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IL LIBRO

DELLE MER AVIGLIE


GIOVANNI TRITEMIO
A CURA DI ALESSANDRO BOELLA

E ANTONELLA GALLI

La tradizione ermetica
ha ancora qualcosa da insegnarci?

LA LEPRE
EDIZIONI
Giovanni Tritemio

Il libro
delle meraviglie

a cura di
Alessandro Boella e Antonella Galli
© Copyright 2012 by La Lepre Edizioni
Via delle Fornaci, 425-00165 Roma
info@lalepreedizioni.com
www.lalepreedizioni.com
Progetto grafico/Francesca Schiavoni
Coordinamento editoriale/Plan.ed
www.plan-ed.it

In copertina:
Ritratto diJohannes Trithemius
Maestro H.B., XV-XVI sec.
Chantilly, Museo Condé
In quarta di copertina:
La sfera della creazione

ISBN 978-88-96052-75-4
Indice

Premessa 19
Il "maestro perfettissimo di magia naturale" 31
Pythagoricus esto. La fùiazione iniziatica 43
di Giovanni Tritemio

La steganografia 69
Un estratto dal Libro delle meraviglie: LA Magia divina.
Heinrich Kunrath e l'elettro 92
Trattato a/chimico dell'illustre Giovanni Tritemio
Abate di Sponheim Principe indiscusso
dei filosofi del nostro secolo 105

L'elogiatissima polvere medicinale di Tritemio 1 13


Estratto da un'opera ermetica di Tritemio 1 15
Per una bibliografia dei manoscritti attribuiti a Tritemio 1 19
Bibliografia generale 1 39
Ringraziamenti 1 44
Il libro delle meraviglie

CAPITOLO PRIMO
Della Magia Divina, e di come deve essere l'uomo per conoscerla, 147

CAPITOLO SECOND O
Chi vuole imparare la magia divina deve conoscere lefigure celesti, 1 52

CAPITOLO TERZO
Che cos'è la magia naturale, I 53

CAPITOLO QUARTO
Del corso del firmamento dalla mattina alla sera, e quando il Sole
entra e transita nei dodici segni zodiacali, 1 56

CAPITOLO QUINTO
Della tabella delle ore planetarie, sia del giorno che della notte, e come
di usarle con profitto, I 57

CAPITOLO SESTO
Della segnatura delle erbe, degli animali e degli uomini, 159

CAPITOLO SETTIMO
Della segnatura dei metalli e dei minerali, I 82

CAPITOLO OTTAVO
Dello Spirito Universale, Spirito o Anima del Mondo, e di come usarlo, I85

CAPITOLO NONO
Per trovare lo Spirito Universale anche in alcuni minerali, I95

CAPITOLO DECIMO

Per preparare la tintura magica con il solvente universale e lo Spirito


Universale da un metallo: dall'oro, dall'argento, dal piombo, dallo
stagno, dal mercurio, dal rame e dal ferro, I98
CAPITOLO UNDIC ESIMO
Una medicina magica per preservare il corpo umano in salute sino alla
fine, 204

CAPITOLO D OD ICESIMO
Per preparare uno spirito magico dallo stagno e dal mercurio, 206

CAPITOLO TREDIC ESIMO


Per preparare una materia cristallina che sia trasparente come una resina,
e che d è assolutamente necessaria, in particolare per la magia, 208

CAPITOLO QUATTORD ICESIMO


Per dissolvere l'oro rosso sangue nella suddetta acqua, 2 IO

CAPITOLO QUIND ICESIMO


Per rammollire il sigillo di Ennete con la precedente soluzione, 2 I I

CAPITOLO SEDICESIMO
Per elaborare l'Universalissimo da tutti i regni della natura, cosa ine­
rente alla magia, 2 I2
Per preparare la pietra vegetale, 2 I 5
Per preparare la pietra minerale, 2 I6

CAPITOLO D ICI ASSETTESIMO


Per preparare dalla Colomba di Diana o aquila bianca, una materia
fluida e trasparente come una resina, 220

CAPITOLO D ICIOTTESIMO
Per preparare una lampada vitale artifìdale, che permette di sapere di un
amico assente se egli sia vivo o morto, malato, e che cosa gli accada, 22 I

CAPITOLO D IC IANNOVESIMO
Per dare origine a uno spirito dalla rugiada di maggio, nel quale pos­
sano essere raffigurati tutti e sei i giorni della Creazione, con annessa
segreta figura, 224
CAPITOLO VENTESIMO
Per preparare un liquido nel quale si possano rappresentare le stelle
scintillanti in cielo, lo sviluppo delle creature e la resurrezione dei
corpi purificati, 227

CAPITOLO VENTUNESIMO
Per preparare un liquido che cresce e cala come la Luna, 231

CAPITOLO VENTID UESIMO


Per fare un liquido che indica il tempo atmosferico, i tuoni e i
fulmini, e nel quale nel contempo lampeggia violentemente nella
notte, 233

CAPITOLO VENTITREESIMO
Per creare il vero fuoco magico che bruda tutto, 23 5

CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO
Per preparare uno spirito o un liquido in forma secca, che quando
prende aria comincia prodigiosamente ad ardere, 237

CAPITOLO VENTICINQUESIMO
Per preparare un liquido perfarvi crescere ogni cosa, 238

CAPITOLO VENTISEIESIMO
Per coagulare l'acqua in una pietra, 2 50

CAPITOLO VENTISETTESIMO
Tratta dell'elettro magico preparato secondo la costellazione e di come
usarlo, 2 51

CAPITOLO VENTOTTESIMO
Per preparare uno strumento magico, 2 54

CAPITOLO VENTINOVESIMO
Uno strumento artifìdale contr�ssegnato dai suoi caratteri segreti efuso
secondo l'influsso, che svela tutti i segreti celati nella terra, 2 57
CAPITOLO TRENTESIMO
Uno speahio artificiale, fuso nell'elettro e incorniciato in oro, con i suoi
caratteri segreti fusi secondo l'influsso segreto, mostra tutto ciò che
aaade a Oriente a mille miglia, 260

CAPITOLO TRENTUNESIMO
Uno speahio fuso nell'elettro e incorniciato in oro con i suoi caratteri
segreti, che mostra tutto verso Occidente a molte miglia di distanza, 263

CAPITOLO TRENTADUESIMO
Uno speahio realizzato con l'elettro, anch'esso incornicia�o in oro, con
i suoi caratteri segreti, che mostra sempre tutto ciò che accade verso
Mezzogiorno a mille miglia di distanza, 26 5

CAPITOLO TRENTATRE ESIMO


Uno specchio da realizzare con l'elettro, con la sua figura, incorni­
ciato in oro, che mostra tutto verso Mezzanotte a molte miglia di
distanza, 267

CAPITOLO TRENTAQUATTRESIMO

fl Grande Mistero o specchio di Salomone, che è da considerarsi una


delle meraviglie del mondo, in cui convergono e si conoscono tutte le
segnature del mondo e nel quale si possono vedere e conoscere tutti gli
spiriti dell'aria, della terra, dell'acqua e delfuoco, 269

CAPITOLO TRENTAC INQUESIMO


Per tornire una sfera magica in legno di tiglio che, impregnata di Spi­
rito universale, ruota su un perno di elettro magico che si muove da solo
secondo il corso celeste, 27 5

CAPITOLO TRENTASEIESIMO
Un orologio magico realizzato con l'elettro, 277

CAPITOLO TRENTASETTESIMO

Per preparare uno strumento che si regola secondo lo stato vitale di un


amico assente, 279
CAPITOLO TRENTOTTESIMO
Per realizzare una sacra ifera magica con la quale ra�iungere ciò che
è nascosto sotto te"a, 28 I
Si può fondere nell'elettro anche una bacchetta magica, 284

CAPITOLO TRENTANOVESIMO
Perfondere una sfera che si regola sul tempo atmosferico, dalla quale si
possa vedere quando piove, tuona, nevica, fafreddo e c'è il Sole, 28 5

CAPITOLO QUARANTESIMO

Una sfera di elettro per tutte le malattie infettive, 286

CAPITOLO QUARANTUNESIMO
Perfondere in elettro magico una campanella per gli spiriti che abita­
no sulla Te"a, nonché per i sette Arconti del tempo; essa è anche
identica a quella tratta dal quinto libro dei segreti di Salomone, 287
L'uso di questa campanella, 288
Come si deve realizzare la campana per i santi angeli, 292

CAPITOLO QUARANTADUESIMO

Perfondere una campanella per gli spiriti che abitano sotto tma, fra i
monti e nelle acque, 293

CAPITOLO QUARANTATREESIMO
(Libro) di Reguel]ethro, sacerdote dei Madianiti, dei sette dei o sovra­
ni, quale sia il loro impiego, quali siano i loro caratteri e le lorofigure,
tradotto dal Caldeo al Tedesco, 294
Come realizzare in elettro il Sovrano della Luna, 297
Seguono i sette principi del sovrano di Mercurio, 302
Quali principi abbia invece sotto di sé l'arcangelo del terzo sovrano,
il sovrano di Venere, 302
Il quarto sovrano: il sovrano del Sole, 303
Questi sono gli angeli del quinto sovrano: il sovrano di Marte, 304
I principi del sesto sovrano: il sovrano di Giove, 305
Il settimo sovrano: il sovrano di Saturno, 305
CAPITOLO QUARANTAQUATTRESIMO
Perfondere con l'elettro un anello magico occulto, 307

CAPITOLO QUARANTACINQUESIMO
Perfoggiare una bacchetta magica in elettro, e cercare con questa diverse
cose, 308

CAPITOLO QUARANTASEIESIMO
Uno specchio magico terrestre impregnato di spirito dell'uomo, 309

CAPITOLO QUARANTASETTESIMO
Del suggello magico e delle segnature dei sette pianeti, e del loro uso, 3 I I

CAPITOLO QUARANTOTTESIMO
Un dipinto simpatico che si dirige secondo le circostanze, che muta di
colore in caso di malattia, impallidisce nelle '!fflizioni, è bello quando
c'è la salute, e si cancella completamente in caso di morte, 3 I4

CAPITOLO QUARANTANOVESIMO
Una polvere simpatica per unire uomini e donne, ma anche perfarli
diventare reciprocamente nemici, 3 I 5

CAPITOLO CINQUANTESIMO
Perpreparare una tintura con il Solvente Universale, con verderame, zolfo,
calamina e oro che, se moltiplicata sette volte, fa parte della magia, 3 I7

CAPITOLO C INQUANTUNESIMO
Per preparare una tintura magica dall'uomo, 32I

CAPITOLO C INQUANTADUESIMO
Per preparare una pietra magnetica che estrae un chiodo da un muro, 324

CAPITOLO CINQUANTATREESIMO
Per preparare un liquido nel qualefar crescere tutti i metalli in altezza
come alberelli efarli ingrandire, 3 2 5

CAPITOLO CINQUANTAQUATTRESIMO
Per preparare uno spirito di sale nel quale si possa dissolvere il piombo,
che proietta una bella stella sopra di sé, che nessun pittore, nemmeno
il miglior artista, può copiare o tracdare con un compasso; e che, se si
evapora di nuovo e la si riduce, dà oro e argento, 327

CAPITOLO CINQUANTACINQUESIMO
Uno Xenexton o protettivo in forma di polvere da portare su di sé in
tutte le malattie epidemiche, che attrae a sé tutti i veleni, 329

CAPITOLO CINQUANTASEIESIMO
Perfare perle a richiesta, nonché l'olio di ringiovanimento, 330

CAPITOLO CINQUANTASETTESIMO
Come si devono elaborare le pietre preziose, 332

CAPITOLO CINQUANTOTTESIMO
Perfare crescere i diamanti, 333

CAPITOLO CINQUANTANOVESIMO
Perfare il vetro malleabile, 334

CAPITOLO SESSANTESIMO
Perfare il più forte corrosivo dolce come lo zucchero, 33 5

CAPITOLO SESSANTUNESIMO
Per trasformare istantaneamente lo spirito di acquavite in un sale
mirabile, 336

CAPITOLO SESSANTADUESIMO
Perfare la più bella ambra con gli escrementi di mucca, 33 8

CAPITOLO SESSANTATREESIMO
Per dissolvere il vetriolo in modo che se ne separi l'olio o anima,
per trasmutare argento in oro, 33 9

CAPITOLO SESSANTAQUATTRESIMO
Per preparare una tintura con l'argento comune, per trasmutare argento
in oro, 340
CAPITOLO SESSANTACINQUESIMO
Per fare un'acqua con la quale l'argento si trasmuta in poco tempo
nell'oro migliore, 34I

CAPITOLO SESSANTASEIESIMO
Per costituire una miniera d'oro e d'argento da tenere nella propria
camera, in modo da poterne sempre prendere, e che tuttavia costan­
temente si sviluppa, 342

CAPITOLO SESSANTASETTESIMO
Per preparare la Pietra di Fuoco, e perché la Pietra di Fuoco divori
l'antimonio, poiché mezza oncia divora dieci libbre di antimonio e
lo trasmuta in oro, 344

CAPITOLO SESSANTOTTESIMO
Per preparare un'acqua in cui il mercurio comune si trasmuta in breve
tempo nell'argento migliore, 345

CAPITOLO SESSANTANOVESIMO
Grappoli d'uva dagli acini d'oro, 346

CAPITOLO SETTANTESIMO
Perfare l'Urim, come hanno fatto i figli di Israele, che erano privi di
sacerdoti, e in primo luogo, il piedistallo fuso in elettro magico, come
mostra lafigura Y, 347
Il libro delle meraviglie

attribuito a

Giovanni Tritemio
Abate di Sponheim

Della Magia Divina; dell'influsso dei pianeti


e delle ore di nascita; della segnatura delle piante,
dei minerali, degli animali e degli umani;
dello spirito universale; delle tinture e dei rimedi magici;
degli specchi di cristallo; dei segreti ermetici;
della lampada vitale artificiale;
dello spirito rivelato dalla rugiada di maggio;
del fuoco e liquore magico; dello specchio rivelatore;
dello specchio di Salomone, dal quale si conoscono
tutte le segnature e tutti gli spiriti del mondo;
delle sfere magiche per la ricerca di ciò che è nascosto sotto
terra; delle campanelle magiche spiritali, degli anelli, delle
verghe, dei sigilli e delle segnature; delle miniere nascoste
nelle stanze; della preparazione dell'Urim
degli Israeliti; dei segreti più elevati della magia
e della kabbala; dei segreti dello Spirito
e dell'Anima del Mondo

Con molte importanti illustrazioni

Passavia, nell'anno 1506


[Stuttgart, 1 855 ca.]
Questo libro è dedicato alla memoria
di Alexander von Bernus ( 1 880-1 965)
e dei suoi discepoli nell'arte di Ermete
Henri H unwald ( 1 908-1961)
e Max Léglise ( 1924-1 996)
Premessa

«Ogni tecnologia sufficientemente avanzata


è inclistinguibile dalla magia»
Arthur Charles Clarke1

Pubblichiamo qui per la prima volta in lingua italiana un'im­


portante opera2 attribuita all'abate benedettino Giovanni Tri­
temio ( 1 462- 1 5 1 6), erudito umanista, storiografo, criptografo,
e soprattutto mago naturale e ermetista, chiamato Pansophiae
splendor magnus, punto d'incontro di diverse tradizioni sapien­
ziali, considerato da molti il padre della tradizione ermetica
occidentale post-medievale, i cui illustri figli saranno Teofrasto
Paracelso, Cornelio Agrippa (1 486-1 535), ed altri.
Questo testo circolò per lungo tempo manoscritto in am­
bienti rosacruciani di area germanica, sino a quando il libraio
editore Johann Scheible (1 809-1866), uno dei primi sistema­
tizzatori del materiale magico e alchimico tedesco, lo pubblicò
verso il 18553, dandogli il titolo fittizio ma suggestivo di Libro
delle meraviglie ( Wunder-Buch)4•
Abbiamo preso questa iniziativa poiché quest'opera, pur es­
sendo comprensibilmente annoverata tra le "apocrife", rappre­
senta una summa sufficientemente esaustiva delle conoscenze
ermetiche attribuite da una lunga e persistente tradizione all'a­
bate Tritemio, che andranno a far parte del grande patrimonio

1 Profiles of the Future, New York, Harper & Row, 1958.


2 Di cui esiste solo l'unica e rarissima edizione tedesca.
3 La data è controversa.

4 Johannes Tritheim 's, Abt zu Spanheim, Wunder-Buch . Passau, Anno MDVI


. .

(ma Stuttgart, 1 855 ca.). Diverso è il titolo dei manoscritti contenenti lo


stesso testo: Mistero celeste e sovrannaturale dello Spirito e dell'Anima del Mondo e
della Magia naturale. . . Anno 1506 (Himmlische und ubematiirliche Geheimniss des
Geistes und der Seele der Welt und von der natiirlichen Magia . . .) .

19
della successiva tradizione rosacruciana nelle sue diverse fasi di
sviluppo; conoscenze, queste, provenienti da un grande numero
di testi manoscritti, coevi o precedenti5• È fuor di dubbio che si
tratti di una rielaborazione, termine preferibile a quello ridut­
tivo e dispregiativo di "interpolazione".
Non dimentichiamo che nel passato questi testi rientravano in
un preciso, complesso e graduale corpus di insegnamenti teorici
e pratici, da considerarsi alla stessa stregua di quelli universitari6•
Il nostro modo di procedere ha diversi punti in comune con
quello universitario, ma se ne discosta per molti altri, altrettanto
essenziali. Il lettore avrà modo di constatarlo.
In questo genere di ricerche ci troviamo ancora in una fase
descrittiva, in cui è necessario fornire il maggior numero pos­
sibile di informazioni utili, testi originali e in traduzione, con
umiltà e discrezione, cercando il meno possibile di trarre con­
clusioni affrettate o di elaborare inutili quanto fumose teorie,
tenendo presente che in ogni ricerca i nuovi elementi risolvo­
no certi enigmi ma ne pongono altri.
Abbiamo cercato di "lasciar parlare i documenti", poiché
crediamo, con il latinista Pierre Boyancé, che ((una critica sana
debba considerare non solo la datazione, ma anche - e soprat­
tutto, aggiungiamo - la natura di una testimonianza)).
Sebbene il nostro lavoro riguardi un periodo storico che
dista da noi solo qualche secolo, troviamo perfettamente con-

5 Grazie a una folta schiera di manoscritti, ritrovati soprattutto in Ger­

mania, e per la maggior parte già segnalati dal benemerito Oskar Kristeller,
ma generalmente "snobbati" dagli specialisti (vedi la nostra bibliografia dei
manoscritti) vediamo come una lunga tradizione proveniente dal mondo
arabo-iberico si fonda con il capitale apporto di Paracelso, per sfociare in
seguito nella Rosacroce. Anche l'opera qui presentata, ritenuta apocrifa, se
valutata all'interno della "famiglia" di manoscritti cui appartiene, potrebbe
portare a risultati sorprendenti.
6 Ne abbiamo uno splendido esempio nel testo di Theophrast von Hohe­
neim detto Paracelso (1 493-1541) LA grande astronomia o filosofia dei veri saggi,
Phi/osophia sagax, tradotta coraggiosamente in Francese dal germanista Pierre
Deghaye: LA grande Astronomie ou la philosophie des vrais sages, Paris, Dervy,
2000.

20
sone le parole dello storico e fùosofo della sc1enza Giorgio
de Santillana quando spiega che le difficoltà incontrate dal
lettore in questo genere di richerche sono quelle «inerenti
a una scienza che fu fondamentalmente tenuta segreta, e in
modi tali che noi non riusciamo bene a immaginare. Ma la
difficoltà maggiore deriva dal fatto che non abbiamo potuto
far uso della nostra tradizionale logica catenaria, così semplice
e onesta, in cui prima si pongono i principi e poi segue la de­
duzione. Non così facevano i pensatori arcaici; essi pensavano
invece in un modo paragonabile forse alla fuga musicale, dove
tutte le note non possono esser costrette entro un'unica scala
melodica, dove si viene tuffati in media res e si deve seguire
l'ordine temporale creato dai loro pensieri. È nella natura del­
la musica, dopotutto, che le note non possano essere suonate
tutte assieme. L'ordine e la sequenza, il significato stesso della
composizione, si riveleranno - con la pazienza - a tempo de­
bito. Il lettore, suggerirei, dovrà porsi nell'antico "Ordine del
Tempo"))7•
Infatti, pur essendo relativamente più vicini a noi nel tem­
po, autori come Triternio continuano a essere testimoni di
quell'arcaica mentalità.
D'altro canto, ci rendiamo perfettamente conto di quanto
risulti difficile a una mente moderna comprendere che le mo­
dalità di trasmissione della conoscenza iniziatica non rispondo­
no necessariamente a quelle del metodo scientifico moderno,
come è stato magistralmente esposto da René Guénon in Con­
siderazioni sulla vita iniziatica8•
Infatti, né la "definizione" fornita dalla "chiarezza della ra­
gione", né la cosiddetta "obiettività scientifica" autorizzano
l'assenza di esperienza, e ciò più che mai nell'ambito delle
scienze tradizionali. «Si può definire chiaramente solo quel che

7 Giorgio de Santillana - Hertha von Dechend, fl mulino di Amleto. Saggio

sul mito e sulla struttura del tempo, Milano, Adelphi, 1983, pp. 20-21 .
8 Roma, Edizioni del Graal, 1982.

21
già si sa, oppure un principio intellegibile, partendo dalle pre­
messe in vigore. Se si tratta di comprendere ciò che è essenzial­
mente nuovo, occorre semplicemente abbandonarsi all'espe­
rienza, sino a che non si formino i nuovi organi· necessari alla
comprensione»9•
Abbiamo già avuto modo di rilevare come sinora prevalesse
la tendenza alla distinzione tra un ermetismo filosofico dotto,
che si limita alla pura speculazione intellettuale, e un ermeti­
smo "pratico" volgare, del quale farebbero parte scienze come
l'alchimia, la magia e l'astrologia. Inutile dire che tale distinzio­
ne era semplicemente frutto della "mente dualizzante".
Ma ultimamente, alcuni studiosi, come Jean-Pierre Mahé,
bontà loro, hanno ammesso che non vi sono motivi di attri­
buire a un inesistente ermetismo "volgare" le ricette alchimi­
che e magiche, e che <<queste sono invece di competenza di
ciò che allora era considerata la scienza, alla stessa stregua della
filosofia»10• Insomma, dottrina e prassi.
Di fatto, la letteratura alchimico-magica, che conta decine
di migliaia di opere fra il XIII e il XVIII secolo e che solo in
questi ultimi decenni ha attirato l'attenzione dei ricercatori,
universitari e non, ha esercitato un'influenza incontestabile sul­
le menti e sulle opere della civiltà occidentale, e fino a quan­
do essa non sarà oggetto di lunghe e approfondite ricerche,
permarranno gravi lacune nella nostra concezione attuale di
cultura e di evoluzione delle idee.
Il nostro è un lavoro "pioneristico" compiuto essenzialmen­
te sulle fonti manoscritte che, come il lettore avrà modo di ve­
dere, non sono poche. Il nostro inventario di opere ermetiche
attribuite a Tritemio è il primo di una certa ampiezza, anche
se !ungi dall'essere completo, poiché lo spoglio e lo studio dei
testi sono attualmente in corso.

9 H ermann Keyserling, Analyse spectrale de l'Europe, Paris, 1 965, pp. 53-54.


10
Hermès en Haute- Égypte, Lavai, Québec, 1 978-82, II, p. 22.

22
Riteniamo che, allo stato attuale delle ricerche, oltre a clas­
sificare e catalogare, sia soprattutto necessario tradurre, come si
fa in altri paesi con testi analoghi di altre tradizioni. Troviamo
infatti scorretto che si elaborino tesi e teorie senza che il letto­
re abbia a sua disposizione i testi per verificarle.
Per troppo tempo opere che possiedono un valore con­
tenutistico elevato sono state disinvoltamente messe da parte
per discutibili questioni di "attribuzione" o datazione. Inoltre,
per un increscioso e annoso problema di competenze, non
scevro da condizionanti influenze ideologiche e/ o religiose,
lo studio di queste materie in Italia è alquanto problematico
e inconcludente: dovrebbero piuttosto occuparsene gli stori­
ci della scienza o delle religioni, senza dimenticare che <{ . . ]
per quanto considerevole sia quel progresso che consisterebbe
nel carpire a un occultismo indigente lo studio del simbo­
lismo per restituirlo al dominio della cultura universale, tale
progresso sarebbe pagato troppo caro, se il simbolismo, diven­
tato materia di tesi e pretesto per dissertazioni accademiche,
perdesse nel contempo ogni contatto vivente con le proprie
radici profonde, con il proprio ruolo di strumento reale di un
autentico atto spirituale. È mille volte meglio l'insufficienza cul­
turale dell'anemia spirituale. È necessario ricordare che il va­
lore intellettuale non comporta obbligatoriamente la qualifica
iniziatica?••11•
Gli elementi costitutivi del Libro delle meraviglie1 2 sono attinti
a fonti remote: egizie, neoplatoniche, ebraiche, sabee.
l procedimenti contenuti in questo testo derivano, alme­
no in parte, da una tradizione di origine sacra e sacerdotale,
a differenza della maggior parte dei processi alchimici che si
incontrano negli antichi ricettari, provenienti piuttosto da una

11
René Alleau, Aspetti dell'alchimia tradizionale, Roma, Atanor, 1989, cap.
Il: "Delle regole e dei metodi".
12
Nonché del testo intitolato Magia divina che ne è un estratto o una
versione abbreviata, come vedremo più oltre.
_

23
tradizione che lo storico dell'alchimia René Alleau definisce
"chimica e metallurgica"13•
Il contenuto di questa raccolta, espressione di una straordi­
naria "tecnologia sacra" realizzata grazie a una stretta intercon­
nessione fra alchimia, magia e astrologia 1 \ è del resto piena­
mente giustificato da ciò che lo stesso Tritemio intendeva per
magia, e che scrisse in una celebre lettera del 24 agosto 1 505
a Germain de Ganay: (([ ] In realtà per Magia non vogliamo
. . .

intendere nient'altro che la conoscenza delle cose fisiche e l'intelli­


genza delle cose metafisiche, che comprende la scienza della virtù
di tali cose, tanto divine quanto umane [ . . ]))15• .

La magia naturale si fonda quindi su un'intima conoscenza


della natura. Nella tradizione alchimica la luce della natura è la
vita universale, e si identifica proprio con quello che in Occi­
dente, fino al XVI secolo compreso, si chiamava natura, o natura
naturante: questo spiega anche le denominazioni di magia natu­
rale o di filosofia naturale, cioè ermetica. Quando gli alchimisti
dicono che la sostanza dell'Opera è ovunque, intendono parla­
re di questa luce della natura.
L'ermetista neoplatonico Cesare Della Riviera (ca. 1538-
1 625), nel Mondo magico de gli Heroi, afferma che (<la luce della
Natura, Spirito celeste, primo Ente dell'oro, è la vita di tutte le
create cose; né altro è la vita, la perfettione, la purità, e sanità
dell'infinita moltitudine de gl'individui, anzi di tutti gli ele­
menti, de' Cieli, e de' celesti corpi [ . ]))1 6 • . .

Come sottolineava lo storico delle religioni Ioan Couliano,


degno erede di Mircea Eliade, (<la lettura del "Libro della na-

13 R. Alleau, ibidem.
" A questo riguardo cf. Divo Sole. LA teurgia solare dell'alchimia, a cura di
A. BoeUa e A. Galli, Roma, Edizioni Mediterranee, 201 1 , capitolo "Le tre
ancelle del Sole", pp. 1 53-166.
1 5 Iohannis Trithemii Spanhemensis. . . Accedunl Epistolae eiusdem Familiares. . . ,

op. dt., n° 34, p. 472.


16 C. Della Riviera, Il mondo magico de gli heroi, fl Mondo magico de gli Heroi,
Milano, 1605; Roma, Edizioni Mediterranee, 1986, p. 1 38.

24
tura" era stata l'esperienza fondamentale del Rinascimento. La
Riforma non seppe mai trovare mezzi sufficienti a chiudere il
libro in questione. Come mai? Perché per essa, lungi dall'essere
un fattore di avvicinamento, la natura era la prindpale responsabile
dell'allontanamento tra Dio e uomo1 7.A furia di cercare, finalmen­
te la Riforma trovò il grande colpevole di tutti i mali dell'esi­
stenza individuale e sociale: la natura peccatrice18>>.
Infatti «la civiltà occidentale moderna rappresenta, nel suo
complesso, il prodotto della Riforma, di una Riforma che,
svuotata del suo contenuto religioso, ne conservò nondimeno
le forme. Sul piano teorico, la grande censura dell'immagina­
rio sfociò nella comparsa della scienza esatta e della tecnologia
moderna. Sul piano pratico, il suo risultato è la comparsa di
varie istituzioni moderne. Sul piano psicosociale, è la compar­
sa di tutte le nostre nevrosi croniche, dovute all'orientamento
troppo unilaterale della civiltà riformata, al suo rifiuto di prin­
cipio dell'immaginario. Oggi ancora noi viviamo, per così dire,
in un'appendice secolarizzata della Riforma e, a osservarla da
vicino, molti fenomeni della nostra epoca, dei quali non ab­
biamo mai cercato una spiegazione storica, risalgono ai grandi
conflitti spirituali e politici del XVI e del XVII secolo>>19•
Queste fatali e illuminanti conclusioni di Couliano sono
contrastate da dichiarazioni come quella del filologo e storico
François Masai che, in quanto studioso del fùosofo bizantino Ge-

17
Il mistico e fùosofo er metico Jakob Bohme (1575-1 624) tenter à una
conciliazione mediante la nozione della "Natura eter na", fonte creatr ice del­
la natura del mondo e nel contempo base orgarrica dell'essere spir ituale di
Dio. Per un approfondimento cf. Alexandre Koyré, LA Philosophie de ]acob
Boehme, Par is,Vr in, 1971 .
18
Ioan P. Couliano, Eros e magia nel Rinasdmento, Milano, Il Saggiatore,
1995, p. 303. E pensare che alla stessa epoca, un ar tista iniziato come Albrecht
Diirer consigliava: •Osserva attentamente la natura, senza mai allontanar tene
nella speranza vana di trovare di meglio. I nvero l'arte è nascosta nella natura:
chi può estrarla la possiede• [ Vier Bucher von menschlicher Proportion (1 528),
Berlin, Akademie-Verlag, 201 1].
19
lvi, p. 324.

25
misto Pletone (1355-1452), avrebbe potuto avere una visione più
obiettiva: ((A dispetto di ogni continuità dottrinale, questo Rina­
scimento costituiva certamente una rivoluzione, quella stessa che
continua a esercitare i suoi effetti, a sconvolgere la nostra civiltà
occidentale, separandola dalle sue origini medievali e cristiane»20•
Ci auguriamo invece di tutto cuore che il prossimo futuro
realizzi pienamente le segrete tendenze che il Rinascimento
non riuscì a portare a compimento.
Il contenuto del Libro delle meraviglie è di ben altro spessore
rispetto a quello dei tipici grimoires. Da questo testo traspare
chiaramente la totale impossibilità di compiere opere di magia
naturale o di teurgia senza aver risolto l'enigma posto dall'al­
chimia, e questo è di capitale importanza.
Scrive infatti Cornelio Agrippa nella Filosofia occulta: (N'ha
una cosa creata da Dio che è il soggetto d'ogni ammirazione,
che si trova nella Terra e nei cieli, che è animale vegetale e mi­
nerale a un tempo, che si trova ovunque, che non è conosciuta,
che nessuno chiama col suo nome ma che è nascosta sotto nu­
meri figure ed enigmi, senza la quale né l'alchimia né la magia
naturale possono avere i loro successi»21•

2 ° François Masai, "La restauration du paganisme par Georges Gémiste

Pléthon", in ll mondo antico nel Rinascimento, Firenze, 1958, p. 62.


Come correttivo a questa visione, consigliamo la lettura di The Solar My­
stery. An Inquiry into the Temporal and the Eternai Background rlj the Rise rlj Modem
Civilization, Solum Forlag, Osio, 2003, il cui autore, l'astrofisico e ft.losofo po­
lacco naturalizzato norvegese )eremi M. F. Wasiutynski (1907-2005), si dedicò
interamente agli studi scientifici e allo sviluppo di una sintesi cosmologica.
Autore di una biografia di Nicolò Copernico, condensò più di quarant'anni di
lavoro nelle altre sue opere. In The Solar Mystery, dopo aver riscoperto le rela­
zioni fra esponenti della pittura veneziana della prima decade del XVI secolo,
primo fra tutti Giorgione, e il simbolismo segreto alla base delle concezioni
rivoluzionarie di Copernico, che a quell'epoca studiò in Italia, Wasiutynski
approdò alla ragione ermetica di tutto ciò: il fatto che i processi psichici uma­
ni vanno di pari passo con i moti dei pianeti. Sempre in questa direzione, ci
permettiamo di consigliare anche Divo Sole. LI teurgia solare dell'alchimia, a cura
di A. Boella e A. Galli, Roma, Edizioni Mediterranee, 201 1 .
2 1 Enrico Cornelio Agrippa, LI filosofia occulta o la magia, libro II: La
magia celeste, cap. IV: Dell'unità e della sua scala, trad. di Alberto Fidi, con

26
Questo principio è perfettamente sintetizzato da Jean­
François Xavier Fabre du Bosquet22 quando dichiara che <de
intelligenze, i geni buoni e gli spiriti degli uomini giusti non
comunicano mai con i mortali senza una speciale grazia della
divinità: quella di possedere la Pietra dei filoso}ù>23•
In pieno accordo è l'alchimista e storico Elias Ashmole
(1617 -1 692) che, riprendendo una distinzione fra i quattro tipi
di Pietra fùosofica24 fatta da san Dunstano, abate benedettino
del X secolo, specifica che la quarta Pietra, detta Angelica, oltre
a elargire numerosi altri doni, «favorisce l'apparizione degli an­
geli e dà la facoltà di conversare con essi in sogno o per rivela­
zione. È una quintessenza, in cui non vi sono cose corruttibili;
e laddove gli elementi non sono corrotti, nessun diavolo può
stare o dimorare. [ ... ) Poiché vi è un Dono di Profezia celato
nellà Pietra Rossa>>25•
Similmente, persino uno scienziato quale Robert Boyle
(1627-1691), nel Dialogo sulla conversazione con gli angelifavorita
dalla Pietra dei Filosofi (Dialogue on the Converse with Angels ai­
ded by the Philosophers' Stone), parla di una polverina rossa che
richiama gli angeli e procura familiarità con essi: una polvere
palpabile, in grado di attrarre esseri intelligenti e immateriali26 •

Infine, alcuni processi alchimici contenuti nel Libro delle


meraviglie potrebbero urtare la sensibilità del lettore moderno,

studio di Arturo Reghini, Edizioni Mediterranee, Roma, 1972, ristampa


2004, Il, p. 14.
22 Ermetista del XVIII secolo, fregiato del titolo di Primo Gentiluomo

della Grande Falconeria di Francia (Denis Duveen, Bibliotheca alchemica et


chemica, Weil, London, 1949, p. 104) .
23 Concordance Mytho-Physico-Cabalo-Hermétique, suivie du Traité prélimi­

naire de physique, Barcelona, Ediciones Obelisco, 1986, pp. 192-194.


24 Le prime tre fatte dai tre regni della natura, più una quarta, detta Pietra
Angelica.
25 Prolegomena al Theatrum chemicum britannicum (1652).

26 Cf. Lawrence Principe, The Aspiring Adept. Robert Boy/e and his Alchemi­
ca/ Quest, Princeton University Press, Princeton, 1998, p. 31 0.

27
non certo quelli che impiegano materie provenienti- dai regni
minerale e vegetale, ma quelli che fanno uso di materie prove­
nienti dal regno animale. Prima che questo accada, gli ripetere­
mo le parole di Charles Le Brun, moderno traduttore francese
degli Archidoxa di Paracelso: <<Noi non consigliamo a nessuno
di tentare praticamente gli esperimenti alchimici descritti negli
Archidoxa: Tenuto conto delle attività alle quali ci dedichiamo
abitualmente e del mondo che ce le propone, è quasi impossi­
bile penetrare veramente in quest'opera, e ancor più nel modo
giusto»27 •
Di fatto, in molti testi di questo genere, compresi quelli di
Paracelso, incontriamo sovente processi in cui è comune l'uso
delle materie provenienti dal regno animale.
E a questo proposito, l'illustre paracelsiano Johannes Stari­
cius28, nella prefazione al trattato Philosophia de limbo, aeterno
perpetuoque homine novo di Teofrasto Paracelso, da lui edito29 de­
finisce in modo magistrale e chiarissimo il valore progressivo
e crescente delle Pietre, a seconda del regno di appartenenza
della materia con la quale si preparano.
A proposito della Pietra dei Saggi (di cui ai suoi tempi si fa
molto parlare, e che alcuni chiamano LApis Philosophorum, altri
Tintura, altri Pietra universale) , Staricius precisa che i Filosofi
hanno distinto tre pietre universali e una Universalissima, e che
solo quest'ultima è la vera e benedetta Pietra dei Filosofi.
La prima pietra generale o subalterna è la vegetale, da cercar­
si materialmente nel regno vegetale, che essendo inferiore alle
altre due non può in alcun modo perfezionarle o moltiplicarle.
La seconda è la minerale, che necessita di un solvente minerale

27 Paracelse, Archidoxes de Théophraste, Par is, Dervy, 2006, p. 14.


28 Giurista e poeta laureato, musicista, mistico, alchimista e probabilmente
Rosacroce. Su di lui cf. Siegfried Wollgast, Philosophie in Deutschland zwischen
Reformation und Aufkliirung, 1550-1650,Akademie Verlag, Berlin, 1993, p. 5 1 3;
Helmut Moller, Staricius und sein Heldenschatz, Gottingen, 2003.
29 Magdeburgi, 1618. Il passo è r iportato anche da Dolhopf, Lapis animalis
microcosmicus, op. cit.

28
e, poiché è superiore alla vegetale, può essere utile per perfezio­
narla.
La terza è la pietra animale o microcosmica, alla preparazio­
ne e al perfezionamento della quale non possono concorrere in
alcun modo elementi vegetali o minerali.
Di queste tre pietre, l'ultima ha potere sulle altre due e può
coadiuvare nella loro preparazione.
Per quanto riguarda la Grande Pietra dei Filosofi (LApis uni­
versalis generalissimus), questa è il vero lApis macrocosmicus, per
la cui preparazione è necessario procedere dall'inizio alla fine
macrocosmicamente, ossia in modo universale. Questa pietra
permette alle altre tre, universali e sue subalterne, di esaltare e
aumentare la loro perfezione.
La materia di questa Pietra è comune e la si può trovare in
ogni luogo e in tutto ciò che ha vita. La sua opera si compie
in un vaso, con un fuoco terrestre, e nel contempo con nessun
fuoco, il suo lavoro consiste in una semplicissima solutio seguita
da una semplicissima coagulatio.
Tutto ciò che è stato scritto riguarda le altre tre pietre, poi­
ché svelare quest'altra non è in potere dell'uomo, bensì di Dio,
che nella sua misericordia può rivelarla a chi vuole. Chi vuole
prosperare in questa via deve essere ben unito a Dio e ben
orientato cabalisticamente e magicamente nel proprio oratorio
grazie a una vita moralmente ordinata, ben regolata e retta dal
timor di Dio.
Nella letteratura ermetica si trovano innumerevoli esempi di
processi ove si fa uso di materie provenienti dal regno animale,
come nella raccolta lApis animalis di Georg Andreas Dolhopf,
che ne elenca parecchi, tratti da autori classici quali Ripley,
Norton, Pierre Jean Fabre, Basilio Valentino, Arnaldo da Vil­
lanova, Paracelso, ecc30• Sui principi che governano l'impiego

30 Georg Andreas Dolhopf, LA pietra animale microcosmica, owero la medidna

suprema dal microcosmo del corpo umano. Con un piccolo trattato sull'urina umana
(LApis animalis microcosmicus oder die hi:ichste Artzney aus der kleinen l#lt des

29
delle materie animali in alchimia è fondamentale anche l'opera
di William Maxwell De Mediana Magnetica libri trei3 1 •
Anche Ludwig Conrad Orvius tratta di processi alchimici
con l'urina,32 che vi sono divulgati però solo parzialmente, ma
saranno totalmente svelati nel Crelum reseratum chymicum di Jo­
hann Toeltius pubblicato nello stesso anno, il 1737.
Tutti questi autori, d'altronde, non fanno che continuare la
tradizione alchimica araba di Jabir e Ibn Wahs'iyya, che sostiene
la teoria della "pietra animale" quale "grande radice" dell'O­
pera, e considera l'elisir minerale "exoterico" (barriin� e quello
animale "esoterico" (gawwiin�33•
Nel Libro della putrefazione o Libro dei segreti del sole e del­
la luna, Ibn Wahs'iyya tratta della generazione artificiale delle
piante e degli animali, attribuendo tale dottrina ai saggi babilo­
nesi Asqulabita, Ankabuta e altri34•
, Tale tradizione sarà poi continuata nei testi prodotti dai Ro­
sacroce d'Oro quali l'Aurea Catena Homeri, il Crelum reseratum
chymicum, la Schlussel der wahren Weisheit.

menschlichen Leibs. Sampt einem Traktiitlein vom Urin oder Harn des Menschen,
Strassburg, 1 68 1 . Cf. Alexandre de Danann, Un Rose-Croix méconnu entre le
XVIf et le XVIIf siècle. . , Milano, Archè, 2006, capp.VI e VII.
.

31 Francofurti, 1 679.
32 Occulta philosophia oder Cadum sapientia> et vexatio stultornm, (Erfurt),
1 737, cap. X, pp. 71-77. '
33 Nell'opera intitolata Kitab Usiil al-hikma, cioè Le Radid della Saggez­

za (Manfred Ullmann, Die Natur- und Geheimwissenschaften in Islam, Leiden,


1972).
" Pau) Kraus,Jabir ibn Hayyan. Contribution à l'histoire des idées sdentifiques
dans l'Islam, I.EA.O., Le Caire, 1942-43, 2 vol.; reimpressione Paris, Les Belles
Lettres, 1986, nota 4, p. 121.

30
Il ((maestro peifettissimo di magia naturale"35

((Dietro la magia di Triternio si può individuare


una considerevole tradizione esoterica»
Francis Amelia Yates36

Nato a Trittenheim37 il 1° febbraio 1462 da Johann Heidenberg


o Eidenberg, di nobili origini, e da Elisabeth von Longwich,
Johann portava il cognome del padre, morto quando egli aveva
un anno. Quando la madre si risposò, sette anni dopo, da quel
matrimonio nacquero diversi figli che morirono tutti giova­
nissimi eccetto uno, Jakob, che più tardi costituì quasi l'unico
legame con la sua famiglia.
Johann dovette assumere il cognome del patrigno, che però
si rifiutò di portare. Spinto da un forte impulso agli studi, favo­
riti iniziahnente da uno zio paterno, Peter Heidenberg, su suo
consiglio, nel 1479, a 17 anni, si allontanò dalla famiglia e partì
per Treviri, ove studiò alla scuola di un monastero; passò poi in
altre città e in altre scuole, per approdare infine, a 18 anni, a Hei­
delberg, uno dei centri culturali tedeschi più importanti e già
celebre per la sua università, che era la più antica della Germania.

3' "Magiae naturalis magistro perfectissimo": così si legge al frontespizio di


Steganographia, hoc est ars per occultam scripturam animi sui voluntatem .absentibus
aperiendi certa; authore . . . Joanne Trithemio ... , Darmbstadii, 1 621.
36 Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Bari, Laterza, 1966, p. 1 66.
37 Il cui significato letterale è "la casa del sentiero" (Pau! Chacornac, Gran­
deur et adversité de Jean Trithème, Paris, 1963, nota 3 p. 1 2), e da cui proviene
il nome Tritheim. Il lavoro di Chacornac su Tritemio si basa essenzialmente
sui dati provenienti dalla biografia di Tritemio di Wolfgang Ernst Heidel, Vita
Johannis Trithemii Abbatis, in ]ohannis Trithemii . . . Steganographia . . . nunc tandem
vindicata, reserata, et illustrata, Mainz, 1 676, e Niirnberg, 1 721 . Heidel fornì il
catalogo degli scritti di Tritemio, corredato delle date in cui furono redatti,
che conterrebbe, salvo errori, tutto ciò che Tritemio scrisse. Dichiarò inoltre
di aver decifrato il terzo volume della Steganografia, ma scrisse la sua soluzione
in caratteri cifrati, che nessuno poté interpretare.

31
Suo primo insegnante fu johann Dalberg (1445-1503), can­
celliere dell'Elettore Palatino del Reno, un grande erudito in
lettere classiche che, valutate le sue qualità, gli facilitò l'ingresso
all'università esonerandolo dal pagamento della retta.
Proveniente da un'antica e nobile famiglia che godeva di
speciali privilegi, Johann Dalberg studiò teologia a Erfurt, poi
lettere classiche a Vienna e a Heidelberg; in seguito si recò in
Italia, prima a Pavia e poi a Padova e a Ferrara, ove si laureò
in diritto e instaurò relazioni con eruditi greci in esilio a causa
delle loro idee, di cui il primo propagatore era stato il filosofo
neoplatonico bizantino Gemisto Pletone (1360-1452), ispira­
tore dell'Accademia neoplatonica di Firenze.
Ritornato in Germania, Dalberg concepì la creazione di
una simile accademia umanistica, e ne fece partecipi l'erudito
olandese Rudolph Huesmann o Hausmann, più noto con il
nome latino di Agricola, conosciuto in Italia, e il giovane Jo­
hann Heidenberg38• Insieme al poeta laureato Konrad Celtis39,
che prese il nome di Celtes Protucius, diede nascita alla Sodalitas
litteraria rhenana, una straordinaria associazione che coltivava le
lingue antiche, la matematica, l'astronomia e la filosofia, ma
anche l'astrologia, la mistica dei numeri e la filosofia pitagorica.

38 Su Johann Dalberg cf. il documentatissimo testo di Gerold Bonnen e

Burkard Keilmann, Der l%nnser BischofJohann von Dalberg (1 482- 1503) und
seine Zeit, Mainz, Gesellschaft fiir mittelrheinische Kirchengeschichte, 2005.
39 Konrad Celtis (1459-1508) è l'elemento d'unione fra la tradizione er­
metico-magica di origine arabo-iberica proveniente da Tritemio e il corpus
di conoscenze umanistiche provenienti dall'Italia tramite uno dei membri
dell'Accademia Romana di Pomponio Leto, l'umanista italiano Filippo Buo­
naccorsi alias Callimachus Experiens (1 437-1 496) rifugiatosi in Polonia nel
1470, dopo essere stato accusato di aver congiurato contro papa Paolo Il.
Studente all'università di Cracovia all 'epoca in cui conobbe Buonaccorsi, nel
1 489-90, Celtis fondò numerose accademie letterarie, tra cui la Sodalitas lit­
teraria rhenana. Gli umanisti di Heidelberg erano sotto l'influenza degli scritti
ermetici neoplatonici di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola e i loro
interessi erano orientati verso l'ermetismo, la magia naturale, la kabbala, la
numerologia (cf. Benedek Lang, Unlocked Books. Manuscripts of Learned Magie
in the Medieval Libran'es of Centra/ Europe, Pennsylvania State University Press,
2008 p. 259).

32
Dalberg vi assunse il nome di Camerarius Oa chiave di volta),
Huesmann quello di Agricola (il coltivatore degli intelletti) e
Johann Heidenberg quello di Trithemius (il terzo legame), che
da quel momento conservò.
In onore del suo fondatore Konrad Celtis, l'accademia as­
sunse anche il nome di Sodalitas celtica, e ad essa aderirono
anche il kabbalista cristiano Paolo Ricci, allievo di Pico della
Mirandola,Johann Reuchlin, Willibald Pirckheimer, ed altri.
Verso la fine del 1 481, Tritemio desiderò rivedere la madre e
il fratello e si mise in viaggio per Trittenheirn con un compagno,
ma si smarrì e si ritrovò nei dintorni del monastero benedettino

di San Martino di Sponheim, al quale chiese ospitalità. Dopo cin­


que giorni prese la decisione di rirnanervi: il 21 marzo vi fu ac­
colto come novizio e il 21 novembre pronunciò i voti definitivi.
Il 29 luglio 1483 era eletto abate del monastero, che era uno
dei più poveri del Palatinato; ma si dette subito da fare per mi­
gliorarne le condizioni. Si rivelò un ottimo amministratore, e
prese parte attiva anche nella ricostruzione, decorando persino le
pareti della sua abitazione con quartine composte da amici, quali
Konrad Celtis, e anche da lui stesso, e le pareti del refettorio con
gli stemmi dei 24 abati a lui precedenti e con il proprio.
Si applicò con ancora maggiore zelo alla riforma interiore e
morale della comunità, imponendo la regola del lavoro e appli­
candola alla trascrizione dei testi manoscritti: Tritemio infatti
privilegiava i manoscritti alle opere a stampa. Accrebbe così il
numero dei volumi della biblioteca, da 48 che erano nel 1 483, a
quasi duemila nel 1 505, acquistando o scambiando manoscritti
e libri rari, tanto che la biblioteca divenne tappa obbligata per
tutti gli umanisti che passavano dalla Germania40•
Il monaco benedettino Wolfgang E. Heidel narra ad esem­
pio che il 4 giugno 1496, un importante gruppo di personalità

40 Cf. loan P. Couliano, Eros e magia nel Rinascimento, Milano, Il Saggiatore,

1995, pp. 241-245, che trae le sue notizie soprattutto da Klaus Arnold e da
Will-Erich Peuckert.

33
si recò a Sponheim in visita alla biblioteca: Johannes Dalberg,
Francesco da Bologna, segretario dell'imperatrice4 1 , poeta e
oratore versatissimo nelle lettere greche e latine; Heinrich de
Bunaw, ministro del duca di Sassonia; Giovanni Virgilio di Bo­
logna, giurista e segretario del conte palatino del Reno, e che
divenne più tardi, con il nome di Polydoce, uno storico assai
stimato42• Il poeta Konrad Celtis, che veniva sovente a trovare
Tritemio, gli dedicò una quartina in stile oraziano:

Considerate, o ospite venerato, questi piccoli versi


Triternio ha organizzato ciò che è per tre volte celebre
Lui che ha il culto dell'antichità nonché l'amore delle lingue,
E che, bastione degli archivi, insegna a chiunque venga43 •

L'abate godeva effettivamente di amicizie altolocate. L'im­


peratore Massimiliano l, intrattenne un carteggio con lui,
finché non poté incontrarlo personalmente. Il conte palatino
del Reno e il duca di Baviera lo onorarono della loro ami­
cizia personale e ebbero più volte occasione di conversare a
lungo con lui. Il margravio Elettore Joachim di Brandebur­
go, uno Hohenzollern, gli dimostrava affetto e ammirazio­
ne, come testimonia una delle sue lettere, datata Berlino, 29
maggio 1 507:
<<Noi vi salutiamo, onore della Germania, Arca della scienza
universale, che ci avete aiutato a ricordare Dio e ad amarlo, noi
che vi amiamo appassionatamente••44•

4 1 La seconda moglie di Massimiliano, Bianca Maria Sforza.


42 Steganographia quae huiusque a nemine intellecta . . . , Mainz, 1 676, edizione
dell'opera comprendente conunenti, reputazioni e una ponderosa "Vita di
Giovanni Tritemio".
43 Aspice versiculos hospes venerabilis istos.

Tritemius posuit tribus ecce notis.


flle, vetustatis cultor quantum ve/ amator Linguarum,
paries scriptum utrimque docet.
44 Iohannis Trithemii Spanheimensis. . . Accedunt Epistolae eiusdem Familiares. . . ,
op. dt., vol. Il, n° XIX, p. 532.

34
L'arcivescovo di Colonia, il duca di Sassonia, il margravio di
Baden, � vescovo di Worms, il vescovo di Lubecca, per citare
solo le maggiori celebrità tedesche della sua epoca, provavano
per lui una particolare ammirazione e ci tenevano a dimostrar­
glielo per iscritto. Il legato papale lo aveva invitato a Roma, ma
Tritenùo aveva gentilmente rifiutato, poiché gli onori ecclesia­
stici non lo attiravano.
La biblioteca di Sponheim conteneva opere in molte lingue:
in una lettera del 20 agosto 1 507 indirizzata a Johannes Da­
nùus, uno degli anùci che venivano spesso a fargli visita, l'abate
scrive: «Raccogliemmo molti volunù rari e preziosi, in ogni
disciplina, non solo a stampa, ma anche manoscritti su per­
gamena, cosicché, confidenzialmente, oserei dire che in tutta
la Germania non esistesse una sinùle biblioteca, nella quale si
trovassero tanti libri rari e antichissinù, in ogni tipo di scrittura,
sia sacra che profana, e in lingue diverse, in ebraico, greco, lati­
no, caldeo, arabo, zend (indiano) ruteno e cinese (tartarico)1145•
Comprendeva ad esempio, oltre naturalmente agli scritti dei
Padri della Chiesa, opere di Teocrito, Isocrate, Teofrasto, Ari­
stippo, le Vite di Filostrato, i Versi aurei di Pitagora, le poesie di
Esiodo, l'Iliade e l' Odissea, le opere di Porfirio, la grammatica
del bizantino Moschopulus, la sintesi astrononùca di Teodoro,
le tavole astronomiche del persiano Ulugh-Beg, ecc.
Riteniamo possibile che le copie manoscritte del XVIII se­
colo che oggi conosciamo di testi considerati "apocrifi" di Tri­
tenùo contengano materiale proveniente da quegli antichi ma­
noscritti raccolti dall'abate. Possiamo precisare meglio la nostra
ipotesi nel ritenere che quel materiale provenisse dalla tradizione
magica arabo-iberica, presente in città quali Salamanca, Toledo46

45 Iohannis Trithemii Spanhemensis. . . secundae partis Chronica insignia duo. . .

Accedunt Epistolae eiusdem Familiares. . . , Francofurti, 1 601, vol. Il, n° 47, p. 559.
Ricordiamo che l'antica India e la Tartaria non avevano limitazioni geogra­
fiche ben precise.
'" Cf. ad esempio Sylvie Roblin-Dubin, "L'école de magie de Tolède:

35
e Siviglia; in numerosi manoscritti si dichiara infatti che questi
sono stati tradotti dall'arabo allo spagnolo e dallo spagnolo all'al­
to tedesco, secondo una filiazione di cui abbiamo un esempio
illuminante nel titolo di un testo manoscritto del XVIII secolo,
ma fondato su materiale più antico, appartenente all'Aurea Ro­
sacroce: n secondo silenzio di Dio (Das zweyte Silentium Det):
«<l secondo Silenzio di Dio nel Giardino paradisiaco di De­
lizie di Re Salomone il Saggio, per l'apertura del quale è stata
tradotta, in epoca attuale, anche la seconda parte della Chiave
del Cielo di Teofrasto Paracelso, dall'arabo allo spagnolo, dal
Patriarca san Vincenzo, e poi dallo spagnolo all'alto tedesco dal
discepolo di BasilioValentino, l'illuminato e pio Macario; celata
sotto la scrittura segreta dei Rosacroce, è stata tuttavia rivelata
in modo chiaro e evidente, e descritta senza inganni, secondo
l'insegnamento del grande Haklir47 e del grande Mago Divi­
no Tritemio; ma è stata palesata soltanto nell'anno del Signore
1599, grazie a Johann Arndt, illuminato uomo di Dio, quale
membro della Confraternita della Rosacroce d'Oro [ ... ]••48•

In seguito alla sua prima opera, stampata nel 1 486, la fama


dell'abate si diffuse ovunque in Germania, ed egli cominciò ad
essere apprezzato sia per il suo sapere teologico, ma anche per
le sue vaste conoscenze in molti domini, che andavano ben
oltre la semplice erudizione.
Verso la fine del 1 495, Tritemio ricevette la visita di Johann
Dalberg accompagnato da johann Reuchlin (1 455-1 522), stu-

histoire et légende", in Histoire et littérature au Moyen Age. Actes du colloque,


1991, pp. 419-433, e Jaime Ferreiro Alemparte, "La escuela de nigromancia
de Toledo", in Anuario de Estudios Medievales, XIII, 1983.
47 O Hacklier, il poeta gnostico delVI secolo Rabbi Eleazar ha-Kallir cita­
to da Johann Reuchlinin (in De arte cabalistica, Hagneau, 1 5 1 7) come Eliezer
Ha Kalir e dall'ermetista e kabbalista cristiano Alessandro Farra (nel Settenario
dell'humana riduttione,Venegia, 1 571) come Eliezer Haklir.
48 Beinecke University Library, Ms. Mellon 136 del 1798, pp. 1-2. Il lettore

ritroverà più volte alcuni dei nomi presenti in questa genealogia nelle pagine
dedicate alla bibliografia dei manoscritti di Triternio.

36
dioso di kabbala e restauratore della filosofia pitagorica, che
simpatiz�ò subito con l'abate.
Nel 1 496 si situa l'episodio della lettera ad Arnold Bostius
contenente l'annuncio della sua opera allora in corso: la Stega­
nografia, che sarà così carica di conseguenze per Tritemio.
Il 1 5 agosto 1 505 un inviato di Germain de Ganay, "ma­
gister Narciscus", aveva invitato Tritemio a Parigi a spese del
canonico, presentandogli una sua lettera elogiativa in cui egli
dichiarava aver compiuto questo passo a causa di un'epistola
steganografica indirizzata da Tritemio a Johann Steinenmoel,
un prete di Mecheln, che de Ganay aveva visto e sulla quale
avrebbe voluto avere delucidazioni49• Tritemio non potè re­
carsi a Parigi, ma gli inviò una chiave di lettura nella lettera
del 24 agosto, che possiamo considerare una summa di magia
naturale50 •
Tritemio così vi critica i falsi alchimisti: «Gli alchimisti cer­
to giurano nelle loro composizioni chimiche, ma errano, sono
ingannati essi stessi e illudono tutti coloro dai quali sono stati
ascoltati volentieri.Vogliono imitare la natura e suddividere ciò
che è unico nell'universo, mentre non comprendono i principi
delle forze agenti nella natura. Non dare fiducia agli stoltissimi
alchimisti, perché sono buffoni e discepoli di scimmie, nemici
della natura e individui che disprezzano le cose celesti, senza la
conoscenza delle quali l'alchimia è inesistente»5 1 •

49 lohannis Trithemii Spanhemensis. . . Accedunt Epistolae eiusdem Familiares. . . ,

op. dt., n° 33, p. 471 .


50 lvi, n° 3 4 p. 471-473. Cf. anche Sebastiano Gentile, "Giano Lascaris, Ger­

main de Ganay e la prisca theologia in Francia", in Rinascimento, II serie, XXVI,


Firenze, Olschki, 1986, p. 72 e note 87-89. Questa lettera avrà una lunga storia
editoriale: segnaliamo qui che fu pubblicata in appendice al bel trattato Enchi­
ridion alchymico-physicum sive Disquisitio de Menstruis universalibus vel Uquoribus
alcahestinisPhilosophorum, Jenae, 1739, dell'Aureo Rosacroce Rudolph Johann
Friedrich Schrnidt (1702-1761), medico e consigliere aulico.
51 lvi, n° 3 4, p. 472; loannis Trithemii Abbatis Spanhemensis Epistolarum fami­
liarum libri duo ad diversos Germaniae Prindpes, Episcopos, ac erudizione praestantes
viros, quorum Catalogus subiectus est, Haganoae, 1 536, pp. 90-91 .

37
Per Tritemio infatti questo genere di alchimia è "arte senza
arte, il cui principio è la concupiscenza, il cui mezzo è la men­
zogna, e il cui fine è il mendicare o il finire sul patibolo" .
Scrive infatti negli Annali Hirsaugienses: <<E ancora, l'alchimia
(per parlare secondo il costume degli uomini) è una casta me­
retrice, che ha numerosi amanti, ma tutti delusi poiché nessuno
ottiene mai l'amplesso. Da sciocchi li rende pazzi, da ricchi li fa
poveri, da filosofi li rende vacui, da ingannati li fa verbosissimi
ingannatori, che pur non sapendo nulla dichiarano di sapere
tutto, e pur essendo poveri, promettono di offrire ai loro se­
guaci le ricchezze di Creso, e il loro scopo è molto confuso»52•
Negli stessi Annali l'abate redasse un elenco di importanti
religiosi che si occupavano di alchimia o la facevano pratica­
re, e ne furono rovinati: gli arcivescovi di Treviri Werner von
Falkenstein e Johannes, già margravio di Baden, gli abati Bern­
hard di Nordheim e Andreas di Bamberg, un priore certosino
di Norimberga, il vescovo di Bressanone Melchior de Moka53 •
Nella lettera a de Ganay Tritemio espone inoltre il suo punto
di vista riguardo alla scienza degli astri: «Gli astri non sono dotati
né di intelligenza né di sentimenti; inoltre non possono procurare
saggezza al nostro intelletto e non hanno alcun dominio su di noi,
che camminiamo nello spirito e riconosciamo che nostro Signore
Gesù Cristo ha ogni cosa in suo potere, e a somiglianza del quale
dobbiamo accordarci con tutte le nostre forze. Infatti Egli è la sag­
gezza di Dio Padre, Egli è la fonte e l'origine della scienza, Egli è
il centro dello spirito dal quale tutto è stato fatto. Indietro, uomini
temerari, uomini vani e astrologi mentitori che ingarmate gli inge­
gni e cianciate di frivolezze. Poiché la disposizione delle stelle non
ha alcun effetto sull'anima · immortale, né sulla scienza naturale;
non ha nulla a che vedere con la saggezza sovraceleste, perché il

52 Anna/es Hirsaugienses, Il, p. 225.


53 Cf. loanni Trithemii Spanheimensis Tomus II Annalium Hirsaugiensium,

1690, pp. 286-288; H. Kopp, op. dt., l, 1 4 1 ; K. Kiesewetter, Geschichte des Oc­
cultismus, II Theil, Die Geheimwissenschciften, Leipzig, 1 895, p. 79.

38
corpo non può avere potere che sul corpo. L'intelletto è libero è
non è sottomesso alle stelle, non assorbe i loro influssi e non segue
i loro movimenti, ma è in comunicazione soltanto con il principio
sovraceleste dal quale è stato fatto e dal quale è reso fecondo))54•
Quanto alla vera alchimia, invece, Tritemio non la riteneva
una semplice trasmutazione metallica, ma ben di più: un'arte
della trasformazione che conduce, attraverso la luce della natura,
alla conoscenza delle misteriose trasformazioni alle quali par­
tecipa l'intero cosmo.
Durante un'assenza dell'abate da Sponheim per cause di forza
maggiore, all 'abbazia si costituì una sorta di complotto contro
di lui, e al suo ritorno i monaci si erano separati in due fazioni.
Ciononostante Tritemio riuscì a ricomporre la questione. A pro­
vocare questa ribellione furono forse le eccessive spese sostenute
dal monastero e l'incessante attività dei monaci adibiti alla copia
e alla legatura dei volumi.
Nel 1 505, al raggiungimento del suo quarantaquattresimo
anno, la sua salute diventò un po' cagionevole. Aveva contratto
quella che allora si chiamava "la febbre terzana", dovuta indub­
biamente alla fatica che il suo incessante lavoro gli costava, come
fa osservare il suo biografo Ernst Heidel.
Quando dovette allontanarsi nuovamente, su richiesta dell'E­
lettore del Palatinato in merito ad una sua consulenza circa la
ricostruzione di un monastero, giunto a Heidelberg si ammalò
gravemente, così da non poter tornare rapidamente a Sponheim,
ove scoppiarono gravi disordini. Durante il viaggio ebbe però
l'occasione di incontrare per la prima volta l'imperatore Massi­
miliano I a Colonia.
Prese la decisione di non ritornare più a Sponheim. In seguito sa­
rebbe riuscito a rivedere solo due volte, nel 1 508 e nel 1 5 1 5, la "sua"
biblioteca, che sarebbe stata preservata fmo alla sua morte, nel 1 5 16.

54 Iohannis Trithemii Spanhemensis. . . Accedunt Epistolae eiusdem Familiares. . . ,


op. cit., n° 34, p. 473.

39
Invitato da diversi principi, rifiutò, facendo sapere loro che era
intenzionato a continuare a osservare strettamente la regola mo­
nastica; ottenne allora, grazie all'abate di un monastero, la carica
di priore del piccolo monastero di San Giacomo a Wiirzburg,
fondato nel 1 1 39 da benedettini scozzesi, ove trascorse l'ulti­
mo decennio della sua vita. Qui non volle più ricostruire una
grande biblioteca, anche a causa delle sue precarie condizioni
di . salute. Putrtoppo il catalogo della biblioteca di Sponheim,
redatto nel 1 502, andò smarrito già quando Tritemio era an­
cora in vita, e nessuno sa precisamente che cosa contenesse55•
Ma in un'epistola del 16 agosto 1 507 a Jacobus Kymolanus
Tritemio scrive: «Ho lasciato a Sponheim un'intera e preziosa
biblioteca di duemila volumi, che tu hai visto una volta, perché
era stata acquisita con il denaro del monastero; poiché nulla mi
appartiene in proprio, a me che ho fatto professione di essere
monaco, conformemente alla regola del nostro santissimo pa­
trono san Benedetto; ma alcuni libretti segreti che trattavano dei
misteri della natura, che non appartenevano a Sponheim, e la
cui lettura non poteva giovare a tutti, li ho portati con me a
Wiirzburg»56 •
Inoltre, quando Tritemio, nel capitolo terzo del libro I
dell'Antipalus mal�orum (L'avversario dei maltifia), indirizzato
al principe Joachim di Brandeburgo, volle redigere una lista di
libri magici o sospettati di esserlo, ne elencò 1 03, di cui ben 68,
cioè i due terzi, sono costituiti da manoscritti che aveva avuto
in mano, e un terzo è tratto dalle referenze bibliografiche del
trattato di magia araba tradotto in latino sotto l'egida di Al-

55 Tritemio lo diede al cavalier Heinrich von Biinau, che non glielo re­
stituì. Il catalogo comprendeva allora 1 646 volumi. Cf. Isidor Silbernagel,
]ohannes Trithemius. Eine Monographie, Landshut, 1 868, nota 5 p. 14.
56 Iohannis Trithemii Spanhemensis. . . secundae partis Chronica insignia duo. . .
Accedunt Epistolae eiusdem Familiares. . . , Francofurti, 1601, vol. I l , n° 44, p . 556.
Ecco un altro riferimento ai testi manoscritti di soggetto ermetico raccolti da
Tritemio, il cui contenuto può essere sopravvissuto nei manoscritti più tardi
considerati "apocrifi", di cui forniamo un primo inventario in bibliografia.

40
fonso X con il titolo di Picatrix e dello Speculum astronomit?7,
composto verso la metà del XIII secolo. Dei 1 03 testi, più di un
quarto, cioè 26, sono andati perduti58•
La data in cui terminò l'Antipalus (10 ottobre 1 508) coinci­
de inoltre con una delle visite fatte alla biblioteca di Sponheim.
Fra i testi citati da Tritemio troviamo libri di magia, divinazio­
ne, necromanzia, ma nella maggior parte dei casi, opere che
trattano dei sette spiriti planetari, dei loro nomi, caratteri e
fattezze, e di come si devono invocare; di catoptromanzia, cioè
di divinazione per mezzo di uno specchio personale; di come
procurarsi uno spirito familiare59, di come conoscere il futuro
grazie ai demoni, ecc.
A Wiirzburg, Tritemio riprese a lavorare a due grandi crona­
che, quella della comunità di Hirsau60 e quella della sua abbazia
di Sponheim, per la quale aveva riunito materiale per ventidue
anni; entrambe le opere furono terminate nel 1 508.

57 Bibliografia redatta da un chierico anonimo favorevole all'astrologia e


buon conoscitore delle traduzioni arabo-latine, che recensisce 25 testi e tavo­
le astrononùche, 38 trattati di astrologia e una trentina di libri di magia. Cf.
Paola Zambelli, The Speculum astronomiae and its Enigma, Dordrecht-Boston­
London, 1992, cap. II e VI-Xl, pp. 2 12-219 e 226-25 1; cit. da Jean-Patrice
Boudet, Entre sdence et nigromance: astrologie, divination et magie dans l'Ocddent
médiéval (Xll'-XVsihle), Paris, Sorbonne, 2006, Introduction, p. 26.
5" lvi, p. 27. L'ultimo dei testi elencati che ci sono pervenuti è l'impor­
tantissimo Liber de radiis stellids (Libro dei raggi stellan) di al-Kindi, del quale
Tritenùo dice: «Vi è anche il libro di arte magica di Giacomo (sic] Alkindi,
che altrove è detto Dei raggi foid e che inizia così: Tutti gli uomini che. . . Si
dice siano dello stesso autore molti opuscoli di arti magiche che non è nùo
proposito giudicare uno per uno» (P. Zambelli, Vllhite Magie, Black Magie in
the European Renaissance, Leiden-Boston, Brill, 2007, p. 1 1 1) . Sul De radiis cf.
Divo Sole. La teurgia solare dell'alchimia, a cura di A. BoeUa e A. Galli, Roma,
Edizioni Mediterranee, 2011, pp. 1 14-115. Una traduzione italiana del testo:
Al-Kindi, De radiis. Teorica delle arti magiche, Mimesis, Milano, 1995.
59 Esiste una leggenda che attribuisce a Tritenùo uno spirito familiare che
provvedeva alle sue necessità, cosa di cui sarebbe stato testimone un consi­
gliere imperiale tedesco. Cf. WiU-Erich Peuckert, Pansophie. Ein Versuch zur
Geschichte der weissen und schwarzen Magie, Stuttgart, 1936, p. 7 1 .
"" Chronicon insigne monasterii Hirsaugiensis Ordinis S. Benedicti, Basileae,
1559;joannis Trithemii Spanheimensis. . . Annalium Hirsaugiensium Opus nunquam
hactenus editum . . . S. Galli, 1690, 2 voli.

41
Portò a termine anche la Polygraphia e il Nepiachus, il cui in­
teresse risiede particolarmente nell'elenco completo delle sue
opere, di cui la maggior parte purtroppo non sono giunte fino
a not.
Si spense nel monastero di Wiirzburg il 13 dicembre 1516,
e fu sepolto nell'abbazia di San Giacomo di Wiirzburg, che è
anche chiamata «monastero degli Scozzesi)).
Cinquant'anni dopo, il vicario del vescovo di Wiirzburg,
l'abate Georg Flach, fece erigere un monumento alla sua me­
moria. Le sue fattezze furono oggetto di una scultura, sotto la
quale si scrisse un epitaffio in versi latini che si premurava di
purificarlo da ogni accusa di magia.

42
Pythagoricus esto61

. LA filiazione iniziatica di Giovanni Tritemio

«<l livello spirituale di un uomo non è proporzionale


alla vastità della sua intelligenza. In compenso è diret­
tamente proporzionale a quanto realmente lo spirito lo
pervada, qualunque sia la natura empirica di tale uomo��
Hermann Keyserling;2

Se nella sua Steganogrcifìa Giovanni Tritemio condannava un cer­


to tipo di magia perversa63, è certo che fu fine cultore di magia
naturale e spirituale, come i suoi due maestri Libanio Gallo e
Pelagio. Le notizie su quest'ultimo, vissuto nella seconda metà
del XV secolo, provengono dall'esiguo carteggio intercorso fra
Libanio e Tritemio64•

61
«Sii pitagorico» (conclusione della lettera di Libanio Gallo a Giovanni
Tritemio del 6 giugno 1 505, in Ioannis Trithemii Abbatis Spanhemensis Episto­
larum familiarum libri duo ad diversos Germaniae Prindpes, Episcopos, ac erudizione
praestantes viros, quorum Catalogus subiectus est, Haganoae, 1 536, p. 99).
62
De la Pensée aux sources de la vie, Paris 1950, cap. VI, "Lo spirito sostan­
ziale", p. 226.
63
]ohannis Trithemii Primo Spanheimensis deinde Divi ]acobi Peapolitani Abba­
tis Steganographia, ed. Wolfgang Ernst Heidel, Moguntiae, 1 676, p. 250, 258,
265, 272, 277, ecc. Cf. François Secret, "Qui était Libanius Gallus, le maitre de
Jean Trithème?", in Estudios lullianos, 6, 1962, pp. 127-137; "Libanius Gallus,
l'abbéTrithème,Agrippa et Gianfrancesco Pico della Mirandola", in Herméti­
sme et kabbale, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, 1992, p. 93.
"" Che Tritemio, in età avanzata, aveva finito per confondere con l'u­
manista neoplatonico spagnolo Fernando di Cordoba (ca. 1 425-1485). Cf.
Ioanni Trithemii Spanheimensis Tomus II Annalium Hirsaugiensium, 1 690, pp.
585-586;Jean Dupèbe, "Curiosité et magie chez Johannes Trithemius", in LA
Curiosité à la Renaissance, Paris, SEDES, 1986, p. 82 e "L'ermi te Pelagius et les
Rose-Croix", in Rosenkreuz als europiiisches Phiinomen in 1 7.]ahrhundert, Am­
sterdam, In de Pelikaan, 2002, nota 22 p. 1 42. Dupèbe sottolinea che Pelagio
non ha nulla in comune con i seguaci di Raimondo Lullo, e inoltre che è
fondamentalmente ostile ai teologi, come vedremo.

43
Di umili ongmt, nato nel territorio di Genova (e dunque
italiano) , Pelagio aveva acquisito le sue vaste conoscenze gra­
zie al suo genio e al sostegno di ricchi personaggi: una volta
imparati latino e greco, si immerse nell'astrologia e nella magia
naturale, due scienze che considerava inseparabili. Dopo esse­
re stato, verso il 1 430, in Franconia, Pelagio partì per l'Africa,
presumibilmente del Nord, ove restò sette anni, per approda­
re infine a Majorca ove visse in eremitaggio per quasi cio­
quant' anni65•
Redasse una ventina di opere: su ogni genere di magia, na­
turale, divina, angelica, ill usoria ("prestigiosa"), superstiziosa e
diabolica, nonché sulle loro operazioni e i loro principi; sulla

65 Cf. la lettera di Libanio a Tritemio del 6 giugno 1 496, BNF ms. lat.
7869, Jf. 81r-81v, e trascritta daJ. Dupèbe, "Curiosité et magie...", art. cit., pp.
91-93. La stessa lettera, con il titolo Epistola Libanii Galli ad discipulum suum
Trithemium de operibus Pelagii eremitae magorum principis, è presente nel Ms.
Thott 626 4° della Biblioteca Nazionale di Copenhagen (Catalogus Biblio­
thecae Thottianae, 7, 1795, p. 413, miscellanea dei secc. XVII-XVIII), e alla Bi­
blioteca universitaria Karl-Marx di Lipsia nel ms. C. M. 25, del XVIII secolo.
La lettera di Libanio fu citata dal Danese Peter Friedrich Arpe (1 682-
1 740) in Feriae aestivales, sive scriptorum suorum· historia: liber singularis, Ham­
burgi, 1726, p. 1 1 5- 1 1 8 . La notizia comprende la data della morte di Pelagio,
che sarebbe avvenuta il 26 agosto 1480, e una lista di opere di Pelagio: sui
principi della magia naturale; sulla magia omnimoda; sulla natura celeste della
vita dei beati dopo questa vita, del purgatorio, dell'inferno, dello stato delle
anime separate dal corpo; sulla tavola della verità che dicono anche cerchio;
del proprio angelo custode. Arpe dichiara di possedere: Pro anacriseos operatio­
ne cum sancto nomine proprio libri Il; De praenotationibus et anacrisibus hypnoticis
libri III, in manoscritto.
Fabricius aggiunge che, oltre alla lettera di Libanio già citata, ce n'è un'al­
tra di Libanio, indirizzata al filosofo Melanio Triandrico, scritta da Parigi il

0 1 .05. 1 509, e che esiste una lettera di Melanio a Libanio [del 06. 10. 1 507]
sull'interpretazione di Pelagio, e la prefazione di Melanio al libro Sanctorum
somnialium. In questa è nominato un Megalopio re degli Artici che Tritemio
chiama Iaymiel, "uomo saggissimo", nella Polygraphia, libro VI, p. 603 (Cf.
Johannes Albertus Fabricius, Bibliotheca latina mediae et infimae aetatis,V, Ham­
burgi, 1736, p. 655-657). In realtà, Melanio Triandrico è Tritemio, e Iaymiel
Megalopius è Joachim di Brandeburgo. Cf. Klaus Arno!d,]ohannes Trithemius
(1 462- 1 5 1 6), Wiirzburg, 1 99 1 , p. 199. Ricordiamo che I'Ars cruci.fixi è detta
"del monaco Melanio", che J. Dupèbe identifica in un discepolo di Tritemio
("L'errnite Pelagius et !es Rose-Croix", art. cit., p. 144 nota 34).

44
natura dei demoni, sia benefici che malefici, i loro nomi, gradi
e compiti, le loro particolarità e differenze; due libri sugli spiriti
familiari, che ne precisano le caratteristiche e le modalità per
procurarseli, e di cui uno inizia con le precise parole: «Avere
uno spirito familiare è una cosa che accade a pochi, perché
tutti sono troppo attratti dal commercio carnale e trascurano
l'armonia delle anime».
Scrisse inoltre una Tavola della verità grazie alla quale si può
giungere alla verità più certa in ogni questione e dubbio66, dedicata
al suo discepolo Libanio; un opuscolo sul proprio angelo, su
come gli apparisse in sonno, gli annunciasse il futuro e lo met­
tesse in guardia dai pericoli, e su come si possa avere l'angelo
custode ai propri servizi67•
Conoscitore del greco, ma anche delle tradizioni del mondo
arabo, in cui la teurgia era più liberamente praticata, imbevuto di
dottrine neoplatoniche, conoscitore dei segreti naturali e dei nomi
occulti, Pelagio intratteneva relazioni familiari con gli spiriti cele­
sti, che facevano di lui un visionario, un profeta e un taumaturgo68•
E il terzo libro della Steganografia di Triternio apparirà pro­
prio come un trattato di magia spirituale, pienamente in linea
con l'insegnamento teurgico di Pelagio e Libanio.
Infatti, quando il filosofo Charles de Bovelles69 lo accuserà di
praticare arti demoniache, non esprimerà altro che i pregiudizi
tipici dei teologi verso questo genere di scienze70•

66 Compositio Tabula veritatis magistri Pelagii {. . . ] ad disdpulum suum Ubanium

Gallum, giuntaci in manoscritti come il BNF rns. 7869, dell'inizio del XVI
secolo, ff. 75r-80v, e il C.M.25 della Biblioteca universitaria Karl-Marx di
Lipsia, del XVIII secolo (segnalato da Carlos Gilly). Un'altra copia dal titolo
Circulus seu Tabula veritatis proscribente eam disdpulo suo Magistro Libano Gallo è
alla Stadtsbibliothek di Lipsia, rns. 730, del XVIII secolo.
67 De proprio angelo, BNF ms. lat. 7869, ff. 8 1 r-81 v, e J. Dupèbe, "Curiosité
et magie...", art. dt., pp. 91-92.
68 Cf.Jean Dupèbe, "Curiosité et magie . . .", art. cii., p. 83.

69 Nato nel 1 479 e morto dopo il 1 566.


7° Cf. la lettera a Germain de Ganay dell'8 marzo 1 509, in Philosophice
Epistole, Paris, 1 5 1 O, f. 172r-v.

45
Tritemio diverrà altresì acernmo nenuco della mag1a de­
moniaca e della stregoneria, ed esprimerà appieno la sua riso­
luta opposizione nell'Antipalus mal�iornm . . . quatuor libris com­
prehensus del 1 508 (ma stampato solo nel 1 605 a Magonza), de­
dicato al principe Joachim di Brandeburgo. Contro i malefici
delle streghe prescrive anzitutto un "bagno purificatorio", per
la realizzazione del quale sono necessari una fede ben solida e
l'aiuto di un sacerdote casto ed esperto, e che è interamente
tratto dalle sedute teurgiche di Pelagio71• Fa parte della lunga
cerimonia l'applicazione di una speciale "cera benedetta per­
fetta", a base di cenere, acqua benedetta, cera, polveri tratte da
sostanze sacre, che ha il compito di preservare uomini e animali
dai malefici, se portata appesa al collo o al letto, al tavolo e alle
porte di casa, sotto forma di piccole croci72• Chi ha subito il
maleficio deve inoltre assumere per nove giorni, mattino e sera,
la "polvere dell'eremita Pelagio", la cui ricetta è estratta dal suo
Liber experimentornm naturalium, e sulla cui efficacia Tritemio
insiste particolarmente73•
Anche su Libanio, discepolo di Pelagio e maestro di Trite­
mio, e anello di congiunzione fra i due, vi sono pochissime
notizie e poche lettere, delle quali una delle più note è quel­
la del 6 giugno 1505, indirizzata a Tritemio, ove lo prega di
riconoscere di essere «tre volte grande, cristiano che imita il
Cristo, monaco che disprezza il mondo, filosofo che rifiuta la
confusione», e in particolare gli raccomanda di nascondere i
suoi libri degli arcani poiché Saturno è in aspetto sfavorevole,
di custodire in silenzio l'Anacrisi e di non inviare la colomba
prima del tempo74•

7 1 BNF ms. lat . . 7869, fol. 75 sqq.: Compositio tabulae veritatis e fol. 82 sqq.:
De proprio angelo in somnis apparente. Cit . da J. Dupèbe, "Curiosité et magie. . ", .

art. dt., p. 87.


72 Antipalus malljiciorum, p. 384 e 388-389.
73 Antipalus malgidorum, pp. 392.
74 Johannes Trithenùus, De septem secundeis, id est intelligentiis sive spiritibus
orbes post Deum moventibus. . . , Coloniae, 1 567, pp. 77-78.

46
Si tratta di un'opera di Pelagio, trasmessa a Libanio e da que­
sti affidata a Tritemio: Lettera del maestro Pelagio santissimo eremita
a Libanio, suo discepolo in filosofia naturale, sull'opera Dell'anacrisi75
in sonno76•
L'opera si divide in tre parti, di cui la prima esamina la qua­
lità delle persone e le condizioni in cui esse sono ammesse
all'anacrisi, nel santuario segreto della visione, detto Agiasteron77
o Ergasterium, un'officina in cui si fa qualcosa; vi si analizzano
i principali tipi di anacrisi: visione immaginaria, intellettuale,
in sonno. La seconda parte insegna il modo di pregare pita­
gorico mediante un'orazione che si ritroverà nelle Opera pia
e spiritualia di Tritemio78 • Nella terza parte vi è la descrizione
particolareggiata delle operazioni necessarie all' ottenimento
dell'anacrisi, che è una scienza lecita: avere un buon synedron
(assessore) , avere a disposizione ima stanza, provvista di un al­
tare consacrato, in cui si prega interiormente o verbalmente.
A questo proposito, Pelagio sottolinea di avere stilato solo ciò
che poteva essere scritto, e che, poiché la parte teorica, cioè la
contemplazione, lo oltrepassa in eccellenza, gliela comunicherà
oralmente. Aggiunge poi che questa scienza include molti arca­
ni impossibili da comprendere se non si impara in precedenza
a elevare la mens e ad adorare Dio interiormente, cosa che Li­
banio ha fatto.
Raccomanda, infatti, Pelagio nell'Anacrisi: <<Disponi il tuo
intelletto per ridurre il ternario all'unità per mezzo del binario
sacro».

75 Parola greca che ha qui il significato di "visione profetica".


76 Magistri Pelagii heremitae sanctissimi ad Libanium suum in philosophia natura­
li discipulum epistola, in opus subiectum Peri anacriseon ton hypnoticon. Si trova nei
seguenti manoscritti: Landesbibliothek und Murhardsche Bibliothek Kassel,
4° Ms. theol. 5 1 ; con il titolo Surnmum bonum . . . lnstitutio magiae sanctae de
hypnoticis anacrisibus Pelagii Eremitae, Bayerische Landesbibliothek Miinchen,
Cod. Germ. Mon. 441 6 (1-35); Bibliothèque Municipale de Lyon, 6197.
77 Termine che indica anche la mens, cioè l'intelletto.
78 lohannis Trithemii Spanhemensis. . . Opera pia et spiritJ4alia, Moguntiae, 1 605,
"Orario septima: de vera conversione mentis ad Deum", p. 905.

47
Questo testo, dato a pochi eletti, arrivò anche ad Agrippa,
che scriveva in una lettera del 1 520 indirizzata a un amico: «[...]
Pertanto voglio che tu sappia che tutti quelli che praticano l'arte
magica lavorano invano, tranne coloro che, dopo aver superato
il binario, avranno saputo, per mezzo dello stesso, ricondurre alla
monade il ternario con il quaternario, se mai l'unità sia apparsa
una volta nel binario; e se questa unità è stata tratta fùtrandola
da ciò che resta nella retta linea del suo ordine, essa attraversa il
quaternario nella purissima unione con la sua monade))79•
In De arte cabalistica, Johannes Reuchlin riporta una dichia­
razione di Porfirio che esprime lo stesso concetto pitagorico:
«Se vogliamo ritornare alle realtà che ci sono proprie, è ne­
cessario spogliarci di tutto ciò che abbiamo preso dalla natura
mortale, poiché le nostre inclinazioni per questa sono quelle
che ci hanno fatto decadere. Dobbiamo ricordarci dell'essenza
beata ed eterna, sforzarci di salire verso ciò che è incorporeo e
inalterabile, facendo queste due meditazioni: l'una con la quale
rifiutiamo tutto ciò che è materiale e mortale, e l'altra che ci
riporta e ci fa risalire a quelle realtà per una via diversa da quel­
la per la quale eravamo discesi))80 •
Tale radice pitagorica è riconosciuta anche da Jacques
Gohory (1 520-1 576) , il traduttore francese dell'Hypnerotoma­
chia Poliphili, che ammette come l'anima, che è una, sia dotata
di tre facoltà: l'intelletto, la memoria e la volontà, e che questa
realtà sia confermata dalle figure e dai numeri pitagorici, che la
esprimono con un triangolo in cima al quale è la monade da
cui derivano i tre numeri. Aggiunge che anche Filolao, dopo
aver nominato la monade, chiamò diade la materia dalla quale

79 Henricus Cornelius Agrippa, Opera, Lugduni, s. d., II, n° LXIII, p. 720. La


lettera continua dicendo che tale passo è citato da Reuchlin, alla fine del libro
secondo della Cabala. Cf. anche Fr. Secret, "Libanius Gallus.. ", art. cii., p. 96; et
.

Kabbale el philosophie hermétique. Exposition à l'oaasion du Festival international de


l'ésotérisme, Amsterdam. Bibliotheca Philosophica Hermetica, 1989, pp. 27-3 1 .
"" De verbo mirijìco. De arte cabalistica, Stuttgart-Bad Cannstatt, Frommann,
1964, p. 209.

48
avviene la prima divisione delle forme e dei numeri, e che tutti
i "magi fisici" hanno estratto lo stesso concetto di triade dalle
fonti platoniche, compreso Augurello81 •
Queste espressioni di binario, ternario, quaternario, ricorro­
no anche in Tritemio, che le ha attinte all 'Anacrisi di Pelagio;
ecco che cosa dice in una lettera scritta da Wiirzburg il 5 ot­
tobre 1 507 al suo maestro Libanio: <Nivo qui tanto più libe­
ro, quanto più mi sono spogliato delle cose di questo mondo,
riconducendo, per quanto le mie forze me lo permettano, il
ternario all' unità, affinché l'intelletto più puro raggiunga gli
scopi proposti dalla giustizia originaria))82•
In De miraculis beatissimae Mariae Tritemio ripeterà que­
ste espressioni, «affinché colui che prega sappia, tramite il sacro
Binario, ricondurre alla semplice unità il ternario delle azioni
intellettuali)): e questo sarà proprio il Leitmotiv, come sottolinea
François Secret, delle sue lunghe lettere a Germain de Ganay
(?-1 520), Joachim di Brandeburgo (1484-1535) e Johannes von
WestenburgB3•
L'opera di Pelagio è citata anche da un amico di Agrippa
che gliela invia, in una lettera del 22 giugno 1533: «Ti invio
il presente libretto di Pelagio, l'eremita di Majorca, dedicato a
Libanio Gallo, il fùosofo, per l'operazione dell'Anacrisi, da pre­
sentare al tuo arcivescovo a nome mio, ma a questa condizione:
che una volta letto e riletto, mi ritorni indietroll84•
Ne troviamo un'eco anche in un'opera dell'umanista croato
Paolo Scaligero85: Miscellaneorum de rerum causis et successibus et de
secretiore quadam methodo, Coloniae, 1 570, i cui primi capitoli si
intitolano De oratione anacritica e De anacrisi, quid et quam late pa-

81
Jacques Gohory, De usu et mysteriis notarum liber, quo vetusta literarum et
numerorum ac divinorum ex Sibylla nominum ratio explicatur, Parisiis, 1 550.
"2 De septem secundeis, id est intelligentiis sive spiritibus orbes post Deum moven-
tibus , Coloniae, 1 567, p. 1 70.
. . .

"3 Fr. Secret, "Libanius Gallus . ..", art. cit., p. 97.


84 H. C. Agrippa, Opera, cit., Il, n° XLVIII, p. 1 073.
85 Paulus Schalichius de Lika o Pavao Skalic, 1 534-1573.

49
teat. Qui l' anacrisi è definita equivalente alla scienza dei numeri
e alla Tetractys pitagorica, alla kabbala ebraica, alla speculazione
dei gimnosofisti86 per gli Indiani. Vi è una anacrisi apparente,
innata in tutti gli uomini, che partecipa dell'intelletto superiore
o luce della natura, consistente in una triade composta dall 'intel­
letto che ricerca il bene, dalla volontà per trovarlo, e dalla me­
moria. Alla base vi è un quaternario dal quale noi emaniamo e
che ritorna nella triade come un punto in un cerchio.
Paolo Scaligero dichiara altresì, un po' vagamente, che l'a­
nacrisi è una certa abitudine acquisita, una volta che si sono
superati i piaceri carnali, grazie a preghiere e digiuni frequenti,
che ci rendono in un certo qual modo immortali con la purez­
za, la castità e la pietà87•
Se Pelagio condanna tutte quelle forme di mantica e di di­
vinazione vietate dalla Chiesa, di cui redige una lunghissima
lista, consiglia invece quelle scienze tollerate dai teologi, quali
l'astrologia, la chiromanzia, la geomanzia, la fisiognomica, che
possono servire a distogliere l'intelletto dal mondo sensibile
per elevarlo verso il regno celeste. L'unica forma di preveggen­
za o divinazione il cui fondamento sia evangelico è però l'a­
nacrisi, ossia l'arte di preparare l'intelletto ad avere una visione
divina o angelica, tramite una disciplina teurgica coadiuvata da
nomi, caratteri e invocazioni: un'arte sana e per nulla diabolica.
Il candidato a tale esperienza deve possedere requisiti ben
precisi in termini di fede, costanza, temperamento, volontà, pu­
rezza di vita e di intenti, e un fervido amore di Dio. Dopo un
periodo di studio delle scienze raccomandate, astronomia in
testa, può esercitarsi con esperimenti minori, di cui la Tavola
della verità è un esempio. Si tratta di una piccola tavola su cui si
pongono un pezzo di pane, un ago e un filo, movendo il quale
un angelo manifesta la sua presenza.

06 Termine greco che indica i saggi indiani incontrati dall'esercito di Ales­


sandro Magno.
"7 Cf. Fr. Secret, "Libanius Gallus . . . , art. cit., p. 100-101.
"

50
I discepoli più avanzati invece possono valersi dell' anacrisi
hypnotica, cioè alla visione di un angelo durante il sonno, di
cui trattano il De proprio angelo e il Peri anacriseon ton hypno­
ticon, e che non è tuttavia priva di pericoli, a causa della dif­
ficoltà di discernere quali visioni siano inviate da Dio, quali
siano illusioni diaboliche o quali siano il risultato di passioni
umane; e soltanto con una fede ben salda e una vita basata
sui precetti già ricordati il discepolo può aspirare alle visioni
divine.
La forma più elevata, più nobile, più chiara e più certa di
queste è la visione che illumina l'intelletto e lo apre alla cono­
scenza divina e profetica, ma è data a pochissimi.

L'azione riformista di Tritemio in seno alla comunità benedet­


tina si inscrive, come fa notare sagacemente Jean Dupèbe, in
un più ampio movimento spirituale di riforma monastica, che
privilegiava gli scritti dei Padri (in primo luogo san Bernardo,
e poi sant'Agostino e san Gerolamo, nonché la tradizione mi­
stica derivata da Dionigi l'Areopagita) a scapito o decisamente
contraria alla teologia scolastica e alle ricerche universitarie88•
Questo ideale di semplicità tendeva ad allontanare i monaci
dalle vane ricerche intellettuali espresse dal termine curiosità, in
questo senso una sorta di "trasgressione intellettuale" in cui la
ragione naturale, ignorando i propri limiti, invade un campo
che la oltrepassa: quello della fede.
L'università parigina divenne, nei secoli XIII e XIV, il centro
principale delle ricerche di questo tipo, originate in primo luo­
go, come sottolineava nel 1 402 Jean Gerson, nelle due lezioni
Contra curiositatem studentium89, dall'orgoglio intellettuale, che

88
Cf. Jean Dupèbe, "Curiosité et magie chez Johannes Trithemius", in
La Curiosité à la Renaissance, Paris, 1986, p. 72. Il contributo di Dupèbe com­
prende le pp. 7 1 -97.
89
Jean Gerson, CEuvres comp/ètes, Tournai, 1962, III, n° 99, pp. 224-249 ; cit.
daJ. Dupèbe, "Curiosité et magie .", art. cit., p. 74.
..

51
genera tre infelici figlie: curiositas, singularitas e invidia; mentre
chi ricerca la sapienza deve bandire in lui questi vizi per col­
tivare la carità, fondata sulla semplicità, l'umiltà e la penitenza.
Questo rifiuto dell'intellettualismo si manifesta, in Tritemio,
in una critica alla teologia scolastica e alla corruzione intellet­
tuale presente perfino nei monasteri, la cui responsabile è l'u­
niversità. Ostile anche al movimento umanista, che considera
alla stessa stregua, Tritemio oppone alla curiosità intellettuale il
mentis intuitus che eleva alla vera conoscenza di Dio.
Questo atteggiamento mistico, come osserva Jean Dupèbe, si
apparenta con quella pratica della magia "spirituale" o teurgia
neoplatonica sviluppata nelle scuole di Giamblico e di Proclo,
che praticava l'evocazione di angeli e demoni planetari di cui
sollecitavano le rivelazioni90•
In questo senso il mago è l'opposto del teologo, ed essi cor­
rispondono sia a due concetti opposti di conoscenza che a due
tipi di potere e di comunità: da un lato, piccoli circoli o con­
fraternite, perlopiù ai margini della società, nei quali fiorisce
un tipo di conoscenza trasformante e illuminante, grazie a un
contatto ineffabile con la divinità, che richiede però una sot­
tomissione totale dei fratelli alla grazia e alla volontà di Dio;
e dall'altro lato, un sapere "razionale" fondato su discussioni,
dibattiti e un'organizzazione saldamente gerarchica di poteri
e cariche. <<È indubbiamente grazie a tale nozione di strut­
tura gerarchica - sottolinea Dupèbe - che si distinguono più
nettamente la gnosi e il sapere razionale»91, ove la prima esige
un'iniziazione, sì, ma è libera e aperta a chiunque, e ove, una
volta che il postulante è stato accettato e iniziato, egli può ac­
cedere direttamente alla presenza della divinità e alla propria
perfezione, senza passare obbligatoriamente da una gerarchia di
dignitari che si è accaparrata il diritto all'amministrazione del

90 lvi, p. 81.

91 J. Dupèbe, "L'ars notoria et la polémique sur la divination et la magie",


in Divination et controverse religieuse en France au XVIe siècle, Paris, 1987, p. 133.

52
sacro. Allo stesso modo, in seno a una confraternita, il cui ideale
è unitario ed egalitario, nessuna élite monopolizza il potere e
il sapere, mentre l'istituzione accademica mantiene il proprio
dominio favorendo privilegi ed esclusioni.
La teurgia è dunque espressione di libero accesso al sacro e
alla conoscenza, e «si capisce - conclude Dupèbe - come un
nemico della scolastica quale Cornelio Agrippa abbia composto
il De occulta philosophia, una compilazione così importante per
gli umanisti: questo trattato non è, in fondo, che una lunga giu­
stificazione della mistica e dell'occultismo ellenistici che, espo­
nendo con compiacimento e legittimando la divinazione e la
teurgia, intendeva scalzare l'edificio della teologia scolastica e la
razionalità universitaria che la Chiesa pretendeva di istituire»92•
E infatti il "divino" Giamblico, nel trattato Sui misteri degli
Egizi, scriveva riguardo all'azione teurgica:
«Non è il pensiero che congiunge i teurghi agli dei: ché, se fosse
il pensiero, cosa impedirebbe a coloro che filosofano di arrivare
fmo all'unione teurgica con gli dei? Ora, invece, la verità non sta
in questo modo, ma l'esecuzione delle azioni inesprirnibili e com­
piute in modo conveniente al dio e al di sopra di ogni pensiero
umano, e il potere dei simboli muti, comprensibili solamente dagli
dei, producono l'unione teurgica. Ecco perché non è il nostro
pensiero a compiere quelle opere: in tal caso la loro efficacia sareb­
be di ordine intellettuale e partirebbe da noi: ma nessuna di queste
due cose è vera. Infatti, senza che noi vi pensiamo, i segni stessi,
per conto loro, compiono la propria opera, e l'ineffabile potenza
degli dei, alla quale questi segni si riferiscono, vi riconosce per
conto proprio le sue immagini, e non perché è destata dal nostro
pensiero»93•
Questi nomi e questi caratteri sacri infatti paiono inintel­
ligibili e privi di senso solo all'intelligenza analitica, che pre-

92lvi, pp. 1 33-134.


93Giamblico, I misteri degli Egiziani, a cura di Claudio Moreschini, BUR,
Milano, 2003, libro Il, 96-97, p. 1 83.

53
tende di esprimere e rappresentare sempre il senso delle cose;
mentre la teurgia fa uso di questi proprio per il loro carattere
di immediatezza.
In questo senso la vera teologia è un'esperienza mistica del
divino, e non una mera conoscenza teorica: poiché il "divor­
zio" fra teologia e mistica si è già compiuto nel XII secolo,
proprio grazie alla Scolastica.
Tritemio spiega le differenze fra le due, contrapponendo, sul­
le orme di Dionigi l'Areopagita, i due tipi di teologia: «La prima
è segreta e mistica, simbolica, fonte di vera perfezione e, grazie
all'amore, di purificazione; agisce dolcemente al di sopra dello
spirito e dell'intelletto; è accessibile solo a pochi, e favorevole a
pochissimi: solo a coloro che, tormentando la loro carne con i
loro vizi e le loro desideri · e calpestando per amore di Dio tutto
lo schiamazzo di un secolo in tumulto, praticano la teologia
stessa non con le parole ma con le azioni. La seconda è più nota,
si manifesta e si trasmette agli uomini con la scrittura e gli scritti
degli uomini, è filosofica e la vediamo oggi godere di mol­
ta considerazione agli occhi di molti, benché sia meno capace
della prima nello spronare l'anima all'amore divino. Dobbiamo
lavorare ogni giorno per passare dalla seconda alla prima1>94•
Esistono due lettere di Pelagio del 1 504, indirizzate a un
"prete Marcello", che trattano di un esperimento teurgico "di
rivelazione angelica nel sonno" realizzato tramite certi caratteri
sacri inscritti su pergamena95 • Chi ha una qualche familiari­
tà con le raccolte manoscritte magiche e astrologiche greche

•• Iohannis Trithemii Spanhemensis. . . Opera pia et spiritualia, Moguntiae, 1 605,

Oratio septima: de vera conversione mentis ad Deum, p. 905. Cf. J. Dupèbe,


'Termite Pelagius et !es Rose-Croix", art. cit., p. 1 55 e nota 80.
95 Le due lettere provengono: la prima dal BNF rru. lat. . 7869, ff. 82r-87v

e dal rru. 673 della Biblioteca del Capitolo metropolitano di Praga, dell'inizio
del XVI secolo; la seconda dal BNE7869, ff. 88r-88v. Sono entrambe ripor­
tate da Jean Dupèbe, "L' écriture chez l'ermi te Pelagius. Un cas de théurgie
chrétienne au XV siècle", in Le texte et son inscription, Paris, Éditions du
CNRS, 1989, pp. 1 24-147. Il contributo occupa le pp. 1 1 3-1 53.

54
ritroverà cose note, poiché proprio in tale dominio bizantino,
come rileva Jean Dupèbe96, si rilevano le analogie più evidenti
con l'operare di Pelagio, che vanno dalla cerimonia teurgica al
culto degli angeli e a quello dei geni planetari, di origine ne­
oplatonica ma non privi di connotazioni cristiane, allo scopo
finale di comunicare direttamente con la divinità o con i suoi
intermediari: ove quindi la teurgia è inseparabile dall'angelolo­
gia e dalla demonologia97•
L'esperimento di Pelagio mira a provocare l'apparizione
dell'angelo custode in sonno, affinché possa rispondere alle
questioni di chi lo evoca, aprendogli un campo vastissimo di
conoscenze in tutti i domini, e ove l'angelo è dispensatore di
conoscenza e guida spirituale.
Naturalmente il segreto98, il silenzio e l'isolamento sono i
requisiti essenziali per questo tipo di operazione, che il maestro
esige strettamente dal discepolo: questi deve suggellare un patto
con un giuramento, per regola deve rimanere il più possibile
separato da altri individui, e l'operazione deve avvenire in un
luogo, anch'esso isolato, cui possono eventualmente accedere
solo persone di provata fiducia.
Ma si esigono dall'operante, anche e soprattutto, un profondo
raccoglimento interiore e un distacco da tutto ciò che è esterio­
re, indispensabili all'accoglimento della visione e della rivelazio­
ne; nel Pen' anacriseon Pelagio raccomanderà la preghiera mentale

96 J. Dupèbe, "L'écriture chez l'ermi te Pelagius ...", art. cit., p. 1 14.


97 Le forme teurgiche più simili a quella di Pelagio, allo stesso tempo cri­
stiane e neoplatoniche, sono l'ars notoria e l' ars paulina. La prima deriva dalla
rivelazione fatta da un angelo a Salomone e nacque negli ambienti giudeo­
greci alessandrini dei primi secoli della nostra era. La seconda è detta trovata
da san Paolo dopo il suo rapimento e segnalata in una lettera ai Corinzi.
Mediante preghiere e riti complessi di purificazione, e iscrizioni su diversi
oggetti e materiali, il devoto deve giungere a ottenere una visione, di angeli o
geni planetari, che provochi in lui un'illuminazione interiore.
98 Necessario anche per stornare i sospetti di stregoneria e negromanzia
cui sono costantemente soggetti gli operanti la magia naturale e spirituale da
parte dei teologi (e non solo), nonché la derisione dei laici. Pelagio ripete
infatti che nulla è più nocivo di uno sguardo derisorio.

55
e silenziosa e dispregerà quella verbale, poiché solo spogliandosi
della parola, strumento esteriorizzatore, l'operante può raggiun­
gere una forma di comunione immediata con la divinità e quin­
di di illuminazione, in seno e grazie al proprio nous o mens, cioè
l'intelletto superiore99• Quanto all'angelo che comunicherà con
lui, lo farà non tramite strumenti profani o esteriori, perciò <mon
con lettere o scritti pubblici, ma con termini occulti e mistici11 1 00•
Ultimo requisito, più che fondamentale, è la qualità dell'o­
perante, che influisce in modo essenziale sull'efficacia dei riti e
delle preghiere; l'operante deve cioè possedere quel che Pela­
gio chiama una "dignità", ossia una natura favorevole, costituita
di qualità fisiche, psichiche, morali, intellettuali, che lo renda
degno di accedere a tali misteri 1 0 1 •
Se il postulante è giudicato degno dal maestro, deve sotto­
porsi per un mese a un severo regime ascetico, che ne metterà
alla prova la costanza e la fede: questo è fisico, giacché com­
prende castità, sobrietà, digiuno, abluzioni, aspersioni di acqua
benedetta e fumigazioni di aloe, muschio, incenso, ambra; ma
è anche spirituale, poiché esige quotidianamente confessione,
partecipazione alla messa, comunione, lettura di testi liturgici,
salmi e antifone, devozioni alla Trinità, alla Vergine, alle gerar­
chie angeliche e naturalmente al proprio angelo custode, tutte
queste riportate da Pelagio 1 02•
Questo processo in cui il puro è separato dall'impuro è fon­
damentale. Nella Tavola della verità Pelagio raccomanda a Libanio
di pronunciare le parole «con animo pitagorico, ricondotto dal

99 Peri anacriseon, BNF rns. lat. . 7456, f. 32v sq. e 37v.; cit. da J. Dupèbe,

"L'écriture chez l'ermite Pelagius. . . , art. cit., p. 1 1 8, nota l . Segnaliamo qui


"

solo di sfuggita le importanti similitudini con le pratiche quietiste del XVII


secolo.
"" Seconda epistola di Pelagio a Marcello, in J. Dupèbe, "L'écriture chez
l'ermite Pelagius. . .", art. cit., p. 147.
1 01
Prima epistola di Pelagio a Marcello, ivi, p. 1 27; BNF rns. lat . . 7456, f.
3v, 4v, 6r-1 0r.
102 Prima epistola di Pelagio a Marcello, in J. Dupèbe, "L'écriture chez

l'ermite Pelagius ... art. cit., pp. 1 27-1 36.


",

56
quaternario al ternario verso l'unità»103, e nell'Anacrisi scriverà:
«La maniera di compiere un'operazione geomantica non procede
altrimenti che dall'animo dell'operatore che, moltiplicato in bi­
nario, riconduce il binario alla monade e compie cose mirabili» 104•
E nella preghiera, ridurre la molteplicità delle parole al si­
lenzio, cioè pregare interiormente, come Pelagio raccomanda a
Libanio: <<Disponi il tuo intelletto in modo tale che il ternario
sia ridotto, mediante il binario sacro, all'unità>> 105 •
Nel frammento dell'Anacrisi conservato a Parigi alla Biblio­
teca dell'Arsénal si trova una Breve spiegazione dei termini del libro
primo di Pelagio, trasmessa da Libanio a Tritemio, ove è detto: «Si af­
ferma frequentemente che l'Unità e la Monade siano la Mente
divina e il principio di tutto [ . . .] si afferma talora che il Binario
sia l'intelletto angelico, talora che sia anche la Mente umana,
soprattutto quando esso non è seguito dal Ternario [ . ] Il Ter­ . .

nario è sempre interpretato come intelletto o anima umana,


eccetto quando si parla particolarmente della Santa Trinità [. . . ]
Il Quaternario, in questo libro, si afferma sia l'attività dell'in­
telletto. Altre volte, in fùosofia, sovente si afferma sia il corpo
umano, cioè Dio, l'Angelo, l'Anima, il Corpo [ ... ] del Binario
splendente, cioè la chiara visione del proprio angelo custode
[ . .] Il Ternario, senza l'interposizione del Binario, è l'Intelletto
.

senza Angelo innalzato fino a Dio [ ... ] L'Intelletto trasforma


le Stelle in Sole, quando una lunga consuetudine prevale sulla
ragione [ ... ] la Linea sotto la stessa Monade è l'Intelletto eleva­
to fino a Dio per Desiderio d'amore [ . ] Il Triangolo significa
. .

elevare l'Intelletto sino a Dio con il desiderio della ricerca;


interrogare la Monade senza balbettare, in immobile presenza;
e accettata la risposta, penetrare in se stessi ... » 106 •

103 BNF ms. lat. 7869, f. 78v; cf.J. Dupèbe, 'Termite Pelagius et !es Rose-
Croi.x", art. dt., p. 1 49, nota 63.
1 04 Anacrisi, BNF ms. lat. 7456, f. 1 8v. Cf. ivi, p. 1 50 nota 65.
105 Anacrisi, ivi, f. 53r.
1 06 Paris, Arsénal, Ms. 2902, ff. 269r-277 (cit., 271 r-272r), Brevis Termino-

57
Nella lettera inviata a Germain de Ganay il 24 agosto 1 505,
Tritemio farà uso degli stessi termini per chiarire il significato
della vera magia: «È assolutamente necessario ridurre il ternario
all'unità, se l'intelletto vuole ottenere una perfetta intelligenza
delle cose. Infatti l'unità non è un numero, ma da essa deriva ogni
numero. Che il binario sia respinto, il ternario può convertirsi al­
lora in unità [...] Questa unità e questo ternario non ammettono
il binario, ma, avendo denudato ogni molteplicità con la sì sem­
plice purezza che è loro innata, essi si mantengono nell'Uno»107•
Dopo questo periodo di purificazione, l'operante deve com­
piere, di notte nella propria stanza, pulitissima e purificata da fumi­
gazioni, l"'atto solenne" finale che gli consentirà la visione ange­
lica. Ha a disposizione tre candele benedette il giorno della Can­
delora108, altri ceri, sale e acqua benedetti, e acqua fresca di fiume
per il lavaggio delle mani e qualsiasi altra cosa sia necessario lavare.
Traccia allora intorno al letto due cerchi concentrici, e di­
spone intorno ad essi pergamene su cui sono tracciati, a gran­
di caratteri e con inchiostro rosso109, i caratteri ebraici del Te­
tragrammaton, formule e inni a gloria di Dio e del Cristo; su
un'altra pergamena si tracciano il nome segreto e i caratteri
dell'angelo custode, e sul retro, con inchiostro nero, il testo del­
la domanda da porgli, e si mette sotto il cuscino; su una terza
pergamena, infine, posta an eh' essa sotto il cuscino, si inserivano
i caratteri dei dodici angeli della notte, protettori del sonno 1 1 0•

rum explicatio libri primi Pelagii, a Libanio tradita Trithemio; Carlos Gilly, "Tra
Paracelso, Pelagio e Ganello: l'ermetismo in John Dee", in Magia alchimia e
scienza . . . , op. cit., l, nota 1 9 p. 278. Gilly vi cita inoltre il lungo capitolo del
Peri Anacriseos Ypnotikon, libro l, che descrive come essere in comunicazione
familiare con il proprio angelo custode.
107 Ioannis Trithemii Abbatis Spanhemensis Epistolarum Jamiliarum libri duo. . . ,

op. ci t., pp. 89-90.


108
Il 2 febbraio, festa della Purificazione della Vergine.
109 Composto di rninio, crocus (zafferano) e sangue di colomba (cf. Prima

epistola di Pelagio a Marcello, ivi, p. 1 37).


1 10 Prima epistola di Pelagio a Marcello, in J. Dupèbe, "L'écriture chez

l'errnite Pelagius...", art. cit., pp. 136- 1 38 e 1 44

58
A titolo di esempio, Pelagio cita i nomi del proprio angelo
custode (Sempiel) e quelli degli angeli che presiedettero alla
propria concezione (Aiziel), all'ora della propria nascita (Val­
bis) e alla propria morte (Volsenni), facendoli seguire dalle re­
lative preghiere1 1 1 •
Nella seconda lettera, invece, Pelagio rivela i nomi e i caratteri
dell'angelo custode di Marcello (Samiel) e degli angeli che pre­
siedettero alla sua concezione (Omiel), all'ora della sua nascita,
il 1 ° febbraio 146 1 , alle ore 2 e 28 minuti, di domerùca (Amiel)
e alla sua morte (Pomiel) ; nonché il nome del suo demone
(Runchiel), <<che i teologi chiamano angelo cattivo�� . ma anche i
profani; i sigilli degli angeli che presiedono gli altri giorni della
settimana, e infine due sigilli: il primo del segno ascendente al
momento della nascita, e il secondo del pianeta dominante 112 •
Nella prima lettera, Pelagio precisa anche:
«Grande è l'efficacia di questo esperimento di visione an­
gelica in sonno, e la sua virtù da me sovente provata, per cui,
se avrai osservato scrupolosamente la maniera di operare che
ti abbiamo insegnato, potrai conoscere la verità in tutti i tuoi
dubbi e le tue domande, sia per te che per chiunque altro, e
grazie a questo potrai conoscere le intenzioni e i segreti dei so­
vrani, la natura degli spiriti, lo stato delle anime dopo la morte,
i pensieri nascosti degli uomini e le loro azioni, [ . ] arti come
. .

l'alchimia, la magia, la medicina, e le altre scienze (i minerali, le


qualità delle piante, le virtù delle pietre) , il potere e il vincolo
delle parole, le funzioni dei nomi e i caratteri di tutti gli spiriti,
buoni e cattivi, e le caratteristiche di tutte le creature, la cura
delle malattie e tutte le altre cose conoscibili nel mondo. [ . ] E
. .

tanto più puro e integro sarai nella tua condotta di fronte a Dio,
tanto più facilmente otterrai il risultato di questo esperimento:
infatti gli spiriti buoni fuggono e odiano ogni impurità, sia

111
lvi, pp. 138-142.
112
lvi, pp. 1 45-147.

59
dello spirito che del corpo. [ ] E se avrai compiuto nel giusto
...

ordine e con le parole adeguate alla sublime divinità, vedrai il


tuo santo angelo, che ti apparirà in sonno e ti chiarirà in parole
o analogie dubbi e domande. Ma bada a non rivelare il nome
del tuo angelo per questa operazione, poiché, nel caso la prima
notte non avessi la sua visione in sonno, non disperare affatto
per questo, ma la notte seguente ripeti le preghiere indicate più
sotto: in ogni esperimento sono necessari fede, costanza, per­
severanza e coraggio, e ogni volta che accade che l'operazione
non abbia effetto, non si attribuisca la colpa all'arte, all'esperi­
mento o al maestro, ma alla propria negligenza [ .. }>113•
Nel silenzio e nel raccoglimento interiore l'intelletto dell'o­
perante ottiene così uno stato di fusione con l'essere superiore,
uno stato dal quale il pensiero e la parola sono esclusi e supe­
rati, per giungere a una visione profetica globale e unitaria,
che abbraccia passato, presente e futuro. La teurgia di Pelagio è
dunque l'erede di quella di Giamblico e Proda.
Scrive Pelagio nell'Anacrisi che dedica a Libanio: «Tutto ciò
che vuoi sapere sul presente, il passato o l'avvenire, se questa
conoscenza riguarda la tua salvezza o quella altrui, e se non si
contrappone alla giustizia e alla volontà divine, potrai attenerlo
grazie a questa istruzione segreta e santa [ . . . ) »114•
Pelagio spiega inoltre a Libanio che proprio questa è l'arte cui
deve ricorrere nei momenti critici della vita: «Quando si tratta
dell'onore di Dio, della tua salvezza o di quella del prossimo, il
vantaggio comune della patria o del regno, se con l'intelligenza
umana o i mezzi naturali non riesci a sapere nulla, in caso di
urgenza e di necessità, fai ricorso a Dio con fiducia: credi, vivi,
prega, e vi troverai una grande consolazione. Se vuoi operare con
intenzione giusta, corretta e sincera in qualche arte lecita, come
l'alchimia, o in una scienza recentemente inventata, qualunque

1 13 lvi, pp. 1 42-143.


1 14 BNF ms. lat. 7656, f. 10v-1 2v. Cf. J. Dupèbe, 'Termite Pel�gius et !es
Rose-Croix", art. dt., p. 152 e nota 71 .

60
essa sia, e nella realizzazione di questa, incontri una qualche dif­
ficoltà, grande o piccola, non esitare, ma credi, vivi e prega, e
l'anacrisi ti darà una vera conoscenza di tutte le cose••115•
L'eremita raccomanda anche di compiere l'operazione solo
in un momento astrologico favorevole, poiché i geni e gli an­
geli sono legati ai pianeti: «Se avrai posto una domanda in vece
di chiunque altro, tramite i dodici angeli e con l'assistenza del
tuo angelo custode, a imitazione degli Antichi, saprai di pos­
sedere molti elementi per non essere giudicato dagli altri un
vano o un falso maestro»116•
Gli scritti di Pelagio si ritroveranno sovente nelle bibliote­
che di personaggi noti per essere ispiratori o promotori della
Confraternita della Rosacroce: è già del 1 579, ad esempio, un
commento all'Anacrisi, intitolato Giudizio sull'Anaaisi di Pelagio
l'eremita, attribuito a Valentin Weigel, ma il cui autore pare essere
il suo successore, il diacono Benedikt Biedermann1 17, che inizia
il suo elogio dicendo: «L'Anacrisi è un buon libro e mi piace
molto••118•
Collezionisti come Karl Widemann119, David Ehinger12o o Jo­
hann Andreae121 menzionano, nei cataloghi delle loro biblioteche,

m BNF rns. lat. 7456, f. 13v. Cf.J. Dupèbe, "L'erm.ite Pelagius et !es Rose­

Croix", art. dt., pp. 1 52-153 e nota 72.


116
De spiritu familiari, Parigi, Arsénal, rns. 2902, f. 274r. Nel De vita, libro
III: "Su come ottenere la vita dal cielo", 23, Marsilio Ficino esprime concetti
molto simili. Cf. M. Ficino, Sulla vita, a cura di Alessandra Tarabochia Cana­
vero, Milano, Rusconi, 1995, pp. 279-284.
1 1 7 Pastore a Zschopau dal 1 57 1 , accanto a Weigel, e suo successore dopo
la sua morte, dovette abbandonare la città nel 1599 per dissidi con le autorità
ecclesiastiche.
1 1 8]udicium iiber die Anacrisis des Pelagius Eremita, datato 20. 10. 1 579, mano­
scritto Wolfenbiittel HAB, cod. guelf. 1073 novi, 24r-35r. Cf. Jean Dupèbe,
''L'ermite Pelagius et !es Rose-Croix", in Rosenkreuz als europiiisches Phiino­
men in 1 7.]ahrhundert,Amsterdam, In de Pelikaan, 2002, p. 137. Il contributo
di Dupèbe occupa le pp. 137-156.
119
1555-1637. Medico paracelsiano di Augusta, copista e collezionista di
manoscritti di soggetto alchim.ico e magico.
120
Sul quale si hanno invero poche notizie.
121
Il padre del ben più conosciuto teologo Johann Valentin Andreae

61
diversi trattati di Pelagio, primo fra tutti ovviamente l'Anacrisi, non­
ché l'Arte di Gesù Cristo crodfisso del monacoforestiero Melanio, grazie
alla quale si fanno molti miracolt122, la Prassi peifetta di questa sdenza di­
vina in due libretti123, l'Opuscolo sull'angelo custode12\ e altre due opere
intitolate Traditione cabalistica e Cose cabalistiche e magiche125•
Anche nell'autorevole Catalogus manuscriptorum chemico­
alchemico-magico-gabalistico-medico-physico-curiosorum, edito nel
1788 dal libraio Graffer di Vienna126, sono nominati due testi

(1 586-1654), presunto autore delle Nozze chimiche di Christian Rosenkreuz


(Chymische Hochzeit Christiani Rosencreutz, anno 1 459, Strassburg, 1616) uno
dei testi all'origine della Rosa croce tedesca.
122
Ars Cruci.fixi Iesu Christi Melanii Monachi peregrini per quam .fiunt mira­
eu/a multa, presente sia nel catalogo di Widemann Index librorum quorundam
manuscriptorum secretorum hactenus nunquam visorum, V (cf. Carlos Gilly, Adam
Haslmayr: der erste Verkiinder der Manifeste der Rosenkreuzer, Amsterdam, In de
Pelikaan, 1994, p. 107), che in quello del 1598 di Johann Andreae (cf. C. Gilly,
Cimelia Rhodostaurotica. Die Rosenkreuzer im Spiegel der zwischen 1 61 O und 1 660
entstandenen Handschrifien und Drucke, Amsterdam, In de Pelikaan, 1995, p. 52).
Questo testo si trova in diversi manoscritti: Wolfenbiittel, Herzog August Bi­
bliothek, Cod. Guelf. 912 Novi, 4°; London, British Library, ms. Harley 1 8 1 ,
ff. 75r-8 1 r; e ms. Sloane 3846 (del XVI secolo), f. 182r; e in traduzione tedesca
del XVIII secolo: ONB Wien, Cod.Vindob. 1 1321 , ff. 131-138.
Lo ritroveremo nel Catalogus manuscriptorum chemico-alchemico-magico-gabali­
stico-medico-physico-curiosorum . . . , Wien, 1 788, codices magici, n° 301 , p. 45: Ars
cruci.fixi Jesu Christi: Molani [sic] Monachi peregrini per quam .fiunt mirabilia multa,
dato come proveniente dalla collezione di Mattia Corvino, re d'Ungheria.
121
Praxis divinae huius scientiae duo libellis absoluta.
124
Opusculum de proprio angelo in somnis apparente cum revelatione. Il titolo
è invero Libellus magistri Pelagii heremitae de proprio angelo in somniis apparente
cum revelatione. Cf. François Secret, "Aux portes de corne et d'ivoire de la
Renaissance: mythe et songe", in Eranos-Jahrbuch, 48, 1979, pp. 241-242. ll
contributo di Secret occupa le pp. 239-276. Dell' Opuscolo all'angelo custode
esiste una copia in tedesco, dal titolo: Pelagii Eremitae II Biicher. Von Erkiindniiss
und Nahmen seines guten Engels, alla Stadtsbibliothek di Lipsia, ms. 718, del
XVIII secolo, ove una mano ha scritto: «L'autore di questo libro è l'eremita
Pelagio, addormentatosi in Cristo il 1 0 luglio 1 480•.
125
Pelagii Eremitae Praeceptor Libanii Cabbalistica traditio e Libanii Galli Pra­
eceptoris Trithemii Cabalistica & magica, indicate in un catalogo di manoscritti
in vendita pubblicato nel 1614 a Lipsia. Cf. Ein auifiihrlicher Tractat von philo­
sophischen Werck des Steins der Weisen . . . Dabey angefiiget ein Catalogus Librorum
Kabalisticorum, Hamburg, 1702, pp. 99-102.
12"
Il catalogo, diviso in codici alchimici, chimici, magici, cabalistici, astro­
logici e geomantici, metteva in vendita copie di manoscritti i cui prezzi va-

62
manoscritti di Pelagio, dichiarati appartenenti alla collezione
di Mattia Corvino re d'Ungheria, di cui il già citato Arte di
Gesù Cristo crocifisso, e uno intitolato Tre libri del maestro Pelagio
eremita, uomo santissimo, sulle rivelazioni notturne grazie alle quali
sono rivelati tutta la saggezza proveniente da Dio e tutti i misteri del
mondo. I principi sono: chiedete, cercate, bussate1 27, che conteneva
quasi certamente l' Anacrisi, poiché tale opera si conclude so­
vente con le parole "chiedere, cercare, bussare", i tre principi
cabalistici paracelsiani di cui Pelagio era considerato la fonte.
Altri trattati di Pelagio giuntici in forma manoscritta sono: Pe­
lagii Philosophi de eadem magna arte128 e De hac arte divina et sacra1 29•
Inoltre, verso la fine del XVII secolo, il mistico di Ratisbona
Johann Georg Gichtel (1638- 1 7 1 0) , discepolo di Jakob Bohme
(1575-1624), fece una copia degli scritti di Pelagio a proprio
uso personale130•
Anche Johann Scheible, l'editore del qui presente Libro delle
meraviglie, nel XIX secolo, si era occupato di testi manoscritti
attribuiti a Tritemio, Libanio e Pelagio131 •

riavano �econdo l'importanza dei segreti contenuti. Un catalogo con lo stesso


titolo, di dimensioni ben più ridotte, era uscito nel 1 786.
127
Libri tres Magistri Pelagii Eremitae, Viri santissimi, De Revelationibus noctur­
nis, per quas omnis Sapientia a Deo, & totius Mundi Mysteria manifestantur. Fun­
damentum: petite, quaerite, pulsate ( Catalogus manuscriptorum chemico-alchemico­
magico-gabalistico-medico-physico-curiosorum . . . , Wien, 1788, codices magici, n°
302-303, p. 45). Una traduzione tedesca dell'Anacrisi, dal titolo Drey Biicher
von denen O.ffenbahrungen, so im Schlciffe geschehen, dadurch alle Weissheit und er­
kiintniis zukunlftiger dinge, und der gantzen JM?ld Arcana, von Goti konnen erlanget
werden, è conservata alla SLUB di Dresda, Ms. N 93. Un'altra copia die Drey
Biicher Pelagii welcher ein Heiliger und Einsiedler gewesen ist, von den Qffenbah­
rungen . . .gegeben aus meiner Einsiedler Clausen, den 12Julii anno 1 408 (sic) in der
Insel Majorca è alla Stadtsbibliothek di Lipsia, ms. 731, del XVIII secolo.
128 Oxford Bodleian Library, Ms. Ashmole 1 419, del XVII secolo.
1 29 Gotha, Ms. Chart. A 1 47, del XVIII secolo, tf. 79v-86v.
1 30 Cf. la lettera di Gichtel del 28. 1 1 . 1 686 al suo discepoloJohann Wilhelm
Oberfeld (1659-1731) (WroclawBU, OR Aks. 1 977 D 1 09, 205r).
1 31
Johann Scheible, "Leben des Abt Tritheim", in Das Kloster, vol. III,
Stuttgart, 1 846, pp. 1012-1064. Si tratta di Pelagio e Libanio alle pp. 1021-
1022. Scheible fa riferimento a: Johann Christoph Ki:ihler Qohannes Chri­
stophorus Colerus), Anthologia sive epistolae varii argumenti ad illustrandam po-

63
Quanto a Tritemio, fu iniziato alla teurgia da Libanio, defi­
nito dall'abate, in una delle sue lettere, "filosofo, matematico e
teologo", che incontrò la prima volta all'abbazia di Sponheim
nel 1 495. Lo narra egli stesso: «All'epoca in cui Massirniliano
del Sacro Romano Impero convocò a Worms la grande e lun­
ga dieta dei suoi principi, venne da me a Sponheim un uomo
dalla Franconia, attratto dalla mia fama, detto Libanio Gallo,
un uomo rinomato per la sua conoscenza in ogni disciplina, e
non meno famoso per la sua fede cristiana e per la sua santità
che per la sua erudizione))132• Da quel momento, sino al ritiro
finale di Libanio a Majorca, nel 1 507, intrattenne una relazione
intensa e continua d'amore e di venerazione, com'è propria­
mente quella fra maestro e discepolo133•
Di origine normanna134, Libanio, trent'anni dopo aver ap-

tissimum historiam ecclesiasticam et litterariam comparatae, Lipsiae, 1725-1728, l,


fase. l, p. 40, e fase. VI, p. 390; e accenna a scritti di Pelagio sui principi della
magia naturale e sulla magia omnimoda.
132
Nepiachus, id est libellus de studiis et scriptis propriis a pueritia repetitis, in
Corpus historicum medii aevi sive scriptores. . . nunc primum editi a ]o. Georgio Be­
cardo, Il, Lipsiae, 1723, col. 1 830. Cf. anche W-E. Peuckert, Pansophie. Ein
Versuch zur Geschichte der weissen und schwarzen Magie, Stuttgart, 1936, p. 99;
K. Arnold ]ohannes Trithemius (1462- 1 5 1 6), Wiirzburg, 199 1 , p. 80; Fr. Secret,
.

Hermétisme et kabbale, op. cit., p. 93, N. L. Brann, Trithemius and magica/ Theology,
Albany, NY, 1 999, p. 109;). Dupèbe, ''L'ermite Pelagius et les Rose-Croix",
art. cit., nota 1 2, pp. 139-140.
1 33 Con queste parole, ad esempio, Libanio si rivolge a Tritemio nella lettera
del 6 giugno 1 505: •Una volta che ho incontrato te, un discepolo così meri­
tevole, ho condiviso volentieri con te tutto ciò che è mio» (Cf. loannis Trithe­
mii Abbatis Spanhemensis Epistolarum familiarum libri duo ad diversos Germaniae
Principes, Episcopos, ac erudizione praestantes viros, quorum Catalogus subiectus est,
Haganoae, 1536, p. 99), mentreTritemio gli si rivolge, nella lettera del 20 agosto
1 505, chiamandolo: "mio unico maestro" e "ottimo fra i maestri" (ibidem), "il
più fidato di tutti i maestri dopo Dio" (ivi, p. 100), "maestro amorosissimo" (ivi,
p. 101); e in un'epistola del 5 ottobre 1 507:"metà della mia anima" (ivi, p. 340).
13'
Lo si deduce dalla frase conclusiva del BNF ms. lat. . 7869, f. 80v: •Ex­
plicit opus tabulae veritatis Pelagii heremitae in lnsula Majoricae ad Liba­
nium francisci Gallum natione Normannum discipulum omnium suo tem­
pore doctissimum», laddove Jean Dupèbe suggerisce che Francisci indichi il
cognome di Libanius, e lo traduce come François o Lefrançois (''L'ermite
Pelagius et les Rose-Croix", in Rosenkreuz als europiiisches Phiinomen im 1 7.
]ahrhundert,Amsterdam, In de Pelikaan, 2002, p. 1 39, nota 1 1) .

64
preso i principi delle arti liberali135, si mise in viaggio alla ri­
cerca di un maestro di magia naturale e spirituale, dilapidando
tutto il suo patrimonio; percorse quasi tutta l'Europa, andò
in Africa e nelle isole, presso le "nazioni barbare"; al ritorno
dal suo viaggio giunse infine all'isola di Majorca, attirato dalla
fama di un vecchio eremita taumaturgo chiamato Pelagio che
ci abitava da quasi cinquant'anni, vivendo di soli vegetali, pane,
sale e acqua. L'incontro fatale avvenne presumibilmente nel
1480136• Constatandone la "dignità", Pelagio accettò Libanio
come discepolo e gli trasmise le sue conoscenze per sedici mesi
ininterrotti137, durante i quali Libanio vide "grandi miracoli" e
subito dopo i quali Pelagio mori, !asciandogli in eredità le sue
opere, la sua biblioteca e i suoi segreti.
È necessario sottolineare qui che Pelagio non fa mai riferi­
menti chiari a testi magici di altri autori, ma tutt'al più ad altri
propri138•
Nelle sue opere i Rosacroce trovarono «un cristianesi­
mo esoterico, che si apparenta per molti aspetti ai Misteri
antichi))139• Pelagio, infatti, «incarna l'ideale del "sant'uo-

135 Che erano sette: granunatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria,

musica, astrononùa, e si studiavano prima di entrare all'università.


136 Lo racconta lo stesso Libanio in una lettera a Triternio del 6 apri­
le 1499. Cf. BNF ms lat. 7869, lf. 74r-74v e la trascrizione di J. Dupèbe,
.

"Curiosité et magie . . ", art. dt., pp. 95-97. Nella stessa lettera Libanio parla
.

a Triternio dell'esperimento del Cerchio o della Tavola della verità che gli era
stato mostrato da Pelagio, e che egli aveva spiegato a Triternio di persona, e
gli invia un libretto scritto dallo stesso Pelagio che lo contiene.
137 Questa affermazione sembra tuttavia smentita da ciò che Pelagio scrive

all'inizio dell'Epistola peri anacriseon ton hypnoticon: •Vi ho insegnato molte


cose a voce, quando eravate con me, e vi ho istruito su molte altre cose per
iscritto, quando eravate lontano•. Cf. BNF ms lat. 7456, f. 3v; BNF ms lat.
. .

7486°, f. l r; cit. da J. Dupèbe, 'Termite Pelagius et !es Rose-Croix", art. dt.,


nota 20 p. 1 4 1 .
138 Lo nota Julien Véronèse, "La notion d'auteur-magicien à la fin du

Moyen Age: le cas de l'errnite Pelagius de Majorque (t vers 1480) •, in


Médiévales, 5 1 , automne 2006, pp. 1 1 9-138, e on-line.
139Jean Dupèbe, "L'ermite Pelagius et !es Rose-Croix", in Rosenkreuz als eu­
ropiiisches Phiinomen im 1 7.]ahrhundert,Amsterdam, In de Pelikaan, 2002, p. 154.

65
mo" proprio del cnst1anesimo orientale, così come quel­
lo dell'"uomo divino" tipico delle dottrine ellenistiche e
neoplatoniche••140, secondo le quali gli eletti possono, in virtù
dello studio, della contemplazione, della pietà, essere riscattati
dalla loro condizione di peccatori e anzi, unendosi a Dio,
essere deificati. «Troviamo quindi in Pelagio un maestro di re­
ligione esoterica, anzi, di una vera e propria teurgia cristiana,
coltivata in certi ambienti monastiCÌI>141 e simile ad altri tipi
di arte magica originati dal neoplatonismo bizantino o arabo,
come l' ars notoria, l' ars paulina, l' ars Almandel o i Flores aurei di
Apollonia di Tiana142•
Inoltre, lo stesso Tritemio scrive che il suo maestro Libanio,
chiamato in un frammento di lettera platonicus vir43, dopo la
morte di Pelagio, imparò la magia da Pico della Mirandola e da
molti altri144: questo indica una chiara continuità spirituale fra
.
i neoplatonici fiorentini, Pelagio, Libanio e il nostro Tritemio,
formato da Johann Dalberg, vescovo di Worms, Konrad Celtis
e Johannes Reuchlin, ammiratore di Pico.

Un autore ermetico assai ispirato da Tritemio è Cesare Della


Riviera, che dimostra, ne fl mondo magico de gli Heroi1 45, di averlo

140 Nell'Anacrisi, datata 1 480, è citato il De mysteriis di Giamblico; il regime


strettamente vegetariano adottato da Pelagiio si richiama ai precetti del De
Abstinentia di Porfirio, e forse anche la preghiera silenziosa. Cf. J. Dupèbe,
''L'ermite Pelagius et !es Rose-Croue', art. cit., p. 144.
1 41 lvi, pp. 1 43 e 1 52.
142
Cf. Lynn Thorndike, A History of Magie and experimental Science, New
York, Columbia University Press, 1 923-1958, Il, pp. 279-289; J. Dupèbe,
''L'errnite Pelagius et les Rose-Croix", art. cit., pp. 1 52-1 53 e nota 72; e
"L'ars notoria et la polémique sur la divination et la magie", art. cit., pp.
1 23-124.
1 43 Nel frammento pubblicato con l' Oratio de vera conversione mentis ad
Deum di Triternio, Mainz, 1 500.
1 44 Nepiachus, op. cit., col. 1 830.
1 45 Cesare Della Riviera, Il mondo magico de gli Heroi, Milano, 1605; e Edi­
zioni Mediterranee, Roma, 1986. Su Della Riviera (ca. 1 538-1 625) cf. la bio­
bibliografia di Laszlo Toth apparsa nell'edizione francese Le monde magique des
héros, Milano,Archè, 1977, pp. 23-24. La prima edizione del testo è del 1603;

66
letto con attenzione, quando scrive: <<«Mentre discorre l'Abba­
te Tritemio del misterioso magico Ternario, cioè del triplice, &
unico principio della Magia naturale, apertamente afferma, che
senza quello non può in verun modo l'Astronomo dar opra alle
Imagini, né 'l Mago naturale a i magici Suggelli, senza evidentis­
simo delitto, & errore espresso. Da che cavasi chiarissima conclu­
sione, che a dette Imagini, e Suggelli, Annelli, Caratteri, e simili,
i quali non hanno per loro fondamento il sudetto natural prin­
cipio, in qualunque altro modo siano fabricati, sono superstitiosi,
& inventati da falsi Demoni in detrimento de gli huomini.
Sono magicamente, & in genere la Magia naturale, e l'Astro­
nomia, una medesima cosa, intendendosi l'Astronomia inferio­
re, ch'altro in somma non è, che perfetta cognizione dell'astrali
operazioni, influenze, & impressioni del Firmamento [ . . . ] nel
quale, se non attualmente, almeno virtualmente, & in poten­
za tutti gli Astri si ritrovano, cioè li Pianeti, le Stelle fisse, e li

Cieli insieme; donde derivano poi le costellazioni; & i magici


influssi, unica forma, & anima de i sudetti suggelli, & imagini,
sì come il sogetto, & il lor corpo materiale sono li sette metalli
alli sette Pianeti sott' ordinati; & essi metalli sono altresì, non li
volgari, ma li magici gelificati, e perciò atti, e disposti a ricevere
li sudetti influssi, e costellazioni. [ . . . ] E tutto questo è l'Heroica
Pietra, & il magico Mondo nostr0»1 46•
Scrive poi: «[ . . ] Di detta heroica Pietra, e di tutti i suoi stu­
.

pendi effetti intese Giovanni Pico della Mirandola, scrivendo


nelle sue novecento Conclusioni che li miracoli dell'arte magi­
ca non si fanno altramente, che con l'unione, e dispositione di
quelle cose, che seminariamente, e separatamente nella Natura
. .
s1 ntrovano [ . ] >>1 47 •
. .

la seconda, del 1605, è accresciuta da uno sviluppo della Monade geroglifica di


John Dee (Cf. Fr. Secret, "Libanius Gallus...", art. dt., pp. 104-105).
1 46 C. Della Riviera, Il Mondo magico de gli Heroi, Edizioni Mediterranee,

Florna, 1986, p. 1 18.


1 47 lvi, p. 1 1 9.

67
Riporta anche che «L' Abbate Tritemio nell'Epistola a Ger­
mano di Ganai definisce la Magia naturale, dicendo eh' ella è
Sapienza delle fisiche, & intelligenza delle metafisiche cose: la
quale consta della scienza delle virtù delle medesime, tanto di-
.
VIne, quanto humane [ ] » 148 .
. . .

1 48 lvi, pp. 103-104.

68
La steganogra.fia

La domenica delle Palme del 1 499 Tritemio scrisse una lette­


ra ad Arnold Bostius (Van Bosch), un monaco carmelitano di
Gand, riguardo a un'opera che allora stava preparando: la Ste­
ganografia; lettera che però non gli giunse in tempo, poiché Bo­
stius morì il 3 aprile dello stesso anno. Il priore del monastero
di Gand la aprì e la lesse, e qualcuno fra i suoi monaci la copiò;
in breve, in poco tempo cominciò a circolare, fu resa pubblica
sia in Germania che in Italia, e riuscì ad essergli di danno149•
Dalle parole dello stesso Tritemio apprendiamo che l'opera
sarebbe parsa, soprattutto ai più ignoranti, contenere cose so­
vrumane e incredibili, tanto più che nessuno prima di lui ne
aveva trattato, ma che egli si sarebbe servito unicamente di pro­
cedimenti semplici e naturali, senza far ricorso a superstizione,
magia, evocazione di spiriti.
Scrisse poi infatti nella Steganographia: ��chiunque aspiri alla co­
noscenza di questa nostra arte occulta, chiunque desideri compie­
re grazie ad essa cose meravigliose e utili contro molti pericoli, in
primo luogo occorre che sia provvisto di virtù, abbia la coscienza
pulita, voglia fortemente il bene per Dio, per sé e per il prossimo, e
non tenda a nuocere agli altri, né ad alcunché di turpe))150•
Il suo primo progetto prevedeva quattro volumi, di cui il
minore avrebbe compreso più di cento capitoli: i cui primi

1 49Trithemius, Polygraphia, ( 240 e sqq. ; P. Chacornac, Grandeur et adversité. . . ,


op. dt., pp. 37-41;). Scheible, "Leben des Abt Tritheim", art. dt., pp. 1022-1025.
1 50]ohannis Trithemii. . . Steganographia. . . , Moguntiae, 1 676, liber Il, cap. XXV,
p. 293.

69
due avrebbero trattato appunto di steganografia151, e di scritture
all'encausto, il terzo, di un metodo per imparare rapidamente
una lingua straniera, e il quarto di procedimenti criptosemanti­
ci e di argomenti occulti e riservati152• Una rivelazione nottur­
na gli aveva permesso di accedere a tale arte.
Il primo libro insegna diversi metodi di decodificazione
di messaggi a prima vista incomprensibili, formati da parole
bizzarre e incongrue (quelli che apparivano come evocazioni
demoniache!), ove il nome del demone in testa al messaggio,
nome fittizio e arbitrario, determina il codice in base al quale
decifrare lo stesso, selezionando soltanto le lettere significative,
ed eliminando quelle prive di senso.
Il secondo libro contiene invece 24 serie di permutazioni di
lettere, ordinate secondo i geni che governano le 1 2 ore del gior­
no e le 1 2 della notte; a questo proposito Tritemio fa notare che
le parole sotto il velo dei nomi degli "spiriti" esigono un lettore
istruito, perché egli fa uso del ministero degli spiriti per velare
un segreto che sarebbe dannoso se fosse noto a persone perverse.
Il terzo libro restò incompleto153• I principi sui quali è stato scrit­
to sono gli stessi che hanno dato origine a un'altra opera di Trite­
mio: Delle sette cause seconde, ossia delle intelligenze o spiriti del mondo
dopo Dio, o Cronologia mistica, che raahiude meravigliosi segreti degni di
interesse154• Sulle orme di Ficino, Triternio spiega che Dio governa

15 1 Per definizione, l'arte di celare un messaggio all'interno di un testo che


appare tutt'altro tramite un codice che il mittente comunica al destinatario.
152 Lettera riprodotta da Heidel, pp. 50-51 e riassunta da Peuckert, p.82-83.
153 Chacornac (op. dt., p. 1 56-1 57) non crede sia di Tritemio.
1 54 De septem secundeis, id est intelligentiis sive spiritibus orbes posi Deum mo­
ventibus, /ibellus sive Chronologia mystica, multa sdtiique digna, mira brevitate in
se complectens arcana, Leipzig, 15 16. Cf. K. Arnold, pp. 162-163. Cit. da I. P.
Couliano, op. dt., p. 252 e nota 77 p. 260. Fu tradotto in francese e pubblicato
a Parigi nel 1 897 con il titolo Traité des causes secondes ( Trattato delle cause se­
conde), a cura dijean Tabris alias René Philipon (cf. Paul Chacornac, Grandeur
et adversité de]ean Trithème, op. cit., nota 1, p. 22 e nota 2 p. 175). L'edizione di
Colonia del 1667 è particolarmente interessante perché contiene anche una
selezione di lettere fra Tritemio e Germain de Ganay, Libanio Gallo,Johann
von Westenburg e altri.

70
il cosmo mediante sette "intelligenze o spiriti", ossia gli spiriti pla­
netari: l'angelo di Saturno Orifiel, quello di Venere Anael, quello
di Mercurio Raphael, quello di Giove Zachariel, quello di Marte
Samael, quello della Luna Gabriel, e quello del Sole Michael.
Nel terzo libro della Steganogrqfia, questi angeli planetari si in­
vocano raffigurandoli su un pezzo di carta nuova o in una statuet­
ta di cera, badando a farne una figura umana ben riconoscibile,
e pronunciando determinate formule; è necessario altresì cono­
scere le figure e i nomi dei geni zodiacali e i complessi calcoli
astrologici relativi all'operante e al momento in cui egli compie
l'invocazione. L'immagine deve essere avvolta in m1 foglio di car­
ta, insieme a un ritratto del destinatario, e sepolta sotto la soglia di
casa, ed entro ventiquattr'ore il messaggio sarà trasmesso.
Il terzo libro si conclude con l'affermazione che grazie a
quest'arte è possibile acquisire una sapienza universale, ovvero
conoscere, osservando gli influssi delle costellazioni, tutto ciò
che avviene nel mondo.
Ecco in quali termini l'apprezzava Cornelio Agrippa, preziosi
perché ci confermano l'autenticità del metodo di Tritemio: «<n­
fatti le forme delle cose, trasmesse, grazie alla loro specifica na­
tura, ai sensi degli uomini e degli animali, possono, mentre sono
nell'aria, ricevere una certa impressione dai cieli; grazie a questa
e alla disposizione del destinatario, esse possono dirigersi verso i
sensi di un determinato individuo. È quindi possibile in maniera
naturale, lungi da ogni superstizione e senza l'intercessione di al­
cuno spirito, che un uomo trasmetta il disegno dei suoi pensieri
a un altro uomo, a qualsiasi distanza e ove egli si trovi, in brevissi­
mo tempo. Non si può misurare con precisione tale tempo, ma è
certo che tutto questo avviene nello spazio di ventiquattr'ore. Io
stesso lo so fare, e l'ho fatto sovente. Lo sapeva fare anche l'abate
Tritemio, e un tempo lo faceva»155•

1 55 De occulta philosophia, I, 6, p. IX. Cf. I. P. C01iliano, op. cit., p. 254, e D. P.


Walker, op. cit., p. 121 e nota 17.

71
Chacornac a questo proposito pensa tuttavia che il metodo
crittografico servisse da "copertura" o da "supporto" a qualche
altra cosa, agente in tutt'altro dominio, che favoriva o provo­
cava la comunicazione a distanza, e riporta la testimonianza,
sebbene indiretta, del padre oratoriano Pierre Le Brun:
«Ho sentito dire più volte che alcune persone si erano co­
municate dei segreti a più di cinquanta leghe di distanza per
mezzo di aghi magnetici. Due amici prendevano ciascuno una
bussola, intorno alla quale erano incise le lettere dell'alfabeto, e
si pretendeva che se uno dei due avvicinava l'ago a una lettera,
l'altro ago, benché si trovasse a diverse miglia di distanza, si gi­
rasse subito verso la stessa lettera))156•
Un metodo similare fu descritto da un personaggio altolo­
cato che si dedicava all'alchimia e ad altre scienze occulte: il
principe Federico III, duca dello Schleswig-Holstein (1 597-
1 659), chiamato da Marcus Meibomius "il più erudito dei
principi, e principe dei letterati"157• Comunicò una Strana lettera
riguardo a un Adepto, le sue curiose dottrine e i suoi immensi tesori1 58,
nella quale narrava la storia di un adepto <<che non solo posse-

156 Pierre Le Brun (1661-1729), Historie critique des pratiques superstitieuses


qui ont séduit /es peuples et embarrassé /es sçavans, Paris, 1702, I , p. 218; P. Cha­
cornac, op. cit., pp. 1 59-160.
157 Su di lui cf. Chr. G.Jocher, Allgemeines Gelehrten-Lexicon, Leipzig, 1750,
Il, 759; e J. Moller, Cimbria literata, Havniae, 17 44, l, pp. 193-197.
158 A strange Letter concerning an Adept, his curious Learning and vaster Treasure,
frorn Frederick Duke of Holsatia and Sleswick, in Aurifontina chymica, or a
Collection of Fourteen small Treatises concerning the First Matter of Philosophers,
London, 1 680, III trattato, pp. 53-67. La lettera è citata da Kenneth R. H.
Mackenzie nella Royal Cyclopaedia of Freemasonry. Cf. Arthur Edward Waite,
Brotherwood of the Rosy Cross, Kila, Kessinger, 1992, nota 1 , p. 355.
Tradotta dall'olandese e datata 30 gennaio 1731, tale lettera si trova anche
in Siegmund Heinrich Giildenfalk, Sammlung von mehr als hundert wahrhaf
ten Transmutationsgeschichten, Frankfurt-Leipzig, 1784, n° 79, pp. 193-204:
"Un racconto ermetico di Jesse, Abraharn e Salornon Teelsu, 1731, tratto
da una lettera olandese e tradotto in tedesco". Essa è riportata anche da
Willy Schrodter, Geheimkunste der Rosenkreuzer, Baurngartner Verlag, 1 954.
Schrodter ebbe la segnalazione di questa lettera da un suo corrispondente di
Amburgo, amico di Gustav Meyrink e indicato con le iniziali A.M.E. (Alfred
Miiller-Edler), che la pubblicò nel 1927 sugli Alchemistische Bliitter.

72
deva una grande ricchezza, ma che a quanto pare conosceva il
segreto di una lampada perpetua e un metodo per comunicare
a distanza con i suoi amici mediante un ago magnetico e un
alfabeto, un'anticipazione del telegrafo senza fili. Queste idee
furono adottate - aggiunge Ferguson, che cita l'opera - ben­
ché in una luce sinistra, da Lord Lytton, nel suo racconto The
haunted and the haunters»159•
Quanto all'adepto, che l'autore della lettera chiama «il mio
maestro B.J.))160, era un Ebreo di religione cristiana, conoscitore
di latino, francese, italiano e ebraico, molto abile nella scienza
medica e guaritore di casi disperati. A ottantotto anni, sentendo
avvicinarsi la morte, chiamò a sé il suo discepolo e gli affidò
delle chiavi e una fiala contenente il sigillo d'oro alchimico
con il quale aveva suggellato i suoi tesori, raccomandandogli
di darli solo ai suoi nipoti Jesse, Abraham e Solomon Joelha. Il
giorno dopo, il discepolo ricevette una lettera del nipote Jesse,
che gli domandava se il suo maestro era ancora vivo. Quando i
tre nipoti arrivarono, aprirono le porte del gabinetto segreto in
cui l'adepto aveva rinchiuso i suoi tesori. Fra questi c'era una
specie di lampada dal piedestallo d'oro, la cui parte centrale, in
cristallo, racchiudeva un fuoco perpetuo incombustibile161; e
anche uno strumento che somigliava a un orologio, ma che al

1 59 J. Ferguson, op. dt., I, p. 290. Si tratta del suggestivo racconto The Haunt­
ed and the Haunters, or the House and the Brain di Sir Edward Bulwer Lytton
(1 803-1 873), pubblicato per la prima volta nella rivista Blackwood's Edinburgh
Magazine, vol. LXXXVI, n° DXXVI, August 1 859, pp. 224-245, e riprodotto
nella raccolta Tales from Blackwood, I serie, vol. X, Edinburgh-London 1 86 1 .
Un'edizione francese parziale, con il titolo La Maison hantée, s. i., s . d . (1 894),
era stata curata da René Philipon. Edizione italiana integrale: La Casa e il
cenJello, a cura di Malcolm Skey, Roma-Napoli, Theoria, 1985.
1 60 Che sarebbe stato identificato con Benjamin Joehla o Benjamin Mu­
saphia (1606-1 675), forse di origine spagnola, alchimista e kabbalista, poi
sabbatiano, morto ad Amsterdam.
1 61 Questa lampada è del tutto simile a quella di cui si tratta nel capitolo
XVIII del Ubro delle meraviglie qui presentato, e ricorda anche quella descritta
dal principe Raimondo di Sangro di Sansevero nella sua Dissertation sur une
lampe antique trouvée à Munich en l'année 1 753, Naples, 1 756.

73
posto dei numeri aveva le lettere dell'alfabeto, con una mano
puntata su di queste, e grazie al quale l'adepto aveva potuto
comunicare a distanza per simpatia con suo nipote ]esse.
Un simile "telegrafo" è descritto altrove come "Segreto mera­
viglioso per fare un orologio o bussola simpatica, grazie al quale
si potrà scrivere a un amico lontano e fargli conoscere la nostra
intenzione in quel momento e subito dopo avergli scritto"162:
«Fate costruire due scatole di acciaio fine (simili alle comuni
custodie delle bussole marine), che siano di ugual peso, gran­
dezza e disegno, provviste di un bordo abbastanza grande per
collocarvi tutt'intorno le lettere dell'alfabeto; e che sul fondo
vi sia un perno per fissarci una lancetta, come in un comune
orologio. Badate che le vostre custodie siano ben pulite e luci­
de, poi cercate, fra delle magnetiti fini e di buona qualità, una
che abbia, dalla parte rivolta a mezzogiorno, delle vene bian­
che, e scegliete quella più lunga e più diritta; fatela segare in
due parti, il più possibile uguali, per farne due lancette per le
vostre scatole; è inoltre necessario che siano dello stesso spesso­
re e dello stesso peso, e che siano provviste di un forellino per
posarle in equilibrio sul perno.
Preparato tutto ciò, darete all'amico con il quale volete cor­
rispondere una delle due scatole, nella quale avrete segnato
un'ora per alcuni giorni della settimana, o anche un'ora per
ogni giorno, se vorrete, o più, anche se potrebbe essere un po'
fastidioso, perché quando si vuole comunicare con l'altro, è ne­
cessario essere nel proprio studio un quarto d'ora, mezz'ora, o
anche un'ora prima di quella concordata con l'amico, porre su­
bito la lancetta sul perno della scatola, e continuare a osservarla.
Bisogna anche fare un segno, una croce o altro, all'inizio
dell'alfabeto, per poter vedere, quando la lancetta si troverà su
questo segno, che avete l'intenzione di cÒmunicare fra voi, per-

162
Secrets merveilleux de la magie nature/le et cabalistique du peti t Albert . . , Lyon,
.

1782, segreto n° 99, pp. 242-244.

74
ché è necessario che giri da sola dopo che l'amico lontano,
sempre prima di cominciare a comunicare, l'avrà indirizzata su
tale segno; così l'amico, per far conoscere la propria intenzione
all'altro, indirizzerà la lancetta su una lettera, e nel contempo, la
lancetta dell'altro amico si girerà da sola sulla lettera corrispon­
dente, a causa del rapporto esistente fra loro.
Quando risponderete, dovrete fare la s.tessa cosa, e quando
avrete finito, rimetterete la lancetta sullo stesso segno. Notate
che dopo aver parlato bisogna badare ad avvolgere la scatola e
la lancetta separatemente nel cotone, in una scatola di legno, e
a preservarle soprattutto dalla ruggine».
Ritroviamo un altro procedimento di preparazione di que­
sti strumenti, del tutto inaspettatamente, in una voluminosa
raccolta di ricette del medico e alchimista itinerante italiano
Buonafede Vitali, vissuto a cavallo tra il XVII e il XVIII se­
colo163:
<<Essendo la Luna in buon aspetto con Mercurio che sia in
Sagittario con lancetta nuova si cavi sangue dalla mano sinistra,
e si raccolga il sangue in un bicchiero nuovo; dopo cavate 6
o 7 once si vada ispergendo acqua, così il sangue pian piano
si sciolga, si fùtri, lavando e rilavando con altra acqua ciò che
resti sul fùtro sino che non restino che li soli sfùacci bianchi.
Questi bene asciutti all'aria si ripongano in una scattoletta di
legno fatta al torno, e ben chiusa si conservi, e la scattola sia di
frassino in un'altra pur di simil legno si conservi la lanzetta, che
cavò il sangue senza lavarla. Così facciano due persone nello
stesso punto uno vicino all'altro, e si cambino poi le scattole
e le lanzette, e potranno darsi conto di se in lontananza, pun­
gendo le dette fibbre con detta lanzetta, e corrispondendo, o in

1 63 Su Buonafede Vitali (1 686-1745), detto l'Anonimo, di antica e illustre

famiglia bussetana, che percorse tutta l'Europa, cf.: Giovanni Battistini, "Buo­
nafede Vitali: l'Anonimo", La Nazionale, Parma, (1970) e in Archivio storico
per le province parmensi, IV serie, 2 1 , 1 970; e Michelangelo Ferraro, I segreti di
Buonafede Vitali e la mediana del primo Settecento, Bologna, 2002.

75
numeri o in lettere, e così si parla in eccessiva lontananza ciò
che si vuole»1 64•
Di comunicazione a distanza mediante il sangue e di tran­
splantazione delle malattie trattano diversi scritti, come la Dis­
sertazione epistolare sulla transplantazione delle malattie del medico
e matematico danese Thomas Bartholin165•
Ma torniamo ad Agrippa, del quale un carteggio con un te­
ologo, il padre agostiniano Aurelio di Acquapendente, residente
ad Anversa, ci fornirà degli interessanti elementi. Era stato il
padre Aurelio a iniziare la corrispondenza, con una lettera del
2 settembre 1 527 in cui esprimeva ammirazione per Agrippa,
e alla quale quest'ultimo rispondeva il 23 dello stesso mese,
instaurando subito un rapporto di amicizia e dichiarando al
suo corrispondente: <<Bada a non farti ingannare da coloro che
furono alla loro volta ingannati. Qui infatti non potrebbe ser­
virti una pur grande lettura di libri, i quali non danno altro
suono che quello di puri enigmi. [ . . .] Poiché con l'ingegno
non scortato dagli auspici, allontanatisi dal vero intelletto per
cadere nelle false immaginazioni, irretiti negli inganni e negli
artifici degli spiriti esteriori, essi sono divenuti i pericolosi ser­
vitori di quelli da cui è dato l'essere dominati, ed, ignorando
se stessi, se ne vanno via dietro le vestigia dei loro greggi, cer­
cando fuori di sé quello che posseggono entro. E questo è ciò
che ora voglio che tu sappia, perché in noi stessi è l'operatore
di tutti i resultati e fenomeni meravigliosi, il quale operatore
sa discernere e compiere qualunque cosa i portentosi mate-

164 Archivio privato della famiglia Vitali Verga, B. Vitali, Ms.7, Raccolta di
-

segreti ordinati alfabeticamente, c. 14lr; e in Michelangelo Ferraro, I segreti di


Buonqfede Vitali. . . , op. cit. , p. 80.
165Thomas Bartholin, De transplantatione morborum dissertatio epistolica, Haf­
niae, 1673; e in Hermann Grube, De arcanis medicorum non arcanis commentatio.
Ex inventis recentiorum Harvejanis, Bartholinianis, Sylvianis, Willisianis, Ha.fniae,
1673; Ajhandling om Sygdommes Overplantning... , Kiebenhavn, 1 794; Dietrich
Georg Kieser, "Wechselwirkung in Distanz", Archiv Jur den thierischen Ma­
gnetismus, vol. VIII, parte 3, pp. 154-1 55; cit. anche da Willy Schrodter, Die
Geheimkiinste der Rosenkreuzer, Warpke-Billerbeck, Baumgartner, 1 954.

76
matici, i prodigiosi maghi, gli alchimisti perseguitori invidiosi
della natura, i malefici negromanti peggiori dei demoni osano
promettere; e questo senza alcun delitto, senza offesa di Dio, ed
ingiuria della religione. Questo operatore delle cose mirabili,
dico, è in noi. [ . . ] È quello di cui sarebbe il caso di trattare lun­
.

gamente, ma a quattr'occhi. Poiché queste cose non si affidano


alle lettere, né si scrivono con la penna, ma si infondono da
spirito a spirito, con poche e sacrosante parole, se ci accadrà di
.
vemre da te . [ ... ] » 166 .
La risposta entusiastica di padre Aurelio non si fece at­
tendere, e a questa Agrippa replicò con un'altra interessante
lettera, in cui diceva, fra l'altro: (([ . . .] Per quanto si attiene alla
fùosofia che desideri, voglio che tu sappia che il conosce­
re lo stesso dio opifice di tutte le cose, e il trapassare in lui
con l'interna immagine della similitudine (ossia con un certo
contatto o vincolo essenziale), per mezzo di cui ti trasformi
e divieni dio stesso, [ . . . ] voglio che tu sappia che questa è la
vera, la somma occultissima filosofia delle opere ammirabi­
li. La chiave di essa è l'intelletto1 67, infatti, quanto più alte
sono le cose di cui abbiamo intelligenza, tanto più alti sono
i nostri poteri di cui ci investiamo, tanto più grandi le nostre

166 Epistolae,V, 14, qui nella traduzione di Arturo Reghini, in E. C. Agrippa,


LA filosofia occulta o la magia, op. cit., pp. 79-80.
167 Ecco la definizione di questo termine data da Reghini: •È l'intellet­
to agente, il nous poietikos, il lumen intellectuale, l'intelletto che, agendo sopra
e mediante le forze occulte elementari ed investendosi delle virtù siderali,
compie le opere mirabili» (lvi, nota 48 p. 81). Dello stesso tenore di quella di
Agrippa è l'affermazione del letterato ermetista Ludovico Lazzarelli (1 450-
1 500) : •La mente umana, poiché è immagine della mente originaria, ha rice­
vuto in dono da essa non solo la fecondità ma anche l'immortalità; e questi
due doni specifici la mente stessa li comunica alla sua immagine, cioè la paro­
la. Per questo Ermete ha detto (Corpus hermeticum, Xll, 12) che la mente e la
parola hanno lo stesso valore dell'immortalità, e ci ha ricordato che chiunque
usi di esse in modo adeguato, non differisce assolutamente in nulla dagli
immortali, ma anzi ha dichiarato che alla fine siamo condotti da queste nella
schiera dei beati. Queste due infatti, o re, congiunte l'una all'altra, partorisco­
no una discendenza divina» (fl cratere di Ermete, 25, 3, in Claudio Moreschini,
Storia dell'ermetismo cristiano, Brescia, Morcelliana, 2000, pp. 370-371).

77
opere, e tanto più grande la facilità e l'efficacia con cm le
operiamo[ ]11168•
. . .

E dopo aver dichiarato che, se si vogliono penetrare tali se­


greti, bisogna morire alla carne, ai sensi e all'uomo animale, e
che ciò è dato a pochissimi, aggiunge: «Di questo devo avver­
tirti, di non illuderti a mio riguardo, e non credere che io, aven­
do un tempo esperimentato queste cose divine, te le esponga, o
voglia arrogarmi una tale cosa, o speri di potermela concedere,
io che come cavaliere consacrato pel sangue umano (versato
in combattimento), vissuto quasi sempre nelle corti, legato col
vincolo della carne a una carissima moglie, ed esposto a tutte le
vicende della instabile fortuna, avvinto dalla carne, dal mondo
e dalle cure domestiche, non ho conseguito tanto sublimi doni
degli immortali dei; ma voglio che tu mi prenda come una
sentinella, che restando essa stessa sempre davanti all'entrata,
mostra agli altri quale sia la via per entrare [... ]11 169•
Agrippa aveva conosciuto Tritemio in occasione di una vi­
sita all'abbazia di Wtirzburg, nell'inverno 1 509-15 10, durante
la quale si erano intrattenuti sui loro comuni interessi; e nella
primavera del 1 51 0, all'età di 24 anni, aveva inviato una copia
manoscritta della sua prima redazione del De occulta philosophia
all'abate, al quale l'aveva dedicata; Questo manoscritto, che si
trova ancora a Wtirzburg1 70, era accompagnato da una lette­
ra, nella quale Agrippa giustificava la sua opera di restaurazio-

168 Epistolae,V, 1 4; ivi, pp. 81-82.


169 Lettera del 1 9 novembre 1 527, Epistolae, V. 1 4; ivi, pp. 82-83; e in
Auguste Prost, Les sciences et /es arts occultes au XVI' siècle: Corneille Agrippa.
Sa vie et ses reuvres, 2 voll. (reimpressione Paris, 1881-1 882), Nieuwkoop,
1965, l, pp. 204-205, cit. da I. P. Couliano, op. cit., p. 255 e nota 83 p. 261 .
Ioan P. Couliano ne dà una traduzione ben diversa, nel senso pessimistico
del termine, sostenendo come questa amara lettera dimostri, unita a ciò che
si conosce delle vicissitudini della vita di Agrippa, l'inefficacia del metodo
da lui seguito.
170 Wiirzburg, Universit:iitsbibliothek, ms.M.ch.q.50; manoscritto ripro­
dotto da K. A. Nowotny in appendice all'edizione del De occulta philosophia
del 1533 da lui curata, Graz, 1 967, pp. 5 1 9-586.

78
ne dell'antica magia, da sì gran tempo abbandonata e persino
condannata e bandita, alla quale l'avevano spronato i consigli
illuminati di Tritemio, e gli domandava di giudicarla e di cor­
reggerne gli eventuali errori171 •
Nella sua risposta dell'8 aprile 1 5 1 0,Tritemio gli era prodigo
di lodi per il suo lavoro e per la sua erudizione, non comune
a quell'età, ma lo ammoniva anche ad «osservare il precetto di
comunicare le cose volgari al volgo, ma le cose più alte e più
arcane soltanto agli amici più segreti e più elevati. "Dà il fieno
al bove e lo zucchero solamente al pappagallo; fa attenzione a
non esporti, come ad altri è accaduto, ai calci dei buoi"»172•
Consigli che Agrippa seguì solo in parte, e più precisamente,
si attenne più al primo che al secondo, se nel 1 523 inviava a
un suo corrispondente l'indice della Filosofia occulta scrivendo­
gli: «La chiave di tutta la faccenda la riservo a me e agli amici
e, non dubitare, tu sei uno di questi. Sarebbe un delitto e un
sacrilegio rendere pubblica questa cosa alla coscienza di tutti.
Poiché essa non si trasmette con gli scritti, ma si infonde nello
spirito grazie allo spirito»173•
In questi importanti stralci di lettere possiamo notare l'af­
finità con i principi pelagiani della trasmissione da spirito a
spirito, senza l'intermediazione di parole o scritti.
In un'altra epistola del 1520, indirizzata a Giovanni Rug­
gero Brennonio, Agrippa dichiara che il suo copista Teodorico
si affatica giorno e notte a copiare i manoscritti !asciatigli da
Tritemio, e aggiunge che ha già in mano la Steganogra.fia, di cui
gli farà prossimamente una copia174•

171
Epistolae, l, 23; e in Joseph Orsier, Henri Cornélis Agrippa. Sa vie et son
a!uvre d'après sa correspondance (1 486- 1535), Paris, 1 9 1 1 , pp. 57-58.
172
Epistolae, l, 24, ci t. da Arturo Reghini nel saggio introduttivo a Enrico
Cornelio Agrippa, LA filosofia occulta o la magia, Milano, 1926, p. 75; ristampa
Roma, Edizioni Mediterranee, 1983; e da J. Orsier, Henri Cornélis Agrippa ,

op. cit., pp. 59-


m Epistolae, III, 56.
174
Epistolae, Il, 57, In Opera, Il, p. 7 1 3.

79
Sappiamo che il ftlosofo d'origine piccarda Charles de Bovel­
les (1479 - dopo il 1 566), che Triternio aveva ospitato verso la
fine del 1 504 con grande generosità, ebbe occasione di sfogliare
per qualche ora il manoscritto ancora incompleto della Stega­
nogr'!fia, e la giudicò una sconcertante opera di magia diabolica,
tanto da denunciarla in una lettera a Germain de Ganay, preci­
sando che Triternio non era soltanto un mago, ma anche qualcu­
no che non capiva nulla di fùosofia175.Triternio si difese con uno
scritto in cui negava con ricchezza di argomentazioni che l' ope­
ra avesse a che fare con la magia demoniaca, affermando che le
invocazioni erano uno stratagemma per tenere lontano il volgo
da segreti importanti176, e comunque non fece mai stampare la
Steganografia: infatti, anche se conobbe una grande diffusione sot­
to forma manoscritta, fu pubblicata solo nel 1 606177, postuma.
Joan Couliano nota giustamente che, per riuscire a com­
prendere il contenuto della Steganografia bisogna disporre di
tempo e di pespicacia, e che in poco tempo (un paio d'ore,
scrive lo stesso Bovelles, dopo le quali aveva respinto lo scrit­
to come diabolico) non era certo possibile farsene un'idea178;

175 Carolus Bovillus, Liber de intellectu, cc. 172r-173r: lettera datata 8 mar­
zo 1509, ma che più probabilmente è del 1506. Johannes Wierus la pubblicò
in Histoires, disputes et discours des illusions et impostures des diables, des magiciens
injames, sorcières et empoisonneurs ... , Paris, 1579; cit. da P. Chacornac (op. cit., nota
1 p. 49) nell'ed. di Paris,1885, l, pp. 192-194. Quanto a de Ganay, che aveva già
avuto occasione di notare l'invidia di Bovelles nei confronti di Tritemio, e ne
aveva fatto parte a quest'ultimo, continuò le sue relazioni con l'abate, che gli
inviò nel 1 5 1 5 un manoscritto della Polygraphia con una lettera dedicatoria. Cf.
Sebastiano Gentile, "Giano Lascaris, Germain de Ganay e la prisca theologia in
Francia", in Rinascimento, II serie, XXVI, Firenze, Olschki, 1986, p. 73, nota 90.
176
Questa ultima affermazione è riportata da: Cf. ]oannis Trithemi. . . Ste­
ganographia . . . , Vindicata reserata et illustrata . . . Norimbergae, 1721, pp. 72-78.
Cit. da Daniel Pickering Walker, Magia spirituale e magia demoniaca da Ficino a
Campanella, Torino, Aragno, 2000, p. 1 19 e nota 1 1 .
177 Steganographia, hoc est Ars per occultam scripturam animi sui voluntatem
absentibus aperiendi certa, authore... Joanne Trithemio, Francofurti, 1 606. Seguì
l'edizione accresciuta di Darmstadt, 1 608.
1 78 Ioan P. Couliano, Eros e magia nel Rinascimento, Milano, Il Saggiatore,
1 995, pp. 247-248.

80
ma Tritemio è ancora più netto quando scrive: «Quando gli
mostrai la mia opera sulla Steganogra.fia, che non era ancora del
tutto terminata, egli la ammirò, e anzi, la lodò, benché non la
comprendesse completamente, perché non ne aveva né l'in­
gegno né la chiave, e non meritava di udire né di ricevere il
nostro insegnamento))179•
Couliano aggiunge che la perspicacia fece sicuramente difetto
a un altro, il medico Johannes Wier, discepolo di Agrippa, il quale
attaccò violentemente Tritemio nel suo De prestigiis daemonum180•
Invece Jacques Gohory (1 520-1 576), il traduttore francese
dell'Hypnerotomachia Poliphili, che aveva preso le difese dell'a­
bate, pubblicò nel 1 572 un'opera dal titolo: Libro della fontana
perigliosa con la Carta d'amore, altrimenti detto il Sogno delfrutteto,
opera eccellentissima di poesia antica contenente la steganogra.fia dei
misteri segreti della scienza minerale181; e nel commento al Libro
della fontana perigliosa scrisse: <<Questo nome di Steganogra.fia è
stato imposto al titolo dal dotto Giovanni Tritemio, tedesco, di
cui possiedo solo tre parti in diversi esemplari manoscritti, a
causa del fatto che ha voluto sopprimerle, per il cattivo reso­
conto che ne fece Charles de Bovelles al quale le aveva fatte
leggere. Siamo perciò privati del frutto dei bei segreti che egli
prometteva [ ... ] e tutto con mezzi naturali e leciti))182; egli aveva
ritrovato infatti la Steganogra.fia in Paracelso, pubblicando nel
1567 a Parigi un Theophrasti Paracelsi philosophiae et medicinae
utriusque universae compendium . . . auctore Leone Suavio J G. P

179 Trithemius, Polygraphia, epistola a Massimiliano, cit.; giudizio confer­


mato da Jean-Pierre Nicéron, Mémoires pour servir à l'histoire des hommes il­
lustres, Paris, 1729-17 45, XXVIII, p. 230.
180 ]oannis Wieri Opera omnia . . . editio nova... Amstelodami, 1 660, p. 1 1 2: De
praestigiis daemonum, II, 6: De ]ohanne Trithemio, ejusque libro Steganographia in­
scripto. Cit. da l. P. Couliano, Eros e magia nel Rinascimento, op. cit., pp. 247-248
e nota 65 p. 260.
181 Livre de lafontaine perilleuse avec la Charlre d'amours, aultrement intitulé le
songe du verger, oeuvre tres excellent de poésie antique contenant la steganographie des
mystères secrets de la science minérale, Paris, 1572.
182
J. Gohory, Livre de lafontaine perilleuse. . . op. cit., commento in prefazione.

81
Ci permettiamo qùi una breve digressione per sottolinea­
re come Paracelso, ossia Theophrast Bombast von Hohenheim
(1493-1541), il padre dell'aldùmia occidentale postrinascimen­
tale, pare avesse ricevuto un deposito di conoscenze ermetiche
da dei religiosi, conoscenze che egli attualizzò in modo mira­
bile. La sua educazione, infatti, non seguì linee esclusivamente
naturalistiche, ma piuttosto eclettiche o "pansofiche", e fu gra­
zie a questa che acquisì una profonda conoscenza della religio­
ne e della filosofia, come sottolinea Walter Pagel, che precisa
che Paracelso stesso nomina fra i suoi primi maestri quattro
vescovi e un abate, che sarebbe proprio Johannes Trithemius di
Sponheim, chiamato "Pansophi::e splendor magnus" 1 83•
lnvero su questo argomento Paracelso si esprime così ne LA
Grande Chirurgia : «Fin dalla giovinezza, desiderando molto im­
parare, ho studiato diligentemente con degli eccellenti maestri,
assai versati nella filosofia più segreta e profonda, che chiama­
no Philosophia adepta. I miei maestri sono stati in primo luogo
Wilhelm von Hohenheim, mio padre, che non mi ha mai ab­
bandonato, e con lui molti altri, che non si possono elencare
tutti. Inoltre numerosi scritti di antichi e nuovi autori versati
nell'Arte, come Scheit [o Scheyt] , vescovo di Sergach, il vesco­
vo Erhardt e i suoi predecessori di Lavanthal, Nicolas, vescovo

1 83 Walter Pagel, Paracelso, Milano, Il Saggiatore, 1989, p. 1 5 e nota 1 7 p.


280. Pagel dice che la testimonianza di Paracelso a questo proposito è ine­
quivocabile. Cf. K. Goldammer, "Die bischofliche Lehrer des Paracelsus", in
Arch . Gesch. Med., 1 953, XXXV II, 234, e Paracelsus-Studien, Karnten 1954,
pp. 7-4 1 . Isidor Silbernagel (Johannes Trithemius. Eine Monographie, Landshut,
1868, p. 226) pensa possa essere più verosimile che Paracelso si sia formato
sugli scritti di Triternio, piuttosto che abbia assistito personalmente alle sue
lezioni.
Nella sua tesi dedicata a Paracelso, Henri Hunwald scrive invece: «La
maggior parte dei biografi identificano il vescovo di Sponheim con il famo­
so Johannes Triternio, ma secondo le ultime ricerche sembra si tratti di un
omonimo appartenente a una famiglia della Carinzia• (Paracelse et /es débuts
de la chi mie médicale; L'Iatrochimie et /es "Maladies du Tartre", tesi di dottorato
in medicina, Paris 1948, p. 41). Pau! Chacornac (op. dt., p. 80) condivide l'o­
pinione di Hunwald.

82
di Ippona [o Hyppona] , il vescovo Mathieu Schacht, suffragan­
te di Freysing, e molti altri vescovi, come quello di Sponheim,
e molti altri ancora. Diverse esperienze che ho imparato da
alchimisti versati in queste arti mi hanno molto arricchito, in
particolare dal nobile Sigmund Fueger di Schwaz e i numerosi
assistenti che aveva al suo servizio))184•
Un altro paracelsiano, Gerard Dorn, traduttore di diverse opere
del "divino Teofrasto", dedicò a François de Valois un'opera ispi­
rata a Tritemio e basata sui principi paracelsiani: Monarchia Triadis
in unitate soli Deo sacra, tradotta come lA monarchia del Temario in
unione contro la monarchia del Binario in confusione185, ave è spiegato
in versi e illustrato da figure geometriche che la santa Unità, per
mezzo del Ternario, ci rimette in libertà, dopo la monarchia del
Binario. Nel Dizionario paracelsiano di Dorn, la voce "Unità di
Tritemio" dice infatti: (cÈ l'esaltazione del Ternario nell'Unità per
ridimensionamento del Binario, ed è operazione supernaturale e
spagirica, fondamento della ricerca delle cose astruse)).
Nel libro I della Clavis philosophiae chemisticae Dorn spiega
così il Ternario: ((L'intero universo, in ordine, numero e misura,
fu plasmato da e con il sacro Ternario, mediante l'Unità. Non
è numero l'Unità, ma è patto di concordia. Fonte invece e ori­
gine di discordia, il Binario, questo primo dei numeri, rimase
scisso dall'Uno per assunzione di materia; né lo si può ricom­
porre a Unità, se non con un vincolo talmente indissolubile,
quale è l'Uno soltanto [ ... ] Con questo, come dice Tritemio
nell'Epistola a Germain de Ganay, si riespelle il Binario; e il

184 Theophrast von Hohenheim detto Paracelsus, Siimtliche Werke, a cura di

Karl Sudhoff, Miinchen-Berlin, 1922-33, 14 vol., La Grande Chirurgia, X, pp.


353-354 ; trad. da Henri Hunwald, Paracelse et /es débuts de la chimie médicale;
L'Iatrochimie et /es "Maladies du Tartre", tesi cit., p. 40. Un'altra traduzione
francese di questo brano è di Dariot, Lyon 1589-1 593, p. 246 (Terzo tratta­
to: "Della guarigione delle ulcere"); testo latino nell Opera omnia, Genevae,
'

1659, III, p. 66.


1 85 La Monarchie du Temaire en union contre la monarchie du Binaire en confo­
sion, s. I.., 1 577. Cit. da E Secret, Hermétisme et kabbale, op. cit., p. 104.

83
ternario sarà riportabile alla semplicità dell'Uno [ ... ] ; ascenso
ben noto soltanto a quelli nella cui mente vi sia il Ternario: i
quali, rigettato il Binario per assunzione di Ternario, vengono
elevati a semplicità d'Unità» 1 86•
A questo proposito, Dorn scrive anche: <c[. .. ] la magia trae
certamente origine dal Ternario divino e dalla trinità divina.
Così Dio, nella sua onnipotenza, ha segnato con questo Tema­
rio tutte le creature e vi ha inciso con il suo dito questo carat­
tere sacro ternario, tanto che nelle cose naturali di questo mon­
do è impossibile trovare qualcosa che sia privo di tale mistero
del divino Ternario, e che non si possa rendere visibile. [ . . . ]
L'alleanza del ternario divino, diffusa da tutta quanta la sostanza
delle cose, è indissolubile: da questa attingiamo a partire dai
quattro elementi il mistero di tutta la natura. Infatti il Ternario
dà luogo, con il Quaternario magico, al Settenario perfetto, che
racchiude molti misteri, ed è dimostrato da fatti noti. E quando
il Quaternario rimane in seno al Ternario, la luce si leva sull'o­
rizzonte dell'eternità, e ci mostra il grande legame che ci uni­
sce a Dio. [ ... ] Dal momento in cui il Quaternario e il Temario
si elevano infine nel Denario 1 87, si ha il ritorno all'unità»188• Qui
Dorn alluderebbe a una dichiarazione enigmatica di John Dee:
"il Quaternario rimanente nel Ternario" ispirata dali'affermazio­
ne di Tritemio sull'anima che ascende "dal ternario attraverso il
binario fino all'unità" e discende "dall'unità al quaternario re-

186
Theatrum chemicum Argentorati, 1 659, I, pp. 200-201 .
,

187
Qui per denario non si intende evidentemente la moneta romana,
bensì il numero dieci.
188
In Theophrasti Paracelsi Auroram Philosophorum, Thesaurum & mineralem
oeconomiam . . . , Commentaria cum quibusdam argumentis per Gerardum Domeum,
Francoforti 1583 e 1 584, cap. IV, pp. 24-25. L'edizione latina attribuisce
l'opera a Teofrasto Paracelso. Nell'edizione tedesca (Chirurgische Biicher und
Schrifften .. . durch Johannem Huserum... , Strassburg 1 605, Appendix, pp.
78-92) è detto invece che il testo è di Dorn, e che è dedicato a Paracelso.
Cf. Karl Sudhoff, Bibliographia paracelsica. Besprechung der unter Theophrast von
Hohenheim's Namen 1527- 1 893 erschienenen Druckschriften, Berlin, 1 894, pp.
342-344, 350, 455, 463; e Bernard Gorceix, Alchimie. Traités a/lemands du XVf
siècle traduits et présentés par B. G., Paris, Fayard, 1980.

84
stante nel ternario". In altre parole, il binario, diviso in discordia
fra corpo e anima, e il ternario (corpo, anima e spirito) sono
ridotti, attraverso il quaternario (terra, acqua, fuoco e aria) alla
semplicità della monade o unione con Dio1 89 •
Nella Monade infatti, nel teorema 20, Dee dice: "Questa è la
maniera in cui la nostra Monade, procedendo verso il Ternario
tramite il Binario, una volta purificato il Quaternario, si reinte­
gra nell'Uno per la legge dell'eguaglianza"190•
I tre principi in quanto chiave della magia saranno svilup­
pati, sulle orme di Tritemio e di Agrippa, dal fùosofo ermetico
inglese Eugenio Filalete alias ThomasVaughan (162 1 - 1 666)191 :
«Vi ricordate in quali termini, nel mio precedente discorso
sulla natura dell'uomo, ho menzionato una certa triplicità degli
elementi secondo le loro differenti complessioni nelle diverse
regioni del mondo. Parlerò ora di un'altra triplicità - molto più
oscura e mistica - senza la quale non potrete mai accedere alla
precedente, giacché questi tre principi sono la chiave di ogni
magia, senza la cui perfetta conoscenza non potrete mai com­
prendere veramente i più piccoli idiomi della natura. Il primo
principio è uno in uno, e uno originato da uno. È una vergine
pura e bianca, prossima a ciò che è purissimo e semplice. È la
prima unità creata. Tramite essa furono fatte tutte le cose - non
realmente ma mediamente - e senza di essa non può essere
fatto nulla, né di artificiale né di naturale. È la "sposa di Dio e

1 89 Cf. Shumaker,Wayne et Heilbronn,J. L., a cura di,john Dee on Astrono­


my. Propa?deumata Aphoristica (1558 and 1 568), University of California Press,
Berkeley & Los Angeles, 1978, pp. 200-203.
190 Monas Hieroglyphica, Antverpia: 1 564, sig. E3v; C. H.Josten, "A transla­
tion of John Dee's Monas Hieroglyphica (Antwerp, 1564)", in Ambix, 1 2,
1964, p. 185.
1 9 1 Vaughan considerava Agrippa suo maestro e lo elogiò nelle sue ope­
re nei termini più entusiastici. È possibile che la competenza di Vaughan

rispetto alla questione del Ternario propria a Tritemio e ad Agrippa derivi


dagli effetti a posteriori del viaggio che Agrippa fece in Inghilterra nel 1 5 10,
durante il quale egli avrebbe potuto trasmettere parte delle sue conoscenze
ermetico-magiche a persone qualificate (A. Prost, Les sdences et /es arts occultes
au XVf siècle: Cornei/le Agrippa, op. cit., l, pp. 199-201).

85
delle Stelle". Grazie alla sua mediazione l'uno discende verso il
quattro, e il tre sale attraverso il quattro verso la Monade invi­
sibile e sovrannaturale. Colui che lo ignora non potrà mai ac­
cedere all'Arte, perché non sa quel che deve cercare. Il secondo
principio non differisce dal primo per sostanza o dignità, ma
per temperamento e per ordine. Il secondo era il primo ed es­
senzialmente lo è ancora, ma aderendo alla materia ha assorbito
un'impurità, e così è caduto dalla sua prima unità: ecco perché
i magi lo chiamano Binario. Separa dunque diametralmente
la circonferenza dal centro con una linea, e �edrete apJ?arire
il Ternario dei Filosofi, che è il terzo principio. Questo non
è esattamente un principio, ma un prodotto dell'Arte. È una
natura variata, composta in un senso e decomposta in un al­
tro, consistente in potenze inferiori e superiori. è il fuoco dei
magi, è il Mercurio dei Filosofi, è quel celebre Microcosmo, è
Adamo. È il labirinto, è il dedalo della magia, in cui un mon­
do di studiosi si è perso; una cosa trattata in modo sì oscuro e
confuso da quelli che l'hanno conosciuta, che è assolutamente
impossibile trovarla nei loro scritti.
Non c'è scrittore recente in grado di comprendere la pienez­
za, la vastità e l'universalità di questo principio, né il suo vero
impiego metafisica. Si muove quaggiù avvolta in ombre e teofa­
nie, lassù in vesti eteree; e non vi è nulla in natura che sia espo­
sto a tale pubblica prostituzione quanto essa, per questo motivo
passa per tutte le mani ma nessuna creatura può farne uso.
Questo Ternario, una volta ridotto tramite il Quaternario,
ascende alla Decade magica, che è la singola Monade unitis­
sima, nel quale stato può fare tutto quello che vuole, poiché
è unito faccia a faccia all'Unità prima, eterna e spirituale. Ma
riguardo a questi tre principi, ascoltate l'oracolo della magia, il
grande e solenne Agrippa:
"Per operare qualcosa di efficace in Magia, occorre dunque
possedere la conoscenza perfetta dei quattro elementi indicati.
Ciascuno di tali elementi possiede tre diverse qualità; cosicché

86
il quaternario si completa nel duodenario e, progredendo at­
traverso il settenario e il denario192, giunge a quella suprema
Unità da cui dervano tutte le virtù e tutte le meraviglie.
Gli elementi del primo ordine sono quelli puri, non com­
posti, non trasmutabili, non suscettibili di mescolanze e incor­
ruttibili; e non da essi, ma per essi, le virtù delle cose naturali
rivelano i loro effetti, perché possono tutto in tutto; e colui che
le ignora non potrà operare nulla di meraviglioso.
Gli elementi del secondo ordine sono composti diversi e
impuri. Si può pertanto ridurli con l'arte alla semplicità e alla
purezza e quando siano restituiti alla loro semplicità, la loro
virtù è sopra ogni cosa e dà il complemento di tutte le ope­
razioni occulte e della natura delle operazioni. E questi sono i
fondamenti di tutta la Magia naturale.
Gli elementi del terzo ordine non sono elementi nella loro
essenza e per se stessi, ma sono decomposti, dissimili, provvisti
di più sorte di qualità, e possono cambiarsi reciprocamente l'u­
no nell'altro. Sono un mezzo infallibile, e perciò si chiamano
la natura di mezzo, o l'anima della natura mediana. Pochi ne
intendono i profondi misteri; da essi dipende, per certi nume­
ri, ordini e gradi, la perfezione d'ogni effetto; grazie ad essi si
possono compiere meraviglie in tutte le cose naturali, celesti e
supercelesti, nonché nella Magia, tanto naturale quanto divina.
Perché grazie ad essi si compiono i legami, le dissoluzioni e le
trasmutazioni di tutte le cose, si perviene a conoscere e a pre­
dire l'avvenire, e da essi deriva lo sterminio dei cattivi demoni
e la conciliazione dei buoni spiriti.
Nessuno si illuda dunque di poter operare qualcosa nelle
scienze segrete magiche e naturali senza queste tre specie di
elementi e senza ben conoscerli. Ma colui che saprà ridurli e
trasformarli l'uno nell'altro, gli impuri in puri, i composti in

192
Qui per denario non si intende evidentemente la moneta romana,
bensì il numero dieci.

87
semplici, e discernere la natura intima e la virtù e possanza in
numero, grado e ordine, perverrà agevohnente alla perfetta co­
noscenza delle cose naturali e dei segreti celesti" 1 93•
[ ... ] E ora, a vostra ulteriore istruzione, ascoltate dunque l'o­
scuro discepolo194 del più oscuro Libanio Gallo:
"Il Primo principio consiste nell'uno, non dal quale ma
attraverso il quale tutta la virtù delle meraviglie della natura
produce un effetto; abbiamo detto attraverso il quale perché il
puro che procede dall'uno non è un composto e non subisce
mutamenti. Partendo dal ternario e dal quaternario, inoltre, vi
è una progressione che va fino alla monade, affinché si �ompia
il denario, perciò vi è un regresso del numero fino all'unità,
come una discesa nella tetrade e un'ascesa nella monade. È
impossibile compiere il binario se non tramite esso: la monade
si trasforma con gioia nella triade. Tutti coloro che ignorano
questo principio, che viene dopo il principio della monade,
non possono conseguire nulla nel ternario, né raggiungere il
sacro quaternario. Anche se possiedono tutti i libri dei Filosofi,
anche se conoscono alla perfezione il corso delle stelle, le loro
virtù, i loro poteri, le loro operazioni e le loro proprietà, e
comprendono appieno le loro immagini, gli anelli, i sigilli e le
cose più segrete, non potranno tuttavia proseguire le loro ope­
razioni senza la conoscenza di questo principio proveniente da
un principio e che va verso un principio. Perciò tutti quanti
ho visto operare in filosofia naturale o non sono approdati a
nulla o, dopo lunghe e inutili operazioni, sono caduti dalla di­
sperazione in imprese vane, misere e superstiziose. Il secondo
principio, che è separato dal primo per ordine ma non per
dignità, e che solo esistendo produce il ternario, è quello che
mediante il binario opera meraviglie. Infatti nell'uno c'è l'uno
e non c'è l'uno; è semplice ed è composto nel quaternario:

1 93 E. C. Agrippa, LA filoscifw occulta o la magia, op. cit., l, 4: Dei tre modi di


considerare gli elementi.
1 94 Così Vaughan definisce Triternio.

88
essendo purificato dal fuoco, esce in sola acqua pura, e ridotto
alla propria semplicità, rivelerà all'operante il compimento dei
misteri. Qui vi è il centro della conoscenza della natura, la cui
circonferenza, unita a sé, rappresenta un cerchio: un ordine im­
menso nell'infinito: la sua virtù è purificata su tutte le cose ed
è semplice, la più piccola di tutte le cose, essendo composta sul
grado del quaternario.
Ma il numero quaternario pitagorico, sostenuto dal ternario,
il puro e il purificato in uno, che procede verso il binario nel
ternario, se osserva l'ordine e il grado, può compiere meraviglie
e misteri naturali. Questo è il quaternario nella misura del qua­
le il ternario, unito al binario, fa di tutte le cosa una, in modo
meraviglioso. Il numero ternario, ridotto all'unità, contiene in
se faccia a faccia tutte le cose, e può fare ciò che vuole. Il terzo
principio non è un principio di per sé, ma tra sé e il binario
è il fine di ogni scienza ed arte mistica, e il centro infallibi­
le del principio mediano: non è più facile errare in uno che
nell'altro, poiché pochissimi di quelli che vivono sulla terra ne
comprendono la profondità. È di natura incostante, composto,
nasce otto volte moltiplicato tramite il settenario nel ternario e
rimanendovi fisso. In esso vi è il compimento del numero, dei
gradi e dell'ordine, con il quale tutti i Filosofi e autentici ricer­
catori dei misteri della natura hanno ottenuto risultati mirabili;
con il quale, ridotto nel ternario ad un elemento semplice,
hanno rapidamente compiuto, in modo naturale, cure miraco­
lose di malattie e di ogni tipo di infermità; e hanno conseguito
risultati nella conoscenza naturale e sovrannaturale con questo
modo di lavorare. Cacciano i demoni secondo la disposizio­
ne del quaternario. Con questo si verifica la predizione degli
avvenimenti futuri e non altrimenti si impara dalla natura la
penetrazione dei misteri. Con questo unico mezzo il segreto
della natura si svela agli alchimisti, senza il quale non si possono
ottenere né l'intelligenza dell'Arte né il risultato dell' operazio­
ne. Credimi, sono nell'errore tutti coloro che sperano di poter

89
realizzare qualcosa nelle scienze segrete della natura senza que­
sti tre principi [ . . . ]" 1 95•
Fin qui Tritemio, in cui, per tua maggior comprensione,
devo avvertirti che c'è un duplice binario, uno di luce e uno di
confusione. Ma leggi attentamente e seriamente Agrippa in De
scalis numerorum, e potrai capire tutto, perché il nostro abate ha
preso in prestito da lui questo linguaggio, esaminando attenta­
mente i suoi libri196, che possedeva ancor prima di pubblicare
qualcosa di proprio su questi argomenti >>197•

Nel marzo 1508 Tritemio finì invece di comporr� un'opera


che dedicò all'imperatore Massimiliano 1: la Poligra.fia o arte di
scrivere in diversi modi segreti e di decifrare queste scritture, in
cinque libri più una chiave esplicativa.
Essa comprende migliaia di serie alfabetiche, in cui ogni let­
tera del messaggio è sostituita da una parola latina, cosicché
l'intero testo appare come una lunga preghiera o invocazione.
L'opera fu stampata nel 1 5 1 8 1 98•
Nel 1 624 fu pubblicata una delle opere più notevoli de­
dicate allo studio della Steganogra.fia di Tritemio e di tutte le
forme di scrittura segreta, il cui autore si celava sotto il nome
di Gustavus Selenus: Nove libri di Criptomanzia e crittografia, nei
quali si spiegano chiaramente gli insegnamenti mirabili e ingegnosi
della Steganogra.fia di Giovanni Tritemio abate di Sponheim e di
Wiirzbur;g, insegnamenti considerati un tempo enigmi magid e che,

195 De spagirico artifìdo in Theatrum chemicum, I,Argentorati, 1602, pp. 4441-


442.
196 Qui Vaughan intende parlare della prima stesura manoscritta della Filo­

sofia occulta che Agrippa inviò a Tritemio.


1 97 Eugenius Philalethes alias Thornas Vaughan, Anima magica abscondita: or a
Discourse ofthe universali Spirit ofNature, London, 1 650, pp. 20-27. Qui ci sembra
che Vaughan, nella sua sconfinata ammirazione per Agrippa, oltrepassi il segno.
198 Polygraphiae Libri Sex, Ioannis T rithemii Abbatis, Base!, 1 5 1 8.Ve ne furono
numerose edizioni latine, e una francese, intitolata Polygraphie, et universelle
escriture Cabalistique, Paris, 1 561 , tradotta dal matematico e cosmografo Ga­
briel de Collanges (1 524-1572).

90
sebbene si ritrovino sovente presso un certo numero di altri autori, sono
tuttavia lungi dall'essere disprezzabili199• Sotto lo pseudonimo si
cela l'eruditissimo principe Augusto II detto il Giovane, duca
di Braunschweig-Liineburg (1 579-1666), creatore della biblio­
teca di Wolfenbiittel, all'epoca la più grande d'Europa; il prin­
cipe, che si interessava all'alchimia e alle scienze occulte, era
in corrispondenza con personaggi come Athanasius Kircher e
Johann Valentin Andreae.
Dopo aver esposto diverse scritture segrete, Selenus fornisce
una spiegazione dettagliata delle prime due parti della Stegano­
gra.fia di Tritemio, nonché 12 nuove combinazioni crittografi­
che e un alfabeto geroglifico.

1 99 Cryptomenytices et Cryptographiae libri IX, in quibus & planissima Stega­


nographiae a ]ohanne Trithemio Abbate Spanheymensi & Herbipolensi, admirandi
ingenij Viro, magice & aenigmatice olim conscriptae, enodatio traditur inspersis ubique
autori ac aliorum, non contemnendis inventis, s. I. (Liineburg), 1624.

91
Un estratto dal Libro delle meraviglie: La magia divina.
Heinrich Kunrath e l'elettro

La Magia divina è un'opera alchinùco-magica che circolò a


lungo, sia nell'ambito della Confraternita dei Rosacroce d'Oro,
che in quello di organizzazioni massoniche e paramassoniche
quali i Fratelli Iniziati d'Asia e il sistema del Clericato Templare
di Johann August Starck, e che appare come un vero e proprio
estratto dal Ubro delle meraviglie.
Il titolo completo del testo, stampato nel 17 45, è: Magia divina
o istruzione basilare e chiara dei principali artifici cabalistid degli antichi
Israeliti, Primi Filosofi, che mostra ai pochi veri Cristiani che esistono
ancora oggi come erano preparati e realizzati da costoro, e come sono
realizzati ancora attualmente soltanto da pochissimi uomini, nel silen­
zio e nel timor di Dio. Dato alle stampe, adorno difigure e comunicato
al mondo da L. v. H., per gli amanti della segreta Saggezza Divina,
nell'anno 1 74.900•
In una Lista di manoscritti segreti della Sodetà dei Rosacroce d'O­
201
ro la Magia divina è associata a un altro testo fondamentale

200
Magia Divina, oder grnnd- und deutlicher Unterricht von denen fuhr­
nehmsten Cabbalistischen Kunststucken derer alten Israeliten, Weltweisen und
Ersten, auch noch einigen heutigen wahren Christen vorstellende, wie se/be von
Jenen zubereitet und gebraucht worden, und anjetzo noch von einigen, allein sehr
wenigen Menschen in der Stille und Furcht des Herrn verfertiget und gebrauchet
werden. Zum Druck befordert und mit Figuren gezieret, der Welt mitgetheilet
von L. v. H. , der geheimen Gottlichen Weisheit Liebhabern. A nno 1 7 45. Cf.
anche K. Kiesewetter, Faust in der Geschichte und Tradition, Leipzig, 1 893,
p. 284.
201
Verzeichniss. Einige geheimen Handschri.fften der Go/d- und Rosenkreutzer
Gesellschtifft, Staats- und Universitatsbibliothek Hamburg, ms . 1 93, (1737); e
nel MS. 4808 della Wellcome Library.

92
degli stessi: ilCielo chimico svelato del celeberrimo Filosofo J G.
Toeltius Qohann Tholde)202•
Il Cielo chimico svelato insegna la preparazione della Pietra
partendo da materie facenti parte dei quattro regni: minerale,
vegetale, animale e astrale. Probabilmente queste preparazioni,
in seno all'Ordine della Rosacroce d'Oro, erano realizzate dai
fratelli novizi, mentre solo l' Imperator aveva l'appannaggio della
preparazione di una quinta Pietra, detta "Fuoco del Signore",
per la realizzazione di un particolare oggetto magico, l"'Urim
et Thummim" di cui si tratta sia nella Magia divina che nel Libro
delle meraviglie, come vedremo.
La Magia divina si ritrova infine nella stessa raccolta Das Klo­
ster edita dallo stesso Johann Scheible203 che editò il presente
Libro delle meraviglie.
Gli elementi costitutivi della Magia divina, come quelli del
Libro delle Meraviglie, sono attinti a fonti remote: egizie, neoplato­
niche e sabee204 (ad esempio nella preparazione di statue plane­
tarie) , mentre, come precisa lo stesso testo, le fonti ebraiche assu­
mono un ruolo intermedio di vettori di conoscenze più antiche.
La parte più caratteristica di questo testo è la realizzazione
di oggetti realizzati in un materiale detto elettro magico (electrum
magicum) . È necessario precisare qui che electrum fu dapprima
il nome greco dell'ambra, e in seguito quello di un metallo

202 Johann Tholde o Toeltius, Des Welt-bernhmten Philosophi ]. G. Treltii

Crelum reseratum chymicum oder Philosophischer Tradat worinne nicht allein die Ma­
terien und Handgriffi, woraus und wie der Lapis Philosophorum in der Vtlr- und
Nach-Arbeit zu bereiten, sondern auch, wie aus allen vier Reichen der Natur, als
Astrai- Animai- Vegetabil- und Mineralischen Reiche, Vtlrtre.ffliche und unschiitzbare
Tinduren und Medicamenta, sowohl zur Erhaltung der Gesundheit und des Lebens,
als auch Verbesser und Transmutirung der unvolkommenen Metallen zu veifertigen, of­
fenherzig gezeiget wird, mit Figuren denen Liebhabern der wahren Hermetischen Phi­
losophie zu Liebe ausgefertiget von einen Kenner derselben, Frankfurt-Leipzig, 1737.
203 Das Kloster, 1 845-49, III Band, 10 Zelle, pp. 524-563.
2<>1 È purtroppo ancora in preparazione il volume Textus magid della col­

lana Hermes latinus, i cui titoli ci fanno supporre una stretta parentela fra i
procedimenti descritti in questi testi magici e quelli della Magia divina e del
Libro delle meraviglie.

93
artificiale, di colore simile a quello dell'ambra, composto di oro
con una quinta parte d'argento205•
L'elettro magico, invece, di cui si tratta negli Archidoxa ma­
gica di Paracelso206 e anche nel suo De speculi constellationel07,
è una lega di sette metalli, fusi prima separatamente, secondo
l'ordine corretto, e secondo il giorno, l'ora e il pianeta, relativi
a ciascuno di essi, e poi insieme, per farne un unico metallo,
comprendente, per usare le parole di Paracelso, non solo tutte
le virtù naturali dei sette metalli di partenza, ma anche quelle
sovrannaturali, così da farne qualcosa di assolutamente incom­
parabile con alcunché di esistente in natura.
La continuità fra dottrina e pratica di Triternio e Paracelso
qui è evidente, anche se non supportata da prove assolute.
Similmente composta era la campanella magica che, secon­
do la leggenda,Virgilio, in visita da re Artù in Inghilterra, ave­
va posto su una torre sul Tamigi, e che aveva fatto precipitare
nel fiume tutti i suoi cortigiani adulteri. Paracelso riporta di
aver visto uno Spagnolo che possedeva una campanella simile,
sulla quale c'erano incisi diversi caratteri, e che al suono di

205
Cf. Plinio, Storia naturale, 33, IV, 80; Virgilio, Eneide, 8, 402; e Ed­
mund O. von Lippmann, Entstehung und Ausbreitung der Alchemie. Mit einem
Anhange: Zur iilteren Geschichte der Meta/le, Berlin, 1919, pp. 530-537, che,
riguardo all'elettro magico, fa riferimento al Libro delle meraviglie di Trite­
mio (p. 534).
Joseph-Charles Mardrus (1868-1 949, medico, ermetista, poeta, orienta­
lista, squisito traduttore in lingua francese delle Mille e una notte), scrive che
i taumaturgi egizi sapevano che certi metalli, dei quali uno era chiamato
vero elettro, emettevano onde intelligenti, produttrici non solo di calore e
movimento, ma anche di pensiero ( Toute-puissance de l'adepte. Transcription des
hauts textes initiatiques de l' Égypte. Le Livre de la Vérité de Parole, Paris, Henri
Durville, 1 932).
206
Fu in realtà oggetto di una pubblicazione a parte: Zwey tractatus des
Hocherfamen und bewiirtisten Teutschen Philosophi und beyder Artzzney Doctoris
Philippi Theophrasti Paracelsi: 1: De viribus membrorum spiritualium; Il: De Electro,
Strassburg, 1 572. Cf. Karl Sudhoff, Bibliographia paracelsica, Berlin, 1894, n°
141, pp. 237-239.
207 Cf. Will-Erich Peuckert, Gabalia. Ein Versuch zur Geschichte der magia
naturalis im 1 6. bis 1 8.Jahrhundert, Berlin, 1967, p. 216.

94
questa campanella lo Spagnolo faceva apparire e scompari­
re a volontà spettri e altri prodigi. Questi voleva convincere
Paracelso del fatto che il potere della campanella fosse nei
caratteri e nei termini incisi, piuttosto che nel suono o nella
composizione della lega metallica, ma Paracelso non la pen­
sava così2°8•
La preparazione di oggetti come le campanelle magiche209
si ritrova in quelle opere di Paracelso ritenute apocrife210 , ma si
tratta di una tradizione che risale molto più indietro nel tem-

208 Gerard Dorn, Dictionarium Theophrasti Paracelsi, Francofurti 1 583, voce

Electrum; pp. 39-40;W-E. Peuckert, ivi, p. 2 1 8-219.


209 Che permettono di chiedere a un angelo quel che si vuole sapere,

nonché l'evocazione di spiriti buoni e cattivi, la scoperta di tesori sepolti, ecc.


21°
Che contengono l'indicazione delle posizioni astrologiche favorevoli
al lavoro, compresa la scelta del giorno della settimana nel quale l'operante è
nato, e inoltre istruzioni sul luogo di lavoro, gli strumenti necessari e le pro­
porzioni dei diversi ingredienti, le fumigazioni magiche necessarie e il rituale
per richiamare e poi liberare certe intelligenze superiori, che, se l'operante
procede correttamente, gli insegneranno tutto quanto sarà in loro potere. Si
raccomanda inoltre di operare in accordo con i sette principi planetari, la cui
potenza deriva direttamente da Dio.
Cf. ad esempio due manoscritti della Biblioteca Nazionale di Vienna: il
Ms. 1 1347, della fine del XVI secolo, della mano del dr. Karl Widemann; e il
Ms. 1 1266, del XVII secolo (poi stampato da Franz Spunda come Magische
Unterweisungen des edlen und hochgelehrten Philosophi und Medici Philippi Theo­
phrasti Bombasti von Hohenheim Paracelsus genannt, Leipzig, 1923, reprint Miin­
chen, 1993). In quest'ultimo, il testo coincide, secondo Karl Sudhoff, con
quello sull'uso della campana magica in un altro scritto apocrifo di Paracelso:
il Geheimniiss aller Geheimniisse, stampato nel 1 686 con il titolo Philippi Theo­
phrasti Paracelsi Bombasi. . . Grosstes und hochstes Geheimniiss aller seiner Geheim­
niisse. . . e poi nel 1750 come Geheimniiss aller seiner Geheimniisse, welches noch
niemahls wegen sèiner unvergleichlichen FiirtrtJlichkeit ist gemein gemacht, sondern
al/ezeit in geheim gehalten worden.
Vi sono inoltre molte concordanze con il testo Theophrasti Geheimniiss De
Campana Pylosophica [sic] contenuto in un rns. fine XVII sec.-inizio XVIII, in
possesso dello stesso Sudhoff.
Cf. K. Sudhoff, Paracelsus-Handschriften, Berlin, 1 899, n° 69, pp. 1 88-190; e
n° 130, pp. 670-678; n° 1 3 1 , p. 678-679; Franz Strunz, "Die Wiener Paracel­
sus-Handschriften", in Wiener klinische Wochenschrift, 1 907, XX, fase. 36;
Sindbad (Friedrich Schwickert), Das Lebenselixier in Bulwers Romanen und in
den Schrijten wirklicherAdepten, Leipzig, 191 8, pp. 1 7-19; Will-Erich Peuckert,
Gabalia, Ein Versuch zur Geschichte der magia naturalis im 1 6. bis 1 8.Jahrhundert,
Berlin, 1967, pp. 395-400.

95
po, e in particolare al Medio Evo, all'epoca della tradizione del
Mago Virgilio211 •
Ritroviamo l'elettro magico nell'opera di Heinrich Khunrath
(c. 1 560-1 605) Consiglio sulla fabbricazione · magica delle armi di
Achille, il piùforte di tutti i Gred, incapace di cedere2 1 2, ove la lega, co­
stituita dai sette metalli e preparata secondo un metodo ben pre­
ciso, con cui furono fatte le armi di Achille, è data da Khunrath
nelle seguenti proporzioni:
- oro l O parti
- argento l O parti

211
Vincent de Beauvais riporta di Virgilio delle cose da lui definite mira­
bili, mirabiliter acta. Ci fa sapere, ad esempio, come Virgilio avesse realizzato
a Roma quelle statue di bronzo che si chiamavano Salvatio Roma?, e che
rappresentavano gli dei delle province conquistate dai Romani. Ognuna di
queste aveva in mano una campana magica, e quando una di queste pro­
vince meditava una rivolta, il suo idolo ne dava l'avviso facendo suonare la
campanella (Speculum Historiae, lib. IV, cap. 61). Questa storia si ritrova nel
romanzo anonimo del XIII secolo Mirabilia Romae, stampato in Bernard de
Montfaucon, Diarium italicum sive Monumentorum veterum, bibliothecarum, mu­
saeorum. . . , Parisiis, 1702, cap. XX, p. 288. Cf. anche Armand Delatte, "Une
clochette magique antique", Bulletin de la classe des lettres de l'Académie Royale
de Belgique, Bruxelles, 1954, XL, pp. 254-276.
212 Consilium de vulcani magica f abrefactione armorum Achillis Graecorum om­
nium fortissimi et cedere nesdi, Stockholm, Kungliga Biblioteket, MS R:U 4,
1 597 (pp. 43). Fu stampato come primo capitolo del testo di Johannes Sta­
ricius Heldenschatz, das ist naturkundliches Bedencken uber und bey Vulcanischer
auch naturlicher magischer Fabrejaction und Zubereitung der Waffen dess Helden
Achillis in Griechenlandt. Darauss neben vielen Secretis zu vernehmen was zu Mar­
tialischer Aussriistung eines Kriegshelden vornemlich gehiirig, Frankfurt, Steinius,
1618. Seguirono innumerevoli edizioni, sino a quella del 1750 (che ebbe un
titolo diverso: Geheimnissvoller Heldenschatz, oder der vollstiindige egyptische ma­
gische Schild, voli wunderwiirdiger Verbogenheiten und reicher Schiitze: genau aus der
Pergamenthandschrift einer alten Klosterbibliothek von ]ohannes Staricius), poi tre
ristampe di quest'ultima. Il Consilium fu oggetto di una traduzione francese
sotto il nome d'autore di Eusèbe Barrida: L'Électre magique: de lafabrication et
préparation vulcanique et magique des armes d'Achille, d'après le Grimoire ou Magie
Nature/le de Benoit XI V, Paris, Chamuel, 1 897. Ne esiste infine una traduzione
italiana on-line, a cura di Vittorio Fincati: L'elettro magico. Dal Grimorio o Ma­
gia naturale di Benedetto XIV. Le fonti di questo testo sono il De compositione
metallorum e il De speculi constellatione di Paracelso: in particolare, Khunrath
nomina un trattato di Paracelso intitolato De electro, più noto come VI libro
degli Archidoxis magica o De compositione metallorum.

96
- mercurio 5 parti
- rame 5 parti
- stagno 2 parti
- piombo 2 parti
- ferro 1 parte.
Prima di costituire la lega, i metalli devono essere purificati
nel modo seguente: L'oro deve essere colato 3 volte attraverso
l'antimonio e 1 volta attraverso il piombo, poi deve essere bat­
tuto sottilmente e posto in acqua salata per 24 ore. L'argento
va battuto sottilmente e posto per 1 5 minuti in una soluzione
di sale e tartaro polverizzato. Il rame necessita da 6 a 8 ore di
immersione in aceto e "acqua di vetriolo". Il ferro deve essere
semplicemente limato, e la polvere va lavata. Il piombo e lo
"stagno fine inglese" devono essere sciolti in un ramaiolo di
ferro, con in cima un pezzo di cera grande della dimensione
di un fagiolo, finché questo non si consuma; poi deve essere
versato in acqua pura. Il mercurio deve essere pressato con del
cuoio in una coppa di legno.
Khunrath precisa che la purificazione di ogni metallo comin­
cia nell'ora del pianeta al quale corrisponde, e che bisogna tener
conto anche dell'aspetto planetario favorevole o contrario213•

213
Queste arcaiche tradizioni giungeranno fino a noi attraverso tortuosi
percorsi. Un esempio autorevole lo dà il conte Gastone Ventura (1 906-198 1 ,
viceammiraglio della Marina) nel romanzo ermetico La terra delle quattro
giustizie (Roma, 197 1 , p. 1 17), ove descrive uno specchio circolare per la
cui preparazione «necessitavano metalli purissimi: oro, argento, rame, stagno,
piombo, antimonio e mercurio, in parti prestabilite. Una volta preparati i
metalli, essi dovevano essere purgati nell'ora dei pianeti corrispondenti, te­
nendo conto degli aspetti buoni e cattivi delle costellazioni, sulla base delle
precisa entrata del Sole nel segno dell'Ariete. Poi si poteva passare alla loro
fusione. Ma ciò non garantiva la funzione dello specchio poiché esso poteva
servire a quella sola persona [...] che fosse nata nel giorno e nell'ora precisa
in cui il Sole entra nel segno dell'Ariete, o della congiunzione del Sole con
la costellazione del tempo della nascita. Per ogni persona, cioè, era necessa­
rio costruire uno specchio iniziandone la fusione nell'anniversario solare ed
astrale della sua nascita•. Il conte Ventura era depositario di un certo numero
di antichi manoscritti provenienti da una corrente dell'Aurea Rosacroce.

97
La fusione del mercurio dovrebbe compiersi durante la con­
giunzione di Mercurio e Saturno; l'amalgama risultante dovreb­
be essere unita con lo stagno durante la congiunzione di Giove
con Mercurio o Saturno, e così via, fino a che i singoli metalli
non siano tutti fusi in un'unica sostanza che incorpora le virtù di
tutti i pianeti corrispondenti.
La foggia dell'armatura in elettro magico comprende la prepa­
razione di quello che Khunrath chiama un gamodreos e Paracelso
un gamaheos o gamaheu, per conferire determinati poteri alla stessa.
Certi caratteri sono impressi sull'armatura di elettro, forse su gemme
o cammei. Si tratta del quarto tipo di magia naturalis, com'è distinta
da Paracelso nella Philosophia Sagax, che divide le arti magiche in:
1) magia insignis o interpretazione delle stelle sovrannaturali
2) magia tran.ifìgurativa o trasformazione di un corpo vivente
in un altro
3) magia characterialis o preparazione di caratteri e simili be­
nedizioni
4) altera in alteram o preparazione di immagini con il potere
di azzoppare, accecare o rendere impotente214: gamaheas
5) ars cabalistica o arte che permette al mago di intendere una
voce al di là dell'oceano, o di conversare con qualcuno all'altro capo
del mondo, o di accelerare la velocità di esseri umani e animali.

La preparazione dell'armatura di elettro è accompagnata da


una formula recitata con la massima e impetuosa forza dell'imma­
ginazione, e tramite il più puro e armonioso spirito vivente che
porta con sé moto, affetto e significato. Khunrath precisa a questo
proposito che i magi usano trasmettere le virtù celesti agli oggetti
che desiderano "incantare" sc!ffiando in essi le parole dei versi.
In questo caso, poiché si tratta di infondere qualità marziali
all'armatura, egli specifica che la voce che pronuncia il carme

214
Che Dorn definisce come immagini create e impresse per virtù su­
perceleste.

98
più volte deve essere irata, crudele, bellicosa, e l'espressione fu­
riosa, barbara, collerica:

«<nspirando sovente nell' electrum,


E irraggiando marzialmente con occhi di basilisco,
Io, ricco Chaerus, foggio l'armatura per il nobile Marte
Che nessuna forza, nessun fuoco possono offendere,
Nessuna lama, nessun'acqua;
Ma che vi siano terrore e paura,
E se gli uomini che vogliono recarmi danno, vedranno que­
sta armatura;
Ciò mi conferirà un tremendo potere.

Soffia ben forte sull'opera tre volte, dicendo:

Come il feroce lupo spaventa a morte l'agnello


Come il timido cervo è terrorizzato dal selvaggio molosso
Così anche questa armatura incuta timore negli uomini.

Soffia sull'opera ancora tre volte, come prima, dicendo:

Qualsiasi audace mortale cerchi di opporsi a questa armatura


Non sarà capace di mettersi contro di me se il mio animo è saldo;
A chiunque ci minacci, tu darai vani dardi.

Ora soffia sull'opera ancora tre volte, durante lafoggia, come prima, dicendo:

Come questo elettro è placato dal violento fuoco,


Come questo elettro è battuto con ripetuti colpi,
Così al suo cospetto i cuori sono liquefatti,
così quest'opera, una volta compiuta, sconfiggerà ogni arma))21 5 •

21 5 Khunrath, Consilium, 38-40.

99
Ricordiamo infine che in uno scrigno trovato nella tom­
ba di Christian Rosenkreutz vi erano specchi dalle molteplici
proprietà, lampade accese, raccolte di canti meravigliosi e cam­
panellé16.
Gli oggetti in elettro possiedono proprietà curative e allon­
tanano malattie e spiriti malvagi, poiché l'elettro possiede una
grande simpatia che agisce sugli esseri umani per azione celeste
e gFazie all'influsso dei sette pianeti, e Paracelso precisa che
grazie a tali oggetti i magi persiani e caldei hanno compiuto
molte meraviglie217• Dichiara però che non ritiene convenien­
te esporre tutte le proprietà e gli effetti dell'elettro, perché il
sofista lo diffamerebbe, colui che non capisce si arrabbierebbe,
l'idiota lo canzonerebbe, il malvagio senza timor di Dio ne
abuserebbe, perciò ritiene sia meglio tacerne218•
Nella Magia divina e nel Libro delle meraviglie, appaiono inol­
tre, durante la realizzazione della campanella magica, i sette
nomi dei geni olimpici dell'Arbatel, così come la fabbricazione
degli Homunculi Philosophia"2 1 9, il procedimento per conoscere il
proprio angelo custode, e la preparazione di sette figure (statue)
planetarie fuse nell' electrum, che gli Israeliti avevano appreso
dagli Egizi220.
I due testi contengono le istruzioni per realizzare tutta una
serie di oggetti in elettro: campanelle, anello, bracciali, specchi,
bacchette, spade, immagini221 , e soprattutto quello speciale
manufatto chiamato Urim e Thummim. Questo è una specie di
ostensorio il cui piedistallo è in elettro magico, e che sorregge

216 Bernard Gorceix, LA Bible des Rose-Croix, Paris 1970 e 1 998, p. 1 5 .


217 W -E. Peuckert, op. dt. , pp. 217-218.
21 " Zwey tractatus. . . II: De Electro, op. dt., p. 19.
21 9 Di cui il lettore troverà il testo in A. de Danann, Un Rose-Croix méconnu
entre le XVII' et le XVIII' siècle. . . , op. dt., pp. 239-242, e 510-513.
220
In questa sede possiamo solo accennare al fatto che tutti questi elemen­
ti derivino da testi della tradizione ermetica quali l'Asclepius.
221 Nel Catalogus. . . , 1 788, nella sezione codices magid, figurano moltissimi
manoscritti il cui soggetto sono l'elettro magico, la sua preparazione e la
fabbricazione di vari oggetti, in primo luogo degli specchi.

1 00
cinque pietre: quattro preparate partendo da materie dei quat­
tro regni della natura: minerale, vegetale, animale e astrale, più
una quinta, detta Fuoco del Signore, tutte racchiuse in cinque
piccoli cristalli posti intorno a un grande cristallo centrale, che
custodisce una pietra composta dalle prime quattro fuse in­
sieme, e nella quale gli iniziati possono vedere cose e persone.
Posto su di un tavolo destinato esclusivamente a quest'uso, in
una stanza apposita, è l'oggetto di uno speéiale rito222• Queste
stesse istruzioni le ritroviamo nel Libro delle meraviglie.

222
Nella Magia divina i membri della confraternita che vi assistono devono
restare coricati, con il volto a terra. I sette fratelli più anziani, seduti intorno
al tavolo, debbono immaginare ciò che desiderano vedere nell' Urim; dopo
una fumigazione e una preghiera, vi appare ciò che essi hanno immaginato,
e che essi vedono in silenzio. In questo modo riusciranno a conoscere se vi
sono pericoli per la confraternita, come vivono i fratelli, e che cosa deside­
rano. L' Urim e Thummim è custodito dal capo della confraternita. I fratelli
devono riunirsi almeno una volta ogni sei anni per conoscere la situazione
della confraternita. Nel Libro delle Meraviglie le istruzioni sono invece date a
singoli individui.
Pur non affrontando qui la questione di ciò che un tale oggetto poteva
essere all'origine, vorrenuno sottolineare l'importanza della tradizione antica
e persistente degli specchi magici, nei quali si può vedere ciò che avviene
nel mondo. Nel Titurel uno specchio simile è attribuito al Prete Gianni, e
secondo una versione medievale della leggenda di Troia, il celebre palladium
era costituito da uno specchio di questo genere (Domenico Comparetti, Vir­
gilio nel Medio Evo, Firenze, 1 94 1 , vol. II, cap. 6). E ancora di specchio si tratta
nel caso dell'ingegnoso apparecchio descritto da Francesco da Barberino nei
suoi Documenti d'amore e fabbricato da Garagratfolo Gribolo allo scopo di
leggere nei destini e nei pensieri umani, costituito da due preziose tavole e
appunto da uno specchio mobile.

101
ria fcmper A1IICA. •

Zwey ewige unausloschliche brennende zeytliche Liechter,


vom Herren Trithemio Abt zu Sponheim, welche auss Bartholomei Komdorffers
Handschrifft abgeschriben worden,
in Salomon Trismosin, Aureum vellus, Hamburg, 1 708.
Trattato alchemico dell'illustre Giovarmi Tritemio . . . ,
in Theatrum chemicum, Argentorati, 1659, l'V, p. 584.
Trattato alchimico
dell'illustre Giovanni Tritemio
Abate di Sponheim
Principe indiscusso dei fùosofi
del nostro secolo223

Stampato per la prima volta da un autore anonimo


a favore deifigli della Saggezza ermetica

22l Tractatus chemicus nobilis Joannis Trithemi Abba ti Spanheimensis seculo nostro

inter Philosophosfadle prindpis. Questo testo si trova in: Tractatus de secretissimo


antiquorum philosophorum arcano, quo non solum omnes aegritudines totius corporis
humani mirabiliter sanantur, verum et immonda ac leprosa corpora metallorum in per­
fectum lunijùum et solifreum transmutantur, in gratiam filiorum hermeticae doctrinae
nunc primum in lucem editus, autore philosopho anonymo. Tractatus II, de lapide phi­
losophico Joannis LAsnioro. . . , nunc primum in gratiam studiosae juventutis in lucem
editus ab autore anonymo. Tractatus III, chemicus nobilis Joannis Trithemii. . . ab quo­
dam autore anonymo. . . editus, (Leipzig) 1 6 1 1 . È compreso anche nel Theatrum
chemicum, IV, pp. 585-586. Cf. J. Ferguson, Bibliotheca chemica, op. d t., Il, p. 47 1 ;
Lo riporta anche P. Chacornac, op. dt . , pp. 1 1 4- 1 1 8. I l Tractatus de secretissimo
antiquorum .. . è anch'esso nel Theatrum chemicum, IV, 1 659, pp. 554-577. Cf. C.
Gilly, a cura di, Magia, alchimia, sdenza. . . , I, p. 430 e p. 464.
Tutti gli uomini più versati nello studio della filosofia naturale
hanno riconosciuto e ritengono che la Luna, che è più vicina a
noi del Sole, per una disposizione ammirevole nella sua diver­
sità, trasforma e regola le azioni degli uomini e i rapporti fra le
cose in questo mondo elementare, insieme a suo fratello Febo.
Allo stesso modo, quell'ingegnoso creatore della Natura, che
è anche l'artefice di tutti gli esseri, ha stabilito, fin dall'inizio
della nascita del mondo, che fra i corpi celesti, i due lumi più
brillanti avrebbero governato l'uno il giorno, l'altra la notte.
Ma giacché alla Luna terrestre, conformemente all'opinio­
ne di tutti i Filosofi, manca un po' di potere di fissazione, ho
voluto mettere a disposizione dei figli della Saggezza un certo
segreto, tenuto nascosto in fondo al santuario della Filosofia,
grazie al quale l'argentea Febe, a lungo trasportata su di un
carro a due ruote, otterrà una quadriga come suo fratello Febo,
e per questo potrà essere preposta non alla notte ma al giorno,
e così spandere sul nostro mondo un bagliore dorato.
Nessuno potrà mai persuadermi che esista un altro metodo
di lavoro più facile e sicuro di questo. Credo infatti del tutto
insensati coloro che hanno cominciato i loro molteplici lavori
coagulando il Mercurio, mentre possedevano la Luna già qua­
si fissa, che avrebbero potuto assai facilmente condurre a una
natura più sottile. Mediante tale invenzione potrebbero anche
dare facilmente la natura dell'oro a Saturno e a Venere, benché
abbiano filosofato soprattutto sulla Luna e sulle qualità che le
mancano.

1 07
Alla Luna manca il peso che ti darà in dovizia Saturno, il
cui peso si avvicina a quello del Sole. Ecco perché i Filosofi lo
chiamano generalmente oro lebbroso. I Filosofi e gli astronomi
attribuiscono a Saturno la lebbra di questo mondo. Invero, che
cosa c'è di più greve e pesante della terra? Per questo motivo,
fra i corpi celesti, a causa della sua lentezza e del suo peso, Sa­
turno impiega trent'anni a percorrere il suo regno.
Infatti alla Luna manca il potere di fissazione, ovvero una
cottura più completa, che Marte, il pianeta ardente, può procu­
rarti in abbondanza, perché il suo calore si avvicina maggior­
mente al Sole, mentre il nostro fuoco comune ha meno potere
di distruzione.
D'altronde, il colore è facilmente aumentato daVenere, com­
pagna inseparabile del Sole, che gli adepti della magia naturale
sostengono sia la dea che possiede il colore più bello, ma dal
punto di vista filosofico, daremo la preferenza a Marte quanto a
colore e a peso, ai quali puoi unire il potere di fissazione.
Per quel che riguarda la proporzione e la commistione ri­
chieste reciprocamente da questi tre corpi, li comprenderai
studiando attentamente le proprietà astronomiche e le qualità
naturali di questi corpi.
E astronomicamente parlando, dalla cognizione di quanto
questi astri si avvicinino o si allontanino dalla Luna: Saturno è il
sesto, Marte è il quarto, mentre Venere occupa il secondo posto.
Se consideri d'altro canto, dal punto di vista na�urale, la loro
natura e le loro proprietà, secondo le tre qualità che mancano
alla Luna, vedrai quale di questi corpi sia il più grande, e che
cosa bisogna dare dapprima alla Luna, e che cosa conviene dar­
le in seguito. Infatti non è trascurabile l'esaminare precisamente
quanto sia superiore Saturno dal punto di vista del peso, e per
questo considera attentamente e acutamente l'illustrazione224

224
Cf. la tavola di p. 103. Le didascalie dicono: non vi è corpo più prezio­
so del Sole, e non vi è acqua più nobile del vino; bisogna calcinare Saturno,
Marte e Venere; l' ottonario, numero della pienezza, spinge la Luna nella mo-

1 08
che precede questo testo, e vedrai che di tale argomento ho
scritto in modo fùosofico.
Colui che desidera portare a termine una cosa tratta dalle
profondità della scienza alchimica è dapprima necessario che
osservi bene i corpi celesti, e che poi ne studi con cura la qua­
lità, la natura e la posizione, facendo la qual cosa otterrà, per
grazia divina, una conoscenza sconfinata in queste materie. Per
questo ho preso la decisione di divulgare queste cose solo ai
figli della Saggezza. Una volta presi in considerazione questi
diversi punti, essi indagheranno da soli molti altri soggetti an­
cora più elevati di questi.
Il Sole sta come un imperatore in mezzo ai pianeti, gover­
nando con un potere assoluto gli altri pianeti e tutto il mondo.
Tre pianeti sono disposti al di là di esso, e tre al di qua. Marte
è al di sopra del Sole ed è il più vicino a lui, Venere è la più
vicina, ma è posta al di sotto. Di conseguenza, se desideri in­
tensificare l'azione della Luna finché essa non pervenga alla
natura del Sole, è necessario estrarre da Marte e da Venere
gli spiriti sottilissimi e tingenti. Questi spiriti, tuttavia, poiché
sono volatili, non possono tingere la Luna, se tu prima non
li trattieni e se non li congeli con il fermento del Sole, che è
il più potente di tutti, quantunque alcuni Filosofi saccenti si
sforzino ancora di coagulare quegli spiriti fugaci in un corpo
vegetabile.
Altra cosa: se la Luna deve diventare Sole, bisogna dapprima
separare e isolare dalla Luna e dal Sole i due pianeti intermedi
(per nerezza di Venere intendi in realtà la Luna, e per Mercu­
rio intendi l'umidità che evapora) . Alcuni saccenti rimuovono
questi due ostacoli, ai quali hanno dato denominazioni insulse
e insensate, come rugiada e glutine.

nade donde nasce l'enneade, dalla quale deriva il numero universale, il dieci.
Le due illustrazioni (di p. 1 1 1 e 1 1 2) a V!Jn der undern Astronomey, das ist von
der Alchimey, in B. Figulus, Rosarium novum olympicum et benedictum , Base!,
. . .

1 608, l, esprimono gli stessi principi.

1 09
Giove sta al di sopra del Sole fra due pianeti, e lo stesso fa
Mercurio nella parte inferiore, fra altri due, e da quei due fa
uscire Venere e la Luna.
Nota bene. Tutta quanta l'alchimia è compresa in questi
corpi metallici; cionostante, necessitiamo talvolta di alcune so­
stanze, come sali, acque forti e acqua vegetale, grazie alle quali
i corpi sono adeguatamente purificati e se ne estraggono le
nature spirituali e sottili. Colui che avrà approfondito coscien­
ziosamente tutte queste cose giungerà senza alcun dubbio ai
misteri più grandi della Filosofia naturale.

110
V<m der ut�dern Astrot�omey, das ist von derAlchimey,
in B. Figulus, Rosarium t�ovum olympicum et bmedictum. . . , Basel, 1608, l .
Von der undern Astronomey, das ist von der Alchimey,
in B. Figulus, Rosarium novum olympicum et benedictum , Base!, 1 608, l .
. . .
L'elogiatissima polvere medicinale di Tritemio225

Moltissimi hanno sempre lodato fino ad oggi la polvere per il


cervello di Tritemio, utilissima per gli studiosi. Infatti non po­
chi ricorrono al suo uso, così da tralasciare facilmente l'ispezio­
ne delle urine, delle arterie, della lingua, delle escrezioni. Molti
prolungarono una vita sana e robusta quasi fino a cent'anni, e
infine conseguirono una tale acutezza di memoria, da superare
senza sforzo i migliori in questa facoltà.
E questo senza ricorrere a pillole, clisteri, purghe, unguenti,
cataplasmi, elettuari, pasticche, gargarismi, lancette, fumigazio­
ni, conserve, sciroppi, acque, teriache e rimedi similari.
Prendi:
calamo aromatico, genziana, cumino, laserpizio sormontano,
anice, carvi, ammi226 , semi di prezzemolo, spigonardo, di ciascu­
no mezza oncia (15,625 g)227 •
corallo rosso e perle non perforate, once 5 ( 156,250 g) .

225
Pulvis medidnalis va/de celebratus eiusdem Trithemii, in Johannis Trithe­
mii... primae partis Opera historica . . . , Marquardi Freheri . . . , Francofurti, 1 601,
pp. nn. (prima dell'elogio di Tritemio fatto da André Thevet) . È presente in
Trithemius sui ipsius vindex sive steganographiae. . . Apologetica defensio . . . autore ...
Sigismundo celebris in Bavaria Monasterij Seon, Ord. S. Benedicti Abbate
(Sigismund Dullinger), Ingolstadii, 1616, p. 1 25-127 e, con alcune varianti,
in diverse farmacopee del XVII e del XVIII secolo, come quella di Johann
Schroeder, Pharmacopoeia medico chymica sive thesaurus pharmacologicus, editio
sexta, Francofurti 1 669, p. 272-273. La cita Wilhelm Schneegans, Abt]ohannes
Trithemius und Kloster Sponheim, Kreuznach, 1882, nota 1 p. 187.
226
Detto anche ameos o cumino etiopico.
m Le dosi in grammi sono date in Jacques-Paul Migne, Patrologiae cursus

completus, XLIX, Parisii, 1 848:J.A. S. Collin de Plancy, Dictionnaire de sdences


occultes, Il, coli. 759-760.

113
zenzero bianco, iva artetica, foglie di senna, tartaro calcinato,
di ciascuno 5 dramme (1 9,331 g) .
macis, cubebe silvestre, di ciascuno 2 dramme (7,813 g) .
garofani, dramme 7 (27 ,344 g) .
Fanne una polvere sottilissima.
Naturalmente dopo una purga appropriata228• Dose: mezza
dramma da assumersi, per il primo mese, mattina e sera, in bro­
do o vino; solo al mattino per il secondo mese, e tre volte alla
settimana per il terzo mese; e si mantenga questa dose per la
vita229• Si evitino però le gozzoviglie e l'ebbrezza.
Perciò è una polvere eccellente ed efficace contro tutte le
malattie. Rinvigorisce lo stomaco, monda il cervello, calma gli
occhi e il viso, acuisce la memoria, elimina gli umori cattivi e
superflui in tutto in corpo, senza pericolo, lo allevia e lo agevo­
la, sopprime la compressione al petto e la nausea, tiene lontana
l'eccessiva pinguedine, preserva dall'apoplessia e dall'epilessia,
dissolve la materia dei calcoli in modo indolore, e non permet­
te che si indurisca in pietra, né che la chiragra, la podagra e la
sciatica finiscano con l'imporsi.
Quando Paolo Scaligero volle prescrivere tale polvere al re
di Prussia (del quale a quel tempo era consigliere), i medici del
principe la vietarono, dal che nacque fra loro una disputa per
questa polvere, nella quale, da una parte e dall'altra, si combatté
a colpi di scritti, la quale disputa esiste nelle satire fùosofiche
dello stesso Scaligero.

228
Questa precisazione esiste solo in alcune versioni.
229
In altre versioni è detto: Per il quarto mese, due volte alla settimana, e
in seguito una sola volta al mese, in luna crescente.

1 14
Estratto da un'opera ermetica di Tritemio230

Scriveva l'anonimo curatore231 della traduzione francese del Trat­


tato delle cause seconde di Tritemio pubblicata a Parigi nel 1897:
<<Abbiamo forti motivi di inferire che Tritemio fu uno dei
membri segreti più attivi della prima Rosacroce di cui face­
vano parte Reuchlin, Pico della Mirandola e diversi altri sag­
gi. La conformità delle dottrine di Tritemio con quelle della
Rosacroce, in seguito chiaramente esposte da Paracelso, Fludd,
Khunrath, risalterà manifestamente dal frammento seguente,
estratto da una delle sue opere ermetiche, che è in qualche
modo un'autentica professione di fede»232:

230
Pur non avendo ancora identificato il testo da cui proviene questo
notevolissimo brano, lo pubblichiamo per il suo elevato valore oggettivo. È
possibile che esso provenga da un'opera manoscritta ponderosissima quale la
Licht der NCltur (Luce della natura), il cui studio è in corso (cf. bibliografia) . Ne
ritroviamo dei passi nel capitolo ottavo del Libro delle meraviglie qui pubblica­
to, nonché nel capitolo IX di J#isse und schwarze Magie di Fram Hartmann
(Magia bianca e nera, Roma, Edizioni Mediterranee, 2000), citato in modo
approssimativo come proveniente da "Triternio, Miraculosa, capitolo XIV".
Per una piena comprensione del testo qui di seguito, cf. Divo Sole. La
teurgia solare dell'alchimia, a cura di A. Boella e A. Galli, Roma, Edizioni Me­
diterranee, 201 1 .
23 1 Che secondo P. Chacornac (op. cit., nota 1 p. 22 e nota 2 p. 175) è Jean
Tabris alias René Philipon (1870-1936), direttore della collana editoriale La
Bibliothèque rosicrudenne che pubblicherà 12 titoli fra il 1 897 e il 1901, e di cui
questo è il primo, sotto l'egida dell'Ordine massonico di Misraim (e in parti­
colare delle rnitica loggia madre parigina dell'Arc-en-ciel), di cui era un alto
dignitario, e della quale faceva parte un altro grande ermetista, Érnile-Jules
Grillo t de Givry (1874-1929). Data questa sua posizione, Philipon poté acce­
dere a una gran parte di documenti del XVIII e del XIX secolo, provenienti
da biblioteche e archivi segreti di logge massoniche poi estinte.
232
Jean Trithème, Traité des causes secondes, Paris, 1 897, pp. 23-24.

115
Dio è unfuoco essenziale e nascosto, che risiede in tutte le cose
e specialmente nell'uomo. Questo fuoco genera tutte le cose. Egli
le genera e le genererà in futuro; e ciò che è generato è la vera
luce divina che esiste per l'eternità.
Dio è un fuoco; ma nessun fuoco può bruciare, nessuna luce
può manifestarsi in natura senza l'aggiunta d'Aria che deter­
mina la combustione; e allo stesso modo lo Spirito Santo deve
agire in noi come un'Aria o un Soffio divino, facendo sgorgare
dal fuoco divino un soffio sul fuoco interiore dell'anima, in
modo che la luce appaia, poiché la luce deve essere alimentata
dal fuoco, e questa luce è Amore, Felicità e Gioia nella divinità
eterna.
Questa Luce è Gesù, che è emanato per l'eternità da Geova.
Colui che non possiede questa Luce dentro di sé è immerso
in un fuoco senza luminosità; ma se questa luce è in lui, allora
Cristo è in lui, s'incarna in lui, ed egli conoscerà questa Luce
quale esiste in Natura.
Tutte le cose, quali le vediamo, sono interiormente Fuoco e
Luce, ove si nasconde l'essenza dello spirito. Tutte le cose sono
una Trinità di Fuoco, Luce e Aria. In altre parole, lo Spirito, il
Padm, è una Luce superessenziale; il Figlio è la Luce manifestata;
lo Spirito Santo è un aria mobile, divina e superessenziale
Questo fuoco risiede nel Cuore e invia i suoi raggi in tutto
il corpo dell'uomo, e determina la vita. Ma nessuna luce nasce
dal fuoco senza la presenza dello spirito di santità. . .
Tutte l e cose sono state fatte dalla potenza del verbo divino,
che è lo Spirito o Soffio divino emanato dal principio della
sorgente divina. Questo soffio è lo Spirito o Anima del Mondo
ed è chiamato Spiritus Mundi.
Inizialmente era simile all'Aria, poi si è contratto in una
nebbia o sostanza nebulosa e, infine, si è trasmutato in Acqua.
Quest'Acqua era all'inizio Spirito e Vita, poiché essa era impre­
gnata e vivificata dallo spirito.
L'oscurità colmava l'abisso; ma con il proferire del verbo, la

1 16
Luce vi fu generata, le tenebre illuminate dalla Luce, e l'Anima
del Mondo nacque.
Questa Luce spirituale, che noi chiamiamo Natura, o anima
del mondo è un corpo spirituale che, per mezzo dell'Alchimia,
può essere reso tangibile e visibile; ma giacché esiste allo stato
invisibile, è chiamato Spirito.
Si tratta di un Fluido universale e vivo, diffuso ovunque in
Natura, e che pervade tutti gli esseri.
È la più sottile di tutte le sostanze, la più potente a causa del­
le sue qualità intrinseche; essa penetra tutti i corpi, e determina
le forme in cui opera la sua azione.
Con la sua opera, essa libera le forme da ogni tipo di imper­
fezione; rende puro l'impuro, perfetto l'imperfetto, e immorta­
le ciò che è mortale, fissandovisi.
Questa Essenza o Spirito fu emanata dal Centro fin dall'i­
nizio, e s'incorporò nella sostanza di cui è formato l'universo.
Questo è il Sale della Terra, e senza la sua presenza, l'erba non
crescerà, ne i prati inverdiranno; e più questa essenza è conden­
sata, concentrata e coagulata nelle forme, e più esse sono stabili.
Questa sostanza è la più sottile di tutte le cose, incorruttibile
e immutabile nella sua essenza, essa riempie lo spazio infinito.
Il Sole e i Pianeti non sono che dei coaguli di questo prin­
cipio universale, dal loro cuore palpitante distribuiscono l'ab­
bondanza della loro Vita, e la inviano alle forme dei mondi
inferiori e a tutti gli �sseri, tramite il loro proprio centro, e
elevando le forme sulla via della peifezione.
Le forme in cui si fissa questo principio vivente, diventano
perfette e durature, di modo che esse non siano alterate, né
siano deteriorate, né mutino più al contatto con l'aria; l'acqua
non può più dissolverle, né il fuoco distruggerle, né gli elemen­
ti terrestri divorarle.
Questo spirito si ottiene allo stesso modo in cui è comu­
nicato alla Terra dagli Astri; ciò è fatto per mezzo dell'Acqua,
che gli serve da veicolo. Questa non è la Pietra dei Filosofi, ma

1 17
quest'ultima può essere preparata da quell'acqua, fissandone la
parte volatile.
Vi consiglio di prestare molta attenzione all'atto di far bolli­
re l'Acqua; non lasciate che il vostro spirito sia turbato da cose
di poca importanza.
Fatela bollire lentamente, poi !asciatela putrefare fino al pun­
to in cui avrà raggiunto il colore conveniente, poiché l'onda
di vita contiene il germe della saggezza. Attraverso la bollitura,
l'Acqua si trasformerà in Terra.
Questa Terra si trasformerà in un puro fluido cristallino che
produrrà un eccellente Fuoco Rosso; ma quest'Acqua e questo
Fuoco, ridotti in una sola essenza, producono la grande Pana­
cea, composta da dolcezza e da forza: l'Agnello e il Leone sono
uniti.

118
Per una bibliografia dei manoscritti attribuiti a Tritemio233

La tradizione "apocrifa" tritemiana, come del resto quella para­


celsiana, affiorerà costantemente lungo la storia della tradizione
rosacruciana, nella quale si integreranno i suoi contenuti dot­
trinali e operativi.
Secondo un antico manoscritto di Eliazar Haklir intitola­
to Lux Mundi23\ tradotto in tedesco da Johann Macarius235,

233 Che esclude quelli contenenti opere maggiori quali la Steganografia, la


Poligr<ifìa, ecc.
23' Un ms con il titolo Lux mundi Eliaser Hacklier des Greu Capalisten Arta­
.

scha ein Sohn Cyri imJar der Welt MLXXX. Welcher peschriepen die Geheimnis der
alten des Medianischen Pristers Iethoroe seine zwei Picher und der gleichen geheime
Schriften mehr aus den Arapischen, Asirischen, Ewreschnen von ihm in das deitsche
ipersetzet Johann Macari monachi penedictiene Ortinis Anno MDLXXXXV, è a
Ùberlingen, Leopold-Sophien-Bibliothek, MS. 197.
235 Riguardo a Johann Macarius, il professore di matematica e fisica di

Tiibingen Johann Conrad Creiling (1 673-1752) aveva trovato in un mano­


scritto un processo intitolato Descriptio Lapidis Ignis Johannis Macarii Monachi,
alla fine del quale era scritto: •Questo Macario è stato discepolo di frate
Basilio Valentino, che gli insegnò quest'arte• (Die ede/geborneJungfer Alchymia,
Tiibingen 1730, p. 297; cit. da K. Kiesewetter, Die Geheimwissenschciften, II,
Geschichte des Okkultismus, op. cit., p. 57).
Kiesewetter aggiunge (ivi, pp. 57-58) che in un ms del Lapis ignis in suo
.

possesso, della seconda metà del XVIII secolo, non si trova questo passo, ma
che nella copia della stessa epoca di un Diarium attribuito a Macario si legge:
«Nell'anno 1484, il 1 8 ottobre, tra le 9 e le 10, l'anima del santo Padre Basilio
Valentino tornò nel grembo di Abramo, il che provocò una grande afflizione
in tutto il monastero. Egli raggiunse l'età di 1 36 anni. Il Signore ci unisca tutti
a lui in Cristo nostro Signore•.
Lo storico dell'alchimia Karl Christoph Schmieder cita la notizia di Crei­
ling e afferma: «Tra gli alchimisti spirituali di quest'epoca [il XV secolo). ce
n'è uno chiamato Frater Macarius, del quale si sa poco. Visse a Erfurt verso il
1440 e fu discepolo di Basilio Valentino, quindi probabilmente benedettino.

1 19
Tritemio è detto aver tradotto dallo spagnolo al latino scrit­
ti alchimici come il Mysterium magnum del famoso patriarca
Vincenzo236. Macarius sottolinea però che Tritemio, non co­
noscendo sufficientemente bene lo spagnolo, ha preso molte
cose in senso completamente diverso, rendendo oscuri i passi
più chiari. Macario ammette tuttavia di non aver mai trovato
un suo pari nella conoscenza delle cose naturali.
Anche il titolo dell'opera Il secondo silenzio di Dio nel Giar­
dino paradisiaco di Delizie del Re Salomone il Saggio (Das zweyte
Silentium Dei in des Konigs Salomonis des �isen paradiessischen
Lustgarten) , come abbiamo visto, cita Tritemio e i suoi inse­
gnamenti237, in una precisa genealogia ricorrente in una serie
di testi manoscritti che sono dichiarati tradotti dall'arabo allo
spagnolo, dal Patriarca san Vincenzo, e poi dallo spagnolo all'al­
to tedesco da Tritemio o da Giovanni Macario. Vi sono anche
numerosi manoscritti attribuiti a Basilio Valentino.
La mole di questi documenti e la loro complessità fa ritenere
che non siano mere invenzioni del XVIII secolo, ma che abbia­
no una storia ben più articolata, sviluppatasi in un lasso di tem-

Scrisse un trattato alchinùco dal titolo Descriptio Lapidis lgnis, che è ma­
noscritto e non è stato ancora stampato. "Pietra di fuoco" è un ternùne di
Basilio. Comprende una tintura preparata con l'antimonio, che può trasmu­
tare solo l'argento, e di questo solo cinque parti in oro• (K. Chr. Schnùeder,
Geschichte derAlchemie, Halle 1832, pp. 200 e 208) . Fra i trattati in cui figura
il nome di Macario, citiamo ancora una volta dal Catalogus manuscriptornm
chemico-alchemico-magico-gabalistico-medico-physico-curiosornm, pubblicato nel
1788 a Vienna: codices alchenùci, n° 80, pp. 77-78: «Die goldene Weisheit der
sibilinischen Ga?tter, von Pythagora in griechischer Sprache beschrieben, von Thomas
Aquinas in 'rias Lateinische uibersetzt, 1 667, und von Johanne Macario Monacho in
das deutsche uibersetzt Anno Domini 1580. 1 7 Bogen. 8 fl.»; e codi ces alchenùci,
n° 54, pp. 49-55: «Das Buch Macarius des Einsiedlers, in tedesco• (raccolta di
numerosi trattati). Diversi titoli sinùlari attribuiti allo stesso autore sono alla
Leopold-Sophien Bibliothek di Ù berlingen.
2"" J. Scheible ("Leben des Abt Tritheim", cit., p. 1062, nota) dice che una
delle opere più importanti di san Vincenzo è il suo nùsterioso Cabalistisch
emblematisches Cabinet che espone l' alchinùa in chiare figure.
237 Beinecke University Library, Ms. Mellon 1 36 del 1798, pp. 1 -2.

1 20
po assai considerevole238.Va aggiunto che sono per la maggior
parte trascrizioni eseguite da copisti ignoranti, che presentano
una quantità e una varietà incredibili di errori, sgrammatica­
ture, ecc, come il lettore potrà constatare. Contengono molte
illustrazioni curiose e bizzarre, che ritroveremo parzialmente
nel nostro Wunder-Buch.

238 Che appartengano dunque di diritto a una Tradizione.

121
Manoscritti di testi attribuiti a Tritemio

Abbatis Trithemii ertz wahrhciftig Alchymistisch Buch. (Copenha­


gen, Royal Library, ms. 1 72 l , n° 9, pp. 1 46-1 89) .
De annulis septem planetarum et de decem sigillis spirituum celestium.
(Wien, Òsterreichische Nationalbibliothek, Cod. 1 1 320, n°
7, ff. 1 03r-1 36v) .
Aurea fodina ]ohannis Trithemii Abbatis spanheimensis, in Solatium
Proximi in summa Paupertate costitutt'239•
Trithemius de Aurifodina oder Beschworung der VVt!sse�geister, sonst
auch Herpentil, oder der kleine unfehlbare Erdenzwang genannf40•
Au.ftosung und Uiberkommung der vergrabenen Schiitze nach Trithemius,
Spiegazione al Trattato della terra o Aurea Fodina di Tritemio241•
Clavis Magiae generalis quam Heredibus, ceu Testamentum novissi­
mum pro intellectuali reseratione omnium Secretorum suorum in
Are(n)ula sua depositorum compilavit & reliquit ]oannes Trithe­
mius Abbas spanheimensis, una cum Rota magica. Autographum
Freimanni. Definito "operetta della più grande rarità"242 •
Clavis generalis magiae Trithemianae. (Wien, Òsterreichische Na­
tionalbibliothek, Cod. 1 1320, n° 2, ff. 49r-5 2v) 243•
Enchyresis conficiendae medicinae omnium universalissimae. 244•

239 Catalogus. . . , Wien, 1788, codices magici, n° 59 e 60 p. 17.


24° Catalogus . . . , Wien, 1788, codices magici, n° 87, p. 20.
241
Catalogus... , Wien, 1788, codices magici, n° 1 25 p. 26.
242
Catalogus. . . , Wien, 1788, codices magici, n° 1 43, p. 29.
243 Tabulae codicum manuscriptorum praeter graecos et orienta/es in Bibliotheca
Patatina Vindobonensi asservatorum, Wien, 1 864-1 899, Band VI, pp. 307-308.
244 Cf. Magnoald Ziegelbauer, Historia rei literariae Ordinis S. Benedicti. . . ,

Augustae Vindelicorum et Herbipoli, 1754, p. 306.

122
Explicatio super Sator Arepo etc. (Wien, Òsterreichische Natio­
nalbibliothek, Cod. 1 1320n° 9, ff. 153r-160v).
Der General-Schlussel zu Allen Wissenschqften und Geheimnissen
Trithemii des Apts zu Spanheim. (Leipzig, Universitatsbiblio­
thek, Cod. Mag. 1 1 8, ff.7, 1 750 ca.245) .
]oh. Trithemii Geheimer Unterricht vom Vitriol artefacto Philosophornm
und der. . . Tinctur und LApide Philosophornm . . . , 1492 (Hamburg
SUB, Cod. alch. 761).
Geheimes Cabinet der Natur und Kunst. . . von ]oh. Trithemio
1 490. . . durch Basil. Ullent. 1 496. Una nota manoscritta dice:
«Pare un libro falsamente attribuito» (Hamburg SUB, Cod.
alch. 625).
Grnnd und Ausslegung aller wahren Philosophiae [estratto] . (Lon­
don, Wellcome Library, MS. 4889, del 1 760, n° 9, pp. 303-
306).
Himmlisches und Obernaturliches Geheimnis des Geistes und der Se­
ele der Welt und von der Naturlichen magia von Ioanne Trithemio
Abbate Sponheimiensz-246• (Amsterdam, Bibliotheca Philoso­
phica H ermetica, M217, metà del XVIII secolo247) .

245 Il contenuto di questo manoscritto, con l'esempio della preparazione


di un filtro d'amore, pare corrispondere a un testo, chiamato Clavis majoris
Trithemii, che, secondo una testimonianza coeva, sarebbe circolato nell'am­
biente veneziano del Rosacroce Federico Gualdi. Cf. A. de Danann, Un
Rose-Croix méconnu entre le XVII' et le XVIII' siècles: Federico Gualdi ou
Auguste Melech Hultazob prince d'Achem, Arché, Milano, 2006 ; Federico
Gualdi, Philosophia Hermetica, a cura di A. Boella e A. Galli, Roma, Edizioni
Mediterranee, 2008.
246 Mistero celeste e sovrannaturale dello Spirito e dell'Anima del Mondo e della
Magia naturale.
247 Insieme a Cabala et Philosophia Natura? et Artis. Fridericus Gualdianus
ein gebohrner Orientalischer Printz u. Bluths verwander des Keysers von Maroao:
1 698. Wie auch das Magische Natur-Licht, von seinen Voifahren auf ihm ererbet:
sehrgeheime und unbekannde Schr!fften. 1566, attribuito a Federico Gualdi. Sul
manoscritto e su tale personaggio cf. A. de Danann, Un Rose-Croix méconnu
entre le XVII' et le XVIII' siècles: Federico Gua/di ou Auguste Melech Hultazob
prince d Achem, Arché, Milano, 2006 ; Federico Gualdi, Philosophia Hermetica, a
'

cura di A. Boella e A. Galli, Roma, Edizioni Mediterranee, 2008.

1 23
Altri esemplari:

Ùberlingen, Leopold-Sophien-Bibliothek, Ms. 23 1 con il tito­


lo: Himmlisches und Obernaturliches Geheimnis des Geistes und
der Seele der J#lt und von der Naturlichen magia von Ioanne
Trithemio Abbate Sponheimiensi, e:
Ùberlingen, Leopold-Sophien-Bibliothek, Ms. 234, intitola­
to: Himmlisches Heimliches und Obernaturliches Geheimniss des
Geistes und der Seele der J#lt und der naturlichen Magia Na­
turalis Reverendissimo et Clarissimo ]ohanne Trithemio Abbate
Spanhaimensi, et Magia naturalis Magistro peifectissimo Anno
1506248, entrambi del XVIII secolo249• Questa è la raccol­
ta di processi e segreti di "tecnologia alchimico-magica" che
Johannes Scheible stampò verso il 1855 con il titolo di Libro
delle meraviglie. n Ms. 234 consta di 70 capitoli e corrisponde
quasi perfettamente al testo pubblicato da Scheible, mentre il
Ms. 23 1 presenta numerose varianti250•
Il Catalogus manuscriptorum chemico-alchemico-magico. . . , Wien,
1 788, nei codices alchemici, n° 8 1 , p. 78, lo cita con il titolo:
Von den himmlischen und ubernaturlichen Geheimnissen und
Wirkungen des Geistes und der Seele der J#lt in der naturlichen
Magie, und den wundervollen Geheimnissen und Figuren. Johann
Trithemius von Spamheim, Abt zu Kreuzburg anno 1 522, preci­
sando che questo manoscritto è solo un frammento di un'o­
pera più completa, e che contiene 19 capitoli su 30. n primo
tratta della magia divina e di come deve essere l'uomo per im­
pararla; il secondo dichiara che deve conoscere le figure cele-

248 Mistero celeste segreto e sovrannaturale dello Spirito e dell'Anima del Mondo
della Magia naturale, composto dal venerabilissimo e illustrissimo Giovanni Tritemio,
abate di Sponheim e maestro perfettissimo di magia naturale, nell'anno 1 506.
249 Anche Karl Kiesewetter possedeva quest'opera manoscritta, come di­
chiara in Faust in der Geschichte und Tradition, op. dt., p. 284.
250 Il Ms. 231 consta di 106 capitoli e ne include 12 specialmente dedi­

cati ai segni zodiacali, i loro astri e il loro influsso, e 7 ai pianeti e alla loro
azione. Rispetto al Ms. 234 presenta inoltre sovente una diversa successione
dei capitoli.

1 24
sti; il terzo tratta di che cosa sia la magia naturale25 1 ; dal quarto
al quindicesimo si tratta dei 1 2 segni celesti, il diciassettesimo
di Giove, il diciottesimo di Marte, il diciannovesimo del Sole.
Il titolo tedesco completo della pubblicazione di Scheible è:
Johannes Tritheim�, Abt zu Spanheim, Wunder-Buch von der gottli­
chen Magie; dem Planeten- und Geburtsstunden-Eitifluss; der Signa­
tur der Kriiuter, Mineralien, Thiere und Menschen; dem Universal­
Spiritus; den magischen Tinkturen und Arzneien; Krystallspiegeln;
hermetischen Geheimnissen; der kunstlichen Lebenslampe; dem Of­
fenbarungs-Spiritus aus Maithau; dem magischen Feuer und Liquor;
dem 0./Jenbarungs-Spiegel; dem Spiegel Salomonis, in welchem alle
Signaturen der J#lt und alle Geister zu erkennen; den magischen
Kugeln zur Erforschung des unter der Erde Verborgenen; den magi­
schen Geisterglocklein, Ringen und Ruthen, Siegeln und Signaturen;
den heimlichen Bergwerken in Zimmern; der Bereitung des Urims der
Israeliten; den hochsten Secreten der Magie und Kabbala; den Gehim­
nissen des Geistes und der Seele der J#lt, Passau,Anno MDVI.
Questa edizione comprende un'altra operetta "apocrifa" di
Triternio: il Guldenes Kleinod oder Schatzkiistlein252, che era
già stato impresso nel 1 782 a Stoccarda. Una parte del ca­
pitolo 25 del Wunder-Buch von der gottlichen Magie è molto
simile al libro VII di Cabala et Philosophia Naturce et Artis at­
tribuito a Federico Gualdi253•
Liber experimentorum ]ohannis Trithemii. (Oxford, Bodleian Library,
rns. Ashmole 1460, ff. 1-137; London, British Library, Sloane

3679, ff. 77-158v; Amsterdam, Bibliotheca Philosophica Her­


metica, BPH M76, XVII secolo). Questo testo pare sia davvero

25 1 In questo coincide perfettamente con il nostro Ubro delle meraviglie.


Nello stesso Catalogus manuscriptorum . . . , codices magici, n° 15, p. 6 vi è una
Magia naturalis ]ohannis Trithemii abbatis Spanheimensis . . , in latino.
.

252 Edizione italiana: Gioiello aureo ovvero Piccola cassetta del tesoro, tradotto in
Tedesco da/ LAtino per il suo valore inestimabile dafrate Basilio Vtllentino dell'Ordine
di san Benedetto nel monastero di S. Pietro nell'anno di Cristo 1 482. . .. , Torino,
Mirdad, (2003?).
253 Cf. A. de Danann, Un Rose-Croix méconnu . . . , op. dt., cap. V; Federico
Gualdi, Philosophia Hermetica, op. dt., p. 133-142.

1 25
di Tritemio, nonostante l'opinione contraria di Klaus Arnold e
Noel Brann, autori di recenti biografie sull'abate di Sponheirn.
Lo dimostra Carlos Gilly, sostenendo che dei 269 esperimenti
magici descritti, alcuni potevano essere noti soltanto a Tritemio,
come quello di Pelagio l'eremita o quello di Libanio Gallo.
Alcuni di questi sono nel quinto libro in calce ai mano­
scritti dell'Antipalus Mal4ldorum (Ithaca, N.Y., Cornell UL
cod. M 6 1 e Copenhagen KB,Thott 629 4°) . L'autenticità di
queste ricette sembra indubitabile anche a Paola Zambelli.
Gilly aggiunge che Tritemio aveva iniziato una raccolta di
ricette magiche almeno del 1499, poiché in una delle lettere
indirizzate ad Arnold Bostius non cifrate nella Steganogra­
fia, Tritemio sollecitava l'amico olandese a restituirgli i suoi
Esperimenti magici: «Meum de magicis experimentis codicem
quem habes mihi oro quantocyus curato remittere))254•
Magia naturalis Johannis Trithemii abbatis Spanheimensis . . 255 • .

Opus hieraticum pro variis morbis depellendis, diviso in trentaquat­


tro capitoli256•
Philosophische Lilien und Rosen, welche abzubrechen der erste Priilat
zu Creutzburg ]oh. Trithemius, Ord. S. Benedicti seinem Kloster
privatim zum Andenken hinterlassen hat257•

254 Darmstadii, 1 62 1 , p. 1 4. Cf. Sebastiano Gentile e Carlos Gilly, Marsi/io


Fidno e il ritorno di Ermete Trismegisto, Firenze, Centro Di, 1999, scheda n° 54
di Carlos Gilly, pp. 276-277.
255 Catalogus manuscriptorum . . , codices magici, n° 15, p. 6.
.

256
Wilhelrn Schneegans, Abt Johannes Trithemius und Kloster Sponheim,
Kieuznach, 1 882, p. 291
257 H. Kopp, op. cit. l, p. 227, nota, cita un manoscritto con questo titolo nel
Catalogus manuscriptorum chemico-akhemico-magico-gabalistico-medico-physico-curiosorum
Wien, 1786, p. 30, n° 168. Una copia è alla Biblioteca nazionale di Vienna: Iilien
und Rosen, wekhe]oh. Trithemius seinem Kloster zumAndecken hinterlassen: ONB Wien,
MS. 1 1307, del XVIII secolo, lf. 317-348v, e un'altra, del XVIII secolo, alla Biblio­
theca Philosophica Hermetica di Amsterdam: Iillien und Rosen wekhe abzubrechen. . .
johan Trithemius hinterlassen .. (M201). M . Ziegelbauer, Historia rei literariae Ordinis S.
.

Benedicti , ... op. cit., p. 306, indica un manoscritto così intitolato, visto a Briinn, il 9
settembre 1749; comprendeva 6 capitoli di cui il primo trattava della tintura degli
alchimisti. Anche K. Kiesewetter (Geheimwissenscha.ften, II, Geschichte des Oa:u/tismus,
op. dt., p. 78) ne indica un manoscritto molto probabilmente in suo posses.so Ne
esiste una versione francese: Lys & roses que. . .] Trithemius... à laisséprivative à son Cou-

1 26
Physicam chimica, in Tedesco, in un catalogo della biblioteca di
Leida258•
ResponsaJoannis Trithemii Abbatis, primo spanheimensis, postea D.]acobi
herbipolensis, quae dedit Caesari Maximiliano primo, cum Sua Caesarea
Majestas, Conradum Celtem, poetam laureatum, ad ipsum ablegasset,
percontandi causa: quidnam in Magia naturali sdret, vel Caesarem do­
cere posset, Anno Domini 1502 in Vigilia D. Michaeli?9, dichiarato
proveniente dalla collezione di Mattia Corvino re d'Ungheria.
Trithemii Schlussel von allen Geheimnissen, fra i codici manoscritti
in un catalogo di Erlangen edito nel 1 746260•
Von des sieben Geistern. (Liibeck, Ms. Math.9, del 1 590, n° 7, ff.
1 35r-138v) .
Ternarius Sanctus in ternario sancto et Ternarium sanctum . . . Trithe­
mio von Sponheim . . . . . MIVXXX.X (Ùberlingen, Leopold-So­
phien-Bibliothek, ms. 233, XVIII secolo) . In due parti. Porta
la data 1440. Secondo Karl Kiesewetter non esiste a stampa261•
Tractatus de angelis septem planetarum. (Oxford, Bodleian Library,
ms. Ashmole 434, ff. 1-24) .
Trithemius redivivus. (London, British Library, Sloane 3824, ff. 121-140).

vtmt pour /es cueillir en memoire de luy (Manchester,John Rylands library, ms. Christie).
258 Notizia annessa a un catalogo manoscritto di opere di Tritemio del
monastero di san Giacomo di Ratisbona. Cf. M. Ziegelbauer, Historia rei
literariae Ordinis S. Benedicti , ... op. cit., p. 306.
259 Risposte dell'abate Giovanni Tritemio. . . date all'Imperatore Massimiliano I,
quando la Sua Maestà Imperiale gli mandò il poeta laureato Konrad Celtis allo
scopo di investigare come mai avesse conoscenze di magia naturale o potesse insegnare
all'Imperatore, nell'anno del Signore 1 502, alla vigilia del giorno di san Michele
(Catalogus manuscriptorum. . . , cit., codices magici, n° 301, p. 45).
260
Cf. M. Ziegelbauer, Historia rei literariae Ordinis S. Benedicti , ... op. cit., p.
306;Will-Erich Peuckert, Pansophie: Ein Versuch zur Geschichte der weissen und
schwarzen Magie, Stuttgart, 1936, p. 89; Isidor Silbernagei,johannes Trithemius.
Bine Monographie, Landshut, 1 868, p. 245;W Schneegans, op. cit., p. 293.
261 L'editore J. Scheible ("Leben des AbtTritheim", op. cit, p. 1061-1063) cita
un T ernarius sanctus in Ternario sancto et Ternarium sanctum diviso in 21 libri, in
parte alchimici in parte magici, che si accordano generalmente con i principi
di Tritemio, e tuttavia dubita deUa sua autenticità. In una nota a p. 1063, precisa
che questi testi portavano il nome di autori famosi perché a una certa epoca le
opere autentiche di tali autori erano assai ricercate e ben pagate. Ciononostante
è lui ad aver pubblicato sotto il nome di Tritemio il Libro delle Meraviglie.

1 27
Manoscritti il cui titolo dichiara Tritemio
come traduttore del testo o altro

Auserlesene das Mineralische Reich betreffende Merkwilrdigkeiten aus


einem greigischen Mspto des Homeri Bine guldene Kette genandt
excerpiret und ins LAteinische vertiret von Johanne Trithemio Ab­
bate Ordinis Benedectini. Nachgehends ins Teutsche ubersetzet von
M. J M. Oohann Macarius?) (Hamburg, Staats- und Ùni­
versitatsbibliothek (SUB) , Cod. alch . 62 1). La prefazione è
addirittura firmata "Trithernius Abbas". Vi si cita anche un
"pater Nicolai", che in altri mss. è definito "padre agostinia­
no Johannes Nicolai".
Azaharas(c)h des grossen Meisters und Magi Sieben Siiulen und Ta­
bellen von der Venvandelung der Metallen und Universal Medi­
an. Nebst einer Ubersetzung und Erliiuterung ]ohannis Philippi
Eberhardi Patris Prioris Ordinis Benedictini im Closter Walcken­
rieth am Haartz Anno Christi 1 496. In questo testo è detto
che il suo autore ha lasciato ai posteri otto tavole di figure
corredate di parole arabe e in altre lingue straniere, che Tri­
ternio aveva portato da Roma come abbozzi. (Staats- und
Universitatsbibliothek Hamburg, cod. alch. 619).
Der Grose Magus und Gelerte Philosophus Leeo der]ude Rapi von
Trithemio aus den Epereischen in das LAteiniche uepersetzet von
Macari Monarchi in das Deitsche anno 1470. (Ùberlingen, Le­
opold-Sophien-Bibliothek, MS. 235, XVIII secolo).
Hiparchus Die Geheime Weisheit Ter Araper von Trithemio von
Sponheim aus dem Arapischen in das Teidsche uepersetzet, Anno
Domini 1470. (Ùberlingen, Leopold-Sophien-Bibliothek,
MS. 232, XVIII secolo) .

1 28
Iamblichi des grossen Magi undAegyptischen Priesters Tabula Schmaragdi­
na vom ]ahr der Welt 2249 vor Christi Geburth 1714 (1 71 1) aus
dem Arabischen Assyrischen und anderen Sprachen ins Teutsche uber­
setzet von Trithemio von Trittenheim Abbate Ordinis Benedictini zu
Wurzburg Anno Domini 151 O (Hamburg SUB, Cod. alch. 622).
]amplichi Rappi Tie Geheimnus der Eugiptischen Koenige in Arapi­
schen Sprache von Tomas Aquinas in das LAdeinische uepersetzt
von Trithemio in das Teidsche uepersetzet. (Ùberlingen, Leo­
pold-Sophien-Bibliothek. MS. 189, XVIII secolo) .
Ismael Ozanes ein Aegyptischer Priester vom Hermetischen Stein
in Aegyptischer und Arabischer Sprache auff zarten Rinden eines
Palm baums geschrieben Anno Mundi 2344 vor Christi geburth
1 619 (1 6 1 6) ins Teutsche ubersetzet und erkliihret von Trithemio
von Trittenheim Abbate Ordinis Benedictini zu Wurtzburg Anno
Xsti 1509 (Hamburg SUB, Cod. alch. 620).
Das Licht der Natur und tas grose Geheimnus des Geistes und der
Sellen als ware Summum Ponum Augus(t)ini Anno Domini 420
von mir in das Deitsche ubesetzet Trithemius von Sponheim Apas
zu Creizpurg (sic}, Ann Domini 1 450262 (Ùberlingen, Leo­
pold-Sophien-Bibliothek, MS. 226, XVIII secolo) . La sola
prima parte, senza indice.
Das Licht der Natur m id allen verporgenen Gehimnusen der alde Wei­
sen als das hochste secretum der Kinder der Weisheid und Wahrheid
endecket und erkleret und zur Lere von geschripen Augustinus
anno Domini IVXXX von mir in das Deitsche iper setzet Trite­
mio von Sponheim Apas zu Chreitzpurg anno Domini DIVL.
(Ùberlingen, Leopold-Sophien-Bibliothek, MS. 227, XVIII
secolo) . Parte prima. Un'annotazione sul ms. 227 porta la
data del 22 ottobre 1 740. Degli estratti da questo testo at-

262
L'editore Johann Scheible ("Leben des Abt Tritheim", op. cit, p. 1 062)
conosceva un testo manoscritto dal titolo Licht der Natur als das Mysterium
magnum von J Trithemio, che a suo parere avrebbe potuto essere opera auten­
tica di Triternio, consistente in sette libri, ognuno illustrato da una figura, di
contenuto puramente alchirnico.

1 29
tribuito a Tritemio sono proposti ai Fratelli della Rosacroce
in un'opera tedesca pubblicata nel 1 6 1 8 e intitolata Breve e
fondata relazione sulla Luna compatta o fissa: di come possa essere
facilmente preparata in modo .filoso.fico263, e una raccolta tardi­
va di processi alchimici intitolata Segreti di alcuni Filosofi ed
Adepti, apparsa nel 1 780, descrive un procedimento tratto
dalla stessa opera264•
Das Licht der Natur zweider Thel. Bine Wieder holunge des erschten
Teils mit .filen esentzialischen Geheimnusen aus der ehwigen wie
auch aus der eisern Natur. Vor gestelt und erklehrt Augusti nus anno
Domini IVXXX iiper setzvt von Trithemio von Sponheim Apas
zu Creitzpurch anno Domini DIVL. (Ùberlingen, Leopold­
Sophien-Bibliothek, MS. 228, XVIII secolo) . Parte seconda.
Mysterium magnum Deifratris Vincentii O. P. uebersetzt von Trithemio,
1 470. (Ùberlingen, Leopold-Sophien-Bibliothek. Ms. 2 1 7) .
Osias Asnath Heyligen Priesters und grossen Magi zu On in Aegyp­
ten Natur Licht auff einer Pyramide oder Flammen Seule mit
Figuren und Aegyptischer und Arabischer Sprache der Nachwelt
hinterlassen Anno Mundi 2243 vor Xsti Geburth 1 71 8 ins La­
teinisch ubersetzet und erkliihret von Trithemio von Trittenheim ab­
bate Ordinis Benedectini zu Wiirtzburg Ao. Christi 1512 (Ham­
burg SUB, Cod. alch. 629).
Altro esemplare: Osias Asnath heiligen Priesters und grossen Magi
zu On in Egypten Natur-Licht. . . ins lateinische iibersetzet und
erkliihret von Trithemio von Trittenheim Abbate ordins Benedictini

263 Samuel Friedrich Fischer Kurtzer und Gegriindeter Bericht, von der Luna
compacta oder Fixa : wie so/che nach Philosophischer Art, gantz leichtlich kiinne
prtPparirt werden. Aus dem Liecht der Natur, Abbate Trithemio. Auch andern authen­
tischen Philosophis genommen, und in i!ffentlichen Druck veifertiget. Den Fratribus
Crucis Rosata! zur A nreitzung, allen Betriegern und Lauchrimisten aber zur !Mir­
nung. . . , s. I. 1 6 1 8). Cf. Carlos Gilly (éd.), Cimelia Rhodostaurotica, Amsterdam
1995, fiche n° 1 68a.
264 G
eheimnisse einiger Philosophen und Adepten, Leipzig 1780, pp. 96-100,
che descrive un processo di preparazione di un solvente universale con la
rugiada e l'acqua piovana, tratto dal capitolo III del primo libro della Licht
der Natur.

1 30
zu Wiirzbu�Anno Christi 1 512, verteutschet vonJ A. R. (Aka­
demii Umiejetnosci w Krakowie - Accademia delle arti e
delle scienza di Cracovia - rns. 605 r:w'J, XIX secolo)265•
Pitagoras Helschinentes Licht der 7 Natur Geister aus dem LAtei­
nischen in das Teidsche iiper setzet von Triethemio von Sponheim
Appas zu Creitzpu� anno Domini 1 4 1 4. (Ùberlingen, Leo­
pold-Sophien-Bibliothek, Ms. 229, XVIII secolo) . Diviso in
1 1 capitoli266•
Rabbi Micerini Geheime Unterrichtung von der Grossen Magie der
Aegyptier auff einer Drachen Haut der Nachwelt in orientalischer
Sprache und wenigen Sinnbildern hinterlassen Anno Mundi 2249
vor Christi Geburth 1 71 4 (1 71 1) in die LAteinische Sprache
von Trithemio von Trittenheim Abbate Ordinis Benedictini Anno
Domini 151 1 . nachgehends einem guten Freund zum besten ins
Teutsche vertiret von I. A. R. (Hamburg SUB, Cod. alch. 628).
Altro esemplare:
Rabbi Micerini Geheime Unterrichtung von der grossen Magie der
Egyptier, auf e. Drachenhaut der Nachwelt in Orientai. Sprache u.
wenigen Sinnbildern hinterlassen Anno mundi 2249 vor Christi
Geb. 1 71 4 l: 1 7 1 1 : l in d. lat. Sprache iibersetztet von Trithemio
von Trittenheim . . 151 1 . Nachgehends e. guten Freund zum besten
.

ins teutsche vertirt vonJ A. R. (SLUB Dresden, rns n° 1634).


Schliesel iipe das Licht der Natur Trithemio von Sponheim Apas zu
Chreitzpu� Santi Penectiner Ordinis 1 4 1 6, iiper setzet von Io­
hann Macari monachi 1472. (Ùberlingen, Leopold-Sophien­
Bibliothek. MS. 230, XVIII secolo). In sette libri, ciascuno
diviso in capitoli, e un indice generale alla fine.Vi si ritrovano,
fra gli altri, i due procedimenti per realizzare le lampade vitali
perenni e quello del fuoco magico cabalistico degli Antichi.

265
Jan Czubek, Katalog rekopisow Akademii Umiejetnosci w Krakowvie, Kra­
kowie 1906, p. 96.
266
Karl Kiesewetter, Die Geheimwissenschaften, Il, Geschichte des Occultismus,
op. cit., p. 35, lo cita come «tradotto in tedesco da Tritemio di Sponheim
nell'anno 1 41 4, cioè 48 anni prima della sua nascita!•.

131
Das verporgene Licht in der Natur, by Frater Vincentius O. P., aus
dem Spanischen uebersetzt von Trithemio von Sponheim, 1 430.
(Ùberlingen, Leopold-Sophien-Bibliothek, MS. 215, XVIII
secolo) .
S. Vincentius Ordinis praedicatorum, Handelt von denen ipernatirli­
chen Wundern in der Nadur, Geschripen anno 1 4 12, uepersetzt
aus dem Spanischen in das Deitsche, by Trithemius von Sponheim,
MIVL. (Ùberlingen, Leopold-Sophien-Bibliothek, Ms. 216,
XVIII secolo) .

1 32
Opere a stampa di argomento alchimico-magico
attribuite a Tritemio

Ein Buchlein des Hocheifahrnen Philosophi D. Iohannis Trithemii. . .


de Lapide Philosophorum, Halle, 1 61 9, in Theophilus N eander,
Heptas Alchymica, das ist Ausserlesene Philosophische Tractiitlein
von dem Magisterio Lapidis. . . , Leipzig, 1 62 1 , pp. 43-1 54. Tratta
di alchimia minerale.
De Spagirico Artificio ]o. Trithemii sententia, in Gerhard Dorn, De
naturae luce physica, ex genesi desumpta, Francofurti, 1 583, pp.
135-158; consta di due parti, di cui la prima è De spagirico
artificio ]o. Trithemii sententia (pp. 1 35-15 1 ) e la seconda (pp.
1 5 1 -158) è la Eluddatio clarior interpretis. Si trovano anche
in G. Dorn, Liber naturae luce physica, in Theatrum chemicum,
l, Argentorati, 1 602, pp. 437-446 e 447-450. Il De spagyrico
artificio presenta delle somiglianze con il De tribus primordiis
artis physicae.
Tractatus chemicus nobilis ]oannis Trithemi, in Theatrum chemicum,
IV, Argentorati, 1 659, pp. 585-586; come Tractatus de lapide
philosophico, in George Ripley, Axiomata philosophorum, s. l.,
1 595; nel Tractatus de secretissimo antiquorum philosophorum
arcano, quo non solum omnes aegritudines totius corporis humani
mirabiliter sanantur, verum et immonda ac leprosa corpora metal­
lorum in peifectum lunifìcum et solifìeum transmutantur, in gra­
tiam filiorum hermeticae doctrinae nunc primum in lucem editus,
autore philosopho anonymo. Tractatus II, de lapide philosophico
]oannis Lasniori . . . nunc primum in gratiam studiosae juventutis
in lucem editus ab autore anonymo. Tractatus III, chemicus nobilis
Joannis Trithemii . . . ab quodam autore anonymo. . . editus, (Leip-

1 33
zig) 1 61 1 . Infine, Vossius ne possedeva un manoscritto in
lingua tedesca267•
De tribus primordiis Artis physicae, in edizione tedesca: von den
dreyen Arifangen aller naturlichen Kunst der Philosophiae, epistola
di 12 pagine indirizzata a Johann von Westenburg, in Johann
Schaubert, Katopthosophia, id est Consummata sapientia seu phi­
losophia sacra, Magdeburg, 1602; Frankfurt a. M., 1681 268•
Si trova anche in Neue Sammlung von einigen alten und sehr rar
gewordenen Philosophisch und Alchemistischen Schriften (conti­
nuazione del Theatrum chemicum) , Frankfurt-Leipzig, 1770,
Il, pp. 429-444. In latino fu pubblicata già nell'edizione di
Colonia del 1567 del Trattato delle cause seconde269, che com­
prende anche una serie di 1 2 lettere di o a Tritemio. Il testo
presenta molte somiglianze con quello del De spagirico artiji­
cio, e pare un commento.
von der undern Astronomey, das ist von der Alchimey, contenuta
nella raccolta curata dal paracelsiano Benedictus Figulus270

267 Leiden MS.Vossianus Chym. Q. 46, seconda metà del XVI secolo, n° 5,
ff. 176-217v: Tractatus chemicus, tradotto in tedesco. Cf. Traité des causes secondes,
Bibliographie, pp. 65-66. Cf. Magnoald Ziegelbauer, op. cit., p. 305-306, che
cita Johannes Albertus Fabricius, Bibliotheca latina mediae et infimae aetatis, IX,
p. 466. Scheible dichiara questo trattato apocrifo ("Leben des Abt Tritheim",
cit., p. 1061).
268
Le pagine non sono numerate. Il titolo suona: Dei tre principi di tutta
l'arte della filosofia naturale, senza i quali nessuno può ottenere qualcosa o fare al­
cunché di utile. Il primo principio è nell'unità, grazie alla quale il potere e le
virtù delle meraviglie della natura si compiono nel risultato finale; il secondo
principio deriva dal primo, ed è il ternario che dà luogo alla meraviglia na­
turale mediante il binario; il terzo principio non è un principio di per sé, ma
nel rapporto fra esso stesso e il binario, ed è il fine di tutta la conoscenza. Cf.
K. Schrnieder, op. cit., pp. 237-238; Karl Kiesewetter (Die Geheimwissenschaften,
II, Geschichte des Occultismus, op. cit., p. 78) afferma che è un testo manipolato,
forse da Tholde.
269 Ioannis Trithemii Abbatis. . . De septem secundeis. . . adiectae sunt aliquot epi­
stolae ex opere epistolarum Io. Trithemii utilissimae, Coloniae, 1567, pp. 81-100.
270 Riguardo a Benedikt Topfer, più noto con il nome latinizzato di Be­
nedictus Figulus (nato nel 1 567 e morto fra il 1617 e il 1630), nativo di
Huttenhofen in Franconia, un personaggio di particolare importanza nel­
la storia delle origini deU 'Aurea Rosacroce, cf. Karl Schrnieder, Geschichte
der Alchemie, op. cit., pp. 349-350; John Ferguson, Bibliotheca chemica, London,

134
Rosarium novum olympicum et benedictum, das ist ein newer Ge­
benedeyter Philosophicher Rosenkranz, l, Basel, 1608, pp. 1 6-22.
Il titolo del trattato in lingua tedesca, L'astronomia inferio­
re ossia l'alchimia, sottolinea la corrispondenza ermetica fra
macrocosmo e microcosmo, ovvero tra astronomia celeste e
astronomia terrestre. Alcuni passi e alcune illustrazioni sono
in comune con il Tractatus chemicus nobilis]oannis Trithemi Ab­
bati Spanheimensis, in latino. Esiste anche in manoscritti.
Veterum sophorum sigilla et imagines magicae sive sculpturae lapi­
dum et gemmarum secundum Nomen Dei Tetragrammaton, cum
signatura planetarum & iuxta certos coeli tractus e constellationes,
ad stupendos et mirandos e.ffectus producendos. . . , Ex loa. Trithemi
manuscripto eruta, s. l., 1612. Il contenuto si ritrova pressapoco
nello Speculum lapidum di Camillo Leonardi, Augusta Vinde­
licorum, 1 533271 •
Appare anche nel Catalogus Librorum & Manuscriptorum magi­
co-cabalystico chymicorum di Friedrich Roth-Scholtz, Herren­
stadii, 1 732, ave porta la falsa data di _Pesaro, 1 502, ma non è
dichiarato di Tritemio272•

1954, l, pp. 274-275;Joachim Telle, "Benedictus Figulus. Zu Leben und Werk


eines deutschen Paracelsisten", in Medizinhistorisches journal, 1987, vol. 22, n°
4, pp. 303-326; Carlos Gilly, "Theophrastia Sancta. Paracelsianism as a reli­
gion in conflict with the established churches", in Paracelsus: the man and his
reputation, his ideas and their transformation, a cura di Ole Peter Grell, Leiden,
Brill, 1998, e on-line.
271
Traité des causes secondes, Bibliographie, p. 69 . . Cf. M. Ziegelbauer, Histo­
ria rei literariae Ordinis S. Benedicti , . . . op. d t., p. 305. Cf. la lettera del l O maggio
1503 al conte Johannes von Leiningen-Westenburg, in De septem secundeis ... ,
Coloniae, 1 567, pp. 81-100.
272
Cf. M. Ziegelbauer, Historia rei literariae Ordinis S. Benedicti , ... op. dt.,
p. 305. Anche l'editore Johann Scheible ("Leben des Abt Tritheim", in Das
Kloster, vol. III, Stuttgart, 1846, pp. 1060-1061) afferma, sulla falsariga di
Jean-Pierre Nicéron (Mémoires pour servir à l'histoire des hommes i/lustres, Paris,
1729-1745, XXXV III, p. 232) che è un testo falsamente attribuito a Trite­
mio, contenuto nello Speculum lapidum di Leonardi. Segnaliamo en passant
che questo ultimo testo è stato recentemente tradotto in francese, a cura di
Claude Lecouteux e Anne Monfort: De lapidibus liber tertius (Speculum lapidum
livre III), Paris, Presses de l'Université Paris-Sorbonne, 2002.

1 35
Testi più tardi sicuramente rielaborati:

]oannis Trithemii Augmentatio cum Mercurio Saturni, nel Deutsches


Theatrum Chemicum, l , Niirnberg, p. 99273•
Con il titolo Augmentum mit dem Mercurio Saturni ]ohannis
Trithemii Abbtz in Sponheim, so Doctori Paracelso zukommen,
uns auss seyner eygnen Handschrifft abgeschriben worden in: Au­
reum vellus oder Guldin-Schatz und Kunst-Kammer. . . von. . . Sa­
lomone Trismosino. . . in sonderbare underschiedliche Tractiitlein
disponiert und in das Teutsch gebracht, Rorschach, 1 598, fra le
tinture paracelsiane (Tincturae paracelsicae), n° 6274•
Trithemii de Sponheim, Abts zu Kreutzburg, Guldenes Kleinod oder
Schatzkiistlein, zum erstenmal herausgeben, nebst zwoen anderen
mit angedruckten seltenen Handschriften von Jamimah Koranha­
puch ; aus dem LAteinischen um seiner Unschatzbarkeit willen in�
Deutsche ubersetzt von Fr. Basilio U!lentino Ordinis S. Benedicti
im Kloster St. Petri. . . 1 482, zum erstenmal herausgegeben, nebst
zwoen andern ferne mit angedruckten seltenen Handschriften von
]animah Koranhapuch pubblicato a Lipsia nel 1 782, e poi ver­
so il 1855 da Johann Scheible insieme al Libro delle Meraviglie
( Wunder-Buch) .
Nell'edizione del 1782, dopo la prefazione di Jamimah Ko­
ranhapuch, è scritto: <<Questo manoscritto fu redatto su di
una pergamena piuttosto consumata che fu trovata in una
scatola d'argento sotto le rovine di un'antica chiesa a Mun­
chshausen nel Liineburg, fra le mura sotto l'altare; mi fu dato
dal signore di Richtenfelss e io l'ho copiato dall'originale.
Ciò avvenne a L. il 3 maggio 1 7 1 1 . ST.»275•

m In inglese come An augrnent with [Mercury] of {Lead] of]ohannis Trithemij

Abbot in Spanheim, the which D. Paraalsus hath rereaved, and this is written out of his
owne hand's writing (Oxford, Bodleian Library, Ms.Ashmole 1408, pp. 220-224).
274 K. Sudhoff, Bibliographia paracelsica, Berlin, 1 894, n° 244, p. 426.
275 K. Schmieder, op. dt., p. 238. Egli aggiunge che l'opera è scritta da
un ignoto compilatore e appare come un lavoro postumo, maldestramente
interpolato. K. Kiesewetter ( Geheimwissenschaften, II, Geschichte des occultismus,

1 36
Zwey ewige unausloschliche brennende zeytliche Liechter, vom Her­
ren Trithemio Abt zu Sponheim, welche auss Bartholomei Korn­
dorffers Handschrifft abgeschriben worden, in Aureum vellus oder
Guldin-Schatz und Kumt-Kammer. . von . . . Salomone Trismo­
.

sino . in sonderbare underschiedliche Tractiitlein disponiert un d in


. .

das Teutsch gebracht, Rorschach, 1 598, ove fu solo annunciato


nell'indice (testo n° 1 8 del Trattato secondo) come Zwey
ewige unausssprechliche zeitliche Liechter Ioan. Trithemij, ma non
fu pubblicato; e Hamburg, 1 708, p. 1 59-1 60276•
Bartholomaeus Korndorffer vi dichiara di aver copiato il pro­
cesso per la fabbricazione dei due lumi inestinguibili da nn
manoscritto di Tritemio donatogli da un discepolo di questi,
Servatius Hochel, che era stato al suo servizio per dodici anni277 •
Ricordiamo che anche nel capitolo XVIII del Libro delle
meraviglie qui presentato si tratta della fabbricazioQe di una
lampada perpetua vitale, anche se partendo da altre materie.
De septem secundeis id est intelligentiis sive spiritibus orbes post Deum
moventibus libellus sive Chronologia mystica, multa scitiique digna,
mira brevitate in se complectens arcana, Leipzig, 1 5 16; Nurnber­
gae 1522; Francofurti 1 545; Coloniae, 1567; Argentorati,
1600 e 1 6 1 3 . . .
Philosophia naturali, de geomantia. Einer Uhralten Kunst durch Sand
oder in Erden gebrauchender Dupffelung als durch Losspielungen
erkundigterfragen, Strassburg, 1 609.

op. cit., p. 78) la giudica opera posteriore e falsa.


276
Cf. M. Ziegelbauer, Historia rei literariae Ordinis S. Benedicti, ... op. dt., p.
23 1 . Vi si dice che l'imperatore Massimiliano avesse dato 6000 corone per
questi due lumi. Cf. anche K. K.iesewetter, op. dt., ibidem. Il testo si trova anche
in Deutsches Theatrum Chemicum, II, Niirnberg, 1730, pp. 613-618; e parziale,
tradotto in inglese, da Elias Ashmole nel MS. Ashmole 1 408 della Bodleian
Library di Oxford, pp. 239-244: Two eternali unquenchable burning temporali
lights cif Mr. Trittemio Abbot at Sponheim, described by the hande cif Bartholomeus
Korndoiffer. La preparazione del primo lume si fa con zolfo, allume calcinato
e borace veneziano cristallino, e quella del secondo lume, con vetro di anti­
monio e un particolare "aceto".
277 W-E. Peuckert, Pansophie. Ein Versuch zur Geschichte der weissen und
schwarzen Magie, Berlin, 1956, p. 77.

1 37
Sovente attribuito a Triternio è il Calendarium naturale magi­
cum perpetuum prcifondissimarum rerum secretissimarum contem­
plationem totiusque philosophiae cognitionem complecten?78, il cui
autore è invece Johannes Grosschedel ab Aicha279. Anche
Karl Anton Nowotny280, che vide il manoscritto conservato
alla Biblioteca Nazionale Austriaca, lo attribuì a Triternio;
in quell'esemplare il Calendarium è accompagnato da una
lettera, sempre attribuita a Triternio, intitolata Dei requisiti e
dell'effetto della vera magia, segreto comunicato al principe ]oachim
von Brandenburj81 , ma che già lo storico di Triternio Klaus
Arnold282 aveva dimostrato essere un falso del XVIII seco­
lo283. Una buona parte della lettera è infatti copiata da quella
del 24 agosto 1505, indirizzata a Germain de Ganay. La ri­
troviamo, insieme ad altre epistole, autentiche e non, nell'e­
dizione di Colonia del 1 567 del trattato Delle cause seconde284•

278
Calendario naturale magico perpetuo comprendente la contemplazione delle
cose oaulte più pr.fonde e la conoscenza di tutta la filosofia. Altri lo attribuiscono
a Tycho Brahe.
279
Lo dimostra definitivamente Carlos Gilly, in "Il ritrovamento dell'ori­
ginale del Calendarnm naturale magieum perpet�um di Grosschedel", in C. Gilly,
a cura di, Magia, alchimia, scienza dal '400 al '700, Firenze, Centro Di, 2002,
l, pp. 295-309.
2"'' H. C. Agrippa ab Nettesheim, De oaulta philosophia, Graz, 1967, pp.
61 5-629, Appendix V, ff. 32v-38r (riproduzione del Cod. 1 1313 della Òster­
reichische Nationalbibliothek di Vienna) .
2" 1 De requisitis et effectu verae magiae secretum principijoachimo a Brandenburgo
traditum. Cf. Tabulae codicum manuscriptornm praeter graecos et orienta/es in Bi­
bliotheca Palatina Vindobonensi asservatornm,Wien, 1864-1899, Band VI, p. 306.
Cogliamo qui l'occasione per segnalare che la Biblioteca Nazionale di Vien­
na contiene molti e preziosi documenti riguardanti la tradizione ermetica
italiana.
2"2
Klaus Arno!d,johannes Trithemius (1 462- 1 5 1 6), Wurzburg, 1971, p. 252.
283
Cf. Fr. Secret, "Libanius Gallus ...", art. cit., p. 1 03; e Kabbale et philosophie
hermétique, op. cit., p. 87.
284 Ioannis Trithemii Abbatis. . . De septem secundeis. . . adiectae sunt aliquot epi­
stolae ex opere epistolarnm Io. Trithemii utilissimae1 Coloniae, 1567, pp. 1 00-1 1 6.

138
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ZAMBELLI, Paola, White Magie, Black Magie in the European
Renaissance, Leiden-Boston, Brill, 2007.

1 43
Ringraziamenti

Teniamo a ringraziare in particolare:

Staats- und Universitatsbibliothek Hamburg


Leopold-Sophien-Bibliothek Ùberlingen
Òsterreichische Nationalbibliothek Wien
Beinecke Rare Books and Manuscripts Library
Sachsische Landesbibliothek, Staats und Universitatsbibliothek
Dresden (SLUB)
Royal Library Kopenhagen
Wellcome Library London
Bayerische Staatsbibliothek Miinchen
Herzog August Bibliothek Wolfenbiittel
Bibliothèque Nationale de France
Bibliothèque de l' Arsénal Paris
Bibliotheca Philosophica Hermetica Amsterdam
Libreria Aseq Roma
Umberto Colla
Jean Dupèbe
Massimiliano Kornmiiller
Anna Lisa Parrano
François Secret ( 1 9 1 1 -2003)

1 44
Il libro delle meraviglie
CAPITOLO PRIMO

Della Magia Divina, e di come deve essere l'uomo per conoscerla

Se vuoi studiare la magia, devi prima conoscere te stesso.


L'eterna saggezza di Dio si è a tal punto adoperata, da farsi
udire con voce forte e con clamore nelle vie e nelle strade, e
persino alle porte che conducono alla città, e da tuonare con
queste parole: O voi sciocchi, per quanto tempo ancora volete
essere sciocchi? Perché volete odiare i miei insegnamenti?
Voglio farti conoscere il mio spirito e la mia parola. Da que­
sto amorevole appello si nota già quanto basta che il Santissimo
distribuisce così abbondantemente i suoi beni, e in particolare
quelli che gli sono richiesti, che non vuole rifiutarci nulla, e
ancor meno vuole !asciarci nella cecità; bensì Dio, che è la
saggezza stessa, ci dà conoscenza e comprensione. Egli illumina
i nostri occhi, perché possiamo vedere; la bocca, perché possia­
mo distinguere il gusto; la lingua, perché possiamo parlare; ci
fornisce l'odorato, il sentire e la facoltà di muoverei. Insomma,
tutto il nostro corpo è una rappresentazione del macrocosmo.
Perciò l'uomo a ragione è detto anche microcosmo, nel
quale l'anima immortale abita e regna. NB Poiché questa ori­
gina dal soffio di Dio, è di nuovo accolta presso Dio dopo
la morte e la caduta del corpo. Dio ha pietà per tutte le sue
opere e creature, e così sarà anche per l'anima immortale, dopo
la putrefazione del corpo, che risusciterà di nuovo magnifica­
mente e sarà purificata, a lode di Dio e di tutti i suoi santi; e
in quest'occasione non ci si meraviglia se gli uomini general­
mente rimangono fissi nella loro cecità e incomprensione e

147
perdono il retto canunino. Ma per coloro che cercano la sag­
gezza con anima desiderosa è tutta un'altra cosa, essi temono il
Signore con tutto il cuore, il che è il vero inizio della saggezza,
lo cercano con spirito fervente e lo chiamano, poiché egli è
vicino e lo si può trovare.
Il loro animo è sempre diretto verso Dio, essi amano Dio
con tutto il cuore, si sacrificano per lui nella sua misericordia,
nella quale poi cominciano a conoscersi nella luce, a conoscere
che cosa sia l'uomo in quanto spirito, anima e corpo; saranno
rivelate in lui tutte le cose suggellate dallo spirito, poi questo le
rivelerà; bisogna che tu comprenda poi, in terzo luogo, che cosa
sia la semplice luce della magia, della cabbala e della fùosofia.
L'Altissimo ha impresso il suo mistero su tutti gli idiomi e i ca­
ratteri, che noi conosciamo secondo la loro segnatura, perciò tu
devi riconoscerli secondo la tua propria complessione, la forma
del corpo e la fisiognomia.
Come debba essere fatto un uomo, e se egli sia adatto alla
magia, egli deve sondarlo dalla segnatura, esteriore e interiore.
Interiormente l'uomo fu creato assolutamente perfetto quanto
ad anima e spirito, in giustizia e santità, mentre esteriormente si
presentò come Maestà di Dio come immagine e mistero della
Divinità, in cui Dio abita, e anzi, fu sulla terra quel medesimo
essere che Dio è in ogni cosa dall'Eternità.
L'anima è sostanzialmente un fuoco magico proveniente da
Dio, nel quale fuoco deve essere rivelata la luce di Cristo Gesù,
il quale è il Centro della luce, dunque l'anima consiste in un
vorace fuoco magico. Giov. 1 2,46: Perciò la luce è venuta nel
mondo, per placare il nostro fuoco spirituale e lo spirito igneo;
l'anima si nutre di questo spirito luminoso, e questo spirito
deve essere cibo per l'anima; la luce originata dal fuoco agisce
perciò in modo magico nell'anima, e se l'anima non provenisse
da Dio, e il suo spirito non vi fosse racchiuso, essa non potrebbe
attrarre a sé tale luce. Quando la tua anima è nutrita da questa
luce, tutto il tuo corpo deve divenire luce in Cristo, Luc. 1 1 , 36,

1 48
Deut. 4, 24, il quale deve placare questo fuoco in te, affinché tu
ora non arda in esso; poiché bada, Dio è un fuoco ardente, uno
spirito che tutto penetra; se però la tua anima è stata tinta dal
sangue e dalla tintura di Cristo, il fuoco fisico aumenta grazie
alla luce che è nella tua anima, la luce del tuo Dio, che tu d'ora
innanzi puoi chiamare Padre, e in cui perciò vivi.

1 . Focoso collerico

Per riconoscere dalla complessione e dall'aspetto esteriore se


sei fatto per essere mago oppure no: devi essere di natura fo­
cosa, d'animo forte, dalla collera repentina e crescente, che non
si cura di nessuno, ostinata e, secondo la segnatura, rosso, dai
capelli ricci, altrimenti è una complessione e una segnatura
pericolosa; è una caratteristica marziale, e ha uno spirito scher­
zoso. Se riuscirai a dominare le tue emozioni sfavorevoli, com­
prenderai tutta la saggezza, perché gli astri ti aiuteranno, e se
trasformerai la tua ira in clemenza e ti sacrificherai allo Spirito
dell'Altissimo, affinché egli possa dominarti, sarai versato nella
magia.
Sebbene gli Antichi o i Patriarchi non siano stati della tua
stessa fede, come puoi immaginare, tuttavia imitali, poiché
Mosè si era stabilito presso gli Egizi, Daniele presso i Caldei, e
pertanto i figli e i discepoli dei profeti sono stati istruiti nelle
loro scuole a riconoscere Dio nella natura e nel creato, e a ri­
conoscere Dio nell'uomo stesso, cioè nel microcosmo.
Voglio ora farti un esempio: Dio Padre, nell'Antico Testa­
mento, si è manifestato a Mosè nel fuoco e ogni ufficio divino
ebraico si compiva nel e tramite il fuoco, la legge era data nel
fuoco, e in memoria di questo le lettere ebraiche rimaste sono
formate da specie di fiamme di fuoco, poiché tutte le lettere
ebraiche maiuscole sono scritte come fiamme di fuoco, eccetto
poche, sono lettere magiche e procedono da Dio.

1 49
L' aleph significa il Creatore e Padre di tutte le cose nel fuoco
divino essenziale, nel quale tu sei, secondo la tua complessio­
ne, ma se non fai attenzione a te stesso, Satana può avvicinarti
facilmente. Solo se catturi il Cristo, la Luce, se ti allontani dal
mondo, se servi in silenzio il tuo Creatore, la tua anima· desi­
derosa sarà di nuovo nella Luce; perciò un · uomo simile ha il
potere di penetrare nella natura e di dire alla montagna: «Alzati
e precipita nel mare••, perché il potere in lui è grande, e non è
l'uomo ad esercitarlo, ma lo spirito che vive in lui, quindi se tu
sei così e ti sei osservato in tal modo, combatti.

2. Aereo sanguigno

Il secondo tipo a fornire i migliori magi è il sanguigno. Nella


loro comprensione i sanguigni sono come il vento, sottili, af­
fabili, devoti unicamente a Venere; gli astri influenzano molto
questa complessione, ma i sanguigni hanno una vita casta e
pura, di abnegazione; a costoro nessun mistero resta nascosto,
poiché un siffatto uomo penetra profondamente la natura.
La segnatura lo rende canuto, con i capelli ricci, alto e ben
proporzionato, un'immagine di Dio, e se fa opera di abnega­
zione, conduce generalmente una vita semplice e pia, non è
mai triste, ma sempre lieto in Dio, ed è capace di sondare un
mistero a fondo, perché per lui non vi è nulla di più facile. Se
nutre la sua anima con questa luce, gli sono rivelate tutte le
cose più profonde, ed egli ha la facoltà di vedere il centro o il
cuore di ciascuna cosa, inoltre tutto deve obbedirgli, e Satana
non può arrivare facilmente a lui, né con l'angoscia né con lo
spavento; egli fugge entrambe queste complessioni, perché in
coloro che hanno sì tanto fuoco, e nei quali c'è tanto fuoco, c'è
anche tanta luce, e dove c'è tanta luce, c'è anche tanto spirito,
altrimenti non sarebbe loro possibile afferrare gli spiriti, dun­
que uno spirito deve generarne un altro.

1 50
Inoltre, poiché i figli delle tenebre sono di complessione e
caratteristiche saturnine e possiedono un'influenza tenebrosa, e
lo spirito delle tenebre si introduce violentemente in loro, cioè
penetra in loro, per questa ragione essi amano la magia oscura,
alla quale poi giunge presto anche l'amico delle tenebre.
Ma questi non raggiunge i tipi di cui abbiamo parlato, anzi,
li evita, perché anche se questo spirito oscuro avesse campo
libero, in presenza della diversità, e se anche impiegasse tutte
le sue arti, egli non riuscirebbe a rimanere, e non risulterebbe
né visibile né invisibile, e questo perché? Perché un tale tipo
è così marcato dalla segnatura esteriore, che lo spirito oscuro
non potrebbe soffrirlo né sopportarlo, quello gli risulterebbe
assolutamente odioso, poiché sa che un tale uomo lo ricono­
scerebbe subito, e perciò il nemico con la sua magia oscura non
può avv1cmarsi.
Se un siffatto uomo si sacrifica, come abbiamo detto, a Dio
l'Altissimo, e si sottomette allo Spirito eterno, cioè a Dio, è
capace di spezzare tutti i legami tenebrosi con la magia oscura,
e di scacciare i diavoli con tutte le loro illusioni.
Vi è quindi una grande differenza tra i veri e i falsi magi;
ciascuno può esaminarsi al santo cospetto di Dio, e se scopri
di non essere adatto, desisti per tempo dalla magia, perché non
tutti sono scelti per essere sacerdoti della natura; e se avessi a
che fare ugualmente con gli spiriti della natura, essi vorrebbero
però avere la tua complessione come magnete, perché gli spiriti
si uniscono volentieri al loro simile e lo seguono.

151
CAPITOLO SECONDO

Chi vuole imparare la magia divina


deve conoscere lefigure celesti

Della magia divina fanno parte le seguenti cose, che è neces­


sario conoscere.
In primo luogo, devi comprendere il corso di tutto il fir­
mamento, dalla mattina alla sera, quando il Sole entra nei 1 2
segni zodiacali e vi transita, quando ogni stella dello zodiaco
si illumina, e quando, durante il suo corso, giunge al suo som­
mo, e quale potere possegga, a seconda del suo influsso.
Secondariamente, devi conoscere anche il corso e l'influsso
dei pianeti, per potere operare in magia con il loro aiuto.
In terzo luogo, devi sapere di che cosa è capace lo Spiritus
Mundi, come attenerlo, e quando separare l'anima mundi per
rendere magnetiche e vive tutte le cose con la magia, poiché
senza di esso lavorerai solo su una cosa morta.
Infatti tale spirito è l'unico strumento della natura, grazie al
quale tutto è e deve essere creato, che attrae a sé tutti gli astri e i
loro influssi, che corrispondono fra loro. Dunque anche tu devi
saper separare da te lo spirito: ossia saper preparare l'essenza
animale, che è pura e senza macchia, o dal sangue o dall'urina,
poiché tutto è e deve essere compiuto mediante questi tre; e se
tu poi saprai riunirli, tutto ti sarà possibile.
Devi anche saper preparare lo spirito e l'anima dei metalli , a
seconda del loro influsso, perché l'uno non può esistere senza
l'altro; se saprai quindi ordinare tutto secondo la dottrina esposta,
potrai compiere meraviglie, come scoprirai. Tutto questo deve
però essere compiuto con cuore puro, conducendo una vita pura
e casta, così come dovrai fare attenzione a tutte le compagnie
impure, perché queste sono ugualmente causa di molti danni.

1 52
CAPITOLO TERZO

Che cos 'è la magia naturale

Qui bisogna osservare ciò che ho detto in precedenza, poiché


senza l'influsso e l'effetto dei segni zodiacali e dei pianeti non si
può compiere nulla, perciò devi comprendere la segnatura e la
designazione delle cose, perché l'Altissimo ha introdotto il suo
segno e la sua immagine in ogni cosa della natura, cosicché se
ne possa riconoscere la virtù interiore, e a quale scopo impie­
garla, come si può vedere nei fiori e nei più grandi arbusti. Così
come noi uomini non siamo identici l'uno all'altro quanto ad
aspetto, costumi e professione, così è anche in natura, anzi, Dio
l'Altissimo ha raffigurato molte cose secondo la primissima
lingua umana, in caratteri della lingua primigenia, perché il Si­
gnore li ha scritti con il proprio dito, come anche tutte le cose
della natura sono create e generate grazie al suo spirito.
Si osservi però che l'Alefè composto da 3 fiamme di fuoco,
e tuttavia significa uno, e che questo unico carattere in magia è
una parola intera che significa A oh, cioè Padre; è l'Alef ebraico
che significa anche il principio e la fine, l'Alpha e l'Omega in
magia, il tempo e l'eternità.
Ora, l'Alef è il Creatore e il Padre di tutte le cose, un fuoco
divino superessenziale che genera e ha generato tutte le cose e
che nasce oggi, è la vera luce divina nell'eternità, la quale luce
è, secondo la vera segnatura, il nostro redentore e salvatore;
questa luce nel tempo del compimento ha assunto forma uma­
na e si è trasformata in carne, e tutti si rivolgono a questa luce
e se ne lasciano illuminare; grazie al suo sangue e alla sua morte
sono salvi dalle tenebre eterne: questa luce è Geova Gesù, che

1 53
deriva dal Padre ed è stato generato nell'eternità; colui che ha
questa luce non in sé, ma derivata dal Padre, è nel fuoco senza
luce, però la luce è in lui; così Cristo ha acquisito una forma,
e un siffatto essere può anche conoscere la luce esistente nella
natura.
Dio è un fuoco essenziale presente in tutte le cose, e so­
prattutto nell'uomo; ma nessun fuoco, nessuna luce in natu­
ra possono manifestarsi e ardere senza aria, dunque lo spirito
santo deve esistere anche in te, come etere, alito, soffio divino
proveniente dal fuoco divino, che lo soffia sempre nell'anima,
affinché si manifesti la luce, perché la luce deve nutrirsi di fuo­
co, la luce è l'amore, la letizia e la gioia della divinità eterna.
Così è anche in natura: tutte le cose che vediamo con gli
occhi sono così intimamente contrassegnate con fuoco e luce,
ove è celata l'essenza dello spirito, secondo ogni segnatura, e
questi tre pongono il loro segno, come fuoco, luce e etere o
spirito, in tutte le cose, e così anche in te, poiché lo spirito li
porta nel fuoco, come noi possiamo percepire negli Apostoli
il giorno della Pentecoste, in cui in tutti e tre, fuoco, luce e
spirito, sono visti e riconosciuti come un fuoco negli Apostoli.
Questa è la verità, che il Padre è una luce divina superessen­
ziale, lo spirito santo un etere divino superessenziale e un ener­
gico movimento, e lo mostrano anche le prime lettere Bereshit,
poiché il Bet in magia significa Ben, cioè Figlio, l' Alif significa
Aoh, cioè Padre, e il Resh significa Ruach, cioè Spirito: ossia
Padre, Figlio e Spirito; che cosa siamo propriamente questi tre
è espresso dalla sillaba seguente: shit che ne indica la giusta na­
scita, perché lo Shin è la lettera del fuoco, e sibila come il fuoco
quando la si pronuncia, lo !od è la lettera della luce, perché esce
gentilmente dal fuoco, come gentilmente è stato creato e quin­
di pronunciato dal cuore, dall'anima, poiché, come abbiamo
detto, il fuoco abita nel cuore dell'uomo e invia i suoi raggi
luminosi in tutto il corpo, e lo mantiene così in vita; perciò
non di tutte le lettere si possono esprimere e comprendere la

1 54
potenza e la sostanza; il Bet è la lettera dello spirito e della po­
tenza, che apre e chiude tutte le cose; infatti nel pronunciarla
all'inizio la bocca si apre e alla fine si chiude, e così lo spirito è
il principio di ogni movimento, anche in natura.
Poiché non vi è nulla di cui lo spirito non abbia indicato a
quale fine usarlo, affinché un mago comprenda come bisogna
impiegarlo, al servizio del prossimo. Poiché anche gli animali
sono segnati secondo la loro costellazione, come si vede dalla
diversità esistente fra loro. Gli antichi Filosofi hanno assegnato
nomi diversi alla natura, ma a che cosa servono molte parole?
Basta che io ti dimostri dai suoi principi che cosa sia la natura,
perché la natura deriva da Dio, e il Signore Dio l'ha creata, egli
che è il Creatore e il sovrano del Cielo e della Terra, e il re di
tutti i re.

1 55
CAPITOLO QUARTO

Del corso delfirmamento dalla mattina alla sera,


e quando il Sole entra e transita nei dodid segni zodiacali

Il firmamento ha un suo corso, dalla mattina alla sera, perciò un


mago deve sapere quando il Sole entra in un segno zodiacale:

1. Il 20 gennaio il Sole entra in Acquario.


2. Il 1 8 febbraio il Sole entra in Pesci.
3. Il 20 marzo il Sole entra in Ariete.
4. Il 20 aprile il Sole entra in Toro.
5. Il 21 maggio il Sole entra in Gemelli.
6. Il 22 giugno il Sole entra in Cancro.
7. Il 23 luglio il Sole entra in Leone.
8. Il 23 agosto il Sole entra in Vergine.
9. Il 23 settembre il Sole entra in Bilancia.
10. Il 22 ottobre il Sole entra in Scorpione.
11. Il 22 novembre il Sole entra in Sagittario.
12. Il 22 dicembre il Sole entra in Capricorno.

Secondo la quale tabella ci si deve regolare in tutti i misteri


che si incontrano, per sapere quando i segni zodiacali si trovano
al massimo grado, e se sono ascendenti.

1 56
CAPITOLO QUINTO

Della tabella delle ore planetarie, sia del giorno


che della notte, e come di usarle con profitto

Tabella A
Per trovare le ore planetarie del giorno e della notte,
e quale pianeta le governa, cosicché l'uomo possa regolarsi
nei temporali e all'inizio di ogni impresa

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Ore planetarie diurne.

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Ore planetarie notturne.

NB Si badi che, nelle tavole di cui sopra, le ore sono contate


dal sorgere del Sole, e non secondo i rintocchi della campana,
perché il lasso di tempo in cui il Sole brilla sul globo terrestre
(cosa che si può conoscere mediante una lastra di vetro o in
altro modo) devi dividerlo in 1 2 parti o ore; e ci sarebbero ore
brevi o lunghe, poi c'è il tempo nell'anno, e infine il tempo
restante della notte fino al nuovo sorgere del Sole, anche questo
da dividere in 1 2 parti, che costituiscono il tuo calcolo.

1 58
CAPITOLO SESTO

Della segnatura delle erbe, degli animali e degli uomini

Gli antichi Magi hanno descritto la segnatura delle piante, delle


erbe e delle radici secondo la loro apparenza e il loro gusto, e
questo accade anche con se stessi. Si può vederlo nelle erbe,
negli alberi, negli animali e anche negli uomini. Se nei vegetali
è influente la qualità saturnina, il loro colore sarà nero, grigia­
stro, e grave, rude, aspro, agro, salato al gusto. Se l'uomo ha un
corpo lungo e magro, ma sodo e rude, è influenzato da Marte,
e solo raramente da Saturno, nel cui caso è un uomo nodoso
e gobbo, come si può vedere nella quercia; se però è Venere
a influire, con la sua dolce azione, si avrà un corpo forte, e se
Marte e Venere possono esercitare i loro influssi incontrastati,
l'uomo sarà di animo vivace. Fra gli alberi, ve ne sono di alti, e
anche di cattivi, come del resto di erbe.
Ma se Giove è insieme a Venere e più vicino a Saturno, Gio­
ve ha il predominio su entrambi, e il risultato sarà un bell'uo­
mo, perché l'influsso celeste è in entrambi pieno di virtù e di
potenza, mentre le erbe avranno un buon gusto. L'uomo avrà
occhi di color azzurro cielo misto a un po' di biancastro, e l'at­
tributo dell'umiltà.
Se nel frattempo arriva Mercurio, e Venere cessa la propria
influenza, la qualità, al più alto grado di Saturno, è resa gra­
duale, è penetrata dalla luce grazie allo spirito di Mercurio,
e dà luogo a un uomo saggio in parole e azioni. Il vegetale
sarà un'erba dalle belle forme, di crescita media, con bei fiori
bianchi e azzurri.

1 59
Se invece irrompe il Sole con il suo influsso, il colore tende
sovente al giallo, proprio a causa del Sole. Se Marte non è più
presente e i pianeti suddetti comunicano la loro influenza a
Saturno, tutto è buono e splendido, sia gli uomini, che le erbe,
che gli alberi.
Questo devi imparare a conoscerlo e a comprenderlo, se
vuoi essere e diventare un mago, perché con una simile erba si
cura e si guarisce bene, senza aggiungervi l'arte, ma queste erbe
sono rare e si trovano sporadicamente, e sovente fra molte non
ve n'è una, perché sono di natura paradisiaca.
Se hai lo specchio di Salomone, ti sono subito indicate, per­
ché fanno parte dei misteri; ma se cerchi la congiunzione pla­
netaria, esse ti saranno manifeste, cosicché le troverai subito,
perciò nelle erbe è nascosto il massimo segreto. Questo fa parte
della magia.
Ma se è Marte, secondo la propria qualità, a essere più vicino
a Saturno, e l'azione di Mercurio è solo di riflesso, cosicché Ve­
nere si trova ad essere sotto Marte, tutto sarà guastato e rovinato
da questa congiunzione: erbe, alberi e animali. Se un uomo
nasce sotto di essa, è esposto a tutte le disgrazie.
Se interviene anche la Luna con la sua influenza, da un simile
uomo risulterà senz'altro uno stregone. La segnatura dell'erba
che si trova sotto questo influsso determina un fiore un po' rossa­
stra; se è bianco e rosso, è segnata anche daVenere; se però è rosso
sporco, con stelo, foglie e fiore grossolani, significa che è un'erba
tossica, e che vi influisce Mercurio in quanto potente veleno; se
però il veleno agisce sull'erba, se ne può preparare piuttosto un
Bezoar . Da tutto questo si può vedere che l'interferenza dei pia­
neti non sempre è buona, cosa che i falsi magi ben sanno.

1 Concrezione pietrosa che si forma a volte nell'intestino degli animali, o,

più raramente, nello stomaco, nella vescica, nei reni e, si credeva, anche nella
testa. Gli Antichi attribuivano al bezoar proprietà magiche e curative, soprat­
tutto di antidoto contro i veleni. Esistevano anche bezoar fittizi o minerali,
preparati artificialmente, e bezoar fossili.

1 60
Questa caratteristica appare anche nelle creature viventi, sia
nella forma che nel volto; queste hanno una voce roca, e se a
influire è Marte, sono lusinghiere, false, bugiarde, generahnente
hanno puntini rossi negli occhi, oppure occhi strabici e storti.
Le erbe hanno un sapore disgustoso e per l'uomo sono un
veleno che ottenebra la vita, dunque non possono essere im­
piegate per il corpo; perciò bisogna fare ben attenzione, e sape­
re che il Signore ha impresso la segnatura di ciò a cui servono.
Sicché per la testa, gli occhi, il cuore, i polmoni, il fegato, lo
stomaco, mani e piedi, di tutte queste erbe non se ne può far
nulla; poiché le erbe sono assoggettate agli influssi e alle con­
giunzioni dei pianeti.
Per far bene si usano le erbe che si conoscono dalla segna­
tura; se un mago comprende la segnatura, egli deve però racco­
glierle al momento giusto, perché proprio come ho insegnato
riguardo a Saturno, così è anche per le altre erbe, sulle quali i
pianeti esercitano la loro influenza, cosicché esse divengono
ora buone, ora cattive, grazie al molteplice incrocio delle con­
giunzioni planetarie.
Se è Marte a essere più vicino a Saturno, se Mercurio re­
trocede ed è debolissimo, e se Giove e Marte si trovano in
presenza del riflesso di Venere, si hanno erbe calde e salutari,
che si usano in tutte le malattie calde e morbi simili, come il
cardo benedetto o erba benedetta. Quest'erba è ruvida e un po'
spinosa, i rametti che portano le foglie sono sottili, di natura
venerea, ma la loro virtù è mista e quindi temperata da Marte
o Giove, e i fiori sono marroni; poiché nelle malattie calde non
bisogna mai usare le erbe unicamente ferrose ma quelle in cui
il ferro è mescolato a stagno e rame.
Saturno è l'inizio per tutte le cose, e particolarmente per le
erbe, gli alberi e gli arbusti, perché è nella terra, nella quale tutti
i pianeti si incontrano, e quando uno di essi resta sotto il suo
predominio, dà luogo a un'erba, perciò si può ben distinguere:
quest'erba è designata e impregnata dall'influsso di Saturno,

161
quest'altra da quello di Marte, quell'altra ancora da quello di
Venere o di Giove, un'altra ancora da quello del Sole o della
Luna, o di Mercurio, e tutte sono distintamente contrassegnate
dalla loro segnatura.
Si trovano anche quelle che, come hai sentito in precedenza,
risentono di influssi misti, come indica del resto la loro segna­
tura, e a tale riguardo si potrebbero rivelare segrete meraviglie
della magia. Ma se preparerai diligentemente lo specchio di
tutti i segreti di Salomone, non ti sarà solo rivelato ciò che pos­
so scriverti o insegnarti, ma ti sarà anche reso comprensibile, e
ti sarà indicato come riconoscere la segnatura delle erbe e degli
animali, e delle membra umane, da cui esse sono contrassegnate
dall'Altissimo, e anche a quale uso sono prescritte.
Segnatura della testa. De capite. Il papavero con la sua corolla
(per la parte della testa riservata alla memoria, che contiene il
cervello), da cui è preparata l'essenza, è buono per la testa.
La noce ha la seguente segnatura: il sale preparato dal guscio
esterno o dal mallo verde erba è buono per le ferite; la pellicola
interna un po' più dura, la pellicola cerebrale che circonda il
gheriglio, da essa cui espelle tutto il veleno, per la Dura mater
e la Pia mater; il gheriglio invece sembra in tutto e per tutto la
pellicola cerebrale; un'essenza fatta con questo e pestata con il
vino rinforza la testa e il cervello.
Segnatura dei capelli. Capillorum. La lanugine delle mele coto­
gne raffigura i capelli, perciò anche il loro decotto è buono per
lavare la testa quando non vi sono più capelli.
Il capelvenere, il muschio (polytrichum commune) o il muschio
dorato sono buoni bolliti in acqua corrente, e la testa lavata con
questa acqua fa crescere i capelli belli, spessi e ricci.
Segnatura delle orecchie. Aurim. La radice del nocciolo possie­
de la segnatura delle orecchie; l'essenza preparata con questa
è usata internamente e rinforza l'udito. Anche le viole gialle
hanno la segnatura delle orecchie; anche l'olio preparato con
queste è eccellente per l'udito.

1 62
Segnatura degli occhi. Oculorum. Il fiore dell'eufrasia ha la se­
gnatura di tutti i difetti degli occhi, perciò la sua acqua, una
volta cotta, è eccellentissima per tali usi.
I fiori di camomilla hanno la giusta segnatura per gli occhi,
perciò la loro acqua, cotta, va bene per tutti i casi.
La valeriana con i suoi fiorellini è un eccellente specifico e
i fiori hanno la segnatura di tutti gli arrossamenti degli occhi.
La pratolina o margheritina ha la segnatura dell'occhio, per­
ciò il suo decotto è da usarsi in tutti i mali degli occhi.
Segnatura del naso. Nasi. Si trova un'erba di nome mentastro
che ha la segnatura del naso. È quell'erba che ha poche foglie
ruvide, con fiori bianchi e blu violacei; la sua essenza è un ri­
medio eccellente per migliorare l'odorato.
La polvere dei funghi, delle betulle e delle querce arresta
istantaneamente il sangue dal naso.
Segnatura delle gengive. Gingivorum. L'erba pignola ha la se­
gnatura delle gengive, perciò la sua essenza o il suo estratto è
da raccomandarsi per lo scorbuto e le stomatiti, e anche il sale
preparatone è un grande rinvigorente per curare le gengive e
farle ricrescere.
Segnatura dei denti. Dentium. La segnatura del giusquiamo è
piuttosto nel baccello del seme, perciò se ne prepara un estrat­
to; tenuto in bocca caldo, con incensaria e aceto di vino, calma
i dolori di denti. Le foglioline dell'abete rosso cotte nell'aceto,
assunte calde per bocca, fanno passare i dolori di denti.
Anche i semi dei melograni hanno la segnatura dei denti; il
decotto di acqua di piretro tenuto sovente in bocca cura tutti
i mali dei denti e delle gengive. La radice di latre:�: è indicata
dalla segnatura, è come una fila di denti, e con questa si fa un
eccellente decotto, da tenere caldo in bocca; oppure le radici
raccolte in luna calante, sotto il segno di Giove, sono buone
appese al collo, o per toccare solo il dente dolorante.
Segnatura della gola. Gutturis. L'erba mercorella o mercurialis
ha la segnatura della gola, perciò con la sua acqua, mista a succo

1 63
di viole e papavero rosso, si fanno gargarismi, che sono buonis­
simi e curano la gola, come anche il pungitopo (ruscus hypoglos­
sum L.), la campanula cervicaria e l'issopo.
Segnatura del fegato. lecoris. È buona l'agrimonia in tutte le
sue varietà, ma preferibilmente quella con i fiorellini rossi, per­
ché ha la giusta segnatura; l'essenza preparata si usa in modo
eccellente in tutti i mali del fegato. I funghi della betulla e
della quercia possiedono anch'essi una speciale segnatura del
fegato, e la loro essenza è impiegata con eccellente risultato.
L'essenza deve essere preparata con l'acqua dell'agrimonia. È
buona anche l' agrimonia che cresce nei pascoli, e cioè l'essenza
o estratto preparata con la sua acqua. Tutti i tipi di pere hanno
questa segnatura, e servono a rinforzare il fegato, ma non biso­
gna abusarne, perché sovente ostruiscono.
Segnatura del cuore. Cordis. L'essenza preparata con i limoni
rinforza potentemente il cuore, a causa della loro segnatura, sia
interiore che esteriore. La melissa ha una foglia che mostra la
segnatura del cuore, perciò l'essenza è impiegata con grande
giovamento nelle trepidazioni di cuore: è una delle miglio­
ri. L'erba cardiaca possiede una foglia cuoriforme, l'acetosella
ha anch'essa foglie a cuore, perciò anche da quest'erba si può
preparare un'essenza cordiale con la quale si possono fare me­
raviglie.
Segnatura del polmone. Pulmonis. Esiste un'erba screziata che è
detta polmonaria e che ha fiori blu e rossastri, mentre la foglia
presenta chiazze bianche; l'estratto o essenza è buono per i
polmoni.
Segnatura delle mammelle. Mamillarium. Gli occhi delle penne
dei pavoni sembrano mammelle, perciò il sale che se ne prepara
è buono per le mammelle, usato sia internamente che esterna­
mente.
Segnatura della bile. Fellis. Il mallo verde esterno delle noci
porta la segnatura esteriore, perciò la loro essenza fa uscire tutta
la bile, mentre il sale preparato con esse la consuma.

1 64
Segnatura della milza. Lienis. I lupini mostrano la segnatura
della milza, perciò si può preparare, con l'acqua dell'erba milza
e della lingua cervina, che entrambe possiedono questo segno,
un'essenza buona per tutte le malattie della milza, nonché un
sale che si può usare a tale scopo.
Segnatura dello stomaco. Ventriculi. Sia la radice galgant che lo
zenzero possiedono la segnatura dello stomaco, perciò la loro
essenza si usa utilmente in tutte le malattie gastriche.
Segnatura dell'ombelico. Umbilici. La foglia del pan di cuculo o
giglio caprino raffigura la rotondità dell'ombelico, ed è anche
troppo spesso e carnoso, perciò il succo può essere usato nelle
malattie dell'ombelico.
Segnatura dell'intestino. Intestinorum. La canna del costo2 e il
calamo aromatico posseggono la segnatura dell'intestino, per­
ciò un'essenza preparata con questi, radice galgant e zenzero,
rinforza lo stomaco e l'intestino e scaccia flatulenze e impurità.
Segnatura della vescica. Vesica. l'uciuva, che serpeggia sul ter­
reno e possiede un balsamo naturale, mostra la segnatura della
vescica. Ha una piccola bacca rossa (arancio) al suo interno, che
si trova inoltre nelle solanacee, che sono tutte eccellenti; l'es­
senza o il sale preparato con queste si usa nelle ulcere e nelle
ostruzioni della vescica.
Segnatura del membro virile. Pudendi. Le seguenti piante hanno
la segnatura dei genitali: il gigaro scuro, che sembra un mem­
bro maschile di grandezza esagerata; il pan di cuculo, che ha la
segnatura del membro virile e perciò, se è colto in luna calante,
l'essenza che se ne prepara agisce potentemente in tutte le ma­
lattie dei genitali, e così anche il sale. I fagioli, i ceci, le ghiande,
i borsoli o falsi pistacchi, la cui essenza, preparata in luna ca­
lante, è ottima per combattere la libidine, mentre, se preparata
prima della luna piena, la aumenta.
Segnatura della lussuria. Testiam o Genitalium. L'elleborina ros-

2 Costo arabico, pianta medicinale celebrata dagli Antichi.

1 65
sa, colta in plenilunio a metà maggio, risveglia istantaneamente
la libidine in chi la tiene in mano; se invece è colta all'ultimo
quarto di luna, la impedisce e la combatte; e così la sua essenza,
se correttamente preparata, ha lo stesso effetto. Anche la rosea
bistorta e l'erba cipollina hanno la stessa segnatura, e la loro es­
senza è ugualmente valida per accrescere la lussuria, ma anche
per impedirla, dopo che queste erbe sono colte e recise.
Segnatura dell'utero. Si tratta del leontice, la cui radice mostra
la segnatura dell'utero di una ragazza da marito, perciò esso è
colto in giugno in plenilunio, e se ne prepara un'essenza, che
viene usata, se la fanno le donne, per accrescere fortemente
la libidine; invece, se l'erba e i fiori sono colti in luna calante,
e se ne fa un'essenza, questa · combatte ogni libidine. Anche
l'aristolochia pistolochia o astrologia possiede la segnatura del
concavo utero; l'erba detta sigillo di Salomone ha la segnatura
delle vene dell'utero, perciò elimina ogni impurità e la scaccia
dallo stesso, come l'astrologia. Il fiore del sigillo di Salomone è
anch'esso utile allo scopo, qualora se ne usi l'essenza o il sale, e
cura tutte le malattie dell'utero.
Segnatura delle reni. Renum. Le radici, quelle piccole radici di
prugnolo che si trovano sul carrunino, a causa del loro colore
rosso, possiedono la segnatura, come la portulaca, perciò, quan­
do la si trova stÙ cammino, preparatone l'essenza, questa aiuta
istantaneamente, allontanando tutti i mali e il muco dalle reni
e ne cura le ulcere.
Segnatura della placenta. Secundina. In natura non si trova nulla
tranne le ninfee, che conservano la segnatura: colte in giugno
in luna calante, e preparatane un'essenza, questa istantanea­
mente stimola l' espulsione della placenta.
Segnatura della colonna vertebrale. Spina dorsi. La felce femmina
ha la segnatura della colonna vertebrale; quest'erba deve essere
raccolta in giugno in luna calante, e bollita in acqua; il punto
dolente della colonna vertebrale deve essere lavato più volte
con quest'acqua calda, poi versata in acqua corrente dopo l'uso.

1 66
Segnatura della caviglia. Il geranio ha la segnatura della cavi­
glia, perciò può essere impiegato in tutte le fratture delle gam­
be, sotto il cerotto; anch'esso deve essere raccolto in luna calan­
te, in maggio o giugno: così espleta la sua azione.
Segnatura del sudore. L'iperico o erba di san Giovanni porta
la segnatura del sudore, perciò se è raccolto al plenilunio e se
ne prepara un'essenza, esso apre i pori della pelle e stimola il
sudore; ma se quest'erba è raccolta all'ultimo quarto di luna, la
sua essenza ottura i pori e blocca il sudore.
Segnatura delle mani. Le foglie di fico hanno la segnatura delle
mani, quindi se si spezzano in luna calante e si fanno bollire
nel vino, se gli arti e le mani sono lavati con questo liquido,
poi versato in acqua corrente dopo l'uso, questo giova in tutti
i loro mali.
Segnatura del colpo apoplettico. In caso di colpi apoplettici, fra
tutte le erbe indicanti questa segnatura, nessuna è migliore del
rosmarino e del mughetto; raccolti in luna calante nel mese di
maggio, l'essenza che se ne prepara giova sia internamente che
esternamente ed è un buon rimedio che il Signore ha posto
nella natura.
Segnatura del calcolo. Hanno questa segnatura: la rosa canina
con il suo nocciolo, le bacche di olivello spinoso e il prugnolo
selvatico; tutte queste, raccolte in luna calante, e presone un
cucchiaio colmo di polvere tutte le mattine, espellono calcoli,
mucosità e tutto quanto. È provato. Vanno bene anche i frutti
di arrestabue, i noccioli di ciliegie, di pesche e di nespole, tutti
questi ridotti a essenza o bolliti nel vino, o in polvere sciolta in
acqua di arrestabue.
Segnatura del cancro. L'erba lunaria ha la segnatura del cancro;
se è colta nell'ora del mezzogiorno, intorno alle 12, e posta sul
cancro, lo elimina in 24 ore; e una volta rimossa, la si getta in
acqua corrente.
Segnatura della colica. I convolvoli che crescono nei pascoli
possiedono la segnatura dell'intestino, perciò, se sono raccolti

1 67
in giugno al plenilunio, l'essenza che se ne prepara giova istan­
taneamente.
Segnatura della dcatrice. Hanno questa segnatura tutte le pian­
te resinose; raccolta la resina all'ultimo quarto di luna, applicata
alle cicatrici e alle macchie può eliminarle tutte; la si getta poi
in acqua corrente.
Segnatura della dissenteria. Hanno questa segnatura le bacche
di sambuco, se sono raccolte presto, in luna calante, e seccate; se
ne prende mezzo cucchiaio colmo per volta. Anche il calamo
aromatico giallo3, colto in maggio, in luna calante, se appeso
sullo stomaco, la arresta, e poi deve essere custodito in un reci­
piente in cui l'aria non possa penetrare.
Segnatura dello spasmo. Erisipelatis4• Se si coglie la radice gialla
del calamo aromatico in maggio, in luna calante, segretamente,
chi ha preso questa malattia lo porti al collo, ed esso la farà pas­
sare; e finché quello la porterà al collo, non prenderà la malat­
tia. Anche i semi di barbabietola, finemente pestati e applicati,
sono di giovamento.
Segnatura dell'epilessia. Per l'epilessia non vi è nulla di meglio
del vischio di quercia, fatto cadere con una freccia, in luna
calante, sotto il segno del Sagittario, nell'ora del mezzogiorno,
ma si badi che non prenda aria; tutto questo deve avvenire se­
gretamente. Cucito in un pezzo di stoffa rosso, il suo influsso e
la segnatura saranno forti. Se lo si appende al collo di qualcuno
attaccato da tale malattia, da quel momento guarisce, e se lo
porta sul petto, non la riprenderà più, fosse anche ereditaria.
Segnatura degli escrementi. Escrementia.Vi è un vegetale segnato
dalla natura che espelle tutti gli escrementi: l'amanita ovoidea
o fungo del larice. Questo deve essere raccolto in luna calante,
quando il sole sta per tramontare, deve essere ridotto in polvere,

3 Probabilmente la radice gialla del calamo aromatico, com'è precisato


nella prescrizione della segnatura successiva.
4 In realtà l'erisipela è un'infezione batterica della pelle che colpisce so­

prattutto gli arti e il viso.

1 68
e questa polvere deve essere mescolata con succo di agrimonia,
che deve essere colta anch'essa nello stesso momento; il miscu­
glio deve essere applicato alla sera, per 24 ore, poi il paziente va
in segreto a una fonte di acqua corrente e ve lo getta dentro,
perché queste piante scorrano via, e nessuno sappia dove va­
dano a finire; allo stesso modo, anche i funghi dei tigli, raccolti
freschi dall'albero in luna calante, quando il sole è tramontato,
e applicati per 24 ore, e poi segretamente gettati in acqua cor­
rente, scorrono subito via, e il paziente avvertirà che il rimedio
agisce rapidamente.
Segnatura delle verruche genitali5• Per i casi di verruche genitali
esiste una pianta segnata dalla natura: il ranuncolo favagello, che
si raccoglie in luna calante, fra le 3 e le 4 del pomeriggio; se ne
fanno un'essenza e un sale che, bolliti nell'urina del paziente,
si spargono caldi sopra le verruche, si gettano infine in acqua
corrente dopo l'uso.
Segnatura delle fistole. Il raperonzolo o raponzolo, con i suoi
bei fiori, porta la segnatura delle fistole; raccoglilo in luna ca­
lante, in una giornata limpida, mentre è in fiore, poi spremine
il succo nella piaga, oppure spargine il sale ottenuto: esso non
avrà equivalenti. Anche i giunchi d'acqua o canne hanno que­
sta segnatura: estirpati in luna calante, verso sera, se ne fa un sale
che non ha pari.
Segnatura per il parto facile. I fiori di tiglio possiedono la
segnatura del parto facile. Raccolti insieme alle foglie che
si trovano sullo stelo, in luna calante, o nel giorno di san
Giovanni decollato6, nell'ora del mezzogiorno, in segreto, si
cuciono in un sacchettino e si conservano; hanno lo stesso
effetto se usati insieme all'aetite7• Una donna che deve par­
torire li usa legandoli al braccio sinistro, dopo la grande vena
del polso, o meglio, alla gamba sinistra: così partorirà senza

5 Note come condilorrù acurrùnati.


6 Ossia della morte di san Giovanni Battista, celebrata il 29 agosto.
7 Magica pietra taumaturgica di cui trattano i lapidari dell'Antichità.

1 69
dolore; somnùnistrale anche 4 grani8 degli stessi fiori, raccolti
in luna calante e ridotti in polvere; ma non appena sarà guari­
ta, il sacchetto che li contiene deve essere portato via, perché
attira a sé ogni cosa.
Segnatura del sonno. Il riposo. Abbiamo il geranio di san Ro­
berto che porta questa segnatura; se ne raccoglie qualcuno pri­
ma dell'alba, quando è in fiore, e se ne fa un decotto in acqua;
ma lo si coglie segretamente; poi se ne lavano viso, mani e piedi
del paziente, e di notte lo si pone sotto il letto. Agitato in acqua
corrente prima dell'alba, è di giovamento istantaneo e l'uomo
trova immediatamente riposo.
Segnatura antiemorragica. La natura ha segnato a questo scopo
specifico due piante: il rosso geranio di san Roberto e la varietà
maschile del centonchio o mordigallina, con i suoi fiori color
del sangue; questo si raccoglie in novilunio, nell'ora del mezzo­
giorno, segretamente, e non si deve prendere a mani nude; fallo
seccare all'ombra. Se non riesci a fermare il sangue, dai la pianta
in mano al paziente, e il sangue si arresterà istantaneamente;
oppure legaglielo a una gamba o a un braccio, dalla parte destra.
Non devi toccarlo con le mani, altrimenti gli impedisci di agi­
re; prendigli, grazie agli spiriti vitali, la forza magnetica attraen­
te; esso può essere usato solo una volta, ed è meraviglioso come,
legato a un braccio o a una gamba, arresti il sangue, anche se il
paziente fosse in pericolo di vita.
Segnatura della vena aurea. A questo scopo la natura non ha
segnato più di due piante: il verbasco con i suoi bei fiorellini
gialli gioviani, e il nocciolo; questi si raccolgono in novilunio,
e se ne preparano un'essenza o un sale, che sono di istanta­
neo giovamento esternamente, bolliti nell'urina del paziente e
aperti caldi, poi gettati in acqua corrente dopo l'uso; la radice
di scrofularia nodosa, cavata in luna calante nel mese di maggio,

" Un grano equivale originariamente al peso di un chicco di frumento e


quindi a 0,052 grammi circa.

1 70
verso sera, bollita nell'urina del paziente e poi applicata, indi
gettata in acqua corrente.
Segnatura dell'idropisia. Il Signore ha distinto con questa se­
gnatura la pesca, perciò i noccioli sono un vero rimedio per
questo male. L'essenza che se ne prepara sradica l'idropisia.
Hanno poi questa segnatura la barbabietola e la brionia o vite
bianca, che si raccolgono quando Marte è al suo sommo e la
luna comincia a calare, se è possibile prima o dopo il levar del
sole; l'essenza preparata espelle ogni umidità e preserva dall'i­
dropisia. È anche un grande rimedio, interno ed esterno, per
l'artrite infiammatoria.
Segnatura dell'itterizia. Questa segnatura la possiedono piante
come la rossa radice della buglossa comune selvatica, colta in
luna calante, di cui si prepara e si usa l'essenza; o la chelidonia,
colta prima del plenilunio, della quale si fa e si usa l'essenza,
bollita nell'urina del paziente, legata alle piante dei piedi e la­
sciata giorno e notte, poi agitata in acqua corrente.
Segnatura della lebbra. Troviamo una sola erba che mostra
questa segnatura: la fragola; colta in maggio in luna calante, se
ne fa un'essenza da usarsi sia internamente sia esteriormente,
che scaccia la lebbra.
Segnatura dei vermi. I salici hanno la segnatura dei vermi, per­
ciò prendine in luna calante, distillane un'acqua, quindi prendi
dell'artemisia cina (o seme santo) che mostra la segnatura dell'a­
scaride, e di questa somministra un grano alla volta nella suddetta
acqua, per 3 giorni: caccerà via tutti i vermi con gran meraviglia.
Segnatura del mestruo. Menstruum rubeum. Ne porta la segna­
tura l'achillea millefoglie rosa, perciò, se la si raccoglie in luna
calante e se ne prepara un'essenza, questa arresta il flusso men­
sile eccessivo. Per il flusso bianco, la natura ha indicato l'achillea
millefoglie a fiori gialli, raccolta in luna calante, da cui si fa
un'essenza che è sicuramente d'aiuto. Ma se l'achillea millefo­
glie si raccoglie 6 giorni prima del plenilunio, e se ne prepara
un'essenza, questa sblocca l'occlusione del flusso mensile.

171
Segnatura delle pustole del vaiolo. Punctura lateris [sic] . Ha questa
segnatura il cosiddetto cardo mariano, perciò lo si deve rac­
cogliere in luna calante; anche la centaurea benedetta o cardo
santo, raccolta allo stesso modo e ridotta in essenza, è senza pari
nella cura di questa malattia e stimola il sudore.
Segnatura dell'immaginazione. Dio onnipotente ha fregiato di
questa la radice di elleboro nero a fiori gialli o rosa; cavala in
luna calante e falla seccare all'ombra, poi il giorno di san Gio­
vanni9, prima dell'alba, vai a raccogliere dell'iperico10, preparane
con la rugiada uno spirito, e con questo spirito fai l'essenza
della radice di elleboro nero, perché l'iperico è sotto l'influsso
del Sole e la radice di elleboro nero è sotto quello di Giove,
quindi questa essenza giova immediatamente e placa tutti gli
spiriti agitati.
Segnatura del patereccio. Panaritium. Ha questa segnatura l'or­
tica dioica. Coglila nell'ultimo quarto di luna e applicane il
succo o il sale: eliminerà istantaneamente il patereccio.
Segnatura della peste. Pestis. Possiedono questa -segnatura la ga­
lega e il farfaraccio, da raccogliere in maggio, in pieno giorno.
Hanno questa segnatura anche lo zafferano, la drosera, il mirto;
le essenze di questi sono tutte molto preziose nelle pestilenze.
Segnatura della gonorrea. Hanno questa segnatura: il dittamo, la
falsa ortica bianca, la radice di viola bianca, la radice del sigillo
di Salomone, il biancospino, tutte da cogliersi in luna calante
per farne un'essenza che non ha pari.
Segnatura della scabbia. Fra tutte le radici e le erbe, l'Onnipo­
tente ha segnato un solo rimedio: la felce dolce o falsa liqui­
rizia, che scaccia completamente il male; si raccoglie in luna
calante e se ne fa un'essenza.
Segnatura dell'eruzione. Per le eruzioni [si raccomanda] il sale
preparato dalla piantaggine lanceolata mescolato al succo.

9 Il 24 giugno.
10
Detto anche erba di san Giovanni.

1 72
Segnatura del gozzo. Ad scrophularium. Porta questa segnatura
la radice di iris blu che, raccolta due giorni prima del plenilu­
nio, tra le 1 1 e le 1 2, in segreto, poi pestata e applicata sul gozzo,
lo toglie e lo rimuove così velocemente da destare meraviglia, e
l
se la si lascia per 24 ore, il paziente deve poi togliera e gettarla
in acqua corrente. NB vi sono altre piante che portano la stessa
segnatura, ma il modo di raccoglierle è troppo complicato.
Segnatura dell'urina. La segnatura della ritenzione di urina la
porta la fumaria officinale, che ne ha anche la fama; raccoglila
in luna calante, fanne un sale, e somministrane parecchia: è il
miglior rimedio per simili malattie.
Segnatura del veleno. In veneni. Ha questa segnatura il dragon­
cello, raccolto con la radice in maggio, 1 O giorni prima del ple­
nilunio, nell'ora del mezzogiorno: esso non ha pari nel cahnare
o eliminare l'effetto del veleno, esternamente e internamente;
l'essenza che se ne prepara ha un grande potere. Anche la radi­
ce del dragoncello ha questa segnatura, ma deve essere cavata
in luna calante, possibilmente sotto l'influsso di Giove. Esso
contrasta estremamente ogni veleno, e l'essenza o il sale che se
ne preparano, bolliti nell'urina del paziente, poi applicati ester­
namente e lasciati per 24 ore, sono anch'essi di grande aiuto. Si
gettano in acqua corrente dopo l'uso.
Segnatura delleferite. Vulnerarium. Porta questa segnatura il co­
siddetto olmo campestre, del quale si prendono le foglie due
giorni prima del plenilunio, a mezzogiorno; poi se ne fa un
balsamo insieme a delle mandorle amare: si avrà un unguento
magico che cura tutte le ferite, di qualsiasi tipo esse siano. Bada
solo a gettare in acqua corrente ciò che togli dalla ferita.
E ancora, quando la Luna ha completato il suo corso, recati
segretamente, di buon'ora, prima dell'alba, ov'è questo albero,
portane via una scheggia e torna indietro, sempre segretamen­
te. Se hai una ferita fresca, premi con questa scheggia sopra la
ferita, e questa guarirà senza fare pus e senza cerotto. Se non
si riesce a fermare il sangue, si prende la scheggia nella mano

1 73
sinistra, e non appena questa si riscalda, il sangue si fermerà; la
stessa segnatura è portata dal frassino, ed è altrettanto provata.

Vi sono molte cose in natura che per segnatura e analogia


sono di aiuto nella cura delle malattie.

Epilessia. I poveri e le rondini si nutrono di erbe, perciò l'es­


senza che se ne prepara è di sicuro giovamento; quando so­
praggiunge una rondine, dalle un colpo dall'alto in basso sì da
romperla in due, legala ancora calda, prima che il sangue sva­
nisca, sotto le piante dei piedi del paziente, precisamente sotto
ognuna di esse una metà, e lasciala per 24 ore: questa attrarrà
a sé magneticamente tutto il male, e quando le 24 ore saranno
trascorse, puzzerà come una carogna putrida. Nessuno può fare
ciò tranne il paziente stesso: una volta che l'abbia gettata segre­
tamente nell'acqua, la malattia guarirà e non ritornerà mai più.
Sia perciò di avvertimento che, se qualcun altro la toccherà,
questi sarà colpito dalla malattia, perché è un veleno sottile che
penetra nel cuore.
Virilità. Per favorire la virilità perduta. Chiedi a un cacciatore
di raccogliere il tartufo cervino, fanne un'essenza con del vino
rosso e impiegala a quest'uso.
Cancro. Nelle malattie cancerose incurabili. Se è possibile,
quando il Sole va in Cancro, prendi, in luna calante, un gran­
chio; e quando lo trovi, non prenderlo a mani nude, affinché
l'effetto dell'influsso non sia impedito, e legagli assieme le pin­
ze; applicato al paziente per 24 ore sul male, il granchio sop­
primerà davvero la malattia cancerosa. Non appena trascorso
questo tempo, il paziente deve toglierlo egli stesso e gettarlo in
acqua corrente.
Altrimenti prendi alcuni di questi granchi in luna calante,
bruciali, riducili in cenere, fanne un sale, e spargilo sulla piaga,
che ne sia coperta: il cancro sarà eliminato in un giorno e una
notte, e la piaga guarirà facilmente.

1 74
Capelli. Per far crescere i capelli. Prendi i capelli di un uomo
sano, tagliati all'inizio della luna, e distillane un'acqua, e nel
punto bagnato da questa, i capelli cresceranno lunghi e forti;
oppure prendi grasso di serpente estratto di recente e ungine
il punto in questione: essi cresceranno sì rapidamente, che ci si
meraviglierà.
Scorpione. In caso di morso di scorpione, uno scorpione pe­
stato e posto immediatamente sopra il morso è di giovamento.
Follia. Nella follia, e quando si perde la memoria, fai atten­
zione a quando il Sole entra in Giove e questi è al sommo, se si
tratta di una donna, si macella una scrofa e se ne prende il cer­
vello; se invece si tratta di un uomo, si prende il cervello di un
verro, se ne fa un'essenza e lo si utilizza: si vedranno meraviglie.
Apoplessia. Vedi di avere un esemplare maschio e uno fem­
mina di una gazza o di una arzavola quando il Sole entra in
Leone, prendi segretamente ad ognuna il cuore dal corpo, ma
non afferrarlo a mani nude, poi fallo seccare al calore e riducilo
in polvere, e somministra quello femminile alla donna e quello
maschile all'uomo, un grano per tre volte al giorno, quotidia­
namente, e questo sarà subito di giovamento.
Coliche. Nelle coliche e nei dolori di ventre è di sicuro aiuto
il cordone ombelicale di un neonato, di un maschio per un
uomo, e di una femmina per una donna. Questo si usa però
non dal basso verso l'alto, ma dall'alto al basso, si fa seccare e si
segna con un filo; toltone un pezzo, e grattugiato con le noci
moscate, se ne usano 4 grani; la noce moscata aiuta istantanea­
mente. Ricordare: quella maschile all'uomo, e quella femminile
alla donna.
Mancamento. Per i mancamenti si prepara un'essenza con
l'osso del cuore del cervo, e a ognuno il suo simile, perché se
vuoi usare quello maschile per una donna, non sarà di giova­
mento.
Parto. In caso di insistenti dolori del parto, si è scoperto che
bisogna conservare una pelle di serpente, come quelle che si

1 75
trovano in maggio, che viene così usata come una cintura sul
corpo, ed è di meraviglioso aiuto nel parto.
Fegato. Nei dolori di fegato, prendi un fegato da una lupa per
una donna, e da un lupo per un uomo; seccato a tenue calore e
preparatane un'essenza, questa ha subito effetto.
�rmi. Per espellere i vermi umani raccogli quanti ne vuoi
di quei vermi che si trovano nella terra, in luna calante, bruciali
e riducili in polvere, e fanne un sale: esso scaccerà completa­
mente tutti i vermi dallo stomaco e dalle viscere, e ciò è stato
sovente provato.
Lupus11 • Per scacciare il lupus da un uomo, prendi il grasso
di un lupo, quello che egli ha internamente nella parte finale
dell'intestino, e ungilo con questo.
Polmoni. Nelle malattie dei polmoni usa l'essenza preparata
dai polmoni di una volpe, femmina per una donna e maschio
per un uomo: essa avrà pari efficacia.
Attività venerea Per accrescere l'attività venerea, bada di avere
dei tendini di cervo, falli seccare e quando ne avrai preparata
un'essenza, fanne uso: essa accresce enormemente l'indole e la
natura maschile.
Assideramento. In caso di assideramento delle membra, è di
immediato giovamento la pelle delle zampe dell'oca applicata
al buio, quando non vi è Luna in cielo. Cattura un rospo, ap­
pendilo a una corda di lino rossa, poi quando questa lo avrà
strangolato, togli la corda: legata intorno al collo di chi è assi­
derato è di giovamento.
Calcoli. In caso di calcoli e sabbia pungente nella vescica, fai
un sale dall'urina di un giovane e, una volta ben purificato, fanne
uso: trascinerà via miracolosamente i calcoli insieme all'urina.
Vtliolo. Nel vaiolo dei bambini si impiegano con gran bene­
ficio le colombe, perché esse prendono il vaiolo proprio come
gli esseri umani, perciò questo ne è scacciato in modo mirabile.

11
Lupus eritematoso cutaneo, malattia infiammatoria cronica autoimmune.

1 76
Presa una colomba femmina per una bambina, e un maschio
per un bambino, ciascuna colpita mentre è viva e posta sotto
le piante dei piedi, e lasciate 24 ore, attira a sé tutto il veleno, e
poi la si getta in acqua corrente; così i bambini sono liberati dal
vaiolo, e non lo riprendono più.
Vertigini. Per le vertigini, fatti dare da un cacciatore il grasso di
un camoscio, maschio e femmina, di quello che ha intorno agli
occhi, e usa per ciascuno il suo simile12, spalmandotene sovente
le tempie: esso conferisce un aspetto forte ed evita le vertigini.
Urina. Per far cessare il flusso di urina, cosicché questa non
fuoriesca continuamente, prendi la vescica di un caprone per
un uomo, e di una capra per una donna, bruciala e riducila in
polvere, fanne un sale e dallo al paziente: sarà di giovamento
immediato.
Vomito. Nel vomito gastrico prendi una membrana gastrica
di un gallo per un uomo, e di una gallina per una donna, falla
seccare all'ombra, e una volta polverizzata, somministrane un
grano.
Colica. Nelle coliche è di aiuto il grasso di zibetto13, spalmato
sull'ombelico; mettici sopra una pietra calda, e sarà di immie­
dato giovamento.
Veleno. Nei disturbi provocati da veleni. Durante il plenilu­
nio cattura un rospo, e quando lo avrai ucciso, aprigli la testa e
vi troverai una pietruzza: portala con te, perché è utile contro i
malesseri provocati dai veleni.
Ragni. Per le punture dei ragni prendine alcuni, tagliali uno
per uno e mettili sopra le punture: estrarranno il veleno e sa­
ranno così di giovamento.
Bubboni velenosi. In questi casi prendi un rospo, nel mese di
marzo, e fallo seccare al Sole, poi polverizzalo e mettilo in un

12
Ossia del camoscio maschio per un uomo, e del camoscio femmina per
una donna.
13
Si tratta del grasso secreto dalle ghiandole dello zibetto, grosso mammi­
fero di origine asiatica o africana.

177
pezzetto di stoffa rosso: attirerà a sé il veleno istantanearnente.Allo
stesso modo, se i rospi hanno colpito qualcuno con la loro urina,
tale polvere, messa sopra il punto colpito, attira a sé il veleno.
Api. Se un'ape ti punge, schiacciane una e applicala sopra la
puntura: subito estrarrà il veleno; oppure lava la puntura con
urina calda: anche questo è di grande aiuto.
Morso di cane rabbioso. In questo caso non vi è nulla di meglio
del fegato arrostito di un cane, applicato al morso per 24 ore e
poi gettato in acqua corrente; sarà di giovamento.
Morso di serpente. Per tali morsi si usa con grande beneficio il
grasso di serpente fresco, con il quale si ungono, ed è di aiuto.

LA costellazione degli animali

Sole. Bisogna sapere che gli animali solari sono coraggiosi, sagaci,
generosi, nobili, prodi, fieri, aspirano al dominio e sono di aspet­
to regale, come il leone, il cavallo, il cervo, l'aquila, la balena.
Giove. Quelli gioviani sono dignitosi e mansueti, privi di
rabbia, servono gli uomini in suprema semplicità, e si ricono­
scono dunque dalla loro devozione: sono il capriòlo, la pecora,
il daino, la cicogna.
Mercurio. Quelli mercuriali sono vivaci, astuti, falsi, ciarlieri,
lusinghieri, e inoltre cercano di ingannare altri animali: sono il
serpente, il cane, la volpe, la rondine, il fanello, la formica.
Venere. Gli animali venerei sono gentili, sensuali, di natura
amorevole, di aspetto assai gradevole, ammaestrabili nel canto
e nel fischio, voluttuosi e libidinosi: sono il coniglio, il cigno, la
capra, il camoscio, la sirena, la colomba.
Marte. Gli animali marziali sono invece rozzi, bellicosi, fero­
ci, sanguinari, e si riconoscono dai loro atti orribili e selvaggi.
Vivono rapinando altri animali, sono forniti di grandi artigli e
becchi ricurvi, sono veloci e combattivi. Fra questi vi sono il
toro, il gallo, l'istrice, l'orso, l'astore, l'avvoltoio, il luccio.

178
Luna. Gli animali lunari prediligono i luoghi umidi a causa del­
la Luna, sono lascivi a causa dell'umidità rimanente, sono lenti e
generalmente goffi, prolifici e immondi, e hanno in sé un solvente
velenoso che proviene loro dalla Luna; sono sotto questo influsso:
il maiale domestico e selvatico, l'anatra, l'oca, il tuffetto, l'alzavola,
il cuculo, la biscia, l'anguilla, la carpa, il salmone, il ragno.
Saturno. Gli animali saturnini sono cupi, di natura pigra, ti­
morosi, dai gesti sgradevoli, fuggono ogni compagnia, amano
l'oscurità delle cavità terrestri tenebrose: sono il lupo, l'asino,
l' onagro, il gatto, la lepre, il corvo, la talpa, lo scorpione.

Così è anche per la complessione dell'uomo

Sole. Il tipo solare è generoso e sagace.


Giove. Il gioviale è mansueto e clemente.
Mercurio. Il mercuriale è astuto, ambiguo, vivace, adulatore.
Vénere. Il venereo è di natura soave e amabile, gentile verso
chiunque, amante della musica.
Marte. Il marziale è sanguinario, crudele, ha gesti impetuosi
e turbolenti.
Luna. Il lunare è goffo, di indole sensuale, ha la segnatura di
un mago senza timor di Dio.
Saturno. I saturnini sono malinconici, timorosi, evitano la
compagnia, sono avari e insaziabili.

Come comprendere quale tra le quattro complessioni


sia la predominante

1 . Coloro che sono sotto l'influsso del Sole e di Giove sono


soprattutto collerici.
2. Coloro che sono sotto l'influsso diVenere e di Marte sono
sanguigni.

1 79
3. Coloro che sono sotto l'influsso della Luna sono flem­
matici.
4. Coloro che sono sotto l'influsso di Saturno sono melan-
cornei.
Il collerico è di natura focosa, perché è influenzato sia dal
Sole che da Marte.
Propria del sanguigno è la caratteristica gioviale, pacifica,
benevola, gioiosa.
Il flemmatico è di natura acquosa, la sua caratteristica è car­
nale, rozza, femminea.
Il melanconico, uomo escluso dal mondo, e al quale Satana si
applica in special modo, è timoroso, mesto, nostalgico.

Costellazione delle piante terrestri

Sotto l'influsso del Sole sono: l'iperico, l'alloro, il frassino, la


quercia, la vite, il rosmarino, il tarassaco, la drosera: questi ri­
muovono le sostanze tossiche dal cuore e lo rafforzano.
Giove ha sotto di sé il ciliegio, la betonica, il garofano, piante
di colore rosso che purificano tutte il fegato, come la fragola, il
lino, la borragine.
Sotto Mercurio sono l'arbusto delle nocciole, la polmonaria,
il pepe d'acqua.
Sotto Venere c'è il pero, che per questo raffigura così il suo
frutto, cioè l'utero; anche l'artemisia, di natura venerea, è ec­
cellente nelle malattie dell'utero; quello biancastro ha analoghi
effetti e aumenta il seme.
Sotto Marte sono i cardi spinosi, gli arbusti di more, utili
contro i dolori di reni; la verbena, il cui succo tempra il ferro,
affinché con questo si possa tagliare altro ferro; la grande orti­
ca'\ che consuma con il suo fuoco tutte le tumefazioni.

14 Urtica dioica.

1 80
Sotto la Luna è il sambuco, e per questo se ne devono usare
i fiori contro i capogiri; l'ontano, che cresce nell'acqua; il pa­
pavero, che con i suoi fiori bianchi e i suoi semi fa dormire; la
lunaria, il cavolo, la zucca, il melone, la lattuga e la rapa.
Sotto Saturno sono: il tasso che, con il freddo velenoso della
sua ombra, nuoce a tutte le erbe, i frutti, gli animali e gli esseri
umani; la felce e il giusquiamo, il cipresso e tutti gli alberi mi­
racolosi.

181
CAPITOLO SETTIMO

Della segnatura dei metalli e dei minerali

Saturno. Di Saturno o del piombo. È il pianeta più alto in cielo,


è di colore scuro come il suo metallo, il piombo, che per aspet­
to e gravità è il più vile fra i metalli, sebbene la sua sostanza e il
suo peso siano simili a quelli dell'oro, e che tuttavia è un metal­
lo imperfetto, perché il suo spirito è freddo, perché è il pianeta
più distante dal Sole e dalla Luna, e particolarmente perché sta
accanto a segni zodiacali come il Capricorno e l'Acquario, e
compie il proprio ciclo in appena 30 anni.
Giove. Questo pianeta segue Saturno, e come aspetto e
grandezza è quasi come Venere, compie il suo ciclo in 1 2 anni
meno 52 giorni e 52 notti. Gli Antichi gli hanno attribuito i
segni del Capricorno e dell'Acquario; questo pianeta governa
il metallo chiamato zinco; perciò lo spirito o essenza di zinco si
deve usare in tutte le malattie del fegato.
Marte. Marte prende il proprio nome dal mese di Marzo, nel
quale il Sole si trova sopra l'Equatore; regna sul metallo chia­
mato ferro, con il quale si preparano molti meravigliosi rimedi,
quali si possono trovare nei nostri scritti.
Vt?nere. Non vi è in firmamento più bella stella di Venere che,
a causa della sua duplice apparizione, è detta ora stella del mat­
tino ora stella della sera; emana una luce chiara ed è la più alta
stella in cielo oltre al Sole, e così è anche per il metallo chia­
mato rame, dal colore vicinissimo a quello del Sole, e che anzi,
sovente è ancor più colorato dell'oro e dell'argento, e mostra i
colori verde e giallo, e persino il blu.

1 82
Mercurio. Percorre velocissimo il firmamento ed è il più vi­
cino alla Luna; tale pianeta governa il metallo mercurio, con il
quale nell'Arte si possono preparare molte cose a causa del suo
spirito.
Sole. Sotto il Sole vi è il metallo chiamato oro, perché que­
sta luce celeste del Sole ha natura ed essenza focosa, e così è
anche l'oro, tanto cotto dal Sole e trasformato in natura fissa e
invincibile, che nulla può nuocergli, perciò in esso si trovano i
maggiori rimedi: l'essenza cristallina e il fuoco vitale più po­
tente, fortificante del cuore.
Luna. Sotto la Luna vi è il metallo detto argento, perciò lo
spirito dell'argento è di un color azzurro cielo, acquoso, e ha una
natura un po' fredda, non così ardente come quella del Sole, ma
ha un bel mercurio fisso. L'essenza che se ne prepara scaccia ogni
demenza e ogni follia, ma può essere usata per molti altri mali.

Della segnatura di alcuni minerali

L'oro e il carbonchio rivelano anche troppo, attraverso la loro


relazione, che tutti i misteri sono celati in essi, e che agiscono
nello stesso modo.
Il ferro, con il suo zolfo, e il rubino, testimoniano la natura
propria del ferro, cioè che in esso è celata la potenza dell'oro
con la sua porpora.
Il rame e il verderame che ne deriva, nonché lo smeraldo,
svelano del rame la più intima essenza e natura, ossia che in essi
è celato tutto ciò che è nell'oro.
L'argento, con il suo minerale color platino, e lo zaffiro az­
zurro, manifestano in sé la luce, e quali siano la natura e la
qualità della loro essenza.
Lo stagno, la marcassite, i coralli, l'ematite, indicano la natura
dello stagno, e nel contempo la purificazione della natura, del
sangue e del fegato.

1 83
Il piombo, l'arsenico, il diamante, sono della stessa natura, e
per questa ragione si può facilmente scoprire come debbono
essere usati.
Il mercurio si ritrova stranamente in tutti i metalli e nelle
miniere; i giacinti 15 hanno in sé la sua stessa potenza, e in essi è
celato un grande rimedio, da impiegarsi nelle malattie indicate
dalla segnatura del mercurio.
Ti ho fatto dunque un abbozzo della costellazione di tutte le
cose, sia superiori sia inferiori, il che in magia è assolutamente
necessano.

15 Qui intesi nel senso di pietre preziose, da alcuni identificati negli zaffiri.

1 84
CAPITOLO OTTAVO

Dello Spirito Universale, Spirito o Anima del Mondo,


e di come usarlo

Tutte le cose sono state fatte tramite la Parola del Signore, tra­
mite l'alito della sua bocca. Riguardo a questo alito, gli Antichi
hanno scritto parecchio, e i Padri hanno chiamato tale alito
Spiritus Mundi, e ciò non senza ragione, perché Egli origina dal
Creatore di tutte le cose, come un alito addensatosi dapprima
come una nebbia, ma che, ritornato poi in acqua, si è riunito
ad essa immergendosi.
Quest'acqua in principio era forte spirito e vita, perché
essa era animata e riscaldata da uno spirito che la abitava,
perciò le Scritture dicono: Ed era oscuro sull'abisso, il che era
segno che lo spirito, dopo che il Verbo si pronunciò, soffiava
sulla creatura, e appena la Luce fu destata dall'oscurità, grazie
allo spirito che vi era sospeso, subito tutto fu illuminato, e
l'Anima del Mondo o la Natura prese origine, perché si pro­
dusse un movimento, e in questo una separazione, tramite il
Verbo Fiat, che era nascosto nella terra.
Questo spirito luminoso, che chiamiamo Natura o Ani­
ma del Mondo, è infatti un corpo spirituale che può essere
reso afferrabile grazie all'Arte; tale Anima del Mondo infatti
è altrimenti invisibile ai nostri occhi, e perciò la chiamo
spirito.
Il Signore ha creato fisicamente la Natura, perché essa
necessita obbligatoriamente di un corpo, e deve produrre
tutti i corpi, ma quale corpo abbia la Natura o Anima del
Mondo, è difficile studiarlo, e chi non comprende l'alchimia
non può andare così lontano, poiché questo corpo di luce è

1 85
spiritualmente in tutti i corpi, ma invisibilmente, ed è stato
creato all'inizio da Dio partendo dallo Spirito che era so­
speso nelle e sulle acque, perché nello stesso caos si trovano
tutte le cose, come un purissimo seme, portato alla realtà
dalla potenza, potentia, e condotto a termine da un movi­
.
mento costante; questo spirito è l'inizio del movimento in
tutte le cose, e anche la quiete in tutte le cose, di per sé e
non per accidente.
Perciò i Padri di tutto il mondo hanno chiamato forza di­
vina e Dio stesso lo spirito che penetra ogni cosa, e mediante
il calore naturale, calidum innatum, l'Anima del Mondo, la forza
ignea nascente dal cielo superiore, da cui è stato fatto il cielo
inferiore, insieme a tutte le forme luminose essenziali e alla
materia dell'intero cosmo.
Per non indugiare ulteriormente dirò che l'anima o il corpo
della Natura, un sale celeste spirituale che si trova nascosto al
centro di ogni cosa creata, può, con l'aiuto di Vulcano, essere
estratto alchimicamente da tutte le cose, in modo che se ne
possano facilmente vedere l'Anima e lo Spirito; esso si trova
maggiormente in una sola cosa piuttosto che nelle altre, ma
per lo più tale spirito luminoso bisogna trovarlo nelle acque
che cadono dall'alto e separarlo, perché esso è ancora in forma
liquida e spirituosa.
Occorre soprattutto trovare nella natura l'immagine di
Dio, perché in essa è nascosto lo spirito di Luce che costi­
tuisce l'essenza della natura, nella quale Dio ha rappresentato
le proprie immagini e figure e ne ha fatta una copia; perciò
questo Spirito di Luce che noi chiamiamo Natura e Anima
del Mondo, Mosè, nelle Sacre Scritture, lo ha chiamato spiri­
to del Signore, perché questi sussiste nella Verità del Signore
e Creatore. Egli è uno e trino; questa Trinità non corrompe
l'Unità, così come l'Unità non rimpicciolisce la Trinità. Egli è
uno perché è semplice, e trino per il fatto di essere distinto e
diviso in zolfo, mercurio e sale, perché questi tre sono distinti

1 86
in questo Spirito di Luce, tuttavia non diverso per indole ed
essenza; questa è la natura o Anima del Mondo, e nel contem­
po Spirito e Luce.
Re Calid, che voleva conoscere la natura, ricevette in rispo­
sta dal Filosofo Morieno che la natura non si può conoscere
senza la conoscenza di Dio, e che la natura è un dono di Dio.
Gli Antichi chiamavano questo spirito anche Prima Materia, da
cui preparavano il loro nuovo cielo e la loro nuova terra; esso
è però uno spirito composito, perché se tu separi l'acqua supe­
riore e la raffini ancora con la distillazione, ottieni la cosa più
sottile fra tutte, che noi chiamiamo misticamente cielo, fuoco,
acqua, aria, terra, e che non si può esprimere altrimenti.
Possiamo quindi vedere che la luce abita nell'acqua, ed è
stata portata in tutte le cose come un seme, perché tutto ciò
che è stato creato dallo stesso spirito di luce e ne è derivato,
deve anche essere ottenuto per suo tramite, e così anche l'aria
è colma di questo spirito di luce, nel quale noi viviamo, e an­
che tutta la Natura, e se tale spirito non fosse portato dall'aria,
tutto morirebbe e finirebbe. Ma finché esisterà il mondo, tale
spirito agente non cesserà, e come la luce rimarrà in tutte le
cose, poiché il vento lo porta costantemente in alto e in basso;
anche gli abissi sono adombrati dallo Spirito di Dio e com­
penetrati da esso, e ne consegue che questo Spirito permane
agendo nell'acqua e nell'aria come un seme, creato dal Fiat, e
penetra in tutte le cose per portarle alla vita; esso è portato cer­
tamente in tutte le cose, come dice Ermete: suo padre è il Sole,
e sua madre la Luna, l'aria lo porta come un ventre per darlo
alla luce, ma la terra lo attira a sé e in sé. Chi può negare che
l'Anima del Mondo prenda origine dal grande Artefice, e che
si sviluppi grazie allo stesso Verbo? Infatti questi deve portarci
la volontà del suo Creatore, perché tutto ciò che puoi vedere
con i tuoi occhi umani, ques�o spirito l'ha in sé, per suo trami­
te tutto si ottiene, viene plasmato e nasce, e tutte le cose sono
sempre in comunicazione l'una con l'altra; gli astri superiori e

1 87
i pianeti, nonché il Sole e la Luna, penetrano, ciascuno secondo
il proprio influsso, le creature inferiori, come le superiori assor­
bono l'energia psichica e spirituale dalle inferiori, e tutto ha la
propria segnatura e il proprio contrassegno a seconda di quella.
Noi non possiamo infatti cogliere, senza essere illuminati
dall'Altissimo, i grandi misteri nascosti in tutte le cose, e che
cosa essi sovente significhino; lo Spirito della natura ha na­
scosto in sé il Fiat, ed è poi influenzato e mosso dalle stelle;
e affinché emergano le molte e diverse forme che abbiamo
davanti agli occhi, gli astri superiori e i pianeti contrassegnano
perfino alcune erbe, animali, uomini, metalli e minerali. Ne
deriva anche che molte cose si ordinano secondo la Creazione,
gli esseri inferiori secondo i superiori e i superiori secondo gli
inferiori, e tutti sono contraddistinti come sopra, secondo la
Natura, ovvero l'unico Spiritus Mundi dal quale tutto fu fatto,
perché esso è un fuoco perpetuo e una luce perpetua, il che si
può notare anche nell'Arte, ove si può vedere che l'Anima del
Mondo, che noi chiamiamo anche Prima Materia, è l'Anima
del Mondo in cui abita lo spirito, ed è già una materia corpo­
rificata, perciò alcuni Filosofi l'hanno chiamata semplicemente
Natura. Ma io ti dico che la prima materia di tutte le cose è
un'essenza acquosa salina, astrale, e mista allo zolfo, nella quale
si realizzano e si cuociono tutti i metalli, i minerali, gli animali
e i vegetali, poiché questo Spirito ha in sé tutti i modelli, come
possiamo vedere.
Riguardo a che cosa sia precisamente l'Anima del Mondo,
e da che cosa la crei lo spirito della natura, ebbene, sappi che
essa cade dall'alto, soprattutto nella rugiada, nella pioggia, nella
brina, nella neve e nel vento, che sono tutti pieni del seme uni­
versale del mondo e sono il caos delle anime o della natura, nel
quale essa tutto compie.
Dal caos provengono in primo luogo tutti gli elementi in
forma di vapore e di acqua, poiché lo Spirito della natura opera
senza sosta grazie ad esso, foggia animali, vegetali e minerali,

1 88
forma pietre ed erbe, e si rappresenta in essi tramite l'attrazione
degli astri superiori, e quel che vi è figurato è conservato ed
accresciuto anch'esso da tale spirito. Se invece questo Spirito è
cacciato via, tutto è morto e oscuro, perché la vita abita nella
sua luce, cosa che si vede in primavera, quando cade conti­
nuamente la pioggia, nella quale abita lo spirito della luce, per
far crescere tutti i minerali, gli animali e i vegetali; poi tutto
deve deperire, perché lo Spirito Universale, prosciugandosi, è
attirato verso l'alto; poi il fuoco di natura ha il sopravvento,
e tutto deve seccare, ardere e corrompersi, perché allo spirito
manca l'acqua che lo vivifica; e qui ripeto ancora una volta
che nell'acqua è celato il seme universale, in quanto Spirito
e Anima del Mondo; e se vuoi studiare la magia, devi sapere
come esso opera.
Ti ho dimostrato a sufficienza in tutti i miei scritti che la ru­
giada, la pioggia, la brina, la neve e il vento hanno preso origine
al principio del mondo, grazie all'alito e al Verbo del Signore,
con questo spirito; e si dice a ragione: Guarda, io faccio tutto
nuovo, e come ho già ripetuto più volte, da questo unico spiri­
to tutto scende dall'alto, è nuovamente corrotto e nuovamente
rinasce, e lo spirito realizza e compie tutto in quest'acqua, e ciò
sino alla fine del mondo.
Ma che cos'è, in che cosa consiste questo spirito?
In rugiada, pioggia, brina, neve, vento. È un grasso spirituale
e un seme igneo, una forte luce, grazie alla quale tutto ciò che
respira prende vita, non solo gli animali ma anche i vegetali, i
minerali e i metalli; sì, proprio così, anche i metalli sono ge­
nerati da questo, che è chiamato anche caos, nel quale tutte le
forme sono nascoste nelle profondità di quest'acqua, e che è
infatti il vero principio di tutte le cose.

1 89
Figura A . ll caos

Questa antichissima figura ci è stata lasciata in eredità dai Padri


per rivelarci quello Spirito Universale da cui sono nati tutti gli
elementi, e in cui è celata anche tutta l'Arte; è una figura ma­
gica, poiché rappresenta non solo tutti gli elementi, ma anche
il nostro Spirito Universale, in quanto anima e fuoco esistenti
in esso, che si deve ottenere sia dall'alto che dal basso; e ti dico
che in quest'acqua che cade dall'alto è celata la vera Hyle1 6, ti
dico che in questo nostro Azoth Ignis17 sono riuniti il nostro
sale spirituale, il nostro zolfo e il nostro mercurio, in forma di
forte spirito di mercurio, che ho chiamato Anima e Spirito del
Mondo.

16
Caos universale primateriale dell'origine.
17
Il Primo agente, Azoth o Azoq dei Filosofi, l'elemento Fuoco della
Natura, un agente universale onnipresente e invisibile, non manifestato, con­
tenuto nell'aria che ci circonda, che si manifesta come calore e luce. Occorre
alimentarlo con un combustibile, altrimenti ritorna allo stato primitivo uni­
versale. È l'Azoth spirituale di Sendivogio, che i moderni chiamano ossigeno.

1 90
Questo è il nostro Azoth celeste, la nostra acqua minerale
ignea, il nostro magico spirito, con il quale possiamo compiere
meraviglie sovrannaturali, come apprenderai, perché senza tale
spirito, che è celato sia in questo, che nel minerale, e anche
in te, devi e puoi compiere meraviglie; poiché questo spirito
si unisce e si congiunge all'influsso come un'acqua spirituosa,
come un magnete da attrarre a sé dall'alto, con il quale gli an­
tichi magi operavano meraviglie, e come anche tu puoi fare,
come apprenderai di fatto.
Il nobilissimo spirito di cui necessitiamo nell'Arte è lo spi­
rito del mercurio proveniente dalla rugiada, ma puoi estrarlo
anche dall'acqua piovana, dalla brina o dalla neve, da una terra
specifica, da un minerale conosciuto, e persino da me e da te.
Ma per tornare allo Spiritus Universalis o Spirito del Mon­
do: raccogline dalla rugiada quanto più puoi, o prendilo dalla
pioggia, quando puoi averne, verso metà marzo, quando il Sole
entra in Ariete, e anche quando entra in Toro, e raccoglilo in
un barile pulito. Quando il Sole entra nei Gemelli (oppure in
marzo, quando la nebbia si adagia sugli alberi), raccogli la ru­
giada, perché essa ha in sé moltissimo fuoco e moltissima Luce;
e queste sono le tre materie nelle quali lo Spirito Universale
discende.
Per questo motivo esso è detto un seme, che produce nuo­
vamente tutto, perché bisogna sapere che tutto ciò che giace
come morto durante l'inverno è risvegliato e ricondotto alla
vita da questo spirito; raccogline dunque tutto quello che puoi,
perché, quando poi è concentrato per distillazione, ne rimane
poco, come del resto accade al suo olio astrale o Anima, in quan­
to Anima del Mondo o fuoco di natura, come vuoi chiamarlo.
Riuniscili tutti, finché non putrefaranno, e poi mettili all'o­
pera, separando lo spirito dall'acqua in questo modo: versane
un po' in una storta1 8 di rame e distillane una parte, in modo

18 Recipiente per lo più metallico.

191
che ne restino tre parti, quindi separa tutta la tua acqua pu­
trefatta, conserva ciò che è restato, e distilla la parte volatile
allo stesso modo, per metà, ma ciò che rimane in questo caso
gettalo via, quindi distilla nuovamente lo spirito nella storta
fino ad attenerne la metà, e butta via ciò che resta; lo spirito sia
poi distillato nella storta per la quarta volta fino alla metà, e la
parte rimanente sia gettata via. Allora non potrai più distillar­
lo ancora nella storta, perché lo spirito attacca la storta; allora
allo stesso modo rettifica il tuo spirito al bagno maria ancora
quattro volte, finché non sarà diventato purissimo, spirituoso e
così volatile, che inizierà a fumare quando verrà a contatto con
la luce. Avrai ora nelle tue mani lo Spirito Universale o della
Luce, dal quale sono stati fatti il cielo e tutti i pianeti: questo è
uno spirito magico astrale e perciò attrae a sé gli influssi astrali.
Ora devi separare anche l'Anima fuoco o Anima del Mondo,
perché hai separato la Luce; distilla dunque ancora la metà di
ciò che era rimasto dalla prima distillazione, e conserva il distil­
lato fino alla purificazione del sale, ossia ciò che era rimasto in
una storta, e distillalo fino ad ottenere la consistenza del miele,
}ascialo raffreddare, versalo nuovamente in una storta e distil­
lalo finché non otterrai una terra o un sale marrone, ma non
troppo forte; allora l'Anima passserà nella parte superiore; poi
separa l'olio dal distillato con un lungo fùtro di vetro, mettilo
in una stortina, ponila nella cenere, distillalo ancora una volta
e conservalo ben chiuso: avrai nelle tue mani l'olio astrale o
Anima del Mondo.
Ti ho detto che all'ultimo non devi forzarlo troppo, per non
spingere nell'acqua il sale celeste di questo spirito, altrimenti
non potresti distillarlo ulteriormente.
Poi prendi la parte restante ed estraila nella tua acqua distil­
lata e nella forte soluzione, fai evaporare questa, precedente­
mente filtrata, fino ad attenerne un olio, e }ascialo cristallizzare
in cantina: questo cristallizzerà come un sale metallico e sarà
giallo come l'oro; raccogli tutto questo oro ed estrailo nuova-

1 92
mente nella sua acqua distillata, affinché si eliminino tutte le
impurità, poi fallo evaporare e }ascialo di nuovo cristallizzare
(NB: è lo Spirito Santo) , e ripeti questo per la terza volta: avrai
così separato spirito, corpo e anima, spiritus, corpus et anima; avrai
qui l'aria e la terra spiritose, separate dalla Luce, chiamate da­
gli Antichi spirito di mercurio, e avrai separato nel contempo
il fuoco o Anima, ossia l'Anima del Mondo, in forma di olio
astrale, che poi si chiamerà zolfo. In terzo luogo, avrai separato la
terra celeste cristallina, in quanto magnete e parte fissa che prese
origine dall'eternità, in cui tutte e tre, sono nascosti, in quanto
fuoco e luce, nella santa terra, che gli Antichi chiamarono sale; e
se li separi, avrai il fondamento e il principio della magia, potrai
unire lo spirito con il suo sale e quindi conservare a parte l'olio.
Prendi ora il tuo sale fisso, mettilo tutto insieme in un sag­
giolo a collo lungo19 e versaci sopra tutto lo spirito di mercu­
rio in quanto spirito astrale, chiudi il saggiolo e collocalo ben
chiuso, a tenue calore, nel bagno di sabbia. Il tutto si scioglierà e
si unirà a poco a poco; e quando sarà trascorso un mese, prendi
una nuova storta, perché sono necessari recipienti nuovi e ben
puliti, affinché non vi sia nulla di estraneo, altrimenti lo spirito
perde la sua forza magica, e poni la storta nel bagno di cenere.
Durante la distillazione non hai nulla da fare, come avrai già
appreso dai miei precedenti scritti, perché devi solo distillarne
la metà per due volte, e sempre lasciar ben raffreddare la storta;
poi travasa e metti la storta nel bagno di sabbia, e distillane an­
cora la metà; poi quando tutto si è raffreddato, travasa di nuovo
e poni la storta nella limatura di ferro: fai uscire gradualmente
il tutto, che passerà nella parte superiore; travasa di nuovo il
distillato in una storta e mettila nella sabbia, e distilla anco­
ra due volte per se; avrai preparato il vero solvente universale,
quell'acqua superceleste e spirito di vita con cui puoi operare
meraviglie in natura: conservalo come un grande tesoro.

19 Recipiente di vetro impiegato nella distillazione.

1 93
Dopo aver fatto uscire l'olio attraverso la storta, hai lasciato
depositare nella parte iniziale superiore ciò che è rimasto, cioè
il sale, che hai poi ridotto in cristalli , e se hai fatto e preparato
tutto con cura, ti rimarrà un poco di terra, che devi poi con­
servare ben chiusa in un recipiente, perché essa non è ancora
specificata dalla natura, ma è una forte e pura terra virginea,
inerente alla magia, poiché in essa e da essa puoi produrre,
grazie all'Arte, ciò che desideri. Avrai così compiuto il lavoro
iniziale, indispensabile alla magia.

1 94
CAPITOLO NONO

Per trovare lo Spirito Universale anche in alcuni minerali

Per fare uno Spirito Universale da un minerale, è necessario


trovare gli unici due che possono dare luogo a un tale Spirito:
il bismuto nativo, così come esce dalla miniera; e, fra i minerali
d'argento, una terra minerale marrone che ha anch'essa in sé
uno spirito prodigioso vivificante: la selce, che si trova nell'ac­
qua corrente, e che dà luogo a un liquido utile solo allo svilup­
po dei metalli, poiché in questo liquido essi crescono in altezza;
invece dal bismuto questo spirito si ottiene nel modo seguente.
Prendi del bismuto nativo, fresco come esce dalla miniera,
pestalo finemente sino a ottenere una polvere impalpabile, e
mettila in una storta ben chiusa, ponila in una coppella, in
mezzo alla limatura di ferro, in modo che la storta ne sia com­
pletamente coperta, con un collettore lutato; ne estrarrai poi, a
calore crescente, in 48 ore, uno Spirito (Universale) che salirà
in forma di lacrime; non aggiungere assolutamente acqua, ma
se hai lo Spirito Universale della rugiada, che ho chiamato nei
miei scritti Spirito della rugiada di Maggio, ne basta solo mez­
za libbra20, perché esso non si oppone all'Opera, e lo spirito vi
è sollecitato; quando tutto sarà passato oltre, lascia uscire l'ac­
qua, e quando tutto si sarà raffreddato, versa il liquido distillato
in un saggiolo a collo lungo e ponilo a bagnomaria, mettici
sopra un alambicco e distilla bene il tutto, ben lutato: otterrai
lo spirito in forma di forti cristalli, e anche questo è inerente
alla magia.

:w Equivalente a 251 grammi circa.

1 95
Il secondo spirito magico è preparato in questo modo. Recati
in una miniera d'argento, e troverai sotto il minerale d'argento
una terra minerale marrone, che in certi periodi si trasforma in
un solo giorno in una terra color giallo oro. Dunque al pleni­
lunio di giugno, quando il Sole entra nel Cancro, non bisogna
lasciarsi disturbare dall'apparizione della Luna piena, la si attende
in montagna, e quando la terra cangia con un forte movimento
e diventa completamente gialla come l'oro, nella stessa ora lavo­
rane quanta più puoi e mettila in un barilotto, fallo chiudere da
un bottaio, ed essa resterà dello stesso colore un anno buono, e
anche più a lungo, perché è migliore di quella terra marrone che
si prende solitamente, e che non è penetrata dall'influsso degli
astri; giacché questo spirito è assolutamente inerente alla magia,
e con esso si possono compiere meraviglie indescrivibili.
Poi si metta questa terra in una storta, piena solo a metà, e la si
ponga in un forno appositamente costruito, e vi si luti un grande
prolungamento, perché questo spirito deve avere lo spazio per
passare; esso passa per mille colori, con il muggire di un tremen­
do vento; poi lo si sottoponga all'azione di un fuoco in aumento
per 48 ore, e si avrà la salita di uno spirito bianco e di molto oro
volatile, che però si scioglierà in spirito; si lasci poi spegnere il
fuoco e si versi lo spirito in un saggiolo a collo lungo, lo si ponga
nel bagno di cenere e si distilli lo spirito in un collettore pulito.
Se vorrai usare questo spirito per operazioni magiche, il tutto
deve essere portato a termine nel mese in cui hai raccolto la ter­
ra; inoltre conserva lo spirito in un recipiente di vetro.
Questo spirito è davvero un solvente universale, perché in
esso tutti i metalli possono essere estratti, dissolti e trasformati
in una quintessenza; questo spirito è tutt'uno con i meravigliosi
misteri della magia.
Per ottenere invece un liquido dalle selci bisogna procedere
nel modo seguente. Raccoglile da una zolla di terra traspor­
tabile, o meglio, da un corso d'acqua o da un fiume bianco
argento, dalla lucentezza trasparente; questi fiumi sovente tra-

1 96
scinano molto oro e argento e generano prodotti metallici, e
con questi l'Artista può compiere meraviglie sovrannaturali
nelle opere metalliche; perciò quando ne avrai raccolte da 12 a
24 libbre, !asciale al calore, senza la presenza di altri fuochi, in
un grande mortaio di ferro, dopo averle finemente pestate, poi
passate in un setaccio, mettine 12 libbre in un alambicco ben
lutato, ponilo in un forno da distillazione fatto in modo tale
che si possa buttare acqua sulle ultime fiamme, e sottoponilo a
un fuoco crescente per 48 ore: all'inizio dai fuoco debole, poi,
aumentando, dai fuoco di fiamma per 1 2 ore, e salirà un liquido
verde, crescente, insieme a un sublimato multicolore. NB: qui si
consigliano non più di 4 mezze once21 di spirito di rugiada di
maggio. Quando è passato tutto, prendi il sublimato e versalo
in una storta, e metti tutto insieme nel bagno di sabbia, rimar­
ranno delle fecce, che metterai da parte; avrai così preparato
un'altra volta il magico liquido per farne poi uso.

21
Lot, unità di misura corrispondente a mezza oncia (g 15,295).

1 97
CAPITOLO DECIMO

Per preparare la tintura magica con il solvente universale


e lo Spirito Universale da un metallo: dall'oro, dall'argento,
dal piombo, dallo stagno, dal mercurio, dal rame e dal ferro

Qui devo abbandonare completamente il modo di scrivere che


ho usato nei miei precedenti scritti, perché qui tutto deve esse­
re ordinato a seconda degli influssi, conformemente alla magia,
e in particolare deve essere osservato il più precisamente pos­
sibile tutto ciò che riguarda l'elettro magico, perché l'influsso
deve essere condotto magneticamente in massima parte nella
tintura, mediante l'influsso occulto; perciò questi influssi fan­
no parte della magia, e tutte le malattie comprese sotto tale
pianeta e la sua segnatura possono essere curate e estirpate alla
radice, perché tutte queste tinture sono terapeutiche, curano
e guariscono in modo del tutto sovrannaturale; perciò tu devi
comprendere i segni celesti dal loro pr incipio.
Saturno. Quando Saturno è al suo sommo, comincia subito,
in questa stessa ora, il tuo lavoro, e ne comprenderai l'influsso, e
tutto avrà un esito felice, e poiché tale pianeta è freddo e secco,
egli è anche sovrano del piombo.
Giove. Se vuoi preparare la tintura magica dallo stagno con
il solvente universale, devi parimenti osservare l'ora e il mo­
mento in cui questo pianeta si trova al suo sommo, affinché
possa effondere il suo influsso in questa tintura, preparata sotto
di esso, poiché Giove è di natura gentile, ar moniosa, umida e
calda, ed è una forte luce ed essenza luminosa. Perciò, se questa
tintura è conservata in una casa, da questa si allontaneranno
tutte le stregonerie e le opere diaboliche; e se è accuratamente
preparata, essa avrà raccolti in sé tutti i poteri della propria se­
gnatura sulla natura, sugli animali e sulle erbe. Con questa tin-

198
tura si possono dunque operare le più grandi meraviglie, nelle
malattie comprese sotto questa segnatura, e anche in magia,
tanto che non ci si stupirà mai abbastanza. Se hai a disposizione
una sola cosa, cioè il solvente universale, il resto è un gioco da
ragazzi, benché, se si prepara la tintura magica da tutti e sette i
metalli, si abbia da fare per un anno intero, in cui si conseguirà
anche il sommo mistero nell'Arte.
Marte. Allo stesso modo devi elaborare anche la tintura di
ferro, sotto questo influsso, quando Marte si trova nel suo
splendore,al suo sommo; alla stessa ora comincia a lavorarci,
e realizzerai la somma essenza e tintura magica; sappi poi che
Marte è di indole caldissima e secca, perciò questa tintura può
essere impiegata prodigiosamente, e a piccole dosi, in tutte le
malattie comprese sotto tale segnatura. NB: proprio nell'ora e
nel momento dell'influsso nel quale il pianeta domina, vedrai
meraviglie, come del resto in altre operazioni magiche.
Sole. Se vuoi preparare la tintura dall'oro con il solvente uni­
versale, cominciala nell'ora e nel momento del suo influsso,
quando il Sole è al suo sommo, e prepara la tua tintura partico­
larmente quando entra nel Leone: otterrai nel contempo una
grande medicina, utile per tutte le malattie che si trovano sotto
questa segnatura, e una delle più potenti in magia.
NB. Saturno. Qui è necessario badare al fatto che, quando si
vuole preparare la tintura dal piombo, si può fare anche quando
il Sole, nello stesso periodo, si trova al suo sommo, mentre Sa­
turno è in congiunzione con il Capricorno e il Cancro, onde
puoi dedurne gli effetti occulti.
NB. Giove. Per quanto riguarda Giove, di cui ho già dato
notizia, che l'operazione si faccia quando il Sole appare al suo
sommo, perché qui non ci si deve regolare sulla Luna, che si
trova anch'essa al suo sommo, poiché essa è vivace e attiva allo
stesso momento in cui lo è il Sole; infatti, come gioiscono tutte
le creature quaggiù sulla Terra, altrettanto gioiscono i pianeti
che si trovano intorno e accanto al Sole, ed estendono la loro

1 99
influenza più intensamente, perché vogliono emulare in tutto
il Sole.
Venere. Quando il Sole entra in Venere, e Venere si trova al
suo sommo, come si può osservare per tutto il mese, comincia
a elaborare nella stessa ora l'essenza o la tintura con il solvente
universale o Spirito Universale e con il rame, e otterrai una
tintura magica che cura tutte le malattie e le guarisce secondo
la loro segnatura; è la stessa anche in magia, quindi quando il
suo influsso è più forte si possono compiere meraviglie.
Mercurio. Se vuoi preparare la tintura con il solvente astrale
dal mercurio, devi farla quando Mercurio si trova al suo som­
mo sotto il Sole, per iniziare assolutamente il tuo lavoro nella
stessa ora, nel momento in cui Mercurio esercita il suo influs­
so, e otterrai una tintura che contiene veramente l'influsso di
Mercurio, per tutte le malattie nate sotto la sua segnatura, e da
usarsi anche in magia.
Luna. Così è anche con l'argento, perché, se vuoi farne una
tintura con lo Spirito Universale, comincia proprio nel mo­
mento in cui la Luna è piena e quando anche il Sole si trova al
suo sommo; devi perciò capire che devi iniziare nella stessa ora
in cui questo pianeta ha il massimo influsso e il massimo effetto,
e che devi osservare solo le ore che iniziano dalla mezzanotte
e vanno sino a mezzogiorno, poiché in queste ore gli influssi
sono al massimo della loro forza e il Sole è al suo sommo, con
i pianeti in aumento; però, non appena è trascorsa l'ora del
mezzogiorno e ci si avvia verso la notte, l'influsso non è più
così potente: e ciò ti sia d'avviso.
Se avrai dunque preparato la tua tintura, avrai anche una
grande medicina, da usarsi a piccole dosi, in quelle malattie che
portano la segnatura della Luna. Allo stesso modo potrai usarla
anche in magia.
Saturno. Ricorda che, se vuoi preparare la tintura con il
piombo, guarda di prendere un po' di questo minerale, e che
sia ben puro, fallo battere in larninette, per poi poterlo fare a

200
pezzi, e quando si avvicinano il tempo e l'ora di Saturno, met­
tine una libbra in un saggiolo a collo lungo e versaci 3 libbre di
solvente universale, preparato con la rugiada o l'acqua piovana,
chiudi la storta e fai digerire giorno e notte: esso vi si dissolverà
separandosi dalla terra; poi travasa tale soluzione in un reci­
piente pulito, e bada: non dovrai usare alcun altro recipiente
che abbia contenuto qualcos'altro sino alla fine del lavoro. NB:
Devi assolutamente ricordare che devono essere recipienti pu­
liti. Poi metti la storta nel bagno di cenere e distillane la metà;
quando tutto si sarà raffreddato, travasa nuovamente il distilla­
to, e distillane ancora una volta la metà, e quando sarà fredda,
metti la storta nel bagno di sabbia e fallo coobare22 ancora due
volte, travasalo di nuovo e metti la storta nella limatura di ferro,
secondo la regola principale di tutti i veri Filosofi, poi travasa
nuovamente il superdistillato e spingi fuori la tua essenza con
il fuoco, all'ultimo con un fuoco fortissimo, poi travasa ancora
il superdistillato in una storta e ponila nel bagno di sabbia, e fai
passare l'essenza ancora due volte per se, affinché tutto diventi
ben volatile, poi versala nuovamente su di una libbra di piombo
in un saggiolo a collo lungo, e metti a digerire nel bagno di
cenere per 1 4 giorni e 1 4 notti. Tutto si dissolverà separandosi
dalla terra, poi, una volta travasata la limpida soluzione e posto
il saggiolo in cui la si sarà travasata nel bagno di cenere, e fanne
uscire la metà coobandola due volte; quando il tutto si sarà
raffreddato, si travaserà ancora, si porrà il saggiolo nel bagno di
sabbia e si distillerà ancora due volte coobando, poi, versato il
tutto in un matraccio posto nella limatura di ferro, si distillerà
insieme a gran fuoco, e all' ultimo a fuoco fortissimo: allora il
distillato passerà di nuovo.
Versa nuovamente questa essenza su di una libbra di piom­
bo, e procedi in tutto come ti è stato insegnato; alla fine tutto

22 Sottoporre a ulteriore distillazione un liquido precedentemente distil­

lato, versandolo sul residuo delle precedenti distillazioni o su nuove sostanze.

201
salirà in forma di un pesante olio: versalo ancora in una storta e
distillalo per se ancora due volte nel bagno di sabbia: avrai così
il piombo con lo Spirito Universale, reso volatile al massimo
grado e fatto passare nella parte superiore. Per questo ti ho rin­
viato ai miei precedenti scritti. Se vuoi far passare per tutti i co­
lori questo liquido per ottenere una grande e potente tintura,
durante il lungo lavoro ti si mostreranno non solo tutte le stelle
in una fiala, ma anche i più bei colori, che nessun pittore può
riprodurre. Per la magia invece, o per la medicina magica, la tua
essenza volatile sarà cotta in una tintura, nel modo seguente.
Dividila in tre parti: una parte mettila in un saggiolo a col­
lo lungo, affinché durante la distillazione nulla possa salire, se
non la parte volatile, poni il saggiolo in bagnomaria e distillane
a fuoco debole la parte volatile, il che deve verificarsi tutti i
giorni, una volta al giorno, e quando tutto è freddo, poni il
saggiolo nel bagno di cenere e travasane il contenuto, e ripetilo
sette volte, cioè per sette giorni di seguito, e quando tutto sarà
raffreddato, metti il saggiolo nel bagno di cenere e distillane lo
spirito per altre sette volte: otterrai in una distillazione solo il
flemma; mettilo allora da parte. Quando tutto sarà freddo, si co­
agulerà in un carbonchio rosso sangue e trasparente, e poiché
bisogna prendere un altro saggiolo, perché quello in cui vi è
la tintura non resiste più, mettilo in un altro saggiolo e versaci
sopra di nuovo una parte del liquido conservato, e procedi in
tutto come ti è stato insegnato qui: otterrai nuovamente un
carbonchio trasparente; procedi perciò per la terza volta con il
carbonchio e la terza parte del tuo liquido ancora restante, e
lavora come ti è stato insegnato fino al carbonchio, poi met­
ti il saggiolo nella limatura di ferro per 4 giorni e 4 notti, a
gran fuoco, cosicché la parete fissa e quella ignea confluiscano
continuamente; quando tutto sarà freddo, estrailo, e avrai una
medicina che non solo cura tutte le malattie comprese sotto
la segnatura di Saturno, ma che può essere impiegata anche in
mag1a.

202
NB: Come hai preparato in questo modo, da questo metallo
e sotto l'influsso del pianeta corrispondente, la tintura astra­
le, così la si potrà elaborare anche da altri metalli; e se l'avrai
elaborata sette volte secondo le costellazioni, potrai compiere
meraviglie, poiché, quando le avrai congiunte tutte e sette, con
lo stesso peso, avrai una tale medicina, che non ne troverai l'e­
quivalente; gli Antichi avevano ben notato questo numero 7,
ma avevano taciuto il modo in cui bisogna intenderlo, giacché
tu hai congiunto le proprietà di tutti e 7 i pianeti, imperscru­
tabili nei loro effetti, con lo Spirito Universale.
Inoltre la tintura è elogiata al massimo grado, perché se la
porti con te, tutti gli spiriti si ritireranno, di qualunque natura
siano, e tutti i luoghi nascosti ti saranno scoperti e svelati, vedrai
e troverai molte cose in natura, che prima ti erano celate e che
sono invisibili agli occhi umani; un uomo che la porta con sé
ha in sé tutta l'azione degli elementi e può preservarsi da tutte
le malattie, in quanto gli influssi non possono più danneggiare
un uomo simile, e quale potere possegga maggiormente tale
tintura, lo vedrai in magia, come ti insegnerò dai suoi principi;
così come ho cominciato, finirò, ed è ben possibile mettere
in opera e realizzare tutto in due anni, perché quando avrai
preparato il solvente universale, il resto è un gioco da ragazzi e
dipende dalla prudenza di cui farai uso.

203
CAPITOLO UNDICESIMO

Una mediana magica per preseroare il corpo umano


in salute sino alla fine

Se vuoi estrarre una tintura magica dal tuo corpo, devi avere
già sufficientemente compreso, da quel che si è detto, sotto
quale segno sei nato, e quali segni e pianeti hanno presiedu­
to a quel momento, altrimenti esaminati secondo gli effetti, la
segnatura, gli influssi richiesti, in cui, se non sei stupido, potrai
riconoscere facilmente la tua complessione.
Quando indagherai se tu sia nato sotto Giove, Marte o Ve­
nere, e quale segno zodiacale influisca su di te, la prima cosa
devi saperla discernere dalle tue emozioni: se sei focoso, arido,
flemmatico, collerico, pacifico, melanconico o assoggettato a
Venere. Per quanto riguarda la seconda cosa, cioè se sei nato
sotto laVergine, il Leone, la Bilancia o altri segni zodiacali, puoi
riconoscerlo facilmente da ciò che si è detto; e quando avrai
saputo di essere nato sotto Venere o Giove o altri pianeti, pro­
cedi nel modo seguente.
Fai ora attenzione alla tua ora di nascita, che ti mostrerà
anche la tua complessione, l'inizio e la fine (dell'opera), poi
prendi un po' dello Spirito Universale precedentemente de­
scritto e, nell'ora del tuo pianeta, togliti lo stessa quantità di
sangue e mettili insieme in un saggiolo, chiudilo e sottoponilo
a un debole calore per 8 giorni e 8 notti, poi mettilo in ba­
gnomaria, distillane lo spirito a fuoco tenuissimo, e chiudilo
bene; poi, quando tutto sarà freddo, poni il saggiolo nel bagno
di cenere e distillane tutto il flemma, che salirà; quando tutto si
sarà raffreddato, mettilo con lo spirito e rettifica da 3 a 4 volte
a bagnomaria, finché tutto non diventi flemma, poi versa lo

204
spirito in ciò che è rimasto nel saggiolo, chiudilo e sottoponilo
a un tenue calore: tutto si dissolverà nuovamente e sul fondo
rimarrà una terra; allora versa la limpida soluzione in un altro
saggiolo a collo lungo, che non sia stato ancora usato, mettilo
in bagnomaria e distilla a debole calore per sette volte; travasalo
nuovamente e distillalo nel bagno di cenere per sette volte, e
altre sette nel bagno di sabbia, e coobalo; e se non vorrai cre­
dere che la tua tintura sia magica, versaci di nuovo del flemma
e sottoponi ancora una volta il saggiolo a un debole calore: vi
appariranno il tuo ritratto e la tua figura, con tutte le segnature
delle tue emozioni, e ciò durerà per tutto il tempo in cui sarà
mantenuto immobile.
Metti poi il saggiolo nel bagno di sabbia e coobane la parte
volatile ancora due volte: sarà così pronta la tua tintura medici­
nale magico-astrale, preparata secondo gli influssi del tuo astro;
hai bisogno di assumerne solo un grano al mese, nell'ora e nel
segno del tuo pianeta, per preservarti da tutte le malattie e da
tutti gli influssi dannosi degli astri, ma non appena il tuo tempo
sarà finito, secondo la volontà di Dio, essa diventerà nera come
la pece e farà a pezzi il vaso che la contiene.
Se mescoli un po' di questa a un balsamo odoroso e ne ungi
la vena del polso, e ti rechi da grandi signori, non appena essi
sentiranno questo profumo, saranno costretti ad amarti, e lo
faranno persino gli animali privi di ragione, ma guardati dagli
abusi; questa tintura si usa anche in magia.

205
CAPITOLO DODICESIMO

Per preparare uno spirito magico dallo stagno e dal mercurio

Nei miei precedenti scritti ho insegnato come debba essere


preparato questo liquido, ma poiché esso ha a che fare con
la magia, mi sono dispensato dal ripeterlo ancora una vol­
ta, e giacché noi dobbiamo impiegarlo proprio per la magia,
anch'esso deve essere preparato magicamente; ma affinché tu
possa comprenderne i principi, devi saper quel che segue.
Prendi un po' di mercurio, che non sia stato ancora usato, e
anche un po' di stagno puro. Fai ora attenzione a quando il Sole
entra in Giove, e a quando entrambi si trovano al loro sommo:
alla stessa ora prendi una libbra di stagno inglese in laminette,
mettilo in una scodella di vetro in cui non sia stato ancora
lavorato nulla, aggiungi 5 libbre del tuo mercurio vivo, fanne
un amalgama, e abbi sottomano la parte di sublimato di mercu­
rio di questa amalgama, e mettila subito in una storta, affinché
non attragga a sé alcuna particolare umidità; poni poi la storta
nella limatura di ferro e applicale un grande collettore integro,
che deve essere posto fino a circa la metà in acqua fredda. I
recipienti devono essere tutti asciutti e puliti, e non bisogna
avvicinarsi ad essi con nessun metallo, perché non lo tollera­
no; quindi, a fuoco crescente, fanne uscire uno spirito bianco
e cristallino, il quale in massima parte se ne andrà in fumo,
assumendo una tale forma, che non ce ne si potrà mai stupire
abbastanza; perciò con l'acqua si deve procedere cautamente,
affinché questa non rompa e non mandi in pezzi il collettore
e tutto il resto; e appena vedi un sale che vuole sublimarsi, tira
via il fuoco da sotto il forno: avrai uno spirito magico di Giove

206
e Mercurio; !ascialo nel collettore e conservalo in un luogo
fresco; puoi mettere un elmo cieco sul collettore, che chiuda
bene, perché tutto deve essere ben lutato affinché non svanisca
ed esali completamente.

207
CAPITOLO TREDICESIMO

Per preparare una materia cristallina che sia trasparente


come una resina, e che d è assolutamente necessaria,
in particolare per la magia

Prendi un vetro veneziano trasparente o un cristallo, pestalo


finemente in un mortaio di vetro, o meglio, prima calcinalo in
un crogiuolo e poi smorzalo in acqua distillata, e ripeti questa
calcinazione da 2 a 3 volte, spegnendo sempre in acqua distilla­
ta, finché non si disgreghi in una polvere sottile, poi mettilo in
un recipiente di vetro asciutto e pestalo in polvere finissima e
impalpabile. NB: lo si può spegnere in uno spirito di rugiada di
maggio, poi lo si pesta, e bisogna badare a che non sia toccato
da alcun metallo; poi prendine 4 mezze once, mettile in un pic­
colo recipiente di pietra (come quelli che si possono acquistare
a Colonia) sferico, diviso in due sezioni che chiudano bene
l'una sull'altra:

e versaci 4 mezze once dello spirito del capitolo precedente,


ponilo in bagno di cenere a debole calore, e tutto si dissolverà
in una materia trasparente come una resina e così tenera, che
se ne possano plasmare delle figure; questa, quando si raffred­
da, diventa dura come un diamante, perciò bisogna mantenerla

208
costantemente su di un tenue calore, affinché rimanga sempre
tenera, e quando è pronta, in magia non se ne può fare a meno,
perché il suo uso ci è assolutamente necessario per le figure e
gli apparecchi.

209
CAPITOLO QUATTORDICESIMO

Per dissolvere l'oro rosso sangue nella suddetta acqua

Poiché ci siamo proposti, all'inizio di questo libro, di trattare


tutto magicamente, sappi che dobbiamo avere anche una ma­
gica soluzione di Sole; perciò prendi dell'oro puro, passato più
volte dall'antimonio, e battuto in larninette, mettine un grano
(NB:devi farlo quando il Sole entra in Leone e a mezzogiorno
si trova al suo sommo) in una fiala e versaci sopra 2 mezze once
dello spirito di stagno e mercurio, chiudi la fiala e ponila nel
bagno di sabbia in un luogo fresco, poiché tutte le operazio­
ni si devono compiere al fresco; infatti al caldo questo spirito
corroderebbe anche il vetro, mentre al freddo ciò non accade
così rapidamente; lo spirito dissolverà l'oro, arderà e sfolgorerà
come un fulmine; conservalo per gli usi successivi.

210
CAPITOLO QUINDICESIMO

Per rammollire il sigillo di Ermete con la precedente soluzione

Bisogna sapere che ciò che è stato dùuso e sigillato con la ma­
teria cristallina deve essere riaperto con il mercurio aureo del
capitolo precedente, perché con il semplice spirito, sale, sì, ma
lentamente; e se, con il suddetto spirito di mercurio nel quale si
dissolve l'oro, si inumidisce solo un poco tale sigillo, si riesce a
ammorbidire questo sigillo più duro del diamante, tanto che lo
si può opportunamente asportare, per poi metterlo in un reci­
piente di pietra; vi si versa sopra un poco di spirito e di stagno,
così lo si può nuovamente impiegare; il recipiente si chiude
saldamente e si conserva, perché è magico, e anch'esso deve
essere tenuto costantemente in un contenitore, e non lo si può
avvicinare con alcun'altra cosa, affinché non sia contaminato.

21 1
CAPITOLO SEDICESIMO

Per elaborare l' Universalissimo


da tutti i regni della natura, cosa inerente alla magia

Se vuoi approntare, da tutti e tre i regni della natura, la tintura


magica che devi necessariamente avere per le operazioni magi­
che, per averla in riserva, se non puoi preparare dai sette metalli
l'Universalissimo dei magi, ricorda quel che segue.
Raccogli, da te o da un altro uomo sano, dell'urina, e co­
mincia la tua operazione quando il Sole entra in Leone; ma
che l'uomo sia di complessione solare o gioviale, che conduca
una vita pura e casta, e che beva costantemente vino; raccogli­
ne mezzo barile e ponila ben chiusa a putrefare in un luogo
caldo per un mese, finché non diverrà nera come l'inchiostro;
quando emanerà un odore penetrante, comincia il tuo lavoro,
usando recipienti assolutamente puliti; devi poi avere un forno
nel quale entri una larga caldaia di ferro, poi versa tutta l'urina
limpida in una grande storta e ponila nella caldaia nel bagno di
sabbia; le storte devono essere piene solo per tre parti, poi Iuta
ad ognuna un collettore e, a calore tenue, tirane fuori lo spirito,
che salirà, per la maggior parte, fra bellissimi colori, nell'alam­
bicco, come sapone schiumoso, e se da ogni storta si è distillata
una parte, di modo che rimangano ancora due parti, lascia spe­
gnere il fuoco e rettifica il distillato ancora sei volte, affinché ne
esca tutto il flenuna, e il tuo spirito salga per la maggior parte
in forma di sale volatile e di spirito, poi conservalo ben chiuso
in un recipiente o in un vaso pulito, perché questo spirito è
igneo, astrale, animale, e se non lo si conserva correttamente,
passa attraverso tutti i recipienti e i vasi.

212
Quindi versa il tutto a poco a poco in un recipiente di
pietra, e lascia evaporare tranquillamente; quando avrà tenni­
nato e sarà diventato come miele sciolto, devi costantemente
mescolarlo, affinché non si attacchi troppo saldamente sotto,
nel recipiente, poi, una volta freddo, estrailo e mettilo in un
recipiente di pietra, poi prendi il tuo sale volatile con lo spi­
rito e incorporalo a poco a poco, mescolando costantemente;
in questo modo lo spirito rivivificherà questo residuo, poiché
salirà in alto, e se il collo del recipiente non sarà abbastanza
lungo, traboccherà; per questo motivo il recipiente deve es­
sere grande: perché lo spirito abbia sufficiente spazio; quando
tutto il sale volatile e lo spirito saranno stati incorporati, e la
materia si sarà depositata, mettila subito, finché è ancora liqui­
da, in una storta di pietra, perché, se aspetti troppo, diventerà
viscosa come la pece, in modo tale da non riuscire a trava­
sarla bene in un altro recipiente; poi chiudi la storta e mettila
all'aria aperta, all'ombra, nella terra; e passato il periodo di
tempo in cui la materia starà nella storta, cioè 1 4 giorni e 1 4
notti, diventerà tutta nera come l'inchiostro; allora metti la
storta nel bagno di sabbia e lutale un collettore, distilla tutta
l'umidità al primo grado di fuoco, perché, se darai un fuoco
troppo forte, il tutto traboccherà, e quando tutta l'umidità
sarà stata distillata a calore debole, lascia spegnere il fuoco e
versa nuovamente il distill ato nella storta, poi lasciacelo una
notte, affinché tutto si unisca; devi ripetere questa distillazio­
ne sette volte, sempre travasando nuovamente e distillando a
fuoco debole.
Alla settima distillazione, dapprima il tuo liquido volatile sa­
lirà, in forma di puro sale cristallino, tra molti colori, che non
ce ne si potrà mai stupire abbastanza: mettilo da parte e, quando
tale sale risalirà ancora una volta, arriverà nei collettori tra figu­
re di tutti i generi, tanto che si riuscirà a percepire chiaramente
che questo fa parte della magia, perché lo spirito di natura sa
questo grazie alle figure.

213
Quando sarà passato tutto, si colloca un altro collettore e si
aumenta il fuoco di un grado, tutta l'acqua passerà nella parte
superiore, cosicché non salirà più nulla anche con il fuoco più
forte, perché non appena il flemma è passato, bisogna spostare
il fuoco e lasciar raffreddare il tutto, che sarà poi travasato di
nuovo e coobato quattro volte; e quando il flemma sarà passato,
applica un altro collettore e aumenta il fuoco: l'olio e lo spirito
salino pesante cominceranno a salire; aumenta il fuoco, affinché
esca anche l'azoth, e la storta si arroventi fortemente; quando
non passerà più nulla, si lasci spegnere il fuoco e si separi il
distillato dall'olio animale, quindi lo si versi in una storta e lo si
rettifichi ancora sei volte, affinché ne esca tutto il flemma, poi
lo si metta da parte.
Allora estrai cautamente la tua storta e rompila: troverai sul
fondo un residuo duro come la pietra, in cui ci sarà il sale
che tu assapori nei cibi, ma non completamente volatile; in
alto troverai un sale in forma di sublimato, brillante, aumentato
e del tutto sciolto; separalo con una pala di legno, e guardati
dall'avvicinarlo con alcunché di metallico; sciogli questo sale
nel suo flemma e purificalo sette volte passandolo da un filtro,
!ascialo evaporare finché non sarà un sale, poi tienilo chiuso per
un mese nel bagno di sabbia a fuoco crescente: alla fine diverrà
rosso come il sangue, poi estrailo, e sappi che esso è fisso e si li­
quefa al fuoco senza fumare, ed è in un certo modo una tintura.
Mettila in un matraccio e versaci la sua parte volatile e azoth,
chiudi il matraccio e ponilo per un mese nel bagno di sabbia,
a debole calore, tutto si dissolverà e nel contempo putrefarà;
poi metti il matraccio nel bagno di sabbia in un luogo fresco:
il tutto si cristallizzerà; prendi tutto assieme, e quel che non si
è cristallizzato, }ascialo al fresco, finché non avrai raggiunto lo
scopo, poi metti tutti i cristalli in una fiala, suggellali e !asciali
a fuoco crescente, finché tutta la parte fissa non si liquefaccia.
Oppure, per giungere a tal fine più velocemente, mettili in
un saggiolo a collo lungo e ponilo a bagnomaria, e lascia sa-

214
lire la parte volatile, che sarà certamente scarsa, poi, travasata
nuovamente la parte volatile e distillata ancora due volte coo­
bandola nel bagno di cenere, poi altre due volte nel bagno di
sabbia, otterrai un poco di flemma e la tua tintura rosso sangue
confluirà: avrai così la tintura animale che è anch'essa magica
e ha effetti magici.

Per preparare la pietra vegetale

Prendi del buon vino rosso invecchiato e distillane da un alam­


bicco, come in un distillatore da acquavite, la prima volta una
parte (quando Venere si trova al suo sommo, al massimo del
suo influsso), poi prendi il distillato e rettificato a bagnomaria
ancora sette volte, affinché ne esca tutto il flemma, e tu ottenga
il suo spirito igneo e astrale, che metterai da parte.
Metti tutto ciò che resta in un recipiente di pietra e copri­
lo, sottoponilo a tenue calore per 8 giorni e 8 notti affinché
diventi acido, poi travasato in un grande matraccio e distillane
tutto il flemma nel bagno di cenere, e se verso la fine vedrai
delle gocce acetose, lascia spegnere il fuoco e versa ciò che è
rimasto in un alambicco; quando avrai dunque separato tutto il
flemma, lascia spegnere il fuoco e metti questa parte, che con­
tiene l'azoth, in una storta, poni la storta nel bagno di sabbia, e
distillane l'azoth insieme all'olio; quando non uscirà più nulla,
lascia spegnere il fuoco e separa l'olio con un fùtro di vetro,
rettifica l'azoth ancora cinque volte, perché divenga corrosivo,
e tienilo da parte.
Poi prendi il tuo residuo ed estraine con il flemma anche
tutto il sale, e filtralo tanto, finché non sarà puro come le lacri­
me, poi fallo evaporare in una scodella di vetro fino ad ottenere
un sale, che terrai al fuoco in una sfera di pietra per 8 giorni
e 8 notti; trascorso questo tempo, filtralo ancora una volta nel
flemma; una volta filtrato, nel filtro rimarrà molta terra; fai eva-

215
porare di nuovo nel bagno di sabbia fino ad ottenere un sale,
che scorrerà come un olio, poi !ascialo raffreddare. Mettilo in
un matraccio e versaci il suo azoth e il suo spirito, chiudi il
matraccio e ponilo in un bagno di cenere per 1 4 giorni e 1 4
notti, poi mettilo a bagnomaria e distillane l o spirito da tre a
quattro volte, poi, travasandolo ogni volta, distillalo nel bagno
di cenere tre volte coobando, e in quello di sabbia altre tre
volte: soltanto alla fine otterrai uno spirito igneo, che farai raf­
freddare e metterai da parte. Prendi poi il rnatraccio e ponilo
in un luogo fresco: il tutto si cristallizzerà; estrailo e introducilo
tutto in un altro matraccio, che porrai nel bagno di sabbia, a
fuoco crescente, per 8 giorni e 8 notti: il tutto fluirà in una
tintura supremamente fissa; avrai così preparato anche la pietra
vegetale, che è una delle più grandi medicine ed è magica in
sommo grado, il che si riconosce già dall'operazione.

Per preparare la pietra minerale

Farai un regolo metallico di Marte dal ferro in questo modo:


quando il Sole e Marte si trovano al loro sommo, fai un regolo
metallico con 1 2 mezze once di ferro e una libbra di minerale
di ferro, e purificalo fino a che costituirà la figura di una bella
stella, il che ti indicherà che avrai proceduto nel modo giusto.
Prendi 16 mezze once di questo e una libbra di sublimato di
mercurio, come quello che viene da Venezia, pestali entrambi
fino a ridurli in polvere, poi mescolali insieme, mettili in una
storta e ponila nel bagno di sabbia o nella limatura di ferro, ed
estraine, a fuoco sempre crescente, il glutiné3 degli Antichi,
aumentando il fuoco perché il tutto risalga, e qui se il butirro24
non vuole uscire dal collo della storta, dovrai aiutarlo spingen-

23Liquido simile all'albumina che coagulando genera il tartaro.


2' Burro o butirro, termine che indica una sostanza tenera, in genere un
cloruro inorganico. A volte i due termini, glutine e butirro, sono equivalenti.

21 6
dolo, con dei carboni ardenti, a venir fuori e a renderlo fluido,
altrimenti poi si coagulerebbe e tapperebbe il collo della storta;
quando sarà tutto passato, rompi l'alambicco, prendi il fùtro dal
collo della storta e facci passare anche il restante liquido, poi
applica il collettore alla tua storta e ponila sul calore, affinché il
glutine diventi fluido, poi versalo nella storta facendolo passare
dal fùtro, metti la storta nel bagno di sabbia e distilla il tuo glu­
teo, poi versalo ancora in un'altra storta e distillalo ancora una
volta, e fai questo per sette volte.
Il tutto salirà in forma di olio bianco e grasso; versalo in un
saggiolo a collo lungo, applicagli un ehno e un collettore, met­
tilo in bagnomaria e coobane lo spirito sette volte, poi ponilo
nel bagno di cenere altre sette volte, e nel bagno di sabbia altre
sette; in questo modo lo spirito vi si fisserà; ciò che rimane di­
verrà fisso e fluido come un olio bianco; posto al freddo, invece,
si manifesterà come cristallo bianco e trasparente, e sarà fisso.
Prendine 4 mezze once, e 4 di pietra vegetale, pestali assieme,
mettili in un saggiolo a collo lungo, e ponili nel bagno di sab­
bia per 8 giorni e 8 notti, ed essi si congiungeranno fra i più
bei colori; poi lascia raffreddare ed estraine il risultato, tritalo
finemente e prendi 4 mezze once di pietra animale, mettili di
nuovo insieme in un saggiolo a collo lungo, sottoponili al ba­
gno di sabbia, e }asciali sciogliere insieme a fuoco crescente 8
giorni e 8 notti: avrai così preparato la Pietra universale magica,
da usarsi nelle malattie astrali.
Questa pietra compie meraviglie in magia, ed è inestimabi­
le; se la prepari secondo il modo precedentemente descritto e
la congiungi nuovamente, vedrai meraviglie, e toccherai con
mano come la costellazione vi agisca; con un altro metodo,
poi, appariranno alcuni colori nella congiunzione di queste 3
pietre, ma senza manifestarsi in giochi naturali.
NB: Se vuoi avere la pietra magica, estraila e pestaci insieme
ancora 4 mezze once di pietra astrale, quando il Sole si trova al
suo sommo, e il più velocemente possibile, metti il tutto insie-

217
me in un saggiolo a collo lungo, chiudilo e ponilo nel bagno
di sabbia per 8 giorni e 8 notti, a fuoco crescente; tutto si scio­
glierà insieme con i più bei colori, con un gran movimento e
mille figure: avrai così riuniti nelle tue mani le pietre minerale,
vegetale, animale e astrale, e anche il grande Universalissimo,
preparato con il massimo influsso, con il quale possono essere
compiute meraviglie nella cura di tutti i casi disperati, sotto
qualsiasi influsso e di qualsiasi segnatura sia la malattia.
Ovunque ci sia questa tintura, tutto è vivo, perché gli spiriti
non possono soffrirla né sopportarla, anche se sono spiriti na­
turali che abitano nell'acqua, nella terra, nel fuoco e nell'aria,
e che si differenziano assolutamente dagli spiriti cattivi, perché
questi non sono eterni e, pur sapendo dell'esistenza del grande
Creatore, svaniscono con la natura e non partecipano alla Re­
surrezione, ma conducono sovente una vita malvagia, come i
figli degli uomini che sono stati redenti dal sangue del Cristo,
perché temono la trasformazione che li perseguirà, se essi non
vivono secondo giustizia, e temono persino gli spiriti delle te­
nebre.
Questa pietra o quadruplice tintura risplende e produce da
sé una luce formidabile, che potrebbe derivare dalla pietra uni­
versale astrale, preparata con la rugiada e con la pioggia. Ma
non è così, perché se tu aggiungessi anche solo una mezza on­
cia in più di pietra astrale, l'influsso agente sulla tua congiun­
zione ignea e spirituale incendierebbe tutto, e ti consumerebbe
fino a ridurti in un po' di cenere, perché è un fuoco tremendo,
sulfureo e concentrato, indescrivibile per qualsiasi penna.
Alcuni magi, che in seguito sono stati soggetti a ogni sorta
di cattivi pettegolezzi, ma erano persone oneste, che temevano
Dio, non hanno capito l'avvertimento e in pochi minuti sono
stati sacrificati al Signore da questo fuoco, perciò ti avverto, e
se non vorrai credermi, cerca di farti insegnare dall'esperienza.
Se dunque avrai preparato le pietre nel modo suddetto, e
le avrai congiunte secondo i loro giusti pesi, non avrai più da

218
temere alcun pericolo; prendi perc1o una quantlta pari a un
pisello della quadruplice pietra universale, tritala finemente, poi
mettila su di un legnetto e aggiungila alla suddetta pietra astrale
finemente macinata: si accenderà come un lampo e il fuoco
andrà e verrà nella tua stanza per ben un'ora con tuo grande
stupore, finché tutto non si esaurirà a poco a poco; questo pro­
vocherà un calore sì grande, che non potrai più restare nella
stanza, ed emanerà un odore penetrante come un balsamo.
Potrai così vedere anche da così poco quanta forza abbia
e quale ne sia l'azione sovrannaturale che nessun uomo può
cogliere né comprendere, e se sarai arrivato tanto lontano, che
il tuo Dio la consegnerà nelle tue mani, avrai ben ragione di
inginocchiarti per lodarne il Signore e glorificarlo, perché di
centomila uomini non uno ci è riuscito.
Quando la possederai, potrai rallegrarti di essere nato alla
magia, perché esercitandola, compirai grandi meraviglie; ma
fanne uso nel più completo silenzio, per non essere annoverato,
pur innocente, tra i falsi magi, come è accaduto anche a me,
poiché i figli delle tenebre hanno orrore di questa luce e devo­
no fuggirla insieme al loro padrone, altrimenti non resterebbe
più nessuno spirito. Se possiedi un po' di questa pietra a casa
tua, la vedrai agitarsi tutta costantemente, come nella tintura
dei sette metalli e dei sette pianeti, poiché non appena nel fir­
mamento avviene una congiunzione fra gli spiriti che esercita­
no gli influssi, si produce un movimento nella tua tintura che è
nel vaso, che però non devi temere; resta fedele al tuo Creatore
e soprattutto temilo: tutta la natura sarà al tuo servizio.

219
CAPITOLO DICIASSETTESIMO

Per preparare dalla Colomba di Diana o aquila bianca


una materia fluida e trasparente come una resina

Prendi 8 mezze once dell'uccellino di Ermete, preparato se­


condo la costellazione, come ti ho insegnato negli altri miei
scrittF5, e mettilo in una sfera simile a quella descritta nel capi­
tolo 13, e nella quale avrai approntato i fiori bianchi, e versaci
4 mezze once di spirito magico preparato con stagno e mer­
curio; chiudilo subito e !ascialo 4 ore a calore debole; i fiori si
disserreranno in una materia fluida e trasparente di cui si fa uso
anche in magia, e con la quale si possono sigillare i vasi, fare
diamanti, rubini, carbonchi, smeraldi, turchesi, meglio se da un
cristallo o da un vetro veneziano disserrato, perché questi, al
contatto con l'aria, si induriscono come le vere pietre preziose
create in natura, e inoltre crescono nella terra; questa materia
può essere usata per tutto, in quanto materia vitrea disserrata;
essa è anche la tintura più elevata, se è applicata con il Sole,
perché questa materia trasparente è il Mercurio dei Filosofi e
si fissa all'aria.

25 Qui nel manoscritto di Ùberlingen (Leopold-Sophien-Bibliothek, Ms.


234) è detto: •nel mio libro sulla Luce della Natura e nella mia Crisopeia».

220
CAPITOLO DICIOTTESIMO

Per preparare una lampada vitale artificiale, che permette


di sapere di un amico assente se egli sia vivo o morto,
malato, e che cosa gli accada

Se vuoi approntare una lampada vitale artificiale, devi proce­


dere così. Se vuoi farne una per te, o per un caro amico, prendi
nota dell'ora o del giorno della sua nascita, di sotto quale segno
zodiacale sia nato, e di quale pianeta governasse in quel mo­
mento: devi conoscere tutto ciò e farlo alla stessa ora. Se go­
vernava Giove, per esempio, la lampada deve essere fatta nello
stesso giorno e nella stessa ora; quindi nello stesso giorno versa
un po' dell'elettro che vedi qui raffigurato, nel quale sono incisi
i caratteri dei pianeti, nonché i segni zodiacali e le parole, poi
mettilo da parte.
Nello stesso giorno e alla stessa ora fatti aprire una vena e
metti in un recipiente 12 mezze once del tuo sangue, e prima
che lo spirito vitale scompaia, versaci subito dello spirito puro
preparato dalla rugiada, per tre volte, chiudi il matraccio e fai
digerire 4 giorni e 4 notti, metti p�i il matraccio nel bagnoma­
ria e fai salire, a fuoco debole, lo spirito volatile, e poi chiudilo
bene; poi prendi ciò che è rimasto nel matraccio, metti tutto
insieme nel bagno di cenere e distillane tutto il flemma; quan­
do avrai distillato il tutto sino alla consistenza del miele, !ascialo
raffreddare, versalo in una storta e fallo salire ancora una volta
nella storta; l'olio salirà, e anche il poco acido, rettificalo due o
tre volte nel bagno di cenere, affinché ne esca tutto il flemma, e
conservalo in un vasetto; quanto a ciò che è rimasto nella stor­
ta, estrailo con acqua distillata, fùtralo e fallo evaporare fino ad
ottenere un sale bianco; e ricorda che tutto questo deve essere
fatto in vasi puliti.

221
Figura B

Prendi poi una sfera di vetro trasparente, muniscila nella par­


te superiore di un tappo di vetro e falla montare in oro fin dove
l'attaccherai al piedistallo di elettro; quando avrai predisposto
tutto, metti il tuo oro nella sfera, in una giornata limpida, quin­
di versaci sopra l'olio con l'azoth, versaci anche lo spirito e su­
bito richiudi, e suggella il sigillo con la materia segreta, affinché

222
lo spirito vitale non possa fuggire (perché questi spiriti general­
mente cominciano subito ad agitarsi tutti insieme), poi lascialo
tranquillo; non appena si calmerà, la luce spirituale comincerà
ad apparire nella lampada e a sfavillare come una stella, quando
la persona in questione sarà sana; traboccherà e romperà la sfera
se ella sarà tormentata o angosciata; prenderà prodigiosamente
fuoco, se la persona andrà in collera, e divamperà così potente,
da lanciare fiamme, e si potranno sentire la vita, le azioni e
le emozioni di tale persona, si potrà persino notare quando
con gli anni deperirà, perché i suoi spiriti vitali diverranno
più deboli; questo si noterà immediatamente dal fatto che la
stella fiammeggiante si rimpicciolirà sempre più, finché non
si spegnerà; si può dunque approntare per un buon amico una
lampada vitale, e tenerla sempre davanti a sé, oppure darla a lui;
si può così conoscere lo stato di entrambi e, anche se si abita
lontano da un tale, si può tuttavia sapere come sta26•

26
Cf. anche il capitolo 37 e la figura C.

223
CAPITOLO DICIANNOVESIMO

Per dare origine a uno spirito dalla rugiada di maggio,


nel quale possano essere rqffigurati tutti e sei i giorni
della Creazione, con annessa segreta figura

Se vum preparare uno spirito vivificante dalla rugiada di


maggio, con il quale poter compiere meraviglie sovranna­
turali, devi iniziare in maggio, e operare due giorni prima e
due giorni dopo il plenilunio; devi però badare bene a che
non intervenga alcunché di impuro; la rugiada deve essere
raccolta con una spatola nuova e delicata, e in un recipiente
nuovo e pulito.
Quando ne avrai una buona scorta, distillala facendola sa­
lire nell'elmo, in un bagnomaria di sette litri; rettifica que­
sto spirito sette volte, in modo tale che di questi sette litri
ne rimangano appena la metà, conservali bene in un vaso, e
procedi così anche con il resto della rugiada: avrai fra le mani
questo spirito, con il quale potrai fare meraviglie; quanto a
ciò che è rimasto, distillalo fino alla consistenza del miele,
mettilo in una storta, ponilo nel bagno di cenere e distilla
tutto, all'ultimo a fuoco fortissimo, così salirà l'olio, e anche
l'aceto, poi versa il distillato in una storta, ponila nel bagno di
cenere e distillane tutto il flemma insieme all'olio, e se l'aceto
vuole salire, smetti e assaggialo; se senti anche un minimo
di acidità, applica un collettore: l'olio si separerà dall'acqua
e sarà subito condotto al suo spirito, poi anche l'aceto sarà
distillato e reso spirito, poi estrarrai tutto il sale da quel che
è rimasto, con acqua distillata, e lo purificherai solvendo e
coagulando, affinché diventi puro, e lo metterai in questo
liquido: ora sarà tutto pronto, e con questo si preparerà anche
la lampada vitale.

224
Se vuoi avere una rappresentazione dei sei giorni della Cre­
azione, prendi una sfera di vetro trasparente, versaci questo li­
quido, in modo da riempirla per metà, e aggiungici soltanto del
salgemma, di quello che ci si procura in cristalli, il corrispettivo
di una noce, macinato grossolanamente, chiudi la sfera con il
nostro sigillo segreto e ponila in un apparecchio simile (figu­
ra D), e vedrai, o meraviglia, apparire di giorno in giorno la
Creazione del cielo e della terra, poi scomparire e riapparire,
ché non ti stupirai mai abbastanza di questo spirito e del suo
movimento.
Quando torna la quiete, tutto diventa nero come la pece,
come un inchiostro rosso scuro che riflette come un fuoco:
questo è il primo giorno, quando le cose sono tutte con­
fuse insieme e in fondo tutto è scuro; il secondo giorno, le
tenebre cominciano a separarsi e appaiono come se volesse­
ro dividersi in due parti, mentre al di sopra, in alto, appare,
come fosse appeso, un cristallo luminoso che che produce un
riflesso, come un lume: il secondo giorno l'acqua si separa
dalla terra.
Il terzo giorno, tutto sulla terra diventa verde e rallieta lo
sguardo, come piccoli arbusti e fiorellini spontanei.
Il quarto giorno arriva la luce in tutta la sfera, splendendo
in alto, come se ci fosse il cielo, con il Sole, la Luna e le stelle,
poiché l'olio spirituale della natura sale, e perciò si possono
riconoscere ancora meglio la terra con i suoi alberelli, le sue
erbette e i suoi fiorellini.
Il quinto giorno vedrai mostrarsi nell'acqua ogni sorta di
piccoli animali, e anche sulla terra, e questo anche il sesto gior­
no, in cui gli animalini si moltiplicheranno.
Il settimo giorno tutto è come un piccolo mondo terrestre;
l'ottavo, tutto ricade e si annuncia di nuovo il confusum o caos,
in cui tutto sulla terra ridiviene oscuro. Poi la separazione co­
mincia come prima, e continua tutti i sette giorni, finché ti
piacerà.

225
Figura D

Il piedistallo di questo oggetto è fatto d'oro e d'argento e si


deve appoggiare su una tavoletta sulla quale non vi siano altri
apparecchi segreti, cosicché questo possa restare inunobile; in
questo modo si trasforma ogni sette giorni e rimane indistur­
bato, finché dura la piccola rappresentazione del mondo. Se
però vuoi che mostri le stelle nel firmamento, procedi come ti
è stato insegnato nel capitolo precedente.

226
CAPITOLO VENTESIMO

Per preparare un liquido nel quale si po�sano rappresentare le stelle


sdntillanti in delo, lo sviluppo delle creature
e la resurrezione dei corpi purificati

Se vuoi preparare un liquido nel quale sia rappresentato tutto


ciò che avvenne durante la Creazione, spontaneamente, come
se lo avessi davanti agli occhi, prendi 8 mezze once del suddetto
spirito preparato dalla rugiada, o spirito volatile o solvente uni­
versale, versale in una sfera di vetro, di giorno, mentre il Sole si
trovaal suo sommo, a mezzogiorno, in una giornata limpida, poi
aggiungi 4 mezze once di spirito universale minerale, preparato
dal bismuto o dal minerale d'argento, aggiungi un grano di tin­
tura astrale dei 7 pianeti o metalli, e un grano di olio astrale che
costituisce la parte spirituale; chiudi poi immediatamente la sfera
con un tappo di vetro e un catenaccio, perché, appena si versano
l'olio e la tintura, istantaneamente tutto si mescola e diventa nero
come la pece, e ci si deve affrettare a chiudere, affinché l'aria non
penetri, perché altrimenti il tutto uscirebbe e si perderebbe; se
invece resta in assenza d'aria, tutto torna al suo posto; la sfera
deve essere piena solo per un terzo, e due terzi debbono restare
vuoti: così avrai fra le mani uno strumento in elettro, realizzato
in pieno giorno, nel quale porrai la sfera, secondo la figura E.
Quando all'interno ci sarà la calma, avverrà la separazione:
tutto in profondità si oscurerà, poi si dividerà in due parti, sepa­
randosi in un corpo oscuro, ma chiaro come un cristallo nella
parte superiore, perché qui la luce si separa dalle tenebre e resta
in alto, il che mostra il giorno e la notte; il secondo giorno, il
Luminosissimo27 andrà nella parte più alta della sfera e l'acqua

27 Cioè il Sole.

227
rimarrà in basso, nelle tenebre; il terzo giorno, l'acqua si sepa­
rerà dalla terra, cresceranno le montagne e le colline, dalle quali
scorreranno limpide sorgenti, e la terra comincerà a diventare
completamente verde, con alberelli, erbe e fiori di tutti i generi.
Il quarto giorno, in alto e in basso, comincerà a sublimarsi lo
Spirito luminoso nel quale è l'Anima del Mondo, e tutto vi si
muoverà: le più belle stelle, il Sole, la Luna; il cielo stellato si
aprirà da entrambe le parti della terra, e tu vedrai anche il Sole
e la Luna muoversi veramente e andare su e giù, cioè come la
Luna diminuisca e aumenti nel firmamento, e come il Sole si
levi e tramonti, e inoltre tutte le stelle muoversi, levarsi e tra­
montare.
Anche in basso vi saranno ancora mutazioni: quando all'e­
sterno del tuo piccolo mondo il tempo è bello, lo sarà anche
nel tuo vaso; se invece il tempo è cupo e piove, lo sarà anche
nel tuo microcosmo, poiché lo Spirito della natura opera senza
sosta. Il quinto giorno, apparirà ogni tipo di animali viventi, sia
sulla terra sia nell'acqua, che il sesto giorno aumenteranno; altri
invece rimarranno tali e quali, poiché la terra resta ferma, an­
che se manifestando movimenti di ogni tipo alla sua superficie,
mentre la corsa del cielo non si arresta; e così gli animaletti del
paradiso terrestre, che muteranno, a seconda della loro natura
esteriore, in animali più piccoli, e appariranno gli alberelli con
bellissimi fiori di tutti i generi, quelli belli bianchi con i loro
fiorellini, i torrentelli bianco argentei di tutti i tipi, con mol­
te fonti e sorgenti che spunteranno dalle rocce, appariranno i
più bei campi, nei prati e nell'acqua si manifesteranno con­
tinuamente animali di tutti i generi, alcuni spariranno e altri
riappariranno, cosicché sovente, a nostra grande meraviglia, ci
si dovrà stupire.
Indifferenti a tutte le meraviglie, invece, nel firmamento ci
saranno le stelle, il Sole e la Luna, alcune immobili, altre che
corrono intorno come piccole luci, e tutto questo continuerà
senza sosta, mentre il mondo starà fermo, e ci si stupirà quando

228
il tempo atmosferico esterno causerà, grazie a una forte esal­
tazione, anche un movimento nel vaso; infatti l'influsso degli
spiriti che vi si incontrano sarà talmente forte, che si manife­
sterà un movimento tanto violento. NB: bisogna sapere che
tutti gli apparecchi debbono sempre essere mantenuti fernù
nello stesso posto, senza essere spostati: in questo modo questa
meraviglia potrà manifestarsi senza sosta.

Figura E

Per rcifjìgurare magicamente la resu"ezione


e la purificazione degli animali e dei vegetali

Prendi un'erba, quella che vuoi, con il fiore e una parte della
foglia e dello stelo su cui cresce il fiore, falla seccare a calore
tenue e mettila in una pentola nuova, bruciala fino ad avere
della cenere bianca come il gesso, e mettila in un vaso di vetro,
come mostra la figura F, poi versa sulla cenere 2 mezze once del
famoso spirito di rugiada di maggio o Spirito Universale, e 4

229
mezze once di spirito magico preparato dal bismuto o dal mi­
nerale d'argento, sigilla il vaso e !ascialo stare immobile: i tuoi
fiori cominceranno a crescere dalla cenere, e scompariranno
spontaneamente quando li si urterà, ma non appena li si lascerà
di nuovo tranquilli, riappariranno, il che sarà una meraviglia a
vedersi.

Figura F

Se invece si vuole raffigurare un animaletto, lo si bruci fino


ad ottenere della cenere bianca, lo si ponga in un vaso di vetro
e vi si versi il suddetto spirito, tanto a seconda del peso; in que­
sto modo lo spirito di natura catturerà lo spirito dell'animale
che è nella cenere e lo rigenererà nuovamente, il che sarà una
meraviglia a vedersi, mentre apparirà agli ignoranti come una
stregoneria [omissis].

230
CAPITOLO VENTUNESIMO

Per preparare un liquido che cresce e cala come la Luna

Avrai certamente imparato già dai capitoli precedenti come


preparare un liquido nel quale si mostrano il Sole e la Luna,
e ove la Luna cresce e cala. Ora voglio insegnarti a fare un
liquido che cresce e cala insieme alla Luna, perciò prendi una
sfera di vetro trasparente e mettici 4 mezze once dello spirito
magico preparato dalla rugiada e dalla pioggia, e 2 mezze once
di spirito preparato dal bismuto, sigilla la sfera e ponila in un
recipiente, come mostra la figura G.

· Figura G

231
Il recipiente deve essere fatto d'oro o d'argento, con intorno
un largo cerchio, sul quale da una parte sono scritte le ore in
cui la Luna cresce, e dall'altra, quelle in cui la Luna cala. Quan­
do tutto è tranquillo e la Luna è crescente, aumenta anche il
liquido, mentre quando la Luna cala, diminuisce anche il magi­
co liquido; e se ne può prendere nota per un mese intero, per
vedere sempre come la Luna cresca e cali.

232
CAPITOLO VENTIDUESIMO

Perfare un liquido che indica il tempo atmosftrico,


i tuoni e ifulmini, e nel quale nel contempo
lampeggia violentemente nella notte

Se vuoi preparare un liquido che faccia tuoni e fulmini, a


seconda di quel che fanno gli elementi all'esterno, raccogli
un barile pieno della prima acqua piovana caduta durante
un temporale, coprilo e ]ascialo putrefare per un mese, poi
distillalo, come ti è stato insegnato con la rugiada, separane
il tuo spirito e rettificalo sette volte, fai evaporare il residuo
fino alla consistenza del miele e fallo cristallizzare: otterrai
un sal saponis; trattalo solvendo e coagulando finché non si
sarà purificato, e quando sarà asciutto, polverizzalo finemen­
te e mettilo in un vaso di vetro ovoidale, come mostra la
figura H .
Poi versaci sopra il tuo spirito e anche u n grano della tua
tintura costellata28, preparata secondo i sette pianeti, ma se
non ne hai e possiedi solo la tintura semplice fatta dallo sta­
gno, preparata secondo la costellazione, metti un grano di
questa, chiudi la sfera con il nostro sigillo, e collocala su di un
piedistallo d'oro o d'argento, appositamente preparato. Quan­
do il tempo cambia nel cielo, durante le giornate di canicola,
nel vaso di vetro comincia a lampeggiare, all'inizio solo un
poco, poi, più aumenta il temporale, maggiore diventa l'e­
saltazione nel tuo apparecchio, finché tutto sarà sconvolto e
agitato, e tutta la notte vi saranno scoppi e lampi, a volte così
forti, che si potrebbe credere che tutto crolli, ma non appena
all'orizzonte esterno si farà strada il sereno, ritornerà sereno

28
Cioè preparata secondo le costellazioni planetarie.

233
anche nel vaso; e desterà stupore il fatto che comincerà a lam­
peggiare anche d'inverno, durante il grande freddo.
Questo strumento magico deve trovare posto accanto al
precedente e restare immobile.

Figura H

234
CAPITOLO VENTITREESIMO

Per creare il vero fuoco magico che brucia tutto

Come creare il vero Fuoco del Signore che incendia tutto ciò
che vuole e brucia ciò che gli si getta sopra. Di questo fuoco
magico ho già trattato distintamente nei miei scritti, ma lo
ripeterò qui. Una volta preparato il sale dallo spirito, prendine
3 libbre, che siano state ben seccate, e mescolaci insieme 3 lib­
bre di vetro pestato, mettili in una storta coperta, ponila nella
limatura di ferro ed estraine, aumentando sempre il fuoco, uno
spirito igneo; quando non passerà più nulla, lascia spegnere il
fuoco: troverai uno spirito igneo infernale, che conserverai, in­
sieme al collettore in un luogo fresco; poi prendi un salnitro
puro ed estraine il suo spirito igneo e azoth, poi travasalo in
un saggiolo a collo lungo, ponilo a bagnomaria ed estraine lo
spirito, a fuoco debole, rettificalo ancora due volte e mettilo
da parte; invece ciò che resta nel saggiolo, mettilo nel bagno di
cenere e distillane tutto il flenuna, metti questo in una storta e
ponila nel bagno di sabbia, fai uscire anche il flenuna, rettificalo
due volte e fanne uno spirito, poi versa in tuo spirito astrale in
un saggiolo a collo lungo, e quando ne avrai una libbra, versaci
a poco a poco una libbra e mezza di spirito in azoth, e tutto a
poco a poco si muterà in sale.
Poni il saggiolo nel bagno di cenere, affinché tutto il flenuna
restante si separi e questo sale si secchi: ecco, è pronto questo
fuoco infernale che incendia tutto ciò che gli si avvicina, e che
si realizza in un recipiente come quello mostrato dalla figura
l, per poterlo usare a piacere; il recipiente deve essere di vetro
forte o ancor meglio di mattoni (un buon materiale, insonuna,

235
altrimenti i recipienti si fendono) , che si possa aprire a piacere, e
gettata sopra un po' di polvere funùgatoria magica, appena que­
sta ha fatto il suo effetto, si possa richiudere.

Figura I

236
CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO

Per preparare uno spirito o un liquido in forma secca,


che quando prende aria cominda prodigiosamente ad ardere

Per preparare un fuoco magico che, quando prende aria, co­


mincia ad ardere intensamente, prendi un forte recipiente di
terra, come ti mostra la figura K. Mettici la quantità che desi­
deri di doppio fuoco magico e la stessa quantità di oleum petrae,
ossia petrolio, echiudi velocemente il recipiente, affinché non
vi penetri l'aria; ciononostante, esso diventerà caldissimo, e an­
che se dovesse stare lì cent'anni, emanerebbe un forte calore; se
ora vuoi che si infiammi, togli il tappo, e comincerà istantane­
amente ad ardere, ché non ne resterai mai abbastanza stupito;
se invece vuoi che smetta, rimettici il tappo, ed esso cesserà di
ardere non appena il recipiente sarà chiuso.

Figura K

237
CAPITOLO VENTICINQUESIMO

Per preparare un liquido perfarvi crescere ogni cosa

Se dalla rugiada e dall'acqua piovana avrai separato lo spirito,


cioè lo Spirito Universale, mettilo da parte, come del resto l'a­
zoth, l'olio, la terra e l'acqua distillata; lo spirito è spirito cele­
ste, la nostra aria mercuriale; l'acqua che hai distillato è acqua,
l'olio è acqua e, se non vuoi separare il sale dalla terra, !asciali
insieme, come sale ed acqua; avrai così separato tutti e quattro
gli elementi, secondo la dottrina degli Antichi. Ma ora ti mo­
strerò chiaramente come conoscere la magia, e come la Natura,
tramite gli elementi, faccia i minerali e gli animali.

In primo luogo, come la Natura elabora il minerale

Prendi la tua terra e mettila in un matraccio, poi prendi l ' ac­


qua e rettificala ancora due volte, cosicché anche questa sarà
pronta; con tale acqua imbevi la terra, dapprima solo un poco,
poi ponila in un luogo caldo, d'estate al Sole, d'inverno nella
tua camera, chiudi il matraccio, affinché non vi cada dentro
nulla di impuro, e quando la terra si sarà asciugata, inumidiscila
di nuovo, e ripetilo sovente, finché non vedrai che la tua terra
diverrà brillante e pesante come il piombo, il che è segno che è
diventata minerale. Puoi rettificarla, e troverai oro e argento; io
qui ti ho solo mostrato come lavora lo spirito di natura, ma non
avrai grandi tesori se non attenderai pazientemente.
Poi la terra comincerà a svilupparsi al di sopra di sé, in
forme di ogni tipo, e se vi crescerà un fiorellino, innaffialo di

238
tanto in tanto di Spirito Universale: darà luogo a un vero e
proprio fiore minerale, un diamante, un rubino, un turchese,
o una pietra di altro tipo, che a poco a poco diverrà sempre
più fissa; è un lavoro divertente che non costa nulla, e poiché
si tratta di un'opera inerente alla magia, con la quale puoi
generare le più belle pietre preziose, di gran valore, e poiché
ciò richiede molto tempo, conserva la tua terra in un reci­
piente grande e robusto, affinché possa svilupparsi in tale spa­
zio; insomma, essa è una nobile miniera, capace di continuare
all'infinito a produrre pietre; il matraccio è come mostra la
seguente figura L.

Figura L

Dopo sette anni, si può smettere di imbibire ogni anno, e


continuare con una sola imbibizione di Spirito Universale al
mese, così tutto continuerà a crescere costantemente; se il Si-

239
gnore non avesse creato questo Spirito, nulla potrebbe essere
realizzato in natura, ed in ciò vi sono unicamente la benedi­
zione e la vita.

Se vuoifar crescere i vegetali

Prendi due parti di acqua vegetale e una parte di Spirito


Universale, uniscili, riempi della suddetta terra salina un
grande matraccio e inumidiscila con la doppia Acqua Uni­
versale, copri il matraccio con un coperchio bucherellato,
perché l'aria deve poter entrare costantemente, e ponilo in
un luogo tale, ove l'aria possa arrivare in quantità, ma devi
proteggerlo dal Sole; in pochi giorni tutto comincerà a cre­
scere: erba e fiorellini di tutti i generi, che dovrai di tanto in
tanto innaffiare con la doppia Acqua; tutto crescerà bene e
naturalmente verde, in molteplici forme e segnature, molto
più bello di quanto lo sia in natura, perché questo Spirito è
ancora paradisiaco, e in esso il Fiat è ancora intatto; si può
inumidire la terra sovente, finché non darà frutti e non si
svilupperà oltre il vaso, ed è sorprendente vedere che, se se ne
staccano dei frutti, ne crescano continuamente altri. Se vi si
inserisce un chicco di segale o di grano, questo darà migliaia
di frutti, e se li si recide, ne spunteranno nuovamente altri
pieni di spighe. Si possono mettere nella terra ramoscelli di
alberi, che cresceranno oltre il vaso e porteranno in breve
tempo fiori e frutti, e si possono anche piantare dei vitigni,
che cominceranno a inverdire e a portare frutti, e così acca­
drà anche con altri germogli di alberi trasportabili, nel bel
mezzo dell'inverno, che subito cominc eranno a inverdire, a
svilupparsi, a fiorire e a dare frutti, e non ci si stupirà mai
abbastanza; così sarà anche con i fiori, poiché tutti, fiori e
frutti, sono di natura magica.

240
Se invece con questo Spirito Universale vuoi far crescere animalt'29

Procedi come ti è stato insegnato più sopra. Prendi la tua terra


paradisiaca, in cui è ancora nascosto il sale, mettila in un ma­
traccio e versaci sopra una parte di Acqua e tre parti di Spirito
Universale, nel quale è nascosta la Prima Materia, e che rivi­
vifica tutte le cose; e versacene tanto, che il tutto abbia la con­
sistenza di uno sciroppo, inserisci sul matraccio un cartoccio
bucato, e mettilo al fuoco, affinché lo Spiritus Mundi sia risve­
gliato dal fuoco dal suo simile, che lo attrarrà costantemente a
sé; quando sarà rimasto così per qualche tempo, si formeranno
vermetti e bestioline di tutti i tipi; e se il tutto dovesse diventare
troppo asciutto, dovrai inumidirlo con la suddetta Acqua, affin­
ché rimanga sempre grasso; poi questi vermetti cresceranno e
aumenteranno, e appariranno strane bestioline. Se invece vuoi
far crescere un cagnolino o un gatto, un pollo o un uccello, o
quello che vuoi, prendi le ceneri di questo e bruciale, oppure
prendi il sangue di uno di questi animali, o di quello che vuoi
creare, perché senza una figura nella quale è nascosta la vita
dell'anima, non puoi conseguire nulla; se invece la aggiungi alla
terra, puoi compiere meraviglie.
Perciò prendi il sangue di un cane o di un altro animaletto,
e se non l'hai, prendi le ceneri di questo, bruciate, nelle quali è
celato il sale fisso, oppure prendi la terra di un essere in putre­
fazione, mettila in un crogiuolo, affinché non vi penetri nulla
di estraneo, e calcinala fino a ottenere ceneri bianche come la
neve, oppure prendi il sangue dalle vene di una vergine casta
e mescolalo alla suddetta terra, ma bada a che ciò non avven­
ga sotto pianeti maschili come il Sole, Marte, Giove, Saturno,
Mercurio, bensì quando il pianeta Venere è al suo sommo, pre-

29 Paragrafo molto simile ad alcuni capitoli dei testi attribuiti a Federico


Gualdi e intitolati Geheime extasis e Cabbala et Philosophia naturae et artis, che
conosciamo in forma manoscritta. Cf. Alexandre de Danann, Un Rose-Croix
méconnu entre le XVII' et le XVIII' siècle. . . , op. dt., capp.VI e VII.

241
cisamente nella stessa ora, e bada anche che in quel momento
non siano presenti né il Sagittario né il Cancro né il Capricor­
no. Per il resto, non hai nulla da temere.
Metti insieme questi elementi in un grande matraccio, poi
prendi 4 parti di Spiritus Mundi o spirito di Mercurio e una
parte di acqua elementare, versali insieme, e aggiungi abbastanza
spirito da ottenere una specie di miele liquefatto, poi chiudi il
matraccio con un alambicco senza becco, ma provvisto di un
forellino nella parte superiore, affinché vi penetri un po' d'aria,
ponilo in un luogo caldo, nella tua stanza, in modo tale che possa
stare immobile, e il sangue darà origine a una creatura, grazie
all'anima nascosta in esso, e la materia si rivestirà di una pelle;
quando sarà trascorso un mese, versaci nuovamente un po' di
Spirito o Acqua spirituale, ma di modo che non la creatura non
anneghi nell'acqua, e lasciala un mese in un luogo tiepido; essa
assumerà la forma di una palla rotonda; quando sarà passato un
mese, dalle ancora un po' di Acqua di vita, quanta gliene avevi
data all'inizio, affinché si rinvigorisca; e quando sarà trascorso un
altro mese, nella bianca pelle della palla si formerà una grande
vena, e tu dovrai ridarle altrettanto Spirito Universale e suo fuo­
co, ma non oltre, di modo che vi si trovi immersa solo a metà;
presto comincerà a vivere, ma vorrà solo nutrimento spirituale.
Poi fatti aprire una vena e prendi 1 6 mezze once di san­
gue, mettilo ancora caldo in un saggiolo a collo lungo e fallo
digerire ben chiuso a bagnomaria: la terra si separerà, quindi
distilla tutto a fuoco debole, e ne rimarrà la terra; quando tutto
si sarà raffreddato, travasa di nuovo il distillato, poni il saggiolo
nel bagno di cenere, e distilla tutto ancora una volta, finché il
residuo non si secchi completamente; metti da parte il distillato,
e poni la terra, cioè il residuo, in un crogiuolo, calcinala fino
ad ottenere una cenere bianca e fanne un sale, e del sale fai
uno spirito, così sarà pronto; quando tutto il sale sarà dissolto,
versane quanto ti è stato detto sulla materia che è nel vaso, e
lasciala al caldo: in questo mese essa comincerà a vivere, e si

242
vedrà com'è proprio attraverso la sua sottile pelle; quando sarà
trascorso un altro mese, dalle ancora altrettanto Fuoco magico,
e mantienila sempre al caldo, essa continuerà costantemente a
crescere; prosegui così per 6 mesi, e allora il recipiente andrà in
pezzi, che la creatura sia maschio o femmina.
A questo punto la creatura vorrà più aria, più calore e anche
più nutrimento, perciò dovrai porre il matraccio in un appa­
recchio quadrato, in mezzo a della lana bella bianca, ma al di
sotto bisognerà mettere una bottiglia piena di acqua calda, con
la quale tenerla al caldo; fatti poi togliere ancora 6 mezze once
di sangue, aggiungici un po' della suddetta essenza, e versa il
tutto nel matraccio: la creatura diverrà ogni giorno più grande,
e quando sarà passato un mese, sarà di nuovo necessario che
ti faccia aprire una vena e che prendi ancora 6 mezze once
di sangue; aggiungici la doppia Anima e falla colare lungo la
parete del vaso; tutto deve essere caldo, quindi si deve dappri­
ma riscaldare un po' lo Spirito di natura deve essere stato in
precedenza un po' riscaldato poi aggiungergli il sangue, e poi
versarlo; quando sarà trascorso questo mese e vorrai conservare
bene la tua coscienza, . tirala fuori e dalla da nutrire a una balia,
altrimenti morirebbe, e mantieni questo segreto.
NB: gli Antichi ricordavano a questo proposito che queste
creature sono sottoposte a mutamenti30, e che se il sangue è di
un uomo impuro e satiresco, il feto generato grazie allo Spirito
di natura ne imiterà l' aspetto31 •
In secondo luogo, poiché la creatura è di natura astrale, deve
essere compiuta sotto gli stessi pianeti e segni zodiacali che
anche il mutamento compie, come ho già ricordato.
In terzo luogo, se invece questo accade in plenilunio sotto

·30 Cf. Alexandre de Danann, Un Rose-Croix méconnu entre le XVII' et le

XVIII' siècle. . . , op. ci t., cap.VI.


3 1 È detto infatti nella Magia divina (p. 543) che se il sangue è di una

persona impura, la creatura che ne nascerà sarà per metà bestiale; ricordiamo
l'esempio della fata Melusina, creatura per metà donna e per metà serpente.

243
il pianeta Venere, e nel contempo sotto il segno della Vergine,
saprai che il mutamento permarrà.
Se la creatura è maschile, il lavoro deve essere cominciato in
plenilunio, sotto il pianeta Giove o un segno dominato da Gio­
ve, quando questi si trova nel punto più alto del cielo, e anche
nella stessa ora e nel segno del Leone; così otterrai una creatura
in cui il mutamento non sarà avvertito.
Alcuni, che non possedevano alcuna conoscenza al riguardo,
vedendo che queste erano sottoposte a mutamento (ma con
quale coscienza si possono giudicare?), bruciarono sistemati­
camente tali creature, che considerarono una stregoneria e un
peccato mortale, credendo che non fossero esseri umani onesti,
ma che fossero possedute dagli spiriti.
Ma quale falsa e infondata dottrina di ciò che il Signore ha
posto nella natura hanno inteso costoro? Se avessero ricono­
sciuto lo Spirito che fa crescere ogni cosa, mostrato loro dalla
luce di lassù, avrebbero compreso anche il Mistero magico.
Conosco una giovane sposata in seno a una grande casata
principesca, cui sono nate due bambine, che sono state con­
dotte entrambe al Signore dal santo battesimo di Cristo, come
la loro madre; non c'è differenza tra loro, tranne che le bimbe
sono molto più belle, e non sono soggette a tante malattie,
come gli altri esseri umani, inoltre sono di spirito e intelletto
acuto e non sono certamente soggette ad alcun mutamento.
NB: La domanda è: quanti uomini sono generati nell'aria
umida, come animali che non conoscono nulla di Dio, sui qua­
li il diavolo ha pieno potere, e che vivono quindi nel mondo
come bestie, a somiglianza del diavolo? Chi li trasforma, loro
che sono servi del diavolo e sono il fondamento di tutte le
sciagure del mondo? Un vero mago invece ha timor di Dio,
sa e comprende bene in che cosa consista l'uomo; le Scritture
dicono chiaramente che il primo uomo fu creato dalla terra
primordiale che non era stata ancora inficiata dalla maledizio­
ne, e questa è una cosa da ricordare.

244
Poiché l'uomo fu rivestito di carne e ossa dallo Spirito di
luce o di natura, e la luce lo compenetrò, come si può vedere
in tutta la natura e in tutte le cose, ma l'immagine e l'anima gli
furono insuffiate o inspirate dal Creatore, e fu così che ricevette
una natura divina.
Ora io ti chiedo, o mio antinaturalista, se Dio ha fatto o cre­
ato l'uomo così nobile, e ciononostante questi è caduto, questo
come si spiega? Infatti prima della caduta le sensazioni animali
non si manifestavano in lui, perché le emozioni provengono
dallo spirito di natura o da un'influenza superiore, ma dopo la
caduta, lo spirito di natura fu manifesto, e per suo tramite tutta
la natura divenne agitata e terrena, e anche l'uomo, per suo
tramite e mediante l'uso della natura, divenne terrestre quanto
a cibo e bevande, terrestre e fragile.
Se la luce di natura si perde nel fuoco, e la luce si ritira in
Dio, anche il fuoco di natura si consuma e fa scomparire la casa
delle anime, e così tutto deve estinguersi, morire e putrefarsi, e
diventare terrestre, poiché l'uomo deve ritornare alla terra dalla
quale è stato preso, e nella quale rimane in quanto magnete
dell'anima e dello spirito.
Spero dunque di averti dimostrato che l'uomo esteriore è
composto di natura, e che riceve la vita dalla luce di natura,
grazie alla quale anche noi siamo mantenuti in vita; se ora tu sei
unito allo spirito, lo spirito stesso procede verso Dio, a sila im­
magine, altrimenti rimane tra il cielo e la terra fino al Giudizio,
perché ogni immagine rimane nelle sue opere ed è rivelata in
modo sufficientemente comprensibile.
Infatti, se tu hai una tale immagine, ricevi in aiuto lo Spiritus
Mundi o Spirito Universale, che è tutto concentrato nella sua
azione e nella sua potenza, insieme al seme o al sangue spi­
rituale nel quale è nascosta la vita degli uomini, al momento
giusto, affinché gli spiriti superiori esercitino il loro influsso;
aggiungici un calore naturale . e un cibo vischioso, mediante il
quale lo spirito di luce e di natura si risveglia, poiché senza di

245
esso non può avere riposo, e questo comincerà, secondo il tipo
di seme che gli si aggiunge, a produrre un frutto che non può
essere diverso da lui, perché vi è nascosta la luce del Signore.
Come può contribuire minimamente a questa creazione lo
spirito delle tenebre che è completamente allontanato dalla
luce della natura? Pensa a quali pericolosi mostri generereb­
be, se avesse a volontà di questa pura materia spirituale nella
sua potenza ancora paradisiaca. Ma egli ne è allontanato nelle
estreme tenebre; e quel che può generare da solo, è solo un
cristallo che provoca un grande accecamento, cioè una mera
opera di ombra, perché egli non può impiegare nessun'altra
cosa in natura, in quanto colma di Spirito di luce.
Può generare solo tutto ciò che è simile alla sua segnatu­
ra, solo rospi e topi, che però vivono anch'essi dello spirito
di natura; ma questa è la sua immagine, nella quale egli può
rappresentarsi; noi vediamo che esso dà in cibo ai suoi queste
bestie cattive, ma dopo averle mutate negli animali e nei cibi
più belli del mondo, arrostite e preparate sul fuoco infernale
nel quale egli vive.
Tutto ciò che è sotto la luce, è generato e sostentato da
questa, ed è da questa che lo spirito delle tenebre è allontanato,
perché se esso potesse fare uso a volontà dello spirito di luce,
corromperebbe tutta la natura e la getterebbe all'aria; ma egli
è nelle tenebre.
Ma se egli ha in suo possesso il tuo corpo e la tua anima,
può farne qualcosa, e può usarli anche dopo la tua morte, gi­
rando per parecchi anni intorno al tuo corpo maleodorante,
che riscalderebbe con il suo fuoco infernale, perseguitando gli
uomini; ma se tu hai timor di Dio, dopo la tua morte lo spirito
delle tenebre dovrà lasciare in pace anche il tuo corpo, poiché
la luce che ha dimorato in esso è per lui come una spina, e da
questo si può vedere come sia debole tale spirito.
Quando operano gli antichi Saggi, fanno tutto in silenzio,
perché queste sono cose che non tutti devono necessariamente

246
sapere. Solo i principianti ne chiacchierano e ne discutono, di­
chiarando che i figli di Dio si mescolarono agli uomini selvag­
gi, perché all'epoca la terra non era stata tanto compenetrata
dalla maledizione, che gli spiriti della natura si moltiplicarono
nella loro forza ardente e attraente, e così tali uomini selvaggi
vennero di nuovo alla luce, poiché le Scritture pensavano ai
grandi figli di Enoch, che erano gente bella e forte, e che quan­
do i figli di Dio si accorsero delle figlie degli uomini naturali, le
fecero loro mogli, per la cui cosa i figli di Dio si contaminaro­
no, e generarono dei figli che si fecero governare dallo spirito
di questo mondo, e che furono tiranni e gente potente, perché
le Scritture dicono che i figli di Dio giacquero con le figlie
degli uomini.
Ma ora ascolta: i figli di Dio furono quelli generati e nati
dal primo uomo, il quale fu creato dal Signore, ed era di natura
paradisiaca, e anch'essi dovrebbero avere casa in Paradiso; da ciò
si può ben comprendere che ci fu un'altra specie di uomini che
non discendevano dai figli di Dio, nei quali Dio aveva insuf­
flato il suo spirito a sua immagine; bensì uomini generati dallo
spirito di natura, nella sua potenza divina e onnicreatrice, e dei
quali si può dire sia impossibile che sarebbero stati migliori se
fossero stati generati dallo spirito delle tenebre, che fu espulso
dalla luce della potenza paradisiaca; anche tali uomini quindi
ebbero origine secondo il proposito e la parola di Dio, e non si
riesce dunque a comprendere che non fossero uguali a tutti i
loro figli. NB: Pensiamo tuttavia che i figli di Dio non devono
essersi mescolati con questi, perché Dio non ha scelto questi
per santificarli, il che significa che questi furono prodotti in
modo animale dallo spirito di natura.
I figli di Dio furono dunque creati anch'essi dallo stesso spi­
rito di natura; la differenza consisterebbe solo in questo, che
costoro non ebbero in sé l'immagine di Dio, ma che questa
fu loro insufflata come spirito. Se tali figli di Dio fossero nati
da un seme cattivo, cioè un seme inficiato da Satana, ne con-

247
seguirebbe che la natura e tutto ciò che abbiamo davanti agli
occhi dovrebbe essere inficiata, il che non può essere, poiché le
Scritture dicono chiaramente: «Ed egli vide ciò che aveva fatto,
ed era molto buono••.
Il Signore aveva avuto davanti a sé una materia, o l'ha fatta
egli stesso? Di questo non si trova traccia nelle Sacre Scritture
divine.
Infatti, quando tutti gli Angeli e i Principati, con la loro
arroganza e il loro orgoglio, vollero elevarsi al di sopra di Dio,
furono immediatamente allontanati dalla Luce.
Ma ora dimmi, come può egli mescolarsi di nuovo nella luce
della natura, dal momento che lo spirito di Dio fluttua ancora
adesso in tutta la natura, nelle acque interiori, e illumina e ri­
scalda tutto ovunque?
Grazie a questo spirito furono creati i più grandi misteri, e
chi può capire come avvengano? Neanche l'uomo, con tutte
le sue capacità, può creare o realizzare questo spirito, perché
ciò che il saggio Creatore ha posto in esso, è la vita, è la luce
che illumina e deve illuminare tutta la Creazione, e con questo
spirito di luce il mago illuminato da Dio deve avviarsi alla sua
opera, e non deve avere nulla a che fare con lo spirito delle
tenebre.
Se vuoi essere un mago, unisciti prima con Dio che ha cre­
ato il cielo e la terra, rinuncia al peccato, abbandonati a Dio,
affinché egli possa illuminare la tua tenebra, e grazie a questa
luce conoscerai cose ben più grandi.
Ma per ritornare all'argomento precedente, chi può dire che
cosa sia questo uomo selvaggio? Da una fanciulla nasce una
fanciulla, e da un giovane, un giovane; e se tu hai unicamente
Dio davanti agli occhi, tutto andrà bene.
È necessario osservare come l'uomo è generato nel grembo
materno. In primo luogo, ciò avviene grazie a un seme, che non
è nient'altro che un sangue vischioso, nel quale abita lo spirito
dell'uomo; questo arriva nella matrice di una femmina ed è

248
chiuso nel sangue umido di questa, nel quale si riscalda, e grazie
allo spirito di luce che vi dimora, comincia a coagularsi e, come
un magnete, a generarsi in un feto, dal sangue della matrice; in
questo sangue impuro, che proviene dall 'arteria del cuore, esso
cresce e da questo assume il suo nutrimento, invece la matrice
prende il suo nutrimento dalle creature prodotte, dalle quali essa
attrae a sé lo spirito di luce per suo nutrimento e lo assume in
sé; se questo mancasse alla matrice, essa non farebbe venire al
mondo il feto e non nascerebbe nulla di compiuto.
Bisogna dunque considerare brevemente che noi siamo so­
stentati da questo spirito, perché abbiamo origine da esso; se il
bambino, a seconda della segnatura del seme, viene al mondo
e diventa un giovane o una fanciulla, tutto ciò che la madre
ingerisce si trasforma in nutrimento, in latte con cui il bimbo è
sostentato; ma se la madre non ha nulla da mangiare, il suo feto
morirà; vediamo perciò che noi uomini, proprio come gli altri
animali, dobbiamo prendere il nostro nutrimento dalla natura
per essere sostentati dallo spirito di luce che vi abita.
Dobbiamo perciò ben capire, se possediamo questo spiri­
to di natura, separato dall'acqua caotica, che grazie ad esso si
possono fare meraviglie, perché tale spirito può realizzare tutto
ciò per cui è impiegato, e opera infaticabile secondo ciascun
tipo di seme, mentre, come abbiamo detto, si specifica in tutte
le cose ma non possiede nulla, trattiene e forma ciò che vuole
secondo la propria idea.

249
CAPITOLO VENTISEIESIMO

Per coagulare l'acqua in una pietrcr2

Anche l'acqua che troviamo dappertutto, sia acqua di fonte o di


fiume, può coagularsi in un attimo in una pietra o un cristallo,
e in un modo talmente facile da stupirei.
Prendi dell'acqua proveniente da una fonte cristallina, met­
tila in un recipiente di pietra e versaci sopra tanto spirito di
mercurio, preparato dallo stagno e dal mercurio, che è un'ac­
qua: il tutto si coagulerà in un attimo in una materia dura e
trasparente, il Mercurio dei Filosofi, e poiché questa è un'o­
perazione inerente alla magia, ho voluto collocarla e insegnar­
tela qui, poiché tale acqua coagulata, combinata con una calce
solare, dà luogo a una tintura; e si può anche impiegare questa
resina in magia.

32 Operazione che l'Aureo Rosacroce tedesco Rudolph Johann Friedrich

Schnùdt (1702-1761) compì diverse volte alla presenza di testimoni. Cf. ad


esempio Lorenz Crell, Die neuesten Entdeckungen in der Chemie, II Teil, Leipzig,
1 78 1 , pp. 59-60.

250
CAPITOLO VENTISETTESIMO

Tratta dell'elettro magico preparato


secondo la costellazione e di come usarlo33

Domenica. Ricorda che se vuoi preparare l'elettro, devi pren­


dere 4 mezze once d'oro, passato dall'antimonio, e fonderlo di
domenica nell'ora del Sole; quando è ben fuso, gettaci dentro
del salnitro puro, anche di questo 4 mezze once, e mescolalo
finché non farà scintille e non mostrerà i suoi più bei colori;
così sarà ben purificato, e bada bene di finire nella stessa ora,
poi versalo in uno stampo nuovo.

Figura M

33 Questa procedura è descritta anche nella Magia divina (pp. 530 segg.).

25 1
Lunedì. Di lunedì, quando giunge l'ora in cui governa la Luna,
fondi dell'argento puro coppellato, e quando fonderà, aggiungi
a 8 mezze once d'argento 4 mezze once di sale ammoniaco pu­
rificato, che sia stato depurato34 sublimandolo; e sii diligente, in
modo da compiere l'operazione nella stessa ora; poi lo travaserai
e lo conserverai ben chiuso.
Martedì. Di martedì, nell'ora di Marte, fondi 16 mezze once
di ferro insieme a 20 mezze once di potassa purificata35 oppure
insieme a una fusione di salnitro e potassa, ma in modo da elimi­
nare il sale comune.
Mercoledì. Di mercoledì, nell'ora di Venere36, fondi 4 mezze
once di rame, e quando fonde, aggiungici 4 mezze once di pece,
perché si purifichi, poi lo travaserai in uno stampo, e sarà pronto.
Giovedì. Di giovedì, nell'ora di Giove, fondi 6 mezze once37
di stagno inglese e purificalo con grasso di montone o talco, poi
travasalo.
Venerdì. Di venerdì, nell'ora di Mercurio38, prendi del mercu­
rio puro, lavalo con aceto e sale per un'ora, poi, ben raddolcito e
seccato, conservalo in un recipiente pulito.
Sabato. Di sabato, nell'ora di Saturno, fondi 4 mezze once di
piombo puro e incorrotto, e aggiungi altrettanta pece, affinché si
depuri bene, poi travasalo e conservalo.
Fai poi attenzione all 'ora alla quale appare la luna nuova, e in
quella stessa ora fondi insieme tutti i metalli, introducendo per pri­
mo il tuo piombo purificato, e quando fonde, metrici anche lo sta­
gno, e quando i due fondono insieme, aggiungici mezza oncia della
tua tintura magica, preparata dal regno animale, vegetale o minerale,
secondo la sua costellazione; quando il tutto fonderà bene ed emet­
terà un forte suono, come di mille voci che cantano, aggiungici

34 Cioè separato dal sale comune, specifica la Magia divina (p. 531).
35 Anche questa separata dal sale comune (ibidem).
36 Anche ne LA Magia divina (p. 531) e in Ùberlingen Ms. 234 p. 129.

37 La Magia divina (p. 531) dice sei o otto.


38 Anche ne LA Magia divina (p. 531 ) e in Ùberlingen Ms. 234 p. 129.

252
subito il mercurio, e rimarrai sgomento di fronte ai bellissimi colori
e alle figure che appariranno, inoltre udirai una musica celestiale
e sentirai un profi.uno soavissimo; mescola con una bacchetta di
nocciolo, poi introduci anche il rame39: stÙ crogiuolo si mostrerà
una stella, verde come l'erba, e alla fine guizzante, dai mille colori;
poi metrici il ferro, che ti parrà vivo come in un combattimento
di spade; poi aggiungi l'argento, che attaccherà ovunque intorno a
sé, come se vivesse: non tenerne alcun conto; allora stÙ recipiente
si mostrerà il segno della Luna; poi introduci anche l'oro40; se in
precedenza il tutto non si era mosso, lo farà adesso, con forti fiù­
mini e irrage
giam nti; quando tutto emanerà colori e profi.uni bel­
lissimi, potrai foggiarne oggetti e figure quali cornici per specchi,
campane, sigilli, figure e immagini magiche; ma quando quest'ora
sarà trascorsa, devi far raffreddare il tutto: allora possederai l'elettro
rnagico41, stÙ quale troverai ben poco nei testi degli autori recenti,
poiché tutto questo proviene dagli Egizi e dagli Arabi, presso i quali
quest'arte è rimasta in auge, e che l'hanno imparata dai Caldei.

39 • E dai fuoco forte •. dice la Magia divina, p. 531.

40 La Magia divina aggiunge: •Quando tutto è ben fuso, gettaci un Quin­


tlein ( g 3,82) di una Pietra preparata dal regno minerale, qualunque soggetto
=

sia, ancora prima che sia stato fermentato; fai lo stesso con la Pietra astrale,
animale e vegetale, e con questo, fondi il sostegno per l' Urim, per il quale devi
farti tu stesso lo stampo, come per le campane, gli specchi, gli anelli, le figure
e le immagini magiche. Queste forme devono essere pronte e riscaldate,
cosicché, nell'ora dell'entrata della nuova luce, tu possa colarvi la materia.
Anch'essa deve essere pronta nell'ora suddetta. Se però, nonostante tutte que­
ste accortezze, !' opera non potesse essere compiuta in quell'ora, si deve smet­
tere, e aggiungere il resto quando la stessa ora si ripresenterà un altro mese•.
'1 Nella Magia divina è detto che chi vuole preparare l'electrum magicum
con cui sono realizzate tutte le figure magiche deve: 1) avere le tinture pre­
parate dal regno animale e astrale; 2) annotare l'ora, il giorno e i pianeti della
propria nascita; 3) osservare quando il Sole è in Leone, Ariete o Vergine dal
4° al 1 5° grado, e la Luna in Ariete, Gemelli o Bilancia; oppure Saturno è in
Vergine, Ariete o Sagittario dal 1° al 14° grado; oppure Giove è in Cancro,
Capricorno o Sagittario dal 9° al 1 5° grado, alcuni minuti; o Mercurio è in
Vergine, Bilancia, Leone, Toro o Pesci dal 7° al 1 5° grado, o anche il Leone in
Caput draconis (Anabibazon, nodo lunare ascendente), nel giorno in cui è nato
l'Artista, sono in buon aspetto, quel giorno egli deve fare l'electrum magicum, e
da esso preparare gli oggetti che vorrà.

253
CAPITOLO VENTOTTESIMO

Per preparare uno strumento magico

Il piedistallo è fuso nell'ora appropriata; nella parte centrale c'è


un cristallo trasparente in cui vi è un raggio della luce incom­
bustibile; e nella parte superiore vi è un uovo di cristallo in cui
arde il fuoco del SIGNORE.
Se vuoi allestire questa macchina in onore del tuo Dio, poi­
ché essa è santa e arde perché esiste il mondo, anzitutto fatti
fare una sfera di cristallo bianco con il collo corto, nella quale
sia inserito nella parte alta un tappo di vetro, che avrai pre­
cedentemente smerigliato affinché chiuda ermeticamente, poi
chiudila; fatti fare anche un vaso ovoidale di cristallo con un
coperchio in alto che chiuda bene, e chiudi anche questo.
Poi fondi il piedistallo nell'elettro, nell'ora di Giove, e anche
un cerchio d'oro, come mostra la figura N, con intorno alla
grande sfera le parole: AooNAY, EwHA, e sul piedistallo il segno
del pianeta ELOHIM, come mostra la stessa figura.
Nella sfera metti 4 mezze once di Pietra astrale, preparata
con i sette metalli e con i 7 pianeti, poi aggiungici 2 mezze
once di olio astrale separato dalla rugiada e dall'acqua piova­
na, poi chiudi velocemente la sfera e suggellala, affinché non
passi l'aria: comincerà ad ardere fortemente, a causa della forte
esaltazione degli astri che vi influiscono. Quando la fiamma si
muterà sovente, trasformando il fuoco ardente in una luce dai
forti colori, come una stella, la metterai nel mezzo dell'uovo
che è nella parte superiore.

254
Figura N

Aggiungi poi 6 mezze once di Fuoco del Signore, che avrai


preparato con spirito di calce viva e spirito di salnitro puri­
ficato (vedi cap. 23), e non più di un grano di olio astrale, ed
affrettati a chiudere e a suggellare, affinché l'aria non penetri:
questo fuoco emanerà costantemente delle fiammelle; riponi
questo apparecchio in un posto in cui possa rimanere immobi­
le, e proteggila dal signore delle legioni come un oggetto sacro.
Salomone possedeva questo apparecchio nella sua stanza se­
greta, cui nessuno accedeva tranne lui, per parlare con Dio e
con i santi angeli e gli spiriti.
Quando in cielo lampeggia, questo accade anche nella lam­
pada meravigliosa, ave, grazie alla forte esaltazione all'esterno,
tutto si muove; essa non sopporta intorno a sé alcun uomo im­
puro, ma si offusca e va in mille pezzi. Solo accanto a un uomo

255
timoroso di Dio, casto e puro, essa arde costantemente, e mostra
nella stanza, grazie a questo lume, figure cangianti di ogni tipo,
di modo che non ci si stupisce mai abbastanza delle meraviglie
del Creatore; questo lume serve anche a chi vuole parlare con
gli spiriti, che verranno immediatamente, sia gli spiriti planetari
che gli spiriti di luce e i santi angeli.

256
CAPITOLO VENTINOVESIMO

Uno strumento artifìdale contrassegnato dai suoi caratteri segreti


e fuso secondo l'influsso, che svela tutti i segreti celati nella terra

In questo caso devi saper osservare quando non vi è la Luna


in cielo, e quando essa si trova proprio al centro, sotto la Terra:
nella stessa ora, fondi nell'elettro lo strumento qui disegnato,
che internamente sia completamente cavo, e ove:

A ;:t H 1 � 1 Pil1�
A

Figura O

257
A è l'apertura nella quale vi è un vasetto di cristallo
B sono le parole ebraiche incise tutto intorno
C è la parte con 4 fori che fanno passare
D è il segno della Luna quando si trova sotto la Terra
E sono le lettere ebraiche che sono anche intorno al vaso
F sono i 7 pianeti che devono essere posti tutto intorno
G è un segno segreto che deve essere inciso da entrambi i lati
H è l'apertura inferiore, della lunghezza di un dito, attraverso
la quale si possa vedere. L'apertura superiore è della grandezza
di un ducato, ma sotto deve essere grande il doppio.

Se vuoi usare questo apparecchio, devi farlo quando la Luna


si trova sotto la Terra, affinché essa brilli secondo il suo influsso,
e vedrai cose meravigliose, qualunque esse siano, nascoste sotto
la terra, per monti e per valli; sarà come se tu le vedessi con
i tuoi occhi; inoltre potrai scorgere tutti gli spiriti in azione e
vedere che cosa fanno o fanno fare, e anche tutti i minerali, le
pietre preziose e tutte le cose nascoste, perfino tutti i tesori, se
questi siano posseduti (da spiriti) o no, e come trovarli e pos­
sederli.
Troverai ancora i rifugi dei diavoli, le loro abitazioni e i loro
luoghi oscuri, ma ti dico: dovrai tenertelo per te; infatti non
devi mostrare ad alcun essere umano quale strumento serva a
scoprire minerali, pietre preziose, denaro, oro o argento, giac­
ché tutto ciò è stato creato ad uso del prossimo.
Devi anche sapere che ti si reputa degno della conoscenza
più elevata e ti si fa diventare un mago, che non ti si lasciano
scoprire i misteri della natura, e ancor meno vederli, perché
non tutti gli uomini sono scelti a questo scopo, e che si può
svelarlo solo a quelli che sono stati scelti, dal momento che
la totalità degli uomini è poco adatta alla magia, e anche alle
sctenze.
Conserva questo strumento in un luogo pulito, e che nes­
suno lo tocchi tranne te, perché l'azione degli influssi non sia

258
impedita. Ti dico anche che troverai cose stupefacenti solo nel­
le estreme profondità, ove abitano gli spiriti, dal momento che
essi sono stati cacciati negli abissi e esclusi da tutte le beatitudi­
ni paradisiache, poiché questo principe è chiamato Imperatore
del Sole dai falsi magi, nei luoghi esterni al di sotto della Terra,
ed è espulso dalla regione superiore e inferiore, e cacciato nelle
estreme tenebre, secondo la Parola del Signore.

259
CAPITOLO TRENTESIMO

Uno specchio artifìciale, fuso nell'elettro e incorniciato


in oro, con i suoi caratteri segreti fusi secondo l'influsso
segreto, mostra tutto ciò che accade a Oriente a mille miglia

Seguono quattro specchi fusi nell'elettro che incendiano tut­


to da 20 a 30 miglia di distanza, e in modo naturale; il primo
si volge a Oriente, il secondo a Occidente, il terzo a Mezzo­
giorno, il quarto a Mezzanotte, e tutti sono fusi nell'elettro
magico.
Il primo volto a Oriente, sotto il Sole al suo sommo, sotto
il segno del Leone, nell'ora del Sole, della circonferenza di 24
pollici42, concavo in mezzo, porta intorno al bordo i seguenti
segn1:

Esso è poi molato e levigato nella parte concava con pelle di


cervo e ematite bruciata, nell'ora del Sole, perché assuma lu­
centezza; esponilo al Sole per un'ora e non di più, perché non
si infranga a causa della forte esaltazione del Sole, poi mettilo
da parte e ponilo in una cornice d'oro puro.
Quando lo esporrai al Sole non potrai però toccarlo a mani
nude; eccolo, è pronto: mettilo in un astuccio di legno di tiglio,
affinché non sia in contatto con nessuna sporcizia.

42 Il pollice corrisponde a 2,5 cm ca.

260
Figura P

L'uso di tale specchio

Se lo prendi al levar del Sole, e lo poni contro di esso, puoi


vedere tutto ciò che chiedi: ciò che avviene sulla Terra, sul
mare e nei regni più lontani, tutti i movimenti e le attività
dei diversi popoli; tutto ciò che desideri sapere, tutto ciò che
accade e che accadrà fra cielo e terra, perfino ai tuoi amici e
ai tuoi nemici.
Se invece vuoi dar fuoco a una città, a un bosco o a una
nave che si trova in mare, per incendiare tutto da 20 a 30 mi­
glia di distanza, devi quando il Sole si trova al suo sommo, a
mezzogiorno, affinché picchi dall'alto sul tuo specchio magico
e i suoi raggi rimbalzino in avanti, così tutto prenderà fuoco, e
vedrai con stupore dove arriveranno; e quando è stato esposto
all'influsso solare, allontanalo con le mani coperte (da guanti),
perché non si infranga; potrai farlo tutti i giorni, e bruciare al
tuo nemico la sua fierezza e tutto ciò che ha nel suo accam­
pamento, in modo tale che questi non sa neanche come gli

261
sia accaduto; conserva poi lo specchio fino all'uso successivo;
verso Mezzogiorno o verso Mezzanotte tu non puoi vedere
nulla, perché la sua influenza e la forza luminosa vanno solo
verso Oriente.

262
CAPITOLO TRENTUNESIMO

Uno specchio fuso nell'elettro e incorniciato in oro,


con i suoi caratteri segreti, che mostra tutto
verso Occidente a molte miglia di distanza

Anche questo specchio è fuso nell'elettro, quando il Sole cala,


nell'ora di Giove, quando questo pianeta si trova al suo sommo,
e il Sole entra in Ariete; lo specchio è fuso e incorniciato in
oro, con i suoi caratteri, come vedrai.
Anche questo specchio è fuso concavo ed è levigato con
tripoli43, ematite e pelle di cervo; anche questo ha una circon­
ferenza di 24 pollici; quando sarà pronto, nell'ora di Occiden­
te, cioè quando il Sole con i suoi raggi riflette da Occidente,
colloca lo specchio contro di esso e !ascialo così per un'ora ma
non di più, affinché non si infranga.
Non devi toccarlo a mani nude, ma sempre con i guanti;
questo specchio deve anche essere provvisto di un astuccio di
forte legno di tiglio, perché non si sporchi, né cada in mani
impure, perché l'influsso ne sarebbe assai ostacolato.
Come bisogna usare questo specchio, la figura R lo mostra
precisamente nel momento del suo effetto, cioè quando esso
si colloca verso Occidente, dove il S"ole cala, e si può vedere
tutto ciò che accade tra cielo e terra, nei vari regni e contrade.
Questo specchio non accende a distanza, bensì a prossimità; il
motivo è che la costellazione dei pianeti è pacifica, mentre il
Sole cala, e perciò i raggi ignei non possono influirvi ed esal­
tarsi così fortemente.

43 O tripolo o tripolite: varietà di farina fossile, costituito da silice idrata


colloidale, cioè opale. Commerciato in pezzi o in polvere finissima, serve da
abrasivo per pulire e brunire specchi, superfici metalliche, pietre, ecc.

263
Custodisci bene questo specchio.

Figura Q

264
CAPITOLO TRENTADUESIMO

Uno speahio realizzato con l'elettro, anch 'esso incorniciato in oro,


con i suoi caratteri segreti, che mostra sempre
tutto ciò che aaade verso Mezzogiorno a mille miglia di distanza

Se vuoi approntare uno specchio per vedere tutto ciò che è


nascosto fra cielo e terra verso Mezzogiorno, persino gli spi­
riti che fluttuano nell'aria e hanno dimora nei boschi e sui
monti, e la loro natura, nonché tutto ciò che accade in questo
o in quel principato, regno o impero, agli amici o ai nemici,
uno specchio che può anche incendiare tutto secondo il suo
forte influsso, e si prepara quando il Sole entra in Capricorno,
e nell'ora di Marte, con i suoi segni e le sue figure segrete,
anch'esso di 24 pollici di circonferenza, concavo internamente;
che si leviga, come il precedente, nell'ora di Marte, e si incorni­
cia in oro, quando il Sole si trova al suo sommo, prima di diri­
gerlo verso Mezzogiorno, collocalo per un'ora al Sole, affinché
attragga a sé l'influsso del Sole e di Marte, e quando l'ora sarà
trascorsa, allontanalo senza toccarlo a mani nude, perché la sua
azione non ne sia indebolita.
Questo specchio si usa però anche nell'ora del mezzogiorno,
quando il Sole si trova al suo sommo; collocalo in modo che i
raggi vi cadano dall'alto, e potrai, stando di lato, conoscere tutto
ciò che accade fra cielo e terra, e non potrà esserti celata nean­
che la minima cosa, poiché il Sole, che tutto illumina, scaglia i
suoi raggi in questo specchio, e lo specchio, a causa della forte
esaltazione, attrae tutto a sé.
Se invece vuoi incendiare qualsiasi cosa a una distanza da
20 a 30 miglia, poni lo specchio un po' inclinato o obliquo;
se vuoi incendiare un bosco, una città, un esercito, una flotta
navale, quando il fuoco si è acceso, allontana lo specchio, e eu-

265
stodiscilo poi in un astuccio per proteggerlo dalla polvere e da
altre impurità, e non !asciarlo in mani impure, perché l'influsso
non si indebolisca: a questo bisogna fare ben attenzione.

Figura R

266
CAPITOLO TRENTATREESIMO

Uno specchio da realizzare con l'elettro, con la sua .figura,


incornidato in oro, che mostra tutto verso Mezzanotte
a molte miglia di distanza

Se vuoi preparare uno specchio con l'elettro magico per ve­


dervi tutto ciò che si cela verso Mezzanotte, fondilo alla dodi­
cesima ora della notte, quando la Luna è piena e il Sole entra
in Saturno, secondo la figura prescritta, con i suoi caratteri, di
24 pollici di circonferenza, concavo in mezzo, e levigato come
i precedenti, al plenilunio; e collocalo, nell'ora della Luna, in
modo che essa possa gettarvi i suoi raggi; quando l'ora sarà
passata, allontanalo, affinché non vada in pezzi a causa del forte
influsso; eccolo, è pronto, ma non deve essere toccato a mani
nude, e deve essere riposto in un astuccio di legno di tiglio, al
riparo da ogni sporcizia.
Questo specchio non devi disporlo da solo, ma devi collo­
carli tutti e quattro secondo un ordine successivo, l'uno dopo
l'altro, perché se uno specchio resta da solo, gli spiriti avranno
buon gioco e non si riuscirà a comprendere che cosa succe­
derà; se invece lo specchio si trova vicino agli altri, in un posto
cui nessuno possa accedere tranne te, non avvertirai l'esistenza
degli spiriti; quale ne è la causa?
Gli spiriti planetari sono presenti e vogliono avere buon
gioco, perché nell'elettro c'è un magnete che li attrae a sé: in
questo modo, nello specchio si accumula l'influsso, ma esso
diviene anche la dimora di tutti gli spiriti della Luna e di
Sa turno.

267
Figura S

Quanto all'impiego di questo specchio, poiché esso ha delle


caratteristiche completamente diverse dagli altri tre, se vuoi
usarlo, fallo quando la Luna in cielo è piena e proietta il suo ba­
gliore sulla regione in questione, quindi mantieni lo specchio
in quella direzione, e vedrai tutto ciò che ci sarà da vedere in
quella zona, e anche la benché minima cosa esistente fra Occi­
dente e Oriente non ti sarà nascosta.
Se vorrai inoltre danneggiare il tuo nemico, tormentandolo
con il freddo e il gelo, orienta lo specchio in modo che tutti
i raggi rimbalzino sul luogo in cui vuoi che tutto sia gelato
all'istante (infatti, se lo dirigessi verso di te anche solo un poco,
intirizziresti, tanto forte è l'influsso, anche con il Sole) : potrai
danneggiare notevolmente i tuoi nemici, ed essi non sapranno
nemmeno come ciò sia accaduto.
Ma ti avviso: non puoi prolungare questa azione per più di
un'ora, altrimenti lo specchio andrebbe in pezzi, perché l'in­
flusso agisce assai violentemente; infine, custodiscilo bene.

268
CAPITOLO TRENTAQUATTRESIMO

fl Grande Mistero o specchio di Salomone, che è da considerarsi


una delle meraviglie del mondo, in cui convergono e si conoscono
tutte le segnature del mondo e nel quale si possono vedere e conoscere
tutti gli spiriti dell'aria, della terra, dell'acqua e delfuoco

Pochi uomini hanno visto e imitato il vero specchio di Sa­


lomone, quello che Salomone stesso aveva realizzato, perché
esso è un dono di Dio che non è dato a tutti e implica diverse
condizioni.
In primo luogo, devi saper preparare l'elettro.
In secondo luogo, devi essere fornito di Tintura universale
preparata dai sette metalli, secondo la costellazione.
In terzo luogo, devi possedere la tintura realizzata da te
stesso, o dal tuo sangue o dalla tua urina, affinché il tuo spirito
possa essere in corrispondenza con gli spiriti e unirvisi.
In quarto luogo, mentre costruisci questo specchio, devi
avere davanti agli occhi l'immagine del Creatore di tutte le
cose, e devi fare tutto in silenzio, in un luogo puro, perché
questo oggetto deve essere consacrato all'Altissimo; e devi
ben conoscere la natura per poter realizzare il tutto in modo
appropriato.
Perciò Salomone dice: io ho invocato il Dio Jah Elohim,
perché Elohim Sabaoth mi sia misericordioso, mi manifesti il
Suo spirito di saggezza e me lo dia nel cuore; Elohim, il Dio
vivente Shaddai, mi ha potentemente fortificato, El Jah, con lo
spirito della Sua bocca.

269
Figura T

Possiamo dunque vedere che nulla può avvemre senza lo


Spirito di Dio; e se tu vuoi fondere lo specchio di Salomone
nell'elettro, devi cominciarlo e realizzarlo quando il Sole entra
in Leone, e nella stessa ora devi dividere in parti uguali potassa
bruciata e pietra speculare44, precedentemente calcinata, poi bat­
tere la forma nella quale vuoi fondere nell'elettro la cornice per
lo specchio, attendere l'ora successiva e procedere come segue.
Quando il tuo elettro fonde, versane una quantità pari a
quella della Pietra magica preparata in precedenza con i sette
metalli secondo l'influsso (dei pianeti) , secondo i pesi prescritti,
e altrettanta quantità di Pietra animale, vegetale e minerale, poi

44 È la selenite, nota come lapis specularis, glaces Mariae, alumen scajolae: una
pietra tenera, trasparente e brillante che, tagliata in fogli sottili, serviva per far­
ne finestre, specchi o lanterne. Terapeuticamente serve ad arrestare il sangue.

270
devi riscaldare la forma, e tutto questo deve essere realizzato
e compiuto nella stessa ora, indi conservato in una cassetta di
legno di tiglio.
Abbi poi a portata di mano un bulino di ferro per incidervi
qua e là i seguenti segni e figure secondo l'influsso, come segue;
nel frattempo devi sempre mantenerti casto e puro, e non pre­
occuparti se si verificano movimenti di ogrù tipo, perché le in­
fluenze degli astri sono in accordo; ma si faccia ben attenzione
ai tempi, e anche a incidere le figure segrete nel giusto ordine.
Bada a quando il Sole entra in Marte, e Marte si trova al suo
sommo, e incidi nell'ora di Marte il segno con le sue figure;
ma non farlo a mani nude. Quando il Sole entra in Giove, in­
cidi nell'ora di Giove il suo segno, poi fai attenzione a quando
il Sole entra in Leone, e incidi il segno del Leone con i suoi
caratteri; quando il Sole entra invece in Venere, incidi nell'ora
di Venere il suo segno; quando il Sole entra nella Luna, secon­
do il suo influsso e quando la Luna è piena, incidi il segno
della Luna, nella sua ora; poi bada a quando il Sole entra in
_
Mercurio, e incidi nell'ora di Mercurio il suo segno, indi fai
attenzione a quando il Sole entra in Saturno e questo pianeta
si trova al suo sommo, e incidi anche il suo segno, poi metti da
parte l'oggetto.
Fai poi attenzione a quando, in primavera, giorno e notte
sono uguali (all'equinozio) , e proprio nell'ora del mezzogior­
no, comincia dal basso con 1 e traccia tutti i caratteri le parole
e i segni segreti, non preoccuparti se ci saranno rumori e colpi
intorno a te, o se ti si chiamerà sovente per nome: è un nemi­
co che vuole sviarti per farti sbagliare e per farti parlare, cosa
che assolutamente non dovrai fare, bensì dovrai non ascoltare
e non guardare nulla; custodisci poi il tutto finché non ti darò
ulteriori istruzioni.
Ti stupirai grandemente, perché questo specchio è realiz­
zato non secondo l'ordine dell'influsso dei pianeti, cioè prima
Saturno, poi Giove, e così via, ma secondo un altro ordine, in

271
primo luogo, affinché Saturno non abbia l'influenza predomi­
nante e non reprima Giove; perciò il primo è il Sole, poi Marte,
subito dopo viene Giove, per poter contenere un poco, grazie
alla potenza e all'impressione di questi segni, le altre influenze,
affinché la luce possa sfondare le tenebre in tutta la natura;
inoltre, giacché il Sole è il più distinto di tutti i pianeti, e ne è
il capo, tutti gli altri si uniscono a lui nella sua potente esalta­
zione, e ne consegue che mediante questo specchio, meraviglia
della natura, si possa vedere e conoscere tutto.
Per portarlo a compimento, fai in modo di avere uno spec­
chio ben terso, di cristallo o di un bel vetro cristallino; e quan­
do ci sono le giornate più lunghe dell'anno, nell'ora del mez­
zogiorno, portalo all'aria aperta, e !asciacelo finché l'ora non
sarà trascorsa, e trattieniti dal guardare, perché non vedrai nulla
per il momento; ma quando l'ora sarà passata, copri lo specchio
con un panno e riponilo nel suo astuccio; sarà pronto per esse­
re usato nel modo seguente.
Devi anzitutto avere una stanza alla quale nessuno abbia ac­
cesso tranne te, dedicata a questo e alla preghiera verso Dio e
i suoi misteri.
Recati dunque in questa stanza, inginocchiati davanti al Si­
gnore delle Legioni e confessagli i tuoi peccati, poi chiedigli
aiuto; abbi a portata di mano dei carboni ardenti, e gettaci sopra
un po' del profumo che gli hai riservato: incenso, benzoino4S,
betel, storace, la stessa quantità di ciascuno, il tutto mescolato,
e di questo gettacene sopra un pizzico. Se però hai preparato il
Fuoco del Signore e ce l'hai a disposizione, metticene un piz­
zico, o meglio, un cucchiaio, usando ne uno d'oro.
Poi prendi lo specchio coperto con il panno bianco e getta­
ci subito sopra un grano della Tintura magica preparata con i
sette metalli, secondo le costellazioni: questa salirà verso l'alto,

45 Pianta orientale dalla corteccia della quale si estrae una resina balsamica,
il benzoe.

272
con un aroma soave, in forma di fumo, e le forme di tutti i
pianeti gireranno intorno sulle pareti della stanza e al di sopra
di te; rimani inginocchiato al cospetto del Signore, poi prendi
lo specchio coperto con il panno per il manico, e appena que­
sto comincerà a manifestare qualcosa, inizia il Sanctus, Sanctus,
Sanctus, Dominus Deus Sabaoth, pieni sunt coeli et terra gloria tua,
hosanna in excelsis, laus, honor, gloria et gratias Agno, gloria Patri, et
Filio, et Spiritui Sancto, sicut era t in principio, nunc et semper, Amen.
Poi guarda nello specchio, nell'area in cui vuoi vedere, e
da questo apparirà la tua stanza, e vi potrai vedere tutto ciò
che desideri al rovescio, anche tutti gli spiriti e i santi angeli,
insieme alla santa presenza del tuo angelo custode, il quale ti
si manifesterà ben presto; vedrai anche la potenza e l'azione di
tutti i pianeti, sotto la parvenza dei loro sovrani, con i loro servi
.
e i loro subordinati, e anche la loro influenza sulla natura, tutti
gli spiriti dell'aria, della terra e sotto la terra, dell'acqua e del
fuoco, e quali sono i loro compiti.
Comprenderai anche tutta la natura nella sua lingua, e come
essa senza sosta lodi, celebri e magnifichi il Signore; e potrai
conocscere grazie a tale lingua per quale ragione ogni cosa
appaia in una particolare figura, perché abbia su di sé questo o
quel segno, e quanti cieli siano l'uno sopra l'altro; non potrai
conoscere soltanto il cielo luminoso superiore, poiché questo
il Signore lo ha riservato a sé stesso, ma ti sarà svelato tutto ciò
che vi si può trovare ovunque, sotto di esso. Tutto ciò che vedi,
tienilo per te, e non parlare dei Misteri.
Quando avrai visto ciò che desideravi, getta di nuovo un
cucchiaio pieno di polvere fumogena nel fucico, e quando il
fumo sale, ricopri lo specchio e riponilo nel suo astuccio; in
tale modo potrai esplorare e vedere tutto, a piacere; usalo a
on or di Dio, e quando l'operazione sarà finita, inginocchiati
nuovamente e loda il Signore con il suo salmo.
Questo è il mistero più grande, e se tu ne sei stato fatto
degno dall'Altissimo, puoi ben dire e credere di essere diven-

273
tato un mago dei misteri; questo ti renderà più felice di tutti i
massimi splendori del mondo, che affiiggono più che rallegrare:
accontentati dunque di essere diventato degno di rendere ob­
bedienti a te tutti gli spiriti della natura.

274
CAPITOLO TRENTACINQUESIMO

Per tornire una sfera magica in legno di tiglio che,


impregnata di Spirito universale, ruota su un perno
di elettro magico che si muove da solo secondo il corso celeste

Se vuoi realizzare una sfera che si muova secondo il corso


celeste, le stelle, il Sole e la Luna, la cui figura U vedrai alla
pagina seguente, tornisci, in un legno di tiglio che sia stato
tagliato in plenilunio, una sfera, quando la Luna si appresta
ad essere piena, cioè due giorni prima, nell'ora della Luna,
quando in quel giorno il Sole si trova al suo sommo, e fondi
anche il perno, lungo un dito, in modo tale che attraversi la
sfera da una parte all'altra, poi aspetta fino a che non appaia
un'altra volta la nuova Luna, e versaci un po' del Solvente
Universale preparato con la rugiada e l'acqua piovana, e an­
che un po' del suo olio, di modo che sia invischiato nella sfera
e anche nel fuso: deve infilarvisi dentro; sigilla poi il perno
con la nostra Materia vetrosa segreta; allestisci la sfera come
un globo con tutte le figure e i segni zodiacali, affinché il
Polo Artico sia sempre rivolto verso il Nord, e l'orizzonte
con le quattro regioni o fini del mondo corrispondano alle
parole: Nord, Levata, Tramonto, Sud; e !ascialo immobile in
un posto, cosicché possa girare costantemente, del tutto inos­
servata, di modo che si possano vedere tutti i segni zodiacali
secondo il loro ordine; questa sfera fa parte delle grandi me­
raviglie del mondo.

275
Figura U

Come tu debba collocare questi segni, lo troverai su un glo­


bo celeste, secondo il quale tutto deve essere fatto e ordinato,
o anche con la bussola solare che attraversa entrambi i poli e
il globo, e deve essere divisa in due parti uguali, cosicché nel
globo, una volta finito, nulla manchi o faccia difetto; e vedrai
meraviglie, in particolare come il globo sia mosso solo dallo
Spirito Universale, e ripeto, del tutto inosservato; custodisci an­
che questo in un posto a cui nessuno abbia accesso tranne te.

276
CAPITOLO TRENTASEIESIMO

Un orologio magico realizzato con l'elettro

Se vuoi approntare un orologio magico che si muove da solo


e mostra tutte le ore, procedi in questo modo. Quando il Sole
entra in Mercurio, fondi un globo rotondo e, proprio nel cen­
tro e ai due poli, cioè sopra e sotto, un perno, poi regolalo in
una macchina apposita, in modo che un perno stia sopra e
l'altro sotto, secondo la figura V: esso comincerà a girare com­
pletamente inosservato; poi incidi ogni ora una cifra con un
bulino, e noterai che il globo gira una volta ogni 24 ore, il che
per gli ignoranti è un po' difficile da capire; allora devi avere
una lancetta che indichi i numeri; quando l'apparecchio è im­
mobile in un posto la sfera gira giorno e notte.
NB: affinché la sfera possa compiere il suo corso ogni 24 ore
l'elettro deve essere preparato e unito alla Tintura dei 7 metalli,
a seconda dell'influsso; questo apparecchio si può fare anche
in oro e in argento, ma è meglio in legno di tiglio abbattuto al
plenilunio, perché anche questo è magico.

277
Figura V

278
CAPITOLO TRENTASETTESIMO

Per preparare uno strumento che si regola


secondo lo stato vitale di un amico assente

Se vuoi approntare un simile strumento che si regola su un tuo


amico assente, devi sapere sotto quale pianeta sia nato, se que­
sto fosse in crescita o in calo in quel momento del suo corso
celeste, e infine l'ora della sua nascita.
Se conosci esattamente queste cose, cerca di avere solo 7
gocce del suo sangue e falle cadere ancora calde su 7 grani di
Tintura preparata dal regno animale, vegetale e minerale, poi
conserva tutto insieme in un vasetto.
Quando giunge l'ora di quel preciso pianeta, fondi un glo­
bo nell'elettro, ma prima di fonderlo, versaci la Tintura con le
7 gocce di sangue, poi incidi con un bulino di ferro la parola
ThTRAGRAMMATON; avrai inoltre tornito una sfera di legno di
tiglio internamente cava, con una sezione fatta in modo che tu
possa smontarla: collocaci dentro il globo, perché appena fuso
non si può toccarlo a mani nude, poi chiudi la sfera.
Se vuoi sapere come sta il tuo amico, bada a quel che segue:
se la sfera mantiene la sua lucentezza, egli sta bene; se si muo­
ve, egli ha una disgrazia; se trasuda, è in pericolo, e se diventa
nera, è morto; si può persino vedere come cali in lui la luce
vitale, quando la sfera, con l'approssimarsi della vecchiaia, perde
a poco a poco tutta la sua lucentezza, fino a diventare nera; in
questo modo, se di due amici uno possiede una simile sfera,
può sapere come stia l'altro, e se sia vivo o morto.

279
Figura C

280
CAPITOLO TRENTOTTESIMO

Per realizzare una sacra sfera magica con la quale


raggiungere ciò che è nascosto sotto terra

Questa sfera si fa così. Quando la Luna si trova sotto la Terra, fai


una forma per una sfera e, quando è asciutta e Saturno si trova
al suo sommo, fondi nell'elettro magico una sfera, nell'ora di
Saturno, come quella figurata qui, e quando si sarà raffreddata,
rendila levigata e tersa; poi, al plenilunio, incidi tutto intorno le
seguenti figure, e sarà pronta.

o
Telragrammaton Adonai = t-t�:l'MSNlt. n

L'uso è il seguente. Essa scopre tutto ciò che è sotto terra,


quando la Luna è piena, e si ferma ove sono sotterrati l'oro e
l'argento; falla dunque correre, lanciandola con la mano: se c'è
un tesoro, essa scaverà nella terra intorno alla zona in cui questo
si trova, e tutto intorno si manifesterà del fuoco. Se il tesoro
è stato consegnato a Satana, mettiti di lato rispetto alla sfera,
e tutti gli spiriti ruggiranno potentemente, perché non fanno
parte della sfera, ed essa non rallenta finché non sarà sul posto
ove si trova il denaro o il tesoro, e lo attira come un magnete,
cosicché Satana deve abbandonarlo; quando saranno trascorse
24 ore, il denaro si troverà alla superficie, e la sfera sarà sotto il
tesoro.

281
Per scoprire se nelle cave ci siano miniere d'oro o argento,
procedi così. Quando il Sole entra in Leone, fai correre la sfera
nel luogo ove tu presumi che queste si trovino: essa continuerà
a correre; seguila finché non si ferma, e poi conficca un paletto
lì dove si è arrestata: ci sarà una miniera d'oro. Se invece vuoi
trovare una miniera d'argento, vai alla cava durante il plenilu­
nio, o quando il Sole entra nella Vergine, fai correre la sfera e
se ci sono minerali d'argento, essa continuerà a correre finché
non si fermerà immobile sul luogo preciso; e dove il metallo si
solleverà, pianta un paletto, e la sfera si fermerà.
Per sapere quali minerali ci siano in una montagna, vai nel
luogo prescelto, nell'ora diVenere e nel suo giorno, fai correre
la sfera: se c'è un minerale di rame, essa correrà fino alla vena di
rame, e in quel punto dovrai spaccare la roccia; oppure, nell'ora
e nel giorno di Giove, o di Marte, o di Mercurio, procedi nello
stesso modo, e la sfera ti mostrerà tutto precisamente.

Sfera

282
Voglio rivelarti ancora un segreto: quando fondi la sfera,
fondila cava, per poter introdurre un po' di un altro metallo
che ti piacerebbe conoscere; se però la sfera non corre, allora
estrailo e introducine un altro. Accade spesso che un mine­
rale conduca a due specie di metalli: oro e ferro, oro e rame,
piombo e argento, stagno e argento insieme, e così via: li
inserirai allora entrambi nella sfera, perché, se ne metti solo
di una specie, la sfera non correrà; in questo modo non avrai
bisogno di regolarti secondo l'ora e il giorno, ma potrai farlo
tutti i giorni e a tutte le ore, sempre che il cielo sia sereno e
limpido.
Per cercare le sorgenti, la sfera deve essere riempita d'acqua,
o meglio, di pura acqua di fonte, e fatta correre; correrà finché
non troverà una sorgente, e lì rimarrà.
Se riempi la sfera di acqua salata e la fai correre, essa correrà
finché non troverà una sorgente di acqua salata, e potrai fare lo
stesso con altre cose.
Se ti hanno rubato qualcosa, prendi solo un po' di impron­
te del ladro, mettile nella sfera e collocala su di un tavolo; se
sospetti di qualcuno, chiamalo per nome, e la sfera comin­
cerà a correre, così potrai opportunamente avvicinarlo, e se
negherà, prendi con te la sfera, falla correre, ed essa correrà
all'istante nel luogo ove si trova quel che ti è stato rubato;
se non sai dov'è, segui le tracce, e se le perdi, metti la sfera
per terra, ed essa comincerà a correre e ti condurrà fino alla
dimora del ladro.
Infatti, appena avrai preso la terra sulla quale egli è stato e
l'avrai messa nella sfera, egli non potrà più abbandonare quel
luogo. Se invece qualcuno è stato assassinato, per trovare il col­
pevole prendi un po' di sangue dell'ucciso e un po' della ter­
ra che l'omicida ha calpestato, inseriscili nella sfera e procedi
come nel caso del ladro.

283
Si può fondere nell'elettro anche una bacchetta magica

Quando il Sole entra in Leone, si fonde una bacchetta spessa


un dito, secondo la figura riportata qui di seguito, che si tiene
sopra di sé, alle due estremità, con entrambe le mani, e quando
le si domanda qualcosa, se esiste, essa lo colpirà, cosicché, se si è
intelligenti, con questa bacchetta si può trovare tutto.
Tutti questi segreti convengono soltanto a coloro che temo­
no il Signore; coloro che non appartengono al Signore, invece,
ottengono poco, perché il Signore oppone loro resistenza.

Figura della bacchetta

284
CAPITOLO TRENTANOVESIMO

Perfondere una ifera che si regola sul tempo atmoiferico,


dalla quale si possa vedere quando piove, tuona, nevica,
fafreddo e c'è il Sole

Per fondere nell'elettro una simile sfera, con la quale si possa


osservare in anticipo e dall'esterno il tempo atmosferico, bi­
sogna fare così. Fai attenzione a fonderla esattamente in 1 2
notti, nell'ora della Luna, con l'elettro composto con la Pietra
Universale magica preparata dai 7 pianeti, e non appena la sfera
esce dalla forma, ponila in un'altra sfera, questa volta di legno,
o in una scatola provvista di coperchio, e mettila all'aria aperta,
finché non siano trascorse le 1 2 notti; poi sarà pronta.
Quando c'è il Sole, essa rimane brillante. Quando il tempo
sta per peggiorare, anch'essa si oscura; se piove, la sfera trasuda
delle gocce; quando è ventoso e piove, essa si muove; se sta per
sopraggiungere un temporale, il giorno prima è come se nella
scatola si giocasse a biglie, e di notte la sfera manda scintille ; se
fa freddo ma il tempo sarà limpido, anche la sfera sarà luminosa;
se nevica, essa si ricoprirà di brina; se disgela, essa sarà piena di
goccioline d'acqua; se c'è la nebbia, diverrà fosca; insomma,
si regolerà in tutto e per tutto secondo il tempo atmosferico.
Tienila pulita, e ricorda che, quanto a circonferenza, non deve
essere più grande della parte inferiore di un uovo.

285
CAPITOLO QUARANTESIMO

Una ifera di elettro per tutte le malattie infettive

Prendi l'elettro preparato con la triplice Pietra magica, e fon­


dine una sfera nell'ora di Giove, quando Giove si trova al suo
sommo; e quando vai a dormire, mettila sotto la testa. Essa
estrae tutto il veleno e alla fine diventa nera; rendila poi incan­
descente in un crogiuolo, e ritornerà bella brillante. Nessun
falso mago potrà arrecarti danno.

286
CAPITOLO QUARANTUNESIMO

Perfondere in elettro magico una campanella per gli spiriti che


abitano sulla Terra, nonché per i sette Arconti del tempo; essa è
anche identica a quella tratta dal quinto libro dei segreti di Salomone

La parola ThTRAGRAMMATON deve essere fusa a grandi caratteri


tutto intorno alla campana, e così il segno e il pianeta sotto i
quali sei nato (ad esempio Giove, il Cancro, il Capricorno, il
Sagittario); internamente alla campana, intorno alla circonfe­
renza, si scrive la parola ELOHIM, intorno al batacchio, la parola
ADONAI, e tutto intorno alla maniglia, la parola SHADAI: e sarà
pronta.

Figura della campana

287
L'uso di questa campanella

Se vuoi usare questa campanella, devi purificarti le mani e il


cuore, sacrificarti al tuo Dio con tutto il cuore, e disporre, se­
condo le modalità descritte nella Magia Divina46, di una stanza
pulita, di abiti appositi e, a digiuno, di profumo, di colori accesi
di tutti i tipi, che ricorderò in seguito, di una penna nuova
tagliata con un coltello nuovo, degli spiriti e dei pianeti che
vorrai avere, per scrivercicon il colore corrispondente, mesco­
lato alla Tintura.
Quando avrai a disposizione tutto ciò, recati nella tua stanza,
così preparata, di giovedì, accendi le candele, fai un fuoco nel
braciere e indossa il tuo abito magico, cingiti i reni, inginoc­
chiati e prega così:
O Dio Tetragrammaton, Adonai, Elohim, Shabbai! lo, la tua in­
degna creatura N N , Ti prego di far sì che il mio desiderio si esprima
felicemente, grazie alla Tua misericordia e grazie a questo Tuo angelo
che chiamerò, per sapere da lui, non a scapito del Tuo grande nome, dò
che desidero, e che egli mi dia una buona risposta, Tu che vivi e regni
nei secoli dei secoli, Amen.
Quando avrai finito, scrivi nella campana i nomi degli an­
geli e comincia a suonarla, chiamando ogni angelo per nome:
N : lo ti chiedo di apparirmi all'istante. Dillo tre volte, e ogni
volta suona tre rintocchi: essi verranno, ben fatti e grazio­
si nei gesti. Se vuoi, puoi interpellare in un attimo tutti e
sette gli spiriti planetari, ma opera con i colori secondo il
loro ordine, poiché ogni angelo ha il suo determinato colore,
cioè quello del pianeta che regge; ed essi arriveranno in un
attimo. Poi chiama ciascuno con il suo nome dicendo: lo N
chiedo questo e quello a te N , grazie al Santo nome Tetragramma­
ton, Adonai, Shadai. Presenta loro carta e colori, insieme a una

46 Che, come abbiamo detto più sopra, è da considerarsi un estratto o una

versione ridotta rispetto al Libro delle meraviglie.

288
penna nuova, metti nel colore un po' di Tintura dei pianeti,
ed essi scriveranno tutto ciò che chiedi, e te lo diranno an­
che. Non trattenerli oltre il tempo (che è loro concesso) , ma
falli tornare presto da te; la prossima volta verranno ancora
più volentieri, dove vuoi, sia di giorno che di notte, ma ogni
giorno lasciali liberi per 4 ore, ad esempio dalle 1 O alle 2, e
ogni notte fai altrettanto. Quando avrai terminato la prima
volta la tua opera, cancella i nomi degli spiriti e pronuncia le
seguenti parole:
Andate, o voi, buoni spiriti, nel grande nome del Creatore, io vi ri­
chiamerò con questa azione, nel nome del grandeJehovah, mio e vostro
Creatore; che voi mi appariate e mi obbediate ad ogni passo, nel nome
della benedetta Trinità, Amen.
Così scompariranno.
In questo modo potrai chiamare ogni spirito e, se ti mantie­
ni casto e puro, potrai con lui compiere meraviglie, poiché gli
spiriti ti istruiranno su tutto ciò che è buono, e ti mostreranno
anche, per quanto è in loro potere, ciò che è cattivo, affinché
tu possa guardartene.

I colori sifanno in questo modo

Se la tintura è una soluzione di mercurio. Il colore del mercurio si


può mescolare con ogni sorta di colore, a questo si aggiunge
un po' della sua tintura, sciolta nella gomma arabica, e i colori
si impastano con questa.
Se la tintura è di verderame. Il colore del rame mattone bru­
ciato deve essere temperato con acqua di gomma arabica, nella
quale è stato sciolto un po' di verderame.
Se la tintura è una soluzione d'argento. Il colore dell'argento
deve essere azzurro, e lo si impasta con olio, e anche con acqua
di gomma arabica mescolata con la tintura d'argento.

289
Se la tintura è di minio. Il colore del piombo è fatto con il
colore nero e con la tintura di piombo temperata con olio.
Se la tintura è una soluzione di stagno. Il colore dello stagno
è un colore cristallino47, impastato con olio e con la propria
tintura.
Se la tintura è una soluzione di férro. Il colore del ferro è il
color carne, impastato con albume d'uovo, acqua di gomma
arabica, olio, e un po' di tintura di ferro, e con questo si fanno
i nomi48•
Devi anche assumere sotto la lingua un grano di tintura, in­
sieme a qualcosa di fragrante; tutto ciò non è particolarmente
faticoso, ma deve essere fatto nel giusto ordine.
Gli spiriti che governano i 7 pianeti sono quelli che puoi
impiegare con i loro caratteri:
Aratron Saturno, Bethor Giove, Phaleg Marte, Och Sole,
Hagith Venere, Ophiel Mercurio, Phul Luna.
Questi spiriti governano sui 7 pianeti come principi pre­
posti e ti rivelano ciò che chiedi, e che è in loro potere ri­
velare.
Se invece vuoi parlare con gli angeli del Coro superiore,
dovrai procedere esattamente come abbiamo detto prima,
salvo che i loro nomi dovranno essere scritti sulla campana
in oro e argento, mescolandoci la tintura; quando la suo­
nerai, pronuncia le stesse parole che hai detto agli spiriti
planetari: essi ti scriveranno tutto, e ti indicheranno anche
quale sia il tuo angelo custode, e tu potrai sapere da lui dei
principi dei pianeti; ma non trattenerli più di mezz'ora, al­
trimenti non torneranno; potrai richiedere la presenza degli
angeli il giovedì, la domenica e anche il mercoledì, quando
la Luna è crescente; e allo stesso modo procederai per gli

47La Magia divina (p. 552) dice: color cenere.


48 La Magia divina (p. 552) aggiunge il colore dell'oro, cioè il rosso porpora,
temperato con la propria tintura e con l'olio. La sua mancanza nel Libro delle
meraviglie fa pensare a una dimenticanza o a un errore tipografico.

290
altri pianeti. Devi però sapere che puoi parlare e operare più
in fretta con i 7 spiriti planetari, che ti insegnano anche le
differenti caratteristiche degli arcangeli e ti indicano quale
sia il tuo angelo custode; potrai ottenere da loro risposte
chiare in tutte le cose, perché sono autorizzati a servire gli
uomini; quanto agli angeli, rispondono, sì, ma non molto
esaurientemente.
Se vuoi invece vivere in santa comunione con gli angeli,
devi avere una campana speciale per loro, giacché non è
possibile che tu abbia una sola campana per i 7 spiriti pla­
netari e anche per i 7 angeli del Trono; la prima puoi usarla
per imparare dai 7 spiriti planetari; in quale momento e in
quale ora tu debba chiamare gli arcangeli, come questi siano
designati, quale sia il loro carattere e come devi prepararlo,
sì, tutta la preparazione, dall'inizio alla fine, ma tutto ciò lo
verrai a sapere da quegli spiriti più elevati e divini che sono
le Maestà.
Se avrai sufficientemente compreso l'insegnamento · dei 7
spiriti planetari, potrai farne uso, senza timori o paure, e in
seguito, se ti preparerai correttamente, sarai contagiato dal loro
splendore e da tutte le facoltà angeliche, ma bada che non po­
trai salire tanto in alto da conoscere tutti i misteri che il grande
jEHOvAH si è riservato, perché Egli è un fuoco che consuma
(Deut. 4, 24) .
Con i 7 angeli dei pianeti, che non sono ancora così in alto
nella gloria di Dio, potrai anche ottenere questo, perché hanno
proprio questo potere che Dio, che li ha creati, ha dato loro,
eccettuate solo l'altissima Trasfigurazione e la quotidiana con­
templazione; e per questo tu devi sempre ringraziare Dio con
tutto il cuore e onorario.

291
Come si deve realizzare la campana per i santi angeli

Tutto intorno alla campana, in alto, c'è a grandi lettere il nome


IEsus. Sotto, sempre intorno all a campana, ci sono le parole
AooNAI e lÈTRAGRAMMATON. In basso, intorno alla campana, i
nomi dei 7 angeli: MICHAEL, RAPHAEL, GABRIEL, SAMUEL, URIEL,
ANAEL, SACHIEL. Così sarà pronta.
Se vuoi trattare con gli angeli del Signore, devi condurre
una vita casta, comprendente digiuni e meditazioni giornaliere
in Dio: così potrai fare uso della campana.

292
CAPITOLO QUARANTADUESIMO

Perfondere una campanella per gli spiriti


che abitano sotto terra, fra i monti e nelle acque

Questa sarà fusa nell'elettro, nell'ora in cui il Sole entra nell'Ac­


quario e la Luna si trova sotto la Terra; intorno alla campana, in
alto, ci sarà la parola ELOHIM; in mezzo, esternamente, il simbo­
lo della Luna e il segno dell'Acquario; e esternamente, sul bor­
do, le parole ADONAI SABAOTH; gli spiriti della terra e dell'acqua
si chiamano come, con la campana precedente, i principi dei
pianeti e i buoni angeli, ma i loro nomi dovrai apprenderli
dal sigillo di Salomone; infine, non trattenere a lungo neanche
questi spiriti.

293
CAPITOLO QUARANTATREESIMO

(Libro) di Reguel]ethro, sacerdote dei Madianiti49,


dei sette dei o sovrani, quale sia il loro impiego, quali siano
i loro caratteri e le loro figure, tradotto dal Caldeo al Tedesco

Riteniamo che questo libro esista già dall'inizio del mondo,


e debba provenire da Adamo, e che gli sia stato portato da un
angelo celeste, il che sarebbe avvenuto dopo la caduta, dopo
che Adamo era stato cacciato dal Paradiso con la sua Eva; que­
sto libro da Adamo passò a suo figlio Seth, da Seth a Noè, da
Noè a Cham e a Sem, poiché Noè portò con sé le scienze
nell'Arca, prima del diluvio; il libro passò poi da Sem a Isacco
e a Giacobbe, poi a Levi, a Kashar, ad Aram e a Mosè; e può
darsi benissimo che Mosè lo avesse rivelato a Jethro RegueP0,
suo cognato51, e che insieme, in quanto sacerdoti, lo avessero
provato e sperimentato.
Giacché i Madianiti erano gente molto saggia e abile in ogni
cosa, Mosè lasciò il libro a Joshua, il Vecchio, che poi passò da
lui ai Patriarchi, e da questi ai Profeti e ai saggi; il libro passò
nella sua stirpe, dall'uno all'altro, e lo ebbe anche re Salomone,
e per aver Israele peccato contro il Signore suo Dio, dovette
abbandonare il vero Dio di Israele e cadere sotto l'azione della
natura52•

49 l discendenti di Madian, uno dei figli di Abramo, che risiedevano pro­


babilmente nel territorio corrispondente all'odierna penisola del Sinai. A
Madian Mosè trascorse quarant'anni e sposò Zipporah o Sefora.
so Padre o nonno di Zipporah o Sefora, che fu data in moglie a Mosè. Il

nome Reguel significa "amico di Dio".


SI
In realtà suo suocero.
52 La Magia divina (p. 554) dichiara invece che la realizzazione di queste
figure la impararono gli lsraeliti dagli Egizi, poiché fra loro vi erano grandi
saggi e grandi magi, perciò tutti aspiravano all'Arte massima; e che lo stesso
Mosè la imparò da questo popolo e la portò dall'Egitto, poi la scoprirono

294
Ma beato è l'uomo che comprende correttamente questo
libro, e si ritiene per questo che Dio, Padre celeste, debba averlo
scritto con la Sua mano destra, Lui che ha fatto il cielo, la terra
e tutte le cose.
Ha fatto inoltre sette cieli, come abitazioni dei beati, e sette
angeli che vi regnano, e che hanno il loro compito particolare
per portare a compimento la loro opera e servire gli uomini,
come si vede in questo libro, secondo la Parola del Signore. Nel
primo cielo, che è chiamato Samai, vi sono, secondo giustizia,
gli angeli Agla, che devono eseguire il Suo ordine, in seguito
alla Sua collera. Benedetto sia il Creatore che li ha creati; in
questo cielo sono disposti sette seggi sui quali siedono questi
sette Potenti, e intorno ad essi vi sono migliaia, milioni, di le­
gioni e schiere di altri angeli, che devono servire i figli degli
uomini e conducono una vita santa, e li salvaguardano; essi
rispondono a tutte le ore a ciò che si chiede loro, ma special­
mente se li si chiama con il loro giusto nome.
Quando sono impiegati nel timor di Dio, essi rispondono a
tutte le domande poste dall'uomo, lo aiutano a realizzare la sua
opera, fanno volentieri la sua volontà, perché hanno il deside­
rio di abitare presso i figli degli uomini, e rivelano loro tutte le
cose; ora, se l'uomo conduce una vita casta e santa, può operare
con gli angeli oppure vivere con loro in santa relazione, come
con il suo angelo custode.
Se invece si vuole chiamare uno dei sette principi planetari,
bisogna badare ad avere prima espiato, nel più grande penti­
mento, i peccati commessi, e ad astenersi da ogni male. Ma
è meglio che si chiami uno dei loro subalterni, perché questi
sono inviati liberamente, e si possono impiegare per l'opera
che si ha in mente,e perché al comando dei loro superiori, essi
devono apparire immediatamente, e sono inviati in tutti i paesi

infatti Salomone e gli altri eroi. Poiché il Signore diede al figlio di Davide
una grande saggezza, questi volle riprodurre questo mistero dei suoi antenati
e iniziò a realizzare un'irrunagine del Sole in elettro magico.

295
e le città per realizzare ogni cosa per ordine del grande Jehovah;
invece per quanto riguarda i sovrani dei sette angeli, questi si
preparano con il loro aiuto, in questo modo.
Ciascun sovrano ha un principe del Trono, secondo i sette
spiriti originari influenti, nel quale nome è fatto, foggiato e
realizzato.
Se vuoi realizzare questi dei o sovrani terrestri, a questo
scopo devi preparare un metallo secondo il numero dei sette
angeli, in sette giorni diversi, in sette ore, con i nomi dei sette
potenti Principi del Trono, che sono i seguenti: Michael, Ga­
briel, Samuel, Zachariel, Hagiel, Hajel e Orphiel.
Essi hanno sotto di sé altri principi, chiamati Orphiniel, Ti­
grael o Tytagora, Danalit o Danel, Palrniel o Qualrniel,Azymor,
Pascael o Pacaac, e Poel.
I sette metalli corrispondenti sono: Sole a Michael, Luna a
Gabriel, Marte a Samuel, Mercurio a Hael, Giove a Zachariel,
Venere a Hagiel, Saturno a Orphiel. I giorni: domenica, lunedì,
martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato.
Le ore: nell'ora del Sole, di Marte, di Venere, di Giove, della
Luna, di Saturno.
Se vuoi preparare questo metallo, cioè l'elettro, prendi 8
mezze once d'oro e purificalo come ti è stato insegnato al
capitolo 27, che tratta dell'elettro magico, e fallo anche con
gli altri metalli, come ti è stato insegnato, ma ad ogni metallo,
mentre fonde, invoca il suo nome angelico, e anche mentre lo
versi, poi fondili insieme, come ti è stato insegnato.
Con questo elettro si foggiano diverse forme e figure, che
debbono essere tutte cave internamente e non avere aperture,
tranne una in corrispondenza della bocca e una in alto sulla
testa; esse si collocano su di un seggio artificiale, anch'esso di
metallo, che non si possa incendiare; i Madianiti di quando in
quando hanno venerato e adorato tali figure come dei; se vuoi
realizzare i sovrani, devi farli secondo la figura seguente.

296
Come realizzare in elettro il Sovrano della Luna

Per realizzare il sovrano della Luna, fai una forma adatta all'uo­
po, seduta o eretta, e quando sarà asciutta, fondi la figura di una
donna dai capelli al vento che tiene la Luna nella mano destra;
essa deve essere fusa nell'elettro magico, nel momento in cui
la Luna appare nel segno della Vergine ed è piena, recitando la
seguente preghiera:
GABRIEL, santo spirito di Dio, io prego te e tutta la schiera angelica
a te sottoposta, di aiutarmi a compiere quest'opera segreta, cosicché
tutti coloro che ne faranno uso, siano risanati e salvi, grazie al potere
di colui che servite nel Tetragrammaton; e vi prego di rivelarmi tutte le
meraviglie della natura, a lode di Dio, mio e vostro Creatore e Signore.
Questa preghiera si deve recitare con cuore casto e puro, per
tutte le figure, menzionando il nome dell'angelo; quando la
figura sarà pronta, sarà messa in acqua corrente e riempita della
stessa acqua, al plenilunio; accendi poi un fuoco sotto l'acqua, e
quando comincerà a scaldarsi, l'aria si empirà di neve e ghiac­
cio, il che agli ignoranti parrà una cosa assai bizzarra, special­
mente nel bel mezzo dell'estate; allora si porteranno davanti a
questa immagine tutti gli ammalati le cui infermità originano
dalla Luna, e che senza indugio ritroveranno la salute, se si dà
loro da bere di quel ghiaccio o di quella neve, e accadranno
molti altri prodigi.
NB: il nome angelico si colava sempre sul torace di queste
figure di sovrani, come ad esempio GABRIEL su quello della
Luna, e i sacerdoti si servivano di questo per mantenere il po­
polo nel timore e nell'obbedienza. Per questo motivo tuttavia
se ne fece abuso al cospetto di Dio, un peccato commesso
anche da Israele, che decadde dal vero Dio alla natura e alle
cose naturali. Sul seggio del sovrano, invece, se ne incide il
carattere.

297
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Caratteri di Salomone Caratteri di]ethro
Figura seduta Figura eretta

Sole. Queste figure si fondono tutte grandi come un fanciul­


lo di sette anni, seduto o eretto. Salomone, con il Sole in Leo­
ne, fece fondere una figura in elettro magico in forma umana,
nuda e seduta, internamente cava fino in fondo, con una pic­
cola apertura all'altezza della bocca e un viso ardente come
il Sole; la figura fu posta su di un alto seggio, fuso in un altro
metallo, in modo tale che internamente si potesse accendere
un fuoco.
Luna. Alla Luna si formava un'immagine come quella che ti
abbiamo insegnato più sopra.
Marte. A Marte si formava una figura, quando il pianeta si
trovava al suo sommo, seduta e in un'armatura, con una spada
in mano, e le si fondeva sul torace la parola SAMUEL; era poi
riempita d'acqua e sotto di essa si accendeva un fuoco.

298
Venere. A Venere si formava un'immagine quando il pianeta
era al suo sommo, si preparava la forma di una donna nuda
dai capelli ondeggianti, con in mano una ghirlanda di fiori e
sul petto il nome HAGIEL, internamente cava e seduta su di un
seggio, poi riempita d'acqua di fonte, e si accendeva un fuoco
al di sotto.
Mercurio. A Mercurio si modellava una figura di sovrano in
elettro, quando questo pianeta53 era al suo sommo, in forma di
giovane seduto, dai capelli crespi e una verga in mano, circon­
dato e legato da fiori, con la parola HAJEL54 colata sul torace
e seduto su di un seggio metallico; la figura era poi riempita
d'acqua e si accendeva un fuoco sotto di essa.
Giove. Il sovrano di Giove si preparava con l'elettro in questo
modo: quando questo pianeta55 appare, ne facevano una figu­
ra sacerdotale, seduta, le mettevano in mano uno scritto, e sul
torace le fondevano la p�rola JoPHIEL56; la si colmava d'acqua,
mentre infuriavano tuoni e lampi, e vi si faceva sotto un fuoco.
Saturno. Si faceva, anche un'immagine di Saturno, secondo
il suo influsso, mentre il pianeta brillava nel cielo, in forma di
un vecchio zoppo con una gamba di legno, e una falce nella
mano sinistra, anch'esso seduto su di un seggio metallico, in­
ternamente cavo, con un'apertura all'altezza della bocca, e con
colato sul torace il nome 0RPHIEL; si versava acqua nella figura,
le si infilava in bocca un tappo, e le si accendeva sotto un fuoco,
e quando la figura diventava ardente, espelleva il tappo facendo
un grande effetto.
Ma per comprendere qualcosa in più degli effetti dei sette
sovrani, e anche quante legioni e schiere di angeli vi agiscano,
cosa che si può vedere dagli effetti successivi, si conùncia anco­
ra una volta gerarchicamente dal sovrano della Luna.

53 In originale Stem, cioè astro.


54 La Magia divina (p. 559) dice: Hael.
55 Idem.
56 La Magia divina (p. 560) dice:Tophiel.

299
Io invece conùncio dai sette potenti angeli che siedono sui
seggi. Il primo si chiama Michael o Orpheniel, il secondo Ga­
briel o Tygrael o anche Tytogora, il terzo Samael o Danalit o
anche Danel, il quarto Hael o Palnùel o anche Qualanùa, il
quinto Zachariel o Alymo�7, il sesto Hagiel o Pascaol o anche
Pascaac, il settimo Orphiel o Boel.
Devi sapere che tutti questi angeli sono stati creati dal fuoco
e dalla luce, che i loro visi sono di luce e di fuoco e che la loro
figura brilla, e poiché il fuoco non li danneggia, essi procedono
dal fuoco nel fuoco, come vediamo in Sadrach, Mesach e Ab­
denego58; ciononostante, essi non possono andare come voglio­
no, ma solo con il permesso del grande Jehovah; ma quando è
loro permesso, essi vanno in ogni parte del mondo e compio­
no tutto per ordine del grande Spirito, con il beneplacito dei
sette potenti che siedono sui sette seggi, e che attendono solo
il cenno del grande Jehovah, e ognuno è pronto a esercitare
il proprio compito per punire il male e ricompensare il bene
laddove è mandato. Non devi trattenerli a lungo, quando li
convochi, ma devi chiamarli sempre nel nome di Dio che li ha
creati; ognuno di questi principi ha sotto di sé molte legioni,
che devono riferirgli tutto di quelli che essi hanno sotto di loro,
poiché ciascuno di questi è al servizio, giacché tali arcangeli
servono il Dio vivente.
Così Michael o Orphiel, il più grande e il più potente degli
arcangeli, ha sotto di sé principi e superiori, che debbono rife­
rire tutto di quelli che hanno sotto di loro, giacché ognuno di
questi è posto al di sopra di tante schiere, a nùgliaia e ancor di
più, con i nonù seguenti59:

57 Così riporta Oberlingen Ms. 234. Nel Wunderbuch a stampa è erronea­


mente scritto Mymos.
58 Cf. Dan. 3, 91 .

59 Il lettore tenga presente che questi nonù sono passibili di molteplici va­
rianti, alcune giustificate, altre legate semplicemente ad errori di trascrizione,
sovente ripetuti. Essi sono qui forniti come dati dal testo.

300
l)Omador, Ratane, Tatsica, Soma, Nomana, Lelau, Yactis,
Antersar, Udana, Quante, Holos60, Ynuel, Paralas, Torgam, Ca­
lalaff,Yuch, Gny, Capa, Ysytma.
2) Etapa, Armos, lntagum, Tacezyma, Cephul, Acapais, Ade­
buta, Puzac, Themat, Aliem, Anach, Arumir, Ayem, Sucorita,
Astenna, Asyel, Patoopary, Psea.
3) Arahel, Istarca61 , Amur, Asaff, Guscanel, Caricym, Catipa,
Reson, Lausbat deinaviel62, Arsubeel, Baracho, Esgiel, Digra,
Parzium, Bacma.
4) Acaytael, Lactiel, Actelam, Batrocyel, Mact, Anitfair,
Parhay, Carnei, Paryna, Damigura, Boleda, Dalgmel, Borura,
Neroth, Minaatac, Parthnopara, Paraly63,Yscen, Muydel.
5) Eihane, . Silci, Atragiel, Luylay, Satiol, Salbala, Abul, Car­
fiel, Gryalyel, Linane, Damboz, Yachiias, Thymael, Cacerbra,
Abeyeil, Digael, Pany, Paquy.
Questi sono i nomi dei principi soggetti a Michael, i quali
inviano sempre uno dei loro sottoposti al tuo servizio; se vuoi
apprendere da lui ciò che vuoi, e se conosci il suo nome, che
un tale principe e angelo di luce ti rivela, particolarmente se
l'angelo che ha presieduto alla tua nascita fa parte di queste
legioni, anche se egli non dovrebbe essere nascosto fra queste
legioni, tuttavia ti indicherà chi sia, sotto quale principe sia, e
come si chiami, e in quale ora lo si debba chiamare, e quan­
to tempo lo si debba trattenere, poiché sono tutti al servizio
dell'Altissimo; dunque, se vuoi servirti di uno che fa parte di
questa schiera, pronuncia le seguenti parole:
lo N ti prego, o Arcangelo, perché tu voglia, nel grande nome di
}EHOVAH, comandare all'angelo che hai sotto di te di inviarmi il mio
angelo custode, e che questi voglia aiutare me nella mia opera manuale
e in ciò che voglio realizzare, oppure colui al quale voglio dare un poco

60 Così in Ùberlingen Ms. 234. Nel Wunderbuch a stampa è scritto Stolus.


61 Ùberlingen Ms. 234. Nel Wunderbuch a stampa è scritto lhtara.
62 Ù
berlingen Ms. 234. Nel Wunderbuch a stampa è scritto Lausbadeinavil.
63 Ùberlingen Ms. 234. Nel Wunderbuch a stampa è scritto Barathy.

301
di questa opera o di questa medicina, di questa immagine ofigura, erba
o radice, se la stessa gli sarà utile, per la sua salute o per ciò che chiedi,
nel nome del grande }EHOVAH, a lode e gloria di questo nome, che voi
servite nei secoli dei secoli.
Ti dico però che, se vuoi fare questo, devi condurre una vita
casta e pura, e guardarti da ogni peccato consapevole, così tutti
i tuoi desideri saranno esauditi.

Seguono i sette principi del sovrano di Mercurio

La schiera inferiore ha per arcangelo Gabriel, chiamato anche


Dictagea, e i principi a lui soggetti sono i seguenti:
Avelaly, Abyza, Labiel, Aystaigel, Taggriel, Acariel, Salabyel,
Amyzayel, Aysi, Calubiel, Acdoasuymy, Habiel, Ansa t, Glasa, Bac­
tibiel, Otoyr, Asnyel, Catubel, Adayel, Vragorys, Rabigel, Abyay,
Arnalahy, Flatym,Arnyr, Glaho, Laymbigel,Aspor, Carnisi, Obra­
gel, Heudiel, Lamay, Yirnir, Astum, Ohbora, Abagel, Argmala,
Anoram,Ymgagel, Orybat, Asgnisia, Ehya, Deyrnir, Aspla,Ymsac.
Questi angeli rivelano anche tutte le cose nascoste e le arti
occulte, nel nome dell'Altissimo, e sono chiamati anche vassalli
della terza figura; ne consegue che presso questo sovrano s1
possono compiere tante meraviglie.

Quali principi abbia invece sotto di sé l'arcangelo


del terzo sovrano, il sovrano di Venere

Seguono ora i principi della terza schiera: l'arcangelo si chiama


Hagiel e Danuel, e poiché tutti questi oppongano resistenza ai
nemici, ci sono anche questi principi, che sono subordinati agli
arcangeli; essi procurano la fertilità e rivelano le cose future e
ciò che deve avvenire lontano nel tempo. I principi subordinati
sono i seguenti:

302
Acoctar, Aquier, Tureyn, Conoyt, Turar, Naguel, Cagryel,
Lana Marquirel,Tule,Aslava, E.gnadyel, Polpota, Fatac, Parpach,
Laetyt, Astinos, Geruchad, Ader, Stariel, Taraniel, Gnaba, Sadyel,
Degnata, Laga, Y grita, Dicar, Yesoro, Barbab, Themac, Marta­
lat. Tabin, Solhabim, Arsticos, Dagniel, Byliel, Oryel, Picnariel,
Euuyel, Odyel, Armgug, Neling Mata, Astor, Danargyel, Dala­
gogel, Malguel, Bauter, Gurratha, Causu, Reytar Agla, Domor­
ma, Ayacha, Accylier, Baggayel, Acoya, Astryae, Dufai, Espor,
Alytha, Staryla, Acac, Armstem, Abyla, Cachmyel, Partiae, Ro­
piel, Teloach, Mastenat, Dabnych, Arir, Sachtibel, Nansi, Lema­
viel, Angrygel, Astib, Apniel, Bargchyel, Azus, Aliel, Nasumia,
Eliel, Yahac, Moncael, Tarynpaysteurin, Targna, Strax, Orzen­
ney, Hanac, Pocnara, Mabuch, Nachfiel, Barbis, Y strach, To­
mayel, Lafot, Sasnia, Aniliel, Almse, Agrilar, Yemymgerl, Astac,
Nogel, Dynazoz, Mamythiel.
Questi non sono altro che principi posti al di sopra di molte
schiere, che proteggono l'uomo e lo assistono in pericoli di
tutti i generi, e curano i malati e aiutano a realizzare ciò che
si desidera, nel nome del Signore, che li ha creati allo scopo di
servire l'uomo, custodirlo e soccorrerlo.

Il quarto sovrano: il sovrano del Sole

Questo arcangelo si chiama Dialamia o Michael, e ama tut­


te le indoli e le anime caste, fa amicizia con re e principi, e
fa ciò che desideri da lui; tali arcangeli appaiono realmente e
accelerano la tua opera, e ti inviano anche uno di quelli che è
loro sottoposto, il quale deve anche istruirti su ciò che desideri
sapere e imparare; il tuo angelo custode è fra questi, ed essi ti
manifestano chi è, e se condurrai una vita piacevole, staranno
volentieri intorno a te, legheranno tutti i tuoi nemici e anche
tutte le bestie feroci, cosicché non ti torceranno neanche un
capello; i principi che Michael ha sotto di sé sono i seguenti:

303
Albarya, Gacmalir, Gafiry, Onumthu, Palharaly, Osydy, Oe­
manar, Peter, Enlyel, Araac, Adrnyhay, Pstgmia, Asaa, Astan, So­
biel, Sanyel, Larynhal, Amantyel, Gasargma, Cotymy, Mumiel,
Parcum, Amydiel, Ayd, Tymuyny, Larynhal, Amantiel, Meggel,
Sabiel, Y many, Anadyel, Seddiel, Carsato, Botya, Etuscay, Aduc,
Burscha, Arhyhyel, Osoyel, Castatac, Tarsafu, Gahayel, Barlin,
Cathyr, Parnif, Asypt, Sachyr, Guadiel, Tarson, Satayel, Sabahyel,
Amaho, Alysas, Pachir, Malquel, Astyrstudum.

Questi sono gli angeli del quinto sovrano: il sovrano di Marte

L'arcangelo del Trono dei principi e degli angeli, sovrano di


Marte, è chiamato Samael e Azymor, e ha sotto di sé ancora i
seguenti principi, che fanno per te ciò che tu desideri da loro,
sono molto uniti con i figli degli uomini e li proteggono in
tutte le loro necessità; essi sono chiamati anche dal sovrano
di Marte, e compiono prodigi; i principi e i superiori sono i
seguenti:
Barict, Marsur6\ Setquitel, Malcymie, Tora, Nofact, Dinhu,
Sequinal, Phanatur e Camgdel, Lavinus, Fylayel, Coquinell,
Faelyrynne, Dilahyel, Syr, Fydaramur, Fychel, Quenus, Vastor,
Tarchaff, Tetnugulsa, Haasa, Atayel, Tzy, Malynars, Vilatata�5,
Dijmotabel, Taderr, Dymac, Acre, Terrat, Thall, Fygmiel, Sal­
macros, Fatat, Betana, Achat, Carba, Naratym, Acay, Quyrba,
Decamgel, Agoyn, Sarac, Dyraam, Geynoro, Larmac, Heannel,
Malquaia, Dycar, Hnaye, Caratif, Bycar, Gedall, Paradus, Zama,
Natynamus, Turcac6\ Thepati.
Questi sono i nomi dei principi del quinto sovrano, cia­
scuno dei quali è posto sopra le sue schiere e legioni, e tutti
devono rendere conto e rispondere di tutto al loro arcangelo.

64 Ùberlingen Ms. 234. Nel Wunderbuch a stampa è scritto Marsas.


•s Oberlingen Ms. 234. Nel Wunderbuch a stampa è scritto Viclatur.
66 Ùb erlingen Ms. 234. Nel Wunderbuch a stampa è scritto Turvai.

304
I prindpi del sesto sovrano: il sovrano di Giove

Questo arcangelo è chiamato Zachariel e anche Samyel, e dà


ordine ai suoi principi e superiori di servirti in ciò che vuoi
avere nel nome del Signore; i principi a lui soggetti sono i
seguenti:
Adael, Pascar, Alchtozoan, Arbel, Offanray, Affialiel, Aytemar,
Achrniel, Armenoth, Saranna, Gethonra, Tosonos, Cadrniel,
Tarrniel, Utmayel, Tastrue, Tatimael, Linguyel, Tymgel, Cera­
gel, Saraniel, Abiel, Saldyram, Gnany, Arrnior, Synany, Nadyel,
Taryson, Duritan, Catugel, Pypron, Calpai, Satpuya, Byganuy,
Cochyel, Asmyel, Secbay.
Seguono quindi nell'ordine quelli che il settimo sovrano ha
sotto di sé.

Il settimo sovrano: il sovrano di Saturno

Egli è chiamato Orphiel o Boel, ha sotto di sé molti principi


e superiori, posti al di sopra di legioni e schiere di altri spiriti
e angeli servizievoli, per fare ciò per cui sono stati creati dal
grande Dio, e anche per rendere conto e rispondere ai loro
superiori; essi servono l'uomo e rivelano cose nascoste, e sono
anche molto potenti nell'impiego di tutte le scienze occulte,
in cui si devono fare dapprima i nomi di tutti gli angeli con
i loro superiori, affinché questi, per l'amore di Dio che vi ha
creati, ti mandino il tuo angelo custode al tuo servizio, che Egli
ti ha consegnato al momento della tua nascita, per condurti e
guidarti; i principi sono i seguenti:
Natary, Teraroyet, Laeson, Madmady, Rangel, Dampueratz,
Caducanna, Dabray, Ornigera, Gabayet, Ayel, Daffatniayel, Sa­
gola, Quaddrippel, Byncemar, Babaell, Beel, Sarora, Maasin,
Terorsan, Zugel, Cingata, Nagel, Abacyel, Baatiel, Banygel, Ye­
saryel, Anach, Arnach, Amita, Guatita, Arcodoyla, Lenter, Yel,

305
Adagya, Almayel, Sarnaynyel, Buam, Cathamge, Bacga, Babe­
bael, Meetmada, Ellym, Gualgala, Facyll, Balyell, Sarta, Parbyel,
Batiel.
Tu devi chiamare tutti questi angeli, nel nome del Signore
che ha creato il cielo e la terra, ed esigere che ti servano e ti
siano d'aiuto in tutti i tuoi disegni.
Questo è ciò che ho tradotto da un'antica pelle di montone
del suocero di Mosè, sacerdote dei Madianiti, dalla loro lingua
al Tedesco, per favorire i saggi magi, affinché essi vedano che
quest'Arte non è un'invenzione recente, ma qualcosa di antico
che proviene dagli Antichi, i quali hanno imparato dagli angeli
a conoscere le meraviglie di Dio e a lodare e a glorificare il
Suo nome.

306
CAPITOLO QUARANTAQUATTRESIMO

Perfondere con l'elettro un anello magico occulto

Esistono diverse maniere per fondere e fabbricare anelli con


l'elettro, ma qui voglio insegnartene solo una, che io stesso ho
applicato. Questo anello ha un grande potere. Devi fonderlo
nella tua ora di nascita, che devi ricordare, con la parola ThTRA­
GRAMMATON; esso dimostra il suo potere nel seguente modo:
anzitutto attrae a sé ogni veleno, che sia stato versato o sia già
presente in cibi o bevande, e diventa completamente nero.
Secondariamente, esso segnala la presenza di un nemico: se
questi è presente, l'anello si riempie di macchie di sangue; se
invece lo si mette al pollice sinistro, chi lo porta diviene invisi­
bile, in modo da poter passare attraverso i suoi nemici.
In terzo luogo, se un uomo lussurioso si impadronisce
dell'anello, questo va in mille pezzi. Insomma, esso è uno degli
oggetti più preziosi dell'Arte.

307
CAPITOLO QUARANTACINQUESIMO

Perfoggiare una baahetta magica in elettro


e cercare con questa diverse cose

Se vuoi foggiare una bacchetta magica in elettro, bada a quan­


do la Luna si trova sotto la Terra, ossia al momento del novilu­
nio, e fondi, nell'ora della Luna (e questo deve avvenire proprio
nel momento in cui il Sole entra nel Leone), una bacchetta, nel
modo prescritto, poi custodiscila bene; quando vuoi cercare
qualcosa, prendi la bacchetta tenendola sulla mano destra, sulla
vena del polso, o dove si fa la presa del polso, affinché resti
diritta o orizzontale; poi chiedi ciò che vuoi sapere: se essa si
piegherà, ti darà una risposta affermativa.

Bacchetta

308
CAPITOLO QUARANTASEIESIMO

Uno spea:hio magico terrestre impregnato di spirito dell'uomo

Se vuoi realizzare uno specchio magico terrestre, nel quale po­


ter vedere tutto ciò che è nascosto sotto terra, bada alla tua ora
di nascita e a quale grande principe governasse in quell'ora. Poi
fatti uno stampo a forma della seguente figura W, e quando è
il momento, fai fondere nella stessa ora quanto elettro magico
pensi sia sufficiente, e aggiungi un grano della Tintura da te pre­
parata, che è ancora in forma di sale e non ancora mescolata, in
quanto fermento, con alcun metallo; una volta che l'avrai ver­
sata nella forma, falla raffreddare in questa, ma non prenderla a
mani nude; poi custodiscila in una cassetta, coperta di seta rossa.

TETRAORAMMATON



o
z
>

Figura W

309
Poi prendi un cristallo e sistemalo in modo tale che vi scorra
dentro, poi levigalo da una parte e lucidalo, affinché sia ben
brillante; dall'altra parte invece !ascialo così come cresce in na­
tura; tutto ciò deve avvenire al plenilunio, e nella stessa ora
della Luna; metti poi il cristallo in una cornice, in modo che si
inserisca bene, e tienilo coperto; quando giunge l'ora di Mer­
curio, proprio in quel momento, esponilo di notte all'aria aper­
ta, affinché la Luna possa brillarci; quando sarà trascorsa l'ora,
vai a coprirlo, e non guardarci attraverso per primo, per non
diventare sonnambulo a causa della forte antipatia, ma facci
guardare per primo un cane; così sarà pronto, e si potrà vedervi
e cercarvi tutto ciò che si può trovare sotto terra; ma bada di
non toccarlo con mani impure, né di cercarvi qualcosa con
occhi impuri, perché lo specchio non solo si annerirebbe, ma
andrebbe istantaneamente in mille pezzi.
Nessun altro dovrà guardarci dentro, chiunque egli sia, per­
ché questo specchio è diretto soltanto su di te.

310
CAPITOLO QUARANTASETTESIMO

Del suggello magico e delle segnature


dei sette pianeti, e def loro uso

N elle ore e nei giorni di Venere si fonde un sigillo nell'elettro


nel modo seguente : si fonde l'effigie di un uomo che porta
uno scudo al braccio destro, ha la testa coperta da un elmo,
tiene nella mano una spada, e pesta sotto i piedi un serpente
tenendogli la testa sotto il piede destro; esso può anche essere
fuso nell'ora di Marte e nel suo stesso giorno; e a questo sco­
po l'elettro deve essere mescolato alla triplice tintura magica.
Nell'ora del Sole si riproduce l'immagine di un cavallo che
combatte con un coccodrillo; ma fai poi attenzione a quan­
do il Sole entra in Giove: nella stessa ora, fondi nell'elettro
una forma quadrata e portala con te: sarai amato e gradito da
chiunque.
Un altro sigillo raffigurante un uomo, che al posto del viso
ha il Sole, nella mano destra tiene un serpente, e posa il piede
destro sulla testa di un leone, si fonde quando il Sole è al suo
sommo ed entra in Leone, nell'ora del Sole; così, quando lo
porterai con te e giungerai a un fiume ove ci sono degli spiriti
dell'acqua, questi ne usciranno, ti saluteranno e ti chiederanno
se possono servirti; inoltre questo sigillo rende l'uomo magna-
mmo e coraggioso.
o o

Quando il Sole entra in Leone, fatti uno stampo a immagine


di un uomo che siede su di un'aquila; e quando il Sole si trova
al suo sommo, nel segno del Toro, fondi di domenica, nell'ora
del Sole, un sigillo in elettro; portalo con te, e vincerai tutti i
tuoi nemici, che fuggiranno dinanzi a te.
Quando il Sole entra in Venere, fatti uno stampo in forma di

311
una vergine dai capelli ondeggianti, che tiene in mano una co­
lomba; e quando Venere si trova al suo sommo, fondi, alla stessa
ora, un sigillo nell'elettro, e mettilo sotto la testa quando vai a
dormire: vedrai e conoscerai tutto ciò che desideri.
Quando il Sole entra in Marte, fai uno stampo a immagine
di un uomo con corazza e elmo, che regge con la mano sinistra
uno scudo sul quale ci sono due serpenti che si mordono l'un
l'altro, e tiene il piede destro sulla testa di un leone; quando
Marte si trova al suo sommo, fondi nello stesso giorno e nella
stessa ora un sigillo, e portalo con te: esso rende l'uomo forte,
potente, invincibile; evita anche che sia avvelenato; è anche
provato che arresti il sangue, perché se lo si dà a un uomo che
sanguina, il sangue si ferma all'istante.
Quando Saturno è in aumento, fai uno stampo a forma di
un uomo nudo con una clava che strangola un leone: quando
questo pianeta è al suo sommo, fondi in elettro, nel giorno e
nella notte di Saturno, e nella stessa ora, un tale sigillo, e portalo
con te; quando andrai sul campo di battaglia, sarai invincibile,
perché tutti i tuoi nemici ti fuggiranno.
Fai attenzione a quando il Sole entra in Leone, e fai un'im­
magine: prima un Ariete, poi un Leone, poi un Sagittario, tutti
e tre in una figura rotonda, come un tallero tedesco: questa è la
trinità ignea; e quando il Leone è nel punto più alto del cielo,
fondi nell'elettro, di domenica, nella stessa ora, un angelo. Por­
taio con te: ti proteggerà da ogni genere di malattie e rafforzerà
i tuoi sensi, cosicché tu possa ottenere, in ogni tua azione e
ogni cosa che intraprendi, fama e onore.
Quando Venere è in aumento, fai uno stampo a forma
di Toro, Vergine e Capricorno, della grandezza di un tallero:
quando Venere saràal suo sommo, fondi un sigillo nell'elettro, e
portalo con te. Scaccerà tutte le infermità derivanti dal calore e
ti renderà caro a chiunque; ma non abusarne.
Quando il sole entra in Saturno, fai un'immagine dei Ge­
melli, della Bilancia e dell'Acquario, di modo che l'Acquario

312
sia in mezzo; quando Saturno sarà al suo sommo, fondi questo
sigillo nell'elettro, e portalo con te: questo scaccerà tutte le
umidità melanconiche e tutte le febbri. Deve però essere fuso
in una forma triangolare.
Quando la Luna è crescente, fai uno stampo secondo la se­
guente figura: prima fai il Cancro, poi lo Scorpione, poi i Pesci;
e al plenilunio, fondi questo sigill o nell'elettro e portalo con te.
Esso scaccerà la febbre, e quando cerchi cibo nell'acqua, tutti i
pesci si riuniranno presso di te, tanto che potrai prenderli con
le mani.

313
CAPITOLO QUARANTOTTESIMO

Un dipinto simpatico che si dirige secondo le circostanze,


che muta di colore in caso di malattia, impallidisce
nelle qfflizioni, è bello quando c'è la salute,
e si cancella completamente in caso di morte

Se hai un buon amico e vuoi sapere come stia, prendi 1 O mezze


once del suo sangue, e appena prelevato mettilo in un alam­
bicco e versaci altrettanto Spirito Universale, preparato dalla
vite, chiudi l'alambicco, fai digerire 14 giorni e 1 4 notti; allora
l'olio si separerà e salirà; separalo accuratamente, poiché devi
fissarci il colore rosso; poi chiudilo, e uscirà il colore bianco; poi
brucia, fino a carbonizzarli, le unghie e i capelli che l'amico si
sarà tagliato, e uscirà il colore nero; e quando giunge l'ora della
sua nascita, fai preparare il colore: per il nero e il grigio con il
carbone, per il bianco con la cenere, e fall o dipingere in tutto
e per tutto come fosse vivo, poi appendilo in alto. Ovunque
vada il tuo amico, è come se fosse accanto a te. Se sta bene, nel
viso il rosso non diminuisce; se è angosciato, impallidisce, ma
il pallore poi scompare; se è malato, tutto il rosso impallidisce;
se guarisce, tutto il rosso ritorna; e se muore, tutto si degrada e
diventa senza forma, tanto da divenire irriconoscibile.
Ci si accorge perfino che, se la tale persona si adira, anche l'im­
magine si adira, si altera e assume un aspetto spaventoso; se è ferita
in volto, sull'immagine appaiono nello stesso punto delle gocce
di sangue; se è in pericolo a causa di un incendio, l'immagine
lancia fiamme, il che si nota particolarmente di notte. Se l'amico
invece è in grave pericolo di vita, l'immagine traspira abbondan­
temente, è come se si muovesse, il che desta grande stupore.
In questo modo, due amici possono fabbricare un'immagine
dipinta, grazie alla quale possono avere notizie l'uno dell'altro,
di tutte le loro azioni e necessità.

314
CAPITOLO QUARANTANOVESIMO

Una polvere simpatica per unire uomini e donne,


ma anche perfarli diventare reciprocamente nemici

Per preparare una polvere simpatica segreta che crea amici e


nemici, fai attenzione a quando nasce un bambino da una gio­
vane e cerca di conservare il cordone ombelicale dalla placenta,
e altrettanto quando si tratta di una bambina; fallo seccare al
Sole, se è possibile, nel caso della nascita di un maschio, quando
il Sole entra in Leone, se invece è una femmina, quando il Sole
entra nella Vergine; poi prendi il sangue della persona che vuo­
le unirsi o essere in amicizia con un'altra, e getta questo sangue
sulle ceneri del cordone ombelicale bruciato, al plenilunio; se
è possibile, nella stessa ora in cui la persona è nata, altrimenti
nell'ora della Luna. Distillane poi a bagnomaria lo spirito e tut­
to il flemma, poi rettifica il distillato, affinché lo spirito divenga
ben penetrante, e se non lo è a sufficienza, travasalo e distillalo
ancora a bagnomaria finché non salirà più, poi conservalo ben
chiuso.
Fai attenzione alle rondini di casa, quelle con il collo rosso,
e a dove si posano, l'una di fronte all'altra; prendine qualcuna,
prelevane il sangue e aggiungilo alla polvere di cui sopra; poi
mescola il tutto e calcinalo fino ad ottenere una cenere bianca;
fatta anche questa, distillane poi l'umidità a bagnomaria, finché
non salirà più nulla, tranne un po' di flemma; e quando il tut­
to si trasforma in una polvere secca, mescolaci assieme un po'
di ambra e di zibetto, e portala con te in una scatola: amici e
nemici ti ameranno, e perfino le persone che nutrono dell'a­
stio per te, se sentiranno questo profumo che proviene da te,
dovranno amarti.

315
È la stessa cosa anche se la polvere simpatica si prepara con il
cordone ombelicale di una bambina, con il sangue di una don­
na e la cenere delle rondini, nell'ora diVenere, quando Venere si
trovaal suo sonuno; il tutto mescolato a olio di cannella e olio
di garofano, affinché emani un forte profumo; e questa polvere,
messa in un sacchetto e portata con sé, renderà tale donna cara
e gradita a chiunque, e anche amici e nemici dovranno amarsi,
e se in precedenza era il contrario, e non potevano sopportarsi,
cominceranno ad amarsi, proprio e specialmente fra persone
che non potevano tollerare, che in seguito non potranno più
restare l'una senza l'altra.
Per ottenere invece l'effetto contrario, ossia perché due
persone diventino reciprocamente nemiche, se hai preparato
questa polvere per un uomo, ometti l'ambra e lo zibetto pro­
fumati, e frantuma la stessa quantità di escrementi tuoi, nell'ora
di Saturno, e metti il tutto fra le tue cose: la persona ti sarà così
nemica, da desiderare la tua morte se solo sentirà parlare di te.
Sarà la stessa cosa anche con la polvere di una donna, se questa
vi mescolerà, nell'ora di Saturno, i suoi escrementi al posto
dell'olio profumato: la persona di sesso maschile le risulterà
così odiosa, da volerla uccidere.
Ti ho insegnato anche questo, ma non perché tu lo metta
in pratica sul tuo prossimo, perché è una stregoneria e un pec­
cato mortale; o meglio, non è veramente una stregoneria, ma,
comprendimi bene, è una cattiva applicazione, ed è necessario
che te lo ricordi.

316
CAPITOLO CINQUANTESIMO

Per preparare una tintura con il Solvente Universale,


con verderame, zolfo, calamina67 e oro che,
se moltiplicata sette volte, fa parte della magia

Se vuoi preparare la grande Pietra minerale tingente, fai il se­


guente solvente. Prendi del verderame, pestalo finemente, ed
estraine tutti i colori, con acqua distillata o acqua piovana, fùtra,
evapora e !ascialo scomporsi in cristalli; raccoglili e falli asciu­
gare a tenue calore; di questi cristalli prendi 6 libbre, e 3 libbre
di minerale di zolfo, pesta tutto insieme e mescolaci 6 libbre di
minerale di calamina appena estratto, fanne delle palle aggiun­
gendovi della rugiada di maggio e falle asciugare a tenue calore;
poi riempi una storta e ponila in un forno fatto in modo tale
che all'ultimo si possa dare fuoco di fiamma, e tirane fuori tutto
ciò che verrà in 4 giorni e 4 notti, con calore crescente.
Poi versa il distillato in un saggiolo a collo lungo, mettilo a
bagnomaria e distillane lo spirito a tenue calore, rettificalo a più
riprese, poi mettilo da parte; e ciò che è rimasto nel saggiolo,
mettilo nel bagno di cenere e distillane tutto il flemma; rimarrà
un olio igneo rosso sangue: versalo in una storta e distillalo nel
bagno di sabbia, poi estraine lo spirito.
Prendi tutto il residuo, versaci sopra dell'acqua e cuocilo:
ne estrarrai un sale. Travasalo tutto e fùtra anche questo a più
riprese, affinché diventi purissimo, poi fallo evaporare fino ad
ottenere un altro sale; estrailo ancora una volta in acqua distil­
lata, fùtralo e fallo evaporare fino ad attenerne una terra; poi
prendi il sale, mettilo in una storta e versaci lo spirito distillato
e l'olio, chiudi la storta e !asciala a debole calore 1 4 giorni e

67 Galmei o smithsonite.

317
1 4 notti, poi ponila nel bagno di cenere e distillane la metà;
quando tutto si sarà raffreddato, versa di nuovo il distillato e di­
stillane ancora la metà; una volta travasato nuovamente, metti la
storta nel bagno di sabbia e coobalo ancora due volte, poi tra­
vasaio e poni la storta nella limatura di ferro, e tirane fuori tutto
il possibile a calore crescente, all'ultimo a fuoco fortissimo: la
maggior parte salirà. Conserva il distillato e prendi ora quel che
è rimasto nella storta ed estrailo con acqua di rugiada distillata ,
fùtralo ed evaporalo, poi, una volta messo in un'altra storta, e
tirato fuori il liquido distillato, poni la storta nella limatura di
ferro e distilla ancora una volta tutto insieme a fuoco crescente,
e all'ultimo a fuoco fortissimo: il tutto passerà nella parte su­
periore. Poi versalo di nuovo in una storta e ponila nel bagno
di sabbia, distilla per se ancora due volte, e otterrai un solvente
minerale aureo senza pari nel regno minerale; conservalo allora
in un recipiente di vetro resistente fino al prossimo uso.
Poi prendi una mezza oncia d'oro puro e falla battere da un
orafo in larninette sottili, fai un amalgama con questa e del mer­
curio, lavala con sale e aceto, finché non uscirà più nero, poi
addolciscila con acqua calda, asciugala e pressane parzialmente
il mercurio con una pelle. Metti l'amalgama in un matraccio e
versaci sopra 20 mezze once del solvente di cui sopra, chiudilo e
metti a digerire 8 giorni e 8 notti per purificarlo e per estrarlo:
in questo modo l'oro si dissolverà tutto, e la terra si separerà; indi
versa tale soluzione in una storta, che porrai nel bagno di cenere,
e fai coobare due volte, poi altre due volte nel bagno di sabbia,
indi metti la storta nella limatura di ferro ed estrai tutto a calore
crescente, così il tuo oro color rosso sangue salirà; poi distilla
ancora due volte per se in una storta, affinché il tutto diventi ben
volatile. Conservalo in un luogo fresco: metti 4 mezze once di
questo liquido in una fiala, e lavoralo per via lunga, come ti ho
insegnato nel Gioiello aureo68, e ogni volta fagli fare sette rotazio-

68
Vedi bibliografia.

318
ni, e aumentala per sette volte, e ricorda che la prima rotazione
in grado dura 40 giorni e 40 notti; così avrai aumentato sette
volte la tua tintura; poi dividila in due parti e conservane una
parte, poiché è estremamente tingente: mezza oncia di questa
trasforma sette libbre di mercurio sul fuoco in forte tintura.
Aggiungi mezza oncia di questa tintura a 1 2 once d'oro in
fusione, e avrai la Pietra dei Filosofi; di questa aggiungi mezza
oncia a 700 once di piombo o stagno in fusione, e avrai l'oro
migliore, che passerà tutte le prove.
Se vuoi che la tua tintura passi attraverso tutti i colori per la
seconda volta, prendi nuovamente mezza oncia d'oro e sciogli­
lo in 24 mezze once del solvente minerale di cui sopra; poi, una
volta che sarà decantato dalle scorie e distillato in storta, affin­
ché diventi volatile, prendi la tua tintura, pestala fine e mettila
in una fiala, versaci 4 mezze once del tuo liquido aureo, e lascia
che passino per tutti i colori, ripeti tale aumento per sette volte:
la tua tintura diverrà impenetrabile e inerente alla magia.
Se ne aggiungi mezza oncia a 14 once di mercurio nel
crogiuolo sul fuoco, e quando questo sta per fumare, glielo si
mette sopra: esso si cangerà in una tintura rosso sangue. Metti
mezza oncia di questa su 12 mezze once d'oro, in Acquario, e
avrai la Pietra dei Filosofi: un grano di questa tinge 4000 mezze
once di altri metalli nell'oro migliore, che passerà tutte le prove,
e poiché questa è passata due volte attraverso il numero del Si­
gnore, il sette, è magica e si può impiegare infatti come quella
che è stata preparata con i sette metalli, secondo la costellaz� o­
ne; pertanto tutti i pianeti hanno delle qualità nascoste, perciò
tu possiedi un grande tesoro.

Se vuoi invece lavorare per via breve

Prendi il tuo liquido, nel quale l'oro è stato distillato e reso


volatile, dividilo in tre parti, e una mettila in un saggiolo a

319
collo lungo, ponilo in bagnomaria e fai coobare lo spirito per
sette volte, poi altre sette volte nel bagno di cenere, e la stessa
cosa nel bagno di sabbia; alla fine non salirà più nulla tranne il
flemma; quando tutto si sarà raffreddato, estrai la tua tintura e
mettila in un altro saggiolo. Poi versaci sopra la seconda parte
del tuo liquido e procedi in tutto e per tutto come ti è stato
insegnato, e in ultimo fai coobare nel bagno di sabbia, affinché
salga solo il flemma; allora tira fuori di nuovo la tintura, mettila
in un altro saggiolo, e versaci sopra la terza parte del tuo liquido
aureo, e procedi in tutto come ti ho insegnato.
Poi metti il saggiolo nella limatura di ferro e lasciacelo 4
giorni e 4 notti, a calore crescente: avrai in mano una delle più
grandi tinture, giacché essa è estremamente tingente e prima
deve essere applicata al mercurio.

320
CAPITOLO CINQUANTUNESIMO

Per preparare una tintura magica dall'uomo

Se vuoi elaborare una tintura magica dall'uomo, devi procede­


re come segue: nota la tua ora di nascita e quale pianeta gover­
nasse in quell'ora; e se è possibile, comincia in Luna crescente e
raccogli la tua urina, astieniti dal mangiare cose impure e bevi
sempre un bicchiere di vino, finché non ne avrai raccolte da
20 a 24 pinte. Quando giunge la tua ora di nascita, preleva dal
braccio da 1 0 a 12 mezze once di sangue, più o meno, versale
nell'urina e lascia il tutto ben coperto a putrefare per 4 setti­
mane, e tienilo a disposizione.
Nella stessa ora comincia la separazione o distillazione, e
procedi così: metti il tutto in una grande storta, separalo dal­
le scorie travasandolo in diverse storte, ponile in una lunga
coppella piena di sabbia e distillane lo spirito a fuoco debole;
questo salirà tra mille colori in una grande spuma; non preoc­
cuparti, poiché la parte astrale all'inizio non può salire altri­
menti; infatti lo spirito igneo non può staccarsi bene dal grasso;
quando non passa più nulla, lascia spegnere il fuoco, prendi il
distillato e rettificalo sette volte nel bagno di sabbia, affinché
ne esca tutto il flemma; alla fine tutto salirà in un sale volatile,
splendente come il diamante: ora sarà pronto; conservalo in un
grande recipiente di vetro in un luogo fresco.
Fai evaporare il residuo in un grande vaso, finché non as­
sumerà la consistenza del miele, rimestando continuamente,
affinché non si attacchi pesantemente al fondo; poi, quando si
sarà raffreddato, mettilo in un recipiente altissimo e aggiungici
il tuo sale volatile, sempre rimestando costantemente, perché

32 1
il tutto comincerà a salire e, se il recipiente è troppo piccolo,
tenderà a traboccare; quando tutto sarà omogeneo, mettilo su­
bito, finché è ancora volatile, in una storta, chiudila e mettila a
digerire 8 giorni e 8 notti, poi ponila, applicandole un colletto­
re, nel bagno di sabbia, distilla la parte volatile a debole calore,
e falla coobare per sette volte. Troverai il tuo sale volatile di
nuovo traboccato e molto puro; mettilo da parte e aumenta il
fuoco: arriverà un flemma maleodorante, poi un fumo bianco
che traboccherà; applica un altro collettore e fai uscire tutto ciò
che ne verrà, alla fine con un fuoco fortissimo, cosicché la stor­
ta si infuocherà tutta, e saliranno sia l'olio che l'azoth; quando
non uscirà più nulla, lascia spegnere il fuoco, togli il collettore
e separa l'olio, perché non ce n'è bisogno; rettifica l'azoth tante
volte, finché non ne uscirà tutto il flemma, poi mettilo da parte.
Togli la tua storta, rompila con cautela e separa, con una spatola
di legno, il tuo sale mercuriale, che sarà al di sopra del residuo,
scioglilo in acqua distillata per eliminare tutte le impurità, e
fùtralo finché non diverrà limpido come le lacrime, poi fallo
evaporare di nuovo, fino ad ottenere un sale. Allora mettilo in
un matraccio e versa il suo aceto e spirito sopra il sale volatile,
chiudilo e mettilo nel bagno di sabbia a putrefare per un mese:
tutto si dissolverà e si cangerà in un liquido verde erba; poi
prendi il matraccio, mettilo a bagnomaria, distillane lo spirito
volatile a debole calore e fallo coobare sette volte, poi altre sette
volte nel bagno di cenere, e ancora sette nel bagno di sabbia;
alla fine otterrai solo un flemma, che metterai da parte; quando
tutto si sarà raffreddato, metti il matraccio nella limatura di fer­
ro, e tutto si scioglierà in un sale fisso, in una medicina animale
e in una straordinaria tintura magica, che cura tutte le malattie
dell'uomo in maniera veramente sovrannaturale; la si può im­
piegare anche in magia, come hai già inteso.
Se però vuoi usarla come tintura per i metalli, prendi di
questa 4 mezze once e tritale finemente, e un grano di oro
preparato e battuto in laminette, poi tritato, mettili insieme su

322
di un piatto di terra, collocali in una muffola69, e !asciali fonde­
re; quando tutto sarà andato in tintura, !asciala raffreddare, e la
troverai in mezzo, come una pietra di carbonchio; dissolvine le
scorie, e metti mezza oncia di tintura su 6 mezze once di oro
puro in fusione: anche l'oro diverrà tintura; applicane mezza
oncia a 100 mezze once di altri metalli, e si muteranno nell'oro
migliore, resistente a tutte le prove.

69 Forno in materiale refrattario usato per cuocere la porcellana e anche

per fondere i metalli.

323
CAPITOLO CINQUANTADUESIMO

Per preparare una pietra magnetica


che estrae un chiodo da un muro

Quando avrai preparato il Solvente Universale, prendi una lib­


bra di limatura di ferro e una libbra di zolfo, mettile insieme
in un crogiuolo e lascia cuocere lo zolfo in un fuoco di ruota;
il ferro si trasformerà in un croco rosso sangue; poi mettilo in
un matraccio, versaci sopra 2 libbre di Solvente Universale e fai
digerire; il solvente si colorerà di rosso sangue; poi mettilo in
una storta, ponila nel bagno di cenere e distilla tutto a fuoco
crescente: così sarà pronta l'essenza.
Ponila in un saggiolo a collo lungo, così salirà molto in alto,
poi prendi un magnete e appendilo in maniera tale che non
tocchi il liquido, affinché questo non possa sciogliere il magnete.
NB: Si deve appendere il magnete in modo tale che la parte
che attira a sé non sia sopra, ma sotto; così la pietra magnetica
attirerà in 24 ore una forza simile a sé; una pietra magnetica di
una libbra potrà dunque sollevare e attirare mezzo quintale e
più di ferro, il che è una meraviglia della natura, perché con un
tale magnete così preparato e poi incastonato si può estrarre
dal muro anche il più grosso chiodo; ma che cos'altro si possa
fare con questo, non voglio rivelartelo, a causa degli abusi cui
si può andare incontro.
Questa forza gli rimane a lungo, e quando si indebolisce,
prendi il tuo magnete e appendilo nuovamente sopra l'essenza:
riacquisterà di nuovo la forza che aveva, così da attrarre ancora
più fortemente di prima: e questo fa parte della magia naturale.

324
CAPITOLO CINQUANTATREESIMO

Per preparare un liquido nel qualefar crescere tutti i metalli


in altezza come alberelli e farli ingrandire

Prendi dei ciottoli, di quelli che si trovano nei corsi d'acqua,


che spesso sono ornati e attraversati da venuzze verdi, rosse e
gialle, prendine dunque 1 2 libbre, pestali finemente senza usare
il fuoco e poi fùtrali, poi metti questa polvere in una storta,
ponila in un forno in cui si possa dare fuoco di fiamma, e dai
fuoco per 48 ore, con calore crescente; ne farai uscire lo spi­
rito crescente con lo zolfo aureo, il quale, come un sublimato
multicolore, si depositerà sul collo della storta, e un liquore ver­
dastro passerà al di sopra: conservalo ben chiuso e aggiungici
anche il sublimato, senza aggiungere assolutamente acqua; poi
prendi una libbra di mercurio vivo e puro e dissolvilo in una
libbra di Solvente Universale preparato con la rugiada e l'acqua
piovana: il mercurio vi si scioglierà; poi distillane il solvente e
chiudi il mercurio rimanente nel solvente distillato; estrai 1 6
mezze once di argento puro e distillalo fino ad ottenere un
olio. Poi dissolvi anche una o due libbre di oro puro in un
Solvente Universale fatto di recente, come già detto, e distilla
anche questo fino ad ottenere un olio.
Indi prendi la metà del liquido preparato dal ferro, insieme al
sublimato, e mettili separatamente in un matraccio bianco cor­
redato di un elmo cieco, e inoltre metti la metà del mercurio in
ciascun recipiente, e aggiungi in uno l'olio d'argento, e nell'al­
tro l'olio d'oro, mescolali insieme con una bacchettina pulita,
e su ciascuno versa mezza oncia di Spirito magico estratto dal
bismuto; chiudi i matracci sigillandoli e }asciali tutti e due a un
tenue calore, al Sole o in una stanza calda; dopo un mese, ogni

325
matraccio comincerà a crescere in altezza, come alberelli con
fiori di tutti i generi e di tutti i colori, i quali, più rimarranno,
più diverranno belli; quindi !asciali lì quanto a lungo ti piacerà.
È questa una cosa ben singolare, perché vi crescono alberi di
tutti i colori che, se se si vuole, si possono lasciar crescere anche
per molti anni, e saranno sempre più belli; se invece si vuole
ridurre ciò che è nel matraccio, esso si trasforma tutto nell'ar­
gento migliore, e si cangia nella sua metà d'oro, ma nella sepa­
razione, in cui l'oro è all'interno, è bellissimo oro. Si possono
anche preparare simili alberelli metallici con una parte di rame
e una parte d'argento, mediante un buon processo particolare:
gli alberelli metallici cresceranno ancora più belli e dilettevoli.

326
CAPITOLO CINQUANTAQUATTRESIMO

Per preparare uno spirito di sale nel quale si possa dissolvere


il piombo, che proietta una bella stella sopra di sé, che nessun pittore,
nemmeno il miglior artista, può copiare o traaiare con un compasso;
e che, se si evapora di nuovo e la si riduce, dà oro e argento

Questa è davvero una mirabile opera, che non ho trattato


negli altri miei scritti, e che, se anche comincia da una terra
cattiva, alla fine risulta meravigliosa. Cerca di avere una terra
proveniente da un luogo paludoso in campagna, che non sia
tutta nera, fanne un certo numero di palline grandi come
noci, e falle asciugare all'ombra; poi riempine una storta fino
a un terzo ed estraine, a calore crescente, uno spirito e sale
volatile; quando non uscirà più nulla, lascia spegnere il fuoco
e metti tutto il sublimato nella parte che è passata al di so­
pra, togli la storta e mettine dentro un'altra simile, fai salire
fino al precedente, e ripetilo con tutto ciò che resta, finché
non rimane più nulla da estrarre. Poi metti questo sublima­
to e questo spirito in un saggiolo a collo lungo e distillane
a bagnomaria a calore debole, tutto lo spirito, che è molto
prezioso; rettifica tale spirito ancora due volte a bagnomaria,
poi chiudilo, metti il saggiolo nel bagno di cenere e distillane
anche il flemma, fino ad ottenere l'aceto; allora versa il resi­
duo in una storta e distillalo nel bagno di sabbia; salirà l'azoth,
sale volatile: allora fallo diventare spirito. Prendi poi una lib­
bra di minerale di piombo, pestalo finemente e mettilo in un
saggiolo, in una stanza calda, e versaci sopra 2 libbre di questo
liquido: il tutto si dissolverà; sigilla il saggiolo e !ascialo stare
così: quando tutto si sarà sciolto, sopra di esso si vedrà una
stella multicolore, così bella che nessun pittore potrà tracciarla
con un compasso, perché i colori che si vedono qui non si
possono fabbricare, e più a lungo il saggiolo può rimanere

327
immobile, ancor più bella diverrà la stella, e ancor più affasci­
nanti e ignei i suoi colori.
Se lo si lascia stare così al caldo a evaporare, la stella rimane
ancora, e ci si stupirà che sia così penetrante; sotto di essa ci
sarà un oro solido e lavorato; se lo si vuole poi ridurre, si otter­
rà molto oro e argento, sovente da una libbra 1 6 mezze once
d'oro e d'argento.

328
CAPITOLO CINQUANTACINQUESIMO

Uno Xenexton70 o protettivo in forma di polvere


da portare su di sé in tutte le malattie epidemiche,
che attrae a sé tutti i veleni

Prendi o fai un sale da un rospo, un sale da un serpente, e un


sale da un accoppato, poi mescolaci polvere di radici di va­
leriana, di ruta, di mordigallina e di vincetossico, di ciascuna
componente mezza oncia, chiudili in un sacchetto di pelle di
cervo e portalo su di te, sul petto: sarai preservato da ogni ve­
leno; finché lo terrai appeso, suderai costantemente; e quando
non ne hai la necessità, conservalo in una scatola di piombo, e
rimarrà efficace a lungo. Bisogna sapere inoltre che, se lo si usa
in prossimità di qualcuno che ha già effettivamente la peste, e
lo si appende al collo di costui, esso attira a sé tutto il veleno; se
poi lo si calcina fortemente in un crogiuolo, sotto il camino, e
una volta raffreddato, vi si mescola ancora mezza oncia di cia­
scuna delle radici e lo si rimette nel sacchetto, potrà essere usa­
to come prima; questo è un pezzo prezioso e fa parte anch'esso
della magia naturale.

70 Xenexton o xenechdon, denominazione paracelsiana di un preservativo


contro le pestilenze che si portava appeso al collo.

329
CAPITOLO CINQUANTASEIESIMO

Perfare perle a richiesta, nonché l'olio di ringiovanimento

Per ottenere questo esistono solo due modi. In primo luogo,


si può fare con il vero Spirito di Rugiada Magica, come ti ho
insegnato. In secondo luogo, si può realizzare con il liquido
segreto preparato con il vetriolo degli Antichi; e se vorrai ela­
borare l'olio bianco con il vetriolo degli Antichi, ricorda come
si deve preparare in precedenza il vetriolo.
Fai un regolo marziale di antimonio con una libbra di mi­
nerale di rame e una libbra di ferro senza sali, e otterrai l'elettro
degli Antichi, in forma di una forte scoria. Prendine una libbra
e pestalo finemente, e pestaci insieme anche 2 libbre di subli­
mato di mercurio; poi mettili in una storta, ponila nella limatu­
ra di ferro, applicale un collettore e fai salire a fuoco crescente
un butirro o glutine rosso, dal quale puoi preparare veramente
la Pietra minerale; quando non uscirà più nulla, lascia spegnere
il fuoco; poi prendi il distillato e mettilo da parte, poiché qui
non possiamo usarlo. Poi estrai il residuo che sarà di vari colori,
pestalo finemente e versaci sopra acqua distillata, metti il ma­
traccio nel bagno di sabbia e !asciacelo per 7 giorni e 7 notti;
l'acqua diventerà verde: travasa questa e versaci sopra il residuo,
e cuoci, finché l'acqua non si colorerà più e si addolcirà, poi
versa l'estrazione verde in un filtro e falla evaporare dolcemen­
te �no a che non farà una pellicola, poi falla cristallizzare nel
vetriolo; otterrai un vetriolo verde erba, che è da ritenersi mol­
to più forte del vetriolo fatto con l'oro, e fallo seccare. Mettilo
poi in una storta e ponila nella limatura di ferro, ed estraine
uno spirito bianco e un olio rosso sangue; quando sarà tutto

330
passato, versa il distillato in un matraccio e distillane lo spirito
a bagnomaria: rimarrà l'olio; versa l'olio in una storta, ponila
nel bagno di sabbia e distilla ancora, poi metti da parte; rettifica
lo spirito ancora due volte, poi metti da parte anche questo,
che si può chiamare ben a ragione spirito di mercurio. Resterà
il residuo, sotto forma di un brillante talco d'argento; mettilo
su una lastra di vetro in cantina: si scioglierà in un olio bianco
e grasso; raccoglilo come un grande tesoro, perché in natura
non vi è il suo pari. Questo olio vale infatti 1 00.000 talleri a
libbra, vi è nascosto qualcosa di completamente sovrannaturale,
ed esso fa parte della magia naturale, perché fa di un vecchio
un uomo giovane e ben fatto, e rende la pelle bianca e pura in
24 ore; se si fanno cadere solo 4 gocce di questo olio in un bic­
chierino d'acqua di fonte, e ci si lava tre volte con quest'acqua,
si ringiovanisce e si resta costantemente giovani, in modo del
tutto sorprendente. Con questo spirito di mercurio si fanno
però anche delle perle, come già ti è stato insegnato qua e là.

331
CAPITOLO CINQUANTASETTESIMO

Come si devono elaborare le pietre preziose

Queste si realizzano con lo spirito magico preparato con sta­


gno e mercurio, come ti ho insegnato; ma è necessario che
ricevano i loro poteri naturali dagli astri, perciò devono essere
preparate sotto la costellazione appropriata, così i loro poteri
saranno meravigliosi.
Il carbonchio in ebraico si chiama Baracath e si prepara
quando il Sole è nel punto più alto del cielo.
Il diamante in ebraico si chiama Jahlom e si prepara sotto
l'influsso di Marte.
Il smeraldo, in ebraico Topas, si prepara sotto l'influenza del
suo pianeta.
Il rubino, in ebraico Adam, sotto l'influsso di Marte.
Lo zaffiro sotto l'influsso della Luna.
L'ametista, in ebraico Alamah.
La corniola, in ebraico Schohem, cioè onice.

332
CAPITOLO CINQUANTOTTESIMO

Perfare crescere i diamanti

Se hai dei piccoli diamanti e vuoi farli crescere, procedi in que­


sto modo. Prendi una libbra di spirito di mercurio bianco pre­
parato dal vetriolo, come ti è stato insegnato al capitolo 56, e
una libbra di spirito magico preparato con stagno, calce e mer­
curio vivo, versali entrambi in una sfera di vetro ed aggiungici
dello Spirito Universale, come ti è stato insegnato al capitolo 8,
poi prendi i tuoi diamantini, anche se ìnolto piccoli, introducili
e sigilla la sfera, poi sottoponila a un tenue calore per un mese,
e vedrai con tua gran meraviglia come cominceranno a cresce­
re e a diventare sempre più grossi, perché più a lungo stanno
nella sfera, più grossi diventano; ma la cosa più straordinaria da
vedere è come questi attraggano a sé costantemente lo Spirito,
con un gioco di molti colori, anzi, di· tutti i colori del mondo;
e se si lasciano stare ancora nella sfera, in un anno e un giorno
da tutti questi si formerà una tale pietra preziosa, tutta acqua
e luce, da chiamarsi a buon diritto una meraviglia della magia
naturale.

333
CAPITOLO CINQUANTANOVESIMO

Perfare il vetro malleabile

Questo è già stato insegnato altrove71 •

7 1 Al capitolo XIII.

334
CAPITOLO SESSANTESIMO

Perfare il più forte corrosivo dolce come lo zucchero

Prendi lo spirito fatto con la calce viva, ossia quello preparato


dal suo sale, poi prendi un olio di vetriolo o spirito salino o
spirito di salnitro, mettilo in un matraccio, e versaci a poco a
poco altrettanto spirito di calce viva; dopo una breve lotta, essi
si uniranno e si cangeranno in un sale igneo; mescolalo con
due parti di vetro frantumato, mettilo in una storta e ponilo
nella limatura di ferro, applica un collettore e falli salire insieme
a fuoco crescente; quando non uscirà più nulla, troverai i tuoi
due sali o spiriti ignei trasformati in qualcosa di dolce, della
qual cosa ti potrai stupire, come quando si versano insieme un
olio di vetriolo e questo spirito igneo, che, anche congiunti,
sono i più potenti prodotti ignei, tanto che con questi si può
incendiare qualsiasi cosa.
Ma in questo caso, dopo che sono stati fatti salire insieme
di nuovo nel fuoco, si sono cangiati in qualcosa di dolcissimo,
quindi se ne deduce che questa sia la più grande medicina.
Con questo qualcosa si può sia disserrare dell'oro preparato,
sia farlo salire una volta dalla storta, per poi farne una medicina
universale. Questa può in seguito essere divisa in due o anche
tre parti, per distillazione e coobazione a bagnomaria, poi nel
bagno di cenere e quindi nel bagno di sabbia, come una grande
tintura; cotte poi insieme violententemente, esse assumono una
qualità estremamente penetrante e divorante, che può e deve
essere considerato un mistero naturale, e trasformarsi in una
dolce medicina universale e in una tintura per i metalli.

335
CAPITOLO SESSANTUNESIMO

Per trasformare istantaneamente lo spirito di acquavite


in un sale mirabile

Se hai uno spirito rettificato o un sale di urina volatile, prendi­


ne 6 mezze once e una libbra di spirito di acquavite, e versali
insieme in un matraccio: si cangeranno in un sale; poi poni il
matraccio, corredato di un elmo cieco, nel bagno di cenere;
tutto si sublimerà per se, ma messo in una storta e fatto salire a
fuoco tenue, salirà quel poco spirito insieme al sale, e rimarrà
un po' di flemma; rimettilo allora in un matraccio e versaci
una libbra di acquavite: si coagulerà nuovamente in una massa
gelatinosa che, travasata in una storta e distillatone nel bagno di
cenere lo spirito con il sale volatile, lo otterrai di nuovo, e come
residuo rimarrà solo il flemma, che metterai da parte come un
gran tesoro.
Versaci ancora una volta una libbra di spirito di acquavite e
separane il flemma; questo sale è una preziosissima e grandis­
sima medicina, da prepararsi velocemente. Esso è anche una
chiave per preparare velocemente l'Oro Potabile con l'oro, che
diventa anzitutto una medicina per tutte le malattie incurabili.
Invece per disserrare l'oro con questo sale si procede così:
prendi una libbra di calce d'oro preparata, che sia stata spenta
con un amalgama di mercurio e poi con dello zolfo, come ti
ho già descritto nelle mie opere chimiche, mettila in un storta
e aggiungici anche tutto il sale volatile, poi fai digerire per 1 4
giorni e 1 4 notti: il tuo sale si tingerà di rosso sangue; poi metti
la storta nel bagno di cenere e distillalo: il tuo sale si sublimerà,
rosso come il sangue; quando tutto si sarà raffreddato, mettilo
ancora in un'altra storta e fallo salire nuovamente: l'oro si di-

336
schiuderà radicalmente e lascerà come residuo solo un po' di
terra; così otterrai un vero Oro Potabile, per tutte le malattie
animali, vegetali e minerali.
Se invece vuoi cangiarlo in un Lapis o Pietra miracolosa, ti
indicherò un altro modo di procedere davvero sovrannaturale.
Prendi la tua tintura, mettila in un saggiolo a collo lungo e ver­
saci dello spirito preparato con il sale della calce viva, anche il
doppio in quantità, chiudi il saggiolo e !ascialo a calore molto
tenue: la tintura e lo spirito si uniranno così amabilmente, che
ci si stupirà, perché questo spirito igneo brucia istantaneamen­
te le penne a questo mercurio animale e vegetale, cosicché
questo rimane come ucciso.
Metti il saggiolo a bagnomaria e distill ane la parte volatile;
questa poi sarà travasata di nuovo e ancora una volta distillata
nel bagno di cenere; mettila da parte e poni il saggiolo nella
limatura di ferro, !asciandovelo per 4 giorni e 4 notti: tutta la
parte fissa si scioglierà, e tu avrai una grande e meravigliosa tin­
tura, veramente magica, perché è un rimedio Universalissimo
per tutte le malattie, che possiamo chiamare un vero cibo degli
angeli e che è facile da elaborare; puoi quindi vedere quale
meraviglia il Signore abbia posto nella Natura, che né io né
te, né centinaia di migliaia dei tuoi simili, possono sondare o
imparare; questa tintura va bene anche per i metalli.

337
CAPITOLO SESSANTADUESIMO

Perfare la più bella ambra con gli escrementi di mucca

Nel mese di maggio raccogli delle crotte di mucca, falle secca­


re all'ombra e sistemale in un saggiolo a collo lungo, e questo
mettilo, completo di un elmo cieco, nel bagno di cenere, di­
stilla tutto ciò che ne e�ce, e mettilo da parte; metti poi in una
storta ciò che è rimasto nel saggiolo, ponila nel bagno di sab­
bia, applicandole un collettore, e distilla aumentando sempre il
fuoco: otterrai un olio volatile e un sale volatile; quando non
uscirà più nulla, versa tutto il sale e tutto l'olio in un saggiolo
a collo lungo, e fai digerire. In questo tempo calcina il residuo
e lisciviane il sale, poi uniscilo, solvendolo, filtrandolo e coagu­
landolo, e fanne un olio e un sale volatile, e fai digerire ancora
un mese; poi distilla a bagnomaria ciò che ne uscirà, travasalo
e distillane nel bagno di cenere lo spirito o flemma, e mettilo
da parte; poni poi il saggiolo nel bagno di sabbia aumentando
sempre il fuoco: si formerà sublimato da sublimato; rompi poi
il saggiolo, preleva tutto il sublimato, introducilo in un altro
saggiolo, e fai digerire ancora un mese: la casa sarà piena del
suo profumo, che è molto più forte di quelli orientali. Questo
è un arcano per tutta la stregoneria e gli spettri diabolici, tutti
gli spiriti maligni indietreggiano davanti ad esso, rimbalzano e
cadono, quando li si incontra, e nessuno spirito malvagio può
resistervi. In caso di salita dell'utero, disturbo per cui sovente
le donne diventano furiose, somministrane un grano spalmato
sull'ombelico; alle pazze furiose e alle malate di mente dai due
volte un grano: curerà miracolosamente la malattia.

338
CAPITOLO SESSANTATREESIMO

Per dissolvere il vetriolo in modo che se ne separi l'olio o anima,


per trasmutare argento in oro

Prendi del minerale di vetriolo d'Ungheria, purificalo solven­


dolo, coagulandolo e cristallizzandolo, finché non sarà purissi­
mo, e fallo asciugare al caldo fino ad ottenere una farina bianca,
poi prendine una libbra, mettilo in un matraccio e aggiungici
2 libbre di spirito salino fatto con la calce viva: il vetriolo si
cangerà in una gelatina; mettili insieme a debole calore per 4
giorni e 4 notti: si risolveranno e lasceranno cadere una terra,
e nel contempo anche l'olio arriverà in alto: toglilo con un
cucchiaio d'oro o d'argento; così avrai il vero olio di vetriolo,
dolce come lo zucchero; con un grano di questo puoi trasmu­
tare 12 mezze once d'oro in tintura; se ne unisci mezza oncia
a 50 mezze once di argento puro, otterrai oro resistente a tutte
le prove. Se si versano alcune gocce di questo olio su di una
libbra di mercurio vivo, sul fuoco, quando questo sta per fu­
mare, l'olio lo trasmuterà in oro; e anche questa è una cosa da
annoverarsi tra quelle sovrannaturali.

339
CAPITOLO SESSANTAQUATTRESIMO

Per preparare una tintura con l'argento comune,


per trasmutare argento in oro

Prendi dell'argento puro, quanto ne desideri, e scioglilo nello


spirito di salnitro o di rame, precipitalo con acqua salina, addol­
cisci la calce d'argento, e falla asciugare a calore tenue; mescola
in questa polvere l'equivalente di puro sale ammoniaco, e tanto
vetro pestato quanto il peso di entrambi, poi mettili insieme
in un matraccio provvisto di elmo cieco, e sublima, così il sale
ammoniaco porterà su con sé l'anima solis, e questa sarà una
forte tintura; su questa, una volta rimossa e collocata in un altro
matraccio, versa il doppio in quantità di spirito salino fatto con
la calce viva, metti il matraccio a bagnomaria e distillane lo spi­
rito, poi travasa e mettilo nel bagno di cenere: tutto confluirà in
una tintura penetrante; allora poni il matraccio nella limatura di
ferro giorno e notte, affinché il tutto diventi ben fisso. Poi fai
fondere un marco d'argento e versaci un grano di tale tintura:
sarà trasmutato nell'oro migliore, il che è una cosa sovrannatu­
rale; liscivia l'oro, fallo evaporare fino ad ottenere una polvere
e riducilo come al solito, cioè prima bruciandolo con talco, e
poi fondendolo: otterrai di nuovo il tuo argento; da 1 6 mezze
once otterrai appena una mezza oncia di anima sublimata, e
con questa mezza oncia tu puoi tingere 2 libbre d'argento in
oro; e anche questo fa parte della magia naturale.

340
CAPITOLO SESSANTACINQUESIMO

Perfare un'acqua con la quale l'argento


si trasmuta in poco tempo nell'oro migliore

Qui è descritta ancora una volta un'opera che costa poco, e


tuttavia trasmuta l'argento in oro, e che si svolge nel modo se­
guente. Prendi della calamina pura, che non sia ancora passata
dal fuoco, e mescola a una libbra di questa, una libbra di salnitro
puro, e fondili finché tutto non scorrerà come talco: otterrai
un olio verde, che solverai ed evaporerai fino ad avere un sale.
Questo sale è una tintura fortemente aurea ma volatile; mettilo
in un matraccio e versaci altrettanto spirito salino fatto con la
calce viva, cosicché vi si possa sciogliere, e sottoponili insieme a
un calore tenue: sul fondo si depositerà una terra; quindi versa
la soluzione in un altro matraccio, e questa diverrà verde come
l'erba; in questa metti delle lamine d'argento accartocciate, e
ripetilo, finché l'argento non si trasmuterà più in oro, poi fai
evaporare il residuo: vi sarà tuttavia ancora un flusso conside­
revole.

341
CAPITOLO SESSANTASEIESIMO

Per costituire una miniera d'oro e d'argento da tenere nella propria


camera, in modo da poteme sempre prendere,
e che tuttavia costantemente si sviluppa

Fai una liscivia di calce, da cui si prepara anche il sale di calce,


e cuocila fino alla consistenza del miele. NB: in questa liscivia,
costituita da 8 parti, devi mettere una parte dell'olio rosso fisso
che rimane dalla cottura del salnitro, il quale non cristallizza in
alcun sale, poi filtra ed evapora, fino alla consistenza del miele;
prendi una libbra di calamina e mescolaci 2 libbre di salnitro,
fondili insieme ed estraili, fùtrati con acqua distillata ed eva­
porati, e metti anche questo sale nella liscivia; poi prendi 2
libbre di ciottoli incandescenti, di quelli che si trovano nei corsi
d'acqua, spenti in acqua corrente, mescolaci 4 libbre di potassa
e fondili insieme, poi estrai e filtra questo sale, e metti anche
questo nella liscivia, e sciogli tutto insieme sul calore; dividilo
in due parti e mettili in due matracci semplici, da poter chiu­
dere con un elmo cieco.
Vedi se puoi avere un po' di un minerale aureo bianco e
volatile, e mettine nel primo matraccio da 3 a 4 libbre, pestato
finemente, e nel secondo matraccio metti invece del minerale
di cinabro finemente pestato; se non hai un minerale aureo
bianco, prendi del bismuto; e se non hai un minerale di ci­
nabro, prendi un minerale di antimonio, mettine 3 libbre in
ogni matraccio, e }ascialo riposare; quando sarà passato un mese,
comincerà stranamente a crescere sopra di esso una specie di
montagna multicolore, bella e divertente a vedersi, e quando
saranno trascorsi sei mesi, potrai staccare dalla parte superiore,
dove era l'antimonio, un pezzo dell'oro più bello e più puro,
e dove era il bismuto, un pezzo dell'argento più bello; per due

342
o tre anni potrai staccarne periodicamente dei pezzi; anche
questo fa parte della magia naturale, ed è incomprensibile agli
ignoranti.

343
CAPITOLO SESSANTASETTESIMO

Per preparare la Pietra di Fuoco, e perché la Pietra di Fuoco


divori l'antimonio, poiché mezza oncia divora
dieci libbre di antimonio e lo trasmuta in oro

Prendi 16 mezze once di regolo marziale di antimonio, fallo fon­


dere e introduci mezza oncia d'oro, poi travasa e aggiungici per 2
volte altrettanta Acqua magica, mettila in una sfera di pietra con
un coperchio della misura giusta, che chiuda bene, e poni la sfera
in un fuoco di ruota crescente; tutto fluirà e si separerà in una
tintura ignea, poi }asciala riposare e falla raffreddare; se aprirai il
recipiente, troverai che tutta la terra si sarà separata e si sarà con­
centrata nel mezzo; allora separa la tintura: avrai pronta la Pietra
di Fuoco, in modo sovrannaturale e in poche ore; questa tintura
tinge l'oro comune in Pietra dei Filosofi; mettine mezza oncia in
12 mezze once di oro puro in fusione, e avrai la Pietra dei Filo­
sofi; di questa metti mezza oncia in 100 mezze once di piombo o
stagno, e otterrai l'oro migliore, resistente a tutte le prove; mezza
oncia di questa Pietra trasmuta l O libbre di rame in oro.

344
CAPITOLO SESSANTOTTESIMO

Per preparare un'acqua in cui il mercurio comune


si trasmuta in breve tempo nell'argento migliore

Quando avrai estratto lo spirito dal bismuto, mettine mezza


libbra in un vaso di vetro, aggiungici mezza libbra di spirito di
rugiada di maggio, poi 3 libbre di mercurio vivo, chiudi il vaso
e ponilo in un luogo in cui possa riposare immobile; allora il
mercurio, ben chiuso, comincerà, a calore debole, a far crescere
sopra di sé arbusti e alberelli; staccati e fondili con parti uguali
d'argento: otterrai dal mercurio l'argento migliore, resistente
ad ogni prova. Potrai continuare finché non cresceranno più
alberelli; allora introduci altro mercurio: ricominceranno a cre­
scere alberelli d'argento, che potrai staccare quanto vorrai, a
tuo piacere.

345
CAPITOLO SESSANTANOVESIMO

Grappoli d'uva dagli acini d'oro

Prendi dello spirito di terra72, come quello che ti ho insegnato


a fare al capitolo 54, e scioglici dentro un grano d'oro; versa in
questa soluzione una pinta di rugiada di maggio, e innaffia con
questa, e con nient'altro, intorno alla vite che verrà, cioè sulla
terra che le sta intorno, fino al mese d'agosto; poi innaffiala di
nuovo, e avrai grappoli d'uva dagli acini d'oro; questo si può
fare anche con l'argento, ma in questo caso, la vite deve stare in
un vaso; questo per gli ignoranti è qualcosa di sovrannaturale,
ma fa parte della magia naturale.

72 O spirito di sale.

346
CAPITOLO SETTANTESIMO

Perfare l'Urim, come hanno fatto i_figli di Israele,


che erano privi di sacerdoti, e in primo luogo,
il piedistallo fuso in elettro magico, come mostra la figura Y

Le parole ELOHIM corrono tutto intorno al piedistallo, sul


quale sta un grande cristallo doppio, che nel mezzo è ovale,
convesso e molato; le due metà si uniscono, e in mezzo a
questa cavità si può montare la quadruplice Pietra, astrale,
vegetale, animale e minerale, chiusa da questo sigillo segreto;
poi sono altri cinque cristalli, anch'essi accuratamente molati,
e convessi nel mezzo, in modo che si possano unire anch'essi;
e internamente, intorno al grande cristallo, si incide nell'elet­
tro la parola ThTRAGRAMMATON; quando sono pronti, si fanno
incastonare in oro da un orafo, ma in modo tale che li si possa
prendere uno per uno; si può far incastonare in oro anche il
grande cristallo, e lasciare intorno la parola TETRAGRAMMA­
TON; i cristalli piccoli devono essere provvisti di ganci per
appenderli al grande cristallo, e il grande, che sta sotto, deve
misurare 2 pollici e deve essere infilato saldamente nel grande
piedistallo di elettro.
In mezzo, nel grande cristallo, è fatta fondere la quadruplice
Pietra; quanto ai piccoli cristalli esterni intorno, invece, in ogni
cristallo c'è una Pietra semplice, ossia in uno la Pietra animale,
in un altro quella vegetale, ecc. , e in quello superiore il Fuoco
del Signore, con il quale i figli di Israele hanno fatto il sacrifi­
cio, e che si custodisce in un astuccio apposito.
Per quanto riguarda le modalità di elaborazione, invece, bada
a quando il Sole entra in Leone, e nella stessa ora fondi il pie­
distallo, poi fai molare tutti i cristalli, sia il grande che i più
piccoli, tutti doppi, in modo che siano cavi in mezzo, e falli in-

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castonare nell'oro, ma in maniera tale che si possano prendere
uno per uno e che vi si possano inserire le pietre.

Figura Y

Quando il Sole entra nella Vergine, nella stessa ora fondi in­
sieme le quattro Pietre; appena il tutto si sarà raffreddato, deve
essere pestato in un mortaio di vetro, e emanerà luce come un
lampo; ricoprilo per ripararlo dall'aria, e quando sarà freddo,
inseriscilo nel grande cristallo e chiudilo: risplenderà come un
baleno; se ti è possibile, le pietre, del peso di 4 mezze once, de­
vono essere fuse di domenica, e altrettanto le 4 pietre semplici,
del peso di mezza oncia l'una, da inserire nei piccoli cristalli;
in alto, invece, deve essere messo il Fuoco del Signore. Queste

348
pietre devono essere tutte costellate73• In questa luce meravi­
gliosa puoi vedere tutto ciò che vuoi. Se il tuo cuòre e la tua
anima sono uniti a Dio, non ti sarà difficile realizzare tale og­
getto, ma se non lo sono, avrai da combattere; e se la tua natura
è una dimora oscura, sotto Saturno, desisti immediatamente
dal farlo, per non cadere in disgrazia e perché le tenebre non ti
gettino sul cammino qualcosa d'altro.
Se invece possiedi questo oggetto e vuoi utilizzarlo, devi farlo
in una stanza completamente isolata, nella quale si collochino un
nuovo tavolo, al quale nessuno si sia ancora seduto né abbia man­
giato o bevuto, e sette sedie nuove, secondo il numero dei sette
pianeti, e che ogni sedia sia disposta intorno al tavolo, secondo
il numero dei pianeti e contrassegnata dal carattere di ciascuno
di questi, affinché restino consacrate ai 7 arcangeli. Poi prendi
l'astuccio, estrai l' Urim, appoggialo sul tavolo, e ponigli accanto
due candele di cera accese74, cadi in ginocchio, e prima di pren­
dere in mano alcunché, confessa i tuoi peccati davanti al Signore,
con piena abnegazione; abbi accanto a te un profumo in polvere
preparato con mastice, mirra e benzoe75, e gettane un cucchiaio
pieno su un fuoco di carboni, nel nome della santa Trinità, in
continuo raccoglimento nel Signore: il tuo quadruplice fuoco
luminoso, grazie a una forte esaltazione, si muoverà nel grande
ovale mediano, emettendo potenti raggi; allora prega così:

73 Cioè preparate secondo le costellazioni planetarie.


7' Nella Magia divina (p. 534) si aggiunge: •Se i presenti fossero più di sette,
gli altri devono restare in piedi. [ . . . ] I nunagina di vedere con i tuoi occhi, e
ordina ai presenti di porsi proni con il viso a terra e di sacrificarsi in nome
di Gesù al Padre celeste. [ . . . ] Prepara un turibolo d'oro, mettici un cucchiaio
pieno di un incenso costituito da mastice, benzoino e mirra, e comincia a
fare fumo sull' Urim verso i 4 angoli della Terra. [. . .] Nel frattempo tutti i pre­
senti devono stare proni con il viso a terra e volgere il loro cuore a Dio. Chi
è intento all'operazione, una volta terminata, deve anch'egli fare lo stesso e
recitare la preghiera [ ... ]••. In questo testo, che considera I' Urim appannaggio
della Confraternita (della Rosacroce d'Oro), vi sono ulteriori dettagli non
più presenti nel Libro delle Meraviglie stampato.
75 Resina balsamica estratta dalla corteccia di una pianta orientale, il ben­

zomo.

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O TETRAGRAMMATON, forte e potente Dio e saggio Creatore che
siedi al di sopra dei Cherubini e dei Serafini, io ti lodo e ti glorifico e
ti prego, io che sto di fronte a te come povera terra e cenere, e ti prego
di essere clemente con me, per amore di Gesù Cristo, mio redentore e
salvatore, di poter vedere, solo con il permesso del tuo grande Spirito, ciò
che potrebbe essermi utile e benedetto in questi puri e concentrati spiriti,
a lode e gloria della tua divina Maestà.
Poi alza gli occhi, e vedrai in lontananza ciò che desidéri,
qualunque cosa sia, ma tieni tutto per te; e quando avrai visto
tutto ciò che desideravi, ricadi in ginocchio a mani giunte, e
ringrazia il tuo così amorevole Creatore e Sostentatore che ti
ha fatto conoscere i suoi Misteri, poi rimetti l'Urim nell'astuc­
cio e richiudilo, e chiudi la stanza dietro di te, affinché nessuno
possa accedervi.

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