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Le multinazionali

Le multinazionali sono grandi imprese «multilocalizzate»: operano cioè sui mercati internazionali attraverso impianti
produttivi (fabbriche, catene distributive ecc.) situati in diversi paesi, in cui vengono trasferiti capitali e tecnologie.
La direzione , cioè la «casa madre», resta invece nel paese d’origine, insieme con le attività a più alto valore aggiunto,
quale la ricerca, la progettazione e la pianificazione aziendale. La società-madre controlla numerose «società-figlie»,
le quali penetrano in differenti paesi, prevalentemente in quelli economicamente più arretrati, e operano in diversi
settori della produzione, a seconda delle direttive e delle esigenze della società-madre.
La produzione viene articolata sulla base della logica di ottenere la massimizzazione dei profitti:
l’impresa preleva le materie prime direttamente dalle fonti a prezzo più basso;
fa eseguire le lavorazioni di base, che non richiedono alte tecnologie, dove vi è manodopera a minor costo;
sposta le fasi a tecnologia semplice nelle fabbriche dei paesi periferici dell’Europa;
porta l’assemblaggio in quelli tecnologicamente più avanzati.

Le imprese multinazionali: i vantaggi


Scegliendo di localizzare in altri stati le imprese multinazionali perseguono generalmente tre diversi tipi di vantaggi:
ridurre i costi della produzione: in questo caso gli investimenti si indirizzeranno verso i paesi in cui i salari sono più
bassi, gli oneri sociali e legislativi a tutela del lavoro e gli obblighi fiscali minori, i vincoli ambientali meno rigidi (o
addirittura inesistenti) e la manodopera non sindacalizzata;
avvicinarsi al mercato: la localizzazione è finalizzata ad aggirare eventuali misure protezionistiche (dazi doganali
applicati per proteggere la produzione di un dato paese dalla concorrenza estera), a penetrare mercati nuovi, o
semplicemente a ridurre i costi di distribuzione (trasporto, assistenza ecc.);
avvicinarsi alle materie prime: è la scelta, spesso obbligata, delle aziende del settore estrattivo e di quello
agroalimentare, che costruiscono i loro impianti dove si trovano i maggiori giacimenti minerari o le grandi regioni
agricole.

Le imprese multinazionali: gli svantaggi


le multinazionali localizzano le cosiddette «industrie sporche», cioè ad alto consumo energetico o ad alto rischio per
l’ecologia e la salute dei lavoratori, in paesi arretrati, compiacenti o carenti in materia di legislazione ambientale;
le fasi produttive risultano talmente frazionate che nessuno dei paesi in cui queste vengono eseguite acquista un
sapere tecnologico – il cosiddetto know-how – di un qualche rilievo. Per tale ragione, quand’anche vi fosse da parte
dei governi di questi paesi la tentazione di nazionalizzare le produzioni presenti sul loro territorio, queste non
costituirebbero alcun guadagno per l’economia locale e rappresenterebbero una perdita modesta per la società-
madre;
l’utile ricavato non viene reinvestito per creare ricchezza locale: ciò favorirebbe infatti la nascita di un proletariato
moderno, che riproporrebbe gli stessi problemi di quello già presente nei paesi occidentali. Al contrario, le società
tendono a conservare questi paesi nell’arretratezza, sottoponendoli a vincoli di dipendenza economica e, spesso
anche politica. In caso di resistenza dei governo locali, le multinazionali hanno in mano una potente arma di ricatto:
la chiusura dei propri stabilimenti, che aggraverebbe la condizione di economie già fortemente dissestate.

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