-

poteva leggere in Plinio

330

LA BEATRICE SVELATA

La sua

casa dichina alla morte, e

suoi sentieri ai

giganti.

Niuno

di coloro

che vanno a

lei

ritorna,

suoi piedi scendono alla morte,

o riprende

sentieri della vita.

suoi passi fanno

capo all'Inferno.

Essa ha fatto cader molti

La sua

uccisi...

casa la via dell'Inferno, che scende

pi

a'

interni luoghi della morte. 5

Nel libro

come

III di

mente da Dio,
gasse

Monarchia

l'autorit dell'universale

le

come

impero dipenda diretta-

Chiesa romana mal

la

ragioni imperiali, cos

quorum

accingendosi a provare

obstinata cupiditas

dice.-

lumen

si

arro-

Quidam vero

ahi,

rationis extinxit, et,

dum

cunt, non solum in hac quaestionc litigium movent,

sed salatissimi Principatusvoeabulum abhorrentes, su-

periorumquaestionum

garunt.

ex patre diabolo sunt, Ecclesiae se

simo stato
fetta

et

Sul finire del

in cui

Libro parlando di quel

posava l'universo sotto


i

esse di-

hujus principia impudenterne-

d'Augusto, lamenta

flios

la

felicis-

Monarchia per-

danni dell'umanit dal giorno

in cui, guasta nell'intelletto, fu fatta belva di molti capi;

ex
qualiter autem
aggiunge ) se habuerit orbis
quo tunica ista inconsutilis (l'unit dcH impero) Cupiditatis ungue scissuram primitus passa est, et legere pos-

sumus,

et

utinam non videre!

Il,

17, 19.

Prov.

* Ih.

Cap. V. S.

a lb.

Cap. VII, 26 e scg.

Mon.

lib.

3, cap. 3.

Mon.

lib.

1, cap.

18, in fine.

331

CAPITOLO DECIMOSESTO

Or

cotesta

scissura

vesta inconsutile, operata

della

unghia della Cupidigia

dalle

quella via per

(chi

non vede

Lupa!)

la

quale essa conduce a' pi interni luo-

la

ghi della Morte, a' Giganti, all'Inferno de' vivi.

Occorreva adunque considerar quell'inferno, per mo-

dove

strare fin

umanit

hanno

la

cupidigia di quella

visitare

fatto

pensiero

col

le

la

genti

mostrare come, divise e di-

a se stesse

scordi tra loro, rappresentino

Poteva cos

Lupa conducesse
fossa che

la

far sentire tutto

trionfo di Satana.

il

orrore di quel

1'

secolo

presente, in cui, quasi in profondo e cieco abisso, eran


sepolte le

nazioni

3
.

pareagli avverare

Cos

che diceva

gio profetico

punizione de' re della terra.

presa-

il

Signore far sulla terra

//

saranno

legati insieme

entro la fossa, e quivi in carcere chiusi; e dopo lungo

tempo saranno

visitati.

Ma, pi che

adempire

altro, cos solo credeva poter

alla sacra missione cui sentivasi consacrato, quella cio


di considerare

per intimarlo

Citt dei buoni e dei giusti,


cieli

avvegnach levarsi

giarvi V ideale avvenire,

aver dannato

il

a'

a quei

non era

lib.

cieli

per

vagheg-

possibile senza

prima

due estremi. Ram-

Agosl. Serm. 2/0, in Quadrag. cap. 10.

XIV, cap. 21, n.

S. Agosl.

* Isaia
5

tipo della

Salm. IX, 13.

2 S.

Dei

il

presente, e percorso lo stadio tramez-

zante logicamente e storicamente

mortali,

che rettamente chiamansi

2.

de Civ. Dei XX,

Cass.
c.

Ercm.

De

Civ.

Coli. 7, cap. 32.

8.

XXIV, 21, 22.

Cos S. Agostino De Civ. Dei

lib.

XX, 21,

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LA BEATRICE SVELATA

332
mentava

fors'

anche,

e,

con Riccardo da S. Vittore, vol-

geva a precetto d'intuizione contemplativa,


Paolo

S.

re* partes

Quis ascendit, nisi qui

terme!

Efes. IV,

9. Cf.

le

parole di

et descendit inferio-

Ilice,

da S.

Vili,

qui addietro pag.

2:\2.

CAPITOLO DEC1MOSETT1MO
Clic nella

Monarchia universale da

lighicri vedesse

lui

vagheggiata VA-

non tanto un sistema da dimostrare

quanto una rivelazione profetica da bandire,


eh' or

pi non dovrebbe riuscir

Stando

alle dottrine ideologiche ch'e

non percepisce

te

1'

vero

intendere.

professava, la

principi assoluti e

difficile
1

tal

men-

intimo essere

delle coso che per illustrazioni della Intelligenza attiva,

propria di Dio, e partecipata dall'uomo, per teofanie,

come

disse Giovanni Scoto Erigena. L'intuito

adunque

del Profeta doveano ne-

del Sapiente, e la ispirazione

cessariamente parergli, non due modi diversi,


gradi dello stesso

modo

di conoscenza.

ma due

questo espli-

citamente leggeva nello pseudo-Aristotile del medio evo,


e in Avicenna, ed Averroes

ti

ganza,

Profeti. V'ha

studio,

storo

Lo

uomini cui non

da Dio

prediletti

Uguali

Profeti, o

Salomone

Ed una

essendo,

tutto; e, in s restando, tutto

per

le

ma

gli

e su'

Veggenti.

concetti leggeva nel libro della Sapienza at-

pu

Melli-

d'uopo affaticarsi nello

ni

spirito della

si diffonde su' Sapienti,

o nell'ascetismo, per ricevere quella: e sono co-

tribuito a

et in et

nazioni

si

Intelligenza)

(la

rinnova

discorrendo

trasfonde nelle anime pure, e for-

amici di Dio, ed

V. qui sopra a pag. 218.

Profeti.

161-62;

e passim.

Sap. TU, 27, e qui sopra a pag. 218-19.

331

LA BEATRICE SVELATA

Or non doveva

primo

sentirsi

che

nistri dell Intelligenza colui

su tutte cose
zia e

sociali; quell

ignoranza

Oh miseri

le

mista di

costei, la

che

annunziano

ratrice

Come

Ed

oh mise-

Sapienza, fuggite! Aprite gli occhi...

suoi Amici, e seguite

lei ile'

umana mali-

Oh peggio che morti che V a-

jwn

se lutti al suo cospetto venire

la

tolto ?

che al presente reggete

amici e mi-

rivendicava l'impero

impero che

avevano

rissimi che retti siete!..

fra cotesti
le

onorate

potete,

comandamenti di coloro

li

la volont di questa eternale

Impe-

la

Intimare

pi apertamente ?

dirlo

vo-

lont' dell'eterna imperatrice degli uomini, la in-

telligenza

ecco

l'ufficio,

sacro e civile ad

cui sentivasi da quella chiamato.


l'ufficio de'

Milte
Et

nonch

Profeti ed Apostoli,

Sapienti e Poeti del

mondo pagano

de' pi grandi

Sapientiam de cwlis ut

mecum

laboret...

corum qui sunt

sic correclae sint semitae

Sap. Salom.
Tu nihil invita

un tempo,

qual altro era stato

in ter-

ris.

dices faciesve Minerva... Et vi-

tae monstrata via est.

A.

So bene com'oggi

ben

sia

prezzare nel suo giusto

Poet. Horat.

difficile

valore

il

intendere ed ap-

carattere

missione scientifica ed apostolica a un tempo.


pe' progressi analitici

separazione fra
pi distinto

Convito

il

le

una sempre pi

dottrine religiose e

di

cotesta

Tirata,

ricisa linea di

le laiche;

sempre

concetto di Chiesa da quello d'Umanit;

trat.

IV, cap. G.

Ili,

15.

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335

CAPITOLO DECIMOSETTIMO

mero

sequestrati gli studi teologici e biblici, a


di memoria, in

un campo

stante da s,

donde

esercizio

la scienza

pu

fu esclusa sin da' tempi del Galileo, difficilmente

comprendersi oggi

la identit

che sentir dovea l'Alighieri


che informa e guida

fra la Intelligenza divina, e quella

umanit. Male pu quindi apprezzarsi

la

sorretta

ugualmente e da

Filosofi, degli Storici, e

Poeti gentili, nonch quella de' Profeti ed Apostoli:

voce dell'ugual
l

sentimento

Aristotile e dalla Bibbia; cui

l'incitava del pari la voce de'


de'

il

una missione riformatrice

pel quale slimavasi eletto ad

una che

ispirato.

modo

autorevole, perch procedente

l'altra dall'unica

Donde

affermando

Intelligenza che

conseguenza

inevitabile

io prevedo: che,

chiamato ad un ministero

sentirsi l'Alighieri

profetico ed apostolico simile a quelli di

San Paolo

non mancheranno

Gerema e

di

da un

credenti

volgari

lato che, inorriditi, ci gridino sacrilega intenzione;


d' altra parte,

tutti aveali

volgari filosofi che ci respingano

e,

come

ciurmerla non possibile a una severa coscienza.

E
1'

dir, innanzi tutto, a quest'ultimi:

Supponete

Alighieri la convinzione che in tanto l'uomo

tendere l'intima natura e


partecipi, per

il

temporanea

fine d'ogni cosa in

pu

nelin-

quanto

ipostasi, a quell'eterna intel-

ligenza che, tutte cose ordinando, assegnava a ciascuna

sua natura e suo

fine.

Supponete

avere trovato qual fosse

la

in lui la coscienza di

vera natura e l'ultimo fine

di tutta la umanit, e quale l'unico

conforme

al

voto di sua natura,

Fate che cotesti concetti


dere

a'

pienti

gli

il

mezzo perch'essa,
suo

fine

consegua.

pajano pienamente rispon-

dettami della Rivelazione,


alle aspirazioni de' Poeti

alle dottrine de'


,

Sa-

alle narrazioni degli

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LA BEATRICE SVELATA

336
Storici, alle

contemporanee esigenze del

consorzio

e non durerete grande sforzo a comprendere

come
che

medesima ordinatrice

Intelligenza

imponevagli, per ricondurre


nit;

e religioso

un dovere

pubblicarli dovesse per lui riuscire

il

la

civile

come

a'

dell'

universo

suoi veri destini l'uma-

questo credendo e affermando

non fa-

cesse che seguire la pi sincera ispirazione d'una diritta


coscienza.

chi poi, volgarmente cattolico,

si

testa sua missione, dir:

La

creduta, nonch dagli ebrei

pi secoli innanzi

in co-

diretta ispirazione divina fu


,

da' sapienti pagani sin da

Cicerone, e poi Seneca

l'era volgare.

e Plinio, attribuirono

come

scandalizzi,

di sacrilego ardire, alla credenza dell' Alighieri

la eccellenza

nelle virt

sociali

e fnanco ne' trovati dell'arti, a speciale beneficio divino

che superasse

le forze

della stessa natura.

cotesta antica credenza a

grazia

lungi

vava,

come abbiam

visto,

lenti dottrine ideolgiche.

che

Veggenti e

gli

cristiano

Elevata

quej della

dallesser cessata nel secolo XIII

opinion era invalsa


sterilito

domma

la

poi nel cattolicesimo

onde furono

suscitati

Apostoli fosse cessata e per sempre. Ch

Poeta legger poteva in San Paolo indicato

anzi

il

deli

come normale

telli il

tro-

quellet non per anco

insinuatasi

ispirazione

la

valido appoggio nelle preva-

profetare

le

ufficio

da esercitare

in

avute rivelazioni, onde

rassero e si esortassero al bene.

a'

fe-

pr de' fra-

impa-

tutti

Padri della Chiesa,

Seneca de benef.
denat. dcor. 11, 163.
Plin. llhL mundi XXXVII, I.
2
l Corint. XXIV, 31, e passim per tulle le epist.

Cicer.

IV, 6.

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337

CAPITOLO DBCIMOSETTIMO

concordi come

infino a S. Bernardo, gli dichiara van

la

missione profetica ed apostolica non fosse un privilegio

n del sacerdozio, n

dell' et trapassate.

San Gregorio Magno per

me

tutti

a' Coordinali

menta nell'Epistola

l'Alighieri

ammoni vaio

ufficio apostolico

ram-

il

dove pi aperto assu

come

solo lo

zelo che fa ardere pel vero e pel giusto in pr del-

l'Umanit

come a niuno

del pigro servo della parabola; e

diversi tesori quello

si

dovere di assumere

percuotere liberamente qualsiasi oppressore che operi a

danno

la Casa di Dio formi


sia lecito seppellire

umile

buoni

a'

<(

incontro

ritti

a'

Dante

assumere cotanto

il

si

disse

resistere
ti

a colui

fra'

onde

oppressi dalla in-

della giustizia. Dicevagli

essere fermo e

come,

incrollabile

ed esercitare senza tema


(

cantore).

Che

se

ufficio senza

quando

di-

Rettitudine di che

di quella

pu

dirsi

esitare

doni a ci

superbo

pi superbo

dall' alto

con-

chiamano. Quegli pertanto cui fu dato levarsi

ad altezza di speculazione, e trascender

alle

che

parola

apostolato della

vuoisi

malvagi

modo

talento, a

ebbe della intelligenza incomba

della Rettitudine

cessi

come

de' popoli, e vendicare gli

giustizia, coll'autorit

verace pastore;

il

il

cose invisibili,

ma

se stesso, miri

senza trasandare per questo

umano. Giunto

le

miserie del genere

pienezza della sua vita, ascenda a Dio colla contem-

plazione,

passione.

S. Greg.

ma

per ridiscendere

all'et

virile, nella

a' sofferenti colla

com-

M. in Evang. homil. 14.

legula Pasl. passim. Non ho

in Ezech. homil.

fallo clic

appena accennare;

22

338

LA BEATRICE SVELATA

come

L'Alighieri

compimento

vito a

disse

abbiam

visto

doni di Spirito Santo

lo consentisse: ripetendo

fra'

buona natura

di quella

con cf quanto pur detto aveva

pseudo-Salomone.

Or primo

pi larga copia con-

in

ceduti a una mente quanto pi la

di s lo

poneva nel Con-

delle facolt psicologiche quelli che

doni di Spirito Santo, indicati da Isaia

e da

San Paolo, e

rito,

quello era della parola di sapienza. Per avere la-

ricordati nel citato luogo

scialo inoperoso quel


vita attiva, o,

Timoteo
scienza,

dono

come per

dandosi

del

Con-

alle discipline di

simile caso disse l'Apostolo a

sviandosi nella 'contradizioni della pseudofu mestieri eh'

ci

venisse a lungo

e faticoso

viaggio ideale, per riavere quella smarrita parola di sa-

pienza

ma

ravvalorata di nuovo e maggior dono

la

solenne consecrazione alla missione riformatricc nel Cielo


istessb e nella Costellazione che presiedettero al nascer

suo, e da' quali riconosceva tutto

il

suo ingegno. Quivi

San Pietro, San Giacomo, San Giovanni, simbolo


tre virt

che fanno l'apostolo,

Speranza

la

di vederlo attuato

in volerlo, lo

provano in esse

umile

come

e'

dice

la
,

e la Carit che arde

virt: anzi

per volont del

tore, siasi affrontato nell'aula

che pi valgono u dar lume

Sap.

Impera-

co' suoi conti,

non sono ultime

fra quelle

a' concetti dell'Alighieri,

golarmente alle imagini della Vita Nuova


contemplazione, ed all'apostolato.

men

con frase

celeste

pi secreta

ina le opere tulle di S. Gregorio

delle

Fede in un principio,

e sin-

tirocinio

alla

Vili, 19, 20.

Timol. VI, 20, 21.

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339

CAPITOLO DECIMOSBTTIMO
affinch, veduto

il

vero di quella Corte, ne rafforzi la

speranza in s stesso ed in

Qual

fosse

altri.

vero che allegoricamente

il

desunse dalla

ei

Corte del celeste Imperatore lo abbiamo chiarito abbastanza: la necessit d'unico


2

miglia;

degno

Impero a

speranza per

la

tutta la

la

vive

e chi stillato avessela

umana

ben

speranza

futura. Primola stillarla nel

suo

le

a
ni

dice

IX Salmo. Tu

ei

Io

La

un attendere certo della gloria


mio cuore fu David, col

gli

pr del mondo

in lui,

risponde a San Giacomo che di ci lo dimanda

fa-

quale fu trovato

e gli venne prescritto di militare in

mal

che

quale poi

poi, ripetendo

nella tua Epistola

parole di quel Salmo, tornasti a istillarmi la stessa

speranza

s eh' io

ne son pieno, e la riverso in al-

trui. 3

Or

IX Salmo

quali concetti del

Giacomo

quivi

davidico ripeteva San

nell'unica sua Lettera, che fu detta cattolica?

che necessariamente dee leggersi

la

speranza

cui Dante allude.

David in quel Salmo avea detto


delusa la pazienza de' poveri.

popoli con giustizia.

tore sovr'essi, affinch le Nazioni

uomini.

che

Non sempre sar

Costituisci, o Dio,

solo Legislatore,

nella Epistola

un

un Legisla-

apprendano che sono

sono questi per avventura

trovinsi ripetuti

Un

Saranno giudicati

di

soli concetti

San Giacomo:

solo Giudice v'ha, che possa

Parad. Cani. XXV.

t V.

da

patf.

213 a 250.

Parad. XXV.

Salm. IX,

19,

8, 21.

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LA BEATRICE SVELATA
310
condannare ed assolvere.
Non gemete, o fratelli, gli
uni 'nverso gii altri pel non essere giudicati: ecco il

Giudice

Non

alla porta.

pi dubbio pertanto:

la

speranza, stillata nel

cuore di Dante dalle conformi parole di David e di San

Giacomo, quella era


nazioni.

pur

dell'

unico legislatore su tutte

nel senso allegorico, la fede di cui Io

fosse,

le

da ci riesce chiarito ad un tempo quale


venne

interrogando San Pietro. Di quella chiesto, rispose:

Fede sustanzia

Ed argomento
definizione che

di

cose sperate,

delle

non parventi

littcralmente desunse dalla

epistola di

autem fides sperandarum substantia. rerum, argumentum non apparentium. 3 E per,

San Paolo

agli Ebrei: est

se la cosa sperata era. per l'Alighieri,

su tutte

spera, ed

non

nazioni; se

le

poteva

la

il

ci che

DI

si

spera, bench

crede: non altra, allegoricamente, esser

fede di che fu interrogato

NELLA UNITA
sava

si

Vunico Legislatore

fede sostanza di ci che- si

argomento per cui

vegga,

si

la

TUTTE LE NAZIONI

se

non la fede

Sostanza SU CU pO-

concetto dello sperato unico Legislatore; argo-

mento onde quest' unico Legislatore apparivagli necessario,

bench

EpL

in atto le nazioni ne fossero prive.

Calli. IV,

12. V, 9.

Com'

noto, fra

pubbliche sedute giudiciali erano presso

le

le

gli

Ebrei

porte delle

citt.

Parad. XXV.

Hebr. XI,

1.

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CAPITOLO DECMOSKTTIMO

Ed

341

per l'appunto cotesta la fede che fu detta d'A-

bramo; quella che

come a

tradizione giudaica gli attribuiva

la

colui che primo, avanti

futura unit di tutti


fede d' Abramo

il

Profeti, credesse nella

popoli della

terra.

Fu

cotesta

cardine fondamentale di quel vangelo

che San Paolo predicava

alle nazioni

per sottrarle

com'egli disse, al malvagio secolo presente, pieno di die di guerre,

ed avviarle al regno di Dio,

ch' virt, pace, giustizia,

scambievole carit univer-

visioni,

sale.

Abramo

d'odi,

ei

diceva

contro ogni aspettativa cre-

dette e sper che diverrebbe padre di molte nazioni,

secondo quello che

numera

gli fu detto

le stelle, se

(cio):

mira

il cielo,

puoi: cos sar la tua stiiye.

saranno benedette

In

te

Tutta la terra che vedi, dall'aquilone al meriggio,

dall'oriente all'occaso, dar

in

perpetiw.

altrove* lo stesso

comune

comune

quanti hanno fede sono

fu fatta ad

Gal.

I,

ed alla -tua stirpe

Abramo ed
stirpi, quasi

4. V, 22-21.

derivazione da

morale unit

nella

alle

te

San Paolo, dichiarando

ne genti, cos vien dicendo

detto

nazioni della terra.

zioni qual fosse la lor

cio la fede

tutte le

alla
si

di tutte le

d'Abramo.

figli

uma-

La promessa

sua stirpe.

Non

fu

trattasse di molte; bens

!om.

na-

Conoscete adunque che

alle

Abramo,

XIV, 17-19

gi

alla

c passim per

tutte le cpist.
2 Rom. IV, 18. Cf. S. Ag. de civ. Dei XVI. cap.
braham qui pater gcntium constilutus est. *

Gen. XII, 2,

Rom.

IV,

13.

3. XVIII,

18.

Cf.

II).

ull.

XXII, 18. XIII, 14,

15'.

342

LA BEATRICE SVELATA

stirpe, quasi ad una; ed

il

Corpo del

l'altro.

membra

Cristo, voi

Cristo

il

voi

siete

dipendenti l'uno dal-

Della stessa fede a lungo parlando in tutte

le epistole,

e in quella singolarmente da cui Y Alighieri trascrisse


la definizione

su addotta, diceva

Abramo

come

rarono in essa

quasi nomadi e peregrini, aspettando invano,

ma pur

lidi

suoi successori

vagheggiando nell'avvenire

vivendo

lor d,

a'

Citt

la

da

bievole carit di tutto

amiche

che

a Dio;

e dimestiche

le
3

chi pi saldo

so-

scam-

Ed

per

si

fanno

anime umane

come, deviandone invece,

fan pasio di spiriti infernali.

Or
I'

genere umano.

il

cotesta fede d' Abramo,

si

fondamenti, di cui fosse artefice e conditore Dio

a stesso: la Citt della pace, della giustizia, della

du-

incrollabili

chi pi tetragono in quella

degno

Alighieri ? Chi pi

di bandire

che

e di riconfor-

tare nelle genti divise ed oppresse la speranza dell'unico

Legislatore"? quella speranza per cui, sopra tutti

venti

dell'et

suprema

Umana
Poeta

sua

gli

di contemplare

incontro

Gal.

Hebr. XI. 0-1 f.

Ili,

7, 16.

miseri

Sacro

mor-

Efes. XII, 27.

Rom.

5. Ciac. Epist. calli.

XXVI

vi-

tipo ideale della universale

il

alla vita presente de'

conceduto dalla Intelligenza

Citt; per cui gli prescritto di militare,

2
3

II,

XIV, 17-10.

23.

Efes.

II,

10.

Cf.

Parad.

10, 11.
* V. S. Ag. de civ. Dei XIV. 24. n. 2, dove cos spiega
v.

la visione degli augelli

ad Abramo dopo

la

divoranti

corpi divisi

apparsa

promessa unit delle nazioni.

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343

CAPITOLO DECIMOSETTIMO
che

tali,

illacrymabilcs
Urgenlur... longa

Noctc, carcnt quia Vate sacro

Per

gli

Vcgna

in

Anzi che

conceduto che d'Egitto

*1

militar gli sia prescritto.

Alighieri

il

di quale Egitto ivi parli

indugi, o alta prole di Isai;

Signore Iddio degli

occhi del

lois

prendi fiducia dagli

quale

eserciti innanzi al

tue forze, abbatti cotesto Gola (Carlo d Va-

che gli contrastava le ragioni all'Impeto); percioc-

che,. lui

campo

fe

listei

caduto, notte ed

de' Filistei (la

ci

ombra

di terrore coprir

il

Fi-

la

no-

parte avversa all'Impero).

fuggiranno, e sar liberato Israello. Allora

che senza intermissione piangiamo rapita,

stra eredit,

sar per intero rondata; e

come

ora,

memori

della

sacrosanta Gerusalemme, gemiamo esuli in Babilonia:

cos allora, cittadini

all imSu dunque, rompi

tu operi; e colla fromba della tua sapienza, e colla pie-

tra delle

chiarisce nella sua lettera

peratore Arrigo di Lussemburgo:


gli

Gerusalemme per vedere,

Gerusalemme e

di quale

lo stesso

e respiranti nella pace, ricorderemo

nel gaudio le miserie della Confusione.

Parad. XXV,

2 V.

v.

Isaia cap. XI

55-7.
,

ove parla del

rampollo d'Idi che

giudicher tulla la terra in giustizia, e sar ricercato da


tutte le
cit.

genti

1, 4,

10

s Lclt. cit.

lo stesso

levato

come bandiera

de' popoli. B Cap.

qui sopra pag. 295-7.

ultimo. -

Babel, hoc est Confusio

Dante nel Volg. Eloq.

iib.

1, cap.

6 c

7.

cosi

in-

LA BEATRICE SVELATA

3 l

soltanto nella

Commedia

sentire apertamente

e' fa

missione sacra e civile cui dalla forza delle sue stesse

la

convinzioni, e dall'ardore con che aspetta vane l'attuazione, sentivasi consacrato;

ma

e nelle altre sue opere

l'accenna sovente con frasi che non lasciano dubbio.

Nel Trattato stesso di Monarchia, dove

crudamente

dialettica

la

forma

parrebbe meno volerlo, non cessa

dall'insistcre sul carattere tutto apostolico della ispira-

zione che

Quivi

il

move.

le allusioni de'

un futuro regno

Profeti a

di

pace e giustizia, delle quali altrove toccai, apertamente


rivolge, o

suppone

Le

rivolte, a' suoi stessi politici inten

astitemnt reges ter-

rac, et principes convenerunt in

minum,

unum, adversus Do applica senza am-

dimenti.

adversus christum ejus

insubordinazione de' re e

bagi alla
alla

et

parole davidiche

potentati

provvidenziale preminenza del popolo

contro

romano, e

dell'unto di Dio, l'universale monarca. Quelle del profeta Isaia dissolve colligationes impietatis
in

sciculos deprimentes

liberos,

tendeva

la

omne onus dirumpe

et

e XI.

si

Cf. S. Ag.

de

i.

<

Non inveniemus

/>/</.

nisi....

la

civ. Dei lib. XVI, cap. IV,

etymol.

XV, cap.

lib.

ih.

Id.

E Dante:

I.

Monarchia

exislcnle

undique fuisse quietum.

fa senz' altro

Jerusalom Visio pacis interprelatur.

XIX, cap. XI.

mundum

confusione delle genti non coordinale sotto

unit dell'impero.

lib.

solve fa-

dimitte eos qui con/racti sunt

perfeeta

Hoc signum

est

ili

mi

ad quod maxime debet intendere Curator orbis qui dicitur

Homunus

Princeps: ut scilicet in arcol mortai in m libere

pace vivatur.
*

Monarch.

lib.

Ili,

cum

cap. XV.

Cap. LVllI, 6.

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345

CAPITOLO DECIMOSETTIMO
tradurle

ii

rompi

come
i

il

umano

genere

premio

il

dal loro giogo.

dopo

nello stesso Isaia,

qual fosse

popolati

damenta

opera liberatrice

di cotesla

Per

te

ben

saranno ri-

luoghi deserti da secoli; e rialzate

per,

passo or citato, leggeva

il

doveva a se stesso applicarlo

Su

vincoli della ignoranza di cotesti re e frin-

cipi; libera

quando

esortazione a lui stesso, dicentegli: t

le

fon-

Sarai detto restauratore

delle generazioni.

delle rovine,

lieto in Dio, e t'innalzer sulle

pace.

e delle vie della

Allora

sommit

sarai

della terra.

Nello stesso Trattato di Monarchia dichiara, vero,

non ignorare quanta

ira guelfa e

ma

tro a lui quella impresa;

trono immutabile mi prega

nelle

parole di Daniele

papale susciter con-

poich
la

dice dal

suo

Verit..; presa fiducia

chiuse la bocca

leoni e

a'

non mi nocquero, perch giustizia fu in me trovata

con che mostra

la divina

potenza essere scudo

vero; vestito, giusta l'ammonizione di Paolo,

a fensori del

e ncll' ardore di quei carbone

V usbergo della fede

che Uno .de' Serafini prese dall'altare, e ne tocc

bra a Jsaia, entrer nella

che col suo sangue

emp

al

ci

Colui

liber dalle tenebre, caccer gli

mendaci dalla palestra,

mi dice per

le lab-

lotta; e, nella forza di

al cospetto del

di che temer, se lo Spirito, coeterno al

Figlio

a' di-

la

bocca di David:

mondo.

Padre ed
il

giusto

sar in eterna memoria, e da chi male ascolta non

temer!

Monarca,

i Isaia
s

lib.

II,

LVIII, 12,

Monarch.

lib.

cap. 1.

U.

Ili,

c. 1.

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LA BEATRICE SVELATA

346

N meno

dove lamenta

stola a' Cardinali,

civilt per quella confusione de'

romana

sa

La

danni della universa

due poteri onde

ma

tico,

Chie-

cupidigia de' Farisei, che fece abominevole l'an-

Sacerdozio, non solo usurpava

tico

la

bruttando se stessa di fango, traeva a ro-

vina l'umana famiglia

parola nella Epi-

apostolica tuona la sua

ministero levi-

il

fu cagione dell'assedio e ruina di Gerusalem-

impront del suo Spirito

me. Ci Dio preveggendo

una mente degna

mente ne profetasse e piangesse

pure, credente nello stesso Dio, sono costretto non solo

Gerema, perch anticipata-

di lui,

la

desolazione.

piangere sulla presente Gerusalemme,

t a

ma

Ed

io

dirla nido

di eresie.

Voi, guidatori della Chiesa militante, sviaste

ro dal diritto cammino; voi traeste a rovina

che v' affidato. Ben di voi

si

ostentaron profeti, e male

Ma

direte voi forse:

mendo

cadente?

cristo;

pu
si

il

gregge

Ecco coloro che

dire:

volsero al tempio; che

quivi fanno mercato di ci che prezzo non ha...


e

si

suo car-

il

il

supplizio di Osea, ardisce por

Io

io mi son

ultimo tra

mano
il

non teall'Arca

gregge

di

ma, per la grazia di dio, sono chi sono, e

lo zelo della sua casa divorami.

Non

che

chi costui

diverse parole usava S. Paolo

quando affermava

a'

Io mi son ultimo

fra gli apostoli; ma, per la grazia

di dio, sono chi

Corinti

sono

il

suo ministero apostolico

Epist. ciL n. 1-15.


I

Corint. XV, 9 t 10.

Per

lo zelo della

che divora vcd. Salm. LVHJ, 10; e

Casa di Dio

S. Giov. Et?. II, 17.

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317

CAPITOLO DECIMOSETTIMO

come

Altrove gi dimostrai
accennasse

la

Alighieri apertamente

e quella che

identit fra la sua Visione

S. Paolo

ebbe nel terzo Cielo: raffronto ch

solo col

dove dice a Virgilio che

noi credevano degno,

cose che

le

na

stesso.

come

Can

il

non sapere n potere ridire


o Mente
all' Empireo

tutte

divi-

cui

pure

accadde Io

mille sono

riscontri che

media. Ne accenner solo alcuni

La

a ricordo indiretto di

ponendo per

e va di proposito

tal simiglianza,

non

uomini

Epistola a

nella

rapito

vide

comune con Paolo

gli

tocca,

a far tacere gli invidi di quella sua

della Scala, dove,

visione, dice

ma

e'

di quella gli

corda di verit

suoi fianchi, e vince

il

la

Com-

di giustizia, con cui cinge

simbolo della frode, Gerione;

Yusbergo della pura coscienza che lo assecura, non sono


che fedele adempimento delle esortazioni
militi della

fede

di

Paolo

a'

Presentatevi alla lotta cinti di ve-

rit intorno a' fianchi

vestiti dell'usbergo della

co-

scienza.

Gli

stessi

rimproveri della Intelligenza - beatrice

a lui che, per le discipline di vita attiva, lasciava inoperosi l'alto ingegno speculativo e

di sapienza
espressa

il

dono

non sono che ripetizione

delle

rare

il

dono che

ti

Inf.

Epist. cit. 28

Non

fu conceduto per profetare

trascu-

Cu-

28 33.

II,

parola

ammonizioni che San Paolo indirizzava

suo compagno d'apostolato, Timoteo

al

della

plasticamente

qui sopra pag. 232-33.

Efes. VI, 14.

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LA BEATRICE SVELATA

348
stodisci

deposito

il

pseudo-scienza.

schivando

quando diceva

contradizioni della

le

sacrosante vergini, se fami,

Freddi, vigilie mai per voi soffersi,

che altro faceva se non imitare


i

freddi

le veglie

fami

le

che pur San Paolo diceva avere sofferto pel

suo ministero?

L'Apostolo,

nella

trasmutabilit per

la

2a

a'

Corinti,

quale sa

tutte le guise; e l'Alighieri ancor esso

Io,

pregia di quella

si

farsi tutto a tutti, e

per

che per mia natura

Trasmutabile son per tutte guise

Quella
si

ha in s

umane consuetudini, che


come dovuta a colui che

piena libert dalle

spesso reclama San Paolo


lo Spirito della

Sapienza cui tutto soggiace

reclamasi pure dall' Alighieri, e con parole presso che


simili: Nella Sapienza, egli dice,

della

Sapienza

si

legge essere infinito tesoro, del quale chi usa fatto

partecipe dell' amicizia di Dio.

dato conoscere in noi ci ch' ottimo

E per
(la

noi

cui

intelligenza)

non dobbiamo seguire l'umano gregge; ch anzi dob-

Marno

tati

a' suoi traviamenti ovviare; imperciocch,

per

intelletto

d'una quasi divina

libert,

do-

a ncs-

Timol. IV, 14. VI, 20.

Purg. XXIX, Parad. XXV.

Parad.

II

Corint. XI, 27.

V.

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349

CAPITOLO DECIMOSETTIMO
siuia

CR NON LE LEGGI

consuetudine siamo astretti.

Che

pi

NOI,

MA

fia

maraviglia:

NOI DIRIGGIAMO LE LEGGI.

San Paolo disse essere stato associato

ministero evangelico da Pietro, Giacomo, e Giovanni,

al

eh'

erano riputati colonne

stoli

appunto che provano

e sono questi tre apo-

l'Alighieri; e

il

primo

con-

il

sacra, cingendogli tre volte la fronte:

Cosi,* benedicendomi cantando,

Tre volle cinse me,

com'io tacqui,

L'apostolico lume, s

Or

se fra gli apostoli

preferenza

emul

San Paolo fu quello che Dante

vuoisi ascrivere

non tanto

all'

in-

dole vigorosa e a queir arcano linguaggio che prestasi

a mille sensi, quanto alla dottrina sacro-politica che

gli

parve aver pure comune con esso.


Gi dissi Eusebio e Sant'Agostino aver notato come
fossero coinciditi la idolatria e la divisione in pi Stati,

che doppiamente scindevano

come

mondo pagano.

il

la moltiplicit degli idoli

e de'

tiranni

parer loro, cessata colla unit cristiana,

Dissi

fosse

per l'unica

fede religiosa, che per l'unico impero politico; e come,

stando alle loro dottrine,

genere umano, avanti que-

il

sta duplice redenzione, spirituale e civile, fosse vittima

della congiura a'

suoi danni

molti

de'

dmoni e

de'

Episl. CH, Scal.

2.

Cf.

II

Corint. c passim per

tulle le Epist.
2

Galal.

II,

9.

Parai. XXIV,

Cf.

Ada

Aposl. VI, 6. Vili, 17-19. XIX, 0.

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350

LA BEATRICE SVELATA

molti principi:

chiama

sebio

promiscuamente

st', e principi di

ture

dove

le

Notai pure come

inizio dalle ebraiche Scrit-

imprecazioni profetiche contro

idoli e reggitori,

del regno di David

voti per

molti

a'

un principe rinnovatore

salvatore del popolo

Eu-

cos

spiriti maligni, pote-

questo mondo.

concetti prendessero

siffatti

quali la divina Scrittura

ministro

unico dell'unico Iddio, rispondevano alle peculiari condizioni storiche della Palestina; e come,

esegsi cristiana venisse

pliando

Or

in

il

da ultimo

mano mano tramutando

% la

am-

valore di que' concetti.

nessuno dei sacri

scrittori quell'antica

speranza

forme coma

profetica assunse risolute e larghe

in

San

Paolo.

Datosi a predicare

onde

lo

aveva

il

vangelo, con ardore pari a quello

osteggiato

non

finch

altro eragli

ap-

parso che una eresia della legge mosaica, pot meglio

che

altri sentire' la

urgente necessit

d'

emancipare

la

chiesa nascente da ogni pratica esterna che tuttavia la


facesse stimare qual'

una

delle

stte del

mosaismo. Da

compagni d'apostolato,

ci le sue vive contese coi primi

tuttora esitanti a queir assoluta emancipazione;


separarsi da quelli; e
nazioni.

il

costituirsi

suo
le

per dall'insofferenza medesima delle esitanze

dei suoi colleghi, dall'ampiezza del


al

il

Apostolo a tutte

campo che

aprivasi

suo apostolato, quell'audacia e vastit di concetti che

parvero ardue, e non senza pericolo per gl'indotti, allo


stesso S. Pietro.

La
UU.

palingenesi mondiale ed

umana,

il

futuro tra-

di S. Piet. cap. HI, 13, 15, 16.

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351

CAPITOLO DECIMOSETTIMO
sfigurarsi dell'Universo e dell'Uomo,

e caduchi,

da corpi materiali

corpi immateriali ed incorruttibili, non

iti

altrimenti ei diceva poter seguire che pel consenso


tutta

umanit in una mente

1'

in

una lingua

di

un

in

cuore. L'umanit tutta quanta, nella distesa dello spa-

tempo

zio e del

dentro cui spiri

come un grand' Essere


unico e multiplo a un

considerata

,
1

alito di Dio,

tempo; come un immenso Corpo, del quale

versi uffici,
tiva

le

nazioni

non sieno che membra, destinate a di-

e gli individui

ma

cospiranti all'armonia della vita collet-

fu la grande imagine in cui fuse, a servigio di

genere umano,

presentimenti profetici, e

dot-

tutto

il

trine

palingenesache e morali del primitivo cristiane-

le

simo.

Quando

le

varie

membra

Corpo

di cotesto gran

cesseranno del tutto dalla guerra in cui sono per l'egoi-

smo

e le passioni brutali; quando, congiunte tra loro

per lo legame della pace, della giustizia

amore

bievole

vivranno

in unico

spirito

dello scam,

si

che

sia

cessata la lotta che divide ogni individuo in se stesso,

e gli individui tra loro, potr solo allora dirsi completo


il

grande e collettivo Essere umano


ed incorruttibile

al terreno,

far seco incorruttibile

Adamo

ritualizzato

il

della

Pace e dell'Amore sar tutto in

piuti

allora solo, spiceleste sostituito

mondo: e

tempi, tutto quanto sulla terra e nei

riunito nel Cristo a lode della sua gloria.

Rom.

19-22.

VII, 14-25. Efes. II, 14-18. IV, 3, 4.

Cor. XV, 28, 54.

passim per

Dio

com-

cieli

sar

Rom.

Cor. XIII, 11. Efes.

Il

il

tutti. Allora

I,

Vili,

10, 14;

tutte le Epist.

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352

LA BEATRICE SVELATA
Tutte

ufficio

molti,

membra

le

l'uno dell'altro
v

Se

(e'

non hanno
:

stesso

bench

membra

Cristo, e

piede dicesse: poich non son mano,

il

lo

cos noi

*,

non sarebbe

del corpo, per questo

diceva)

un sol corpo
siamo un medesimo corpo nel
e pure sono

non sono

corpo?

del

non son occhio, non

se dicesse l'orecchio: poich

sono del corpo, per questo non sarebbe del corpo?


a

Ma

corpo fosse occhio, dove sarebbe Tu-

le

membra

dove
tra

sara l'odorato?

loro

ciascuno

ai

fini;

Gh, se tutte

dove sarebbe

il

se tutto /osse udito,

Dio distinse

suoi

se tutto

dito?

Or

le

membra

un membro

fossero

sono bens molte membra,

vi

solo,

corpo?

il

ma un

solo

il

corpo.

gno

non pu dire

l'occhio

di te

il

alla

corpo pu dire

mano

non ho biso-

ai piedi

non so che

farmi di voi:

Gh

anzi

ne tra loro

membra che

pi necessarie son quelle

pi deboli sembrano

affinch

e tutte abbiano

non

siavi dissensio-

ugual cura

le

une

delle

altre.

se

pure un membro patisce,

gli altri tutti pati-

scono insieme; se l'un gode, godono

Voi

siete

il

Corpo del

denti l'uno dall'altro.

Rom.
I

Cristo:

gli

voi

altri

con esso.

membra dipen-

XII, 4, 5. Cf.

Corint. XII, 15-27.

Cor. XII, 12.

Cf.

Efes. V, 30.

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353

CAPITOLO DECIMOSKTTIMO

Non v'ha n Giudeo, n

bero

n maschio

n (emina

tutti

uno

nel Cri-

opera
tutto

mutuo ricambio

Corpo ne

cresca, e

Per formare un

Gentili

sia servi

un solo

virt.

sia liberi

un

bisogno,

il

ediOchi per

si

Corpo

sol

e in

spirito,

uno

tutti in

di servigi che prcstansi,

ciascuna di quelle secondo

in
il

Jl

Corpo bene unite

quale, tenendo le parti tutte del

il

e connesse pel

tutti

siamo

sia

abbiamo

Giudei

Non

cibo, o bevanda,

Coloro

sia

stati battezzati

abbeverati.

solo spirito

stesso spirito

che

carit.

la

in

l'accesso al Padre.

regno di Dio non consiste in parole

e letizia in ispirito santo.

ma

ma

nella

pace, giustizia,

che in ci servono

Cristo, piacciono a Dio, e sono approvati dagli uo-

mini.
ce

ma

sto

al

Gentile, n servo, n li-

Procacciamo,

su dunque, ci che serva

e tutti scambievolmente

adoppiamoci

alla

alla

Pa-

comune

edificazione. 3

Sviluppo ed attuazione delle dottrine ed esortazioni


suesposte parer dovevano all'Alighieri

Monarchia universale.

Se

la

babilmente

'

Umano non

altrimenti seguir

stizia e di

Gal.

suoi principi di

completa edificazione (pro-

diceva a s stesso) del collettivo

pu che per vincolo

Essere
di giu-

pace delle nazioni fra loro, e di ciascuna

Ili,

28.

Efes. IV, 16.

Corint. XII, 13.

Efes.

II,

18. Cf. Rom.

Vili,

14-16.-

Gal. V, 6.
*
3

in

Corint. IV, 20.

ilom. XIV, 17, 18, 19.

23

LA BEATRICE SVELATA

354

se stessa; se questo vincolo

non

sema unico

possibile

Principe la di cui volont sia signora e regolatrice di


tutte le volont:

che altro

proclamando come

io fo,

voluto da Dio l'unico Impero, se non seguire

le

dell'Apostolo delle genti, e rinnovarne, secondo

missione?

la

orme

tempi,

dir vero,

fatto vincolo,

non poca

la distanza

che passa da

comune obbedienza,

per

sif-

a quell'annodati

spontaneo, per libero svolgimento d' armonici interessi

ed

che San Paolo vagheggia come

affetti,

cemento

di sociale unit.

Bench

la mistica

il

pi saldo

forma e lim-

peto della ispirata parola pajano trascinarlo sovente alorlo del panteismo morale, non per

l'

proclamare

nel

distinta persona

la

meno

esplicito

dell'individuo

di

e delie

La imagine ch'esso adopra.


membra, ben lungi dal ri-

sciaguratamente pur sempre

fronte al sociale complesso.

umano

del corpo

produrre
vivo

vecchio

il

apologo

perorando per

la

della

romana

oligarchia. Se Menenio,

unit dell'urpan corpo, non facea che

inculcare l'assoluta dipendenza delle

tre- e per essa

la

membra

dal ven-

servit della plebe al patriziatol'A-

postolo, pur giovandosi di quella imagine, ne desume,

vero, la sodalit che lega

a ciascuna

danna

la

prevalenza delle une

preminenza
tastica

un

le parti

e tutte a ciascuna

d'ufficio,

fra loro

ma

ri ri

sali' altre,

e'

non fan-

compongono,

ed assorbitore di loro individuale energia: molto


lo

con-

vantino pure

o di numero. Ch anzi

tutto distinto dalle parti che Io

ciascuna

sa mente

meno

scambia per ventre che solo chieda soggezione e

3lon. Uh.

I,

ali-

c. 17.

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CAPITOLO DECIMOSETTMO

mento. Per

comune non

lui la vita

che

all'altra di quelle parti,

te;

ma

e neppure alla

consiste invece e alimentasi in

matore, che tutte

le

suo

ufficio:

di tut-

spirito ani-

di ser-

proprio e di-

il

che pi rigogliose lo adempiano,

e tanto pi giovino, e

comune, quanto pi

somma

uno

annoda per mutuo ricambio

vigi e d'amore; che serba a ciascuna

stinto

353

affidata all'una pi

anelino al congaudio della vita

libere nell' esercizio della distinta

lor vita.

La imperiosa

indole dell'Alighieri, la influenza su lui

dell'empirismo politico di Aristotile, e pi che altro

le

condizioni sociali dell' et sua, rendeano impossibile ch


e'

sentisse nel suo giusto valore

dinamica. Quello

di sociale

misticismo

dell'

egoismo e

squisito concetto

spirito unificante

che

il

Apostolo concretava in una estrinseca

supernaturale azione divina,

nomica addita

un

a'

(e

che oggi

la scienza

eco-

pochi veggenti nella duplice forza di

sociabilit, che,

inerente all'umana natura,

mondo morale quel che l' impulso e attrazione


pel mondo astronomico) prendeva nella mente dell'Alighieri le forme d' una concreta umana potenza
anzi
destinato per volere divino a mantenere
d' un uomo
pel

l'

il

legame

E
tro

di pace e giustizia

infatti

rante

che dimostrare

romano popolo

liberarsi dalla

va

la

sua

Ada

il

uomini.

Non

al-

suo ossequio all'impe-

pareagli aver fatto allorch, per

minacciata flagellazione

cittadinanza

nato in Cilicia.

fra tutti gli

uguale concetto attribuiva a San Paolo.

romana

E quando,

Apost. XXII, 25.

come

invocato avelibero

uomo

tratto da' suoi nemici gi-

Nonarch.

lib.

Ili,

cap. 12.

LA BEATRICE SVELATA

356
1

lor magistrati

dei dinanzi a

protestava appellandone

omag-

tribunale di Cesare, in ci vedeva soltanto un

al

gio alla imperiai dignit, e l'attestato che quella direta

a Corinti

Io

Da

tamente dipendesse da Dio.

desumesse non so

qual codice della

ma

certo diceva aver

quivi professato V Apostolo la dottrina che

l'umano

to dell'Impero fosso

fundamentum jus humanum


comandi

quasi altrettanti

uomini

la santit dell'uf-

imperiale leggeva in que' luoghi ove narra

ficio

vute visioni del Cristo e dell'Angelo, che

Roma,

necessit di condursi a

la

fondamen-

Imperli vero

2
est.

di testimoniare agli

diritto:

gli

a-

le

intimano
3

e dinanzi a Cesare.

Riusciva pertanto naturai conseguenza che, qualun-

que

fosse

si

che seguono, all'Ali-

significato de' tratti

il

mente

ghieri parer dovessero intesi, nella

all'unit imperiale; a identificarli,

regno di Satana e cogli

col

del sacro scrit-

nazioni e lor capi che reluttavano

tore, a riprovare le

perch

scissi

spiriti flagellati da'

e ribelli,

dmoni

suoi ministri:

Noi ragioniamo Sapienza per uomini compiuti;

una sapienza che non


cipi di

questo Secolo, che

Ada

ma

di questo Secolo, n de' prinsi

distruggon tra loro.

Aposl. XXV, 10, 11. XXVII,

U.

XXVIII, 19.

Jfo-

narc/i. loc. cit.


2

Monarch.

lib.

Ili,

l'il del capo 3 della


sto greco
3

Gal

non hanno
XXIII, 11.

Monardi.
*

lib.

Corinl

II,

Ili,

cnp. 10.
I

il

Il

Corinti;

a'

verso cui quivi allude

ma

la

volgata ed

il

te-

passo or citato.

Ada
cap.

Ajwsl. XIX, 21. XXVII,

2i.

10.

6.

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357

CAPITOLO DECIMOSETTIMO

Noi non abbiamo a combattere contro

ma

sangue;

il

Se Satana

reg-

trasforma in angelo di luce, qual

ma-

mondo

si

di tenebre.

suoi ministri prendano forma di ministri

della giustizia!

usciva da

preconcetto

tal

conseguenza

tutto quanto leggeva nello stesso

San Paolo

nezza delle genti

della

tutto

quanto

de'

tempi;

in cielo ed in terra,

signoria, principato, o potenza

mutando

1'

antiveggenza in

e'

sotto Cesare Augusto,


fece beato

il
:

DEI TEMPI.

genere

monarca

umano

altres,

che

della pie-

rinnovazione di

dopo distrutta ogni


lo intendesse (tra-

narrazione

significare quello stato che solo

universale

carne ed

contro principi, e potest, contro

gitori di questo

raviglia che

la

son

come

volto a

sue parole

di perfetta monarchia,

nella tranquillit della pace

felicissimo stato che Paolo

chiam pienezza

Ed

ora non pi riusciranno oziose, cred'io, le parole

colle quali, all'inizio della

un

istante, e poi

si

Commedia, mostra dubitare

assecura

ch'ei sia

veramente de-

gno, come Enea e poi San Paolo, d'elevarsi vivente ad

immortai secolo.

Se

Dio concedette

al

primo d'an-

darvi perch v'udisse cose merc le quali poter fondare

Roma

e lo Impero; se l'altro v'and per recarne con-

forto alla fede nell'umana unit ch' principio alla via


di salute:

che a

ben sentiva poter essere dato

lui che

Io

andarvi an-

intendeva soccorrer la causa dell'Impero.

Efes. VI, 12.


II

Corint. XI, li, 15.

* /toro.

narch.

I,

XI, 2o.
18.

/e8.

I,

10.

Conni. XV, 24.

Mo-

LA BEATRICE SVELATA

358

di cui le unghia della

Lupa aveano squamato

la incon-

sutile vesta; che intendea liberare l'Umanit dalla

mi-

seria in cui, dimentica dell'Intelligenza superiore e fatta

belva di molti capi, si dibatteva: con additarle

a cui conduce la via della Lupa

tromba del Santo Spirito

Comm.

IMM.

IN

passim. Monarch. Uh.

V Inferno

intonandole colla

Ecce quasi boncm et quam

JUCUNDIM HABITARE FRATRES

in

fine Snlm.CXXXII,t.

CAPITOLO DECLUOTTAVO
Se

e quanta parte di personali risentimenti cospi-

rasse nell'animo del Poeta a ringagliardire la voce della

coscienza

fin

dove

senza aiuto d'armi vittoriose

e'

Tosse deliberato ad assumere apertamente la sacra mis-

sione d'intimare

mortali la volont della loro eter-

a'

nale imperatrice, la Intelligenza, riesce ben arduo

il

chiarire.

Certo,

e'

non era

puto!) l'onta e

il

dalle belve cui quella

ter vincere

uomo a

tal

martirio

scordare (chi l'avrebbe sa-

inflittigli dalla

lupa meretrice e

ammogliavasi, o da

illudersi po-

per sola virt di nuda parola

dmoni

dell' et

sua, senza ch'altro messo di Dio secolui con-

corresse

coli'

armi

alla difficile

continua vicenda per tutto

il

Da

impresa.

Poema

ci quella

rispondente
or di pro-

alla

varia fortuna delle armi antiguelfe in Italia


fetiche ire che

irrompono minacciose; or

e quanto pi

repressi

pensato velarne,

che

s fitto

che

roventi

ma non

odi repressi,

d'

ravvolgono in

si

tempo e

il

gli e-

non potessero un giorno squarciarlo. Da ci quel


perenne contrasto nell'animo suo
(vivente non divulventi

g, o

non

more

di perdere ogni asilo fra gli

intere, le

liberamente dicesse
fra' posteri,

il

due ultime Cantiche)


vero

fra

il

ti-

uomini, se tutto e

e quello

di

perdere

vita

se timidamente lo rivelasse.

Senonch, quali che fossero,

gli odi,

le

speranze,

LA BEATRICE SVELATA

350

timori, che a vicenda Io incitavano, o rattenevano nella

magnanima impresa, questo


'

pu

di certo

dirsi, e gli

lode pari solo air ingegno: che mai non ebbe a rinne-

gare anco

a'

giorni in cui l'animo stanco detta vagli

pi miti sensi del Convito

pur

di

modo

spregiare a ugual

un

principi, o a smentire la legge

ed

favori

solo

de' suoi

pose a s stesso

ei

eli

colpi

della

Ventura; di che, drittamente altero, vantavasi quando

L'amico mio, e non della

di s facea dire alla beatrice:

Ventura.

E
in

di chiudere

modo

come,

inizio,

all'

esaminando alcun luogo

Opere Minori, che riusciva inesplicabile e assurdo

stando
.

presente lavoro, giova tornare,

il

diretto, sulla idea principale che in esso presi

a trattare.
delle

non senza perch.

se di ci fo ricordo,

Prima

modo comune

al

schiuse spontanei

il

nire prendendo ad

intendere

d'

esame un verso

strano o inettissimo senso nell'ovvio


verr posto

la beatrice,

essa

trovammo.

la beatrice,

ci

vero concetto di essa, cos, sul

il

della

Commedia,

modo

si

fi-

di

di ravvisare

suggello al significato che in

Adempiremo

cos le condizioni

me-

todiche d' ogni vera scienza: la quale, tentando, ritrova;

applicando, conferma.

Dove

la beatrice, nella

presentasse,

logica

Ventura

come

ci

Commedia, allegoricamente rap-

han detto

finoggi, la Scienza teo-

il

verso or citato

L amico

mio, e non della

riuscirebbe poco

meno che

assurdo: perch,

e qual significato avrebbe l'essere amico alla Teologia,


e

non

alla

Fortuna? o

dalla Teologia, e

non

se vuoisi,

dalla

1'

essere Dante

Fortuna?

termini della proposizione che

si

amato

L'antitesi fra'

chiude

in

due

quel verso,

CAPITOLO DECIMOTTAVO

comandata dalla sua

antitesi
le,

dove sarebbe

ella

stessa

361

forma grammatica-

mai, o chi saprebbe trovarla ? Teo-

due termini

logia e Fortuna sono certo

ma

disparati;

non contradittori. / contradittori si deducbno a vicenda


tra loro dal senso opposto; canone logico che lo stesso
formulava

Alighieri cosi

inferunt se contradictoria

come

invicem a contrario sensu

da morte, vita; da moto,

quiete,

modo

d'esempio,

e all'opposto.

Or

chi oserebbe

mai dire che

teologica sia la fortuna

Questo solo cred


scludere

io,

sarebbe dovuto bastare per e-

che veramente nel pensiero di

ticarsi a cercarlo in ci

Ed
.

il

contrario della fortuna.

era facile assunto.

Nel Convito scrivea

l'uomo soggiace
1

Fortuna.
sto:

Disse Aristotile che quanto pi

all'Intelletto, tanto Iheno soggiace alla

passo d' Aristotile cui

il

Ubi Mens plurima,

rima Fortuna
spondeva
set,

contradittorio della scienza

senso che fu dato alla beatrice; e per affa-

il

Dante era

il

il

ibi

Mens perexigua:

biblico verso:

riferi vasi

que-

concetto cui

Homo, cum

in

ri-

honore es-

7ion intellexit. 3

E dopo
gere, se

ci,

non

non che

dit qual fosse

altro resterebbe per vero

l'Alighieri
il

significato delia sua beatrice-beata:

inutile spero, seguire,

Monarch.

ad aggiun-

medesimo apertamente ad-

contrario delia Fortuna, la Intelligenza.

Fortuna minima. Ubi plu-

ibi

lib. 11,

Ma

com' ho fatto per

il

non sar

tati altri ele-

cap. 10.

* Tratt. IV, cap. II.


3

Magn. MoraL,

lib.

Il,

cap.

9. Sam. XLVIH,

12, 2.

LA BEATRICE SVELATA

362
menti,
titesi,

la

genesi storica e logica di quel concetto d' an-

insino al punto in cui prese nella sua

forme con che venne a


L'antagonismo
tisi

far parte del

fra Intelligenza e

mente

le

suo sistema.

Fortuna, contrastan-

dominio materiale e morale sull'Universo e sul-

il

T Uomo, fu antichissimo e comune argomento

alle in-

vestigazioni de' filosofi, a' precetti de' moralisti, alle fantasie de'

poeti e de' popoli.

Sul

primo vestibolo

di

quella che dicevano Filosofia naturale una quistione


offriva

spontanea

suoi primi cultori:

a'

si

'universo e le

sue leggi son eglino effetto d'una Intelligenza coordinatrice e provvedente, o


cieca potenza ?

morale

sofia

che

la

fra'

l'

inconsulta emanazione d'una

pure a tutte

cosi

massimo bene,
domanda:

scienza del

facciavasi la preliminare
gli

le

scuole della Filo-

Greci, per le quali non altro era l'Etica


nell' investigarlo,
i

uomini sono repartiti secondo ragione, o pur

Rivelavasi cos

fin d' allora

af-

beni di che godono

no?

quella invincibile tendenza

analogica ed egoistica che spinge l'uomo a fare delle sue


facolt e di s stesso

il

tipo e io scopo dell'esistente e

dell' ideabile.

La Mente universale
mocrito furono

zioni che ottennero

Primo

di Anassagora, e

termini
i

due

estremi

il

Caso

di

De-

delle svariate solu-

quesiti.

Aristotile portava drittamente

il

problema

di

quell'antagonismo, dall'ontologico, nel vero suo campo


logico e subbiettivo.
fisici

not come tutti

fenomeni,

che morali, potendo attribuirsi o a leggi costanti

della natura, o ad

o non

si

umano

sappia vedere

la

volere, ogni fatto del quale

legge naturale da cui dipen-

363

CAPITOLO DECIMOTTAVO

de, o questa appaja contraria alle gi note, dicesi caso,

o fortuna; e cos pure ogni


fuori la intenzione che

modo,

Definito in tal

efletto

mosse
il

che usc contro o

l'agente.

concetto di fortuna facevasi

quasi segno algebrico esprimente tutte

o mal note

umana

alla

comunanza

e la

nomeni; e per

altri:

lectus

le

cagioni ignote

donde

la essenziale

tra essa e la intelligenza,

del loro soggetto, la causalit de' fegli

assiomi Aristotelici su divisati, e

gli

fortuna in ejusmodi esse dicitur ubi neque mens

neque recta ratio

ulta,

intelligenza:

logica e subbiettiva,

antitesi,

et

fortuna

est

est
2

circa

idem

et

intel-

assiomi cos riassunti in un

epigramma che reca Ateneo:


Colicissime a Sapienti Fors dissidet;

Sed multa

D'altro Iato,
a personificare

il

perfcit

il

ia.

politeismo, coir ingenita sua tendenza

in Grecia

e sotto

le

fatto

d' indole, di

nome, e

non appare presso

d'ufficio.

poeti che

inamabili e rigide forme di Fato;

incontro

dove

avea di

fenomeni inesplicabili ed inaspet-

un mito, vario

nonch

all'

si

qualunque ignota cagione,

cotesta, riguardante
tati,

tamen

poesia sorse

la

luppo delle discipline morali

Romani

fra'

compagna

Se-*

tardi,

allo svi-

ebbe quel mito variet

sembianze, secondoch diversamente lo venivano co-

.di

Arisi, flhys. lib.

II,

cap. IV, V, VI.

Id.

Rclh.

HI.

I,

cap. X.
*

Magn. Moral.

te: 52.

lib.

II

cap. 9.

Phys.

lib. II

cap. 9,

LA BEATRICE SVELATA

361
lorando

le

influenze delle varie scuole filosofiche e delie

mutevoli sorti della repubblica.

Ennio

la

rappresenta in

modo

solenne, sotto

nome

il

di Nera, signora delle battaglie, e datrice di regni;

ma

cieca e inconsulta,

Onde

popoli duellanti.
tare a prezzo

d oro

non

quasi arbitra del diritto fra due


a'

Romani, che offrono

riscat-

prigionieri di guerra, cos fa ri-

sponder da Pirro:
Ferro, non auro, vitam

Vosnc

vclil,

an

me

ccrnamus ulrique,

regnare Ilcra; quidquc ferat sors

Vtrtute espcriamus.

Ma quando

pi tardi, lunghe e sanguinose guerre

e iniqui trionfi, ebbero disilluso

civili,

giustizia de' suoi decreti, ella


s

che Ovidio cantava

Romani

sulla

parve volubile e cieca

Passibus ambiguis, Fortuna volubilis crrat,


Li manel in nullo firma tenaxque Joco.

Orazio ancor pi.

poeta pel quale

il

Strano

lere della Intelligenza sovr'essa,

vantati quello

si

a dirsi

ma

disprezzo della Fortuna, e

vero
il

il

preva-

furono pi altamente

fu che pi incensava

la

volubile dea

personificata in Augusto. Lieve cmpito certo al tran-

quillo gaudente del podere Sabino, all'ospite invidiato


delle cene di

quella

Tivoli,

E nondimeno

quale che

siasi,

d'

serbarsi invulnerabile a' colpi di


la critica

non pu negargli

il

vanto,

avere pel primo abbellito delle pi

maschie forme poetiche

il

principio che fu sempre Fu-

CAPITOLO DECIMOTTAVO
nico quanto sterile conforto de' miseri
della

365
supremazia

la

ragione e della coscienza sul caso e

iniquit

la

trionfanti.

Bench

non

le

sue idee possano, a primo aspetto, parere

altro che versificazione delle stoiche,

si

nobilmente e-

sposte da Cicerone nelle sue Inscultine, o preludio a quegli esercizi

che pi vennero in voga quanto pi

retorici

venne scadendo

non mcn certo che

l'antica virt,

il

poeta Cesareo, fors anche fuori di sua intenzione, spingevasi ben oltre quel cerchio egoistico entro cui

deva

lo Stoicismo.

Lo

rola de' Saturnali,

schiavo che, usando

lei

s'

pa-

lampo precursore

si

sola a principio d'au-

torit e d'uguaglianza, riesce assai pi


:

chiu-

insorge contro la sua servit, e

appella alla Sapienza, ponendo

retorico

si

la libera

dell'

che uno scherzo

ra novella che gi

appressava!

Tu mo padrone!

dice Io schiavo ad Orazio: tu che

comandi d'uomini

soggiaci a tanti e

Chi al servo obbedisde non

chiamarlo) che suo conservo. Or che

che a

movono

que libero?

s;

me

dispotici

(come voi

in s

fili

Il

quasi mobil fantoccio!

Chi

chiuso,

della Fortuna striscino a ruolo sovr'esso,

duro padrone domina

Libero,

recalcitrante,

II,

tutto

che nulla abbia presa su lui, s che i colpi

questo di le?

Horat.

dun-

n morte atterrisce;

a respingere cupidigie, a sprezzare onori;

usale
se tu,

Sapiente: egli che solo signore di

te,

io,

imperi, sei misero schiavo d'altrui? tu, cui

esterni

cui n povert, u prigione,

forte

son

ti

e cose?

stessi

di',

dir

in tua mente, e con acuti sproni

sottomette ed aggira

Sat. 7.

Puoi

libero sono. Noi puoi:

LA BEATRICE SVELATA

300
Cos

la ispirazione

poetica del Vcnosino preludeva d'un

cenno fugace a quell'alto concetto dantesco che pone

la

Intelligenza solo principio d'autorit c libert, per l'in-

dividuo e pel genere umano.

Senonch l'ultimo e pi valido colpo, che

simo da
degli

se stesso recasse al

uomini

vissuti nella
il

venne dal pi

virile fra gli alti

decadenza romana:

lochiamo nel cielo!

ti

ratori di chi riesce e detrattori a

causa che

Dopo

N pi

caduti, sia

gli

ado-

qualunque

o che cada.

trionfi,

avere schizzato a tocchi maestri la imagine del

Sapiente che

manda un
il

ingegni

facciamo diva,

Cos Giovenale.

sanguinoso flagello del suo fu mai levato contro

la

pagane-

Dov' Sapienza, cessa

tuo nume, Fortuna. Noi stessi, noi

e ti

il

Caso innalzato all'adorazione

ridendosi della Fortuna e beffandola

capestro perch

s'

impicchi

le

le

contrappone

nauseante spettacolo di tutto un popolo, che, adora-

tore di perfido ministro, cui lev statue ed incensi fin-

ch fu gradito

al

tiranno, lo calpesta ed infama

non ap-

pena, per feroce paura, da colui dannato al supplizio.

Strascinato coll'aiyione Sejano

Oh che

test'

Chi

prov ?

Capri.

godono

Non amai,

uomo giammai!.... Ma, per qual

li

ceffo! oh che faccia!

il

delatore?

Nulla di

Sta

E la

bene;

ci

tutti.

credi, co-

delitto

cadea?

Quali gli indizi? Qual testimonio

lungo e verboso rescritto venne da


altro.
Adora, come sempre,

non chiedo

turba del popolo?

For-

Juvcn. Lib. IV, Sai. IO.

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367

CAPITOLO DECIMOTTAVO
caduti. Ch se, spento invece

tana, e abborre

chio e sicuro tiranno, propizia fosse arrisa

vec-

a Sejano,

stesso popolo, or ora, acclamerebbe imperatore co-

lo

stui. n

in

modo

tal

coscienza dell'umanit protestava, per

Ja

voce degli stoici

la

il

degli ultimi tempi

onde

la

e dei poeti

romani

contro

le

turpitudini

e veniva ajutando

I'

opera

polemica demoliva ad una ad una

cristiana

le

macchina del politeismo. Senonch, dopo

parti dell'antica

reazione che, nell'interesse morale, distrusse

la benefica

ogni credenza ne' vecchi miti, un movimento che direbbesi in senso

inverso

ma

che mirava a soddisfare un

bisogno logico, succedeva dal quinto secolo in poi.


platonico ed alessandrino, quasi transa-

realismo

Il

zione

fra

puro monoteismo semitico e

il

lo indelebile

plasticismo ideale delle razze indo-europee, venne rie-

vocando quei miti sotto


ligenze,

cui supponeva

obbiettiva.

Plato Idee
universali;

Onde
,

li

assai

la

forma d Universali, o

gi

il

dissi

esistenza

bene l'Alighieri not

eh' tanto

Gentili le

Intelreale,

Chiamale

a dire quanto forme e nature


chiamarono Dei e Dee, avve-

gnach non cos filosoficamente intendessero quelle come


Plato

adoravano

le

loro imagini

facevano loro

grandissimi templi, siccome a Giuno, la quale dissero

dea di potenza

siccome a

dio del fuoco, ecc.

Ma

Vulcano

perduta l'autonomica esistenza che


tribu, riappariva

come

lo

quale dissero

ciascuna di quelle Intelligenze,


il

politeismo Je at-

ministra dell'unico Iddio; desti

Juven. Lib. IV, Sai 10.

Convito

tratt.

II,

Cf.

Parad. XVIII, 52, 53.

cap. 5.

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LA BEATRICE SVELATA

368

naia a reggere, secondo

decreti di sua provvedenza

quell'ordine di cose di cui rappresentava


sale

dizioni sociali per cui

azione monarchica diramavasi

1'

Oriente colle gerarchie bizantine, e

nel!'

idea univer-

la

concelto religioso-filosofico rispondente alle con-

nell'

Occidente

nessi feudali.

co'

Ed anche qui Boezio

come primo

presentasi

della trasformazione del concetto

pagano

anello

in quello che

poi fu della Scolastica del medio evo.

Scopo

maggior opera

della sua

ne ec, questo pu dirsi: che

Fortuna,

vori della

discreditando

come

dire,

Dante

Ventura.

della

la

possa

lui

L'amico mio,

donna

della sua

sentenza di Platone, che

scellerati

mente-

onde non cada

mani

nelle

presi a reggere le pubbliche cose.

menti degli uo-

mini, ben sapete com' io non per altro presi mai


gistrato che per essere utile a' buoni

ebbi a combattere

dovea

la

vili

ma-

che sempre

di

n fuvvi mai chi mi ritraesse

E non

di ci lo stato presente?
io

mi

fui fosse

ed abbiette accusato, e cadesse

di loro calunnie?

dere
i

rei;

Or meritava

Fortuna arrossire che uomo qual

da persone

ma

se-

savi piglino cura

tu, e quell'Iddio che t'infonde nelle

dal giusto.

non

del governo delle repubbliche,

d'uomini

che alfine di

la beatrice

lo - dice Boezio alla

guendo

La Consolazio-

dolente de' perduti fa-

Filosofia tenta a s ricondurre,

la

quella rivale

di

lui,

vitti-

Se avessi empiamente voluto ar-

sacri tempi, scannare

sacerdoti, uccidere tutti

buoni, non per questo m'avrebbero potuto sentenziare

a diritto

se pria

non

finalmente convinto

fossi stato citato

dove, pur lontano

poi udito

le

500

miglia,

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369

CAPITOLO DECIMOTTAVO
senza difesa, m' hanno bandito

di ci solo

questo

si

della

ma primo

che

Fortuna

colpe che loro

si

il

da quella tengono

offesi

gli

appongono.

la Filosofa

mali di eh io mi dolga

de'

uomini seguono sempre

gli

e dannato alla morte.

successo
rei delle

commoversi -

- senza punto

gli ri-

Che tu fossi addolorato ed esule ben vedeva;


ma non sapeva pur anco ci che le tue parole m'hanno
sponde

chiarito, quanto cio fosse lontano questo tuo esiglio.

Dalla patria non sei stato cacciato; da te stesso


bandito.

E rammenta

da un solo Re

ma

dini,

di qual patria tu sei

che non gode a cacciare

ad averne molti ed

maggior

dire alla sua giustizia la

agognare; onde tu stesso

pace che regge

il

il

che l'ubbi-

libert cui si possa

pur dianzi pregavi che quella

cielo governasse

d' esser esule e

ancora

la

terra. 2

non sapere quale

sia

il

fine delle cose fa

mentare da quali ordini reggasi

ti

privo de' propri beni;

uomini iniqui esser possenti e

gli

suoi citta-

tale,

sei

ti

governata

dimenticato te stesso - ella segue -

rammaricare

fa

L' avere

uniti;

il

felici;

mondo

che tu pensi
il

ti

non ramfa

stimare

che queste permutazioni della Fortuna ondeggino a caso:


cagioni tutte a farti, nonch ammalare, perire.

Se ben compreso ho

tua infermit, tu
e

il

ti

l'

struggi nel desiderio della Fortuna;

crederla a te mutata perturba la tua mente.

io conosco le svariate lusinghe di costei, e

Lib.

* Ib.
8

I,

Pros. IV.

indole e le cagioni della

Cf.

Parad.

Cartt.

Ben

quanto dolce

XVII, 52-54.

Pros. V.

lb. Pros. VI.

21

LA BEATRICE SVELATA

370

dimestichezza ella usi a coloro che dee lasciare, perch*


li

gravi di maggiore e intollerabile cruccio. Pur, se Ja sua

natura e

costumi rammenti, vedrai nulla' d'amabile a-

vcre in essa posseduto, o perduto. Se poi stimi la For-

tuna essersi a te mutata, tu sbagli: questi furon sempre


suoi modi; rivolgendoci,

non ha

fatto che tenersi co-

stante nella sua mutabilit. Or, se tale

ma non

dolerti; che, se abborri

la ingannatrice.

scia

suo giogo?
a

lei.

alla

ti

che

tolleri ci

Fortuna, perch

ti

che

il

si

reggesse?

colio
fa

t'

so,

rattenere l'impeto della ruota girante.

pra

tutti

mortali

d'uopo
,

lo

stolto so-

Dov'olia a stare imprendesse, ces-

serebbe d'esser Fortuna.

Fin qui - come

Oh

al

presso

costumi della tua donna. Bon vorresti

a'

piace, usane,

suoi tradimenti, la-

Ti piacque sottoporre

gli mestieri

Ti desti

ubbidire

il

lettore avr visto - la Filosofia di

Boezio non fa che ripetere

luoghi comuni da scuola

ch'essa decora del titolo di dolci persuasioni della Reltorica,

intese a preparare l'animo del

solido cibo.

Ma, dopo

logiche, cos prende a

La

ci,

suo fedele a pi

ravvolgendosi in ambagi teo-

comentar quelle imagini

fortuna, o caso - ella dice -

non che con-

dizione delle cose mondiali, procedente da ignota disposizione divinale per certa e costante in se stessa, in-

certa e mutevole rispetto all'umana apprensiva.

Ma come
mente divina
tuiti ?

Qui

le

conciliare la

immutabile semplicit

coartate analogie della statica e della geo-

metria vengono in ajuto a Boezio.

della

col contingente e moltiplicc de' casi for-

Lib. II, Pros.

La mente divina,

I.

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CAPITOLO DECIMOTTAVO

centro, e gli eventi fortuiti

rante

37i

movente ed immobile, imaginata da

principio

come

quali tanto pi celeri

le

lui

come

parti d'una ruota gi-

rivolgono quanto pi

si

sono all'estremo lembo del circolo, e tanto meno quanto


pi accostansi

matematico punto del centro, dov'al-

al

non che quiete.

tro

scasi

da

fato

il

denza, o

questo

si

gli

spiriti

per - conchiude - o esegui-

divini che servono alla

Provvi-

ordisca dalla natura, o da celesti movimenti,

certo

che

Provvidenza

la

forma im-

la

mobile e semplice delle cose c hanno a seguire, e

la

For-

tuna legamento mobile ed ordine temporale delle cose


che

la semplicit

divina dispose seguissero. Ond' che

quanto ogni cosa pi

si

dilunga dalla prima Mente tanto

pi di nodi e legami di fato s'impaccia, e tanto

quanto pi accostasi a quella. Ch,

Mente suprema aderisse

venendo a mancare di movi-

mento, verrebbe a sottrarsi dal


Per

modo

tal

fato.

apparentemente

sembra

ripetersi

Boezio dopo otto secoli l'assioma aristotelico, che


te

vincitrice

immensa
i

da

a aitan-

pi l'uomo soggiace all'Intelligenza, tanto meno sog-

giace alla Fortuna e riprodursi

meno

se alla fermezza della

suoi.

me

che

la

della Fortuna la

distanza

massima

Sapienza

che passa fra

L'antitesi notata
la

la

stoica che

Senonch

quo' concetti ed

da Aristotile non altro espri-

opposizione tra lo stato psicologico della cer-

tezza e quello della ignoranza

riguardo morale,

il

victrix

o del dubbio;

fortume sapientia

e,

sotto

il

degli Stoici

e di Giovenale non fa che accennare la efficacia della ra-

gione a predisporre

gli eventi,

o a non lasciarsene vin

Lib. IV, Pros. VI, VII.

372
cere

LA BEATRICE SVELATA
:

laddove in Boezio quell'antitesi non esprime che

opposizione ontologica fra

la

I'

ordine fenomenale e Io

assoluto: da cui la necessit degli sforzi del misticismo

onde raggiungere
contemplativa.

Quando, per
Scolastica,

il

il

Vero ed

il

Buono

colla

intuizione

1
1

innesto della gnosi alessandrina sulla

sistema delle intelligenze motrici de' Cieli

pot dirsi completo,

che immensa fu

la

fama di -

lano di Lilla per avere fondato su quello tutta

la

china de' suoi poemi, non ultimo luogo v'ebbe


della fortuna.

La beatitudine

tribuiva ad ogni

Forma

il

macmito

che lo stesso Alano at-

semplice, dicendo suo gaudens

requiescit in esse a niun'altra parve meglio attagliarsi

che a quella rappresentante


i

beni.

tico

Le imagini

simbolismo

le

la

natura universale di

tutti

poi della ruota, e del globo, che l'an-

aveva assegnato come espressione di

volubilit, facilmente furon volte ad esprimere le rivolu-

zioni del Cielo entro cui fu supposto regnare, e la sogge-

zione deli' Orbe su cui spiegava


indi,

Vtti

la

un abbozzo cospirando simultanei


ghieri, ne usciva

una

ho tentato dare
mente

nella

dell'Ali-

di quelle grandi imagini, cui sa dare

spiccata impronta di novit, quand'anche

de' loro contorni sia

E da

sua influenza.

disparati elementi de' quali

non un solo

nuovo.

Ci che sostanzialmente differenzia

Fortuna dante-

la

sca l'indole dell'ufficio che esercita. Il quale, mentre

pel classicismo fu arbitrio


cieca e volubile

donna

Lib. V, Prosa V, Mctr.

di despota

o capriccio di

e per Boezio puntuale

V.

Cf.

il

esecu-

cap. 8 della presente

opera.

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CAPITOLO DEC1MOTTVO
zione d'un ordine di

fatti prestabiliti,

forma di feudal signoria


nistra

Fortuna regina, e mini-

la

ad un tempo; desume,

ma

potest;

vero, dall'alto ogni sua

che

le

l' impreteribile

sem-

sue permutazioni, quali che siano, non ab-

biano tregua giammai

modo.

giudica, provvede, ed esegue a suo

Libera in tutto, un solo dovere


pre

373

per Dante assume

Colui lo cui saver tutto trascende

Fece

li

Cicli, c die lor chi

Si ch'ogni parte

conduce,

ad ogni parte splende,

Distribuendo ugualmente la luce.

Similcmcntc

mondani

agli splendor'

Ordin general ministra e duce

Che permutasse a tempo

ben vani

li

Di gente in gente, e d'uno in altro sangue,


Oltre la difeusion de' senni

Per che una gente impera e

Seguendo

umani.

l'altra

languc,

lo giudicio di costei,

Che occulto come

in terra l'angue.

Vostro saver non ha contrasto a

lei

Ella provvede, giudica, e persegue

Suo regno, come

Ma

se

il

all'

l'uomo non pu lottare contr'essa, col solo uso

di sua ragione (vostro saver),


risce

loro gli altri dei.

Intelligenza

bene

il

pu quando ade-

che, facendogli disprezzare tutto

ch' contingente, lo leva all'intuito ed all'amore dell'assoluto. Per, dove le

cono

all'

anime

eh'

Alighieri le sventure e

Inf. c. Vii

e'
1'

va visitando predi-

esilio

che

gli

sovra-

LA BEATRICE SVELATA

374

stano, da fido amico del r Intelligenza risponde, che serber

quegli annunzi reiterati a ci eh' ella stessa


a

lei

perverr

possa

se

pure

chiosarli:

Ci che narrate di mio corso scrivo

E scrbolo a chiosar, con


A donna clic il sapr, se
Tanto voglio che

altro testo,

lei

sia manifesto

vi

arrivo.
:

Pur che mia coscienza non mi garra,


Alla Fortuna,

Or

cotesta chiosa

come

vuol, son presto.

intorno alle sventure e

all' esilio

reiteratamente predettigli nell'Inferno e nel Purgatorio,


egli la chiede e la ottiene nel diciassettesimo canto del

Paradiso. Quivi
la beatrice
1'

mirabile

ad

altri,

richiesta di quella chiosa e la d,

essere interrogata e rispondere

a noi ben ovvio

ma

non

col-

col solo esser

presente, ispiratrice della parola d'entrambi, al dialogo

che

si

passa fra Dante e

il

tritavo suo Cacciaguida

cara pianta mia.

Mentre ch'io era a Virgilio congiunto

Su per lo monte che l'anime cura,


E discendendo nel mondo defunto,
Dette mi fur di mia vita futura
Parole gravi, avvcgnaclno mi senta
Ben tetragono a* colpi di Ventura.
Per che la voglia mia saria contenta
D'intender qual fortuna mi s'appressa;
Ch saetta prevsa vien pi

Jnf.

lenta.

XV, 88, 93.

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CAPITOLO DECIMOTTAVO

qui Cacciaguida apertamente

niato per

le

trame che gi

tutto d si rnerca,

come

la

375

gli svela

ordiscono l dove Cristo

si

sar cacciato dalla ingrata Firenze

pubblica fama, sempre avversa agli

fortuna, sar contro a lui perch caduto.

tana gliene predice vendetta.

futuri martiri, inizio de' quali


letta, e

come, calun-

pi grave

l'aver

s,

Ma non

lon-

dopo accennatigli

perdere ogni cosa di-

il

compagni

offesi dalla

d'esilio

uomini

abietti

e malvagi, tocca, con misterioso linguaggio, della incredibile

messa

mutazione

politica e sociale

alla virt militare di

che sar dal ciclo com-

Cane.

Poi giunse: Figlio queste son le chiose

Di quel che

li

fu detto;

ecco

le insidie

Che dietro a pochi giri son nascose.


Non vo' per eh' a' tuoi vicini invidie,

Posciach s'infutura

la tua vilu

Vieppi, in l che

punir di lor perfidie.

'1

quegli annunzi mostrasi l'Alighieri perplesso di ri-

velare la sua Visione; n gli dissimula Cacciaguida


ricoli della
ei

impresa;

ma

puro a quella

ne resta pensoso: e nell'animo suo

dolcezza da

un

Io incora;
si

pe-

combattono

eh'
la

lato della gloria, e della provvidenziale

vendetta promessegli, o l'amarezza dall'altro del perdere

ogni favore della fortuna ed averla nemica. Senonch


la Intelligenza,

che gi

lo

conduce entro

di Dio, lo riscuote dicendogli

la stessa

Muta pcnsier; pensa eh'

io

sono

Presso a Colui eh' ogui torto disgrava.

mente

LA BEATRICE STELATA

.'570

Onde

il

poeta, rivolgendosi, tale la vede ch'altro non

punto

sa di quel

non

ridire, se

Che, rimirando

lo

lei,

mio

affollo

Libero fu da ogni altro desirc.

cos la beatrice trionfa di sua rivale;

ed avverando

sull'Alighieri l'assioma che

quanto pi l'uomo soggiace

meno

soggiace alla Fortuna, ricon-

alla Intelligenza tanto

ferma quel ch'avea detto a Virgilio di

amorosa jattanza

il

L' AMICO MIO E NO!f

Questo
qui,

quando con

lui,

chiam

DELLA VENTURA

che ho tentato di svolgere e di chiarire

fin

era lo essenziale concetto in cui l'Alighieri scosta-

vasi dal

primo

e dolcissimo fra

Cavalcanti.

Della qual divergenza

mostrare

guise e

le

il

suoi amici, Guido dei

non sar

inutile di-

perch nell'affrettarmi a chiudere

presente lavoro.

il

Guido Cavalcanti adulto quando Dante nasceva t?


poco appresso marito alla figlia di Farinata degli liber,

ben ebbe

ti,

in tutto

animo degno di colui che fu

a difendere a viso aperto Firenze. Ed


i

suoi stessi avversari assentivano,

tile

ti

il

solo

era, secondo che

pi animoso e gen-

cavaliere che fosse in Italia a' suoi d

leggiadris-

simo costumato, ben parlante, ogni cosa che far volle, a gentiluomo pertinente, seppe meglio che al tr uomo
}

fare.

Sospettato ateo dal volgo, perch avverso a

parte papale e sprezzatore di credenze plebee

tenuto

epicureo, perch seguace della dottrina che a fondamento

Boccaccio Dccam. Giorn. VI, Kov. 9.

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CAPITOLO DECIMOTTAVO
del Dovere poneva

bisogno di viver

il

377
intese con

felici,

tutto l'animo alle cose della vita sociale e della repub-

Da

blica.

ci le misere invidie degli

emuli cui

ceva nello splendore di personali virt;


fra esso e

soverchiatore Corso Donati ed

il

impetuoso

zelo nelPosteggiarli

si

Alighieri a dannarlo a conQno.

tutti

Neri, e lo

da costringere

vin-

odi implacabili

gli

lo stesso

definirla col linguag-

moto

non

gio dc

sioni,

poteva dirsi quasi tipo di quella che allor chiama-

tempi,

la sua,

vasi vita attiva;


il

tutta

ignobili pas-

ond e che, datosi a seguire ed a vincere


d'amore onde quegli era stato

(uinicelli nel dotto stile

primo

a innovare la vecchia 'scuola de

geva a simbolica

dama

de' suoi pensieri

rimatori, elegl

ideale che pi

pareagli a s convenire, la Virt operativa.

Fra

le allegoriche

parente riesce

Canzone

la

il

sue poesie quella da cui pi tras-

vero concetto di cotesta sua donna,

Amor

perfetto

prende a mostrare come

1'

di virt infinita dove

uomo

conseguir

possa fe-

licit.

La

ragione -

dice

ivi

quel sole che gl'illumina

presenta
a fretti

le

-che l'.uomo ha da natura,

contrastano

che diano sembianza di male

bene ch'essa appresenta,

al

corso della vita, e gli rap-

il

perfetto bene a cui anela. Pure, se indegni

il

pensieri trascorrono senza

freno ad opere che riescono contro a quella salute che


cercasi.

Il

massimo bene non soggetto

Fortuna; perciocch costei dispensa

al

regno della

suoi doni senz'uso

Sul nuovo stile d'amore del Guinicclli, emulato e vinto

dal Cavalcanti e dall'Alighieri, vedasi

pera da pag. 62 a 75.

il

cap. IV di quest'o-

378

L BEATRICE SVELATA

pu l'uomo

di ragione, laddove solo per quest'uso

seguire

il

sommo

tuna non possa estinguere


vani suoi beni

non dee

prenda anzi e ne goda

li

uomo

I'

le

per quanto grave

pugna

la

l'uomo stimisi vinto, o

Senonch

d.

n perch' essa

il

nella servit di colei; a

ma

dolga;

si

bergo ad ogni suo colpo

li

non volgendo mai

quattro morali virt, ten-

non cadere giammai

contrastarle fino alla morte

as-

la for-

sdegnarli per questo;

com'essa

bench

nostra sete ardente ne

la

nostro libero arbitrio, merc


gasi pronto a

Ma

bene a cui mira.

tergo,

lo spogli,

formi nuovo us-

che combattere vita della

virt, la quale, provata all'avversit, sa far dolce l'ama-

ro, e lieve qualsiasi gravezza.

Tengasi
c

nostro ingegno sempre sposo della Virt;

il

qual forte reggitore di nave

nuda

bio viaggio

sommo

al

cpi la tempesta rese

cos nelle braccia

ch

diletto

gono

stolti al

cercando vera

quanto pi

tanto

meno