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Appunti di una lezione: La Germania di Tacito. Tacito scrive la Germania nel 98 d. C.

, anno in cui andava componendo anche la monografia dedicata al suocero Agricola, presagio e premessa dellopera storiografica maggiore. A Cesare si deve anche un excursus sui Germani (De bello Gallico,VI,21-24),la prima nostra fonte su questo popolo. Cesare sottolinea il carattere di maggior arretratezza e di ferocia dei Germani rispetto ai Celti: I Germani hanno consuetudini diverse. Non hanno druidi che presiedano alle cerimonie religiose n compiono sacrifici;considerano dei solo quelli che vedono. Nessuno ha un terreno proprio fisso o un possesso personale. Il vanto maggiore per le loro genti avere intorno a s dei deserti. I Germani mantengono sempre le stesse condizioni di povert, stenti e sopportazione. Lopera di Tacito nasce in un contesto storico profondamente diverso. Nel De bello Gallico i Germani rappresentano un nemico potenzialmente vincibile per le vittorie delle legioni romane; Tacito compone la sua opera dopo la sconfitta di Teutoburgo del 9 d.C., che sanc la definitiva rinuncia per i Romani a occupare il suolo della Germania,che rimase fuori dal limes. Per Tacito questi popoli rappresentano una minaccia; solo la loro discordia e lodio fra loro pu salvare lImpero. Se lexcursus di Cesare presenta imparzialit descrittiva, in Tacito emerge la visione moralistica, che lo porta a rivalutare questo popolo come esempio di rigore e genuinit, in contrapposizione alla corruzione e alla degradazione che ha raggiunto la societ romana. Anno 98: trascorso un secolo e mezzo da quando Giulio Cesare, gettato in poche ore un ponte sul Reno, entra in Germania, la mette a ferro e fuoco e ne trae la narrazione documentaria che leggiamo nel De Bello Gallico. L Cesare scriveva secondo una logica che potremmo porre tra propaganda e politica: voleva accreditare se stesso come il nuovo Mario, come colui che aveva reso stabili i confini dellimperium e anzi aperto nuove prospettive di conquista. Il padre della patria, liniziatore di unepoca di pace. Lazione di Cesare non nemmeno accostabile al panorama

politico in cui Tacito inizia la sua scrittura. Quando scrive Tacito, tutto cambiato: il clima politico infido. Sappiamo che Tacito scrittore intraprende la sua opera di storico avendo alle spalle il terribile principato di Domiziano e vale la pena di ricordare, a mo di spartiacque temporale, che nel 9 d. C., nella selva di Teutoburgo, Arminio, condottiero dei Cherusci, aveva sterminato un grande esercito imperiale, comandato da Publio Quintilio Varo. Lanalisi dellopera, che dalla tradizione manoscritta ci tramandata col titolo di De origine et situ Germanorum, frastagliata, segnata da zone dombra e soprattutto da interrogativi che corrispondono alle differenti e possibili angolature di esame e di indagine. Il motivo ispiratore dell'opera chiaro: Tacito, dopo la morte del tiranno Domiziano, intende analizzare le cause della decadenza dei costumi romani, e perci si serve dei Germani, un popolo assai diverso, che oltretutto incuteva timore per la sua forza ancora incontaminata da ci che comunemente si chiama "civilt" e invece altro non per Tacito che fiacchezza d'animo e corruzione; procede quindi ad un esame comparativo fra i costumi corrotti dei Romani e quelli barbarici ma schietti di queste popolazioni. L'opera dunque si pu interpretare come un invito rivolto ai Romani affinch si guardino dentro e ritornino alla sanit degli antichi costumi prima di essere travolti da altri popoli pi "virtuosi". Pertanto lo schema della monografia tutto basato sul confronto implicito Roma-barbari: da un lato la corruzione, la decadenza morale, i vizi; dall'altro un tenore di vita semplice e genuino, un amore ostinato per la libert. Pi pericolosi sono i Germani con la loro libert che non i Parti con il loro regno afferma lo storico, avvertendo il pericolo mortale che pu venire da queste indomite popolazioni. Insomma c' in Tacito una specie di ammirazione per quelle genti sane e forti e fierissime della loro indipendenza, che si serbano immuni dalla corruzione, in cui il lusso e la ricchezza avevano precipitato i Romani. Spendiamo qualche parola sulla struttura della monografia che nella redazione a noi giunta consta di 46 capitoletti . Possiamo dividere la monografia in due parti, abbastanza equilibrate come distribuzione del materiale. La prima parte comprende i primi 27 capitoli, la seconda va dal capitolo 28 alla fine. Dopo un capitolo di introduzione generale che ci presenta il panorama dei due grandi fiumi i quali delimitano il territorio

germanico, cio il Reno e il Danubio, Tacito esamina in modo sistematico la storia, il sistema di vita, le istituzioni delle popolazioni che abitano la Germania. Alcuni capitoli sono vere e proprie micromonografie. La tipologia delle abitazioni, i vestiti, i matrimoni, il cibo, il vino e i vizi, i debiti di gioco, gli schiavi, i funerali ,per fare degli esempi . I matrimoni e la famiglia (qui vige la monogamia assoluta) sono largomento dei capitoli XVIII e XIX,noti perch in qualche modo racchiudono tutta la (non troppo) segreta ammirazione che Tacito ha per questo popolo. I matrimoni dei Germani non si prestano a calcoli di interesse, le loro donne sono caste, i figli vengono allevati in casa; i liberti (notoriamente ricettacolo di ogni malvagit e perversione) non hanno lo strapotere che detengono nella societ romana. Dice Tacito che i giovani dei Germani ricevono scudo e framea alla stessa et in cui gli adolescenti romani vivono limbelle cerimonia di indossare la toga virilis. Il discorso sulla ricchezza attraversa lintera monografia. Tacito si chiede se non sia stato un beneficio degli di aver negato ai barbari la consapevolezza del valore delloro e dellargento: Argentum et aurum propitiine an irati dii negaverint dubito. Poi riflette amaramente sul fatto che i Germani hanno imparato dai Romani ad apprezzare gli oggetti preziosi: Iam et pecuniam accipere docuimus. Infine, verso la fine della monografia lestrema sintesi della visione tacitiana: puntiamo sui conflitti interni dei nostri avversari e li corrompiamo col nostro denaro. Solo a questo prezzo, possibile neutralizzare il pericolo che viene da gente dallintegra vita morale, giustamente ambiziosa, pronta al mutamento. uno dei tanti approdi, realistico e dolorante, dellindagine storiografica tacitiana. Dunque opera storico-etnografica? Cos non . Facciamo un passo indietro. Traiano il successore designato di Nerva. Quando viene annunciata la successione (siamo nel 97), Traiano governatore della Germania superiore. Sul suo nome confluito il consenso di quella parte della classe senatoria che non si era compromessa nel quindicennio del principato di Domiziano; ma non mancano i contrasti. Il trapasso non scontato, incombono gravi dilemmi e problemi di ordine politico. Quando Nerva muore, scoppiano

sedizioni pretoriane e il bersaglio proprio lui, Traiano, il successore designato; per gli eventi subiscono una svolta strana, indecifrabile a prima vista e collegabile con la lungimiranza e labilit politica di Traiano. Egli non torna affatto a Roma, assorbito com dagli impegni militari e politici sulla frontiera renana. Rivela in questo, come del resto nelle successive mosse, una straordinaria abilit politica. Nomina suoi satelliti nei posti chiave delle magistrature civili e dellamministrazione pubblica; reprime la rivolta pretoriana e si spiana la via per una successione tutto sommato indolore. Quanto egli sia politicamente ben saldo e anche quanto il suo prestigio sia alto, lo si intuisce dal coraggio con cui prende un provvedimento decisamente impopolare: riduce della met il tradizionale donativo concesso per l'ascesa al trono di un nuovo principe. In questo modo fa capire che sar anche un oculato amministratore. In questo contesto, proprio nei mesi in cui Roma attende il nuovo imperatore e mentre costui si attarda nelle operazioni militari sul fronte germanico, Tacito scrive la Germania. Questa coincidenza indica che non si pu trattare solo di una monografia storico-etnografica. Sar anche opera di propaganda, tanto per cominciare e di una analisi politica: il punto chiave viene dalla speranza che gli avversari si uccidano tra di loro, togliendo difficolt forse altrimenti insormontabili allesercito romano. Non si illude, Tacito, che Roma possa essere amata; non resta che sperare che si acuisca sempre pi lodio interno alle popolazioni germaniche. Le parole di Tacito sono preoccupate, doloranti, angosciate e connotano profondamente la sua analisi negativa del momento politico. Allora riassumendo: un destino tremendo pesa sullimpero perch ai suoi confini urge un grande, bellicoso, indomabile popolo. Questo popolo pu essere contrastato soprattutto (o soltanto?) sfruttandone i dissidi interni. La visione politica si arricchisce del motivo etico; lammirazione, e diciamo anche linvidia, la nostalgia, per lincorrotta virt patria delle varie genti germaniche non possono essere assunte come unica motivazione della monografia. Tacito ammira/teme del popolo germanico la grande forza, lo slancio guerriero, la solidit delle strutture sociali, i forti vincoli

familiari, la virtus in contrapposizione alla civilt romana, inaridita in un vuoto formalismo e sostenuta ormai soltanto dalla fame di ricchezza, benessere, successo personale. Insomma la civilt emergente che minaccia la civilt che ha esaurito o sta esaurendo il suo slancio vitale.