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Club Alpino Italiano Gruppo Grotte CAI CATANIA

Carsismo e speleogenesi carsica

By Giovanni Nicoloso

La crosta terrestre costituita da tre tipi di rocce:

le rocce ignee, generate da masse fuse provenienti dal mantello terrestre solidificatesi in profondit (rocce intrusive, plutoniti) o in superficie (rocce effusive, vulcaniti); le rocce metamorfiche, derivate per trasformazione (causata da rifusione, pressione orientata, contatto con masse fuse, etc.) dalle rocce ignee o da quelle sedimentarie; le rocce sedimentarie, generate dalla sedimentazione in seno allacqua o, talvolta, allaria e successiva diagenesi del detrito proveniente dalla disgregazione meccanica o chimica delle rocce preesistenti, o dal progressivo accumulo di scheletri di organismi viventi.
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La morfologia delle rocce calcaree particolare in quanto il modellamento prevalente in tali rocce avviene per cause chimiche: il complesso dei fenomeni che interessano le rocce calcaree va sotto il nome di carsismo, dal Carso triestino (dallo slavo Kras = campo di pietre), dove furono condotti i primi studi in questo campo MAUCCI definisce il carsismo:

Il Carsismo

il complesso di aspetti morfologici del paesaggio, sia superficiali che sotterranei, i quali direttamente o indirettamente sono geneticamente legati alla percolazione ipogea di acque in rocce solubili e dotate di porosit secondaria.
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Da questa definizione risulta evidente che la carsificazione di una regione presuppone lesistenza di almeno tre fattori preliminari:

1) - litologico (che la roccia sia chimicamente aggredibile); 2) - meccanico (che esista una permeabilit secondaria per fessurazione e fratturazione beante); 3) - dinamico (che esista un certo dislivello che consenta la circolazione delle acque per gravit).
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fenomeni carsici
- Chimica del carsismo - Teorie speleogenetiche - Idrologia carsica - Morfologia carsica - litogenesi.

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Chimica del carsismo


Le

rocce calcaree sono formazioni litiche stratificate composte essenzialmente da carbonato di calcio (CaCO3) puro, o contenente una certa percentuale di impurit (argille, noduli di selce, solfuri, ossidi, etc.), e sono per natura impermeabili e praticamente insolubili in acqua. Tuttavia esse sono interessate:
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da una evidente permeabilit secondaria per fratturazione, causata dal loro basso grado di plasticit.

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diventano solubili in acqua in presenza di anidride carbonica (CO2), che si trova in notevole quantit nelle acque piovane e di condensazione, e nelle acque di scioglimento delle nevi, secondo la relazione:

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dalla quale si ottiene il bicarbonato di calcio, solubile. La reazione reversibile e il suo senso influenzato da diversi fattori, in particolare dalla pressione e dalla temperatura (la solubilit della CO2 in acqua e quindi laggressivit dell acqua direttamente proporzionale alla variazione della pressione e inversamente alla variazione della temperatura). Riportando sulle ordinate di un diagramma cartesiano le quantit di CaCO3 disciolto in funzione delle quantit di CO2 presente nellacqua, per temperatura e pressione costanti, otterremo una curva s asintotica che rappresenta la soluzione satura alle varie concentrazioni e divide il campo in due zone: A, delle soluzioni sovrassature, e B, delle soluzioni sottosature e quindi aggressive.
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Qualunque variazione dei parametri P e T far spostare la reazione nella zona A (provocando la precipitazione di CaCO3 dalla soluzione) o nella zona B (consentendo la solubilizzazione di un ulteriore quantitativo di CO2 , con conseguente dissoluzione di altro CaCO3 ).
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Circolazione delle acque nei massicci calcarei


In un massiccio calcareo permeabile per fessurazione le acque meteoriche, dopo un breve percorso superficiale, come acque dilavanti o inalveate, vengono assorbite dal terreno e iniziano la loro discesa verso il basso secondo un percorso per nulla indipendente dalla superficie topografica, determinato esclusivamente dallandamento delle fessure assorbenti.
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Se la superficie del massiccio esposta, come avviene alle alte quote (carso nudo), si avr un assorbimento disperso, areale, con netta prevalenza della morfologia superficiale su quella ipogea; se invece la superficie protetta da una coltre di suolo agrario che la impermeabilizza (carso coperto), allora si potr insediare una circolazione idrica superficiale che per destinata a scomparire non appena lacqua avr incontrato lungo il suo percorso un punto idrovoro (inghiottitoio, dolina assorbente, forra, etc.).

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Una volta penetrata nel sottosuolo, lacqua tender a seguire la via pi agevole verso il basso finch non incontrer una superficie impermeabile (calcare non fratturato, roccia cristallina, argilla,etc.) che ne arrester la discesa e la costringer a fluire in senso orizzontale o anche a risalire alla ricerca di un punto di sfogo.

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Zonizzazione carsica
Nei massicci calcarei distinguiamo dunque tre zone: -una zona superficiale, di assorbimento; -una zona di percolazione (zona vadosa), nella quale le acque scorrono a pelo libero secondo la legge di gravit; -una zona di imbibizione (zona freatica), nella quale le acque riempiono interamente gli interstizi della roccia e scorrono in senso prevalentemente orizzontale, mosse dalla pressione idrostatica La superficie che delimita inferiormente la zona freatica detta livello (locale) di base, mentre quella superiore detta livello piezometrico.

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In base alla morfologia delle cavit carsiche sono state formulate diverse teorie sulla circolazione delle acque nei massicci calcarei e sulle conseguente formazione di cavit, riconducibili essenzialmente a due scuole: Teoria delle acque freatiche, che fanno capo al tedesco GRUND: le acque circolano nei calcari come nei terreni porosi, raggiungendo per la via pi breve la zona di imbibizione dove il livello piezometrico segue, attenuandola, la superficie topografica e dove si formano in condizioni freatiche (scorrimento dellacqua a pressione idrostatica) la maggior parte delle cavit. Teoria delle acque vadose, che fanno capo al francese MARTEL: la circolazione nei massicci calcarei avviene per permeabilit secondaria e non come nei terreni porosi; i livelli piezometrico e di base sono fenomeni localizzati e le acque raggiungono la massima aggressivit nella zona vadosa, dove alla corrosione si somma lerosione meccanica come nei fiumi (teoria del fiume).
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A questi due caposcuola si rifanno quasi tutti gli studiosi di idrologia carsica, tra i quali vanno ricordati CVIJC, DAVIS, BRETZ, SWIMMERTON. Particolare rilievo merita LEHMAN, che ha studiato la circolazione delle acque in condizioni dinamiche, a differenza di tutti i suoi predecessori: secondo LEHMAN non esistono nei calcari zone freatiche, ma soltanto delle zone di pressione; il livello di base esiste solo come fenomeno localizzato e discontinuo e lacqua circola da una zona allaltra in relazione alle dimensioni dei condotti e alla portata del corso dacqua, e il livello piezometrico, massimo nella zona di alimentazione, decresce progressivamente fino a coincidere con il livello di base nella zona di deflusso, come in un sistema di vasi comunicanti aperto ad una estremit, per progressivo aumento della velocit presso la bocca di deflusso .

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Speleogenesi e teorie speleogenetiche


I fenomeni che conducono alla formazione di cavit nei calcari (fenomeni speleogenetici) sono riconducibili a tre tipi essenziali: chimici, chimico-fisici e meccanici. Tra i primi annoveriamo, oltre alla solubilizzazione per CO3 quella causata dalla presenza di solfuri, per ossidazione degli stessi ad H2 SO4 , e di ioni estranei (Na+, K+, etc.);

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tra i fenomeni chimico-fisici gioca un ruolo importante leffetto termico, per cui una soluzione a gi satura, per abbassamento della temperatura (per es. per condensazione di umidit sulle pareti fredde di una cavit), e conseguente spostamento da s a s della curva di saturazione, viene a trovarsi nel campo B delle soluzioni aggressive e pu assumere un ulteriore quantitativo di CO2 acquistando un nuovo potere solvente Un effetto analogo dato dal movimento della soluzione acquosa nei condotti a pressione idrostatica: poich il flusso avviene con moto laminare e lattrito sulle pareti del condotto tende a far convergere verso il centro le particelle elementari del liquido, i filetti liquidi che scorrono lungo le pareti risultano a concentrazione diluita rispetto a quella della sezione mediana; pertanto lacqua esercita il suo potere aggressivo sulle pareti del condotto. Tale effetto detto corrosione da flusso.

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I fenomeni speleogenetici di origine meccanica sono riconducibili a tre tipi fondamentali: -erosione, esercitata sulle pareti e sul fondo dei condotti dalle particelle solide trascinate e trasportate in sospensione dalla corrente dacqua; -cavitazione, effetto ventosa -esercitato sulle pareti dei condotti -a pressione idrostatica dalla -improvvisa caduta di pressione per -aumento della velocit; -trazione meccanica e graviclastica, - esercitata sui blocchi di roccia in -posto per obliterazione del cemento.
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In base alla chimica del carsismo e alle teorie sulla circolazione idrica nei massicci calcarei, sono state formulate da pi parti diverse teorie sulla formazione delle cavit carsiche, alcune delle quali decisamente interessanti.

Comunque nessuna teoria tiene conto del principio fondamentale che una soluzione che imbibisce le pareti di un condotto, una volta raggiunta la saturazione, non pi in grado di esercitare alcuna azione solvente; e ci generalmente avviene gi allinizio del tragitto ipogeo dellacqua.

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Il problema stato risolto in maniera brillante dallo studioso elvetico ALFRED BOEGLI, autore della teoria della Corrosione per miscela dacque, che costituisce la base di tutta la speleogenesi. Il BOEGLI afferma che quando una soluzione satura a incontra lungo il suo percorso sotterraneo una soluzione satura b, la concentrazione della soluzione c risultante dalla miscela di a + b non si trover sulla curva s bens su un punto del segmento AB sotteso alla curva corrispondente; pertanto la soluzione c risultante ricadr nuovamente nel campo delle soluzioni aggressive. Il pregio della teoria del BOEGLI, peraltro verificata sperimentalmente, che essa mantiene inalterata la propria validit dalla zona di assorbimento a quella di imbibizione, ed in tal modo spiegabile lampliamento dei condotti ipogei in qualunque condizione di circolazione idrica. By Giovanni Nicoloso

Morfologia carsica
Linsieme delle forme carsiche, nel loro aspetto come nella loro evoluzione, forma loggetto della Morfologia carsica che, attraverso laspetto attuale del fenomeno, indaga sulle cause che lhanno generato e sulle sua possibile futura evoluzione.

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Laspetto esteriore di un massiccio carsico strettamente connesso con le condizioni in cui si presenta la superficie: se la roccia esposta, priva di una copertura consistente, sar alquanto difficile linsediamento di un reticolo idrico epigeo; la morfogenesi prevalente sar dunque data da acque dilavanti che esercitano la loro azione corrosiva in forma areale. Le forme pi caratteristiche saranno i cosiddetti campi di pietre e i campi solcati (lapiez dei francesi, karren dei tedeschi), frequenti alle alte quote dove, nei pozzi pi profondi si possono trovare dei pozzi a neve .

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Lassorbimento delle acque in questo tipo di terreno avviene in maniera dispersa, poco favorevole alla formazione di cavit praticabili dalluomo, attraverso una miriade di piccole fessure; le cavit che si possono trovare nelle superfici carsiche nude hanno un andamento decisamente verticale e si presentano sotto forme di fessure che si restringono verso il basso, a perditoio, col fondo frequentemente ostruito da detriti e fango, oppure di fusoidi pozzi originati da erosione inversa (teoria dei fusi di MAUCCI) dalla sezione fusoidale o campaniforme, svasati verso il basso, spesso accompagnati da fenomeni di crollo.

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Le doline, che con i campi solcati rappresentano laspetto pi caratteristico del carsismo di superficie, sono depressioni pi o meno circolari a forma di imbuto (inghiottitoi) o pi frequentemente di scodella; in tal caso il loro fondo pianeggiante e ricoperto di una spessa coltre di terra rossastra, costituita da ossidi di ferro e silicati di alluminio, presenti come impurit nei calcari, liberati e concentrati sul fondo delle doline dallazione di corrosione e trasporto delle acque dilavanti. La coalescenza di pi doline, per progressiva scomparsa delle pareti divisorie a causa dellerosione e della corrosione, d origine alle uvala, depressioni simili alle doline, dal fondo pianeggiante a pianta irregolare.
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Altre forme caratteristiche simili alle uvala ma di dimensioni maggiori, sono i polje o piani carsici, anchessi col fondo pianeggiante a contorni irregolari, estesi talvolta parecchi chilometri quadrati; la loro genesi sembra dovuta a fenomeni tettonici di abbassamento per distensione, ma non tutti i morfologi concordano con questa tesi. Il loro fondo caratterizzato dalla presenza di doline, di brevi corsi dacqua presto inghiottiti da zone di assorbimento o da inghiottitoi, e di piccoli promontori dalle pareti By Giovanni Nicoloso scoscese detti hum .

Litogenesi Quando lacqua carica di carbonato calcio in soluzione, lungo il suo cammino supera il punto di saturazione (per aumento della temperatura o caduta di pressione, con conseguente liberazione di CO2), si ha la precipitazione in forma cristallina di una parte del carbonato disciolto. Questo fenomeno che d origine alle caratteristiche concrezioni in grotta, detto litogenesi.

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Il filetto dacqua saturo che dopo un percorso in fessura raggiunge una cavit, cedendo CO2 allaria della grotta depositer un anello di CaCO3 cristallino attorno allorifizio, originando una concrezione a forma di tubo che si protende verso il basso; il velo dacqua che scende lungo le pareti esterne di questo tubo provveder contemporaneamente ad ispessirlo allesterno a partire dalla sua base, per cui si former gradualmente un sottile cono dal vertice rivolto verso il basso: questa concrezione prende il nome di stalattite.

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La goccia dacqua che si stacca dal suo vertice, precipitando al suolo, nellimpatto libera altra CO2 e depone altro CaCO3 cristallino in coincidenza del punto in cui caduta, generando cos una concrezione tozzamente conica, detta stalagmite; le due concrezioni accrescendosi progressivamente, finiranno per saldarsi ai vertici, formando una colonna.

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Oltre a queste due forme fondamentali, lazione litogenetica delle acque si esplica con la realizzazione di tutta una serie di forme caratteristiche: cortine, drappeggi, festoni, veli e meduse, creati dallo scorrere di acque sovrassature sulle pareti e sulla volta delle cavit; stalattiti a pannocchia e stalagmiti a fungo , create dalla cristallizzazione di calcite rombica in acque tranquille sugli apici di concrezioni subaeree preesistenti; vasche concrezionali, cascate, pisoliti (perle di grotta), etc.; tutte forme trasparenti o bianchissime o variamente colorate, a secondo delle impurit che contengono, ma sempre dallaspetto irreale e fiabesco, che tanto contribuiscono al fascino dellambiente sotterraneo, soprattutto per il profano che visita occasionalmente qualche grotta turistica.

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Carsismo e speleogenesi carsica Fine

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