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Grammatica del greco antico

Grammatica del greco antico


La lingua greca antica (in greco moderno in greco antico ) una
lingua flessiva (ad elevato grado di sinteticit), di origine indoeuropea, i cui dialetti erano parlati nell'antica Grecia,
nelle isole del mare Egeo e nelle colonie greche sulle coste del Mediterraneo orientale e occidentale.
Il greco antico una lingua di grande rilevanza culturale poich in essa furono redatti i primi testi letterari, filosofici
e scientifici della civilt occidentale.
Essa era articolata in vari sotto-gruppi linguistici, i dialetti greci, che erano:
il dialetto ionico-attico, parlato in Attica (la regione di Atene), nelle isole egee, nella Ionia microasiatica, nelle
colonie ioniche d'oltremare;
il dialetto dorico, parlato nel Peloponneso di sud-est, a Creta, nella Doride microasiatica -il dorico era inoltre la
lingua franca delle colonie italiote della Magna Grecia;
il dialetto eolico, parlato in Tessaglia, in Beozia, nelle Isole Cicladi settentrionali e nell'isola di Lesbo, nonch
nell'Eolide microasiatica;
il greco nord-occidentale, parlato nel Peloponneso di nord-ovest, nella Grecia centrale, in Epiro (ma i Greci
consideravano , semi-barbara, la lingua delle regioni periferiche di nord-ovest);
il dialetto arcado-cipriota, ultimo relitto del dialetto miceneo, proprio dei discendenti dei profughi micenei
scampati dai Popoli del Mare, parlato in Arcadia e a Cipro;
il dialetto panfilio, anch'esso considerato dai Greci della madre-patria, parlato sulle coste della
Panfilia ed effettivamente contaminato da influssi adstratici di lingue epicoriche non greche.
Per la grammatica e le particolarit linguistiche di tutti questi dialetti, si rimanda alle voci indicate dai collegamenti.
La grammatica greca di cui qui delineeremo gli aspetti fondamentali, improntata in larga parte al dialetto attico,
parlato ad Atene, ed impostosi dal V secolo a.C. in poi come lingua panellenica, a causa dell'egemonia militare,
politica, economica, culturale di Atene; tale dialetto, insieme a una componente ionica pi o meno forte a seconda
dei luoghi, sar alla base della , la koin di et ellenistica, la lingua franca del Mediterraneo nota
anche come greco comune, greco alessandrino o greco ellenistico. Essa, tuttavia, non coincide appieno con il dialetto
attico puro.

Ortografia e fonetica del greco antico


Il greco antico ha norme ortografiche e ortoepiche particolarmente raffinate. Qui le delineeremo in sintesi,
rimandando di volta in volta alle voci correlate, per una trattazione pi esaustiva e precisa dei singoli problemi.

Ortografia
In questa sezione cercheremo di delineare le caratteristiche salienti dell'alfabeto e dell'ortografia del greco antico
(attico)
L'alfabeto
L'alfabeto greco era composto di ventiquattro lettere, di uso comune, pi alcuni segni caduti in disuso in et arcaica
come segni fonetici, e rimasti nella compitazione scritta dei numerali.
Qui di seguito sono elencate le lettere dell'alfabeto greco ionico, che a partire dalla Ionia micro-asiatica venne
soppiantando gli antichi alfabeti locali (alfabeti epicorici), dalla seconda met del VI secolo a.C.:
maiuscole:
minuscole: (in fine di parola )
denominazione corrente italiana: alpha, beta, gamma, delta, psilon, zeta, eta, theta, iota, cappa, lambda, mi, ni, csi, omicron, pi, rho,
sigma, tau, ypsilon, phi, chi, psi, omga.

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valore fonetico: /a - a:/ /b/ /g/ /d/ /e/ // /:/ /t/ /i - i:/ /k/ /l/ /m/ /n/ /ks/ /o/ /p/ /r/ /s/ /t/ /y - y:/ /p/ /k/ /ps/ /:/
Osservazioni sommarie sulle lettere e sui segni diacritici
L'alfabeto greco classico ha un duplice segno per il sigma: , sempre iniziale e interno, sempre finale.
Il , davanti a consonante gutturale, , si legge come una nasale velare [] (il cosiddetto "gamma nasale" o
"suono agma").
Il dittongo si pronuncia /u/.
Il greco attico, che era un dialetto non psilotico, possedeva anche un altro suono, la fricativa laringale sorda /h/,
rappresentata dallo spirito aspro, un apice rivolto verso destra che nella canonica trascrizione in minuscolo, di et
tardo-bizantina, si poneva al di sopra della vocale minuscola iniziale di parola, e in alto a sinistra delle maiuscole
iniziali, sotto l'accento circonflesso e accanto all'accento acuto. Lo spirito aspro deriva, in genere, dalla caduta di
una consonante iniziale, sigma, jod, o digamma. Nel dialetto ionico, affine all'attico, si verificava la psilosi, cio
la totale sparizione dell'aspirazione iniziale. Una vocale non aspirata contrassegnata dallo spirito dolce, un apice
rivolto verso sinistra, collocato come lo spirito aspro.
Il greco antico possedeva inoltre alcune lettere, poi scomparse, tra cui la labiovelare digamma () equivalente alla
semivocale /w/, il san () per i suoni /s/ e /ts/, la labiovelare qoppa () per il suono /k/, la sho () per il suono //,
la sampi () per i suoni /ss/ e /ks/ e lo stigma (), in origine deformazione del digamma, poi usato per il suono /st/.
Il greco nelle fasi pi arcaiche aveva anche la semiconsonante /j/ chiamata poi, nell'Ottocento, jod () Di questa
semiconsonante, per, non c' traccia in nessuno dei testi o dei documenti arrivati a noi, ma la sua esistenza
provata da molti fatti fonomorfologici.
Nella scrittura tutta in maiuscole, spiriti e accenti non compaiono.
La vera pronuncia del greco antico
La pronuncia del greco antico qui proposta quella che accreditata come pi plausibile per l'attico classico.
In et medievale e nel primo Rinascimento predominava fra gli umanisti un'altra pronuncia, quella cosiddetta
reuchliniana o roicliniana, cos chiamata poich fu l'umanista Johannes Reuchlin a sostenerne la validit. Tale
lettura era legata alla pronuncia itacistica cosiddetta bizantina ma in realt era assai pi antica, visto che traspare dai
papiri dell'et ellenistica e le prime avvisaglie di tale evoluzione della fonetica antica del greco sono gi ampiamente
adombrate dalla realt fonetica sottesa ad alcune riflessioni linguistiche dei dialoghi di Platone.
La lettura itacistica fu importata in Italia dagli intellettuali bizantini scampati alla conquista e al saccheggio di
Costantinopoli (1453) da parte dei Turchi. Quegli intellettuali (fra cui spiccavano il filosofo neoplatonico Emanuele
Crisolora e il cardinale Giovanni Bessarione) impressero alla lettura dei classici greci il loro accento e la loro
inflessione. Essi leggevano /i/ anche le lettere e , i dittonghi e , e pronunciavano // il dittongo ; inoltre
pronunciavano /v/ la lettera nei dittonghi ed , prima di vocale o consonante sonora, e /f/ prima di consonante
sorda; come /v/ era letta anche la . Fu un altro grande umanista, l'olandese Desiderio Erasmo da Rotterdam a
opporsi alla pronuncia itacistica del greco antico. Questi, studiando le figure di suono nei poeti comici, in particolare
le onomatopee scopr che la pronuncia antica era diversa da quella roicliniana: il belato della pecora in Cratino,
commediografo ateniese del V secolo a.C., infatti imitato con , il che denunciava il vero suono delle lettere
greche che componevano questa particolare onomatopea: non /vi/, ma / b:/. Pertanto, Erasmo scopr e cerc di
ripristinare la vera pronuncia classica, che da lui prende il nome di erasmiana.
La vera pronuncia erasmiana, di cui i linguisti hanno perfezionato la ricostruzione con l'aiuto degli storici, definendo
quindi i caratteri della vera pronuncia greca classica, del V secolo a.C., differisce tuttavia per diversi aspetti, dalla
pronuncia scolastica convenzionale italiana:
la pronuncia scolastica non distingue in modo sensibile le vocali brevi dalle lunghe, come invece andrebbe fatto;
le consonanti , che usualmente si pronunciano, rispettivamente, /f/ (come la f italiana di fede), // come la th
inglese di third (alcuni pronunciano il /ts/, come la z aspra italiana di spazio), e /x/ (come la ch tedesca di Bach,

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come il c toscano lenito, in pratica), nel greco classico erano delle vere e proprie occlusive come /p/ /t/ /k/, da cui
si distinguevano, perch seguite da un'aspirazione.
La consonante (zeta), che in et ellenistica gi si pronunciava /z/ (come la s intervocalica italiana di rosa), nel
greco arcaico andava pronunciata /zd/ (e cos ancora la pronunciavano nel V secolo i parlanti dorici e eolici, che
scrivevano direttamente ). In et classica, in Attica, si cominci a pronunciare questa lettera come // e, dalla
seconda met del IV secolo in poi, /z/. si ricordi peraltro che la zeta fu introdotta nell'alfabeto latino proprio dai
Greci.
Segni di interpunzione
Il greco antico possedeva i seguenti segni di interpunzione:
la virgola, equivalente alla nostra virgola;
il punto fermo o punto in basso, equivalente al punto fermo e al punto esclamativo italiano (in greco manca un
vero e proprio punto esclamativo);
il punto in alto, scritto nettamente al di sopra del rigo, ed equivalente al nostro punto e virgola o ai due punti
(serviva ad esempio a introdurre il discorso diretto);
il punto e virgola, equivalente al nostro punto interrogativo;
nell'introdurre il discorso diretto, il greco scritto nelle edizioni critiche moderne fa uso di virgolette non uncinate.

Fonetica
La fonetica greca si distingue notevolmente da quella delle lingue indoeuropee moderne.
Le sue caratteristiche essenziali sono:
La natura dell'accento, che di natura musicale e non tonica. Esistono tre accenti nella prosodia del greco antico:
accento acuto, grave e circonflesso
La presenza di dittonghi, caratterizzati dall'incontro di una vocale aperta o semi-aperta, lunga o breve ( ),
, con una vocale chiusa breve ( )
La contrazione vocalica, ossia la sistematica riduzione ad un dittongo o ad una vocale lunga delle coppie di vocali
consecutive che non formino dittongo
L'assimilazione consonantica

Legge del trocheo finale (ACCENTAZIONE)


La legge del trocheo finale stabilisce che:
Se l'ultima sillaba lunga, la penultima sillaba sar breve e quindi accentata con un accento acuto;
Se l'ultima sillaba breve, la penultima sillaba sar lunga e quindi accentata con un accento circonflesso
Tale legge conosciuta dagli studiosi anche come Legge (leggi Sotra).

Morfologia (1) - declinazione nominale e pronominale


Come abbiamo gi accennato sopra, la lingua greca , sul piano tipologico, una lingua flessiva e fusiva, caratteristica
che eredita dalla sua lingua madre, l'indoeuropeo. In quanto lingua flessiva, possiede un'ampia articolazione di
declinazioni nominali, che qui vedremo in sintesi.

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Aspetti generali della flessione nominale e pronominale del greco


Nella flessione nominale, il greco si differenzia fortemente dal latino per due ragioni essenziali.
Anzitutto, ha sviluppato un articolo determinativo, in tutto simile a quello di molte lingue europee occidentali
moderne, a partire da un'antica forma di pronome dimostrativo, , che ancora in Omero significa "quello, egli,
ella, esso", e assume la sua funzione tipica a partire dalla fine dell'VIII secolo a.C. Tale pronome dimostrativo articolo la filiazione diretta dell'indoeuropeo *so *s *tod, ed ha il suo omologo nel sanscrito sa s tat.
Il greco, come il latino e la stragrande maggioranza delle lingue indoeuropee antiche, ha una declinazione a tre
generi: maschile, femminile e neutro.
Dal punto di vista della nozione del numero, il greco attico si differenzia dal latino poich possiede ancora, nel verbo
e nel nome, come il sanscrito, un duale ben differenziato, per indicare le coppie di oggetti. Il mantenimento del duale
un tratto assai arcaico dell'attico, rispetto ad altri dialetti greci, come lo ionico che lo perde molto per tempo, gi
nel VII secolo a.C.
A differenza della lingua latina, quella greca conserva solo cinque degli otto casi indoeuropei, e non sei. Questi casi
sono:
Il nominativo, che indica il soggetto della frase, l'attributo e l'apposizione del soggetto, il predicato nominale ed il
complemento predicativo del soggetto;
Il vocativo, indicante il complemento di vocazione;
L'accusativo, indicante il complemento oggetto, l'attributo e l'apposizione e il complemento predicativo
dell'oggetto; in certi casi anche il complemento di limitazione (il cosiddetto "accusativo alla greca");
Il genitivo, che esprime la specificazione possessiva, oggettiva etc., e riveste le funzioni dell'ablativo di origine e
provenienza, di estensione e di allontanamento, nonch di causa, mezzo e causa efficiente;
Il dativo, indicante il complemento di termine, ma anche i complementi di causa, di mezzo, di stato in luogo e di
tempo determinato.
Si sogliono definire, come anche in latino, casi diretti il nominativo, il vocativo e l'accusativo, e casi obliqui il
genitivo e il dativo.
Il greco di et classica ha ormai perduto lo strumentale, antico caso indoeuropeo ancora vivo nel dialetto miceneo, di
cui sopravvivono sparse vestigia in Omero(cfr. -, -...).
Sono rintracciabili, in alcuni nomi notevoli, relitti del locativo indoeuropeo, ancora presente in altre lingue antiche, e
tuttora categoria sistematica in molte lingue slave.
In sostanza, il greco attua, rispetto all'indoeuropeo, un fortissimo sincretismo dei casi.

Declinazione ed usi dell'articolo determinativo greco


L'articolo determinativo greco , si declina, come nomi, aggettivi e pronomi determinativi e indefiniti, per
genere, numero e caso. Esso manca di vocativo, dato che si intende il caso vocativo come automaticamente
determinato, non bisognoso d'alcun articolo. Come in tedesco, l'articolo determinativo si accorda sempre
morfologicamente in genere, numero e caso al nome a cui si riferisce.

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Osservazioni sull'articolo determinativo greco

Come abbiamo gi osservato, in Omero l'articolo trattato come pronome dimostrativo sia anaforico (riferito a
persona o cosa nominata in precedenza), sia cataforico.
In questa funzione, esso continuava l'antico pronome indoeuropeo da cui era disceso. L'articolo determinativo
conserva tale funzione ancora in et classica solo in alcuni casi:
quando si accompagna alle particelle correlative e . In tale circostanza, l'articolo si trasforma in un vero e
proprio pronome correlativo, da tradursi "l'uno... l'altro...";
nelle espressioni cristallizzate: , "ed egli", e , "prima d'ora", , "questo e quello"; ,
"e tra gli altri..."
L'articolo greco, per il resto, ha impieghi abbastanza simili a quelli dell'articolo italiano, con un certo grado di
versatilit in pi:

pu sostantivare aggettivi, participi, infiniti, ma anche avverbi e perfino complementi, creando espressioni
idiomatiche caratteristiche come , "quelli di ora", "i moderni", + caso dativo di nome di persona,
"quelli al fianco di...", "i compagni", ad es. : "quelli con Socrate", "quelli dalla parte di Socrate",
"i discepoli, i sostenitori di Socrate", "quelli che hanno l'opinione di Socrate" etc.
la posizione dell'aggettivo rispetto all'articolo fondamentale: se l'aggettivo segue immediatamente l'articolo
riferito ad un nome, esso va considerato attributo di quel nome, se l'aggettivo staccato dall'articolo, ha una
funzione predicativa. Si consideri ad esempio come muta il significato dell'aggettivo dimostrativo ,
semplicemente spostandolo dall'articolo:
, , "il medesimo eroe" (lo stesso che ha compiuto anche altre imprese);
, "l'eroe in persona, l'eroe da solo" (con le sue sole forze).
l'articolo pu variare significativamente la funzione semantica di un aggettivo: ad es. , "i pochi", "gli
oligarchi", contro il semplice , "pochi".
Declinazione
Singolare
Maschile Femminile Neutro
Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Duale
Maschile Femminile Neutro

Plurale

Nominativo

( )

Genitivo

( )

Dativo

( )

Accusativo

( )

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Maschile Femminile Neutro


Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Nota bene
Il femminile duale distinto dell'articolo determinativo, nom. acc. , gen. dat. , arcaico, e ben presto
sostituito dalle forme del maschile, cosicch in et classica, dalla met del V secolo. a. C. in poi, l'articolo duale
(che comunque tende a essere usato sempre meno, in concomitanza con il ritrarsi del numero duale) avr un'unica
forma in tutti e tre i generi.
Nel vocativo si usa l'interiezione , anche se non molto presente nei testi originali.
L'articolo determinativo greco si usa praticamente quasi sempre come in italiano, salvo per due eccezioni:
si premette sempre anche ai nomi propri, davanti ai quali in italiano standard si omette, ad es. ,
"Socrate";
non si usa articolo davanti a nomi che indicano concetti astratti o oggetti considerati come categorie universali nei
proverbi: ad es. , "nel vino c' la verit" (lat.in vino veritas).
In greco non esistono articoli indeterminativi. L'indefinitezza marcata semplicemente dall'assenza dell'articolo. Al
pi, come marca di indeterminatezza, si pu rinvenire il pronome indefinito , enclitico, che significa "un tale", "un
certo" (lat. quidam): ad es. , "un certo uomo", "un uomo".

Declinazione del nome


Come abbiamo gi detto, i nomi greci si declinano secondo tre generi (maschile, femminile e neutro), tre numeri
(singolare, duale e plurale), e cinque casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo).
Declinazioni - nozioni generiche
La flessione dei nomi greci si articola in tre declinazioni, corrispondenti alle cinque del latino:
la prima declinazione, tematica, dei maschili e dei femminili col tema in - (corrispondente alla prima
declinazione latina); della prima declinazione esiste altres una sottospecie con desinenze alterate da contrazione
(I declinazione contratta);
la seconda declinazione, tematica, dei maschili, dei femminili e dei neutri col tema in -o (corrispondente alla
seconda declinazione latina); della seconda declinazione esiste una sottospecie contratta (come per la prima) e una
sottospecie le cui desinenze sono significativamente alterate da fenomeni di metatesi quantitativa, la cosiddetta
declinazione attica;
la terza declinazione, atematica, dei maschili, dei femminili e dei neutri, con la radice in consonante, in vocale
chiusa, in dittongo (corrisponde grosso modo alla terza, quarta e quinta declinazione latina).

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Prima declinazione
La prima declinazione greca, che corrisponde in tutto e per tutto alla prima declinazione latina, raccoglie i sostantivi
maschili e femminili con il tema in -. Ne esiste inoltre una sottospecie contratta (prima declinazione contratta).
Prima declinazione regolare - caratteri generali
La prima declinazione regolare (non contratta) si articola in due sottoclassi: l'una comprendente esclusivamente i
femminili, l'altra comprendente i maschili, che nel nominativo, nel genitivo e nel vocativo singolare hanno desinenze
a s.
La struttura della prima declinazione greca risente, in attico, della caratteristica evoluzione fonetica dell' in questo
dialetto: nel greco attico, infatti, l' si allunga sistematicamente in , a meno che non sia preceduta da e , nel
qual caso non muta di timbro (si tratta del cosiddetto "alfa puro" assente del tutto nel dialetto ionico).
Sulla base delle alterazioni fonetiche dell'alfa lungo, i maschili e i femminili si classificano genericamente in "nomi
in alfa puro", che conservano in tutta la declinazione, poich questa vocale sistematicamente preceduta da e ,
e "nomi in alfa impuro", che allungano in nel solo singolare. Ulteriori sottoclassi si rinvengono nella
declinazione dei femminili.
Osservazioni generali sulla I declinazione
Alcune caratteristiche tipiche contraddistinguono i femminili e i maschili di I declinazione:

la desinenza - dei nominativi e dei vocativi plurali, pur essendo un dittongo, considerata breve per natura;
il genitivo plurale ha sempre l'accento circonflesso, cio perispomeno, poich deriva dalla contrazione della
desinenza -, ancora ampiamente attestata in Omero -si sottraggono a questa regola i maschili: ,
"acciuga" , "cinghiale", , "usuraio", ed , "vnti etsii", che non accentano la desinenza
del genitivo;
per quanto riguarda l'accento, si osservi che:

1. i nomi ossitoni al nominativo singolare sono ossitoni nei casi diretti dei tre numeri, perispomeni nei casi
obliqui dei tre generi;
2. i nomi perispomeni sono i nomi contratti;
3. i nomi parossitoni al nominativo singolare restano parossitoni in tutta la declinazione (tranne che nel genitivo
plurale, sempre perispomeno) se la penultima sillaba breve; se invece la penultima lunga, rimangono
parossitoni nei casi in cui l'ultima sillaba lunga, mentre nei casi in cui l'ultima sillaba breve diventano
properispomeni per la legge del trocheo finale;
4. i nomi proparossitoni o properispomeni quando l'ultima sillaba lunga diventano parossitoni.
fanno parte dei nomi in alfa puro breve solo e soltanto i sostantivi che terminano in -, , , ,
preceduto da dittongo o , fatta eccezione per , "compagna, amante, donna di piacere" e ,
"palestra".
fanno parte dei nomi in alfa impuro breve solo e soltanto i sostantivi che terminano in , -, -, -, -
preceduto da dittongo, - preceduta da due consonanti continue (-, -, -, -)
ci sono alcuni nomi che non rispettano la distinzione fra alfa puro e impuro: "fanciulla", "collo",
"portico", "tenore di vita", "audacia", e alcuni casi di sostantivi in -: "angoscia",
"vipera, Echidna (mostro mitologico)", "poppa".
I nomi femminili solo singolari dei personaggi mitologici e conservano la in tutto il
paradigma, poich vengono dal dialetto dorico

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Declinazioni dei femminili: sottoclassi


I femminili si dividono in quattro sottoclassi:

Femminili in alfa puro lungo, con la lunga in tutto il singolare;


Femminili in alfa puro breve, con la breve nei casi retti (nominativo, vocativo, accusativo) del singolare;
Femminili in alfa impuro lungo, che allungano in in tutto il singolare;
Femminili in alfa impuro breve, che allungano in solo nei casi obliqui (genitivo e dativo) singolare.

Qui di sguito, esempi di declinazione per ciascuna delle quattro tipologie:


1. Declinazione dei femminili in alfa puro lungo: "regione"
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

2. Declinazione dei femminili in alfa puro breve: "parte, destino, Moira"


Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

3. Declinazione dei femminili in alfa impuro lungo: "fonte"


Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

4. Declinazione dei femminili in alfa impuro breve: "Musa"

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Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Declinazione dei maschili -sottoclassi


I maschili della prima declinazione hanno caratteristiche autonome rispetto ai femminili:

si dividono in due sole sottoclassi: maschili in alfa puro e maschili in alfa impuro;
hanno il nominativo singolare in - (nominativo sigmatico);
hanno il genitivo singolare in -, preso a prestito dalla II declinazione;
i nomi d'agente in -, e i sostantivi composti in - e - escono in breve al vocativo singolare; lo
stesso vale per il nome "persiano".

Qui di sguito, la declinazione dei maschili:


Note sui maschili di I declinazione

Fra i maschili di I declinazione si notano alcune particolarit:


Il nome "padrone", ritira l'accento al vocativo, ;
alcuni nomi risentono di un influsso del dialetto dorico, ed hanno un genitivo in lungo: fra questi: ,
"Borea" il vento del nord; il nome punico "Annibale"; il nome romano "Silla"; tale genitivo
dorico proprio anche della parola "uccellatore";
il genitivo del nome "Cambise" ha la forma ionica, .
1. Declinazione dei maschili in alfa puro: , "dispensiere"
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

2. Declinazione dei maschili in alfa impuro: "satrapo"

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Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Prima declinazione contratta


La prima declinazione contratta caratteristica di pochi sostantivi come, ad esempio, i femminili , "mina" (unit
monetaria e di peso) e , "Atena", "fico"; notevole appare il nome maschile , "Hermes", che per
al duale e al plurale cambia di genere (diventa femminile), e di significato, dato che indica "le statue del dio
Hermes", le Erme.
N.B. I nomi contratti di prima declinazione sono sempre perispomeni.
1. Declinazione dei femminili in alfa: , "mina"
Singolare

Duale

Plurale

Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

2. Declinazione dei femminili in eta: , "fico"


Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

3. Declinazione dei maschili: , "Ermes", ma al duale e al plurale "le Erme"


Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

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Seconda declinazione
La seconda declinazione comprende nomi maschili, femminili e neutri col tema in -o. Essa corrisponde in tutto e per
tutto alla II declinazione latina.
Seconda declinazione regolare
Ecco i paradigmi di declinazione dei nomi maschili, femminili e neutri regolari della II declinazione.
Osservazioni sui nomi di II declinazione

Ai fini dell'accentazione, il dittongo finale di parola nel nominativo e vocativo plurale maschile e femminile
considerato breve.
Per l'accento si osservi che:
1. I nomi ossitoni al nominativo singolare diventano perispomeni nei casi obliqui dei tre numeri;
2. I nomi perispomeni sono i nomi contratti;
3. I nomi parossitoni restano parossitoni in tutta la declinazione;
4. I nomi proparossitoni o properispomeni al nominativo singolare diventano parossitoni quando l'ultima sillaba
lunga;
5. Il nome , "fratello" al vocativo ritrae l'accento: .
1. Declinazione dei maschili e dei femminili
I maschili e i femminili di seconda declinazione si flettono allo stesso modo. Per entrambi sar sufficiente fornire
l'esempio del maschile , "lupo" (cfr. lat. lupus).
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

2. Declinazione dei neutri


I neutri si distinguono dai maschili e dai femminili solo nei casi retti (nominativo, vocativo, accusativo), che in tutti e
tre i numeri, sia nel singolare, sia nel duale, sia nel plurale, hanno una e una sola desinenza. Nei casi obliqui
(genitivo e dativo) i neutri si flettono come i maschili e i femminili. Qui di sguito il paradigma del neutro ,
"giogo" (cfr. lat. iugum, il sscr. yugam, il gotico juk)
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

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Seconda declinazione contratta


La seconda declinazione contratta caratterizza quei temi in -o la cui radice nominale termina in o in , che sono
soggette a contrazione con la vocale tematica. Essa comprende nomi maschili e neutri. Questi ultimi presentano, nel
plurale dei casi diretti (nominativo, vocativo, accusativo) un'atipica contrazione in -, risultato del livellamento
analogico con le desinenze dei neutri non contratti.
Declinazione attica
I nomi della declinazione attica sono caratterizzati dal fatto che sulla forma della loro declinazione originaria,
inizialmente regolare, hanno influito le conseguenze del fenomeno della metatesi quantitativa e della sinizesi.
Cos un sostantivo come , "popolo", che non aveva da principio alcuna peculiarit rispetto agli altri paradigmi
dei temi in -o, passa, per l'evoluzione tipica di lungo nello ionico-attico, a , per poi mutarsi per metatesi
quantitativa in . Identica evoluzione si ritrova in alcuni neutri come "sala". Ne fanno parte pochi
sostantivi alcuni dei quali non univocamente attestati, e alcuni aggettivi, per lo pi composti.
I nomi attici hanno nominativo e vocativo uguale in tutti i generi, e si declinano come segue:
1. Maschili:
Singolare

Duale

Plurale

Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

2. Neutri:
Singolare

Duale

Nominativo

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Nella declinazione di si pu notare la sinizesi della sillaba ; se cos non fosse, infatti, l'accento dovrebbe
stare sulla in tutti i casi della declinazione.
Aggettivi
Gli aggettivi che seguono la declinazione attica sono solo a due uscite, tranne , , "pieno".
(l'aggettivo "salvo" un doppione dell'aggettivo di I classe , , ).
Terza declinazione (o declinazione atematica)
La terza declinazione include i nomi maschili, femminili e neutri in consonante, vocale chiusa e dittongo. Essa
appare come una declinazione atematica, dato che, a differenza delle altre due declinazioni, inserisce le desinenze
direttamente sulla radice nominale, senza intermediazione di vocale tematica.
Le desinenze generali della III declinazione (che continua in vario modo la classe dei nomi atematici indoeuropei)
sono le seguenti:

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Singolare

Duale

Plurale

Nominativo - oppure allungamento organico; nei neutri, nessuna


desinenza

- e nei neutri -

Genitivo

Dativo

Accusativo

(temi in cons.); (temi in voc.); nei neutri = nominativo

(temi in cons.) vocale lunga seguita da - (temi in voc.); nei


neutri -

Vocativo

nessuna desinenza, oppure = nominativo; nei neutri =


nominativo

- e nei neutri -

Tali desinenze sono tuttavia spesso oscurate da mutamenti fonetici, nelle diverse sottoclassi in cui la III declinazione
si divide.
Attenzione: i sostantivi con nominativo monosillabico spostano l'accento sulla desinenza del genitivo e del dativo in
tutti i numeri. Fanno eccezione solo pochi nomi, come: "torcia", "schiavo", "sciacallo",
"orecchio", "ragazzo", "luce".
Delle varie sottoclassi della terza declinazione diamo qui sintetiche descrizioni.
Temi in consonante muta
I temi in consonante muta sono quelli che terminano in occlusiva labiale, dentale e gutturale. I maschili e i
femminili, a eccezione dei temi in -, hanno per lo pi il nominativo in - (nominativo sigmatico). I neutri non
hanno desinenze nei casi retti del singolare. Nei nomi in consonante muta, le desinenze che cominciano per
(nominativo singolare, dativo plurale) dnno luogo a mutamenti fonetici. In particolare:
le labiali, scontrandosi col , diventano ; le gutturali diventano ; davanti a , le dentali cadono.
i nomi in dentale non ossitoni col nominativo in e in (nominativo in ) hanno due forme di accusativi:
(preso a prestito dai temi in vocale dolce e molto diffuso) e le forme regolari : es. "grazia",
all'accusativo, fa e . Lo stesso accade con i nomi in , come , elmo.
il nome , gen. "pelo, capello", ha il tema , dalla radice , in tutti i casi, tranne il nominativo
singolare e il dativo plurale, per effetto della legge di Grassmann.
i nomi col tema in hanno comportamenti diversi a seconda della vocale che precede il nesso consonantico: i
nomi con tema in hanno il nominativo sigmatico con allungamento di compenso; i nomi con tema in e
hanno il nominativo sigmatico con allungamento organico (cio allungano la vocale dell'ultima sillaba della
radice) in e ; i nomi con tema in hanno il nominativo con allungamento organico; tutti i temi in nel
dativo plurale perdono davanti al sigma, e allungano per compenso la vocale che precede .
Temi in consonante muta semplice e doppia
I nomi con tema in consonante muta semplice sono maschili, femminili e neutri. In particolare, i nomi con tema in
labiale e gutturale sono solo maschili e femminili; i nomi con tema in dentale sono anche neutri. I nomi maschili e
femminili hanno il nominativo singolare sigmatico; i nomi neutri hanno il nominativo singolare asigmatico con
caduta della dentale finale (, , "corpo"; , , "miele")
Maschili e femminili (in labiale, dentale, gutturale)
Attenzione: tranne "ragazzo", che ha il vocativo e "principe, signore", che ha il vocativo , tutti i
nomi in consonante muta hanno nominativo e vocativo uguali.
Seguono i paradigmi di "vaso sanguigno, vena", "lampada" e "guardia":

Grammatica del greco antico

14

Temi in labiale

Singolare

Duale

Plurale

Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Temi in dentale

Singolare

Duale

Plurale

Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Temi in gutturale

Singolare

Duale

Plurale

Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Un nominativo particolare ha "piede":


Declinazione di "piede"
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Neutri (solo in dentale)


, "corpo"
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Un neutro notevole in -, solo singolare, , gen. "latte".


Temi in nasale + dentale
Per questi temi, basti l'esempio di "gigante", e "leone".

Grammatica del greco antico

15

Temi in

Singolare

Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Duale

Plurale

Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Temi in

Singolare

Declinazione di "dente"
Una declinazione con nominativo anomalo quella di "dente".
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Temi in consonante liquida e nasale


I temi in consonante liquida e nasale sono assai diffusi in greco e sono divisi in tre sottoclassi:
la prima, quella dei temi in , rappresentata dal solo (cfr. latino sal), che pu essere maschile, col significato
di "sale", e femminile, col significato di "mare"; al plurale maschile questo sostantivo pu essere usato nel senso
di "battute salaci, motti di spirito" (cfr. il latino sales);
I temi in sono assai pi numerosi, e si dividono a loro volta in due sottogruppi: quelli con apofonia (soprattutto
nomi di parentela, ma non solo), che continuano la declinazione di antichissimi nomi indoeuropei; e quelli senza
apofonia, soprattutto nomi d'agente.
Il nominativo dei temi in mostra sempre l'allungamento organico della vocale dell'ultima sillaba della radice.
Temi in

Grammatica del greco antico

16

Singolare

Duale

Plurale

Nominativo

( )

Genitivo

( )

Dativo

( )

Accusativo

( )

Temi in
Fra i temi in senza apofonia, quelli con l'accento sull'ultima sillaba hanno nominativo e vocativo eguale; quelli non
ossitoni mostrano nel vocativo il puro tema.
Maschili e femminili
Temi in labiale Singolare

Duale

Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Singolare
Nominativo

Plurale

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Neutri
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Neutri notevoli in sono "cuore" (da cui il pi tardo femminile "cuore") e l'anomalo "fuoco", che
allunga la vocale del nominativo singolare.
Temi in con apofonia
I temi in apofonici costituiscono un gruppo ristretto di sostantivi, dalla declinazione estremamente conservativa. I
gradi apofonici che essi mostrano sono tre:
Il grado normale allungato nel nominativo (es. );
Il grado normale nel vocativo e nella maggior parte dei casi;)
Il grado debole della radice ( -) nel genitivo, nel dativo singolare e nel dativo plurale.
Note sui temi apofonici in liquida

Grammatica del greco antico

17

Alcuni temi apofonici in liquida mostrano tuttavia anomalie:


il nome proprio "Demetra" ha sempre il grado debole e ritrae l'accento in tutta la flessione. Esso si
declina cos:
Nominativo:
Genitivo:
Dativo:
Accusativo:
Vocativo:
La parola "stella, astro", ha solo il dativo apofonico: .
.
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Un nome notevole per la sua flessione atipica "uomo, marito, cittadino, guerriero, eroe", il quale mostra in
tutti i casi, tranne nominativo e vocativo singolare, il tema debole -:
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Temi in nasale
I temi in nasale, al nominativo, allungano tutti la vocale dell'ultima sillaba della radice, tranne quelli in -, i quali
non mostrano allungamento organico, e hanno il nominativo in - (nominativo sigmatico). Fra i temi in nasale si
verifica inoltre un fenomeno analogo a quello dei temi in -: i nomi ossitoni hanno nominativo e vocativo identici,
mentre quelli non ossitoni hanno nel vocativo il puro tema. Mancano forme in nasale con apofonia sistematica: gli
unici nomi che conservino l'antica declinazione apofonica dei temi in nasale sono:
1. , agnello, il cui nominativo disusato sostituito con quello di , il quale a sua volta aveva un regolare
paradigma di seconda declinazione.
2. , "cane-cagna", il cui tema debole -.
Qui di sguito la declinazione di questi due nomi apofonici relitto:
Paradigma di

Grammatica del greco antico

18

Singolare
Nominativo ( )

Duale

Plurale

Genitivo

( )

Dativo

( )

Accusativo

Paradigma di
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Gli altri temi in nasale seguono paradigmi pi regolari, come si evince dalle tavole di declinazione che seguono.
Temi in nasale ossitoni
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Temi in nasale non ossitoni


Singolare
Nominativo

Temi in -

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Grammatica del greco antico

19

Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Temi con elisione del intervocalico


I temi in sibilante, molto diffusi in greco antico, continuano una declinazione ereditata diffusamente da parecchie
sottofamiglie linguistiche dell'indoeuropeo. Essi sono principalmente neutri, ma non mancano anche i maschili (per
lo pi nomi propri di persona) e i femminili.
Tipicamente, i nomi in sibilante elidono sistematicamente il sigma e contraggono le vocali della radice con le vocali
delle desinenze. Anche in latino gli equivalenti neutri di terza declinazione in -us -eris, vanno incontro a mutamenti
fonetici, come il rotacismo.
Neutri
Si rinvengono due specie di neutri: quelli col tema terminante in e quelli col tema in . I neutri in sono
caratterizzati da apofonia: nei casi diretti del singolare hanno una terminazione , che in realt non una vera
desinenza, ma semplicemente la radice pura al grado pieno o forte dell'apofonia. I temi in non hanno
caratteristiche peculiari, se non il fatto che alcuni di essi, in particolare "corno", e "mostro, prodigio",
hanno una doppia declinazione, per influsso dei neutri in dentale col tema in --.
temi in -
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

oppure

Genitivo

Dativo

Accusativo

oppure

temi in -
Singolare
Nominativo

Duale
oppure

Plurale
oppure

Genitivo

oppure oppure oppure

Dativo

oppure

oppure

Accusativo

oppure

Maschili e femminili
Declinazione di "trireme"

oppure

Grammatica del greco antico

20

Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

oppure

Genitivo

Dativo

Accusativo

oppure

Vocativo

oppure

Nomi propri maschili in -


Singolare
Nominativo
Genitivo

Dativo

Accusativo

oppure

Vocativo

Temi in vocale dolce


Temi in vocale dolce senza apofonia
Temi in
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Temi in
Temi in vocale dolce con apofonia
Maschili e femminili: temi in
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

oppure oppure

Genitivo

Dativo

Accusativo

oppure oppure

Vocativo

oppure oppure

Maschili e femminili: temi in

Grammatica del greco antico

21

Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

oppure oppure

Genitivo

Dativo

Accusativo

oppure oppure

Vocativo

oppure oppure

Neutri: : temi in
Singolare
Nominativo
Genitivo

Dativo

Accusativo

Neutri: : temi in
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

oppure oppure

Genitivo

Dativo

Accusativo

oppure oppure

Temi in dittongo
Singolare
Nominativo

Radici in F e
1. Temi in F

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Grammatica del greco antico

22

Singolare

Duale

Nominativo

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

2. Temi in
Nota bene i temi in sono tutti femminili ed hanno solo il singolare.
Singolare
Nominativo
Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Nomi anomali
In questi sostantivi si verificano anomalie particolari dovute a tre fenomeni: eteroclisi (sostantivi con due temi e
nominativo comune), metaplasmo (in cui il nominativo si forma da un tema e gli altri casi da un altro) e eterogenesi
(lo stesso sostantivo ha generi diversi). I pi comuni nomi irregolari sono:
1. ,"agnello", che forma gli altri casi dal tema (apofonia di grado zero); gen. , dat. , acc. ,
dat. plurale .
2. ,"Ares", gen. , dat. , acc. (, ), voc. .
3. , , "donna", usa due temi: (solo per il nominativo sing.), e (per gli altri casi).
Ecco la declinazione completa.
Singolare
Nominativo

Duale

Plurale

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

4. , "lacrima", ha il nominativo plurale e il dativo plurale ; tutti gli altri casi in attico si
formano da ; quindi si modella sulla seconda declinazione.
5. , "primavera", accanto alle forme regolari, al genitivo e al dativo singolare ha anche le forme contratte
, .
6. , , "Zeus", forma il nominativo e il vocativo dal tema , mentre gli altri casi si formano dal tema . Il
tema , deriva da una forma dell'indoeuropeo *djeus; questa forma, dopo la caduta dello j, ha dato origine al tema
usato in attico. Ecco la declinazione:

Grammatica del greco antico

23

Singolare
Nominativo
Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Declinazione dell'aggettivo
L'aggettivo greco viene classificato in due classi:
La prima classe che segue la prima declinazione dei nomi in alfa puro e impuro lunghi nei e la seconda
declinazione (per i paradigmi vedi sopra), e comprende aggettivi a tre e a due terminazioni (ne esistono varianti
che seguono la declinazione attica);
Aggettivi contratti della prima classe:
Gli aggettivi contratti della prima classe seguono per il maschile ed il neutro la declinazione dei sostantivi contratti
di seconda declinazione; mentre per il femminile la declinazione dei sostantivi contratti di prima declinazione.
La seconda classe, che segue la terza declinazione, e la prima declinazione dei nomi in alfa puro e impuro brevi, e
comprende aggettivi a tre, a due e a una sola terminazione -gli aggettivi di seconda classe si dividono in varie
sottoclassi, distinte a partire dal tema, come accade per i nomi di III declinazione.
Accanto agli aggettivi regolari, esistono pochi aggettivi anomali di declinazione mista.
Aggettivi di prima classe
Gli aggettivi appartenenti alla prima classe seguono la prima declinazione per il femminile, mentre la seconda per il
maschile e il neutro. Esistono aggettivi che presentano tre uscite, una per ogni genere, e altri che ne hanno solo due,
una per il maschile e femminile e una per il neutro.
es. , , (bello); , (illegale).
Nota bene Al femminile gli aggettivi presentano l'uscita in quando la desinenza preceduta da , , , e ,
altrimenti l' diventa . Per ci che riguarda l'accentazione, gli aggettivi al femminile non seguono le regole
dell'accento della prima declinazione, ma si regolano sul modello dei maschili.
Paradigma di un aggettivo della prima classe a tre terminazioni:
, , "caro"
Singolare
Maschile Femminile Neutro

Duale

Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Grammatica del greco antico

24

Maschile Femminile Neutro


Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Plurale
Maschile Femminile Neutro
Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Paradigma di un aggettivo della prima classe a due terminazioni:


, "oscuro"
Singolare
Maschile e Femminile Neutro
Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Duale
Maschile e Femminile Neutro

Plurale

Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Grammatica del greco antico

25

Maschile e Femminile Neutro


Nominativo

Genitivo

Dativo

Accusativo

Vocativo

Aggettivi di seconda classe


Gli aggettivi della seconda classe sono suddivisibili in tre categorie: la prima quella degli aggettivi a tre uscite che
seguono vari modelli di declinazione come quelli in -vt-,-v-,-p- e in -u-. Invece negli aggettivi a due terminazioni
troviamo due fondamentali gruppi di declinazione: in -v- e in sibilante e infine negli aggettivi a una terminazione
viene seguita la declinazione di un tema o in labiale o in gutturale o in dentale.
Aggettivi irregolari
Gli aggettivi cosiddetti "irregolari" in greco sono:
, , "molto"
, , "grande"
, , "mite"
forma il maschile e il neutro da due temi, - per i casi diretti e - per i casi obliqui; al plurale,
invece, viene utilizzato soltanto il tema -; ci fa s che somigli in parte ad un aggettivo della II
Classe con tema in -- breve e in parte a un aggettivo maschile della I Classe.
Il femminile risulta identico ad un aggettivo della II Classe, poich viene da un tema - nel quale finale
lungo e impuro: sar perci .
analogamente, utilizza per il maschile e il neutro i temi - e -, uno per i casi diretti e uno per i
casi obliqui, e soltanto - al plurale.
Il femminile viene dal tema - con finale lungo impuro.
Gradi di comparazione
Come in italiano e in latino, anche in greco l'aggettivo presenta tre gradi: Grado positivo
"valoroso"
Grado comparativo
di maggioranza: "pi valoroso"
di minoranza: (o ) "meno valoroso"
di uguaglianza: (o ) "cos (tanto) valoroso come (quanto)"
Grado superlativo
relativo: "il pi valoroso dei greci"
assoluto: "valorosissimo"
Dagli esempi sopra esposti si pu dedurre che in greco, al pari del latino, il comparativo di maggioranza e il
superlativo si rendono con forme organiche o sintetiche, mentre il comparativo di minoranza e uguaglianza con
forme perifrastiche o analitiche.

Grammatica del greco antico

Avverbi
In greco, come in italiano, l'avverbio una parte invariabile del discorso che aggiunge una sfumatura di significato
ad un verbo o anche a un aggettivo o a un altro avverbio: precisa, sfuma, enfatizza, dilata, contrae il valore della
parola alla quale si appone.
Es. , "Hai agito giustamente"
, " davvero bella"
, "Proprio bene!"
Formazione
Per quanto riguarda la formazione, gli avverbi possono essere o primitivi o derivati. Gli avverbi derivati si formano:
dagli aggettivi, sostituendo all'uscita - del genitivo plurale il suffisso - (l'accento va sulla sillaba dove va al
genitivo plurale). Sono questi gli avverbi di modo. Es. , "cattivo", genitivo plurale , avverbio
, "male"; , "amico", genitivo plurale , avverbio , "amichevolmente"; , "lento",
genitivo plurale , avverbio , "lentamente";
dagli aggettivi, usando l'accusativo neutro singolare o plurale (accusativo avverbiale). Es. , "grande",
accusativo neutro singolare , avverbio , "grandemente"; , "molto", accusativo neutro plurale
, avverbio , "spesso";
da nomi o aggettivi femminili, usando il dativo singolare (dativo strumentale) o l'accusativo singolare (accusativo
avverbiale). Es. , "privato", dativo singolare femminile , avverbio , "privatamente"; ,
"principio", accusativo singolare , avverbio , "in principio";
da preposizione+nome;
da un verbo;
da temi nominali, aggettivali o verbali con dei suffissi (- come in , "per nome", dal tema - di
, , "nome"; - come in "di nascosto", dal tema - di , "nascondere"; -
come in , "vicino, quasi" dal tema - ad esempio di "avere"; - come in "senza
combattere", dal tema - di , "battaglia")
a) Gli avverbi aggettivali si formano dagli aggettivi, sia della prima sia della seconda classe, mediante la
terminazione - (che in pratica si sostituisce alla terminazione - del G. plurale): Es. <cattivo> G. plurale
avverbio , <male>
<amico> G. plurale avverbio , <amichevolmente>
<lento> G. plurale avverbio <lentamente>
In greco qualsiasi aggettivo pu formare un avverbio aggettivale. Tali avverbi sono definiti anche qualificativi, in
quanto, come gli aggettivi corrispondenti, esprimono una qualit o un modo; questa tuttavia non una loro
prerogativa, perch esistono anche alcuni avverbi non aggettivali, bench in un numero piuttosto ridotto, che possano
esprimere un modo.
b) Gli altri avverbi greci, cio quelli non aggettivali, sono un insieme piuttosto eterogeneo per formazione e
significato. Sono spesso definiti circostanziali in quanto la maggior parte di essi esprime non una qualit, bens una
circostanza o una condizione (ma in alcuni casi anche un modo). Tra le categorie di significato da essi espresse
possiamo ricordare:
Luogo: , <qui>, , <l>, , <in alto>, , <gi>, , <dentro>, , <fuori>, ,
<dappertutto>, <altrove> ecc. Tempo: , <adesso>, <oggi>, , <sempre>, , <mai>,
, <subito>, <spesso> ecc. Modo: , <di nascosto>, <sparsamente>
Quantit o Misura: , , , <molto>, , <poco>, , <troppo> ecc. Affermazione e Negazione:
(s), <davvero>, <nemmeno>, <niente affatto> ecc. Dubbio: <forse>,
<probabilmente> ecc.

26

Grammatica del greco antico

27

Pronomi
I pronomi personali
1 Persona

2 Persona

3 Persona

Singolare Duale Plurale Singolare Duale Plurale Singolare Plurale


Nominativo

Genitivo

Dativo

()

Accusativo

Il pronome personale di 3 persona non ha il nominativo singolare, per il quale si usa o il pronome dimostrativo
, , o , , , inoltre le altre forme della 3 persona singolare sono rare e si trovano
pi frequentemente le forme del pronome riflessivo se si riferiscono al soggetto, altrimenti si usa ,
, , ma solo nei casi obliqui.
SINGOLARE
NOM. GEN. DAT. ACC.
PLURALE
NOM. GEN. DAT. ACC.
Concordanza pronominale
In Greco il pronome concorda con il termine a cui si riferisce in genere e numero, ma non nel caso, perch
naturalmente il pronome assumer, all'interno della proposizione, il caso che legato alla funzione logica da esso
svolta.
es. . .
I barbari vanno verso Atene. Ma gli Ateniesi sanno che essi vengono.
in questo caso ha funzione di pronome personale ed riferito a , con cui concorda in genere
(maschile) e numero (plurale), ma naturalmente non concorda nel caso, in quanto nella prima
proposizione ha funzione di soggetto (caso nominativo), ma , nella seconda proposizione ha funzione di
soggetto dell'infinitiva (quindi caso accusativo).

Morfologia (2) - la coniugazione verbale


Il verbo greco conserva parecchi tratti arcaici del verbo indoeuropeo, ma mostra altres notevoli forme innovative, e
in particolare, rispetto alla lingua madre, caratterizzato dalla generale tendenza a rendere coerente il sistema della
coniugazione verbale per tutti i tempi, le forme e i modi.
Il verbo in greco, come in ogni lingua flessiva, si modifica aggiungendo in coda a una radice verbale una vocale
tematica, un suffisso modale e/o temporale una terminazione; talora la radice stessa ampliata con dei prefissi o
degli infissi, per definire i vari temi temporali e le loro funzioni. Si serve inoltre spesso dell'apofonia o gradazione
vocalica per distinguere i temi temporali fra di loro.
Qui di seguito esamineremo punto per punto i caratteri generali della flessione verbale greca, prima di mostrarne
alcuni esempi.

Grammatica del greco antico

Coniugazioni del verbo greco


I verbi greci si dividono in due grandi coniugazioni, che si differenziano solo e soltanto nel tema del presente:
quella tematica, che si distingue per la desinenza - della prima persona singolare del presente indicativo, ed
caratterizzata dal fatto che le desinenze del presente e dell'imperfetto sono inserite sistematicamente su una vocale
tematica, che mostra apofonia, -
quella atematica, che si distingue per la desinenza - della prima persona singolare del presente indicativo, ed
caratterizzata dal fatto che le desinenze del presente si inseriscono direttamente sulla radice verbale, la cui vocale
mostra apofonia (grado allungato nel singolare del presente indicativo, grado normale nelle altre forme).
Le due coniugazioni del greco corrispondono perfettamente alle due coniugazioni del sanscrito. Una coniugazione
atematica in tutto simile a quella greca si rinviene anche in ittita. Il greco, nel presente e nell'imperfetto, conserva al
novanta per cento la struttura del verbo indoeuropeo.

Tempo e aspetto dell'azione nel verbo greco


La relazione fra temi temporali, tempo dell'azione, qualit (durata, momentaneit compiutezza dell'azione verbale)
alquanto articolata in greco, e porta alle estreme conseguenze la struttura originaria del verbo indoeuropeo.
Concettualmente, la grammatica del verbo greco si trova a met strada fra quella del verbo sanscrito, che conserva le
strutture del verbo indoeuropeo e molto delle sue valenze originarie, e quella del verbo slavo, che si fonda
essenzialmente sull'aspetto verbale.
Temi temporali e loro aspetto
Il verbo greco conosce quattro sistemi temporali fondamentali. A ognuno di essi associato un determinato aspetto
verbale, o qualit dell'azione, in relazione alla sua durata o compiutezza. tali sistemi temporali sono:
il presente, tema temporale che definisce un'azione non compiuta e durativa, con sfumature conative ("tentare
di...") o iterative o di consuetudine;
il futuro, che indica un'azione futura rispetto al momento della sua enunciazione;
l'aoristo, che indica un'azione momentanea, colta nel momento finale del suo compiersi, senza alcuna
conseguenza perdurante nel presente;
il perfetto, che indica uno stato nel presente risultante da un'azione passata (azione di aspetto resultativo).
A partire da questi quattro temi temporali, che costituiscono l'ossatura del paradigma del verbo greco, si formano
tutti i tempi verbali del greco, che sono nel complesso sette:
sul tema del presente, si formano due tempi: lo stesso presente, in tutti i suoi modi e l'imperfetto indicativo,
indicante un'azione durativa nel passato (e corrispondente in linea di massima all'imperfetto italiano),
sul tema del futuro si forma il futuro semplice, in tutti i suoi modi;
sul tema dell'aoristo si forma l'aoristo in tutti i suoi modi (esso corrisponde a due tempi italiani, passato remoto e
trapassato remoto);
sul tema del perfetto si formano tre tempi: il perfetto stesso, indicante uno stato presente derivante da azione
passata; il piuccheperfetto, indicante uno stato passato derivante da un'azione ancora anteriore; il futuro esatto o
futuro perfetto (solo impropriamente definito futuro anteriore), indicante lo stato futuro derivante da un'azione
presente o futura. I tempi del perfetto, per la loro peculiare valenza, non hanno una e una sola corrispondenza con
i tempi italiano, ma assumono diverse funzioni, tutte relative all'idea del risultato presente, passato o futuro, di
un'azione precedente.
I tempi del verbo greco si dividono in due categorie:
i tempi principali, presente, futuro, perfetto, futuro esatto, che hanno valore di azione presente o futura, e
assumono le desinenze primarie, caratterizzate dalla tipica finale;

28

Grammatica del greco antico


i tempi storici, imperfetto indicativo, aoristo, piucchepperfetto indicativo, che articolano l'azione passata, e
assumono due caratteristiche: 1) il prefisso verbale noto come aumento (ma solo nell'indicativo -vedi sotto); 2) le
desinenze secondarie, che sono totalmente prive della tipica finale.
Relazione fra tempi e modi verbali
La definizione che il filosofo Aristotele d del verbo che esso "esprime in aggiunta il tempo" (
). Ci vero unicamente per il modo indicativo, non per gli altri modi del verbo greco, che indicano, per ogni
tema temporale, solo la qualit dell'azione (la sua durata o compiutezza), e la sua modalit logica (reale, potenziale
etc.). Il greco ha quattro modi finiti (gli stessi dell'indoeuropeo, ancora conservati in vedico), e due forme nominali. I
modi finiti del verbo greco sono:
l'indicativo, modo dell'azione reale, collocata nel tempo: l'unico modo dell'imperfetto e del piucchepperfetto, e il
solo in cui l'aoristo assume l'aumento;
il congiuntivo, modo dell'esortazione e della possibilit, in dipendenza da tempi principali - il congiuntivo di tutti
i tempi ha sempre le desinenze primarie, ed trattato alla stregua di un tempo principale (ha valore prospettivo,
quasi fra presente e futuro);
l'ottativo, modo del desiderio e della possibilit, in dipendenza da tempi storici -l'ottativo di tutti i tempi ha
sempre le desinenze secondarie ed trattato alla stregua di un tempo storico;
l'imperativo, modo del comando.
Accanto a questi modi ci sono poi le forme nominali dell'infinito, che ha la stessa valenza dell'infinito italiano e
latino, e del participio, corrispondente al participio e al gerundio italiani.
Non tutti i sistemi temporali si coniugano in tutti i modi. Uno sguardo d'insieme fornito dal seguente specchio
riassuntivo:

il presente ha l' indicativo, il congiuntivo, l' ottativo, l' imperativo, il participio, l' infinito;
l' imperfetto ha solo l' indicativo;
il futuro ha l' indicativo, l' ottativo, il participio e l' infinito;
l' aoristo ha l' indicativo, il congiuntivo, l' ottativo, l' imperativo, il participio, l' infinito -assume caratteristiche di
passato solo nell'indicativo;
il perfetto ha l' indicativo, il congiuntivo, l' ottativo, l' imperativo, il participio, l' infinito;
il piuccheperfetto ha solo l' indicativo;
il futuro esatto ha l' indicativo, l' ottativo, il participio e l' infinito.

Persone e numeri della flessione verbale


Come nella flessione nominale, anche nella coniugazione dei verbi greci esistono tre numeri, singolare, duale e
plurale. Il singolare e il plurale hanno le consuete tre persone nell'indicativo, nel congiuntivo e nell'ottativo, ma non
nell'imperativo, che non ha le prime persone; il duale ha solo la seconda e la terza persona in tutti i quattro modi
finiti.

Le forme o diatesi del verbo greco


Il verbo greco ha tre diatesi (in questo, fra le lingue indoeuropee, eguagliato solo dal sanscrito), tutte flesse, nella
maggior parte dei tempi, con desinenze proprie, ben distinte per ognuna di esse (al contrario di ci che avviene nelle
moderne lingue europee occidentali). Queste forme o diatesi sono:
l'attivo, che esprime l'azione compiuta dal soggetto;
il medio, che esprime un'azione che avviene nella sfera di interesse o di pertinenza del soggetto -esso corrisponde
ai vari usi del riflessivo della lingua italiana;
il passivo, che esprime l'azione subita dal soggetto ad opera di un attore indicato da un complemento d'agente.

29

Grammatica del greco antico


Le tre forme del greco sono ben diversificate solo in due tempi: il futuro e l'aoristo. Negli altri tempi, presente,
imperfetto, perfetto, piucchepperfetto e futuro esatto, il medio e il passivo coincidono, e sono distinguibili solo dal
contesto sintattico della frase, in base alla presenza o meno del complemento d'agente.
Attenzione: il medio del greco pu essere usato come riflessivo propriamente detto (verbo che indica un'azione che il
soggetto compie su se stesso), ma per lo pi quest'ultima forma verbale chiaramente espressa con il verbo transitivo
attivo che regge un pronome riflessivo, che spesso peraltro sottinteso.
Altre funzioni del medio:
Medio reciproco: corrisponde al riflessivo reciproco italiano;
Medio dinamico: indica un'azione in cui il soggetto fortemente coinvolto, connotazione che la forma attiva non
renderebbe; il medio dinamico di un verbo transitivo pu reggere l'accusativo, cio un compl. oggetto;
Medio d'interesse: indica un'azione che il soggetto compie a proprio vantaggio: il medio di interesse di un verbo
transitivo pu reggere l'accusativo, cio un compl. oggetto.
Verbi deponenti e verbi semideponenti
Come in latino, in sanscrito e in molte altre lingue antiche, alcuni verbi greci depongono la forma attiva e hanno solo
la forma media, che ha per valore attivo: essi perci vengono definiti verbi deponenti medii. Ess.:
, "combatto";
: "divengo, nasco, sono", alla 3 persona sing. e plur. vale "accade, accadono";
: "decido, voglio".
Molti verbi greci sono deponenti in alcune forme, e regolari in altre: cos il verbo , "divengo, nasco,
accado, sono", ha un perfetto , non deponente (simili paradigmi verbali vengono definiti semideponenti,
poich depongono l'attivo solo in parte).
Lo stesso verbo atematico , "sono, esisto", ha un futuro deponente: "sar".

Paradigmi del sistema del presente (1) : la coniugazione dei verbi tematici in -
Dal sistema del presente, che qualifica l'azione incompiuta, si formano il presente, che ha tutti i modi, e l'imperfetto.
Qui di sguito, esempi della loro coniugazione nei verbi tematici.
Coniugazione del presente
1. Premesse
Il presente dei verbi in - caratterizzato dall'inserzione, sulla radice verbale, di una vocale tematica, su cui a loro
volta si inseriscono le terminazioni.
Nella forma attiva:
la vocale tematica si presenta come davanti a (anche se questa poi caduta) e , mentre si presenta
come davanti a dentale ( e );
le desinenze principali (tipiche del presente indicativo e congiuntivo), della coniugazione tematica sono:
singolare I, II, III pers., -, duale II e III pers. , plurale, I, II, III pers., , , () ;
la desinenza della III pers. plur. si forma cos: *--; si assibila a creando il gruppo che si semplifica
in ; caduta di e allungamento di compenso di : .
le desinenze secondarie (tipiche in parte del presente ottativo) sono: singolare I, II, III pers., () -, duale II e III
pers. , plurale, I, II, III pers., , , ;
il suffisso del congiuntivo una vocale tematica allungata;
il suffisso dell'ottativo tematico -()- (desinenze atipiche: prima persona singolare -, presa a prestito dai
verbi atematici, in sostituzione dell'antica desinenza -, divenuta poco riconoscibile);

30

Grammatica del greco antico

31

l'imperativo manca delle prime persone, non ha desinenza nella seconda singolare, ha le seconde persone duali e
plurali con le stesse desinenze dell'indicativo; le terze persone di tutti e tre i numeri sono caratterizzate
dall'elemento : - - -.
Nella forma medio-passiva:
la vocale tematica, il suffisso del congiuntivo, il suffisso dell'ottativo sono gli stessi che si trovano nella forma
attiva;
le desinenze principali (tipiche del presente indicativo e congiuntivo), della coniugazione tematica sono:
singolare I, II, III pers., , duale II e III pers. , plurale, I, II, III pers., , , ;
le desinenze secondarie (tipiche del presente ottativo) sono: singolare I, II, III pers., , duale II e III pers.
, plurale, I, II, III pers., , , ;
l'imperativo, sempre mancante delle prime persone, ha desinenze secondarie nelle seconde persone singolare
duale e plurale ; le terze persone di tutti e tre i numeri sono caratterizzate dall'elemento : -
-.
le desinenze () () si contraggono sistematicamente con le vocali tematiche; solo nell'ottativo () si
appoggia al suffisso modale senza contrarsi.
Fatte queste premesse, il paradigma tipico dei modi finiti del presente di un verbo in si coniuga secondo l'esempio
del verbo , "sciogliere":
Declinazione del participio presente

1. Participio presente attivo


Il participio presente segue la terza declinazione dei temi in - nel maschile e nel neutro, mentre si conforma alla
prima declinazione in alfa impuro breve nel femminile. In tutto il paradigma, vocativo e nominativo sono identici.
Singolare:
nom. masch. femm. neu.
gen. masch. femm. u neu. .
dat. masch. femm. neu.
acc. masch. femm. neu.
Duale:
nom. masch. femm. neu.
gen. masch. femm. neu. .
dat. masch. femm. neu.
acc. masch. femm. neu.
Plurale:
nom. masch. femm. neu.
gen. masch. femm. neu. .
dat. masch. femm. neu.
acc. masch. femm. neu.
2. Participio presente medio-passivo

Grammatica del greco antico

32

Il participio presente medio passivo un semplice aggettivo di I classe, che segue la II declinazione nel maschile e nel
neutro, e la I declinazione in alfa impura lunga nel femminile. Nella declinazione, il vocativo distinto dal
nominativo solo nel singolare maschile:
Singolare:
Nom. masch. femm. neu.
Gen. masch. femm. neu.
Dat. masch. femm. neu.
Acc. masch. femm. neu.
Voc. masch. femm. neu.
Duale:
Nom. masch. femm. neu.
Gen. masch. femm. neu.
Dat. masch. femm. neu.
Acc. masch. femm. neu.
Plurale:
Nom. masch. femm. neu.
Gen. masch. femm. neu.
Dat. masch. femm. neu.
Acc. masch. femm. neu.
Il participio si concorda in genere, numero e caso col nome a cui si riferisce, se usato come participio congiunto o
come attributo; pu essere sostantivato mediante l'articolo. L'attivo pu venire tradotto come participio attivo o
gerundio attivo; il medio passivo come participio passivo, gerundio passivo o gerundio riflessivo.
2. Paradigmi del presente tematico attivo e passivo
Coniugazione attiva
Indicativo Congiuntivo Ottativo Imperativo
1 singolare

2 singolare

3 singolare

2 duale

3 duale

1 plurale

2 plurale

3 plurale

Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme:


Infinito

Coniugazione medio-passiva

participio
masch. femm. neu.

Grammatica del greco antico

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Indicativo

Congiuntivo

Ottativo

2 singolare oppure

3 singolare

1 singolare

Imperativo

2 duale

3 duale

1 plurale

2 plurale

3 plurale

()

Il participio e l'infinito mediopassivi hanno le seguenti forme:


Infinito

participio

masch. femm. neu.

3. Usi dei modi finiti del presente


L'indicativo del presente del verbo greco si pu tradurre con il nostro presente o con una perifrasi formata dal
verbo "stare" + il gerundio -solo l'indicativo ha sempre effettiva valenza di tempo presente.
Il congiuntivo greco corrisponde per lo pi al congiuntivo italiano;
l'ottativo corrisponde al condizionale, ma talvolta anche al congiuntivo, o a perifrasi col verbo volere e potere
l'imperativo presente greco usato in tutto e per tutto come quello italiano.
Aumento e coniugazione dell'imperfetto indicativo
L'imperfetto greco, come quello latino, si forma dal tema temporale del presente, ed per questo che figura qui sotto
la sezione relativa al sistema del presente. Esso ha soltanto il modo indicativo, a differenza del corrispondente tempo
latino e italiano. Ci accade perch solo l'indicativo, che descrive un'azione reale, indica effettivamente il tempo.
L'imperfetto assume l'aumento, e si coniuga con le desinenze secondarie attive e medio-passive.
Aumento sillabico e aumento temporale
Si definisce aumento l'erezione alla radice verbale per formare il tema dei tempi storici del verbo greco nel modo
indicativo: esso proprio dell'imperfetto, dell'indicativo dell'aoristo, e del piucchepperfetto. Tale procedura di
formazione del passato dei verbi accomuna il verbo greco a quello sanscrito e alle terze persone singolari (con
aumento-relitto) di alcuni verbi anomali in antico irlandese, ed direttamente ereditato dal verbo indoeuropeo.
Relativamente all'oscillazione dell'aumento nei dialetti greci e in Omero,
Il nome di aumento, dato a questo particolare prefisso, deriva dal fatto che esso fa aumentare il numero di sillabe o la
durata della pronuncia della radice del verbo.
L'aumento pu essere pertanto di due specie, sillabico e temporale:
laumento sillabico proprio solo e soltanto dei verbi la cui radice comincia per consonante: esso consiste nel
premettere una - alla radice del verbo. La struttura morfemica di un imperfetto con aumento sillabico, come
' , dal verbo , "sciogliere", pu essere cos rappresentata e analizzata nelle sue quattro componenti
costitutive, aumento, radice, vocale tematica, desinenza o terminazione:
Aumento sillabico Radice verbale Vocale tematica Terminazione
-

- -

- -

Grammatica del greco antico

34

l'aumento temporale proprio solo e soltanto dei verbi la cui radice comincia per vocale. Esso consiste
nell'allungamento della vocale iniziale di radice: a seconda della vocale iniziale di radice, si avranno diverse
forme di aumento temporale, in base alle seguenti regole elementari:
la diventa : da , "conduco", "conducevo";
la diventa : da , "mangio", "mangiavo";
la diventa : da , "viaggio", "viaggiavo";
la diventa lunga: da , "imploro", "imploravo";
la diventa lunga: da , "attingo", "attingevo";
il dittongo diventa , o resta invariato: da , "trovo", "trovavo";
i dittonghi con diventano per lo pi dittonghi impropri (sottoscrivono la ): in particolare:
diventa : da , "ardo", "ardevo";
diventa : da o, "gemo", "gemevo";
iniziale, tuttavia, per ragioni fonetiche pregresse (deriva spesso da contrazioni dovute a scomparsa del
digamma), resta spesso invariato: ess.
da , "respingo" (rad. F, cfr. la forma omerica , da * F), "respingevo";
invece da , "vado, andr" (rad. i. e. *ey-, sscr. emi, latino re, da eire), "andavo";
ovviamente le lunghe e i dittonghi impropri non si allungano e non si alterano; solo il dittongo
improprio muta di timbro e diventa : esempio:
dal verbo (contratto da ), "canto", "cantavo".
La struttura morfemica di un imperfetto con aumento temporale, come , dal verbo , "cantare", pu essere
cos rappresentata e analizzata:
Radice verbale aumentata Vocale tematica Terminazione
-

- -

Nota bene: le forme aumentate ritraggono sempre il pi possibile l'accento. Ci avviene perch in origine
l'aumento era una particella autonoma (significava "prima"), di cui il verbo era enclitica.
Verbi con aumento in Fanno parte di questo particolare gruppo nove verbi che cominciano in vocale , la quale per era anticamente
preceduta da o dal digamma. Questi, cadendo, hanno lasciato contrarre la dell'aumento con la del tema.
1. lascio (<*), impf. (<*)
2. abituo (<*), impf. (<*)
3. avvolgo (<*), impf. (<*)
4. tiro (<*), impf. (<*)
5. seguo (<*), impf. (<*)
6. lavoro (<*, cfr. tedesco werk), impf. (<*)
7. striscio (<*), impf. (<*)
8. ospito (<*), impf. (<*)
9. ho (<*), impf. (<*)
il verbo ha un doppio prefisso w che cade interamente.

Grammatica del greco antico

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Coniugazione dell'imperfetto indicativo attivo e mediopassivo


Sia nel medio sia nel passivo, l'imperfetto indicativo di coniugazione tematica assume, oltre all'aumento, sillabico o
temporale, anche le desinenze secondarie, che abbiamo gi visto in parte comparire nel presente ottativo:
Per la forma attiva esse sono sempre: singolare I, II, III pers., -, duale II e III pers. , plurale, I, II, III
pers., , , ;
per la forma medio-passiva sono invece: singolare I, II, III pers., , duale II e III pers. ,
plurale, I, II, III pers., , , ;
Prendiamo ancora a modello del tipico imperfetto indicativo attivo e medio-passivo di coniugazione tematica, quello
del verbo , "sciogliere":
Coniugazione dell'imperfetto indicativo
Forma attiva Forma medio-passiva
1 singolare

2 singolare

3 singolare

2 duale

3 duale

1 plurale

2 plurale

3 plurale

Paradigmi del sistema del presente (2) - Verbi contratti


Alcuni verbi regolari della coniugazione in - terminano in vocale forte : ci determina la sistematica
contrazione fra la vocale finale di radice e le vocali tematiche delle desinenze, sia in tutti i modi del presente, sia
nell'imperfetto indicativo. Inoltre, questi verbi assumono parzialmente, nel presente ottativo, forme di coniugazione
atematica. Anche la desinenza dell'infinito regolare, -*F, nei verbi contratti, si inserisce direttamente sulla radice.
I verbi contratti si dividono in tre sottoclassi: i verbi in - i verbi in -, i verbi in -.
Verbi in -: l'esempio di : "onorare":
Indicativo
attivo

Congiuntivo
attivo

Ottativo attivo

Imperativo
attivo

Indicativo
medio

Congiuntivo
medio

Ottativo
medio

Imperativo medio

1
sing.

oppure

2
sing.

oppure

3
sing.

oppure

2
duale

3
duale

1
plur.

Grammatica del greco antico

36

2
plur.

3
plur.

Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme:


Infinito attivo

participio attivo

infinito medio

masch. femm. neu.

participio medio
masch. femm. neu.

Verbi in -: l'esempio di : "amare".


Indicativo
attivo

Congiuntivo
attivo

Ottativo attivo

Imperativo attivo

Indicativo
medio

Congiuntivo
medio

Ottativo
medio

Imperativo medio

1
sing.

oppure

2
sing.

oppure

3
sing.

oppure

2
duale

3
duale

1
plur.

2
plur.

3
plur.

Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme:


Infinito attivo

participio attivo

infinito medio

masch. femm. neu.

participio medio
masch. femm. neu.

Verbi in -: l'esempio di : "dimostrare".


Indicativo
attivo

Congiuntivo
attivo

Ottativo attivo

Imperativo attivo

Indicativo
medio

Congiuntivo
medio

Ottativo
medio

Imperativo medio

1
sing.

oppure

2
sing.

oppure

3
sing.

oppure

duale

duale

Grammatica del greco antico

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1
plur.

2
plur.

3
plur.

Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme:


Infinito attivo

participio attivo

infinito medio

masch. femm. neu.

participio medio
masch. femm. neu.

Imperfetti contratti:

Paradigmi del sistema del presente (3) : la coniugazione dei verbi atematici in -
I verbi atematici, cos chiamati perch nel sistema del presente inseriscono le desinenze direttamente sulla radice
verbale, hanno caratteristiche proprie, distinte dai verbi tematici in -:
in primo luogo, nel singolare del presente e dell'imperfetto indicativi attivi, allungano la vocale radicale;
inoltre, hanno desinenze autonome:
nel presente: sing. , du. , plur. .
nell'imperfetto, la terza persona plurale ha la desinenza -, presa a prestito dagli aoristi sigmatici; alcuni
imperfetti atematici hanno, alla seconda persona singolare, la desinenza , presa a prestito dai perfetti
atematici;
nell'imperativo, la desinenza di seconda persona singolare spesso o ;
nell'ottativo, il suffisso modale assume la forma nel singolare, la forma nel duale e nel plurale, salvo la
terza persona che ha il suffisso .
Prima classe: verbi con raddoppiamento
Il raddoppiamento di alcuni verbi della seconda coniugazione del tutto analogo a quello che presentano alcuni verbi
in - (es. -, -). I pi importanti verbi appartenenti a questa categoria sono quattro: ,
"pongo", , "invio", , "do" e "colloco". Per e il raddoppiamento evidente(t.v.
-/- e -/-), ma vale la pena soffermarsi su quello di e . Nel primo c' doppia caduta di con
conseguente spirito aspro(*, t.v. -/-), mentre nel secondo, sempre causando spirito aspro, il a cadere
(*, t.v. -/).
Questi verbi mantengono il raddoppiamento soltanto al presente e all'imperfetto, mentre negli altri tempi vengono
usati i gradi delle radici apofoniche.
Il verbo "essere"
Un particolare verbo appartenente alla coniugazione atematica (prima classe senza raddoppiamento) proprio , il
verbo essere. Anche se viene presentato spesso come un verbo irregolare, a una pi attenta analisi ci si accorge che in
realt, se si escludono la desinenza della 3 persona singolare(la 2 sarebbe quella regolare anche degli altri verbi
atematici, ma ha finito per essere soppiantata da -) dell'Indicativo, quella della 2 persona singolare dell'Imperativo
e le forme del participio, le sue desinenze sono quelle di tutti gli altri verbi in -. Ci che le fa apparire differenti il
tema -/-, che incontrandosi con altre vocali lascia da parte il provocando contrazioni.

Grammatica del greco antico

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Indicativo Congiuntivo Ottativo

Imperativo

1 singolare

2 singolare

3 singolare

2 duale

3 duale

1 plurale

2 plurale

3 plurale

oppure , oppure

Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme:


Infinito

participio
masch. femm. neu.

Per approfondire il discorso iniziato prima, si dir che:


l'Indicativo formato dal tema - tranne che alla 3 persona plurale; quindi la 1 persona ha origine da *-, in
cui la caduta del d allungamento di compenso di > ; la seconda da -, per semplificazione di in ,
caduta di quest'ultimo e contrazione tra ed . Nelle prime due persone del Plurale il ha resistito, mentre la 3 si
forma cos: *--, da cui il cadde(senza lasciare aspirazione per analogia con le altre forme), si assibil a
(quindi *) e cadde lasciando posto all'allungamento di compenso di : (con efelcistico).
il Congiuntivo deriva interamente dal tema - che si incontra con le regolari desinenze cadendo e provocando
contrazioni; stessa cosa per l'Ottativo, a cui viene aggiunto il suffisso modale --(singolare) e --(plurale e duale).
l'Imperativo ha la forma -, comune all'aoristo terzo(cfr. , "conosci te stesso").
l'Infinito *- con caduta del e allungamento di compenso di ; il Participio un tema in dentale che si
declinma come e viene dal tema - con una vocale irregolare .
Imperfetto
Desinenze e strutture atipiche ha anche l'Imperfetto di , che costruito con il tema -, naturalmente con
l'aumento.
1 singolare ()
2 singolare ()
3 singolare
1 plurale

2 plurale

()

3 plurale

2 duale

()

3 duale

()

la forma alternativa della 1 persona singolare deriva da , dove la sonante si vocalizzata in che si
contratta con dopo la caduta del intervocalico.
le forme alternative della 2 persona plurale e duale si confondono con quelle del Congiuntivo presente.

Grammatica del greco antico

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Futuro
Il futuro del verbo essere deriva anch'esso dal tema -. La ragione per cui nelle forme della coniugazione c' un solo
(contrariamente a quanto si dovrebbe pensare, dato che il futuro richiede il suffisso --) che il gruppo , come
spesso succede, si semplificato in .
Indicativo

Ottativo

1 singolare

2 singolare

3 singolare

1 plurale

2 plurale

3 plurale

Infinito

Participio
, -, -

Il verbo "essere" non possiede altri tempi verbali se non quelli del presente, del futuro e dell'Imperfetto. A tutti gli
altri tempi(aoristo, perfetto e piuccheperfetto) sopperiscono le forme del verbo .

Paradigmi del sistema del futuro attivo e medio


In greco, a differenza di quanto accade nel latino classico, il futuro si forma sul tema verbale. Si coniuga in quattro
modi, due finiti, indicativo e ottativo, e due indefiniti, infinito e participio. Il tema temporale della forma attiva e
media del futuro ben distinto da quello della forma passiva, e si divide in quattro sottospecie:
il futuro sigmatico, tipico delle radici verbali in vocale, in dittongo, in consonante muta, e caratterizzato dal
suffisso temporale -in pratica si coniuga come il presente indicativo;
il futuro asigmatico o contratto, tipico delle radici verbali in consonante liquida e nasale (tranne e ),
in realt un futuro sigmatico col suffisso in , soltanto che perde il sigma intervocalico, dando luogo a
contrazione sistematica delle desinenze verbali con il relitto del suffisso originario --;
il futuro dorico, tipico di pochi verbi, ha il suffisso ed soltanto di forma media, con significato attivo;
il futuro senza caratteristica, tipico di tre verbi anomali, non ha alcun suffisso, tranne la vocale tematica.
Futuro sigmatico
Forma attiva Forma media
1 singolare

2 singolare

3 singolare

2 duale

3 duale

1 plurale

2 plurale

3 plurale

Grammatica del greco antico

40

Futuro contratto
Il futuro contratto caratteristico dei verbi il cui tema termina in consonante liquida (,) o nasale (,). Si tratta
sempre di un futuro sigmatico, che per ha subito alcuni mutamenti fonetici: poich il greco mal tollera l'incontro tra
il e una liquida o una nasale, tra il tema verbale e la caratteristica --/-- del futuro sigmatico inserisce un --.
Tale inserzione (detta anaptissi) genera i gruppi --/-- nei quali il --, divenuto intervocalico, scompare e le due
vocali in iato si contraggono. In questo modo il futuro contratto presenta una flessione identica a quella dei verbi
contratti in - al presente.
Futuro attico
un tipo di futuro tipico del dialetto attico. tipico principalmente di quasi tutti i temi in -, ma si pu anche
trovare con alcuni in - e infine alcuni temi bisillabici in vocale / seguita da liquida(, ) o nasale(, ).
Nei primi due gruppi si ha la caduta del gruppo che si viene a formare con l'incontro del tema e il suffisso -- e
contrazione tra vocale del tema e desinenza.
(t.v. -)"portare" > *[] >
(t.v. -)"accostarsi" > *[] >
Alcuni verbi di questo gruppo hanno anche la forma di futuro sigmatico.
Il terzo gruppo ha come caratteristica il in posizione intervocalica che cade permettendo la contrazione tra la
vocale / e la desinenza.
(t.v. -)"compio" > *() >
(t.v. -) "spingo" > *() >
La coniugazione segue, per quanto riguarda il primo gruppo, il modello dei verbi contratti in -, il secondo si
coniuga esattamente come i contratti in -. Il terzo gruppo segue la coniugazione dei verbi in - nel caso che la
vocale del tema sia , altrimenti quella dei verbi in. -.
Futuro dorico
Il futuro dorico cos detto perch veniva utilizzato nel dialetto dorico. La sua formazione causa di un antico
suffisso in digamma che caduto lasciando traccia nel futuro. proprio di alcuni verbi, che tuttavia ricorrono anche
al futuro sigmatico. Nell'attico si trovano soltanto cinque verbi, esclusivamente al medio, resi con il futuro dorico:
Presente

Futuro dorico

"fuggire"

(con il fut. sigmatico )

"navigare"

(con )

"soffiare"

(con )

"scorrere"

(con )

"piangere" (con )

le forme di futuro contratto si hanno perch questi verbi avevano originariamente attaccato al tema verbale un
suffisso in digamma.

Grammatica del greco antico

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Futuri senza caratteristica e presenti usati come futuri


Esistono pochissimi verbi con una formazione del futuro priva di qualsiasi caratteristica morfologica particolare.
Possiamo citare , futuro di "mangiare", e , futuro di "bere". Altri verbi utilizzano il
presente anche in luogo del futuro come "vado"/"andr" e / "verso"/"verser".
Futuri non derivati dal tema del presente
Vi sono alcuni verbi, detti politematici, che appunto utilizzano diversi temi per esprimere ciascuno dei tempi del
paradigma verbale. I pi importanti e frequenti di questi verbi, in cui il tema del futuro completamente diverso da
quello del presente, sono:
Presente

Futuro

Tema verbale

"venire"

"dire"

"vedere"

"correre"

"portare"

come si pu vedere dalla tabella non c' niente di anormale nella formazione dei futuri: il tema di muta la
dentale dissimila la dentale , e sono entrambi asigmatici in quanto temi rispettivamente in
liquida e nasale e aggiungono il normale suffisso --.

Formazioni e paradigmi del sistema dell'Aoristo attivo e medio


L'aoristo (dal greco "tempo indefinito") uno dei tre temi temporali fondamentali del verbo greco.
Esso indica un'azione passata di cui la durata non definita, o comunque intesa come colta nel momento finale del
suo accadere nel passato, senza alcuna definizione della sua durata, o del suo rapporto col presente. Corrisponde al
passato remoto e al trapassato remoto dell'italiano.
Caratteristiche generali dell'aoristo greco
L'aoristo ha tutti e quattro i modi del verbo greco. Assume l'aumento, e il significato di passato remoto, solo
nell'indicativo. Gli altri modi, imperativo compreso, indicano solo l'azione momentanea, senza alcun riferimento al
passato. Il participio dell'aoristo ha tuttavia il valore di gerundio passato.
L'aoristo greco distingue nettamente il tema delle forme attiva e media da quello della forma passiva.
Formazioni aoristali
L'aoristo greco eredita in tutto e per tutto dall'indoeuropeo le tre forme di aoristo originarie, perfettamente
corrispondenti alle forme dell'aoristo vedico e sanscrito:
L'aoristo I o debole, sigmatico, cos chiamato per il suo suffisso --, da cui per il greco sviluppa una forma
asigmatica, col suffisso --, per i verbi col tema in consonante nasale e liquida;
L'aoristo II o forte, tematico, che si forma sulla radice verbale al grado debole dell'apofonia, inserendovi le vocali
tematiche ;
L'aoristo III o fortissimo, atematico, formazione propria di alcuni verbi anomali, coniugata inserendo sulla radice
verbale le desinenze, senza intermediazione di suffisso o vocale tematica.
La non molto perspicua distinzione in debole, forte, fortissimo, fa leva sull'uso o meno di suffissi posti fra radice o
tema verbale e desinenze. L'aoristo debole ha un suffisso temporale; l'aoristo forte ha solo una vocale tematica;
l'aoristo fortissimo aggiunge le desinenze alla radice o al tema verbale.

Grammatica del greco antico

42

Struttura dell'aoristo debole


L'aoristo debole greco ha le seguenti peculiarit strutturali:
Il suffisso --, caratteristica temporale dell'aoristo, deriva da m con la sonante m dell'indoeuropeo vocalizzatasi
in .
La forma sigmatica propria dei temi in consonante muta, in vocale e dittongo. Essa caratterizzata, come si
detto, dal suffisso , che si inserisce sul tema verbale, dando luogo a mutamenti fonetici:
Allunga la vocale finale di radice dei verbi in vocale semplice, tranne quelle di alcuni verbi, come , che
fanno eccezione;
trasforma le labiali finali di radice in , le gutturali in , fa sparire le dentali;
struttura morfemica dell'aoristo sigmatico
Aumento sillabico Radice verbale suffisso temporale Terminazione (III pers. plur.)
-

- -

- -

La forma asigmatica propria dei temi in consonante liquida e nasale, tranne e ; essa, come abbiamo
detto, caratterizzata dal suffisso .
struttura morfemica dell'aoristo asigmatico
Aumento sillabico Radice verbale al grado allungato suffisso temporale Terminazione (III pers. plur.)
-

- -

--

Esempi di paradigmi di aoristi deboli


1. Aoristo debole sigmatico attivo e medio di , "sciogliere"
Indicativo
attivo

Congiuntivo
attivo

Ottativo
attivo

Imperativo attivo

Indicativo
medio

Congiuntivo
medio

Ottativo
medio

Imperativo medio

1
sing.

2
sing.

3
sing.

2
duale

3
duale

1
plur.

2
plur.

3
plur.

Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme:


Infinito attivo

participio attivo

infinito medio

masch. femm. neu.

participio medio
masch. femm. neu.

Grammatica del greco antico

43

2. Aoristo debole asigmatico di , "mostrare"


Indicativo
attivo

Congiuntivo
attivo

Ottativo
attivo

Imperativo attivo

Indicativo
medio

Congiuntivo
medio

Ottativo
medio

Imperativo medio

1
sing.

2
sing.

3
sing.

2
duale

3
duale

1
plur.

2
plur.

3
plur.

Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme:


Infinito attivo

participio attivo

infinito medio

masch. femm. neu.

participio medio
masch. femm. neu.

Declinazione dei participi aoristi deboli -funzioni e usi dei participii aoristi greci

Il participio aoristo debole attivo:


Nel maschile e nel neutro si declina come -naturalmente, nel neutro mostra il puro tema e ha nominativo,
vocativo e accusativo uguali in tutti e tre i generi (il neutro plurale nei casi retti terminer come sempre in -)
Nel femminile si declina come .
Il participio aoristo debole passivo si flette in base alla II declinazione nei maschili e nei neutri, segue nei femminili la
I declinazione in alfa impuro lungo (vedi il participio presente)
Funzione del participio aoristo:
Il participio aoristo greco di tutte le forme e tipologie si traduce in genere come un gerundio passato. Unito al verbo
"avere", in posizione predicativa, forma una perifrasi in tutto e per tutto equivalente al passato prossimo italiano:
es. "ho sciolto", "ho tentato". Tale perifrasi gi prefigurata nel dialetto omerico, ed
presente nei classici del V secolo, come Sofocle.

Grammatica del greco antico

44

Struttura dell'aoristo forte


L'aoristo forte ha come caratteristica la semplice vocale tematica. Esso, formalmente, somiglia all'imperfetto, con
una differenza sostanziale: si forma sulla radice verbale, e non sul tema del presente; spesso, inoltre la radice
verbale assume l'apofonia al grado debole. A distinguere l'aoristo forte dall'imperfetto, dunque non tanto la
desinenza, quanto piuttosto la struttura che il tema verbale assume.
Come esempio di paradigma caratterizzato da apofonia, possiamo prendere in considerazione quello del verbo
"lasciare", la cui radice al grado zero . Per comprendere la natura dei procedimenti morfologici alla base della
formazione dell'aoristo forte, sar opportuno confrontare le strutture morfemiche dell'imperfetto e dell'aoristo di
:
Struttura morfemica dell'imperfetto , "io lasciavo":
Aumento sillabico Radice verbale (grado normale) Vocale tematica Terminazione
-

- -

- -

Struttura morfemica dell'aoristo forte , "io lasciai":


Aumento sillabico Radice verbale (grado zero) Vocale tematica Terminazione
-

- -

- -

Aoristo forte attivo e medio di , "lasciare"


Indicativo
attivo

Congiuntivo
attivo

Ottativo
attivo

Imperativo attivo

Indicativo
medio

Congiuntivo
medio

Ottativo
medio

Imperativo medio

1
sing.

2
sing.

3
sing.

2
duale

3
duale

1
plur.

2
plur.

3
plur.

Infinito attivo

participio attivo

infinito medio

masch. femm. neu.

participio medio
masch. femm. neu.

L'aoristo forte d luogo talora a paradigmi anomali o difettivi. Ad es.:


gli aoristi forti "vidi", "udii", mancano di presente, e il secondo di essi ha forme di imperativi
atematici ( "ascolta";
alcuni aoristi conservano imperativi arcaici con l'accento sull'ultima sillaba:

Grammatica del greco antico


"vidi", imperativo: "vedi";
"presi", da , "prendo", imperativo: "prendi";
"presi", da , "trovo", imperativo: : "trova";
Alcuni aoristi forti hanno la radice raddoppiata, oltre che aumentata: ess.:
dal verbo "condurre", radice (cfr. latino ago "condurre"), tema dell'aoristo , per cui: ;
dalla radice di un verbo di dire si ha l'aoristo senza presente , in Omero , da * FF.
Struttura dell'aoristo fortissimo
L'aoristo fortissimo un tipo estremamente arcaico di preterito. Esso si forma inserendo le desinenze direttamente
sulla radice, senza suffissi n desinenze. Anche nei modi diversi dall'indicativo, ha suffissi caratteristici dei verbi
atematici. Pochi verbi greci, estremamente conservativi, lo possiedono. Alcune forme di aoristo fortissimo sono
prive di presente, (ad esempio l'aoristo atematico , dalla radice -, sulla quale stato ricostruito il
presente solo in et bizantina, ma non attestato nel greco classico). Questo tipo di aoristo peculiare di pochi
verbi il cui tema termina in vocale, che sempre lunga o perch tale anche nel tema verbale (es.: "io
conobbi" da , tema verbale -) o perch costituisce il grado allungato di un tema apofonico (es.:
"io andai" da , tema verbale -/-). La vocale lunga si mantiene tale in tutta la coniugazione ad eccezione
dei casi previsti dalla legge di Osthoff.
Una forma particolare di aoristo fortissimo: l'aoristo cappatico
L'aoristo cappatico quello che caratterizza tre dei verbi in - che hanno il raddoppiamento nel tema del presente e
cio "porre", "dare" e "mandare" (il quarto "collocare" che ha il normale aoristo
atematico oppure l'aoristo debole ). Si chiama cappatico perch nelle tre persone sigolari
dell'indicativo attivo viene inserito un -- di ampliamento al tema verbale. Le terminazioni al singolare sono perci
-, -, -, modellate per analogia con il perfetto. Da notare l'opposizione apofonica quantitativa tra le persone
singolari, che presentano il grado allungato, e quelle duali e plurali, che hanno invece il grado breve.
Aoristo Passivo
Giacch come si gi detto l'aoristo distingue la diatesi media da quella passiva, per quest'ultima esiste una forma a
parte di aoristo. Esso si divide in:jh
aoristo debole, proprio dei temi in vocale, dittongo, la maggior parte dei temi in consonante muta e pochi temi in
liquida e nasale, soprattutto apofonici; si distingue per il suffisso -- a cui si aggiungono le normali desinenze
dell'aoristo debole. I temi in vocale allungano la vocale finale( puro > lungo; impuro > ).
aoristo forte, proprio dei temi in consonante, prevalentemente liquida e nasale ma anche alcuni in consonante
muta. La sua caratteristica il suffisso --, meno riconoscibile.
Circa una trentina di verbi in liquida, nasale e consonante muta presentano regolarmente sia forme di aoristo debole
che di aoristo forte; ci vale anche per una quindicina di verbi apofonici, che formano i rispettivi aoristi passivi dal
grado richiesto da ciascuno(debole=grado medio; forte=grado ridotto).
Aoristo Debole
Nell'aoristo debole, a causa dell'aspirata del suffisso, accade che i temi in labiale e velare passano da qualsiasi
grado si trovino(muta o sorda che sia) ad aspirata.
ES.: > (da *-); > (da *--)
Le dentali mutano in davanti a : > (da -). Attenzione a non confondere queste forme con
quelle di alcuni temi in vocale che ripristinano un che nel tema verbale ma caduto al presente: >
.

45

Grammatica del greco antico

46

Per quanto riguarda i temi apofonici, l'aoristo debole solito utilizzare il grado medio(es.: <
-/-/- da ). Invece, i temi con aopofonia del genere breve/ si trovano al grado allungato().
Coniugazione dell'aoristo passivo primo o debole: , "vincere".
Indicativo

Congiuntivo

Ottativo

Imperativo

1 singolare

2 singolare

3 singolare

1 plurale

2 plurale

3 plurale

()

2 duale

3 duale

Infinito

Participio
, ,

Aoristo Forte
Sulla formazione dell'aoristo forte c' solo da precisare che i temi apofonici usano il grado zero.
Coniugazione dell'aoristo passivo secondo o forte:, "mostrare".
Indicativo

Congiuntivo Ottativo

Imperativo

1 singolare

2 singolare

3 singolare

1 plurale

2 plurale

3 plurale

()

2 duale

3 duale

Infinito

Participio
, ,

Formazioni e paradigmi del futuro passivo


Il futuro passivo greco ha un tema distinto da quello del futuro attivo e medio, infatti si ricava dal tema dell'aoristo
passivo "forte" o "debole" .Per ricavare il futuro passivo dal tema dell'aoristo passivo si toglie l'aumento e al "" si
inseriscono e le desinenenze medio-passive dei tempi principali(presente e futuro).Come l'aoristo passivo il futuro
passivo pu essere:
il futuro debole, con la caratteristica --- (ad es. : "io sar sciolto");
il futuro forte, con la caratteristica --- (ad es. : "io sar mostrato, io apparir").
La coniugazione del futuro passivo, a parte i due suffissi temporali, identica a quella del futuro medio. Attenzione
come nel futuro semplice non esiste il congiuntivo futuro, pertanto nella coniugazione esisteranno:indicativo,
ottativo, participio e infinito.

Grammatica del greco antico

47

Coniugazione del futuro passivo primo o debole: , "vincere".


Indicativo

Ottativo

1 singolare

2 singolare

3 singolare

1 plurale

2 plurale

3 plurale

2 duale

3 duale

Infinito

Participio

, ,

Il Perfetto
Il perfetto uno dei quattro tempi principali del verbo greco che concorre a formare la voce del paradigma verbale.
A differenza del perfetto latino, il perfetto greco considerato un tempo principale e si deduce dal fatto che nella sua
formazione, all'indicativo, vengano utilizzate le desinenze principali. La caratteristica precipua del tema del perfetto
il raddoppiamento, ovvero una sillaba preposta al tema verbale. Es.: TV -- tema del perfetto --.
Aspetto verbale del perfetto
Dal punto di vista aspettuale, il perfetto eprime un'azione resultativa, ovvero colta nel suo risultato; questo tipo di
perfetto si dice perfetto logico. Dunque traduce un'azione iniziata nel passato, ma i cui effetti permangono nel
presente; per cui, generalmente, si traduce in italiano con il passato prossimo. Es.: Presente Perfetto
"sciolgo" "ho sciolto"
Tuttavia, bisogna operare una distinzione tra due valori del perfetto:
- Valore stativo: proprio dei perfetti di formazione pi antica, che sono intransitivi e si traducono col presente, dal
momento che rimarcano una situazione permanente nel presente come conseguenza di un'azione compiuta. Es.:
Presente Perfetto
"vedo" "so" (perch ho visto)
Esiste una certa quantit di verbi che si rendono in italiano cos, e i pi comuni sono riportati, in ordine alfabetico,
qui sotto.
(pf. debole e atematico), "temo", da
, "so", da
, "sono sveglio", da "sveglio"(trans.)
, "sono solito", da (cfr. , "costume, abitudine", equiv. al latino mos)
, "sono simile", privo di presente
, "possiedo", da "acquisto"
, "ricordo", da
, "so", da "vedo"
, "confido", da (cfr. aoristo forte con lo stesso significato)

Grammatica del greco antico


, "sono per natura, per indole", da "genero"
, "sono fiorito(adesso)", da "fiorire"
- Valore resultativo: proprio dei perfetti di formazione recente, che hanno valore transitivo e si traducono con il
passato prossimo, dal momento che rimarcano il risultato in s di un'azione compiuta. Es:: Presente Perfetto
"scrivo" "ho scritto"
Infine, come l'aoristo, distinguiamo:
- Perfetto debole o primo: proprio di tutti i verbi in vocale o dittongo, di quasi tutti i verbi in dentale e di molti
verbi in liquida o nasale. La caratteristica principale di queto tipo di perfetto la presenza del suffisso -- nella sua
formazione
- Perfetto forte o secondo: proprio di tutti i verbi in labiale e gutturale, di alcuni verbi in liquida o nasale, di
pochissimi verbi in dentale. a differenza del perfetto debole, il perfetto forte non presenta il suffisso -- nella sua
formazione. Esiste anche un perfetto forte aspirato, caratterizzato appunto dall'aspirazione della consonante finale del
tema verbale.
- Perfetto fortissimo o terzo o atematico: il tipo di perfetto pi antico ed aggiunge le desinenze principali
direttamete al tema verbale (con o senza raddoppiamento). Soltanto il perfetto "so" presenta una flessione
completa. Gli altri perfetti fortissimi appartengono a voci verbali isolate o sporadiche, oppure hanno coniugazione
mista (voci proprie del perfetto debole e altre del perfetto forte).
Il raddoppiamento
Poich il raddoppiamento la caratteristica principale del perfetto, ci che conferisce un'idea di compiutezza
all'azione, occorre soffermarsi sulle sue particolarit. Innannzitutto, il raddoppiamento al perfetto segue la stessa
logica di quello visto in alcuni verbi del presente(come -), ossia la ripetizione della consonante inziale del
tema con l'aggiunta di una vocale, ma in questo caso si tratter di .
Temi in consonante
I temi in consonante hanno tutti il raddoppiamento normale salvo:
temi inizianti in consonante doppia(, , ) e quelli inizianti con due consonanti, o pi. A quest'ultimo gruppo
fanno eccezione i temi che presentano il gruppo muta pi liquida( > -), (> -) e
(> -).
temi in , che presentano lo stesso fenomeno osservato nell'aumento, ossia aggiunta di - al tema del
perfetto( > -)
I temi che cominciano per aspirata formano il raddoppiamento con il valore sordo del loro gruppo; sar quindi ->
, -> , -> .
Alcuni verbi che cominciano per , , hanno forme di raddoppiamento attico. Queste, che come si pu dedurre
dalla denominazione sono tipiche del dialetto attico, bench sporadicamente presenti anche in Omero, consistono
nella ripetizione delle prime due lettere del tema e allungamento della vocale iniziale ES.: -> -;
-> (t.v. -).
Temi in vocale
I temi che cominciano per vocale, non potendo avere un vero raddoppiamento, ricorrono all'aumento, con le stesse
regole viste con imperfetto e aoristo.
attenzione al verbo , che ha un perfetto forte accanto a quello debole , con
raddoppiamento attico.. Il tema apofonico e presenta al perfetto il grado forte con l'aumento( < ) e la
premissione ad esso del grado zero dell'apofonia(-).
Il Participio

48

Grammatica del greco antico

49

A differenza dei participi di altri tempi, che derivano tutti da temi in -- come con presente, aoristi attivi e medi e
il futuro, oppure in -- come gli aoristi passivi e i verbi in -, il perfetto forma il participio sulla base di un tema in
dentale semplice . Possiamo vedere che la forma del maschile , che deriva da: *[] >
per caduta di e allungamento organico(non di compenso come succede con gli altri participi) di in .
Attenzione: anche se sono molto rare, e tipiche soprattutto delle terze persone, pu capitare di trovare delle forme
perifrastiche di perfetto, cio pi simili al nostro passato prossimo italiano. Questo perfetto perifrastico composto
dal participio + verbo essere.
ES.: "ho sciolto" = , ma anche , come anche , piuttosto che ecc.
Il Piuccheperfetto avr participio + verbo "essere" all'imperfetto.
Si trova qualcosa di analogo nel latino parlato e scritto nel Medioevo, durante il regresso culturale che corruppe il
latino e fece nascere l'italiano; accadde che alle forme di perfetto canoniche se ne accost una composta da participio
perfetto + avere, che non esisteva nel latino classico. Cos "io ho detto" veniva anche espresso con dictum habeo, nel
senso di "ho qualcosa di detto(dictum)". Da qui si pu capire la derivazione del nostro passato prossimo.
Coniugazione del Perfetto attivo
Coniugazione del Perfetto primo o debole: , "sciogliere".
Indicativo

Congiuntivo

Ottativo

Imperativo

1 singolare

2 singolare

3 singolare ()

1 plurale

2 plurale

3 plurale

()

()

2 duale

3 duale

Infinito

Participio
, ,

la forma dell'Imperativo attica.


Coniugazione del Perfetto forte o secondo: , "mostrare"
Indicativo

Congiuntivo

Ottativo

Imperativo

1 singolare

2 singolare

3 singolare

1 plurale

2 plurale

3 plurale

(v)

()

2 duale

3 duale

Infinito

Participio

, ,

Grammatica del greco antico

50

anche il Perfetto forte ha la forma attica, piuttosto rara, .


l'Infinito ha la vocale tematica --.
il solo tema in vocale che segue la coniugazione del Perfetto forte "ascolto" che fa (con
raddoppiamento attico); questo perch originariamente il tema finiva in digamma che si vocalizzato: *w >
.
Forme attestate del Perfetto fortissimo atematico
Coniugazione del Perfetto fortissimo o terzo atematico , "so"
Indicativo Congiuntivo Ottativo Imperativo
1 singolare

2 singolare

3 singolare ()

1 plurale

2 plurale

3 plurale

()

2 duale

3 duale

Infinito

Participio
, ,

nella coniugazione si alternano i gradi del tema apofonico w-/w-/w-(cfr. latino videor, tedesco wissen,
inglese wise) di . Il Congiuntivo e l'Ottativo usano il debole, mentre il l'Imperativo e il plurale e il duale
dell'Indicativo il grado zero. Il grado forte utilizzato solo dal singolare dell'Indicativo.
a dimostrazione di quanto sia arcaica questa formazione di Perfetto, la 2 singolare dell'Indicativo ha la desinenza
-, in comune con l'Imperfetto di , e quella dell'Imperativo la desinenza -, come quella dell'Aoristo terzo e
del verbo "essere", a cui perfettamente identica.
la 2 persona sing. e plur. dell'Indicativo mutano la del tema in davanti alle dentali delle rispettive desinenze.
la 3 plur. dell'Indicativo muta per analogia alle altre persone la in (*w > * > per
assibilazione).
Coniugazione del Perfetto fortissimo o terzo atematico , "temo"
Indicativo

Congiuntivo Imperativo

1 singolare

2 singolare

3 singolare

1 plurale

2 plurale

3 plurale

()

()

2 duale

3 duale

Infinito

Participio

Grammatica del greco antico

51

, ,

deriva dal verbo (il quale anticamente era anch'esso un perfetto) che ha il tema apofonico
w-/w-/w-, in cui il digamma cade senza lasciare traccia. Dal grado debole si formano il presente, il
futuro e l'aoristo mentre dai gradi zero e forte si formano rispettivamente i perfetti e , regolare
perfetto debole.
a differenza di , usa soltanto il grado zero w- nel corso della coniugazione.
esiste un'unica forma attestata di Ottativo, ed la 3 pers. sing. che fa .
una forma attica alternativa all 3 pers. plur. dell'Imperativo .
Perfetto misto
Esiste un tipo di Perfetto le cui forme oscillano tra quelle del perfetto debole, caratterizzate dal suffisso --, e quelle
del perfetto atematico. I due verbi che hanno questo tipo di perfetto sono e , i quali perfetti fanno
e ; tuttavia soltanto il modo Indicativo, Participio e Infinito hanno una coniugazione completa di
tutte le forme, mentre gli altri modi hanno voci sparse e isolate.
Ecco la coniugazione di :
Singolare

Plurale

Duale

1 persona

2 persona

3 persona () ()
Infinito

Participio
, ,

come si pu notare, le forme dell'Indicativo usano al singolare il grado - dell'apofonia e sono di perfetto debole,
mentre al plurale ed al duale si usa il grado - ed un tipo di perfetto atematico.
esiste un'unica forma accertata di Congiuntivo ed la 3 pers. plur. (); Ottativo e Imperativo non hanno
forme attestate.
anche il Participio usa il grado -. Il femminile modellato sui participi dei verbi contratti in -, e il neutro
un perfetto debole.
Ed ecco la coniugazione di .
Visto che in questo caso le forme attestate sono di pi, converr fare un elenco dei modi diversi da Indicativo,
Congiuntivo e Participio:
1 pers. sing. Congiuntivo: .
1 pers. sing. Ottativo: .
Imperativo: 2 pers. sing. e 3 pers. sing. .

Grammatica del greco antico

52

Singolare

Plurale

Duale

1 persona

2 persona

3 persona ()

Infinito

Participio

() , ,

per la distribuzione delle forme deboli e atematiche valgono le stesse osservazioni fatte prima.
il Participio deriva sempre dal tema - che subisce abbreviamento in quanto primo elemento del dittongo
seguito da consonante().
del Participio esiste anche la forma debole con suffisso --: , -, -.
Perfetto medio-passivo
Il perfetto medio-passivo si ottiene prendendo il tema del perfetto e attaccandoci le normali desinenze della diatesi
medio-passiva del presente(-, -, - etc.). In esso sono contenuti sia il valore passivo che quello riflessivo del
verbo. Ci che cambia a livello di flessione del verbo che in questo caso assente la vocale tematica del presente e
le desinenze seguono direttamente il tema verbale. Come conseguenza i temi in consonante presenteranno fenomeni
fonetici con le desinenze che hanno per prima lettera , , , . Questi sono illustrati nella seguente tabella.
Tema verbale in:

, ,

, ,

, ,

cade

o invariata invariata invariata

I temi in vocale e in dittongo rimangono invariati, cos come pure i temi in liquida(, ) e nasale(, ).
Perfetto medio-passivo indicativo, imperativo, infinito e participio di , , e
Indicativo
1 singolare

2 singolare

3 singolare

1 plurale

2 plurale

3 plurale

, -, - () , -, - () , -, - ()

2 duale

3 duale

2 singolare

3 singolare

Imperativo

2 plurale

3 plurale

2 duale

Grammatica del greco antico

3 duale

53

, -, -

, -, -

Infinito

Participio
, -, - , -, -

la formazione perifrastica (participio + verbo "essere") delle terze persone plurali dell'indicativo un recente
atticismo; nella forma pi antica e nel dialetto ionico, come anche quello omerico, la desinenza regolare era -
ES.: .
Si preferito trattare congiuntivo e ottativo separatamente, poich si formano per mezzo di perifrasi participio +
verbo "essere" al congiuntivo e all'ottativo, analogamente alle terze persone plurali dell'indicativo dei temi in
consonante. Sono tuttavia attestate anche forme non perifrastiche.
Congiuntivo
Singolare , -, -

, ,

Ottativo
, ,

, -, -
, -, -
, -, -
Plurale

, -,

, , (v) , ,

, -, -
, -, -
, -, -
Duale

, -, -

, -, -
, -, -
, -, -

la desinenza - del femminile duale lunga.


il Perfetto medio-passivo non fa alcuna distinzione tra debole, forte o atematico.
Piuccheperfetto
Dallo stesso tema del perfetto, anteponendo al raddoppiamento la vocale , si ottiene il piuccheperfetto, che, come
l'imperfetto, esiste al solo modo indicativo. Per quanto riguarda l'aspetto verbale esso indica sempre un'azione
compiuta svoltasi nel passato. E sempre analogamente al perfetto, ha la distinzione tra attivo e medio-passivo.
costruito con l'ampliamento -- analogo al piuccheperfetto latino arcaico(*amavesam > amaveram), che al
singolare, trovandosi in posizione intervocalica, cade provocando contrazioni. Questo non succede al plurale e al
duale in quanto l'ampliamento si riduce alla sola --.
Anche il Piuccheperfetto si distingue in debole, forte e fortissimo, con gli stessi criteri del Perfetto. Del Perfetto
fortissimo, tuttavia, fanno parte soltanto le coniugazioni di (da , con valore di imperfetto "sapevo") e
, .

Grammatica del greco antico

54

Coniugazione del Piuccheperfetto debole


Forma base Forma alternativa
1 singolare

2 singolare

3 singolare

1 plurale

2 plurale

3 plurale

2 duale

3 duale

le forme alternative derivano dall'Attico pi recente del IV secolo a.C.


per il singolare: 1 pers.: *-[]- > ; il processo si ripete identico nelle altre persone avendo come
differenza le desinenza - e - rispettivamente della 2 e 3 persona.
esistono anche forme perifrastiche composte con il participio perfetto + verbo "essere" all'Imperfetto con la stessa
traduzione.
Coniugazione del Piuccheperfetto forte
Il Piuccheperfetto forte si coniuga esattamente come quello debole, solo senza il suffisso -- e ce l'hanno le stesse
categorie di verbi del Perfetto forte(vedi); continua a essere presente il caratteristico suffisso -- che si riduce a -nel Plurale. Elenchiamo qui di seguito delle forme alternative sempre derivate dall'Attico recente.
1 singolare
2 singolare
3 singolare 1 plurale

2 plurale

3 plurale

2 duale

3 duale

Piuccheperfetto medio-passivo
Per questa coniugazione del Piuccheperfetto valgono le stesse regole fonetiche citate per il Perfetto medio-passivo.
Si usano per le desinenze dei tempi storici(-, -, - etc.).
Futuro con raddoppiamento (o futuro perfetto)
Il futuro perfetto in origine possedeva senso desiderativo(sost. dall'ottativo), ma successivamente a causa delle forti
affinit con il futuro e con il perfetto si suole dire che il futuro perfetto, denota il valore aspettuale del perfetto ma lo
inserisce in un contesto futuro. Si pu equiparare al nostro futuro anteriore.
Si forma semplicemente prendendo il tema del Perfetto di un verbo e aggiungendoci il suffisso -- del Futuro, con
le stesse regole; la coniugazione identica a quella del Futuro. In realt i verbi che utilizzano questa forma sono
pochissimi, e tutti gli altri ricorrono a participio perfetto+futuro del verbo "essere".

Grammatica del greco antico

Aggettivi verbali
Gli aggettivi verbali sono dei particolari aggettivi derivati dal tema verbale e si declinano come aggettivi della prima
classe. Esistono due tipi di aggetivi verbali, che hanno due diverse sfumature di significato:
Aggettivi Verbali del I tipo
Hanno una flessione a tre uscite come gli aggettivi della prima classe a tre uscite con il femminile in alfa impuro
lungo: , , . Questo tipo di aggettivi verbali esprime un'idea di possibilit:
, , = Che si pu sciogliere, solubile.
Aggettivi verbali del II tipo
Hanno una flessione a tre uscite come gli aggettivi della prima classe a tre uscite con il femminile in alfa puro: ,
, . Questo tipo di aggettivi verbali esprime un'idea di dovere:
, , = Che si deve sciogliere.
Questi aggettivi verbali del secondo tipo, se seguiti dal verbo , formano la costruzione perifrastica passiva,
comportandosi come il gerundivo latino.
Formazione degli aggettivi verbali
I vari temi verbali si comportano in maniera diversa:
Temi in Gutturale e Labiale: Mantengono sempre la consonante sorda davanti all'uscita dell'aggettivo:
----> ,, / , , .
Temi in dentale: Si inserisce un - - al posto della dentale:
----> , , / , , .

Morfologia (3) - parti invariabili del discorso


Sintassi
Bibliografia
Dino Pieraccioni, Morfologia storica della lingua greca, D'Anna, Messina-Firenze 1975; Grammatica Greca,
Firenze, 1976.
Carmelo Restifo, Nuovo Corso di Greco. vol.1 Grammatica Firenze, Le Monnier 2001
Angelo Cardinale, I Greci e noi, Ferraro, Napoli 1990.
Pierangelo Agazzi, Massimo Vilardo, "", Grammatica della lingua greca, Zanichelli
Eric G. Jay, Grammatica greca del Nuovo Testamento, http://www.clcitaly.com/live/articolo/index.
php?query=010938

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Grammatica del greco antico

Voci correlate

Lingua greca
Lingua greca antica
Alfabeto greco
Segni diacritici dell'alfabeto greco
Fonetica greca
Prima declinazione greca
Seconda declinazione greca
Terza declinazione greca
Classi verbali del greco antico
Sistema di numerazione greco
Greca Salentina
Periodo ipotetico della eventualit

Collegamenti esterni
LA GRAMMATICA E LA SUA UTILITA' SECONDO GLI ANTICHI [1], articolo di Giovanni Costa sul sito
STORIA E SOCIET [2] di Enrico Pantalone

Note
[1] http:/ / www. enricopantalone. com/ lagrammaticaelasuautilita. pdf
[2] http:/ / www. enricopantalone. com/ index. html

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Fonti e autori delle voci

Fonti e autori delle voci


Grammatica del greco antico Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=46878503 Autori:: 4b-classico, Acolleoni, Airon90, AlPa93, Amicuseius, Andrew the best !!, Andriolo, Ariel,
Ask21, Balabiot, Basilero, BlackMarket, Carlomorino, Cav, Cryptex, Danieldelacasa, Demart81, Dj ture, Elwood, Ernesttico, Eumolpa, Eumolpo, F.chiodo, FCom T 65, Filippo000, Filos96,
Flippo, Gggg81, Giovannigobbin, Girus, Goemon, Guidomac, Joana, Johnlong, Larry Yuma, Litteratus, Luca.denardi, MaEr, MapiVanPelt, Marcol-it, Matteobellini, Max Canal, Mcicogni,
Mickey83, Nanae, Narayan89, Nick1915, No2, OrbiliusMagister, Osk, Paolodm, Pequod76, Phantomas, Phyk, Ppalli, Prillo999, RaminusFalcon, Retaggio, Roberto Mura, Roditoriculus
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