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TRE TEORIE PER SPIEGARE LA DINAMICA DELLA LITOSFERA

Il principio dellisostasia, formulato verso la fine dell800, si opponeva ai modelli fissisti secondo
cui la crosta terrestre era una struttura essenzialmente statica, nella quale i continenti e gli oceani
occupavano sempre la stessa posizione. La teoria di Airy invece sosteneva che la crosta pu essere
immaginata come un insieme di prismi (aventi la stessa superficie ideale, ma densit e volume
differenti), che galleggiano sul mantello e raggiungono una condizione di equilibrio in base al loro
peso. Secondo la teoria dellisostasia, ogni variazione della massa dei blocchi crostali dovrebbe dar
luogo a uno spostamento verticale delle masse rocciose, fino al conseguimento di un nuovo
equilibrio. Questi movimenti, detti aggiustamenti isostatici (verso lalto o verso il basso),
sarebbero possibili perch il mantello, pur essendo solido, non si comporta rigidamente quando
viene sottoposto a una spinta non troppo intensa che agisce con continuit per tempi lunghissimi.
Un equilibrio isostatico non potr mai essere raggiunto: i blocchi crostali, a causa dellerosione e
della sedimentazione o di fenomeni di varia natura, modificano continuamente il loro peso. Inoltre,
a causa dellalta viscosit del mantello e dellinerzia della crosta, lequilibrio non viene mai
raggiunto con uno spostamento rapido, ma dopo una serie di lente oscillazioni che si smorzano
gradualmente. Lisostasia interviene anche a contrastare i fenomeni dellerosione, che tendono a
demolire i rilievi: mentre continua lerosione, le montagne si alleggeriscono e, di conseguenza, si
sollevano. Al contrario, le zone del fondale oceanico prossime ai continenti hanno tendenza a
sprofondare, a mano a mano che i sedimenti continentali vi si accumulano.
La teoria della deriva dei continenti, formulata nel 1912 da Alfred Wegener, ipotizzava che fino a
200 milioni di anni fa esisteva un unico, grande continente: la Panga, circondato da un unico
oceano, la Pantlassa. Secondo Wegener, circa 180 milioni di anni fa, la Panga cominci a
smembrarsi e poco a poco le masse continentali si mossero, come se andassero alla deriva, fino a
raggiungere le attuali posizioni. Lidea di Wegener nacque da alcune semplici osservazioni che
costituiscono altrettante prove a fondamento della sua teoria:
Prove geomorfologiche: Wegener giustific il presunto incastro tra le sponde dellAfrica e delle
regioni meridionali del Sudamerica, sostenendo che esso era possibile a causa di una passata unione
dei due continenti. I suoi oppositori misero in dubbio il valore di questa prova. Innanzitutto
lincastro non preciso, come sembra a prima vista, in secondo luogo buona parte dei geologi
riteneva assai improbabile che la morfologia delle coste, continuamente sottoposta allazione
erosiva del mare, potesse essere rimasta inalterata per tempi lunghi, conservando la corrispondenza
iniziale. Con gli studi attuali, questa corrispondenza appare ancor pi marcata a circa 900 m di
profondit.
Prove paleontologiche: confrontando rocce e fossili sulle due sponde dellOceano Atlantico si
potuto osservare che, in alcune localit, sono sorprendentemente simili. Secondo le teorie
dellevoluzione dei viventi, una tale somiglianza tra gli esseri viventi di continenti diversi implica
necessariamente che sia esistita la possibilit di passare con facilit da una zona allaltra. Wegener
escluse fin da subito lipotesi di ponti continentali, formati da rocce granitiche i cui resti non sono
mai stati ritrovati, che in passato avrebbero collegato continenti ora separati.
Prove paleoclimatiche: dallo studio della distribuzione dei climi sulla Terra in epoche passate, si
potuto dedurre che nei continenti meridionali, in regioni che oggi hanno un clima tropicale, cerano
condizioni di clima freddo, documentate dalla presenza di depositi glaciali risalenti a pi di 300
milioni di anni fa; mentre nelle regioni settentrionali sono stati rivenuti grandi depositi evaporitici,
tipici di ambienti caldi e secchi, risalenti allo stesso periodo. Secondo Wegener, lunica possibile
spiegazione di questi dati che i continenti fossero allepoca uniti e spostati molto pi verso sud, di
quanto non lo siano attualmente. Successivamente, Wegener ipotizz che la forza centrifuga
originata dalla rotazione terrestre, lattrazione luni-solare e le correnti convettive del mantello,
fossero la causa della deriva dei continenti. Tuttavia, dagli studi attuali emerge con chiarezza che

tali forze erano insufficienti a spiegare questo principio, che venne abbandonato nel corso degli
anni.
Verso la met del secolo scorso, lamericano Hess fond la teoria dellespansione dei fondali
oceanici: le dorsali sono fratture attraverso le quali i materiali magmatici risalgono dal mantello, si
espandono e solidificano, generando nuova crosta oceanica che sospinge lateralmente la vecchia
crosta. Nel mantello, secondo Hess, si verificano movimenti convettivi ascendenti, molto lenti
poich non c un vero e proprio strato fluido, e le dorsali rappresentano la via duscita di tali moti.
Alla velocit di scorrimento ipotizzata da Hess, occorrono circa 200 milioni di anni perch da una
dorsale fuoriesca nuovo materiale in quantit tale da ricoprire un fondale come quello dellOceano
Atlantico. Il fondale oceanico dunque si rinnova continuamente, ma, poich le dimensioni della
Terra restano costanti, si presume che parte della crosta pi antica venga eliminata in
corrispondenza delle fosse oceaniche, dove la crosta stessa si immerge nuovamente e fonde a una
certa profondit, tornando a far parte del mantello (subduzione). Questa teoria giustifica:
il fatto che sui fondali oceanici non si ritrovino rocce di et superiore ai 200 milioni di anni;
perch i sedimenti depositati sui fondali abbiano spessore cos ridotto ed et che aumenta
progressivamente e simmetricamente allontanandosi dalla dorsale;
il diverso flusso di calore che si registra a livello delle dorsali (dove materiale caldo risale dal
mantello) e nelle fosse (dove la crosta pi fredda sprofonda);
linstabilit che si osserva nellarea della crosta prossima alla dorsale, dove si registrano molti
fenomeni sismici e vulcanici.
Secondo la teoria della tettonica delle zolle, elaborata con lausilio di numerosi scienziati tra il
1968 e il 1970, la litosfera non un involucro continuo, ma suddiviso in una serie di zolle (o
placche) di dimensioni notevoli, a stretto contatto tra loro, incastrate come i pezzi di un puzzle.
Le zolle litosferiche sono rigide, hanno uno spessore variabile, (maggiore in corrispondenza dei
continenti, minore sotto gli oceani) e galleggiano sulla sottostante astenosfera, la quale si
comporta come uno strato plastico, entro il quale si realizzano movimenti convettivi ascendenti e
discendenti, causando la frantumazione della litosfera in placche.
I margini delle zolle possono essere classificati in base ai diversi tipi di movimento e ai fenomeni
che li caratterizzano:
margini divergenti, o costruttivi, lungo i quali si crea nuova litosfera oceanica. Coincidono con le
dorsali, ma vengono inclusi in questa categoria anche i rift continentali.
Il processo si realizza per tappe graduali: dapprima, la litosfera viene inarcata e si assottiglia fino a
fessurarsi. Il materiale proveniente dallastenosfera fonde nella zona di frattura, generando un
magma fluido e femico. Il magma cos formato in parte solidifica in profondit, originando rocce
intrusive femiche. Si forma cos una dorsale, dalla quale fuoriesce lava basaltica. La lava che
giunge allesterno si raffredda e, solidificando, chiude la fessura. La massa fluida rimasta
allinterno, tuttavia, continua a spingere e, scorrendo sotto la litosfera, esercita una trazione sui due
blocchi di litosfera ai lati della fessura. I blocchi cominciano ad allontanarsi luno dallaltro, con un
moto divergente rispetto alla dorsale, e la fessura, sollecitata dalla tensione, si riapre. La fessura
viene quindi aperta e poi risanata dal magma che si raffredda.
Lungo questi margini si osserva quindi unattivit effusiva tranquilla con fuoriuscita di magma
primario, proveniente dalla fusione parziale del mantello astenosferico;
margini convergenti, o distruttivi, lungo i quali le zolle contigue sono sospinte luna contro
laltra. Coincidono con le fosse oceaniche o con le catene montuose recenti.
In base ai fenomeni che vi si verificano, possiamo riconoscere tre diverse situazioni:
collisione tra litosfera continentale e litosfera oceanica: la zolla oceanica, nel momento in cui si
piega e si immerge, trascina con se lungo il piano di subduzione, fino a una profondit di circa

100-150 km, frammenti della zolla continentale lacerata che, dalla fusione con i sedimenti oceanici,
generano grosse quantit di magma. Parte del magma formatosi solidifica in profondit, mentre il
restante porta alla formazione di un arco vulcanico, con conseguente formazione di una vera e
propria catena montuosa sulla crosta terrestre.
Le zone di subduzione, essendo sottoposte a sforzi notevoli a causa del violento attrito tra le rocce,
sono caratterizzate da intensi fenomeni sismici (talvolta di magnitudo compreso tra 7 e 9) con
ipocentro piuttosto profondo collocato lungo il piano di subduzione, o piano di Benioff;
collisione tra due porzioni di litosfera oceanica: in questo caso, la placca pi rigida e fredda scivola
sotto la seconda placca e si forma una fossa in pieno oceano, lontano dai margini continentali. Il
magma che si forma in profondit, risale alimentando vulcani isolati che nellinsieme formano un
arco vulcanico insulare; ne sono esempi il Giappone e le Filippine;
collisione tra due porzioni di litosfera continentale: in questultimo caso non si verifica il fenomeno
della subduzione, poich entrambe le placche hanno densit troppo bassa per immergersi
nellastenosfera; di conseguenza potr formarsi una catena montuosa, dovuta allaccavallamento
delle due zolle. Le Alpi, per esempio, si sono formate dalla collisione tra la zolla africana e quella
euroasiatica. In esse si possono facilmente trovare rocce sedimentarie soggette a fenomeni di
metamorfismo a causa dellelevata pressione e temperatura che permane nel corso del tempo;
margini conservativi, lungo i quali le zolle scivolano una parallelamente allaltra, muovendosi in
direzione opposta con velocit differente, senza creazione o distruzione di litosfera. Coincidono con
grandi faglie a scorrimento orizzontale, dette faglie trasformi; queste zone sono caratterizzate
dallassenza di attivit vulcanica, e da una forte attivit sismica dovuta allattrito tra le due placche.
Nelle faglie trasformi che tagliano trasversalmente le dorsali, diversamente dalle normali faglie a
scorrimento orizzontale, i blocchi rocciosi si muovono in senso opposto (generando terremoti) solo
nei tratti compresi tra un troncone e laltro della dorsale a causa della diversa quantit di lava che
viene emessa nei singoli tratti. Ci dimostra che lespansione dei fondali, a livello delle dorsali, non
avviene come fenomeno unitario.
Dal momento che alcune zolle si accrescono, mentre altre si riducono e poich la stessa velocit di
espansione e le caratteristiche di ciascuna dorsale sono variabili, zone di subduzione e dorsali
cambiano nel tempo le loro posizioni relative. Lo studio del moto relativo delle zolle ha messo in
evidenza che lespansione dei fondali e la velocit di subduzione sono massime vicino allequatore
e diminuiscono verso i poli.
Le zone ad alta sismicit si identificano con aree strutturali caratteristiche, quali le dorsali
oceaniche, le fosse oceaniche, le catene montuose recenti, le zone ad elevata attivit vulcanica e le
valli continentali di sprofondamento note come fosse tettoniche. Si distinguono 4 tipi di zone
sismiche:
1)lasse delle dorsali oceaniche dove i terremoti sono poco profondi e accompagnati da attivit
vulcanica e alto flusso di calore.
2)zona caratterizzata da terremoti poco profondi ma con attivit vulcanica assente.
3)le fosse oceaniche e i sistemi di archi insulari. In queste zone si verificano terremoti superficiali,
intermedi o profondi. La profondit dei sismi aumenta con la distanza della fossa, seguendo un
ipotetico piano inclinato detto Piano di Benioff, fortemente attivo simicamente.
4)Zona continentale con sismicit diffusa, in cui i terremoti, generalmente superficiali, sono
associati ad elevate catene montuose chiaramente originate da fenomeni di compressione.
OROGENESI il processo che porta alla nascita di una catena montuosa. Si verifica ai limiti di
placca convergenti, dove in atto subduzione . Vengono proposti tre processi orogenetici:
Orogenesi da collisione o di tipo Himalayano: vi la convergenza tra due blocchi continentali.
La litosfera oceanica interposta viene subdotta mentre sul margine attivo si crea un sistema arco-

fossa. Il bacino oceanico si riduce progressivamente , si originano cunei di crosta oceanica che
tendono ad accavallarsi verso la placca oceanica in subduzione mentre i sedimenti oceanici tendono
anchessi ad accavallarsi. La collisione fra i due continenti provoca la massima compressione e
deformazione: la crosta oceanica, i sedimenti e le rocce continentali sono ridotti in scaglie o cunei
che si sovrappongono reciprocamente. Lincastro provoca un forte ispessimento crostale che in
seguito, a causa della compensazione isostatica, originer un notevole sollevamento. (es.: Alpi,
Himalaya, Urali).
Orogenesi da attivazione: si verifica quando una placca oceanica va in subduzione sotto un
margine continentale. In questo tipo di collisione, tipica ad esempio della Cordigliera delle Ande
(dove la placca di Nazca si immerge sotto la placca Sudamericana), si forma un arco magmatico
sulla placca con crosta continentale. Larea alle spalle dellarco magmatico viene fortemente
compressa e vengono deformate le rocce presenti. Fenomeni sismici e vulcanici sono frequenti e
intensi. (es.: Ande argentine e cilene, Montagne Rocciose).
Orogenesi per accrescimento crostale: simile a quella collisionale, consiste nellarrivo
scaglionato di diversi blocchi crostali che si accumulano contro il margine di un grande continente.
Questo tipo di meccanismo orogenetico si verificato nella maggior parte delle regioni pacifiche
del Nordamerica, della California fino allAlaska. La regione costituita da un mosaico di blocchi
crostali, veri e propri micro continenti che sembrano essersi accumulati in successione lungo i
margini del continente nordamericano durante gli ultimi 150-200 milioni di anni. Tra un blocco e
laltro si trovano anche dei lembi di crosta oceanica.
La struttura dei continenti caratterizzata da una parte centrale stabile, chiamata cratone. Nei
cratoni si distinguono gli scudi, formati dalle rocce magmatiche e metamorfiche pi antiche
spianate dallerosione, e le piattaforme, costituite da rocce sedimentarie a giacitura sub orizzontale
disposte intorno agli scudi. (es.: cratone canadese, baltico, siberiano, australiano). I cratoni possono
essere la testimonianza di catene montuose dellArcheozoico.
I punti caldi sono fenomeni vulcanici isolati, che non sono originati dallinterazione tra i magmi di
due zolle contigue. Sono aree oceaniche o continentali con un flusso termico particolarmente
elevato, nelle quali si verifica unemissione di lava esclusivamente basaltica proveniente dal
mantello profondo (che differisce per dalla lava emessa dalle dorsali perch pi ricca di elementi
alcalini).
Punti caldi si osservano in regioni diverse del globo, anche lontano dai margini delle placche sia in
mare aperto sia in regioni continentali. Si ritiene che questi vulcani siano generati da grossi
pennacchi, cilindri di materiale caldo, che risalgono dal mantello profondo e, con il loro
movimento ascensionale, inarcano la crosta, formando gli apparati vulcanici. Sembra che la
posizione dei pennacchi non cambi nel tempo, mentre le placche si muovono al di sopra
conservando una serie di coni vulcanici (tracce) allineati in ordine di et decrescente.
possibile costruire un modello a pennacchi anche per la circolazione generale del mantello
collegata con le zolle. In questo caso il materiale risalirebbe in punti isolati, alimentati dai
pennacchi, e provocherebbe lespansione e il moto delle placche, innescando movimenti orizzontali.
Questo modello spiegherebbe la struttura non continua delle dorsali, la presenza di faglie trasformi
e il loro andamento parallelo alla direzione del movimento delle zolle; tuttavia, al giorno doggi,
non ci sono prove e gli interrogativi sembrano moltiplicarsi.