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LA TERRA DEFORMATA: FAGLIE, PIEGHE, OROGENESI

- Comportamento reologico delle rocce


LE DEFORMAZIONI DELLE ROCCE
Nelle pareti delle montagne ci sono rocce stratificate, spesso con strati inclinati, ondulati e
contorti.
Questi strati sedimentari, che spesso contengono fossili marini, si formarono sul fondo del
mare.
Poiché ora si trovano a quote molto elevate, essi devono essere stati sollevati fino a quelle
altezze.
Il sollevamento e la concomitante deformazione sono fenomeni successivi alla formazione
delle rocce.
La deformazione e il sollevamento possono seguire l’evento formativo di decine o centinaia
di milioni di anni.

GIACITURA DELLE ROCCE


Solitamente solo limitate porzioni di rocce, dette affioramenti, sono esposte in superficie.
Di ogni affioramento è necessario conoscere la giacitura: la giacitura è la disposizione nello
spazio di una massa rocciosa relativamente omogenea o dei singoli strati che costituiscono
un affioramento.
Studiando gli affioramenti i geologi possono ricostruire l’andamento generale degli strati e
dei corpi rocciosi, quindi la struttura geologica di una zona.

COME SI DEFORMANO LE ROCCE


Se si applica a un corpo una forza deformante e non si supera un certo valore, definito
limite elastico, il corpo riprende la forma originaria, quando la forza cessa: il corpo ha un
comportamento elastico.

Se la forza applicata supera il valore del limite elastico, la deformazione diventa


permanente: il corpo ha un comportamento plastico.

L’applicazione di una forza può comportare anche la rottura di un corpo.

Le rocce fragili (come il vetro) si fratturano senza mostrare alcuna plasticità; le rocce
duttili (come l’argilla) si fratturano solo dopo una considerevole deformazione plastica.

I FATTORI CHE INFLUENZANO LE DEFORMAZIONI DELLE ROCCE


La natura e la composizione delle rocce influenza il loro comportamento:
● i graniti, le arenarie e i calcari hanno un comportamento marcatamente fragile;
● le argilliti, le marne e i gessi hanno un comportamento tipicamente plastico.

Ogni roccia si comporta diversamente, in modo rigido o plastico, a seconda della profondità
in cui si trova:
● in prossimità della superficie tende con più facilità a fratturarsi;
● in profondità tende a deformarsi plasticamente.

Con l’aumentare della profondità aumentano sia la temperatura sia la pressione litostatica,
cioè la pressione esercitata su una porzione di roccia dal peso delle rocce soprastanti.
Sia la pressione, sia la temperatura, sia la presenza di acqua favoriscono il comportamento
plastico delle rocce.

Anche il fattore tempo influenza il comportamento dei corpi sottoposti a forze deformanti.
Quando le forze agiscono per tempi brevi, i corpi mostrano un comportamento rigido e
fragile.
Quando le forze agiscono regolarmente per tempi lunghi, i corpi mostrano un
comportamento fluido e plastico.

MOVIMENTI REGIONALI DELLA CROSTA TERRESTRE


Periodicamente la Terra è interessata da movimenti in blocco, indicati col termine
epirogenesi, senza deformazione delle rocce.
Il Serapeo di Pozzuoli è un esempio di sollevamenti e abbassamenti del suolo, testimoniati
dai segni dell’immersione lasciati da organismi titodomi sulle colonne del tempio romano.

Il lento e graduale abbassamento del substrato roccioso su cui si depositano i sedimenti


prende il nome di subsidenza.
La costa adriatica tra Ravenna e Venezia, in particolare la zona del delta del Po, è soggetta
a subsidenza.

IL PRINCIPIO DELL’ISOSTASIA
Il termine isostasia o equilibrio isostatico indica l’ideale condizione di equilibrio
gravitazionale che determina, in accordo con la densità delle rocce, le quote cui si ergono le
varie parti di continenti oceani.

I corpi galleggiano sull’acqua mantenendosi in equilibrio idrostatico: quanto più alta è la


parte che emerge, tanto più essi affondano nell’acqua.
Il galleggiamento, una vera e propria spinta verticale, è dovuto al fatto che il volume
dell’oggetto che si trova sott’acqua è più leggero dell’equivalente volume di acqua spostata.

Allo stesso modo, la crosta «galleggia» sul mantello più denso in equilibrio isostatico con
esso.
La nascita di una catena montuosa determina un notevole ispessimento della crosta e la
formazione di radici profonde; quando la catena viene spianata dall’erosione, il limite
inferiore delle radici si alza per compensazione isostatica.

L’isostasia è documentata da un esperimento fornitoci dalla natura stessa.


Durante l’ultima glaciazione molti territori ad alte latitudini furono ricoperti da una coltre di
ghiaccio e la crosta si depresse per l’enorme carico.
Quando ritornò il clima caldo il ghiaccio mano a mano si sciolse e la crosta cominciò a
sollevarsi per ritornare in equilibrio isostatico.

- Strutture da deformazione nella crosta


DIACLASI E FRANGE
Le rocce possono avere una risposta fragile alla sollecitazione tettonica, possono cioè
fratturarsi.
Una diaclasi è una frattura della roccia lungo la quale non vi è stato un apprezzabile
spostamento relativo delle parti.
Una faglia è una frattura della roccia lungo la quale vi è stato uno spostamento relativo delle
parti.

Le diaclasi sono comuni in massicci granitici e calcarei di grandi dimensioni, compatti e


rigidi, ma possono formarsi anche per raffreddamento e contrazione di colate laviche.

Le faglie si distinguono in tre tipi fondamentali a seconda degli spostamenti relativi tra i due
blocchi interessati dalla frattura:
● faglie normali (o dirette o di distensione);
● faglie inverse (o di compressione);
● faglie trascorrenti (distinte in destre e sinistre).

Nelle faglie normali si ha stiramento crostale.


Le rocce situate sopra al piano di faglia scendono rispetto a quelle sottostanti.
Le faglie normali hanno angoli di inclinazione compresi tra 90°e 60°.

Nelle faglie inverse si ha raccorciamento crostale.


Le rocce situate sopra al piano di faglia salgono rispetto a quelle sottostanti.
Le faglie inverse hanno angoli di inclinazione inferiori a 60°.

Nelle faglie trascorrenti il movimento relativo è prevalentemente orizzontale.


Si distinguono in destre o sinistre, a seconda che il blocco situato dal lato della faglia
opposto all’osservatore si sia spostato a destra o a sinistra.

Quando il piano di scivolamento di una faglia inversa è inferiore a 45° si ha


sovrascorrimento (o accavallamento).
I sovrascorrimenti sono tipici delle catene montuose originatesi per collisioni di placche.

Le faglie trasformi sono un tipo particolare di faglie trascorrenti in corrispondenza delle


quali due tratti di dorsale oceanica sono separati.

Le faglie trascorrenti sono spesso ondulate e, durante lo slittamento dei due blocchi possono
dar luogo a zone soggette a sprofondamento e altre a sollevamento.

Le fosse tettoniche (o graben o rift valley) sono lunghe e strette depressioni delimitate da
faglie normali disposte parallelamente, ai cui lati si trovano zone relativamente elevate e
stabili dette pilastri tettonici (o horst).

PIEGHE
Le pieghe sono il risultato del comportamento plastico di rocce sottoposte a compressione.
Le pieghe anticlinali hanno la convessità verso l’alto.
Le pieghe sinclinali hanno la convessità verso il basso.

In una piega si chiama cerniera la zona dove la curvatura degli strati appare massima.
Gli strati che convergono o divergono rispetto alla cerniera formano i fianchi della piega.
La superficie che passa per i punti di massima curvatura degli strati è detta piano assiale.
La linea di intersezione tra il piano assiale e gli strati è l’asse della piega.

Le rocce più antiche si trovano nel nucleo delle anticlinali, quelle più recenti nel nucleo delle
anticlinali.

Quando le pieghe sono erose e livellate le anticlinali possono essere individuate per
l’affiorare di terreni antichi lungo la loro zona assiale e le sinclinali per l’affiorare di terreni
recenti.

Spesso le pieghe si sviluppano per grandi estensioni, talvolta si smorzano rapidamente


lungo il proprio asse.
Si dice allora che la piega è interessata da una terminazione periclinale.

In generale l’asse delle pieghe, salvo brevi tratti, non è orizzontale, ma variamente inclinato.
Dove l’asse si innalza, si hanno le culminazioni assiali, dove si abbassa, si hanno le
depressioni assiali.

Pieghe poco estese nel senso della direzione sono dette brachianticlinali e
brachisinclinali.
Un caso estremo è rappresentato da cupole e bacini, pieghe in cui la lunghezza è all’incirca
eguale alla larghezza.
In base alla posizione del piano assiale, le pieghe possono essere classificate in: dritte,
inclinate, rovesciate e coricate; simmetriche e asimmetriche.

Le pieghe diritte hanno il piano assiale verticale.


Si dicono simmetriche quando i fianchi inclinano simmetricamente in entrambi i lati.
Si dicono asimmetriche quando i fianchi hanno diversa inclinazione.

Le pieghe inclinate hanno il piano assiale debolmente inclinato.

Le pieghe rovesciate hanno il piano assiale sensibilmente inclinato ed entrambi i fianchi


pendono nella stessa direzione.

Le pieghe coricate hanno il piano assiale molto inclinato, quasi orizzontale.

Per progressiva compressione laterale di una piega rovesciata si può formare una
piega-faglia. Una piega-faglia può evolvere in un sovrascorrimento.

FALDE DI RICOPRIMENTO
Se l’evoluzione di una faglia inversa o di una piega-faglia continua fino a produrre un
accavallamento di masse rocciose di estensione regionale si ha una falda di ricoprimento.

Si dicono alloctoni i terreni rimossi dal sito di formazione e che costituiscono la falda di
ricoprimento; si dicono autoctoni i terreni del substrato, che non hanno subìto trasporto.
Il verso del trasporto tettonico è definito vergenza.
Uno squarcio in una falda attraverso il quale affiora il substrato, si chiama finestra
tettonica.
I lembi di ricoprimento, sono resti isolati di falde di ricoprimento ormai distrutte
dall’erosione.

- Orogenesi
FORMAZIONE DELLE MONTAGNE
Il processo di formazione dei rilievi montuosi, e del paesaggio, può essere suddiviso in tre
fasi principali, in larga parte indipendenti:
● la fase litogenetica in cui si generano le rocce;
● la fase orogenetica in cui le rocce sono sollevate a formare le montagne;
● la fase morfogenetica in cui l’erosione modella il paesaggio.

Le montagne sono costituite da rocce formatesi milioni di anni fa, spesso accumulandosi
sotto forma di sedimenti sul fondo di mari ora scomparsi oppure, come il granito,
consolidatesi nel sottosuolo, a diversi kilometri di profondità.

Oggi le rocce stratificate, formatesi sul fondo del mare, formano montagne che si elevano
per migliaia di metri.
Il lento processo di sollevamento e del piegamento delle rocce è chiamato orogenesi ed è il
risultato di eventi geologici a scala molto grande.

Il paesaggio che ammiriamo oggi, non è il risultato del solo sollevamento, ma anche
dell’erosione e dello smantellamento che, negli ultimi due o tre milioni di anni, hanno
intaccato l’originaria continuità degli strati rocciosi.

MODELLI OROGENETICI
Secondo la teoria della tettonica delle placche le catene montuose sono connesse con la
convergenza delle placche.
Ai limiti delle placche possono verificarsi tre differenti processi orogenetici:
● orogenesi da collisione;
● orogenesi da attivazione;
● orogenesi per accrescimento crostale.

L’orogenesi da collisione avviene quando due blocchi continentali, trasportati


passivamente dalle rispettive placche, arrivano a fronteggiarsi e a «scontrarsi», in seguito
alla chiusura di un bacino oceanico.
I due margini sono deformati e si saldano tra loro provocando l’ispessimento della crosta
continentale.

Tutte le grandi catene asiatiche sono il risultato della collisione tra la grande placca
eurasiatica e le placche araba, indiana e australiana.

Tutte le maggiori catene montuose della regione Mediterranea sono il risultato del
progressivo avvicinamento dell’Africa all’Europa.
L’orogenesi da attivazione si verifica quando una placca oceanica va in subduzione veloce
e prolungata sotto un margine continentale; si formano catene montuose tipo cordigliera.

Durante la graduale subduzione della placca oceanica, i sedimenti trascinati, deformati e


impilati in falde, formano un enorme cuneo sedimentario costituito da rocce sovrascorse le
une sulle altre e accumulate contro il margine continentale.

Un esempio di orogenesi da attivazione si trova lungo la costa pacifica del Sudamerica,


dove la Placca di Nazca, interamente oceanica, si immerge sotto la Placca Sudamericana.

Le Ande, con le loro alte vette come il Chimborazo e l’Aconcagua, rappresentano l’arco
magmatico, originatosi dalla fusione e successiva risalita dei materiali della placca oceanica
in consunzione.

L’orogenesi per accrescimento crostale consiste nell’arrivo scaglionato nel tempo di


diversi blocchi crostali che si accumulano contro il margine di un grande continente.

L’Alaska e tutta la regione costiera del Nordamerica sono costituite da un collage di enormi
blocchi continentali, che si sono «ammucchiati» contro il continente negli ultimi 150÷200
milioni di anni.

Nelle zone di convergenza delle placche, le catene a pieghe e a falde di ricoprimento


sono il tipo più comune e formano i sistemi di montagne più grandi e più complessi.

MORFOSTRUTTURE DEI CONTINENTI


La struttura geologica dei continenti mostra che intorno ad antichi nuclei piatti e stabili sono
disposte catene montuose formatesi in età successive.

Le parti interne dei continenti, piatte e stabili, che da centinaia di milioni di anni non hanno
subìto deformazione sono dette cratoni.
I cratoni comprendono:
● lo scudo, un nucleo molto antico, in cui affiorano rocce cristalline spianate
dall’erosione;
● la piattaforma, formata da antiche rocce sedimentarie quasi orizzontali e
indeformate che bordano lo scudo.

Gli orogeni sono fasce corrugate in cui le rocce hanno subìto intense deformazioni e sono
state interessate da forte attività magmatica e metamorfica.
Secondo la tettonica delle placche, gli orogeni si generano, soprattutto per collisione, sul
margine dei cratoni che possono così accrescersi lateralmente per aggiunta di orogeni
successivi.

Il continente nordamericano si è accresciuto nel tempo per orogenesi successive, attorno al


nucleo più antico dello scudo canadese.

A causa dei continui movimenti litosferici, le placche oceaniche si generano e si consumano,


mentre i leggeri continenti, che stanno sempre «a galla», si uniscono e si dividono.
Nei pressi delle zone di subduzione si generano magmi anatettici che, risalendo verso la
superficie, accrescono i margini continentali.

I magmi anatettici possono anche produrre gruppi di isole vulcaniche, che alla fine entrano in
collisione e si incorporano a un continente.

In questo modo, per aggiunta di nuovi materiali, la quantità complessiva di crosta


continentale va aumentando nel tempo.