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Appunti sulle Ofioliti (Ophiolite)

April 14, 2012

La crosta Oceanica

Struttura della Crosta Oceanica

La crosta oceanica risulta in equlibrio statico con la sottostante astenosfera,

e comparata rispetto alla crosta continentale risulta esseren più sottile (circa

6-7 Km) oltre che ad avere una differente composizione petrografica, le rocce costituenti la crosta sono Femiche ricche in Fe e Mg per cui avremo minerali femici: biotite, pirosseno, anfibolo e olivina, che formeranno rocce come basalto

e gabbro e se si superamo percentuali di minerali femici magiori del 90% avremo roccie ultrafemiche come peridotite e kimberlite. La crosta oceanica si può suddividere principalmente in tre macro strati a loro volta ulteriormente suddivisibili:

1. lo strato più superficiale mediamente ha uno spessore di circa 0,4 km

è

è

principalmente costitguido da sediemnti marini, si inspessisce progres-

sivamente con l’amento dell’atà della crosta, pertanto ai margini avremo uno spessore maggiore, vicino alla dorsale lo spessore dei sedimenti sarà minore;

2. lo strato ha uno spessore variabile da 1 a 2,5 Km è costituito principal- mente da lave basaltiche effusive dette lave a cuscino o pillow, un sot- tostrato sono i dicchi, che si può schematizzare come porzione cristallizata dei condotti vulcanici che permettono la fuoriuscita delle lave;

3. il terzo strato di spessore circa 4 Km costituisce la base intrusiva o plu- tonica della crosta oceanica, visto il chimismo delle rocce costituenti il mantello darà forma a rocce femiche (mafiche) principalmente gabbri.

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Figure 1: schema grafico rappresentante gli strati componenti la crosta oceanica Figure 2: Età della

Figure 1: schema grafico rappresentante gli strati componenti la crosta oceanica

Figure 1: schema grafico rappresentante gli strati componenti la crosta oceanica Figure 2: Età della Crosta

Figure 2: Età della Crosta oceanica

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La crosta oceanica si forma a partire dalle dorsali oceaniche, dalle quali fuoriesce magma basaltico derivante dalla fusione parziale delle peridotiti del sottostante mantello giacenti sotto la Discontinuità di Mohorovičić. La parte più superficiale del mantello, il mantello litosferico, è saldata con la crosta e l’insieme di questi due elementi è detto "litosfera". Lo spessore della litosfera varia da 30 chilometri nel caso della Crosta ocean- ica, fino a 65 km nella crosta continentale dei continenti e delle catene montuose. Lo spessore della crosta oceanica pertanto è sensibilmente minore di quello della crosta continentale mentre la densità crosta oceanica è maggiore (superi- ore a 3,2 ) della densità della crosta continentale, essendo costituita da rocce femiche; tale densità aumenta con la profondità.

Black Smokers - Fumarole Nere

aumenta con la profondità. Black Smokers - Fumarole Nere Figure 3: schema del ciclo geochimico di

Figure 3: schema del ciclo geochimico di una sorgente idrotermale oceanica

Le fumarole nere sono un tipo di bocca idrotermale situata sul fondo oceanico sono ragruppate in campi ampi alcune centinaia di metri che si formano quando acqua molto calda nell’ordine dei 400 °C proveniente da sotto la crosta terrestre trova uno sbocco attraverso il fondo dell’oceano. Generalmente si trovano nei pressi della dorsale oceanica, in quanto la crosta in corrispondenza delle dorsali è molto fratturata e e l’acqua trova delle vie per penetrare in profondità dove viene a contatto con rocce di altissima temper- atura, pertanto risale per convezzione, questo porta ad avere un metamorfismo di fondale oceanico. L’acqua superriscaldata è ricca di minerali (principalmente solfuri) in soluzione provenienti dalla crosta, che cristallizzano creando intorno a ciascuna sorgente

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una struttura di forma simile a un camino. Quando l’acqua superriscaldata emessa dalla sorgente viene a contatto con la fredda acqua oceanica molti minerali precipitano, dando origine al caratteristico colore nero. I solfuri metallici che vengono depositati possono dare origine nel tempo a estesi depositi di minerali sulfurei potenzialmente adatti ad essere sfruttati.

Metamorfismo di tipo oceanico

Questo tipo di metamorfismo i attua sui fondali oceanici ed è dovuto a:

1. Presenza di dorsali oceaniche , in quanto lungo la loro estensione si ha un gradiente termico generalmente molto superiore a quello della crosta e a quello delle piane abissali ( dalle due alle sei volte maggiore);

2. abbondanza di acqua marina;

3. Fratturazione delle rocce, deriva dalla costante attivitò sismica e dal ve- locissimo rafreddamento delle lave emesse lungo le dorsali;

La forte fratturazione delle rocce del fondale oceanico determina infiltrazione in profondità di acqua marina all’interno delle rocce, cosa che sarà fondamentale per i processi metamorfici in quanto:

notevole aumento della superfice a contatto tra roccia e acqua dove avranno sede le freazioni metamorfiche;

notevole aumento della temperatura in funzione della profondità, con- seguente aumento della velocità delle reazioni.

instaurazione di moti convettivi dovuti all’infiltrazione di acqua più fresca.

L’acqua marina, fredda, si infiltra nelle rocce ha un notevole di ossigeno e ioni. Questo comporta il fatto che l’acqua non si limiterà alla sola idratazione delle rocce, ma determina profonde trasformazioni ed alterazioni dei minerali costituenti le rocce. Nello specifico avremo:

1. Ossidazione dell’Olivina con formazione di Ematite;

2. Formazione di Pirite e Magnetite per reazione dell’Olivina;

3. Formazione di Calcite a spese dei Pirosseni per reazione con CO 3 2

Tutte queste reazioni Metasomatiche (scambio di ioni) dovute al non trascur- abile carico chimico dell’acqua che favorisce e determina importanti reazioni e trasformazioni mineralogiche comportano un enorme rilascio di SiO 2 che andrà a formare depositi selciferi.

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Enormi quantità di V, Mn, Fe, Co, Ni, Cu, Zn, Cd, Ag, Pb, Li, Cr ecc ven-

gono lisciviate (La lisciviazione (o estrazione solido-liquido) nella terminologia chimica definisce il processo consistente nella separazione di uno o più compo- nenti solubili da una massa solida mediante un solvente) dalle rocce attraversate

e presi in carico dall’acqua sotto forma di Cloruri solubili. Una volta che l’acqua abbia raggiunto la superficie questi elementi precipi- tano dando luogo alla formazione di giacimenti spesso di enorme interesse eco- nomico. I limiti di questo tipo di metamorfismo vengono fissati comunemente intorno

a valori T = 400 °C circa e P = 1Kbar. Questo ha importanti conseguenze sul tipo di Facies che si possono sviluppare. Man mano che il fondo oceanico si espande si ha nuove lave che vengono sottoposte a metamorfismo e lave vecchie nevengono sotratte, pertanto avremo importanti ripercussioni:

1. La velocità di espansione determina il tempo di permanenza delle rocce nella zona sottoposta a metamorfismo. Maggiore è la velocità di espan- sione del fondale e minore è il tempo di permanenza e viceversa. Questo influisce sulla "completezza" delle reazioni metamorfiche poichè, più una roccia è sottoposta a metamorfismo, più le reazioni di trasformazione risul- teranno complete. Il fatto che spessissimo le reazioni metamorfiche risul- tano non in equilibrio (mineralogico e strutturale) significa che la velocità di espansione è maggiore della velocità delle trasformazioni.

2. Man mano che il fondo si espande vengono allontanati dalla dorsale prodotti più o meno metamorfosati. Questo implica che tutto il fondale oceanico è costellato da prodotti metamorfici.

Le Serpentiniti presentano comunemente Mesh Structure, cioè fratture riempite da serpentino, che interessano comunemente cristalli di Olivina. Quest’ultima rimane spesso come relitto. Il fatto che il Serpentino, e i min- erali del gruppo del Serpentino, siano associati ad Ossidi opachi è dato dalla tipica reazione di idratazione dell’Olivina: (Olivina + Acqua = Serpentino + Ossidi opachi).

Ofioliti

Le ofioliti sono sezioni di crosta oceanica e del sottostante mantello che sono state sollevate o sovrapposte alla crosta continentale fino ad affiorare. Interessante notare che Il nome ofiolite, dal greco ὄφις= serpente e λίθος = roccia, letteralmente roccia serpente, è dovuto alla loro caratteristica colorazione verdognola, che ricorda la pelle di molti rettili. Solitamente alla serpentinite sono associati basalti a cuscino e selce conte- nente resti fossili di radiolari.

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Stratigrafia

La sequenza stratigrafica che si osserva nelle ofioliti corrisponde alla sequenza

di formazione della litosfera delle dorsali medio oceaniche:

Sedimenti Argilliti (agrille nere) e Selci on page 9 (Chert) depositatesi sul fondo oceanico;

Sequenza effusiva: Basalti a cuscino on page 9 (Pillow) che mostrano la superfice di contatto tra il magma e l’acqua di mare;

Dicchi on page 9 (Dikes) filoni colonnari che alimentano superiormente i basalti a cuscino;

Rocce intrusive superficiali: Gabbro on page 9 isotropico che indica la pre- senza di una camera magmatica dove avviene il frazionamento del magma.

Peridotite on page 9 massiva: strati ricchi in dunite che sono esterni alla camera magmatica

Peridotite tettonizata roccia del mantello ricca in Harzburgite-Lherzolite on page 10.

Recentemente dai nuovi studi dell’Integrated Ocean Drilling Program e da altre campagne di perforazione oceanica che hanno mostrato come l’attuale crosta oceanica può essere molto variabile e che le rocce effusive sono in posto diretta-

mente sulle peridotiti tettonizzate, senza i gabbri intermedi. Molte ofioliti hanno simili variazioni nella loro stratigrafia, alcune primarie altre dovute a successivi movimenti tettonici. In una sequenza ofiolitica, le rocce più antiche sono rappresentate da ser- pentiniti derivate per idratazione di peridotiti durante processi metamorfici di temperatura piuttosto bassa; esse, originate nel mantello superiore, sono risalite fino a raggiungere il fondo di un bacino marino in formazione. Le peridotiti, prima di essere serpentinizzate, furono intruse da grandi masse di magmi basici che, raffreddandosi lentamente in condizioni profonde e di temperatura elevata, diedero luogo a masse gabbriche differenziate. Poi le peridotiti e i complessi gabbrici iniziarono a risalire verso la superficie subendo trasformazioni meta- morfiche di temperatura alta e bassa (serpentiniti). Durante queste fasi di risalita fusi basaltici penetrarono attraverso fratture dando luogo a filoni: le strutture di questi filoni mostrano un brusco raffred- damento a contatto delle rocce incassanti la cui temperatura era ormai scesa a valori relativamente bassi (probabilmente tra i 400 e 500°). Infine, serpen- tiniti e gabbri affioranti sul fondo oceanico lungo pareti di faglie alimentarono, attraverso processi gravitativi, la formazione di brecce ofiolitiche sedimentarie. Ulteriori arrivi di magmi basaltici diedero origine a colate di basalti massicci

ed in cuscini, accumulate prevalentemente in avvallamenti di un fondale molto

accidentato. Le colate furono poi ricoperte da sedimenti silicei a livelli radiolaritici, di spessore molto variabile a seconda della morfologia del fondo. Su di essi si

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depositarono fanghi calcarei più o meno silicei (Calcari a Calpionella del Malm). Infine si verificò una ulteriore sedimentazione di Argille a Palombini: sedimenti pelagici, prevalentemente argillosi, con intercalati livelli di calcari fini ricchi in componente detritica. Essi, per il contenuto in materiali terrigeni e i caratteri sedimentologici, indicano la presenza di apporti da lontane terre emerse, soggette ad erosione.

Circolazione idrotermale

Come abbiamo vistro nella crosta oceanica, la circolazione idrotermale com- porta la serpentinizzazione, ovvero l’alterazione delle peridotiti e l’alterazione dei minerali costituenti i gabbri e i basalti verso organizzazioni mineralogiche di più bassa temperatura. Per esempio, plagioclasi, pirosseni, e olivine nei filoni colonnari e nelle parti effusive si alterano in albite, clorite e serpentino rispetti- vamente. Spesso, filoni ricchi di zolfo-ferro si trovano sopra rocce molto alterate di epidoto e quarziti, che sono la prova della presenza di attività idrotermale che continuava ad operare sulla crosta oceanica che si allontanava progressivamente dalla dorsale.

Le ofioliti Alpine e Appenniniche

Le serie ofiolitiche delle Alpi e di altre catene derivate da collisioni continentali non si sono invece formate con la subduzione, ma piuttosto rappresentano il margine continentale assottigliato che si forma durante l’espansione del fondo oceanico a seguito della deriva delle zolle tettoniche. Questa iniziale crosta oceanica rimane incastrata contro il margine continentale a seguito della suc- cessiva chiusura del bacino oceanico, intrappolando l’iniziale crosta oceanica nella zona di collisione.

Le ofioliti della Val Graveglia

Osservando in particolare la sequenza nella zona della Val Graveglia, vedremo che essa è costituita da:

1. un complesso di base (peridotiti e gabbri);

2. una copertura vulcano-sedimentaria (basalti e brecce ofiolitiche);

3. potenti coltri di sedimenti pelagici rappresentati dal basso verso l’alto da:

diaspri on page 10 (Formazione dei Diaspri di Monte Alpe);

formazioni calcaree (Formazioni dei Calcari a Calpionella) on page 11;

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Figure 4: La Val Graveglia carta geologica • formazioni argilloso-calcaree (formazione delle Argille a Palombini)

Figure 4: La Val Graveglia carta geologica

formazioni argilloso-calcaree (formazione delle Argille a Palombini) on page 11

(formazione delle Argille a Palombini) on page 11 Figure 5: sequenza stratigrafica delle ofioliti in Val

Figure 5: sequenza stratigrafica delle ofioliti in Val Graverglia

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Glossario

Selce: La selce (Chert) è una roccia sedimentaria composta quasi esclusiva- mente di silice.

Questa roccia si forma in due modi:

per accumulo di resti di organismi a guscio o scheletro siliceo quali radio- lari, diatomee, silicoflagellati e spugne, prendendo il nome di radiolarite o diatomite.

per segregazione e accumulo di silice, proveniente da rocce terrigene e rocce carbonatiche.

La selce tende a concentrarsi in lenti estremamente compatte e pressoché inat- taccabili dagli agenti atmosferici, peculiarità che, insieme con la relativa abbon- danza, la durezza e la frattura concoide ne hanno fatto il materiale principe delle prime industrie litiche.

Pillow Lava a Cuscino (pillow lava in lingua inglese) è un tipo di lava formata da caratteristiche strutture a forma di cuscino dovute alla fuoriuscita di lava al di sotto della superficie del mare che comporta un repentino raf- freddamento della superficie causando la formazione di una sottile crosta vetrosa (ialoclastite). A causa di questo fenomeno, il flusso della lava si divide in blocchi rotondeggianti, che si sovrappongono gli uni agli altri for- mando potenti serie. I blocchi rimangono plastici all’interno e si assestano, deformandosi, fino al completo raffreddamento.

Dicco (Dikes) è, in geologia, un corpo roccioso, costituito da un’intrusione di origine ignea, generalmente ad andamento prossimo al verticale, in una fessura tra gli strati (intrusione discordante) di rocce sedimentarie; suc- cessive deformazioni tettoniche possono orientare diversamente il dicco.

Gabbro è una roccia intrusiva olocristallina, formata principalmente da pla- gioclasio e pirosseni. Il gabbro è il corrispondente intrusivo del basalto, roccia ignea effusiva.

Peridotiti sono rocce ultrafemiche caratteristiche del mantello superiore, costi- tuite essenzialmente da peridoto (almeno 40% in volume), clinopirosseno e

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ortopirosseno.

ortopirosseno. Harzburgite è una roccia ignea ultramafica; è una varietà di peridotite com- posta da olivina

Harzburgite è una roccia ignea ultramafica; è una varietà di peridotite com- posta da olivina e pirosseni a basso tenore di calcio (enstatite) e deriva il suo nome dalle montagne di Harz in Germania.

Lherzolite Si tratta di una roccia ultramafica ignea a grana grossa composta dal 40 al 90% di olivina con una rilevante presenza di ortopirosseni e, in quantità inferiore, clinopirosseni cromiferi. Altri minerali sono presenti tra cui lo spinello cromifero e alluminifero e i granati

Radiolari (Radiolaria Müller, 1858) sono protozoi ameboidi caratterizzati dallo scheletro siliceo, presente in quasi tutte le specie, e dalla divisione del corpo molle in una capsula centrale. Radiolari fossili sono noti sin dal Cambri- ano, oggi costituiscono parte del plancton marino in tutti gli oceani. Sono stati rilevati a tutte le profondità, anche se sono più abbondanti a profon- dità che non superano alcune centinaia di metri. I gusci dei radiolari morti si depositano sui fondali oceanici, formando i cosiddetti fanghi a radiolari. Nel corso dei tempi geologici questi fanghi si sono accumulati in quantità tali da formare spessi strati di roccia sedimentaria silicea.

Diaspro (parola di origine persiana) si indica una roccia sedimentaria mono- mineralogica, ossia formata da un unico minerale, composta da quarzo (SiO2), e contenente sovente alcune impurità, solitamente atomi di ferro che conferiscono alla roccia vivaci colorazioni, rendendola ricercata come pietra semi-preziosa per la lavorazione in opifici.Il minerale si forma per sedimentazione e precipitazione di silice in acque abbondanti di questo ele- mento, sedimentazione/precipitazione innescata da un processo vulcanico innescato nel bacino acquifero stesso[ la precipitazione/sedimentazione della silice può avvenire sottoforma di "gel" che in seguito, dopo la deposi- tazione sul fondo del bacino, si solidifica, tuttavia l’origine del diaspro può

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essere a volta organogeno è può essere originato quindi da alcuni tipi di spugne e/o radiolari e/o gusci silicei di diatomee (rispettivamente animali appartenenti al genere porifera, animali unicellulari planctonici ed alghe unicellulari planctoniche).

Calcari_a_Calpionella Sono costituiti da strati di spessore da 20 a 200 cm

di

calcare biancastro compatto e con tipica frattura concoide. Si tratta

di

micriti molto fini con sparsi microfossili (tintinnidi e radiolariti) dai

cui gusci derivano principalmente le sensibili percentuali in silice (quarzo, calcedonio). Talvolta sono presenti anche noduli di selce. Si tratta prob- abilmente di calcari pelagici depositati in mare profondo. Il loro nome deriva dal genere di tintinnidi più frequente (Calpionella).

Argille_a_palombini Sono costituite da argille più o meno scistose con alter-

nanze di calcari micritici grigi, spesso contenenti quarzo detritico. I livelli calcarei sono abbondanti verso la base e decrescono verso l’alto delle se- quenze dove aumenta invece il quarzo detritico. Il nome di Palombini, che

fa riferimento al colore grigio dei colombi, è stato dato alle intercalazioni

calcaree. L’ambiente della sedimentazione è ancora quello di un mare pro-

fondo ma con progressivo aumento di apporti terrigeni da parte di correnti

di torbida, provenienti da zone emerse molte lontane (sedimenti distali).

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