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FORMULAZIONE SEMPLIFICATA DELLA LEGGE DI HALL-

PETCH

Impostazione della fisica del problema dalla teoria delle dislocazioni

Sotto lo stress di taglio  risolto sul piano di scorrimento, superando la resistenza 0


dovuta a tutti i meccanismi di rafforzamento operanti (tranne l’ostacolo del bordi di grano),
una dislocazione si muove finchè viene bloccata dal bordo che separa due cristalli
adiacenti. Dalle teoria delle dislocazioni è facile ricordarsi o immaginarsi che per far
muovere una dislocazione occorre applicare sul piano di scorrimento una tensione
tangenziale pari a:

   0  Gb eq. 1

dove G è il modulo di taglio e b il (modulo del) vettore di Burgers, trattandosi di


scorrimento (G) di una dislocazione (b). Questa verrà da una sorgente lontana distante L
dal bordo e dalla quale successivamente avranno generazione altre dislocazioni. Una
sorgente si concretizza in una zona del reticolo dove l’eccessivo stress locale fa curvare e
piegare le dislocazioni già presenti (nessun reticolo cristallino ne è esente, nemmeno dopo
lunghe ricotture). Queste ultime sono là bloccate da qualche ostacolo come precipitati,
atmosfere di Cottrell, altre dislocazioni, altri bordi di grano. La piegatura ne fa generare di
nuove, come con il meccanismo di Frank-Read, oppure di Orowan quando si verifica
l’aggiramento di precipitati impenetrabili.

Valgono due considerazioni:

 dai cerchi di Mohr si ha che =1/2 in trazione monoassiale


 lo stress per fare arrivare da lontano la dislocazione dipende inversamente da L,
cioè più è lontana, meno sente l’effetto repulsivo del bordo di grano (che è
immaginabile con un coagulo di dislocazioni, che quindi la respinge); dalla teoria
delle dislocazioni si ha:

Gb
 0  eq. 2
(1   )  L

dove il fattore (1-) è per la dislocazione a spigolo, per quella a vite il fattore è 1. Nel caso
più generale, le dislocazioni comuni hanno un carattere misto, quindi il fattore di L a
denominatore sarà una costante vicino all’unità, e rappresenta statisticamente il carattere
delle dislocazioni nel caso in esame. Dall’equazione 2 si vede anche che se L, cioè se
la sorgente di dislocazioni si allontana moltissimo, allora il secondo membro tende a zero
e 0, cioè la tensione applicata per nucleare una dislocazione lontana non risente dal
bordo di grano, ma solo dagli altri meccanismi di rafforzamento già operanti. In tal caso si
ricade nella situazione del monocristallo, che non ha bordi di grano che lo separino da altri
cristalli.

Nella situazione in cui la dislocazione generata a distanza di L arriva al bordo di grano, e


questo non è attraversato dalla stessa, essa s'impila vicinissimo a tale bordo, che esercita
su di essa una repulsione. Questa si trasmette alla sorgente, che quindi esperisce un

1
“back stress”, cioè una tensione di repulsione di ritorno dalla prima dislocazione. Per
continuare la deformazione, nuove dislocazioni devono essere generate e muoversi. E'
allora necessario che lo stress  salga, finchè la sorgente emetterà una nuova
dislocazione, che scorre fino ad impilarsi alla precedente, che esercita contro di essa
un’azione repulsiva, che si somma a quella del bordo di grano. Man mano che lo stress
sale, si genereranno nuove dislocazioni, che andranno a rimpolpare l’impilamento al bordo
di grano.

Da un punto di vista microstrutturale, la distanza della sorgente (che potrebbe trovarsi


anche su un’altro bordo di grano) scala naturalmente con la dimensione d del grano, cioè
Ld. Allora, per generare e impilare N dislocazioni al bordi di grano è necessaria una
tensione risolta sul piano di scorrimento tale per cui :

GNb
   0  C1 eq. 3
d
La situazione è quella schematizzata nella Figura 1. L'impilamento delle dislocazioni vicino
al bordo di grano, stante le forze che si scambiano mutuamente a causa del “long range”
stress di natura elastica, del quale partecipa pure il bordo di grano (che può anche essere
schematizzato come un condensato di dislocazioni assai vicine), crea una notevole
concentrazione di stress locale. Sempre assumendo come valida la teoria elastica delle
dislocazioni, il che è ragionevole perchè non ci si avvicina mai troppo al “core”, si capisce
che la concentrazione di stress è vista divergere con il diminuire della distanza dal bordo
di grano. Ovviamente, per consistenza fisica, lo stress non diverge se ci si avvicina molto
al bordo. Da lontano, però, l'andamento dello stress appare come divergente.

Figura 1: schema d'impilamento di dislocazioni a spigolo dello stesso segno su un bordo di


grano.

Si può pensare che il bordo di grano abbia una resistenza intrinseca al passaggio delle
dislocazioni pari a *. In realtà la fisica reale del problema è molto più complessa, come
hanno dimostrato gli studi al TEM e le simulazioni numeriche di questi ultimi 30 anni.
Cionondimeno, il modellino semplificato qui esposto coglie abbastanza bene il fenomeno.
E’ interessante notare che le N dislocazioni, che si sono impilate al bordo di grano, sono

2
come avere arrestato in quel punto una superdislocazione con modulo del vettore di
Burgers Nb. Inizialmente la dislocazione e il successivo impilamento si bloccano al bordo
di grano. Lo stress cresce per vincerne la resistenza, e così facendo continuano a
generarsi dislocazioni che continuano ad impilarsi, facendo crescere la tensione locale
della superdislocazione con vettore di Burger di modulo Nb. Lo stress locale (l’estremità
dell’impilamento sul bordo di grano) vale N volte quello di generazione (-0) di una
nuova dislocazione quando N sono già presenti. Perciò sulla sorgente le N dislocazioni
pesano N volte sullo stress di generazione, mentre sull'estremità dell'impilamento (cioè sul
bordo di grano) le N dislocazioni pesano N volte sulla superdislocazione di modulo del
vettore di Burgers Nb, quindi sul bordo di grano c'è un effetto di N2.

Deduzione in base alla Meccanica della Frattura

Per accorciare lo sviluppo si può ora ricorrere all’analogia della Meccanica della Frattura
per una cricca in modo II (cioè che si propaga in modo di taglio, mentre quella più comune
è quella che si propaga in modo I, di apertura sotto trazione). La divergenza dello stress
all'avvicinarsi al bordo di grano fa sì che si schematizzi il sistema di scorrimento reticolare
con sopra N dislocazioni, che scorrono e s’impilano al bordo grano, come una cricca
sollecitata da sforzi di taglio remoti (idealmente all’infinito) paralleli al piano della cricca
stessa. L’impilamento al bordo grano è analogo all’apice della cricca, perchè lì si può
immaginare che si verifichi una singolarità di stress, come nel campo elastico delle
dislocazioni.

Nella seguente equazione 4 si riporta la funzione tensione tangenziale, parallela alla


cricca, generata da una tensione tangenziale lontana dall’apice della cricca. Segue la
simbologia:
 xy = tensione di taglio parallela alla cricca funzione delle coordinate x e y nel piano
(l’asse X è parallelo alla fessura, l’asse Y è perpendicolare ad esso)
  = tensione applicata remota (idealmente all’infinito) sul piano di scorrimento
 a = lunghezza della cricca
 r = coordinata che dà la distanza dall’apice della cricca
  = coordinata che dà l’angolo d’inclinazione rispetto al piano della cricca
 fxy() = funzione angolare

 a
 xy  f xy ( ) eq. 4
2r
Si può trasportare l’eq. 4 nel caso presente (descritto dall’eq. 3) facendo le seguenti
assunzioni:

 si sceglie di stare sul piano della cricca (in realtà stiamo parlando ora del sistema di
scorrimento), quindi =0 e perciò fxy(0)=costante
 come grandezza remota al posto di  s’introduce -0, che è fisicamente coerente
con lo scorrimento delle dislocazioni
 si trasforma la lunghezza di cricca a nella lunghezza L del sistema di scorrimento,
anzi nella grandezza del grano d:

3
 xy  C2
   0  d
eq. 5
2r
dove C2 è una costante che ingloba le costanti numeriche dell’equazione 4. Occorre
adesso trattare la singolarità elastica all’apice della cricca. Per dare più significato fisico
all’eq. 5 si deve considerare che:

 come sopra, dai cerchi di Mohr =1/2 in trazione monoassiale; quindi s’immagina
che la tensione di taglio remota -t0 sia generata da uno stress di trazione
monoassiale remoto pari a -s0
 per eliminare la divergenza della tensione locale xy, ci si avvicina al massimo
all’apice della cricca, cioè si è ad un vettore di Burger dal bordo di grano
 C3 è una costante che ingloba tutte le costanti geometriche
 ora come equivalente locale della xy si può prendere la  locale, cioè loc
 in particolare, come valore di loc si sceglie il valore critico * che fa oltrepassare il
bordo di grano alle dislocazioni

 loc  C3
   0  d
* eq. 6
b

in cui denominando k*=*/C3 si ritrova le legge di Hall-Petch:


b
  0  k * eq. 7
d

Si fa notare che si è voluto introdurre la costante k*, che è determinabile


sperimentalmente applicando una regressione su dati di differenti prove di trazione
condotte su campioni con grani cristallini di diverse dimensioni, allo scopo di mascherare
la resistenza intrinseca * del bordo di grano, in quanto quest'ultima è grandezza fisica
molto più incerta dal punto di vista della sua determinazione sperimentale.

Comportamento a grani estremamente piccoli

Adesso si restringe il grano fino a farlo diventare nanometrico, per vedere se ad un certo
punto il rafforzamento non segue più la legge di Hall-Pecth, cioè lo stress necessario a far
attraversare il bordo di grano alla dislocazione diventa insensibile alle dimensioni del
grano. Se nell’eq. 3 si fa tendere a zero d, per non far divergere  anche N deve tendere
a zero:

GNb
   0  C1 eq. 3
d
Da punto di vista fisico si dovrebbe avere che:
 d scende sotto i 100 nm
  cresce molto, quindi -0; cioè lo stress di nucleazione di una nuova

4
dislocazione da una sorgente supera di parecchio la resistenza allo scorrimento
della dislocazione sul reticolo (la tensione di Peierls e Nabarro, comprensiva della
resistenza intrinseca del reticolo, più i contributi dovuti agli altri meccanismi di
rafforzamento come soluzione solida, precipitazione di particelle e incrudimento)
 N tende a 1 perchè, man mano che il grano si stringe, cresce molto la  necessaria
a far nucleare nuove dislocazioni, al punto che una dislocazione appena nucleata
supera l’ostacolo del bordo di grano prima della generazione della successiva.

In pratica si stanno ricercando le condizioni per le quali la sorgente di dislocazioni, per


essere attivata, richiede uno stress  tale da far superare il bordo di grano ad una
dislocazione appena generata. Le condizioni di criticità, raggiunte quindi per N piccolo,
non conosciuto, ma vicino all’unità, si ottengono imponendo:

 loc  N    0    *  N eq. 8

Ora, con N1, la nucleazione e il passaggio simultaneo di una dislocazione dal bordo di
grano avviene in corrispondenza del diametro del grano d=d*, e quindi dalla legge di Hall-
Petch si avrebbe:

eq.9

Alla fine si ottiene una stima del diametro critico del grano d* al di sotto del quale non vi è
più la dipendenza prevista dalla legge di Hall-Petch:

2
 k* 
d *  b    eq. 10
  * 

Come si vede dall’equazione 10, il diametro critico d* del grano al di sotto del quale non
vale la legge di Hall-Petch, se si accetta che k* sia una costante sperimentale e si rinuncia
ad attribuirgli un significato fisico molto preciso, dipende essenzialmente dalla resistenza
intrinseca del bordo di grano *. Essa è funzione della natura del bordo di grano, che ne
detta la resistenza. Senza addentrarsi nei dettagli della fisica del bordo, emerge che più
elevata è la sua resistenza, più piccolo è il valore del diametro medio del grano al di sotto
del quale cessa la dipendenza prevista dalla legge di Hall-Petch.

Tale conclusione sembra suffragare una visione intuitiva del fenomeno esaminato. Infatti,
rovesciando i termini, più la resistenza * è piccola, più sarà facile che una dislocazione
appena nucleata in un cristallo grosso ne attraversi il bordo sotto l’azione di stress
contenuti. Spingendo di nuovo al limite il ragionamento, facendo tendere a zero * si
ottiene un diametro che diverge, cioè si tende di nuovo al monocristallo, per il quale la
legge di Hall-Petch non ha alcuna rilevanza. In definitiva l’equazione 10 mostra che è
inutile affinare il grano quando si entra nel campo delle dimensioni nanometriche, cioè
approssimativamente da 100 nm in giù, dipendendo dal tipo di lega metallica.