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ISTITUTO DI SCIENZA E TECNICA

DELLE COSTRUZIONI

P
s

α θ

Stato limite ultimo di taglio


Ing. Graziano Leoni
STATO LIMITE ULTIMO DI TAGLIO 3

1. Meccanismi resistenti a taglio


Si consideri la trave in cemento armato in Fig.1 sottoposta alle forze P, di intensità crescente,
applicate alla stessa distanza a dagli appoggi di estremità (luce di taglio). Nel tratto centrale, la
trave è soggetta a regime di flessione mentre nei tratti terminali si ha la combinazione delle
sollecitazioni di taglio e flessione. Fintanto che le forze si mantengono al di sotto di un certo livello
(I fase), il regime tensionale può essere descritto in accordo alla teoria tecnica della trave dal
momento che il calcestruzzo risulterà non fessurato. Con l’aumentare dell’intensità delle forze
iniziano a comparire le prime fessure (II fase) che, nel tratto centrale, hanno andamento verticale e
si innescano in prossimità della fibra inferiore della trave; nei tratti esterni, l’interazione flessione-
taglio genera fessure con giacitura dipendente dalla prevalenza dell’una o dell’altra sollecitazione.
In particolare, spostandosi verso l’appoggio, il prevalere del taglio sulla flessione fa sì che le
fessure siano inclinate di circa 45° rispetto alla direzione orizzontale.

P P

P P

Fig.1 . Fessurazione di una trave soggetta a stato di sollecitazione combinato di flessione e taglio

Isolando il tratto di trave a sinistra di una delle fessure che si aprono nella zona di taglio, si
possono riconoscere i vari contributi resistenti che permettono alla trave di equilibrare le
sollecitazioni di flessione e taglio (Fig.2a). Il primo contributo è fornito dal calcestruzzo compresso
(Vc) che, essendo integro, è in grado di sopportare stati di tensione tangenziale; la scabrosità delle
superfici della fessura fornisce un secondo contributo, dovuto all’ingranamento degli inerti (va)
(Fig.2c), tanto maggiore quanto più la fessura risulta chiusa. Infine, si riconosce l’effetto spinotto
(Vd) legato alla resistenza a tranciamento delle barre ed alla resistenza all’espulsione del copriferro
(Fig.2b). In termini simbolici vale la seguente equazione
V = Vc + Va + Vd (1)

dove Va è la componente verticale della risultante delle interazioni di ingranamento.


Oltre che dalle forze precedentemente definite, l’equilibrio del concio di trave è assicurato dalla
trazione delle barre longitudinali e dalla compressione che si sviluppa nel calcestruzzo integro.
Supponendo in via semplificativa che la risultante delle azioni di ingranamento passi per lo stesso
punto in cui è applicata la risultante delle compressioni C, e trascurando l’effetto spinotto, si ottiene
che la trazione delle barre è data dalla relazione

T (x ) =
V
(x + a ) = M (x + a ) (2)
z z
4 G. LEONI

dalla quale si evince come, a causa dell’inclinazione delle fessure, la trazione delle barre in una data
sezione è legata al momento flettente relativo ad una sezione diversa.
All’aumentare della forza applicata, i vari contributi tendono a modificare lo stato tensionale del
calcestruzzo non fessurato cosicché le prime fessure possono propagarsi con inclinazione diversa e
nuove fessure possono sovrapporsi al quadro fessurativo iniziale.
Contemporaneamente all’evoluzione del quadro fessurativo, man mano che aumenta l’intensità
dei carichi applicati alla trave, i contributi resistenti prima visti tendono a modificarsi e a
partecipare in misura diversa all’equilibrio dello sforzo di taglio applicato. Il collasso può avvenire
con modalità che possono coinvolgere lo schiacciamento del calcestruzzo, lo snervamento delle
barre longitudinali e la propagazione di alcune fratture sino al lembo superiore della trave (III fase).

Vc
C

Va z

V
x a
(a)

(b) (c)
Fig.2 – Meccanismi resistenti a taglio in una trave armata con sole barre longitudinali: (a)
componenti equilibranti delle sollecitazioni di taglio e flessione (da Park e Paulay, 1975); (b)
effetto spinotto; (c) effetto di ingranamento degli inerti (da Migliacci e Mola, 1990)

Nel caso in cui siano presenti anche armature di parete (staffe e ferri sagomati), ai contributi
dovuti al calcestruzzo compresso, all’ingranamento degli inerti e all’effetto spinotto delle armature
longitudinali, si somma quello dovuto alle sollecitazioni di trazione applicate ai bracci di armatura
che attraversano le fessure (Vs) (Fig.3). In questo caso, l’equazione di equilibrio diventa
V = (Vc + Va + Vd ) + Vs (3)

La staffatura della trave, oltre a fornire un contributo di resistenza aggiuntivo, migliora


l’efficienza degli altri meccanismi: limitando l’apertura delle fessure, aumenta l’ingranamento degli
inerti; confinando il calcestruzzo, migliora il comportamento del corrente superiore compresso della
trave; contribuendo ad evitare l’espulsione del copriferro da parte delle barre longitudinali, aumenta
l’efficienza dell’effetto spinotto (Fig.2b).
STATO LIMITE ULTIMO DI TAGLIO 5

Nel caso di trave staffata, l’evoluzione del quadro fessurativo risulta ovviamente più complesso
di quello descritto precedentemente ed il collasso può avvenire anche per rottura delle armature di
parete o per schiacciamento delle bande diagonali di calcestruzzo.
L’osservazione sperimentale dell’evoluzione del quadro fessurativo ha condotto nel tempo alla
formulazione di varie teorie in grado di descrivere il comportamento a rottura di travi soggette a
taglio. Per la sua semplicità e per la rispondenza alle evidenze sperimentali, la teoria più usata è la
teoria del traliccio resistente multiplo ad inclinazione variabile delle bielle compresse di
calcestruzzo. Essa non è che una generalizzazione del traliccio isostatico di Ritter-Mörsh secondo
cui le bande diagonali di calcestruzzo compresso si comporterebbero come gli elementi diagonali
compressi di parete di una travatura reticolare (inclinati di 45°), mentre gli elementi tesi sarebbero
costituiti dalle staffature o dai ferri piegati (Fig.4).

Fig.3. Contributi resistenti in travi staffate

P P

P P
Fig.4. Meccanismo resistente di Ritter-Mörsh (da Radogna, 1998)

2. Elementi che non richiedono armatura a taglio


Come visto nel paragrafo introduttivo, le armature di parete non sono indispensabili per garantire la
resistenza a taglio degli elementi in cemento armato. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, essi
devono essere dotati di quantitativi minimi di armature di parete previsti dalle norme sia per evitare
problemi di fessurazione sia per scongiurare la rottura fragile dell’elemento. Elementi
effettivamente privi di armatura sono ammessi solo nel caso in cui abbiano capacità di distribuire i
carichi concentrati come nei casi delle solette piene o dei solai muniti di soletta collaborante.
Per comprendere il comportamento di una trave in cemento armato, si ricorda che affinché un
concio di trave sia in equilibrio alla rotazione la sollecitazione di taglio deve eguagliare la derivata
del momento flettente. Il momento sollecitante ed il momento resistente di una trave sono inoltre
legati dalla relazione M = T z, dove T è la trazione delle barre longitudinali e z è il braccio della
coppia interna. Derivando l’espressione del momento interno, si ottiene la seguente equazione
6 G. LEONI

dM dT dz
V = = z +T (4)
dx dx dx
che permette di evidenziare due meccanismi resistenti a taglio.
Il primo termine della somma è dovuto ad un meccanismo resistente a trave, grazie al quale
l’incremento di momento è equilibrato dall’incremento della trazione delle armature. Il secondo
termine è dovuto ad un meccanismo ad arco per cui l’incremento di momento è equilibrato dalla
variazione lungo l’asse della trave del braccio della coppia interna. Il problema di stabilire quanto
taglio venga equilibrato dall’uno o dall’altro meccanismo è iperstatico, tuttavia a rottura i due
meccanismi sono legati a spostamenti tra loro incompatibili e si può pensare di considerarli
separatamente. Infatti, se il braccio della coppia interna z è costante lungo l’asse della trave, la
variazione di momento risulta equilibrata esclusivamente dalla variazione della forza di trazione
nelle armature. Ciò avviene in modo ottimale se le barre di armatura non subiscono alcuno
scorrimento rispetto al calcestruzzo. Viceversa l’effetto arco si esplica quando la resistenza allo
scorrimento acciaio-calcestruzzo viene completamente meno.
Con riferimento alla trave da esperimento, il meccanismo a trave può essere schematizzato con
una struttura a pettine (Fig.5a) in cui le mensole costituite dalle bande di calcestruzzo comprese tra

P P

(a)

P P

Vc Vc+dVc
C C+dC

Vc Vc+dVc
C C+dC
(b)
va va+dva z
T T+dT
va va+dva
Vd Vd+dVd
T T+dT
Vd Vd+dVd

(c)

Fig.5. Meccanismo resistente a trave: (a) effetto pettine; (b) azioni sulla mensola di calcestruzzo;
(c) esempio di comportamento a collasso (da Radogna, 1998)
STATO LIMITE ULTIMO DI TAGLIO 7

le fessure, si incastrano sul corrente superiore; inferiormente l’armatura longitudinale è soggetta ad


uno stato di trazione variabile. In figura 5b sono mostrate le azioni che si hanno sulla mensola in
calcestruzzo: l’incremento di trazione sulle armature longitudinali tende ad inflettere la mensola
cosicché le inflessioni delle mensole contigue generano spostamenti relativi tra i lembi delle fessure
ed originano l’effetto di ingranamento e l’effetto spinotto precedentemente definiti. Solo una parte
del momento, rispetto all’interfaccia con il corrente compresso, viene equilibrata dal momento
flettente della mensola. La crisi della trave può avvenire per la rottura dell’incastro della mensola
dovuta alla propagazione della fessura con andamento sub-orizzontale all’interno del corrente
compresso (Fig.5c). Un altro meccanismo consiste nell’espulsione delle armature longitudinali per
propagazione di fessure longitudinali (trazione dovuta all’effetto spinotto); questo fa venir meno il
contributo di ingranamento nella fessura inclinata dalla quale si innesca il meccanismo di
espulsione della barra longitudinale; la rottura avviene quindi per la propagazione repentina della
fessura inclinata fino al corrente compresso. La rottura è fragile in tutti i casi.
In figura 6a è schematizzato il meccanismo resistente ad arco: il carico migra direttamente
sull’appoggio grazie all’arco di scarico costituito, nel tratto centrale della trave, dal corrente
compresso superiore e, nei tratti di estremità, da puntoni inclinati; l’armatura inferiore, soggetta a
una trazione costante a causa dei forti scorrimenti con il calcestruzzo circostante, ha il compito di
eliminare le spinte orizzontali generate dai puntoni inclinati. È evidente che se l’ancoraggio della
barra non fosse sufficiente a contrastare la trazione T delle armature, l’effetto arco non potrebbe
svilupparsi. La rottura avviene in genere per schiacciamento del corrente superiore che, per la
propagazione delle fessure inclinate, si riduce rispetto a quanto osservato nelle rotture per flessione
semplice (Fig.6b). Nei casi in cui la luce di taglio a sia molto ridotta si possono avere rotture per lo
schiacciamento dei puntoni che può manifestarsi con lo splitting diagonale del calcestruzzo.

P P

(a)

P P

(b)

Fig.6. Meccanismo resistente ad arco: (a) arco di scarico; (b) esempio di comportamento a collasso
(da Radogna, 1998)

Come già accennato, solo uno dei due meccanismi risulta dominante a rottura.
Sperimentalmente, si è osservato che il parametro che determina il prevalere dell’uno e dell’altro
meccanismo è il rapporto tra luce di taglio ed altezza della trave. In figura 7, sono riportati i valori
del taglio e del momento flettente corrispondenti ai valori di P che hanno condotto a rottura una
serie di travi aventi la medesima sezione trasversale; si osserva che, per il range 1.5 ≤ a/h ≤ 7.0,
questi risultano inferiori di quelli attesi nel caso di rottura a flessione delle travi. Ciò significa
evidentemente che la rottura avviene per effetto del taglio. Supponendo che la resistenza a trave sia
legata alla resistenza della singola mensola in calcestruzzo, e che questa sia la stessa per tutte le
mensole, è atteso che la resistenza a taglio del meccanismo a trave sia costante al variare del
8 G. LEONI

rapporto a/h e che il la capacità di resistere al momento sia quindi proporzionale alla luce di taglio.
I valori di taglio resistente del meccanismo a trave, e del corrispondente momento, sono riportati
con le linee tratteggiate di figura 7; è quindi chiaro come il meccanismo resistente a trave sia il
responsabile del collasso nei casi in cui 3 < a/h < 7. Per 2 < a/h < 3 si ha invece la rotture a causa
dello schiacciamento del corrente superiore del meccanismo ad arco. Infine per 1.5 < a/h < 2 si ha
la rottura per splitting del puntone compresso.

P P

h V =P
P P M = Pa
a

Moment / Shear ratio a/h = M/Vh Moment / Shear ratio a/h = M/Vh

Fig.7. Comportamento sperimentale di travi aventi la medesima sezione trasversale: (a) taglio in
funzione del rapporto a/h; (b) momento in funzione del rapporto a/d (da Park e Paulay, 1975)

Si osserva infine che i risultati sperimentali ottenuti scalando la trave sono diversi a parità di
rapporto a/h (effetto scala). In particolare, aumentando l’altezza della trave non si ha un
proporzionale aumento di resistenza in quanto gli effetti di ingranamento e l’effetto spinotto
tendono a ridursi per ovvii motivi.

3. Formule suggerite dalle normative


La mancanza di una teoria semplice ed affidabile per la descrizione dei meccanismi resistenti
precedentemente visti impone che il problema della valutazione della resistenza a taglio di una trave
non armata debba essere trattato empiricamente. Sulla base di numerosi risultati sperimentali, si è
potuto constatare che le principali variabili che influenzano il valore del taglio resistente, correlato
al comportamento a trave, sono: la resistenza a trazione del calcestruzzo, il quantitativo di armatura
longitudinale, l’altezza della trave e la presenza di forze di compressione.
La resistenza a trazione influenza la propagazione delle fessure e limita la resistenza per effetto
spinotto delle armature. Quest’ultimo cresce con il rapporto geometrico di armatura (rapporto area
armature/area sezione) anche se gli incrementi tendono a ridursi man mano che il rapporto aumenta
(al di sopra del 2% non si hanno sensibili incrementi di resistenza). Come già visto, i valori
sperimentali dei tagli resistenti sono influenzati da un effetto scala che riduce la resistenza della
STATO LIMITE ULTIMO DI TAGLIO 9

trave con l’aumentare dell’altezza della sezione. Esso, per gli inerti ed i copriferri comunemente
impiegati, diventa ininfluente per sezioni con altezza maggiore di 60 cm. Infine, la presenza di forze
di compressione longitudinali tende a migliorare la resistenza della trave contribuendo a limitare
l’ampiezza delle fessure aumentando l’efficienza del meccanismo di ingranamento degli inerti.
Per quanto riguarda l’effetto arco, nel caso di forze applicate in prossimità degli appoggi, sia le
prescrizioni della normativa italiana sia quelle dell’Eurocodice consistono nell’incrementare la
resistenza a trave in modo inversamente proporzionale al rapporto distanza del carico
dall’appoggio /altezza utile della sezione.

3.1 Formule proposte dall’EC2


La resistenza a taglio VRd1 di un elemento privo di specifica armatura è data dall’espressione
VRd1 = [τRd k (1.2 + 40 ρl) + 0.15 σcp] bw d (5)

dove:
τRd = 0.25 fctk/γc = resistenza unitaria a taglio di calcolo di riferimento (tabella 1);
k = 1 per elementi in cui più del 50% delle armature inferiori sono interrotte, in caso contrario (1.6 -
d) ≥ 1 dove d è espresso in metri;
Asl
ρl = ≤ 0.02 (rapporto geometrico di armatura);
bw d

As1 = area delle armature di trazione che si estendono per non meno di d + lb.net oltre la sezione
considerata con d altezza utile della sezione e lb.net l’ancoraggio richiesto (Fig.8);
bw = larghezza minima della sezione lungo l’altezza efficace;
N
σ cp = Sd = tensione longitudinale media;
Ac

NSd = forza longitudinale nella sezione dovuta ai carichi o alla precompressione.

Tabella1
fck 12.00 16.00 20.00 25.00 30.00 35.00 40.00 45.00 50.00
τRd (γc=1.5) 0.18 0.22 0.26 0.30 0.34 0.37 0.41 0.44 0.48
τRd (γc=1.6)1 0.17 0.21 0.24 0.28 0.32 0.35 0.38 0.41 0.45

Parallelamente occorre condurre la verifica del calcestruzzo compresso considerando il valore


resistente di progetto
VRd 2 = 0.45 ν f cd bw d (6)

dove, oltre ai simboli noti,


ν = 0.7 − f ck / 200 ≥ 0.5 (7)

è il coefficiente di efficienza del calcestruzzo.

1 I valori si riferiscono al D.M. 9 gennaio 1996 che ammette l’impiego dell’EC2 purché vengano seguite le prescrizioni
sostitutive, integrative o soppressive riportate nella Sezione III della Parte I.
10 G. LEONI

lb,net lb,net Asl


Vsd Vsd Vsd
45° 45°
d d
45°
lb,net
Asl Asl

Fig.8. Ancoraggio utile delle barre

3.2 Formule proposte dal D.M. 9 gennaio 1996


La Normativa Italiana impone che il taglio di calcolo non debba superare il valore che, con
riferimento alla resistenza a trazione di calcolo fctd, determina la formazione delle fessure inclinate.
Concettualmente questa verifica è molto diversa da quella prescritta dall’EC2 e non sembra
coerente con il comportamento effettivo della sezione in c.a. che, allo stato limite ultimo, non è
pensabile che sia non fessurata. Non si ha alcuna prescrizione sul taglio resistente del calcestruzzo
compresso.
Le verifiche possono effettuarsi rispettando la condizione
VSd ≤ 0.25 fctd r (1 + 50 ρl) bw d δ (8)
dove, oltre ai simboli precedentemente definiti, si ha

r = 1.6 – d (d in metri ≤ 0.6)

δ è un coefficiente che tiene conto della forza assiale e si assume pari ad 1 se, in presenza di forza
assiale di trazione, l’asse neutro taglia la sezione; si assume pari a 0 nel caso in cui si abbia trazione
con asse neutro esterno alla sezione. Nel caso di forza di compressione vale la relazione
M0
δ =1+ ≤2 (9)
M Sd

dove MSd è il momento agente massimo di calcolo nella regione in cui si effettua la verifica di taglio
ed M0 è il momento di decompressione riferito alla fibra estrema della sezione su cui agisce MSd.

4. Elementi armati a taglio


4.1 Traliccio resistente
Come detto nel precedente paragrafo, il comportamento allo stato limite ultimo di una trave con
armature a taglio può essere schematizzato con un traliccio costituito da un corrente superiore
compresso, un corrente inferiore teso e dalle aste di parete compresse (bielle di calcestruzzo) e tese
(staffe o ferri sagomati) (Fig.9).
Si tratta di un traliccio iperstatico ma, sotto l’ipotesi che tutte le aste di parete raggiungano
contemporaneamente la rottura per trazione (acciaio) e compressione (calcestruzzo), il calcolo della
capacità portante totale può essere determinato con sole equazioni di equilibrio. Il traliccio così
definito rappresenta lo schema resistente della trave nella fase immediatamente precedente il
collasso e ne fotografa il comportamento a rottura.
Per quanto riguarda l’inclinazione degli elementi in calcestruzzo, si suppone che l’angolo θ non
assuma alcun valore particolare. Ciò significa che le bielle possono avere inclinazione diversa dalle
fessure attraverso le quali è atteso che si possano trasmettere forze per effetto dell’ingranamento
STATO LIMITE ULTIMO DI TAGLIO 11

degli inerti e per effetto spinotto delle staffe (Fig. 9a). In altri termini, si suppone che lo stato
tensionale del calcestruzzo sia monoassiale con direzione principale inclinata di θ rispetto
all’orizzontale.

P P
s

α θ

(a) (b)
Fig.9. Meccanismo resistente: (a) quadro fessurativo reale; (b) schematizzazione a traliccio

Le armature si suppone che siano inclinate di α sull’orizzontale e siano disposte con passo s
cosicché, indicando con Asw l’area di un ferro sagomato o di una staffa (intendendo per area della
staffa l’area delle sezioni di tutti i bracci della staffa), l’area delle armature di parete presenti su un
tratto di lunghezza unitaria di trave vale Asw/s.

4.2 Calcolo della forza nelle bielle di calcestruzzo e acciaio


Con riferimento alla trave da esperimento, si consideri il tratto di trave che si ottiene con una
sezione operata nella luce di taglio ed inclinata dell’angolo θ (Fig.10a). Le forze in gioco sono: la
reazione vincolare, la risultante delle compressioni nel corrente superiore, la risultante della trazioni
nel corrente inferiore e le forze di trazione nelle armature di parete aventi risultante Fs.
Dall’equilibrio alla traslazione verticale si ricava immediatamente che

Fs = V / sinα (10)

avendo indicato con V la sollecitazione di taglio (V = P).


Analogamente, considerando il tratto di trave ottenuto con una sezione inclinata di un angolo α
(Fig.10b) si determina la risultante delle compressioni Fc sul calcestruzzo di parete

Fc = V / sinθ (11)
z (cotα + cotθ)
α z (cotα+cotθ)sinθ
α
θ Fc z
z
Fs
θ
P P
(a) (b)
Fig.10. Sforzi negli elementi del traliccio resistente: (a) armature di parete; (b) calcestruzzo d’anima
12 G. LEONI

Le resistenze di progetto delle armature di parete e delle bielle di calcestruzzo, si ottengono


imponendo rispettivamente che le tensioni nei materiali siano uguali alle tensioni di snervamento di
progetto dell’acciaio fywd e alla resistenza a compressione cilindrica di progetto del calcestruzzo fcd.
Tenendo conto che l’area totale delle armature che attraversano la sezione inclinata di θ è
z (cot θ + cot α )Asw / s (Fig.10a) e che l’area totale delle bielle di calcestruzzo interessate dalla
sezione inclinata di α vale bw z (cot θ + cot α )sinθ (Fig.10b) si ottengono le relazioni

Asw
Fs ,Rd = z (cot θ + cot α ) f ywd (12)
s
Fc ,Rd = bw z (cot θ + cot α )sinθ νf cd (13)
Nella (13), come già visto per le travi non armate a taglio, bw indica la larghezza dell’anima della
trave e ν è un coefficiente di efficienza del calcestruzzo compresso che tiene conto della riduzione
della resistenza causata dallo stato di trazione trasversale indotto dalle staffe che attraversano le
bielle di calcestruzzo.
Imponendo l’uguaglianza delle (10) e (11) con le (12) ed (13), e ricordando la relazione
(
trigonometrica sin 2 θ = 1 + cot 2 θ )
−1
si giunge alle espressioni dei tagli resistenti di progetto lato
calcestruzzo e lato acciaio

cot θ + cot α
VRd 2 = ν f cd bw z (14)
1 + cot 2 θ
Asw
VRd 3 = f ywd z sinα (cot θ + cot α ) (15)
s

4.3 Calcolo delle forze nel corrente longitudinale teso


Si consideri il tronco di trave in Fig. 11 ottenuto con una sezione inclinata di θ rispetto
all’orizzontale; l’equilibrio è garantito dalle forze di trazione T e di compressione C nei correnti
longitudinali e dalla forza di trazione nelle armature Fs precedentemente determinata.
Ipotizzando che le armature di parete siano uniformemente distribuite sulla sezione, la forza Fs
può essere decomposta nella componente verticale ed in quella orizzontale applicate nel punto
medio del segmento 1-2. La componente verticale eguaglia il taglio V=P mentre la componente
longitudinale vale P cotα. A questo punto la forza sul corrente teso può determinarsi dalla
condizione di equilibrio alla rotazione intorno al punto O dalla quale risulta

Px 1
T= + P (cot θ − cot α ) (16)
z 2

Poiché il momento nella sezione, posta a distanza x dall’appoggio, vale Px ed il taglio vale P, la
(16) pone la relazione generale che permette di determinare la trazione di progetto delle armature
longitudinali in funzione delle caratteristiche di sollecitazione di progetto MSd e VSd

M Sd 1
TSd = + VSd (cot θ − cot α ) (17)
z 2
STATO LIMITE ULTIMO DI TAGLIO 13

O 2 C O 2 C
α α
θ θ
z z
Fs Pcotα

1 T 1 P T
P P
x z cotθ x z cotθ

Fig.11. Determinazione della trazione nel corrente teso

Fig.12. Traslazione del diagramma dei momenti (da Park e Paulay, 1975)

vale a dire che la trazione delle armature longitudinali, ottenuta dividendo il momento sollecitante
di progetto MSd per il braccio della coppia interna z, è incrementata della quantità
VSd (cot θ − cot α ) / 2 per effetto delle fessure che si formano con giacitura non ortogonale all’asse
della trave.
Dal punto di vista pratico, la (17) viene imposta operando la traslazione del diagramma dei
momenti della quantità z(cotθ–cotα)/2 (Fig.12); tale operazione permette di considerare
automaticamente l’incremento di trazione del corrente teso nella fase di progetto a flessione delle
armature longitudinali.

5. Derivazione delle formule suggerite dall’EC2


L’EC2 prevede due differenti metodi di verifica che possono essere derivati dalla trattazione
riportata nel precedente paragrafo. Il primo metodo è il così detto metodo dell’inclinazione
variabile delle bielle di calcestruzzo (o anche del traliccio a θ variabile) mentre il secondo è noto
come metodo standard.
14 G. LEONI

5.1 Il metodo del traliccio con inclinazione variabile delle bielle di calcestruzzo
I tagli resistenti relativi al calcestruzzo ed alle armature sono dati dalle (14) e (15) mentre la
trazione delle armature longitudinali è data dalla (17). Per il coefficiente di efficienza del
calcestruzzo viene assunta la relazione

ν = 0.7 − f ck / 200 ≥ 0.5 (18)


Il campo di validità del metodo è ristretto al range di variabilità di θ definito dalla

0.4 < cot θ < 2.5 ovvero 21.8° < θ < 68.2° 2 (19)
alla quale viene affiancata anche la condizione di duttilità
Asw f ywd 1 ν f cd sin α
≤ (20)
bw s 2 1 − cos 2 α

che esprime la condizione per la quale, quando θ = 45°, il taglio resistente lato acciaio risulta
minore del taglio resistente lato calcestruzzo (Vrd3 ≤ Vrd2). Tale condizione dovrebbe assicurare la
formazione del meccanismo con θ < 45° per il quale si ha contemporanea rottura del calcestruzzo e
delle staffature.
Nel caso di staffe verticali (α = 90°), le espressioni (14), (15) e (17), nonché la condizione di
duttilità (20), diventano rispettivamente:

VRd 2 = ν f cd bw z sin θ cos θ (21)

Asw
VRd 3 = f ywd z cot θ (22)
s
M Sd 1
Td = + VSd cot θ (23)
z 2
Asw f ywd 1
≤ ν f cd (24)
bw s 2
La misura della sicurezza va effettuata attraverso la seguente relazione
VSd < VRd (25)
In essa VSd è la sollecitazione di taglio di progetto prodotta dalle azioni applicate e VRd è la
corrispondente resistenza di progetto. Poichè in una trave con armatura trasversale la crisi può
avvenire per cedimento degli elementi tesi oppure degli elementi compressi, si avranno due valori
della resistenza, VRd3 e VRd2 rispettivamente. Tuttavia, nel caso di armature duttili, è atteso che la
rottura avvenga contemporaneamente a quella del calcestruzzo per cui è possibile determinare
l’inclinazione θ delle bielle in calcestruzzo dalla condizione

VRd2 = VRd3 (26)


e dunque uguagliando i secondi membri delle (14) e (15) si ottiene, per armature inclinate di α,

2 Il D.M. 9 gennaio 1996 ammette l’impiego dell’EC2 con la limitazione 1 < cot θ < 2.
STATO LIMITE ULTIMO DI TAGLIO 15

Asw f ywd
sin α = sin 2 θ (27)
s bw ν f cd

che fornisce il valore di θ da sostituire nelle (14) e (15) con le quali verranno determinati i valori
resistenti di taglio (ovviamente uguali) da impiegare nella verifica.
Il progetto può eseguirsi in due modi. Il primo consiste nell’imporre un valore a θ (tipicamente
45°), verificando che Vsd ≤ Vrd2, e quindi determinare le armature con la (15) avendo posto
Vsd = Vrd3. Il secondo modo consiste nel determinare θ dalla (14) imponendo che Vsd = Vrd2 e
calcolando le armature grazie alla (15) come nel caso precedente.
Nel caso delle staffe, all'aumentare dell'angolo θ diminuisce l’area delle armature d’anima. Il
calcestruzzo ha la massima efficienza per θ = 45° quando VRd2 attinge il valore massimo. Inoltre,
l'equazione (23) consente di calcolare l'armatura longitudinale aggiuntiva a mezzo della
1
Asl f yld = VSd cot θ (28)
2
da cui si deduce che all'aumentare dell'angolo θ diminuisce l'armatura longitudinale.
Soluzioni con θ > 45°, staticamente corrette in accordo con l’eurocodice e utili per la verifica di
strutture particolari (travi parete, mensole, zone singolari) sono meno interessanti dal punto di vista
progettuale. Esse possono comunque intervenire in certi casi per l'interpretazione del
comportamento di strutture esistenti. Occorre tener presente che il metodo θ variabile è un
procedimento di dimensionamento ottimale che non porta quasi mai al valore θ = 45°.
L’EC2, che ammette un limite di θ largamente superiore al valore di 45°, riserva questo campo
di valori per la soluzione del problema del taglio in presenza di torsione.

5.2 Il metodo standard


Accanto al metodo dell’inclinazione variabile delle bielle, l’EC2 propone il cosiddetto metodo
standard, basato sull’ipotesi che θ = 45°. La resistenza a taglio di una sezione con armature di
parete è data dall'equazione

VRd3 = Vwd + Vcd (29)


dove:
Vwd è il contributo dell'armatura a taglio;
Vcd è il contributo cumulativo degli altri meccanismi resistenti descritti nel paragrafo 1.
Il contributo delle armature si calcola a mezzo della (15) ponendo θ = 45° (cot θ = 1) e z = 0.9 d:
Asw
Vwd = f ywd 0.9d sin α (1 + cot α ) (30)
s

Il contributo del calcestruzzo è dato dall'equazione


Vcd = [τRd k (1.2 + 40 ρl) + 0.15 σcp] bw d (31)

identica alla (5). Nella verifica a schiacciamento della biella compressa di calcestruzzo, VRd2 è dato
dall'espressione (14), ponendo z = 0.9 d e θ = 45°, per cui
VRd 2 = 0.45 ν f cd bw d (1 + cot α ) (32)
16 G. LEONI

L’effetto della sollecitazione di taglio sulle armature longitudinali si determina attraverso la (17)
ancora ponendo θ=45° e z = 0.9 d.
La procedura di verifica consiste semplicemente nel confrontare VSd con i due valori del taglio
resistente (29) e (31).
Infine, il progetto delle armature si esegue attraverso la (30) imponendo che Vwd = VSd -Vcd dopo
aver verificato che Vsd ≤ VRd2. L’armatura longitudinale aggiuntiva si calcola con la relazione
1
Asl f yld = VSd (1 − cot α ) (33)
2
derivante dalla (20).

6. Metodo proposto nel D.M. 9 gennaio 1996


Il metodo proposto dalla normativa italiana è molto simile al metodo standard dell’EC2. Infatti, le
formule che forniscono i contributi resistenti del calcestruzzo e delle armature possono essere
derivate ponendo θ=45°, z = 0.9 d e ν = 0.667. In particolare, la verifica del calcestruzzo viene
condotta grazie alla
VSd ≤ 0.30 f cd bw d (1 + cot α ) (34)

Deve comunque essere rispettata la limitazione


VSd ≤ 0.45 f cd bw d (35)

che equivale a non attribuire alcun beneficio ulteriore nel caso in cui l’angolo di inclinazione superi
i 63°. Inoltre, l’inclinazione delle armature può essere considerata solo se queste sono costituite da
staffe (i ferri piegati vengono considerati meno efficienti).
La verifica delle armature di parete si esegue confrontando VSd con la somma dei contributi
dovuti alle armature ed agli altri meccanismi resistenti di taglio secondo la
VSd ≤ Vwd + Vcd (36)

in cui
Asw
Vwd = f ywd 0.9d (sin α + cos α ) (37)
s
Vcd = 0.60 f ctd bw dδ (38)

La minor efficienza delle barre rialzate viene tenuta in conto dalla norma riducendo la tensione di
calcolo a 0.8 fywd.
Per quanto riguarda le armature longitudinali, la Normativa Italiana è più cautelativa in quanto
prevede che vengano calcolate con il momento
M Sd (V ) = M Sd + VSd 0.9d (1 − cot α ) (39)

vale a dire operando una traslazione del diagramma circa doppia di quella prevista dall’EC2.

7. Esempi di calcolo
7.1 Esempio 1 – Progetto trave secondo il D.M. 9 gennaio 1996
Si considera la trave in figura soggetta alla sollecitazione di taglio VSd = 390 kN.
STATO LIMITE ULTIMO DI TAGLIO 17

A’s c
b = bw = 0.30 m
h = 0.80 m
c = 0.04 m h d
d = 0.76 m
A’s = 5φ20 = 1571 mm2
As = 5φ20 = 1571 mm2 As

Si adotta un calcestruzzo di classe Rck = 30 Nmm-2 ed un acciaio di tipo FeB44k.


fck = 0.83 Rck = 24.9 N/mm2
fctm = 0.27 Rck2/3 = 2.61 N/mm2
fyk = 430 N/mm2
I coefficienti di sicurezza sono γc = 1.60 e γs = 1.15.

Dapprima si verifica la sezione non armata a taglio determinando il taglio resistente con la (6).
r = 1.6 – d = 1.6 – 0.76 = 0.84 < 1 quindi r=1
ρl = Asl / (b d) = 1571 / (300 x 760) = 0.0069
fctd = 0.7 fctm / γc = 1.142 N/mm2
δ=1

0.25 fctd r (1 + 50 ρl) b d δ = 87.55 kN < VSd


Dal momento che la verifica non risulta soddisfatta si procede al calcolo delle armature (staffe
α = 90°) verificando prima che il taglio resistente lato calcestruzzo compresso sia superiore al
taglio sollecitante in accordo alla (34).

0.30 f cd bw d (1 + cot α ) = 1064.5 kN > VSd

Si determina quindi il quantitativo di armatura. Nel caso in cui si tenga conto dei contributi
resistenti secondari, questi vengono quantificati con la (38)

Vcd = 0.60 f ctd bw dδ = 94.56 kN

Il quantitativo di armatura si calcola con la (37), imponendo il segno di uguaglianza nella


disequazione (36)

Asw
=
(VSd − Vcd ) = 1155 mm2/m (1φ8/17 4br. = 1176 mm2/m)
s f ywd 0.9d (sinα + cos α )
18 G. LEONI

Nel caso in cui si trascurino i contributi resistenti secondari, il quantitativo di armatura si calcola
con la

Asw VSd
= = 1525 mm2/m (1φ8/13 4br. = 1538 mm2/m)
s f ywd 0.9d (sinα + cos α )

Il quantitativo minimo previsto dalla normativa è (le quantità devono essere espresse in cm)

0.10 (1 + 0.15 d/b) b = 4.14 cm2/m

il passo minimo previsto è 33 cm. Detti limiti sono soddisfatti dalla staffatura scelta.

7.2 Esempio 2 – Progetto pilastro secondo il D.M. 9 gennaio 1996


Si considera il pilastro in figura soggetto alla sollecitazione combinata di NSd = 410 kN, MSd =
225 kNm e VSd = 95 kN.

A’s c
b = bw = 0.30 m
h = 0.60 m
c = 0.04 m h d
d = 0.56 m
A’s = 3φ20 = 942 mm2
As = 3φ20 = 942 mm2 As

Si adottano i materiali dell’esempio precedente


Verifica come elemento non armato a taglio

Aid = 300 x 600 + 15 x 2 x 942 = 208260 mm2

Iid = 300 x 6003/12 + 15 x 2 x 942 x 2602 = 7310376000 mm4

M0 = 2 (NSdu Iid) /(Aid d) = 51.40 kNm

r = 1.6 – d = 1.04

ρl = Asl/(b d) = 942/(300 x 560) = 0.0056


fctd = 0.7 fctm / γc = 1.142 N/mm2

δ = 1+ M0/MSd = 1+ 0.23 = 1.23

0.25 fctd r (1 + 50 ρl) b d δ = 78.54 kN < VSd

Dal momento che la verifica non risulta soddisfatta si procede al calcolo delle armature (staffe
α = 90°) verificando prima che il taglio resistente lato calcestruzzo compresso sia superiore al
taglio sollecitante in accordo alla (34).
STATO LIMITE ULTIMO DI TAGLIO 19

0.30 f cd bw d (1 + cot α ) = 784.35 kN > VSd

Si determina quindi il quantitativo di armatura trascurando i contributi resistenti secondari

Asw
=
(VSd ) = 505 mm2/m(1φ8/10 = 1000 mm2/m)
s f ywd 0.9d (sinα + cos α )

Per i pilastri il passo delle staffe deve essere non superiore a 15 volte il diametro minimo delle barre
longitudinali e comunque non superiore a 25 cm. Inoltre, il diametro deve essere superiore ai 6 mm
e ad ¼ del diametro delle barre longitudinali. Tutte queste prescrizioni sono soddisfatte
dall’armatura scelta.

Riferimenti bibliografici

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armato normale e precompresso e per le strutture metalliche, Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana n.29 del 5.2.1996.
Beeby, A.W., Narayanan, R.S., Designers’ handbook to Eurocode 2 – Part 1.1: design of concrete
structures, Thomas Telford, London, 1995
Eurocodice 2: Design of concrete structures – Part 1-1: General rules and rules for buildings, ENV
1992-1-1, 1992
Migliacci, A., Mola, F., Progetto agli stati limite delle strutture in c.a., Masson, Milano, 1990
Park, R., Paulay, T., Reinforced concrete structures, John Wiley & Sons, New York, 1975
Radogna, E.F., Tecnica delle costruzioni - vol.2, Zanichelli, Bologna 1998
Regan, P, Ultimate limit state principles – in Structural concrete: textbook on behaviour, design
and performance updated knowledge of the CEB/FIB Model Code 1990 - vol.2, FIB
(Fédération Internationale du Béton), Printed by Sprint-Druck Stuttgart 1999