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I FENOMENI SISMICI

Sismologia: studio dei terremoti. Il terremoto non un fenomeno casuale, in un anno se ne verificano in tutta la Terra circa un milione (1 ogni 30 secondi), ma solo qualche migliaio di essi abbastanza forte da poter essere percepito dalluomo. La distribuzione generale delle fasce sismiche coincide con le grandi catene montuose, le dorsali oceaniche e le fosse abissali. I sismi si manifestano quasi esclusivamente entro certe fasce della superficie terrestre, le aree sismicamente attive o sismiche, mentre mancano in altre aree definite asismiche. Unarea detta asismica perch al suo interno non si generano terremoti, ma ci non significa che in essa non se ne risentano gli effetti dovuti al propagarsi di vibrazioni provenienti da vicine zone sismiche. Un terremoto una vibrazione pi o meno forte della Terra, prodotta da una rapida liberazione di energia meccanica in qualche punto al suo interno. Il punto in cui lenergia si libera, detto ipocentro, e si trova allinterno della Terra. Da esso lenergia si propaga per onde sferiche che, pur indebolendosi con la distanza, attraversano tutta la Terra. Verso la fine del XIX secolo Robert Mallet scopr che un terremoto consiste in una serie di onde elastiche che si propagano attraverso la terra, causate dalla deformazione o frattura di masse rocciose nel sottosuolo. Ma fu solo dopo il terremoto del 1906 che il sismologo Reid propose un modello del meccanismo secondo cui si verificherebbero le deformazioni allorigine dei terremoti. Reid giunse alla conclusione che le rocce, sottoposte a qualche sforzo, si comportano in maniera elastica e si deformano progressivamente fino a che non viene raggiunto il limite di rottura. In quel momento nella massa rocciosa si innesca una lacerazione a partire dal punto pi debole e si crea una faglia. Le due parti, libere di agire elasticamente, riacquistano bruscamente il loro volume e la loro posizione di equilibrio con una serie di rapide vibrazioni che si trasmettono alle masse rocciose circostanti. Se esiste gi una faglia, il forte attrito tra le due labbra della faglia a impedire allinizio ogni movimento, per cui le rocce cominciano a deformarsi elasticamente: quando per la tensione che si accumula nelle rocce supera la resistenza dovuta allattrito, la faglia si riattiva e il movimento avviene lungo di essa. Secondo il modello del rimbalzo elastico di Reid, con il brusco ritorno delle masse rocciose allequilibrio, lenergia elastica accumulata durante la deformazione si libera, in parte sotto forma di calore per lattrito lungo la superficie della faglia, in parte sotto forma di violente vibrazioni. Queste si propagano come onde sismiche verso tutte le direzioni, a partire dallipocentro. In base alla teoria del rimbalzo elastico una zona in cui si appena manifestato un terremoto dovrebbe aver raggiunto un nuovo equilibrio, che garantirebbe un periodo di tranquillit sismica. Il perdurare delle forze tettoniche, in grado di deformare la crosta, torner per ad accumulare nuova energia, fino a un successivo punto di rottura, e al manifestarsi di unaltra crisi sismica. Il perdurare delle forze tettoniche, in grado di deformare la crosta, torner per ad accumulare nuova energia, fino ad un successivo punto di rottura e al manifestarsi di unaltra crisi sismica. Lintero processo si pu schematizzare come un ciclo sismico, nel quale si distinguono pi stadi. Tra questi, in quello pre-sismico (prima della rottura) la deformazione elastica provoca variazioni in alcune caratteristiche delle rocce, in quello post-sismico (dopo il sisma) larea colpita va verso un nuovo equilibrio, attraversando scosse successive o repliche. I movimenti allipocentro producono differenti tipi di deformazioni, cui corrispondono differenti tipi di onde. Inoltre la struttura della Terra provoca fenomeni di rifrazione e riflessione. Nella zona posta in superficie sulla verticale dellipocentro, chiamata epicentro del terremoto, arriva cos un groviglio di onde di ogni frequenza e velocit e il terreno vibra a lungo e pi violentemente che se fosse raggiunto da una singola sequenza di onde. Per riconoscere i tipi di onde emesse da un terremoto, bisogna portarsi a distanza dellepicentro: infatti, poich si muovono con velocit diverse, le onde arrivano in tal caso in tempi successivi. Si distinguono tre gruppi di onde: onde longitudinali (o di compressione): sono quelle al cui passaggio le particelle di roccia oscillano avanti e indietro nella direzione di propagazione dellinda stessa: la roccia subisce rapide variazioni di volume comprimendosi e dilatandosi alternativamente a seconda delle rapide oscillazioni che i blocchi di roccia nella zona dellipocentro compiono dopo la deformazione elastica. Sono le onde pi veloci, per cui sono anche dette onde prime o onde P. Si muovono nella crosta con velocit tra 4 e 8 km/s. Si propagano in ogni mezzo. Onde trasversali (o di taglio): al loro passaggio le particelle di roccia compiono delle oscillazioni perpendicolari alla direzione di propagazione; la roccia subisce variazioni di forma, ma non di volume. Sono pi lente delle onde P: nella crosta viaggiano con velocit variabile tra 2,3 e 4,6 km/s; sono chiamate perci onde seconde o onde S e non possono per propagarsi allinterno dei fluidi. Le onde P e le onde S, che si generano nellipocentro, sono chiamate onde interne o di volume. Onde superficiali: si formano quando le onde interne raggiungono la superficie. Si propagano dallepicentro lungo la superficie terrestre .Tra le onde superficiali ricordiamo le onde Raleigh (R) e le onde di Love (L). Al 1

propagarsi di unonda R le particelle compiono orbite ellittiche in un piano verticale lungo la direzione di propagazione. Al passaggio di unonda L le particelle oscillano trasversalmente alla direzione di propagazione (come le onde S), ma solo nel piano orizzontale. Le onde superficiali sono pi lunghe di quelle interne da cui derivano e si muovono pi lentamente. Possono percorrere per grandi distanze fino a compiere pi volte il giro completo della Terra prima di estinguersi. Per raccogliere informazioni sui terremoti necessario uno strumento molto sensibile: il sismografo. La registrazione del movimento sismico da parte di un sismografo si chiama sismogramma. Quanto pi si lontani dallipocentro, tanto maggiore lintervallo di tempo che passa tra il momento in cui iniziano ad arrivare le onde pi veloci e quello in cui giungono le onde pi lente. Nellarea prossima allepicentro il sismogramma appare molto complicato, sia per lampiezza delle oscillazioni che per larrivo quasi contemporaneo di diversi tipi di onde. A una certa distanza dallepicentro invece, i gruppi di onde cominciano a separarsi e nel sismogramma si riconosce una struttura fondamentale. La prima parte del sismogramma, in cui si riconosce linizio delle oscillazioni, corrisponde allarrivo delle onde P, nella parte centrale del sismogramma allarrivo delle onde P si sovrappone quello delle onde S; nellultima parte (coda) compaiono prevalentemente le onde superficiali, pi lente ma molto pi ampie. Per ricavare informazioni da sismogrammi, bisogna averne classificati in gran numero e avere ricavato, a partire da essi, un diagramma. In tale diagramma vengono messi a confronto i tempi di arrivo dei singoli tipi di onde con le distanze dallepicentro delle stazioni in cui sono stati registrati i singoli sismogrammi. In pratica queste curve, chiamate dromocrone, indicano i tempi di propagazione di ogni tipo di onda in funzione della distanza dallepicentro. In base alla dromocrona possibile ricavare la distanza dallepicentro di un terremoto da una stazione sismica: sufficiente misurare, sul sismogramma registrato in quella stazione, la differenza tra il tempo di arrivo della prima onda P e quello della prima onda S, e cercare poi sullascissa della dromocrona la distanza epicentrale cui corrisponde un intervallo tra le due curve pari allintervallo di tempo misurato. Con tale semplice operazione si ricava la distanza dellepicentro da una stazione, ma non la posizione dellepicentro. Per fare questo necessario poter disporre delle distanze dallepicentro di almeno tre stazioni sismiche. Il punto di intersezione tra le circonferenze fornisce la posizione dellepicentro. Perch un sismogramma possa fornire anche indicazioni sulla profondit dellipocentro sono necessarie invece le registrazioni di almeno dieci stazioni. Sono stati distinti cos terremoti superficiali, con profondit dellipocentro tra 0 e 70 km, intermedi (70/300km) e profondi (>300km). I primi dati su cui basare una valutazione della forza di un terremoto sono stati li effetti prodotti dai sismi sul territorio, in particolare sui manufatti. Verso la fine del 700, il medico italiano Domenico Pignataro stabil una scala di confronto con 4 categorie: leggero, moderato, forte, fortissimo. Solo un secolo dopo cominciarono a comparire scale di intensit pi precise, utilizzabili per tutti i terremoti: quella elaborata da Mercalli era inizialmente articolata in 10 gradi, crescenti con la forza del terremoto. Questa scala stata in seguito pi volte modificata, per tenere conto, ad esempio dellintroduzione del cemento armato nelle costruzioni, che diventavano in tal modo meno sensibili alle scosse sismiche. Attualmente la scala di intensit pi usata in Europa la MCS (Mercalli-Cncani-Sieberg), divisa in 12 gradi. Nei paesi dellest europeo impiegata la scala MSK, utilizzata anche in Italia a fianco della MCS. Nelle scale di confronto per lintensit viene stabilita in base alla valutazione degli effetti prodotti dal terremoto su persone, manufatti e terreno. Sono questi i dati macrosismici di un terremoto e si riferiscono allarea entro cui il sisma stato percepito. Ad ogni localit viene assegnato un grado di intensit, massimo nellarea epicentrale e via via decrescente in localit sempre pi lontane, fino a zone dove non si sono rilevati effetti. Dopo aver riportato su una rappresentazione cartografica i valori dellintensit per ciascuna localit, si tracciano delle linee di confine tra le zone in cui il terremoto si manifestato con intensit diverse: si ottiene cos una serie di curve chiuse dette isosisme, la pi interna delle quali racchiude larea dellepicentro o epicentro macrosismico. Lisosisma pi esterna che possibile tracciare delimita larea complessiva allinterno della quale il terremoto stato percepito; allesterno di essa il terremoto non ha provocato invece effetti rilevabili direttamente dagli esseri umani. La forma e landamento delle isosisme forniscono informazioni sulla struttura geologica dellarea in esame. Per esempio, se ci sono direzioni in cui le isosisme appaiono pi ravvicinate tra loro e , dallepicentro, si raggiunge in minor spazio larea priva di effetti, vuol dire che le onde sismiche sono state rapidamente attenuate dalle rocce presenti in quella zona (effetto di smorzamento). Le registrazioni strumentali dei terremoti hanno fornito il mezzo per valutare la forza di un terremoto. Se per due terremoti distinti, ma con lo stesso epicentro, si mettono a confronto i sismogrammi registrati in stazioni poste a varie distanze, si osserva che il rapporto tra lampiezza massima delle onde registrate sempre lo stesso, indipendentemente dalla distanza dallepicentro. In base a ci si pu concludere che, a parit di distanze dalla sorgente, un terremoto pi forte di un altro fa registrare sul sismogramma oscillazioni pi ampie. Nel 1935 il sismologo Richter propose di misurare la magnitudo di un terremoto confrontando lampiezza massima delle onde registrate da un sismogramma relativo a quel terremoto (indicata con A) con lampiezza massima (Ao) delle onde 2

fatte registrare da un terremoto scelto come riferimento (terremoto standard). Come riferimento scelse un terremoto che produce su un sismografo standard, posto a 100 km dallepicentro un sismogramma con oscillazione massima uguale a 0.001 m; avremo che => A(area massima per il terremoto sconosciuto) / Ao (massima per il terremoto standard) =0.1/0.001= 100; il terremoto registrato risulta cos 100 volte pi grande di quello standard. Quello esaminato per un caso molto particolare. Infatti in genere un terremoto si verifica a distanza dalla stazione minore o maggiore di quei 100 km scelti per definire il terremoto di riferimento. In tali casi, per poter confrontare il valore di A con quello di Ao, necessario determinare il valore di Ao a distanze dallepicentro diverse da 100 km, tenendo contro dellattenuazione (o smorzamento) che le onde subiscono a mano a mano che si allontanano dalla loro sorgente. In pratica per ogni stazione di costruiscono apposite tabelle che permettono di calcolare come varia qualunque valore di Ao in funzione della distanza dallepicentro. Lampiezza massima di un forte sisma pu essere anche dieci milioni di volte maggiore di quella di un terremoto debole. Per evitare numeri di magnitudo troppo grandi, Richter propose di ricorrere ai logaritmi in base 10, per cui la magnitudo => M= Log10 (A/Ao) oppure M= Log10 A Log10 Ao. Bisogna ricordare che la magnitudo logaritmica, per cui un aumento di una unit della magnitudo corrisponde a un aumento di un fattore 10 nellampiezza del movimetno del terreno, e a una liberazione di energia circa 30 volte maggiore. La magnitudo non una misura diretta dellenergia totale liberata da un terremoto, ma correlabile con essa tramite relazioni empiriche. Per lItalia tale relazione : Log E =9.15 +2.12 M (dove E=energia totale espressa in erg, e M=magnitudo delle onde di superficie). La magnitudo una misura strumentale dalle forza del terremoto del punto in cui questo si originato. Ogni terremoto ha una sua magnitudo che non legata n alla posizione n alla distanza della stazione sismica. Per un determinato terremoto, quindi, il valore della magnitudo il medesimo in qualunque punto della Terra venga effettuata la misurazione. Lintensit si riferisce agli effetti provocati dal terremoto in una cera zona e, per uno stesso evento, assume tutta una serie di valori, da quello massimo nella zona dellepicentro al valore nulla a una certa distanza. Il grado di intensit perci una valutazione del modo in cui il sisma stato avvertito nelle varie zone. I due concetti non sono perci intercambiabili. Le traiettorie delle onde P che, in un mezzo omogeneo sono rettilinee, si propagano invece verso linterno della terra lungo linee curve. Ci avviene perch le onde attraversano mezzi con caratteristiche meccaniche diverse e vengono rifratte, cio cambiano direzione passando da un materiale allaltro. Si visto, inoltre, che per ogni materiale esiste una zona dombra (una fascia della superficie terrestre compresa tra 11mila e 16mila km dallepicentro) allinterno della quale non arrivano onde P dirette. La zona dombra ha rivelato lesistenza all0interno della terra di un nucleo di materiale diverso da quello che lo avvolge, tanto da far deviare per rifrazione le traiettorie delle onde. Le onde P perdono velocit nellattraversare il nucleo, mentre le onde S non possono nemmeno penetrarvi. Ci ha portato a concludere che il nucleo, almeno nella parte pi esterna, deve essere fluido. Lanalisi delle traiettorie delle onde che sfiorano il nucleo e di quello che lo intercettano e vengono rifratte ha permesso al sismologo statunitense Gutenberg di localizzare a circa 2900 km di profondit il limite tra il nucleo e il materiale che lo avvolge. Tale limite la discontinuit di Gutenberg. Sempre studiando le traiettorie delle onde sismiche stato identificato in seguito il nucleo interno, solido, il cui limite, a una profondit di 5170 km, noto come discontinuit o superficie di Lehman. Il materiale che avvolge il nucleo chiamato mantello. Esso si estende dal nucleo fin quasi alla superficie del pianeta, senza per affiorare. A modesta profondit le onde sismiche incontrano una netta superficie di discontinuit: la superficie di Mohorivicic, o pi semplicemente Moho. Tale superficie segna la separazione tra le rocce che costituiscono il mantello e quelle che formano linvolucro esterno della crosta. Lo studio delle onde sismiche ha messo anche in evidenza che, fra i 70 e i 250 km di profondit, la loro velocit diminuisce per poi tornare a crescere con la profondit. La fascia in cui il mantello mostra un comportamento pi plastico chiamata astenosfera, ed interpretata come una zona in cui il materiale presente parzialmente fuso. Le rocce che ricoprono lastenosfera fino alla superficie si comportano come un involucro rigido, cui stato riservato il nome di litosfera. Pertanto la litosfera comprende sia la crosta, sia una parte di mantello, separate dalla Moho.