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Capitolo 2

PROPAGAZIONE ONDOSA

Leffetto di una perturbazione localizzata applicata in modo rapido in un mezzo continuo tende a
diffondersi nello spazio: questo fenomeno viene usualmente indicato come propagazione ondosa
(Graff, 1975). In modo analogo unonda pu essere definita come una perturbazione che viaggia
allinterno di un mezzo trasportando energia, ma senza spostamenti di massa (Doyle, 1995).
Le perturbazioni generatesi per effetto dei meccanismi sismogenetica descritti nei paragrafi
precedenti viaggiano allinterno della massa terrestre sotto forma di onde sismiche che si propagano
in un mezzo continuo. In particolare da un punto di vista fenomenologico, la propagazione avviene
in un mezzo anelastico con comportamento dissipativo. Ciononostante un utile riferimento
costituito dalla propagazione in un mezzo elastico lineare, che, pur non essendo in grado di cogliere
gli aspetti di attenuazione legati alle propriet dissipative dei materiali interessati dalla
propagazione, permette di indagare le propriet principali della propagazione con formulazioni
relativamente semplici. Pertanto allinterno del presente capitolo si affronter il problema della
propagazione in un mezzo elastico demandando allAppendice C, lestensione al caso di mezzo
visco-elastico che rappresenta in modo adeguato i fenomeni dissipativi che hanno luogo nei
geomateriali.
2.1 1D: onde in una barra infinitamente lunga
Da un punto di vista didattico appare utile affrontare dapprima il problema semplificato della
propagazione monodimensionale in un mezzo elastico che consente la comprensione degli aspetti
fondamentali del fenomeno e contribuisce a formare un quadro conoscitivo che pu essere
facilmente generalizzato per affrontare largomento della propagazione ondosa in un continuo.
Considerando una barra prismatica omogenea tre diversi tipi di vibrazioni libere possono verificarsi:
vibrazioni longitudinali lungo la direzione dellasse della barra; vibrazioni torsionali, nelle quali la
barra ruota intorno al suo asse senza movimento laterale dellasse stesso; vibrazioni flessionali, in
cui lasse si deforma lateralmente. In virt delle analogie con la propagazione ondosa in un continuo
tridimensionale le prime due forma di vibrazione risultano particolarmente significative nellambito
dei problemi di dinamica dei terreni. Le vibrazioni flessionali rivestono interesse principalmente nei
problemi di dinamica strutturale e la relativa trattazione pu essere ritrovata in testi di
approfondimento (es.: Graff, 1975).
La teoria che viene presentata nel seguito non fa riferimento alle soluzioni esatte che possono essere
ottenute impostando in modo completo il problema, ma a soluzioni semplificate basate sulle usuali
2
semplificazione della Scienza delle Costruzioni per lanalisi di elementi strutturali. Teorie analoghe
possono essere ricavate per travi, piastre e lastre sottili. Tali teorie utilizzano determinate assunzioni
cinematiche sulle deformazioni degli elementi strutturali quale ad esempio il mantenimento delle
sezioni piane (Graff, 1975).
2.1.1 Onde longitudinali
Nella trattazione seguente si far riferimento ad una barra prismatica di lunghezza infinita e di area
trasversale A, in assenza di vincoli lungo le pareti laterali.
Si assume inoltre che durante la deformazione le sezioni piane rimangano tali e che lo stato
tensionale sia costante sulla superficie di ciascuna sezione. Infine nella trattazione si assume che
forze dinerzia laterali (legate alleffetto Poisson) siano trascurabili. Infatti in presenza di uno stato
tensionale uniassiale, lo stato deformativo non in realt uniassiale in virt delle espansioni e
contrazioni laterali indotte, come illustrato successivamente.


Figura 2.1 Onde longitudinali 1D a) sistema di riferimento b) equilibrio elemento infinitesimo
Descrivendo con il simbolo ( ) t x, il campo tensionale variabile dinamicamente e con ) , ( t x q le
forze di volume (Figura 2.1), lequazione indefinita di equilibrio dinamico in direzione orizzontale
pu essere scritta come:
2
2
t
u
Adx qAdx A dx
x
A

= +
|
.
|

\
|

+ +


(2.1)
in cui il simbolo u rappresenta gli spostamenti in direzione x. Il termine a destra del segno di
uguaglianza rappresenta le forze di inerzia. In accordo con le convenzioni della Scienza delle
Costruzioni, le tensioni di trazione sono assunte positive.
3
Apportando le semplificazioni del caso lequazione indefinita di equilibrio pu essere riscritta
come:
2
2
t
u
q
x

= +

(2.2)
Lequazione del moto in direzione longitudinale pu essere ottenuta associando allequazione
indefinita di equilibrio il legame deformazione-spostamento e la legge costitutiva.
La deformazione assiale rappresentata dalla derivata degli spostamenti longitudinali rispetto ad x:
x
u

= . (2.3)
Nellipotesi che la barra sia costituita da materiale elastico lineare il legame sforzi-deformazioni
espresso dalla legge di Hooke:
E = (2.4)
in cui E il modulo di Young del mezzo in oggetto.
Sostituendo nellequazione di equilibrio
2
2
t
u
q
x
u
E
x

= +
|
.
|

\
|

(2.5)
e nel caso di barra omogenea ( cost , = E ):
2
2
2
2
t
u
q
x
u
E

= +

(2.6)
In assenza di forze di volume, lEq. 2.6 diviene:
2
2
2
2
t
u
x
u
E

(2.7)
Lequazione pu essere riscritta introducendo la velocit di propagazione:
2
2
2 2
2
1
t
u
V x
u
B

(2.8)

dove

E
V
B
= rappresenta la velocit di propagazione di unonda longitudinale in una barra non
confinata. E interessante rilevare che considerando una barra confinata lateralmente il modulo di
Young nella legge costitutiva e di conseguenza nellespressione della velocit di propagazione
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viene sostituito dal modulo di deformazione in condizioni di espansione laterale impedita
E M
) 2 1 )( 1 (
1

= (quindi la velocit di propagazione risulta necessariamente pi elevata nella


barra confinata). A tale proposito si osservi infatti che le compressioni e dilatazioni indotte dalla
propagazione della perturbazione longitudinale nella barra non confinata sono associate, per via
delleffetto Poisson, a espansioni e contrazioni laterali.

Figura 2.2 Espansioni e contrazioni indotte dalla propagazione di un'onda longitudinale in una barra (effetto
Poisson) (Graff, 1975)
Si noti che la velocit di propagazione dipende esclusivamente dalle propriet meccaniche della
barra stessa e non dalle sue dimensioni fisiche. In particolare la velocit di propagazione cresce al
crescere della rigidezza ed al decrescere della densit del materiale. Inoltre in un mezzo elastico
lineare, la cui rigidezza non influenzata dal livello tenso-deformativo, la velocit di propagazione
non dipende dallentit della perturbazione imposta.
La velocit di propagazione rappresenta la velocit con la quale la perturbazione imposta si propaga
allinterno del mezzo che non coincide con la velocit puntuale della singola particella interessata
dal fenomeno ondoso. Questa pu essere messa in relazione allo stato tensionale utilizzando le
espressioni 2.3 e 2.4 ottenendo:
B
x
B
B
x
B
x x
V
V
V
V
E t
x
t
u
u


= = =

=
2
(2.9)
il termine
B
V viene usualmente indicato come impedenza specifica e come si vedr nel seguito
particolarmente rilevante nella definizione del fenomeno di propagazione alle interfacce tra diversi
mezzi (Kramer, 1996).
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2.1.2 Onde torsionali
Come nel caso delle onde longitudinali, lequazione dell onda pu essere ricavata a partire dalle
equazioni di equilibrio, congruenza e costitutive. Nel seguito si far riferimento al caso di una barra
avente sezione circolare.

Figura 2.3 Equilibrio torsionale dell'elemento infinitesimo (Graff, 1975)
Considerando un elemento di una barra prismatica soggetto a uno stato torsionale variabile lungo il
suo sviluppo T(x,t), lequazione indefinita di equilibrio pu essere ricavata facendo riferimento ad
un elemento di dimensione infinitesima (Figura 2.3). In assenza di componenti torcenti di volume:
2
2
t
Jdx A dx
x
T
T T

=
|
.
|

\
|

+ +

(2.10)
dove J rappresenta il momento polare dinerzia e la rotazione della sezione. Con le dovute
semplificazioni leq. 2.10 si semplifica in:
2
2
t
J
x
T


(2.11)
Introducendo il legame costitutivo e le caratteristiche statiche della sezione, il momento torcente
pu essere messo in relazione con la rotazione:
x
JG T

=

(2.12)
in cui il prodotto JG rappresenta la rigidezza torsionale della barra. Sostituendo si ottiene:
2
2
2 2
2
1
t V x
S


(2.13)
6
con

G
V
S
= . Come si pu osservare la velocit di propagazione delle vibrazioni torsionali in
questo caso dipende direttamente dalla rigidezza a taglio e, come si vedr nei successivi paragrafi,
coincide con la velocit di propagazione delle onde di taglio caratteristica del materiale.
Nel caso pi generale di sezione avente forma qualsiasi le vibrazioni torsionali risultano accoppiate
alle vibrazioni flessionali e la loro velocit di propagazione legata alle caratteristiche geometriche
della sezione (Graff, 1975).
Per quanto riguarda le soluzioni dellequazione 2.13, la trattazione formalmente analoga a quanto
visto in precedenza per il caso di onde longitudinali.
2.1.3 Soluzione di dAlembert
Le soluzioni relative alla propagazione possono essere ottenute in modo formalmente analogo per
qualsiasi equazione del modo ondoso. Nel seguito si far esplicito riferimento al caso di onde
longitudinali nella barra, tenendo comunque presente che le stesse considerazioni trovano
applicazioni per il caso di onde torsionali nella barra e per le onde di volume in un mezzo indefinito
che saranno esaminate nei paragrafi successivi.
Una soluzione generale dellequazione del moto ondoso (Eq. 2.8) pu essere ottenuta mediante un
cambiamento di variabili introducendo le due variabili (Graff, 1975):
t V x
B
= , t V x
B
= (2.14)
Lequazione 2.8 diviene:
0
) , (
2
=


u
(2.15)
e pu essere integrata in modo diretto ottenendo:
( )


F
u
=

) , (
(2.16)
( ) ( ) g f u + = ) , ( . (2.17)
Ritornando alle variabili originarie si ottiene la classica soluzione di dAlembert
) ( ) ( ) , ( t V x g t V x f t x u
B B
+ + = (2.18)
che soddisfa in generale lequazione di propagazione monodimensionale. Le funzioni arbitrarie f e
g rappresentano perturbazioni che si propagano nella stessa direzione con verso opposto. Infatti,
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prendendo per esempio la funzione f, essa presenter valori uguali per le coppie di (x, t) tali da
garantire cost ) ( = t V x
B
, ossia allaumentare del tempo t deve aumentare la distanza x secondo un
rapporto dato da V
B
; pertanto la perturbazione corrispondente viaggia nella direzione delle x
positive con velocit pari a V
B
. Discorso analogo pu essere fatto per la perturbazione g, che
viagger nella direzione opposta. La forma delle due funzioni determinata dalle condizioni iniziali
o dalla funzione forzante del problema in oggetto.
E importante rilevare che le perturbazioni corrispondenti alle due funzioni arbitrarie si propagano
senza alcuna distorsione, infatti la forma della perturbazione appare inalterata. Questa una
caratteristica specifica della propagazione monodimensionale in un mezzo elastico lineare.
2.1.4 Onde armoniche
La soluzione dellequazione di propagazione delle onde pu anche essere ricercata con il classico
approccio della separazione delle variabili (Graff, 1975). Infatti, riscrivendo gli spostamenti come
prodotto di una funzione dello spazio ed una del tempo:
) ( ) ( t T x U u = (2.19)
Le corrispondenti derivate spaziali e temporali saranno date da:
2
2
2
2
x
U
T
x
u

(2.20)
2
2
2
2
t
T
U
t
u

(2.21)
e sostituendo nellequazione dellonda si ottiene
T V
T
U
U
P
2

= (2.22)
I due rapporti cos ottenuti necessariamente non sono funzioni del tempo o dello spazio e pertanto
rappresentano una costante. Esprimendo tale costante come
2
2
k
T V
T
U
U
P
= =

(2.23)
la soluzione delle due equazioni sovrastanti rappresentata da una generica funzione armonica, per
cui in generale lo spostamento associato alla propagazione ondosa pu essere espresso come:
) cos sin )( cos sin (
4 3 2 1
t A t A kx A kx A u + + = (2.24)
8
dove
B
kV = e A
1
...A
4
sono costanti arbitrarie. I singoli termini derivanti dal prodotto
nellequazione soprastante rappresentano onde stazionarie (Graff, 1975). Utilizzando le relazioni
trigonometriche, la soluzione pu essere riscritta come:
( ) ( ) ( ) ( ) t kx B t kx B t kx B t kx B u + + + + + = cos cos sin sin
4 3 2 1
(2.25)
Osservando un singolo termine della sommatoria che compone la soluzione, ad esempio:
) ( cos ) cos( t V x k A t kx A u
B
= = (2.26)
possibile osservare che la perturbazione viaggia nello spazio con velocit pari a V
B
, infatti per
mantenere inalterato il valore della fase della funzione armonica valori crescenti di x sono necessari
al crescere di t . Nella Eq. 2.26 il termine = t kx rappresenta la fase della funzione armonica.
Lequazione 2.26 rappresenta unonda di lunghezza infinita e come tale non presenta un definito
fronte donda, pertanto la velocit di propagazione pu essere definita solo facendo riferimento ad
una determinata fase e viene usualmente indicata come velocit di fase.
La soluzione riportata rappresenta unonda che si propaga in direzione delle x positive. In modo
analogo pu essere scritta lequazione dellonda che si propaga nella direzione delle x negative.
Utilizzando la relazione di Eulero, londa armonica pu anche essere espresse nella seguente forma:
) (
) , (
t kx i
e A t x u

= (2.27)
che verr spesso utilizzata nel prosieguo.
Aspetto particolarmente interessante della soluzione armonica costituito dal fatto che utilizzando
la Trasformata di Fourier (Appendice C) tale soluzione pu essere utilizzata per ottenere una
soluzione generale del problema della propagazione.
La rappresentazione del moto associato allonda armonica in funzione del tempo e dello spazio
(Figura 2.4) consente di definire alcune grandezze caratteristiche. La distanza spaziale tra due punti
successivi avente stessa fase viene definita lunghezza donda ed generalmente indicata con la
lettera (Figura 2.4b). Considerata la periodicit delle funzioni armoniche, la lunghezza donda pu
essere messa in relazione con il parametro k, indicato come numero donda, osservando che
2 = k , pertanto k / 2 = . Prendendo invece in considerazione la figura Figura 2.4a, si definisce
come periodo T dellonda la distanza temporale tra due punti successivi avente stessa fase e
considerando la periodicit delle funzioni armoniche si ricava 2 = T , con frequenza circolare
o radiale. Linverso del periodo viene invece indicato frequenza ciclica o semplicemente frequenza,
ottenendo quindi f 2 = .
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Figura 2.4 Spostamenti indotti dalla propagazione di unonda armonica: (a) in funzione del tempo (b) in
funzione della posizione
Combinando le relazioni riportate sopra, si ottengono le seguenti relazioni che sono spesso
utilizzate per passare da un parametro dellonda ad un altro:
B
kV = (2.28)
f
V
B
= (2.29)
k
f
V
B
2
= (2.30)
Dal momento che le grandezze caratteristiche dellonda armonica verranno spesso utilizzate nel
prosieguo, appare utile riassumerle in una tabella, unite alle loro caratteristica dimensionale:
Tabella 2.1 Definizione delle grandezze caratteristiche dellonda armonica
Simbolo Grandezza Dimensioni Unit di misura SI
A Ampiezza varie varie

frequenza radiale [1/tempo] [rad/s]
f Frequenza (ciclica) [cicli/tempo] [Hz=1/s]

Lunghezza donda [lunghezza] [m]
k Numero donda [1/lunghezza] [1/m]
V Velocit di fase [lunghezza /tempo] [m/s]
T Periodo [tempo] [s]
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2.2 Onde in un mezzo continuo indefinito
Le equazioni che governano la propagazione ondosa in un mezzo continuo possono essere ottenute,
in modo del tutto analogo a quanto visto in precedenza per il caso della propagazione
monodimensionale, partendo dalle equazioni indefinite di equilibrio e adottando unopportuna legge
costitutiva.
Usando la notazione indiciale le equazioni indefinite di equilibrio per lelemento di volume possono
essere scritte in forma compatta:
i i j ij
u f = +
,
(2.31)
dove
ij
il tensore delle tensioni,
i
u il vettore di spostamento di un punto materiale, la
densit e
i
f il vettore dello forze di volume per unit di massa.
Prendendo in considerazione un mezzo omogeneo con comportamento lineare elastico
isotropo caratterizzato utilizzando i parametri di Lam e ( ) G (vedi Appendice A), la relazione
tra tensioni e deformazioni pu essere espressa come:
ij ij kk ij
+ = 2 (2.32)
dove
ij
la funzione delta di Kronecker.
Ricordando che il tensore delle deformazioni per piccole deformazioni pu essere espresso come:
( )
i j j i ij
u u
, ,
2
1
+ = (2.33)
e sostituendo in cascata nella 2.31, con alcune manipolazioni possibile ottenere le equazioni del
moto di Navier:
( )
i i jj i ji j
u f u u = + + +
, ,
(2.34)
che in notazione vettoriale possone essere riscritte come:
u f u u = + + +
2
) ( (2.35)
Le equazioni di Navier si presentano di non facile lettura e non appare semplice risalire alle
rispettive soluzioni ed alle loro propriet. Lutilizzo del teorema di Helmoltz permette di pervenire
ad un insieme di equazioni di interpretazione di pi semplice, separando le componenti
volumetriche e distorsionali del campo vettoriale di spostamento. Tale risultato pu essere ottenuto
decomponendo il campo vettoriale completo nel gradiente di uno scalare e nel rotore di un vettore a
divergenza nulla. Infatti gli spostamenti u possono essere espressi introducendo due funzioni
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potenziale, una scalare ed una vettoriale H , tali che:
0 , = + = H H u (2.36)
Si noti che la condizione 0 = H fornisce la condizione necessaria per la determinazione univoca
delle tre componenti del vettore di spostamento u a partire dalle quattro componenti della coppia di
potenziali H , .
Il vettore delle forze di volume f pu essere scomposto in modo del tutto analogo:
0 , = + = B B f f (2.37)
Sostituendo le 2.36 e 2.37 nella 2.35, con alcune manipolazioni possibile ottenere:
( ) [ ] ( ) 0 2
2 2
= + + + + H B H

f (2.38)
La 2.38 pu essere soddisfatta solo se entrambi i termini compresi tra parentesi si annullano,
pertanto, in assenza di forze di volume, possibile ottenere le seguenti 4 equazioni dellonda:
( )
H H


=
= +


2
2
2
(2.39)
Tali equazioni possono essere risolte separatamente, imponendo le opportune condizioni al
contorno ed iniziali, ottenendo quindi la soluzione in termini di spostamento utilizzando la 2.36 per
combinare le soluzioni ottenute per i potenziali.
La prima delle 2.39 (relative al potenziale scalare) corrisponde alla propagazione di unonda
longitudinale in cui la propagazione dellenergia avviene per successive dilatazioni e compressioni
senza distorsione angolare (per cui tale onda viene usualmente indicata anche detta onda di
compressione o di dilatazione o onda irrotazionale o onda Primaria, da momento che costituisce
sempre il primo arrivo nelle registrazioni sismiche). Le altre tre equazioni espresse dallequazione
vettoriale in 2.39 sono relative alla propagazione di onde di taglio, in cui la propagazione avviene
per successive distorsioni angolari in assenza di variazioni di volume (queste onde sono anche
indicate come: distorsionali o rotazionali o Onde Secondarie, dal momento che rappresentano il
secondo arrivo nelle registrazioni sismiche).
La derivazione delle stesse equazioni dellonda usando la notazione ingegneristica riportata
in Appendice B.
Le velocit di propagazione di onde Primarie e Secondarie pu essere ricavata in analogia a
quanto visto per il caso monodimensionale dalle equazioni dellonda 2.39:

2 +
=
P
V (2.40)
12

=
S
V (2.41)
Si noti che in un mezzo elastico lineare le velocit di propagazione sono legate da semplici
espressioni alle costanti elastiche, pertanto una valutazione sperimentale delle velocit di
propagazione pu essere utilizzata per ottenere i valori dei moduli di deformazione volumetrica ed a
taglio. Il rapporto tra le due velocit di propagazione risulta essere funzione esclusivamente del
numero di Poisson del materiale:
) 1 ( 2
2 1
2

=
+
=
P
S
V
V
(2.42)
pertanto le onde longitudinali viaggiano sempre pi velocemente delle onde di taglio (
S P
V V > ),
giustificando luso dei nomi Onde Primarie e Secondarie.
Le onde di taglio presentano spostamenti delle particelle in direzione perpendicolare rispetto alla
direzione di propagazione. Considerando un sistema di riferimento cartesiano per unonda di taglio
che si propaga in direzione orizzontale possibile distinguere tre onde polarizzate orizzontalmente
ed onde polarizzate verticalmente a seconda del piano in cui avviene lo spostamento puntuale
associato alla propagazione dellonda. Tali onde vengono indicate rispettivamente come SH ed SV.
Ovviamente la propagazione con moto delle particelle in qualsiasi altro piano pu essere visto come
la composizione di onde SH ed SV.
Le onde di compressione e di taglio rappresentano i due soli tipi di onde che possono esistere in un
mezzo continuo illimitato e pertanto vengono usualmente indicate con il nome di onde di volume.
E utile ribadire che una delle ipotesi fondamentali per lapplicazione della decomposizione di
Helmholtz lisotropia del mezzo. Infatti in mezzi anisotropi la decomposizione non pu essere
utilizzata ed possibile dimostrare lesistenza di 3 tipi di onde di volume denominate quasi-P,
quasi-SV e quasi-SH (White, J., 1983) perch la loro direzione di polarizzazione non , nel caso pi
generale, parallela o perpendicolare alla direzione di propagazione ma forma con questultima un
angolo arbitrario. E tuttavia possibile dimostrare che anche nel caso del pi generale mezzo
anisotropo le tre direzioni di polarizzazione sono tra loro ortogonali (Lai et al, 1999).
2.3 Onde Elastiche in un mezzo continuo limitato
La presenza di interfacce o discontinuit porta alla generazione di altri tipi di onde che verranno
analizzati nel seguito. In particolare le onde che si propagano interessando una ristretta porzione del
mezzo continuo in prossimit di una superficie libera vengono indicate come onde superficiali.
Appartengono a tale categorie le Onde di Rayleigh e le Onde di Love. Tali onde rivestono un ruolo
13
determinante nella propagazione dellenergia sismica a grande distanza dalla sorgente e sono
particolarmente utili per la caratterizzazione dei terreni con metodi non invasivi.
La presenza di interfacce tra diversi mezzi porta alla generazione di altre tipologie di onde di
interfaccia (Onde di Stoneley, onde di Scholte) che per rivestono importanza minore da un punto
di vista applicativo e non verranno analizzate nel seguito (Graff, 1975).
2.3.1 Onde di Rayleigh (Onde R)
Le onde di Rayleigh si generano in presenza di una superficie libera e rappresentano la tipologia di
gran lunga pi rilevante di onde superficiali, tanto da essere spesso identificate con esse. La loro
esistenza stata scoperta da Lord Rayleigh nel 1885, come soluzione del problema delle vibrazioni
libere di un semispazio elastico. Nella parte conclusiva del suo lavoro, Rayleigh sottolineava
limportanza che tali onde ricoprono nella trasmissione dellenergia sismica rilasciata dai terremoti
a grande distanza dalla sorgente. Infatti lintroduzione della teorica di tali onde era stata preceduta
da una serie di osservazioni sismiche che non potevano essere giustificate utilizzando le onde di
volume. Lesistenza di una superficie libera comporta lannullarsi dello stato tensionale in
corrispondenza della superficie stessa ( 0 = per 0 = z ). Imponendo queste condizioni nelle
equazioni di Navier ed utilizzando la decomposizione di Helmoltz possibile trovare una soluzione
che si attenua esponenzialmente con la profondit, in accordo con il fatto che trattandosi di onde
superficiali, il moto ad esse connesso debba estinguersi rapidamente con la profondit
In particolare, nel caso di onde piane, scartando le soluzioni che danno ampiezza del moto crescente
con la profondit, lunica soluzione reale (onda di Rayleigh) corrisponde a una velocit di
propagazione dellonda superficiale che soddisfi la seguente equazione caratteristica:
0 ) 1 ( 16 ) 16 24 ( 8
2 2 2 4 6
= + + K K K (2.43)
in cui K e rappresentano i seguenti rapporti tra le velocit di propagazione delle onde
longitudinali (P), distorsionale (S) e Rayleigh (R):
S
R
V
V
K = (2.44)
P
S
V
V
= (2.45)
Lequazione 2.43 una cubica in
2
K e le sue radici sono funzioni del Numero di Poisson

in virt
della 2.42. E possibile dimostrare (Viktorov 1967) che per mezzi reali ( 5 . 0 0 < < ) esiste solo una
soluzione reale e fisicamente accettabile. La dipendenza delle velocit di propagazione delle onde
14
sismiche dal Numero di Poisson rappresentata in Figura 2.5.
Una soluzione approssimata dellequazione caratteristica di Rayleigh 2.43 data da (Viktorov,
1967):

+
+
=
1
12 . 1 87 . 0
K (2.46)
In Figura 2.5 possible notare che la differenza tra la velocit di propagazione delle onde di taglio e
delle onde di Rayliegh molto contenuta, con le seconde leggermente pi lente delle prime. In
particolare lintervallo di variazione del rapporto tra le due velocit dato da:
96 . 0 87 . 0 < <
S
R
V
V
(2.47)
E importante osservare che in un mezzo lineare elastico omogeneo le onde di Rayleigh non sono
dispersive, ossia la loro velocit di propagazione non dipende dalla frequenza.

Figura 2.5 Dipendenza delle velocit sismiche dal numero di Poisson per un mezzo lineare elastico omogeneo
(Richart, 1962)
In termini di moto delle particelle londa di Rayleigh pu essere vista come la sovrapposizione di
due componenti: una longitudinale ed una trasversale giacente nel piano di propagazione. Le due
componenti viaggiano lungo la superficie con la stessa velocit di propagazione, ma si attenuato
con la profondit seguendo leggi esponenziali differenti. Il campo donda risultante dalla
composizione delle due componenti comunque tale che la sovrapposizione delle due restituisce
tensione nulla sulla superficie del semispazio.
15

Figura 2.6 Moto in superficie associato alla propagazione di onde di Rayleigh in un semispazio omogenoe lineare
elastico
Il campo di spostamenti associato alla propagazione delle onde superficiali pu essere valutato
introducendo la soluzione dellequazione caratteristica allinterno della formulazione relativa alle
equazioni del moto. Le componenti orizzontale e verticale del moto sono sfasate di 90, con la
componente verticale maggiore in ampiezza di quella orizzontale, pertanto il moto risultante
rappresentato da unellisse. Sulla superficie libera il moto delle particelle descrive nel tempo ellissi
retrograde (ossia antiorarie se la perturbazione viaggia da sinistra a destra come mostrato in Figura
2.6). Il moto ellittico cambia verso a per profondit maggiori di circa 1/2 volte la lunghezza
donda (Figura 2.7).
Un aspetto particolarmente rilevante costituito dalla variazione con la profondit delle componenti
del moto. Come detto in precedenza esse decrescono con la profondit con andamento esponenziale,
pertanto risultano trascurabili per profondit maggiori di circa 1.5 volte la lunghezza donda (Figura
2.7). In pratica la propagazione avviene in una zona confinata in prossimit della superficie libera e
pertanto non influenzata da eventuali variazioni delle caratteristiche meccaniche con la profondit
che non interessino la zone di interesse.
16

Figura 2.7 Rapporti di ampiezza delle componenti del moto in funzione della profondit adimensionale per onde
di Rayleigh in un semispazio omogeneo lineare elastico (Richart et al., 1970)
Prendendo in considerazione la soluzione relativa alleffetto di una sorgente puntuale agente sulla
superficie libera (problema risolto per la prima volta da Lamb nel 1904) si mette in evidenza come
la propagazione avvenga secondo un fronte donda cilindrico. Pertanto rispetto alle onde di volume
la cui propagazione associata a fronti donda sferici, le onde di Rayleigh subiscono una minore
attenuazione geometrica con la distanza. Semplici considerazioni fisiche riguardanti proprio i fronti
donda consentono di ricavare le leggi di attenuazione geometrica associate alle diverse onde.
Prendendo in considerazione una sorgente in profondit, lenergia rilasciata si distribuisce su una
superficie sferica che si espande allaumentare della distanza dalla sorgente, pertanto lenergia si
attenua secondo un fattore inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Considerando che
lenergia proporzionale al quadrato degli spostamenti, questi ultimi si attenueranno con un fattore
inversamente proporzionale alla distanza. Ripetendo le stesse considerazioni per le onde di
Rayleigh generate da una sorgente puntiforme agente sulla superficie libera, che presentano un
fronte donda cilindrico, si arriva alla conclusione che lenergia associata debba attenuarsi secondo
un fattore inversamente proporzionale alla distanza dalla sorgente e gli spostamenti secondo un
fattore inversamente proporzionale alla radice quadrata della distanza. Infine per il caso di onde
longitudinali o distorsionali che si propagano in corrispondenza della superficie libera, i
meccanismi di attenuazione sono pi complessi, ma possibile dimostrare che a causa della
dispersione di energia, lattenuazione degli spostamenti inversamente proporzionale al quadrato
17
della distanza (Richart et al. 1970). Riassumendo, per un semispazio omogeneo lineare elastico, una
templi legge di potenza pu essere utilizzata per esprimere lattenuazione di ampiezza per le diverse
tipologie di onde causata dalla radiazione di energia:

=
Rayleigh di onde per
2
1
mezzo del interno all' volume di onde per 1
superifice sulla viaggianti ali distorsion e ali longitudin onde per 2
c
1
n on
r
n
(2.48)
dove r la distanza dalla sorgente puntiforme.

Figura 2.8 sorgente armonica puntiforme agente sulla superficie di un semispazioni omogeneo lineare elastico
isotropo: (a) campo completo degli spostamenti; (b) suddivisione dellenergia tra differenti tipi di onde (Woods
1968).
Considerando una fondazione circolare vibrante a bassa frequenza poggiante sulla superficie di un
semispazio omogeneo elastico lineare, possibile mostrare che circa i 2/3 dellenergia viene
trasmessa dalle onde di Rayleigh e la restante parte viene suddivisa tra le onde di volume (Miller
and Pursey, 1955) (Figura 2.8b). Aggiungendo questa informazione alle considerazioni precedenti
18
riguardanti lattenuazione geometrica, possible concludere che ad una certa distanza dalla
sorgente, il campo di spostamenti associate alla propagazione sismica essenzialmente dominato
dalle onde di Rayleigh, come inizialmente suggerito da Lamb (1904) che divideva i contributi delle
diverse onde sismiche in due tremori minori (P e S) ed un tremore maggiore (R) (Figura 2.9).
Questa osservazione trova conferma nei dati sismici sperimentali relativi ai terremoti ed alle prove
geofisiche.

Figura 2.9 Componenti verticali ed orizzontali per una sorgente puntiforme agente su un semispazio elastico (a)
moto radiale orizzontale; (b) moto verticale; (c) traiettoria di spostamento (Lamb, 1904).
Le caratteristiche specifiche delle onde di Rayleigh le rendono particolarmente importanti sia da un
punto di vista sismico sia per la caratterizzazione dei materiali. Per questultimo aspetto, bisogna
aggiungere, alle caratteristiche viste in precedenza per un semispazio omogeneo, la dispersione
geometrica delle onde di Rayleigh in un mezzo verticalmente eterogeneo, che rende la velocit di
propagazione dipendente dalla frequenza (Appendice D).

2.3.2 Onde di Love
A differenza delle onde di Rayleigh, le onde di Love vengono generate in prossimit della
superficie solo in presenza di determinate condizioni, infatti per la loro generazione necessaria la
presenza di un substrato a rigidezza maggiore al di sotto dello strato superficiale. In tali condizioni
le onde di Love sono generate dallinterferenza costruttiva delle onde Sh intrappolate allinterno
19
dello strato superficiale, a causa delle successive riflessioni in superficie e allinterfaccia tra i due
strati (vedi Par. 2.4.2).
La soluzione corrispondente allonda di Love pu essere ottenuta imponendo nelle equazioni del
moto la condizione di superficie libera in sommit dello strato ( 0 = per 0 = z ) e la compatibilit
di tensioni e deformazioni allinterfaccia tra i due strati di terreno (
2 1
= e
2 1
U U = per z=H
spessore dello strato superficiale). Il moto associato alle onde di Love varia ccon la profondit
seguendo una funzione sinusoidale nello strato superficiale e decadendo in maniera esponenziale
nel semispazio sottostante (Figura 2.10)

Figura 2.10 Variazione degli spostamenti indotti dallonda di Love in funzione della profondit
Le onde di Love sono per loro natura dispersive, ovvero la loro velocit di propagazione funzione
della frequenza ed in particolare tende alla V
S
del substrato (V
S2
) per basse frequenze ed alla V
S

dello strato superficiale (V
S1
) per alte frequenze (Figura 2.11).

Figura 2.11 Variazione della velocit di propagazione dellonda di Love con la frequenza (curva di dispersione)
La Figura 2.12 riassume le caratteristiche del moto associato ad onde di volume (P ed S) e di
superficie (L e R).
20
Direction of propagation

Figura 2.12 Rappresentazione del moto associato ad onde di volume (P e S) e di superficie (L e R)

2.4 Onde in mezzi stratificati: propagazione alle interfacce
La presenza di discontinuit, quali interfacce tra mezzi aventi differenti caratteristiche meccaniche,
influenza la propagazione delle onde sismiche. Infatti per effetto delle diverse propriet meccaniche
le deformazioni indotte dalla perturbazione nei due mezzi devono essere differenti, rispettando per
le condizioni di compatibilit meccanica (congruenza delle deformazioni e continuit dello stato
tensionale). Come conseguenza, quando unonda incontra linterfaccia tra due materiali aventi
21
propriet meccaniche differenti, parte dellenergia viene riflessa allinterno del mezzo in cui
viaggiava londa incidente. Inoltre parte dellenergia viene trasmessa attraverso linterfaccia sotto
forma di onda rifratta o trasmessa. Per studiare questi aspetti, nel seguito si seguir lo stesso
approccio utilizzato per derivare le equazioni del moto ondoso in un mezzo continuo, partendo dal
caso monodimensionale ed estendo poi la trattazione al caso generale della propagazione attraverso
linterfaccia tra due mezzi continui semi-infiniti.
2.4.1 Caso 1D
Considerando la propagazione di unonda longitudinale in unasta a sezione continua che presenti
una discontinuit legata al passaggio da un materiale ad un secondo materiale. Le propriet
geometriche e meccaniche delle due sezioni di asta sono identificate nella Figura 2.13.

Figura 2.13 Variazione di caratteristiche della sezione nella propogazione 1D
Considerando unonda incidente che viaggia allinterno del mezzo 1 (rappresentata in Figura 2.13
dal corrispondente stato tensionale
i
), arrivando in corrispondenza dellinterfaccia essa subir un
processo di riflessione e trasmissione, in quanto una parte dellenergia associata alla perturbazione
si propagher nel mezzo 2 (onda trasmessa
t
), mentre la restante parte verr riflessa allinterno del
mezzo 1 (onda riflessa
r
). Da un punto di vista matematico, le caratteristiche delle due onde
possono essere agevolmente ricavate facendo riferimento alla propagazione di onde armoniche.
Considerando unonda armonica incidente longitudinale avente frequenza circolare ed ampiezza
A
i
, il moto associato pu essere espresso come:
) (
1
) , (
x k t i
i i
e A t x u

=

(2.49)
dove
1
1
b
V
k

= rappresenta il numero donda dellonda incidente, legato alla velocit di
propagazione di unonda longitudinale nel mezzo 1.
22
Londa armonica riflessa viagga allinterno dello stesso mezzo, e quindi caratterizzata dalla stesso
numero donda, ma con verso di propagazione opposto e sar caratterizzata da unampiezza A
r

) (
1
) , (
x k t i
r r
e A t x u
+
=

(2.50)
Infine londa armonica che viene trasmessa nel mezzo 2, avr lo stesso verso di propagazione
dellonda incidente ma numero donda associato alle caratteristiche meccaniche del mezzo 2 ed
ampiezza A
t
:
) (
2
) , (
x k t i
t t
e A t x u

=

(2.51)
dove
2
2
b
V
k

= .
In corrispondenza dellinterfaccia (x=0) necessario imporre la compatibilit degli spostamenti:
t r i
u u u = + (2.52)
e la continuit dello stato tensionale (bilancio di forza):
t r i
= + . (2.53)
Ricordando che
x
u
E E

= = , lo stato tensionale associato alle tre onde (incidente, riflessa e


trasmessa) pu essere espresso come:
) , ( ) , (
1 1
t x u E ik t x
i i
= (2.54)
) , ( ) , (
1 1
t x u E ik t x
r r
+ = (2.55)
) , ( ) , (
2 2
t x u E ik t x
t t
= (2.56)
Pertanto sostituendo le corrsiposndenti relazioni allinterno delle equazioni 2.52 ed 2.53 si ottiene:
t r i
A A A = + (2.57)
t r i
A E ik A E ik A E ik
2 2 1 1 1 1
= + (2.58)
Osservando che
b b
b
V V
V
kE

= =
2
(2.59)
e sostituendo la 2.58 nella 2.57 si ottiene:
) (
2 2 1 1 1 1 r i b r b i b
A A V A V A V + = + (2.60)
23
da cui possibile ricavare lampiezza dellonda riflessa:
i
b
b
b
b
i
b b
b b
r
A
V
V
V
V
A
V V
V V
A
1 1
2 2
1 1
2 2
2 2 1 1
2 2 1 1
1
1

=
+

= (2.61)
e, ricorrendo allequazione 2.57, lampiezza dellonda trasmessa:
i
b
b
i
b b
b
t
A
V
V
A
V V
V
A
1 1
2 2
2 2 1 1
1 1
1
2 2

+
=
+
= (2.62)
Le espressioni soprastanti possono essere semplificate introducendo il rapporto di impedenza tra i
due mezzi:
1 1
2 2
b
b
z
V
V

= (2.63)
che permette di esprimere le ampiezze delle due onde come:
i
z
z
r
A A

=
1
1
(2.64)
i
z
t
A A
+
=
1
2
(2.65)
Sulla base delle equazioni soprastanti possibile fare alcune considerazioni sullampiezza relativa
di onde riflesse e trasmesse nelle diverse situazioni. Passando da un mezzo meno rigido ad uno pi
rigido (
1 1 2 2 b b
V V > ) il rapporto di impedenza maggiore dellunit ( 1 >
z
) e londa riflessa ha
ampiezza minore dellonda incidente (
i r
A A < ), ma con un inversione di segno negli spostamenti;
mentre londa trasmessa associata a spostamenti minori rispetto allonda incidente (
i t
A A < ) ma
aventi stesso verso. Nel caso di passaggio da un mezzo pi rigido ad uno meno rigido ( 1 <
z
), gli
spostamenti associati allonda riflessa mantengono lo stesso segno rispetto allonda incidente, ma
ampiezza minore (
i r
A A < ); gli spostamenti nel mezzo 2 associati allonda trasmessa avranno
anchessi lo stesso verso, ma ampiezza maggiore di quelli dellonda incidente (
i t
A A > ).
Per quanto riguarda le tensioni associate possibile ricavare le seguenti relazioni:
i
z
z
r

=
1
1
(2.66)
24
i
z
z
t

+
=
1
2
(2.67)
Le equazioni trovate possono essere utilizzate anche per studiare i problemi della riflessione in
corrispondenza di un estremo libero o di un estremo perfettamente incastrato. Tali casi possono
infatti essere visti come casi particolari delle interfacce viste in precedenza; infatti lestremo libero
corrisponde ad un rapporto di impedenza nullo ( 0 =
z
) che comporta:

i r
A A =
i t
A A 2 =
i r
= 0 =
t

ossia lampiezza dellonda riflessa pari a quella dellonda incidente, mentre londa trasmessa ha
ampiezza pari a 2 volte quella dellonda incidente (quindi gli spostamenti in corrispondenza
dellestremo libero si raddoppiano). Per quanto riguarda le tensioni, il cambiamento di segno
nellonda riflessa rispetto allincidente particolarmente rilevante in quanto comporta il passaggio
da stati di compressione a stati di trazione e viceversa
1
(Figura 2.14). Ovviamente non viene
trasmessa alcuna tensione. Gli stessi risultati potevano essere ottenuti introducendo nella soluzione
dellequazione dellonda monodimensionale la condizione al contorno di estremo libero ) 0 ( =
t
.

Figura 2.14 Riflessione in corrispondenza di un estremo libero
Per quanto riguarda il caso di estremo perfettamente incastrato, il rapporto di impedenza tende ad
infinito ( =
z
), per cui possibile ottenere le seguenti relazioni:

1
Questo aspetto particolarmente rilevante per la battitura dei pali prefabbricati. Infatti si generano stati di trazione
quando londa di compressione generata dalla battitura e riflessa al piede del palo viene nuovamente riflessa alla testa in
condizioni di estremo libero
25
i r
A A = 0 =
t
A
i r
=
i t
2 =
Pertanto gli spostamenti associati allonda riflessa hanno segno opposto rispetto allonda incidente,
mentre ovviamente non si trasmettono spostamenti, ma la tensione in corrispondenza dellincastro
(
t
) risulta raddoppiata rispetto al valore di quella incidente (Figura 2.15). Gli stessi risultati
potevano essere ottenuti introducendo della soluzione dellequazione dellonda monodimensionale
la condizione di incastro perfetto ) 0 ( =
t
u .
Nel caso particolare 1 =
z
(barra omogenea), non si genera onda riflessa ( 0 =
r
A ; 0 =
r
) e londa
trasmessa coincide con linda incidente (
i t
A A = ;
i t
= ).

Figura 2.15 Riflessione in corrispondenza di un estremo incastrato
2.4.2 Onde inclinate
Come si visto, il caso relativo alla propagazione monodimensionale trattato in precedenza pu
essere utile per analizzare le situazioni in cui la direzione di propagazione esattamente
perpendicolare allinterfaccia tra i mezzi aventi differenti caratteristiche meccaniche. Pi in
generale lincidenza dellonda avverr con un determinato angolo rispetto a tale superficie, pertanto
necessario prendere in considerazione il caso di unonda di volume che arriva sulla superficie di
separazione tra i due mezzi formando un determinato angolo.
Lo studio dei fenomeni di riflessione-trasmissione allinterfaccia tra mezzi continui pu essere
condotto prendendo in considerazione il caso di onde armoniche piane incidenti sullinterfaccia,
esprimendo gli spostamenti associati alla propagazione delle onde nei due mezzi ed imponendo le
condizioni al contorno di continuit di tensioni e deformazioni (Graff, pag.377). In tale modo
possibile mostrare che nel caso in cui londa incidente sia unonda di tipo P o unonda di tipo SV, in
generale si generano 2 onde riflesse (una P ed una SV) e 2 onde rifratte (una P ed una SV). Nel caso
in cui invece londa incidente sia di tipo SH, si genereranno solo unonda riflessa ed unonda
26
rifratta, entrambe di tipo SH. Da un punto di vista fisico questo quanto meno intuitivo se si
considerano gli spostamenti associati ai diversi tipi di onda: infatti prendendo in considerazione
unonda piana si osserva che gli spostamenti associati alla propagazione di onde P ed onde SV
avvengono nello stesso piano, mentre gli spostamenti associati alle onde SH avvengono su un piano
differente perpendicolare al precedente. Le onde P ed SV causano in generale sia spostamenti
perpendicolari al piano dellinterfaccia sia spostamenti paralleli al piano dellinterfaccia. Per questo
motivo le onde P ed SV sono tra loro accoppiate mentre londa SH risulta disaccoppiata rispetto alla
precedente. Impostando pi in generale il problema per un mezzo stratificato in presenza di una
superficie libera, la parte di soluzione associata alle onde P ed SV porter come soluzione le onde di
Rayleigh, mentre la parte relativa alle onde SH dar come soluzione le onde di Love. Inoltre
allinterfaccia possono formarsi onde analoghe alle onde di Rayleigh che viaggiano lungo
linterfaccia stessa, dette onde di Stoneley. E possibile dimostrare che tali onde si formano solo in
determinate condizioni, ed in particolare quando la velocit di propagazione delle onde di taglio eni
due mezzi circa uguale (Graff, 1975).
La direzione di propagazione di onde riflesse e rifratte generatesi allinterfaccia in conseguenza
dellarrivo di unonda incidente pu essere agevolmente valutata facendo ricorso alla legge di Snell
che definisce il cambio di direzione dei raggi sismici alle interfacce tra materiali con differenti
velocit di propagazione:
cost
sin
=
v

(2.68)
in cui rappresenta langolo che la direttrice dellonda forma con la perpendicolare allinterfaccia
mentre v rappresenta la velocit di propagazione dellonda allinterno del mezzo. La legge di Snell
pu essere dimostrata partendo dal principio di Fermat, che afferma che il tempo di propagazione di
unonda sismica tra due punti A e B uguale al minimo tempo di viaggio lungo un qualunque
percorso che unisce A e B. Il percorso lungo cui questo avviene detto raggio sismico (ray path). Il
fronte donda definito come una superficie di egual tempo di percorrenza. Di conseguenza il
raggio sismico perpendicolare al fronte donda (Figura 2.16). Il fronte donda semplice da
visualizzare per unonda impulsiva, mentre a rigore non possibile definirlo nel caso di onde
armoniche stazionarie. Nel definire le caratteristiche della propagazione per tale tipo di onde si fa
pertanto riferimento ad una determinata fase dellonda (es.: un picco).
27

Figura 2.16 Fronte d'onda e raggio sismico (a) onde piane (b) fronte d'onda curvo
Applicando la legge di Snell nel caso ad esempio di unonda P si ottengono le seguenti relazioni:
S P S P
V V V V

= =
2 1 2 1
sin sin sin sin
(2.69)
in cui
P
V e
S
V sono le velocit di propagazione allinterno nel mezzo in cui viaggia londa
incidente e
P
V e
S
V sono le velocit di propagazione nel secondo mezzo.
2 1 2 1
, , ,
rappresentano rispettivamente gli angoli formati dalle onde P incidente (e riflessa), SV riflessa, P
rifratta, SV rifratta (Figura 2.17a). Discorso analogo pu essere fatto nel caso di onda SV incidente
(Figura 2.17b)

Figura 2.17 Riflessione e rifrazione di onde P ed SV
Nel caso di onde incidenti di tipo SH, la situazione risulta pi semplice in quanto verranno generate
solo unonda riflessa con angolo di riflessione pari allangolo di incidenza e langolo di rifrazione
individuato dalla legge di Snell, analogamente a quanto visto nella 2.69.
Si noti come i fenomeni di rifrazione da materiale pi rigido a meno rigido portano il raggio sismico
ad avvicinarsi alla perpendicolare alle interfacce. Questo, nel caso dei terremoti porta ad avere raggi
sismici prossimi alla verticale rispetto alla superficie terrestre per via della rigidezza crescente con
la profondit (Figura 2.18). Questo aspetto, spesso citato come verticalizzazione dei raggi sismici,
28
particolarmente importante per lo studio dei fenomeni di amplificazione locale come si vedr nel
capitolo 4.

Figura 2.18 Raggio sismico di un'onda SH rifratta che viaggia attraverso strati di rigidezza descrescente

2.4.3 RIFRAZIONE CRITICA
La struttura dellequazione 2.68, presuppone lesistenza di un particolare angolo di incidenza tale da
produrre unonda rifratta che viaggia lungo linterfaccia. Tale condizione viene definita rifrazione
critica ed possibile ricavare langolo di incidenza corrispondente. Facendo per esempio
riferimento alla propagazione di onde di compressione:
P P
c
V V

=
90 sin sin

P
P
c
V
V

= arcsin (2.70)
Lequazione mostra come possa verificarsi un fenomeno di rifrazione critica solo nel caso in cui si
passi da un mezzo meno rigido ad uno pi rigido.
Le condizioni di rifrazione critica risultano particolarmente interessanti perch, in virt del
principio di Fermat richiamato in precedenza, londa che viaggia lungo linterfaccia si propaga con
velocit pari alla velocit di propagazione nel mezzo pi rigido. Come si vedr nel capitolo dedicato
alle prove sperimentali tale propriet viene utilmente impiegata per la caratterizzazione geometrica
e meccanica nelle prove di sismica a rifrazione.

29
Appendice A
Costanti elastiche

Costante Simbolo Definizione Note
Modulo di Young E
assiale ne deformazio
normale sforzo

Deformazioni
laterali libere
Modulo di taglio G
taglio a ne deformazio
taglio di sforzo


Numero di Poisson
laterale ne deformazio
assiale ne deformazio

Deformazioni
laterali libere
Modulo volumetrico K
ca volumetri ne deformazio
isotropa pressione



Relazioni tra le costanti

, G, E, K, G

2 1
2

G

) 2 1 )( 1 (

+
E
G K
3
2

G G
) 1 ( 2 +
E
G
K
3
) 2 3 ( +

) 2 1 ( 3
) 1 ( 2

+ G

) 2 1 ( 3
E
K
E


+
+ ) 2 3 (
G ) 1 ( 2 + E
G K
KG
+ 3
9


) ( 2

+


) 3 ( 2
2 3
G K
G K
+


30
Appendice B
Onde di volume in notazione ingegneristica
Le equazioni di Navier e le soluzioni corrispondenti alla propagazione di onde di compressione e di
taglio, derivate nel Paragrafo 2.2 facendo uso della notazione tensoriale, sono nel seguito ricavate
utilizzando la notazione ingegneristica classica della Scienza delle Costruzioni. Considerando
lequilibrio di un elementino infinitesimo in un riferimento cartesiano possibile ricavare le
equazioni indefinite di equilibrio:

2
2
t
u
f
z y x
x
zx
yx
x

= +

1a

2
2
t
v
f
z y x
y
zy y xy

= +



1b

2
2
t
w
f
z y x
z
z
yz
xz

= +

1c
in cui f rappresentano le tre componenti delle forze di volume, rho la densit del materiale e u,v,w
sono rispettivamente le componenti del moto in direzione x,y,z.
Le relazioni deformazioni spostamenti sono date dalle seguenti espressioni:

dx
du
xx
=
dy
dv
yy
=
dz
dw
zz
=
dy
du
dx
dv
xy
+ =
dz
dv
dy
dw
yz
+ =
dx
dw
dz
du
zx
+ =
Infine prendendo in considerazione un legame costitutivo elastico lineare (legge di Hooke) il
legame sforzi-deformazioni pu essere espresso utilizzando le seguenti espressioni in cui i
parametri costitutivi sono rappresentati dalle due costanti di Lam e :
xx v xx
2 + =
yy v yy
2 + =
zz v zz
2 + =
xy xy
=
yz yz
=
zx zx
=
in cui il simbolo
v
stato utilizzato per indicare le deformazioni volumetriche
zz yy xx v
+ + = .
Per comodit del lettore le relazioni tra le diversi costanti elastiche usualmente utilizzate nei vari
ambiti della meccanica dei materiali sono riportate in Appendice A.
Sostituendo le equazioni constitutive allinterno delle equazioni indefinite di equilibrio (ad esempio
nella 1a) in assenza di forze di volume:
2
2
) ( ) ( ) 2 (
t
u
z y x
xz xy xx v

+ +


e sostituendo il legame deformazioni spostamenti
31
2
2
] 2 [
t
u
x
w
z
u
z y
u
x
v
y dx
du
z
w
y
v
x
u
x

= |
.
|

\
|

+
|
|
.
|

\
|

+ +
|
|
.
|

\
|


raggruppando i termini si ottiene:
2
2
2
2
2
2
2
2
t
u
z
u
y
u
x
u
z
w
y
v
x
u
z
w
y
v
x
u
x

=
|
|
.
|

\
|

+
(

|
|
.
|

\
|

+
|
|
.
|

\
|


Lequazione del moto cos ottenuta pu essere riscritta evidenziando le variazioni volumetriche e le
variazioni di spostamento:
( )
2
2
2
t
u
u
x
v

= +

2a
dove
|
|
.
|

\
|

=
2
2
2
2
2
2
2
z y x
Laplaciano
e analogamente dalla 1b e dalla 1c:
( )
2
2
2
t
v
v
y
v

= +

2b
( )
2
2
2
t
w
w
z
v

= +

2c
Le equazioni 2a-2c rappresentano le equazioni del moto di Navier. Esse possono essere manipolate
per dimostrare lesistenza di due differenti tipi di onde, rispettivamente di compressione-dilatazione
e di distorsione.
Differenziando le tre equazioni del moto e sommando si ottiene:
( )
|
|
.
|

\
|

=
|
|
.
|

\
|

+
|
|
.
|

\
|

+
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
t t t z y x z y x
z
y
x z
y
x v v v



( )
v v
v
t

2 2
2
2
+ + =


v
v
t


2
2
2
2

+
=

equazione dellonda
poich la deformazione
v
solo volumetrica (quindi in assenza di rotazioni o deformazioni a
taglio) questa unonda irrotazionale o di dilatazione/compressione ed avr velocit di
propagazione:

2 +
=
p
V
Si noti che gli spostamenti delle particelle risultano paralleli alla direzione di propagazione come
per londa di compressione nella barra.
32
Lesistenza di un secondo tipo di onde pu essere provata combinando le equazioni del moto in
modo da evidenziare il comportamento distorsionale. A tal scopo si osservi che a titolo
esemplificativo le rotazioni yz sono date dalla differenza tra le derivate reciproche degli
spostamenti nelle due direzioni, per cui derivando rispetto a z lequazione del moto relativa agli
spostamenti in direzione y (Eq. 2b) e sottraendo la derivata rispetto a y dellequazione del moto
relativa agli spostamenti in direzione y (Eq. 2c) si ottiene:
( )
z t
v
z
v
z y
v

+
2
2
2
2

-
( )
y t
w
y
w
y z
v

+
2
2
2
2


____________________________
|
|
.
|

\
|

=
|
|
.
|

\
|

y
w
z
v
t y
w
z
v
2
2
2


ed osservando che la quantit
x
y
w
z
v
=
|
|
.
|

\
|

rappresenta una rotazione rigida attorno allasse x si


ottiene una equazione dellonda:
x x
t

=
2
2
2


la cui soluzione rappresenta unonda distorsionale attorno asse x, infatti il moto associato a tale
onda non comporta variazioni di volume.
La velocit di propagazione di tale onda data da:

G
V
s
= =
Analogo risultato pu essere ottenuto prendendo in condiderazione le altre possibili coppie delle
equazioni del moto, ottenendo onde di distorsione rispetto agli altri due assi del riferimento
cartesiano.