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HEGEL (1770-1831)

La filosofia di Hegel è detta

IDEALISMO ASSOLUTO

perché

per Hegel l’IDEA (cioè il PENSIERO, lo SPIRITO) è “assoluta”, parola che deriva
dal termine latino “absolutus”, che vuol dire “sciolto”, e quindi “non dipendente da
altro”, libero. L’idea (cioè il pensiero, lo Spirito) è “assoluta” in due sensi:

1) è in grado di conoscere e comprendere tutta la realtà (questo accade nella


filosofia, che riesce a spiegare ogni cosa);

2) diventa completamente concreta nella realtà (questo accade per es. nello Stato, in
cui si concretizza un’idea di convivenza tra gli uomini e in cui lo spirito di un popolo
diventa reale, cioè assume una forma concreta nelle leggi, negli usi, nei costumi).

Siccome l’Idea (cioè il pensiero, lo Spirito) è assoluta, Hegel la chiama anche


“ASSOLUTO” o “INFINITO”. Siccome l’Idea, inoltre, è la struttura razionale di
tutto ciò che esiste (perché tutto ciò che esiste può essere compreso mediante il
pensiero, cioè può trasformarsi in un’idea), Hegel la chiama anche “RAGIONE” (la
parola “Ragione” non indica dunque la capacità mentale del singolo individuo, ma
l’Idea in quanto struttura razionale della realtà).
Per Hegel sono sinonimi (cioè hanno lo stesso significato) le seguenti parole: Idea,
pensiero, Ragione, Spirito, Assoluto, Infinito.
Sono inoltre tra loro sinonimi le seguenti parole: REALTÀ, ESSERE, ciò che esiste
considerato unicamente come qualcosa che ha una struttura razionale (per es. non fa
parte della realtà la semplice acqua che si trova in un bicchiere, ma la struttura
razionale dell’acqua, cioè la sua formula chimica H2O. Fa parte della realtà tutto
quello che, nelle cose concrete, ha a che fare con il pensiero).

Concetti fondamentali della filosofia hegeliana

SISTEMA

Hegel ritiene che la realtà sia un SISTEMA, cioè un insieme di elementi che stanno
tra loro in una relazione necessaria (cioè in una relazione che non può essere
diversamente da com’è). Di conseguenza anche il pensiero che comprende la realtà
deve assumere la forma di un sistema, cioè le teorie elaborate dal pensiero debbono
stare tra di loro in una relazione necessaria.
Il sistema della realtà si articola in tre momenti:

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1) l’IDEA IN SÉ E PER SÉ = paragonata a Dio prima della creazione del mondo
= il concetto che sta alla base di ogni cosa, il puro pensiero, considerato
indipendentemente dalla realtà

2) l’IDEA FUORI DI SÉ = la Natura = le cose considerate indipendentemente


dal loro concetto, la realtà considerata indipendentemente dal pensiero

3) l’IDEA CHE RITORNA IN SÉ = lo Spirito = il pensiero che si rende conto


di se stesso, cioè che si rende conto che esso sta alla base della realtà (per es. il
pensiero che si rende conto del fatto che può comprendere ogni cosa mediante i
concetti, e che si rende conto del fatto che il concetto di ogni cosa è la sua
essenza, ciò che è essenziale)

Siccome il sistema del pensiero che comprende la realtà corrisponde al sistema della
realtà, anche il sistema del pensiero, cioè la filosofia hegeliana, si articola in tre
momenti, che sono:

1) la LOGICA (esposta da Hegel nell’opera intitolata Logica);

2) la FILOSOFIA DELLA NATURA (esposta da Hegel nella seconda parte


dell’opera intitolata Enciclopedia delle scienze filosofiche);

3) la FILOSOFIA DELLO SPIRITO (esposta da Hegel nelle opere intitolate


Enciclopedia delle scienze filosofiche e Filosofia del diritto). La filosofia dello
Spirito si articola a sua volta in tre momenti: Spirito soggettivo, Spirito
oggettivo, Spirito assoluto.

a) Spirito soggettivo = prende in considerazione l’aspetto spirituale


dell’individuo (vi fa parte la psicologia);
b) Spirito oggettivo = prende in considerazione il modo in cui l’aspetto
spirituale, cioè il pensiero, si oggettiva (cioè si manifesta) nella realtà. Lo
Spirito oggettivo è costituito dal diritto (cioè dalle leggi), dalla moralità
(cioè dai valori in base a cui agiamo), dall’eticità (cioè da quelle istituzioni
che vengono regolate dalle leggi e dai valori, ossia: la famiglia, la società
civile, lo Stato);
c) Spirito assoluto = prende in considerazione quelle attività spirituali in cui il
pensiero è astratto, cioè può realizzarsi anche soltanto mediante la
riflessione, indipendentemente dalla realtà concreta. Lo Spirito assoluto si
realizza nell’arte, nella religione e nella filosofia.

IDENTITÀ TRA RAGIONE E REALTÀ

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Per Hegel c’è un’identità tra Ragione e realtà, cioè tra pensiero ed essere. Nella
Prefazione alla Filosofia del diritto Hegel scrive che “ciò che è reale è razionale” e
“ciò che è razionale è reale”, il che vuol dire:

1) “ciò che è reale è razionale”: la realtà non è disordinata, ma è la


manifestazione dell’Idea, cioè ha una struttura razionale, e perciò può essere
compresa;
2) “ciò che è razionale è reale”: la razionalità non è qualcosa di completamente
astratto e scisso dalle cose concrete, ma è l’essenza della realtà (per es. le leggi
sono l’essenza dello Stato, perché senza leggi uno Stato non può esistere).

COMPITO DELLA FILOSOFIA

Dato che la realtà è razionale Hegel ritiene che la filosofia non debba cercare di
cambiarla, ma solo di comprenderla. Hegel paragona la filosofia alla nottola,
che è l’uccello sacro alla dea Minerva. La nottola spicca il volo solo al crepuscolo,
quando finisce il giorno. Questo vuol dire che secondo Hegel la filosofia inizia a
comprendere qualcosa solo dopo che essa è già accaduta. Dal fatto che la filosofia
entra in azione solo dopo che qualcosa è già avvenuto, e si limita a comprenderlo
senza volerlo cambiare, deriva l’atteggiamento fondamentalmente
“giustificazionista” (cioè tendente a giustificare la realtà) che Hegel attribuisce
alla filosofia.
DIALETTICA

“Dialettica” è un aggettivo della parola “logica”: la logica (cioè il modo di


pensare) perfetta secondo Hegel è la dialettica.
Secondo Hegel la dialettica è sia la struttura razionale della realtà – cioè la regola
mediante cui la realtà è articolata – sia il modo di comprendere la realtà. Questo
implica che nella filosofia hegeliana ci sia un’identità
1) tra quelle discipline filosofiche che si chiamano “ontologia” e “logica”;
2) tra ciò di cui si occupano l’ontologia e la logica, cioè tra l’essere e il pensiero.

La dialettica è costituita da tre momenti. Questi tre momenti sono chiamati dagli
studiosi di Hegel tesi, antitesi, sintesi. Hegel li chiamava in altri tre modi:
in sé, per sé, in sé e per sé;
affermazione, negazione, negazione della negazione;
astratto o intellettuale, negativo-razionale, positivo razionale.

1) La TESI, il primo momento, costituisce l’AFFERMAZIONE di qualcosa (per


es. di un’idea, di un movimento storico come l’Illuminismo). In questo primo
momento ogni cosa è pensata nella sua immediatezza, nel suo isolamento, è
“astratta” (cioè sottratta) dalle sue relazioni con le altre cose. Quella facoltà che
pensa ogni cosa nel suo isolamento, e dunque realizza la “tesi”, si chiama
“INTELLETTO”.

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2) L’ANTITESI, il secondo momento, costituisce la NEGAZIONE della tesi,
cioè della precedente affermazione, l’opposizione a essa (per es. la confutazione di
un’idea, la reazione a un movimento storico quale è il Romanticismo, che si
oppone all’Illuminismo). Questa negazione non vuol dire però annullamento: ciò
che è negato non è totalmente annientato, perché a essere negato è solo il suo
isolamento. Negare qualcosa vuol dire pertanto porlo in relazione con le altre cose,
soprattutto con il suo opposto. La facoltà che effettua la negazione si chiama
“RAGIONE”. Hegel dice che la negazione, ponendo in relazione una cosa con il
suo opposto, “media” una cosa con il suo opposto, è “mediazione”.

3) La SINTESI, il terzo momento, costituisce il superamento di tesi e antitesi in


una realtà superiore che le comprende entrambe, in quanto costituisce il loro
fondamento comune. Questo terzo momento è detto anche della “NEGAZIONE
DELLA NEGAZIONE” perché in esso si nega la negazione effettuata nel
secondo momento, cioè si scopre che ciò (B) che nel secondo momento si
opponeva a ciò (A) che era affermato nel primo momento non era il suo opposto
irriconciliabile, poiché A e B sono entrambi ricompresi in una terza realtà (C), in
cui si manifesta ciò che A e B avevano in comune (per es. si scopre che il bianco è
l’opposto del nero soltanto da un certo punto di vista, perché da un altro punto di
vista il bianco e il nero sono ricompresi nel grigio). Nel terzo momento, nella
sintesi, si realizza un “SUPERAMENTO” di tesi e antitesi, indicato con la parola
tedesca “Aufhebung” (che si legge “àufebung). La facoltà che realizza la sintesi è
uguale a quella che effettua la negazione, cioè è la “RAGIONE”.

L’unione di tesi, antitesi e sintesi forma un insieme chiamato “triade”. Secondo


Hegel ogni sintesi diventa la tesi di una triade successiva, a cui si oppone una
nuova antitesi che viene superata in una nuova sintesi, la quale a sua volta diventa
tesi di una ulteriore triade ecc., finché la realtà non è completamente sviluppata e il
pensiero non l’ha totalmente compresa: questo stadio finale si ha nell’ultimo
momento dello Spirito assoluto, cioè nella filosofia.

DIFFERENZA TRA KANT E HEGEL

Secondo Hegel il pensiero può conoscere e comprendere tutta la realtà, non


soltanto quell’aspetto della realtà che appare a esso attraverso le forme pure a
priori (cioè attraverso lo spazio, il tempo e le categorie). Hegel si differenzia
dunque da Kant. Secondo Kant il soggetto (cioè l’uomo che conosce) può
conoscere la realtà solo come essa appare attraverso le forme pure a priori, cioè
può conoscere il fenomeno; non può conoscere la realtà così come essa è in sé,
cioè non può conoscere il noumeno. Secondo Hegel, invece, il Soggetto (cioè
l’uomo come entità spirituale in generale) può conoscere anche il noumeno, cioè
può conoscere la realtà “in sé e per sé”, e la può conoscere perché la produce.

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Il pensiero “produce” la realtà nel senso che l’essenza della realtà è il suo aspetto
spirituale (cioè ciò “che conta” di ogni cosa è il suo concetto, che è prodotto e
compreso dal pensiero). La concezione secondo cui il pensiero può comprendere
tutta la realtà perché la produce si chiama “idealismo assoluto”.

Hegel dà dunque alla parola “FENOMENO” un significato diverso da Kant. Per


Kant “fenomeno” è la realtà quale appare al soggetto. Per Hegel “fenomeno” è il
modo in cui si manifesta il Soggetto, lo Spirito. Il significato hegeliano della
parola “fenomeno” si capisce dall’opera intitolata Fenomenologia dello Spirito.

OPERE

Tra le opere più importanti di Hegel ci sono:


la Fenomenologia dello Spirito, la Logica, l’Enciclopedia delle scienze filosofiche,
la Filosofia del diritto, la Filosofia della storia.

La Fenomenologia dello Spirito

La parola “FENOMENOLOGIA” deriva dall’unione dei termini greci


“phainomenon” (ciò che appare) e “logos” (discorso), e significa la descrizione di
ciò che appare, che si manifesta. Secondo Hegel ciò che si manifesta nella realtà è
lo Spirito. Le tappe attraverso cui lo Spirito si manifesta si chiamano “ figure”, e
sono descritte nella Fenomenologia dello Spirito. Attraverso le varie figure lo
Spirito si rende conto che la realtà non è qualcosa di diverso da sé, ma che esso è
l’essenza stessa di tutto ciò che esiste (cioè che l’Idea, il concetto di ogni cosa è
quello che veramente “conta” di essa).
Le “figure” descritte nella Fenomenologia dello Spirito rinviano implicitamente a
eventi storici precisi (per es. la “figura” del servo e del padrone rinvia alla rivolta
degli schiavi contro l’aristocrazia romana), che si sono conclusi con la conquista di
una sempre maggiore libertà. Siccome secondo Hegel lo Spirito si manifesta
attraverso la storia dell’umanità, la storia è molto importante per la filosofia.

Una “figura” molto famosa della Fenomenologia dello Spirito è quella intitolata
“Signoria e servitù” (chiamata anche “del servo e del padrone”). In essa Hegel
dice che nella lotta tra due “autocoscienze” (cioè tra due individui) vince chi mette
in pericolo anche la propria vita, pur di avere la meglio. Il vincitore diventa il
padrone, il vinto diventa il servo. Nel rapporto servo-padrone, però, chi è
veramente libero non è il padrone, bensì il servo. Infatti il padrone ha bisogno delle
cose che produce il servo, e del lavoro del servo (che per es. pulisce la sua casa,
coltiva i campi per lui ecc.). Con il passare del tempo questo porta a un
“ROVESCIAMENTO”, cioè a un’inversione dei ruoli, perché il servo si rende
conto della sua posizione di forza e si ribella, conquistando autonomia (cioè
libertà) nei confronti del padrone.

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Alla fine di tutte le “figure” della Fenomenologia dello Spirito lo Spirito si rende
conto di essere completamente libero. La conclusione dell’opera intitolata
Fenomenologia dello Spirito corrisponde dunque al momento storico in cui
l’umanità intera si rende conto di essere libera, cioè al momento storico in cui non
solo è abolita la schiavitù, ma tutti gli uomini possono pensare liberamente e la
filosofia si può sviluppare completamente. Secondo Hegel questo momento storico
coincide con il “mondo cristiano-germanico” (con il periodo storico in cui Hegel
vive) e culmina con la stessa filosofia hegeliana.

La Filosofia della storia

Nell’opera intitolata Filosofia della storia Hegel interpreta filosoficamente la


storia dell’umanità e dice che essa si è sviluppata attraverso tre momenti, in cui si è
conquistata una LIBERTÀ sempre maggiore:
1) mondo orientale (in cui uno solo è libero, cioè il re, il faraone ecc.);
2) mondo greco-romano (in cui solo alcuni sono liberi, cioè gli aristocratici, i
cittadini di sesso maschile ecc.);
3) mondo cristiano-germanico (in cui tutti sono liberi).