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La dinamica della Terra: La tettonica a placch

La branca della geologia che studia la struttura e l’evoluzione della crosta terrestre è la
tettonica. Grazie agli studi condotti, sappiamo che la super cie terrestre è in continua mutazione
e che l’assetto attuale dei blocchi continentali tende tuttora cambiare.

La crosta terrestre è divisibile in due diversi tipi: la crosta continentale e la crosta oceanica.

La crosta continentale è più spessa e leggera di quella oceanica, e si trova, dunque, ad un’altezza
maggiore. Prevalentemente, i continenti sono poco elevati, in quanto le alte catene montuose
rappresentano un eccezione. La parte centrale più antica dei continenti, lo scudo, è completamente
spianata. Il limite dei continenti si trova oltre la linea di costa, al di sotto dei mari, e prende il
nome di piattaforma continentale, un’area estesa e di moderata inclinazione.

La crosta oceanica è sottile e densa e la sua formazione risale ad un’era più recente rispetto ai
continenti. Essa si presenta come una serie di bacini pianeggianti, interrotti da strisce di grandi
rilievi, le dorsali oceaniche. Lungo la cresta delle dorsali corre una profonda spaccatura, la fossa
tettonica, dalla quale fuoriesce lava. Gli altri rilievi oceanici sono di origine vulcanica e formano
delle isole quando sono abbastanza elevati da raggiungere la super cie. Le parti più profonde degli
oceani sono le fosse oceaniche. Esse sono più comuni ai bordi dell’oceano Paci co e sono associate
ad archi di vulcani attivi e cordigliere.

Il punto di raccordo tra un bacino oceanico ed una piattaforma continentale è costituita da una
rapida scarpata. Secondo una teoria che incontra il consenso di molti studiosi, il movimento delle
placche litosferiche trarrebbe origine dai moti convettivi che avvengono nel mantello: questi sono,
a loro volta, movimenti circolari di materia che si veri cano all’interno dei uidi caldi

Nel corso dei secoli diversi studiosi hanno posto il dubbio che l’assetto attuale dei continenti non
fosse stato sempre lo stesso nella storia il nostro pianeta, che, dunque, i continenti fossero
anticamente uniti tra di loro.

Una vera e propria teoria di deriva dei continenti fu elaborata all’inizio del ‘900, dal geo sico
tedesco Wegener, il quale supportò questa teoria con una compiuta serie di argomentazioni. La
teoria della deriva dei continenti parte dalla corrispondenza esistente tra le linee di costa
dell’Africa e del sud America, che suggeriscono un’antica unione, rotta poi dal movimento laterale
dei continenti. A questa prima osservazione si aggiungono la presenza di strutture geologiche,
fossili, ora e fauna, talmente simili tra continenti adesso distanti, da poterla spiegare solo
ipotizzando un unico grande continente. Il supercontinente teorizzato da Wegener è chiamato
Pangea e si sarebbe trovato in prossimità del polo sud. Pangea si sarebbe suddiviso poi in diversi
ed enormi blocchi che sarebbero andati alla deriva sulla super cie terrestre, no ad occupare le
attuali posizioni

Intorno agli anni ‘60 si è fatta strada l’idea che gli oceani fossero in continua espansione. Lo
studioso americano Harry Hass suggerì una teoria confermata dagli studi compiuti sui fondali
oceanici.

Il fondale oceanico è costituito da materiale lavico fuoriuscito dalle dorsali. Questo materiale
scivola lungo le dorsali e si sposta lateralmente, di modo che altro magma fuoriesca. In questo
modo l’età delle rocce, che si trovano presso la dorsale, è minore rispetto a quella delle rocce che
si trovano presso i bordi oceanici. In corrispondenza delle dorsali, quindi, viene creata nuova
crosta. Le dorsali, insieme a le fosse, le faglie, le catene montuose, costituiscono delle linee che
dividono l’una dall’altra le placche terrestri. Queste linee sono chiamate margini di placca

La litosfera, che comprende la crosta e la sommità del mantello, poggia sull’astenosfera, che è
composta di materiale più molle e uido. La litosfera è divisa in una ventina di parti rigide, le
placche, di cui sette molto grandi, che si muovono lateralmente sullo strato sottostante dal
comportamento più plastico. Ogni placca può essere costituita da un’area continentale, da un’area
oceanica, o da una parte di entrambe. Le placche principali sono quelle euroasiatica, africana, indo
australiana, nord americana, sudamericana, antartica e paci ca. I tipi di margini che delimitano le
placche sono:
◦I margini divergenti: sono detti anche margini di accrescimento e corrispondono alle dorsali
oceaniche e le fosse tettoniche, in cui nuova crosta viene creata in continuazione. Lungo i
margini divergenti le placche si allontanano
◦I margini convergenti: detti anche margini di consunzione, sono marcati dalle fosse
oceaniche e dalle catene montuose. Essi corrispondono alla linea lungo la quale due placche
convergono e la litosfera oceanica si consuma
◦I margini trasformi: corrispondono alle fratture che attraversano le dorsali oceaniche o alle
faglie continentali. Sono linee lungo le quali due placche si muovono l’una rispetto all’altra
senza creare né distruggere la litosfera

La super cie terrestre è dunque tutta in movimento. Le placche si muovono, cambiando la propria
forma e le proprie dimensioni, in uenzando il moto delle altre placche. La produzione di nuova
litosfera dalle dorsali oceaniche corrisponde ad un movimento di risalita di astenosfera calda, in
questo modo le due placche litosferiche si allontanano. Nelle zone di subduzione invece, la litosfera
fredda scende di nuovo nel mantello e trascina una placca al di sotto dell’altra no all’astenosfera,
dove il materiale si fonde
Grazie al suo minor peso la crosta continentale non è riassorbita nel mantello, ma si mantiene in
super cie. Perciò i continenti sono permanenti sulla super cie terrestre pur subendo delle
trasformazioni. Ciò che invece viene continuamente assorbita e prodotta è la crosta oceanica, con
la conseguente formazione degli oceani. Quando un continente si spacca, nel punto di lacerazione
si apre una fossa tettonica, dal cui fondo fuoriescono lave, la quale sprofonda e viene invasa dalle
acque marine. Il continente si apre in due blocchi e la fossa diventa la cresta di una dorsale
oceanica, da cui continua ad uscire materiale magmatico e lungo la quale i due blocchi continuano
a separarsi. In questo modo si forma un oceano, che tende ad allargarsi grazie alla creazione di
nuova crosta da parte della dorsali

Ai bordi dell’oceano, i margini del continente originario che si è aperto possono presentare
caratteristiche diverse e sono distinti in margini passivi o attivi

Un margine continentale passivo sprofonda lentamente e su di esso si accumulano sedimenti che


portano alla formazione di una piattaforma continentale.
Un margine continentale attivo invece è interessato da fenomeni di subduzione ed è caratterizzato
dal vulcanismo. Il margine attivo si trova ai limiti di un oceano in chiusura: la vita di un oceano è
piuttosto breve e nella storia geologica del nostro pianeta gli oceani sono nati e scomparsi
continuamente

Mentre la dorsale oceanica continua a produrre litosfera giovane, nei pressi dei margini
continentali la litosfera più antica e rigida si spezza e si inabissa, dando luogo ad una fossa
oceanica, una profonda depressione, lunga, stretta ed arcuata. La litosfera scende verso il
mantello, sciogliendosi lentamente generando terremoti e fenomeni vulcanici. I coni vulcanici che si
creano lungo il bordo della fossa sono inizialmente sottomarini, poi si elevano no ad emergere in
super cie, formando un arco vulcanico lungo il bordo della fossa, anche esso lungo e di forma
arcuata.

La parte super ciale di crosta oceanica non sprofonda nel mantello, ma si accumula sul bordo della
fossa no a costituire una catena montuosa sottomarina, il complesso di subduzione, che talvolta
cresce no ad emergere. Si formano così due linee montuose: il complesso di subduzione e l’arco
vulcanico. Tra esse è collocato il bacino di avantiarco, in cui si accumulano nel tempo detriti. Lungo
i bordi dell’oceano Paci co si ha la presenza di altre caratteristiche dei margini attivi. Sui margini
del lato occidentale l’arco vulcanico è separato dal continente da un ulteriore bacino, il bacino di
retroarco; sui margini del lato orientale, invece, l’arco vulcanico è saldato al continente lungo le
cordigliere

Con il moto di subduzione quindi, l’oceano si restringe ed i continenti si riavvicinano no a


scontrarsi. Il punto in cui un oceano è scomparso e i blocchi continentali si sono scontrati è
caratterizzato dalla presenza di una catena montuosa