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STUDIO DELLE LESIONI NEGLI EDIFICI:

I Dissesti statici sono annunciati dalle lesioni, che si possono manifestare sotto forma di deformazioni,
quando si hanno variazioni di forma geometrica e fessurazioni.

Le lesioni sono gli effetti, mentre i dissesti sono la causa. Non vi è una corrispondenza biunivoca tra questi
perché il dissesto costituisce l’insieme di solito di più cause: lo stesso dissesto può discendere da più cause
come gli errori progettuali o lo schiacciamento della muratura di base. Ma è bene ricordare che a ogni
lesione elementare corrisponde un unico dissesto, mentre ad un dissesto non corrisponde una causa
perturbatrice unica.

Per lo studio delle lesioni, bisogna fare delle considerazioni partendo da dei prismi elementari, elementi
cubici di dimensioni infinitesime.

TRAZIONE:

Supponendo che sulle facce del prisma agiscano delle forze di trazione la cui risultante è proprio il prodotto
tra due fattori

N= λ2 σ x quindi il cubo avrà un allungamento lungo x e una contrazione lungo le altre due direzioni
Chiaramente superato il valore di resistenza a trazione si ha una rottura lungo un piano che risulta essere
ortogonale alla forza di trazione

Nel caso di trazione unitaria lungo x e lungo z, si avranno due dilatazioni, una maggiore nella direzione della
trazione maggiore e una minore. La frattura si stabilisce di solito in direzione ortogonale alla trazione
maggiore. La trazione minore invece va ad ostacolare la contrazione del materiale, rendendo meno
immediata la rottura.

Se σ x =σ z il piano di frattura resta indeterminato.

COMPRESSIONE:

Nel caso di compressione lungo x, si avrà una contrazione del cubetto lungo x e una dilatazione lungo le
altre direzioni
In questo caso il piano di frattura, che per ipotesi è normale alla direzione
della compressione, ma poiché

ε y =ε z

Allora resta indeterminato


Nel caso di compressione lungo x e lungo z, il piano di frattura sarà ortogonale all’asse y, perché:
applicando la mia forza di compressione lungo x avrò un accorciamento lungo x e un allungamento lungo y
e lungo z. applicando inoltre la mia forza di compressione lungo z, avrò un accorciamento lungo z e un
allungamento lungo y.

Quindi la trazione lungo y aumenta ancora di più fino a superare la resistenza del materiale.

TENSIONI PRINCIPALI:

Considerando le tensioni normali che agiscono sulle facce del cubetto, queste sono dette tensioni principali;

- La tensione massima in valore algebrico è la tensione principale massima σ 1


- La tensione minima è la tensione principale minima σ 3
- La tensione intermedia è la tensione principale intermediaσ 2

Le deformazioni che corrispondono alle tensioni principali sono le deformazioni principali.

A ogni tensione, corrisponde una deformazione ε , infatti

Allora si ottengono le corrispondenti deformazioni


In termini di deformazioni principali si ha

Moltiplicando per il modulo elastico si ottengono le tensioni principali ideali, che tengono conto della
partecipazione di tutte le tensioni principali; queste si ottengono moltiplicando il valore della deformazione
per il modulo elastico.

Nel caso delle tensioni tangenziali, considerando il piano x-y si ha

B B'
1) Uno scorrimento unitario pari a γ =
λ
2) Una tensione tangenziale τ z=Gγ

λ τZ
Allora dalle precedenti, B B' =
G
Si hanno allora

λ τz τz
- un allungamento B’B’’= a cui corrisponde una deformazione ε 1=
G√2 2G
λ τz −τ z
- un accorciamento C’C’’= - a cui corrisponde una deformazione ε 2=
G√2 2G
quindi nelle due direzioni inclinate a 45° si hanno una dilatazione e una contrazione in modulo (valore
assoluto) uguali.

Se si considera un cubo inscritto all’interno di quello soggetto a taglio, orientato a 45°, si ottiene che le
tensioni tangenziali, per esso diventeranno tensioni normali:

siccome queste agiscono da sole sulla faccia, queste sono tensioni


principali, che hanno lo stesso valore assoluto di quelle tangenziali, ma in realtà sono tensioni normali.

σ 1= τ z

σ 2=−τ z

Se consideriamo sempre il piano x-y,

facendo ruotare il solito rispetto all’asse z, vi è un orientamento per cui si annullano le tensioni tangenziali,
in modo tale che agiscano solo quelle normali

Una sarà la tensione principale massima σ 1 e l’altra sarà la tensione principale minima σ 2.

All’aumentare di σ 1

che induce trazione , avremo larottura del nostro materiale a causa


del superamento della resistenza del materiale stesso .
Il piano di frattura è ortogonale alla direzione della tensione principale. Quindi conoscendo la tensione
principale, si conosce anche il piano di fessurazione.
σ 1 e σ 2si possono calcolare conoscendo σ x σ y τ z agenti sul solido .

2
σ x +σ y 2 σ x+ σ y
σ1=
2 √
+ τ z+
2
2
σ x +σ y 2 σ x +σ y
σ 2=
2 √
− τz+
2
Le tensioni principali ideali tengono conto di tutti quanti gli effetti:

Come si ottengono le due direzioni principali ortogonali tra di loro?

σ x −σ y 2
ɳ=
−σ x −σ y
2 τz
± 1+
√ 2τz

Da quello che è il cubetto principale, passiamo a quello che è il solido, prendendo un solido piano x-y.
Supponendo che in alcuni punti sia definito lo stato tensionale σ x σ y τ z . A questo punto sappiamo che,
conoscendo le tensioni elementari in un dato punto, è possibile conoscere le tensioni principali e da queste
quelle ideali.

Infittendo i punti, per andare a costruire le rette d’azione di σ 1 σ 2 , questi tratti vanno a sviluppare una
famiglia di curve isostatiche:

1) isostatiche di massimo σ 1
2) isostatiche di minimo σ 2
Si possono altresì individuare i punti caratterizzati dallo stesso valore di tensione massima e congiungendoli
si ottiene una famiglia di curve chiamate ISODINAMICHE DI MASSIMO.

Si chiama punto di originaria rottura il punto in cui la tensione ideale massima supera la resistenza a
trazione del materiale.

Dal cubetto e dalle deformazioni di questo si può passare allo studio dei processi di deformazione dei solidi
prismatici finiti analizzando gli stati di compressione, trazione, torsione, taglio e flessione.

Per quanto riguarda la compressione, si possono individuare tre forme di rottura:

1) iperbolica diretta
2) prismatica
3) iperbolica inversa

iperbolica diretta

prendendo in considerazione un prisma soggetto a compressione tra due piastre, vi è una contrazione
lungo la direzione ortogonale alle piastre una dilatazione nella direzione parallela alle stesse e uno
scorrimento.

Tra le piastre e il cubetto agisce la tensione tangenziale τ z che va a ridursi man mano che ci si avvicina al
piano medio del prisma.
La fratture si propagano secondo delle superfici iperboloidiche con convessità verso il centro del prisma.

Compressione prismatica

Interponendo degli elementi tra la piastra e il cubetto che consentono la libera dilatazione, le fessure
sarebbero verticali

Allora in questo caso il solido si contrae verticalmente e si dilata


trasversalmente in modo uniforme.

Se interponessimo tra le piastre e il cubetto un materiale più deformabile di quello di cui è costituito il
prisma, allora la rottura avviene secondo delle superfici iperboloidiche con concavità verso il centro del
prisma.
Per quanto riguarda la compressione nelle strutture in muratura si hanno tre stadi di schiacciamento:

1) raggiungimento della tensione limite nei giunti di malta con espulsione delle sigillature o
fessurazione.
2) Fessurazione verticale dei corpi murari
3) Approfondimento delle fessure e separazione in prismi caricati di punta

Un caso molto comune è la disgregazione del pannello murario.

Nel caso della trazione invece, il piano di frattura è ortogonale alle forze di trazione.

Nel caso della flessione, considerando una trave, una mensola soggetta a una coppia nell’estremo opposto
che tende le fibre superiori e comprime le fibre inferiori al di sotto dell’asse baricentrico
Considerando il punto P subisce una dilatazione nella direzione dell’asse x e una contrazione nelle altre due
direzioni. La rottura nel prisma è normale all’asse x e inizia in genere dal lembo superiore e si propaga verso
l’asse neutro.

Sotto l’asse neutro si ha una contrazione lungo x e una dilatazione nelle altre due direzioni.

In generale in elementi caratterizzati da una bassa resistenza a trazione si propaga fino all’estradosso
inferiore.

Nel caso di azione combinata flessione e taglio, si ha la presenza di tensioni tangenziali massime proprio in
corrispondenza dell’asse neutro e sono nulle ai bordi esterni dove in realtà sono massime le tensioni
normali.

La frattura inizia lungo x al lembo superiore e tende ad inclinarsi fino a


45° in corrispondenza dell’asse neutro. Torna poi a raddrizzarsi al di
sotto dell’asse neutro fino a divenire verticale sul lembo inferiore

Considerando lo stesso solido soggetto a un momento torcente e quindi a una torsione, si osserva che:

poiché il solido è incastrato in un estremo, la rotazione dovuta alla torsione aumenta man mano che si
procede verso l’estremo libero. Quindi aumenta allontanandosi dall’incastro.

Le rotture si hanno al centro delle facce laterali del prisma con un inclinazione di 45° rispetto all’asse x
penetrando nel solido con una certa profondità propagandosi fino al contorno.
Rotture all’interno del prisma