Sei sulla pagina 1di 3

1.

GLOBALIZZAZIONE
Limpresa coinvolta nel processo della globalizzazione, intesa come fenomeno nel
quale le economie ed i mercati nazionali diventano sempre pi interdipendenti fino a
divenire parte di un unico sistema mondiale.

Il fenomeno della globalizzazione favorito dallinnovazione tecnologica, il


miglioramento dei trasporti, la liberalizzazione dei mercati (eliminazione dazi doganali)
e dallincremento del potere di acquisto e del benessere sociale.

Dunque vi :
a) Impresa internazionale: vende allestero, ma dotata di una struttura produttiva
ed operativa di natura nazionale. Esempi ne sono aziende esportatrici (che ricorrono a
soggetti intermediari terzi) e aziende che possiedono una propria rete commerciale
allestero ma rimangono fortemente legate al territorio nazionale.
b) impresa multinazionale: ha unattivit di produzione e di commercializzazione
allestero tramite affiliate indipendenti, ma poste sotto il controllo dellimpresa.
Lattivit economica aziendale si svolge prevalentemente nel territorio nazionale
dorigine.
c) impresa transnazionale o globalizzata: svolge la sua attivit prevalentemente
allestero. Presenta una moltitudine di unit operative in differenti Paesi. I profitti sono
realizzati fuori dal territorio nazionale. Lo scopo di un'impresa transnazionale quello
di condurre delle attivit economiche dirette in almeno due Paesi e di operare quindi,
tra diversi Stati in modo totale. L'impresa transnazionale, a differenza di quella
multinazionale, strutturata quindi per unit decentrate, le quali sono dotate di
autonomia manageriale e ognuna di esse costituisce un'organizzazione vera e propria,
che pu anche sopravvivere indipendentemente dall'altra.

2. LO SVILUPPO INTERNAZIONALE IN AMBITO PRODUTTIVO


In ambito produttivo, il fenomeno maggiore la delocalizzazione, che consiste nel
delocalizzare, ossia trasferire, in tutto o in parte, lattivit produttiva presso
stabilimenti in un Paese estero (generalmente in via di sviluppo, dove il costo della
manodopera inferiore).
Per solo lattivit produttiva ad essere trasferita, mentre attivit di maggior valore,
invece, rimangono generalmente nel luogo di origine.

La delocalizzazione pu comportare linvio di materiale dallItalia in contro


lavorazione, che poi viene introdotto nel processo produttivo. Su questo materiale si
fa quindi prima un controllo qualitativo. (le materie prime non sono per forza italiane
solo perch vengono mandate dallItalia!!)
In alternativa, la materia prima viene acquistata direttamente nel mercato locale,
attraverso un ufficio di zona (buying office).

Le ragioni per la delocalizzazione possono essere varie: riduzione dei costi di


produzione, presenza di un mercato di sbocco, ragioni di carattere fiscale,
specializzazioni produttive (leggi pag. 520).
3. LO SVILUPPO INTERNAZIONALE IN AMBITO COMMERCIALE
Lattivit commerciale pu essere svolta anche allestero tramite diverse tipologie di
canali distributivi, che sono classificati in:
a) Canale diretto: caratterizzato da un rapporto diretto e non mediato tra
Produttore e Consumatore. Lazienda, quindi, si occupa della gestione del processo
distributivo allestero (generalmente per i prodotti di alto valore), favorendo il controllo
del mercato, la qualit e la velocit di risposta al mercato.
Infatti, viene anche ridotto il rime ro market, ovvero il tempo tra ultimazione e
disponibilit del bene sul mercato.
La vendita gestita i modi strettamente diretti: negozi aziendali, venditore dipendente
(vendita porta a porta), vendita per corrispondenza, vendite telefoniche, vendite
tramite sito aziendale.
b) Canale indiretto: caratterizzato da un rapporto mediato tra Produttore e
Consumatore.
Vantaggi sono lincremento rapido della copertura distributiva sul territorio e minori
costi fissi di gestione, ma il rischio quello della dipendenza dallintermediario, che
influenza le politiche commerciali, e non permette una trasmissione diretta di
informazioni e impressioni tra produttore e cliente.
Gli intermediari dellazienda si differenziano a seconda dellacquisto o meno del
prodotto commercializzato:
1. Acquisto del prodotto: se il prodotto viene acquistato possiamo ritrovare la figura
del:
- Grossista, che dopo aver acquisito la propriet del prodotto, rifornisce altri soggetti
(dettaglianti o altri grossisti) che lo rivendono. (Produttore Grossista Dettagliante)
- Dettagliante, che dopo aver acquisito la propriet del prodotto, effettua la vendita
direttamente al consumatore finale.
2. Mancato acquisto del prodotto:
- Agente, che un soggetto autonomo e si occupa di promuovere la conclusione di
contratti di vendita. (Produttore mediante lagente Dettagliante)
- Rappresentante, che un soggetto autonomo che si occupa, oltre che delle
promozione commerciale, anche della conclusione dei contratti di vendita che ha
promosso, firmandoli e agendo in nome e per conto dellimpresa con stipendio e
provvigioni. (Produttore mediante rappresentante Dettagliante)

Inoltre la distribuzione pu essere classificata in base alla disponibilit del prodotto, la


distribuzione pu essere:
- intensiva, quando prodotto venduto nel maggior numero possibile di punti di
vendita. Si tratta di un bene standardizzato, a basso prezzo e che non richiede un
servizio post-vendita (Benetton) Tanti rivenditori.
- selettiva, quando il prodotto venduto in un numero limitato di punti vendita che
vengono selezionati. non pochi rivenditori, ma meno di quelli che potrebbero essere
perch sono selezionati
- esclusiva, quando il prodotto venduto da pochissimi rivenditori, mediante la scelta
di pochi intermediari, con personale altamente qualificato e lofferta di un servizio
post-vendita. pochissimi rivenditori

4. RAGIONI CHE SPINGONO ALLINTERNAZIONALIZZAZIONE


Unimpresa pu rivolgersi ad un mercato estero per una o pi motivazioni, tra cui:
- input: ovvero perch lacquisto di materie prime avviene a prezzi inferiori rispetto al
mercato nazionale, oppure queste materie non sono presenti sul mercato nazionale,
oppure sono di qualit superiore.
- Il processo di trasformazione nel mercato estero ha un costo inferiore rispetto a
quello del mercato domestico (costo della manodopera, di servizi ecc. esempio:
aziende insediate in Cina per realizzare la fase produttiva)
- output: ovvero perch limpresa interessata ad ampliare il proprio mercato di
sbocco (magari in casi di crisi interna del mercato domestico).

5. Ingresso nei mercati esteri


Le modalit dingresso nei mercati esteri possono essere:
1. modalit competitiva: lazienda effettua lingresso nei mercati esteri senza
collaborazioni, avvalendosi della propria forza. Lingresso competitivo in questo caso
ha luogo mediante:
a) esportazione
Lesportazione consiste nella commercializzazione allestero di un prodotto che stato
prodotto nel mercato nazionale. Lesportazione pu essere:
- indiretta: tramite un intermediario terzo (ad esempio un buyer internazionale, una
societ import-export, una trading company), che diventa responsabile
dellesportazione, sostenendone i costi distributivi e promozionali, accollandosi gli
eventuali rischi.
- diretta: azienda che esporta si occupa, organizza e gestisce la commercializzazione
del bene sul mercato estero in modo diretto. Lazienda pu ricorrere al commercio
elettronico, aprire una filiale di vendita, costituire un ufficio per lesportazione o
effettuare una vendita per corrispondenza.
Il vantaggio il controllo diretto sulla vendita ma lo svantaggio sono i costi in pi da
sostenere.
b) investimento diretto allestero (IDE)
Investimento (partecipazioni) di un soggetto residente in un Paese (investitore diretto)
in unazienda residente in un Paese differente (impresa di investimento diretto).

2. modalit collaborativa: lazienda effettua una serie di accordi di collaborazione


con altri operatori economici, basandosi su rapporti formali o informali. Lingresso
collaborativo ha luogo mediante:
a) Accordo di cooperazione internazionale, che rappresenta una collaborazione
tra aziende di differenti Paesi. Questi accordi possono essere suddivisi in:
- contrattuali (o non equity): che non prevede apporto di capitale a pieno rischio (es.
franchising)
- patrimoniali ( o equity): che prevedono la costituzione di unazienda (joint venture)
nella quale i soggetti apportano capitale a pieno rischio.