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Morfologia flessiva e categorie

Allinterno della tradizione grammaticale cresciuta sulle lingue classiche (dunque lingue i.e. e dunque flessive) cresciuta la speculazione su: t mr to lgou (grammatici greci det ellenistica e romana); partes orationis (grammatici latini); parti del discorso (tradizione della grammatica scolastica in lingua italiana). [Sottolineare lgos, oratio, discorso] In senso tecnico e dal punto di vista della linguistica si parla pi propriamente di categorie (linguistiche).
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Categorie linguistiche: definizioni


Una categoria [linguistica] un insieme di oggetti che hanno tratti comuni
(P. Ramat, Categorie e Categorizzazioni, in Lezioni di linguistica II, Pescara 1998, pp. 215-217).

Una categoria [linguistica] un insieme di opzioni grammaticali complementari ed omogenee


(R. Simone, Fondamenti di linguistica, Roma-Bari 1990, p. 217). Esempio: categoria numero opzioni {singolare, plurale} Invece una classe di opzioni {prima persona, singolare}

(omogenee e in distribuzione complementare) non sarebbe n omogenea n in distribuzione complementare


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Categorie linguistiche: organizzazione


I morfemi flessionali (vedi sopra) rappresentanto i valori di determinati tratti della categoria linguistica cui appartiene la parola in esame. Fra i tre concetti ora richiamati, valori, tratti, categorie esiste una gerarchia ordinata dal generale al particolare:
generale particolare

categorie

tratti

valori
, , , , , , , ,
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, , , , , ,

Le categorie linguistiche: quadro generale


categorie
NOME

tratti
genere numero caso ... persona numero tempo modo aspetto diatesi ... grado numero genere grado

valori
maschile, femminile, neutro, ... singolare, duale, plurale, ... nominativo, genitivo, dativo, ecc. ... prima, seconda, terza singolare, duale, plurale ... ... ... ... ... ... ... ...

VERBO

AGGETTIVO

AVVERBIO

Le categorie linguistiche: dati generali


Nella colonna delle categorie (quella gerarchicamente pi generale) sono poste le quattro specificazioni (nome, verbo, aggettivo e avverbio) secondo le quali la realt esterna pu essere presentata nel discorso. Le prime due categorie, nome e verbo, sono quelle ritenute tradizionalmente fondamentali e opposte nella designazione degli elementi della realt esterna: il nome designerebbe gli oggetti (concreti e astratti), il verbo designerebbe le azioni o gli stati e i modi di essere. Le altre due categorie, aggettivo e avverbio si configurano come secondarie, gi a partire dalla loro designazione: aggettivo<adjectivum (n.), cio aggiunto (al nome), avverbio = (elemento) aggiunto al verbo.
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Le parti del discorso/categorie: il peso della tradizione grammaticale

italiano
nome verbo pronome aggettivo

latino
nomen verbum pronomen adiectivum (n.)/substantivum

greco
noma rhma antonyma syndesmos prthesis

articolo articulus congiunzione coniunctio preposizione praepositio

rthron

Bibliografia minima sulle categorie linguistiche: E. Benveniste, Problemi di linguistica generale, I e II (Paris, 1966, 1974, trad. it. Milano 1972, 1984) R. Simone, Fondamenti di linguistica, Bari-Roma 1990, pp. 296-306. P. Ramat, Categorie e categorizzazioni, in Lezioni di Linguistica II, Pescara 1998, pp. 217-251.

Categorie (prevalentemente) nominali:


La tradizione grammaticale distingue tre generi:

genere 1

maschile~ femminile ~ neutro

n luno n laltro dei due g. g. comune (gramm. greci)

Come si capisce da tali denominazioni, la distinzione grammaticale ricalcata su quella naturale/biologica (maschio~femmina); tuttavia il genere grammaticale obbedisce a regole diverse dalla distinzione naturale, che differiscono da lingua a lingua e che possono cambiare in diacronia. Esempi In tedesco e in nederlandese tutti i diminutivi sono grammaticalmente neutri, indipendentemente dal genere biologico del designato. In italiano ci sono nomi gramm. maschili che designano referenti femminili e viceversa (il soprano; la sentinella), nomi in cui un unico genere gramm. copre referenti dei due sessi (la tigre, la pantera) e casi in cui il diverso genere grammaticale serve a produrre distinzioni lessicali (il collo/la colla, il pollo/la polla). Linglese notoriamente una lingua poco sensibile al genere grammaticale, espresso solo marginalmente e a livello residuale nei pronomi 7 personali e possessivi (he/she/it; his/her).

Categorie (prevalentemente) nominali: genere 2


Il genere non un tratto della categoria nome universalmente diffuso: lingue diverse da quelle indoeuropee, a noi pi familiari ed esemplificate nella immagine precedente, presentano distinzioni diverse che sostituiscono le opposizioni di genere. Esempi Animato ~ inanimato lopposizione che sostituisce il genere nelle lingue del gruppo algonchino (lingue indigene del territorio canadese). In cinese in swahili e in altre lingue del mondo tutti gli oggetti sono assegnati a determinate classi (ad es. esseri viventi mobili non umani) che vengono indicate attraverso i determinativi preposti al nome cui si riferiscono. Tali classi sono determinate in base a tassonomie popolari piuttosto che a paradigmi scientifici e riflettono il tipo di visione del mondo esterno che caratterizza tali comunit linguistiche.
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Categorie (prevalentemente) nominali: numero 1


il tratto della categoria nome che si manifesta tipicamente nellopposizione: singolare ~ plurale. In tale opposizione il primo termine quello che esprime la quantit in senso cardinale e in quanto opposta a tutto ci che pi di uno e demandando ai numerali la quantificazione precisa della pluralit. Il numero si collega dunque alla classe degli elementi linguistici detti quantificatori, che possono essere indefiniti (qualche, alcuni, molto, poco, ecc.) o definiti (tutti i numerali ed espressioni come un paio, una dozzina, una decina, ecc.). Il numero si presenta perci in stretta correlazione con altri elementi, come lopposizione determinato ~ indeterminato e larticolo (determinativo e indeterminativo).
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Categorie (prevalentemente) nominali: numero 2

Dal punto di vista morfologico i valori del tratto numero si presentano secondo tre tipi principali di organizzazione: 1) singolare ~ plurale, affidata a due diversi morfi (it. cane/cani, lat.
lupus/lupi, ma anche ingl. foot/feet) o allopposizione tra morfo zero e morfo marcato, il primo di solito riservato al singolare (inglese dog/dogs, latino consul/consules);

2) singolare ~ duale ~ plurale, dove il duale riservato a oggetti


obbligatoriamente a coppia (le parti del corpo, i gemelli, ecc.); lingue i.e. conservatrici come greco e sanscrito hanno i morfemi per il duale, categoria in regresso, ma presente in tracce anche lingue moderne (it. entrambi, ambosessi, ingl. both, ted. beide).

3) triale e paucale per lespressione di oggetti in quantit determinata (il


primo) o indeterminata (il secondo) sono presenti in alcune lingue del mondo.
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Categorie (prevalentemente) nominali: numero 3


Si noti che in una frase come: il cavallo un animale resistente, il cavallo, pur essendo singolare sul piano morfologico e preceduto dallarticolo determinativo, equivale semanticamente ad un plurale, in quanto indica lintera categoria equina e non un singolo individuo. Sul piano semantico e indipendentemente dallaspetto morfologico del relativo sistema linguistico, si distinguono: entit numerabili, che possono essere contate con un quantificatore determinato (numerale), come casa, auto, persona, ecc.; entit di massa/compatte/non numerabili, che indicano masse indistinte di materiale (latte, farina, acqua, zucchero, ecc.), per le quali la pluralit (*latti) non avrebbe senso e che ammettono solo quantificatori indefiniti (un po di latte). Infine a conferma del fatto che aspetto morfologico e piano semantico non sono sovrapponibili quando si tratta del numero, si ricordi la presenza in vari sistemi linguistici dei cosiddetti nomi collettivi, morfologicamente singolari, ma semanticamente in riferimento ad una pluralit di enti (esercito, folla, gregge, mandria, ecc.).

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Categorie (prevalentemente) nominali: caso 1


Rappresenta la categoria forse pi tipica del nome e degli altri elementi nominali (aggettivo, articolo, pronome), funzionalizzata ad esprimere attraverso variazioni formali della parola la funzione sintattica da questa svolta nella frase. Il nome caso (< lat. casus, caduta) un calco del greco ptsis: questa denominazione sembra far riferimento alla posizione che poteva assumere lo stilo usato per scrivere: perpendicolare alla superficie (posizione diritta, retta (orth ptsis = casus rectus = caso retto) o posizioni inclinate (plgiai ptseis = casus obliqui = casi obliqui). Qualunque ne sia lorigine, tale metafora rinvia alla distinzione fra una forma di base e non marcata del nome (= caso retto, cio il nominativo) e le altre forme, marcate e sentite come deviazioni rispetto alla forma primaria (= casi obliqui, tutti quelli diversi dal nominativo). Le denominazioni dei casi, cos come il loro ordine paradigmatico, sembrano risalire ed essersi fissate proprio allinterno della tradizione grammaticale greca degli Stoici nel corso del III secolo a.C.
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Categorie (prevalentemente) nominali: caso 2


Tradizionalmente il tratto caso stato riservato a quelle lingue che esprimono le funzioni sintattiche degli elementi nominali attraverso laggiunta di affissi alla radice (lingue flessive); la moderna linguistica, a partire da Hjelmslev, ha esteso la nozione di caso anche alle lingue che non possiedono una morfologia flessiva, considerandolo come universale in quanto espressione delle funzioni sintattiche svolte dagli elementi nominali, funzioni che ricorrono in tutte le lingue, indipendentemente dalla loro grammaticalizzazione. Lespressione delle funzioni casuali pu dunque essere espressa mediante affissi aggiunti alla radice, mediante preposizioni o mediante il semplice ordine delle parole nella frase: nelle lingue naturali si hanno per lo pi sistemi misti (in ital. e ingl. attraverso preposizioni e ordine delle parole, in latino attraverso affissi e preposizioni). Dal punto di vista tipologico esiste una differenza tra i casi: delle lingue flessive e delle lingue agglutinanti morfemi cumulativi (lat. bon-a) un affisso per ogni funzione sintattica
nominativo femminile singolare

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Categorie (prevalentemente) nominali: caso 3


I casi e le relative funzioni grammaticali Lingue indoeuropee soggetto della frase oggetto diretto possesso o specificazione oggetto indiretto strumento o mezzo con cui si compie lazione allocuzione diretta separazione, allontanaento Lingue di altre famiglie agentivo ergativo comitativo agente dellazione in frasi passive soggetto dellazione in frase con verbo transitivo accompagnamento o unione

nominativo accusativo genitivo dativo strumentale vocativo ablativo

NB: Nelle lingue che conoscono lespressione morfologica dei casi il numero di questi variabile: proto-indoeuropeo e sanscrito 8, greco classico 5, latino 6, tedesco 4, hindi 3, russo 7; fuori dal dominio indoeuropeo le lingue caucasiche e quelle uraliche hanno un numero molto elevato 14 di casi (18 in ungherese e 16 in finnico).

Categorie (prevalentemente) nominali: caso 4


Tra le funzioni espresse dai casi possibile distinguere due diversi tipi funzionali. 1) Funzioni grammaticali

Di carattere pi astratto e logico-grammaticale (soggetto grammaticale, agente dellazione, strumento dellazione, oggetto che subisce lazione espressa dal verbo, possesso, appartenenza, vantaggio ecc.); 2) Funzioni localistiche Di carattere pi concreto, esprimono rapporti spaziali e temporali; la distinzione pi rilevante nelle lingue indoeuropee tra lo stato di quiete e il movimento:
locativo accusativo ablativo stato in luogo moto a luogo moto da luogo (in + acc.: (a, ab + abl.: ; ad + acc.: )

) ) )

(e, ex + abl.
(de + abl.

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Categorie (prevalentemente) nominali: caso 5


Lopposizione tra funzioni localistiche e funzioni grammaticali non assoluta ed esclusiva: uno stesso caso pu ricoprire tutti e due i tipi funzionali (accusativo e ablativo in latino). Lingue diverse da quelle indo-europee possono avere tipi casuali diversi; le lingue finniche, ad esempio, tra le funzioni localistiche hanno linessivo e ladessivo (locativo interno/esterno). In diacronia spesso si verifica il fenomeno del sincretismo, per cui uno stesso morfema casuale pu riunire le funzioni di casi originariamente distinti (ad es. in tedesco le funzioni grammaticali e localistiche dellablativo sono state assunte in parte dal genitivo, in parte dal dativo).
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Categorie (prevalentemente) verbali: persona 1


Il nome di questo tratto della categoria verbo stato costantemente definito nella stessa maniera dalla speculazione grammaticale indiana (purua), greca (prsopon) e latina (persona): tutte queste denominazioni, prima della nozione grammaticale, indicano propriamente il personaggio o la maschera dellazione teatrale. La linguistica moderna ha ereditato dalla riflessione antica questinsieme di immagini e di metafore e per mezzo della persona denota il mezzo attraverso il quale le lingue riescono a segnalare chi lemittente e chi il ricevente di un dato enunciato allinterno del processo di enunciazione: si tratta di una vera e propria messa in scena dellatto linguistico. Lemittente, nel momento in cui prende la parola per produrre il proprio enunciato, si autodefinisce come io e prende le funzioni della prima persona; lenunciato emesso presuppone di essere rivolto ad un destinatario, richiamato dal pronome di 2 persona, tu, che altro non se non il nome che lemittente adopera per designare colui verso il quale lenunciato diretto.

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Categorie (prevalentemente) verbali: persona 2


La persona una categoria deittica, la sua funzione cio pu essere riempita di volta in volta da soggetti concreti diversi, ma la sua funzione di emittente rimane sempre unica e invariata. Poich emittente e ricevente, in quanto attori dellenunciazione, si identificano con delle persone, da ci deriva che i pronomi io e tu, che designano appunto lemittente e il ricevente, in tutte le lingue note si riferiscono esclusivamente ad esseri umani (o, al pi, ad animali e cose personificate.) Emittente e ricevente sono i due elementi indispensabili perch si possa avere unenunciazione linguistica; esistono buoni motivi per ritenere che le prime due persone rappresentino degli universali linguistici: effettivamente non si conoscono lingue che non abbiano lessemi o morfemi speciali per designare le funzioni di chi parla e di chi ascolta. Diversa la funzione della 3 persona: mentre le prime due persone designano delle vere e proprie persone, cio gli attori dellatto comunicativo linguistico, la 3 pers. designa unentit che non partecipa allatto comunicativo, non ha bisogno di essere presente e neppure di essere una vera e propria persona. I grammatici arabi designano la 3 persona come al ya ibu, cio colui che assente.
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Categorie (prevalentemente) verbali: persona 3


Partendo dalle considerazioni appena viste, il linguista francese E. Benveniste (1947) ha riassunto e codificato il sistema delle opposizioni di persona secondo quanto riflesso nello schema seguente:
"non persona" seconda persona terza persona

vere "persone" prima persona

~ + -

correlazione di soggettivit

correlazione di personalit
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Categorie (prevalentemente) verbali: persona 4


Quanto proposto da E. Benveniste trova un corrispettivo preciso anche sul piano delle marche strettamente morfologiche: la terza persona singolare quella che spesso manca di uno specifico morfema nel sistema verbale (esempi in Benveniste 1947) oppure, al contrario, lunica ad essere marcata, come accade nel verbo inglese (I know, You know, He knows, ecc.).

Inoltre, molte lingue la 1 e la 2 persona (le vere persone) hanno pronomi personali specifici, mentre la 3 persona (non persona) non conosce un pronome specifico ed spesso indicata con un pronome dimostrativo:
pronomi personali dedicati altri pron. (dimostrativi)

Italiano Latino Greco

io, tu ego, tu eg, sy

egli, esso ille, ipse ekenos

Una conseguenza di quanto ora visto che, i pronomi delle prime due persone sono privi di genere e possono riferirsi tanto ad un maschile quanto ad un femminile (cos ego, tu, io, tu, ecc.), mentre il pron. Pers. di 3 persona ha unopposizione tra maschile, femminile e neutro (lui/lei, egli/ella, esso/essa, ille/illa, He/She/It), che rivela bene la natura di non persona o meglio di inanimato dellentit cui si riferisce.
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Categorie (prevalentemente) verbali: persona 5


La teoria di E. Benveniste sulla struttura delle relazioni di persona nel verbo ha dei riflessi anche nel rapporto tra singolare e plurale. La classificazione grammaticale tradizionale prevede questi rapporti: singolare plurale 1 pers. io noi 2 pers. tu voi 3 pers. egli essi In realt, tuttavia, il plurale delle persone rappresenta pi una dilatazione del singolare che una vera e propria moltiplicazione numerica del singolare: noi non pu essere un vero e proprio plurale di io, poich nellenunciazione lemittente sempre e soltanto uno solo. Allora noi = io + qualcun altro (che in quel momento non parla) Con le due possibilit: noi = io + tu/voi (valore inclusivo) noi = io + egli/essi (valore esclusivo) 21

Categorie (prevalentemente) verbali: persona 6


La persona, oltre che nei morfemi della flessione verbale e nei pronomi personali, si manifesta anche negli aggettivi e pronomi possessivi. Questi, pi che indicare un possesso o unappartenenza in senso proprio, denotano piuttosto la relazione che si stabilisce fra le persone e tutto ci che rappresentato da nominali. Si considerino le frasi: 1) Silvia gioca con il tuo bambolotto; 2) Silvia parla con il suo professore. In 1) il significato pu essere: il bambolotto che tu le hai regalato il bambolotto che appartiene a te il b. di cui tu le hai parlato. In 2), invece, il significato non potr essere di possesso (il professore che appartiene a S.), ma piuttosto: il professore della scuola di S. oppure il professore che S. preferisce.
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