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The Dibner Library


of the History of
Science and Tecmology

SMITHSONIAN INSTITUTION LIBRARIES

^
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splSIPSsilfe^

3 Smithsonian

Institution Libraries

Gi

Gail Enfmjian
in

honor of the

Enfiajian

Family Grandchildren

DI ALD O G
I

GALILEO GALILEI LINCEO


MATEMATICO SOPRAORDINARIO
DELLO STVDIO DI

Filofofo

PISA.

Matematico primario del

SERENISSIMO

GR.DVC A DI TOSCANA.
Doue ne i

congrefldi quattro giornate

fi

difcorre

foprai due

MASSIMI SISTEMI DEL

MONDO

TOLEMAICO, E COPERNICANO^
"Proponendo indeterminatamente
tMito per l'vna

CON

PRI

>

le

ragioni Filofifiche, e Naturale

quanto per l'altra parte

VILEGL

IN FIORENZA, Per Go.Batifh Landini MDCXXXII.

CON LICENZA

DM' SVPE{lQRI*

Imprimatur fi videbitur Reuexendifs. P. MagiftroSacri


falatij Apoftolici.'

A. Epifcopus BelUcaftenfis Vicesgerensi


Imprimatur
Fr. Nicolaus Riccardius
Sacri-Palatij Apoftolici

Magifter

Imprimatur Fiorenti* ordimbus confutitifcrmta


li.Septembris 1630.

Petrus fltiaolinusnc. Gmet. Fiorenti^

Imprimatur ie
Fr.

1 1,

Septcmbrififj*.

CkmsmEgidimlnqHk G&mt* Fiorentini

$t&mptf*$ 12. i Settembre zjoj,

SERENISSIMO

'

GRANDVCA
%
|3

differenza clie tra gli Imomirii, e gli altri

per grandifftma che ella fiacchi diceffe poter darfi poco diffimile tra gli flell
fS^El^S!! huomini, forf non pallerebbe fuor di ragione.Qual proporzione ha da vno amille?e pure prouerbio vulgato,ehe vn iolo huomo vagliaper mille^ oue mille non vagliano per vn folo. Tal differenza depende dalle abilit diuerfe degl'intelletti; il che io riduco alfeflere , non effer filofof poich la filofbfia,come
alimento proprio di quelli, chi pu nutrirfene,ilfepara in
effetto dal comune effer dei volgo in pi, e men degno
grado , come che ila vario tal nutrimento Chi mira piti
alto, li diierenzia pi altamente; e'l volgerli al gran libro
delia Natura, che '1 proprio oggetto della filofofia., il
modo per alzar gli occhi: nel qual libro,beneh tutto quel
che fi legge,come fattura d* Artefice Onnipotente, fia per
ci proporziona ti llimoj quello nientedimeno pi fjpedito,e pi degno,oue maggiore ai noftro vedere apparifee
l'opera , e l'artifizio , La Coftituzione dell' Vniuerfo, tra
i naturali apprenfibili, per mio credere , pu metterli nel
primo luogo: che f quella come vniuerfal contenente,
in grandezza tutt altri auanza; come regola, e mantenianimali

',

mento

mento di tutto, cfebbe anche auanzarli di nobilt. Per l


f a niuno tocc mai in ecceffa^differenziarfi nell'intelletto fopra gli altri hiiomini, Tolomeo, e'1 Copernico furon
che

altamente lenero, s'affisarono, e filofofarono


nella mondana Coftituzione Intorno all'opere de i quali
rigirandoli principalmente quefti miei Dialoghi , nonpareua doueri quei dedicare ad altroch a Voftra Altezza
quelli,

fi

Perch pofandoiila lor dottrina fu quefti due , ch'io ftimo


i maggiori ingegni
che in limili fpeculazioni cihabbin
lafciateloi'o opere -j per non far difcapito di maggioranza >.
conueniua appoggiarli al fauore di Quello appo di me il
Maggiore, onde pofian riceuere, e gloria, e patrocinio E
f queixlue hanno dato tanto lume al mio intendere, che
quefta mia opera pu diri! loro in gran parte , ben potr
anche dirli di Voftr Altezza, perla cui liberal. Magnificenza non folo mi s' dato ozio, e quiete d potere ferine,,

re;

ma permezo difuo efficace aiuto non mai fiancatoli


,

in onorarmi , s'invltimo data in luce. Accettila

dunque

TA. V. con la fua lolita benignit :y e f citrouerr cofa aicuria, onde gli amatori del vero poflan trar frutto di maggior cognizione,e di giouamento; riconofeal , come propria di Se medefima , auuezza tanto a giouare, che per
nelfuo felice Dominio non ha niuno, che dell' vniuerfali

Mondo,

ne fen ta alcuna che lo diflurbi: con che pregandole profferita, per crefcerfefnpre:
in quella fua pia , e magnanima vfanza ,Je fo vmilifnm&i

anguille, che fon nel

Eexierenza.

Dell'Altezza VoftraSerenifsima

<

VmitijJtmQy ^.^suotijpmo Seruo, e Vajf/all.

Galileo Galilei*.

AL DISCRETO
LETTORE.
Roma

promulg a gli anni paflati in


vn fallitifero Editto, che per ouuiare a'pericolofi fcandoli dell'et prefente,imponeua opportuno filezio all'opinione Pittagorica della mobilit della.
Terra. Non manc chi temerariamente atteri
quel decreto eifere (tato parto, non di giudiziofo elme,
di paffione troppo poco informatale fi vdirono qucrele,che
Confultori totalmente inefperti delle ofleruazioni Aftronomichen doueuano con proibizione repentina tarpar l'ale
Non.pot tacer'il mio zelo in
a gl'intelletti (peculatiui
vdir la temerit di si fatti lamenti. Giudicai, come pienamente inftrutto di quella prudentifima determinazione,
comparir pubicamente nel Teatro del Mondo, come teftimonio di fincera verit. Mi trouai allora preferite in Roma?
hebbi non folo vdienze , ma ancora applaufide'i pi eminti Prelati di quella Cortem szaqualche mia antecedenI

ma

te informazione leguipoilapublicazionedi quel Decreto.


Per tanto mio configlio nella prelente fatica inoltrare alle
Nazioni foreftiere, che di quella materia f ne sa tanto in
Iralia e particolarmente in Roma, quanto polla mai hauerne imaginato la diligenza Oltramontana; e raccogliendo infittile tutte le fpec illazioni' proprie intorno al Siftema Copernicano, far fap ere, che precedette la notizia eli tutte, alla
cenfura Romana e che efeono daquefto Clima non ilo i
Dogmi per la fallite dell'anima, ma ancora gl'ingegno!! tro;

uati per delizie degl'ingegni


quello fine ho prefa nel difeorfo la parte Copernicana,
procedendo in pura Ipotefi Matematica,cercando per ogni
.

ftrada artifiziofa di rapprcfentarla fuperiorc,n a quella della

fermezza della Terra alolutamente ma fecondo, che Ci difende da alcuni; che di profellione IJ eripatctici,ric ritengono
folo

folo il nome, contenti fenzapafieggodi adorar 'Omtyfc; n


filofofando con l'aiiuerienza propria ; macoli foto la memoria di quattro principi; marinici!
Tre capi principal ili tratteranno . Prima cere ero di moftfare tutte le (perize fattibili nella Terrai fers-mezi .niuifcientia concluder la fua mobiliti ^ ma inaidrei emerite
poterli adattare csi alla Terra mobile, come anc^ .juicicte; e ipero, che in quello calo li paleferanno rnol .e o tenta;

zioni ignote all'antichit-. Secondariamente

li

etamineran-

no li fenomeni celem,rinforzdo l'ipoteli Copernicana^ o-

me f aiilutamente detiene rimaner vittorioia/aggiungendo nuoue Ipeculazioni le quali per /crucino per facilit
d Aftronomia,non per necci] ir di na tura Nel terzo luogo
,

proporr vna rantafia ingegnoia Mi trouauo hauer detto


molti anni fona, che l'ignoto Problema del ftuff del Mare,
potrebbe riceuer qualche luce, ammeilb il moto terr-eftreQuello mio detto, volando per le bocche degli huomini,hauetia tremato padri cadtatiui , che f l'adottauano per prole
di proprio ingegno. Bora, perch non polla mai comparire
alcuno ftraniero ,-che fortificandoli con l'armi nonre^ci rinfacci la poca auuertenza in vno accidente cosi principale
ho giudicato palefare quelle probabilit , che lo renderebbero pcrfuaibile , dato che la Terra li mouefl. Spero, che
da quelle conflderazioni il Mondo conciter , che f altre
nazioni hanno nauigato pi , noi non habbiamo fpeculato
meno e che il rimetterli ad affer la feimezza della Terra,
e prender il contrario folamenteper capriccio Matematico
non nafte da non hauer contezza di quant'alrrieiliabbia
penfatcr, ma quando altro non fui' da quelle ragioni , che
la Pict,la Religione, il conofeimento della Diuina Onnipotenza, eia coiienza della debolezza dell'ingegno humano
.

ci lnirniniirrano*

Ho poi pelato tornare molto a propofito lo {piegare

que-

concerei in forma di Dialogo , che per non ei^er riftretto


alla rigorofa ofeuanza delle leggi Matematiche porge
campo ancora a digreinoni tal'hoia non meno curiofe del
principale argomentoAli trouai molt anni fono pi Tolte nella marauigliofa
Citt di Venezia in conuerlazione col Signor GiouanFrancefeo iagredo IUuftrifsimo di nafrita,atutifsirno d'ingegno*
lli

Venne

Venne 1A di Firenze il Signor

Filippo Saltuari

nel quale

il

minore ipiendore era la chiarezza del Sangue , e la magnificenza delie ricchezze fublime intelletto , che di ninna
delizia pi acidamente il nutriua> che di (pecolazioni eiquifite.CoiT quelli due mi trouai ipel diicorrer di quelle materie con l'interuento di vn Filosofo Peripatetico , al quale
pareua,che niuna col oftaffe maggiormente per l'intelligenza del vero , che la fama accmitata nell'interpretazioni
;

Ariftoteliche

Hora, poich morte acerbifsima ha nerpi bel (erenode


anni loro priuato di quei due gran lumi Venezia , e Firenze,ho rifoluto prolnngar,per quanto vagliono le mie debili forze, la vita alla fama loro fopra quelle mie carte,introducendoli per interlocutori della prefentecontrcuerfla N
mancher il fuo luogho al buon Peripatetico , al quale , pel
iuerchio affetto verfo i conienti di Simplicio , parfo decente lenza esprimerne il nome lafciarli quello del reuerito
fcrittore Gradinano quelle due grand'anime, al cuor mio
fmpre venerabili , quefto publico monumento del mio no
gli

mai morto amore e con la memoria della loro eloquenza


;

ini aiutino a (piegare alia Pofterit

lepromeiTe ipeculazioni.

Erano carnalmente occorf (comeinteruiene) varij difcorli alla fpezzata tra quefti.Signori , i quali hauenano pi
tolto ne i loro ingegni accela, che confolata la fete dellimparare; per fecero faggia rifoluzione di trouari alcune
giornate infieme, nelle quah, bandito ogni altro negozio,
fi attenderle a vagheggiare con pi ordinate fpeculazionilc
marauigliedi Dione! Cielo, e nella Terra: fatta la radunanza nel Palazzo deirilluirrifsimo Sagredo, dopo i debiti ,
per breui complimenti, il Signor, dlmati in. quefta maniera
jafiomiocii

ma

GIORNATA PRIMAr
Interlocutori

SALVI ATI, SAGREDO, E


SIMPLICIO.
*&&*&&>
&$.&#$)

V la conclufione, e l'appuntamento

SALV. 43&^t&>&'eJh^&2
l

feS^^v^OT

6)^\

di ieri , che noi douefimo in quefio


giorno di/correre, quanto pi di-

fintamente

e particolarmente per

noifi potejfe , intorno alle ragioni


naturali , e loro efficacia , che per

l'vna parte , e per Valtra fin qui


fonofiate prodotte da ifautori della pofizione lArifotelica , e Tolemaica, e da ifeguaci del Sifitma Copernicano .
perche col- Copernico re
puta la Terra
locando ti Copernico la Terra trai corpi mobili del Ciclo, effer vn Gloviene a farla ejfa ancora vn Globo fimile a vn Pianeta, far bo fimile ad
bene, che ti principio delle nofre confiderazionifia l'andare vn Pianeta.
efaminando quale , e quanta fa la forza , e l'energia de i

progrejfi peripatetici nel dimoftrare come tale ajfuntofict*


del tutto impofibile;attefochefia necejfario introdurre in na- Suflanze cele
tura fufianze diuerfe tra di loro, cio la Celefie,e la Elemen- Ri inalterabielementare; quella impajjibile ,
immortale , quefia alterabile , e li,
tari, alterabicaduca Il quale argomento tratta egli ne i libri del Cielo ,
li necefarie.-'
injinviandolo prima con difcorfi deptndenti da alcuni afun- in natura di
,

&

&

ii generali, e

co?fermandolo poi con efptrienze

con dimo- mente d'Arif.

firazioni

Dialogo primo

firazoni particolari. Iofeguendo l'fleffo ordine, proporro, e


poi liberamente diro il mio parere ; efponendomi alla cenfura
di voi , jr in particolare del Signor Simplicio , tanto flrenuo
Campione , e mantenitore della dottrina lAriftotclico-j -

il primo pajfo del progreffo peripatetico quello doue Ariflotile


prona la integrit e perfezione del Mondo coli additar!-,

vnafemplice linea, ni vnafuperficie pura-*,


ma vn corpo adornato di lunghezza di larghezza, e di profondit ; e perche le dimenjioni non fon pi che qziefle irt^ ;
auendole egli, le ha tutte ,
auendo il tutto perfetto Che
poi venendo dalla femplice lunghezza cojiituiia quella magnitudine, che ji chiama linea, aggiunta la larghezzafi cojituifiala fuperfice, e fopragunta l'altezza profondit, ne
rifiliti il corpo e che doppo quejle tre dimenjioni non fi dia
ci,

com'ei noti

Ariftotile fa
il

mondo per-

fetto, perch

ha

la trina di-

menfone.

&

pajfaggio ad altra fiche in quefie tre fole fi termini Vintegrit, e per cos dire, la totalit. , auerei ben defiderato , che da*
y

mi fujfefiato dimojirato con neceffit,e majjme potendo/i ci efequire affai chiaro , e fpeditamente

Arifi.

SIMP.

tJMancano le dimojlrazioni bellifjme nel 2.3. e 4. teJlot


doppo la definizione del Continuo: non auete primieramen~

Dimoftrazonid'Arift.per

prouare le dimenfoni effee

no

Numero

ter-

re tre
pi.

nario celebre
appretto i Pitagorici

tey che oltre alle tre dimenjioni non ven'e altra,perche il tre
ognicofa } il tre e per tutte le bande f ci non vien'egli con'
fermato con l'autorit, e dottrina de i Pittagorici,che dicono,
che tutte le cofefon determinate da tre, principio, mezo, efine ,
doue lafciate voi l'altra ragione,
che e il numero del tutto?
legge
naturale
cotal numerofi vfa nefacriche
cio,
quafiper

che, dettante pur cos la natura , alle cofe ,


fizj degli \Dei
chefon tre,enon a meno, attribu)'cono iltitolo di tutte {perch
di duefi diceamendue e nonfi dice tutte ma di tre fi bene:
,

e tutta quefia dottrina l'hauete nel te/I. 2. Nel 3. poi ad


plcniorem feientiam fi legge , chel'ogni cofa , il tutto , e'I
perfettoformalmentefon l'ijlejj ; echeperfolo il corpo tra
le grandezze e perfetto , perche ejfo foiose determinato da 3,
ejfendo diuifibile ih tre modi, diuifibile per
cher il tutto ;

&

tutti

verfi:

ma dell'altre, chi e diuifibile in vn modo

dua, perche fecondo


.

il

numero

chegli e toccato

cos

e chi

in

hanno

la diui/ione, e la continuit; e cos quella e continua per

vns

vtrfo, qnefiaper due., ma quello, ci} il Corpo ,per tutti . Di


pi nel Tejio 4. doppo alcune altre dottrine , non prou' egli
l'iftaj/o sor*

vn' altra dimofir'azione, dot, sbe non fi facendo


tra*

Del Galileo:
trapaffofe

jf

non fecondo qualche mancamento (e cos dalla li-

neajipaffa alla fuperficie,perche la linea e manchevole di larghezza)


ejfendo imponbile, che il perfetto manchi, ejfendo
egli per tutte le bande per nonjpupaffare dal Corpo ad
altra magnitudine , Or da tutti queji luoghi non vipar' egli
afujfcienza prouato,com' oltre alle tre dimenjioni lunghezza, larghezza, e profondit , nonfi d tranfito ad altra e-
che pero il Corpo, che le ha tutte e perfetto

&

SAL V.

Io per dire

il

vero in tutti qtnJH difcorji non

mi fon feti'

titojrignere a concedere altro, f non che queUo,che ha principio, me zo, efinepojfa, edeu* dir/i perfetto :tna chepoipershe principio , mezo, efine fon j. Unum. $.Ja numero per-

&babbiaad hauer facilit di conferir perfezione a


,
Ihauer, nonfento io cofa, che mi muoua a concederlo : e
non intendo, e non credo, che v.g.per le gambe il num^.Jia\
pi perfetto, che'l^.. il 2. ne s,che'l num.4. Jia d'imperfezione a gli Ekmenti;e che pi perfetto fujfe,ch' efujfer 3. Meglio dunque era lafciar quefie vaghezze a i l{etori , eprouar
ilfuo intento con dimojr azione neceffaria , che cos conuien

fetto
chi

fare

nellefaenze dimofiratiue

STMP. Par che v oi pigliaieper ifcberzo quefie ragioni,epure e tutta dottrina de

Pittagorici,i quali tanto attribuiuano

a t nu-

merile voi,chefete Matematico,e credo anco in molte opinioni


Tilofofo Pittagorico ,pare che ora di/prezziate i lor mijieri,

SAL V.

Che i Pitagorici bauejfero infommafima la feienza de


e che 'Platonefieffo ammirale l'intelletto bumano,
e lo fimajfe partecipe di Diuinit,folo per l'intender' egli la>
natura de' numeri , io benijfimo lo so , ne farei lontano dal
che i mijerj per i quali Pittafarn e Vijiejfo giudizio :
gora, e la Jua fetta haueuano in tanta venerazione lafiienza de' numeri, fieno lefciocchezze, che vanno per le bocche e
per le carte del volgo, non credo io in veruna maniera : anzi
i

numeri,

Ma

intelletto

r-

mano

parteci
pe di diuinit
P er( ne intenr

opp^nion^di
piatone.
Mifterj de nu

perche so, che ejfi, accio le cofe mirabili nonfuffero efpofie alle me n_ Pif a gcontumelie^ al di/pregio della plebe, dannauano, comefacri- ncl U0 * QU
legio il publicar le pi recondite propriet de' numeri , e delle
quantit incommenfurabili,& irrazionali da loro inuefiigate, e predicauano, che quello , che le hauejfe manifejiate era*
tormentato nell'altro mondo ipenfo , chetal'vno di loro per
dar paflo alla plebe, e liberarfi dalle fue domande, gli diceffe i
.

miftery loro numerali ejfer quelle leggerezze,che poijifpar-

fera

,,

Dialogo primo

fero tra il vulgo; e quejo con ajiuzia, fa' accorgimtntojmile


armilo del fagace gioitane, che per torj dattorno l'importu-

non so, fi della Madre, o della curio/a Moglie,che Vaffediaua , acci le conferire i fegreti del Senato compofe quella
fauola,onde ejfa con molle altre donne rima/ero dipoi, con~~>
gran rifa del medefimo Senatofchernite
SIMP. Io non voglio ejfer nel numero de' troppo curiof de'minit,

, ma Jand nel propojto nojro, replico,


ragioni prodotte da Ari/i. perprouare le dimenjoni no

Jlerij de' Pitagorici

che

le

ne poter

ejfer,

che

quando

ejfer pia di

tre,mi paiono concludenti; e credo

cifujfe fiata dimoflrazione pi necejfaria

Arj.

nonVhaurebhelafciata in dietro

SAGR.

lAggiugneteui almanco f l'hauejfe Caputa, afe la gli fujfe


voi Sig.Saluiati mi farete ben gran piacere
fouuenuta .
di arrecarmene qualche euidente ragione , f alcuna ne hauete cosi chiara, chepojfa ejfer compre/a da me
SALV Anzi, e da voi, e dal Sig.Simp. ancora; e non pur compreper
fa, ma digi anchefaputa, f benforf non auuertita .
pifacile intelligenra piglieremo carta, e penna, che gi veggio quiperjimili occorrente apparecchiate, e nefaremo vyl->

Ma

poco di figura . E prima


noteremo quefli due pun-

Dimallraziotie geometrica della trina


dimeniione

ti

A. B.

e tirate dall' vno

all'altro le linee

curuc

C.B. A.D.B. e la retta


A.B.vi domando qual di
ejfe

nella

mente vojlra

quella,cbe determina la dijlan^a tra i termini

SAGR*

Io

hreue,

non le curue ; s perche

direi la retta, e
s perche l'

AJB.

e perche.

la retta e la

vna,fola, e determinata,doue

pi

le altrefono

lunghe ; e la determinazione mi pare


prendere
da
quel che e vno , e certo .
deua
chefi
hauiamo
la linea retta per determinatici
dunque
Noi
SALV.
della lunghezza tra due ter
At
mini ; aggiungiamo adejfo
vn'altra linea retta, e parai
tela alla A*B. la quale fa
C.D.fchetraefre/iifrap
infinite, ineguali, epi

poja

vna fuperjzcie

quale

io

vorrei

della

che voi

afegnaje

mi

qjj V
""

Del Galileo :

larghezza; pero partendovi dal termine A. dite


mi doue, e come voi volete andare a terminare nella lineai
CfD.per augnarmi la larghezza tra effe linee ccmpr e/a^dico f voi la determinerete fecondo la quantit della cuimL-
sfegnafte la

A.E. opur della

retta

A.F. pure

SIMP.

Secondo la retta A.F. e non fecondo la curzia , ejfendofi


gi efclufe le curue da fimiVvfo
io non miferuiret, ne dell' vna, ni dell'altra,vedendo
SA GR.

Ma

la retta

A.F. andare obliquamete;Ma vorrei tirare vna linea,

CD.

perche quejia mi par chefachefujfe afquadrafopra la


vnica delle infinite maggiori , e tra di
relbe la breuifjma ,

&

loro ineguali, che dal termine A.fiipoffono produrre

ed altri punti della linea oppoja

ad altri,

CD.

SALV. Farmi la vofira elezione^ la ragione, che n'adducete per*


; talchfin qui noihabbiamo , che la prima dimencon vna linea retta; la cor, da, cio la larfi
determina
fone
ghezza,con vn'altra linea pur retta3 e nonfolamte retta,ma
di pi ad angoli retti opra l'altra, che determino lalunghez*
za;e cos habbiamo definitele due dimenfioni dellafuperficie
quando voi bauejle
cio la lunghezza, e la larghezza .
determinare vn'altezza ^ cerne per eftmpio quanto fa alta
quefto palco dal pauimento, che noihabbiamofiotto i piedi; ef
fendo, che da qualfiuoglia punto del palco fi pojfiono tirare in
finite linee , e curue , e rette , e tutte di diuerje lunghezze ad
infiniti punti del fottopoflo pauimento , di quale di colali li"
nee vi fruire He voi i
SAGR. Io attaccherei vn fio al palco , e con vn piombino , cht^
pendeffe da quello, li lafcerei liberamente difender efino , che

feitiffima

Ma

arriuajfe profifmo al pauimento, e la lunghezza di talfio effondo la retta, e breuyfiima di quante lineefpotejfero dalme-

defmo punto tirare alpauimento ,

direi, chefujj la

vera

al-

tezza di queflajlanza .
SALV. BeniJJimo .
quando dal jjunto notato nel pavimento

da queftofio pendente (pofio ilpauimento liuello, e ncn~*


inclinato) voifacef e partir e due altre linee rette , vna per la
lunghezza , e l'altra per la larghezza delle fuperf rie di effio
pauimento che angoli conterrebbero lleno con ejjo filai
SAGR. Conterrebbero feuramente ahgoh retn cadendo effoflo
a piombo , iy ejfiendo ilpauimento ben piano, t ben liuti/alo*
SALV. lAdunqueje voifabilirete alcun punto per capo, e turni,

Dialogo primo

delle mifure, e da e
fi farete partire vna retta linea , come
determinatrice della prima mifura, cio della lunghezza , bi~

ne

fogner per

necejfit che quella , che dee definir la la.gberza,fiparta ad angolo ratto opra la prima, e che quella, cb^>
bada notar l'alte za,che la terza dimenfione, partendo dai
medefimo punto formi pur con le altre due, angoli non obliqui, ma retti : e cosi dalle tre perpendicolari haurete , come da
tre linee vne, e certe,e brem/fime,determinate le tre dimenfioniA.B. lunghezza A.G. larghezza A.D. altezza ; eperchg
,

chiara cofa e che al medefimo punto non pu concorrere altra


linea , che con quellefaccia angoli retti , e le dimmJQui dalla
fole linee rette, che tra di loro
fanno angoli retti, deono ef-

far determinate , adunque la


dimenfioni nofonopi che 3 .
echi ha le 3. le ha tutte , e chi
le ha tutte diuifibileper tut
ti i verfi, e chi e tale

eperfet^

1>

^s^
"~B

J^

to,&c,

$IMP. E chi lo dice, che nnfipofian

tirare altre linee l e perch


nonpofs'iofar venir difitto vn'altra lineafino alpunto A,
chefia afquadra con l 'altre i
SALV. Voi non potete ficuramenta ad vn'iftejfi punto far con-

correre altro

che tre linee ratte fole

chefra di loro coftitui-

fcano angoli retti


SAGR. S perche quella,che vuol dire ilSig.Simplicio par' a me,chein quello modofi
farebbe l'iJlejfaD. A. prolungata ingi,
potrebbe tirarne altre due,mafarebbero le medefimeprime ire
no differenti in altroch doue borafi toccanofolameie, all' ora-

&

'

fifegher ebbero , ma non apporterebbero. nuoue dimenfioni .


$|elfe fto\ie$iJM[:p t j nodir,chequeJa vojra ragione no poffa ejfer concluacurali , non
dente, ma dir bene con Arifiotile,che nelle cofa naturali nofi
deue fempre ricercare vna necejfitdi dimoftraziun Mat.earl'efattezz
matica.

geoBietrica.

SAGR^
chi

Siforf

non la

doue

la

nonfi pu hauere ,ma,fe qui ella eie, per


cMaJar bene non i [pender

volete voi vfare

pi parole in quefo particolare, perche io credo , che il Signor


Salutati ad Ar.ijotile,<' a voi,Jenza altre dimoflrazioni ^urebbe conceduto il Mondo ejfer corpo,
fettiffimoj come opera majfima di Dio .

&

ejfer perfetto, e per-

Salu. Cesi

De! Galileo:

veramente. Per lafciata la general contemplazio*


&ALV.
ne del tutto, veghiamj alla confiderazione delleparti, le quali .Arili, nellaprima diuifionefa due, e tra di loro diuerfijji- Parti del M6
me, <*T in cerio modo contrarie ; dico la Cele/le , e la Elemen- do ?" JP er r *
tare : quella ingenerabde, incorruttibile inalterabile , impaf\^^xz tra
JlbiUj 'c E quefta efpoja ad vna continua alterazione,mu- & i oro con ,
tazione,&c. La qual differenza caua egli , come dafuoprin- trarie
oipto originario, dalla diuerfit de i moti locali : e camina con Moti locali di
Cosi

ialprogrefo.

Mo to^Sart

Mo

n - fo
ndofenfbile,e ritirando/tal
Vfcendoper cosi dire, del
do Ideale, comincia architettonicamente a confederare, che ef- Moti retto ,
fendo la n atura principio di moto, conuiene,cbe i corpi natu- circolare fem
erc "
rali fiano mobili di moto locale . Dichiara poi i mouimenti l} lc > F
.

ao circolare, retto,e mifo del retto ,


e del circolare: e li duoiprimi chiama femplici ,perche,di tutte
E di qui,rifle linee, la circolare, e la retta fole fonfemplici
tringendofi alquanto, di nuouo definifce de i mouimentifemplici 'uno ejfer il circolare, cio quello , chefifa intorno al meali 'ingi, oe all' ins quello chefi
zo, <&T il retto all'ima,
locali ejjer di tre generi;

?i2plki

&

parte dal mezo all' ingi quello , che va verf il mezo


di
qui inferifce , come necejfariamente conuiene, che tutti i mouimenti femplici fi rifringano a quefle trefpezie, cioe,al meintorno al mezo , il che rijponde , dice egli ,
zo, dal mezo ,
con certa bella proporzione a quel che fi e detto di fopra del
corpo , che effo ancora perfezionato in tre cofe , e cos ilfuo
moto . Stabiliti queji mouimenti, fegue, dicendo, che effendi
de i corpi naturali altrifemplici ,<& altri compofi di quelli ( e
chiama corpi femplici quelli , che hanno da ?t aiura principi*
di moto, come il / uoco, e la Terra) conuiene, chei mouimenti femplicifieno de i corpi femplici , <& i mifide' compofi, in
fyiodoperu che i compojlifeguano il moto della parte predo,

&

minante nella compofizione.

fAGR.

Digrazia Sig.Saluiati fermateui alquanto perche io mi sequefo progrejfo pullular da tante bande tanti di.Lb) che
mi far forza, o dirgli s'io vorr fentir con attenzione le cofe,
the voifoggiugnereie o rimuouer l'attenzione dalle cofe da
dirfi, f vorr conferuare la memoria de' diibbj
ZALV. lo molto volentieri mi fermer ,ptrch'e corro ancor'io fmil fortuna , efo di punto in punto -yerperdermi mentre mi
e muiene veleggiar trafogli
onae cosi rotte , che mifan*
}
ta in

&

i-A

no,

Dialogo primo

no, come fi dice, perder la buffila: peroprima,chefar maggior


cumulo propo nete k -vojlre dijficult

SA JR. Voi infieme con Arijotik da principio mfieparafie alquato

T)efinizicm
della natura

difettofa,
fuor di tempo
indotta da A-

dal Mondo fenfib'ie per additarmi. V architeitura,con la quale egli doueuaejfier fabbricato, e con miogujo mi comincia/le a
dire, che ile orpo.naturak e per natzira mobile , ejfendo chef}
dijfinito altroue la natura ejfer principio di moto.Qui mi nacque vnpoco di dubbiosefu per qual cagione Arijiotile no diffe,
che de' corpi naturali alcuni fono mobili per natzira ,
altri
immobili , auuengache nella definizione vien detto la natura
ejferprincipio dimoio, e di quiete; chef i corpi naturali han-

&

no. tutti principio di

mouimento

non occorreua metter la>

natura , non occorrezia indur


tal definizione in quefo luogo. Quanto poi al dichiararmi
quali egli intenda ejfer i mouimenti femplici e come ei gli deJ
terminala gli Jpazj, chiamando 'empiici quelli , cheffanno
per lineefiemplici,che talifino la circolarle la retta fidamente,.
quiete, nefla definizione della

Elica incorno;
s^l

mi curo di fiottili rargli Vinflanz*


ejfer in ognifua parte.

della Elica intorno al.Czlindro, che per

Cilindro

pu

lo riceuo quietamente, ne

dirli lin ;

aXeraplice..

Jmile a f flejfa,
plici..

par chefipotejfie annouerar

Ma mi rifiento bene, alquanto

tra

le

lineefem-

nelfientirlo riftrignere

(mentre par che con altre parole voglia.replicar le medefimts


definizioni ) a chiamare quello mouimento intorno al mezo ,
e quefo furfum>& deor funi, cio in su, e ingi) li quali termini, non fi vfiano fuori del Mondo fabbricato , ma lofiuppongono non purfabbricato, ma digi habitato da noi . Che

f il moto

retto efempliceper lafemplicit della linea retta,e fie


ilmotofiemplice e naturale,fia pur egli fatto per qualfuogia
ver/, dico in su, in gi, innanzi, in dietro ,adejira, ixafini-

Jiraj efie altra differenzafipub immaginare, purch fia retto,


dour conuenire a qualche corpo naturakfiemplicc; fie no, la
fuppofizione d'Arifiotik e mancheuok . Vedefi.in olire, che

Mondo,enon

Arijotik accenna,<unfolo ejfer al Mondo il moto circolare,^


inconfieguenza vn fiolo centro , al quale fiolo fi riferife ano i
mouimenti retti in su, e in gi . Tutti indizj, che egli ha mira di cambiarci le carte in mano , e di volere accomodar l'architettura alla fabbrica, e nonxoftruir e la fabbrica conforme
a iprecetti def"architettura: che f io diro , che neWvnizierfit.

la fabbrica

della

Arftot.acGo
moda i precetti d'architettura

alla__j>

fabbrica

precetti,.

del
a,"

&

in
natura ci pojfin' ejfer e. mille mouimenti circolari
moti.in.s,em.
milk
e
ano.
ancora
entravi
GOnfiegueramilk
far
,

gi.

Del Galileo
gi.

In

oltre eipone,

chiamandofempuci il

come detto, moti/empiici,


Circolare, X? il retto

'

moto inifiol

miBo il compojio

di quejii ; de i corpi naturali chiama altri/empiici ( cio quelaltri


, che hanno principio naturale al moto femplice, )

&

li

mtjo di relto,e circolare, e he pub ejfere al Mondo; maintrO'


duce vn moto mijto tanto imp tffibile , quanto imponibile a
mefcolare mouimenti oppofi fatti nella medejma Imea retta,
s che da e/fi r.e nafea vn moto , che Ja parte in su , e parte in
gi;e,per moderare vna tatafconueneuolezza,eimpqfJibilit,
Ji riduce a dire, che tali corpi miftijt muouono fecondo la par'
te femplice predominante: che finalmente neceffita altrui a diMotorette
^
,
r 2J
/
]r t
i
i
ve, che anco il motofatto per la medefimalinea retta e alle voita j yo |
fem _
te femplice, e tal'ora anche compojio -.fiche lafemplicit del pliche tal voi
moto nonfi attende pia dallafemplicit della linea Jolamente.u miilo jpciil

SJMP. Oh non vi par' ella differenza bafleuole,fe

il

mouimento

Arift.

femplice, ir ajfoluto far pi veloce affai di quello, che vitn


dalpredominio i e quanto vien pi velocemente alV ingi vn
di Terra pura, che vn pezzuol di legno ?
BeneSig. Simplicio,maf la femplicit fi ha da mutar per
qufo y oltre che ci faranno centomila moti miji , voi non mi
faprete determinare ilfemplice-; anzi dipi ,fe la maggiore , e
minor velocit pojfono alterar la femplicit del moto , nejfun
corpo femplice fi mouer mai di motofemplice ; auuengache
in tutti i moti retti naturali la velocit fi va fempr e agumen*
in confeguenzafempre mutando la seplicit, la quatando,
le per efferfemplicit, conuiene, chefa immutabile ; e quel che
pi importa voi grauerete iArifiorile d' vna nuoua nota, come
quello , che nella definizione del moto compojio non ha fatto
menzione di tardit, ne di velocit , la quale bora voi ponete
per articolo necefario ,
efienziale: aggiugnefi, che ne anco
potrete da cotal regola trarfrutto veruno, imperocch cifaron de'mifti, e non pochi , de' quali altri fi mouer anno pi.
lentamente, &. altri pi velocemente del femplice , comeper
efempio il Piombo, e'I legno in camparazione della Terra : e
ptro tra quejii mouimenti , quale chiamerete voi il femplice , e
quale il compojio i
ZIMP. Chiamerajfifemplice quello, che vien fatto dal corpofem-

pezzo

SAGR.

&

&

plice, e mijlo

quel del corpo compojio

Sagr, Benf-

Dilogo primo

to'

SAGR.

Beni/limo veramente ;

che dite voi Sig. Simplicio ? poco

fa vokui j che il moto femplice

compojto m'infegnajfero
, <b" bora volete , che
da i corpifemplici,e da i mijii io vega in cognizione di qualjia
il motofemplicey e quale il compoHo; regola eccellente per non
faper mai conofeer ne i moti, n i corpi. Oltre, che gi venite a
dichiararui, come non vi bajlapiu la maggior velocit,ma ricercate vna terza condizione per definire il mouimento femplice,per il quale Arijlotileji cotento d'vnafola,cio della femplicit dellofpazio;
ora, fecondo voi,il moto femplicefari,
quello , che vien fatto fopra vna linea femplice, con certa determinata velocit da vn corpo mobile femplice. Orfa, come
a voi piace, e torniamo ad AriJlotile,il qual: mi defin il moto
mi/lo ejfer quello , che Ji compone del retto, e del circolare;
ma non mi troub poi corpo alcuno t che fuje naturalmente
mobile di tal moto .
SALV. T'orno dunque ad Arjlotile, il quale bauedo molto bene,e
metodicamente cominciato ilfuo difeorfo , ma hauendo pi la
mira di andare a terminare, e colpire in vnofeopo prima nella metiiefua flabilitoji , che doue dirittamente ilprogrejfo lo
conduceua, interrompendo ilfilo ciefee trauerfalmente aportar, come cofa nota , e manifefa, che qzianto a i moti retti in
sa, e in giu,quefli naturalmente conuengono al Fuoco, {? alla 'ferra; e che per necejfario, che oltre a quefli e orpi,chefono apprejfo di noi, ne Jta va'altro in natura, al quale contenga il mouimento circolare, ilqtiale Ja ancora tanto pi
qualiJano i corpifemplici,

e il

quali

mijii

Ma

quanto il moto circolare epi perfetto del moto retquanto poi quello Jia pi perfetto di que/io lo determina**
dalla perfezion della linea circolarefopra la retta,chiamando
eccellente,

to;

linea circolare

pene et

fecondo Ar.e
la retta imper
lC3j perche

& imperfetta quejla

; imperfetta, perche f e
termine; f efinita , fuori diei ci
e alcura cofa doue ellajpub prolungare Quejla e la prima,
pietra, bafe, e fondamento di tuttala fabbrica del Mondo
Arijlotelico, fopra la qualeJi appoggiano tutte Valtre proprie-

quellaperfetta ,

infinita,

manca difine,

e di

t di

nongraue, ni leggiero, d' ingenerabile, incorruttibile,^


da ogni mutazi jne, fuori della locale, &c* E tutte que-

efente

Jepa'Jioni afferma egli e/er proprie del corpo femplice , emob le di moto circolare: e le condizioni contrarie di grauit,leggere-^za, corruttibilit, &c. Isa/legna a corpi mobili natu-

falm^nte di mjuimenti retti .

La onde qualunque volta

nel-

lo

Del Galileo

xr

qui fifcuopra mancamento , fipotr ragione*


uolmente dubitar d tutto il re fio, chefopra gli vkn cojlrutto*
Io non n ego,che queJo,chefin qui Arijtotik ha introdotto con
difcorfo generale dependente da principi vniuerfali,eprimi,
non venga poi ?iel progrejfo riconfermato con ragioni parti"
colari,e con efperienze; le quali tutte e necefiaro , che venga"
no diftntamente confederate, eponderate; magi,che nel det*
tofin qufi rapprefentano molte, enonpicciole dijficult,(<L~
lo Fi abilitofin

pur conuerrebbe,

che

e fondamenti fujferO'

primi principi ,

ficuri, fermi, eslabili, acciocch pi ripetutamente fi poteJJLj*

fopra di quellifabbricar e) non farforf, f non henfatto,pri*


ma chefiaccrefca il cumulo de i dubbi vederef per auuentura ( si come iofimo ) incamminandoci per altra Jrada ci
indrizzafimo a pi diritto , eficuro cammino e co?? precetti
,

d'architettura meglio confiderai poieffmo jlabilire

primi-

fondamenti. Per fojpendedoper ora ilprogrejfo d' Aristotile,


e patitamente efaminereil quale afuo tempo ripiglieremo
mo dico che delle cofe da elfo dette fin qui conuengo feco,.
ammetto, che il Mondofia corpo d tato di tutte le dmenyi^fo e. r; &
aggiungo, che come taleeifiane- pone dall'aufioni, e per perfetti/fimo;
cefariamente ordinati/fimo cio diparti con fommo e per- toreefler perfettijjmo ordine tra di loro dfpojle; il quale afiunto no credo dettamente or
amato
chefiaper ejfer negato ne. da voi ne da altri
,

&

&

SIMP. E chi volete voi,che lo neghi? la prima cofa egli d'Arifl.


fiejfo; e poi lafua denominazione non par e hefa prefa d'ai"
fronde, che dall'ordine, che egli perfettamente contiene

%ALV.

Stabilito

dunque cotal principio fi pu immediatamente.

lor

Mondo deuono ejfer di ]tyf oto retwr


natura mobilile impojfibe,cbeimoumentlorofiano ret- -mpoflbilcf

concludere, che, f

corpi integrali del

manifefa ; er Hel Mon-.


^
benorck-,
, chefimuoue dimoto retto , muta luogo , e
J*
eoniin uar.do di muouerfifi va pi, epiufempre allon tanado
dal termine, ond' ei fipart, e da tutti i luoghi, per i qualifucteffuamente ei va pafiando; e f tal moto naturalmente f gli
conuiene adunque egli da principio noti era nel luogo fuo
naturale e pero non erano le parti del Mondo con ordirne
ti,

b altri, che circolari; e la

ragione e

affaifacile , e

imperocch quello

perfetto difpofe :

<SMa noifupponghiamo

quelle ejfer perfet-

tamente ordinate,adunque,come tali, e impofjibile,che habbia- Mot retto


d
no da natura, di mutar luogo,& in confeguenza di muouer- fua natura inJidi moto retto . In oltre ejfendo il moto retto di fua natura finito.,
infinito.)

..

li
Moto

retto

imponbile
natura

jf>

Natura non
intrapende
fare quello ,
che impofi

bileederfae
co.

Dialogo primo

infinito, perche infinita,e indeterminata e la linea retta, eimpo/Jbile,che mobile alcuno habbia da natura principio di muo
uerjper linea retta, cio verfo doue e imponibile di arriuare
non vi effendi termineprejnito; e la natura, come ben dic<L~>
Arifotik medefmo, no intraprende a fare quello ,cbe non pub
ejferfatto, ne intraprende a muouere doue impojfibile aperuenire .
f pur alcuno dicefle , chef bene la linea retta ,
in confeguenza il moto per ejfa eproducibile in infinito , ciol
interminato , tuttauiaper la natura ,per cos dire , arbitrariamente gli ha ajfegnat alcuni termini , e dato ?2aturali infanti a' fuoi corpi naturali di muouerji quelli,io ri/ponder,
che ci per auuenturafipotrebbefauoleggiar e, chefujfe auue-

&

nuto delprimo Caos,doue confufamente,

Moto

retto

& inordmatamento

andauano indistinte materie vagando per le quali ordinare


la natura molto acconciamentejifujleferuita de imouiment
retti, i quali, fi come mouendoicorpiben cojituiti gli difordinano, cosfono acconci ben' or dinar e i prauamente difpo,

forf nel pri-

mo

Gaos*

Moto

retto

accomodato

Jii;

ma,dopo l'ottima difiribuzione

e collocazione

impon-

che in loro ref naturale inclinazione dipi muoutrji di


moto retto, dal quale orafoto neftguirebbe il rimuouerj dal

ordinar corpi mal 'ordina

bile,

Ci.

proprio, e naturai luogo, cio ildifordinarsipojfiamo

dire il moto rettofruire a

pera,

dunque

condur le materieperfabbricar

mafabbricata, ctell',

l'o-

reTiare immobile, b , f mobile,

muouersi folo circolarmente Se per noi non volejjimo dir


con Platone, che anco i corpi mondani dopo Tejferejlatifabbricati, e del tutto fiabiliti,furon per alcun tempo dalfuofattore mejfper moto retto, ma che dopo Fejferptruenutiin certi, e determinati luoghi , furon nuolti vno vno in giro t
pajfandodal moto retto al circolare,doue poi sifon mantenuti, e tuttauia si e onftruano: Pensiero alti/fimo, e degno ben di
Platone: intorno al quale mifouuienehauerfentito decorrere il nofro comune amico ^Accademico Linceo] ef ben mi riOgni corpo costituito per qualsivocorda il difcorfof tale
glia caufa in '/lato di quiete, ma cheper fu a natura sia mobilef
.

<Corpi

monda

ai motti da_
principio di
moto retto , e
poi circolar-

mente fecio
alatone.

Il mobile poquiete
non fi moller quando no
llo in

habbia inclinazione qual


che luogo par
Scolare

poHo

in libert

si

mouera,

tutta voltaper

ch'egli

habbia da>

natura inclinazione a qualche luogo particolare che quandi


,

indifferente tutti, resterebbe nella fiua quiete non


hauendo maggior ragione di muouersi a quefo, che quello.
Dall'hauer queHa inclinazione ne najce necejfariamente,che
egli nelfuo moto siander continuamente accelerando ; e cominciando

e' fujft

. .

Del Galileo.

13

Ilmobilcai

minciando con mito tardifsimo , no acquifiera grado alcuno ce j era ^ mo 2


di velocit, che prima e nonjiapajlato per tutti i gradi di ve- t0 anddo ver
locit minori, o vogliamo dire di tardit maggiori : perch , fo il luogo da
partendifi dallo fiato della quiete (che il grado di infinita-* ue na inclinatardit di moto) non ci ragione niffuna,per la quale debj^^bile par
ba entrare in vn tal determinato grado di velocit, prima,che ten a fi dalla
in vn altro ancor minore , prima, quiete parta-
entrare in vn minore,
molto
ben ragioneuolepafiar prima-> per tutti i gra
che in quello; anzipar
donde ci fi parte e da quelli ai^ dj A" r ^"
quello
per istradi pi Ticini a
* > &
/> Quelle il era
71
ii
ipi remoti ; ma il grado di doueil mobile piglia a muouerji e ^ Q ^- cartg t|

&

*'

quello della

fomma

tardit

cio della quiete

Hora>

infinita

moto nonfifarfe non quando il mo- Mobile non fi


accelera le no
bile nel muouersi acquifta,ne altro e Vacquifofuo,fe no Xauqueja acceltrazion di

uicinarsi al luogo dtsiderato,cioe,doue V inclinazion naturale \

v i c i n ic al

lo tira; e l fi condurr egli per la pi breue, cio,

retta

P affiamo dunque ragioneuolmente dire,

ra, per conferire in

vn

per linea' termina


che la natu-

mobile, prima cofituito in quiete

vna

determinata velocit,Jiferua delfarlo muouerper alcu tematura pe r ift


Stante quejlo difcor- d ur ne l mobi
p, e per qualche fpazio di moto retto
fo,figuriamoci bauer' Iddio creato il corpo, v. g. di Giue, al le_-> qualche
quale babbia determinato di voler conferire vna-tal velocit, S ra ^ *, velcs
a
la quale egli poi debba conferuar perpetuamente vniforme ; j*^ ,- Jl^L
potremo co Platone dire, che gli dejf di muouerji da principio retco
accelerato , e che poi giunto a quel tal grado Velocit vnidi moto retto,
di velocit, conutriiffe ilfuo moto retto in circolare, del qua- forme conuie
moto ree
ne
le pei la velocit naturalmente conuien''effer' vniforme.
SA JR. lofento con gran gufio quejlo difcorfo, e maggiore credo,
chefar doppi, che mi babbiate rimojfa vna dipcult,la quale
tx che io non rtfio ben capace, come di necejjii conuenga , che
vn mobile.partendoj dalla quiete,^ entrando in vn moto al
Trala 5 meJe >
quale egli babbia inclinazion naturale , puffiper tutti i gradi

&

di tardit precedenti, chefono tra qualjiuoglia fegn aio grado ^q di velocit


di velocitai e lo flato di quiete , li quali gradi fono infiniti , fi mediano infiche non babbia potuto la natura contribuire al corpo di Gio- niti gradi d

ueflibito creato ilfuo moto circolare,con tak,e tanta velocit. velocit mmo
SALV. lo non ho detto, ne ardirei di direbbe alla naturala Dio jj atura non
fuffe imponibile

alatamente

il

conferir quella velocit

ma diro bene

imme- conferifce ini


non lofa ; mediatamen -

che voi dite

che de faco la natura

ad effe/ operazione fuora del corfo na- te vn d^rmi


'
aU,ep* mracolofa
Xftttbl
Sagr. <Adunpotrebbe

talch

il

farlo verrebbe

Dialogo primo

14

SAGR* ^Adunque voi credete che vn faffo p artendofi dalla quieentrando nelfuo moto naturale ver/o il centro della-*
te,
f

&

te

Terra-,

paffi per tutti igradi di tardit inferiori

a qualfiuo-

glia grado di velocit i

SALV.

Credolo,anzi ne fonfcuro,eficuro con tanta certezza,che


pojfo render neJicuro voi ancora
SAGR. Quando in tutto il ragionamento d'oggi io non guadagnaci altro, che vna tal cognizione, me lo reputerei per vn>
.

gran capitale

SALV Per quanto mi par di comprendere dal voftro ragionare,


gran parte della v offra dijfcult confi(le in quel douerp affare in vn tempo, & anco breuiffimo per quelli infiniti gradi
,

Il

fljj? 1

k P* r

quiete paflk-

per

tutti i

gra

d di velocit
fenza dimora
re in alcuno .

di tardit precedenti a qualfifia velocit aquijatatadal mobile in quel tal tempo: e pero, prima , che venire ad altro , cercher di rimouerui queffo fcrupolo , che douer ejjer ageuol
cofa,

mentre io vi replico, che il mobile pajfa per

detti

gradi

ma ilpajfaggio e fatto fenza dimorare in veruno; talch, non


ricercando ilpajfaggio pi di vnfolo inalante di tempo, e contenendo qualfuogliapiccol tempo infiniti infanti , non ce ne

mancheranno per ajfegnare ilfuo a ciafeheduno de gl'infiniti


gradi di tardit3 efia il tempo quantofi voglia breue
SAGR. Sin qui refio capace; tuttauia mipar gran coja , che quella palla d'artiglieria ( che tal mifiguro ejfer' il mobile cadente ) che purft vedefender e con tanto precipizio , che in manto di dieci battute dipolso ,pajfer pi di dugento braccia di
altezza;fifia nelfuo moto trottata congiunta cofipicciolgrado di velocit,cbe,fi hauejfe continuato di muouerfi con quello fenza pi accelerar/i t non l'hauerebbe pajfata in tutto vn
giorno
SALV. 'Dite pure in tutto vn'anno, ni in dieci , ne in mille, fi coancoforffenza voflra
me io m'ingegner diperfuaderui,
.

&

contradizione ad alcune affai femplici interrogazioni, ch'io


vifar . Per ditemi, f voi hauete difficult nejfuna in concedere, che quella palla,nello fendere

d maggior impeto,

SAGR.
SALV.

v adiafempre aquijan-

e velocit

Sonodiquefioficuriffimo.

Ef io dir,

che l'impeto aquijlato in qualfiuoglia luogo

delfuo moto,fa tanto, che baflerebbe a ricondurla a quell'altezza dondefipart ,melo concedere/le ?

SAGR,

C'incederzio fenza cotradizione, tuttauolta,che la potejj

applicar

Del Galileo.

if

applicarfenz'ejfer impedita tutto il fuo impeto in quella fola


operazione di ricondurfe medefima,b altro-eguale afe-, a quella mede/ima altezza; comefar ebbef la Terrea fujfeperforata II mobile gri
per il centro , e che lontano da ejfo cento, o mille braccia fila- ue fendendo
fciajfe cadrla palla-, credojcuramente, che ella pafferebbeol- J* lattante 3
tre al centro, falendo altrettanto, quanto fefe ; e cosimi mo- r C ondurfi ia
jra l'ejperienra accadere d'vnpefo pendente da vna corda , altrettanta al
j

che rimofo dal perpendicolo che e ilfuo fiato di quiete , e lafiato poi in libert, cala verf detto perpendicolo, e lo trapaf
fa per altrettanto fpazio ; folamente tanto meno, quanto il
,

contrafto dell'aria, e della corda

di altri accidenti l'impedi-

fono AIofframi l'ijejfo l'^Acqua,chefendendo per vn


.

ne,

tezza.

sifo-

rimonta altrettanto, quanto fu lafuafcefa .

SALV.

Voi perfettamente di/correte .


perch'io so, che
uete dubbio in conceder, che lacquijio dell'impeto Jia

non bamedian-

V allontanammo dal termine donde il mobilefiparte , e l'auil fuo moto , barete voi difJcult nel concedere, che due mobili eguali, ancorch fendente

uicin amento al centro, doue tende

ti

per diuerfe

linee ,

fen^a veruno impedimento facciano ac-

quifio d'impeti eguali


trofa eguale i

tuttauolta,che l'auuicinamento al cen-

SAGR. Non intendo bene il quefto


SALV. Ali dichiarcr b meglio colfegname vnpoco difgura;per
.

noter quejali
nea <-A. B. paralicia

^St-

all' or i-

zonte,efopra

il

punto B. drizzer

la perpen-

dicolare B.C. e

poi congiugner qrafa incli-

nata C. A. Intendendo bora la linea Q.iA. ejfer'vn piano inclinato efquifll amenze pulito, e duro, [opra il qualefenda vna palla pevfettammte rotonda , e di materia durijjma ,
vnafmilv^
fender ne liberamenteper la perpendicolare C.B. domando
f
voi conceder efte, che l impeto dellafendenteper il piano C.A.
giunta , che lafufle al termine lA.potelfe effere eguale all'im-

&

peto acquiftato dall'altra nelpUtQ Bdoppo lafcefaper laper-

pen dicolar e

C.,3,

Sagralo

Dialogo primo

16
SAGR.

Impeti fono
bfli

eiualm-

te auuicinatifi

al centro.

Sopra
le

fi

il

mo-

mobUe^

ft-fermo.

Io eredo rifolutamente di s : perche in effetto amenduefi


j no auuicinate al centro egualmente^ per quello, chepur hora ^ conceduto gl'impeti loro farebbero egualmente bafianti
a rie ondur loro fefie alla medefima altezza.
SALV. Ditemi hora quello, che voi credete , chefacejfe quella medefima palla pofata fuipiano orizontale <A. B.
SAGR. Starebbe ferma,no hauedo effo piano veruna inclinazione.
SALV.
fui piano inclinato C.^A. fenderebbe ma con moto
pi lento, che per la perpendicolare C.B.
SAGR. Sono fiato per rifponder rifolutamente di s parendomi
pur necejfario , che ihnotoper la perpendicolare C. \B. debba
ejfer pi veloce , che per l'inclinata C. <-A. tuttauia , JL~j
quejloe, come potr il cadenteper inclinata,giunto al punto
^A. hauer tanto impeto , cio tal grado di velocit , quale , e_/
quanto il cadente per la perpendicolare haur nel punto Bi
queHe due proporzioni, par che fi contradicano
SALV. ^Adunque molto pia viparrfalfo ,fe io dir , che afiolutamente le velocit de' cadentiper laperpendicolare,e per l'inclinatafiano eguali: epur queja e proporzione verijfma ,fi
come vera quefia ancora, che dice , che il cadente fi muouz_j
pf V elocemen-

Ma

'

Velocit Der
il piauo indi
nato eguale^

alla velocit

moto per 1 a.^


perpendicol3
re pi veloce,
che perinclinata.

> dicolare, e heper

la inclinata.

$AG.

Quelle al mio

orecchio JTuona

no proporzioni contradittorie,<& alvo/ir'o


Sig. Simplicio?

SIMP. Et a me par l'iftejfo

ff
-"

SALV. Credo, che voi mi burliate , fingendo di non capire quel


che voi intendete meglio di me {pero ditemi Sig. Simpl. quando voi v'immaginate vn mobile efier pi veloce a" vn altro,
che concetto vi figurate voi nella mente i
SIMP. Figuromi l'vnopajfar neliifieffo tempo maggiorefpazio
dell'altro; b vero pafiare fpazio eguale, ma in minor tempo.
SALV. Benijmo; e per mobili egualmente veloci , che concetto vi
figurate

SIMP.. Figurami,

chepajjtnofpazj eguali in tempi eguali.

%alu.Enon

f*

SALV.

Del Galileo
E non altro concetto, che quefio i

SIMP.

Quefio mi par
guali .

17

che fia la propria definizione de moti c-

SAGR. Aggiungiamoci pure

quefialtra di pi ; cio chiamarji


ancora le velocit ejfer' eguali, quando gli Jpazj pajfati hanno la medejma proporzione, chei tempi, ne' qualifon pajfati,
e far definizionepili vniuerfle .
SALV. Cosi e, perche comprende gli Jpazj eguali pajfati in tempi
eguali, e gl'ineguali ancora pafsati in tempi inegualit prporzionali a efsiJpazj. Ripigliate bora la medefimafigura,

Velocit dico
fi

eguali qua*

do

gli

& np

il concetto, che vifigurate del moto pi veloce.di*


temi perche vipare, che la velocit del cadenteper C. 'B.fia-*
maggiore della velocit dello fcendente per la C. A.
SIMP. Farmi, perche nel tempo, che'l cadente pajfer tutta la C.
e
B. lofcendentepajfer nella C. <A. vna parte minor della*

applcadoui

C. B.

SALV.

Cosfi; e cosfi verifica , il mobile muouerfi pi veloce*


mente per la perpendicolare, che per V inclinata Con/iderate
oraje in quefta medefimafigurafipotefie in qualche modo ve
.

rificarc l'altro concetto, e

trouare , che

mobili fujfero egual*

mente veloci in amendue le linee C.A. C.B.


SIMP. Io non ci so veder coja tale , anzi pur mi par contrad*
zione al gi detto .
voi , che dite Sig. Sagr. Io non vorrei gi infegnarut
quel, che voi medefimi fapete , e quello di che pur bora mi ha*

SALV.

uete arrecato la definizione

SAGR. La defizione, che io ho addotta e fiata

che

mobilifi p

fan chiamare egualmente velocitandogli Jpazjpajfati da


loro hanno la medefima proporzione, che i tempi, ne qualigli

pafano: per a voler, che

la definizione hauejfe luogo nelpre-

che il tempo della Jcefa per C. A. al


tempo della caduta per C.B.h&uejfe la mede/ima proporzione che lafiefa linea C.%A. alla C.B. ma ci non so io intender, chepojfa ejfere tuttauolta che il moto per la C. l.fia
pi veloce, che per la C.A.
SALV. E pur Sforza, che voi V intendiate. Ditemi vnpoco;quefii
moti nonji vann' eglino continuamente accelerando i
SAGR. Vannofi accelerando : ma pia nella perpen dicolare , ch^>

fente

cafo, bifognerebbe

nell'inclinata.

SALV.

Ma quefia accelerazione

nella perpendicolare e ella pero

tale

Ipazj

P al^ aa fon F ro
n * tiai
e

Dialogo primo

18

comparazione di quella dell'inclinata , che prefe due


parti eguali in qualfuoglia luogdi effe linee,perpendicolare,
e inclinata, il moto nella parte della perpendicolare Jia femprepiu veloce, che nella parte dell inclinata
SAGR* Signor no : anzi potr io pigliare vno fpazio nell'inclinata , nel quale la velocitja maggiore affai , che in altrettanto
fpazio pr e nella perpendicolare , e quejofar-, f lo fpazio
nella perpendicolarefar prefo vicino al termine C, e nell inclinata, molto lontano ,
SALV. Vedete dunque, che la proposizione, che dice, il moto per la
perpendicolare epi veloce , cheper linclinata,non fi verifica
vniuerfalmente , f non de i moti, che cominciano dalprimo
termine, cio dalla quiete ;fenza la qual condizione la proporzione farebbe tanto difettofa, che anco lafua contradittoria
potrebbe ejfer vera; cio, che il moto nell'inclinata, e pi velotale in

ce, che nella perpendicolare: perche e vero, che nell'inclinata*


pojjiamo pigliare vno, fpazio pajfato dal mobile, in manco
tempo, che altrettantofpazio pajfato nella perpendicolare
Hora, perche il moto nell'inclinata in alcuni luoghi pi vein altri meno , che nella perpendicolare , \adunque in
loce ,
alcuni luoghi dell'inclinata il tempo, del moto del mobile , al
tempo del moto del mobile, per alcuni luoghi della perpendicolare, haur maggior proporzione che lo fpazio pajfato , allo
in altri luoghi la proporzione del tempo, al
fpazio paffato',
tempo far minore di quella dello fpazio, allo fpazio Come.
per efempio partendoji due mobili dalla quiete , ciodalpuntd

&

&

C.vno perlaperpe-

^C

dicolare C..B. e l'ai-

tro per l inclinata


C*A. nel tempo, che
nella perpendicolare
il

mobile haur pafE. lai

fata.tutta la

tro haur paflata la


^
C.T. minore. E pero **%per
C.
T.a
tempo
il
tempo per C:B. (che gli eguale) har maggior proporzione,
[

chela linea T.C. alla C.B,eJ/endo , che la medefima alla minore ha maggior proporzione, che alla maggiore
per loppfiiOi quando nella Q % ^4. prolungata quanto bifognaffe.,fi
.

prendejfe

Del Galileo 7

19

prendejfe vna parte eguale alla C.B. mapajfata in tempo pia


breue , il tempo nell'inclinata al tempo nella perpendicolare
bar ebbe proporzione minore, che lofpazio , allofpazio . Si
dunque nell'inclinata , e nella perpendicolarepojfiamo inten-

der efpazj, e velocit tali , che le proporzioni tra efiifpazjfianoj e minori) maggiori delleproporzioni de* tempi;pojjiamo
ben ragioneuolmente concedere , che vifieno ancofpazj per i
quali i tempi de i mouimenti ritengano la medejma proporzione, cbcglifpazj

SAGR.

Gi mi [enfio leuato lo fcrvpolo maggiore

ejfer

non filo pofibile ma

reua

vn

contraddittorio:

dir necejfario

e comprendo

quello

che

mipa-

ma non per intendo per ancora

che

<vno di queji cafipoj/bili, necefiarjfia queJlo,del quale hab*


biamo bifogno diprefente; s che verofia , che il tempo della*

fcefaper C.<-A. al tempo della caduta per C.B. habbia la medesima proporzione,cbe la linea C.<A. alla C.B. ondee'fipof
fafenza con tradizione dire , che le velocit per la inclinata*
C.A. eper la perpendicolare C. B.Jeno eguali
SALV. Contentateuiper bora , ch'io v'habbia rimoffa l'incredulit; ma la faenza afpettatela vn'altra volta, cio quando vedrete le cofe dimojrate dal nofiro accademico intorno a i moti
locali: doue trotterete dimofrato , che nel tempo , che'l mobile
cade per tutta la C.B. V altro fcende per la C.^A.fino al punnel quale cade la perpendicolare tirataui dal punto B*
to
eper trottare doue il mede/imo cadente per la perpendicolare
fi trouerebbe , quando l'altro arriua al punto *A. tirate da
e/so <A. la perpendicolare /opra la C.^A. prolungando e/sa, e
la C.B. fino alconcorfi:e quello far il punto cercato. Intanto vedete , come e vero , che il moto per la C.B. e pi veloce ,
che per l'inclinata C.kA. (ponendo il tei mine C per principio
de' moti de' quali facciamo comparazione perche la linea*
)
C. B. e maggiore della C.T. e l'altra da C. fino al cuncorj
della perpendicolare tirata da Afopa la C.A. e maggiore della C.A. e pero il moto per efsa e pi veloce, che per la C.A. ma
quando noi paragoniamo il moto fatto per tutta la C.A. non
con tutto' l moto fatto nel medefimo tempo per la perpendicolare prolungata, ma e olfatto in par te del tempo per la fola
parte C.B. non repugna, che il mobile per C. o4. cotinuando
di fendere oltre al T.pojfa in tal tempo arriuare in <A. che
qualproporzionefitroua tra le linee C.utf. CB. talefia tra)

'.

effi

Dialogo primo

2,0

l ora ripigliando il nojro primo propofito, cht~>


e^fi tempi
era i moftrare, come il mobile grane partendofi dalla quiete
pajfa fcendendoper tutti i gradi di tardit precedenti a qualfiuoglia grado di vdocit , eh egli acquii , ripigliando la medejma figura ricordiamoci, cije eramo conuenuti, che il cail defeendente per l 'inclidente per la perpendicolare G.H.
nata C. A. nei termini B.A.fitrouaJfro hauere acquijati
eguali gradi divelocit: horafeguitando pi auanti. non cre.

&

do, che voi habbiate diffcult veruna, in concedere , che/opra


un'altro piano meno eleuatodi A.C. qual farebbe v.g. D.A.
il moto del de/tendenteJrebbe ancora pi tardo, che nel piano C. A. Talch, non e da dzibitar punto r chejipojjano notar
giani tantopocoeleuati fopra l'orizonte A.\B. e he' l mobile ,
cio la, medefima patta in qualjuoglia lunghijjmo tempo fi

condurrebbe al termine, A. giacche per conduruifiper ilpiano

B,A.non hafia

^a

tempo infinito:
il moto fifa,
femprepi lento, quanto la~
decliuit e minore infogna

&

..

dunque

necefi

fariamente cofefiare

poterfi

fopra il termine E. pigliare vn punto tanto ad ejfo B. vicino , che tirando


da ejfo al punto A. vn piano , la palla non lo pafiaffe ne anco
in vn'anno . Bifogna bora, che voifappiate,che limpetojcio
il grado di velocit^ he la palla
fi troua hauere acqui/iato quado arriua al punto A. e tale , che quando ella continuaff di
muouerft con. queflo medefimo grado vniformemente } cio
fenza accelerar/i, o ritardar/i; in altrettanto tempo r in quanto e venuta per ilpiano. inclinato. } pajferehbe vn.ojpazio lungo il doppio delpiano inclinato ; cio (per efempio ) f la palla hauefle pajfato ilpiano. 'D.A. in vn bora r continuando di
muouerfi vniformemente con quel grado di velocit , che ella
fi troua hauere nelgiugnere al. termine A.pajferebbe in vn~~>
ora vnofpazio doppio della lunghezza D.A. e perch (come
dicemmo) i gradi di velocit acqufiati,
i punti B.A.da

mobil

Del Galileo;

ai

theJipartono da qua Ifiuoglia punto prefo nella perpendico*


lare C.B. e che fendono, l'vno per ilpiano inclinatoci' altro
per e/laperpendicolare fon fempre eguali: adunque il cadente
per la perpendicolarepub partirfi da vn termine tanto vicino
al B. che l grado di velocit acqui/iato in B. nonfujfe baflante ( conferuandofi fempre l'ifiejfo) a condurre ti mobile per
vno fpazio doppio della lunghezza delpiano inclinato in vn'
anno, ne in dieci , ne in cento . Pojfiamo dunque concludere , che f e vero, chefecondo il corfo ordinario di natura vn
accidentarif,
mobile, rimo/fi tutti gl'impedimenti efierni ,
fi muouafopra piani inclinati con maggiore , e maggior tardit, fecondo, che inclinazionefar minore, s chefinalmen-

&

'

te la tarditfi

conduca a efere infinita, che e quandofifinifet

l'inclinazione, e s'arriua al piano orizontale; ef veropari-

mente,che al grado di velocit acquiftato in qualche punto del


piano inclinato sia eguale quel grado di velocit , chefitroua
hauereil cadete per la perpendicolare nelpuntofegato da vna
parallela all'orizonte, chepajfaper quelpunto delpiano incli71 ato,bi fogna di necejfit confeffare , che il cadente partendofi
dalla quiete,pafa per tutti gl'infiniti gradi di tardit, e che in

confeguenza, per acquifiar'vn determinato grado di velocit,


bifogna,cb 'e fi muouaiprimaper linea retta, defeendendo per
breue,o lungo fpazio,fecondo,che la velocit da acquifiarfi do-

ur e/fere minorer maggiore,e fecodo,chelpiano, jul qualefi


fcdefar poco ,o molto inclinato; talch pu darfivn piano co
fipoca inclinazione, che,per acquifarui quel talgrado di velocit, bifognaffeprima muouerfiper lunghifiimofpazio,& in

ndpiano orizontale qualfifia velonaturalmente mai auuenga, che il mobile gi mai vi fi muouer: ma, l moto per la linea orinzuntale ,ce non e decime , ne eleuaja , e moto circolare intorno al
centro, adunque il moto circolare non s acquifera mai naiutalmente Jfenza il moto retto precedente ma bene acqzafiaio
r r
iche e sijiaji continuer egli perpetuamente con velocita vi.iforme, lo potrei dichiararui, <& anco dimojh a? ui con altri
difeorfi, qutft medefimt verit , ma non voglio intet rimper
configran cl.grej/.oniilprincjpalnofiroragiOhminto, e pi,
Itrngbijjmo ttmpo;s che

cita

non

s'acquister

con altra occafione ; e ma/j, me , che Lciaji


venuto in qi.efio propofito,non per ftnuirjene per vna dimoftrazion muffarla, ma per adornare vn concetto Platonico:
tolto ci ritorner

al

Mote circola*
re

ncn

aic

Ci

natia
lcn?a

ll

a
niat

rr.tnte

,j

moto

reuo {recede

Moto circolar

-^

vnuor"

Dialogo primo

zz

al quale voglio aggiugnere vr? altra particolare offeruaziont


pur del nojro accademico , che ha del mirabile . figuriamoci
tra i decreti dd diurno architetto , ejfer efiato penfiero di crear

Mondo quefii globi , che noi veggiamo continuamente


muouerj in giro, ir hauere fabilito il centro delle lor conuer-

nel

Joni

& in

ejf> collocato il

bricati tuttii detti ghb nel

Sole immobile

r bauer poi fab,


medefimo luogo , e di l datali in-

clinazione di muouerj , discendendo ver/o


acquijlajfero quei gradi di velocit-,

il

centro , finche

chepareua alla [medefima

mente diuina: li quali acquifiati fujfero volti in giro, ciafcheduno nelfuo cerchio , mantenendo la gi concepita velocit :
fi cerca in quale altezza , e lontananza dal Sole era il luogo
doue primamente furono effiglobi creati: ef puh ejfer 3 ch<L->
lacreazion di tuttifuffe fiata nellifiejfo luogo Perfar queJla inuej>gazone,hijogna pigliare da i pi periti Afironomi-,
le grandezze de i cerchi, ne i qualii Pianetifi riuolgono, e parimente i tempi delle loro reuoluzoni : dalle quali due cognizionifi raccoglie quanto v.g. il moto di Gioue pi veloce
del moto di Saturno ; etrouato ( come in effetto e ) che Gioue
fi muoue pia velocemente, conuiene, chejendofi partiti dalla
medefima altezza, Giouefiafeefopi, che Saturno fi come
purefappiamj ejfere veramente ejfendo VQrbefuo inferiore
venendopiu auanti , dalla propora quel di Saturno
zione, che hanno le due velocit di Gioue-, e di Saturno, e dalla difianza,che e tra gli Orbiloro,e dalla proporzione dell'accelerazion del mota naturale > fi pu ritrouare in quanta al.

..

Grandezze de

porzioiutam
te all' Ter diIte fi dal

mede

tezz%,e hntanaza dal centro delle lor reuoluzjonifujfe il luogo donde fipartirono.Ritrouato,efiabilito quefioj cerca f
Marte fendendo di lfino alfuo Orbe,fitroua,che la gran>

gliorbi,e velo
cica dei moti
dei Pianeti rif

poniono pro-

Ma

dezza

dell'Orbe, e la velocit del

&

moto cuengono con

quello

il fimilefi fa della Terra , di


che dal calcolo ci vien dato
Venere, e di Mercurio, de i quali le grandezze de i cerchi , e le

velocit de

moti faccofiano tanto projjmamente a quel , che

ne danno i computi, che

coja

marauiglioja

SAG R. Ho con e/Iremogufofentito quejlopenfiero, ef non,ch'io


credoyche

ga,

far quei

il

calcoli precifamentefarebbe

e laboriofa, eforf

troppo

difficile

da

ejfer

imprefa luncomprefa da me-,

ve ne vorrei fare infanza


L'operazione e veramente lunga , e diffcile , ? anco non
m ajjtcurerei di ritrouarla cast prontamente , ppro l<% riferbevemo
io

SALV-

Del Galileo

23

remo ad vr altra volta; e per bora ritorneremo alnoBroprU


rno propn/ito, ripigliando li,di doue digredimmo , che f beri
mi ricorda, eramo fui determinare , cime il moto per linea-*
retta non pub effer di zfo alcuno nelle parti del Al ondo bene
ordi /late; efeguitauamo di direbbe no7i cgs auuiene de imo,

'

tomenti circolari; de i quali quello, che efatto dal mobile infe


fiefib,gi lo ritien fempre nel mede/imo luogo, e quello che coduce il mobile per la circonferenza d'vn cerchio intorno al
fuo centrofiabile, ejffo, non mette in difordine ne se, ne i cir- .,
conuicini;imperoccb' tal motoprimieramente efinito,e termi-

...

1^

e ter,
minati non di

ri

nato, anzi non purfinito, e terminatola non epuntoalcuvltimo termine fordinanole^


no nella circonferenza, che nonfia primo,
^"
artl
della circolazione ; e continuandoji nella circonferenza aff- P

&

gnatagli,

per

laficia

tutto

il

refio,dentro ,

efuori di quella

libero

j*j^j

moto c

mai colare- ogni


il mobilefempre fi punto della-

bifogni d' altri, fenz' impedirgli, b difordinargligi

Quefio ejfendo vn mouimento , chefa, che


parte, efempre arriua al termine, pu primieramente effofolo circonferzae
P nncl P 10 > e ~
effer e vniforme , imperocch l'accelerazione del motofi fa nel
mobile quando e' va verfo il termine,doue egli ha inclinazio- Moto circola
il riiardamento accade per la repugnanza,cb 'egli ha di re folo vnifor
ne,
allontanarsi dal medesimo termine, e perche nel me
partirfi,
moto circolare il mobile fempre si parte da termine naturale, e

&

fempre

&

si

gnanza

muoue verfo il medesimo adunque in


,

lui la repu-

e l inclinazione fon fempre di egualiforze

quale egualit ne

rifinita

dalla*

vna non ritardatale accelerata ve- Moto

circola

Vvniformit del moto Da quefia vniformit , e re pu contidaW effir terminato , ne pub feguire la continuazion perpe- nuarfi perpetua ccl reiterarfempre le circolazioni,la quale in vna linea tuameHte
in terminata ,
in vn moto continuamente ritardata ,b ac to retton
celerato non si pub naturalmente ritrouare; e dico naturai._
mente, perche il moto retto, che si ritarda e il violento ,che non menfe eflr p
pu efier perpetuo ,e l accelerato arriua neceffariamtnte al ter- petuo.
mine fi vi e ;e f non vi e, non vi pu ne anco eJfrmoto }
pache la natura non muoue doue imponibile ad arriuare
Concludo per tanto ilfolo mouimento circolare poter iatu- Moto retto af
ralmente conuenireai corpi naturali integranti l'vnimrfo, e fegnato a icor
nat iralj F ei
:ituiti nell'ottima di[posizione;^ il retto al pia, che sipoffa Pi
ridurli all'or.
\
a
t?
*
j
fi
*
r
j-naire ejlere ajsegnato dalla natura a ijuoi corpi e parti diejfi ^ne p er fetto
qualunque volta si ritrouaj]ero fuori de' luoghi loro cofiitui- quando ne ria
te aipraua deposizione, e pero bifiognofic di ridursi per la pi no nmoffi
locit, cio

&

"

i'

B 4

breue*

Dialog primo

24.

breueallo flato naturale

Di qui mi par

che affai ragion e-

uolmente sipoffa concluder^, cheper mantenimento dell'ordine perfetto tra le parti del Mondo bifogni dire che le mobili
sieno mobilifolo circolarmente, ef alcune ve nefono, che circolarmente non si muouano , quejie di neceffit sieno immobili: non effendo altro , fatuo , chela quiete , e'I moto circolare
atto alla conferuazione dell'ordine . Et io non poco mi marauiglio, che Arijloiile, il quale pureJim che l globo terre,

La
la

quiete fo-

il

moto

circolare atti
alla coferua-

zion dell'or*
dine.

Jirefuffe collocato nel centro del mondo , e che quiui immobilmente si rimaneffe , non diceffe , che de corpi naturali altri
altri immobili;e mafjime hauenerano mobili per natura,

&

natura efier principio di moto, e di quiete,


SIMP. lArtJiotile, come quello,che non siprometteuadelfuo ingegno, ancorch per fpicajfimo > pi di quello , che si conuienet

do gi definito

Xe

fenfateef-

perienze fide
xoao ancepor
re a i difcorfi
vniani.

Chi nega

il se
fo,merita d'ef
ferne prillato.

II fenfo magran
i

lira

muoueru
nero, e
gieri al

al
leg-

con-

cane.

la

JUmo nel fuo jilofofare

, chele fenfate efperienze sidouefseroanteporre a qualsiuoglia difcorfo , fabbricato da ingegno limano, e di/se, che quelli, che hauefsero negato ilfenfo, meritauano di efser gafiigati , col leuargli quel talfenfo ; bora , chi
quello cos cieco, che non vegga leparti della Terra, e dell'Acqua muouersi,come graui, naturalmente all' ingi;cioverfo
il centra dell' vniuerf,aJsegnato dall' ijiefsa natura perJne,e
termine del moto retto deorso>e no vegga parhnete muouersi
UFuoco,e l'Aria all' ins rettamente verfo ilconcauo dell'Orbe litnare,come a termine naturale del moto furfum/e vedendosi tanto manifejlamente quefo , &" efsendo noi sicuri, che}
cadem eli ratio totius,& partiurn, come nojideue egli dire
efser propofzion verar e manifefa,che il mouimeto naturale
della Terra e il retto ad mediti,? del Fuoco il retto a medio.
SALV* In virt di quefo voflro difcorfo al pi , al pi , che voi
potefie pretenderebbe vifufse conceduto, che, fi come leparcio dal luogo doue effe
ti della Terra rimofse dal fuo tutto
naturalmente dimorano , ciofinalmente ridotte inpraua^
e difordinata di/posizione, tornano al luogo loro fpontaneam'ente > e pero naturalmente con mutamento retto cos
(conceduto , che eadem ft ratio totius,
partium.) si potrebbe inferire, che rimofsoper violenza il globi) terre/ire dal
luogo a/segnatogli dalia natura, egli vi intornerebbe per linea
retta . Quefo,come ho detto e quanto alpiu vi sipotefse concedere, fattaui ancora ogni forte d'ageuoezza; ma chi volefse
fiusder con rigore quejie partite, prima vi negherebbe, che le
parti
,.

&

1 grani defcldenti

biofe

nano

dtib-j
fi

di
recto*

m -tomoto

Del

Galileo."

parti della Terra, nel ritornare al fuo tutto t $mottefsero per


linea t etta, e non per circolare, altra misia , e voifcuramete bau enfe, che fare affai a dimq/rare il con trario , consta
apertam en te in ten derete nelle rifpofte alle ragioni, ^7 zfperienze particolari addotte da Tolomeo , e da Arifictile . Secondariamente, f altri vidiceffe, che le parti della Tetrafi muouono,nonper andar' al centro d.el Mondo, ma per andare a riw
nirficol [no tutto , e che per ci hanno naturale incili, azione

verfo il centro del globo terrejre,per la quale inclinaziows


1
tonfpirano aformarlo, e e mferuarlo, qual'altro tutto,e qual
altro centro trcuereje voi al Mondo , al quale Unter globo Terra sferica
terreno , ejfendone rimojfo , cereaff di ritornare , onde la ra- per la cofpira
gion del tutto ufffimile a quella delle partii Aggiugnete,che z 10 " <! elle P a *
ni Ariilotile, ne voi, proueretegi mai, che la Terra defaio
Ja nel centro dell' vniuerfo; ma, ffipu ajfegnare centro al- s i e pi p ro *
cuno all'vniuerfo , iroueremo in quello ejferpi prejo collo- babilmtenel

'

centro dell'ycome nelprogrejfo intenderete .


iuei
c ^* 8
dal cofpirare concordemente tutte le parti della** "
^
Terra aformare ilfuo tutto, nefegue,che effe da tutte le parti
con eguale inclinazione vi concorrano, epervnirfialpi,cht

cato

H or

il

Sole,

a, fi come

fiapojjbile infeme

sfericamente vifi adattano ^perche

non

Solergli altri corpi mon


dani jjiano e(fi ancora difigura rotonda , non per altro , che
per vn concorde inftinto , e concorfo naturale di tutte le loro
parti componenti? delle quali , f tal' ora alcuna per qualche"Natttffij In
violenza fujfe dalfuo tutto feparata , non e egli ragioneuole clonazione del
tu
artl
// credere, che fpontaneamente , e per naturale infinto ella vi *| P

doniamo noi crederebbe

la

Luna,

il

ritornerebbe

& in quefio modo concludere

che'l

moto

retto

"

| andare a

competa egualmente a tutti i corpi mondani l


j j or
SIMP. E' non e dubbio alcuno,cbe come voi volete negare nonfollmente i prinapj nellefeienze, ma efperienze manifefe,
i
fnfiftefji, voi non potrete gi mai ejfer conuinto , rimojfo
da veruna oppinione concetta;
io pia lofio mi quieter
(perche con tra negantes principia no eftdifpiuandnm)

centri

&

&

tbe perfuafo in virt delle voflre ragioni .

Eflandofu

le c-

fe da voi pur bora pronunziate (gi, che mettete in dubbio


infino nel moto de i grani fefia retto, no) come potete voi
mai ragioneuolmente negare, che le parti della Terra,cioe,che Moto retta di
le materie grauiffme dejcendano verfo il centro,con moto ret- l graui com,

to,fe lafciate

da vna

altiffima

Torre }

le

cui paretefono dirti- ?


tifjime^

le *

da * en "

Dialogo primo

a piombo , effe gli vengono per cos direi


lambendo , e penocendo in terra in quel medejtmo punto cu*
capello-, doue verrebbe a terminare il piombo , chependeffe da
vnofpago legato in alto mi per l'appunto, ondefi lafci cadere
ilfaffo non e queflo argomento pi , che euidente cotal [moto
tffme, e fabbricate

Argomento
d'Ariftot. per

prouar , che
graia

fi

muo-

uono per andare al centro


deH'vniuerfo.

I graui fi muo
nono al centro della Ter-

ra per accids
Cercar quello che fegui-

rebbe doppo
vn' imponibile vanit.

Corpi

celelti

116 fon

ne gra

ui

ne *?SQ e ~

ejfer retto , e verfo il centro ? Nelfecondo luogo voi reuocate


in dubbio, f le parti della Terrafi muouanoper andar, come
afferma Ari/ioti le , al centro del Mondo , qua/i che egli non
Vioabbia concludentemente dimoflrato per i mouimenti contrarj,mentre in coiai gufa argomentaci mouimento de i grani e contrario a quello de i leggieri , ma il moto dei leggierifi

vede effer dirittamente alVmsu, cio verfo la circonferenza*


del Mondo , adunque il molo dei graui rettamente verfo il
accade per accidens, che efa verfo il
centro del Mondo:
erratotele queflofi abbatte ad ejfcre vnito co
centro della
quello
Il cercar poi quello 3 che faceffe vna parte del globo
Lunare, b del Sole, quando fuffefeparata dalfuo tutto, va3
nit; perchefi cerca quello, chefeguirebbe i'n confegueza d'vn
impojfibile; attefo che, come pur dimofra Arifoiile i corpi ce-

&

lfifono impajfbili, impeneirabilh infrangibili; s che nonfi


pub dare il cafoie quandopure ej?deff,e che la partefeparata
ritornaffealfuo tutto , ella non vi tornerebbe come graue,
leggiera, che pur il medefmo Arifibotileprona , che i corpi celefti non fono ne graui, ne leggieri
SALV. Quanto ragioneuolmente io dubiti ,fe i grauifi muouano

comepufora ho
quando efaminero queflo argomento particolare. Circa
il fecondo punto, io mi merauiglio , che voi habbiate bifogno ,

per

linea retta, e perpendicolare, lofentirete

detto,
3

Paralogifmo d' Ariflotile vi[fa /coperto , effendo per /L->


fieffo tanto manifeflo; e che voi non vi accorgiate , che Ariftofile fuppone quello, che in quiflione: pero notate
SIMP. Digrazia Sig. Salutatiparlate con pi ri[petto d'Ariflotile .Et a chi potrete voi perfuader gi mai, eh e quello, che e (iaammirabile efplicator della forma Siloto il primo, vnico,
Arifr.nonpu
degli Elenchi, de i modi di conodella
dimoflrazione,
gijlica,
equiuocare ef
fendo inuenfere i Sofismi, i Paralogismi, '& infomma, di tutta la Logica,
tor della Loequiuocaffepoifigrauemente infupporper noto-, quello , che
che

&

gica

e in

quiflione! Signori bifogna

prima

intenderlo perfetta-

mente , epoiprouarji a volerlo impugnare


SAL V> 'Signor Simplicio noijiamo qui ira noi difeo rrendo fami.

Uar-

Del Galileo.

2.7

Ilarmente per nueBgar qualche verit ;io notrhar maiper


malerbe voi mipalejiate i miei errali, e quando io non lauro
confeguita la mente d'AriJlotile.riprendettmipur liberamente, che io ve ne baro buon grado . Concedetemi in tanto , che

rifponda ancora alcuna coche la Lcg.ca coirne bedicenoui,


a
le
vltime
parole,
voflre
fa
nifimofapete, l'organo col qualejj lojofa ;n,af cerne pu
io efponga le mie dijficult,e ch'io

effer,

che vn'artefice fa eccellente

m flbncare crgani,ma in-

dotto nelfaperglifonare, cos pu ejlr'vngran logico,ma poco e (per o neljaperfifet tur della Logica;Ji come ci fon molti ,
che fanno per lo forno a mente tutta la poetica-,

e fon poi

in-

felici nel e omp or

quattro verjifolamte : altri pojfeggono tutti i precetti dd Vinci , e non faprdber poi dipignere vnofgOr
bello
Il fonar l'Organo n on s'impara da quelli , che fanno
far' Organi, ma da ctAgL safonai e: la Foefia s'impara dalla)
contmua lettura de' "Poeti : il dipignere s'apprende col continuo difegnare e dipignere : il dimofirare dalla lettura de i
alematici foli,e non
libri pieni di dimojhazioni, che fono i
i Logici . Ora tornando alpropqfto dico, che quello , che vede Criftotile del moto de i corpi leggieri e ilpartirf il Fuoco
da qualun que luogo della fuperjicie del globo terrejlre,e dirit.

tamente dfcojarjene, falcndo in alto; e queflo e veramente


muouerfi verfo vna circonferenza, maggiore di quella della
Terra ; anzi il mide/imo Arijlotile lofa muouere al concao
della Luna; ma,che tal circonferenza fa poi quella del Mondo, concentrica a quella ,f che il muouerfi verfo quefla ,fia
vn muouerfi anco verfo quella del Mondo; ci non fi pu affermare, f prima nonfifuppone che'l centro della 1 erra~->> ParaWfmo
dal quale noi vediamo difcoflarfi leggieri afcendenti , fia il d'Anftoc. nel
medefmo, che'l centro del Mondo,che quanto dire, che' Igl- prouar la Ter
ho terreftrefia cofituito nel centro dd Mondoiche e poi quel- el ^r nel ce
tr0
Mocto.
lo , di che noi dubitiamo , e che Ariflotile intende diprouare .
queflo direte, che nonfia vn manifflo Paralogifmo l
SAGR. Queflo argomento d' ariflotile mi eraparfo anco per vn'
altro ri/petto mancheuole, e non concludente, quando bene
f
,

che quella circonferenza , alla qualefi muoue


,
rettamente il Fuoco ,fujfe quella , che racchiude il ^Mondo .
Imperocch, prefo dentro a vn cerchio non folamete il centro,

gli concedeffe

ma

qualfiuoglia altro punto

quello

ogni mobile , che partendofi da


, e verfo qualfiuoglia parte >

cammmerper linea retta

fenza

Dialogo primo

Sciioprefi il

Paralogifmo
d'Ariftoc. per
vn'altro verfon

,,

fenz'alcun dubbio andr ver/o la circonferenza, e cotnuatt


do il moto vi arriuer ancora;fi che ver'i/fimo far il direbbe
egli verfo la circonferenza fi muoua: ma non far gi vero
che quellOfCbe per le medefime lineefi moueffe con mouimento
contrario, vadia verfo il centro, f no quado il pUto prefofujfe
fijejfo centro j) chl motofujfefatto per quellafola linea ,cae,
prodotta dalpunto affegnato fpajfa per lo centro . Talchi il
dire: il Fuoco mouendofi rettamente va verfo la circonferenza del Mondo, adunque le parti della Terra , le quali ,per le
medefime lineefi muouono di moto contrario, vanno verfo'l
eentro del Mondo, non conclude altrimenti ,fe nonfuppoflo
prima, che le linee del Fuoco prolungate ,paffino per il centro
del Mondo; e perche di effe noi fappamo certo , che le paffano
perii centro del globo terre/ire {effendo a perpendicolo Jbpra
laJua fuperficie, e non inclinate) adunque per concludere bifogna fupporre,che il centroela Terra sia Viftejfo, che il centro del jAl ondo, almeno, che leparti del Fuoco, e della Terra non afeendano, edefcendano,fe non per vna linea fola,che
paffiper il centro del Mondo;il che epoifaljb, e repugna all'efperienza,la qual ci moJra,che leparti del Fuoco,nonper vna
lineafola, maper le infinite, prodotte dal centro della Terra,

verfo tutte leparti del Mondo , afeendono fempre per linet->


perperdicolari alla fuperficie delglobo terrejlre

$AVL,

Voi Signor Sagredo molto ingegnofamente conducete Arimojlrando V equiuoco manifejlo; ma aggiugnete vn altra fconueneuolezza . Noi veggiamo la Terra ejfere sferica, e per siamo sicuri che ella ha il
fuo centro : a quello veggiamo , che si muouono tutte lefuz^j
parti , che cos e necejfario dire , mentre i mouimenii loro fon
tutti perpendicolari alla fuperficie terrejlre; intendiamo, come
mouendosi al centro della Terra, si muouono alfuo tutto,
alla fua madre vniuerfale : e siamo poi tanto buoni,che ci vogliam lafciar perfuadere , che Vinfinito loro naturale non e di
andar' verfo il centro della Terra,ma verfo quel\d'dVVniuerfo, il quale nonfappiamo doue sia, ni f sia; e che quando pur
sia, non altro, ctivn punto imaginario , r vn niente fenza
veruna facult AWvltimo detto poi del Signor Simplicio
che il contendere, f le parti del Sole , della Luna , di altro
corpo cele/le, eparate dalfuo tutto, ritornajfero naturalmente, a quello, sia vna vanit, per ejfere il cafo impoJJibie,effendo
manifefto
Jlotile al medesimo incjnueniente,

J>rouafi pi
jagioneuol-

mece dirli che


igraui tendoa) cener
delia Terra ,
che a quel del
i'vnwerfo

no

&

Del Galileo

19

manifefioper dimofrazioni di Ariflotle,che

no impaffibili, impenetrabili
.

impattiteli

corpi celeflfo-

j"* 1 *- 1

'c. iti/pondo ni^

enn dizioni ,per le quali Ariflotilefa diff trite t cor- " ^ ^elefti
picekfli dagli Elementari, hauere altra fujfiflenza , che quel- difieriiccno
la, cb'ei deduce dalla diuerjt de i moti naturali di quelli, e di da gli cJcme
queji; in modo , che negato , che il moto circolare flafclo de i c ?"?v^

una

delle

^:

corpi Celefliy ir affermato, ch'ei ccnuenga a tutti i corpi natii- ^natigli


rali mobili , bifogna per neceflaria conseguenza dire , che s ii
^ti
attributi di generabile , o ingenerabile , alterabile , o inaltera-

comunemente
tanto ai Cele/li ,
conuengano a tutti i corpi mondani,
quanto a gli Elementari , o che malamente^ con errore habbia Arifotile dedotti dal moto circolare quelli , che ha aflebile ,partitelc, impartitele, 'c.

egualmente t

cio

gnati a i corpi CelefiL


Queflo modo di fllofnfare tende alla fouuerjon di tutta
al di/ordinare, e mettere in conquajfb
lafdofoja naturale,
il Cielo, e la Terra, e tutto l'Vniuerfo; ma io credo, che ifondamenti de i Peripatetici fien tali, che non cija da temerebbe
con la rouina loroflpojfano conjruire nuouefeienze.
SALV.
on vipigliate gi penfero del Cielo ne della Terra, ne
temiate la lor fouuerfione, come ni anco dellajilofoja, perche
quanto al Cielo in vano e , che voi temiate di quello , che voi
mede/imo reputate inalterabile , e imponbile ; quanto alla*
Terra, noi cerchiamo di nobilitarla, e perfezionarla > mentre
proccuriamo di farla Jimile a i corpi Celefli e in certo modo
metterla quafi in Cielo di doue i vojlri filo fbfi l'hanno ban-, r r
T
v
dita. Lajlojojiamedejima non pu ,Je noti riceuer benejinceuer*
zio dalle no/Ire difpute; perche f i nojlri penjeri faranno ve- accrefeimto

SIMP.

ti,

nuoui acquifliflfarannofatti;ftfalfl,col ributtargliynag dalle difpute,


z
le prime dottrine
Jriglateui e ? ont?^ }~

gior mente verran o confermate

pi tolo penfiero di alcunifilofofij e vedete di aiutargli, efaflettergli; ctie quanto alla fcienzaflejfa , ella non pu ,fe non,
auanzaif E ritornando al noflro propojto , producete liberamente quello y che vifouuiene per mantenimento della*
.

fomma deferenza

che Ariflotile pone tra

corpi Celefi, e la

parte Elementare, nelfar quelli ingenerabili , incorruttibili ,


mailerabili, 'c. e quefla corruttibile, alterabile, 'c.
SIMp. io non veggo per ancora , che Anfotile Ja bifognofo di
flocco/fo, rflandj egli in piedesfaldo, eforte ; anzi non eflen-

doper ancora pure flato

ajjalito

non

che abbattuto

da voi

E qual

Dialogo primo

io

E qualfar
Dffcorfo d'A
rift. per pruarl 'incorrile
tibilicdelcie

lo.

contrarj

per Arili.

Al moto

cir-

colare, niun'
altro moto
contrario.
Cielo abita-

lo

voBrofchermo in

quejlo primo ajfalto ? Scritte

xAriflotile. Quello, eh efigenerafifa

da vn contrario in quaU

chefubietto], e parimente fi corrompe in qualche fubietto

da

vn contrariojin vn contrario; fi che (notate bene) la corruzzione e generazione non ef non ne i contrarj ; ma de i con,

Generazione,
C corruzione
folamente-
tra

il

,p gli

Dei

immortali.

Immutabilit
del cielo coni
prefa per il se
lo.

Prona , che il
moto circolare non ha con
erario.

trarj i mouimentifon contrarj ;fe dunque al corpo Celejle n&


Jtpu affegnar contrario , imperocch al moto circolare niun*

mouimento e contrario , adunque benifiimo ha fatto la


natura a fare efente da i contrarj quello, che doueua ejfere ingenerabile , <& incorruttibile . Stabilito quejlo primo fondamento, fpeditamentefi eaua in confeguenza,ch'eifia inaugumentabile , inalterabile , impajfibile , e finalmente eterno,
abitazione proporzionata agli Dei immortali,conforme alla
opinione ancora di tutti gli huomini , che de gli Dei hanno
concetto
Conferma poi Vijlejfo ancorper ilftnfo ; auuenga,
che in tutto il tempo paffato, fecondo le tradizioni, e memorie
nijjunacofafivedeejferfitrafmutata, ne fecondo tutto Vvltimo Cielo, nefecondo alcuna fua propria parte . Che poi al
moto circolare niuno altrofia contrario, loproua AriJlotil<Lj>
in molte maniere; mafenza replicarle tutte ajfai apertamente
rejla dimojlrato , mentre , che i motifemplci non fono altri
che tre, al mezo, dal mezo, e intorno al mezo, de i quali i dua
retti furfum ,
deoriiim/#o manifijlament contrarj e
perch vnfoto ha vn foloper contrario , adunque non reffa
altro

&

&

mouimento chepojfa effer contrario al circolare Ecconi il difeorfo di Arijlotle argutijfimo, e concludentiffmo, per
il qualefiproua l'incorruttibilit del Cielo
SALV. Quejlo non* niente di pi , che il puro progrejfo d'AriJlotile,gi da me accennato, nel quale tuttauolta, che io vi neghi che il moto , che voi attribuite a i corpi Celefi, non con-tenga ancora alla Terra, lafua illazione refa nulla Dicoui
per tanto , [che quel moto circolare , che voi ajfegnate a i corpi
Celefii, e onuiene ancora alla Terra: dal che,poJlo, che il refio
del vojlro difeorfofia concludente ,feguir vna di qucjle tre
or vi replico, cio, che la Trcofe; comepocoffi detto,
ingenerabile
ancora
rafia ejfa
, e incorruttibile , come i corpi
Cele/li, che i corpi Celeflifieno come gli Elementari generabili, alterabili, &c. che quefia differenza di moti non habIl difeorfo di
bia, chefar con la generazione , e corruzione
vArt fiatile f e vojlro contiene molte propofizioni da non effer
altro

&

di

Del Galilea

Hi leggiero ammejfe, e per poterlo meglio e/ammare >Jrd bene


ridurlo pi al netto, fa' al dijinto , ebefia pofibile ; efcufimt
il Sig. Sagredo , f forf con qualche tedio fente replicar pi,
volte le medefime cofe, e faccia conto difentir ripigliargli ar-

gomenti nei publici circoli de i dfputanti . Voi dite la generazione) e corruzione nonfifa, f non doue fono i contrari
i

non fono, f non

contrarj

bili di

te quelli

del Fuoco,
,

corpifimplici naturali,

mo-

Anno per linee rette tra termini contrari , e^


al mezo ; e tali
folamente dua , cio dal mezo ,

&

mouimenti nonfono

terzo

chefi

queji fono

ne

tra

mouimenti contrari; mouimenti contrari fono folamj-

di altri corpi naturali

che della

Terrat

degli altri due Elementi; adunque la generazio-

corruzione non

f non tra
mouimentofemplice y cio il

gli Elementi

E perche il

mezo >
dua ,e vn

circolare intorno al

non ha contrario (perche contrari fono gli

altri.

folo ha vnfolo per contrario ) per quel corpo naturale , al


quale tal moto compete , manca di contrario , e non hauendo
contrario, reja ingenerabile, e incorruttibile, &c. perch dotte non contrariet, non generazione , ne corruzione, &c.
ma tal moto competefolamente a i corpi Cele/li: adunquefoli
quejifono ingenerabili, incorruttibili, &PV..

E prima a mej

rapprefenta affai pi ageuol cofa il poterj afjcurare ,fe la>


Terra corpo vajifjmo , e per vicinit a. noi trattabili/fimo fi

mucua

di

vn mouimento majfimo qual farebbe per bora il Pi


,

riuolgerfi infefiejfa in ventiquattro ore, che

non

facile

l'intende- accorgerli

re, " ajficurarfi f la generazione , e corruzione fifacciano


muoua^chefe
da i contrari; anzi pure f la corruzione, e la generazione,^ j a corruzione
Ef voi Sig. Simplicio mifapefe fi faccia da i
i contrarifieno in natura
ajfegnare qualfia il modo di operare della natura , nel gene- contrarj.
rare in breuijfmo tempo , centomila mofcioni da vn poco di
fumo di mofo, mofirandomi qualifieno quiui i contrarj,qual
cofafi corrompa, e come, io vi reputerei ancora pia di quello,
eh' io fo; perche io nejfuna d quejie cofe comprendo In oltre
barei molto caro d'intendere, come e perch queji contrari
,

corruttiui fieno cos benigni verfo le cornacchie, e cosi fieri


verfo i colombi , cos tolleranti verfo i cerni,
impazienti
contro a i caualli, che a quelli concedanopi anni di vita,cio

&

d'incorruttibilit , cbefittimane a queji


/ P efebi ,gli Vliui
hanno pur radice ne medefimi terreni , fono efpofii a i mtdefimifreddi) a i medefimicaldi, alle medefimepwggie, e ven~
*
th;
.

Dialogo primo

3%

ti, * infomma alle medefime contrariet ,e pur quelli vengo


no deflrutti inbreue tempo , e quefli viuono m die centinaia
e
d'anni . Dipi, io non fon mairejlato ben capace di quefa
tra/mutazionefufanziale ( reHandofempre dentro a i puri
termini naturali) per la quale v?ia materia venga talmente
trasformatalefideua per necefjit dire quella tffr/idtl tut-

to deflrutta,fi che nulla del fuo primo ejfere vi rimanga , c->


da quella, f nefiaprodotto;^

eh' vn' altro corpo duerjffimo


il

Semplce traf
pofzi di par

pu rappre-

rapprefentarmifivn corpo fotta

vn aJpetto,e di li a poco fot-

to vn'altro differente affai, non ho per imponbile, chepoffa*


fegureper vnafemplce trafpo/zione di partifenza corrom-

r
?,!? \r ,?5:
duierli
lotto

pere, generar nulla di nuouo : perch dijimili Metamorfoft


ne vediamo noi tutto il giorno . Si che torno u replicarui,che
r

afpecti.

nome voi mi vorrete perjuader ,

pi

'.

.,

muouer circolarmente per via


bauerete

.-^
Term
non

fi poffa
di corruttibilit,egenerabilit,

che fare affai pi di me

che con argomenti ben pia.

ma non men concludenti,

vijtrouer .il contrario.


Sign. Saluiati perdonatemi, f io interrompo il voflro ra-

difficili,

SAGR.

che la

gion amentoftl quale, fi come mi diletta affai, perche io ancora


mi trouo inuolto nelle medefime dijffcult, cos dubito , chefa
impojjibile il poterne venire a, capo ,/nza deporre in tutto , e
per tutto la no/ira principal materia ;per quandofipoteffLs
tirare auanti il primo difeorfo , giudicherei , chefuffe bene riintero ragionamento quejia
mettere ad vn altro feparato ,
quijlione della generazione,e corruzione^fi come anco,quanal Sign. Simplicio, fipotrfare di altre
do cipiaccia a voi,
particolari
che
il corfo de' ragionamenti ci porgeffe
,
quiflioni
auanti; delle quali io terra memoria a parte, per proporle vn*
altro giorno ,e minutamente efaminarle . Hor quanto alla*
prefente,gi che voi dite, che negato ad Aristotile che il moto
circolare non fa della Terra,come degli altri corpi Cekfti, ne

&

&

Terra , circa effr geneancora del Cielo , l affiamofarf la


corruzione sieno, o non sieno in naturale tor-

fegur, che quello


rabile, alterabile

che accade della

ifXc.fa

generazione, e
niamo a veder d'inuejiigare,quelche faccia

SIMP.

Io non pfo accomodar

dubbio, f la generazione,

il globo

l'orecchie, a fentir

terrefre

mettere in*

corruzione sieno in natura^ffen-

do vna co fa , che noi continuamente hauiamo innanzi a gli


occhj , e della quale Arijotile hafritto due libri interi
quando si babbiano a negare i principi/ nelle fcienjze , e met.

Ma

tere

Del Galileo T

33

fere in dubbio le cofe manifejlijfime , chi non sa, che Jpotr


prouare, quel che altri vuole,e'foRener qualfiuogliaparadof-

Neganclorf

*
corrom- Pn c.iP^ =liei
Jb
^
ferfi erbe, piante, animali, che altra co/a vedete voi* come no pu fofienere
vedete perpetuamente giojirarjtin contro le contrariet e la q U al fi voglia
Terra mutarjiin Acqua, l'Acqua conuertirj in Aria-, V Aria paradello
in Fuoco, e di iuouq l'Aria condenfarjiin nuuole, in piogge ,
grandini, e tempele /
$AGR. Anzi veggiamopur tutte quejle cofe , e per vogliamo cocederui il dtjcorfo d' Arijlotile, quanto a quejlaparte della generazione e corruzionefatta da i contrarj ; ma f io vi concluder in virt delle medejme proporzioni concedute ad<

E f voi non vedete tutto

ti

giorno generarfi,

Arifiotile, chei corpi Celeftijleno eff ancora-, non meno , che


gli Elementari generabili, e corruttibili , che cofa direte voi (

SIM P.

Diro, che voi habbiatefatto quello ^che e impojjbi le afar/i.

SAGR.

Ditemi vnpoco Sign.

Simplicio,

non fono

quejle affezio-

ni contrarie tra di loro i

SIMP. Quali!
SAGR. Eccouele

Alterabile, inalterabile

pajfbile

impajpbilep

generabile, ingenerabile, corruttibile, incorruttibile /

SIMP. Sono contrarissime


SAGR. Come quejloJa, efa
ingeneragli,

vero ancora, chei corpi

incorruttibi, io vi prono

Celejli fieno

che di necejjit bifo-

gna, cheitorpi

Cele/liJen generabili, e corruttibili


Quejlo non potr effer' altro, che vn Sojjsma
Sentite l'argomento, e poi nominatelo, efoluetelo. I coru
pi CeleRiyper chifono ingeneratoli , <& incorruttibili , hanno :ge
Sf^J?a
e
in natura dei contrarj, chefono i corpi generabili, ecorrutti- xrorrutib. per~
bili ; ma doue contrariet , quiui e generazione , e corruzio- che fonoinge

SIMP.
SAGR.

ne,

adunque itorpi

nerabili, e in-

Celejlifon generabili, e corruttibili.

SIMP. Non
Quejlo

vi difsio, che nonpoteua eJfer'altro,ch'vn Soffisma


vn di quelliargomenti cornuti, cheji chiamano So-

come quello del Candiotto,chedmua,che tutti i Candiotti erano bugiardi, pero ejfendo egli Candiotto veniuaadir la
bugia, mentre diceua,cbe i Candiotti erano bugiardi ;bifovna
adunque, che i Can diottifujfero veridici,^ in conJcgm nzaf
ejfo, come Candiotto veniua ad effer verdico; e per, nel dir,
chei Candiotti erano bugiardi, diceua il vero y c comprendendofe } -come Candiotto, bifgnaua, che efujfi, bugiardo. E cos
rtii:

in quefla forte di Sojjsmi , fi durerebbe va eterno arigirarjl


Sagr. Voi
,

fenza concluder mai niente

corrLlttlblil

Al'g urn nco


^
altrimenti So
rite

Dialogo primo

|4
SAGR.

Voifin qui Vbauete nominato,


mq/iran do la fallacia .

SIMP. Quanto

alfoluerlo, e

rejla bora,che lofcoglatt,

moHrarlafua

voi prima la contradizion manifeja

Tra

corpi

non

lefti

n gmiet.

lejii;

ma e tra gli

i Cieli

tro

li

fon cauli di
corruzione n6
j/k.cno nel
corrora

'

toccano

ma

da gl'Eie-

mzm

la contrariet de

ma

&c
efter corruttibili

chefi corrompe

rified'ella nel-

a pur e

ba relazione ad vn' altro i dico f tvmidit,per efempio, per la quale fi corrompa


vna parte di Terra, rifede neirifiejfa Terra, opure in vn'altro corpo, qualfarebbe VAria , l'Acqua . Io credo pur , che
voi direte, chefi come i mouimenti in su ,e ingi, e lagrauit,
e ^a ^g?erezzaJ c
^oifate i primi contrari, nonpojfn'ejfen
nelmcdfimofuggetto,cosne ancol'vmido,elfecco, ilcaldo*
rifreddo: bifogna dunque, che voi diciate, che quando il corpfi corrompe, ci auuengaper la qualit, chefi troua in vn'
altro, contraria allafua propriaipero perfar , che'l corpo Celefefia corruttibile, bafia , che in natura ci fieno corpi , cht^
babbiano contrariet al corpo Celefe;e talifono gli Elementi
,

f e vero,che la corruttibilitJia contraria alt incorruttibilit*


SIMP. Non bafia quefio Sign. mio , Gli Elementifi alterano , e
_.
Jt corrompono , perchfi toccano, efi mefcolano tra di loro ,e

*on fon tocca


ti

hanno

leggerezza, egrauit;

'Piano Sign. Simplicio: quefta contrariet ,per la qualz^

I cStrari che

quali

e della

voi dite alcuni corpi empiici

fi

non vedete

cbejmuouono circolarmente , al qual moto muri almancano di contrariet , e pero fono incor-

liffejfo corpo

che

contrario,

ruttibili,

SAGR.

Elementi,

& deorfum;

moti furfum,

pC

fallacia

I corpi Celefifono in"


generabili, e incorruttibili , adunque i corpi Celejifon generabili,e corruttibili? E poi la contrariet non e tra i corpi Cei

cospojfono efercitare le lor contrariet ; ma i corpi Celefiifono Jeparati dagli Elementi , da i quali nonfon ne anco tocchi^
ben effi toccano gli Elementi . Bifogna, f voi volete pr-

$iar la gen erazione, e

corruzione nei corpi

Celejii, che

firiate, che tra loto rifuggano le contrariet

voi mo-

SAGR.

Ecco, ch'io ve le trouo tra di loro . Il primo fonte, dal


quale voi cauate le contrariet degli Elementi,} la contrariet de' moti loro in su, e ingi: adunque forza , che contrari
fieno parimente tra di loro queiprincipi/, da i quali dependono tali mouimenti : eperch quello mobile in super la legge*
rezza, e quefio in gi per lagrauit,} necejfario, che leggerezr
tAi e granitacene tra di loro contrarie ini menofdeue ere*

Del Galileo:

|f

dere, chefon contrarj quegli altri princpi) , chefon cagioni


Grattiti, e ley
the queslofa graue, e leggiero quello:maper voi medejimi la

vengono in confeguenza della rarit , f^eafo'^foa


adunque contrariefaranno la denfit, eia rarit* le q Ua Uc ctr*quali condizioni tanto ampiamentefi rtrouano nei corpi Ce ne.
ie/i, che voifimate le Stelle non ejfer*altro, che parti pi denfe del lor Cielo ; e quando cifa, bifogna , che la denfit delle
Stelle f^P^
Stelle fuperi quafi d 'infinito interuallo quella del refto del
legge rezza, e lagrauit
e denfit,

Cielo:

il

che manifefo dall' ejfere

parente, eie

Stelle fommamente

lafs altre qualit, che' lpi, l

Cielo fommamente traf-

il

opache

meno

edalnonftrouare

fu fl^ nza del


refto del cielo
ja

denfi, raro, che della ianniumw


ejferprincipi) : Effen-

maggiore, e minor trafparenzapofano

do dunque tali contrariet ir i corpi

Celejti , necejlario , che

in quel medefmo modo,cbefon tali i corpi Elementari^ vero,cbe no la contrariet


fa caufa delia corruttibilit, &c.
$IMP. Non e necejfario ni l'vn, ni l'altro, perche la densit , _*
rarit ne i corpi Celefti non fon contrarie tra loro , come nei
nca
corpi Elementari ; imperocch no dependono dalle prime qua*\
J*
J>*
liti caldo, e freddo, che fono contrarie; ma dalla molta, o pceeidiaeri*
ea materia in proporzione alla quantit: bora il molto, elpo- <ia quelle d
co dicono folamente vna opposizione relatiua,chee la minor, g* Elementi*
the sia, e non ha, che fare con la generazione, e corruzione . Crera.
SrfGR. Talch a voler, che il dehfo e'I raro , che tra gli Elementi
deue ejfer cagione di grauit,e leggerezza, le quali pojfanejjep
taufe di moti contrarj furfum,& dcox(\im,dai quali dependano poi le contrariet per la generazione, e corruzione, non
bafla che sieno di quei densi , e rari , che fitto la medesima^*
quantit, o vogliam dir mole, contengono molta , poca materia, ma e neceJfario,che e siano densi, e rari, merce delle prime qualit freddo, e caldo, altramente non si farebbe niente ;
ma, /eque fio e, ^Arifotile ci ha ingannati, perch doueua dircelo da principio , e lafciar e fritto chefin generabili , e cor- Ariftot.fi ino*
tjji ancorafengenerabili,e corruttibili,

ruttibili quei corpi J empiici, che fon mobili di

mouimenti firn-

** ra

diminiit*

da legger ezza,e grauit,caufa- | e caiifedel'Fteda rarit,e densit, fatta da molta,e poca materia, merce del eifer gli Eiecaldo ,e delfreddo; e non sifermarefui femplice moto furfum, menti generale deorlum: perche io vi ajficuro , che quanto al fare i corpi b.|M e co^ucgraui,e leggieri,onde sien poi mobili di mouimenti contrarj, tlt>lii *

plici in su, e in gi, dependenti

qualsiuoglia densit,

e rarit

bafla

venga

ella per
2,

caldo

<l*>

freddo,

Dialogo primo
3<
freddo , per quel chepi vipiace ; perche il caldo , l freddo
non hanno, chefar niente in quejla operazione : e voi vedrete, che vn ferro infocato, chepur si pu chiamar caldo ,pefa il
medesimo, e si muoue nel medesimo modo chefreddo cMa
lafiiato ancor quejio; chefapete voi, che il denfo,e'l raro CeleHe non dependano dalfreddo e dal caldo i
SIMP. S olio, perche tali qualit nofono.tra i corpi Celejliyli qua,'
li non fon caldi n\freddi
SALV. Io veggo,che noi torniamo di nuouo a ingolfarci in vn pelago in-finito da non ne vfcir mai, perche queflo e vn nauigar
fe?iza buffala, fenza Stellefenza remi,fenza timone;onde cozdenper neceffit, opaffare di foglio, in foglio , dare in ficco, nauigarfempr e per perduti . Per, fi conforme al vofro
consiglio noi vogliamo tendere auanti nella nojra principal
materia, hifogna, che.lafciata per bora quefa general considerazione,fi il moto retto sia neceffario in natura , e conuenga ad alcuni corpi, venghiamoalJe dimojrazioni, ofiferuazio*
,

ni,

& efperienzeparticolari

che da lAriflotile , da

: proponendo prima tutte quelle,


Tolomeo , e da altri fon!)*fiate sin qui

addotte per proua dellaJabilit della. 'T^yva, cercando fecondar iamente difoluerle : e. portando in vltimo quelle , per 1<lj>
quali altri poffa refr perfuafo, chela Terra sianon men,cbe
la

Luna

o altro

Tianeta da connumerarsitri corpi natu-

ralimobili circolarmente,- *

SAGR.

Io tanto pia volentieri mi atterr a quejo,quanto

io reflo?

affai pi fodisfatto del vofro difiorfo architettonico , e geneil voflro finza intoppo
veruno mi quieta , e l'altro ad ognipaffo mi attrauerfa qualche inciampo; e nonfio, come il Sign. Simplicio non sia re/lata
fubito perfuafo dalla ragione.arrecata da voi perproua, che ili
moto per linea retta non pub hauer luogo in natura,tuttauoltachesifupponga , che le parti deWVniuerfo sieno difpqfte in

rale, che di quello d'iAriflotikjperche

ottima coflituzione, e perfettamente ordinate\.


SALV. Fermate digrazia Sign. Sagredo, che pur'horamifouuiene il modo di poter dar fodisfazione anco al Sign. Simplicio,
tutiauolta per-, che e' non voglia refiar talmente legato ad

ogni detto dJ\Ariftoti le, che egli habbia perfacrilegio il difeofi


none dubbio , che per mantener rottitarfineda alcuno
ma difposizione , e lordine perfetto delle parti deWVniuerfo,.
..

manto alla locai situazione^ non

ci

e.

altro, che

il

mouiment,
circolare^

Del Galileo.
circolare t e la quiete,

37

ma quanto al moto per lnea

retta,

non

veggo, che poff fruire ad altro , che al ridurre nella fua naturai coflituzione, qualche particella d alcuno de' corpi integrali, cheper qualche accidentefujfefiata rimofia , e feparata
Consideriamo bora*
dalfuo tutto, come di/pra dicemmo
tutto il globo terrefre,e veggiamo quelchepuo effer d lui,tut.

tauoltache, T ejfo, egli altri corpi mondani si deuano confermare nell'ottima, e naturai di/posizione Egli e necejfario, dire che egli refii , e si conferiti perpetuamente immobile nel
luogofuo, che refiando pur ftmpre nellifiejfo luogo, si riuolga fefieffo , o che vadui intorno ad vn centro , mouendosi
per la circonferenza di vn cerchio De i quali accidenti , *
<Arif}otUe, e Tolomeo, e tutti ilorfeguaci dicon pure, che egli . .. -, . :
"
e per mantenere in eterno il primo , m co otl p 0no
ha ojferuatofempre ,
Hor, perche il globo 'terre
cio vna perpetua quiete nel medesimo luogo
dire
,
in
buon
bora
deuegli
dunque
non si
cbefua naturala & immobile
il
immobile
pi
tojlo
e
affezione
refiare
chefarfuo naturale
,
il moto all' ingi , delqual moto egli gi mai non fi e mojfo ,
ned' e per tnuouerfi[i e quanto al mouimento per lnea retta Naturale de!
iafeifi, che la natura f neferuaper ridur alfuo tutto le par- globo terreftre (iei,e
ir "
tkelle della Terra, dell 'Acquaceli Aria, e del tuoco,e di ogni
<|
altro corpo integrale mondano quando alcuna di loro ,per ,j cce c c ^
qualche cafo ,fene trouajfefeparata , e pero in luogo difordi- mo to retto ainato trajpofia; f pure anco, per far quefa refituzione, non 'ingi.
fi trouajfe, che qualche moto circolare fujfe pi accomodato
Parmi, che quefaprimaria pojizione rijponda molto meglio,
dico anco in via d'Ariflotle mede/imo, a tutte le altre confeguenze, che l'attribuire, come intr infoco e naturai principia
degli Elementi i mouimenti retti . 1 1 che manifeflo ,pe eoe
$io domander al peripatetico, f, tenendo egli, che i corpi Ce.

&

.'

y,

lejhfieno incorruttibili,

& eterni,

ei

crede, che' l globo terref

nonfia tale, ma corruttbile, e mortale, fi che egli h abbia a ^ otl retti eoa
venir tempo , che continuando fuo ejfere , efue operazioni ti
aJfr jf^VaUe
Sole, e la Luna, e le altre Steller Terra nonfiritrouipiu al parti,che a ^li
Mondo, mafia con tutto il reio de gli Elementi defirutta , e metri Lleneandata in niente, fonficuro, che egli rifponder di no: adun- n
tre

que la corruzione, e generazione e nelle parti,e non nel tutto,


e -nelle pay ti ben mimme,e fuperjciali, le quali fon,come inseJ.bdi in, cparazion di tutta la mole; e perche Arifi. argumta
la generazione, e corruzione dalla contrariet de' mouimenti
retti,
C 3

Dialogo primo

38
retti, lafcinjl tali

mouimenti allegarti che folefi alterano e


> e sfera degli Elementi attri,

corrompono,

& all'intero globo

buifcaj,

moto, circolare

proprio

&

al.

il

'una perpetua confluenza nei

luogo:, affezioni, chefolefono atte alla perpetuazione,

mantenimento

dell'ordine perfetto

QueJQ r chefi dice

della Terra, pu dirjconjmil ragion del Fuoco,e della

mag-

gior parte dell'Ariana quali ElementiJifon ridotti i Peripatetici ad ajfegnareper loro intrinfeco 3 e naturai moto,vno del
quale mai nonJfono mojji, ne fono per muouerfi, e chiamar
fuor della natura loro quel mouimento , del qualefi muouono,fifon morti, efon per muouerjperpetuamente: quejlo di-

Peripatetici

iffegnano

co.

poca ragione;
per naturali
quei moti a
gli Elementi,
de' quali non,
fi

muou mai,.

t per preter-

naturali quelde' quali fi

li

&

al Fuoco jl moto all'ins,del


co, perche afjegnano alVAria,
quale gi maiji e mojfo alcuno dei detti Elementi , ma folo
qualche lor particella , e quejia non per altro x che per ridurfi
alla perfetta cojlituzione, metrefi trouauafuori del luogo fuo
naturale ^ " all'incontro, chiamano a lor preternaturale il
moto, circolare, delquale incejfabilmenteji muouono ifcordatifi

in certo,

modo di quella

che pi volte ha detto %Arifiotiley

che nejfun violento pu durar lungo tempo

..

xnuouoa fem- SIMP. A tutte quefie cofe habbiamo noi le rifpofe accomodatif
pre..
/ime, le quali per bora lafceSF da parte per venire alle ragioni
Efperienze s
pi particolari,
efperienzefenfate , le qualifinalmente defate deuono a
uono
anteporfi,come
ben diceAriJlotile a quanto pojfa ejferci
tepori! ai difhumano
dall'
fomminifrato
difcorfo
ferii vmani..
SAG.R.. Seruanci dunque le. cofe dettefin qui per hauercmejfo in
confderazione qual de' due generali difcorf habba pi del
probabile , dico quello di Aristotile per perfuaderci la natura
de i corpifullunari ejfer generabile, e corruttibile &c..eperb

&

..

,.

diuerftfjima dall' effenza de i corpi Celefli,per ejfer loro impafJibili , ingenerabili , incorruttibili f, &c. tirato dalla diuerjit

de i mouimentifemplici; bpur quefie del Sign. Salutati ,cbz^


fifppon.en.do

le parti

integrali del

Mondo efere dijpojle in

ot-

tima cojiituzione. efcludeper neceftaria confeguenza da i corpifemplici naturali imouimenti retti come di nunovfo in
natura, e slima la Terra ejfer' effa ancora vnode. i corpi Cen
le/li adornato di tutte le prerogative, che a quellconu:engono,
Il qual difcorfofin qua me confuona ajfaipu , che quell'alSia dunque contmtoil Sign., Simplicio produr tutte le
tro
particolari ragioni-, efperienze,
ojferuazioni tanto, naturaUx qumtQ agronomiche , per le quali altri pojfa rejlar per,

..

&

fuafi.

Del Gali/eo
39
Terra efier diuerfa da i corpi Celej, immobile, collocata nel centro del Mondo,efe altro vi e, che l'efcluda dall' efferejfa ancora mobile, come vi Pianeta,come Gioue,b la Luna y jc. Et il Sign. Saluiatiperfua cortejia Ji contenter di
rifpondere aparte, a parte .
SIMP. Eccoui per la prima due potentijjlme dimofirazioni per
proua, chela Terra e dijferentifitma da i corpi CelefiL Prima,
fuafo

la

che fono generabili , corruttibili ^alterabili , 'c.fon


diuerfifiimi da quelli , che fino ingenerabili , incorruttibili

I corpi,

inalterabili,

&c. la Terra generabile , corruttibile

alterabi-

corpi Celefii ingenerabili , incorruttibili , inalteraadunque la Terra e diuerfijpma da i corpi Celejli .

le, <?c. e i

bili,

&c.

SAGR. Per il primo argomento voi riconducete in

&

tauola,quelh9

apena fi e leuatopur* ora .


che ci efiato luti oggi,
Piano Signore, jentite il refio, e vedrete quanto e'fia difboferente da quello: nell'altro fiprou la minore a priori,

SIMP,

&

ra vela voglio prouare pofteriori;guardatef quefio efiere il medefimo: prouo dunque la minore {ejfendo la maggiore
tnanifefiifima ) lafenfata efperienza ci mofira,come in Ter'
rafifanno ctinue generazioni, corruzioni, alterazioni, &c.

j. *,.

neper fenfo nofiro, neper tradizioni, memoriti nuitabil^jf che


de' nofiri antichi ,fe n'e veduta veruna in Cielo adunque il non fi veduGielo e inalterabile, face la Terra alterabile,
e. e pero diuer- ta mutazione
e
,a ma,#
fa dal Cielo , Ilfecondo argomento cauo io da vn pr indoale, * " S
efienziale accidente, <& e quefto . Quel corpo, che eperfua
natura ofeuro epriuo di luce e diuerfo da i corpi luminqfi, e
rifplendenti, la Terra e tenebrofa, efenza luce ,
i corpi Ce- Corpi Incidi
per ia tura
lejii fpUndidi, e pieni di luce, adunque,^ e. rifpondafi a ^e^
/li per non far troppo cumulo , epoi ne addurr altri
j,rof t
SALV. Quanto al primo la forza del quale voi cauate dall' efperienza , defidero , che voi pi di/Untamente mi produciate le
alterazioni, che voi vedete farfi nella Terra, e non in Cielo ,
per le quali voi chiamate la Terra alterabile, T il del) no.
SIMP- Veggo in Terra continuamente generarfi e corromperfi
berbz, piante, animali, fufcitarfi venti, pioggie, tempefie procelle,
infimma ejfer quefio a/petto della Terra in vna perpetua Metamorfofi,niuna delle quali mutazionifi forge ne*
corpi Celefii, la coflituzione,efigurazione de quali e puntuali/fimamente conforme a quelle di tutte le memorie , fenza cfferuifi generato cofa alcuna di nuouo , ne corrotto* delle andelle quali

&

&

&

&

'

tiche,

C 4

Salu.Ma

40
SALV.

Dialogo primo

adorne voi vi h abbiate a quietare su quefie vifihil'hper


dir meglio 3 vedute efperienze , forza che voi reputiate la
China > e l'America ejfer corpi Celejii , percheficuramente in
efinon hauete vedute mai quefie alterazioni , che voi vedete
qui in Italia , e che pero quanto alla vofira apprenfione e'fie*
,

no inalterabili \

$IMP.

Ancorch io non hahbia vedute quefie alterazionifenjatamente in quei luoghi-, ce ne fon pero le relazionificurpoltre
partium , ejjendo quei
che, cum eadem fit ratio totius >
paefiparti della Terrai, come i nofiri , eforzai che e'fieno al*

&

terabili,

come quefii

non l hauete voi ,fenza ridurui a douer credere


SALV. E
relazioni
all'altrui
oJ/eruate,e vifie daper voi con i vofiri ocperche

cbiproprj

SIMP.

ejfer' efpoBi agli occhi naf


tanto
remoti,che
la
fon
vifia nqfira non potrebbe arriua'
re. a comprenderci fimili mutazioni .
SALV. Hor vedete, come daper voi medefimo hauete castalmen-

Perche queipaefi, oltre al non

tri,

voslro argomento ; imperocch, JL*


voi dite , che le alterazioni , chefi veggono- in Terra apprejfb
di noi non le potrefie per la troppa dfianzafeorgerfatte in+
^America, molta meno le potrefie vedere nella Luna , tariti
centinaia di volte pi lontana', f voi credete le alterazione
Mefiteane a gli auuifi'venuti di la , quai rapporti vi fon venuti dalla Luna afignificaru,ehe in lei non vi e alterazione!
adunque dal non veder voi le alterazioni in Cielo, doue qua"
do vi fujfera non potrefie vederle per la troppa difianza,e dal
non ne bauer relazione, mentre, chehauer nonfipojfa, non
potete arguir, che elle non vifieno, come dal vederle, e intenderle in Terra bene arguite, che le cifono .
SIMP. Io vi trouer delle mutazionifeguite in Terra cos gran*
di; che fedi tali,f nefacejfero nella Luna , benijjmo potrebbero ejfer ojferuatedi qua gi . Noi hauiamo per antichijjMediterraneo
me memorie, che gi allofiretto di Gibilterra, Abile, e Calpis
http per la di
erano continuati infieme, con altre minori montamele quali
10
teneuano l'Oceano rifpinto ; ma ejfendofi, qualfe nefujfe lai
Wl 3 " Calpe
"
caujjfeparati i detti monti,
aperto Vadito all'acque maru
ne,, quefiefeorfero talmente in dentro,kbe neformarono tutto
il Mare Mediterraneo : del quale ,fe noi confedereremo la-*
tefeoperta lafallacia del

&

grandezza 9

e la diuerfiti detfaffretto che


5

deuon fare

tra de

kro

Del Galileo.
loro la fuperficie

dell'

Acqua

4*
vedute d
mutazione poteua be-

e quella della T'erta

lontano^ non ba dubbio , che vna tale


ni/fimo ejfer comprefa da chifufie fiato nella Luna,fi com<L*>
da noi abitatori della Terra fimili alterazioni dourebbero
fc orgerj nella Luna ; ma non ci memoria , che maififia veduta co/a tale, adunque non ci reja attacco dapoter dire , cbe
alcuno de i corpi Celefifia alterabile, &c.

SALV. Cbe mutazioni cos vaflefienofeguite nella Luna

io non
non ve nepoffano ejferfeguite; e perche vnafimil mutazione non potrebbe
rapprefentarci altro , cbe qualche variazione tra le parti pi
chiare, e le pi ofcure di ejfa Luna, io non so, cbe cifienofiati
in Terra Selinografi curiofi, cheper lunghifima ferie di anni

ardirei di dirlo,

ma nonfono ancoficuro

cbe

ti habbiano tenuti prouuijli di Selinografie cos efatte, che ci


pojfano render ficuri nijfuna tal mutazione ejfer gi maifeguita nella faccia della Luna; della figurazione della quale
non trouopi minuta defcrizione, che il dire alcuno, chela*
rapprefenta vn volto vmano, altri , cbe l'efimile a vn ceffo di
altri, cbe le Caino con vnfafcio di pruni injpalla:
Leone,
adunque il dire il Cielo e inalterabile, per chi nella Luna, in
altro corpo CeleRc nonfi veggono le alterazioni , cbe fifiorgonoin Terra, non haforza di concluder cofa alcuna
SAGR. Et a me refia non so che altro fcrupolo in quefio primo argomento del Sign. Simplicio, il quale defidero, che mifia leuato :pero io gli domandole la Terra auanti Vinnondaziom

&

Mediterranea era generabile,

e corrutibile,

pur comincio al-

lora ad ejfer tale

SIMP.
ti,

Erafenza dubbio generabile,

e corruttibile

ma quella fu vna mutazione tanto vafia

ancora auan-

cbe anche nella

Lunafi far ebbepotuta ojferuare

SAGR. Oh f la Terrafu pure auanti tale alluuionegenerabile, e


non pub ejfer tale la Luna parimentefenza vnafimile mutazione i perche e neceffario nella Luna~
quello, cbe non importaua nulla nella Terra
SALV. Argutijpma infanza Ma io vo dubitando, cbe il Sign
corruttibile, perche

Simplicio alteri

vn poco V intelligenza de i tefii dIArifiotile

degli altri peripatetici , li quali dicano di tenere il Cielo inalterabile, perche in efio nonfi e veduto generare, ne corromper

mai alcuna Stella, cbeforf e del Cielo parte minore, che vna
Citta della 7jrraf epuf mnumerabiU di quejefifon defirut-

Dialogo primo

41

modo, che ne anco i vesligij ci fon rimasl .


lo certo (imaua altramente, e credeua, che il Sign. Simpl.
dijfimulajfe quefta efpofizione di tejlo per non granare il
ifuoicondifcepoli di vna nota ajjai pi deforme
Jdaefiro,
E qual vanit e il dire,la parte Ctlejte inalteradell altra
bile, perche in ejfa non fi generano e corrompono Sitile icie
forf akuno , ebehabbia veduto corrompirfivn globo terreftre,e rigeneracene vn'altro h non egli riceuuto da tutti ifilosofi, cbepocbifime Stellejeno in Cielo minori della Terrat
ma bene ajfaijfime molto e molto maggiori? il corr apersi dute in

SAGR.

&

<.

E non meno
impofibile_->

corrompers'v
Stella, che
tutto il globo
ria

tenebre.

',

non e minor cofa,cbedefruggersi tutto il globo terreHre ; per quando per poter con verit introdur nelTVniuerfo la generazione, e corruzione sia necefiario,
che si corrpano, e rigenerino corpi cos vaili , come vna Stella, toglietelo pur via del tutto, perche viajficuro, che mai non
que vna Stella in

Cielo

vedr corrompere il globo terreHre ,0 altro corpo integrale


Mondo : s che, ejfendocisi veduto per molti Jecoli decorsi,
ei si diffolua in maniera, che di f non lafci vefigio alcuno .
per dar foprabbondante foddisfazione al Sig.Simpl,
SALV.
e torlo, Je epo/fibile, di errore,dico che noi hauiamo nel nolro
si

del

Ma

fecolo, accidenti,

& ojferuazioni nuoue

e tali

ch'io

non du-

bito punto, che f Aristotilefufie ali et nojlra, muterebbe opAriftot.mute-

rebbe opinione vedendo le


nouit del no

Aro fecole

pimone; il che manifefamente si raccoglie dalfuofeffo modo


dijilofofare : imperocch, mentre eglifcriue di\Rimare i Cieli

&c. perche nijfuna cofa nuoua si e veduta geneo diffoluersi delle vecchie , viene implicitamente a lafeiarsi intendere , che quando egli haueffe veduto vno di tali
inalterabili,

raruisi

accidenti, hauerebbe filmato il contrario , dr antepojlo , come


conuiene, la fenfata efperienza al naturai difeorfo ; perche
quando non haueffe voluto fare Rima de' fenfi, no baurebbe,almeno dal nonfi vederefenfatamente mutazione alcuna,

argumentata l'immutabilit .

$JMP.

<AriJotilefece il principaljuofondamento fui difeorfo

priori, mofirando la necejfit dell inalterabilit del Cielo, per


ifuoi principi) naturali, manifejli , e chiari e la medefima*
,

flabili

doppo pofteriori,/er ti

gli antichi

enfio , epter le tradizioni

dz^

SALV.

Cotefio, che voi dite e il ^Metodo , tal quale egli baferitta


lafua dottrina, ma non credo gi, che jia quello t colqual^
egli la inueRigoi perche io tengo perfermo, eh' piroccuraffici

prima

Del Galileo.
prima per via defenfi,

45

dell' efperienze, e delle

offeruazom > d

quanto fujfe pojjbile della conclufione,e che doppo


andajje ricercando mezi da poterla dimoftrare ; perche cos La certezza-
e ^ a conclufifa per Lo pi nellefaenze dimofiratiue ;e quefia auuienzs, j!
1
percbe quando la conclusone e vera ,feruendofi del Metodo
co i
rj (:roliai
refolutiuo ageuolmente fi incontra qualche proporzione gi Metodo refoajjcurarfi

dimofirata ,' ofiarriua a qualche principio perf noto : maf lutino la di-*
la concltifione fiafalfafi pu procedere in infinito,fenza in- moftrazione .
contrar mai verit alcuna conofciuta ; f gi altri non incon-

non habbiate
trajfealcurimpojjbile, o ajfurdo mamfejo .
dubbio , che Pitagora gran tempo atlanti che- e ritrouajfe la,
dimofirazione, per la qualefece l'Ecatumherfi era aJJcurato> Pitagora f*
i hl quadrato del lato oppojlo all'angolo retto nel triangolo ce l'Ecatbe
rettangolo, era eguale a i quadrati degli altri due lati ; e la.~> P er X na dimo
certezza della conclusone aiuta non poco al ritrouamento JS?
r!tr*
della dimojlrazione intendendo fempre nelle faenze demo- uata 4
Jlratiue Mafuffe ilprogrejjo di AriJotile in qual/uogUa*
,

modo,ficheildijcorfok^xon,precedeffeilfenfo. pofterio
X, oper Voppofito; affai che il mcdefimo ^AriBotile antepone
( comepi volte s' detto ) l efperienze fenfate a tutti i difcoroltre , cbequato a idifcorfiX priori gifi e efaminato quaJ;
tafia la forza loro .Or tornando alla materia, dico , che 1<l~>
cofefcoperte ne i Cieli a i tempi nofrifono efono fiate tali
t he poffon dare interafoddisfazione a tutti ifilofofi;imper oc,,

,,

enei corpi particolari , e nell'vniuerfale efpanfione del


Cielofifon vifii,efi veggono tuttauia accidentiJmili a. quel'
li, che tra di noi chiamiamo generazioni, e corruzioni , effon-

che ,

do, che da AJlronomi eccellentifonofiate ojferuate molte Comete generate, e disfattela partipia alte dell Orbe lunare oltre alle due Stelle nuoue dell anno 1 572. e del 1604* fenza
,

;&

Stelle

nuoue
1 Cie

a PP ante

veruna contradizione altiffimefopra tutti i Pianeti


yl-j
faccia dell' ifejfo Solefi. veggono, merce delTelefcopio>, pr- Macchie, che
durre, e dijfoluere materie denfe, " ofcure ,,infemhianzi-> fi generano, e
moltoJmili alle nugole intorno alla Terra,, e molte di quefie diffoluono ia
acGJa " ei ^"
cos
che fuperano di gran lunga,,
il Sino
fono

quandt

nonfolo

vafie,

^Mediterraneo,

ma tutta l'affrica, e l'CAfia ancora

^Arijotile vedejfe quejle cofe,, che credete

Hora

Macchie Sovoi Signor i ar maggiori


..

Simplicio, eh' e' dicejfe, efaceje i

&1MP.

di tutta l'Aso quello,, che sfacejfe, nedicejfe Arjlotile,eheera $& Affrica,

Io non
padrone dellefetenze^

ma so bene in parte quello, chefanno, e


dicono^

Dialogo primo

44

dicono,e che eonuiene, chefacciano, e dicano ifuoifeguae,pep

non rimaner Jv.. 'za guida, fenza/corta, e.fenza capo ndlafilofifa Quanto alle Comete non fon eglino restati cohumti
.

Agronomi

quei moderni Astronomiche le voltuanofar Celesti dall' Antiticone, e conuinti con le loro medesime armi , dico per via d

cornanti dal-

'Paralaj,

i'Anuticone.

nalmente afauor

di Calcoli rigirati in cento

modi concludendofi,

d Aristotile, che tuttefono Elementari i e-*

/piantato questo, che era quanto fondamento haueuano ife-

guaci delle nouit, che altro pi


piedi

resta loro per

fastenersi iti*

SALV. Conflemma Sign.

Simplicio; cotesto moderno autore , che


cofa dice egli delle telle nuoue del 72, e del 604-. e delle macchiefilari ? perch

quanto

Comete,

alle

io

quant'a

me poca-*

Luna,n ha
Iicone n
finto repugnanza alcuna nelpoter credere che la materia h'
ro sia h lamentare, e che lepojjano fubhmarsi quantopiacelodifflcultfarei nel porle generatefitto, fopra la
maifatto gran fondamento fopra la loquacit di

ro,fenza trouare oftacoli neW impenetrabilit del Cielo / eriil quale io stimopi tenue,piu cedente , e pi fittile^*
ajfai della nostra aria 5 e quanto a i calcoli delle taralaff,prima il dubbio ,fe le Comete sianfoggette a tale accidente, e poi
Vimonstanza delle ojferuazion ifopra le qualifin fatti 1 comL'Antiticone
accomoda le
puti, mi rendono egualmente fofpette queste opinioni, e queloiTeruazioni
le; e maffime, che mipare, che V lAntiticone taluoka accomodi
aftronomiche
modo, h meita perfallaci quelle ojferuazioni t che repuafuo
a i fuoi dilegnano alfuo difegno .
gui.
SIMP. Quanto alle Stelle nuoue V^Anttconefe ne sbriga benifsimo injpuattro parole , dicendo , che tali moderne Stelle nuoue non fon parti certe de i corpi Celesti, e che bifogna , che gli
auuerjrjjfi voglion prouar e lafsefser'alterazione , e generazione dimostrino mutazionifatte nelle Stelle deferitte gi
tanto tempo, delle quali nijfuno dubita, che sieno cofe Celesti)
il che non pofonofar mai in veruna maniera: Circa poi alle
materie, che alcuni dicono generarsi, e dijfiluersi in faccia dei
e*
Sole, ei non nefa menzione alcun a; ond'io argomento, eh'
l'habiaper vnafauola, per illusioni del Cannocchiale , al
infirn ma per ogni alpi per ajfizionceUe fatte per aria ,
tra cofa, che per maiene Celesti
patetico,

&

SALV.

C/VLavoi, Sign. Simplicio

nfponden

che cofa vfete immaginato d

all'opposizione di queste macchie

importune , venute

Del Galileo.'

45

mite a intorbidare il Cielo, e pi la peripateticafilofofia ! egU


eforza, che come intrepido difenfor di quella 3 vi habbiate trottato ripiego^foluzio'nc, della quale non douete defraudarci,
SIMP. lo ho mtefe diuerfe opinioni,intomo a quefio particolare.^
Chi dice che lefono Sielle,che ne' loro proprj orbi , a guifa di
Venere,e diMerc.fi'volgono intorno al Solere nelpaffarglifot- Q p n oni ^
tofi mojrano a noi ofcure; e per ejfer moltiffmefpefio accade, uer fe c jj ca e
che pane di loro fi aggreghino infieme e-che poifi fepar ino ; macchie folade' cri- ri
10 altri le credono tfier vmpreffo?ii per aria; altri illufioni
tecredere,anzi
a
ma
io
inclino
cojc;
affai
Halli; T altri altre
evarjcorpi
molti,
aggregato
di
vn'
le
che
fieno
go perfirmo
,

'

opachi, quafi cafualmete concorrenti tra di loro, eper veggia-

vna macchiafipojfon numerare dieci,epiu di


che fono difigure irregolari, e cifi rapminuti,

, comefiocchi di neue, b di lana, di mofche volanpresentano

co3 , ti: varianofito tra di loro, ? horfi difgregano, ir bora fi


come
,, gregano, e mafimame-nie fiotto il Sole, intorno al quale,
intorno afuo centro fi vanno mouendo
<SMa nonpero e di
})
necejfit dire, che lefigenerino, efi corrompanola che alcualtre voltis>
ne voltefi occultano doppo il corpo del Sole,
bench allontanate da quello,nonfi veggono per la vicinanza
mofpeffi,che

in

tali corpicelli

&

della fmifurata luce del Sole: imperoccJje nell'Orbe eccentrico

del Sole vi e costituita vna quafi cipolla campofia dimoiti


grojfezze, vna dentro all'altra, ciafcheduna delle quali ejfin do tempefiata di alcune piccole macchie fi muouc ; e bench il

mouimento loro da principiofia parfo


3)
i}

inconfiante,

& irrego-

effe rfi vltim amente cffruato,ch<L^


detro a tempi determinati ritornano le medefime macchie per
V appunto Queflo pare a me ilpi. accomodato ripiego, chz~>
fin quififia ritrouaio per render ragione di cotale apparenza, ir infieme mantenere la incorruttibilit,^ ingenerabilit

lare,

nulla dimenofi dice


.

del Cielo;e

gegnipi

quando

queflo

non

bafajfi,non

mancheranno

in-

ne troueranno degli altri migliori.


SALV, Se queflo di chefi dijputafuffi qualche punta di legge, o di.
altri flud) vmani, nei quali non e ne verit, ne falfit,fipoeleuati,che

*
trebbe confidare ajfai nella fottigliezza dell'ingegno, e nella.-* -^ i
del dire , e nella maggior pratica ne gli finitori , e naturali ine*
fperare, che quello, che eccede (f in quefle cofi, fu/fi'per far 'ap- ficace l'arte-v
parire,e giudicar la ragion fua fup.eriore;ma nellefcicnze na- oratoria
,

prontezza

turali; le conclufioni delle qualifan

yen,

e necejfar.k.

ne vi

Dialogo primo
4<
che
nulla
V
ha
arbitrio h amano, bifigna guardar/i d non
far
J porre alla difefa delfalfo , perche mule Demo fieni, e milk
Aristoteli remerebbero a piede contro ad ogni mediocre ingegno, che babbia hauto ventura di apprender/i al vero . c^tr
Sgn. Simplicio toglieteui pur gi dalpenJero,e dallafperanza, che voi hauete, chepojfano ejfr huomini tanto pi dotti
eruditi, e verfati ne i libri, che nonfamo noi altri , che al difpetto della natura fienopjr far diuenir vero quello, ccfalfo . E gi, che tra tutte le opinioni chefono fiate prodotti^*
fin qui intorno aUejfenza di quelle macchie filari, quefa
efplicata pur' bora da voi vi par la vera rejjta (Je queio e )
r
che r altre tutteJenfal e,& io per liberarui ancora eia quejia^
che pure faljjjima chimera lafciando mili altre imptcabilit che vifono , duefole efperienze vi arreco in contrario :
l'vna , che molte di tali macchieJ veggono nafeere nel mezo
del difeo filare f e molte parimente dijfoluerj , efuanirepur
,

Agomto che
3

iKceffariamtc prona le-


macchie folari generarli,

clinoluern"

Dimoftrazione concludete
le macchie effer contigue

al
re

corpo fola-

Moto

delle-

macchie verfo la circonfe-

renza del Sole appanfce-*

cardo.

Figura delle

macchie ftretta verfo lacir


conferza del

duco

folare, e

perch appa-

lontane dalla circonferenza del Sole : argumento necefjario 9


che leJgenerano, ej dijfoluono ; cbefejenzagenerarji,e cor
romper/, compariffero quiui perfilo mouimento locale,tutte
J vedrebbero entrare , e vfeireper la efrema circonferenza

Laltra ojferuazione a quelli

che

non fon co/situiti

mo grado dignoranza di projhettiua


rapparenti Jgur e j

e dall'apparente

nell'imfi-

dalla mutazione del"

mutazion

di velocit di

moto, J conclude necejfari&mente, che le macchiefon contigui


al corpo filare, e che toccando lafuafuperficie con ej/a , ufi
pra di ejfajmuouono, e che in cerchi da quello remoti in ve*
run modo non J raggirano . Concludelo ti moto > che verfo
la circonferenza del difco folare apparifee tardij/mo , e verfa
il mezo pi veloce; concludonlo leJgur e delle macchie,le quali verfo la circonferenza appari/cono JrettijJrne in comparazione di quello , chejmojtrano nelle parti d mezo , e queio,
perch nelle parti di mezoJ veggono in maejt , e quali t//e-*
veramentefono, e verfo la circonfetenza, mediante lo sfuggi-

mento della fuperficie globofa,J mojlrano in iscorciotf l'vna,


e l'altra diminuzione diJgura,e di moto', a chi diligentemente l'hajapute ojferuare e calculare , rifponde preejamented
quello y che apparir deue, quando le macchie Jien contigzie al
Sole,e di/corda inefcufabilmente dal muouerj in cerchi remoti, bench per piccoli interualli, dal corpo filare; come djfufamente jlato dtmojrato dall'amico nqjlro nelle lettere tli<u*
,

cifeataie.

macchie

Del Galileo.

47

macchiefilari al Sign. Marco Velferi. Baccoglef dalla mei effe e Stella, o altro
efima mutazion aiJ&
figura, che niffuna
"
/*'
il
.r t '
ri i~
ro/^o difgura sferica ; imperocch tra tutte lepgure ,Jola la
sfera nonji vede mai in iscorcio t npub rapprejntarsi mai, f
r.on perfettamente rotonda; e cos quando alcuna delle macehie particolarifufse vn corpo rotor do .quali fi filmano ejfer
tutte le Stelle, della medefima rotondit fi mojlrertbbe tanto
'

Macchie fola.
nonionodi
^ ura s fenca^
nia diftefe,co

ri

me
li

falde ibi

quanto verfo V eilrtmit: doue che


mo/it arfi cosfittili verfo tale ejlremitt
all' incontro fpaziofe, e larghe, verfo il mezo ci rendejicuri
quelle ejferfalde di poca profondit , b grojfizza, ri/petto alla
lunghezza, e larghezza loro Chepoijisia ojferuato vltimavnente,che le maccoie doppofuoi determinati periodi ritornino
le medesimeper V appunto non lo crediate Sign. Simplicio , e
chi ve l'ha detto vi vuole ingannare ; e che ci sia , guardate 9
che ei vi ha taciuto quelle, chefgenerano, e quelle , che si diffoluono nellafaccia del Sole lontano dalla circonferenza , ni
vi ha anco detto parola di quello feorciare , che e argomento

nelmezo

del dijcofilare,

lo /cornar e tanto

neceffario dell' ejfer contigue al Sole

Quello, che ci e del ritor-

medesime macchie, non e altro, che quel,chepur si leg"


g nelle fiprad dette lettere,cioe, che alcune di ejfepuo ejfer taluolia , cnefano di cos lunga durata , che non 'fi disfacciano
per vnajla conuerjone storno al Sole , la quale Jifpedifce
in rmno di vn mefe
IIMP. lo per dire il vero non ho fatto nefi lunghe, n fi diligenti oferuazioni , che mipojfano bajlare a ejfer ben padrone del
quodeft di quella materia , ma voglio in ogni modo farle ,
poi prouarmi io ancora , f mifuccedejfe concordare quel che
et porge l'tfperienza, con quel, che ci dimojra Ariflot. perche
chiara coja , che due veri non sipojfon contrariare

no

delle

ZALV*

Tuttauolta, che voi vogliate accordar quel che vimojrer* ilfenfi, con le pi falde dottrine d'Arifl. non cihaueretn^

vnafatica al

mondo,

che ci sia vero, Arifi.

non

j) c i Cl c i

p er
dicegli,che la gran lonta-

nanza non fi
delle coje del Cielo , mediante la gran lontananza , non
fi ne
P u re * liua pu molto refolutamente trattare i

S1M#.
$ALV.

D^h apertamente.

medesimo non affermagli, che quello, che Xefperenza , e


il finfo a dtmoflra, si deue anteporre ad ogni dijcorfo,ancorthe ne parefie affai ben fondato i e quello non lo die'egli refi'
lutamvtte, ejenzapunto titubare i
Simp. 'Dicelo,

^"aiSL

Il

jj fen fQ pr

naie al difcor
'

fo per

Ari*.

Dialogo primo
48
S1MP. Dicolo
SALF. Adunque di queBe duepropofizioni, chefono ambedue
.

dottrina d' Arisi quefl'a feconda, 'che dice, che bijogna anteal difeorfi, dottrina molto pi firma, e rifilu*
ta,cbe 'altra,chefiima il Cielo inalterabile; e pero pi Arifio'
.

Ciclo pu dii

alterabile.-

pi conforme

ad Ariiot. di
quella nella
quale fi fa i,

na

Lei

a ile

porre ilfenfo

turcamente filofiferete , dicendo il Cielo alterabile , pei eti


^ mojra ilfenfo, che f direte il Cielo e inalxerabiU,perth cosperfuadc il difeorfi ad Arijlotile
Aggiugnete, cbz^*
noipojjamo molto meglio di Arifiot. difeorrer delle cofe del
Cielo perche confettando e?li cotal cognizione elfer'a lui difpaleper La lontananza da ijenji, viene a concedere, che quei'
lo, a chi ifenjlmeglio lopotefiero rapprefentare , con ficureza
maggiore potrebbe intorno ad ejfojilofofare.
ora noi merce
XOl

ce del Telefcpio difeor


rer meglio i
C

feiir

^ ? ^ftop?

quaranta volte
pi, che vicino non era ad Anfi.fi'che pojjamoj corgere in
efio

ce lofiam fatto vicino trenta, e

cento cofe, che egli non potette vedere, e tra le altre quefie
Sole, che alfolutamente ad efio furono inufibili ,

mac;hie nel

adunque

del

del) ,

del Sol: pi ficuramente pojjamo noi

trattare che uirifiole.


y

SAGR.

Io fono nel cuore al Sign. Simpliciot e veggo,chve fifinte


muouere affai dalla forza di quefiepur troppo concludenti
ragioni; ma dall'altra banda il veder eia grande autorit, che
fi acquifiata Arifiot. appreffo Vvniuerfale il confiderai il
,

numero degli interpretifamofi


plicare ifuoifinfi;

il

chefi fono affaticati per efi


vedere altre fcienze, tanto vtili, e necefi
,

fariealpublico fondar gran parte deUafiima,e reputazione


lorofopra il credito d' Arifi. lo confonde,?,fpauenta affai\e me
lo parfentir dire.
a chifi ha da ricorrereper definire le nofi
tre controuerfie,e.uaio chefujfe difeggo Arifi. quaValtro au-

jy
ne di

Smipl.

torefi ha

da feguitare nelle fcuoky

nelle accademie,nellifiud)l

Qualfilofifo ha fritto tutte leparti della naturaijilojofia , e


tanto ordinatamente, fenza lafciar indietro pur vnaparticolar conclufione?adunquefi deue defilar quella fabbrica,fotta
la qualefi ricuoprono tanti viatori i fi deue dtfirugger quell'Jdfilo, quel Pritaneo, doue tanto agiatamente fi ncoueranotanti judiofi, douefenza efporfi all'ingiurie dell'aria , col
filo riuoltar poche cariefi acquijiano tutte le cognizioni della
natura? Si ha dafpiantar quelpropugnacolo, doue contro ad
ogni nimico ajfalto inficurezzafi dimora f logli compat] co
noumeno, che a quel Signore , che con gran tempo , co-nfpefa

immen-

Del Galileo

4P

immenfa, con 'operai di cento ,\e cento artefici fabbric nohili/Jmo palazzo, e poi lo vegga per ejferfiato malfondato minacciar rovina , e che per non vedere con tanto cordoglio disfatte le muraci tante vaghe pitture adornateleadute le colonne, fi/Ugni delle fuperbe logge, caduti i palchi doraii,r orina-

tiglifiipith i frontefpiz,e le cornici marmoree con tanta fpefa condotte, cerchi con catene, puntelli contraffort^barbacani,

efirgozzoni di riparare alla rouina .


ALV, Eh non tema gi USign. Simplicio dfinii cadute ; io con
fua affai minorefpefa torreiad ajficurario del -danno ;non ci
spericolo , che vna moltitudinefi grande difilofofi accorti, t
fagacifi tafci fopraffare da vno, o dua, che faccino vnpoco di Pii bfa Pe
Jlrepito ; anzi non pure col voltargli contro lepunte d Ile lor ripacetica inpenne, ma col filofilenzio, gli metteranno in di/prezzo, e de- alterabile,
rifione apprejfi l'vniuerfale. VaniJJmo ilpenfierodichicre*
deJJe introdur nuoua filofofia col reprouar auejio , quello

autore ibifogna prima imparare a


ni, e rendergli atti adijmguere

rifer' ceruelli degli

huomi-

vero dalfalfi: cofa chefilo


Dio la pu fare . M-ad'vn ragionamento in vn altro, doue
Jamo noi trafcorfio nonfaprei ritornare in fu la traccia-*
il

fenza

lafior Ut della

vojra

memoria

SIMP. Me ne ricordo io beni/fimo Eramo intorno alle rfpofie


.

dell' Antiticone all'obbiezioni

cotro ali immutabilit, del Cie-

lo,tr le quali voi inferifle quefia delle macchie filari

cata da lui

e credo,

non

toc-

che voi volefie conjiderar la fua rijpofia

aWinflanza delle Stelle nuoue ,


fior mifouuiene il rejiante; efeguitando la materia, par
mi, che nella rifpoHa dell' Antiticone fieno alcune cofe degne
di riprenjione E prima ;fe le due Stelle nuoue, le quali e' no
pu far di manco di non por nelle parti altiffime del Cielo , e
chefurono dilunga durata, efinalmente fuanirono, non gli
danno fa/lidio nel mantener l'ine 'terabilit del Cielo, per no
ejfer loro parti certe di quello, ne mutazioni fatte nelle Stelle

SALV.

-antiche^ chepropofito metterfi con tanta anfet, <& affanno


contro le Comete , per bandirle in ogni maniera dalle regioni Celtfi ? non ballati egli il poter dir di loro quel medejimo,

nuouei cio, cheper n ejfir parti certe del Ciene mutazionifatte in alcuna delle fue Stelle, nejfun progiudizio portano , ne al Cielo, ne alla dottrina d' Arijotile i
che delle Stelle

lo

fec ondatamente

io

non

reflo

ben capace dell'interno della-

nim&

Dialogo prima

q
wmofup,

mentre, che e confeffa,.chele alterazioni chefi'faeeffero nelle Stelle farcbber deflruttrici delle prerogative del
Cielo cio dell'incorruttibilit , &c. e queflo, perche le Stelle
fon cofe Celefli, come per il concorde confenfo di tutti e maniall'incontro niente lo perturba , quando le medfime
fefo;
'.,

&

alterazioni fi facefiero fuori delle Stelle nel re/io della Celefle

efpanfione . Stim egliforf, che il Cielo nonfa cofa. Celeje i


me credeua, else le Stellefi chiamajfero cofe Celefli , me"
diante l'ejfir nel Cielo, b Vejferfatte della materia del Cielo:
io per

chepero

Cielofuffi pi Celeje di loro, in quella guifa, chz^>


cofa ejerpi terrefrej pm ignea della Terra, b del Fuocojlejfo . Il non bauer poifatto menzione delle macchie alari, delle quali e flato dimoflrato concluil

nonft pub dire alcuna

dentemente produrle diffoluerj h


'

&

effer prof/ime al

corpo

folare,e con. efiy intorno ad effo raggirar/i, mi d grand mdizioyche poffa ej/er 3 cheque/lo Autore. firiuapijq/lo a com3

piaceza di altri, che a foddisfazionpropriaie quefo dico,per"


eh} dimoflrandofi egli intelligente delle. Matematiche , e impojfhile, ctei non refi perfuafo dalle dimoftrazioni > che tali
materiefono neceffaramente contigue al corpo filare } efono
generazioni,? corruzioni tanto grandi,che niffuna cos gran*
de, fi ne, fa mai in terrai ef tali, e tante , ejifrequentifi ne
fanno nelViflejfo globo del; Sole , che ragioneuolmentepuoflitnarfi dellepi nobili parti del Cielo ,qual ragione refier potente a. dijjuadercip che altre neponffao accadere ne gli altri,
globi :
r. $AGR. Io non pojfbfinza grande ammirazione 3 e dir gran re^
pugnanza al mo. intelletto, fintir attribuirper gran. nobilt%
liti* e altera-;
e perfezione ai corpi.naturali,^ integrati deU>euniuerfoquezione perfealVJnconzion. maggiofio ejfir'impaffihile,immutabile, inalterabile,
re-> ne corpi
tyoflimar grande imperfezione l'efter 'alterabile, generabile
mondani che.
mutabile , "c ioper me reputo la Terra nobilifjima , <& am\

&c &

dzio ni.
Terra nobilikfi

ma p ci le ta -

teu->

mutazioni
1
*

fanno .
Terra inutile^
e piena di ono euate i.^

stazioni.

mirabile, per

le tate,

razioni, Xc che in

za

ejfirfuggetta

ef diuerfi alterazioni,muta.zonj,geneine ejfabilmentefifanno; e quandofin-

lei

ad alcuna mutazione

ellafujfe tutta

vna>

vna. mafia di diafpro, b che al temdiacciando/i


Vacque, che la copriuano,fUftt*>
Diluuio,
P del
globo
immenfidi criflallo, doue mainon nafiefie,
refiata vn
vafa foUtudine d'arena,

b.

nefi alterajfiy bfi mutajficofa veruna , io laflimerei vn corpMQQ inutile al Mondo, *pimo di ozio, e per dirla in breuz^%
*
fuper

Del Galileo.

come f nonfujfe in natura


fuperfluo
ferenza cifarei, che e tra l'animai viuo , e
,

dani

e quella

defimo dico della

il

morto

Beffa dif,

&

il

me-

Lunari Gioue,e di tutti gli altri globi mon-

Ma quanto pi m'interno in conjdemr la vanit de

i difcorsi popolari, tanto piagli

trouo leggieri ejiolti


,

maggiorfciocchezza si pu immaginar di quella

qual

chiama
cofepreziofe le gemme, l'argento e l'oro, e vilijjlmela Terra,
e il fango? e come nonfouuiene a quejli tali, che quando fujfe
tanta fcarsit della Terra , quanta e delle gioie , dei metalli
,

che

ni

J
pi pregiati,

'*.
*
r
1
non farebbe principe alcuno, che volentieri non
ifpendejfe vnafoma di Diamanti,e di Rubini , e quattro carrate di Oro, per hauerfolamente tanta Terra, quanta bajlaf

.s

T< rra

PJ

n -

f
bile
dell oro,

--^

e j e jj e

fe per piantare in vnpicciol vafo vngelfomino , bfeminarui


vri'arancino della Cina, per vederlo nafeere, crefeere, e produrre si beile frondi,fiori cos odorosi , e s gentilfrutti? duque la penuria ,e l'abbondanza quella, che mette in prezzo, Penun"a,& ab"
n za mct
iy auuilifce le cofe apprejfo il volgo , il quale dir poi quello n ?n r
e/er'vn belliJ/mo diamante , perch ajjmiglia l'acqua pura , & auuilficono
Que/ii ,che le cofe
e poi non lo cambierebbe con dieci botti d'acqua
ejaltano ta nto l'incorruttibit,Vinalterabilit,^X^credojChe]s
riduchino a dir quejie cofe ,per il desiderio grade di capare af- Incorruttibifai,eper il terr ore, che hanno della mortele noconsiderano,che Ht celebrata
vul S P er
quando gli huomini fujfero immortali a loro non toccauaa>
venire al Mondo Queji meriterebbero d'incontrarsi in vn morte
capo di Medufa , che gli trafmutajfe in iftatue di diafpro, o di
I detrattori
della corrutdiamante ,per ditte ntar pi perfetti,ch e nonfono
m en~
SALV. forf anco vna tal Metamorfosi non farebbe, f no con 11 ^
r
qualche lor va ntaggio ; che meglio credo io , che siati non dif
feJ cangi
arila
&
correre, che di/co rrere a rouefeio .
fatiie
non e dubbio alcuno,' che la Terra e molto pi perfetta,
SIMP.
.

&

eJfendo,come ella e, alter abile, mutabile, e. che f la fujfe vna


maffk di pietra, quando ben anco fujfe vrintero diamante
durijjmo ,
quanto quejie condizioni arimpaffibile
recano di nob ilt alla Terra, altrettanto renderebbero i corpi

&

Ma

Celeslipi imperfetti,ne i quali


do, che

corpi Celejii, cio

Corry [ Celeft

ejfe farebberofuperfiue;efsen- ordinaci

Sole, la

Luna

per

che feruizio della


non fono ordinati ad altro vfo, che al feruizio della Terra , T erra " on-
no
non hanno bifogno d'altro per confeguire il lorfine , che del n
r
t
moto, e del lume
de f mt
i

il

e l'altre Stelle

SAGR. ^Adunque la natura ha prodotti^ indrizzati tanti vaf-

tijjmi

fte

del

lume

Dialogo primo
C

ti

tijfim^perfttifjmi, e nobili/fimi corpi etesiiJmpa/pbMJmmortali, diurni, non ad altro vfo , che al feruizio dlia Terra
pajjbile,

caduca,e mortale? al feruizio di qudlo, che voi chia-

mate la feccia del Mondo lafintino: di tutte le immondizie f


e a che propositofar"i corpi Celeji immortalile, perfiruirs
,

a>vno]caduco,'c. Tolto via quejio vfo di firuire alla Terra


l'innumerabilefcbiera di tutti i Celeji corpi rejla del tutto inziiile,e fuperjlua,gi che no hanno, ne
pfionuhauere alcuna

fiambieuole operazionefra di lvro,poicbe tutti fono inakera-

Tl/K
mancano

di o-

perazione fca-~
bieuole tra d^
Jpr.Q..,.

biti,immzitabili,impaJ/ibili:cbefev.g.laLunaeimpa,/;b:lc,che
volete, che il Sole , o altra Stella open in lei l fari fenz' alcun

dubbio operazione minore afsai che quella, di chi co la vija9


v col pensiero, volefie liquefare vnagran mafia d'oro
In*
oltreamepare, chementre, cheicorpi Cele/li concorrano alle
generazioni, '& alterazioni della Terra, siafirza,che ejfi an,

cor a sienoalterakiU>altramente non so intendere, che l'appli-

cazione della Luna > del Sole alla Terra per far le generazionififie altro,, che mettere acanto allafpofa vna fatua di.
marmo, e datalcongiug-nimento Bare attendendo prole
SIJMP. La corruttibilit,l'alterazioner mutazione,^ e. non fon,
nell'intero globo terrefire, il quale, quanto-allafua integrit^
x
*' alterabilit,
nQn m&n Q^tevno,cheilSole,,la-Luna, ma e generabile, e corfattibile, quanto alle [u parti efrne, ma e ben vero , che in
tem Globo ter
5
reih-e, mi in
effe la generazione, e corruzione fon perpetue , e come tali rialcune parti.
cercano l'operazioni Celeji eterne.}; e per necefiario > che p.
corpi Celeji sieno eterni

SAGR. Tutto camminatene; mafie aireternit dell'intero

gioir

no epunto progiudiziale Ha corruttibilit delleparti


anzi quejoefser generabile, corruttibile, alterafiuperficiali,
Corpi CeeiM
bile, &c>. gli arreca grand' ornamento^perfezione, perche non
alcerabil nelle parti efter
potete, e douete voiammetter alterazioni generazioni,&c.paB<Lv
rimente nelleparti eferne de globi Celeji, aggiugnendo loro
ornamento fenza\diminuirgli perfezione, o Ituargli l'azioni}
anzi atcrefcendoglkle , col far , che non filo [opra la Terra ,
ma, cheficambieuolmentefra di loro tutte operino ,ela Terra ancor&verfo di loro t'
SIM'P.. QueHonon pub ejfere, perche le generazioni, mutazione,
terre/irej

&& chefifacejfer v. g. nella Luna fiarebber' inutili

evane^

& natura nihil fruftrA facit.


&A&R,

E perchefarebbero, elleno

mutili

e vane i

Simp*Terehk

'

Del Galileo

5 j
Perche noi chiaramente veggiamo,e tocchiamo con mano,
the tutte le generazioni mutazioni ,^c. cheJfanno in Ter- Generazioni
ra tutte, b mediatamente, immediatamente fono indriz-zate
Terra

tIMP.

^^n''

&

comodo
al benefzio eThuomo ; per comodo \0Vi Clltce
p cr
degli huomini nafeono i cauaUi ,per nutrimento de' cauaUi, benifizio deiU
produce la Terra iljieno, e le nugole Vadacquano ; per -corno- 1' huomo
do e nutrimento degli huomini nafeono le herbe le hi ade ,
sll'vfo

al

frutti,

lefere, gii vccelli,

ipefei;

mo diligentemente efaminando
f,

tr vaeremo

ilfine,

^T infomma ,fe noi andere,

rifoluendo tutte queRe co-

i quale tuttefono indrizzate,ejferil bi-

fogno, l'vtile il comodo , e il diletto degli huomini Hor di


quale vfo potrebbe/ ej/er mai al genere humano le generazioni, chejfaceffero nella Luna , in altro Pianeta i f gi voi
non volejle dire, che nella Luna ancorafujfero huomini, che
godejfer de fuoifrutti;penjero, bfauolofo, v empio
SAGR. Che nella Lama, , b in altro PianetaJgenerino , erbe ,
piante, animaliJmili a i noJri, viJfacciano pioggie,ven- una manca
ti, tuoni, come intorno alla Terra, io non lo so , e non lo ere- di generazodo; e molto meno, che ellaja abitata da huomini: ma non in- n * M* a ^5r>
tendo gi, cornei tuttauoltacbe non vi Jt'generino cofe fmMnthhatad
alle noRre tjdeuadi necejjt concludere che niuna altera- huomini
zione viJfacciaci vipofsano efere altre cofe, chej mutino, Nella Luna
.

.,

J generino, eJdiJfoluano,nonpiamente diuerfe dalle nojlr e,


ma lontani/lime dalla noRra immaginazione
in jComma
o
^

'

&

poflbno efler
generazioni di
cote u.iiicri(L-^>

del tutto a noi inefcogitabili . EJeomeiofonJcuro, che <*> ^ a || e no ft re %


vno nato, e nutrito
vnafelua immenfa trafiere, &vccdli,e che non hauejfe cognizione alcuna dell'Elemento dell' Ac^y nianCa f?e

mai non gli potrebbe cadere nell'immaginazione ejfeH della coeniz 6


in natura vn altro mondo diuerfo dalla Terra, pieno di ani- dell' Elemcnmali, li qualifenza gambe;e fen za alevelocemmte cammina- t0 "' ac S"*
no, e nonfopra lafuperjcie folamente come le fiere fopra la
beimaSar le
Terra, ma per entro tuttala profondit ; e nonfolamente ca- aui,ne i felci
minano ma douunque piace loro immobilmenteJfermano,
cofa, che non pojfon far e g''veceIliper aria ; e che quiui di pi

qua

habitano ancora huomini, evifabbricano palazzi, e Citi,<kj


hanno tanta comodit nel viaggiare , chefenza niuna fatica
vanno con tutta la famiglia, e con la cafa, eeon le Citt infere in lontanijfmi patj,j come dico iojonjcuro che vn tale,
ancorch di perfpicacijjm a immaginazione non Jpotrebbe^
gi maifigurare i Pefci, l'Qceano} le Naui, le Flotte, eleAr,

mate

Dialogo primo

5 4-

Mare; cos,e molto pi, pu accadere, che nella Lnntt


per tanto internatio remota da noi , e di materia per autisti
tura molto dimrfa dalla Terra ,fienofkfanze efifacciane
mate di

operaziwhnAnffolamente lontane , ma del tuttofuori d'ogni


no/ira immaginazione, come quelle, che non babbuino /imiti
tud'me alcuna con le no/ir e>eperci del tutto inefcagitabili,au
uengacb' quello' che noi ci immaginiamo, bifogna, chefia ,
vna delle co/ gi vedute, o vn campoja di e o/, diparti del
\,

volta vedute; che tatifono le Sfingi , le Sirene , U


Chimere} i Centauri, &v
SALV-. lafon molte volte andato fantaflicanda ,/opra quefle co
di poter ritrouar bene alcune delizi
f, efinalmente mi pare
cofe, che nonfieno , ne pofiareffer nella Luna ; ma non gi
veruna, di quelle, che io creda, che vifieno, epoffano e/fere ,fc
non con vna larghiffma generalit , ci}, co/ che l'adorni
noopSTcandQi e.m.ouendo, eviuenda ; e forf con modo diuer
Nella Luna
fi/fimo dal noflro, veggendo , <& ammirando la grandezza , e
poflbno effer
bellezza del Mondo. x e del/uo Facitore, e Rettore, e con eneo
y coritini* cantando lafua gloria; infomma. ( che quel
f
d ile noi
,"lo, che io intenda) facendo quello tantofrequentemente dz*
ft rc
glifcrittorfiacri affermato, cio vna perpetua occupazione di
tutte le creature in laudare Iddio*.
$A3R: Que/iefono delle cofe , chegeneralijjmamente parlando %
vipoffanoejfere; ma, io/ntirei volentieri ricordar di quelle,,
che elU crede, che non vifieno,nepoJfano. e/fere, le quali forza, chepiuparticolarmentefipoJa.no nominare. .
S.ALV. <Auuertite Sig. Sagredo y che quejlafar la terza volta *
che noi cosi d pajfoinpa (fa, non ce ri ancorgedo., cifaremo de
uiati dal n o/iroprincipale inflituti e che tardi verremo a ca
p de' nofri ragionamenti , facendo digrjfioni ; pero f va
gliamo differir quejo difeorfo tragli altri,che ftam conuenuti
le co/e altra

,,

&

mmjsttre ad vna particolar//sione, farforf benfatto,


SAJ-R. Digraziagi,chefiamo nella Luna /fediamoci dalle co
fe,che appartengano alei, per non hauere a/are vn*altra voi
tavnfi lunga cammino
SALV* Sia come vi.piace . JBper cominciar dalle co/ pi genera
.

'*

.,

io credo, che il[globo lunarefia differente'a/sai dal terrefiret


ancorch in alcune cofefi veggano delle conformit; diro II-*
conformit, epoi le diuerfit. Confrme e ficuramente la Lu
u alla Te.rra.ndlafigura la quale indubitabilmente sferi
tadorne

li,

3,

Del Galileo

5 5

eaf come di neceffitfi conclude\dal vederfi ilfuO difcoperfetfat^tt^T


tamente circolare,e dalla maniera del riceuere il lume dei So- una c j a j ec
le, dal quale,f la fuperficiefuafujfe piana , verrebbe tuttiL** ra: che c^uelnell'iftejfo tempo vefiita , eparimente poi tutta, pur in Vti-j la della hgufpoeliata di luce, e non prima le parti, che ri-**
" momento
r*i e
r
irL
f r f + r l proua

iBe/To

'

.,

"

mo

dal

guardano ver/o il Sole, ejuccejjiuamente lejegutnU ,Jich<u> D del |. ei crc


giunta all' oppofzione ,[e non prima refia tutto apparente illuminata dal
|-

difio iUufirato

di che all'incontro accaderebbe tutto l'oppofi- Sole

quando lafua vifibilfuperficiefujfe concaua ; cio la Muminazione comincierebbe dalle parti auuerfe al Sole Secon- Seconda Cdariamente ella e come la Terra, per f jlejfa ofcura,& opaca, or ?li ^ *'""
^
a ripercuotere il lu- Ybrofr corhc
per la quale opacit atta a riceuere ,
me del Sole;ilcbe,quando ella no fu[fetale, far non potrebbe. ja Terra.
Terzo io tego lafua materia denfifiima,efolidifsima no meno Terza. La madella Terra,di che mi e argometo affai chiaro ejfer lafua fu- teri ^ della I u
e
tta
perfideper la maggiorparte ineguale, per le molte eminenze,
a Terrac
to,

&

ft

e cauit , che vijifcorgono merce del Telefcopio, delle quali eminenze ve nefon molte in tutto,eper tutto fimili alle no/ire

pi afprej efcofcefe montagne^ vif nefcorgono alcune

mon tuofa.

tira-

te, e continuazioni

lunghe di centinaia di miglia; altre fono


in gruppi piii raccolti ; e fonui ancora moltifogli fiaccati , e
folitarj, ripidi affai, e dirupati; ma quello, di che vi e maggior
frequenza ,fono alcuni argini ( vfer quefo nome per non
me ne fouuenir'altro, che piagli rapprefenti ) affai rikuati, li
quali racchiudono, e circondano pianure d diuetf grandezze, eformano varie figure , ma la maggior parte circolari
,

&

"molte delle quali hanno nel mezo vn monte rileuato ajfai


alcune pochefon ripiene di materia alquanto ofcura , cioefimilea quella delle gran macchie, chefiveggon con V occhio libero; e queflefono delle maggiori piazze ; il numero poi delle
minori, e minori grandiffimo , e pur quafi tutte circolari
Quarto, fi come la fuperficie del nofro globo e difiinta in due Quarta. Luna
majfime parti, cio nella terreftre, e nell'acquatica, co'nel di- dininta in dna
,

aildlt eien -

lunare veggiamo vna difiinzion magna di alcuni gran P


f
eampipii rifplendenti , e d altri meno ; all'afpetto de i quali za e fcurit
credo , che farebbe quello della Terra ajfai fimglante a chi come il Glodalla Luna o da altrafimile lontananza lapotejfe vedere il- ho terrelt. nel

apparirebbe la fuperficie del Mare pi are > e te11 *


luflrata dal Sole ,
ofcura, e pi chiara quella della Terra
Quinto fi come noi re ^ a
.dalla Terra veggiamo la Luna or tutta luminofa or mezat
or
4
fico

&

DafogoprmD

$6
SHpcrHcie del

or pi

rbbe da lonuno pi ofeuradi quella-*

wfibile, cio

1 C

r?

a"

noni

or meno, tafor fatata e taluolta ci rejfa del tutto in*


quando e/otto i raggi filari; fi ebe la parte, e e
riguarda la ferra , re/la tenebrofa ; cos appuntoJi vedi Li e
dalla Luna coli i/lejf periodo a capello , ejottoU mtdejim<_*
mutazioni di figure , l'Illuminazione fatta dal olejoo, a Iti
,

<.

fama della jerra . S0


&4fiti & ianovn poco Sign Salutati* Chef illuminazione della
Terra, quanto alle diuerfefigure Ji'rapprefentajfe a cbtfujfe
nella Luna Jimile in tutto a quello , ebe noi feorgiamo milt

Luna-, l intendo io benijfimo , ma non refo gi. capace ,


come ella Ji mojraffe fatta coli iBeJfo periodo ; auuengaco^
quello, chefa l'illuminaziondelSole nella fuperjicie lunaria*

di figure
nella Terra-i
fimiii quelle
della Luna , e

io periodo

in vnmefe, lo fanello- terraflre in ventiquattr' borei.


vero>, chel'effetto delSole- , circa- l'illuminar quejli

$ALV.

dut

corpi, e ricercar colfuofplendore tutta la lorfuperficie,fifpe*

Terrain vn giorno naturale e nella Luna in vi


ma non da queftofolo depende la variazione dellefigure, fitto le quali dalla LunaJi vedrebbero le parti illuminate
della terrefre Juperfice, ma da i duerji af
petti, chela Luna
va mutando col Sole ,fichequando v.g. la Luna feguitajse

difee nella

rnefe3

puntualmente il moto del Sole, e flejfe,per cafo,fempre linear*


mente tra ejjo, elaTrrain cmeW afpetto che noi diciamo di
congiunzione, vedendo ella fmpreilmedejimoemtsfrio del*
,

la Terra? che vedrebbe il Sole,h vedrebbeperpetuamente tut*


; come per VoppojitOy quando- eUa refiajf fmpre al*
Voppofizone del Sole, non vedrebbe mai la Terrafdella quale
farebbe continuamente volta verfo la Luna la parte tenebro*

to lucido

Ma

e perci inuijibile
quando la Luna. \ aliaquadratu*
ra del Sole, dell'emisfero terre/Ire^ efpoBo alla vifa della Luna quelaxmst, che e verfo jfSole , e luminofa, e l'altra verfo*
l-oppojl. del Sole e oftura; e per la parte della Terra illumi*
naia ,J,rapprefenterekbe alla Luna fiottofigura di mezQ ccr*

fa

cbio

$A3;R*. Refo cabacfjtmodeltutto &". intendo gi benijjtmo , che:


partendofi la Luna dall' oppojizione del Sole di do u. ella no
,

veddua.nte.nte dell'illuminato della terre/ir e.fuperficie, ve*


nendo di giorno, in giorno verfi.il Sole, incomincia a poco, a

poco a/coprir qualche particella della faccia della Terra illuminata; e quefla vede ella in figuradi fottifalce ,pereffer lai
T&rarQtQndat' acquifando pur la Luna colfuo mouim*

Del Galileo l

$7

to di d in di maggior vicinit al Sole viene'J coprendo pi , f


piufempre ddimisftr&ierrejr illuminato ,ji che alla quadratiti a >;efcuopi e la mitgiufo,Ji cjme noi di hi veggiamo
altrettanto : continuando poi di venir ver/o la congiunzion e, fcuopre fuceejj-uamen teparte maggiore della fuperjcie il*
lumina. a , ejr almenie nella cogiunzionevedt l'intero emis*
,

fino tutto Inmmofo

Et mfomma comprendo benijjimo,che

quello y che accade agli abitatori de'la


riet,

la Terra,

ma

Terra t n el veder

le

va-

veder
f nella Luna nel
con ordine contrario, cio, che quando la Luna

della Luna-, accoderebbe

chifu

a noipiena,5 all'oppofzion del Sole, a loro la Terra farebbe alla congiunzion col Sole, e del tutto o/cura ,
wuifibile;
all'incontro quello fiato, che a noi e congiunzion della Luna
col Sole, epero Luna /riente ,enon veduta , l farebbe oppojizion della 2 erra al Sole, e per cos dire, Terra piena, cio tutjin algente quanta parte a not di tempo in*
ta luminofa
tempoJ mojra dtlla fuperjcie lunare illuminata, tato dalla
Luna J vedrebbe ej/rneH'iJhffo tempo la parte della Terra
efeura, e quauto a noi refia della Luaapriuo di lume, tanto

&

alla

Luna

l'illuminato delia

Terra; fiche: folo

drature quefi veggono mezo cerchio della

nelle

qua-

Luna lumino/o,

ferra In v>-a cofa mi par, che differivano quejij fcambkuiv operazioni; @? che dato, e non
eoncejp>, che nella Lunafujfe chi di l potejfe rimirarla Terra, vedrebbe ogni giorno tutta, la. fuperjcie terrejire,mediante
e quelli altrettanto della

il moto di e fa Luna intorno alla Terra in ventiquattro ,


venticinque bore, ma noi non veggiamo mai altro, che la me*
t della Luna,poicti ella nonji riuolge in f fejfa , come bifognerebbe, per poterctfi tutta mofirare.
$ALV. rurcte quejo non accaggiaper il contrario , cio che il
rigirar/iella in f fieffa^fa cagione , ebe noi non veggiamo
mai l'altra met, che cos farebbe necefario, ebefuffe, quando
doue la/ciate voi vn' altra diffetllahauejfe V Epiciclo .
renza in contraccambio di quefia auuertita da voi ?
Tutta la Terqual' e i che altra per bora non mi Viene in mente \
SAGR.
ra vede la me
&ALV.
t che f la Terra [come bene bautte notato) non vedi^* t folamence_>
,

Ma

E
E

met della Luna > doue, che dalla Luna vien vitutta la Terra, all'incontro, tutta la Terra vede la Luna,

,
j a
t
r
i
f
ima della
Luna, foto la. meta vede la U erra ; perche gli babita-

altro, che la
(la

tori per cost

ella

M'"
^
a"
JJL
!?.u,
mente aeiix-Luna vede tus
dire, dell e.nisfcrofuperiore della Luna,cbe a noi u la 1 erra.
i

>

Dialogo primo

58

vinuifibk, fon pr lui della vi/la della

Terra, e qucfifonfof
<SM a qui mi fcuuien 'bora a vn particolare
accidente, nuouamente offerziato dal nofro accademico nella
Luna, per il quale fi'raccolgono due confeguenze neceflarie,
l'vna e , che noi veggiamo qualche co/a di.pi della met della
Luna e l'altra che il moto della Luna ha giufiamente re-

f gli Antictoni

*-j

ti,

-r.

la

met

del Globo lunare

lazione al centro della Terra: e l'accidente , el'ojferuazione


tale Quando la Luna h abbia vna corrifpondenza,e naturai

vedete pi

che

fimpatia con la Teiera, verfo la quale , [con vna ialfua eterminata parte ella riguardi, e necejfario , che la linea retta, che
congiugne ilor centri, pafffempre per ViJleJJo punto dellafuperfide della Luna; tal che quello, che dal centro della Terra la
rimirajfe, vedrebbefempre l'ifiejfo di/co della Luna puntualmente terminato da vna medefima cirtQnferza;Madivn,
pojlituitfipra lafuperficie terrefire , il raggio, che dall'occhio

fuo andajfefino al centro del globo limar e,non pajferebbe per


Viflefo punto della fuperficie di quella ,per il qualepajfa la li"
nea tirata dal centro della Terra a quel della Luna , f non
quando ella glifujft verticale : mapojla la Luna in oriente,
in occidente, il punto dell'incidenza del raggio vifuale reBa
,

Juperiore a quel della linea , che congiugne i centri, e perofi


fcuopre qualche parte dell'emisferio lunare verfo la circonferenza di/opra, efi nafconde altrettanto dalla parte difitto ;
fifcuopre dico, efinafcode ri/petto all'emisfero, chefi vedrebbe dal vero centro della Terra : e perch la parte della cireonferenza della Luna,che efuperore nel no/cere, e inferiore nel
tramontare , per affai notabile dourfarfila differenza delVajpetto di effe parti Juperiore, e inferiore ,fcoprendofi bora ,
^yjoraafcondendofi delle macchie , altre cofe notabili di ejfi
parti. Vna fimil variazione dourebbefcorgerfi ancora verfo
l'ejlremit boreale,

& auftrale del mede/imo dlfco,fecondo,che

Lunafitroua in queBo, b in quel ventre delfuo Dragone;


perche qudo ella e fettentrionale , alcuna dellefuc parti verfo fettentrione cifi nafconde y efifiuopr e delle aufimli , e per
Hora, che queBe confeguenzefi verifichino in* _
l'oppofito
fatto fi Telefcopio ce ne rende certi; imperocchfono nella Luna due macchie particolari, vna delle qual,quando la Luna
e nel meridiano guarda verfo MaeJlro,e l'altra gli quafi diala

metralmente oppojla; elaprimaevifibile, ancofenzail'Telej copio

ma non gi l'altra: e la MaeBrak vna macchietta^*


ouata,

Del Galileo

cuata, diuifa dall'altre grandi[Jme% Voppoja

minore, epa-

jjjjp

Luna!^

rimente Jeparata dalle grandijjme , ejiuata in campo, affai per j e q Ua jj g


chiaro; in amendue quejlefi offeruano molto manifeftamente oflerua lei hale variazioni gi dette , e veggonfi contrariamente l'vna dal- er riguardo
centro dcll'altra, ora -vicine al limbo del di/co lunare, fa' bora allonta- ^
nate, con differenza tale, che l'interuallo tra la maejirale, e la j UQ mow m
circonferenza del difco e pi, che il doppio maggiore vna volta, che l'altra : e quanto all'altra maccbia (perche l'ipi vicina alla circonferenza) tal mutazione importa pi , che il triplo da vna volta all'altra Di qui e manifejo la Luna , come allettata da virt magneiic a yConjiantemente riguardare
.

vna fua

con

mai

SAGR.

faccia

il

globo ierrejire

ne da quello diuertif

quandofi ha apor termine alle nuoue ojferuazioni, e-*


fcoprimen ti di quejo ammirabileJlrumen toi
SALJS* Se iprogrefsi di quefa fon per andarfecondo quelli di altre inuenzio ai grandi, e dafperare, che col progrejfo del tempofifa per arrtuar a veder co/ a noi per bra inimmaginabili . Ma tornando al nojlro primo difcorfo , dico per lafeja Sefta.La Ter.
"?]
congruenza tra la Luna,e la Terra,chefi come la Luna gran l?J, ?
parte del tempo fupplifce al mancamento del lume del Sole,e ci te ^ iii um inarende con la refefsione delfuo le notti afiai chiare cos Icl~> no
Terra ad ejja in ricompenfa rende quando ella n' pia bifognofa\, col refletterle i raggifolari vna molto gagliarda illuminazione e tanto per mio parere, maggior di quella che a
noi vien da lei, quanto la fuperficie della Terra e pi grande
,

di quella della

Luna

SAGR. Non pi, non pi

Sig. Saluiatt, lafciatemi il gufo dimoJirarui , come a quejo primo cenno hopenetrato , la caufa yii
vn accidente, al quale mille volte ho penfato , ne mai l'ho p,- Lume reflcfl
tuto penetrare . Voi volete dire, che certa luce abbagliata, che da ! a Terra-
j
fi vede nella Luna , maf imamente quando lefalcata , viene
dal rejkfsadel lume del Sole nellafuperficie della Terra, e del
%5Mare;epiJ vede tal lume chiara, quanto la falce e pifttile, perche allora maggiore e la parte luminofa della Terra ,
che dalla Luna e veduta, conforme a quello, che poco fafi conclufe ; cio , che fmpre tanta la parte luminofa della Terra ,
chefi mo[l*a alla Luna,quanta lo/cura della Luna,cbe guar-

da verfo la Terra; onde quando la Luna fottilmente falcat#}


ivconfeguenza grande lafua parte tenebroja , grande
eia

&

Dialogo primo

ferra veduta dalla Luna,e tanto


lume
SALV. Queflo e puntualmente quello, eh" io voleua dire Infomma gran dolcezza e il parlar con pe>font giudiziofe, e di tuona apprenju-a; e majsime quando nitri vpaJ]eggiar do,e aifi
correndo tra i viri io mifon pi volte in con Uato in ceruelli
tanto duri, clw per mille volte ,che io babbea loro replicato quee lparte illuminata dtlla

pi potente

larejejsion dtl

Jlo, che voi hauetefubito per voi mede/imo penetr ato,mai


eflato pofsibile, che e l'apprendano.

non

SI MI 3

.
Se voi volete dire di non bau erlo potuto perfuadere loro,
fiche e' l'intendine, io molto me nemarauigho , efonfcuro ,
che ?ion V intendendo dalla vojra ejplicazione non ^inten,

derannoforf per quella di altri parendomi la vojra ejpref


fua molte chiara ; ma f voi intendete di non gli bauer perfuaf,fi che e' lo credanoci que/Io ncn mi mat auiglio punto,
,

io flejfo confefso diefser vn di quelli , che intendono i


vojiri difcorfir ma non viji quietano, anzi mi rejano in que-

perche

'

Jla,e in parte dell' altrefei congruenze molte dijj.cult,le quali


promouero,quandohauretefinite di raccontarle tutte *
$ALV. Il defiderio, che ho di ritrouar qualche verit , nel qualt^
acquiflo,afsai mipofaono aiutare k obbiezioni di

buomini in-

qualfete voi,ymifar efser breuifsimo nello Jpe dirmi da quel, che ci refla-. Sia dunque la fttima congruenza
il rifponderfi'reciprocamente non mzno alle ojfefi , chea ifltelligenti,

uori, onde la Luna , chehene Jpefso nel colmo della fu illuminazione,perl'interpofizi&n della Terra trafe,e il Sole vieti
Settima. Terra,e

Luna Ica'

elidano .

priuata di luce,

&

ecclifsata > Os e/sa

ancora per fuo njcatto

Ji interpone traa Terra, e il Soie, econ V ombrajua ofeura la


Terra; efi ben la vendetta non e pari all' ojfefa , perehi bene

Luna rimane,^' anco per a/sai lun^o tempo,immer*


fa totalmente nell'ombra della Terra, ma non gi mai tutta
la Terra ne per Uingofpazio di tempo reit ojcurata dalla
Luna, tuttauia hauendqf riguardo alla picciolezza del corpo
di quefla,in comparaziondella grandezza di quello , nonfi
pu dir, f non che il valore, in vn certo modo, dell'animofa
Jpefso la

grandifsimo . Quello quanto alle congruenze Seguirebbe


bora il difeorrer circa ledi/parit; ma perche il Sign. Simplicio ci vuolfauorire de idubbj contro di quelle , far benefentirgli, e ponderargli prima, chepafsare auanti
8AGR* Siperche e credibile, che il Sign. Simplicio non Ja J?er bauer
.

Del Galileo:

iter ripugnanze intorno alle di/parit; e differenze tra la Tcf


ra, e la Luua, gi che eglifiima le lorfufianze diuerfij/me .
SIMP. Delle congruenze recitate da voi nelfar parallelo tra Ut
Terra , e la Luna non fento di poter ammetterfenza repugnanza, ' non laprima % e due altre ;. ammetto la prima>%
cio lifigura sferica,
f
io quella della

bene anco in qutfia vi

non so cbe,fil-

Luna eJfep$uliti{fima,eterfa,QQme vno


fpecchio, doue, cheque/la dtlla Y erra tocchiamo con mano efJer fcabrofijma <$ afpra ; ma quejia attenente all'ineguamando

lit della fuperficie

va confiderata in vn''altra

delle congruen-

ze arrecate da volper mi riferbo a dirne quanto mi occorre


nella cotifiderazione di quella. Che la Lunajapoi , come voi
dite ntllafeconda congruenza, opaca-,
ofcura per f fieff*
come la T'erralo non ammetto, f non il primo attributo della opacit, del che miajficurano gli ecliffi filari',che quando lot
Lunafujfe trasparente,}'aria nella toi ale ofcur azione del So-

&

le non refierebbe cosi tentbrofa,come ella refia,maper la trafi


parenza del corpo lunare trapalerebbe vna luce re fratta , co^
me veggiamofarfiper le pi denfi nugole Ma quanto ali ofcurit, io non e redo, che 'la Lunafia del tutto priua diluce,come la Terra, anzi quella chiarezza, chefforge nel rejio del _
r
fuo di/co, oltre alL fittili corna illujiratedal Sole,reputo ^^djrJ^ftiinaciL
Jt a fuo proprio, e naturai lume, e non vn reflejfi della Terra, propria deiia
Luna
la quale iofimo impotente per la fuafomma afprezza ,
.

&

ofeurit, a rejietterei raggi dtlSole

..

Terra, impo-

Nel terzo parallelo con-

tente a

"".
conuengo
mei giudicar il corpo della Luna folidijjmo , e duro , come la del Sole.
Terra, anzi pi affai, perche) f da Ari/i., noi cauiamo , che il Suftanza CeCielofa di durezza impenetrabile eie Stelleparti pi denfe^ e ^ c impene-
er
del ^ielo e ben ntcejfa, io , che lefilano faldifime ,
impene- T^/l^ ^
ti abili,, ime
uengo con voi in vna parte,

e nell'altra dijfento

SAGR. Che bella

materia farebbe quella del Cielo per fabbricar


palazzi, chi nepo*efft hauere cos dura, e tanto trasparente .
SALV. <^dnzipej'ima, perchefendo per lafimma trafparenza del

non fi potrebbe , fenza gran pericolo divrtar


neglifiipiti, e fpezzarfiil capo, camminarper le /lonze.
SAGfr. Cotefio pericolo nonfi correrebbe egli, e vero , come diatutto inuifbile,

f
cono alcuni Peripatetici, che la fia intangibile; e lawfipuQMzmAZ.
Celef
toecare, molto meno potrebbe vrtare
fte imagibile
fi
.

SALV* Diniuno. folltuamentofarebbe

cotefio ;cociofiachef

ben

ti

,,

6i
ben

Dialogo primo
la materia celefiz non pub efer toccata, perche

le tangibili

qualit, pu) beri ella toccare

per offnderci tanto e , che dia vrti in noi ,

Ma

manca del*

corpi elementari ;e

& ancor peggio

chef noi vrtajfimo in lei .


lafciamojar quejipalazzi,b
per dir meglio, cafieUiin aria , e non impediamo il Sign. Sim*
plicio

SIMP* La qufiione, che voi hauete cos incidentemente promoffa e delle difficili, chef trattino injilofofia, <& io ci ho intorno
di bellijjtmi penfier di vn gran cattedrante di Padoua , ma
non e tempo di entrami adejfo ipero tornando al nojro propqfto replico, che Bimo la Lawafolidiffima pia della Terra
ma non l'argomento gi, comefate voi,dalla ajprevza , efca*

rc

,,

Superficie <ael
la Luna terfa
pi d'vno fpec

chio

broftdeUafua
anzi dal contrario, cio dall' effere
J , Jfuperficie,
r J
^- M j
Ja<.;r
k
,,
aitaanceuere
( come veggiamo tra noi nelle gemme pi du*
re ) vn pulimento , e lufirofuperiore a qualfifiafpecchio piterfo; che tale e necejfario, chefa la fuajuperficie , per poterci
fare fi viua reflefsione de' raggi del Sole Quelle apparen

zepoi, che voi dite, di monti, difogli, di argini, di valli, &c.


io mifono ritrouato afentire in publifon tutte llufioni j
che difputefofiener gagliardamente contro a quefi introdut-

tori di

nouit , che tali apparenze non da altro prouengono

che daparti inegualmente opache, eperfpicue, delle quali inte-

Eminenze

cauit nella-
lufioni (tiopa-

co,e di perfpi-

cuo

&

riormente ,
Seriormente compofia la Luna , comefpeffo
veggiamo accadere nel crijlallo, nell'ambra,^ in moltepietre
preziofeperfettamente lufimte; doue per la opacit di alcune
parti, e per la trasparenza di zdtre,apparifcono in quelle varie
concauit, eprominenze , Nella quarta congruenza conce*
do, che lafuperficie del globo ierreBre veduto di lontano farebbe due duerfe apparenze;cioe vnapi chiara , e l'altra pi
ofeura, majimo , che tali diuerfit accaderebbono al contrario di quel che dite voi; cio, credo, che lafuperficie dell'acqua
apparirebbe lucida, perche lifcia,e trafparente, z quella della
Terra remerebbe ofeuraper lafua opacit^fcabrofit male accomodata a riuerberare il lume del Sole . Circa il quinto ri-

ammetto tutto, e retto capace, che quando la Terra


come la Luna,fimofirerebbe,a chi di lafs la rimirafiefittofigure conformi a quelle , che noi veggiamo nella Luna\comprendo anco,come ilperodo della fua illuminazione^ variazione difigure, far ebbe di vn me/, bench il So*
lei* ricerchi tutta in ventiquattr'bore ; e finalmente non ho

feontro

lo

rifpendejfe,

dijfi-

,,

Del Galileo

6$

affienita nel?ammetter e , che la met fola della Luna vede**


tutta la Terra , e che tutta la Terra vedefilo la met dell&~>

Luna

Nel

reflo reputa faljfsimo

che la

Luna pojfa rice-

ver lume dalla Terra, che ofcurifsima, opaca,

reflettere

il lume del Sole,comeben

& inetti/sima

lo rejiettela

Luna a noi;

come ho dettofrno, che quel lume! eh efi vede nel reflo della
faccia della Luna , oltre alle corna fplendidifsime , per Villuminazion del Sole,Ja proprio, e naturale della Luna, e gran
Jlfettimo degli
cofa ci v or ebbe a farmi credere altrimenti
.

eclifsifeambieuoli fipub anco ammettere, f ben propriamenteficoft urna chiamare Ecliffe del Sole,queJo che voi volete
quejo e quantoper bora mi
chiamare Eclijfe della 2'erra .

occorre dirui in contradizione alle fette congruenze;alle quavi piacer di replicare alcuna cofa > l'afcolterb
li infianze,

volentieri

SALV.

Se io ho bene apprefo quanto hauete rifp^Jlo, parmi, chz^>


tra voi , e noi refimo ancora controuerfe alcune condizioni
le quali iofaceua comuni alla Luna
alla Terra,efon quitte . Voijiimate la Luna terfa, e lifeia, comvnofpecchij , q~j

&

&

all'incontro la
come tale atta a re/ietterei il lume del Sole ;
Terra per lafua afprezza non potente a far fimile reflefsione Concedete la, Lunafolida,e dura,e ci argumentate dall' ejfer' ella pulita, e terfa, e non dall' ejfer montuofa ; e dell'apparir montuofa ne ajfegnateper caufa Vefiere di parti pi , e
.

Efinalmente limate quella Iuc<l~


propria
della
fecondaria ejfer
Luna,e non per rejiefsion della
che
al
f
ben
par
Mare
Terra;
per ejfer difuperficie pulita
voi non neghiate qualche reflefsione Quanto al torui di ermeno

opache, eperfpicue

rore, che la rejiefsion della

Luna non fifaccia come da vno

fpeccbio,ci bopocafperanza,

mentre veggo, che quello

che in

talpropofitoji legge nel Saggiatore,e nelle letterefilari del noJro amico comune, non haprofittato nulla nel vqfiro concetto, f pero

tal

voi hauete attentamente letto quanto vi efritto in


materia .

S1MP.

loihotrafcorfo cos Juperfcialmente , conforme apoco


tempo, che mi vien lafciato oziofo dafud)pi fidi, per ,f<L~>
col replicare alcune di quelle ragioni t a colVaddurne altre voi
penfate rifiluermi le difficult , le afcolterpi attentamente.

SALV. lo dir

quello, che

b'ejere, cbefujfe

mi viene in mente alprefente,e potreb-

vnamijiionedi

cocetti

mieiproprj,

di quelli j

Dialogo primo

^4

ne i detti libri , da i quali mi'fouuknent^p


ch'io reBaimteramcnteperfuafo, ancorch le concktfioni nel
primo a/petto mi parejfer gran paradofsi. Noi cerchiamo Sig.
Simplicio, f perfare vnarefiefion di lumefimlc a quello ,chc
ci vien dalla Luna,Jta necefSarno che lafuperjicie da cui vieti
la reflefsioneJa cos terfa, e li/ca, come di vnofpecchio, pur
o
fapi accomodata vnafupcrfce non terfa, e non lifcia ma
ora quando a noi veniffer due reflef,afpra, e malpulita
Jioni, vnapi lucida, e V altra meno > da due fuperfidc oppoJieci, io vi domando qual delle due fupcrjlcie voi credetet cbejt
rapprefentafe a gli occhi nq/iripi chiara, e qual pi o/tura,
SIMP. Credo fen za dubbio , che quella , che pi viuamente mi
reflettejfe illumemijmojlrerebbe in.affetto pi chiara,e Poltra pi ofcura
SALV. Pigliate bora in corteja quello Jpeccho , che e attaccato a
quel muro,
vfciamo qua nella corte Venite Sg.Sagredo*
Prouafi a luti
Attaccate lo Jpeccho l a quel muro doue batte il Sole ; difcona S
fiiamocii e ritiriamoci qua all'ombra . Ecco ldue fuperficit
f ir r
a"
percoffe dal Sole, cio il muro, e lofpecchio Ditemi bora qual
cS afpM
vjirapprefenta pi chiara, quella del muro , quella dello
fpecchio / voi non fpondete
SAGR. Io lafcio rispondere al Sig-. Simplicio , che ha la difficolt
che io quanto a me, da queflo poco principio di efperienzafon.
//',

che gi t s

>

&

perfuafo, che bifogniper neceffty cheia Lunajia difuperficie molto malpulita .


SALV. Dite Sign. Simplicio, f voi hauejle a ritrar quel murOjCS
quello fpecchio attaccatoui , doue adoprerefe voi colori pi
ofcurJ,nel dipignere

il

muro, bpur nel dipigner

lo fpecchio t

&IMP-.

AJfai pi fcuri nel dpigner lo fpecchio *


SALV. Horjb dalla fuperficie, chejrapprefentapiuchara,vien
la refltjjion del lumepi potente , pi viuamente ci refletter
.,

raggi del Sole il muro, che lofpecchio .


$IMP. BeniJJmo Signor mo ; hauete voi migliori ejperienze di
quefle ? voi ci hauetepofi in luogo doue non batte il reuerbero dello fpecchio; ma venite meco vn poco pi in qua; ngei

nite pure

SAGR.

Cercate voi forf il luogo della refezione

che fi lo fpec-

chio i

SI MP. Signors.

SA GR, Oh vedetela l nel muro Qppofto grade giufto quanto lo


?

Jpeccho,

Del Galileo.
Jpeccbio i e chiara poco

mente

6f

meno , cbc f vi hattcffe ti Sole -diretta'

SIMP.

Venite dunque qua , e guardate di ii la fuperficie dello


Jpeccbio, e/oppiatemi dire, f Tpiujcura di quella del muro*
SAGR. Guardatelapur voi, che io per -ancora non voglio acceca*
re ; e so beni/fimofenza guardarla , che lafimo/Ira viuace , e
chiara quanto

SIMP.

il

Sole iFtejfo, opoco

Che dite voi dunque,cbe la

men potente

di quella di

meno

refilejfiion

di

vno fpeccbhfia

vn muro t io veggo

muropppofojdoue arriua il

rejleffo dell'altra

che in quefto

parete illumi*

nata, infieme con quel dello fpeccbio,quefio dello Jpeccbio e affai pi chiaro; e veggio parimente,cbe di qui lo Jpeccbio mede-

fimo mi appari/ce pi chiaro affai, che il muro .


Voi con la v offra accortezza mi bauete preuenuto , perch
di quejla medejma ojferuazione baueuo bifogno per dichiaVoi vedete dunque la differenza, che cade
rar quelcbe refia
due
tra le
reflejfioni, fatte dalle duefuperficie del muro,e delloJpeccbio , percoffe nell'iBeffo modo per l'appunto dai raggi

SAL V.

filari; e vedete , come la refilejpon, che vien dal muro , fi diftutte le parti oppofeli , ma quella dello Jpeccbio

fonde verfo

va verfo vna parte fola non punto maggiore


,

dello Jpeccbio

medefimo vedete parimente, come la fuperficie del muro , riguardata da qualfiuoglia luogo fimo/Ira chiara sepre egualmente afeJejfa; e per tutto affai pia chiara , che quella dello
Jpeccbio, eccettuatone quel piccolo luogo fidamente doue batte
il refileffo dello Jpeccbio , che di li appari/ce lo Jpeccbio molto
pi chiaro del muro Da quefte cofenfate, e palpabili efperienze, mi par che molto fp editamente fi poffa venire in cognizione, f la refi lefsione,che ci vien dalla Luna, v)ga,come
da vno Jpeccbio, o pur, come da vn muro , che ,Je da vnafuperficie lifcia, pure afpra .
SAGR. Se iofufsi nella Lunafteffa, non credo , che iopotefsi con
mano toccar pi chiaramente Vafprezza della fua fuperficie
di quel ch'io me lafcorga ora con l'apprenfione del difeorfo .
La Luna veduta in qualfiuoglia pofitura, ri/petto al Sole, e a
noi ci mojira la fua fuperficie tocca dal Sole fempre egualmente chiara; effetto , che rifponde a capello a quel del muro f
che riguardato da qualfiuoglia luogo apparifee egualmente
>

chiaro,e difeorda dallo Jpecchio,cbe da vn luogo folofi mofira


luminofo, e da tutti gli altri ofeuro . In oltre , la luce,che mi

vien

Dialogo primo

66

vie dalla refilefsion del muro e tollerabile, e debile in campa'


razon di quella dello fpecchio gaglardifsima ,
ojfenjua
alla vi/la poco meno della primaria , e diretta del Sole..
cos
confuautt riguardiamo lafaccia della, Luna, che quando llafuJJe,come vno fpecchio, mofrandoci/t anco per la vicinit
grande quanto Vtjejfo Sole , farebbe il fuo fulgore, affolutamente intollerabile , e ciparrebbe di riguardare quajt vn' al-

&

tra Sole

SALV* Non

attribuite digrazia Sig. Sagr. alla mia dimojlr azionepi d quello, chele Jperuiene. Io voglio muouerui contro vn'injlanza, che non so quantofia diageuolefcioglimeto.
Voi portate per gran diuerjt tra la Luna , e lo fpecchio , che
ella rimandi la refllefsione verfo tutte leparti egualmente,comefa il muroj doue, che lojpeccbiala manda in vn luogofolo

determinato;
Specchi Piani

mSdano

refleffione

la
in

vn luogo folo,
magli

sferici

per tutto

ro, e

e di

qui concludete la

non allojpecchio .

Luna ejferjmile

al mit-

Ma io vidico,che quellofpecchio ma-

da la rejllefsione in vn luogo folo , perch lafua fuperjcie e


piana t e douendo i raggi reflefsi partirjiad angoli eguali a
quelli de* raggi incidenti , e forza, che da vnafuperjcie piana,
Jpartano vnitamente verfo il mede/imo luogo : ma effndo,
che lafuperjcie della Luna e, nonpiana, ma sferica%
i raggi incidenti, /pra vna talfuperjcie trouano da refietterfi ad
angoli eguali a quelli dell incidenza verfo tutte le parti, medtante lainfinit delle inclinazioni, che compongono la~*
fuperjcie sferica , adunque la Luna pu mandar la refleffione per tutto* e non e necefsitata a mandarla in vn luogo Jlo t
some quellofpecchio, che piano .
SIMP. Quella e appunto vna delle obbiezioni, che io voleuofarl

&

gli contro

SAGR.

Se quejla e vna, e forza, [che voi ne habbiate delle altreipcr ditekjche quanto a quejla prima mipar,che ellajaper riu-

feirepm contro

d voi, che infauore .


Voi hauete pronunziato, come cofa manifefla, che la refilefsion fatta da quel muroja cos cbiara,& illuminante,come quella, che ci vien dalla Luna,
io la /limo , come nulla
in comparazion di quella ; imperocchejn queflo negozio del l illuminazione, hifogna bauer riguardose dijlnguere la sfe ra di attiuit;e chi dubita ,cbei corpi Celejli habbiano maggio re sfera di attiuit,che quelli noslri Elementari, caduchi > e-
che egli altro, che vnpoco di
e
, , mortali? quel murofinalmente,
Sagr.
qui
inetta all'illuminare i
w Terra ofeura,

SIMP.

&

Sfera di attli corpi

ni tane

Celeiri

mag-

giore che negl'elemtari

&

Del Galileo.
SAGR. E qui ancora credo
vengo

che voi vi inganniate di affai

alla prima inftanza mojfa dal Sign. Salutasi

Ma

E confi-

der, che perfar, che vii oggetto

ci apparifca tuminofb)koh
bafa,cbefopra ejb cafcbino i raggi del corpo illuminante, ma
ti bifogna, che i raggi refilefsi vengano all'occhio noftro ; come apertamente fi vede nell e/mpio di quello fpecchio , /opra
il quale non ha dubbio , che vengono i raggi luminofi del So-

&

illujlrato, f non
con tutto ci ei non cifimofira chiaro,
quando noi mettiamo l'occhio in quel luogo particulare, doue
va la refllefsione . Conjideriamo adeffo quelcbe accaderebbe
quando lo fpecchio fujfe difuperficie sferica ; che fenz''altro
noi troueremo,cbe della refilefsione,cbefif da tutta lafuperle,

ficie illuminata , piccolifsima

parte e quella , che peruiene alvna minimif-

l'occhio di vnparticolar riguardante, per effr*

fima particella

di tutta la fuperficie sferica quella , l'inclina-

zion della quale ripercuote il raggio al luogoparticolare delV occhio: onde minima conuien chejia la parte della fuperficie
sferica , che all' occhiofi moftra splendente ; rapprefentandofi
La Luna f
tutto il rimanente o/curo . Quando dunque la Lunafuffh**
01
terJ,come vno fpecchio, pccolijfima partefi mofirerebbe a gli ^u ^e
00
v?. 'f
^P^
particulare
dal
"^
occhi di vn
Sole ancorch tutto vn'
illufirata
il refio rimarrebbe altmisferiofujfe efpojo a raggifilari;
beinuifibik.
occhio del riguardante, come non illuminato, e perci inuifibile; e finalmente inufibile ancora del tutto la Luna, auuengache quella particella, onde venijfe la riflefsioneper lafua*
piccolezza e gran lontananza fi perderebbe + E fi come all' occhio ella refierebbe inuifibile , cos lafua illuminazione
refierebbe nulla; che bene e impofsibile, che vn corpo luminofo
togliejfe via le no/ire tenebre colfuo fplendore , e che noi non
lo vedefsimo
SALV. Fermate ingrazia Sign. Sagredo, perch io veggo alcuni
mouimenti nel vifo, e nella perfona del Sign. Simpltcio,che mi
fono indizj, efreinon refi, ben capacelo foddisfatto di quefio, che voi confomma euidenza , ijy afsoluta verit hauett^
detto
E pur bora mi efouuenuto dipotergli con altra esperienza rimuouere ognifcrupolo Io ho veduto in vna camera difopra vn grandefpecchio sferico:facciamoloportar qu t
e mentre, che fi conduce, torniti Sign. Simplicio a confederare
quanta egrade la chiarezza, che vien nellaparete quifiotto la

*^

&

loggia dal refilejfo dello fpecchio piano

Simp.Io

Dialogo primo

68
$IMP*

Io veggo, che Ve chiarapoto meno > thefi VipercoteJJe di*


rettamente il Sole ,

Hor ditemi,f leuando via quelpicco


metteremo neUisleJfo luogo quel grande sferico, quar effetto credete voi, chefiaper far lafua refiefsiont
nella mede/zma parete i
S1MP. Credo , che gli arrecher lume molto maggiore , e molta
pi ampio .
SALV*
f l illumi nazionefar nulla, cos piccola^ che appe*
na ve ne accorgiate , che direte allora t
SJMP+ Quando baurh vifio Veffetto, penfer alla rijpofia.
SAJLV. Ecco lofpecchio,il quale voglio,cbefia pojo accanto alV altro; ma prima andiamo l vicino al reflefjo di qulpiano,e rimirate attentavente lafua cbiarezza;vedete come chiaro qui
doue e batte, e come dtfiintamentefi veggono tutte quefie mi
nuziedl muro .
SIMP* Ho vislo, e offeruato benifsimo ? fate metter Patir fpecchio a canto al primo .
SALV. Eccolo l. Vfu meffo Jubito,cbe cominciaft*a guardare
le minuzie , e non ve nefete accorto >figrande efiato l'accrefeimento del lume, nel reslo della parete . Hor tolgafi viah>
Ectouleuata via ogni refiefsione , ancorch
fpecchio piano
grande
rima/lo
il
fpecchio conueffb T\imuouafi quefio
vifia
ancora, e poi vifi riponga quanto vipiace , voi non vedrete
mutazione alcuna di luce in tutto il muro . Eecoui dunque
moflratoalfenfo,come la refilejsione del Solefatta in ifpeccho
sferico conueffo non illumina fenfibilmente i luoghi circonut>
cini . Hora, che rifpondetete voi a quefia ejperienra l
SIMP. Io bopaura> che qui non entri qualchegiuoco di mano; io
veggo pure nel riguardar quellofpecchio vfeire vn grande
fplmore, che quafi mi toglie la vtjia ; [e quel che pi import-a,
ve lo veggofempre da qualfiuoglia luogo, ch'io lo rimiri ; e-
veggolo andar mutandofito,fopra lafuperficie dellofpecchio^
fecondo, ch'io impongo a rimirarlo in quejio, in quel luogo;
$ALV*

Cosi e veramente .

lo/pecchie piano
)

Ma

..

'

argomento necejfario > che il lume fi reflette viuo. affai verj


in confeguenza cos potentefiopra tuttau
tutte te bande,
quella parete, comefopra il mio occhio .
SALV, Hor vedete quanto bifogni andar cauto , e riferuato nel
prefiare affnfo a quello , che il fola difeorfo ci rapprefenta *
Non ha dubbiotfhe quefio , the voi dite ha affai dellapparer

&

Del Galileo
uitauapotete vedere

e,

incontrario

d>

come la fenfata cjpericnza mijirA

SIMP* Come dunque cammina queflo negozio

quanto vja per


appagare . E prima; quello fplendore cos viuo , che voi vedete[opra lo fpecchio, e che vi par, che ne occupi ajfai buon a-
parte, non cos grande a gran pezzo, anzile piccolo afflai, affai; ma lafua viziezza cagiona nell'occhio vofro , mediante
la refiefsionefatta nell'vmido degli orli delle palpebrala qua-

5ALV. Io vi dir quel che ne finto

che

non

so

e.

leJ dijlendefopra la pupilla vna irradiazione auuentizia> t


Jtmile a quel capillizio, che cipar di vedere intorno allafiammella di vna candela pofia alquanto lontana ; vogliate affimigliarla allo fplendore auuentizio di vna Stella; che f voi
paragonerete il piccolo corpiccUo v.g. della Canicola , veduto

di giorno col Tele/copio , quandoJ vedefenza irradiazione


col mtdejmo veduto di notte coli' occhio libero , voi fuor di

Carpiceli

orni dubbio comprenderete , che l irraggiato fi mo/ira pi di rc * le Stelle-*


mille volte maggiore del nudo, e real corpicello;^X vnjmile,
par je m i$ e
maggior ricredimelofa V immagine del Sole,che voi vedete in volte maggioquello fpecchio ,dico maggiore,per ejfer'ellapi viua della Stel- re, che nudo
tadorne e manifefto dalpoter/i rimirar la Stellalo afflai minor
offefa alla vijla,cbe queja refiefsion dellofpecchio . Il reuerbero dunque, chejba da participarefopra tutta queffla parete, viene da piccola parte di quellofpecchio , e quello, che pur*
bora veniua da tutto lo fpecchio piano, fi'participaua , e rijlrigneua a piccolijfma parte della mede/ima parete. Qual mera-

dunque, che la refleffioneprima illumini molto viua-

ziiglia e

mente,

che quef altra refi quafi impercettibile (


Io mi trouopiu inuiiuppato, che mai, e mi fopraggiugne

SIMP.

ejfire , che quel muro , ejfendo di


dijuperjkie cosi mal pulita, habbia a~~

V altra difjcult comepoffla


,

materia

cos ofcura, e

ripercuoter maggior
lito

lume ,

che

vno fpecchio ben

terfo

pu-

SALV. Maggior lume n, ma ben pi

vniuerfale,che quanto alla

viuezza,voi vedetele la rejiefsione di quello fpecchietto piano, doue ellaferifce lfotto la loggia, illumina gagliardamente;

&

doue

il
e

rejfante della parete, che riceue la rejiefsion del muro,

attaccato lofptcchio;non a gran fegno illuminato,co-

me la piccola parte doue arriua il rejiejfo dello fpecchio

f
voi dejderate intender l'intero di queflo negozio, conJideratet

come

Dialogo primo

7q
I.urre reflcffo
dei corpi afpe
ri

eomel'efier lafuperjcie di quel.muroafpra, e l'iftejfo-, cbefefi


fer compofa di innumerabilifuperjcie. piccoltjjme , dfpole

pi vniuer-

fecondo innumerabili diurjit. di inclinazhni;tr le quali di


necejfit decade, cheMefieno molte dijpofle a mandare i raggi
in fomreflejfi da loro y in vn tal luogo } molte altre in altro;

fale che quello de i reri ; q.

&

perch.

ma non

luogo alcuno,al quale

non arriuino moUijfimi. rag-

gi reflejfi da moltijjime fuperficiette [parf per tutta l'intera


fuperjcie del corpofcabrofo,fopra il quale e afeano. i raggi lu-

Dal chefegue di necefit, chefopra qualjuoglia parqualunquefuperjcie oppojla a quella, che riceue i raggi
in confeguenprmarij incidati, peruengano raggi refiejfi;,
za V illuminazione Seguene ancora , che ilmedejmo corpo
fui quale vengono i raggi illuminanti rimirato da. qualjiuoglia luogofi mojri'tutto illuminato, e chiaro: e per la Luna,
per ejfer difuperjcie ajpra e non terfa. rimanda la luce del
a tutti i riguardanti fi mojlr a*
Sole verfix tutte le bande,
egualmente lucida Che f la fuperjciefua efendo, sferica ,
minoji

te di

&

..

Xtjna. ,,
terfa,elifcja_,

._

farebbe inuifibile

&

Te futfe.

jujf ancora

lifeia,

..

uifibile, attefo che

comevno fpecchio

rejler ebbe del tutto in-

quellapie eolijfima parte , dalla quale potejfc


all'occhio di vn particola,

venir reflejfa Vimmagine del Sole

re, per la gran lontananza.refierebbeinuifibile,comegi hakhiam detto. s

$IMP..

Re/lo afiai ben capace del.vojtro difcorfo;tuttauia mi par

e. mantener bmifsimOychela Lunafio, rotonda) epulitifsima, e che re/ltta il lu me del Sole a noi al modo, di vnofpecchio: ne perci immagine del Solefideue veder nelfuo mezo auuetigache non per

dipoter r.tfoluerlo con, pochijfimafatica;

37

lefpezie dell' i/ejfo

colafigura

del.

,_

Solep offa vederfi infigran dijaza 7

Sole, mafia compre/a da noi per

il

la pic-

lume pr*

dotto dalSole l'illuminazione di tutto il corpo lunare; vn_a~*


noi vedere in, vna pia/Ira dorata ,e ben krutalcofapofsiamo
)
niia y che percofia da vn corpo luminofo. ,fi moflya. a chi /#_-
da. vicinofifeor3 , guarda da. lontano tutta rifplendente; efolo
corpo
del
nel
la
immagine
luminofo.
mezo
piccola
di
g
ejfit.

,,

ConfeJ/an do ingenuamente la mia mcapacit,di.co, che n5


intendo,di quejo vofro difeorfo altro , che: di quella piatir,
dorata; ef voi mi concedete il parlar liberamente y ho grande
opinione, che voi ancora non l'intendiate^ ma habbjate imparate a mente quelle parole fritte da qualcuno , per desiderio
di contraddire 3 gmojrfisfi pi intelligente dell' auuerfario ;

ALV.

moftrarfi

Del Galileo.

71

inoslrarfiper a quelli , che per apparir eglino ancora intelligenti applaudono a quello , the e' non intendono, e maggior
concettofi'formano delle perfine , fecondo , che
intefe; epur, che lo finitore Biff non

manco

da loro fi n>

fa ( come molti

cene Jfono) di quelli , che Ccriuono quel che non intendono, e *.


r,
'
-',
~. ?
Alcuni icriuo
/
,/
,~
_,
v
chepero non s intende quel che ejsi Jcrtuono \Pero;la,jciando no quel che_>
il rejio, vi ri/pondo , quanto allapiaflr dorata , che quando non intendoellafiapiana, e non molto grande , potr apparir da lontano "o e per n
" on * intende
tutta rifplendente, mentrefiaferita da vn lume gagliardo,ma
perfi -vedr tale/quando V occhioJia in Vna linea determina- ,{c l-i lK)no#
.

ta , cio in quella de i raggi refilefisi : e vedrafsipi fiammeggiante, cbefefuff v.g. d'argento , mediante l'ejfer colorata

& atta per lafomma denfit del metallo a riceuere brunimeE

.
quando lafuafuperficie, ejfendo b enifi
'''".'*
fmoluflrata, nonfujfipoi efattamente piana,mahauejfe vamant1
Dia

rie inclinazioni , all'ora anco da pi luoghi fi vedrebbe il fio


aU
fplendore; cio da tanti a quanti peruenijfero le varie rejilefUQf?CC e~t
fonifatte dalle diuerfifuperficie cheperfi lauorno i dia- perch.
manti a molteficee, acci il lor diletteuolfulgore fifio fga da
molti luoghi
quando la piafra fuffe molto grande,non
pero da lontano , ancorch ellafuffe tutta piana ,fi vedrebbe
tutta rifplendente : e per meglio dichiararmi Intendafvna
piaflra dorata piana,e grandifiima efpofaal Sole; moflreraffi a vn occhio lontano ,l 'immagine del Sole,occupare vnaparte di talpiafirafilamente ; cio quella , donde viene la refieffione dei raggifilari incidenti; ma vero, che perla viuacit
del lume, taV immagine apparir inghirlandata di molti raggi, eperfiembrer occupare maggior parte affai della pia/Ira,
che veramente ella non occuper : e che cifia vero , notato il
luogo particolare della piatir, donde viene la reflefs ione, efi-

to perfettifsimo

'

';

Ma

gurato parimente quanto grande mifirapprefenta lofpazio


rifplendente, cuoprafi di efiofpaziola maggiorparte,lafi land folamente Jcoptrto intorno al mezo: non perfi diminuir punto la grandezza dell' apparente fplendore a quello che
di lontano lo rimira; anzifi vedr egli largamente fiarfi fipra ilpanno, altro con chef, ricoperfe Se dunque alcuno
col vedere vna piccola piaR-ra dorata da lontano tutta rifpledente 7 fi far immaginato , che l'iflefio douefie accadere anco
dipiajlre grandi quanto la Luna ,fi ingannato non meno,
chefi credtjfe la Luna non ejftr maggiore di vn fondo di ti,

no*

Dialogo primo

71
no

Quando poilapajlrafuffedifuperfice sferica vedreBf

hefiin vnafola fua particella il rejiejfo gagliardo-; ma ben*


mediante la viuezza fi mofrerebbe inghirlandato di molti

ragg affa* vibranti

:.

il

re/lo dellapallaj

vedrebbe , \comz_s

quando e' nofyfuj/e in. fummo grado pulito,, che quando e'fujfe brunito perfettamente
apparirebbe ofcuro Efempio di quejlo bauiamo giornalmente auanti gli occhi ne i vajt d'argento ,,li quali mentre, fono
colorato; e quejlo ancofolamente

Argento Bru-

,.

nito apparifce

pi ofcuroche.
il non brunito, e perch..

follmente bolliti nel bianchimento ,fon tutti candidi come la


neue r .ne punto rendono V immagini;, ma f in alcuna parte
fi bruni/cono , in quella fubito diuentano ofcuri , e di l renquel diuenireoJcu.ro non.
dono l 'immagini ,.comeJpecchi
procede da altro che dall' efferfi fpianata vna finisfima grana, che faceua la fup.erficie dell'argento fcabrofa, e per tale,
che rifletteua il lume verfo tutte le parti 3 per lo che da tutti i
luoghi fi mofiraua egualmente illuminata:: quando poi col
brunirla fi /pianano efquifitamente quelle minime inegualit yfi che la reflesfione da i raggi incidenti fi drizza tutta in
luogo determinato xallor.a^da quel tal luogo fi mojra la parte
brunita affai pih chiara,e lucida del restante, che filamenti
bianchito; ma da tutti gli altri luoghifi vede molto ofeura*
noto, che la diuerfit delle vedute3 nej.rijnirarjuperficie bruni*-

e.

Aeciaibruaito da: alcu-

ne vedute appar chiarimmo, e da altre:


gfciiriffimo

diffmm tali di apparenze^chepsr imitar e,erapprt


in
pittura.
vg.,vnaorazza brunita , bifogna accopfeniare
piare nerijchietti,e bianchi, l'vn.&a canto all'altro in parti U
te,cagiona

effa

arme,doue iUume cade egualmente.*

SAGR. adunque quando


di conceder, che la

quefii Signori filojofi si contentale ro-'


, egli altri pianetifufero dt

Luna,Venere

fuperficie noncoslufira,e terfa, come vnofpecchio}

ma vn*

manco, cio., quale , vna piatita diargento bianchitafolamente,ma non brunita, quejlo batterebbe a poterlafar
accomodata a ripercuoterci illume del Sole?
visibile,
SALV. Bajlerebbe inparie ;,manon renderebbe vn lume cos p*
tente, comef,effendomontuofa, ^X in fomma piena di emi*
nenze, e cauit grandi .
quefii Signori filofofi non la>
capello

e.

&

Ma

wncederanno mai pulita meno di vnofpecchio; ma bene affai


p,fepisipuo immaginare ; perchfilmando eglino, che d
iorpiperfettifsimisiconuenganofigurej?erfettifsime} bifognay
the la sfericit di queiglobi

celefii sia

afsolutifsima; oltre,ch<L*

quando e' mi somedejero qualche inegualit } ancorch mini*-

Del Galileo

71

ma,io me ne prendereifenzafcrupolo alcuno altra afiai maggiore, perche consi/lendo tal perfezione in indiuisibili,tantO l&

guafia

vn

capello^

quanto vna montagna .


due dubbj , l'vno l'intendere perch l&

SAGR. Qui mi nafcono

voglian quefla efattafigura

SALV. Al prima

rifpondero io;^X al Sign* Simplicio lafcerb lai-*


cura di rispondere al fecondo Deuefi dunque auuertiret che Superficie pi*
le medefime fuperficie vengono dal mede/imo lumepi r e memag m rc fl e fno illuminate ,fecondoch i raggi illuminanti vi cofano fo- fj ne di lume,
prapi, ameno obliquamente-,fiche la majfima illuminazio- chela mena
ne e doue i raggifon perpendicolari * Et ecco , ch'io ve lo mo~ fobrofa;
firo alfenfo Io piego quello foglio, tanto , che vna parti-* dicofar^iflu
faccia angolo fopra V altra; r e/ponendole alla refiefsion del m j nano n
.

lume di quel muro oppoflo, vedete come quefla faccia cho~> che
riceue i raggi obliquamente, e manco chiara di quefi'altra ,do- qui.
ne la refitjjione viene ad angoli retti ; e notate, come fecondo
che logli va riceuendo pi x e pi obliquamente l'illumwaziQ*
nefi fa pi debole
SAGR. Veggo l'effetto^ ma non comprendo lacaufa
,.

SALV.

Se voi cipenfajle vn centefimo d'hora la trouereflc;maper

non confumare il tempo, eccouene vnpoco di dimofirazi^-^.


ne in queflafigura.

SAGR. La fola vijla


mi ha
guiu

SJMP.
me

gl'obbli-

e perch.

della

figura

chiarito, il tutto, pero

f-

'Dite in
j

che

grazia

non fono

il rcfio*

di si veloce

apprenfiua .
j^
SALV. Fate canta, che tutte le ln ee parallele, che voi vedete partirfi da i termini A. B.fieno #
raggi, cbejopra la linea CD. vengono ad angoli retti : indi/
mate bora la medefima CD.fi chependa, come D.O. non ve-

&

dete voi, che buona parte di quei raggi, chefermano la C.

D.

pajfanofenza tocar la D.O. ? adunque. felaD.O* e illuminata da manco raggi, e ben ragionevole, che il lumerkeuuto da
eifiapi debole Torniamo bora alla Luna, la quale, effendo difigura sferka?quando lafuafuperficiefuffipulita, qu&
.

llP^'-P*
mina" jJJ^
n0j c perch i

-Dialogo primo

74to quefia carta

le parti

delfuo emisferio illuminato dal Sole,

chefon Verfo Vejremit

ricetterebbero minor lume affaijfmezo , cadendo /opra quelle i raggi obliqui/fimi efopraqueBe ad angoli retti ; per lo the nel Pienilunio, quando noi reggiamo quaf tutto V emisferio illumina'

mo

le parti

che

di

to, le parti

ver/o

mezo,cifi dourebbero mo/irarepiu rifplen: il che nonfi vede^j


Figuratemi bora lafaccia della Limapienadi montagne ben
alte, non vedete voi, come e piagge , e i dorjiloro , eleuandoil

denti, che l'altre verfo la circonferenza

Argentp brupiofcuo"che
il non brunito* e perch,

Jfopra
eJfift*

fai
to

la conueffit della perfetta fuperfieie

meno

il

sferica,vengono
i raggi
afobliquamente, e perci a mojrarfi illuminati quan-

atta vijia del Sole

C accomodati a riceuere

rejio l

SGR. Tutto bene: ma f vi fono

montagne, evero,che il So*


le leferir affai pi direttamente , che non farebbe l'inclina*
zione di vna fuperfieie pulita : ma anco vero , che tra effL~>
montagne remerebbero tutte le valli ofeure, mediante l'ombre
grandijjime, che in quel tempo verrebberda i monti, doue che
le parti di mezo, bench piene di valli,e monti mediante l'hauereil Sole leuato rimarrebbero fenz' ombre , eperopia luci"
de affai , cheleparti ejireme, fparfe non men di ombre, che di
lume; epur tuttauia non fi vede tal differenza
SIMP. Vnafimil diffuult mi si andaua auuolgendo per lafan
tali

tasia*

SALV. Quanto epi pronto il Sign.

Simplicio a penetrar le difficult,chefauorifcono le opinioni d'AriJi. che le foluzionilm


io ho qualche fofpetto, che a bellofiudio voglia anco taluolta tacerle ; e nelprefe-nte particulare ,hauendo daper fpotuto veder l'obbiezione, che pure e affai ingegnofa,non poff cre-

dere

che t

non habbia ancora auuertitala rifpofta , ond'h

voglio tentar di cauargliela (comesi dice ) di bocca .Pero ditemi Sign. Simplicio: Credete voi , chepoffa effere ombra doue

fericono i raggi del Sole


Credo,anzi fonficuro, che no , perche efendo egli il maffimo luminare, che faccia conifuoi raggile tenebre, e impfJbile , che doue egli arriua refi tenebro/o ; e poi hauiamo la

SIMP.
Aeciaio brufutodaalcune

V
l

da

definizione;che

^ aPP ar SALV*

altre ofeu-

riflmo

Tenebrie

flint priutio

luminis

Adunque II Sole rimirando la Terra la Luna o altro


corpo opaco non 'vedemai alcuna delle jue parti ombroje >
non bauzndo altri oci da vidi? e , che i fuoi raggi apporta,

tori

Del Galileo

75

conseguenza vno> % chefuffe nel Sole now


vedrtbbemai niente'* di adombrato, imperocch i raggifuoi vi'
fini andrebbero fempre in compagnia de i Solari illuminanti..
SIMT*. Quejta verijmo. fnza contradizione alcuna
ALV.
quando la Luna all'oppofizon del Sole, qual deferenza tra il viaggio, che fanno i raggi della vojira vifa e
tori del lume: ifX in

Ma
.

quello, che

SIMi1

.,

fanno

Ora ho

raggi

dd Sole

.<

iniefo; voi volete dire, che

caminando i raggi del-

dJ Sokper le mede/ime linee, noi non poliamo J'coprir alcuna delle valli ombrefe della Luna Digrazia

la vfla,e quelli

*.

fmulatore, o difJmulatore;e vi giuro da gentilhuomo, che non haueuo penetrata cotal rifpojta ne forf Ibaurei ritrouata. fenza l'aiuta
voflro, fenza lungo penfami
SAGR. La foluzione , chefra tutti due hauete addotta, circa queB'vltima dijfcult ha veramente] od'disfatto a me ancor a;ma
nel medefmo. tempo, queja. confider azione del camminare i
raggi della vifa con quelli del Sole mi ha defato vn altro
fcrupolo circa V altra parte,ma non sof io. lo fapr Jpiegare;
perche ejfendomi nato di prefente. , non l'ho per ancora ordinato a modo mio ; ma vedremo fra tutti di ridurlo a chiarezza. E non e dubbio alcuno che le parti verfo la circonferenza dell Emisferio pulito ,ma non hrunito,chefa illuminato dal Sole, riceuendo i raggi obliquamente ne rie euono affai
meno, che le parti di mezo,le quali direttamente gli riceuono;
e pu ejfere che vna firifeia larga v.g. venti gradi , che fa
verfo lefremita dell' Emisf rio , non riceua pi raggi , che
vn' altra verfo le parti di mezo, larga non pi di quattro gradi;onde quella veramente far afaipiu ofeura di quefa^e tale apparir a chiunque le imirajfe amendue in faccia , o vogliam dire in maeft cMa quando l'occhio del riguardante
fujfe cofiituito in luogo tale, che la larghezza de i venti grad
dellaftrifeia ofeura f gli rapprefentajfe non pi lunga d'una
di quattro gradi pofa fui mezo dell emisfeno io non ho per
impossibile , chefeglipotejfe mofirare egualmente chiara, t^>
luminofa, come l altra, perchefinalmente dentro a due angoli eguali, cio di quattro gradi l'uno, uengono ali occhio le refezioni di due eguali, moltitudini di. raggi ; di quelli ciocche
fi reflettono dalla firifeia di mezo, larga gradi quattro ,edei
reflejfi dall'altra di uenti gradi; ma ueduta in ifcor cifatto la
quantit
toglietela gi di quejla opinione

c/io Jia

..

Dialogo-primo

quantit, digradi quattro


1

quando

& vn Jtto tale otterr "Cocchio

fia collocato

trai detto emisfero el corpo, che V illumina; perche allora la vifta,ei raggi vanno per le mede/ime
linee

e'

Par dunque,

che

effer difuperficie affai

nonjia impofJbile,che la Lunapoffa

bene eguale , e che non dimeno nel Pie-

niluniofimoBrinQnmenluminofanell'eJlremit, che

nelle

parti di mezo .
SALV. La dubitazione e ingegnofa, e degna d'ejjer confiderata: t
comeebe ella vi natapur bora improui/amente, io parimente ri/ponder quello che improui/amente mi cade in mente , e
forf potrebb' effere, che colpenfaruipi mifouuenijfe miglior

Ma

.
prima , che io produca altro in mezo ,far benebbe noi ci affcuramo con tefperienza,fe la vofira oppofixone rifponde cos infatto, comepar che concluda in apparenza ; e per ripigliando la mede/ima carta , inclinandone ,
col piegarla , vnapiccolapartefopra il rimanente, prouiamo,
f efponendola al lume ,fichefpra la minor parte cafehino i
raggi del lume direttamente, e/pra l'altra obliquamente,
ecco
quefia che riceuei raggi diretti ,fi mofiripi chiara;
gi l'efperienza manifesta, che Te notabilmentepi luminofa:
bora quando la vofira oppofizionefia concludenteMfbgnery

rifpoja

&

che abbaffando noi X occhio tanto , che rimirando l'altra maggiorparte, meno illuminata, in ifcorcio,ella ci apparifea non
pi larga dell'altra pi illuminata, e che in confegueza nofia
vedutafotto maggior angolo,cbe quella ; bifogntr dico,che il
fo lumefi accrefca,fi che ci sebri cos lucida, come l'altra. Ecco, cheiolaguardo,e la veggo s obliquamete, che la mi appari/ce pifiretta dell'altra,ma con tutto ci lafuaofcurit non
mifirifebiara punto. Guardate boraf l'iftefio accade a voi.
SAGR. Ho vi/o,ne perche io abboffi l'occhio veggo punto illuminar^, rfcbiararf dauuantaggo la detta Jperficie;anzi mi
parpi tofio, che eUafi imbrunifca
SALV. Siamo dunque fin' bora ficuri dell'inefficacia dell' oppofizione; Quanto poi allafoluzione, credo,cbeper efier lafuperJciedi quefia carta, poco meno, che terfa pochifieno i raggi v
cbfi reflettano verfo g' incidentijn comparazione della moltitudine, ebefi reflette verfo le parti oppofij e che di quei pochif ne perdano femprepi , quanto pifi accojano i raggi
vifiui a effi'raggi luminofi incidenti e perche, non i raggi incidenti, ma quelli, ebe fi refettorio all'occhio , fanno, apparir
,

? oggetto

Del Galileo

77

oggetto lumnofo,perb, nell'abbafiarVoccbh,pequello,cbt


come anco voifiefiditts
fi[perde, ee quello, chefi acquifia ,
apparirui nel vedere il foglio pi ofeura .
SAGR. Io dell' efperienza , e della ragione mi appago . Refia bora
ihe'l Sign. Simplicio rifponda all'altro mio quefito,dicbiaran~
dcmi,quali cojt muovano i Peripatetici a, voler quefia roton~
dita ne i corpi Cele/li tanto efatta .

SJMP.

ejfer e i

corpi Celefli ingenerabili ,incorruttibiU,inalttimmortalile *fa che e'fieno affolutamente Sfericit per

r abili, impajj.bili,

perfttti;e l efiere ajfolutamenteperfettifi tira in

ebe

confeguenza, pJSguIe cor-

m lorofa ogni genere diperfezione; epero, che lafigura

ancora fa perfetta , cio sferica , e ajfolutamente , e perfettairregolare .


mente sferica-, e non afpera,
SALV. E quefia incorruttibilit da chi la cauate voi t
SIMP. Dal mancar di contrari immediatamente,e mediatamente dal moto ftmphce circolare
SALV. Talcbt,per quanto io raccolgo dal vojlro difeorfo , nel co-

pj (jekfti da i
Peripatetici.

&

Jlituir Vejfenza de

corpi Celefli incorruttibile

inalterabile,

&c. non v'entra, come caufa, b requifito necefario la rotondita; che quando quefia cagionale l'inalterabilit , noipotremo ad arbitrio nojro far incorruttibile il legno , la cera, ed
altre materie Elementari, col ridurle infigura sferica

SIMP. E none egli manifeflo

che

pi lungo tempofi conferuer,

fi

j^

dell'-

incorruttibilit , ma di pi

lnga- dura
zione

vna palla di legno , meglio , e


che vna guglia altra forma
,

angolarefatta di altrettanto del mede/imo legno .


SALV Cotefloe verifjmo , ma non pero di corruttibile diuerr
ella incorruttibile, anzi rejerpur corruttibile, ma ben di pi
iunffa durata . Pero da notarfi, che il corruttibile e capace
,.^v
,.
r
/in
di pm, e di meno tale, potendo noi dire quejto e men corrutttbile di quello , come per fempio , il diafpro men corruttibile
della pietra S rena ; ma l'incorruttibile non riceue il pi , el

i-7-

T . corruttibi _MM t :
II

i^,

r i ce uc

pi

e'1

il

me-

no ma non-

meno, fichefipojfa dire quefto pi incorruttibile di quell'ai- {* rcorruttttro ,fe amendu'Jono incorruttibili > " eterni La diuerfit *
perfezioi*
dunque difigura, non pu operare, f non nelle materie , che di figura opefon capaci delpi, o del meno durare; ma nelle eterne , che no ra nei corpi
'e

pojfon'ejferefe

figura

gura

non egualmente eterne,cejfa l'operazione della

E per tanto, gi che la materia Celefie,non per lafi-

incorruttibile,

ma per altro non occorre ejfer cos an,

fiofo di quefla perfetta sfericit; perch , quando la materia


far incorruttibile , babbiapur chefigura si voglia , ellafar

fempre

tale.

Sagr.

Ma

corruttibili
JjjJ-jj JJSJjJj,

78
SAGR.

.Dialogo primo

Ma io v considerando qualche cofa dipi; e dico, che,


tedtito,xhe lafigura sferica baueffe facuit di conferire l'in-

Se la figura
sferica confei
corpi
farebbero e-

tutti

semi

cti-

corruttibilit ftutti i corpi di qualsiuoglia figura farebbero


eternit incorruttibili: imperocch ejfendo il corpo rotondo in-

a consifiere in quelli^
; come per efempio in
<vn dado vi e dentro vna palla perfettamente rotondai come
corruttibile , la corruttibilit verrebbe

'*

parti, che alterano la perfetta rotondit


tale incorruttibile

reja

dunque

che corruttibili sieno quelli

angolifCbe ricuoprono,& afcondono la rotondit; alpi dunque, chepotejfe accadere , farebbe , che tali angoli , e (per cos
dire) efcrefcenze si corrompefiero . xSMafepi internamente
andremo considerando,in quelle parti ancora verfo gli ango-

vifon dentro altre minori palle della medesima materia , e


1
ejfer rotonde, incorruttibili ; e cos ne residui, che circondano quefie otto minori sferette , vi f nepoffono intendere altre; talchfinalmente rifoluendo tutto il dado in palle innumerabili, btfogner confejfarlo incorruttibile,
li

per effe ancora, per

E quejlo medesimo difeorfo, & vna simile refoluzione


far di

tutte le altrefigure

si

pub

Ilprogrejfo cammina bmJfimo,s che quando v.g. vn crJlallo sferico baueffe dallafigura V ejfer'ine orruttibile,cioe lafa

SALVI

cult ai resijiere a tutte le alterazioni interne,

& ejlerne,njn

vede, che Vaggiugnerli altro criJallo,e ridurlo v.g. in cubo,


Vbaueffe ad alterar dentro t ne anco di fuori, si che ne diuenif
si

fe meno atto a resifereal nuouo ambiente fatto


,

dell'ijlejfa-*

materia, che non era all'altro di materia diuerfa;e majjmefe


e vero,cbe la corruzione si faccia da i cotrarj, come dice Arijl.
e diqual cofa sipu circondare quella palla di crijlallo, che gli
noi non ci
sia manco contraria del crijlallo medesimo ?
accorgiamo delfuggir delVhore, e tardi verremo a capo de'noJtri ragionamenti, ffopra ogni particulare si hanno da fare
si lunghi di/corsi, oltre che la memoria si confonde talmente
nella multiplicit delle cofe , che difficilmente pofio ricordarmi

Ma

dlleproposizioni , che ordinatamente haueua propojleM Sig.


Simplicio da considerarsi

SIMP*

Io me

ne ricordo beniffmo

e circa

quejlo particulare del-

la montuosit della Luna , rejla ancora in piede la ^aufiz , che


io addu/J di tale apparenza, potendosi beni/fimo jaluar e con
dir ch'ella sia vrillusione procedente dall' ejfer le parti della
Luna inegualmente opache f eperjpicue .
Sagr, Poco

Del Galileo.
79
SAGR. Pocofa quando il Sign. Simplicio attribuiua le ppartn*
ti inegualit della Luna,conforme aU opinione di certo Peri'
patetico amicofuo alle parti di efia Luna diuerfamente opa,

conforme a che fimi li Muflonifi veggono in


crijladt, egtmme di piforti, mifouuennevna materiamoltopiu accomodata per rapprefentar cotali effetti , e tale <hz^>
che

eperfpicue

Madreperle

atte a

imitai*

,
|n 2ESSdeI
credo certo, che quelfilo]ofo la pagherebbe qualfiuogliaprezo; j a foperfick-*
e quefefono le madreperle le qualifi lauorano in varie fi- della Luna.
,

vna

eflrema lifeezza ,fembrano alvariamente in duerfe parti cane , e colme , che


appena al ! attoJeJfoJpu darfede della loro egualit
SALV. Belli/fimo e veramente queflo p enfer ;e quel che non e[flato fatto"fin bora, potrebbe effer fatto vn' altra volta; ef fono
fate prodotte altre gemme,e criHalli,cbenon han chefare con
l'illufoni delle madreperle, faran ben prodotte quejle ancora:
intanto, per non tagliar Voccafione ad alcuno tacer la rifpoJla, che ci andrebbe, e folo proctirer per ora difodisfareallt^
obbiezioni portate dal Sign. Simplicio
Dico per tanto , chi^
quefa vojlra e vna ragion troppo generale,e come voi non~~
l'applicate a tutte le apparenze ad vna, ad vna ,cbefiveggono nella Luna, e per le quali io
altrififon nmffi a tenerla
montuofa, non credo fcbe voifiate per trouare chiffoddisfaccia di tal dottrina; ne credo,cbe voifieffo, ne l'autor medefimo
troui in ejfa maggior quiete, che in qualjluoglia altra cofa re-

gure,

bench ridotte ad

l'occhio tar. to

mota dalpropqfito

&

Delle molte ,e molte apparenze' varie,che


jn^Jf^S^cl
Jtfcorgono difera, infera, in vn corfo lunare, voi pur vna> j a una non
fola nonne potrete imitare col fabbricare vna palla a voflro fi poilno iurbitrio di parti pi, e meno opache, eperfpicue,ech&fia.difu- mj ta r P er v * a
~
P IU ' e me
perfide pulita ; doue che all'incentro di qudjuogli materia
.

e non trajparentefi fabbricheranno palle, l? quali folo


con eminenze, e cauit e col rireutre variamente f illuminazione, rapprefenteranno lifi effe vif e mutazioni a capello ,
ehe d'bora in bora fi feorgono nella Luna
In effe uedrete i
dorfi dell'eminenze efpofle al lume del Sole chiari affaire doppo
di loro le proiezioni dell ambre ofcuriffime;Vedretele maggiori , e minori, fecondo , che effe etninenzefitrouerannopi , o
meno diftanti dal confine, che diftingue la parte della Luna-*
illuminata dalla tenebrofa . Vedrete l'i/lefso termine,e confi-

folida,

>

per fpicud

Vedute varie
Luna i-

della

"mobili con-

'

ne,
ta,

n
e
t fi
r
non egualmente diftefo,
qual farebbe f la pallajujsepulti

/*

ma anfrattuoj, e merlato

/*

dateria

Apparenze
varie

dalle-*

a
'
}5L"
rocnL4 ***

5ST
moli
tuoficanelhus

Vedrete oltre al detto termine Luna


nella

G pa-

C a_*

Dialogo primo

nella parte tenebro/a moltefommit illuminate

, efiaccate dal
refiogi lumino/o, uedrete l'ombre fopradette , fecondocbc
l'illuminazionefi u alzado, andrfi elleno diminuendo,fin-

che del tutto fuanifiono,ne pi veder/ine alcuna quando tutto l'emisferiofia illuminato . ^All'incontro poi , nel pafsare il
r

.>

...

lume verfo l'altro, emisfero lunare riconojcerete ViBefse eminenze ofseruateprima, e uedrete le proiezioni dell'ombre loro
andar crefcendo; delle quali cofe, torno
farfi al contrario,
a replicarui che uoipur'una non potrete rapprejentarmi col

&

uojlro opaco, eperfpicuo

SAGR. Anzi pur f ne imiter vna ,cio

quella del plenilunio

quando per effer il tutto illuminato non fi forge pi n omne altro, che dalle eminenze , e cauit riceua alcuna va%3tta di grazia S. Salu. non perdete pi tempo in
.
quefio particolare, perche vn o che hauejfe hauuto pazienza di
far V ojferuazioni di vna,b due lunazioni, e non reHajfe capace di quefia fenfatijfima verit , fipotrebbe ben fentenziarc
per priuo del tutto di giudizio ; e con fimili, a che confumat
tempo , e parole indarno ?
SIMP, Io veramente non ho fatte tali ojferuazioni , perch non
ho hauuta quefia curiofit , ne menofirumento alto a poterle
fare; ma voglio per ogni modo farle : e intanto pojfiamo lafeiar quefia quefiione in pendente ; e pajfarea quel punto 9
bre,

riazione

che fegue, producendo i motiui,per i quali voi Rimate , cbzs


la Terra pojfa reflettere il lume del Sole non men gagliarda-

mente , che la Luna , perche a me parcella tanto ofeura , *


opaca, che
fibilz-j

vn

tale effetto

mi fi rapprefenta del tutto impof-

SALV. La caufa ,per la quale voi reputate

la

Terra inetta all'il-

luminazione, non altramente coteFa S. Simp. e non farebbe bella coj, che io penetrafsii volri difeorfi meglio , che voi

medefimo l
Se io midi/corra bene, male potrebti effer, che voi meglio
dime lo conofeefie ; mah bene , o mal ch'io mi difcorra,che
voi pofitate meglio dime 'penetrarli mio difeorfo queBo non

SIMP.

creder io

mai .

SALV* Anzi velfar io crederpur' bora Ditemi vnpoco: quando la Luna jtrejfo che piena,fi che ella fi pub veder di gior.

&

anco a meza notte


no,
il giorno, q la. notte t

quando vipar ella piufplendente


Simp,

La

DelGaltieo.
SIAfP. La notte fcnza comparazione, eparmt,
ti

quella colonna d nugok,e difuoco, che

che la

St
Luna imi-

fu /cora, a i

figli-

^ un A *FF-*"*
.

P
&oli d Ifdraele , che alla prefetiza del Solefi mojraua , come
otte
^
vna fiugoletta,ma la notte poi era [pledidi/fitna. Cos ho io of- c ^\ e orno
feruato alcune volte di giorno tra certe nugotte la Luna , luna veduta
non altramente che vna di efie biancheggiante , ma la notte di. giorno fim e a v na-f
poifi mojlrafplendenti/fima .
na^
g oictta
vederla
mai
abbattuto
a
SALV. Talch quando voi non vi fofte
.

',

Luna, f non di giorno voi non


fplendidadi vna di quelle nuvolette
,

SIMP.
SALV.

Cosi credo fermamente .


Ditemi bora credete voi che

lucente la notte , che'l giorno

la

l'haurejle giudicata-

pi

Luna fia

realmente pi.

,vpur che per qualche accidente

fi mofir itale
Credo, che realmente ella rifplenda infifiefia tanto di
giorno, quanto di notte, ma che'l fuo lume fimofiri maggio"
ella

%IMP.

redi notte, perche noi la vediamo nel campo ofeuro del Cielo t
il giorno ,per ejfer tutto V ambiente affai chiaro , fiche ella

&

dipoco lo

auanzadi luce,

cifi rapprefenta affai

men lucida.

SALV. Hor ditemi ; hauete voi veduto mai in su la meza

notte il

globo terre/ire illuminato dal Sole?

SIMP.

Quefia mi pare vna domanda da non farfi,fe non per


vero a qualche perfona conofeiuta per infenfatx-*

burla

affatto

SALV. N,no~iovhoper huomo

fenfajfmo, e fola domanda


fulfaldo; e per rifpondetepure, e poi f vi parr, che io parli
afpropofito , mi contento d' ejfer' io l'injnfato ; che bene e pi
fiocco quello che interrogafeioccamente , che quello a chififa
l'interrogazione

SIMP.

Se dunque voi non mi hauete per femplice affatto , fett^f


conto, ch'io v'habbia rifpofto,e detto, che e impoJfibile,che vnot
chefia in terra, comefiamo noi, vegga di notte quella partii

dtlla

Terra doue e giorno,

cio,

che epercoffa dal Sole

SALV. (Adunque non vi e toccato mai a veder la Terra illuminata ,ft non di giorno ma la Luna la vedete anco nella pi
,

profonda notte rifplendere in Cielo E quefta Sig. Simplicio,


e la cagione, che vi fa credere, che la Terra non rifplenda ,come la Luna;chefe voipztefle veder la Terra dlumir.ata,mentrecb voi fujie in luogo ientbrof) , come la noflra not:e, la
vedrefie fpkt. dici a pi chi. la Luna . Hora
f voi volt tJ -che
.

la

Dialogo primo

comparazione proceda bene, bifignafarparallelo del lume


della Terra, con quel della Luna veduta di giorno^ non con
la Luna notturna '.poich non ci tocca a veder da Terra illuminata, f non di giorno * Nonfl cos /
SIMP. Cos douere
SALV. Eperche voi medefimo hauete gi confejfato d'hauer veduta la Luna di giorno tra nugolette biancheggianti, ejimi-_
Uffima, quanto allaJpetto,ad vna di effe , gi primamente vead effer/iflun ^ e a confefareiche quelle nugqlette,che purfon materie Eleminate dal So
le non meno
mentari , fon 'atte a riceuer l 'illuminazione quanto la Luna,
he la Luna
f ancor pi ,fi voi vi ridurrete infantafa d'hauer vedute
taluolta alcune nugole grandifsime , e canddJJime,come Icl~*
neue e nonfipu dubitare , chef vna talefipotejfe confermar cos luminofa nella pi profonda notte,, ella illuminerebbe luoghi circonuicini pi, che cento Lune* Quando dunque
noi fuffmofcur, che la Terrafiilluminajfe dal Sole, alpari
Muro illumla

'

:.

nato dal Sole


e paragonato

con

la

Luna

meno d '"oueU
\ 3_mi

M vna d quelle nugolette, non rejierebbe dubbio,che ellafuf-

fi-non meno rfplendente della Luna . %5/ttadiquefiQeejfa~*


Qg ni dubbio? mentr e noi veggiamo le mede/ime nugole nelTaf-

ftnza del Sole refiar la notte cos


che epi x

ofcure,

come la Terra;e quel

non e alcuno dinoi,al quale nonfa accaduto di ve-

derpi volte alcune tali nugole bajfe , e lontane, ejlare in-**


dubbiof lefujfero nugole, montagne: fegno euidente le m$~
tagne non effer men luminofe di quelle nugole .
che pi altri difeorfi ? eccou la su la Luna,cbe epi d
SAGR.
meza; eccoui l quel muro altodoue batte il Sole; ritirateui in
qua, fi che la Lunafi vegga accanto al muro, guardate bora;
che vi par pi chiaro l non vedete voi % che fi vantaggio vi
l'ha il muroll Sole percuote in quellaparete;di lfireuerbera

Ma

Illumina pi
la terza refief**

Vn mi1

10n

h^'

modella Luna_

nellepareti dellafola,

da quellefi reflette in quella camera ,fi

^che in ejfa arriua con la terza reflejfione ;e ad ogni modo fon


Jicuro, che vi epi lume, chefi direttamente uiarriuajfe il lu*

me ^e^a ^- una *

SIMP. O quefio non credo io, perche quel della Luna, e majjme,
quando eli' e piena e vn grande illuminare

SA GR. Par grande per Tofcurit de i luoghi circonuicini ombroji;


ma aJf^ul!amente non * molto, & e minore che quel del creLume della
,

Luna pi debole di quel


del crepufco-

pufcolo di mezbora doppo il tramontar del Sole;ilche e manfejlo , perche non prima , che allora\vedrete cominciare a di'

fiinguerfiin Terra le ombre de i corpi illuminati dalla Luna*

Del Galileo.

83

Se poi quella terza rejleffione in quella camera illumini pi

Luna fipotr cono/cere andando l col


vn libro, eprouar poiJlafera al lume della Luna,

che la prima della

legger quiui

fefi legge pi ageuolmente,b meno, che credo fenz 'altro, cbeji


legger

meno

SALV. Hora Sig.

Simpl. (f per voifete fiato appagato ) potete


comprender, come voi medefimofapeui veramete che la Terra rifplendeua non meno, che la Luna, e che il ricordaruifilamente alcune cofefapute daper voi, e non infegnate da me,
ve nha refi certo, perche io non vi ho infegnato , che la Luna
fimojrapi rifplendente la notte, che' l giorno , ma gi lo fapeui daper voi; come anco fapeui , che tanto Jmofira chiara,
vna nugoletta, quanto la Luna :fapeui parimente, che l'illuin fommafaminazion della Terra nonfi vede di notte ,
peui il tutto , fenza faper difaperlo Di qui non douer d
ragione ejferui difficile il conceder, che la reflejfione della Terra pojfa illuminar la parte tenebrofa della Luna , con luce no
minor di quella , con la quale la Luna illufira le tenebre della
notte, anzi tantopi, quanto , che la Terra quaranta volte
,

&

maggior della Luna ,


S1MP* Veramente io credeua,cbe quel lume fecondarlo fojfeproprio della Luna.
quefio ancorafapete daper voi, e non v'accorgete difaDitemi non bauete voiper voifiejfo faputo , chela I corpi illtiperlo
Luna fi moflrapi luminofa affai la notte , che il giorno ri- Jpnati appari
* cono P u h a
in confeguenza-*
i
fpetto all'ofeurit del campo ambiente i

non venite voi afapere in genere, che ogni corpo lucidofimo- tc fcuro
fira pi chiaro , quanto l'ambiente e pi o/curo /
S1MP. Quetto so io benijjmo.

SALV.

&

SALV. Quando la Luna falcata

, e vimofira affai chiaro quel


lume fecondarlo, non ella fempre vicina al Sole,
in confeguenza nel lume del crepufculoi
SIMT. Euui, e molte volte ho defiderato, che Varia fifac effe pi
fife a per poter veder quel tal lume pi chiaro,ma l' tramon-

&

tata auanti notte ofeura

SALV.

Voi dunque fapete beni/fimo , che nella profon da nottt-*


quel lume apparirebbe pi i
SJMP. Signor si ; ^T ancorpifefipotejfe tor via il gran lume
delle corna tocche dal Sole , la prejnza del quale offufea affai

l altro minore. *

Salu.

Ob

Dialogo primo

84-

SALV. Oh non accadagli taluolta di poter vedere dentro ad ifcurijjma notte tutto il difco della Luna fenza punto ejfere illuminato dal Sole i
SI MB. Io non so, che quefloauuenga mai, f non ne gli ecliff to-

tali della Luna


SALV. Adunque allora dourebbe queflafua luce mojlrarfi vuiffima ejfendo in vn campo ofcurijfimo, e non ojfufcatodallju*
.

chiarezza delle corna lumino/ ;


hauete veduta lucida ?

SMB.

ma voi in quello flato come


t

Holla veduta taluolta del color del rame ,

bicante;

& vn poco al-

ma altre volte e rimaflatanto ofcura,cbe l'ho del tutto

perfadivifla

$ALV. Come dunquepub ejfer fua propria quella hi.ce,che voi cos

chiara vedete nel'albor del crepufcolo

non affante l'impe-

dimento dello Jplendor grande , e contiguo delle corna ; e che


poi nella pi o/cura notte , rimojfa ogni altra luce non apparfee

SIMP.

punto

Intendo

ejferci flato chi ha creduto cotal lume venirle


participato dall'altre Stelle , "#* in particolare da Venere fu&*

vicina*.

SALV.

E cotefla parimente e vna vanit

perche nel tempo dell*

ofeurazione dourebbe pur moHrarfi pi lucida p


che macche non flpu dire, che V ombra della Terra gli afeon*
da la vifla di Venere,ne dell'altre Stelle .Ma ben ne rimari eU
la del tutto priua allora, perche V emisferioterreftre , che in-*

fua totale

quel tempo riguarda ver/ola Lunare quellodoue e notte ,do\


vn 'interapriuazion del lume del Sole. f voi diligentemente andrete ojferuando , vedrete fenfatamente , chefl come la
Luna, quando e fottilmentc falcata ,pocbisfimo illumina l

Terra

fecondoch in lei vien crefeendo la parte illumina-, crefee parimente lofplendore a noi, che da quella
vienci rejejfo ; cosi la Luna,mentre efottilmente falcata , e
che per ejjer tra'l Sole , e la Terra fcuopre grandijfma parte
,

ia dal Sole

terreno illuminato,fi mofra affai chiara; e didal


Sole, e venendo verflj la quadratura , fi vede
fcjftandofi
dell' emisferio

&

oltre la quadraturafi vede aftal lume andar languendo;


fai debile , percheJempre va perdendo della visla della parte
luminofa della Terra : epur dourebbe accadere ileontrario r
quando tal lumefujfefuo , comunicatole dalle Stelle; perche

allora la pojfiamo vedere nellaprofonda notte,e nell'ambien*


te

molto tenebrojh

Simp,

Fe&

Del Galileo.

SIMP. Fermate digrazia chepur bora mi fornitene hauer letto


in vn libretto moderno di conclufioni, pieno di molte nouit,
,

^ce f co che quefo lume fecondano non e cagionato dalle Stette , rie e
ana del *-*
dalla
comunicatogli
Terra,
della
Luna,e
tutti
men
di
proprio
,,
ma che deriua dalla medefma illuminazion del Sole , la qua- nata da j <g)lCt
t
le, per ejfer lafufanza del globo lunare alquanto trafparen- fecondo alcat
penetra per tutto ilfuo corpo;ma pi viuamente illumina * e
te,

dall'emisfero efpojo a i raggi del Sole;e la profonlafuperjcie


vi
dita imbeuendo, e per cos dire , inzuppando/} di tal luce a>
e
,, guifa divna nugola, di vn crifallo, la tra/mette, fi rende
viabilmente lucida ,
quefo (f ben mi ricorda) proua. egli
t,
t, con V autorit, con V efperienza , e con la ragione , adducendo
Cleomede, Vitdlione, Macrobio, e qualcb'altro autor modert)
,, no; e foggiugnendo veder/iper efperienza, ch'ella fi mofira^
molto lucida ne i giorni profftmi alla congiunzione ,cioe qua do efalcata, e maffimamente rifplende intorno alfuo limbo .
E dipifcriue , che negli Eclijffilari , quando ella e fitto il
dtfeo del Soleji vede tralucere , e majjme intorno all'efiremo
7,
cerchio Quanto poi alle ragioni, parmi , eh' e' dica , che non
1P potendo ci deriuare ne dalla Terra, ne dalle Stelle,n dafi^
faffi1 ' re a necejfariamente , cb'e venga dal Sole Oltrech ,
i, fatta quefa fuppofizione ,beniJfmofi rendono accomodata
ragioni di tutti iparticulari > che accafeano Imperocch del
i
n moflrarftal luce fecondaria pi viuace intorno all'efiremo
limbo, ne e cagione la breuit dello fpazio da ejfer penetrato
*> da ir aggi del Sole , efndoch delle linee, che trauerfano vn
cerchio, la maffima a quella chepajfaper il centro , e delle alf
tre, le pi lontane da quefa , fin fempre minori delle pi vit,
1)al medefmo principio dice egli deriuare che tal luti cine
me poco diminuifee
finalmente per quefa via fi ajfegna
t
la caufa onde auuenga, che quel cerchio pi lucido intorno
,,
all'efiremo margine della Lunajifcorga nell' EcliJJe filare in
!jf

'

quella parte, che ffitto il difeo del Sole , ma non in quella ,


che e fuor dei difeo; prouenendo ci , perche i raggi del Solts
,.
trapajfano a dirittura al nofro occhio per le parti della Luna fottopoje ; maper le parti , che fon fuori , cofano fuori
,
dell'occhio
,

SALV.

Se quefioflofifo fujfefiato ilprimo autore di tate opinionon mi marauiglierei, che e' vifujfe talmente affezionato, che e' l' bau effe rmuutapev vera ;ma ricevendola da alne, io

tri }

8
tri,

Dialogo primo
non fapreiaddur ragione baflante per

fcufarlo dal

non

bauer comprefe le fue fallacie, emajfimedoppo l'hauer'egli sehauerpotuto con mille espetifa la vera caufa di tale effetto,
rienze, e mamfeji ri/contri ajficurarfi3 ci dal refleffo della
Terra, e non da' altro procedere ; e quanto quefta cognizione

&

fa defiderar qualche cofa nell'accorgimento di quejo autore


e' di tutti gli altri, che non le preflano V affenfo,tanto il non Vbauer e intefa ,enon effer lorofouuenuta mi rendefeufabili
,

quei pi antichi, i quali, fon benficuro, che ,feadefio lintendeffero,fenza vna minima repugnanza Vammetterebbero.
f io vi deuofchiettamente dire il mio concetto , nonpojfo creder, che queffautor moderno internamente non la creda ; ma
dubito, che il non poterfen' eglifare ilprimo autore , lo slimoli
vnpoco a tentare di fupprimrla , fmaccarla almanco appreffo a ifemplic , il numero de i qualifappiamo effer grandijfimo ;e moltifono , che godono afiaipi deWapplaufo nuvmrofo del popolo, che dellaffenfo de i pochi non vulgari.
SAGR. Fermate vnpoco Sign^ Saluiati, che mi par di vedere , che
voi non andiate drittamente al vero punto nel vojlro parlai
re, perche quejii, che tendono U pareti alcomuneyJifanno ancofare autori dell'inuenzioni di altri, purch nonjeno tanta
antiche, efatte pubbliche per le cattedre > e per lepiazzey che**

fieno pia che notorie a tutti

SALV. Ob io fon pi cattiuodi voi, che dite


E

Tifteffo cf-

fer le opinio-

huomini""'

& elTer gl'huo


mini nuoui alle opinioni

Luce fccondana del la_*


fee

informa-

di anelloicio

eh iara nell'e? rema circot T*cn73 p non


nel mezo
gefeh .
<?

'

&

voi di pubbliche , o di
notorie? Non e eglil'ijleffo V effer l'opinioni , e linuenzioni
nuoue agli huomini , che l' effer gli huomini nuoui a loro Ift
vo j vi contefiate dellafiima de principianti nelle feienze , che
vengon su di tempo in tepo, potrefiefarui anco inuentorefin
dell alfabeto , e cos renderui ad e[J ammirando. ;efe ben poi
colprogrejfo del tempofifeopriffe la vojirafagacit , ci poca
pregiudica al voBro fine .perche altrifottentrano a mantenere il numero de ifautori : ma torniamo amojlrare al Sign..
Simplicio la ineficacia de i difcorfidel fuo moderno autore ,

ne - q Ua n dfonofalfit^

&

inopnabie cofe non concludenti,


Eprimafalfo , che queja luce fecondaria fia. pi chiara
intomo alefiremo margine, che nelle part di mezo, fiche fi
formi quafi vn' anello , cerchio pi rifplendente del re/lo del
guardando la Luna poja nel crepucampo : ben' e vero , che ^
pufcolo , fi mofra nelprimo apparire vn tal cerchio , ma con

*'" **^

"-

inganno.^ ohe nafte dalla dmerfita de i tonfine con i quali ter-

mina

,,

Del

$7

Galileo."

mina H Alfio knate fparfo d quefa hi cefecondarla : impe,

rocch dalla parte verfo

Luna

il

Sole confina con le corna luciatjf-

ha per termine confnanfe il camdel


crepa
'[colo;
la
relazion del quale ci fa parere pi
o/curo
po
chiaro l'albore del difco lunare , il quale nellapartc oppojta*

me della

e dall'altra

viene ojfufcato dallo fplendor maggiore delle corna ; chefir


moderno haueffe prouato afarf oflacolo tra l'occhio
e lo fplendor primario , col tetto di qualche cafa , con altro ^

l'autor

tramezzoji che

vifbile refaffefolamente la piazza della

na fuori delle corna


minofa

? d'

ai "

Lu- c6daria del-

l'haurebbe veduta tutta egualmente lu-

la

Luna

, che egli fcriua $ ejferfferuitQ di


vnfmile artifizio per nafeonderf la falce lucida *
SAL V. Oh come quefto e, lafa, che iojiimaua inaztuertenza, i*
uenta bugia) la quale pizzica anco di temerit'-)poich ciafeheduno nepubfar frequentemente la riproua Che poi nelVE^^c0 * Ii*
clifie del Solef vegga il difco della Luna in altro modo } chts
perpriuazione, io ne dubito ajfai 3 e majjime quando l'Ecliffe c j^e j e j Q ^
nonfa totale, come necefariamentebifogna,cbefanofiate le non p UO ve<.
offeruate dall'autore ; ma quando anco e'fifeorgeffe come lu- derf le notu*
cido, quello non contraria anzi fauorifee l'opinion no/ira f P er priuazio41e
*
auuengache allora fi oppone alla Luna tutto Vemisferio ter- -"'
refre illuminato dal Sole , chef bene l'ombra della Luna ne
ofiura vna parte, quefiae pocbijfma , in comparazione di
quella, che rimane illuminata
Quello , che aggiugne di pi
che in quefio cafo laparte del margine, chefoggiace al Solef
mofiri affai lucida , ma non cos quella], che refia fuori , e ci
deriuare dal venirci direttamente per quella parte i raggi folari all'occhio, ma non per quefia, e bene vna di quellefauolet
che manifefiano le altrefinzioni di colui, che le racconta;perch e, fi perfarci vifbile dilucefecondaria il difco lunare^ bifo-

SIMP. Miparpur ricordare


-,

gna

chei raggi del Sole vengano direttamente al nofiro ocnon vede ilpouerino, che noi mai non vedremo tal luce
fecondarla, f non nelXEclifiedel Sole E f V efser'vna parte
della Luna remota dal difco filarefolamente manco afsai di
mezo grado pub deuiare i raggi del Sole , fiche non arriuino
al nofiro oc e biocche far quando ella fine troui lontana venti, e trenta, quale ella ne e nella fua prima apparizione ? e co.rne verranno i raggi di Sole ? che hanno a trapafsarper il corpo della Luna a trouar V occhio nofiro i QuefthuomofvM
,

chio,

F 4

mano

Dialogo primo

8 3

mano
L'autor del
libretto delle
cclufioni va

accomodando
lecofeai fuoi
propofiri 3 e-/
non i propoliti

alle cofe.

in

manofigurando le cofe, qua li bifignerebhe

fufsero perferuire alfuopropofito

,.

eb'eU<L^

non va accomodando i

fuoi prnpofiti di mano in mano allecofe, quali ellefono. Ecco:


per far che lofplendor del Sole pofsa penetrar lafuFanzcu*
della Lunari lafa in parte diafana,qualeev,g. la trafpareza
di vna nugola, di vn cnjlallo; ma non so poi quello , ch'eifi
giudicafse , circa vna tal trafparenza , quando i raggi filari
bauefsero apenetrare vna profondit di nugola dipi di duo,
mila miglia ; ma ammetta/i, che egli arditamente rifpondefse
ci potere efser benijjmo nei corpi celefii , che fino altre faccende; che queji nojri Elementari impuri,efecciofi;e conuinchiamo l'errorfuo , con mezi, che non ammettono rijpofia, &
per dir meglio, futterfugy . Quando ei voglia mantenere,cht
lafuslanza della Lunafia diafana, bifogna, cb'ei dica,che ella e tale , mentrecjb i raggi dei Sole abbiano a penetrar tutta
lafua profondit , che ne abbiano a penetrarpi di dua mila
miglia; ma che opponendoglienefilo vn miglio ,
anco meno, non lapenetreranno pi, che e'fipenetrino vna delle no*
,

&

fire

mmtagne *

SAGR*
Burla fatta a
vno che voleva vender cer
to fegreto da.

poter

parlar

con vno in_


lontananza di
mille maglia .,

Voi mi fate fouuenire di vno , che mvoteua vendere vn


fegreto di poter parlare,per via di certafimpatia di aghi cala*
mitaii,a vno,cbefufse /fato ltano due, a tre mila miglia,e dicendoli io che volentieri l'haurei comprato,ma che voleuo vederne lefperienza,e che mi bafiauafarla /land io in vna del
egli in vn' altra , mi rijpofe > che in fipiccola,
te mie camere. ?
difianza nonfi poteua veder ben l'operazione:, onde io lo licenziai con dire , che non mifintino per allora di andare net
Cairo, b in Mofcouiaper veder tale efperienza ; mafie purz^
voleua andare ejfi, che io hareifatto Valtra parte reando in
Venezia
fintiamo come va la confeguenza dell'autore,
e come bifogni , ch'egli ametta la materia della Luna ej/erpermeabili/sima dai raggi filari nella profondit di dua mila
miglia, ma opaci} simapi di vna montagna, delle nofre,nel ,

&

..

Ma

lagrojfizza

divn miglio filo

..

SAJLF. Vileffi montagne appunto iella Luna ce nefanno tefiimonianx.a, le qualiferite da vna parte dalSole, gettano dall' oppofia ombre negrijfime, terminate,e taglientipi ajfai dell'ombre delle nofire; che quando ellefujfiro diafane, mai non
auremmo potuto conofiere afprezza veruna nella Juperficie
della Luna } ne veder quelle cufpidi luminofifiaccate dal ter-

mine.

Del Galileo
mine

8?
anzi

che di/lingue la parte illuminata dalla tenebro/;

meno vedremmo noiquefo medejmo termine cosi difin-

ne.

fefufic vero , cvel lume del Sole penetrale la profonditi


Luna;anz per il detto medejmo dell autore bifognerebbe vedere il paffiggio , e tonfine tra la parte vtfia,e la non vi'
ja dal Sole affai confufo, e rntfio di luce , e tenebre ; che bene
to

dtlla

necefiario, cbe quella materia, che

il

tran/ito

raggifola-

dna mila miglia ,fia tanto trasparente^


contraili nella centefima , o minor parte di

ri nella profondit di

che pocifimo gli

talgrofflzza ; tuttavia il termine, chefepara la parte illuminata dalla ofeura tagliente, e cosi difinto, quanto difinto
il bianco dal nero, e majjmedoue il taglio paffafopr a la parte
della Luna naturalmente pi chiara ,e pi ajpra; madouefega le macchie antiche, le qualifono pianure , per andare elle
sjIncarnente incliti andoj,fi che riceuono i raggi del Sole obliqui/fimi, quiui il termine 'non e cos tagliente, mediante la illuminazione pi languida Quellofinalmente], eh' ei dice dei
nonfi diminuire , ? abbacinare la lucefecondaria , fecondo,
.

che la

Luna va

crefcendo

ma conferuarfi continuamente

medefima efficacia, faljjfimo, anzi pocofi vede nella--*


quadratura quando per V oppofito ella dourebbevederfi pi
viua, potedofi vederefuor del crepufcolo nella notte pi profonda Concludiamo per tanto ejfer la reflejfion della Terra
potentifsima nella Li-ina; e quello, di che douretefar maggiorefilma, cauaiene vr altra congruenza bellifsima, cio, che f
t vero, che i pianeti operino fopra la Terra col moto,, e col lu- a Terra pu
me, forf la Terra non -menofar potente a operar reciproca- reciprocarne!*
mente in loro col medejmo lume e per auuentura col moto te oberare ne
co
ancora; e quando anco ella nonfi mou effe, pur gli pu re/lare
f ? Jl
UI
la medefima operazione ; per chi gi come Jev duio l'azione
del lume t la medefima appunto, cio del lv.mt del Sole rejlejfo;
e'I moto non fa altro., chela variazione degli afpetti,la quale
fgue nel modo medejmo facendo muouer la Terra , e fat
fumo il Sole, chefJfaccia per V oppofito .
SIMP. Nonfitrouer alcuno deifilofofi, che habbia detto, che
della

quefii corpi inferiori operino ne icelefii,

chiaro

il

contrario

& lArifiotile dice

SALV. Ariflot. egli altri, che non hanfaputo, cbe la Terra e la


Lunafi illumininofcambieuolmente, fon degni difeufa ; ma.
,

farebber ben degni di ripr enfiane, fi mentre vogliono^ che. noi

sona-

Dialogo primo

$o

concediamo) e crediamo a loro,che h Luna operi in Terra col


lume, volejfinpoi a noi, che gli battiamo infegnato , che la
Terra illumina la Luna, negare l'azione della Terra nella

Luna
SIJWP. In fomma io fento in me vn'efiremarepugnanza nel poammettere quefa fociet , che voi vorrefle perfuadermi
tra la Terra, eia Luna, ponendola, comefi dice, in ifchiera co
tere

le Stelle

che

quando

altro

non

cifuffe la gran feparazione, e

lontananza traeffa , e i corpi celefi mi par che neceffariamente concluda vna grandijjma dijfimilitudine tra di loro .
SALV. Vedete Sign. Simplicio, quanto pub vn'inueterato afftto,
,

& vna radicata opinione, poich

tanto gagliarda, che vi fa

parer fauoreuoli quelle cu/ mede/ime, che voi Beffo producete contro di voi : chef lafeparazione , e lontananzafono accidenti validiper perfuaderui vna gran diuerfitdi nature 7
conuien che per Voppofto la vicinanza , e contiguit importiAffinit tra la
Terra,e la Lu
nofimilitudine: ma quanto epi vicina la Luna alla Terra,
na rifpetto aialtro de i globi celefi ? con f fate dunque
cfr e a qual/tuoalia
*^
*^
li VlPill SIITI
*\
per la vojira medefima concefsione ( ir hauerete anco altri
filofofiper compagni ) grandifsima affinit, effer tra la Terra,
eia Luna Hor feguitamo atlanti ? e proponete f altro ci
refa da conjderare circa le difficult,che voi mouefie contro
le congruenze tra quefi due corpi
SIMP. Ci remerebbe non so che in propofito della folidit della
*

*-

Luna , la quale io argumentaua dall' effer' ella fommamente


pulita , elifcia , e voi dall' effer montuofa ; vn altra diffcult
mi nafceuaper il credere io ? che la reflefsion del cMare douefi
f effer per V egualit della fua fuperficie pi gagliarda , che
quella della Terra, la cui fuperjicie tanto fcabrofa ,
opaca
SALV. Quanto al primo dubbio; dico, chefi come nelle parti della Terra , che tutte per la lor grauit confpirano ad approfi
fimarfi quanto pi poffono al centro , alcune tuttauia ne rimangano pi remote , che l'altre, cio le montagne pi delle
pianure , eque/lo per la lor folidit e durezza ( chef fuffr
di materia fluida fi fpianerebbero ) cos il veder noi alcune
parti della Luna refare eleuate fopra la sfericit delle parfipiu baffe,arguifce la loro durezza :perch e credibile, che la
materia della Luna fifiguri in forma sferica per la concorde
confpirazione di tutte le fue parti al medefimo centro Circa

&

-,

Solfdit del
lunare

Globo
i

argomenta

dell'eifer

m-

'

Del Galileo;
altro dubbi o,parmi,che per

le

co/e,

pi
chehauamo confiderai

accader negli jpecchi, pojjamo inteder benifsimo x che la refief


fion del lume , che vien dal mare Ja inferiore afiai a quella , Reflefllon iel
che vien dalla Terra ; intendendo per della reflefsione vni- l unie P 1U de'

uerjale: perche quanto alla particolare^ chelafuperficie del-

luogo determinato non ha dubbioyche chiji confiituir in tal luogo vedr nell'acqua vnrefiejfo potentifsimo, ma da tutti gli altri luoghij vedr laful'acqua quieta

manda in <vn

ghedalUTS
r?

errale per moandiamo qua in Sala e verfiamo vn poco di


acqua fui pauimento ditemi bora nonfimofir'egli queslo c ^ e
^xz ja
mattone bagnato pi ofcuro affai degli altri afciutti { certo re fleflon del , e tale fi mofirer egli rimirato da qualfuoglia luogo ,ec- V acqua men

perficie dell'acqua pi o/cura di quella della

Jirarlo alfenfo

eettuatone vnfolo,e quefo e quello douearriua ilrefiejfo del c ^|f ra di quel


a
cr"
a
lume, che entra per quella fineftra j tirateui adunque indie-

pian piano.
"Di qui veggo io la parte bagnata pi lucida del refo
del pauimento , e veggo, che ci auuiene perche il reflejfo del
lume,cbe entraper la fin e(ira viene verfo di me .
SALV. Quel bagnare non ha fatto altro , che riempier quelle piccole cauit , che fono nel mattone, e ridur la fua fuperficie a
vn piano efquifito onde poi i raggi reflejj vanno vniti
verfo vn medefimo luogo :ma il re/io del pauimento afciutto
ha la fua afprezza, cio vna innumerabil variet di indinazioni nelle fue minime particelle : onde le reflefjoni del
lume vanno verfo tutte le parti ma pi debili che f andaf
tro

SIMP.

fer tutte /unite infieme ; e per poco , nientefi varia il fuo


afpetto per riguardarlo da diuerfe bande ; ma da tutti i luo*
ghi fi mojlra l'ifiejfo ma ben men chiaro affai, che quella reJieffon della parte bagnata , Concludo per tanto che la fuperficie del mare veduta dalla Luna ,fi come apparirebbe egualifima(trattone le ifole,egli fogli) cos apparirebbe men\
,

Terra mtntuofa,e ineguale. E f non


comefi dice, di vokrne troppo ,
d' auer offeruato nella Luna quel lume fecondano,

cbiara,cbe quella della

fujfe ch'io

vi direi

non

vorrei, parer-,

tiice fccoa^

dico venirle dalla rcfleffion del Globo terre/Ire , ejfer "


notabilmente pia chiaro due ,o tre giorni auanti la congiun-

eh' io

am

T>

eila

j*'

jijjSJJj

zione, che doppo, cio quando noi la veggiamo auanti l'alba cgiunzione,
in Oriente, che quandofi vede lafera doppo il tramontar del che doppo.

Sole

m Occidente) della qualdifierenza, ne caufa che l'emis*


}

ferk

Uiaiogo primo

9%

Ma 'credete volferio terrefire, chef oppone alla Luna orientale, ha poco ma-

SMP.
forf

che quelle gran

macc

fff

^.

re,& affaifima terra,hauendo tutta V Afa,doueche, quando

J^"ella

Occidente, riguarda grandifiimi mari,cioe tutto V-

O ceano Atlanticofino alle


Luna, pano mari V/

Americhe. argomento affai pr-

refopik chiaro Ter- labile del mofrarfi menofplendida la fuperjcie dell'acqua t


che quella della Terra
ra t co/a tale?

SALV.

domandate il principio delle incongrueslim i ejfer tra la Luna , e la Terra , dalle quali fari
tempo che noi ci sbrighiamo che pur troppo Jamo dimorati
in quefa Luna . Dico dunque , che quando in natura noti
fuffe altro che vn modo foto per far apparir due fuperjicie
Uujrate dal Sole vna pi chiara deU altra , e che quejto fbff
per ejfer vna di terra,e l'altra di acqua; bifognerebbe neceffariam'ete dire, che lafuperfcie della Luna fojfe parte terrea , e
parte aquea;m perche vi fono pi modi conofcuti da noi,che
altri per auuentura
pojfon cagionare il mede/imo effetto ;
nepoffor effere incogniti a noi pero io non ardirei di affer*
-Quejlo che voi

z.e,cb'io

&

-,

mare qziejlo pi

che quello ejfer nella

Luna

Gi fi veduto

di fopra come vna piajra d'argento bianchito, col toccarlo


colbrunitoio,di candido fi rapprefna ofcuro; la parte vmida della Terrafi mojr-api ojcura della arida; ne i dorfi delle

montagne

lepartijiluofeapp-arifcono

ajai

pia fofcbe

delle

gran

quan-

nude,efterili; ci accade, perche tra le piante eafa

Le part pi
ofeure della*
Luna fon pia-

ne , e le pi
chiare moncuofe .

tit di ombra, ' i luoghi aprici fon tutti illuminati dal Sole ,
* que/a miflionedi ombre opera tanto che voi vedete ne i
velluti a opera il color'della Jeta tagliata mojrarfi molto pi.
ofeuro j che quel della non tagliata } mediante le ombre diffeminate tra pelo ,e pelo, ^F il velluto piano parimente affai pi
fofco,chevn ermijinofatto della medejma feta:fiche quando nella Lunafofs ero coje che imitajkro grandifsimefeluca f
l'ajpetto loro potrebbe rapprefentarci le macchie, che noi vegliamo : vna tal differenza farebbero /elle fuffer mari ; efinalmente non repugna chepoteffe ejfer, che quelle macchiefof
fer realmente di color pi ofcuro del rimanente, che in quefa
guifala neue fa comparir le montagnepi chiare. Quello che
Ji vede manifefamente nella Luna e , che le par ti pi ofeure
fon tutte pianure con pochi fogli, e argini dentroui; ma pur
ve ne fon'alcuni ; il rcjianiepiu chiaro e tutto pieno d foin pargli, montagne, argi netti rotori di,e di altre figure ;
ticolare intorno alle macchie fono grandijjime tirate dimon-

&

tagne*

Del Galileo

93

gne TielVepr le macchiefuperficie piane ce ne ajficura il ve.

"
roa

ideila

termine, che difiingue la parte illuminata dall' o- una fono lu


fc:tra,nel trauerfzr le 'macchie fa il taglia eguale , ma nellzs ghe tirate fi
parti chiare fimo-Ira per tutto anfrattuofo, e merlato . cMa montagne
non so gi f quesla egualit di fuperficie pojfz effer bajlantc
der, corne

il

perf fola a far apparir l'ofcurit, e credo pi toso di n. Reputo oltre a quefio la Luna dijferehtijfima dalla Terra , perche, f bene io mi immagino, che quelli non fien paej oziofi e
morti, no affermopero ,cbe vifie?io mouimenti,e vita,e molto
-vr
e u a L ima
meno,che vi figenerino piante, ammalilo altre coffimli alle non f genera*
nosre,ma,fe pur ven'e,fufiro diuerftjfime,e remote da ogni no cole limili
E muouomia cos credere, perche alle noftrcma
nojlra immaginazione
me-
primamente (limo, che la materia del globo lunare non fia diuernfli
di Terra, e di Acqua ; e qufio /oh baila a tor via le gene- ^^cnerazio',

'

razioni , e alterazioni Jmili alle nofire; ma,pofio anco , cht^, nc-lafs foje .Acqua , e Terra ad ogni modo non vi nafeereb- Luna non canimali fimili a i noftri ; e quefio per dui^j polla di 1 erbero piante ,
La prima , che per lenofiregenerazio- >e a *
ragioni principali

&

..-..
ni fon tanto necejfarijgli afpetti variabili del Sole , chefenza
.
mancherebbe
bora
le
il
tutto
habitudini
:
del
la
Sole
~
j*
verfo
e/fi
nSeffaerra fon molto afferenti da quelle verfo la Luna . Noi , njiper le noquanto ali" illuminazion diurna ,abbiamo nella maggior par- ftre generazio
te della Terra ogni ventiquattr bore parte di giorno, e parte ni non fono
di notte il quale effetto nella Luna j fa in vn mefe; e quello ta "

abbaiamento
apporta
le

r alzamento annuo , per

il

quale il Sole

q^^

ci

natii-

diuerfe fiagioni, e la difegualit dei giorni, e del- ra li nella Lunotti, nella Luna fifinifeepur in vn mefe; e doueil Sole a na fono di vn
le

&

noifi alza ,
abbafa tanto che dalla mafilma alla minima me ^e
vi
corre
circa quaranta fette gradi di differenza , cio
Altezza

quanta

e la

difianza dall' v no all'altro tropici

non importa altro


portano

l'

vno *

*-

im ?

che gradi dieci

nella

Luna AH*

bpoco pi che tanto im,

a i z ^J

ma/flme latitudini del Dragone di qua e di l con diuerft


dall'Eclittica
Gonjderif bora qual farebbe l'azion del di gradi 10.&
Sole dentro alla Zona tor rida,quado e dura f/ quindici gior- alia Terra di
ni contnui a ferirla con i fuoi raggi ; che fenz'altro s'inten- S rac^ 4 ?
der, che tutte le piante, le herbe , e gli animali fi difper perebbero $ e f pur vi fi'face fro generazioni , farelber di erb<Lj>
pante,& animali diuerfi/fimi da iprefenti Secondariamente io tengo perfermo, eh e nella Luna nonfiano piogge; perche
quando in qualche parte vi fi congregafiero nugole, com?^
le

intorno

Nella ~una
non iono piog
gC m

Dialogo primo

94

tri

intorno alla Terrari verrebbero ad afcondere alcuna d quel


i
i r
n r
le coje f che noi col tele/copio veggiamo nella Luna ,
fomma in qualche particella ci varierebber la vija ; effetto 9
che io per lunghe,e diligenti offruazioni non ho veduto mai;
mafempre vi ho fcorto vna vniforme ferenit purijfma.
SAGR. *-A quejo Ji potrebbe rifpondere, b che vi fojfero grandif
Jme rugiade che vipioueffb ne i tempi della lor notte , cio
quando il Sole non la illumina .
SALV. Se per altri ri/contri noi auejjmo indizij, che in effajfacejfer generazionifimili alle no/Ire , e folo ci mancajfe il concor/o dellepiogge potremmo trouarci quello , altro temperamento, chefupplijfein vece di quelle,come accade neW Egitto dell'inondazione del Nilo; ma non incontrando accidente

& Ms

>

alcuno, che concordi co i nojlri , de' molti , cheji ricercherebbe-

ro per produrui gli efftti Jimili , non occorre affaticar/i per


introdurne vnfolo, e quello anco, non perche fi rthabbia Jltura ojferuazone, ma per vna femplice non repugnanza*.
Oltre che quando mifojfe domandato quello , che laprima~
il puro naturale difcorfo mi detta circa il
apprenjione ,
produrjl cofe Jimili , pur differenti dalle no/ire, io direi
fempre differentiffime 'a noi del tutto in immaginabili,cbe
cos mi pare , che ricerchila ricchezza della natura , e l'onni'
potenza del Creatore } e Gommatore .
SAGR, Ejlrema temerit mi par/a fempre quella di coloro, che
voglionfarla capacit vmana mifura di quanto poffa, efappa operarla natura, doue che all'incontro e' non effetto alcuno in natura per minimo, che e'Ja, all'intera cognizione
TJ
qualepojfano arriuare i pi fpecolatui ingegni . Quejla
del
maUntefo nul
cojivana\profunzione d' intendere il tutto non pub bauer
laperfettamte fa che alcuprincipio da altro che dal non hauere intefo mai nulla , perni credono d'
c f^ quando altri bauejfe efperimentato vna volta fola a inintendenltut
haueffe gufiate vetender perfettamente vna fola coja,
ramente come efatto il Japere , conojcerebbe come dell' infinit dell'altre conclujoni niuna ne intende.
SALV* ConcludentiJJmo e il vojiro difcorfo , in confermazion-j>
del quale abbiamo Tejperienza di quelli,che intendono, b hanno intefo qualche co/a, i quali, quanto pi fono Japienti,tantopi cono/cono , e liberamente confejfano di faperpoco ; <&*
ijapientijjmo della Grecia, t per tale fentenziato da gli oracolijdiceua apertamente conofcer di non faper nulla .

&

,,

&

S1MP.

. .

Del Galileo.

9$

SlMP. Conuien dunque dire, che

V Oracolo, b Ti/lejfo Socrate-*


fujfe bugiardo, predicandolo quello per fpientiffimo, e
dicendo quello di conoicerfl ignorantiffimo
SALV. Non ne feguita ni l'vno , ne l'altro difendo che amendue
i pronunziati pojfjn'ejler veri . Giudica l'Oracolo fapien- Refponfo delti/Jmo Socrate foragli altri huomini lafapienza de i quali l'Oracolo ven giudicar
limitata ;J con of;e Socrate n on faper nulla in relaziona
J?
1 *"
alla fapienza ajjiuta , che* infinita; e perche dell'infinito^^?
.

n't. il molto, che' poco, t che il niente (perche per arl


riuar per efempio al numero infinito, tanto l' accumular
migliaia pianto decine, e quanto zeri ) pero ben conofceua
Socrate la terminata fua fapienza ejfer nulla all'infinita* ,
a perche pur tra gli huomini J troua
che gli mancaua
qualche faper e , e quejionon egualmente compartito a tutti >
potette Socrate batterne maggior parte de gli altri,e perci ve"

tal\parte

rificarfiil refponfo dell'Oracolo

SAGR. Farmi di intender beni/fimo queflo punto Tra gli bitumini, Sig. Simp. e la poteji di operare ma non egualmente
.

participata da tutti

: e ion e dubbio , che la potenza d'vn


Imperadore maggiore ajfai , che quella d'vna perfonapriuata;ma e quefa,e quella e nulla in comparazione dell' onnipotenza diuina Tra gli huomini vi fono alcuni,che intendon meglio l 'agricoltura, che molti altri ; ma il faper piantar
vn fermento di vite in vna fojfa-, che ha dafar colfaperlofar
barbicare, attrarre il nutrimento, da quello feierre quefa
parte buona per farne le foglie quel? altra per formarne
vn'ali viticci, quella per i grappoli , quell'altraper l'vua,
tra per i fiocini , che fon poi l" opere della fapientifsima natura i Quefa e vna fola opera particolare delle innumera- $ aper diiifHo
bili chefa la natura,^ in e/afolafi conofee vn infinita fa' Infinite volte

&

pienza, talch fipub concludere il faper diuno


te

SALV.
in

ejfer infini- infinito

volte infinito
Eccone vn' altro efempio.No dire noi che'lfapere [coprire

vn marmo vna bellifsima fiatua ha

fublimato l'ingegno

Buonarruoti ajfai,aJfaifopra gli ingegni comuni degli'altri huomini i e quefia opera non e altroch imitare vna fola

del

attitudine e difpofizion di membra efieriore e fuperfciale _


dvn'buomo immobileieper che cofa e in riparazione d*vr
d'ingegnofob
huomo fatto dalla natura compojlo di tante membra efer- blime
,

ne," internerei tanti mufcoli, tendini, nerui,

offa,

che fer-

vono

Dialogo primo

$6

uon a tanicefi diuerfimouimitif ma che diremo de fenfi,


delle potenza dell'anima e finalmente dell'intendere / non
pojfiamo noi dire ,econ ragione la fabbrica d' vna fiatua cedere d'infinito intervallo alla formazion d'vn'huomo viuo %
anzi anco allaformazion a"vn vili/fimo verme ?
SiAGT{. E qual differenza crediamo che fujfe tra la Colomba.
d'Archita,
vna della natura l
SIMP.
io non fono vn di quegli huomini, che intendano o'n
quejlo vofiro difeorfo e vna manifefla contradizione. Voi tra.
t maggiori encomi], anzi purper il mafsimo di tutti,attribui,

&

teall'buomo fatto dalla natura quefo dell'intendere , e poco


fa diceui con Socrate , che'l fuo intendere non era nulla , adunque bifognera. dire., che ni anco la natura habbia intejo il
modo di fare vn' intelletto , che intenda .
SALV. Molto acutamente opponete ; e per rispondere ali* obbiezione conuien ricorrere a vna difiinzione filofofica, dicendo,
the l'intendere fi pu pigliare in due modi, oHntenfiu ,
vero extenfu; e che extenfu , cio quanto alla moltitudi-

LVomo
tende

aliai

jn

in-

ne degli intelligibili , che fono infiniti V intender' bumano e


come nullo quando bene egli intende (Te mille proporzioni
perche mille yrtJpetto ali infinita , e come vn zero : mapigliando l'intendere intenfiu , inquanto coiai termine importa in,

poco
a .

extenf-

tenfiuamente ,
che l'intelletto

cio perfettamente

alcunapropofizione , dico 9

bumano ne intende alcune cos perfettamente 9

e ne ha cos afolu'a certezza , quantof n 'habbia liftejfa natura; e tali fono le fetenze matematiche pure , cio la Geome-

l ^Aritmetica : delle quali l'intelletto diuino ne sa bene


infinite propofizioni di pizi,perche lesa tutte, ma di quelle pcbejntefe dall'intelletto bumano,credo che la cognizione agguagli la diuina nella eertezza obiettiua, poictil arriua a comprenderne la necefsit ,fopra la quale non par cbepojfa effe*
tria, e

ficurezza maggiore

SIMT?. Quejlo mi pare vn parlar molto

refoluto,

& ardito.

lontane da ogni ombra di temerit , o d'ardire , e che putiti non detraggono di


maefi alla diurna fapieiza, fi come -niente diminu/ce lafua
onnipotenza Udire , che Iddio non pu fare, che il fatto non
fiafatto; ma dubito Sig. Simp. che voi pigliate ombra per effer fiate riceuute da voi le mie parole con qualche equiuocazione; per, per meglio dichiarar mi, dico, che quarto alja ve-

SALV.

Quefe fon propofizioni comuni

rit

Dei Galileo
rha ,di che

ci

97

danno cognizione le dirhoftraziont'matematiche,

ella e l'ifieffa, che

modo

cono/ce la Sapienza diuina;ma vi conceder "frodo

co-

quale Iddio cono/ce le infinite propofi- |j ^j:!


\\^
ve
zioni, delle quali noi conofciamo alcune poche , efommamete que n .j e nV
pi eccellente del noftro , ti quale procede co?i difcorfi, econ> huomiirri
bene, che

il

col

pajfaggi di conclufione\, in conclufione , dotte ilfuo e di vn> Intendere vn n0 * att0 P ei


femplice intuito ; e doue noi, per efempio , j?er guadagnar la
faenza d'alcune paJfio?ii del cerchione ne ha infinite,cominciando da vna delle pi/empiici', e quella pigliandoper fu a**
definizione,p affamo con difeorfo ad vn'altra., e da quefia alla terza, e poi alla quartale, l'intelletto diuino, con lafemplice apprenfone dellafua ejfenza comprendefenza temporaDefinizioni
neo dtfeorfo tutta la infinit di quellepajfioni ; le quali anco
poi in effetto virtualmente fi comprendono nelle definizioni comprendono

di tutte

le cofe, e

che poifinalmente per ejfer'infinite, forf fi-

'

virtualmente'

no vna fola nell' ejfenza loro , e nella mente diuina : il che ne ni ^elle
anco all'intelletto humano e del tutto incognito, ma ben da> definite
profonda, e denfa caligine adombrato; la qual viene inj/arte Pafloni

cofe

infi-

quando cifiamo fatti padroni di nite fono forf


affottigliata
vna
a*
alcune e onclufioni fermamente dimofirate , e tanto fpeditamente pojfedute da noi, che tra effe pfiamo velocemente trafeorrerc: perche in fiamma , che altro e l'effer nel triangolo il
,

e chiarificata],

quadrato oppofio all'angolo

retto eguale a gli altri dzie,che gli

fono intorno , f non V eficr i parallelogrammi opra baJ<L->


comune e tra le parallele tra loro eguali i e quefio none egli
finalmente il medefimo cheeffere eguali quelle duefuperficie,
che adattate infieme nonfiauanzano, mafiracchiuggono de,

tro al medefimo termine

Hor queji paffggi, che l'intelletto

nofirofa con tempo , e con motodipaffo inpafio , V intelletto


diuino aguifa di luce trafeorrein vrinfante, che e Viftefso, PafTaggi fatti
<he dire,gli hafe?npre tuttiprefenti. Concludo per tanto,l'in- ^" te P de *
tender nofiro, e quanto al modo e quanto alla moltitudine
,

no HntellSt

delle cofe intefe, efser di infinito interuallo fuperaio daldiui- Diuino fa in


no;ma non pero l'auuilifco tanto } ch'io lo reputi afsolutamen- incanti ; cio
gli na tempre
; anzi quando io vo confederando quante , e quanto
re & nti
P
marauigliofe cofe hanno intefe, inueBigate ,
operategli
huomini, pur troppo chiaramente conofeo io,
intendo efser
la mente humana opera di Dio, e delle pi eccellenti,
SAGR, Io fon molte volte andato meco medefimo confiderando,in

te nullo

&
&

propofito di quefio, che diprefente dite, quanto grande fio-*

Vacu-

Dialogo primo

98

l'acutezza dell'ingegno

Ingegno vma
no mirabile-*

humano;e mentre io difeorro per tan-

marauigliofe inuenziom trouate da gli huomini


s nelU arti t come, nella lettere , e poi fa refieffonefipra il fa
per mio tanto lontano dal poter/ipromettere t non filo di ritrovarne alcuna di nuouo , ma anco di apprendere delle gi,
te

e tanto

ritrouate

con/ufo dallofiupore t

mi reputo poco meno

ne,

&

afflitto dalla di/per'azio-

ebe infelice

S'io guardo,

alcuna*

memedejmo e quando/apre/li
leuare ilfouerchio da vn pezzo di marmalefeoprire fi beilafi-

Jiatua

delle eccellenti

dico a

gura, che vi era nafeofa


f>ra

vna

tela

Quando

me/colare, e difienderefo-

parete colori diuerfi, e con efii rappre/entart

tutti gli oggetti vifibili,comevn Michelagnolo,

%m Tiziano

vn Raffaello^

huomini nel compartir gl'interualli Muficiy nello Babilir precetti, e regole, per potergli maneggiar con diletto mirabile dell' vdito,

(S'io guardo quel che hanno ritrouatogli

quando potr

diuerfi. /frumenti?

iofinir di slupire l che. dir,

de i tanti , efi

La lettura de i Poeti eccellenti di qual me-

rauiglia riempie, chi attentamente, confider Vinuenzon de*


concetti, e la /piegatura loro I

Che diremo

dell' Architetturat

Mafopra tutte le inuenzionifiuf


pende , qual' eminenza di mentefu quella di colui che s'immagino ai trouar modo di comunicare i/uoipi reconditi pe*
che dell'arte Mauigatoria l

L*menzone
dello fcriuere

ftupenda_ fo

pra
tre

cucce l'ai.

fieri a qualfiuogla altraperfona, bench diflanteper lunghi/


fimo internatio di luogor e di tempoi'parlare con quelli) ch<L*i

fon netti ndie; parlare a quelli, che non fino ancora nati , n
faranno y fi non di qua a mille, e dieci mila anni ? e con qual
facilitai con i varj

accozzamenti di venti caratteruzzifipra

il figlilo di tutte le ammirandt^


humane % e la chiu/a de noftri ragionamenti di queBo giorno
efiendo pafite

vna carta

Sia queflo

invenzioni

le

&

bore pi calde, il Sign. Saluiati penj)


io, che haurgufio di andare godere de i nolri frefebi iru*
barca , e domani vifiarb attendendo a-

mendue pet
continuare difeorfi

cominciata

GIORNATA

99

GIORNATA
SECONDA.
SALV.

ffSsgjnR^

diuerfion di ieri, che ci torfero dal dritta


filo de' nojiriprincipali difcorfi furon tante ,

e tali , ch'io non so, f potr fenza Valuto vo


Jiro rimettermifu la traccia , perpoterprece*
dereauant*
SAGR, Io non mi merauiglio , che voi, che battete ripiena , e in*
gombratalafantafia, tanto delle tofi dette, quanto di quelle 9
che refan da dirjt, vi trouiate in qualche confufione ; ma io,

che per ejferfemplice afcoltatore , altro


vdite, potr per

auuentura

non

ritengo , che le cofi

col ricordarlefommariamente,ri->

Per quello dunque,cb6


mete ,fu la fontina de i di/corfi di ieri l'andar*
cfaminando da ifondamenti loro, qual delle due opnionifia
pi probabile, e ragioneuole : quella, che tiene lafjlanza de i
corpi celefii efier' ingenerabile, incorruttibile, inalterabile, iminfomma efente da ogni mutazione ,fuor chi-
pajfbile,
dalla locale , e per effere vna quinta ejfenza diuerjjfima da
quefia de i nojtri corpi Elementari generabili, corruttibili, alterabili) &c. pur l'altra , che leuando tal difformit diparti
dal Mondo , reputa la Terra goder delle medtjmeperfezioni, che gli altri corpi integrati delTvnuerfo
efier' infomma vn globo mobile, e vagante non men, che la Luna,Gioue,
Venere , altro Pianeta Fecerfi in vltimo molti paralleli
particolari tra efia Terra e la Luna epi con la Luna , che
con altro Pianeta , forf per hauer noi di quella maggiore , e
pi fenfata notizia, mediante lafua minor lontananza Et
hauendofinalmente conclufo quefla feconda opinione hauer
pili del verifimile delV altra, par mi, che'lprogrejfo ne tir aff a
cominciare a efaminare, f la Terrafideua Rimare immobile , come da ipi e fiato fin qui creduto pur mobile, com<L~
alcuni antichifilofofi credettero ,
altri da non molto tem~
mettere il ragionamentoju'ljuofilo .
tni refiato in

&

'

&

&

in qua Jiimano j e
f mobile,qual pojfa
mento

effere

ilfuo mouiSalu, Gi

io3

Dialogo fecondo

SALV. Gi

comprenda,, e rkonofco il fegno del noftro cammino :


innanzi , chefi cornine a procedere pi oltre deuo diru

ma

non

che/opra quefie vltime parole , che hauete detto dell' ef


la opinione,che tien la Terra datata delle medeconclufo
ferfi
condizioni
dei corpi cele/li, ejferpiu verifimile della con'
Jime
traria; imperocch quejio non ho io conclufo , fi come, nonfon
ne anco per concludere ver un altra delle propofizioni controU$rfe , nafal ho hauta intenzione di.prodtirre,tantoperi vso

na, quanto per V altra parte, quelle ragioni, e rifpofe,inJanad altrifin quifono fouuenute , con qualche altra ancora,.che a me, nel lungamentepenfar ui,e cafcatA
in mente, lafciando poi la decifione ali'altrui giudizio .
S^iGR. Io mi era lafciato trasportare dal mio proprio fentimento$
e credendo, che in altri douejfe effer quel che io fcntiua in me9
ze, efinzioni, che

,,

feci
re',

vniuerfale quella conclufione, che doueua far particolae veramente ho errato e mafjme nonfapendo, il concetto,
>,

del Sign. Simplicio quprefente

lo vi confejfo , che tutta quefia nottefono andato rumU


nando le cofe di ieri, e veramente trouo di molte belle, nuoue+

$IMP.

e gagliarde e-onfider'azioni ; con, tutto, ci. mi feniofiringer'afin particofai pi dall'autorit di tanti grandifcrittori,
lare . Voifcotete latefta Sign Sagredo y efogghignate , come
f iodicefi qualche grande eforbitanza
8AGR. Io foggbigno folamente, ma crediatemi, ch'io feoppio nel
voler far forza di ritener le rifa maggiori perche mi hauets
fatto, fouuenire di vn belli/fimo cafo. al quale io mi trouai
prefente non fono molti anni , infiems con alcuni altri nobili
amici mieiyi quali vi potrei ancora nominare^
SALV, Sar ben che voi ce lo raccontiate, accio forf il Sign. Simplicio ?ion continua f di. creder d'hauerui eja mojfe le rifa .
SAGR. Son contento . "Mi trouai vn giorno in cafa vn medico
moltojlimato in Venezia, doue alcuni per lorofiudio,^ altri
per curiofit c.onueniuano tal volta a veder qualche taglio di
notomia,per mano, di vno veramente non men dotto, che diligente , e pratico notomifia
Et accadde quel giorno., chefi
Rifpofla ridiandaua ricercando l'o.rigine,e no/cimento de i nerui,fopra di
cola di vn Fieripai
c^ e }famoja controuerfia tra i medici Galenici,
tetici; e mofirando il notomifia, comepartendofi dal ceruello ,
terminar do
epajfando per la nuca il grandifsimo ceppo de i neruijfi an~
oe ia l' origine de i nexui
dampoi difendendo per Ufpinak t e diramandociper tutta

&

..

,.

,,

&

$Lc.orpQ$

Dei Galileo.

xor

vn filo fottilijfimo, come il refe arriuaua al


il
vn
gentil huomo , ch'egli conofceua perfiiocuore, voltofiad
Peripatetico
e
per
laprefenza del quale egli haueua con
fofo
e/iraord maria diligenza/coperto , e mofirato ti tutto , gli doOrigine de i
mand sei rejaua ben pago , eficuro,V origine de i nerui ve- nerui fecondo
nir dal cerueUo, e non dal cuore ; al quale ilfilofofo, doppo ef- Anft.e fjcon
do l mediC1
Voi mi battete fatto
fere fiato alquanto j opra dif , rifpofe
corpo; e chefilo

veder quefiatofa talmente aperta, efenfaia, che quando il tefio d'Arifi. nonfuffe in contrario, che apertamente dice i nerui nafcer dal cuore, bifognerebbe per forza confeffarla per

vera .

SIMP.

Signori io voglo,cbe voifappiate,cbe quesla dfputa delnonmiga cosfmaltita,e decifa,come foralcuno


fuade
.
per
fi
f
SAGR. Nefar mai alficuro , comefi habbiano dtfimili contri
dittori; ma quefio , che voi dite non diminuifce punto lafira
uaganza della rifpofia del Peripatetico, il quale contro. a cosi
fenfata efperienza non produffe altre efperienze , ragioni
d'Annotile, ma la fola autorit,
il puro, ipfe dixit
SIMP. ^Ari/iotile^onfi acquifiata fi grande autorit , f non
per la forza delle fue dimofiraziom , e della profondit de i
l'

origtne dei nerui

&

fuoi

ma bifogna intenderlo y e nonfolamente intenma batter tanta gran pratica ne' fuoi libri, che f nefia

difcorfi;

derlo,

formata vrldeaperfetti/fima, in modo, che ognifuo detto vi


fiafempre innanzi alla mente; perche e' non ha finito per il
volgo , nifi e obligato a infilzare ifitoi filogifmi col Metodo
tnuiale ordinato ;anzi , feruendofi del perturbato , ha mefib
taluolta laproua di vnapropofizionejra tefii, che par , cbts Requisiti per
trattino di ogni altra vofa; eper bifgnahauer tutta quella poter ben fi-

grande Idealefaper combinar quefio paffo, con quello,accozzar quefio ttfio con vn altro remotifimo; cbV non e dubbio,

viaJ?^

.;}"-*
l

che chibauer quefa praticafapr cauar dd fuoi libri le dimofirazioni di ogni fcibile , perche in ejfie ogni cofa
SAGR. tSMa Signor Simplicio mio, come Veffer le cof difieminate
in qu,e in l non vi dafafiidio,e che voi crediate con Vaccozzamento , e con la combinazione di varie particelle trarne il Artifizio arfugo, quefio che voi, egli altrifilofofi braui farete con i te/li g llto per apfi
d Arifiotile , far io con iverfidi Virgilio, di Ouidio , for- rrfij
T
f
mandone Centoni , <& efplicando con quelli tutti gli affari de g voglia
gli buomini , e ifegreti della

natura

Ma che dico io di VirG

gilio,

li

bro.

Dialogo fecondo

101

giliOy di altro poetai io


Jioiile, e

d'Quidio

ho

vn libretto afiai.piu

breue d'Ari-

nel qualefi contengono tutte le fetenze , e

conpochtfsimo judio, altri f ne puformar e vna perfetti/fima idea : e quefio e l'alfabeto ; e non e dubbio , che quello } che
fapr ben' accoppiare, e ordinare quejia , e quella vocale , con
quelle confortanti , o con quell'altre , ne cauer le rifpofie ve"
rijfime a tut i dubbj ,ene trarr gli infegnamentidi tutte le
fetenze, e di tutte le arti , in quella maniera appunta\, che il
\

Pittore da ifemplici colori diuerfi ,feparatamente poftt fopra


la tauolozza va, con l'accozzare vnpoco di quefoy con vn*
'

poco di quello,

di quell 'altro j figurando

fabbriche^ vccelli,pefci, <&"

huomini pianttS)
,

infomma imitando tutti gli ogget-

,fenza chefu la, tauolozzafieno ne occhi nepenne


nefquamme,ne foglie, ni\fajjt lAnzipureeneceJfario, che

ti vifibili

'..

nejfuna delle cofe da imitarfi , parte alcuna di quelle. , fieno


attualmente tra i colori-, volendo, che con ejjj pofpmorapprefentare tutu le, cofe; chefevifuffero v.g. penne, quefie
non ferirebberoper dipignerealtrOiXhevcceUi, o pennacchi .

SiALV. E" fon viui, efoni, alcuni gentilbuomini , chefuronprefenti, quando vn dottor leggente in vno fudmfamofo nel
fentir circoferiuere il Telefiopio, dafe non ancor veduto,dif>
che l'inuenzione eraprefa da Arifiotiki e fattofiportami
Inuenzione
f,
tejloytrou certo luogoy douefi rende la ragione onde auvn
Tcl.efcopio
de
cauata da Auenga che dal fondo d'vn pozzo molto cupo fi poffano d
rift.
giomaveder le Stelle in Cielo ; e diffe a i circolanti , eccoui il
pozzo, che denota il cannone, eccoui i vaporigrofi, da i qua\

&

eccoui finalmenteforti'
li tolta l'inuenzione dei crifialli,
ficatdlavisla nelpoffare iraggiper il diafano pi denfo , e-*
ofeuro^
SAGR. Quefio vn modo di contener tuttigli Scibili affaifimle a,
quello, col quale vn. marmo contiene in
vna bellijjma, anf
zi mille bellt/pmefiatue, ma il punto fio a.faperlejcoprire;
vogliamdirey che e'fiafimile alle profezie di Giouacchino3 a,
refponfi degli Oracoli de Gentili, che non s'intendono,f non
doppogli euenti delle cofeprofetizate .
$ALV. Rdoue lafcate voi lepredizoni de* Genetliaci; che tanto
chiaramente deppo l'efitofi veggono nel Tema, ovogliam dire nellafigura celefie l

SAGR. In quefio, guif trouano


mo$ melmeQmcQi

tutti pu

gli %Alcbimfi> guidati dalVv-

ekuati ingegni del Mondo,

non

Del Galileo

103

auer veramente ferino mai d'altro, che del modo d far l'Oro ; ma per dirlo finza pai:farlo al -volgo , effhra.yi.dati ghiribizando chi quesla , e chi quell'altra maniera di adombrarlo

a Ich n

'fi

iterpi etano le

fotto varie coperte ; e piaceuoli/fima co/a il fentirs i cornetti fauole de Poe


loro /opra i Poeti antichi, ritrouando i mijerj importami/fi- ** P.er (egret
a * ar * ^' 18
mi, che fotto le fauole loroJl nafe ondano; e quello, che importino gli amori della Luna/lfuo fendere in Terra per Eh di7

contro ^tteone ; e quando Giouej cornerd'Oro; e quando infiamme ardenti;e quanti gr a


fegreti dell'arte fieno in quel ^Mercurio interprete-, in quei
ratti di Plutone; in quei rami d'Oro .
SIMP. Io credo, e in parte so, che non mancano al Mondo de' cervelli molto firauaganti , le vanit de' quali non dourebbero
ridondare inpregiudizio d'Arifiotile , del quale mi par , che

mione;

l'ira fua

te in pioggia

voi parliate taluolta con troppo poco ri/petto ,


chit

gran nome

e la/ola anti-

che fi e acqui/iato nelle menti di tanti

bu ominifognatati dourebbe bajiaVa renderlo riguardeuoU


,

apprt/fo di tuttii letterati*

SALV.

Ilfatto non cammina tosi Sign. Simplicio , sono alcuni


fuoi feguaci troppo pufillanimi, che danno occafione per dir

meglio, che darebbero occafione difiimarlo meno,quando noi


volejfimo applaudere alle loro leggereze.E voi, ditemi in grazia, fete cosi femplice, che

non intendiate,che quando

Ari/iof. Alcuni fegt^i

, che lo voleua far autor


alterato contro di lui, che

fujfe fiato prefente afenttr'il dottor

cia

A.ri>(c.;e
'

j"
del Telefcopio ,fifarebbe molto pi
p, ua/ on e
contro quelli, che del dottore, e dellefue interpretazioni fi ri- quello col
deuano i <Auete voi forf dubbio , che quando Arifi. vedejfe troppo voler;

le nonitfeoperte in Cielo,? nonfujfeper mutar opinione,<L~>


per emendar ifuoi libri, cper accofiarfi alle pi fenfate dottrine, difeacciando daf quei cos poueretti di ceruello che troppo pufillan imamente s'inducono a voler fofenere ogni fuo
detto;fenza intendere, che quando lArifiotilefuff tale,quale
efii f lofigurano , farebbe vn ceruello indocile, vna mente
,

Olmata, vn animo pieno

di barbarie,vn voler tirannico ,che

reputando tuttigli altri, comepecorefiolide volejfe, che i fuoi


decretifufhro antepofii a ifenfi, alle efperienze alla natura
ifte/fa ? Sono ifuoi feguaci, che hanno data l" autorit ad AriJotile, e non e/fo, che f lafia vfurpata, oprefa ; e perche e pi
facile il coprirfifotto lo feudo d'vn' altro , cheH comparire a>
faccia aperta , temono , nifi ardifeono d 'allontanar/i vnfol
,

G4

PaJF*

?- 1

ice re

accr.e-

Dialogo fecondo

io4
e

pi toflo

che mettere qualche alterazione nel

paffo
lo di ^A ri/I* vogliono impertinentemente negar quelle
veggono nel Cielo della natura .
;

SAGl\j
Cafor'dirolo
di certo Seultoie

Quejii

hauendo

non fo

tali

Ck~
,.

che

mi fanno fouuenire d quello Scultore, che


vn gran pezzo di marmo all'immagine ,

ridotto

fe dvn Ercole

b di

vn Gioue fulminante

gli con mirabile artifizio tanta viuacit, e fierezza

dato-

chemo-

ueua fpauento a chiunque lo rimiraua , effo ancora cominci


la mouenza~~>
che pi non fi

ad hauerne paurat, fe ben tutto lo fpirito , e


era opera delle fue mani ; l terrore era tale ,

farebbe ardito di affrontarlo con le fubbie , e'I mazzuolo] .


Io mi fon pi volte maravigliato, come poffa effer cb<L**
queJU-punbuali mantenitori d'ogni detto d'\Arifl. nonfi accorgano di quanto gran progiudizio e* fieno alla reputazioal credito di quello , e quanto nel volergli accrefceri^
ne
autorit gliene detraggno ; perche mentre io gli veggo* ojinati in voler fojlener proporzioni, le quali io, tocchi con main volermiperfuadere , che
no effer mamfeslamente alfe;

SAL V.

-,

&

cos'i

&

far conuenga al verofibofofo\e che cosfarebbe

Ari/otile

medefimo,moltof diminuifee in me L'opinione,che egli babbitt


rettamente flofofaio intorno ad altre conctu/ioni a me pi
recondite: che quando io gli vedefsi cedere, e mutare opinione

per le verit manifefer io crederei, che in quelle, doue per/ihamrefalde imoffrazoni da me non inte-

Jieffero, pot effer o


fe, fentite

..

SAGR.

vero quando gli pareffe di metter troppo della lor repu*


putazione , e di quella d' Ari/I. nel confeffar di non hauer fa-'
puta queja , o quella conclujione ritrouata da vrialtro Y non\
farebb'ei manco male ilritrouarla tra ifuoi teli, con Raccozzarne diuerfi , conforme aBaprattica lignificataci dal Signor
Simplicio! perch'afe vi e ognifcibiU^e ben ancoforza, che vifi

poffa ritrouare

$ALV. Sign.Sagr^non vifate beffe di quesito auuedimento,ch<L^.


mi par, che lo proponguiate burlando, perche non e gran tempo, che hauendo vnjilofofo di gran nome campo fio vn libro
}
dell'anima, nel quale in riferir l'opinione d Arifi. circa V effer, bnon effre immortaler adduceua molti tefii ( non gi dei
,

da Aleffandro, perche in quelli dceua , che Ariftit* non


trattaua ne anco di. tal materia, non che determin
cofa ve-

eitati

runa attenente a ci)

ma altri dafe ritrouati in

aff
altri

luoghi

QQd~

ioT

'Del Galileo;
reconditi, che piegavano alfenfo pernziofo; e

fato

che egli alerebbe,

auute

venendo auui*

delle difficult nel

farlo licen-

W^

non per reftajfe di procuramela JjJ^^Jfofr


fpedizione perche quando non f gli intrauerfajfe altro ojia- e ppatetic.
p
circa il mittare la dottrieolo, non baueua dijfcult niuna
na d'Ari/iotile,e con altre efpofizioni, e con altri tefti fojiener
ziare, rifcrijfe all'amico, che
,

',

V opinion contraria, pur conforme alla mente d'Arift.


quejo dottor s, che mi pub comandare, che nonfi vuol
SAGR.
lafciar''in/inocchiar da lArijot. mavuol'ejfo menar lui perii nafo, e farlo dire a fio mdo ; vedete quanto importa ilfa*
per pigliar il tempo opportuno : ei non fi deue ridurre a negoziar con Ercole,mentre e imbizarrito,efu lefurie,ma quan
dojfauoleggiando tra le Meonie Ancelle Ah vilt inaudita d' ingegniferuili : farfifpontaneamcnte ^Mancipio , accettarper inviolabili decreti^ ohligarji a chiamar/iperfuafo, e
conuinto da argomenti, chefono tanto efficaci, e chiaramente Pufillanimiw
y 1
concludenti , che glijejfi non fanno rifoluerfi s e fien punt^*
e [ ac^d' Arift"
fcritti in quelpropofito e f eferuanoper provar quella tal
dichiamo la pazzia maggiore ; che tra lor
conclufione
mede/imifono ancor dubbj,fe lislejfoautore abbia tenuto[la
parte affermatiua , la negatiua E egli quejo vn far loro
oracolo vnafatua di legno ,
a quella correrper i rejponfi,
quella temere, quella riuerire, quella adorare i
quando filafci ^Arif. chi ne ha da ej/erefcorta nelSIMP.
la Filofofia l nominate voi qualche autore .
SALV. Ci bifogno difcorta ne i pacfi incogniti , e feluagg, m&
ne i luoghi aperti, e piani i ciechi folamente hanno bifogno di
guida ; e chi e tale e ben cheji refiiin cafa .
chi ha zi occhi nella fronte , e nella mente, d quelli fi ha da feruire pef
.

Ma

&

Ma

Ma

ifcorta

Il troppo adte
, che non fi deua afcoltare lArifl.
vederlo , e diligentemente fudiarlo , e folo bia- ri re a Arift. e
darfgli in preda in maniera , che alla cieca fi J otto- biafimeuole.

ne perci dico io

anzi laudo

Jmo

il

il

fcriua a ogni fuo detto, e fenza cercarne altra ragione fi


debba bauere per decreto inviolabile Il che vn abufo , che
che altri nonfi
fi tira dietro vr altro di [ordine e/Iremo ,
.

&e

a cercar d'intenderla forza delle fue dima/trazioni . E qualcofapi vergognofa, chel fentr nelle publiche difpute , mentre
fi tratta di conclufioni dmojlr abili
vfcir vn di trauerfo con vn te/io, e bene fpejfo [critto in ogni
altro propofito f e con ejfo ferrar la bocca aWauuerfario i
applica pi

i o

Dialogo fecondo

Ma quando pure voi vogliate

Noti conuene che chi n


filofofa mai fi
vfurpi il titolo di filofofo
Mondo fendibile.

Mondo /enfibile.

continuare in quejo modo d


fiudiare , deponete il nome di Filofofi, e cbiamateui , Ilioriti ,0 ^Dottori di memoria
che non conuiene , che quelli,
che nonfilofofiano mai s vfurpino l onorato titolo di Filofoe ben ritornare a riuaper non entrare in vn pelago
fo .
Pero Sig.
infinito , del quale in tutfhoggi non Ji vfcirebbe
Simp. venitepure con le ragioni, e con le dimofrazioni voJlre, o di Arili, e non con te/li , e nude autorit , perche i difcorj nofiri hanno a ejfere intorno al mondo fienfibile , <l->
non fopravn mondo di carta
perche nel difcorfo diieri fi cau dalle tenebre , e fiefpofe al Cielo aperto la Terra,
mojlrando , chl volerla connumerare tra quelli , che noi
chiamiamo corpi celeji , non era proporzione talmente con,*

Ma

stinta, e pr Arata

che non gli rejajfe qualche fpirito vitale,

feguita , che noi andiamo esaminando quelh , che habbiadi


probabile il tenerla fifa , e del tutto immobile , intendendo

quanto alfuo intero globo , e quanto poffa auere di verifimilitudine ilfarla mobile di alcun mouimento,e di quale. perSign. Simpl. rifioette in tal quilione io fono ambiguo ,
luto njeme con Arij.j?er la parte dell'immobilit, egli di paffo inpajfo andrportando i motiuiper la loro opini me,<& io

&U

lerifpoHe, e gli argomenti per la parte contraria,^ il Signor


Sagredo dir i moti dell' animo fuo , dr in qual parte e'fiifen^
tira tirare
SGR. Iofon molto contento, con quello per, che a me ancora-*
refti libert diprodurre quel che mi dettaffe talhora il difcorfo

Jemplice naturale

SALV, Anzi di cotejio io in particolare ve nefpplico; perche delle

conjtderazioni pifacili, e per cos dire materiali , <;redo


laficiate indietro da gli fcrittori, talch
,

chepoche nejenojlate

folamente qualcuna delle pi fiottili , e recondite pu dtfidetarfi emancare: e per inuejligar queje, qual' altra fiottigli ezzapub ejferpiu atta di quella dell'ingegno del Sign. Sagredo
acutfifmo, eperfipicacijfmo

lo fon tutto quel che piace al Sign. Salutati, ma di grazia


non mettiam mano in vn altra forte di diuerfioni d cerimonie ; perche orafonjlofofo efono in Scuola, e non al Broio.
SALV* Sia dunque il principio della nojlra contemplazione il co-

SAGR

fiderare, che

qualunque moto venga attribuito alla Terra


in confeguencome abitatori di quella,
za
,

necejfiario,che a noi,
s

&

Del Galileo.

107

za partecipi del mede/imo, ei reji del tutto impercettibile, e comi se nonfujfe , mentre che noi riguardiamo folamente alle
tofe terre flri;

. .

Imon

ella

ma e bene all' incontro altrettanto neceffario,cbe percettiuiii


jL^Lfu;?;

ii/-'
r
meaejimo mouimento cijt rapprejenti comunijjimo di tutti

/->

/r

7-

;/

gli altri corpi,

& oggetti

vijbili

11

gl'abitatori di

che ejfendo feparati dalla quella

Terra mancano di quello A tal che il vero Metodo per inuejiigarefe moto alcuno/?pu attribuire alla Terra, epotdo/, quale e'Ja, e il conflagrare, jr ojferuare,
f ne i corpif- Della Terra
parati dalla Terraji feorge apparenza alcuna di mouimen- non_poffono
io il quale egualmente compera a tutti; perche vn moto , che effer 'altri mol
folamuii fcrrgejjt vg. nella Lunare che non hauejfe,chefar ^fi"cfte j
mente con Venerea con Gioue, n con altre Sielle, no potrebbe ,{ a pparifcoin veruna maniera efser della Ter ra,ne di altri,cbe della Lu- no effer eomu
na Hora ci e vn moto generalifsimo , e mafsimofopra tut- ni di. tutto '1
reft
e quello per il quale il Sole, la Luna, gli altri Tianeti, e
?
ti,
IqJJ
le Stellejjfe,
infomma VVniuerfo tutto, trattane la fola } a Terra.
Terra, ci appari/cono ignitamente muoucrji da Oriente ver- Moto, diurno
fo Occidente dentro allo fpazio di venti quattr 'hore^e quefo, fi moftra coa-*
in quanto a quejia prima apparenza, non ha repugnanza di munimmo
potere efer tanto della Terra fola, quanto di tutto il rejlo del Q trattone \\
^
Mondo, trattone la Terra; imperocch le mede/irne apparen- Globo terrezej vedrebbero tanto nell'vnapojizione, quanto nell'altra ftre
Quindi e , che ^Arijotile, e Tolomeo, come quelli, che haueua- Arift.e Tolono penetrata quella conjderazionc , ?iel voler prouare la jj^
ai
.

&

&

CO n tro

Terra ejer immobile, non argumeniano contro ad altro mo- m0 i diurno


uimento ebeaquefo diurno saluopef, che Arifot. tocca attribuito alla
vn non so che cotro ad vn' altro moto attribuitogli da vran- Terra
fico del quale parleremo afuo luogo
,

'>

SAGR.

molto ben capace della necefsit, con la quale convofiro difeorfo ; ma mi nafee vn dubbio, del quale no
so liberarmi,e quefo e che attribuendo il Copernico alla Terra vn altro mouimento oltre al diurno, il quale, per la regola
pur hora dichiarata, dourebbe rejare a noi, quanto alt apparenza, impercettibile nella Terra , ma vijbile in tutto il.rejio
del Mo'ndo,p armi di poter necejfariamente concludere , o che
tgli babbia manifejlamenteerraio neWajfegnare alla Terra
vn moto del quale non apparijca in Cielo la fua general corrijpondenza , vero che , f la rifpondenza vi , altrettanto

Io

clude

re/io

il

mancbeuok Tolomeo a non nprouar queJlo,J come


reprpmi altro

fia fiato

Salu.Moto

io 3
Dialogo fecondo
%ALV. Molto ragioneuolmente hauete dubitato, e quando verremo a trattare dell'altro mouimen to, vedrete di quanto inter-

---

vallo habbia il Copernico fuperato di accortezza , eperfpicasita d'ingegno Tolomeo-, mentre egli ha veduto quello, che ef

fo non vedde,

dico la mirabilcorrifpondenza,con la quale tal

Ma

mouimen toj reflette in

per
tutto il rejlo de i corpi celejti.
diamo
prima
quejla
alla
bora fofpen
parte , e torniamo
confiderazione;intorno alla quale andr proponendo, cominciandomi dalle co/ pi generali, quelle ragioni, chepar, ebefauorifeano la mobilit della
erra, perfentir poi dal Sig.SimplE prima f noi confideremmo folamente
eio le repugnanti
la mole immenfa della sfera Stellata,in comparazione della-*
piccolezza del globo terreftre , contenuto da quella per tanti
milioni di volte, e pi penfer mo alla velocit del moto,cbe deu in vn giorno, e in vna nottefare vna intera conuerJonet

J,

,.

perchpiii pr
babilmte de-

u effer della
Terra ^^-t
dell'

lo,

niuer-

non mi poffo perfuadere, che trouarfipoteffe alcuno , cbz->


mteffeper cojapi ragioneuole, e credibile,che la sfera celeflz^
uJft 1 ue^a > c ^ e deffe la volta ,
globo terreslre refiaffL*

jo

&#

firmo,
SAGRc Se per tutta Vvniuerfit degli efftti, chepoffno batter1in
natura dependenza da movimenti tali,feguiJfero indijferen->
temente tutte le medejtme confeguenzea capello,tanto dall' vnapofizione, quanto dall'altra , io quanto alla mia prima , e
generale apprenfione,Jlimerei, che colui, che reputaffepi ragionevole il, far muouer tutto vniuerfo , per ritenerferma
erra, fuffe pi irragioneuole di queUo , chefendo falito in
la
cima della vojra Cupola, non per altro, ebe per dare vna vijla alla Citt,
alfuo contado, domandajfe, chef gli fac effe
girare intorno tutto il paef,acco non haueJJeegliadbauerl&
ben vorrebbero effer molte ,e granfatica di volger latcfla*
di U comodit , chefi traejfer da quella pofzione , e non da*

&

quefta, che pareggiaffro nel mio concetto , efuperajfer quefio


affkrdo,fi che mi rendefferp credibile quella , che quela* .
forf Arifiotile, Tolomeo , e il Sign. Simplicio ci devono

Ma

trouare i lor vantaggi , li qualifar bene , chefenpropoji a


noi ancora, f vifono, mija dichiarato^ come e' non vi fieno, npojfano effere
$ALV* lo,fi come per mollo , che ci abbia penfato non ho potuto
trouar diuersit alcuna, cosimi par d'auertrouatOj ch<L->
dmersit alcuna non vi poffa effere ; onde io Jtimo il pi
\

cer-

Del Galileo^

109

vano: per) notate Il moto intanto moto,e


come moto opera, in quanto ha relazione a cofe,che di ejlo macano;ma tra le co/e, che tutte ne partecipano egualmente niente operayO \ come s'' nonfujfe , E cos le mercanzie, delizi
quali carica I4 natte, in tanto si muouono, in quanto lajciado Venezia pafa no per Corf,per Candia3 per Cipree vanno in Aleppo li quali Venezia, Qorfu* Candia, &c* reslano
altri colni s muouono con la natie; ma per le balle, caff,
li, de' quali carica, efiiuata la nane, e rifletto alla natie medesima il moto da Venezia in Soria come nullo;h niente alteter caria efferin

**

r e
"^f P^

jj

eeiulmen-

j.

fi muouono
come f non

te

faffc&intanto

&

ra

la

tutti,

-^J^

azione 3 cofc
che^* di elfo

mancano

e tra di loro ; e quejio,perche e comune a


" egualmente da tutti eparticipata ; e quando delle ro-

relazione, che

in naue vna balla si sia difcoflata da vna cafsa-^


vnfol dito, quejio folo farflato per lei mouimento maggiore
in relazione alla cajfa , chl viaggio di dua mila miglia,fattQ
da loro di conferua
SIMP. Quefla e dottrina buona, foda , e tutta peripatetica
SALV* Io l'ho perpi antica ; e dubito, che Arft. nel pigliarla da
qualche buona fcuola, non la penetrale interamente,e chepe- Proporzione
.}?'
r, bauendola fcritta alterata siajiato caufa di confusione
mediante quelli che voglionfojienere ognifuo detto; E qua- ma alterata' /
be, che fono

P^^

do

eglifcrijfe, che tutto

quel

che si rnuoue

si

muouefopra

qualche cofa immobile , dubito , che equiuocajfe dal dire, che


tutto quel che si muoue,J muoue ri/petto a qualche cofa immo
bile , la qual proposizione non patifcc dijjiculi veruna, e l*
altra ne ha molte .

SAGR. Di grazia non rompiamo il filo


fcorfo incominciato

e feguite

auanti

il

di-

SALV.

Effendo dunque manifejlo, che il motori quale Jta comune a molti mobili e oziofo e come nullo-, inquanto alla relazione di effi mobili Ira di loro , poich tra di tjj niente Jmtt- p
,

i-rcorm

ta;efolamente e operatiuo nella relazione , che hanno effmo- f p er rC uap


bili con altri, che manchino di quel moto , tra i quali Jmuta. r'if moto, dijabitudine,& auendo noi diuifo Vvnmerfo in due patti, vna urno effe* sl
"Terra.
delle quali e necejfariamente mobile , e t altra immobile, per

da cotal mouimento, tanto e


Terrafola , quanto tutto'l refo del monda ;
poich f'operazione di tal moto non e in altro che nella relazione, che cade tra i corpi cekfii e la Terra la qual fola relazione e queUa^beJmuta
ora f per confeguire ilmedtJtmo
tutto quello, che pojfa depender

far muouer

la

ito
fimo effetto ad
cejfando tutto
la

la natura no
Opera con mol
te cole quello
che pu opecon po-

rar

Dialogo fecondo
vnguem tanto fa fi Lifola Terra fi mnoua f
il

rtfto dellvniuerfo

che fi

rt fiandfirma

Terrafola ,tutto Vvniuerfojimuoua di vnijiefso moto>cbi

vorr crederebbe la natura?e he pur per comun confinfo non


opcracontinteruento di molte cofi quel chefipu fare col
mezo di poche ) babbia eletto difar muoutre vn numero immenfo di corpi vafli//imi,e con vna velocit inejimabile ,pet
,

configuir quello , che col mouimento mediocre di vnfolo intorno al fuo proprio centro poteua ottener/i {
SIMP. Io non bene intendo , come quefto grandijfimo moto fia
come nullo per il Sole;perla Lunafper gli altri Pianeti , eper
V innumerabile fi biera delle Stelle Jffe: e come direte voi ejfer
nulla ilpajfare il Sole da vn meridiano all'altro , alzarjtfopra quejio orizonte , abbajfarfi fiotto quello , arrecare ora il
giorno, ora la notte;fimili variazioni far la Luna } e gli altri
Pianeti , eie Stelle jffe ancora i
SALV, Tutte cotefite variazioni raccontate da voi non fon nulla,
f non in relaziona alla Terra; e che cifia vero,rimouete con.
l'immaginazione la Terra , non rejapiu al mondo ne nafceDal mouimV
re,ne tramontar di Sole, diLuna,ne orizonti3 ne meridiana
to diurno nifne giomyne notti\re infommaper tal mouimento nafce mai
funa mutazione nafce tia_j
mutazione alcuna tra la Lunari Sole , o altre qualfiuoglino
tutti

corpi

Celefti 3 ma tut
te

fi

refendo-

no alla Terra.

Stelkjfianfijfe erranti; ma tutte le mutazioni hanno relazione alla Terra, le quali tutte in fomma non importano poi
altro)Che'l moflrareil Sole ora alla Cina,poi alla Perfia,dopo
all' EgittOyalla Grecia,alla Francia, alla Spagna, alliAmeri,

ca <&c. efar

l'ijieffo

della

Luna

Seconda C5fermazione->
che'l

moto di-

urno

fia

Terra.

della

e del rejo de i corpi celejii

la

qualfattura fegue puntualmente nel modo medefimofiefenza imbrigarfigran parte dell' vniuerfo fifaccia rigirare in
raddoppiamo la difficolt con
f feffo il globo Terrejlre
vn altra grandifiima, la quale e , che quando fi- attribuifia

Ma

quejio gran moto di Gielo,bifiogna di neceffitfarlo contrario


a i motiparticolari di tutti gli orbi de i Pianeti , de i quali ciafchedunofenza controuersta ha il mouimento fuo proprio da
Occidente verfo Oriente,e quejio affaipiaceuole,e moderato^
conuien poi fargli rapire in contrario) cio da Oriente in Ocadente da quejio rapidifisimo moto diurno;douechefacendofi

muouer la Terrainjejleffa,fileua

la contrariet de' moti, <&


jolo
mouimento
da
Occidente
Oriente
in
il
fi accomoda tutcompiutamente.
te le apparenze,efodisf a tutte

Quanto

ut

Del Galileo;

dei moti importerebbe poco, per*


SI MP.
i
Arijotile
dimaira,che
moti
circolari non fon contrari/ Moti circola*
chi
n n '1 Q\*
loro
chiamar vera contrariet. "j
di
loro;
e
che
non
puh
a
la
Ji
fi
p
SALV. Lo dunosi ra Arifotile,o pur lo dicefolamente, perch co- n ft t.
s compiuta certo fuo ifegno ij contrari) fon quelli., come
egli Beffo affermarnefcambeuolmente fi dflruggonojo non
so veder e, come due mobili, cbe s'incontrino fopr a vna linea-*
circolare fi h abbiano a offender menjjche incontrando/i fb-

Quanto

pra vna

SAGR.

alla contrariet

linea retta.

vnpoco Ditemi Sig. Simpl. quando


due caualieri fi incontrano giofrand a campo aperto , opurt
quando duefquadre intere., o due armate in mare fi vanno
ad inuefire efi rompono , efifommergono 7 chiamereji voi
T)i grazia fermate

cotali incontri contrari/ tra di loro i

SIMT.

Diciamoli contrari/

SAGR. Come dunque ne i moti circolari non e


lli efftndo fatti fopra lafuperficie della

contrariet

que-

Terra , o deW acqua >

chefonOjCome voi fapete,sferiche , vengono ad effer circolari


Sapete voi Sig. Simp. quali fono i moti circolari , che non fon
tra loro contrari/ i fon quelli di due cerchj,cbe fi toccano per
difuora, che girandone vnofa naturalmente muouer l'altro
diutrfamenteymafevnofar dentro all'altro e impojfibil,che
imoti loro fatti in diuerfe parti non fi contraftmo l'vru*
Paltro.

ZALV.

Ma contrari/, non contrari/, queBefono altereazioni di

parole,

io s,che

il poterfaluare

ti

durne due, f non

infatti molto pi femplice , e naturai cof


tutto con vn mouimento foto , che X introvolete chiamarli contrari), ditegli oppofi

n io viporgo queja introduzione per imponibile , ne preted di trar da epa vna dimofr azione necejjaria ; mafolo vna
maggior probabilit Si rinterza tinuerifmile col difordi<nare fproporzionatiffimamente l'ordine , che noi veggiamo
Jcurameate effer tra quei corpi celesli, la circolazion de' quali Terza C6fer.

none dubbia, ma
be

E i ordine e,cbefecodo che vrory

certiffima.

maggiore, fini/ce

mazione

per

medefmo.
il fuo riuolgimento in tempo pi lungo t "

minori in pi breue ; e cos Saturno deferiuendo vn cermaggior di tutti gli altri Pianeti , lo complifce in trenf P!'?**" ma S*
tinnii Gioue fi riuotee nel fuo, minare in anni dodici Mar- fj^A^i"^?!
gior tepo ran
j
-v
-f
/ri/
r
lem dua-yla
Lunapajja iljuo tanto ptu piccolo tn vnjol me- n0 le loro con
f t e non menfenjbilmente vediamo delle Stelle Medicee , la ueriioni
7

chio
,

pi

Dialogo fecondo

ili

pi vicina a Gioucfar'ilfuo riuolgimento in breuifimo

Tempi

delle
conerfoni de

Medi

Pianeti

ter'

bore quarantadue/, in circa3 la fguente in tregior*


nije mezOjla terza in giornifette e lapin remota infedici.
quefto tenore ajfai concorde, non punto verr alterato , men-

j?o, cio in

cei..

tre fifaccia che il mouimento delle ventiquattr horefia del


globo terrestre in f Beffo , che quando fi voglia ritener l%>
Terra.immobile, enecejfario , dopo l'ejferpajfati dal periodo
breuijfimo della Luna agli altri confeguentemente maggiori
fino a quel di Marie in due anniy e di l a quel della maggiore
,

e da quefta all'altra maggiora


cui periodo} di trent' anni , neceffario dico

Giouen anni dodici,

sfera di

di Saturno ,

il

trapajfare ad vn'altra sfera incomparabilmente maggiore , e


farlafinire vn'intera reuoluzione in vintiquattr' hore
quefopoi e il minimo difordi-namento, chefipojfa introdurr
re;perch,fe altri volejfe dalla sfera di Saturno pafiarealla^
Jiellata efarla tanto pi grande di quella di Saturno ,quanto
a proporzione conuerrebbe,rfpetto alfuo mouimento tardifi
Jimo di molte migliaia d'anni , bifognerebbe, con molto pi
fproporzionato Jalto , trapajfar da quefta ad vr altra maggiore^farla conuertibile in ventiquattr hore
dandofi
la mobilit alla Terra , lordine deperiodi vien benif/mo of
feruato >e dalla sfera pigrifjma di Saturnofi trapaffa all<L~>
Stelle"fiffe del tutto immobili f e vienfia sfuggire vna quarta
dfficoltjla qual bifogna neceffria?nente ammettere, quando
.

Moto delle
24. hore attribuito alla sfera altifima di

[ordina il periodo delk_j


inferiori.

Quarta. Confermazione .
'

Difformit

grande tra t
mouimti del
le Stelle

fa

riffe

delle

fiffe

fi

moti di effe

Stelle

delle quali altre

immen-

verranno a muo~

niente,s,perche noi veggiamo quelle,del moto delle quali non


Ji dubita , muouerfi tutte in cerchj mafiimi , sfancora , perch
pare con non buona determinazionefatto il conftituir corpi %
he s 'babbuino a muouer circolarmente, in disianze immenfe
dal centro,efarglipoi muouere in cerchj piccolijfmi E non
pure le grandezze de i cerchj }
in confeguenza le velocit
de i moti di quefte Stelle , faranno diuerfijfmi da i cerchj , e
moti di quell'altre , ma le medefime Stelle andranno variando fuoi cerchj,efue velocit {efar il quinto nconuniente )
auuengach quelle, che due ml'annif erano 'nell'Equino'
xiale,& in confegueza deferiueuano colmato cerchj mafiimi,
.

&

accelerano , e
ritardano in
diuerfitempi,

quando la sfera ftellat Ca

mobile.

tra

uerfi velocijfimamente in terchj vafiiffmi , altre lentifiimamente in cerchjpiccoli/fimi, fecondo chequefte , e quelle fi troueranno piu, meno vicine a ipoli ; chepure ha dell'ine onue-

mobile

Moti

Ma

la sferaftellatafifaccia mobile, quefla e la difparit

particolari ,
mentre la loro sfera fia_*

Stelle

tro-

Del Galileo.
froudndoftne ai tempi nojri foritene

ri"/
p^r molgradi , bifo~

gna chefianofattepi iarde di moto, e ridotiejia muouerfiin


minore cerchie noni lontano dal poter accader che venga*
tempo ,nel quale alcuna di loro che peri'addietro fifia moffa
femprefi riduca congiugntndoji col polo a Bar ferma , e poi
ancora dopo la quiete di qualche tempo torni a muouerfi, dou che l'altre Stelle; chefi muouonoficuramete tutte defcrhioin cucino,comefi detto, il cerchio maffimo dell'orbe loro,
lo immutabilmente fi mantengono. <~4ccrefc'e l'inuerifimile (e
Ja il ffio mconueniente)a chi pifattamente difcorre , l'effere inefcogitabile qualdeua efer la folidit di quella u- Se/h Coafa?flifsima sfera , nella cui profondit fieno cos tenacemen- inazione,
te faldate tante Stelle , che fenza punto variar /ito tra /oro concordemente vengono,confi gran di/parit di motiportate in volta:Ofepure il Cielo efluido , come affai pi ragh'
neuolmente conuien credere ,fi che ogni Stella per f fleffa per
quello vadia vagando , qual legge regoler t moti loro ,
A
che fine perfar che rimirati dalla Terra apparifcano comt^
fitti da vnafola sfera A me pare , cheper confeguirci,fia
tanto pia ageuole,& accomodata maniera il cojifmrk immobili che lfarle vaganti , quantopiii facilmenteji tengono a>
fegno molte pietre murate in vna piazza , che lefchiere d<L-t
fanciulli , cbefopra vi corrono . Efinalmenteper lafettima s
ma Ccninftanza-fe noi attribuiamo la conuerfion diurna al Cielo al- fermazione
,

&

'

&

tijJimOfbtfogna farla di tanta forzai virtu,che feco porti l'in

numerabil moltitudine delle Stellefiffe, corpi tutti vafiifimi


e maggiori affai della Terra, e di pi tutte le sfere de i J^ianeti^zncorcb , e quefi , e-quelle per lor natura fi muouano in
contrario 5
oltr-e a qutflo e forza concedere , che anco l'elemento delfuoco, e la maggior parte dell' aria fiaaoparimente
rapiti, e che ilfu lo piccol globo della Terra refli contumace e
renitente a tanta virt ; cofa, che a mepare,che habbia molto
del dijfcile,ne faprei intender come la Terra corpo penfile, e Terra pernio,

&

libratofopra'l fuo eentro ;in differente al moto,& alla quiete , e librata in-*
*'
pofo,e circondato da vn'ambiente liquido,non doueffe cedere \ n mezo ^ u
n

ella ancor a,ij effer portata in volta.


tali intoppi no tro-

cMa

uiamo noi nel far muouer la Terra,corpo minimo,

& infen-

^
fj

a r

ere a j ra p^

comparazione dell' vniuerfo, e perci inabile al fargli mento del


to diurno
violenza alcuna
SAGH, lo mijento raggirar per lafantafia alcuni concetti cosi in
con*

mo

fibile in

ii4

Dialogo fecondo

&

confufo defiatimi da i difcorfi fatti ; che s'io voglio potermi


attenzione applicar'alle, cofeda dirf7 eforza, ch'io vegga
mifucctdejfe meglio ordinargli}, e trarne quel coftrutto,che vi
jperb ve ne far, alcuno ; e per auuentura il procedere per
interrogazioni mi aiuter api ageuolmentefpiegarmi. Per

f^

domando al Sig. Simp.prima,fe e' crede, che al medejimo corpo femplic e mobilepojfano naturalmente competere diuerfi
mouimenti,opure , che vnfolo conuenga , cheja il fuopro
pria e naturale
D'vn mokik femplicevnfolo,e non pi pu effere ilmo
to,che gli conuenga naturalmente, egli altri tutti per accidete,eperparticiparione;in quel modiche a colui , chepaleggia
per lanaut,fuo maio proprio e quello delpaleggio, e perparticipazioneqmUo, che lo conduce in porto } doue egli mai col
$a]figgio non farebbe arriuato ,fe la nane, col moto fuo non
,.

SI MB*

...

fem plice vrul


C>lo il moto
naturale , t->
altri per
participio"

gli

vetbauej condotto..
SAG,. D itemi.fecondariamente . Quelmouimento,

cheperpar-

vien comunicato a qualche mobile,mentre egli per


muoue
di. altro moto, diuerfi dal participato , e egli
fejiejlofi
necejfario y che rifeggain qualchefuggetto perJefiej , opuf
pub ef/efancoin natura.Jenz'altro appoggio t'
SIMP. lrift. vi.rifponde aJutte quefte domande,e vi dice, chefi
tiepazione

il moto,cos di vn moto,vno il mo*


in
confeguenza,,
l'inerenza deljuofuggetto ,
hile,&
chefenza
fenza *^l fucw& pub,ne. eere,n anco immaginarfi alcun mouimento.
gecto mobilie
SAGR. Io vorreijcbe voi mi dicefle nelierzo luogoje voi credete^
che la Luna,egli altri Pianeti,e. corpi celefii babkiano hrmo*
uimenti propri),e quali^e*Jtano ..
SIMP. Hannogli, efon, quelli, fecondo iqualt,i vanno fcorren*
do il.Zodiacojla Luna in vn mefe3 HSolein vn'anno, Marte,
in dua,la sferafiellata in quelle tante migliaiaM queftifonQi

come d'vn mobile vno

moti loro proprij,e naturali *

SAGI^.

Ma quelmoto col quale


3

io.

veggo

le Stelle fife

e con effe

tutti i Pianeti andare vnitamenteda Iettante a ponete,e ritor-

nare in Oriente in ventiquat.tr' bore y in che modo gli capete l


annoio perparticipazione
SIMP..

.,

SAGR., Quefio dunque non riftedtin loro e non rifedendo in loro, potendo effer'fenza qualchefuggetto, nel quale e'rifeggO)
:.

eforzafarloproprio,e naturale

di.

qualche altra sfera,

SIMP*, Eerqueftorifpet^okannoritrouatagUAfrQnomi,

&%

Del Galileo.

it$

jfofofitm'altra sfera altijjmafenza Stelle , alla quale naturalmente compete la conuerjon diurna, e quejia hanno chia-

primo mobile, il quale poi rapi/ce/eco tutte le sfere incontribuendo^


participando loro il mouimentofuo .
feriori
SAGR. <JMa quando fenzn introdurr'altre sfere incognite , e->
vaslijjmc,fenza altri mouimenti, rapimenti participati;col
lafciare a ciajcb eduna sfera il/uofolo,efemplice mouimento
fenza me/colar mouimenti contrari),mafargli tut per il medejmo verfo,come neceJ/ario,ch'e' sieno, dependendo tutti da.
vn folprincipio ,tutte le co/ caminano,e rispondono con perfetttjfima armonia,percb rifiutar quejlo partito, e dar ajfenfo a quelle cos frane,e laboriofe condizioni i
SIMP* Il punto Jl in trouar quejlo modo cos femplice , t**
mata

il

Jpedito*
Il modo mi par belile trouto . Pt che la Terra Ja il
primo mobile , ciofatela riuolgereinfe ftejfa in ventiquattr*
bore,eperil medejtmo verfo, che tutte le altre sfere , chefenza
partteipar tal moto a neffun'altro Pianeta , ojielle, tutte au*
ranno i lor orti, occafi,
injmma tutte l'altre appa-

SAGR.

&

renze .
SIMP. L'importanza

e ilpoterla

muouerefenza

mille inconue-

nientt\

MALV-

Tuttigli inconuenientift torranno via , fecondo , ebe voi


: e le cofe dettefin quifono folamente
i primis pi generali motiui, per i quali par cbeji renda non
del tutto improbabile che la diurna conuerfone Ja pi tojlo
della Terra,che di tutto*! rejlo delP vniuerfodi quali
non \r na f i a e fp e
viporto come leggi infrangibili,ma come motiui, che abbiano rienza ferqualcbe apparenza. E perche beniffmo intendo, che vna fola n? a dimoflra-

gli andrete proponendo

Z10ne abba te
cfpericnza,o concludente dimofirazione, chefi bauejfe in con.

trarioybajla

a battere in terra

quefli

& altri centomila argo- n

menti probabilip ero non bifognafermar/i qui, ma procedere


auanti,e fentire quel che rifpodeil Sig. Simp. e quali miglioriprobabilityO piferme ragioni egli adduce in contrario

SIMP.

Io diro prima alcuna cofa in generale fopra tutte quefte


a qualche particolare. 'Parmi che vmuerfalmete voi uifondiate fu la maggior femplicit
e facilit di produrre i medejmi ejfetti,7nentre Rimate , chz^>
quanto alcaufarglitantofailmuouer laT'errafola,quanto
tutto' l refo delmondO)trattone la Terra;ma quanto alVoperazione
2.
confi derazioni infeme,poi verro

"*

probabili.

Dialogo fecondo

1 1

DVna

virt
.

rn fini ta_j

che

par

pi co fio vna,
gran parte eh.

poca

guardo allaforza mia non pur fimta,ma deboli/Jima

debba

efercitarne_-#

razione voi reputate molto pia facile quella, che quefla


chi io vi ri/pondo, che a me ancora par lifiejfo mentre

iAt

io ri"

ma ri

fpetto alla virt del Motore} che infinita , non e meno ageuole il muouer l'vniuerforche la Terra,e che vna. paglia,
f.

non f ne deue egli efer citare pi


tojo vnagranparte\ che vna mnima per ianioparmi, che
il difeorfo in generale non
fia efficace

la virt e infinita r perche

,.

SALK.

Se io auefimai detta,che l'vniuerfo nonjmuoueper. mancamento di virt nel Motore,io aurei errato , e la vojra correzzionefarebbe oportuna; e vi concedo >che a vna potenza
infinita tanto efacile il muouer centomila, quanto vno
queUo, che ho detto io non ha riguardo al Motore ,ma fola.

Ma

mente ai mobili,^ iniefi non folo alla loro refifienzajlaquaenon e dubbio ejfer minore nella Terra , che nell'vniuerfo 9

ma a i molti altri particolaripur*bora confiderai. tAl dir poi


Dell'infinita
non vna par

ebe d?vna virt infinita fia meglio efer citarne vna gran-*
vnamnima,vi ri/pondo, che dell'infinito vnapar*

parte,che

dell'altra

te non e maggior dell'altrayquando amenduefen finite; nifi


pu dire f che del numero infinito il centomila fia parte mag*

che

giore,che'ldue,feben quello

so

maggior
ben

effe fino

tra di loro di?*

quejlo ;e

cnquatamila volte maggior di

quando per muouer l'vniuerfo ri voglia vna virt

Jinita,benche grandifsima in comparazione di quella , che bafier'ebbe per muouer la Terrafola, non perf n'impiegbereb, ne minore farebbe che infinita
quella che reHerebbe oziofa : talch L'applicar per vreffetto*
no virt non importa
particolare vn poco pi, bvn poco

he maggiorparte dell'infinita

nientepltreche l'operazione di tal virt non haper termine^

fine ilfolo mouimto diurno; mafonoal modo altri mouimeti


afsa,che noi fappiamo,e molti altripi ve ne pQjfon'eJfere incogniti a noi;auendo dunque riguardo a i mobilie nofi dubi
land, che, operazione pi breue y e Jpedita il muouer leu*
Terra, cheVvniuerfo,e di pi auendo l'occhio alle tante altre
abbreuiazionh>& ageuolezze 3 cbe con queRofoloficonfeguifconOjVn verijfimo. afsiama d'iArif. che c'infegna, che , frut^
Ura fitper plura^quod poteft fieri per pandora > ci rende
pi probabile il moto diurno, ejfer della Terrafola, che dell'v*
n.iuerfo trattone la

Terra *

IMP+

Voi nel referir l'afsioma hauete lafciato vna claufula 9


che importa il tuttofi mafsime mlprefentepropofito; la parti*
sola

07

o Del, Galileo
xfa lafciata-e ow'sequ bene bifogna dunque hfimffi&af't*?
,*

fefipojfa egualmente bene fodisfare al tutto con quefto , e/


con quello ajfunto.
%ALV. Il vedere [e l'vna,e l' altra pofizionefodisfaccia egualmente bene,fi copr edera dagli efamiparticolari dell' appareze,alh
'

qualifiba dafo disfarechefin' orafi e difcorfo,efi di/correrd


> che quoto alfodisfare all'appareze
Q
amenduelepofizsonifieno egualmente accomodate. Lparti- J^ i #
cola poi ,ch e voi4 ite ejfere Hata lafciata da me,hopi toftofo- er piurl *&c.
p
fpetto, chefiafuperfinamente aggiunta da voi. Perche il dire l'aggiugnere
egualmente bene , e vna relazione , la quale necejjariamente t9 ue iem

<

ex hypotbcfhfupponedo

ricerca

due termini almeno , non potendo vna cofa batter

re-

u pcrau

lozione afejhfia, e dirfiv.g. la quiete effer egualmente buoperche^quandofi dice , inuano fifa con
n.tycomela quiete
.

pi mezi,quello chefipufare con manco mezi , s'intende, che


quel,chefi ha da fare deua effer la medefima cofa e non dm
cofe differenti ; e perche la medefima cofa non pu dir/ egualmente benfatta , come f medefima;adunque raggiunta della
,

particola } egualmente bene,fuperfliaf

va vn terminefilo

SAGR.

Se noi

vna relazione ,

che

non vogliamole ci ntevuenga come ieri,

&

ritorniji

Simp. cominci a produr


che gli paiono contrariane 'a quefianuoua

di grazia nella materia


quelle diffcult ,
difpofizione del mondo

il

Sig.

Z1MP. La difpofizione non nioua,anzi anticbijjtma

e che ci

Ragioni d'A fia vero Arij. la confuta; e lefue confutazionifon quefie


Prima.Se la Terrafi mouefse binfe fefsaftando nel centro tlh per Ia_l
in cerchiorefendofuor del centro e ncefiario , che violente- 9!" ete tella
C1 ra
men te ella fi mouejfe di tal moto ; imperebe e' non e fuo natu rale, che s'fufi'fuo, Vaurebbe ancora ognifua particella>;
7
ma ognuna di lorofimUoue per linea retta al centro. EJfendo
dunque violento, e preternaturale non potrebbe efiereftm piierno ma l'ordine del mondo e fempiterno -7 adun.

"

que &c. Secondariamente tutti gli altri mobili di moto


parche restino indietro , e fimuouano di pi di

vn
moto,
trattone
pero il primo mobile ,per lo che farebbe ne
j, ceffario,cbe la Terra ancora si mouejft di due moti: e quando
.j
ciofcjfe bifognerebbe di necejfit , che fifaceffero mutazioni
>> nelle
ttlltfijfe, il che non fi vede ; anzifenza variazione al,) cuna le medefime Stelle nafcor.oftmpre da i medefimi luoghi*,
"
ne
3

,}

circolare,

&

'

Dialogo pnnio

118

medefimi tramontano.* 'Terzo. il pioto delle -parti e


del tutto e naturalmente al centro dell' vniuerfo , eper queflo
ancora in ej/bfi/i.Muoue pii la dubiiazion.erfe il moto delle parti e per andare naturalmente al centro dell' vniuerJb^Q
pure, al. centro, della Terra ; e conclude effer fuo inJfintfi proprio di andare al dentro deW.vnmetfo; e per accidente al centro della Terranei qual dubbiofi dforfe ieri a lungo . Conferma finalmente, li&ejfocvXquarto argomento prefodaW eJperien?a,de'grauiJiq%4lic<dendo da alto a baffiritengono a
perpendicolofdpmAafuperfipk della Terra';e. medesimamente
alto } -a perpendicolo per 1<l->
i proietti, tirati a perpendicolo
medefime linee ritornano a baffo, r quando bene fujfero Flati
tirati in immenfa Altezza
Argomenti necejfariamjinte concluder! ti il moto. Ityro effer'al cen tro della Terra % che.fenza
punt muQU&rfigti afpetta y e riceue Accenna poi in, vltimo
effer dagli Agronomi prodotte altre ragioni in confermazio
ne dell'ifieff c.onclufioniydico dell' ejfer la Terra nel centro

y ne

..

tutte

le

&

vnafola neproduceycbe. Uri


appareqzerchefiveggonQne'mouimentidel

deU}.vniuerfoj&. immobile;:

Jponder

le Stell.e,alla posizione

di eff 'Terra nel.centroy la quahrfpo-

denzanonbaurebb^guando ella,non vifujfe,* Lealtrerpr)dotH[da^Tolo^eo e-da altri Agronomi le potr arrecare bora
j

fi cosicipiace-, , dopo che bar eie detto quanto, vi occorra itu^


rijpqfia di quejte di ^Arifiotik ...
SALV* Gli argumen'thche fiproducono in quefla materia, fon d
due generkaltri hanno riguardo' agli accidenti terrefiri, fenArgomenti
di dna. generi
Za relazione'alcuna. alle Stelle }.& altri[fi'cattano[dalle appaintora-o allau.

muco, o 4H1C-te della Ter-

Argomenti di

Toiomeo

di

ni oltre

a_j,

quelli A' Ari-

male,

reze.j'
j

offmazionidelle

coficelefii

..

Gli argomenti d'tArift*

\
r
r
r
n'
AJtronomt,peroJara benefe cosivipare} ejammar quejti
7
prefi dalle ejprienze di "erra;epoi verremo all'altrogenere*
perche da Tolomeo,da Ticone, e da altri lAfironomi , e Filofofi oltre, a gli argomenti dl%Arifi. prefi, confermati: , efortificati da loro} nefon prodotti[degli altrhfi potranno. vnirtut
ti infieme>per non bauerpoi a.rplicarle medefime y ofimili rifpoflc du& volte ; Per Sig,: Simpi vogliate, referirgli voi ,
*.

olii.

'

vogliate jcb'io vi leui quefta briga. }fon per compiacerui..


Sara. meglio,che, voi gli portiate , ebej? bauerciftto mag.

SIMT.

&

giorefiudio gli baretepiuin proto,


anco in maggior num.
%Altf Ter lapi gagliarda ragione fi produce da tutti quella,
dei

Del Galileo
dei corpi 'gratti

119

che cadendo da alto a baffo

vengono per vna

Terra^argo- Primo argometoP re o dai


mentojiimato irrefragabile,che\a Terra Jia immobile peret,
quado ella haueffe la conuerjion diurna, vna Torrefalla so- j a a to a ^ftnit della qualeJlafciaffe cadere vn /affo , venendo portata fo .
dalla vertigine della Terra nel tempo chel affo confuma Tizi
linea retta

e perpendicolare alla fuperjicie della

fuo cadere,fcorrerebbe molte centinaia di braccia verfo Oriete,eper tantoJpazio dourebbe il[affo percuotere in Terra lon

Confermai!

tano dalla radice della Torre\il quale effetto confermano con con l' efmpio
vn' altra eJperienza,cioe e ollafciar cadere vna palla dipiom- del cadente^
bo dalla cima dell'albero di vna naue,che Biaferma,notando dalkmw del
ilfegno doue ella batte, che vicino alpie dell' albero; maJLs IUUQ ^
da l medejimo luogoJ lafcer cadere la medejima palla, quando la naue e aminolafuapercoffafar lontana dall'altra per
tanto fpazio , quanto la naue far feorfa innanzi nel tempo
della caduta delpiombo, e quejio non per altro ,fe non,perche
il mouimento naturale della palla pofla in fua libert e per linea retta verfo 7 centro della Terra Fortifica/i tal'argometo Secondo Ar~
mento P re *
co refperien^ad'vn proietto tirato in altoper grdijjma di- g
e
Jlanza, qualfarebbe vna palla cacciata da vna artiglieria-^ , to t ra Jo /n _^
drizzata a perpendicolo fopra l'orizonte la quale nellafali- grand 'altezza.
ta,e nel ritorno confuma tanto tempo che nel nojro parallelo Vartiglieria,e noi infieme Jaremmo per molte miglia portati dalla Terra verfo Leuante,talche lapalla cadendo non potrebbe mai tornare appreffo alpezzo, ma tanto lontana verfo
.

Occidente,quanto

la

Terrafoffefeorfa auanti. ^Aggiungono

dipi la terza, e molto efficace efperienza

che e tirando/i con

vna Colubrina vna palla di volata verfo Leuate,epoi vn'altra conegual carica,

& alla medejima eleuazione verfo Po-

Ponente riufeirebbe ejlremamente maggio


re dell'altro verfo Leuante, imperocch mentre lapalla va ver
fo Occidente, e l'artiglieria portata dalla Terra verfo Oriente,
nente,

il

tiro verfo

lapalla verrebbe a percuotere in terra lontanatali 'artiglieria


tanto fpazio, quanto e l'aggregato de' due viaggi , vno fatto
da f verfo Occidente, e V altro dal pezzo portato dalla Terra
verfo Leuante : e per Yopp^fito del viaggio fatto dalla palla
tirata verfo Leuante , bifognerebbe detrarne quello che hauefe fatto l'artiglieria feguendolaipojio dunque,per efempio,
chel viaggio della palla per jeffo offe cinque miglia,e che la
f
Terra in quel tal parallelo nel tempo della volata della palla
,

fior-

Terzo

"^i

A rgo-

tn-i

d'

ti^lieria verfo

leuante 3 e ver* ponente

fcorrefl tre miglia nel tiro di Ponente la palla cadrebbe in


terra otto miglia lontana dal pezzo , cio le fue cinque verfo
Ponente,e le tre del pezzo verfo Leuante; mail tiro d'Oriente non riufeirebbe pi lungo di due miglia , che tanto rejia detratto dalle cinque del tiro , le tre del moto del pezzo verfo la
Vefperienza mojlra i tiri ejkre eguali
medefima parte .
adunque l' artiglierajla immobile, e per confeguenza la Ter-

Ma

Confermai!

argomenta
con i tiri ver-

1*

montana.
Confermali

per i
verfo Ie-

riilefl
tiri

Ma

non meno di queji i tiri altrefi verfo mezo


ra ancora
tramontana
confermano lavabilit della
giorno, verfo
Terra;imperocchi mai nonj correbbe nelfegno , che altri hauef tolto di mira , ma fempre farebbero i tiri\ cojleri verfo
Ponente,per lofeorrere > chefarebbe il berfaglio portato dalla
Terra verfo Leuante mentre la palla e per aria
nonfola i
tiriper le linee meridiane,ma ne anco ifatti verfo Oriente >
verfo Occidente riufeirebber giufl magli Orientali riufeir eb-

mezo

gio rno, e verio tra

fo

Dialogo fecondo

%o

ttante, e verfo

bero alti,egli Occidentali baffi, tuttauolta ebefitiraff dipinto in biaco. Perchefendo il viaggio della palla in amendue i ti
ri fatto per la tangente, cio per vna linea parallela all'Ori*

zonte,& ejfendo che al moto diurno} quandofia della Terra *


alzanlOrizontefi'va fempre abboffando verfo Leuante,
do^ da Ponente (chepero ci apparifeono le Stelle Orientali alzarfi,e le Occidentali abbaffarjt) aduque il ber/glio Orientale s'andrebbe abbacando] otto il tiro,onde il tiro riufeirebbz^

&

alto,e l'alzamento delberj aglio Occidentale renderebbe bafso

verfo Occidentepalchi mai nonfipotrebbe verfo nifsuefor~


za direbbe la Terra Ha immobile
S1MP, Oh quefiefon ben ragioni^ alle fuaWk imponbile troua^
vifpofia che vaglia *
SALV, Vi giungono forf nuoue f
il tiro

naparie tirar giuftos eperchlefperienzaeincQtrario,

SJMP,

Veramente s . Et bora veggo con quante belle efperennatura ci e voluta efser corte/ per aiutarci a venire
cognizione del vero . Oh come bene vna verit fi accorda-*
con l'altra, etutteconjpirano al renderfi inefpugnabiU.
SAGR. ChepeccatQjche artiglierie nonfufsero al tempo di Arift+
haurebbe ben egli con efse efpugnta l'ignoranza } e parlato

*ze la

fenza punto titubare delle cofe

del

mondo

SALV* Hobauuto molto caro ,

ebe queste ragionivi fien giunte


vejiatenellopinione della maggior

nuoue, acciocb voi non


parte de PwipaWishche sredonojcbefe alcuno fi parte dal~

Del Galileo.
la dottrina d'Arili, ci auucnga da
netrateben le (ut dimoflrazioni .

121

non hauereintefe n pe-

uaci d

Ma

voi fentirete sicura- * *eg


Copernico no
n r
mente dell altre nouita ejenttreie da queju jeguaci del nuo- ota mo iTi per
no Stilema produr contro a f Beffi oJftruazioni,eJperienze , ignoranza del
le ragioni eoa
e ragioni di forza ajfai ?naggiore,che le prodotte da Arisi,
Tolomeo } o da altri opp tigri atori delle medejime conclufioni, e N" aiie c
cos verrete a certificanti ,cbe non per ignoranza,o inefperiezafifono indotti afeguir tale opinione .
SAGR. Egli forza che con queja occajone io vi racconti alcuni accidenti occorfimi da poi in qua ch'io cominciai a fentir
parlare di queja opinione. EJfendo aJfaigiouanetto,che appena baueuofinito tlcorfo dellafilofojia , tralafciato poi per ef;

,,-

fermi applicato ad

altre occupazioni, occorfe, che certo Oltra-

montano di T\o(ecbio,

e credo,

cbelfuo nomefojfe Crijiiano

rftian:>

Vur

VvrHifioJeguace dell'opinione del Copernico, capito in quejie


jj^jj
bande*
in vna Accademiafece duafo ver tre lezzioni in
intorno all'oquefia materia) con concorfo di vditori , e credo pi per la no- pinione_- dei
ulta delfuggetto,cbeper altro; io per non vinteruenni , ha- Copernico, e
uendo fatta vnafijfa impreljone , che tale opinione non p- l ue110 che
am
tejje ejfere altroch vna foenne pazzia;interrogatipoi alcuni, che vi erano flati yfentij tutti burlarfene , eccettuatton<L->
vno, che mi dijfe , cbe'l negozio non era ridicolo del tutto , z~>
perche quefo era reputato da me per buomo intelligente affai,e molto circo/petto ,pentitomidi non vi ejfere andato , cominciai da quel tempo in qua fecondo,che m'incontrazto in
alcuno , che tenejfe l'opinione Copernicana a domandarlo fi
igii era fiato fempre dell'ijhjfo- parere , neper molti , ch'io '
babbia interrogati bo trouato pur vnfolo^ che non
babbia
detto d' ejfereJato lungo tempo dell'opinion contraria , ma*
*

&

effer pajfato in queja moffb dalla forza delle ragioni , che la


perfuadono:efaminatigli poi,ad vno,ad vno per veder quata
bene pojfedejfer le ragioni dell' altra parte, gli bo trouati tutti bauerleprontiffime, talch non ho potuto veramente dire, 1 fegiiaci del
ebeper ignoranza, o per vanitalo per far , cime fi dice il bello Copernicojtut
fieno gettati in quefa opinione. All' incotro dquan*- 1 * ono " ati

fpiritojfi

to io babbia interrogati de i Teripatetici, e Tolemaici ( cb<L^


{-Ha tale opir
per curiqfit ne ho interrogati molti) quale fudio babbiana) mone mai f-

fatto nel libro del Copernico ,bo trouato pochijjmi , ebeappe- guaci d'Arift.

na rbabbiano veduto,ma di quelli,

ch'io creda, che

Vhabbiano

inte/o, nefiuno\ t de ifiguaci\purdtlla dottrina peripatetica

e *"

Tolomeo

ddhi con

Dialogo fecondo

12.2,

bo cercato d'intenderete mai alcuno di loro ha tenuto V altra


oj?inione e parimente nonne ho trottato alcuno
La ond<L~>
confederando io come neffun'e, chefegua l'opinion del. Coper.

non Ja fiato prima della contraria, e che nonfi.t-*


benijjtmo informato delle ragioni di Ari/i. e di Tolomeo , e

nico, che

che all'incontro niffuno . de feguaci di Tolomeo, <e d'<~AriJi.


chejia fiato p^er addietro dell'opinione del Copernico, e quella

habbia lafciata per venire in quella d'Arifi. confederando di'


co quefie cofe,cominciai a credere , che vno , thelafcia vr opinione imbeuuta col latte , efeguita da infiniti per uenir<u>
in un'altra dapochiffimi feguita , e negata da Uitte lefcuole ,
e che veramentefembra vnparadoffb grandijjmo, bifognajfe
per necejfit , che fuffk mojfo } per non dirforzato, da ragioni
pi efficaci Per queflo fori io diuenuto curiofifpmo di toccar , come fi dice , ilfondo di quefio negozio , e reputo a min
gran ventura l'incontro di amendue voi , da i quali iopojfa
fenza verunafaticafentir tutto quel eh' e fiato dettoleforf ,
che si pub dire in quefiamateria, ficuro di douer' effer' in virt de vofir ragionamenti <cauato di dubbio epfofio in ifiato
.,

di certezza,

SIMT,

ilMa purch Vopinione,e lafperanza non vi vadia fallita, e che in vltimonon vitrouiate pi confufo,che prima
SAGR. Mipar d' efferficuro che cotefio nonpofia interuenin^f
in veruna maniera,
SIMT?. E perche n i io fon buon tefiimonio a me medefimo, che
quanto pifi u auantipiu mi confondo ,
,

SAGR,

Cotefio e indizio, che quelle ragioni , che fin qui vi erano


parfe concludenti , e vi teneuano ficuro della verit della
vqjra opinione i cominciano a mutare afpetto nella vofira
mente, fa a lafciarui pian piano , f nonpaffare , almeno inclinare verfola contrariala io,cbefono , efonofiatofin' ora
indifferente, confido grandemente d'hauermi a ridurre in*
quiete,e inficurezza,e voifiejfo non me lo negherete ,fe voletefentir qualcofa miperfuada a cos fperare.

SIMPj La fentir o uolentieri,e non men grato mifarebbe


me operajfe il medefimo effetto

che in

SAGR.

Vauortemi dunque di rifpondere alle me interrogazioprima , ditemi Sig. Simp. non ia conclusone , della
ni .
quale noi cerchiamo la cognizione ; ffi deua tener co lrifi.
e TolomeOfChefiandoferma la Terrafola nel centro dell'uni-

uerfit

Del

113

Galileo.^

uerfo,i corpi celeftifi muouano tutti,o pur,ffiandoferma la


sfera /iellata, O" il Sole nel centro, la Terra nefia fuori , efra-

no fa oi quei mouimii,

che. ci

apparifcono

ejfer del Sole,e delle

Stelle fijfe !

SIMP.
SAGR.

Quejie fon le conciti/ioni, delle quali fi difputa.


Quejie due conclufioni nonfon'ellen tali, che per neceffit

bifogna, che vnafia vera

SIMP,

Cofi e; noifiamo ili

fogna per
to^

e l'altra

falfa

vn dilemma vnaparte del quale bi,

necejjit,chefia vera,e l'altra falfa;perch trai

la quiete,chefon contradittorij,nonfi da

vn

mo-

terzo , fi che

la Terra non fi muoue,e nonJia ferma ; il Sole


non fi muouono,n\jianno ferme
SAGR. La Terrari Sole,e le Stelle,che cofafono in naturai fon-j
cof minime, o pur confiderabili l

fi pojfa dire
e le Stelle

SIMP,

Son

..

corpi principalijjimi, nobliJfimi,integranti dell' vni-

*
uerfo, vaftijfimi, confiderabilijfim
SAGR. RI moto , e la quiete quali accidenti fono in natura ?
Moto3 e quiete
SIMP. Tanto grandi, e principali ,che la naturafiajfa per quel- accidenti prin
..

Ufi dejinifce
SAGR. Talch il. muouerfi eternamente e Tejfer del tutto immobile fono due condizioni molto confiderabili in natura ,
indicanti grandijfma diuerfit ; e maffime attribuite a corpi
principali/fimi deUvniuerfo,in confeguenza. delle quali non
pojfon venire f non euenti difimi lifsimi..
SIMP. Coseficuramente
or rifpondetemi ad vn' altro punto
Credete, voi, che
SAGR.
in Dialettica, in."l{ettorica, in Phifica,in Metajfica, in. Matematica, efinalmente nellvniuerfit de difcorfi, fieno argo*
mentipotenti a perfuadere , e dimofirare altrui non meno le,
..

,.

cipali in natura-J

&

J
.

.,

.,-..':'-

..

..

conclusioni falfe, che.leverei

Nonpoffono

SIMP.

Signor no,anzi tengo perfermo-, ejonficuro,, che per la*


proua di vnaconclufion vera, e neceffariafieno in natura*
nonfolo vna,ma molte dimojrazioni potlfsim.e e che intorno ad e]fa fipojfa difcorrere , e rigirarsi con mille , e mille rifcontri ,fenza intoppar maiin veruna repugnanza ; e chi*
quanto pi qualche Soffia v oleffe intorbidarla , tanto, pi.
chiara si farebbe fempre lafua certezza. : e che all' oppo sito per
far apparir vera vnapropozionfalfa ,e p perfuaderla non
,

dimoftrabili comei veri .


efier'i falfi

deii/ro^difl0n [ V ere pof


fono effer mol
te ragioni ccludent
ma

produrre altro, che fallacie, Sofijmi, Paralogifmi, equi- *v


uocazioni,e difcorsi vani, incQnsislentiy epieni, di repugnan%e,e contradizioni,.
Hora,

si pojfa

j, >

ialogo feo n do
il
Hofa
moto
eterno
la quiete eterna fono
SAGR.
f
t i

decidenti

tanto principali in natura , e tanto diversi che d efsi non*


pojfon dependere f non, diuersifsime confeguenze, e mafsimc
,

&

insigni
, <r alla Terra corpi tanto vajli
nell'vmuerfo ,
ejfendo dipiu impoffibile , che l'vna dellts
proposizioni contradittorie non sia verace l' altra falfa, e due
non sipotendo per proue della falfa produrr 'altro, che fallaeie ,<& t/fendo la vera perfuasibileper ogni genere di ragioni
concludenti , e demojmtiue , come volete , che quello di voi
che si far apprefo afoflener laproposizion vera non mi habbia a perfuadere i bisognerebbe bene , ch'io fuff d'ingegno
fupido di giudizioJrauolto, ejlolido di mente,e d'intelletto,
e cieco di difeorf, ch'io non bauffa difeernere la luce dallt^
tenebre -,le gemme da i carbonici vero dalfalfo
SIMT?. Io vi dico,e vi ho detto altre volte,che il maggior maejlro
per infegnare a conofeere i SofiJmi,e Paralogifmi, et altre fallacie flato Arijl, il quale in queja parte non si pu mai ef
fer 'ingannato .
io
SAG\^j VoiVbauete pur con lAri. che non pu parlare ,
v
* dicojchefe lAriJl.fojfe qui/ rimarrebbe da noiperfuafo ,
A fi o fc'orfiiorrebbe le nojlre ragioni,e con altre migliori perfuaderebbe
rebbe pareo
che / voi medesimo nelfentir recitar l'efperienze delnoi.
menti |ontr a
ammirate , e
artiglierie
V
Pi
o mutet non Vbauete voi conofeiute ,
rebbe opinio"
pi
concludenti di: quelle d'Ariftotile i con tutto
confejfate
ne *
ci non fento , chel Signor Salu. il quale le ha prodotta^ ,
e sicuramente efaminate , efeandaghate puntualijfmamente, confejf d effer perfuafo da quelle,ne meno da altre di maggiore efficacia ancorach egli accenna d'eferperfarcifentre.
non so con che fondamento voi vogliate riprender la natura, come queUa,che per la molta et sia imbarbogita ,& h abbia dimenticato a produrre ingegniJpecolatiui,neJ appio,farnepi-Je non di quelli,che facendosi mancipi/ d'Ari/t. habbiano a intender colfuo ceruello , efentir co ifuoi fensi cMa
fentiamo il rimanente delle ragioni fauoreuoli alla fua opinione,per venir poi al lor cimento-^coppellandole, e ponderandole con la bilancia del faggiatore.
SALV. 'Prima , che proceder pia oltre deuo dire al Sig. Sagr. che
inqueJtinoJridifcorsifodaCopernichiHa, e lo imito quasi
fua mafcherajma quello che internamente abbiano in me operatole ragionijchepar ch'io produca infuofauorenon uoglio
the
Applicati al Sole

&

&

Ma

&

>

Del

1 if
Galileo .
giudichiate
dal
fiamo
nel fcf*
lo
mio
parlare
mentre
voi
che
che ama
dop
della
della
rapprefintazione
fauola
uor
}
ur <dcpofo l'abito che forf mi trotterete diuerfo das
quello che mi vedete in fcena
Ora feguitiamo auanti *
Produce Tolomeo,
i fuoi feguaci vn' altra efperienzcu*
simile a quella de i proietti, <F e delle cofe, chefeparate dalla-*
Terra,lungamente si trattengono per aria quali fono le nugolc,egli vccelli volanti e come che di quelle non si pu dir ,
r^Tf
be fieno portate dalla Terra, non ejfendo a lei aderenti,non nugole , e da
,

&

'

parpoffibile

ch'elle

pojjnfeguire la velocit di quella

anzi gi'YCcelli

dourtbbe parere a noi , che tutte velocijfimamentefimoueffero verfo Occidente j e f noi portati dalla Terra paffiamo il
nofiro parallelo in vintiquattr bore, che pure e almenofedci mila miglia , come potranno gV vccelli tener dietro a vn
tanto cor/o i doue all'incontro fenza veruna fenjibil differenza gli vediamo volar tanto verfo Leuante, quanto verfo
Occidente, e verfo qualfiuoglia parte
Oltre a ci f mentri^
corriamo a cauallofintiamo afsai gagliardamete ferirci il voi Argomenta
vento dall'aria, aual vto douremo noi perpetuamte fentirdal- P re *? dal
l'Oriente, portati con fi rapido corfo incontro all'aria i e pur
fer j rc mentre
nulla di tale effetto fifinte Eccivraltra molto ingegnofa corriamo a-
ragione prefa da certa efperieza,& e tale. Il moto circolare ha cauallo.
rudere difjipare,efcacciar dal fuo centro le parti Argomento
facolt di
1

eff

rel
*r**
?
del corpo,cbefi muoue qualunque volta,o'l moto nonfia affai P
tardo , effe parti non fan molto faldamente attaccate infe- ^ a facilit di
.

quando v.g. noifaceffmo velocifsimamente eftrudere


girare vna di quelle gran ruote dentro le quali caminando dimpare.
vno, o dua buomini muouono grandifsimipejt, come la mafi
fa delle gran pietre del mangano , barche cariche, che dvn*
me] cheper

ci

acqua in vn'altra fi traghettano strofinandole per terra

quando le parti di ejfa ruota rapidamente girata nonfojfiro


pi che faldamente conte/le fi dijfpertbbero tutte ne per
molto, che tenacementefoffiro fopra la fua eferior fuperjick
Attaccati fafsi i o altre materie graui potrebbero reffler<Lj>
dB' impeto 2 che con gran violenza le fcoglierebbe in diuerfo
parti lontane dalla ruota , ^T in confeguenza dal fuo centro
Qjiando dunque la Terra fi moueffe con tanto, e tanto maggior velocit, qualgrauit, qual tenacit di calcine, o difmaU
,

ti,

riterrebbe

ifaff-, le fabbriche ,e le

tipitofa vertigine

Citt intere, che afipre~


verfo'l Cielo? egli huo

nonfujr lanciate

,,

t^>

2,

Dialogo fecondo

mini

e lefiere, che

re/ijerebbero

mente fono

vn tanto

attaccati

impeto

& affai minori refijen ze di

quefle,

alh Terra comt-*


,

doue, che alToppofio


/affetti

<lj

di rena, di foglie

vediamo quieti/Jimamente ripoCarfin ferrale [opra qudla


ridurfi cadendo ancorch con lenti/fimo moto Eccoui Sig.
,

ragionipotif/me y prefe } per cos dir e, dalle co/ terreJlr: reflano quelle dell'altro genere cio quelle , che anno relazione all'apparenze cekflije quali ragioni tendon veramen-

Simp.

le

tepi a dimofrarVejfer la Terra nel centro dell' vniuerfo, $f]f


a fpogliarla in confeguenza del mouimento annuo intorno
ad ejfo, attribuitogli dal Copernico , lequali come di materia
alquanto differente ,ft'potranno produr dopo,.che aueremo
efaminataiaforza di quefle fin qupropofle ,
SAGR. Che dite Sig. Simp. paru'egli chel Sig. Salu.poffegga e_->
,

fappia esplicare le ragioni Tolemaiche , e lArifloteliche i credete voi che nijfuno peripatetico Jia altrettanto pfojfeditors
delle dimoflrazioni Copernicane
SIMT. Se non fujfe ilgran concetto, cheper i difeorfi bauutifn
qui mi fonformato della faldezza di dottrina del Sig. Salu.
e dell'acutezza d'ingegno del Sig. Sagredo,io con lor buoncu*
grazia mi vorreipartire fenza pifentir altro , parendomi impofjbil cofa , che contradir fi pofia a fi palpabili efpe,

rienze

vorreifenzafentir'altro refar nella mia opinione


mipar, che quando bene ellafuffefalfa, l 'effe-

anticha, perch

re appoggiatafu tanto verifimtli ragionila renderebbefeufabile : e

f quefle fonfallacie , quali vera dimoflrazionefuron

mai e osi belici

SAGR.
r

p eJ

a-

come anco

fe

fo,e bruteo *

~Epur bene, che noi fentiamo le

rifpofe del Sig. Salu. /_>

quali, f faranno vere, forza, chefieno ancora pi belle, cj


infinitamente pi belle; e che quelle fien brutte , anzibrutti/fime ,fi e vera larpropjfizion metafificale , cbe'l
bello fono vna cofa medefima,come ancora H falfo ,

to

SALV.

vero , el
e'I

brut-

lJ er Sig. Salu. non perdiamopi tempo .


Fu tf ben mi ricorda , il primo argomento prodotto dal

La Terra non fi pu muouer circolarmoto gli farebbe violento e per nonperpC'


tuo: dell efferpoi violento la ragione era perche quando foffe naturale, le partifue ancora fi mouerebbero naturalmente
Sig. Simp. quello

mente perch

tal

in giro

il

muouerfi

che impoffbile
di

moto retto

perch naturale delle parti il


, Qui ri/pondo , che auerei
*
ha-

all' ingi

'

nj

Del Galileo.

hauto caro che lArijlotilef fojfe meglio dichiarato, quando


K.ifpofta" ai
parti ancora si mouerebber circolarmente, imperocch
rmi
P
quello muouersi circolarmste pu intendersi in due modiivno
JJfFf
mento d
An*
ti
n r
-S
f
*
/r
e,cbs ogniparticellaj'eparata daljuo tutto si mouejje circolar- QK \ % }
ft
mente intorno alfuo proprio centro ,defcriuen do i fuoi piecoli cercbiettini; l altro e, che muuendosi tutto 7 globo intorno
al fuo centro in ventiquattr bore 7 le parti ancora girajfero
Ilprimo
intorno al medesimo centro in ventiquattr* bore
farebbe vna impertinenza non minore , che[e altri diceffe ,
che di vna circonferenza di cerchio ogni parte bifogna che sia
vn cerchio; ouero perche la Terra e sferica, ogni parie di ter
ra bifogna che sia vna palla perche cosi richiede tafstoma r
s'egli intefe nel*
eademeft ratio tori us, &partium..
l'altro, ciocche le parti\a imitazon del tutto st mollerebbero
naturalmente intorno al centro di tutto il globo in venti"
quattf bore , io dico , che lo fanno ;
a voi in vece d'Arisi.
,

dijfe le

,.

Ma

&

toccher

SIMP.

aprouar ,

che no,

Quefoe prouato da Arifl. nel medesimo luogo

dice, che

naturale delle parti

uerfo,onde[il circolare

SALV. Manon
la

il

moto

confutazione di quella rifpojla

SALV. Non. die' egli,

mentre

non gli pu naturalmente competere*


che nelle medesime parole vi tanto

vedete voi

SIMP, In che modo

retto al centro dell' vni

doue i
che'l moto

circolare alla

Terra farebbe vio-

non eterno i e che qUeflo ajfurdo perche l'ordine* del. mondo e eterno t
SIMP,. Dicelo
SALV,. cMa f quello, che e violento non pu ejfer eterno , pel
conuerfo, quello che non pu ejfer eterno non potr ejfer na
turale, ma il moto della Terra all' ingi non pu ejfere altra
n
JJ
n
y^JeI
mente eterno, adunque, meno pu effer naturale : ne glipotranno effere clento

i e per

..

Ma

naturale moto alcuno, che nonglifa anco eterno .


cerno, e quello,he
n pu
noi
la
Terra
mobile
faremo
di
circolare
potr
motO'
fe
, queflo
1
alle part , e per naturale .
efer'etern o ad efa,.
ejfer

&

SIMP.

Il

moto

nou'potr et

retto naturaliffimo delle parti della

Terra,

ef
er naturale?

mai accader , che di moto retto nonfi muouano; intendendo per fempre rimofftgli impedimenti

gli \eterno,re

,.

SIMP.

&

Voi equiuocate Sig. Simp,


io voglio pur vedere di li
berarui dall' equiuoco , Per ditemi,credete voi , che vna nove,cbe dallojretto di Gibilterra andafe. verfo PaleJUna, potefe.

Dialogo fecondo

ri'B

tef eternamente nauigare verjb quella /piaggia. mouen*


dofi fmpre con egual corfo
SIMP. Non altramente
.

'

SALV..

E perche no i

SIMP,

Perche quella navigatone e rifiretta , e terminata tra U


iito di Pale/ima,
ejfendo la dijianza terminata
tempo
gi
altri
p
in
non volejfe col ritornare
finito
f
fi afta
in dietro con mouimento contrario , tornar poi a replicar il
medefimo viaggio , ma queio farebbe vn moto interrotto , e

&

colonne ,el

non continuato
S*ALV. Verifima rijpofla . Ma la nauigazione dallo fretto di
Magaglianes per il mar Pacifico,per le Moluccbe,per il capo
di buona Speranza,edi Viper il medefimofretto e di nuouo
per il mar Pacifico &c. credete voi , ch'ella fi potejfe perpe',

tuare

Potrebbefi', perche ejfendo queHa vna circolazione , che


ritorna in fefiejfa , col replicarla infinite volte,fipotrebbe

SIM'P.

perpetuare fenzaverunointerrompimento
quefio viaggio potrebbe durare*
nauigare in eterno .
SIMP, Potrebbe,quando la nauefuffl incorruttibile , ma diJJhU
uendofi la nauefi terminerebbe di necejfit la nauigazions .
SALV* iSMa nel mediterraneo quando anco la nauefujfe incor- ,.
ruttibile non per potrebbe muouerfi perpetuamente verfo
.
Due sofe adun*Pales7ina , per ejfer tal viaggio terminato
ricercano acmobile
acciochevn
ricercano,
fenzaintermifiione^pofa
quefi
ci il moto
poffa perpetumuouerfi eternamente ; l'vna e che il motopofsa di fua natuarfi ; io fpazio
ra efiere interminato, e infinito^ l'altra,cbe il mobile fiapaeterno
rimente incorruttbile
^mobilein--quefio
necefsario
SJMP.
Tutto

corruttibile*.
SALV. Adunque gi per voifi e/so venite ad batter confefsate efi
fer'impofiibde,che mobile alcunofi muoua eternamente di ma.

SALV, ^Adunque vna naue in

'

;&

\x
Moto

non pu
r
1

non

che il moto
o uopliatelo in su, b uogliateto retto ,efsendo
J
..
.>., i", retto, . j n
r
ji
* mgiu,voiJteJso lofate terminato dalla circonferenza, e dal

wa!

retto
'

effe-

re eterno,e pe-

pu'
r natur

..,.

quando bene il mobile , cio la 'Ter rafia eterna


non efiere il moto retto d fua natura eterno,ma
terminatifim^non pub naturalmente competere alla Terra.

fentro.'Si che

tuttauia per

AnzComepureierifidfseArif.medtfimoecoftrettoafar
Terra eternamentefi abile Quando poi voi di.ter che le parti della, Terrafempre fi mouerannoall! ingi, ri'
il globo della

mofij

n?

Del Galileo.

rhnoffglt impedimenti) equiuocate gagliardamente ,percbtJ


*//' incontro bifigna impedirle , contrariarle, e vio tentarla
volete , ch'elle si muouano , perche cadute ch'elle fono
f voi
volta,
vna
bifogna con violenza rigettarle in ulto , acci tor*
la feconda : e quanto a gli impedimenti, queft
cader
a
nino
gli tolgono folamente l'arriuare al centro , che quando ci
fojfe vn pozzo che pajfalfe oltre al centro , non pero vna^*
,

zolla di terra fi mouerebbe oltre a quello , fi non inquanto


traportata dall'impeto lo trapajfajfe per ritornarui poi , e

finalmente fermaruifi . Quanto dunque al poter fojienere f


the il mouimentoper linea retta conuenga , pojfa conuenir
naturalmente ne alla Terra, ne ad altro mobile , mentre l'vniuerfo refi nelfuo ordineperfetto , toglieteuene pur gi del
tutto, efate purforza (f voi non le volete concedere ti moto circolare ) di mantenerle, e difenderle l'immobilita .
Quanto all'immobilit gli argomenti di <-AriBotile,e pi

SIMP.

gli altri prodotti -da voi mi parche la concludano necejfariarnentefinora,egran cqfici vorranno per mio giudizio t a

confutargli ,

3ALV. Venghiamo dunque al fecondo argomento,


quei corpi, de

che era, che

quali noi fiam ficuri , che circolarmente fi


muouono hanno pia d'vn moto, trattone il primo mobile , ^iP "*
e perequando la Terra
fi mouejfe circo'armente, dour ebbe ninc0
due
dal
di
moti
che ne feguirebbe mutazione circa
rnuouerfi
;
gli orti,egli occafi delle Stellefifie,il che nonfi vede figuire, adunque &c. La rifpofa femplicijjima, eproprijjjima a quei

&

Arijt. medtfimo ce la
sta insanza e nell'argomentofie/So,
mette in bocca, e non pub ejfere, che voi Sig. Simp, non l'hab*

biate

veduta

SIMP. Ne l'ho veduta, ne ancor la veggo,


SALV. Non pu ejfere,percbe ella vi e troppo chiara
SIMP. Io voglio con vofra licenza dare vn' occhiata al Tefio
SAGR. Faremo portare il tefio adejfo, adejfo
SIMP. Io lo porto fempre in tafca Eccoh qui. e so per appunto
.

luogOjche

nel fecondo del Cielo al cap. 6. eccolo

; tesi. 97.
Praeterea omnia, qux fcruntur lationc circulari mbdeficere vidcntur^ ac moucripluribus vnalatione, praster

il

primam

iphceram: quare

medium,

& Tcrram neccf rium cft

fi-

medio pofita fcratui', duabus


moueri lationibus. li autemhoc acciderit neceflrium

li

e circa

fine in

cft

al fi>
1

***

1 3

Dialogo fecondo

mutationes , ac conuerilones fxorum aftroru .


, fed femper eadern > apud
occidunt Hor qui
cadetti loca ipfus , Se oriuntur ,
non veggo io fallacia njfuna , e parmi l'argomento conclueft fieri

Hoc autem non videtur fieri

&

denti/fimo

SALV* Et me quefla nuoua

lettura ha confermata la fallacia-*


nelVargumentare , e di pia fcoperto vn' altra falfit . T?erb
notate . Due pqfziom , b vogliam dire due condufioni fon
quelle che Arifotile vuole impugnare : l'vna e di quelli , che
,

collocando la Terra nel mezo lafacejfer muouere in feftefa


circa l proprio centro. L'altra e di quelli, chi, cojlituendola*
\ lo.tana dal mezo, lafacejfero andar co moto circolave intorno

ad

mezo

ejfo

Et amendm

quefie pofzioni

impugna-*

Yiftejfo argomento. Horaio dico,cbe egli


erra nell'una, e nell'altra impugnazione;e che Terrore contro
la prima pojzione divno, equiuoco, paralogifmo;e contro
alla fecondai vna confeguenza falfa u Venghiamo allapri-

congiuntamente con

Argomento
d' Arili, con-

tro

al

moco

della Terra-*

pecca indue-*
saauierc

pojzione , che coftuifce la Terra nel mezo , e la fa mO'


in f Beffa, circa il proprio centro ,
affrontiamola con
l'ifianza d'iAriflotile dicendo : tutti i mobiliyCbefi'muouono
circolarmente par che refino indietro y e fi muouono di pi
d'vna lazioneeccettuata laprima sfera (cio il primo mobile )
adunque, la. Terra mouendofi circa ilproprio centro , effendo
pojianel mezo, bifogna chejimuoua di due lazioni, e rejii in
..ma

&

bile

dietro;

gli orti

ma quando quejiofujfe bifognerebbe, cheji. var'taffero


,

, il che non
fi vedefarilj >
Terra nonfimuoue &c. Qui ilparalogifmo ;

egli occafi'delle Stelle fiffe

adunque

la

per[ifcoprirlo

difcorro, con lAriftotite

in tal

moda.

Tu

Terra pofa nel mezo non pu muouerfi in f fiefa , perche farebbe necefsarto attribuirle dut
lazioni : adunque, quando non fujfe necejfario attribuir'
le altro, che vna lazion fola, tu non haureHi per impof

do

lAvijlotile chela

vna tal fola ella fi mouefle ; perche fuor di


propofito ti farefii ri/fretta a ripor X impojjbilit nella-*
pluralit delle lazioni 5 quando anco di vna fola ella muo-

Jbile, che di

ver non fi potefle


perche di tutti i mobili del mondo tu
fache vnfolofimuoua d'vna lazion fola e tutti gli altri di
pi d*vna;e quejo tal mobile ajferm,che laprima sfera, dot
.

,,

quellopper

il

quale tutte

le Stelle fijfe

& erranti

ci

apparifco-

m maouerfi concordemente daLmante^ Tonente$, quando


la

Ter~

Del Galileo.
Terra

potejfe efir quella

prima

131

che col muouerfi


d'.vna lazion fila facejfi apparir le Stelle nmouerfida Leucitejn Ponente , tu non gliela negheresti : ma chi dice, che la*

la

sfera

Terra poja nel mezo fi volge in f fiejfa ,non gli attribuifce altro moto, che quello, per il quale tutte le Stelle apparirono muouerfi da Leuante, a Ponente , e cosi ella viene a ejfef
quella prima sfera , che tu Beffo concedi muouerfi d'vn a lazicne fila . Bifogna dunque, xArifiotilefe tu vuoi concluder qualcofa, che tu dimoftri, che la Terra pofia nel mezo no
pojfa muouerfi ni anco di vnafola lazione; vero,cbe ne meno la prima sfera pojfa hauervnfolmouimeto,altrimentitt6
nel tuo medefimo filogifmo commetti lafallacia , e ve la ma-

&

, negando,
infieme concedendo Vijejfa cofa Vengo
bora allafeconda pofizione , che e di quelli , cheponendo la
Terra lontana dal mezo3 lafanno mobile intorno ad effo, dot

nifefii

lafanno

vn Pianeta,^ vna Stella errante; contro alla-qual

pofizione procedei argomento , e quanto alla forma concludente, ma pecca in materia ; imperocch conceduto , che la
Terrafimuoua in cotalguifa,e cbejt muoua di due lazio-

ni , non pero ne fegue di necefjit , che quando cifia^s'habbiano afar mutazioni negli orti,e negli occafi delle Stellefiffe, come afuo luogo dichiarer ; e qui voglio fcujar bene V errore Ariflotile anzi lo voglio lodar dbauer'egli arrecato il
pi fittile argomento contro alla pofizion del Copernico , che
Arrecar fipojia; efi Vinjlanza acuta , <iy in apparenza ccntludenlifjima, vedrete tanto pi efser fittile <r ingegnofa la
filuzione e da non ejfir ritrouata da ingegno mcn' acuto di
quello del Copernici ; e dalla difficult nell 'intenderla potrete
argomentare la dijficult tanto maggiore del rhrouarla . Lafciamoin tanto per bora la rifpojlain pendente la quale a
fuo luogo ,e tempo intenderete dopo lhauer replicata Itnfian:

Kjfpofte al

za medefima d'frittotele , e di pi fortificata grandemente


a fauor fuo. Hor pafiiamo ali argomento terzo pur d'Arifiotile-tintorno al quale non fa bifigno replicar altro, ejfendofegli a bajanza nfpoflo tra ieri, e oggi: imperocch

e'

terzo
co

argom

replica

cbel moto de'gram e naturalmente per linea retta al centro,e


rercapoi.fi al centro della 2 erra, opur dell' vniuerfi, econ,

tlude,che naturalmente al centro dell' vniuerfo

ma per acci-

t? -r

ft

dente a quel della 7 erra. Pero poffamo pafsare al quarto , U3rC o algoq
se/ quale converr, che ci trattengbiamo afsai ,per efserfon mento .
dato
/ 2

Dialogo fecondo

dato fopra quella efperienza,dalla quale prende poi forra le


maggior parte degli argomenti , che rejiano Dice dunqut^
.

^AriHotile, argomento certijftmo dell'immobilit della Terra

veder noi i proietti in alto a perpendicolo ritornarper


luogo,didouefuron tirati, Eque*
fo,quando bene ilmouimento fufse altijjmo , il che non p
irebbe accader-e,quando la Tevrajmoutjfe; perch nel tempa
sfsere

il

l'ijiefsa

linea nel medefimo

cbeH proiettoJtmuoue in s,e'ngi eparato dalla Terra , ih


luogo ,dozie hebbe principio il moto deproietto,fcorrerebbi~> ,
merci del riuolgimento della Terra , per lungo tratto ver/a
Leuante,e per'tanto fpazio,nel cadere il proietto percuoterebbe in terra lontano dal detto luogo . Si chequi s'accomodai

l argomento della palla tirata in su coli artiglieria ,fi ancora


vjto da Ari/lotile , e da Tolomeo del vedere i graui
sadenti dagrandi altezze venirper linea retta, e perpendicolare alla fuperficie terre/ire
Hora,per cominciar* a sviluppar quejii nodi, dimando al Sig. Simp. quando altri negafit
a Tolomeo, e ad Arifi. che i graui nel cader liberamente da
l'altro

alto venijferoper linea retta, e perpendicolare 3 cio diretta

al

centrn,con qual mezo lo prouerebbero-.

ilMT.

Col mezo del fenfo,il quale ci ajpcura , che quella

$ diritta,e perpendicolare

Tom

mofira quella pietra nel cadere


venirla radendo > fenza piegar pur' vn captilo da queja ,
da quellaparte, e percuotere alpiede giujo Jotto'l luogo donde fu lajHata.
quando per fortunati glbo terrefire fi mouejfe in
SALV.
giro , x in confeguenzaportafie feco la Torre ancora , e che
ad ogni modofivedefse lapietra nel cadere\venir radedo tifilo della Torre, qualbifognerebbe,chefufse il fuomouimeto l
SIMPL. infognerebbe in quejlo cafo dir pitofto[i fuoi mouimenti'-, perche vno farebbe quello,col quale verrebbe da alto a
bafso, e vn altro converrebbe , ch'ella n'hauefse perJguir e il
,

e ci

Ma

corfo della

Torre .

SALV*

Sarebbe dunque il moto fuovn compoflodi due, cio di


quello, col quale ella mifura la Torre, e dell'altro,col quale ella lafegue* Dal qual compofone rifugerebbe , vbe'ljfso defcriuerebbe non pi quella femplice linea retta , eperpendico-

lare, ma vna trafuerfale,e forf non retta


SJMP. Del non retta non lo so, ma intendo bene,
..

tejjit

farebbe trafmrfale

, e differente

che di ne-

adialtra,

retta**

per*

Del Galileo,
perpendicolare

ilzs

153

Banda

che ella defer/se

la

Terra immo*

SALV. Adunque dal /blamente vedere la pietra cadente rader la


Torre voi non potetejtcuramente affhrmare,che ella dtfcriua
vna linea retta, e perpendicolare,f non fuppoBo prima , che
la T'erra Bia ferma .
SIMP. Cosi e, perche quando la Terra Jt mouefse il moto della
pietra farebbe trafuerjle,e non a perpendicolo .
d' A^td*
SALV. Ecco dunque ti paralogifmo d'Arifiotile, e di Tolomeo e- xoim'ecMic
uidente,e cbiaro,e feoperto da voimedejtmo nel quale Jt fup- fuppor per no
to quello che
.

pon per noto quello fibe s intende di dimojlrare


SIMP. In che modo ? ame Jt dimojlra Jilogifmo in buona forma, e non vnapetizion di principio.
SALV. Eccoui in che modo Ditemi vnpocoinella dimojrazio.

ne nonjt pon' egli la conclusone ignota ?


SIMP. Ignota , perche altrimentiil dimojraria farebbe fuperK

fluo.

SALV. *5Ma

mezo termine non

il

conuieh'egli , chejta noto

SIMP. E necefsario, perch altramentefarebbe vn voler


ignotum per xque ignotum
SALV. La noJlracQndztJon* daprouarjt,
re

la /labilit della

SIMP.
SALV.

proua-

Terra

e che

ignota

non

Cotefae.
Il mezo, che deue ejfer noto,

non

la

caduta del

faffo ret-

ta, e perpendicolare i

SIMP.

Quejlo

SALV.

Ma non

e il

mezo

conclufo che noi non poJJIamo


bauer notizia eoe tal cadutaJ/a retta e perpendicolare ,f_^
prima non ci e noto che la Terra flia ferma { adunque nel
voftro Jhgifmo la certezza del mezoji caua dall'incertezza
della conciufone . Vedete dunque quale , e quanto il pa-

se

egli poco fa

raiogifmo
lo vorrei ingrazia del Sig. Simp. difender fefujfe pof
Jtbile lArif. b almeno rejlar io meglio capace della forza del"
.

SAGR.

lavo/Ira illazione. Voi dite ,


lafta per afjicurarj, che'l

il

moto

veder rader la Torre non


perpendicolare

del faffofa

( che il mezo termine delJilogifmo) f nonjifuppone , che la


Jerrajiaferma,che la conclujione daprouarjt ; per che qua-

do
f,

Torrefi moueffk injeme co la Terra,& ilfajfo la radef


moto ddfajfojanbbe trafucrfale, e non perpendicolare

la
il

<Ma

* in^uiftione

Dialogo fecondo

134

Ma io ri/ponder, che quando la Torrefi'moueffe


impofsibile, che'l fafio cadefie radendola, e

dendo s'inferifce lajiabilit. della Terra

SIMT.

Cos e perche a voler

quando

farebbe

per dal cader ra-

che'l fajfo veniffe

radendo la Torre,

ellafuffe portata dalla

Terrajbifo^nerebbe^he'lfaffb
baueffe due moti naturali, cioel retto verjol centra , e'I circolare intorno al centro,il che e poi impojjble*

SALV.. La diftfa dunque d. Anjiotile cofifije nell'effer'impofftbile,o almeno nel hauer egli jlimato imponbile, che'l fatto potejfc muouerfi di vn moto miio di retto, e di circolare ; perch
quando e' non hauejfe hauuto per impoJJbile,che la pietra potejfe muouerfi al centro ntornoal centri unitamente , egli
,

hauerebbe intefo , chepoteua accadere , che'lfajfo cadente ptejfe. venir radendo la Torre , tanto mouendoj ella , quan-

Jojlando ferma,
\

quejio radere

e in

confeguenzafi farebbe accorto,che dt~*

non fi poteua

toso alla quiete della

inferir niente attenente al mo.


Ma, quejio non ifcufa altra-

Terra

mente Anjiotile, nonfollmente, perche doueua dirlo quando


auto tal concetto , ejfendo vn punto tanto princi-,
fuo argumento,ma di. pi ancora, perche non fi pu

egli auejfe

pale nel

dir ne che tale effetto Ja imponibile r t che Ari/lotile Vhabbia


fhnato imponbile..
fipu dire il primo, perche di qui a

Non

non pur pojjbile ma necejfario ; ni


meno fipu. dire il fecondo ,perc Ari/lotile medefimo con-

poco moflrer

rift. anniet-

che

co

fi

il

fuo*

rauouLf
1

l n^J fuana"

mrC&

indir

per parricida.*ione ,

ch'egli e

fuoco V andare in su naturalmenteper lnea retta , \


muouerfi in giro col moto diurno participato dal. Cielo a tutto l'elemento delfuoco , $r alla maggior parte dell'aria ;fLs
dunque e' non ha. per imponbile mefcolareil retto in su col
all'aria dal concauo lunacircolare comunicato al fuoco ,
re, a/fai meno dour reputare imponbile il retto in gi del
fajfo col circolare, chefujfe naturale di tutto 'l globo terrestre 8
d el quale il fajfo parte
cede

te

al.

&

SIMP. A me non par cotefia cofa

fuoco vadia in giro infieme con

perch quando l'elemento del


lariafacilijfima

anzi necef-

faria cofa. e,che vna particella difuoco , che da. terrafor monti
in alto ,nelpajfar per Varia mobile riceua l'iHejfo mouimento t
e/fenda corpo cos tenue,e leggiero ,e ageuolijjmo ad ejfer moffo;ma che vnfaffo grauijjtmo^ vna palla d'artiglieria,che dai
portar^
alto vega a bajfo,efiagipojla infua balafi lafci traf

ni da aria,n da altro, ha del tutto dell'inopinabile

lire chi

ti*

Del Galileo J

135

siTefperenza tanto propria della pietra la/cfata dalla cima


dell'albero della

nane

al pie dell'albero,

la

quamentrela naueja ferma cafea

ma quando la naue cantina

cade tanto lon-

tana dal medejmo termine quanto la naue nel tempo della


caduta del fa/so fiorfa auanti ; che non fon poche braccia 9

quando

corfo della

naue e veloce .

SALV. Gran di/parit tra'l cafo della naue,

e quei della

Terra

quando'l globo terre/ire hauejfe il moto diurno Imperocch manifftifsima cofa e che'l 'moto della naue,Ji come none Disparit tra,
C
naturale, cosi e accidentario di tutte le cofe , che fono ;;2 } r ^. de *
Jfuo
iaio dalla ci*
;
s
)
o
u
ejsa, onde non e merauiglia , eoe quellapietra, che erantenu- ma
dell'albe.
ta in cima dell' alberof laJciata in libert feenda a bajfo fenza ro della nane,
Mala conuerfion diur- e dalla smit
obligo difeguireilmoto della naue
<* e ^ a 1 ^re.
naji d per moto proprio , e naturale alglobo terre/ire ,
in configuenza a tutte le fue partii e come imprejfo dalla natura e in loro indelebile , e per quel faffo , che e in cima della
Torre ba perfuoprimario injmto l'andare intorno al centro
delfuo tutto in ventiquattr''bore , equefio naturai talento
efercita egli eternamente ,fia purp fio in qualfiuogliajiato .
per rejar perfuafo di quejio non hauete afar altro , chis
mutar vri antiquata imprejfione fatta nella vojra meniti ;
e dire ,f come per auere filmato io finora che fa propriet
del globo terre/Ire lo (lare immobile intorno al fuo ttro non
ho mai bauto dijftcult,o repugnanza alcuna in apprendere
che qualfiuoglia fua particella refi ejfa ancora naturalmente
ri ella medejima quiete; cos e ben douere,cbe quando naturale
infinto fujfe del g :bo terreno l'andare intorno in ventiquattr' bore ,fa d' ognifua parte ancora intrinfea , e naturale inclinazione non loftarferma mafeguire il medfimo
veruno inconuenienteji potr
corfo. E cos fensavrtare
concludere , che per non ejfer naturale ma franiero il moto
conferito alla nane dalla forza de remi, e per ejfa a tutte lt-j
cofe, che in lafi rnrouanoja ben douere , che quel fajfo ,feparato chee'fia dalla naue,f riduca alla fua naturalezza , e
a P lrtc del ~
ritorni ad efer citare il puro efemplce fuo naturai talento
.,
Aggiugnefi, che e necejfario , che almeno quella parie d'aria , v ^\[ t piu a |_
the e inferiore aUe maggiori altezze dei monti , venga dal- te montagne-
V apprezza della fupcrjiae terreftre rapira,e portata in giro ; o fegue il moto
.

_,

&

'pure che, come nafta di molti vapori^

naturalmente fediti U moto diurno ,

& efalazioni
//

che

terre/tri,

non auuiehedd4.

l'aria

lielia

itrr '

1 3

Dialogo fecondo

intorno alla nane cacciata da i remi : per lo cbtJ


l'argumentare dalla natie alla Torre non ba forza d'illazione; perche quelfajfo , che vien dalla cima dell'albero entra in
un mezOjChe no ha il moto della nauer ma quel chefiparte dal
V, altezza della Torrefi troua in vn mezo, che ha Viejfo moto ,cbe tutto! globo terre/Ire , talchifenz'ejfer impedito dall'aria, anzi pi tofiofauorito dal moto di lei ypuofeguirel'vni-

l'aria,che

uerfal corfo della Terra .


SIMP. Io non rejio capace , che Varia poffa imprimere in vvlJ*

-,

j IP

ria atto avo*'-

grandijjimo fa/so, o in vnagrojfa palla diferrOyO dipiombo t


chepafsafse v. g. dugento libre-, il moto, col quale ejfa medefi-

mafimuoue

e cheper

auuentura ella comunica

cofe
kggicrifsime,

-alla

nu non le gra

di quella forte efpofo

tar feco

msimQ

neue

& altre cofe leggierijjme; anzi veggo

non vien pur mofso

*.

ria

alle
,

che

piume ,
vnpefo

a qualfiuoglia pi impetuofo vento


di luogo, vn fol dita p hor penfate f l'r

porter feco.

SALV. Gran difparite tra la voslra efperienza,

fi nojro cafo
Voifatefopraggiugnere il vento a quel fafsopojio in quiete y
e noi efponghiamo nell'aria , che gi fi muoue , ilfafso , ej&o
purfimuoue efio ancora con ViBejfa velocit , talchi l'aria-**
non gli haaconferire vn nuouo moto,mafolo mantenerli ,
per meglio dire , non impedirli il gi concepito : voi volete**
cacciar ilfafso d'vn moto Braniero^efuor della fua natura^
Se voivoleui produrre
e noi conferuarlo nel fuo naturale
vnapiu aggiujata efperienza,doueui dire y che sio/seruafse 9
f non con l'occhio della fronte, almeno con quel della mente f
sib che accaderebbe , quando vn' Aquila portata dall'impeto
del vento, si lafciafse cader da gli artigli vna pietra; la quale,
perche gi nelpartirsi dalle branche volaua alpari del vento
e dopo partita entrain vn mezo, mobile con egual velocit ,
hogrande opinione , che non si vedrebbe cader gi a perpen*
aggtugnendou
dicolo , ma chefeguendol corfo del vento ,
quel della propria grauit 3 simouerebbe d vnmoto tra..

&

fuerfal^j,
Bifognerebbt poterla fare vna tale efperienza ; e poi fisondo Veuento giudicare ; in tanto l'effetto della nane sin qui
mofira di applaudere all'opinion nojira .
S'AL V. Ben dice/le sin qu,perch forf di qui a pocopotrebbe muper non vi tener , come si dice, pi fu le
tarfembianza .
&ebette; ditemi Sig. Simp. parti'egli inttrnameteichefejper

SIMP.

tknzA

Del Galileo.

137

rienza della naue quadri cos bene al propoftto nqftro , e Zk_>


ragioneuolmentefi debba credere, che quello, cheJi vede acca*
aere in lei , debba ancora accadere nelglobo tevreBre {
SIMP. Sin qui vii e parfa disi; e bench voi habbiaie arrecate^*
alcune piccole dijuguaglianze,non mipaion d tal momento^
che bajt a rimuouermi diparere.
SALV. lAnz dejtdero , che voi ci continuiate , e tenghiate falda f
che l'effetto della Terra habbia a rifipondere a quel della naue*y
purctie , quar. do ci fi fioprijje progiudiziale al vojiro bifog?:o, non vi venijfe vmore di mutarpenfiero. Voi dite '.perche, quando la naue fio, ferma, il affo cade alpie delV albero, e quando eli' e in moto cade lontano dalpiede, aduquepet

conuerfo, dal cadere il affo alpiede, fi inferifee la naue Hat


ferma, e dal cadrne lontano,*' argumenta la naue muouerfii
il

e perche quello, che occorre della

della

naue, deue parimente accader"

Terra iperb dal cader della pietra al pie

della

inferifee di mcefft l'immobilit del globo terre/Ire

quejo

il

voflro di corfa

SIMP. E per appunto


mo adapprenderfi
SALV. Hor ditemi fi

Torrefi
.

Non e

ridotto in breuit, che lo rende ageuolifp.

la pietra lafciata dalla

cima dell'albero

quando la naue cammina con gran velocit , cadejfiprecifiamente nel medefmo luogo della naue nel quale cafea, quando la nauefa ferma, qualfiruizio viprefterebber quefle cadute circa l'ajficuraruifi'l v affilio ffermo, purfi caminai
,

SIMP.

lAJfolutamente nijfuno: in quel modo,cheper efimpio dal

batter delpolfo

poich

il

non fipub

conofeerefi altri

polfio batte nell'iflejfo

modo

dorme ,e

ne' dormienti

defilo

che nei

vegghianti

SALV.

BeniJJmo; auete voi fatta mai Vefiperienza della nauel

SIMP. Non V ho fatta ; ma ben credou

che quelli autori, che la~->

producono, l'abbiano diligentemente ofieruata; oltre cheficonofee tanto apertamente la caufa della di/parit r che non fafeia luogo di dubitare
ejfir , che quelli autori la portino fienza auerla
fatta, voijlejfo nefeie buon tefiimonio, che fienza auerlafatta

SALV. Cbepofa

ve ne rimettete a buonafede al detto lonon filo pojfibile , ma necefiario che abbiano

la recate perficura, e

ro; fi come e poi

fatto

efii ancora ;

ant ec efori , fienza


che l'abbia fatta ; perch chiunque lafard

dico di rimetterfi a ifiuoi

arriuar mai a v-no,

trotter

>

. ..

,j

r:

C 1"

Dialogo fecondo

138
a pie

trotter Xtfiperienza moflrar iutto'l contrario di quel che vie-

j]

nefritto :

cio rnojlrer, che la pietra

cafcaftmpre nel medefimuouafi con qualfiuoglia velocit * Onde per effer la medefima ragione della Termuouah la-
ra c fc e ^e //a nau) c]a \ cader la pietra fempre a perpendicolo al
della Torre nonfi pu inferir nulla dei moto, della quiepi}
fr rma #
te della ferra.
SIMP. Se voi mi rimet effe ad altro mezo , che all'efiperienza , io
r
credo bene, che le dijpute nofirenonfinirebberperf c Aa,
perche queja mi pare vi: a cofa tanto remota da ogni vman dicorfio , che nonlafci mimmo luogo alla credulit , ballaprobero delia naue batte nell'luogoifeflb

ma luogo della natie, jia ella ferma

-,

'

babilit

SAL V. Epur l'ha ella lajciato in me


SIMP. Che dunque voi non nauete fatte cento

, no che vna proVaffermate co s francamente perJicura i io ritorno nella


mia incredulit , e nella medefimafcurezza , che i'e/perienza
Jiafiata fatta dagli autori principali, chef nefiruono , e che
ella moflri quel che e/fi affermano

na,

SALV. lofenza efiperienzafon Jtcuro

, che l'effetto feguir come


vi dico; perche cos e necefisario, chefiegua ; e pi v aggiungo ,
the voijlefso ancora fiapee , che non pubfieguire altrimenti
io
benfingete , bjmulate difingere di non lo fiapere
f
fon tanto buon cozzondi ceratili , che ve lofaro confefsarea
viuaforza *JMa il Sign.SagredoJ molto cheto: mipar eua
pur di vederui far non so che moto, per dir alcuna co/a.
SAGI^. Voleuo veramente dir non so che, ma la curiqfit , che mi
ha mojfa quejlofientir dire di far tal violenza al Sign. Simp.
chepale/i lajcienza , che e' ci vuole occultare , mi ba fatto deporre ogni altro dejderio : pero vi prego ad effettuare il
.

Ma

vanto

SALV. Burchi il Sign.


interrogazioni, io

SIMP.

Simplicioji contenti di rifipondere alle mie

non mancher

lo rifponderb quel ctiefapro

,ficuro

che haurbpoca bri'

ga, perche delle co/e , che io te?;go falfe non credo ai poterne
fptr nulla , efiendoche lafetenza* de veri , enon de fal/i
SALV. fon non dejdero , ebe voi d.cate , ridondiate di faper
niente altro, che quello, che voificuramcaenfiapete. i-er-j diQuando voi baueje vna fiuperjicie pia?:,a puhtijjimci
.

temi

tome vnofpecchio,

e di

materia dura comt

fufi-

l'acciaio, e e u

fe non parallela airori&onte, ma alquanto inclinata,

e chejb-

pra,

De! Galileo.
pra

di efa voponese

materia grane,
fjta liberta

139

vna palla perfettamente

di
in
che ellafacejfe i non credete voi

durijjma, come v.g. d bronzo

che credete voi

(fi come credow

sferica
>

lafciata

) che ella ftejfe ferma i

SIMP.

Se quella fuperfice fujfe inclinata

StALV.

S; che cos g. i

bofuppoflo .
Io
non
credo
SIMP.
, che eliaj fermajfe altrimente : anzi pur
ch'ella
ficuro
fon
,
fi menerebbe verfo il decliue Jpontanea-

mente

SAL V.

Auuertite bene a quel che voi dite Sign, Simplicio, perch


iofonjcuro , ci/ e Ilafifermerebbe in qualunque luogo voi la

pofafle*

SIMP. Come voi Sign


pofzioni

Saluiati vifruite di queftaforte d fupcumwciero a non mi marauigliar , che voi coti'

io

eludiate c^nclufiom falfijfime

SALV. Hauete dunque perficurifsimo


fo

ch'ellajimouerebbe ver

decliue fpontaneamente (

il

SIMP. Che dubbio!

E quejio lo tenete perfermo,non perche io veV habbia infegnata (perch io cercano di perfuaderui il contrario ) ma
per voijiejjo, e per il vojro giudizio naturale .
ora intendo il voflro artifizio ; voi diceui cos per tenSIMP.
tar mi,e(come fi dice dal vulgo)per ijcalzarmi;ma non che iti
quella guifa credeje veramente
SALV. Cos sia E quanto durerebbe a muouerfi quella palla 9
auuertite, che io ho nominata vna pale con che velocit i
la perfetti([imamente rotonda
vn piano efquifitamente
pulito per rimuo-uer tutti gli impedimenti eHemi ,
accdentary E cos voglio, che voi aBraggbiate dall' impedimenmediante lafua refijienza alVeJfere aperta , e_->
to dell'Aria
SALV.

&

&

tutti gli altri oslacoli accidentary ,fe altri ve nepotefsero ef-

fere

SIMP. Ho comprefo
manda
to, f

il tutto benifsimo , e quanto alla vojlra dori/pondo, che ella continuerebbe a muouerfiin infini-

tanto durajfe la inclinazione delpiano,e con mouimencontinuamente ; che tale e la natura de i mobile

to accelerato

grani che vires acqnirant eundo : e quanto maggiorfufse


la decliniti, maggior farebbe la velocit.
SAL V. Ma quandi altri volefse, che quella palla fi mouefse ali*ins fopra quella mede/ima Juperficie , credete voi , che ella vi
Sponadafse i
,

Dialogo fecondo
r 40
SIMP. Spontaneamente rio ma ben Jlrafiinataui
,

con violer

za gettai atti

SALV.

E quando

da qualche impeto violentemente imprejfole %


quale-, e quanto farebbe ilfuo motoi
Il moto andrebbe fempre languendo e ritardando/i, pef

ella fufse fpinta

SIMP.

effer

contro a natura , e farebbe pi lungo

do il maggiore , minore impufo


minore accliuit t

a pi breue fecon*

efecondo la

maggiore ,

SALV. Farmi dunquefin

qui , che voi mi h abbiate cfplicati gli


d'vn mobile [pra due diuerjipiani ; e che nel piano
inclinato il mobile grauefpontaneamenie defcende e va continuamente accelerandoji,e che a riteneruelo in quiete bifogna
vfaruiforza ma fui piano afcendente ci vuolforza a fpianco afermaruelo e cbel moto imprefsogli va
gneruelo
continuamentef: emando s e he finalmente si annichila Dite ancora di piti , che nel' on cafo e nell'altro nafee diuerfit
dalVeJfer la decliuit fo accliuit del piano maggiorefo minore;
Ji che alla maggiore inclinazionefegue maggior velocit, eper
loppofito fopra'l piano accliue il medefmo mobile cacciato
dalla medefmaforza in maggior dijlanzajimuoue, quanto
l'eleuazione e minore . Hora ditemi quel, che accaderebbe del
mede/imo mobile fopra vnafuperjicie che nonfufse , rie acaccidenti

'

&

cliue, rie decliue

SIMP. Qui bifogna

co io perifi vn poco alla rifpofa

Non

vi

efsendo decliuit , non vipub efsere inclinazione naturale ai


moto ; e non vi ejfendo accliuit, non vi pub ejer reJijenzcL-*
all' effer mojfojalche verrebbe ad effere indifferente tra la propensione ,ela rejifenza al moto 5 parmi dunque , che e' doiofonofmemorato,
rrebbe rejlarui naturalmentefermo.
perche non e molto, che'I Sign. Sagredo mi fece intender , che
cosfeguir ebbe
SALV. Cos credo quando altri ve lopofajfefermo; mafeglifujje
dato impeto verfo qualcheparte, che feguirebbe i
SIMP, Seguirebbe il muouerfi verfo quella parte
di chefri e di movimento?di continuamen te accelera"
SALV.
lo, come ne' piani declini, difuccejjuamcnte ritardavo, come

Ma

Ma

negli accliui

SIMP,

Io non ci sbfcorgere caufa di acceltrazione,rie di ritarda.'


mento , non vi ejfendo ri decliuit , rie accliuit
SALV, Si: ma,f non vifujfe caufa di ritardamene, molto mena
vi dou-

Galileo.'
4?
vi dourebbe efser di quiete Quanto dunque vorrefle voi,ebc

Del

il

mobile dura/se a muouerj i

%1MP. Tanto quanto dura/se la

lunghezza di quellajuperficie,

ni erta, ne china.

SALV. Adunque

f tale/pazio ju/fe interminata,

il

moto in

e/sa

farebbe parimente fenza termine cio perpetuo ?


SIM P. Parmi di situando il mobilefufse di materia da durare*
$ALV*. Gi qutjia si fuppojo, mentreJ detto,che fi rmuouano tutti gli impedimenti accidentarij, ^7 efierm% eiafragilit
del mobile in quefiofatto e vn degli impedimenti accidentarij.
'Ditemi bora, quale /limate voi la cagione del muouerj quel*
la palla fpontaneamentefui piano inclinato^ nonfenza vio*
lenza J opra l'eleuato ?
SIMP, Perche Vinclinazion de* corpi graui e di muouerj verfo'
centro della Terra,efolo per violenza in su verfo la circonfe,

renza:

e la fuperfcie

al centro,

inclinata e quella 3 che acquifa vicinit

difcofamento
&ALV. Adunque vnafuperjcie , che doue/f ejfer non decliue , e
non accliue, bifognerebbe, che in tutte le fuepartifufse egualdi talifuperficie ve ne egli
mente difiante dal centro
e l'accliue

Ma

alcuna al mondai
SIMP. Non vene mancano;ecci quella delnajlro globo terrefiref
f per ella fufse ben pulita, e non quale ella ejcabrofa,e montuofa ; ma vi ') quella dell acqua, mentre e placida , e tran
quilla

SALV. Adunque vna natte, che vadia mouendoj per la bonaccia del <SMare,e vn di quei mobili che /corrono per vna di
,

quelle fuperfcie, che

accliui, eper difufser rimofsi tutti gli oracoli accidenta<tX eferni, a muouersi,cn l'impulfo concepito vna\volta9

fpofa,
rij,

nonfono ni decliui, n

quando

incefsabiimen te,

le

vniformemenU

SIMP. 'Par che deua efser cos


SALV. E quella pietra,cb'efu la cima dell'albero, non si muou'el.

la portata dalla

naue ,

efsa

ancora per

la

circonferenza dvn
dvn moto inde-

cerchio intorno al centro; e per conseguenza

Ubile in

none

SIMP.

lei

rimofsi gli impedimenti eferni l e quejlo

egli cos veloce,

Sin qui tutta

come quel della naue

cammina bene

moto

%J\ia il reflo t

SALV. Cauatene in buonhora Ivltima confeguenza dapervoiy


f da per voi hauetefapute tutte lepremefsc.

Voi

14*

Dialogo fecondo

$JMP* Voi volete dir per vltima concluJion,e,che mouendqfi quella pietra d"vn moto indelebilmente imprcjfole ,\n;on l' per lafilare, anzi e per feguire la nme ,fj in ultimo per cadere^*
nel mede/imo luogo, doue cade, quando la nane (l ferma ; e
cos dico io ancora, chefeguir ebbe, quando non ci fujftro impedimenti ejerni,cbe flurbafero il mouimento della pietra>i
dop effer pofla in libertri quali impedimenti fon due,Vvno
e lejfere il mobile impotente a romper laria col fuo impeto fo
lo, ejfen dogli mancato quello della forza de* remi , del qualzs
era partecipe, some parte della nane mentre erafu l'albero ;
l'altro il moto nouello del cadere a baffo, chepur bifogna,cha
,

Jta d'impedimento ali altro progrejjtuo,


*

$ALV. Quanto ol impedimento dell aria

io

non ve lo nego ,

e_-

cadentefuffe materia leggiera ,come vna penna,


vafiocco di lana, il ritardamento farebbe molto grande , ma
in vnapjetra grau.ee piccolijjimoj
voiJlejfo poco fd hauete
detto, che la forza del pi impetuofo vento , nonbaja a muover di luogo vna grafia pietra hqrpenfate quelche far l'aria quieta incontrata dalfajfo non pi veloce di tutto'l nauilio; iutiauia, come ho detto , vi concedo qziefo piccolo effetto ,

quando

il

',

che pu dependere da tale impedimento : fi come so , che voi


quando laria fi. mouejfe con Vifleffa ve-

concederete a me, che

maue, edelfajfo l'impedimento far ebbe\ aflolutamene nullo . Quanto all' altro del foprauegnente moto in*
gi ; prima e manifesto, che quefti due, dico il circolare intorno al centro, el retto verfo'l centro non fon contrari/ 3 ne deJlruttiui Ivn dell'altro ni incompatibili ; perche quanto al
mobile ei non ha repugnanza alcuna a cotal moto, che gi voi
Jlejfo hauete conceduto la repugnanza ejftr contro al moto,che
allontana dal centro , e l'ihc. inazione verfo il moto che auuicina al centro ; onde newffariamente fegue che al moto, che
locita della

non apprefa, ne difcofla dal centro nonba il mobile , ni repugnanza ne propenfione ne in confeguenza cagione di
,

diminuirfiin lui la facult imprtfagli ;eprche la caufa monon e vna fola, chefhabbiaper la nuoua operazione a
nlanguidire ; ma fon due tra loro difinte delle quali li
grauit attendefoto a tirare il mobile, al centro, e la virt itnpreffa a condurlo intorno al centro, non resla occajone alcuna d'impedimento
trice

SIMP*

Il difeorfo veramente in apparenza afai probabile , ma


in
.

Del Galileo.

143

in efnza turbato vn poco da qualche intoppo mal'ageuolea


fuperarfi; voi in tutto Iprogreffo battete fatta vna fuppofzione, che dalla fcuola peripatetica, non di leggiero vi far
0ic
5- a"
conceduta , efndo co/itraryffma ad Arif otite, e quefta e il
^f
prender, come cofa notoria , e manifefla, cbe'lproietto ftpara- n mo ff da
to dalproiciente > continui il moto per virt imprecagli dal- virt imprefVijejfo proiciente , la qual virt impreffa tanto efofa nella> fa,ma dal me-;
peripatetica loffia , qu anio il pajfaggio d'alcuno accidente 10
d'vnoin vn' altro fuggetio ; nella qual loffiafi tiene3 ccmc

credo

fa portato dal

che vi fa noto, e bel proietto

mezo,cht

nel noftro cap viene ad effer Varia ; eper f quelfafo lajciato dalla cima dell'albero douefe feguire il moto della naue,bi'

fognerebbe attribuire taVeffetto all'aria , e non a virt imprecagli; ma voi fupponete , che Varia non feguiti il moto

mafia tranquilla oltre , che colui, che lo lafcia


non Vba a fagliare, ne dargli impeto col braccio, ma
deue femplicemente aprir la mano e lafciarlo ; e cos, neper
della natie,

cadere,

virt imprecagli dal proiciente^ neper benefizio dell'aria ptra il fajfo feguire l moto della naue , epero reffer indietro.
SALV* Parmi dunque di ritrar dal vojro parlare> che non vene
do la pietra cacciata dal braccio di colui 3 lafua non venga**
altrimenti

$IMP.

ad e/fere vna proiezione .

N onfipu propriamente chiamar moto di proiezione

SALV.

Quello dunque, che dice Arijot. del moto, del moble,e del
motore de i proietti, non ha che fare ndnofro propofito ; ej
non ci ha che fare y perche lo producete i

tIMP.

Troducoloper amor di quella virt impreffa, nominata^


la quale non effendo al mondo, non pu

& introdotta da voi,

operar nulla, percheron entium nullas funt operationesj


non folo del moto de i proietti ma di ogn' altro , ebes
nofa naturale bifogna attribuirne Va caufa motrice al mezo9
del quale non f hauuta la debita confiderazione 3 e pero il
dettofn qui refa inefficace
SALV. Hors tutto in buon'ora : ma ditemi, gi che la vofra ine pero

Janzaffonda tuttafu la nullit della virt imprejfa,quando io vi habbia dimojlrato cbe'l mezo non ha che fare nella
continuazion del moto de'proietti dopo chefon feparati dal
proiciente lafcierete voi in e/fere la virt impreffa , pur vi
moutretecon qualcti altf affatto alla fua deflruzione ?
\SIMP* Eimojfa l'azione del mezo non veggp cheftpojfa ricorrere ad
,

'

Dialogo fecondo

144
ad

acuit impreffa dal mouentJ


,
Sar bene,per leuare il pi che fiapaffibile le caufe delVan*
darfene in infinito con le altercazioni , che voi quanto fipub
diflint"amente /pianiate , qualfia l 'operazione del mezo , net

rete

altro

che alla

SALV.

c&ntinuar'il moto al proietto

SIMT.
Operazione
del mczo nel
continuare il

llproiciente ha

il

faffo in

mano muoue con


,

velocit, e

forza libraccio , al cui moto, fi muoue non pi il fajfu , cbt^


Varia circonuicina , onde il faffojnell eJ->
ffer'abbandonato dalla
~
? .\ r
.,,
.

mano ,Ji troua nell aria,

muoue con impeto e da


non operajfe, ilfafso eA"

che gi Ji

quella vien portato : che, f Varia


drebbe dalla man o alpiede del proiciente .
voi fete fiato tanto credulo, che vifae la/ciato per/ua~
SALV.
der queje vanit ,-mentre in voifiefso haueui ifenjida confutarle, e da intenderne il vero? Per ditemi , quella gran*
Efperienze , e
cagioni molte
pietra e quella palla d'artiglieria, che pofatafolamentefopra

moto

al

pr-

-ietto

contro alla-
cauta del mo-

vna fau0 Ja

reftaua immobile contro a qual/iuovlia impetuO'


r
j
^
r^ ir
a
r r r a *~
che voi poco fa ajjermafie ,Je jujstfiata
vento
fecondo,
J
co de'proietti,
vna palla di fugher ^altrettanta bambagia, credete , che il
poftada Aribotile
vento Vhauefse mofsa di luogo i
SIMP. xAnzi so certo , che Vhauerebbe portata via , e tanto pi
velocemente-, quanto la materia fufse fiata pi leggiera , che
per quejlo veggiamo noi le nugole e/ser portate con velocit
pari , a quella del ventoJiefso, che lefpigne .
SALV. E'I vento , checofa ti
SIMI?. Il vento fi definifee , non efser*altro, che aria mofsa,
SALV* Adunque Varia mofsa molto pi velocemente , e'n mag~
gior dijlanza traporta le materie leggieriffme , che le gna~

uiffme.

SIMP.

Sicuramente*

voi bauejle a fagliar col braccio vn fafso ,


chi fi moucrebbe con pi velocit e in maggior lontananza l
SIMP. La pietra afsaifjmo, anzi la bambagia mi cafeherebbea

SALV. *ZMa quando

e poi vnjiocco di bambagia

i piedi.

SALV. <SMa ,fe quel che muoue il proietto


dalla

doppo Vefser

mano non e altro, che Varia mofsa


,

dai braccio

lafciato
,

Varia

mofsa pi facilmente fpigne le materie leggiere che le grani,


ome dunque il proietto di bambagia non va pi lontano e
pi veloce di quel di pietra 1 bifognapure, che milapietra reJli qualchl coja oltre al moto dell'aria . Di pi Je da quella
,

.,

traue

Del Galileo 7

145

tratte pende/se fo duefpagbi lunghi egualmente) e in capo dell' vnofufse attaccata vna palla di piombo , e vna di bambagia

na, e

&

amendueji aSontanafsero egualmente dalperepoi fi lafiia/sero in libert: none dubbio, che l'vl'altrafi mouerebbe ver/o' lperpendicolo, e che/pinta dal

nell'altro.,

pendicolo

'

proprio impentolo trapalerebbe per certo interuallo, epoi vi


qual di quejii due penduti, credete voi,cbe
ritornerebbe.
dura/sepia a muouerfi', prima che fermar/i a piombo?

Ma

$IMP. La palla dipiombo andr in qu,e'n l mille vlte,e que lbambagia dua, tre alpi .
Talch queW impeto , e quella mobilit, qualunque f ne
Jta la caufa ,pi lungamente fi confierua nelle materie graui,
che nelle leggieri ; vengo bora a vn''altro punto , e vi domando: perche l'aria non porta via ade/so quel cedro} ch'i su queU
la di

SALV.

la tauola /

SIMP.

Per chi

ella

Beffa

nonjtmuoue

SALV.

Bifogna dunque, che il proiciente conferifea il moto alVa*


ria, col quale ella poi muoua il proietto
f tal3 virt non
Ji pub imprimer, nonfi potendo far paffare vn accidente^
.

Ma

d'vn fubbietto in vn

altro, come pu poffare dal braccio nelinone forf Caria vn fubbietto altro dal brace io ?
SIMP. Rifponde/, che l'aria per non ejfer ne graue ne leggiera
nella fua regione dfpofia a riceuere facilijjmamente ogni
l'aria

impulfo, T a conferuarlo ancora.

SAIV.

Ma fi

adejfo ci hanno molrato , che il


meno participa di grauit tanto e meno atto

penduti adejfo

mobile, quanto

a conftruare il moto, come potr ejfere, che l'aria, che in aria


non ha punto di grauit ejafola conferui il moto concepito?
io credo e so che voi ancora credete al prefinte che non primaJfirma il braccio che l'aria attor nogli Entriamo yl-j
camera , e con vno feiugatoio agitiamo quanto pi fipoffa
(aria ,* fermato il panno conduca/i vna piccola candeletta
,

andare vna foglia d'oro vovagar quieto dell' vna, e dell''altra, v'accorgerete dell'aria ridotta immediatamente a tranquillit. Io potrei addurui mille efperienze , ma doue non bajlajfe vna d
quejle ,Ji potrebbe bauerla cura per difperata affatto
SAG'Hj Quando Ji tir a vna freccia contrai vento quanto incredibil cofa, che quelfiletto d'aria,fpinto dalla corda vadia
al difpetto della fortuna accompagnando la freccia i Ma io
accefa nella stanza

o lafciuiji

lante, che voi dal

ancora

t\6

Dialogo fecondo

ancora vorrei/opere vn particolare da Ariftot.pettl quaU3


prego il Sign* Simplicio} che mifauorifca di rifpofia . Quando
col mede/imo arco fujfero tirate due freccie, vna per punta al
modo confueto , e X altra per trauerf , cio pofandola per lo
lungo fu la corda , e cos diBefa tirandola , vorrei Japerta
qualdi ejfe andrebbe pi lontana .fauoritemi ingrazia di rijpojia bench forf la dimandavi paia pi tojlo ridicola, che
altrimenti; efcufatemi, perche io, che boy come voi vedetey anzi
del groJfettOjche nox non arriuopi in alto con la miafpetu*
)

latiua

SIMP*

Io non ho veduto mai tirar efreccieper trauer/,tutta*


uia credo , che intrauerfata non andrebbe, ne anco la ventefi*
ma parte di quel ch'ella va per punta
SAGR. perche fa ho creduto l'iftejfi, quindi e , che mi e nata oc*

cafione di metter dubbio tra' l detto d*<Ari/2ot. e l'efperienza ;


perche quanto aWeJperienza} s'io metter fopra quella tauola

due freccie in tempo y cbefpir vento gagliardo y vna pfata


per tifilo del vento , e Valtra intrauerfata , il vento porter
viafpeditamente quesla , e lafcierd Jiav V altra ;
il medefi*

&

mo par che douej/e accadere , quando la dottrina


fujj vera , delle due tirate con Varco

d"^4rifiotm

imperocch la trauerft
vien cacciata da vna gran quantit dell' aria moffa dalla corda y cio da tanta quanta e la fua lunghezza t douecbe l'altra
freccia non riceue impulfo da pi aria , chefijia il piccoli/Jt'
:

mo cerchietto della fua grojfezza ; &io non so immaginarmi


la cagione di tal diuerfit, edejdererei difaperla

SIMP. La caufa mi par affai manifefia

&

e perche lafreccia ti*


;
rataperpunta ha a penetrarpoca quantit d'aria, e l'altra ne
ha dafender tanta quanta e tutta lafua lunghezza.
SAGR* ^Adunque lefreccie tiratey hanno a penetrar Variai Oh se
l'aria va con loro, anzit quella , che le conduce, che penetra*
zione vi pu efiere ? non vedete voi , che a quejio modo bifb*
gnerebbe, che lafreccia Jimouejfe con maggior velocit , che
l'aria (equefa maggior velocit , chi la conferifce alla frec*
cialvorrete voi dir,che l'aria le dia velocit maggiore dellafua
C
propria l Intendete dunque Signor Simplicio , che'l negozia
ed'f? u'moprocedeper Vappunto a rouefcio di quel , che dice ^Aristotile
co de proietti,
e che tanto efalfo , che'l mezo conferifea il moto al proietto 9
s non lo eoafenice
quanto e vero t che egli folo e t che gli arreca impedimento ; e-
mt e/o quejlof intendente fenza trouar difficolt, che quandi

l'ari*

Del Galileo.

147

tariafimuoue veramente molto meglio porta fico lafreccia


,

per trauerfo , che per lo dritto, perche molta l'aria, che la/pitirate con
gne in quella pofura, epochiffima in quefia
.

l'arco, perche Variafi ferma

Ma

lafreccia trauerfa percotendo

in molt'aria, molto viene impedita , e l altra per punta faciUfi/imamentefupera l'ojiac ola della minima quantit d'aria t
che f le oppone .
SALV. Quante proporzioni ho io notate in Arijlot. (intendendo
fempre nellafilofofia naturale ) chefono non pur alfe , niA
alfe in manierat chelafua diametralmente contrariale vera,
come accade di quefia tZMafeguitando il nofro propojto p
credo, che il Sig. Simp.refi perfuafo , che dal veder cader la
pietra nel mede/imo luogo fempre , nonfipojja conietturare

circa il

moto , lafiabilit della naue ; e quando ti'dettofin-.

qui nonglibafiajje y ci e Vejperienza di mezo , che lo potr del


jlutto aj/icurare; nella quale ejperienza, al pi che potejfe,
vedere , farebbe il rimanere indietro il mobile cadente, quan1

do e ufie di materia afflai leggiera, e the Varia non feguijfe il


moto della naue ; ma quando Varia fi mouejfeton pari velocita , niuna immaginabildiuerfitfi trotter ebbe, ne in queja,
ne in qualfiuoglia altra ejperienza , come apprejflo fon per
drrui Hor, quando in quefio cafo non apparijca diuerfit
.

alcuna

chefideue pretender di veder nella pietra cadente*


Torre , doue il moumento in giro e alla
pietra non auuenzio ,accidentario, ma\naturale , ed eterno, e doue Varia figue puntualmente il moto della Torre, e la
Torre quel delglobo ierrefire Hauete voi Sig. Simp. da replicar altro /opra quefio particolare*
SIMP. Non altro, f non,che non veggiofin quprouaa la mobilit della Terra.
SALV. Ne io tampoco hopretefo diprouarla ma filo di mofirare, come dall' ejperienza portata dagli auuerfary per argomento della fermezza non fipu cauar nulla ji come credo
,

dalla fommit della

mofrar dell'altre ,
Digrazia Sig. Salutati , prima che pajfare ad altro , concedetemi,^ io metta in campo certa dijflcult, che mifi raggirata perla fantafia mentre voi flaucon tanta flemma Jminuzolando al ^ign. Simplicio quefia ejperienza dalla naue i
ZALV. Noi fiam qui per dfcorrere y e bene, che ogn'vno muoua le dijjicult, cbtgiifouuengono , che quefia e lafirada per

SAGR.

&

venir'

Dialogo feconda

48

venir in cognzion del vero

Per dite

SAGR. Quandofio, vero, che l'impeto, col qualefi muoue la naue p


dopo che s'efeparamuto non arre*
quejlo
vero
,
che
efiain
chi impedimento , ritardamene al moto retto all' ingi , naturale alla pietra , forza, che nefeguavn effetto meraui*
Stia la naue ferma , efia il tempo della cagliofo in natura
duta d'vn faffo dalla cima dell'albero due battute di polfo ;.
muoziafipoi la naue, .elafcifi andar dal medefimo luogo Vi*
Jfeffo faffo il quale ,per le cofe dette , metter pur' il tempo di
due battute ad arriuare a baffo , nel qual tempo la naue ha*
um v.g.faorfo venti braccia, talch u vero moto della pietra
farfiato vna linea trafuerfale , affai pi lunga della prima
retta, e perpendicolare , che e la fola lunghezza dell'albero 9
tuttauia la palla Vhaurpaffata nel medefimo tempo ; inten*
dafidinuouo il moto della naue accelerato affaipi, fi che la%
pietra nel cadere dour poffare vna trafuerfale ancor pi IH*
resli impreffo indelebilmente nella pietra,

Accidente
marauigliofo
nel moto de-*
proietti

ta dall'albero

oltre

& infomma crefcendofi la velocit

naue
quanto fi voglia, il faffo cadente defcriuer
fuetrafuerfili femprepi e pi lunghe e pur tutte lepaffer. nelle me*
defme due battute di polfo $" a queBa fimilitudine , quando in cima di vna Torre fufse vna colubrina liuellata, e con
efsafitirafsero tiri di punto bianco, cio paralleli all' Orizon*
te per poca, b molta carica:, chefidefse alpezzo, fi che lapaU
la andafse a cadere , bora lontana mille braccia hor quattro

ga dell'altra ;

della,

le

,-

mila, horfei mila, hor dieci mila , <&c. tutti queji tirififpedi*
r.ebbero in tempi eguali tra di loro , t ciafcheduno eguale al

tempOjche la palla sfumerebbe a venire dalla bocca delpezzo^


fino in terra , lafeiata ,Jnz 'altro impulfo , cadere femplice*
mente gi a perpendicolo . Horpar merauigliofacofa., chenelVijefso breue tempo della caduta a piombo, fino in terra
dall'altezza vg*di ceto braccia, pofsa la medefimo paUa,cacsiata dalfuoco, pafsarexhor quattrocento, hor mille,hor quattromila,
hor diecimila braccia , fi che la palla in tutti i tiri
di punto bianca ,fi trattenga fempre in aria per tempi egualu
$ALV. La confiderazione per lafua nauit bellijfima,e quando
l'effetto fio vero, meraugliofo :edellafua verit io non ne
dubito : e quando non ci fufse l'impedimento^ accidmtario
dell' aria, io tengoperfermo, che, f nell'vfcir la palla del pezzo
filafciafse eadefvtfaltra dalla medefimo. altezza gi apiom*
,

&

Del Galileo.

149

ho , amendue arcuerebbero in terra nel medefino inBaate ?


ancorch quella haueffe camminato diecimila braccia di dif:aza,e queja cento foamente; intendendo , che il piano del!&
Terra fuffe eguale, che per Jcurezzafipotrebbe tirare /opra
qualche lago . L'impedimento poi) cbepoteffe venir dall'aria,
farebbe nel ritardar il moto velocijjmo del tiro. Hor,fe cos
vipiace, vanghiamo alle foluzioni degli altri argomenti, gi %
the il Sign.Smplicio reja (per quanto io mi creda) ben capate della nullit di quejio primo , prefeda i cadenti da alto &
bajfo

SIMP,

Io non mifento rmojfi tutti gli fcrupoli , eforf il difetto e mio, per nan ejjr di cos facile, e veloce npprenflua,comt
il Sign. Sagredo . Eparmi, the quando quejio moto participaio dalla pietra, mentre era fu V albero della naue,$ haueffe 9
tome voi dite, a conferuar indelebilmente in lei, dopo ancora^
cbefitrouafeparata dalla naue, bifognerebbe>cbejmilmente9
quando alcuno fendo fopra vn cauallo , checorrejfe velocemente, ftlafe iafle cader di mano vna palla quella caduta in
,

terra continuaffeilfuo

moto

efeguitajfe

il

corfo del cauallo

fenza rejiargh a dietro , il quale effetto non credo io , che fi


vegga, Je non quando Colui , ch'ejul cauallo la gettajfe coru^
forza verfo la parte del corfo , ma fenza quejio, credo, ch'ella
refiera in terra dou ella percuote
.

SALV.

lo credo , che voi v'inganniate d'affai ; efonjcuro, chz^t


l e/per ienza vi moftrer il contrario , e che la palla arriuata ,
thefa in Terra, correr infeme col cauallo ^negli refler indietro ,fe non quanto Vafprezza , <b" inegualit della frada
y

E la ragione mi par pure affai chiara: imperocch,


quando voi,Jando fermo titafte per terra la medt/m a palla , non continuerebbe ella il moto ancofuor della voftra mano i eper tanto pi lungo interuallo , quanto la fuperfeiz^
l'impedir:

fufiepiu eguale ,fi che v.g. fopra


nijjima

il

ghiaccio andrebbe lonta-

SIMP.

Quello non ha dubbio , quando io gli d impeto col bracma nell'altro cafofifuppone , che colui , che e fui cauallo
la lafci foamente cadere
SALV. Cosi voglio io , chefegua: ma quando voi la tirate col
braccio , che altro rimane alla palla,vfcita, che ella vi di mano, che il moto concepito dal voftro braccio, il quale in lei confettato , continua di condurla innanzi { bora , che importa 9
cio,

ebe

1 5

Dialogo fecondo

che queir impeto fa conferito alla palla pi dal vojfro Braccio,

che dal cauailo

vofra

mano

cauallo Jlejfo

no

mentre, che voijte a cauallo, non corre lau+

& inconfeguenza la palla

certo sii adunque nell' aprirfolamente

come

il

lama'

moto gi concepito, non dal voflro


moto vofro particolare, ma dal moto dependen-

la palla fi parte col

braccio ,per

te dall' ijiejfo cauallo

alla

cosi veloce,

che vien comunicato a voi , al braccio

mano, efinalmente alla palla

Anzi voglio dirui

di pi,

tbe xJe colui nel correregetter col braccio la palla al contrario


del cor/a] ella arriuata, chefa in terra,taluolta, ancorchfagliata al contrario, pur feguiter
ta referferma in terra

il

corfo del cauallo, e taluol-

; efolamenteJmuoueralCoppofito

delcorfo,quando il moto riceuuto dal braccQ,fuperaJfe in velocit quello della carriera . Et vna vanit quella di alcuni, che dicono poterj dal caualiere lanciare vna zagagliapet
aria , verfo la parte del corfo , e col cauallo feguirla, e raggiugnerla, efinalmente ripigliarla *
dico vna vanit , per chi
a far, che ilproietto vi torni in mano, bifogna tirarlo a\Vinsh
nel modo mede/imo, chef altri Reffe fermo , perche, Ja pure
il corfo quanto fi voglia vehee , purch Jia vniforme % <& il
proietto nonfa vna. cofa leggierifjma , fempre ricader in>

mano al proiciente, efia pur gettato in alto quanto fi voglia*

SA GR. Da queja dottrina io vengo in cognizione di

alcuni problemi affai, curio/i, in materia di quefti proietti ; il primo de*


ilproquali dour parer molto Brano al Sign. Simplicio :
blema quefio . Ch'io dico , che pojfibile, chelafciata cader

ProMemi

di-

crfi. e curiofi

intorno a
ti

ma

e proietti

Jemplicemente la palla da vno, che in qualjiuoglia modo corra velocemente , arriuata, che ellafiain terra, nonfolofegua
fi C0TJq fa colui, ma di affai lo anticipi: il qual problema e con
nejfo con quefio , che il mobile lanciato, dal proiciente opra- il
piano dell Qrizonte , pu acquijar nuoua velocit, maggiore
affai delia conferitagli da efjo proiciente , il quale ejfetto ho io
piu volte, con ammirazione ofjeruato , nello /lare a veder co> fioro , chegiuocano a tirar con le ruzzole , le quali fi veggono , vfeite che fon della mano,andar per aria con certa velosita, la qual poi f gli ac erefc e afai netf arriuare in terra, e f

ruzzolando vrtano in qualche intoppo, che lefaccia sbalzare


in alto ,fi veggono per aria andar affai lentamente, e ricadute in terra pur tornano a muouerfi con velocit maggior e^ma
quel che ancorapijirauagante, ho io ancora ojferuato , che

non

Del Galileo.
15 1
vano
pi,
velaci
che
per
terrai
par aria,
fempre
con folamcntc
amendueper
terra
d
tal
volta
duefpazj
vn moto
ma
, fatti
nel fecondo fpazio e pi veloce, ebe nel primo . Hor , che di,

rebbe qui

$IMP.

il

Sign. Simplicio ?

non bauerfatta cotale ojferuazioSecondariamente direi , di non la credere ; direi poi nel
terzo luogo , che quando voi me ne accertale, e che demo/imtiuamente me l'infegnajle : voifu/le vn gran Demonio
SAGR. Di quelliper di Socrate non di quei dell'Inferno .
voi pur tornate fu quejlo infegnare; io vi dico , che quando
ne

^Direi la prima cofa, di

Ma

vnonon sa la verit daperf , imp offbile , che altri gliene


faccia fapere pojf) bene infegnarui delle cofe, che non fon, ni
vere, n alfe , ma le vere , cio le neceflarie , cio quelle , ebe
imponibile ad ejfer altrimenti , ogni mediocre difeorfo , ole s

ei lefappia mai ; e cos so , che crede


Sign. Salutati: e per vi dico , che deiprefenti probleragionifon fapute da voi, ma forf non auuertite .

daf y
anco

mi le

b imponibile , che

il

SIMP,

Lafciamoper bora queja difputa, e concedetemi, ch'io d'


ca, che non intendo, ne so quejle cofe cbejt trattano t e vedete pur difarmi refiar capace de*problemi .
SAGT^ Queslo primo depende da vn'altro , il quale ; onde auuenga, che tirando la ruzzola con lo fpago , affai pi lontano, &in confeguenza, con maggiorforza va , che tirata con
,

mano

la empite e

SIMP,

Arijlotile

Ji proietti

ancora fa non

so che

problemi, intorno a que-

SALV,

S , e molto tngegnof, 4$ in particolare quello, ondeauuenga , che le ruzzole tonde vanno meglio , che le quadre
.

SAGR, E di quejo Sign, Simplicio non

vi darebbe l'animo di fa-

pere la ragione, fenza altrui infegnamento

SIMP. Si bene fi bene ; malafciamo le beffe


SAGR. Tanto fapete ancora la ragion di quefi'altro*
,

Ditemi

dunque ; fapete che vna cofa , toejmuoua , quando vien'


impeditafi ferma t
SIMP. Sollo quando per l'impedimento tanto chebafli
,

SAGR.

Sapete voi, che maggiore impedimento arreca al rnobilz-j

l' bavere a muouerfi per terra, che per aria , effendo la terra*
fcabrofa, e dura, e l'aria molle, e cedente i
SIMP. perch so quejlo, so ebe la ruzzola andr pi veloce per

che per terra , talch


guel;cbevQjlimaui,

aria

il

miofapere

tuito alloppojiio di

Adagio

Dialogo fecndo

$AGR.

^Adagio Sgn.

vn mobik

Simplicio,. Sapete

voi* che nette part di

che giri intorno al fuo centro, fi ritrouanomoui^

menti verfo tutte

le

bande ?fi che altre afcendono ,

altre de*

fendono, altre vanno innanzi, altre all'indietro!

SIMP. La so & Arijot. me l'ha infegnato


SAGR. E con qual dimqftrazione , ditemela digrazia
,

SIMP*. Con quella del Jnfo


SAGR* ^Adunque Arijot. vi ba fatto vedere, quel ebefenza lui
non bauerefie veduto i baurebbeu'egliprefiato maiifuoioCf
.

shi Voi volei dire, ebe Arijot. ve Vbaueua detto , auuerti'


io, ricordato e non infegnato . Quando dunque vna ruz~
,

zolafenza mutar luogo gira nfejlejfa , non parallela , wJ


eretta all' Qrizonte , alcunefue parti afcendono, le oppofle de
fendono, lefuperiori vanno per un uerfo,, l'inferiori per il
contrario . Figurateui bora una ruzzola , che fenza mutar
luogo, uelocemente giri info jlejfa, efiia fofpefa in aria, echt
in tal guifa girandofia lafciata cadere in terra a perpendico*
lo

credete uoi, che arriuata, che ella far in terra feguitsr

di girare infefiefia, fenza

mutar luogo,come prima t

SIMP. Signorn..
SAGR. rfMa che farai
SIMP. Correr per terra velocemente*
SAGR. E uerfo. qua! parte i
SIMP..

Verfo quella dotte la porter lafiua uertginel

SAGR.

Nellafua uertigine

cifon delle parti, cio le fuperor,cfc


fi muouono al contrario delle inferiori , per bfogna dire &
quali ella ubidir ;che quanto alleparti accendenti, e defeen^
denti lune non cederanno ali altre nel tutto andr in gi
impedito dalla terra, ne in su per ejfergraue
SIMP. <Andr la ruzzola girando per terra uerfo quella parte
doue tendono lepartifue Jperiori.
SAGR. Eperche non doue tendono k contrarie r cio quelle , che
,

toccan terra l

SlMP.

Perche quelle di terra uengono impedite ddU'aJprezza dei

ma lefupe
rioriydhefono nellar'n tenue, e cedente, fono impedite pochif
fimo , mente, e per la ruzzola andrper il loro uerfo.
toccamento ,soedalliJlefiafcabrofit della terra,

SAGR.

Talch quellattaccarfi, per cos dire ,

leparti difiotto

alla

terra, fa cfrelle refiano, efolofifpingono auanti lefuperion.

SALVo Epsr+ quando, la. ruzzola- cadej fui

ghiaccio

altra

fuperfick.

Del Galileo

tf$

JuptrfickpuMtfsima , non cos bene/correrebbe innanzi, ma


potrebbe per auuentura continuar di girare in fe.flejfa,fen*
za acquiftar altro moto progrefpuo
SAGR. Efacil co/a , che casfeguijf ; ma almeno non costjpeditamente andrebbe ruzzolando , come cadendofu la fuperficis
alquanto a/pra
dicami il Sign. Simpl. quando la ruz~
zola girando velocemente in f Beffa vien la/ciata cadrti %
perchi non va ella anche per aria innanzi , come fa poh
..

quando e in

terra

Ma
?

SIMp.

Perche battendo aria di /pra , e difitto, ni quefiepart*


ne quelle hanno doue attaccar/i , e non hauendo occafone di
andar pi innanzi, che indietro, cade a piombo .
SA G'J\. Talch lafola vertigine inf fteflaffenz 'altro impeto,puo
fpigner la ruzzola, arriuatafche/a in terra a/fai velocemenHor venghiamo al refo. Quello fpago , che il ruzzolante
tefi lega al braccio , e col \quale , auuolto intorno alla ruzzola, t la tira, che effettofa in e/fa /
SIMP. La cojringe a girare in f sle/a, per ifuilupparjt dalla-*
.

corda .
Talch, quando

SAGR.

la

ruzzola arriua in terra,

ella

vi giu-

gne girando infejefa merci dello /pago Non ha ella


dunque cagione in/e Jie/fa di muouerf pi velocemente ,pev
,

terra, che ella

nonfaceua , mentre era per aria

SIMP.

Certo s ,perchper aria non haueua altroimpulfo,chz^


quel del braccia del proiciente, e f ben haueua ancor la vertigine, que/a ( come fi e detto) per aria non /pignepunto , ma
arruando in terra al moto del braccio s'aggiugne la progrefJone della vertigine , onde .la velocit fi raddoppia ; e gi intendo beni/fimo , che rimbalzando la ruzzola in alto , la/ita
velocit /cerner , perche l'aiuto della circolazionegli manca*
nel ricadere in terra lo viene a racqui/lare , e pero torna &
muouerfpi velocemente , che per aria . Rejlamfoloda intender , che in qu:flyfecondo moto per terra ella vadia pi
velocemente>cbe nel primo, perch cos eUaft mouerebbe in infinito ^ccelerando/i fempre
lo non ho detto a/olutamente

SAG !{.

fiapu veloce del primo,


pi veloce .

SIMT.

Queslo e

dere

qudb

che que/lo fecondo

moto

ma che pu taluolta accader, cb'e'Jza

ch'io

non capifco , e ch'io vorrei inten-

Mquefio

Dialogo fecondo
154
E quefto ancora fapeteper voi fleffo Ter ditemi;quan~

SAGR,

do voi vi la folate cadrla ruzzola di mano, fenza che ella giraffe in f Beffa

chefarebbe percotendo in terra

SIMP, Niente, ma rejierebbe quiui


SAGR, Nonpotrebb egli accader e,che nel percuotere in terra, elle
.

moto i penfateci meglio .


Se noi non la lafciajfimo cadere fu qualche pietra , che batieffe pendio, come fanno i fanciulli con le chiofe, e che battendo a sbiefciofu lapietra pendente,acquijafie mouimento infc
Beffa in giro , col quale poi ella feguitajfe di muouerf progrejjiuamentein terra, nonfapreiin quaValtra maniera ella

acquijiajfe

SIMP,

poteffefar altro , che fermarjdoue ella battejfe .


$A(jtR. cco pure, che in qualche modo ella pub acquiflar nuous
vertigine . Quando dunque la ruzzola sbalzata in alto ricade in gi, perche non pub ella abbatter/i'a darefu lo sbiefcio di
qualcheffo fitto in terra , e che habbia il pendio verfo doue
il moto,
acquiflando per talpercojfa nuouavertigine, oltre a quella prima dello fpago , raddoppiar il fuo moto,efarlo
pi veloce, che non fu nel fuo primo battere in terrai
SIMP. Hora intendo, che ci pufacilmentefeguire .
v confederando, che quando la ruzzolafifac'effe girare al ctrario y
neirarriuare in terra ,farebbe contrario ejfetto, cio il moto
della vertigine ritarderebbe quel delproiciente .

&

SAGl{.

E lo ritarderebbe, e l'impedirebbe tal volta del tutto,quaE di qui nafce lafoluzione

do la vertiginefujfe affai veloce


di quell'effetto

fanno con

che

giuocatori di palla a corda pi efperti

lor vantaggio ; cio

d'ingannar Vauuerfario col

trinciar ( che tale il lor termine ) la palla ; cio rimetterla


ton la racchetta obliqua ; in modo, che ella acqui/li vna verti-

gine infefejfa contraria al moto proietto , dalchne feguita


che nefarriuare in terra il balzo, che, quando

la palla

non gi-

andrebbe verfo Tauuerjario porgendoli il confueto


tempo di poterla rimettere, rtfa come morto eia palla fi
raffe

meno affai del folito ribalza*, e rompe ti


tempo della rimeffa Ter quefo anco fi veggono quelli che
giuocano con palle di legno a chi pi s'accoja a vnfegno determinato , quando agiuocare in vna Bradafa ffofa , e piena
diintoppi, da far deuiafn mille modi la palla ne punto an-

fchiaccia in terra

dar verfo ilfegno per nfuggith tutti , gettar la palla no ruzzolando per terra , ma dipofaper aria , comef baueffero a
,

gettare

Del Galileo.'
155
vna piafra piana maperche nel gettar la palla, ella
tfce di mano con qualche vertigine conferitale dalle dita, tu~
taucltacbe la manoJ teneffefotto lapalla,come comuntmtns

gettare

onde la palla nel percuotere in terra preffo alfegn


trai moto del proic lente , e quel della vertigine-, /correr*, i It^a
affai lontana; perfar , cV ellaJfermi , abbrancano artifizio'
amente la palla, tenendo la matto di [opra , e la palla i folto, alla quale nello fcappar vien conferita dalle dita la vertigine al contrario f perla quale nel battere in terra vicino al
per torJtgno qmui fi ferma , o poco pi auantiforre .
nar 'al prix cipal problema, che efiato caufa difar nafeer queteji tiene,

Ma

Jli altri

Jilafa

dico

che epoffbile

che

vno moffo

veloci/fimamente

vf ir vna palla dimano,la quale giunta, che fa in ter-

non folo feguitt il moto di colui,ma lo anticipi ancora movendo/ con velocita maggiore E per vedere vn tal! effetto
voglio, che il corfoja d'vna carretta alla qualeper banda di
fuorifa fermata vna tauola pendente,/ che la parte inferiora,

re rei verfo i caualli e la fuperiore verfo le ruote di dietro


, f nel maggior corfo della carretta, alcuno , che vi fa
dentro , lafcer cadere vna palla gi per il pendio di quella*
,

Hora

tauola ,
fejejfa

ella nel
,

venir gi ruzzolando acquifera vertigine in

la quale, aggiunta al

moto imprtjfo dalla carretta-*

la palla per terra affai pi

velocemente della carretta:


e quando fi accomodale vn' altra tauola pendente alVoppo/to fi potrebbe temperare il moto della carretta , in modo,
che la palla feorfa gi per la tauola , nell'arriuare in terra
reflajj immobile , O' anco taluolta correjfe al contrario
della carretta
cMa troppo lungamente ciJam partiti dalla
materia , e f il Sign. Simplicio re/la appagato dellafoluzone
del primo argomento contro alla mobilit della terra ,pre/o

porter

da 1 cadenti a perpendicolo , fipotr venire agli altri


SALV. Le digrefjionifattefin qui, non fon talmente aliene dalla
materia , che fi tratta , chefpojfan chiamar totalmente /parate da quella ; oltrech dependono i ragionamenti da quelle
cofe, ebefi vanno demando per lafantafa non a vn foiosa
a tre , che anco di pi difeorriamo per nofro gufo , ne Jamo obhgati a quella grettezza, che farebbe vno , che ex profello tratta/e metodicamente vna materia, con intenzione
anco di publicarla. Non voglio, che il nofro Poemafi astringa tanto a quella vnii , che non ci lafci campo aperto per gli
,

epijodi/,

Dialogo fecondo

15

gpifodij , per introduzion de' quali dour ballarci ogni pie


colo attaccamento ,e quafchenoicifufjmo radunati a contar
fauole , quella fa lecito dire a me , eoe mi far fouuenire il

feniir la vojlra

Queflo a me piace grandemente) e gi , che noifamo


quefa larghezza , fam lecito, prima che p affare pi innanzi, ricercar da voi Sign. Saluiati ,fe mai vi venuto penfato
qualfpojfa credere , chefa a linea deferitta dal mobile gra'

SAGR.

naturalmente cadente dalla cima duella Torre a baffo , e Jc


vi hauete fatto fopra rejiejfione , ditemi in grazia ilvofro

zie

pen/ero
3

Io e ho taluolta penfato , e non dubito punto, che quandi


altri fujfefcuro della natura del moto , col quale il graue de'
feendeper condurf al centro del globo terre/ire , mefcolanda
poi col mouimento comune circolare della conuerfon diurna^
Jtrouerrebbe precifamente qual forte di linea fa quella , che
dal centro della grauit del mobile vien deferitta nella compo*
Jzion d tali due moumenti .
SAGR. Delfemplice mouimento verfo il centro dependente dalla

SALV.

grauit, credo, chefpoffa ajfolutamentefenza errore credere^


che Ja per linea retta, quale appunto far ebbe,quando la terra
fujfe immobile *

SALV. Quanto a queRa parte, non folamente pojjamo crederla,

ma Vefperienza ce ne rende certi


SAGR. CMa come ce ne affcura Vefperienza ,ft noi non veggiamo mai altro moto , che il compojlo delli due circolare, r in
giui

SALV. <Anzipur Sign. Sagredo non veggiamo noi

altro, che

il

femplicein gi ; auuenga che V altro circolare comune alla*


Terra, alla Torre,
a noi rejla impercettibile, e come nullo,

&

non participato da
queBo ilfenfo dmfira, chefa per linea retta venendofempre parallelo allajleffa Torre che fopra la fuperefolo

noi,

ci

rejla notabile quello della pietra

di

&

a perpendicolo.
ben troppo dappoco mi fon dimojra-.

Jcie terre/Ire fabbricata rettamente,

SAGR. Hauete ragione,

to, mentre non mefouuenuto vna cofafi facile ; magia, che


queflo e noiijjmo , che altro dite voi di defderare, per intender la natura di queflo mouimento a baffo ?
SALV Non bafa intender , che fa retto, mabifognafapere,fe
u

Ja v#fQrm, o pure difforme ; sioe , f mantenga* xfemprz^


vn'ieffa

Del Galileo I

157

vrftejja velocit , h purfi vadia ritardando, o accelerando


SAG1{. Gi e chiara, cbefiv accelerando continuamente.

SALV. Ne quejio

bafia, ma conuerrebbefaperefecondo qualproporzione fi faccia tal accelerazione : problema , che fin qui
no credo, chefiafiato faputo dafitofofo,ne da matematico al-

&

cuno;ancorche dafilofofi,
in particolare peripatetici ,fieno fiati volumi intieri, egrandijfimi fritti intorno al moto,
SIMP. Ifilofofifi occupano fopragli vniuerfali principalmenipiu comuni sintomi , lafciante ; trouano le definizioni,
do poi certefottigliezze, e certi tritumi, che fon poi pi tofio
furiofit, a i matematici:
AriJiot.fi e contentato di defini-

&

&

re eccellentemente

che cojafia

il

moto in vniuerfale; e

cale mofirare iprincipali attributi

altro violento

e equabile

che altro femplice, altro e

altro accelerato

delia-

naturale,
compofo, che altro

cio, che altro e

e dell'accelerato
fi e

contentato di

lafciando poi l'inuefiigazione detta proporzione di tale accelerazione, e di altri pia

render la ragione

dell' accelerazione

particolari accidenti al mecanico ,

SAGR.

Tutto bene Sign. Simplicio mio

ad altro
.

inferiore artifia

Ma voi

Sign. Saluiati

calandoui taluolta dal trono della maefi peripatetica , hauete


maifcherzato intorno alV nefiigazione di quefla proporzio*
ne dell accelerazione del moto de' graui defcendenti i
SALV. Non mi efiato bifogno dipenfarui , attefoche V accademico nofiro comun* amico,mi mofrogi vnfuo trattato del moto , doue era dimofirato quefio, con molti altri accidenti ma
troppo gran digrefjonefarebbe , f per quefio vokfimo interromper ilprefente difcorfo , ( che pure ejfo ancora e vna digrefjone) e far come fi dice, vna commedia in commedia.
SAGR. Mi contento d'ajfoluerui da tal narrazione per alprefente, con patto per, che quefla fia vna delle proporzioni riferuata da efaminarfi tra le altre in altra particoar feJJone,perintanto torniamo
ebe tal notizia e da me defideratiffima :
'>

&

alla linea defcritta dal

graue cadente dalla fommit della

Torre ,fin o allafua bafe

SALV. Quando il mouimento retto verfo il centro della terra fuffe vniforme , ejfendo anco vniforme il circolare verfo Oriente ,fi verrebbe a comporre di amendue vn moto per vnalinea
fpirale

fi ir ali

da Archimede nel libro delle fut*>


quando vn puntofi muouevniformemente

di quelle definite

che fono,

Jopra vna lima retta } mentre ejfapztr'vniformementefigira


intorno

Dialogo fecondo

158

intorno a vn de ifuoi eHremi puniifijfo, come centro delfu


riuolgimento . Ala perche il moto retto del grazie cadente , t

continuamente accelerato } forza che la linea del compoHo


dei due mouiment , fi vadia fempre con maggior proporzione allontanando fuccejjiuamente dalla circonferenza d quei
,

cerchio

che haurebbe difegnato

il

centro della grauit della

pietra ,

quando ellafujje refiatafempre fopra la Torre : e

fogna

che quejo allontanamento fuiprincipio Jia piccolo

bif

anzi minimo, anzipur minimi/fimo , auuengacbe il grauz^0


defeendente, partendo/? dalla quiete, cio dalla priuazion del
entrando nel moto retto ingi e anca , che
moto a baj/o,
pafjper tutti i gradi di tardit , che fono tra la quieie,e qualJiuoglia velocit} li quali gradifono infiniti : Ji come gi a
lungoJi e di/co rfo , e conclufo .
1
Stante dunque, the taleJia ilprogrejb dell accelerazione ,
effondo oltre d rio vero } che ilgraue defendente va per terminare nel centro della terra , bifogna, -che la linea tkljuo moto
compojojia tale , che ben Ji vadia fempre con maggior pr*
porzione allontanando dalla cima della Torre per dir me-,

&

&

La

linea de-

fcrittadal cadente naturale,

fuppofto

ii

moto della ter


ra,crca'l pro-

prio centro ,
farebbe pro-

babilmte circonferenza di
cerchio

cima della
per
la
della
terra,
che
Torre ,
conuerfion
ma
tali difcojamenti fieno minori, e minori in infinito , quanto meno , e meno
il mobileJi troua efierfifcojiato dal primo termine douepofa-.
zia. Oltre d ci e neceffaro, che queja tal linea del moto comorfatti que
pofio vadia a terminar nel centro della terra
venni
gi
intorno
al centro
due
deferiuendo
prejuppofi
Jli
A. coljemdiametro A\B. il cerchio BI, rapprefentantemi il
globo terrefire , e prolungando il femidiametro <A\B. in G,
defcrijJV altezza della Torre BG. la quale portata dalla*
terra, fopra la circonferenza BI. defenue con lafua fammit Varco CD. diuifa poi la linea GA. in mezo in E. col centro E. nteruallo EG. deferiuo il mezo cerchio GI. per il
quale dico bora , che afiai probabilmentefipu credere , cbt~*
vna pietra cadendo dalla fommh della Torre G. venga mouendofi del moto compofto del comune circola? a e delfuo
proprio retto; imperocch fegnando nella circonferenza GD,
alcune parti eguali Ci7 . J^'G. GH. HL. e da i punti F.
glio, dalla circonferenza del cerchio descritto dalla

'

G.H.L.

il centro A. linee rette, le parti di ejfe indue circonferenze GD. BI. ci r appr efenteranmedefima Torre GB, trafportata dal globo ter-

tirate verfo

iercettefr

le

no fempre la

re/ire

Del Galileo :
DI.

15?

punti dotte effe vengono


egate dall'arco del mezo cerchio CI. fono i luoghi doue di
tempo in tempo la pietra cadente Jritroua : li quali punti fi
vanno fempre con mag*
gior proporzione allontanando dalla cima della
tejlre verfo

nelle quali linee i

Torre, che quello che fa,


}

moto retto fatto Itigo la Torre , ci fi mofira


fempre pi , e pi accelerato; vede/i ancora, come
che

il

merci della infinita acutezza dell'angolo del cotatto

dell'i

CI.

il

due cerchi

DC

difcoflamento del

eadente dalla circonfere-

za CFD. cio
ma della Torre

dalla
,

ci-

verfo

il principio piccolijjmo,

che e quanta

a dire il moto ingi ejfer lentifjimo , e pi , e pi tardo in in*


finito, fecondo la vicinit al termine C. cio allofiato della
quiete ; efinalmente s'intende , come in vltimo , tal moto andrebbe a terminar nel centro della terra <^4.
SAGR. Intendo perfettamente il tutto , npojfo credere, chl mo*
bile cadente defcriua col centro della fua grauit altralineat
cbevnafimile
SALV. Ma pian o Sign Sagredo , che io ho da \portarui ancora
tre mie meditazioncelle , che forf non vi difpiaceranno . La
prima delle quali e , chef noi ben consideriamo, il mobile non
fi muoue realmente d'altro, che di vn moto fmplice circolare,
/
r
r
mf
fi come quando pojaua Jopra la Torre pur si muoueua di vn
moto femplice, e circolare La feconda e ancora pi bella,imperocch egli non si muoue punto pi , b meno , che f fufiL~>
re/lato continuamente fu la Torre, ejfendo chea gli archi
CF. FG. GH. <&c. che egli haurebbe pajfati /land fempre
fu la Torre fono preci]amente eguali gli archi della circonferenza CI. rifondenti fittogli Jlef/CF. F.G. G.H. re
dolche nfeguita la terza merauigia , che il moto vero, e reale
della pietra non vien' altrimenti accelerato, ma efempre equahle <X vniforme , poich tutti gli archi eguali notati nella*
tirconferenza CD. 'i loro Qorrifpondentifegnati nella cir.

confe-

>

m.m-,.1te
aa la ,.:,
cima
I

della Torre.fi
muoue per la

circonferenza

Non^muoue pi,nmeno, che f fuff reflato

la-.

Sl

i:

,.

moto

C q lia bi-

non ac-

le

cekrato

Dialogo fecondo

conferenza CI. vengono paffati in tempi eguali ;

falche noi
nuoue caufe di accelerazione >o d
altri moti poich il mobile,tanto Jlando fu la Torre , quanto
feendendone fempre si muoue nel modo medesimo cio circolarmente con la medesima velocit e con la medesima vni~
Hor ditemi quel che vi pan di quella mia biz,*
formit

venghiamo Uberi di

ricercar

zarria
.

SAGR.

Dicoui r che non potrei a baslanza con parole efprimef


quanto ella mi par marauigliofa : e per quanto alprefente mi

Jirapprefenta

all' intelletto > io

non credo

che

il

negozio pajjl

altrimenti; e volefie Dio,che tutte le dimojrazioni de jlofoj


bauejfer la met della probabilit di quejia . Vorrei bene per

mia intera fodisfazione fentir laproua , come quelli archifono eguali


.

SALV. La dimolrazion

e facilijjma . Intendete ejfer tirata**


quella linea IE. Et ejfendo il femidiametro del cerchio CD,
cio la linea CA. doppio delfemidiametro CE. del cerchio CI
far la circonferenza doppia della eirconferenza,& ogn'arco
del maggior cerchio doppio di ogni arcojmile del minore :
in confeguenza la met dell" arco del cerchio maggiore , eguale
all'arco del minore *
perche l'angolo CEI. fatto nel centro
E. del minor cerchio , e che injjiefu l'arto CI. doppio dell'angolo CAD. fatto nel centro A. del cerchio maggiore , al
qualefuttende Varco CD. adunque l'arco CD. e. la met dell'arco del maggior cerchiojmile all'arco CI. eperfono li due
archi CD* CI. eguali;e neli'ijejfo modoJi dimojl erra di tutte le parti .
che il negozio, quanto al moto de i graui detendenti, proceda cos puntualmente, io per bora non lo vo-

&

Ma

glio ajfermare;ma diro bene,chefe la linea defcrittadal cadte9


non e quejia per l'appunto , ella gli e fommamente projjma ,

SAGR.

Ma io Sign. dalmati vpur bora conjderando

vn altra

co/a mirabile, e quejia , che ,Janti quefe confiderazioni ,

il

moto retto vadia del tutto a monte e che la natura mai non
Jeneferua poich anco queli'zfo, che da principio glifi con,

Moto

retto

par del tutto


ei
io in na "

cedette , che fu di ridurre al fuo luogo le parti de i corpi integrali ,quando fuffero dal fuo tutto fep arate, e pero in praua

difpqfzione coflituite , gli vien leuato }

moto circolare

& ajfgn.ato pur al

SALV. Qu e/lo fegu irebbe neceffariammte,quando Jfujfe concludo il globo terre/ire muouerji circolarmente } cofa che io non
,

pretendo

Del Galileo.

tt

pretendo, che /la fatta , ma follmente fi e andato fin q&}) &jt


andr confederando la forza delle ragioni', che vengono afe'

gnate da

per prona

i jlofoj

dell'immobilit della terra

delle

cadenti a perpendicolo patifee k


diffcult chehanete fentite le quali non so di guanto momento fieno par/ al Sign. Simplicio , epero prima chepajfre

quali quejla prima pH'tfi da

:.

argomenti , farebbe hene,cb'ei producef


da replicare in contrario
$JMP. Quanto a quefo primo confe[Jh veramente hauer fentto variefotigliezze , alle quali non haueuo penfato e come
clye elle mi giungono nuoue, nonpoffo hauer le rifpojle cos in
pronto , ma quejo prefo dai cadenti a perpendicolo, non lb&
per de ipiii gagliardi argomenti per l'immobilit della terra >
e non so quello, che accadeva dei tiri dell'artiglierie, e ma-fimi
di quelli contro al mti) diurno
$AGT{. Tanto mi deficfajidio il volar de gli vccelli , qtM'o mi
al cimento degli altri

f ,fe cofa ha

>>

fanno

diffcult le artiglierie 7 e tutte le altre efperienze arre-

cate di fopr a

no innanzi,

^Ma quefi vccelli

e'n dietro

ad arbitrio loro volamodi , e quelcb<Lj

che

e rigirano in mille

bore intere fofpefi per aria, quelli dico


vii fcompigliano lafantafa , ne so intendere come tra tante
girandole e no-n ifmarrifeano il moto della terra , o cornee*
ihiportapiu, (tanno

le

poffin Uner dietro a vna tanta velocit, ebe finalmentefuperu a parecchi , e pirretebi doppi il lor volo *

ALV. Veramente il dubitar voji'ro non fnz ragion? e forf


-il Copernico slejfo non ne douette trottar fioglimento di fua
intera fodisfazione ; e perci per auueniura lo tacque, f ben'
.meo nellef'ammar Maitre ragioni in contrario fu affai concifo credo per dirizza cC ingegno sfondato fu maggiori, e pi
alte contempi* zioni rtel modo ebe i konipbco fi muo-uono
per l' import u/i.0 abbaiar de i picciol cani Serberemo dunque
l'injlanz-a degli vcceili in vltimo,e'n tanto cercheremo di dar
fdisfazionc al Sign, Sirtipl. nell'altre, col mof rargli almo dj
,

-,

[olito

che egli fejfo ha

n'accorge

le foluzioni

in

mano

f.

E facendo principio da i tiri di vola

bene non f
a fatti col

mecefimo pezzo ,poluere,epalla,l'vnO Verfo Oriente, e l'altro


VcrJ Occidente, dicami qu al cofa la quella che lomuouea

credei

e,

che

tiro

verfo Occidente

iiurna fujfe del ghbo terrestre


Ajfai, che l'altro

verfo Leuante

(quando

la rcuoluzion^*.

dourebbe rmfeir piudunga

Muoitm

Dialogo fecondo

iti

'1

^Muouomi a cos credere,

perch nel tiro verfo Leuan~


, vien feguita-*
daWijhjfa artiglieria ,la quale portata dalla, terra, pur velocemente corre verfo la, medefma parta , onde la caduta della
palla in terra vien poco lontana dal pezzo ..All'incontro nei
tiro oc.ciden tale,, auanti, che la palla percuota in terra, il pezzoJ ritirato ajjai verfo Leuante,onde lofpazio tra la palla*

SIMT"..
Motiiio per il
quale par che

te, la palla

tiro d'arti-

gtieria_> verfo

mentre,) che e fuori dell'artiglieria

ponente debba riufeir pi


lago che quel
lo

veri

le-

e 7 pezzo-, cio il tiro,

uance

, quanta
nftempijbe

apparir pi lungo dell altro

farfiato ilcorfo dell' artiglieria, cio della terrat

amen due le palle fonofiate per aria*

SALK.

lo vorrei che noi trou affimo qualche modo d far


,.

vn t-*-

efpevienza chrrifpondeteial motodi qtteji proietti, come queU

v.

Efperienza, di
vna; carrozzacorrente-- per

la della: naue al, moto de i cadenti da alto > a baffo, ,


fando la maniera*.

va peti"

SAQ'H. Credo,che prona, ajjai accomodatafarebbe il pigliare vna'


carrozzata coperta , <* accomodare in effavn balejlrone da

bolzoni ameza eleuaziane , accia iltiro riufcijfe ilmaflmo di


tut , e mentre icaualli corre/fero tirare, una volta verfo la
y
parte doue fi correre poivn altra verfo la contraria , facendo beni/fimo notare douefttroua la carrozza in quel mometo di tempo, chl bolzonefiacca in terra , fi nell-vno , come:
,,

vedere

la dif-

ferza

de. tiri..

appunto quanto l'v*


maggior dell altro,,
SlMPo. "Farmi che. tale efperienza fio. molto accomodata ; e non
ho dubbio, cbel tiro,cioe,che lofpazio tra la freccia , e douefl
troua lacarrozzanelmomento,che la freccia/i ficca in terra,,
far minore affai, quddofi tira verfo ilcorfo della carrozzar
che qua dofi tira per loppofitoSa per e/mpio il tiro nfefiefnell'altro- tiro ;.che cos potr, vederfiper

no. riefee

',

fo trecento braccia, e 'l.corfo. della carrozza , nel tempo, che il


bolzone f per aria, fia braccia cento , adunque trandoft
verfo

il

corfo. delle trecento braccia del tiro,

lacarrozzetta nt

pajfa cento, onde, nella percofa del bolzone in terra, loJpazio


tra

effo, e la

carrozza far braccia dugentofolamente,. ma-*

all'incontro nell altro tiro correndo la carrozza al contrari

del bolzone

quando il bolzone har pajfate lefue trecento


le fu a cento altre in contrariofa diflan*

bracciale la carrozza

za trapoBaJitrouer effendi braccia quattrocento


Sarebbec'egli modo alcuno per far, che queji tiri rufcifferfr
eguali l
SIM&*. Zq fionfagrdaltrfffjiodogcbecolfar^arferma lacqrroz*

SALV.

m+

Q2eJ<

SALV*

Queflojs

Del Galileo.
ma io domando facendo covre?

163
la carrozza.

a tutto corfo.

S1MP.

Chi non ingagliardife Varco ,nel tirarfecondo ilcorf 4


poi Vindebolijfeper tirar contro al corfo
SALV. Ecco dunque,che pur ci qualch' altro rimedio.
quanto bifognerebbe ingagliardirlo di pi , e quanta poi indebo:

Ma

lirlo i

SJMP.

NelVefempio nojlro doue battiamo fuppoHo, the

l'arco ti-

ruffe trecento braccia ,bifognerebbe per il tiro verfoil corfo in'


gagliar dirlo tJ che tirajfe braccia quattrocento , e per l'altro

indebolirlo tanto , che non tir afe pi di dugento, perch cos


fvno, e V altro tiro riufc irebbe di braccia trecento inrelazio*
ne alla carrozza ,a quale colfuo corfo di cento braccia , che

quattrocento, eVaggiugnerebbe
dugento, verrebbe a rdurgli amen due al/c**

ella fottrarrebbe al tiro delle

a quel

delle

trecento*

Ma

SALV.

che effetto

fa

maggior minor ga

nella freccia la

gliardia dell'arco i

SIA1P. L'arco gagliardo

la caccia

can maggior velocitacipi deva tanto pi lontano vntt

bole con minore; e Vtfleffa freccia

volta) che l'altra, con


cocca

SALV.

Vvna

quanta maggior velocit

ella

ifcedMa

volta, che l'altra.

tanto per Yvno, quanegualmente dalla carrozza


corrente, bifogna, che Je nel primo tiro dell' efempio propofl
ella fi parte v*g. con quattro gradi di velocit, n di altro tiro
ella fi parta con duefolamente : ma fef adopra il medtfimo
arco da ejfo ne riceue ftmpre tre gradi
SIMP, Cosi e ; e per queflo tirando con l'arco medtfmo, nel corfo
dtlla carrozza t tiri nonpojfon riufeire eguali .

Talchper far, che

lafreccia tirata

to per V altro vtrfo, s'allontani

..

SAL V. Mi ero fcor dato di domandar


ne

puf

con che velocitfi fuppo,


che corra la car-

in quefla efperienza particolare

rozza
SI AJP. La velocit della carrozza bifogna fupporla di vn grado
in comparazione di quella dell'arco , chtlre ,
SALV. Si s, cos torna il -conto gi fio
ditemi , quando la
carrozza corre, nonfimuouono ancora con la medejma ve.

locit tutte le co
f, che fon nella

SIMP.

S ALV.
-

Ma

carrozza

Senza dubbio.

^Adunque il bolzone ancora

quale e

tefo

Varco

e la

JL

corda +fu /.*-


Cosi e%

y
.,.

Dialogo fecondo

SIMP.

Coste*

SALF. adunque nello /caricare

il bolzone verfi 'ii cor/o detlzs


imprime fuoi tre gradi di velocit in vn*
bolzone,, che ne ha gi vn grado , merce della carrozza , che
ver/, fucila parte con tanta velocit" lo porta ; talchi ncll'v-

^arrazza

l'arco

,.

fi trotta con quattro gradi di velocitalo all'incontro tirando per l'altro verfo, il mede/imo arco confer/ce i fvoi medefirm.tr tgravd in vn h ilzone, che.fi muove in
contrario-con vn grado, talch nelfepararfi dalla corda, non
gi voi
vdireflano altim che dua foli gradi di velocit..

fair della cocca

e'

Ma

,.

fiapO'haiM^e- depo/a, cheperfare

infogna , che il
bolzonefi partavinta volta con quattro gradi y eValtra con*
due adunque)fenza 'mutar^arco^ X.iRejfo corfo della carrozi titieguai'z,.

za

O&s

quello?

che

che aggiufa lepartite

le figtku

coloro y che

capaci della ragione

fo lluaute

verfo
t_

^f
:

ejfer

all'arti-

etroverete,

:,.-

i'

clomeQ,di Ticonc^voJ^yrdi'tnttigUakri^b^pmicttrtqveUa>fi, k imLetcTat^impyefiione r che ha tevrafiia ferma.


dilla quale nota, vi potete > b fapete fpogliare , ne anco qvando volete fbfofare di quel che feguirekbe ,pofto che la terraJt
tno-ue/Se-y cos nell'altro argomento non confidevandoi% cht^r
mentre, che la pietra e fu la Torre, fa circa il muouerfiy non?
muoverfi, quel che fa il globo terre/Ire, perche hauetefijfo nella mente, e lie. la terra firn ferma, > difcorrete intorno alla caduta del fisfjh fempr^ mmc , fi;fi pagti/Jc dalla quiete., dovey
che bfgn&dtte ,fc. la tenta U firma , il fajfo fi parte dalla,
quiete-, efbende perpendicolarmente; mafie la terrafirnvoue^
la pietra alt-refi fi muove con pari velocit , nefi parte dalla?
quiete) ma. dai -moto eguale a quel della terra , col quale me*
fola il fopravegnenie ingi , e ne compone vn trafverfale,
ih'-'^

'

ponea---

l esperienza epoi qveUay

H ora applicate quejo difeorfo

fatti dalla

'irridi.! criii ve?"

che mimuafi'la terra


Hia ferma, j tiri
medefima forza hanno a riufeir fempre eguali
-^a iu0 ,r^a parte indrizzatvt L'error.editArijtotiky
*

.gienia

Scioglie l' 'ar*?-^

omento preto dai tin d


^

non vokficro fa non poteffero

'

<.

SIMP.. M'a Do vono*} come , f ellafi muove


la

veggo

trafuerfalmente. >.

io rniAn-'Vcxflretia:-nents-,- e perpeniso'lafmentei que-

pvr.e vn negars.il fenforj/sanifcfio.ps:finonfidcue eraAere alfenfoper. quat aHrarpwtafi'deve entrare afilofofare t"
SALl r Ri/petto alla terr. r sMa.Torre:, e>anoi,,chetvttidi conferva ci moviamo col moto diurno infieme , con la pietra, ilmoi-

?A

v,

Jo-'h

'

*'

a diurno

come f non fvffe ,

refiainfenfibile , refi a impep^.


fattikik^

Del Galileo.

|*J

tenibile, efinza azione alcuna, e filo ci rejtd tifferuabile quel

moto , del quale noi manchiamo che, il venire a bafio lambendo la Torre Voi non fiete il primo the finta gran repugnanza in apprender quejo nulla operarci moto tra le cof y delle quali egli comune AGR. Hora mi fouuiene di certo mio fantaficamento che mi
pafs vn giorno per l'immxginatiua , mentre nauigaua nel
viaggio di Aleppo, dotte andaua Cfolo della nofira nazione, ^ y
,

-,

*)ta
r "jJ
e

t forf perir ebtiejfer di qualche aiuto , per efplicar queflo nul- per moi |. a r jj
la operare del moto comune ,
effir, come, fi non fujfe per nulla fperare
dei moto e.
voglio
tutti i participanti di quello , e
, f cos piace alSign,
une
t
me
da
alUrafantajlicaua
quello,cbe
Simpl.difiorrerfieco
filo,

&

'

SIMP, La nout delle cofi, chefinto mi fa curiofo, non -che tol,

lerante di afioliare tper dite pure.

SAGR.

Se la punta di

vnapennada fcriuere

<cbe fufie fiata

naue per tuttala mia nauigazione da Venezia fino in Alefi


fandretta hauejfe hauuto facuit di lafiiar vfbd figno di
tutto il fuo viaggio j che vejigio, che nota 3 che linea baurefc*
,

brtfUa.lafiiatai'.

lafciato vna lnea diflefa ddVenezia fin U,n&


perfettamente diritta oper dir meglio , difltfa in perfetto arco di cerchio , ma duuepi, e doue meno fejfuofa, fecondo, che
il v'afftti fujfe andato, or pi
or meno fluttuando ;ma queJlo in/le tterfi in alcuni luoghi vn braccio, o due, adejira, o a
finiflra, in alto, o a bafo in vna lunghezza di molte centinaia di miglia, piccola alterazione hartbbe arrecato ali inti.ro
tratto della linea , fi che a pena farebbe flato finjbile ; efinza
error di momento fi farebbe potuta chiamar* vna pariti

jSIMJP. Haurebbe

d'are operfitto

&AGR.

vero ,vero, verijfimo moto di quella punta dipana farebbe anco fiato vn'arco di cerchioperfato quando il
moto del vajfello , tolta la fluttuazion dell'onde fujfe flato
placido e tranquillo
fi hhauejfi tenuta continuarne a te
>qudla mtdefma penna in mano e folamentef haueff'taluolta mojfa vn dito o due in qua, in l : quaV alter azione barello arrecata a quel fuo principale elunghijfimo tralto i
SIMP. Minore di quella, che arrecherebbe a vna linea retta, lunga mille bracciali declinar in varij luoghi dall 'afiluta retti.tudwe,quanto^ vn occhio di pulce
Sicbt

il

~,

AGR. Quando dunque vn pittore,nelpartirfi dal porto,

hauejfi

wmin~

t6

Dialogo fecondo

&>mnat}& difegnar fopra vna carta con quella penna ,e cotmuato-t t dfegno\ fino; im AUJfandretta , haurebbe potuta

eauardakmoto

di quella: vninteraji'oria. di moltefigure per*

fllamente, dintor.nte:,. e tratteggiateper mille , e mille. verfi r


cmpaej, fabbriche, animali, &T altre cofe,fe ben tutto, il vero, realeify ejenzial'mouimentofegnato. dalla punta di quel
lapenna, non farebbe, fiato altro,, che.vna ben. lunga,
plicijjma lineai.

mafem*

E quanto alVoperazionpropria del pittore p

llifiejjo a capelta haur.ebbe delineato , quando la. naue.fuJpL^


fata-ferma: ^ Chepoi del moto lunghijjmo della penna, non
vefiialro veftigio, che quei trattifegnatifu l carta, la cagio
nenel\eJfereftatoilgranmoto,da&enezamA

comunedlla. carta> e della penna?, e ditutta quello, che era ini


naue ;
moti piccolini* innanzi, e*n\dietroy azdeJra >,&'
a
^.comunicati
dalle, dita del pittore allapenna:, e. non*
afnifi'r
alfglio;, per. ejjer propri/ di quella, potettero lafciarrdifevefiigiofu la carta, che a tali mouimenti reflaua immobile.Cos
parimente e. vero, che mouendbf la. terra, il.mot della pietra
weLvenire.abajfo: 3 Ljato;realmente:vn lungo, trattoci molte
centinaia >j!X anco ai moltemigliaia: di braccia, efhauejJL^
potuto Jegnarein. vn'aria:fabil , altra fuperficie* iHratto
delfuo corfo, hauerebbe tajciataz vna: lunghijjimalinea.trafsterfal ima quella parte ditutto queftmoto ,cbecomum^*>
delfaJfo^dla:Torre,edinoi,ci.refainfenfbil,eco
fujfe, efolo rimane ojferuabile quella parte, della quale, ne la
Torre , ne n.oifiamo partecipi, che in fine quello h con ch&
la pietra cadendo^rmjura: la; Torre*

Mal

v.

$A&V*
>

per ejplicar quefio punto ajai dijficfc


da molti Hor , f il Sign.. Simplicio non

Sottilijlimo-penjero

elle, per ejlt

capito

vuol replicar,

attiro-,

pojjimo poffare ali altre efperienze

lo

feioglmento delle quat,riceuer non poca ageuolezza.dall<L&


cofe dichiarate fin

qui

$MB.

Io non: ho che dir altro, fa' era mezaaftrattoju queldijegno,e:fuVpenfre y comequei.trattitirati per tanti verj, di
qua, d ty ims) in gi, innanzi, in dietro, intrecciati con~j>
7

centomlatriiortole,

non fono; in ejfenza,ereal[Jmament?~*

altro) che pezzuolidi vna linea fola tirata,tuttapenvn

ver/a

meejm&yfenzdverun'altra: alterazione,che.'A.declnar dal


tmtfodirittiffimotalolavnpochettinor adefrai e ajihiftra9
BmuQuerJtla:punta della penna, or pi veloce y&orpm

tarda

Del Galileo T

fj

farda, ma con minima inegualit


considero , ehe nel memodo
vna
lettera
, e cbequejli fcrittor
firmerebbe
defimo
Ji
.

pi leggiadri, che per moBrar lafiioltezza della mano, fenza


fiaccar la penna dalfoglio, in vnfol'inatto Regnano con mille , e mille rauulgimentt vna vaga intrecciatura > quando
fujferoin vna barea , che velocemente fi or reffe conuerirehbevo tutto il moto della penna , che in ejfenza vnafolaiinea.
tirata tutta verfo la mede/ima parte epochiffmo infleffa 9
declinante dalla perfetta drittezza, in vn ghirigoro , Et ho
,

gran gu fio , che ti Sign. Sagredom'babbia.de/lato quefiopen*


Jero ipero fegutiiamonnanzi, chela fperanza di poterne^
fentir de gli altri vniterr piuMttento
$AGR. Quando voi auefe aurioftt di fentir di Jmili ar*
guzie ,cbenonfouuengono cos a ognuno, non cene.manca- SottHieze ak
no e majjime in quejiacofa dellanauigazione;enon vipar- fai inlpide r vn bdpenfiero quello jche mifouuennepur,nella medej- ironicamente
ma nauigazione i quando mi accorfi,che l albero ellamau, <<jette,!e canate
aQl
fenza romperjt /opiegarfi ,baueua fatto pi viaggio son ^a c [QjQ^
gaggia , cio con la cima ,-cbe colpiede ?perche la cima ejfindo
,

'

"-'

pi lontana dal.centro della terra, che non ti piede veniua,


Ad hauer.defiritto v filare odi vn cerchio maggiore del cerchio,
per il quale erapajfato il piede
SIMJK^E.coj^uandvribuomo.cammina fa pi viaggio cl ca*
,

p, che co i predi

AGR.

'**

Lbauetedapervoi Beffo e di vqfiro ingegno penetrata


Ma non interrompiamo ti Sig. aluiatt
,

btnijjimo

,.

$ALV. Mi piace di veder, che il Stgn.

SimpLcioJi va^ddefiran
do , fi per il penjero fuo , t non Tua imparato (da certo li"
brettodixondufioni ^douenefonoparecchialtrinon men*
vaghi, e arguti
Segue rhe noi parliamo Udiartigl cria ertta a perpendicolo fopra l'Orizonteicidd tiro verfo il nojbro /Inflanjaconvertice efinalmente del ritornn del/a spalla pei\0efia.lmea, :tro ^ moto di
110
dd }*-*
fopra liftejfo pezzo, ancorch n lla lunga dimora , che ellafi "J
dal
pezzo
T
babbia per molte miglia portato & \ (tir0 per _
feparata
y la terra
verfo Leuante; e par, che per tanto fpazio Mourebbe la palla pendicolare_>
cader lontana dal pezzo verfo Occidente; ilchenon^accade-; dcU'^Vrtiglie.

adunque l'artiglieria fenza ejfirf mfia l'ha affrettata La-> Vm l 1 ouc


Joluzione l'ifejfa, che quella della pietra cad.en.e dalla TorJgf fnfffnS^
re ; e tutta lafallacia , e equiuocazioneconffie nel fippor mofuiind l'~
Jmpreper vtro qudlo che} in qui filone; perche auuerfario e^uiuoco

4.

ba

srtf

Dialogo fecondo

hafemprefermo nel concetto ,

che la pallafiparta dalla quie


venir cacciata dal fuoco fuor del pezzo; e partirfi dallo
flato di quiete non pub ejfier,fie nonfiuppofla la quiete delgloba
te nel

terreflre, cm'poi la oncufione di chefi quijltoneggia; replico

per tanto , che

quelli, che fanno la terra mobile, rispondono 9


(he l'artiglieria, elapalla, che vie dentro particip ano ilmedewtomoto, che ha laterra^ anzich quefo infieme con lei bann'eglinoda natura, e che pero la palla non fiparte altrimenti

dalia quiete ;ma congiunta colfuo moto intorno al centro, il


quale dalla proiezione ins, non le Vienne, tolto, ne imped"
io ;.& in tal gufa figurandoti moto vntuerfiale'fletta terra v
tjerfio Orientefiopra l'ijlejfiopezzodi continuofi mantiene, fi
nelValzarfi, come nlfitom& ,;e ifteff vedrete voi accader e9
facendo Vefperienza in nane di vna palla tirata in su a perpendicolo- con vnabalefra, l quale ritorna nelVifieffo luogo]^

muoufi la naue,flia ferma

"

Akra folaz
ne

alla

SAGR. Que&o fodisf benijfimo

al tutto * ma perchebh veduto p


che il Sign, Simplicio prende gufilo di certe arguzie da chiappa*

"

mede-

raainftanza

( comejidice ) il compagno, gli voglio domandare ,fe fiuppor bra, chela


errafiliferma > e fiopra ejfia l artiglieria

fi $
eretiaperpendicolarmentex e drizzata al noftro Zenit, egli hot
difficult nejfitna in intender , che quello e ilvero tiro a per*
pendicolo e che la palla nel partir/i , e nel ritornofit per afte
darperlifleffa linea retta,intendendofiemprerimojjt tutti glk
impedimenti efie#mf ;&accMmtari/.\
SIMP, Io intendo) che ilfatto deuafiucceder coslper appunto*
quando tartiglieraJlpiantaJfe,non aperpendicolo^
$AGJ{.
ma inclinata verfio qualche parte-, qualdourebbe efier'ilmot&
della palla ? andrebbe ella forf r come nell'altro tiro per la~*
linea perpendicolare,e ritornando anco poi per Viftefifia i
$IMP. Queto nonfarebb'ella, ma. vficita del pezzo fieguiterebbt
ilfiuo motoper la linea retta y che continua la dirittura della
canna, fenon in quanto il proprio pefo la farebbe, declinar da
'

Ma

tal dirittura verfio terra

SAGR.

gue la diren
oe del meco ^

<

la dirittura della

canna

e la regolatrice

del

moto

ne fuori di tal linea Jmuoue, muouerebbe, fie'l


pefo proprio non la faceffe declinare in gi > epero poJlalcL**
tanna a perpendicoh,e cacciata la palla in su, ella ritornapev
dellapalla

Proietti conti
nuano.il motoei- la linea

Talch

0$a linea retta ingi

perche il moto dellapalla dependn.

H dallafua granita) e ingi per la mede/imaperpendicolare^

> 1

tkvim-

>

Del Galileo r
viaggio dunque della palla fuor del pezzo, Corinna la diritfie^e coJpr?tura di quella particella di viaggio , ctie ella hafatto dentro al i C ente m enpezzo : nonjti cos /
tre con effo eranocguinti,
SIMP. Cos pare ame.
perpendicolo,
SA \}R Bora figurateui la canna eretta a
e che la
terraJi volga in f (ejfa co'l moto diurno , e /co porti V artiglieria-, duerni qualfar il moto della palla dentro alla can~
na, dato cbejija fuoco i
SIMP. Sar vn moto retto, e perpendicolare, ejfendo la canna-*
drizzata a perpendicolo .
SAGR. Confidiate bene, perch'io credo, ch'e* non far perpen dicolare altrimenti: farebbe bene a perpendicolo ,fe la terra feffeferma,perche cosi la palla no haurtbbe altro moto, che quello , che le venijfe dalfuoco . <SMa quando la terra giri , la>
palla, che e nelpezzo, ha ejfa ancora il moto diurno, talchi foprauuenendole impulfo delfuoco, ella cammina dalla culatta del pezzo alla bocca di due mouimeti, dal compoflo de qua- r> a \
li nerifulta, il moto fatto dal centro della grauit della palla
r,j
ne della_I
t]
il

ejfere

vna

linea inclinata

l artiglieria

&

AC.

E per pi chiara

eretta,

in ejfa la palla E. e
manifeo, chejiando il

pezzo imobile,

intelligenza,Ja terra , la palla


neir artiglieria eretta a_
perpendicolo,

non

datogli

fuoco , la palla vfcir


perla bocda A.
haur co'lfuo centro calcinando per il pezzo ,

&

defcritta la linea perpe-

dicolare

E A. e quella*

andr figutadofuor dtlpezzo,mo

dirittura

uendofiverfo

il

Ma quando la

vertice.

terra

andaffe involta,

& in

**

confeguenza [eco portaf V artigliera, nel tempo , che la palla


tacciata dalfuoco fi muouef]e per la canna , l 'artiglieria portata dalla terra palerebbe nel Jto T>E. e la palla B. nello
,

sboccare far ebbe alla gioia

D.

&

il

moto del centro della pal-

fecondo la linea ED. non pi perpendicolare ma inclinata ver/o Levante} e donando ( come gi s' con*
la, farebbe fiato

fi

muoue

per linea perpendicolare ,


ma per vna in
cimata.

Dialogo fecondo

70

ilfuo mo f oper l'aria fecondo la d*


moto fatto nel pezzo jl muto figa ira conforme al*
c
Vmclinazion della linea D.e-cosnon far altrimenti per*
pendicolare, ma inclinato verfo Leuante verfo doue ar. cor'4
amina il pezzo; onde potr'ia\pallaftguire il moto. della ter*
ra , e delpezzo Hof eccuui Sign. Simplicio, moslrato, come
citi/o)

continuar

la palla

jrezion dtl

il

tiro

che

parena .douer'effef.a perpendcolo, non

SIMT,

e altri*

menti*

-lononreflo ben capace di qziejto negozio ,e voi Signor

Sluati

SALV. Jo ne reftoin parte; ma vi ho non schefcrupolojheDfo


woglia, ch'io lo fappa fpiegare , :E mi pare , che conforme a
quejlo ychefi detto ., quando il pezzo fia a perpendicolo, eia
ter raj muoua, la palla mon i/olonon.baurebbe a ricader, co*
me vuole Ariftotile, ;e Ticone,iontana dal pezzo verfo Occi*
dente ,ma ne anco,come voletewoi, fopra il pezzo, anzi affai
lontano verfo Leuante; perchtconfouxnejala vojra efpUca*
zione,ella haurebbe due moti Ji qudlmoncordementela cac*
perebbero verfo quella parte {dot il moto comune della terra,
ilfuothe porta Vartiglieria, e la palla da GA~ver/ ED.

&

co

che la caccia perla linea inclinata

'BD .motiamenduL-*
.

verfo Leuante, *epero fuperiori/al moto della terra..


SAGR. N Signore. Il moto, che porta la palla verfo -Leuante
vien tutto dalla terra, <& il fuoco non ve ne ha parte alcuna,
ilmoto, chefpgne la palla ins tutto delfuoco,ne vi ha che
far punto la terra ; e che fia vero ,non datefuoco , -.che .mai
non vfeir la palla fuor del pezzo , ne pur\j .alzer vn ca*
pello, come ancora fermatela terra ,?edate jfuoco^ ila pallai
fenza punto inclinarft ,-andr $er Ma perpendicolare*, Ha*
wendo dunquea palla due moti, vno in su , ei'altro Un giro,
de' qualifi compone il trauerfaU BD.l'impulfo in sii ,.tutto
qul della
delfuoco , il circolare vien tutto dalla terra,
terra e eguale ; e perche gli eguaet la palla fmantien fempr.e
a perpendicolofopra la bocca dellartiglieria , efinalmente.in
quella ricade ; e manienendojfemprefopra la dirittura del
pezzo , appari/ce ancora continuamente fopra il capo di chi
vicino al pezzo ,epero ci pare, ebe lhgiujio a perpendicolo,
falga verfo il nofro vertice.
mdfo
SlMP. me rejia vn'altra difficult ,
y cheper jfetfil
in
qul
dellapalla nclpe^zo vlocyjmOinonparpoJfbile^che

&m

&e

momento

Del Galileo r
momento di tempo

ED. conferifca inclinazion.


cb emerce di
della terra

zjt

la trafpofziom delt artiglieria

da CA. in

tale alla* linea trafuerfale

ejfa,la palla poi per ariapojfa

CD,

tener dietro al corfi

..

SAGR.

Voi errate in pi conti ; e prima Vinclnazion della trafuerfale CD. credo, cheja. molto maggiore di quello , che voi
vi immaginate-, perche tengo* fenza. anbio, chela velocit del
moto terrestre , non foto fitto equinoziale, ma nel. noflr
parallelo ancora fa maggior che quella dellapalla ,.mentre^*
Jmuoue dentro al pezzo'Ji che l internatio CE. farebbe ajfolutamete maggior e* che tutta la lunghezza delpezzo,e l indizi azione della trauerfale , maggiore in confeguenza dimezza
angolo retta : ma x ofia poca, ojia molta la velocit delia, terra, in comparazione di queUa delfuoco , quejanon importa,
in confi*
niente, perche y f la velocit della terra poca ,
guenzapoca Un din azione della trafuerfale; di poca inclina'
zione ci e anco di bifogna , per far che la palla continui di
mantenerli nella fua volatafopra il pezzo Et infomma , fi
voi attentamente andrete conjiderando, comprenderete,che il

&

e.

moto della terra,cdl trasferir fica ilpezzo da C A. in ED.c~


CD. quel di meno, o di pi mclinazio-aggiuslare
ricerca
il tiro al fua bifogno
per
ne, chefi
^Ma

ferifce alla trafuerfale

..

errate fecondar lamente

mentre vokfte riconofcer la

facuit

del tener dietro la palla al motadtlla. terra, dall'impeto dei

inche pareuaefer'incorfo poca


perche
il
tener
dietro alla terra el'anti,.
fa
perpetuo
motopartieipato
indelebilmente,
e
infechiffimo,
parabilmente da ejfa palla ,came da cofa terrejire,e cheperfua

fuoco
il

e ricadete

ne/Terrore

,.

Sign. aiutati

'

&

natura

lopojfede, e lo pojfeder in perpetuo


Quietiamoci pur Sign. Simplicio,, perch il negozio cambora daquejio difcorfo vengo a
mina giuflamente cos y
intider la ragione di vn problema venatario di quejii imbertiatori , che. con l'archibufa ammazzano gli vccelliper aria ; Imberciatoti
c mQ ,* mm
^~
e perche io mi era. immaginato, che per corre rvccello,frmafi ?
&
fero la mira lontana dall' vccello , anticipando per certo fpa-\x p er a y ia ?
zio e pi, o menofeconda la velocit del volo, e la lontananza delvecello^accio, che [parando, ^7 andando la palla a dirittura della mira, venijfe ad arriuav nellijiejfo tempo almedefimo punto, ejfa ctilfuo mata, e VvcceUo col fua valo,e cos
..

$ALV.

&

Jl incanir affer

,*

domandando advno di

loro 7 fe la lor pratica,

Dialogo fecoftco

17*

mirifpofedi n, ma che l'artifizio era affai


pi facile, eficuro; e che operano rullo jiejfo modo per appunche aggiujiano
to, che quando tirano all' vccello firmo ; cio
tica fu{fetale

mira ali vccel volante, e quello co'l muover l'archibufo va*


no feguitand, mantenendogli fempre la mira adojo fin che
fparano e che cos gli imbercialo come gli altri fermi : bifogna dunque, che quel moto bench lento, che l'archibufo fa
nel volgerli, fecondando con la mira il volo dell" vedilo, fi co*
munichi alla palla ancora, e che in ejfa fi congiunga con l'altro del fuoco ; fi che la palla h abbia dal fuoco il moto diritto
in alto , e dalla canna il declinar fecondando il volo dell' vctello tgiu/o, come puf borafi e detto deltiro fi artiglieria; doue la palla ha dal fuoco l'andare in alio vtrfo il vertice, e dal
moto della terra il piegar verfi Oriente, e di amendue farne
vn compoBo, cbejeguail corfo della terra,echea chi la guarda apparifcafolo di andare a dritto in su ritornando per la
medejima linea dipoi in gi Il tener dunque la mira contila

ttuamenteindirizza.ta\verfo lofeopof , .cheti. tiro va a ferir


giujio , per tener la mira a fegno , f lo feopo B fermo, ancanna conuerr , cheji tenga ferma ; e f il berzagloj
e0

%' fc'or'(L>
l'iattanza pre
a da 1 tiri d'artigli ena

fo

ver

mezo gior-

traino a-

io, e

aaa

muouer , la canna f Urr a fegno: co'l moto; e di qui depende la propria rifpoBa all'altro argomentodel tirar con l'artiglieria al berzaglio, pojo verfo
ezogiomo, o vtrfo. Settentrione ; dotte fiinfaua che quando la terra fi mouelfe , i tiri
*/ ^
jT
r
n
riujcirebjber tutti cojtieri ver/o Occiaente , penne nel tempo ,
the la palla vfeita del pezzo va per aria alfegn&j.quetioportato verfo Leuante 7 fi lafcia la palla per Ponente .'. Ri/pondo
dunque , domandando ,fe aggiuntata cbejijia l'artiglieria
fegno y e lafciata far cos, ella continua a rimirar fempri^
l'ijiejj fegno , muouaji laterra, ofiia ferma ? Cmuien rifpondere, chela mira non fi muta altrimenti , perche f lo
fcopoj fermo t l'artiglieria parimente fi ferma f e f quello portato dalla terra fi muoue, muouefi con l'ifiejfo tenore

(
.

l'artiglieria ancora, e mantenendofi la mira, il tiro riefcefempre gi fio ; come per le cofe dette di fipra mamfejo .
SAG'R. Fermate vnpoco.in grazia Sig. Saturati.,,fin che io propa-

ga alcun penjero

che mifi moffo intorno a qzieli imberciail modo dell' operar de' quali , credo che

toti d'vccelli volanti ,

Ja qual voi dite


tfir'vccUloi

t credo cbel' efftto, parimente fegua del fe-

ma non mi par gi

,.

che tale

operatone fa

del

tutto

Del Galileo
fatto conforme a quefla de i

bon

173

'tiri dell' artigliera

quali deb*

moto del pezzo , e dello fcopo , quanto


comune di amen due : e le dijformii mi paion
quefe Nel tiro dell'artiglieria effa-, e lo fcopo J muouono
con velocit aguale , fendo portati amendue dal moto del globo terre/ire j e f ben talvolta l'effer il pezzo piantato pia
in confeguenza il fuo mota
verfo il Polo, cheilberzaglio,
alquanto pi tardo-, come fatto in minor cerchio, tal differenza e wfe/fbile,pcr la poca lontananza dal pezzo al fegno i
colpire tanto nel

nella quiete

&

ma n ci uro dell imberciator e il moto dell arclnbufo

col quale'

va fcgu itand o Ivscello e tardiflimoan comparazion del vola


di quello ; dal che mi par che nefeguiti che quelpiccol 'moto r
,

che tonferifct il volger della

non pvfiuy

vfcita che ella

canna alla palla che vi e dentro y


multiplicarfper aria, fino alla*'
,

modo che ejfa palla fegli man-

velocita del volo ddlvccello, in

tenga fempre indirizzata ; anzi par

ch'e

debba anticiparla, e

tafeiar/ila alla coda: a-jgiiigncf , che in quejlo atto, l'aria per


'

la quale dtbbe pajfr la palla

non J fuppone

che babbia

moto dell' vccello ; ma ben nel cafo dell'artiglieria, ejfa, el berzaglw t:l\iiria intei media partecipano egualmente il moto
vmuerfal diurno Talch del colpire dellimberciatore creder, che ne fu/fer cagioni oltre al fecondar il volo col moia
della canna, V anticipai lo alquanto, con tener la mira innanzi, r oltr a ci il In ar ( com'io credo ) non con vnafola pal,

la

ma con

aria

btion

numero

oscupanofpazio

di palline,

affai gra>.

de

le

quali allargar/ doji per'

& oltre a queffo

l'ejire-'

ma velocita con la qtiale dall' vfcita della cannaJi conducono


ali vcctllo

SALV. Et seco di Gzh'ntu

il

Volo

gem

dell'in

del

Sz</.

Sagr. anti-

ir'

quale forf hartbbe auUertU quejle difparit,ma nonfenza vna lunga applicazion
cipa, e preuitne la tardit del mio,

il

Ora tornando alla materia ci re/la no da confulepunto bianco verfo I,<cu"U,c verfolPon'tP^i pi imi de' quali, quando la terra fi muove Ife dourebbon riufeir Rffpofta alargomento
ftmpre alti fopra il berzagli, e ifecondi baffi; auuengache le
parti della terra Orientali per il mulo diurno ?J Vano conti- *y imto bip
nvamte abboffando fotto la tangente parallela all' Orizonte, C o, Orientali,
di

mente

rar'

tiri

di

che pero

ci

appari/cono

le Stelle

Orientali eleuarj,

Oc-dQntal mojlrano di abbaffarfr-,

&

all'in-

& Occkteiita-

alzando onde le Stelle "


e pero i tiri, che fon ag-

conirt) le parti Occidentali fi vengono

giup

Dialogo fecondo

*74

giflati fecondo la detta tangie allo feopo Orientale ('il qual


mentre la- palla vien perla tangente fi, abboffa ) doutrebber
riufeir' alti

egli Occidentali baffi, mediante l'jilzamento del

berzaglio}mentre la palla corre per la tangcnie;la nfpojla fmde all'altre > perch fi come lo feopo Orientale per il moto

va continuamente abboffando fatto vna tangente , cberejafe immobile ; cos anco ilpezzo perla medefi.ma ragionefi va continuamente inclinando efeguitando di
rimirar fmpre Vijejfo feopo ; onde i tiri ne rie/con giufii .
xlMa qui mi par' opportuna occafione di auuertir .certa larghezza che vien fatta forf con fouerchia liberalit da i feguci del Copernico alla parte auuerfa;dicodi concedergli, comeJicure , e certe, alcune esperienze , che gli auuerfary vera*
mente non hanno maifatte; come v.g. quella dei cadenti daU
albero della naue , mentre e in moto ,
altre.molte ; tra le
quali tengo per fermo che vnafta qiteja del far proua , f i

[della terra fi

Soluzione

dd

l'inflanza pre-

fa da

tiri

ver

Leuante , e
verfo Ponete.
I legnaci del
fo

Coperti. trop*

p largamente

annettono,
vere al-

come

cune proporzioni a(faidub


foiofe

&

tiri

d 'artiglieria Orientali rie]cori

alti,

egli Occidet ali baffi; e

perche credo , che.non riabbiano maifatta ,, vorrei che mi diceffero qual dmerfit e' credono, chefi dourebbe feorgere tra
i medejmi tiri,poJa la terra immobile, pojiala mobile; epet
loro rifponda adeffo il Sign.. Simpl.
SIMP. Io non mi voglio arrogere~di rijponder cos fondatamente , come forf qualche altro pi intendente di me ; ma diri*
quello , che penfo cos ali improuifo > che rifionderebbero ; che
f in efftto quello , che gi e fiato prodotto*; cio, che quando
la terraJimoueffe,i tiri Orientali riufeirebberfempre alti } te) e,

dolendo , come par

verifimile, muouerfi la pallaper la tan-

gente >

$ALV.

Ma

s'io dicejj,

che cos fegue in effetto

prouareil mio detto ?


SIM \P, Qonuerrebbe venir

SALV,

Ma credete voi

chetoglieffe a

all' efperienza per

cheJi trouaffe

come far ejle a fe-

chmrirfene ,
cos pratico

bombar dier

dar nel berzaglio ogni tiro

nella diffama v*g,

di cinquecento braccia (
Signor no ; e credo , che non farebbe alcuno per efperto ,
chefujfe , che J prometteffe di non errar ragguaglzatamente

SIMP,

pi d'vn .braccio ,

SALV, Come dunque ci potremmo con

tiri cosfallaci

offcurar*

in quello , di che dubitiamo i


$IMP. J otremmQciaj/rtcurar'm due mcd.;l\no co'ltir^r molli
tiri

Del Galileo.

175

, perch ?i/petto alla gran velocit del moto della


terra la, deuiazion dallo fcopo farebbe per mio parer gran-

tiri

e l'altro

,.

dijjima

SALI

Kj\\ndiffma r cio affaipi

di tanto?
te

d vn

braccio , gi che il varia*

cheaccafcbi ordinariame-

& anco dipiji concede

anco nella quiete delglobo terre/ire


Credo fermamente > che la variazion farebbe ajfai mag~
.

SIMp.

giore

Hor voglio

SALi^.

eh eper noffroguflo facciamo co s alla gr offa

v ti poco di calcolo rfe cos vi piace ,

che ci fruir anco ( f il


computo batter, come /pero) per auuertimento di non.f ne
andar in altre occorrenze r comefi dice > cos falcimente prefo
alle grida y e porger lajfenfy a tutto quello 7 che prima ci fi
rapprefenta alla font afta . E per dare ancora, tutti vantaggi a i "Peripateci, e Ticonici,voglio,che ci figuriamo efferfotto
l Equinoziale per tirar con vna colubrina di punto bianco
.

verfo Occidente al berzaglio fn cinquecento braccia di dif'anza . Prima cerchiamo cos ( come ho detto ) a vn diprejfb >
quanto pu effere il tempo nel quale la palla vfeita dal pezzo
giugne alfegno ; chefappiamo ejfer breuifjimo , ft aljicuro-

non e pi di quello nelquale vn pedone cammina duepaffiy e


qutjto e ancor manco di vn minuto fecondo d' bora perche
che fono
pofioy. cheti pedone cammini tre miglia per bora
braccia nouemila
ejfendo che vnhora contiene tremila*
feicento minuti fecondi vengono a far/Un vn fecondo paff
dua, e mezOy vn fecondo dunque pi che il tempo del moto
,

della palla

re

E perche la riuoluzion diurna veniiquattr' bo-

l'Orizonte Occidentale fi alza qundici gradi per bora ;

fioe quindici

minuti primi di grado, per vn minuto primo di

bora;cioe quindici fendi di gradopervn feudo d'hora;e perche

vn fecondo

e il

tempo del

tiro,

adunque in

qutjto tempotfi

~.
q uanto

,'.

tir i

alza l'Orizonte Occidentale quindicifecondi di grado , e fa- d'artiglieria-


io ancora il berzaglio : quindici fecondi pero di quel cerchio , dourebbero

femidiamttro fia di braccia cinquecento {che fcf-iuanardal fe


ta/t e polio effer la lontanaza del berzaglio dalla colubrina.) 5noJo- deliaci
}i or guardiamo nella tauola de gli archi e corde ( che ecco tara..
qui appzmto il libro del Copernico) qual parte e la corda di
quindici fecondi dtlfemidiametro, che fia braccia cinquecento ; qui fi vede la corda di vn minuto primo effer manco d
trentaparti di quelle , che il femidiametro>e centomila > adun^

del quale

il

-,

17 "
quc

Dialogo fecondo

delle mede/irne la

CO di

mezo

cio,

vn minuto facondo far man*


vna parte-, di quali il femidiametrO
corda di quindicifecondi, far man-

corda di

manco

di

Ja dugentomila,eperb la
co di quindici delle mede/ime dugentomila parti ; ma quello
che di dugentomila manco di quindici) ancor pi di quello,
che di cinquecento e quattro centefmi, adunque V alzamento
delberzaglio nel tempo del moto della palla e manco di quattro centefimi,cio di vn venticinque/imo di br'accio -far'a dun,

>

que

circa

vn dito ;

& vnfol dito in conferenza far lofua-

rio diciafeun tiro Occidentale

della terra'}
te accade

in tutti

tiri (

il

moto diurno fufie

che quefio fuario ctfeitiuame-

dico di dar

che darebbonOffe la terra


Simplicio

quando

Hora s'io vi dir,

pi

baffo

vn

dito di quel

non fi moueffe ) comefarcfle Sign.

a conuincermi, moftrandomi con refperienzc

ci

non accadere l non vedete voi, che non pojjbile ributtarmi,


feprima no trottate vna maniera di tirar a fegn tanto efatta ,che mai non s 'erri d'vn capello ? perche -mentre, che i tiri
riufeiranno variabili di braccia come de facto fono, io diro
,

fmpret che in tiafebeduno


lo di

SAGR.
'

Con **ra
tigl.iezza
ftra, 'che

fot-

fi

mo

'

porto

ra
a C"
- ^
"r
-.f .,
dealienano

centro fleffo del berzaglio , ci non contrarierebbe punto al


moto della terra; imperocch i bombardieri J fono efer citatihanno fatto Li>
fempre in aggiuflar la mira al berzaglio,
il

pratica di mettere il pezzo a Jfevno in modo , che ci dien den


,'-/;
f
\
n r
r
trottante il moto della terra ; e dico y chef la terra fi fermaj-

e variar pi,
che nella quie
&

vn dito cagionato dal moto della terra

'Perdonatemi Sign. Salutati : voi feti: troppo libcrateper*


l0 ^/m a * * trip a teci che 'quando bene ogni tiro inuejlijfc

&

moto dalla

li

c e

di quelli fuarij vi e contenuto quel-

i tiri

hon

non

baffi i
plicio

riufeirebbon giujli

&

alti gli Orientali ;

SALK

magli Occidentali

riufeireb-

hor conuincami il Sign. Sim-

Ma

habbiafi a veSotglkzz-6 degna del Sign Sagredo *


della terra
, o nella quiete
non potendo ella ajpr ,fe non picsoUflima* non piidfe non rimaner fommerfa nelle g'MttdiJfimg > ch'i per molti accidenti
,

dere qucjht variazione nel r^oto


Contiiciie

ef-

fa molto

cau-

to nel concei

pe

ci

^f ^~f

a quelli 3 chesnai
so*)

non

fatte

l'hir
,

continuamente accafeano tutto quefofa detto e conce*


duto per buona mifura ai Sign. Simplicio e foto per auuer-timenio di quanto bijFogni andar cauto nel conceder, com<Ls
vere molte efperienzt <$ quelli > che mai non Ih anno fatte, maanimofamente le producono quali bifogneribbe chefufero
perfrur/alla cau fa loro : dico, che quello fi d per giunta al
-,

Sten*

Del Galileo :
$gn. Simplicio, perche la verit fcbietia e

177

che circa gli ejfti?


accadere
puntualmete
tanto nel
tiri,il
deue
medefimo
diquefi
moto, quanto nella quiete del globo terre/Ire:fi come accader F.Cpccnzz, e
lom ctro
di tutte l'altre efperienze addotte , e che addurfipojfono; lt^> *|g
qualijntanto hanno nel primo afpetto [qualchefembianza di
,

^^imante

vero in quanto l'antiquato concetto dell'immobilit della* apj-arifeono


concludenti ,
terra ci mantiene tra gli equuoci .
SAGR. Io per la parte mia rejlojn qui Jbdisfatto apieno, <T n~ in quanto ci
n g no u
f-f
tedobenijfimo, che chiunquefi imprimer nella fantafia que~ ^
*
*
*
Jla general comunicanza della diurna conuerfione tra tutte le
toft terrejri , alle quali tutte ella naturalmente conuenga,\in
quel modo,cbe nel vecchio concetto flimauano conuenirgli la
quiete intorno al centro ,fenza veruno intoppo di/cerner la
fallacia , e l'equiuocazione , che faceua parer gli argomenti
prodotti ejfer concludenti
Re/lami fi lamente qualche ferzi
polo come di /opra ho accennato, intorno al volar de gli Vercelli ; i quali, bauendo come animati /acuit di muouerfi a lo?
piacimetodi cetomila moti,e di trattenerfifeparati dalla terra
lugamete per aria,e qui con difordinatijfimi riuolgimenti an~
dar vagando , non rejlo ben capace, come tra fi gran mefeolanza di mozamenti nonfi babbia a confondere , efmarrir*
il primo moto comune ;
in qual modo,ref?ati che nefieno
fpogliati, e* hpojfano compensare e ragguagliar co'l volo , e
tener dietro alk Torri
agli alberi, che di cor/o tanto pre*
lipitofo fuggono verfo Leuante, dico tanto precipitofo , cbt~*
nel cerchio ma/fimo del globo e poco meno di mille miglia per
bnra,delle quali il volo delle rondini non credo, che ne jaccU
cinquanta .
$ALV. Quando gli vccelli hauejero a tener dietro al corfo de gli
alberi con l'aiuto delle loro ali /farebbero frefehi ; e quando e*
venijfr priuati dell' vniuerfal conuerfione refier ebbero tanto in dietro , e tanto furio fo apparirebbe! il corfo loro vevfb
Ponente, a chi pero gli potejfe vedere, chefupererebbe di affai
quel a*vna freccia ; ma credo che noi non gli potremmo Scor,

&
&

gere, fi come

non fi veggono

le palle d'artiglieria,

ciate dalla furia delfuoco feorron per aria;

mentre

cac-

ma la verit e che

il moto proprio degli vccelli dico del lor volare


non ha che
far nulla co'l moto vniuerfale al quale ne apporta aiuto , ne
difaiuto : e quello che mantiene inalterato cotalmoto ne gli
,

vestili,* Xariajlejfa,per la

quale e' vannovagando

la

quali

-figui*

Dialogo fecondo

*75

fluitando naturalmente la vertgine della


duce /eco

le

nugole,

cos porta gif uccelli

terra, fi carne con-

& ogn'altra cofa

che tn ejfaji riirouffe pendente ; talch , quanto al feguir la


terra ,gli uccelli non v'hanno apenfare} eper quejloferuizio

potrebbero dormir fempre

SA QR.

Che Varia puffo condurfeca le nugole , come materie faci*


/ime
per la lor leggerezza ad effer moffe , e come fpogliati^j
Lf
d'ogn altra mdin'zne in contrario; anzi pur come materie

partecipanti effe ncora delle condizioni ,

e propriet

terrene

ofenza difficuli veruna ; ma che gli vccelli , che per


ejfer animati p(fon muouerfi di moto anca contrario al di-

Capifco

urno interrotto, che l'habbiano, l'aria lo paffa loro reflituire,


mi par.e alquanto dureito e mafjime , che fon corpi folidi , e
gratti ;enoi, come difopra s' detto veggiama ifafft, egli al,

tl

tri

corpi grani rejar contumaci contro all'impeto dell'aria

quando pureJlafc'ma fuper are , non acquijlano mai tanta


velocit,

quanto

SALV. Non diamo

il

vento, che gli conduce

..

Sign. Sagr.fi poca forza all'aria mojfa, la

&

.:.

\..

quaV potente a muouere, e condurrei nauiljben carichi,


a sbarbar le felue , e rouinar le Torri, quando rapidamente
ellafi min u ; ne per in qu e fie fi violenti operazioni fi pub
dire che il moiofuofia a gran lunga cos veloce , come quello.
,.

della diurna, reuoiuzone

SIMP.

Ecco dunque, che Varia mojfa potr ancora continuar il


moto- a iproietty confrme alla dottrina d'Ariflotile, e ben mi
pareua slrana cofa, che egli hauejfe hautoa errar e^n quefta

particolare.

SALV-

Potrebbe fenza dubbio , quando ella potefj continuarlo


in f jvjfa , ma Jt come ceffata il vento x ne le naui. camminano i n gli alberi fi [piantano , cos nonfi continuando il moto nelVaria,

doppo che la pietra vfeita della

toci -il braccio

uer

rejia

che altrofia

mano

e ferma-

che l'aria quel che fa

muo-

il proietto,.

E come ceffata il vento , ceffo, il moto della naue anzi fi


vede , che fermato fi vento, r anco ammainale le vele,il vaf-

S1MJP*

felio dura afeorrer le miglia intere


^Ma quejo contro di voi Sign. Simplicio, poichferma..

SALV.

ta l'aria

che ferendo

le

vele conduceua

il

nauilQy ad ogni

mdofenza Vaiuto del mezo ei continua il corfo


S1MP.. Sipotrebbe dre;chefuffe l'acqua il mezo, che conducefse la
.

&me 3 elemmtenefse_ilmQtQ*.

Totr^

Del Galileo;

279

SALV.

Potfebbefi veramente dire ,per dir tutto Voppofito del ve*


ro;J?ercb la verit , che V acqua , con hfitagtn\efiMenza
ali\t'fer 'aperta dal corpo del vajfdlo , con gran fornito gli co
trofia

negli la/eia concepir'agrari pezzo qutila velocita, che

vento gli conferirebbe, quando i ofaio ddV acqua non x&


fujfe Voi Sign. Simplicio non douete mai bauer pojo mente,
con qualfuria l'acqua venga Hrifciano intorno alla barca,
mentre ella vdoc ementeJpmta da i remi , o dal vento, forre
per Vacqua /lagnante; che quando voi baue/ie badato a v>i*
tal' efftto , non vi verrebbe bora inpenfiero di produr jmil
vanit \ e vb comprendendo che voi fiate fin qui fiato del
gregge di coloro, che per apprender come paffino fimiti negozjt
e per acquifiar le notizie degli effetti di natura e' non vada*
no su barche, h intorno a baie/ire, e artiglierie , mafi ritirano
infudio a fcartabellar g*in dici , e i repertori per trouar ,
fi
Arijiotile ne ba detto niente ,
affcurati, chefifono del vero fenfo del tejio ne pi oltre defiderano , ne altro Rimano
,
j
ebefaperfe nepoffa
,4
SAGR. felicit grande, e da ejfer loro molto inuidata ; perche,
fi
il fapere e da tutti naturalmente de/iderato
, e
fi tanto e l'efi
fere quanto il darfiad intender d'cjere, e,fjigodono di vnben
il

&

eT ff^
mui^^d!
de

grandijfimo, e pojfon perfuaderfi d'intendere, edifapertutte le cofi, alla barba di quelli cbe conofeendo di nonjaper quel quelli che fi
cb'e' non fanno , ij in confeguenza vedendofi non
fapcr ne P er ^'-Jonodi
r
anco vna ben mmimiffima particella dello cibile, s'ammazzafe- S ni
COia *
no con le vigilie, con 'le contemplazioni , efi macerano ini orno a efperitnze,
ofieruazioni .
di grazia torniamo a
t

Ns

&

Ma

nojiri vccdlnnelpropofito dt quali voi baucuidetto,cbe l'aria


mofa congrandyfima velocit polena loro rcjlituir quelli-^
parte del mouimento diurno , che tra gli feberzi de ior

voli

poteftro battere fmarrita ;fopra di che

io replico

che l'aria

mojfa, non par che pfa conferire in vn corpo folido, e grane


vna^ velocita tanta quanta eia fua propria ; e perch quella
,

quanto quella ddla terra,npareua,che Varia


fujfe
bafiate a rifi orar' il dann o della perdita n el volo degli vccelli.
SALI/, lldfcorfo vojlro ba in apparenza molto del probabile,
il dubitar a propofho non da ingegni
dozinali ; tuttauia
l
Uuaiane 'apparenza, credo^ che mfijknza e non habbia vn
pi io pi dt forza che gli altri gi confederati efciolii
ddl'aria

&

SAGR. h
5,

r.

on

dubbio alcuno , che quando

e.

.,

nanfa eonclvdenJVl

tene-

Dialogo fecondo

1 8o

non pu efief\ fi non nuU


quando
la conclufone necejfaria,
mente in quejlo modo filo , nonfipu produr per l'altra^

te necejfaramente,la fiua efficacia

la ajfilutamente

perche,

parte ragion che vaglia .

S^LF. L'hauer voi maggior

difficult in quesla

che nell'altre

infanzSjparea me, che dependa dall'ej/r gli vccelli animati^ poter per eia vfarforza a lorpiacimento contro al prima'
rio moto ingenito nelle cofe terrene; nel modo appunto 7 chzs
gli veggiamo mentrefon viui volar' anco all'ins , moto impof/bilead efif come graui ; doue che morti nonpojfon ,/e no
cadere a baffo ; e perci fimate voi , che le ragioni, che hanno
luogo in tutte leforti de i proietti detti difopra , nonpoffano>
bauerlo negli vccelli ; e queJ' verffimo , eperch vero per nonfi vede Sign. Sagredofare a queiproietti, quekbefanno gli vccelli > che fi voi dalla cima della Torre lafierete cadere vn'vccel morto, e vn vivo , il mortofard quell'ifteJfo,cbt
fa vn a pietra ; ciofiegviter prima il moto generale diurno, e
poi il motoabajfo, come graue;mafe l'vccello Inficiato far, vitto, chi gli vieta , che rejlando Jempre in lui il moto diurno y e*
non figetti ca'l batter le ale verfio qual parte dell Qrizontcs
pi gligiacer i e quejlo nuouo moto , come fiuo particolare, t
non participato a noi} cifi deuefarfenfibile;e quando e' sifia
ca'l fiuo volo mojfio verfio Occidente, chigl ha da vietare , che
ton altrettanto batter di penne , e* non ritorni in su la Torre i "Perchefinalmente lofipiccar'il volo verfio Ponente, no
fu altroch vn detrar dal moto diurno,cbe ha v.g.dieci gradi
di velocitjVn fiolgrado, onde glie ne rimanevano noue men*
tre volaua e quandofifiujfepofato in terra, gli ritornavano
i dieci comuni ; a i quali co 7 volar verfio Levante , p*
teua aggiugnerne vno, e con li vndici ritornar fu la Torre
Et infomma , fi noi ben confedereremo , e pi intimamente
contempleremo gli efftti del volar degli vccelli non diffri
ficono in altro da i proietti verfio tutte le parti del mondofialun, che nelVejfer quefii moffida vnproiciente eJterno,e quelli
qui per vltimo figillo della nulda vn principio interno .
lit di tutte le efperienze addotte, mi par tempo , e luogo di
moftrar* il modo di fperimentarle tutte fiacilijjimamente . Rifierrateui con qualche amico nella maggiore fanza, cbeja-
,

Si rifolue Par
eomento preio dal volar

de

g* vccelli

contro al moto della terra.

Efperenza e&
la qual loia fi
moftra la nullit

di'

tutte le

prodotte contro

al

mot

steli* terra.

fiotto

coverta di alcun gran nauilio, e qviui fate d'bauer ma-

fiche, farfalle* eJmiti animaletti

volanti ijtau anco vn

gra&

vai*

Del Galileo.

1S1

&afo d'acqua, e dentroui depefceiti'->fofpndajf anco inatto


qualchefecchiello , che a goccia , a goccia vadia -vzrfan do dell' acqua in vn altro vafo di angiifia bocca , che fa p fio a baf-

fo

eJlando ferma la

nane offeruate diligentemente ,

quelli animaletti -volanti con pari velocit


le

parti della fanza

pefcifi vedranno

com<L~*

vanno verfo

tutte

andar notando

in-

differentemente per tutti i verfi , le Jiille cadenti entreranno


tutte nel vafo fottopofo ; e voi gettando all'amico alcuna cofa, non pi gagliardamente la [dovrete gettare verfo quella.-*
parte , che verfo queja , quando le lontananze fieno eguali ;

efaltando voi, comefi dice, a pie giunti, egualifpazjpafferete verfo tutte le parti . Offeruate , che haurete diligentemente
tutte quefe eofe ; bench niun dubbio cifa, che mentre il vaffello U fermo non debbano fucceder cos) fate muouerla na
u con quanta fi voglia velocit : che (pur che ilmotofa
vniforme , e non fluttuante in qua , e in l) voi non ricono-

vna minima mutazione in tutti li nominati effetti', ri


da alcuno di quelli potrete comprenderf la naue cammina t
pure f ferma Voifaitando p afferete nel tauolato i medtjmi fpazv, che prima; ne perche la nauefimuoua velocijfma*
mente, farete maggiorfitti verlo la poppa che verfo la prua,

fcerete

bench nel tempo, che voi fiate in aria, il tauolato fottopoftoui


forra verfo la parte contraria al vojlrvfalto ; e gettando alcuna cofa al compagno, non con pi forza bifogner tirarla.
per arriuarlo ,/e egli far verfo la prua , e voi verfo poppa ,
chef voifufeftuati per l'oppofito : le gocciole cadranno , come prima 'nel vafo inferiore , fenza cadrne pur vna verfa
poppa bench , mentre la gocciola eper aria , la naue forra
,

molli palmi

; i

ranno verfo

pefci nella lor'acqua,

la precedente

non con pi fatica

note-

che verfo la fuffequ ente parte del

vafo; ma con pari ageuolezza verrano al cibo p fio su qualfiuoglia luogo dell orlo del vafo ; e finalmente le farfalle , e le
mofcbe continueranno i lor voli indifferentemente verfo tutte le parti

ne mai accader, chef riduchino verfo

la

parete ,

che riguarda la poppa, quaf, che fuffero (Iracche in tener die-

tro al veloce corfo della

naue dalla quale per lungo tempo


,

trattenendoliper aria, faranno fiate

fparate; efeatb. velan-

do alcuna lagrima d'incenfo fi far vn poco difumo ,vedr affi afcmdef in

alto, <?

a gufa di nugolctia tratteneruiji

differentemente muouerfi

non pm

verfo queja

-,

e in-

che quella

pane;

1 %

Dialogo fecondo

queRa corrifpondenza d'effetti ne e cagione


l'effluii moto della naue comune a tutte le cofe contenute in

jtarJe : f <# ffto

ejja, r all'aria ancora , che per ci di//io, chefifieffe fitto co~


uerta ? che quandofiJleffe di/opra , e nell'aria aperta 3 e non

fguace del corfo della naue , differenzepi ,


vedrebbero in alcuni degli effetti nominati ,
che

il

cmen
non

notabilifi
e

dubbio

fumo rejenbbe in dietro quanto l'ariafleffa^ le mofcbt


,

parimente , e le farfalle impedite dall'aria non potrebber f*


guiril moto della natte , quando da eflaper fpazio affai nO"
tabileJ fepar'affer ma trattenendoti^ vicine , perch la na~
ueJeffa,come di fabbrica anfrattuifa , porta feco parte deU
,

l'aria fua projjma

t fenza intoppo ,fatica feguirebbon /<*


naue;eperjlmil cagione veggiamo tal volta nel correr la p*

Ja, le m.ofche importune h e i tafani feguir i caualli , volandogli bora, in quejla y


bora iti quella parte del corpo ; ma nelle

&

; e ne ifatti)*
ne i proiettigraui del tutto impercettibile ..
$AGR. QueBeofferuazioni, ancorch* navigando, non mista ca*
duto in mente\di farle apofia, tuttauiafonpi che. sicuro,che
fuccederan.no nella maniera racsontata ; in confermazioms

gocciole cadenti pochiffima farebbe la differenza

di che

mi ricordo affermi cento volte trouato,effndo nella mia

camera a domandarf la naue caminaua jiaua fermale tot


volta eflendo fopra fantasia. } ho creduto , che ella andaffepet
vn verfi r mentre il moto era al contrario . Per tanto io sinqui reflo fodisfatto j e capacijjmo della nullit del valore d
tutte l'efperienzeprodotte in prouarpi la parte negatia> p
che Xaffirmatua della conuersion della terra. Resia bora l'in"
Jlanzafondata fui vederper efperienza, come una uertigine
uelose ha jacuit di efrudtre , edijfftpare le materie aderenti
alla machina , che u in. uolta ; per lo che pareua. a molti % &*
,

anco a 'Tolomeo che quando la terra si rigiraffe in JJleff


con tanta uelocit , ifajjy egli animali doueffero effrjcaglia^
ttierfo le Stelle , e che lefabbriche non poieffero con s tenace
calcina effefattaccate ai fondamenti) che ejse ancora. nonpa*
,

tifer un tale eccidio


BALV. Prima che venire allo fcioglimento diquefiainftanza> p
,

nonpoffb tacer quello che mille volte ho offeruato y e nonfenz&


tifo, cadere nella mente qua/idi tutti gli huomini t nel primo*
motto , cbefentono di queflo muouerfi\la terra , creduta d&
loro talmentejffa;
immota, che nonfolamente ditalquk^

&

te

mai

1S3

Del Galileo 7

tfe mai non hanno dubitato, ma fermamente credutot che


_

ti gli altri buomni in/teme con loro

tut-

Yhabbiauo /limata crea-

ta immobile, e tuie mantenuta/i in tutti i fecali desr/t ; efermati/? in quejlo concetto, fupifcono poi nelfeniire , che.alcu-

no

le conceda il moto, quafiche, dopo hauerla egli tenuta im~


mobile, fciocc-amentepenfi'alt 'bora, e non prima ejfe \fi ella-*
mejfa in moto, quando Pitagora , a chi altrofifup.il primo , alcuni che pfa dir che ellafi muoueua. fiora, chetale fioltiffmo penfiero mano Ja terra
,

ammettono il moto.della terra , eiierl cominjabile


dallafua creazione fino al ciaca muouc
creduta

.(dico di credere ebe quelli, ebe

Ih abbiano prima
^/ c
tempo di Pitagora efolofattola poi mobile , dopo ebe Tifa- ~ J*
nelle
luogo
menti
de
gli
tale
huomini
film
troui
gora la
)
c j dfrerche

"*

vulgati, edifenfo leggiero, io non me ne marauiglio ; ma che ella fi ioue


,
e i Tolomei siano efsi ancora incorfiin quefa ua~*

gli Arinoteli

puerizia

mipar veramente affai piJlrana

femplicit

& inefcufabil
'

SAGR. Adunque Sig.Salu. voi credete ebe Tolomeo penfajfe

di.

douerMfputando mantenerla {labilit della terra contro a


buomini li quali concedendo quella efferefiata immobile fino al te npo di Pitagora , ali bora folamente affermajfero efferfi ella fatta mobile , quando ejfo Pitagora le attribu il
moto
%ALV. Honfipub credere altrimenti , f noi ben confideriamo U
maniera co 'e tiene in confutare il detto loro ; la confutazione
,

del quale confile nella demolizion delle fabbriche, e nello fca- Arift.e Tolo~
delie pietre , de gli animali , e de gli huomini jlefsi meo par che
verfo il Cielo : e perch tal rouina , e sbaleftramento , non fi confutino la
di
animali, che prima
in terra, ^bilx dei
pu

gliamento

fare
edifizy,edi
nonfieno
ne in terra poffono collocarfi huomini , efabbricarfi edifizy ,
di qui dunque e manifejio
f non quando dia fleffeferma ,
che bauendo per alcun
che Tolomeo procede contro a quelli
)ttmpo concedutola quiete .alla terra, cio all' hjra, che gli animali, le pietre,e i muratori potetter dimorami e fabbricaci
Palazzi, e le Citta, la fanno poi precipito]amente mobile alla
rouina,edi(lruzione delle fabbrichete de gli animali,^e- Che
quando egli hauejfe prefo ajfunto di difputar contro a chi ba,

ite
f attribuito alla terra tal vertigine dalla fua prima creazione , Vbaurebbe confutata co'l dire , chef la terra fi fffts
fempre mojfa , mai -non fi farebbe potuto coflituir'in eff'a , ni
fiere, ne huomini, ni pietre, e molto meno fabbricare e.difzijt

efondar Citt

&c.

%^\1

Non

^hi^h^fTe
creduto

che

eflTendo ella

^ at ? un go
l

?-

t.

crn
co *
?'

m uouf-fi al t
podi Pi rag,

Dialogo fecondo

#4

SIMT*. Non refio ben

capace di quefia Ariftoielica > e Tolemaica

fconueneuolezza
&ALV. Tolomeo, barguifce contro a quelli r chthanno filmata la
terra mobile fempre; b contro a chi ha filmato, che ellaJafiata per alcun tempo ferma > e che poi fi t mejfa in moto. Se conir ai primi doueua direna terra no fi e mojfa fempre, perche
mai nonfarebberofiati huomini,ne animarne edifizij interralo permettedo loro la terre/ire vertigine il dimorarui.
gi che egli argomentando dice la terra nonfi muoue, perch
lefiere^gli huomini, e lefabbriche gi pofie in terra precipite*
rebbono, fupponela terra effeifi'ima volta- trouata in tal^r
fiato, che habbia ammeffo allefiere ,,e aglihuomini il dimorami, e' lfabbricami ; il che fi tira in confeguenza l'efierefiata ella alcun tempoferma , cio aita alla dimora degli anima"
allafabbrica de gli edifizij * Refiate noi bora capace di
li,
quanto io ho uolutodire
S1MP. TieB) e non refio : ma quefipoca importa al merito del*
lacaufa fn un erroruzzo di Tolomeo , commefio per inauuertenza , pu ejfr bafiante a muouer la terra , quando ella,
lafciatiglifcherzi, uengbiamo pure al net"
Ja immobile:.
no dell argomento,, che a me pare infolubile
&ALV. Et io Sign. Simplicio lo uoglio ancora annodare, efirigner da uaMaggioco'l mofirar ancorpi fnfatamente,cme
fia uerOfChe i corpi graui girati conuelocita intorno a un centrofiabile acqui/iano impeto di muouerfiy aUonianandofi da
qul centro, quando ancere- fieno inflato dibauerpropenfione di andarui naturalmente leghifiin capo di una corda un
fecchiellodentroui dell" acqua, e tenendo forte in mano l'altro
La Tertigne
capo, e fatto femidiametro la corda , e l braccio r e centro la
veoc ha fafnodatma della JpaUa?facciaJ andare intorno u locemente'
eulta, di e r
"^
che egli defcriuala circunferenza di un cerchio, il
ji ua
, fi
*J
parallelo aWOrizOnte' ,bfiagi erettolo in qualfiquale
,fid
pare'
uoglia modo inclinato y in tnttii casi feguira, cbeVacqua non
eajcher fuoridel uafo; anzi colui , che lo gira fentirfirn*
pre tirar la corda,efar forza, per allontanarsi pi dallafpaU
la ;efe nelfondo del fecchiello fi far vn fro)fi vedr lofi"
qua zampillaryfuori non'meno verfo il Cielo>,che lateralmente, e verfo la terra ; efi in cambio d'acquafi metteranno pie*
trozze, girando neWifefio modo fifentirfar loro Vjleffk-v
.

Ma

&

}:

Ma

..

'

jwza GWfm atfoewd#y efinalmenU fi veggono*fanciulle


tixa.W
W9VMr

Del Galileo

i$f

muouer* in giro vnpez*


di canna, in cima della quale Jaincajrato il fajfo; argomenti tutti della verit della conclusone cio , che la vertigine
tirar' i/affi in gran lon tananza, co'l

conferi/ce al mobile impeto verfo la circonferenza, quando il


motofa veloce : perch, quando la terragiraffe- infejtej3at

il

moto

della fuperjicie, e majjime verfo

rae incomparabilmente

il

cerchio mafftmo,co

pi veloce, che i nominati , dourebbc'

eftrudef ogni cofa contro al Cielo

SIAIP. Linfanza mipar molto bene Jlabilita y e annodata, <u>


gran cofa ci vorr per mio credere a rimuouerla, efciorla .
SALV. Lo Jcio'jlhnt'tito fuo dipende da alcune notizie,non meno
fapute, e credute da voi, che da mei ma perche e ^c non vifouuengono.pero non vedete lerfciog}iment,fenza dunque, ch'io
ve lo infegni (perche gi voi lefapete ) co'lfemplice ricordar^
uelefaro y che voi fejfo rifoluerete Vinfanza .
hopojio mente pi volte al vojra modo di ragionare?
il quale mi ha defletto qualche p'enfero , che voi incliniate ci-> l toftro fape
quella opinion di Platone, che noftrum feire fit quoddam r ? ,X n ccr 0
r f
feminifd;^m> di grazia cauatemi di quefo dubbio,dicendo-

SIMT** Io

ctido^Platd

mi'lvojlro fenfo <


fte
SALV* Quel ch'io fenta dell'opinion di Platone pojfo fgnific aritelo con parole
^7 ancora con fatti. Gi ne' ragionamenti
bauutijin qui mifon io pi. d'vna volta dichiarata confattiy
feguiro VisejffliU nelparticolare, che hauiamop le manf,ch
potr poi fruir ui, come efempio a pi ageuolmente compren*
deve il mio concetto circa l acquijo ddia fetenza > quando pe
ro ci auanzi tempo per vn altro giorno, e non fi a di noia al
Sign. Sagredo, che noi facciamo quejla digrejfne .
$AGR. ^Anz mifar graftjjmo , perch mi ricord , che quando
fudiauo logica mai non potetti rtjar capace di quella tanta
predicata dimoflrazion potijjima di Arijtot.
SALV. Seguitiamo dunque,e dicami il Sig.Siffip* qualfa il motoy
chefa quel affetto Br etto nella cocca della cana mentre ilfan*
ciullola muoue per tirarlo lontano i
,

SIMPo
per

II

moto

va

lafpalla

SALV.

del fajfo fin che

arco di cerchio,
i

il

nella cocca e circolare,

ciocca

cui centro abite e lafnodatura del'

eilfemidiametrola Cannacori tiracelo

E quando la pietra'/cappa dalla canna) quale ilfu motot

continuaci fuo precedente circolare? opur vg


pef altra linea

feguit'ella di

Jsfm

1 8
SIMP. Non

Dialogo fecondo
feguif altrimenti di muouerfi in giro

non fi difco Ber ebbe


'

la

dalla fpalla del proiciente

perche cos

doue che noi

veggiamo andar iontanijjtma

SALV. Diche moto dunque J muoue ella i


SIMP. Lafciate ch'io ci penfi vn poco perche non
i

cihopifat*

tofantafia
SiALV. Sign. Sagr. vdite all'orecchio: ecco il quoddam remi*
nifci in campagna bene intefo . Voi cipenfate molto Signor
Simplicio

SIMP.

me il moto concepito nelVvfcr della cocca non*


non
per linea retta; anzi pur' e egli necejfariamett
pu ejferfe
per linea retta>,inUndendo del puro impeto auuentizio Mi
.daua vnpoco difafidio il vedergli defcriuer'vn arco , ma
perch taV arcopiegafempre all' ingi, e non verfo altra parte,
comprendone quel declinare vien dalla grauit dellapietra,
Secondo

.^
fo

"dal*^

ente folo per


linea eretta.

naturalmente la tira albajfo L'impeto imprefio > dicQ


ch'iper linea retta
SALV. Ma per qual linea retta? perche infinite , e v.erfo tutte lz^*
-bande f ne poj/on produrre Jalla cocca della cana, e dalpun*
to dellafeparazion della pietra dalla canna
-che

fenz altro ,
*

SIMP, Muouefiper quella, che e alla dirittura del

moto

che

ha

fatto la pietra con la canna .


SALV. Il moto della pietra ,metre era nella cocca gi hauete detto,
vbefiato circolare; bora repugna

l'ejfer circolare e a dirittura,non ejfendo nella linea circolare parte alcuna di retto.
SIMP. Io nonJntendOjChe'l moto proiettojia a dirittura di tutta
il circolare,ma di quell'vltimoputo, doue termino il moto circolare. Io mi intendo dentro di me, ma non. so ben'e/plicarmL
SAL V. Et io ancora mi accorgo, che voi intendete la cofa, ma non.
bauetei termini proprij da efprimerla; hor quefii vegli pojjb
,

beninfegnario', infegnarui cio, delle parole , ma non delizi


verit, chefon co/; e perfami toccar con mano, che voifape
tela cofa , efolo vi mancan o i termini da efprimerla ; ditemi,
quando voi tirate vna palla con Varcbibuj , verfo che parte

acquifieUu impeto di andare i


lAcquija impeto di andare per quella linea retta, chefkgue la dirittura della canna,doe, che nondeclina ne a defira,
ne afinifira, ne in su-, ne ingi .
SALV. Che infomma quanto a dire, che nonfa angolo nefiuno

SIMP.

on la linea del moto retto fattoper la canna *


Cos

Del Galileo.

187

SIMP.
SALV.

Cos ho voluto dire *


Se dunque la linea del moto delproietto fi ha da, cotinuaf
fenzafar angolo opra la linea circolare defcritta da lui menti efu co'lproiCentt;.efe da quello moto circolare deuepajfaf"
al moto retto, qual dour effer queja linea retta
SIMP. Non potr effer, f no quella, che tocca il cerchio nelpunto delia fepar azione, perche tutte l'altre mi par che prolunga
tefeqjtrebbonola circonferenza, e per conterrebber con ejft
qualche angolo *
$ALp. V 01 bemjjmo hauete dijcorfo , e vifete dimostrato mez&
Geometra. Ritenete dunque in memoria , che il vofro concetto reale fifpitga con quejie parole ; cio , che il proietto acquista impeto di muouerj per la tangente l'arco defcritto dal

moto delproicicnte nel punto della feparazione di ejfo proietto dal proicientt'~

SIMP. InUn io beniffmo, e quesl'e quel ch'io voleuo dire.


SALV. cD'vna

linea retta, che tocchi vn cerchio, quale de fuoi


punti il pi vicino di tutti al centro di quel cerchio l
SIMP. Quel del contattofenza dubbio ; perche quello nella ciri punti della cir*
conferenza del cerchio, e gli altri fuora ;
conferenza fon tutti egualmente lontani dal centro
SALV. Adunque un mobile partendoji dal contatto, e mouendqfi
per la retta tangente,fina continuamentente difcojando dal

&

&

anco dal centro del cerchio .


Cosificur amente.
SALV.Horfe uoi hauete tenuto a mete lepropofizioni,che mi batte
te dette,ricgiugnetele infieme, e ditemi ci chef ne raccoglie .
SIMP. Io non credo pero dejfcr tanto fmemorato 3 ch'io non me
n'babbia a ricordare Dalle cofe dette fi raccoglie, che ilprProietta fi
ietto mofio uelocemente in giro dalproiciente, nelfepararfi da muoue per 1*
quello , ritiene impeto di continuare il fuo moto per la. linea tangte il cercontatto,

SIMP.

moto del proiciente nel ci * *~? mot<


J
punto dellafeparazione, per il qual moto il proiettofi ufem ^0 della f
pre difcojando dal centro del cerchio defcritto dal moto del parazione.
retta

che tocca

il

cerchio defcritto dal

proiciente

SALV.

Voi dunquefin bora fapefe la ragione del uenir'efirufi i


graui aderenti alla fuperficie duna ruota mojfauelocemente,
ejirufi dico, e lanciati oltre alla circonferenza} femprepi lon~
tant dal centro

SIMP,

2>/ quefto

mipar

di reftar' ajfai ben capace

ma

que^

fi*

Dialogo fecondo

f8 8

Ha nuoua cognizione pi tojo mi accrefce


credulit
"

cit ; fenza ejlruder

SALV.

che

mfcemi Yn

che la terr goffa muouerfingiro con tanta velo*

verfo

il

Cielo

le pietre gli animali

&c.

modo ,che voi bauttefaputofin qui faprete


anzifapete anco ilrefio ; e co'lpenfaruifopra vene ricordeeli' ijhfio

ancora da peruoi ; ma per abbreviarti tempo vi aiuter


ricordamelo Sin quhaueieper voi flejfo faputo , che il
moto circolare delproiciente imprime nel proietto impeto di
muouerj , ( quando auuiene, ch'efifeparino )per la rettju*
tangente il cerchio del moto nel plinto della feparazione , t-*
continuando per ejfa il moto vien fempre allontanando/} dal
re/le

io a

&

frauete dettoleper tal linea retta continuerebproiciente


be il proietto di muouerj , quando dal proprio pefo non gli
fujfe aggiunta inclinazione all'in gi ; dalla quale deriua~*
l'incuruazione della linea del moto . Farmi ancora , che voi
barbiatefiiputo dapervoi,che quefia piegatura tende fimprc
verfo il centro della terra-, perchi l tendon tutti igraui. Horapajfo yn poco pi atlanti, e vi domando , f il mobile dop9
il ftto moto retto
fi vi fempre
allontanando egualmente diti centro o volete dalla circonferenza di quel cerchio del quaV il moto precedente fu parts3 ehe

la feparazione nel continuar

tanto

a dir,fevn mobile, che partendefi dal punto della ta*


e ynouendofiper ejfa

tangente fi allontani egualmente


dalpunto del contatto, e dalh circonferenza del cerchio
$IMP, Signor nq ;perch) la tangente vicino al punto delcontaU

gente }

to fifcofapochijfimo dalla circonferenza, con la quale

ella,

contiene vn'angolo BrettiJJtmo , ma nell'allontanarli pi ,


pijl 'allontanamento crefcefempre con maggior proporzione;
fiche in vn cerchio^ che hauefie v.g. dieci braccia di diametro r

vn punto della tangente, chefufie lontano dalla circonferenza del cerchio tre quattro voltepi che vn punto che fufife difcofio dal toccamento vn palmo ; e'ipunto, che fujfe lontano mezo palmo, parimente credo, che apena fi difcojierebbe
,

la quarta parte della difianza del fecondo ] fi che vicino al


contattoper vn dito } due, appenafiforge che la tangentefia,

feparata dalla circonferenza


Talchi il difcoRamento del proietto dalla circonferenza
delprecedente moto circolare in sul principio e piccolijfimo l
,

SALV.

S1MP.

Quafi infenjbile

&4LV*

H or ditemi vn poco

:il proietto 9 che

dal moto del proiciciente

Del Galileo*
ente ricette mpeto di

muouerfiper

189

la retta

largente , e che vi

andribbe ancora,fi ii proprio pefo non lo tiraff ingiu,quan


toji doppo lafepar azione a cominciar a declinare a baffo?
SIMT. Credo , che comincifubito, perch non battendo chilo fo*
fienti , non pu ejfer che la propria granita non operi .
SALF. Talchi, fi quel fajfo che cagliato da quella ruota mofia
in giro con velocit grande, hauejfecost propenjon naturale Proietto gra
di muouerfi verfo il centro dell'ifieffa ruota , Jcome e' l'ha di V c ^u ^ito c "*
muouerjiverfo il centro della terra , farebbe fac il cofa , che e *fJ5J2Sf^
proiciente con
m ji
r
*.'/r
ritornajje alla ruota ,opiu tojto , che e non JeneparUJje ; m nc a a 4^
perche ejfendo fu l principio della feparazione l'allontanarne- clinare,
mediante l'infinita acutezza dell'anto tanto minimiffimo
golo del contatto, ogni poco poco d'inclinazione, che lo ritiraf
fe verfo il centro della ruota , bacerebbe a ritenerlo fopra la
,

>

\s

circonferenza

91 MP. Io non ho dubbio alcuno, chefuppofo quello, che non e,


ne pu ejfer cio, che l'inclinazione di qui corpi grani fuffe
di andare al centro di quella ruota, e' non verrebbero e/lrufif
e-,

ne fcaghati

SALV. Ne io ancora fuppongo, ne ho bifogno difuppore, quel che


non}

perche

non voglio negare,

Ma dico cosi ptrfuppoj zione


JFigurateui bora, che

che i fa/fi vengano fagliati*


acci voi mi diciate il refio .

U terra Ja la gran

ruota, chemoffa con

Gi voi mi battete
pietre
moto proietto dour ejfer per
quella linea retta che toccher la terra nel punto della feparazione : e quefla tangente, come fi va ela.allo stanando 0iabilmente dallafupcrp eie del globo terrejtre i
SIMJP. Credo, che in milk braccia non s allontani vn dito
tanta velocit h abbia a fagliar

molto ben faputo dire

che

le

il

SALV. Et il protetto

noti dite voi

cima dalla tangente verfo

il

SJJWP, Hollo detto,e dico anco


che la pietra

che tirato dal proprio pefo decentro della terra {


,

il

refio; e

intendo perfettamente,

non fi feparer dalla terra

poich ilfuo allonta*

naifene su' l principio farebbe tanto, e tanto minimo, che ben


mille volte pi vien"ad ejfer f inclinazione , che ha il faffo di
muouerfi verfo il centro della terra ; il qual centro in quefio
veramente e forza con'
eafo e amo il centro della ruota .

eedere, che le pietre , gli animali, e gli altri corpigrani

fofion'efier eftrufi ;

UggieriJJmei

le

non*

ma mifanno bora nuoua difpcult le cofit

quali

hanno debolijpma inclinatone di calar


re al

Dialogo fecondo

x?q

re al centro;onde mancando in loro la. facuit di ritirar/! alta


fupirfcie,non veggo,cbe elle non hauejfero a eferefrufe: voi

poifapete, che ad

deftruendum

futfcit

vnum

SALV. Daremo fodisfazione

anco a quefio . Pero ditemi in prima, quel the voi intendete per cofe leggiere, cio ,fe voi intendete materie cos leggiere veramente } che vadano all'insu , b
pur non a/volutamente leggiere, ma cos poco graui, che ben
vengano a baffo,ma lentamente; per chi, f voi intendete delle
affolutamente leggiere , ve le la/cer effer'ejirufepi che voi
,

r.on volete

SIMP.

Io intendo di queRe feconde , qualifarebbono penne, labambagia


, eJtmili , a folleuar le quali bajia ogni mi?2ma
na,
tuttauia
forza:
fi veggono Jarfene in terra -molto ripofatamente-,

SALV. Come quella penna habbia


difender verfo la

qualche naturai propenfione

fuperjcie della terra , per

minima ,ch'ella

fia, vi dico, c,he eW bajante a non la lafciarfolkuare; e queHo non e ignoto ni anco a voi ;per ditemi, quando la penna
fuffe efrufa dalla vertigine delia terra, per -che Uneafi moue^
rebb'ella f

SIMP.
SALV.

'Per la tangente nel

punto della feparazione

E quando ella doueffe tornar

muouenbe i
SIMP. Per quella

che va

-a

rtunirfi ,per qual lneaj

da lei al centro

della terra

-.

SALV. Talchi

qui cafeano in e onfiderazione due moti, vno della


proiezione , che comincia dal punto del contatto e fegueper
la tangente , e V altro dell" indinazione ali 'ingi che comincia
a voler che
dal proietto , e vxperlafegante verfo il centro ;
la proiezionefegua., bifogna che' impeto per la tangente preuaqa ali'inclinazioneper la fegante:- non fa cos f
SIMP. Cos mi pare.
SALV. <JMavhe sof pare a voi che fa necefaria che fi troui
nel moto proiciente ; uccio che e preuaglia a quel dell inclinazione, onde nefegua lo fiaccamente l'allontanamento della
,

&

penna

dalla terra

SIMP, lononlo so.


SALV. Come non

lo Japete?

qui

il

mobile}

'
.

il

'mede/imo, cio la me-

de/ima penna ; horcomepuo il mede/imo -mobile Juperai e nel


, epreualere afefefo ?
SIMP. Io non intendo > che e3 pfa preualere , o cedere a f
mede,

-moto

Del Galileo.

19 t

mede/imo nel moto, fi noti col rnuouerjt horpi veloce, e bop


pi tardo
SAIJf. Ecco dunque che voi pur lofapeui Se dunque dette fcguir li proiezione della penna e preualere il fuo moto per la
tangmte*al moto per la fegante , quali bifogna , cbejhno li**
.

velocit loro /

SIMP.

Bifogna, che il moto per la tangente Ja maggior di quel*


jegante Oh povero a me: b non e egli anco cen*

l'altro per la

maggiore , e non/blamente del moto ingi della


penna , ma anco di quello della pietra /
io ben dafimphce.
dauut.ro mi ero lafciato persuadere che lepietre non potreb*
tornila volte

&

,.

bert(fe.r\Jrufe dalla, vertigine, della terra

a udirmi y

dico

gli elefanti

le

che

torri

per necefjt ; e per eoe


muoue.

quando la
e le

ci

Torno dunque

terra J muouejfi
'

le

Citt volerebbero verfo

non figlie

dico

che* la

pietre,

il

terra

Cielo

non J

SALV. Oh Siga.

Simplicio : voi vi folleuate cos pre fio , ch'io comincer a temer pi di voi, che della penna Quietateui vn
poco e afcoltate Se per ritener la pietra la penna annefi
.

..

fa alla fuperfeie della terra ci Tujfi di bifogno , ch'l fuo defender a baffo fuffipm o tanto quanto e il moto fatto per
,

tangente

voi harejle cagione a dir, che bifognafse , che ella


J mouefse altrettanto, bpiu velocemente per la fegante attinnon mi hauete
giti, che per la tangente verfo Innante:
la

Ma

voi detto poco fa , che mille braccia di di/ianzaperla tangente dal contatto, non rimuovono appena vn duo dalla circonferenza ? Non bala, dunque, che il moto per la tangente , che
e quel della vertigine diurna ,/ia femplic emente pi veloce
del moto per la fegante , che e quel della penna all' ingi , ma
bifogna, che quelloJa tanto pi veloce, chel tempo , che bafa
a condur la penna vg. mille braccia per la tangente Ja poco
per il muouerjvn fai dito all' ingi per la fegante ; // che vi
dico , che non far mai ,fate pur quel moto veloce , e quello
lardo quanto vipiace
SJMP. perche non potrebbe efser quello per la tangente tanto
.

veloce

eie della

che non defse

terra

tempo alla penna d'arcuar*alla fuperfi-

SALV- Trouate a mettere il

cafo in termini

Dite adunque quanto vi par che

baftafse

&

io

vi ri/pondero.

far quel moto pia

veloce dt quejlo i

Dir

t$&

Dialogo fecondo

SI MI*. Diro per e/empio che quando quello fufse 'vn millon i
volte pi veloce di quejlo , la penna
e anco la pietra ver,

rebbero ejirufi.
' _/

Voi dite cos,

".

ta

o di Fifica

e dite ilfalfi

di Metfifca

filo per difetto , non di Logi~


, ma di Geometria; perche ,
fi

voi intende/te filo i primi elementi


del cerchio fi
che la tagli in

faprefe >cbe dal centro

pub tirare vna retta linea no alla tangente,


modo che la parte della tangente trai contat,

tore la fegante, fa vno, du?,e tre milioni di -volte maggiorai


quellaparte della feganie, che re/la tra la tangente , e la cir'con-

ferenza ; e di mano in mano, che la fegante far pi vicintt


al contatto , quesla proporzione
fd maggiore in infinito ;
onde non e da temere cheper veloce, che fa la\vertigine,e lento il moto ingi, la penna , altro pi leggiero pofia comin*
dare a filleua/ft , perchfirnpre I inclinazione ingi fupers

la velocit della proiezione

SA

Io non reflo interamente capace di quejlo negozio


Dimoftrazio- SALV* Io venefar vna dimoflrazione vniuerfalijjma e ancs
*ie Geometriafsai facile; Sia data proporzione , quella che ha laBA.alU
rl{j

ca per prouarel'impofibilitdeH'eftruiione mediance la vertigi-

ne

terreftre

C, tfta BA. maggior di C. quanto efserjt voglia ; eja il e et


cui centro 1). dal quale bifigni tirare t vna fegante , fi
ad efsa fegante habbia la proporzione , che ha
tangente
he la
prenda/ideile
due BA. C. la terza proporziona*
alla
C.
*BA.

tbio

il

k AI. e come ELad IA. cosfifaccia il diametro FE*ad EG.


e dal

Del Galileo.

ip3

9 dalpunto G. tirifila tangente GH. Dico ejfer fatto quanta


bifognaua ; e come BA. a C. cos ejfere HG. a GB. imperocG. far compone do
chi eJfend<j,come 31. ad IA.cos F. ad
perch la C. e media
come 'jBA* ad AI. cos FG. a G.
proporzionale tra "B.A. %Al. e la GH. media ir FG
GB. per, come T^A. a C. cos far FG. a GH. cio HG. a
G. che quel che bifognauafare
$AGR. 1{eFo capace di quejla dimojirazione ; tuttauia non mi
Ji toglie interamente ogni fcmpolo; anzi mifento rigirar pei*
la mente certa confusone, la quale aguifa di nebbia denfa i!f
ofeura non mi lafcia difeerner con quella lucidit , chefuol?*
ejfer propria delle ragioni matematiche, la chiarezza ,e necef
qtiello in che io mi confondo queJit della conclusone .
vero, cheglfpazy tra la tangente, e la circonferenza
Jo

..

fi vanno diminuendo in infinito verfo'l contatto , ma e anco


vero all'incontro , che la propenfione del mobile al defendere
fi y facendo in ejfofempre minore, quanto eglifi troua pik
vicino al primo termine dellafuafcefa , cio allofiato di quiete fi come manifejo da quello, che voi ci dichiarafte,mofirado,cbe ilgraue difendente partendo/i dalla quiete, debbepaf
far per tutti i gradi di tardit mczani-t:\t ejfa quiete e quaU
Jiuogliafegnato grado di velocit , li qualifono minori, e mi-,

non in infinito

<Aggiugnefi che ejfa velocit, e propenfioaltra ragione diminuendo pure in


infinito ; e cibauuiene dal poter/i in infinito diminuire la
grauit di effo mobile ; talch le cagioni , che diminuifeono la
propenfione allo fendere ,
in confeguenza fauorifcono la
proiczio>ie,fon due, cio la leggerezza de! mobile,e la vic'mit
al termine di quiete ,
amendue agumentabli in infinito ;

ne

al

.:

moto fi'va per vn


,

&

&

le

quali

far

hanno

all'incontro

la proiezione, la

il

contrailo

quale bench

divnafola caufa

effa parimente

dei

agume?itabi-

in infinito, non comprendo^ come ejfa fola non pojfa refar


vinta dall' vnione ,
accoppiamento dell altre , che fon due p
pure agumentabli in infinto
SALV. Dubitazione degna del Sign. Sagredo , e per dilucidarla,
si che pi chiaramente venga da noi comprefa poich voi an9ra dite d'zuerla in confufo , la verremo diBwguendo con>
ridurla infigura; la quale anco forf ci arrecher ageuolezza
nelrifoluerla . Segniamo dzmqu vna linea perpendicolare
verfo il centro, efia quefa .AG.
ad ejfafia ad angoli ret'
le

&

&

'

ti

la

*94

Dialogo fecondo

fila Orizonfale <AB.fopra la quale


fi farebbe
proiezione , e vi continuerebbe
d'andare ilproietto con mouimeto equabile , quando la grauit
nonio inclnajje a bajj Intenda/? ora dal punto <-A. prodotta
vna linea retta-, la quale con la~~
AB. contenga qualfiuoglia an-

il

moto

della

golo, e fia quefia L4E. e notiamo


fopra la ^AB. alcunifpazdj egua- P
li Afifh. hk. e da efii tiriamo le perpendicolarifg. hi. kl. fina
allaAE. Eperche , come altra volta fi e detto } ilgraue ca-

p u crefcendo; pofiiamofigurarci gliJpazJj Affh. hk.rapprefentarci tempi eguali

e le perpendicolari

fg.

diuelocit acqui/iati in detti tempi ; fi che il

hi.

kl^gradi

grado d

uelocit

come la linea kLriJpetta


al grado h i. acqui/iato nel tempo <Ah. e'igradofg. nel tempo
Af. li quali gradi kl. hi.fg. hanno (come e mantfefio) la me~
defima proporzione, che i tempi kA* hA. fA. e f altre per'
pendicolari fi tireranno da i punti ad arbitrio, notati nella li~
neafA^femprefi trouerranno grad minorile minori inin.acqui/iato in tutto iltempo,tAk. fia

fimto,procea$ndo verjb ilpunto A.rapprefentate ilprimo infrante del tempo , e ilprimo fiato di. quiete
quefio ritiramento verfo A. ci rapprefenta la prima propensione al moto ingi, dminuta\in infinito per Vauuicinamento del mo~
agubile al primo fiato di quiete il quale auuicinamento
mentabile in infinito Troueremo adejfo l'altra diminuzione
i velocit che pire fi pu fare in infinito per la diminuzion della grauit del mobile ; e quello fi rapprefenter col
produrre altre linee dal punto A. le quali contengano angoli
minori dell'angolo BiAE. qualfarebbe quefia AD. la quale
fegando le parallele kl. hi.fg. n punti m.n*o. ci figurai gradi fo. hn* km. acqui/iati ne i tempi %Af. *Ah. Ak. minori de
gti altri gradi Jg. hi. kl. acqui/iati nei medefimi tempi, ma~*
quefii, come da vn mobile pi graue , e quelli da vnpi leg.,

e.

Et manifefio , che col ritirar la linea E A. verfo AB,


tfirgnendo Vangolo EAB. ( il chefipub fare in infinito ,fi
some la grauit in infinitofipu diminuire) fi vknparimele &

giero

-,

xs wx

vj

uinvu

&

yy

in confete a diminuire in infinito la velocit del cadente ,


guenza la caufa, che impediua la proiezione ; e per pare, che
dall' vnione di quefte due ragioni contro alla proiezione, diriduminuite in infinito , nonpojfa ella ejfer' impedita
eendo tutto l argomento in breui parole diremo col rrignet
V angolo EAB.fi diminuifcono i gradi di uelocit Ik. ih. gf
.

^7 in

oltre col ritirar le parallele kl. hi.fg. ver/o l'angolo

J diminuiscono pure

nuzionefi ejlende in
to in giufipotr ben

medefimigradi,

infinito

^Adunque

diminuir tanto,

A,

l'vna, e X altra dimila velocit del

mo-

tanto ( potendofi dop-

piamente diminuire \in infinito ) che ella non bajli per rejtituire il mobile /opra la circonferenza della ruota eperfare
in confeguenza , chela proiezione venga impedita, e tolta.
All' incontro poi, perfar , the laproezion nonfegua , bifogna 9
cbeglifpazij , per i quali il proietto deue fendereper riunir
angufii , che per tarJ alla ruota , fi facciano cos breui,
da , anzipur diminuita in infinito , chefia lafcefa del mobi,

&

pur bafli a riconduruelo ; e per bifognerebbe chefi


vna diminuzione di ejfi Jpazij, non flo fatta in*
infinito, ma di vna infinit tale, chefuperajfe la doppia infile, ella

trouafie

nit, che fi fa nella

gi

diminuzion

della velocit del cadente in

Ma come fi diminuir vna magnitudine pi di vn' al-

chef dimnuifce doppiamente in infinito ? Hora noti il


Sign. Simpl. quanto fipojfa ben filofofare in natura fenza
Geometria I gradi della velocit diminuiti in infinito , fi

tra,

per la diminuzion della grauii del mobile, fiper Xauuicinamento al primo termine del moto , cio allo fiato di quieta
fempre fon determinati e proporzionatamente rispondono
alle parallele comprefe tra due linee rette concorrenti hi vn*
angolo conforme air angolo BAE. 'BAD. altro in infinila diminuzioto pi acuto, ma pero fempre rettilineo
ne degli fpazij per li quali il mobile ha da ricondurfi fopra
la circonferenza della ruota e proporzionata ad vn 'altra*
forte di diminuzione , comprefa dentro a linee', che contengoacuto di qualfiuono vn' angolo infinitamente pi flretto,
glia acuto rettilineo quale far quefo Piglisi nella per,

Ma

&

pendicolare <JiC qualsiuoglia punto C. efattolo centro , deformasi con Xinteruallo CiA. vn arco AmP. il quale taglier
le parallele determinatici de i gradi di velocit , per minime y
the elle siano ,e comprefe dentro ad anguBifimo angolo ret-

tilineO)

Dialogo fecondo

196

quali parallele le parti,che reflano tra Varco, e la


tangente Ali. fono le quantit de gli fpazij , e de i ritorni
Jpra la ruota., fempre minori, e con maggior proporzione
minori quanto pi s'accojiano al contatto, minori dico di effe parallele delle quali fon parti Le parallele compref^j
tra le linee rette nel ritirarsi verfo V angolo diminuirono setilirieo; delle

-,

precon la medesima proporzione come v.g. efendo diuifa la


*Ah. in rnezo nel punto f. la parallela hi. far doppia della*
fg. e fuddiuidendo lafA. in mezo, la parellela prodotta dal
punto della diuisione far la met della fg. e continuando la
fuddiuisione in infinito, le parallelefujfequentifarannofempre la met delle profiime precedenti : ma non cosi auuiem*
,

delle linee intercette tra la

cerchio

imperocch fatta

tangente ,

e la

circonferenza dei

Vijleffa fuddiuisione nella

fA* e po-

lio per efempio, che la parallela, che vien dal punto b. fujf<L*>
doppia di quella, che vien daf. quefafar poi pi , che dop-

pia della fegu ente, e continuamente quanto verremo verfo il


toccamento A. troueremo leprecedati lineecontenere leprof/ime feguenti tre, quattro, dieci, cento, mille, centomila, e cento
milioni, e pi in infinito . La breuit dunque di tali linee si
riduce a tale, che di gran lungafupera il bifogno per far, che
il proietto

per leggeriffmo, chejia ritorni } anzi purJi man-

tenga fempre la circonferenza


AGR. Io refo molto ben capace di tutto il difcorfo,e,dellaforza
ion la quale eglijlrigne, tuitauia mi pare, che chi volejfe tra'
cagliarlo, ancora potrebbe muouerci qualche difficult, con*
dire, che delle due caufe , che rendono la fcef del mobilepi,
epi tarda in infinito, emanifefo, che quella, che dependz-?
dalla vicinit al primo termine dellafcef , crefce fempre con
..

medejima proporzione ,Ji come fempre mantengono Vifief-^


proporzione
tra di loro le parallele-, &c. ma che la diminufa
zjon della medejima velocit, dependente dalla diminuzione:
d ella grauit del mobile ( che era lafeconda caufa ) Ji faccia;
ejfa ancora con la medejima proporzione , non par cos machi ci ajjicurayche ella nonJifaccia fecondo lapronifejlo .
porzione delle linee intercette tra lafegante,e la circonferenza ; opur anco con proporzion maggiore i
$ALV. Io baueuopnfo , come per vero che le velocit de mobili naturalmente defcendenti,feguitajfero la proporzione delfe
loro gramt9 in grazia deLSig. Simpligio^e. d' Arijotile, cheim
la

pia,

Del

tyy

Galileo

Vafferma, come proporzione

pi tiogh
grazia dell' auuerfarioponete

ci

'mantfeja

in dubbio

voi UJfi

& artrite poter'

&

che la velocit fi accrefca con proporzion maggiore ;


maggiore in infinito di quella della grauit:onde tutto il
difcorfo affato vadiaper terra: refla a megfofenerloyil dire*

tjfer,

'

anco

cbe la proporzione delle velocit e molto minore di quella delle grauit : e cos non /blamente folleuare mafortificar equa-

tofie detto ; e di quefio ne adduco perproua Vefperienza , la,


quale ci mofrer , che vngraue anco ben trenta e quaranta
volte pi di vn' altro , qu al far ebbe per efempio vna palla di
piombo,^" vna di fugher, nofi mouer ne anco a gran pezzo
pi veloce il doppio . Hora } fe la proiezione non fi farebbe B
quando ben la velocit del cadentefi diminuijfe fecondo Ia~j>
proporzione della grauit, molto meno fi far ella tutta voi*
ta, cbe pocofi [cerni la velocit,per molto , chefi detragga dei
pefo . Mapofoanco, cbe la velocit fi diminuijfe conproporzione affai maggiore di quella , con chefi fc emafie la grauit, quando ben anco ellafujfe quellafieffa , conia quale fi
diminuirono quelle parallele , tra la tangente , e la circonferenza io non penetro necefft veruna , che miperfuada douerfifar la proiezione di materie quanto fi vogliano le igierifime, anzi affermo .pure , cbe ella non fifar intendendo)
pero di materie non propriamente leggieriffime , cio prue di
ogni grami e che per lor natura vadano in alto, ma cbe Itnh abbiano pochijfima grauit e
tifn. amente dc/cendano,
fc quedo,cbe mi muoue a cos credere e, che la diminuzione d
granita, fatta fi condola proporzione delle parallele trala-j
tangente, e 'a arconferenza f ba per termine vliimoj
aiti/fir
>n j la nullit di pefo, come quelle parallele hanno per vltimo
termale della lor diminuzione l'i/iefio contatto, che e vnpunfj ir dwifibile: Hora la granita non fi diminufee mai fino
a l / rmnt vl:imo > perche cos il mobile [non farebbe graue 9
ma ben lo fpazio del ritorno del proietto alla circonferenza
fi riduce ali vltima piccolezza , il che e quando il mobile p fa
[opra la circonferenza nell'i fefso punto del contatto ; talch
,

'-,

&

&

per ritornami non ha bifogno di fpazio quanto; e per fa


quantofi voglia minima la propenfone al moto ingi,fempre e ella pi che a baftanza per ricondurre il mobile fu la
ciy confi enza dalla quale et d.ifia per lo fpazio mimmo , cio
...
per niente.
,

Vera-

&

Dialogo fecondo
SAQR. Varamente il difcorfa e moltofittile ma altrettanto con*
1 9

eludente ;:$ e forza confejfare , che il voler trattar le quijioni naturali fenza Geometria e vn tentar difare quello , che
imponbile ad effrfatto .
il Sign. Simplicio

SALV,

Ma

ch"ei.

non dir cosi; f bene io non credot

Ja di quei Peripatetici,cbe diffuadono

lordifcepoli dal-

lofiudio delle matematiche, come quelle, che deprauanoil di"


feorfo, e la rendono meno atto alla contemplazione
SIMP. lo nari farei quefta torto a 'Platone, ma direi bene con
Arifiot. che ei sUmmerJe troppo, e troppo s'innagb di quella-*
fua Geometria ; perche finalmente quefefittiglezze mattematiche Sign. Salu.fon vere in asratto , ma applicate alla
materia fenfibile , efisica,non rifpondono ; perch dimoftrerranno berti mattematici con i lor principi) ,per efempio , che

Sph^ra tangit planum in pun&Q ; proporzione Jimile alla


ma comefi viene alla materia, le cqfe vanno per

prefente ;

vn altro verfo; e cos voglio dire di quefi'angoli del contatto,


di quefie proporzione che tutte poi vanno a monte,quand9
fi vien e alle co/. materiali , e fenfibili ;
:

SALV. Adunque voi non credete altrimenti , che la tangente tocchi lafuperficie del globo terrefre in vn punto /
SIMP, Nonfola in vn punto ma credo, che molte e molte decine e forf centinaia di braccia vada, vna linea retta toc*
,

cando lafuperficie anco dell'acqua,non che detta terra,prima9


chefepararfi da lei
SALV. dM a s'io vi concedo quefia cofa , non v*accorgete voi , che
tanto peggio per la caufa vofira : perche , f polio , che leu.
tangente da. vnfol punto in fuori fujfc eparata dalla fuperfide della terra ,fi ad ogni modo dimojirato , cheper lagra..

Il vero, talora
acqinira forze
dalle coacrar

n0 haur egli caufa difepararfi, f quell'angolo fi chiuda-*


affatto, e lafuperficie, e la tangente

procedano vnitamente l

Non vedete voi, cheaquefio modo laproiezione fifarebbeJi


ViJeJJafuperficie della terra, che tato e

fifarebbe vedete adunque qualfia


tre voi. cercate d'atterrarla,

Mano,

e Vauualorano ..

quoto a dire,che ella

no,

laforza del vero, che me-

vqflri medefimi afialti lofolle, che vi ho tratto, di quejio er-

Magia

rore ,,non vorrei gi lafciarui in quef'altro,cbe voijlimafie%


shz. vna sfera materiale non tocchi
piano in vnfol punto%

yn

tvoxni

.,

Del Galileo.

fejyy

4 vorreipur, che la conuerfazione > ancor che dipoche orts


battuta con perfine , che hanno qualche tognizion di Geometria y vi faceffe comparir' vn poco pi intelligente tra quei ,
orper mojlrarui quanto Ja*
ci?e o ne Janna niente ,

grande
zo non

l'error di coloro, che dicono, che vna sfera v.g. di bro-

tocca vn piano v. g. d'acciaio in vn punto; ^Ditemi


qual concetto voi viformerejli di vno, che diceffe , e cofiantemente afienerajfe , che la sfera nonfuffe veramente sfera {
SIMP. Lofilmerei perpriuo di difeorfo affatto,

SALV

In quefiofiato e colui, che dice, che la sfera tnaUriale non


tocca vn piano , pur materiale in vn punto y perche il dir
quefio e l'ijleffb , che dire , che la sfera non e sfera , E che ci

. a sfa,bcnche materiale
toc ca 'J pian
Ja vero , ditemi in quello , the voi tofiituite ieffnza della*
quella,
the
co/a
la
da
tutti
che
gli
cio,

sfera
differir
sfera,
fa
,

JJf S5f ^unro"

altri corpi solidi

SIMP.

Credo, che Yejfere sfera confifianelVhauer tutte elnez^f


fuo eentrofin' alla circonferenza eguali .
SALV* Talchi, quando tali linee non fuffero eguali, quel talfolido non farebbe altrimenti vna sfera *
SIMP. Signor n
SALV. Ditemi apprejfo ,fe voi credete, che delle molte linee , cbe~*
retteprodotte dal

fipoffon tirar tra due puntile ne pqfsa efsere altro , the vna
rettafola .

SIMP,

Signorn.

SALV.

Ma voi in ten detepure

che

qu e/la fola retta far poi per

necejjt labrcuijfima di tutte l'altre

SIMP.

ne ho anche la dimofirazion chiara, arrecata


da vngranfllofofo Peripatetico eparmi,fe ben mi ricorda ,
cb'ei la porti riprendendo Archimede , che. lafuppone tornii
nota potendola dimofirare
SALV. Qutfij far fiato vngran Matematico hauendo potuto
dimofirar quel che nefeppe,n e potette dimofirare Archimede;
efevenefouuenijfeldimofirazione lafentirei volentieri;
ptrche mi ricordo beniJ[mo,che iAi chmede ne i libri della sfera, e del Cilindro mette cotefia proporzione tra i pofiulati e
Ungo per-fermo, che l'hauejfeper indimofrabihe
SIMP. GV* da, che mi fouuer, perch' ella e affaifacile, * breue
SAL V. Tari tofar maggior la vergogna d'Archirhode, e la gloria
L'intendo,

di cotejlojilofofo

SIMP,

1 ojaro la

fu a figura

Tra i punti AT,. tira la lnea ret4 ta

r> e c

^m

gfe ra

ae

&&

dialogo fecondo

AB. eia turtta <-AB.

ta

delle

vuolprouare la retta
ejfer pi breue; e la pronai taquali

ei

&} nella curua piglia vn punto, -***=


che farebbe G. e tira due altrui
P f
rette
C3, k 1 ual ue on *Piu lunghe della fola ABI
C^K cost ^'imo ra Euclide
la curua ACB. e maggiore^
"
fi
inea^rera
dtlle,
due
rette
AC.CB.
adunque
fortiori ila curua ACBm
la brc-iuilima
di urte.,
far mol o maggiore della retta AB. che e quello , ebefidoue
iiadimofrare .\
SALV. Io non credo, che a cercar tuttiJTaralogi/mi del mondo9
fipotejfe trouare il pi accomodato di q&efioper dare vn eie*
ParaJbgifmo
pio della pi folenne fallacia ,ehefia tra tutte lefallacie, cio
delmede^mo
-pcifpatetico ,
di quella, che'prouaign.Qtwxi per ignotius
tJimoftrazio-
ne d'v n peri-

^fT

AC

"

'

f
Ma

'

^fr^fc^SIMP.
^

In che modo i
ComeJn the modo ? la conclufione ignota che voi volete
prouare , non che la curua ACB. fia pi lunga della retta
} AB. il m.ezo termine, che fipiglia per noto, non che lucurua
AC.fia maggior delle due AC.CB. le quali e noto ejfer

? ir '&* h .$AIuXr.,

\\

e.

maggior
-

s>$

-,

della <~4Bi

mdellafohz retta

Ef vi ignoto, che la curuafia maggior

AB. cme non far

ella fiamaggiore delle'due rette


'

egli affai pi ignoto,cbe

AC GB. che fi'fa

ejfer

mag-

giori della fola AB? e voi lo prendete per notai


SIMP. Io non intendo ancor bene doue confifa la fallacia.

SALF.

Gpm:e le due

maggiori della iAB.{ fi cornei nacuruafia maggior delle due


far ella molto maggiore della fola retta

rette fen

to per Euclide) tuttauolta, che la

ACB. non

r et ce
..

:'

AB(
C

SIM P.,
SALV*

Signors..

Ejfer maggiore la curua

%ACB.

della retta

AB. e

la

con-

meso termine che e V ejfer la mede/imaGB. bora quando ilmezOr


surua maggior delle due rette
manco noto della conclufione ,.fi.domanda prouare igno
clufionepi nota del

AC

tum per ignotius Hor torniamo al noflro propofito;baflat


.

che voi intendete la retta ejfer la.breuijfma di tutte


che

fi,

pojfon tirare fra due punti

E quanto

le Une<L->*

alla principale

conclufione, voi dite} che la sfera materiale non tocca .ilpiano

in

SIMP.
A;Ly

r
vnfol punto. .. Qual dunque ilfuo contatto
.

Sar

il

vna parte della fuafuperfcie

contatto parimente d'va altra sfera eguale alla prfa

Del Galileo
~mi
!

SIMP.
SALV.

far pure

."

io-i

vna Jimil particella della

fua fuptrficie ?

Non ci e ragione , che non deua efier cos


Adunqtte ancor le due sfere toccandoji ,

si

toccheranno

con due medesime park'ellt-j


le

difupe)fcie,per
che, adattandosi

ciafcheduna

di

efie aiCfuffo pia-

no, eforza cu e si
adattino a?. cor

Dimofirazio^
ne come la

fradlcro.lmasfera tccca '1


gnateui bora le due sfere
cui centri AB. che si tocchino : e piano in viu
congiungasi i lor centri con la retta linea AH. la qualepaffe- iol punto.^
/'

rper il tocc amento Pajftper il punto C. eprefo nel toccamento vn' altro punto D. congiungasi le due rette AD.'BD.

si

che

si

onjitutfca

il

DB. faranno eguali

trigolo

AD B. del quale

all'altro filo

AD.

due lati

iACB. contenendo tanto

quanto quefli due femdiametri , che per la definizion


fono tutti eguali: e cos la retta AB. tirata trai
due centri uB. non far la breuiffima di tutte effendochh
due AD^DB. eguali a lei; il che perle vojlre concejjoni e
quelli-,

della sfera

>

ajfurdo

S1MP.

Quejla dimoflr azione coelude

delle sfere in ajlrattoe

non

delle materiali

SALV.

Affegnatemi dunque in che cofa consifte

argomento ,gid che non conclude


tene nelle immateriali, e afiratte

la fallacia del

nelle sfere materiali y

mio

ma

si

SJMP. Le sfere materiali

fon foggiate a molti accidenti, ai quali


non foggiaidono le immateriali; E perche non puh effer,cht^>
pofandosi vna sfera di metallo fopravn piano il proprio pe* Perch la sfoattratto
fo non calchi in modo, che il piano ceda qualche poco. , vero, ra in
toccni " P ia*
nel contatto si ammacchi?In oltre quel piano
che Ville
fa sfera
J
J M
no in vn punnm
r
docilmente potr ejjer perfetto quando non per altro , al- t0 ma no n a
meno per ejfer la materia porofa; e forf non far meh diffi- materiale,e in
cile il trouare vna sfera cos perfetta che habbia tutte le linee concreto
,

'

dal cen tro alla fuperflcie egualiffme per V appunto .


SALV. Oh tutte quefie cofe ve le concedo io facilmente , ma ellt^
fono affai fuor di propofto ; perche mentre voi volete mo~
firarmi) che vna sfera materiale non tocca vn piano materia*

Dialogo fecondo

*o t
te

in

vn punt

voi u feruite

a* una sfera

non

che

e sfera

d'un piano, che non e piano poicae per vojir^ detto, quefl
eofe nonfi rouano ai mmdo, o f fi'trottano fi guafano nel
Era dunque manco male > che voi
l' applicar/i'a far l'effetto .
concedile la conclufione ma condizionatamrntc , cio, cbeje
t

'

vna sfera

Jidejfein materia

un

piano, che fuJfero,efi con


punto , e nega/le

feruaffero perfetti , si toccherebbero unfol


pitio potersi dare*

SIMP-j, Io credo, che la proporzione de ijtlofofi uadi intefa iti


cotejlo fenfo; perche non e dubbio } chelimperfezion della ma'
feria fi che le cofeprefe in concreto -non rifpondono -alle con*
siderate in a/tratto

SALV. Come non

rijpondono Anzi quel che uoi fiejfo dite al


prefenteproua, chetile rifpondon puntualmente .
si

SIMP* In che modo i


SALV. Non dite uoi

'che per Timperfezion della materia , quei


corpo , che dourebbe ejfer perfetto sferico , e quel piano , cbz^*
dourebbe ejfer perfetto piano , non riefeonopoi tali in concreto, quali altri f gli immagina in aftratto {
SIMP- Cos dico.
SALV* Adunque utauolta the in concreto uoi applicate una sfe
ra materiale a un piano materiale, uoi applicate una sfera n&
,

Le

cole in a-

ftratco riefeo-

piano non perfetto; e quejti dite', che non si toc


a un r
rperfetta
iK
**
j
7
a ^
cano in un punto Ma io ut dico che anco in a/tratto una
sfera immateriale, che non sia sfera perfetta pu toccare un
piano immateriale,che non sia piano perfetto, non in un punto, ma con parte dellafua fuperficie talchi sin qui quello, che
accade in concreto^ accade nell'ijlejfo modo in a/ratto E fa
rebbeben nuoua cofa, che i computi , e le ragioni fatte in nu
fneriajiratti, non rfpondejfero poi alle monete d' Oro,e d'Argento, e alle mercanzie in concreto ; Mafapete Sign. Simpl.
,

no prtcfamte quali in-


.concreto

come a uoler , che i calcoli tornino fopra i


Lane, bifogna, che il computista faccia le
inuoglie
tare
,
Cos quando
d
, ^7 altre bagaglie :
caff
Jue
iljilofufo Geometra uuol riconofeere in concreto gli effetti dimoHrati in ajiratto , bifogna che difalchi gli impedimenti
della materia , che f ci faprfare io vi ajficuro, che le cofefi
tifeontr eranno non meno aggiu Ratamente , che i computi
Gli errori dunque non confifiono, nneWafirat Aritmetici
to, ne nel concreto, ne nella Geometria amUa Fifica, ma nel
quel che accade
Zuccheri,

Si

le Sete, e le

calco-

zoj

Del Galileo.
calcolatore , che non safare i conti giujl

Pero*,

quando voi

vn piano perfetti bench materiali, n3


babbiate dubbio-, cheJ toccherebbero in vn punto. Ef quello
era r \ imponbile ad hauerfi, molto fuor dipropofito fu il
dire, che SphVra amea non tangitinpun&o. Ma pi vi
baueje

vna

sjera, <r

aggiungo Sign*Simpl concedutoui , che non J poffa dare in


materia vnafigura sferica perfetta, ne vn piano perfetto ,cre*
dete voi, cheji pojfano dare due corpi materiali di fuperjcie
'

in qualche parte, e in qualche modo 3 incuruata a/jco quanto.


J voglia irregolatamente i
SIMP. r>i quejti non credo , che ce ne manchino .
SALV. Come ve nejano di tali , quefii ancora J toccheranno in
vnprnto ; che il toccarjin vnfol punto non e migapriuilegio particolare del perfetto sferico, e del perfetto piano* Anzi
chi pi fottilmente andajfe contemplando quejo, negozio trozzerebbe, che pi difficile ajjai e

il

trottar

CCir

*jj

due corpi, cheJ tocchi-

e proprio del
no con parte delle lorfuperjcie , che con vn punto foLo;perche le sfere .per
a voler che due fuperjcie combagino bene infeme, bifogna , fette folameit
tut"
che amendue fieno efattamente piane, o che f vna e colma , te \ ^
i'altraJa concaua, ma di vna incauatura , che per appunto

curlie

rifponda al colmo dell'altra, le quali condizioni fon molto pi e pi difficile


difficili a trouarfiper la lor troppoJtretta determinazione , il troiiar figuXQ > c ^ e " toc*
re le altre, che nella cajual larghezza fono infinite *
SIMP* Adunque voi credete , che duepittre , o due ferri pref a S^S? i~ *jjj*
eafe , e accoftati infeme ilpi delie, volte fi tocchino in vnfol er fi CJ e , che
p
punto l
con vn punto
SALV* Negli incontri caufal credo di no. ; siperchi ,per lo pi felo *
fepra ej/far qualche poco d'immondizia cadente s perche
nonfivfa diligenza in applicargli infemefenza qualche perogni poca baja a far che l 'vna fuperjcie ceda qualiojfa ;
the poco ali altra ;s che fcambieuolmenteji figurino , almeno
in qualche minima particella , l'vna all'impronta dell altra ;
ma quando le fuperjcie lorofujfero ben terfe , e che pofati
tmendue fepra vna tauola, acciocch l'vno non grauajfe fepra all'altro , si jpingejfero pian piano l'vno verfe l'altro , io
non ho dubbio , che potrebbero condursi al femplice contatto
in vnfol punto
$AG7{~ Egli e forza, che con voftra licenza io proponga certa-*
mia difficulty.natami nel fentir proporre alSign. Simpl. la
i

,.

&

wpojjbilittcbe. } nelpoteni trottare

vn corpo materiale,efo~
lido,

D alogo feco n do

&o $

hbbia perfettamente la figura sferica ; t ne! vedergli


modo, non contradicendo, Vaffenfo;perb vorrei fapere, f la mede/ima diffcultfi troni net
figurare vn folido di quale ne altrafigura, cio per He hiararmi meglio , f maggior difcult fi troni in voler ridurre vh
lido, che

-Sign. Sahi. predargli in certo

pezzo di marmo

in figura d'vna sfera perfetta che d'vna*


perfetta piramide r o d'vn perfetto cauallo , d'vna perfetta
,

iocufta-,

$ALV Per quefta prima rifpojla la

dar io

e prima

mi feuferh

dJl'affenfo , the vi pare, ch'in habbiapreiato al Sign.Simpl,


il quale era folamente pera tempo ; perche io ancora hauen

in animo, auanti che entrare in aiti a materia , dir quello jebe


per auuentura far l'ifleffo , o affai conforme al voslro penfiero ; e rifondendo alla voBra prima interrogazione dico f
che ffigura alcuna fipu dare a vn folido la sferica e afacili/fimafopra tutte d'altre ,fi come e anco la femplicijjima , e
,

Figura sferica
pi facilmente -s'imprime

di og ti aler.

tiene tra lefigure folide quel luogo

tutte

rgura circolale porta fola tra i pofhilari.

Figure sferiche di diuerie


grandezze fi
pQflb.no

for-

mare con yn
folo itruaitos

che

il

cerchio tiene tra le

come, pi facile di
matematici degna
d 'effer pofa tra i pofulati attenenti ajle deferizioni dituttzs
l'altrefigure: Et talmente facile laformazion della sfera f
$he f in vna pia/ira piana di metallo duroficauer vn vacuo r colar e, dentro al qualefi vadia riuolgendo cafualmente qualfuoglia folido , affai grofamente tondeggiato , per fa
ieffo,fenz altro artifizio,fi ridurr infigura sferica, quanto
pi fia pojfibileperfetta ; purch quel tal folido non fia minore della sfera, chepaffajfeper quel cerchio ;e quel che ci e anche di pi , degno di confderazionee y che dentro a quel medefimo incauo fiformeranno sfere di diuerfe gradezze. Quello poi, che ci voglia performare vn cauallo, e ( come voi dite)
vna locufta, lo lafcio giudicare a voi , chefape te , che pochi/fimifinitori si trouerranno al mondo atti & poterlo fare
credo, che il Signor Simplicio in quefio particolare non diffen-

Juperficiali

la deferizion del qual cerchio

le altre, effa folade fiata giudicatala i

tira

da

me

SIMP^ Non so f io diffentapunto da voi

Uoppinion mia e,che


si
nominate
nejfuna
figure pofia perfettamente ottenere*
ma per auuicin arsi quanto sipofsa al pi perfetto grado, credo che incomparabilmente sia pi ageuole il ridurre il folids
infigura sferica , che informa di cauallo, b di locusla.
SAGR. E quefia maggior difficut da che credete voi, chetila de*
penda
,.
S come
avelie

-,

Del Galilea.
SIjMP.

Si

2.0-f

come la grand' ageuolezza nel formar la sfera deriu

i.ada fu a a'Joiutafimpiictj' vniformt, cos la fortuna irlegatati: a

'

>

ei.ae cLfftcJi/fmo

iintrodur V altrefigure

?*?
1

0>

!r
,

,C

.^ *
l

SASIi. Aapriqipi come l'ir rtgolart caufa di di]pcult,anco la


figura tu ynfiajfo quo con vn martello a cafo,far delle difficili a introdurci efjtno cjfa ancora, irregolare forf pi di
quella del e auaUo (
SIM P. Cos deue efere
SA&R. c?da dittmi : quella figura qualunque ellajtfia che ha
quel faffo, ball 'egli perfai f/jimamente pur no i
i

'

SIMfr

Quella che

egli ba, l'ba

tanto perfettamente, che nefiural-

tra iefiajfesa tanto puntualmente

..

SA&R. Adunque f dellefigure irregolari


Jeguirfi,

e perci diffidila co

purf ne trouano infinite perfetti/firn amente

otte-

nute coti qual ragione fi potr dire-, che la femplcfima , e


per cifacilijfma pi di tutte fia impojfible a ntrouarfii
SA L ff. Signori e on voflrapace, mipar che noifiamo entrati in*
vna dfputa non molto pi rikunte y cbe quella della lana caprina, e doue,che i noflri ragionamenti dourebber continuar
,

di

ej/er''intorno

a cofe ferie

rileuanti, noi

confumiamo

il

_.

tempo in altercazioni friuole, e di nejfun rlieuo Ricordia- j e jp ni uer fo


y
moci in grazia che il cercar la costituzione del mondo e d<L*> e dei pi no*
maggiori e de pi nobil 'Problemi chefieno in natura ; <l~> biliproblemi.
tanto maggiorpoi quanto viene indrizzato [allo fcioglimento dell'altro ; dico della caufa deljiujfo e refiujfo del marz^j ,
cercata da tutti i grand' huomini, chefono fiati fin qui, efiorf da mun ritrouata :per quando altro non ci refiida produrre peri'afioluto feioglmento dell'in fazaprefa dalla vertigine della terra-, chefu l'vltma portai a per argomento della,
fu a immobilit circa il proprio centro potremo pafire allo
fcrutinio delle cofe, chefono in pr , e contro al mouimento
.

annuo

SAGR. Non vorrei Sign.

Saluiati, che voi mifura/le gl'ingegni


mifura del vojiro : voi auuezzo fempre ad
occuparui in contemplazioni altjfime , filmate friuole,e bajje
tal'vna di quelle,che a noipaiono degno cibo de' no(Iri intelletti :per t aluolt a per fodisfazione nofira non vi /degnate di
di noi altri, con la

tbbajfarua cocedere qualcofa alla nofira curiofit.Quto poi


allo feioglmento dell' vltima infianza , prefa dallo fcagliamento della vertigine diurna ? perfodisfare a me} bajlaua affiti

G3

'

tog

-Dialogo fecondo

fai meno

di quello, che si

e prodotto;

tuttauia

le co/,

cheJt fon

dettefoprabbondantemente mi fon parfe tanto curio/


,

non

che

non mi hanno fiancata la fantafa, ma me l'hanno


loro nouit trattenutafempr e con diletto tale,che mag-

polo

con le
gior nonfaprei defderarne; pero ,fe qualche altrafpecolazione reja a voi da aggugnerui, producetela ptire , ch'io per la
parte mia molto volentieri la fentirb *
SALV. Io nelle cofe trouate da me hbfempre fentito grandijfmo
diletto,e doppo quefioche e il ma/fimo, prouo gran piacere nel
conferirle con qualche amico, che le capifea, e che mofri diguJiarle : hor, poich voif te vno di quejii, allentando vn poco
la briglia alla mia ambizione , che gode dentro di f 7 quando
io mi mojiro pia perspicace di qualche altro reputato di acuta,
vifa, produrr, per colmo,e buona mifura della difcujfon
paffata, vtf altrafallacia, de ifeguaci di Tolomeo } e d'AriftoU
prefa nel giprodotto argomento
SAGR. Ecco, che io auidamente mi apparecchio afentirla .
SiALV. Noi hauiamojin qui trapalato, e conceduto a Tolomeo,
come effetto indubitabile , che procedendo lo fc agitamento del
fajfo dalla velocit duella ruota , mojfa intorno alfuo centro
.

tantoft accrefcala caufa di ejfo fcagliamento, quanto la velodal che si inferma , che effen-

cita della vertigine si agumenta;

do

la velocit della terreflre vertiginefommamente

di quella di qualsiuoglia macchina

maggiore

che noi artijiziofamente

poffiam far girare; l'efirusio'ne in confeguenza delle pietre , e


de gli animali, e. douejfe efier violeniijjma Hora io noto-,
che in quejto difeorfo e vna grandiffma fallacia, mentre noi
indifferentemente, <&" afolutamente paragoniamo le uelocit
vero , che s'io fo comparazione delle velocit
tra di loro .
della medesima ruota , di due ruote eguali tra di loro , quella , che pia velocemente far girata, con maggior impetofcaglier le pietre, e crefeendo la velocit , con la medesima proporzione crefeer anco la caufa della proiezione ma quando
la velocit sifacefe maggiore, non con l'accrefeer velocit nelVifeffa ruota , che farebbe co' lfargli dar numero maggiore di
conuerfoni in tempi eguali ; ma c'l crefeere il diametro, efar
l ruota maggiore,fi che ritenendo ilmedefimo tempo di vna

&

La caufa

della proiezione

non crefee fecondo la proporzione della velocit accrefeiuta per


far la ruota

maggiore.

conuerjone, tanto nella piccola quanto nella gran ruota , e


fo lo nella grande la velocitfuffe maggiore , per effer la fua
dir conferenza maggiore, nonja chi creda , che la caufa dello
faglia,

;'

Del Galileo.

2,07

fc agliamento nella gran

ruota crefcejje, fecondo laproporzione della velocit della fua circonferenza , verfo la velocit
della circonferenza della minor ruota , perche quefo falsifJtmo, come per adejfo vna fpeditijfma efperienza cipotr mo*
Jrar cos alla grojfa;che talpietra potremmo noifagliare coti
vna canna lunga vn braccio , che con vna lunga fei braccia
non potremo,ancorch il moto dell 'ejtremit della canna lunga, cio della pietra incajrataui,fujfepu veloce il doppio del

cannapi corta , xbe farebbe , quando


che nel tempo di vna co nuerfione intera della canna maggior'e, la minore nefacefse ire .
SAGH^. Qutjlo Sign. Salutati , che voi mi diteggia comprendo io
douere necef arsamente fucceder cos ; ma non mifouten gi,
prontamente la caufa, perche eguali velocit non babbiano a
operare egualmente in ejlrudefi proiettila ma afsai pi quella
della ruota minore che altra della ruota maggiore ;perh vi
prego a dichiararmi} come il negozio cammina
SIMP. Voi Sign. Sagr. queja volta vi fete dimojirato dij/mile a

moto
le

dellapunta della

velocit fujfero tali

voi medefmo,che folete in vn momento penetrar tutte le co/,


bora trapafsate vnafallacia poja nell' efperienza delle cane , la quale ho io potuto penetrare : e quefia e. la diucrfa ma'
niera di operare nelfar la proiezione hot con la canna breue,
hor con la lunga ; perche a voler , che la pietra fc appi fuor
della cocca,non bifogna continuar vniformemente tlfuo moto, ma alt bora ch'egli e veloci/fimo conuien ritenere il braccio , e reprimer la velocit della canna ;perloche la pietra, che
gi e in moto velocijjmo-,frappa, e con impetoJ muoue , ma
tal ritegno non fi pub far nella canna maggiore, la quale per
la fua lunghezza-, ejlejjbilit non vbbrdtfre interamente al
freno del braccio ma continuando di accompagnare il fajfo
per qualche Jpazio co'l dolcemente frenarlo ,fe lo ritten congiunto, e non,come ,fe in vn duro intoppo hauejfe vrtato, da
f lo lafcia fuggire ; che qucndo amendue le canne vrtajfero

&
&

in

vn

ritegno, che lefermaffr, io credo, che la pietra parimen-

te frapperebbe dall' vna, e dall'altra,

ancorch imouimenti lo-

rofujfero egualmente veloci

SAGR. Con licenzia del Sign. Salutati ri/pondero

io alcuna cofa
a me fi e riuoltato;edco , che nei
fuo difcorfo vi del buono , e del cattiuo; buono, perchi quafi
tutto e vero cattiuo ? perche non fa in tutto al proposto no-

al Sig. Simplicio, poich egli

,*

p,

Dialogo fecondo

2/oS-

Jiro^ veri/fimo e, che quando quello che con velocit prta l


pietre , vrtafe in vn ritegno immobile,eJ/ con impeto ferre,

rebbero innanzi; feguendone quell'effetto

che tutto

il

giorno

fi vede accadere in vna barca , che [correndo velocemente arveni & vrti in qualche oracolo, che tutti quelli , che vi fon*

:
-

,.

-dentro, colti allimprouuifo repentinamente traboccano, e ca-

dotte correua il nauilio ;


quando il globo terincontrale vn intoppo tale, che del tutto refijlejfealla
Jua vertigine, lafermajfe, ali" bora s ch'io credo che nonfolamentele fiere, gli edijizij,ele Citt, ma le montagne, i laghi,
e i marififouuertirebbero , e pur che il globo jiejfo nonfidif-

lcano verfo
re/lire

Dato che
Vertigine

urna

filile

la

didel

Jtpajfe;

mo

la terra, e cne
ella per qual-

fab-

le
,

mtagne
fe

to'!

nojlro, che parlia-

della terra girata vnifor-

ollacolo, intoppo fi fer-

briche

moto

memente , e placidamente in fefiejfa, ancorch con velocit


grande Quello parimente , che voi dite delle canne in parte
vero; ma non fu portato dal Sign. Salu. come coja , che puntualmenteJ'aJJejll alla materia di cui trattiamo mafolamente, come vn'efempio, che cos alla grojfapojfa desiarci la men-

che repentino

male

ma niente di queBof alpropofito

di quelche pojfafeguire al

le.-*

a pia accuratamente confiderare ffe crefeendofi la velocit)


in qualjuoglia modo, con Vifiejfa proporzione fi accrefea la
caufa della proiezione :fiche v.g. f vna ruota di dieci braccia di diametro, mouendofi in maniera, che vn punto della
fua circonferenzapajfajfe in vn minuto d'hora cento braccia,
e perci hauejfe impeto di fagliare una pietra , tale impetofi
te

ftef-

e forf tut-

Globo

fi

dilToluerebbe,

accrefee centomila volte in

vna ruota, che hauejfe vn

di braccia di diametro ; il che nega

il

Sign. Saluiati,

milion
io in-

&

apendo la ragione, l'ho da


; ma non ne
con defiderio la fio attendendo .
SALV. Eccomi per dami queUafodisfazione , che dalle mie forze
mifar conceduta ; E bench nel mio primo parlare vifiaperparer, eh' io vadia ricercando cof aliene dalpropofito nojtro ,
tuttauia credo , che nel progrejfo del ragionamenio,trouerre'
mo, che pur non faranno tali Pero dicami il.Sign. Sagredo
-
in quali cofe egli ha offeritalo conffier la refijienza di alcun
mobile all' ejfer mojfo .
SAGR. Ioperadejfo non veggo ejfer nel mobile refijienza interna allejfer mojfo f non la jua naturale inclinazione , e prol
penfione al moto contrario , come, ne' corpi gratti ,\che hanno
fti " pTopenfion&almoijriygiu
la refijienza al moto inj ; <&*
-ss i'--%p detto, refislsnzdHnUma, percb'.diqueja credo^che voi
clino

a creder Vifleffo

effo richieda, e

-..

inten-'

toj

Del Galileo?
intendiate

non

dell'eterne

che fono accidentali

molte!

tALV. Cosi ho voluto dire , e la vofira perfpicacit hapreualfo al


mio auuedimento , ma sto fono fiato fcarfo nelVinterrogare,
dubito, che il Sign. Sagr. non habbia con la rifpofa adequata I 'incllnm<*l
4 pieno la domanda; e che nel mobile , oltre alla naturale in- ne de i graui
flinazione al termine contrario Ja vn altra pure intrinfeca, a * m t0 in gin
e naturale qualit , che lo faccia renitente al moto . Feroditemi di nuuno ;non credete voi , che l'inclinazione v.g. de i
gran di muouerf ingi fa eguale alla fefjienza de i mede*
simi ali efftre fpm in sui
$AGR. Credo, chetila sia tale per Vappu^to; eper quefto veggo
,

nella bilancia

due pesi eguali refar fermi nell'equilibrio

re-

sjendo lagraziit dell' vno ali'ejfef'alzato ,allagrauit,con la

quale

tALV.

l'altro premendo in gi

'Benijfimo

alzar

lo

vorrebbe

che a voler, che 'vno alzajfe V altro bisogne-

rebbe accrefeer pefo al premente, o fcemarlo all'altro . Ma, f


nella folagrauit consiRe la resiflenza al moto in su , onde
auuiene, che nella bilancia di braccia di/eguali, cio nella Ha-

vnpefodi cjl>libbre,col fio graziare in giugno


a alzar ne vno di quattro libbre che gli contrarer ; e potr quejto di quattro , abbafsandosi, alzare quello di
tento, che tale e l'effetto del romano verfo-ilgrane pefo , cbz^t
noi vogliam pefare i f la resiflenza aWefser mofso risiede nella folagrauit , come pub il romano col fuo pefo di quattro
libbre fole resijere al pefo di vna balla di lana , o di feta , che
far ottocento b mille ; anzi pure potr egli vincere co'ljuo
momento la balla, efalleuarla i Bifogna pur Sign.Sagr. dire,
the qz si lauori con altra resijlcnza } e con altraforza, che con
quella della femplice granita
SA GR. necefsarto , che sia cos: pera ditemi quale qziefia fecon
dera,t aiuoli a
i bajlante

da virt

tALV.

E quello, che non era nella bilancia di braccia eguali; con'

siderate qual nonit e nella Jadera;

<tx

in quejta di necejft

nuouo efftto
SAGR. Credo, chel voRro tentare mi habbia fatto foumnir non
soche* In amendue gli Brumenti si lauora co'lpefo, e co'l
moto ; nella bilancia i monimenti fono eguali , eper Ivn petonsifle la caztfa del

fo bifogna, che fuperi l'altro in granita per muouerlo ; nell*


Jadera ilpejo minore non mouer il maggiore, f non,quan*
io quejlo si muouap oc offendo appefo nella minor difianzjf^

f\

l^fc^J^
mow m g^

Dialogo fecondo

li o

e quello Jtmuoua molto, pendendo

fogna dunque
maggiore

co'l

dire

che

da diflanza maggiore ; bt*

minor pefo fuperi la

rejijtenza del
mziouerf molto, mentre V altroJ muoua poco .
,

SALV. Che tanto e quanto a dire

che la velocit del mobile

grazie cpenfalagrauit del mobile pi graue, e

SAGR.
t.
La maggior
.

meno

men9

veloce.

Ma credete voi, che la- velocit rifior fpern l'appunto


r
,,

.,

la~~

,.

"momento , e la forza di vn movelocit compenfa preci fabile v.g. di quattro libbre d pefo, quanto quella divn dicent9
mente la rnagqualunque volta quello hauejfe cento gradi dt velocit^ quegior gramea.
jj Q quattro gradi folamente ?
SALV. Certo s, come io vi potrei con molte efperienze mojirare ;
ma per bora bajliui la confermazione di quefa fola della--
Jladera;nella quale voi vedrete il poco pefante romano all'hoequilibrare la grauijfma balla, quando
ra poter fa Bene re,
centro, /opra il qualefifojliene , e voldal
lontananza
lafua
ge/ila Bader far tanto maggiore dell'altra minor dijanza, dalla quale pende la balla , quanto il pefo a (fiuto della-*
E di qztefio non poter la
balla e maggior di quel del romano
gran balla colfuopefo , follcuare il romano tanto men grane, altro nonfi vede poterne ejfer cagione, che la di/pariti de i
mouimenti , che, e quella , e quejlo far dourebbero,mentre che
la balla con l'abbaffarf vn fol dito
facejfe alzare il romano
cento dita ; (p fio, che la balla pefajfe per cento romani , e la
granita?

cio-,

che tantoJia

il

&

diflanza del

romano dal

centro deUaJiaderafuJfe cento volte

medeftmo centro l punto della fofpenfion della balla ) il muouerfpoi lofpazio di cento dita il
romano, nel tempo, che.ld ballafi'muoue per vnfol dito, l'ifi efi > b e 'l dire ejfer la velocit delmoto del romano cento
volte maggior della velocit del moto della balla. Hora-~>
fermateu bene nella fantafa, comeprincipio vero, e notorio,
che la refflenza , che viene dalla velocit del moto-, compenfa
quello , che depende dalla grauii d'vn' altro mobile ; s che, in
eonfeguenza ,tantorififle ali ejfer frenato vn mobile d'vna
libbra, chefimuuua con cento gradi di velocit qztato vn altro mobile di cento libbre , la cui velocit fa d'vn grad joh
Et all' ejfer moff, dzie mobili eguali refferamio egualmente

pi della diflanza

tra'l

,,

fefhaurannoafar muouere con egzial velocit ; ma f vno


douer ejfer mojlo pi velocemente dell'altro, far maggior
rejjlenza, fecondo la

ferire

maggior velocit , chef gli vorr convenghamo all'efplicazion del

'Dichiarate quefe cofe,

nofro

Del Galileo;

iti

noRro problema eperpifacile intelligenzafacciamone vn


poco difigura Ejano due ruote difeguali intorno a quejto
ceniro A. e della minorefa la circonferenza BG. e della maggiore CEH <tx ilfemidiametro ABC.fia eretto all'Orizonte,
,

\BC. fogniamo le rette linee tangenti *BF. CD. e


negli archi BG. CE. fieno prefe due parti eguali BG. CE
e peripunti

c7 intenda/} le due ruote ej/r girate fopra t lor centri con


eguali -velocit , fiche due mobli , li quali fariano verbigra*
zia due pietre pofe ne punti B. e C. vengano portate pei*
le

CE.

circonferenze \BG.

con eguali velocit

talch nel'

l'ifteff tempo che la pietra B.fcorrer ebbeper Varco BG. Icl~>


pietra C. pafferebbe Varco CE. Dico adejfo , che la vertigine della minor ruota e molto pi potente a far la proiezione
della pietra B. che non e la vertigine della maggior ruota della pietra C. Imperocch douen do fi , come gi fi e dichiarato
far la proiezione per la tangenie,quando le pietre B.C. douef
fero fepara rfi dalle lor ruote , e cominciare il moto della proiezione da i punti B.C. verrebbero
,

dali impeto concepito dalla vertigine


fagliate per le tangenti BF. CD.
'Per le tangenti dunque 'BF. CD.
hanno

le

due pietre eguali impeti di

feorrere , e vi feorrer ebbero ,fe da-*


qualche altra forza non ne fujfero
; nonj cos Sig. Sagredo?
Cos mi par che cammini il negozio .
SALIS. Ala qualforza vi par , chepojsa
elfer quella , che deuij le pietre dal
muouerfi per le tangenti, dous l'impeto delia-vertigine veramente k^>

deuiate

SAGR.

caccia t

SAGR.

ola propria grauit t

qual-

che colla, che le ritienpofate , b attaccate fopra

SALV.

le

ruote

Ma a deuiare vn mobile dal moto,doue egli ha impeto,non

vuoVegli maggiorforza)) minore, fecondo che la deuiaziO'


ejfer maggiore, b minore i cio , fecondoch nella deviazione egli dour nell'ifejfo tempo paffar maggiorer mino*
ci

ne ha da

re fpazio

SAGR,

S, perch gi difoprafa conclufo

>

che afar

muovere vn
mobile.

Dialogo fecondo

tt

mobile; con quanta maggior

tanto bifogli a

velocitJ

ha da far

cheja maggiora la virt

%ALV.

muonenJ^

mouente

tora confederate come per dentarla pietra della minor


ruota dal moto della proiezione f che ella farebbe per la tangente BF. e ritenerla attaccata alla ruota, bifogna, che la pr
pria granita la ritiri per quanto lunga lafeganteFG. ve*
ro la perpendicolare tirata dal punto G.fopra la linea'BF
doue che nella ruota maggiore il ritramento non ha da effe*
pia chefi Ja la ftgante 'DE. vero la perpendicolare tirata
dal punto E. fipra la tangente DC. minor'affai della FG. e
Jempre minore, e minoret fecondot che la ruota Jfaceffe maggiore $ e perche quelli ritiramenti J hanno a fare in tempi
eguali, cio mentre^ chefepaffano li due archi eguali BG. CE
quello della pietra B. cio il ritiramento FG, doner e/Jer pia
veloce dell'altro DE. e per molto maggiorforzaJ ricercher
per tenerla pietra B. congiunta alla fua piccola ruota, che lai
pietra C. alla fua grande, cteilmedejmo, che dire, che talpota cofa impedir lofcagliamento nella ruota grande, che non
,,

lo proibir nella piccola .


manifeflo dunque , the quanta
pifcrefce la ruota, tantoJ feema la caufa della proiezione
quejlo, che bora intendo , merce del vojlro hingofmiAGR.

Da

nuzzamento mi par 'di poter far rejar pago

il

mio

intelletto

affai breue difcorfo; perche venendo dalla velocit eguale


delle due ruote impreffo impeto eguale in amendue le pietre^
per le tangenti tj vede la gran circonferenza co'l poco fepa-

ton

andarfecondando in vn certo modo , e


son dolce morjofuauemente raffrenando n ella pietra l'appetito , per cosi dire,difeparar( dalla circonferenza; s che qualunque piccol ritegno, della propria nclinazo-ne, di qzialche glutine, bafia a manieneruela congiunta ; il qualepoi reit invalido a ci poterfare -nella piccola mota, la quale co'l
poco fecondar eia direzione della tangente, con troppa ingorda voglia cerca ritenere afe la pietra ; e non effhuio il freno,
e'I glutine pi gagliardo di quello che manteneva V altra pietra vnita con la maggior ruota , J Strappa la cavezza } ej
rarj dalla tangente,

eorreper la tangente .

Ter tanto io non jolamenie rejlo

ce dll'hauer tutti quelli errato, che

hanno creduto

capa-

crefcerjla

xagione della proiezionej'econdo chej accrefee la velocit della vertigine; ma di pi vo confederando , chefcemandoj Uu*
proiezione nell'accrefcerjila ruota , tuttauokactiej manten-

ga

Del Galileo.

atj

ga la meejima velocita in ejfe mote: forfpotrebbe effer vero


chea voler, che la gran ruota fcagliajfe come la piccola , tifo*
gnaffe crefcerle tanto di velocit , quanto f le crefce di diametro, chefarebbe,quando le intere conuerfioniffiniffero in
tempi eguali; e cos fipotrebbe Jlimare, chela vertigine della)
terra non piufufie bafiante a fagliare le pietre che qualfiuoglia altrapiccola ruota, che tato lentamentefi girajje, che im
ventiquatt'hore dejfe vnafola riuolta.
SALV. Non voglio per bora , che noi cerchiamo tani oltre', bafla*
che ajfai abbondantemente habbiamo ( s'io non m'inganno)
mofirato l'inefficacia delVargumento , che nel primo afpetto
pareua concludentiffimo, e tale eraflatofornaio da grandini,

mi huomini :

&

affai benefpefo miparr il tempo, e leparole*


del Sig. Simp. hauerb guadagnato qualanco
concetto
nel
f
che credenza,no diro della mobilit della terra,ma almanco del
non ejfer l opinion di coloro che la credono , tanto ridicola , e
3
folta, quanto le quadre de flofofi comuni la tengono .
,

SIMP.

Le foluzioni addotte fin qui airinjlanzefatte contro tt~*


quefia diurna reuoluzion della terra prefe da igraui cadenti
dalla fommit d'vna Torre , e da i proietti a perpendicolo in

su , o fecondo qualfiuoglia inclinazione lateralmente verfo


Oriente, Occidente, Mezzogiorno, b Settentrione , &c.m
hanno in qualche parte fcemata l'antiquata incredulit concepita contro tale opinione ; ma altre maggiori difficult mi
J aggirano adejfo perlafantafia ; dalle quali io affolutamente non mi [apra maifuiluppare, neforf credo , che voi me- Altre oppofdefimi ve ntpoirie difciorre ; e pub anco ejfer e , che venute zioni di du
non vifimo all' orecchie, perchi Jno affai moderne. quefie autori moderfono le oppjzim di due autori , che ex profef , fcriuono "' contro a ^

P ni
contro al Copernico ;h primefi'leggono in vn libretto di conclufoni naturali ; k altre fono d'vngran Filofofo , e Matematico infieme, infera in vn trattato, che eglifa ingrazia
d'Arifiotile, e dellafifa opinione intorno al inalterabilit del
Cielo, doue eiproua, che non pur le comete, ma anco le Belle
tiuoue , cio quella del j:7tantadua in Cajfiopea , e quella del

ficentoquatiro nel Sagittario non erano altrimenti fopra le


sfere de i Pianeti,ma ajfolutamentefotto il concauo della Luna nella sfera elementare, ecibdimoflra egli contro'a Ticone,
Keplero-, e molti altri ojferuatori aflronomi ; e gli abbatte con
le loro armi mdefme , cio per via delle par allafj : Io,
f vi e
in
pia3

Dialogo fecondo

2t4

in piacere, produrr

le ragioni dell' vno, e dell'altro , perch le


d'vna volta con attenzione^ voipotrete efiaminar

ho

lettepia

la

hrforza

e dirne il vojlro parere .


3
Ejfendoche il nojro principal fine e diprodurre , eponderar tutto quello, che eflato addotto in pr , e contro a i due

SALV,

Siflemi,Tolemaico,e CopernicanOjnon benepafiar cofa alcuna delle ferine in cotal materia .

SIMP.

Comincer dunque

dall' injanze contenute nel libretto


verr all'altre . 'Primieramente dunque l'autore con grand' acutezza va calcolando quante miglia
per bora fa vn punto della fiuperficie terrefre , poflo fitto

delle conclufioni, e poi

Prima oppoizione

dell'-

autor moder-

no del libretto delle con

l'Equinoziale, e quante J fanno da altri punti pofli in altri


non contento di inuefligar tali mouimenti\in tem-

paralleli, e

der dal concauo della Lu


na ino al cen-

pi horarj ,gli troua anco in vn minuto d'bora; ni contento


del minuto, lo ritrouafino a vno fcrupolo fecondo: ma pi e*
va infino a moflrar' apertiffimamente quanie miglia farebbe
in tali tempi vna palla d'artiglieria , pofla nel concauo delV
Orbe Lunare, fuppofiolo anco tanto grande , quanto Viflejfo
Copernico f lofigura, per leuar tutti futterfugy all'auuerfario;efatta quef'ingegnqfiJfima,^X efiquijtijjma fupputazione, dimoflra , che vn grazie cadente di lafsu confumerebbe
afsai pia difiei giorni, per arriuarfino al centro della terra
doue naturalmente tendono tutte le cofegraui . Hora,quan*
do dall'afeolutapoteza diuina, da qualche Angelofufse miracolofamente trasferita lafsu vna grofipjjtma palla di arti-

tro della ter-

glieria ,epofla nel nojro punto verticale,e di

ra 3 fecondo
l'opinione del
V autor mo-

benperfuo , e mioparere incredibilijfima cofa , cbo


ella nel dejcendzre a bafsofi andafse fiempre mantenendo nella noBra linea verticale, continuando di girare con la terrat
intorno alfuo centro, per tanti giorni^ deferiuendofiotto l'Equinoziale vna linea fpirale nel piano di efso cerchio mdfft-

elulioni

Vna palla

d'-

artiglieria c

fumerebbe
pi di otto
giorni nel ca-

derno

del le-*

conclufioni

lafciata nfiua

libert,

mo ; e fotta altriparalleli, lineefpirali intorno a Coni, efiotto


Poli cadendo per vnafemplice linea retta . Stabilifcepoi , e
conferma quefta grand'improbabilit co'lpromouer per modo di interrogazioni molte difficult impofipbili a rimuouerfi
da ifeguaci del Copernico > efono , f ben mi ricorda .
$tALV. Piano vnpoco di grazia Sig. Simp. no vogliate auuilupparmi con tante nouit in vn tratto ; io ho poca memoria , t
per mi bifogna andar dipajfo inpajfo .
perche mifiouuiemhauergi voluto calcolare in quanto tempo vn Jtmil gr*
i

u ca*

Del Galileo.
u cadendo dal concaio della

Luna

215
arriuerehbe nel centra

della terra t e mi par ricordare , che il tempo non farebbeJi


lungo ;far bene, che voi ci dichiate con qual regola queflau^
tore h abbia fatto ilfuo computo
SIMP. Hallofatto ,perprouare ilfuo intento fortiori vantaggiofo affaiper la parte auuerfa,fupponendo, che la veloci*
t del cadente per la linea verticale verfo il centro della terra,
fujfe eguale alla velocit delfuo moto circolare sfatto nel cerchio majfmo del concauo dell'Orbe Lunare ; al cui ragguaglio verrebbe afare in vnbora dodicimilafeicento miglia tedefche ; cofa , che veramente ha dell'imponibile ; tuttauia per
abbondare in cautela , e dar tutti i vantaggi alla parte , ei la
fupponeper vera , e conclude il tempo della caduta douere ad
ogni modo ejferpiu difei giorni .
SALV. E quej' tutto ilfuo progrejfo ? e con queBa dimofrazioneproua il tempo di tal cafcata douer ejferpiu difei giorni?
SAGR. Parmi che e'fijia portato troppo difcretamen te , poich
effendo in poter delfuo arbitrio dar qual velocit gli piaceua
in confeguenza farlo venire in terra in
a vn tal cadente*;
anco in fei anni, Ji e contentato di fei giorni.
fei mefi
digrazia Sig. Saluati racconciatemi vnpoco il guJo,co"l dirmi in qual maniera proccdeua il vojiro computo ; gi che voi
dite hauerlo altra volta fatto ; che benfonjicuro, chefelqueJto non ricercaua qualche operazione fpiritofa , voi non v$
barefle applicata la mente .
SALV. Non bafa Sig. Sagr. che la conclusonefi nobile, e grande, ma ilpunioji nel trattarla nobilmente E chi non s,cbe
nel refecar k membra di vn animale,fpojfono fcoprr merauiglie infinite della prouida, efapientijfima Natura-, tuttauia
per vno, che ti notomiffa ne tagli, mille nefquarta il beccaio}
C7 io nel cercar bora di fodisfare alla vojira domanda,non so
con quale delli due habitifiaper comparire in Scena ;purpre~
fo animo dalla comparfa deli" autor del Sig. Simp. non rejkrb
di recitarui (f mifouuerr ) il modo, che io teneuo. Ma prima ch'io metta mano ad altro , non pojfo lafciar di dire che
dubito grandemente, che il Sig. Simp. non habba fedelmente
referito il modo, col quale quejlofuo autore troua, che la palla d'artiglieria nel venir dal concauo della Luna ,fino al centro della terra , confumerebbe pi difei giorni ; perche, s'egli
bauejfefuppojio , che lafua velocit nello fendere fujfefiata
,

',

&

&

Ma

eguale

Dialogo fecondo

z1

eguale a quella del coricano ( come dice il Sig.Smp. che e*fup->


pone ) jifarebbe dichiarato ignudi/fimo anco delleprime , e_-
pi/empiici cognizioni di Geometria;anzi mi marauiglio, che
Vijlejfo Sig.

non

SIMP.

Simp.

neW ammetter la fuppojzione

'vegga l'eforbitanza

immenfa

ch'egli dice,

che in quellaJi contiene,

Ch'io habbia equiuocato nel riferirla , potrebbe eJJere;

che io vifcuopra dentro fallacia-,

SALV.

ma

non eJicuramente

Forf non ho ben'apprefo quel che hauete riferito .

dite voi, che quej'autorefa la velocit del

moto

Non

della palla-**

nellofendere eguale a quella , ch'ell'haueua nello andare in


volta,Jlando nel concauo Lunare, e che calando con tal velocit,Ji condurrebbe al centro in feigiorni i

SIMP.
SALV.

Cos mi par , ch'egli fcriua

dijfimulate: che
Esorbitanzam

areom&o
ore&
fo dalla palla
cadente.- dal

concauo della
*,un*'

E non vedete vreforbitanza figrande f ma

voi certo Is

non pu effer, che non fappiate, chl femdia*

metro del cerchio e manco, che lafeja parte della circonferenza > e c^ e tn 0nfi^ uenza $ tempo,nel quale il mobile paffer il
fhmidiametrojar manco dellaffa parte del tempo nel qua.'
lemojfo con la medejma velocit palerebbe la circonferenza}
e che pero la palla feendendo con la velocit , con la quale Ji

muoueua

nel concauo

arriuer in

manco

di quattr'hore

al centro,poJo,che nel concauo compiejfe vna reuoluzone in


bore ventiquattro, come bifogna , ctfeifupponga per mante*
nerji fempre nella medejma verticale

SIMP.

Intendo bora beniffmo l'errore; ma non glie lo vorrei attribuire immeritamente ,


t'forza, eh'io habbia errato nel
recitar* il fuo argomento, e per fuggir di non gli raddoffav

&

degli altri, vorrei hauere ilfuo libro


a pigliarlo, l'hauerei molto caro .

SAGPyj Non mancher vn

lacchi

puntoJi farfenza perdimento

me

cifujfe chi andajffr

cheander volando
di tempo

Salu. cifauorir delfuo computo

SIMP.

; ef

che intanto

& apil

Sig*

Potr andare, che lo trouer aperto szl mio banco, injecon quello dell'altro,, che pur argomenta contro al Coper-

nico

SAGR. Paremo portar quello ancora ,perpijicurezzaj <X yl~*


tanto

il Sig.

Salutati far

il

Juo

calculo

hofpedito vnferui-

tore.

SALV. Auantdiogn altra cofa bifogna confederare come ili


mowmeoto de graui defeendenti, non g vniforme,, ma par,

tmdofi

Del Galileo.

17

tendofi dalla quiete vanno continuamente accelerando/i ; efoferuato da tutti , fuor che dal prefato
fato conofcuto ,
autore moderno , il quale non parlando di accelerazione lofi
quefa general cognizione e di niun profitto ,
equabile .
quando non fi fappia , fecondo qual proporzione fia fatto
quejto accrefctmento di velocit: conclufionefiata fino a i th
pi nojhi ignota a tzitti i Filofofi; e primieramente ritrouata,e
dimojraa dall'accademico nofiro comun' amiconi quale in alcuni Cuoi fcritti non ancorpubblicati , ma in confidenza mo~
Hrati ame,ij ad alcuni altri amicifuoi,dimoJira, come l'acselerazione del moto retto de igraui, fi fa fecondo i numeri
impari ab vnitate, cio, chefegnati quali,e quantifi voglino
tempi eguali ,fe nel primo tempo partendofi il mobile dallas
quiete bauer pafiato vn tale fpazio , come per e/mpio vna
canna, nelfecondo tempo pa fera tre creine , nel terzo cinque
nel quartofette, e cos conseguentemente, fecondo ifuccedenti

&

Ma

numeri caffi',

che

infomma e

iifefio

..

che

il

0 djl

tenuf
della caduta della pai
la d' artiglie-

po

C<

ca

j ii J" r
finoa i cen tro
della terra

Accelerazio-

ne del moto
naturale de i

g ra i
J^*!.:

* e"

m^A

cominciando

dall'vnit
dire, che glifpazij Gli fpazij pak
u
feudal

pajfati dal mobile, partendofi dalla quiete hanno tra di loro


gp
proporzione duplicata di quella che hanno i tempi, ne' quali come j qua.
tali fpazij fon mifurati; b vogliam dire, cheglifpazij pajfati, drati de tem
pi
fon tra di loro, come i quadrati de tempi
SAGR. Mirabil cofa finto dire; e di queslo dite ejferne dimnflra*
zion Matematica ?
,

, e non folamente di quefla , ma di


molte altre belltjfime paffioni attenenti a i moti naturali, e a
i proietti ancora, tutte ritrouate, e dimofrate dall' amico nor
io le ho vedute, e ftudiate tutte con mio grandijfimo
firo,
gufio, e merauiglia, vedendo fu/citata vna nuoua cognizione
intera , intorno ad vnfuggetto, del qualefifonofcritti centinaia di volumi ; e ni puf vna fola deli infinite conclufioni
ammirabili , che vi fon dentro > fiata offeruata e intefa da
alcuno prima , che dal nojro amico .
SAGR. Voi mi fate fuggir la voglia d'intender pia oltre de i no~
Jiri cominciati difeorfi , e filo fentire alcuna delle dimofira-

SALV. Matematica purifiima

&

,.

zioni, che

mi accennate; per,

ditemele alprefente, b

almeno

datemiferma parola di farne meco vna particolarefejfione >


anco prefente il Sign. Simplicio ,fe haur gufo di fentire
le paffioni, <? accidenti del primario effetto della Natura .
$JMP. Hauerollo indubitatamente} ancor che, per quanto appar*

&

tiene alJHofofo naturale, io

non

credo, che il defeenderea cer*

temi'

j ntera cmro3
uafcienzadel-

V accademico
intorno al
to * ocaie -

mo

.
,

Dialogo fecondo

11

minute particolarit Ja necefaro bafando vna general


cognizione della defnizion del moto e della diflinzione di
naturale, e violento, equabile-, e accelerato, eflmili; che quando quejio non fujfeba flato, io non credo che Ari/lot. hauejfe
pretermejfo di ingegnarci tutto quello , chefujfe mancato.
non perdiamo pi tempo in queJlo,ch'io
SALV. 'Pu ejfere
prometto /penderci vna meza giornata appartatamente per
voflrafodisfazione, anzi puf bora mifouuiene hauerui vr
altra volta promejfo di darui quejia medesima fodisfazione .
tornando al nojlro cominciato calcolo del tempo nel qualete

Ma

cadente verrebbe dal concauo della Lunarino al cenperproceder non arbitrariamente , eacafo %
,
ma con metodo concludenti/fimo, cercheremo prima di ajfcurarci con l'efperienzapiu volte replicata in quato tempo vna,
palla v.gr. diferro venga in terra dall'altezza di cento bracil grazie

tro della terra

cia.

SAGR.

Pigliandoper vnapalla di vn Ital determinato pe/ , e-*


quellajefa /opra la quale noi vogliamo far il computo del

tempo dellafcefa dalla Luna .


SALV. Quejio non importa niente, perche palle di vna , di dieci >
di cento, di mille libbre, tutte mifureranno le medesime cento
braccia neWifieffb tempo

S1MP. Oh quejio non cred'io,ne meno lo crede AriJlotile,ch eferine , che le velocit deigraui defeendenti hanno tra di loro la
mede/Ima proporzione delle loro grauit
SALV. Come voi Sjg.Simplicio volete ammetter cote fio per vero,
.

,,._

tiftotile nelPaffermare^ i
graui cadenti
muuerfi f-

bifogna,che voerediate ancora, che lafciatenell ijejfo mome^ ca der due palle della medesima materia , vna di cento lib'

bre, e l'altra d'una, dall'altezza di cento braccia

arriui in terra prima

che la

minore sia fcefa

la

grande

vn fot braccio ;

hora accomodatele voi potete, il voflro ceruello a imaginarve^er la gran palla giunta in terra, quando la piccola sia
Dorz'one ^de
ancora a men d'vn braccio vicina allafommit della Torre
le grauit lo-'
SAGR. Che quejia proposizione sa falsijjma, io non ne ho vnj>
ro
dubbio al mondo, ma che anco la vojira sia totalmente vera
non nefon bzn capace ; iuttauia la credo, poich voi rifolutaJ/

mente l'affermate ; il che fon sicuro che non farejle quando


non ne haueje certa efperienza , ferma dimofirazione
SALV. Monne l vna, l'altra, e quando tratteremo la materia
dei motifeparatamente ve la comunicher; intanto, per non
,

"...

kaue-

Del Galileo.
battere occasione di

pia interrompere

zip
tifilo

ponghiamo di

voler fare il computo fopravna palladiferro di cento libbre, la quale per replicate esperienze ,fcende dall'altezza di
cento braccia in cinque minutifecondi d'hora

E percb,come.

vi ho detto, glifpazij, cbefimtfurano dal cadente, crefcono in


duplicata proporzione; ciofecondo i quadrati de' tempi, ef
fendo che fi tempo di vn minutoprimo e duodeclupo del tempo
di cinquefecondi ,fe noi multiplicberemo le cento braccia, pei1
il quadrato di 12. cio per 144. baueremo 14400. che far il
numero delle braccia , che il mobile medefimo p affer in vn
minutoprimo d'hora; efeguitando la medejima regola,perch
vnhorae 60. minuti multiplicand 14400. numero delizi
braccia pajfate in vn minuto, per il quadrato di 60. cio per
7.600. ne verr j 1 840 000. numero delle braccia da pajfarfi
in vrbora, chefono miglia 17280.
volendo fapere lofpazio , chefipalerebbe in 4. bore multiplicberemo 172X0. pet
1 6. [che e ti quadrato di 4.) e ce ne verranno miglia 2/6480.
il qual numero e affai maggiore della djanza dal concauo

Lunare al

centro della terra, che

miglia 1 96000. facendo

disianza del concauo f 6. femidiametri terrefiri , come fa


V autor moderno; &ilfemidiametro della terra 3500. miglia
la

di braccia

3000. Vvno, qualifono

^Adunque Sig.

le nofire miglia Italiane .


Simplicio quello fpazio dal concauo della Luna,

, che ti vofro computiHa diceua non p*


in affaipi di fei giorni;vedete come, facomputo fopra l'efperienza , e non su per le dita , fi

al centro della terra

terfipaffare, f

tendo

il

non

p afferebbe in affai meno di 4. bore; efacendo il computo efatmin. primi 22. e 4. fecondi.
Digrazia caro Signor non mi defraudate diqueslo

to Jpajfa in bore 3.

SAGR.

cai

culo efatto, perche bifogna, chefia cofa beBtJJma .


SALV. Tale e veramente, pero battendo ( come ho detto ) con di*
ligente efperienza ojferuato , come vn tal mobile pajfa caden-

do l'altezza di 100. braccia in $ .fecondi d'hora, diremo ,JLs


700. bracciafipafiano in $.fecodi, braccia j88oooooo. (cbt
tantefono f 6, femidiametri della terra) in quanti 0. fecondi
fipaleranno l La regola per queff operazione e , chefimuU
ttpUcbi il terzo numero ,per il quadrato del fecondo ne viene
j4700000000.il qualefi deue diuidereper ilprimo , cio,per
io 0. e la radice quadrata del quoziente, che e 12124. e il
num. cercato,cioe i2i24.min.fecon, d'hora, chefono horej 9
min.primi 22> e. 4, fecondi*
Uh


Dialogo fecondo

ll-Q.

SAGR. Ho veduta l'operazione ma non


del-

la ragione del cos


operare, ne mipar
tempo adejfo di do-

mandarla

SALV. %Anzi ve

la

vo-

glio dire, ancorch

non

la ricerchiate

perchi e affaifacile .
Segniamo quefii tre
numeri con le lette-

100.

$.

"B

intendo niente

22

$88000000
C
2$

14700000000
3S9S
io

24.1

do

>

24.22

1212.4,

202,
l

24240

re primo, B ficodo, C terzo A.C fono numeri degli Jpazfj* 55 VI numera


del tempo;Ji cerca il quarto numero pur del tempo ,
perche
noifappiamo > chi qual proporzione ha lofpazio A. allo fpazio C. tale deue hauere il quadrato del tempo B. al quadrato
del tempo, chef} cerca;per per la regola aureaf multiplcheil prodotto
r il numero C.per il quadrato del numero B.
per
quoziente
diuidera
il
il
numero
<-A.
far il quadrafi
to del numero, chefi cerca, e lafua radice quadrata ,far l'i*

'

&

ftejfo numero cercato


derfi.

H or vedete,

&

come e facile da inten-

T'alifono tutte le cofe vere, doppo che fon irouae , ma il


puntofl nelfaperle trottare Io re/io capaciffmo , e vi rin-

SAGR.

grazio .
f altra curio fifa vi reja in quejla materialipre*
go a dirla {perche s'iodt: oparlar liberamente , dir con licezia del Sig. Simp. che da i voftri difcorfi imparofempre qualche bella nouit, ma da quelli de fuoifilofofi , non so d'hauer
fin bora imparato cofe digran rilieuo .
SALV. Pur troppo ci remerebbe da dire in quefii moumenti locali; ma conforme al conuenuto > ci rifirberemo ad vnafeffont
appartata ; e per bora diro qualche cofa attenente ali autor
7

propoflo dal Sign. Simplicio , al qualepar d'hauer dato vn>


gran vantaggio alla parte , nel concederle , che quella palla
d'artiglieria nel cader dal concauo della Luna jpojfa venir
con velocit eguale alla velocit, conia qualefi farebbe moffiz
ingiro reflando lafsu , e mouendof alla conuerfon diurna .
Hora togli dico, che quellapalla cadendo dal concauoftno al
centro

Del Galileo.'
Cntro acquifera grado

tzt

di velocit affaipia ,ehe doppio

detti.'

moto diurno del concauo Lunare ; equejto ma*


io
confuppojli veri/fimi, e non arbitrari}. Douete dunJtrer
acqui/land fempre ve- Umobile wk<
quefapere, come ilgraue cadendo,
locit nuoua, fecondo la proporzione gi detta,in qualunque dente quand*
velocit del

&

memente fenza pi

crefeera

in altrettanto tempo , quanto

co"

per lltrc

Jiato quello della fuafcefa,paJfrebbeJpazio doppio \delpaffa- tanto tempo


cosi per e/empio, con m to vni
to nella linea del precedente moto ingi .
e pauequella r
palla nel venir dal concauo della Lunaalfuo centro f ?
Jf
rebbe ipazio
j- j1
L
i
r
va confumato bore 3 mm. primi 22. e 4. fecondi , dico, ebe jopio del paf
giunta al centrofi troua cojituitain tal grado di velocitante fato col mot
accelerate.*
f con quella , fenza pi crefcerla , continuale di muouerfi
vniformemente , pajertbbe in altre bore 3. min* primi 22*
e 4-fec. il doppio diJpazio> cio quante tutto 7 diametro intero
dell Orbe Lunare ; e perche dal concauo della Luna al centra
fono miglia 1 g 000. le quali la palla pafia in bore 3. min,

*r

primi 22.
do

4fec. adunque^fiate quello eh" e detto)contimian-

la palla di muouerfi con la velocit, ebefi troua

bauerenelarrivare p.l centro, paffer ebbe in altre bore 3. min. primi 22*
fafcc.fpazio doppio del detto , t miglia 3 g 20 00. ma la me
l'

dfimajiando nel concauo della Luna , che b di circuito mi'


1232000. e mouendofi con quello al moto diurnofarebbe nel medefimo tepo,cioe in bore 3. min. primi 22. e 4-fec. mi"
glia 172SS0. ebefono afsaimanco, che la met delle miglia*
3Q2000. Ecco dunque > come il moto nel concauo noni qual
dice l 'autor modemo,cioe di velocit imponibile a partictparfi
dalla palla cadente, &c.
SAGR. Il difeorfo camminerebbe benf/imo , e mi quieterebbe ,
quando mifu/se faldata quella partita del muouerfi il mobile
per doppio fpazio del paffato cadendo in altro tempo eguale
a quel della fee/, quando e coniinuaffe di muouerfi vniformemente col mafimo grado della velocit acqui/tata nel defce>?dere,propofizione anco vn altra volta da voi fuppojla*
per vera >ma non dimofirata.
glia

ZALV. Quefe vna delle dimoFirate dalnoftro amico, e la vedrete


afuo tempo ; ma intanto voglio con alcune conieiture non
-,

inftgnarui cofa nuoua,ma nmuouerui da


sortiraria,

mofrandoui

vna certa opinione

cheforf cos pofja efiere

. SoJptn~
dendo/i

ii

Dialogo fecondo

dendoficon vnfilo lungo, efottik legato al palco vna palla di


piombo, f noi la allontaneremo dal perpendicolo, lafciandola
poi in liberta , non battete voi ojferuato , che dia declinando
pajftrfpontaneamente di l dalperpendicolo poco meno , che
altrettanto

SAGR.
11 moto de

endul* grani
I perpetuert b

be rimoffi g'
impedimenti.

L'ho ojferuato benjfmo , e veduto , ( mafsimefe la palla


fargraue affai ) che ellaformonta tanto poco meno delljL^
fcefa', che ho taluolta creduto , che Varco afcendentefia eguali
al defendente, e per dubitato , che lefue vibrazioni potejfcro perpetuarfi ; e creder , che lofarebbero ,fefi potejfe leuar
^impedimento dell'aria , la quale refifiendo all' ej/er' aperta^ >
ritarda qualche poco. y <kj, impeifce il moto delpendolo ; ma
t impedimento e ben poco; di che e argomento il numero gran'
de delle vibrazioni r che fi fanno auantii che il mobilefifer

mi del tutto

...

ALV. Nonfiperpetuerebbe il moto Sign.


altro pi recondito

quando ben fi
perche verevr

Sagr.

leuajfe totalmente l'impedimento dell'aria

affai.

SAGR. Equal' che'altro, non menefuuiene.


&ALV Vigufier ilfentirlo , ma ve lo dir poi ; intanto feguitia*
mo, . Io vi hpropoHa V ojferuazione di quefio pendolo , accio
, che l'impeto acquijato nell'arco defcendente , doue il moto naturale, eperf Beffo potente, a fofpi*
gnere di moto violento la medefimq patta per altrettanto fpakhe voi. intendiate

zio, nell'arco fimile afcendente-, e tale dicoperfefiefso, rimofsi


tuttig' impedimenti efierni

s'intenda

Credo anco chefenza dubitarne

chefi come nell'arco defcen dente si.

va crefcendo

la

velocitfino al punto infimo del perpendicolo ; cos da quefio


per l'altro arco afcendentefi vadia diminuendo x fino all' e

^Quando

Globo
Are

il

terre-

furie

per-

forato vn gra-

*e defcenden
per tal foro
pulserebbe ate

icdendo poi
oltre al cen-

/iremo punto altifsJmo , e diminuendo con l'ifiefseproporzioni con le qualifi venneprima agumentando ,fi che i gradi
delle velocit , ne i punti egualmente dislanti dal punto infimo,fieno trad loro eguali Di qui par mi ( difcorrendoco
vna certa conuenienza ) dipoter credere r che quando il Glo~
bo Terre/trefufseperforatoper il centro , vna palla d'arti.

glieriafendendo per tal

taVimpeto di velocit

.,,

pozzo

acquifierebbe fino al centro


il centro la /piglerebbe

che trapalato

tro per altrettanto fpazio

m super altrettantofpazio, quantofujfefiato quello della ca

quatof quei

duta, diminuendofempre la velocit oltre al centro con deznmmtifimili a gl'incrementi acqui/iati nellofendere fa'ti

4aJ.la.fc.efa.

,.

tempo,

Del Galileo

223

tempo chefi confumerebbe in quefio fecondo moto afctndenie


credo, chefarebbe eguale al tempo dellafcefa. Horafe il mobile co'l

diminuirfuccefsiuamente,fino alla

fommo grado

della velocit

totale ejlmzione,

il

conduce

il

che hebbe nel centro

mobile in tanto tempo per tantoJpazio , per quanto in altrettanto tempo era venuto con lacquifio di velocit , dalla total
priuazione di ejfa , fino a quelfommo grado ;par ben ragianeuole, che quandofimouejfefempre co'lfommo grado di velocit trapajfafse in altrettanto tempo amendue quelliJpazij |
perchef noi andremo co la mete diuiddo quelle velocit
t

&

in gradi ere/centi, e calati, come v.g. quejli num. fiche


primifino alio .fien o i crefeenti , e gli altrifino all' i.i
calanti , e quelli del tempo dellafcefa , egli altri del temp dellafedita fi vede , che congiunti tutti infiemefanno tanto ^quanto, f vna delle dueparti di lorofufsefiata tutta digradi majjmi , e pero tutto lo Jpazio paffato
con tutti i gradi delle velocit crefeenti^ e calanti (che e

7
S

diametro intero) deu'effer' eguale allo Jpazio


p
velocit majfime, che in numero fono la io
dalle
pajfato
met dell'aggregato delle crefeenti e delle* calanti Io io
mi conofeo ejfcrmi aJJai duramente Jpiegato , e Dio vo- p
tutto

il

glia

ch'io

mi

m tendere

lafci

SAGR. Credo d"hauere intefo benifiimo

& anco di poter in

Voi haueie voluS


io dire , che cominciando il -moto dalla quiete,^ andan/
do fu'te ejju amente crefeendo la velocit con agument 4
eguali , qualifon quelli de' numeri conJegucnii,comin
aando dall' v ni t anzi dal zero, che rapprefenfa lo fa- 2.
1
to di quiete , d: '-ponendogli cosi , e cc?Jegutpttment<Ls
quali nepiaceffe, fiche il minimo grado Ja il z^,e ma fimov.g. s tutti questi gradi di velqcit^con i quali il mobile
o
lajmma
di
1 j". ma' quando il mobilefi
moJpOyfiznno
1
fi
lotte, f con tanti gradi in numero, quantifon quejli
e
2
breui parole moflrar

ch'io ho intefo

e-

:.

che eiafebedunofuffe eguale al mgfjmo, che e /. l'aggregaio di tutte quefe velocit farebbe doppio dell'altre^)

mouendofi il mobile per altrettanto tem~

cio

po > ma

e pero

con velocit equabile, e qual'e quella delfommo grado

$ doner poffareJpazio doppio di quello', chcpafsb nel


.

tempo

accelerato, che comincio dallo flato di quiete

SALV.

Voi conforme alla voslra velocifima ,

e fottilijfima

ap-

prenfiuO)


Dialogo fecondo

<$%$

prenftua, bautteJpiegato il tutto affai pia lucidamente di mtt


sfattomi amo venire in mente di aggiugnere alcuna co/a di

pi ; imperocch effendo nel moto accelerato l'agumento con*


tinuo, non fi pub compartire igradi della velocit , la quali**
tempre ere/ce, in numero alcuno determinato, perche mutando/i di momento
in momento fon fempre infiniti ; pero

'

,,

agr"

meglio potremo efemplificare la noflra


intenzione figurandoci vn triangolo*,
qual farebbe quefo ABC. pigliando
nel lato AG. quante parti eguali ?i<l~>
piacer AD. *DE. EF. FG. e tirando
per punti DEFG. linee rette parallele alla bafe BG. doue voglio , che ci
maginiamo le partifegnate nella linea
%AG. ejfr tempi eguali, e le parallela
tirate per

tarci

punti 'DEFG. rapprefen-

i gradi

delle velocit accelerate

srefe enti egualmente in tempi eguali, &'

A. effer lo Rato di quieterai quale partendofi il ma


habbia v.g. nel tempo <SdD. acquifiato il grado di veloci"
t DH. nelfeguente tempo hauer crefeiuta la velocit fopr*
il grado
fino al grado EI. e confeguentemente fattoi
maggiore ne i tempi fuccede.nii,fecoido i ere/cimenti delle li*
net FK. GL> &c , ma perche l'accelerazione fifa continuami*
te di momento in momento-, e non intercifamente di partii
quanta di tempo in parte quanta : ejfendopofio il termine A*
ilpunto-

bile

DH.

ne de i grani
naturai menti
decdenti ere

sgomimmeB

fee di

to ia

some momento minimo di velocita, cio, come Rato di quiete ,


g come primo injiantedel tempo fujfeguente iAD. tmanife*
j?o ; che -Manti l'acquifio del grado di velocit DH. fatto nei
tempo .AD.fi epa/fato per altri infiniti gradi minori , e mi*
&ori guadagnati ne gli infiniti injanti, che fono nel tempo

DA. corrifponde?2tiagU infinitipunti) chefono nella linea*


> A. per per rapprefentare la infinit de i gradi di velocit,
grado DH. infogna intendere infinite linee
fempre minori, e minori, chefi intendano tirate dagl'infiniti
punti della linea DA. parallele alla DH. la qual infinit di
Unse ci rappresela in vltimo lafuperfide del triagoloAHD*
sbe precedono al

t cosi intenderemo qualfiuogliafpaziopajfato dal mobile, con

mpt$ i

sbi

Mminando dalla quiete Jivadia vniformemenU

Del Galileo i

>

gltelerado, hautr confumato, rcfierfiferuto di infinitigtfr


di di velocita ere/centi, conforme all'infinite linee, che comin*

dando dal punto A,fi intendono tirate parallele alla linea~*


HD. alleiE. KF. LG. BC. contnuandofi il moto quatto

&

ne piace
Hot'a finiamo finter parallelogrammo *AMBC. e prolun*
ubiamofino alfuo lato BM. nonfilo le parallele fegnate nel
triangolo, mala infinit d quelle , che fi intendono prodotti
da U.'itii punti del lato AC. eficome la BC. era majfima del*
to

U infinite del triangolo, rapprefenianteciilmajjmo grado di


.

velocit aequifiato dal mobile nel moto accelerato, e tutta la*


Juperficie di ejfo triangolo era la mafia, e lafomma di tutta la*

conia quale nel tempo AC.pafs vn talefpazio, cos


parallelogrammo
viene ad ejfer'vna majfa, ir aggregato di
il
altrettati gradi di velocit,ma ciafeheduno eguale al mafimo)
BC.la qual majfa di velocit viene a ejfer doppia della majpt
velocit,

dtlle velocit crefeenti del triangolo

fi come

grammo e doppio del triangolo; eper,Je


fi e [erutto de i gradi di

il

ejjo

parallelo

mobile,che cadedo

velocit accelerata,conforme al trian*

golo ABC. ha palpito in tanto tempo

vn talefpazio,} ben ra*


gioneuoe, e probabile, che emendoji delle velocit vniformif
t rifpondenti alparallelogrammo, pajfi con moto equabile nel
meefimo tempo fpazio doppio alpajfato dal moto accelerato

SAGR.

vn

Re/lo interamente appagato .


f voi chiamate quefio
difeorfo probabile, qualifaranno le dimofir azioni necejfariet
Voleffe Dio, che in tutta la comunefilofofia , f ne trouajft**

pufvna dellefi concludenti

SIMP. Nonbifogna

euidtnza matematica

SAGR.

Ma queja del moto non e quifiion naturale? epur non-*

trotto, che di ejfo ^Arijlotile

mi dimofiri\pufvn minimo

Ma non diuertiamo

dente.

voi

nella fetenza naturale ricercar VefquiptA

Sig. Saluiati

mi accennaje

pia

nofiro razionamento

acci,

e^>

non mancate in grazia di dirmi qztello,

che

il

Nelle

fciefl?#

naturali n
[>

en if Z

cagioni del fermare il pendolo , oltre alla tematica


refifienza del mezo alV ejfer'aperto .
SALV. Ditemi: di due pendenti da difanze dfeguali, qudlo, che
e

ejfer

attaccato a pi lunga

SAGR.

dicolo

SALV*

cordaiofa lefue vibrazioni pi rarel


quando fi mouejfero per eguali difianze dal perpen*

Coteslo allontanarfi piu,o menofion importa niente,per

cbt

ft

ma

Dialogo fecondo

*>%6
f! pendete d*
corda pi Ina
fa le fue \b+
razioni pi

fa

raderne

il

pc

dolo da corda,
breue.

Vibrazione

medefimo
pendolo fi fino con la medel

definia feequ
fiano effe
,

tz.

grandi, piccole

Cagione che

tt il

mede/Imo pendol fi

le fue

reciprocazionifemprc fot'f

tempi egiiliyjeno quelle lunghijfimefo breuijfmey cwe rimuouafi il pendolo ajfaijjmo , o pochi/fimo dal perpendicolo , e f

pur non fono del tutto


ferenti,

come

l'

eguali,fon elleno infenfibilmente difesperienza vi pub mojlrare: ma quando ben le

fujfero molto difeguali, non disfauorirebbe , ma fauorirebbe


la caufa noftra; Imperocch fegniamo il perpendicolo AT>. e
vn altro
penda dal punto A. nella corda AC. vn pej'o C.

&

pur nella mtdefima pi alto,

AC.

dal perpendicolo

chefia E. e dfcojata la cordii~>


e lafciata poi in libert i pefi CE. Ji

&

moueranno per gli archi CB.D. EGF*


Upefo E. come pr(per
come
vojiro detto )
da
minor
anco
dente:
difianza,

&

,.

allontanato meno, vuol ritornare indietro pi prejo, efar Is.


fue vibrazioni pi frequenti, che II pefo C. e per gli impedir.
il tra/correre tant' oltre verfo il termine D. quanto farebbef&
fujfe libero*; e cos recandogli in ogni vibrazione continuo im**

impedifee

il

pendolo, e lo
riduce alla_^
^uiere

pedimenio, finalmente lo ridurr alla quiete, l ora la corda medefima


( leuando pefi di mezo ) e vn. compofio di molti pendoli graui , cio eiafcheduna delle fue parti e vn tal pendolo attaccato piu,e pia vicino alpuio A.eperb dijpojio a far lefue vibra
zioni/tnpre pi, epi frequenti;
in confeguenza e habile ad arrecare
vn continuo impedimento al pefo C*
fegno di quefio ne e , che f noi offerueremo la corda AC. la vedremo di-

&

Jiefa non rettamente, ma in arco;, ef


noi in cablo di corda piglieremo vna

Coron carena doue atcaccaco il pdolo , fi piega


in arco uelle
librazioni di
quello , e non
fi diltende di*

mcaratnte

tatena , vedremo tale effetto affai pi


manifejto ; e maffime con l'allontanar 'affai il vraue-C. dai
perpendicolo AB. imperocch per-ejfer la catena compofa di
molte particellefnodate % e ciafeheduna affai grazie > gli archi
AEC. AFD.fi vedranno notabilmente incuruati Per qutfio dunque, chele parti della catena, fecondo che fon pi vici"
ne al punto A. voglion far le lor vibrazioni pi frequenti,
.

non

lafcianofc.orrer le pi bafie,quanto

bero

naturalmente far'ebcontinuo detrar dalle vibrazioni del pefo Crinalmente lo fermano, quando ben l'impedimento dell' ariafi>
tAppunt&
gQteJfe tor via *
e

con

il

Del Galileo.
2.2/7
9G1{. ^Appunto fono arrivati i Uhi; pigliate Signor Simplicio^
e trottate il luogo? del

SIMP.

qualefi dubita

incomincia ad argumentar contro al


moto diurno della terra , hauendo egli prima confutato Van*
Eccolo qui, doue

mio

Motus

terr|

coiuie; oncia

egli

annuus aicrcre Copernicanos cogit

eiu&em quo ridia nani > alias idem

terra?

Hcmij-hciium ce milieu ter ad Solcrn.efietconucxfum


obu morato km^pei auer E cesi la met della. terra non
,

vedrebbt mai

il

..ole

lo primo ingrejfo

SALV. Parm:

chequefibuomononj

f.a benfigurate Lrpa/zton dd Copernico,perche s'egli bauefi


U u ueruto cerne e fifar l'afe dd Globo terre/Ire perpetuateparallelo a fejfefso ; non harebbe detto ? che la met

non vedrebbe mai il

della terra

Sole

ma che Vanno farebbe

fato vn fot giorno na.u? ak, cio che per tiitte le parti delta?
terrajJan bbe haute, fi me/i di giorno e fei mrj di notte
,

come bora accade agli h abitatorifattoi Polo: ma quefiofagU


perdonato e venghiamo al rejo
SIMP. Segue ISane autem girationem Terr impoibilem
ef e fic dcmonflramus. Quefo apprefso la dichiarazioni
dellafeguente figura douefi'veggono dipinti molti grauidefeenden ti, e leggieri afeendenti e vccclli chef trattengono per
aria, &c.
SAGR. Moflrate di grazia Oh che belle fgure che vcceUi , che
palle, e che altre belle cefifon q-uefe f
SIMP, Quefefon palle ,che vengono dal confuto ddLi Luna
SAGR. Equeflacbce.
SIMP. E vna chiocciola, che qua a Venezia chiam'an buouol; che
,

.,

ancor ef a vien dal concauo della

SAGR.

Sifi: quef'e che la

Luna

Li, '^a

h cosi g/and'ejfcadafopra que^

flipefi q/ireacei, che ni chiamiamo pefei armai,


Queffe poi quel calcolo ch'io diceuo di quello viaggio in
vn giorno naturale, in vnbo. a , in vn minuto primi (j in

SIMP.

vnfecondo

che farebbe

vn punto

della terra, pojlo folto l'E-

&

anco nel parallelo di.j-i.gr. fi piifigue quequinoziale ,


llo , dou'io dubito non hauere errato nel referir lo ,pero leg-

giamolo

Kis pofitismecefse euVcrra eiixuJamer mora,

omnia ex acre eidem , &c. Qupd fi hafee pila, equales


ponemus pendere, magnitudine granii ate ? & in concilio

i.cr:: lunaris pofltas libero deicenfui

Pz

permuta*
'

mus

Dialogo fecondo
mtum deorfum sequemus ccleritatc motul
circum( quod tamen fecus,eft cum Pila A. &c. elaben-

itfif*

tnus ,6.
tur
fex

minimum
:

( vt multum cedamus adueririjs


quo tempore fexies circa terram, &c.

dies

9ALV.

Voi pur troppo haueui fedelmente referita Cinslanza d


quejl'huomo* Di qui potete comprender Sig. Simp. con quanta cautela dourebbef andar quelli , che vorrebber dar'a crede*

re altrui

mi

quelle co/

non credono

che forf

Perche mipare impoffibilcofa

ejjmedefi-

che quejt'autore

nonfi

bauejfe ad accorceresti tfjifiguraua vn cerchio, ilcuidiame*


tro ( che apprejfo i Matematici manco ,che la terza parte delia circonferenza ) fufsepiu di 72. volte maggiore della me*
deJtma:errore,che pone efser' afsai pi di 200* quello ch'i man

CQtPvno-,,

SAG'l^. Forf, che quejleproporzioni'Matematiche\chefon vere


in aftratto , applicate poi in concreto a cerchififtci ,
elementari , non rifpondon cos per appunto^ Se ben mipare
che t
Bottaiper trouare ilfemidiametro delfodo dafarjiper la bot~
terJferuono della regota in aftratto de* Matematica ancorch
talifondijen cofe afsai materiali, e concreteiperb dica il Sign*

&

'.

,.

Simplicio lafcufa di quefi'autore ; ef glipar e che lajlficapof


fa differir tanto dalla Matematica
..

SIMP La ritirata non mpa,rfuffiziente,perch lofuario e trop

po grande; e in quefto caf nonjaprei, che dire altro, f non


the quandoqs bonus , &c. Mapojlo che il calcolo del Sign
Salu.fiapiugiuBo , e che il tempo dellafcefa della palla non
fufsepiu di tre bore ; parmad ogni modo che venendo dai
mrahii
toncauo della Luna dlftanteperJtgrand' inieruallo
,

tofa farebbe, che ella hauefse infinto da natura di mantenerfijemprefopra'lmedejimopunto della terra, al quale nella^*

fua partita ellafopraBaua , e\non pi. toBo reftar


per lunghi/fimo internatio

$<ALVle, e

in dietro

..

L'effetto pub effer mirabile

ordinario, fecondo,chefono

e
le

non

mirabile ,

ma natura-

cofeprecedeniiiimperoccb^

chefa l'autore) mentre fi


f la palla ( conforme a" fuppofi >
tratteneua nel con.cauo della Luna haueua il moto circolarti
delle ventquattfbore infieme con la terra, e co'l reflo del con*
tenuto dentro ad effo concauo} quella medefima virt , che 1$
faceua andare in volta auanti lo fendere , continuer difarle mia/amo. mllofandere^x tantum abdf cbeelki nonfia.

pev

Del Galileo

^rfecondati ti moto della terra ma


,

i>
debita reare

indiare

thepi tofo dourebbepreuenirlo; effendocbi nelVauuicinarfi


4tlla terra il moto in giroba da ejfer fatto continuamente pcfi
ter chi minori; talchi maenendofi nella palla quella medejim^
melodia, cbe ell'baueua nel concauo, dourebbe anticipare , co*
m:b desto, la vertigine della terra ; ma f la palla nel conca*
no mansaua deU% circolazione,non in obbligo nello fender*
di mantenerfiiperptndkolarmenttfopra quel punto della ter*
ra, che gli erafottopofo, quando lafcefa cominci : Mi il Co*
pernico, ni alcuno de fuoi aderenti lo dir
V autorefar inftanza, come voi vedete , domandar**
$1MP.
do da qual principio dependa queflo moto circolare de'grauj,
e de leggieri cio ,fe da principi intemo, e/lemo
%ALV* Stando nel Problema di che fi tratta>dico, cbe quelprnci
pio, cbefaceua andar kt palla in volta, mentre era nel conca*

Ma

',

uo Lunare,* il medefim.Q,cbe gli mantiene la circolazione anto nellofendere; la] cer poi , cbe l'autore lo faccia interno ,
efierno a modofuo ,
VIMP. L'autore prousricbc non pub efier ne interno,n efterwu
$ALV. Et io ri/pondero ,che la palla nel concauo nonfimuoueua%
efaro libero dal douer dichiarare, come difendendo refi firnpre verticale al medefmo punto , atiejGCj ella non vi r*
fiera

$IMP.

'Bene;

ma come graui,

e i leggieri nopofono

bautrprn*

ne intemo, ni efierno di muouerf circolarmente, ni anco il globo ttrreftrej muouera di moto circolare ; e cos ha

cipio

uremot intento*
Io non ho detto, cbe la

QALV.

terra non habbia princpio, ni efierno, ni interno al moto circolare, ma dico , che non so quii de*
il mio non lo fapere, non ha forza di ledua ellafi rabbia;

&

u?glielo;

ma f queflo autore sa da

che principio fieno moffi


in giro altri corpi mondani > cheficuramantefi mu mono; dito , cbe quello, cbe fi muouer la terra, e vna cofafimilt a quella, per la quale fi muoue Marte , Gioite e che e' crede che fi
,

'

muoua anco la sfera Stellata ; e f egli mi ajficurer chi fa il


mouente di vno di quefli mobili io mi obbligo a fizpergli dire
,

muouer

la terra

Ma pi,

; io voglio far l'islej/ , s'ei


inftgnare chi muoua le parti della terra ingi .
%1MP. La caufa di queft' ejfetto i notiJfimat e ciafehedun sa , che
lagrauit

ehi fa

mt

sa

Voi

a3
SiALV. Voi errate

Dialogo fecondo

voi doueui dire, che cafcbedun sft,


ma io non vi domando del nome
ma dell' ejfenza della co/a: dilla quale efienza voi non fapete
punto pi di quello, che voi fappiate dell' ejfenza del mouentt
le S ielle in giro ; eccettuatone il nome,che a queja fiato pofo,
Sg. Simpl.

ch'ella fi chiama

fi ha mag
gicr cognizio

ne
iia

di chi
i

muo

graui al-

muoua le
Stelle in <?n o:

chi

di c^ueiie.-

cai.le

lappiaq

f!^? ?SL
fii a li

da noi,

granita ;

e fattofamiliare, e domejiico per la frequente efperienza

mille volte

il

giorno ne vcggiamo;ma non

che

che realmente noi

intendiamo pi, che principio, che virtfa quella,cbe muo*


ue la pietra ingi, di quel che noifappiamo chi la muoua in-^
s,feparata dalproicunte, chi muoua la Luna ingiro,eccet~
foche ( come ho detto ) il nome , che pi Jngulare , e proprio
gli babbiamo augnato di grauit doueche a quello con ter-'
mine pi generico ajfegnamo virt impreja , a quello dia-,

m0 intelligenza, o affiliente , o informante ;


moti t diam.o loroper cagione la natura

& a infiniti altri

$IMB. Parmi,

che quej'autore domandi affai

manco di quello,

S-

che voi negate la rifpofta; poich e' non vi chiede qualja par
ticolarmente, e nominatamente il principio, che muoue i gratti , e i leggieri in giro; ma qualunque e' si sia,cercafolamentef
f voi lojtimate intrinfeco, eJrinfeco;cbe f bene v-g> io non
so, che cofa sia lagrauitper la quale la terra defeende ; s oper, eh' ell' principio interno , poich non impeditofpontanea*
mente muoue; $r all'incontro so, che il principio , che la muo
u in su, e eJier?io;ancorche io nonfappia, che. cofa sia la virt,

mprejfale dal proiciente

%ALV>. In quante

mo

quiftioni bifognerebhe divertire, f noi volemdecidere tutte le diffczili , che si vengono attaccado l'vna

in confeguenza dell'altra; voi chiamate principio eHemo , (franco lo chiamerete preternaturale^ violento quello,che muo*ve il proietto grane all' ins ma forf non e egli meno *jnter*
no. ,e naturale, che quello, che lo muoue in gi; pu chiamarfi
I a vrvh ch
conduce i pr
per auuentura eferno,e violento, mentre il mobile e congiun*
ietti graui in
to col proiciente,mafeparato,che cofa ejlevna rimane per mo*
3 non e
pur necefariamenU.
tore della Jfreccia della palla ? bifocna
J
meri naturale,
..
,.
r JJ
f
ire, che quella virtu,che la conduce in alio,Jia non meno inche ia grame
io ho cos per natur
terna, che quella-, che la muoue in gij
che gii muoue.
i baili
rale il moto in su de i grauiper l'impeto concepitOjCome il mosto in gi dependente dalla granita
$JMP. Qntjo non ammetter io mai, perche queflo ha ilprincipi*
interno naturalef perpetuo^ quello eJlerno,violento,efinit..
;

&

Sevo*

Del
SALV.

Galileo."

fkft

Se voi vt ritirate dal concedermi , che iprincipi) dei moti


in su, fieno egualmente interni , e natudei gratti ingi,

&

rali,

cbefarejte s'io vi diceffi, che poteffero anco [ejfre

il

me-

de/imo in numero ?
SIMP. Lo lafcio giudicare a voi .
SALV. Anzi volito io voi ftcffo per giudice; *?'ero ditemi , ereprm
dete voi,7 che n el medeJ imo corpo naturale poi ano rifeder
J
*
~
-,
j,
api) interni, cbejiano tra di Loro contrari/ $
SIMP. Credo a (folut amente di no .
SALV. Della tor, del piombo, dell'oro, ' in fomma delle malerie grauiffme , quale Rimate voi, cbeja la lor naturale intrinfeca inclinazione , cio a qual moto credete voi, che'l lor
principio interno le tiri i
SIMP. Al moto ver/o il centro delle cofe gravi, cio al centro dele della terra , doue non impedite fi condurrebl' vniuerfo
bero ~
Talch, quando il globo terrestrefujfe perforato da vnj
pozzo cbepafaffeperil centro di ejfo,vna palla d'artiglieria
intrinlafcia a cader per eJfo, moffa da principio naturale,
feco, fi condurrebbe al centro ; e tutto quello motofarebbe ella
fpontaneamente, eperprincipio intrinjeco : nonJ cost
SIMP. Cos tengo io perfermo,
..

-^

tnr
r
trai
ij non t
o tfono
rileder
'

naturalmence
" el medeiiin

t& eu *

.,

SALV

Ma

SALV.

giunta al centro, credete voi, cbf ella paffafe pi oltre,


bpur, che quiui cejferebbe immediatamente dal moto'
SIMP. Credo, che ella continuerebbe di muouerjiper lunghe/imo
fpazio
SALV.
qucflo moto olire al. centro, non far ebb" egli all'insti, e
per vojro 'detto preternaturale, e violenti} e da qual' altro
principio lofarete voi dependere, faluocbe da quel ifejfo, che
ba condotta la palla al centro e che voi hauete chiamato int
, e n aturale l trottate voi vn proiciente e/hrno, che gli
foraagiunga di nuouo per cacciarla ih su , E questo che fi T
aice dei moto per il centro,fi vede anco quajsu da noi : impe- ra j e ^ couuer.
^impeto interno di vngraue cadente per vnafperfi- te per f iteffo
ce decliue ,fe la mede/ima piegandofi da bajjbfi'refletterd in in quello, che
Ci iama presu, lo porter fenzapunto interrompere il moto anco all' ins: "
Vna patta a piombo pendente da vno Jpago rimo -fa dui per-

Ma

pendicelo ,defcende jponianeamente tirata dall'interna melinazione , e fenza interpor quiete trapaffa il punto infimo e
;

jtnz' alti

o Jcp-, .-..uegt. tnie

motore Ji muouein

su.

io sojhts
voi

Dialogo fecondo

%%&
.

&

noi non negherete, the tanto e naturale,


interno de t grati
jlprincipio, che gli muoue ingi , quanto de i leggieri,qutllo^
itbegli muoue in su : onde ia vi metto in conjd erazione vns
galla di legno , la quale feendendo per aria da grande aitez*
g,a,eperb mouendoj da principio interno , giunta fjpt 'a vna~J

profondit d'acqua, continua lafuafcefa, e sent altro moto-"


re eHcrnoper lungo trattoJi fommerg; e pur e il moto ingiz
per l'acqua gli preternaturale, e co tutto ci dtpende da principio, che interno, e non ejerno della palla ccoui dunque
dimofrato,come vn mobile pub ejfer mofio da vnojhjfo prin*
cipio interno di mouimenticontrarij .
$IMP. lo credo, che a tutte quefteinflanze ci fieno rifpojle , ben*
sheper bora non mi fouuengano ; ma comunque cioja, con*
tinua l'autor di domandar da qual principio dependa quejto
moto circolare de igraui, e de i leggieri; ci} %,fe.da principio
intemo , b efterno: efeguendo dimojlra , che non pu ejfer n\
i'vno ,n\ l'altro , dicendo . S ab extcrno ; Deus ne illuni.
.

excitatpercQntmunmnikaculum? an vero Angelus


an aer ? Et hunc quidem multi aflgnant Sed centra.
.

$ALV. Non li affaticate

non fou.
di quelli, che attribuifea tal princpio altana ambiente Quanto poi al miracoloso all' Angdo)piu tojo inclinerei in quella-*,
parte; perche quello, che comincia da diurno miracolo , b da^*
in legger l'in fanze, perch'io

operazione angelica, qual' la trafport azione d'vna palla d*


artiglieria nelconcauo della Luna, non ha deli improbabile *
ibe tn virt del medcfiwo principio faccia anco il rejlo Mav,
f

quanto all' aria, a me haja,


colare de

che

nonimpedifea il moto cir-

mobili, ebeper ejfafdkt, cheji

fare bala
'to, e che

che ella

muouono he perci

( tupiJi ricerca ) che ejjg fimuoua

con la

il globo

medefma

terrefire

vdocitajnifca

dell' i/ejjb

le fue

mo*.

circolazioni +

MlMF* BtegU injurger parimente contro a quesio;db mandando


(hi conduce intorno l'aria, la
la

natura con

natura y b la vioenza e confuta

dire, che ciak contro alla verit, all'efpmenz^,^

Copernico
al Copernico non e altrimenti, il quale non ferme:
tal cofa,equeJi'autor glie l'attribuifct con troppo eccejjb di cor^
tefia; anzi egli dice, e per mio parer dice bene, che la parte dell'aria vicina alla terra, efjendo pi prejo euaporazion terreilrtjgw batter la mede/ima natura^ naturalmentefeguire ik
alVifteffo

$AJLV* Contro

Del Galilea!

*$j

vero per ejfrgli contigua ,/eguirfa 'ih quella maniera, che Peripatetici dicono , aie laparteftiperiore,e Vle*
mento adfuoco-, feguono il moto del concauo della Luna fi

pio moto

tbe a loro tocca a dichiarare ,f cotal motoJa naturale, o violento

$IMP.

Replicher fautore, che f

Copernico fa muouere vna->

parte dell'aria inferiorefolatnente,mancando di cotal moto la


fupertore , non potr render ragione , come quell'aria quieta
fia per poter condurfeco i mede/imi grauit e fargli fecondare
il

moto

fALV.

della terra

Il Copernico dir

che quejla propenfiion naturale de i

corpi elementari difeguire il

moto

ievrejire

ha vna limitai -l-* a propenf #*

sfera, fuor della quale cejferebhe tal naUtraleinclinazk>ne;ol

ae de

corpi

come b dettj, non e l'aria quella , che porta feco i mo- elementari m
Uir tcrr t
bili, i qiialt,fendo fep arati dalla terrafeguono ilfuo moto ;fi
mi '
the cajeano tutte le injanze,cbe quejo autor produce per pr- c fJLa \
trecb,

uar,che l'aria pub

non cagionar cotali

ejfetti *

SIMP. Come dunque ci nojia bfogner direbbe tali ejfetti dept*


dano da principio interno, contro alla qual pofizione obori*
unturdifficiriimx, imm inextricabiles quxftiones fcc\mdx,chefonolefeguenti. Principiumilludinternum
vcl eft accidens, vel fubftantia , fi primum, quale nani
illud?namqualitas loeomotiuacircii ha&enus nuila
videtur efle agnita

fiALV. Come nonj ha notizia di alcuna tnon cifono quefe , the


muouon intorno tutte quefe elementari materie infieme co
la terra i vedete, come quell'autore fuppon per vero nello >
f
eb't in quijione

SIMP. Et dice,

che ci nonfi vede, e pai mi,ehe babbia ragione

quejo.

SAL V. Nonfi vede da noi


loro

SIMP.

perche andiamo in volta infieme to#

Sentite l'altra in Flanza*

Qua: etiam fi

efTct,

q noman-

do tamen inueniretur
vrin aqua

in rebus tam con trarijs? in igne*


in aere, vt in terra ? in viuentibus, vt inani-

ma carentibus

r.

SALV. Toftoptr bora, che


anche Caria, e la terra

Yacqua,

e ilfuocofien tonttaftjl ,

( che pur cifarebbe

da dire affai)

t9me

il pi*

tbe da quefio nepoflafeguire,far, che ad ejji non pojfono ef


Jer comuni i moti , the Pr loro fien eontraryfithx vg.ilme.'

2-3

Dialogofecondo

4-

chi naiu? limante compete al fuoco , non pojfa cor**


petere all'acqua; ma che fi come c/fa e per natura contraria al
to in su

Gnumga quel moto

che e contrario al moto


maio dcoi'imn; ma.il moto circolare,cht
non e contrario } ne al furi Uni , ne al deoriiim anzi che Ji
pu mefcolare con amendue come il medtfimo Arifot. afferma ,per che no potr egualmente competere a i grata y a i leggkm ? 1 moti poi,che non pffon ejfer comuni a i viuenti, a
i non vizienti, fon quelli, che dependon dall'anima ; ma quelli, che fon dil corpo, iti quanto egli ^.elementare ,&. in confi-

fuoco

cos

del fuoco, eoe [arili

>

&

'

&

delle qualit deglielementi perche non


hanno ad ejfer comuni'al cadauero d9" al vuenle l per ,
quando il moto circolarefia proprio degli elementi , dour ef
^fir comune dei mii ancora,
BAGJt. E forza -che quzf autor creda che cadendo vna gatta*
moria da zrnafinflra non pojfa ejfer che anco viua ciponon e/fendo cofacDnueniente che vn cadauero
tejfe cadere
partecipi delle qualit, che conuengono ad vn viuente ..
SALV. Non conclude dunque il difeorfo di queff autore contro a
'

guenzaparicipante

chi die effe

il principio

del

moto

circolare de

gieri,ejfervnaccdente.inierno;
firare.,

che

gratti , e de

leg-

non so quanto e 'Japer dimo-

non pojfa ejjf, Tina fujlanza,

....

SJMP. Infurge contro a quejlo con ?nolte oppofizioni La prima delle quali e que fia Si fecundum ( nempe fi dicas tale
.

elle lbftantiam illud d aut materia , aut


torma aut cmpoitum fed repugnantiterum tot diuerfee rerum natura , quales funt aues , limaces , faxa,
fagittae., niues, fumi, gran din cs, pifees &c. qua; tamen
omnia ipeae , & genere difterentia mouerentur a natura fua circulari tejr ipia naturis diiierfflma , &c.

principium

SALV.

Se quejk cofe nominate fono di nature diuerfe

di nature diuerfi

eie cof
, bijo-

non poffono batter' vn moto comune

gner , quando fi debba jbdisfare a tutte, penfar 'ad altro, che


a due moti folamtnte i?i su , e in gi , e f fine deue trottar
vno per lefrecce,vno per le lumache, vn'altro per ifaJ]i,vno
per ipfcij bfogn era penfar e anco a i lombrichi ,eai topazi/ ,
e all'agarico, c'ae non firn men di ferenti di natura tra di loro,
che la gragnolila, e la nette

SIMP. Par eoe voi ve. ne burliate d quejl argomenti


SALV- ^Anzi n signor Simplicio ma gijie rifpofo difopra
,

cio,

Del Galileo.
235
vn moto ingi, b vero in sii pu ccnuenire alle cae
ie nominate, potr non meno co'nuenir loro vn circolare

tide, chef

Jando nella dottrina Peripatetica, non porrete voi diuerf i


maggiore tra vna cometa elementare, e vna jiella celesle , chi
ti a vnpefee, e vn'vccello i e pur quelle f muouono amen due
Circolarmente.
or feguite ilfecondo argumento .
SIMT. Si terra ftarei per voluntatem Dei , rotarent ne estera an non: li hoc ralliim e!l A natura gyrari,i illud, redeunt priores quailiones oc lane mirimi eiiet, quoj
Corims limaci,
Gauia pifciculo, Alauda nidulo ilio ,
petreeq; edam volens imminere non po.net
%ALV. lo per me darei vna rifpoBa generale ,che dato per volont di Dio, che la terra cejjajfe dalla vertigine diurna , quegli
vccellifanbber tutto quello, che alla medefma volata di Dio
piacejfe. Ma f pur cote/lo autore defderafie vna pi particolar rifpoJla,gh direi, che e'fare b ber tutto l'oppo/ito di quello,

&

che e facejfero,quado ,metre eglino feparati dalla terrafi trattenejfer per ariaal globo ttrreflre per volont Diurna, fmet*
tejfe inafpettatamente in vn moto prccipitofijfimo: tocca bora
a que f autore, ad ajfcurarci di quello, che in tal cafo accade-

rebbe

SAGR. 'Digrada

Sign. Saluiati concedete a

mia

richieda,

a que*

Dio

, l'altre
Jt'autore, che fermandof la terra per
quella
eparate
andar
in
volta
del n otdi
continuajfer
cofe da

volont di

turai mouimento loro

fentiamo quali imponibili

uenienti nefeguirebbero: perche io per

o incon-

me non so veder difor-

dini maggiori di quefli, che produce l'autor medefimo,cioe,cbi


ancorch le volejfero , nonfipotrebber trattenerfo-

l'allodole,

pra i nidi loro, ne i corbifopra

le

lumache , ofopra

ifaffi: dal

che ne feguirebbe, che a icorbi conuerrebbe patirfi la voglia


delle lumache, egl'alludolinifi morrebber di fame , e di freddo,

non potendo

Quejia
il

efier

ne imbeccati, ne couati dalle lor mar^.


, che feguirebbefi ante
Vedete voi Sign. Simplicio , f maggiori

tutta la rouina ch'io so ritrar

detto dell'autore

inconuenienti feguir ne douejfero .


$lMp. lo non ne so feorger di maggiori , ma e ben credibile , che
V autore cifeorga oltre a quefi altri difordini in natura , che
forf per fuoi degni ri/petti non ha volfuti produrre Segui*
r dunque la terza inanza
In fuper qui fit vt iftae res ta
.

variai

tantum moueantur ab Occafuin Ortum

parallela

*3
Ise

Dialogo fecondo

"

ad&qttatorem? vt iempcr xnoueantur, numquafli|

quieilant ?
Occidente in Orienteparallele aW Equino
zialefenzafermarfi, in quella maniera appunto , che voi #
deie che le Stellejffefi muouano da Leu ante a Ponente pah
ralk le ali 'Equinoziale ferza fermarfi .

$ALV. cMuouonfda
,

tlMP. Quare quo

font altiores celerius

quo humiliorcs

tardius ?
%ALV. Perche in

vna sfera, in vn ter ch'io , chefi volga intorni


alfuo centro , le parti pi remote deferiuono cerchi maggiori*
t le pi vicine gli deferiuono nelVifieffo tempo minori
IMP. Quare quae iEquin odiali propiores in maiori , qux
remotiores in minori circolo feruntur
S4JLV. Perimmitar la sfera HtUata, nella quale le gi vicine aiV Equinoziale fi muouor ri cerchi maggiori , che le pi lontane

&IMP. Quare Pila cade fub ^Equinoziali tota circa ccntru


terrs ambitu maximo celeritate incredibili fub polo
,

>

vero circa centrum proprium gyro nullo , tarditate i u-

prema volueretur
SALV. Perimmitar le Stelle deljirmamento, chefarebbon Vijtef*
fojjel moto diurno fuffe loro
SIM'P. Quare eadem rcs ? pila vgr. plumbea,*! femel ferrar
circuiuit deferipto circulomaximo,eamdem vbiq; non

circummigret fecundum circulum


translata extra

^getur

SALV.

^quinodialcm in

maximum

fed

circulis m'iAoribus a-

cos farebbero , anzipure hanno fatto in dottrine


Tolomeo alcune Stellefiffe, che gi erano vcinijfme all' E"
bora che n
quinoziale , e deferiueuan cerchigrandijjmi ,
fon lontane gli deferiuon minori*
SAGR. Oh s io poteffi tenere a mente tutte quejle belle cofe,mi par-

Perche

di

&

il grand'acqui/io ; bifogna Sig. Simvoi me lo prejiate quefo libretto , perche egli e forza , cheperentro vija vn mare di cofe peregrine $ ^T efquifi-

rebbe pur d'bauer fatto


plicio, che

JJme

$JMP. Io ve ne faro vnpreftnte .


SAGR. Oh quejio n, io non ve nepriuerei mai ma fon Jnittjf
\

ancora le interrogazioni i
SJMP* Signor no: finite pure , Si latio circularis grauibus, oc

kuibus

Del Galileo?
fcuibus

efl:

tif

naturalis, qualis eftea quse'fit

re&am nam
?

il

naturalis

circuiti eft, naturalis eft,

quomodo ,
cum ipecie

fecudu linear
is motus qui

&

difFerat redo.*

violcntus , qui fit vt miille ignitum furfum euolans


(cintilloium caput iurfum terra, non autemjcircum
li

voluatur , &c.

$ALV*

Gi mille voltefi e detto

che

il

moto

circolare e naturale

del tutto, e delleparti , mentrefono in ottima difpofizione ,


retto e per ridurr all'ordine leparti difordinate;fe

il

ben meglio

maini ordinate , ne di/ordinate nonfimuouon di Del moto mima di vn moto mifto che anco potrebb ejfer circo- ft* noi non-^
iarefehietto ; ma a noi reja vifibile, e ojferuabile vna partii pS^^ircola*
fola di quefio moto mifo 2 cio la parte del rettor recandoci l'ai' e t perch d
4 dire 3 che

moto

retto ,

tra parte del circolare impercettibile, perch noi ancora lo par- quella famq
ticipiamo : e quefio rifponde a i razzi , // quali fi muouono in partecipi
su-, e

ma noi nonpojjamo difiinguer'il circolare,permouiamo ^m'ancora ma quefi autore non**

in giro ;

(he di quello

ci

credo, che habbia

mai capita quejia

mijionepoichfi vede co-

me

egli refoluiamente dice, che i razzi vanno in su a diritto p


non vanno altrimenti in giro
S1MP. Quarectrumlpherfdelapraerub iEquatore ipiram
deferibit in eius plano, liib alijs parallelis ipiram deferbit in cono mb polo deicendit inaxe lineam giralem>
decurrensin fuperficie cilindrica coniignatam

SAL V.

Perch delle linee tirate dal centro alla circonferenza della

sfera j chefon quelle per le quali graui defcendono,queUa^*


che termina nell'Equinoziale difegna vn cerchio, e quelle,cht

terminano in
Vajfe

non

deferiue altro ,

debbo dire

da

altri paralleli defcruon fuperficie coniche

il

mafi refia nell'efserfuo

mio parer liberamente, diro , che non

tutte quetfe interrogazioni cojlrutto nijfuno

e-

Ef io vi
so ritrarre

che rilieui

contro al moto della terragerebe s'io domdajfi a quefiauto


re ( concedutogli , che la terra nonfimuoua ) quello , che accader ebbe di tutti quefii particolari , dato che ella fi mouefie 9
tome vuole il Copernico :fon benficuro, che e* direbbe, che nt
feguirebbon tutti quefii effetti, che egli adejfo oppone, cometa
inconuenienti per rimuouer la mobilit ; talchi nella mente di
quefi'huomo le confeguenze necejfarie vengon reputate affr
ai: ma digrazia
J ci altro, fpediamoci da quefio tedio *

9jMP In quefio, ebefegue ci g contro al Copemico,efuoiJgua*


tijht

Dialogo fecondo

*3$

moto delle parti feparate dalfu o tuttoJ?4


folo per riunirfi alfuo ttitto ; ma che naturale ajfolutamente
Ja il muouerfi circolarmente alla vertigine diurna ; contro a
i quali in fi a dicendo, che conforme all' oppinion di cojloro; Si
tota terra, vn cum aqua in nihilum redigere tur, nulla
grando, aut pluuia nube decideret, fed naturaliter tatuili circumferrctur, neq; ignis vllus , aut igneum afederet, cum illorum non improbabili fenttia ignis nulche voglion,cheil

ci,

lusiltiupra.

%ALV. La prouidenza
gran

lode ;-attefoche

di queflo flofofo e mirabile


e'

non fi contenta dipenfare

potrebbon accadere,Jante il corfo

della

natura,

degna di

alle cofe

che

ma vuol tro-

varfi prouuiflo in occafione , chefegujfero di quelle cofe , che


Mutamentefi sa, che non fono mai perfeguire . Io voglio

ique, per fentir qualche bella fottigliezza, concedergli , che

quando la
ne

ni le grandini,
ne le materie ignee andajfirpiu in
ma fi trattenejfer girando; chefar poi i e eh e. mi opporterra,e l'acqua andajfero in niente,

la pioggia caclejfero pi,

alto,

r ilfilofofo

SIMT.

Loppqfzione e nelle parole chefeguono immediatamenQuibus tamen experientia,&: ratio aduerte; eccole qui
.

ftur

$ALV. Hora mi conuien cedere , poich egli ha figran vantaggio


fopra di me quaT l'ejperienza, della [quale io manco ; perche
,

fin bora non mifon mai incontrato invedere.cke'l glpbo terrejtre, con l'elemento dell'acqua fa andato in niente, fi ch'io
i

habbi potuto ojferuare quelche in queflo piccolfinimondo faceva lagragnuola,e l 'acqua. ^Ma ci die' egli almanco per nofra fetenza quelche faceuano /

SIMP. Non

lo dice

altrimenti

SALV.

Cagherei qualfiuogla coja a potermi abboccar con quella


perfona per domandargli rfe quando queflo globo fpar , e'
porto via ano il centro comune della grauit,ficom'io credo,
nelqual cafo,penfo, che la grandine, e l'acqua reftajfero,come
infenfate, efelide tra le nugole fin za faper, chefarfidi loro;
pottrdbe anco ejfer , che attratte da quel grande fpazio vacuo, lafciato mediante la partita delglobo terreflre ,fi rarefain p articolar laria,cbe e sommamenceffer tutti gli ambienti,
te difiraibile,e concorrefero con fomma velocit a riempierlo;
eforf corpi pifoUdi, e materiali , come gli vccelli , che pur
,

&

di ra-

Del Galileo.

t$'$

ne doueuano efser\molti per ariaj\rtirarorto pia


verj il centro della grande sfera vacua ( che par ben ragioneuole, che allefuflanze, che [otto minor mole contengono affai materia, fieno a/segnati i luoghi pi angufti, lafciando alle pi rarei pi ampli ) e quiui,mortij finalmente difame , e
di ragione

rifiuti in terra,

formafserovn nuouo globettino, con quella

poca di acqua , chejtrouaua all' bora tra' nugoli . Potrebbe


anco effere, che le medefime materie, come quelle, che non veg-

gon lume non

'

accorgejfero della partita della terra, e che al-

la cieca fcendejfero alj olito penj and d' incontrarla^

apoco a.
poco fi conducejfero al centro , doue anco di prefente andrebbero, f l'ijlefb globo non l'impedifle
finalmente per dare
a quefofilofofo vna meno irrifoluta rijpoja , gli dico , che so
tanto di quel che feguirebbe dopo V annichilazione del globo
terrejire, quanto egli haurebbe faputo, chefujfe perfeguir di
intorno ad ejfo auanti , chefujfe creato : e perch io
ejfo,
fonficuro, eh' e direbbe, che nonjifarebbe,ne anco potuto immaginare nijfuna delle cofefeguite , delle quali la fola efperienza l'ha fattofeienziato, dour non mi negar perdono e
feufarmi s'io non so quel che egli sa delie cofe, chefeguirebbero
doppo l 'annichilazione di eflo globo ; attefoche io manco di
quefi' efperienza che egli ha . 'Dite bora f ci e altra cofa .
Ci e quejla figura , che rapprefenta il globo terrejire con
vna gran cauit intorno alfuo centro , ripiena d'aria ; e per
mojlrare , cheigrauinonji muouono in gi per vnirji co'l
globo terrejire come dice il Copernico cojlituifce quejla pie.

&

HMP.

tra nel centro', e domanda pqfta in libert quel che ellafareb-

&

vn altra ne pone nella concauit di quejla gran cauerbe',


na , efa l'iflejfa interrogazione Dicendo quanto alla prima
Lapis in centro conftitutus aut afeendet ad terram in
punitimi aliquod, aut non. Si fecundum falfum eft
partes ob folam ieiuntionem toto ad illud moucri.Si
primum omnis ratio, experientia renititur, neq; grama in fuaegrauitatis centro conquiefeent. Item flfufpenius lapis liberatus decidat in centrimi, fepara bit f i
toto contra Copernicum, pendeatrefragatur omnii
.

&

expericntia, cum videamus integro s fornices corruere.


SiALV. Ri/ponder, bench con mio difauuantaggio grande, gi
che fon alle mani con chi ha veduto per efperienza ci cht^
farmo queji fa/fi in quejla gran cauerna ; cofa che non*
,

Dialogofecond

$5
^f ima fono le
afe le graia
he il centro
iella aranit

Trafpondof
%\ grad a.o| r ^*
ui le particelle feparate da
tto lo fegui*

teobono

b vedutalo; t diro, che credo, che primafiano le eojegrauf


(b e n centro comune della grauit ; fi che non vn centro , ebq
n
^ nQn c ^ e vn *punQ j^diui/tbile
, e pero di nelfu na effi<*
r
Jf
-v*
*.
J,

c
tacui,fia quello, che attragga aje le materie graut, ma che e/Se
materie cofpirando naturalmente alXvnione , fiformino vn
eomun centro, che e quellojntorno al quale confifiono parti
i eguali momenti : ondefilmo , che trasferendo/i il grandi^
aggregato de i graui in qualfiuoglia luogo, le particelle, ch<Lu
dal ttitofujferftparate lofeguirebbero, e non impedite lo penetrerebberofin doue trcuajfero parti men graui di loro : ma\
geruenuiefin doue i ine onraffer in materie)pi graui , non
Jenderebber pi . Eperfiimo , che nella cauerna ripiena*
d'aria tutta la volta premerebbe , efilo violentemente fi fodenterebbe fopra quell'aria, quando la durezza nonpotefss
tfserfuperata , e rotta dallagrauit ; mafia/fi fiaccati, credo,
she fenderebbero al centro , e non foprannoterebbero all'a*
,

ni per cifipotrebbe dire , che non fi mouefsero alfua


, mouendofil,doue tutte leparti del tutto
fi mouerebbe*
ro, quando nonfufsero impedite*
y
Si MP. Quel che refiaecerto errore,ch e nota in vnfeguacedel Copernico, il qualefacendo , che la terra Jmuoua del moto annuo,e del diurno in quella guifa,ch e la ruota del carrofi muO'
ufopra il cerchio della terra, <txinfefiejsa, veniua afare ,
il globo terrefire troppo grande , o l'orbe magno troppa piccolo; attefoct $ 6$ r evoluzioni dell' Equinoziale,fon meno afria

tutto

fai, che la circonferenza dell'orbe magno .


ZALV. Auuertite , che voi equiuocate , e dite

contrario di

il

quello, che bifogna,chefiafc ritto nel libretto; imperocch bifo-

gnadire , che quel tale autore veniua a fare il globo terrefire


troppo piccolo l'orbe magno troppo grande , e non il terre,

fire troppo grande, e l'annuo troppo piccolo .


SIMP. L'equiuoco non e altrimenti mio : ecco qui
libretto.

le parole

Non videt,quodvelcirculum animimi

minorem, vel orbem tcrreumiufto mult


iorem

del

a*quo

fabricer.

ma*

SALV.

Se ilprimo autore h abbia errato, io non lo pofso fapere>


poich V autor del libretto no lo nomina, ma bene mamfefio, e
inefcufabile Verr or del libretto , kabbia, b non habbia errata
quel primo feguace del Copernico , poich quel del libretto

trapafiafenza accorgerai vnerrorfi materiale,

non lo nota,
e non

H*

Del Galileo 1
queflofagli perdonato, come errore**
t non lo emenda .
pi toslo d'inauertenza , che d'altro Oltre che, f non,ctio
Non remi gaa
fono ornai /fracco, efazio di pia lungamente occuparmi ,
oter con
l
legmolto
quelle
poca vtilit in
conJfumare il tempo
} P.
r , con affai
JJ
''
la circonderei!
rf
,n
gieri aUercaziom, potrei mojtrare, come non e tmpoj/tbUe,cbe za dl yn cer .
vn cerchio,anco no maggior d'vna ruota d'vn cartolo l dar dio piccolo ,
no pur 3 6 $ .ma anco meno di 2,0 reuoluzioni,pu deferiuere, e poche volte'

Ma

mifurare la circonferenza non pur dell'orbe magno , ma di


vno mille volte maggiore ; e queo dico per mofirare , che no
mancanofottigliezze affai maggiori di quejla, con la qualts
que autore nota l'errordel Copernico: ma digrazia re/piriamo vnpoco per venir poi a quefi altro filofofo oppojtor
del mede/imo Copernico.
SAGR. Veramente ne ho bifogno io ancora; bench habba fola*
mente affaticato gli orecchi ; e quando iopenfajf di non hanera fentir cofe piuingegnofe in quefi' altro autore , non so
s'io mi rifolueff a andarmene ai frefehi in gondola
Credo, chefentirete cofe di maggior polfo ; perche quejl'
SI
ha con*
flofofo confumatiffmo, e anco gran matematico ,
futato icone in materia delle comete , e delleJelle nuoue*
egliforf l'autor medejimo dell' Antiticone ?
"SALV.
S1MP. quello /iefo; ma la confutazione contro alle Belle nuoue non e nell' Antiticone ,fe non in quanto " dimojlra , ch<L-*
elle non erano progiudiziali all' inalter abilit, <&? ingeneratilit del Cielo, Ji come gi vidiffi; ma doppo V Antiticone hauendo trouato per via di Tarallaffe modo di dimoftrare, che
ejfe ancora fon cofe elementari, e contenute dentro alconcauo
della Luna, ha fritto quej' altro libro; De tribus nouis
inferitoui anco gli argomenti contro al Coftellis,&c.
pernico io falera volta vi produfsi quello , ch'egli haueua
fritto circa quefe (Ielle nuoue nell' Antiticone, doue egli non
negaua, che le affer nel Cielo;ma dimoflraua, che la hr produzione non alteraua l'in alterabilit del Cielo,e cifacci/ egli
eon dfeorfo puro flofof/co ,nel modo, ch'io vi diff. E non mi
fouuene di dir ui, come dipoihaueua trouato modo di rimuoutrlt dal del); perche procedendo egli in quesla confutazione pr V;a di computi, e di ^Parallajf, materie poco b niente^
comprtftda me , non l'haueuo lette; efolo haueuo fatto fudiofopra quefe injlanze contro al moto dilla terra , che fon
o

riuolcaco

mi-

jjljjj^ V na_J
linea maggiore di qual fi
voglia gradii*

MT.

&

E
E

&

'

pure naturali

2^

Intendo

fimo cerchi,

a4*
Dial ogo fecondo
SALIT. Intendo beni/fimo, e conuerr doppo , che hauremofentite
le oppqftzioni al Copernico chefentiamo
b vergiamo almeno la maniera) con la quale per via diparallajfedimofira effrejiate elementari quelle nuoue fielle , che tanti Aflronomi
,

d gran nome.cojlituiron tutti altifjlme e tra le fielle delfirmamento ; e come quef'autore conduce a termine vna tanta
,

tmprefa d ritirar di Cielo le nuouefelle, fin dentro alla sfera elementare, fari bm degno d'efser grandemente efaltato, e
trasferito ejfo tra lejieUe, b almeno, che perfama fa tra quelle eternato ilfuo nome
TPerfpediamici quanto prima da,
quefia parte, che oppone ali'oppinion del. Copernico^ cominciate a portare lefueJnJianze..
SIJUP. Quefienon occorrer leggerle ad verbum, perche fono
molto proliffe; ma io , come vedete, nel leggerle attentamente
pi volter contrajfegnato nella margine le parole doue. conJJe tutto il neruo della dimojirazione , e quella ba fiera leggere Il primo argomento comincia qui Et primo il opinio
Nella, opiCopernici recipiatur Criterium naturalis Philofophiae
nion del Coni prorfus tollatur , vehementer faltem labefdari vipernico n" gua
detur // qualGriterio vuole fecondo r opinione di tutte le
Ha il criterio
della fUoioria,
fette de Filofof , cheilfenfo, e l' efperienza Jiano le nojirz^forte neljilofofare ; ma nella pqfzion del Copernico i fenfi
vengono a ingannar/i grandemente , mentre viabilmente
feorgono da.vicino in mezi.purij]mi,i corpi grauijjm fender rettamente a perpendicolo ne mai deuiar vnfol capello
dalla lnea retta; contuiioci per il Copernico la vifia in coft'
tanta chiara s'inganna , e quel muto non e altrimenti retto f
.

...

ma mifio di retto,

circolare

SALV. Quefio ilprimo argomento, che Arijotile,.e Tolomeo


tutti

lor feguaci producono

moto cocome
non f alfe.

Il

fc

Si confuta in

maniera
argomento

altra
1!

prelo da
denti a

caperpendicolo .
i

al quale

si e

abbondantemente

mofirato il paralogifmo <j" a fai apertamente dicome il moto comune a noi,X agli altri mobili, -come f non fufe;ma perche le conclufon vere Hanno mille fauoreuoli rincontri, che le confermano , voglio in grazia di
quefiofilofofo aggiunger qualche altra cofa; e voi Sign. Simpliciofacendo la parte fua, rispondetemi alle domande.; e prima ditemi, che effetto fa invoiquella-pietraj la quale cadendo*
dalla cima della Torre , e cagione che voi di tal moumento
vi accorgiate; perchef l fuo cadere nulla d pi di nuouo*
operaffein.voi.di quello, cbejt operaua la fua quiete in cimai
rifpofio, e

rniate

-,

chiarato)

della

Del Galileo

2,43

de Ha Torre , voificurAmente non vi accorgere/le della fuo


/cefo, ne diBinguerefte il fuo muouerfi dal fuo fearferma .
SIMP. Comprendo ilfuo difendere in relazione alla Torre,
perche hor la veggo a canto a vn tal fegno diejfa Torre ,poi
ad vn bajfv} e cosifuc ceduamente fin che la corgo giunta in

terra

SALV. ^Adunque ,fe quella pietra fitf caduta dagli artigli d'vna volante Aquila efcendejfepcr lafmplice aria inuifbile,
e voi non bauc/e altro oggetto vifbile, efiabilecon chi far pa,

nonpotreBe ilfeto moto comprenderei


men' accorgerei poich per vederla mentre Cndefcomaltijfima,mi conuerrebbe alzarla tejia, efecondo , ch'ella ve- prenda ilmo-

rallelo di quella,

SIMP. lAnzipur
nife calando

mi bifogn crebbe abbacarla, r

ca ~
in fommatnuo- 1 "' vn

continuamente , p quella , agli occhi, fecondando

iter

ilfeto

moto

SALV.

l ora bautte data

la quiete diquelfajfo,

la vera rfpoja ; voi conofeete dunque


mentrefenza muouer punto l'occhio ve

muoue , quando \\ motodell


muouer l'organo della occhio ci ar~
Adunque ititi au olia che 'fenza muouer g u jfce d moto

lo vedtte fempre aitanti

per non

lo

econofceie, eh' eifi

perder di vijla, vi conuien

vifa , cio rocchio

voi vi vedejle continuamente vn oggetto


flefo afpetto, fempre lo giudicherete immobile

mai

l'occhio

nell'i-

SIMP. Cndo,
SALV.

che cosi bifognajfe neccjfariamente

Figurateui bora d'ejfefin

chio alla punta dell'antenna

vna nae>e d'hauerffiato

l'oc-

credete voi, che perche la natte


,

fi muoue f anco vtlociffmamenie, vi bifogna/Se muouer l occhio per mantener la vifa fempre alla punta dell'antenna , e

feguitare il fuo moto t


SIMP'. Sonficuro, che non bifogner ebbe far mutazion nefuna ,
e che non fio la vija, ma quando io v'hauejj drizzato la.^>
mira d'vnarcbibufo mai per qualsiuoglia moto della naue ,
non mi bifognerebbe muouerla vnpclo ,per manteherutl'X->
,

aggiuflata
queso auuiene,pefth

SALV.

il moto , che confr'fce la' naue


anche
a voi, ffi al voBr occhio ;J
confrifce
,
che non vi conuien muouerlo punto per rimirar la cima dell'antenna; (ir in confguenza ella vi apparifee immobile. No-

all'antenna

lo

&

ra trasferite quejlu difeorfo alla vertigine della terra ,


al
Torre, riti quale voi non potete difcernereil moto , perche qutl mouimentQi) che bifogn a ,prfe~
fajfo pfio in cima della

Q^_2

guido

V J?

Dialogo fecondo

*44-

guirlol bautte voi comunemente, con lui dalla terra y ne vt


conuien muouer l 'occhio
Quando poi gli fopraggiugne il
.

moto

all'ingiu

me/cola

che e

fuo particolare

non vojlro , e chefi


che e comune del-

la parte del circolare

co'7 circolare,

la pietra, e dell'occhio,

continua d'effer "impercettbile, efolofi


fdfnfibile tiretto perche per feguir la , vi conuien muouer
l'occhio abbuffandolo
Vorrei per tor d'error quejo filofofa
potergli dire , che vna volta andando in barca , facejfe d'u'
uerui vn va/o affai profondo pieno d' acqua, <r haueffe accomodato vna palla di cera od 'altra materia, che lenti/simamente [tende Ile al fondo fi che in vn minuto d' bora appena
calajje vn braccio, efacendo andar la barca quanto pi velo,

Efperiza.che'
iTioKra,

come

mu

:OCOC

iLuie,
:

03

cernente poteffe, talch in

vn minuto

d'hora facejfe pi di cto

braccia,leggiermente immergeff nellacqua la detta palla,e la


lafciaffe liberamentefendere , e coti diligenza offeruaffe ilfuo

moto

Egli primieramente la vedrebbe andare, a dirittura


.
verfo quel punto delfondo, delvafo, doue tender ebbe, quando la barcajeffeferma ;
in relazione al
adocchio fuo
vafo, tal moto apparirebbe perpendicolarifsimo , e rettifimo ,
epure nonJpu dir che nonfuffe compofo dtl retto in gi, e
del circolare intorno all' elemento, dell' acqua : E f quefte cofe
accaggiono in moti non naturali , ex in materie , che noipoffiamo farne l'efperienze nel lorofiato di quiete, e poi nel con"
trario dtl.moto , e pur quanto ali apparenza non fiforge diuerft alcuna, e par che ingannino il fenfo , che vogliamo noi
dijinguere circa alla terra , la quale perpetuamente fata*
nella medefma coftituziom quanto al moto ,
alla quietts ?
Et in qual tempo vogliamo in effafperimentare.,fe differenza alcun afiforge tra quefli accidenti del moto locala ne'fuoi
diuerjiflati di moto,e di quiete, f ella in vnfolo di queji due.
eternamente fi mantien e l
SAQR. Quejli difeorfi m'hanno racconciato alquanto lo fiomaco f
il quale queipefei, e quelle lumache in parie mi haueuano coturbato;^ il primo m'ha fatto fouuenire la correzione d'vn"

&

&

-,

il quale ha tanto apparenza di vero , che non sa f dvno non Vammetteffe per indubitato E quefof, che
nauigando inSoria,e trouandomi vn Telefcopio affai buonoy

errore,

mille

Jlatomi donato dal nofro comune amico , che non molti giorni auantiVhaueuainueJigato,propof a quei marinari, che
farebbeJtatoidi gran hnejzo mila nauigaziom LadoperarlU*
sua*

..

Del Galileo

41

naue,per i/coprir vaffell da fontano, e rieoConfider*


nofcergli :fu approvato il benefizio , ma oppoBa la difficult
10 " 6
" ^
del poterlo vfare, mediante il continuo fluttuar della natie , e f
circa '1 pocerfi
*
*
*
rj li //
j
r
l
majsims-m
doue
agitazione
e
la
cima
dell
albero
tanto-$
Ju
yfare
cc ] c
maggiere,e che meglio farebbe fiato chi l'baziejfe potuto ad jpe- feopio cou la
rjrt? al piede, doue tal mouimeto minore, chejn qual/uoglia medefrma faudir luogo del uaffello Io (non voglio afeondere l'errar. 1 *} lrt
mio ) concorfi nel mede/imo parere e per a bora non repli- bero denanacai altro: n e fiprci dirui da che muffo tornai tra me jejfo a ru- ue quaas ai
minar/pra quello/atto , efinalmente accorfi della mia piede .
femplicit (ma perJcufabile ) fieli ammetter per vero quello,
che falfifsimot dico fai fo,, che lagitazion majima Ideila gaggia, in camparazion della piccola del piede dell'albero , debba
render pi difficile i'vfi del Telefiopio neW incontrar l'ogsii la gagga della

-ri-

,,

..

getto

SALV.

Io farei fiato compagno de

marinari $P anche vofirQ


,

fui principio
SIMP. Et io parimente farei fiato, efono ancorarne
.

crederei co'l

penfarui cent'anni intenderla altrimenti',


SA3R. Potr dunque io quefa volta farui a tut 'i due ( come fi
dice ) il maefiro addojfo . E perche il proceder per interrogazioni mipar, che dilucidiaffai le cof), oltre al gufi o , chefi ha
delio J e alzare il compagno, cavandogli di bocca \, quelche non

fapeua difapere, mifruir di tale artifizio. E. prima iofuppongo, che le naui, fu/te, altri legni, cheficercadifcopnre9
e

lontani affai , cio 4. 6. io. 20. miglia


i vicini,non e* e bifogno d'occhiali:^ in
Telefcopiopuo in tanta diftanza di 4. b 6. mi-

rie onofe erefieno

perch, per nconofeer

sonfeguenza
glia

il

comodamentefioprire tuttofi

affai maggiore.

vaffello

Hora io domando quali in

numero fiano i mouimenti chefifanno


,

& anco machina

ifpezie,e

quanti in

nella gaggia, depen-

denti dalla futiuazion della naue


Figuriamoci, che la naue vadia verfo Leuanie: pri na nel
mar tranquilli/fimo non ci farebbe altro moto,che queftopro-

SALV.

\f nu'menrf
grejfuo, ma aggiunta l'agitazion dell'onde cenefarvno,\$tttVL x\ deche alzando &" abbafsando vicendeuolmente la poppa , e l.i> pendenti dal,

prua,fa che la gaggia inclina innanzi, e indietro ; altre onde * a fluttuaziofacendo andare il va/sello alla banda, piegano l'albero a ^. fle della naue
Jira, e afiniftra; aire pofson girare alquanto la naue, efarla
defletter, diremo con l'artimone dal dritto punto Orientale ,

su

Dialogofecondo

a 46

horvtrfo Greco, hor ver/o Srocco

: altre, folkuando per di


fitto la-carina potrebberfar che la naue, fenza deflettere fi*
lammteji alzafse, &. abbafsafse;& nfimma par mi } che in
fpezie quefti mouimentijen due, vnocioe, che muta per angQ \ la direzion del Tele/copio, e l'altro, che la muta , diremo
-,

Due mutazo-

m fatte nel

enza mutar angolo, cio\mantenendofempre la ca^ tnea >f


dello
naparallela afiftefsa .
finimento
aeitazon del*SA3R. Ditemi apprefio ;fi noi battendo prima drizzato il TeleU nue .
fipio l a quella Torridi Btirano,lontana di qufii miglia,

pendenti dall'

? er
.

lo piegafsimo per

angolo a de/ira afini/ira, -vero in su >%


evn nero d'vgna>che effetto cifarcb>

in gi afillamente quato

be circa l'incontrar' efsa

Torre

vifta,perche vna tali


declinazione, bench piccoli/sima qui >pu importar l le centinaia] e le migliaia delle braccia .

$ALV>. Ce la farebbe immediati [parir dalla

SAG I{1 Ma fi fenza mutar


C

V angolo, conferuando fempre la


cannaparallela afe fleffa, noi la trasferi/fimo 10.012. braceia pi lontana a dejira, afinifira, in alio T a baffo, che ef-

fetto

SALV.

ci

cagionerebbe ella quanto alla Torre i

tAJfolut amente impercettibile ; perche fendo glifipazj qui,

e la contenuti tra raggi paralleli, le

conuien che fieno eguali

Jtrumento

mutazionifatte qui ,

e perche lo fpazio

e l,,

che fiuopre l lo
e capace di molte di quelle Torri; pero non la per-

deremmo altrimenti di

vifta

SAGR. Tornando bora alla naue,pofftmo indubitabilmente


fermare

af-

rnuouere il Tele/copio a dtflra, afiniflra, in


anco innanzifo indietro 20. b 2j. braccia,maienendolo perofempre parallelo a fi fefo, non pu fidare il
raggio vifiuo dal punto ojjeruato nell'oggetto,pi che le medeJme 2$. braccia; e perche nella lontananza di 8. io. migliala fioperta dello firumento abbrac e eiafpazio molto pi largo,
altro legno veduto ,per tal piccola mutazione
the lafufa
non me lo fa perder di villa L'impedimento dunquc,ela*
saufa dellofmarrir l'oggetto no ci pub venire, fi non dalla^*
muiazion fattaper angolo; gi che per l'agitazton della naue,
alto, a bajfo, a dejira, b j*
la trafportazion del Telefcopio
Hora
fnifra non pub importai gran numero di braccia
fupponete d'hauer due Telefiopij fermati vno all'inferiore
parte dell'albero della naue,e l'altro alla cima non pur dell' aU
hero, ma anco dell'antenna altijfima, quando con ejjafif la*
,

che

su, ingi,

il

ifX

penna.

Del
penna,

147

Galileo."

che amenduefien drizzati al va (fello dijcojlo i o .mi-

glia, ditemi, f voi credete , che per qua l fi fia agitazion della nane-, e inclinazion dell'albero, maggior mutazione, quan-

canna altiffima , che nella infima


Alzando- vi onda lapmafar ben dare indietro la punta-*
dell'antenna 30.0 4.0. braccia pi che il piede dell'albero , e_>
verr a ritirar indietro la cannafuperiorc per tanto fpazio,e
la infe, iore vn palmo folamente ; ma l'angolo tanto Ji altera
nell'vno finimento, quanto nell'altro, e parimente vn'onda,
the venga per banda tra/porta a delira,
afinifra cento
non, fi
volte piu la canna alta, che labajfa ; ma gli angoli ,
mutano ojalterano egualmente
la mutazione a defra,o afinifra, innanzi, in dietro in sii ingi , non
reca impedimentofenjbilc nella veduta de gli oggetti lontani)
ma fi bene grandiffima l' alterazione dell' angolo ; dunquCs
to all' angolo,Jfaccia nella

&

Ma

bifogna necejfariamete confejfare, che l'vfo del Tclefcopio nella fommit dell'albero non e pi difficile, che alpiede', auuenga
che le mutazioni angolarifon eguali in amenduei luoghi .
3ALV. Qzianto bifogna andar circofpetto prima , che a-ffamare ,
negare vna proporzione; io torno a dire, che nel fentirpro-

nunziar refcutamenfe, che per il mouimento maggiore fatto


fommita dell'albero, che nel piede ciafeuno fi perfuader, che grandementefa pi difficile l'vfo del Tele] copio, su al-

nella

to, chea baffo


cos anco voglio feufar qzieifojoji , che Ji
dijperano, efigettan via contro a quelli, che non gli voglion
concedere, che quella palla d' artiglieria , che e veqgon chiara.

mente venire a baffo per vna linea rtta,e perpendicolare, affolutamente fi muoua in quel modo; ma voglion che l moto
fuofiaper vn'arco, O" anco molto j e molto inclinato e trafi
tierfale; maialiamogli in quefl'anguflia
e fentiamo l'altre
oppofziom, che l'autore , che hauiamo a mano fa contro al
Copernico
SJ/rfT. Continua pur l'autore di moslrare, come in dottrina del
Copernico bifogna negare ifenfi, e le fenfazioni maffmt-j
qualfantbefe noi, chefintiamo il ventilar d'vna leggierifsi- Voto arimi*
ma aura,non habbiamo poi afentire l'impeto d'vn vento per delia terra-*
petuo, che ci firifee con vna velocit , che forre pi di 2 $20. deurebbe camigha per bora, che tanto e Ij fpazio che il centro della tir- |e 1Detuo -^
ra co'l moto anr. uo trapafa in vn'horaper la circonferenza gaollardilsidell'orbe magno come egli diligentemente calcela; eperche ,co- mo .
,

Q^4

me

et

Dialogo fecondo

24$

me zi amputai parer del Copernico cum terra monetar


circumpofitus aer, motus tamen eius velocior licet, ac
rapidior celerrimo quocumq; vento a nobis non fenti,

retur,

lumma tu tranquillitasreputaretur,

feci

motus acc edere t

Quid eft vero

nifi alius
decipi fenliim^niil h^c

efletdeceptio?
Eforza, che quejofilofofo creda , che quella terra che il
Copernico fu andare in giro injiemecon Varia ambiente per
la circonferenza dell' orbe magno, non Jia quefa doae noi
babitia?no ma vn''altra feparata , perche que/a nofira conduce fico noi ancora con la medejima vdncitfua , e dell" aria
eirco/iantei E qualferita pofsiam noifentire, mentrefuggiamo coti egual corfo a quello di chi ci vuol giojir are i quejo Signore se, [cordato, che noi ancoravamo non men, che la terfa, e laria menati in volta, e che in confeguenza fempre fiamo toccati dalla medejima parte, d'aria x la quale, pero non ci

SALK.

deri femore.-*

con

la

mede-

fima parte no*


ci fenice.

feri/ce

SIMP. Anzi n, ec conile parole, che

immediatamente feguono.
Praterea nos quoq> rotamur ex circunductione ter-

rai, cc.

SALV+ Hora nonio pojfo pi


voi ,

SIMP.

ne aiutare r n feufare

e aiutatelo Sig. Simplicio

ftufatela

non mifouuien

difefadi

"Per ora cos improuuifamente

mia fodisfazione .

SALV. Ombe ci penfercteflanott , e difenderetelo poi domarivjn-

tanto enfiamo l'altre oppoflzioni


Seguita pur Vifiejfa infanza , moftrando

SIMP.

In via del Co
permeo bifogna negar lt

T che in via del


Copernico bifogna negar le jenfazioni proprie ; imperocch
quejo principio, per il quale noi andiamo intorno con la ter<ra ,oe noBro intrinfeco ,cie efterno ; cio vn rapimento di
&Jfa terra ; ef quefio fecondo e, non fentendo noi cotal rapi'
mento , conuien dire , chel fenfo del fatto non fenta il proprio obietto congiunto, ne lafuaimprefsione nel fenforioima
f il principio e intrinfeco, noi non fentiremo vn moto locale
deriuante da noi medejmi , e non ci accorgeremo mai di vna
propenfione perpetuamente annefsa con efso noi
$ALV. Talchi l'inftanza di quefio filofofo batte qua chefia quel
principio, per il quale noi ci mouiamo con la terra, efierno,b
interno , douremmo in ogni maniera fentirlo , e non lo fenUnio , non e ni vtiQ > ni l'altro , e pero noi non ci moviamo?
.

min

Del Galileo.
ne in conseguenza

la terra

249

Et io dico, che pu efiere neWvn

r
e fl?I

fenza che noi lo fentiamo delpoter''e/Ve interno^


fefejerno l'efperienza della barca rimziGue ogni dijficult.fo-Q^cmo fenz'prabbondaniemente, e dico foprabbondantemente-perche, p- eifer da noi
ancofarla Jiarfer- compreio , <a
tendo noi a tutte V borefarla muouere
ma, e con grand' accuratezza andare oferuando ,fe da qualche dtuerjit, che dal fenfo del tatto pofsa efser comprefa, noi
pofslamo imparare ad accorgerci,f lafmuoua ,bn, vedendo, che per ancora nonj acquijata tale faenza, a che mara-

modo

e nell'altro,

&

vigliarj, f l'ifefso accidente cirefa incognito nella terra

la

quale et pu bau^r portati perpetuamente, f nza potere mai


Moto della
barca
infenfiSig.
quel
jperimentar lafua quiete Voifetepur
Simpl. per
il&l
a
nelle
credo,
volte
barche
da
andato
mille
Padoua,
voi
ef
ch'to
volete confefsafil vero,non hauete mai fentita in voi la par- ^ ZXKXO qu anticipaztone di quel muto, f non qudo la barca, arrenandolo to al fenfo dcj
vrtando in qualche ritegno,fi e fermata , e che voi cogli altri tatto.
pajj egg.tr t colti alt improuuifofete con pericolo traboccati. Bifogner^bbe > che il globo terre/tre incontrale qualche intoppo,
che larrejajfe, che vi affcuro, che all' bora vi accorgerete dell'impeto , che in voi rj/iede , mentre da ejfo farefe fagliato jyf oto della-
verfo le /felle . Ben e vero, che con altro fenfo , ma'.'accampa- barca fenfibi

j.

accorger ut del moto della barca,cio le alla viita_


riguardate gli alberi,e le fabbriche pojlts congiunta col
nella campagna, le quali ejfen do feparate dalla barca, par che
errc.
Jmuouano in cotrarioimafeper vna tale esperienza volefe re compren-

gnato
con

co'l difeorfo, potete

la vtfla,mentre

y^^

j.

fl.

moto

direi , che riguardale le deft nelle ileimuouerfi in contrario Il le


marauigltarfipoi di nonfentir cotalprincipio, pofo,chefufe
nofro interno penferomen ragioneuole iperchefe noi no
fentiamo vnfimile, che ci vien di fuori, e che frequentemente
Jparte, per qual ragione douremmo feniirlo,quando immu-

reslare appagato del

/ielle

terreftre

che per ci vi apparifeono

tabilmente rifedejfe di continuo in noi {

Hora

tea altro yl~

quefto primo argomento

S1MP.

Ecciquefia efclamazioncella Ex hac itaq; opinione


necelTeefrdiffiderenoftrisfenfibus, vtpenitus fallacibus,vel ftupidis in fcnfibilibus,etia coniun&ilTmis diiudicahdis; quam ergo veritatem fpcrare poffumus a facilitate

adeo

SALV. Oh io

fallaci

ortum trahentem

ne vorrei dedur precetti pi vtiti) cpijicur , im-

parando ad

ejferpi circujpetto, e rnen confidente circa, quello,che

Dialogo fecondo

t$ o

lo, che a prima giunta ci vien rapprefeniato da fenft che ci


pofonofacilmente ingannare E non vorrei che quejio au.

far comprender co'ljenfo


quejio moto de igraui defendenti efferfcmplic.e rettole non*
torefi ajfannajfe tanto in volerci

&

ejclamajfv , perche vna cofa*


tanto chiara, mdnifefta , e patente venga mejfa in diffcult ;
perch in quejio modo d indizio di credere, che a quelli, ch<Ljf
dicon tal moto non effer'altrimenti retto, anzi pi tofio circolare,paiadi vederJ'enfatamente quel fajfo andar" in arco ,gi
che egli inuitapiu il lorfenfo , che il lor difeorfo a chiarir/i di
tal' effetto : il che non vero Sig. Simplicio , perche fi come io
chefono indifferente ir queje opinioni , efolo aguifa di comico mi immafche.ro da Copernico in quefle rapprefentazioni
no/ire, non ho mai veduto, ne mi eparfo di veder cader quel

di altra forte, ne Ji riferitile,

fajfo altrimenti, che a perpendicolo , cos credo , che a gli occhi


di tutti gli altri fi rapprefenti l'ijlejfo . Meglio dunque, che

depofta l'apparenza nella* quale tutti conuenghiamo

faccia-

mo forza co'l difeorfofo per confermar la realt, di quellafopev


ifeoprir la

fufallacia.

iSAGT^. Se io potejji vna volta incontrarmi in quefloflofofo, che


pur mi pare, chefi eleui affaifopra molti altri fguaci dtWijtejje dottrine
vorrei infegno di affetto ricordargli vn accidente , che aftolutamente egli ha ben mille volte veduto ; dal
quale, con molta conformit di quefto, che trattiamo , /ipub
comprendere quanto facilmente pofa altri reftar 'ingannato
dalla femplice apparenza vogliamo dire rapprefenrazione
,

>

delfenfo

E l'accidente e

nano per vna ftrada

il parere

a quelli che di notte carni,

d efferfeguitati dalla Luna con paffo

eguale al loro, mentre la veggono venir radendo le gronde de


quali ella gli apparifie,in qttelaguifa appun-

i tetti, fopra le

to,

chefarebbe vna gatta, che realmente camminando fopra i


.
Apparenza, che quando il difeorfo

tegoli3 te?ieJfe loro dietro

non

interponejfe, pur troppo marfejlamente

ingannerebbe
:

lavija

'

SI MI?. Veramente non mancano Vefperenze, le quali ci rendono J, 'curi deliefallacie de ifempiicifenj ; pero,fofperidedo per
Argomenti
Qra CQ ^a n s jJfazioni , Jftntiamo ili ar?omenti,che feeuonoxhe
^
: y &
"
>
Contro almo,.
n
come e dice, ex rerum natura Ilprimo dei quali
Jonprefi,
to della terra
prei ex retata
e che la terra nonpumuouerjidifua natura eli tre, meui'

,.

'

'

#<itvra

.,

menti grandemente dmerjij

vero bifognerebbe

rifiutar^
molte

Del Galileo

molte dignit manifefle La prima delle quali e \ che ogni effetto depende da qualche caufa. Lafeconda, che nejfuna co/a Tre dignit,
iupponproduce se mede/ima : dal che ne-fegue, che non pofsibile , che
il mouente , e quello che e mojfo fi ano totalmente lfejfa co^e
.

fa'.

E quefio non

]'rnfcco 3 e

foto nelle cofe, che fon mojfc

maniffto,

da motoria

ma fi'raccoglie anco da i principe pro'

poli Viiefo accadere nel moto naturale dependente daprinci no intrinfeco ; altrimenti, effendo che il mouente, come maMente e cauf,eH mojfo, come mojfo

mentefr Job

caufi

&

ejfetto

e efftto, il

mede/imo

total--

^Adunque va corpo not^r

che tutto muoua-, e tutto ja mojfo ; ma


ueJa co fa moja distinguere in qualche modo il prindente della mozione , e quello, che di tal mozione fi

muoue lutto se, cio,


bi fogna

cipio e

muoue La terza dignit e che nelle cofe fuggette- a fenf


vno in quanto vno, produce una cofafula , cio l'anima nel,

l'animale produce ben diuerfe operazioni

ma con ijrumen

diuerf , cio la vi/ta, Xvdito, V odorato , la generazione , ma


con iftrumenti diuerf . Et in fommafi forge nellecofe- fen-

operazioni deriuar da dmerfit , chefa n ellaVh corpo

fibili le diuerfe

Hora ,fefi congiugneranno queje dignit, far cofa


chiarifsima, che va corpo femplice qual'c la terra non fi pcaufa

pliee

fera

>

quale

terra non
pu miiouere
tre mouimenti '/rande- Jj,-;,.. mn1 ,t;
tra diJ u natura
ul tre inou ui/'/
>>
\
r
mente diuerji; imperoccheper Lejuppojiztoni fatte, tutta non lie ril.
j-

muouerj

e
J
interne di
:

'

*a

>

u.

.:

muoue se tutta ; bifogna dunq; dijtinguere in lei tre principi]


; altrimenti vn principio mede/imo produrrebbe^*

di tre moti

pi moti;

ma contenendo in f tre

principe di moti naturali ,


, ma
compojo
T
di tre principij mouenti, e della parte mojfa
Se dunque la> uo mu0U e re
terra e corpo femplice , non Jmouer di tre moti ; anzi pur d'alcuno de i
non fi mouer ella di alcuno di quelli che le attribuifee il moti attribuiCopemico, douendof muouer d'vnfolo , efsendo manifejo, ci S^ .^ al ^o-

oltre alla parte mojf,

non far corpo femplice


.

per

me

ernico
ragioni di Ariftotile, che ellafi muoue alfuo centro, co- P
mofirano le fue parti , chefendono ad angoli retti allafule

perfeie sferica della terra .


tSMolte cofefarebbon da dirfi,e da confiderarfi intorno

8JLF.

la tejlura di quefio

agomento

aU

ma gi che noi'lopofsiamo in

Rifpofte agli

breui parole rifoluere , non voglio per bora fenza necefsit ar g men " ce
diffondermi ; e tanto pi, quanto la rifpojla mi viendal medella tempi

defmo autore fomminifrata

da

mentre

nell'animale fe ex rerum *s
vn fotprincipio efserprodotte diuerfe operazioni ; onde io tara,
',

egli dice

per

..

Dialogo fecondo

, con vn Jmil modo da


deriuare nella terra diuerfi'mouimenti

per oragli ri/pndo

vn fol prncipi*

$IMP. A quejla rifpojla noJ quieter punto V autore

dell' in/aza, anzi vien pur' ella totalmete after ata da quello, che eifog-

Quarta

di gn

ti ctro

al rao

Co della terra.
BeiTure negli
animali, necef
Xarieper la di

uerftade'mo
uimenti loro
Altro argomeato contro
al

triplicato

moto

della_j

terra.

giugne immediatamente per maggiore ftabiltmeto dell' impugnazion fatta;J come vojentirete . Corrobora dico V argomento con altra dignit, che e quefa . Che la natura non*
manca, ne Joprabbonda nelle cofe necejfarie . Quejo manifejo a gli oRematori delle cofe naturali, e principalmente degli animali, ne quali, perche doueuano muouerfi di molti mouimenti ,la natura ha fatte loro molte flejfure , e quiu acconciamente ha legate le parti per il moto, come alle ginocchia, a i
fianchiper il camminar de gli ammalile per coricar/t a lor piacimento In oltre neWbuomo ha fabbricate molteflejfioni , e
1
fnodature al gomito ,
alla mano , per poter efercitar molti
moti Da queje cofejcaua l'argomento contro al triplicato
mouimento della terra
vero il corpo vno, e continuo fen1

&

nejfuna,puo efercitar diuerfi movero nonpub,Jenza hauer le flejfure; f pubfenza,


aduque indarno ha la naturafabbricate leflejfure negli animali; che e contro alla dignit : maje non pu fenza* adunqs
la terra,corpo vno , e continuo, epriuo diflejfure, e di fnodameti,non pub dijua natura muouerfi di pi moti.Hor vedete
ica ejferefnodaio daflejfura

uimenti

quanto argutamente va a incotrarla vojra


quafi, che l'hauejfepreujla

rijpofla

chepar

S^ALV. Dite voifu'lfaldo, purparlate ironicamente i

SIMP*

Io dico dal migliorfenno ch'i m'habbia .


Bifogna dunque, che voi vi fentiate d 'hauer tanto buono
in mano , da poter' anco fojener la diftfa di quejlo Jilofofo ,
contro qualche altra replica,che glifujfefatta in contrario;perb rijpondetemi viprego in Jua grazia , gi che non pojfamo
bauerlo prefente
Voi primieramente ammettete per vero ,
chela natura habbia fatti gli articoli , lefleflure , e fnodature

SALV.

te

fleflom

ne

gli animali

fon

fatte

per

de
mouimenti
Moti degli a-

la diuerfit
i

nimali so tutti d'vna forte.


I capi de gli
ofl mobili fo-

no

tutti

ndi.

roto-

a gli animal,accocbeJpojfano muouer d molti,e diuerfi mouimenti;


io vi nego quja proporzione ; e dico , che leflefJioni fon fatte, acciocch V animale poffa muuuere vna, pit
dellefue parti, reflando immobile il re fio ; e dico, che quanto
aUefpezie, e differenze de' mouimenti quellifono di vna fola,

&

cio tutti circolari

e per quello

oj/ mobili ejfer colmi,

caui

voi vedete tutti

cap de gli

e di qujlt altrifono sferici

che

fon

Del

z$

Galileo."

hanno a muouerj per tutti iverfijcomef


fX netfon
la fnodatura della [palla il braccio deT Alfiere nel maneggiar
quelli, che

Vwfegna-, e dello firozziere nel richiamar co'l logoro il falcone ; e tale lafejfura del gomito ,fopra la quale fi gira la ma-

no
Co

nelforar col fucchiello; altri fon circolari per


;

quali cilndrici

ce feruono per

vn folver-

lemembr'a,

che fi pie-

modo, come le parti delle dita l vna /opra l altra,ijc~


f a ~a pi particolari incontri vn fola general
difcorfo ne pufar conofer qutfta verit e quejo e , che di
qjn corpo lolla:) che fimuoua, refandovno de Cuoi eflremi
-\
r
i
J
rr
r
fenza mutar luogo, il moto non pu ejjer ,Je non circolare; e
pei chi nel muouer Inanimale vno dillefue membra non lo fpara dall' alti ofuo conterminale, adunque tal moto e circola'

gano in p

(ol

Ma

re di neceJJitX

nece ffit

<j e

Teier'

capi

de

i-

gli offi tuo*

^\
Et
1

rotontil

moti del-

p mma

e ttlt _

circolari.

SIMP.
le

Io non l'intendo per quejo verfo; anzi veggo io l'animamuouerfi di cento moti non circolari,e diuerjijjmi tra loro,

e correre, e altare, efalere, efendere

e notare, e moli' altri

Sta bene. ;. ma cottji fon motifecondarij , dependenti da i


primi, che fono degli articoli, e delle jiejfure : al piegar delizi Moti feconda

SALV.

amm

*
a ifanch'i , chefon moti cir- 1J 'f e
colati delle parti ; ne viene in confeguenza il fatto a ilcorjo
^i ^Xm ^
che fon mouimenti di tutto l corpo e queji pojfon ejjer non per il moto
circolari
ora, perche del globo terrefre non
ha da muo- della terra n
uere vna parte fopra vn altra immobile ; ma il mouimento J? ncercaneideue efier di tutto il corpo, non ci e bijogno dijiejfure .
SIMP. Quejo (dir la parte) potrebbe ejfer,quando il motofuf
fe vnfolo, ma V ejjer tre, e diuerf/fimi tra di loro , non e pof
fbile, che s''accomodino in vn corpo inarticolata.
SALV. Coteja credo veramente che farebbe la rifpofa delflofofo Con tro atta quale io infurgo per vn' altra banda; e vi domando, je voijtimate, che per via di articoli eflejjureJpO'
tejje adattare il globo terrefre alla particip azione di tr<L~*
moti circolari diuerf i Voi non rijpondete ? Gi che voi
tacete rijpondero io per il flofojo
il quale ajfolutamente du
rtbbe di s; perche altrimenti far ebbefato fuperfuo ,e fuori
del cafo il metter
confi'derazione, che la naturafa le fiefjo'
ni, acciocch il mobile pojja muouerfi di moti differenti, e che
pero non hauendo il globo terrefrejiejfure , nonpuhauer'i
tre moti attribuitigli '.perche, quando egli hauefie fimato,ch&
anco per via dijiejfurefipotejfe render' atto a tali mouime*

gambe

alle ginocchia, e delle cofee

f.

1
Si defdera fa-

eT^iiali Aerili-

re

il

globo
potreb-

ter

reftre

be rhouerl di
a"
motl
l'

Vn folo
cipio

prin-

pu ca-

gionar pi
ti

mo

nella terra..

Dialogo fecondo

harebbe lberamente pronunziato il globo. non poter muoHoraftante quefio. io prego voi , e/?er ^o/,
uerfidi tre moti
fefujfepofjble iljilofofo autor delargometo, ad efermi corte/ d'infegnarmi in qntal maniera bifognercbbe accomodar le
fic/fure, acciocch i tre moti comodamente poteffero efercitarfi:
e vi concedo tempo per la rifprofia quattro , e anco fei me/I .
Intanto a mepare , che vn principio folo poffa cagionar nel
globo ierrefre pi moti, in quella guifa appunto , come dianzi rifpofi , che v.nfol princpio col mezo di varij Jirumenti
produce moti ryiultiplici , e diuerfi nell animale ; e quanto al.

non ve nebifogno, douendo ejfer'i mouiment


non di alcune parti ; e perche hanno ad ejfer circo-

l'articolazione

del tutto, e

lari, la femplicefigura sferica e la pia bella articolazione

domandarfi poffa ,
SIMP. Al pi, che vifidouejfe concederefarebbe
accader d'vn mouimentofolo

Altra infissa
a

e Rato

moto

citila terra.

che

che ci potejfe

ma di tre diuerfi al parer mio,

e dell'autore non epojfibile; come egli pur continuandole corroborando Vinjanzafeguefcriuendo . Figuriamoci co 7 Copernico, che la terrafi'muoua per propriafacult,e da princij n t rjn C0 da Decidete in Qriie nel piano dell' E clinic a;?
oltre a ci che ella fiyiuolga pur daprincipio intrfeco intorno
al fuo proprio centro da Oriete in Occidente-^per il terzo moto cV ella per propria inclinazionefipieghi da Settentrione in
all'incontro
Au/iro,,
Effendo ella vn corpo continuo,^

non

collegato con fle/fioni, e giunture, potr

mai

la nojra

Jimatiua, e 7 nojro giudizio comprendere , chevn medefimo


principio naturale, e indi/Unto, cio , che vna medefima propensione J dijragga infieme in diuerfi'moti , e quafi contrarilo nonpoj/o credere, che alcuno Ja per dir tal co/afe non
chi

a dritto

a torto hauefie prefo a fofenere queja pofi-

zione

$ALV. Fermate vnpoco

trouatem quefio luogo nel libro; mo-

Hraie Fingaauis modo cum Copernico terram siliqua


ab inclito principio impelli ab Occam ad Orfua vi,
tum in Eclip tica? piano , tmn rurius reuolui ab indito
etiam principio circa mini et centrimi ab Qrt'u in Occafuni tertio deiledi ruiiits luopte nutu a iepteiitrione
vicimm lo dubitano big. Simplicio, chas
in A uiirum,
.

&

r
dell'

impugna
Copci

tor del
nico.

&

voi non hauefie prefo errore nel riferirci le parole deWsiuto? e, ma veggo, che egli sltjfo, e pur troppo grammente, fiingannai

Del Galileo.

25

na, e con mio di/piacere* comprendo , cb'e' fiepojlo ad impugnar vna porzione, la quale e' non ha ben capita; imperocch
quefli

non fon-ji movimenti, chl Copernico

E donde caua egli, che'l Copernico

terra.

nuo per

alU
moto an-

attribuifce

faccia

il

mito, circa ilproprio centro /


che in cento luoghi,
capitoli
movimenti
ne
primi
tali
i
anco
ferine
eIfer amenX
due verfo le mede/ime parti, cio da Occidente -ver/o Oriente .
l'Eclittica contrario al

bi fogna che e'

non habbia

letto ilfuo libro,

Mafenzafenlirlo da altri non dovev egli per se ftefjb comprender e\ che attribuendofi alla terra i movimenti che J le,

vano l uno al Sole,

e l'altro al primo

mobile, bi fognava, cht^r

fujfero nece/fanamentefittipJ mtdifimaverfo ..


yjuar date-pur di non errar voi
il Copernico injeme.

SIMP.

&

moto diurno del primo mobile no e egli da Levate a Ponete)


A-i'gute, & in 1
per l'eclittica , non e r
per Voppofito
C7 // moto annuo del Soler
rr
hemeiempliL
7
T
\
da Ponente a Leuante i come dunque volete che i medejimi cc n fta Z a coti
trasferiti nella terra, di contrari} diuengan concordi i
troal Coperse? 7^. Certo, che il Sig.Simpl. ciba fcopertal origine dell' error meo.
di quefojlofofo : eforza,, che ejfo ancora habbiafatto l'ijiefIl

fo difcorjo .-

SALV.

H or chefi pub cauiamo d'errore almanco


quale vedendo

cio, il

il Sigi

Simpli-

Relle nel nafeere alzarj [opra l'Ori-

le

non hard difRcult nell intendere che qua- c m


^ n -c^a~
01 manireita*
r m
n n ,,
r
11
m
do tal moto non jujje delle /relle, bijognerebbe necejjariamen- i' err0 re dell'
te dire che iOrizonte con moto contrario fi abbajfafie;^ in oppofiton-*

zzonte Orientale,
j

confeguenza, chela terrafi volgejfe in se fejfa al contrario di dichiarando ,


come l niotl
quel che ci fembrano muouerfi le Belle, cio da Occidente verfo Oriente, che e fecondo l ordine de fegni del Zodiaco.Quan- no e fs
deltopoi all'altro moto, ejfendo il Sole fifso nel centro delZodia- la terra fono
co, e la terra mobile per la circonferenza di quello ,perfar che per il medefimo ver ">
/*/ Sole ci apparisca muouerfi per e [so Zodiaco, fecondo
''/ l'orj di--, non contrari).
1
r
r
*
ne de i Jegni , e necejsario, eoe la terra cammini , Jecondo il
mede/imo ordine, attefoche il Sole ci apparifee fempre occupar
nel Zodiaco il grado oppoflo al grado , nel qualefi troua la-
terra; e cosfeorrendo la terra verbigrazia l'Ariete, il Sole apparir feorrer la Libra , epafsando la terra per il fegno del
Toro, il Sole feorrer a per quello dello Scorpione; la terra per
% Gemini
// Sole per il Sagittario ; ma quefi'e muouerfi per il
medefimo verfo amendue cio fecondo V ordine de'fegni: come anco era la revolvzion della terra circa ilproprio centro,
y

'

Dialogofecondo

ii 6

SIMP.

Hb-mtefo ben/j?mo,nefaprei qual cofaprodur per fgr&~


uio d'vn tanto errore
SALV. fJMa spiano Sign. Simplicio che cen' vn'altro maggior
di quejio: &f cb'e'f muoueria terra per il moto diurno intomo al proprio centro da Oriente ver/o Occidente ; e non coprende, che quando quefo fujfe, il mouimento delle z^.hore
dell' vniuerfo ci apparirebbe fatto da Ponente verfo Leuantei
perloppofio giujio di quel-che noi veggiamo
SIMP. Oh io , che appena ho veduti i primi elementi della sfera
fonjtcuro, che non harei erratoJgrauemente
.

SALV.
Da

vn'altro

pi graue errore

m'oflra

Giudicate bora quale fludio fipub fimare} che habbia fatquejo


oppoftore ne i libri del Copernico, f e prende al roto
principale , e majjma Ipotej, fopra la quale fi
quefa
uefeio

fonda

tutta la

fomma delle cofe , nelle quali il

Copernico dif.
Quanto poi

l'oppcitore'

fente dalla dottrina d'Ari/otile

auer fatto po-

a quefo terzo moto, che l'autore pur di mentedel Copernici*


affegna al globo terre/ire, non so di quale e'J voglia intendere : quello non e egli Jcuramente che il Copernico gli attribuifee congiuntamer.te con gli altri due,annuc t e diurno che
non ha chefare co'l declinare verfo Aujro , e Settentrione;ma
floferue per mantener V aff della reuoluzion diurna conti-

co iludio nel

Copernico
Si d.:bita,che
l'oppofitore_->

non abbia
te fo

il

iu-

teizo

moto attribuito dal Coper-

nico alla tema

di

Tolomeo

nuamente paralllo afefejfo ; talch bifgna dire , che l'opnon habbia comprefo quejio , l'habbia diflmulato*
Ma bench quejio fal graue mancamento bajiajfe a liberarne
dall' obbligo di pi occuparci nella conftderazione dellefue op-

Jjofitore

pqfizioni; tuttauia voglio ritenerle in Jimayj come veramente meritano di eflef apprezzate affai pi, che mille altre di al-

vani oppojitori Tornando dunque aUinJlanza,dico,che


due mouimenti annuo , e diurno.non fono altrimenti contrari/ j anzi fon per il medejmo verfo , eperopojfon -dependeIl terzo vien talmente in conre da vn mede/imo principio
dell'annuo
,
da
perfejiejfo efpontaneamente > che
feguenza
non vi bifogn achiamarprincipio interno, ne efierno {come a
fuo luogo dimojrero) dal quale } come da caufa venga
tri

prodotto,
:SAG'I{. Vogliopufio ancora, feorto dal difeorfo naturale , dire a
quefo oppojitore qualche cofa;il qual vuol condennare il Co-

pernico, f io

non gli so puntualmente

risponder tutte

rifoluere tutti

dubbi/ 9

in
; quajt che
sonfegumza, della mia ignoranza fegua n te efsartornente la-
e

le

oppojzioni, che ei gli fa

faljt

t$?

Del Galileo.

fua dottrina Ma f quejo termine di con dmnar gliferiti ori gli par luridico, non dourparergli fuor di
ragione , f io non approuero Artfiutile , e Tolomeo quando
egli non rijolua meglio di me le dijficult mede/ime ch'io gli

Jaljtt della

promuouo

nella loro dottrina

' mi domanda quali Jiano i

'!",
muoue del moto an- _
l
equinoziale
jejtejjo
per
diurno
,
nuo
mC e ma ; n
Dicoglt, che e fono vna cofajmilea quelli, per i quali Satur- ftenza con es
nofi muoue per il Zodiaco in 30. anni;& infeftefso in tempo pi di mouimmoltopiu breue, fecondo l'Equinoziale , comelofcoprirfi, <X ll /'nuli d al-

principi/ per

quali

nel z.oatacc

globo terre/ire fi

il

e del

fi
}

vna cofajafeonderf de fuoi globi collaterali ci mojra*


mi le a quella per la quale ei concederebbe fenza fcrupolo , che
il Solefeorrej/e l'Eclittica in vn'a-ano; <o .in
f fejfofi riuol-

'j.

C0XP l Ge

manco d'vn me/; comefnfatamente mofrano lefue macchie E vna cofafmil'a quella, per la quale lefelle medicee feorro no il Zodiaco in 12. an*
ni , e tra tantofi volgono in cerchi piccolifjmi ,
in tempi
breuijfmi intorno a Gioue*
SIMP. Que'fi 'autore vi negher tutte queflecofe , 'tome inganni
della vifta, mediante i crifialli del Telefcopio
SAGR. Oh que fiofarebbe vn volerne troppo perfi, metre e* vuole, che l'occhio femplice non fi pojfa ingannare nel giudicar il
moto retto de grani defeen denti e vuol che e fi inganni nel
comprendere qutjh altri mouimenti,mentre la fua virt vien
Diciamogli
perfezionata , cF accrefeiuta a trenta doppi/
dunque, chela terra partecipa la pluralit di mouimentiin*
gejfe parallelo ali Equinoziale in

&

vn modofmile ;
il

eforf

il

medefmo,co'l quale l calamita

muouerfi in gi , comtgraue,

ha

due moti circolari, vno Ori-

Ma

che pi,
, e l'altro verticale fotto il Meridiano .
ditemi ign. SimpL tra hi credete voi, che que autore mettejfe maggior diuerft tra il moto retto, el circolare, a tra il

zontale

moto

e la

quiete /

SIMP. Tra il moto


fio, perche

il

t la quiete fcuramente

anzi concede,

E quef' manife- p,^ differente

non contrario al retto per Arift. il moto


chefi pojfano mefcolare i il che ingoffitila^ * a c]"i ete

moto

circolare
'

del moto, e della quiete

moto
.

jj

SAGR.

Ac.unquepropofi zione meno improbabile e il porre in


corpo naturale due principi/ interni, vno al molo retto ,

l'altro al circolare

alla quiete

che

due pur interni vno al moto

H ora della naturale inclinazione


R

vn
e_-

e l'altro

che rifegga*
nelle

dal.
cn e
retto
>

Dialogo fecondo

z5 8

nelleparti della terra di ritornar al fuo tutto

quadop'er vioconcordano
,
infame amendue le
^
e
nell'operazion
del tutto ; che quepofizioni
diffentono
; filo
pollano aitrihuire alla terJia vuole, che per principio internoJia immobile , e quella gli
ra due princiattribuifee il moto circolare'-, ma per la voira conce/pone, e di
pi) in ^nn ai
queflojlofifo, due principi/ , vno al moto, e l'altro alla quieie on>incom a tbili injeme , fi come incompatibili fono gli
p
ti cu colare
che aite al mo
$ff&t wa non gi accade quejio de i due mouimenti , retto , e
to,.& alla tiuie
circolare-, che nulla repugnanza hanno.fra di loro
te SALV* ^Aggiugnete dipi, che probabiliffmainentepni ejfere,che.
Moto delle
^ mouimento, che fa la parte della terra fcparata mentre fi
para dtila ter
r*
jiCj.xj.rtr
f
riconduce aLJuQ tutto ,Jia eJJo.anc.Qra circolare .come digiaji t
ra ritornando
dichiarato ;.talch per tutti i ri/petti yinquto- appartiene al
al fuo
tutto.
pu efler cirprefente cafo, la mobiliti/embsapm accettabile, che la quiete
colare
Horafeguite Sign. Simplicio quello che refia
SLMP. Fortifica l'autore linfianza con additarci vn'alireajfurdo., cio., che gli ftefii 'mouimenti conuengano a nature firn*
mamente diuerfe; ma l'offeruazione ci in fegna, l'operazioni f
Diuerit di
e i moti di nature diuerfe efler diusrfi pela ragione lo. confettinoti con erima, perche altrimenti non hauremmo ingrejj per co'/iofiere,e
ice a conoiccr
le nature, quando elle non haueffero i lor moti ,
diftinmer

3
JJ
k diueriica dr
r
/?
n
j n r n
operazione
che ci Jcorgefero al/a cognizione delleJujtanze
nauu e(>
$AGR. lo ho dna , tre volte offeruato ne i difeorfidt quef autoe mi tal modo , e'fi
re, che per prona) che lacaja jlia nel tale
feruedel dire, che in quel talmodofi accomoda alla no/ira inrl

onc

-,

lenza ne vengono ftparate

>

..

..

&

telligenza

a che altrimenti

non hauremmo

adito alla cogni-

zione di queio; ? adi quel!! ahroparcicalare she il Criterio& atura nridellafilofofiafi guaderebbe , quafi che la natura primafacejfe.
ma.- icce k co-^ cerut
n a n huamni e poi dilponefft k cof conforme alla
le a modo Ino,,
-..
,,
ni
de loro intelletti; ma io filmerei pi pre/te la natura
capacita
e oi fabbric i
diicori? dt gli;
bauerfatte prima le cofe a fuo modo, epoifabbricati i difeorfi
huomim abili
humanih abili a poter capire ( ma pero, con jatica grand<Ls )
a intenderle.
ale un a- e ofade' fuoi fegreti*
SALV*. lo fin dell'ifiejfa opinione^ UMadifeSign. Simpl. quali
fimo quefle nature diuerfe alle quali contro all' ojjeru azioalla ragione il Copernico. ajfegna moti). <X operazioni
ne,
,

'

,.

&

medfirne i

$JMi\

Eccole L'Acqua, e l'Arra l( chepur fino nature diuerfe


.

dalla terra ) e tutte le cofe, che in tali elementi J trouano hatanno ciafcbedtma quei tre mouimenti , che il Copernicofin*

gend

Del Galileo*

t$?

Geometricamente ,
g nel globe
Copernico
vna
del
via
in
nugola,cbeJafoJpefam aria; H Copernico,
come
e na con-
al capo,fenza mutar Luogo, a " E
ci
tempo
lungo
foprajia
per
e che
terre/ire ;

tfegue di dimojirar

bifogna necejfariamente, eh' eli' h abbia tutti ti e qu mouimen- delmeoperati, che ha ti globo terre/tre ; ladimojlmzioneequejla , e voi la z\om a nature
potete legger da per voi , c/fio non lafaprei riferir a mente, diuerfe.
%ALV. Io non ijiar. altrimenti a leggerla , anzi /limo fuperjluo
ihauer^elapojla-, peretiio fon Jcuro,. che neffuno degli aderiti del moto delia terraglie la negher . Pero ammejfagli la dimof razione pai Uamo ddlin/lanza : la qual non mipare,cbe
yabbia molta forza di concluder nulla contro alla pofizio\
ne del Copernico, auuengacb nien teJ deroga a quei moti, e a
^, x
quelle operazioni, per i qualij viene in cognizione delle nature, &c. Rifondetemi in grazia Sign. Simplicio . Quelli accidenti ne* quali alcune\cofe puntualifsimamente conuengono, ci pojfon 'eglin feruire per'farci conofier le diuerfe nature
di quelle tali cofe?

SIMP.

Dagli

acet.

Signor n : anzi tutto Toppo/ito, perebe dall'identit delle denti cernimi


operazioni, e degli accidenti nonJ,pu argumentare tJluo , non fi p (fon
conofecre Ir
che vna identit di nature .
ature
xUr "
SALV. Talch le diuerfe nature del?acqua, della terra, , dell'aria, J?.
e dell'altre cofe, chefono per quejh elementi, voi non l'arguite
da quelle operazioni , nelle quali tutti queji elementi, e loro
Annefi conuengono, ma da altre operazonhjl costi
SIMP. Cos* in effetto.
SALV. Talch quello , che lafciaffe negli elementi tutti quei moti,
altri acadentiper i quali J dijlinguono le lor
operazioni
nature, non ci priucrebbe del poter venire in cognizione di effe j ancorch e rimoueffe poi quella operazione, nella qualt^*
unitamente conuengono, e che perci non ferue nulla per la
dijlinzione di tali nature
SIMP. Credo, che il difeorfo proceda benifsimo .
.

&

SALV. otta

l'acqua, e 'aria Jano da naturai


egualmente cojituite immobili intorno al centro , non e opinione voftra, dell'autore^ di Arijlotile , di Tolomeo, e di tutti

che la terra

lor feguaci l

SIMP. E riceuuta,

come verit irrefragabile


--Adunque da quefla comune naturai condizione di quietare intorno al centro nonJ trae argomento delle diuerfe
nature di quefti dementi, e coj elementari ; ma conuieriap-

SALV.

2,

pren-

1 60

Dialogo fecondo

prender

tal notizia

da altre qualit non comuni; e per chi le-

uafte agli elemeti folamete quefta quiete comune,* gli lafciaff loro tutte V altre operazioni non impedirebbe punto laftra-

Ma

da, che ne guida alla; cognizione delle loro ejfenze.


U Copernice non leua loro altro, che quefta comune quiete eglie la
tramuta, in vn comunifimo moto, lafciandogli lagrauit , la
leggi erezza, i moti in s,,in giu,piu tardi, pi veloci, la rari'
}

t, la

conuenir

TI

gli elerti

in.

vn moto co-

mune iaoaimportipi, 3
meno che il
ccawtnire in

vaaqujecec
tienicnit^

denft x le qualit di caldo,freddo, (ecco,

humido ,

&

in
qual s'imaltrimenti nella pofizion Coper-

fomma tutte l altre cofe Adunque vn tal aj/urdo,


.

magina quefto auto.re,non

e.

nicana ne il conuenire in, vna identit di moto, importo--


pi, meno, che il, conuenirein vna identit di quiete , circa l
diuerffeare, non diuerjficar nature * Hor ditef ci e altra
:.

argomento incontrario

SIMT.

Seguita

vna quarta inftanzaypreja pur da vna naturamedefimogenere,hanna

Corpi del me-

le ojferu azione,

jdefmo genere banuo moti

moti, che convengono in genere, vero couengona netta quienellaporzione del Copernico, corpi, ch conuengote .

cbe.conutngo
Doingenere^

che

e'

che

corpi del

Ma

no in genere t e tra di loro/mflijfJmih arebbono in quanto al


moto vnafomma feonuenenza r anzi vna dametral repu*
gnanzay imperocch Jelle tanto ir di loro miti t,nulladime~
no net mota farebbero tanto dirimili , poich fei pianeti: an*
.

drebbonoin voltaperpetuamente, ma ti Sole,e tutte, le Beliti


immote
SALV. La forma dell'argomentare mi par con eludente ; ma credo
Altro argobene,, che l applicazione t a la materia fa difeitofa ; e purch
mento pur coV autore voglia perffere nelfuoa/Sunto, la e onfeguenza verir al v,oj.errfnz'altro direttamente contro di lui,ilprogreJp> dell'argon:co.
mento e tale; tra i corpi mondanifi cene fono, cheperpetuamcntef muouona, efono i fei pianeti; degli altr * cio della
jjfe perpetuamentefarebbero

terra, del Sole

^rgumentai
dal eher per
natura tenetroia la terra,
e lucido risole

e le frel

fifie

e (Ter

quella^*

mobile,

quefti
bili.

immo-

e delle felkfifefi dubita chi di loro fimuoua

e chfliafermo, ejfendo nectjfario. che f la terra fi ferma , il


Sole e leflettefijfefi muouano , e potendo ancf ejere , che il
,.

immobili , quando la ierraji muouefset


in dubbio del fatto., a chi pi convenientemente fi
chi l quiete
Detta il naturai
pofsa attribuire il maio ,
moto
il
debba
fimarfi"e/sere di chi pi in genere %
difcorfo, che
in efsenza conuene con quei corpi, che indubitatamente si
muouono\e la quitte di chi da i medesimi pi difsente;
effendi) che vn eterna quiete, e perpetua moto fono accidenti
Sole, e lefife Hefsero

tercafi,

&a

&

&

diuer-

Del Galileo

16

diuersfsimie manfjo, che la natura del corpofempremobi'


le, conuien, che sia duersifima dalla natura del femprejla-.

Cerchiamo dioique1 mentreja'mo ambigui del moto , e


f per ina di qualche altra rileuante condizione
potefirno inue fugare chipi conuenga con i corpi sicuramenbile

della quiete

a ecco la~->
te mobili, la terra, o pure il Sole, eie fellefife.
natura,fau or euole al noftro bifogno ,e desiderio, cifomminftra due condizioni insign, e differenti non meno, cbe'lmoto-,
e la quiete, e fono la luce e le tenebre cio Vefser per natura'
fpkndidifsimo, e l'efer ofeuro, epriuo di ogni luce :fon dunque diuerfjjmid'efenza i corpi ornati d'vr interno, ed eter-,
no fplendore, da i corpi priui d'ogni luce Triuadi luce lai
,

-,

terra,fplendidiffmoperfeJiefso il Sole , e non meno le flette


Ifeipianeti mobili mancano totalmente di luce, come
fife
.

la terra; adunque Vejfenzaloro


te

dal Sole,

mobile,

Bellejijje

conukn con la terra, e diffendunque eia terra , im*

mobile

Sole, e la sfera /iellata

Ma l'autore non conceder,

:SJMT.
fi ,

il

e dalle

stal negatiuaji terr faldo

e be ifei pianetifien
;

vere

egli

tenebro-

argomenter la

conformit grande di natura trafeipianeti,e il Sole, e le felle


fife, e la difformit tra quejii , e la terra da altre condizioni >
che dalie tenebre, e dalla luce; anzi hor c/fio maccorgo,neWinJanza quinta, che fegue, ci e p fia la di parita fomma tra la

Che gran con- Altra diffe,


intorbidamento farebbe nel Sijiema dell' vniuerfo , renza tra a._t
e tra lefue parti, fecondo VIpoteJi del Copernico ; imperocch terra, e i e: i ^i
incorruttibili , fecondo Ari/io- ?^! e ^~ v 3
ir corpi celejli immutabili,
*
altri, tra corpi dico di tanta nobilt, per contile, e Ticone,
fejjonc di ognzino, e dell' ifiejfo Copernico y che aferma quelli effer ordinati, e difpofi in vn ottima cojituzione
e che da
quelli rimuoue ogni inconjanza di virt ; ir corpi dico tanto puri, cio tra Venere, e Marte collocar lafentina di tutte le
materie corruttibili, cio la terra } l'acqua , l'aria, eiuttii
terra, e

corpi celefi

fufone,

nella quale eglifcriue

&

&

[^J^^

miji.

Ma quantopi prejante diflribuzione,epi alla natura conueanzi a Diojlefb architetto , fequefrari puri dagV
mortali da gl'immortali come infegnano l'altr^j
fcuole, che ci infegnano come quejle materie impure, e caduniente

impuri

,i

chefon contenute nell angujo concazio dell'Orbe Lunare


,fpra'l quale con ferie non interrotta s'alzano poi lecofe Cefli*
vero,
3

Dialogo fecondo

26" a

SALV.Evtro,che'l Sijlema Copernicano metteperturbazione nelCopernico


mette perturbazione-* nel
Vniuerfo d'Ariftotilc.

d'Arifiotileimainoiirattiamo^deUvniuerfonoflro
vero, e reale. Quando polla di/parit d'ejfenza tra la terra,

Vvniuerfo
e

corpi, Celejii. la: vuol quell'autore, inferire dall'incorrutti-

in via d'Ariflot. dalla


moto.douer 'efler del Sole, e delle
fijfe , e l'immohilit.:deUa,ter.ra,v vagando nel Paralogifmo,
fupponendo quel.che e in. quiBione; perche Arifotileinferifce
bilit di. quelli, e corruttibilit\di quefa

qualdifparit

Paralogismo*
dell'autor del

l'Antiticone

Stoltamente
par detto la_i
terra_

efler

fuor del Cielo.

e!

concluda

il

Ijncorruttib/litde! corpi Celefii dal moto ,,del qualefi di/puta,fefia loro, della terra . Della vanit poi di quejie reto-

riche illazioni, f

n 'e parlato a baftanza

E qual.cofapiu in-

fulfa, che dire la terra , egli elementi, ejfer relegati h efeparati


dalle sfere Cele/li, e confinatidtntro alt Orbe. Lunare)
no

Ma

QrbjeLunare,vna.delle Cele/li sfere , efcondoM confenfi'


loro compre/a nel mezo di tutte l'altre i Nuoua maniera di
feparare ipuri da gl'impuri, e gli. ammorbati d'J ani , dar'a.
e

g 'infetti ftanza nel cuore, della. Citt

::io, credeua,

che il.laze-

ILCopernico ammirala dijpofizione delle parti dell' vniuerfoper hauer'


Lddiojcofttuitaia gran lampada , che doueua rendere ilfommo fplend'ore atuttoilfuo. Tempio nel. centro d efio, e n on. da:
lina banda.DeireJ/erpoiil globo terreftre.trYen.er,ee,Marr.ettofe ledouejfefcoftarepiu.chsfjfepojfble

.-..

te,

ne.tratteremo in.breue ;e/voijiej/o in grazia, di.queff au-

torefarete pnoua di. r.imuouemelo ..Ma. digrazia

non

intrec-

ciamo queftifioretti rettomi, con la faldezza, delle, dimoftrazioni 3j e lafcamogli agli oratori,, opiu tofto ai poeti. li quali,
hannofaputo con lor piaceuolezze inalzar con laude cofe. viancorai volta perniziofe ..
li/fine.,
f altro cirefta fpe~
diamoci quantoprima..
SIlMP.Ciilf/to, &vltimo argomento, nel qualeiponeper cof
molto inuerifimile,che vn corpo corruttbile,e difsipabilejipof
fa muouerelvn, moto perpetuo, e regolareie quefto conferma:
Argomento
con Fe/mpio degli animali, li quali.mouendofidimoto\aloro
prefo dagli anaturale, purfi ftraccano,
hanno bifogno di ripofo per renimali cht-/
hano bifogno
ftaurar.e.leforze; ma cke.hadaifaretalmouimento con quel
di ripofo, bendella terra immenfo alparagon del loro ? ma pia : farla muoch il moto lo
uere di tre moti difcorrentk,\e.diftraenti.in parti, diuerfe. / chi
ro fia naturapotr mai offerir tali cofe.,faluo che quelli, chefifusero giule.
rati lor difenforii Ne.vale in quefto. cafo, quelcbe produce il
Copernico, cheper\effere quefto moto^naturale alla terra, e no
,

&

&

violento

Del Galileo T

6$

violento opera contrari/ effetti da i moti violenti) chefidif

Jbluon bene, nepojlon lungamentefufffter le cofe t alle quali


fifa impeto , ma lefatte dalla naturafi confermino neW ottima loro difpofizione; non vai dico- quefta riJpofta,che vier
Imperocch X animale^ pur corpo
atterrata dalla noftra
ilmouimento fuo
naturale, e non fabbricato dall'arte,
naturale , deriuando dall'anima, cio da principio intrinjco;
al qualz^j
e violento e quel moto il cui principio fuori ,
niente conferifee la cofa mojfa: tuttavia, f V animai continua
ancofi muore, quando
lungo tempo il fuo moto fiJlracca ,
oftmatamente
Vedete
dunque, come in*
,
vuole
sforzare
fi
natura fi incontrano daiutte le bande vefigij contrariane
alla pofizom del Copernico ne mai de'fauorabili E per
non bauer'-a ripigliarpi'la parte di quefo oppofitorefentite
quel ch'ei produce contro al Keplero ( coH quale ei difputa) in
propofito di quello, che ejfo Keplero ifiaua contro a quelli , a
i qualipare inconueniente , anzi impofifibilcofa Vaccrefcer' in
immenfo la sferajlellata, come ricerca la pofizion del Copernico Infi dunque il Keplero dicendo
Difficilius eft ao
cidens pr? ter modulimi fubie&i intendere, quarti fobie.

&

&

&

cium fincaccidcntcaugere. Copernicus igitur verifmilius facit qui auget Orbem Mcllarum fxar abfq;
motu, quam Ptol?meus qui auget motfxarum inimeni velocitate La qual'infianzafcioglie Vautore ma,

Argomento
e

fa Uor dei

co-

pernico
L'autor dell'Antiticone incontro al

rauigliandofidi quanto il Keplero s'Inganni nel direbbe nel- V?


l Ipotefidi Tolomeo fi crefea ti moti) fuor del modello del fubietto : imperocch a luipare,che non fi accrefea , f non conforme al modello e che fecondo il fuo accrefcimentofi agu,

menti la velocit del moto, il che proua egli configurarsi vna


macina , che dia vna r^uoluzione in 24.. bore , il qual moto si Crefce la vel0cica
mo ~
chiamtr tardijfimo ; intendendosi poi il fuo femidiametro
prolungato sino alla difianza del Sole , la fitta efremit ag- cdoche creguaglier la velocit del Sole;prolungatolo sino -alla sferaJlel- fee il diametata 3 agguagler la velocit delle fife bench nella circonfe- tr0 <tel cer*
renza della macina sta tardi/fimo Applicando bora quefia
considerazione della macina alla sfera fteliata, intendiamo
vn punto nel fuofemidiametro vicino alceniro,quantfe ilfemidiametro della macina : il medesimo moto, che nella sfera*
[iellata e veloci/fimo in quel punto far tardijfimo ;
la
grandezza del corpo e quella, che di tardijfimo , lofa diuenir
^

Ma

4-

velo-

264
.

Dialogo fecondo

velocmo,ancorche e continui d'ejfer'il medefmo, e cos lou*


velocit crefee non fuor del modello delfubietto, anzi crefee fecondo quello^ la fua grandezza, molto diuerfamente da quel
che ftima

il

Keplero

SALV. Io non credo,che quefi*autorefifaformato cocetto del Kefiero cos tenue,e baJfo,cbe e' pojfa perfuaderfi,che no habbia^
ntefo,che il termine altijjmo d'vna linea tirata dal cetrofr

Orbe (iellatofi muoue pi velocemente, che vn punto della


medefima linea vicino al centro a due braccia per for}
za che e capifea,, e comprenda, che il concetto , e l'intenzione
del Keplero e Baia d dire, minore inconueniente.ejfer l'accrefcefvn corpo immobile afomma grandezzate l'attribuire
vnafomma velocit a vn corpo pur vajif/imo , hauendo ri'
guardo al modulo, cio alla norma ,
aWefempio degli altri
corpi naturali: ne i qualifi vede, checrefeendo la difanzadal'.
ali

Efplicazione
del

ero fenfo
iel detto del

}<

>

splero^eiUa

Uiefa.

&

centro,fi diminuifee la velocit; cio, che i periodi delle lor cir-

Iagrandeza,e
piccoleza del

corpo

fanno

diuerfic

moto,

nel

ma non

nella .quiete..

colazioni ricercano tempi pi lunghi.

Ma nella quiete, che no

difarfi maggiore, minorer grandezzata piccolezza del corpo non fa diuerfit veruna. Talchi ,f larifpoftadell'autore debbe andar' ad incontrar l'argometo del Keplero,,
necejfario, che ejfo autorefimi, che al principio mouente l'iJlejfo fia muouer dentro almedefimo tempo v n cotfpo piccolif
capace

&

vno immenfo, effendoche l'augumento della velocit


Jimo,
vienfenz altro in confeguenza dell' accrefcimento dellamole..
quej e poi contro alle regole ^Architettoniche della. natu~
m,la quale ojferua nel modello delle minori sfere,fi come veggiamo ne ipianeti, e.fenfati/fmamente nellefelle medicee , d
far circolare gli orbi minori in tempi pi breui; onde il tempo
della reuoluzion di Saturno e pi, lungo di'-.tutti i. tempi dell'altre sfere minori, ejfendo di 30. anni; bora ilpajar da quefa a vna sfera grandemente maggiore , e farla muouer'in
2uf.hore ,puo ben ragioneuolmente dir/i vfeir delle regole del
modello
Siche, f noi attentamente confider.eremo, larifpodell'autore
va non contro al concetto, e fenfo deli argomenJla

Ma

Ordine della
natura il far
circolare
gli
orbi minori in
tempi pi bre
ui

,&i mag-

giori intempi
pi lunghi.

ma contro allafpiegatura,

el modo del parlare; doueanco


ne pu negare di non hauer'ad artedifjimulato Vintelligeza delle parole, per graziar' il Keplero d'vna
troppo crajfa ignoranza; ma Vimpoflura e.fata tanto grojfolana, che non ha potuto configran tara difalcar del concetto^
che ha della fua dottrina imprejfo il Keplero nelle menti de i
to,

l'autore ha

il

torto,

UtiSr

Del Galileo
liti era ti

i$

Quanto poi allinBanza contro

al perpetuo moto'

della terra, prefo dall' efftr'impojjbilcofa, che ella continua ffe

efendo che gli animali Befsi, che purfi muoe da principio interno J Braccano^ bario bifogno di ripofo per relajsar le membra .
SAG'l^ Ali par di fentire il Keplero rifondergli, chepur cifono
degli animali, che fi'rinfrancano dalla Janchezza co' l voltolar/iper terra ; e che pero nonfi deue temer, che il globo terreJiref jlraccbi ; anzi ragion euolmente fi pub dire che e' goda
d'vn perpetua, e tranquillifsimo ripofo , mantenevi doji in v r
eterno rmoltolamento
SALV. Voi Signor Sagredo fete troppo arguto , e fatirico maf'
lafciamo pur gli fcberzi da vna banda y mentre trattiamo di

fenza

uon

jraccaf,

naturalmente-,

fi

j e ^ Keplero
con certa arguzia coperta.

:.

cofeferie

SAGR.

Perdonatemi Sig. Salu. quejlo , ch'io dico non e miga cos


fuor del cafo, quantoforf voi lo fate, perche vn mouimentOy
che ferua per ripofo,eper rimuouer la franchezza, a vn corpo
defatigato dal viaggio,pub molto pi facilment&feruire a non
la lafciar venire;Ji come pi facilifono

che

curatiui.

rimedi/ preferuatiui,

E io tengo perfermo, che quando

il

Gli animali-

moto degli non fi llanche-

animali procedajfe come queJio,che viene attribuito alla terra,


nonfi fiancherebbero altrimenti;auuenga che lofiancarfi il
corpo dell? animale , deriua per mio credere, dal l'impiegare
'Dna partefola per muouer fejejfa e tutto il rejlo del corpo :
come v.g.per camminare fi impiegano le cofce , e le gambefolamerfteper portar lorojlejfe , e tutto il rimanente; all'incontravedrete il mouimento delcuore efler , come infatigabile ,
perche muouefi folo . In oltre non so quanto fa vero , ch<Lj>
il mouimento dell animalefa naturale , e non pi tofo viole fo anzi credo ycbejipojfa dir con verit , che l'anima*
muoue naturalmente le membra dell animale di moto preternaturale r perche , f il moto ali insiti preternaturale ai corci graui , l'alzar le gambe, e lecofcie, che fon corpi graui
per camminare non fi potr far fenza violenza , e pero
,

'

'

non fenza fatica del mouenie ; il falir su per vna fiala


porta il corpo graue contro alla fua naturale inclinazione ali in su y onde ne fegue la Banchezza , mediante la
naturai repugnanza della grauit a cotal moto ; ma
per muouer' vn mobile di vn mouimento , al quale e' non
ha repugnanza nijfuna , qual lajfezza , diminuzione
di virt.

no < ua "
eb
^
D c e derTeco
me ouello,che
viene attribui
to a * gl D0 ter

'

i^
i

de j_

ftancarfi gli

animali

Moto

dell'aplL

jj*

>

-?

u-?"

^ v iolento 3 che naturale.

z66
fcema
forza doue

"Non

fi

Dialogo fecondo

manente ? e perche s de~


uefvemarlaforma.,
dotte
a punto i
non
efercit
fen
non iene efcrSono
t
moti
SIMF.
contrarij,dei
globo
quali
il
terr.eR.re sfigura
punto
,cta
muo.uer.si, quelli /opra i quali, l'autore /onda la /u in/iza
SAGR. Gi si . detto, che non /ono altrimenti contrari} , e che in
qmfo l'autore si grandemente ingannato talch il vigore
di tutta l'inftanza si volge contro l'impugnator medesimo ,
L'inftanzadei
mentre
voglia, che ilprimo mobile rapi/ca tutte. le sfere infeChi: fi.ritorce
riori contro al moto il quale ejje nell'ifkejfo tempo, e conticontro a iui
iteifo
nuamente >efer citano , Al primo mobile dunque tocca a fiancarsi, che oltre al muouere/ejkjfo deue condurtant' altre sfere, le quali dipi con mouim.ento \contrario gli contrajlano
Talch queU'vltima conclusione, che X auto finferma, con dir
che .difcorrendo per gli effetti di natura s'incontrano fempre
Ariflotle, e Tolomeo, e non
cofe fauorabili per V opinion
mai alcuna, che non contrari/ al CopernicOfhabifogno d'vna
gran confederazione; e meglio e dire, chefendo vna di queRe
duepofizioni vera, e V altra necejfariamente/alfa , e impo/JPer le propobile, cheper la/aX/a s'incontri mai ragione, esperienza, retto
rzioni vere s
di/cor/o ,j chele fea fauoreuole , fi come alla vera neffuna di
incontrano arquefte.cofepu zffer ripugnante. Grandiuerfet dunq; con*
gomenti conma
cludenti
mm, icbje/itrom.tridi/corfii (egli argomenti, chefiproduco'
non perlefalno dMVvna, dalV altraparte in pr , e contro a quejle duz^>
fe.
opinioni, la/orza de i quali la/cer, chegiudichiate voi ejh
la

di virt-, e diforza si deue temer nel

..

Sign. Simplicio

SALV, Voi Sig.Sagr.traportato dalla velocit del vofiro ingegno


mi tagla/ie dianzi il ragionamento,mentre io voleuo dire al
cuna co/a in rfpofi&diquejl'vltimo argomento dell*autore; e
bench voigli bajbbiatepi , cbeafujficmza nfpofeo, voglio
ad ogni modo aggiugner non so che , che All' bora haueuoirL-*
mente . Eglipone per co/a molto inuerifimile , che vn .corpo
perpetuamente
muouerfe d'vn mouim.ento regolare , ma/sime vedendo noi
hauer necefsit di ripofo;
gli animalifinalmenteftancarfi,
egli accrefce l'inuerifemik il douer'effere tal moto di velocit
mtomparabile , emmenfa , ri/petto a quella de gli animali .
orato non fo intendere, perche la velocit della Terr%~*
Vhabba diprefente a perturbare ; mentre quella della sftr.a.^>
stellata tanto, e tanto maggiore non gli arreca di/turbo pi
confederante > chef gli arrechi la velocit d'vna macine } la
difsipabile, e corruttibile,qual' la terra, pojfa

&

quale

>

Del Galileo.

2,67

quale in 24>hore dia vnafola reuoluzione . Se per efier l .i>


velocit della conuerfion della, terra fui modello d quelli
della macine. ,.nonfi'tira.in confeguenza cofe di maggior efficacia di quella,, ce/si l'autore ditermr lo [tanearji della terra ;
perche ne. anc.oqualfiuoglia benfiacco , e pigro, animale , dico
x'.anco.vn Camaleonte. fiforaccherebbe colmuauerfinon pi Pi da ted cinque , fet braccia: in 24. bore ; ma f vuol confederar mer ^ * J tzii13
/ ^^*
la velocit nonpiful.modello della macine y ma afoutame-f
mobile
ha
da
quanta
in
bore
il
pajfarevno
in
24.
te ,
Jpa- ciQ ne j qi q I
zio grandi/sima, molto pi fi dourebbe moftrar renitente a~ho .-terreftrc

&

concederla: alia sfera: stellata:, la quale, con, velocit. incompa-

rabilmente maggiore di quella della terra , deue condurfeco


migliaia di corpi, ciafebedun grandemente maggiore del globo
terre/tre

..

befferebbe ora, che noi veefsimo leproue, per le quali V autore


concludeleftellenuDue del.y 2. e del 6 4^ejfereftate.fubluna-

non celefti, come.comunemente.fiperfuaferagli Aftronomi di quei tempi i.imprefa veramente grande,: mahpen-

ri, e

fatOjpereJfermi talefcrittura nuoua, e lunga per i tanti- calcoli ,cbefar\pik efpedenie, che io trafiafera, e domattina ne
vegga quelpi, ch'io potr, e domanipoi , tornando a i /oliti
ragionamenti , vi rferiefea quello che baur ritrattolef ci auanzer tempo verremo a di/correre del mouimento annuo
attribuito allaterra .. Intanto ,fe voi bauete Ida dire alcuna
in particolare il Sign.Simpl. intorno alle cofe attenencofi,
diurno, ajfai lungamente d:meefaminato, ci auamoto
al
ti
za ancoravn poco ditempo da poter difeorrere .

&

SIMP. ^Ame non refia altro,chedre:,je non

cheidifeorfi hauti
in qttefio giorno> mi fon ben parfi ripieni di penfieri molto
acuti, e ingegnofi, prodotti per la parte del Copernico" in con-

fermazion

foa

del

moto

della terra,

ma non mifento gi

perfua-

crederlo;percbfinalmente.lecofedette nonconcludori al-

tro, f

non

necejfarie

che le. ragioni per lafiabilit. della terra

nonfon

;manon pero fi e

per la parte contraria

la

prodotta dimofirazione alcuna


qualenecejfariamente conuinca, e

concluda la mobilit
SALV. Io non ho mai prefo Sig. Simpl. a. rimuouerui dalla voJra opinione;ne meno ardirei didefinitiuamevte fentenziar
.

foprafigranltigio;mafolamente fiata,efar anco nelle difputazionifeguen, mia intenzione dijarui manifejio , che
quelli.

Dialogo fecondo

28
quelli, che

hanno

creduto, che queflo

2,4. horefla della terra folade no

non fi erano perfuafl,

terra,

>fe ejjre,

comeJt dice,

:ute,fente,

&

moto velocifsimo delizi


vnuerfo grattane

lafola

douef
bemfsimo autunno ve-

che in cotalguifa pote/Ie,e

alla cieca;

& efaminate

-dell'

ma che

ragioni della contraria opinioleggiermente rifpoHole . Con quella -medele

anco non
sima intenzione, quando cosja digujlo vojlro , e del Signor
Sagredo, potremo paffare alla e onjderazione dell' altro -mouimento,pnma da Arjlarco Samio, epoi da Niccolo Copernico
attribuito al medefemo globo terre/ire, il quale e , come credo ,
che voi gi abbiate feritilo , fatto /tto il Zodiaco dentro allo
fpazio a" vr anno intorno al Soleimmobilmente collocato nel
centro di.ejfo Zodiaco
SIMP. La qmjlione e tanto grande , e tantonobile, che molto curiofametefentir difcorrtrne ?preJupponendo d'hauer'afentiv
tutto quello, che in tal materia Ji pojfa dire . <Andrpoi meco mede/Imo facendo con mio comodo rejhfion maggiore fopra le cofefentite, e dafentirj;e quando altro io. non guadagni, non far poco il poterne con pi fondamento di/correre
SAGR. Adunque per non fiancar pi il Sign. Salutati , faremo
punto a i ragionamenti d'oggi 3 e domani ripigliamo , conne,

forme alfolito i difcorJt,con ifperanza d'auefafintirgrarujf


nouit.,

SIMP'
le

Io

lafcio

il

libro delle Belle

nuoue ,

conclujoni , perriueder quello

al moto

annuo

ma riporto queflo del*

che vi e ferino contro

, che deue ejfer la materia


ragionamenti di domani

de*

GIORNATA

i6$

GIORNATA
TERZA.
SAQR. *2S^n^?J ^

dejderio grande, con chefono flato

53' '^^"a? pettando

af

venuta di V. Signoria , per

la

pel fentir le noutt de ipenfieri intorno alla

fc?

conuerjione annua d queslo noflro globo , mi ha fatto parer lungbijfime le bore


notturne paffate , <kx anco quefte della
mattina } bench non oziofamentetrafcorfe , anzi buona partevegliatein riandar con la mente i ragionamenti di ieri; ponderando le ragioni addotte dalle part afauor'delle due contrark pofizioni T quella d'AriJotilc e Tolomeo* equefia d
Arifarco, e dd Copernico : e veramente parm , che qualunque di queRiJ ingannato fia degno difcufa ; tali fono in
apparenza le ragionile glipojfono bauer perfuasi?tuttauol~
ta perir x che noi e iferma/fimo fopra le prodotte da ejf primi
autori grauijJSmi ;Ma come che l'opinione peripatetica,per la
fua antichit ha auti moltifeguaci, e cultori > d'altra poc biffimi , prima per l ofiurit, e poiper la nouit,mi pare fiorger~
in particolare tra i moderni efserne al~
ne tra quei molti r
cum , che per fojlentamento dell' oppnione da e[fi iimatave*
ra, abbiano introdotte altre ragioni afsai puerili y per non*
4j/>

-,

&

dir ridicole

SAL V.

me

, che a V. S. quanto io
mi vergognerei a ridirle, no
irh yper non denigrare la fama dei loro autori y i nomi dei ..
n
quali si pofsonftmpre tacere, ma per non auuilir tanto Tonoren
primafi
re del genere' bum ano * Doue iofinalmente ofseruando mi
ana nella?
fono accertato efset tra gli huomtni alcuni qualiprepo fiera-' mente la conmente difeorrendo, prima si slabili/cono nel ceruello la con- elulione dalor
ecllca e P 01
elusione, e quella,^perche sia propria loro, & diperfona ad ef e

Uiflefso wcorfo a

ne ho fentiteprodurre di

e fan to pi

tali*

che

fifif

',i

|"

si

molto accreditata,

si fifsamente s'imprimono,

impojfbile l eradicarla giamai:

che del tutto'quella i difeor

& a quelle ragioni, ebe a lor a

medesimi fouuengonOj b che da altrifentono addurre in conformazione ddh J abilito concetto, per empiici, fnfulfis,

che

loro

Dialogo terzo

zjq

&

che elkfano, prejlano fubito ajfenfo ,


applaufo : \<& alVncontro , quelle , che lor vengono opposi e in contrario , quantunque ingegno/e, e concldenti-, non pur riccuono con nau-

ja 3 ma non ifdegno ,\& ira acrbi/sima , e taluno di co fioro


fpinto dalfurore non farebbe anco lontano dal tentar qualjtvoglia machina, perfupprimere , e far tacer l'auuerfarto ; <&
io ne ho veduta qualche efperienza

SAGR.

Quefii dunque non deducono la conclusone dalle preme/i


l fiabili
ne
fcono per le ragioni, ma accomodano-, oper dir
f,
megliofiomodano,e trauolgon lepremejfe, e le ragioni alle loro gi.flabiUte,e in.hiodatconclu/ioni . N^n e ben' adunque
men tarf,confmili ; e tantomeno , quanto la pratica loro
nonfolamente ingoc onda r mapericolfa ancora Ter tari'
to feguiteremo col nojlrp Sign. Simplicio, conofeiuto da m<L*
di lunga mano, per fruom$idi fimma ingenuit, e fpogliato ii%
tutto te per tutto d'imalignitioltre che e affai pratico nella peripatetica dottrina;fi che iopojfo afficurarmi, che quello , che
non fouuerr adeoperfoj}entamento_ del? opinione d'Arift.
non potr facilmentefouuenire ad altri.eccolo appunto tutto andante il quale quefo giorniJ efatto dejderar<~*
*un gran pezzo; -fi/tuamo appunto dicendo mal di voi,
SIMF. "Bifogna non accufarme, ma incolpar Nettunno di quejla mia cos lunga dimora ;che nel rejtujfo di quejla mattina
ha in maniera ritirate V acque, che la^gondola^.s^micQnduceua\, entrata non molto lontano di qui in certo canale, doue
non, fon fondamenta, re/lata infecco ,emibifgnato tardar l pi.d'vna grojfa ora in afpettare il ritorno delmare : e
quiuijando cosfenza poterefmontar di barca, che quqfi repentinamente -arren ,Jno andato ojferuando vn particola'lYcbt'nel calar l'acque
re, che mie panfc\ affaii-mar'auigkofo:
molto
velocemente
per diuerf riuoletti9
fuggir
via
vedeuan
Ji
mentre io attendo A
pi
feoperto;
e
in
gi
il
parti
fango
ftndo
Motedeiracqua tra'l reconfiderar quejl ejfetto,veggo in vn tratto cejfar queflo moto,
fuifo el' iiui-.
efenza interuall alcuno di tempo cominciar*a tornar la mete non niterJeftma acquain dietro, e di retrogrado far/i il mar diretto, se""
*,
%a reftar pure %rn momento Ba donarlo: ejfetto, che per tutto
che ho praticato Venezia non mi e incontrato il veil tempo
\

'

Ma

&

'

derlo altra volta.

SAGR. Non

,/

>

molte volte accaduto il refiar cos


infecco trapiccolijjmi riuoletti ;per li quali, par auerpochifvi debbe anco

efler

jima

Del Galileo.
Jtma

decliut

gfojfa

vna

271

V abbaiamento alzamento foto di quanto l


,

cavia, che faccia lafuperfck del

mare aperta,

af-

fai per fare/correre, e ricorrer l'acqua per tali nuolettiper ben


lunghifpazij ; fi come in alcune fpiagge marine:] V alzamento
del mare di 4.0 6. braccia folamente fa fparger l'acqua per
quelle pianure per molte centinaia e migliaia di pertiche.
,

SI Mi3 Qutjio intedo beni/fimo, ma haurei creduto,cbe


.

mo

termine dell'abbaiamento ,

mento douejfe

primo principio

interceder qualctie notabile

tra vlti-

deli alza-

mueruaUo

di

quiete

SAGR,

Quefto vifirapprefenter, quando voiporrete mente alle,


a ipali , dotte quefle mutazioniJifanno a perpendicolo 7 ma non > che -veramente viJa flato di quiete .
SIMP*. Mipareua, che per effer qztefli due moti contrari), douejfe
tra di loro effefin mezo qualche quietej. conforme anco alla
dottrina d Aristotile, che dimoflra 1 che in pun&o jregrefus

mura,

mediar quies.
SAG'l^. Ali ricordo beni/fimo di cottflo luogo:

ma mi ricordo an-

cora , e he quando fudiauojilofojia non reflai perfuafo della


dimo^razione d rifiotile ; anzj ebebaueuo molte efperienzt
in contralio: le quali vi potrei anco addurre, ma non voglw9
the entriamo in altri pelaghi, ejfendo couenuti qui per difcorrer della materia nojira ,fefarpoJJibi\e ,fenza interromper"
la, come abbiamofatto queft altri giorni pajfati ~
ZlM'T^ .E pur conuerryfe non interromperla, almanco^prolungarla affai, perche ritornato ierfera acafa mi mejja rileggere
libretto delle conclufoni, douetrouo dimofrazioni contro
a quefio monumento annuo-, attribuito alla terra , molto conr
eludenti; e perche non mijdauo di poterle cos puntualmente riferire, ho voluto riportar meco il libro
SAGR.. Hauetefatto bene ; ma f noi vogliamo ripigliare ragionamenti conforme all' appuntamentodi ieri , cjnuerrafentir
il

..

prima

ci,

che aura,

da riferirci

il

SSalu .intorno allibro delle

nuouttf poi fenz altri inter rapimenti verremo al moto


annuo Ora , che dice il Signor Salutati in propofito di tali
[ielle

Jielle

pi

ifonelkn veramente

bafie regioni

Sigi. Simplicio

fiate traportate di

in virt de calcoli

deh

in quefe

dell' autore prodotto

dal

&ALV*

Io mi me/fi ierfera a legger'ifuoi progrejji^ equefia mattina ancoragli badata yn'altrafeorfa per vederpure,f quel
che

%jz

Dialogo terzo

the mi pareua hauer letto la ferivi era fcritto veramente-, oft


eranojate mie larue,e imaginazionifantaftiche della notte: et
infomma trouo con mio gran cordoglio ejferui veramente
fritto, ejlampato quello, cheper riputazion di quejojlofofo
non h aurei voluto , Che e* non conofea la vanit della fua
imprefa non mi par pojfbile ; s perche Te troppoJ coperta , s
perche mi ricordo hauerlofentito nominar con laude dall'accademico amico nojtro iparm anco co/a troppo inuerijtmile ,
che egli a compiacenza di altriJi pojfa efer indotto ad hauer*
in cos poca Jlima la fua riputazione, cb*e'jja indotto a far
,

pubblica vn opera, della quale nonpoteua attenderne altro*


chebiafmo apprejjo g intelligenti*
SA GR. Soggiugnete , chefarann u a/fai manco che vn per cento
a ragguaglio di quelli, che Io celebreranno, <& efalterannofo.,

pra tutti i maggiori intelligenti , che fieno fieno fiati gi


mai : vno che habbia faputo foflener la peripatetica inaltera,

contro a vnafebiera d Aflronom, e cheper lo?


maggior vergognagli habbia atterrati con le lor proprie armi; e che voletejchepojfano quattro, ofeiper prouincia, chts
feorgano lefueleggierezze, contro a gV innumerabili ,che non
fendo, aiti a poterlefcoprire,n comprenderete ne vanno prefi alle grida, e tantopi gii applaudono , quanto manco V intendono i aggiugnete).che anco queipochi , che intendono ,fi
after ranno.4i dar rifpofa a fritture'tanto bajfe,e nulla coneludenti; e ci con gran ragione, perche per g intendenti non
cene bifogno, eper quelli , che nonintendono fatica buttabilit del Cielo

>

<ta

via*

&ALV*

Il pi proporzionato ga/igo al lor demeritofarebbe veramente ilfilenzio, f non fujfefaltre ragioni,,per le quali eforf quaft n ecefsario il rifentir/i: l 'vna delle quali e che noi altri Italiani cifacciamo fpacciar tutti per ignoranti y e diamo
da ridestagli Oltramontani; e ma/june a quelli, chefonfeparati dalla nojra religione;& io potrei moliraruenedita.lt affai famofythe si burlano del nofro Accademico > e di quan ti
Matematicifono in Italia, per hauer lafiato vjcir in -luce, e
manieneruisi fenza co'tradizione lefeiocchezze d vntal JLorenzini contro gli AIiror,omi;ma quefio pur 'anco si potrebbe
pafsare, ri/petto ad altra maggior occasione di rifa , che si pot].} e porger loro dependen te: da Ila difjimul azione degl'intelli.,

genti intorno alle leggerezze di queji simili oppositori* oII<lj


-

..dottrine

da loro non mtefe

Io non

Del Galileo r
voglio
maggior*e/empio della petulanze* di co fio*
non
Io
SACR.
ro,e dcW infelicit d'vnpari dd CopernJeo,Jbttopofio ad^Jr*
impugnato da chi non intende ne anco la primaria fu* pofi-.
zione^per la quale gli Vmoffa la guerra .

*?

$ALV. Vowon meno refierete marauigliato delia maniera del conche afirmano le fieUe nuout ejferefiate
fuperioria gli urbi de pianeti ; e per auueniura ndfirma-

futar gli Agronomi,


mcntofieffo*

SASR. cMacome

potete voi in fi hrette tempo bauercfaminat&

tutto cotefio libro, che pure e

vngran volume^

i^forzafit^

dimojir azionifien o in gran numera i


SALV. Io mifon fermato su qutfteprime confutazionifue, nelle
quali con dodici dimoRrazioni fondate fopra leofieiuazora
che la fella nuou*
Idi dodici Afironomi, che tutti /limarono
le

dd 72. apparfa in
l'oppofito lei

Caffopeafujfe nelfirmamento, prouaper


ejfere fiata fullunare , conferendo a due a due**.

i'altezze meridiane, prefe da diuerfi ofjeruatort in luoghi di


digerente latitudine procedendo nella maniera , che apprejf
'

perche mipar nell'efaminar queftq primofio*


intenderete
progrejfo dhauere feoperto in quefi autore ztna gran Ionia*
nanza dal poter concluder nulli contro a gli Afironomi in*
.

e che molto e molto pi concludentemente fi confermi l'opinion hro , non ho volfutoapplitarmi con vnafimil pazienza nell'efaminar gli altrifuo' mtodi, magli ho dato vnafeorfa ajfai /uperfiaale?ficuro ch<L-
quella inefficacia, che e in quitfte primeimp&gnazjaniyfia'pjt?
rimente nell'altre : E fi come vedrete in fatta , p ocifime parole baftano a confutar tutta quefC opera f-enc confiniti*
ton tanti, e tanti labonofi calcoli, come vOiVt-dete . l'ero feti- -vf er0(*- a rr t'ite H mio progrejfo . tifila quefi'autore per trafigger% come lut
( ^j^.
dico, gli auuerfarli con lt l>r proprie armi ,vn hutnero gran- m cintar gii
d
de 'ofieruaziom fatte da l >r mtdtfimi jciitpurfoym da 12..0 Aiuwnomi 9
a
m
numero, e jopra v> a parti ai untile fa fuoi cai/ j. auto: i
.f

fauor de'filofofi peripatetici,

'

conclude talijIelle ejfere fiate itftori alia Luna. Hor a perche il proceder per intefroga-oni xnipiace&ifaii.,:gi che

tali, e

non ci e l'autore fteffo rifpondami


,

il

$i;

iwfUMk doman-

de eh' io far cquei ch't creder t cke fuffe per rifpot&ereeffo B


fupponendo di trattar ddla gi detta fltlla di 7Z..,ap afa in
.

Cafiopea, dittrm.Sig. .SJwpL- fe^vot credete , che ella poteffiu


tempo collocata in diuerfilunghi, coetfier tra

tjfer nellifiefib

[X

gli

*"

"

.Dialogo terzo

7 4gli

ekmsnti

qucHi,

SlMJt3

& anco tra gli orbi pianeti, <& anco fprtL~>


fife, & anco infinitamente pi
de'

e tra le /ielle

alta..

Non. e dubbio, che bifogna direbbe ellafujfe in vnfol luogo, i7 in vn a fila, e determinata diBanza dalla terra
SALVs adunque, quando le ojferuazionifatte dagli Ajtronomi
fujfer giu/ie , e che i calcoli fatti da quejio autore non fujfer o
trrati, bifognertbbenecejfariamente che da tutte quelle e da
tutti quejii f ne raccoglitjfe la medejma lontananza fempre
per appunto: non e vero {
$IMP. m qua arriua intendere il mio difeorfo, che bifognereb.

be

chefujfe cos di necejjt

ne credo , che l'autore contro-'

dicejfe*

Ma quando de' molti e molti computifatti non ne riuf feropur due folamentej che accordajfero che giudizio ne

SALF.
i

ci

fareBe

SIMP*

Giudicherei, che luttifujfer ofallaci

putifia x oper difetto degli ojferuatari

bper colpa

&

del

com-

al pi, die fi potejfe

dire, direi, che vnfolo, e non pi fujfegiujlo ; ma nonfaprei


gi elegger quale ^
SALF.. Vorrefie voi dunque da fondamenti falfi dedurre , e fia*bilir per vera vna conclufione dubbia i certo n . Hora i calcoli di quejio autore fon tali, che nejpmo confronta con vn>*
altro, vedete dunque quanfedaprefiarior fede >
*

SIM'JP. Veramenter come la cofajtaco, quejio


to notabile

$AGR.
h
-

vn mancamen-

Voglio pure aiutare[$Sign* Simplicio, l'autore: con dire

al Sign . Saluiati, che ilfuo motiuo concluderebbe fa n mcejfa


riamente, quando l autore haUejf mtrappefo r avokr-.deter-

minatamente ritrouare quantafujfe la lontananza dellafelnon credo, chefia fiato il fuo intento;ma

'

la dalla terra, iithe

folo di dimofirare,cheda quelle o/feruazioni fi iiratua lafiella


efferefiata fullunare . Talchi, fi dalle dette ojferuazioni e
,

v.

i.

da tuttii computi ?attifopra di effe, fi'raccoglie l'altezza del*


la Bellafempre minor di quella della Luna , tanto bafia alt
autore per'cnnuincerdfvd crajfinia ignoranza tutti quelli
\j4fironomi, che per difetto di Geometria, od'\Aritmetica> %
non battevano fapulo dalle ter faedifime ofseruaziont dedurre vere Cnclufion.

&ALV.

Sara dunque conueniwtc, ch'io mvolgaa vpi Sig. Sagr,


cfje tanto accortamente Jojenete la '4ottrm4i quefio autore

Eper

Del Galileo.

*7l

Bper veder di fare, ebe anco H Sig.

Simpl. hencht inefperto di


calcoli, e dimofirazioni, reffi capace almeno della non concludenza dille dimo lira zio ni\di quejio autore , prima metto it
eonjderazione, comc,& efso, egli ABronomi tutti , con i quali egli e in controuerja, conuengono, che la /iella nuoua fufsQ

andafse in giro al moto diurno


il luogo , ponendola-*
quelli nella region Geleje, cio /opra la Luna, eper auuentura tra le /iellejifse e que/i giudicandola vicina allajterras
fio fatto al cohcauo dt li'oi he Lunare . B perch il jito della,
fieila nujua, ddla qualefiparla y fuverfo ^edentnone^enon
in gran lonlanan-ui dal Polo,in modo/bea noi Settenir Oziali ella non tramontaua mai ,fu ageuol co/a il poter prendere
con frumenti Agronomici le fue altezze meridiane, tant%U
minime fotto il Polo, quanto le maffimefopra ; dalla conferenza delle quali altezze , fatte da diuerfi luoghi della ierra,pojli
in varie dtfanze dal Settentrione , cio tra di loro differenti

P'tua

di

moto proprio

ad primo mobile; ma

e foto

di! sentono circa

quanto all' altezze 'Polari , fipotcua argomentare

la

lonta-

nanza della /iella: Imperocch, quando ella fu jfe /lata nelfirmamento tra le 'altrefife, le fue altezze meridiane prefe iti*
dmerfe eleuazioni di Polo, conueniua chefuffero tra di loro
,

differenti con le mcdefme differenze , che tra effe tleuazionijl


rit ouauano;cioe per efempio, f l'tleuazione della /iella fopra
V Orizonte era 30. gradi, prefa nel luogo, doue l'altezza Polare era v. 7. gradi 44 . conueniua > che Celeuazione ddla me-
/
ci,,
j r
ir
r *
dejima stella, Juffe crejciuta 4.0 ;. gradi in quei pacffipmettentrionali ne quali ti Polo fujfe pi alio gli jef