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zWne
\.L'ER-
FRANCESCO PETRARCA
. SIN.
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Lw.ra
.Ito di
'ante,
~ori,
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,Vita
l8Udi,
~ vol.
1972;
saggi
CON-
:iita-
1. La vita
137aI
I(riu-
:oper
radi-
'068Ía
Com-
7.11qi
I Petrarca nacque ad Arezzo il 20 Iuglio 1304, da una famiglia fiorentina di condi-
zione borghese. n padre, ser Petracco, era notaio, ed era stato mandato in esilio dopo
che Ia parte nera si era impadronita deI potere in Firenze. Era percio un tuoruscito
politico come Dante, e, a quanto afferma Petrarca stesso, aveva rapporti di amicizia
con il poeta della Commedia.
~'Ita- NeI1309 ser Petracco, in cerca di una sicura sistemazioile, si trasferl con Ia fami-
nver. GIiltueU glia ad Avignone, dove allora risiedeva Ia Curia papale. Francesco, dopo i primi studi
BUlla compiuti sotto Ia guida deI maestro Convenevole da Prato, nel1316, all'età di dodici
.Utet, anni, tu inviato all'università di Montpellier, per cominciare gli studi di diritto; poi,
1Chki, a sedici anni, passo con il fratelIo Gherardo a BoIogna, che era uno dei centri univer-
ülano sitari piu prestigiosi d'Eutopa, famoso soprattutto per gli studi giuridici. II padre
avrebbe voluto che il figlio intraprendesse la carriera forense, ma 10studio deI diritto
interessava poco a Francesco, nonostante che i maestri dell'ateneo bolognese gli ispi-
rassero grande riverenza, tanto che gli pareva di veder rivivere in Ioro gli $11tichigiu-
risti romani. La sua vocazione era già clrlaramente e irresistibilmente letteraria, e pro-
babilmente proprio a BoIogna, negli anni degli stum, cominciô a comporre i primi versi
in voIgare. Quando neI1826 il padre mori, tomo ad Avignone senza terminare i corai.
Qui cominciô a condurre vita frívola e dissipata, riscuotendo grande favore pres80
la società aristocratica per le sue doti di arguzia e di eleganza mondana. Cio non gli
J elassiei e . impediva pero di dedicarsi allo atudio degli scrittori classici, per i quali nutriva una
8IIIt' ApatiDO sconfinata ammirazione, un vero e proprio culto. I suoi maestri erano Virgilio e Cice-
rone, venerati soprattutto per le loro bellezze formali. Ma accanto ad essi teneva sem-
pre con sé un piccolo libro, Le Ctm/essicmi di sant' Agostino, donategli daI francescano
Dionigi da Borgo San Sepolcro. Gil negli amrl della formazione si delineano coslIe due
tendenze fondamentali deDa cultura petrarchesca, il culto dei classici ed un'intensa
spiritualità cristiana, tra cui Petrarca cercherà poi sempre una conciliazione.
La língua in cui pensava e scriveva abituaImente, come ci rivelano gli appunti a
La poesia d'amore margine dei suoi manoscritti, era illatino; ma paralleIamente coltivava anche il genere
ia ,olrare deDa poesia lírica volgare, sulle orme degli stilnovisti, di Dante, di Cino da Pistoia.
L'uso deI volgare, per lui che era ormai sradicato da ogni ambiente municipale ita-
liano; era dunque una aceIta letteraria, un omaggio ad una tradizione poetica già pre-
c stigiosa e alIa sua língua. Seguendo il modello dei poeti d'amore volIe raccogliere
tutti i motivi della sua poesia intomo ad un'unica immagine femminile, a cui diede
il nome di Laura, ricco di risonanze simboliche, in quanto richiamava illauro, Ia planta
sacra ad Apollo, dio deDa poesia. Egli stesso sostiene piu volte nene sue líriche che
Laura l'incontro CODLaura avvelUle «il d1 sesto d'aprile» dei 1327, in una chiesa di Avi-
gnone. Sono nate molte discussioni sull'effettiva realtà di questo amore (già Boccac-
cio 10interpretava come pura espressione allegorica dei desiderio di gloria poetica),

Petra~. IA vlta
~
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e si ê giunti anche a dubitare dell'esistenza stoÍica di Laura. Ora si ê abbastanza
concordi neI ritenere che alIa base della Iirica deI Camoniere vi sia un'esperienza
reale; tuttavia, nella vita pratica dell'uomo Petrarca, I'amore per «Laura" dovette
essere un episodio effimero, e fu assunto nell'esperienza letteraria con il vaIore di
un simbolo, intorno a cui il poeta concentro tutti gli elementi della sua travagliata
vita interiore, Ie sue contraddittorie aspirazioni, le deboIezze, Ie coIpe, i ripiegamenti,
le sconfitte.
Ma Ia vita deI giovane Petrarca non era solo occupata dai rapporti mondani, dagli
studi severi, dalI' amore e dalla poesia: egli sentiva fortemente anche l' esigenza deDa
L. .ieureu. materiale sicurezza materiale, il bisogno degli agi e deDa tranquillità. Allora Ia carriera piu age.
vole che si apriva ad un intellettuale che non avesse beni propri o non esercitasse
una professione (giudice, notaio, medico) era queDa ecclesiastica. Petrarca prese perciõ
gli ordini minori, che non implicavano Ia cura delle anime, ma consentivano di acce-
dere a cariche e a rendite lucrose. Si valse dunque delle sue doti intellettuali e deI
suo fascino personale per entrare nelle grazie di potenti personaggi deDa Curia papale.
Ottenne Ia protezione deI vescovo Giacomo Colonna, che gli fece avere un primo cano-
nicato a Lombez, nei Pirenei, e fu per anni, fino al134 7, alle dipendenze deI tratello
di questi, il cardinal Giovanni Colonna. AI bisogno di sicurezza materiale e di tran-
quillità si contrappone pero, nella complessa e contraddittoria personalità deI poeta,
un'inquietudine perpetua, una curiosità inesausta di conoscere, che 10spinge a viag-
I Tiarp giare, a mutar climi e ambienti. Percio nel '33 percorre Ia Francia settentrionale,
le Fiandre e Ia Renania, nel '37 ê a Roma, e resta fortemente suggestionato dalla
maestà delle rovine antiche, che accresce in lui Ia venerazione per il mondo classico
già ispiratagli dai libri. Ogni viaggio ê per Petrarca l'occasione per arricchire Ia pro-
pria cultura: nei vari luoghi dove si reca cerca nelle biblioteche di monasteri, abba.
zie, vescovadi, scoprendo testi di classici latini che giacevano dimenticati; inoltre
stringe amicizia con diversi letterati europei e italiani, con cui negli anni a venire
continuerà à intrattenere una fitta corrispondenza.
Tuttavia a questa irrequietudine che 10spinge ad esplorare continuamente il mondo
esteriore si contrappone una tendenza di segno opposto, il bisogno di chiudersi nel- c
ta rieerea interiore l'interiorità, di indagarei, di approfondire Ia conoscenza di sé. Emblematica ê a
riguardo I'esperienza dell'ascesa al monte Ventoso, che ê narrata in una famosa epi-
'stola delle Familiari (ctr. T146). 1126 aprile 1886 il poeta con fi fratello Gherardo
sale sul monte Ventoso presso ad Avignone, e si rallegra a spingere 10 aguardo per .
tutta Ia vasta estensione deI paesaggio, allo scorgere in lontananza le Alpi coperte
di neve e il mare di Provenza. Assorto nella meditazione, apre le Conf688Íoni di san-
t' Agostino che porta sempre con sé e legge una frase per lui illuminante: « E vanno
gli uomini a contemplare le cime dei monti, i vasti flutti deI mare, le ampie correnti
dei fiumi, l'immensità dell'oceano, il corso degli astri, e trascurano se stessin. La
pagina li assunta da Petrarca a símbolo di tutta Ia sua esperienza spirituale, divisa
tra il richiamo dei beni terreni e il bisogno di una vita piu pura e raccolta, tutta indi-
rizzata al perfezionamento interiore e alIa salvezza. Questa tendenza al raccoglimento
Valehiu.a interiore si concreta nel ritiro a Valchiusa, presso le sorgenti deI Sorga, poco Ion- A
tano da Avignone. Qui, nel paesaggio sereno e idillico, Petrarca ama rifugiarsi lon-
tano dalle preoccupazioni quotidiane e dal tumulto deDa vita cittadina, dedicandosi
alla lettura dei classici, alla scrittura, alIa meditazione. Da questo otium nasce gran
parte delle sue opere, sia in latino sia in volgare. Valchiusa diviene per Petrarca il
simbol0 di un'attività spirituale indipendente, libera dai legami e dai condizionamenti
che derivano dalla vita sociale e dai rapporti con il potere politico, neDa quale I'intel. A:
lettuale realizza piu compiutamente fi suo ideale di una vita autentica, non dispersa
dietro cose vane e futili.
Ma l' attività Ietteraria per Petrarca non ê solo otium" non mira solo all' elevazione
e alI'affinamento deDo spirito nella solitudine. In primo luogo, vi ê in Petrarca Wl
n bi.orno di rloria prepotente bisogno di gloria, di riconoscimenti, di onori. Tale desiderio ê appagato
e l'meoroDUione dall'incoronazione poetica. Petrarca vi aspirava da lungo tempo, e seppe abilmente
muoversi per ottenerla, grazie soprattutto all'appoggio dei Colonna. L'incoronazione

Petraroa

-
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Jastanza avvenne a Roma, sul Campidoglio, ne11341, in una solenne eerimonia che agli occhi
perienza dei poeta pareva risuscitare i fasti di Roma antica, da troppo tempo secondo lui caduti
dovette in dimenticanza. Dopo il soddisfacimento di questa vanità terrena toccõ perõ il cul-
ralare di La criai relirioaa mine in Petrarca una crisi religiosa, già latente da alcuni anni. II fatto che fece pre-
~vagliata cipitare la crisi fu il gesto improvviso dei frateno Gherardo, ehe nel 1343 si ritirõ
~enti, neUa eertosa di Montrieux. Petrarca era molto legato ai frateno sin dagli anni del-
I'infanzia, ed era abituato a considerarlo un alter ego: Ia sua drastiea decisione di
uri,dagli lasciare il mondo suonava come un ammonimento, che eolpiva profondamente Fran-
nza della cesco. In lui si unisce, proprio in queU'anno, Ia vergogna per Ia nascita dena figlia
, piuage-
naturale Francesca, che ê come I'emblema tangibile deUa sua vita troppo immersa
~rcitasse negli interessi e nei piaceri mondani (gli ordini minori che egli aveva preso compor-
se perciõ tavano l' obbligo deI celibato e della castità). Ma egli non riesce ad approdare ad una
) di acce-
decisione cosl radicale e defInitiva come quella deI frateUo, pur vagheggiandola: in
lali e dei lui Ia crisi si traduce in un tortuoso processo interiore sen~ alcuno sbocco risolu-
a papale. tivo, in eui si alternano I'ansia di puriflcazione, nutrita di sottili esami di coscienza
mo cano- che mettono implacabilmente a nudo Ia sua umana debolezza, e il risorgere inelimi-
,] fratello
nabile di interessi mondani, letterari e politiei. Emerge chiaramente di qui quel
~di tran-
li
dis-
sidio" fondamentale della sua personalltà, il continuo oscillare deUa volontà, che non
leipoeta, riesce mai ad acquietarsi in un approdo defInitivo.
~ a viag- In secondo luogo, oltre che di affermazione personale, I'esercizio letterario ê anche
Itrionale, L'impegno poUtieo strumento di impegno politico e civile. In contrasto col bisogno di solitudine tran-
.ato dana quilla estudiosa, Petrarca sente vivamente i grandi problemi dei suo tempo, e mira
J classico ad ineidervi, proprio in quanto inteUettuale. Egli usa il suo prestigio e Ia sua elo-
r~ Ia pro- quenza per perorare il ritorno deI papa a Roma, per boDare la eorruzione deUa Curia
~ri, abba- avignonese ed incitare Ia Chiesa a ricuperare Ia sua purezza originariaj rivoJge appelli
jj ínoltre
all'imperatore Carló IV di Boemia perehê acenda in ItaIia a rlstabilire I'autorità impe-
a venire rialej deplora le lotte civili fra fazioni e signori italiani e invoca una pace durevole;
partecipa ad amb~rie e missioni diplomatiche; ma soprattutto si entusiasma per
~ ilmondo Cola di Ri.uso il tentativo politico di Cola di Rienzo, che, restaurata Ia repubblica nella Roma abban-
dersi nel- donata daI papa, BOgnadi riportare Ia città alla grandezza antica, facendola centro
atica ê a di una rinnovata cristianità. Petrarca, ispirato dagli stessi ideali e dallo stesso culto
mosa epi- de11aRoma c1assica, invia varie Ie~re a Cola, per esortarlo a perseverare e indicar-
3herardo gli Ia via da seguire. Si pone anche in viaggio per poter essere a Roma ai suo fianco;
mdo per ma, giunto a Genova, Ia notizia deI degenerare dell'azione deI tribuno 10 distoglie
li coperte dai suoi propositi.
ni di san- L'insofferenza per Ia corruzione deUa Curia avignonese giunge allimite di rot-
:IEvanno tura ne11847: Petrarca lascia Avignone e il servizio dei Colonna. Tra il '48 e il '51
~correnti soggiorna a lungo in 1ta1ia, in cerca di una sistemazione pià confacente alle 'sue aspi-
.esshl.La razioni. Nel '50, di passaggio a Firenze, conosce di persona Boccacclo e stringe legami
ue, divisa con il gruppo di inteUettuali fiorentini che già sono precursori dell'Umanesimo, e
:uttaíndi- che 10vedono come UDmaestro. NeI'58 decide di stabilirsi definitivamente in Italia,
>glimento A MiJaDO cedendo agli inviti deI vescovo Giovanni Visconti, signore di Milano. Non ha incari-
pocolon- chi precisi: ê un illustre ospite, che onora Ia corte con Ia sua fama di dotto e di poeta.
:iarsi lon- Solo talvolta viene impiegato come ambasclatore in occasioni partico1armente impor-
dicandosi tanti. L'otium di cui puO godere e 1&tranquillitã deUa sua casa milanese, che sorge
:lSCegran ai margini della citti, quasi in C&mpagna,gli consentono di dedicarsi alla cura di nume.
etrarca il rose opere già intraprese in precedenza. Ma neI'61,' per sfuggire ad una pestilenza
onamenti A Padova che devasta Milano, lascia 1&città e si rifugia a Venezia. NeI'67 poi passa a Padova,
de I'íntel- doye ê accolto con grandi onori dai signori delIuogo, i da Carrara. Gran parte dei suoi
Idispersa ultimi anni Ia trascorre in una villetta presso Arqu1 nei colli Euganei, confortato dalla
presenza della figlia Francesca e assarto sempre nelle attività a lui pi'C1cara, studiare
~levazione e scrivere. AlI'amico Boccaccio che gli scrive di non affaticarsi e di curare Ia propria
trarea un salute, Petrarca rlsponde che ilIavoro intellettuale non ê per lui fatica, ma gioia e sol-
appagato lievo. In questo sereno soggiomo di ArquA si spegne nella notte fra il18 e il191uglio
.1bilmente de] 1874; la leggenda wole che Ia morte 10cogliesse chino su un codice dei suo amato
ronazione Virgilio, proprio come aveva auspicato nelIa lettera di Boccaccio.

La vlt4
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mate-
atteri 5. Il Canzoniere
gloria
citore 5.1. Petrarca e il volgare. Si ê già osservato come Ia massima parte dell'opera
lette- petrarchesca sia scritta in latino. In volgare sono solo le liriche deI Canzoniere e un
ipoeti poema allegorico, i Tríonji, rimasto incompiuto. ~ curioso per noi, oggi, constatare
un'en- che Petrarca si attendeva Ia fama e l'immortalità presso i posteri non da quello che
) l'epi- noi unanimemente consideriamo il suo capolavoro, ma dalle opere latine. Egli rite-
labbra neva di essere i1continuatore degli autori classici, colui che riportava in vita il gusto
i temi deI be110e Ia magnanimità di sentire che erano stati propri della civiltà latina, e per
Ia vita questo si proponeva di emulare gli antichi scrivendo poemi epici come Virgilio, sto-
['uomo rie come Livio, epistole come Cicerone. Per contro, ostentava di tenere in poco conto
Ltante 11di.prego le proprie liriche in volgare, come componimenti di dig1rltà minore, tanto da chia-
'la,che per fi volpre marle nugae, bazzecole. Ma questo atteggiamento ê contraddetto dalla cura con cui
~temo, lavoro per anni, sino agli ultimi giorni di vita, a limare e a rendere perfetti i suoi
i medi- versi volgari, a ordinare e ad arricchire Ia loro raccolta. CiO non vuol dire che l'at-
~ultura teggiamento di sufficienza verso Ia poesia volgare fosse solo una posa esteriore e
:LCCenti falsa. Petrarca era effettivamente convinto della maggior dignità deI latino. Lo si
unente pub verificare chiaramente nella lettera in cui discute con Boccaccio delIa Comme-
~empre dia, dove, pur riconoscendo Ia grandezza di Dante, sostiene che avrebbe raggiunto
un piu alto livello letterario se avesse usato illatino. PerO egli era persuaso (e 10
atrarca &Íferma esplicitamente) che Ia letteratura latina avesse toccato un culmine di perfe-
cultura zione che non poteva piu essere superato: in quel campo, dunque, non restava che
storica, imitare gli antichi, riprodurre i loro temi e le loro forme. La lingua volgare invece
le, eec., offriva un campo aperto, un terreno pressoché vergine per chi volesse raggiungere
~afie di l' eccellenza poetica. CiO spiega l'impegno accanito a perfezionare i suoi versi vol-
a gran- gari. Egli si prefiggeva una duplice impresa: da un lato ridar lustro alla lingua antica,
Lchequi restaurandone Ia ~nuina classicità, illessico, Ia sintassi, i procedimenti retorici, dal-
tà de11a l'aItro elevare Ia língua volgare alla dignità formaIe deI latino. J!ur convinto che Ia
3spesso .~~ ~~UeDJa ~~_1li~~ratura fnAIIAi11~t.inn.Pe~a vo1e"a~ostrart! clie
ietudini era DOsslbilefar noeSta di bvd}o IJt.o A.n"hp1n vnljpl1'p.QJIARtQ rinphCA.sforzodi
Petrarca ê storicamente significativo, e denso di anticipazioni dei futuro; Nell'età
-ili),una , ! successiva, quella dei pléno Umanesimo e quênãilii'ãâc1mentale7"sfãVr&m un primo
li virtU. . I tempo una rinascita ed un predomínio dei latino, poi si affermerà una letteratura
.
.
morali-
deirag-
,! ~
in linguavolgare modellatasui classici.
Ma se vogliarno spingere 10sguardo verso il passato, oltre che verso il futuro,
19o,cioê Dante, Petrarca tale atteggiamento ci consente di cogliere Ia distanza che separa Petrarca e Ia nuova
ti da cui e 11volpre cultura da Dante. Questi puntava tutto sul volgare, si lanciava in un'appassionata
difesa di esso, come língua della prosa filosofico-scientifica e della poesia liricai con-
Lin altre cepiva un vero e proprio trattato.di retorica per codificare Ia nuova língua lettera-
tCOlicum ria, nel suo stile sublime (il De wlgari eloqueft.tia), ed in questa língua osava addirit-
he virgi- tura scrivere il «.poema sacro.., che doveva abbracciare Ia totalità dei reaIe, ccecielo
otoccati e terra». Con Petrarca si ha un percorso per com dire all'inverso, in quanto illatino
>priosul riconquista Ia sua supremazia. Ma non ê veramente un tornare indietro: U latino
contem- petrarchesco non ê piu ilIatino medievale, bensl una língua che mira a riprodurre
almente. l'idioma letterario antico in tutta Ia sua purezza. E se accanto allatino viene accolto
trattano e consacrato letterariamente anche il volgare, esso non ha piu nulla ache vedere
poeta si con Ia line di Dan~ella língua multiforme e ricca di tensioni interne, ma ê una
)etrarca: ~:'bse::,~... -~~~~!, ~ol~.~°".!18"!i,aI.ac~mpostezza
e regola-
interiori --t'>
vagheg-
ol'amore 5.'. Laf~ deZ«Ca.monie're... Petrarca cominciõ a scrivere versi in vol-
Itrascor- gare sin dalla prima giovinezza, probabilmente quando era a Bologna a seguire i corsi
reliapoe- di diritto, e continue} sino agli ultimi anni di vita. Ben presto pensO anche a racco-
Le varie reduioni gliere organicamente le sue liriche; e copie di queste redazioni ancora parziali sono
giunte sino a noi. Gli studiosi sono riusciti a ricostruire ben nove redazioni succes-
siva della raccolta. La sistemazione definitiva risale proprio aIl'ultimo anno di vita

Le opere
664
'"
!t, deI poeta, il1374, ed ê contenuta nel manoscritto Vaticano 3195, in parte di pugno
\,t,
it.
dei Petrarca stesso. ~ quindi un fatto di eccezionale importanza possedere un'opera
I, n man08critto defiDitivo deI tardo Medio Evo, neIla stesura definitiva, in buona parte autografa: ciõ evita
I, queIle incertezze neIla trasmissione testuale che sono proprie dei testi anteriori alla
.I f stampa (si pensi solo aI caso deIla Commedia, per eui ê impresa ardua stabilire Wl
I:
testo attendibile). Egualmente prezioso ê un aItro cod.iee petrarchesco delIa Biblio-
teca Vaticana, il cosiddetto "codice degli abbozzi", che contiene stesure diverse di
numerosi componimenti, eon note a margine di pugno deI poeta, e ci permette di
seguire da vicino l'assiduo, accanito lavoro di Petrarca, che corregge, sostituisce o
sposta una parola, sino a quando il verso non raggiunge quella che ai suoi occhi ê
11titolo Ia perfezione. Il titolo che Petrarca pone sul manoseritto definitivo ê Rerum vulga-
rium.fragmenta (Frammenti di cose volgari), in cui si puõ cogliere Ia punta di suffi-
cienza che il poeta ostentava nei confronti deIle sue liriche in volgare. L' opera si suole
anche designare con Ia formula Rime spar86, ricavata dal primo verso dei sonetto
che funge da proemio «(Voi ch'ascoltate in rime sparse ilsuono))), oppure, piu sem. ,

plieemente, come Canwniere. Esso ê costituito da 866 componimenti, in massima


parte sonetti (817), ma anche canzoni, ballate, sestine, tutte le forme metriche con.
sacrate dalla tradizionelirica precedente, dai trovatori provenzaliai rimatori sici..
r liani agli stilnovisti.

5.8. L 'amore per Laura. TItortuoso percorso interiore che abbiamo seguito attra-
verso le opere latine ê Ia via indispensabile per penetrare nel mondo dei capolavoro
petrarchesco. La materia quasi esclusiva deI Canwniere ê costituita dall'amore dei
poeta per una donna, chiamata Laura, incontrata «il dl sesto d'aprile)), venerdl santo,
I Una plLllllone terrena in una chiesa di Avignone. Nellibro si percorre'il diagramma di una passione tutta
umana e terrena, che non eselude l'aspetto sensuale. ~ un amore perpetuamente
inappagato e tormentato. TIpoeta ê chino su se stesso ad esplorare moti e conflitti
fi interiori, espesso assapora q_la voluttA di soffrire e di piangere (<<dolendivolup-
tas quaedam», diceva già neI Secretum). Gli stati d'animo rappresentati dalla poesia
riflettono un continuo oseillare tra poli opposti; senza mai una risoluzione definitiva:
tit.' ora il poeta tesse intorno alIa donna complesse architetture d'immagini, giocando
simbolicamente sul nome Laura, che richiama il "Iauro" poetico (sono le cosiddette
rime "dafnee", poiché Dafne, amata da ApoIlo, si era trasformata in aIloro)j ora con.
~I' templa I'immagine deIla donna, creata daI sogno, dalla ~tasia o dalla memoria (poi.
1!11
1\,' ché Laura ê sempre Iontana, "altrove", neIlo spazio o neI tempo) e si nutre di vane
í~,
li,
speranzej ora lamenta la sua crudeItà e indifferenza, paragonandola ad una «fera.
beIla e mansueta», e invoca pietà per Ie proprie sofferenzej talvolta, stanco di ten-
'11'
,\;, dere ad un fine irraggiungibile e di sopportare vani tormenti, si protende verso Ia
'\11 liberazione e Ia pace interiore, elevando Ia sua preghiera a Dio, e confessa che di
lil' tanto «vaneggiare» unico frutto ê Ia vergogna, il pentimento e il conoseere chiara.
/;1"
l mente «che quanto piace aI mondo ê breve sognO»j ma nonostante tutto Ia forza del1a
.!~
passione 10riprende e 10domina, riconducendolo alIa vicenda ben nota di sogni, fan.
l tasticherie, desideri, lacrime, sospiri.
,I'
;1' Questa vicenda ha una svolta con la morte di Laura (1848). In tal modo il Canzo.
','
.}, In morte di L.ara nÍ8re risulta nettamente diviso in due parti, le "rime in vita" e Ie "rime in morte-
Ir di Laura. Alla morte deIla donna amata il mondo sembra improvvisamente scolo-
I
,.~ rire, farsi vuoto e squallido. Ma non per questo la passione si estingue. TIpoeta si
.; I; '
volge indietro con desolato rimpianto verso un tempo che non puõ ritornare, crede
;,
I..
/, ancora di vedere Laura come se fosse viva nei luoghi conaueti, sullo BÍondo di «verdi
/
fronde)) mosse daIl'aria estiva o di limpide acque scorrenti, oppure Ia vagheggia in
fi,; cielo, dove si ê trasferita lasciando in terra il «bel velo» corporeo che aveva susci-
f~l, : tato in lui tanti desideri. NeI sogno Laura appare «pifl.beIla e meno altera 11, piu mite
:
"~"
Vi. e compassionevole verso le sue sofferenze. Ma dopo illungo «vaneggiare» il poeta
sente il peso deI peccato e il desiderio di una purificazionej guarda con angoscia fi
M' traseorrere dei tempo, che trascina con sé tutte Ie cose belle e fuggevoli, Ia vita che
...'ir"j.
«fugge e non s'an-esta un'ora» e avvicina inesorabilmente I'ora deIla morte. La morte

Petrarca

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-- ~'-_:::-:-.':; - 1th8 .
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665
non appare come un porto tranquillo in cui trovare rifugio, ma un eedubbioso passo»,
:no pieno di insidie e di pericoli. Per cui il poeta vorrebbe voIgersi verso qualcosa di piu
"~ra saldo e duraturo che non gli ingannevoli beni terreni, verso il cieIo: illibro, con Ia
ita tormenta ta vicenda che 10 percorre, si conclude con una canzone di preghiera alia
illa Vergine, in cui il poeta esprime un intenso desiderio di superare ogni conflitto, di
un
L'88pirazlone aUa paee trovare finalmente Ia pace. E «pace,' e appunto l'ultima, embIematica parola della
.Iio-
canzone, Ia parola che chiude e suggella illibro.
~di
~di 5.4. La figura di Laura. TIpoeta, nel raccogliere le sue poesie scritte in varie
~eo L'arehitett1ll'a dellibro occasioni e su un lungo arco di tempo, si preoccupa di ordinarle in un'architettura uni-
hi e taria, in modo da delineare una precisa vicenda. II Canzoniere, insomma, non ê solo
.lga- l'addizione di una serie di poesie in sé indipendenti, ma vuole offrirsi come un libro
t1ffi. compiuto. E certo vi ê alIa base di esso un'esperienza reale e sinceramente vissuta.
uole Tuttavia sarebbe sbagliato interpretaria (come spesso ê stato fatto) quale confessione
.etto diretta di vicende autobiografiche, ricavame un 8diario" o un 8romanzo", con una tra-
rem. ma e un vero e proprio svolgimento, corrispondente alIe esperienze dei poeta. Sarebbe
sima un modo di leggere moderno, romantico (prodotto cioê da una stagione culturale che
con- ha esaltato Ia poesia come trascrizione spontanea dei sentimenti), che risulterebbe dei
sici- tutto inadeguato alIa sottile e intellettualistica tessitura dena lirica medievale, che
opera su convenzioni e codici rigidamente definiti. E Ia poesia di Petrarca ê pur sempre
un prodotto della cultura medievale, sia pure del1'8autunno" dei Medio Evo; ma
,ttra- comunque il discorso non cambierebbe di molto per Ia cultura classicistica e cortigiana
,voro deI Rinascimento. Quindi, se nel Canzoniere si delinea una vicenda, essa non ê iden-
'e deI tificabile immediatamente con l'esperienza vissuta daI poeta" ma va considerata come
;anto, LI trufiprulone una tra&flgurazione letteraria, come una costruzione ideale, esemplare, che segue
tutta letterarla deUa vlelnda determinati codici, e quindi alIontana e sfwna Ia realtà da cui prende le mosse.
nente Gi1 per Ia poesia stilnovistica e per Ia Vita nuova si era sottolineata l'atmosfera
nflitti rarefatta e irrealistica in cui erano immersi attori e situazioni dena vicenda d'amore.
{olup.
Col Canz<miere questá atmosfera si fa ancora piu impalpabile. ~ vero, come ê sem.
JOesia L'iDdeftnltu.. pre stato messo in rilievo, che Laura ê molto piu urnana delle remote e inattingibili
utiva: deU. ftpra di La1ll'& immagini femminili degli stilnovisti e di Dante, poichê rientra in una dimensione psi~
~do cologica piu viva e mossa, piu vicina all'esperienza comune, e poiché ê inserita nella
idette dimensione deI tempo, sottoposta alIa sua azione disgregatrice. Tuttavia ê ben lon-
~ con- tana dall'avere Ia concretezza corposa di un personaggio reale. Compaiono spesso
ia(poi- nel Cauoniere notazioni merite alIa sua bellezza fisica, ma Ia sua figura resta oltre-
livane modo evanescente: i vari particolari su cui il poeta insiste, i «capei d'oro)" il e(vago
LIdera
di ten- lume" dei «begli occhi", il «dolce riso", le (Irose venniglie" dene 1abbra, Ia (Ineve
deI viso, i1cono «ov'ogni Iatte perderia sua prova", il «bel giovenil petto", le (Iman"
erso Ia bianche e sottili», l'«angelico seno" della gonna, il «bel fianco", il «bel piê,), gli \Iatti
che di soavemente alteri», l'«andar.. che non ê «cosa mortale, ma d'angelica forma,., non
.chiara- compongono un'immagine definita, ma rispondono ad un formulario tradizionale, ed
zadella hanno l'eleganza astratta di una cifra, di un emblema. L'immagine complessiva di
:ni,fan- Laura, quale resta nelIa memoria dopo Ia lettura deI Canzoni8re, ê il vago profilo
di una bena donna bionda, che si staglia di regoIa su un ridente sfondo naturale. Ma
Canzo- B pael&lrlo IcUllIeo anche il paesaggio non si delinea nen'urgenza materiale e sensibile delle sue fQrme,
morte " dei suoi colori, dei suoi profumi, e risulta anch'esso da elementi estremamente stiliz.
.e scolo- zati: erbe, fiori, fronde, monti, selve, acque limpide, cieli sereni, tutti gli elementi
poeta si che compongono l'immagine dellocUB 'amo8'JI,Uconsacrata da una lunga tradizione,
e,crede che rlsale ai poeti classici e giunge sino ai trovatori e agli sti1novisti. Un'analoga mano
li « verdi canza di concretezza reaUstica presentano le situazioni e gli episodi in cui si articoIa
eggia in Ia vicenda amorosa: apparizioni di Laura, saluti e sguardi negati o concessi, smarri.
ifasusci- menti deI poeta, sogni e fantasticherie, passeggiate solitarie, notti insonni, colloqui
piu mite
.il poeta con Ia natura, lacrime, sospiri: sono tutte, dai piu al meno, situazioni codificate dalIa
lirica amorosa precedente, daI1a Provenza alla Toscana stilnovistica. Insomma, nel
19osciail Canzcmi8re non si compone una trama di eventi esteriori, di fatti corposi, che si arti-
. vita che colino nella successione cronologica di una vicenda vissuta. E come Ia natura si assot.
Lamorte

Leopere
lIr'

666
L'allenza tiglia in uno stilizzato arabesco, e Ia privata vicenda amorosa sfuma in una vaga
deUarealtà 8torica sequenza di situazioni stereotipe, cOSIe quasi deI tutto assente daUapoesia deI Ga:n..
zoniere il mondo deUa storia contemporanea con i suoi conflitti, quel mondo che si
imponeva con violenta immediatezza neUa Gommedia (se si eccettuano due canzoni
politiche, Italia mia e Spirto gentil, e pochi tLltri componimenti come i sonetti con..
tro Ia corruzione deUa Curia avignonese). L'orizzonte della poesia, che con il poema
dantesco si era allargato ad abbracciare il reale in tutte le sue manifestazioni, dal
caotico mondo della storia umana all'immobile perfezione dei mondo divino, torna
nuo.vl!-mente a restringersi entro i limiti di un'esperienza squisitamente soggettiva
L'unica realü e privata. Leggendo il Ganzoniere si ha l'impressione che Ia realtà esterna non esi.
e quella interiore sta, se non come remota e diafana memoria, o cifra puramente allusiva, e che l'unica
e autentica realtà sia l'interiorità deI poeta.

5.5. Il "dissidio" petrarcke8co. Se per Petrarca l'unica realtà che conta ê quelIa
t. interiore, Ia sua poesia, piu che come racconto di una vicenda d'amore, va Ietta come
L'amore come simbolo Iucida analisi della coscienza. La tormentata esperienza d'amore ê assunta come sim-
di una renerale bolo di un'esperienza piu vasta, sentimentale, intellettuaIe e religiosa insieme, quel1a
condizione interiore già analizzata neUe prose latine di.confessione. TItema amoroso per il poeta non ê
che l'occasione per concentrare intorno ad un nucIeo stabile I'accanita esplorazione
interiore, l'esame dei suoi sentimenti oscillanti e contraddittori e deUe sue preoccu-
pazioni morali e religiose, Ia stanchezza e il peso della carne, Ia vergogna per Ia debo-
Iezza deI volere e Ia schiavitU dei peccato, gli aneliti di purificazione e i ripiegamenti
delusi. Anche neI Ganzoniere si impone in piena evidenza queI dissidio interiore che
era stato COSIacutamente analizzato neI Secretum. Ciõ che caratterizza Ia spiritua-
L'upirazione lità di Petrarca ê un bisogno di assoluto, di eterno, di un approdo stabile in cui l'animo IJ
all'U80luto trovi una «psee)) perfetta. In contrasto con queste aspirazioni fondamentali, egli sente
e Ia labiUü deUe cose con angoscia Ia labilità di tutte le cose umane. Come attesta l'ultimo verso deI sonetto
che funge da proemio allibro, in lui ê chiara Ia consapevolezza che eequanto piace
aI mondo ê breve sognO)). Tutti i piaceri e Ie gioie che gli uomini inseguono affanno-
samente, impiegando nella ricerca illoro tempo e le loro forze, sono illusioni effi.
mere, destinate a dissolversi coI sopraggiungere della realtà ultima e definitiva, Ia
morte. La gloria, che Petrarca stesso tanto desidera. ê cosa vana, che non appaga
. e che si dilegua subito; anche l'amore ê un sogno; che Ia realtà delude. Gli occhi di
Laura, i eeduo bei Iumi piu che 'I sol chiari», nella morte sono diventati anch'essi eeterra
oscura)); e questa misera fine insegna eecomenulla qua giu diletta e dura.). Nella poe-
sia petrarchesca risuonano spesso gli accenti deI medievaIe contemptus mundi
(disprezzo deI mondo; cfr. TIS). Da questa delusione deriva aI poeta una continua
inquietudine, un senso di inappagamento perpetuo. GiAneI Secretum affermava, rie.
cheggiando sant' Agostino, eesento qualcosa di insoddisfattonel mio cuore, sempre..,
Deluso dalla vita terrena, stanco sotto i1 (efascio anticon dei peccato che grava su
di lui, vorrebbe rivoIgersi interamente al cielo, abbandonare ogni vanità, condurre L
una vita assolutamente pura. Perciô, nelIa sua interna architettura, il Ganzoniere de
vorrebbe offrirsi, secondo il modeUo medievaIe delIa "conversione" consacrato dalle
Gonfe88ioni di sant' Agostino e dalla Gommedia dantesca, come Ia vicenda di un'a-
nima che si libera daIle impurità umane e si innalza aDio, trovando in lui Ia pace
e Ia saIvezza. TIdisegno ê evidente neU'ordinamento della raccolta che, dopo aver
," tracciato il percorso dei eeperduti giornh) e delle eenotti vaneggiando spese.), come
indica sempre il sonetto d'apertura, si conclude con Ia preghiera alIa Vergine e con
l'invocazione alla e(pacen. Ma il Ganzoniere non ê Ia Gommedia: il viaggio dell'anima
L'ulenza di loluzioni non puô concludersi, e il dissidio interiore al termine dellibro non trova una solu..
zione (come già non Ia trovava neI SeCf'6tum). Per usare un'immagine della Gomme.
dia, mentre Dante scrive Ia sua opera quando giAê uscito «fuor deI pe1ago a Ia riva).,
e puõ voltarsi a guardare ormai al sicuro I'«sequa perigliOsa)I, Petrarca compone
il GanzonÍ6re quando ê ancora immerso nelle seque tempestose; anzi, dinanzi a sé,
per tutto il corso della vita, non vede che tempesta, anche in quello che dovrebbe
essere il «porto», Ia morte (<<...veggio aI mio navigar turbati i venti; I veggio for-
tuna in porto...))). Se il poeta ê inappagato dall'umano, non puõ neppure trovare Ia

Petrarca

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667
vaga pace e Ia liberazione in Dio: aI mondo e ai suoi beni, resta, comunque, indissolubil-
,Can- mente legato. Ma ciõ avviene perché il suo ideale autentico non ê il semplice rifiuto
ehesi deI mondo, a Ia conciliazione deI divino e delI'umano: conferire ene
~nzoni I~ stabilit.à d~l1p.MRe.ce e5.JU!.p~ -,
i con- ", . ,!fie. ,~tem~~.~~!~!,- m.9_*,
'
)oema : :teal~~~~ ~e~las~~~~;~~a~~riiir~~~~iifâ:i~:i.~zi:Jt:~i
li, dal qJ1i!ijt.oRQgnO~11ndi 11"~..di P.MI""!lsi.am:.~ non tanto, come si suoIeAne-
toma ricamente indicare, tra cau:n~~ ,s.Q.\ri..12,
U}Ilanoe divino, ma trj!. QDacon~ezione ~e-
;ettiva tica, che ImDOneuna tmJl..i..rin.\UlCia,al r trovare Ia ienezza e'J'ãl)E!atitu-
Jn esi- 11lorno dj.rie,e il sogn-9~d.i nna Pnn,.mD"~one 18 leno v ore
I'unica di una conciliaio.e ápã oosé urnana (Bosco). AlIa luce di queste considerazioni si puõ dire c e I anzo-
tra umano e divino niere, come il Secretum, riflette non solo una crisi individuale, ma Ia crisi di un'e-
poca: mentre il conflitto tra terra e cielo era tipico della viaione medievale, Ia conci-
quelIa liazione tra umano e divino sarà invece il grande sogno filosofico deI Rinascimento.
:I.come
~esim- 5.6.ll superamento dei conflitti neUa forma. Poiché Ia materia della pOésia
,quella petrarchesca ê questo groviglio di contraddizioni e di inquietudini senza soluzione,
Lnonê sarebbe lecito aspettarsi che le tensioni interiori si esprimessero in una forma tor-
~azione mentata e involuta. Invece Ia dizione poetica deI Canzoniere ê limpida, equilibrata,
reoccu- armoniosamente perfetta, dotata di una miracolosa fluidità musicale. II fatto ê che
a debo- per Petrarca Ia poesia ê bensl esplorazione accanita dei processi interiori, ma non
amenti sfogo immediato dei sentimento. I conflitti dell'animo non si riversano sulla pagina
ore che con il calore e Ia violenza scomposta con cui nascono nell'intimo, ma devono sempre
piritua- passare come attraverso un filtro, che li decanta e li puri,fica: e ciõ che ~ume que-
I'animo n filtro leUeruio sta funzione di filtro ê Ia letteratura. Petrarca ha un concetto altissimo deI decoro
~lisente e dena disciplina formali, ed ê colmo di ammirazione per i classici antichi che di quel
sonetto decoro rappresentano ai suoi occhi il modello insuperabile. Per questo li tiene sem-
;0 piace pre presenti nello scrivere, e si sforza anche nella sua poesia volgare di riprodurne
Lffanno- le forme armoniose ed eleganti. La conseguenza ê che i sentimenti deI poeta, per
Dnieffi- quanto intensamente e sinceramente vissuti, si esprimono sempre attraverso for-
itiva, Ia mule, cadenze, immagini consacrate dalla letteratura antica. Nei testi dei Canzoniere
appaga ê possibile trovare una serie innumerevole di remíniscenze letterarie, citaziQni, soIu-
occhi di ziom stilistiche tratte da altri poeti; e non solo,dai p~etti autori Iatini, ma anche
~i«terra dai testi biblici (specie i Salm,), dagli scrittori cristiani, e persino dai "classici"
elIapoe- moderni, dai trovatori ai Siciliani, dagli stilnovisti a Dante. Non si tratta di un eser-
I mundi cizio artificioso e freddamente erudito, ma di un processo in certo qual modo sponta-
~ontinua neo: quelle formule, quelle immagini fanno parte della coscienza di Petrarca alio stesso
i&va,rie- modo dei suoi sentimenti; perciO il suo mondo interiore, ai momento di esprimersi,
.ampre» . ricorre naturalmente alIe reminiscenze letterarie.
çavasu E proprio nel calarsi entro formule fissate dalla tradizione letteraria, nel com-
:ondurre LI ricompOIbioDe porsi entro Ia limpida e rigorosa dizione di un classico, Ia sua tormentata esperienza
nzoniere dei diJIidi neU. forma interiore trova come una conferma e una consacrazione solenne, e al tempo stesso
'atodalIe una chiari:ficazione e una purificazione. AlIa stessa esigenza di chiarezza e decanta-
Ldi un'a- zione risponde Ia cura della perfezione formale, il minuziosissimo, assiduo lavoro di
d Ia pace lima che il poeta applica ai suoi versi, affinché non vi resti nulla di grazzo, di appros-
opo aver simativo, di scomposto. In tal modo il dissidio interiore, se non puõ essere superato
ell, come nei fatti, viene almeno fissato in forme limpide ed equilibrate, puõ essere contem-
ine e con pIato in una luce ferma e pacata, e puO trovare una sorta di ricomposizione nel nitore
ell'anima delIa bella pagina, classicamente composta. II poeta stesso dimostra di avere piena
una soIu- coscienza della funzione dei classicismo formale della sua poesia, quando afferma:
~Comme- «Cantando il duol si disacerba»: rani~re il perfetto domínio deDa forma ê per
~Ia rivall, lui I'unico modo per raggiungere il domo di un mondo interiore inquieto e lace-
,compone rato, e per attingere ad una forma di catarsi (Sapegno).
anzi a sé,
dovrebbe 5.1. Lingua e Btile deZ«Canzoniere». Ma per conquistare questo domínio ê neces-
eggiofor- sario un esercizio quasi ascetico di rinuncia. Nel poema dantesco, come si ê visto,
trovare Ia aveva trovato Ia piu piena realiZzazione Ia tendenza medievale alia mescolanza degli

Le opere
r'
I
668
,'\'

I stili, che rovesciava Ia separazione classica: nella Commedia Dante raccoglieva impa.
!.!, vidamente tutti i molteplici aspetti della realtA, dai piu elevati e spirituali ai piu mate.
I
I
La eelezione deI reale riali e plebei. Petrarca, al contrario, torna ad operare nella realtà una rigorosissima
I selezione, escludendo dall'ambito della poesia ogni aspetto concreto o umile delIa vita
, I quotidiana. Lo si ê visto già nelle prose latine, ma ciô ê tanto pit! vero per le liriche'
I,
dei Ca:nzoniere. La matrice di questo diverso modo di accostarsi alia realtà ê da indi.
I:
viduarsi nella crisi della coscienza petrarchesca. Dante poteva riversare nena poesia
tutto il reale nelIa molteplicità dei suoi aspetti perché possedeva un saldo e organico
I sistema concettuaIe, che gli permetteva di inquadrare e dominare Ia realtà, in quanto
ogni elemento nell'ordine universale trovava W1&collocazione e un senso. Petrarca
I

I non possiede pit! questo sistema; anzi, come si ê visto, rifiuta esplicitamente, e con
L'...enza' vigore, il sistema filosofíco della Scolastica a cui Dante faceva riferimento. Per lui
di UJIinquadramento l'unica realtà certa, di cui si puõ dare autentica conoscenza, ê l'interiorità. Per que-
UJlit8,r1o deI reale sto Petrarca esclude dalla poesia tutte quelle presenze che sa di non poter sistemare
entro i termini di un inquadramento concettuaIe; per questo si chiude nell'interio-
rità e Ia realtà esterna, il mondo della natura, Ia stessa bellezza física della donna
rf amata sono cosl rarefatti, assottigliati, privati di ogni urgenza materiale e di ogni L'
li'. carattere troppo concretamente particolare. L 'unico dominio che gli ê consentito ê 8lJ
iI n clu.ici.mo quello formale, letterario, sui moti della propria anima. II classicismo formale di
rIrí come con.eeuenza Petrarca, che si manifesta come selezione e idealizzazione dei reale, viene cosl ad
deU. crlli IpirltuaJe essere Ia diretta conseguenza della sua crisi spirituaIe, della sua impossibilità ad attin.
I'
,I gere a definitive certezze, della sua rinuncia ad affrontare nella poesia il vasto mondo
.,
estemo e de11asua concentrazione esclusiva sul mondo interiore. Come ha affermato n.
Contini con W1&formula pregnante, d il suo romanticismo che ê condizione dei suo
classicismo lI.
Questo diverso modo di accostarsi al reaIe si riflette inevitabilmente sulIa lingua
e sullo stile. Nella Commedia Ia molteplicità di presenze reali si traduceva nella moi.
teplicità di piani linguistici: Dante mescolava materiali provenienti dai campi pifl
diversi, i dialetti, illatino, Ia lingUa d'oc e quella d'oil, coniava neologismi vertigi.
nosi, &CCOstavatermini crudi e plebei a quelli designanti le realtà pià sublimi, e cer-
cava dehberatamente 10 scontro tra i vari livelli, le dissonanze e gli stridori, al fine 17
U pluUinrullmo di potenziare la carica espressiva deI suo 1inguaggio. Per questo si ê parIato di pluri-
dantalco linguismo dantesco (cfr. Dante, S 7.7). La rigorosa selezione a cui Petrarca sotto-
pone i1reaIe, invece, si traduce in W1&língua che impiega un numero ristrettissimo
di vocaboli; non solo, ma illinguaggio peirarchesco ê anche rigorosamente uniforme:
i pochi termini ammessi sono attinti tra quelli pit! piani e generici. Petrarca rifiuta
ogni parola troppo corposa e precisa, troppo realistica ed espressiva, troppo aulica
e rara o troppo pedestre, ed evita ogni scontro violento tra livelli stilistici, ogni stri.
dore di suono e significato. Per questo Contini, a definire 10 stile petrarchesco, ha
L'unUiDruiemo parIato di ,"nüinguismo. Nessuna parola spicca mai, come intensa macchia di colore,
eUPetrarca nel tessuto dei discorso: esso tende piuttosto a creare un tono medio, un'armonia
d'insieme in cui nessun particolare predomini. Di qui nasce I'impressione di leviga-
tezza, di nitore, di semplicità, di piana scorrevolezza, di dolce fluidità musicale corou.
nicata dai versi petrareheschi. Come il poeta stesso afferma, ilsuo assiduo, infatica.
bile lavoro di lima sui testi tende a eetar soavi e chiare.. le rime eeaspre e fosche».
,.
In queste parole, e soprattutto nel termine chiave «aspre)), si puõ forse cogliere una
L segreta allusione allo sti1e dantesco, que1 Dante che proclamava nelle rime petrose
eeCos}neI mio parlar voglio esser aspro» (cfr. T182), e che nella CO'mmedia invocava
L le eerime aspre e chiocce)) per dipingere convenientemente il «tristo buco>.infernale:
! un'allusione che soona come un fermo ripudio, un'inconciliabile discordanza di gosto.
1
I',
In sintesi la fisionomia complessiva dei capolavoro petrarchesco risulta dal1a quasi n
I', miracolosa fusione di due aspetti apparentemente antitetici; da unIato l'inquieta e "
deUI
SpirltuaJiU medievale tormenta ta VÍBionedi un'epoca di crisi e di trapas80 della civiltà, ancora tutta impre-
e eultO cl...ico gnata di spiritualità cristiano-medievale; dall'altro un gusto poetico eminentemente
classicistico. Questo secondo aspetto deI Ca.ftl<mWrt inaugura una tendenza desti.
,
" nata a dominare per molti secoli nella letteratura italiana, W1&tendenza le cui carat.

Petrarca

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669
, iropa- teristiche salienti saranno un ideale altissimo di perfezione formale e di aulica dignità,
. mate- una selezione schifiltosa degli aspetti della vita reale e Ia sovrapposizione costante
issima di un vejo letterario sulJa rappresentazione della realtà e sull'espressione dei senti-
lIavita menti. Questo gusto si affermerA soprattutto in età rinascimentale, tra Quattro e
liriche' Cinquecento, resterA vivo nelI'età barocca e tornerA pienamente in auge nel Sette-
laindi. cento e nel primo Ottocento neoclassico.
poesia
'ganico
quanto
~trarca 6. L'aspirazione all'unità: i Trionfi e il
~,e con
Per lui
De remediis utriusque fortunae
er que-
temare Le opere sin qui esaminate offrono il percorso delle contraddizioni intime deI poeta
interio- e deIloro riscatto mediante Ia bella forma letteraria. Ma in Petrarca sussiste pur
Ldonna sempre l'esigenza di superare realmente i suoi dissidi, di comporli in una effettiva
di ogni L'uplrazione unità. Questa aspirazione si traduce nell'intento di esprimere Ie sue esperienze non
entito ê aU'orpnicitl cODclaaiva piu in opere occasionali e frammentarie (si tenga presente Ia punta di disprezzo con
male di cui il poeta intitola Ia sua raccoltaRerum wlgariumfragmenta e Ia definisce ccrime
cosi ad sparse»), ma in opere di vasto disegno, organiche e conclusive. Non a caso, per con-
w attin- cretare questi propositi sistematici, Petrarca deve ricorrere a schemi costruttivi tipi-
) mondo camente medievali, il poema allegorico con i Trio'\fi e l' enciclopedia morale col De
fermato 11De remeclU. remediis utriusque fortu1UUJ(I rimedi della buona e delIa cattiva sorte): solo nelIa
~deI suo cultura piu strettamente medievale egli poteva trovare i~palcature formali capaci
di reggere il suo disegno.
a Iingua Le (lue opere furoDOiniziate probabilmente durante il soggiorno milanese (1358-61)
ellamoI- e portate avanti sino alIa vecchiaia. Nel De remediis, scritto in latino come tutte le
Lmpipiu sue opere in prosa, Petrarca passa in rassegna tutti i mezzi con cui l'uomo puõ resi-
, vertigi- stere sia alIe lusinghe della sorte favorevole, aia ai colpi di quella avversa; per far
ai, e cer- questo, si fonda sulla sua personaIe esperienza, proponendosi come modello di supe-
i, al fine I Trio"" riore saggezza.. 1 Trio?tJ\ sono invece un poema in volgare costruito in forma di visione,
dipluri- che rimanda evidentemente, nelI'impianto, nene soluzioni narrative, e persino nel
metro (Ia terzina a rime incatenate, ABA, BCB...) aI m!)deno delIa Commedia. n poeta
ca sotto- narra di assistere alIa sfiIata di varie figure alIegoriche, nelI'ordine l'Amore, Ia Pudi-
3ttissimO cizia, Ia Morte, Ia Fama, il Tempo, l'Eternità, al cui seguito compaiono schiere. di
lIliforme: personaggi esemplari, tratti daI mito e dalIa storia, antica e recente. Dietro alIe
~ ri!iuta astratte strutture alIegoriche si puõ scorgere il riflesso delIa vicenda personaIe deI
po aulica J\ poeta, quelIa stessa che ê esplorata nel Canzoniere. Come indica Ia successione delle
ognism- figure alIegoriche elencate, i momenti di questa vicenda sono:'1a passione d'amore
!lesco,ha deI poeta,'l freno ad essa imposto dalla virtU di Laura che non cede ai suoi desideri,
di colore, Ia morte che placa Ie inquietudini della carne sottraendo alIa vita terrena Ia donna
larmonia amata~ l'aspirazione alIa gloria che dovrebbe vincere Ia morte ,'to SCOrrere deI tempo
di leviga- che cancella ogni cosa, anche il ricordo della gloria, e infine'1'ansia dena pace eterna,
alecorou- in cui si compone ogni contrasto. Anche i TriotVi dunque, come il Secretum e Ie Rime,
, infatica- vorrebbero offrire il diagramma di una "conversione", di una rlnuncia ai mondo per
! fosche». attingere alIa salvezza e alIa pace celeste. Ma, a differenza di quelle sue due ópere,
~liereuna Petrarca intende abbandonare il piano dell'esperienza puramente soggettiva e indi-
lepetrose viduale per innalzarsi, sul modello della Commedia, ad un piano universat~, sottoli-
~invocava neando nella propria vicenda il destino di tutti gli uomini e proponendoIa come occa-
infernale: I
1 sione di meditazione e ammaestramento morale. Nonostante questa aspirazione ad
~di gusto. un superamento dene contraddizioni e ad una 8OIuzione conclusiva, il poeta non rie-
iallaquasi n falUmeDto sce a raggiungere il «riposato porto» delIa pace. Benchê egli tenda alIa salda costru-
inquieta e deUa ecJItrazIone
UDitaria zione unitaria, di tipo dantesco, non ê poi in grado effettivamente di costruire, per-
.ttaimpre- ché gli manca quella sicura e organica visione deI mondo che stava alIa base delle
mtemente architetture della Commedia, e ne costituiva l'intima 80Stanza e Ia forza. Quindi Ia
mza desti- - trama concettuale dei 7'riot\fi non ê animata dalla vitalità deI poema dantesco, e si
! cuicarat- riduce ad una serie di schemi astratti, di simboIogie intellettua1istiche, soffocate da

Le opere
710

.
verbale ê sottolineata dal gioco delle rime, che contribuiscono a mettere in evidenza il tema
(eebianco»/eemanco»/edianco»feestanco»).Ma il.motivo peSRimiRtiM~..11..~to{'I'r'lla 8J8Mui'a.Ie 11motivo
d",lI'uomo ê mitinto dal D.Jotivn~..l1api8t~ 8 QegKafie" (eedolceloco», eeCaropadre»). L'in- decU affetti 12. rami,
sistenza sui diminutivi eevecchierehl,eefamigliuola»,conferisce alIa scena un pià intenso clima ,: fic:anole
di Laura
di dolcezza e intimità. ; J8. pria:
" 1(. l'ido]
ouetto (
" Iauro viv
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',1(:' ," ,. 16. 1 .et
PROPOSTA DI LAVORO
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.Ii::..,~.i~.;>... '.",':,"'.~~'~~:~ ':~;,'i.':'.\8"~~~.:"v-/. .~', ",.',".;', "'0"'.': ',dai giom
:: :~:~~~i~j~.t:k.~;~M - ,
".:.1:- , 16. pur:
17. for.
. Confrontare 11sonetto eon 11passo dei Secretum (T153) in eui Agostino aeeusa Franeesco di avere amato pi~' 'blancato.
18. tal: cl
Laura di Cristo.
: tmIi dop<
':,19. pc);p
,'!;;'~~\,~"~~í~1!~~~~~~~~;..~;~F~fJ~~~\~tfk;.,j';i':":~:i~~I~;t:'Pf~~ilr~~~&_.~.l J :, tO. ben c
'puõ vive!
11. L'am
;]e bionde
,
iano I'or.
'u. meu
;f".',~1{,"':'}'J'1' :..'rj~(,:~'~""~
",::,.,,'~.;'t';'-"""':"','.":"';f'.,:i,~:'.~
:~. .1 tOI
,~"
E la S6CoMa deUe nove s6Btine che compaiono nel Canzoniere.
staforma~, inwntata daArnaut Daniel, comprende sei B
di sei endecasillabi ciaseuM, di eui 'lHmgono ripres6 le paro16 in ri
(l 'ultima di ogni strofa, in particolar6, I identica alla prima di
8UCC68siva). Tre di queat6 parole magono poi ripres6 neUa Urz1na
/unge da congedo. Ebbe moltafortuM neUa poesia dei primi secoli .
.'
l'abilitd tecmica ehe richiede 6 di eui Petrarca ci o.f1rt qui un esem
particolarmente significativo.

Giovene donna sotto un verde lauro


vidi piu bianca e piu fredda che neve IA pa:
non percossa daI sol molti e molt'anni 1;
e '1 suo parlare, e '1 heI viso, e Ie chiome
5 mi piacquen si ch'i' l'ô dinanzi agli occhi,
ed avro sempre, ov'lio sia, in poggio o 'n rival.
Allor saranno i miei pensieri a riva'
cheli foglia verde non si trovi in Iauros;
1. neve ... molt'UIJÜ: perlfrui per indicare quando avrO queto i1 core, asciutti gli occhi,
il ghiaccio. 10 vedrem ghiacciare il foco, arder Ia neve 7:
2. ov': ove-dovunque. ,

non Otanti capelli in queste chiome


8. in porpo ... riva: lU un pendio o in
piano. quanti vorrei quel giorno attender anni.,
4. Allor ... a rlva: alIora le mie preoccu.
pazioni saranno giunte a riva, cioê avranno Ma perché vola il tempo, e fuggon gli anni,
fine. si ch'a Ia morte in un punto s'arriva,
6.che: quando.
6. forHa ... lavo: 08aiamai, euendo 1'&1- 15 o colle brune o colle bianche chiome',
loro una planta sempre verde. seguirô l'ombra di queI dolce Iauro
7...drem.u neve:ê Iafiguradell'~ per 10piu ardente sole e per Ia neve,
ton seanalata nell' Analiai dei testo e defi.
nita nel gloBsario.
fin che l'ultimo di chiuda quest'occhi.
8. quanti ... &Dai: coBtruzione: ..quanU
anni vorrei att.endere que} aiomo». Non fur già mai veduti si begli occhi
9. o coUe... chiome: o aiovani o an&Iani.
10. o lIe Ia n08tra .., &Dni: nel presente
20 o ne Ia nostra etade o ne' prim'annilO,
o nell'antichità. . che mi struggon cosi come 'I sol neve;
11. lapo.a riva: fiume di 1acrime. onde procede lagrimosa riva 11

Petrarca

."0"_.. .'-. -. . .
".'" --.

711
ch'Amor conduce a pie' dei duro lauro
ch'à i rami di diamante, e d'ar le chiome12.
!tti 12.rami.u ebiome: al1egoricamente signi-
ficanole bianche braceia e i capelli biondi 25 I' temo di cangiar pria 18 volto e chiome
.. di Laura. che con vera pieU. mi mostri gli occhi
J.8.pria: prima; va unito a ehe.
. ~C.l'idolo n. laaro: Laura ê ü suo idolo, l'idolo mio, scolpito in vivo lauro1.:
tuetto di adorazione; ed ê BColpitain un che s'al contar non erro, oggi à sett'anni 16
1aurovivente: vi ê Ia consueta identifica- che sospirando vo di riva in riva
. lione allegorica tra Laura e illauro. 30 Ia notte e 'I giorno, aI caldo ed a Ia neve.
. 16.. lett'8IU1i: sono trasconi IItte anni
dai giomo deU'innamoramento.
...\i~ 6. par: tutto. Dentro pur16 foco, e for candida neveu,
7. for .u neve: all'aspetto eatemo im-
!iancato. sol con questi pensier', con aItre chiome,
amato plu sempre piangendo andrõ per ogni riva,
J8.til: cJú;il futuro lettore, che vivrà mille
, . dopo. per far forse pieU. venir negli occhi
9.pb: poo. 35 di ta118che nascerà dopo mill'anni,
,,'"

. ","~. ~?"' ,

. Mn c61to:ben coltivato; cioê li tanto


vivereIa poesia. se tanto viver pô1s ben cólto20 lauro.
. L'.aro ... Tineon le bionde ehiome:
. bIoDcIechiome (sogptto) di Laura supe- L'auro e i topazii aI sol sopra Ia neve
o l'oro e i topazi.
. . lDeJIU:inca1zano. vincon le bionde chiomeBl presso agli occhi
(XXX) . 1i tolto . ri",: coBipresto alia fine. che menan 22 gli anni miei s1tosto a riva 28.
rUere. Que-
e sei strofe
Jlein rima
.a di queUa
ALIBI DEL TESTO
terziM eM
.i soooli per D componimento ofire un esempio deI motivo dajMo, che occupa tutto un settore aIl'ini-
esempio zio deI Canwn.iere: il poeta insiste sull'identificazione di Laura con Ia pianta dell'aIloro, allu-
"''''' dendo aI mito di Dafne (che si era trasformata in quella pianta). Si tratta di componimenti
estremamente elaborati, impreziositi da sti1izzazioni allej'Oriche e da giochi astrusi di imma-
gini e di parole. .

L'eIemento fondamentale della continuità tematica ê dato daDe parole in rima, che appar-
tengono a tte campi semantici ben individuabili: Ia natura «(Iauron, «neven, c<rivan), gli attn-
buti della bellezza femminile (c<chiome", c<occhi n) e il senso deI tempo «(anni,,). Sono gli ele-
menti su cui si basa Ia maggior parte della poesia petrarchesca, neI suo sistema di
corrispondenze e di opposizioni: qui si {lUõsubito notare l'implicito e consueto richiamo ai
nome della donna amata (<<Iauroll-Laura),e l'antitesi cromatica «Iauro,./«neven, precisata
dagli aggettivi («verden/<<biancall),mentre il termine «occhin, riferito prima aI poeta e poi
a Lama, indica Ia duplice articolazione deI movimento amoroso (si noti il «vidin di v. 2 ripreso,
in forma insieme passiva e rafforzativa daI v. 19, a metà deI componimento: «Non fur già
mal veduti sl begli occhill). Strettamente incomiciato dalla .
cerniera ", costituita daDe rime,
il gioco Jlelle immagini si dispone all'intemo dei versi, esaltandosi in una ricerca preziosa
delle riprese e deDe antitesi.
Già Ia prima strofBt che ha un andamento prevalentemente deacrittivo, introduce un'im-
magine iperbolica (<<pi~bianca e pi~ fredda che neve I non percossa dai sol molti e molt~annin)
e si conclude con un'affermazione di valore assoluto (<<am sempre, ov'io sian). La strofa
che segue rafforza questa tensione espressiva, elencando, per indicare che il desiderio amo-
roso deI poeta non potrà mal aver fine, una serie di cose impossibili. L'impiego di questa
figura retorica (l'a.d~, m. G) esalta il carattere concetto80 deI componimento, intro-
ducendo ad esempio il forte rilievo di un'antitesi di gusto prebarocco: «vedrem ghiacciare
il foco, arder Ia neven.
L'ultima paroIa in rima (<<annb),ripresa dai verso successivo, introduce il consueto motivo
deDo acorrere deI tempo, che imprime alIa terza stroía un movimento piu contenuto e rac-
coIto, incorniciandoIa malinconicamente entro versi dominati daI senso della precarietà e
della morte. Piu smorzato risulta cosl il gioco delle opposizioni cromatiche e delle antitesi,
che anche in questo caso si dispongono secondo il para11elismo di costruzioni simmetriche
«(O colle brune o colle bianche chiomen, «per 10pi~ ardente sole e per Ia neven).

Gloverae dorarao 80tto un verde louro


712
Le strofe successive riprendono e proseguono il gioco delle immagini, con variazioni che 9.1
confermano il preziosismo di questo difficile esercizio poetico, il suo carattere altamente si cc
Para1lelilml dell
elaborato e raffinato. Si notino ancora i parallelismi ("One Ia nostra etade o ne' prim'anni»), 10.
le riprese e le simmetrie per antitesi «(Ia notte e '1giomo, al caldo ed a Ia neve. 11Dentro e limmetrie
l'uo
pur foco, e for candida neve..), Ia ripresa equivoca che introduce Ia terzina finale (cclauro... tro:
«L'auro..), dove compaiono, oltre a quelle in rima, anche le altre parole chiave deI componi. deri
mento (eechiome», eebiondb.).

A]
'~t.(~1~];:,~~~,~J~t::~~~ij[,Tl;:.:-
,'.i PROPOSTE DI LAVORO
,. Rlflettere sulla seatlna per quanto rlguarda I'aspetto formale riapetto a:
a) live/lo metrlco e lessica/e (dopo avere individuato le parole-rima, verificare a quale ares aemantica riman-
dano e qual! slgnificat! assumono aU'lnterno deUe varie atrofe);
b) /lve/lo retorico (ci sono metafore? Similltudlni? Ady"Bta? ParaUellsmi? Chiasml? Opposlzionl?).
2. Individuare tutti i senhal di Laura presenti nel testo.
3. Riflettere sul valore dei variare dei templ usatl nell'alternarsi delle varie strofe:
ad esemplo ,. atrofa: vldl (v. 2) I
ml placquen (v. 5) I
avrà (v. 6)
4. Cogllere tutte le caratteristiche flslche attrlbulte sia a Laura sia allauro. Qvale Immaglne complesslva si ricava I
dei personagglo femminile?' e
5. Quali caratterlstlche vengono attribulte ai paesaggio?
6. L'lo IIrlco dei poeta quall attegglamenti assume nel confronti della donna amata, dellauro, dei tempo?
7. In slntesi, Ia lode de lia donna vlene eapressa attraverso qual! elementi? (Riflettere sugll elementl che caratte-
rizzano Ia donna, 11paesagglo, 11tempo, 1'10llrico dei poeta).
r o.. ~
'-"o"o~~?b1~"'~'.""~ool.<i~"~ )~:.;,;:'o ~:',;; ,:-',.'t ;'.: ~;'\, >, ,~~::
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S
e

Quanto piu m'avieino aI giorno estremo


-~:~f~~rt~~;o'i;:.'~,.','-:~',:::..o.~';:~,~,}, 'l')r-':.,~i,
(XXXII)
n 8cmetto dovrebbe riBali" al1884, IJ"indi a.d anni aMora gWva-
1. ai clomo e.tremo: aII'ultimo giomo nili deZpoeta.; e questo d4 Bifl(/olare riBalto a.ll4 t6matw deUa fuga
della vita, alia morte. deZ tempo e deUa morte: 1M ~ UM meditaione eM in P6trorca .
2. che breTe: «che luole rendere breve cOBtant6, 1Wft.lega.ta.solo a.ll4 wcclt.iaia.
Ia miBera elistenza d8in uominj".
8. pli ... lC.mo: «tantO plü avverto Ia
fugaeltA e vanitA dei tempo e mi appare Quanto piu m'avicino aI giomo estremo1
erronea ed inutile oírJÜmia speranza ripo- che l'umana miseria suo) far breve.,
sta in 88SO». piu veggio il tempo andar ve)oce e leve,
4. a' miei penlier': parlando Ira me. 4 e 'I mio di lui sperar fallace e scem08. L
6. eh6 ... drucl.ndo: «pereh6 fi corpo, D
oneroso peso (iDeareo) terreno, li. va lique-
facendo come neve caduta di recente... I' dico a' miei pensier'&:Non molto andremo
6. onde ... .Tremo: di COD88ruenza ripo- d'amor parIando omai, ché '1 duro e greve
lero in pace.
7. eo'lIu: con n corpo.
terreno incarco come fresca neve
8. eadrl ... I'ira: "eadrt.1a lper&nl& (ali- 8 si va strUggendo'; onde noi pace avremo':
mentata dall'amore per Laura) che mi Ieee
vaneai&re tanto a lunio, e, con l'annul. perché co.lluiT cadrà quella speranza
lamento de! Benll conBeguente alia morte
corporale, II avrà l'annientamento delle che ne fe' vaneggiar si )ungamente,
emozion!: n rilO, il planto, Ia paura, l'lra». 11 e '1riso e '1pianto, e ia paura e rira 8;

Petrarca
714
PROPOSTE DI LAVORO f;~:;~~:;1ifC1~~fi.~j,t~~1;';7r~~~..,..f-',."
",."" """"-~""~~~~tà""~~'''';17~'7m:;D "- '
,-.1
,"', ".~.w:~ A
1. Esaminare iI sonetto dai punto di vista formale rispetto a:
a) /ivel/o metrlco fi rltmlco (ad esempio Petrarea rispetta Ia tradizlonale distinzione tra quartlne e terzlne? Lo
,

schema CDE CDE delle terzlne . consueto? Ci sono flnjambementtl? Pause Interne ai versl?);
b) IIvel/o sintanlco (e'. eolneldenza tra sintassl e metro? 11perlodare . sempllee o complesso?);
e) IIvello /ess/ca/fI (qual! sono le parole-chlave e a quale area semantlca rlmandano? CI sono termlnl presentl
anche nel sonetto proemlale?);
d) /ivello retorlco (ci 80no antltesi? Parallelismi? Allltterazioni? Perifras!? Copple?).
2. Quale concezlone dei tempo ê presente nel sonetto?
3. Quale funzione vlene attribulta ai ..duro e greve I terreno incarco-?
4. Quale vaiare assume 11discorso dlretto?

'~}~\f::~~~~\,4t~~f§!1tG,~~'1.~f~~!~ ,~-:'
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',',,,,' ',,'
'.',',i,'1".~?ff\':~~i7:~.:r::'.r:~
,
',"
,;;, Solo e pensoso i piu deserti campi (XXXV) I
~~':j~;~~:).t!~{;,~;~:"'.::;~~".: '
," ':',
.':j.~<;.~ i
-':""" "
Il semetto risale probabilmen.te alI 841.

Solo e pensoso 1 i piu deserti campi I


vo mesurando a passi tardi e lenti2, r
d
e gli occhi porto per fuggire intenti
1. Solo e penlolo: solitario e assorto. 4 ove vestigio ~ l'arena stampP.
2, i plikdelerti ... lentl: «percorro conlen-
tezza, misuro ..sorto (precisa il modo del I
vagare, mentre i penaieri occupano Ia sua
Altro Bchermonon trovo che mi scampi .
mente) le locaIitl pm solitarie..; tarcll e dai manüesto accorger de le genti" I
lentl, secondacoppiadi aaett!vi dopo1010 perché negli atti d'alesrezza spenti a
e penIOlO.:t un uso abbaatanr.afrequente 8 di fuor si legge com'io dentro avampili; D
inPetrarca p
S. e rll oecbi ... atampi: ..e volgo attomo
con attenzione 10sruardo per evitare luo- si ch'io mi credo omai che monti e piagge
ghi aegnati da tracce umane-. On vale ai e fiumi e selve sappian di che tempre
tempo stesso come avverbio di luogo (do- 11 sia Ia mia vita, ch'ê ceIata altroi'.
ve) e come co~unzione condizionale
(qualora).
4. AItro... renti: «non trovo altro riparo Ma pur 1 si aspre vie nê sl selvagge
che mi permetta di sfugire all'evidente cercar non S08ch'Amor non venga sempre. G
accorgerai della mia condizione da parte
degHaltrt... 14 ragionando 10con meco, ed io con lui.
6. perch6 ... aftlRpl:' "infatti dai miei
attegglamenti mesti 81comprende chIara-
mente come io arda dentro di me-. vita che nascondo aII'indiacrezionedegli 9. ch'Am -pn: ..taIi che (c.'
6. li ch'lo .., altnd: ..tanto che io ormai aItrb. dipende da li upn. li lima-) Amolt
sono perIU880 che montã, campqne,1iurni, 7. pv: tuttavia. non mi L
salve avvertano di quale cenere lia Ia mia 8, eerur nem 10: non riesco a.travare. ""'"
10. rqioDaDdo: parlando. b:

Petrarca

-". ~....
715
ANALISI DEL TESTO
AI centro dei sonetto vi e il motivo delIa solitudine. Non e ia solitudine dei De vita solita-
'Zine? Lo ria, propizia al raccoglimento intelIettuale e all'elevazione spirituaIe, ma I'isolamento che
deve salvare il poeta dalla vergogJia di rivelare agli altri uomini il suo tormento interiore,
che si legge chiaramente nel suo aspetto mesto e malinconico. II motivo richiama il sonetto
i presenti proemiale Voi ch'ascoltate (T155): «al popoI tutto I favola fui gran tempo». II termine
Lo «.ehermo» «schermo» (v. 6) e Wla spia significativa, che rimanda ai codici delI'amor cortese (l'amore
che deve essere tenuto segreto, celato ai «malparlieri»), e soprattutto alIa Vita n'UO'lla (Ie
donne «deUo schermo»): ma 10schermo non ê costituito come in Dante da una terza per-
sona, che sostituisca l'amata agli occhi deUa gente; qui non e I'onore deUa donna che deve
essere salvato, bens} l'intimità deI poeta.
11per80Racrio Fuggendo gli uomini, egli stabilisce perO un legame con Ia natura, che diviene come par-
.tlliuato tecipe e confidente deUe sue pene, muta testimone, piu adatta degli uomini ad accogliere
i suoi lamenti, senza turbare il suo bisogno di isolamento. Il paesaggio, come ê consueto
:~:rri~f: nel Petrarca, ê privo di concretezza realistica e di urgenza fisica, materiale, ed ê evocato
COnnotazioni estremamente generiche «(deserti campi») o addirittura con serie di nudi sostan-
tivi «<monti e piagge e fiwni e selve»). La scena non si coUoca in WlOspazio preciso, ma
ê come fuori dello spazio e dei tempo, collocata in Wla dimensione che ê puramente inte-
riore (Friedrich).
XXV) La loffereua Ma nel fuggire gli uomini ü poeta non trova scampo daUe sue sofferenze: 10accompagna
laterior. pur sempre il pensiero ossessivo d'amore. La solitudine ê in realtà colloquio assíduo con
se stesso «(sempre ragionando con meco, ed io con lui»). La materia dei componimento ê
dWlque Ia sofferenza interiore che non conosce requie, il dissidio che non trova mai solu-
LI zione: una materia tormentata e dolorosa. PerO come ê consueto nella poesia dei Petrarca
mompoIWoDe le dissonanze e le lacerazioni trovano Wl&forma di purificazione e superamento nell'armo-
deU. forma nia equilibratrice deDacoStruzione poetica: le chiare simmetrie e ia fluidità dei discorso ricom-
pongono e placano ogni urto dissonante dei .. moti interiori. Vediamo analiticamente attra-
verso quali procedimenti tecnici questo miracolo" si realizza.
Illi".Uo Litl6llo sintattico. La fluidità e I'armonia equilibratrice sono create in primo luogo dai-
.latattieo l'ampio giro dei periodi e daDa loro disposizione architettonicamente proporzionata. Le quar-
La coetruioRe tine sono divise simmetricamente in due coppie di versi (2 + 2, 2 + 2). Nella prima. quartina
arehitettoDica- ognuna delle due coppie di versi ê esattamente composta da una proposizione, e le due pro-
...te posizioni sono coordinate fra loro dal1a congiunzione «en' che apre ilsecondo membro: lIe
proponionata gli oechi porto... II(v. 8). La stessa struttura si ripete identica neDa seconda quartina: le due
proposizioni che Ia compongono coincidono esattamente con le due coppie di versi, e sono
unite daDa congiunzione ceperchê))collocata all'inizio deI secondo membro «<perché negli
atti)), v. 7). La simmetria ritorna anche neIle unità sintattiche nrlnori. Spicca Ia costruzione
architettonica deIle copp'ie di aggettivi, ((soloe pensoso» all'inizio dei verso, «tardi e lenti",
in esatta simmetria, alI estremo opposto, al termine dei distico. La simmetria tra i due sin-
tagmi ê rinsaldata dall' omogeneità fonica che caratterlzza all'interno ciascuna delle due cop-
Gli aeeeRti toDiei pie. Nella prima coppia entrambi gli aggettivi, ceBÓlo e penBÓSO)),hanno gU accenti tonici
che cadono sulla voeale 101chiusa (e le 101predominano, sono ben quattro su cinque vocali);
neDa seconda coppia, «tàrdi e lênti.., si ha l'identica successione, costituita da vocale ampia
. (/aI,lê/)+liquidao nasale (/r/,InI)+consonantedentale (ldI,lti) +liI.La simmetria sintattica
e fomes vale a rendere ia corrispondenza tra meditazione raccolta e lentezza dei procedere,
,taIi che (eh' situazioneinteriore e atteggiamento esteriore. '
"qre) Amore Altri elementi dalla funzione architettonica sono i parallelismi e le antitesi: «di fuor,,-
La .immetria
binaria cedentro», ceragionando con meco, ed io con lui». L'allargarsi deUo sguardo dei poeta ad
abbracciare Ia natura testimone delle sue sofferenze dà origine al piu ampio movimento dei
polisindeto «<monti e piaae I e fiwni e selve))): pero anche qui l'enja:mbement, spezzando
ia serie, separa i sostantivi in due gruppi di due: si ripropone ia consueta legge deDa simme-
tria binaria. La costruzione binaria domina dunque fi componiinento (e ia poesia petrarche-
sca in generale). Come ha indicato Emilio Bigi (cfr. C80), essa sembra riflettere Ia lacera-
zione interiore, ü dissidio deI Petrarca; ma le annoniche simmetrie, a loro volta, rendono
ü senso di quella ricomposizione che Petrarca nesce a trovare nella forma. Si vede qui come
Wl&tormentata spiritualitl, ancora lepta a1 mondo cristiano medievale, si risolva in un
ideale di armonia formale che ha chiare ascendenze classiche.

Le~
716
Lb'eUo ritmico
LiveU,oritmico e metrico. AI di lã delle simmetrie architettoniche, l'elemento che deter-
mina Ia fluidità deI movimento poetico ê il ritmo. Rarissime sono le cesure e le pause interne
ai versi, e non vi sono enjambements di forte inarcatura (come quelli che separano soggetto
e metrico
'I
. ,
e verbo, aggettivo e sostantivo, o simili): tutto ciõ dà il senso di una impareggiabile scorre-
voIezza musicale. Nelle quartine vi sono due sole pause, ma si collocano a fine di verso, e
valgonoa separare i due membri compostidi due versi ciascuno: cc... lenti, / e gli occhi...»,
cc...genti, / perehé negli atti...». La sospensione e comunque molto debole, poiché ê segnata
dalla virgola, e in entrambi i casi Ia eongiunzione (cce»,ceperché») funge da collegamento,
facendo subito continuare il diseorso. Pause forti vi sono solo a fine di stroía, ma esse sono
necessarie a fissare i termini delle cIausole metriche (e sintattiche: i periodi eoincidono esat- Le paUle interne
tamente con Ie stroíe). Pause interne ricorrono solo ai vv. 11, 13 e 14 (<<siaIa mia vita, /I
ch'ê celata altrui»; «cercar non so, /I ch'Amor non venga sempre»; ccragionando con meco,
1/ed io eon lui),), che, non a caso, sono i versi in cui si propone l'impossibilità di trovare
scampo al tormento, e si delinea l'assiduo scavo meditativo deI colloquio interiore; comun-
que anche qui ricorrono perfette simmetrie tra i due membri dei versi separati dalle pause.
Un fattore di omogeneità e di fluida coesione ê dato ancora dall'analoga sostanza fonica
delle rime, specie nelle quartine: in tutte e otto Ie rime (-ampi, -entt) si ha una vocale aperta
(fal, /êl)+nasale (/mI, /nI)+consonante occIusiva (/P/, /tI)+/iI. Nelle terzine, Ia successione
e ripresa da «tempre»-«sempre,): /e/+nasale (/rnI)+occlusiva (/pl)+liquida (/rl)+/eI. Le metafore
Livello retorioo. Raro ê l'uso metaforico, coerentemente con il tono deI componimento,
che ê come un colloquio piano e intimo (arditi giochi metaforici si trovano invece neDe poe-
sie ccdafnee,), dove illinguaggio metaforico ê rieercato e compiaciuto: cfr. Gioven6 donna
8otto un verde lauro, T158). Se si eccettua l'obbligata personificazione di Amore, Ie meta-
fore in tutto il sonetto sono solo due, ccspenti» al v. 7 e ccavamph, al v. 8. Ed anche esse
sono legate dalla consueta legge };liDariadeD'antitesi, in quanto i due rispettivi campi semantici
sono opposti. L'antitesi ê messa ancora in rilievo dalla coDocazione delle due paroIe al ter-
mine deI verso.
Livello fonico. Spesso, alI'interno dei versi, gli accenti tonici cadono sulle stesse vocali, Gil accenti
collegando paroIe semanticamente omogenee. Si ê già notato ccsóloe pensóso»; ma si poso nUe' lteueTocali
sono registrare ancora: «meauràndo a pàsai tàrdj),; «gli õcchi p()rto,); «umàn ...atàrnph);

.
ccmanifêsto... gênti»; «d'alegrêzza spênti»; «si Iêgge ... déntro»; «àspre ... selvAgge».Anche
questaomogeneitã deDe vocali toniche contribuisce a dare un senso di fluidità al discorso
poetieo.

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PROPOSTE DI LAVORO ,~,;,;>,-"..,.~~.,t'Jf<.,j;~-~Jk1't.~.~ '
degn

1. Dopo aver indlvlduato tutte le espreasioni riferlte ai comportamento dei poeta e ai paesaggio, valutare se c'
una corrlspondenza tra i due elementl.
2. Procedere ad un confronto tra questo sonetto ed iI passo dei De vita soIltaria (T151), Ia canzone . Di pe
In pens/er, di monte In monte (CXXIX),11sonetto O cam.retta (T167).
3. Indlviduare tuttl gll elementl dei t8sto che rlvelano Ia contrapposlztone tra iI poeta ed 11resto degli uoml
4. Nel sonetto ê rappresentata una tlpica sltuazlone cortese? (rlflettere sul fatto che 11poeta cerca uno «SC
a «com'lo dentro avampl-). L'oaei
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Petrarca

._.,.-~ ""-,-'"
~......
722
11ritmo ftuido
Il ritmo ê sempre estremamente fluido e musicalmente piano, grazie alIa quasi totale
Le fratture
assenza di pause forti o di fratture all'interno dei versi. Vi sono tre eccezioni significative, interne
motivate dal contenuto. AI v. 6 Ia superficie nitida e levigata dei discorso ê rotta dall'inser-
zione dell'incidentale c<Donso se vero o falso,,: essa segna l'affiorare di un dubbio, che inter-
rompe Ia contemplazione estatica dell'immagine rievocata dalla memoria. II v. 4 ê spezzato
da una pausa «<di quei begli occhi, /I ch'or...,,) che segna 10 stacco tra 10 sfoIgorare della
bellezza neI passato e Ia realtà diversa deI presente; alio stesso modo al v. 18 Ia netta cesura
(ufu quel ch'i' vidi; /I e se non fosse or tale..) segna il contrasto tra passato e realtà attua.
le. t da notare ancora Ia collocazione dell'imperfetto «erano» all'inizio deI primo verso deI 16. q-

-
componimento, in posizione cioê di forte rilievo, sottolineata ulteriormente dall'accento rit- divina
mico sulIa prima sillaba: il verbo cosi collocato dà come Ia nota dominante alia poesia, gio- corpo
cata ~utta sul motivo dei tempo e sul contrasto tra passato e presente. anima
vera 8
17. liI
18. C1
19. .e
ata 8P
PROPOSTE DI LAVORO passag
perch4
1. Dai punto di vista formale Individuare: delI'an
20. ch4
a) IIvello lessfcsle: i termini-chiave dei sonetto; non pc
b) liveflo retorico: le iperboli, le metafore. menta1
porto I
2. Quali caratteristiche fisiche e psicologiche vengono attribulte a Laura? quilla (
3. 11paesaggio nel quale Lsura si colloca é determinato? 21. UII
abitual
4. Qual ê Ia concezione dei tempo espressa nel testo? (Ia len
:~,~:, ~;:::~:r,"i1.
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22. ler:
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ê bella (
e lIUUI
28. lã'
:, 24. nel
Chiare, fresche e dolci acque (CXXVI) .ulle BI
26. Ini
Metro: camone. Rime: abC abC Codee DjF. o
di rived
26.opi

Chiare, fresche e dolci acque I, 27.pà


Ji1 div
ovel le belle membra eepolc:r<
pose colei che sola a me par donna8; ;
28.Am,
gentil ramo ove piacque " Laura 8
. ottenga
1. acqae: sono le acque dei Sorga, fiume 5 (con sospir' mi rimembra t) .
dia dei c
nelle vicinanze di Valchiusa.
come i seguenti ramo, erha e fior' , aere.
t vocativo, . a lei6 dUare aI beIfiancocolonna8; p,ndosi
2. o"e: nelIe quali. erba e fior' che Ia gonna 29. taDt
3. colei... donna: <.Laura, colei che per leggiadra ricoverse '.. kDo, Pe
me ê l'unica donna ai mondo... Ma vi ê i'ale dei:
co I'angelico seno7;
anche il senso dei latino domina, aipora.
4. COR... rimembra: «me ne rammento con 10 aere sacro 8, sereno', ~~~
c:bêê se,
rimpianto... ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse1O: o
o

tU. leml
6. a lei: va unito a piaeque. date udienza 11ÍDsieme :
6. eUrare ... colollD8:c.diappoggiare ilauo ale doIenti mie paroIe estreme11. _2:~:;
bel corpo». ,

7. ancelico .eno: legiadro lembo (della elI'aria


gonna), uno ha il senso deI latino "nu. S'egli18 e pur mio destino, : S4:~i
8. aacro: ê Iapresenza di Laura a renderlo' 15 e 'I cieIo in ciô s'adopra tt,
tale.
9. lereno: luminoso.
10. ove... .'aperle: «dove Amore, attra-
ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda16,
qualche grazia il meschino ..
dil
. too.~ =
6.DaiJ
verso Ia vista dei beili occhi di Laura, mi corpo fra voi ricopra, 7. que.
aprl iI cuore ad amare (oppure: mi ferl iI
cuore)...
11. date udlenu: ucoltate. 18. ecli: pleonasmo. 16. ela'A.-or ... chiada: «che Amore cbiIJ.
,\
m
o , .Seu
:,pone, aVI
14. '1 delo ... 1'8dopra: il de8tino vuole da quem occhi pianaenti (Ie 6 deatino cII8 'torresti,
12. eltreme: ultime, perch6 il poeta si
cosi. 10 muola d'amore)", lia queat
sente prosBimoalia morte. 1

Petrarca

. --,_..-
723
e torni l' alma al proprio albergo ignuda 16.
ido
20 La morte fia17 men cruda1s
se questa spene porto
a queI dubbioso passo 19:
chê 10 spirito lasso
non poria mai in piu riposato porto
25 nê in piu tranquilla fossa
fuggir Ia carne travagliata e l'ossa 20.
16. qulehe ... ipuda: «qualche grazia
divina faccia in modo che il mio misero Tempo verrà ancor forse
corpoaia sepolto (rieopra) fra voie Ia mia
arúma, priva dei corpo, tomi aI cie1o,Ia sua ch'a l'usato soggiorno21
vera sede (aIberJO)", torni Ia fera bella e mansüeta 22,

17.fia: sano 80 e là 'v'elIa" mi scorse


18. eruda: doloro~ nel benedetto giorno24,
19.H ... ,...0: ..se porterô con me que-
ata speranu. in quel momento temuto, il volga la vista disiosa e lieta 211,
pasuegio dalla vita alIa morte... DabbiOlO cercandomi: e, o pieta!28,
perchê . sempre incerta Ia sorte eterna già terra in fra le pietre 27
dell'anima.
20.ehé ...I'oaaa: «infatti 10spirito Btanco 86 vedendo, Amor l'inspiri
nonpotrebbe fugire dai 1U0corpo, tor- in guisa che sospiri
mentatoda1lapauione, affidandoload ün sl dolcemente che mercê m'impetre,
porto pià sereno, in una tomba pià tran.
quillache in queBtoluogo... e faccia forza al cielou,
21.uaato IOniomo: illuogo frequentato asciugandosi gli occhi coI heI velo. .

abitualmente da Laura, le rive deI Sorga


(Jsfera deI verso Buccessivo). 40 Da' be' rami scenda
22.fera ... IIWIIleta: Laura ê una fere,
perchê ê crudele verso il poeta, ma in sé (dolce ne la memoria)
ê beIJae mansueta. L'accoatamenw di fere una pioggia di fiar' sovra '1 suo grembo;
e lII8IUIuetaê un o88imoro(cfr. G). . ed elIa si sedea
23.I. 'v'ena: 11dove ella. umile in tanta gloria.,
:VI) 24.DeI... pomo: il giomo in cui Ia vide
sullesponde del Sorp. 45 coverta già de l'amoroso nembo80.
25.Ia TiIta ... neta: 10lIpIldo de8ideroeo Qual fiar cadea sullembo81,
dirivedere il poeta e liew neU'attenderlo. qual su Ie treccie bionde,
26.o ,ieta!: o viaione doloroaa.
27.ai..u pietre: ..constatando chesono ch'oro forbito82 e perle
gI1divenuw polvere Ira le pietre deI eran queI di a vederle;
eepolcro... 60 qual si posava in terra, e qual su l'onde;
23.Amor... cielo: ..Amore suggerisc:aa qual con un Vago errore88
Laura affetti nuovi, soapiri coaldoleiche
ottenp per me il perdODOe Ia misericor. girando parea dir: Qui regna Amore.
dia c1elcielo, e muti Ia volontA di Dio aaciu-
gandosile lacrime col be1velolt. Quante volte diss'io
29.taDta ,Iorta: come p osservb il Sape-
gno,Petrarca interpreta Ia caduta. natu- allor pien di sp8vento:
raledeifioricomeun atto di omaaio e alo- 56 Costei per fermoM nacque in paradiso.
ri1Icazionedella natura verso !.aura. Co81 carco "d'oblio
80.18or08O...bo: nube. AaOfOlOpar- il divin portarnento
ché6 deU'amoredeDanatura iDtere.
81.le.:0 : deDa veste. e 'I volto e Ie parole e 'I dolce riso
82.forbito: lucente. m'aveano, e sl diviso
SS.ftCOerrore: legiadro voltegaiare 60 da l'imagine vera,
neU'aria.
84.per fermo: di certA!. ch'i' dicea sospirando86:
S6.Cod ...1IOIpJreDdo: «a tal Iabel- Qui come venn'io, o ~uando?;
leua di r:;w credendo esser in cie , non Ià dov' era.
. lei roiha colmaw di ob' ed eatra-
niato daDa rea1tA da cbiedermi 1OIpi. Da indi in qua ai mi piace
rando...
36.o. lacUia qua: da quel pomo in pai. 66 questa erba8T 81, ch'altrove non O pace.
S7.quelta erba: queato Juoco.
38.Se tu ... pate: commJato.«Se tu, cano Se tu avessi ornamenti quant'ài voglia,
IOne,avesai tanti preai artiatici quanti De
.Amore chiu-
vorresti, potreati, senza timideua, uscire poresti arditamente
e destino cbe uscir deI bosco, e gir in fra Ia gente88.
da queste selve ed andare Ira Ia I8ntelt.

ChIare, j'reBche e tlolcl aCtlue

~
724
ANALISI DEL TESTO
Anche al centro di questa canzone, come neI sonetto Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
(T16S), vi ê I'evocazione deIl'immagine della beIla donna attraverso un movimento della La .tiliuuione
memoria. 11componimento esemplifica perfettamente il processo di stilizzazione a cui nel deU. filar. c
"
Canzoniere ê sottoposta Ia figura femminile (cfr. il profilo di Petrarca, S5.4).Vieneenume- fenuninile t
rata una serie di partieolari fisici, «beIle membra", «001fianco", «begli occhi», «gonna Ieg-
giadra», «treccie bionde» come l'oro forbito; ma sono tutti elementi raffinatamente con-
venzionali, che rimandano ad una Iunga tradizione di poesia amorosa, e che non definiscono
una figura concreta, corposa, ma possiedono l'eleganza astratta di una cifra, di un emblema.
QueIla di Laura ricorda Ie figure stilizzate deIla contemporanea pittura tardo-gotica, di un
Simone Martini ad esempio (che non a caso era attivo ad Avignone negli anni di Petrarca). La .tllizzuione
Egualmente stilizzata ê Ia natura su eu! campeggia l'immagine femminile. Le componenti dena utur.
deI paesaggio sono quelle abituali deI t6pos classico e medievale dellocu8 amoen'U8, seque limo
pide, erbe fiorite, &riaserena, rami da cui piovono fiori. Anche Ia natura, come Ia figura fem- L
minile, non ê presentata neIl'urgenza fisica deIle sue forme, dei suoi colori, dei suoi profumi .
(come pui>esserlo nella poesia ottocentesca di un Carducci o di un D' Annunzio), ma si assot.
tiglia in un raffinato arabesco (si noti soprattutto il (evago errore» deI fiore che scende dai
ramo). Come Laura non ê una persona definita; cosl illuogo deIla sua apparizione non ê un L
p
luogo preciso, ma ê uno spazio astratto, che ê dovunque e in nessun luogo. La realtl D
Siamo di fronte ad un esempio perfetto di queIla rigorosa selezione e rarefazione a eui coa. ti
la poesia petrarchesca sottopone Ia realtà esteriore, per poterIa ammettere nella gelosa car. co.tnl8ione e
chia della realtà soggettiva, deIl'io perplesso e lacerato. La realtà, insomma, ê cosl rale- .entale
.
, fatta ,pereM non ê un dato oggettivo, ma pura costruzione mentale. Infatti quella che ê U
... . descritta non ê una scena presente, ma ê recuperata dalla memoria: il mondo estamo scom- P]
pare, diviene un elemento dei mondo interiore. La memoria ê tanto importante nel CaMo-
."
niere pereM Petrarca, come si ê visto pià volte, sente angosciosamente ]a fuga deI tempo
e Ia preearietà deDe cose: Ia memoria ê l'UIlÍcomodo per presenrarle, per dar loro in qual-
che modo stabilità e consistenza. Solo riassorbite neD'iole cose si possono salvare. t ]a realtà
interiore I'unica realtà che conta per Petrarca. D leuico
11eorrispettivo formale di questa selezione deDe presenze' reali ê illessico, anch'esso ..ledouto
..
selezionatissimo, sino ad ,apparire povero: un lessico uniforme, piano, comune, senza aleuna
parola di pià intensa espressività che spicchi sulle altre. Si puõ notare che nella prima atrafa,
..,"
a designare Ia beIlezza di Laura, viene usato per OOntre volte l' aggettivo pii).comune, quasi
sbiadito dall'uso: «OOIlemembra», «001fianco», ceOOgli occhi» (e poi ancora neIle atrafe sue-
eessive: «OOIlae mansueta», «001velo», ceOOi rami»). Ma anche gli altri aggettivi sono tratti
-,
dallessico pii).usuale, cechiare», (efresche», cedolcl», cegentile», celeggiadro», cesereno». t queDo
ehe ê stato ben definito unili'l'lpi8mo di Petrarca (da Contini: cfr. il profilo di Petrarca,
S 5.7), ehe ê l'antitesi esatta deIla forte espressività dei plurilinguiamo dantesco, con i suoi
scontri violenti di livelli, eon il suo gusto per Ia paroIa saporosa e concreta, o rara e aulica,
eon Ia sua mescolanza di suoni aapri e dolci. Le parole deI Petrarca, pur comusuali, trovano
peri> una loro verginità poetica grazie alla sapiente eollocazione, ai ritmo musicaIe che le La .correyoleaa
avvolge neIla sua onda fluida. L'effetto di scorrevolezza ê qui dato soprattutto dalJa preva. auicale
"
lenza dei versi brevi, i settenari (ben nove sui tredici versi di eui ê composta Ia strofa), che
"
banno un ritmo pià agile e sciolto dei pià ampi endecasi1la})i.Dominano poi anche in questa 18 .bmDetrte
poesia le proporzioni perfette ê le simmetrie. NelJa prima atrafa (che prendíamo come cam.
" pione di analisi) ad ogni elemento delJa natura, ceacque»,ceramo», ceerbae fiar», sono dedi. 1. De
','
cati tre verai (tranne che all'ultimo, l'ceaere»), e torna ripetutamente]a stessa struttura sin- a)
tattica, vocativo seguito da proposizione relativa (ceove...».ceove...», ceche...»,ceove...»).La 10{
monotonia ê evitata con piccole variazioni sintattiche, col gioco dei versi, ora settenari ora laf
endeeasillabi, con le rime. eoI variare deI ritmo accentuativo. Si vedano i versi iniziali di b)
ciascuno dei quattro membri: Ia
c)
I ehià.re, frésehe e dólci leque 812
II gentil ràmo ove piàcque d)
III êrba e fiór' che Ia gónna im
IV àere sàcro, serêno

Petrarca

~........
'-'-'0'
725
Si possono notare le variazioni delIo sehema ritmico degli accenti: I, 1",3", 5",6" sillaba,
11,~, 3", 6"; 111,1",3",6"; IV, 1", 3", 6", Questa armonia, questo nitore, questa fluidità rive-
U pIto cIUlieo lano il gusto classico di Petrarca: e, come sappiamo, nella bella forma classica egli cerca
Ia catarsi dei suoi conflitti interiori. La realtà esteriore viene privata delle sue asperità col
trasferimento nell'io tramite Ia memoria e il sogno; e le lacerazioni dell'io sono ricomposte
con l'armonia deUa forma.
lZione D poco La costruzione architettonica si manüesta anche nell'alternanza delle strofe e nel gioco
ra dei piam dei pianitemporali chene deriva. La prima strofa rievocai1passato, l'apparlzionedi Laura. .
temporall Solo in chiusura, negli ultimi due versi, si affaccia i1presente, Ia condizione dolorosa da cui
i1poeta vuol fuggire. La seconda strofa si proietta allora nel futuro, nella fantasia consola-
trice di un riposo dopo la morte, tra queDe presenze naturali amiche. Ancora nel futuro ê
coUocata Ia terza strofa, dove si sviluppa un'altra fantasia consolante, su Laura divenuta
pietosa che si commuove sopra la tomba deI poeta e intercede per lui presso Dio. La quarta
ritoma al passato, ed ê perfettamente simmetrica alIa prima nel rievocare, attraverso Ia
azione memoria, l'apparlzione miracoIosa dena donna (compare anche Ia paro Ia chiave, <.dolcenena
lU'a memona», con un richiamo a distanza a ..con sospir mi rimembra» della prima strofa). La
quinta ripropone ancora il passato, l'estasi e i1 rapimento dell'io dinanzi alla bellezza piu
10 .chema che umana. L'architettura dei piani temporali ê costruita secondo uno schema a chiasmo
a ehiumo (cfr. G): se indichiamo con A il passato e con B il futuro, abbiamo ABBA (non contando
il congedo, che ê fuori deI discorso lirico effettivo). 11ritmo generale della poesia ê dato
dunque da un ondeggiare continuo tra passato e futuro, tra memoria e sogno.
La doaaa Come in Erano i capei d'O'f'o,compare nena canzone un motivo di pretta ascendenza
mediatrice stilnovistica e dantesea, Ia donna come mediatrice tra l'uomo e i1cielo (..mercê m'impetre...
tu l'uolDo asciugandosi gli occhi col beI velo),). Ma in Petrarca seompaiono i sottili significati teologici
Jne e n elelo della poesia dantesca: il tutto ê immerso neDa dimensione puraJ11entepsicologica deI sogno,
della dolce rêrJeriecompensatrice dene sofferenze. In secondo luogo Ia mediazione deDadonna
Una IDetafora ê un motivo elegantemente mondano, una raffinata quanto convenzionale metafora lettera-
profana ria, animata solo dallo struggimento deI poeta. Non solo, ma, con una punta di empietà,
l'immagine di Laura che «fa fona al cielolt asciugandosi gli occhi col bel velo, doê con Ia .

sua grazia femminile resa piu affascinante daDa mesaa e dalle lacrime, ê perve.sa da 11J1
sottile, squisito erotismo tutto profano. Anche i1motivo della domia «nata in par~so)); che
rapisce l'uomo in cielo, ê stilnovistico e dantesco. Anzi, l'immagine di Laura immersa iri
una nube di fiori puõ ricordare l'apparizione nel paradiso terrestre di Beatrice (Purgatorio,
o XXX), anch'essa avvolta dalla nube dei fiori gettati dagli angeli tripudianti. Ma, se si guarda .
ato
bene, in Petrarca iI rapimento al cielo non ê realtA, ê un inganno costruito dai desiderio e dai
sogno deD'amante (..s} diviso da l'imagine vara»). E se Beatrice neI paradiso terrestre ê carica
di sovrasensi teologici, ed appare come "figura" di Cristo (viene infatti salutata dagli arigeli
con Ia formula evangelica «Benedictus qui venis»), qui Laura ê solo una bena donna oggetto
di desiderio sensuale e fatta segno di un complimento iperbolico: I'affermazione ..Costei per
fermo nacque in paradiso» ê una pura metafora letteraria, che non deve essare presa aDa let-
tera, come neI caso di Beatrice. Siamo sempre in una dimensione esclusivamente profana, i1

-
vagheggiamento deUa beUezza femmini1e sullo sfondo di una natura idillica.

Tevolezza
te ,.',,:, ,J,!/!';,'';: )<, ~ ,', :~;;'l ~~fti:;~
~,-" :...i~51':'."'.'.'.,.i:,~.~,.,;}.
PROPOSTE DI LAVORO ~~!~1n\i~ ~'~":':-;1;,~','.'..f".'.I;,:I.~ ~':".'~~)
"
"'~(\~\~'

lDetrie

1. Dai punto di vista formale Indlvlduare le caratterlstiche dei:


a) IIveIIoless/ca/e, owaro le parole-chlave presentl nalls canzane; I'uso dell'aggettlvazione; In partlcolare cata-
logare tuttl gll usl dell'aggettlvo ..bello.. e deleuol elnonlml e verificare a quali eltuazioni si rlferlsce 11registro
,
lesaleale;
b) Ilvallo retor/co owero le apostrofi, le Interrogazlonl, le esclamazloni, le metafore, le allegorl8, I parall,lismi,
le anafore, glllperbatl;
c)IIvalloslntattlco, come sono distrlbultenella canzone ipotaseie parataaal? CI80no deglllnclsl? Qual!propo-
.
81%Ionl subordlnate prevalgono?
d) llvallo metrlco, nella canzone prevalgono gll endecaslllabl o i aettenarl? 11loro uso alternato quale ritmo
impone alia canzone?

Cldare, j're8clae e dolci acque


,.. ~,.,
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~."':';;:'''''.-

737
',"'.')':'"
Lev~mmi il mio penser in parte ov'era
(CCCII)
.~';':':.iJ';':'.'..,',\>".:~,'..';',~~~'.,.,.':,'.'~:.,': ~f,)"","j.j..','.'...":',.-"
",":'.',':';?~t','~~~,,":

Metro: sonetto.

Levommi il mio penser in parte ov' era


queIla eh'io cerco, e non ritrovo in terra1:
1. Levommi... terra: «il mio pensiero mi ivi, fra lor ehe 'I terzo cerehio serra 2,
lento elevô in un luogo (il cielo) nel quale era
,
Laura, colei cbe io cerco e DOatrovo suUa 4 Ia rividi piu beIla e meno altera a.
terra».
2. Ira no l81Ta: ..Ira coloro che hanno
eterna dimora nel terzo elelo dei paradiso,
Per man mi prese, e disse: - In questa spera
n elelo di Venere, ossia degli spiriti
sarai aneor meco,se 'I desir non erra.: ,

amanti». i' so' colei che ti die' tanta guerraD,


8.plb beDa ,.. altera: Ia bellezza di Laura 8 e compie' mia giornata inanzi seras.
hatrovato il suo compimento ce1este, dun.
que 11pil) perfetta; il SUOatteggiamento
li verso il Petrarea 11meno altêro, ouia pil) Mio ben non cape in inteIletto uman07:
do1ceed affettuoso cbe BUlIaterra, dove ce- te solo aspetto, e queI che tanto amasti
dere alle richieate di colui che I'amava 88- 11 e Ià giuso ê rimaso, il mio heI veIos.
rebbe equiva1so a compromettere Ia virtb.
, t ID qllllta ... erra: ..sarai un lÍamo eon
me in queato cielo (Ipua) se il desiderio Deh perehé tacque, ed aIlargô Ia mano?
, DORmi inganna». Ch'al suon de' detti' sl pietosi e easti
5.ti ... perra: tanto ti fece soffrire. 14 poco manco ch'io non rimasi in cie~o.
6. . compie' ... 1II'a: «e conclusi Ia mia esi.
atenr.a prima di giungere alia vec:cc~
(11ft)>>.
ti 7. Mio bea... umano: «Ia mia beatitudine 8. velo: eorpo (che risorgert il giomo dei
DODpub euere concepita da intelletto giudizio).
umano». 9. dettA: parole. I

toDiei
ANALISI DE L TESTO
TIsonetto riprende Ia tematica di quello precedente (T169), in quanto insiste su1labeati-
ficazione di Laura trasformata in creatura celeste, e ripresenta Ia donna in atteggiamento
Laua iDcielo di affettuoso coUoquio con U poeta. TI«pensiero» deU'amante suscita Ia visione di Laura
in clelo (nel clelo di Venere, queUo in em si trovano gli apiriti che hanno convertito verso
Dio illoro amore terreno). Di nuovo il poeta si costruisce un'immagine di Laura mite e bene-
vola. In questa visione Laura confessa U suo amore e ilsuo desiderio che l'amante possa
ricongiungersi con lei in paradiso (<<Inquesta spara, I sarai ancor meco, se 'I desir non erra»).
La soddisfazione dei desiderio dei poeta diviene un fatto puramente immaginario, ê possi-
bile soltanto nel sogno, ed ê condizionata da una totale spiritualizzazione dei sentimento,
dal definitivo rifiuto di ogni impulso sensuale: I'unione lJ8.d possibile solo in cielo, e quando
.,:.:r,1'1 anche Petrarca avrà abbandonato Ia sua spoglia mortale.
Ripr... La visione dena donna amata in paradiso riprende un motivo tipico della poesia d'amore
io lirico (ad di aotbi c0rte8i cortese e stilnovistica: si sono visti i 80netti l' m'aggio posto in oore a Dio servire di Iacopo da
heschi 88a. . ltilDomtid Lentini (T58) e Oltre la 8p6'1'Q. eM ,nu larga gira. di Dante (T129). Ma si puo di nuovo misu.
rare (come già per Era.no i capei d'oro, Tl63, e G1t,iare,frach,6 6 dotei acque, Tl64) Ia distanza
che separa Petrarca da quei modelli che pure riecheaia, ed il senso diverso che egli impone
lIeopo da Leathd a quelle tematiche. Nel 8Onetto di Iacopo da Lentini 1&collocazione della donna in cielo ê
una forma iperbolica di complimento gaJante, che obbedisce alIe convenzioni de1l'amor cor.
tese. L'atmoafera cortese si riflette anche sulla rappreBentazione deI paradiso, che si pre.
senta neDe apparenze di una "corte d'amore" feudale (<<u'si mantien so11azzo,gioco e riSO))).
La (Cgloria» finale della donna non ha nulla di mistico, alIude semmai alla preminenza della
donna in un ambito elegantemente mondano dove essa ê fatta oggetto d'amore e di corteg-
-'_,:~'E,"§(I Dante gi&mento. In Dante ai impone inveçe deàeamente una dimenaione mil5tico-teolQgica.Oli ele-

Levomml li mio penser


738 6.Ma.
ture h
menti caratterizzanti della visione sono infatti: il richiamo alla concezione cosmologica fis- gioia e
sata dalla teologia (1esfere celesti, I'Empireo); l'<cintelligenza nova» che nasce dall'amore maggi'
e che innalza l'anima al cielo; Beatrice splendente di luce nell'Empireo; Ia contempIazione morta.
estatica dello spirito separatosi dal corpo; il carattere oltrewnano deD'oggetto deDa visione, 7.queJ
che si traduce neD'ineffabilità (il poeta non intende il «pensiero» che gli narra Ia visione, Petrarca con sé
tanto parIa «sottile))). In Petrarca scompare ogni dimensione mistico-teologica. Se Ia Bea- 8.one
9. lon
trice dantesca era una creatura sovrannaturale, inaccessibile, che poteva solo essere con- 10. fel
templata e adorata neDa luce deDa sua gloria, senza che alcun dialogo si instaurasse tra
lei e il «pellegrino spiritoll, Laura ê molto wnana, tanto che puOpiegarsi a coDoquiare affet-
tuosamente col poeta, ponendosi sul suo stesso piano. La viaione nasce daI bisogno di veder
soddisfatto uno struggente desiderio «<quellach'io cerco, e non ritrovo in terrall); collafan-
tasia, Petrarca si costruisce una Laura che ricambia il suo amore e desidera ardentemente Un IOpO
AN,
di ricóngiungersi con lui: non siamo di fronte a una visione mistica, ma ad una fantastiche- eopolante
ria consolante, ad un sogno ad occhi aperti. Dalla dimensione teologica e metafisica di Dante
si passa ad una dimensione puramente psicologica. La «gloria») di Beatrice ha per Dante Gi.
un'indubitabile oggettività; Laura invece ê una costruzione tutta soggettiva, che ha Ia sua dei
sede solo nell'intimità dell'anima. Per cui Ia beatitudine paradisiaca, a cui Petrarca alIude e(
nell'ultima terzina, ê una pura metafora, dietro cui si cela l'esperienza psicologica deDa sod- dei
disfazione deI desiderio cercata neI sogno. Allargando gli orizzonti deI discorso, Ia distanza
che separa le due immagini femminili fa sentire Ia distanza fra Ie complessive visioni deI Due cliverae
mondo dei due poeti: Dante rappresenta oggettivamente un'esperienza di rapimento mistico vilionl deI mondo
perché ê fiducioso neU'ordine oggettivo deI mondo, garantito dalI't<orma»)impressavi da Dio Re
(Paradiso, I, vv. 103-108); Petrarca si chiude neU'esperienza soggettiva perchê I'unica realtà cla
certa e dominabile ê per lui queUa interiore (cfr. il profilo di Petrarca, S 8 e S 6.7).

PROPOSTE DI LAVORO .';.".ii:.):.~f.~~i~~~!_~(i\~~Jr\:(~i.


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1. Stabllire un confronto con 118Onetto precedente (T169), ricercando analogle e differenze (ad esempio esam~

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nare 11lesalco, Ia rappresentazlone deU'lo IIrlco, di Laura, Ia ,funzlone dei dlscorso dlretto). LG
2. Quale rappreaentazlon~ vlene data di Laura? Rlcercare tutte le eapresslonl riferlte alia donna: c'é una minu-: ei
zlosa descrlzlone dei suo aspetto f!slco? Le parole rivolteai poeta quale attegglamento rlvelano? !
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Zefiro toma, e ') bel tempo rimena (CCCI) di
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~ 1I,ft, scmetto di 1Ift.ft.i116'1'sario(ai ricordi cM l'incontro con La/ura
1IW611.n6<tildi Besto d'apri16»), ed ~ da.tabile probabilmente al18S!.
1. 'I bel tempo rimena: nporta la buona Zefiro torna, e 'I bel tempo rimenaI,
stagione.
2. lua ... fami,Ua: fiori ed erbe sono li e i fiori e l'erbe, sua dolce famiglial,
natura1eseguito(familUa) deUaprimavera e garrir Progne e pianger Filomenaa,
annunciata da Zeflro, n tiepido vento cbe 4 e primavera candida e venniglia.
soffia da occidente. foriero della beUa
stagione.
8. e prrir .u FUomlDa:completanoilqua- Ridono i prati, e 'I mel si r&8serena;
dro prlmaverile n prriredeUa rondine
(Prope) e il canto deU'uaignuolo(FUo-
Gioves'allegra di mirar sua figlia';
mena). Secondoil mito elauico leliovani l'aria e l'acqua e Ia terra ê d'amor piena;
Progne e FUomenafurono traaformate in 8 ogni animal d'amar si riconsiglia5. '1. Ri
due uceelli.La legenda' nota a Petrarca !
pr
attraverso le MetGmor,foBidi Ovidio. inflUllOa primavera. dE
4. Giove .u firlta: Giovepare rallepvai riferimento mitolosico, queata volta a
nel vedere la luce deIplaneta Venere dive- Venere, figUadi Giove).Venere, dea deI- 6. opi... ai rieoutcUa: «ogni eBlere&JJi. 2.01
I
nuta piO.intensa e luminosa. (Ancora un l'amore, eaercita intensamente 11 suo mato si.dispone ad amare".

Petrarca

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