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Antonio Ciaralli

UN PANORAMA DELLE FONTI RELATIVE AGLI ASSETTI DELLA PROPRIET FONDIARIA NELLAGRO ROMANO

Parlare di assetti della propriet significa partire dalla considerazione, divenuta ormai ovvia e banale, che il concetto di propriet quale da noi oggi inteso, cio il dominio (quasi) assoluto e perfetto della e sulla res, si configura come il risultato di una lunga riflessione giuridica culminata e codificata nel Code Napolon, ma non costituisce, precisamente, il frutto di una costante evoluzione storica 1. E dunque si dovr prestare la massima attenzione nellusare tale concetto per il Medioevo e la stessa et moderna: sar opportuno rammentare che non di una propriet si pu parlare, ma di diverse propriet, tante almeno, quante sono le numerose utilitates nelle quali il bene terra pu essere frazionato. Potr quindi esistere, come in effetti esistita, una propriet del terreno disgiunta dalla propriet dei frutti (siano essi alberi o erbe) che insistono su quel terreno, stabilendo cos un dominio diretto non legato al dominio utile del fondo. In questa prospettiva si colloca uno degli aspetti qualificanti della ricerca avviata dallUniversit di Tor Vergata e rispetto alla quale il presente contributo vuole porsi come semplice sondaggio sulla attendibilit delle fonti: laspetto dei diritti promiscui, cio degli usi civici e dei domni collettivi, nella porzione di Agro Romano presa a oggetto di indagine 2. immaginabile la perplessit di qualcuno nel sentire associato al territorio intorno a Roma il forte vincolo legislativo rappresentato ancor oggi dai diritti di sfruttamento e godimento promiscui. Sembra essere lectio vulgata, infatti, che come ha scritto Marina Caffiero lAgro Romano sia esente da

Lopera che ha aperto nuovi orizzonti nella comprensione degli aspetti storico-giuridici legati alla propriet lormai classico P. GROSSI, Un altro modo di possedere, Milano, 1977; si veda ancora, dello stesso autore, Assolutismo giuridico e propriet collettiva, Quaderni fiorentini, 1990, pp. 505-555 e Il dominio e le cose. Percezioni medievali e moderne dei diritti reali, Milano, 1992; il valore polisemico assunto oggi dal termine propriet chiarito in A. GAMBARO, Le propriet, in Enciclopedia italiana di lettere scienze ed arti, Appendice 2000: Eredit del Novecento, Roma, 2001, pp. 724-742. 2 Per gli usi civici sono fondamentali i lavori di U. PETRONIO ed in particolare, oltre alla sintetica sistemazione complessiva della voce Usi civici della Enciclopedia del diritto, Milano, vol. XLV, pp. 930-953, Usi e demani civici fra tradizione storica e dogmatica giuridica, in La propriet e le propriet, a cura di E. Cortese, Milano, 1988, pp. 491-542.
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tali servit 3. In effetti, tale congettura parzialmente autorizzata se si guarda alle particolari condizioni giuridiche e storiche di questi territori, stretti da un forte vincolo di propriet e da una struttura economica fondata sul casale e sulla tenuta, unit produttive a tutti i frutti, come dicono le fonti, che pare lasciare scarso margine a diritti comuni. Senza contare poi lelevato grado di spopolamento delle campagne intorno a Roma, dominate dalla malaria, dal sistema della rotazione a terzeria, dallo sfruttamento estensivo dei suoli e dal pascolo dilagante. Ma uno dei corni del problema rappresentato proprio dallincertezza che, nonostante il gran numero di studi dedicato a questa regione o forse proprio per questo , grava su quella definizione che insieme geografica e topografica, ma anche amministrativa e giurisdizionale, e che sembra ancor oggi costituire un serio problema interpretativo. Che cosa si intende dunque esattamente per Agro Romano? Si tratta di una regione dai confini certi? E se s, quali sono? Sono domande che hanno trovato, da parte di storici, topografi e geografi, risposte spesso troppo sicure, pagando cos il prezzo di una generica inesattezza. E le oscillazioni tra una definizione e laltra non sono di poco conto. Ci si muove tra una identificazione dellAgro Romano col territorio del Comune di Roma e con quello dei comuni che, nel corso di questo secolo, sono stati ampliati a spese del municipio capitolino, o addirittura creati ex novo 4; identificazione sovranamente astorica, giacch la delimitazione dei confini sancita con intenti amministrativi a partire dal r.d.l. del 7 marzo 1935 sovente irrispettosa delle ragioni dettate dalla storia e rispecchia piuttosto lesito, talvolta giurisdizionale talaltra compromissorio, di lunghe controversie sorte, allindomani della riforma fiscale di Pio VII, tra la citt di Roma e le comunit contermini sulle rispettive circoscrizioni amministrative; e, come ha insegnato Salvatore Satta, insigne tra i civilisti di questo secolo, se il fine del processo il giudizio, allora la sentenza difficilmente potr stabilire la verit, rappresentando essa solo lespediente necessario per chiudere il processo medesimo. Secondo altre definizioni, lAgro Romano risulta compreso tra le pendici dei vari gruppi montagnosi, della Tolfa, dei Sabatini, Sabini, Prenestini, Albani e il mare per una superficie di circa 3500 kmq, offrendo in tal modo la delimitazione di un territorio enorme 5.

3 M. CAFFIERO, Lerba dei poveri. Comunit rurali e soppressione degli usi collettivi nel Lazio (secoli XVIII-XIX), Roma, 1983, si veda ad esempio a p. 18. 4 G. MARTIRANO-R.F. MEDICI, LAgro Romano un intenso popolamento, in Italia rurale, a cura di G. Barberis e G. DellAngelo, Roma-Bari, 1988, p. 295. 5 L. BORTOLOTTI, Roma fuori le Mura. Lagro Romano da palude a metropoli, Roma-Bari, 1988, p. 9.

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A complicare, e di molto, il quadro, spesso intervenuta lincongrua identificazione, presente proprio negli scrittori tradizionali di cose romane e testimoniata anche da un geografo del calibro di Roberto Almagi, dellAgro Romano con la Campagna di Roma, anchessa entit indeterminata e indeterminabile nella sua estensione territoriale. Questultima sarebbe per quegli scrittori (mi approprio di parole di Mario Sanfilippo) un territorio pi esteso del semplice Agro Romano, che partirebbe dalle vigne e orti del territorio suburbano fino ai limiti esterni della pianura intorno a Roma 6. Tuttavia dopo lavvertimento formulato da Lando Scotoni nel 1986, non pi lecito confondere i due termini: sovente scriveva infatti lo studioso i termini Agro Romano e Campagna Romana sono erroneamente usati come sinonimi, quasi indicassero lo stesso territorio. In realt con lespressione Campagna Romana un tempo sindicava londulata pianura intorno a Roma, circoscritta dal mar Tirreno e da indefinibili limiti terrestri: estreme propaggini dei Monti Ceriti e Sabatini, delle colline Sabine, dei Monti Cornicolani, Tiburtini, Prenestini e dei Colli Albani. Invece, con la locuzione Agro Romano era denominato un territorio che sostanzialmente coincideva con quello del Comune di Roma e come tale, nel Seicento, esso era assai pi ampio della Campagna Romana 7. Non sar sfuggito quellinciso cronologico che limita la descrizione dello Scotoni al Seicento, e anzi, con maggiore precisione, allultimo quarto di quel secolo, ovvero dopo lestensione, nel 1660, del Catasto Alessandrino. Il fatto che di Agro Romano si pu e si deve parlare, ma col patto che si impieghi tale termine come nomen generale, come via di comodo, cio, per indicare realt che solo allinterno di una precisa scansione cronologica assumono contorni definibili e, in certa misura, chiari. Ed probabilmente la variabilit cui sono andati soggetti i territori ricadenti nellambito di questa re-

J. COSTE-M. SANFILIPPO, Profilo storico della tenuta del Cavaliere, in La tenuta del Cavaliere. Una storia della Campagna romana, Roma Museo del Folklore 26 febbraio-9 aprile 1995, a cura di Paola O. Bertelli, Roma, 1995, p. 38 ma si veda ora M. SANFILIPPO, Agro Romano: storia dun nome e di tante realt diverse, in Studi in onore di Giosu Musca, Bari, 2001, pp. 445-453, saggio che ho potuto leggere per la liberalit e lamicizia dellAutore ancora dal dattiloscritto: giusto in tempo per trarvi idee, ma troppo tardi per eliminare dal mio intervento questa parte. 7 L. SCOTONI, Le tenute della Campagna romana nel 1600. Saggi di ricostruzione cartografica, Atti e memorie della Societ tiburtina di storia e arte, LIX (1986), pp. 187-261 e dello stesso autore Definizione geografica della Campagna romana, Rendiconti dellAccademia dei Lincei, IX, 4 (1993), pp. 647-667, saggi che si impongono non solo per gli aspetti topografici, ma anche per il rigore del metodo. Un lavoro a tutto campo proprio per il settore sudest di Roma, e promosso anchesso dallUniversit di Tor Vergata, quello di F.O. VALLINO-P. MELELLA, Tenute e paesaggio agrario nel suburbio romano sudorientale dal secolo XIV agli albori del Novecento, Bollettino della Societ geografica italiana, X, 12 (1983), pp. 629-679.
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gione la principale causa per la quale quanti hanno scritto intorno allAgro Romano hanno mancato di fornirne una chiara scansione territoriale. Ed di conseguenza questa stessa, la ragione delle differenze riscontrabili nella pur ridotta cartografia storica dellarea. Per uscire dallimpasse si potrebbe, forse, adottare una prospettiva diversa. Nella mancanza di una precisa definizione istituzionale di tali territori, quale io non sono stato in grado di trovare, la possibilit di ricostruire i contorni dellAgro Romano potrebbe legarsi a una delle sue funzioni pi specifiche, quella del rifornimento annonario dellUrbs caput mundi. La sua definizione in termini di territori, dunque, ricadrebbe al contempo sotto la valutazione di variabili istituzionali (ad esempio i provvedimenti economici relativi allannona, presi dai pontefici e dalle altre autorit affannatesi nel tentativo di assicurare rifornimenti costanti e continui alla citt e ai suoi abitanti) e di oggettive dinamiche storiche (flussi demografici, potentati politici, espansioni e resistenze delle comunit limitrofe). , in fondo, quanto sembra dirci la documentazione pervenuta allArchivio di Stato di Roma in occasione dellattivazione, nel 1955, del nuovo Catasto fabbricati. Nel versamento di materiale che ne segu, si ha quanto rimane delle carte della Cancelleria del censo di Roma (progenitrice diretta degli Uffici distrettuali delle imposte dirette). In un opuscolo conservato fra quelle carte e intitolato Notizie statistiche sullAgro Romano (1871) si dice che questa zona abbraccia il perimetro esterno che al di l delle vigne si estende per km 47 al punto pi remoto e per km 8 nel punto pi vicino. Esso comprende tutti quei latifondi che nei tempi di mezzo erano chiamate masse, oggid tenute. Di nuovo le tenute, dunque, e qui, forse pi che altrove, debbono valere quegli avvertimenti, giunti da pi parti, per uno studio particolareggiato, condotto sulle singole zone e sulle singole tenute. In ogni caso il problema di una conoscenza pi precisa e articolata della dinamica della struttura proprietaria della regione laziale ha scritto Guido Pescosolido resta ancora aperto e dovrebbe essere oggetto di una ricerca sistematica possibilmente articolata a livello dei singoli comuni e delle diverse categorie proprietarie 8. Si pensi, ad esempio, alla variabilit del numero delle tenute dellAgro: Lando Bortolotti ne indica la consistenza in 388; per Lando Scotoni, che lavora sul Catasto Alessandrino, sono 424; il Libro dei casali del 1600, pubblicato da Jean Coste, ne enumera 540 9, ma vi include anche citt, localit e ca-

G. PESCOSOLIDO, Usi civici e propriet collettive nel Lazio dalla rivoluzione francese alla legislazione dello Stato italiano, Nuovi annali della facolt di Magistero dellUniversit di Messina, 5 (1987), p. 640. 9 J. COSTE, I casali della Campagna romana allinizio del Seicento, Archivio della Societ romana di storia patria, XCII (1969), pp. 41-115.
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stelli che con lAgro propriamente detto non devono aver avuto niente a che fare; per la relazione della Cancelleria del censo prima citata, sono 360; per Nicola Maria Nicolaj, che riferisce i dati del Catasto annonario, sono 362 10; per la carta del Cingolani, infine, 411. E le differenze non sono solo in relazione ad accorpamenti e fusioni delle diverse tenute. Si pensi, ad esempio, al castrum di Lunghezza o alla localit di Morena, divenute Wstungen nel corso del XIII secolo e quindi ricadute allinterno del sistema dellAgro Romano, e come questo caso potr essere avvenuto anche il contrario, cio localit ripopolate e quindi tornate sotto il precedente regime di sfruttamento delle risorse. Oppure si prendano in considerazione le tenute di Verzano e Casale delle reverende monache di San Lorenzo Panisperna che il Catasto Alessandrino include nellAgro pur essendo luna sotto SantOreste e laltra compresa nel territorio di Tivoli. Ma non basta. Spesso si sono verificate liti intorno ai confini delle singole tenute la risoluzione delle quali ha comportato scorpori, anche considerevoli, di porzioni di territorio in favore di altre comunit. A fronte di questa situazione lidea di tracciare un panorama degli assetti della propriet nellAgro Romano pu apparire, e probabilmente lo , temeraria, stretti come essi sono da una normativa ancor oggi complessa e non priva di ambiguit, oggetto di dispute nella stessa elaborazione dottrinaria e giurisprudenziale e aperti, per contro, agli ampi spazi della storia economica e fiscale dello Stato Pontificio e della politica, non solo finanziaria, anche dei nostri tempi. In effetti, da un punto di vista storico, si potrebbe e dovrebbe ricorrere a ogni tipo di fonte: dalla documentazione epigrafica agli atti notarili, dalle cartografie allelaborazione teorica intorno a natura ed estensione degli usi promiscui, particolarmente viva nelle province ex pontificie. Ma se si volesse prestare ascolto alla voce dello storico del diritto che sottolinea lurgenza delle verifiche demaniali (cos Ugo Petronio, uno dei maggiori esperti in materia di usi civici), si potrebbero tracciare percorsi di una ricerca mirata e funzionale, desiderosa non di sostituirsi a competenze tecniche raffinate e specialissime, ma di prestare a esse un valido contributo. Quali fonti sarebbero, dunque, da privilegiare? A un diplomatista, la risposta non lascerebbe margine al dubbio e, in una materia ricca di implicazioni giurisdizionali, il suo sguardo si volgerebbe spontaneamente alla documentazione di matrice istituzionale e comunque dotata delle caratteristiche tipiche del do-

N.M. NICOLAJ, Memorie, leggi ed osservazioni sulle campagne e sullarmonia di Roma, Parte seconda: Del catasto daziale sotto Pio VII e delle leggi annonarie, con una nuova pianta delle Campagne, Roma, 1803, pp. 217-219.
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cumento che si soliti definire pubblico nel senso pi largo del termine e nella prospettiva pi dinamica e moderna della disciplina. Dunque, per uscire dallindeterminatezza, e portare solo qualche esempio: 1) innanzitutto la documentazione catastale, che non limitata alla cartografia, ma si sostanzia di brogliardi (come nel caso del Catasto Gregoriano), o di allibrazioni, o di assegne (com il caso degli altri catasti pontifici). Le scritture catastali nel loro complesso, per essere determinate da un atto di imperio sovrano, per essere redatte da pubblici ufficiali che le sottoscrivono autenticandole (agrimensori, segretari di cancelleria, eccetera), per aver seguito un preciso iter di pubblicazione (che prevedeva, tra laltro, la loro pubblicit ai fini del ricorso), per essere conservate in pubblici uffici (la Cancelleria comunale e la Cancelleria del censo, prima, lArchivio di Stato, poi), possono certamente definirsi, come stato fatto (da chi ha aperto in questo campo quella prospettiva di cui sopra si diceva 11), documenti pubblici. In quei catasti, allora, che prevedevano esplicitamente la menzione di servit passive esercitate sui fondi rustici (com il caso del Piano e, per lAgro, del Gregoriano), la dichiarazione dellesistenza di usi promiscui in determinati territori costituisce prova di diritto che in quel preciso momento tali diritti fossero riconosciuti. 2) Sullo stesso piano sono da porsi i documenti prodotti, e in parte in quelli conservati nei loro archivi, dalle Congregazioni deputate al controllo delle amministrazioni delle comunit. Prima fra tutte la Congregatio de bono regimine (Buon Governo). Nelle tabelle comunitative a essa inviate, infatti, si leggono spesso, come cespite dentrata, le vendite dei frutti di diritti comuni. Nelle carte del Tribunale dellAgricoltura, istituzione cui era demandato il contenzioso per tutto ci che si riferiva alla conduzione delle terre, si trovano numerose cause e relative decisioni, che forniscono notizie preziose sullargomento. Ma interessanti sono anche, sempre fra le carte del Buon Governo, tutte le petizioni e le lamentele rivolte dalle comunit contro malvagi amministratori, usurpatori o contro gli stessi provvedimenti legislativi pontifici. Documenti certo di parte e non sempre pubblici, nel senso anzidet-

Lindirizzo innovativo negli studi diplomatistici in parte ritrovabile negli studi di G. NI(tra i quali Il documento privato italiano nellalto medioevo, in Libri e documenti dItalia: dai Longobardi alla rinascita delle citt, Cividale, 1996, pp. 153-198 e Fratture e continuit nella documentazione fra tardo antico e alto medioevo. Preliminari di diplomatica e questioni di metodo, in Morfologie sociali e culturali in Europa fra tarda antichit e alto medioevo, atti della XLV Settimana di studio del Centro italiano di studio sullAlto Medioevo, Spoleto, Presso la sede del Centro, 1998, pp. 953-984), in parte frutto del suo insegnamento. Limportanza dei catasti come fonte di natura istituzionale non sfuggita a S. PASSIGLI, Ricostruzione cartografica e paesaggio nel Catasto Alessandrino, Archivio della Societ romana di storia patria, 114 (1991), p. 164.
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COLAJ

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to, tuttavia spie precise di aspirazioni, desideri e, talvolta, stati di fatto. 3) Ancora da non dimenticare sono gli atti notarili, importanti non solo perch redatti da un operatore professionista dotato, dal Basso Medioevo in poi, di publica fides, ma anche e soprattutto perch consentono di cogliere evoluzioni a volte decisive, quando tali atti siano compiuti sulla scorta di una normativa precisa in materia, ad esempio, di affrancazione. Si deve infatti tener conto del fatto che, pur non avendo rivestito un ruolo risolutivo, come invece avvenuto in altre parti (Granducato di Toscana), la legislazione dello Stato Pontificio stata abbastanza ricca e ha prodotto anche alcuni risultati. Nei soli primi cinquantanni del secolo XIX, fino alla seconda restaurazione dopo il brevissimo periodo della Repubblica romana, le leggi in materia di usi civici sono state quattro, mentre tra il giugno 1888 e lagosto 1894, sempre per le province ormai ex pontificie, lo Stato italiano ha promulgato ben cinque disposizioni legislative e un regolamento 12. Tutta questa legislazione mirava allo scioglimento delle servit promiscue: quali terre dellAgro Romano, se ve ne sono state, furono affrancate? Le conseguenze della situazione dincertezza nella quale ancora per larga parte ci si muove sono, come si pu bene immaginare, di grande portata. Il problema investe, infatti, cospicui interessi economici e coinvolge, in questi nostri travagliati tempi moderni, anche esigenze che il giurista, dal suo punto di vista forse troppo elitario e dogmatico, tende a guardare con una certa riprovazione, ma che sono invece sempre pi urgenti e vitali: le esigenze della tutela ambientale. Tutela che risulta in un certo qual modo stimolata dallestensione di un vincolo paesistico sulle terre di uso civico promossa dalla legge Galasso. Limportanza dellargomento enorme; affrontarlo e, quando possibile, risolverlo, potrebbe significare, tra laltro, un espediente, lultimo forse rimastoci, per salvare qualche brandello di una realt agricola e storica destinata inevitabilmente a sparire sotto il peso della pressione dirompente della grande metropoli: la realt dellAgro Romano e delle campagne intorno a Roma.

12 U. PETRONIO, Qualche spunto sulla questione demaniale in Italia prima della legge Zucconi, in Usi civici e propriet collettive nel centenario della legge 24 giugno 1888. Atti del Convegno in onore di Giovanni Zucconi (1845-1984), a cura di P.L. Falaschi, Camerino, 1991, pp. 43-77.

Francesca Cicioni

ISTITUZIONI E GIUSTIZIA CASTELLANA: GLI STATUTI DI NEMI, ROCCA PRIORA, COLONNA, GENZANO, ARICCIA TRA CINQUECENTO E SEICENTO

Nel clima di rinnovato interesse degli storici per la legislazione statutaria, valorizzata nellultimo trentennio per il suo vasto potenziale informativo, larea degli odierni Castelli Romani appare ancora poco studiata, malgrado le iniziative promosse dallIstituto Storico Italiano gi nei primi decenni del XX secolo per la pubblicazione degli Statuti della Provincia Romana 1. Infatti, dei dieci statuti castellani giunti sino a noi, sono stati finora pubblicati solo quelli di Frascati 2 e Rocca Priora 3; sono scarsi, per di pi, gli studi informati alle pi aggiornate metodologie storiografiche. La ragione di tale disattenzione potrebbe essere ascritta alla tarda datazione di questi testi, tutti risalenti, nellultima e unica tradizione manoscritta, al giro di anni compreso tra 1514 e 1615, motivo forse discriminante ed esclusorio rispetto al gran numero di statuti det medioevale pervenutici. La lettura comparativa che qui si propone si limiter ai quattro statuti castellani inediti di Nemi, Colonna, Genzano e Ariccia, corroborata da quello edito di Rocca Priora; solo un avvio dunque. La necessaria e auspicabile integrazione con altre fonti documentarie coeve potrebbe consentire in futuro dilluminare pi in profondit gli aspetti di una realt variegata, ma nel contempo caratterizzata da forti tratti di omogeneit in ambito giuridico, sociale ed economico. Questi statuti, non sempre pervenuti in originale, sono in alcuni casi trascrizioni e volgarizzamenti aggiornati di testi pi antichi, a volte invece elaborazioni cinque-seicentesche in latino, affiancate da una redazione in volgare, come testimoniano le copie semplici degli statuti di Ariccia e Genzano, tratte da qualche notaio forse ad uso privato.

1 Statuti della Provincia Romana, a cura di F. Tomassetti, V. Federici e P. Egidi, Roma, Istituto Storico Italiano per let moderna e contemporanea, I, 1910 (Fonti per la Storia dItalia, 48) e II, 1930 (Fonti per la Storia dItalia, 69); per un primo orientamento sulla legislazione statutaria dei Castelli Romani vedi R. LEFEVRE, Le comunit dei Castelli Romani e i loro statuti (secoli XVI-XVII), Studi Romani, XXVI, 1978, 7, pp. 161-177. 2 A. ILARI, Frascati tra Medioevo e Rinascimento con gli statuti esemplati nel 1515 e altri documenti, Roma, 1965. 3 Lo statuto di Rocca Priora del 1547, a cura di R. Lefevre, Roma, 1982.

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Lo statuto di Nemi, per esempio, il pi antico fra i cinque considerati, pervenuto in un unico esemplare, copia autentica del 31 agosto 1514. Nellexplicit dello statuto il notaio incaricato di redigerlo, Bernardino di Giovanni Belli dei Paganelli di Idro vicario et offitiale del decto castello, dichiara di averlo estratto dal suo originale che era in due libri, uno latino, laltro volgare per essere el suo originale diructo et caduco 4. Lo statuto di Rocca Priora 5, secondo in ordine cronologico, un originale redatto in volgare, datato 17 agosto 1547, che recenti ricerche darchivio hanno riportato alla luce tra le carte del Fondo Borghese dellArchivio Segreto Vaticano 6. Lo statuto di Colonna invece, non datato ma che per motivi interni dovrebbe ascriversi alla prima met del Cinquecento 7 , sembrerebbe qualificarsi, nel retoricissimo prologus ab origine mundi, come una compilazione ex novo 8. Lo statuto di Genzano, redatto nel 1565, giunto a noi in un unico esemplare, una copia semplice, in volgare, del XVII secolo, tratta da un originale ora deperito 9. Lo statuto di Ariccia, infine, il pi recente: datato 1610-1615 ed tradito in diversi esemplari 10, tra i quali si presa in considerazione una copia semplice della met del XVII secolo, redatta in volgare, conservata presso la Biblioteca del Senato. Notevole la difformit tra gli statuti presi in esame, talch impossibile stabilire delle tipologie ricorrenti, dei modelli comuni, anche nel caso di appartenenza al dominato della medesima famiglia baronale 11.
Statutii del castello de Nemo, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ms. Chigiano, I, 1, 17, c. 13v b. Statutum communitatis, universitatis et hominum castri Roche Prioris, Archivio Segreto Vaticano, Fondo Borghese, Serie IV, 301. 6 Cfr. R. LEFEVRE, Ritrovato lo Statuto di Rocca Priora del 1547, Castelli Romani, 1977, 7, pp. 75-78. 7 A. ILARI, Frascati, cit., p. 135 propone lanno 1506; L. BERTONI, Floridi, Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, 48, Roma, 1997, pp. 338-339, propone lanno 1510; ma vedi anche F. PETRUCCI, Colonna, Camillo, in Dizionario Biografico degli Italiani, 27, Roma, 1982, pp. 279-280, che sposta la redazione dello statuto in epoca imprecisata, pi tardi del 1506. 8 Statuta castri Columnae, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 9878, c. 2v: [] animadvertens illustrissimus dominus Camillus Columna, quod amenissimum castrum Columne sine statutis regitur, iussit ea fierii et missi scribere mandavit, exposcentibus atque supplicantibus officialibus et hominibus dicti castri Columne, qui multum propterea commendandis existunt. 9 Statuta oppidi Cynthiani, Albanensis diocesis, Archivio di Stato di Roma, Statuti 28. 10 Consignatio Statutorum terrae Ariciae et promissio de illa observanda inter illustrissimum et eccellentissimum dominum principem Sabellum et Communitatem dictae terrae Aricciae, Biblioteca Corsiniana, Ms. Cors. 1316 34 a 16; Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, Biblioteca del Senato, Statuti Mss. 595; [Delli Statuti della terra della Riccia], Biblioteca Apostolica Vaticana, R.G. Storia, IV, 7505. 11 Agli inizi del XVI secolo le comunit castellane sono quasi tutte raggruppate sotto la dominazione delle due importanti famiglie dei Colonna (a Nemi, Frascati, Colonna) e dei Savelli
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noto che la ripartizione dello statuto in libri (articolati in capitoli individuati da rubriche), realizzata secondo un pi moderno criterio di razionalizzazione normativa a partire gi dalla seconda met del XII secolo, corrispondeva a una distribuzione del materiale normativo in quattro o cinque sezioni riguardanti il diritto pubblico, la giustizia civile, la giustizia penale, le materie di interesse pubblico e, in ultimo, la casistica relativa ai risarcimenti dei danni (i cosiddetti damna data). Gli statuti di Nemi e Genzano, rispettivamente composti di 80 e 85 capitoli, non sono divisi per materie e quindi aderiscono ancora a un modello statutario arcaico, connotato dallindivisione del materiale normativo e dallaccumulo alluvionale delle norme. Al contrario, lo statuto di Rocca Priora, precedente quello di Genzano di soli otto anni, diviso in quattro libri introdotti da una prolusione; gli statuti di Colonna e di Ariccia sono divisi in tre libri e presentano, a differenza delle altre compilazioni statutarie considerate, un tenore molto accurato, attento nei contenuti ai modelli e agli spunti provenienti dallelaborazione giuridica coeva. La compilazione degli statuti in questione affidata al notaio del castello che nella maggior parte dei casi esaminati anche vicario del signore , ma con la partecipazione di una rappresentanza della comunit nelle persone dei massari, in qualit di garanti della ricezione delle consuetudini locali. Solo nel caso di Colonna la compilazione dello statuto si configura come atto unilaterale che procede dal signore 12, diretto a una comunit che sembra essere esclusa dalliter formativo della compilazione normativa 13. Segnalo che lo statuto di Nemi, approvato da Marco Antonio Colonna, redatto dal notaio e vicario pro tempore Bernardino di Giovanni Belli dei Paganelli di Idro, il medesimo che lanno successivo esempl, sempre su richiesta di Marco Antonio Colonna, e sempre in qualit di vicario pro tempore, gli statuti frascatani. Degno quindi di nota appare, per lepoca e la zona, il contesto eminentemente signorile da cui gli statuti castellani scaturiscono 14: essi sono, in qual(a Rocca Priora, Castel Gandolfo, Albano e Ariccia); cfr. R. LEFEVRE, Le comunit dei Castelli Romani, cit., p. 165. 12 In calce a ogni libro segue infatti la sottoscrizione autografa di Camillo Colonna: Placet et ita mandamus observari, Camillus Columna. 13 Statuta castri Columnae, c. 2v. 14 Negli anni dellesilio avignonese, infatti, la propriet baronale si era accresciuta molto a danno di quella ecclesiastica, soprattutto nelle province di Campagna e Marittima, cfr. A.M. GIRELLI, Il problema della feudalit nel Lazio tra XVII e XVIII secolo, in La rifeudalizzazione nei secoli dellet moderna: mito o problema storiografico?, Atti della 3 giornata di studi (28 settembre 1984) dellUniversit di Verona, Studi storici Luigi Simeoni, XXXVI, Verona, 1986, pp. 109-131.

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che modo, concordati tra il signore e la comunit ma sono sottoposti alla sola approvazione del signore. In seguito una clausola della bolla di Sisto V Ad Romanum pontificem decet del 1589 ribad ancora una volta la riserva papale dellapprovazione degli statuti. Tuttavia, almeno per il caso dello statuto di Ariccia, lunico pubblicato successivamente alla bolla sistina, questa norma sembra rimanere lettera morta. Ci che emerge da un primo esame, e che trova conferma in alcune sezioni degli statuti dedicate principalmente alle esigenze peculiari delle comunit, che la diversit strutturale del corpo statutario in relazione diretta con la grandezza e il grado di sviluppo della comunit. Nel caso di Nemi ancora sufficiente il vecchio statuto, nuovamente esemplato a detta del redattore perch ormai inutilizzabile 15; si pu ipotizzare che anche lo statuto di Genzano abbia mantenuto inalterati i caratteri originali, salvo alcuni lievi aggiornamenti cui si fa cenno nel prologo 16. La dimensione ridotta e la mancanza di sistematicit degli statuti di Nemi e Genzano non sono dunque sintomo darretratezza: il testo funzionale alla situazione politico-economica delle comunit, e si mostra sufficiente a regolamentarne la vita. Infatti entrambe le comunit, di modeste dimensioni e collocate luna di fronte allaltra sul lago di Nemi, vivono nel medesimo contesto ambientale, cui corrisponde un simile sviluppo economico. Ma quando la crescita sociale ed economica di una comunit spinge verso una modificazione o aggiornamento delle norme statutarie, si verifica un aumento del materiale tale da imporre un ordinamento per materie, come nel caso degli statuti di Rocca Priora e Ariccia. Lo statuto di Rocca Priora riflette al suo interno limmagine di una comunit in espansione, che a partire dal Quattrocento registra un incremento demico ed economico non trascurabile 17. Ad esempio il capitolo XVIII del libro degli Extraordinaria (sotto il quale venivano raggruppate le materie eteroge15 Lo statuto di Nemi copia tratta da parola in parola dagli antichi statuti che certamente, allepoca della redazione cinquecentesca, erano ormai illeggibili se il notaio si limita a trascrivere la sola rubrica del capitolo 80, annotando: non sono nello orriginale. Nel 1514 non avvenne quindi una revisione dello statuto, ma furono recuperati dalla distruzione operata dallusura del tempo i vecchi statuti nemorensi, scritti in volgare romanesco; dialetto questo non appartenente al notaio, che anzi era originario di Idro. Per la datazione dello statuto e altre notizie si rimanda a R. RICCI, Gli statuti del castello di Nemi, Rivista italiana di Scienze giuridiche, XII, 1891, pp. 54-59. 16 Statuta oppidi Cynthiani, c. 1r: [] Essendo dordine nostro revisti e redatti a[lcuni] luoghi [e] dove rihan tenute bisogno riform[are] lordini e statuti che si contengono in questo volume, di certa nostra scienza li confermiamo []. 17 G. TOMASSETTI, Sale e focatico del Comune di Roma nel Medioevo, Archivio della Societ Romana di Storia Patria, XX, 1897, pp. 313-368; cfr. G. TOMASSETTI, La Campagna Romana antica, medioevale e moderna, nuova edizione aggiornata a cura di L. Chiumenti e F. Bilancia, Firenze, 1979, IV, p. 535.

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nee quovis titulo di interesse pubblico), accanto a norme per la costruzione, lagibilit e la pulizia delle strade pubbliche prevede lelezione di due huomini viali preposti alla manutenzione delle stesse 18, cos come a Roma agli inizi del Quattrocento era stata ripristinata da Martino V la magistratura municipale dei magistri aedificiorum et stratarum Almae Urbis 19. Si tratta di un caso isolato rispetto agli altri statuti esaminati, dove le disposizioni in materia si limitano a indicare lobbligo per il cittadino di mantenere pulito lo spazio antistante la propria abitazione nel giorno del sabato 20. La normazione statutaria offre una ricca messe di dati, di spunti, di suggerimenti per le ricerche sulla storia economica, giuridica, sociale delle comunit che la adottarono, ma in questa sede verranno analizzati in particolare lordinamento civile e giudiziario. Dai testi statutari si ricava la presenza attiva e operante allinterno delle comunit di un piccolo nucleo di individui che svolgono funzioni di tipo pubblico. Presente ovunque la figura del vicario, eletto e rappresentante dellautorit del signore presso la comunit, svolge principalmente funzione giudiziaria 21 ed
18 Statutum castri Roche Prioris [Extraordinaria], XXVIII, De via aptanda et mensura hadibenda a vialibus. Statuimo et ordinamo, che li massari debbiano et possano eleger dui discreti huomini viali li quali habino piena autorit in tutte vie publiche, dar la via secondo il bisogno de via che havesse a passar strame sia larga una canna et mezza de mesura et tutte altre strade cio vicinali se debbiano dar de una canna larghe, et fatto che serr commandamento per li viali et datollo termine ad acconciarla et moderarla, qualunque contrafacesse et non obedisse de acconciar dette vie sia punito in solli diece per ogni volta et debbia pur acconciare et moderare dette vie. Ancora, tutti vicini havessero fratte canto le vie le debbiano tagliare et levar et alargar le vie, et se debbia far bannire per lo vicario che infra termine de quindici d se debbiano acconciar et moderare, et chi contrafacesse sia punito in solli diece. 19 Per la storia di questa magistratura romana si veda F. BARTOLONI, Documenti inediti dei Magistri aedificiorum Urbis (Secoli XIII-XIV), Archivio della R. Deputazione romana di storia patria, LX, 1937, pp. 191-230, ora in ID., Scritti, a cura di V. De Donato e A. Pratesi, Centro italiano di studi sullAlto Medioevo, Spoleto, 1995, pp. 41-80 e da ultima C. CARBONETTI, Documentazione inedita riguardante i magistri edificiorum Urbis e lattivit della loro curia nei secoli XIII e XIV, Archivio della Societ romana di storia patria, 113, 1990, pp. 169-188 e EAD., La curia dei magistri edificiorum Urbis nei secoli XIII e XIV e la sua documentazione, in Roma nei secoli XIII e XIV. Cinque saggi, a cura di E. Hubert, Roma, Viella, 1993, pp. 1-42. Per unepoca pi vicina a quella qui trattata si veda M.G. PASTURA RUGGIERO, La Reverenda Camera Apostolica e i suoi archivi (secoli XV-XVIII), Roma, 1987, pp. 100-118. 20 Nello statuto di Colonna per, a c. 22v, si trova notizia della presenza di una categoria di ufficiali comunali detti vialii o periti; riporto qui di seguito il testo integrale del capitolo: Statuta castri Columne, II, Maleficiorum, De pena fodentis torale, Rubrica 68, Statuimus quod siquis foderit torale iuxta viam publicam vel vicinalem vel carrariam devastando in totum vel in partem, condemnetur pena ducatorum duorum et damnum et expensas emendet damnum passo iudicio vialium communis seu peritorum. 21 Le funzioni del vicario sono chiaramente descritte negli Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, I, 1, Circa loficio del vicario, essequtore, e balio. Primieramente statuimo et ordi-

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garante dellosservanza degli statuti 22. Al termine delloperato tassativamente sottoposto a sindacato. A Rocca Priora la carica dura, significativamente, sei mesi 23, onde evitare che una tale concentrazione di potere possa accrescere lautorit dellinvestito che, in qualit di notaio, anche esecutore degli atti civili. In genere il vicario non riceve stipendio, ma percepisce delle entrate per il rilascio degli atti giudiziari e la stipula degli atti fra privati: spesso infatti presente negli statuti una tavola o un capitolo circa il pagamento di tali atti. Solo ad Ariccia il vicario riceve un salario e unabitazione cui provvede la comunit 24. Al vicario quale rappresentante del signore si contrappone la magistratura dei massari, a Colonna detti anche decurioni o anziani priori. Il numero dei massari variabile da quattro a sei, e lincarico generalmente annuale. I massari rappresentano la comunit, tuttavia a Genzano la scelta dei componenti della magistratura fortemente condizionata dal controllo signorile: tre massari su sei sono di nomina baronale, gli altri sono proposti dai massari uscenti 25. A Rocca Priora vengono nominati dal vicario e dai quattro massari uscenti, ma sono confermati dal signore 26. Solo ad Ariccia la scelta dei massari ricade esclusivamente allinterno del Consiglio (daltra parte, solo ad Ariccia presente un Consiglio con funzione deliberativa) 27. Ai massari spetta lamministrazione corrente della comunit: essi possono arbitrare cause civili e intervenire nelle contese relative ai danni dati. A Rocca Priora, dove ad essi dato maggior potere, in assenza del vicario ne esercitano lautorit con facolt di comminare pene pecuniarie 28. A Colonna partecipano allamministrazione della giustizia civile: uno di loro tenuto omnibus diebus dominicis ad assistere il vicario in giudizio, in qualit di garante degli statuti e delle tabulae e di supervisore sul corretto an-

niamo che il vicario da eleggersi di tempo in tempo da noi sia et esser debba giudice ordinario di detta terra nelle cause civili, criminali, danni dati, et in tutti glaltri casi concernenti la giurisdizione e con le nostre patenti nellatto delladmissione debba giurare in mano dei massari pro tempore losservanza deglinserti statuti senzalcuna passione, amicizzia, odio o vero prezzo. 22 Statuta oppidi Cynthiani, I, Del giuramento del vicario. In prima statuimo et ordiniamo che l vicario il gli sarr deputato dallillustrissimo signore al regimento del castello di Genzano sia obligato et tenuto, innanzich cominci ad esercitare dettofficio, giurare dosservar linfrascritti statuti, remota ognamicitia, parentela, ira, odio, preghiera, et guadagno sotto la pena dellarbitrio di sua signoria illustrissima. 23 Statutum castri Roche Prioris, Civili, VII, De iuramento vicarii et sua electione. 24 Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, I, 1: [] Il qual vicario per il suo salario habbia giuli trentasette e mezzo il mese e lhabitazione per il tempo che vi star. 25 Tra i massari designato dal signore anche un camerlengo, vedi Statuta oppidi Cynthiani, v, Dellelettione delli massari. 26 Statutum castri Roche Prioris, Civili, I, De electione massariorum. 27 Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, I, 3, De i massari, loro elezzione et ufizzio e de guardiani e stimatori. 28 Statutum castri Roche Prioris, Civili, II, De potestate massariorum.

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damento delle procedure, al fine di contrastare eventuali abusi di potere 29. loro affidata anche la riscossione delle imposte comunitarie e delle gabelle con lobbligo, a Rocca Priora e ad Ariccia, di registrare le operazioni finanziarie condotte durante lo svolgimento delle loro funzioni; ad Ariccia, in particolare, i massari hanno lincarico di esigere dazi e imposizioni, tanto camerali quanto comunitarie 30, di stabilire i prezzi delle robbe venali pertinenti la grascia, e di illustrare a fine operato il bilancio comunitario indicando tutte le entrate e le uscite 31. Un corpo di guardiani poi presente in tutte le comunit 32: essi hanno il compito di vigilare sulla comunit e sul territorio ad essa pertinente e di sovraintendere ai risarcimenti per i danni dati. Nominati dai massari in numero variabile e coordinati da un capoguardiano, sono coadiuvati a Rocca Priora, Colonna e Ariccia dagli extimatores o appretiatores dei danni arrecati alle cose. A Rocca Priora sono menzionati anche dei guardiani delle porte, sottoposti agli ordini del mandatario, che svolgono funzione di corpo di guardia per la difesa della comunit 33.
29 Statuta Castri Columne, II, Maleficiorum, 100, De officio massariorum et eorum electione. [] statuimus quod massarii castri Columne qui pro tempore erunt teneantur sicque exequi debeant ut singulis quibusque diebus dominicis, in quibus post prandium per vicarium ius reditur, adesse debeat unus ex ipsis massaris et assistere vicario, dignitate officii servata, et commone facere vicarium circa observantiam statutorum et tabularum; et si contigerit vicarum aliquas extorsiones facere, minime patiantur, significando vicario talia esse prohibita astantis qui si monitus non destiterit et se in finibus sui officii continuerit, coram illustrissimo domino vel illustrissima domina eius consorte proponant causas et iustas eorum querelas quam benigne exaudientur []. 30 Il progetto ecclesiastico di un livellamento fiscale da applicare in tutte le terre dello Stato pontificio diede lavvio a una serie di interventi che percorsero tutto il Cinquecento: venne infine promulgata il 15 agosto 1593 la bolla Pro commissa, che introduceva presso le comunit lobbligo di compilare una tabella in cui fossero illustrati il bilancio consuntivo e preventivo della comunit al fine di consentire unesatta ripartizione delle imposte e il cui controllo venne affidato a una commissione speciale detta del Buon Governo, istituita con la bolla De bono regimine il 30 ottobre 1593, cfr. Larchivio della Congregazione del Buon Governo (15921847), inventario a cura di E. Lodolini, Roma, 1956. Queste riforme, che avrebbero dovuto colpire tutte le comunit, non vennero mai recepite nei luoghi baronali. Lo statuto di Ariccia, successivo alla promulgazione della bolla, lunico a menzionare i pesi camerali e lobbligo di tenere dei registri di bilancio. Troviamo inoltre un eccezionale riferimento alla riscossione dei pesi camerali nei tre bandi di Giuliano Cesarini signore di Genzano, emanati negli anni 158384, accorpati allo statuto del 1565: in essi si fa riferimento alla difficolt desazione presso la comunit dei pesi camerali che comporta il ricorso alla chiusura delle porte del castello per evitare la fuga dei debitori insolventi. Il terzo bando in particolare specifica che le porte devono essere serrate dai massari almeno tre volte nelle quali tre volte entrino almeno otto d! 31 Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, I, 3, De i massari, loro elezzione et ufizzio e de guardiani e stimatori. 32 Cfr. Statutii del castello de Nemo, III; Statuta castri Columnae, III, Damnorum datorum, 6; Statutum castri Roche Prioris, Maleficia, XXXVIII, Damna data, VII; Statuta oppidi Cynthiani, IX, XLVIII, LXXII; Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, III, 1 e 18. 33 Statutum castri Roche Prioris, Extraordinaria, XXV.

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A Nemi, invece, il servizio di vigilanza sulla comunit e sul territorio ad essa pertinente affidato a due conestabili, eletti dai vecchi massari: essi si occupano del reclutamento delle forze militari del comune e delle guardie per la difesa della comunit e hanno, inoltre, la facolt di imporre delle multe 34. A Rocca Priora, Colonna e Ariccia presente un mandatario, sorta di ufficiale giudiziario cui affidata lesecuzione delle sentenze passate in giudicato, la consegna a domicilio degli atti di citazione e lesazione delle penali. Questa magistratura in due casi (Colonna e Ariccia) di nomina baronale; a Rocca Priora, invece, elettiva e comporta la percezione di uno stipendio. Lelezione di competenza dei massari. Ariccia lunica comunit provvista di un Consiglio con funzione deliberativa: laccesso alla carica di consigliere consentito ai maggiori di ventanni non forestieri e ai forestieri residenti da almeno ventanni in possesso di beni immobili del valore non inferiore ai 200 scudi, nella proporzione di un elemento per fuoco 35. A Rocca Priora presente invece un consiglio ridotto, composto di 12 uomini scelti dai massari e dai 4 massari uscenti, che si presenta come un organo puramente consultivo che si va ad affiancare alla magistratura dei massari nellamministrazione della comunit 36. A dispetto delle particolarit locali, evidente come la struttura di governo delle comunit castellane sia imperniata esclusivamente su un equilibrio tra signore e comunit; non viene fatta alcuna menzione di rappresentanti del governo centrale pontificio, e la cosa non sorprende dal momento che siamo in presenza di comunit mediate subiectae. Allinterno del proprio feudo il signore che amministra la giustizia e la fiscalit 37. Inutili i tentativi della curia di sottrarre queste prerogative ai baroni: oggetto specifico della bolla di Sisto V Ad Romanum pontificem decet del 1589 era la riserva alla Camera Apostolica di tutti i beni provenienti dalle condan-

Statutii del castello de Nemo, III e VIII. Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, I, 2. 36 Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, ibid., Del modo delegger le persone del Consiglio; ulteriori informazioni riguardo alle funzioni svolte da questa magistratura sono contenute nel capitolo 26, Circa il condurre il grano a Roma. 37 A tal proposito, cos descrive il particolare stato giuridico di questi luoghi Giovan Battista De Luca nel suo celebre trattato Il dottor volgare, ovvero compendio di tutta la legge civile, canonica, feudale e municipale, Firenze, 1839 (1 ediz. Roma, 1673), I, I, cap. XXXIV, p. 182, Dei Feudi: [i baroni romani possiedono la prerogativa] di poter mettere gabelle e collette ai vassalli senza che n egli, ne questi siano soggetti alle gabelle generali del principato, e di poter rimettere banditi propri; di avere ragioni private nel proprio dominio in alcune cose, come anco lintrodurre sale, ed altri vittuali, senza essere soggetti alla privativa, alla quale sono soggetti gli altri popoli: ed inoltre lavere le ragioni del fisco con i propri vassalli con simili regalie; poich di loro natura spettano al principe sovrano, e non ai baroni e signori sudditi. Per spettano anche a questi [].
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ne: ma gli statuti mostrano chiaramente che il signore, titolare dellamministrazione della giustizia in materia civile e penale, generalmente svolta attraverso suoi rappresentanti o personalmente nei casi dalta giustizia, ne percepisce i proventi (consistenti in pene pecuniarie e confische). Infatti, salva la vigilanza esercitata dalla Sacra Consulta, la giurisdizione feudale non subisce forti interventi da parte dellautorit centrale: rispetto alle altre localit immediate subiectae, le localit baronali sono pi libere di muoversi. Per questo motivo ancora nel 1746 Benedetto XIV imporr ai baroni di non pronunciare sentenze senza prima avere ascoltato il parere di una commissione di giuristi da loro stessi nominati. Ancora nel XIX secolo, tuttavia, la situazione si mostra immutata: si denuncia nuovamente la natura improvvisata dei tribunali baronali 38. In alcuni degli statuti esaminati si dispone che le cause civili ordinarie, quando non possano essere risolte tramite lintervento e la mediazione di consanguinei e amici delle parti in lite, e dunque per via darbitrato, vengano affidate ai massari 39; qualora questo primo intervento si dimostri insufficiente, le parti hanno lobbligo di adire in giudizio presso la corte del vicario. In materia penale si distingue nettamente tra alta e bassa giustizia: i crimina atrociora omicidio, tradimento, furto, adulterio et altri exorbitanti delitti 40 ricadono ovunque nella competenza esclusiva del signore il quale, in quanto titolare della districtio, esercita una plena potestas puniendi, ivi compreso lo ius sanguinis. Strumento importante nellesercizio di queste facolt larbitrium: lo statuto sancisce la certezza del diritto nel tempo, ma larbitrium, nella piena legittimit riconosciutagli dagli statuti, lascia aperto il discorso alla variabilit, consentendo la flessibilit del sistema giudiziario anche di fronte a quei casi non contemplati dalle norme e che potrebbero condizionare, limitandola, la funzione repressiva esercitata dal signore 41. Al processo di tipo accusatorio, in cui il querelante-attore deve provare la

38 L. LONDEI, La funzione giudiziaria nello Stato pontificio di antico regime, Archivi per la storia, IV, 1-2, gennaio-dicembre 1991, pp. 13-29. 39 Cfr. per esempio Statutii del castello de Nemo, 48, Che li massari iurati tractano pace infra li discordanti; Statuta Oppidi Cynthiani, VII, Che li massari possano terminar liti, qui con specifico riferimento a questioni vertenti sui danni dati. 40 Statutum castri Roche Prioris, Maleficia, XXXVII: De penis maleficiorum graviorum arbitrio puniendorum. Statuimo et ordinamo che, non obstanti li prenominati statuti et capituli, volemo videlicet nelli bomicidii, adulterii et furti et altri exorbitanti delitti siano in arbitrio delli illustrissimi signori nostri patroni. 41 Cfr. M. MECCARELLI, Statuti, potestas statuendi e arbitrium: la tipicit cittadina nel sistema giuridico medievale, Gli statuti delle citt: lesempio di Ascoli nel secolo XIV, atti del Convegno di studio svoltosi in occasione della dodicesima edizione del Premio internazionale Ascoli Piceno, Ascoli Piceno 8-9 maggio 1998, a cura di E. Menest, Spoleto, 1999, pp. 89-124.

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fondatezza della sua accusa, si affianca anche quello inquisitorio per quei reati aventi particolare rilevanza allinterno della comunit 42, secondo quanto previsto nel diritto pubblico romano 43. Anche il sistema delle prove distinte in circostanziali, testimoniali e confessioni mutuato dal diritto pubblico romano 44. Nella procedura accusatoria linfondatezza dellaccusa determina una sanzione: a Colonna accusator, si accusaverit, sciat se teneri pena senatus consulti Turpilliani [sic] et tallionis si suam accusationem non probaverit 45, e cos anche ad Ariccia, chi produce falsi testimoni o rende falsa testimonianza punito di simil supplicio 46. Gli statuti insistono molto sulla confessione e favoriscono la pratica promettendo una pena pi mite: ad Ariccia infatti, a chi confesser il delitto nella prima risposta, se li rimetta la quarta parte della pena 47. La prassi giudiziaria a Nemi costituisce un caso a parte: nello statuto ben individuabile il sostrato giuridico bassomedievale, e accanto al processo di tipo accusatorio sussiste ancora la vecchia prassi della pace privata fra le parti; la comunit tenta di ricomporre i dissidi al proprio interno, evitando cos il ricorso allautorit 48. Per portare un esempio, il reato di violenza carnale ai danni delle donne punito con una pena pecuniaria afflittiva stabilita in relazione allo stato sociale della donna violata e aggiunta successivamente alla sua dote , quale risarcimento per la parte offesa, seguita dal matrimonio riparatore, quando possibile 49. Questa soluzione che trova la sua ragion dessere nel

A Colonna infatti il processo inquisitorio previsto solo per alcuni reati, cfr. Statuta castri Columnae, II, Maleficiorum, 3: nello statuto di Ariccia invece si demanda la scelta circa la procedura da adottare al vicario del luogo, cfr. Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, II, 1 e 2; ma vedi anche Statutum castri Roche Prioris, Maleficia, XXIX, De modo et forma procedendi super maleficiis. Per quanto riguarda invece le disposizioni pontificie in materia di procedure cfr. Costituzioni Egidiane dellanno MCCCLVII, a cura di P. Sella, Milano, 1912 (Corpus statutorum Italicorum 1), pp. 138-141, liber quartus, I: De modo procedendis super maleficiis e II, In quibus casibus possit per inquisitione ex officio procedi. 43 M. MANDRELLI, Giurisdizione e procedure, Gli statuti delle citt: lesempio di Ascoli nel secolo XIV, cit., pp. 73-86. 44 Ibid., p. 76. 45 Statuta castri Columnae, II, Maleficiorum, 4, De accusationibus et qui ad accusandum admiccantur. 46 Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, II, 16, Circa testimonii falsi. 47 Statuti dellantica e nobil terra dellAriccia, II, 29, Circa a i benefizzii che sammettono ne i delitti; ma cfr. anche Statutum castri Roche Prioris, Maleficia, XXXIII, De mitigatione penarum in maleficiis. 48 Cfr. anche Statutii del castello de Nemo, LX, Che la persona iniurata da laltra non possa fare vendecta se non contra al principale, dove si stabilisce che la vendetta privata colpisca solo il diretto responsabile; lesercizio della vendetta privata infatti un altro sistema per eludere lintervento dellautorit che, non potendo eliminare questa prassi, si limita a regolamentarla. 49 Statutii del castello de Nemo, XXI, De quelli che fanno violentia contro de le donne.
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consolidato complesso di consuetudini locali si configura nellambito di una giustizia privata in cui le parti pervengono a una composizione extragiudiziaria del dissidio attraverso il versamento di unammenda, escludendo cos qualsiasi intervento della pubblica autorit. Non realizzandosi queste condizioni, oltre al risarcimento per la donna offesa il reo pagher una multa al signore del luogo; et se epso malfactore non potesse pacare dicta pena continua il dettato dello statuto debia essere ponito de tagliarli una mano et debiaselli cocere un occhio ad arbitrio del decto signore [] et se ipso adulteratore de donne de bona fama fugesse, che perda tucte le robe 50. Il ricorso a una giustizia privata un fenomeno da porre in relazione con i frequenti abusi giudiziari perpetrati dallautorit a danno della comunit, e lo statuto di Nemi molto eloquente a tal riguardo: il capitolo LVI significativamente intitolato Che la corte non debia procedere ad pigliare pena alcuna dove non corructione 51; labuso si cela dietro la parvenza della legalit, la comunit reagisce ricomponendo al proprio interno i dissidi. Nello statuto di Genzano, sprovvisto di norme circa i maleficia, il redattore integra coerentemente con quanto anticipato nel prologo 52 con il ricorso a prestiti dalle costituzioni pontificie, trascrivendo in una sezione a parte, rifuse disordinatamente, alcune costituzioni del IV libro delle Costituzioni Egidiane 53. Una situazione anomala rispetto agli altri statuti esaminati 54, ma coerente con il carattere del nuovo Stato ecclesiastico, volto allattuazione di un centralismo politico e amministrativo realizzato in primo luogo attraverso unomogeneizzazione legislativa nei vari territori, tramite lo svuotamento

Statutii del castello de Nemo, ibid. Forte del proprio ruolo, a Rocca Priora il vicario si spinge anche oltre: Statutum castri Roche Prioris, XIV: De iniuria non fienda per officialem mulieribus. Statuimo et ordinamo, se alcuno vicario per il tempo che exercitar lo suo officio nel detto castello overo alcuno delli sui famegli pigliasse per forza o per bona voglia alcuna femina de qualunque conditione si sia, et essa carnalmente conoscesse, sia tenuto a pena de ducati cinquanta et sia de fatto privato del officio, excetto se usasse con donna maritata quo casu etiam legali pena puniatur []. 52 Statuta oppidi Cynthiani, a c. 1v, [] dove nelli delitti non vi provisto di pene si proceda alle pene delle sacre constitutioni et, in difetto di esse, della ragion commune, non ostante qualsivoglia cosa in contrario []. 53 In particolare, nellordine in cui sono state trascritte nello statuto: la costituzione IX, XXV, XXXIV, XXXIII, XXXIX, XLII, LV, XXXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX, XXXI, XXXII del IV libro. 54 Negli altri statuti infatti, dotati di un apparato di norme regolanti il diritto criminale, i richiami ad altre fonti di diritto sono circoscritti a casi particolari: nello statuto di Colonna per esempio per il reato di furto si rimanda a quanto previsto dal diritto romano: Statuta castri Columnae, II, Maleficiorum, 26, De furibus. Quoniam satis abunde per divorum principum constitutiones contra fures est provisum, superfluum esset per statuta aliud attentare [], a ribadire il carattere di fonte di diritto particolare dello statuto; nel successivo 28, De disrobatoribus stratarum, si fa riferimento alle disposizioni del diritto comune e delle pontificales Extravagantes constitutiones.
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delle autonomie produttrici di diritto come feudi e citt, e lestensione della validit delle Constitutiones Aegidianae a tutto il territorio 55. Si consolida cos una gerarchia normativa: costituzioni pontificie, statuti approvati dal pontefice e, solo nei casi non contemplati dalla legislazione ufficiale, bandi ed editti pubblicati localmente. Le pene comminate in genere sono di natura pecuniaria: vengono applicate con lo scopo di colpire quei comportamenti che lordinamento considera antigiuridici e perturbatori della pax publica, e che sono lesivi del principio dautorit incarnato dal signore del luogo. Nei reati contro le persone e le cose oltre al risarcimento spettante tradizionalmente al leso si affianca una multa rivendicata dal fiscus signorile, che si configura come un compenso dovuto al signore per lesercizio esclusivo della pubblica potest punitiva. Il signore inoltre pu comminare la confisca dei beni per i reati gravi quali lesa maest e tradimento, e la contumacia del reo citato cui segue spesso la messa al bando , con il conseguente incameramento di una parte di quei beni 56. Il principio di legalit della pena coesiste negli statuti con quello della discrezionalit nellapplicazione, che rimanda allarbitrium signorile: possono essere distinti infatti i crimini in cui la pena certa (crimina ordinaria) da quelli in cui la scelta della pena demandata alla discrezionalit del giudice (detti appunto crimina extraordinaria). Il carattere di certe pene evidentemente diffamatorio 57: a Genzano il ruf-

Cfr. Costituzioni Egidiane, cit., 26, De diversis iuribus et constitutionibus que debent in observantiam prevalere. Ad tollendam omnem exceptionis et dubitationis materiam, statuimus quod [] prius servetur constitutiones papales locales inserte et registrate in presenti volumine, secundo constitutiones nostre in eodem inserte volumine, tercio constituciones bone memorie domini Bertramni episcopi Sabinensis [], quarto laudabiles et antique consuetudines provincie, que tamen non sint a iure prohibite, nec dictis constitutionibus adversantes, quinto iura canonica et ultimo iura civilia observetur; 27, De robore constitutionum presentis et copia ipsarum recipienda per terras. [] et ut ipse constitutiones omnibus sint patentes et note [] volumus et districtius precimus quod omnes et singuli rectores et thesaurari dictarum provinciarum et in omnibus et singulis universitatibus, communitatibus, magnarum et minorum terrarum dictorum locorum [] integraliter publicari et exponi faciant in vulgari et in libris statutorum suorum scribi et inseri faciant et in ipsis continue permansuras []. 56 Cfr. anche G.B. DE LUCA, Il dottor volgare, cit., I, II, Dei Regali, VII, p. 251, parlando della giurisdizione penale nei luoghi baronali: [] Intorno poi al fisco penale sopra le confiscazioni o pene da applicarsi al fisco, due sono le ispezioni: una sopra le pene e multe borsali particolari o accidentali di certa somma, e laltra circa la confiscazione generale di tutti i beni, ne quali per annichilazione del delinquente il fisco succeda come un certo erede che da giuristi si dice anomalo. 57 Nel periodo basso medievale prevalgono le pene esemplari, il cui carattere espressivo si manifesta nella pubblicit dellesecuzione: si infittiscono le sanzioni di tipo infamante e ignominioso e le pene che riguardano la perdita assoluta o temporanea dei diritti connessi allo stato personale (per insolvenza del reo) espresse non solo nella pena di morte ma anche nella sematio corporis (mutilazione); cfr. G. DIURNI, Pena criminale (dir. intermedio), in Enciclopedia del diritto, XXXII, Milano, Giuffr, 1982, pp. 752-770.
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fiano pubblicamente frustato e diffamato dal banditore 58 e a Nemi chi commette violenza sulle donne esposto alle pubbliche offese 59. Ma alcune pene lasciano i segni permanenti della condanna: sono quelle mutilative, come lavulsione di un occhio, il taglio della lingua o della mano. A Nemi il tradimento contro il signore punito col mectere et chiovare [il traditore] inter dui tavole et debiase secare per mezo, et esso secato se debia trascinare al mondezaro o sterquellino et socto la immunditia se debia sepellire e, se donna, se debia bruciare in el decto mondezaro 60. Altre sono invece di natura correttiva e volte alla riabilitazione, anche spirituale, del reo: il capitolo 21 dello statuto di Colonna significativamente intitolato De pessimis sodomitis: la sodomia con lesioni in membris pudibundis punita con il rogo, ma il reato di sodomia senza lesioni punito con la detenzione per un anno a pane e acqua ad penitentiam peragendam. A Rocca Priora invece il reato di bestemmia prevede la possibilit di unassoluzione qualora il colpevole sia disposto a un atto di pubblica penitenza, consistente nello stare una domenica alla porta della chiesa in genocchioni, con la coregia al collo, scalzo, senza beretta, con una candela accesa in mano, dal principio della messa fino al fine 61. Il pentimento e la penitenza sono concetti mutuati dal diritto canonico e recepiti nella legislazione civile, ma lelemento interiore della cogitatio e il concetto di peccato rimangono ben distinti dal delitto, senza influire sullirrogazione della pena 62: statuta enim non sicuti iura animum sed factum consumatum et perfectum puniunt 63. Cos per il redattore dello statuto di Colonna, il crimine presso gli uomini anche peccato di fronte a Dio e non sono rare le occasioni in cui lo sorprendiamo ad ammonire la comunit con frasi memorabili, ricorrendo in alcuni casi a citazioni di precetti ed episodi neotestamentari , ma la volont rimane pur sempre a fondamento dellimputabilit penale. Tutte le comunit dispongono di luoghi deputati alla detenzione, ma nessuno statuto specifica se si tratti di carceri signorili o di luoghi di custodia pubblici. Ma se non possibile definirne la natura, tuttavia ne deduciamo le funzioni; dagli statuti infatti apprendiamo che le carceri accoglievano debito-

Statuta oppidi Cynthiani, Delli ruffiani, LXXXV. Statutii del castello de Nemo, XXI, De quelli che fanno violentia contro de le donne. [] et qualunca li opra offendere non sia tenuto ad pena alcuna de qualunca offesa li facesse. 60 Statutii del castello de Nemo, XXX, De chi facesse tradimento contra del Signore. 61 Statutum castri Roche Prioris, Maleficia, I, De pena blasfemantium Deum. 62 Cfr. A. MARONGIU, Delitti (dir. intermedio), in Enciclopedia del diritto, XII, Milano, Giuffr, 1964, pp. 8-16. 63 Statuta castri Columnae, II, Maleficiorum, 17, De raptu mulierum, nuptarum, viduarum, virginum et monialium. Cfr. anche Corpus Iuris Civilis, 49, 19, 18, Cogitationis poenam nemo patitur.
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ri insolventi, rissosi 64 e contumaci. In tutti questi casi la carcerazione si configura come una soluzione temporanea, rivolta non alla riabilitazione del reo, bens a punire e a impegnare personalmente questultimo a pagare o a scontare la pena impostagli. Gli statuti analizzati ci restituiscono una realt locale fortemente condizionata, ancora a cavallo fra XVI e XVII secolo, da un forte regime signorile: le comunit appaiono come piccole monadi organizzate al proprio interno in una struttura giuridica bipolare che esautora qualsiasi intervento statale. Queste tarde redazioni statutarie espressione di un particolarismo giuridico ancora fortemente radicato nei domini ecclesiastici offrono perci anche un punto dosservazione privilegiato e al contempo alternativo per lo studio di quella fase di rafforzamento e centralizzazione dello Stato ecclesiastico, che si realizz anche attraverso il controllo e lavvilimento delle autonomie locali di cui gli statuti sono espressione.

Statuta oppidi Cynthiani, Di far dar le sigurt da quelli che vengono a rissa, LXXXII: Item statuimo, et ordiniamo che se alcuno farr rissa con un altro et sarr stato esaminato et vorr dare idonea pregiaria di pagar la pena, fosse obligato, se il delitto sarr di qualit, che sia tenuto pagare pena pecuniaria, il vicario non possa renunciare detta sigurt, et anco non possa carcerare detti rissanti, ma poi, pigliata detta sigurt, proceda contro di loro secondo sarr di raggione, et se il delitto doverr esser punito di pena corporale, sia messo in carcere sotto buona custodia ad arbitrio di sua signoria illustrissima.
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