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ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITA DI BOLOGNA

FACOLTA di LINGUE e LETTERATURE STRANIERE Corso di studio in Lingue e Letterature Straniere

La Creazione dell'Uomo nel Popol Vuh

Prova finale in: Letterature Ispano-americane

Relatore:
Prof. Giovanni Gentile Marchetti

Presentata da: CAMILLA PARUOLO

Correlatore:
Prof. Marcos Rico Domnguez

Sessione: III Anno accademico: 2011 / 2012

Ai due Astri che mi hanno dato la vita, Giuseppe e Giovanna, che con l'esempio di Famiglia che hanno Creato mi hanno insegnato come changes can come from the power of many, but only when the many come together to form that which is invincible.. the Power of One !

Indice
Pagina Ringraziamenti 1. Introduzione: 2- il Mito: cosa sono e come ci dobbiamo rapportare ai miti? 2.A : Definizioni del termine Mito nel corso della storia. 2.B : Definizione personale del mito. 2.C : Come rapportarsi ai miti? 2.D : Rapporto mito-storia. 2.E : Miti simili o ricorrenti. 3- Tratti principali della cultura maya. 3.A : Quando e dove sorse la civilt Maya. 3.B : Religione-mentalit maya. 3.C : Dualismo cielo-terra. 3.D : Chilam-Balam. 3.E : La (intrigante) concezione del tempo. 3.F : Il Calendario. 3.G : Dualismo giorno/notte. 3.H : Astronomia e architettura. 3.I : Scrittura. 3.L : Matematica. 3.M : Il Mais, sostanza con cui venne creato l'uomo nella quarta Creazione. 4- POPOL VUH, il libro sacro che mette la parola all'origine del mondo. 4.A : Struttura del Popol Vuh. 4.B : La creazione primaria. 4.C : Prima creazione. 4.D : Seconda creazione. 4.E : Terza creazione. 4.F : Il mito dei sette-Ahpu. 4.G : Fecondazione di Ixquic. 4.H : La storia dei gemelli, o LOS MAGOS. 4.H.1 : I due gemelli vengono convocati dai signori di Xibalba. 4.H.2 : I gemelli si avviano verso il loro destino. 4.H.3 : Il piano ideato da Ixbalamqu, rimasta/o momentaneamente sola/o. 4.H.4 : Il sacrificio dei gemelli e la loro rinascita. 4.H.5: I gemelli tornano al cospetto dei Cam per terminare il loro mandato. 4.H.6 : I gemelli si convertono in Sole e Luna. 4.I : Quarta Creazione. 4.I.1 : I primi 4 uomini, uomini-perfetti. 4.I.2 : Ciclo rimasto aperto? 3 12 13 14 15 16 17 18 19 20 20 21 22 23 24 25 25 26 27 28 30 31 32 32 33 34 35 35 36 37 7 8 9 9 10 4 5

5. Simbologia del Popol Vuh e approfondimenti. 5.A : l'Universo maya. 5.B : l'Albero. 5.C : la PAROLA. 5.D : Cicliche RINASCITE. 5.E : Divinit Creatrici. 5.F : Rogo/ ciclo della FENICE. 5.G : UOMO: MAIS/PIANTE = fecondit umana : fertilit della terra. 5.G.1 : l'Acqua. 5.H : Il juego de la pelota, o Tlachtli. 5.I : Missione dei gemelli. 5.L : Numerazione. 5.M : Ixbalamqu era maschio o femmina? 5.N : Animali messaggeri per i Gemelli. 5.O : Norme di condotta. 5.P : Altri Codici. 5.P.1: Opera di distruzione dei libri maya per mano degli Spagnoli. 5.P.2 : I manoscritti. 5.P.3: Libro dei Libros de Chilam Balam. 6. Perch l'uomo stato creato e Comentario- Conclusioni. 6.A : tema cruciale: PERCHE' l'UOMO STATO CREATO? 6.B : Conclusioni- Comentario. Bibliografia 54 55 59 37 38 39 40 42 43 44 46 46 47 48 49 50 51 51 51 52 53

Ringraziamenti
Questo lavoro stato concepito e portato a termine grazie a un'appassionante esperienza di studio e di ricerca, il cui input mi stato dato dal professor Giovanni Gentile Marchetti, a cui sono molto riconoscente. Un ringraziamento speciale va anche al correlatore di questa tesi, il prof. Marcos Rico Domnguez, per le parole di incoraggiamento e sostegno che, forse anche inconsapevolmente, mi ha dato. Il grazie pi spassionato va alla mia famiglia: a mamma Giovanna e pap Giuseppe, che mi hanno cresciuta e istruita con valori che reputo molto importanti e che costituiscono una base solidissima da cui partire alla ricerca di confronti e consolidamenti, e che mi hanno mostrato il terreno pi sicuro da cui spiccare il volo; alle mie sorelle Sara e Veronica e a mio fratello Pietro, per avermi sopportato e supportato (!) nelle mie scelte, negli imprevisti e soprattutto in questo ultimo periodo di esami e tesi; infine a tutta la grande famiglia allargata, perch non mi hanno mai fatto mancare parole e sorrisi di comprensione e conforto. Un ringraziamento particolare anche a Francesco, perch ha saputo trasmettermi quell'entusiasmo per la ricerca della verit che ora conservo tra i valori pi preziosi e che spero di non abbandonare mai, e a Federica, che mi trasmette telepaticamente e in diretta le sensazioni che quelle magnifiche terre mesoamericane provocano tutt'ora! E a tutti i miei amici, che anche se non lo sanno, continuano a riempirmi di forza e di energie positive ogni giorno, ad ogni sguardo, abbraccio, risata e scambio di idee. Vorrei inoltre esprimere la mia gratitudine anche alla musica in generale, e a quella di alcuni amici in particolare, perch mi stata di enorme aiuto in alcuni momenti di difficile concentrazione. Vi ringrazio di cuore, p'iar 2!

Nota alla DEDICA _ Film: La Forza del Singolo; un film drammatico del 1992 basato sulla novella di Bryce Courtenay del 1989 che porta lo stesso nome. - I cambiamenti possono venire dal potere di molti, MA solo quando i tanti si uniscono per formare ci che invincibile..la potenza dell'Uno/la Forza del singolo. P'iar, in lingua Maya-Chorti, significa familiare, amico, compagno e collaboratore, si applica altres ai membri del clan. ( Raphael Girard, La Bibbia Maya. Il Popol Vuh: storia culturale di un popolo, p. 267.)

1. INTRODUZIONE
HAY QUE CONOCER DE DONDE VENIMOS. POR QUE' ESTAMOS AQU ! Stiamo vivendo anni molto importanti, anni di grandi e rapidi cambiamenti, anni che saranno impressi nei libri di storia delle generazioni future; e chiss in che termini! Nel momento in cui pi si parla della fine del mondo profetizzata, secondo alcuni, per il 21 dicembre 2012 dai Maya, mi stato consigliato di studiare ed approfondire questo meraviglioso popolo partendo per dal punto di vista opposto, ovvero quello dell' inizio del mondo, ed in particolare dell'uomo. Questo mi ha permesso di avventurarmi nella cultura di una civilt che ha origini antichissime e che si rivela ogni giorno pi interessante, ad ogni scoperta o ipotesi avanzate dagli studiosi della materia; e di iniziare avventurandomi nella lettura di un libro di capitale importanza per la conoscenza della religione, la mitologia, l'emigrazione e la storia dei Maya-Quich, i cui discendenti vivono tuttora sugli altipiani del Guatemala. Il Popol Vuh, ovvero Libro del Consiglio.

La versione del testo qui utilizzata quella dello scrittore messicano Ermilo Abreu Gmez, che aggiunge al titolo originale le parole Antiguas leyendas del Quich. Trattandosi di 'leggende', nel secondo paragrafo (il prossimo) ho voluto creare una sorta di breve linea di pensiero sulle diverse concezioni e definizioni di ci che viene chiamato Mito. Sar poi necessario, al fine di comprendere il pi possibile i vari concetti che vengono espressi in questi miti aborigeni, compiere una piccola esplorazione di quello che la cultura maya, cos profondamente radicata in ogni individuo ed espressa in ogni atto del quotidiano, in ogni rito e cerimonia. Questo il tema del terzo paragrafo. Il quarto presenta una mia personale sintesi dei racconti del Popol Vuh, in cui ho cercato di concentrare l'attenzione sulle quattro cicliche creazioni dell'uomo e sul mito dei due Eroi gemelli Hunahpu e Ixbalamqu, antenati divini che hanno permesso che avvenisse l'ultima creazione, quella (forse attuale) del Vero Uomo maya-quich. Della simbologia che percorre questo testo e che si collega a quella degli altri (pochi!) libri maya che sono scampati alla distruzione da parte dei Conquistadores verranno analizzati, nel paragrafo quinto, gli elementi che ho ritenuto pi importanti e inerenti al tema centrale. Infine, dopo aver viaggiato attraverso le quattro creazioni alla ricerca del cammino evolutivo che hanno fatto i nostri antepasados e che, sui loro passi e con i loro insegnamenti, possiamo percorrere anche noi, il paragrafo sesto sar dedicato alle conclusioni a cui sono giunta indagando sia il perch della/e creazione/i sia il motivo che 6

sta alla base della curiosit che provoca in me il mistero delle mie e delle nostre origini, che poi direttamente collegato alla ricerca di una verit che sembra difficile da raggiungere, ma che non per questo deve essere abbandonata. Teniamo a mente che la verit grande e potente, come dicono gli antichi testi, e che non mai stata infranta dai tempi di Osiride 3; e vedrete che un giorno la scopriremo, pura e incontaminata come dovrebbe riuscire a mantenersi sempre. Per quanto riguarda i termini in lingua maya che incontrerete nella lettura di questo saggio, sappiate che ho fatto riferimento al dizionario K'ich English di Allen J. Christenson della Brigham Young University oltre che, ovviamente, al Popol Vuh di Abreu Gmez. Per la corretta pronuncia delle lettere, preoccupatevi di ricordare il suono ch (da pronunciare tch), la h che va calcata similmente alla j spagnola o al tedesco ch (come nel nome proprio di Bach); poi la z che ha lo stesso suono della s di serpente, la x dei dizionari maya che si legge come la ch francese o sh inglese, e da ultimo la v e la u che si pronunciano come la w della parola inglese wind. Prima di inoltrarci nei vari paragrafi, vi lascio riassunto in poche parole quello che rappresenta la Cultura del popolo Maya. Una delle immagini che viene utilizzata come compendio di questa religione il triangolo equilatero
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: ogni lato rappresenta un

orientamento intellettuale distinto e complementare agli altri due. Uno dei lati costituisce l'orientamento cosmologico e politico, un altro equivale a quello sociale che si traduce nell'onnipresente culto degli avi, mentre il terzo lato corrisponde all'orientamento soteriologico5 dove si indagano le caratteristiche dell'Altro mondo.

-Ma' a pa'atik u beeta'al tech ba'ax ku pajtal a beetik! 6, ovvero no esperes a que te hagan lo que t puedes hacer. Siamo pronti, allora, per incamminarci in una ricerca personale delle nostre origini e per lasciarci affascinare dal pensiero Maya, una delle pi grandi civilt che il mondo abbia conosciuto, che racconta la sua visione della nascita del mondo e dell'Uomo?
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Papiro Prisse, risalente alla dodicesima dinastia egizia e ottenuto dal francese mile Prisse d'Avennes nel 1856, ora conservato a Parigi. Nei testi egizi risulta evidente che maat significa right, true, truth, real, genuine, upright, just, unalterable,etc. Nel papiro qui citato vi scritto: Great is maat, the mighty and unalterable, and it hath never been broken since the time of Osiris (dio egiziano degli inferi e della fertilit); e tra le massime di Ptahhetep (la cui tomba a Saqqara) ci viene consigliato di MAKE MAAT, OR RIGHT AND TRUTH, TO GERMINATE. Miguel Rivera Dorado, Diez rasgos en el Mayab y en Egipto Revista Espaola de Antropologa Americana, p. 8. Per soteriologia si intende una teologia della salvezza dell'uomo mediante la ricerca di senso nella vita: spiegazione del mondo, della vita e del destino dell'uomo, il quale racchiude, soprattutto, l'idea della continuit dell'essere dopo la morte idea della resurrezione, rigenerazione o del rinnovo della vita una volta scomparso l' involucro corporale. http://www.indemaya.gob.mx/cultura-maya/literatura-maya.php/refranes-mayas.html .

2- il Mito : cosa sono e come ci dobbiamo rapportare ai miti?


Il mito un testo sacro; riferisce un avvenimento che ha avuto luogo nel tempo primordiale, il tempo favoloso delle origini [...] dunque sempre il racconto di una "creazione": si narra come qualcosa stato prodotto, come ha cominciato a essere. - Mircea Eliade 7

Per poter affrontare al meglio l'argomento di questo saggio, importante ridefinire l'origine di un concetto chiave quale il Mito, e che rivediamo alcune delle tante definizioni che di questo sono state date nel corso dei secoli. Questo permetter ad ognuno di poter scegliere come affrontare la lettura dei prossimi capitoli, a seconda del punto di vista che pi gli sembrer appropriato. E allora, avanti, cosa si intende per Mito? E come ci dobbiamo rapportare a ci che chiamiamo testi e credenze mitiche? 2.A Definizioni del termine Mito nel corso della storia: Il termine Mito deriva del greco mythos, 'parola, racconto'. Il significato che assume in Omero quello di parola, discorso, ma anche di progetto, macchinazione; mentre secondo il filologo tedesco W.F.Otto (1951) avrebbe originariamente indicato la parola nel senso antico, che non distingue tra parola ed essere. In et classica, Platone lo defin come racconto intorno a di, esseri divini, eroi e discese nell'aldil (Repubblica 392a); e nel pensiero filosofico, in quanto discorso che non richiede o non prevede dimostrazione, mythos venne contrapposto a lgos, nel suo senso di 'argomentazione razionale'. Una tesi un po' diversa, che prevedeva che il mito celasse, esprimendole in forma allegorica, profonde verit e insegnamenti morali, arriv con il neoplatonismo, e ancora la troviamo in Bacone, nel De sapientia veterum (1609). Contro di essa, invece, si espresse G.B.Vico 8, che affermava che il mito non ha sapienze riposte da rivelare, ma esprime la genuina concezione del mondo che propria dell'umanit primitiva. Secondo questo filosofo italiano da cui nacque la moderna scienza del mito, va, dunque, considerato come un insieme di materiali storici, antropologici e sociologici e valutato secondo l'evoluzione della mente e delle societ umane. Pi tardi, tra fine Ottocento e inizio Novecento, il mito venne assunto o come narrazione e struttura religiosa fondamentale, o come forma di pensiero- creazione ideale, distinta dal pensiero logico o scientifico.
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Mircea Eliade, Aspects du Mythe . Giambattista Vico, Scienza Nuova, 1725 .

Freud, poi, studiando il mito da un nuovo punto di vista, si riferisce ad esso come a una manifestazione corale dello spirito umano, che rivela e, al tempo stesso, nasconde alcune tendenze inconsce dell'uomo. Dal versante antropologico, Malinowski 9, tratta il mito come una storia narrata per stabilire una credenza, per servire da precedente in una cerimonia o in un rituale, o per agire da modello di condotta religiosa o morale. Questa minima 'rassegna storica' ci d una prima idea di quante numerose e diverse accezioni ha potuto assumere la parola mito ai nostri giorni, soprattutto data la quantit di studiosi che si sono interessati, e che sempre pi si stanno appassionando, a questo tema. Darne una definizione univoca, di conseguenza, risulta piuttosto difficile. Ma se per un primo momento pensiamo ad analizzarlo da un punto di vista il pi oggettivo e generale possibile, potremmo considerare il mito come una narrazione investita di sacralit relativa alle gesta di di ed eroi protagonisti delle origini del mondo, o alle modalit con cui il mondo stesso e tutte le creature hanno raggiunto la forma attuale in un determinato contesto socio-culturale o popolo. Nel classificarlo come narrazione sacra, si intende considerarlo come verit di fede, e gli viene, cos, attribuito un significato religioso o spirituale. Questo, ovviamente, non implica n che la narrazione sia vera..n che sia falsa! 2. B Definizione personale del mito: A questo punto proviamo ad interrogarci su quello che ognuno di noi intende per mito, perch vi assicuro che a seconda della mentalit, o del grado di conoscenza che ci si fatti del contorno/cultura, o dell' apertura mentale (passatemelo!) di ognuno, vi approccerete ai racconti mitologici in maniere totalmente differenti; e, aggiungerei, vi si potrebbero aprire livelli di consapevolezza inaspettati! Se pensiamo a quali sono i due pensieri pi estremi a cui si potrebbe arrivare, sicuramente quello realizzato dal solo emisfero sinistro del nostro cervello, ovvero quello pi razionale, analitico e logico-lineare, corrisponderebbe al vedere il mito come un bisogno di spiegare la realt e di risolvere quelle che consideriamo contraddizioni della natura; come spiegazione di un rito; come struttura delle credenze di un gruppo. All'estremo opposto, il solo lato destro del cervello, quello che gestisce gli aspetti intuitivi, creativi e non razionali della vita, potrebbe arrivare a sostenere che il mito la pi ricca fonte di informazioni della storia umana, che pu essere considerato un racconto sacro che svela dei misteri e che d la risposta a molti interrogativi degli uomini, su come sono nati l'universo e l'uomo, su come hanno avuto origine gli astri e la terra, le piante e gli animali e che spiega come si sono formate le societ civili con l'aiuto degli eroi; o che, addirittura, nel mito e non nella storia c' scritto tutto10. Ora, io credo che, come in ogni aspetto della vita, ci voglia un buon equilibrio, sia tra i due
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Branislaw Malinowski, Il mito come sviluppo drammatico del dogma , Sesso, cultura e mito , 1962. Corrado Malanga, Genesi .

emisferi del cervello (!) sia nell'occhio critico con cui si legge un racconto mitico. 2. C Come rapportarsi ai miti?: La risposta giusta alla domanda sul come ci dobbiamo rapportare ad un mito , s, assolutamente personale, ma quello che consiglio io che vada comunque ricercata con una buona predisposizione all'ascolto/lettura e con un buon bilanciamento di occhio critico e di 'possibilit di credere'. Davanti a un mito siamo come un bambino quando fa domande la cui risposta supera la sua capacit di comprensione. O come un bambino che ascolta una qualsiasi favola, ognuna delle quali racchiude in s vari concetti e messaggi, come pu essere la storia di Biancaneve (che non cito casualmente, ma che ritroveremo pi avanti!). Ascoltando ripetutamente la fiaba e coinvolgendosi emotivamente, il bambino capisce innanzitutto il significato pi generale della storia, e con l' andare del tempo, arriva a comprendere anche le accezioni pi nascoste. Si tratta delle famose chiavi di lettura di cui mi parlava la professoressa di italiano al liceo, possibili e numerose chiavi di accesso a qualsiasi tipo di narrazione, che dipendono dall'et, dalle esperienze, dalle conoscenze e dal momento della vita in cui si affronta una lettura o un ascolto. Cos come per le fiabe, i MITI vengono utilizzati per comunicare messaggi necessari e di difficile comprensione razionale; sono racconti il cui fine ultimo quello di permettere all'ascoltatore di arrivare direttamente al significato profondo della cosa in forma inconscia. Molti, ed quello a cui credo di essere giunta anch'io, vedono nel mito un contenuto di conoscenza che va oltre la forma d'espressione del mito stesso. Vi invito a pensare, d'ora in avanti, di provare a considerare il mito come mezzo per arrivare a una conoscenza superiore di voi stessi e della realt. 2. D Rapporto mito-storia: facile che, fin da pi piccoli, molti di noi abbiano iniziato a sospettare che la Storia che ci insegnavano a scuola non era il vero e preciso racconto della sequenza degli eventi passati, ma che anzi, una definizione come a fable agreed upon (una favola concordata) 11 sarebbe pi intellettualmente convincente . Pensiamoci bene: per leggere la storia scritta, ci deve essere stato qualcuno che ha preso la penna in mano ed effettivamente questa storia l'ha scritta; coscch mi pare corretto tenere sempre in conto che il risultato comunque stato filtrato dal punto di vista della persona o della gente che l'ha redatta. E consideriamo che nella maggior parte dei casi erano i vincitori delle guerre che scrivevano i libri di storia, e che quindi, molto probabilmente, essi si portano dentro un etnocentrismo che potrebbe risultare un' insinuazione dannosa per praticamente tutti i gruppi eccetto quello dello storico.
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Robert D. Duce, The Popol Vuh and Book Chain Kin, Estudios de Cultura Maya.

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Focalizziamoci, allora, pi strettamente su quello che riguarda il popolo mayaquich e il Popol Vuh, libro su cui si basa questa indagine, scritto da padre Ximnz, e che possiamo considerare il documento, contenente il mito della creazione, comune delle culture Maya e Quich fino al momento della loro separazione, racchiusa nello stesso. a questo frate domenicano Ximnz che dobbiamo il merito di aver scoperto un manoscritto in lingua quich che risult poi essere un libro sacro per i maya; il Popol Vuh, appunto. Interpretando il sentimento del popolo Quich, questo frate intitol la sua versione spagnola: Storia dell'origine degli indiani di questa provincia del Guatemala, il che mostra come questo popolo conferiva un valore storiografico a questo suo libro. Possiamo quindi dire, prendendo in prestito le parole di Girard, che i Maya-quich definiscono la loro concezione di Storia l dove dichiarano che i loro racconti mitici sono al tempo stesso delle narrazioni storiche, un mito-storia quindi, un mito elevato a rango di storia 12. Ora, pu sorgere una doverosa domanda: se il Popol Vuh stato scritto da un frate domenicano, siamo certi che rispetti una traduzione il pi possibile letterale dei testi indiani? Presenta solo elementi originali, puri del pensiero maya? Alcuni studiosi non danno credibilit a questo 'Libro della Comunit' perch dicono che ha una forte influenza cristiana; grazie agli studi comparati, per, vi sono sempre nuovi elementi che dimostrano che la cultura Maya aveva gi conoscenza di questa storia prima dell'arrivo dei Conquistadores, come ad esempio il ritrovamento di un fregio che raffigura Ixbalamqu e Hunahpu, i due eroi-gemelli protagonisti della seconda parte del Popol Vuh, nuotando tra mostri celesti dopo aver recuperato la testa del padre, decapitato dai signori governatori dell'inframondo. Con questo rinvenimento, sostiene l'archeologo statunitense Hansen, si conferma che Ixbalamqu e Hunahpu esistevano gi 300 anni prima di Cristo, con cui si conferma l'originalit della creazione divina nella civilizzazione maya 13. Anche se vero che ci sono riferimenti al Cristianesimo nel testo, questi non sembrano essere molti, indi per cui viene ora generalmente visto come uno dei racconti esistenti pi puri della cosmovisione preispanica. E il fatto che contenga elementi non di origine preistorica, come santi cattolici o avvenimenti storici relativamente recenti non indice di una tradizione mitica decadente o morente, ma forse la prova della sopravvivenza di una fiorente tradizione orale, in grado di adeguarsi ai cambiamenti in continua evoluzione 14. 2. E Miti simili o ricorrenti: Cos come questo libro getta luce sulla mitologia dei Maya-quich, viene da pensare che un grande aiuto nel capire e completare parte dei testi (spesso laconici) nel periodo dei contatti con gli Spagnoli pu arrivare dai miti contemporanei. Quelli di popoli maya come i Kechi e i Mopan, ma anche dei Mixe, dei Popoluca e dei Totonachi, che presentano spesso episodi e motivi collegati al Popol Vuh, e che quindi confermano questa ipotesi.
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Raphael Girard, La Bibbia Maya. Il Popol Vuh: storia culturale di un popolo, p. 10 . EFE News Service, Descubren friso que representa a heroes del Popol Vuh, el libro sagrado maya, p.1, traduzione personale. Karl Taube, Miti aztechi e maya, p.123

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Naturalmente, i miti non rimangono mai congelati in modelli invariabili di parole ed eventi, e non lo rimasero n dopo l'arrivo di Colombo, n prima; possono variare nel corso della storia, alcune parti possono essere dimenticate e altre aggiunte dalla fantasia del narratore o pu succedere che pi miti vadano a fondersi in un unico racconto; quel che importa che alcune situazioni, alcuni personaggi, alcuni eventi spesso rimangono costanti. Sono molti i miti che si assomigliano, pur provenendo da popoli vissuti in epoche diverse e in luoghi molto lontani; alcuni miti americani narrano storie in cui, anche se con nomi e particolari diversi, l'intreccio delle storie e il significato che trasmettono rimane uguale a quelle dei miti dell'Asia o dell'Africa o dell'Europa. Un esempio di mito che sicuramente conosciamo tutti e che ritroviamo nella cultura di moltissime civilt ci dato dal mito del diluvio universale, presente in ben 64 letterature di popoli diversi! 15 Ma ve ne sono molti altri che si ripetono e assomigliano, e che ci invitano a riflettere. Davanti a questa affinit tra miti, dobbiamo riattivare entrambi gli emisferi del nostro cervello e scegliere di nuovo quale strada del nostro ipotetico bivio pi ci si addice: potremmo spiegarla con il fatto che alcune intuizioni e alcune esperienze sono cos comuni fra gli uomini che essi, pur non conoscendosi, le esprimono con le stesse immagini e le stesse idee; oppure potremmo pensare che molti miti risalgono ad un avvenimento storico, che venivano raccontati da chi viaggiava e si spostava da un paese all'altro, e che poi venivano tramandati di luogo in luogo assumendo forme diverse. E, di nuovo, a voi la scelta! Ricapitolando le idee, quello che ho cercato di esplorare e farvi esplorare il significato del mito, un racconto sacro che ha la capacit di far arrivare l'ascoltatore al mondo dei princpi attraverso la parola e il coinvolgimento emotivo. Il chiarimento di ci che risulter contraddittorio e una corretta disposizione degli avvenimenti nella luce giusta (senza rinnegare l'essenza del mito), sar poi compito della razionalit. Quello che sto cercando di dire che non dovete accettare passivamente il mio punto di vista, n quello di nessun altro; spero vi siate fatti la Vostra idea di Mito, cos che possiamo inoltrarci nella lettura di questo Popol Vuh consapevoli del fatto che, come ogni leggenda, un mondo da leggere, su cui pensare, e vedere poi se per noi possibile. Se qualcosa non sembrer vero, allora naturalmente non accettatelo.

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Troviamo una rappresentazione del diluvio a pagina 74 del Codice di Dresda. La figura riporta il particolare di un vaso maya tardo-classico; probabilmente una rappresentazione classica del caimano del diluvio, che ricorda la fascia superiore della p. 74 del Codice di Dresda. Karl Taube, Maya Aztechi e Maya, p. 115.

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3- Tratti principali della Cultura Maya

Per interpretare questo materiale mitico, che al tempo stesso molto vecchio e perennemente giovane, indispensabile immedesimarsi nel modo di pensare, di sentire e di esprimersi propri dell'indigeno e di esplorare gli strati pi profondi del suo pensiero, di conoscere i suoi processi mentali, le sue idee religiose; in una parola, la condizione reale della sua spiritualit 16. Non potevano esserci parole migliori per sintetizzare ed esprimere il prossimo passo che dobbiamo fare nello sviluppo del tema centrale di questo studio e per avere una base di conoscenze comuni che ci permetteranno di entrare pi a fondo nel mondo del Popol Vuh. Per farlo, proviamo ad azzerare qualunque pre-giudizio o pre-concetto, per cercare di liberare la mente e riuscire infine a leggere queste antiche leggende attraverso gli occhi di un ipotetico osservatore maya, magari abitante del Guatemala, molto tempo prima dell'arrivo degli Spagnoli. 3.A : Quando e dove sorse la civilt Maya: Chi erano, quindi, questi Maya? O Maya-Quich? E dove vivevano? Da dove venivano? Inizio con l'introdurre qualche data, in maniera da avere una linea su cui muoverci, linea che non potr essere data per certa, in quanto non vi una corrispondenza esatta tra le teorie dei vari autori presi in esame: dalle mie ricerche, molti esperti concordano nel considerare il 2 millennio a.C. come fase pre-classica di quella che potremmo chiamare proto-comunit maya17; la segue poi, tra il 200 d.C. e il 900 d.C., una fase classica, quella ritenuta di massimo splendore. Verso la fine di questa fase, il regno dei Maya si estendeva dalla costa pacifica al Golfo del Messico e ai Caraibi. Finch poi, dicono gli studiosi, sparirono abbandonando molte delle citt intatte, citt che furono poi inghiottite dalla giungla. Girard , per citarne uno, ci d come indicazione l'anno 830 d.C. per questo abbandono delle citt; e ci dice che attorno agli anni 949/1000 d.C fino al 135018 arrivarono i Toltechi19 ad occupare le zone che erano state maya (epoca
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Raphael Girard, La Bibbia Maya. Il Popol Vuh: storia culturale di un popolo, p. 10 . Girard ammette che sembra probabile che l'inizio dell'Era storica dei Maya-Quich risalga a circa 52 secoli fa, epoca contemporanea all'inizio delle dinastie reali egiziane e anteriore al regno di Hammurabi, alla fondazione di Babilonia e a quella di Ninive. E, aggiunge, non sembra azzardato pensare che l'inizio della preistoria mayaquich risalga pi o meno a 15o20 millenni fa, epoca che, allo stato attuale delle nostre conoscenze, coincide con quella del popolamento del continente ad opera dei primi emigranti asiatici. Op. cit., p.306 . Op. cit. . Toltechi equivale a Quich. Tolteca, infatti, il nome che i cronisti applicano alla cultura quich, ovvero alle grandi culture di tipo monumentale che, provenienti dal Guatemala, fioriscono nell'Anahuac fino al crollo di Tuln

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che viene chiamata Maya-Tolteca, o Maya-Quich). Il periodo che va dal 900 al 1250 d.C. quello che Taube riporta come primo periodo postclassico; ed l'epoca a cui risale Tula, nel Messico centrale, citt nota oggi come la leggendaria Tollan, la capitale dei Toltechi governata da Topiltzin Quetzalcoatl, l'quivalente umano del grande dio Quetzalcoatl. Il periodo successivo viene classificato come tardo postclassico, tra il 1250 e il 1521 d.C., e corrisponde alle culture incontrate dagli Spagnoli nel XVI secolo. Sento, a questo punto, il bisogno di spezzare una piccola lancia a favore delle popolazioni Maya odierne: navigando fra i vari siti internet, mi sono imbattuta in un commento, scritto dal loro punto di vista, a proposito dell'abbandono delle citt. Nel dire che la civilt Maya spar, quello che forse non ci rendiamo conto che non stiamo facendo only an inaccuracy, quanto piuttosto a great disservice a quelle pi di 6 milioni di persone che si sentono e definiscono Maya e che vivono oggi in Guatemala, Messico e Belize. Il commento continua, e afferma che mentre le citt-stato delle pianure del periodo classico possono essere state abbandonate nel decimo secolo, il popolo Maya non spar pi di quanto non lo fecero gli Italiani quando cadde l'Impero Romano 20. 3.B : Religione-mentalit maya: Detto questo, che non mi sentivo di tralasciare, iniziamo una breve analisi di quelle che sono le caratteristiche e i tratti principali della mentalit e della cultura Maya. Parto col tracciare le virt fondamentali a cui ogni maya-quich doveva aspirare: come vedremo nel Popol Vuh, menzogna, tradimento e perfidia vengono castigati, e vengono invece esaltate qualit come il dominio di s, il pacifismo, l'umilt, la giustizia sociale, l'altruismo all'interno della comunit, l'amore per il lavoro e per la verit (quest'ultima era realmente radicata nell'animo dell'indiano, anche da come leggiamo in Todorov, che efficacemente ci porta dritti al punto con un esempio preso da Zurita, vedi nota 21), il rispetto del diritto degli altri e, soprattutto, il sentimento di gratitudine nei confronti degli di e degli uomini. quindi doveroso dire che i Maya-Quich, al pari di egizi, greci, romani, cinesi, giapponesi e altri popoli, si considerano diretti discendenti degli di. Primo su tutto, i Maya credevano nell'esistenza di un unico Dio, vivo e vero, ritenuto il pi grande degli Di, colui che aveva creato tutte le cose, nuestro creador, cuidador de nuestra alma, el que al recibirnos no recibe sino lo que l mismo crea, el que tiene al cielo trs de l 22. Lo chiamavano Hunab Ku, dicevano che ogni cosa viene da lui, e che non ha volto; dal momento che incorporeo, dunque, non possibile riprodurre alcuna immagine per
e che sono opera dei gruppi etnici imparentati per cultura e lingua ai Maya. Questa cultura si estese poco a poco sulla zona centrale del Messico, pur frazionandosi con il passar del tempo in culture locali o regionali, parallelamente al processo di differenziazione linguistica del gruppo originale. http://www.criscenzo.com/jaguarsun/mayanow.html , traduzione personale. Nessuno osava spergiurare, temendo che gli di nel nome dei quali giurava lo punissero con una grave infermit. () I genitori mettevano severamente in guardia i figli contro la menzogna, e un padre puniva il figlio che aveva commesso tale mancanza pungendogli le labbra con una spina di maguey. Di conseguenza i ragazzi crescevano con l'abitudine di dire la verit. Quando viene chiesto ai vecchi indiani perch il loro popolo oggi dice tante bugie, essi rispondono che ci dipende dal fatto che il falso non punito. (..) Gli indiani dicono che hanno imparato a mentire dagli spagnoli, Tzvetan Todorov, La conquista dell'America. Il problema dell'altro, p.110. Palabras de Chilam Balam, Ah Kin, cantore in Cabalchn Man , nel testo a cura di Silvia Rendon e Alfredo Barrera Vazquez, El libro de los libros de Chilam Balam, p. 95.

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adorarlo 23. Egli rappresenta l' Unit da cui veniamo e la Totalit di cui tutti facciamo parte e a cui tendiamo. A parer mio, questo un concetto comune a molti, se non a tutti, i culti. Se provassimo ad andare a fondo nella conoscenza di tutte le religioni e culture del pianeta, sono pronta a scommettere che in moltissime ci imbatteremmo in questa UnitTotalit, questa entit suprema, eterna, che in qualche modo ha dovuto dare inizio a ci che oggi intorno a noi; e immagino che inizialmente si sia scomposta in un duale (vedremo come il dualismo costituisce in effetti un tema predominante per Maya, Egizi,...), poi in quattro, poi in otto e cos via, fino a moltiplicarsi in ogni cosa del creato, di cui quindi tutti facciamo parte. Qualunque sia il nome che vogliamo attribuirgli, siamo tutti parte di Hunab Ku, di questa Coscienza universale che ha organizzato la materia in stelle, pianeti e sistemi solari, di questa energia intelligente che pervade l'universo. 3.C : Dualismo cielo-terra: Dopo l'avvio dato al mondo da Hunab Ku, questa nica-deidad considerata come massima divinit del pantheon maya, il Popol Vuh si fa espressione della convinzione della venuta di un susseguirsi di ben quattro genesi dell'uomo, avvenute secondo una ciclicit temporale che procede per gradi successivi di evoluzione. Ognuno di questi livelli comporta la distruzione di quelli precedenti/inferiori, fino a tornare al punto di inizio..da cui poi si riparte! Ci troviamo, a questo punto, di fronte a una concezione di eterna rinascita, di quel dualismo universale , fondamento del pensiero maya, che era espressione dell'unit del tutto, da cui discendeva e in cui finiva per riunirsi ciclo dopo ciclo; Hunab Ku, in due parole. Legato ai numerosi e contorti modi di porre la questione della resurrezione e dell'immortalit dell'anima, vi il dualismo cielo-terra. Simbolo di questo binomio, innanzitutto, l'Uccello-Serpente (personificato in Quetzalcoatl, dio creatore della mitologia messicana), che sintetizza appunto la forza o totalit cosmica: il primo, l'uccello da preda, rappresenta il dio del Cielo, mentre il Serpente (chij chan) un animale terrestre; la loro associazione esprime l'accoppiamento cielo-terra da cui nasce l'umanit maya-quich. Il pueblo Chorti, popolazione maya contemporanea con cui familiarizz durante un periodo di residenza l'americanista esploratore e antropologo Rapahel Girard, ripete ancora oggi questo accoppiamento cosmico, questo matrimonio del dio del cielo e della dea terrestre nell'introduzione del grande Palo di Volteggio (un albero che tagliano dalla foresta nella prima fase del rito) in una grande buca, durante la cerimonia che da questo palo prende il nome. La stessa grande unione viene rappresentata, nella figura accanto24, con un simbolochiave, l'albero della vita25, piantato in un vaso, che invece simbolo della fertilit inesausta ed espressione della teofania albero-cosmo-divinit,
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Come confermano le parole di Fray Diego Lopez de Cogolludo, Historia de Yucatn . Figura 23, Versioni dell'albero della vita nei codici maya e messicani, Raphael Girard, Op. cit., p.105. Per Corrado Malanga, Genesi, l'albero della vita eterna il DNA.

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fonte di rigenerazione senza fine 26. L'albero certamente un'immagine comune a molte religioni; lo troveremo nel Popol Vuh, dove la Ciba rappresenta l'albero dell'origine che collega la terra e il cielo, punto in cui germoglia 27; lo troviamo tra gli Egizi e nella Bibbia, e un altro esempio ci arriva dai Mixtecas, popolo preispanico, che secondo il vescovo Nuez de la Vega (1702) credevano che il primo popolo provenisse da un albero, e pi precisamente dalle radici di quella Seiba (..) e in una coperta molto antica l'hanno dipinta 28. L'albero dunque, quell'elemento che, prendendo nutrimento dalle proprie radici e lanciando forte in aria i suoi rami, collega la terra al cielo. Relazionato a questo, c' il concetto della corda che congiunge il cielo alla terra, e che veicolo degli di e dell'essenza divina, e da cui discendono anche le generazioni umane. Questo concetto di dualismo lo potrete ritrovare in tutta la mitologia maya (e non solo maya!), dai dipinti o incisioni sui vasi di ceramica alle opere di archeoastronomia. 3.D : Chilam-Balam: Non sorprende, allora, che l'anima del popolo maya era il sacerdote-indovino chilan, dato che era considerato il legame tra la terra e il cielo. Era un intermediario con il sovrannaturale, veniva chiamato anche Chilam Balam, indovino-giaguaro, o interpreter in inglese (interprete degli di), e aveva il compito di mantenere i rapporti tra la cittadella e il cielo per assicurare la sussistenza dei vivi e la perpetuazione della razza 29. Era colui che possedeva la chiave della rinascita, e la sua missione pi importante era quella di fungere da guida dei defunti, esattamente come il lama tibetano. Secondo quanto riferito da Arnold, il Chilam-balam, durante il suo trance 30, seguiva il destino del defunto, lo guidava, cercava di istruirlo e di servirgli come interprete. Era lui il vero protettore del mondo dei morti e quindi anche del mondo dei vivi. Non possiamo non ri-notare la somiglianza con il lama del Bardo Thodol tibetano, e quindi con la concezione buddista secondo cui l'umanit coinvolta in un ciclo quasi senza fine di vita-morte-rinascita. Come per il buddista (e per il cristiano), per il Maya necessario integrare il feto con un'anima, affinch questo viva. E ancora, come il buddista, il Maya convinto che quest'anima sia la psiche di un defunto che vuole rinascere. La differenza sta nel fatto che mentre per il buddista la reincarnazione una sorta di ripiego da cui bisogna cercare di liberarsi, il Maya, convinto che la vita terrena sia positiva, incita questo desiderio di rinascita del defunto, lo accompagna attraverso le metamorfosi dell'anima e lo aiuta nel trovare una matrice, ovvero il ventre di una donna gestante. La fede in questo ritorno ciclico dei trapassati ( 31 ) era, per Paul Arnold, il perno del pensiero maya. Questo autore decifr il manoscritto che ora conservato a Parigi, un manuale che, secondo la decrittazione dell'autore, descrive la storia dei defunti tra le due
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Raphael Girard, La Bibbia Maya. Il Popol Vuh: storia culturale di un popolo, p. 315. Paul Arnold, Op. cit., p.61 : Per i Maya il centro, che l'ombelico del mondo e per il quale passa l'asse dell'universo, verde come l'albero dell'origine, la ciba. John Eric Sidney, Comentario al Codice de Dresde, p. 9. Dove sar finita questa coperta? Paul Arnold, Libro dei Morti Maya, p.72 . Trance: stati nei quali si pensava di entrare in comunione con la psiche del morto, influenzarlo, animarlo e riportarlo sulle vie terrene. Paul Arnold, Il libro dei morti maya, p. 16 .

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rinascite (da qui, il titolo). Essendo la specie condannata a sparire in caso di mancate reincarnazioni, l'universo dei maya poggiava sull' interdipendenza dei vivi e dei morti. Il Maya non si lamenta minimamente del destino dell'uomo, anzi, lo trova straordinario! Teme, piuttosto, il soggiorno nel Limbo, nel mondo dell'inframezzo. qui che entra in gioco il chilan, che in collaborazione con il Moan uccello mitico a cui viene attribuito un ruolo di conduttore, e creatore prometeo di luce e di vita 32-, dovr guidare il defunto, e la sua anima, verso la matrice della rinascita. Il chilam-balam, interprete degli di e depositario del sapere sociale, si trovava a decidere delle sorti di ogni individuo. Non sorprende, infatti, che le profezie di alcuni sacerdoti siano sopravvissute fino ad oggi come i beni pi preziosi, nonostante l'imposizione del cristianesimo. Grazie ad alcuni passaggi del Chilam Balam de Tizimn e di Man (raccolte di profezie di cui dar pi informazioni pi avanti), sappiamo che il chiln entrava in una piccola stanza,
presumibilmente in un tempio, a prendere la profezia (del katun). Restava con la bocca in terra senza muoversi, e la sua voce era spenta sospetto che si trovasse in un trance allucinatorio per ascoltare la profezia comunicata da una figura di duende profezia agli altri sacerdoti
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, chiamato Max, scimmia-ragno,

termine che per estensione includeva i duendes. Dopodich, il chiln usciva a comunicare la

. E' importante notare come questa convinzione si rifletta nel linguaggio, dove profezia e legge sono un'unica parola. Una delle profezie pi degne di nota fu quella del chilan Ah Xupan Nauat, che avrebbe previsto fin dall'XI secolo che nell'anno 1527 sarebbe cominciata l'invasione dello Yucatn, a quanto riporta Todorov 35. 3.E : La (intrigante) concezione del tempo: Stiamo parlando di un popolo che non concepiva barriere tra il quotidiano e il sacro, tra passato e futuro (che appartengono allo stesso libro); di una societ che grazie alla sopravvivenza dei miti nei riti -e nelle danze, processioni simboliche, rappresentazioni teatrali,..- stabilisce una corrispondenza tra presente e futuro, tra la realt esistente e il mito. Vivere ed agire con le norme mitiche un'ossessione costante per il Maya-Quich, che tutt'ora vive in un'era mitologica, la quarta nella sua concezione ciclica, e che vale a dire che vive in un tempo e in uno spazio sacri. A questo modo egli non conosce alcuna frattura rispetto al passato; esso non rappresenta nulla di oscuro dal momento che i miti costituiscono la base della sua conoscienza culturale. Egli concepisce il tempo come ciclico, opposto quindi alla concezione lineare del calendario gregoriano, e supremo, nel suo modellare tutta la vita del cielo e della terra in una macchina ciclica che avrebbe girato per tutta l'eternit 36.
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Op. cit., p.47. Duende: spirito, elfo. John Eric Sidney, Comentario al Codice de Dresde, p. 100. Tzvetan Todorov, La conquista dell'America Il problema dell'altro, p. 91 . J. E. Sidney, Op. cit. , p. 120 .

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Fu cos che vennero creati e distrutti i primi tre tentativi di umanit. Il passato, ogni volta, potrebbe sembrare tagliato fuori dal presente, ma la realt che non scompare, bens si trasforma per incorporarsi ad esso, dando cos origine alla composizione di una sorta di cordone sanitario rinforzato destinato a difendere il genere umano37. Ogni periodo , dunque, una creazione. E ogni Era al tempo stesso unita e divisa dalle altre perch ognuna parte fondamentale della stessa ed unica Totalit, divise al fine di distinguere le fasi del passato, unite per conservare il legame causale che le collega al Tutto, a Hunab Ku. E ogni rinascita equivale a una nascita. Cos che la morte non pu che essere percepita come abbandono di questo mondo per abitarne un altro; perch non il punto finale del nostro destino terreno, non rappresenta la distruzione completa immediata, ma piuttosto una sorta di scomparsa, come indicato dal significato del nome Xibalba (il Limbo che tanto temono), 'Luogo della Dissolvenza, della Scomparsa'; un'interruzione nei cicli successivi di vita-morte-vita. Poich il tempo si ripete, la conoscenza del passato conduce a quella del futuro, o meglio, stiamo parlando della stessa cosa. Pertanto, quando gli avvenimenti vengono riferiti al passato, come in una cronaca, o quando invece si riferiscono al futuro, sotto forma di profezie, stiamo sempre trattando della stessa cosa. Gran parte delle profezie maya, di conseguenza, corrisponde alla storia che si ripete. 38 Una (tardiva) iscrizione nel Libro de Chilam Balam cita: Tredici ventine d'anni, e poi tutto ricomincer daccapo 39. Risulta evidente che per i Maya (e per gli aztechi) il ciclo domina rispetto alla linearit, e che quindi l'immagine, grafica e mentale, che hanno del tempo viene rappresentata da una ruota (opposta alla freccia, immagine occidentale del tempo, che segue una successione dall'infinito negativo all'infinito positivo). 3.F : il Calendario: Su questa intima convinzione che il tempo si ripeta, i Maya fondarono (40) il loro calendario e lo rappresentarono, infatti, disegnato su di una ruota. Il CALENDARIO, cos come conosciuto oggi, fu redatto e perfezionato intorno al I secolo a.C., e veniva utilizzato come lo strumento principale per accordare le azioni degli uomini o dei capi maya con gli eventi della storia e le azioni civilizzatrici degli di in passato e la volont degli stessi nel presente. La ruota calendarica un ciclo di 52 anni (che possiamo
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Raphael Girard, Op. cit. , p.301 . CURIOSIT! : In un manoscritto andato perduto, Fuensalida dice Oggi conservano le profezie (scritte nei loro caratteri antichi)quelli che chiamano sacerdoti [Itzaes]in un libro, come di storia, che chiamano ANALTE. In questo conservano la memoria di quanto loro successo da quando popolarono quelle terre. , J.E.Sidney, Op. cit. ,p. 22. Tzvetan Todorov, Op. cit. , p.103 . Secondo Karl Taube, a introdurre nella regione i primi prototipi noti di calendari e scrittura non furono gli Olmechi (che diedero vita alla prima grande cultura della regione e sono forse il primo popolo per il quale si possa parlare di civilt - fin nel 400 a.C), bens un'altra antica civilt, quella degli Zapotechi degli altipiani di Oaxaca, che fece registrare i dati storici pi significativi nel 600 a.C. - Miti aztechi e maya, p.12 .

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considerare come equivalente al nostro secolo) che combina l'anno solare,o Haab' , con l'anno sacro (o Tzolk'in). Il ciclo si suddivide in quattro parti uguali che corrispondono ai quattro settori dello spazio e alle quattro Ere (Soli) mitiche. Il suo punto di partenza il dramma della quarta Creazione. Da qui, questi due calendari ciclici si fusero l'uno con l'altro come due meccanismi agganciati che, ruotando assieme, davano origine al grande Cerchio Sacro di 52 anni solari, considerato sacro da tutte le popolazioni del Mesoamerica. Ad esso, quindi, riferivano avvenimenti sia passati sia futuri, come ad esempio l'attesa messianica del ritorno di Quetzalcoatl- Gucumatz. L'anno sacro (o agricolo o religioso) si compone di 260 giorni: 20 nomi consecutivi di giorni vengono associati ai numeri da 1 a 13. Ad esempio, un giorno come l'Uno Caimano formato da due parti: il numero uno e il nome Caimano. Non si avevano ripetizioni di giorni finch non si erano esaurite tutte le 260 combinazioni di nomi e numeri. Da questo calendario prendevano spesso il nome individui, di e perfino le epoche. L'anno solare41 (o anno vago), invece, si compone di 365 giorni, suddivisi in 18 mesi di 20 giorni, pi un periodo finale di 5 giorni i quali venivano considerati pericolosi, i pi temibili dell'anno in quanto si commemorava il ritorno al caos primitivo, quelli di maggior dolore per la paura di morti inaspettate o di essere divorati dal giaguaro 42. Ogni anno vago prende il nome di uno dei 260 giorni. A causa delle variazioni di questi due cicli, un determinato anno solare non ricorreva prima del completamento di 52 anni solari. Vi un terzo calendario, denominato Cuenta Larga (o Lungo Computo), basato sui movimenti del pianeta Venere. Basato su un sistema vigesimale (cio sul numero 20), implica un calcolo costante di giorni a partire da un evento mitico fondamentale avvenuto in data 13.0.0.0.0 4 Ahau 8 Kumk (importante scoperta fatta da Ernst Forstermann, bibliotecario capo della Reale Biblioteca Pubblica di Dresda e custode del Codice Maya di Dresda) che equivarrebbe al 13 agosto 3114 a.C. (le ricerche di Forstermann permisero a Joseph Goodman e ad altri di risalire alla data base dell'attuale ciclo del Lungo conto). Per come viene utilizzato, il 4 Ahau 8 Kumk serve pi o meno come le nostre lettere a.C., ossia per indicare una distanza anteriore al punto di partenza del conteggio attuale. Vi sono poi dei numeri posti in spirali di serpenti collocate verticalmente 43, che vanno avanti a partire da una data 9 Kan 12 Kayab, pi di 34 mila anni prima della composizione del Codice di Dresda. Tutta la filosofia maya del tempo dunque una marcia progressiva dal passato al futuro. Quello che ci dice Taube a proposito di questo che la formula del Grande calcolo apr ai Maya la prospettiva dell'illimitato, creando in tal modo una nuova concezione della vita 44. 3.G : Dualismo giorno/notte: Essi osservavano direttamente il cielo e utilizzavano il calendario per prevedere le eclissi solari(45) e quelle lunari, i cicli del pianeta Venere - l'oggetto celeste di maggior interesse
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Siccome il Sole, secondo il mito maya, sorge solo nella Quarta Creazione, dobbiamo scartare la possibilit che sia esistito un calendario solare prima di questa epoca. Silvia Rendon e Alfredo Barrera Vazquez (a cura di), Op. cit. , p.150 . J. Eric S. Thompson, Un comentario al Codice de Dresde, pp. 61-73. Karl Taube, Op. cit. , p.17 . Curiosit! : l'ultima eclissi solare del 1999 avvenuta con 33 secondi di ritardo rispetto a quanto predetto dai

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per loro-, i movimenti delle costellazioni, etc che essi non ritenevano solo come semplici movimenti meccanici di corpi celesti 46, ma rappresentavano le azioni/gesta degli di, le riproduzioni/ripetizioni degli avvenimenti mitici avvenuti nel tempo della creazione. Uno dei punti fondamentali del loro pensiero, difatti, costituito dal contrasto tra il giorno e la notte. Innanzitutto necessario sapere che essi fanno iniziare il giorno (o soleentrambi chiamati k'in- che rappresenta l'unit o prototipo di realt maya 47) quando il sole allo zenit. La loro alba segna dunque il periodo diurno di stabilit e di ordine dell'esistenza quotidiana: il sole scalda la terra, d vita alle piante, mostra la giusta posizione, relazione, proporzione e distanza tra tutte le cose, presiede sulla terra e tutto bene con il mondo. Ecco che poi, quando alto in cielo, presta attenzione a una chiamata dell'Oltretomba e inizia la sua discesa per incontrare il suo Destino. Arriva allora la notte, periodo durante il quale credono che i mortali possano comunicare con il soprannaturale, in quanto corrisponde al tempo mitico in cui di e demoni diventano attivi. Durante i sogni, dicono, lo spirito degli uomini intraprende viaggi pericolosi per incontrare di, avi e altri esseri soprannaturali. Guardando il cielo, la notte, potremmo scorgere gli episodi sacri della creazione che si ripetono continuamente nei movimenti dei pianeti e delle costellazioni. Il contrasto tra queste caotiche e pericolose ore notturne e quelle chiare, ordinate ore diurne non rappresenta per una semplice distinzione tra bene e male, ma si riallaccia a quel principio dualistico di cui parlavo prima e che alla base di tutte le cose, considerato in un rapporto di contrapposizione complementare: entrambi sono necessari all'esistenza. Esattamente come il sonno la necessaria controparte rivitalizzante dell'attivit diurna, cos la notte e il tempo sacro infondono nuovo potere e forza alla realt del giorno. 3.H : Astronomia e Architettura: Insomma, l'osservazione e l'organizzazione dei processi naturali abbiamo visto giocano un ruolo essenziale per il popolo maya. nota, infatti, l'eccezionale precisione delle loro conoscenze astronomiche, parimenti a tutti gli aspetti della tecnica agricola, dell'urbanesimo e dell'architettura, e della vita quotidiana. Sapevano, ad esempio, che il nostro Sistema Solare percorre un' ellisse che ha per centro il centro della galassia, e che per fare il giro dell'intera Galassia, impiega 25 625 anni, periodo di tempo che rappresenta un anno galattico. Questo significa che il sole e tutti i suoi pianeti si muovono in cicli in relazione con Hunab-Ku, la luce centrale della Galassia. I maya si preoccuparono molto di legare la religione, l'ASTRONOMIA e l'ARCHITETTURA. Traendo la conoscenza dal cielo e dalla terra, le citt e i templi furono costruiti come strumenti astronomici per unire l'uomo con lo spazio-tempo. Furono orientati con esattezza sbalorditiva secondo i punti cardinali o gli equinozi, legando in un perfetto
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sacerdoti-astronomi maya. Karl Taube, Op. cit., p.19 . Robert D. Bruce, The Popol Vuh and the Book of Chan Kin, Estudios de Cultura Maya , p. 26 . ..per saperne di pi: Il cerchio solare il formato base o modello a cui soggetta tutta la cosmologia maya. il modo base in cui il pensiero maya concepisce la realt. Potremmo compararlo alla singola cellula di un organismo, dotato di un completo set di cromosomi capaci di determinare tutte le caratteristiche intrinseche dell'organismo completamente sviluppato.

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dualismo il proprio ambiente cosmico (il cielo, il sole e le stelle, la luna e i pianeti, la Via Lattea..) con quello terreno (la loro terra, il re vivente e i suoi discendenti, i cicli delle stagioni, Xibalba - in molte lingue maya ci si riferisce alla Via Lattea come a Xibal Be, la via di Xibalba-, ...). Se mi permettete un commento, dell'architettura maya potremmo affermare quello che E. Drioton diceva di un edificio egizio: Ah reina la geometra come soberana absoluta 48. Per ci che concerne l'astronomia, invece, solo teniamo a mente che era essenzialmente diversa da quello che oggi intendiamo noi, poich il suo scopo primordiale consisteva nell'interpretazione mitica dei poteri magici che governano l'universo. 3.I : Scrittura: I loro progressi nei campi di astronomia, cronologia, scrittura e matematica fa dei Maya un popolo estremamente interessante e curioso. Nel campo della SCRITTURA, stando a quanto riferitoci da Girard, raggiunsero il livello pi elevato del continente e furono il solo popolo amerindio che riusc a perfezionare un sistema di scrittura geroglifica 49. Bench gi nota ai Maya protoclassici, raggiunse un alto livello di complessit e importanza durante il successivo periodo classico (300-900 d.C.). Sempre simbolica e allusiva, sembra che sia servita, inizialmente, per i soli bisogni della vita religiosa. O meglio, i primi autori coloniali son d'accordo sul dire che scrittura e lettura erano limitate ai sacerdoti-indovini e ad alcuni laici della nobilt, vale a dire a coloro che custodivano i segreti dell'antichit. Di recente sono stati fatti grandi progressi nella decifrazione dei geroglifici maya. Si prospettano anni veramente interessanti per lo sviluppo dello studio di questa religione e cultura. Perch siamo certi che sapessero scrivere, e sappiamo che documentarono le loro mitologie con un'ampia variet di mezzi, tra i quali ricordiamo i libri (di cui pare che ne siano rimasti solo quattro), i vasi dipinti, incisioni su legno e su osso, scritte su monumenti di pietra, accompagnate da immagini che ne illustravano episodi mitici e attributi di di particolari. 3.L : Matematica: Per quanto riguarda la MATEMATICA, dobbiamo loro riconoscere di aver scoperto l'uso della posizione come mezzo per assegnare un valore relativo ai numeri e, importantissimi, il concetto e l'utilizzo dello zero, almeno 500 anni prima degli Arabi e 1000 prima che niente di simile fosse conosciuto in Europa. Mentre il valore numerico di 1 rappresentato da un punto e il 5 da una linea, lo zero equivale ad una conchiglia di mare stilizzata (una spirale). La conchiglia, nelle culture maya e messicana, l'emblema della nascita, il punto di partenza della vita; e, in quanto anche simbolo di fertilit, in rapporto con la dea luni-terrestre Ixquic, madre dei due gemelli Hunahpu e Ixbalamqu. Questo momento -il punto zero, iniziale- rappresenta il passaggio da una vita ad un'altra,
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Miguel Rivera Dorado, Diez rasgos en el Mayab y en Egipto Revista Espaola de Antropologa Americana, p.5 . Raphael Girard, Op. cit. , p.302 .

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quello in cui una vita si conclude e l'altra ha inizio. Questo momento, che troveremo concretizzato nel Popol Vuh nel dramma della decapitazione di Hunahpu e della sua rinascita, inoltre relazionato al ciclo della germinazione del mais, quando la semente si disintegra ma il piccolo stelo di mais non ancora venuto fuori: il momento del nulla. Presentano, inoltre, un sistema di numerazione vigesimale, lo stesso che utilizza la natura per la divisione della cellula; in armonia con l'universo, dunque! 3.M : Il Mais, sostanza con cui venne creato l'uomo nella quarta Creazione: Un'altra caratteristica fondamentale del pensiero maya dunque il loro rapportare questa ciclica rinascita della natura, delle piante (e, soprattutto della pianta vitale per eccellenza, il mais!) con gli esseri umani morti: sono loro, i morti evocati dall'uomo, che causano la rinascita delle piante 50. La rigenerazione del morto e quella del mais provengono, in sostanza, dalla stessa fonte di vitalit universale. Questo popolo considerava il MAIS come un dono gratuito degli di agli uomini, e che coltivarlo era un dovere sacro (lo rivedremo nell'analisi del Popol Vuh). Era rappresentato dalla giada (jade), un minerale prezioso dal colore verde. E addirittura, secondo quanto riportato sul Libro del Consiglio, il mais rappresentava la sostanza con cui fu creato l'essere umano 51 ! Parliamo infatti di un popolo che vive e dipende quasi esclusivamente dalla produzione del mais (o granoturco), forza creatrice della sua civilt, vita stessa per i Chorti. abbastanza ragionevole allora pensare che il miracolo della fertilizzazione diventi il centro di interesse di tutta la vita, dell'arte e della religione maya-quich. Ad ogni tappa di una vita che comincia, si ripete l'atto iniziale realizzato dagli di o dai loro nahual, in illo tempore 52- in cui l'uomo (e lo approfondiremo) venne creato con mais impastato con sangue divino. Lo ritroviamo anche tra i Chorti, dove quando nasce un bambino, la levatrice taglia il cordone ombelicale su una spiga di mais bianco, affinch il sangue si mescoli al mais. Ovviamente, non potr che essere relazionata con questa pianta anche la patria originale che le fonti maya e messicane riconoscono come unica, vale a dire Tamoanchan, paese di fertilit e di abbondanza, patria del mais e della cultura maya-quich 53. E ancora, il nome generico che danno a loro stessi, sia i Maya sia i Chorti, Chan 54, nahual del/ o che deriva dal loro grande totem: il Serpente55, appunto, questo antenato che diede il proprio sangue per formare i veri uomini Maya e Quich. Il sangue che scorre loro nelle vene, in quello di tutti,
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Paul Arnold, Op. cit. , p.16 . CURIOSITA'! : Seguendo i canoni dati in esempio dagli di del mais, il prete chorti si lascia crescere i capelli che rappresentano le foglie, la barba e la piantina di mais. Non pu tagliarsi i capelli n pettinare la sua testa irsuta e tanto meno grattarsi con le unghie poich tale gesto inciterebbe -similia similibus- i roditri a piantare le loro unghie taglienti nel gambo del mais. Si pu invece grattare la testa con un fuso di legno che assimilato al trapiantatoio che serve per la semina - Raphael Girard, Op. cit. , p.198 . Raphael Girard, Op. cit. , p. 257 . Op. cit. , p. 255 . Chan: 'Serpente'. Figura 64, Op. cit., p. 258: Tratta dal codice di Dresda, rappresenta in modo eloquente la scena mitica dell'uccello da preda che pianta i suoi artigli nel corpo di un serpente per estrarne il sangue destinato a dar corpo all'uomo.

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lo stesso di questo antenato comune. E conservare la purezza di questo sangue divino diventa dunque indispensabile al fine di garantire l'esistenza stessa della comunit. Siete riusciti a calarvi nella complessa e intrigante mentalit dell'osservatore maya? Sono riuscita a trasmettervi almeno un po' di quello che il vero credo di questa civilt antica, ma ancor viva; che sbocci all'improvviso e in tutto il suo splendore; che ci ha rivelato tanto, ma che ha ancora da insegnarci (e scoprire) tanto tanto altro? Spero di s, e di essere riuscita a riassumere e a farvi avere un'idea di alcuni dei concetti base del loro pensiero che ci serviranno per addentrarci nella lettura e nell'analisi di uno dei libri pi importanti del popolo maya-quich giunto ai nostri giorni. Cos'altro aspettiamo?, Vamos!

4- POPOL VUH,
il libro sacro che mette la parola all'origine del mondo.
Entonces no haba ni gente, ni animales, ni rboles, ni piedras, ni nada. Todo era un erial desolado y sin lmites. Encima de las llanuras el espacio yaca inmvil; en tanto que, sobre el caos, descansaba la inmensidad del mar. Nada estaba junto ni ocupado. Lo de abajo no tena semejanza con lo de arriba. Ninguna cosa se vea de pie. Slo se senta la tranquilidad sorda de las aguas, las cuales pareca que se despeaban en el abismo. En el silencio de las tinieblas vivan los dioses que se dicen: Tepeu, Gucumatz y Hurakn, cuyo nombres guardan los secretos de la creacin, de la existencia y de la muerte, de la tierra y de los seres que la habitan. (Popol Vuh, Antiguas Leyendas del Quich 56)

Per la religione maya, le pi importanti fonti coloniali mitologiche furono scritte dai Maya stessi. E fu cos anche per il documento pi importante che giunto fino a noi: il Popol Vuh, appunto. Fu scritto tra il 1545 e il 1558 da un anonimo membro del lignaggio Cavek dei MayaQuich del Guatemala. Questo lignaggio era stata una ruling house 57(casa regnante) finch cadde per mano degli Spagnoli, nel 1524. Gli ordini religiosi cominciarono, come mezzo di conversione, a trascrivere in alfabeto latino le lingue locali. da questo periodo coloniale, infatti, che deriva la trascrizione di quasi tutti i nomi degli di e dei luoghi sacri citati nel libro. Il sistema alfabetico latino veniva spesso insegnato ai giovani delle lite locali, cos che, non molto tempo dopo, le popolazioni autoctone iniziarono a scrivere con la nuova ortografia le loro tradizioni. Il Popol Vuh deriva probabilmente da un libro preispanico o da una serie di libri, integrati con le tradizioni orali quich.
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Ermilo Abreu Gmez, Popol-Vuh , Antiguas leyendas del Quich, p.19. N. Tarn e M. Prechtel, Metaphors of relative elevation, position and ranking in Popol Vuh Estudios de Cultura Maya, p.1 .

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Tuttavia, purtroppo, questo manoscritto originale, trascritto in alfabeto coloniale, spar o and perduto. C' chi crede sia possibile che sia tornato in mano agli indios che son sempre stati celosos guardianes58 delle loro cose; e chi dice che celato agli occhi del ricercatore e del pensatore, dal momento che scomparso (Recinos). La copia che perpetuata fino ai giorni nostri, comunque, opera del domenicano Francisco Ximnz, che circa 150 anni dopo, tra il 1701 e il 1703, scopr, trascrisse e tradusse il manoscritto in spagnolo. A tal proposito dichiar: era con grande riservatezza che conservavano questi manoscritti, con una tale segretezza che
neanche gli antichi ministri ne erano a conoscenza, e analizzando questa cosa, mentre mi trovavo nella parrocchia di Santo Toms Chichicastenango, scoprii che era la dottrina di cui si erano nutriti insieme al latte delle loro madri, e che tutti loro conoscevano a memoria, e trovai che tra loro c'erano molti di questi libri .59

4.A : Struttura del Popol Vuh: Il Popol Vuh, dunque, costituisce un trattato completo di teogonia, di cosmogonia e di astronomia. Vengono presentate la teologia, la nascita e la formazione degli di, la creazione (o meglio, le creazioni!) dell'uomo, delle specie animali, delle piante, Spiega la creazione dell'Universo, i rapporti di Dio con l'uomo, la missione etica dell'individuo e del gruppo, la buona organizzazione della societ. diviso in tre parti principali: la prima riguarda le origini primordiali del mondo; la seconda la creazione di due gruppi di gemelli (los Ahp) e le origini degli uomini e del mais (ci su cui pi mi concentrer); nella terza parte, quella che chiamiamo 'storia mitica' sfuma nella storia storica dei Quich, culminando in un elenco di re che arriva al 1550 (un legame tra genealogie di re con il mito che veniva utilizzato per confermare discendenze e diritti ancestrali). Considerando che sta diventando sempre pi evidente che l'episodio degli eroi gemelli era presente tra i Maya classici pi di sei secoli prima della conquista spagnola, possiamo confermare che il Popol Vuh un documento essenziale al fine di comprendere non solo i Quich postclassici, ma anche la religione classica Maya. Addentriamoci allora in questa importante fonte, che contemporaneamente storica, letteraria e culturale. Mi focalizzer principalmente sulle parti prima e seconda; per quel che riguarda la terza, accenno solo, in questa sede, a ci che potrebbe tornare utile pi avanti. Questa parte, che nella sua versione Abreu Gmez pone come continuazione della prima e sotto il titolo di Los Abuelos, fornisce l'elenco dei popoli che provenivano dallo stesso ceppo culturale e che probabilmente vivevano insieme, nello stesso paese, prima dell'emigrazione quich. Questa patria comune di origine viene descritta come il luogo in cui sorge il sole , e rappresenta Tuln, in Messico. Dal momento in cui i Quich dissero: andiamo laggi verso il paese da cui sono venuti i nostri padri, il Popol Vuh si limiter a raccontare gli avvenimenti della migrazione e della storia quich, sconosciuti nella storia
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Ermilo Abreu Gmez, Op. cit. , prlogo, p. 10. Fr. Francisco Ximnz, Historia de la Provincia de San Vicente de Chiapa y Guatemala, Guatemala, 1929-1934.

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maya. Questo insieme di testimonianze -che nella versione citata potete trovare da p.35 a p.72- costituisce una prova indiscutibile dello spostamento dei Quich -o Toltechi- dal Guatemala a Tuln, e dunque dimostra una volta di pi che il Guatemala stato la prima patria dei Quich e, al tempo stesso, il centro di origine della civilt maya e tolteca 60. 4.B : La Creazione primaria: Avete letto le prime parole di questo libro all'inizio del paragrafo: come molti dei libri sacri, all'inizio vi era il NULLA; n animali, n alberi, n pietre, ni NADA; si sentiva solamente la tranquillit sorda delle acque (troveremo un uso alternativo dei termini acqua, mare e cielo per designare la sostanza prima; questo si spiega in base alle credenze maya e messicane sulla consustanzialit di mare e cielo 61). Vivevano, nel silenzio dell'oscurit (intesa come mancanza di luce), tre divinit: Tepeu, Gucumatz (o Kukulcn) e Hurakn. Abbiamo gi visto il rapporto intimo che esiste tra di, astri e settori del cosmo che fondamento della teologia e del calendario maya e che ritroviamo espresso dal mito: gli di sono spiriti che animano con la loro presenza i corpi astrali e i settori del cosmo, conferendo loro il loro carattere divino. Questi tre di si misero d'accordo su ci che avrebbero dovuto fare e diedero avvio a quella che possiamo definire La Creazione di tutte le cose, a partire da quella della Luce, la cual recibira alimento de eternidad. Con questo si misero d'accordo viene espressa una caratteristica che ogni atto di creazione DEVE presentare se si vuole che avvenga: ci vuole l'accordo unanime, una perfetta unit di vedute e di azioni dell'insieme del corpo teogonico 62. Agendo all'unisono, questo corpo teogonico dimostra la concezione monoteista indigena, basata sulla pluralit nell'unit. Esattamente come vi un unico sole che assume posizioni diverse, per i Maya esiste un unico Dio -un Dio increato, causa prima di tutto ci che esiste, esistente prima di ogni cosa e anteriore alle sue opere; di nuovo, Hunab Ku-, che si frammenta in diverse ipostasi (= diverse dimensioni della realt, appartenenti alla stessa sostanza divina) e si manifesta nelle diverse posizioni dell'astro. poi lo stesso principio che governa la comunit in quanto organismo: l'individuo non esiste in quanto tale, bens in quanto membro della sua comunit, parte costitutiva/integrante e necessaria di un Tutto. Troviamo questo concetto espresso nel nome di Hurakn, Quello con un solo piede, in occasione della creazione della terra: la sparizione mitologica del piede o della gamba di questa divinit esprime la concezione teogonica secondo cui un Dio una parte scissa di un altro, in quanto, in realt, esiste un unico Dio. La terra, in quanto dea, una parte scissa di Hurakn, il Dio del cielo e, in quanto piano cosmico, un'ipostasi o sdoppiamento del piano cosmico celeste. Ma torniamo al nostro racconto: il processo della creazione si realizz in fasi successive o per gradi, come dice il Chilam Balam di Chumayel- prima venne creato il cielo, poi fu distinto da quella che divenne la terra, e infine tutto ci che quest'ultima contiene, dal
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Op. cit. , p. 347. La stessa credenza la troviamo tra i Chorti, che assimilano le nubi, la pioggia e l'acqua al cielo, quel cielo che, pi tardi, crollando, provocher il diluvio che distrugger l'umanit; Op. cit., p.25. Op. cit. , p.30.

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regno minerale, passando per quelli vegetale e animale, per terminare con l'umanit. Vediamo che una teoria che non presenta troppe differenze con quella descritta dalla realt scientifica! Una volta creati gli alberi da frutto, da cui raccoglieranno il loro cibo los pobladores que han de venir, e i boschi e le montagne, gli di pensarono di dover creare dei guardiani e dei servitori che si prendessero cura di tutta la vegetazione. Posero allora le bestie e gli animali sulla terra, accanto ai rami e ai tronchi di quegli alberi, aspettandosi qualcosa che per non accadde: siccome questi rimasero inerti nel luogo in cui furono posti e non furono capaci di pronunciare i nomi di chi li aveva creati e li avrebbe sostenuti, fu comandato loro come avrebbero dovuto comportarsi da quel momento in poi e furono abbandonati al loro destino. Rimarranno dunque bestie selvatiche e presto le loro carni saranno sacrificate e cotte-e-divorate dalla gente de mejor entendimiento que iba a nacer 63. 4.C : Prima Creazione: Idearono, a quel punto, dei nuovi esseri capaci di parlare e di raccogliere, al momento opportuno, l'alimento seminato e cresciuto nella terra. Siamo quindi alla PRIMA delle quattro CREAZIONI dell'uomo narrate dalla mitologia maya. Le carni di questi esseri furono formate con barro hmedo (fango, massa che risulta dalla miscela di terra e acqua), o con argilla (clay, in inglese), stando a quanto dice qualche autore 64. Essi ottennero il dono della parola, ma poich non avevano coscienza di ci che dicevano, fu detto loro che avrebbero vissuto a pesar de todo, mientras vienen mejores seres 65. Furono condannati a vivere in caverne, dirupi o tane come le bestie, perch Dio non fece pi niente per questi primi esseri e li abbandon al loro destino. Non chiaro, a questo punto, se fu distrutto l'intero mondo, ma sicuramente l'uomo fu creato di nuovo. Risulta abbastanza evidente che la reale preoccupazione degli di, a cui dedicher un intero sottoparagrafo, era quella di dare vita ad esseri umani capaci di ascoltare, parlare, comprendere ci che dicevano, e soprattutto che fossero in grado di riconoscere, ora e sempre, i loro creatori e di invocarli. 4.D : Seconda Creazione: Il SECONDO tentativo fu risolto formando le nuove creature con la madera, il legno, affinch potessero camminare con rectitud y firmeza sulla faccia della terra. Quello che sappiamo di loro che si misero insieme, si accoppiarono e, dopo un po' di tempo,
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Ermilo Abreu Gmez, Op. cit. , p.22. Karl Taube, ad esempio, fa riferimento all'argilla nel suo libro Miti Aztechi e Maya; ma che la prima creazione sia stata fatta con l'argilla lo si trova anche in alcuni dei siti che troverete in fondo a questa tesi. Op. cit. , p.24 .

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procrearono anche dei figli. Ebbero il dono della parola, coscienza di quello che dicevano -a differenza degli esseri della prima epoca-, ma mancava loro la ragione; le loro parole, infatti, risultavano prive di espressione e sentimento. Non avevano cuore e, ovviamente, non riuscivano a capire che erano giunti fin sulla terra unicamente per volont degli di. Per tutta questa serie di elementi, e in aggiunta per la loro cachaza (calma), per la quale sembravano stupidi, furono considerati esseri inservibili, praticamente muertos con vida. Ecco che allora, come presumibile, il corpo teogonico che aveva dato forma a queste creature non ne risult soddisfatto; cos, quando meno se lo aspettavano, fecero cadere su di loro una pioggia di cenere/resina che ne oscur l'esistenza. Stiamo parlando di una violenta inondazione, che dur per molte lune e che distrusse tutto; il catastrofico diluvio di cui parlano molti testi di molte culture, vien da pensare! 4.E : Terza Creazione: Todava los dioses hicieron nuevos seres con nueva sustancia natural. Per questo TERZO gradino di quella che potrei azzardare a chiamare 'scala di evoluzione' nella ricerca dell'uomo ideale, la prima volta che troviamo differenza tra i materiali con cui furono formati l'uomo e la donna: di tzite fu fatto el hombre, di espadaa la mujer. Sono, questi, due tipi di pianta di cui non viene riferito nient'altro nel testo. Da una mia piccola ricerca risulta che lo tzite (a destra) un albero di pito o il seme, color rosso vivo e simile a un fagiolo, del coral tree (questi semi vengono ancora oggi utilizzati in alcune cerimonie divinatorie); e la espadaa (sopra, a sinistra) invece una pianta millenaria, esistente fin dall'era dei dinosauri e che ancora oggi considerata una tra le piante sacre che molti popoli offrono per venerare la Santa Cruz 66. Thompson in linea con questa versione per il materiale di cui costituito l'uomo, ovvero il pito tree, ma per quanto riguarda la donna sostiene che fu fatta di reed ,'canna' 67, (e di giunchi, dir invece Taube). Aprirei una piccola parentesi su questa terza creazione, in quanto molti autori non ritengono vi sia distinzione tra questa e quella che Abreu Gmez ha trascritto come seconda; Taube, per citarne uno, sostiene che in un primo tentativo l'uomo fu formato con l'argilla, nel secondo con il legno (e la donna di giunco) e per il terzo fu utilizzato il mais. E non ne nomina altre. Fa come coincidere quelle che a mio parere sono due creazioni successive in Gmez , la seconda e terza, facendole terminare con la combinazione di un grande diluvio e di feroci demoni che accecano e dilaniano gli esseri di legno. Devo ammettere che possibile interpretarlo in entrambi i modi,ma nel dubbio ho poi preferito attenermi a non troppe versioni diverse, per avere almeno una linea di base da cui poi potrete partire se interessati ad addentrarvi pi a fondo in questo affascinante tema!
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http://redalyc.uaemex.mx/pdf/577/57707809.pdf . J. Eric S. Thompson, Maya Creation Myths, Estudios de Cultura Maya, p.4 .

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Tuttavia, nemmeno queste figure corrisposero all'aspettativa dei creatori. Fu cos che decisero di dare fine anche a questo terzo tentativo. A questo punto, per la prima volta si incontra la parola morte nel manoscritto quich; nozione che leggiamo nelle parole di Girard 68 e che troviamo anche nel Chilam Balam di Chumayel69, quando dice: il tre Cimi che fu inventata la morte e fu Dio nostro padre a inventare la prima morte. Vediamo quindi il quadro, piuttosto apocalittico, che di questa ci traccia il Popol Vuh. In un primo momento, la terra si oscur, e una serie di bestie feroci ( o fieras) si avventarono su quegli esseri: vengono citati in particolare l'uccello Xecotcovah, che affond i suoi artigli nella terra e con il suo becco tolse la yema(parte centrale, tuorlo) dei loro occhi, e il felino (non specifica se un gatto o un ghepardo o un leopardo,..) Cotzbalam, che invece scav i loro corpi, stracci le vene e mastic le loro ossa fino a farle diventare dei piccoli frammenti irregolari. Accadde poi qualcosa che a parer mio alquanto inaspettato: davanti a coloro che erano sopravvissuti a questo sterminio, si presentarono quelli che vengono definiti pequeos seres, cuya alma haba sido invisible hasta entonces e che noi potremmo chiamare utensili da cucina e animali domestici. Sono quindi piedras de moler, cani, pentole e boccali a ribellarsi a coloro che vennero perfino definiti conati umani, lamentandosi del maltrattamento ricevuto e rallegrandosi della vendetta che erano in procinto di compiere. Spaventati e timorosi di queste parole, gli uomini si compattarono e scapparono. Quelli che non morirono dissanguati nelle cave o schiacciati tra i rami degli alberi si ammazzarono l'un l'altro; i pochi rimanenti, come ricordo della semplicit dei loro cuori 70, si trasformarono in scimmie. 4.F : Il mito dei sette-Ahpu: Dopo questo diluvio e la distruzione degli esseri di (let's say!) legno, la terra fu nuovamente vuota e gli di, altrettanto nuovamente, avevano bisogno di uomini che li sostenessero con preghiere ed offerte. Ne vedremo i dettagli, ma non subito. Questo perch i veri esseri umani verranno creati solo dopo che gli Eroi Gemelli avranno vinto i demoni, signori dell'oltretomba, e ottenuta la materia di cui costituita la materia umana. Il racconto inizia con la biografia e l'albero genealogico dei due gemelli protagonisti, e narra le avventure dei sette Ahpu (i primi di agrari per i maya) procreati da Ixpiyacoc e Ixmucan, nonni dei gemelli, quindi nonni dell'umanit maya-quich. Nella sua qualit di Essere supremo, Ixpiyacoc non ha biografia: sono i suoi figli che si trasformano in uomini e di cui si raccontano la vita e i miracoli, dal momento che assumono le funzioni di creatori e di eroi civilizzatori che illustrano le norme culturali del popolo maya-quich. Aqu se habla del misterio de la vida y de la muerte de los hermanos Ahp 71 e si narrano le avventure che Hunahpu e Ixbalamqu, figli dello spirito degli Aphu, vissero prima in terra propria e poi nell'oltretomba, Xibalba, luogo di distruzione e di rovina in cui risiedevano esseri malevoli.
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Raphael Girard, Op. cit. , p. 60. Traduzione di Mediz Bolio. Ermilo Abreu Gmez, Op. cit. , p.29 . Op. cit., p. 75.

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Questi primi fratelli Ahpu di cui ci parla il Popol Vuh vissero in terra quich in un tempo che non possibile precisare. Erano dotati di saggezza e di bont, offrivano la loro conoscenza a chi aveva bisogno di aiuto; e tra le arti che praticavano distaccavano soprattutto la magia e gli incantesimi. Leggevano il futuro nelle stelle, nella sabbia e nelle mani, conoscevano il cammino delle nubi, capivano e dominavano tutto. Per divertirsi si preparavano con cura e giocavano a la pelota (gioco molto interessante e significativo su cui torner) nelle piazze adeguate per questa attivit. Rimasero orfani di padre fin da piccoli; e purtroppo anche la sposa di uno dei due fratelli, da cui nacquero i due fratelli Hunbatz e Hunchoun, mor presto. Nello stesso periodo, dei perfidi esseri vivevano in questo regno chiamato Xibalba, una citt che viene comparata all'inferno, dove si dilettavano nel torturare, far soffrire e uccidere le persone attraverso l'invio di piaghe, violenze e malattie (concepite quali mali psichici e non quali stati patologici). Mentre questi esseri realizzavano il loro destino, el gaviln (lo sparviero), messaggero di Hurakn, seppe quanto erano abili ed onesti gli Aphu e discese dalle nubi per vederli giocare alla pelota. Purtroppo per, al calar della sera, il trambusto che non si preoccupavano di fare i due fratelli arriv alle orecchie dei signori di Xibalba, e questi, orgogliosi com' erano, si innervosirono per un gesto che reputarono una mancanza di rispetto e di moderazione. Mandarono allora a chiamare coloro che producevano tale baccano, per sfidarli al gioco rituale e poi poterli castigare come meritavano, se avessero perso. Gli Aphu non poterono far altro che accettare, cos tornarono a casa a salutare la madre, nascosero i loro strumenti sopra una trave del tetto di casa e si avviarono verso il loro destino. Senza essere sfidati sul terreno di gioco e senza alcuna giustizia, furono sottoposti a varie prove; dopodich, i signori di Xibalba li dichiararono sconfitti, li ammazzarono, seppellirono i resti squartati dei loro corpi e, a mo' di trofeo, appesero le loro teste su un ramo di un albero che era talmente vecchio che la gente che abitava l vicino lo chiamava El Abuelo e che non aveva mai dato n frutti n fiori. Quella notte ci furono un forte vento e un'oscurit mai percepiti prima; la terra trem e al mattino l'albero inaspettatamente fior e diede molti frutti. Tutto questo spavent molto i Cam 72, signori despoti di Xibalba, i quali ordinarono che nessuno si avvicinasse a quell'albero e che nessuno osasse toccare nemmeno la cscara (il guscio, la buccia) di quei frutti. 4.G : Fecondazione di Ixquic: Como por obra de gracia73, una doncella (io credo che qui sia intesa in entrambi i significati di giovane ragazza e di vergine) principale della terra di Xibalba, figlia di uno dei despoti, sent parlare di questa storia e, spinta dalla curiosit, decise di andare a vedere
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Villacorta traduce la parola Cam nel modo che segue: caa= pietra per macinare e me= fare a pezzi, polverizzare. Questi termini esprimono efficacemente il pensiero indigeno relativo al dio della morte, cio che il maligno possiede una macina gigantesca destinata a tritare e a polverizzare coloro che sono condannati alle pene dell'inferno. - Raphael Girard, Op. cit., p. 86 . Ermilo Abreu Gomez, Op. cit. , p.83.

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quell'albero con i suoi occhi. Quando gli fu vicino, Ixquic -questo era il nome della ragazzadivent pallida e si mise a tremare, senza capire bene perch. Una voce usc allora dall'albero e chiese alla ragazza cosa cercasse e cosa desiderasse. La risposta le usc spontanea e naturale: - Les busco y les deseo. Le chiesero allora di stendere il braccio in modo da avvicinare una mano ai frutti; e inaspettatamente uno di questi le ech saliva74 en la palma de la mano. In seguito le spiegarono che, poich non era stato giusto il motivo della loro morte, il destino di lei sarebbe stato quello di perpetuare il seoro della casta degli Ahpu. In lei sarebbe rinata la loro stirpe e non sarebbe mai pi rimorta. In questo modo gli Ahpu compirono il desidero di eternit che viveva in loro e che dall'alto Hurakn aveva posto (infundido, pi precisamente) in essi al momento della creazione. Il padre della ragazza si accorse della gravidanza della figlia solo qualche mese dopo, e non credendo alle parole di Ixquic quando gli giur di non aver mai visto neanche il viso di un uomo in vita sua, si riemp d'ira, chiam i Bhos ('gufi') e ordin loro di portarla lontano, di sacrificarla tra i rami di un albero, e di portargli in un bicchiere il cuore della ragazza come testimonianza. Quando questi furono sul punto di ucciderla, Ixquic ricord loro che nadie puede sin causa justa quitar la vida a nadie e raccont la verit di quello che era successo. Siccome non credettero subito, la ragazza gli dimostr che non mentiva su chi portava nel ventre ordinando di mettere sotto l'albero il bicchiere riservato al cuore di lei e mostrando come alcune gocce di sangue caddero e si coagularono in forma di cuore. Cos i Bhos credettero, tornarono dal padre, gli raccontarono l'avvenuto e poco dopo tornarono dalla ragazza e si convertirono in suoi schiavi. Si accesa anche a voi, per caso, una qualche lampadina leggendo queste ultime righe? C' stato qualche elemento che vi ha richiamato alla mente qualche fiaba? Risulta quasi impossibile non evidenziare la similitudine con altri miti e altre fiabe, fra cui certamente quella di Biancaneve, come vi anticipavo prima. Ixquic si diresse allora nella casa degli Ahpu, in cui erano rimasti solamente i due fratelli orfani Hunbatz e Honchoun e la nonna Ixmucan, con la speranza di poter trovare aiuto e conforto nella famiglia degli spiriti con cui aveva parlato. Dalla pi anziana le fu richiesto di superare una prova al fine di verificare che i figli che portava in grembo fossero davvero suoi nipoti. Le si ordin quindi di portare qualcosa da mangiare, pur sapendo che nel campo che avevano seminato i fratelli si eriggeva solo una piantina di mais rachitica e cresciuta male. La povera ragazza invoc in suo aiuto coloro che avrebbero potuta aiutarla, che subito accorsero a far s che la milpa crescesse e desse abbondante frutto; cos che Ixmucan si riemp di stupore e accett Ixquic come nuora: cuidar de los seres que traes porqu sern mellizos (gemelli); en mis brazos recibir los descendientes de

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Un figlio come la saliva, ci dice Karl Taube in Miti Aztechi e Maya, p. 96, lo sputo, l'essere del padre, ed lo stesso per il figlio di un signore, di un artigiano o di un oratore. Il padre non scompare, ma vive nel figlio.

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mis hijos 75. 4.H : La storia dei gemelli, o LOS MAGOS Fu cos che nacquero Hunahpu e Ixbalamqu. La verit che in un primo momento non ben chiaro se si tratta di persone o di animali, a parer mio, perch viene dato loro un quantitativo maggiore di aggettivi di animali che non di persone. Lobeznos, rapaces, furia de animales acosados, tigres,.. questi sono gli appellativi con cui vengono definiti i due gemelli all'inizio delle loro vite. Erano terribili e gridavano con furia irrefrenabile, cos che i due cugini li strapparono dalle braccia di loro madre e li abbandonarono in un posto inaccessibile, accanto ad un formicaio affinch venissero tormentati e divorati per tutta la notte. Le formiche, per, non li toccarono neanche; e i due fratelli crebbero nella rudezza del monte, al pericolo delle intemperie, proprio come bestias con espritu. Anche questa una caratteristica che ritroviamo nelle mitologie di molti altri popoli: l'elogio a questo tipo di crescita in mezzo alla natura, coi pericoli e le prove a cui obbligatoriamente si sottoposti e che chiamano in forza sia il corpo che la mente per essere superati, lo ritroviamo ancora oggi in racconti come Il libro della Giungla, in film come Instinct- Istinto primario e in molti altri. Crescendo in tal modo, i ragazzi iniziarono ad esercitare le arti e la saggezza come se fossero cosa naturale, come se fossero nate insieme al loro sangue. Appresero i segreti magici dei loro nonni da voci che arrivavano dal cammino del silenzio e della notte; e nel bosco, dove vivevano, tutti gli animali obbedivano loro. Non per questo, per, smisero di visitare madre, nonna e cugini/fratelli. Davanti a loro si comportavano con semplicit e solo quando era necessario mostravano le arti che sapevano esercitare. Hunbatz e Hunchoun erano molto vanitosi e trattavano i due fratelli minori con malizia e stupidit, facendo loro dispetti ed inganni, che furono sempre taciuti. Finch venne il momento in cui Hunahpu e Ixbalamqu iniziarono a compiere il destino che portavano nel midollo delle loro ossa e diedero ai due il castigo che meritavano a causa del loro mal-comportamento. Il male che desideravano si ritorse contro loro stessi e finirono trasformati in scimmie della foresta. Secondo Raphael Girard, questi due personaggi rappresenterebbero gli uomini della seconda epoca (terza per questo studio) se pensassimo alla storia dei due gemelli Hunaphu e Ixbalamqu come ripetizione, in forma diversa, della narrazione delle tre prime Ere. Queste due scimmie, infatti, diventeranno patrone degli artisti, dei danzatori e dei musicisti. E ancora, dopo il diluvio una serie di esseri mostruosi popol la superficie della terra quich. Uno di essi, Vucub Caquix ('Sette Pappagallo'), era un uccello vanaglorioso che sosteneva di essere il sole e la luna, il Signore di tutto. Per la sua presunzione e il suo vantare qualcosa che est fuera de su proprio ser76 , venne punito: il fallimento e la morte di questo falso dio rappresentano l'immagine del castigo riservato agli orgogliosi, ai vanitosi e a coloro che usurpano funzioni e attributi che a loro non spettano di diritto divino. Proclamarono infatti a gran voce, Hunahpu e Ixbalamqu, che non pu esserci
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Op. cit. , p.93. Ermilo Abreu Gmez, Op. cit. , p.106 .

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che un solo Dio, l'Unico creatore Cabahuil ('Cuore del Cielo')77. Venne pertanto ucciso Vucub Caquix e, dopo di lui, i suoi due figli Zipacn e Capracn, rispettivamente per carenza di coscienza e per credersi padrone delle montagne il primo, e per la sua pretesa di equipararsi agli di il secondo, ed entrambi su esplicita richiesta di Hurakn. In casa, per aiutare la nonna e la madre lavoravano la terra. Capit, per, che per una serie di mattine i due fratelli trovarono distrutto tutto il lavoro del giorno precedente. Cos una sera si fermarono a controllare chi era o erano questi ladri: a sorpresa (almeno mia) si presentarono nella notte, a distruggere il raccolto, piccoli e grandi animali. I gemelli ne fermarono uno, un topo, che sar colui che sveler a Hunahpu e Ixbalamqu il posto segreto in cui i loro discendenti nascosero gli strumenti del gioco della palla. L' interessante frase con cui il topolino implora di non essere ucciso, ovvero che por otra parte yo s que vuestro oficio no es matar sino dar vida, potrebbe quasi essere considerata un'anticipazione. 4.H.1 : I due gemelli vengono convocati dai signori di Xibalba : Grazie a questo piccolo animale riuscirono a recuperare gli strumenti dei loro antenati e impararono a giocare a palla nel cortile in muratura, lo stesso campo che confinava con il regno di Xibalba in cui avevano giocato i loro progenitori. Come supponibile, la gente di Xibalba sent dei rumori e, innervositi perch la loro pace era stata disturbata, cominciarono a gridare: No saben los tales que el juego entre nosotros es sagrado, y que
nadie sin licencia puede ejecutar juego alguno? No comprenden que el juego es signo de libertad y de muerte y azar que rige la sentencia de los jueces? A tal punto mandarono a chiamare, a

convocare e sfidare coloro che si 'erano permessi' di far qualcosa senza una loro autorizzazione. La notizia arriv a casa e fu Ixmucan a riceverla. Consapevole del destino che scorreva nel sangue dei suoi nipoti, ma pur sempre asciugandosi una lacrima di tristezza, mand un pidocchio a informare i gemelli che stavano giocando nel campo, lontani da casa . Il messaggio comp il viaggio pi velocemente del previsto, grazie all'aiuto che il pidocchio ricevette da un rospo, che ingoi l'animaletto e che fu a sua volta ingoiato da un serpente, il quale fu poi trasportato nella pancia di un gaviln, che port a destinazione fino al primo, minuscolo messaggero. Tenete a mente questi animali perch nel prossimo paragrafo discuter di ci che possono rappresentare. I due gemelli, appena ricevuta la notizia tornarono a casa. Questa volta non lasciarono i loro strumenti da gioco, ma li portarono con s; prima di partire seminarono una pianta nel centro della casa, dissero alle due donne di casa: se vedrete che i suoi gambi appassiscono, sar il segnale del fatto che siamo morti; ma se rinverdisce e germoglia, saprete che siamo vivi. Questo il segno della nostra parola 78, e poi partirono. Senza salutarle, per non causar loro sofferenza.
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Raphael Girard, Op. cit., p.69 . A p.82 dello stesso libro, l'autore ci d un'altra importante chiarificazione nel farci notare la diversit di funzione tra Cabahuil Cuore del Cielo, Hurakan e i sette Ahp: il primo il dio del cielo, il secondo crea la terra che parte di lui stesso e gli altri la fecondano per farne sorgere la vegetazione. Sono tutti dei creatori, omologhi di un'identica entit teogonica, tuttavia il tipo di creazione che realizzano diverso ed determinato dal nome e dall'aspetto della divinit. Ermilo Abreu Gmez, Op. cit. , p.145, traduzione personale.

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4.H.2 : I gemelli si avviano verso il loro destino: Seguendo un sentiero che si addentrava sottoterra, arrivarono ad un punto in cui quattro sentieri si incrociavano in un'ampia piazza tenebrosa, e poi si allontanavano l'uno dall'altro in direzioni opposte. Quando abituarono gli occhi all'oscurit, videro che un sentiero era rosso, uno nero, uno bianco e l'altro giallo (colori significativi, che rivedremo). Imboccarono la via che gli sugger una voce, dopodich mandarono una vespa tra la gente di Xibalba, affinch pungesse uno dopo l'altro tutti i signori principali (che riconobbe por la cimera de plumas que llevaban en la cabeza79) che erano riuniti in Consiglio. Uno dopo l'altro, all'essere punti -con un pelo della gamba di Hunahpu-, gridarono tutti i loro nomi, cos che i due gemelli li conobbero gi, e si sentirono pi sicuri e fiduciosi. bene qui ricordare o far sapere che, secondo il pensiero indigeno, chi conosce il nome di una persona n il padrone e lo domina con il suo potere magico, perch la persona il proprio nome e conoscendola si ha pieno potere su di lei. Questo spiega forse l'assenza del verbo essere nelle lingue della famiglia maya, dal momento che questa categoria grammaticale inclusa nei pronomi personali. Hunahpu e Ixbalamqu, infatti, non rivelarono la loro identit in nessun momento delle loro avventure in quel regno. Dopo aver vinto la sfida al juego de la pelota, furono ugualmente sottoposti a dure prove, che riuscirono a superare grazie alle loro conoscenze magiche, acquisite per rivelazione o ispirazione divina. La magia viene considerata inseparabile dal rito e dalla scienza e dimostra che il sapere trionfa sull'ignoranza, che l'intelligenza ha la meglio sulla forza bruta e i metodi grossolani. Affrontarono la Cueva del Humo o Casa Oscura, superarono una notte nella Cueva del Fro e uscirono incolumi dalla Cueva de los Tigres; poi, con l'aiuto delle formiche che rubarono dei fiori nei giardini dei signori di quel luogo eludendo la guardia dei custodi, superarono la prova richiesta dalla Cueva de los Pedernales y de las Lanzas; infine, furono fatti entrare nella Cueva de los Murcilagos, dove avrebbero dovuto passare la notte tra miliardi di pipistrelli-vampiri. Per nascondersi, i due fratelli si infilarono dentro le loro cerbottane, e provarono a dormire. Al primo cinguettio dell'alba, Ixbalamqu chiese a Hunahpu di sporgersi dalla cerbottana per vedere se gi albeggiava. Nel momento in cui mise fuori la testa, un pipistrello che li stava spiando, con un colpo secco, lo decapit. Nel vedere la testa di uno dei gemelli, i signori di Xibalba esultarono e fecero festa: finalmente avevano sconfitto i due ragazzi. 4.H.3 : Il piano ideato da Ixbalamqu, rimasta/o momentaneamente sola/o: Ma non sarebbe certo potuta finire cos! Ixbalamqu si trov a dover affrontare da sola/o (vedremo pi avanti il grande dibattito che esiste sul quesito del sesso di Ixbalamqu) le ultime prove. Si nascose nel bosco, dove chiam a raccolta gli animali e chiese il loro aiuto nel portarle/gli ci di cui si cibavano. Con quello che raccolse si avvicin al corpo di Hunahpu, gli posizion una zucca vicino alle spalle, fece qualche buco per rappresentare occhi, narici e bocca e
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Op. cit. , p.147 .

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luego le insufl vida soplndola con el aliento de su boca 80. La testa inizi a palpitare e una tenue luce verde usc dalle sue fenditure. Ixbalamqu posizion il corpo del fratello seduto sul suolo, gli incroci braccia e gambe e rimase cos dritto che sembrava che si potesse risvegliare. Tutti gli animali che le/gli stavano attorno e che l'avevano aiutata/o, al vedere questo si spaventarono e fuggirono via; tutti fuorch il coniglio. Me lo esperabas, gli disse Ixbalamqu, gli confid il piano che aveva in mente e gli assegn un compito. Arriv poi il momento in cui i signori despoti dell'oltretomba sfidarono Ixbalamqu al juego de la pelota. Avrebbero usato la palla di gomma. Non appena fu il suo momento di giocare, la lanci in altissimo; dove la ricevette il coniglio, che la prese e scapp, come d'accordo. Alla fine della sua corsa, scav una buca e sotterr la palla. Attenzione, attenzione: nello stesso istante in cui la palla spar, Ixbalamqu prese la testa di Hunahpu, la posizion sopra il corpo defunto e mise la zucca sopra il muro. Ed ecco che Hunahpu riprese vita! Insieme alla sorella/fratello sorrisero orgogliosi. Ancora una volta, la loro sapienza li aveva aiutati ad escogitare un ottimo piano. Con questa sostituzione della testa con la pelota di gomma 81, i signori di Xibalba furono dunque nuovamente sconfitti e Hunahpu ritrov la sua personalit e rientr nel mondo dei vivi. A quanto riporta Girard, questa una bella allegoria sulla distruzione della semente che si trasforma in pianta, come avviene per il morto che diventa un nuovo essere senza detrimento per la sua personalit 82. Ritorner su questo punto, per approfondirlo meglio, pi avanti. 4.H.4 : Il sacrificio dei gemelli e la loro rinascita: Senza essere visti, scapparono lontano dal paese e incontrarono un gruppo di Indovini venuti da terre lontane con destino a Xibalba. Diedero loro istruzioni su quello che avrebbero dovuto consigliare ai despoti dell'oltretomba quando chiederanno consiglio sul modo in cui ammazzare i gemelli e sul cosa avrebbero dovuto fare dei loro resti. Tornarono presto al cospetto di questi demoni perch sapevano che era necessario che accadesse ci che stava per succedere. Furono offerte loro alcune bevande e fu acceso un grande rogo. I due ragazzi fecero il loro ultimo discorso, e rivolgendosi a tutto il Consejo dissero: Haremos lo que mandis. Pero no pensis que no sabemos que aqu vamos a
morir. Conocemos mejor de vosotros nuestros destinos, porque la hora de nuestra muerte ha llegado. La muerte se cruz con nuestra sombra. Slo nosotros la vimos. Omos y entendimos su voz

. Bevvero ci che venne loro offerto, poi congiunsero le loro mani, e in silenzio avanzarono fino al rogo, dove si lasciarono andare alla loro sorte. Le ossa rimaste, su consiglio degli Adivinos che consultarono quelli di Xibalba, furono bruciate, macinate, legate con un filo di pita (aloe) e furono gettate nel fiume. Le ossa non vennero portate via e, cinque giorni dopo, sotto la trasparenza delle acque, riapparirono i due ragazzi come uomini-pesce. Ci furono una serie di apparizioni: una scia azzurra luccic per brevi istanti sia il primo giorno sia il quinto, alla stessa ora. I
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Ermilo Abreu Gomez, Op. cit. , p. 157. La consustanzialit tra la gomma, di cui fatta la palla, e di cui fatto anche il sangue divino si esprime mediante uno stesso termine: quic, che significa palla, sangue, linfa o resina di un albero. - Raphael Girard, Op. cit., p.146. Op. cit., p.186. Op. cit. , pp. 160-161.

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due fratelli sembravano coperti di squame, avevano pinne e coda e si muovevano senza sosta. Nei loro occhi si riflettevano i raggi del sole. La simbologia, a questo punto, comincia a complicarsi, e vede interlacciarsi ed equivalersi i concetti di uomo, pesce, mais e sole. Pi tardi, i due fratelli iniziarono a farsi vedere in riva al fiume. Passeggiavano come due uomini miserabili, dalla pelle secca e sporca e vestiti di stracci. Sembravano per allegri, e presto si misero a cantare e a ballare in mezzo alla gente, e ad eseguire giochi di magia. Uno di questi consisteva nel farsi a pezzi a vicenda, fino ad uccidersi -sempre 'apparentemente'. Il primo che tornava in vita risultando illeso, chiamava quello che ancora se quedaba tras lo invisible. I racconti su questi due maghi non tardarono molto ad arrivare alle orecchie dei signori di Xibalba, che li fecero invitare al loro cospetto, per vedere con i propri occhi le arti che praticavano. 4.H.5 : I gemelli tornano al cospetto dei Cam per terminare il loro mandato: Viene detto che arrivarono estenuati, stracciati, con l'aria di vagabondi; aggettivi che tracciano un elogio all'umilt, alla rassegnazione e alla povert in contrapposizione al lusso e all'orgoglio presentato dai Cam. Un concetto simile espresso da uno dei principi fondamentali della democrazia maya, in cui non esistono ricchi o poveri: il vocabolario chorti infatti privo di termini per esprimere l'idea di povero, ricco e mendicante. E lo stesso concetto anche a fondamento della leggenda del dio povero e del dio ricco della mitologia messicana, i quali si contesero il titolo di dio solare e, come suggerisce Girard 84, fu il dio povero a trionfare. Diventa quindi interessante stabilire un parallelo tra l'insegnamento di Hunahpu e Ixbalamqu, che abbiamo detto essersi diffuso in America molti secoli prima dell'era cristiana, e il cristianesimo: entrambe sono religioni dei poveri che predicano la fede in un Uomo-Dio ideale che si sacrifica per salvare l'umanit e l'uguaglianza degli uomini; e che affermano che l'essere umano non aspira soltanto al suo bene personale, bens a quello della comunit. Nonostante la loro apparenza, strabiliarono i Cam con i loro incantesimi. Venne subito chiesto loro di ripetere la straordinaria magia della 'morte-rinascita'/'desaparicinreaparicin': Ixbalamqu fece a pezzi il fratello, gli tolse una ad una tutte le parti del corpo e gett via il cuore. Un granello di cenere rovente cadde al suolo. Allora grid con tutte le forze che aveva: -Ahora vuelve y levntate; e immediatamente dopo Hunahpu torn a quella che viene definita l' apparenza della vita. La magia che utilizzavano i due gemelli un tecnica di 'magia imitativa' 85, che produce cio degli effetti che agiscono gradualmente sullo spirito delle persone stregate fino ad obbligarle ad eseguire di spontanea volont quel che vedono fare. (E, pensateci, non cos lontano dalla tecnica utilizzata dalla pubblicit o dalla televisione o in generale da un qualcosa tangibile fin nel nostro quotidiano!) Allora Hun Cam y Vucub Cam sentirono il desiderio di godere di pi di quel mondo
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Raphael Girard, Op. cit. , p. 206. CURIOSITA'!: Per gli ind Maya significa illusione - tutto ci che cambia illusione. E Einstein aggiunger: Reality is an illusion, albeit a persistent one.

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misterioso che veniva loro offerto, grazie all'arte di quei mendigos. Chiesero, cos, di essere fatti sparire essi stessi, facendosi assicurare di tornare in vita senza tardare troppo. Dopo averli fatti sparire, i due gemelli rimasero fermi, calmi, con lo sguardo fisso. La gente di quel luogo inizi ad allarmarsi e a scappare alla rinfusa. Alcuni caddero, altri sparirono, e altri ancora furono sterminati dai due maghi. All'improvviso, si sentirono i nomi di Hunahpu e Ixbalamqu provenire dall'aria. In questo istante, quelli che ancora si muovevano si convertirono in rifiuti e stoppie, e furono spazzati via dal vento. Cos le genti di Xibalba sparirono come esseri umani e furono convertiti in cose fragili e inerti. Nessuno li ador n li temette pi. Con la loro disfatta, che nella concezione di Girard corrisponderebbe alla fine della terza epoca, viene dimostrata l'idea che l'immortalit legata alla scienza, mentre la morte frutto dell'ignoranza. questo un pensiero filosofico che stato ripreso fin nei giorni nostri, in particolare da Clemenceau che dichiara che la conoscenza libera mentre l'ignoranza rende schiavo 86. 4.H.6 : I gemelli si convertono in Sole e Luna: I gemelli si avviarono verso la terra di Pucbal Chah, dove erano seppelliti gli Ahpu. L conobbero il segreto dei loro cuori e parlarono al vento, che si ferm per ascoltarli: Siamo i vendicatori della morte. La nostra stirpe non si estinguer finch ci sar luce nella stella della mattina 87. Questa ultima frase credo sia proprio un bell'impeto per quei 6 milioni di odierni Maya di cui parlavo prima! Una volta portato a termine il loro destino, Hunahpu e Ixbalamqu salirono al cielo dove diventarono il sole e 88 la luna . Pot dunque aver luogo la quarta (e, per ora!) ultima creazione. 4.I : Quarta Creazione: Siamo pertanto arrivati al nocciolo di tutto questo studio, a quella cio che viene considerata la creazione dell'uomo maya-quich attuale, e che fu realizzata da un corpo teogonico di tredici di. Entonces los dioses se juntaron otra vez y trataron acerca de la creacin de nuevas gentes, las cuales seran de carne, hueso e inteligencia 89. Fecero questo abbastanza in fretta perch doveva essere concluso prima del sorgere del sole. Qualsiasi atto creatore, infatti, ha luogo nel corso della notte e deve essere terminato all'alba. Benedissero il nutrimento degli esseri che avrebbero abitato quelle regioni e recitarono alcune preghiere la cui risonanza si disperse come rfaga de alhucema (raffica, folata di lavanda) che riemp l'aria di un buonissimo profumo. Non ci fu essere visibile che non ricevette il suo influsso. Este sentimiento fue como parte del origen de la carne del
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Clemenceau, Au soir de la Pense . Ermilo Abreu Gomez, Op. cit. , p. 169. Karl Taube, Op. cit. , p.99 . Ermilo Abreu Gomez, Op.cit. , p.30 .

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hombre, ci dice il Popol Vuh. Nell'oscurit che precede l'alba Gucumatz e Cuore di Cielo ordinarono a un gatto, una volpe, un loro (pappagallo), una cotorra (uccello simile al pappagallo, con le guance coperte di piume, ali e coda lunghe e appuntite) e a un corvo 90 di portare la notizia che il mais giallo, quello morado e quello bianco erano abbondanti e maturi a Paxil e Cayala. Per questi stessi animali fu scoperta l'acqua che sar posta en las hebras (gruppo, ciuffo) de la carne dei nuovi esseri. Per prima, gli di la diluirono con i chicchi macinati di tutte quelle pannocchie e ne fecero le bevande necessarie alla creazione e al prolungamento della vita dei nuovi esseri. Queste bevande furono preparate da Ixmucan, secondo Girard. Mentre questi elementi entrarono nelle sostanze destinate a dar loro, agli uomini, vita, forza ed energia. Si misero a riflettere per sapere come fare a modellare i nostri (dell'era attuale) primi padri e le prime madri. Con il prodotto delle spighe gialle e bianche formarono la carne del tronco, delle braccia e della gambe dell'uomo. Per dar loro vigore, gli infilarono dentro alcune canne. 4.I.1 : I primi 4 uomini, uomini-perfetti: Fu cos che vennero creati i primi quattro uomini de razn, i primi genitori. Quattro, dunque, furono le persone di cui si formarono le carni soltanto con degli alimenti; i loro nomi furono: Balam Quitz il primo uomo, Balam Acap il secondo; il terzo Majucutaj e Iqui Balam il quarto. Presto mostrarono di essere uomini dotati di grande intelligenza perch in effetti, come se fosse qualcosa di naturale che usc dai loro spiriti, furono consapevoli di quale fosse esattamente la realt che li circondava, a partire da quello che c'era sotto il cielo fino a quello che tremava nello spazio misterioso e popolato dal vento. Ne troviamo una conferma nelle parole di Balam Quitz, quando dice: As percibimos ya dnde descansan y se apoyan las cuatro esquinas del mundo, las cuales marcan los lmites de lo que nos rodea por abajo y por arriba. Capiamo quindi come questi primi uomini di mais erano dotati di grande intelligenza e seppero ringraziare i loro creatori due e tre volte 91. Potevano vedere ogni cosa, dalla terra al cielo, fino ai limiti dell'universo. A questo punto per, gli di cominciarono a preoccuparsi di che questi esseri potessero non sapere usare questa conoscenza in maniera corretta e di che si ingannerebbero con el secreto que tiene el orden del caos e che un giorno potessero eguagliare la grande sapienza propria degli di. Decisero allora di ridurre loro i poteri, e lo fecero limitando la vista di quei primi uomini: come se alitassero su uno specchio, fecero in modo che potessero vedere in modo chiaro solo ci che gli era vicino. Al posto dell'onniscienza fu data loro la felicit: mentre gli uomini dormivano, gli di crearono quattro belle mogli, che posero loro accanto desnudas y quietas, como si fueran
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Il ricordo degli animali che scoprono il mais e il sentimento di riconoscenza nei loro confronti ancora vivo tra i popoli maya-quich. Per Girard, questi animali sarebbero uno yak (gatto selvaggio), un uti (il coyote), un quel (il pappagallino) e un hoh (il nibbio). Il sentimento della riconoscenza, in virt del fatto che obbedisce ad un comandamento esplicito degli di, si trasforma in una virt cardinale dei Maya-Quich - Raphael Girard, Op. cit., p.263.

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muecos de madera pulida e dalle quali ebbe inizio la stirpe dei Maya-Quich. Queste prime quattro coppie diedero vita ai nuovi esseri con cui cominci a popolarsi la Terra. 4.I.2: Ciclo rimasto aperto?: Il libro prosegue con la separazione e la migrazione delle diverse trib, e quest'ultima creazione rimane la sola a non concludersi con una catastrofe, in quanto rappresentava la fase iniziale di un ciclo aperto. Malgrado ci, nella testimonianza lasciata nel 1563 dal mercenario Frate Luis Carrillo di San Vicente c' uno straordinario riferimento al possibile evento di una distruzione di questa quarta epoca. A quanto scrive, i vecchi indiani in punto di morte tramandavano i loro idoli a chi avrebbe continuato ad onorarli e venerarli, perch quelli che ne seguono le leggi e i costumi prevarranno, mentre gli altri, come gli spagnoli, saranno sconfitti. Quando questi (uomini della quarta creazione) dovessero morire, quegli di dovranno inviare un nuovo sole che getter luce su colui che dovranno seguire e le persone recupereranno le loro generazioni e possiederanno le loro terre in pace e tranquillit 92. In sintesi, abbiamo visto che nella concezione Maya-Quich ci sono quattro (o tre, accorpando la seconda e terza creazione in una unica, in cui gli uomini furono creati con il legno e spazzati via dal diluvio universale) tentativi di umanit, due distruzioni di uomini nel passato e una nuova creazione, promessa per il futuro. Non ci rimane che aspettarla, e di sperare di poterla vivere noi stessi, anche solo che si tratti di quel cambio di consapevolizzazione (o consapevolezza, o coscienza) di cui molti parlano!

5. Simbologia del Popol Vuh e approfondimenti


Ogni vero uomo si sforza costantemente di superare se

stesso per riuscire a raggiungere l'ideale dell'onniscienza e della perfetta visione divina, al fine di ritrovare la categoria di uomo-dio che lo caratterizz all'inizio 93.

Come in ogni mito che si rispetti, alle basi del Popol Vuh vi una simbologia molto ampia e varia. Tenter ora di descrivere e definire qualcuna delle immagini principali di cui questo libro costellato. 5.A :l'Universo maya: Gli antichi Maya rappresentavano l'organizzazione dell'universo come suddiviso tra cielo e terra. Vi erano quattro atlanti, chiamati Bachab, i quali erano assegnati ad ognuno dei quattro punti cardinali e avevano il compito di sostenere il cielo, che era composto di nove
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Scholes and Adams, 1938, Doc 46 - p. 5 di Maya Creation Myths, Estudios de Cultura Maya, di E. Thompson. Raphael Girard, Op. cit., p. 264.

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piani o livelli sovrapposti 94. Secondo quanto sostiene Arnold, il Bachab del Nord sembra abbia il corpo di un cinghiale dell'America centrale e rappresenta l'inverno; quello del Sud simbolizzato da una colossale testa d'aquila e potrebbe esprimere l'idea di estate. E ancora, il Bachab dell'Ovest, rappresentante dell'autunno, un essere dal viso d'uomo, e dalla cresta e gli artigli di uccello; mentre quello dell'Est una figura in cui si voluta scorgere una rappresentazione del morto, perch con il senso di seme addormentato nella terra 95, in attesa che le piogge estive ne favoriscano la crescita, costituisce una perfetta personificazione della primavera. Questi quattro Bachab quindi non erano solo i reggitori del cielo, ma ne simbolizzavano anche le stagioni e il processo della fecondit. La terra era perci un quadrato dai lati orientati secondo i punti cardinali ed ai quali era assegnato un colore. Il centro formava un quinto luogo con un quinto colore del quadrato. A volte, l'atto della creazione descritto come la preparazione di un campo di mais a quattro lati con una corda di misurazione: Furono costruiti i 4 lati , furono ricavati i 4 angoli,/furono misurati, furono messi 4 picchetti, /fu ridotta la corda, allungata la corda/ nel cielo, sulla terra, / ai 4 lati, ai 4 angoli 96. E il prodotto di questo campo cosmico sar il popolo del mais, che fornir il cibo agli di . Ecco dunque perch il quadrato e la piramide sono considerate rappresentazioni del Cosmo. 5.B :l'Albero: Al centro del mondo passa l'asse dell'universo ( axis mundi) e cio quella che potremmo definire la via di comunicazione cosmica; i simboli con cui viene pi frequentemente presentata sono l'albero sacro e la montagna cosmica, ma possono essere sostituiti dai simboli di una colonna, una scala o una corda. Concentriamoci sulla figura dell'albero sacro, la ciba 97, l'albero del principio che pone in comunicazione tutti e tre i livelli del cosmo: quello sotterraneo, per via delle sue radici; quello della superficie della terra, grazie al suo tronco; e quello celeste, con i suoi rami. Riunisce inoltre in s tutti gli elementi, a partire dall'acqua che circola insieme alla linfa, la terra si integra ad esso tramite le radici, le foglie si alimentano grazie all'aria e infine il fuoco deriva dal loro sfregamento. L' antecedente esemplare dell'albero della vita l'albero sacro e mitico su cui, nel Popol Vuh, furono messe le teste degli Ahpu. Motivo per il quale talvolta rappresentato con due rami orizzontali su cui si vedono sette fiori o glifi kin, simboli che equivalgono alle sette teste degli Ahpu, ovvero ai sette frutti sferici che ornano l'albero miracoloso di Xibalba e che hanno in questa scena mitica il loro modello esemplare. Al pari dell'universo che rappresenta, l'albero della vita si rigenera periodicamente e da qui viene la convinzione secondo cui la fonte di vita e di eterno rinnovamento si trova al centro del cosmo.
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Paul Arnold, Op. cit. , p.51. Op. cit. , p.56 . Karl taube, Op. cit., p.88. La ciba simile al jicaro, un albero indigeno del Guatemala.

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I Maya credono, inoltre, che subito dopo il diluvio vennero eretti cinque grandi alberi, a nord, a sud, est, ovest e nel centro, per sostenere il cielo. Nei tre racconti Chilam Balam di Chumayel, Tizimn e Man questi alberi dell'abbondanza vengono associati a colori, uccelli, direzioni. E sono tutti chiamati Imix Che, Alberi Imix, con probabile allusione al primo giorno di un nuovo ciclo katun 98. Con il colore nero il popolo Maya indicava l'Ovest e lo identificava con la morte, poich i venti nefasti provenivano da quella direzione. Al lato opposto vi l'Oriente, che indicavano con il colore rosso, che legato al segno kan fecondit e ad una divinit agreste. L'Est eccellente e il vento dell'Est insieme a quello del Nord erano apportatori di pioggia, quindi di vita. Nelle preghiere ci si riferisce spesso all'Est, e questo in molte religioni. L, per la cultura maya abitano i chaac, gli di della pioggia; e inoltre l dove emergono il sole, la luna, le stelle, le nuvole e la pioggia 99. Questo anche il motivo per cui tutti gli altari sono voltati verso questa direzione. Il nord, l'alto, che designavano con il colore bianco, era ritenuto positivo, quindi attivo. Mentre il basso, quindi il sud, caratterizzato dal colore giallo, negativo, quindi passivo. questa una ripartizione delle forze cosmiche che ricorda quella, piuttosto nota, dei cinesi, i quali dividono tutte le cose tra due poli: lo yang positivo, attivo o di genere maschile; e lo yin negativo, passivo, o femminile; il cielo yang, la terra yin. Infine il centro, per il quale passa l'asse dell'universo e l'ombelico del mondo, per i Maya verde come l'albero dell'origine, la ciba. 5.C : la PAROLA: A smuovere la fissit delluniverso primordiale, il Popol Vuh chiama in causa, proprio come il Vangelo di Giovanni nel Vecchio Mondo, il Verbo, la parola. Faccio un rapido confronto tra i due testi: secondo il mito maya, "vi era immobilit e silenzio nelloscurit, nella notte. Unicamente il Creatore e il Modellatore () si trovavano sulle acque circondati di chiarore.() Allora giunse la sua Parola. Si riun qui con il Sovrano Serpente Piumato, qui nelloscurit, nella notte, e parlarono fra loro e meditarono; si misero daccordo, congiunsero i loro vocaboli e i loro pensieri.() Allora decisero la creazione" 100. Mentre l'evangelista Giovanni afferma che "in principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente stato fatto di ci che esiste" 101. Tutto il cosmo stato dunque creato dalla parola e per parola e volont di Dio, Hunab Ku per i Maya. La parola assume un senso quasi magico diremmo noi: 'egli disse luce, e luce fu'; conosciamo tutti questa formula. E ancora nel discorso che gli Ahpu fanno a Ixquic al momento di fecondarla viene messa in rilievo l'equivalenza dei termini Parola e Azione: quel che detto fatto, o sta per esserlo. Si capisce quindi perch i Maya, come anche i Chorti, non pronuncino mai direttamente il nome del demonio: se il fatto di pronunciarlo lo fa comparire, chiaro che lo
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Karl Taube, Op. cit., p. 110. Paul Arnold, Op. cit., p.61 . Versione di Recinos. Vangelo di Giovanni, 1, 1-2.

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considerino un tab. Lo scrittore Le Clzio, che tradusse in francese i testi Las Profecas de Chilam Balam e la Relacin de Michoacn, si espresse su questo tema della parola divina che nomina e fa apparire le cose, dicendo che la palabra mgica que sale de la boca misma de Hunab Ku, el Verdadero Dios, palabra de los dioses y del infierno, palabra de los Katun y del Sacerdote Chilam 102 . Il potere di questa parola lo stesso che fu concesso ai profeti e ai Sacerdotes-delculto-solar, o chilam balam. Lo Chilan viene infatti sempre rappresentato con una bocca smisurata, sbadigliante, dalla forma quasi quadrata, poich si tratta della bocca degli di di cui riferisce le parole. Interpretandolo a modo suo, anche il primo vescovo dello Yucatan Diego de Landa, il quale diede avvio ad un'opera di totale distruzione dei libri indiani nel 1549, scrisse che il compito dello chilan era quello di fornire al popolo le risposte dei demoni 103. Abbiamo visto che operava come oracolo all'interno del tempio, tenuto all'oscurit, in estasi, sdraiato sul suolo. Esprimeva ad alta voce i messaggi del cielo, in un linguaggio elevato che veniva poi interpretato. Questo potere cosmogonico della parola riconosciuto e diffuso in molte tradizioni religiose e lo troviamo riassunto persino in un verso dell'illustre filosofo e grammatico sanscrito del V secolo Bhartrhari, il quale recita: Quelli che conoscono la rivelazione, sanno che questo universo una trasformazione della parola 104. E' forse da collegare alla frase del Libro del Chilam Balam, un poco pi brutale, che afferma che Chi non sa comprendere morr; chi capir, vivr? Come dire che solo quelli che si risveglieranno e che riusciranno a capire cos' realmente la vita, sapranno poi onorarla per ci che e non saranno preoccupati della morte perch capiranno che si tratta solo di un cambiamento, di una rigenerazione? Forse; ma intanto vi lascio con un commento che il Popol Vuh aggiunge sul dono della parola che fu fatto ai primi esseri umani: contrapposta al silenzio che desolazione, abbandono e morte 105, questa risuon armoniosa como nunca jams msica alguna haba sonado ni vibrado bajo el cielo 106. 5.D : Cicliche RINASCITE: Sappiamo che il Maya trova invidiabile il destino dell'uomo e che una delle sue maggiori preoccupazioni la reincarnazione , il cui simbolo107(figura a sinistra) espresso da un vaso pieno di cenere e di ossicini da cui nascono una, due o a volte tre foglie rialzate e con una nervatura centrale: ci che sembrava morto, rifiorisce. Nel Popol Vuh, nel momento in cui gli Ahpu salutano la nonna e le dicono di non piangere poich conoscono la sorte che li attende -si incorporeranno al sole e alla luna mostrando come l'anima umana si fonda in quella divina-, alludono alla loro sopravvivenza / continuazione della vita, ma non alla loro immortalit. Con questo,
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Jean- Marie Gustave Le Clzio, Profecas de Chilam Balam, p.23 . Paul Arnold, Op. cit., p.66 . BV I:120, http://www.riflessioni.it/simbologia/popol-vuh-1.htm . Ermilo Abreu Gomez, Op. cit. , p.21 . Op. cit., p.23 . Simbolo 98, Paul Arnold, Op. cit., p. 160 : Reincarnazione, rigenerazione, resuscitare: caput-cux.

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secondo Girard 108, i gemelli espressero la credenza animistica della loro epoca. Hunahpu insegna una nuova dottrina che elimina la paura della morte, dal momento che essa conduce all'apoteosi divina in cielo. questa la ragione per cui le famiglie non devono piangere di fronte alla felicit che attende il defunto. Ritroviamo questa idea anche nel vocabolario dei Chorti, dove vi un unico termine per indicare 'morire','trascorrere l'estate' e 'viaggiare'. Nel loro viaggio, i morti svolgono un'importante funzione nella rinascita delle piante: pare che essi, infatti, siano i fati o le larve stesse delle piante 109; questo un esempio di come i due concetti di fertilit della natura e fecondit dell'uomo siano profondamente legati e inseparabili. In entrambi i casi Dio stesso che interviene nell'atto di procreazione; l'uomo depone il suo seme nel ventre della donna allo stesso modo in cui mette le sementi sotto la terra, tuttavia la metamorfosi sia dell'uno che dell'altro si realizza in modo soprannaturale, che non dipende da loro, come grazie ad un soffio vitale. I principali simboli della rinascita dopo la morte e della rigenerazione periodica della vita sono infatti il sole e il mais, che vediamo riuniti e personificati in Hunahpu. La sua testa recisa paragonata alla palla di gomma presenta un'ampia gamma di significati al riguardo: a) rappresenta il mistero del chicco o del seme che muore in seno alla terra per trasformarsi nella pianta che sar il nutrimento dell'umanit maya-quich; b) sul piano astronomico descrive il sole che muore sottoterra per rinascere-risorgere ad est; c) espressione della morte che si disintegra nella terra per trasformarsi e dare vita ad un nuovo essere. Dio tagli la testa di suo figlio solamente per manifestarsi, dice il 'Libro del Consiglio', ovvero per manifestare la sua presenza nel momento culminante del dramma della germinazione, che si trasferisce sempre anche sui piani astrale e umano 110. In questo Girard vede la dimostrazione di un passaggio importante dall'animismo al piano pi elevato dello spiritualismo. Il dramma della creazione cosmica che si ripete in creazioni successive del mondo e dell'umanit viene commemorato ancora oggi: durante la cerimonia del passaggio del sole attraverso lo zenit che i preti chorti celebrano due volte all'anno, ad esempio, tutte queste creazioni rinnovate o rigenerazioni periodiche del mondo, dell'uomo e della vegetazione, nelle quali intervengono le stesse forze sacre e la cui azione rimane identica sia nel mito sia nel rito, permettono di comprendere appieno il meccanismo cosmoteogonico della creazione prima del pensiero maya, considerata l'archetipo di tutte le creazioni. Persino le celebrazioni del nuovo anno erano vissute come ripetizioni rituali della distruzione e della ricreazione del mondo, mentre la piantumazione degli alberi rappresentava il rinnovamento. A pagina 74 del Codice di Dresda si trova un valido esempio di quanto detto 111: descrivendo il disastroso diluvio, che pu esser visto come evento fondamentale della creazione in quanto conduce all'origine del mondo attuale, precede ed introduce le pagine
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Raphael Girard, Op. cit., p. 162 . Paul Arnold, Op. cit., p. 32 . Raphael Girard, Op. cit. , p.168. Karl Taube, Op. cit. , p.10.

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che descrivono l'istituzione del nuovo anno, con l' innalzamento dei cinque grandi alberi a nord, sud, est, ovest e al centro per sostenere il cielo. 5.E : Divinit Creatrici: I Maya avevano una concezione della divinit estremamente evoluta e sofisticata: la divinit preesistente alla creazione del mondo, chiamata con molti nomi fra cui Hunab Ku, Cabahuil o Cuore del Cielo, immaginata duplice: femminile e maschile insieme. Esso allo stesso tempo Creatore (femminile, "Colei che concepisce i figli") e Modellatore (maschile, "Colui che li genera"). Questa visione serve a distribuire fin dal principio in modo equilibrato la presenza di Yin e Yang nel racconto della creazione; e a dimostrare che in natura ogni cosa trae la sua origine dall'equilibrata comunione dei due poli sessuali. Hunab Ku , ormai sar chiaro, quel dio che ovunque; un organismo gigantesco che ci contiene tutti. possibile ridurre a un denominatore comune, ovvero a Lui in quanto Unit, sia la comunit sia gli di, gli astri e le serie del calendario. Ciascuna serie in s rappresenta il Tutto assoluto, cos come ogni dio rappresenta in s tutta la divinit e cos come i figli si considerano uno sdoppiamento o alter ego dei genitori. possibile comunicare con questa entit solo attraverso il sole. La divinit creatrice nel Popol Vuh, inoltre, appare svincolata da appartenenze etniche e regionali: non "il Dio dei Maya", n di qualche popolo eletto o ristretta cerchia di fedeli. Alcune divinit minori di tipo totemico compariranno solo nella terza parte del libro, come ad esempio gli idoli delle varie trib, ma Cabahuil, il Creatore e Modellatore, una divinit a carattere universale. La duplice deit creatrice chiamata anche Gucumatz o Kukulkan, e si tratta di quel "Serpente Piumato" che ritroviamo con diversi nomi in molti popoli precolombiani. Per quello che riguarda le divinit che si preoccuparono di realizzare i vari tentativi della creazione dell'umanit, sappiamo che dal triumvirato teogonico che diede avvio al primo tentativo (Tepeu, Gucumatz e Hurakan) si pass ad un settemvirato di cui fecero parte anche i quattro dei cosmici Alom, Bitol, Cajolom e Tzakol 112, per poi concludere con un gruppo di tredici di che realizz l'ultima creazione. Sul piano astrale, questi tredici Di corrispondono alla divinit solare nella sua posizione zenitale e al suo seguito stellare composto da dodici compari che costituiscono il gruppo degli di della pioggia, i chaac 113. Il Chilam Balam di Chumayel ci parla di questi Di che sono impringionati nelle stelle (trad. di Mediz Bodio) e ci d un'eccellente illustrazione del gruppo dei tredici Di nella figura114 riprodotta qui accanto che mostra la divinit solare del centro del cielo in funzione di Dio-Tredici, accompagnato da dodici stelle aventi tutte la stessa forma.
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Raphael Girard, Op. cit., p.24. Op. cit., p.53 - Dobbiamo questa spiegazione ai preti Chorti che continuano ad osservare le norme tradizionali stabilite in questo mito. Op. cit., figura 8 p. 54: Il Dio Tredici (solare) al centro dei dodici Dei stellari che integrano la sua personalit. Si osservi che la divinit in piedi, sull'albero cosmico, i cui rami assomigliano a delle braccia aperte ad implorare le benedizioni celesti (disegno tratto dal Chilam Balam di Chumayel).

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Questi tredici Dei, la cui genesi risale alla Terza Era, sono il modello del numero sacro, tredici appunto, fondamentale nell'astronomia e nel calendario mesoamericani. Se questo Dio rappresenta gli di della pioggia, il Dio-Sette rappresenta gli Di agrari, i primi dei quali furono gli Ahpu. Il personaggio classico corrispondente a Hun Hunahpu, il padre degli eroi gemelli, un dio del mais; mentre la nonna Ixmucan, colei che incaricata di preparare la massa che sarebbe diventata la consistenza del corpo dell'uomo, appare nel Popol Vuh come la Abuela Da del Maz. Infine i due Eroi Gemelli Hunahpu e Ixbalamqu, divennero di del mais e riemersero da Xibalba elevandosi al cielo come Sole e Luna, ritenuti doni dai Maya; e che ogni giorno re-interpretano il loro viaggio nell'Aldil e il loro festoso/gioioso ritorno. Il momento propizio per ogni creazione il periodo antecedente alla prima alba. Sapendo che ogni creazione una ripetizione della prima e, allo stesso tempo, che lo spuntare del giorno viene visto per la prima volta soltanto dagli uomini di mais, plausibile che ci si chieda come mai il sole sorga successivamente alle ben tre creazioni dell'uomo. Una eventuale risposta a questo dubbio che con questa prima volta si intenda trattare della nascita non di un sole fisico ma di quello metafisico che simbolizza l'illuminazione della mente. Potrebbe risultare un'allegoria sul comportamento che dovrebbe avere ogni uomo: prima si diventi realmente uomini e poi si raggiunga la consapevolezza della propria origine! Solo allora si avr la luce, intesa come qualcosa che non viene creata ma piuttosto attivata, risvegliata, rivelata e portata alla consapevolezza. Potrebbero avere ragione coloro che dicono che anche i sassi, gli alberi e gli animali hanno ognuno un proprio livello di coscienza, ma che forse solo l'essere umano pu rendersi conto di essere Dio che osserva se stesso nel cosmo; oppure Teilhard de Chardin, teologo-scienziato francese del secolo scorso a cui va il merito di aver collaborato al progetto di tessere un ponte di collegamento tra pensiero scientifico e pensiero religioso, che in una sua frase celebre afferm: We are not human beings having a spiritual experience; we are spiritual beings having a human experience 115. D'altra parte, come lo abbiamo visto per i Maya, anche secondo la Kabbala ebraica tutto ci che in terra rispecchia in modo fedele ci che sta in Alto e il senso della Stella di David di come in Cielo, cos in Terra, dice Malanga 116, riassume tutto il suo significato. Se il divino si fa umano, ogni nostra azione, anche la pi banale, potrebbe forse condizionare le stelle, le galassie, i mondi spirituali? Perch in fondo, se ricordiamo il racconto della creazione originale e quello del Big Bang che dicono che tutto ci che siamo parte di una nebulosa primordiale (o polvo csmico), forse non cos sbagliato pensare che siamo davvero polvere cosmica pi il soffio vitale di Dio, l'anima, lo spirito! 5.F : Rogo/ ciclo della FENICE: In occasione del dramma della quarta Creazione, al momento del rito di purificazione dato in esempio dai Gemelli nel rogo di Xibalba, furono creati il sole e la luna, che salirono in

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Pierre Teilhard de Chardin, The Phenomenon of Man (Le Phnomne Humain) , 1955. Claudio Malanga, Genesi, p. 30.

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cielo contemporaneamente ai 400 Giovani che rappresenteranno le Pleiadi 117. Abbiamo, in questo rogo, l'esemplare primordiale del Fuoco Nuovo, che da quel momento in poi dovr commemorare questo avvenimento alla fine di ogni et o Era, ovvero nelle stesse circostanze in cui si realizz per la prima volta prima dell'inaugurazione della quarta Era. Ogni volta dunque che si inaugurava un nuovo ciclo, veniva acceso il Fuoco Nuovo affinch simboleggiasse la rinascita di una nuova vita in seno a una nuova creazione. Nel convertire i gemelli da esseri terrestri a celesti, il fuoco assume dunque il ruolo di trasformatore di esseri ed oggetti da una forma inferiore ad una superiore. Se ci spostiamo sul piano agrario, il procedimento preconizzato da Hunahpu che consiste nel ridurre in polvere, come farina di mais, le sue ossa calcinate, mette per la prima volta in rilievo le propriet magiche della cenere, sostanza in cui si trasformano i Gemelli prima di risuscitare. Ecco che, cos come la fenice, Hunahpu e Ixbalamqu rinascono dalle loro ceneri. Nella teologia eliopolitana, il concetto della vita-morte-rinascita era sintetizzato ed espresso in un'unica immagine: quella, appunto, della leggendaria fenice (l'uccello Bennu) che a intervalli di tempo molto distanziati tra loro costituiva un nido di rami odorosi e di spezie, lo gettava nel fuoco e si lasciava a sua volta consumare dalle fiamme. Dal rogo nasceva miracolosamente una nuova fenice che, dopo avere imbalsamato le ceneri di suo padre in un uovo di mirra, le portava con s in volo fino a Eliopoli dove le deponeva su un altare del dio-sole egizio, Ra. Secondo una variante della storia la fenice morente volava a Eliopoli e si immolava sul fuoco dell'altare, da cui poi nasceva la giovane fenice 118. Questo uccello ha acquisito molti significati nel corso della storia e della letteratura ed lo stesso che viene ripreso ai giorni nostri dall'autrice di Harry Potter, ad esempio; ma il primo riferimento ad esso si trova nei Testi delle Piramidi egizi. Il suo nome, Bennu, si suppone derivi dal verbo benu, che significa 'risplendere', 'sorgere' o 'librarsi in volo'. dunque un simbolo dell'eterno ciclo della vita, che pu essere paragonato, di nuovo, al sole che nasce all'alba, muore al tramonto e che rinasce il mattino successivo. 5.G : UOMO: MAIS/PIANTE = fecondit umana : fertilit della terra : Abbiamo gi trovato come, per i Maya, i due concetti di fecondit umana e fecondit naturale (intesa come quella delle piante) sono inscindibili. Per questa ragione potremmo dire che l'archetipo e modello di tutte le fecondazioni risale a quella della prima donna, Ixquic, di cui narra il Popol Vuh. Questo episodio spiega la credenza indigena nel fatto che la vita, al pari delle generazioni umane, discende dai rami dell'albero cosmico, allo stesso modo in cui ne discesa la sostanza divina generatrice dei gemelli (di del mais). D'altra parte, la fecondazione miracolosa di Ixquic (la terra)
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L'episodio dei 400 Giovani descritto dal Popol Vuh nel racconto dell'uccisione di Zipacn, figlio di Vucub Caquix, che avvenne per mano dei due Gemelli, incaricati di esercitare questa giustizia da Hurakan; pp. 114-118. Robert Bauval e Graham Hancock, Custode della Genesi, p. 262.

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per mezzo della caduta della saliva, bava o linfa (che potremmo classificare come spirituale) dall'alto dell'albero sul carnale, ovvero sulla mano e poi dentro di lei, spiega il doppio mistero del concepimento dell'uomo e della germinazione delle piante. E viene rappresentata ancora oggi dai preti chorti, i quali versano davanti all'idolo un getto doppio di sangue d'uccello e di boront (bevanda a base di mais e di cacao, riservata all'alimentazione degli di e dei loro rappresentanti terrestri) 119 che ricade sull'ombelico della terra, rappresentato dalla duplice buca scavata ai piedi dell'altare. Per di pi, questa credenza ha un suo equivalente sul piano linguistico, in quanto le lingue mesoamericane per tradurre l'idea di nascere si servono del verbo 'discendere' e negli scritti geroglifici il concepimento o la nascita di una creatura simboleggiata da una traccia di piedi discendente [ 120 ]. E ancora, ritroviamo questo concetto nella posizione adeguata che, nel cerimoniale chorti osservato dai genitori di un defunto in sostituzione dei lamenti di un tempo 121 , il cadavere doveva avere come condizione richiesta per un felice esito del dramma funebre. Questa posizione consisteva nel sistemare il cadavere sul dorso, al centro di una croce o nel mezzo della casa, con la testa rivolta verso oriente e i piedi verso occidente, nella direzione verso cui il morto si sarebbe incamminato (si ricordi che morire e incamminarsi sono sinonimi) fino ad arrivare, come fecero Hunahpu e Ixbalamqu, al punto d'intersezione dei 4 sentieri sotterranei, ovvero al cuore dell'aldil. Detto in altre parole, il corpo si deve trovare al centro del cosmo imitando i gambi di mais che piantarono i Gemelli al momento di salutare mamma e nonna, o come l'idolo posto sull'altare. Questa la posizione fissata da Hunahpu quando distese Zipacn: lo stare disteso sul dorso con la bocca all'aria permette allo spirito di uscire liberamente dal corpo, che Dio poi isser verso l'altro mondo. Questo spirito o anima lo troviamo rappresentato nel Codice di Dresda 122 da un nastro o da una corda, cos come l'essenza divina, mentre dai Chorti simboleggiata con una catena di 13 frutti che cinge il cadavere e che essi chiamano il cavo con cui ci tira nostro Signore. Nella cultura maya-quich, un simbolo ancor pi importante con cui viene interpretata l'anima, lo spirito o il cuore divino e umano il mais, che equivale anche al nostro sangue. Ecco perch, nel corso della notte cosmica narrata dal Popol Vuh, si realizzano simultaneamente le creazioni del mais, degli esseri umani e della cultura maya-quich; e perch il ciclo della vita di Hunahpu, o del mais, altres l'immagine della vita umana. L'inizio e la conclusione di queste vite derivano dalla stessa fonte di vitalit universale ed obbediscono ad un identico principio di causalit che si esprime nel seguente dogma: Dio
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Raphael Girard, Op. cit., p. 108. Figura 22, Op. cit., p.104 :Tlazoltotl, replica di Ixquic, partorisce. Si osservi la finezza dei tratti di Hunahpu, i numerosi segni: le mezze lune che rappresentano Ixquic, le impronte di piedi in posizione discendente che indicano la provenienza celeste dei bambini: il dio nascente arriva tenendosi a dei cordoni (cordone ombelicale assimilato ai cordami celesti). Il dio agrario, replica di Ahpu, feconda la vergine Ixquic (versione antropomorfica del tema dell'albero di vita che feconda Ixquic). Si osservi che l'atto si compie, al pari del parto, su un tappeto. Op. cit., p. 176 . Figura a p. 3 del Codice di Dresda.

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d il respiro alle creature e lo toglie loro al momento della morte per riassorbirle nella materia biocosmica 123. In questo modo, la creazione del quarto Sole non qualcosa che si prodotto bens che si riproduce continuamente, al pari di ogni creazione mitica, dell'eterna fioritura della vegetazione, del movimento continuo degli astri e, aggiungerei, con un punto di focalizzazione pi ristretto al nostro quotidiano, del nostro svegliarci freschi ogni mattina e andare a riposare, perch con le energie pi limitate, la sera. 5.G.1 : l'Acqua: Un ruolo fondamentale in questa stretta relazione tra uomo e piante (o mais) giocato dall'acqua, in quanto possiede la propriet magica di favorire lo sviluppo dell'essere umano, nella stessa maniera con cui favorisce quello delle piante. Il fiume in cui avviene la risurrezione di Hunahpu e Ixbalamqu, nel Popol Vuh, non infatti che un simbolo della vita stessa, simbolo della nostra Materia Prima. Cos come immunizza l'uomo contro qualsiasi influsso maligno, protegge e rende inattaccabile la semente e questo, secondo Girard, perch infiltra in lui del sangue divino 124. In questa relazione tra acqua-piante-uomo-mais-sangue risiede anche la causa dei sacrifici del popolo in esame: bench questi continuino ad essere l'aspetto pi condannato dell'antica religione mesoamericana, nascevano da una premessa basilare, quella cio del riconoscimento del ruolo e della responsabilit degli uomini nella conservazione dell'equilibrio cosmico. Il Popol Vuh insegnava che gli di crearono la razza umana, il popolo di mais, affinch li sostenesse con preghiere ed offerte. Inizialmente ritenevano necessario che il sangue da versare dovesse essere umano, concetto che viene espresso in modo efficace nel sacrificio degli Ahpu che permette loro di trasformarsi in frutti. Quando per, nel corso della quarta Era, i Maya-Quich proclamarono l'inviolabilit della vita umana, non fu l'idea a cambiare bens la modalit di sacrificio: ci si limit infatti a sostituire i sacrifici umani con i sacrifici di animali; ed cos che continuano ancora, tramite i preti indigeni che versano del sangue alla terra affinch essa, fecondata, produca dei frutti. 5.H : Il juego de la pelota, o Tlachtli: Questo gioco della pelota, a cui sono collegati gli eroi gemelli, un gioco dal significato cosmico: esso ricostruisce e ripete il mito della creazione, la lotta del bene contro il male. Si detto che i Maya-quich, al pari di altri popoli dell'antichit, nell'interpretare i fenomeni legati alla propria esistenza, fecero una realizzazione di s attraverso il mito. ci che si manifesta parzialmente nella tradizione del gioco della palla, i cui aspetti religiosi e sociali si esprimono, appunto, con uno stampo mitico. Per quanto riguarda l'aspetto religioso, si trova come principale significato la rappresentazione magica del ciclo delle forze luminose: dalla nascita del sole, la sua azione benefattrice sulla terra, fino al suo viaggio nell'oltretomba dove affronta e lotta
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Raphael Girard, Op. cit., p.215. Op. cit., p.191 .

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contro le forze dell'oscurit per vincere e risorgere come un sole nuovo. Nel frattempo, la luna figura come compagna del sole in lotta sempre rinnovata tra gli esseri luminosi e quelli dell'oscurit. Vi fu un primo tentativo di creazione di esseri luminosi rappresentato da Hun-Hunahpu e Vucub-Hunahpu, che tuttavia fracass per la loro sconfitta (sleale!) per mano delle forze dell'oscurit personificate dai signori di Xibalba. Alla morte di questa coppia fu fatto un nuovo tentativo, questa volta rappresentato dai gemelli Hunahpu e Ixbalamqu: essi si affrontarono varie volte nel campo da gioco con i signori di Xibalba, senza essere mai vinti. Quando il primo viene decapitato nella Casa dei Pipistrelli, l' altra/o si trova a lottare da sola/o in campo. La decapitazione di Hunahpu e la permanenza di Ixbalanqu simboleggiano la morte del sole mentre la luna prosegue combattendo la battaglia contro le forze dell'oscurit; in questo ordine di idee, il recupero della testa di Hunahpu equivale al sole che rinasce. Potremmo quindi considerarla come una spiegazione della successione del giorno e della notte, cos come una esplicazione della presenza della luna durante quest'ultima; la continuit del ciclo rimane spiegata dal pareggio nel campo di gioco 125. In questo tlachtli ogni squadra era composta da sette giocatori (immagino che il numero variasse a seconda delle varie popolazioni) e quella che perdeva pagava la sconfitta ad un prezzo piuttosto caro: il caposquadra veniva decapitato. Il campo era costituito da un'arena rettangolare, la pi grande delle quali era quella di Chichen Itz, i cui due lati pi lunghi erano di 166 metri e delimitati da alte mura; al centro di ognuno, a una decina di metri sottoterra, fuoriusciva un anello di pietra ornato da incisioni che rappresentavano serpenti intrecciati 126. Per vincere la gara il giocatore doveva gettare una palla di gomma dura e pesante attraverso gli anelli, ed era ammesso passarsela e tirare usando solo cosce, spalle, fianchi e ginocchia. I segnapunti di pietra dei campi da gioco rivelano che i Maya classici ripetevano ritualmente la partita mitica avvenuta tra gli eroi gemelli e i signori di Xibalba: in uno di questi a Copn, ad esempio, vi rappresentato Hunahpu che gioca contro un dio della morte 127. 5.I : Missione dei gemelli: Come molti dei salvatori degli antichi miti, Hunahpu e Xbalanqu sono figli di una vergine -in questo caso Ixquic-, ovvero di una coscienza pura. Sul piano astronomico, abbiamo visto che la storia dei gemelli riproduce il corso del sole (e della luna) e, tanto nella sua traiettoria diurna che nel suo circuito annuale, simboleggia il
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Teresa Federico, Simbolismo del juego de pelota en el Popol Vuh Estudios de Cultura Maya, p. -------!!!! Zecharia Sitchin, Gli di dalle lacrime d'oro, p. 100. Karl Taube, Op. cit. , p. 103.

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ciclo della vita umana: questa la ragione per cui il sole (Hunahpu) nasce con l'aurora, muore scendendo sottoterra, per poi rinascere, trionfalmente, a Oriente. Nella ripetizione costante di questi movimenti si proietta la legge dell'eterno rinnovamento universale, di cui tutti e tutto facciamo parte. Gli di del mais Hunahpu e Ixbalamqu, dunque, si umanizzano per innalzare il livello dell'uomo al piano divino e diventano i modelli del vero uomo ( halach winik, in maya; Achi in quich) 128. In questa loro missione viene rafforzato quel legame di cui non possiamo non accorgerci che esiste fra le loro vicende e quelle dei messia dei miti del Vecchio Mondo. Si dovr quindi ammettere che i popoli amerindi hanno potuto attingere alle stesse fonti mitiche e letterarie di Egizi, Ebrei, Greci, Persiani, etc oppure chiss che queste informazioni non riguardino un linguaggio simbolico onnipresente ed eterno che esprime alcune verit che ancora non abbiamo scoperto! Oltre al ciclo del sole, il complesso viaggio del dio del mais e dei suoi figli simboleggia l'origine degli uomini, che corrisponde alla creazione del mais. Sembra pertanto che la discesa nell'oltretomba sia anche la ricerca della sostanza di cui fatta l'umanit; questa concezione , sia per contenuto sia per significato, molto simile a quella degli Aztechi, che narrano della discesa di Quetzalcoatl nella Terra dei Morti per recuperare le ossa da cui nasceranno gli uomini (che verranno poi mischiate, dalla dea Cihuacoatl - 'Donna serpente', con il sangue del dio) 129. 5.L : Numerazione: Per i maya i numeri rappresentano al tempo stesso delle personalit divine, dei corpi astrali e dei settori cosmici legati a fenomeni meteorologici. Questa concezione, che sta alla base della struttura dei sistemi del calendario, astronomico, matematico, astrologico e cronologico dei Maya-Quich, reputa le cifre pi importanti rispetto ai nomi per caratterizzare gli di, perch sono le sole invariabili che li identificano. Il giovane dio Hunahpu impersona, fin nel nome proprio (Hun significa Uno) e nelle allegorie perfettamente intellegibili per lo spirito indigeno, l'unit matematica e cronologica. Questa si traduce attraverso i numeri Uno e Cinque, e Venti, che rappresenta il dio solare nella sua funzione di Vero Uomo, di modello dell'essere umano perfetto, contrapposto alle creature dei cicli precedenti che si trasformarono in animali. L'unit vigesimale anche simboleggiata drammaticamente nella scena in cui i due Gemelli stendono le mani, le une sulle altre al momento di precipitarsi nel rogo di Xibalb 130. Il mito stabilisce cos, in questo modo allegorico, le basi del sistema aritmetico maya-quich: le mani e le dita sono infatti le basi della numerazione, e l'Unit diventa un uomo completo in possesso di venti dita [figura 131].Venti si traduce quindi hun winak (un uomo), quaranta si traduce ca winak (due uomini) e cos
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Raphael Girard, Op. cit., p. 120. Zecharia Sitchin, Op. cit., p.45 . Raphael Girard, Op. cit., p.209 . Figura 58, Op. cit., p. 210 : Il dio del mais munito di dita e unghie gigantesche assimilate a dei segni kin, simbolo dell'unit aritmetica (Codice Tro-cortesiano)

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via. Lo stesso episodio esprime anche i venti giorni del uinal: questa l'unit che si manifesta nella struttura del tun, anno di 360 giorni e simbolo dell'intima fusione luni-solare perch formato dall'unione di una cifra solare (venti, un uomo, Hunahpu) e di una cifra lunare (diciotto mesi, Ixbalamqu). Un altro numero che troviamo con insistenza nel corso del racconto della Quarta Creazione il numero 4, che corrisponde ai settori del piano cosmico, i quali, a loro volta, si riflettono nella divisione in quattro settori del territorio per mezzo di due linee che si incrociano al centro della piazza pubblica delle cerimonie 132; assume dunque il valore mistico di immagine del centro, dell'ombelico o cuore del mondo maya-quich. C' chi poi afferma che il mito maya e la sua periodica riproduzione sembrano aver assorbito, probabilmente nel far eco ai 'miti' del Vicino Oriente 133, gli elementi celesti del racconto e, in particolare, il simbolismo del numero sette legato al pianeta Terra. Nelle raffigurazioni che si trovano lungo le mura del campo da gioco (o sala della palla) alcuni giocatori sono rappresentati con l'emblema del Disco del Sole, mentre altri presentano quello di una stella a sette punte [figura accanto]. Da Sitchin sappiamo inoltre che la rappresentazione dei pianeti come stelle a pi punte era molto frequente; e probabilmente questa usanza cominci fin dai lontani Sumeri: essi non contavano i pianeti come facciamo noi, ovvero dal Sole verso l'esterno, bens al contrario, dall'esterno verso l'interno. Risulta, cos, che Plutone era il primo, Nettuno il secondo, Urano il terzo, Saturno il quarto, Giove il quinto; e ancora Marte era il sesto, la Terra il settimo e Venere l'ottavo (figura a, qui a destra). Un qualche indizio a favore di questa tesi si potrebbe trovare a Chichn Itz e in altri luoghi dello Yucatan, dove sono stati trovati simboli quasi identici a quelli con i quali i diversi pianeti venivano rappresentati in Mesopotamia (figura c, accanto). 5.M : Ixbalamqu era maschio o femmina? : Ixbalamqu era maschio o femmina? Su questa domanda sono state avanzate parecchie ipotesi e opinioni, sono state prese ed utilizzate entrambe le possibilit, ma resta una delle croci della scuola Maya. La polemica pi grande si basa sull'iniziale X (o Ix): vi il dubbio tra che sia un diminutivo o un possibile segno di femminilit. Girard, ad esempio, sostiene deciso che la radice ix una particella che denota la femminilit e che quindi determina il sesso di chi la porta nel nome. Nel Popol Vuh troviamo altri due esempi di donne, Ixmucan e Ixquic (dove Quic significa al contempo: sangue, resina, linfa come pure qualsiasi secrezione liquida, divina, umana o animale, che
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Op. cit. , p. 266 . Zecharia Sitchin, Op. cit. , pp. 103-104. Figure 41 e 42 di pagina 103.

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si assimila alla pioggia, parimenti regolata dalle fasi della luna 134), su cui non vi alcun dubbio che siano femmine; dunque chiaro ed inequivocabile per lui che Ixbalamqu sia una femmina. Vi anche l'idea largamente diffusa che, se questo/a gemello/a fosse pensato come maschio, dovrebbe essere pi Venere che la Luna 135. Tuttavia c' chi tratta entrambi i gemelli come maschi, sostenendo che Sole e Luna sono, appunto, due fratelli e non fratello e sorella. Non sar di certo io a risolvere questo quesito, anche se sono fiduciosa che gli studiosi possano un giorno arrivare ad una risposta, magari utilizzando nuove piste; un possibile indizio va secondo me ricercato nel gioco della palla: nonostante non ci sia un accordo generalizzato nemmeno su questo punto, c' chi afferma che il gioco veniva praticato da quasi tutti gli adolescenti e maschi adulti, sia nobili che popolani" 136. Se questo fosse attestato come certo, allora potremmo dire che entrambi gli Eroi gemelli del Popol Vuh erano maschi. In questo studio ho preferito servirmi di entrambi i generi femminile e maschile per lasciare a chiunque una decisione personale; a me, ad esempio, piace pensarla come sorella di Hunahpu, che anche se a volte potrebbe risultare l' assistente 137del fratello, gli d comunque sempre un aiuto del tutto indispensabile! 5.N : Animali messaggeri per i Gemelli: Nel Popol Vuh, nel momento in cui i messaggeri di Xibalba lasciarono la casa di Ixmucan dopo aver riferito l'ordine di convocare i due gemelli per una sfida sul campo da gioco, la abuela ricevette un grande aiuto da un pidocchio, che le cadde dai capelli e cominci a camminarle sulla gonna. Avendo ascoltato le parole dei messaggeri, questo insettino venne gentilmente e rispettosamente incaricato di portare la notizia a Hunahpu e Ixbalamqu, che stavano giocando da molte ore nella Plaza de Juego, che era piuttosto lontano da casa. All'inizio del suo cammino, l'animaletto venne visto da un rospo, e alla domanda su dove stesse andando, rispose: Llevo el mandado en mi barriga (pancia). Voy en busca de los nietos de Ixmucan para darles un recado de los seores de Xibalb 138. Si noti che qui il ventre inteso come l'organo dell'intelligenza, della memoria e dei sentimenti; funzioni che adempie anche il cuore. Per accorciare i tempi di percorrenza del messaggio, il rospo si propose di ingoiare il pidocchio, e di trasportarlo. Dopo un po' incontrarono un serpente bianco di grandi dimensioni, e insieme decisero che avrebbe inghiottito il rospo per metterci ancora meno tempo. Dall'alto, un uccello da preda (el gaviln) vide l'animale strisciare con fatica e troppo lentamente rispetto all'urgenza del messaggio; discese allora dalle nubi, si avvent
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Raphael Girard, Op. cit. , p. 110. Troviamo una spiegazione molto simile a pagina 63 del dizionario K'ich Inglese di Allen J. Christenson, dell' Universit Brigham Young : kik<el> (n) = blood; sap (linfa, sangue, vigore); http://www.famsi.org/mayawriting/dictionary/christenson/quidic_complete.pdf . Recinos, 1950:162-163; Edmonson, 1971, 142-144; Nathaniel Tarn e Martin Prechtel, Metaphors of relative elevation, position and ranking in Popol Vuh, Estudio de Cultura Maya, p. 14 . Wilkerson, p. 45 e altri: http://it.wikipedia.org/wiki/Gioco_della_palla_centroamericano . Nathaniel Tarn e Martin Prechtel, Op. cit., p.14 . Ermilo Abreu Gomez, Op. cit. , p. 142.

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sul serpente e lo divor. Riusc cos a portare il messaggio a destinazione prima che fosse notte. L'interpretazione che Girard 139d a questo episodio vede come protagonisti l'uccello da preda, che rappresenta il sole; il serpente bianco, che per la prima volta compare sulla scena mitologica ed simbolo della Via Lattea 140; e infine il rospo, che corrisponde al chaac, dio della pioggia proiettato nelle stelle dalla tradizione maya. L'immagine di tutti e quattro questi animali assorbiti in un'unit richiama l'idea che i corpi celesti, al pari degli di, non sono che frammenti di un tutto. 5.O : Norme di condotta: I miti mesoamericani non si limitano a semplici racconti sacri sulle origini del mondo, ma contengono anche profondi insegnamenti sul comportamento sociale. Gli eroi civilizzatori forniscono le norme di condotta sia per l'individuo sia per la comunit rivelando all'uomo la sua origine, la sua natura e la sua destinazione ultima 141. In particolare, la storia di Hunahpu simboleggia il corso giornaliero, annuale e ciclico del sole, che si proietta nel ciclo della vita umana, oltre che nei cicli cronologici, con cui solidale. Egli, in altri termini, rappresenta l'integrazione totale dell'uomo e della comunit al tutto universale. Tra i vizi pi comunemente citati, e ragion per cui i due gemelli uccisero il superbo uccello Vucub Caquix e i figli, sono l'arroganza e l'avidit, i pi diffusi nelle alte sfere. Si potrebbe quasi arrivare ad interpretare gli uomini di fango e di legno non come specie del passato, ma come condizioni di umanit presenti ancora oggi e in ognuno di noi. Con questa prospettiva, le varie creazioni rappresenterebbero i gradi di sviluppo della consapevolezza, e l'uomo di mais diventerebbe quell'uomo compiuto, perfetto che ognuno di noi pu raggiungere. 5.P : Altri Codici: Oltre al Popol vuh, i codici fondamentali per lo studio della religione maya che sono sopravvissuti fino ai nostri giorni sono quelli che sono sfuggiti all'opera di totale distruzione iniziata nel 1549 da Diego de Landa, primo vescovo dello Yucatn; sono solo quattro e sono conosciuti e conservati come Codice di Dresda, Codice di Parigi (o Peresiano), Codice di Madrid (o Tro-cortesiano) e il recentemente scoperto Codice di Grolier, la cui autenticit non accettata da tutti. 5.P.1: Opera di distruzione dei libri maya per mano degli Spagnoli: Per avere un'idea pi chiara della distruzione dei libri maya ricorro all'unica dichiarazione che possediamo, che viene dallo stesso Landa 142, che per ironia della sorte fu quello che
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Raphael Girard, Op. cit. , p. 151 . Op. cit., p.151: Girard ci fa notare di sfuggita che il movimento della Via Lattea e delle costellazioni zodiacali che le attraversano quasi ad angolo retto disegna nel cielo una gigantesca croce in movimento, che i Chorti rappresentano con una svastica. Karl Taube, Op. cit., p. 24 . Diego de Landa, Relaciones de las cosas de Yucatn, 1938, p. 207 .

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poi preserv gran parte delle informazioni sui pagani nelle sue opere: Hallmosles gran nmero de libros de estas sus letras, y porqu no tenan cosa en que no hubiese supersticin y falsedades del demonio, se los quemamos todos, lo cual sintieron a maravilla y les dio mucha pena. Io sono d'accordo che cercare di bruciare una cultura (perch questo che i libri rappresentano) non serva a nulla, sia perch un atto di superiorit che difficilmente riesco ad accettare, sia perch, in ogni caso, difficilmente questa muore, poich vi sono due armi pi potenti della scrittura, e cio i ricordi e la trasmissione orale! I ricordi non muoiono, e cos da una generazione all'altra vengono tramandati, da sempre, i racconti di come tutto cominci e dove cominci. Detto questo, per giusto provare a capire il motivo di una tale decisione presa dai missionari arrivati dal Vecchio Mondo: Thompson 143 ci d l'opportunit, a questo proposito, di pensare a Landa come un prodotto del suo tempo, che giustamente non possiamo giudicare mediante posizioni del XX (e XXI) secolo. Probabilmente, dice Thompson, non riusciva ad accettare la pratica del sacrificio di bambini che aveva visto in alcune chiese e, non riuscendo a capire la cultura che era dietro quei sacrifici, prese una (discutibile, quanto meno) decisione che avrebbe conquistato l'approvazione generale del suo tempo. Giusto o ingiusto che sia, molti di quei libri maya finirono letteralmente in cenere (!) ma qualcosa riusc a salvarsi e ad essere tramandato, con diversi influssi e variazioni, fino a noi. 5.P.2: I manoscritti: La pi antica relazione su questi libri maya ci arriva da Pedro Mrtir de Anglera nel 1520, in cui dichiara che i sacerdoti [..] avevano libri di figure [o disegni] su cui si basavano e governavano , e l avevano segnalati i tempi in cui si doveva seminare e raccogliere e andare a caccia e in guerra, e alcuni sacerdoti si capivano con altri e si scrivevano tramite figure e sapevano ci che era successo molti anni prima 144. Tra i manoscritti scampati alla distruzione, il Codice di Dresda forse il pi antico e il pi elaborato e risale probabilmente all'XI o al XII secolo a.C.; un libro di divinazione che ricopia quasi sicuramente un originale del periodo classico e che, oltre che di riti religiosi e di pratiche divinatorie, parla delle eclissi, della rivoluzione sinodica di Venere, spiega dettagli del calendario maya, di quali di influenzano ogni giorno e del sistema numerico. A detta di Thompson 145, potrebbe essere stato tra gli esempi di scrittura indiana inviati da Corts all'imperatore Carlo V nel 1519. Per quanto riguarda il Codice di Parigi, lo studioso Paul Arnold ha riportato la sua versione e traduzione sotto il titolo di Libro dei morti maya; questo perch, a parer suo, l'opera pu fare intravedere la vita d'oltretomba e l'evoluzione della psiche tra due incarnazioni, essendo scritta con l'unico scopo di trascrivere per perpetrare le ricette spirituali e le tecniche mistiche e magiche grazie alle quali l'uomo sperava di poter ricondurre il defunto in un corpo umano in gestazione e far cos rinascere e prosperare simultaneamente la
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John Eric Sidney Thompson, Un comentario al Codice de Dresde, libro de jeroglifos mayas, p. 37 . Op. cit., p.18. Op. cit., p. 39.

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vegetazione sostentatrice degli uomini. Il contenuto del Codice conservato nel Museo de Amrica di Madrid, datato al secolo XIV, invece considerato il pi ricco e vario, e tra i suoi temi annovera la mitologia, la profezia tramite trance, la pratica del fumare, la caccia, l'agricoltura, le piante ed il loro utilizzo, la musica, la caccia, l'apicoltura, la pioggia, la semina e molto altro. 5.P.3 : Libro dei Libros de Chilam Balam: Esistono anche altre opere, i cosiddetti Libros de Chilam Balam, che pi specificamente trattano dell'antica mitologia delle pianure maya della Penisola dello Yucatan e che formano una sezione importante della letteratura indigena americana. Sono una serie di libri che hanno preso il nome, Balam, dal pi famoso tra i Chilam che vissero poco prima dell'arrivo dei bianchi e che predisse l'avvento di una nuova religione, accompagnato dal nome della citt da cui deriva (Chumayel, Tizimn, Man,...). Balam un nome di famiglia, per significa anche giaguaro o serpente, in senso figurato 146 ; mentre Chilam, come abbiamo gi visto, era il titolo che si dava alla classe sacerdotale che interpretava i libri e la volont degli di, e il cui significato era ci che bocca 147. Questi libri furono scritti dopo la conquista spagnola, cos che la scrittura quella che i frati adattarono alla fonologia della lingua maya in Yucatan, e il materiale usato carta europea. Bench nessuno di essi sia anteriore al XVIII secolo, essi contengono spesso riferimenti a miti e storie antiche tratte da precedenti testi coloniali e vecchi libri illustrati. Gran parte dei testi descrive eventi riguardanti i cicli temporali la cui natura ripetitiva produce un effetto di sovrapposizione, cosicch un singolo brano pu contenere eventi che risalgono all'era coloniale, a quella preispanica o a quella mitica. Un aspetto che hanno in comune probabilmente tutti i testi maya su cui abbiamo la fortuna di poter lavorare l'essere considerati 'parole-chiave' che venivano ampliate dagli interpreters al leggerli o al cantarli in pubblico.

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Silvia Rendon e Alfredo Barrera Vazquez, Op. cit., p.8 . Diego de Landa, Op. cit.. , p. 50 e Diccionario de Motul.

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6. Perch l'uomo stato creato e Comentario- Conclusioni


6. A : tema cruciale: PERCHE' l' UOMO STATO CREATO?
Cmo haremos para formar otros seres que de veras sean superiores, oigan, hablen, comprendan lo que dicen, nos invoquen y sepan lo que somos y lo que siempre seremos en el tiempo? (Popol Vuh 148)

Abbiamo ripercorso finora i cicli evolutivi che sono alla base della concezione della creazione dell'uomo secondo i Maya. Se son stati letti con gli occhi dell'ipotetico osservatore maya guatemalteco che dicevo all'inizio, si accettato per vero tutto il loro pensiero. Facciamo un passo avanti e chiediamoci qualcosa in pi. Se ora conosciamo come l'uomo stato creato, domandiamoci perch stato creato! Quello che mostrano le parole del Popol Vuh una preoccupazione costante degli di, padres y seores de lo que respira y madura, di dare forma e vita a degli esseri che sapessero celebrare un culto in loro onore, riconoscerli come superiori, nutrirli e offrire loro un tributo obbligatorio. Dunque gli di non accordano la vita esattamente come dono benevolo 149, ma sembra che sia a condizione che le creature riconoscano la loro posizione di dipendenza nei confronti del creatore, invocandolo, rendendogli omaggi e tributi e nutrendolo. quindi una grande responsabilit quella degli uomini, quasi un debito di sangue150 verso gli di che hanno dato loro la vita, e le varie creazioni e distruzioni sono l a ricordare le conseguenze di una mancanza di tali obblighi. Pare quindi chiaro che il genere umano deve riconoscere la sua dipendenza dal Creatore, ma anche vero che costui dipende a sua volta dagli uomini dal momento in cui senza di loro non pu vivere e che non pu esistere senza culto. Si pu quasi scorgere un patto: Egli accorda la sua protezione all'umanit a patto che essa celebri il culto in suo onore; gli obblighi sono quindi reciproci 151. Ricordo che gli esseri umani sono stati gli ultimi ad apparire nella storia dell'evoluzione. Per intenderci, il Sistema Solare impieg a formarsi circa 6 mila milioni di anni e l'uomo fece la sua apparizione negli ultimi due milioni di anni 152. Questo d una chiave in pi per la riflessione sul tema della necessit della creazione dell'uomo da parte della divinit: sia nel pensiero maya sia in quello di molti popoli mesoamericani, come anche nelle credenze mesopotamiche e nella tradizione biblica, il dio arriva alla creazione dell'uomo con l'idea che questo faccia il lavoro necessario per garantire un ordine nella realt sensibile; e cio affinch domini il mondo animale e amministri el cuidado (la cura, l'attenzione) del mondo
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Si domandano gli dei. Ermilo Abreu Gmez, Popol Vuh, Antiguas leyendas del Quich , p. 24. Raphael Girard, La Bibbia maya. Il Popol Vuh: storia culturale di un popolo , p. 39 . Karl Taube, Miti Aztechi e Maya, p. 119. Raphael Girard, Op. cit., p.52. Le pratiche rituali dei preti chorti come pure i costumi tradizionali di questo popolo si adattano perfettamente ai principi citati sopra. Alberto Canen, El Observador del Gnesis, p. 34 .

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vegetale 153. Una tesi particolare quella di Arnold 154, che riassume l'universo maya come un'unit di di e di uomini che lottano in comune contro le influenze maligne, dato che tutti le divinit agiscono da protettori -particolari o generali per contrastare l'opera degli spiriti maligni scaturiti soprattutto a causa delle negligenze e degli errori degli uomini. Gli di dunque si offrono di proteggere l'umanit contro i pericoli naturali a patto/e fino a quando l'uomo osserva la regola prestabilita; e se ne astengono quando dimentica i suoi doveri. In definitiva l'uomo l'oggetto delle loro cure, della loro protezione, ma questo non come un atto di gentilezza, non per grazia che annullerebbe la fine di un'alleanza, non perch siano (gli di) prigionieri di un atto di stregoneria, ma perch eseguono lealmente il piano della creazione da loro stabilito all'origine dei tempi. E il sacerdote risulta, a livello terrestre, una seconda fonte di protezione, una sorta di leva per azionare quella onnipotente del cielo. 6. B - Conclusioni- Comentario:
You are a child of the universe, no less than the trees and the stars. You have a right to be here.. and whether or not it is clear to you, no doubt the universe is unfolding as it should. - MAX EHRMANN

Per portare a termine questo studio mi sono avventurata nella lettura di una variet di opinioni e pensieri su un argomento che, gi di per s, lascia adito a infinite possibili risposte. Personalmente sono molto curiosa di proseguire questa ricerca anche dopo la consegna di questo mio (primo!) elaborato sull'affascinante mondo dei Maya e non solo. Pi mi addentro nella mia indagine personale, pi rimango affascinata dall'imparare che molte culture di tutto il mondo avevano e hanno storie che si assomigliano. E comincio a pensare che forse davvero tutte le religioni si relazionano ad una stessa Realt, che usano concetti, idee, nomi e parole diverse, ma che veramente c' solo una Realt, e uno Spirito che si muove attraverso tutta la vita 155. Nel Libro della Comunit esistono, ad esempio, moltissimi paralleli con le leggende sumere riportate da Zecharia Sitchin. Secondo questo scrittore azero 156 naturalizzato statunitense il pantheon degli indigeni mesoamericani richiama alla mente quello dei Greci e degli Egizi, degli Ittiti, dei Cananei e dei Fenici, degli Assiri e dei Babilonesi, e via a ritroso fino a coloro dai quali tutto cominci: i Sumeri della Mesopotamia meridionale, dai quali tutti gli altri trassero le loro divinit e le loro rispettive mitologie 157.
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Marcello Tozza, Mitos sobre el origen del homre, Revista de Ciencias de las Religiones , p. 317; traduzione personale. Paul Arnold, Libro dei Morti Maya, p. 109 . Drunvalo Melchizedek, L'antico segreto del fiore della vita , p. 35. azero = della Repubblica dell' Azerbaigian. Zecharia Sitchin, Gli dei dalle lacrime d'oro, p. 195.

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Ipotizza, inoltre, che gli olmechi africani e gli uomini barbuti del vicino Oriente (di cui sono state trovate raffigurazioni ed enormi sculture in tutta America) furono condotti dall'altra parte del mondo sotto la guida di Toth, divinit che gli assiri e i babilonesi chiamavano Marduk, 'Figlio del tumulo nascente'; gli egizi Toth e NIN.GISH.ZI.DA, 'Signore dell'Albero della Vita'; fu Hermes per i Greci, Mos nella Bibbia 158; e ancora, Quetzalcoatl per gli aztechi, Kukulkn per i Maya dello Yucatan e Gucumatz [figura accanto] per i Maya-Quich (tutti nomi che significano 'Serpente piumato o alato'). Era per tutti un dio depositario di conoscenze segrete, tra cui l'astronomia, la matematica, il calendario e l'arte di costruire le piramidi. Capisco che per qualcuno queste ipotesi possano sembrare azzardate e strampalate, e non mia intenzione dare ragione all'uno o agli altri. Solamente credo che ci siano davvero molte cose che non sappiamo e che possiamo, dobbiamo e dovremmo aver voglia di scoprire; e molte altre cose che non ci vengono raccontate nel modo pi trasparente possibile, cose per cui sono personalmente molto curiosa di indagare e per cui spero di aver trasmesso a voi anche solo una minima parte del fascino che esercita il mistero della nostra origine. Reputo molto importanti un' investigazione individuale delle origini dell'uomo e dunque di s, per arrivare un giorno a poter avere una propria opinione da confrontare con altri, e da mettere in dubbio affinch poi si rafforzi in un solido valore! Ecco perch sono d'accordo con chi dice che i lettori dovrebbero essere in possesso dei fatti per valutare le opinioni delle autorit accademiche! Vi una grande quantit di elementi in cui mi sono imbattuta che discordano con quello che mi stato, ad esempio, insegnato a scuola su come nato il mondo, su come siamo nati noi, sugli scavi, le date cruciali dell'umanit, sul come, quando, perch sorsero nel Nuovo Mondo queste grandi e complesse civilt, sbocciate quasi all'improvviso e in tutto il loro splendore. Non ben chiaro come quella dei Maya, cos come quella degli Egizi e dei Sumeri (la pi antica cultura che conosciamo, che risale al 3800 a.C. circa) non presentino segni di evoluzione delle loro conoscenze e scoperte, o come mai sapessero esattamente come si presentava il nostro sistema solare visto dallo spazio esterno, o che sapessero tutto sui pianeti lontani o che conoscessero la precessione degli equinozi (che si spostano di 1 ogni 72 anni e compiono un giro completo di 360 in 25 800 anni circa e che per questo richiederebbe quanto meno un'osservazione e uno studio di parecchi anni) fin dall'inizio della loro esistenza. E anche, pi in particolare, nel Popol Vuh troviamo qualche frase interrotta, il cui seguito lasciato intendere all'immaginazione del lettore -qualche reticenza potremmo dire-, per esempio nella fine/uscita di scena dei quattro patriarchi Maya che, sentendo che la loro ora era giunta, parlarono alle trib in questa maniera: Sabed y no olvidis que nosotros los
procreadores nos debemos ir. Sabed tambin que volveremos en hora que est sealada. [..] Ha
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Nota 2.10, Esodo, La Bibbia di Gerusalemme: l'ho salvato dalle acque: etimologia popolare del nome di Mos (ebraico mosheh) a partire dal verbo mashah, trarre. Ma la figlia del faraone non parlava ebraico. In realt questo nome egiziano, noto sotto la sua forma abbreviata, moses, o sotto una forma completa, per esempio Tutmosi, il dio Tot nato.

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llegado el instante en que debemos volver al lugar de donde partimos. Conforme al dictado de nuestras conciencias, volveremos al sitio de nuestro origen. [..] A quienes es debido hemos revelado nuestros secretos. Del arte de la escritura saben los que deben saber y nadie ms. [..] Despus de nuestra partida acordaos de nosotros. No nos dejis en olvido. Evocad nuestros rostros y nuestras palabras. Nuestra imagen ser roco en el corazn de los que quieran evocarla. E per ultimo, No esperis que los extraos os recuerden lo debido, que para tal empeo tenis conciencia y espritu. Todo lo bueno que hagis ha de salir de vuestra iniciativa
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. Dopo aver espresso gli ultimi insegnamenti, si congedarono dagli uomini, salirono sulla cima del monte Hacavitz, e nel momento in cui iniziarono a discendere il versante ovest una nube como de lluvia los ocult. Non morirono, sparirono -per lo meno dalla vista di chi racconta-. Le risposte alle tante possibili domande che ci si potrebbe porre sarebbero sicuro molto interessanti. E ci si pu sbizzarrire: dove andarono los Abuelos? Dove finirono? Li prese qualcuno? Chi? Attraversarono qualche passaggio o portale interdimensionale, forse? Quello che intendo dire con questa serie di domande che le possibilit sono davvero infinite; ma in fondo la verit c', ed una. E perch dovrebbe convincermi a priori la versione che insegnano a scuola o quella accettata da altri? O per lo meno perch dovrei darla per buona, quasi come un principio che non pu essere messo in discussione? La storia piena di grandi studiosi ingiustamente condannati o esiliati sotto accusa di eresia o di voler sovvertire le credenze del tempo. E per qualcuno di loro, come per Galileo Galilei, il processo magari stato annullato secoli dopo, perch la condanna fu giudicata ingiusta e arretrata. E allora perch rimanere fissi in un'idea andando contro ogni altro punto di vista, invece di provare ad aprire la mente alla ricezione di tutte le voci, le quali andranno poi filtrate e, a seconda di come elaborate, scartate o utilizzate come prova o contro-prova della propria tesi? Spesso ci molto difficile accettare qualche particolare o versione diversi della storia oppure ci che raccontato in quelli etichettati come miti, ma questo perch siamo convinti che quello che sappiamo adesso del nostro passato sia giusto. Ma se non fosse cos? Proviamo anche solo ad insinuare il dubbio, il cui scopo, alla fine, sempre quello di smontare un'opinione/idea/valore o al contrario di rafforzarli. Io, come Todorov, credo fortemente alla necessit di cercare la verit e all'obbligo di farla conoscere; so che la funzione informativa esiste e che l'effetto dell'informazione pu essere potente 160. E se mentre per Corts questa conquista del sapere portava alla conquista del potere, noi proviamo ad agire come il filosofo franco-bulgaro, che di Corts prende, s, in considerazione la conquista del sapere, ma lo fa per resistere al potere. La ricerca della verit per come la intendo io un cammino personale che deve lasciar
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Ermilo Abreu Gomez, Op. cit., pp. 69-70 . Tzvetan Todorov, La conquista dell'America- Il problema dell'altro , p. 299.

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cadere qualsiasi velleit di potere o desiderio dettato dall'ego, e va percorso da ognuno per poter crescere, formarsi in modo autonomo e diventare liberi. Faranno infatti fatica a credere realmente coloro che hanno preso l'autorit per la verit, piuttosto che la verit per autorit (Gerald Massey). Dicendo 'realmente' mi riferisco a una convinzione profonda, che stata messa in discussione almeno una volta e che ha quindi raggiunto come un grado di solidit maggiore, si come cementificata in uno strato pi profondo della nostra coscienza. In questo studio ho cercato di fare attenzione a non imporre mai la mia versione delle cose, dei miti e della storia dei Maya-Quich, quanto piuttosto di proporla, e di esporre altri e diversi punti di vista in modo da lasciare spazio ad una rielaborazione ed interpretazione personali. Gli aspetti della vita da indagare sono davvero tanti, e le cose da imparare dalla e nella vita sono ancora di pi; per questo credo che non possiamo perdere neanche un minuto! Vi faccio allora un'ultima domanda, un po' provocatoria forse: pensate sia possibile che nelle letture dei testi sacri come il Popol Vuh e di tutti quelli collegati alle culture pi antiche, nelle analisi dei riti a cui i miti sono collegati e nei resti che si stanno ancora scoprendo di queste civilt, ci siamo e ci si possa imbattere in una sorta di messaggio composto nella primordiale antichit per tutti coloro che sono alla ricerca della verit -di qualsiasi cultura, in qualsiasi epoca i quali siano pronti, equipaggiati per mettere insieme testi e monumenti e vedere i cieli dei tempi passati 161? Io sono pronta. E voi?

Cosmologia Maya

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Robert Bauval e Graham Hancock, Custode della Genesi , p. 304.

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Un documentario sulle misteriose origini dell'uomo, ospitato da Heston, Charlton e diretto da Cote, Bill, durata di 48 minuti; titolo: "Mysterious Origins Of Man - Forbidden Archeology" http://www.youtube.com/watch?v=hYRfLp9aRkk .

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