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DELL'ANTICHE

COLONIE VENUTE

IN

NAPOLI ED PRIMI

SI

FURONO

OPERA DEL

FENICI
DUCA...

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DignizM D/

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ANTICHE COLONIE
VENUTE IN NAPOLI

DELL'

ED

PRIMI

SI

FURONO

FENICI

OPERA DEL DUCA


MICHELE VA R GAS MACCIUCCA

VOLUME PRIMO

PRESSO

NAPOLIMONI

FRATELLI

SI

CON PE KM ESSO DELLE DUE POTEST'

MDCCLXIIII.

Digtaed oy

Google

agli eccellenti ss imi' signori


il cavaliere d.g io/battista capece

minutolo

de'principi di canosa.'
il bali'

Marchese

d.

Nicolo' di majo

d.francesco muscettola de'duchi di.melito.

antonio spinelli di fuscaldo.


d.cammillo severino marchese di g agli ati
d. nicolo' mirballo marchese di braclgliano.
d.

d.

giovanni columbo eletto del popolo.

Tempre deplorabile rovina

lentissimi Signori

mo

in

del

Oriente produflc

Uomini
.

do
re

ma

Greco Impero

l'Italia per Ior ricovero

vi

perci

quegli
,

ci

antichi

affatto

fi

(or traile ro

fi

aveller

fodero cominciati

Scrittori

erano

Greci

andati

Eccelvan-

bel

moki

dotti

quali alla diftriuione del

t ormai fpenro Audio delle buone

mech
ni

Crillanefiil

taggio nell'Occidente, che

in

rinafee-

Ma

rendei

e Latini

dimenticanza
2

fceglien-

fatto

lettere

co-

comu-

che pri,

o ben
po-

pochi a pochi erano COnofcuri

colle dottiflime lor opere lo

Padre,

il

Voffu

Cfcw

Tomajpm

Sttdeno,

il

Il

{Stanchiti

il

fiwi/M-',

fecolo

vifato di andare a fpiar

a riguardo

ferialmente

che or una

ad abitare

modo
la

ma;-

il

dell'

il

il

nafcondelTe,

delle

origine

era av-

quanta follo

antica ioria

da

elfi

Na-

varie

fedirne

con quel fervore

fi

or altra parte del mondo vennero

Invogliato

l'efimpo

Ga/e,

e nel

de' fratelli

niuno

il

Dedtwth

il

Tounumine

il

tra le favole

della vera

parte

l'Utah,

CumferJW-,

per non annoverarne altri

lor velo

Bach

il

il

Ljww

il

corrente

del

principio
Fo.rmt.rn

zioni

modo avanti
al mondo ad inoSiger , l'Er/S>,

ad ogni

fofTero venuti

che nel paffete fecolo


ltrarlo

il

in qualche

che proprio del-

giovent, parvenu, che chiunque, fc non viaggian-

do

almcn

legge.-.do

avelie acquiftata

zione della terr abitata

non mi

qualche cogni-

potcfTe negare

che

per noi un gran beneficio della Provvidenza l'aver-

fia

in

ci fatto nafeere

Sommo

quella

Onnipotente Fattor

qualunque

altra felice

Citt

dove

volendola

rendere

del tutto

e defidcrabile

to divinamente ha compartito de' fuoi doni


altre

o pi vicine

a noi

Quindi mifurando

dalia

mia

che ognun tra noi con guflo


tire

chiunque

s'

pi

l'altrui
,

/pra tutte

lontane

e piacere

ingegnato a procurarci

doveffe
delle

farci fapere

un poco pi attentamente, che

fi

fatto

chi

dobbiamo

tra

regioni

curiofit, parvemi,

da

il

pi che

ha unito quan-

le antiche

fen-

notizie

finora

non

Nazioni
bella

la

bella

ron

lecita

fortunato

quello

di

pre'ziofo retaggio

in

filo

che tra noi per

a noi

all'otturo delle cole de'noftr

prezzo

fi

dono

tri

fiefi

compra

,.

quello Audio

pienamente

non perci

faperne per opera loro

principi

la-

ci tro-

riceve

che

al-

poche ore

che

fi

contenti di

primo volume

che non

mia

della

che la prima origine


alla rimotilfima

del-

venuta

appartiene: lavoro egli del-

fi

mi fono avanzate

ni, che nel Foro porta

per mio divertimento

dcfiderio

noftro

Signori Eccellentissimi,

il
,

antiche Colonie Napoletane

dc'Fenici ne'noilri lidi

al

troviamo Tnal

ci

qualche poco di pi

Ecco
nato

opera intefa a dimostrare

le

per

fi

e cura,

prefa, per rintracciarle, ed illuftrarle, e quan-

tunque non Tempre

ne Capevamo prima

le

pianta*

ove

Antenati, o a caro

fomm" gradimento

o con

pena

quella

ibddsfaccia

da quali

cui

in

Sapea pur anche,

private noftre famiglie

le

viamo
in

fondamenti di loro abitazione

prime

le

fciarla

l'

dalle applicazio-

Avvocheria, in cui ho prefa


quanto in leggendo di

a notare

tratto in tratto mi fembrato confacente a quello


mio difegno Qualunque fieno le mie fatiche , non ho
efitato un momento a fceglier 1' ufo , che ne dovefli
.

fare. L' EE.


la

VV.

fon quelle

Napoletana Famiglia

EE.

VV. dovea

tributare ci

dal 174;- in qua

che ve

le

che rapprefentano

chi
,

dunque

fe

tutta

non

all'

che la riguarda, io che

per lo fpazio

to l'onore di eflere annoverato

co

di
tra'

confacro in dono

nove anni ho avufuoi

Avvocati

di cui

Ec-

quantunque
co-

conofca la pieciolezia

go

ad ogni modo

come mi

che poiTa concenere qualche nuova (coverta

lufin-

fopra

quelle fatte da altri infign Scrittori della patria noftra


Storia, non diffido punto, che in grazia della novit,
colla gentilezza

eh' propria

con benigno gradimento

Dell'

al

Vollro fublimc

flato,

farete per riceverle,

EE.VV.

Napoli xvn. Agoflo mdcclxiii.

Devoti/;, t OhWigtfs. fetvtur nero

Michele Vargas Macriucca.

PREFAZIONE
Nella quale

fi

di quello

d l'intero, ed utiliflimo faggio


ed un brieve
,

primo volume

de' feguent

pud.
delti antichit , le quali vagliano
la pania , nel paffuto /ecolo , e
ad Utuftrar
Uh

nel corrente fi sa effer divallilo degno oggetto , eie in affai luoghi d' Europa ha
tratta

te

I'

applicatone de' pi fublimi in-

vi,
;

Jr

d,
e quel

__ era di pochi

divenne di molli ; qu

?"

Me

empo , et* U faP"


Spa*?ff-I<> Monarci,
mie, Mlora nofro Sovrano ce ne apr un ampio ed invidiab.i teforo
nelle ruine dell'antico Ereelano.- di s e tal maniera , che d'altro
non ragionava/i , che dell: grandi , e fclcijfi ne /coverte , le quali
Or in afcaltar io s frequenpreffo che ogni piamo col faccvmfi
,

te parlare intorno al

pregevole fludo

dell'

antiebe coft

f,

/veglia

n me nella pi giovanile , e frefea et forte brama di darmi ad


una buona , e grata cognizione di effe , fembrandom tale applicasiane n ufansa , e di comune vaghezza : quindi mi determinai
ad unire tutto ci, che intorno a tale argomento ieggea, fenza rifparmiar n fatica , n dcnajo per provvedermi d'ogni valevole aiuto, e trarre

il

vanturgio di ritrovare la

pi<

rimoia origine di no-

citt. Dall' union di pi cofe , e da s difficile impre/a per


ogni verfo fuperiorc alle forte mie, ed al mio ingegno, mi p/rve
aver fatte non poche offervazioni opportune , delle quali fe taluno,

fra

ebe fiffe flato fornito di maggior valore, e fujficicnza , che allora


a me mancava , ed al prefenic altres ne fon privo , avrebbe avute
pronte notizie da compilar uri opera
detto effer dotata del

Or

la

quale certamente

fi

farebbe

gran -pregio d novit.

perch fino dalla prima direzione de' miei jludj

volle l

Ca-

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PREFAZIONE.

jViu

Cavaliere me zio , che la irucjji avuta


fi non finter cognhMt iti
fi}ar Greco, almeno una pi ebe mediocre , merci la quale
fi ba
guida fedele, e luce ad ogni fitte della letteratura pili culla : per

mia dependenza d proftte-aol ,

ottC'icr ci, volle

e certeft tramai.

Jlramcnti d lXnimna M.:. torelli ,l quale con plaufi


comune, come de ili ftr mieti ne reggea la cattedra

VerfiJ
litri

fiojr,

fi intorno

co:,

V ml

dc:

,hfco,f

d numi

"flatTi'"'*)

di

y""f'

decoralo conajfati
7lq L"L 'elnf-.fi

fa

la

re,,e

fi,,;,,-.;

tuttavia

per me

Palep^li

"

'"'Pefi"

gife ,co,nf

tra'

fami,

e dell

di

origine

Cr

f"7

"'u"' ^"ru

'e'"d

di fare ' fil'i ma'eflri

fm 'fi
',/..,

elle
fi deffero

flampe

mpn
,

R,--!,- u',;i-

.frutice,/, pataf-

! Non ''tardi moki, che "fi'ZnL ^tn'li ^inmodl


ani ..'",,,,,
-,,<, , ie ;/ rulr0 m

d. gufli

ma Quantunque
] ?" *

hdlZcZ'"fin,1 Z,"SuLi'' l

'JTli ^Se U
,f,fh-

di quefla

accadde, che

i Napoli

tentefa, perche vii

firma

t,,ade

,1,

fi:<;J

!;',',

cfprejfieni diebatajf, di quanti

ia

'"

'%

era debitore: esercii non fifro arrogarmi quello, effe

Tmio fiZZ'lLl/t^bTc?
Mi farebbe f.,to di rncrefiimemo ,
auej, tardi tipprefe, cbt In gente ti

ebe ie amando di [crvere,

lettere

degni

flato

h,

m fi.

\uafifue, din",'e rZih, cbe'"iflrfce".- 'fi'd queflf'Z


don e adorno il mio volume, taluno per farne potava, fe gli fa-

"ge

ZI',' eie

* P/^HZr,

csra d 61 fare; io
.pera

rimando

ramo

offr

la

)maTtc "In

ei(mt ,

mente

a cenfufi ,

aW eppeflo

cemctbi pollai, prima imprendere a

e
io

l'argento

che

tl'
deli'

favi

difiin'mttri le altrui letterarie

tizGd by

Google

PREFAZIO
faide,
fi

volentieri t'inducono a diligentemente

E.

amfiderm

di/or-

il

eie lor V* innanzi , e /wrrii anc' f( frinc/p di ?Uty7


di ragione il richieggo : ed entro lofio a proporne /' ardite,

volume

e divi/ione , con aggiungere altres affai brieve parlare


gi pronti a dsrfi in luce.- ed avvertire
oltre tutto
al mie bfigno .

degli altri

cii

ce

fa

e d grave litgio nel noflro l rinomalo foro fi


doves difamnare F origine di noflra citt colla fetenza cronologidatifi in Ime vari penfamenli , gli
rinvenni o manche, e

ca

i fatti

fiorici

o con/ufi

ne! ragionare

effendofi

data fe-

de agli fautori pofieriar , e fpecialmenle a Cammillo Pclleg\


il quale con afiuia
g U ifa recita affaiffim autori , e riempie fue carte di computi innumerevoli , ma ne quelli vide mai ne finti , n
1

quefififpcrmcn,*, che reggano , ficcarne mi fono fiudiate miravolume, e feguiri a palefar lo fteffa ni
, ma la maniera il franca di aver campofi, i fio, difcorfi,
re in pi luoghi di quefio

feguemi

di leggieri abbacina

fa travedere chi

gli legge

colui peri

,1

quale

ci pone cura, ojfcrva, che amando apprendere il prinfondatori di noflra citt , ne noverer quanti ne vuo!e,c
di nazioni barbare, e eulte, lontanarne , e vicine, e di ogni Ragio-

fegnatamente
cipio,cd

ne, Sembrando , che egli abbia fatto il gran libro di fua Campagna per vaghezza di diletto poco manco, che non dicejj , per abu,
firfi di naflra. fempiici , non per ifiruire
.

Or
dendo

to pili

io fpinto da naturai talento , e potrei dire difdegno , veche la patria origine era il fifea , ed ingombrata , e che quan-

di elfa fi fcrivea , pi
rendeva ofeura
fi

imprefi a /velarla, ed a raccorre ne'propri finii

cii ,

mallo cuore

di

che fi porca di

faper di pi vero : e fedendo le maniere di firivcre,


tutto ordinare fecondo l'ufo depili rinomati favj del noflro fe-

ejfa alla fine

ed

il

ni fari fc/fa mia credenza

aver

rintraccia-

lice

fetale

ti

veri, e rinomai ijfrmi principi di nnflra citt, comechi vi fieno

credo ,

io

non pochi, che n'han dori volumi in luce, e fin ricorfi o alle favole , ovvero a'fecoli recenti : pure niuno penti , che in nofirt contrade dopo picco! corfo di fecali dall' univerfil diluvio

e dalla fi-

mofi Ebrea difperfione fi portarono a far foggiamo in quefle noamene fpiagge i Falegici , ed indi altres , conquiflatafi la region Cananea da Giofu fi rifuggirono Ira noi i Fenici: e di que-

flro

fle colonie

Tom.l,

e degli eroi

che le 'conduffero

di Numi

che feco
ci

PREFAZION

x
panarono

pieghiti a leggere tutto tii

fon rimafi

ti

E.

ceni monumenti

ti

fi

ibe

, the egnuno , il anali


ne bo roetcte , entrer in

iftupire, the finora fono fl-f cccull i , torneiti il tuminofi ; di Iti


che qutflt fole allentali nazioni b.in potuto fare f mitro

manina,

argonauta di qut/o primo, e non pittalo volume.


Per dir eerre p'unve di il nuova , e tbt a malti fembret
ardua imprefa , bo eifimta ( opera in due parli , con ordine ben
ebiaro

pub

; e nella prima bo ufata liberti , ebe non


ft non da coltro, tbt vantine tbiamarfi fol tanfavi amichi, di moflrare ,tbe tutti tuo-

e ben cmttpuio

effer rpit/t

templanii

legger

fcnx.it

JW

a^u"htieTe ifla di ^CaprT; ^nen'trZ'dTnelU


noftra regione mediterranea , perch mi farei fpaziato affai lungi ,
ed il volume farebbe crefeiuto altre modo, e fi ima ; bo aperto per
il fentiera ad altri ingegni di far la fleffo per gli reflanti luoghi
/otto il nofro ciclo ; il che ora non farebbe malagevole . Sapaidofi

"iTia Gatta

'

la guifa di rinvenire

f co/lume

ficcarne

de'

nomi Fenici

primi ingegni

.,

e fi trarne

mi do meco a

etimologia

tredere

fiato io felice in ridurre a queft' orientale idioma le voci

tare

aggiungere neppure un fola elemento

bert

che non piace , fono ufi di fare

effere

fenxa mu-

ficcome altri ton

li-

e cosi ritmavano nelle pa-

role ci, che eff vogliano, non quello, ebe ci l; ndi mi fonoflud'iato 0 ajutare tale fatica di gramatca colla /lorica autorit , per

render certa l'etimologia


certa

perch quando quefl due cofe


,
l'animo rimane ben pago.

van

di con-

Per non far defiderare poi vaghezza , e pregio ali opera , ci


grani invenzione del famefo viaggia d~U!iffe,tbe
J ombrer importuno , anzi alieno molto dal parlacitt/ma colui, che con cuor tols' induce a leggere l opera , vedr
ebe fi affi bene all' ar-

ho introdotta la

ai primo avvfo

re dell'origine Fenicia di noftra

lerante

gemente, anzi
ca per lo pih

neceffavio: perch

il

divina poeta finge l'eroe Sita-

dare de remi nelle noflre acque

ali'oppofto quelle del-

la Grecia, e dell'Affrica le paffa veloce.' e piace nell' Odiffea vederlo girare qua/i feinpre per le no/Ire fpiagge , e nominarfi i luo-

ghi del lido della noftra Compagna. Felice can voci antiebiffimt , e
tutte Fenicie , mutale poi dalle feguenti colonie , di modo che sep-

pur una

legge nel lodata


fi

poema

in quella guifa, che fi usi nel-

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PREFAZIONE.
m

Pagani: e fi gode o/fervere ,che giunta Ulifft


Boxe de/crivendofi buona patte d quella contrada , fon divcr.

le pofferiori

suoli

fi/fimi

senti

nomi de'Iuoghi di

/crirtori

Or

effa

effondo

da quelli,i quali adoperarono i/ein tempi affai rimoti ,

Omero venuto

fi vai/e di voci, eie non molto prima di lui i Fenici avevano appofe a'pioni , ai mare , a'manii , a fflimi , (e. che rinvennero in nofira

regione

quindi

ho avuta la forte

io

lieta

di ridurgli con arte in-

duffrofa, e leale al vero,e natio linguaggio, e perch fona molti,


ansi tutti, rimane Ben preflo ognuno prfuafo, ci nella pili vectra Bluffi luoghi ci foggiorn gente orientale , e di

chia ffagione

negaffe, rinuncerebbe alfenfo, e ragion comune, non potendo/,

il

fpiegare,

perch

rafano

numero/, nomi Fenici fi

come F fcnxa fallire

gione. Se dunque ci vero

re di \ rinomato viaggio <f Ul.ffe

in
,

offra re-

non fi

ffj-

'

In oltre si illuffre viaggio mi ba aperto un rea! femicro,cbe


fiato finora occulta a favi p<u veggenti d'ogni fecolo , ed quifio , che bo /ovetto , che ne' pi nobili infingimenti ti da Omero, come da Efiodo, padri delle favole , fi portala credenza , ebe
fieno accaduti nelle nojre contrade , nterpetrando le Fenicie voci
de' luoghi fecondo H volar Greco per errore a noi felice, perch ara
d'eterna no/ira fama in queffi due pi vecchi, e divini
fi offervano
della lorGrecia ffeffn,e ne /offriremo invidia , almeno rivaliti da pi nazioni , che ora fi fono rendure il
il gran novero
delle
, e di gran nome . la qui dovrei fare

fcrimri ,quafi dimentichi


eulte

favole da queffi due poeti finte ne


effondami oppofio

a'

noftri luoghi, e

cameniatori d ogni et

ma

da

me

/velate,

baffo fcarrer velo-

appafl't da me /otto ciafeheduna. pag. non


le mede/ime , ed effer lungo : ed in leg, non fi drd ffrana , come taluno pui cremio nuovo pen/are ( da chi ha /enno fi chiamerebbe

ce i pccoli argomenti
giovando qui replicar
gendafi le. /orti pruove

dere

ti

queffo

fecali

tale

ne' quali

fi

fon len Omero

n feguenti

ti

ro immortali paoni pereti poco


tafi

la vera intelligenxa

no/ita felice

ed Efiodo

anche da' Greci

/colpita veril non fi ravvisi ; onde f eroica mitolofcrittor fi vede si confiifa , e tralignante : ed i lo-

loro

gia

fio

o nulla fi

lungi f odio

ed 'Napolitani ingegni

fin compre/ , ri/erbaa miei delti , all' et


dovevano occupare
fi

e queffi

PREFAZIONE.

su

rinvenirla, giacch

le lor patrie contrade fono Jate la gran parli de^no oggetti! de' toro poemi ; e
anche gli avi
fi furane fempre

attenti , e ferii ad attinge, da qucfti due fonti il


perdi a dovere /criffe Petronio , come e non , che

nofiri

tot fapere,
i

Napolita-

Mzonium

biffimi felici peflore fomem . Or l' avere /coverto ,


'he lo pi amiche, e pi fincere favole
fi finfero nel nofiro fuolo,
l che Efiodo.ed Omero le trajfero colla loro feconda intonazione,

ni

fublime

da'

nomi Fenici , credendogli di Greca origine


le prime nofire .colonie fi furono geme

pi* conferma, che

fonpre

orientale:

c cii
fi mofira con leale marner, a qua/, fino alf evidenza preffo
che' nel? intera prima pane dell'opera: certamente dovrcjfimo recar-

ci a
degno , ed a male , che pregi lumino/, di c/uefi. nofiri luoghi a" ej/ere tanto dipinti in due vecchi padri della poefia , fieno
occulti fino a d nofiri , e che innumerevoli /ovrani firittori
ambe Greci non gli /covrirono, e perdi in ejfi le invenzioni Omeriche , ed Efiodce
fi veggono ti incofianti , e raminghe , n mai
aver ferma, e certa fede.

fiati

Il grandi/fimo /caglio (giacche debbo parlar di mari ) nel


quale e gli antichi , e' moderni hanno rotto in leggere quefii due
il credere , che f Oceano in ejfi fife ,1 vafio pe, fi i fiato
lago, e non mai { tndujfero a pen/art , che erano l'acque di noflta

poeti

'

"

agna

comunemente Cratere

dette

ficcome

io

franco

eoa

, ed ardito contro alla coftantt opinione d'ogni ita , ma faifa,


ed ingannevole , con affai documenti chiari/fimi ,r regioni , ed alno non
poche fi ni veggono riportate negli Aggi ungi menti nel fine dell'opera,
fognai iffimamente ho ma/Irato: e perdi non fifa abile a di/lingue-

il vero viaggio d'tlliffe ,an


po/e in ifcherno folfi
e pungente fino dalla fiag'iont d Eratoftene vecchio geografo; e per tale fallo urgemifftmo neppure fi poterono mai fermare in certo , e {labilit luogo le favole , perche quefia felice coppia
di poeti, la quJe va fempre di concerto ne' pen/amenti , le fin/ero

re in

Omero

lavvole

Ora ognuno dee rimanere fopraffatto


qttafi tutte preffo l'Oceano
da profondo fltpore in penfondo come fi e pomo leggere, ed intendere Omero , corrono gii preffo che trenta fccoli , col credere , che
nell'Ilade, ed Odiffea SkkoSc fi era t immenfo mare
( von il
.

neftro brieve golfo

Efioo

Io

fieffo

fi dica

dell'

immortale Teogonia di

che immagini quafi tutti gli Dei nati nell' Oceano

tffo fiabili/ce

la

maggior parte

delle file

ed in

ammirevoli invenzioni

LI

n: Z Od bv
Il

Co

PREFAZIONE.

nu

Altri fen (itti, ti il lor nome fia grande , per avere /coverti veri
muri, e vaji , onde pai Europa ne truffe tante merci, ed oro, io
fon pago di mia piccola fortuna d aver trovalo ntt letterario mondo un mare finora a tutti afeofo , onde gran dovizia fi raccoglie,

per intender a dovere due rimali/fimi autori, i quali


te degli altri fcriffero , e faranno
U vaiar della mia opera , il quale
citt

fimo fempre

primi favi (opinione

ferma per

pi C ho mojltato

.-

ed

imprefa di far deporre daKanhno

l'ardua
li

lo corfo di tante

deggiata da tutti gli feri/tori, che l'Oceano iw *

l;r, Circu.^

faviamen-

me

da

Ctwfitftrni.ifi

de'

pili

in ogni et

bramo , fi i , che quei di mia


a leggere queji due gran poeti s bene-

intenti

meriti di nifire fpagge

? ammirazione

et, e

cal-

U vofio pelago

in

opera , mi fono pnfo in


, eie fi agaimgeffe une.
famofo viaggio , nella quale

ncll'

cuore con ordinato cnfiglio anche di molti

ben diflinta lana

e ben

incfa di

i)

fi vede , che Ulijfc naviga per lo foto Mediterraneo , n mni fu


/pialo fino a quell'Oceano de' tempi dopo Omero ; in oltre ci s'offerta , che quefl' eroe tS Itaca corre , e fpeffo fi trattiene per F ac-

que della Sicilia


fi

e /pctalmente per lo

vede nella carta geografia

il

mare del

nojlro Cratere eoi

nojlro regno

nome oCEANUS,

perche quefo fi fecondo la mente del gran poeta: e l'ojfcrvare,


che Ulijfc per lo pi gira intorno a' luoghi nojri , pruova cbiata-

mcnte

tanto

mi fono

che

efft

erano

1'

oggetto della fua immollai pcefia

jludiato di

formar

tal catta

Ed

in

perch efpofio in buo-

no a/peno quefo viaggio, nerimaneffero anche gli occhi paghi, perch eff, fono i pi, leali teflimoni del vero

Or

fe taluno

e forf

affai/fimi

prevenuti

dalla vecchia, e

tjfer refii a crederla, farebbero flretti a feegliere uno de dui partiti , o che Omero era ignorantijpmo della geografica fetenza , o
almeno un romanziere , e aoa eroico poeta , a cui non f penneffo fingere fcompoiiffimi diflanze\ de luoghi , come avverrebbe , fe
il fuo Oceano foffe il va/lo pelago: e chi mai avr (ardimento di
ci

d'trsf avvero , che fetifife la navigaxitat dUli/fe nella diflint if-

DigiiLzM Dy

Google

PREF.

xiv

i
lo

raccolti

AZION

mF opera

gF intervalli

che non foli

co'quali

it* lidi

E.

ai evidenza ho dimofira-

ebe

divino poeta

il

deferi-

vi , cotrifpondono a dovere , come ora fono , ma ancora i giorni ,


eh impiega Uiiffi per giungere da una fpaggia all'altra, convengono pricifaminte a quei, che ci pongono i no/tri umili' : e far
d maraviglia, come a'tempi eroici era s ben nota l'arie nautica,
anzi

marittimi luoghi dilla noftra Campagna, del regno, ed al-

trui di Sicilia

Ma

delle vicine ifile , e delle loro ptofritt a

belle

per raccogliere lutto ci , e ridurre quefto famefo , i


a verit, di gran meftieri non vaterfi ni de, e neppure di moderni cementati ;

l contefi viaggio

gli Strahoni, n degli fioliafti

ma

Omero , perch i nomi geofeguente et; i fi legge ora Monte Circeiio in vece dell ifila d Ponza , Sorrento per Capri , la
piccelijfima ifoletta Ttinacia divenuta la grandijpma Sicilia,
anzi fi fiondata in Trinacela con un elemento d piU anche da
colla fola luce, e direzioni dil fole

fon mutati

grafici fi

nell'infelice

Tucidide firmare di buon fenno

.Imi fm, JOgigi,,


fi Crotone

ed

il

, ii

fm

troppo

a_

vanamente penfaio , ed

>n>>

fi

favo Cluverio con lunghjfimo dire fenza vncer


Malta , oltre ajjai altri luoghi , e gran-

te gravi dfficulti la vuole

di

e piccoli gi da

ro vero

me mi

e vecchio flato

volume rmefft net


dunque vivo pica di mal

corpo di qucjlo

A ragione

lento, c\e ignaratafi l'Omerica geografia


te

fi

i pofta da Eratofiene in ifeberno la navigazione

ammejfo

all' oppofio

ni

nomi

licemente

il

fermo principio

lo-

ta-

e fegutafi la tralignan-

d'

Uliffe ;

del variar col corfo degli an-

con queft' errante eroe da fedel compagno fino fee con coraggio , comech con ijento ancora , giunto con
io

lui in Itaca.

-,

Col viaggio. SUliJJe do fine alla prima parte di quefto primo


ci

rimafe tutte Fenicie in noftra regione

che, che di effa


tal

nazione

primi abitatori

fpeciaimente F Omerigi ho awifato , fi fu

ficcarne

e farei flato manchevole

Boriami

fi

occaftcnc di

parlare di quefta s rinomata navigazione, che per lo pili sojfcrva


intorno al noftro mare , non F aveffe efertta intera , ma filo per

mctd

e lafiiati fifpefi

e curiofi

glia.'

'
'

Digmzed&y

Google

PREFAZIONE.

xv

Con avere Urei) aggiunte

d One-

gh

Jet Greco eroe.

re

le molte

tulle

Efiodo finte

prejjo

elle

favole
per

noflri lidi

rag.one

delle voci orientali , che ci ferber.no quefi poeti ,


fi fa vie pih
ad occu, ebe le appofero i Fenici , i quali furono i primi
pargli, e farci dimora: ni fi potr rinvenir mai altro lame, per

fermo

ij"piegare

gl'innumerevoli nomi de'tuogbi noflri di linguaggio s! antica,


, i quali, -per non incenderlo a dovere, colla loro

e franiero a'Grcci

di /volgerlo in favole , ed in effe ci


mi rimetto a fare diftinto , e brcve
argomento della feconda patte di mia opera , che dar grato piaceri,
d lidi di nojlra Campagna fi verr nella gran citt di Na-

mente feconda fi fiutarono


efeofero la ftorica verit .

pereti

poli a vedere i motti/fimi

monumenti

che

ci

bau

trefyiejji

Fe-

, e molto, il quale non afofferoondo , che tanti patrii fcrittori non ne fecero ni
ni ftima , anzi neppur fuggevole ricordo , e lafciarono a
me il grave pefo d'indagargli per ogni verfe, t via,
guefla feconda porte, pereti fi i il proprio oggetto dello fcrvere mo , i affai pi lunga della prima , quindi farei di molta

nici

e vivo con giuflo rincrefcimento

fer

si

pregio

toflo

noja,fe amaff,

rcjfringerne qui il lutto ;

ma

procedendo/,

in effa

da per se pui
, e con guifa ben di/lima , ognuno
i molli monumenti de' Fenici prima no/ira colonia, i quanotano nel fini
quei piccoli fimmari . 5' incoogni fag.
fi
mincia dal nome di Parthenope antictijfimo di noflra citt , e mi
di far deporre f invecchiata prevenzione ,

ton buon ordine


offtruare
li

fluo cbn follecita cura

fojlenuta anebe da' pii culti fcrittori

ebe efea dal Greco parlare, e

volle fondatrice di Napoli; allappaperci fi finfe una donna, e


fi
(lo fi moflra con chiar fegnt dinotare quel nome, eia le appofero i
, bel clima , bel cielo , a cui foggiace ; fiama nel felice feche i apprende prefli a ridurre tfavolefi a ct , che i vero,
il leggere , come da me i induco, e far amati! cofa
no gli animi a crederlo, ed infici* a prudentemente fdegne,fi, che

Fenci
cale,

ed ifiorico

tardi fi i ufeito da errore . Indi mi porto ad offervare le vecchie voci delie colline, che cingono noflra citt , e le fcuopre con
s

buono evento tutte orientali

i lameniffima Mergeiiina ,e

fi

le prime
fi i Phalerus , il quale
i fritto finora fino al rmcrefcimen-

fra

to , ebe Fater fi fu Argonauta . Dalla cini* di pi colli fi va


al lido, e fi fvela Megaris noflra beli' ifaletta unitamente Cai ria
Sebeto ejfer detti cos da' Fenici, e con avere raccolti non pochi rm-

Digitized by

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PREFAZIONE.

xvi

i quali fono in noflra citt , mi /emiri,


Urgente profpcrcfa in aiutare tale mio
nuovo argomento , eie gli orientali fi furono i primi abitatori Ai
Napoli. Intanto non mi rejlrngo nelle foli etimologiche aridezze,

munenti di quefla gente,


eie
forte mi fia fiata

ma

niente parco

fe,

le quali

e niente riferiate aggiungo ajfaifme fludiaie co-

ben

affanno per

fi

Ululare,

e dar

nome

non tifale prima

le patrie rimotijflme antichit

fama

al-

Ne fono flato pago di riunire i nomi de foli luoghi appofli


a noflra citta , ho avuto il piacere di fapere anche i
il famofo Dio Ebone , eie
, che feco portarono , quale
fi
vede tanto frequente nelle noflre monete , cii un bue colla teff I om WCtbi. , che con ifdegno in ogni pi. erudite- fcrittore
leggo confonde,fi col Minotauro . Quanto onore reca al noflra comune
fon^contenta , e maggiorqucfi-Ebonc^ r quanto ci he fcritte
da' Fenici

Numi

fi

Ebrei ,ettn buone ragionile valevoli documenti, e foto colui ripugner a crederlo , il quale punto da paffionc rivale , avrebbe voluto, cU egli Favtffe penfato prima di me: ni mi difpiatiulo di
darmi fatica a recare molla luce al grand' aggiunto ('tijVktS>" ,
che fi dava da mflri ne' marmi a tale Fenicio Nume , tanto allagante celebrato eziandio da Macrobic- e mi /limeranno molli felice , ed a me par d' cffcrle , perde ho /coverto ,J raro monumento
per

femme

decoro

di

mia patria, che hiun' altra

citta,

ancorch

il-

luflre, e Greca, pui vantarne un fimle ; con lutto cii fi creduto non doverfi curare , come je foffe un, fpregevole miflerhfi firnbolo del gcntilefimo , non che avefle Ira noi ti alta origine , e
prcgcvdifftma, e ebe aure/ce tanta ftma alle verit de' divini velumi
Non rimafo qui il mio follecito , ed ardito fludh delle patrie Fenicie antichit, m-e ito p,U altre , comeche avcjf, temuto
di riufiirvi, e mi fino fpinte , per ordinar quafi un iftoria , a

rintracciar eziandio

condurtor di quefta orientai colonia, ed indi


aver fallito in augnarle per duce

anche tela;', niuno mi dir

Eumelo

eroe

il

di cui

nome

e ne' no/ir Greci

marmi

nelle

Selve i Stazio, ed in una delle no/tre fratrie


to

: divenne pai tanragguardevole , e conro, e percii fi crei anche Dio, come era ufo

far/, dc'eondutteri delle colonie.: /e -gli deflin il prwcipal tempio nel


tutto cii ignoraiofi da'eomenratori
pi dipinto luogo della citt.

Ma

DigrnzM Dy

Googli

PREFAZI
dPafino, e

me

ONE.
,

Ceto,

pretto

effendoxi p.k guerrieri co dai,


cara, -.Ir pi tc*.".e>.ic

M-.eaw

xvu

wtlt w/0 ./sa rie timuffi


Pauenope, all' mgam* gamma/e , eie foffe no-

da'noftri fiorki,fi

d.,,1,0, piare di

me

ce* tuo,,, tapine fi mofera nelf opera.


Meo , eie qualunque p..t,<eb. Jo.ffhni

eat patiate;

da

So firn, ,o fi-m,

mmm

dore.'a/fai colonie Fenicie tie in divetfi pitti

fi

net

,1

fan, difiin a
n.uno
,

mondi

ba omo ,1 e,, di rinvenite il nome dell eroe ,ebe le toudufft,


cucii, qualche citt dell- Grecia, the il vanta, cerne Tebe il fu
rrfm. am*.j....; .i a.s i.
W. . ,A
f. r .^i w^w/i del

/-

dumeto.

S.d,r forf effe, lederle lo fieni, in ifiovrire il candisti*


dsFtnic, in nofira mt .a tata* .mp.efa fiali il benfare a
rinvenir l'et , intorno alla quale affli barn; ferino, e conte/o, alla
,

firn fifa, tenfofi i pii, fivj , e fittimi ingegni i, feri ce, d.fiinguere il tutto con tuon ordine ,fillanto al , che put fsmbrar
mito,
bt potuti riporre in tbaro,e fino giunto a divi/ore , fe non l'ernia,

pm

fecolo

, in cui vennero in occidente , e perci in Napoli , le oriennon filo t<m Borre ftudio alle voci Fenicie, ed in alcune
fi pu fiovrre tale et; ma ancore da un racconto, che v'ha nel!
Odijfea, ove mollo
parla de Fenici , i quali gi erano in nofire

/limano

il

tali colonie

fi

fpiagge,e per geografico non ifcufabile errore


duco aveffe
il

no/lro

il

e tal guifi, eie

malagevole

f animo

fiato anche oggetto del

rejringere

ci

ma

mi jpiace

come da me fe gli i dato ordine

nelle lofi difficili

nuoce

i'
,

ejfer

tutto ben dfinlo

come

non firn

} dell'et delie trafmigra-

non mai paratamente

di

, e confifo ,i
che qui non fi pui

t rimafo fcn.pre fofpefo

mio dire

quali piacer apprende, lo

veranno il
da ragioni

glijntiebi

poeta pofla quejl geme folto ateo 'elio

Argomento

xioni Fenicie,' trattato tante' volte

ceti

e ciiarezsa

brieve ; quindi

periti

rimesto coloro

a'

urli' opera Jlcjja, e forf troed aiutato da valevoli autorit , t

leggerlo
,

Non

fi pu certamente in corto eziandio

fpiegare

come di pia

figli di]aa,tbe era la pi eulta gente Orientale,

quali belli documenti riattiamo: e neppure


fi fpinfi in Napoli, c
con quale feliee fine, e lon brevit l'apporre qui , come io fioverro,

ho mojrato,cbe

eie

Petafgi un nome generale


Toni./.

della nazione di Palefiina,

non

par-

PREFAZIONE.

xviii

un popola sv.tgo,e perdi fi rinvengono in ogni preie effendo flato ignoto gli amichi , e nuovi fcrmeri
iflrano
Pclafgi non fi vede altro ri loro volumi ,Je
, che lo fleffi dir Pehfgi,

particolare di

vince

intorno

il
a'

fconvtigimento, pecche non ptnfirono


che Filerei dal famofo Fhaleg

/perfion 'delle

gemi

fitto di eui accadde la fantofa di-

e con por mente a ci

il

rutta

va

a iene

gran lume alla (lotta , alle geografiche' notizie, e grave autorit al divino libro del Gencfi: e p,ar. d' fefmarrimento durato per rane, /coli , per non efferfi

edafigno,efid
re dal cieco

mai determinato . j,e,rh> i Pelaci .M orcuOa'terranea ora eibregge e dovere ,intendendofi , eie fono gli
i

Falegici del Pentateuco,

l'intera

,cie

quali dopo la Babilonica confusone fi

e le regioni. -Ariomento si

fili.*

ftcffi

"

grave, e

il

degno

"

i, che fi leggejfe a fuo luogo di queir .


.
qua! valore di pruove, e d'autorit, fpeciatmente di Omero
.

e di

Paufania,/,

renduto chiaro., e /aldo: e far di flupore a tutti,


immortai Bocbarl evendo compilata la prima parte della fua
ammirevole Geographia tra, ed il fuo Phaleg, non perni affatto

eie

l'

a dir parola de Felafgi , i quali dovevano effere il principale fuo


ometto : ma nelle menti fivie , e^ grandi i falli anche grandi fi

Al fine
alcuni

io

lieto, anzi con

perch n'ho merito

compio

qudebe -Danto, eie fari grato ad


il mio dovete , eie veramente

Fenici fi furono i primi nofri abitatori , oltre letame lor voci,fedeli


avanzi di tal verit, ed oltre quel, eie ci bit trafmcffo il grand'

Omero

riportando

il

pi

monumenta

raro, ed illufhe

in

Greco

idio-

ma , nel quale da' Fenici medefimi fi confeffs , che occuparono da


vecchia fagione le noflre fptaige ; e fono due eleganti lettere , che
furono imi/e in marmo, e piteli uniche , /erbacee, ne! Teforo delGrutero , ove veggonfi come di/erte , e finora non
curate, ni tradotte, edpofle in elaffe non fua , tra/eritte con tanle ifcrUieni i,

fi

ripiie pih

volte /eritta

non v ba efempio altrove

in compendio
.

Or

quefle

la quale

due

lettere

fingolare , e
a mio

facendo

grand' uopo

parlava de' Sidonj , c de'


, e /covrendoci dentro , che
fi
Tiri antichi abitatori di quefli noflri luoghi , e propriamente di
Pozzuoli , co' quali i Napolitani avean ricco traffico fecondo altro

tizedy

Google

PREFAZIONE.
marmo

d frcfio u/cto

gui bene

in

luci

dopo

sii
mi

/tento d bricvi are

lo

/e-

due epifiole alla lor vera lesione con far-

di rcjituiri le

fufione , fi dagflranieri fi/fimo fri in di prevenuti : 'infarto


so , eie ci /aran querele efferfi molto lardi penfato a queft dite si
egregi monumenti di'noftri antichi preqi

non mai ojfemat da

pili

finitori delle cofi della Campagna Felice.


Quanti luminofi fatti per la joria generale, e particolari

quale erudizione /celta ho tolta da quejle lettere


teggejfe cii

che ne bo dette

neW

opera

bramo

ed in

che

oltre

effe

t
fi

ben

il

Siamo rima/curi , che nelle no/tre contrade da vecchi fecali ni /aggiornavano Fenici,e chi vi fi fabbricarono tempi, e quali Numi adoravano,
,.
, r, i f,r ,
, f t,
/., n.f.if,i i.

cullo file, piace delle malte co/e indicarne qui poche

fi

./.

a che fervivano

fine

CRVM

pochi anni fin

corfi , ufeit

in

ed

toro doveri

le voci Ratio,

geme

in

compendio

,;li/:<-:to t./i-iiii:

il

V.C.K:

cii

nhno non mai

da

ver/o quei comune

lhr.:n,irii

legai divenuta pili chiara ; ed

fia

abbiamo ammirato

lue-: :

in Pozzuoli erano pi /lezioni orientali

vale

fcrveva

m.

Dvsam

quadrati /crini

due /a/fi

quei

difamina

Ed

che

ojfer-

Augufii;

e ver/o gli

o'Li fpiegazione di pili

Sazio della viceftma


fi

orientale firiveva in Greco

s*i

allreil

olire

come fi

perche qut-

ejfer venuti in

I'

affai altre cognizioni , quella , che pi rileva fi ,cbe dopo s lungo


jpazio di tempo nel viaggio di S. Paolo da oriente in Roma, deatti degli jipfteli, e/fendo flato finora tenebro/o, chi
erano quei fiarres, che accalfico CApojlolo in Pozzuoli , e preffo

finito ncpji
fi

Roma

per mezzo di quejle due

Fenici, bilame
bile

io

l'applicazione, o intera,

/amo

lettere

vorrei, che altri,

monumento penfano

in

certi

che furono

quali di quello

come ne pen/o

portarne la /piegatone molto pi lungi

io

Spetta-

potranno finza peni,

non piaceri
fenza diffidila

altri , a cut

pane fatta da me

meZe H

porre in biafimo /altrui , come nero' co/lume di chi nkZle fa, e tutto vuol contraddire . Intanto pochi non conofieranno il
meriro , ed il valor di mio fiudio, e fatica d' e/fere fiato il primo

refiituire

ai toro antico bello

pregio, che tran

quo/le due epifiole

<T

maleanec, e neglette; e fin ficuro


C

7.

ine/timabl
e quafi

il

pte-

Digitized by

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PREFAZIONE.

xx
prevedo

che per quel poco, che di effe ho cementato ,i putrii no-

b,i iujijni fcojfi ne faranno grani ufo.


Concbuio dunque a dovere aver io dato buon ordinile difpofaione all'argomento fecondo le due /e farli, ci , ee Fenici
fi /fin/ero i primi ad abitar nofire contrade , ed eziandio in
aver penata loro Citi, colf effermi valuto delle gufi de' pi!t favi omini., e fono coi l'etimologica erudizione de' luoghi , come la
fioria trafmeffaci o a lealt fcrittori , o da altri monument, i pt,
fchetti,e finceri , quali fono i ma, mi. In una cofa peri quefia mia
opera ha della molta novit ,e fi , eh altri per provare, eh qualtbe citt fa fiata d'origine Fenicia, fono fiati paghi di recate una
e povera etimologia del femplke nome di effa , ovvero dell,,
fola
provincia ; all' oppo/lo forza > confeffare , eh io il primo mi fon,
,

fudialo di rinvenire buona parte de' luoghi di Napoli

ti

per la

lo-

to natia fignificazione, come per la lealt deeli elementi, eh compongono te voci, ejfere veramente orientali, agaiungetei eziand.o
pruove da'fatti fiorici , oltre le Deit , ed il nome dell' eroe , che
conduffe tal gente, ed eziandio [et, eh venne a' nofiri lidi; cofe tutte nuove , e di fommo , e raro pregio di Napoli , ni fi rin-

verr citt, la quale pojfa contender con effa , e foffe anche Sitenotizie
, ficcome fi i mofirato a fio luogo nel!' opera . Qucfic
antiebffime doveano raccogliere i no/tri fcrttori , t fpecialmente il

ne

Pellegrini nella fua Campagna, l perete fono affai


s perch i molti monumenti
non erano afeofi , ovve
no a me folo lafciar finter, e moleflo difagio **u
ne fiflema; ma forza aver loro mercede, conciona*

origine di noftrs citt

altrui,

no aver

ne fi teme

traferitue, giufta

fama

con

Rampare

il
,

reo

che

cofnme

io

abbia ripetute

di molti

ndi ci prefenlano baldi

le

eofe

quali ama-

ed a vifo

o cattivi compendi di' primari femori


Richiede ora I' ordine del mio fcrivcre d'avvertire alcune cofe
per direzione di cbi legrc, e per feemaroii anche menoma cavez-

fermo cognizioni gi note,

za, che poteffe occorrete : indi proporri brieve faggio de fallenti


vilumi, ci c dell'altre coionie, che fi furono Greche , venute in
Napoli.

Ho

io

gi avvifato a fuo luogo, che mi fon valuto nuafi

fempre in ifpmgar

le

favolo della parola Fenici

ma

forza

di-

DigmzM

Dy

Google

PREFAZIONE.

xxi

formio pit antichi , onde fe


, che
fi
me itluftrata appartiene a tempi anavrebbe dovuta attribuire alla gente Polemica

fiintuere quefii da' Falegci

qualche poetica invenzione da

a Giofiu

teriori

fi

Fenicia, ma per sfuggire confufione , ed effer pih chiarii,


Jovcnte quefia feconda voce , come fe avejje lo fteffo pr, ed in lai guifa non
turba la mente , tanfi
che i Felici nello ftorico , e nel favoiofa fi Iran tolto gran

voti alla

io

tifata

iore

chi orientale

to pili

nome, e fama. Giacche In fui" ricordo di favole , avendo io per


gran -ventura ritrovato , ebe quefie da'fovran poeti Omero , ed Efiodo fi fino finte prego le nefire fpiaage, il ebe debbon tutti /..pire effere fiato finora ignoralo, ed afeofo , ho piena brama , che fi
ponejfe gran cura a dfaminar i forti argomeni, ebe adduco , depofte l'antiche prevenzioni, ed

il

difpiacere d,

alcuni,

quali do-

vranno apprender
ra leggiera

il

tal verit nella fera di lor vita , eppure era opedisfatto \ fapendofi da tutti , che m quefti nofiri
i due grandi principi delle favole, quali foni gli
il cupo Infoino, e quefii doveano certanxn.e a ie

luogbi fi /infero
Elifi ameni, ed

lune

trarre quafi

eiofe propriet

clima,

e-

fu

fi

l'

altre

conobbero quei vecchi poeti

e doti di no/Ira repione

cio

oggetto del bello delie favole

il

le

lieto

due fpeed ameno

ed infieme ,Volcani,h

e quefte trifie cofe furo-

delle invenzioni poetiche, che

fon d'orrore: n io altra

tante mefiti

no cagione

e te molte minerali acque

parie del mondo fi rinviene s gran variet di ree , e buone produzioni, onde quefte dovevano effere pieno argomento de'lora verfi,
t de! penfar fecondo. Intanto noi, ebe qui foggiorniama n andrem

han prodotta la piU


fublime, ed eroica mitologia, che per fallo d intcnderfi, gli altri
poeti figli d'Omero, e d Efiodo l hanno trafporlala altrove , e fain avvenire fuperbi

rem

perch le no/Ire fpiagge

ora a" inviti., alle na7.ir.ni

pi eatte

Fi far- forf chi


lavacri, che non vede l'opera ivifa in
f.
minuti capitoli, ma filanto dipinta in due grandi, e ben lunghe
parti, e creder, che ci rechi difagia

gna peri

il

riflettere, che

! argomento'

e ftento in

leggerfi:

bifi-

non
frammenti , e

unito, e /irono, che

ha permeffo, ebe
dir cos , in molti
fi d.partiffe , per
fi /offrir! (altri direbbe, ebe fi godi) il leggere un

lungo difeor-

fo tutto continuato, e che b.: per i/i" po lu'fcnpre pili aca efeere ,
finta interromphnent't vari > la farsa , ed il valor delle pruove ;
lo
oltre a di
mollo divifo divieti corfiifo
fi sa , eie un volume
.

peri

Digiiized &y

Google

PREFAZIONE.

xxii

per ,per alleviar la moleftia del mallo leggere

, io con i/Indie , ed
avaifutanentt appo/li ci fine a" ogni pag. brievi fommariett't col
/no nanna, ed in tjfi fi di/lingue cii, eie fi contiene in ogni paragrafo, e ci fi feorge ancora , quandi da una cofa mi porto alf
altra , cbe fia alquanto divcrfa , onde fi ba l' agio di cejfar da

Un

leggere, c di ripirli.~vh a pjc:rc: quindi fc ci


diri , eie t' opera ba pia divifioni , cbe non
fi
tre

ed

comoda

il

e vantaggia

te di apprender prcflo quello

Aiuter dtre
io

<S

confider,
in al-

e fpecialmen-

in eiafebeduna piccola

tjuefio

aggiunte dopo la prefente prefazione con buona

xiane

fi

veggonfi

eie ognun riebiede

cbe fi chiude

agevolar la lettura di

volume

l'avere

e lodevole diftin-

cofe pi notabili fpiegate nell'opera con accennarne la pag.

le

acciocch fitto corta veduta ognuno fcelgt d' offervare ci

cbe gli

va a [enne

; tante pi. , cbe non vi fi appongono


i dovuti indici
degli autori a lodati, o notati, o re/limiti, ni delle voci orientali,

Grecie

intorno alle quali fi

"ale 'ftnJ'cotfcJo

fon fatte

le nectffait confiderete-

'cJfiZ ^Zncllfc'Lole": e'quafi ognuno

ne sfugge la noia, ovvero gli comp.la


effi porgono : ma ne! tomo

leggter.

poco

ntuno aiuto

tratter della colonie Calcidefe venuta in Napoli


dell'

uno

eguale.

"di

mijcramcnte , cbt

s
,

ove fi
apporr gl'indici

cbe fiegue
,

volume , e finto , cbe coti divitranno di mole


a chi legge viene bont di aver mercede alle fatiche,

e f altro

N?

eie fi richieggono a comporre un'opera <T un argomento tutto nuovo,


e di cui altri prima niente ne fcrijfe , anzi fi e fiato in obbligo
di

refi/lere

al

molto, che

vecchi ferii tori orientali, Greci,

an dato in luce ; ndi fi vuole , che fi duri il


formar prefla pia ndici ben cenfiderat , il che

lini

di

trifto

di

La-

difiagia

podi

Ub.-vicfijfin

Mi

troppo noto, perch fovente rafcolio,ed il leggo altre-

che taluni fi richiamano , e fprezxevolmenie


opraitutto di quelle, le
s injacidificano dell'ufo dell etimologie , e
quali
tolgono dall' orientai parlare ; ni il loro animo fi vede
s

in qualche libro

fi

, che primi favi, ed eruditi


fi fon vadi effe per la floria , ed altri per le fetenze: onde anche quedelle quali ri i ricolma , a co/loro far I' oggetto
fla mia opera
del loro difdegno , ma forza foffrite con lunga, e tollerarne vir-

niente fcaffo in oficrvare


luti

t,

Digitizeflby

Google

PREFAZIONE.

xxm

quando con mal vfo ripigliami , che il porre in ufo queflo


Ma farebbe gii fagiane,
flltde fia far da femidotta gramat'tca .
ili

se flefft per s reo penfare ,ed apanche gli Miri , fe fan Iti mefliere , che

cbe quefli prendeffero ira cantra

prendevo anv

iflruiffero

re
ta

per

la

frefco

affala

maggiorai

noftr,

cbe fi pub dire

oggid

tf

di fllojafia

quali col valore delietima-

che vigorofamente

promuove,

il

.
Quefli fi
famof Micaelit "profeffore
e dottore della Societ Reale di Gottinga , il quale

ra energia delle parole

riponi

wi

{dell'intima faldelle'
"fapratZ'f
fapere /lorica , e per intendere gli antichi . Se tal, ingemeditare , non fi fona fmaff, da'pungenti efem-

^iTnZieJ de71rigin7,

gni, che

p di molti dottjftmi

ti

premio dall'Accademia Reale delle fetenze, s


1759. per la rinomata Differiamone

belle lette-

ti di Prfjfia net

De

in-

l'

fluente ics opinion: Tur le langage

nion?

fur le; opi, c du angage


ferina in idioma Alcmano, ndi riflampata a Brema i-j6i.

in 8. di pag.108. in Francefe.

Difsettantine

Poich la

comune tra noi, non mi


egli

fi

di queflo

vieti

gran /aura non ancora

che poche C6fe

io

ripotii

che

nel principio dice intorno alla ftreitijfima necefftti dell'etimo-

logie d'ogni lingua, e piaceri, che s'abbiano

che in una prefazione. Dopo avere queflo

iflrusion

nuove anmi-

illuflre profefsore

flrato, cbe le naxioni ban racebiufa nella voci la natura, e

ftnza

delle cofe

aiuta il fuo dire con ifcelli documenti

der certo, e fenfibile

lepra,

nome

il

fuo penfare, vuole, per

tonto in ufo preffo gli Ebrei

t'

ef-

per ren-

d'ej'empio ,che

atto

feconda

la lettera di-

nota ufi coup de favi , perch in oriente credeafi coiai morbo immediato flagello di Do . Si moflra ingegno fi/fimo in fruirci , perche gli orientali hanno attribuito i due fejji anche alle piante ( co-

gnizione da un fecola venuta a noi) e congbiettura


to dice, cbe

Dio non ha

che

Maometfem-

creata co/a, che non fia mafehia ,t

'

le

-.anfeguentemente efft rapprefentavano mafebi


e fe,n,
dei carpo, cbe in noi fan duplicate , ecco fut parole;

membra

Cene opinion fe trouve en effe! dans lei langues Arabe, Syriaque,& Hebraique eJles donneni
'onnem aux membres doubles une ter:

minaifon maculine

e conllruflion

femmine

&

dans un

P af-

DigitizM tu

Google

PREFAZIONE.

xxiv
paflage da

2. des Cbroniquei 3. ri. o il eft qiufrion iles dsux


da Cherubin la coni-Iuiian mSme alterne tunt mafailina
pouf draitc ,
femmina pour l'aite gauche Oficrvazione , cornate di gramstics rileva iene per rintclligenss de divini velami.

ailcs

&

0f,

Velia parola

mia

fina, e

Ariceli

grave fcriltere

In

oltre

pruovs f

che fe avejiere
il

lo gloria

,,.,

rtela

pr-

efe

le

,t

%% fi'
lc

cen

rotti

at

perfezione, 'he
la qveftkm,

ni

fallirla:

e lei

delle cefi,

e nstie valere fi opinio

fe

fmito mollo,

a, [,/, /, ,
menni ncn udita onora

nupiia:

cene etimologie , le quali


fi ferve del-

n*ms

mente an<b: iUnci

p'.fl.i

lungomtme pm,f,o

u, v.-fm
,,.

ebe fi

perch

efficace mirti, di

s prima veduta fan eenefeere la


la vece tifa, il di cui primario

fufa

ed amerei

fsfere,

ed siimi papille

anima,

fammi

deTetmelogis ne fcrifiere Plotone,

Ci fi exisndio

un' erudizieni fiera

fio erigine PUfie

rara, e ci,

Plutarco, e S.Bsfilo

e the Cecropi

la

si

,111 avrehheno con-

caghm

n avrehheno

il fov,o dee cercar la glofi Iddi gedta di fia glo-

,1,
,

I'

fl.'fn

,,

e e

T m
si

infegna

f,i..

che

prima nozione

uii nella

a.
di,

fpiega il primo \erf. del top. 7. dell' epifl. ' Rom. ove i j fe
non fi prende prr congianzicn marnale , nen i intende il penfiero
di S.Paole. Si fpinge eziando anche centro a' Latini per le veci
cflnlia

natura

quali hsn
fieni

fenzs

e-

perfona

ramo di/potete
unirci

lagnsndofi forte

che

ecologi ,

intorno alle medefime, bas ufire cfpref-

uns dijmta idea. Per ragione di s fina eradi-,


mi piace ci, che un anonimo, il quale ba Iel-

zione del Micbaclis

la lo Diffrazione di lai, e dopo averla, mefio dal merito, alta-

fare

il

mio piacere

in adoperare

:,gl, autorevoli fenrimen.i di


di ,ol profejfiene,
mi

per difendere le

illuminato filefefe,

che aman poco

leggere gli anti-

filo di meditare, 0 di rrafirvere

libri

altrui,

a i chiamar con favella d'odio piena quefla utili/-

L'i ^-r-z

od b.

Co

PREFAZIONE.

xxv

iludio di parole, ma ch'i /avio, non ignora I9 ve(ma fidebbe afeondere ,t tacere) di richiamai/ di s nt, e da fublimi ingegni
pofla in
buon ufo in una flagione benemerita delle belli , ed umane Intere,

fnta fatici,

ra ragione

ceffaria, e laborio/a erudizione

l gran decora di mia patria, e delle


vicine contrade, e ridurre le pi belle favole al vero , e JlabilirU
ne' noflri confini , dare 11 gran lume ad Omero , /pezialmente nclt
Odijfea, e nell'immortale Teogonia ad Efiodo, ne'quali poeti finora
vedeafi per cagione de fcolj , e de coment! flrana caligine , e confusone , fe non coir aiuto di riportare le Grecie lor voci ad orientale , e vera origine , e /ve/lire l' invenzioni ammirevoli poetiche
ed indi feovrire la /lorica ragione , penetrarne gli arcani , e dar loro nterpetr azioni tutte nuove , e forf eziandio felici , e porgerle
con ogni pih propria maniera , e chiarezza finza timore di /inanimi
nel icnibro/o de remoti/fimi tempi : e con cii ho provato inlimo
piacere, eie mi fi pale/anno i pili airi fregi, po/i in belfordine,.

to rinvenire tante notizie di

di mia dui. Sin qui la giufla difefa deli etimologico /opere, con
tacere, che neir opera
fi o/fervano affai/fimi luoghi di fanti libri
o/curi/fimi , e per mezzo dell'origine delle voci hanno acqui,

prima

flato ogni lume.

Ora che fono

al fine di queflo di/corfo

me d avvertire. So,
nuove

che molte offervazion'i

,
,

avrebbon' meritalo pili lungo dire, ma

con brevit

le

pi diftinte
il

mollo

So

acciocch altri

e pih lunghe,

ancorch buono

Je

loro

ma fempre
no/a

reca

uni/co pih co/e nfi-

perch

mi

i pi

rilevanti

piaciuto propor-

vada a grado

le

rendano

care l'cjfer corto,

/empre

ed

moleflo l'eccedere.

che alcuni avrebbon voluta l opera in Latina favella

perch

pih atta , /pedita , e grave ad e/primerc con pi eleganza, e vigore cii, che fi pen/a: altri altoppofo, offendo (argomento le patrie antiche co/e, contendeano

per dar piacere a

ha lena

e regge

che fi /criveffero in comun lingua,


il natio idioma
eziandio
, che

tulli , e mofrar

a compilar

\ongs chi vuole in conte/a

libri

che

intanto fludato u/ore uno pile,

io
il

intorno ad ogni /oggetto

non me

ne.

do cura

Mi

fino

quale foff chiaro, ni rotto

, e che non andaffe di}'giunto dal dilettevole , e dalf ador/apendo quanto malagevole in cii render paghi tutti , e ho
Tom.l.
i
sfg-

flentato

no

DiginzM Qy

Google

PREFAZIONE.

lvi

%*

ma**

ra S;;j
fi(

alimi Sovvertire^ che svendo dovuto fovenn

mm /

di

Spanbemio /opra

W:

/;r,.,

p*R.w

>7i

// pn-,

p,,ne

a colui,

il

nella

palili,

;/,

:;;J

9 ,,le

fi

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Tanto

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/,

dice

"

/,

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mi fono Motte
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* fif

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onde

* -<-';
per fib!,*

'

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',

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...

"s'"

,
,

'/s;
credo nerrfirio

">', 'i"
guani: fi riebbe

Eri:-"-

d'-

fi

( fe

'se

w.y,

I7....'

pagine, vfiita poi f edizione


h nulo i verfi , /opro
num.a,i6.
dM '"
le

e piU accorto

,w;
tomo

il

do

ed

firidere , eie fi un argomento ,, he


, Fenici
piU vecchia
fi furono mftri tmkbiffimi orrori, e
colonia, hanno occupato un gran volume; e
pu dire , c/re per
fi
fi

chi fcrive,e pih prefto uno fierile ometto , perdi non vi ha fiorico, eh n'ovefc finora fitto ricordo, 0 < aveffe almeno raccolti
alquanti monumenti, e f autorit ; dovendo io poi portarmi ad offirvare i tempi, e le -vicende di nojlra citt meno rimote , ed avendo firittori non pochi, i quali liberali mi fomminijlrano molti,
ed affai rari pregi di offa, gli altri volumi {i quali non so quanti potranno effere) e queJT altre no/Ire antiche memorie i fatile il
tomprender ,cbe diverranno affai pi lunghe , e di maggior decoro
della patria

vaglia

fimo

e di godimento

a chi avr brama di leggerle

vero, mi confondo a ridurre in

il

che ho pronto delle reflanti colonie

tutto cii

buon pegno

ifiretti periodi

il

Ma

moltif-

che furai Greche

che fico portarono in no/Ira etiti; ardifio peri dire con


, e franchezza , che non fi ripeter nulla di eii , rie

alni gii fcrijfiro , il perch non e peemeffo , ancora perch deviarono benhng dal vero. Per non lafiiar peri fofpcji gli animi,
debbono efftt contenti , che con generalijjmo divi/amento dica per
ora cii , che conterranno i volumi feguent , di , che dopo i Fenici
fi

fpinfero a

vennero,

il

addujfero

foggiare
nome

in

Napoli

del conduttore,

ed aneie

il fito ,

Calcidefi

eo/hmi

dati Feti, in cui

e le Deit, che fico

che fi fielfero per abitare

il

quale

poi fi diffe Palatpolis : e


vedr , che dopo efferfi tanto ferino
fi
intorno a queft' altra parte di noftra citt mandio da' pi favj

DignizM&yCooglc

PREFAZIONE.
ingigli

per i/piegar Livio

/oh ne fa

che

ricordo

xxvn
fi

furono in-

felici/fimamente disavveduti; ed in quefii di un cerio fi mo/Mi


ardmemo/o , e tracotante , ehi gli /offri il cuore di richiamar/ del

Romano

perch egli non fi fu abile a cemen,


fati ragione .a Livio , il quale con teatri ci
tra/mife un onefto flralagemma de Napolitani , per far la meritata
onta a' Palepolitani ; ed il tutto da me fi riporter con ordine ; e
prometto , cbi faranno notizie prima di quefio tempo agli /cri/tori
tarlo :

fiorito d mentitore

ma da me

fi

no/Iti a/co/e.

Dopo quefii Calcdefi , con propizia fortuna , e piena feliciti


venne la terza colonia, cio gii Ateniefi, ed u/cl il gran nomeHeipolis in ifiagiane , che tra ejfi erano in gran fiore le pi belle arti , ed l pi /Mime /apere , e quelle , e quefio introdurr Ira
noi: l'eroe,

Lcofrane

quale gli conduj/e

il

che

fi

fu Map/opo

ta per groffo fallo,

con lieto evento io /coverto in


lutto che lo /colia/le di tal poe-

con

vuole Diotima

il

gli fiorici cicca fide

/e gli

quali pregi, e

e hanno comunicato

ti , e libri antichi

ho

ci

cofium

che.

ci

diedero

indi

da

lutti

fama giunfi

no-

numerofi monumened io con lieto, e

imme/fi tutti gli /tti-

nome

bel

il

delle Fratrie , che

, per rendere immortale V onore


leggere ne'pi /metri antichi /crttori , come io

e bafierebbe /oliamo

d no/Ira patria

mofireri

a' pofleri ,

raccolti ; ed oltre averci

e religione

dura ancata

prefi

dal dotti/fimo nflro Ab. Miro in

ed anche

uno/avia Latino ragionamento,

fira citt per la beata /arte di quefia colonia


/ollecito /indio

il

tra tutte le citt dell' occidente

Crede, Napoli

fi

fu f unica

le quali

che parli in Aienie/e

divennero

linguaggio,

perch /ola ebbe renare di quefia colonia, e l' altre in Dorico dialetto , che l men culto ; pale/eri ancora , che
fi vide dfiinia,

per aver avuta la gran forte della pi vera faenza in quei tempi introdotti dalla feiicij/ima mente d'Epicuro; quando il rimanente del

citt

re

mondo

occidentale prender! la /ola cura dcPitlagotki arcani,

Quindi perch i Romani , ed anche


divenuta un altra Alene per lune
e per gli

comi ia

Cefari

al vr.fio ior dominio

afilo dallo firepto

ma

videro

le belle arti

tanto lieti, e doni e/ercizj ne' ginnasi

mai aggiungerla

/ciarla nell'eleganza Greca, anzi


ci

nofir

, per /spenon voliera

torni loro a grada di la-

Anita, per goder/eia,

c tumulto
i
2

delta loro

ritirando-

rincre/cevelc

gran-

Digitized &y

Google

PREFAZIONE.

xxvin
gtaxiax.it

mo

e per intuir

fimi

alle

manine

Ateaiefi

tefiini-

piti tri/io, cfc dt fr-efeo un jran forno la tre.


; fon
, the a Napoli fu tolta
fra libend
mete piima degli Ausi.pt Latina ,
fpetimnueranno a fra lauto ben deboli le je pruwe . Con-

Utrnbine

tutu difimguerfi ton ifcrtvere


, e caputai , e divenne

Cieca
ina f,

noM rxifr di vtvtrt a aoflri avi la rinomati[fima


dubitai , eie f ardiate fludn di quePo di, ni
fi
vino pitia fu intridono diAi tescfi , faftnofi quanto Solont ,

fer

mito a

<l

fcuola O-ienta

iti feffe leggi , e ptenio Cfidio a' tempi no/n , e pena a chi
noi il cutaf Mi turba, t ne fon mr/Jj, ite non fi pui rePnngert
quinti pregi reti al eemun noPro il mette colonia , quejli , ebt
inganno fri, ua, brvijfima pam , .
it paco
tfptp. ,
perni noi ho mordali , oltre affanni otiti , eie dagli Atenufi
fono avuti le innumtrnoti n-.flte mentii ,i di tana pimi, colla voci Anna N-crs^, t tei foto favor netta forte fon venuto
in agnizione dilli coft Pcrirbe , le quali i Icro diritti , t rovtfci

fi

ti prtftnto* ,<
li di

ti

cuti,

M(

ita affittii dienti talventu,., in quel-

la tffer

fi

t di

pminci;

(te folt colonie

documenti

fot?,.,

Fenitia

ti fr.tejfi;:

CaltiJeft
ed Anita per enfl-com ottupatono la nofita
,

contrada; quindi
fi darJ fine a volumi , eie lune f altre, It quaI, rammentano gli fcitcri , o foife fono , ovvero
.ncert.Jfim, , r
perca in tegsendefi foprartutn . difterfi del Pclleiimi , ti: non
le ba nnoftiute, ni dtfinte, e.
,1 atta confufime , ctt
fi offerva
ftmbta , ctt non ragioni , ma fogni . all' oppofio io con valevoli
autorit, t fru rjgtcni fu fludieri mifltarn; a la falfit , o la
molta imtrtnxa , Non vorrei , tbt taluno dubitaffe di naie mie
largii

a noi

pmneffe, fpttialmtnle intorno al gian beni, tt; poni fico


Aitmrfe , perdi fubno pui crederli Itali , t fin-

la colonia

etri in leggtado ora tanti


de' quali

afa, paco

/ confidai

ni

il

fi

nuovi

ferma

molliamo,

inerrfirJ

fluitato epifodio

tbt

aggiungere,
,

fi

tofe

tbt bo rartolle

de' Fenci ,

pereti fono annebiffim ; quindi


pui dnt deCrte, noflii , emendo-

quando

il

ifogno

il

vut.le, qualtbe

quale fari ai lame aite nopre antichit

ti

, come farebbe , per recarne un foto tfempio , il toganamento della pederaftkji divifarc ni, eie {inimica per tali va-

alle flranitre

Digmzed &y

Google

PREFAZIO

NE.

xxix

caboto n? tempi felici dilla Grecia, e del quale


tanto fi ferina
,
perche flato infeliciffimamente inicfo e
fe gli dar taa fpiegazh*

ne tutta nuova.

Dopo

aver ricordato , che i feguenti volumi amie faranno adomi di belli c fiudiati fregi coti nel principio , come nel
fine di
etafeuna drotfitm, dell opera tutti agacentifi alle patrie
antichit

con.emt fono fludiato di fare in queflo primo : mi


fi permetta , ed
t coflume d, ognun , che fcrive , ebe
ufi per me un'offic.ofijfima
ai i, che difidero gli animi miti in cii , che
,
fi legge di
debole in quefie mie fatiebe
; e ebe fi penfi in opponendomi io in
tutto ,1 corfo dell' opera a gravi/fimi fcriitcri
, e di gran fama ,

feufa

non

efiere fiato altro il mio ifegno fe non quello


,
fiego , che ban
nutrito gli oneft uomini qua!
,
fi fu l'immortale Spanbemio , e per-

in compiendo il lungo , ma opportuno preliminar difeorfo mi piace


valermi delle parole
medcfiijfimt d'u uom sifavio, le quali danno
fine alla fua prefazione , ebe
fi vede innanzi alParnmrevoli ogerci

vagoni fopra gt

"

inni di Callimaco:

ae erudita: 'eleganti*

Quodcumque

monumenti fubinde

'Uluflrata

fit bu/u;

com-

le'aorZ^"/,*

quantum adficiet , fatum ; eo me folatio baud diga,! ter fufien tatto, qmi elfi cum eruditismi* bu/ui , aut fuperiorit memoria
vini frequens

mibi

non qutfita quidem tonbiiiofe

fed ul, me ab omn


verberum acerbitate , quibui iidem vel minimum Uderentur , perdata quidem opera
petuo ,
temperarim . Adeo , ut fi non
,
extmtam aliquam ingenti , vel truditionis , qua fento quem in

f<r

ito oblata de bifee littcrii

se artiui coneertatio

me

fit exgua

commentationem

firn in boc opere confecutut ; al-

&

tamen me pothrem Unge mode/Ha debita magmi nomibus,


prxclarn in rempublicam litterariam meritis , reverenti^ , ac un de bifee litteris nomea , ac decus emergi! , bumanitatii tandem

**'ff'i ac ambiiffe ncque prafens bue stai, ncc tequa, ut aagurari lieit, denegabit pofletitat

Digitized by

Google

isr

t&f.

34. Alnttltt

Digiiizedby

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GENERALE ARGOMENTO
QUESTO VOLUME

DI

In dijingucadolo co numeri de/noi paragrafi

POich

non (i potuto formar pi indici tanto ncad un'opera s varia, e grande, riferbanper lo volume , che fiegue , temo , che alcuni

ccifarj

dogli

non vedendo

fpefle divilioni

e capitoli,

credano, che

che fi fcritto
non rendafi chiaro,
,
ma da cofroro non fi penfa , che coil quale molto divide, ci confonde, e moftra,che le
non hanno la perfetta unit . Per agevolare io a quei , che ameranno leggere il prefente volume , e piace loro vederlo in molte parti didimo,
imprendo il difagio d'apporre qui (il che pu fetvire

in tal gufa ci

ed accettevole

lui,

cofe allora

principali argomenti dell'opera,


i
numeri , ne quali quelli fon comprel , onde

eziandio per indice)

con recitare

Digirizod Dy

Google

ARG OMENTO

xxxii
fi

potr in diverfi tempi celiare di leggieri dalla lettura , e

ripigliarla a fuo talento.

ARGOMENTO DELLA PARTE PRIMA.

Num.i
18. Eflendo l'intero argomento, che i Fefi furono i primi noftri abitatori , fi dimoitra,che
tutti i luoghi marittimi daGaera lino aCapri fono di
orientale idioma, conchiude ndofi bene, che quella antica
nazione gli dovette apporre ; e far d'ammirazione, che
V ut eoli , leyculaneum, Pompeji ,Subhe ,C.ip:e.s, oltre affai
altri,' non fieno nomi n Greci, n Latini, e fi refifle
agli fcrittori antichi, ed a molti- de'noftri , comech ben
favj , che fonn ftart d ben diverla opinione .
Num.28 47. Per vie pi render faldo, e fermo,
che quelle noftre regioni furono occupate da'Fenici,e
rendere dilettevole inficine , ed utile il mio ragionare,
mi fono ajutato del famofo viaggio d'UlilTe , che mi
(lato d epifodio opporruniffimo, perch ho feoverto
alla fine, quale fi fu, ed in oltre, che quell'eroe pochi luoghi valic lungi dalle noftre contrade; mi udio (perch Omero il pi vecchio poeta) di dedurre
dal Fenicio parlare tutte le fpiagge,che egli nomina,
e trarre le iuc favole a verit; avendoci anche aggiunta elegante carta di tal viaggio.
Niim.48
ti fi. Quella numerazione occupa alTaipag.
nici

ma

denza
di

il
.45

medefimo argomento, ed in
mo(lra,che i Fenici furono

uoftra

Campagna.

quafi ad eviprimi abitatori

effe
i

pi antichi fcrittori

fi

co-

minci da Erodoto, per fatale fviamento han creduto,


pelago,

che'nWoV

in

Omero

folle

gegno con ogni sforzo

di

il

onde m'in-

vallo

ragioni

e d'autorit paie-

L.'u

J 13.

DELL'
fare

che

Eftodo)

fi

in elfo

il

OPERA.

xxxin

gran poeta ( Io Hello pruovo

noftro Cratere

ci

poli; traggo tal voce dall' idioma

d'

il

mar

oriente

di

con

Na-

die di-

nota Circulus , Crater . Quindi ne nafcc un altro arcano,


per dir cosi , che la pi grande , e la pi pregevole
mitologia da ouelU due poeti fi finfc in noflre con-

trade^ fono liaro avveduto d'enumerarne tutte le favole, e ridurle a fiori a, ed all'origine de' Fenici ; fi
pener a creder ci , ma in leggendo 1' opera , ogni
pi ingegno renio rimarr pago, e convinto, anzi entrer anche in mal talento , che l tal. verit di
tanto nortro decoro apprefa tardi.

tgt. Perch il divino Omero fa dimol'ani, per vedere


maggiori, e degli amici defunti , nomina padi tal contrada, e gli adorna d'invenzioni
noverano da me tutte, e fi riducono ciian T
dio al Fenicio. Sar di lungo piacere l'intendere, che
A'-fs>i>.oV voce pretta orientale fi creduta anche da'
Greci antichi elTer forra d" erba , ed in Omero un
nome di un luogo preiTo Baja e di non minor piacere
far l'intendere la vera, e nuova nozione di ^'xu
Num.i%t>
171. Dopo avere o!!rv,iti s numerofi

Nnm.ii

rar preflo la region di Pozzuoli Ulill'e

me

de'fuoi

recchi iuo?hi

poetiche,

ii

nomi

orientali in noftra regione,

d'Uiill'e,

tanto non

bench quefti
fi

s'

fi

ripiglia

il

viaggio

allontana da c(Ta,nnn per

olferva girare per l'ifole, e fpiagjie predo

il
nollro regno, cerne Capri, Lipari , Scilla, Cariddt,
Trinacia, ci l'ifolctta del Sole, e fi dimoltra,che
per intollerabile fallo fi creduto, non deludendone
neppur Tucidide, che Omero l'intendelf per l'intera
Sicilia. Per giulla occalone fi dice molto diOrtgia,e
Siria, palefandofi errori anche d'antichi geografi, i quali

Tam.L

non

DigitaM Dy

Google

ARGOMENTO

xixiv

non han veduto, che

la

prima era

la

region di Baja,
il vero fito di

e la feconda rifola d'Ifchia. Si rinviene

Ogigia, ifoletta avanti Corro ne conrra il Cluverio ,che


con lungo dire la vuole Malta . Tutti quelli luoghi
dmofranfi e/Ter Fenici ; onde fi raccoglie a ragion
certa , che tal nazione occup quella parte d' Italia,
e di Sicilia , e 1' ifole vicine . Per ultimo Ulifie fi
fpinge a Corf,indi alla fila cara Itaca, che le dapprefl

Qui ha

fine la

prima parte dell'opera. Da si geche trovandoli tante


,

nerale argomento apprendiamo

voci orientali ne'noftri lidi, e fpecialmente le moltif-

fime, che ci fomminiftra Omero per ragione del viaggio dell'eroe d'Itaca, fi ha di certo , e che Fenici
in elfi abitarono, e che a buon uopo venuto il defcrivere tale famofa navigazione
tanti fecoli

contefa

si

e dignit a quella

la quale fa

Io corfo

per

di

vago ornamento

prima parte.

ARGOMENTO CELLA PARTE SECONDA.

Dopo aver mani fedamente feoverto il moltifltmo


Fenicio parlare in quelli noftri viciniflmt luoghi , il
Srimo oggetto del mio dire ben so, ch'efler'debbe il
ivifare con forti documenti che in Napoli fi rinvengono certiflimt fegnr, e monumenti, che in ella citt
,

li

port quella orientai nazione

tale

lume

il
:

a farc vita

etiendo

titolo, ed l grand'argomento del prefente voquindi io dirittamente peritando ho (erbato ci


(un pron;

in quella feconda parte, che e ben lunga


to

a dar

buon pegno, che

coltra origine

l'aver ritrovata

perch ho raccolte

affai

la

verit di

cofe ben cer-

Digrtized by

Google

te , e ferme , non flato valor d' ingegno , ma benignit della forte. Sar pi brieve in quella feconda
parie in accennare ci, che in eiTa fi contiene , ravvifandofi le cofe in bell'ordine , ficcome fi gi dfiinramente proporlo nella prefazione , e mi fdegno,

non mi

che

leggerla

Nam.ijz

fi

il

piacere

che

tutti

ipo.

Il

primo,

gran

nome

dimoflra ufcire da due


propriffima al fuo

fi

rnina
luce

ridu-

fi

difa-

era in Napoli il fuo fepolcro ; e do molta


aggiunto xoftatiam , che ufa Omero centra

Paride.

Num.ipo

Avendo

224.

fede a'buoni

Licofrone
di

fito

di ftoria

fe

all'

ftata

a verit

di noftra

voci Feni-

lignificazione

di

ameranno

dar

citt PBvtbenope

cie

co la favola della Sirena

noftra

folle

flato

citt

fi

tutti

noftri

pre-

fcrittori

(empiici fcoliafti, che Falero di

un Argonauta, e primo fondatore


fcuopre

grave fallo

si

perch

una voce orientale, la quale dinota un luogo, ove


coveravanfi i volatili mergi,e ferbai ancora oggid

nome
tale

Si

legger volentieri per la novit

riil

argomento.

Nnm.124
no

delle cofe

263. In quefti jn. numeri

altre voci de' luoghi

cia gente diede loro,

fono coks Ornine}


quelli colii

di noftra citt

quando

fi

fi

rapporta-

che la Feni-

port ad abitarla

dice quanto erano in pregio di

fi

vini: montHermus, ora col

nome

S. Ermo:

il campo Patulcus , ove Pontano avea fua villa , e


fi
emenda un bel luogo di Galeno . Indi mi fpingo al
lido, ed ho raccolte non poche cofe dell' ifoletta Me-

garii, ora Cafteth


Je fece la grotta

dell'
,

uovo:

che

fi

mena

rinviene colui,
in Pozzuoli

il

OjUa-

reftituifco

ARGOMENTO

xxxvi

c rimetto a fuo luogo un ben lungo periodo di Strari\is


bene: per ragione, che prelT Baji era anche
y
fi
efee da pi falli intorno alla villa di Lucullo . Anche la voce Ecbia , ora Phzpfalctme , Fenicia , come

altres Sebetbut

Num.i6$
jop. Non fi creda , che io fono (lato
felice a ritrovare i foli varj luoghi di noftra citt di
linguaggio della Paleftini, mi vado, altres lieto, che
la forte mi hi offerto anche il gran Nume Hcon, che
quella colonia orientale feco port
il mio ragionare
intorno a ta! Deit fi vede , che occupi moltillime
pag. e fc in rutto il decorfo dell'opera ci fono fpefle
notizie, e nuove , che allettano , quelle intorno all'
:

Ebone fembreranno fcgna)atc,c rare ed oltre il darfi


molto lume a' divini libri , fi rimarr pieno d' ammirazione, che fingendofi quello nollro vecchio Dio fotto la figura di toro col vifo umano, i pi eruditi ingegni l'ian confut col Minotauro , moftro aliai diverfo
tanto maggiormente , che Macrobio ci dillin:

gue con troppo chiare


llro

Ebone

tcl

il

fc

vengono
ti,

ma

luogo di

maniere

che

fi

qual

fi

folte

il

no-

fu ignoto , ad altri poco inquello fcrittore. Sarei anche lungo,

a molti

imprenderti a riftringere

to ci

in quello

compendo

tut-

ma
che ho ferino di quelo nollro Nume
in buono, c pronto ajuto i brievi argomenveggono ltto l'efl renio margine degli accen:

num. 163305.
Nani, jop
331. Per rendere pi illuflre 1' argomento iniorno a quefla antichillma colonia, mi fono
nati

con

ifludio

adoperato a rintracciarne eziando

duttore^ da fermi vecchi


tori

ho rinvenuto

eifere

il

con-

monumenti, e fcritEumelo , onorato poi

noftri

flato

da

DigiuzM Uf

Google

D E L
Nume

da

fi

OPERA.

L'

col bel titolo

ragioni

e dalle

non

che

9m rar^

forf

dubiter, che tal

xxxvir

da'

documenti,
ne reco,

pi del bifogno

nome non

(a

Fenicio: e con

quella occalonc s'illuflran molto le rimotiflime patrie


antichit, e gli avanzi , i quali non orlante la malignit del tempo fi fon ferbati ; ed in oltre anche co-

me

fi

mut

nome

fuo culto nell'et del

ne fpero lode,

fe

fi

Num. 332

Criiiano

legge tutto ci, che

fo in quefti accennati

fta

io

raccliiu-

num.

Rimanea

3<jo.

per trarre mia fati-

ca a felice compimento, di porre ogni cura, e (tento


intorno all'et , nella quale venne in Napoli quella
gente orientale, fe tal colonia ci fi port una, ovvero due volte; quanto per me ci fia flato di Urano, e d arduo partito (perch nel tentar argomento
si ofeuro, e renderlo dfgombrato, e chiaro, al prin-

mi fuggi l'animo.) baller il leggere di quali


documenti mi (a vallilo, per diftingucre una
doppia colonia , e fermarne , come fi potuto , il
pi certo: (tata dura imprefa l' aver dovuto
di tanti favj quali tutte conNon mi fi permet-

cipio

ajuti, e

tempo

reliflere a pi opinioni

traddicendo, o almeno confufe


te

qui riilringere

ho

icritto

poli

intorno

Fenci; ed

il

valore, ed
fecolo

al
il

merito di ci, che

ii

in cui

piacere, che

fi

fi

fp infero

in

Na-

fperimenta in leg-

gerlo, non debbe andar difgnnto da follccita attenzione, fpecialmente in ci, che fi detto de'Pelalgi,
gente ignota fino a noflra Magione a' pi fublimi ingegni, quantunque aveller compilati eccellenti volumi dell'origine delle nazioni
mi fembra tanto utile
:

alla

floria

antica

il

(e l'averlo ritrovato

fiiperfi
il

-chi

erano

quelli Pelalgi

debbo ad Omero,

e Paufania )

ARGOMENTO

kxxviii

nozione d' ttiowt , e


Ulule , rinvenute dopo

la vera

quanto

vigazion

d'

fecoli

la
il

si

contefa na-

corfo

di

tanti

4itf. ove ha fuo fine 1' opera . Si projtf. num. a ftabilire la medefima et,
e la doppia colonia orientale , che venne in noftre
fpiagge con diftinguere i Falegici , ed i Fenici , e di
erti la gente pi eulta, qua! fi furono i Gioni . Sembrer ftrano, che Omero molto avanti la ruina diTroavendo
podi
i
Fenici neli' ifola d' Ifchia a Napoli
ja
vciniflima , niuno degli antichi, n de'moderni fcrittori
il vide:ma far di pi alto fupore,chc elfcndoci due
ben lunghe lettere incife in marmo in Greco idioma,
le quali ci rendono certi, che ne' lidi di noftra Campagna ci erano Tir), e Sidonj , non mai quelle fi tradufiero, ne taluno ne fece bell'ufo o per l'origine di
noflra citt , o per la lioria
Con quanto lungo contento, e con quale follecito Audio , e grato inficine
s'
il hi Urano
quelle dite pregiati (Tnte epiflole ( monumento antico, che non v'ha, ne fe ne /peri il fecondo) non penfo, che ci far, chi fubito non fi pie-

Nh. $60

ficgue in quelli

ghi, e fpinga ad ofTrvatlo, perch gli torner a bene,


ed a vantaggio: e taluno d et gi grave monter in
ifdegno, che fe n'avvis [toppo tardi a conolcerle,ed

ammirarne l'ineftimabile

ratit.

Difiinto co nc'luoi argomenti l'intero


fe

ne feorge

con gran chiarezza

ed economia

la

quale

la

volume,

fua perfetta uni-

potrei altres

ridurre

in

affai pi corto parlare: .Sembra, anzi i certo,


che Fenici fi furono la prima gente, che occup la
noflra Campagna, tetlimonj 1 vocaboli di quafi tut ti i iuyghi de'noltri lidi, e (penalmente quei, che

quello

no-

Digmzed &y

Google

DEL

OPERA;

L'

xxxm

nomina Omero per ragion del viaggio del fuo eroe.

Indi nella feconda parte dell'opera sunilcono tanti


nomi orientali di noftra citt, il Nume, il condut tore, l'et, nella quale ci fi portarono i Falegici,
ed Fenici, e queik et fi conferma con un' ifto ria, che ci ha trafmeua Omero, e colle du? famo fc epiftole de'Tirj, c de' Sidonj d Pozzuoli,,. Vedendo ognuno i! tutto in si buon ordine , rimarr pago di mia fatica, e che a dovere, a fenza nulla confondere principio , mezzo , e fine fi corrifpondono
e
prendo coraggio a compilare il fecondo volume, quando
fi portarono in Napoli i
Greci, e far pi grato, ed
elegante argomento.
:

BREVI SENTIMENTI
Raccolti

da

fcrittori

bene

ces
,

in

antichi, e nuovi

afljceniil

<hwK Tip!
ini dToTutGlTB ,

alla predirne

Tifi)

TlHlhitUI

quali

fem brano

opera.

lfHS TI tri

Sat-

XSU ^mUtJ.tm Iffr/W, X.T, X.

omiii Sicilia bubilurtsnt

piruifqut adjacembm nfult

ThiKii

lib.t.

occupali!

ed muri pmmonto-

(Te.

nBm.i.

Ex uno

capile Muft (Geo. io.) fi modo refle hlttUitt


p!ura,(y cetliora poffunt enti de populorum origimbu
omnibus, quoti/uot fuperfuni ,vttujijfmarum geitiiim
.

Digirizod Dy

Google

Ei Biinyta^riu/lic ts
>j>b1p.;i ho.t'

6w

itK'/.i:

eVh

sti

rot urols

i'

^1'

"iTfia-

dirikynv

s-Lr,y,'..y.v

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ran-i-

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fiakura

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paijftmum alitavi fe-

^"fii

oT;

yaji jrptfiTOj rps

rAnr"." *ai-K3to<sTiii

to7s

[ji

s'j_t-.'

S;

pKaftf,ts

alienando cogemur ih contradccre

qxmur

amnibm

ig'wfisndunt crii; noi enm pianili jumu!

ab-

fiate, fed pkrofitue m'ijfi facete , vtpoie band d'igni , ut fi-quemur: de ih unis iuJiuum )':;<; .ijuct plurima rete firipfiffe no.

vimm;

ncque lontra

trntes

philofophar convenir.

Les et/Ut de no! fransi/, font

fi va/lei,

&

monumem

le,

hi-

fi fori tnullipliies , qu' un doit favoir gr A quicenque


entreprend de fixer leur utilii relle , cu tcLive ,
de trade ttmmtuet rotile! praparrauiet bus dffrem befoini de

foriqiies

&

ter

cent, qui cbcribent i injimire


Lettre: d'un

7i

Stancar

jcui'.c

rf cfofei,

Dt

li

// f/J ferrali de

que

Iut

lotti

pbiKUK

le

monde

fon opinion
M.Mnicrtc

qu' une verit cfl

i emife de certame!
RilMiun

dir

que

Londra

psrf* ^u'

grandeur des Eom.iins, &c. cap-4.

penfer eiitrement

blc de faire ualoir

Dh

uncrLilins.

fnjtss

pa&

les attira,

e#

&

il

par

efl

iW

loSn-

10. 1.

diffculti

o;

17.

WS-

193.

fiffifameW prtmve

fur la libctt

17^1.

M.

qii

, il ne faitt pai la nier,


on ne faarot Itver.

Reinhard.

Berlin. 1761.

L EPISC. PHILADELPH. VICGEN.

JOSEPH SPARANUS CAN.DEPCT.

-PR/WCEPf BMINENTPSSIME.

AD

egendum non ftmplici vice aggrefui firn , Princepi fplmiiJ:i;,,r ,:r.,r.:ri, . -:,d:t>r.er. alh-ar.tm . Jl-:i'. nr rh,r:j* 1 i>c.
/kwj fwra eruditami orfcrg.n . :.<;;
,
ab Ditte
indole eque, oc fimgik genero/o , licei de.
namenti! prxdiio ,
Lingua C ras prefifora tpc,&
fii/imi Viti Intubi Martelli regi!
orimUlilms -difeiftis in ine urte fiale
fide , qui hi Grtcmkis ,
fini dm demiratu! firn , qui fieri pprima! tir, elaboraium :
sntpiijf".' d.i h-m- mulms rum
tt-ir, t'M.jns
..fc tiii
:..
?:jS
hngcm .eiaittm i: :n hmcm
,,>; ,;r/J-.:,v.i
jcriptoribia
prtftriim homero , sique
erdnis
lamerint, qua in primi
;

&

&

^uJ'omlmmTmii
mimi

'

ewf

loia
,

tam

&

p'imum

obi

fpte.!i 1 i:ltm.r::

wgul.Tii;:,:;,,

?;-.7.'.-J

in ine
-r

vdtqitivitm n-Ji-

i.j:,..ni!:ir iminerfi . Prieelioni Grecarmi', tii-ei.iutm iwiV'f-Tt


prijra .-j,ji,.,s lemma tam
ab/lrufam mythologits -renna ,
deletUr.h tWm, >iwi.,vai ed , ta ad cenai patria! iifrijimc .,J;xer,i , in ihque Ictittandis Marker excHelur

ter httc

citrife,
ftri,><

&

.-

animili-, alane evibretnr.

Put

ti-;

j'jviki.

nua

Imeni

egregie ine-

hhic fropterea libi gaudendum efl t Praful Eminenrita! eh AuHor


',
Cam cernas , quanti stimondum fu operam navre elhnic/t
tijfimt

h^uetml
pretendi

Itiiqt

uL

ffi

.*9wr

^uamX^uTfibeU^um

1!^ *JbSPZilS!!!?,

JW

e*!, /

en

nfipen-

dicum lamen flura, quam cogitimi Laudando demani


Invimi, qui, dum non una exiiaia dottrina vmi ubique jui opera

ile cogitali,

refflit,

aitamen

etti Ih

<t

<

"fi

f
tfrei! , li plerique omnti imis odjcfi Jth piacene , dum fenbat , e
contrario eofdcm , qutm pur efi , laudibui cumulai , exomatqae , exqae
pectore . Cm nsiem ite
fine laudei non in ere nafimtur ,fid in

Temi.

>

om-

&

omn.s non amtatat multo fratte


/vrertm
jtatts

Tue

hoc

lem propaga?

n,l

cantra ejl

aoMmm

edatar ut

, vtrum
ione/lari, furo conqutn arbitra Emtnenifiim* Pot-

hcem

ad extremamque
pafcrita1
rJ

Ncapoli ex Regali

Dominicmorum Canotto

Omni

* d.

j.Id.

OS. tygj,

ventratione obfequenlilUmiB

Joackimta Mfjui Provinciali:.

I.

EPISC PH1LADELPH vrC CEN.

JOSEPH SPARANUS CAN. DEPUT,

U. J. I>. D. Bernardin

Profcfor rcvideat

Ambrofu

in hac

in'fcrtptk referat.

Studiorum ISniverfirate

Danna

Nespoli die

8.

Apri-

NICOLAUS DE ROSA EP.PUTEOL. CAP. MA.J.

in

Napoli

^"nT'^e
nuova

tn

Scc.

il rjiide

v?rfola'?Ja

eetiimoan*.a olle

''''to'

t0},,TZlic

tarili

t'frl

d%"U

dona f impicC, ni fi :,:,::, .li ,i.;.kJah si .i:iu,i,.-njj;i-j n.C.i..-como Matterelli , eie delle ftefe , e di ogni allra parie della Filologia ha fapute fare ben ricco reforo. Anzi fienaie Giacomo emacio intitolando una fila epericciuola al //rande Arnoldo ferrier , non Jolo gli
fa graia ricordanza di quel , che aita da lui in fua giovenci apprefo,
ma prole/la reca, fi a gloria di fimpte chiamarlo in a-vvenire fuo Mottoi," il ncfho Giovinetto I/hrn abpalefa una fimik
K,-.-.nd;%-.-..-, .1:
animo , con franca fchiellexsa pubblicando nella prefazione da chi , e come
abbia egli ricevuti ;. i . chi .J.; l'i:-:'; c^ipinmiro .ali r fua Opera per avventura fi richieJca
Sono di mi Liuti, Ciurme il nojfo Achille ha.
isin parte condono a lieto fine il fuo lavoro fatiseji-bm :i/i:;e ,
gnijfimo, non eie delle /lampe , delle giufle lodi, di cui la foggia Au.

/Ir;

..

XLIV
tichitk ha finente adorni coloro , eie altra fine imi hen riguardato
che il vanto , e il decoro della Patria , e fra le quali rimarehevoliffma quella , che pens l grande Omero ; Che nella guerra C i/leffo
pugnare per la patria il pi faujlo , e lieto di tutti gli avfpK
Toma perci a fummo pregio diti* taftra inmenMrofa Napoli il travare nella fua numerofa , e giamSmnu NttihS ehi prende cotanta
cura della di lei illutlrc fama, e chiaro dime/ha infieme alla fi-diofa doventi: , che nella pili frefia et ben fi pojfono intraprendere opere grandi , e degne di ratafi letteratura , e di maturo fenno .

Napoli ij. Ottobre vj&i

Die

16. menfis

...

Bernardo di Ambrogio.

Novembri! 173. Nespoli

V'ifo rtferpto Sua Regalis Mejcfiatis fui die la. eurrentis tnenanni , ac retalione U.J. D- D. Bernardi Amhofii de commiff,
fiate Reverendi Regi Capetlani Majotis ordini prafata Regalis Mo-

&

jtfiatis,

Regalis Camera SanSa Clara provider, decernit, atque mandai,


quod imprimatur cum inferra forme prsfentis fuppticis libelli , ac *pprobaiiomt ditti Revifinis. Verum in. publicatione ferverne Regia Prag-

matica: Hoc lLium

"

GAETA. PERRELLI. VARGAS MACCIUCCA.


111.

Marchio C.lus Prafes

&

III.

Caput ula Fiori tempore fub-

firipttonis impediti.

OignizMD/

Google

Ebone, prima Deit

DE'

Napoletani portata di' Fenici.

de'

SUOI PRIMI ABITATORI.


talento d;
to per
'ir

-iJ
]

93

delle famiglie

onor

fotte

C 'P'

non

fingerlo

per

amor

ma

della patria

altres
,

le

,
il

eh'

prin-

fi rinvieni: altu, ed illullrc,i penlii a


e Te la citt con il correr de' fccoli
, fubito avviene ci, che altri
principia l'inuiyii* vihu*
,

grande

avvi^'N

mrur.- e di quelle citta li crive eflere (lati i


o Eroi,
Dei.
in il felice Ragioli d luogo a favole, comech ordite con

Ma

fundatori

ne non

a alla ftoria . Altri per pr^i;ni ili


r.L etil
daranno opera,
tender chiara l'origine de' luoghi, ove lrtirono i lot natali,
:
le poetiche invenzioni
mentre io con duro , e lungo
I

""'
ri

misirc delle tini deve prenderli

dalli

falciare col folo aju-

ft<

DigitiiM &y

Google

FENICI PRIMI ABITATORI

dire nella prefazione di quello volume, che per trillo deftino non v
ufo d lecerli, f non d pochi , perch pochi fanno, quanto a
{evale il farla, ed il gran utile, che ne ridonda.

iella Cini di Napoli , le diedero il nome


documenti /icari dal laro /aggiorno ; ed

1 Fenci primi abitami


Hi Partenone

in quale tri vi /i portarono

lATOn vive tempo molello Audio


lingue antiche,
fapere,chc
porre
dubbio, che Feni1^1 ed
1 " mandarono colonie in Jontiniflime Provincie, non che nelf
fi

in

delle

allo

si

all'orientai

fi

pofa

in

ci

non follante- col pronto ajuto della ftoria, ma


viepi col vederi! da per tutto voci di tal nazione pffiam dire, che apri
bel fentieroAntonioAldredo,indi l'immortale Samuele Bochart,ed il
gran Dati.lezio ; ingrand quello illuftre argomento Teofilo Gale ne'quattro
voi. in Inglefe col titolo : The court a/ the gentile! , or a Hfcorfe touch'tn% the originai of human litcrature,&c. oltre Gio. Clerico, e tra'noItalia nolra.fapendofi ci

si

llr il dottifBiiio Mazzocchi Turi ifiloori Tirrenici , e ne' Bronzi d'Eraclea, per tacer aliai altri , i quali eziandio ne diedero nelle lor opere
grolTo faggio . S fa,- che vi ha non pochi , i quali Midifconfi di tali ihidj, e gli hanno a vile, e danno ad effi nomi fvantageiofi
ma altri all' oppofto rifpondono , che fa meflieri aver mercede (6 quelli non
curanti l'erudite dovizie orientali, perch ebbero la trilla forte di
:

mot

pere, e iato huono, e lei


compolle, ed intralciate i .
vertale, e fui riempito divi

indi per.
ti i luoghi delle Tpiagge di noflra campagna han noni Fenici
chi Omero-fa per gli nofri mari per lo pi navigar Ulili , mi piace
determinar tal viaggio finora fconolciuto : in tetzo luogo palfer non
poche voti, e gli altri monumenti, che quella gente ci tramand , che
:

i.

>

Scrittoli,

quali dille irmi Fenicie

bui

ricavila li fiori).

Digitizad&y

Google

DELLA

.CITTA' DI NAPOLI.

ne' Greci fcrittori fi rawilano , ed alcuni ancora durano per nolra fima. Indi fi conchiuder bene, che lenza tallo la noltra citta fu abitata da' Fenici , ne vi far alcuno, che il vorr contendere.
j. E mi piace cominciar da Gaeta , per non portarmi pi lungi , e
n'andr per lo folo lido terminando a Capri , e Caci rincrefcevole mo
to,fe anche ne girli per gli luoghi mediterranei: e fi vedranno tutte le
cin di nome Fenicio , lenza che o muti elemento , o ve n'aggiunga,
come coltume di certi eruditi ,e poi yoglon fede, non per altro , perch fon tali ma li cerca il vero da chi legge , ne li penili a chi il" dice, cai et , ed in Greco KaiaTTa, l'etimologie fi ollervano ne'comenti di Virgilio, e di Strabonei a me piace ci, che nota Cafaubono in
quello geografo pag. 156. Grammatici alimi { nommis caafam ) comminifcuniur: volvrit enim T*pd - mun dici , quia Hi incenfa funi nave! Trojanatitm: incerto, in quali lidi incendiafTero le navi le donne
Troiane, fe in Sicilia fecondo Virilio, o in Crotone al dir di Strabon e,
o in Gaeta, come vuole Plutarco in Romaio:ma l d per fcuro.che
l' incendio lgul
per la noja , e grave tedio del viaggio , ttdebat pelagi pirfent labarcm . Or la fola Cajeta in orieniaiidioma , cio s n
diri dinota urbi udii
onde coloro, eh: fcriflero , che nel porlo di
quella forti l' incendio , hanno maggior pregio di aver detto il vero
4. Siegire nello Hello lido la cittoRMiA- , c poi aggiuntovi il digamma li dili Formi* , ove il grand' Omero finfe 1 Leltrigoni , anche voce
Fenicia, ficcane fi diri nel viaggio d'Ulid chi non vede, che Orni*
ekt di n-rn, ed anche movi, cio ormia, dolus, infide, come li diinfidiarum ; li sa che trame ordirono ad Urine, ed
cene urbs doli,
a' fuoi compagni i Ldlrigoni Od. . Oli ha apprefo folranto il Greco
,*

&

Greci

Per

ilabilire si

buone conghietturc , Omero appella quella

citt

nel lodato lib. vr.Ei. Aa'mr oir rmnca. Lami cuccila urbi; ed i noto, che *ore> Labrn li fu fratello di Goliat 1. de' l'arali p. 10. 5. ed Leftrigoni cran tutti giganti, minturni fi dittero da TW^B a magnisarbortbm, ovvero a luco, qua! bofeo ivi era famofo,onde Liv.lib.17.c57.
lucum Maria (riempia) de celo tana:
dice Minturnii <tdcm Jervis ,
e Lucano lib. a. V. 414. Umbrofit Luis per regna Mariti ; Plutarco,

&

S'mveffa, e Shnpe

che

il

Bizantino icriveBirii'i

pu

ufeire

daino,

oleum, ovvero ofa, fon troppo noti gli oliveti di tali campi; e fe
pregiavanfi pi de' vini, che nominavano da' loro luoghi, onde
fon celebri prxla Sinvefana Mart.ep. 3. lib. 13. i Paleftini curavano afr altro li nomina ne' fanti libri. Indi viene il pi gran fiudi noflra Campagna vulturnus : al Pellegrino , che riempie afli
in parlando di quello fiume , anche vien rilento dell etimologia, e traendola da -joIvp il chiama volteggiatore , e ci vuole afficu1161

j Latini

fai l'olio,

me

membrane

3.

4.

Cajaa, Femia

Ai'

Lami mfj

Miynnnt,

rare

Vglimmi, voti Fenicie -

Digiuz-cd 0/

Google

FENICI PRIMI ABITATORI


Ha

rare, che non altro fucina Valturino i,t non trover chi il creda.
non cUcndo n Latina voce , ne Greca, chi mi pu oliare, che Tenti
mal grado il deduca da tnn-i
gli (lem elemenii lignificanti
, effondo
abforbem-malos , cio navci : che tal pericolo correder i navili in vail fa dire il ridir Stazio dallo ftcllo fiume a Domiziano nelle
Selve Iib.4. 3 v. 7 a.
Camporum ione condnr meerum
1

licarlo,

Qui me

vallbus aviit rcfufum,

Red^legbut alvei

Me

Et nane

VII PaSSUS

Jtm

ragion vera dunque


botar carina!, &c.

ligafi:

tubbidus, uinauQue
pl'tUS CARINA!,

ego

DUBUS

pontem fero

Affatra'ti

pcrviufque calcar,

[pudet) am'nis

effe

Fenici

Volturno

il

diilro

cap,
,

&c
giacch non patir-

Pruova fino all'evidenza, che tal gente in noftre fpiagge fi fermo


la voce LI T EH Ni] m , fi curi poco , che i nollri fcritton la derivino a
iinttiiiit, perch folranto fignifica ad gallinai, ma llvagge, e dell' Ebreo , 0 Caldeo \-\rh [e fono le.medefime lettere, che Litemum) la
nel femminino nj-nv , ovvero
. certa verdone
fi ad gallarti , e poi
mir ad gallnam , e tutti quelli compili tino pretTo gli Ebrtocaldei
i-Zj-uin, NIJjin, Viim, rv>inn, r-m"in,i quali traduconli galliti
Sallinaceus , a pi prelto gallai feperbietis ; perche ili vale exfalt.m,
c i'J , e rvi'j exfult.ui'j : ali: ficjm, clic i~n li gallui, e ru-sil,
gallina. Ed ora la prima volta fi sa, onde 'furta la Latina voce g.s.'.
lui, cio da hu, ionooefiere, e perci cri/latui lo lelTo , che japerbietn , e fi dice di quello volatile , cumc altres degli nnmini
e
Giovenale di Domiziano ferine fat 4. v. 6g. Et tornea Mi j'urgtbmt
crilix (cio iatumejctita) nihil eli, quei credere de fe non pojjit , catti
laudamr Di'ti teglia Potcjlas . Ed ognuno trans ammirazione , perch
n Voli neli' ErimoL nella voce gallai , n il gran Bochart nel Jcroz, ove cofe nuove, e iiivie r-iccilic di tal uccello , videro il iigevofe,
e pronta etimologia. Ninno dunque oler contraddire , eh; titernum
dea da r-ijirrt, ad gallinai, quando tutti fanno l'epiilole di Tullio a'
fuoi umici, per atto d'elcmpio la 13. del lib. 9. ove dice , che pretto
;.

Litemo era la felva Gallinariat ce n aflicura ancora Strabene pag. 37;.


ri tKxu Trtp ( Ku'fOM ) itti 4s , . , hit , w riAXusprav KsAiiri , per
tacere Varrone de R. R. lib. 3. co. e Giovenale fot. r. v. 307. E quel
che aiuta forte il mio dire li , che anche a di nollri tali volatili in
quei (idi , e campagne fi veggano in grofi numero. E ci fa noto Suetomo n. 1. che Galua nutr tante galline , che poi rimar; il nome a
5.

Liuiman, non * Uambia-t

Tua origine orientile dinota

ai (ultima.

Diajttzed by

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DELLA CITTA' DI NAPOLI.


qUC

fi
'

J^G

" a

''h'

gran%lmdio\a'unitc

andar in lanuta contrade


eli- Pitiecii/h,

Di.-,

piffer

affili

il

indi

:,,

Accingili

tcl!:ir,nr

Che nel

Vinone

fiali

Marzocchi filmano

dalle

;ontefa

feme

noftra

in

i^fii

ftcf-

t.l-:--

eJ io poco innanzi
Tuvris

citta dinoti

Ni'r^lIliiK.

me

Cw^.in Gra-

di (fero

la

quale far

affai illuflre , la

ed dlndo alquanto fublu ne.'i Fenici


B

fiS<m:

davX ma" iVectih?

nni cnti
giornante perch fcrive Strabone
tal

j,r//;.,, t

ci

Bod lari,

6. Siegue cumc citta di notrle


lungo arguimmo parlandoli della

collina

,:i

C. :U :.:.

Ilchia, detta

die Turrh Phalsri

TWViij'JraFH

7.;

'''''

It"

fi

fiio^viftigf "

li efperto foto del

pentimento

ro

mat

Greco ne porge

pan.

573.

in-

C;-,^,-.v h

KiifWV srd'v b.^jVkv f aVi

lisi

f^X. Si?

S: 001
:he
Irli "mJ e;' ivi:;:
rt- tr.
,
Calcili;!; le avc^ni duo tal iiame dalla Inr O.iih.l , forza credere,
che anche qu;lla non in altra uniti fi in colinola. Nel lib. de' Giudici
cap.io. 5. l legge un luogo limile a Clima favellandoli di Jair Giudice

l-

.1

Mertaus c.tf f.uv,


lpur.u it
/.va, cui cfl vicnMum
i
favj il traggono da Di?, e s' intenderebbe, che fu feppellilu
eminente lro, e lurlc lnza far nome proprio il jm?
avrebbe potuto tradurre in excil;'}, tanto |>l che in Ebreo non v'ha, cft --a- ,tcabaloni, ma (oliamo
hf.dn.i r/ in c,:i>.,i.s
c
pure ne'.LKX. vecchi , a s-aj? P'.",
fepuhus eft
Ramimi:
perche quelli han mutata ia vera voce Cannimi in Rnwnsn , vcgganli L
dotti cementatori ; era <:i cittoii]; i;n';il!:e
-;r.:n ferlbnaggi, ed i magiftrat l'opra le colline, liccome ci avvila Alfunfo Ciacconio nella ftoria
li
ambedue le guerre de'Daci, parlali. lidia colonna Troiai

d'Iftaello,

Trap, ed
in

&

>

7.

Sari a ferino di ognuno, che mi

arftli

^
'

0 Volcano,fon nomi

pretti Fenici;

alquanto ndl'ifola

di

gran

FENICI PRIMI ABITATORI

n"in: non fido Strabene defcrive nativamente gl'incendi accama anche a di noltr le ne veggano aperti i legni,
caldflmi bagni
e le cocenti arene, e falutari. Non dar naia,
f
ofo contendere coli' immortai Bochart , ed il gran Mazzocchi , che
fono iti per altro fentiero in rinvenir l'origine di Kpaai. 11 primo nel
i. c. 33. il trae 1 flento dal Siro ravvi , che
dice dinotar
orvero

duti in quel'ifola,
oltre
f

Phaleg lib.
fimui , ed

indi

SifWW,

da

ria a fimm tqta

Greci interpretando tal voce formarono Vihecufa ,


fonia, e per ultimo itatini Entri*, 0 Miaf non aveller nares . UMazzocchi
dona ragione al Bochart nel Calend pag.34- Id itur efienda Radumi , fimimn fignficst: ma chiegsi ciotto : non dice Bochart , che min
lignifichi

fimi funi, come

in quen'ctimoogia

ttm nomenSjTMC,
go merc ad

uom

fi-

mia , ma firma, e tale animale in Ebreo parlare truovo dirli iip : e


chi mai pu penfare , che in Ifchia. vi firn potuto edere feimie , che
fempre taluna venuta a noi da lontanillimi luoghi ? tanto pi che i
da ttOoi, , ed j^ni , perche in ella ifola
fcrittori derivarono

ti*!

lavor;wafi

molto vaillame

di creta,

come

fi

fa

anche oggid,

li

Plin. Jib.4, c.
8.

vegga
...

;.

Volcntienffimo condono a Plinio queflc leggiadre

origini

pachi

gran Bochart nel Phaieg. pag. 517. comech l'origine di tal nome e diverfa da quella , che io qui ho appella . Non mi fi vieti , che ritorCoiai vocabolo foltanto nel cap. 11. 18.
ni all' min fimu di Bochart
del Levitico fi rawifa, ed i il renebrofo , e di norion s varia , che
g' interpreti fecondo la loro ftrana voglia P han tradotto , fino a darci
xo\rtitX*a , ec. ed i Ioli Talmudici , e gli Ebrei della Cagione barbarica, e gli Arabi, i quali Tappiamo, che fi fono per lo piti avvaluti de'
.

ha per origine pi propria d'in , ardore! ,^the Bini,


ni fi fperi , che qualche Ebreo
che "lignifica
maeftro il dica: ed ammirer tempre, che il noflro Mazzocchi, il quale ha dati grandi lagei in orientai dottrina, giur prcll all'opinion del
Bochart: e s'avanza il mio flupore in leggendo, che quelli chiama il
dere, che

A'pifjoi

di cui ci e ignoto ci,

monte Epomeo , Epspura , prcllardo foie a


icriflc Enfiti, il quale in geografica

ne, die

Plinio
facolt

e
fi

non a Stratosa

quanto va-

Oigiiizoa f

Googlt

DELLA CITTA' DI NAPOLI.


dipartendomi

-dall'ortografia di

Strabone,

e.

fcrbando tulli

gli

elementi.

Se dunque lenza (tento troviamo tre nomi dai fuoco , del quale i piena, avvifatamente diti a quell'itela, e miri e tre Fenici, non fi porri
tra due, che quella nazione vi avelie fatto foggiorno.
o. Piace vifitare la vicina iflctta amena, e doviziofa , che gli antichi

finter,

dine

o (limarono, che

prochita

lignifica

,e cos:

w^bi,

ed

iremuoti

la divifcro

dalfchia,e perci

li

vocile ['biiu , c-Aa prefica abJEnatia erat,e cii


Feraci anche a tale o loria,o favola predarono

ha

in Latino franga, con aggiungervi la n ,'che al paffato fregi fi ogli propria . Se per taluno avelTe vaghezza di
, perch non
prendere Tua origine da TU Jwwwi , io non gli farci molcllo , perche
fembra, che da tal fonte la trafl il itoftro Stazio nelle Selv. i. 1. v. -j.
Hic videi Innrimen, UH aspera fnthpi farei.
io. Ci avanziamo nella deliziofa regione di Pozzuoli , renduta piena di
fama da'conlli, ed impp Romani, e prima da' Greci, ed antichiffimamente da'Fenici, ed ora erma, e di fqualore ricolma. In efla v'ha adai
voci di quella gente, ma pi ne diremo in parlando del viaggio d'TJliffe. Al principio ci fi para innanzi il colle, e brieve promontorio ditdifeno, U1SBMUM, e perche veduto un poco da lungi fembra pi acuto,
che gli altri monticelli, che gli fon dapprefib , i Fenici il difiro tira,
che lignifica fiopulus mina da 3V acuere , indi viene T=> , e Tt>n
e
vaglia il vero , perch fi (tende anche molto in acqua , fi da a vedere
pi prefto alro, ed acuto fcoglio, che altro: e fi confi bene, che Giovenale nella fat. y. .57. dice, che da Clima fi vedeva in alto Mifen" 1 fi/pedui Mifenm Cumii . Sieguc la bella (piaggia di Baja , BAK . nome intero Ebreo rea , ubi Deus, cio divinatio : che quello
luogo flle venerando per gli oracoli, oltre Omero ncll'Od A. e Virgilio

mette

__lTEn.<f.
Del
E

quali vi /nfero

-ri

tituipanar, Strabene pag-37s. ci dice,

che coli i Cimmeri faccrooti procuravanl il vitto cogli oracoli , 1>


ani . .- ii parrwmiw . Si unifee a Bap bauli , bench- tutti i

i'

moderni fcrittori credo Mifeoo lituano tal villa: ma l'oppolio fcrive Tacito rapportando fa crmla morte d'Agrippina lib. 14. 4. Dunque (.Vera
taatrem) Bavlos, id.vilU nomenef, qu promontori um Mifeiiam iliBa/anum Ucum flexo mari altei/vr : quello laco fi il Lucrif la villa di Bauli flexo mitri elluitur, prefl Mifeno il mare non
forma fcno alcuno, ma folo prefl il Lucrino. Sembra fpiegarfi pi fcolpitamente Dion Caflio pag-oio. v. 8. ediz.di Reimaro defenvendo il porto
ter,

&

no:

3.

Pnibyia, ilfvmt. Sitti, voci

i' oriente

vero

[ire di

quell'alt

vj

OigitizM by

Google

FENICI PRIMI ABITATORI

M*

Jnnghexza.
Suetonio c.ifj. toglie ogni dubbioBfjfirum im\i;'<-'! u::<i-*-. ;l!w . Puidoianas ad mola joo* fere
er..;<, :x i;
f;,im ficuri che , fe giufa Dione il ponte
giungevi a Bauli, e Tranquillo vuole, che clli ne giva da Pozzuoli lino
di E
Milena, ma tal vili in ci
lttila urti incredibil

ai

fjlpnmi fai:?

niuno ui confidc ratamente ci di il Ilio lto , quanto Plinio lib.j.c-;. ed


a lui era ben conto , ave mio retta y-:: Uir.iji temu l'armala navale nel
porto di Milho, c :i in;-!-a, ci:: Bauli ra dopo Baja: C'amar, Mifcama , pernis Baimi,:, li..l,, l.a-.a l.i-.irimti ,
Anetaui ; diin Palco/; colarti*, Dics.:>-;hij d,:it ; pr,%uc i'bkrrsi ampi : Achctu-

f\u'ku'c
n "li

'lei

liifcerio

fa

''"T nSSetf'^rnini ^rtiffirm^ccJi"

Onerali''

.7-

Bauli, e non Baja.


[iufla

Ma
mi.)

il

nar:, onde nalcono

aliai

preno Mfeno
fcmbra clicrmi dimentico dell' etimologia , che
argomento me! tere -avanti Il verbo 1f3 domivoci, c quali i lsi. interpetrano xu'tfi-, vyi.

firv-, &c. ha altres Ijiia, che negli elementi viciniamo a Baui,e


vale princeps famittx : i Fenici vedendo i\ bel feno in Baja, ed il pilieto, ed

me

ed a

ameno

giova molto, che

idolo Baal,
ii.

di quella regione, H.duTero "jjjia, quafi

ma

Siamo

altres

giunti

al

tic!

i..nt

codice

non

Iona princeps;
il famofo

dinoti

folo

nome

di luogo.
lago, e porto Luchino Cilito in gran

nome

per

.rebbono lun h (1
11 iU. , forre patte
: proporremo. I Fenici fcrivevano Jip ? colle itefl lettere, che lucrius, e dinota ad tarau; che le moli componenti un bw ii|ipellsvaiicortma, il fanno certo le parole di Celare, che riferite Tullio lib. q.
114. al fuo Attico, e fi palla del gran porto della eliti di Brindili:/!*
iroqm porrai corna mola /ncmm Son ben ricordevole , che Spanhe1

iio

nelle dottillmc nlrrv.


;m ,,-.

fifra Calliriui-.-n

pmcummf

diri

(l.ibililce

Qji.il'cuiH.jne

ma mi

fcjvi:...- ,

Oxford, che una corona


Lucano lib. %. yo.

ediz. d'

vo

in

di

Prscipui in-.;':: fini


Ora pauta.
"fi.

Lacrima s'ii)R[[ti

gtfOfjr.

'

li

>

monti appellai
pi-:-

;t-,T.ua

ita

Pindaro

']

>v
Inoltre nel l' annoi. i/.ium a aci.aei- i'i.volo

ti

p-

male la
sa , che

M .',

legge pag.17.

tipttnt,

dell'

lnultrctruo-

panni
ed

ina

citi

t! pannai ,t

fi

pruovl lan

pili

ragioni.

DELLA CITTA'

gno contro Apollonio n-li


parole d'Efiodo, fa

1'

ArL;.;n.

Q'mmwh

Eri

ma
no

li

v.:K?..

:i

non

nifis

Iftro, e ne fa lunga diceria:

mo

tots^

DI NAPOLI.

km

il

inule avvalendoli delle

il

Lucrino,

ma

tifai Q'ttaioTo

il

gran fiume

gi a fua et l'Oceano credevafi il vaftiflimo pelago . Ed ora mi Aiben avventurato d'aver rinvenuto , che Efiodo chiama quello Lucri* nella Teog. v.788, onde rimane ferma , e felice l'origine orien-

tale di tal

nome;

nove
decima s'immergea nel Lu-

parla egli del piccolo fiume Stig;,e vuole, che

parti andavanl a perdere fotto la terra, la

il dice (l'wMO tpas.


Siam certi, che Strabene pag. 375. dopo aver deferitto unitamenIago Lucrino, e l'Averno, vuole l'acqua Stigia nel Lucrino: EVr

crino, che egli


11.

te

'

il

;;.3 >.Ai
ii vyTnj aJ^S, Tvmp.li Mi;' tr.i
iw S' oVi^ra
,
nini, ti ri!
uSup Hulrurns , fms tj ibidem nqs fotabilh u
ipfum mate , /ed r.i enim-i ,:hiia: 1:: , s.ygh miushi potante! , fi vede, che qui parla del folo Lucrino, che era al mare, e non d'verno,
the n' i alquanto lungi . N veruno dee turbarli , che Efiodo chiama l'acque prell Baja llWm's, perch ivi fono anche in Omero, e gii
prima di me a ragion buona il ravviso Oliverio nella Sicilia ani. pag.

fluvio Occam
4$?. lin. 1 1. En ut di/erte mt ( Homerus ) Uijifem
t-xivfli in m,-,ius, asqtie Utifium mure, quorum hoc intelligi man
Tyrrheiium, Uh vero Lucrnum fmum,in Italia opere docvi. Se dunque l'acqua Stigia trovava!! nel Lucrino giulta ci , clic ferivi Strabnne,
ed Eliodo , la di cui decima parte entrava in corna Oceani , \' Oremus
fono l'acque Ba;jne, e quelli [lue .r.itoi non fi polfijno contraddire: e
rendo il pi gran merito a quello poeta, che ha ferbata la voce ir,
quanto
rilevante
ed ha con felicit interpctraio il r^p ! ad corrai
Di
pefo, ed urgente fia per l'intelligenza de' due principi poeti Omero, ed
Eliodo, che l'Oceano non altro , die il mare ili po/./uoli , innanzi ne
dar neon trattabili , e lunghe pruove in occafione di difiinguere il vLia.,:.. .iMiin::~
~-kl r.
..^
1

intuii folle

il

Lrc\t fono.

Fa onta ad Eliodo il vederli un groffo filli, in quelli verli ,ne quacon Jbhme maniera, come e fuo collume, parla di quell'acqua Sii13.

li

FENICI PRIMI ABITATORI

fi

leggon tradotti covi


.

mi

l'

edizione del Clerico:


-jero J'ubtm ferrimi }p,ithf,m\

Multimi {ngux)
fiumhie finii

m'iem ni-mm

[nero
Oceani corna ; decima vero pari attributi! e/}.
Ni-jein guidiin ciroi te\r.:.;!.j:i:- , '& lata derfa Borii
Varttcibiii lineateli

p-.r

intorni, in

mare cadit.

Si vede, che li punteggiatura fallace molto , perche richiedel dopo


polli dJim iif<
Anche li fintalli travia dal vero, perl
ch f7/i* Suoni fft^fh- dir dovrebbe tttoypini, ed andrebbe bene il

|ulaBF,(

verfo. O'.iirsTo ti>& Hi folitario, n vl:a v-rbo , che il regga: quindi


f li ripone il nlpis in terzo calo t-.t , o come Ieri velli ne'vecchi tem-

con et ! :<>.-. irvi


:\inio , che il divide
di Iiarai , fift. fari nativo il fentimento , che la decimi parie dell'
acqua Stipin l jKnk-j nel Lucriti", i'rii-u <;,;.? ff^wii Ed anche
nella verfion Latina quel!' interrimi non fi sa a qual nome l debbia uu,V , li rimiri bene iMrer/a E
nire, mi mutatoii eJjjj-jk'iS- in
credo, che niuno mi far moleftk,che ha recando ragione riltibnito si
bel luogo della Teogonia , che polca con brieve IWio far il Clerico,
e tanti altri egregi cementatori
i+ Ed or mi fomicne , che anche in Strabene intorno al Lucrino
ove fi narra, che Agrippa rilece
vi ha fimil fallo de'eopatori pag.
porto Lucrino per l'armata d'Augnilo, e poi fe gli fa dire, che era
il
pi n/p

onde poi

furie

i;

inuriiis : tanto pi che Dione Calilo pis- Sfi'dell' ediz- di Reimaro oppoftiflimo a quello ciano gettalo,
tal porto (icuillimo a' navi, che quel confolo rendette
AjvyVnsf sanciti \iplia< Tatrti^uTsisi niif^ir , grippa cmt
cjfecit partili navimn palloni aptijfinioi, cio j'Averno.cd
Ma era facile a Silandro, Cafaubono.ed agli altri comcndi comporre quelli due fcrittori , e quel!' jj^w- rifarlo in
ho parecchi efempj di lmil Mire di coloro, che trafcrivcvino i libri , di mutare 1* 0 in a , mi mi fo pregio llranto di
quello, che in Teofntfto vide il grande Spanhemio in Callim. pag,^!.
il belici ,, J?
ilatimu

nii.

71.

e ci fa lacere
li

fctfsiiSit,
il Lucrino.
tatori

i TtjHTtli , utili! :

ove leggevili W i-Jax.uto, m vece ci k'i. atititas, e di tal correzione ne vuol fama: e di quello di Giufeppe Ebreo A'i^. L i,c i. ove
parla del fiume Eufrate, ed i coniatori han pollo irte firn in vece dittici
13. 14.

Limghi d'Eliodo,

Suabonc ioloroo

il lago

Utiing

icHituiti.

DELLA CITTA'
in
che

fiiiiui ,
il

limai

dottillmo

reltitnito quello

DI NAPOLI.

it

(iccom; con faviezza ha corretto Voffio . Credeva


nell' egregie annotazioni .il [uo Dione avelie
e Urano , che neppure il eira
, ed

Reimaro

luogo del geografo

quando era opportuno a porger luce alfiio Dorico. E chieggo , clic s'abbia per buona la fcu& d eLlermi molto divagato nella nativa etimoloLucri!, ulcito ili TV"1 id emiri : ma il compenfer , fenz*
fi domandi, co:la
brev::i in curii. di fm-r-H
15. Strabene ci guidi ledele ;>cr l'origine Fencia d putf.oli ,
mentre parlando dc'campiFIegie^ehe fino prefl tal citt, dice eie;.;-;.
Ti VKiytmi mAa,uin> nifiiiv ,i
ni -t n; y,yx,,ti uiti*m
ix
AfcaSi., di un. *.*.' Ti flZPlMA'XHTON
J-if. un SI c'c.m,
ffiw rff rain^o Fjcgrae nomine, ac de re ibi cum gigailibm gefta fa.
gia di

che mi

ferrilitalem
hi
tu ^ntJ.pi.gnrt-j/f,
e nel Geneli 30. 8. leggiamo due volte Mi voce 'n^r.si o'.i'b iSinBJ,
e S.Geronimo li aj.itatii piii creilo della verlione de' Lxx. vecchi,
che dell'originale, che ci d, hllntianibm Dei MLitn Jum : indi nel-

ne fama un nome proprio, che a me molto giova tnw; ficch non li potr dubitare, chePureaii liafi coli detto, cio urbi cmnaiitaiit, liilU, perch molte nazioni per 1' ubertolb
fuo fuolo, e per l'amenit ne contrattarono il dominio; e ^ine, ovvero o-nnuj, cmtemhnei lgnificinti, d;i.
lulUtus c-t. E Iorio iti
molto lungi dal vero ed antichi , e (rclciii icriit'jr: , che traITcro tal
nome tibuteis, ovvero ti pinete. e
clillI
,
i",iin creduto pi antico
Dicnarchin , che Putceli , come fe iMLti il. iti in tempi pi rimott i
Greci, che i Fenici : e fembra fegur cotale opinione il gran Mazzocchi ne' Bronzi d'Eraclea pag lo. dicendo , D'n x.irrhin , ginn poliea.cohiim Pmeelnnti : oltre il Oliverio pag. 1117. il quale anche afl:rhee ,
Dicxnrcha amen ditti ,c perch Plinio avea Icritto femplicemcnte Fineoli evienili Diesn'1-hia dilli, egli vorrebbe rilare , Dirtxreiig unteti iRi . E per ultimo , penfo , che nella voce Putenti vi Ha rimalo quat.
che fegno del Fenicio, perch r.i
na[iv:inier.te u'eire-bc pi-jmili , e non Filiceli ; l vegga Perigonio ridi' annoi, in Eliano pag. 745.
16. Rimane, prima d'imprce-re il linaio d' Llide, e poi arreftarli
in Napoli, d fare un curio fuggevole per altri pochi luoghi rli Clima,
e di Pozzuoli, che fono dentro a' lidi , e dimoltrargli tutti Fenici , il
clic- viepi confermer ciicr vsiuita t.d ni/icne in iinfiri Campagna. Si
cominci dal tanto rinomato averkus , che pochi dubiteranno , che
non l a licito da ini?, cttims ; fra le n,i-/.i;>r.i ciT.'icne del verbo njt
vi ha extirrmih . Per far certa quell'etimologia, altro non v', che legfiere il principio dell' Odili. K ove Omero col fuhlime fuo dire deferive
wmA.
hi c.liyne.e l'orrore, ove abitavano i Cimmeri ria, mi
film, 1 quali verfi poi tradottili da Virg. nella Georg. 3. J57. e da Ovd.
lo fieno verl

il

tello lauto

-.

: l-

B
15.

10",

Filiteli ia

nelle

Fenicio urli 11

igitizod by

Google

FENICI PRIMI ABITATORI

ingiuri

profem.il/ii

d'Omero

mia n

7-3,

si

nera, che

imo-

/>;\-;.<j

fi

>:-..

.1

cfer

ili

Pr

pingue; marno quitto campo

fii

Icmprc fertile, c pingue , olire fe granili lidi , clic gli di Plinio,


che tanto quello fupera l'interi Cambra neli' der tortolo, quinto

flato

la

tutte l'altre tetre

:n\m/-.\

verjs terrai tenpxs


17.

Etimologia

di

CV.j.i/'...;;

iib.

r.uicctiil

Cerna, moine:

e di

u. ri;, mfll mavtem aiWitti (jynj fan t'm.

S. c.
,

Igieni

Terra

ili

li'joro.

tnpur
[)

t-r."jr,i

mii

qisl*

-i;

i.;.-.id

sino Irago

avvilirci in

m\fj.ui tk

Anzi Pem-

i<;::-l.riitt<t.

che-

autori ti di Polibio

it'\tyr.-i

w, ifffi V /
ma io dirti con p

Tt-'j

le

ih

;.;>-.;'.

rapporta

Kinidj

/'.

il

i.kaioiiu-

Chi-. =ri;',

N.J.'.'j,, elle

J ;ij

dhas pcf

pi vera interTOIpos quillinm incdticrs Tyrrhem , quorum tvulpnrs


irl.it, qui ff.il vii :-<:afu^it,s!qur Scimi: quel -ots

mpi

li

ii.rf:

pixch l farebbe dire a Polibio, eli: friin.i


Phlt^rst , ne li tr<>vcrrdV;i : ^ntc- ;>i
,1
10 ave ^ (jjtojonje jffajflune volte

liice.lno
:

-a

itini'ii:.-,

jer vezzo della Uii^ua,

iufla Polibio

lecito pronunziarli

F /:-".:::

qniik'i i

partito Pilg/rra,

e poi

Pih^us,

cr.urfiitiait , per pqflccScrf anche dagli Dei,


che fonerebbe /urei
non che dagli uomini, ficcome ben mi avvila Polibio, e Strabene. Potrei aggiungere, che in quello nome Greto, e Latino vi fi feorge qualche Pegno ilei Fenicio, perche [e ce l'avelie donato qAfyw, ian-bbePifrg*m, ficcomc abbiamo da efib verbo Pbhgcton, Pyriphlcgcton , fiume,
e Pilegsa, un de' cavalli del Sole.

10-Pet
iS.

Campai PNeffm, qudli voce non Grccj, mi pura

Ftniti.i

14.

FENICI PRIMI ABITATOR.

in favellando della

poeta)

al

cr

i.

Hsmt

naVg&ion d

"

Ulific

eftndo proprj

di'

quefo

'

t'Etite

Iudjo

traCums,

ti

il

;V:. L.,:l.

Ugo d'A verno,

S-;;;

ed

AilxTt>fi.i fj'.ui .N.-^i.

DELLA CITTA'
ne,
eie:::

la

di

Merari

Filiere, del Sebeto, d

l'esatto

^SS"

le

lingua n' e

EH NAPOLT.
,

u pgo

Edipo a

iS

e d' affai altri , ma petdii tal


Ciro ri Issarlo, fcorGi rutta

me

quello

1'

nudi' opera, e a

di

in

noflri d

Sono

'(lato

rellio

pi

l'etimologia di H'^iUin, perch malagevole molto il


tagyio contro ad opinioni anlichillme, ed in ninna et
fembrer, che non ft fcrive da fenno, k fi
'
''
'
" ~f
, Hercules

mare, e citta
ce porri, lunghiflmi argini
che non di raro le autorit, comech gravi.
Io rilruovo quella voce HV**" ulte

la , oi ftiatintit , n quella citt , ove anclie furono i Tirreni, ginlta la grand' ;uiu>rii,i d
Straluni: p:' an/.i recitata , pt avere
altra etimologia. S'aggiunga, che eziandio stsbii fi ha dal fonte vei

ro taf inwdatit , m'i-erci t>:-ffom.,;t.i , e.] anche i :i.:tcfyfintn , e s' in.


tende dall' incendio del Vefuvio
n fi pu dubitare , che indi elea tal
:

JI.JJ.

Hin Wiirfl, Pcnji'i';, Stli/JTsfuviiu, mtwi A JWm.r, tutti detti dal


il

fuaeo-

nome, perche
Tuliam

FENICI PRIMI ABITATORI


i

Rabbini n' han formalo HtJi> ardem libidine , e noi


,fiufa'nul^ti^^ ajuta anche iljnonlcj/e-

vocaboli fiafa

diflro da
13 , nii ffmmta : 5. Gcron. ao-w in
ii tr^.lir.:- ft.umn.i, <A
r.xx. Vecchi
in DJi;!e ^
tal monte , ovvero pi lincer l'attendiamo dal dottili. Mazzocchi , proni -'t^'.'iibci tv/. Calendar. pag. 593.
e/m naminis verifimum erymin ex primigenia lingua . Ed ora
intendiamo, perch Orteiio da al Vefuvio altro nome , cio MtULUS,
che nafte di "via, exrinJrre : e con l'i.i.-.-r.' JiJTI.rvL.iiiU), che quali tutti
i
luoghi , ove fono Volcani , fi demomnano dal fuoco ; cos anche JErn
viene da tuin , finirne , gi offervato ila altri , ed io innanzi ho rinvenuto in Ilchia pi viti polle a quel!' Illa dalle fiamme, Inarime,
Pthscufre , Epomsm
Non farebbe importuno aggiungere , che quello
noftro Vefuvio fi chiama ancora Moine d sojimi niuno temerebbe;
dire , che viene da Sumrnanui , ritrovandoli in Relneliu ci. 1. 144. un'
exsvpf.rantjssimo
ifcriziune, che comincia iovi . o. M- svmmano
&c. e cita anche Tullia de divinar, e comenia , che Giove avea tal
nome, i^rclie creuevali noBiirnarum filatiniaa diminu: noi fiamoben

mentc i Fenici il
Giobbe 18,
ed

forf quella liete origine di

(A-.'E

col. z.

conlapcvol delle fiamme fierniinatrici di quello monte


ed ufeirebbe
dal Fenicio
dinota leiic, che fra l'altre lignificazioni
brofus, e co> i: imr.j in ui.i 50. 10. O'jcaio n'nos, e la volgata ripone, caliginofi quafi morrai : mie ofeuro, perch tal voce i Lxx.
:
l'Ivan tradotta s-cm'-"-",
invin'i'ient
Or ci nolo, che que:

po

Siimmanus

nome Somma un de' retaggi dc'Fenici abitatori delle noflre contrade.giacche il Vefuvio tuona, fulmina, e reca caligini , gli Ila bene
moni Summanns , come fta a Giove Tonante , e poteva ci rawilare
Reinelio. Se nella voce =':tok vi l'tt di pi, gii i gramatici awertilcono, che li fuole aggiungere.
llo

'

3,4. Non mi fi vieti, che di nuovo mi porti ad HoAfin , e fermi


viepi, che abbia tal nome dalle fiamme ; ritniovo , che tal voce 11
data, ove vi fono fiati fuochi fotterranei , quindi in Ilchia fi legge un
altro Heraclium , ficcome me ne rende favio il gran Mazzocchi , comedi* egli penfi altrimenti nel Calerli pag. IJ4. n. 100. Non Heraclnis
. . -fed panni
Heraclium neutro genere ii toem , opinar , dicebatur :
nain Ytfi&ititn (Heraclium) Htreulh remfhun tignificai ; ergo ta nfu.
Ix (Tnarimei) regia, ubi S. Refiiiut.c rji-oai f, p:d:n,n fuii . . . etim
voeabamr Heraclium 06 eam eaufam , quod in ea regione aliquod Her-

culii

remplum fuerit:

ina forf pi

fi

confi

1'

origine dagl' incendj ac-

, de' quali da per tutto in ella le n'ammirano i gran


Ma la forte ben lelice mi Ila rendnto pago di quello mio penfamento, perch mi ha offerto nel tclbro di Errico Stefano nella voce

caduti in tal lfola


fegni.

14. Si uiCcrini

con

tari eltnipi,

che

H'fi'tW

Hcr:u'.anct,m voce Fcniiia.

'

DELLA CITTA' DI NAPOLI.

il
mime:
diranno

die

li

S;.nn>

nume,

lutti

icorl

i lidi

ferivevu ai'rcsi

pipuliquc

.ftjT,//.Vv

e citta,

nuli ra

Sorreot:.,

.S.-.iiih

a!

c.l

all'irla di

Cipri, e

fi

Campagna. Ed inquanto a sarnus,

J,;irav, porcile in

vicini

Virgili, <d in Siilo


]^rrc

:i.:i

ii

fi
legge,
vocile rborrc i'v-

RN

iM.'fi-.
benefit cru .nume minare U doppio elemento
in RR,come da lai! fi poi l'aito myiJu, m.i C;;./ir, e jv-t,al che non
ponendo mente tanti nollri feri ttofi , fi Inno ben confuti intorno a'Ser-

pi di tutti, ime llito, il Pellegrino


con tutto ci vien lodato da' (-rimi
,

r,aili,e

li

L-fmmo nd Ciucio
Strafini:,

Kii a,[[i

do,
c\>

di-j altri

convinta

le dice,

g\o
tu

il

che
verbo

c'inai:! :i;n

Comech

quello fiume
amichi Icrittori , che
ma mi duo!;, die gii dilato tra
ravviare Ina etimologia , la quale fco.

ih piceoo)

lo

devo

l'o

ditto, die
voce .IVw.'/ci

liau
la

fia

di

imporro

ori.ait .le
Vir.i>:.i:i,

tal

Servio

lia
:

l'autorit

nome. Abbiamo

ma,

il

(erbaio, ouananione, il qua-

in Fencio

onde elee Vis, voce vicinidima a


fii-ri-mu Ira l'altre nozioni , e Strabene

Sarnai, e
ci dice

insj..

.-.lj.-

lgniiv

pag. 578.

che quello fiume cinica Pompei, U-u-ria- iiih Es^- mvtpii,


un lunghifimo promontorio dopo il Pireo d'Atene li dille Zs-ifp, iulreus, Strab. pag-fiio. li sa, che dalla figura It dato il nome
a' fiumi , a' monti , ed anche alle citt
.Ma a me piace pia derivar
Ximai , tanto maggiormente , che dinota non folo il fiume , ma la
citta, da ins, e vale /nr.-ii p.'i.;';:i,
f.;-.ix, e natanti codici e una
fcrtilufima pianura, ed amena tra Cefiirea, e tra il Monte Taborre , ed
ed anche

L?! di Cinciarelle, e p;-iv . uc'Cantici ;. j. li l::!-e, F.go


tale, cio lrtiiifiima fi lolle fiata quella hrieve regton dd
ce ne rende certi Silio lib.7.
Sirratiis e!;rn fi/afe, :o:.i;\pic v'tderei
:

il

Che

Samo,

Strisi inilis api!

TomJ.
15.

lama

fiume ben noto

c Simtflit ptpuli

E
nomi imlie

ovitnrsli

ci

IMI
na per

ABITATORI
lo

benigno
di giolivi

men

tene

la

ugnmcazione

valicar quello lire [li

>

di muriti

ed in

la fiate

piumovrariJ luHm, noto, die mi


e ed cimento non lirebbe impor
:

fo

ve AA pi-iedo,

rumi luSua/'uin , ovpalTarlo


onde lari proprio il .Umir!:) bruni
Q.ieiio da. iv- solil ,n i-nihea^ne -li
1.1 s.
vecchi han pillo -li,-,?1 , ivnlaiiiioli .il
mneire, che proprio dell'onde, che rompono negli togli , e ne' pro.<<-;

il

wfidhnr hJh;
merldimi
Murai , ed
vero

17. Se poi Omero ha peniate pi tolto al canto, che all'altre nozioni del htto, non fari ri maraviglia, perch quella pifi comune, e
volgare, almeno egli ha mantenuta la piccola voce ni, la quale dinota

che non han fatto i Cuoi tignaci ,


quali murarono quelle
trine in leggiadre, ed avvenenti: ed inoltre hanno crittr>, di;
pregiarono averle per Numi di [or citt, e piacque desi-

/iifiwi , l

donne
le

il

genti-

fi

narne anche una 'al noH.ro comune; ma io di hnevc trarr d inganno


chi crede, che Partenope nollra fi fu Sirena
Ter ultimo non fi tluhi.

alle cittii , lccomc dal Fenicio Turai


t' elireme fillabe
ufeito T/treanaa
Aggiiingafi al promontorio Sorrentino 1' ilbl.i di

I.atini di dare

, CArRF.i , che ti refe filmina , per non dir luperba , per lo loggiorno ben lungo di due Augnili s grandi, uno per gli ottimi, l'altro

Capri

perglitrillininii coflumi

Al cerio

in

tal

Loia traile

-a

mimale

Fenici exit rem-

quelli di Capri.

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

Ai^ioi X''" 10 f**-'* i^p' *<


Cuprea dilli oliai bnbcbmi vice*,fi'jc vppidufa, mine unum: psiche Augnilo vi avea falli grofl
ed indi Tiberio dodici ville, come dice Tacilo r.; . cit. k:o.i;:;, once liniiituva una liJa citt; ma a d nolri divila, come a'teiiyi ile'
Tdeboi , in due villaggi . Or D'iEO ( e l potrebbe pronunziar all' ufo
dc'.\!a!<>reL Cirrr.mi, nel numero c'.iale J dinota ci , clic ci ha dello
1

edifici,

Straluna 'i --.m'vm

Latino perci
nati

iic'L.iri

non

li

ri

rome

duo vici

ed ben noto

ci

il

clic

Ilici;,,

ed

[ci. g. 17.

per i]i::!b panila 150, ove Ha

altres

'jiajrn

feri Ito

L\

il
nome, come rietra-rnM; , &c. ed in
numero del pi Capre*. Mi giovanile

fortito

limito

EUr. 3. iH.
J0L18.14. nelle

18. 16.

iaprci, che dire per Li variet, che ravvilo in

Verfiraii
ri

duo oppiiula

cit dal numero han

le

voi, mentre Ltyi

Ed

line

attendere altre de'uoghi di Cuma, e Pozzuoli , le quali [ leggono ilo in


Omero, e moire anche in Elclo, quelli fa bell'argomento di fui rublime pivlia quella regione :crj~ij(di "quelle di Nicoli, che non faran poche,
liccomc ho imprimi;
li
oimlr. adi be:ie, che tal gente ce, nerica hi

denze orientali , li deve loro ramni- tare - che


hanno le vicende , e maniere giulla le llagioni

le

11

.1

lutar

falli

Icrittore a

riderlo

noto

il

con

ro,

ma

rclar

ci
il

anche

che aliata

li

laure.ilic

larto d.liVtrc

('line.

E',-.

>.-.cr

.f

(al

cc\ enti
e* ti

fludj

ii..vh;a/ioiie , quando far


iiccojr.e ci ha tramandato

-r-lr

-toh

-ri

a tal detto Eratollene contro al divino poeta,

a' villani

oitr.-iiy,

OSts'

ma

indi

S incera in tjj

dil|K-tto
la
il

fi

;':>., m^m. vis ,non folo Omedi liaesjin: l sa pcr'i , che colui, il quale
ii
v.
per ogni verl Strabene, e
navigazion d' Ulille
ma niente rende 1' aniturba
perch trivellati anche egli dal vero,
rh,liiaram-(>

gi 'iutirpetri

non intende, munta 1:1


con ogni sforzo lalvare
mo payj , anzi viepi
jS.

gli

ftini (pra

fi

non che all'ordine geografico: e perci lij vago Eratollotempo della feconda guerra Punica di giochevolmente de-

dire

noni;

Mral-.rai; vcrlii

Poteva
avanz

pciuer efiere duriflimo (lento , ed ardua miprcla il


il viario d'Ulule in Omero, quando lino da
ogni forza, e diligenza, perche rcpsignau-

con dimnta maniera

vecchi leeoli

te a se ltcfio,

ne

teucre

fa meftieii tollerare ,

Chi mai non

18.

ritrovare
pili

ora a' lavj a grado


oleura ftoria con molto ular le lingue, e dalle voci
perche deve prevaler il colume,

l'a:it:c.i, cri

fermar

1 pulire iti

,!

.1

vuj^o

Ci

il

J L"a.k

Ererefltiit

il

deride

FENICI PRIMI ABITATORI


Omelto affli altri antichi
t.l
viaggio , ma nicnic di
a piacere di Icegergl , fon ri-

te.

irci

; fu
30. Quindi larebH- lumaio tr-iln a tuie ad Eratrarene, Tuoi feftrc onoa- ad Uincro, ed ella ri!)vt:i!ln!c antichit di lui, in pillando in yiila (incera , the eran loro nJc< ili aitimi vocaboli di citt,
c di itii, perclic non Tirriti )-iu in ii'an/a a' loro fiorili, che condannar con ifvanraL viia i-ij-Nllainc ed ii poeta, e' 11:01 intcruetri con dirEiiaci

che hanno ferino

di

lai

poet

fi

Tripoli ne'liJ d'Air,:.,- Quindi lci,!:o, c fiiun-s aC :ic;,> ^abitatori del


niiinru Eric; prello il promontori,, l.ili:,eo .il S:.i.ia: e .lupo alle vitiilole lice. Ricevuti per i;i.ii dono
v.nti proceri dal Re di quelT
=
>m rj ma
ilole , 11 tuli:- vele (i vite vicinifitr.o ad Itaca, ilio patrio
fuoi avari , c folli comrMyi aprirono il lini uetu ntre ricciiiiliinu di
venti, cnt tdi credano d'oro, di nuovo o n ii-:e.\-r;d\l vicenda , ed a
di [petto furono
d,.dici navili di Ini di nuova fpinti adEoloie da queRe con villani' nnuu.TC , e con dilorez/u doccialo Uiiift diritto
le prore al porlo de' l.t" riunii pivi 1 !) i"l:icta , ove fu con si barbimi fortuna accolto , clic per l'ecciba perdita di uikLci navi, e de' compagni
cadde in trillo affilino: indi protesali il lui,;;o \ i'ir^o con una lia. Si
uj^'-.n-nti di Circe, ed ivi fi
rifugi nell'ilola di pcn/a nnpetto a f.'.ict.i
sa, quali furono i rei, ed ar.iim avvenimenti, i'cr voglia o naia da ozio,
o buona di veder
Greci (Limili , ne va a l\://no!i c ci (vela Omero,
quanto erano rifj-ettabiii Girelle noftre contrade , e dovreffimo Rime fuperbi. Silurila poi da piet modo a Circe, per fq'prllirc l\lpcuurc Ino
>:n.v:.no
pu, ciie area la'ci.ito nel odo: e la maca l'aeeociie Vn^na, e

ne

llo

!.

30-II.

l'iflruifee per lo

Cl\wh

nlomo

d'Omtro ignoto inchc

in

Itaca

agli ani ithi

clic

io prolejjiiu

de-

EticvcJefetiiione d ni viaggio.

ENI C r PRIMI ABITATORI

fcrivere, e far pi brieve, perch c pi corto.


31. Dirizza

JG;llh

Sirene, che

le

Sfili;!;:;

eroe
gii

la

prora per

(eriilori

\\

Opri, e con
come tale

asitichi

il
1
'

udii dbwiiflimo <


n poetici , e favi pc
Illa
irla

patria deve regi


quafi intera; o
|

dell'
lei

Od

fuoco

u,

il

dell'

poeta

Ze H

e Cari<ldi':"or per

s'

apprende

al gran poeta :! vanni l amlar :vr aeq;n. E li avr ra^on ri"


che 10 noflra eia li %t:tn, cernei
ani islu un;: Ii-jjl
le pani ii'Cn:tro eia ctrii aiiiLj
u tierifo , o d.'bo! indite ii!
lauro pi, che onci lo i!ni!i p;/efa tenne lauto burino lai viaggio,

he

lieto,

a;i:rar

5J. JJ. Si proli.jv: [iic*eni;:u; j tl-liiitrt li nj-.->nicn 1,'L'i.iTt.

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

compofb pfi libri, che in fini dell' Od. &. lo reftrinl d nuovo in
con iftupore di chi legge, e con
difint gtiifa, che lto coloro, che han perniilo il comun lnfo,non
-comprendono; e credo, che dovutamente il ripetcOmcro, quafi avefprev.-Jcite le limali" conufe delia tarda puHcrii, e id'i miin'chcvjnumerali interpetri. Mi piace anche avvilire dli.T
cosi certo, e diimto tal viaggio , the come li v>, cir anni dieci, ed
Omero ci nota anche i giorni, non che i meli: ed io forf dopo l'etirr,>i.-gc d_-':uoghi foggiunger quella si felice enumerazione.
54. E perch li Lim.i , che <i cucita, e chiara delri/ioiic Ha oculil
;ara valor dell'opera, e a me di merito apporre una
fi-. tu
,
carta, ove fi vegga
Isti ile! i:;c;c[c>
con quella eleganza , clic
l
tutti bramano : al acciocch fi renda onore ad Omero, fi prelcelto
farli dal P.Nicol Carcani delle Scuole Pie, e per rellringer molti fui
lode in poco, e per i.l^^/v'.j aneli;: j.li dice, non ulircndo dall'argomento mio, fi pu chiamare, comech egli il rienfi , l'Omero de' Matecui

foiiverfi 31. cio dal 310. fino al 341.


s
il

I-

le diligenza de' fuoi

il

matici

come ab

1.

antico .wiiiivi lainLare

tran

tiaifoi

ed

egli

aven-

do intelo lincer, e nuovo piacimento in vedere , che anche a' tempi


eroici fi fapeva s bene di fcienza nautica, ha voluto rendermi lieto di
quella per se leggerifOma fatica; onde per tutte le parti, e mifure fi
una topografica carta compita. Per non interrompere la linea intera di
si varia njvigay.iooe , percn per alcuni luoghi lulunto vi pafi.i Uliil,
, in elTi non vi l pone fegno alcuno : all'oppofto
che vi tra; dimora 0 lunga, o brieve , vi li pingc in acqua
un piccolo alh-rilco: e per adornamento li vedranno ripetuti al principio pi legni folcarc il mari:, indi perch rimale con uno, con quello
foto profit'guc il iuo infehcillmo corto.
53. Rimane ora, fecondi) li da me difinto.e promefl.d inoltrare,
che i luoghi, per ove navig UlilIe,fon di origine Fenicia, onde Omero alla loro lignificazione ha aggiunti 1 pili beili avecnirueiiti e perche
grulla parte deik Ipiogge fono nelle noftre Provincie , rimarr viepi
laido 1 argomento , ci e in efle vi fi port quella c.ii.-ntal gente, e v'impolc i nomi
e con ci mi fi dir via di maggi unii ente illullrare si
rinomata navigazione. Si parte da Troja Libile, e giugne a' ciconj,
KImmc, e nomina la lor citt , e monte ismarus , lVjiaj- il gran
poeta qui non vi finge favole , perch quelli due nomi in Fenicio parlare hanno (empiite, e naturai lignificazione: quindi da p-p elee ivp'p
con gJiflclTi clementi, che Ckor.cs, e dinota l'arimi cello rifinii! famulo
in Giona: non per altro li diede a quella regione tal nome , che perch era picniflma di elfi arb'.ili : e l sa , che dagli alberi , e dalle
piante alle volte fi fi appallate le citt, e, -me aW*/, ram, Riodus, O'c. e rende certa 1' etimologia il vederli , che i Greci ufano -r
"in , iw per dir tiemus . Ed acciocch non fembri debole quella pri-

non

vi fa raggiorno

in quei,

31- JS- Calta lopo^ciBil

ddvnssio a

Ulifle

Ciana, tl/aunu

voci Fencie

TATOR

FENICI PR

nitro con quelle favola


Sicilia a' Ciclopi

1>.

l'intero

i.tle

ib. is.

(pi^u
l'

tanto piacere '

chi
"

dal

non

nicllro, e
il

rei;;

pmova. Ave-ano

il

J'Aliriot

(>nv,itt>
il

dui

fpinea Uiilie in

^Miui'occliio, c.im-

Ktsjs, che non l'inicnde,

ior lii;'.yumo qiKiii

j. Nativa Bitnet Fenicii udii voce

im-pL^.i a .l.lcrivere ci?), che

cune .v.cmVo

accadde con Pollicino,

Aprir

Riputi

e dilfiluli

prefio

il

pr-

E'u'tm.

OigliLzod Dy

Google

DELLA CITTA'

DI NAPOLI,

ij

da Trapani e la gran grotta di Polifemo


avanti a quello monte Omero dice , die
continente con bel porto , e la
icque, ed amenilfima , la quale ancor fi vele il Ino nome lia proprio , alcuni fcrivono
E'Xj'^fii ' io crederei eflere nome vero dell'
;i

Meme

il

>ce pura Fenicia

giungere a

d, che

ci

.ip'jn

bland-

lignifica

ha dato l'ammirabile Bochart pag-jdi. Cyclo-

pes diiot interpretor a Piirenicio art-p'n chck-lub , contrailo ex p'n


Mub, ideft finus Lil-Mtmms , vcl finti! ad Libyam. Nani
proiinium l'unite all'? Lclub , feu Ulybitum di-

art? cifk

ut promontori uni

cium
lub

eli,

quia Libva:

oppolitum , ita lime illc art ! p'n chek Icngminabatur ant etiam ca'art a>n r*(
quia J"J;,.n , xj Ar'jwi , fhaates,
Libya
eli

vel art p'n chtk l"b

&

lubim , fium libimi ,


eo celati ritJf iqinrn k tIu .'->.
i-oir,i:m cleffe in info,
/uni valermi! , ut !i-ribit l' v.. Cini. l in Eliaci!. Proinde velerei etiam
loconim incoia; Punicc ditli liint art p'n >vi\* bom'mes chck lub,
ideft finta Lilybntan , vcl ej'av p>n leu* fornitisi tfok lubim, leu

ci;;!,: t-,, ft Q.i;d Grard st,' ih, mare K^iunas inter prerati lunt quali lc appellarentur quod unum tiaberent acuititi!,
cumque orb.cii arem. i'al.;?h ..r.?i l'.ui.l.'.ii ut vi.^r-'tiir alili plus fa pere , hoc ipfiim nomen retulit ad litum loconim ied peni!>Lir,!e
Cychpcs, inquit, ditti funi, qued rotuniam quondam infalnm imo.
liTnii , cuna Cyclopum federa Siciliani T^va^'w elle , & iriqiie min nemo neidat. Scd fuit Ime rfi.-< ir Vj- quod, ut alii, Pu nitam vocem e'Gracia peti voluit. Fona che conelii anche, f
.

ha, chi Idcgna quelle origini, c quelli lludj , che l' etimologia felice, ed ha prevenuto il mio bilbgno: n so fe io avrei avuta tal ventura ; poteva per il gran Bochart proporla in pi corto dire , perch
iemhi.i, che non una volta ripeta lo fieno.
vi

3S.

ben moicAn

pag. \6g.
kai

l'eruditili. t>- Sji.in !n -n liti nr'.'i' <>'.:::\:n. in Callim.


contraliando tale etimologia al Bochart ; e pcrdii piace , e
piai in- &< li.vifr-ii uomini, ino C-r.'i ,li nnji, clic .if.L.i Liii-

ga

ragioni,

L'r.iir

le fue

quale dopo aver unite ricercati ilime cole, e lunghe

il

intorno a' Cidi .pi


h.uc .ulihun
.iucllniiiio Bochano
., Ohii=r
haud continuo adlentior,qiii de Colon, l'hom. 1. 030. Or/ofvi dictos
putat a Phcenicia voce air: p'n eli.-'; Lelnb, iddi fimi Lilybuano,
ve! ad Libyam, quum, ut alia mittam , al) omnibus antiquii auflo ribiis de his CyclopiliLii, tanquam primii, leu vetulliTl mis iicilis inli

i.

!.

1 :

jj.cr

1.

.,

cefi

a:;ur.t,

pun habitatio
Tom./.

ri

.!,le

Thec-riti:., Mr.Lho:i;',

in oppofito piane bicilia:

Mela,

laure

S;

aliifquc
a

Cvclo-

Lilybi-o

valde
re-

^7.j8. Fcliceeilmolosiidc'Citlopi dclEodiirr Invano coptraddetti di Sp jnhtmin-

FENICI PRIMI ABITATORI

K^dJll'^pcra^^d^r '^f^di B^ll^t'


^

Tuo natio cariar tire.;', coni.


<i

un

fol

occhio

rotondo

i!

.1

ni.,

'l^f^^ ^hi^ "I^i 11110


amlie Ohi.-:,

ni
!;,

idi,-;

n.iiira

perci le
vuol ridurre

eri
gli
il

poeti Romanzieal vero, ed il finii] alia ria, min ellendo


per opporli dunque a B>iehiirt dovutamente , era in illrctto debito
contraddittore rinvenir pi pretti , e raffinata etimologia , che ci !veonde eri flirta hi si ben immaginata favola d' uomini di un fol
occhio, e grandi ":m. Al ceno
andrebbe in. -lui nule, ed a tr.iverfo
lidi' erudizione , e nel'.t il.iri.i di' [i vecchi .tenni , le le voci , clic
fembrano pure Greci : , 110:1 li rni'.ett Jkro alla p.j mitici ori( 11 tale ori-

favotofo

ri:
il

laP.c,

Mi

perch lincntil'ce anche quelle mie brievi lanche, tanto pi die innanzi mi lincer con ilculpite prnuve feovrire che nifS-ei-r* , la quale fembra in;
tir.inv.i-.fe di/iiii lirica, epa (i nativamente Fcnvi.i ; M ancora perch vi fini, le non molti , aimen pochi , i quali dir v.irr.iiir.o, die il
grande Spanliemin tr.< nvii iifmo imun/i ui'le coalizioni delie monete-,
ma non tanto nell' orientai fapere . E Chicago dr tolto di colpa, fe
far
cosi con
per buono fpazio mi fon trattenuto co' Ciclopi, mi non
gine.

Uirlia

miitii lun-ll.i

frangbili, e ne riport
3J. Si lifpomli all'acculo \

il

.^h^II-.-.uii

di Sj*.-,iih:ti!>, vi

fui'o iure pieno di' venti

Zj-.aU^a cuimlSocIun

In quanto

all'

per Ittifflubsia Je'Cidaji.

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

voce

juefta

praci-lh

Mi

perc:,c

>oe[i deicrive

il

quel!'

Greci
Itiiji

.s

rie

ben

trailerc

fotte , e

con

mura

di bromo. Curii: (: ile le Eolo da 'jis, i-arrm-, e tal nozione di quevoce !,i ve = v,o nel (ili. 7 i. .1. lecorv.s liivilllmi inierpclri .
forza
eon ledine, che n quella, ne quelia de! g-.in B.icliari lon molto felici eonghirmire
e non deve iiicrelcere , c'ie li (alci ai! altri invellig.irc lili propria orism: ,ii si b:iia la voi a , 1; pur li tros'errii , perch
ere. :;.- ili-I
anti.'iii Greei, ili; 1." >.< (itile Il.ilo veramente Re di queil'
noie, li riCponderi colle parole di un gran favio Cxcus cji qmf^us

Ma

lla

ko:!:;kii;l:; , elianto gr.:n noniero lian:.;: kriilo e iii antichi , e nuovi


favj intorno fciob , i aeesvle ravviarlo nella Micologia del B.tnier
D:iE"lo fi ('arti Uii'li con dal;-; zeli, ed in nove d
giunge prcllo Itaca, donde per dappocaggine de' compagni , la quale il
a grave fdegno, avendo elfi fciohu 1' litri , perdette la patria di
veduta, e ritorn a quello Re de' venti; ma lo (perimento tutto divere cm vili. ina gnilii diii-.i.Ja'.o gi-.infe alla regio, che era
ne de' lestrigoni pretto Gaeta dopo la navig.izion di lei giorni , ed

lorrL4.p3g.37c>.

mode

r da quel

altrettante notti

41. Cos gli antichi, come i moderni Scrittori iunno fperimcntata ardua io!a l'intendere i verli d' Omero in parlando de' Lellrigoni , e vail
vero, per averne detto molto, vi limimi fparla piii loka olcurir.V:
balla leggere ci, che ha:ii:;> icriti sii Accademie: de intuizioni, c belle lettere tom. 1. pag. io"8. ci!7- dell'Ha'
Cirri pericolo anch' io d' un
per&nientOi ma non quella mia cura, folo dell'origini delle voci.
Omero quanto defer ve bcllu , ameno , e fertile il terreno Lellrigonio,
lanto ali oppollo ci fa vedere barbari , e micidiali gli abitanti
11 Buchart fa ufcire Lsfirigoiiet da pii-' ) , Ics rr.cvdnt pag.
ma egli
parla de'Lellrigoni di Sicilia, die ebbero anche il nome di /,<
i.
1
e perci ufa la voce
ho; ma quella voce non fi conf poi a'LelKgoni di Gaeta, uve l'uomo erodi tifiimo afferma pag-sSo. che anche vi
oggiom& tal gente ammiro , che non gli fovvenne , che alcuni degli
anlieiii fioril
e general ncn comprendendo il veggio il' UliCe lilna,
rono in Sicilia Lcftngoni; e quella la ragion Cavia , che molte regioni nominate ila! duerni poeta' i ie^oTio ne;;!! .l itoti d' inferiore et
o raddoppiate, o inolt'pjc.tc, teme 1 Cimmeri, ed altri luoghi in ifpcv
zialit quei di Pozzuoli , per tacere f Occam , che tutti lnza eccezion
g'ia

..

Circello per

l'

ifola

di

Ponza

Quindi io rinvengo due origini di Lx-

D
*o. 41. Eiimologn

di

Eolo Re

at'

vni

iliji iiilitilc

ftrj,

e quella de" Lsllngoni.

iB

per

FENICI PRIMI ABITATORI

Jirjrgoiics

una per

campagne, che col deferive Omero, l'altra


td ho con gli flelli elementi Jj-intf? ad

belle

cu.ili

Se poi
c<

perda, che

li

de'

f.tr

filli

ivi"

uille vide da'Le-

nijMgni , ir lo in in cruore nudici funi travili,


viene da TJ-inn ? ad laribuliira afad ammirare , che tali etimologie fieno

nome nativamente

diri, che quello

fiiRionis : e non

libri.

de'l'imti

uccider tulli

llrigoni
fi

le

la ferocia degli abitatori

s im'efpreffon

ma egli era prevenuto da' Lefiigoru Leontisfuggite al gran Bochart


ni di Sicilia, dove in contrario Omero deve (limarli affai avanti d'ogni
:

altro fcrittore.
4:.

Ili

q-.A-ll

.!- fdviiiy:.!

e <ivi -r.iiikv

cui pen fieri

feni-

trillimi"!

le Ulifle, e con un fol legno li rifuggi alla maga C!BCE,la quale non
fi (lava nell' ifoletta , or detta Ponza , e non troverr chi
s'opponga, le dico, che il vero, e vecchio nome di quello luogo li eri
onde poi Omero riandando la lignifica/ion della voce finii; c-n
,
liiii^iiillnia , che tanto piace . E
fna fcraciftim.i mente ia !..i;,i l",;. ti!
per dir predo , fi ha dal Fenicio ma il lminino .1313 , cogli Melfi clementi, che Circe, e dinota dmria, jrw :n:;>h.-ii ,\\ che fpiega a dovere
l'arte mcanlatrice di tal femmina, con dare 'viandanti bevande s comf.cee.i diventar belve
pone, e ponnti , cr
quindi ora intendiamo,
rib;,':^ Od.'.
perch Omero le da l'aggiunti di l-M-.tia Od. 1.
vj6.T.etM<pr)i!ui'! Oi.>\.yL\. i quali tutti racchiiidonfi nel verbo orientale
TW , il che non vide Bochart , comedi favic cofe , e molte dice di
Cir;e p.iL, ;S3. Sin lieto, elle il gran poeta anche fvell.ini ':
maga mi fomminiltra altra voce orientale, e fi l'erba MtTAT, e ne
deferive la radice, il fiore , ed 1
cuLri , e
legna cller di nozion

molto lungi
C.tv

.1

Bui Od.

335.

x.

come

traduce Ovidio

Metam.

lib.

1+ ini.

;>:-j!y

ir-cri.T

Superi, Ci noto, die <\


i!:> Onu-ro ei
.illiaira, che la parola degli Dei, duopo, che fia Fenicia, perch a lui era ignota ; cos Eujfazio citato dal__ Clarice in quelli! veri: O-J >-i}c- Si Munii , < tbj
tiil.ufuv

Quefi'erba la diede Mercurio ad UlilTe, perch ufandola


infranta, e renduta vana tutta la gran virt, c lorza de'poCirce; quindi fiiv.u elee da se da 'jie ItniM .ielisgcrv'1,0 mut.ir lettera, e dinniii f-.-.mciC , exnuilerr,tA i verbo , e nome
altres, Eccome in Greco v'ha mmXij, e pi*&< oltremodo a,iita quello
mio dire il brieve fcoliafle d' Omero Mi;.;;,
h.<& , iap ii

avrebbe

egli

tentilimi veleni di

Kn'm

(juXu'hi

aivci-0:

ira

&

o';.ii:;riv

((;i>.r'fii

t (jVkii

mely

c/i

Plin. lib. 15. C. 15. Lr:-d,:: i^'im hcvLivuni eli

Cari

0 Diti pula! mry

<5'

Onde

efte la vote Ji

Lo

(h-ro

ci

Cini

av-

I!ili;.:it>
Ilo, quota
ejiis A'.crct-/:! .r.,"
. C"\~dcmanftrat . V'aggiungo l'Antologia lib.

ii-:^:ii-iiciii

TRAQUE furti FENIFIC1A


41.

benha fpccics vernilo

iubel/tm rcJkre - h>j ^euiui.

e fi

vilii

li

j maga,

e la celebre erba f<i>.u.

io.

i.

ove

poche cut- furor

m^yifrfw^it

prevcr

rono per P 11
Cn

Greci,

ni piccoli
;>.:

ar^faz

foe

nelle

Circa e/i-

intomo a

cp. 3 y.

SS***"
I^Kcti

piduiL.vaa

tal'

erba:

in

Ome-

quali 'peula-

ragioncvol

la

|J

-^Ir

fi''

di legere
ci

tan
, Te ffi'ro fiati fv] de

era molto diffic


il Volilo non il ravvis
fiL. A,-> , pi Ir: tv :t

dolore

.,
il

or^n:

ili

lor

il

On

la

gli

quale non

w'"^,

lune, che dinotano


d

i!

nome

il

[;-,:

a queir

Per tempre pi

perch dia

Sole' fa nno

ne

.""e

Nenuferi*,* he Omero

un' erprertionc d

come

ed in Greco

T'di

Xnon

tan rwifet ,Vd

e Latini fa

t"

OrrSa

foggmmu, eJ

Hm

Il gran Bochart
con fortuna
r del poeta; far bene libre

indi altres

rateano Od-f. v.j!

-ud
fi

le

a noi

panie

intendere
di

Ini:

>i

ma

mai^evi'lc

pene-

bilogna rammentarli,

che in qnefl' ifola fi mori lo fventurato Elpenoie


compagno d'Ulill.
Credibile eli Phtenices nugvendos eodem morbo cortentos, quoGra: corum granulia tieuli , qui ad fuam lrignam omnia redimii vtilniilj
,

liunc locum ita dici nun a Graico H'|>enyre , ied co qn.d tituis ibi
Mattinila lux
feilieet iw 'iln ( Alibi or ) albchil lux mvm'ma
albefeerc dicitur , c:.i: prir.uju ormar; ur.i'e eli, quod albani vo.ant
fermane vemacnlo PJ05 hic pio maturimi , idei! , pr Autntt lu roimus, ut Nehem-'S. 3. nvn raano ij nun io, a luce ufgue -ti
merdie!: a luce , ideft , ab aurora . Lxi. reddunt , ivi tu b?b
-r ha^Tiu tv H^rai , ab hors iUumintttonii Soli!, Volga/e ia,mc.
.

43.

Barn

falla nell'orgine di

ciinieleg^

.'eli'

ilula

Mtt,

c di

Etpt.w.

Diajrized hy

Google

3o

FENICI PRIMI ABITATORI

principio dici . Nutrii


R. Sabino , a luce , qrnt c/i
vidia, che si Ilivio nomo mi ha prevenuto in dar gran "ice
lungo d'Omero: e le talliti.) ritrula voScHc contraddire, fan
to ad indettarli, eli: i. divino [n.-u ignorava il varo orien
il ferma
in quefi" ilhia
Ed ceco , che le non di buon vo
concerie , che i Fenici furono in quelle regioni , i lunghi
.

44. Rena, che avendo d_-lti> io i! prillai, che Circe non avea filo [nggimiu in Circel!o,m.i in Pnn/a , rii-Jn 1 IdI.i avanti Gaeta, prima di
partir conUlidai:.i iv.-ga, renda laida tal npini,.iie,c far brieve, per-

ch fembra licura. 11 gran poeta, fegnalamcnte dice, che l'abitazion di


v,~x,y a'ouiutS;. , h$t*
Circe li et in un'iut DJ.
jjs.' Au-ior 1
.'s

$ in

Klf*

ff.X.:>

infili.:,*

tm!

M CinV

Ajj-ffa

fc

liritt.iri Greci , e Latini


lian v.ihito credere, che quella
av.r: dimorato predo il monte Orcello ( bench non pochi dicnuo, J.i'j-3- Iri, vi fcnin-, nietrendub in dubbiti; nini ctila Minta,
che 111 gens-rafia, e ipeoialmcnrc nell'Omerica ni (lo) m-jlt;) lailitiseJ

poi tutti

A uina
indi

leseti.

i'V-,-1

In

in

qu'lin putta

furiai

e.

inventar lavnk-, cine

Creiti

che C- ;.-,::.<; nevichi uni^i li In :d: .L.i , qc.Mico .inali tutti iiaiui.i lcri;ti>,
che pi pretto il ri. ire culi da! tj<:ntir.vtiiv , e ne forma ifole,cc6l leggiamo di Sicilia, di Cipri , ci l'm.ida , e di aliai altre . E perch Omem vuole, che il luogo, ove abitava Circe , era cinto di mare immenfu nel verfo

re fubilo a

ip;.

mera

za, che vedili

o'm aiweJr^, e
poetica imeni-, itine
iiuv./n

in

ro a Gaeta, allora

li

.il

gru:!;)

nnsrv.'bc

di
.

nuovo

la

chiama

li,

fi

ricor-

Se non folle, tale l' itola di Pone rimpcttn a' Neil ri goni , ovvema enendnvi,

mare,

i-::c.

poetico ritrovamento,

era facile il penfare, che Omero di quella parlale


e fc il nome ora
diverto, e n;:ti i ,T..e.i , 111.1 Pauiij, chi mti non aaurele, eh: i nomi
e delle Provincie, e delle citt, e dell'isole fon ben varj nell'Iliade, ed
:

Pozzuoli

tanti luoghi, che

Omero nomina,

li

fono mutati interamen-

te col correr de'fccoii, lccome innanzi ravviferemo.

mi Ma dimentico

di

dare

1".

diarc di rinvenirla, perch

rifili:
il

Non

Fenicia anche a Ponza

fi

creda,che

u devo

Ihi-

Sai mallo nell'ammirabili eccitazioni dell'

Hyi intrica caj>. 104- e Bochart nel Phakg iib. 1. c. 10. parlando di
Ponto della Bitinta, tutti c due riempiono d profonda erudizione afli
e s'ingegnano determinare, qual (otte di noci dinoti la voce FeniKX3, e tutti (iumi>, 1:11. min lienn celebri nncet Pontcs, a me balla il nollro Stazio, che voleva nc'calendi di Dicembre, per fargli lieti
pag.
cia

Qttidqud nobile Puntici; noceti;,


Facuadi; cadt sul jugis Idumei.

On44-Circe fativi dimori non in Cirllo,mir.tirifoli

di

Ponzi, Finii, fai

ir! mele gi.

Olgltized by

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DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

'

il
nome di queff alberi;
il
prelevo , lccomc aliai cLJ avrei \uluto , che
;s-.
'
:i.Lr:i.iliri, e It.iJurt li tollero riardati anche di Ponza.
>, il quale con
41. Vivo un poco in ii:i.".:iio ci du^ir.i:!im ( .'
pronta feliciti ha Icoverto il fallo di tatti l'i amigli, i quali s'avviliiinno , che la fede delle Sirate Om;ro )' avelie polla in Sorrento , cio
nel continente ; ed all' oppolo ^cn 1, die miella fi era un' ifola , lavi.) etili Itibito la reilitui in Capri
non pens poi !o fieno , parlandoli
dell'illa di Circe; ina iie!i-.i!
pie- a! fintimeli:.) d'adi lerinori, che
ha con lodevole fluii" n;o:iii , e prcvallc in lui pi la moltitudine,
che la forte .111 tori t d t:r.:nd' Omero , coro he t.di fcrittori e Greci,
e Latini fono tra elio loro si vari, e Jccor.l.iiiti , perch vcggunli ufeiti
hinrji da! vero fenticr.i. Inoltre or mi lotvicnc altra bneve ragione, eh:
l'ifola Eea deve cllcr P..;a, perche to'lume d' O.ncro llahilir- Ninco. ei d Calipfo in Ogife, Sirene, Semi.lee , e imil sente in i(!e
gi, le Sirene in Orni, ed io illa iLe rivenirli ar-che Circe, e non

On.): non 11 dubita , chi tale inetta chknon altrimenti che t:mt' altri luoghi di elfi
leinpj ho riportati parlando de Oroni mim.

>

ili Strahone, al quale


Circe li fu iti Ponza

me

per' la vittoria

di

primi non noter niente, e rende fdtlo, clic


ts,li , che pretio Salamini s piena di noili Ja
del mare Attivi, ovvero d'Atene,

altri
:

icriec

Temili vie,

vi fono due altre ilo! et te d: i:.;:i!; i '.rm.iculc, c che nella pi grande iliofiravaf il fepolcro di Circe: E-T^i'e* Zi, cio prell Salamina, ni *n>
patini 5u'i rrix , av tt n} uf-i^jii K::"i t-.1t Ih*tc Or mi fi
pennella ricordare, che 1' Omeri ea e.:i ^ra:ia , hnch ne'fiioi poemi va,
le non che bene, li rinviene si llrana iie:;!i r.hri fcrittori, e gialla, che
chi attento gli legqe, ne prende (degno: come ner atto d'elempio, non
.

Cimmeri alla
dipartendomi da' tinnii a n -i vicini , li (' ;io tia.leriti
dillantifTima Tracia, e tli P-lis; campi ali'lberia, e l'Oceano al gran pelago, tutti e tre u-ehi della rei'ion ni Pozzuoli, come fi diri innanzi.
Si veduto, che i Ciclopi del pron ir -.torio l.ii'b.o trovanfi in MottgiSvi i
bello, ed i LeuTienii .li Gj
e non finirei , fe. fffi ago
l,lli
deli' Omerica di ,:., geografica dell'
di feovrire lutti gli ,'in
altre Provincie , e cil.i u Peri za , ci. e egli ncu-mz , calali ititerament :
sformata negli autori delle %inti et prevenuti , che il viaggio d'Uiili

m m

un ingaiincssile filmi mento.


Quello flello accierto ai'iii.l.i

le li era

4A

di

Circe, chtleconda Srrabon:

vede trasferita nel mare d' Atene , n li pr fiacre," onde ci attinie


il
geografo; con tutto ci dall' ;it;;i.ne par. ile ne riluce il vero. Egli
dice, che erano due l'ilole, e clic nella pi :;iui.le fi flava la maga, ed
avanti Gaeta altrettante ve ne fi.no, e la m'a'-iore Ponza , e la mi-

fi

nore

s'

appella Pandalaria

giova molto chiamarfi Pharmmufte

perch

4;-4(. LuogocpimnuninimucjS^ikcr.c, cht molti ajetiafcrmir Circe in Poma.

3i
il

FENICI PRIMI ABITATORI

mdiiere di

Compomc

femmina l e?
, pbarmaca:

lai

tpiftmti

bi,

c uce le di fender, e per ultimo nlli la vece -'ira , />.: \r


termina ci, ci:: dice Orn::m ii'in una volta, chi Circe traeva Tua dimora in un' illa Or fc quella ne. mi atri ce non poteva foggiornare e
predio Salamini, e pivl'i) (I.I:::a , e tintavi;! eli) ii truova lenti:) in autori , perch non furono mai lavi a rinvenire la naviya/ion d' Ulfle ,
non clcliv.e-ridonc tu-peiire Stral-me , lor/-i predar Icjs lolo ad Omero anticliilTimo fcrirtorc, e gran maeftro delle favole , che vuol la maga nell'acque di Gavia: e lata mira v'-.iy a ad udirli , che tanti favj moderni n illullrarono, n fu loro di ala u do cucito si opportuno luogo di Strattone E d-.ouo da ci alia fine apprendere alcuni , che nel
lommo pesta non v'ha ni lranczzc, n errori, e per intenderlo a dovere , poco , o nulla conducono gli Icrittori , cornicili antichi , n gli
fcolj, n i conienti , le da per se (;c!I<> ibi li vegliar! molti lime , e
lunghe notti: e mi rimetto a navigar con Uiiii.
47. Si parte quell'eri*: dall'iuta ili Circe, Li enale con [nuove mai
leggieri fi feoverto cllcre Ponza, e con vento rereno nella met d'un
giorno giunge alla r.-g ..n di B;ra , e i'.n/iaia , per apprendere da Tirella il dcilino dei Ino viario. Non v lu chi ha dubitato anche tra gli
antichi, che in tali In.-lu folle venuto Ulid , e che il lib. A. dell' Odille-a , nel cu. ile Onur.i con illup.ire eli e. li il lei^e eielcrivc la fimulis
t.:v Viivlac , la quale jwi ogni poeta e vecchio , e nuovo
per la grandec.a dell'argomento flato vas;> d' imitare , tutto intero appartiene
all' Avemo, Lucrino, ec. comecii con alni mini:
quali fecondo l'ordine del mio dire, e leeoni) ci, clic ho iniproriicllo, inoltrer cHer tutti Fenici, per fempre piii (tahiiire ,che quella gente l fu la prima aliitatrice di tutta la Cu 11 paglia
e con ci mi s' ai'parecchia cal di pone non pochi verfi d' Oniero , che lono (lati lino all' et
ofeurit
Cornee! :i ninne, ha inai negalo , che UlilTe li
fu a Pozzuoli , nondimeno in una lia voce Omerica il'vav'k tutti l
lono perduti, perchepo/ta ci ili ani e mente dice , che da tal mare cri
qncilo lido liagiiai.i, qr,
l'Occaio 11 lonlaniiliniii
e quello fiato fuflicientc ad alcuni eli dare colpa ad Omero d'elier imperito, e rozzo in geografia; ai altri di credere, eh; tal nenie elin;>'.a!le il gran pe.

il

piccolo Imo
h mimo e ilo 111 pi llrana confulionc,
, il quale nel]' annoi, al v. si. dell' Od. ut. Hai X t.xa
p'501, ic- ).i:WL;j -rrr;'aj , ha dato dire , che Omero parla
Brettagna, ondr con ci la veelere, che qui ftW-ij fia il vaflillimo mare, eh; cinte
ae.;.. exia-dima iloia
quando in quel luogo

lago

quanto

non un
Baimi

il

tt

della

fila'

..

pu intendere

noilri

cellt-s

Lambii :

vere per temltt liTpw By'ttr.mu.i


47. S'incominci) a provile,

ceco

:/>;;

(ttOluoii

le parole del

luiiuiriiir ,

ii

Barnes:

gutuque

fcriew ftno di

-r

pucd
Tirpa,

Ptmml.

Di NAPOLI.

DELLA CITTA'

;j

sii
, lxrt t'iian Alba: Rupe!
ph;;:b-M r ;^.:.-:i> ad F.nripU. liekit.

veruni infula vertcadnm fu


tinnii orti!

ftetlcmvr

e l'amore cocente , clic nutriva quello ifiMiutsomiranis comcn


l
riuveniile anche la Brettagna, nel divino poeta, l'ha Ipirt

llranezze.

tali

Ma

T) quella Ipiegazionc

ii

CirU'

bench

allato non ha pent di eiacontinuo s'avvale" dell'ima

di

Mifeno lino ai promontorio di Mini


fi ha non una volta da Strabene cag.',7
fermar Latino s li ha dato il nome di

a da
e
)

linguaio ci idSeiirano, che l'Oceano


htui, hanno, linci porvi cura, inU-rpctrata

lavj dell'orientale

si

ter,

rm/i;,

lignifica
la

iw

mente

di

Omero, che il mare della regione di Baja n


peri ammettere,
il nome nata-. Lem, <ipu:ia cmr^cm::n: ai valiilfmo pelago, che
:

che

gran mule

la
r.;c

di

uw.:o:r.->t:

/iiuii

Non

Mazzocchi,

tutta

il

terra circonda, e

la

i:ik>, clic

.i.l

varrei

Icrill

nel

nullo

bagna:

Omero

il

ma

all'oppilo

opti-

qual; li c quello ,11 IV/,


valevole autorit d'I Airliis.

hit retro

Camp.

la

Aiifit.

uag.15". che la

Tomi,
43. te-amit in

che mi s'opponel

quale

Campagna

apfero ii Poiiuoli, fui etimologia pretta oritursle.

34

FENICI PRIMI ABITATORI

hsc Campania Crayw.l ehi-, p.n-t littoral'n iti irtlsris fermala fimiarcsm: iljndjgli o:>pol lo Strabene, die egli Hello leda. per queft"
appellava!! Crater per cagion del ("no lenol No/ira
tcr

ohm

appgU,A,uu>-

etimologia molli animi r.-raum il laper d'Omero, il quale diede a quello noflro limo un nome on tanta propriet ,confcrvando fedele la vote Fencia ritrovata dal Bochart , e dal Clerico , e inierpetrata felicemente ih Stratone
49. Neil fi far rclio a concedere , che l'origine d'una voce giovi bene a feovrirne fua propriet, e firnificazione, tanto pili fc Omero lertlpre eh.- li la li'*';,, e fono aliai di quelle volte , che il dice, inten;;l
di.Icno B. :;'-,:>, e non uni d.-i vallo pelago; onde li bilognn, die
buona parti: de' limi veri! io raccolga , i quali ci) compruovino
indi
::l;i.i;i:i;:
j.iturir d' Li;i.iJ:>: ri mi li chiegga , con qual nome quelli due gran ;v ;ti Jii.i'ni in l'immenl acque, che funu intorno
alla tetra tutta, perch fi fi conofeere, che fi leggono con negligenza
degna di pena, 0 almeno di colpa, e ci danno Sitarti, tirm, xk-j.
ysi. E perch nell' Iliade occorre di raro nominare il Cratere noftro,
i' Oceano rare volte vi fi rinviene , all' oppolo
nell' Odiffea ^ perch
Ulill vi naviga fovente , lo ravvi fiamo fpcfiu ripeterli : e per renderli
di ciS pago, bada Iblo ollrvar gl'indici per colui, che non ha ul di
tali pD-jini, e,i il dovrebbe aver lungo. Ma valore di mia fatica raccoglierne iverli nell'Iliade*, preffii il fine: Circe ordina aduline di gir*
ne alle ubicazioni di Plutone, per apprender ivi il fuo ritomo in Itaca,
e deferive tutti i luoghi di Pozzuoli , e due volte appella quel lena
:

Q'iKweV, e nel

'

v. eoK. dice
iv s,

omV

A'a-:

Fri'

AJnii

iT

E.9a

flit

ir

J^X".,

A "ila

fi:

"7

aitai- Vi,!,

nrpnpwVi,

ifWi E:'u5K i'fileji*

Ayl-.-y.ry.

K'UHUHS 6', i; , i-'l


1, nTI( TI

n-.-siM:.;,^
li

sViJ

i-!-.Ti

niTW

JW

ranj

;:.;w

Ubi linus breve,

Lngtque nini

illic file

Chi non vede,cheOmero

Pyrij>6egctt>ii

ufiQ'<o'i

la gran felva di Proletpina

49. luoghi d'Omero

p
xirusjilig,

Uimfteris

Qcw.v pf;nd,

in

Hic quiem in Acheronte

ove erano

Y>n,

ri

l'5mi.
Oc.-.fiutn

jiu^if:,-^,

Navem quidem

/n'i-

& minora Frofcrpins,


& /alias noi

conftuimt.

per lobtieve mare della regione,

che poi Agrippa

che dimollrano chiarimenti effer

l'

recife

Oceano

il

lggior-

, il

mare

di Baji,

Oigiiizndb/

Googli

DELLA CITTA' DI NAPOLI.


no

Plutone

e tante acque infernali

.quali cole tutte fon concoidi

dice tal

mare

SiS-uStvuii

ducei! nell' ediz.

del

monte Gauro,

col

Itrittori

gli

e' if

35
cio f/rpi:;

che fieno in Pozzuoli

pmfunium-, anche Strabene

Calubono

rifletta

fe

cosi l'appella pag.

che Omero pochi ver-

avanti, cic nel ^. quando Uliffe ancora eral nel mare di Circe,
dice bi\aiT*
e nel v. 45B. parlando del Mediterraneo , lrvefi di
TK'vr., ed ognuno ammirer, come e coffante, e fedele il gran poeta
iteli' efprimcrli ; chieggo qui ofirvarf , quanto
proprio il dire fuW.s
i t./ibumi l'antica comunicazione, che avea 'il Lucrino lago coll'Averfi

il

luoghi , che deferifie al Grec Eroe la maga , tali eli trodi nuovi giunte, e nel principio del Tegnente lib.cio
dice due volte n'uaait il foro di Bai v. 13.
ire.','
BaSuf ii tl'unu-alo
t'f

no Quelli
v, quando
.

vo

fi

HT

F-'v9-5f

KifuicA* ,lpt

SujiJs ir

lite/, > "ffe* wmiXufwfMi

tth

fli

i&

fSSs'TTTi

TU.,

\:rvh

*J

WW*

iAis

-d

....

txiterxpu

EiVluS' am t? ctTi iripa p


Htoutj, Iti ySfM tftyuiy,

Si

fi pfat

p'iWlo
tfpa'n KfjaUf.

profondi ^ Oceani,

&

Qui caligine,
nube refli font ....
Nmitm, lluc cum venitfemus, fubduximus, pecoraguc
Extraxmus: ipfi rurfos ai fiuxum Occam
Ibamas, dance ad lucuta pervenimut, quem dmt Circe.
Veggiamo anche da quelli vtrli il piccolo mare di Pozzuoli nominarfi
Oceano, ni pu dubitacene , si perche quello ieflo , che
Circe, il ancora perch" i Cimmeri coli icevan .dimora fecondo

-due volte
dille

tutti gli fcrittori, e baderebbe il lto Strabene pag. 374. ed inoltre la


femofa Omerica nwx, la quale occupa l'intero lib.A. e niuno ha negato ancora, che avvenne nella regione di Pozzuoli: e'Virgilio, che lucie tralcrivere Omero, qui altres lo lello fa accadere ad linea nel lib.5.

Awtrtafi,che di nuovo il divin poeta nel primo verfo del lib.*. nominando il mare, ove era Circe, il dice Scoria , per diftinguerlo dall"
Oceano. E per non recitar tante autorit d' Omero tralafcio il principio dell' Od. oj. ove di nuovo culla ilila grandezza di poetico dire dee nomina altres Si\ta*i , e la via
50. Son corretto per amor dell'ordine dipartirmi dall'Odiffea, e dall'
Iliade, ed ollervare, che Eliodo fido, e verace compagno del. grand'Omero
anche intorno a lituar l'Oceano gli ' conforme : indi ritorner a quei
poemi . Ognuno, il quale ha depolle l'opinioni de'poeti vivuti dopo Eliodo.
nella Teogonia, rinviene facilmente, che la ruinofa guerra di Giove co

scrive tali luoghi Bajani,

Titani accadde nelle contrade di

Cuma ,

Baja , e Pozzuoli

ed io fono in

E
)o.

fioche EGada ntlli Tojonij dice

ihc

1
l'Oamii li

allo
il

golfo

ili

Potinoli.

Digitasi! &y

Google

prrnM

re.- ed era afl

battuta, perch

bile

pietre

il

giganti

eh:

in

etti

luoghi

limili

in

da ogni poeta

l. filile

terri-

si

dicono fcppclli-

ti, e gradi parte t:i erudii Ticini i'uroii" cii.-.if; nel cupo refino dipintone, e l'entrati ti:' c:impi ili Piw.inJi
Noti mi permeili) c]iii riportare I' incomparabile , ed immortale delcrizionc di il crudi guerra ,
ci di Eli Ai , p::cf;t
Iniigliininii , onde amb ra.v .^licmlu di'
.

die

(imi

ver l

quelle parole,

piccolo di Baja
bai taglia

....
e*h

quali c'illruilcono

le

Cos nel

v.

694. dice

ri^
,

li;

nel fervore d

ueyaV c^ttsc

Afy.c S xu$ niiej

& K s-

niJTi; T aVliy.'TSS

che l'Oceano e

che

fT

:.'

fT(

si

golfo

il

ofbnata

5\*i ,

w,

ill^EVF SlfWj'i MTfllJ

Timo*

..... C'cpilabar uaiique igne perquam maxima Sylvt,


Fervchatquc terra mia,
Ore fli.Hus,
Pontufquc ini- mi al/i:f>i<, rircuindedit
caldm -vapor
Tiranti terre/irci.

&

jit ft. , fi la sy.m C-lva di Proferpina , .elle


a.l Uii'ie in l'czzii'.:/.
ed il d'iitigucrc tirai
da apertamente a conofeere , che il primo fi prende per
il
fecondo per lo brievc fnu di Baja c fe non
i:ii^3.
i>iilia ta'i v:rfi , il tinto e cunfiifo , ed il poeta,
per non dir altro , farebbe ofeuro . Non vorrei , che taluno s' ammirarett: . cii- li di anche da Omero
le , che l'.i!>qii:jiti> a'-;:
quali icnipre
Si vede', clic ej-o'V
fii
rinvenire

anche Omero

da

Qiifajjo.

lo gran
s'

al

itt

>

mare (ma non mai

fam,

ci

mare Tirreno,

.[/ni Jir!<>

all'

e gii fcolialti, ed

/'<, credendolo voce tutta

legittimamente da niD
vtii Mxli-.o.lnio ci'i,
rcfprcilioni, .par dire

Oceano

ci::

tradotto tettala alluem

fiali

cementatori rimettono

Greca

ovvero

tagns

ed

il

ini

hJtkBuo-

mare, humidt rc^at.

il

<(. In oltre nello AbITo poeta, ove furono conquili

viamo Cerbero

ma molto piti vecchie , ufeendo


da uy , le quali duo
, ed altres
humid'iraie , e perci troppo nota

man

,-.> ,-v-jj

fiume Stige

Si.Alnivtild'Eliodo, ove

clic

Luctno lago, e con nove nel mare


ci da Omero , e da' Tuoi imitatori

s'

Titani, la tro-

immette con una parte nel


alcoli) , che rutto

ed a ninno
fi

finge

nella regione

di Puzzilo.

leggono oialuoglii di Pollatili bagnali diN'Ottano.

''

Digita od b/

Google

DELLA CITTA'
!

era

Illic

l'

Oceano ,

Dei

nella

DI NAPOLI.

Teogonia

v.

767.

inferi hi .;;;->/;;,' p-rre icdes refonantes

Ei fonit Plurimi,
rerrii>iti< Proferpinx
Stmt: horrendus vero Canis pr foribus cujmiii
Ibidem //abitar abominanda Dea bn-nortalibus
Horrenda Siyx , filia reciprocami! Oceani
Prxtlantiflima

Ex

....

fiero flamine fluir per nailon nigram,

Oceani corni: d:::n:.: p, :s -s c.-.rnbura c/l,


Novcm quidem circa terreni,
ima dorfa mari*
.... in pehiim adir ....
Meriterebbono lunghe offervazioni, e favie quelli ver fi ,
buona luce da quei d'Omero num. 49. lodati ; ed io nel num. 12. vi ho
in clh rinvenuto nelle voci n..i-^.s t.Lf 011 [wlerufe ragioni U lago
Lucrino
Del redo folo chi ama d' elcr riottofo negher , che anche
!! >:
..mania Orano il golfo di Bara, vedendo gli ilen nomi di luoghi nell'uno, e l'altro poeta, e quelli di Plutone, e di Profcrpna.
51. Non farei fuor di reato, f fou dimentico, che Eliodo parlando
de'figli della Notte, che anche pone ne' luoghi infernali , fa ufo Alle
flsfle guife d'efprimcrfi , che fa Omero de' Cimmerj , i quali fiam certi , che abitavano piefl qujfta medefima regione: ecco 1 vrfi d'ambedue i poeti Teog. v.7jo.
.... OuoV ust' ork

Sol 'dt'h
.

Calura fcandens , ncque e culo defiende/is.


Od. *. v. iS.
Ory'; ttqt' tS
.
H'Ai- attta Tiiiinmi umtrrn ,

Ed Omero

oss
ji.

Oster, ed

Elioilo niente divelli parlando delle tenebre preflo

Penuoli.

FENICI PRIMI ABITATORI

Tartaro , v. SS 8. flit <\- Tipny '.* . Sempre li diilinguc il gran mare ninni dall'Oceano: II sa, che i regni Tartare! erano preffo Pozzuoe per ultimo anche odi Iliad. S. ne' celebri v. 781. 783, fi dice 1
li. :

Tarn fonila Procfyta alla ircmit , durumque cubile


Inirrme Jtrvs imperia imfola Typhao.

Se dunque in s trillo cimento di Giove con quello gigante , ed in .effe co' fulmini mono, molti luoghi, che fono folo in Pozzuoli , l feommoftero con immenfo fralluono , = con effi anche O'xkwb pan , ed il
tirai, cio il mar Tirreno, li deve cflr convinto , che in quelli luoI' Oceimo d'Omero, e d'Efiodo.
S+. Non far importuno , fe lattali parola d' A"e>^"i , quali erano,
come ora con chiare autoriti antiche ho mofrato , nelle vicine fpiagge
di Pozzuoli , il confermi altres con altro luogo d Eliodo , il quale da
valenti comentatori non fu comprefo
ma alle volte quelli cedono al
pefo e j'addormentono . Finge il poeta, che il fcmminil molilo Eehi;
da
A'pi/joi! congiuntali con Tifatine, anche egli mollro , diedero in
luce ira gli altri terribili parti Cerbero cane di Plutone v.304.
.... Eh A'prueit
toppi E"xi5w
.... nrref Sfilivi, in i(arpii
ghi era

fi vede nelle verfioni , ancorch tavie


V A'pluw , epud Sym ,
, quello
quando non v'ha fciittore , il quale abbia mai penfato , che Cerbero,
e Plutone abbiano avuto lor foggiomo apud Sirmi* ma tutti hanno (seduto, che foner in Pozzuoli: quando fi petde di veduta il vero, fa-

53. J4. Allie luloi

&Oma

fTECodo

che l'Ottino 1

il

mire

di Punitoli.

L'i j

jJ

I:--

G<

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

Sbirci pronto, e farei buon proltio a


di <mefa antichiffima coppia di poeti , e viepi,
proverei ,che in efl loro l'Oceano il ferra, di cui ragiono, e non il
gran pelago, ma n'andrei aitili lungi nell'argomento intanto non credo , che vi la taluno di villa si inferma, che dall' autorit finora ai
dotte, chiaro non il ve^ga; quindi vuole la neceffit di ben dire, che
mi tolga a vincere le difriculti , che fi poflno opporre, le quali fembran dure , ma io non mr fo ne pavorofo , n lento , perche cosi fi
render ci , che ho imprefo contro a'nuovi, ed antichi fcrittoii, pi

clic trafcorrere in si graffi filli

riportare altri luoghi

adorno

no

e compito

55. Forf fi ftimer al di li d'ogni sforzo, ed induftria ridurre l'Oceain quel piccol mare, quando Omero cosi nell'Iliadi-, v. 4S9. come

nell'Od.
lo, non

Al

E-

V.17S-

ci

dice, che l'Orni minore, la quale rilulende ne! po-

mai tramonta, c non va a bagnarli nell'onde dell'Oceano:


Ofl ir (AVik) i^fiofo; irl toirpti ffiunHjto.
Sola {Uffa) expo-s e/ hthinni Ottimi.
il gran poeta vuole , che quell'altro non fi bagni nell'Ocea-

certo fe

no, disfi tutto ci, che

fi

detto intorno

al

mare

di Pozzuoli.

Ma

ic

che Stratone nel principio dell' opera liia pi volte riporta tal
ciinfuliimetite il teiuenu , n ArilW-le nella poetica cap. 14.
u,
3. ediz. di Parigi, il quale recita foltanto quelle due voci aia ofii, ni dice, onde le ha prete, perch poflno ellere d'altro fcrittore,
icch Barnes (limi, che il nlofofo le vuole d'Omero. Ma non dovesrder ozio, e dir molro , quando fi rinvenuto il vero , poich la
e buona m'offre Paulnia, lib. S. c. ?. psg. 603. il quale parlando di
(l'Orla Omerica apporta i (iioi verri , e non aggiunge quello, del
te contendo; certo fcgno, che nel codice filo, perch pi antico, e
ero, non vi era flato aggiunto. Vivo ficuro.che si opportuno filen,

11

$.
5 S . 3 t.

Avendo

ci (crino fpinto dal rilevante filenzio d Paufania,mi

Si rifpoade alle diffltiilil, che

li

fi

poffono opporre inlofiio all'Oceano Otocrito-

Digiuzcd 0/

Google

FENICI PRIMI ABITATORI

4=>

le querele del gran D' Ori' il le nel Caritone pan. oqq.


mild-.wi.i /,;,::,:;: pn-.r/ii.ut f.,i<,: htp-:h;f, lutota verfus, C' tu i/a ,> ::: /i,i'j.:ii .,:,!l>,i'>^ p-njmhm non

pararono dinanri

IVtwenB,
ti::

dU::;,.,

emm

:t,e

Hointro, Virgilio

& diis

de confi!

iadigngntar melilo : quindi m' induco ad ammettere quello verl , ed


n
ri ,\ ognuno meco il faperfi da' Greci (ino dalla Ilagione eroica
si

berle

Lieii/n

lil

allr;

:['.(

imi

:.a

rilrn.

ni,

u1

niente o(Uiule la

.-

nuova,

vera opinione, della filiiavi. n de! :' Oceano , anzi multo l'aiuta, ^pendoli ,
di e* il lllenia poetico d' Omero fi , die tutu gii affri . ed anche
principe di d!
mare anche nalce
il

poemi, ed anche
eli; qinfio hit ve
ferno

ghi
L

ficcome

(1

il
,

Sole neh' Oceano tramontano , e 1' Aurora da tal


(inolile tante edite piacere i) leggere ne'due fuoi

nel

Ino (fretto
tv -rf.'cn-:

ni. ir.-

mondo l'immaginazion

del

pianeti

compagno

iri'-.i

1 1

ri

,=.

il

perch

li

'

l'in-

cltrcmi luo-

r.cg.i

immergere

grande

da

finge

jhnbm, ed ove

nv.i

poetica deve lar

anche comparando

perci

fcliodo

H"; ," "n

mofliei'i piii chiaro qui

le lelle,

Iplendore

dell'

ed

el ino

d'Agamennone ad un altro di fruito ulceri te dall'orizzonte , egli lo dice h, filalo ne!!' CVi-.mn , nnJ: per mantener C
niiii, tutta la gran fai

miglia

rie

cetili himi

AV^

devino

w.-

yrA

ivi

abaideri

avx?.ly/.\v

ed indi ulcire, IL1.V.5.

hfi ^Aircr

Stella autuimmi fimlem, qua portfiimim


Splendide nllaret lata hi Oceano.
Quindi concliiudo , che non mi contraila ci , che ho imprefo

dire

dell'Oceano Omerici, clic l'Orili fi l.na in tal mire, anzi gli di vigore, perch la poefia reei'c bere . che gli afiri fi portino tutti ad una
ilelt acqua ad innaffi. ..fi ': e Mi rV-i-^mo ave piacere, ed imitarli,
perch d'Omero. Se poi l'auiania non recita cucilo verfo, che l'Ornon fi va a bagnare nell'Oceano, egli fi laralervito di mal traferitla

Qitafi

57,

ovunque

il

S'miominciu

divino poeta
dimollraic

che

nomini

GVsbb,

Omero pone jli

dice chellia ne

Etiopi ntlUrcsion diP

Dlginzed by

Google

DELLA CITTA'
miti

della (erra,

ficcome nelTILg.

DI NAPOLI.

v.

100. dice Giunone

41
3.

Venere:

a'*wiy n,

Q,-2> yinitt,
ftnripa TiSin.
nt vifam alma finis terr<,

frfrfo,

lo llell ripete, quando giunfe a Pozzuoli la nave d'Ulifle

OdA.

v.13.

D'unii.

H'f

li

J/A

ad jfnei -venir profondi Oceani


i
belli campi Elisj, clic erano lieti per gli Zefiri
gli pone eziandio nella line dei mondo U.S. v. jtj.

Zr-i.-C'.i

In oltre in deferivendo
del

Oceano,

vicino

AW

<r

il H'Au'tio

TtSiw,

ti

ASafow Ji+w.,
A^K alci Zi^iipsJa Aiyujwa ntts
Scd re ad Eljifium ampia,

tk

yaff

aVret

&

fine; terre

Scd femper Zepfyri fuavirer fpiraates sarai

Sono dunque gli Eliij campi nell'eflremit del mondo, e predo l'Oceano, eVirgilio altres pred Clima gli defer ve nel lib.j. e nel tJ.del lio
poema. Mi muovo a fdegno, che si gli antichi Jcrittori, fi vegga Stratone pag. 5. ed i fuoi comentacori , come i nuovi in ogni ^Itra parte
della terra fan ritrovarci quefl campi , fuorch in Pozzuoli, non per altro, fe non per la voce Sl'itm! creduto da efli 1' immqnfo pelago , e
perci vi hanno avuta fempre tempeflofa fortuna.

58.
certamente doveva il gran poeta leggiadramente fingere , che
cos l'acque del golfo Bajano, come il lo continente pieno di Volcani,
e d'altre Orane produzioni, che danno mitezza, ed orrore, foflero infer-

nali laghi
di

c fiumi

Plutone; onde

fi

e che ivi l tn-'il^tri) .iIir.'l


porte del regno
era di poetica neceffit, ed arte fingergli nell'elre-

perch cosi fi coni fponde bene a quello, che il comun


nomini penfava , che nel finire la vita la parte migliore del lor
compatto fi portaHe a' regni bui per I' ultime vie della (erra . Divifato
ci , s' intende , perch mero fa immergere il Sole nell'acque dell'Oceano , e fa altres da elfe forgere 1' Aurora , perch quefto mare fi fa
trovare nell' efiremt parti del nollro mondo : e tal fingimento va a dovere, non eflndo le Infingile poetiche, e le vaghezze rigor geografico.
Sarei di pena,o almeno di no;a, fe tutti additaffi i luoghi d'Oni-m intorno al nafeer dell'Aurora, e del cader del Sole, perch fan numerofi, ed a tutti conti. E gi nel mira $6. ho mofrrato,che il gran poeta
anche tutti gli afiri, oltre l'Orfa, fa immergere in quello flrctto mare.
59. Premete quelle brievi cofe, che l'Oceano fi nnfe da efli due fopian -<'- ,
vrani poeti Omero, ed Efiodo
finn icrrx , e che
mitli della terra
degli

TomJ.
58.

Ragioni

F
pcrchi

Omtro

f)

mfeer

l'

Aurora dall'Oceano, t morirvi

ivi
il

Sole.

FENICI PRIMI ABITATORI

ancora l'Aurora, ed il Sole aveano rii , cubilia , ^ intende predafi truovino eziandio gli Etiopi pred l'Oceano: e piace

ivi

mente, perch
apporre

verfi

d'Omero

II. a.

v.

413.

74Vi yp ir' Q'jtfnvov pr' tfWttvrvf Ai&^irfjs


X&ijos Hfl (Jits 5w-, e.ol S' -V
htm.
Japiter in n:cjnn>r. ed uc.kihi /Eiliiopas
Hdiernm Mir ad amvivium , Deique om,m feruti funi
ha l'altro luogo nell'Ori.
V.M. che fi creduto fempre tenebra-

fi

Io,

ma

ora

AV.'
O:

rende pieno di luce; in elio fi parla di Nettuno


ufi Affonrc (imi tiM i'-!,"

L(.'.

c;t;;5v

Ama

't;.-<;- 5; ,

01

5'

iV:--.tt;

ipu> -ri , K, pmSt UaiuSn.


Itle quiicm JEthiopas acetferat hage fenato;,
Mlhtopas, qui hfariam divtfi funi, cinemi ex hommibus.
quidtm ad eccidealem Solcm , dii vero ad oricnicm ,
twmrrnn , O" Sgnorum hecmembs
Adftthmu
Se l vuole credere Omero fempre .1 se eguale , e collante ( come dee
edere ch gran poeta, ficcarne ognuno che imprende a fcrivere). aven}
do Tempre detto, che l'Oceano il brieve mare pred Baja,e che occupa l'efircmit della terra, iriiaix j-;, efprimcndofi della ftefia maniera del -tiro degli Etiopi , facendogli abitare nr Q'xnw, i/d Oceanum,

Mi

&

e negli ultimi confini del mondo, e perci faide Fenici n'iSpaTi , il nel
fodero col,o vi fi tnfcro , farebbe lo led, chefiurbarc l'intera geografia de'fuoi poemi divini , o penfare , che ci avelie
voluto porgere fantaltiche invenzioni. Se poi gli fa Enuns'i,ed w, orcidentali , ed erientali-, l conferma quella fonazione preffo Pozzuoli,

gare, che non

poeta ripete fovcnte,chc ivi e muore il Sole, e rinafee


il gran
l'Aurora per le ragioni qui innanzi divifate num.58.
60. Se a quella nativa interpetrazione , che di brieve ajnter altres coli' etimologia della voce Jihiop; , odano la ltuazionc dell' Etio-

perch

pia, che

fi

le^ge negli Tenitori dopo

Omero

ed

cementi innumere-

voli s antichi , come nuovi , di neceflti il credere , che non pofero tutta la ira in penetrar la mente del poeta , ed a far corrirpondere infieme i verfi, e le parole, che appartengono a quef' argomento:

bifogna certamente
dell' OdifTea

parte de

fallire , fe grolla

nomi

geografici

dell' Ilia-

de, e

penfi a determinare con quei de' poleriori tempi:


fi
e perci fi vede ne' loro volumi un'eterna contefa in rinvenire due Etiopie, orientale una, e 1' altra occidentale , e tutte e due prelibai' G-

ceano , il che con vanilTimo


non mai ritrovarono: e per

sforzo

ed tifando crudizion fovcrchievole

recitarne pochi, e tacere i molti , vepganfi


Strabene tra gli antichi, e Si!i::lIli in Solino , e Bucharr nel Phaleg
tra' nuovi , e nella loro fatica fi Icorge gran lperc , ma tutto torbido,
55. Si comincia a dimofliarc, che gli Etiopi erano predi Pomicili.

DELLA CITTA

DI NAPOLI.

45

confuto. N io comprendo, come uomini s fivj non avvertirono , che odi' Etiopia prefente non vi ha quelle delizie , e queir
abbondanza di gregge , che aveller tratto Giove coli' ampia famiglia
Dei freno a farvi conviti , a prender diletto , ed accoglier
benigni l'ecatombe dagli Etiopi chiamati col liei l' aggiunto ^ivtwiis,
che non meritaron mai quegli Etiopi , che non limo Omerici , perch
tempre barbari, e folto triiu ciclo
All' itp;\J1t> i. campo di Pozzuoli,
e de' vicini luoghi fi deferirono odi' Od. i. v. 5*3. d'amenitl si cara, e
vap , che i degna degli Dei mi piace di aggiunger i nobiliflimi verlr,
ne quali racconta Menelao di se a Telemaco ci, die gli predille Pro-

e ciecamente

degli altri

Ou"

hcitk, ot' ip yafit tax in


m Zittio kiyoTK>wTi( ibis;
,

AW

Sii palefato

avanti

7.

^pot,

le

lui

li/.-

un

Pozzuoli, con vedere, che fi pongono pred l'Oceano , ed k Tiipari ya'uif,


onde perci finge Omero , che elfi eran cari agli Dei ; e doveano elfer
ubertofi anche in quei tempi , eficndo la pi belli pane della nolira
gli ubi r:ir.ci potemmo fare r.idii iii;nficj , ed ecatombe)

Campagna , onde
e poi

la favola fuccedette alla vcriil

perch

Greci, ed indi

Roma-

ni e confoli , ed imperadori gli elefiero per lor foggiorno con fargli divenire pujlhm Roman ; e quei porti l furono il ricovero di lutti i
navili d'oriente
ora per le Itone vicende de'fecoli in elle contrade il
lutto tetro , e ricolmo di fqualore , ed appena vi li ferbano i fegni
:

del bello, e grande antico.

di. Se poi fi ravvila anche l'origine del nome JT-ihisps, cade anche
in acconcio per la region di Pozzuoli , ufeendo dirittamente da isjr,
che dinoia fermimim efe, oltre al ceopcvirc; e nel Gencfi c 30. v.41.
ove fi parla del gregge di Giacobbe, e diLabano fi ha, r-rt iin l'oja)
TaV) O'SL'jn ri" ni (='-' ,
in firorinmuk pteades , non poneint ;

&

i-i-.

teri

>:;

ji rriii:.: pfius

elementi di Aib'wiJ.

L::b.:ti
.

ove

piace

fi

vede replicata

tal

voce cogl'
contrade

che" gli abitalori delle

indi

4+

FENICI PRIMI ABITATORI

Pozzuoli

fi

dittero

da' Fenici

JEtfopts

cio ferotin, per

(ama

cosi di crederli tale fpiaggia occidentale , ed ove il Sole nafeonde'J ungili ofeuri di I'Iuton:, di Proferpina, e de' Cimmeconfa mollo con tutto ci, che ne dice Omero 4 e non fi curimefehine Greche etimologie.
Ma io vado lieto , che non Soltanto In grave autorit d' Omero, e l'origine Fenicia del nome fermano p*i Etiopi in Pozzuoli ; ma
altres , che in quei luoghi dur tal voce Special mente prell tutti gli
fcrittori Greci , tanro grande la forza , e la luce del vero , che non
Ninno non ha apprefo , o non ha
pili mai opprimerli , n annebbiarli
letto, che la regione di Cuma, Baia, e Pozzuoli diccv.ifi Opini, e gli
abitatori Opti, O'nnf, n piii lungi fi ftefe , ficcome altrove pi opportunamente palefcr
il
Bizzantino, c Servio traggono tal nome da
o(i( , (erpeti, quali Optici , perch luic plurimi eiundavere firpentes,
fi vegga il Pellegrino , ed il gran Mazzocchi
nell' Anfiteatr. pag. 159.
nell'annot. ove dice: apici a [erpentibm d.li . Ma io fon ficuro, che
mi fi dati fede, che Ila Opimi lo ftefl, che JEthiapicm , non eifendo
Urano, che i nomi delle provinole , e delle citt in procedo di tempo
fi
fcrilTero troncati, ve n'ha efempj in groffo numero, che rapportargli
di noja ; ed a dovere ferine il lodato Mazzocchi nel Calcntf.pag.314.
col. 1. Si qnis chu morii cxtmpla, Stz ^(inos , cagno/cere enfiai
la

dtvafi, coni:

ri

no

le

fi

di.

e grande accolto l'avci iui LuiLj ia Lina raniztiTium ocgii ani m 3. Reltituta da Hippo
Diarrhyius , e con ifcelta erudizione il conferma. Ed io aggiungo , che
litvi.c. 11. AByres poftea diltot A>roj: Cellario

Giuftho c^fa credere

care

al

rxJm
Phaleg.

principio : e Vofio nell' Etimol. Balfa invece^di VSi>.rx , ed


per Vy\vrts, ed altres rVu; per l'ywni. Il gran Bochart nel
paggio, unifee numeroummi efempj si de' Greci, come de' La.

lini, che

hanno

fcrtfo

fteflo nella dinertaz.del

Spanta in luogo callifpaaia. Rinvengo dirli lo


Checozzi tom. i.par.i.pag,^. dell'Accademia di

Cortona

, nella quale fi ravvfa molta erudizione unita con grandifima


cfcuritl : 2.)i_r'h, Scheria, nome antico diCorcira in Omero, non dubito,
eie noujia, fecondo rindolt di quiprimi tempi, da
, Afcherh,
e q-jcfto darrrvit, Afchcr, per fa la prima
, come Spauia viene da
Hilpania , e/empio in altro ptapoftta addotto dalSeldeno. Quindi non

AV w>

fMa

maraviglia , fe da Mthiopici fi fece Opici , giacche era in colliiirte di togliere 1 primi elementi da fimili nomi: ed ammettendoli, che tutti de-,
vono ammettere, natiir.de congki-.'ttiir.i il;'. equipi, ilali aiitoritii 11
bene aiutata, fi feorge chiaro, che non fi ito lunsji dal vero, comecli ci fia contrario a tutti gli fcrittori, i quali non ravvisarono , che
;

Ci.

\
Aniht dopo

il
i

icmpi d'Onnio

diti li

voce JEdsliii fililo Climi.

L'i j

jj

I:.-

DELLA CITTA' DI NAPOLI.

grand' Omero intere per Etiopi lo Hello, che gli Opk , gente si feabitavano prcllb l'Olice, e cara agli Dei . E l cotidiiii.L- , dm
ceano , quello dovr efire il mare di Pozzuoli finto ancora m'at.
t j-wm e rimane fdolto ci, che limolava arduo, e difagevolc Per
ultimo deve darli buona lode al lto Paufania , che non islugge di palefare , che egli non intendeva la vera Umazione dirgli Etiopi , e che
neppure li chiamava contento de' penfomenti degli aliti Jib. i.c.
il

si:

t> r
Tsfttuhui , de JBihiof ibus neque qui tpj'cwiiciiim \ luteo, ncque eorxm , qui fi rem tntitttgere pmfireatur , opinioni ajfcotsr; e forf un uom si lincer, come Paulnia, avrebbe prefa in grido l'opinione intorno agli Etiopi qui propofla.
6%. Rimane altro luogo d'Omero, nel quale .fi veggono gli Etiopi iti
Ssymtrum mambm , per cui maggiormente comcntatori , e tutti gli
fcrittori , e geografi d' ogni et maggiormente fi fon conful , ed iti a
traverfo , ma chi nel fentiero del vero , l fa ardito , e non teme.
Finge Omero
. v. 183.
che Nettuno vide Ulifie navigante prcllb
ritirava dagli Etiopi:
Corfu da' monti Scrni, merlare ocello Dio

Od

l'i

Tr

i%

Ti\sSce

IT;'

Sembra, che

A.'ii-J-.-vi

-<-, F.Wi'xBw

i:\s-.

S^/air

hi'

ftiot "ileji

btstb

'

yo'p

1''

'

poeta ha interamente oppoo a tutto ci, che fi detEdopi, perch In quriB verfi gli ftabilife; prefib
Solimi, gente dei::, l'ilei
relb miuere Ahi: ne fi riponga, che
mero non gli filila in l'india , ma che ritornando Nettuno digli Etiot'i,
pi , poi dalla vetta de' monti Solimi vide Ulifi i perch da me fi
che quello Dio cosi poteva rivenire anche da Pozzuoli : del refo Tempre forza credere Omero niente avveduto , per non dir ridevole , f
ne' fuoi verfi fa trovare Nettuno fopra monti Solimi , per ifpiar UliC
fe, che naviga vicino Corf
Quindi (lame- cofiretti, facendo, che egli
fempre faviamentc penfa, a conlefir fallo de' copiatori nella voce :t.-.'/ixi , efiendo reo coltume di colloro o in tutto , o in parte viziar;
il

to della regione degli

&

nomi

de'luoglii

degli Etiopi

liKeum,

eioti di

Pozzuoli,

1'
unii!, della (ituaziiiii
, per mantenere
egli fcrifi A'evlmv , e non
, che
gli Arimi , ove fc^iliio
ben nota col nome Ifchia: e regge bene la
;-!
.:\:::t=i;
.li
Ei.:m limati ccl-. <:-

mi fembra

Omerici

prefib Pozzuoli

e nel mini. 7.

Tifco, fon monti, ed


finzione de: poeta ,the

li

moflrato, che

ifola

\-iuir-,.:

di'.^'i

il

Arimi vide Ultlle: ne vi ha queir immenfa

di-

tanza da quelli a Corfu, quanta li sa enervale da' Solimi della Pilijia.


Fu facile a'eopiatori l'errare in quelli due nomi, perch ne vecchi temtj. Si rcfliiuifrc in Orotro

luogo

iflai

corroitj aiioirJtntnls agli Etiopi,

Dlgltized Dy

Google

4*

FENICI PRIMI ABITATORI

KE

pi, ne* quali non v'era ancora l'elemento B , Ti fcrivea


, in veg.
EKEAPIMC1N , vocabolo ad elio loro men nolo, che SoJuJfim,
e quella guida ufando dottiflimi uomi-

gendo

ripofero pronti

ni
si

EK20ATMQN,

hanno redimiti nella lezione natia


mutazion di duo elementi

leggiera

traddicentc, e

fi

fi

li-in (ire*

aliai citta ,
li

Tende

con
e Provincie .
niente a se con-

Omero

Q!.k>, clic gli Etiopi fono in Pozzuoli.

oii;

E le t.iluno a quella emendazione fi oppone , amerebbe Urano difordine ne' divini poemi pi predo, che il fallire di chi gli trafenne.
6+ Si dunque molitato con buone automa, e ragioni, che l'Oceano il piccolo mare di Pozzuoli , e fi con animo ripofta foddisfitto a ci, che fi opp-; mv inien:<) il fingerli da' poeti eroici ,che era it
i

teipx yiii;, ad

fin,

,-vm,

eli:

prell tal

mate

ftuavanfi gli Etio-

:
e prima.di rimette/mi al viaggio con UlilTe , che 1' argomento
mio dire col patelre, che i luoghi, per ove egli valica, lon di noFenicio , non voglio sfuggire altri verfi d'Omero, che potrebbono
addurmif contro.c nuocer molto a cift, che mi fono ingegnato di ftache f Oceano fi eia neli' cilrcmit.l del mondo , tanto pi , che
tali verfi fi riempiranno di chiarezza , i quali ninno finora ha avuto

pi

del

me

bilire,

felice

evento

ci'

intendere
*'

e molti

hanno impolla

reit

ad

Omero

di

Od. . v. -p;. che 1' Eubea era lontaAggiornava Radamanto ; e li vede , che
, onde niente

nell'

'ice
ivi

diftanze delle citt, e dell' itole

Veramente ardua cofa forgere in difefa d'Omero , che dilli 1' Eubca
tasti; bui, /,.;,; ;jh,ie ..f-.f dali' ilba di Corfu, anzi ftabilirvi il
giudice Radami*, che uill'Od.
v. 5^4. recitato poco innanzi num.
il
fa (oggi orna le nel campo Elifio in Pozzuoli
onde confondendo il
In (teffo coli' Oceano , e
, mi li porri opporre , el:e jhbiii l'ut in
Etiopi. Anch'io, le ci biv vero, mi rich-.aTiierei rei
x:X O
mero : ma egli di certo non ilcrifl Ei>*Soi' , ma EtJiWlrf , poi per la
vecchia colpa de' copiatori , a' quali cflendo pi nota la prima voce,

60.

tutto

cogli

che
4. Si d molta luce ad alni velli

d'Omcio, che

oliar

potrebbono

al G 10 dell'Otta no.

Oigitrad by

Google

prorperoii
EiiirtoiV

i navJi e propri, e Armieri , ficcome dinoti


la voce Greca
ed indi in tempi infelici,! <pili l'.ir.i:! i;u;iune , che poco s'iti-

Omero , tal svini;


rikvc j. onci;' sfrittili vicina ; e mi duofalli in ci anche il nolro Stazio, ma all'oppollo ha meritato
bene si d' Omero , in cui lene E'hte! , e inni ErJiii. , come della regione di Pozzuoli in averci (erbato tal nome.
6%. Avendo con valevoli pruove, ed autorit feoverto , che l'Oceano
in Omero collantemente, ed in Enodo li il feno d Pozzuoli , e vinte le difficolt pi gravi, ci fi para ora d'avanti quali intera l'mmortal
OdilTea fenzaalcima nebbia, dalla quale prima l/murava da tutte le parti ingombra, perche gli fcrittori d'ogni (Iasione credevano, che Ulilte
avelie navigato per b villo iv-la^i , di; ri-' i-nd pufteriori fi appell
Oceano: e fino a di nollri i pi valenti ingegni, come il gran Filippo
D'Orville non fi Audio con mio rncrefeimentu a deporre il vecchio,
reo penfamento, dicaiJ.i n.-ll' ,nninirevii!i oIi-iy.!/. a. datone pag.534.
Eratojfoncs,
alti itcatfabtnt Uomerum , quid Ulxis errores in Otendefle

le, che

&

tttmm
fe

fittili J.F

Um-A in,::t i

qi'.ui

non larajArim-

tv::i jh.it

1.1

che quell'eroe valici per

H+As-*
lo

grand'

non eflendo
Oceano E
.

perci quello dottitmo filologo nella pag. 6Sj. e tf88. molte favie cofe

guc l'opinion comune. Ed bel pregia , che fi refituito al divin


poeta il nome, che gli (lato contra ogni dovere tolto, d'clfer i/xitbW-r- geografo, quando fi fu anzi Ivvdut illimo; e dovea uno di nofira citta

Micomam
mie

trarlo

da quello reato

hbcbnnt

ragioni

\-.i\ci

che non difpero

6$. Si difcnie

perch

pcinc \1,:;m
.

Rimane

roteano Omciito

nollri
fe

pure

pi beato
faranno accettevoli
quanta gran luce

in fecolo

ora ollervace

dilli autrclc, tlit

ne

fi

D'Ornile.

4S

FENICI PRIMI ABITATORI

ricevono in

luoghi ed

altri

ri, ed ofairifTuni,e per

Omero, ed Efiodo,i

efl

quali

prima erano ne-

acquili maggior valore ci, che

li

(tet-

to dell'Oceano
1
SS. Omero con alto fenno nello feudo ammirabile d'Achille porte nel!
eilreinit

l'Orano

edii

[!i

E'>

M9n

!"

A'mryx

Che

11.

t.

tmihum

v.o.

fii'j-a

a-Sii-

Q'uasu

tV(uj va'nt- i7i uounto.

tu';

Romana lingua:
O- jfiraM magnata rubar Ottimi
Otbem frx.cr rxlnmxm fiuti afabrefali

vede in
i/w

fi

Si sa, che tutti han creduto, che Volcano'polc l'Oceano mmcnl interno allo feudo, lccome fi vede nella figura, che favj n'han formala
, che gi al principio quello Dio vi avea finto
il cielo, ed il mate , tutti e tre corpi grandinimi , ecco il serio
481. dcll^leni lib.

ta lenza poner cura

terra,

'

i-

E audio Sj^jitai- il vjflo i\'l;c3 , e il aiyt j?w: C'wire il


pollo dt Bau , c perii e cofljr.te nel furi dite , il fmia nella, parte
ef:rema Arilo fci
fenipre ha ferino,
, non per altro , f non perch
che l'Oceano, il qjjlc ri;U fa hrexiilimo mare, fi era it
j-ot,
;:rrj
ri
c c-:;llj :.>o
Iv'.re:.- e , dimeno Iure imj , a
fermare o, che ho imptefo a provare. Quel lu>i s!Ihh U'immhi farehhe piti (Indiato r:mciiere, m.^nj t/nti.i rtrr. , perch, rftre p:
qualit, e virt di e? fero, v'entrava I'.
Siigli, nobile per ileo,
prirc, bevendoli, fc gli Dei erano menfognieri . Il brieve poema dello
feudo d'Ercole, che fi attribuite ad inganno al grand' Efiodo nel verlb
314. eziandio fa fcolpire nell' eli rimiri l'Orano ad imirazion d'Omero:
A'py 5' Irai flu Ve.:!<;'i T^Sj.n t'j'(.

Oi
Ma

efrciiiani orati fiuebr-t Geenna t inundctiti fimiii

poi degenera dal gran fuo maellro fuggi ungendo, che circondava tal

mare
que

fi

tjv
i-^i
toXnSo&iMv - 1' autore dun,
vivulo in tempo , die gi fiWdi fi prendea per lo
cnge tutta la terra: e per quello foltanto degno

l'infero feudo

vede

effr

immenfo mate,

clic

che fc gli ripeta ci , che-dice Eulbzio pag. 110. eiler tanto dk-erf
l'ima, e l'altra nViriinisr, quanto differito: un'opera umana dalla di67. Inoltre' ora intendiamo, perch Omero dice, che anche gli aliti
tramontavano nell'Oceano nel hb. t v. 5. facendoci fpere io Iplendore

dell'elmo

di

Ai

Diomede edere fiato


i-.'W? i:i\lyiiii,

AlUT-,-,51

u Airi
TryfsrTi A \ -u . ? 1 V l.v/tTs
uit fihtm, qVtc inanime
,'

,nil-.-}.-i

Splendide

tcltitcct lete. iti-Oceano.

Si
66. Alita

risene,

n-.i

Leu

pr.iS.-n

Ec

clic

l'Oceano

fi

11

mare

ci

l'Olinoli.

iure::! L

Ci

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

49

dnldiM ni': n11m.5S.chc l'Aurora, ed il Siile l vedono lemrTe. ne'


poemi, e n (cere , e matite nell'Oceano: per cllcr eguale, ai uniforme la finr.ion poetica^, era di meftiere , elle eziandio Io. fielo fi ailrille delle Mie, che anche limono, e <r,ion>n(.nv> , e doverne dall' acque ricche di rnifierj, e di unii j;.t.. I:,sr :.i t e nuova. E con cii> Om.Si

Aioi

'

il

bra, e taluno "dirli e!ir ceri, the ne* tempi aids; eroici i tanti minerali bagni delia regione di lto.i:; , e u'.i t:'eui loro prodiijiuf erari
noti, giacche i niiiH:mi pneti in uni;' [>uiJi: ne cantano gli onori. Polio ci , non lir llr.mo , le da Or.ierd , e d.' Lhodo li penso altres,
che te tempdle, ed
turbini eoi nini; d'Arpie meflro loroorigine da
""'
ijinll' Oeejno , e mi fo cuore di
10 poemi: e creiceli a leyno ni

Ed Omero
vi

pone

tra

dire Aio divina ci deferive

col
fili

altri

ijixfh verri

11.

t.

cavalli di

Automcdonte

150.

ni

7 48 .iniem perle

iti l'aere* le

tempefle eoi

nome i'Jrph

fi

falcio lulccr diliDccano.

Digmzcd Qy

Google

no

Iurte,

lene

che

FENICI PRIMI ABITATORE


di

folle flato

merl. In. (erro luogo Penelope, a cui liiggita.osni Ipcranza di riaver


Ulifl, perdutamente

querela

li

die non

lolla

ili

mezzo, come

le

fi-

Elie di Panda, che A>~ ;,j =.


4. mt
Od.T. v.77. e quelle donzelle
iiam certi, che Ha tetnpdle,e da fulmini perirono, perch Penelope de!:. lt.l
lo Ivil.i (!.:!!. no , iiI.likIu nei v. 79. nudi' cfprcffuinc ,
imj*' iri.ito*v
metnimt gli pei, e lai verbo elee da Iju, in, f,c ms
cenda , e l ha altres
ci non videro gl'in, inceul'ur : tom.vL
"
lerpetri, ed i

la voce pretta fenicia , e con tutti gli


due propriet, che lor convengono ^iccir,

effetti

IkI

del

ine belle.

Ab:h.: ;.:;::{;,-< w-^-r.i fi.-, pi' :::':r. pi::,-,-..!,


conobbe ancora ivi Orione, che cacciava belve nel V. 371. ut' Jrqaxhuhi. Inoltre nel principio dcU'Od-f. finge, che Mercurio conduce
a.fcv'
aTtuii-mii, e mi
j Ieri vere i fuoi vcrperche fi conlanno molto a tutto ci , che ho detto dell' Oceano
.

SiKi

fi,

...Hf>x<
6g- Rigirali) ti aulorli

che l'Arpie d'OratrOj e d'Eflodo trina piclTo

Poh ho li.

DigihzMByGoogu:

DELLA CITTA
ni

E5p

!'

invil

:r,

-n

tfit.fao

.S+*

Si

r.::-n

QWmia,pw,

S'i

ni/j

Hi!

IfV,

'.U

ic;

Minta

TrTflur,

Sfuav 0':',v

ar^Ao. Xmmm>

in

N^wifa A'vA-.
^mmebu,)

Pr*,W

rn

alisnus-a-mala per fquahdiii 'via;,


Oe.-.miipte fitte'"

r.;ci,-.-,b.,i:i

C /.ma/*

Senmiavm
forcai , Cr
Prtlcribeilt , (eamette p,v:::;:r::;:< iti itfth.i.i hn,

Er Jo/

Uia* J,ms , f<mhcr*

Li,

lawnervnt mtem

/ichilik.

*/;./..

, ed al Nilo;
che qui dice Omero

.che penfarono all'Egitto


.'irgilio
[e

>,

perch

il

fitua ci

ijinivl.-

anche quando hin

li
,

neeell.irje

5 (crittori Ialini
.
nollro Stazio nelle belve liti, i.
V. Si. devilla del liio l'nn.rai limito Pi>llio,il quale

fcrivendo con ricco fliie 1,


con reale magnificenza la li fabbric a Sorrento, ove eziandio fe n'ammirano gli llupoidi veligj, ci finge, che quello Lima di fider va , che
Pozzuoli , ritornai^ abbanil luo padrone l'ollio , il quale nacque in
ikijuriiiu

Sorrento, nelle lue primiere delizie:


duimnv im'.rit rc!;:b.mtc,-pcculqve
Angina,

Stnreai ine r.::u


nell'Ercole Sorrentino

de' luoghi del noflro


lio

a [[Hello

,'r. i

lib. 3.

&

pr.tii.i-in
1.

v.

146.

Cratere ad ammirare

Dio, dopo averci

Necpudel

ea-iru

un

Linieri.

ove introduce
i'pettacoli

gli

buona parte
che fece rol-

fir.vrSi (ein.'io nello (IcIToSor-

occulie nudai fpflierc paUftras:

Spelte,
Iteri 71-:w>us palmiti Ghmus,
Sylvui/uc , qr.it fixem pe/.r^o y,-j. r^;-.v.7i
Et plttadus Limoli, uutmmjue Efpliru csiiuis,
.

1.

Li voce Asf.*.

ci

Er

rtnie Henri, che l'Arpie rinfilo nella icon

di

Elia.

Olgliizsd Qy

Google

acu , ove per Teti


;
tocdieri I animo d
;ii il KrJudi, chi: io :i:iLi;iri:!.i
'
quello Dio
fetide ricl
i

v.

595. ave

'

fa parlare

Vj'.-t*,

fi

iJ?"- sVifm

fi

T.'ro.

T?til

K;:ij-
s':Vra, tct' o t&i ^J-ra Sufi-i,
El' )W U E;>jwi: TI, Oet,;
L:::l.r;TC m'Ji,
E'cj;^? 'ir-yxTAQ a'i^p'iilH l'll(a*&7o.
TJrr ine eiWenf ^l'Aii^J Eoi^Aff Tro^B ,
1

n^T^c
E',

T!, yjxu.xvy.;

ti

'.r^i;,

-'> Et V3"
t'^ i^to, .

J-Vjl" J-J.l-t'J-

A';:i

>\

^;'iH5

n\<30rt9
t. A.

ffrr mc Jiv.-jt;-, ir.ir.ndo me dolor occupavi; hi/^


Mi;trh tnex con/ilio impudenti!, nate me vakiat
r>,r:i!:.:.fr

Nifi

me

chudus cum

Eli ryiin;

Earyiome film
Aj::-..i

ipfr.

t.rr

li

riflu

ejfein
,

vM:;:r:-,n

rune puff! ef-m dolerci in:::?:.

Tt-.tif.jnc

CMCpifel

filili,

Ottani

iiwennium

fabrili-opcre feci artficiofa multa,

/;,:<- nrmUt.i-.
JVk/ji,
fii:i,!.i!'.}uc , 07 rullici
,
In fpecu coiictva; circum autem fiucntmn Occam
Spuma nliwHv.iuf Ju.-jt imlcthien, Cf.
3010, die manca di fiviezza colui , che non ammirer

il

faper

d'Ome.Volcano fu precipitilo da Giunone in una groiii preffo Perniali,

DELLA CITTA'
<V

Omero non

ti.dt Lin

(nio in Kcotr.r'h

come

hitiffi,

otri

che

DI NAPOLI.

mi

altreVi

e;;t

lini,)

nelle

rroerlct

fy^u'.:

Voi.

degli

ridia

airi

ci

r,'^

L':',e

pidl Po/m.'li
In quelli wri li nomina due volte i' Oceano Cu' ic.il ei
abiurici: n li dee (cnlarc, che rjm--!:;i Di') tlriih.o (ia lieto precipitato
nel vallo, ai imnicnlii >ela_p, eJ in elio ri.ivle.ie ..rotle .metalli prc/bli,
fuoco, cri ifrumeriti a lare armille, e lv;-. .!i * .-..mietiti donneldti . Ed
.

fovvicne, e n' avrei pentimento,

ii

ermo

in l'u-'znnli v'

clic

pre

piii

fi

le

l'ateili

tr.ilcurfo, cllcr

vero,

m.'.'.kl.cd arii:;' di eili,e grotte:e fem-

fa falda l'opinione,

che l'Oceano

brieve mare:pcrdimoranti nella cam-

e queliti

ch Strahone favellali. lo delia sedile de Cimarepagna di Fo77iioli,ci ha ferbato ci'!, die di Vulcano finge Omero, fen:

zi

come

pcnlrio, c

!cr.-. e;i.!:> .cl'.e

edi

fempliee raccoglitore
in erotte:
b/ij" rio-

cole antiche
v'.i^n.v

/i

vivere dall'arie metallica,

il

delie-

3bit.1v.ino

^wnfv, /tr fMa/Sam fct;o


.vanii

i'

<

''i'v

p:ig. 375.
tj:
v.
c
die poema-j

s~i '-;-,..?; c lo fldl

i-

condo Omero fece Vulcano per nove anni id alcoli:. Mi piace opportunamente ora awerti-e l'.er lami ci ne. i.l' O.;;.:o , il quale mi molitur impie, che (e
l.cmno
fo

Dio

perch

in

iemi-mi ci la rinvenir quello flefcontraddice,


rra.ia, niente
che Give li fu, che lo precipit in queil'ifola ; 'ma
lo gitt ili
madre Gio: me : one!: due volte a furia fu

in Pozzuoli

icanri.to dal.'

71.

nehlll.

v. ;:yj.

del

Itola

mare

della

li

ci avvilii,

.1

Olimpo.

quelle cole

Ilo

raccolte

ria

Omero,

per

li

tenere,"che l'Oceano
,

(chiedo

non

S. &$&$W^)t^ qvSchc\l-;dt

far si vailo,

ii

ciioi'i^'h'e proni

che ^ia orrore ,'ma un b'rcvif.imo mare ricco della

piii nobile milolod;!, e die rende erto , e cr.rro il fallitili) via,-jr>io di


Ulilic, e per tinvcii-.l.i nel corlii ci tinti icedi
vi m-p-ro i piii valenti inGreco fiperc.
r.nn veglie arrcfi.iriui oel fido Omero, e cir,

Ma

coferivere quello mio dire co' tuoi due poemi, e


colla magiiior lena, e virt, che la di mdiieri
:

ini

rie.ee ralicurarlo

q'.iindi

ho penfato

di

unir anche da Eliocji in lutto leale ari Omero q:;e luoghi , ove egli
paria ridi' Occhio, e mn'livirc , che eyi.indio in cadt'aliro cruico poeta
li
il
golfo
ne l lema , the tro|i:"> ne corro lungi t!aU'a:?;.>
1'
die; breve . del rclb non (ero rii noja , ['cr, perch amer

Hawm

memo

con

quale alto predio , e fami in


quei beati tempi era tinelli ncl'ra Catiipacna , e Ipecialmcnte il Ino
mare; e per vaghev./a rii non ce-, li. r. rie re , ic-.iir 1' ordine de' verfi di
eili

ifvel.tr

pili

Ancb e

iiella

favole

li

v.-rit.'t

in

lui,

71,

TC03011I1 d'Efiolo

ttna,

il

mire

di

Poiieoli.

Oigntztid by

Google

ENICI PR

Ti
il

primo

tori

fi

fq-;.

il

ove

dice, die la Terra unitati

fi

ma

l'iif!-c(

con

Oij'm.-I par-

gi r.t'priCe.'nti ;ibm procotto

il

gran ma-

aV^j-; n.'.3>'> -'ili li Sua* '.L ;r, C l l'Oni:. mail; ij-li ,!iii>illllti dell' uno , e l'altro mare , pur ravvi lame
la gran variet ; anzi
da
tulto il concedo li Icorge chiaro, che qui l'Oceano un piccolo fieno,
e iccarc tanti ver fi farebo; importuno , per me. balla , die il dillingua
da -sKy.y%-. Xel verl poi
dice, clic
re

1.

Ntig ipiBe*n)

Siri n'it

.'.

E'tt '5j; S", w( u.m --'.tu


Cl'miit
X;-; t;* vi'.i pF''.-.ri, ciV.iW ti \~,r,~,-_-:t *3pT0*
. .
.
Dea peptrit Non ni/cura . . .
Hcfpcridas , ques fonia iritns mclytum Oceanum
Aurea pah/m: curx fi-./ii , Cr ai /i-:;;^ fnviitm frutti/m.
Creder ognuno dlcr cofa, le non da dilperarli , almeno atlai ardua il
dimofirare, die qui l'Oa-ann non fu il tran pelago , perch fi nominano gli orti Elpcridi, che i poeti, ed i geografi dopo Eliodo vivuti lituano nel continente dell' Affrica , ed altri pi lungi ancora
le loro
.in imi ti truovaoo ne comentarj
Ma fi dovrebbe, credere I'o;yoI1o,
(lacchi fi convinto da tante autoriti finora, raccolte , che 1' Oceano fltanto preffo Pro/Aioli onde con anioni ficuro tniveir , che
cuefe Ninfe Elpcndi d Eiiocio , che cullodivano gli orti , e gli alberi
con pomi d' oro , erano pred quelle noflrc contrade . Baderebbe , che
il poeta dica v!:!w .i.ru." '<:.i<-.r,, per mai pianare .il !?r.m mar; d'Affrica , effendofi ad evidenza modraro, che Omero, ed lilodo quello il
dicevano ffitaj-1 , trSn' , Si&mtb , e non mai QVtaeJi . Ma ho valenti pruove,che tali Ninfc,ed i loro orti erano neWiri vicini cinipi.
:

74. Se efle hanno per madre la Notti ,c!ic dipeli col beli 'assjiimtu fii',:<:, ne' luoghi preflo Pozzuoli, ove era il domicilio d
Plutone ;oltre
Cimmeri , che non valevano mai il Sole ; da tutti
poeti li finge
ogni cofa nera, ed ofeura , c ri"rei\> qui- altres fi vuole Omero 11.*V.J7. perch l'anime, che vide Ulific, ufeirono i% E'pKA*. Il ledete,
:

che
7;. Eliodo

G difende. Egli vuole

chic Ninfe Efpericli

celioni tran

in

Pouuoli.

DigitizodDy

Google

DELLA CITTA'
che

effe

Ninfe avean cura

con

orti

d'

DI NAPOLI.
frinii

belli

Ss

b; ri coloriti

clic

lmbravan d'oro, ci ricorda deH'ubcitof luolo.e felice di noltra Carrici>,'che qui in pochi verfi ci addita Eliclo , in molti il
pagria.
dichiara, e diflingue Tictl'Ojieri; . : nu-'tSiorni v.itfj. ove pria degli eroi
Greci, che furon morti pretto TroM, d..-q;i.'.:i /mime poi Eodevanli de'

Ma

cttnipi Etisj, e

d^-

(un

wwkmb
S iWs'uf^u^i.

eVtjsIIiu j-ijw,

EW

T**

Si

Km

ufi

ni-,

t>j?-

a'^-^

5,'v/

uiv vjwiv

Wi

EV

0\3isj k',re,
Td.'( T!?>

Pozzuoli vide Ulilfc:

in

M'i

-iti?,,

oVJwra

i3,'

Si'us. 'yktt;

Tap f'i. ferMAta


U ,M.S(i KJfW

t-.W.'ei> W'.^ ;.

Jupiter Saturnio! . . . pfrdidlf . . .


Jlios
navibus fuper inferni maris amplitudine
Ad Troiani adduca! Heknx cattfa pulchricomg ;
Vis quii-m il.'-.Ji m<"! Iffrcflit
lifdsm j'c-i.Tum ,:b hvmWv'-.s 'Sit.vn , fi" fi. Ics tribuni!
jupiter Saturnia! pater fiatati ad tcrrx finsi,
Lonp ab immonnhhm, v.rnan Silurimi rcx eli.
Et ii qtdem tahitani fecumtn aninlanu kabentes

In

honorum

tnfulis iuxtn

Felice! Street

hii

dukem

Ter quotannh fiorentem


Perche Omero quali della
lenza dubbio in Pozzuoli,
d'

ni

Oceanum profundum
frullala

profer

fieamda

tellus.

lidia guifa defer ve p!i Eliij canini, che erari

di

cui verfi

ho

num.6o.

recitati nel

quelli

Efiodo devonfi intendete de'medcfimi Elisir ma per brievi annotav.iiv


li
rende pi chiaro , che non pu pcnlarli altrimenti . Biodo qui
mare, che valicali
numefolirtimi legni della Greca im'.i-

parla del

bxhirtt; indi merli n i trai di quelli net


ta, ed il d^ce in
b rovina di.Troja, n-pgonf! nell' amer.i campigna pnrfTu l'Oceano, e
goderli tre volte l'anno di quei frutti aurei, e pi di mei (Mei. Om:ro quelli <e?i ere: fi vecerc in Poi/.kvi , ed andare .1 diletto per aia11 anche
0
-m;" l'O.e j >, Si Irf.'ir 1 ::i m K'
Ci -..'
:

'.

Ili

Greci h

mo
me
mi

rv:a fulo
ifulc,

j- lt e !a Odia efprc^^e Mia Omero ed il prinomina il continente , yilt , rru altres 'e amene vicinilofi
i^etwno in quel brave mare. E f: l' Efpef irli luhanno fruiti belli , e allwri a !ii fe;

che Ria

ne' cinici prdfo l'0;eano, ed

de6 !i

condi

7+

idducono valevoli unioni, che

fttiti

fon ricchi

qi-efli

eroi Greci , e

godevingli

per

ire

IlaSi

gli oiiiEfptiiii

erma

In poltri

Cinipigni.

5*

FENICI PRIMI ABITATORI

flagrali Tempre frefehi

7j. Mi! io fon

Limo

non Comi dunque

diverfi gli Efperidi dagli Elisi.

[-nulo

Jlrettiiiiujiu;

;i

Virgilio, quanto fi pu
al
loro orti famofi in

eflre il pili, perche ce.i ini lerr.u 1' E;v:-;e ,


Pozzuoli, facendo trovare qui e rami , e punii d' oro: c chi non Mupirl forte, che ninno vi foie n.r.lc
non ha letto da piccoF faniloit.i prelnure a Prolerciullo, clic la Sibilla ur.iin ai Ene.i , di
pina rami, c frutti d'oro , che li raccolsi: va no in quei luoghi, e tolti, fu!:! to iwlceean te^li
lri? nei lib. 6. v. ij.
.
. . .
Late! arlKTt opaca
i

Cu

ir

;i

darmi CT
Scd

AuricoKKi
.

,Jr;,

Si

filiis,

limi un:;-

&

-iur

q:i.:m

qua

:!!; u

Vv,

'"
,

ponga cura, die

ii'b.-l

I.

fi

'.vi

-.i.niii:

r,i>-t:s

i',":rr.i

fibite,

teli.. .i (

J.iVi/;.-,'!
:

JJ.li

,-<;

,ii

it>

l'ire

fatus

fWo; <:;,. uin.iUa.

ram;> o'oio

eLn.M tradirei!

vcftito di frut-

DELLA CITTA'
mentre

quelli

mena

DI NAPOLI.

querele contro agli altri

egli

non

flato felice

raccoglier frutti migliori dagli orti Elpcridi

76. Forf molti, ma non credo tutti , entreranno in defidetio, che io


rimetteffi in viaggio con Uliffe.e dniofj-affi , che luoghi, per ove
o tralcorre, 0 vi foggiorna, fon di nome Fenicio , efienub gii pafi il
brave golfo di Bafi ma a me piace d' imiOmero, che non fa giunger Tubilo il fuo eroe in Itaca, ami fe'vi
e vicino, tollo ne lo rimuovergli per ragion vera di podiiii ed io mi
divago dall'argomento, si perch mi torna a talento fpaiarmi in Elio-

mi

egli

ghi, che l'Oceano

tar

rio, s ancora, perch ho cominciato, onde fa mefticn finire. E poich


vi rimangono nella fila ammirabile Teogonia altri non pochi luoghi,
giuro d'efler pi corto, comech potrei effer ben lungo. Nel v. 133. e
tegnenti ci fa Tapcre, che da Doride figlia dell'Oceano , moglie di Nereu figlili del Ponto nacquero non meno, clic cinquanta Ninfe, ed a ciafcheduna d nomi belli , e quali tutti prefi dal mare , e con aggiunti
leggiadri, ed in tali verfi vi fi feurge ima vaga maeflt antica, e vera;
gli appongo, perch fon molti . Si rifletta, che diflingue il Ponto
dall'Oceano ; e f Doride figlia di tal mare di Pozzuoli , e bel pregio, che ria eflo fimo ufeite tutte le Ninfe, e quella parte della mitologia fi fa anche del noftro mare per femminile origine.
77. Profieguc l'ammirabile ElioJo nel v. 174. che prefi quello flefT
goll nacquero le Gorgoni , e che ivi abitano :

non

E'^h t;' vj:~A; Vi F'zrr.iytfs \\yipKi\.


Qua hub'itunt ai cdebrlm Ocesnum
t

in cxlrcma parie si nottem, ubi Ileffctiet ranci*.


fra ciucile Gorgoni, che fon tre, vi aggiunge la famofa Mcdufa V.17&
ir Tityp* tiJjm , Meitufuquc grafia ptrpeffa . S' oflrvi , che
il
nominare l'Oceano, dice primieramente , che dimorano alldtramiti della terra , indi ove notte olcura , e per ultimo ove Iona le
Ninfe Elperidi : e gii con lungo ragionare li e inoltrato , che tutte e
tre quelle Ciife fi fon Ante in Pozzuoli. Profiegue il poeta v. 179. che
Nettuno da Medufa furtivamente ebbe due gran figli ir (utluotf \Hpmi,
.

MYEaj-a
oltre

ni molli pr,i:o il gran mollro Crifaorte, ed il cavallo Fegato, Xww'wi


a Ui'j-a; >.j nfyiv I~(S-, c per farci liciiii , the Fegato nacque in
Pozzuoli , ce ne da infelice etimologia , e non in colpa , perch a'
Greci era afcol il Fenicio parlar.- ma a m= gk.va tal origini:, perche
lervilmcnte va a lenno mio: avvertendoci, che elee Uiryai- da Tipi,
firn, perch chi).munii da' Cinti dell'Oceano:
Tip ni'y imijufHi ji , r'
f Q'iuai/ tjb itfyds
,

HuiC qitian Ime


NitHs tffet.

mjji.vk erst

<]:tr>J

70".

77. Le Ninfe lune unte nel

Ortv.ii .ipu

fonia

Tom.!.

mar

di

Pelinoli

Qui ancora

Non
fi

fiorer le

Gorgoni.

Oigiuzad 0/

Google

58

Non

FENICI PRIMI ABITATORI

bifogna omettere

IC!,puts
legaci

che quello furto d' amore accadde

qu cu mi! alt

le rapporterai ce

}e finirai ce chapirre far

lei

Hi/hnem

expiicito

taluno per amor di leggere amate il proprio


una fuggevole feorfa in quello cap, 5. del Banicr
di vincano e capitani, e ricchirur'
fe

inolri
vili

riCi-hi

d'Iene

fc,

iii

i:

fe

volgata:
7!.EiimoIoE;c

al

le

ir^iiiunln

Gr fa/K* ri,
di

Gtrpm,

rie

diCujio
,

e le! Mylho,
cene fiilt . Or
, faccia almeno
cotali
, che

e vedr

luogo della

B.l.co

non perche

divani::;:

A' -jx.ni:

tifiti

ci

biJ m,

pensamenti,

i'..!'i

ricrei

In quanto poi

fw\

in

pe

Gorgoni

n^-ri

j*^

mil

arca fina,; mbrern , fufpc*

MtdifaPtgtifia

fono l'indtmems

Maria, con

Digitizedby

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DELLA CITTA DI NAPOLI.

se-

re.' di tanta variet fi veggano i favj cementatori: l si, che gli animale
HWggjfcono, o ruggirono, ec. e quello il verbo r\y dee notarci
dunque le Gorgoni hanno fortito il nome da tal voce, fono l'inclemendell' aria , e forf i tuoni , perch il cielo ingombro di trilli vapori
luona, e muggifee. In quanto poi al nome Modula, li ha nell'oriental
parlare l'intero nono, che in Latino limerebbe permeies , utente dal
verbo vn cr,im:ni:,i, p.-rdiju, die prii.Tio 7 (dirimi ; e gli Ebrei
ne formano il nome n ina b-iba teraciilinia tifi , e perci li fon fined era aitai agevole a
te tante flranezze di quella o furia , 0 Icmidj.i

li

ze

tanti favj, ed al Clerico rinvenir s pronta etimologia


Rimane
vallo Pegtfvs, che fi lui al certo di -jj, impeli re , irmele : ed
.

il

ca-

Ola

tal verbo per dckrivjr Li rabbia c:cs=!L orli cap.13. B.H'as 313 BVIBIt,
irti: -.ni , 511.1/1 urli oiir,-.;, ciu, r.ipm i:n:ii< ; e veramente i turbini
'avvimi , e difperdii'i! con ugni celerit , e perci poi anche fi volle
alato. M'increfce avverare, che il gran Bochart nel /eros. P.i. lib.i.
c.6. ed il Clerico in Efiodo dicono: Si ferii,,, -uoccm n-jj-ar- Phanicie , hoc modo didjS , pagafus , voccm iaebh compofitsm ex jb pag , hoc

uii

&

tj luputum,
die fus, Ime eli rjfmt , ellndo nr,& nome femplice, e niente comporlo , e l' aggiungimeli to m, propriet de' Latini,
ikeome l't!, de' Greci, quando eff da' Fenici prendono in preflanza le
voci: indi l'applicazione, che liinno della favola al vero, mi fembra di
lunga mano pi inllice di effa etimologia: omettendo, che oltre modo
li
contraddicono, per rinvenir il luogo delle Gorgoni, e di l'egafo , quantunque Omero altres le ripone a Pozzuoli , mentre fa dire ad Uific qui
dimorante Od >.. v.((i>

Anzi poteva loro effer di guida Virgilio, il quale intendendo bene Omero, ed Efiodo nelle prime vie di andare a Plutone la vedere ad Enea le
Gorgoni, e quel che mi giova, le unite coli' Arpie , clic fono eziandio
l' intemperie della Itagione
, perch il vero non pu in tutto afeonderfi

vfibuhm mite iffimi, frimiCqtie in faucibm Orci


fi. ;>/;,,. 1.7 ir
:J- f,ri: rrior-prns umbra,
.

Ccrcrone!,

jg. Non fi dee , n fi pu tacere il non dar anche viva luce alla
tavola di Crifaorre , che unitamente con l'egalo nacque dal fangue di
Medina, ed indi fe ne vol all'Olimpo avente un brando d'oro in mano , e lo lecito a prcleritare
t;mni,ed i fulmini a Giove. Quante lirane col fi fono dette di Chryfsor dagli antichi , e moderni, veggonft
i

79-FjvoIj

di

Cb'yfitr in Palinoli di mjlagevolc

fpeijiiioiie,

fuattimologii alieniate.

Digitano by

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6o

FENICI PRIMI ABITATORI

gi raccolte dal B.inljr nel p-i,-,> ..u/i lul.ito luogo. Efiodo,che non conobbe il Fenicio idioma, fa ulcire (al voce dalla fua lingua da yniii,
mrum , ed i , m/t , v. zSj.
yju, us yjyr
\ti. I! Clerico la ime
--n s-iki
perch il poeta nin,

OT

nili iWi

tribali

ftnndi fulmini,

'''

y^h

f:,hu ris

-jiV

cuodis : in-

aggiungendo: Httr oliendunt

di difetta interpetrar la favola,

Phamcam

eJfe fabulmn ,!tnmft omnibus cr.r. .;.'j;. m ? /'i:,.( rtp.:.iire no; non Buffi videmiit fine filo aanpLm Araduei
Ma Ila dello con pace del dottifs.
Clerico , egli ci prefenta un' origine di Xouisis afli iiWJ.i , parchi la
compone da D'iNn voce Araba, e da un Ebrea ; ndi non ci fa Eipete,
ove tende la favola , e perci defittela il filo d' Arianna .
io mi fo
ard mentoQ con dedurre Xpoiraip da iwfia voci prette Fenicie , e fi
polfono clprimere variai igtis, e cogli fidili elementi , che li veggono in
Greco : hi , che eiio una fola volta fi rinviene ne' fanti libri , cio in
Ganti. 51. 34. ed i tir. ci han ripollo Kmlav, c quindi S. Geronimo,
vattrem, altri vi defiderano influviem : ed il profeta parla dell' animo
iniziabile di Nabuccodonofor in defolar gli Ebrei
Abfertmt me , quafi
rtica , teplevit ventre fuma, Ce. forte farebbe piii opportuno onta,
citale! Jinm ; del rello la voce venter fi prende ancora per ifmoderata
voracit, troppo noto il verfo di Lucilio ferbatoci da Nonio CJ.n.34.
finite lurcones , comedone! , vuite ventres .
Onde ora fi rende pi chiara la voce itili , che follante fi truova in
Geremia ; e fe Xain-ma lignifica nell'origine uora* ya,lta bene in Efiodo , che vuole intendere i folgori , ed i fulmini , come fi veduto
delle Arpie, e delle Gorgoni : anzi non fe ne pu dubitare
, perch il
dice con chiare , quando finge , che Crilaorrc portava quelle arme
vendicatrici a Giove. E fempre s'ammireri la febietta unit della favola, che pred l'Oceano, ed in Pozzuoli , ove fapevafi enervi ludi: mefiti, e limili produzioni oriOR><,gli emiri poeti ci prefentano tante Ora.
ne meteore ltto frmboli, e figure da fpavento; n fa tnelieri penfarc a
mercatanti, n a navili, n a luoghi indegni della poefia, come il mar
Baltico, 0 l'Atlantico.
80. Siegue Efiodo a dirci , che Crifaorre gener il gran molro Gerione , e poich tal favola ha recato lungo dilaggio a' pi valenti ingegni, devo trafcrivere i veri), e tentarvi nuovo penfamemo v. 187.
,,

Ma

Xamke E i-nx, t^dIu, Tvpvena


M.^Sfi! KafA.f 0> Kff Din Q iis>
Bst rio

bWhii

-ri^'p'ihv

TisiuSi't hfii^Ziabif -wfa

O'pS

ir

mwbs,

ilJ

EpS-sV,

h'<

atim^"'

&ni\i> Ev>uiu>s
Cirs-

io. Si

comincia a moli rare

che Eriiia

fi

era pieffo

il

aollro

Ottano

opinioni dc'iavj.

Linii'ZeJ

I:.

Co

DELLA CITTA
Huik

trcptcrt

CiiUmx ph.v

Mi.ri,:s

NAPOLI.

DI

CkyfanT vira genail

Geryoneta

iab'd':,

guider interferii vi Herculea

prof ter flexipedes irrigua in Erythia,


Ti-mparc ilio, rum b.r.<:-\ t:;;: hl.n fante: i.;k->.\;Tryntbum in fiterm trji-iaa unJis Orcr.ni
bulmlra Eurytione
Orthoque inrcrfcfio ,
Speca in obfcaro hxtn ndytitm Occtiniira.
nelle
s' opporr , eh: quelle llr.i^i , eli: fii Ercole , fieno Mate
gne di Pozzuoli, s\ perch li nomini due volte l'Oceano, e grotre, come altres, perch fi sa, che eolii fi porto Ercole: l'arduo
r.ivui!iirc il lungo il' E';"S'i- Ti^i'-iumc , perch fc quelli Ernia
Jii-jfi

&

pretto il feno Bai;-, no, !i li-.ir^r.'.iirio d-.-iri'e Tenere , e conl'ufiotutto ci , clie fi detto del brieve Oceano , ovvero, clic queOr io liggrandi poeti, ed awedutiflimi ufino conttlddion
favj,ed eniditi fcrit, quanto Meritatamente fi fono (Indiati i pi
i
rinvenire quello luogo, che l creduto un'ifola, e di concilia-

1 pochi autori antichi, che di effa han parlato, e vedendo, che


ingegna di diftnigger ci , che ha detto l' altro , mi lmbrat.i
'

.Miiuiyijlj

com-:d-.L-

:ir.5ita,

andar per altro fentiero,e rinvenir-

e porla in Pozzuoli nel continente : c nutrito n li' animo


non averla fallita , non per altro , f non perch Eliodo
e pifite l'Oceano , e tal mar: , clih; ri.- femore il fallo, non la
n noMra Campagna rawifare. 1 favi, che n'hanno fcritto alfai del
fono il Salmafio ("opra Solino paEiol. 101. ma non ci diilingui
fito

lufinga

hiara guifa, fe Eritia

la

Mena, che Tariffa Tertefus, eCadice.

poeta
indi Bochart nel Phalcg pag. dir. ec. molto aggiunge a quel,
che avea fcritto Salmafio , ma perch il fito non ha rinvenuto , conchiude , Maxime cui fodie di tribus { Gndibm , Tatngo , Etythin)
e vuole , che Ermnnft una fuperfit , Erythia t)i ciV-uplt
,
cole non fu in lfpagna, n che Ge rione regn in Eritia, ma ncll Epiro, e ci il foftiene con autorit. A Bochart s'oppone il Clerico noli
annot in Efiod. ma dice cofe di piccol pregio , ed altres vuole , che
:

queffifoia fia nel grand' Oceano


Si. Non li porr in forf, che quelli favillimi fcrittori fi fon confuti, e fi fon contralati, non altrimenti , che gli antichi, per ragion della fola voce Q'tnai( d'Efioio , e perci (i vede I' Erit:.i tr.ii.xirMM .1
lungi fino all'Ibcria: ficcome accaduto anche a' campi Elisi , i quali
d,i

Baia

A me

fi

leggono in autori

ma non

barrerebbe, che Eliodo dica

porla nella region di IW.ii.. ili

1"

in

tutti

nell' Ifble

Eritia efire pred

Fortunate.

l'Oceano, per

avan.li unite tante autorit

e ripruove,

Si. Si procura rinvenir ilGto d'Etnia cotrjuto Jslli Sibilla, che dlcciG

Emrt.

FENICI PRIMI ABITATORI

dwtms igotia , quantum hum,.n.,


r ,::,:ijh;t , ,; difccrnere ; e
da quelle prole fi .feorge , ciuuM i-m ni. ,!;.-,-..^ il Inerii , fe una 11
fu,o molle. Anche S.Agollino domanda fcrivendo contro a Fauflo lib.
13. cej. Sibylla parr, vii Stipite? Sono (lato lemure vago apprendere con luigi) 'lJ.i qualeii^ i-dIl di ccr; it.ti'rjiu a qii=!:e .torme divir'.jtrki
d.i i^r:r;i
luliimi cimi ri Liti , e pollo a pruovc manifelle dire
l.

ci, che un fvin di/ i..ni :ir, ha dritto: Quo, vero fuerim,fi feEq'<iJ,i pj 1:,;::.:;;: ,,7, qua do hoc ariruntinrini plures, Siijlte .
n prVrr. , t' tcenttib-ji 'r~;;>:-v.-!Ku indili; fune , non inditigenter
.

10

Ma

escuj/i, uihil Hi , glia: di Sibylli; fermitiir , mcerrius reperio .


io
nel fine d que/la mia opera riferbo non brievi cole da altri non occupate intorno alte Sibille. Onci
fi e
negato ,
t n
dagli feritori, la Onnaiia, e l'I-jilrva
l'altre 0 (bn finte, o debbonannoverate come tra il volgo delle Sibille.
fi
Si. Cade per m; ai-i in a.ji,r;i-it> per molnre l'Ernia d'Efiodo in
Pozzuoli, che alcuni antichi Ieri E tori non dil'insmmo la Cum ani Sibilla
dall' Eritrea ; cosi Lattanzio ["colpitameli te nei lib. 1. e. 6. dice , che a
Tua flagione i libri Mimimi erari cimimi, e die Hi gli oracoli dell'Eritrea erano lritEt col fuo nome e che in Roma oceultavanli t|iiei della
Cumana: Harum ni,miimi cinuUi C/nwi.ir, <y habenlur , pritrcrquam CiriBAt, /nf libri a Romms occulutitur . .
fan! Jiugularumfmguli libri , qui, qu,a Siylte nomine micr.h-,:-,,- , ^;:u ,-jf,
/!-,..,
crcdun.ur
afyuori poKft,
enfi/,,**
qus <? ^..vi hu, w,i ci,
(ff >y.
tufi
:

/e

( i/,

nifcfr Sityb:

Cumana,

&

Jiwjw
ErvrW,

uh
la

ln

,-f,;

on.-.

Befane : fed

CD"

Di nuefie parole fi ha,che con nome


appella, e clic per l'altre v'era della molla

:!,:,.,,!:;,<_<.

e l'Eritrea

li

grand'Agoflino nella Otti di Dio ci,, ci fa offervare piit


che quelli due nomi di leggieri cambiavanl H<rc auser
Erytfcx.:, fi,-,
o^m'magis trcdunl , Cumana, &e.
coir,-:. ,:.! g,-/i:,> pi avvertito di quelli, e pi antico ci
di una loia li confcrvavano i libri in tutto il mondo , U
idi 'J/m ir
iitoji'.p ij;5u mugliati. Anche Labbeo ci fa faoleurit.

Il

apertamente

S.h'la,/

S.Giuflino
icuoprc, che

It. Perei)

la

Sibilla

Cumaoi

li

f condili

ll'Erirrn,

li

put faf tre

il

firn d'Eri'iij.

DELLA CITTA'
pere

lirt-it

in.:'.',

DI NAPOLI.

che nel codice 170. del Ite delle Galiie vi fono gli
SitylU
Si vai; dunque Irsutamente , the rotali

due, e che
in oltre

vulte

alle

iruijv.in

li

ho confiderai per mia


i'.:.-

e/.umlio conuile in lina. I


, che gli antichi
Ci myi doglio , irandaror

vaniasffiio

'.fuii!':'/,ii!Ci'ii.llatn!i

gi pr-;o innanzi fi ri:


tori ti di Tacito, bench con Eri tra ninfee altri luoghi, ir
p;r ricuperare

jjh

liliri

sibillini

debba, a pi col- h n.uellv: Sur


che han confida queir liuti

Icrittori,

li

tir.Wie

cu::' Lritrea

la

colpa

A fiat ita

ili

aliai

e che la
Si-

8;. Si confetm ton

pil

ngioiii, che Eririi enfi

la

regione di PoiiudI.

*4

FENICI PRIMI ABITATORI

prima non dalla feconda prefe il nome, onde li fermerebbe,


fi fu una , efiendo ia[teu,clie la Cumana, anche fecondo l'antica opine predi' alcini :e clic Romani inoltrarmi li molto femplici a mandar

Sibilla dalla

che
ni,

Situile.
-

andrei lieto, che

io

d'Eliodo, che fanno da Ercole


:'
Ciccano , non (blo non

verii

mezzo Gerione eh LkiH

toglier di

er;:lo

;
;

contr.iOano, che ci fi linfe in Pozzuoli , ma forte il confermano,


c rimane femprc pi (labile, che quello mare e il piccolo leno Bajanod.-ila
dinoininazione di
In oltre dee piacere , co; :dla fi il- (.i::i.i l.u
Eritrea data alla nnltra Cumana Sibilla, e chi: l'wSai fi eri l'intera

mi

brieve regione di

penfo, che
fd/./.ii

.li

Cnma

Cuma

pi dillinta citt
e vorrei , e
che riacqnillau la cam|Hjpa di

la

vorrcMi-mo aiidic altri ,


predato nome, perch l'antico femprc pi in lihma, e

il

tal

84. Dato fine al dire un poco lungo intorno all' Eritia ( fe opportuno, ovvero Importuno il pcnfi chi vuole) non temo, che vi abbia chi
opponga, eflcr diverfamente fcritta quella voce dall' altra meno antica
Eritrea, imparandoli da' primi anni, che l'elemento R a frequente piacimento s'immetti; in (igni ditte tii nomi ed in ogni lingua; i gramatici ne han raccolti efempj inniimercvoU ; io non mi dipartir dalla camvuole da elfi , che efja da
pagna di Pozzuoli , ove era PhLfira , e
$.>.;, rivi-; onde lo Hello K'pSr.c , elio llp'ifji
Sarei in colpa, fe non ajutalfi anche col parlar Fenicio, che veramente quella voce
. unente
::,[ art iene a! Li regicu t 'umana i;n. ridi
la ri: movo uilire da
n'-om herei-ja, e varrebbero quelle due voci ha-. wbiio divina ,e fi confanno bene a tal luogo, ove eran tanto pieni di fama gli oracoli, e vi
,

li

!,-.';:

li

che da

;.'.-.:iari

trai

nel Gen. 41.

lidia

Sibilla

favj interpetri della

8.

ove

110 'ouin 73
Lsi. vecchi ci

n ,
I-.an

liccumc

d.tto pi volte: c godo,


lingua finta ne traggono rvoein ,che
ii

parla de' fogni di Faraone , il quale confut


e la volgata ripone,
tenie fteres JE^ypti, i
dato ,fr;r-.-ti, , the vale iaujimii : nello fielfo
fi

wmo

Se poi q
eh; ben e:>r.v:L-i:e ad una contrada ricci doratoli s'.._
,
cetti , non creilo , che fari a grado quella de::' immortal Bochart , e
riporto le parole di quello neh' annotai in Efiodo:
del dottifs. Clerico
Idem (Beciartus) ura apnl Z :c -vidi diR.-.m uifulcm Erythiim e
vece Thimcia niinj, Imllhartli , h-ic c' jn^n ovium , i/u,m> vcrteteat Grsci i':--' E
orbi ErvtLf
Ns .-ialro ca-micdws a vice
,
nnj, liarolh , qvee gramina , cui nerba; viridcs iiin.it, E/ni. io. 7. Ma
ninno s'indurr a credere , che quelli lia pi felijre di quella del Botale d* E'ioSffi

84.

Amlie

r-etimolojii Fenili a d'Erilia

ei

nude ceni

del fno filo prcfloBaji.

Digitized

DyGoogll]

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

<f 3

chart: nella prima vi (brio elementi d'avanzo, nell'altra ve n'ha 'di bifogno, e tutte e due racchiudono troppo general nozione , perch ove
ri.ir;
li
rinvengono gregi, e prati?
S;. Per ultimo non devo tacere, perch me ne nalcercbbe male,(nv
brandomi, che Efiodo Eritia la fa ifula, dandole raggiunto tioWut-,
e eulti hanno tradotto cireumflaa, onde fe tale, non potr mai efir
la regione di Pozzuoli, che nel continente , e quel tanto, che fi i detto, l attraverli ma i quelo aggiunto, in leggete fui principio il poeta,
io pol cura, e nulla nu turbo, perch non dice xuflpir-, che proil
-r )
prio deli' ifole , ed troppo noto il viilne rurfb d-!l' i--\
:

.1

[:,(

49.

li

Onu-m,

,iri!iir,:

parla d' Ulifle

mi l'oppongono

chiama

clic

^ftu.

verfi

dell'

l' ifola di
Calipfo fi^ipl-a Od. s.
-z^i-n. t3'x 'w " af"*"^
N
173. 1^4. ove fi deferive Creta, che
dice i-ieipci'i-, perch fon contiarj a
conienti devon curarli, quando i fonti

n'ro

Od.

certamente ilola, ed in efli


chi l'oppone: ni le veriioni,
fon pi puri

fi

e'

t.

Ktfuj,

Tfafs, tttJffrm , 1. t. X.
terra eff medio in purpureo

hJ

Crd quidam

In' -iror^i,

fiFT-ji

dice
rivi

Creta
;

pomo,

n Omero adopera aggiunti voti, o foperchievoli ; e fe


devono elirc certamente da per tutto e fiumi, e

irrnpa, vi

t,;.:

r.^icnc

:.i

te e limpide, e minerali.

r!:

l'^;'iio!i

Se akri

r.v<;

w;so

ii

poeti fuor

acque d'ogni lre d' Eli odo fi

d'Omero,

d'inierpeirar quella gran coppia feoza ajuto di coloro, 1 quali per ordinainferma veduNon 11 creda peto, che io fia di
ta, che non abbia feorto, che Efiodo.nel veifo 083. di? 1' epiteto tr'uall' Eritia , ma tanto lungi , che
ci contralti il mo dire,
1'
ajuta : fi conviene , che ivi fono cinque veri! aggiunti ,liccome vuole anche Clerico , telimonio di chiara fama : Hsc
rio fon degeneranti.

fitfons

the itiaugiormente

rei jam diRa eji j]


na:am hk ferme eft
bili,

' 0
jl final lcis Hi, quos viri mwp/th fufeepctunt ex De.-:..!,: h.i!\.-ii,qund emtrtrtmm
oporlcrctqm Chryfaercm vinon

gran poeta, e fra g


fiato facile (covrir.

il

irriga/i, tanto pi

che poco dopo v.150.

f-, che dinota da tutte


TemJ.

5.

11 dirli l'Eritii

le

le

di l'aj^iuntivo

di

t^>.i >>.u;

parti battuta dall'onde, e fpiega leder ifola.

fin

ifiVfurO- niente nuoce il fuo dio in Poimnli.

DlgilizM by

Google

66

FENICI PRIMI ABITATORI

fin" qui dell'Ernia, che Hata a me di difagio, ma non di noja.


Srf. Al certo , che pochi rim.1r7.1nni> > non peculi, 0 non pieni di
ftupore, in vedendo, chi: quelli due eroici poeti tanto pregiarono quelli

luoghi , e quelle aai.iie predo Po/vaioli , onde il talento gli fpinfe a far
quali intero argomento del lor peni.ire e eh uni . e l'altre, ornare con
favie invenzioni , e fingervi tante favole. Famellieri giudicare, elle in si
antica Magione aveller tali campagne, e colline avuta gran fama ; aggiungali, che vi conferirono le molte metili, e gli Vo'.cani , ed permeilo il credere , clic allora quelli li fodero flati grandiofi , e fieri e
veramente deefi a giuMa ragione ci affermare , perch anche a il ro:

fe n'hanno certi i fegm per lungo tralto in quella regione, vedendoli maflgrandinmi di duri, e bituminofi falli fimli a quei , che fuliolamente, e di continuo vomita i: Vdirvi.i, e ler'.-.br,-: ,die tali si vec,1
tarilo decorare e quel
chi torrenti di fuoco indulfc la Grecai
terreno, e quell' onde . Non fi i potuto mai conghietturare , perche 11
lli

pietre, che con illupore veggonli per molto fpazio lungo il mare nella
via, che da fuori la grotta mena a Pozzuoli, non avendo antico Tenitore, il quale ne parli: all'ppofto fappiamo , perch vi fono in Iiclra eolii
interi formati dagli Volcani, avendone fcritto Stratone; e qiidVincendj
gli furon noti, perche pochillimi fecoli prima di fua Magione erano acca-

duti,

ma

ignorava quei

che avvennero inPozzuoli, eHendo

(lati

antichiffi-

mi,c molto avanti dell'et d'Om-,c d'Edodo. Edora giudichiamo la


grande antichit di elfi Volcani ; perch quelli poeti con deferiverci tali
luoghi sfunelj,e farne il foggiorno di Plutone, di l'roferpina della Notdi tante altre intemperie, d molri,e di giganti , e:, fia, e
ceni, che Liliali iiKvin; fnri'ii
m orribili , e minaccioli, che tr.it
te , dell'Arpie

tilo

l'ammirazione anche della lontaniflima gente , e [peciiueiiche gli Mimarono degno oggetto dell; loro divine poefie :
e Cosi ci fono (lati fili cullodi di s maravigliol produzioni , che tanatura fece in quei luoghi, con punircele avanti coi vago , e col leggiadro delle favole.
fero tanto

te dc'Greci,

Ed edili. lo ci vero, come l', fa eh; io filili , [timo guadadi mia opera prnlegiiire , e ricercare in F.lio.b quello, che li alti
Moria di s bella regione, con fenararne 'gl'infingimenti noetici, fenza mancare al mio argomento , che le voci Fenicie appoKe a quelle
fronde fi furono forte occafione a fvegliargli . Vuole Eliotto v. 337. e
ig. che la Dea del mare tilthzs riteneva nell'acque di Pozzuoli , e
che al filo ennidru O.wino nartorl 1 fiumi, e ne nomina con belli aggiunti venticinque til unifrme ad Omero, il oualc, come ho detto

87.

gno

alla

Teli

llella

ciondoli.

Oceano , per merito le lavor vane rimile, vezzi,


Fenici immaginando, che quello leno di Bau 'lode profon-

nel l'
I

diti
Sj,8 7 Ptrtlli
.

in Voiiv.-y.i

Liiitta

unte uvoict:! intlicliDciTeli

fin climul.:|jii.

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

67

l'appellarono dalla lor voce nnn, onde ele Teifrys, che vale
,
nome trito dagli fcrittori fatti: ed i lxi. in Ezzech,ia. io. e ai. 14. ci han data tal parola Ebrea 6'90-, profondiras; ed ora intendiartw, perch Omero, ed Efiodo pili affai dice dell'Oceano r&Sv'fM*, e BaSuSim;, ed altres Strabene, veggafi il num. 49.
ed i graniatici pretendono , che afyfffis efea da Htj- , lo lleflb , che
0rS- ; in %i"Xei . Ora non far maraviglia , che i fiumi fon parti
di Teti, e dell'Oceano di Pozzuoli ,ef[~endo ambidue i padri dell'acqua
tutta , e nel golfo di quella citt hanno lor lede . Ho qui il piacere,
che s'offervi, che tra audli 15. fiumi, il poeta non fa menzione ne d

didimo

lo fieno, cheaSr.ffBi,

quei di Spagna, u della Brettagna, n delle Gallie , neppnre del Reno dell' Alemagna : e ne di quei della Paleiina, e Mefopotamia si riechi di acqua, e di nome : onde io ne raccolgo, o che a tempi eroici
gran parte della terra ora feonofeiura , o clic cotali Provincie, perch
barbare, 0 affiti lontane, non le riputarono. oggetto degno dc'penfamenti poetici : ed in oltre defidero , che fi ponga mente ora , fe l' Oceano
in Omero, ed Enodo pu eflre l'Atlantico mare, e fe L'Elisj, l'ifole
Fortunate fuor d'B:r::p . c l'Uriti; iul.'lbcria c 1j ivi altres vedevant
gli orti ddi'Efperid , gli Etiopi lnAffrica,e tutte l'altre favole in limili
lontanlTirrji luoghi, come fi Muovano. negli Ictittori vi ti dopo i lem:

pi degli eroi

quando

nella

Teogonia non

Rodano, Reno, n fiumi dell'Alfa, ni


re, die

non
Ivli

ci

in

altri:

le

non

la noftra

p;::li;i

Campagna

fiato io

fotti

nomina Tamigi

fi

Tago,

dell'Affrica: e forza e confetta-

ridicci tuli invernicili

para d'avanti

farebbe giovato, che non

il

devono

ravvifarfi ,e

col fuo bel

primo a

far

mare

queffoBfv*

E ritorno a Teti , la quale le Efiodo la fa foggiomare nel noCratere, Omero, che da quello neri mal diffente , eziandio qui la
itun IL. F. v.oo.
SS.

flro

Eui yif

i-i--.-i.l->,

z;:<;';5.i

rriiiT

n'.rwo'vn Olir yban, tj firiujw


Pi/do vifara Ime fine! terne ,

El Otesmm Deorwn parentem,

/:;,

Tvr.

& matrtm Tethyn.

quefti verfi ripete nello fiefi lib. v. 501. e parla Giunone una volta
a Venere, e l'altra a Giove: ed in elfi l vede farli certa menzione di
Pozzuoli , dicendo *tlrj-rtt ym<n , ficcane fempre ho fatto ofirvare , e
fpccialmenre nel mim.58. Se o!e il divin poeta, che Oceano, e Teti

tieno i padri degli Dei, c'intigna lo Hello, che El indocilendo i fiumi


anche Deit, ma non preHo i,i:iTii ri-.u li.vr.n.i p.kti ; ed or mi (rge
^eniicro, c lo ferivo, perch la penna il girla, che Omero avene polio

j-nma, fiuvoTUm patron , per efler fimiliflirno ad Efiodo, e qualche lcccnte mur

in Giii, Ipinm dall' ufta guiia d'Omero, che


liiluta Giove tht,> a>iu?m, a:
.V curo, (he Virgilio neliaGeorg.4.

f'i'iei

SS. Kaijiani

moilrirc

the Teti era sei Ceno Bajnno

1S1.
,

liccomt tutte

le

Ninfe,

DigjtizM Dy

Google

imitato, Oceimumqac pattern rerum

dn

e L'Erudii! ji;ni abiurili


T.y.

FENICI PRIMI ABITATORI

comecli nel

;.

V.

fi

3^4.

sa, che femore

figlie

Afru

Ma

Q'.^.

li

e ci fa fapere, eli; quella


pronta

perche

ed era vicina

fi

di

Q'siaui'vn-

dell'Oceano, e di Teli v. adi.


< Tj^i'B- i'fi?-*.
,
fa melicri oficrvarc, che nomina in ultimo luogo

tutte bellifume

padri

v.i.ito

t.>!;iie

LcL

lini

a'Iiioi

uS.

la

a tutte l'altre

Lucrino noftro , veggafi


e Teti v. 361.

Ninfa Stigi,
e la ragione
il

mini. 11.

Oceano,

Er Styx,'qux ip^rum exctllentiljima eji omnium.


89. Si perni c/jaruiiu, che quelle non lon chiamate Dee, ma figlie di
v.'5. Qu'uv a;.),3i Tr<ya,per eir eguali a'finmi,de'<juali fingonfi
fpol . All' apporto le marine Ninfe , perch pi degne , Omero Te li
Ni. ;:!) quindi mi comincia ad andaDee ILS..V.57- ;S.
Dee

re

afenno

poeta

la

ivi ci

poco ami fatta mutazione di Gir in psaT. Quello divino


dipinge Teli trilliffima e difetta fedente pred 1) fuo i'pofb,

gran padre Oceano

v.jrf.

Sedens in imo mari apud patron fenem


o Belio dava immenfa r .
quella voce Sv'ify , che
nnn ) accorrono a trarla di doglia
numero i nomi , co' vaghi epiNinfe marine fon figlie di Nereo,
Oceano, perch Efiodo le dice belli
l vcKga il num.7fi.
i

)uon
teti

ri

fi

creda

die

perch

non appartengono eziandio


parti di

al

tali

nultro

Doride figlia di quello picco! mitre v.140.


Nifi' i' ijiWra w.y-L-.TX jix

er

Il i-l)

Nereo potr prognate funi


In pento setram irrigante,
Filig Oceani entrimi fiumi

psrqnam maghila

Eji

e ne d non meno

H*

clie

ex Doride

cinquanta nomi con

j'gi

felicita

filit

Dcarum

putrir,

piena , e gli ter-

qudem ex Nereo

Ululili .procreate finn.


Flis quiaquaginta iUufiria opera calle/nei
So. Si pioCc S u{ t dirripraovc,thcTi,elt Ninfe

C riaseneono

ntl ooflro

Oiwno.

Di-a.hzoa

L"

Ci

DELLA CITTA

DI NAPOLI.

~E

tomi

a piacere leggere

Efiodo, non perch

propriet iti
L:'':,'. 4.

nomi

di

Ninfe

donne, ma perche

in

elfi

di

liin

mare

niimeiofi

Parvero

ancnVijli

altres

inviilancio

'iiitri

in

69

Omero

ed

ammirano tutte

fi

tanto leggiadri a Virgilio , elle


ilircMic 'untando) la favola dt

Teli (Irena d;i doglia per Achille , finge il paitarclJo Atifleo, che puni;c
fole diciaffcttc , ne recano
, e che le Ninfe , delle quali Molina
av\iiii a Cirene madie di lui.
od. Bifogna or conchiudere , che bel pregio del nolro Cratere,
ovvero Oceano, cheTeti, e le Ninfe de'fiumi fi fingono efler nate nelfemminil origine
le fiie acuire, e che quelle del gran mare anche per
da eflb dipendono; e fa d'uopo rinnovar l'ammirazione, che quelli due
gran poeti quafi tutti i loro pili belli infingimenti Glhldiarano darcegli
pretto l'acque di Pozzuoli^ conforme anche quella favola di Teti , non
per altro, le non perch Tetbyt in fiivellar Fenicio nnn lignifica Ufwi! j-lt>.c.;:ic , S uTS cs,cht in Greco diceli in molte euile Si'.f-n, 3,,-,;,
Swtos, Sfarmi ed Omero Tempre vuole, che le Nereich, come nell' 11. E. v. ;8. e 40. vrm , Stj. xx gi* t NirfUiiB 'a
tanna qmtqmt in mnris funio NtivKl.-s w.-t , per far LuitL^io al!j
l'api

granDea

del

3i.>(JTrv i* v.jo*.
mare Teli, che anche ha fua fede
nnn. Se poi a taluno venule ta-

quafi foffe vano d' interuetrar la voce


lento di chiedere; di chi ermi imlie

l;

Ninfe

de'

bofehi

fe eli

che Omero le fa di Giove , perch non s? inframmettono ita


e fono foltanto donzelle della Dea Diana Od. f. v.ioj.
At A'v'if!*.
. . . NJ(hpm,
A>poni(ioi Ttufsri , rytSi il n (ni A>ti.
.
.
.
Nrmpkf, fili* Jevis JEgixti

dira,

acque,

JlgTtfles lMunl t %*ntlct interim mente Lattaia.


5' avverta per , che fc tali acque fon di femplici fonti , effe a quelle
Ninfe fon defluiate , onde pera O.n-.-M fefb k dice O.'. - v.
1

'

Nf.-ir-^

grado ci, che ripone

il

::

fo'-.sna.t

Icolulle:
.ve fc
brieve

)ir

hhz /ai-

T>"

'

rr.L

t^t-^ith.,

qnia tacitai

eli

Non

fera degno

non faceffi paratamente difcernere , quanto fono e concordue gran poeti \r. dill-.i^nerc 111 tre ordini
Ninfe, come io gi' ho divifaro , quelle de'fiumi, del mare, e delle
felve: onde lini naie, ed i Propri l.;r padri feri/a non iu.li i^Lltiii.hk,
neppnr ne' nomi
il
che non avendo olfervato i poeti , al i polleriori
o ai_!i t-rudti , i quali per d:
ma era grand' uof
ic, ancne aopo lunga lanca , 11 lon feorati
nerfi intanto' .ni OniiT.i. ed Efiodo, per farli pago dei mira

di fcufa, fe

di infienie, ed efitti quelli


le

il

ed

in altre

sci

cieco dilordine. Si ve

da
nella luni^iHim* of!crvaz.in Callim. nella pag.i^c
ancora (per non recitar tanti, che hanno ferino intorno a'

alla- iviprietV A-

ga

djir^::-

ivr iiiar

si

foloSpanhemio

podi dopo Efiodo,cgli

eruditi

cDnfuicrokNinfc oVlkmi

de'momi.c

del

m in

DigilizeO by

Google

7o

FENICI PRIMI ABITATORI

le Ninfe ) e rawifcr erudizion molta , ma niente dillinta , e l finirh di leggere la doctiflma offcrvaz- e non fi rimarr favio dalla diiinzon delle Ninfe: e perch il filo Callimaco confonde 1' Oceanine con
quelle di Diana nel v.i. Spanhcmio non regge, e con dir molto, reca
.
In miglior gufa ha provveduto a lui fama (e cosi tiferei io
nelle cofe, che mi foller ignote ) il Barnes nell'annui, all' IL 2. v. 38.
con dirci, che delle Ninfe poco, 0 nulla ducerne: Si Ocsiminx fini cse-

moklia

don rum Nercidis , quartini certe numerum Hefiodtti Ict mille facit
Teihyts flit , Ulte
Tkog. t'.j&f. aft il anidem dicaniur Oceani,
aita Nerei, <S Dondis, qui
tpfi erti Oceanine ; quare a-d^u.

&

la quale Efiodo v. 150. annovera tra le Ninfe de' fiumi, viene


Omero Sai due volte Od. a. v. ji. ed Od. . v. 14*.
onde fembra , che non ben regga la fopraddetta nuova diltinzont: tra
mare , e quelle de' fiumi , e che non femore quelli due poeti
lon di concerto: ma chi legge i lor poemi con quel forre Itudio 1 che
l
richiede, ravvidi, che Clipfo muto in tutto fua condizione , perche

Calipfb,

pui nominata da
quelle del

in

Omero divieti (ignora d'un' ii^a intera, li fa ufcir da'fiumi , e gomare quindi l pruova tempre piti collante , e falda
gran poeti. Ma tempo di toglierci dalNinfe, con cui lunga ora ci filmi trattenuti, e lardarle prendere di-

derfi foltaiito del

l'unit del pcnlare di cui due


le

letto del noflro bel Cratere , ovvero Oceano colla loro madre Tcti.
01. Non finirci, fe non dpo andar di tempo , li; mi piacene racco1'
altre favole , che fingonfi nella Teogonia in quelle fpiagdi' Ba|a ; onde per non cCtre uiiac^.-olc
Ih mr-iu ;mi'.T iv^liern^
loltanto due, quella d'Atlante, e quella di Prometeo, che trarr, che

gliere lutte

g
e

il

mio dovere

dal

Fenicio

ed Efiodo

in

Pozzuoli

le fa

rinvenire.

Dice egli V.5.G7. cheGiapcto li prefe per ifpufC) imene una delle Ninnollro Oceano, la quale gli partor Atlante xpxtipifptM , e Prometeo tanfo , wkipna e
v 57- foggmnge:^
fe del

^',

^^TcIl^t^uimei^racJi
Finibtis in m-r.t,

&

r.r,c-

cccflittit

Il-Ipjr .-.'.t, ,^-r.;v

Siam, tepitr,
indefeffi, m*,tbu>.
V. Ti, ito s grande il remore di quella fvola d'Atlante , che non v'ha
in ogni et poeta, il quale non ne abbia fatta Ina vaghezza
ma non
fi Muova coftanza in dare a tal gigante il fito , comecl pi levante fi
:

pone in Affrica , e li fa divenir un erto , ed altiflmo monte ; quante


cole dlverfe d' Atlante a nollri giorni , c negli antichi li h fetitto, condiramente fi raccolto gi dal Banicr . Bili^na np.'iLTc ti;; , ti;.
me liirle fino ad elicr nojofo , e grave , fi tante volte ridetto , che
1

vi.

Anche

li fiinafa fivola

d'Adirne EfioJu

la finfc

mila regione

ili

DELLA CITTA' DI NAPOLI.


l'eferelFione m'-ni j-w;, tetti: fina, la quale in quefliverfi anche fi
vede, Ila assolutane dehlli e poeti, e geografi a credere, che Elodo
Vuole in Affrica Atlante : ma non fi poi curato riflettere , che elfo
er.ili vicino alle Ninfe Efperidi, le quali anche, ove fi fodero, lanto l
contende : ri accorder mai taluno, che lotto tnlnflmo cielo di irlccc
rctiiorii eflct vt potevano loro orti si belli.. Ma avendo io date buone
ripruove ne'num. 75. 74. 75. che 1' Efperidi, ed i pomi d'oro fi -finter
preflb Pozzuoli , e nella regione Bajana , che da Omero , e da, Eiodo
fempre l idcc elTere t yiinc j-uV , qui czi.mdio fi dee rinvenire
Atlante, tanto pi che fu parto d'una figlia del nollro Oceano.
91. Ni mi dilgi.i p;mto in l-.'g-jre .Vr*.i a 'iiii> ilpj *XH > flEiifn; /n Minsi, perch ognun vede, che il grand' EtioJo ria interpetrato il valor; della fin 11.1:1.1 linsr.ii , e fi
, che A'rt
efee dal
verbo, il quale dinota regger pelo crai forza grofillrna. , e perche egli
l fu gigante, f eli la lo'kn.-re i! cielo
Neppure mi turba il dottiti
Clerico nell'annot. a quelli v-rfi , il liliali: fembra (e vi giurerebbe chi
non vi pi innanzi) averrawfato a certi fegni il vero della favola,
avendo fcrtto : D8111 ovtem { Atlat ) e/1 Kl^rr , hatlha , tur fimttt
nomine a radice rtin , tlialah , hoc eli pendere , quia tlrifuns rnpes
pendere videmr, tu,
faftenfa* fiffoure cmfibarur etlum. fv>
.

rum htemnr
mente paga
fpecialmente

Per

di ci,
fc

die

fon pronto
in

uli

fon grandinimi

cora pcrchi non

91. L'eli molagli

me

p.in>lc
,

mia
, che non fi rende
.'efprime: si perche i monti, e
pu dire, che pendono , tanto

a palelre

non

fi

diAVXtt

Fenicia

comprova, cheli

c fe cos.

farai fu in quelli lu

7i

FENICI PRIMI ABITATORI

geografi nella voce finii! . N mi ofta , che Elloda dica , che Atlante
regge il cielo, anzi mi tomi utik-, perJi b-nr Iti bi ita nella Teo1

gonia, e nell'Iliade, ed Odiliea


cielo, ed
ivi

Sole

il

bagnano con

po^giallc fermo

ed

i!

la

molla co.minicazione dell'Oceano col


i;n:> hanno -nt* Ara't, cublia, ed

e V Aurora in citi
tutti

gran

gli

altri

celefle

tii!>:

(i

globo; ed

in

amie
tal

in

piccol

effo

maniera

mare

l'intera favola,

poetici pcnlmenti acquilano l'antica chiarella, e la tanto necef-

faria unit.

03- Ed ora ci rechiamo a pentire ( e prima nnn vi Ti poneva cura


che comunemente s' afcoltano , e fi fcrivono inlieme quelle due voci
Oceano Atlantico, non per altro , f itu ih-mi lon;i lo nello , e ne'
fecoli degli eroi tanto era il dire Occhimi, che Atlm ; indi per la maligniti de' tempi fi creduto , che un monte avelie d.ito il nome a si
vailo corpo , quali limo 1' acque , che cingono F Affrica , ed il miovo
mondo , e fi fece , che un brieve golfo di Pozzuoli fi tral'portarte si
lungi , e divenirle un immenfo pelago. E qui preme ricordare quello,
che nel num. 87. s'olTervo , che quelli due. ammirevoli poeti non mai
nominarono la barbara Affrica , ni la grand' Alia , e relrinfero il loro
bello poetico tra pochi, e foli luoghi culti d' Europa
di si grofi fallire l'unica cagione fi fu, che non fi comprefe il corto viaggio cf Ulif
fe, che fi credette e lungtiiffmo , e finto . Scrittofi da me rutto ci
intomo Atlante, che forf regge bene, la forte mi fece degno, che mi
ricordarli , che in quelli due lovrani poeti i nomi Q'aioit , ed A'rto?
eran Anonimi , e luoghi pretb Pozzuoli : e poco falli , che non averti
pena di si lungo mio dire : perche i affai piii avanti 1" autorit di cofloro, che ogni pi ftudiato, e laido parlare. Efiodo annoverando i nomi delle Ninfe, che dice tutte nate dall'Oceano, e da Teli v.itfs.
ASrm S' n'itati *J T-i3v@- Sfiyiwna,
tra quelle ci appone Califfo con bell'aggiunto v. 359. lui/fava Kxko.
4"'' indi foggiung:, che in varj luoghi della terra, e dell'acqua fi portarono ad abitare nel v. 3155. Ed il grand' Omero ( il quale affai cofe
finge di Calipfo , cui tocc in forte per fuo fggiomo 1' ifola Ogigia
:

NlJTU

fa*

ti

icbt-

oMs

Tfc Suyihtp x. t. K
In quelli verfi il poeta non ci di

il

nome dellaNinfa , ma

e diilinta guifa in defcrivercela , fi sa , che i Calipfo


perch nell'Odi. 144- oltre aliai altri luoghi,
,

dubitato
p;.

id B'uib.'.'m -::i iiiiuiiimi

!n;!i

fj.Viu

,c!i

la

dalla lungi

n mai
i.-;

le

l'

r.r.J-.- .i-ri

fji-oTa fu in

Ponimi

Olgiiizod

B/Googlt

DELLA CITTA'
tyirylq

DI NAPOLI.

rass sxtirpsS-u iti

if

M asma

E'jSk (iti A'rtn* Suj-o'ifp'EoAoiVffs Itou.jo)


Noti Ajrlo'<sn(i( , 'ifwn Oidi, UT.)!,
chi non ammirer , che efTendo lo flefl in quelli due poeti eroici
Q'uow's, ed AVxns,e che trovanttofi ambedue prello la regione di Pozlai verit s fcolpita, ed ornata del vago della favola nel correr
di tanti fecoli a favj antichi, e nuovi, almeno come per nebbia, non l
par d' avanti ? Forza e dolerli , che si ftiblinii poeti fi leggono o con
debol lume, o per trame piacere fuggitivo , e non per iflruirfi; e pcr-

Or

zuoli,

ci n' fognila

imi

ia , e
della geografia
tempi pi belli , cio degji eroici ; bench non mancato qualche
piccol raggio di vero nell'et men culle, e II dubitato, che Atlante
folle in Africa, perch Paufania pag.74.9. ci avvila, che quei diTana-

de'

gra citi della Beozia dicevano, che in un lor villaggio avene fattoi
ieggioma Aliante
ma mi fpiace , Che poi tale icriltore Sciti weifi
fopiannominali d'Omero, come Te quelli il volcfic in Beozia: a me balla, che non fi fa trovare femprc in Affrica, ed il contendere degli autori fa Benfare , che non fi era lcuro della dimora di lui
aggiungo le
parole di Paufania per taluno, che non ha agio, 0 gl' incrclce di confultarlo : Tb%srt n infia^fjti'.i y.yj- i \ 'l-.'s-y.^; ) i.-ioiStx A'V^cu
laSsueto. iro>jjT/;iJ-^KHf ni H
yb furi, v'
Jinu 1 TrroiijTSai
r yStpilfi
A"ta4, .t.K Pehfin, qui dicrur vini! (Te:

iiagin) ia eo

Athntim

fermu ,

&

qut

terra

font, O"

fub
nimis diligtnfta imitfliguntem ; quod tib Homcro
ditlum crawl : indi recita tre veri! di quefto poeta , Sitami
, t. K gi da me riportati pag-7i- Ed ecco , che dono affai
eotifediffe

rei calclles exalla

cii/im

Styinf,

ragioni folenute eziandio dall'etimologia Fenicia, e dU' autorit grave


e d'Efiodo fi renduto in niun modo dubbiofo, che Atlan-

d'Omero,
te

era in Pozzuoli, anzich

fi

Non

fi

finfe lo Arili),

che Oceano,

creda , che porr in abbandono ci , che mi fi potrebbe


far contro, cio le parole qui innanzi recitate di Omero, iyei & H^ntf
imi (A'tJ.h) laufxt, <
ti,
ifwii kjs Ifcsm , cdilClarkt
il quale
di frefeo le ha tradotte , ci di , fiiflhtetguc columaas pje
04.

fi

ymi

<

{Alias) langu, qvm tirrsmquc ,


rallini diflermmeta : di certo fe
lo fieno , che Odami , fembra afii importuno il dite , che
regga pi colonne il nofiro Oceano , ancorch (lavi della favoli , e fi
tinga gran gigante ; ma di leggieri fi ripone , che rinvenuteci il vero,
fi vince tutto. Altra non la mente d'Omero, che l'Oceano, ovvero

AtUs

Atlante, perch egli

li

vanno ad

il

innaffiare.

vuole

ncll'

dee interpetrarc

cltrcmit del

Tom.I.
94. Fertili

fi

i ferino, clic

mondo

fia

il

fofienta-

calumiim, perch

K.

AilanieAiWf

fi

*ii"i ,tt(imwr nuova noiiont

di

sa,

*ir.

FENICI PRIMI ABITATORI

74

sa , clic quelle, le quali cuoi; ni -no ali ordini ardii te rioni ci, fono
invenzione aliai i'i il Ir, :.-! e!-' tempi eroici
e ni duole , the
voce, che fpeifo li tiw.i in Omero , fi traduce b/:w , quanto fareb,
tjnto pi, die odi' II. cri OJ. non v' ili
be pifi deano dirli fir
Spuria, falcimeli, c >r:i-cbc vi li ruivcnv'. il veri,o;.ie invece di total
nume quelli s'avvale di *i'-<. Croi, per non i!ir Imi ceno, clic Ovifi

'

dio

fi

Omero esprimendo
penliero di quello nel
il,
I]SS> Tivrs fiU }h,i,iu ,;:,!/; [:,!:::;;:.: ben fili cr.i miro
die k:., in Omero avea alita

fu felice ad incender

6. de' Filiti V.

dir col:imu.

nozione

il

pere

Anche

poeti

nitri

.ali

quella finzione d' Atlcnrc

luimis, ira ebbero

io

si

non

la

ifiie

Greci
limo

comic Latini , che riportano


:cmn oli ti nui alla voce codie quello legante
,
c.-'vfl; , ed Lliodo Hello
yh-T-n , r.-.-fw," m.ih/ui

fc:n;>l:cc

leceva, come di l-alimicritii


dice foltanjp n-.V !>/ *fi>';

ci

predi:.ne

immeiifo pelo

I'

<

v. 1. ufi pi
517- Euripide in
^it,K!iiT[ >unis siai'i , t);i J tar.-iV s'/st
rejfit v.

Ichictru parlare

inerii

mcntc

calum

di tutti

D-.-t.v.iu mii:.f.ir.,;i

Virgilio

li

gnificato di fuc\:ut-.i nel

vertice filili!

Anele

tsw* viii

:.i?.

AVmt

-he

vfr/nr

t'..r,--f::i:hiem

A'rtat

mi

Pi

ha-

femplice-

d ];> y. ce Omerica neri in lid.d' Eiv. il Ail.mtis duri, calia qui

c:pr:n'.c. e ci
j,

lv.ii--.iiee

h'

_C:

ni' del cielo.

'}.-. :

il

li

nd.' cedilo v. 747. altro non


7 f. , ci,c elle foiietie Atlante
L'dd., n.i lVtcc:, r,:.,uc

ci dice,

.io

confiv..._-

l.i

fu/Hi!,:.-! fa: ..m.tc; li t..ic.!c_- cndic ncTcrfizion del Faw:


da c;ka,r;.;i , non avendo fallo Elcliilo
tifarli feria. voce
poeta-pi antico dci>:i altri , U non le qoali traferivcre l'efprct
nel v. 4 .au:a la corion frale, ^a,. in,, r3>r*i>.
Da quei!; non jwclic autori! ben li rileva , clic tu'w in Omero
colu-n>i:i , nu cronicmente lillegno, fulcimea, perch co^l

htmnem
poteva

come
fiori

d'Omero

55.

non dinota
fi

vede Tradotta di pi

tori Greci

figli

culti

del .erari

,_per dinotare^ che

autori Latini

Omero

l'opra

cfperti

che

perdo eziandio
tale era

Atlante era appoggiato

il

il

gli

valore

lerit-

e no-

c'ic'o'.'S. la 'ora

i
,'

lieo lignificato di *r> , con proporre lltanto \' origine d'i tal voce
la
quale da se efee da iva, tuta (comedi 0:1 ijroa. liana rnifa i Mafore dicono firn) che dinota tifile., ficcome eziandio altri deri.

on mai nell'una, e
J5. K.'.>

fu

figli

l'altra vcrliuiie vi

ificiiiont

amiti non

li

appJio ni, ni colui

n!,mna

voce prnti Fenici*

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

tanto eran certi coloro, che in altri lingua mutarono

opportuno conchiurfere
il

quale

il

noflro

Oceano

i'jjn

che

fe

xiasa

Omero
nrupw

che

fanti libri,

che Atlante,
non pens , ni
, e fermo

fcriffe ,

altro

iinic, che quello brieve mare fi eia quello , ove come baie
!i
reggeva il ciclo. Se poi dice fia*pii tiswi , Hon

aj-puggio

fi

creila,

debba rimetterli oag/a, ma fyefiiiidns bitfes ; perch la f^iificazion


;iii.:.l
a
fuapt i lcndc molto, ed Omero tale aggiunto i!
tu, ne alcuno direbbe fintini itntgps: e da me gi s' olTrv nutn. 49.
che quello poeta , ed altre! StraiMic danno al mare di liaja 1' itero
di iiisiii:- , e filtrisi. E veramente m' ftaco di gran pefo,e fereli: iv;:;-, l'sicn Urino molto d'Atlante.
ie .indie
96. Tra le pi r.is:!;iiarJ;ioli i.ivf;le della Campagna di Pozzuoli,
come l derru qui innanzi , p.ln'u vi delVrive con lunga invenzione,
chi:
di

:>

e piena di millcrj quelli di 'romctco; della quale

puHcriori icrittun

rie

formarono bei l'argomento o in vcrii, o in ilciolto parlare , e jvr taceSs.


i molti, li ha 1' ammirevole prime, traila ii' Llcliilo irtsu^s
ed il dialogo di Luciano: ma di tanti , comiche antichi, a niuvenire penl-.ro , die lilii-ilo tir m.idlni n:;n parlava del Caucafo
di tali infelieiflimi luoghi, ma della nollra Campagna : n
moderni, bench doni dell'orientai parlate, avvertirono tale vecchio
fallo, come il Bochart, ed il Clerico, per lodarne pochi. Per ufeir il
un errore di lunghiflmi fecol , e mulr.ite, elle Biodo non vuole Prometeo ligato a' monti della Mingrelia, ma in Pozzuoli, baderebbe , che
ita fratello d'Atlante, e nato daOceanitide, ed s Trip* yi'mi .
me
lmbra ivclarc di leggieri l'arcano di si illultrc favola con dire , che i
Fenici vedendo le amene colline della regione Bajana niente erte , e
re

s-puvw

nu

munte, e

clic a

filli

rv i

li

era pronto

il

piede

le appellarono

non

lenza propriet.

arrena, e vagliono quelle due voci, che contengono tutti gli clementi
nso^StJs, q;,d /affimi sft lentier , appunto, come vcggonli i colir, cl-.j
ri:. ino quella contrada : e godo, che in tale_guiia gli deicrive Dion Cailio pag.jtfS. v-sS. ediz-di Reimaro: E'> ri Ko|jj ti Ki|ZTJf'h Xw&ir -n y<"- ' M^kt-,
IIitti'i.v iivy.-.nZti 15-ru
ffpnri u ysip
5u>_f. i^'/.'-i!., che co,l traduce il gran
ruMitt, J 'J-A-'s,
"Rcimaro: ~Cmaa urbi eli Campanti , ibiqtie locus c/i quidam in l:,n<t
di

'

;.

che qu

4.

).

folle Hato ripul., kitmiiibus , perch non mai li forum -midi, ma tempre fruttiferi: non so perch il iral.tlci ->(w :?>>, che luona prxt i.:,
cencio coli oltre piccoli monti , anche ameni bagli uniti
al continente. K (i c'ubiti , che li cica de' nienti jhffut , avendo ne'
Greci , come in Nonno , f - v%ty\V,-, , ,
l-.-frr-kigs
l'cnlarono
.

dunque bene

Fenici a dar

il

nome

fopraddetto alle Bajane

K
St.

1* gran furala di Pratico GEnleinPoiiiiulh oriint

colline,
per

ili

imito nome Fcaici.

76

FENICI PRIMI ABITATORI

per la loro facile montata : e non fi legge altro negli ottimi Tenitori,
parlando delle dolci Cui-; , r.: l.:mrc, 'mlivis eiitm in Cefi de B. G.
ed in Liv. lib. 8. placide sedivi colisi.
97. Da quello nome era facile a' Greci colla loro fregiata mente
invenlar la si rinomala favola d Prometei ; perch avendo ingentilita
voce UH-Dia, che porreW.j;( pronunciar m-j.^r, erendutala ftpc^iSf , che dinota m^n.j piiidcntin pnrdtu< , -jir rtm'ii/r .7/1)11:" , (i
iib. 2. c. io.

lai

un eroe, che avelie con Cottile attinia. Giove fteno del u io; onde l
qiiell' atroce pena a tutti ciana , iiVPi:i ligato con duri cepad una rupe, i m'ara, ed un'aquila lentamente Jias irrise (Sa-

linfe

vide poi in
pi

fcainpo.
fi ponga c
a la nozione del cu leni

le

itrch Prometee

to da Ercole, pi volte li i dette


zuoli; onde femore pi fi palefa , che Efiodo
.

in quelli luoghi finge si


troica favola.
ora mi cade in (voIitu d'.iiu. l'irmi un poco del teme forf anche della tolleranza di chi legge , c proporre una ardita,

Ma

po,

ammetta

farci gran vantaggio a quella nuova


,
:
e l , che mi fembra non errare , fe
lungo racconto di quella favola , che nomi,
mali Mifcno. Il pitta ilice n=I' occilinne., che Prometeo dclule Giove,
che gli Dei allora contendevano cogli uomini MwJii , ecco i veifi

conghicrtura
opinione del

ho

feoverto

53S-

che

fe

5'

Prometeo

filo di

nel

in Elio-ito

Mnwif

-tot'

i*V

K-J j-m .V f<e! Bui

, S/rai' t
'H-n. ftiyM/ Sii T'-. f 5

5U(J?7

Dn

Eienim quando iifeeptabant

-,mori-ali!.jm- bombici
Inter fe
ibi tutu tnagnum bovcni folletti animo
metileni fallens [Ptonietims)
quello luogo detto Munii* ninno fcriltore antico n' ha /atta
pi:i cileni cucii", che il folo Stubone p.^.-^S?.

Maona ,

Divifum propefmt Tevit


08.

Di

rimembranza alcuna, n

lammcnfa, e dice edere lo ded,che la celebre citt di Sidone dei Peloponnefo , t(u Sulws ufi-nar Mntawiia i'<s*a, Sicyoncm prilli nomine
Marmont , perch farebbe aliai Urano, che Eloifo, il quale fa trovare
Prometeo prede. l'Odano, e l'Imperi, , altri lenitivi d'interior et nel
Caucafo , ora lo riponga in Grecia : con tutto ci Clerico il fufticne
ncll'annot. Quindi per non render si bella favola vaga, ed errante, avenii

dola gi fermata in Pozzuoli, e nel


terpetri lo lcll

M*W>*

mento, che Eliodo


za della

colla

fcriile

filo

che Mifcnitm

M1l;\H

ripofero

57. E. Alirerifiloni, the Prometto

li

frale

feno, e di necellt , che s'inlo verrei a non vano giura-

indi

MHKQNH

e;. piatoti

InPojjuoli

tal

per la forni glian-

cambiamento ce ne

e ptopri aratine

inMiltno.

L'ili.:

::

e.

Ci

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

77

lagniamo vederlo anche ne'

falli ferini : ovvero per 1' abufo di pronunquella , come quella anche a' tempi nolri da pi nazioni
per
il iropoo alfine cambiamento
di quelli due elementi tra di loro
Greco, ed in Romano , onde Servio nell'Enei.!. r.70. di maina fi
ulcite tmdforn , e da tir fi fa atm . Non li pelili alla varale di mezza, elfcndo troppo noia la fcambicvole mutatone dell'O in E, e dell'
divenne in Latino
E in O: e per non dipartirci da Pozzuoli ,
A'JtruHt, e taccio li celebre voce qui in Kiiioli
onde fitter,
oltre Afilla, ed Afelio-, vollcr, e vciir, ce. Ma quello, che ridondi
a mio gran giovamento, fi , clic S. Geronimo nella verltone, che fece d'Eufei.io, ove li parla di Clima dice : Mj/kos condita tu Itali.,,
qua nunc Cumte, quello lugo il prendo dal Pellegrino pag. lag. di fui
Campagna, ove rapiwrta tulio ci, clic \i:iio dritto gli eruditi intorno a tal nuovo nome di Clima, e fpedainieiite il grande Scaligero: indi giunge Pellegrino il fuo pender, e si i: ravvolge, e l'intrici, come fuo colume, che alla fine fi rimane pien di vojilia di fapere,che
cbnehiuda: ma quelli non era difpofto a rinvenire nella Teogonia la voce fimile , cio MVivp, , la quale 1' avrebbe tolto fatto' ufeir d' affare.
Non per tanto non ferii ir i>:>Nigu a :|inrfl. i!:>!tn Capuano fcrittore di
si opportuno luogo di S.Geronimo, dal quale fi feorge chiaro, che Mi.

ziarli

tacere
in

conghicltiira fcnibra acquetar il fregi.) di v^rit.'- ; unto maggiormente,


che Efiodo per le ragioni poco innanzi a.i.ite fa nalcie Prometeo in
Pozzuoli
gg. Ed or lappiamo eziandio , che nel bel colle di Mifeno predi)
Cuma parlament con Giove, e feppe tenergli degl' inganni. In oltre
piace aggiungere, e ricordare ci , che nel num.fjo. ii e divifato , che
lii"K) [iirlav:i[ifi i:i quel a medi-lima regione 3 flirt' Ipk'IlslisM liefili Dei
nare, e ricevere dagli abitanti ricche ecatombe: e ne'trc qui innanzi
'
restati verfi d' Efiodo fi legge , che M-.wr , ovvero
t t(yiann
Sii!, 5,1,' T tooTii, di\:p-.:'r:r.t M::f-:.<: D:i , y,::;:.:!;f,fr:, etto
di nuovo gran dim;fii clima tri ri' loro
e vi fi leggono altres bovi
uccifi Sfrjjnw- i/iyow Sf ( - ma quello, che ora con piacere ci fi Icuopre.fi , il fapere il nome del luogo della regione, ove gli Dei, e gli

'

e viiolo colle di Mifeno ;*e veramente non v'ha luogo , pollaiii e!; re
:. .:
nel monito pi ameno, e pi ricco ,l' agi , e Ji delizie: e [vivl.'s
famofi Cefari Romani vi aggiornarono , e vi fabbricarono gran ville,
quali imitando gli D.-i , furie p.iche .nvh'cl eran Divi.
dobbiamo
I

doppiamente ftupire, primo, die quelli eroici poeti erano sif.avj dc'pregi
della nultra Campagna ; indi che tanti degli antichi fcrittori , e g,i>
grafi, e de' moderni, c fpccialmcntc de'noliri (forza i portarne querele)

OignizM b

Google

7B

FENICI PRIMI ABITATORI

delle feguenti et, ed il loro oggetto fi fu la Iterile Mingrelia, e l'orpili SiraVi:; c\ (a ritrovare , che Sidone
rorol Caucalb.
li dicea

anche Mihb, non

ci

(a

fyi.i-.

vi fon pi luo-

(trilli in geografia

ghi dello IleiT nome,


per r.f.n ui ir; i-al i'-!n,';.ii:)L!b
quella gran pr;n ik.i , c M-.f.w in Sicilia.
100. Accrefce vigore al mio dire , che Elodo vuole

i:

Mcjfsn.:

in

che Prometeo

pa

han accrefeiuta

tal favola i nofieriori poeti , ne i conienti d' allailimi


in parlando di quello fuoco, co, i quali fi lori Vi;ii;(;i (.ir rjime
anche il gran Kcwtuii , ed il laviti Tii-jrnclort recitati ii.il Banier,
quii: r.iecitglisnAi ci . eli; ;dtr: !z\ penfarono , ha in ul proporcome Aio , fi vegga la di lui Mitol. lo. 3. pag 4^3. e fegu. Ecco

favj

me
il

lo

ice. S! dimoftra

quinto fieno

ili

lungi di! vero uomini Joitiltmi in filini Prometto.

Oigiuzod by

Google

DELLA CITTA'

E'v xmVji >*a3rxr,

che

Qui nun

tLc, clic

li

ru/n .
[rl(i

DI NAPOLI.

han tradotto:

tuiti

Turatili indomiti igriii

li emc.im

emima tppmtirem

quali lo llcil ripete

l'umici

nelle

re,

\f.

Ti fi parola di elfo elemento,


(oltanto
H.ji/i'ir:';
!w i^..'l^<
e eie riii:ctt
11
,

'ijV/? Sclt) iiiJcf-f,

luii.-ire

Li

.1l:1.iu/.l

partito

li

1'

j^.indifliu.i

intendere quello

i'L'riiru.'iito. nel

"'

ccicfl

ma

fuoco: n
/r;r,:;.vj

tu.^e

f,n,l,,,

non

ini
,

r.icc:i1ic
fi

tvC ;\

la

clic

^' ag-ii:,,
poi
terra, ed il cieli

lignifica.
:

r;:!;L, .)
..I

del

ti

lutto

'--'>

Sri

cert^la mente d,

vada per diverto

non

ci rechere-

FENICI PRIMI ABITATORI

nozion

li

vi

vede- adoperato per uienlilc, ove fi conferva qualche cofa ; codal gran Salimmo in lyk }sir. pag. 5. mi.!. E. N^5^.,^
-.:.-!
Ir.-iittim: ex suri, qua unguenta
tir
..7
teponcbmlitr : e lo )!.!!;' dk:c Voilio ihjLI' Ecim. Bench quelli si lvj
guifa

me

fi

ha

fi

ir

\i-.hir.:i "j.v'cil:i:ii

ncn-.ini

creano,

che.t.il

me

vuMhtai

bdj,

unti fpecmlmenre
irid-ri^inr

un vaie per ferktrnon fempte


,

che
pianta, ma eziandio un ittru mento , ove li racchiuda qualche cofa: anzi mi giova il conieflr di Salmalio , che non sa, onde
nato, che vtfaZ dinoti un vale nel lodalo luogo pag.tf. col. I. A. Cut
vi unguenti;

jvr

>.t

liliuJo

fignifichi la

/trinili

uagtuaiorw

Ma

/ir .ipfsll.:,,: fi,,,

nrfrtr

CJs.

giac'hc q .:.!: rumo ciucitili ;:no Li


-.ito ad altri imponer
!a cura di rinvenne , ji-rvk li-.'t-ii s'.uiopcri per una pianta , ed ancora per un vale, fi tenter da me la ragione, ed altro mezzo non v'ha,
che 1' etimologia , la quale , chi ama tali fludj , la riputer felice Si
ha in lingua d' oriente hj , che li pu anche (criverc ni , onde poi
elee bene >iif, e vale tufiadire, e anche cuflodia, onde ne' Proverb.
ni;.

m.

la metatefi della
troppo
io. iK. li vede tradotta fahaxt da'
nota, perch frequente in ogni lingua, onde fi ha Sear- t e xp*&,
et. e le fi chieggono elempj dallo (tell Fenici..! p.irkre, ve n'ha aillii,
ne' Tanti
e per darne uno fimiliflmo alla voce
, appongo vj , che
libri fi vede fpeflb tu, e dinota abfadtt o dell'una, o dell'altra maniera
ferino. Sicch regge bene, che vi;isf- ft.ufato per amclc, che ferba,e

cu Itodifce .qualche cofa, anzi quella dovr eHcre la liia primaria fignifkazionc, perch nt'lanti volumi nii antichi nella fola nozione di cullodire
rinviene
e cosi dee prenderli in Efiodo , elendo anch' egli di rimo-

li

tiflina et. Invi tic' l'r.jkti ii.iunto , qll.icuo gi li era qualche comunicazione co'Greci,soucrva dinotare virgultum ,/urculus , gertnen , fi
vegga Dan.il. 7. Iliia 60. 11. e nel cap. 11. 1. vi i la gran profezia;
furcum dt
Egredictr vrgn de r.idke jsjfi , rr> Tenera isn ,
ri:J.:nbns e/ut enfici, S.Geronimo ha daio ni, fiat, avendo feguita la
verfione de' LXX. i quali han pollo afi- . Per ultimo , perch op3ng
vale eziandio mrum , perticai, in tal lignificato anche fi truova ne'iempi polcriori degli Ebrei, Ifaia 6%. 4. u' ?' CfllUai , in delubri; pernoDubitili, e non intendo, perch iti Greco fi fcrill 11 tt cn>ik>n, in
jpclunrii . Ed ecco cume ben fi corrifpondono il nome Ebreo , ed il

&

Greco
di

medile, di pianta, e di portico ; e quinetimologia da me propolla va a fegno , perch proIntanto non mi fi contender! , che lec-Srif in
.
li
prende per un iitrumento da ferbare , indi dege-

in quelle tre nozioni di

vede

fi

pria

che

I'

per non dir vera

Ina vecchia origine

Lavate

daMol li Ignorai) noti hi fitto

fipere, 011 Jcprefc

il

fuoco Prometto.

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

(.

nsr a dinotar aliro. Si dipartirono dunque molto lungi dal vero tanti
comentatori d'Eliodo, comedi dottifimi, quando in quello famofo verIb ir >si*ui rapShm difltro, incarnava ferita, e non pofro mente ali*
piii vera, ed antica nozione di vafe , ifirumento,ec. con dire incuneava
organo , j'upcllcllli , &c. e potevano anche ulare Jptcula , fenza temerne
male, perch con quello folo mezzo Prometeo era valevole ad involare
n> i,.-,-. yi
IS:, usrfipii luccm ; e non far penfare ad un lvrano poeti
d' un maniera si grolllana , che l port fino al Sole , e ne rap il
fuoco, ed il racchiufe in una fievole canna, io concava ferula. E vorrei apprendere, Te fi pu dire la'Mn- idi'*- , calamus concsvus, ovvero xtek, 'jftcuw , perch tali piante diconl pi lofio vote, che concave, io non ho tant' agio d'oflcrvarlo , onde il rimetto ad altri , che
104.

Avendo

lo

nuova

in quella

Prometeo

al {urto di

e dubitando

guifa
,

nterpetrato Eliodo

non mi

che

lffi

intomo
male

lufingato

contefa anche da' primi ingegni per cagione degli fpecchi ufior} attri.
buiti ad Archimede , mi venne talento di comunicar , quanto qui ho
fcritro,a favj amici, e qudti rimalro lbprapprefi per la novit del penma pi per le ragioni, che lmbravano ponenti a doverli intender
s

fare,

cosi Elodo

mi s oppole che efltndo s vecchia tale invenzione


meno antichi non fe ne rinviene parola: ed uno, che ne-

folo

indi ne'tempi

di piegarli a crederla, difle, che' fe ci avene proporla

vi fpecchi

ma

il

poeta,

fa-

io gii aveva antiveduta si fievole difficulta , alla quale

zionedi quefli uftorT iflromcnt^'mf cIk i fildfT, e matematici de'


tempi non molto curano I' invenzioni antiche , perch fludianl
llo di ritrovar delle nuove. Son ben noti predo Ariftolne nelle Nubi
nell'at.i. fc.i. i velri convelli , co'quali il comico fa accendere ogni materia
raccogliendo i raggi del Sole:cdecco che gifacevafi ci comunemente
tre fecali e mezzo avanti Augulo ma fa mefiieri rinvenir altres preC
fo gli antichi gli fpecchi concavi, per ajutar la nuova interpet razione del
fuoco di Prometeo in Elodo, il che fe fi truova, fi renderebbe certo,
che ci volle dire il poeta. Io fimo flato febee in ricordarmi , che Plunollri

tarco nella vita d

Numa

pag. 66.

dell' ediz.

di Parigi

deferivo quelli

fpecchi ufando le medefime voci d' Efiodo , e mi fpiace , che il luogo


ben lungo, e malagevole molto a proporli in altra lingua, tanto pi,
che la verlione Latina , ed anche quella dell' illufire Dacier pag. 307.
non fi confanno, quanto li vorrebbe , colla mente di Plutarco , e gli
fanno dire g' interpelli ci, ch'egli non mai pens . Meziriac nell'annotaz. alla vita di Numa pag. 553. pretende dare gran luce a si ofeuro
e fi Iludia per mezzo delle fczioni coniche farlo intendere , e
,

luogo

TomJ.
m4.

Si

tonfami con

Ariflofine

e Plutarco

1'

antichit degli

cofpecchi

ulloii.

ENICI PR

'ATOR

cendeifcro ni

am:li concavi

fiecome Efiodo ufi

voce

la

*k*

radim

, li flelTa

t.J; Li i-nr.tc d' Lliodo, li e l'et di Numa, il quale pochini mi


1
vi! :- :nn!. imi
l:hl!u
quindi il leggerti tanto antichi ufpccchi niente offende il veto, giacch eziandio Plutarco gli fa quali
a tempi eroici ; e non avr ragione Mezinac di richiamarli di
quello geografo, che di lunga antichit a tale tft rumente, uflorio , quanCcrtn il a y a tini -Militi am f Moire , doni 011 puijfe
:
lt.ua

fi-culi
li

vicini

do dice

renfiUir

dArchimede

qe
,

ufaie de rei mitoim

hi

alt

co<i

devant

le

tems

qui

poteva fatine ,
potei di si grand' invenzione , trovandola ornata di favolofi a.
accrebbe pi lamia a m mi razione, che il Mazzucchelli, il quale ha unite pochi anni fono afli col, e molto ivie intomo alla vita d'Archimede, e nel num. imi. rapporta, quanto fi detto dagli antichi, e
nuovi fcrittori degli fpccchi incendiar; anche parabolici, affatto non fa
menzione di si luminofo luogo di Plutarco, ne so fe per dimenticanza,
o perch era malagevole molto l' intenderli ed era a lui di neceflit
ri;urdiir!u , l.'.x-nJu lunghe ofiervazioni catottiche fopra tutto ci, che
gli antichi hau riferito di tali iftrumenti : ma ft melhcri eflr liberale
pi preflo a credere, che gli fpccchi delle Vertali gli sfuggirono: e queleonini, ;iie 1:1 Elicsi) v'era si nobile invenili certamente le ave-ii
zione , avrebbe ornato il Tuo lungo dire intorno a si bell'argomento.
Non devo per cRr di couume cortefe con il noftro Orazio , il quale
ira tutti i Latini fcrittori fi t avvicinato a' Greci, non per tanto leggendo in Efiodo quel n\l<f.n , furami, dille di quefio ritrovamento di
:

Prometeo, con ifvantaggio di fui fama,


genm lontra fraudi mala frtntibus
peti

106.

Qui

dovrei

por

fine di parlar di

nell'oij. del lib.i.


intuiti

Audax Ja-

Prometeo

perche ora m'av-

veggo
io).

Biodo, e

Plutarco uniformi ai' vocaboli

per ifpitEire

tali

ifinimcnu.

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

Sj

veggo d'averne dello mollo; ma con tulio ci a me fembra il dilcormanchevole , fe non aggiungo brvi altre cofe , per compir bene .
Conviene me proporre alfai pochi tra' molti (rani penfamenti d' ik>
mini b:n noli in fapere intorno a quella si rinomati favola , pt'rdic m
tal guifa li render pi certa ci, che io vi ho divifato. Alcuni di quelli
han creduto , che in cna fi afeonde la caduta degli Angioli , e che furono flretti in ceppi non nel Caiicafo,ma nel cupo Inferno; altri, Adamo l'edotto da Eva. S' ferino, che il monte Caucafo era un olfervatorio , perch Prometeo fi fu un grand' altrcnomo . Anche negli antichi , come Erodoto , l legge , che l' aquila fi era un fiume rapidilfimo di tal nome. Il gran Bochart vi tniova Magog, nome troppo filinolo ne' libri fanti, ma non so, fe nell'et convenir polTono Prometeo,
e Magog , comech il Clerico fi frudia di unirla ; indi quelli vuole,
che Gog lia Epimeteo fratello di Prometeo: a me per fembra, che fi
fcrivono cofe si pellegrine , per moflrar pi pretto grande erudizione,
che dar opera , e tempo a proporre il vero , o almeno il verilimile.
Altri il fanno No , e s' ingegnano di compararne i gefti
Il Newton
il vuole nipoie del si rinomato Scfoffri, e fi drebbe dalla Scizia irafportato fa Egitto Prometeo ; ma taluni vorrebbero , come effi dicono , che tal fallimento folle apfuy de quelque autorit Si finirebbe dopo lungo indugio, fe mi piaceff unir qui tutte le Arane opinioni
fopra quella favola al certo nate, perch fi t voluto feovrire non quel,
che fcmplicetnent; ce ne ha trafmcll Eliodo, ma quel moltiflmo, di
cui l'hanno aggravata ecceflvamenre i poeti nelle fguenti ftagioni , e
Ijiecialmcntc Efchilo, per tacere Ovidio, ed aliai altri Greci, e Latini
Icrittori ; e ficcome dice un favio de' giorni noltri , fi extrhmemcnt
dffignTc,& cu y 'Sflii unt infiniti d'allegoria, mi egli con tutto ci
anche ci fa vedere Prometeo ora in Creta, ed indi nella Scizia , e nel
monte Caucafo; e di tali cofe nulla ne dille Efiodo. Quindi dopo tanfo

te incrcfcevoli,ed infelici interpetrazioni , per

non

dir rnoflruoic,c quali

a quel che ne fcriffe Eliodo , con toglierne


(blamente il vago poetico , con cui l' orn , e fi ridurrebbe , che pofe
al valore della voce H>siM&lk , la quale dinora uomo ricco di
prudenza, e che sa gran cofe rinvenire : e perci il poeta gli attribu il
e veramente un de'
di Uretra neceflt penfare

mente

maravigliofo ritrovamento degli fpecchi ultori,


107.

i. t.

Ni

credo enervi chi nieghi

riferite

nel

num. ioi. e

che

polle da

me

le

parole

d'EIiodo nli'J.w

nel fuo natio

lume

altro

la mente del poeta , perch li fcoifje niente (Irana , ma fchietta, e fpedita da tanti chimerici penfamenti , quanti poco innanzi ne
ho raccolti , tutti a cafo , ed in fecoli meno felici inventati , e ferirti.

prende

Non

per tanto qualche raggio dell'antico vero

io*. 107. Sitine imerpeiraiioni di lai favola.

fi

mantenne, e

Antht Efihil o pula

fi

vede

di quelli Tpcccki.

DigitizM Qy

Google

84

FENICI PRIMI ABITATORI

in Efchlo nella fua immortale tragedia di Prometeo ; ove in aflainimi


verli, cio da! 47;. lino al 505. ci fi deferive qnefi' eroe inventore di
tutic l'arti, e di tutte le fetenze con uno lile pieno di maelU,come
colume di quello tragico, e porge gran piacere il leggergli, e compie

il

Aio lungo dire con quelli due:

6 U nMftf^ias.
Ubo owtfM -ucrio omniii fummatim aecipe,
Ornati arici morrai/bui n Promithio.
vede dunque apertamente , che facendoli quello un filofofo fornito
pili recir.dilu falere, e fpecialmente diltinto ne'filici efperir
il vuole
Elchilo,
non fari di rt
"Shito
=
ultori fpecchi , de' quali Mtanto piacque ad Efiodo fai
riiVu ri^nu

li

ST.
ficcarne
,

ventole degli

irlx7 ddl' mn.in.i m.'ir.e


Ln olite
menzione, come uno AS p'ii 11
penerebbe a credere ezi;indio chi i ' animo condefeendente , che ho
rawilato, che anche Elchilo ci ha tramandarci , che Prometeo trov
,

frumenti, comech

quelli ultori

mentatori

tutt' altro

ci

videro

gli

fcoliafli

ed

dottiffimi l'uoi co-

Fra' verii di fopra accennati

497. ed il 40S. ove fi dice , che Ira le moltifiime cofe ad


nomini da tale eroe inventate vi etano
.

Kw

Ma

Er

v'

ha

il

utile degli

%\<r/am a-pfai

E^nfiiuiimi, -rpirSw -rr' Ixifpiitx


Quali verfi ci li danno tradotti nella fplencUdilrna edizione
figlia

del

Paw

fiamme?

Revelavi , aure ratigini-obiiiHa


faceva di melieri riflettete , che cotal verfione nulla ci fa fapere
fallo fono pi ofeure le parole Latine, che le Greche; all'op-

e fenza

polto dicendofi Vita fluir , arcana lucis fiammanti!, ed t&pwir


imi , paiefer , expofui fecundum easopitex , oweto exoptict lege<7
medianti 1
, clic l parlava di macchina tritona
raggi del Sole: bifognava per, che l folte prima penfato, che Efiodo
aveva incifi prevenuto Efchilo , e che i due poeti fi davan vicendevole
luce. Sembra veramenre cofa prodigiofa , che tanti uomini s favj , i
quali han latti tanti conienti a quello tragico, ed alla Teogonia, non

ognuno avrebbe mtefo

, che fi facea menzione d tale iftrumento , e s' offitfearoin tanta chiarezza.


108. Non fi dee dubitate, che la voce o-Stia dinoti areanum, avenanche da' vocabolari : ma a me piace avvalermi d' Omero 11. r.
log. ne' quali luoghi n&untt non fi pollno inten187. 1S0. ed Od.
dere, fe non di cofe arcane, e difficiliuune a faperfi.
balla il
verbo &u,ufKui , per reftar ben pago , che li parla di luce rinefl,
cflndo edo addetto alla fetenza catottica, e tanto vate tUpwubt, quan*ivo licuro, che ogni altra in terpe trazione, che ii d
to <ait(j(wj.

Scoprirono

no

dofi

Ma

Ho

10E.

Coo buone iitiani

fi

pruou, tic

Efchilo fi menzione di

tali

Uhi] mimi ultori.

DELLA CITTA'
a

quelli verl d' Efchllo

me

DI NAPOLI.

non acqmetn mai

quella, che ripone lo lcohauc,e forf

crefcevole

ijs^-i-rs

njpnn i

fi

animo

1'

i la

di

meno

chi legge , comolclta, e rin-

Sui ivpt fianeiiii }Ji is-xs

lo li dice, che Proinsani? iyajr , il,


meteo co' ^.Jj-aiTDi ffii(t3in pales, come l dove-ano prendere Eli atlglV
erano a tutti ignoti : ed ognuno
rj per mezzo del fuoco , che prima
vede, che Efchilo ivi affatto non parla d'oracoli, n mai fi rinviene,
che i Greci aveller ulto il fuoco per ifpiare l'avvenire. Non vi nato piii lemplice uomo d'Eulhzio, il quale vuole franco, che quello s
bel luogo del trgico s'intenda di malattia d'occhi, >Jr- o'(uio'>,che

propriamente \i'i>fia e devo forte richiamarmi di Stanleo, che


porge nelle Tue note in Efchilo pag.
il Urano penlero d' Eu,
e non fe gli oppone ; con tutto che ha fcrtto si bene intorno

dicefi

mi

ftazio

tanta la forza delia prevenzione,


;
rinvenuti in
si rimoti

alla lora degli antichi filofofanti

che

fpccchi non

erano
tempi
109. Sarebbe opportuno di cenare da si lungo difeorfo di Prometeo, che Elodo fa aver i fno natali nella regione di Pozzuoli , avendolo detto figlio di una Ninfa del noftro Oceano, e fratello d'Atlante,
the ivi anche li rinviene; e taccio l'altre ragioni nel mini. 96. da me
addotte; ma devo aggiungere, che il grand' Eli; hilo nella tragedia introduce fra 1' altre perfone anche I' Oceano , il quale fpeuo parlamenta
con quell'eroe, per temperargli l'alto affinino delle file catene; non per
altra s'avvale d'Oceano in quello grato officio, le non perchi Ielle in
Enodo, che Prometeo nacque preffo tal golfo ; e fi vede , che non ti
perdon mai i primi lmplci raggi della favola, la quale col correr de'
fecoli s' ingrano ifee , e Jecner.i
Inunln di imi li ha il piacere , che
quella noi&a Campagna abitata da' Fenici ha fvegliati gli animi do'
poeti a tramandarci ai vani uggioli notizie dell' antico fapere , e farci
ufeir d'inganno, che l'et eroica nelle finche cognizioni era infelice :
ed ora ci lecito penfare, che fe il tempo, il quale tutto divora , ci
avelie ferbati i volumi ci i]i:"L-.: vivcliie ll.igiuni, aliai invenzioni, che
ora fembrano nuove , fi rinvenire bbono antiche , ed occupate da quel
fublimi ingegni. E giii fi detto, che dall' aver chiamato i Fenici la
piacevole corona de' colli, i quali cingono il feno Baiano twtJlD , che
tuona Io ldio ,
n 1 ne uno, che cotali

li

arti, e fetenze, quante Efchilo ne novera nella tante volte lodata tra-

gedia : ed alla fine fe gli confidarono altari , e giuochi , e fe gli fece


culto divino, Paufan. pag. 75- E fe fofle mio argomento, mi piacerebraccogliere tutto ci, che fi (crino di quello finto eroe , non ef
fendovi icrittore , che non abbia voluto ornar i fuoi libri di si gran

be

nome

e riporterei eziandio con lunghi commentar]

ie;. Si reflringein breit lutto eia, che

fi

( detto della

due egregi fo-

gran favoli

il

Prometeo.

FENICI PRIMI ABITATORI

figurati , che fi veggono uno neU'jfrttfllM expliquc voi. u


1' altro hi Admir.
e
fi prefenta Prometeo formante l'uomo , e
Rtr. Ani. ove fi truova quelti figaro ad una rupe , ed Ercole , che ne

numenti

p. a.

con tutto ci

fa/io ancora, perch

piacere, che ne ridonda, di lena

il

poi Tempre nuova. Quindi con qualche rinerefamento ometto altri ver1' Oceano
li dee intendere
il
li , ed altre favole , ove egli numina
, e
nollro mare, ed ognuno da per s.- pi .: 1,-i^.ir:.- , c:!tjidofi gii riportata
le pi malagevoli , e fi 4 mollrato , che Efiodo preflb il feno di Baja
le vuole, e finge imperci non imprendo a fpiegare quello, clic egli
e feg. della Teogonia.

dice nel verfo


HfM'iji

KiaWii
Ki>i *

a'tamri

-n'*f *>.vt

S'

TUptifit

&xb\*

AjVtIui

fam&fin

Altri*

5' ifis

Ks'flu>

Q'h iA*iw m-mmo

H'rtlcio

Js/i fliinriM nefcSfo pcperit inclyta Oteaalaa


Menni regem,
Perfeis Circcniqut,

&

JEetes aueem filini fpUnmlis Salii


Filiim Oceani ulims fiumi

Duxit Deomia

ronfili liyam

pvlchmimam

dimoltrato nel num.41.che Circe dimorava nell'ilbla diPonza,


mi: i ti !(.!;- li;iir.Lii;i lini mure di Pozzuoli , ed in oltre , che
vuole, elle quell'ilti fi chiami Jta, e che qui altres il Sole,
(li vegga il num.4;.) abbiano il lor foggiorno, ed imt.it
}
li detto afilli volte
clic hanno
ncli' acque di
vario da Omero , il quale non mai
maga figlia del Sole , e di una Ninfa dell' Oceano ed
finge quello Re Eete nato dallo fieno mare , e prende in
anche dall'Oceano: e fono ben d'accordo quelli due poeti e nella favola , e ne' nomi . Ometto ancora , che
nell'Opere, e ne' Giorni v. 555. dice: <ir)fj)

Gi
la

fi

u.i.ile

Omero

e l'Aurora

ormi, conforme

Pozzuoli; e perci qui Efiodo


fa quella gran

oltre

a ci

ifpofa la^giovanctta Idiia incita

A'pitls* ijmXhu

lift!

fi'.;

Li-/.. zi

ArSuni

rtnqusnt fienai fiuium Oceani.


inoltrato fovente, e fpecialmente nel moneti, che il Sole,
e gli altri eziandio fecondo Omero fi vanno ad innaffiare nel mare

perch

li

di Pozzuoli, di nome Oceano; e farebbe alTai molefto il ripetere tante


volte, che ambo quelti poeti nella regione, ed acque Bajane han finta
la maggior parte <kHc loro felici invenzioni.

111. Per non


lio.Si IpicEa.pcrth}

ellcre altres

lungo ,avea io con avveduto penficro

tra-

Cine anche i nati prcfToPoiiLioli.e PAtlnro fibjem iicirOccano.

DELLA CITTA'
Jiilcato di parlare

<kl'.,i

DI NAPOLI.
Piiim;i

fa'/da

gr.i/ii lj

S7

quando prima

di

palefare,che Efiodo in nominando Oceano intendeva il noflro Cratere,


mi (Indiai di dure buuiie ritirili jvc, ciic !o fleft. fi rjvvifova nell'Iliadi,
ed Odiili , c l diede gran Ilice a pi tvole , che comunemente credisuui erTere fiale finte in bntanifimc , e barbar; regioni ignote al
grand' Omero Ma perch ora remo, che non (i pcnli vanamente aver
io taciuti i Pigmei , perch era duro interpetrar la loro guerra colle
gru accaduta presti 1' 0'ami , mi pijcc qui farne pericolo, hench in
luogo non fuo, e mi fembra, che ne ul'eir felice. Altro di quella favola non ci dice Omero U.S. v.i.
.

Teiits

AI

fiv

Tini

HVjjh

5* ccqx

fV,

;,it<-

Si -/k-'.- iy.i

A'5pi Hyi.'r.si finn,

ootiSis vi'

< T$x-at

iji3f,v,

yii ifl'fJTm-

to^i vxxfii f^j&r ifqtprtrtat

Troiani cura clangore

ami ;

clamorcqm inredebant fumi

Et -velai clanger gruum e/I in aere,


Qmx potiquam hytmtm fiiunt,
immtnfum

&

imbrim,

Cura clangore in volani fuper Oceani Jiuenla


taerteta ferenti! ;
Vrh Tygrasis atdem ,
Aerili quidem ipfc noxittm confUCwn infetunt.
con tanti documenti, autorit, e ragioni fVelato, che preferoici poeti Omero , ed Eliodo l'Oceano 11 era il mare di
nufira Campagna, e fpccialmenle quello di Pozzuoli, e fue vicine fpiag^
g, d si e tal maniera, che fe ora vi ha chi il voglia contrariare,?!
inoltrerebbe d non volere intendere quelli due grandi fcrittori,ed dftr
pi predo cieco, che vcggenteie quindi feOmero qui dice, che le gru

&

Avendo
fo

io

due

fuggendo il rigido verno l portano it'Q'hm cimi contro a'Pigmci,


qvdta gente, che il divino poeta chiama J>S.m, -Siri, devonfi trovare
di neceffir in Pozzuoli , comech fieno a tal lunazione contrari tutti
coloro, che hanno fcrir.ro dopo Omero , acciocch qucfti fia.collante
come Impre e, in geografia. Or per ifeovrire .onde ufeita tal favola, e perch fi pens, che in Pozzuoli vi erano gru , e Pigmei, altro

mezzo non

vi e, che trarre l'etimologia di quelle due voci Tn^uum,


e pipami, feguendo l'orme de' pi favj del nofiro felice fecolo.
rit. 1 Fenici portatili in quelle noltre contrade enervarono preflb Badelle grotte, che fece la natura, o l'arte, ficcome narra Strapag. 375. deferivendo l'abitazioni de' Cimmeri vicino l' verno, i
a'Wjmenavano lor vita Ali nmv ^fi^nn

li eflrvi

tone

quali in tali grotte


ti

iam

uCTniii Sj^itSo , per ayptat quaieiV


>cj tb?
commeare, aofpirefquc eaiem via inoranilwn adducere:
dopo foggiungc , irai li- fiLtiS-M ri yarfuTiii ,.t.?l.

ipojray,

inrer le

e pochi verfl

hi. iii.Fvo1i

de'

Pigmei in Pozzuoli, rit^s:, e ji>>oi, S'" !!

>

vo " Peni cita

Digiiized&y

Google

S3

FENICI PRIMI ABITATORI

noli* e tcrrtt ifaliHS prodirc , &"/-. Siamo dunque ficuri da s) accorto geografo, che fin dill'etl favolofa vi erano in Pozzuoli caverne:
quindi i Fenici doveano ad effe porre il nome, e le differo nel numero
piti b'djib, che fi pu pronunziare pigmm dal tao fonte djid , il
il quale dinota franger! , contcrere , mallcus , &c. Quindi Pygmsi in
excafila origine altro non Tuona, clic qued fiba! nttritum e/),

del

&

Imma,

fi formano le grotte: ni fi creda, che quella etimologia


a ferito, quando non foffro difagio d'opportune ragioni, che
aa'mdevc , e dall' exer.-.n-s e!k' iib'.u.m prelo il nome ; perci da'
fi fon chiamate
e da' Greci nn , voce, che si gli an-

e cosi

fia tratta
dall'

rmw,

Latini

com-j
nnnvi rr.is: in -ifi ni ra TircirSn , e ersi
,
iirpw farebbe riftretto da arra,., ^jraJ petfartaum eli ; non dunque flrana, o mckhina cofa, che i Fenici liifliro k grotte eq'BJB,ifl.
cifimct, ext.rjMoim . Non meno e vorabolo orientale yiptuAr, avendo noi ina, e nel maggior numero a-i-ni geronim , onde 11 ha naturalmente fifoni , gtuet; ed il verbo Ebreo, dal quale nafee tVM, anche dinota conciliti, .j/j-;mi-, i'; /, quindi quello nome dee lignificare,
jjforf exctjfum e/, e le grotte exfci'tdunrur . Ma quello , che ferma
quello mio dire fi , che 711J ne' libri fanti vale
, ed i molto
nolo, che tal voce i lo fleffo , che cripta , crjcmi , e ci fi ha da'
tichi granulici

vocabolario ed io aggiunsi il foto efcmpo di Seneca, il quale deferive


la grolla, che fi vede tra Napoli, e Pozzuoli , e la dinomina fateci, il che per me affili opportuno, Falciandoli , che iFenic dinero bene in dare il nome ea'JYiJ, finca, alle Bajans caverne:
ceri/mate noi haph excepit in crypta Neapolilana; mhtl ilio carceri
tiell'epift. 57.

illis fiveitus ibfcurus, C?c. E veramente quella oriendovea imporre un nume a quegli antri , ne' quali i Cimmedavano 1 loro oracoli, ed ora Tappiamo, che fi diflro fge geronim . Se poi rawifiamo due nomi d'una (Iella cofa , e gli

hngius, nihil
tale gente
ri

facerdoti

m 'tm ,

troviamo diverti , deefi credere , che elfc grotte erano di varia grufa ; e
piace, che anche Strabene ne'due luoghi poco innanzi lodati ci d
delle medffime due vocaboli, pvyprrm., e x**!1
Mi farebbe fpiaciuto, fe non avelli rinvenuto i nomi Fenici di quelle Bajane grotte,
che Stratone le vuole antkhillime , e ci fa fapere, che pi i Romani
ad imitazione de' Gmmerj ne formarono quelle , le quali anche a' di

mi

nnllri

m'

s'ammirano: perch

le

parole del geografo pag. 375. fono molte,

increfee riportarle

ti). Se dunque s'ammetteranno l'etimologie delle due voci d'Omero n^fijoi , e pipami, le quali Polo a coloro, clic fdegnano l'orientai
fapere, faranno in odio: fi avr pronta, e naturale l'origine di s bella favola , e fi , che i Greci penfarono foltanto al valore di quelle
due voci, che hanno in loro lingua, nella quale my/ii dinota pugnai,
ovvero Jffli, atbiius ; e ytisuf-, gens: quindi coUuigegno lorofcorto,

iij.

Anche dsjh

inutili

fi

risivi (Ber veri l'origine Fenicia di

fh^iau,

e >i><~.

DELLA CITTA

DI NAPOLI.

89

to,ed avveduta, per non fare euere oziofi i Pigmei, e le gru, (infero,
che quei foller uomini piccoliffimi , quanto un cubito , i. quali venivano invaile a giornata colle gru Ajuta il mio nuovo pentire intorno a si rinomala favola noi Iblo l'origine orientale di quelli due nomi,
ed altres che Omero vuole, che le battaglie fra tali nomini, e volatili
acca .lavano, prefio l'Oceano (il quale ne'due l'uoi poemi ora non fi potr
dubitare cfiercil mare di Bajaj ma altres, che a'l'igmci venne talento
di afialir Ercole, come ci dice FiMrato, c fi pi volte da me fatto
oicrvarc , che fi finto queir' eroe in Pozzuoli : di vantaggio aliai autori ci han tramandalo, di-.; lai: noinini pi;lii;:i: clii.muvanfi anche
Tr ijfj.ii
Ikcomc m' idra Ice fra gii altri il gran bochart pag. 115.
.

probant
ragione

:
di

dopo recando autori:!

e pochi veru

dinominazione

tal

Tea;. >..>,7.!:->i

k'-H

-.i-i

rl.'in,

cio

d' Arillotele ci di li
che foggiornavano in grotricelle
t/s,: ,1
.miu-.-t, funi trwlady.

Silura estimi

tu, e s'intende ciypliilatom incolte' ; ed in tal notti: li rr-.nt.'.T.ila


prima originai nozione di ea'fijic , piumini ,i-JfiiJi-'"-' ; tanto granalcoli.
la luce d:I vero , clic non mai pu interamente rimanere
Ma ora entro in confufione , ne so Ce troverr modo di ben rnkire

la

de

in mollrando , che il moltifiimo , che fi Icritto in ogni et de' Pigvcrifimile , non che dal
, tutto chimerico , e lontaniffimo dal
vero; tanto pi, che debbo ferbaie x^.i-.a; imii.-ra (limo mio pregio
attenermi di ci, che ci han tramandato gli antichi ed in poelia,ed in
e mi nan-n-i mnlello in ridire i loro diprola;
quiii imi;) ;,!>a (l'mi

mei

verfiilimi fentimenti

Tra

effi

non

fi

conviene della regione de' Pigmei,

fituano prerlb le (ponde de' fiumi Strimone , o Ebro ; altri in Grecia ,


Si contende altres, f vi e (lae gli fcrittori pi ar.dd-.i in':l'l::ti. :p ,a
to cotal popolo di s meichina natura: e poi non avendolo trovato, fi
fono (crine core , the muovono a Idegno , come da Fomp. Mela , il
:

non fi rinviene pi
, che
combatter colle gru fu diftrutta,

g;nte 'iyriea,
g r.-a-.i jhns-

quale fu coliretto a dirci

ia

perch collo

a.inr.i

fpeil

alla regione

de'

Pigmei, ed

alla

tot fa

ENICI PRIMI AB1TAT0R

Pigmei Omerici, non pensi coFiUo sito Capere orientale a darci

l'ori-

gine Fenicia di TIs^fMor , c di y'y.wit ' e da chi poterli . attente ,


le non da lui , il quale fi fu aliai felice in voti di maggior dilitul-,
e lento ? E. godo olfervare , che Omero con una guerra finta tra piocolillimL combattenti , Pigmei , e gru , ha fanuro mantenere in veri
cohtefa, ed oltinatiilittia nel correr di tante et fcrittori innumerevoli,
con il vincere tempre incerto; ni fi pu afflcurare, f cefrl tra' favi
il conflitto, ora che fi feoverto l'arcano della favola, ed
il luogo,

non efndo l'Oceano d'Omero quello, il auale quelli o non conobbe,


ovvero co'generali nomi il dille Sortii, irAj--, toh- e che le
I1J.SHQH non fier polli curi lUctiniiIogh dcTigmei. Pcrcbi

li i

numno in Eiiec.

minta

bufqut
,

jomo

favio

si

nmfta
quanto

fi

Etrettanlo gli fiali) Jinii-ilt


'invenzioni in quelli antichiffi.

che
fi oppofizioni , clic
fi faccano
dsyli antichi , e nuovi
, anzi han fervito ad accrefcere fama, ed ono
:
perch fi e palefato, con quanto poca cura,
e fc ne chiedca moltiifima , quelli divini poemi per lo corto di tanti
fecoli fi lmo letti, e difaminati anche da' pi fubiimi ingegni , e non
intendendoli, o fi i riprdb Omero di fallo, o fi fono aggiunti l'eoli, '
conienti oppoltiflimi alla mente di lui: indi fi fon vedute da per tutto
nateerc dcnle tenebre, ed etema confulionc nella geografia, e netta fioria de' tempi eroici
ed ora vi li fparfa gian luce, e chiarezza : ni
poteva efler altrimenti in un poeta , che ha occupato it primo onore
tra' iavj, e nt meiitur inepte. Lo ftefi fi dica d Efiodo, il quale per
,

e diffruggente se IteiT

inoltrato

Omero. Intanto io penfo, che fiafi prefo in bene P aver rinvenute in


noltra. Campagna molle Jiiminofc favole ridotte al vero , delle quali
prima ignoravanli

luoghi

ove

eran finte

li

perci

fedKOTvk^^
:

il

che

n'

andavano

nel Ubi

ammirabile mitologia. Ora tempo


Itaca , che fin dal num. 47. ho la(ciato
1

l'

ut!. Si rlflringe in biitve

i!

mollo oetiofi

dette favole. Si lipiijlii

il

viaggio d'UliiTe.

FENIC

to ben (iilliiilo t.il ihs&in , il quale per tutte l'eli li credulo anFittufi
che da' Greci Udii , c:.,^ he antidii , Urano, e onliiuflimo
.

(li Omcru ;yi::ir;ere in i \y."/:. i|)'.- Uiillc il- .'ahi.:/. 0:1


Ciri;!.-, che fi
detto effer l'itola di Ponza, e non il munte Circcllo, io prcli lunghi!"fima cura di muurar , che il mare di quella regione fi era 1' Oceano
d'Omero, e )' Rimilo; e min fu allora nel mini. 4S. opportuno di parlile de' non pochi luoghi, i quali nomina Omero (licito il lcnoli.ii.ino_,
ed ora ci imprendo , e ne trarr 1' origine Fciinia
bench innanzi
:

coli' occafione d' interpetrar pi

nomi

aliai
i.ir

piiiri.u.T

117.

orientali

pi

Mentre

ptv

iludiero rinvenir

!:'

in

1' .-1

!i

moto

d' oflcrvar

piacere

il

mi fluditr

d' effer

breve

per

patria Ulifle

1,1.1

qucl' infelice eroe

Pozzuoli, per vcil;rc l'anime


ci di non pochi nemi di tal

mi

favole

Lpia.^e

in

tr.if.icnc

li

prciib

ansimiti,

di' limi

campagna

li

itvji

.1:111,

i,

ci

(.luler.i

c iono tutti orientali , e di elfi


,
p.r render :'co:pre piii (.erto , che i

r:!;i::ne

in ioli 'ti. 1

Fenici quivi abitarono . Si cominci da' Cimmeri , ed i verfi del poeta fi fon portati nel num. 45. Il firnrt Bocliart ha creduto nel Pialetr
pag.551. darci urla felice origine di tal nome : Cimmerio! a tenebra
',:m:ei: *.rfvi e Pta aire, fiW,;;i fmi : uh 10:1 , camat , -ed i-inmv.T
ti! ntA ref.e*c; nude TV::, cimrir efl !c,lebr,-.i;.m atr.r,- : fe /obi cip.
3. v.

5.

ubi uir

fanBm

to! mali,

inrumbcntibu, siali

fsto

tnitkdi.

tit : Pollimi, inrjiiit, illum tenebra-, S mul-ia murils


itrreant eum
av >rins (cimrire jom) atiores diei , idefi tenebrie denfillima;: fi gsminatur , ut in tuo Prov. 17. 15. Mi fpace aver oncrvato , che la
:

1M

oi iiqrejecre del verbo


con tale intera olTervazione , ed .intorni di Giobbe fi legge nel brieve vocabolario Ebreo del Buftorfio
all'oppofto a quella parola nel luogo di Giobbe ni i LXX. vecchi, ni
S.Gernimo han dito tal lignificato , ma i primi han pollo in fua vece
OTn^i^Srii) S viiifi, cio turbidu, fu die,, c quelli traduce, in-j:iiua-

r.w.Niu

'>,:1m:i p.
:> mente alle tenebre,
ti, che ina dinotane
che deferive Omero, quanilo paria de' Canimcrj, ma polca rammentarli, che quella gente eia tutta occupata a dare oracoli, e con tale arI~<

117. Etimologe fenicie dc'luogtu Omerici

:L-

ili

i-

Pelinoli:

li

comincia dj'Cimoierj.

Digitizedby

Google

DELLA CITTA*

DI NAPOLI.
Cunu

di

rw,o
;

>vs

-.')/,';.;

perci anche vi

vifaus,

fi in

e.i

anche

libra;

;ene le (acre profezie

pu

bi

corto"!! mio
trovare neU' Odiflea

ptil

118.

Omero

nelle

/reflt.i fastiditasi ed altro non vollero intendere i Fenici, che il terreno di si bella re-ione produena e frulli, e biade- feci te: i Greci n3
di prillarono alle b>r:> vo.i -ri-Jx , e
ne formarono la gran
i e
Dea dell'inferno; m.i tini cuti') d
diedero uiu-li aggiunti , perch
Jemprc rimafo pri'^ ili '-ni qi:.-.:Jic r.isijiu
vera origine, edend -n.-iTifiiH* v(Kiib:)'i) di Kie ouinJ: Vm
Omero , come in Et
fiodo fi vede ornato di wicii beili e;>ite:i ,
, r,-*, fWii, -i.t.a.
Mi fpiace poi, che il Cerko oj:i:>Je il tu eco , unendo la (avola Omerica con quella ile' ;v,lcrKT ^-rittnri , e ci d l'rofcrpina in Sicilia,
peti eroici non conobe fa menzione del rapimento di I-., :! q'.i.il.bero: ed in tal jjiib )';in: ic: kTLi:vi^E*'. , ed urd fi Ji ss gran difeacf-

i.

pito.

Ma

Con

Prolerpina nmfee

di quello

nome

Omero

c;x:ie_-!:

A'.i-n,

rimo, Od*,

v.

47.

ih.miero a' Greci, ne" tanti uomini

illu-

in fapere orientile li. ni ritriiv.ita fin origine , n da me , il quafon di aliai minor intendimeli to , imii ulr
ito (Indio fi giun:to pei" ventura a rintracciarla. 1.:. (k'u (i d-.-.: :c di K : :
- 1
;-.v
rio, il quale Elindo Te,:. lin-e e.
in iW.noli , al anche Omero
Od.*, iz. bench quelli il chiami femplicementc if, ranir.- il Clerico trac tal nume d, duiyi.i ttiiiifjlfji:i , da a~j , rv.ii , ftalitm , e
okt, i-o/cA, cflfBt, jnj/i cfat ,
Jiix fu/;; Imbustar : ma poi fi

ftri

le

iiB.nv5ipa,Fri/trfiVia,voceorienialc. Orieint d'A'tfij, t Kv^if' idioti.

S4

FENICI PRIMI ABITATORI

compiace pi di quell'altra fcaturiggine ON-i3i3, chrnbrofch ,qunf muterum copimi; fcmhn i-en'i imi i.iii etimologie volerli abulre del Fenicio parlare cor. dira una parola femplice Kf'f&f-, Crrierm , compofl.]

.li

tre

-S13i:,

,7ir .//'

..;:7r;

e.,/';/.'..-

ci in

<:'irc

w,che

(i

l'ulti,

ma

fillaba in Greco, ed in Latino non dee trarli dall'Ebreo, quindi il


t'N-i aliai importuno: meglio
con f-ilire ignorarli alcune origini,
che produrne di quelle, le quali km ripi'Hiiiiui all' analoga i oltre che
troppo noto, che quefo orientai linguaggio poveriuiino di .voci
perch fono iti iu.lIl- quali lutti i libri, onde luluyia non durar fatica a formar etimologie , quando non limo lecondo ragion di gramatica.
Non credo, che il celebre FnniMiit iv'le m-junrie .1 .-.l'Accademia ta i.
p. o. abbia detto da fenno, quando :cr:::c , eli.- Cerbero fi era qualche
Re d' H slitto di [ioni-.'
oviero C'\-Ii.-ii , perch in coiai guila,
li

cWm,

cio in fingendo pedonai , fubito, e lenza noja, e llento fi riducono


le ia\ule a iluria
Si tonchiuder dunque bene, che rimane ignoto,
die cofa i Fenici in Pozzuoli diMero per A'iSm, e Kf?3;;-, che poi i
poeti ne formarono il Dio dell' inferno , ed un moflruof cane.
119. In oltre il grand' Omero ci ha tramandati i nomi di quattro
orrorofe acque della regione di Baji 2td, KctmiK, In.'i/aAiyiSeo , A'.
.

"

X 'f "

0ll

SI3

ri

^A

Wn* n

'i

pV-n

f di e

dio

kmurt vuol;, eh;

IIl-ho

..vi

fikr.;.

en
ni, 'ed OviQi Lindi eflndovi inPoz-

zuoli aflai acque t ri U- , e m:i:i-v.-,ii, olire neri .i^hi , i Fenici vi appofero il nome prvi> , che pi. di. li //_;(.- e piche tali acque credeanli
(

Omero,

maligne, Enfer

ed tfiodo,

quefia regione, che Giove vulea, che

quali tutte le favole riportano 3


beveflro gli Dei, per ifeovri-

le

re,fc erano menzogneri, c quelle bevute, fc effi eran tali, gli rendean
idlora mvtti, bici*" , e km.i rclj'iro , a'no.tr
ed in tal guifa l
mantenuta la lignificazione nativa di pniti, filctc, perch ficcano reflar

fenzavoce
IL-

Od

ed

merc
q',:ali

fi

numi
fa

fpergiuri

menzione

come dicono

piii

quefli due fovrani poeti: nelP

volte di tal giuramcnto.c

li

pu rinvenir

nella Tiog. con lungo dire fi deferive dal v. 783.


lruv;mdo[ in tutte 1' edizioni guafi , da
nel num. 13.

degl'indici

me

verli

ci n ilbdio fi fono ben difpofti . Bench fi crede effere (lato


Clerico a ritrovar I' etimologia di 2 , tuttavolta rr'

felice

il

'

quelle paio!
aiti.- ,j

(ileiLiiur.i

i,

nj.

'

2t;-1, Sijx, voce iti orientili. V(rrofilfg,tJpiponpoppollosll'Ilude.

DELLA CITTA' DI NAPOLI.


mi

Qui mancherei

avefiero potuto parlar Fenicio.

poco curante dell' onore, die


tosliefle unverfo dui pi bei
afli il contamina, s;vo"'.>.ii

Omero

hello.

co anzi

il-;;

vir/i

.il

libro dell'Iliade
<v."

-;i;<[t.>..\:

11.

8.

citili di

V.75S-

O?

t'

0"( p

qiull.i

Dodona
Ol vie/.

l.iyio

mio dovere,e farci


da me non l
11

il fecondo, che
credeano di farlo

rivi

infernali ne' po;

la Efiodo
indi
propriamente prdb

Io ftefl

750.

v.

A<.".-:'u

su#'
f,-

n.:i

tosi

ire

,:l:

nell'

al

Oiri:-rr>,fc

quale

n,ua:i

ferma f ja-,i:,-. Sti:;:.- o;c:i


due ver fi pred Pozzuoli

recitali

Si

Ti-y.::.

'oj.v.-r

TT.'jLi''j'y

vmefi

t;iTf

-..^

iSejna,

c:'f

ty

tvfilm

aaftfsM p'm
;

Xuji,
^..-.7..-- eV:'* oV^so^f
Q";.:a ; ^;
jjr;i ri/fii nid'Kinm -jshle frigidaii domicilia pnfuerimt,
Qiiiquc circa limfidum Tilarefiun une cciebant
Qui in Pemum immitti puhhrrimmtt
,
Ncque ille Penco commifcclur argentea! tmdst intatti,
A'if-.x

J.'.V"

-i

ip/,-,n

fVi-;

d-.-fuper

fupernatitt

i'.1

ii

-jcliiti

enim grmlts Stygit aqux

j\!v.:i. :t -,:t

oleum,

efi

riun.

forme femprc-jd Efiodo li tua foltanto in nollra Campagna l'acqua Stinon avendo egli mai fallito in geografia, o variato: altres ben
:
noto, come innanzi ho ollervato , che Omero non finge mai favole in.
Grecia, ma in lontane regioni: in oltre, fe il fiume Stige si cattivo
a beverfi, e nuoce anche agli Dei, come qui la fua acqua fi dice bella , e limpidiflima , xaftfpVw "^P , si leggiera , e pura , che non fi
gia

'gre,

;.

come

tutti

Etimologia di

hanno ferino: perch

Khit

io

il

di IIii(ij>i;i'Jr, e di

deduco da
A'xv'r,

fiurc

$6

FENICI PRIMI ABITATORI

minerari, e che fcaturilcono , ove fuoco , lignificando rio urne, e wp


tadere Del Hee/^.--ySiit , ci):ndo parola comporta di Greco, e di Fenicio, li pu lecere ci. dui J,i mi- l detto nel num.iS. della voce
|.j
Pkgrx , e di c.iHip.i, !'/.':
Rimane il celebre ilagno , o fiume
A'vii, AchiTn , e bendie non lei^o, che (e ne folle rinvenuta l'eti.

mologia,

ella

mi

(enibra

he:'.-.-,

e naturale, c^'cmlovi in oriente

inrhrji!, comipir , c le hi; aeoiie li erano e tor'jiJ;


Rabbini 11' bari fitto "'cir n-'3j , ur;k;!f>:tis ,
tico,

che

Chi mi
rivi

P:.:i

Viri-ilio rciuio

T,:./,.i-iV,

Citi,

il

certa tale origine lib.

quali

Hhic va
TursJiif

rjn.c

f-.-i

c.iiir.r.iis

195.

to, ondc.de-

acni.::

mi

ijiov.i,

che dice

il

e izuafte , ed i
n tar dimen-

,
,'

Ack.-,-nn ,: imJta,
i-ordine gorga

altre .!
1

j/Iust

per aiutare

1'

eti-

mologia di Cor/lai, perch ti;!i (inije , elle .incile le (iie acque erano cocenti : n per m' opporrei , le altri volerle intendere queir teltit.it i!
ftniplice cxiiiiltit. Se pero taluno folle v.isjn ih leggere non poche col
di quello fiume, v' ha la lunga olervazione di Spanhcmio in Callim.
pag. 501. ma mi dcolc , che uomo \i iavio in oljo altro luogo vuole
Acheronte, che io I\t'.7.uoI , u li ricordato d'Omero, e quelli femprc il primo dee conliiltarfi , ed eher di norma , per intender bene le
tvole. Indi Spanlicciio 11. ilo ci la lacere, che Roelbckio trae Atherna
ab antiqua -cir .\'tj:/-i:a agroil q:<::ji fine limilo , iiiqne ob nmicnt't.s
.
riun ii illtiti lt:;>i: i;i:i : :i,t!k
e.-.-i ci
ma li il;,\va riflettere , che tal
voce agrari farebbe comporta dall' a Greco, e dal tu Ebreo, che dinota area, quale compiei!!) non vi fe s'ammetta iti gramatica.
in. Non credo cllre ihto di noia in proporre, onde fon nate le favole
intorno a Stli;c, Cucito , F'eueloiite, e Caronte, i filali altro non erano, che nomi appelli dagli orientali alle molte acque minerali di Pelinoli. Con quelle col orrorose trilli' 1100 H!oL;;:a feparame E'ptS',
Errili), voce s frequente ne' poeti , ed Omero il fa ritrovare in Pozzuoli pi volte, li \e<;:s> Oil. >.. e Ipecialmente i! v. -7. Tal nome d
leggieri ognuno il trarrebbe dalla fmola voce de'lanti libri aie, bereb,
la quale s Tpeffo fi ripete nel Geneli, e dinota vcfpcr, ed il verbo, on-

de derivi,

ciijti:i;>r,ii ;

gi Giuli Scaligero :,vca ci olierv.lto, in Ji

il

rieic; Clerico nell'annot. al v. 11;. della


I

Fenici,

ja , i

li

Tetg. e non loda Scaligero.


vede, che pi nomi dalle tenebre pofero a' luoghi di Baceni all' oppollo quei , che erari
mettevano orrore
gli appellarono con voc.ihuii ieiyiaiiri
perci Omero
Miim, Od.*. 5^7. ed il l figlio ili Giove, g_ii
ec. ed i Fenici la molta variet , che olTervarono in

quali loro

beili, ed
ci la

ameni,

rinvenire

Kum,

d foettro d'oro,

Poz1

IT.

Mirw, P'.I^a.if

HWna

voti Ftnisie

Querele cantra Bochart.

DELLA CITTA'

Di NAPOLI.

Pozzuoli, di tante col e buone, e trifle,la diflero va Tnin.'jiriet/rs, e


maggiore O'J'O, indi la poetica liberti ne crei un re, ed
un giudice s giuilo,che a'morti ficea ragione. Lo ilelo dee nenfarl di
Radamante , P'aSiu.^'" . -In- Oiiut.: c-/i,:ii:li(> fin^ in Pozzuoli ne'camK 5<*4- ed in eA gli fa godere bell'agio , e quiete : abbiamo
pi Elsj
ntun-n coirli l-dl cantieri di k.hasm<mthm : da.
quelli due verbi orientali , e loro lignificazione fi pu dedurre fopor ,
ovvero jier exienfir, cio Unga ; e veramente l'amenit ditale (piaggia recava rifioro agli animi; ed a buona ragione Omero da una denominazione di luogo ne linfe un altro eroe , che ivi foggiomava in pieno piacere n quello poeta dice , che fi era dell' fola di Creta , ni
che difaminava delitti, come poi aggiunfe Virg. libri, jriri. ed aliai altri ancora: e fi sa, che le fvole col correr degli anni perdono la loro
lmp'idt antica. A quelli fi dee aggiungere la voce ITArfriM, Etyjii,
eampo lietilfimo di Pozzuoli , ed ancora dura tal nome in quella conirada
il
Bochart p.rioi. gi di leggieri n' ha data 1'- origine da n ?*,
txfaltmr , lirismi c/i; e veramente leggendoli la diftinta descrizione,
che ne fa il divino Omero , fi vede quanto fi era pieno di delizie
quel campo; i verfi di lui fi fon riportati da me nel num-rio. Mi debbo per richiamare in piii guife del dottifs. Bochart : primo , perch
vuole, che gli Elis; campi fieno flati nella Betica contro alla grand'
autorit d'Omero, e d'Elodo: in oltre, perche loda Virgilio, e crede,
che fia del lo lntimento in quanto al filo di elfi , quando certo
anche da pi piccoli contentar}, che quelli gli flabitilce in Pozzuoli, e
la Sibilla gli mofira ad Enea lib. ri. 541.
in terzo luogo , che il Bochart fi dimentico, c::.i che do; 1|'i:iccre, de'verfi d' Omero, i quali non fon pochi,e ci dipngono vivamente gli Elsj, e gli dice puma
d'ogni altro fcrittorc predo' il feno Baiano , come fi pu oflervarc nel
num. rio. n vi fari chi voglia toglier di colpa il gran Bochart d'aver
obblato Omero. Anche il dutriffiroo Perizzouio ncll' annot. ad Ehano
pag. 147. 14?. tali ameniflimi campi gli truova in lontoniflime fpiagge
unendo le parole d'aliai fcrittori, e non pens mai di porgli in notra
Campagna, perch gh sfuggirono i velli d'Omero , anzi quei di Virgilio, i quali non allrove gli vogliono: quelli uomini dottillimi mifembrano rapfdi , compiacendoli loltanto di raccogliere autorit in gran

nd numero

04

nel!' orientai parlare

fon vivuti, ne penlano, fc non rare volte a diflingoere il vero, e conchiudere, e lafciano chi legge fempre folpef, ed errante : ma coloro,
che fanno opere grandi, in ci lgliono andar in finiltro.
nz. Rimane per dar fine a quafi tutti i luoghi , che in Pozzuoli
nomina Omero, quello , che egli dille h'7fi>>J , e mi piace averlo
riferbato, per parlarne all' eitremo , perch far un poco lungo il mio
dire, e fi vedr quella voce tutt'altro lignificare in quello fovrano poe-

TemJ.
111. S'incomincia 1 parlir

dell'

Asfodtlo

voce puri oriemilt

ta,
:

non

i pianti.

pB

FENICI PRIMI ABITATORI

ta, di quello, che han credulo tutti coloro, che dopo


fcritto dell'asfodelo: e dar maraviglia

bolo, facendolo

mm

irte

che non

H'i-lIv., i[ua:nl,>

fi

fi

di

ne'luoi divini

hanno

Igi

intel

voca-

tal

poemi un

nome

proprio de' uiii ameni luoghi di Pozzuoli : fe una volta fi vuole


ufeir da fallire in leggendo Omero, fa mefiieri nella forza, e valore de'
Tuoi vocaboli non ajutarfi degli Icriitori dell' eia polleriori , ma foltan-

Omero con Omero Hello: e l'aver fatto l'oppofto fin da'


d' Erodoto, fi fon creduti in quello Covrano poeta o groffi falli,
(Iato quello dell' Oceano, o ci, che egli non pens mai, frecc. mutilati
in laute [avole, che ora, perch fi premuto quello
fentiero, fi fono (velate aitili divcrfiimcnte dal comun ferimen-

to interpetrar

tempi

come
ine

fi

nuovo

to degli fcrittori. La prima cofa , la quale io chieggo , che i oflcrvi


fi , che Omero non lpara mai A t; ;.'..> ": da >.pm^v,e che il vuole
in Pozzuoli, ficcarne e ti torti l'rttove fi divilato nel num. 69. quindi li pu da ci cominciare a dubitare , che non dinoti pianta
Non
.

fallire, che in ite foli luoghi, cio Qd.x. 558. e 571. ed Od>.
14. dice AVgdSiAov Ami.*, ed in tutti e tre fi parla, del l'anime degli
eroi morti , che per elfo prato prendevanlt piacere ; ed ben nota la
famofa tanta finta da Omero in Pozzuoli , e quivi altres ria Virgilio.
per dir predo, giacche rinvenutoli il vero, non v'ha bifogno di affai parole, i Fenici vedendo nella Baiami regione tante acque minerali,
ed atte a curare aliai malori , ed in elle bagnarli numerala gente , il
che anche a di noftri fi coltuma , appellarono tal luogo con propriet
Yrtptt, che fi pu pronunziare rfphvict , e fi direbbe in Latino con.
gTCgano infirmitstis , Iccondo la maniera orientale, che ufa hifmmttv
in vece d' iitfirmarttm , e quelle due voci Fenicie i lxi. in alcuni de'
fanti libri ci han dato r.Dc vwxyari, crrjnj, Exod 54. iz. e bi , nVSttii tgroius Proverb.it. 13. quindi a ragion vera chiamarono quei bagni "jtw, dal gran numero de' cagionevoli , che in elfi raunavanfi

credo

per riportarne falute


113. Ed ora intendiamo, e non so, per qua! ragione prima non fi
oITcrvato, perche Omero dice A'rylliXtr Anuria, e tutti contra la flcfi
gramatica traducono herhnfum p.i::,m , e li- tale foffe fiata la mente
n , ,.-';>* -..idi firmimi, e n'ho
del poeta, avrebbe [entro jV;
pronto l'efempio (e crefee in me l'ammirazione, che da altri non l
curato) d'Omero Beffo, il quale altrimenti ufa la coltruzione , ed la
vera, parlando anche di prateria Odi. n.

ti

prato prclfo PojiuqI per

piil

ragioni,

Dratiicd hi

Co

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

99

un prato, ed allora regge a dovere la fintaffi, e non fi vedrebfollemente vario il gran poeta con far bene taitret la , indi canm^JJi*.- invece d' s-agS&ir
Non 4
nel!' Od.fi. 159. fi legge Xrjiiix iSt-

prio li

be

si

tra ogni legge di lingua

importuno qui aggiungere, che

yitim,
giunto

fi

fofie

traduce fratina floridum : Barnes vorrebbe , che tale agun nome proprio del prato , perch brievi fcolj dicono,

che le Sirene abitavano in un' ifola di


freprie

fumi /L&tpkm.

ama Sirenvm

jendimus in ntis ai
ufo dare

nomi

nome A'i&wiVn
infide numeri
fi vede

fchal. v. 39. e f cosi ,


propri a* prati, e dice *&pji>*x

Fateli ernia

A'iV *

, che Omero
AV5*(**TOj come te.

114. Non mio coitume sfuggire ci, che mi fi potrebbe opporre,


dopo aver dato qualche debole nuovo lume fpecialmentc ad mero;

anzi fon lieto, fc vi fieno autori, i quali ricredono avereferitto il conAvendo fvelato ; che AVi
trario a quello, che imprendo a muirare
in quello divino poeta non pu elici pianta , non ignoro , che
dirittamente pare , che odi il grand' Efiodo co' rinomatulimi verfi 40.
.

ec

dell'

Opere, e

OcTcVv

de'

i'y

Giorni;
/ia\^jt ir,

*t|

rtytEl}.t?

py aypisp*

Smlii, eque nurvnt, quod melius dimidium tote.


Ncque guam magmun in malva ,
afpMch icnum

&

&a

Occultatimi entm Dii vita madum tmtiaibvs ,


In leggendoli quello gran fentimento d' Eliodo, ninno degl'innumerevoli
e cementatori han penfato,che qui oVsjo'Srt- non
,
folle erba, maggiormente perch s'unifee con uo>i^", malva', la quale
una pianta troppo nota. Tanto per lontano, che quelli belli verfi
fono contrari "n Omero, ed alla mia mente , che all'oppotlo vigorofaniente rendono fallo, che rafia- non fia erbaggio, ami neppure la
voce finAi'n* . E per moflrarlo bilgna prima noi eflr prevenuto dal
gran numero degli fcrittori si antichi , che nuovi , i quali altrimenti
han penfato
indi con agio , e fiudio riflettere , di che ci ha voluto
illruire Efiodo con quelle" due parole, che kmbrano arcane.
ii;. Non v'ha dubbio, che e^li ha pretefo ponerci in via di fapere, che la feliciti di vivere non fi quella , che fi crede o nella rx>
favillimi interpetri

o di comandar efererd , o in un ricco traffico : ma


che sfefperimenta n.-li' a'r T -Si?. , e noia un>,vp , ma che
Dei l'hanno afeofa agli uomini: al certo, che le fi prendono quelli
due vocaboli perpiante,del!equali debbono nutrirli gli uomini , farebbe
un pentire aliai ignobile, per non dir vile. Quindi s per emor del vedlia di giudicare,
eflr la fola,

.;

gli

ro, come del poeta neccfliirio con ogni arte rintracciare, qua! arcano
s'alconde in quelle voci, che fono fiate di molto dilagio a' primi inge114.115. Il Efiodo rpilft- non i pianti.come ntppur (m*"X'i foa origine Fenicia.

ioo

FENICI PRIMI ABITATORI

no Tempre piene

di effe follarli
poca luce . La celebre , e ben noli parola ruVip , i cui elementi fono gli ileffi , che
tenebre

glierebbe quel 1, e rimarrebbe pi fpeJita quella voce Greca , dinotano regnavi! , c r<;<7"'"'' '
"'<
lvvieue , che i Greci fcrivono
anche pto'v , e ci confrma la voce r-iailo , e che veramente fia
Fenicia: e fon lieto, che Meride Atticiua, ci dice pagi ziS). dell' ediz.
del 1759. M*i';n Ai-mas, pAs'x* E'iMujhw- e fe quella feconda voce antica, e pi fi confa colla Fenicia, forza credere, che uMx
ferine Efiodo, c che i copiatori Attici la mutarono in lor dialetto

*rfX*' m ' duole, che l' eruditili Pierlono nulla v'olferva nelle fue dottiflme annotazioni. Anzi anche tra'Latini li leggi tnolochc, e cosi pretende Scaligero, ij ve;;! Vuflin r. clic ti.noi. AH';^-.-ofto leggo con piacele nella verfione de* lik. in Ifa. 19. 1. romena njjcn , (i- liti vi
Hr, che fonerebbe in Latino pafaam in fifemm , pugile in pojfcl'fionsm, e s'intende in Ifaia, che gli uomini, che avean ponefloni contendevano cogli altri,i liliali n'aveano ancora dunque la parola orientale
altro non ci prelntit , che i propri averi , e fpecialmente un campo,
onde l ricava il proprio vivere: ed ora fi sa, perche gli Arabi fi han
prefo -fra per dinotare hereitm , p^iin , fcuh.nei , patvimomum
i%6. E' troppo noto , che ne' tempi eroici , ed anche da' lauti Patriarchi tanto era dire rtx , che pn/ftr , fempre chiamando Omero i
:

primi capitani t^uf'.k


gz. Barnes, comi: lui!.-

rMrum
Ifmx

,'

6;-

ronimo,

Dor,?i,n:,
ji.

Gf.

?,u7j

fallarci f.-fi-.hrfm

, e perci all' 11. h. v.


Et hoc Hc,"/.'
100. 3.
13. I. pf. So. I.
pf.
farebbe flato pi opportuno il dirci, che S. GeCiro il chiama pa/ar Jfa. 44. 18. Qiii
,

nuova

ci;la

ap:i:: n;-":

W.,

&

d ps/-r mar.

ma

parlandoli del gran re

Su' e chi non


tao all'originai I
prcllo apmeLc, rhc ni-'vccdiiilmi tempi colui , che avea ricche palilite, e numerofillime greggi, quello erafi il re, e perci dicevali fallar,
nome d'onore? e piace ora , che rimali) all' cd e arti che dignit.
Quindi, lnza che mi dilunghi in cofa, che tutti fanno, l dee dedurli

li

regnare, ma aver pafcol


, perch colui, che li

in terreni

fi

indi

chiam pafior

prefe nel gran lignificato


i

poi re*

ili

di lii-

ime, quindi anche

e chi legge

Omero

vi feor-

ms,

ge confonderti vii.'s,e
qualche volta
e perci eziandio
ci han dito n'fi- quella voce Ebrea, e S.Geronimo r^siiMi. Loflelloi
accaduto a pecunia, e pcculium, che dinotando ntimetul greggi, poi li
fon adoperati tali vocaboli per ogni forte di dovizie: v'ha quafi in tutti,

t16.11-. Si d nuova lignifitinoiie alll rinomata voci

Y"J, onde

efee

f*>"W

DELLA CITTA'
mi non

so f da lodevole
e girne al fallo.

Ci

17,

ravvillito

credano

il

che

, il

DI NAPOLI.

f e penfo , che anche


moiri novit, che -(10,
l' indulriarfi a manquando Efiodo efurta ,
grandillimo vantiiggio , non volle pro,
die g.i uomini . tolt.i osai in ['.in?. cir.Miii;

eflcr

- origine

vero
d

vagliano

patrimonio

fi*"**," vi uiy

'

porci

malva

fciapita

101

defiderio di ufeir dall'antica femplici-

credo

io

comech abbia apparenza

)
'

cric

lime

ma

gi d' acqu illare , e d'ingrandirli, dettero follecita cura follante a coltivarli le proprie oneflc facolt , ed a ben reggere la lor famiglia , n
prenderli lunga pena , ed affanno per pi opulente facolt
dovendo
Tempre prevalere uno flato mediocre all'ampio, e grande, e perci diiuivu Twrsk fentimento, che poi ranto piacque a tutti i fice
:

nJm

Pi>\i 1

AV.j

tip

xijiiljio. fin

3> y rji&tnv

E'pj-a

'Li':;

i'.-i;/l'.-

&

iV.-.'in

ui

iraSfii,

biiw hAk^tw'

vi'uii?
f-ii-iJm;

*;iflV

d:r

-,;!

.ir.

pmr

rAi'..lt :

wr;inr

clavum qnidsm ai fumimi apponcrei ,


Optra baimi -,;:yj r,-f C :it , C7 mitfotuin bboricfiru
Vernai Jupirer ti aMhndt tram anime fuo.
Altro infegnamaito non d qui Efiiido, che di. moderata , e
..
le maniera di vivere, e niente fovtrchia , ed ingorda; e che allora fi
agiato di veri beni: n (i dJi'nno 11 H>r di u>rului:o i;'i linimenti nautici,
e rullici, e ci egli intende per
e cik'i anche interpetra Sca,
Seti

wfiu

gutmuculum

wejiif navigali^,
, ine f/? , non nvrn
,
non, aeque agric ulturam : ne biligna fiancar Ixivi, ed 1 forti muli: e
conchiude, che Giove per gidiiyr \ isimini ha iMirofa loro la felicit di tal vita frugale, e v.-.t^a. tencii i tln: r:::m verfi fembrino un

lgero

in brcviflime parole:
il grand' Einfio d loro buona luce
VelMjfiMt idt-m,i!c , ci Hi
X'-''-^ difumut sKtaai (divini)
quita oppmcb.vititr
f pW;. ivti-;, e p:r pruov.i adopera un opporruniflimo luogo d'Erodi ito, il quale i:(li l.i [;-i'li tlprcflione del poe-

poco ofeuri,

piiicefi offcrvare quanti antichi fcrittori Greci, e Latini fi fono ferviti di quelli verfi
Efiodo , e n' ban fatto onore alle
loro opere, pu leggergli ucll'annoia/. a quello pocta,c gli adonerano,
per provare, che il viver frugale il vero regnare: e da tutti fi afcolta , 0 vitti tura faatlias paupirU , atigujliq'-tc '' ' ed in olire , vi-

ta. Se a taluno

ni. Con

quelli

nuovi noiione

di

in>.*x*

s'

interni!

il

rimalo

liiafio d'Elioclo.

Digitized&yGoogL:

FENICI PRIMI ABITATORI

efdamano, o prati viva voluplas!


[litio ci propofto , fi vede , che la voce uh>J-)ih
,
non piL.i i'u-ii.1;ii per l'i. mi.! , n egli ebbe tale ignobil pencon unii parola ltraniera dataci con Greca guila , e termina-

iguc mclus! ed

izg. ( Juindi ora

wJ

nelli;

a' fiioi temili ben noia ha voluto nell'ammirabile poema dell"


e de' Giorni proporci liivj precetti , e Ipccialmente intorno al
viver frugale, e che in d!i> t movali <ny i.-.jc. Mi fi permetta avver-

zione, ed

Opere

tire, che in Omero, ed in Efiodo eccetto quello luogo non l rinviene mai pi piiu'x* , mal-jt , ma ferente il Ilio derivato
, e
fempre in buona nir/amc di A.juh , Juleis,
e fi unifee ad ni-,
fomntis, ad ina , verta : e li d per onore anche agli eroi : onde
Omero II.*. 373. dice di Ettore ita\xxi'np!- in et poi meno antiche degener a dinotare , msllis , effeminali)! , O'c. ed anche la gran
voce
a premerli pi'r pianta
e fe la Batromoniachia non vi
li :ci:>
p;:kvl!;. l'riiuvL' , che non del divin poeta , liirebbe valevole
dio a ti-.-^arceia , eoe nel v. i5o. fi veggono le rane veflir le loro gam-

Ce

alcuni mutano tal voce in X*


(urie per clerl avveduti, che fahdyji non era d'Omero. Non
li
finirei'!*.- fi/ilo, III io voleffi ridire le lunghe contefe
ceni tra gli antichi kritturi . coni; tra' nuovi , fe veramente la malva , e l'asfodelo
ci

l),'

IrraiJi

nuiv.i

.li

piA.-^'i

tran cibi de' tempi d'Efiodo : al certo , fe fotte loro venuto in mente,
il
poeta us tal voce Itraniera alla Grecia, per dar autorit, e pefo al fuo dire, n -u avKhh(ir:i ci mulinali ii;n<;tii11ioii i::;;rni a contraddirli tra loro, ed a noi dir noja di legger molto. Eppure fi fapea,che
i poeti eroici tifano fpdfc voci d'oriente, e non fi rinviene altro in etti
come per atto di efempio ticll" II. >. 340. il fangue degli uomini fi
dice djia, c quello degli Dei vup,

che

l'X-'f
.

ili

-i

,
.

.fiuvb.-t

lehor, gn.:lis

info
-a

ista.

6ie,

ui-.iw. B-.-nr.
Ah f.:*,ifn Dea,

i.ti

\r,-.n-,-i

?i,i,:je

fluir

te.nis Dl'ts.

Che hp lia Fenicio, li ha nativamente da ni? , filiere , mimare, indi


formali n.po, ed altres iipn , che Io fleflb, che iebar, verni, fiunm:
ed Omero ce ne d l'etimologia , e la ripete due volte col verbo fio.
In oltre per non dipartirci dall'erbe , quella pianta , che diede Mercurio ad Uhll , per refiUere agi' incantefimi della maga Circe , qucfto
llefi pela la dice ui^u , e loj.^ii:n^e cllr v.ioe degi Dei , e fi pu
vedere il molto, che n'ho detto nel num.4L.13. lo ho avuta la vaghezza
-

che Omero ci ha ferbate di lingua Ara'"la, ed ho rinvenuto fedelmente trarli iiai parlar Paidlau:
[ircfente argomento polli mr; ellir !..!-.i.iiii
v\i ,
dunque arduo il pianare Io ll.lli della v

trarre tutte le parole ;

-"-

Efiodo la1

fa si

ar
arcana,
e vuole

che in dia vi

llj.irajti con iltre ragioni, ed (ferrici quc.la

nncvi

Ila

quel (">' irei

fijjnific

ninne

di

ps.*x'-

Digiiizod by

Googlt

DELLA CITTA'
farebbe, aflai ridicolo^

Ori

ijo.

io

l'

iiiceiul^rn

f.l:;."ti :

f -1

di

DI NAPOLI.

r,"f

([-.iH

v:i

to da Efiodo , ma qudti
quindi neceflrio credete

irte

jjr.in

(j::-.'lli>

non appoie
Li

'

!:>'i]

Inni vel

l'iiia^oi-ica

macilro patlalTc delia pi.ml.i, v' assimili: r..:.-.-/


intanto le fi-diflLaltri mifterj di lui

aliai

definilic tal

e che-

pr.-fr

iwiia

la

erba
loda

iffir-i

mente

d'

tl-.n!;i

ittt.atc/.-

ame

nb-.y-.:..,

[cd.ir

la

il

che

il

un

che quello detto

:,!:!!:>,

>

rW:

inuma

l'.ir:

(bltanto ni alitili a! e

SJ fiaXX. Vanno

liccomc non compiete

.4,-,,

iE. e recita

_/" 'ri,,: :

ri

e#.i::us frw!i:.itis Lia. L-r r


lih. :. c. 17.

[cuoia ftimandu
,

Efiodo. Tornio vero

efler

oV-',

be aggiungere Ateneo

tal :l-]itiir,_ii-

-.'<'-"

-ri

li

frrta'it.1, giiilla la

io;

un'erba vile, e rprez/evole

altri

che- ci

p.jit. E"Xi>-> ii-ar^ti -d


IH,/!-.::

anche meco, perch Pitta"' diceva,


ha tra!m::Tj F.ii.inu n-ILi var. ili. I114. c.17.
ui^ny!-, c' V.:-i , fliriiif fjnllijltium ef-

fcnopro, ed

fe pure vero ci

fe

fi
In
, perche
ed in oltre li potrebverlb d'Eliot, ed ivi
e che perci il p;-

Bcr.CU.'.iri(i>.e'^i:,td

^'i.?

io4

FENICI PRIMI ABITATORI

Vali, non fe ne fece mai ilruffiva miftero; 2! certo, che fareflimo libedi leggere tinte cole oppoftiflime 1 se leiTc in tanti fcrittori. Quindi
mi leml>ra,che col ricorrere ili Fenicio valore di (is*.=X"t 0 (t*W^,iI
tutto vi a legno, e (i vede in alta Itimi s bell'oracolo del grand'Eliori

do ,
fioW^i fuy Sitar , comedic ;' avelli per giilligo alcofo agli
uomini gli Dei itati. Coli' aver unito il poeta infieme malva, ed aslodelo conferma bine, the nella la voce nricntile, ficcarne fi provato
di quello: anzi debbono eilcr finoninii,ed il fono veramente ; perch nel
num.ui.fi e molrito, che Vi-idm, afpbodel dinota aaxregam infirm'ti'v

tati
li ,

"

ed in tal fentimento il pr- 1 la gente cagioni

ove ne giva

cato la voce In vale roventimi


prendonfi per /i.rmn- . e tr:,:;.;in.-.! : pn.ii
fittgaii , citi homnes frugttks

ematiti
tu

1p:e;;.iri

in: >::

.,

n.

lliaiu.J

mnliviinnlitim

.1

i.

11.1i".

tzi:;:U::yr.
,

&r.

alili'

/::

mV/m

dinota anc

ed proprio

!\-.:m

degli

invece di /U/*',C'

per dire iuvenet,malignantci,

.1,1

it;(

un'

die nulla di pi volle infegnarc Eliodu


nomatiffimo verfo n (*^"K!f 1, *, m-c-o-i'.? iy ir-us , che
.le

(:

i-.iriiliiude

licne

-1

twa&i
quali verfi
d'

in tulle

ytoxrtjTai ffV
1'

edizioni

A'pm'01,
apsa, k|

Tito.

veggono

tradotti

anche in quella

Oxford:

Hppomanes lauta efl apuS Artaet, qua concitati malti


Et equuki tnfanmt in mmttbvi, <& cclcrts equa.
Si vede, che la parola ipi-t apporta ad impana i'ubito ha indotto a
credere, che quella fi forte un'erba, ficconie i accaduto ad Visto-,

perch

Ila

in

Omero dopo tapur ,

fruttini

fenza diiaaiinarc , che

J3!.Sicop/crmi,thefi).z'"lon 'er[)i colIeltfflpioii'Ttjui

11

creduto in che pianta.

DlgmzM B/Googli

DELLA CITTA'
non addurne efempi

e per

quali alternano

le

&

loro canzonette. Sicch queir h-.i\taiii

tifi, fi dee intendere, elle


o fia altro motbo,chc non
l

in foga,
lin

ed in furore.

liiii:;:;;'

bit;,

DI NAPOLI.

al

Iifli

Scavalli d'Arcadia

the

\n!> iiere,

fe

di.eli

jijtc.

iap

i's-i

nafte quel tumore,


hippnneaes , danno

Virgilio Georg. 3. io. dice effer erba, ma


P'aee
clic JiliHgt ab inguine {equanimi

anche ollrvarc , che nTeofrafo, n Arinotele nella loria dei;li animali lib-B. c.i^. fanno menzione, che hippomanss iia pianta : all'oppolto
mi [[noie, che il dottili. Einfio ingannato da Servio nelle favie annot.
'1
Li
credimi, ti - hlji.dn nelle parlato d' hpptmanes: ed in
oltre fervei! dello fcoliaile di quello Siracufano poeta, il quale cita un
Crateva botanico: ma perch fono nel novero de' medici due Cratevi,
uno antico, e l'altro pi nuovo, 1' E ani; ltm! , clic l'ha confuf oltrech fi sa quanta fede fi ha a dare agli fcolialli n comprendo , perch
lini nhNigo, clic cofi
turba tanto, e fi toglie a difendere , come
tal voce dinoti anche una pianta: e la Iteli,! nozione le d Voffio nell'
etimol. fidatoli eziandio all'autorit di Servio . Ecco dunque, che hippomancs, clic l tutt altro , eh: erba , per non cflcrfi ben intefi Teocrito, e Virgilio , tale (i volmi ci' e:; il etimi for:!tori , non rech-.T.'l
dunque maravigli:!, Te lo (ledo accaduto a jj">u'v_", ed np&ih- voemboli di poeti s antichi Omero, ed Efodo, e pili, efempj fon di gran
pruova. I.o (Itilo potrei dire del r.epcmlici Omerico Od. B. ni. di cui
tanto fi ferino in ogni et creduta altres t'na pianta, ed ivi unfemplice aggiunto di so'pui.o.* flutihco.che ci rimira non l conofeiuto.
Mi (limerei manchevole nll'efpctiazion di molti, le tacell ci,
ir.
r
L.
r- .1!
I..
1
rei 1
Jol pi
de janunrm carmina col nella pjs;. i:-|. intorno alla voce srjiSsXis
credeva io, che c.ueli , poich perdutamente leggeva i libri Greci, aveffc prodotto alla fine qualche 1111:111 i-ei, fiero in'.umo all' asfodelo , perche fi fu l'ultimo a diraminarlo { egli in tutto il ben lungo corl d
.1

>

>

Me

1:

"

.--

..

'

'..

..

fua vita quella breviflm.i , e lilla :ifm aliale j-i k in iflampa] ma dopo aver recitati i verfi d'Omero, c d'hlliodo, ove tal voce li nomina,
in nulla ci fa favi, e fcluniii riprende di ccIim il Barnes, che ha trafportato infiliMi '.fvj.ua , /:';, i-i,. ; praium , eri ha prctcl doverli di
re prnium, ubi afetur afphaeus ,n di ci di ragione: indi riporta,
per idruirci, un hegn di Sui;!.!, il quale due: SinknJnm cj {iit-iiaj) a,i;i acceniu in anupciiuliima , fe lignifica la pianta: ei cvm fi;

Tomi.
ijj. 'Sfliiinutts del Cjlljp|ii intonia

1'

if iSn

fijjioli il

buon

'

io*

FENICI PRIMI ABITATORI

in n:m effhsdehs ;r.r'ry/;,>- , fcrhinjum ci} rum arnia


tc;o in hi-:;ve il tutto, die Ih I.ik::.iii> aVulkn i:i iLlii:
;iie p.ig.
Cl'.i mai
I.iI-.xt^vi-- tr:-.*-ru' , eli; il Galluppi uomo
'.inni , c ili Cria k-tsur.i n-.m ni. li evinti; ,ave!le potuto cller
k-ei/i,

jj.

li.

di

J'.-EEjicri

loder

maco

il

fi

ibnci, c no ha agio di

grande Spanhemio

il

diiliii^ucr

ry.Mi; nelle

fludia di dir luce a quello n

i.-i.i,

t\il;.
e'

nulro. li'oppollo 11.


4j.^ 447. fopra Gilli-

d-.ee

nn, eule dell'asfodelo,

ma non ha voluto prender cj.j ci far minzione


luJj , forf non pcreh 1111:1 ne ai'ea binilo , ina
vide, che era malageeolj intenderli v.iee si oleiLra

d' Omero , e d' Epili


tolto , perch
ed a fuo elempio
omini d me , eh; intorno all' asfodelo fiato il
lungo il mo dire, e dubito forte , che non fieno per reftar paghi gli
animi, che (muft due poeti ahbiano ufate voci orientali , per intuirci:
perch pochi fanno, che con tal linguaggio un'opera fi rende pi minima , c.l j-jiiu, e molti r-~
:

ora prendo fdegno

ingegno ben

la

comprende

tdElodo, itftimonio Plinic

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

107

intende quello

n queSTvi
in Eliodo nel!'

Opere,

poeti,

fteffi.

gran macltro, onde poi

nd

ni

ili

fi

, ed
altr
preftto ad imitare

agricoltura
dell'et dello

la .do infelice

di

Mini

efio

si rea tk-pidma, cran j-;iite le i>:imorie ddia pi


e liliali Ic.rtc , die tal noncuranza dedi pena erali renana utiiverlalc : onde vedeva!:, introdotti i:i ov,i guii ili vivere, e |^i(.r_-, e diverfinmi codismi, e die u^il lu.ii,>
li
poneva ld tanto alla cicca, ed atannri' cupidigia d'avere, e d'acquillare,ec.Mi piate riferir le Aie paiole, le quali debbono tenerli damolto , comedi un poco sicure
Un-a,Ls e
ji<< r: rli u*
,
multa ab amiquh prodi - tante ptifcornm cinti firrilior , aut ind.
Jl;-,, f,-/,::, y <],!,,,: :\U,d a,,::,,-,.,,, ,
[ !lm ,p, B tittcrdrv,,, , Hi:
/odo prxccpra agricola panda-.- ov!o , /iMicn.-i-hur non punch haitc
r:r,-.wi ,./(, iridi- inibii credit Uh-v : qnippc ci: in r,\li<i;v>i,l,i flit nei:
j;l::in /:/!..- iii-.:iir.:,-..;-:,iii lIi.t/I f,;,[JI i;m iv:-'.v pr.fa , d-.jdi.i

libri antichi, e per

fubiirne letteratura, e iapere

gna

-.-

rcnttil

mrnm

iillL-,-,1:-:, a.-

publttas

mundi invalerti

i.n iri.l:ifl.:

CVic

la folila leggici ini


gli: e

ma

oppul/.ione

Omero, ed Etodo, doveann


non per

t;r:if,!f

tantum

ttvarttiit

135. Dal palcfir Plinio con linccrita

ni ad

frinii

din j::hicvc miti

? niniirinn

menta hominitm dstmentsr ,C

die odimi,
c:k-r:

qvi .~Jid',qvdm
,

ertts

idi.i

r~n-r.i,]i,c

cohntur, Ce.

che non vi erano a

et,

fila

quali videro pi vicipi avanti di noi ad intender-

altro divennero Ioni nitori

perdi non conobbero

l'o-

all'
e tutio volevano intetpetrar col liiper Greco
oppolo oggid riportandofi le cofe e piii rinomata origine , quale li
il Fenicio, li veggono Inolinoli , e nell'antico vero , che tanto piace:

rientai linguaggio

onde non dovrebbono taluni, bench coltolo

:crto, e iicuro

il

foggiamo: e perch

il

poeta

O
35.

Non

fieno

ben pochi,

gli riporta

in deferiven-

do

s'intendi vano quelli ine poeti, perche non

aiinujar-

fi

lapta

il

Fenicio pulire.

FENICI PRIMI ABITATORI

omatilimo viaggio de!


r.'ilato altre voile

di

(Leo

eroe

lione

ili

Clciito

it'.<

i-.t'.K-

mi

Vieri vit!h

inveniilo, ed eziandio per ornare

St.

il

ve

prefi

onefta liberti

co-

uranio avuto il gran piadire, che poteva fem-

mio

hi. ik-.^i-J-L-

i'^.150.

il

quale

affai favio, e de' pi frelchi, che n'hanno fcritto, dovea liiperma non comprendo , univi ha \\ ti:in :-_,-,farj , che fodero
c mi duole, che dice rinvenirli ci in Omero: Fnit ccrMeffani ) uicinum Ptlormn pmxomoruin , ad qitod sirenum
a rnuitit 'jen-rmi rft retili
,;:iml merito collcgjfe vidciiiur
;
1.
ut:
Cinga per fi-exit, ita ut prus Sirena! tffet vifurm, tutti peruenturin ad
C.r,jt.l:n ; ru:ir ir.icltws tji Sircilas ab Hamcro ad
, li'
/Itiiim fieri Pehrum virja fuiff'e callocitas . Fide, tjutC colhgie hnne
hi ron Samuel Boctattut hi Cbtmami VA. 1. e. 27. Di si Urano pente-

olto:

Medina,

,>ryiiam

re,

ijG.S ripiglia

il

viay;'- j':;iT;

J:^:-t :i:C;i ? ri,noniSMteato.

Otri co nomo.

Digiuzefl by

Google

DELLA CITTA

DI NAPOLI.

re, e di si gran confiifione di luoghi non v' ha alita cagione, che l'eS
leili i:,:i:>;jto il viaggio d' Uliffe per tanti f coli ,
ci ora che fi e (coverto con kggicrilTinu cura il tutto va tsne , n Ti veggono le Siresir:ie erranti per tante (piagge, Qiiindi ora farebbe nojulb, e utili
11, lini.] (ah, eh; amine ili
oorre in dubbio, c'ie corali donne d'Olile;-,) Cimiro in Capri, si perch quello piieti
vuol; in un'ilb'i, coin; altres , perch fi (mova giufln 1; v;r; ddla-l/e di ehi vi:i^ a per
10 mar Tirreno, facendo vela da l'oiv.a per girne ver,o inedia,; i'iij,
le Volcanie
per l'argomento del mio dir; lanini , oltre In (lab ilir; il
137.
contefa navigazione d'Ulidb, l'etimologie Fenici; ti;' luoghi , elle nomi-

ne

Ma

na Omero; quelli

A'rS^cpm

nome non

altro

ci

di

dell'itola

Capri, che

di

Od.M. 159.

*3 0'j7-oy A/Uit&h,

Sir^m

y'

frimtm, hhet

.;; A'

i. fl

Core

& pnmm

'>."->- ;

^.

r^

.Vttem vtrtrs,
emine AathemneM.
Poich l contende. Te AW-sudsu^ fi.i non;e proprio di tal prato, ovvero dinoti Horidum, io nel num. 113. ho avvertito , che Omeri! d 1
luoghi alle volte voce Cpeciale.' quindi vedendo, che un'ifoia s ri-

tali

nomata per l'abitazione di donne s Iride e per una tavola molto


nomata ,
Fenici fi dee credere , che la difiera tvj.ti
ciirciwtn
,

ri,

dinota ur

iti!:,! r.b;rmtii.;i .- e corrifponde tal dinoni inazione anche- al


che in orientale idioma vale r.:ti l^ucfus , ficcane
11
e inoltrato nel num.17. Ajuta quella origine 1! legner , che non fblo il pialo fi dille A'.h. to*. , ma eziando I' iiut.i i'iila, ficconie ci
dice Apollonio parlando degli Argonauti, il quale lerviiment; im:ianelj

nome Sirene,

Omero

eziandio

Nti

5'

Kr.! ;L',

^;'ej:--

quelli eroi per

paflitr

lib.4. 891.

fVipa iwji- fltej, +i < >ji


A'/:- :ri;': .-r.-,t [n -.:?!^, Ji-~n >.rJ-Fi
n:*;:'7-'

A';y'>.:i:l'i

\'j-jt-Hi j:c::i.u

,::<>:i

/li.

Pulcirnm, Anthemosffnm

JVfmi

Capri

f.,iy,.-i.:i:l

*. T.

..'.*,

lius nuli",

ctuit'pexei uni

/?-,V/<!:.jW,

i/:f:i!.::ll

ubi cancri:

&f.

^finw

/Jm.a.'Non dee ripronderii, che i traduttori han rpoflo A


,
i,:n:ji'::m,
non //.;>.',/..>,,, \ en,k> limata ta! \uee pro.-.ria dell'itila , 0. ut
volendo eiler contrari al piceo:;) feoii.dle d'Omero, il 'piale OJ..v.;o.
fctilfe francamente, che le Sirene Jb'.'sbrnaie.rm in uo'iioki toO de"..:
'

--

rl

a gran Iezzod.Li.45.
n

Omero

A>S>(inoo,

il

ijtule ftiturirce dal

Fenicio.

fa

da quella

di Sdii'/:

"px renderli certo

ijS. UlilTe da Capri va pteflo Lipari

quella

pane

ci

n han pollato a

tuli

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

biirta , per tacer molti , otTcrvar Oliverio de errarti.


,
f //>/!. p:iL[. 471. La ragione
perch non fi intefi Oin.-ru in quello
,
luogo, Il da me con chiarezza, e brevit riportata nel num.31.Or1
chi a bello (Indio l die parlare di tal v.il^j , r.eccflario con maggior agio diftingnerb , e montare, clic Omero non i flato ni fallace,
ne ofeuro: dirci pi tollo, che fono ftati Tenia vedere coloro , che non
furono abili a ravalare nel lini \ir.-nn V iS.Jc Vulianie , e pure non
meno, che tre volte n te, che Ulule vi fu vicino Chip, v. 50. efeg.
e ne'verfi 101. 119. fa menzione del turno, che da'naviganti li vedeva

ifok Vjlc.in.ie

fl(

; rtn

3-'

:k-

Inno

.j-kt';
li

che

IV---1.

antichi

ito

nel corti di

geografi

ti , che prima
vendo sfuggire

cai

a tra-

t:-.n:c

et,

non che de' nuo, come ben de-

riporti
l'

fuh di Capri

le

tria OAp. JJ.


Mli) Tapi!; KTWt ITMOI,

0: uv

.3v'..'_'-iv ,

E"5
Wr.y.yv.

JV.f

f.'7
7-;,-

>.a'p

i'-i\-

nirpj,

^rr

ivlquum hat

T^!r^
{

.'>

<

Siro.

pAmrf* pn^ffp d; w* tori


Indi

ci

fa fapcrc

qn;utr' ;-.m

verii

ww.

che per quefl'ifole non ci pof-

fun paffare volatili , nerpi:: le collimile di Giove, che gli portano


ambrofia e di brieve fvclet si leggiadra favoletta delle colombe , e
1'

ci,
139. Pruove evidenti, the UluTe giunle pretto

l'ifole

Volunie,

delle

TlbfaTbxfvrJ.

ii

FENICI PRIMI ABITATORI

ci, che dinota li voce

Tii' ira

Hflr

nondum

nitrii

indi profiegue

v'rytn

s'iS.-.v/

alla na-Sis effiigh

FhLs

il

poeta nel v.6:.

Jns 'nafta,

haminum , qnxcmiqae

acccjfcrit,

'morii eH
a^'^ifgue pnmcifi'pt"ce"u
Scolpitamente Ai quelli verli fi vede , che prima di giungere Ulifl a
Scilla, Circe l'avverdfoe trovarli per Io Mediterraneo altro luogo, nel

/^

medefime IlfVpw n..j.-^ con lungo dire, e


Dei

la fla nave Argo per ponnte cura degli


gi, ludi ftisji-iinijj: , die a Anidra di Ino

gevolillimo cimento

fa

fapere ad Uliflb,che

In elle

non

cammino v'eri

ed inevitabile di Scilla

e Cariddi

fece naufral'altro mala-

e dipinge

il

grand'Omero con pili belli coluti poetici colali duemolri: con ci fegnatameme gli diffmeie dalle Uh^a; n>&yxzsii e cosi comincia v.8j.
hi\xK^t.
II'."-,-.
4 i.; i-fl, ...(.
Inde {a fiaifltn) Scylln habitat harrenium vociferimi.
140. Perch casi lo fcriver d'Omero, come il penfarc fempre feor

to , e faggio , fi eia di iKVlTU ri fi-.-; te re alia d.ilinu maniera , colla


quale avea dinotati quelli due differenti Ili mi luoghi , i'iliite Volcanie , c
Scilla, ufndo i filili avellimi, u ;':-i> uv. , e losgiungc rinpu v. 50.
indi, bench dopo moltiflm veri! fa coiriij'tirkk'rc ini li , e nomina
EiiW.ff V.E5. qual di v: ili
r.T.i. .111 poco lontana, ha prodotto fra-

mmento

nell'animo di tanti

diviene ben chiaro


altro luogo

lavj

ed evidvtue, c

che v'interpone

il

,
l

e la cunfufiunc del viaggio : ed ora


difeemono le favole deli uno, e dell'

poeta

rea fortuna d'Omero,che adoperando

Certamente, che

la filila

fi

dee riputar

arte in difliugntre

il

pai-

lare colle particelle i


pi.-, ed iv;a II, e non cncndofi poi vedute,
c confiderte, fi giunto fin dall' ;-t ]'lj jiuiclie a morderlo giocolmente, che allora li rinverrebbe il viaggiar d'Ulifle , quando l lprebbe il nome di colui, che fu il fartot dell' utre de' venti : ma l fuole
covrire la mancanza del fapere co' leggiadri felle
Non debbo lacere,
l>cr vie pi ilabilire, che Omero dmingue quelli due luoghi lino all'
evidenza , perch non folo diverl gli deferive Circe ad Ulill , ma altres, perch , in panandovi poi quell'eroe di nuovo, il poeta gli nomi.

rei qu<mdwfuld^Sinn$Teliqumiis, contento curfu deinde


Fumimi,
Kigi-Hlcm fiuBimi vidi,
fragorem sudivi.

&

&

E.igion, perch d' favi

non

fi

Mollarono

in

Omero

l'ifole

proVolcanie.

DELLA CITTA' DI NAPOLI.


qua

onde

ordin

Ulfl

a!

nocchiero

che allento

(tiglio, e vollalle la prora veiLO Scilla V.


inguini,

H"i

EitlMn

S'

oc

**(T

5'

ii*a jjo7

(f3f JfiLi ,

si

ni.

iVwi -rtSoiirfijjciw ofi'iu,

E.Wiw.
Sic dicebam

>/

continuo meis -verbi* pmebai

va chiarezza Omero , per


giungere a Scilla fi port all'
quelle del Mediterraneo mare
infrazione, che Omero replicando
i pili
li

me

ida Minzione
se

Ivn
vi

ama

il

ninna

lino

a di

contendere, piacele op-

L^.-.niiv.M.L- d
o che veramente non dite, che il fuo eroe
l
,
(ote giunto
ma chi sa il valore , e Torva di anclla voce ffuriia , e
Tuia fpeffi) Omero, non mn pcnfcr,nc dira ci. Altro non di"ut-j , die
~'*-t.\, /if/.-tv/iv, !,< j.v , ed
Latini dicono t'ot. i ;

come
luita

ccpi

c.i:iie,

di

modo che

I.Tiza

che

lli

verli.

Giunto

il

l>,;:k

mi

vaiai aliai, riportar

naviiio
ito ari
pi. : ce

ii'l,"]iii

altra

da Capii tu Ipmto all'itole Vol:


ma perch gli elcmp; k j>
quale I: L'dc non intiLji
que:

Ipiac&ta

{<>.!>,

i:ti

li

L.hllc,eJ indi partendotene prende l'ilk del


i-enu v. 160.
i-M -imi .-^'f, it.v 11 Xa'faaSi
2JfMiu t', ii tire, Q ifupwi imi

Sole, e dice

rw3,

$W

Scilla

Omero

eilervi arrivato

x.t.*.

pojiquitm

furai

effiigigbmu: , borreniimqua Chtrybdin,

Sciliemp*, deinccpi Sola ed fonofilm

infittimi

Ed certo, che mfnuc non lignifica Ratini , poich qnedi due mollri
impedirono molto il naviho, e Ringoiarono lei compagni d'L'liiie. Ma
ni n uri> dimentico , che Omero awcdutiflimo , e pun niente a tutto, perch egli Hello ci fa faperc, che Ulifi da Capri a Scilla , avendo sfuggite hfole Volcanie, v'impieg qualche giorno, e qualche notte,
TvMJ.
Mi. Le voci Mi'fnnr* non odano,

P
chcUliTse non Sot

faito nell' itale

Vokinie.

ii4

FENICI PRIMI ABITATORI

'Crudelis e:, Ulyffes


I

SMMn

etiamfimm

B , niie

Non finn tirram


Se dunque non
non v'ha
l'i^.nz.i

nn: .-irjm , (Tr.


d.i quelli navicanti in cotal parte del viaggio,
!'.='> msi vale
ini , ina quel, che di me pi-

dorili!

fi

duliliiu ,clie

co' innanzi

ravvi

fi

listo:

de'ii-i^iii, ed

fi

vede

cl.'.vnilrii.i

die per

gnarl di coloro,

in lei

il

Omero

grand'

troppo

fi

promettono

itili

(aviti

fona e

del nautico mclliere: iolo

smerlo,

lealt di'

la-

vocabola-

ri, fcolj, e verdoni.


141. Per far fempre pi

vantaggiar Timor d'Omero, e quanto ben


ce -ty liceva ed
iid continente, e l'ifole, clic defetive, lon vago
j;
(E qui riferire (e fari d vivo piacete di chi legge) ci , che ha kri:to il dottifs. D'Orville nel Caritone pag.88. di Lipari, ovvero Vi Pallia , il quale fi port cola , ed oiTerv il tutto ; e
da tal racconto li
vedr con iltupore, come flato fedele Omero ad efporre lo ftdTo, corri ecli quali trenta lecoli avanti : Voragine! fsbtettaneta , (7 gurgta
i

dr.ii

l i

,jan dt:b:;c;i

fi

dia month ignivomi

in

r.u.iaii Jid.i;d:ir)l,
infilili

rJi.:

ptopc Liparcn

f.r.-fn

Vidttm.i

oriri

incen-

d':,;

N-::

lumen mbobnin in ei:u collii


, ni difiinRiffxme
ad baratri ttim crepidinem collocali ingentem vinr

enim fine horror!

fummhnte

&

&

mat'marum aquarum ab una parte montem fubcuniem ,


ab allerti
dum fertranfibat , terribili , O" lonilrua fupcraih

parie excuntem , qux

fina ignea per os ifiud magli) ano $gere etite tegebat , nere in fi:pctkra expreffb,
fati! alte iMebat
ejtttuiabatar . Ea cri: u:-:.-..
go tiobis nnfccbaiur e -jiciiiijiimi r.v.l-.-niib:\ \-7 -.:iikiuib:-A, imo pene
ttingcntibm ice satura mirabile ph&nomcnun , Ce. Per vedere quanto fii
a quello racconto uniforme Omero, non m'increfee apporre poclii fuoi

&

,&

elfi,

fien molti, i quali appartengono alle lefi Volcanie v.$$.


sui j-Jtp ttjiu tVmafa , ip ori S' mirai
Kfjia fi.fya vx3ei SJaiurii5- A'ff jtt! '
nXnyiTft; ! to irhyt 6101 [is'iwpis talari.

bench

H"t3w

Ol

Si

0'i-e!

Siila

sndxAis

Sili

s'pavii ;,i

insto

? xsfsn;, wfiKi li pii fifiBiSm

Kt.
^41.

Il

D'Orville Jtfcrive,

come Omero, Srrongeli

: fi

riportano l'auioriil d'amatiut.

DELLA CITTA DI NAPOLI.


1

KbscmV

ii fiiv

Kb' (^b

Ou Si
M(W(j

Jtw* ipw n'Si'irw" cu&pT


V l'i 5ff, ir'

xofHUjaii ,

to n'jiflw Barrii rfiip,

n*

c'-Mit*

mraSiii

S' <> rvrrlhx iVi' ani'- ^Ss'i, . t. X.


1
Hinc qudcm petrte imminente! , (S
Fai
Fluttui Jiigcui refonar cerulei m/tr'ts,
Plnnttas Jiquidem eas Dii beali vacuar,
Hac /nsf ff tw nalucrcs pTetervalaiit , eque eelumb*

& nenium

Hac

virorum^u,rcumquc
carper virerum
Sei pariicr tabulala nauium,
Fluttui maris aufermit, ignijquc perniciofi procella: .
Duo -nera fiopuh, hic guidali cxlum tonni attingit
/k:ito -.criice, nube! autetn ipfum circumdat
Iffius occupai

J
Son

ulta nirvs effigi!

acccfcrit,

&

vtrticem, ncque sfiate, ncque autumno;


k

"a

che ho

che
vcrfi,e
l togliono
poetici ornamenti , ed il favolofo,che gli tende ioghi,
fi vede eflr li [iella
li deferitone di D'Ornile, che quelli d'Omero, effcndo anche in quello interi la patte (lorica. Ed 1 ragion buoni icompagnl dTJlilTc al grand'incendio, ed ;iH'irtinienfi: fragore delle fiamme,
li mi.!;, li
sin.:rriti"tio d'amar avar.ti , e valicarono verib Scilla, n vol143.

esito,

ciuti

di

si

eccellenti

dagli altri,

ta-

c,

lero lar ini: lutto il giro della Sicilia


Non lanmno importune alcune
onelle querele contri l'eruditili. D'Otvilk , il quale avea il bene Ietto
.

Omero
l'

ma non

automi

m
mi

pens al fuo racconto detT ifole .Vokanie. aggiungere


tU; lanti Ji-coli .v.mri svea di ella deferirti
,
il dimenticar" d'Omero ( (lima reito . Non
male, Ce polelafll, che D'Orville ha feguito l'opi-

quello p;>d;i

di

ibi'i'.toii

fenomeni, ed

lulngherei per

nii ni

comune,

non

per

dire

ravvila nel divin poeti


liandio all' ifole Volcanie
credei io ficuro, che un

il
(allo, non avendo niuno fino a di noiiri
che Uliffe giunte nel fuo infelice viaggio o
con tutto che difl imamente fi defervono :

uomo,

il
quale ito tanto innanzi nel faoer
non fono , mi avfl
in ci prevenuto. E ilimo, che con buon ragionare, e chiare relimonianze abbia 10 notato, che l'eroe d' Itaca navig pretto l' ifole Volcanie , n mi fu d' impedimento , che altto 0 antico , o nuovo feritto-

Greco,

fi

fu di pi ilio difccrnimento, che io

tc non le vide in Omero , ma die certamente vi fono , e fi deferivo110 con queir eloquenza degna del gran poeta . So , che s' attende or
fapere, onde nata la piacevole favoletta, che panando per quefi'ifole
le colombe, che recavano l'ambrona a Giove , lmprc una ne tdlava

Dio avea la cura


numero, v. 6%.

eftinta , e quello

confervatne

il

di rimetterne Tempre un' altra

P
143. Si lodi D'Orville

['ammiri

the

fi

dimentica

f Omero

per

Tf
in defer vere Suungoli.

iid

FENICI PRIMI ABITATORI

144. Andrei certamente molto lungi nel dia-, Te io trovarli piacere in


quanto li (crino in ogni et intorno a qnelio li:i>;;..; .l'O,

rilcruiJo

mero,

clic

K'ilv deivi-aii

lui

diedero atra
e'

.li

cementatori ;

iapem.:

ma

p.ig.

ingegni

g'

ancic

-.!

un

Re-

lei:n>

li

4,3.

l.i.^c:

fin;)

l'.larkc

il

ii.l.'.iiiiit)L,i7.iom

111

Omero

di

fT"ifi!VJJlMZ.c"p.ll Emidim Interplcmmncm

'/J'fiU

& feMhfta

li

'balta Incinto m'ervare gli frollarti,


voluto di!ingucre Ateneo, il quale di
:i!1;i
'jii coli: dice ; ma non

mill'em;

il

tutti

ira

quefte colom'ie d.dl.i


so, li- appaga flit il

me

Me,-.

.
JV he ,
P?,n>- , ih:i> f,J,7>m->,t n cn-tt : ma t
facile i'npporl :ig'l filini] detti, dilpiace per, le non s'aggiunga qualche pr-pna Ipiega/ionc . Non m' indurr mai a (offrire Longino , il
quale non inteiii'.i-niti quella [ai'ol.i .dci- ci'om'ie, oltre ogni decoro de1

ride.

Omero

le

1:":Ji:h.

.1

tcggeile

il

CllOTC di leggere file parole

ridi!

ittimando io degne di qui Iscriverle , lono nel vV t). 1.1?/ i\m . Non.
icnue uhi il gi.ui IWharl nel Pls.tleg p.v.fi. ma ii i ingiunto, tome e fuo coftume, ridurre quella invenzion d'Omero alla lingua (nitritale; e perch quello, che egli dice, iilriiifce, giova , che qui li rinort,

Oi,

cipu,

:!:

e de

;re.v

fi.lsy.i:.,: ,

r.-.f

,::.i V
rcnh,< t:
ii.v. Sn/hn-L,,: <-7W,

.i::i'l!I(i!i.iiii

J:-,

putr

.ir-ai

lenuit: ::!

e;

uin.nbx

epird

Deoriim,

fjjcrit riini-.r.i> cibi

il:~h.i,

Ir,

,.

uUin-.o

q!:;.:i d->

_,r.

A>?h,Ali riTfJ
j i -;n-

->/,t'w

i/i:

i.i-::,i

i:,i;-q:;:::

LV/j re/ih vj}-.-i:.Lo

- t

Ctimu*

:/:.:

i':::

f..k:!,i,t:

!':,:,

.1

:::.:

fj r!^:n:-

>:.::.,:;i ex ,;//:, f
,t:,m r=*t:-i hcuian , -IT'
imam, ut/ imam , jjkh-idh i.'/.i columbi , , /mi- l.n-er.loiem f,:-:!ij:i::i :
ne-mpe fumdamm it.-.t p;-.pv\:i> Dii\ ciin-n fnl,il:/:i/l;;n-? , 'Cr. Piace leggete, che i pi gramii ira regnanti amarouo l'ini endere, che periiOmero con quella favola ti:.'.-, co.ombe fi pronti; , ed attente a portar l' aiubrolj a Giove.
rum pochi opinione del Bochur: elltr molto acecfI4J. "E'icmhraln
tcn-:e , n-.a h::..gt;.i ri.lLit.rj, eh; le due voci orientali, elle ligiiiicauo

ci.mi ,vtl SlrabrMi

:.-:

,1

alni:-:!::,

.'/;;,;. ,:,i)

e j~,;u-:d:!,;>i

144 Opinioni de'vj iaiamii

alle

(i.!,ij

nuli

eifcndo antiche

colainbc, che poruvino

n Feni-

l'inbnTn a Giove.

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

117

eie, non .tornio affitto liuti-.- alcuno alla ndiile !ii/i::ne del gran poeti; ed ammiro, che li Ma fe.!_- prelo alla molr.i cTu.ii/i-.ine, e (ama di
di: ferivi.-, ni li i'-;n ;ul invilii: ir il vero
"ire- die run s' acquieta
1.1111111.1 in quello, elle dice il
!:;,ch:irl fcrrrJ uf.i-ji /';. //c py-l'y:::iu D:t<
:

u!>:

due

II

colombe
li

icriliei-

Tri u!

Dacicr

ed

li!|'i':

\, 11.1:11

qui

lii

lini, lull.uilu

del

di

li.i

r-c:

har,.uii

Madama

v' iij;s;iii:ie-

une.

lerlilnu

mi

uielliere;

in

leiieir.i, ve.len.lo

lai-te

ri

.uniche,

le

che

il

liuvendo dir lacerduti,

liei;

di;

.rie

lenjja annotazioni;

cleliceri

loder eziandio {;\:;\-ly;\ (non tono coniente

iVaitimei-.uiuj

Qe.indi

orientali

v.ici

fiiic

difl
IllllL:

lombe
fi

oflerivan
po;ta con-

ic-lli

ii'Xinui

iLniii-iiie

le

elle

il

quelle co-

dentile, fu

loda, o no
nr.-.e.e

non

Biicliart

conrefe, e poiclli

? antoritl' degli amichi fai


Vnlcrve, die Omero nom
In

ha

ci

rechivi- con finire

fior del

gli

aiiileliiilmi

nii|i'i!ie

d.l

lime volte

Greci

loti

1'

antiche

fjlm. S4. 4. Quiir. li

Ilari

ma

limi

li

total gente alla

mero maggiore eia!

glia

li

purlur Fenici. j,

nunzierebbono hpsr.i,

potuto

i.

lipia

e.r.:

pcnllire a' li.eerdoti

145. Favoli delle colombe

(piffia

ed

colFcnida

a'i

Digriized D/

Google

u8

FENICI PRIMI ABITATORI

Dei , con ricorrere all'Arabo idiomi. Ed intanto crefecra


la fama ifOmtra , il quale olire avere
si laviamente oro:
loi ponili , fi moRra Vi bene intcl della
propriet , e natura c
fpb;K, carnet hi aliai lontani dalla Grecia Quanti luoghi , ed an
bi degli

prs pi

d'ifole

li

rinvenni ina

niente

lj>e,i.il

detto poche tofe nel num.S. per dar

nula

Rimane

(ira

me, che di Omero


cosi l'appellano pii

che finora non


velie adoperate

FJ

gli

nome prelb da' volatili., n


etimologia di Liicmum, che

col
1'

zallinom, Cr.

r.it

14.

fi

qualche luce alle voti tlfr-pu rUnj-iTw


a quell'i fole Volcanie, e perch egli ci fa fapere,
IJji, ia meli ieri ".:ov:irn= l'arcano, e m'incre.
di dare

porla cura a ricercarlo

come

fe tali

parole

non

a gran fenno nel vetC 59.

feol^ ni

ramarti

anzi neppiin

tenti di confonderle colle Simplegadi,pcrch

re, e rUcj.*rM, erratica: eficndofi crerfut

TihaytTai Hit a interoetrate erratica pel;;


, - " rtJ
" J

r
fionc

dcll'Od."

che Eolo

idono^ma non
clic

il

che per

tali

fi

dice, onde ha avuta Tua

crederli, che l'ille andavan vagan-

a' eguali il

maravigliofo piace

e giova lo-

vicende l'indulfero gli fcrittori di quei tempi a dirle erranti.

Ma
Ufi. Clic s'intmde

jaTlT(aIb,atitTm' non

s'

intende, the Tibie erano nuotimi.

DigilizBdDyGoogk

DELLA CITTA'
Ma

l'i

iace

DI NAPOLI.

n?

veramente perder tempo in rapportar i non pochi ferimenAimo, the Omero non ben compre-

deila vecchia et: e s;i.uclie in

ti

Io abbia a' iuoi portai apparecchiata celale i(ran.i o.'ini. ne , ia nm:iii-ri


loivrire.i veramente nh/.n n>,*j-s , ed ai t resi i,--'3- ri'.^r [i^niicano pietre erranti, e nuotante iloia. Siamo Henri, che quando Omero dice, che una tal veicc e propria degli Dei
silura si lr.'irv.era a'
Greciior egli vuole , ebe
Dei a;'jie!laiio m>>
It Voltarne , i dunque ili ie.riira rinvenir l.r umile
eredo m 11 die.: in !nn;;i dal
.ridite
vero. traendyla dai verini j" , pluf; -Sifit: onde elee il nome \Sia
Hhijo: e veramente [ali fede iliile li fi dclcrivino ii ben divife Ira
loro, che i navi.; pnl!nn.i .-anta mente girarle intomo, e perci Dioni>ij'j-ai
fi.i neila
n^'-j-jjrf, dice,
'ai -ii^'-fvs'.i
11 1*1
i, .0(1
" mi
m.r.-i
fiili- fi- 111 ,
rrrumili
(piace veder tradotti]
i;;;/.t rr-iu'-J.! , nreiiilen.:. >li lai noiione da' vocabolari : e non fi poli
duro .njyii-iMj: , die [ali iloie
cura , che In lU:'o Dionilo notili - - c
flirti i^un iriairtis auffa'*. , cio, che ili mc/Jo di efie , ed intorno ancora li poteva lacilmntc iiir vela. Quindi ehiaro, che n*ay.
uro!, effendo voce de' Numi, dee ulcir da
ed han da (i^uliiv.rci
,
ci, che fi racchiude in quella voce orientale, giacch eziandio abuiii
Greci ce l'han fsrbato, cio , che fon b.ai divile, e di(linte,e fi poffono
feorrerc all'intorno, e perci fi di Acro -^'f-t lar lem pre Arano, che averter avuto il nome Jl>ui)- da sf.i^u, crrmc facto , clic
l erano nuotanti, e che Omero ci avelie credulo, o penfaro.
147.
forf l tender fermi Ili ma, ed altres vera tale nuova et imolojiia. . Icj^endofi , che quello s avveduto poeta
denomina nv. di e!I
.

ju.3

ir-.

Ma

Volcanie n*o>ni Od.*, v.


.'7.'

6.7i

gli

ma
ti

in

:n!:,l,!

i.

plre,

iiiae* Aie*.'

comech ora

fcolj, e conienti ripetono lo fitrt

ficcome

fono

mani

gli ftefli caratteri

Patire

li

Anonimo
,

,!a|.m, e-

che

di

TtKonri

ili

i-rif ,

babita-

traduca mainili in iiifuU:


che han detto di rJrVtj-nTtucos il Fenicio uVu , che
,
rjiiuch quelle due vo,
iio.c. Or UTO vale lbi-

fi

JVvrynn

jts
afe uuvefime

ll'io-', le di

Omero

r.rvir, .-ii^ri lih..-;\nh, i.^ht.-juilits ,<?.-. e rimari:

un.i

Hei'a

ler.iici-

ir.
lciulte,e d irta 11 ti , e danno
Voltarne 'fon tra
, e franco: n fi penfi , che ci fi tragge a
ftento, avendo in Latino phu-a da
che dinota una ben terga , e
patente via, ficcome, mgpmta 1' angufla , e fuihlula quella , che non
aveva umilia, e qnrfic ire forti di vie erano in Roma oltrech i Greci
ne formarono l'aggiunto tXktm nmplus, fpaofui. E mi giova, che in
-Saiucclio 7..
16.
fi
i:n nome di citt, che fonerebbe Se/unSo.non dunque Arano, che li di un Amit nome proprio all'ifole.
in
oltre chi mi vieta di dire, che J*)D dinotando ancora nbfcidii , divifit,
iterili chiamate quelle Voltarne munirai, perch eflendo prima un'ilii)a intera, e fola, per lo violencillmo impeto del fuoco, che ancor do-

v.iune, ci , eli; le
il

cammino

J.

>

a'navilj lihero

Ma

ra

i47.Anchcnir'"u&nonIi[!!iil":iin Omero /nftifMMtifi*: Un,7 rote Fenicii,

ilo

FENICI PRIMI ABITATORI

ra in Sfreninoli, e ne' vecchi [empi

ardevano

tulli'

folle

li

in

divifa

molte? Di ci lm pronto opportuno dempio nel io. ir; d: ti: (>r.i Cimpagna,per non andar pi lungi , fcrivendofi da'iieograji antichi , che l'i Sila

l'm.ida era

ci

nnil.i

tini

kliis

e die

I'

incendio n;

la

divifb

ed

io nd num. ?. ho mofirato , ohe t'nrfyi;i elee da pio abrumperc , e


quindi poi viene rvpu: u;!i llc!i dementi della vo.'e Greca , e Latina: li Vi-sa-a fio, die lui icriltt) in elio num. ji. Ni far pam.! . Li

iloic

ci

hanno

nome

i!

divile

dal;' elrfi

per

la

viobi/i ed/ once

le

R. R.

lib. r. c.

zq. ficUrrc pr.ua

Se poi una

di elle

ove listoni :v.i

guila.ciic dubbio non rclli,!! i, die Ul.il da Capri

Omero non
Dato per

fa

Ed
cLe

dal

pi

lungo tempo

refi io

Campagna, ed

fp

fi

ognuno dovrebbe aver a n

legga: pi prclfo

al'colo, e dolerli di s antica

intanto Tempre ripeter debbo


iiiiOyio, die

lo

Hello

elle

non

fi

puf

Fonici occuparono e une;!., iiniira

(eli-

luoghi del mar Tirreno, giacche li troov.ino si numcrole voci del loro idioma e per lo continente, e p.-r l'ilblc.
143. Terminato il mo dire intorno all' Omeriche ec^mbe di Lipail
ri, ed intorno ade ni-;.-i 11/
qu,!e credo ne>n olire irato ni
Iterile , ni (piacente, per udii inicrroiiirerio molto, non mi lembratu riportare prima l'etimologia del Eochart, die ci d di Lip.'.ri , giacch quelli aliano non pens, che TlK:<ynoi , e fiV^
voci Fenioia
eneo
jiortLino
riferire
cie;
il
lentimcnto di lui , e li vedr , le
l'oriiiie del nome di quel!' il ola la pi femplice, e naturale di quello
e'.t
me propolo; egli dice.nel fine <lolia pag.519. jjjj't-ri) Liy.:r.:)ii t
Ltp.rcas nm;cn cijc Jc'u:.:r.>i
x )'!:-,:?:. :.: Nib.ir.is. vcl Nibrai, imitali! muogitieis srn-j; n:nti. Arabici- cj lucerna , lampas , taida , fax:
ce

aliai altri

mn

wl

14. Si diiimiaa

l'

sii

molo ab Fenici

di

Bothan intorno

allj

vote tifila.

Digitizeaby

Google

DELLA CITTA' D I NAPOLI.


Syris idem Noia: nebrcfa; unic
uel nihrafia

Soph.

i.

11.

tmpt&ricHMttsmvi

naia

Rabbini dicunt

ut

nebrafta Dna.^.j.

inde Lparii

Puniaim , quia facis inftar uoflli iucebat . . . Ex Nibras


ras Cretci ficerr Liparas, ut mollirent 'jocem barbaram .

&

nomiti

NibaNcque in

'jei

,
.

N&

hac mutatane qudquam coatlum, quia ut B


P, ita
L fune
eu/dem organi,
fnpt ptrmuimitur : ndi aggiunge gli efempj della
mutazione di tali due elementi dall'Ebreo, Greco, e Latino, per aitare quella la etimologia. Ma chi non vede, che per trarre Lipara,
onde egli vuole, ricorre in Arabia, in Caldea, e cica Rabbini, n fi citano i libri della Scrittura Tanta pi antichi d'Omero, o contemporanei, ma all'oppofto i Rabbini, e Profeti aliai potami ad Omero, m
quello , che
increfee , fi , aver io veduto , che il gran Bochart ha

&

traferitti tali

autorit dal piccolo vocabolario

Ebreo

del Builorfio

In

che fi mulino due elementi del Caldeo , per formar Li,


vi faranno parecchi, i quali di buon volere non mai il concederanno, perche adattando in tal maniera le voci Fenicie, fi troverand'ogni lingua. Si crede anche debole, e mifero il i;-.i!"::aio
immenfi Volcani ad una lucerna, ad una face,
E qnefio fi in brieve il molto , che ha unito il dottiti. Bocharc
intomo all'origine della voce Lp.-.rs dn av;r R-:itati alla: astori . cl'.e
di quell'itola han parlato, i quali anche il Cluvcrio , e lo Spanhcmio
nvean raccolti . Ora l pu clrvar di leggieri per onor d' Omero , f
quello, che poco innanzi da me fi proporlo di Lipari , fi truovi pii
olir; chiede

para, e

no madri

di nibrai, comparandoli

ce

confacente ed all'origine della parola, ed eziandio alla favola.


149.

Vedendo

che

Ulilc,

fuoi

compagni

atterriti dall'incendio dell'

ifole Eolie, ovvero Volcanie non volevano pi dar de' remi in acqua,
e girar la Sicilia, ordin al nocchiero, che prendelTe il cammino a finillra per Io faro, e i'induffe ad incontrar trilli cimenti di Scilla, o
Caricali, i quali Omero deferive con ililc si vivo , che fembra , che gii
dipinga: n pago di parlar una volta di quelli due moftri, ma ce gli
prelenta a lungo nelf Od. fi. cosi nel v. 85. e feg. come nel v. 111. e
ftg. Perch mio debito ofirvar foltanto le voci orientali de' luoghi,
che nomina Omero in si famofo viaggio, far il mio dire corto i-'urno all'etimologie di EviiWw, e Xapuiis, s perch non fono malagevoli, s ancora perch l'ha rinvenute il gran Bochart,e dice nel Phaieg;
Scylin Punici 'jipo fcol, eli exitium .
Uthale infonuiiium ; quo
fen/u Gracula neiuX- ufurpatur ab Helleniliis . Seylt.i .
inde ef-pel.
lenir, nemini non eft bvium .
non ceflr si tofto la mia ammi.

&

Ma

ra/i(.ne,

ihe quell'uomo

si

dotto dell'idioma di Patelina non vide, che

in c!!o v'ha Vji , /poliate, priedari , ed il (ilo derivato "1: , Ipotistm , che pu pronunziarli Icyll ; e femhra , che Omero abbia canaio
darci tal nozione, dicendoci, che Scilla Ipogli la nave d'Utili di lei
cuii-.pauni

piace anche ollrvare

Tom.I.
149.

UU&e

li

che

impre quefta voce Ebrea

quali

Q.
poni in Scilla,

oiigine Fenicia di ijI voce

;li

l'han
elimina qutlh del Botbut.

FENICI PRIMI ABITATORI

.'

ii.:.

,i

l:

wisi

i!

della rapace Scilla

.111

ed certo, che

me,

il

forf

an.lie

eli:

r r

e.lyl-.r,::

lui

ne

A'

depreej.:-,-:

il

li

dee da
iempre

iiir

lynilka-

lini

'-

ml
Vi
mran

exitimn nel verbo

ei',,i:,i

.jui.-i

ed altres ,
n Latino [polio, die quella del Boi
ri: fia detto con oiior di s grand' in
fpvls.r.e

di

orieilie

li:.-

confusiceli!, rat jpeli.nc tivi Userei : ed ;i!;;;irn:;.- , clic


i t nv.'.i-.'i, jnniinJs a
7:- c/i /kjIkj
L
ccrla quella fcatiirii;L;ine dcila S-il'?.? Omerica per Ui
ii

li

(in nell'etimi;],

dice firpui, e feirpus , cosi anfi


ps-Iem .0 trillo noMi la Caper Vof

li

Romani
, e non so perche
non panarono che era Io lidia die .Ve;

cora SiyH.-i, e Syl/a

foltanto lapidare, ed

lemure

lxx.

-.3, >.(?-.
tradotto i'^fn,
leti;.; per, che tra' Caldei li rinvenga coiai lignificato di permeici. , ma quelli mutarono il valore delle voci aliai tempo dopo Ornerei
mi c lecito conghietturare ,
che ci era noto al gran Bochart , e perci ha Icritto , Scylla Punire
Ce. e dalla Fenicia ci fpinge nell'Affrica: e per-

hanno

'sipo, fcol, exitimn.

che

(imi

p;v\ :uere pii l'autorit, che-

della Mitoli. francamente dice

il

veni,

Banier ta7.pag.377.

li

,:i,e iie:,x

nom du

e.isure

rem,

mire

.71.ee

P,o-

du

>m! l'henicien
( dovea dir l'unico
Cr. Lo flcfii coiiiprii'n a
icn/a pi attendere madama Dacicr, ma fi sa, che le donne fon credule.
150. Non vorrei, che la fama del molto faper orientale delMazzocchi rendeffe o debole, o pur vana l'origine Fenicia di Sttftta , dicendo
egli ne'bronzi d'Eraclea nel principio della pag.ji. ove parla della citt
di Squllace, che "ZWhi*.m piane Cracum fipi ificai , onde dinoterebbe
ti.irt, epe le

catelli!!

ma non

cl!

ai

[imi ih

dhrr.il de Sryli.: ejt


feul , nui fi?/tijh--iuiiic ,

die

m pensi

11,

vi far chi voglia credere

a conili! tar

che avendo

il

Phaleg del Bocliart;

in Fenicio

~-hv

voce

ftefii dementi , la quale raecihule in


la trilla figniicazioift di
quella citt avelie aequilato il fuo nome da' Greci, i quali fi
portarono ad abitar la regione de'Brur.j aliai et dopo Omero
di
Squllace ne dir non poche cute in dovendo parlar della prati colonia
Areniefe , che venne in Napoli. Se poi Omero ddcrive Scilla in alTaiffimi verfi , come una portentofa cagna , gli piaciuto riflettere ezian-

cogli

Ma

dio alla femplice voce freea , the cam\ dinota Od-f. v. 85.
E'vSiS' ir-i im >Aff vt Sftnr >Jhaxi\tt'
;

'

...

11

!!/.'.;

quelli

due

verfi

I-

>,:

.....

'

vox qvidem, quanta emuli recai i-nati.


tradurfi dal Ciarde, il Barnes da wij-i>."f,
uomini, che han s bene me>

E/its profeto

Cosi

lejigu

latlc iepulfi: al folito quella coppia di

i;c.Si jtCIlc

tUIuioccbi

Niojii vote

Gnco

Ftnitij

Etimologia

di

CiiyMi'i.

DELLA CITTA' D t NAPOLI.


ritato

d'Omero, s'abbandonano

Kij-Ais qui dinota >bj-tS

mo

ha detto

recein-'itiri

agli

lo

bili

il

fecondo nella

il

quali

Tp.-^uii--:

ovvero

ed

bella

fu,:

uj

appongono, chs
e

pe.-ci

editine

pri-

il

h:i fcrit-

pofia dal Greco

, e dal Fenicio , e di quelle ve n' ha molte nell'Iliadi.-,


aggiunge al V, vjeuh , vale
ed Odifia, quindi il verbo
che
exfuhirStt, onde efee anche Vj gU, ex/nttatio , e l'intero myiKi r.i Xaj= lignificherebbe una cagna giocane, e balda
mi giova, clic i lx*.
r

ne' |irin-rb. :;.

z.;.

q-.u-io

iu

i.

diniKi

i.T f .~,i, o-],:-

li

t':rc-l

giovane t e fcn nutrita; e nel' falm.4;. 4- fi vede mutato in nar/c , /e.


vintu; , ed allora, farebbe lo fieno mot , che 'ju , e fedirebbe Ita a
darr nui^ur valore alla lignificazione , ripetendo!! Io fieno giula il g'0 del parlare d'oriente. E perch il vero fempre traluce , Ito
" ''( da $M,fioreo; il c'
:
piatiiit!) dar un brieve
....
.a volta in Omero , ed ci
....
ra, e lltanto a Scilla l'aggiunge. Rimane ora d vedere, onde dee il
nome dell'altro moflro Cariddi , e perch fembrami , che il gran Bochart Irato in quella etimologia felice, m'ha Icemato il pefo di rinvenirla , e
:vv.:!;t ili li ,' l'arnie pag. 513. Chnrybdh e/i TiaiKIln
(iber-obdati) foramen perditiiwi : w.ifr ut mi St:nr,i vi t-n>t(ci,:;tt,r.z

ad

yir.rr.in C.:p.\-J.

lufins irgnd

Iliaci

Strvwm :
'

fix.isiinr.-i

l'ai:

mologus, nii

ti

m;ii;|-.L)

|'^ ii.i\l-

fcrb'.t

inviali: <3

Sr.l-

inlata naufragia Ibrbens gurgitibus occultis mil-

raro cu;:. ma
fi-,

litror.l

traili!

'5f ti-ny

j[o-,
15J

Chsrybdin
,

quidquid

definii
in

Ety

eliaci, c

navenn

, che buona parte


degli
Malreti
i
Meffina TJ lille con graviamo danno de"
fuoi compagni, Omero immediatamente il fa giungere aTikia 6
le , e le di il proprio nome di Sii/mi
Credo , che vi tara ta..
che penli eflrmi flato di ftcnto l'aver rinvenute l'ilole Volcanie ii
li ili ;
e l'enerci fiato dauprefl
ri mi iil^'i
animo , che doveva 10 regger contro agli ferii tori d'ogni pili riunita et , i quali affatto non le videro nel poeta. Ora per alquanto perdo mia lena, parandomil innanzi afji , e rmlagrvoSi cole , e fe finora mi piaciuto
il
rinviar con Ulifl, gi comincia a riufeirmi moleio : ma liiui,<;n;i
imitando coloro , che fiatino in acqua, o di buono, o mal grado girne
Q. x

due voci

chor-ybdn , perch l sa
elementi vocali l'hanno aggiunta a lor piacere
le

0 dallo

tiretto di

iji.UliHe giunge

all'iloli JeI

Ssh

li

'.'

riportano poehi vtrli

the li deferivo.

Digirizod By

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quanto e ferace

moftrare
.udchiniflima ifoletta Trinacia , nella
quale fa dimorare aliai d'i liile cu' inn: r. iti pugni , e ne pria in due
luoghi ben lunghi , i quali occupano la mela dell' Od. ji. c la rende ricca di vaghe- tavolette , cJ amerei , che [ iriyclTero poco meno,
die del continuo. Ed imprendo a rinvenire, ove, e quale fi era queir.'
iful.i, j;;< quale non io per qiial reo delfino le han tolto il vero, e le
han appropriato un falfo nome anche i pi vecchi fcrirtori. Nclv.11.7.
iltruifce Circe Ulit , che liberato da Scilla , e Cariddi , e giunto all'
ifola del Sole s' attenga dagli armenti, i quali eran facri a quello Dio:
milito

il

(ira

QvtxtUm

fh

,;

<

Bornoif to,\z\i 66;,


fi* , k.t.X.
Trinixiam antan in bjalam pervenies, ibi multa
pingue: pccdes, &c.
Pafcumur Salii boves ,
pochi verf dopo foggiunge, che tal greggia era i
nomi Fctula ,

&

dita da Ninfe figlie di =! Sole di

tale enetto in quefC

Nel

Metta

Omero

v.i6o. quando

finge gii arrivato


-fit =

SuW.lui t', o-ii

nda
f.V.-i-;-

..

5.;.':

tm

S'

B:>"

il

fuo croe,ufa qucfbdire;

l'jiih

ywM

xaXai |M '.fii'mi

pcur.s

Iju

atte

'):}

vi

li

:,

Srylir.mqus , fintini deinteps Dei od eximnm mfuam


Pcrvawnui ; ibi ameni ermit pulebrs boves ialiyfiontibui
Mblrnque piagnei pecuts fnbiimii Soli;.
Lalli

componi

]i.t

l.i

f;.fler;ii

..iiikuiu cri:

C.iriJ.li

Stilb,

vinifero

cuor d'Ulule a prender lido in quel!' ifoletta ,


e fi deferite s mifera , che con fu ma lofi ,!a elfi il viatico , perch per
gli venti nemici vi dimorarono un mele imer , furono .uflretti a feda
la gran fame con cibarfi di quella facra greggia ; e non trovando vino per al'perger le carni , ufaron acqua ; ed amando di placar il Sole
OD qualche facrifkio, altro non adoperarono, che aride frondi,c quenono al Dio. Tutto ci racconta Omero in quello lib-fJ. non
fi; br
appongo i verf, perch fon molti, ed i fuoi poemi credo, che non vi
ili chi non gli abbia , e Tempre legga .
151. Or Quifameflierijche molti meco entrino in gnnd'ammirazione,
the tutti coloro , che fin dagli ami eh ili imi tempi li fono ingegnati a
di qua! ifola parli qui Omero , tutti han creduto , e fcritto

con preghiere, e voti

-.

lj.

il

dfcr
1.

Fallo di ftmtori dottitTimc in credere, che li Trinici in

Omero Ha

Sicilia.

Digilized &y

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DELLA CITTA'
efTer la

gran

Sitili

pu

;i

altra

itala

fempre fenile,

die

figurarli ,
e

quella.

ilovi/mla

cdcri/.,

clic quelli ce ne da,


ora i un rc^no , 1

la quale

lei^-re

Ki!:,i

volume

sjran

il

vcrio della Sicilia, amica : e mi duole, cric anche egli


raccolto, ed eziandio i verfl d'Omero, ha feritto,che
fe: quella grofiUima ifoll qndl.i del Sole , titii curii;
Ur.

pali-la

'iV^.-f'.'iii,

iin.

s.

/iV'

IfJ/i

f/.i.YKj"

[''i vv-ipl-'i

/.'if..-

/ii.

i.

Careruni Uiygts

ij.

\iif;t.:r,i

fst>ai;:i?n

r.i,'.:.

Ir.di

a.lpulit
ti

Omero

del Clu-

tutto ha
poeta dice ef-

che

il

a.vrl.iTiieiuc

11

traafmiffo freta ft.:t:m r.i


ni iucivpytre, pne:\r,

id;(l

Siaii.ttil

.(:

t::-..i

iv

iloill

jt/if>-.:

t'j.'-

veni d'Omero da me gi rapoppu'hillmi n Ci Araiia, luipadre della geografia (cosi chiama

irafcrive

portati poco innanzi, come f non


chi vecchia, opinione, e come fe

ns

DI NAPOLI.

e puri: dilla viva

oijni

foriro
il

la dottiflma Dacie:) avefi ignorata la vallila, e la fertilit del-

la Sicilia

ma

intanto anche

Cuoi conienti dice

madama

Cene fonie de

dello (lellii lentimento


In Sitile du cte da Pclore

e ne*

mtwr

ijj. Baderebbe ci, che l t detto, che la Trinacia d'Omero non 1


ma v'ha. altre, e non men chiare ragioni : quelli vuole , chi
laro vide l' ifula del Sole : lenza dubbio , egli con valicati

Sicilia,

lifcito dal

tale Itretto vedea Sicilia,

come dunque avendo

ir;

sfuggita Cariddi

ijtjfuta

e Scil-

ti

ionie poi

ende

d'

li

hi.

dice

una parte di

tal luogo narinfila, eia deferi-

nato
,

in ella vi finge

jltre

tuiloiire la grcggui

ir
k-!7i!;e >.-.:.)::; ii.i avvitar Aud75. introduce quella l..i:n.i./ia
aci gran torto Mcrtn ila lp.a;li lrani.-ii ivr la flritic , e ruma de'
,

armenti.

Or

le trovanl Niiilt in 'i'ruuci.i

lice

cliere

una piccola

jjj. S' illusone, buone ragioni, che

li

Trinici non fui

<ftcr Sitila.

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ii.6

FENICI PRIMI ABITATORI

bui alla^roiriflima.

ti

Re

te

ilola, che di brieve

li

che F^-7--diccndo^ Nome;; infiilJ''mtteipiam i


,
cute he Thrinada ,jve Trinatila,
tania
154-

Lo tivctC Bfia,

non

T***!

ci

rradt

Tri-

quindi

DELLA CITTA'

DI NAPOLI,

117

di!';- rl;,7,;i.i.'
&t. vuole, che prima ili dirli Scili.i,
comi: f vi folle fcrittote pi vecchio d'Omero : ma fe quelli !a chi.tSn.v.i, tale d.-e riputarli 1' antithifiimo Aio nome. So, che quello
1)1.
lle'lo allenite
fucilale ni-: prnei.no tei iia. (5. ma li covreiua: piallare,
fe fi ha da prclhrgli fede in cofe di un'et rimotfima da* tempi iud ;
tinto pi, the si lavio fiorito non vide in Omero , die (>mr? miri
era in ^r.n.i" dola , c torli' !a di lai im.ve autorit h,i indotti! la polle-

fecere Trinaci,

l'i

ria a crederlo
irli,"

ipfn

t.b

(crine pjg. 57^. Ini. i

co.a

esjii

,'la

vtj:;5-

.!

(II:,,;:,

.rir.M

VJrx:-

i.tr

Je^na

e;;>ii

+ AV >

TV/"-'"* M^riil*
pino-

-T.-.iTE'.;,!

-.-..eia.io-

j,J.'.'.l

-I-.

Ma

in quella felice et, che il faptre n'attinge ne'fonti, e 11 ha Temavvenenct a' tempi, che li laide , conol'tiamo , clic non do.
nome pili antico a Sicilia dipartirli da Oil
mero, che tanti ieoj il precedette
YJ. ora t frumenti; s'ammirer,
che m grande fiorito non vide , che e-'/.-i'w nel divisi poeta non era
la Sicilia, u che la vecchia finte di Laerte
l
dice pih volte ii/iW
r.ell" Odiile.i , a.,i,eeli aiede potuto tramandare a'poficti cilcr il vero,

pre matura

vca Tucidide in afleenar

ed antico

nome

Non

155.

dell' ilbla.

so fe

Tenermi molto trattenuto intorno

alla

voce e^iiu.

vecchi filli Or,! d'uopo r.uviiare il filo di quel' ilosi mi (ra ci vieti deferitta da Omero, e folo di qualche
in ella pjfcevanli gliarmenti delSoie. E certamente non
ellr a>r.! , che quella , the vedeva.fi avanti Siracufa , che col tallo
i figli d'Omero 1 aLMie!:.:rouo Grigie , cimentici
ailtto del lo
vero nome-di agni*;. V'ha non poche ragioni, che quella fia fiata,
perch il poeta dice, che immediatamente, che Ulifle fi ftsggi da Sedia trov O'jvm'tu v. irfo.
Avto Tfi itti; z'/tut'J , E.ivlin Xj'p3Siv,
2iJu) -n, In* (TfiTi QtS U ifuua-n nnr
nfeir da certi

letta, la quale

fama, perch
poteva

nome

Qtiefti verfi

cimento
l'itola

ma

di

Ed

il

dei

fi

il-si tradotti

1111111.

i-;.::tj.

taro l'eroe

irfj.

Se

cVioiic

ii(;-,w..v.vj.-e .

nfciti

da! grave

fe i;a [.-r

mo

unti

Sole, die altrove ce l'ha dipinta alla; uc-.ila , e slbraiiili.


omii elj.;;i;evo!e , poich in tai Vi.u^i^ii: non ti rinviene altra,

del

Fanello i-tad, fi:.. ,,.


uno aaibitm fiada a

(AjfiirJ

db
SPECU

cau.

eei-i .incora tale erotti Qui


uade mie egmdaf , &c. Vi
fa-

155. Altre Toni pinovi

tbc Sicilia non diccifi Triuieria j'tempi tl'Oraeio.

Dlgltized &y

Google

nS

FENICI PRIMI ABITATORI

ftabilifce eziandio

Omero un 'fonie

2 r.T.ra

?:

..

Affalmm

di dolci

y>-lVf

1:1

amo

in Borsa

Prope aqiam dulctm

acque preio

lido v.

il

505.

''-?/<*

febrefitlam nsvim

Ed ognuno

da piceni fanciullo apprende la leggiadri favole Ha del fonte


Arenila, e del fiume. Alleo, e quali ogni poeta ha creduto efTer in colp.i nari lame buon ufo
e quella Arenila fi nel lido di efla Trinacitt,
ed ancora (in fonte d'acqua lolcillima f rarS,;;?)) ficcome ci
te
Iliul::)
ili
tutti ij'i Itriltcri in pr fa , ed
dice il Fiiw.e!l'> t ^
_ ^
in ver fi , i quali hanno nominata Aretufa , grolfa parte n' ha raccolta
ilig-.-im<s. Oliverio ; n mai fi dubitato , che tal fonie
lolle Hat
il
in q-.iell' iloctta del Siile. Quante mutazioni, e vicende nel corto degli
anni dia Triti ac la abbia l'offerte, fon rapportate si da efift Oliverio, come da' Siciliani faittori. Per ultimo l la certo, che quella fi l'ifola
del Sole, perche Omero dice, the indi dati i remi in acqua, non videro
naviganti fe non cielo, e mare ; e certamente ulcitofi dal promontorio Pachino, detto capo Pallaio , fi entra in un grandiffimo pelago, ed ove pi li dilata il Mediterraneo mare v.403.
ti TK oWl
W Ei
,
:

11

Sed quando

/aia infittimi

Apparava? tcrvtyum

hi

ddemimm, ncque ufptitm Ite


ch'uni, atnuc mire.

Da tante ragioni, e d.ille el'.i.ir'Tme e l'irei l' ini d' Omero ci rendiamo
ikuri , che l' ilola avanti Sir lei (a fi era quella , ove pafcevanfi i bovi
ed ammireremo tanto il geodel Sole col fuo nome antico dsinwii)
grafico fapere del divino poeta, quanto faranno grandi, e giufle le querele, che gli Icrittori d'ogni etjancorchc lavi n imi

intera, e valla Sicilia .


quel che fa
I5d.

Ma

l'hai confufa coli'

mio gran hifogno, ni

yjofl attenermene , l i di
inoltrare, clic i Fenici occuparono tutte quelle fpiagge,cd oltre che il
dice fcolpitamente Tucidide, anzi alferifce aver etti lggomato in riletta piccola ifoia lib. 6. pag. 370. lin. 48. toiWti ligi rin fi lini 2<al

. t. \! Phanicci per omntm siciliani babitircrvmt , occupala ed mere


premonterai
parva infulh adjacentibas ,Cc giova, che io il comprimivi, unclie coli' origine della voce Omerica >&vmin , la quale pu
ud ire da'dtic verbi . jaj nyj , ed in dfi vcggmfi i mcdcfimi clementi,
che fono in Greco, e dinota il primo taboravir, altres labor, defalg.uo, e i'al(nj, che si Ireiimn-e r.c' ialiti libri , /irr.'lfsr , ed in

oltre abiedin, irt/lii

&e.

quindi Trinacia avrebbe quello nome, pergli (lancili naviganti


e farebbe lo fieno,
iiiiicrum labore trijlcsjunt ; o pi in cor-

prcnikvan ripofo

ch
he

in cl'a

i;<f.

Origine F.niclj

dire ial'n/a ifo'iiii, ijni

il

T|n

Rig ioni, perdi*

in qucfl'ifoli vi fono

to,
bovi del Sale.

DigitizBd&y

Google

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

119

to, infoia defaigatorum, ovvero gula il dire de' Palelini , hiktls dcfotigatienis ; cosi iuj, Achor , fi eri valiti turbarionis Jof.j. \6. da
*ny turbavi!, per tacer limili efempj, che fon moltiffim: . Ammettenormine flraniera della voce d**(,ii rimarr pago fempre pi
del faperc d Omero , in fingendo qui vinti dalla fatica , e fenza Iena i
mvi)5-]iiti, e gli fa prender ripofo , non per altro , fe non perch pofe
mene alla nozione orientale del nome dell' ilbletta , la quale (land av.tnti ;1 -cno Siraculano rende ficnri i naviii , e forma un
bel porto.

doli tale

Non

fari di maraviglia, fe

il

grand'

Omero

in ella vi finge

bovi del

Sole, perch fi sa, che in Sicilia fon frequenti qudii armenti di color
rubicondo : quindi il gran poeta gli fa conterai! a tal Nume , ed altro] , pL-rclii liiiu di cmiJ.i/.iDiiL- minore , ni il latte pi icelto , e
perci Omero dice , che fi fu belliaine femminile ,
Siti . ,Or mi
Ijvvl-11^, e
ammirer femore piii Omero, che ne' Numeri cap. 19.1,
li
citile vaccini tufam , ljiaXu w&ii, per facrificio , ed in ci
cap. fe ne fa lunga, e mileriofa detenzione: e fi pu penfare, che dagli Ebrei i poeti', oltre alfaiffimc altre cofe , anche quda apprendedero , di dcltinare alfe lor Deit
menti di tal colore : e potevano
anche propria oficrvazionc le lor fatiche , fcnia ricorrere in Egitto , c
dire, che Iddio ordin per Se vaccam rufam, perch agli Egizj era in
odio tal colore, ec
157- Piace in oltre riflettere , che quel' ifoletta Trinacia vien detta
digli fcrittori dopo Omero Ortyea , eziandio per fallo di non aver iotela la mente del poeta , il quale nominandola due volte , (a deferiva
diHrentiffirna da Trinacia, ed in filo aliai diverfo

ne accenna poche cofe.

ti&k

ma

poi nell'Od.

0.

..rT, ri

eJ,

Nell'Od.

1.

v. ij.

v.403. ci dice:

iJ

05n Kiesi'Sk xliui unsi,


yvit) p,
Eo'Bw-, "[io*', oW>jiSii5 , wXrfnv"
5' su SSuo<
irlpyrmt, Si ns n'iM
Naj" tri I-uj^pij itktTa Sp^on BpMnVi . . .
E'<3 ! jdjuK, l X a ti rpri troni S,'5-h.
tiriti

Infiliti

quxdam

Syra vocalur , ficvbi audis

Ortygam fitpra, ubi conveffienct Solis,


Non ila magna valde , fed bona qaidem,
Tcrtilis-bonm , fertils-truttm , vno-abundam,

tritici-fera*

Fomes nero tiunqvam popxlum invndit , niqits uilm attui


l'hrblH .M/i, W.Uir .'iy/l
l:b!
due urbis, tifatimi Miteni ifjlt omnia divi/a fiat.
lllic

Si feorge

parla,

ad evidenza da quelli leliciffimi verl , che V illa , di cui fi


Trinacia, ove erano le Ninfe, e gli armenti del Sole, che

non

TomJ,
137. Fallo degli antichi

t moderni la dire

Oayg

G
l'ifoli del Solt.

130

FENICI PRIMI ABITATORI

fi defcritta difetta, e fieri Intima , di modo che i compagni d'UMe,


pei non avervi di che cibarli , uccfero quelli fiera greggi! . Or , per
r
il -r
bne-vi- ,
poi k ri ni
r; L
k^. , :uio rali verfi , e confondendogli
con quelli , ove fi parla dell'ilola de bovi del Sole , lian chiamala la Trinacia Orry/fia, e ravviandovi Zu^w, ne formarono la vicina citta u.
1

panna, ed

numero maggiore , non per altro, fe non. perch Omecitt : ed in oltre, per averci veduto anche 1= voci Tf oronverfiones Solis , l (lim quella del Sole: ri pollarono,
e fortunata appellavafi Zmjj , ed il continen-

in

ro nomina due
noi

H^oTo,

che queft'

ifola si fertile,

O pTayi

ed efli differo l'oppofto . N folo fi diede viziatamente il


,
d'Ortigia alla piccolifiima Trinacia, ma altri anche antichi geografi , come Stratone pag. 744. oltre Callimaco nelT inno d'ApoL v. 59.
Plinio, e Virgilio, ec. s'immaginarono, che quefl' Ortigia Omerica fi
ffl l' ifola di Deb, e finfcro l'altra poco diltailte Syrm ; ma ne'fuoi
verfi Omero non dice , che Ortigia lia ifola , ailerifce foltanto mp9i>
O'oroyin effervi l't
Sufiin , e polca foltanto 1' eruditili. Spanhemio ravvilarc quella difficult , giacche con dottiffinic oflcrvazioni , e
molte ha ornati gl'Inni di Callimaco pag. S. e 351. e lg. ove dice,
che Ortigia la (leda. , che Delo , indi moll ci confonde aderendo
pag.Si. che fa diverfa: Diana in Oriyew, Apollo autem in Delo, diverfa proinde loci:, ani infulis ali die mi tur Quei, che vollero quelli due luoghi in Sicilia, gi li ravvifato,che fanno Ortigia ifola,
Siria nel continente , e la differo Siracufa : flrana miniera , ed intelice
di efferfi letto Omero anche nelle pi favie et! Non credi poterli ora
dubitare, che trovandoti in due mari nell'geo,e nel Siciliano i nomi
di Ortigia, e di Siria duplicati , non fiafi in lai fallo incorfo per ragione de' fopraddetti verfi d' Omero , ove fi veggono quelli (lelii due
luoghi, i quali per le falde ragioni addotte ri prefl Sicilia, e neppure nel mare della Grecia fi debbono rinvenire.
158. Propoflofi da me con varie, e forti ragioni , che Ortica inOmero
non pu ritrovarfi r pteffo Siracufa, 0 nell'Egeo mare, e mofirato,che
gli ferino dopo il gran poeta non fono flati avveduti ad ifeovrire
ove quelli la (labilifce, so che fi vorrebbe, che io interpetraf la mente di lui, e rinveniffi, ove poteva enere l'ilulctta tufa si amena, fallitile, e doviziofa , ed avente due piccole citt rimpetto ad Ortigia, la
quale doveva (lare nel continente, giacch da Omero non s'appella ifola,
fecondo fi lepge ne' poco innanzi recitati verfi; e fi vorrebbe eziandio,
che defl chiaro lume alle due tenebrofifiime voci t/joto H'aioIo , le quali foltanto polfuno dillinguerne il fito , perch Omero dice , che coli
eran Siria, ed Ortigia; ed intomo alle rperoi del Sole finora tanto fi
ferino da' pi fublimi ingegni , ma non hanno niente aequifhto deligni vanto, credo aver intelo il pendeda
la natia luce. I_uns;i
r, e l'dpftflMM dell' ammirabil poeta, ma non mi veggo in iltato di
te

nome

58.

Qnj&a

in

Omcio

fi

la rcjjiuic di

Ponaoli

Spa

lfthia.

DELLA CITTA'

DI NAPOLT.

rji

a! viaggio d' Uliffe , che il


si perche non appartiene ci
prefenle oggetto
si ancora , perch il parlarne farebbe si lungo,
che affatto perderei di veduta Uliffe , che naviga fon per ficuro- che
alcondo con difpiaccrc l' interpetrazion disi torninoli) luogo dcll'OdiHea,
nello ilefi tempo Tenquale e Itati) di duro (tento in ogni et.
to [pingermi a proporre il mio penfiero recifamente, per non far credere
oilentazione , I altri direbbe , ignoranza Stimo niente fallire in dicendo, che la leggiadra, e lunga dferizione di Siria, che ci preferita Omero ne' recitati verfi (ia la noflra ifola d' Ifchia , e i' Ortigia la region
di Clima. Non fi potr negare, che Ifchia fia ferrilifima , e prima che
in effa accadefiero pii incendi, l'era aliai pi. Se il poeta ci dice, che
v'erano Si idXns , le quali aveano tutte le col Ira di effe divife , il
porta feco la natura, e frma dell' ifola , ed al prefente in quafi due

palefarlo,

mio

Ma

.il

citta diftinta; in TTie/rtaSiri filili ttoj, e veramente tal fivede,non


tftendo n grandiofa, n piccola. Se Omero aggiungerne in dia non
fono afflitti i mortali da morbo alcuno, e vivono lunghiflimamente , fi
sa quanto fimo ivi l'aere, e puri Rimo , e quante acque medicinali,

e falubri vi fono, col da ogni parte accorrendo il mondo a curarti, ed


refpirare fotro quel lietiflinio cielo. Di brieve dir, che anche l'eti-

mologia di ivt/v fi confa con qucil'ifola. E'nccelirio unire Ctpnyh a


perch Omero le fa viciniffinie , e non chiamandola ifola efler dee
non pu penfarli altra, che la rcgitinCumana, la quaa quella di Pozzuoli, ed Ifchia le fia .rimpetto , taStif&w.
159. Tutto il difficile fi crede 1' intendere le due voci Tporol HV
, ma quelle appunto ci determinano la iticnre de! poeta , che di
tale contrada egli parla. Io con ben molte ragioni , e credo eiferc flato felice, ho inoltrato ne'num.58. ni. che Omero finge, che il Sole
tramonti nell'Oceano , ed indi altres nafea l'Aurora, anzi tutti gli altri
ancora; ed in tal guif accadono le variazioni , e vicende delle notti,
e de' giorni, e ci s'intende per Tfo-rni H'iAicTo, ccrnitr/ioncs Sola; di
certezza a quella nuova interpetrazione il grand' Efodo femore fedele
ad Omero , nella Teogonia , il quale dopo avere con eroica eleganza
deferitto il cupo Tartaro , ove Giove i giganti vinti, e conquifi racchiufe, con efprelfoiii certe ci dice , che ci fu nella region di Pozzuoli,
perche, oltrech nomina l'Oceano, *fi|-ra yrms, ed altri nomi di eifa
contrada (vegganf i num.so. ec. ) i ben noto, che l'entrata nel regno
di Plutone col da Omero, e dagli altri poeti li finle; ed in profeguendo a deferivere l' immenfo , e s tetro carcere con aflii verfi , tra effi
nel continente;e
le unita
Xiss

fi

legge v. 748.
. .

Cf3-i

TUNutn'

Tpgtnt,
JJp.

Nuova

N?

-n

b'

* [iw

inttrpetriziont

*)

HfJfa

apij>;

rsTHSsTiTM,

ISta

ii

Si

ojjifOTFfoi Edf*-

Ir

Hftla

iipj-K-

AU*

iUrf rrt H'iw,

le quali

trino in Ortigii.

I3i

FENICI PRIMI ABITATORI

AU' i

irif,

m*m

Sj

yt

;T,r.-..'jrT,J

>;

d-

ih*

(.Va
-, i,

Ss vSms wsbu Ss, ir' iv In-.


Ubi Nix,
D',.-t l'carfum euntes
Mutuo fi lompelabitm alterni! fubeuntei ma%num linea
JEaeum, bete qmdctn defiendit, Uh vero forai
Egreditur ncque Modem , Cf Dicm domin ili,, intu cltatdt;
.

&

dum extra dotnum verfitur,


Eifupra terrai vertitm-, alter., cenir.irm intra domarti degent
Exfpe&at fui barar itiner; , dome ttdvenia
Sed fempcr alter*

Da

quefti

le, e le

si

file

eleganti verfi

fi

rivoluzioni, che

feorge chiaramente, che le vicende del Soil grand'Omcro dice Tjttra'HfXioTa, litio

non fono, che li notte, ed il giorno alternatamente fuccedcntili , e fi


finge, che imo attende l'altra ini; Soli. x rAx "> e q"=Hc due voci Omeriche da Efiodo fi dicono in varie finite, oltre 1* aau>iK(ie , che
quali lo lefl, che tpn . N potendoli negare , che tali fono le vicende del Sole , e che effe accadono in Pozzuoli ; e facendoci- fapere
Omero, che Ortigia Muovali, ove fono H'Aiea ttrm, d rende anche
ceni ora della fua fituazione. E dovea non cITere altrove, perche quelli due gran poeti in Pozzuoli ripongono quafi tutte le loro favole, liccome innanzi da me con lungo dire fi faldato.
itfo. Potrei ben difendermi intorno a quelli verfi d' Efiodo , ma ho
impromefiii brevit; e mi fpiace anche di dover tacere, quanto fi fcritto
per far chiaro quello luogo d'Omero;e molto gioverebbe , per ifiabilire
quello miopenfiero,il vedere tante opinioni non Iblo ftranc,ma difiruf
gentili l'una l'altra. Euflazio vuo!e, che tiotj iSihma dinotino il tramontar del Sole: lo Scolafle ni HVn mitoi, Solis fpeluncam : Menagio nell' annotai, al lib. i. in Pbcrccyde riporta il fentimento d'Uezio,
il quale dice edere flato una forte d eliotropio, ove eran legnati folfliz|,c gli cqijinozj;ma elfi) Menagio contro all'Eulazio vorrebbe , che
in Omero fi parli del nafeer del Sole^non dell'occafo: e fili cade in acconcio di fare brieve menzione dell' orologio di Ferecidc . Perrault nel
dei moderna ro. i. pag.ti. fenza rifpamuar
tarsitele dei mcent-,
l'onOre, e la gran fama d'Omero francamente dice, che ih ignori la
veritMe fituatio dt Piile, doni il parie M. Dcfpreaux nelle Rcflexions fvr Longin fi ingegnato forte a difendere il divino poeta. Anche il Bochart nel Phaleg pag.411. molta erudizione ha raccolta , e parlando dell'orologio del re Achaz fi piega a credere, che Tpra H'iKaio
la flato un eliotropio formato nell ifola di Siro da' Fenici . Madama
Dacicr non aggiunge cofa nuova, e le va a talento 1' opinion del Bo-

&

chart.

m'increfee di leggere

altri

comentatori, perch l'animo

foifre

molto , e non pu reggere in tanti dilpareri , e dilcordie e credo , e


debbon tutti aver tal fentimcnto , che il grand'Omero ci prefenta nelle
:

160. Si riportano in bricvt le Urine opinioni intorno a Tfjroi H'iwjIo,

DigiiizM

D/Googli

DELLA. CITTA' DI NAPOLI.


voci tssts H'Ai'/io una cola icinplirc, e ratinale, come fi le variade'' giorni, e ddlc notti , li quali vien pillotta da quello prnci-

zioni

pe degli afiri , riparandoli ncir acque del lenii prtflo Po/^uoli , e poi
ufeendone
ficeome fi oiTcrvato dirli pi chiaramente da Efiodo ne'
fuor moltiflimi verfn n vi fi debbono rovvifarc arcani di eliotropi, di
folflizj , c d'equinozi ' e neppure ayi'orrc la gran colpa ad Omero di
:

non

elfr buon geografo


i.
le chi legge, non rimafo ancor pago, che 0/trgU lia la
regione pred Cuma,c Pozzuoli , vedendo i varj,ed a se fteh contrari
conienti, e fpieguzoni di dot tifi, fcrittori , io mi Rimo ben felice averlo
rinvenuto nel ledei compagno d' Omero Efiodo , clic mi offre pronto,
che in quella contrada v'era tal nome, onde rimine definito, e fermo il
mio dire Non e pi tempo di porre in forf , che la cruda battaglia
di Giove co' Titani da Efiodo fi finge nella regione di Pozzuoli, liccome ognuno da se pu enervarlo, e troverri affili nomi di luoghi, e d'acque infernali, che tutti gli antichi han detto effer coli , e ballerebbe
lolo, che Efiodo in defenvendo tal cruda guerra, ci dice, che ella, accadde preff l'Oceano, la palude Stigia, rebo, e l'abitazione di Plutone, e Profcrpina ; e che alla fine i Giganti furono cacciati , e diluii
nel Tartaro, ed Omero fa gemere Tifeo fotto lnarime , cio Ifchia
Tra tanti veri! , i quali ci dipingono si fatale combattimento, Efiodo
dice, che. Giove , e gli Dei ftioi compagni fulminavano dalleceMi sfere, ed i nemici Titani dall'alto monte Otri facean forte difefa v.631.
O; fi' V W"*** 0>5i 3- Trfs >jwi,
O; S" 3 Y 0'1v:jt:3 Oh! hxnps 'at.
Hi quiitm ab ahn Othty Tirana bellicoj,
Hi antan ab Olympo Dii datarci honorum.
Vi era dunque nella regione di Pozzuoli il monte Qtbrys , e da quello
la contrada acauiil il nome Otkrygia; fi sa, che da'inonti le citta, ed
anche pi grondi luoghi fi appellano, e fpecialmcnte ne' fanti libri ; e
poi in Omero fi truova ferina Orthy^ia per la troppo frequente, e familiare meta teli , li vei:a 1' Li ini. del Willo i:d verbo traini
Ed ora
ognuno trarr! maraviglia , che li fono con mupcnda noncuranza letti
quelli due poeti maeffii , e principi ; ed ora eziandio fi truovan falf i
mifieri degli eliotropi 1 e degli equinozi
n
cfk-ndo altro tc-ji H'i*'sTo nell' Ortigia, onero Oir:p'i, die prefl Pozzuoli fi linfe, che giva a ripofarfi il Sole, e forgendone ne accadevano le vicende de' giorni, e della notti. In oltre giova ajutarmi anche coll'etimologia , acciocch fi vegga, che lutto va a fegno del vero
fi
ha in Fenicio il verbo
fcrvelh-re , ibzll:>\-, ed indi elee r.rnn, che fi pu pronunziare crriici, ed in Pozzuoli altro non v'ha, che acque bollenti , e folfuree, e perci i poeti vi (infero l'inferno, e che ivi ardono i Titani,
te. c mi fembra pi propria quelV origine, che quella, che ci d trop-

Ma

nm

ici. Si morir quali ti evidenza

clic

Ortf&i

lia

li

rtjian

di

Poziuoli.

ij4

FENICI PRIMI ABITATORI

po generale

il Clerici nell'arme*, in Efiodo, e fa featurire Otiryi , di


(unir, Sembrer altres a molti da commendarli 1' origine anche

dell'itola

Eliache

fi

e detto eficr Ifchia.la quale ci

dBochart pia

410, lin.38. nira, fura pr miwit, mura, deli beata, d/fln eft : e fi
h piiLttorto pronunziare fyra, ed affyra; c riaverli d'Omero poco innanzi recitati li vede;, ru.mtu f; era ie!iee tnUI':lola.
idi. E per ultimo da Omero fleffo fi ha, che Ortigia non la l'ifola
1

di

Dclo,

ma

la regione di

l'i

/noli

Eiiiueo bifol.;> li'U'ile r.^:.>i:ra

v.401. ec. come fi trovava in Itaca; che elfo era nato nell'ilbla
l.t tjials giaco
r impetro ad Ortigia
giunti cola mercatanti Fenirapitono fanciullo, e dopo aver caricata la nave di ricche merci,
in fette giorni di profperofo vento nell'ottavo prefero Itaca, e qui ven-

Od.

".

Siria,
ci

il

i-llii

gia foffe

Eumeo

Delo, non

a Laerte padre d' Uliflc


fi

certamente,

elle

le

Orti-

comprende , che i Fenici fi portarono in Itaca,


n Omero dice, che vi fu tempefta,ma

d;>vanl:> valicare in Palefiina,

venti felici: all'opnollo da Pozzuoli paflridofi Io retto di McJlina.ed


il mare Gionio,fi rinviene fubito Itaca, n fi perde cammino, e fono
Mediti o:to dl.efendo il mare propizio, ed il vento frefeo per ginn,
cervi. Si penfi in oltre, che i Fenici inOrtigia caricarono per un anno
intero la ->r nave di riechilfime merci, l veglino 1 v. J;4. te.:.- quaii

ci

li

portarono

al

traffico

cogli abitatori

di nulra

Campagna

il

che

dimolira, che eziandio a' tempi pi antichi dell'incendio Trojano cran


loro ben note quefte felici contrade, onde rendefi certo , che vi dovettero lafeiar colonie, ed apporre i nomi a' luoghi , ed all' altre cole ; e
perci con buon iucccll,e fenza alcuno (tento li Ino da me feovcrte

nomi Fenici, onetimologico , ma ancora la Ucria ,


che i primi abitatori della nultra regione 11 fu quella gran viaggiatrice
na/i,'ne. Qui io amava terminare di parlare il' Cinigia, e fcjj'.iirc Ulilin quelle nultrc fpiugge, e nel viaggio d'Ulifl tanti

non

t:e

le,

il

cl-.c

liiio

ci

d'

aiuto

il

laiiert-

quale gi s'avvicina ad Itaca fila patria: ma perch la forte piti


a voluto , che io icovrifl in Omero , che prima del
in Pczzudi vi li portavano quei di Tiro, e Sidone,
poteva a non omettere due illullri
il
p movano, quanto Scuro, e feimo,che in que-

;r^y:r.i:

Trojano incendio

era flato pollo in ncccllit da chi

monumenti Greci, che


161.

Da Omero

ldio

li

hi, clic0riiia non pui

tflcr

Ddo, mi Poimoli.

OlqiiizM B/

Google

DELLA CITTA' DI NAPOLI.

'3S

noUre fpiagge fnelfo tal genie veniva,e viflibilivi colonie:ma


cfli fono I ungili filmi, ed il tr.ifc.-n varali Soltanto occuperebbono
pag. aggiungendovi U verfione , oltre le non poche, ma brievi annota;
opportuniffime, perch "fono l gialli, e mal conti , che finora non fi fon
veduti n tradotti, ne reftituiti , ed e un argomento d'antichit tuie
nuovo; ho penfato, il che mi fiato permeilo, d ri portar s belli due
monumenti alla fine della Parie II. in terminando di favellar dc'Fenici
noltri primi abitatori . Intanto k ad alcuno verune talento di ora leggergli , io l'avrei a fortuna , perch tempre pi andrebbe convinto di
ci, che ho mprefo a inoltrare, comecli fumo forf meno , che nella meta del mio ragionare. E riveggo UlilTe , che parte dalla Trinacia.
<:''.; ::l
Tm-flifi]
-.vi-.. '-.
itfj. Partitoli l'eroe da
fiioi com,
p.-.ii:ii
vinti lill.i ).;:n- rivivano incili i bovi del Sole, e rosi vedendo,
fle

che

le

n:.>n

.idilli, e

eie!

Giove

ver. di Alture

p.-r

rilciioter

l'ingiuri fatta

quel Dio, molle terribiL fortuna, e con fulmini ruppe alberi, remi, e
da' venti furono portate via le vele della nave di lui, Ibmmerfe l'equipaggio intero, e rimate folo Ulill, i! quale fu. di nuovo fpinto inCaridilli e liheratofi la lconda volta da tal inoltro, c battendo con ifien-

remi in acqua dopo nove di giunfe all' itola Ogigi,ove dimorava


la Ninfa Calipfo. Tutto cib con lungo, vivo , ed ammirabile ftile defetive il divino Omero verfo il fine dell'Od. fi.
ha qualche dimenila
a faperfi , quale fia quell'ifota Ogigia : il Cluverio fi moltra follecito ad
unir ragioni, per follenerc c'.:r Malia nel vnlimi. della Sicil. ant. pag.
445. ma non ha potuto rinvenire un folo fcrittore , che ci avelie
detto: anzi ti lagna Strabone , ficcimie rinorta lo Hello Cluverio, che
un certo Callimaco granitico avea ferino IWcy eder jS K*W"',
quello r\- queir i fola vicinifiima a Malta: lanto lontano, che
11
penfava, che coli l folte portato Ulifie,ed era piii propria per una
Ninfe quella brieve ifola Gavls , che Melila aliai grande , e tempre
abitata. Ma all'oppallo a me, che non amo d'allontanarmi dall'opinion
comune, che Calipfo folle dimorata ncll'ifola prcil il promontorio Lacinia rimpetto alla citt di Correrne , vale molto l'autorit di Plinio
lib. 3. cap. 10. il quale
francamente ferine : Proma itorium Lac'misvi ,
/hi ante oram infoia x. M. pgfuio terra Dajhmn , Itera Caly10

0^: ;:

-i,-i

.-.//,

i! -_/!'/

Hmurfi

?x/k:<

!-,-

i|'.iancunque que-

due ifolctre, llccomc ci la avvertiti Cellario pag. 758. >u?ic aperta


dicuntur, wl parum adparemtx , ut ha ext;ut,ut via amplini m;tnorintur : giova molto nelle cofe olcnre , clic io fari furfe evidenti , hi
tdHmoriiania degli antichi : e ln contento, che nella carta , ove ho
delineato il viaggio d'Ulili, I! fo giungere in quelt'ifoletta , e non in
Malta . Ma fa biformi , A-.t- limu luvvitii ne apporti alcune delle moka
ragioni , per isruggire i molti verfi d'Omero , che dovrei recitate. Quello poela fa illruirc da Circe Ulill di tutto il uro viaggio , ed il terlle

tj. S'imprende 1 pitlars Ml'ilbla di Calipfi):

non

fa Maini.

Diginzefl by

Google

i;6

mina
eroe

che

del Sole,

iettante del

non per altro, fe non perch era facile poi all'


, n fr nuova* molto luna Itaca , ufeito

cammino

dallo niello

fi

Malta

mo

FENICI PRIMI ABITATORI

all' itola
il

Sicilia

di

In oltre

fe

mare , difcoflandolne
.

JJj.-.-r

si

lungo fpazio, ed

Odf^

v.

wA,

navigar dal faro ih

Oca

i,cheOgigia non pu

Omero, le

S*d

vdfimMm

&y iV

voci.''

ffter fc

rixT/i

Ulytfet

txflxnttm -oline

Sua eerra mori defiderar.


Omero nell'Odi. V. 81. pi chiaramente
A'M.'

fin-

rinviene di leggieri

, che Omero finge , che fett' ai


ed ogni di quelli li portava verib quella
'
che guart

Ulifl da Caliplb,
'-

Cupio,;

ni

ai-puledra, -jercnia

ollcrvarl

allora

Jia fin-bsr decima antera


Ogygitm uppulenutl Dii, ubi Calypf

alJ
l'

Omero

4 44-

;.".bs-yll.:!p?r-iiO'jei

lnf:ii,im

li

fa

fi

Ulil!e, per girne alla patria, farebbe fiato ftolto, ed ignorantifli-

del

ge marca, ne venti nemici

jrA'UE

dice:

HstSij^et' ,

Tifl

la pontum undofum profpiciebat lacrymas fundens


Se veramente quella fi (offe , che io non I'alficuro , la mente d'Om&
ro, che Ulilie .non poteva indurre la Ninfa, che gli delle libert di portarli in Itaca, e che afillo nd li.lo n-.ir.ira .sicem :, ic dilla fila patria
nulli; fumo, al certo, che Ogigia non far Malta. Ma fi t perder o7 io in porgere femplia conghietturc, quando fi ha l' evidenza - Era si
difetta, e mefehina l'ifolctta della Ninfa si cruda , che non v' era in
quel foggorno altri, che il folo Ulifle, e n pure qualche battcllo;di
nudo chi-, quando per comando di Giove fi dovette partir quell'eroe,
Kjli l fabbrico un piccol legno, e con elio fi fpinfe aCoifu: al certo,
164. Si riportano

faille

ragioni

contro al Cluvcria

ilit Ofiigii

con

Milla.

Digitizad by

Google
|

DELLA CITTA'
fe vi foffe flato

DI NAPOLI.

un mifero navilio, quelli, che

fi

137

era ir(Ai(rP -

t.

nA:fii!Mi, t.ite$t',tz> , dol'isaftm, avrebbe faputo deluder li triltaNinfa, egli che aveva imparato a fchernir altro, che donne: ed ammirer

fempre
flefio,

ci non pens Oliverio , anzi non il v ide iti Omero


dice fcolpitamente Odf. v.1+5. parlando di queft'ilola:
o\ ndat t$n i-zycirMi , r' iira,

come

che

il

yia

o;

<v pi

y?

di groffi legni, n qui avrebbe

mi*

a'

Carli, con che partire. Non v


per girne ad Itaca, altr'ifoletl
i.acinio promontorio: ed Omero, ficeome
.

Tviinii-

in

!h:.

lirL-vi,e- folitarj.

I:

dolga del Curverai che


1'

Unto ha

i degno

Ed

ho delio

pai

i.iu-, inp-' In

ora non vi lira chi

che Ogigia

fcritto,

perch

itipsJiiaiaj

fi

meco non l
Malta, e ne

raccoglier

averlo, chi

lujih in nrci^fiua, ubi &Hmbicus "eft maris.


in tal tenore egli , e tutti gli altri traducono ; onde fembra , che
pi predo Malta Aia
mezzo del mare, e non Ogigia, che non , le
non poco lungi dal continente ulk' c-TtITi'ii-; id r:i;:.'. fiurife multo

Ed

l'animo del Oliverio a ftabilirli nel filo fentjmcnto Non c per tanto fermo, e l'aldo, che j/fiA- quello lignifichi , e per dubitarne bail brieve fcoliafle , il quale cosi comenta : Mitrn Ss ile)
circa ipfam
, g -r flaS- , media in mari , qmd c/i
(infolam) nel profondit! : non dunque certo l'intenderli , che Ogigia
mezzo del Mediterraneo, ed fttpaX- pu dinotar una grand'altczti'.kiiij , chi circondava q'.idliiia.
rc-ilo i. fievole dimeniti non
Tari valevole a vincere le furti, ragioni, che Ogigia non pu clicr Malta : e neppure pu reggere il molto , che dice Spati li; ni io in Lliano
Piace ora a me , perch mio ric-hito,
p. 148. dell'itola , e d' ip^>J&rinvenire l'origine
riime n.'j:;:.: , e l ]..! ile ri , quanto penfava bene Omero : elta riefee fefice , avendoti dall' orientai idioma (Un , gemili/, e nel falm.s- 1. fi legge j'jn, e farebbe egig, ed i lux. tian dato iKuyp, clamor, ed in Ezzech.i. 10. fi veggono uniti tre nomi dello
Ut Ho valore , e rra elfi v'ha quel!' run , e debbcinfi tradurre Imm-mstiti.

llava leggere

mirini SoXocrffiK

ila in

2.1

ties ,

& gcmilui

-us. 'ni rum


.
Quindi il grand' Omero faorigine di Ogygia, che dinoterebbe infido lamcniciio-

vio di tale
Toni./.
165.

trilla

'

Chs pud dinante l'oleum voce Sufia

S
.

mi,

Oyiia

vote orientale

Digiiizod Cy

Google

ENIC

va ubanti

din6m inazione

dagli alberi

li

btres piliferi

chi

il

Eoch

166. Etimologia Fenicia dilli piroli Ctljfft: Dna nafte da

ai,

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

ijj

diri lo (lete dell'etimologia di Calipfo da me rinvenuta, s! peTcfi la


s'iti, clic dinota irbofccllo aromatico, pura Fenicia, come an-

voce

cora, perch Omero fteffo mi abbia ilrruito, che nelffJbla della Ninfa vi
erano piante odorifere. Se poi il grand'Omcro lia pofla maggior cura a
pilli lis-nilU'sK in Ina natii lincia, e ci-j.Y.r,.'n,i:h<:
quel, che Ki>.v
Icntutili dal verbo kiWt, abfcondo, gii li ollervato , che dalle vo-

ha ordite

ci

le

Tue leggiadre, e

ben peniate

favole

e perci ha volu-

to inventar, clic Uliffe flette perfette anni afcolo fo!o colla Ninfa. Volentieri ometto i milterioli, ed allegorici pentimenti del R.P. le BoITli,
e d' altri ancora intorno a quella si lunga dimora d'Ulilfe con Caii.'ki,
fe ora le favole non riduconl a lioria coli' ajiito dell' orientai
lapcrc, ci che fe ne fcrive, fi flima ideale, e fpiacente.
1117. Siamo quali al fine di si gran viaggio gii pieno di fama, e mi
voluto profeguire pi oltre, e godere degji eventi,

perch

durile, perch avrei

\c.ki

l.i

ilail.i

ti-

patria. Fabbricatoli Ulil inquattro di

Ninfa Cdpl, ed

il

un piccolo navilio, parpoeta avvedutamente fra giorni 17. il fa

arrivare a Cordi: fpazio opportuno per valicare quanto lungo 11 mare Gionico con piccoliilmo legno, e retto da un Iblo. Come fi renl'irc, il L]r..:ri!u gru] munir ha a;n,i:iliala qlldVifola per lo poema
C:<:.<
d' Omero, fe taluno l' Ignorate, farebbe un uom del volgo, e chi non
i!

infelicillimo: e noto, die buona pane il/.ibri" c'dl'Odifa fi


eter narrali a.l Alcinoo Re di Cm\'a: e la d-krl/.ione dell'ir
d.'gli orti , c dell' abitazione di quello princiu; wraniL'nt-; lorpreu-

fin;,- il:,

la

de,

oltre il veLter'l gente ornata di belle arti, e d cortefiiumi cofiu.


Dovrei io qui aggiungere lui tanto l'etimolugia delle vi>ci Z%ti/v,
e l'MiMii, quelli due nomi tifando Omero , per dire 1' ifola , ed il podi Corlti ; ma perch il gran 'ioduri fiato ben felice a dirci,
che Sdcr'ta efee da ino, non iaprei inyeftigarne pi propria: e fembra
recare le file parole pag. ^6t,. /njJ:ni i-;i:/.r ; Ccrcyra ) almi
'd H'"'"" ^rpcr.nmi, t'bi,:;u;i!i:<s ci;;! NinB fchcEx 1*' '

mi

polo

buono

vallici

"f

ra, qua/ importuni dixers, ani negotiationis hilihiii , quo fenili Et',
15.3. Sidon 'jccaiur ro'u ino, fchar gojim, negotiatio gentium, tieni-c-:sir!ti inflarPhnircs ncgotinndi confa
hnginqiios oras itbenicr
i:,n(creh/i>n , alpine utt-Stgatoms perilijfimi , quei Homerus non fefi-

&

verf. 170.
Odyfs. ir. ver/. 107. e v' appone
, fu- OJyfs.
l'iii vcili del poeta, il quale veramente la i Feaci eccellenti
nel marinarceli niefliere,e ne'trallci in aliai luoghi del filo divino poema. Amal dottile. Mazzocchi nello Schcdiafma de xmrp,it
nici vibit

mirer Tempre, che


Ceri;-,-.:-

iiom;v.:bii; di

pag. 11.

non

del Bochart, la quale ci molra


e viene ajutita dall'cfempio della

chi pag, 4.

Bachamo quidem,

fu affatto

Fa

felice

etimologia

tal

di
il

Cori

Mazzoc-

mercotura
Matiot chi.

ferir ex oriente vocis origine

S
167.

a talento

henc l'indole della gente


dtt di Sidon; onde dice

UBocrurt ntiretirooloyi di3ftV>( t

"m

cos

il

Erari

Digiuzefl by

Google

4o

FENICI PRIMI ABITATORI

trrj mtionem ci in/mini fiii/eHata


rifilile

ma

perjuitferir e

pn!tcrQri,e da

effe

non so.fc

io

dita Aia etimologia r.oi ajutai.a

una favoletta

di

J.i

vthir: felix,qui
far felice

altri

Omero, ma da

& he

a permanerci

fenttori d*

Nettuno ignota

Cereri:, e

piel'eruafeli

et?i

divin

al

poi:,

(indialo di dire tante , e fpecialilTme cofe de' Feaci.


il quale fi
i63. In quanto all' origine di *ot>is , il Bochart dice pay. 46+ Ex
/!r.\ta lingua fic rc-lln, qua --' f\v.\:k ..H.in,.-, qui -jet npiim , vel
Aie: a.-.i e , Ve/ \:;yi:.i:.'(;.-> lupi:: cn:met , Pisacibus id beile mnt-ruil ,
:
' tw.itarcm , <T rcliqa tara
q .:os propter epiihnt.v, , h-,ufu-h:n> ,
,:-,:..', ,,-.::.,n f.rtliax
bvia fflf nj Dcnruii: /w.n r-.rfjuj UnJeej,

la,

plct; fcmr.ir, co; appelli! iyy&i?:, ,4 e!} -0-J.,.oiii, r' /Sui,


Diis-^quiilo , f m'ir micrpreintgr Hefychim pol vaerei
,
(i/ul/.t/fn. Ar.eiu eii ci- Cirif.ir.c niente c rcr.io il iIoUik. M./
-"" Omero di a'Feati fon di
che s onerati aggiunti, che
e poter, qui gener.ilrhis
u ieleixnn
q:r,.

&

MI

ni>:]i!iii:,:

im/li-,:

.1.'.:.'(:

l'erif.:telii

Menili tei

fembra alquanto amaro tifar quella voce REVBAV, parlandoli delPiramortal


Bochart: u liee (limarli tyahxmUmc tale origine , crai ella Ipiegandnfi
jl
vero carattere della Fcacia gente, ed Omero il dipinge con unti,
si illullri epiteti: oltrech fi leggono n/ii-ri lmi a!lr. atra, i di cui
rumi karamomo l.! d.n ni^n. s-encr.i cJ or m: sovviene, che IV

ron regione tra Cdiu^i,

nel

li

Sam. 18.

1.

3.

la

Io|

e;i

.P.ir.; 7

19. ed Ha. 3 3.9. ed altre-

: ed avendo poi trovino nnpieciJ f


n \aulitio p:u:re di Alcinoo re l! Cerili
quale ncll' Od. 1. v. 17:. ilice, die elio \aulitco avea pree.::!
evento all' itola r compie fra fatica IMai/ocd;i cod: Veruni -.<

trillo

kj'/ ni omin.mdt , n:it dk-in,ii:J arre [qua eoi


,1 !::,win;s tinti catini /i,:ben) fu i/li primitui mt,irup.:tc%:
negli etimologici argomenti li procelle con efenipj ulceriti dalla Itoria, altrimenti rimarr leni[rc Linlihia "origine dei:a parola. Del relio
lile.aifl Con 'elio: re i;.i.Ba dotta coppia d'uomini 11 illullri , ed a me lo-

ni;

file -l'A-ais usa

pe!!:.;j!'e

ma

ibi. Si

Manina, feadovert

il

Minaccili

fi

iojpglloal Bocharl per

la

vote $<i'.u.

igmzod

Qy

Google

DELLA CITTA' DI NAPOLI.


Io balli

che

enere (lui

c' iltruITcono

Fenici in Cori

EJff-..,

l'crrcttns

^moV,

jp-:::,.-

/>Whi /T^f,

>>/''.;.".

h.-v.-i

Vedendoli si bene ulcir i nomi Greci d.ill" orientai idioma , come fi i


moltrato nella voce lV<V, i;tmi f.ii rullio iugegnu dovr piegarli a credete , clic; la na/.i'.iii l'eni^a in.iiiJ ecluiiie da per tutto . Non poteva al jjtiin Bc':i-rt 'l:;!-!, re rsil Ilio immortal Thaleg p. 4^4. il patlar
di quella il rinomala iioU,e gii ritorna ad onore: e dovea rammentar:

la;, s'atdi
'

aa Perieli jpe,

div,T;i. (a

ma

:>:n

lii.-.ri-.L.
|

LR':i

li

eli. mio

le^e

patria d'Uliil, e delia gr.sn

lini

r,::nle

li

livo in

Omero.

rinvenirli
-ano

.165.

Omero

Hello ci iddi con molli chiarelli, onde efee

l;i

fi

ogni

flirto

il

vece Ilhaa.

Digitized&y

Google

i4i

FENICI PRIMI ABITATORI

l'avrebbe potuto con maggior arte deferivere.


170. Se per tanti lcoli li riputato il viaggiai dUIille (regolato, on
lra il pi bel pregio deH'Odiuea,e l leggera con pieno volere: e non
cener sprefto l'ammirazione , che un poeta tanto antico era si clperto,
1
e si favio de luoghi, ancorch di piccola fama, e delle loro (Manze,
proprictil; de' collumi de' popoli, e Inr n.itio ulcnto, che ha faputo ornar colla tavola lenza tradir la loria : liccome fi con evidenza inaurato in deferivendo Li re^bn f.vda jiicrttc di Pozzuoli, e tutto ci , che
ha detto di noAra Campagna . E fc mai fono Irate giurie le querele, ora
fon neceflare ,che si tardi l tifeito da fallo, le non disiacene il dire,
n- Omero c
larebbe rifare tanti fcolj , e
dall' ignoranza in e;
tomenti antichi, e nuovi , de' quali l vede aggravato , ed appretta. E puporre
cuiiIJ;m/.hhi= 1' intero lper nautico
re io non ho peni!. in
d'Omero, avendo oiv,e!!.>, come ivi unente s'jvvjc de venti, e quanto
bene fa oilrvare ad Ulule, gli altri per non fallire nel viaggio; perch,
le anche lutto ci avelli in[r;iiTdii a
velare, troppo lungi farebbe ito
il mio dire , ed avrei
anch' io tinta un' Iliade, o un'Odifla: ora che
l ritrovato il pi, che fi il viario, poco coderebbe il far vedere.

.1

.1

del

cuor umano fpiacc

di

prefiamen te apprendere

efli confeAarfi difcepolo


cflcndo molto dura
ma qual vantaggio ve m ridir
il Dacicr
in jwdar
bene o lolo rimarr,
ho voluto viaggiar con Ulifle,e col folo gran
al yan
avuti:
feoiiafli, comcntatori , ed
:

lor fiiblime Capere

il

tole,ciie niente giovano, ed

o con

pochiliimi.

maeilro

Omero

Or

refill,

io
r.,1

s't

t.

ili

a quanto hanno
ritroso da Trn'a

Icritto a'tempi noAri,chc li credon felici, c mi


in Itaca fenza non mai fallire cammino, ed ho
:!:^c, e pieuidinio piacere in veder tante variecole,e tutte mio
ve: ed in oltre ho imparato a pruove manifefie i veri luoghi, ed i ioru certi numi runici, e le le.-yadre favole, che vi fi eran finte ; eertaTv.ei;'..- fc 10 1ii.11 al
divino poeta, ma ad altra compagnia mi folli unito, m'avrebbe tolto eia! retiti leu'.ieru; con accade ad ognun, che viagaitr.si

fon

t.Iu

170. Giuftt cuitrtie di

non eueru linvennto in tante (il

il

viaggio

d'

vfiSt.

Digitizoa

B/Goglt

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

14.3

il quale f ha uno di buona, c lavia comitiva, gode molto, e fane cura, Te fofFre qualche dilagio.
171- Io in brieve ne'num.it. :. 13. ho decritto quello viaggio, indi
a parte a parte, e con li n^.! dire mi i>nc flo.li.uo dilllnstuere ciafehedun
luogo, che nomina Orner, e li veduta ]j cieca confufione, che gli
fciitKrri figli ' Omero aveano iparfa da per tutto , e con buona forte
l
interamente dilboiubnita e riandar debbo , the min rtalo importuna s dura fatica all' argomento di quell'opera , perch l veduto,
che Ulife l porlo per al'ai Suolili di nollra Campagna ed alle con-

gi,

vic cofe apprende,

(Lnti'

i'imo l'altro, ed ove diretto il lor vertice, per tali vie valici
}'.
1afjp-i:n:e nia piccola' fteliacci.i
cj;li shirc
: i.
i';r e.::'-.: pili chiari-m , firn riempiti di qualche an-

Ulifl, ed ove

j'j-

zj voti di ella casta

notazione: e cibi averla girine. di tutto ci, ne rimarr ognuno im<.;o:


non li curato pinzerei certi inmili ornamenti , qnai l'o^itno elitre alcune figurine, ed emblemi, perch fentono del barbari.
171. Non fon dimentico di ci, che nel num.33. diedi ad intendere
quanto
:

di poter moflrare ,

li

fu avveduto i. trami' Omero , e favio in


conliim
, e dividere i dieci anni , che

qi^ho viapsio, con diilinguere

[nera gli ha tuttamente diflribuiti ;


ni l i per me malagevole dli-ndrm ora trovalo il vero, e certo cammino dell'eroe: Ikcome all'oppofio ninno fi Itudi di ufar tale cura,
perch li pens nudili vi-is-t::;) tlicr torno ad ogni norma di pei gralliille in

i..rlo,

e diviliire

elle

il

fia, e di marina. Ed in vero io potrei ridurlo non folo a meli, ma anche a filimi, f non Ti. Ile di t'i;a il iciecrc un cnumcrazion s mimi:.:,
onde mi piace ritingerlo nelle lue diviiioui , e parti p ii gr.mdi , ed indi da se ognuno pu aflegnarc i giorni a ci, che li tue'". Anche cosi
ha fatto ti gran poeta , il quale pieno A' inte .!iu:r!7a ci ha notalo jji
anni, ed i meli, e di raro
suorni, e co;\ tl.r; b:-^ anche uno dorico,
)-er non riufeir grave, e rroltSo
Bench L'iille avelie v Lincialo dieci
anni , quelli riduconli poi a due , perch i:n intero
trattenne con Cir:

171.171. Carla geografi del viaggio

Divilione degli anni

meli

e giorni

che dur.

FENICI PRI

ioEgiornafie Dell'
:

Ogigia a Corfu,

porzione di tempo a tinto , ho rinvenuto , che la dividono amiava n


legno; e fc taluno, perch non lo (pero da molti, ne voldle fate (perimento , fon ficuto , che Omero guadagnerebbe il fuo animo , ed ammirerebbe, quanto fll b"1 difpofto,c divifo nell'immonal OdiiTea quello viaggio, il quale in tutte l'eli, comech antichilTirnc,li (tinnito
con OliJTc jjil lieto in fua patria, mi porArano, e mal compiilo.
to anch' io in Napoli , e prendo ripfo

r_

(-,

Cmu,

'A

....

.^-SjiS,

-->*'-

MJt di Nafdifi

*>.

vaa? munti.
PAR-

Digiiizod Dy

Google

Colonia diretta in Napoli da Apollo per

pruave
i

-,

meao

che

Fenici fi furono

della Citt di

chiariffimi ,

e molti

Napoli

argomenti

che qus-

hiflma gente port colonie nella Campagna


riabilito cib non foltanto cori avere (Vela,

che

fono

da Gaeta

numeruliilmi
(ino

lor dette quella orientai nazione : vivo fienro , che folo co, che
lui, il quale ama il contendere , non fi lafceri vincere da il forti ragioni , che 1 Fenici ebbero foggiorno in nollre contrade
ma predo
:

vi li piegher chi ama I' orientai lapcrc , e vi fpcrimema vantaggio,


scovrendo un bene maggior della fp^cranza, che da elle alle lettere n'

lungo corfo latto pei lo lido del noftro mare, e dopo il lunghini mo
viaggio a" UlilT intraprelo per rinvenir belli.e molti avanzi delle voci
Fenicie, vegga con cnr.i ij-eCT.Je , il k il mio principale oggetto,
qu;inti fegni certi fi truovino in Napoli , che da Tiro, e da Sidone vene perch quella citt pei gli molti pregi del
il

ncniilmi profpetti,e Jel fcrtiliuuno fuolo in

To/iiJ.
Si nHiinse in brieve

the

fi

ogni

dei, nella primi pine: i^oniemo dell* fecondi

14*

FENICI PRIMI ABITATORI

ogni eli

trai!:

Ha

a se grate maniera , fono

felice

a ritrovar

pegni

litftre nome di Partenone, che diedero alla noftra citta, nelle^ pofteriori
eri, e per compii fililo (limali, (ireen , e lecoiid.) l'in;!, ile di quella na.tnie le ne lini; ima favola di mofruofn donzella ; ed
in oltre ci lafeianm il culto del loro Dio Ebone , della cui figura piena di milleri
fi veggono ornate 1' antichi: iinllrc rrMt-.ctc
flnindi limi ben divili) il
mio dire, comunque riufcirl, o lirieve, o lungi), che io non ne polli)
limiaid.. , ove mi li'im;era |' onnr delia patria : ma o
cii-r ceri.., resi
dell'una, o deli' alira s;mla , mi lludier non eller di noj.i , perch fe
:

?.

li; -ii

(arani-.u

fcel'.e

e; il; ,

piaceranno per la novit

ed

amo

far princi-

fi vuole, che precedan le donne


Temo folo , mentre fi parla di
sirene , del Vitlure del mio dire , e (offrir volentieri , o per neceditl
l'ueecrmili, a iit-k -h Efip'ii ui-j.k.jfj* , r.icn Xin-n-.ni imiimur ,Gleno de iiffhr.palf. lib. i. cap. io. paglieti. C. fa 7. ediz. di Charterio.
173. Agli amami del (i.eer inil, '!: s;ieu m:.h;i ia.illM Y 'ili-ri igiev. qc. deii.i Tei.".
di tiils. Clene, che premette nell'anno!, J hi:
lunUrHis hifpynd,'.; fi,:?-rico : Seleni Cruci ex liominii'iu n
notarne Min '-.crei.es de ,;,m disimi (v.tf.) colligere tfi
te, vel

Dei

Con

si

favio princpio tanti

pi bell'itone dal

pinior,.'..

uomini

a' alta

li.vr.ldu

del

fama han

cimi

iflupor

tolte

in luce le

del fecol

noftra;

cini e di. '.va veramente rincrefeefua origine dafimil donna, e non dar s p reic al
to fede a'poctici arcani di Liclivre Era mei: ieri por minte, che TlnpScffiTB voce aliai piii vecchia, ci. e ncn k.n le tavole, e fu tal nome
appollo a noftra citt da'Fenici,ellndu un bell'inneflo di due lor parole lu me, e fi poilno francamente pronunziar fanh-imf , feiiia die manchi neppur uno elemento dalla voce Pmihenopc, e fij;nific;mo kc.uo ci:m,7, cio felice, fertile, ec. perche la voce ma ili aliii !"-cl".i uozionc : e pace riflettere , che il nome di Oi .!/>,.',en felici: l rinviene s
antico, e ne dovreflmo andar lieti \ ficchi fiam certi ora, che giunti
Fenici ne'noftri lidi, e feorgendo il bel clima, e l'amenit. de! filo, con
proprietl ne formarono la parola Purthenof , che i Greci poi la riiccto giufhi il genio della lor lingua nip9e*sTi> ed indi fecondo la mentii
ier.ice ne liniero l.'^i.ieie ii.w.le , credendo , che fisi; vice ulce.it;
dall'origine del tur parlare. Finendo s-j nirj il nome di noftra citt, ed

come fondarli, e
roilro comune l'aver

de culto,

di

tu.lfra

antichilfimo
175.

Che

in

ftimo onot di mia litica

Napoli

Ili

furono Fenici

G caraineia annullare dalli voce Paiiimipt.

DELLA CITTA'

fcaiur

^V,

e li Latine yo:i fr, e

hlflj o n*iD, che e


fenUit, ce. e puh

la

DI NAPOLI.

fi.

Dl-I

prima parte del comporlo

relb

.1

qu-mo

me

ltla,

che

dinoti liberiti,

efTcr madre di p-rrio , e/;>-i, c di pr.yius,c ferrila.


w-i/>,
175. Datali moiri luce ai mo, rimane, che fi difamini il
fari meri facile rinvenirne ilvjbr.', chi fi convutie per l'intere
/\ir<'ni.'";>:-,nii/.i
n i|iidl,i iiconda voce ho trovata piii ik-ira (1 >
La pi (el lignificazione di nu fi ci , che diceli alia ,/Mime,

non mi
parola

trina.
ce.

e S.Geron.

tifa

Ipcfl

elevare, ed

lx*.

T
174- 175- SiJl

gno

luce aqucll due

voci"]umB,

o'ifisrii *

ed in oltre dino-

ta
cht compongono Panbnifi.

i 4!

FENICI PRIMI ABITATORI

ta clima, tratlus, regio, e foecialmente fe fono in alta ltuazione : potrai


ne pari-echi d'empi ai tal nozione, ma perch ve n'ha nel falm.
l.-cciiito gli Ebrei, ovvero 47. di quell'uno fon contento, perei :L mi
4*
viene opportuno, quanto pi G polla; in elfo con vere iodi s' efalta il
filo , magnificenza , e fantitl del tempio di Gerufalemme eretto fopra il
i

munte Moria: ai
fon ferbate

le 4.

im

Ji'ip

Tisi*

Greche ver fiorii

ivt in yinn Ss erem


no: fi
pregevoli parole, e Ibn pieno d'am-

nsv
di s

ultimo linterperre Caldeo

in quale guifa fi li'" ferviti i l'acri di tal verlb , perch fi riportano 1


loro Iuogha ne' tanti criidiciffimi comentarj di fublmi ingegni, de' quali
K.ruuiiddii isolamenti, perch povede aggravato. Taccio affali"
co, o nulla debbono curatfi,eci il lungo loro apparato di col diliidatte intorno alla voce -M reca gran diiiigio a chi le legge. Chi folle vago di fceltc erudizioni intorno a s'i d (almo pu avvalerli fra molti
.
del Gerico, e ne ritrai-::! titili grande, e piacere.

de'coment

175. S vede, lenza che io il mullri, quanta confufumc ha fparlii fola quale fra tante lia li
pra quello vcrl di -i wl lainio la voce
vede tradotta in si diverfe maniere , non per altro , fe non perch s
numerali interpelli non han pollo mente, clic qui fi parla dei bel lto
del (empio, e della citt di Gerufalemme, e la nativa forza dell'Ebreo
vocabolo fi i anche di clima; ed era facile il petuar ci, cominciando
Imid.ilh ,:r,r. hi
/.Vi
cosi il profeta: Mimmi Dominai,
ioftri, in munii funBo e/us , indi liegue, Puleher fuu {cimiate) gnudima itnverfit terra: mons Sion, ad Intera (fifficet) borea: urbi reifii
magai: indi fieguono le lodi in tutro il falmo si della citt, come del
monte ; ed acquifando tal vera nozione il iiu , fvanifeono tante (liane
Ld ecco, che quella vointerpe trazioni poco innanzi reo lite c.r. nuj.t
ce , che compone nip5cffoHj con chiarezza fi vede ili fignkcazion di

m,

&

-;

vj6. UluRrits

il

filma

jto
G fi belli coro pani ione tra Gtrulklemme, e Parlenope.

DELLA CITTA'
filo in

si

citici,

ma

luminofo luogo del falmo

DI NAPOLI.
che non

eziandio per ifiabilimc. l'etimologia

folo

non

1451

per onor di nolba


avrei io fibula in-

fingere pii opportuno, di si e tal maniera , che le I' autor di efi fidino invece di VI ns> bdla di filo avert appollo yj-rns potthenep , ed
il potea lare, avremmo la voce intera di l'ar'tcnope da'facri volumi :ed
i
h-.;y l::.!! nrk :il.!l
liniiu.L^io , s.i,ehc nu', c ma nella
L

i'iiniiicmorie !bn vicmiflnii, anzi non v'ha alcuna divctlit .ellenco vocboli di lode, e fi diedero a S ranJio!L- , <t b-jLc citt chi mi pilo

la

ic ne k:r-: l'ti.l H- nn.t per me inceda,


pi ricca d' imcny.iuni ; li III
morir in t\'api>
[. le f[.i:i,;i!e:r.t> giuochi, e diun tempio, r
finfc , che tin.I.^e nullrj citt: e ci fi creduto
il
[!ir Lietamente ) (ino a quelli d'i
e
noflro buon nome, che lcomuu di Napoli avel-

voce njfSoriri-, t perci

per render

la

fiivula

li, e le le coui.-.cra

venia un

Nume;

ii[i:-.,Tl.L:mciite

li

su cl-c .lupi. ice

con qualche perdita

del

[apuli lui

:omua

fallo

i'

uin.lbll:Ti,i

cl::no!'.>^:.L, e

lu:

aver creduti Partenone Sinai

150

FENICI PRIMI ABITATORI

perch il vero Tempre in qualche picco! parte traluce, e non avrebbe


ufato s beli' aggiunte memoratile, f avelie penfto a donna per meli
bruto: e viene molto njutata tal conghiettura , le non fi vuol dire innon dice urbi memwiibilis , ma parla del femplit.'rp.ira/.ione, perch

ho tolte dalla mia patria quelleStrene, delle quali bifogna averne orrorc:e fieno pur efl de'Lucani, e de'
le Le cuti.' , e le T.i^ll- , perch noi rinunciamo le Parteuiiu ,
17S. Intanto io debbo godere, che

Hm/j

li

leggendo d'elio loro (oltre


li

f,

fi e{t

piccola Cuna,

mero, che
iure

le fa

donne

micidiali)

ir.

il-.Tit-

i'incomparahile Bochart nel Phaleg

nobile 1

; indi nel principio ,]?Y.;i pag.59. nealegna ima alla noNespoli! Parihcnapei Sircnum imius mor.uni.ine ciksrr.-m;,:,
buon numero degli antichi , che ne parlano: ed ometto i
moderni, a\ amiie
rulliti,! q'.iali lisi) credulo cller d'onore averle per
Lineatrici, e madri. A me batta aver rinvenuto nel corpo della parola
T.;nh-m,p rilliiltitr prillili di nnlira origine , e (ari a! nitrito di rioflr.l
citt, e d'aver ridotta si Ivantaggiofa favola ad illoria. N cener, fe
non tardi , di (burnii d.l tran hocharl .ciic vi va e; Li j-.ia vaft.i feienza orientali; darci l'etimologia Fenicia di Par tenope , giacch ne fa parola, e la piena fama del fuo fapcre avrebbe aggiunta molta Intont
al mio dire ; lauto pi , die ha moflrato ingegno proniilfimo
a feovrir l'origini di nomi di citt , e Provincie aliai pi cicute, che Ilir>
Sci-i-x- ma ej-li l indino a credere. , ci:: quella li folle pura, e pretta Greca, ed intanto la lui iminort.il onera dei l'i ..list rimane :iv.Tm.

.rediilitas

ftra citt;

e poi recita

le 'un dalle

prandi-.

Ma

il

pi rimote fagioni per tante doti (tata Tempre iuflw^


io ni n lon pa.eo d'aver pcnlto il primo, che Napoli non

ebbe il fuo nome da una coiai trilla donna, e creilo non fallire, le aggiungo, che il nollro Stazio k'rnbr.i clcr; llato dello llcllo avvilo , ed
a quello (i ri.-c prcliar pio pronta lde, che aLicolronc,c Strabene , ec.
perch cittadino, Tavillimo delle cole patrie, ed and tarilo avanti ncil'
antiche iloric, e nelle favole, che l' erudii illimo Ludovico Calp.Y.i'.c cenaci nell'annot. alle Fenitl di Eurip. aflaiilime volte antepone hi Tebaide a quello eran ilranuru, IpeclaniicuL- nelle pai;. 40. 481.488. 49;.
* nollro Papinio nelle lite Selve, clic ino pi torto un beli'
175. Or
orto , nomina quafi Tempre Partenone ,e non mai la chiama Sirai, con:c h, ni taito gli lenitoli e di fila et , ed i pi antichi , i quali per
c'ir IX.ipoli han ufata la femphee voce Siiti: , come Petronio , che
la

nomina Sii
fonati

tal

Tanca

tintimi

Certamente non

trovcrr

altra

ragione di

d Stazio (e la pcnli diverfa chi vuole) fe non che egli ben


che Parlenope non era nome di donna , e che fu ccni'.n Lillo

i7S.T;9.MiOCJinBodurI

l'ansine dcllivoce Psnhcnopi: luoghi

diSuib

i.

ialino.

Digitizod Qy

Google

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

Io l'averla creduta tale, e perci Tempre s'attenne di dirla Strai


flato troppo ben favio , come cittadino , delle patrie antichit

(fndo
.

S'

ag-

giunga, che quefte tre donne egli le confina in Sicilia, tanto lungi,
che Mimava, che ima ne fu tra noi: nel lib-i. i. v.io. imprende a toglier d'affanno il Tuo amico Atedio Migliore trilliffimo per la morte di
Ciancia fanciullo ricco di virt, e dice, che neppur le tre Siciliane Sitene con il lor canto gli avrtbbono Iceiiuw i! ti:,>.,> ,nir/- neppure Orfeo:
Nec fi tcratmhtmn Sicilia de Virgiae canina

K
ti!

fytvis cbely; intelMi , ferfqe ,


Afflu,
Mulceat infunai gemtui , <7c.
coi comenta, ;icd;;cch non (i rinviti ;l-'"a mente

Bc-iar-rai
:

(..vi

Ri-:;;,

;.-

Situio

h.d,:m
hiibititfte

qu.i

i/iwi

jnguntur.

qns: r.-r<;iir>t* forare!

Non

lata ardita

del poe-

ermi

bench nuova

in

la Iple-

poetanti

Ibn per proporre d'altri verfi dello fieno nottro

che
^ lapL-rc, che
n il-.n>V:-.> di P.irtcn<j;>c, ina
(ila fiatone moli riva
che era tutto TOvindb inlieme , e polvcrofo , e vedeafi fopta un colle,
e vuole, che effa recidendoti U chioma ne adornane l'avello, ed il fufi.s/:-:!:5f,

ci

fi

;i

i-mprc delia
a trilla don-

pretenda dar

netti verfi

i.t.K Eumelum
ita. Fertili

Dcum patrhm , "r.

le

intend

Capaccio

p.

inNppcli non E rinviene ninno immura calo

Digiiizod Dy

Google

iS

FENICI PRIMI ABITATORI

cora grandiofe reliquie del tempio de' Diofcuri , ed alcune di Apollo, di


Artemide, ovvero Luna,ec. le quali a Aio luogo ne terr ragionamenmulti di nolre innumerevoli anto, che piaccia: in oidi- lini r.cciii
i

monete

tiche

che

ed in

elle

veggonfi

le folle fiata in illima,

patrii

folle (lata

Dei

ma non mai

la Sirena,

creduta tale, quale l'han volu-

ta i fccoli a noi vicini, ed infelici, fenza dubbio l'avrebbono impiefla


in vari di metalli , per fcrbarne immortale a' lot pofieri Ja memoria,

ficcome cran ufe tare quali tutte le citt Greche , fpecialmente per carnaggio de' loro fondatori: c fc fi riporta qualche moneta colla Sirena,
conlcfin gli antiquari >'-"u ;iiy. ulcere a noi, ma a' Siciliani , o ad altra gente. M' increfce aliai, che lo ikl Capaccio pag.39. franco vuo-"
le, che auel vfo di donna , il quale ne' nofiri antichi nam'tfrai fia
quello della Sirena , quando poteva di leggieri penfarc,clie fi era di Artemide, cio la Luna, perch in molti vi fi legge Apnptf* quelle ln
In ienariii sneis , argenteifque vanii mois
le parole del Capaccio
c/hi ( Stremi ) caput cum Hcbane defiSmn ctrnimui ; ma c degno di
ufeir di colpa quello nollro fcrittore , perch a fuo tempo lo lludio di
tali col, per dir cosi, era infantile. Mi fpiace ancora, che quella grandiffima teda, che fi vede pretto il tempio di S.Eligio, che non fi Iterile molto, le d'uomo, o di donna, li dica agli firanieri elTer di Partenopei e che alcun- il. tuie ili \ereiJi, le quali efeono in pefee, l vogliono la finta nofira Sirena, ed alcune vedute da me fembrano di frefeo artefice . CunliJcr.it.j!i tutu) ci , ninno dar! fede al buon Snida,
che fenile troppo tardi, e la di cui auurlta lempre Hata leggiera,
gli piaciuto fcrivere , die in Napoli v' era una (tatua della Sirena,
Niami, nitM I't*i;.j iia'.-j-'iSS-, /, f. n 'j c , ; - r ; iS-una
( 3- iya>.jia, Neapelis, urbi Italia injgiiis, in qua Pmknopes
Jla:

2?
Soma

181. Si conchiudcr

dunque bene

che mal

nicio

(lima

li

appofero gli fcrittori

Okm^

che il bel nome di nofira citt


ulcito dai Fea fiato di ima Sirena, eflndovi tante ragioni, che oliano;

firanieri antichi,

e forza menar giufie querele di tanti dottiflimi noltri poeti , ed eleganti , i quali lino alla n;>|a bau rip:'iiiti> Ji ella citt , pu teterrima Si-

rea , coti credenza fallace di farle pregio: quando pare, che d tale opinione (izrill il poeta, vitanda ej improba Siri-ri . Mi piace, che quello

lodcvol

si

ti

nome non mai

quantunque
mente i poeti

lecoli,
i'pec i al

queil' et:

ito in

difufanza

e nel correr di tanti

ascile acuuifiato la citt nofira quello di i\'capolii


y
n' cjrr..in>:i:> leiupre
loro verfi,e lo Dello fi fa in
i

n lui tanto in pi eli.i


che iilarcn le. .ino

li

ma

mantenuto,

come Seneca

fcrittori,

altres

ne'piii

ncll'epilt. 53.

cul-

Ed am-

miro, che

me
fiig.

l' erudir K M.iv./occhi


cica ne' bronzi A' Eraclea , che il nol'artcnope manc .:'.::.ini, e :i ripigli nei icttimo li-colo Crilliano

S5.C0I.1.

Foie tee hi mare

Pereti FartttMpt a

p'>Jn,iu

non ed' mure,

r/, pcjl^ioris ,ur antiqu*-

i durilo

fcmpte

e fptiilmcntt in'poct.

Digwz ed -by

Google

DELLA CITTA'
TAS lecovum

appellariones Ttiteerenr

DI NAPOLI.

: fic

/vii;:

<:b,

::>,:,

-s
i.un

indi a

vii. Jacuio puffi} j'criptorcs omn'es , fi fi eruditi probarcnt NcapoUtenti buie urbi vetus .parthenopeS nomea te/timerHnt , finiti <!t

chi! VX ALlTER,fllffln l'ARTHENOPENSES.flUf PAUTH ENOPKOS


nuncupnre confuevcrunt . Ma non foffro , che fi dica nnliquittum noe/US

me Parthtmapes
lo,

poeti ufarono tinti av.uiti quell'et

come ho deldecorolo nome ; n.tnrovo

fino al fecolo vii. aliando fpecialmente


si

poi, fe non di rado, negli icrtton della mezzana et le voci Pattbenope, e Parthenopenfis: Gio. Diacono nel celehre , e lungo catalogo de'
noftri Vefcov Ti avvale quafi Tempre di Neapsln , e Ncapnltanm , c
rarlime volte ut FartJletupaipi , bada fol leggere ci , che dice del
il. nolro Vcfcvo Paolo, ed in quel brieve racconto della vita d lui
i.s-Su.i: N.:iplK.:r:m cathedra : t.p;icyp:,i N;sli le^ge , N. y
polo efl direttiti ; Napolitani primiaes , ed uni fola volta , Parthe-

de Sunti. Epjc. Neap. culru pag- 33<5. l vede, e credo non fallire , dica
quattro volte replicato il Parihenapenjis, ravvilo all'oppotlo cinque volle le voci Ni::pi!ii , e Ni.ip d tasta : e fe nel brevilTimo prologo di
Bonito fuddiacono della Chicfa Nap, che illtillra Io ftefTo dotiih m>mo
pag. jSi. l legge Pa/ihacpcn/a k-cii^iv.nyf , nun vi manca ftibdiacoTium Eccltfiie Nenpoles . Ho voluto ajutare il mio dire coli' autorit
di quelli tre fcrittori , perch fono dal .Mazzocchi ftefl polli in bJon
lume: gli altri da chi ha pi bell'ozio , che non ho io , fi potranno
enervate , di quali di quelle due voci pi frequentemente s'avvalgano.
Intanto liamo certi, che non mai venne in difulanza in noltra citta la
primaria voce Partenone , ed a' poeti di ogni et fi fu ben cara : e ci
dovrellimo pregiare aliai pi di quello nome, perch antichiHimo, e di
nobile origine, e di lignificato, ed efiendo folo nullio^che di Neapalis
comune a tante altre citta; e tanto maggiormente , perch fi Coverto, che non fu nome di femmina, il che era facile il ravvilarb, e per'.@- non li conveniva a trille Si.ene
ch la bella voce
p&f
1S1. Solo colui ammirer, perch non ho recati elempj d'altic citt,
nomi , il quache dall'amenit della ftuazione acquetarono da'Fcnici
le non mai ha letti gl'indici, onde cleono buona parte de'luoghi della
Paldina, che o dal reo lor lito, o bello fi denominarono: ovvero non
ha avuto mai il piacere di fare una fuggevol veduta nell' ini mortai volume del Phaleg del Bochart,per tacere altri, che fi fono ingegnati a
.

trarre

numi

di efi citt dall' orientai parlare

come Spanhemio

il

quale contentando la famofa Tbcbe, j-Sk negl'inni di Cali ini. pag. 379.
380. non piacendogli l'etimologia del Bachart, la fa Icaturire da voce
Jn , linde
Fenicia per ragion della felicita del filo (ito , cio ,
fiSKn, thaba Sefiderium , adpcinus ,dque oh fingularcm loci illiui pel-

Tomi.
iSi.Eftmpi

di citt,

die hanno avuto ilnontc

dal loro bei

luci-

Era, come Partenone

iS4

I.

FENICI PRIMI ABITATORI

recai una citt , che fcmbrata ufcir da nome Greco , come Parti*
w,'.- , qual fi Oiijppo, oweio Olifipo , Lisbona , e credula fondata da
Ulilt, per lo fuono Ibltanto della voce , il gran Bochart pag. 027. la
_
'

vuole da itay v'iti alis ukbt> , ide/l , come egli dice , ameenus fmus,
e ne teca ragione : e di Grniliffiini eaernpj di citt , e regioni ve n' ha
quanti fe ne defideranoi onde farei di moleftia
raccorrcrgli , perch
troppo noti , e per ordinario i luoghi dalla lor fituazione acquiftavan
nome li confi dunque , che i Fenici perci anche diflto noflia citt
Parsb-aop, che vale felice clima.
1S3. Compitofi da me il parlar di Partenope , e bench fembra effermi alquanto fpaziato, tutta volta fi dee penfate,che il principale,
e bel nome della patria, e perci era grato in pi maniere illuftrarlo;
c fono flato coflretto refiftere a certc_ invecchiate opinioni (bftenute vigorofamente da antichi , e nuovi fav|' Jcrittori
ora mi rimane , fe vi
lar felice, dar qualche lume ad un luogo d' Omero aliai ofeuro , nel
quale fi crede ravvifarvifi una voce, clic s'avvicina a 11^9-^*, profa da tutti in fentim;nto affli fvanlaggiofo , e dee eifer mia cura (covrir 1" inganno, n moftrarmi follecito degli' fcolj, n de' conienti. Fe-

ri

Paride furtivamente

v.

Toj-IJTS, \a--T.

In

Diomede,

prode

il

e quelli

tu>'L

il

ri,^!

.;

lliiid.

3 8j.

tal guifa

limile

tutti

-i.i-.ji

>.-,>.:>

traducono

-.-.e

si

oicuro verfo, ajutantifi dello

me li fpiega qui madama Dacier, il che fo di raro, e ci di: Malkeareux arder, lcbe-cgemini (ma teUn* non lignifica ci) qui nefais,
que fri/er tei tv.wx 'deve ,
fcdxire Ics femmes : ed al
iri non ap(K>ne alcuna annotazione , come fe folle voce chiara, e fpe-

&

^em-

:
eppure vi s'oflrvano infera , xpx , e nspSann'-n , che in
quefl'uno luogo veggonfi in Omero, quindi ci fi rendono di dura intelligenza. S'avrebbe da fapere, perch Ila di biafimo qui la voce iterai?,
e perche il poeta flato si avaro in fame ufo : n convengono i comentatbri, fe prendcG , che Paride affatto non fapeva ufar 1 arco, come vuole Eufiazio,ed intetpetra, d
i&m, cio upprabrium Ortis lux: ail'oppofto Efichio pretende, che di (in atte abufavafi,e fpiega, Sii t%v, haBJfUM , iC jun-nw, tre ladens,
nfeftmt . In oU
tre fi dubita da parecchi (c forf per qucfto ri

ditiflima

&

fo gli antichi era in iflima ,


fe il fuo Tcxofih, nel quale dell'arte
infame , e piena di nerbo .
18]. Si d luce ad no verfo

rtt

ciis fa

una apologia

d'Omero, che fembra oppoflo alh volt Pini

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

ijj

184. In quanto poi al tipa f%sS ; quafi tutti ed antichi , e nuovi


contentatati convengono , die qui xipi dinoti la chioma, che perdutaTi (udiava Paride di rendei bella , e fre pi favi granatici Poiluce lib.i.num.31. di tal fentimento, e recita quello luogo d'Ome-

mente

ro, e d'altri fautori: mi fpiace, che nelle ricche annoi, di quello onomaiticogr. niente fi vede, che dia almeno ferieve fpiegarione a tal voce,
e neppure vi li legge il ben noto verta di Giovenale, madido tsrqun.
cirro.- e non far degno di fede (fe non s'offervi) die l'incomparabil Salmafio fopra Solino in pi occafioni fpargendo , come

rem cornua

coiiunie, erudizione fenza non mai finire intomo alle tante guife
Greci , e de' Latini d'adornarfi , e torcere i lor capelli , e fpecialnella pag.
coL 1.
efeg. l dimenticato di quello si celebre luogo d'Omero; e nell' iftefla miti 4 incorlb il grande Spanhcmio
il quale anche con lunghimo dire
adoma lo Itel argopag-s50.ee. s-ec 66o.ee e da si dotta coppia d'uomini in si
tenebrol verfo Omerico s'attendeva afli luce. Ma giacch al Salmafio,
e Spanhemio fon fuggire di veduta le parole contro a Paride rie* t>*<", far pago di Eldilo, e de'fcoliafli , oltre Polluce, che uni (confi

filo

de'

mente

in Callim.

mento

dire,

>"

'~* ' captila-

Tpi favj,come Barnes, e Clarke, ed ultimamente mdroiS T*han


prelb per ts^ujtis, quantunque queffuna volta da Omero fi ufa in tal
nozione : la quale molto a me giova ; per far intendere 1' ofeuriffima
voce napStim'Ts , e perci ho voluto elfer alquanto lungo intomo al
>/ti, cornuti, rapillamenrsm . Al certo a tutti coloro, i quali di continuo leggono l' Iliade , e 1' OdiUca , ed hanno appret , che il poeta
lemprc a se uguale, non e di molta fatica lo Icernere, che la parola mp9ir*ffl non parto di lui, ma feoncatura decopiatori. E mio
gran debito proporte due bene Mudiate conghictturc , per reflitute li
lincer voce ad Omero, acciocch non fi creda, che il nome di noftia
citt antico , e ragguardevole potdl piegarli in fignificazion si rea , e
forf troverr chi a primo intendere le terr per buone,
185. Ed intomo alla prima, non m'indurr mai a credere, che aveffe l' avvedutiilimo poeta ferino TdpSejwrTn , ma rlai borila , e n'andr anch' ognuno capace in leggendo mie ragioni - I buoni copiatori
eziandio amichi, e chi sa, fe fu la fayia gente, fapendo , che Penelope li tu donna di alto, ferino, e d'unemlfima fama (e veramente duro
trovarne altra) penfarono, die non poteva Omero ufare in biafimevol
maniera 1' illulrre nome di lei , e ne Enfer altro pi generale , ma
che nel fuono folfe vicino a t!ujiJutt , e n'ufcl , per morder Paride
d'eller fcmminacciolo , quello infittami* uopo erajier aver mente
a divfare, fe mai Omero avelie ufata la voce irapSi.-, ed i fuoi derivati Tipi'ji- , e infQtinit in fignificato di donna non vergine,
1
per1S4, iS;, Ki>. Ceno i captili. TUfimi* voce iHai importuna in Omero.

FENICI PRIMI ABITATORI


[pigliar Paride,

amar donzella vergine

una,

groffo fallo dirla -ripa-H"

Ja

quale

ed averla per ilpofa

vuole intendi

Menelao,

non vietandoli

ed ognun direbbe cffer

di lode.o indifferente il chiamar Paride pSii*. OrOmero non mai


in tutti e due i Tuoi divini poemi ha adoperato ttms(i* , e fuoi derivati in dinotar

donna, che c gii

ita a

marito, ed

taluno, che non volefl offervarlo da se: e

fi

io polii) afficurams

vede ancora dagli aggiun-

ti, che appone a tal voce , i quali non convengono le non a verginal
donzella -ifciV II. 8. 514.
Od.?, .oo. 118. ce avvertir conviene
ci , perch i Latini non fono (rati cosi attenti , e collanti ad ufar la

&w

lor voce virgo, c fra gli altri Virgilio, il quale coli chiama Venere,
bench la linfe donzella , onde fi potrebbe non dargliene colpa Eneid.
. v. 331. ma non e cos nella Georgica ^. itSj. e neli'Ecloga 6-w ove
virgo ti pone per uxor ; per tacere altri fcrittori , e gli Ebrei per la
famofa dizione noVj), h quale li sii quanto contefa, e quanto di e(fa li ferino, n ancora li rifili fi pu con utile leggere la diflcrt. del
Calmet.che precede Ifaia intorno all'Ecce virgo ameipia ,&c. Se dunque Omero lnipre fi fervilo di Tupflii- in nozion di vergine , non
poiea poi contraddirli con appropriar ad Elena e madre, e conforte tal
vocabolo, con dire, che Paride fi era Tsa>ffejraijir!K,e lappiamo quanto
'
tenace il gran poeta nel valore natio delle

lena da' contrari On


, e
glio di Priamo, si caldo
.

ne forma quel bel compollo yuwupamii , che

tutti traducono

mulcrofm:

10 fcolialle gli da doppio fenl,(T ywi$\ jiji>of-, i^ywifuis


(joSra t K*A-,oi mulicrum amorem fintili, tot, tmiTieret ad
tlav
furorem tntms oh pukirim'mtm: n dice Omero Tp3ii^a>ifi diPa.
ride, perch non farebbe feufato da colpa, non elfendo Elena maSii-,

'

ma yimi- e fi avverta, che il ^uub;, fi d folo a Paride II.?. 39.


11 1. 769. Onde elfendo tutto ci vera, non potr reggere il va/Botri
t
parlandoli di un drudo non di vergine, ma di donna gi di due
?
manti uno Trojano, e

l'altro

Greco, e per ricuperarla quelli, 0 fegui-

re a goderfela quegli, arde di martial fuoco Europa, ed Alia. Intanto


io non ceffo di rivolger meco , come da tanti eruditiffimi comematori
non fi pofe almeno in dubbio cota! voce TpBnmfx , efpofta a tante
non leggiere dimculta^ ma il dubitare colla pi, che il credere.

iSS.
proporre

re ufeita

di neceflt ora avendo renduta si fofpetta, e vana tal voce,


onde fiata contraffatta , e gi poco innanzi additai , effeda niuirA)irT(B , qual nome fece orrore in tempi infelici

le

in

Omero IInM<

Invece

di

ILtfSiwrim

Eiimolo|ii ai n'f .

Lll^'liZCJ b.

C(

w'

non trovando

pito

il

altra voce , che avefi potuto empiere


verlb: e fon fiano , che per opporli a fmAtni'ini!

e far

com-

aveller an-

.
Blbgna per aver mercede degli antichi, che tutte
potevan penfarc , che -il nome
, ne
di Penelope della fieni origine, che Partenope , cio Fenicia , ficcobuon numero di effi nomi propri ' ono a Oriente , f nulla lignificano in Greco idioma, teflimonio quel di Paride (per non ufeir dall'
argomento del mio dire) il quale a' Greci ( Tk ) i Uranio , ma in
Fenicio parlare di grand' onore , e pu ufeire da' verbi tutti belli , e
dinotare, cavaliere , fruito, forre, billicofo, ec Ed or s' intende , che
quando il divin poeta il vuole duramente riprendere , e che il nome
non corrifponde a' fatti , il chiama avvedutamente uhr*ax , Paride,
eie fmentifce fuo nomi II. y. 39. \\.'.-j6ij. Altro dunque non rimane,
le non vedere , perch Omero di a quello figlio di Priamo lo fvantaggiofo aggiunto t&mWitjis , ed in oltre, che dinota in Fenicio patlare.
Non v ha dubbio , che Paride fi (Indiava molto a render Tempre pi
bella Tua ricciuta chioma, c di ci Diomede il ripiglia in quello verfo, die ora acquiia luce, e fi riportato nuitiiSj.

prit di elio verfo

le voci riportavano alla lor lincia

me

'

E liccome fi e divifato innanzi tutti intendimi quella efprcfione


y^al, turali, elare per gli leggiadri Tuoi capelliera (limerei opportuno
che C leggelc, perch larchbe aditi lungo qui trascriverlo , quanto hanno raccolto Salmafio, e Spannante ne? luoghi citati nuni.jS^ per molrare la follccila cura della gioventli Greca , e Romana in ornar la chioma: e rivedere altres l'autorit di Polluce, d' Elidilo, e degli Scoliafli, ce. nel medelmo num. 18;. da me riferite, che Omero li xls* intonde per gli capelli: onde per dinotarci altres, o per dir meglio, per
dipingerci , che erano ricciutelli , us la voce tIuiWin'tk , che ora li
legge guada TttpStnvhn.
1S7. Io truovo nelT idioma Fenicio
fulle

due

vifo

co'

un,

"bri,

bei capelli

putatone

voce formata
, che Penelope
che potrebbono fonare pen-hehp, e ci prefentano un
ci n:.:i:dtr.u ; andic colui, il quale ha piccula ri, ha imparato , che ma , e fpecialmenre

del fapere orientale

numero maggiore D'in vale facies; e che da 'hn n'efee un nome,


che dinot3 cincinni ufato nel lib. de'Giudici cap 1d.v-13.er9. feptem
cincinnai capilis mei , ed i lkx. han dato sii < impiw , e Polluce
ufa
Ed ognuno ora da se conchiude,
*dflfJ"', capilhram nodos
che la gran donna d' UlilTe fi chiam Penelope per la fua leggiadra
chioma; s'apprende da'primi anni, che da'capelli o per ragion del lor
nel

o della lor varia forma agli uomini , ed alle donne


nomi da unte le nazioni, bada leggere gl'indici e'tefori

colore,
i

ni, oltrech in ogni libro

fi

rinvengono

18?. Pintlspt vote Fenicia, e la Hello the

Rufi,

hJjuw

e'

Flavj

fi
fon dati
de 11' il cri /.io-

ed

Crilpi,

ed
iirj

nomi

J' capelli.

ijS

FENICI PRIMI ABITATORI

a' Greci, i Pirri,ec e tra gli Ebrei Efaulle l difanche Edom, clic lignifica ruffa anzi dal color della chioma fi cominci ad imporre i nomi agli uomini , dindo noto a tutti ci , che
dinota Adam l'univerfal nolro padre . Piaceri dunque , che Penelope
taracchiude in fua origine il dinotare un vifo con chioma pcxs ,
luna e perch la torte paflione delle donne fono i capelli , ed il lor
leggiadro colore , da tli n' amarono anche il nome ; quindi altro non
lari Pmtiope, che Cincinnata . Da quanto fi detto fi rimarr forf
convinto, 'che Diomede non poteva due a Paride Tj:3tTT3i,per rim*
provenirgli l'amor d'EIcna, si perch quella non era to/iMh-, s ancora perch nel recitato verfo fi morde quello giovine , che pretjiavaG
pi d andar galante, che d'etici guerriero , e perci va a legno il dirlo iiwXaxtr , giacche precede altres tipi dy\ai , coma pulcier ; e
fempre a' favj e piaciuta una ragicmevol mutazione di pochi clementi d
qualche voce negli antichi tenitori, che forfore in efli certo, e grodlano fallo; e balla per brieve ora oflrvar i coment! eruditi, de' quali
fi veggo ricchi i lor volumi , ne' quali altro non li vede , che rimettere nel!' antica lezione ci, che o 1' ignoranza , o l'ardire de' copiatori avea viziato: e nel fegu.num.1S9. ne dzrb luminofo elempio.
jKB. Per ultimo nmane_, tixondo ho impromdTo , d' addurre 1" altra
conghieitura , per intender la mente d' Omero in quello si ofeuro verfe

.-

&

.-

fo, Ijiccialmente per la parola -rapStmriyi , e far propolta in aliai corto dite. Si potrebbe invece di quell'aggiunto importuno rimetter queiV

Omero fpcilo d a Paride, anzi folo a quello l'atr.


jq.
AuT^itV , fl'lP- i'f-i, yvjyn-rir'r, , i-imL-m..
Talfo-numnc-Far , forma prajiancijimi , mulcrofc , dicepeor.
vede, che non molto diverto e- nel fuono,e negli dementi to^-

altro ifotpoxA.Ti , che

tribuifee lLy. 39. ed^ altres IL

fi

DwttTtb
due fon

di

o come

altri

han

gli

v.ir::ir

, da ifinpsTi. , e tutti e
oltre fi sa, che il grand' Omero t
che di fpccialmcnte a' Tuoi eroi, c

letto hipBi>st"ii

rimprovero a Paride

collante a non

In

.is;^L:nii,

non mai pi s' ollerva in tutti e due i fuoi immortali poemi *, e ci


b.ilkrditfi a renderlo lulpcttiilimo , e non il fri^uii , che vi fi trova replicato. Quindi fe per quella ragione a taluno folle pili a talento
queiV aggiunto, che ii xtmKaxiirti , io non m' opporrei , e volentieri
perderei tante mie pruove, ballandomi foltanto,che fi tolga da Omero
il T^SiWiT.TBf, ove in lignificato fpregevote
, quando in fua origine
Fenicia d'onore, e pregio; per non far dire, che il divin poeta non
ne avene apprefo il natio valore ; ma pi , perch il nome primiero
di nolra citta , ed antichiilimo

M.

Si

pub indie din

di! infisi:^

formato in jafimWa in Omero.

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DELLA. CITTA' DI NAPOLI.

r,?

i8$. E la forte mi t fiala pronta a potere illener forte quello mio


pcnfamento, avendomi offerto un Ilio;;!) d' Euripide Dell' Elettra v.947.
il quale fa parlare cosi a quelt' eroina :

T8ett, m Sii
KiWf, t spap

AiriUiuff f zio. So>Bt,


j-' f> Wifns
,

iW

Infoiatile te gerebas, urpote qui regim donni haherts ;


Tormatjuc compof/tvs effes , at mihi Jit marita!
virgineo nulla decorai , fed virili ingcno
farebbe la vera voce compoih da ztfib'dr , cio t^i.v.

Non
Ecco quale

o da rapfodi In oltre
mento ingiuriofo, come
.

curava

il

il

d' Euripide non fi vede in fentnnf5immhns , dicendo Elettra che efl non
uno fpofo,ma il virile; n ufa top3-ev',

-rapS-i^-iroi

il

bello donnefeo in

per dir femmina, che ha gi marito, come s'oiferva dinotar t:


in;, il che oppofliifmo alla nativa fignificaxione, ed alla mente d'Omero, che s'avvale di irapSt/S- lmpre in noiion divergine. Con aver
rimolla quella si difacconcii voce iropSinralitm da Orner, ni io mi (li-

mo ardito, n altri per tale mi condanner , eflendo ito full'orme d'tiomini favillimi, che Ranno pi vivace cura di me dell' onor de' poemi
di lui, come il Valckenaer nelle Varx Icliones qworaniam Homcr verfuum pag. 5B. 59; il quale vedendo nel v. 401. dell' Iliad ^. jn'xraK-ra,ed
altri v^appofero ii'urtaro in tutte l'edizioni si antiche, come reccnlil(ime, dice, neatrum ti/genio vsdciar Homcr convellimi; indi con ferun, cne
che egli
egn emanili
chiama cinici
conghietture
nei iure,
riHl xim?i, uvveiu
ovvero
mimme ragioni,
, ma
rifonde quelli tanto importuni verbi a' rapfodi , ed a' giof
haieremi poema,
fatori , e flmggel di quella voglia : Urinimi Homcr haieremui
proni oliai prim'im faeta emijfum ! Pro Homericis [spiarne [me datili verfm iegimus atioram . Mi fpiace , che Emello non l i awaluto
di quella si favia offervazione

nella fui

si

(Indiata

ei

Ed intanto ognun vede, che v' aliai pi grande differenza dal


mutar listone nel ti'tuJiiiito, ovvero nel Tt'^piurro, che non fi feorge
e forf fono flato io Ipinto da pi
tra iBpBiiiralin! , e njiitoxi'xiti

poeta.

l8p. Si praovi

the

la vera

iocc {ompolli li

ntSu

li

r,f,ui,

DigriizM 0/

Google

tifo

FENICI PRIMI ABITATORI

a tal mutazione per la fama d' Omero , che non il dotper togliere dall' Iliade il ti'akwhj . E qui do fine
dire del primo , ed illuftre nome di noftra citta Pcrricnofi
creduto nel corfo di tanti ferali infelicemente Greco , e,
, che
donna; n mai fi pens, che efee ^editamente da due voci Feniiii.-,

forti ragioni

tiamo Valckenaer
al

pe
di

molto

n fi curato da tanti favj ingegni dj noftro comune di ridurre il liivolofo a ftoria , ficcome li flato folTecito da altri di fare de' nomi di
tante lor citt forf con men delira fortuna
e bilbgna accular si rea
nota, tardanza, e lentezza, come fe lode Irata cofa da (tento.
quello, che l'oggetto di mio parlare fi , che ballerebbe, fe non avelli
:

Ma

af&i altre pruuve , Quello folo nome di l'artenope a convincerci , che in


Napoli vi furono Fenici , e dal bello , e deliziala clima piacque loro

thonopt; ed ora farebbe di nolra fama,fe aveflmo tal nome in conto


grande, piii che Nespoli; comune a tante , e di affai pi frefea et.
190. M'inoltro dal vero nome di noltn citt a ravviarne un fallo,
e per cui: dire, mi reca alto orrore il leggere, quanto lungi fi e ito dal
di

fi

i creduto,

9s\tpi, indi con empiere


han dato un Argonau
e ci
il

fondatore

di

Napoli, e

)f de'Ro!

Falere Ate-

paiii

.....
pag.ii4<5. lin.4;. Nespoli;

.li

quelle

min, mas Pari&cnope diRa,

diCu-

brievi p^ro'e

& prius Pha-

hrw,J poeta

credimuf , indi aggiunge le autorit , ne ci c-prime


fLwi^mi.' L-iiri!jiiciti:n-, t nufifi ninip.itt, che recan difallro. Ed
ora anch'io m'avveggo d'eir moldio in voler feovrire i falli altrui,
ballando foltanto porre a pericolo , ed a pruova ci , che da me fi
culi

1913.

Phalttitm iti lolle di Napoli

(onfufioBt degli fcritlori intorno 1 tiFnome.

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

'

irfi

i detto di Partenone.
iot. Non Ti pu dubitare , che in nollra citt vi era quello nome
Falero, eflendb ed antica, e grave l'autorit di Licofrone portata gi
da'noftri fcrittori, ove parla delie tre Sirene , delle quali la pi diltinta, cio Partcnope, fa venire alla Torre di Falero v. 717.
l

Tini

[ili

Qa\*f* Tigni U&i&pLtpim

Oltre qt
par ... iAus f>

OViu?-|

ii c<0p3 IljfiSWir,

h'

2noW,

i>

w?*-

T^i N(mXj( , Pialenmt . ..urbi in Opicis , ad quam e/el/i futi Siren


Psnhtiiopc , qua vacarur Nespola : l vede apertamente , che quello
autore ha traferitto quello di Licofrone , ufando li (Iella maniera di
dire, ed il verbo Spi'fium aiiu motti ejicior: quindi fiamo certi, che
vi lia Hata tal nome in noflra citt , cornech ito in ditufanza , n altri poi fe ne fervi , perch non era, fe non un piccolo, e bel colle di
ella, liccome poco innanzi diremo
Che i moderni nolri .ferii tori abbiano voluto dar pi predo fede al Bizzantino , che aiirifce *A>ipo
vi^n, urbi, e non a Licofrone, che non il vuole citta, fi fcorge,che
con poca cura, e lenza difeernimento han letti gli antichi, e mi foiacc
annoverarci il Cluverio. I grulli falli di Tzetze intorno a Falcio II fon
rawifati , e riprefi dal nollro Lafena nel Ginnaf. pag. 101. Or di buon
.

volere lafciancfo

aliai reflanti

cofe inconfideratilllme degli altri

mi

ltu-

dcr riferir ci , che io credo avvicinarli molto al veto : ed avendo


forti indiej, per non dir cognizioni licure, che Falero di Licofrone fia
l'amemlfimo colle di Mergillina, che fi t veccliiltimo nome , ma fenza cflervifi polla mente finora , eficndofi Creduto nuovo , e della Hagione di Pontano, e Sannazaro la quale quegli co'fuoi impareggiabili
verfi , e quelli coli' immortali ccloghe, abitazione, ed animirabil fepolcro l'han renduta famofa; e la gente llraniera da lontanillime contrade
fi fpingc con nollro jjiijiiticruo a Urk- i>nure , comincer dall' etimologia Fenicia, per non efler dimentico" del ptincipal mio oggetto, ed indi far lollecito a Ibfienerla con buoni documenti Ateneo nel fuo gran
;

X
iji. Si tomintia a dimoStirc

che

li

voce Filtro

dinota una fpecie di mergi.

Si

FENICI PRIMI ABITATORI

favj lib. q. c. il. p. 39;. quando enumera le Unte [pecie di


ora remi
fra'mergi v appone jaA&ffiii , e dice : H" $aAie

convito de'
volatili

uy

(tfJkSrrfpn in' itne, fhalarts roflrum angu/um habct , torpori! hobiu teretior , alvus cft cinerei colorii, or iorfmtt nigricanris . Indi per
provare , che quei uccelli , che eflb nomina , fieno paluiri, e marini,
recita l' autorit di Arilofane, ove (i vede il ftafljj*

NjiVus,

utoittt,

tr^oc,

TW,

iJuAnoJtif ,

Amati,

nel

gratulo!, attogrnos , pbalandas.


Trottilo!, mergos.
21. p.ps. ci fa Papere altres , perch tpa^ue^! era confed-

lib. 7. c.

erata a Venere, e di bel

nuovo

cita Ariltof. in

Avibus

Anche

Suida.

marini, e dice aA\n/i , non gnXxeJf , perch


acciocch non fi dubiti affatto , che tal nome dinoti
mergus, m'awaler del gran Bochart part. 2. pag. 107. del fuo ammiratylai mrd gema cfi ,
ctenbile Gerozzoico : *a\neJi, mergi ,
nium colurnic! , ai nulor cfl Athcn&vs.
191. Se dunque yA^afr, ovvero piXti(j i vocabolo de'mergi , e non
potendo efler d'origine Greca, la quale da niuno l rinvenuta, e lpendoli eziandio, che in buona parte, anzi nella maggiore i bruti ban
confervato tra' Greci il nome orientale, come lo (tcIVo Bochart con incomparabile erudizione , c verit nella fuddetta opera ha dimoltrato,
niuno s'opporr, che quella voce ufcita da -ha, phatar: e perch ne'
libri fanti non v'ha tal parola, il Bochart non l'ha tratta- da origine
itranieia 3' Greci , quando gli era agevole il penfare , che liamo in iltrettifOma mifeija di libri antichi orientali e vi doveva effere -tfl , mergut, giacch in Greco parlare t/Anis , che fono gli ftcfl elementi dinota quello volatile.
non fi creda, che non rinvenendoli ne' fanti
volumi quella voce , non vi fui rimala la limile in oriente , perch
nel Calda) v'ha
che dinota una Torte d'uccello, ed anche inAraJ
bo linguaggio, ficcome i ollrva nel gran vocabolario del Gattelli ; n
flurba, che in n manca la 1, perch lo Hello juJim , che ipsiuifu'f,
ed il compollo wrpijf**-, e mpipfeipO-, quindi tanto fi iVs, quanto '"js. Vorrei, che non mi s opponefle da uluno, che ufa folo vocabolari, che il mcrgo in fanto linguaggio fi dica con doppio nome ras,
e ivo, perch in quanto al primo non ne rinverr autorit, ed ha fatto men che bene a dargli il BufiorJio tal lignificazione
ed in quanto
al fecondo, cio ivo, non li niega,che nella veifion Latina de! Levit
la vuole

tra gli uccelli

Io fieno

Ed

&

&

Ma

11. 17. e del Deut. .\[ v. 17. l porto tacrgnliit , ma fra tanti uccelli
che in quelli due capitoli fi nominano , al'i malagevole lapere , a"
quali de Greci , e de' Latini corri fondono
oltrech i LXJ. invece di
mergulm in tutti e due i luoghi hall pollo *x-nfi*vn , che anche iti
:

191.

Pbakrum voce

orientile

pili

ragioni, che dee uftir di I^B

^.

Digittzedby

Google

DELLA CITTA' DI NAPOLI.

icfj

quella lineili li contende , f dinoti l' aquila , come vuole Efichio , e cita Sofocle, ovvero gli uccelli di Diurni-, xfiUice, fecondo Plinio
44. n i cementatori de' fanti libri convengono a determinarlo. Sicch non rinvenendoli certo vocabolo in Fenicio , che lignifichi

lib. io. c.

il mergo, e fi*f5 n' e una fpccic fecondo Ateneo, dobbiamo pervaderci, che tal voce ufeita da Ptleffiiu , tanto pi , che tra' Caldei,
come poco innanzi ho detto, vi il '";!, che dinota volatile.
dui

Ma

, che -tal voce appartenga a' mergi , quanto il vederli


in Napoli ; e che quel luogo , che i Fenici dllro P&atrum ,- o PiMali
ferbato fino a noflri di con mntarfi felicemente nMergiili-

na col lrmer

rum,

ne, ficcarne

nel decorfo

del

mio

dire

fi

molitori

con chiarezza

che

non li deliderer maggiore e ii dar vivo lume ' veri di Licofrone


comech me ne rileroo buona parte di cui in parlando della gran colonia Atenicfe, che li fu l'ultima a venire in Napoli, e vi port feco
:

ij;. Si vivuto s lunga et , fi tntefo Tempre dire , e fi Jet-"


to in tanti noltri fciitlori , che la nollra amena fpiaggia col vicino colle filo all' occidente

abbia avuto

il

nome

Mergillina

leggiadra invenzione ne formarono una vaga Ninfe, e

, ed
i poeti
con
non mai G penperde mai in tut-

dio, onde le fi dato tal nome: ma perch non fi


to quel, che antico, e fi fuole ferbare, bench viziato, e guaito, il
Capaccio nella Latina Stor. di Pozzuoli pag. ipj. colla femplici-

noftro.

t di quei tempi, ci dice due ragioni del nome cu Mergillina, del quale crede, che baimazzaro ne folle flato l'autore
la prima, perch dura
pi/ces mergerentur , cdogas pifeatoras eompofuit; la feconda fembra eru:

Da&srum quoque -Siroe s'intende poco


,
e/i fio iSam ( Mergiilnam ) quod contro Megurim, velaapud Megarenfei fcopului Minerva JEti/tic , qux vox merguni apud
Crjrai fi^nificat , tommemoratur aPaulania in Astkh,tit Gricci imidotlijfimui poeta , qui omnia fiudia Minerva additerai , celeeorum focis uti vello videretur . Ef miteni Megarh parva
dicunt. Ognun vede, che fon ragioni tratte

dita, non per naturale

rum opimo
ti

tami

briorihas

nfuh,quam Ovi ca/itum


a Dento, ni l guadagnan
fcritte
li

penfava

me

averle tra; ed or mi fpiace


che a tempo di quello nollro fcrittorc
mergi , n ancora era ita

l'altrui volere

giovano almeno

elicli:

fiata detta tale fpiaggia da'

male la rimembranza, che quel luogo avea il nome da quelli uccelli,


ma non erano allora s Ittici gl'ingegni , che aveller potuto penfare,
che Mergillina era un'interpetrazione dell' anlichiflima voce Falero. Or
in imprendo a. dire aliai cole di quello luogo di nollra citt, e con tal
occalione chieggo libert di dare buon lume alla voce (leil , che in
diuranno all'origine Fenicia, e per fallo degl'interpelli, ed anche d'alcuni Latini Icrutori n'i alquanto degenerata: n mi fi dar colpa, fe lar

X
ipj.

Luogo ameno

di

Napoli detto Mi'gitiina

e lo tirilo,

lim.
che

Piilmm,

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ii)4

FENICI PRIMI ABITATORI

lungo, perche tutto andr ad intero vanto iti noftra patria^


194. S dia il bel principio in mofirando , che non fu nome dotta
noftl) citt, ma d' un femplice lido, e di un colle vicino , tale volendolo Licofrone ne'vcrfi Copra num. 101. trafcritti ed i fiato egli il pria ebrei il nome di Paler, da lui, perch antico, fi dee promette:

mo

non da! Bizzantino, tanto meno da' moderni Icriiriiri


Quello drammatico ci dice, che la Sirena Partenope fu (pinta dall'onde alla Torre di Paler, ed al Clanio (perch nomina tal fiume Tene
dar! ragione di brieve ) non dunque la citt , ma una piccola parte
quella, che fi difie Tcpm $x\ip<. Pochiffimi non fanno , che le cittil
non mai fi fon chiamate Tu= , ma ntipj-m , e per non eficr lungo
in cofa si certa, mi valevole la fola autorit di Spanhemio inCallim.
pag-151. Tivpyot riempe modo de urbibus ipfii ditti , quod vulgo eadem
ejfent turrita; , ftu lurribus n&a! &Toeya\ prolude ,
exdetti, a poeti! appellata: : oc unde mora urbes in antiquis nummis turriti
tepii'u effigie, qua de re alibi, vaigli dejgnaatur : quandoque ctiam
*J- de arce,/ aus caitrurn , nel i&y&- Gmctl dicebatur , /lenti A'flaw tbv- , JCyvpt v-, Fv&V Tfv-, Eioii tS^- , ne
unde una voce .A BtlNOTEIX IT A I dicuntur in veteri
fimla ,
nummo , quent alibi dudum illu/rav Dunque fe Licofrone per Trfc.
1
^XiSpn avelie intefo la citta di Napoli , avrebbe ult
T(5v
Mi
fembra
ne.?ovvero
qudb
i
(premane
j
a ragione; e fi pu aggiungere, che Omero delle citta dice Tempre
re ogni lealt,

&

&

nenfi
Tiip, eppure comunemente la vogliono antichTima , e ne fanno ufcU
re la denominazime Tyrrheni, i quali fi credono pi vcccl d'Omero.
Dovca dunque edere una femplice torre Etuata nel luogo di noftra citta, detta di Falera. Ardirei dire,
troppo pronti a contraddire , che
parli nel

lib.z.

epigrammaton

ma temo
il

nollro

certi

ingegni

Sannazaro

quali fon

di quella- torre

i.

fimul pinna, nveifqm tettis,


Rupe Mergillina fedeli! propnquum
Jpettat in agaor.
Per lanital torre uguagliata al fuafo da Filiberto d'Oranges,nc concep
tantodiipetto.che fi morl;fbrle perche ne Capeva il pregio, e l'antichit , fi legga fua vita , e fon degne di piena riflcllone quelle parole , che
in efia leggonfi : Sid Avranno dentimi scie interdetto , cam hora fatali! advemret, audito cjus intera 11 Jefe in cubtum erigerli, Exrdam,
inquit, e vita hoc meo non inani voto Intu, po/lquam barbami Mtiftrum o/lii, ultore Mane , rmman'n mut* fornai perfolvit . Chi podi opporli, che il Sannazzaro non avrebbe chiamato , barbami Mufnram befiit il Filiberto , ne fi farebbe irvito dell' efprcflone immanii

DELLA CITTA'
min-in

mai

, fc

DI NAPOLI.

itfj

non folle fiata per alti pregi ragetarOToIiffr


fapcva eflcrc fiata quella di 'Falera
perche Te fi era
poderi, non poteva il Sannazaro montare

tale torre

egli dnnijne

un moderno

edificio ne' tuoi

in ifdegno si trillo contra l'Orangei , che per dolore fini i giorni: i favj fanno ben pregiare le patrie antichit , e t antepongono a' loro pi
ricchi averi.
mi fembra, che eziandio il Ponlano, il quale ci ha ferri-

Ma

ftie incomparabili opere non poche dell' antichit di noftra citci (vela non con minor chiarezza in due luoghi, che Falera l eri
Mergillina, di quel che ha fatto il fuo raro amico Sannazaro. Le parole del Pontano fon rapportate dal noftra Capaccio pag

te nelle

t,

2!,f3

pleraquc Albe

,.vteatumque Muta ex eo Parthenopem , qttod nomea pofi fuii


etiam urbii e/ui , qua: nuM efi Neapolii. L'altro luogo pi (colpito fi
: Itaquc fcputcrmn ipfum mdido efi Parthenopem colli impcritajfc,

colli

Tc'xiow Sutrwm fpclUat , aia Smsum Mmmfides, tma c$c7.


Puem ad locum , quod nirvei qua/i ad quendam portum applicarci!! ,

&

collii ipfi frequeni erat habitatoribm , acque ab accolh,


nauti! celebratui, ifque obliteralo PRIORI NOMINE , pofi patrona memoriam,
etqut ab li! /spuler Partlienope cognominami . Non dar noja 1' oflrvar ci, che qui dice il Pontano , tanto pi , che cosi il Capaccio,
come altri naftr frefehi fcrittori non ne han comprer il fentimento
Nel primo luogo ci palefa Gioviano, die il fqiolcro dilla Sirena fi era
nella pi eminente parte del colle , il quale fi vede adi' eftrcmii.i del

noltro feno verfo occidente, e Io

ftefl

:i

rat habitatoribus

ad

le

|>S-

ripete nelle feconde parole

arette ab accolti,

&

M;f!ji;ii;ia.

Ma

natili! celebra!

nomine po/l patrone memoriam , acque ab ejnt fcpnlcro Parthenope cognominanti . Ufcira la Tavoletta del fcpolcra d Parfcnope, onorala come di noflra citt fondatrice , e patrona in cit colle,
fi
curft yiii il fuo vecchio nome , e fi dille collii Parthcnopeifl '
dii ora pu dubitare, che il priui nomea obliteratili fi tra Phalerttm,
eh;
195. Sembri, (he Peranno avtBc Caputo, che Vergatimi fi dille Flult'um.
obliterato priori

non

Oigiiizsd by

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FENICI PRIMI ABITATORI

ra lezione,

chi
I11

da

perch l'ho impromcll nel num. 179. con


attende quello poeta [u fama . A
Pantano, che Patte-none avea Ibpra un c

da' Tuoi cittadini

ammirali

ma

Paoinio

me

il

dice efifr l'h.slm-.m

ci

divifando

!n quello lungo

nopc

che

:!r

il

ci

lib. 5.

i,j:,:k.-

m.iy funai

firere

qi

104.

/Idilli

Ami.

prk-ga Stazio

bel crine in onor di


fi,

il

v.

p:tlrm ialini,

.if,!.::,

,'5'

e vivacifiimo eficidto

reciful

l'avello di lui

^ che quello

dice Stazio nelle belve

Exfere follimi:", filli tu


Partkmpc, n-iwm.inc

Pone fvftr tumvl^,

1:

padre deli
che era Impellilo affati
filo

10 vera , ma almeno qualche fpiegazione , che vi 5' avv


leggere ci, clic ne ilice- i! Gronovio d'opti efcrli 1;l;i;;u.i

e dovea

munte

tanto

piii ,

che

colle fue infocate ceneri

il

il

noiro Stazio dire

Vefuvio

tutte

il

nella (lagion fua

le vicine

colline

nome

proprio del
avea ingombrato

anzi

tutta la noftra

campagna. Dunque penfarono molto meglio coloro , che fi fiudiarono


mutar S iinportuniUima voce,comcch non Ha fiata fecondo la mendi

te di Stazio.
107. AU'oppafio il tutto andava a bene
fepolero di Partenope, che li finfc Sirena ,

li
folte faputo , che il
credeva cretto nel colle
Falera, 0 Filato, fervendoli <ta**tkt e i*as<s, mers us, come gi fi
e detto man. iji. onde Papinio cant, Phalaro molile jtfvtt't .-'eri fr

196. 197. Si rettimi J li voce

Pbatm

fe

fi

a Stazio mutili da'copinoii io

Digrtizsa

bjr

Google

DELLA CITTA' DI NAPOLI.


troppo noto, che quei, L quali traferiveano i libri le parole loro difagevoli, = Arane, e fpecial mente i nomi proprj gli mutavano alla trilla in
voci trite, e comunali. L'immortal Grazio vedendo in eflo Stazio (per
avvalermi di buono elempio) nel l1b.-4.~4. v-to3. quello periodo fiat Caio, Nec cnins Tyrimhms alma PeSui amiciiiit, e che gli era olcurillimo intenderlo, credette doverf] leggere quel Tyrinr&ius , vctiiisinh-.s:
maGevarzio dice, cui emendationi accederei , nifi vulgat.i Iclio eti.im
ammode poffet explicari ; e [libito li vide un nome proprio dal grande ingegna di Grazio farli divenir una voce facile a comprcnderii , ed
ordinaria ; or fi confideri, di quali licenze potean abularh g' imperiti
copiatori , 0 poco faccenti . Ma bifogna , che colui , il quale ama Li
potila d Stazio, s'avveda, che quelli lapea molto e di lloria,e di favole , onde i fuoi verfi fon pieniHimi di nomi degli D;i , e d' innumerevoli nomi della pi antica geografia: oltre quei degli eroi, ed eroine:
e ninno pu imprendere a leggerlo lenza clfcr clpcrtiUnio della mitologia . Or avendo rinvenuto nel mitro Stazio, che il norne del monte,
traferiffe

fembra , che fon propriflime ora

le

parole del Fontano, ifqua

E s'oflrva di leggieri, che fon concorPapinio, e Gioviano , perch tutti e due fopra quello colle fan riio vie pi amo aiutar il mio ratrovare ftppellita quella Sirena
gionare, e riportar altro luogo di Stazio, che maggiormente rende lais'era altrimenti cagitombiatm

di

Ma

do, che Falera li era ci, che ho imprefo a moltrare, ed infieme prevengo quel, che farebbe facile oppormi, ed il far tornare a mio vantaggio.
198. Mi potrebbe taluno oliare, con dire, che fia mio obbligo a rinvenir documento, perehi il padre diStazio folle Italo fcppcilito in quello
colle; giacch vuole, che le ceneri di Partenone gli tran si vicine; or

"

con rispondere faro pi certo, che

il

colle di Mergillina eraFalcro,

e lo flelfo Stazio viene al bifogno nelle Selve lib.4..,


geaWe j'ecutxs
... Eh egamet Ihmtiunt,
Littm, ubi Aiifnnio f condidie hfptia f.-tu

&

feUir,

'-

'

Mtrmtiipte Jcdcni

C Partkenopc hafpita Aufimia pori


i)3. Stazio ivej poderi in Falera

ilraniera

ivi era

anche

il

prefe porto

gi

fepoltro d Virgilio

Digilized uy

Google

itB

FENICI PRIMI ABITATORI

il noflro mare lungo Mergiilina 6 un bel lino,


ed in oltre ci deil luogo, dove Partenope fi caadi'iit , e li 4
il fepoicro di quella fopra il vicino colle , ed ove fi sa , che
v'era anche quello di Virgilio, e nella foglia di elio federiteli cantava;
e certamente qui Stazio avea e geniali poflfloni , e beli' alloggio , e vi
paflva dolci le notti, altrimenti non avrebbe detto, egmat/omaum ,
geniale ficurus Unta. Non far dunque di maraviglia, che in tale
collina eran le ceneri di fuo padre, e che pregava la vicina Partenope
ad onorarlo col fuo feorucco e da ci fi raccoglie, che portava feco
in villa fuo padre, il quale dalla (a vita fi ha, che Ti mori non vecchio dopo efire fiato per lungo tempo aliai cagionevole della pedona.
Da quelli due luoghi di Stazio ci fiamo renduti compiutamente favi,
che Phalarum, ovvero Phalitum fi dicea Mergiilina , comech guaito
ora fi legga per groll errore Afflato , e ci fi conferma ci , che avea
detto Licofronc , che Partenope fu accolta preftb tiftn Qxkii* - in oltre , che ivi anche era certamente il fepoicro di Virgilio , che lnza
ragione l contraddetto dal Oliverio, ed il Pellegrino , il quale fe gli
oppone nella fua Campagna pag. 170. al (olito l confonde , e non
fa comprendere il luo dire : forf altrove io in quelt' opera di leggieri
toglier ogni dubbio, il quale folo proviene da quell'altri verfi 78.751.
di Stazio del cit. luogo;

detto num. io;, che

e ven difefo da' venti, e coti anche fcrilTe Pontano

termina pi fpecialmcntc
inoltrato

&

Hac ego chkdch ed te. Monelle , finabam


Liner-bus, falla! ubi Pattu egerie ini.
Infelicemente dagli fcrittori s'imilcono quelli co'primi, En egomet fimnum, V. onde turbati h.m creduto , che il poeta confonde Mergiilina col Vefuvio, quando altro non dice in quelti due verfi , che quel
componimento in lode di Marcello l'avea fatto prelfo Ereolano , 0 altra luogo , ubi fistiti egerie irai . .
nee dum letale minori cejfet
open, tnjppo ficura, perche lontana , Mergiilina dal furare del Vefuvio . Del rello a me balla , che anche con quello nollro antico poeta
fi renda certo , che Fater non fu nome della citt di Napoli , ma di
un fempliee ameniftuno luogo.
igq. Meriter bene , le qui aggiungo pochi verfi dell' accorti/limo
.

Dionigi l'ericgeta, co'quali dar vigore ad alcune cofe gii ette,cfpecialmente, che_U fepoicro di Partenope fi era pred Mergiilina v.357.
Tj'' [iti KaflTItr \nr*ps> iiioi , Jy[ jijtSftt
A?i! TIxj&usnK rxviion Sifeiw iatKnt,

ni=&cTBs, Si Wraslsis hiS&m kcKtm.


h.uic [Ritnmn) Campannrum fclx campus, ul rmtrum

r..-/

Pulcini Psrshcnopes fpxarUM plenum miOtlptlis,


Pm-lhenapes ,
mure fua excepernt fin.
tenuti a quello piccolo geografo, il quale defetivendo

Slam ben
19;.

A:hc

dal Firicgcta

Ti

[lavi

che

il

l'Italia,

Cepole di Finenopc cri in Filtro.

DELLA CITTA' D t NAPOLI.

t6g

nomina folo Roma regina delle citt , indi Nacon bella lode, ed altre pochiilime , cio Crotone, Taranto, Sibari, ed Uria, ed affitto non fa menzion di Capila , ne cerchi altri la
ragione. Quello, che s'affa al mio argomento fi , che dice efiere fiata accolta Partenope in quella parte del nolro mare , ove fa un bel
feno, e ripeto, che verlo Mergellina fi vede eifer cesi, ed ivi eziandio
gli altri fcritlori han polio i! fepolcro di quella finta donna , o Dea
E fi cedi di dubitarne , perche le noRre acque l fono accolte da ben
curvo lido , dicendolo chiaramente anche Stazio , che Ibeflo il vedea,
fuor del noftro regno
Eoli

Kb,

j.

delle Seiv.i. v.8o.

Quxquc

ferii

curvos

enferta Megaliti fiuHus.


dicefi Cajlello

Si sa, che Megaliti quell' ifoletta , che ora


ed in elfa termina il bel feno di Mergellina
mente, che il geografo appella il fepolcro di
fiico, e

ditfOvo,

Amerei

efli

fi ponelfs
, che
Partenope filKn*)p)t,

campagnefeo abituro, ovvero una brieve grotta: di

tal

fignifi-

de temalo, fes antro Apollide fede oraculi Delphici dilla fpud Eurifdem feti v. 730.
E'djt
ano trag,
traggono quella
*fs ("'Ji3j. S'aggiunga , che i Bramatici

denigrar ve tinte , u! ,
0 , nel utroque
fumo,
_
,
il Periegeia
al noflro Stazio , che dice del lpolcro di Partenope fcmiruium , e puhitruientum , perch a loro Magione, cio de'prinii Augulli , non fe n'avea pi cura da' nollri maggioie

ri

i>ii

il
lutto della Sirena leggiadra invenzion poetica: e perculto di lei fi era ridolto a dedicarle femplici biade , rada rulicana , e credula gente , ed ornarne il fepolcro:
v' eran facerdoti , che vi divari oracoli , e fe le lagrifi-

cllcr

liivj

ci anche

il

glia: a'fia'WKi ,

quando prima

cavan grufi vittime , e fe le celebravan giuochi con lampane , come


dice Licofrone, che ferine in tempo pi rimolo di Dionifio, e di Stazio : di quefti giuochi lampadari 1 *
via Pigler , nella quale fi
faceva tal corfo, far bel ragionare , quando far mio argomento ben
Llungo la colonia Ateniefe .
fi conferma ci , che io

....

iDoibare

'

ri, che fembravuno contraddicentifi

per atto

'

Virg. Georg. 1. 05.


.
.
.
Quo te enrmine dietim,
Rhittica (vtts) nec ccllis ideo contende Falernis;
triniti Amine* vita , firmijfima vinti , Gfc.

Simt
e
lo

il

poeta chiaramente

Microbio dice

effrr

il

vino Falerno

lo ftefl ne'Satum.

lib. 1.

dall'

Amineo all'oppoUvnrum iftgfim


:

C16.

ToinJ.
100, i'jvvifj, dit in alcuni

femori

li

vede

Ftdvnun

initce di Pia!

FENICI PRIMI ABITATOSI

minto, e che Virgilio il c'ilini:;i:e e lo l\:!o c' ,ivver(il".' no i pili favi i'(jrr.tn;j;orT di quello poeta: ma pori piace il vederi; l'autorit iirorilj'nti, l-nsi ingiuriarli ili farle andar di [ungerlo, che la follia reiti, anche del Pellegrino in tutta la fila Campagna Felice, che a molli leir.l.rvi piii tulio
un' orrorofa Stiva : e batterti ti!.v liilt.itito !':!>i;-."rci, che ha (irirro ili untilo vino Aminie poi il ripete nel;

>

"

Del' retto

fe in ciucilo

h:-.m;

clic

faccia piccola

fi

vino.iAmimi)

il

mutazione della
Rilevali

r.!tv.

io

(opra

ttonpo leale, e prave, qual

13.180. F. edii di 'ChartiTo


Virgilio AW-) ir
Nsspnlw.;:-.'! /Immeum , quoti
:

irido

10

con quelli

ardiri

mbfe

do.-iiio.-n-

ifcrijfe

0 comentatori , dal
,

che lempre piti fi


e che ora

gellina

l'aleni, ami) ulularmi

ifi

Il

(Uno

I*-l!iL[r i:o
:

lo lile)

die

;.'

quale

il
:

lui tinta

Jembttm-jjs

.Vi

il

mi

(il

ni
,.

iiii'ei

C:?.!',II.im

pa-

in-.

N^-'

l'-

fu d:./!:^ r.Hike f,U iJlrc,di-

f-.xr.-Jh,

il.:

,:on cffer.do di p,i,

creduli,,

hirj.tr

rhi.-me.to

lao.rc

d..-

Ha-- si C.6. del HI:

b -ver Frtmcitcno

anJic i1 ;' frciclii iirritvero da qualfivoglii

pillandoli

]Mf

colla gniila ika;!i an-

ito finora per pillilo fentiero

nillni

rreyo

eh-:

il

r.-.'i.i
!.-.>; t

XspM

di

,o

dcun

F.ilane fu

il

ed

a.ro y

nmn/r,

u-ttsiia

il! fui sinico ii.kc Pcliiipo,


in f/.'..- lni^a.: dt'b ,^,:i d 'oa%<-.!,', ilin.-Jc-,
il fina I <.-.-. zi.; fu., ,n me.-.-.w del ii,',i:c Mileur-,
c del Fs.l:r.:c ; c- me poi il 1 Vi ivi 'ri no (i'i.i;!i ci, che han detto il
Villani m. l'ho, e l'antiT de' kiiji-.i , neri la il itu'u turarlo, per,-! t;li
,

come fece [umico /Sntare,cht

bala d'alcrire,

frrijjc

che bjn errala

101. Datili dittati anche

iViempi

che la maniera pi fpedita di

baibiiiei

li

lia

clic

fcri-

Filtro era Meriti, ma.

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

17.

filimi

era

Intanto

piii

noto,

QOttc j dicendo
unitiffimo al
,

ed ognun sa,

unirli gran

iome

a ci, e conliifamente , giacchi

Quinto
turba

la jjrand'

tjuclio, che

ha

eratl lcgLjiL-ivj

il

fallo, e

eri convencvol cofa, che io Roderti

non

die

tra'

del

li

Iki-

primo,

durava

poncriori

autorit del dottili Mazzocchi , il quale avvak'iiii. ili ili


fcritto il tuo Pellegrino , apRiunge , che Psufiljpus in.
:ilrt;-.i
l'cik-rli &;:<.<> l.,!crnmii
cola rcceii-

nr/ioa .d numi-', crime

tiffima, e che eziandio alla (ragion di Plinio

non avea alcun nome, ed

accettili mi fi prcili fede, far leale a riportar file paiole in F.rtf.


ltinl.jliup.wiir.pig.zio. fluir mm:;ii ej:ij,nj;i aitar r,b a:n,:tb::\ Paul"

I'.'Iua diniur, lime fuijfc tte^ ( circumlocutioncm) 1,


Plinms ix. S4. in jfuf Lucullus escili) etiain monte jirxt

nnriyuis

jYiyr)

mmen

eias

manta pnprhim mdhim

fini

gvnre quidam upu Cui. Peregrmium de Mnvis jcrifl.


l-'alemuni monteni voatuit
Ntr aliar Frane. Petrarca 1
.

d<im

Pojtemr,

S:.wu<

r.uin;,:-

d,i

f:,h

pl,fi r tTpt, colhm Pauflvpum

il

fito di

Mcgnris, ora d

Y
laici gran

f.; a

notthi intorno

rrr.-

Frr:

ija

FENICI PRIMI ABITATORI

&

Neapolm Meg/rris ; ammiro, come s


al gran Mazzocchi , veduta da tanti noflri
nome queir ameniffinia collina , n Plinio per
Se poi lo fcritrore anonimo de' bagni 1' appelle {Vegliata mento dell' eruditili. Mazzocchi potea
Greche, e Latine, le quali ci danno FA.tTalernum In oltre farci lieto , che anche il
nome di Falernum al noflro Polilipo , lccume
e mi fa defderare il luogo con dire in spili,
,
qvaiam; ma temo, che non lia l'epifi.4. del lib. 5. delle familiari citota nello fteffo luogo dal Pellegrino : in quella per fi parla del Falerno della regione Cumana, perch vi fi legge fumo , ceneri , e fuoco,
quali cofe non fi videro mai ne' colli di Polilipo : Vidi, dice il Petrarca, Fnlmtum moment fomqfo palmiti eonfpicmim ,G' hie aridam tetlutim nnrb'ts falutarem , fmnum perpetua cxhahntctn , Ulte e'tncrtan
gloios ,
fermenta featebrat aheni in/iar andanti! confufi murmurc
trutlamcm . Debbo dunque farmi cuore, che l' oppofizioni del gran
Mazzocchi d'effer voce nuova il Falernum apporta a Mergelfina, ovvero
a Polilipo non hanno in niun modo recato difiigio al mio ragionare.
ao). Avendo io molte cofe dette intorno al noltro Falera , e credo
non tallire , che C'enfi lette con piacere , almeno, perch mi fono avvilito unir quelle, le quali ad altri fcrttori fono fuggite , fi veduto, che quello nome non fu di noftra citt, ni di un Argonauta, che
fi finfe , o veramente li pens , che
ne frte flato il fondatore : giungendofi fino a fcrivere lo fteflo di Falaride tiranno di Sicilia : tnplib.3. t.6. Inter

Paufifypum,

(colpita autorit fia sfuggita

poeti
dirla

avea dunque
fava pcrifrafi

Umm

il

Talernum

la favi ,

tfowenirfi di

aliai

autoriti

l'conciato poi -in

Petrarca avelie dato


vuole il Mazzocchi

il

&

wpxi"- Er<iM'o; ili-arca ilu ii


NfiTj),i. , cosi dice il buono
Ilitc. Tzetze comentando i verfi di Licofrone riportati num. 191. e d
non per altro, f non eziandio per la forni giianza della voce. Or fi crederebbe, che il gran Bentleo illulrando
frammenti di Callimaco pag^Ss.
ove fi nomina quello tiranno , ha (limato , che in quel luogo Licolrone
parlarle di Falaride?
egli dice ,Callmnciam eum liti ^aAncV'i
don Lycopbrcm ^Aftcoi appellai : n potr mai intendere , come in
Bentleo uomo d' alto fapere in Greco linguaggio prevalfe 1' autorit di
Tzcrze. Ma io Aimo aver palefato con buone pruove , c documenti,
che il Falero in quello drammatico fi era un fempliet ameniffimo colle di nolra citt. Ora l'onor delle patrie antichit richiede, che avendo rinvenuto , che il nome di quella flefla aprica collina da'Greci fi mut in colla leucocii , mi Rudii di fvelare , onde ha avuta origine
tal parola , e fe fi lfi una pura interpetrazionc della voce Fenicia
Thaleritm
Preveggo, che mi fi fomminiflra lungo argomento di fcriuiHm .lire nc.n li, Ut- liil^untn dall'utile, non mi fi vievere, ma fe
terebbe, che rimetta in fuo antico lume quella voceGreca qiKipis ,ufai

il

in diverflEme nozioni

103. Slcsorat

Gi

ed alcune, die fembrano tra se oppofle

confura Filtro eoi Falerno, cosi ancora con FiLride

Re

di Sicilia

c
.

DELLA CITTA

DI NAPOLI.
_

fi adorata dagli aulori


, pa^.
D _.
Mgine, cio al no, pbalat, che dinoia i

Ihiwim! m.iniera

>be

il

nome

il

noftro Falera
i

poi fi v
, e
lua vecchia fgaii

concetto, che racchiude la voce


f dico, che lai nozione fe gli i data,
da ali"
;E. in quelli incomparabili vcrli
tutti traducono [puma ilbefcwte! ;

parare , lubito li lluv!:h: favilla la mente d' Omero , il quale ci ha


voluto dipingere, che il mare in grotto :empella richiama i mergi alli
preda, ed allora fi vedi: ripieno di t.ili volatili
o come dice Virgilio,
ed altri ancora, elfi fi ritirano in tempo di marea a'lidi ,Gcorg-i. v.jjS.
Continuo veneti furgeiii bm , n:it freta pomi
:

aut refonantia lungi

Lnera mfieri ...


Jane fibi imn cetwis male temperai uni canni! t
Cam medio celerei revolmit ex sqnore mergi.
Ecco dunque che Virgilio comprelc il pcnliero d'Omero , ed il valore di fAie^ami , interpetrando , che i mergi nel fiero tempo di mare
fi
rifuggono alla fpiaggia , e ne mantenne 1' origine Fenicia
K folo
quello Latino pneta difi ci de' mergi , ma lo Spanhemio mi por^
I autorit d'altri fcrittori neh' una , e l'altra lingua
ndl' ofierw/. in
.

Callim. pag.317.

/Iti:

urinili

'.-.ini

fv.tv.rj;

lc;npeji,.ni ex

a-^ifsji,

, ;- fi .

liei; uxta Virgiiiimi ,


w.-yt e mari ad linoni ,Ji in ficcala
confaxicnlibm capi, p-jfi Anania
niS 7. teadiderunt Maro ditto Georg, loco , Lucami! I. r. 11. 503. Per/mi J'atyr. 6. -J. 3.
Plinius
tlS.r.ji. Sicch farebbe per riarci nop taluno, che volell efler relio,
e dire, che in Omero rifu
dinoti , ftullm albi , che
aliai languido, e non Tnergos-crcii.-.necs . t,-:\cto repellente!, che molto cfprimc, n ci fi preloita dell'ondi: fortunofe cola, che tutti lamio,

Amm.

104.

All'affama

fawfii.-tii

d'Onera

fi

&

i uni nuovi, t vera nazione.

FENICI PRIMI AB

ditillimc cole in'

* Vtxxett, e fa

Mi

fcmbra altre
^ilb (efamininu
tcmpejath

, cui

rete

f:

Omero d

il

lieriileva,

m>:

prra

agli clini S'.ii^i^nti

re J. io*. Negli cimi Cj'jrsvanii

pili::;,:

ed

rr.cri,] ,

p,-;n.

cr i~:.~ps i
c ptrtii

Or

oiibiyu penfarejChe

e dal

non

Jlicw nr/if n'ii-f

ii

net.h.

Oigiiized &y

Google

D ELLA CITTA DI NAPOLI.


1

gher intenderti, che

a'

tempi eroici

matura fi fu il mergo
ed ine
ove moki,
f -, 0 uTf ausnigtdemandi

pili

il

vedesti

17J

ornamento

bei!'

quattro

li

di

tal ar-

TfTfBtjA*-

dice.1

a ^(;vJ.&, ed ove ninno,


Ni
ornavano 1' elmo,
fi
, perche di quello volatile pi fptfb
che d'altro, rifpondendoii pronto , d:e non li collimo lapere dopo il lunghiiimo corto di ranci lcco!i eli' auguri
co "1 milcrj , che da tale uccello ne prendevano inibii eroi , i,i d' ogni collume di quelle vecchie
ctl ci Hata tratmell ragione, onde fora chiamarli pago della femplice floria, e de' fatti: ma intanto fi sa quanto bene.o male eran augurofi gli uccelli
Ne dee curarti ci , die ti rimettono gli fcolj , ed

mi

Omero,

tjA

cio, che

.'-Jin,

fi

ed

Latino poi

in

fi

vede ora

ntniovanfi potili vocaboli, oereni- di let'ti.Ti fi paiono ridurre a


cLe ho imprefo a divifire, ognuno da per se fi fiudiera rinvenire,
,
ed avr forf il patere, die non li ito lungi dal vero.
107. In parlando po.o limativi, die all'arme fi dato nome da'bruti , e l'pet miniente adi elmi, ho taciuta U voee ':; , che anche dinota f-:L-,i, perche n
[-irci molto Ip.i/.ialn in ouell' ardimento, n io
amo far qui oggetto od mio .i /c, come fi crarvi go elmi antidti, ed
oliali
i

'"

loro varj ornamenti

aria
tiern

con
.

ei.i:.:^

che

lui erigine v.dc


eello ll>

balta,

d.iJi

.ji

Jirn.ta

leod.fi, che din;i

meder
v.iiisi

iii.u

dei

ovvero

un

licci kit;

die

uecoi,

-..-,>(

luci

derivati

t.itn-i:.!

l':g-dj.hi

de'qtiali

li

:/i lolo quello

tremavano

cima, ed nettilo. Armailufc

che

mi rimetter in

indi

legge

fi

li.rte

fi

lai-

frequente,

oleum qual

in

d'.tc-

<5:-'.rtK

h-.ii.L,

per

, e (.Ji/Ai's , voed altres glratia r a

(..f'ciui'e

co; B ;i cani .ipneli:tperch tra'


,
diceva alaidn , e non
,

ed ora intende

Franali anche a' tempi di Tulhi 'una icg


negher, die nell'elmo portava imprc!.,

Omero

in

y-::'i:'. ,

ii;>'rhi.i

volatile

laf. Kii-ji

ad.l

i\

r:v.-u\

cimo, ed

volitile ;e lieodi ancora

:::;e

fi

l-ilipp. 1 j.c.i.

le lode:.-,

delie da' uoUiili

che

le

Une

adorni vino.

176

FENICI PRIMI ABITATORI

acceduta alaude, (ettriqut ve/croni . Potrei dire, e non ofo affermarlo , che la celebre voce cornicHloriui , il quale dinota chi ha un officio
nella milizia, onde fi truova- cOTmcuiarius lesomi, tribuni, &c. oltre
il fartene menzione nel codice Teodolkno , lia ufeita da' faldati , t quali portavano nell'elmo cutniccnt, ovvero comiothm , cornee h mi contraddica colla Aia grande , ma un poco confida erudizione il Salmalo
in Solino pag.580. col.i. e pretende ederfi chiamati cormculnrii , perch

portavano catana nell'elmo,


qui
qualche
ma ci fa defiderare maggior chiarezza. Ora fon lieto d'aver rinvenuto,
perch Omero fempre die nomina Ettore , gli di 1' aggiunto 9tuoat , n V ufo affatto con altri eroi ; non mi fi rclfter , che il gran
poeta intenda, che nell'elmo di lui v'erano d'ornamento dpSw, uccelli , che i Latini dicono gaer'u; e non fi dubita, che non fa altro,
che diftinguere da' nomi dell' arme , o degli abiti i Tuoi eroi , e la gente ancora , onde fi legge fenza variare A^nii i'.xVuJes , Iao 6,fjc'-iw, n fi dimentie mal, anche parlando di donne, d'apporre loro
1 proprj aggiunti , come
alle Troiane d fempre 1' (Mus-i'titmi . Ora
ognuno ammirer ,che tali epiteti Omerici tran prima creduti oziol,o
riempitivi, eppure fono tutti iorici,e che ci indentano i coflumi delle
nazioni : e fi fdegner , che fi fono si impropriamente tradotti , ed interpetrati , ed il
di Ettore in tutte le verdoni fi legge con
quelle voci generali, e fmunte, expedite pugnarti citai, dandoliTolo fe.
de agli fcolj, che appongono, i Lv-r.v, -, ti'.c
Se fi defidcri
faper molto intomo al wfcJ*, spSat , e xipiSxKls , che Tommal
U Maefiro vuole , che d e-y5iir , il r.ivvilcr ndl' annotai, a quello
gramatico , c fpecialmente in quelle di Stoebero , e di Oudendorpio ;
ed in oltre troverr fcdtilTime olTervazioni del dottifs. Valckcnaer nelle
dice altres

col del

m^mXw

aninMdwtf.

m Jtmmomum

pag. 118.

10S. Sembrer tirano, tutta volta far vero, che eziandio la parola
in fua origine dinota un volatile , ed indi fi fece piegare a lignitra'Latini l'elmo: fi ha il fuo derivato ci^r/d , che vale l'uccello,

caffi!

ficare

che

Greci dicono ittpi'iio;, giA qui innanzi riportato, e fembra elfer


lo flefl, che gahi-im anche fecondo Plinio 1. 10. c.37- e Gdlio Li.c
io. ne racconta una Tavoletta leggiadra molto
N folo m' ajuto col
parlar Romano, im nitrii ni i'cni.io; nel Leviti 1. ifl.e nel Deuter.
14. 18. oltre Giob.39. io", il ilm.104. 17. e gli altri Profeti v'i la voce
intera caffita m'on, caffida , ed i L\\. ci han dato per ordinario ftiZiai, e S.Geronimo trulvus , ma fecondo la fila radice ivn farebbe ciconia, ficcomc ancora giuda i pi favj interpetri. Quindi non fi porri
in forte , che a affs, ovvero tuffila ( ufeendo in doppia giiifa) che i

Latini ftabilirono

ch

in

per dinotare

queA'amiadura era

prendo argomento, che


ic9. Caffu, cimo,

-e

1'

elmo

diedero

folito figurarci k-

qxKk, e

tal lignificato ,

per-

ctonie; ed eziandio da ci
componi da Omero

jaJw^'t c' loro

volitile: fui criinoloeti diierfa da

qudli

del

Minotchi.

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

t J7

fi fono dati agli elmi, perche era vecchio collumc, che di volatili' s'adomaflro
Mi fpiace, che a quel!' etimologia di cajfts , e cuffia trar
la dal puro, ed antico Fenicio s' oppotK la forte autorit del dottifs.
Mazzocchi nell'etimo!- del Volfio, il quale fi lludia mollrare, che fia
germe Talmudico , o almeno Caldeo , perch inop , fcafdcr , prefib i
TalmudiUi dinota appmitw, liSfor, e <kc,utique quia hi mimflr gnlenii incedermi . Indi quali mutando opinione ci porge altra origine,
che fi ima pi opixn-TL 'i.i .SVf !bie T^/ii>:t.ii. .,: oiliAt novitiunt uc.

'

las ,

'

r ......

r.

'

if-

:.

C hdVip Kulfa

nifium

, idefi galea \ fu mire CMdaiclm ,


ab C a::lrm per apfin.innii (ts-stk fie rn-s; r.A

&
,

T.:.-

if.ni

,-

finis

moia antiqui dicebanr

calldem : Feftus , cajfilam (quod male viri doH


aiu.'.ii pr cajp.J.- p;.nci.:nt ,
in (]ui \\ M.l/.ax;per pu da se giudicare,l avendo dalrantchiHima lingua
h voce r.r:n, ch/ida-, ckenia,e molratofi con molte
ripHiove,che gli elmi prendevano il nome da'volatili,clie gii iini.iv.ui>,
fi ha da ricorrere alle voti Talmudiche,e Caldee, ed ajutarl altres di
ik-uid; i'lt ii.Lrrt- Vii motori a di cajfii, ovvero cajjida.
tutti penin catfidem

mutarunt)

Ognun

chi.

islata

j\I.:>;

Ma

feranno,chc

minarono

le Icniditifs.

dagli uccelli

Mazzocchi

fi

ricordato , che l'elmi

folle

fi

no-

farebbe ricorfo torto a quella voce Molaica , che

iorj. Sari di vero piacere, che io m' interponga fra un frefeo litigio
furto per la voce fntapO-, che ufa due volte Teocrito, e la di al cane , che guarda il gregge ; c dopo aver io fecondo ragione comporta la
CUI tela, fa d'uopo ridurre quello ^i>.n(7- dell'ecloghe anche al mergo.
Dice il poeta IdilLS. l. che i due partor Menalca, e Dafni chiama-

tono un caprap, che^ feco menava

il

cane fatavo a decidete chi

di

elU

Quid fi caprarium iflum nocemus ,


Cui pud buda; canti aitai latrai ?
.-j.;:v:j:.i
d'Ovkrd cai lim tradotti quelli due verl
e l i data lede allo fcolialle , il quale comenta
QjifM S 4 yJ.m;
-3 >.,lmrjvtljjt*a
5
ti qiKlo* Sf , ri
*J, O'f'P
""'e* rfi>.is'fiVTx J,i>
Rikiit hiyBTir iti ti -jfirna t hMt tv r jjttiii , cio iffAupm eji
albus :
Homerus nu'fu-ra , undas , dicr tfa.\vitmm , nll-efic>:.-i-> ;
An.l't

..:,

'

&

;j\r;j, CD

In oltre
Je quali

Zi.::;

nell'Idi.]. e. io:,

;:;:-:.

paloreilo

b.d-;l

allumi figurati infrollii:

Lacone dice a due lue caprette,

Savia contila,

fe

KujkS *.,

rem./.
ie<?.

1
miti: .,

il

erano fviate , quelli due verl.'


Ot t tSs tffit Siti Kanu;,
TuTf SsIxeTtwSf ttot' aragli, UJ4

li

Mw

tit(&' in Tcotrito Ci un cane, o u ariete.

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FENICI PRIMI ABITATOR

t^V'^X^uZZ

Kr!&fr*i>*

(Sri

Xe'rifa'rfi

^j'Aapsi X^atf-i if MIkoip


qi&y yxp td \<Lii,
CXfitps xts Xi.iiiKtiw , recedile, inquii ,'a quereu,atRifilo'
que ad haiK baiti paner pafc'nn'mi , ubi inani Malaria ad crivnii-ni
.
Afcepiades regionem hanc dica, qui nunc Phnlarm appelli/tur.
mentis nomili ad ortum iacsnm. AIA aulem phalarum -Mani
Efi
aftlltm album; c,ahii enim ej album,
Homerus Jfii-r* , fiulius
<pa>J!6'tuira dicit, idc(i albcfccntcs. Piace, die riporta lo fcoliatlc tante opinioni, perch fi feorge, che afcol la pi fana.
no. Ne'primi due verfi di Teocrito non fi dubita , che a,d\xv>i fia.
1' ifXmth,
che il determinano ma ne' feil cane, efTendovi il *tcr , e
condi k un poco ambiguo: facendo difftcult la particella k's , quemadmadum: ma Einlio nelle fuc Lezioni Teocritee con buoni efempj , c
con ajutarli dello fcolialte gii recitato, il quale rimette ttx , ubi, rifa 1' ofe in co, e fi direblie, ubi eft Phalarus, e vuole, che (ia il cane,
e non il monte , o il caprone : ed il penliero del poeta cos regge bene, perch il pallore chiama le due erranti caprette a pafeere preli il
cane cullode del gregge, e non lungi per timor de'lupi. All'oppodo il
dottifiValckenaer nel!' epiitola a Roveto, ove fa nuove, ed ammirabiIti,'!.! Teocrito, nella Bag.xvn. vuole, che qui il qdKxli oflervazioni
pn lia il caprone, e non il cane , ed ama la lezione dell' et , ma non
ifeioglie tutte le ragioni dell'Einfio: non dee rncrefeere il leggere alcune
fue parole: Per ni Qhapn canem intcllcxit Henjus deceptus ab ro,
qui in vili, de quo animus idillio u. ij. pofuerat , <iii i $a'\ipos
lAaxra. Si nel aptum cjfet cani n:.n:c>: , 77>:-Tir:ii ,r,;;:i,- amijfa m-ntione , fcripjifet , &as dJumtpi, ui Virglms ecl.S. 107. Hylax in
Priter relqua canum nomina memoraiur, Ovili.
limine latrat
Metani. v.114. acuta vocis Hylaor. Nojier vero, ut verfsculum fuleret,
prucr morir poeta adjccir, i iav fed T/icacritcus Me q\xpt arici
fuit, non canh. Non so fe piaceri la ragione, che afih.a.px nel l'Idi IL 5.
non il cane, perch non v'ha la voce *m> unita, ovvero 1' Ani-ro,
perch balevole , che in altro Idillio avea detto km> qixxpn
t (bench il Valckenaer quello il vuole fpurium). Cosi Omero, per
non citare altri , tre volte Dell' Od. p. nomina il famolb vecchio cane
d'Ulule A'ip-fli, e ne' verfi 39. e 300. vi appone iu'a, indi nel v.ji.
dice fcmpliccmcnte A"py,pelchi non l polca pi dubitar, che folle un
cane: della fteffa guifa Teocrito avendo determinato una volta, che ca-

fjdTB

fitus

&

&

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

79

tjtpn era un bracco, non era di neceltitl di replicarlo. E fe folle vero,


che l'IdilLviu. h d'altro poeta, quelli perch anche antico, potei re ben
fapcte, che fjAtip in Tcocr. era nome di un cane. Ed io aggiungo,
che non l troverr efempio di darli ini nome ftelfo a due bruti di fpeeie diverfiflma , qual fi fono le capre, ed i cani
e la mente del poe:

ta, come li detto, ci fi prefenta pi oropria , e naturale , fe s invita il becco Conaro , e la capretta Cineta dalla greggia erranti a
palcokrfi prclib il cane Falaro cultode ben fido , che dire prefl il ca-

Ma

ut.
ckenaer

fi

<p*ijip>(

io crederet, che a si dotto litigio tra l" Enfio, ed il Valfarebbe prefio dato fine, fe fi folle polla cura, che j^a/Hi,
propriamente dinota mergus , e ci io debbo foilenere anche

Sem ricolmo'? alt ammirarne, eh il Vackena"^/

il' quale

nel Gre"

nomi dal colore, telhmomo il gran veltro Omerico Apyn pieno d anni. Io per domanderei, per fapere,al gran Val ckenaer qualche efempio
dj.f, !cni[..:ii G~vi ,..m '\o\v, amidi. , ina altres de' tempi de' primi
Augufii, che aveller ufato il iAmm in ligmlcazon di gibus ; ne farei pago degli Eldi) > dc
Snidi , degli Eulh/.j , ce
e'' Etimologici , ile'
n degli fcolia(i,per tacere i vocalxlarj, ancorotti 'Ci prefentino antiche
fi
hanno pi; e dee difpiacere, che per la
Mt; oi>.pf;s,clic eli dk-onii it, gibus, non s'avvalgono d'altro, che
si nobile eaAtrtfriTB, che d all'onde, il quale

autorit di fcrittori , che non

ddl'uapunto Omerico

uni', ulto lignifica , ficcarne con aliai ripmove fi ofiervato num. 104.
ed io in leggere quelli granatici vado ben rattcnuto, e fvegliato.
111. Or le non fallo, che la voce ysifei ne' tempi belli del Greco
parlare non dinotava gibus , certamente , che Teocrito 1" us nel fiio
nativo valore, che l mergus , licconie con gravi autorit , ed efempj,anii coll'origine eziandio Fenicia fi mofirato ne'num. 101.ee. Quindi
10 conchiudo ravvifatamente , che in quello Siraculno poeta il q/Mpos
di lui

non

far l'ariete,

ma

il

veltro.

11. Si difende l'opinione d'Einlio

Son ficuro, che nluno s'indurr


a pen-

Zi

negli amichi

non mai diaoi aliai.

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FENICI PRIMI ABITATORI

a peritate, che un bieco, animale tardo, lentiliimo, e ftupido l avelie


potuto chiamare mergo, uccello fcaltro, da preda , ed avvezzo al mare: all'oppilo fi all'i bene ad uri fan, die tra' bruti fornito di tali
doti: u fi erra in dicendo, che il falaro di Teocrito ebbe tal nome,
perch farsa tuffali in acqua , come finn
inerbi
ed a'veltri limili,
non lno flati avari i Greci di dar gli aggiunti dil mare ; onde li tra
in Oppiano fa d\h*.<ryx-m , che fi potrebbe dire, cani, marvn^itt ,
ed in Nonno thupj-o't , che quali firun.i In lclT
E dovrebbe effer a
moltr noto , elle a' bruti fi folca (e fi ufa oggid ) apporre il nome da
altri bruti , e per non dipartirmi da Teocrito , quelli ncll' Idill. 8. 65.
(bench-, come ho awifaio poco innanzi, il Valcfcenaer il vuole d'altro poeta) ci d Q' Axunvj > , e lo (coliate interpetra , che tal
cane eia chiamato cnOt , perch limile ad una volpe , nuv aitato^
/nhi , Ahuts^ yxz a xKw^t^
Chi non sa il cane lyci'ra ldi' ccloghe di Virgilio detto da Jiwiw, lupus per diminutivo i Fra' bracchi , che
s'avventarono contro Ancone nelle Metam, lib.
v. 115. 217. Ovid vi
numera tigrh, ed harpyia , e quella fi pu dire un volatile. Si vede
dunque, che alla gencrazion decani per ci, che elfi" fi dillinguevano ,
rendevano limili ad altri bruti, da quelli fi dava il nome ; ne tanto
vero, che arjpeUavanfl porijlimum a colore , come vuole il Valckenaer
nelle recitare parole. Non culi: nuova, a-/i comune, e prefaitta il
dirfi un veltro Jah^c, rnergui, da un poeta, che ferivc di greggi, e
i

di pallori: e Ipiaccr-HiL- mutarli) in becco.

113. Non far importuno ridurra altre efprelloni , ove 5' oflerva tal
vece, alla prima fua lignificazione , che ne fembrano lcntanilTunc , c
amatori delle lettere eleganti non vi poiro mente .
in Ome-

gli

n*.E Bitteuin Koawvfui


Kit fi^ JLW'.
Cajfi; pcraijfa

Ai dovei

Evi

fli'Wira

% i

fonitum eJcat, percutiebatur antan fember

afrre-fasto,

Quelli verfi cos veggonfi tradotti , perch l filmano leali gli fcolj , i
quali ci dicono francamente : Qikapx Si' d
mi id pira t -riyKHpiAiiof flin aWiSiVmii , aura ndifia yi^/l irrUtlma , cio , tl'il
miteni flint parva fiutala circa medium galea, qua ornata, gratin apfonuatur.
gii fi pi volte ridetto, che negli elmi fi figuravano
IpcIT mergi toi.ua yb'ii , e in tal guifa li fono interpetrati con qualche felice evento i comporli gptt.es, apfnpitaj, mpayi\*fSi , mmiOcf.

Ma

onde , perche Omero Tempre collante nel valore delle voci , eziandio
yhipx AjntaiTt. in quello luogo fi hanno da intendere, che quell'elmo era
ornato di tali uccelli lavorati con arte piena: ed all'oppofio languirebbe la poefia.fc ci voltile proporre chiedi, Bifogna anche riflettere , che
quello oa'Mf qui litanto fi rinviene in Omero , onde t di necdt
ii^iitor* inOrairo Don

fono tirsi ; G riporti anche lai voce a dinotar Mirgi.

DELLA CITTA'
aiutarli, per interpetrarlo

Un

ca.
di

tori".'

le

fi\xpi

iji'a,

e-:/ni :

Si

-ra

come

le

futit

'
,

l.i

nella quale

1S1

mergo

lignifi-

c.S cavaci
!i
adornava
Maellro u;!la voce HV;s,

frorft;

Tommafo

il

lono

clic

pi

ciliare

che ognun vede fonare in Latino,


auttm lata freni , jir.e regmit m.mih::-: :propria ea , jh* _/iiof in or:
,
jh* bifronte: Il p;n!,(i; vi iwtcva ;(!::.un dellricro , elle la vaga figura
,

&

ahfiliite

ftj,

ornamento fopra

anche

riporta Stocbero

in T^i (jtijtii

idtm

X *"*'

qstfi demani

beli*

tilt

h'fcome definifee
,

DI NAPOXI.

della firn origine

elenchamo

parole

pniiisK

ijv.tie.iucs :

pili

volatili,

i.i'i

recher

la fronte d'

d'un uccello. E Polluce lib.io.cil. S+


lo vuole anche ftbspN,
114, Mi veggo gi nel fine di parlare

fra gli affai fregi

di quella

voce

d'un caval-

non

fa

me-

di richiamarfi di me , fe fono flato lungo , ma di tanti fcrittori


antichi, e nuovi, i quali n'avevano o ignorata , o confula la natia, e
vera nozione, ed il fonte orientale, onde .ella ufcit.i n io potei lacere , e fuggire ci , che fembrava orlare ad intendere 1' efpreiTioni di
l.icotrone intorno al Tr/pm faXi/f di nollra citta , ove fu accolla la
ftieri

finta Sirena.

Del rcfto,v'ha chi crede, e chi m'avvalora non

ellr

mai

Ir.come bi
.

:e pAn/nrirrf,che

fi

era

nfom,quod

ialijia impera

emittebutm, per incendiar le torri de' nemici , armadura, delia quale quafi tutti coloro, che hanno Icritta la fforia Romana,
fin menzione, e fpecialmente nelT alTedio di Sagunto ; e di ella Virg.
lib. 9.

705-

tlice

Se maqntim jridem contorta phalarca venie


Fulmini n3n mdo.
Per vederne qualche definizione, ballerebbe lecere StCWCchio fopra Vegezio lib. 4. c. iS. ovvero il Lipfio Polioreet. lib. 5. c. 5. Chi pu ora
df.hit.ire, che pii.ilsvic.t ebbe i.d nome, ponendoli mente al mergo , ed
all' empito del fuo volare ? fi sa , che molte arme fi fon chiamate da'
bruti, ed a tutti e noto l'ariti per abbatter le mura, ed il cur-.'-.a-, altro
volatile, per afferrar le navi;,; ve n'ha all'altre Te taluno non far pago
:

ed origine di p&aiarica, eli piacer forf quella di certi favj,che la


traggono da <p&M , fptsndid.:< , o da -i.*, luteo. Non li dorer anche
a penfarc , perch i Latini diceano phaleric ogni citeriore ornamento , e fi leggono in elfi , ad populum piatene :
fine piaerii,
cio fine ionoribm : in oltre verbi pi:
r.ta , ftV. e fi dir, perch,

di

fatica

flati quelli volatili, ri'.i-:?;, di bell'ornamento, e fregio a'militari,ed l'corfieri, per metafora bufarono tali delti in valore d'ogni cola
fquilitamente abbellita, ancorch folle un' eloquenza fiorita , ferbandofi

eflendo

114. Si i nuova fficgiiione

ilio

voci fhahrita

pkalt'x,

wbj plit.nij

-Jfi.

iti

FENICI PRIMI ABITATORI

in quella guifa l'originai lignificato; e

godo, che

Greci

altres da'La-

tmi involarono la lidia cl^relTione , forlc perch loro andava a talento,


or ben fovyenendomi aver tetto in Plutarco; nel lib. de mate diyitia.
E mi fembra aver occupato tutto ci , che l detto d.ili
antichi del ha , iii'Mm , e pkalcre : e (e non ho fatta menzione del
rinomato porto Falera d'Atene, non fi creda, chi? mi fa sfuggito, dovendo elr Argomento del mio dire in parlando della colonia Attica
che fi port in Napoli, e l ridurr! altres a quella fielTI origine
US- Non mi lembru importuno aggiunger qui, che-non debile effe
re di maraviglia , che i colli , ed altri luoghi han avuto i lor nom
di' valutili , come il nofiro Falera da' mergi
perch vi fono de' Duo,
li efempj, ed oltre quello di Litcrmtm , che ora
noi diciamo Pania,
"
-' i.Hj.-v.iro
ffliu;- . l
es lignifica
fignific* ad rulliti
ad num. <. e per recarne pochi
"
altri , vi Kop&d
li
era Sfas A'Srb** , ed i,
,, che

phjlerii

,
il

.
.i leggano 1' annotazioni
li
d Stocbero
di
Stocbcra i.
in Tommafo
animadverfinnes di Valckenaer in Ammonio pag.
Ito. Non credo errare
e k
fe ho
nte Cyllcric fi dille da una Ipccic alili r.

.<...,.

Maelro, e

1"

Aimo

colore lib.S. cap. 17. p.!i;j.

n,

.:y

da quelli uccelli ; r iara cofa nuova , che il nollro colle Fulcro li dinonnni da'mergi. S'aggiunga, che non v' altra ragione, che il porto
cola fi rifug^vanp in tempo di 'fortuna quelli tieni volatili . Di briev
diro , che eziandio 1' ifoletta nollra Megaris , ed altro luogo a quefta.
vicino Xcfy4,0 JElhyia s'acquiilaiono anche il nome da uccelli.
or m'avveggo , che poteva io allenernii di dire cole troppo certe , e
molto note : ed a ci m' ha indotto il luogo ofenro di Paufania , per
dargli qualche luce.
ed ora chiede l'ordine
liei. Do fine a ragionare della voce Falera
il nome di quello colle
in
d^-1 dire , che fi fcuopra. , perch fi mut

Ma

11;. Luoghi nominiti da' volitili

Si

i luce a Padania intorno He menile.

D-ELLA CITTA' DI NAPOLI.


quello di Leucogeo

i8j

e credo, che le cofc patrie rimarranno illuftnte,

mai talento contro a' moderni , che oltre aver tolta si


collina a' Napolitani
per rinvenirne pui la lunazione, nelle loro
opere, non hanno Iparl altro, che ofeurit, e dilbrdine. Jl folo Plinio
pi volte nomina quello colle, e dice replcatamente , che era tra Nac cali parla della creta , per formar

(lo s'entrer in

amena

1
crctr. )
few--

l'alici, e foggiunge : bivemtur hxc


potini in colie Leucogao appellalo: in

Inter Putlolos

eodem nptrtttt

&

&

<S Ni-

fitlfur

eii-

vulnerimi medici;:*
tantque fonili ermi, oailorum duranti,
riumque firmanti (alla voce oraxi , che ha turbati tutti g' interpetri,

igni
Or fe colli Leucogei , ovvero ila uno , peruna, e 1' altra maniera
(piega Plinio , fono tra Napoli
c
quei di Mergillina , perch tra quelle due
, debbono edere

efofum perficaur
ch

dell*

Pozzuoli

li

han creduto, ed inlcmc ferino , che fieno i Leucomi il foro di Voltano, eh: noi cicLmii "ioi;at::j.i , perji'. :i:-!\ <r.\ N'arali, e Pozzuoli , ma vicinillima a quella citt, e per dir cos la domina, e fovrala . Ma per terminar s5 lunga contefa , io ho forte pruova , che il
Leucogeo fi Falera , ed ammiro, che prima non vi li pofe mente,
e l , che Tempre, che li lon voluti difiinguere i conlini d' ambedue
tali citt.'i, (' antichi ("iritinri lun detto, che giungevano fino alle colline di Mergillina; tedimonio ben grave Strabone , il quale per dcinire il rito della famolii noftra grotta , che mena a Pozzuoli per di folto a' colli Leucogei, dice rinvenirli tra quella citt, e Napoli pag.377.
EVi l Xj i a ( 1 N
r
A*

iicie:

hin

e prolieguo ad
(il

usto

il

colle

ammira
Leucoma

Digitizadby

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i8 4

.1.

FENICI PRIMI ABITATOR

rolli fcrittori non videro & chiara autorit di Straboj


il
Lcucogco foITc in Pozzuoli. Stimerei di affai
colui, che dubitate, non che crederle, che Plinio par
e, non del Leucogeo, perch ora in elio non l vede ni
medicinali, quando fi la quanto pu mutar la vecchia
pii Hercules fallii* , che Coumella vuole preflb il n
ove fono Sorrentino generofi fdmis col/ci, che tanti

:i

io, che
re

;i

io

.-d
'

incendj d'"'-

fi

-1-

& Neapolm

Ma

de' Napolitani

quanto jkm larebbe

Muto le
r.:

'

in.
flu.

mon-

picco!

Sulliitnu

niuna

c.b

fi

di-

rende laido,

::<:l;i

po

elempio dell' Libia di


politimi, c ddkL-r.i:i,!i>!a

rmut con

lldu.i

nnl.t

e pnrole del foto Sucto-

raccontino
tcrr.ini

con dare
il!

nudili

il

prezzo

i'i.-n:n:i:

di

cuci

clic

-iciic d

rechici
con llihii:

fi

:
il

om
I'ltU)

jpx. info-

/,rciv.7.'.','j:;['

w.zcw: Dioiu: ula


*r:-.i\r'.,;-ci<imr.

Chi
j;-.

Fcrcl-.i

Auguio pigivi r-nvn

V1.VJ7J

tijj.'.Vj

i'

Nj]mlM!i[ rcr

io

Leucogeo,

ligiiizM&y

Google

DELLA CITTA*DI NAPOLI.


Chi dopo

tante ragioni, e documenti oler contraddire


che il
, e

gei fieno lo ftefib , che le colline di Filer


poli n'era l' aflblutiffimo poueflre!

iSj
che

commi

Laico-

Na-

di

zi8. Cadrebbe ora al bifogno il molto lagnarti , che delle nollrecol


fi
fono ferini aliai libri , e lungamente , ed in partici)!.! re di:'
,
ed in effi fi legge , come gii ho detto , eflere fiati quelli
ma so, che le querele, bench opportune , non gravano; qirindi credo ben necelTarlo avanti di ravvifar; , perch il nome
di Falera fi mut in Lcucogeo, di riferire con lmma brevit i pentimenti degli altri intorno a quello colle, acciocch fi vegga , fe hanno
avute ragioni valevoli di rimuoverlo dalle nulre (piagge, e portarlo altrove, perch cos comparir pi certo , che lo fleilo , che Falero,
e Mergillina .
prima fa mcllieri , fecondo mi fono offerto num.
sirf. dare la vera, ed antica lezione ad un luogo di Plinio, ov; lo..: i
lbnti Leucogei L lE. c ir. In eodem {Lcucogrco ) repcrttur
fui fu; ^
emicirijitt fantei OHAn , oculorum clarirari , " vulnerimi n .iin-t,
dtntivmqui firmitaii : ognun vede , che queff orati , che altri leggono
jiii'i
(e. >:i ci amente tirati, non ni Greca voce , n Latina , e non lapendola rifare il Cluverio pag. 1146. ci dice , utraque nihli vox , (3'
ali* oraiionim impeifeliam reddr: il Pellegrino, che come fuo cofiume, traferive il Cluverio, ci ripete lo -dello pag.irfj. Il Cluverio...
nulla giova ; e fe il
*be ravviato, che
patrie

Leucogei

preffo Pozzuoli,

Ma

'a

'

C il P. Arduino fi fiudi di
vrir quello fallo de' copiatori , quando non era di niuno flento il rifar
orafi? eflendo nulo, di-.- i.-^i vale vid:-di jinjin , ufeendo dal verbo
<$m>i videe, e rimane bello il parlar di Plinio , che i fonti Leucogei

vede, che quell' ctnhrtim tlaritat't del margine, ed indi da' copiatori
fu appofio tra le prole dello dorico. Or mi rimetto folto molta brevit a diviire, che han penfato gli altri intomo a) colle Lcucogeo . Il
Cluverio credo, che fperimentata la difficult del filo, con corto dire,
ed ofeuro ci di: Ai ipfum mare inlir Pultchs, 6" Neapolinl ad Pnu.
Jiljf'iini .c.:v; i.;r.:cm , qui mmc vulgo diUtur l'olili po, ifILi , ,i:.t uc
/',):-. ucb.ir.ivr .i colore Leucomi.
ognun vede, che da Pozzuoli
a Napoli verfo il mare fino a Pofilipo non vi fieno colline , ma un
ben largo campo: tanto pi, che vuole, che elle ln bianche; al certo, che s'efpnrae l'uom diligentffimo con lafciarci affili fofpefi. Il Pellegrino poi per dirci lunga noja con dir molto, due volte parla di quelli Leucogei pag.irfS.i6o. ed indi verfo il fine pag.7jrf.757.
iocon
animo ripofato , e tollerante , ed anche con ajuto altrui reiterando il
leggerlo,
:ggerlo, non fon nmafo
rimalo mai pago, ove va a parare il fuo dilcorfo,
dilcori, c
e prenda pruova chi vuole , ma temo, che fbito gli riefea molcll:

Ma

TcmJ,
313.

Oimi

Aa
invece i'cmfi in Nino. Opinioni digli

altri

intorno 1

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i8tf

FENICI

PRrtvtl

ABITATORI

fi pu con iltento comprendere , fembra , che egli fimi


elfi vuole, che Ira il foro diVolcano per ragion del color bianco: intanto fa menzione della via Domiliana, del fepolcro di Virgilio , delle due firade, che da Napoli menaVano a Pomicili indi delia met di quelli tulli ne d il dominio a' Napolitani, e l'altra a quei di Pozzuoli, e turba, e confnde ogni cudi :
ma il buon Pellegrino non eri d>i!e a penfare , che erano le Iole toflinettc di Mergillina , c che lo ftefl fucina Paler, che Lcucogeo, lie-

quello per, che

quelli colli prciTo Pozzuoli, e parte di

etfi invihm acceffionc aliquor verboram ad fiuta fentcntimn trahete


(Mezoc&iits) niitur: quelli poi rifpofe con lunga, c dotta apologia nel
Calendario Napol, pus;. 14.7. col tit. .-/;< !^,itnn p-.a n/lii Leuciti dominio Campani; affw.tjs ; e ud' .ir.iore della ditela pag. j+8." col. 1.
dice:
pojieriori crimine , quo mi uri falfarium (hniar fa auribus )
eccujat , parRatian^n i.rdi.-.v , 11 ;;,;<>; de .iccL'Ilone aliquot verborum
querelimi in/iimir , quo fiilicet Minima a me ntcrpalatum in meni
panes rraicrem inxntum , &c. Indi pi caldo d' ira fogUinge col. x.
Ecch'i vero amisum c/i pronometi :--l.;:i-.:::,i:
lo ) non ad proc-

tite

iiattcedens

certe reclamane,

fed ttd j'ubfeqitens fubjanrivum referti ? Grammatici


quorum fank.ifrma jujja conlemnere, vide (Ca/lcllc)
fuerit
e chi non ammirer urna; anims fa.
per altro s' incrudel cotal lite , fe non perch il

ne nimh imperio/ma
piciaibus irai ? Non
dottifs.

Mazzocchi

.-

Camp.

nel

, i quali li truovano
codi Leucogei apparte-

Anfit. in tre luoghi

di leggieri colPajiito deli' indice

vuole, die

penici C.-.puana , cl! il C.delli fi ludia di con tra darlo: ed


il tutto l riduce poi , fe Augurio chief al comune di nolra citt quei
colli locali,
conduci nomile, come erede 11 Cflelli , ovvero /are
empfyleufeoi , come pretende il Mazzocchi, c perei efclaraa pag.;^o.
cot 1. ToWe , qujfo ce, locali condulii nomine , corumque loco empbfnevano

alla

&

rimo da buone

ra-

gioni mono inclina alla parte del Calielli , ma quelli con debol maniera, e forza promuove, e difende l'argomento fuo i e farei ben lunEo imprendendo a divifare, fe a tempo d'Augnilo v'era l'enlteul, cofa
si contefa , e che quali tutti niegano elfervi fiata : n so fe v'ha chi
pofi elfer felice a determinare

quelle due voci

fifeo fuo , dal quale


nr.lia , perch neppur
pubblico da quello del
principe a'tempi de' primi Celari , e v\\ infima maniera ci dice pai;.
iti
Ou' yp titola
717. ln. 17. parlando appunto d'Augnilo

Ottaviano ordin,

clic

Dione Caffio fapeva

li

pajianeru

ninna direna

in clic diltinguevafi l'erario

nj.

Trillo litigio ira

il

Calielli, ti

il

Maiiocth intorno i

colli

Lcucogii.

DELLA CITTA'

maro:
fierit,

Nam inict ha}s (AuS t*/Ii)


Inique
mnfath video
.

DI NAPOLI.

187

mi.

l'tiiitj. ed alni
Piini:> in pij luoglii , il Rumina
, i
s'ingegnano Hi diflinguere quelli due erari, con lutto ci ci fane faccialmente non lian cu.
pi dininzione,'e char:r/a
li' ci,
a di: .s' nhhlici'.i il principe e jVfto /uo, dovei
,

panegir. di

al

liliali

no

dc-fiderare

rato i!n ilare


1'

Augulo

ne

e filh fin mantenete : onde non so , le


o l'hanno sfuggito, ovvero f
che giovava molto a difeemerc k Ipecie del con-

favj di liion- tali nixii

due

dijiiniiidii

lini

eziandio

fncccllre

quelli nollri

il

tratto di Augurio co' Napolitani


zio. In oltre non debbo curare d' intromettermi

fe

fi

feciKi.iii

menu;
'

j-;:i

locale ridire

il

>,i'.i,-.U:,m

A'.isj'.'lti

ntui

(..nj ;;.-;;v

m-ffl,

I'

cauu'ao

erti

foxin.-.ni

r,i-;;Jii

Raggiunga, che

>Tr.

:.

1.1

le

(.'.

miniere

I.

ha da dire,
non Semplice-

vuole, che

fi

M,

l'if

neppure retmpttmt

redew
fi

..

ma

lena
ed 111 quanto , che i meddmi ni*;/ ftvmi fi definifee cosi da
i.ltri
Kid^npimcs nedggtium ii funi , qui endein enmni , quo quxjiam fac'mni : dunque erti folvcbanr , per ottenere qtiell' impiego. Non
vi lari chi non penfi non dover eflcr argomento del mio dire io feio.
,

glimcnto

di cotali qnellioni, le

qm-j ctc.ii'ereMvam

aliai

ore, e fareb.

oc nscdfirio legger molto, : ipiali dimandarmi Jc' coltri colli Lcucogei, e pu edere occupazion leggiera di chi ha pi ozio. E tutta volta da ollervarfi , che il Candii aiTatto non fa menzione della lunazione di efl colli, ed ali'oppoflo il dottil's-Mazzocchi non ha voluto prenderli

che

pena a dilaminarlo , e fcmlira, eli: crede leale il Tuo Pellegrino


,
vuole in Pozzuoli, onde pag. 348. col. 1. dice, recando le paroIn colle Lcucogzo, indie vocimi la Lumen,/! Cam. Pecredimus , quod namen facile ab Allunine unir .- da qudle

gli

le di Plinio:

regrinili

paiole

fi

Icorge evidente

che

egli ftim tal colle effer la Solfataja

Aa
aio. Gravi diffiditi in cib

tan.

to

che buina lentia del Lcutogto quelli due favj.

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te.

FENICI PRIMI ABITATORI

pi, che psg.;4o. col. z. vuole in dio grande fterliliacm , CF foli


: ed ammiro , che non li potette penfare alle colline
di Merpiti ragioni , e documenti da me gi propofii 5 al
, fi diede luogo forf a non molto opportune querele , e

tnatm

gillina, con cflcrvi

che mancatoli

elfi due favj


raccolto in brieve ci, che il Cluvciio, il Pellegrino, il
e due volte il Mazzocchi han penfato , e fcritto intorno a*
colli Leucogei , e credo, che non fieno cole , che poffano contraffare
quello, che n'ho io divilato, vedendoli, che le opinioni di colloro oltre adeflre piene d'orairit,fofl>ono gravi malagevolezze e veggonl a

contefe tra

in. Ecco

Cartelli

ftrettilfimo partito, per intendere i tre luoghi di Plinio , ne' quali lltanto fi -nominano i Leucogei , e fix-calmente non li d fiotti (piegazionc al contribuire, che fece Augnilo al nnflro comune annuii vcena
milita , per averne l' ufo : e si Itrana confufione soficrva , perch fi Ibn
Creduti efiere in Pozzuoli, e non fi e polla mente all'ePpreflone ben chiara, e replicata , che cr.iri fiiuafi iu;.r N-.-.i^.lim , 'S 'uttoto;. Rimane
ora, fecondo richiede la neceffit del lungo mio dire , di dar l'ultimo
imptimento , in parlando d Falera. S' attende rki me , avendolo gi
promdl, come tal monte, ovvero colle fi mut nel nome Leucogeo:
ma da quello , che fi pia detto , ognuno da se potrebbe penfarlo.
Nel num. io+ li inoltrato, che re' tempi non tanto felici della Gre;
"a lingua fi lafciaron credere , cl-.e .?>>.:--tr fiyniiv. t
recitate pi autorit per ragion , che il jjrand' Omero dine dell'
!

ed un aggiunto Omerico mal comprefo produfle s Itrana r


che yi*.Bf
, merini , divenirle l'aggiunto alni. Or pollo ci, chi non
vede , che inteiyetrandofi giuda l' indole di quei tempi avverfi al buon
Greco fapere , fi cominci ad afcoltare Aiutai- il noftro
;
ma furono affai pi felici coloro , che il dillcro Mergllina , ferhando
Plinio an1' antichiffimo natio valore del mergo: e fa maraviglia, che
cora fi fece trarre da' poco avveduti comentatori d Omero anche dell'
et fua, c non pofe cura alla vera fona del beli' epiteto yi\<i&iu>nx
e gli piacque ufar Leucogaus , e non il Phslerus di Licoftone : ma fi
sa, elle il mondo Tempre invecchia , ed intriililce fpecialmentc in ferbare l'antico, e vero valore delle voci.
li. Se taluno rinveniffe difficult, ed oliane, che tal colle fi farebbe detto folamente AiLusf, fe folle ufeito fuo nome da $n'Ap& , e non
Aiutati.-, io avrei mercede del fuo faper Greco, e non gli risponderei: perche s'apprende prello, che la piccola voce yen , ovvero yi fi
unifee a' nomi per grazia, e leggiadria , non per necelfiti , o per dar
loro efprcflone maggiore, e gli efempj ln numerofi , ed a tutti pton-

DELLA CITTA'
ti.

Se poi

il

DI NAPOLI.

Quverio nel poca innanzi

tei, atgHt fernet

luogo num.iiS. dice, Col-

cit.

ikcbimtur a colon? Lcucogsi

non me ne richiamo,

perch non gli era focile il penfare , che forte traduzione del Pbalerus
antica voce degenerata poi in fignificazion di aliai. Il Pellegrino avendo a(co]tato,ciie ML-s vale albm , s'avanza a determinar dar color, che
vide nella parola,
lifce in

il

fito de'

i quali, come li detto, ftabidice pa^.y;7. la prima, che bianebeg-

Lcucogei ,

Pozzuoli, e due volte

il

^il7hTchiggta"Z'coUi J^^d/Uton "'X'd^ljutfolff'l


qual colon fi^a al color bianco, ora i Marnato la Solfatala. All'or*
pollo

il

dottili.

Mazzocchi

che molto ha

fcritto intorno a'

Leucogei,

perch favio, non mai ha avuta ragion del colore, comech non pens, che fi era II Leucogeo interpetramento della voce Fenicia Falera,
e del Fenicio eeli nell'emditilume le opere ne fa bell'ufo. Non mi
monti', oltre alcune iii;', rrcimruuori , e Jncl-.o porti' ficcome dall'
bui fon denominate eziandio citt
ma non mio argomento n raccogliere si numerili! lu.^hi, r.- iVi'b.rc, perch da tal colore s'appella:

iimii

rono
Leucogeo,

rinvenire

Irato baftevolc

la ragione

del

nome

dui folo

il quale
mio dire. Ma fe folle a talento
li era l'oggetto del
di fapere quanti luoghi fi fono detti da' Greci, e da' Latini dal \Lii,
ed (7/Sm,ed altres neU'orierital linguaggio , fi porri leggere l'elrcitazionc II. di Saverio Maitei , che con univcriale ammirazione compol in
et, che appena giungeva a tre !u(lri , e fcppe con forte feiiciilitna Icovrire dupliccm lbam preffo Roma, il che s'approv con indicibil plaufo anche da'favj, che fono di la da'monti . Anche lo Spanhcmio lopra
Callim. pag. 159. per ragion di quelle parole , U,i tri Kpircw fl;
ha raccolte erudizieni non comunali intomo al \Lx, ed albm.
li. Dopo si lungo dilcorlb della voce 4iiXp* , che ci ha ferbata
Licofrone, Tento vivo piacere, che con iflndio particolare fi ritrovato non eller nome di nollra citt, ma foltanto di una amenillmi collina, appetitole da'Fenici nolri primi abitatori. Credo, che non fia flato di noja,che io abbia fatto un fuggevole corfo per interpelrar quante cofe quella lemplice parola in orientai idioma , ed in Greco , ed in
Latino ci prefenti a dinotare, e che tanti fetittori ed antichi, e nuovi
non furono abili ad intendere , o pure diedero loro iraniflime lignifica-

zioni

Ma

quello,

clv.-

de v re li he

tiU-re

oggetto di pi forte maraviglia

, che aliai nollri (vj avendo riempiuti i lor volumi, per dar lume al
Qihios dell'accennato poeta, li rawifa in clli cicca confufione,
dente tenebre, quando le patrie antichit da' cittadini attendon quelche difficile fperare dagli ftranieri: tanto pi,
che fi era tramandata a' poderi la voce Mergilima, ed in efla fi ferbato la natia, ed anticliiffima nozione di qahrif'itr con tutto che col

fi

Tb'^tis

la chiarezza, e pregio,

M3.

Si riccoglie io biicve

il

molto, che

!\

i delio del

olle Filer.

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FENICI PRIMI ABI

ti intcrpetratofi

onde

le lettere,

itivelijr

con evento finln


ne Ulti , che s:

ifiAntf-.-jr-rc,

e per lo laperc orientale


i:i

Ilaria

in

ini origine

non

pili

ed in

tal

li

pcnia

guil c

t lehictto il 'vero: e con guidi s fedele credo non ai


voce Falcio s rinomata ira noi, c per la quale in
to (olitalo, perch non mai fi perni, che Fu appofl
da' Ionici. E con rin creici mento mi diparto da s ai
,

duta piena di fj:ii;i per tre merli nomi Falere, Me


gli due lepnlai di P.irtuiope , e di Virgilio ,

ito
i

le

ici

intiuclla

n'

(la-

bel colle

i.Leucogeo,

e per

prclTu N.ipdI

Eirorc

ile*

ci

OignizMDy

Google

DELLA CITTA'
miiuut. Qui
onde

avea fcelto

s'

EWi
ftwit,

x*

iSrm -^t^tiv

rouiyira'i il Tui IfiTijV.


(coir. uVifienirc

Ai ttt

si'.rt'

,c'.ie

JtuV^.j

iiii

*.

era

iirutfce dc'colli,

c'

cap.

i.

iji

vinoAmineo

il

poi nel feguente luogo


, de aniiiot. lib.

lieto liquore

si

l ninni -ah -,:k -A


*j s

uh tT^<nu!vs4

fc^i;,

DI NAPOLI.

quello gran medico ti determina

in vigne pred nollra citi^

pag. 3(5^.

i.

3T(-,^ l'Ai-

yci-i/KfH
sJt Jo|*s,

f'v

N!jt*.W

Afuiwf

o'jn.

ficus aqu/l -viis sccidil ,


Puteoloritni colie nafiitur ,

T. K.

Sabino, Albana , Gmrisno , r/iiorf j;j


gtforf Nespoli
hi fi;pi.-f.inntitiis fi collibm pro-seni/, Aminxum
gnidi. pfcllatum , /fi re^e . tTr. Con luHo diifamento fi riuniti I'
,
<i;rd>k-(i fuhn-iih , e ( ri'olh !!sesu.i'i
,
perche, la !!ti::iv.ii:iiu cilindra r-tea non opra a'col.i , ma ( vede quali
tutta circondata da dl , e vieti bagnaci dal mare: onde Galeno non
pu lrger dubbio, che ferine ki-: ih i~.,pfi:o-i aiii tlissi , e perche poi nel (ante vclrc trakrivcrl ,e i:nvciic:i.- di di leggieri quelle due
parmvlle i--if , ni Vi formale in limatore imo |> :.a dilli n/.ione, a' copiati. li li liicilc pruder l'uni per I' altra , de' quali falli
ognun sa ellr
3*

rapportare

altri antichi

c:ic

Mita

li.in

b:Iin

ne degli

iii-.';i.v

"

Aminet,e

moderni, mi piace invefiigarn; T etimologia


Fenicia, per non omettere l'argomento del mio dire, e fon ficuro.die
far nativa. In tale lingua d ha la voce Affla , che Ami r*r.x,e
che

di ci,

ars:

indi

detto

n' hatt

e facLc

noira citt

il

nenlare

fertili, e

si

ricche

cl-.e

d'

ra

car
od.

belli, e le viti

verit

di
r.

ii

fono

quel Di'riJsx

o,vb

iie.im

di

celti

che

fe

Ma

me

le

piacciono alenile

la

voce

Orazio nel

d'
'

felicit

=;: ;,;cal.-x

un, io

.i-laceni

non
man-

lib.
:

degli a::ri aatnri per

vo.c TCX

inte-

orti

e dolci, fi dicon

!..

di

ci .dir..-;:--

dilli nel nu-

le

frutti degli

(-::

a raccogliere efempj

.,!-

ii'jiietr'.r

cbre!l:.:r,i

ii

limi derivati in

fciitL-

come ili iaia cao-.n. q.i evie,-,, pl.-.m.^i


v\f. vecchi .niello
vmin fimcn yt.kum , <D'c.
l'han tradotto , ma l sacche il Greco parlare

ti St-

s'

im-,'L-!;.i

Li

e'

fertili::-,

chd.nn

con pi

fruiti

anunim, ed ecco
,

merletti.-,

-r,itj ;,r.:::J:M- ni,i-.:i,

flu diati

lami viih-mi, uve

mento

non dimmi uve

e bala la fola elegante efpreilione

3& Ha:

V.

Eicntaiun
de'

fonare
piccola et s'apprende

Amimi. Da

vengon

OLwr.v.rJ.'

i-'cnici

uve, e

mero maggiore ed'jbh, che pu

ed han ritenuto

1'

nell'originale vi

fi

1:5. Aliaci

MS"

(EfiwXM

vcrem -vincmi

legge voce ufeente da toh.

nome

cio

Ilio::.-)

pvii

ubera

nel cap. ij.

i E.

vi

li

pollo da' Fenili l'noilii collii fui <timalo E ia

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ioi

FENICI PRIMI ABITATORI

equa infiitles, quando non innaffiano la terra, ed i lui. iSmp in


>X<" Ti's-ii. dall'Ebreo uidkj nV B'O. Ed ordinario de'Profeti l'dprimerfi in tal guifa, onde abbiamo in Abacuc
17. Mcntictstr opus olidice

va,

afro non

tJ"

Ah::::.::

<i'

de

i.l:';l

affeteti! cibimi

Foi-.:.l

firitlis, e fertiliilmi

dunque molto prozia l'origine

che dinoti i;srm, aVSms , e s'intenfono quelli noftri colli ; e anche in comune fa1 frutti, gli diciam VERACI.

vella, per lodare le piante, 0

Ma

iz.

nivi; -i

perch il verbo itM, onde lurgc Amine) , lignifica inoltre


altre, eziandio ginlla quella nozione non (allifce l'etimologia
:
perch la voce dmus furi pieni i libri de' eramatici vecche elee di .<h : ed il ripete di frefeo nell'etimo!, del
,

di ell colli

chi

e nuovi

Y..!i:i

sjr.ui

il

I*,

M.i/./d.-clii:

s/iwwi ab alendo .fiSma

ih-

loglio a rac
te nel

fi

SitA

J.,l!a

fmt

de

2.

ci 4. 8.

FF
mi,

Sr,'V
aoftrato

che

venuta

colli

anche ad

he brieve lode ad eUt


kir filiazione, ora~fpiaceri ad

ognuno, e Soprattutto

al

nollro

comune,
che

zi6.

Si

praGc uc a (lablire

rlTcr

vo

Fenicia

Amimi

anche con etempj,

Digiiizod

b/Gbgli]

DELLA. CITTA' DI NAPOLI.

e pone nel campo Falerno , e


Ira le lue colline , s' avvale del guado luogo di Macrobio , ma egli
noo vide la (colpita autorit di Galeno, cipri menali pag.1171. lin. 46.
Amimi quidam papali dicuntur quondam M/tuffi: Talcmum agrom
e recita il luogo di Mactobio, ove dee di neceffit leggerfi Pialerum,
veggal il mirti. 100. ci confonde poi in aggiungendo: Virgilius lamen

the

l'

avvifatifi.

uidetur

Oliverio ce

gli toglie

Aminomi

interri extra Falernmn egrar cerifere; indi fi tace,


conlunga, ed intollerabile moleftia. Ma dirittamente tutto
il Pellegrino , il quale uoncnJo, con,.- il' Cltivcrb, gli Aminci
fuo Falerno riempie pi pm. di cieca ofeurit , che affat-

ci turba

alloryoUo
nolri nel

in due lnc::':ii y.ny, 457. e 517.


il
gi ditto ne la
avvale dell' autorit di Filarci ( eli dice Filargiro) e perch
granitico di tempi affili infelici citando AtiUotclc in Politici!
dice, che iTeflali portarono le vite Aminee inltalia,n so le ci dica
il gran fikilbfo, n Pellegrino li (udt di rawfarlo
quelli non rifina di
,
confondere Telili , Pd.iigi ,eJ Aminci,i quali da colli diventili popoli.
Recita non poclu' luoghi d'autori, che han nominato il vino Aininco,
"a fe fon discordi non curi d'ilmirci, in che fon varj , e fe poieflro
r:-~.-rt.i et influ;;'-' illdane ,c p::A.: n:o!triire, ed eller uniformi

Jpello ripete

518.

fi

quelli)

inivcrfali

fe

produceano vino auitero

0 dolce

e credendo,

i vini Amiiiii X.ipoktani fiirebbtmo fiali quelli , che


,
fi-.: .mei nel Vdifjfi , ce. Ecco, che quei colli, i quali Galeno fa noe dice efier
efir ricchi
nedr. di
ditali
cali viti , diventano
civenMn:! crrmiti
erranti , e giungono fino
fino al
Vcfuvio . Rea condizione dc'diltorli di lui, in tifi molto li legge, n
poco fi ragiona, e ciecamente finora le gli data fede.
228. Veggiamo quante lodi han meritati i nolri Amine! ,de'quali in
varj antichi ibritlori fe n'ha menzione ;cd i vini di quello nome li font.
no in gran fama. Non fi dee dubitare , che da' nolri colli tali nei li
trapiantarono al trave, giacch l legge trovarfi l'Aminco vino in diverri
luoghi ben lungi da Napoli. Si sa, che le piante, ove ln belle, e feraci, di l acijuiliano il nome, ed il ritengono, ovunque fi portino adar
fruttai per non dipartici dalla Campagna nollra , il [JanrLmo vino, ed
il Falerno fi leggono traimeli in pi luoghi
ed ulccndo da ella, il vin
Greco fu quali comune
taccio i nomi
frulli , come Avellana

7r.7nuri.ic
1:,!

Itti ,

fi

era preilo Napoli, giuria te parole rapportate

ai-V-'

ima talk
Amiiixum

num.2:4. O'

A'pvJ- iMf^ii-, Vinto Caurianum, qUod in Puiet


qued in fupcrictnlius ei (allibiti provenir,
dicitur : c quali della iiefi girila s'clprimc Macrobio, le cui

>i.ri:-"ur ,

&

Bb

Tom.T.
117. 128. Filli

dd Pellegrino

nel Ilio desi

Aminei

Il lai

pa.
vino infornino pregi.

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!94

FENICI PRIMI ABITATORI

li veggono ne]
med. riun JU* E" dunque certo, che l'altre con.
trade, che vantavanfi dell' Amineo vino, di' nolhri colli prefero i teneri
tralci, ed indi ne Rullarono il bel liquore amabile,: per dar loro il na-

parole

tio, ed

antko pregio, ne lerbarono Tempre


di quello noltro vino Amineo,

il

nome. Se

io volefl dire le

gran doti

e quante n'hanno tramandate


tutti de re ru/r, farei aliai lungo, ma non recherei moleflia, offendo l'argoment lieto , e di piacere : il folo Coliv
mella impiega l'intero capamente brievedel lib.3. con quello tit.jOwiOTDdo AmincDs (vitet) fermi funai ; quindi m' ingegner d raccorre da
quelli fcrittori alcuni luoghi, che pi fi confanno al mio dire. E' di bel
decoro delle nolre colline il leggerli in Palladio nel fuo Febbraio lit.o.
Lore naturimi pie rifque vitbui murant ; fila Am'mex, birumque fint,
vinum pulchcrrmutn reddunt : indi dilingue tali noltre viti in due
forti , e le deferive con di/linzione , ed eloquenza , e di una di effe di.
ce, che imbris contemnt,
nenia.- al certo , che quelli due pregi
deli'Aminee piante, che in ogni luogo danno vino geuerofiffirno ,e che
reiilono a qualunque intemperie, fono ben (ingoiati.
via. Non debbo tacere quello, che eziandio ne dice, delle due Ipecie
di effe viti verfo il fine del miro. 6. M. Catone , Qui vino locus optimus dicetur efe ,
o/lenms Soli , ibi Amntum minnfiulum * . conferito; qui Incus tmffiu cric, aat nebulofior,ibi Amineum maini . . .
ferito : fembra, che Catone deferiva t nollri colli , e ch'effi produeeano
tal vino , ed erano , e (bno eziandio optimi , O" Soli e/lenti , i quali
parte veggonii efpoHi ad oriente, e buona parte al meriggio, e ben aiciutti. t'a meltieri in oltre oflervar ci, che n'ha ferirlo Columella in
due luoghi , nel primo , cio verfo il princ del cap. i. ne deferive le
due frti , lino a darci la grandezza degli acini , le fiondi , la diianza
de' nodi de' tralci , ec e non difcordi dal fntir di Palladio
io ne raccolgo brievi parole : Sola traduntvr Aminei (viiei) excepto cieli fiata
nimis frigido , ubicumque fiat , etiamfi degenercnt ,fibi comparata magli, ani minns probi gufila urna Prttbert ,
celerai omnci fapore
precedere Indi lodando una delle due fpecie aggiunge Longeque pracedit majorem {fpecicm) qua
imbres ,
ventai firtius patitUT,
&c. Mi nel fecondo luogo impiega il ben lungo cap. q. in deferivere
ed altamente commendare quelli nolri vini , e Ipecialmente la loro fecondit : e dovrei riportarlo interamente , per far falire in molta fama quelle colline, ma peri*; la brevit a tutti piace, ne traferivo piccola parte . Verfo il principio di effo cap. ci fa fapere , che egli avea
pofiedute tre ville Ardeatina,Carfeolana, ed Albana, ed in effe vi gode
a'

poderi

gli

fCrittori

&

&

%s ,

&
&

ut in fugo fngala ternasurnas prabetenr

in pergulis

antan finAmineis

denas impkaras peraquarent : ncc incredibili! debet in


r'tficcunitas
vtdcri
nam qutmadmodum Tcrcnt 'ms Varr
;

n,

Si

nccolgono

le

Iodi, che

tua

dati gli fcrittori

ii

& ante

nijlia tVurf Aroiaii.

Digitizsa &y

Google

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

193

non M. Cam pofent agrmare fexccntenas untai prifcn (ninnino /;-'gala minearum jugera f'udijfe , fi ftttttnd'ttas Ammut dcfmjjci ?
Timbrata si flrana tale fecondili dell' Aminec viti al GeInero,che nell'
annotaz. faiza recarne antorii gli piacerebbe mutare il dsnat,m lln,tr,
e giunge a tifare (ino a binai: ma una debol confettura non dee togliere pregio s bello alle noftre amiche vigne, che anche qui Columbia dice gencrofai, uberei,
lam feracei Arataci generis vnicas. QuelIo, che pi fi conia al mio dilcorfo, fi , che quello fcrittore chiami
l'uve Aminee amichiliime , anzi le iole , che in tempi aliai rimori fi
conofeeano: Qum picrumque fohs antiqui noverali . . .cura vetufi'tjfi-.
mas quafque vineai adktc extfttmcmus Ammetti : ed il dir ci non fal ci fa lvvcnirc , che quelle piante (imavanfi quanto qual (ia altra
pi pregevol cofa ; mi altres , che efiendo antichilfime ? fi rende pi

&

mi

tempi

avariti quelli fenttori qui

abitarono, come ancora, perch la

ijo. Ma fe io fofi vago di riunire, quanto da'Latini,t Greci ferritori fi dello delle viti Aminee , non finirei si predo , onde leggano
altri ci, che ne Irrifi- Plinio , ed i luoghi fon notati dal Gefnero: e
mi (piace, che l'Arduino vi fa aliai mefehine oflrvazioni : e debbo lagnarmi , che le parole di Macrobio , le quali fan gran pruova per lo
ino de' colli Aminei.li Audi d' emendare , ma vie pi veggonfi viziate;
tiu-c Mj;nibiy, Annui.: {vitti) felini .:
n.-.m Antimi \col:\)
fuerunt. ubi mmc Falernum eli; io con felice evento ho ripollo, ubi
nane Pialerum eli , legganfi i num.101i.io7.
l'Arduino rit , ubi
mine Saletttum cS ,e trafporti ardito fino ad Otranto, e Taranto s belle colline: ho ammirato, che il Gefnero invece di richiamarli di mutazione s flrana, li trae di noja con un femolice bVi'^m " a me per
giova , che fi dubiiato della voce Falernum ; ma elfendo Aranieri,
comcchfavj, l'Arduino, ed il Gefnero , non potean rimettere Phalerum.
In oltre tralafcio Je ludi , che da Virgilio a tali viti , Suiti
Aminoc viies , firmijfima vino, e quanto v'han detto gli antichi gr.imatici, e nuovi comentatori . Mi li permetta per , che non taccia , che
quello vino fi nomini nel gran volume delle Pandette , liccome ho accennato rjum-ii ed d'onore, che d favilfuno Procolo dici nelle fue
epili. D.Ji trinco , vino ,CT(Jeg. 16.%.%. Qm fitta tfttiegahtm; Vi-

mime

&

qmd

legatum putat Labeo , ex (Untone


nini amphorarii, quod non improbo : ma io difappruovo , che cflndo
tal legge ben chiari, e che la fola voce Ammulini eri da comentarfi,
ad altro non fi polio Audio, che all'ortografia , ed etimologia, e neppure fi detta cofa , che piaccia , e perfuada : perch non fi i prima
peritato, quali fi erano in origine le colline Aminee , e che tal nome
Bb 1
fi era
i;a. Altri (editori) che bu pulito delle viti Aminee, 'si indie (e Pulzelle,
dulciti, nifi

piienii fuiffel

Digmzod&y

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igS

FENICI PRIMI ABITATORI

appofto da' Fenci venuti a tr vita in Napoli *


,
131. Anche pi il- , i :ic quelle vigne fi rinvengano ne' marmi ; v' ha
nel gran teforo di Grutero pag.ii;. 1. un ben lungr> [eilamento ci un
M. [vicennio Leone , fra molte donazioni , clic li agli Augullali l'era pretto orientale

fi

tiliani v" ha quella


hoc ampli vs avgvstalibvs loci iccirCo,
dari volo cvae est aminea. (ha avanti nominata altra vigna)
VT.SI.COC!1TATIONr.MEAE.O.VA. PROSPE.1 [SSE ME VTf LITATI B l'S.
VESTR15. CREDO. CONSENSERITI 5 VI KVM VS1BVS VESTII IS DVMTA:

Anchc da quelle parole fi feorge, che' tal vino fi et felto,


tellamento a gente 'tcni , la quale s'
., giacch fi lafciava in
unorar delle pi pregiate cofe , perch cosi porti il collume
rebbe tal teflamento ferino in si lungo marmo lavio a
o giuiifta, e s'illulrcrebbono di leggi. Richiedendomi taluno, fe l'Aminea uva fi era bianca, o nera, rifponderci aver avuta la Ibrte di rinvenir in Vopfco eflervi Hata dell'una, e dell'altra fpecie: mentre rac
conta eler accaduti pi portenti nell'elezione diTacito imperatote hil.
Allg- pag. 17. to. i. e fra quelli vi fu , Vitti , qun uva; Am'insa; alba;
ferebal, eo amia, quo Uh mptrium mentii ,purpnrafccrc plurima purpura capir: morti; otni/ia fec fitcrunr; c faviamente. olferva il Salma.
rette Copi/cui hoc
Ilo : Suni Am'mtttt uva nignt ,
albti .
.
loco, vilil, glie uvas Aminea5 albas ferebat nani fi Aminnis nullx
nifi alba , quid-opus er,n alba; addere ? Ciedea , che i due gran comentatori d quella ftoria Salmalo , e Cafaubono aveller non poche
annotazioni aggiunte intomo all' Ambici uva , ma il fecondo non ne
i

&

&

fa

parola

il

j'rinuj

Aminaim, come
ne

fa

ludia

foltanto alcurarci

di

fe

deliba

kriverl

Amatesi ; ed io didia grand' erudiziomolto almeno m'aveflero renduro favio di qual-

egli, ovvero

di coloro attendea

mi foife sfuggito, ed avelfe parlato dell'uve, e delAminee, ma neppur uno anche di quei pi noti han recitalieti , che quelle nofire viti fi rendettero si cel rinvengono
in ifcrittori
, e fi comunicarono a tante citt , e
Greci, e Latini di pi liagioni.
2ji. Mancherei al dovere, fe non avelli alata diligenza eziandio in Ateneo , il quale nominando tante forti divini nel tib-i-cn. ed altrove, non
avelie Di la menzione del nollro Amineo ; ma io per ragionevol conghiettura pento, che l'abbia chiamato col nome oli- 1>.&tf,.;<, dindogli quei medelimi aggiunti , che fi fon dati all' Amineo dagli altri
lenitoli; egli cosi dice pag. 17. lett.
O' li N'rm'kn ( s- ) 4>3i*.
Muii, fifar- rf Strip*, i,W^-, frouG-, TtettUkum [vinum]
Neo-foli valde firmum, ac validum , ftomacha ittiliffimum , ac ori gralum : c mi Ipiace , che fi i tradotto cosi Trcbellicum e \\;:p/i it-ntperalis virius cjl , ori jucundut , attieniti vciiiriculo ; aliai dille-

ch' altro autore, che


le colline

lo. Intanto n'andremo


lebri

i31.1j1.Vkl Ami imo inclia nc'antrmi

isloiedcl tot vino, detto elianto Tit bellico.

DigitizBdb/

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DELLA CITTA' DI NAPOLI.

sgj

rtnte il dite in urti Nespoli, dall'


urbe Neapoli : ma all'atto oppollo alla mente d' Ateneo il darci t;,i:^r , K/fii,;m .vf/'m , il

quale vuole , che lai vino lia poderollEmo


ed io mi fono indotto a
credere , elle per quell'aggiunto lia lo ficfl, che l'Amineo , dandogli
Virgilio la mcdefima dote, e forza, Amine* vira , firmj/hna i-re.i, r.
fi
lj
Forf

con iunior propriet in Latino I' fi'ipm- oli:

le iivcKiiuj l' intero


i. e non l'epitome, il dipnofofifta ce l'avrebbe
deferitto piii a lungo . Ne mi turba , che fi legga con diverti nome,
perch fembra togliere la dimeniti Plinio, che anche il nomina lib,i4.
to', ove parla de vini eccellenti, e c.ice , the li era cominciato 3 dare
''.' >
:> '
nr
v:
,i .ii' .in
''il
uri
r
'
ri' l'in .
li.E>.

.1

.il

il'

<

quartum a Neapoli lapdem Treellicii , /unta Capuani Caulinis,<y in


Trifalimi ghfuo agro Trciulanis , alioqun femper micr plcbeja,
Qiiin-.i.i
fi.-:.'.;.
facile il dedurre, che non avendo noi^ altro vino, che
l'Amineo, fi pens di mutarlo in Trebellic, acciocch con tal novit

&

acquili ade

pi

fini i;i,

cerne dice Plinio.

133. N mi s'opponga, che l'Amineo non era lungi da Napoli quattro miglia, perch fi nfponde di leggieri, che a Plinio contrario AioI
'..i\ik, fi dee preltar pi pronta
neo, il quale dice, 4 ir
fede ad Ateneo, che a Plinio, perch varia molto in geografia in que-

Nuth

:.:

llo luogo ponendo Cmdium prclli) Capua , e fi la quanto guada e venuta a noi la ftoria di lui i e qui fi legge Cantimi mvece di Cauihth;
n fi dee curare ci, che lenza alcuna automi allrifce il Pellegrino,
che Caudvm fi era un trll piyffo l'antica liia Capua. Del redo ognun
fi lagna della poca (incerila de' nnmtri , quando l'incontrano negji lcrittori, perch i copiatori han ufata gran tualier.it
a in le river: . e c':ii
'1

s:

le

Plinio dif:

.:i

fin^i.::::-:

hv'ui-in

luci

'.ioli;)

ci

nelle Ibi iti

irj.-.r.ie

re,cioI[.fi mut in IV? Io fin' pe.io d: t:ii! i.tiento contro al Pellegrino, che in pi luoghi parlando de' vini di nollra Campagna, ed an.
a.ni;:ii;o
.i,.i
indici) mi ha coflrelto di leggeche delTreiiL'ii::.
non una volta ci, che ne ha fcritto , ma lono Italo Icninre inl.oce ad intenderlo, e forf accader Io dello ad altri, che ne folle lolecito, come ne limo (lato io. Maggiormente ho per male ci, che dice quello Capuano fcrittore pag..!?. ove di in pi falli
M,i io nv:
prender a far (entra/lo, fe Galano, il quale nel cap. 3. del lib. t. del
Metodo ragioni di una cena colti di confervar il vino iunq.tm.-uie, .iV:
lui -jidur.i o/.Iy lm'/ , c.-tite ha il /'sin interprete : In Italia , in agro
Neapoli
vicino
colle,
"Neapolitano , &
quem Trifiiliuum api'-.'I!ant
fi
dico pofa over derro effer quel colle vicino Napoli , il quale fai\ He
(iato di l di Shuejfa a Tri/ano, fin qui il Pellegrino, l'rmi.iani'.n'te Galeno non parla di ci nel Metodo, ma negli Antidoti Jib. 1. c. 3.
pred il fine di elfo cap. In fecondo luogo, nell originale fi dice altri:

-.li

re

Ij- Plinio eminijlo. Groffi

Falli

di

Pclceiino in citar Galtno

Vino

Trifolino.

te-8

no

un

FENICI PRIMI ABITATORI

venire, tarilo pi, che di lutti

medico

non il iaprei rinmonti, che lacir-

colle vicino alla citt di Napoli, perch io

*Jj

Mia

piccoli, ed ameni

avefl errato in geografia

v\irar Pel! pina

rlui

n.ipo>
, perch fcrivc avvedutamente
VitAlau fiSoi -nii nei Kixttk , x|
:

g^T

parole vagliato in latino : Pcrfimile is ,


dixi in lidia , vidi
filimi coli/bus circa Ntaptln fieri , fed elam circa finiiimum
buie regioni colltm , guem Tripfyllmum affiliane : Ceche divifatamrne

tali

nm

te diftingue le colline di Napoli dal Trifoluio monte, che foltanto labilifce i,. regione finitima a noftra citt ; ne dice effir quel colle vidna Napoli .
ignoto, ove fituar il Trifblino , eppure il Pellegrino

pronto, e franco il vuole, d li di S'mucjfa ; con tutto che il Oliverio, che egli quali Tempre traferve, cauto ci dice pag. 10S1. Quidam
arbitrali fiat ab ine Trifano Plinio , Martialique dilum effe wnum
Trifilinum , quafi Trifaninum , d perquam dubum affrmaru eli ,
quando mera en e/1 con/eclario. Se dunque per tanti veru e cosi infelice nella fua Campagna in un Ibi luogo di Galeno il Pellegrino , chi
potr negli altri fcrittori almeno Greci. da lui lecitati promctterfi lealt? Non rinvenendofi gi il colle Trifolino prelTo Napoli, non doveva
eflr argomenta del mio dire . E qui do fine a parlar d quelli noQri
colli detti da tempi antichiJTimi Aminei da'Fcnici, e n'ebbero ragione,
perch gli videro quanto erano ubenofi, e feraci, e fpecialmente di uve
rendute s celebri, che non vi fu citt, la quale non le ne procurane le
piante, per farne vigne: e fi doveano da'nonri fcrittori confiderare con
maggior cura , giacch limo fiati di tanto nome , e fe ne leggono le
lodi in numerofi libri e Greci, e Latini, Ed ognun di noi ben sa, che
ancora fono in illima grande i vini di quelle amene colline, e fi manda-

no in dbnOC rebbono come


,

gli

antichi.fe

fi

fapeilro coltivare nella

de'nollri maggiori , e non l curafTc il motto, ma il buono.


234. Avendo con felice (hidio , bench propolto con lungo dire , rinvenuto, che le colline Amnee,e di Falera erano quelle, che cingono noira
citt dall' occafo , e da buona parte del fettentrione , e moftrato con
buoni documenti, e ragioni efier nomi Fenici, onde l'empie pi l conferma, che quella gente venne in noflre contrade : rimane ora, che prosegua a feovrire altri limili vocaboli di luoghi,! quali anche fembrano
ellere -d' orientale origine , e ni' increfee , che finora da' nollri Icritto-

maniera

7^4.

Monte Hrrmm

in Nasali voce Fenicia

opinioni

defili

altri

di tal

nome

Digmzedby

Google

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

in

[fate interpctrazidiii

tali

flr.i-

d:r f,ili;i
e l.-.r btic^.
e P..-.'i.<r:n , yrrc-A mm v'hanno antichi,
le aveffero ferbate , onde trarr ragioni da' fcmplid nomi a noi
tramandati. Il nofro Capaccio nella pag.411. ci fa lapere, che a'fuoi
tempi, ove li vede il callcllo di S.Ermo , diceafi quel Ijiogo Hermm,
vet Hsrms, e che il Fontano anche cosi il dinonrins: quantunque lgpiunga pochi vetri dopo
Arri S. Ernfmm , qui ibidem in xdicwla colebai ut 1 nomai dtdir, bifogna aver mercede alla femplcit de'tempi di
Opaccio , quando non l vedea la gran differenza di Hermui da Erefi
.ni fi vedeva allori tal tempietto, dicendo, che cclebaiur ; c certa,
mente fe non ibffe flato pretto nome di quel lungo, ove fi fabbric il
Callcllo, ma di una piccola chiesetta , il l'ontano non ne avrebbe formata la ninfa Hermh . Tolte via dunque quelle tavolette , piace (velare , onde fi dette tal nome a quello noltro colle il pi alto , die
noi veggiamoi il che mi fetnbra niente difficile, e fari di grado a coloro, a'quali piacciono l'orientali origini. Con fom ma propriet i Fenici in oflcrvando, che quello colle fiera il pi alto degli altri, gli diedero
il nome da tal fit nazione : e chi mai non ha letto , che csm dinota
exce!fus,fnilimis ,e fono gli rteili elementi, che Hermus? in oltre aiuta molto il ritrovarft in Jof. 19. jt. rusw, che fi fcrive ffarama, Hor.
ma, e dir fi pu anche Henna, e li una citta della ttibii di Nettali , e g' interpetri di concerto la fanno rifare dal fonte tioi, che vale
txcclfim effe-' fon molto pii noti i luoghi, che fi rawifano ne' Tanti
libri , e fon formati da quella voce fenza n iniziale , la quale quali a
tutti i nomi s'appone, onde abbiamo Rama,Ramia , 0 Rtmtjit , Rimmel, 0 Remman, e parecchie altre citt tutte ufeenti da r-ren, ed a:

parlando delle voti Henna:.

che ce

venti tal

135.

nome,

Ne

per enere fabbricate in fituazion fublime.


crda, che non abbia avuta la forte d'incontrarmi anche

in iicrirtori Latini, che ci han l'erbata tal voce per dinotar un edificio
in alto: Suetonio in Claudio n.10. ci d iermeam, ove fi afeoqueli , per isfuggir d' effere imperatore : Exclufus ( Claudius ) iute
celerai ab uijdiatoribm Caji ,
quafi fecrenan co defiderantc tur-

rio

mm

km

m-dietam,

nomea

heRMium

fubmoverent
neque multo poft rumore aidii exlerritus prarefflt ad folar'mm Proximum, interque prsr enea firibm vela fi abddit , G?c. non fa d uopo
rileggere i conienti, ne' quali fi rawifano cofe ben aliene dalla mente
dello Borico: ma ora , che fi fvelata l'origine di quella voce, non l
pu intender altro, che Claudio fi ritir rte'pi rimoti, e fubliml luoghi di fua abitazione ,e ove erafi eziandio foiarmm ,che non li coftruiIce, fe non nelle pi fublmi parti dell'edificio , al quale era fmmitra
1' bermxum. Con ragione
dunque i Fenici quello nofiro colle, che fi e
pili eminente degli altri il dittero mons HEMus , ed Romani poi fe
,

135.

Himuum

voci

affli

cui

cicuta: le le d

efl

recefferat

bucci luce anche di'mamii.

Digmzed by

Google

ioo

FENICI PRIMI ABITATORI

avelli parlato di quella dliefctts,

quando

egli

ricorda fbltanto

il

m..;ni.

fiero
S. Erafmo, che fi era predo il monte Sorattc , fi legga il Capaccio pag.411. I favj, che hanno illufirato Siietonio, non crudo, che
abbian detta cola pregevole, aderendo , che qucft aumitaa cica da Ef-

HB,',Mti-fiiriu;,c eli;

lijf l'Iato

n:-:i..n,l;:><i

(!.-,!it.!t!>

a tal

nume, come

Ifenm,Ssrspidcmn,na d quelli due cenacoli non ne recano el'empj, Minio, che gli abbian o-iil'nf o^-iupa ili llidc,c Serapide. Ri(-ortano per,
che l'Iutar. pag. 510. nella vita di Lucullo dice, che quelli cenar voleva
x -:, -,v.^.. ,,w
i, riAViw,!,, fer,-,r; ;3 j. ,
jfM raaMr,d uai e* fplnididh melimi, ,mm;n crai. MaoMa,
ed efaido [lata cofa nuova intrache non dice Plutarco Ai#,i'.wi
prefa da Lucullo di dedicare ad un Dio romnmlum , ovvero trklnium,
vi aggiunie lo fcrittore , uomen erat, il che non ha tatto Suctonio all'
hermtWH, perch li era luogo ben noto in oltre lian mutato la maniera di fcrivcre togliendone il dittongo per derivarlo da E'puji , e ne'
buoni codici, ed antichi l legge hertngum, non Hirmcum. Ma toglie
ogni dubbio il rinvenirti nel telbro di Grufer pag. 508. 7. un marmo,
ove fi vede kenn.ritm, ed in elfi) fi feorge effcrc flato parte d'ogni grande edificio , perch vi li erano (tabi) iti a cuftodirlo fervi, come ulvali ad
"
ognialtroluogogcnf
;

'

'

.Tanto vero, che queir bermewtt non fi prende per luogo dedicato a Mercurio , che in una ma.-: dia aii^.ilj iti Grutero s'interpetra
a latro , comech non regga, e piacer pi femus a cuJlodia fatanti. Ognuno pu ammirare , che non fi pollo mente a tali
nome inventato da Claudio in
ragioni ;ed ora non fi crederi, che
onor di Mercurio, gi/acL li tris iva si comunale, e lenza refiriiiione al-

fmm

Me

cuna

il rinveniamo anche dato al noMro. monte, non meno che


a citt, ed altri luoghi, che fono in fublimc fito. E perch
al nome d'una amcnillma campagna, che
anche effer Fenicio, non molto diMante da quell' Ermo.
la voce P<u(;fci,e come

:e perci

in Fenicio

ho prometti brevit, mi avanio

mi fembra

135. 11 noilto Pantano ci ha conferva tn


fuo vago coflume,ne ha formata una ninfa

Pardch:

egli

avea fua

vil-

eh; ansila An>:i,:ii.i , e tal nonic non multo


difierente da quello, che ora volgarmente li dice Auii^/.ino
e perci
frequentemente con onoratilma guila ugnili.: laioki nelle fue u amla in quello luogo

.-

mirevoli poefie:

T2JlI.

facilini in Napoli

f-::'o

::icir;!c:

.1

aliai

tt

fJilciiu

'-.
:v:::: l Ci.;;

OlgrtizodBy

Google

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

Prima

adjis, primo/qui mi*!. Dea, et


....
Impilai ut focios ttCUm Animala quofilhs

Ed

altrove:

Nane noi ad nriltt voca Antimoni receffus,


Er mutai ad frimai blanda fucila rofai ;
Nunc offer fift Aorei ffeBata PATDLCIS,
Luta fiat iirlii , Isti fatulclS agrii;
Nil agro uberi*;, nil

me

Uiraque

tfl felicius boriili


immcrmTtm rei fact llla

mali , Ce.

Ho
fi

recitari quefti pochi verfi del Fontano , per moltrare , che Patulco
era uno ben largo campo ricco d'orti, e di ville, quale anche a di
fi vede : arcufeo dire (ma non cosi franco , come ho fatto nelT
altri luoghi) che i Fenici appellarono si fpaziofa , ed

noftri

etimologie degli

amena pianura

flum

me

nns, aperire, fondere, ovvero da no, am-

dal verbo

onde ele anche

effe,

patuhs, &c.

e poi

il

verbo pareo de'Latini , ed

fuoi derivati

ne formarono il fatufiului , e faiulem, co.


Se tal origine non li filmane,
ln pronto , e franco a rimrnziarla , e rimuoverla
noftri

mrmgaOui, rmdufeulum

flufiulus,

che poco atta , io


dal novero delle legittime voci orientali, dichiarandola fpuria , fapendo , che ne" libri d'etimologie ve n'ha moltiffune indegne del nome di
Fenicie . Ho voluto far menzione del campo Patulco , perch mi 4
fembrato, che Galeno il nomini de meri. med. lib. n.cap.4, p. 180. F.
edit. Charter, ma la voce fiata sformata da' copiatori , e forf piaceri
ojme fi reftituita, per non richiamarli di Galeno , che erali poco efperto in geografia, ed io mi fon compromefl num. 114. di rimetterla
nella vera lezione . Parla egli delle quaira de' vini
r.TLBen (, li

(oW)

etri

raiie**,*;

nfnra

0OT2KO2,

m"}^/*

AScraA

-n
S

*;

Nicm*.'

X*0j>&

^ AMivi

Api- b

&

nj

mie tifi Ntcc'

abZm,&

Albonum,& Gar,.,:m: ,
TisLiscuM, Cf Neapolironum Aminomi,
quod in lodi Neapoli nieinis gignilur , unde cliam ira id nnminani
''
--7. Crederei,
l.rtc-rci , che
:h-^ nmiui
nppona, le
vede quel
ninno mi
m fi opporr,
(c ove fi vi
tunifiimo e- , fi debba leggere llxnA*- , altrime,
Nivilllmo
medico fi mofirerebbe fcmplicilluno in geografico fapere.
fei dopo Pozzuoli, ove il monte Gauro: tanto pi.Cm. giL
zufoli fon da lui polli con il dovuto ordine: quindi fe fi rimctre Ih'mX*", ovvero nxnXiu-,non fi vedri la gran confiifione geografica, anzi far il tutto ben ripartito , ed andran ben uniti i vini Gaurirmi , tatuici , ed Aminei Napolitani ; e fon perfuafo , che non fi troverr voce, la quale fi pofi fnfiituire alla ben guada er.- , fe non n;ntx&,ed cflendo poco nota a'eopiatori, la mutarono grulla il reo lor co-

:i

.1

un

TmJ.
137.

fi

Ce

flu-

danno buone ragioni, sd opportuni derapi, pei difindcr Galeno.

FENICI PRIMI ABITATORI

n quella, che s'avvicinava in parte al fuono,ed eri troppo conti.


mi finge pender, che non lolo diceafi Paculcus , ma eziandio
!, onde Maturili pi nativamente il Sst.G)- in Caieno , averi-

E l

tenuti

motto

"a

al l'ontano,

Ragione d.jveva

luce a
_ qtieT
fi potuto dar 1l_.
a ofcuro,o pure condannava li

nel lido, ed ofiervar non pochi luoghi , a.' quali i Fenici apfcrittori ; il che.
, che poi fi confervato ne' uolteriori
non con libratoli da' noliri finrid , han riempiti i lofo libri di favole,
avendoli preferitt troppo ftretti confini, perch rincrebbe loro portarli
lino in oriente a rinvenirne l'orione
Il primo luogo, che in si ame-

pofero

il

il

nome

na piaggia

ci fi para innanzi, fi l'ifbletn Affami, cosi chiamata di


Plinio, e da Marziana Capclla,lc loro parole fon riportate dal Capaccio nollro pag. 404. e dal Cluverio pag.ntf7. e Stazio l'appella M^nHa , ficcome fi vede nel rum. 159. QueiV ifoletta in ojjni tempo Ha-

ta illuitre, e nella ftagione barbarica fc le

mut

per errore

il

nome, e

molW

fi ci!fe
l'.
Io non debbo (Indiarmi, che
timologia, e che da' Fenici ulc\ la voce Megaris , o Megaliti, che lo
favj moderni di quella hanno ferino, da
elfi tutto fi confalo contraddicendoli e fc folle mio argomento la fioria
di tal iliila , min mi farebbe malagevole con diflinguere 1' eli , e con
ifeovrir l'indole det^i [.Tkmri pa^laiv , on'V i:k A fallo del nome caJlivm Laculiaiwm , tflndo certo , che Lucullo non ebbe mai alcuna
abitazione , ni villa in ndlra citta , ma foltanto prcifo Baja , e ne'

IkiRnc mi fpiace,che quanti

138. Jtfrjmij ifolcm del nollro lido delia ftr errore antlie lui ui.'mn>

ly

Googlej

DELLA CITTA'

pi infelici.

Bench

no ben difinta la
mi piace follante
dopo

il

DI NAPOLI.

103

che gli antichi hanBaja dalla nollra Napoli,

io potrei addurre pio. autorit,


vii

iAm

della fpiaggia di

recarne quella di Plutarco nella vita di Tullio poco


principio: E'*it/,to Si yuitv xst.ii in A'fTors, k, t"4 ti to'.
Iliv-'-:."; ijri3-, ui^s'W, pojfedaat mrent ul-

Kit il bj-h's, xj nf-v

lam puhhcrtimem in Arp'mitlih-j:


ere: n:r.:.v,n uvbem
dHm , eiudqus prcpe Pompcjas , fed non fragreadia
:

trai ci prt-

re^^A^*,

MgneA, che"
perche noto, che Arpino fi fu
, ed ivi polfedeva aliai podcri;ma_i copiatori
avendo, per ilcriver predo , datoci iCpwa& in compendio , giuda il lor
colume, fi mut poi in A'sisi, e li la dire a Plutarco , che Cicerone
aveva una gran villa in Puglia. N muior fallo, anzi molto pi intollerabile fi foffre verfo la fine di quella vita , ove li legge , che \o (ledo
oratore pollcdeva in Capua jptelx^pivdia: e forai di porre 'sKbmtla patria del grand'oratore

edCjpnttm nelle verfioni: ni ceneri s tolto in me


do Plutarco aver ordinato Cicerone, per isigniit

m Kn^

lo fltipore

che narran-

l'ultime infidie d'An-

u-ro sxSi xmiileri ,>x*'


tonio; che per acqua II portalfero
e y^rja , ove egli uvea ville, fi potuto penare, e rillampar tante
volte Plutarco eziandio in pi lingue , con fargli dire centra ogni ragion di geografia, e di dona, che Tullio fu morto preno Capua, qui
avelie avute ville, e che tal ciitj li.i Isi^nat.i ii.il mare:quando fe con
piccola mutazione di pochi elementi II rimettea Knlatrei , d tutto reggeva bene, ed andava a dovere, perch preflo Gaeta fu colto l'oratore,
tolto di mezzo, lpendofi da ognuno, che qui aveva il fuo Formiano,e
quello luogo marittimo: r mai il i-rn-no CapM.m11 fu d'amenit, e
di delizie: gran reo dellino,che nelle pi (Indiate vite di Tullio, ed in
lempi s felici alle lettere colali enormi filili de'copiator non fi lon riparati , ne fi pens all'antica , e vera lezione
Avendo io ci oflcrvato
intorno alla voce
fono avvertito da Filippo Lignola pieno di
,
quei coltomi, che Hanno bene in un gentil giovanetto, vago delle pi
eulte lettere, che Dacier dice nel matgine di db vita di Ce. pag.itfj.
Il y a fiure au rexie , db sb Hi Qnftiai , e nel telto traduce CVrt: piace apprendere anche da' giovani: e godb, che il Dacier fi Ita1

K>

jjj.

Nm

timi

Dilt,

I;.-

Coi.ylc

i4

FENICI PRIMI ABITATORI

A'/noK, e ci di p.84. Il avoit une bilie meifon de compagni doni h


territoire if Arpi , une tene un voifmage de Naples , ec ni alcuno
mai ha ferino, che Cicerone aveffe avute ville nella citt di Diomede.
140. Or ficcome le voci AV,e Krr/uu han confuti tanti comen.

tatoK, e doriti
rJi della

ler la

di

nollra et, lo ffclfo

region di Baia, e

medefima, che

fi

prodotto eziandio il -ix fi


fi creduto ef-

Ila

fcritto francamente, e

la nofra

gran

cit ti

quindi poi

'

Ti

fon trafportati
perfidie La.

'le

LuciiFto nrfTo fpaziofiliirno campo avanti Nilia, fi ibvea por iti


perch ivi non v'ha neppur legno d'edificio antico, come altres, che
fempre coli l'aria i fiata pefiilente,e maligna, fi legna il Cluverio,che
ne reca l'autori ti , e quella di Stazio fpccijlrnente debbe efier piena.
m'increfee, che debbo filiere al fentimento del dottifs Mazzocchi , il
quale nella lunghiflma , e bene fiudiata diatriba de Cuculiano del (uo
gran volume de Erri. Neap. Cemper unita tutto ci s'ingegna fofienere;

ma

non rawifandofi nella vada, e nebbiofa pianura avanti Nifita neppure uno fcarfo antico avanzo delle delizie Lucullane dice pagi 1 j. col. r.
Ioni frteipue pertinuijfe doceam

Compsrtiffimum

tli

quotidie ab uri-

campagei in rota Pugni /mie itpnbtndi^K pertentari , ita ut iicnt


non dubiter em oppidi alicujui ramai fuife ; cctujus vero, nifi Lucullani ? (7r. Primieramente fe le ville , ed pifferai memei di Lucullo, onde fu chiamato Xerfa tegami, foner fiati, ove e l'Agitano,
non fi farebbe fcritto, che l'avea prope Neapolim , perch tal lago
pi vicino alla citta di Pozzuoli , che alla nollra , ed i confini di effe
iono i colli d Mergillina, come fi moftralo ne' num.i irf. 117. In fc
condo luogo, chi mai s' indurr a credere , che tanti edifici potevano
effere in una si alta profonditi
quanta i quella del lago , e chi mai
,
erge deliziofe abitazioni in una cupa valle , dicendoli , che ancora li
veggono tdificiorum integrorum compagei? ed in oltre chi pu dar fede a rozzi notatori in diicernere fiiperbe fabbriche antiche ? Io fon
certo, che fe al gran Mazzocchi (offe tornato a mente , che quel ad
Neapolim, e fecondo gli fcrittori Greci txs ihk xihit, s'intendea preffo la nuova citt della regione Bajana,ove fono ancora immenfi velligj
di moli antiche, e di bricvi grotte, avrebbe fubito rinvenuto il vero Lucullano: tanto pi che Vairone lib.i. c.17. de R.R. dice, che i pottenti
degii fcavati monti , per far gli eunp
fi furono ad Neapolim, e pei
(
foggiunge in regimando a delctivergh , 1* Baiano aulente. In oltre
Plutarco fcrive ncl^i vitn
fe di quello fecondo Serfe ,
110. Si fcuopreno vari

filli

di I.i

ma

cullo

togato,

t;i
fi

1.

ut

L:

!_

Jiibbriche maraviglio-

vedeano marittime , non potea-

deTavi, per non ivci veduto,

eh in Biji v'era W

wiut.

Digjtizefl

by

Google

DELLA CITTA' DI NAPOLI.

mi

molto lontano
il Iago d'Agnano , il quale
5' il .>- im.:'::, >,
>; jro\.> *>i , n.T.fc. Affi-,
ad m-jam urini, &c. e poco dopo,
loci! mmtimk,
Srms i'cjJJs! xii^niis , i. t. . JijfMi nutritimi ex/intatte, &r. coanche Patercolo pag. 175. dell* ediz. di Burmanno , d in/ella! mola
,
, ftfM/i maitibiu , in tinn mare . Il Oliverio .
nella (pagali di Nifita finn dopo Agnano , fa il
p.ij.
c-jL ci i\krs,iliin;i
principio dell" turtpo
1151. Eur'P' "rem

no dunque edere, ove


V TO
{Luculli) in

dal lido

&

h|
li

rectptum
che non vide monti

mirri

Mjzsnli.iii il rinnova p..,


citta Mergiliina ; pisOfl'.i: I.. |-nlicro
107. coL . ma non rinvenendoli ivi legno alcuno iell'turipo , dice, chi
ci doveva eflre
Alia er^o prorTns in occiduo mentis Paufilypi Intere
filtri t, eetffe e/},q.im nsf , wytrc rumi, e/lm.
.l

fpecm mari pervia


H.iai

j.lJjt.ii-t

/''('/

i:

rii

fj'ii'

l'I.'i

.'.rJJKi;

f.HtiquarXBl loca

min

producendu fateti conimi: i luoghi degli antichi, i quali egli riporta,


fono appunto quei , die fi contendono, cio perfidh monres ad N.ap>
lini , e 15I W Te'Xir . Or in vedendo ognuno si gravi diflicult , e s
varie, e difeordi opinioni, ed il non ellrli poto mente alla nuova citta, '1 n-o'firf , prefl Baia, ner rinvenire la fmuli villa di Lucullo,non
far cosi pronto a crederla pretti o Mergillina , 0 [Militi , o afirbita
dal lago d'Agnano: ed io avrei pi valenti pniove, per fermarla nella
godo almeno d'aver centratori
regione Bajana, fe potdi efier brieve
pentimenti altrui , ed avergli in buona parte
per ora indeboliti . E
flato anoi benigno il cielo, che il Pellegrino, fperimentata la malagevo:

lezza di determinar

Campagna

affatto

il

luogo della villa, e de'vivaj Lucull ani , nella fua


fa menzione , perch avrebbe empiti pi focome gli di ufo ed in fatti nella pag tj.
d'Agnano, ove gli altri nollri ferii tori non

non ne

gli fenza nulla fpedire,

imprende a parlar

del lago

traJafciano di favellar degli ediftej fi quello conciare , ed invece di ci


li da fiorir fa il filofofo , e vuole iflruirci , come polirai formarli litii monti, e termina con telimonianze di plaufi,che ne
riport recitando cntal infelice difeorfo.
141. Ora m* avveggo eflermi per lungo tratto tolto dal mio argomento di inoltrare, che J' ile-letta Megaris ebbe il nome daTenici ,per
nuli ri primi, ed antichillimi abitavie pi (abilire.clie ;;;i-11 furono
tori. Dovea per palcfaic la ragione, onde nell'et barbarica la mcJe-

ghi, e forgere

fima fi difle cajlrum Lucullanum


E perch piace, e forf giova trivere delie cofe patrie , e vi fari chi fi chiami eziandio pago di leggerle, tanto pi fe 5'illuHr.mo gli antichi , amo per brieve alrro tempo
,

di profeguire a parlar di quello Lucullano, comech m'attengo di prporre il pi , in cui fono iti a iraverfo i nollri fcrittori per tal (all
nome apporto a' Megari non potendo dir tutto , per non andare per
troppo largo fpazio. Il gran Mazzocchi nell'intero $.2. pag. 117. della
:

141.

Il dottili.

Mazzocchi mole

che

erotti di Pozzuoli

Ili

opera di Incollo,

lorf

Vicino tango

FENICI PRIMI ABITATOR


di

de a inoltrare,

n w!3-,tS Km
noAiN a a^j,
tot KfJfiseiiuv

ifpii

y.ilio iiKXiir.i'icijiuno

lora quella, the da

a farli, c nella contrada di Pozzuol

Avemo menava

Cuma

che

il

vo

Sibilla, e l'altra, che da Pozzuoli ne giva alla nuova cit


e paflva per Baja, [a qual furterranea via ora o mina
ili. Prima 'Asrippi, e d'Ausudo

non 'ermo qaefleerailc, 0

DELIA CITTA'

DI NAPOLI.

,_. Baji, cio , che ivi fi eraris; e "le * H at*


che fi dieta " fI
i
confondendoli colla noflra NtiTrtis alcuni luoghi
, che
tempi mezzani, fi ami!) Liniro a quella, e. fra gli altri
e l Icrill, clic Mentis erali cajiram Lucilitutta cii furie cunf-'rma quello , chi ho imptefo a molltaedifici,

ti

la Ciila cagione
di Pozzuoli ne'
la

gran

villa di Lliaillo,

Imam. E

14!. Rimane ora adar chiare pruove, che anche la nolra grotta non
lia opera di Umilio , nini; Li lerilM
ii
i\lv.K Mazzolili , ma dello
f:.!b Aqri.ipa iu.:n;
Cocce. Ballerebbe , che Strabone
l'ina.- m>
abbia detto, che nello cmiliib 11 primo mari fi t i-ffymaaat,ni psreryprai vite atsrentar , per non aver fatta quella nolira Lucullo, perche
altrimenti non farebbe fiato Agrippa l'autore di tali vie fotterranec. Ma
V avvedutifiimo ijeoqrjto !l;\v.:;;Jl.
.r.Mroo la frotta Napoletana , ce
ne rende pi lcuri pag.377. EYi
C T.-Wi
N,. -Hf.pt) oVpfj npn-irif
li fl,gli i! T.-;, Tt Imjiv.'ss , <T.-i Kiwv.i-, It ?J.w9 (leg<<..'.

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Moli J< it,*?
nL tino: Ef? iii
(Niapol)crypia tcii?.:.it,;-.::s iubftvnUi in
<ft in/cr Putcohi
e/I , ' Xcipelim , cedri opere , *t ,"B ? cme ,
9 o /h Cnm uer/
turO diti t-oigquc opina rnuUoritm ILidvrvmJara Kcurrentibas Jti
curribus : iumenqvs pajjim ad raglimi ttlitudnem , fune/iris a fipcf
firic monili cxc'tfis , dcminiiur = il.A-.-t qui.l:m aiata ifthtc uova.
URBS aquarum calidarma ftaturivinei ,0" bstneoriun apparanti tua inferiore! ih, qui B.-iit flint, ffj i:im::ra tir.il::> fenderci
iif [Mini
s/ja ar*I dldifituta d r.'M numi- l'in-. il'n ,vji:
',:d!li alili fup.T -ili-il
.*

;':

ccnJruBii Mi Ha pennello, clic li faccia qnulchc necetlria olfervaz ione fopra tal luogo alquanto lungo; perch v'ha della grande conflittopeni per ogni verlb a ci, che dice
ne per malignit de' c.ipijtci
.

geografo con brevit, ma con avveduta maniera, cio, che la gioNapoli li f: e ad iiiiiu/i >;;; di quella di Clima, che fu diretta da
Cocceio: or chi non sa, ci.- m:dlij, che s'imit.i, i poltcriorc all'originale? e quello ci dicon j qu^e vnci tT!-j.,r::i>y. srii.wr , ceffi iti
il

ta di

foenavi

di 'het

nuovo ncm'lna/cc e^.

rrh^avea'gia

pco innanzi,
e le di lui lodi: ne pu
fra
non piccola

Mone

Agrip143. L'unire dilla Erotta di Fcjiiuoi

li

fu

Agrippi,

l'uchiicilo CtccrjJ.

oS

FENICI PRIMI ABITATORI

Agrippa, e Stratone

dattili ,

che non foue

flato

Cocc*

i!

diretto-

fenza molte preghiere, fi piegheranno a credere, che non fi fu Lucullo


autor di nofha grolla, e ni fari mai vero ci, eh; dice il granMaszocchi, che non poteva elTere (lato altro , che Lueullo : Ecati morta(;.vu .f.lljlrn OUtmemUS:
ih:,:: :,!!!: IV: (.:<-,:!:< , /
fe Alludo, ed Agrippa li foller fiati meno doviziofi, e magnanimi, che Lucullo: e dee galere il comun di Napoli, che i noftri padri iutclero bene Stratone , e (triner in immortai marmo il nome di
Coccejo, ed il dichiararono autore di s vaila, ben diretta, ed utilifli-

come

144.

Fa d'uopo anche

avvertire nelle parole distratone l'elpreflone,

y,TS>r, "r>p

ios eli,

&Ne-

/po/im,onde fi vede, che i colli diMcrgiflina Tempre fono fiati i confini


due citt, e vie pi l rende laido , che gli ameni , e brievi

di quelle

monti Leucogei, che

& Neaftlim

gli antichi feriftero

eziando elier htter

Pumhi,

quei della Solfataja , ma quei ove fi vede


, non fono
la ndlia grotta , lccome con ifhidiata cura , ed altri documenti li i
moflrato nel num.niS. Quello per, che forte rileva nello fieno lungo
luogo di Stianone, fi , l'enervarli, che mentre parla di nollra Napoli , v'appone un non piccolo periodo intomo a' bagni caldi di Eaja, e
che quivi fi era edificata una nuova , e fuperha citt , il quale i aliai
importuno: tanto pii, che poi profiegue a dclcrivere gli antichi noflri
ammirevoli collumi (invi , e che ip^ulmeuie da Roma , oltre tanta
gente , anch' i vecchi patrizj tra noi venivano a godere l' Attiche 11

i.chc ne ferine, n

itti

fi

fu de' copiatori iti m .1 ir.n crl.i, perch favellando Strabene dcldi Baia pag.37;. dice, che Coccejo avea latta oltre la grotta

i"(v"!;si>

Cuoia

ivi Fliis od niruam bpda Pozzuoli i-I vi*


coi pei- tgjm , e piofeguendo immediatamente 1' avveduto geografo a
lire
pregi di queita ui iAb, che avea bagni caldi, ce. li avviarono,
he quello periodo fofl ftato amoll da fuo luogo , e che fi parlane
li

1'

altra

L'i:i

i'Z'jJ

I;

Co

DELLA

NAPOLI.

CITTA.' DI

<

onde intero a quella l'appofero:di modo che togliendofene con riporlo, ove fi deferive Bah, ed i nuovi edifici, l'ino,
e l'altro luogo fari fcevro d'errore, regger! bene ii Cornelio, ne dovri

della noitra NfefrAif,

neppur una mutazion di voce, o di (intatti. Altro dunque non fari


bifogno, che apporre quel periodo, che comincia , E'm ii r3 >/s
pag. 377.
al luogo della pag. 375. C. ove fi deferive Baja,
nuova citta; il quale periodo da me fi t recitato neil' antcnskutc
num. 145. e gli precedono due lineette, per diflinguerlo . Cosi facendo
rimarr vero, che in noira citta non vi furono mai fcaturigini d'acque
calde, ni far fallace Sitatone, n contrario a Plinio, ii quale ci rende certi, die in Napoli tale forte d'acqua non fi rinveniva , perche

farli
il

TroXif della

la

numerando

nel

lib.31.c1.

furgenti in nultra

le

Campagna

nomina

immediatamente.
ne , perch non mai

vi

regioni tutte
,

dopo aver

ove vedeanfi

deferitte

limili

calde

quelle di Pozzuoli,

l'altre di Stabia, e nulla dice delle Napolitafi.

videro

14;. N fi creda, che io lia fiato ardito a rimettere nei Aio antico
luogo quelle parole astrano:;: lliv.n.ni'.eme. inJi rinraij da coloro, eh.:
trafcriliro , anzi mi fi dovrebbe qualche merito d' aver ripolle ncU'
antico, e beli' inneit parti si meramente difgiunte. Ma perch temo,
che taluno per foperchio amor dell'ozio non voglia prendeifi il brieve
il

e
ia

fi

...
...
verlone Li
vedr la bella unione tra loro: Hac ttinpejlaK
crai, txcifa ab Agrippa, lodane - L

fyina^ux

r-

Avcrnum

fu ( Cucce/m j aliano patio fabellam aurea telatati de Carnatiri/!.- ac fortaffe antiquata cenfvettiiinem putaveril hoc iti lieo, iti per
cryptas via due e remar Dopo quelle paiole furono tolte le Tegnenti r
cJd.Mt 0 n,CS **
NOVA UPES ( i ,U
fSC
j

fermiti

&

hainemsm apparntioites Bajatiis nihilo


ber ,
numero perquam pji;rriii-fs : hir j:i/:na\;ii

virruttt inferiore!

Hajns)

fed

NOVA URSS

(iM. tsais) edificata cfl, confruAis regis vlll slit tutta alias,ncc
mic magnifici/: 11,1 r/t, siu.: Puiu-lt -ji/initur. Indi Strabene fi porta a deferivcre il Lucrino lago , Lncrinus autem lacw , i?r. Al certo
non cos fla ben unita gemma in oro, come quelle parole in Strabene,
follemente dilsi'Jntc n.iWir.ori , 1 quali vedendo le voci tix tu'Ais, al

non curanti J-ila inenie del geografo , franchi le


appropriarono alla ndira N'ij.jai, Ss perii li vuleile in parte torre di
colpa i copiatori, ne trarrei qualche piacere, purch, fi dica, che a loro flacone non era nota , le non la citt nollra , che in ogni et
Tanti.
Dd \
fiata
femplice lor tuono

145. Si danno nniit

le

pirott di

Sminine

liiriieiii -ine

luoghi

ili'

coiiiatoii.

DigjtizM by

Google

no

FENICI PRIMI ABITATORI

Hata di alta fama, e nome, e la ilx tAh Bajana ignorata, o ofcurif


fima, e forf anche dilrntta: ficcome i (lata occulta a tutti i pi illllftri ingegni di quello fecolo felice , cosi ancori agli fcrittari dell'eli
barbarica, t quali leggendo negli antichi , come gi ho avvifato , che
Lucullo perfodit menici ad Neapolim , ovvero -risi 'fi* iAn , fenza,
pi altro attendere han creduto , e fcritto , che quelli avene avute in
le fue ville, e non in quella prelTo Baia, e Meqaris divenne calmiti Lttatllanum : e perci fi pu aver mercede a' copiatori. Se
poi folle Irato pi grande il fallo di chi il commife in tempi inftti al
fapere, o di chi non il conobbe ne' profperof , il dica altri, perche io
debbo limare i favji a me balla averlo forf ben ravvifato.
1415. Rimane dunque a mio credete pienamente riabilita s lodevole emendazione nella grand' opera di Strabene
chiedo ora , che mi fi
conceda, e forf eziandio mi s' impone , che 1' ajuti con efempj , ma
farebbe lungo Aento raccogliergli , quando di leggieri fi poilon ravvifare nell' annotazioni appaile ali egregie edizioni di uomini eniditirtimi
i quali fovente rimettono ne' prourj luoghi t verl , ed
i
periodi interi
de' volumi antichi, e fpecialmente de' Greci trafpoli a talento di coloro, che sii trafcrifro In vece di folta copia di tali elempj far piii
valevole 1 autorit di Filip. D' Orvillc nel iuo Cantone pag. 311. che
in faper Greco so, che non ha maggiori: Te ha pari, l'attendo da altri
Non qavi unquam l:brf.T:orum culpa, ve! pcrverfo nitidorit Jcrptarx fludio , dum erroncsm verborum ferem litura noluerint cortiliTe, laici fynchyftt accidijfc acgcm : imi-li non vfrba,(y ptriodtt,fti
ionge maiora Scriptt,r:.m m-tiiirj cviJciicr
fcribis confufa,
male
locala effe extra ivium efl pofitum Versi caute in hii procedendoti
mSiorbui fini more fcribere pcrmittendam : quii ex. gr.
effe a/o ,
non adfentialUT mai/no Salma/io in Antonino Liberali fab.^i. ordinanti ita verta confujjlimti ? e recita il periodo Greco del Liberale rida,
bilito dal gran Saimafio, e di altri autori ancora. Ed in divert lucili
della fua opera il D' Orvillc inculca lo lldl
Dopo s autorevole lentenza di un uom s favio vivo finir, che lo riflabilimento delle parole di Strabone rimanga pi certo : ni vi fari taluno foverc Inamente
contenziofo, che il creda anannofa fertilit, o di si reo talento, che lo
(limi novit licenziofa . In cofe si chiare tralafcio altri moderni favj,
che dopo D' Orvillc ci dicono lo (leflb , come Gio. Daniele a Lennep
il quale nelle fue Anntadvcrf. ad Coluthvm lib.i. impiega l'intero cap.
10. a porre in ordine le parole , ed i periodi di pi autori Greci , e
Latini , e cosi comincia Liceat }am quidam loca delibare , 911* nonni/i verborum iranfpofitione fanat commode poffe VdetlUT : e nella
rag. 49. di quello cap. foggiunge parlando del codice d'Eratofkne Cuntla; qua bin'is iti capii:!/::! (Emrofihcnis) vinlcnttrr afe iiifcem divulfis kgvntur ... una cap. ctnnninms.it {liy^ims) e con feliciti ri-

noAn-dm

&

..-

&

144. Giulie querele

uomini

favi

intorno 1 limili

filli

de"

copialo"

Digitized Dy

Google

DELLA CITTA'
:e,e dilpone

le

DI NAPOLI.

ut

parole degli fcrittori utili loro antica, evera lezio


intomo a quella gran male, che han re

Vonelw.dw

piatori a'xfici, l leggete la lunga annotaz. del Valckcnaer al


161. delle FenilTe d'Eurip.ove fra il molto ci dice: Hoc crroru

(de' copiatori

ti! {codiami)

cotumnm

dtiivatta cinici

plurima procul dubm,quin integrai noatque ea oettrum locis intuiti vuU


,

inrercepir

rc/rchi

1,1

nonpofmt: Mine
SS3- 'odd. mn.

urtai lacuna! praier D" OrviUum in CSfr. p- SSpafftm libroru'n cdnrei fuppleran! , &c. Se dunque io ho rellituite le
parti del difeorfo di Strabone della nuova citt preHb Baja con tanta
reit diflrarte , ne ho avuta ragion vera , ed ho imitati i graniTefenipj,
ecl i precetti ili uomini si favj, i quali c'impongono, che in leggere,
oribas firn moreferied illuftrare gli jnli. .11
r.
berc permrtendum , non come piaciuto a coloro, the gli traferiflera
X4.7. Non v'ha pi valente ragione per riparava , che quello luogo
rili-'riiv, c]ii m(;> lini iti mnj d.il
di Strabone Millo h:r. rip.-rjt.'i ,
vero coloro, i quali fi fono ingegnati d'efporne il fenrimento lnza por
mente all'errore de' copiatori . IlCluverio affili avveduto, ma non potendo peniate, che il tU n\n fi era ptefl Baja, li ftudia in pi guife
feiorre il nodo, che Coccejo avea fatta una grotta da Pozzuoli lino a
Napoli nolra, che pattava anche per Baia, e di il reato al Latino interpetre, il quale certamente non ha fallito , e dice pag. ino. lin. 55.
Salii adparei nunquam htc loca infpexiffe inlcrprcrem , qmdpe cura
Ba/a cara Putcoloi fini , qui Scic amiculul tfe potuit a Puteolis vcrNeapol'mi fuper Baiai tendini ? ridienti!!" hic fanc Indi ne! prin'.

fm

cpio della pag. Tegnente vorrebbe , che quella grotti preflo Ba lffi;
la ftelTa, che quella di noftra citta , ma ne di deboliflime ragioni , e
contndendoli per ultimo crede , che quel luogo di Strabene a foh
cxfcriprore ghjfemaiin effe faiatum : quanto avrebbe detto bene , fe
avelie penfalo al transhitum ! Intanto non fi dimentica di faviamente
riflettere: Ipfe Srrabo in deferiprione urbis Neapol'n , uhique habet uni-

ca -cete,

Ni

Ni^i?.,i , -ih
l'i N^irota.oe irc tfi t
in aliis cxemplmibui, tri N.'is WXiw, qus rei fanefiifpi.
ma ci ballava a farlo avvertito, che non fi era il proprio no>;

iJMf. O-

da

e]}.-

me

di Napqli nollra , ma dovr tradurli fcmplicemente urbi nova , la


fi era edificata lungo Baja, ed
tutto andava a fegno,ed a beil
ne. Alla nobile moderazion di parlare del Cluverio , che ha fentto
molto avanti in geografia, in tutto oppofia l'antica maniera Campana di parlare del Pellegrino, il quale pag. 311, non eflndo fiato fufltciente a feovrire lo Itolido ardimento de' copiatori , e non ravvilando in
Napoli calidarum aquraum fcatVTtgints , &c. vuole , che fieno quelle
pretto il Veiiivio, e per fermar si irana opinione recita Uverfo d Lucrezio niente aflacentefi , Pompe/i calidis ubi ftanant fonbus auBt :
Dd x
potei
147. Quello luogo iti Etografo, come on li It^e , inthe dVflTj non inicfo.

quale

DigitizM by

Google

FENICI PRIMI ABITATO R

Vi

a,

liato

bello tacere

una

un uomo, di cui, per decoro di lua pedona,


nome, perch 11 fallo grave , il quale interdir in

quelli ai
il

AAAH^nOAlS

Italiana differtaiione^quelle parole

refe prLipi fMrnmMi quefitnucv* citt nlhmftnN^li ; 'e la


.r.in
VOCe BariMat, che Lhilfta n S,;.rai:; m.-.pnfiis, : Evenuta
ma li avea da dire qual re,o principe v'era in Italia , ovvero

principe:

altrove nell' et d" Agrippa, e d' Augnilo, che li folfe portato a fabbricare, e vivete tra' Napolitani: eppure cotali erudite cole l fon date alle flampe, e fi leggono!
148. Quelle fono le Arane maniere d' intendere gli fcrittori antichi,
c fpecialmente coloro , i quali fono flati pi avveduti , ed in et felice,
come Stratone, in ifcrivere le lor 0|>crc : e certamente dal vedrli coinconfiderati , e condili , li penfer di leggieri , che cotal grave difordine d'opinioni intomo al Lucullano e accaduto , che non l
pofc mente alla '*
preflo Baja , e fi fatto bene a diilinguerfa

nienti

dalla noftra NfJfflXi;

a-Mgh.:.-.i (ira luiifgi.iriuniiti; l"an. i!,'i

cri

.1

foni-

no l'aver io reltituto d luogo di quello geografo si iconcbmcn'c traQui volta, tralalciar di pi lafportato da cnloro, che il ricopiarono
o.m vicina a H.va. ma quanto pi icrivo , tanto
vellar di quella ilx
i
Latini
fi rende maggior il piacere d' illuftrar le pntrie antichit , ed
fcrittori, ed 1 Greci fpecialmente , i quali di cfli: parlano,/i mi dipartir dall'ordine del mio dire: e li dia il prinu. 'ni?;, cri ::k.:j ,i'Cirici . Dion Caffio con didima maniera , e favia eloquenza deferire il fajnofo ponte, che lece Caligola da Pozzuoli a Bauli luogo prcll Baja,
o per meglio dire, piciVi r.-rno*? i-J/.fv,come egli fcriitei indi i copiatori credendo, che li folli: la nollra Napoli, e non potendo eflb ponte
giungere fino a quella , col fai e , e fnlim ::u:k a lor taluno mutaro.

no

ma

le parole dello

v'aggiunge

dorico

i:;;i

tiutni

Rciniaro comech faviffimo


aniv.i'.a/.ini:,:

ri\;ru ci

del

Greco

che

gli altri vi

idio-

148. Si d buona luce ai un luogo di Dione con Tifar uni voce.

Digitizod 0/

Google

DELLA CITTA'
jlTervito, ed anch'

non so,

le

nne

mr,-![t-

-ir.}'.

li

fi

NAPO

DI

confalo

ma

coli'

faranno pi autorevoli quelle parole del gran Reimaro;i


r:it.ir
pio
f:::, :r r;,j -^irii dilit
, qxtim bl\

&

d'ima Xip&iliiiHS ,
Zollanti, \.-<'^n ,
tisi/ rKtr legerc ,
Nisplis vin-Jgjtir ami LcundrrSto , vci B.i/j tum recati ex/Irti,
'

metti a dovere,

ci

la

paHe U m^tf d^o

fiori

Intanto

olirvi,

che eziandio ilReimaro relille al Pellegrino ,elenda raro in quello Campano feritore l'avviarli bene, unii.- qui , eh; la hi to*is dice e!ler
Baja, citt troppo antica, che li ;>o!a chiari;;;? is'a , ne il Latino traduttore ha fidiito, }!srdic il Pei:-. -mio Kg.--,?, in niia chiara i'elpri.v.;,"
me La Mima tiit.)
,r /'
veduto et-*
- r '
]A: ma la nuova dna, rivendo Duik, tra (fidila da Baja, e Bauli,
bench vicina. Gi.ud-.e fi l'ala l>;;ona luce a si con trovi ni co I11050
.di Dione, non ridar r.oy riii;tiiJ;r;;e un altro, uvs l vede eziandio
149. Fer ver diiifin

,;

r i>m

prclfo Bjja,

l'

'

brani:

jltro

lucgo

di

Dione.

zia

FENICI PRIMI ABITATORI

TiA,e fi prefa per la gran citt noftra. Quello (lotico con forte, e felice facondia ci di la venuta di Tiridate dall'Armenia in Italia,
quale grandiofa magnificenza fu accollo da Nerone , e parte del
viario defcritto li fu qucilo , che fiegue , perch indi l port quefto
Re in Roma pag. . f ,i.S. E', !:; t. V-**:% {:,-,x
nNIf 3Bii
iix

e con

O'

N.fw

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ii

Iliwn

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NEAN OOAIN

Mlw ffiEfn

Si

m 't^,td\t.'n ,qi /rfra

kJ

itpj 4

I V,

[,;,!

nrai-

;'v"m urbem ^JT.'.'.V.*

nupisficc exnpi: , nini /urfot Pi/ gladiatorio! fiat , Cfc.


to'*, e non NiixoJ.iv , per
Ballerebbe il leggeri:, ili:
a aie Icril;
certo, che (i par
<L\.i w.'f--;.-.; cjjj lungo Baja: ma v'ha piii valenti ragioni, si perch conveniva accogliere un principe (tramer nelle
riTiT.j

ellr

citta del proprio

dum'iuo

qmlc

li

era

ia

region di Pozzuoli

non in

una, che non fi era de! fuo imperio, ed il noflro comune allora vvea
da perfetta repubblica: tome altres, perch li legge, che in Pozzuoli,
luogo viciniflimo alla nuova citt furono dati a Teridate eli fpettacoli
gladiatori: n rinvenir fi pu dcbolilfima ragione, perch T imperadore
attcndeffe in Nanoli l'criilaic. Ed or.: iarj di lunga ammirazione, che
il gran Reimaro nell'egregie annoi, in quello lorico, e pi altri comentaton (limarono, che qui m* rixis fi folTe knoftra citt, e mi fpiace,
che anche Pier Latina lia dello [UB fentimento nel Ginnafio pag.138.
250. Mi fembra in oltre , feovertafi quella rix its'ms vicina al lago
Lucrino, che fi polla rendere f|<edito un luogo difaeevole diS.Agoilino
un (
lentie tontrsAca(per non parlar Iti
I

vi Cvmmv &mf,0 , atque sdto Mtyetitan MI cum pwttfffff, ntc


emgi&c Se quelle parole fi voIeHro intendere delle ferrale dellarrafra
tran citt, al certo ci richiameremmo di S.Agolino intomo ad un fitto
lorico troppo conto , c rinomato , non avendo apprefo , ove Tullio lirif
fe i fuoi libri delle quell'ioni Accademiche, il che fu in Cuma, (iccome
egli fteflo due volte fcrive nell'introduzione:

verfi

dopo: ia

cuh*no

Fai

igitur

fenuonem

in-

nupcl, cuoi mecum Aiticus m/ler ctfei,&c.

Ma

Plinio lih. 51. ci. vuole , che quell'oratore tali queflioni le compil nella fua villa, che chiam Academin , ed era la pi cara fra le
Ti'lur, della quale io fo lungo dire: e Tumcbo
molte, fituata hi

annoi, di quello fentimento, e recita le parole di Plinio:c fembra, che Agolino ben efperto della contefa, fe in Cuma, ovvero nel-

nell'

Cicerone tali queflioni, uso le due voci Chimi, e Napolitano , c la feconda fi dee intendere della if'a riir, n<:n Inni;! ca l'n/v.i:ijii , tanto mai^iormente , che
quelli libri di Tullio imptele a contrariare S. Agollino
n alcuno Ila
la nterat citt prcITo Rifa fofTero fiate tcritte da

no. Con

quelli

iiu

fi

d lumt jd un oleuriffimo I11050 di S.AfiQiliao.

Oignizodb/

Googlt

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

il Lucrino, il Oliverio n'ha raccolte pi ar


gli fuggi quella di Plutarco nella vita di elfo Cicerone, da me riprvpter )>o':~,irl
triti mini. !.z;X. v -Fi* ila \n il -ypi , h.t.Jl.
onde avvedutamente poi S. Agofiino Solvendogli contro dine: Petfiiadebs nimbata tmnqusm in grnmtfw Cu-

pretto

ma

urhcm gaietti villani,

&c

&

mano, alque adc nkapoutun'o, O't. N credo, che fi puffi! intendere altrimenti quefl'efprdfionc del Santo, le non fi ardine di farlo reo
di aver ignorata l'ilbm, ed il luogo, ove fu quell'opera fcritta , che
aveva imprefa ad oppugnare
ijr. Non fi riculerl di accontcntire , che P aver ritrovata io quella
ili
nella regione di Pozzuoli , non fa fiato di vantaggio, per intendere piii luoghi di fcrittori Greci, c Latini , e fi fono Knduti voti
i fomenti de'favj, n tornano pi a profitto perche fono iti contro al
,
loro vero fentimcnto , tralportando le dui, e le ville, come f foner
flati navili, da lido in lido, e fpecialmente i maraviglio edificj, c gli
euripi , ce. del magnanimo, e gcnciofo Lncullo. Non debbo per tacere un brieve, ma che fembra bene ftudiato ragionamento del dottili.
M;i/7.i i:Jii , iiL'ila pg. 108. col. 1. per folk-nere, che il Lucullano li era
nel lago d' Apuano, e ne' confinanti luoghi: e li pu raccorre in poco,

cio, che il figlio del gran Lucul lo li fu erede dell'itola di Nilta.dunle il padre in tale contrada doveva aver le fue delizie, e le portento'
n fono ?! piene, e ponenti,

j^raii

folle

[.nei:]

flato

<

regger, per
di fTefco

gli

fi

qi

era

autori dell''

Digiiizad Dy

Google

zi

FENICI PRIMI ABITATORI

e che gli fcrittori de' tempi menante fpecialmente i facri aveller creduto, che l'ifoletta Mcgnris fi Coffe [' abitazion di Lucullo , c non fi
chiama, da elfi fc non eofinim Lucidiamo , E non fallirei con dire, che
fe non fotte Hata afeofa al gran Mazzocchi la uova citt nel lido di
Baja, in compilare !e due si lunghe diairbx, per rinvenir il veroLucuiiano , ci avrebbe date emdizioni pi fcelte , comech farebbe fiato
pi j brieve

>ja. Or mi rimetto nell'argomento , e nell'ordine del mio ragionare,


in mollrando, clic a ipc!:' lolrrci fu pi .Ho il nome Megeris da Fenici,
non elendo n Latina voce, ne Greca: ni fari di noja il leggere, perP,i-,:i'ini:i,

libale fedele

il

"

brieve favoetta

la

limile v e tempre

vero, comech. afeofo: cosi

il

egli

ha confcrvata
che nelle
,

fcriffe

nel

princi-

pio del cap.40. del lib.I.p. p. Arymi . . . Mi>ip TiSa cyra


ixTAi ijfNufi^? (j^vj'5
*<c- iyfir tli ivi AdLixX[vJ& TTOTi fa[y&tw7
j

.WS,

lin r.fiurfw Spfirant .


. Megsrum Jovis
jl:,m,& tu/m Njrmft* [Sithndis] DeucAimis diluvium efugife i,i
timi noihi-.m moni hc id nomimi baerei;
Geranio: monili
,
fid quii Mega-m gruma volantiunt voccm feextus tlue evafifet lisAmu, che s'oilrvi ltando, bine mona injiium vaimi Ginnaimi
prattutto , che quello monte avea due nomi Mcgaras , e Gcrania , ma
ton dimeniti fi raccoglie d,i l'aiifnnia , quale fi fu il primo, lmbra pema
figlio
Gcrania:
fc
Mcgaro
di
Giove
femiendo
le gru , cio tu'*
r il
j-iii'vss, che nel vertice o tfl li (rimarono , falvoffi dal diluvio, nello
tj, Sii

wut

medefimo tempo
leggieri

fi

fi

dovette afv;llarc G,r,:n:.i, e ,W' ?*ihj . i Greci di


;,-]'., ino
ii..mc.i
di voci , die fono lur venute
,
con que-

confondilo

da't'enici, comeclic dilettano adornandole di belle tvole, ma


lle ci confervano la ftorta, purch fi fappia con guife proprie

lo truovo

j-i'pii- tra'

zione di

fvelnre.

che Mtgavus in orientai linguaggio vale la gru , liccome


Greci, onde il nume Ger'ttnif di tal monte 1' interpetrzquello l fu il primo nome
ed indi il ferace
, e
figlio di Giove, che camp dall'ac-

Megarm

Greco ingegno ne cre un giovane


que di Deucalione. Si ha ne' libri

fanti la voce uji, e s'interpeira generalmente nanna avi! aiicujus ; indi fi forma giuda il comun ufo di
quella lingua ujfo, the ninnano hic:\h.-,r : e trovandoli due Iole volte
tal voce di volatile in elfi libri, S.Geronimo ina iiiunda, ma variano
i Lvs. vecchi, e ci danno ima volta X''-'
? feiMi/o , un'altra rps1

1,

-'

Si'i, ptJTcr , onde


della originai voce,

-.

S'ii'Jta

l'

fi

vede

oTi^inc

che non

u-^a Baia

l'ti'.itia

ci

era ficuro

fi

tj,

14. e

MigaTi

un

del natio lenificato

Gerema

un

bri

S.. 7.

luogo di Pralinii.

Oigiiizodb/

Google

DELLA CITTA'

NAPO

DI

Ma

perch lnoltro Slavi) clii.mv, q-.k-Ik fiua 'niella M-ga153.


-'i;:-.-.;
/jjt, vi fiir-i rallino , i! quii- avendo :ld": o -'':!
,
*iv, mag.-:! , m:h:a:u':; f.l.-:
duevolte l rinri (rane tal nomi:
viene nel fanto codice, e nella Greca, e Latina vcrlione in quell'unica
fignincazione s'oflrva : tanto pid , che v'ha delle citt , clic diconfi
Drtpmx da 5ji'r , fix , perch fono limale in lidi ben ricurvi, ed
il citato poeta in ral filo vuole la nollra Metani lib-s. 1. v.S. delle SelQuxque feri, ctmvos etfe. Migetn'ffuSus . farebbe in parte
ve
at.ct^.'.r t.i.e c;:iii!-.lr>Ei;i , m.i :iv<.u,:na piid.iM l'aulariu pi nobile,
e propria origine, lorza attenerli a quella, perch antica, ed ajutata
da forte auturilt, quali fono le favole. AU'oppollo 5' elclurlerl di leggieri quella, che Li ri-.v.inut.- / ininiovtal Bochart pag.470. dicendoci:
i/r /ani ormo vocis, in qua inveligandn -.ideo magnos viroi,
uni-.-r^qv.: dolio* fntftm fi filigafe , non peffit effe objcura : Hcbrxii
emm hj gur , vcl
gar e/i habitarc ,
diverfiri , njo magur iabitato ; indi reca qualch' efempio .
ognuno vede , che tale figni lcito habitstio troppo generale, e comune ad ogni luogo , ove gente
vi foggiorni; onde in aver ritrovata ta!e origine, anche quello dottiflimo uomo l pud porre nel novero di coloro , i quali frujlta fi fagavcrtiHt; e bench e.i>ii l'ami con il buono Indoro, e Servio, i quali
tifando ambedue le (Ielle parole, vogliono, che magar Pancntm lingua
-irW.-.-o; fvifirni
per quelli due fcrittori non fono foliti efir pieni te,
ftimoiij. Mi Itimerei colpevole, fe non riportafli eziandio ci, che n'ha
ferino l' eruditifs. MaiTocchi intomo all'etimologia di quella [fella voce
nel volume de Etti. Neap. fimper unici [.;;:>. il quale avendo ridetta
in brieve l' opinion del Bochart , conchiude con lode: Use iglur vera
:

i'.

&

&

Ma

Tom.t.
iji.Non ftmbra opportuni l'eiimolofia

orgs
Ee
diMcrnJ del Bocliirr, u del Miiiotihi.

DigihzM Dy

Google

FENICI PRIMI ABITATORI

non

grande, i.lomo

nullificato ci edificio

in

^'indici iLii

menti,

si

fi

!critt;:ii, c

comiiiti

li

ed

Umtro

d'

i ] 1

ufi re ,

Se

e balia veder

i-dichio dice iltri-

quanto avviatamente bilioni ufare quel brieve fuo vocacum oiigelfiffc in iiiu horremn finivi coni

bolario, volendoli da'favj

mani.: fw; -,;,> fate -.'J.hii,! o:;v.>." e tir. ilhllto f;tan,:_' al\:i IIOmini d-.!li[i
l'avere, ed anche a di nofri GiaAlberti {il quale, mentre ci (7,l'.o il tTiflo
elk-r ita trii'p't han inij-rdii a pursjarlo. In oltre io non ho trovato neppure tra'pi femplici nofiri fcrittori,

come

il

Celano

Giurti.

j.

che ju-Vult

iiu

i;u.dc

fi

&

fu

il

Capaccio pag.

cavtmibus effe per404. che dicano qucll' i folcila turimi jpc mini ,
Ji'ff.M. N'dii vive "ci inizialo, fe trilli ,c|-.c Ci fono prodotte jiktlivn ni li.'!;
ci ,Ti^.:.(;, perche sfuggita a si dotta cq'p:a ,' k: ti n
ellari, e Ma/-/. '. hi ):i lavnia ili A.Vr : li j , e Girun.t , m'Ha quale ci li
i'.'

fcoli-i:

1 .ai;;:

di qiiL-Ua

r/illr.L

iilctt;:

fi

e veduto

che ben

f far tolto di culpa d elitre (lato si lungo in favellar di Megeris.


154. Vi ha nel continente prdlb queil'illetia una amena,ed aprica
collina, tfpofla al u^iiasin
eh; il 1. Uu appaia Pixzofalctme : i na-

l,

ri

'

il

10 fcriflro
eli

li

"1

riferbatec dal

eutaetitim-i fini

forulT-:

it

indi

11

ar

il

nome

Capaccio pag. 401. Sapr Platamuntat lE^it


r.,h ::,f::;,i:i
.
Zctiam vulgo diainr t

r.t.yko

compie H:=V<iu,

eomrawiM :

a-ji.m^-

ii;

/./..-.:

che

una Ninfa Herclit. Si diri po:o


no a tal nome , ed ha creino

dal

F.i/ra, quoniim ibi Hercules

fmt

Ruta , e da Fontano fe ne finte


che olfervo Lafena intorgran fama con riprendere ardito

iniiaiiM ci,
1

irli

contenda molto, e li ri p: -.1:11:1 Hrane col; , perch in


tal maniera fi (hibilifcc , che fe non fi ricorre a'Fcnici.ed al Ipro idit>.
maj tempre il va a traverl .
ha tra le orientali voci c<y , e forf
vi era anche il Icmmiuiiin n^-'jt, Ik'hj, e li (crivellili; da'Grcci iiu,
onde ufeita la buona voce
e dinota i:n uccello da preda , e
1
lo itclfo vale in Ebreo il o'n, fi vegga fra, gli altri luoghi quello d'Ea11

less-cre,

che

li

Etli'm luogo di notili

tini Fcnitior Arane opinioni de'noltii Cerinoli.

Digmzed by

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occhiello 39

che vanno a

t^ui ini 'j t,7 M.j-a^i, i> At-t A1GT1A2 xsta ',:j mok'^ , e
di in Latino, cP.ms t';:t< ;>i..vi i:n:n::in .:ni:,im:iit:',i ra in loca Me-

li

gzrcnfi, nS ri, qui Miner* 1ETHUJE ( iisfi meni } /copulai efi ippsllaius : Accorile dunque in Attica vi era uia piccola rupe in mare
delta l'.isi.- aiSi-iz-

cl:c

f:d!o, eli: jjj-.'iu, cos

anche

Li

Na-

medelimo nome anche pred il mare , anzi


, che quella dclcrive Paufania
traduca [copulai mergi, perche inumi dimoiatili fono
,v,':.i
aniV.gni, annirrh Greci
E giova, che ci ridice nella pag, oo.
A'^luij t.tj-jha nii-h.y, iAi\v.
Ka-n ,1(7 i-ni'ifv IIt.':,; f-, *
poli v'era

una

collina de!

ove veJefi raimrfio Megnrit; c fembia

olla, clic

li

'

*i* 6 >.iy- ifSir i.;:,


lcip::hs, live yT-.:.^

^.n.Y-;.'

.'.>;'

::

/> .:,.,/:',>;,

|W

Co /crii,

W ,fcti,oK

IVon li>ca,

the io ripeta, ri se aliai hi. "hi , e [-L-ci.il n .-.ite linei lungo i lidi fi fano detti da varj voi alili, avendolo io iatto ollrvare pi volte in queir
opera. Viene ora &] bjotivj, clic licnrdi 1' i.piniifle del noliro Lafena
intorno all'etimologia di Eciin , perch clicndo molto flrana , rendeil
pi accettevole quella da me piopofta. Egli nel Ginnalo pag. 1 8t. dopo
1

aver dnrjmcrit:

ripr;-';

l'^H.ino,

il

il

l-slco, ce. inai per nitro, fe

non

che lurikro, che (:iiL-!:' iir.ticu nome ulciva da H'-. a


, Hircules , ed
contro cofloro maniere non degne di chi pretende lpere mi piace

ufii

per mo'flrar, cerne

WC

Iti-jjj

tori, ce. Indi

ehm

tragga fin origine da

che l'elemento

Etl'a J

non pu

lo

:i.v.=

ir

.V.-.:.,^-

maie

ncll'

pin.ava

di 31.'"

d'animo
,

JT.Vns

-M

RiSa he Eib/ia, teine

li

q-.:ci tempi:
pcfcdtO Bel foga

licuro vuole',

ma

etimologie

che E-

polca por mente,


Indi non pago di

FENICI PRIMI ABITATORI

uajlier di coir

lume da

oriente

ofeure, e

da

ri

tiijilri

die

quelli

fcrittori

Ed or

dalla Grecia

due linguali

l
veduto averli nujiijior
Lazio , quando le voci lno
ne pu o lignificato alcuno ri-

dal

trarre, o etimologia.

155. Vi fono in noflra citta altri nomi di luoghi difficili ad inten, de' quali so, che le ne defidererebbe l'origine, ed in quella memi IfMjjsU ^'i li la trovare lecondo il Cibacelo |>ag-4oo- Piatamojiii , voce uliita ancln; dui Fontano , ma quelli
la rifa in Ptttramaa
cHndo l'uria, c l'altra sformata da Plasmati , vocabolo pretto Greco,
ficcome ho rinvenuto in Petronio parlando di Napoli ; ma fari argomemo ben accetto, quando li ragioner della gran colonia Atcmele ed

detfi
o-li

intendere /onde' uleitoil

con

Pl.it.na>:

nme

di

S.MatfcKAsninc,

Pendii delia lidia fpeeie

tanto non

fi

rawilsrio altri

nomi Fenici

e dee unirli

due luoghi

|i:rch tutti e

diilro daglialbcri piantati incili per ik-h-/.ie,e per

Ma

ombra.

in nollra citt

fi

non por
I non

oltre

pochi, che fi fono da me oh hinno ev.-uM onerimi , i r.uali di brieve lguir a raccogliere , per fempre pi render certo , che tale gente fen^a dubbio port colonie in quelle contrade ; ed il primo , che
rivedremo far il S'cbeto, quantunque povero d'acqua,pcro ricchiliimo
di fama. E percii mi rinarri]
uccdentak fpiaggia di noftra citt, per girne all'orientale, mi piace ptima aggiungere, a guifa di piccoli corollari , altre brievi cole, per dar piii luce a quello, che gi li i
Nel min.
ti rinvenne
detto, come
penliero me le liissicriiec
l'etimologia del nofiro cartello Kant Ermo , e fi mortr nome vecchio , e
Fenicio contro l'opinione
tmllri krittor, i quali lian creduto , che
ivi urima in una chieletta cotebatur S.Ewfinui ; i Bollandiani nel di i.
di Giugno pag. 11 S. edi/. di Venezia fan menzione de! nome di elfo ca^
Hello per ragion degli atti diSrafmoM- c riportano ci , che n'hanno
ferino i noltri fiorici: indi mi confondono in conghiettnrando non folo
cilervi data nel nollro monte una chieletta , ma una intera parrocchia
'
te di iiiitfioSanio,che
marinari IW. vivami nelle tcmielte ,
l.t

':.

"ipfr
ti

im.jut

p-rifa

hLnsm

da' marinari Napolitani aveller


ap-

e del Baillet intorno il

nomi

del

Sant'Ermo.

OigrtizodD/

Google

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

mi

di chiamarla Sant'Ermo, pfi vero Sms-EIi,:ui;i vacare ddicei-'ml


e Ncapoinam littori; n.-.itt^-.'e. Quindi nr:-ii cl.ndo aife niente ficure ,n potendo reggere, in quel num.134. non fui Illecito apporlc,on
l'aggiungo come icolj,per non far credere, che mi lcno sllggiic ; unii so, the anche il liaillef ncllu li.-!.) gairno ripete quell'opinione de'
Bollandiani, gli cita, e vi fa quakh' aitra brieve l'u oilrvazione, ma
Ricorrendoli pei della iiiedclm.i guiia , die peolamno i Bollandi.ini

apprtfo

r all'origine Fenici., ci tal vo:e H-.rnns


ognuno forf rimarr piii paga

come ho

detto

la

mente

d'

157. Nel nurn.;;*,'. ver 1. .li l-iit.- , clic quando fi legge negli fcrittori
:n.-j ^r.i::.:i::li edifici ad Nctpodell'una, e l'altra lingua, che T.iicliI
lim, e vici limi irc<> , ' iiitemlca deila nuova i prcfl Bafi, cecine con pruove (colpite mi fono (Indialo perluad.-re, e agginnfi nani.; 38.
che non mai quello confalo ebbe poderi, e ville in nlra citt , non
vorrei, che taluno m'opponete la lettera o. di Simmaco lib.i. ove li
legge |eali C-rive a fuo fratello Flaviano ) t'un apud Ne.tpalim foli ,
t:::sd unii ex un
..t,', ut .'..!;. nevai r,:;i:::;- , optaveram ,ttt apeci Lucutimi* partirli, tv, ledi/. .1! Leiden dice l.-j-:M,;na : indi prolie.
gue: /ld/icii pralcrca knecba ,,y.:tb-ji ii:i<rs:iui irie.itarh irriles,gemina! particum /alido , fi' hiton-upto opere emsiatnm nndm in ha.
gilttdliicni p,:i]ibui cxr/iciri, liai.a [;/, ./li,
f
.Vili ,
parvo itilijca.iih neccio, ijuci ntL-,-.c}:':t , f Jj's iHshcri , Le. Sembra , die in
1. j

,;./..'

&

qucll 'einlloU

Simmaco

,.11(1:1:0

cc'icm-. limi

dilla;!-:',

in (apcre,

dica, che

predo la nollra Napoli Lucullo avelie avute glieli ole fabbriche: all'oppollo altro non clprinic qui , ini aver voluto, che in quei voto luogo
dell'edificio fuo, e di liio fratello fi aggiungellro alcune lanze, e che
quelli olfcrivagii punici ben lunghi a guifa di quei di Lucullo, ma egli,
non poteva invefht s largo danaro e quello foltanlo fi raccesile apertamente dall'intero Cornelio della lettera , comech a prima veduta lem.
bri, che parli de'llupendi edificj di Lucullo. Rimane dunque certo, che
non e contrario Simmaco a quello, che da me fi dille, che qneftoconfolare in Napoli non vi ebbe rx foderi , ri l.ihbrichc , ma tutte l
furono nella regione di Baja. Intanto dee femore avanzare in pregio il
nome di noftra-citt. , nella a!c ;.i!.i legione di 'l tubilo imp.era eziandio in vigore il vivere Attico, ed amavano celione di magiftraii Uluin cft menare lieti i di
ed ammiro , che non rinvengo da tanti
li ri
noffri fcrittori eflre Hata mai riCTil.ua tal ietter ri onorevole al no:

.|-.

ilro comune
ijS. Avendo fatto io lungo parlare intorno
mim. j;S. ec. che per errore ne' tempi infelici
>:::'!

:i;ai

vola iMiniaetUTIni

e monifleri , che fi
fpiaggia, si perch
357. 158.

Si

kg-mu
non

.1

l.::e-ue radia

ciV.re fiali

in

ella

all' ifolctra
fi

Mcgaris ne'

caflnm Lgcultaluoghi fac ri, tempii,

diite

d:-'

iiol.tta

nella vicina

era

d lunad un lunedi Simulilo,

t di

S.Grc S o:io intorno

al

Lue al lana.

HgMttd

By

Google

ii

FENICT PRIMI ABITATORI

c ofcnrit mrit.1 ne^li icric- jri di lincila lapone


onde pub elTcre
11 oc cupa /.io in.' di uil-.ini, li ju:rc vi tiranno, che jm.ifli.-j-o diflniinu-rcompilare ivi' ni 1 .-.! diiii; cole liur.- ili nolr.i citt, clic non lno
:

;i
li

rrJanc
ma avvaler (i il jvre b; imi loilamo di^h orioiiell'ct, e non ripetere ci, che gi
nonro
in pm liiiri il biige lenito con
luiperch ho rinvenuto in S. Gremir in noni in .ir li C[iiuT ifiila con
barbarica, c guaita, n fi penliita finora relituirla , dee piacere,
bvile delle

Icrittori, e ni-)riiiriK-!i;i Ji

ilcapto del

nu

nas

Mi
:

da me proporla. Non fa
e de' tempi mezzani, c n

in d=lV_.._
il

primo

la

vuole orrorola

nera, e

mane

alta, luni-rhillima

polveri;

/a, c die biignava patlarla chino, e riairvo,cc. lo Iim virole (ori ri


portate dal Oliverio eag. 1150. onde al [olito le rralLrii.e Pelririi-a;
j;jr.

SidrcrJjrmsssioi-ftJcaSirilioilt

eliti Stnttlintornoallj grotti

ili

l'uii.mli.

Digitizad

uyGoogl

DELLA CITTA'

DI

NAPOLI.

nj

quale mollo dice in ajuro di Stratone

e-.l
a Seneca fune Ti
,
fecondo , ck:i SirJwie , gi pM:ia di quello dlniolo ce
l'avei deferitta, come ori noi la vediamo, e folo qualche lume fiiperiore rimali) occupato i in qual maniera s' efpnmc quello geografo,
fi riportato da me num.247. e ballava al Pellegrino , lenza empier fin-

p.

174,

il

contrappone:

il

tanto feJe1 Strabne, perch fa le veci di dorico , e non a Seneca


li
porta da oratore 111 quella lettera ,0 pili predo da poeta , perch
in elv. tri ve. , v'ha, che J.i Baja lino irt Napoli
cammini per terra s altamente frinita, e lunatcta , che gli fembrava
navicare: Cam lisi:; i-bci-cm Xt.ijmlim nyieiere
tantum luti tota
'Sia fi:r ^ ut poffim oii-.r iiiI>':1:i:-:::: i:.i-.i:',,-f; : return athletaewm
ilio it ycrpttien.kni f:i:
e negre in guila di novelliere
a deferivere quello fuo viaggio : n io, ni altri creder, che un vecchio,
fare \i ben lutilo Ititoienro viaggio a piedi:
or li penti li; l puf) portargli credenza in cii, die i>ui feri ve della grotta. Si conchiuda dunque, che quello fiailiiNi li.i minto inoltrar legalaJria d' ingegno, ed il geografo li verit da Italico. E qui do fine l'Homi Fenici, che fi fon potuti rinvenir ila me ne luoghi verfo occidente
di rimira citt, ove non pochi ne fono rimali de'moltiumi , che dovevano enervi, perch ilau quelli fpatgia uerlaiueuo lido, ed apriche
colline, oltre il puro ciclo, ed allegro, in ogni et caro, e felice foggiorno. Rimane ora, che mi porti verlb l'orientai contrada, come ho
promell, e vegga il Seb;to.
irio. Sar di bel patere, ::e r.i iiling!:crii ma!;, 1! Icgcere , perch
i Fenici in vedendo il piccolo nonni Sebeto , gli potr tal nome, il
quale , comech piccolo , mi dio lolo innauiando i contini di quella
citt , fi procuro tirau mime .Li' l leti anlie'ii, e ibecial mente da quei
de'noflri Iccoli, c'd e raduto nrai me:>o limile, che l'Arno, o altro
rinomato fiume: arivi ora er.n avere un Re , ea e-if.nai-no degli altri fin-

che

fra l'altre cole, clic

fatum mth

come Seneca, avelie potuto

'

Sr.ba,m farlo fiume, che da prenb Benevento s'immette' nel Voi tu


ufo. LoJi

dei Sebeio

fai

ergine di riaw, albi fiumi

collo flefTo

nome

DignizM by

Google

J4

FENICI PRIMI ABITATORI

e Sabotili ne'Bmzj luntjo Terina ,


dal noflro regna
ni l iiL-aliL-ri
leniier fluum , e limo
-r t
<i'

provine i(

piace riveder
ci

ii-."c

cllerli

L L ;

un

inaridiva,

Op

-_-

tali

111.1

.r.'^./.'rrt

ufci-

detti, perche quiete,

!. .'

co*

portenti

o;.

Gii altri

lino anclv

(vi

Paleflina ,"ovc Giufeppe

la

L-.:i.uid'o

jorno

Cdiario p-731. per non

fi

ftraniere

F.>nn

j'..-->

1:

iJs

wi, che bagnano


ili

nome

limil

M/c _/uJ.

le

pag..[ir.

povero d'acque, che o^ni kttimo

non

Iorio

cofe rare in quello fcrilto-

re
f a taluno vcu V; Viidi:/./!
lacere pi cole di quello rivo , v* ha
nel libro di Leoni; All.ir.o col :itu!;> Z:Ai;n due lettere, una dell'OIflcnio, l'altra d'un aritimmri, che han raccolto tolto ci, die fi pu
:

dire de Sabatino flamini, e fc fon due, o veramente un Colo


Che i
Burn piccoli (' appallane ro dall'andar quieti, e lenti, onde in parlarFenicio h difiero S,ib.ui , ed in altro dialetto Sebeti , il confermano anche
gli aitinoti, eh; i poeti han dato loro, cio wrau tf.--j farti!, fiuvii lenita- filmila, e coi li legge in Orfeo in Atg.
.

AUTSp

ro'il

tt'.-'i;:o

*-7<4

"Cirri

c'iomit.

Lo (lefio dice Orazio del fiume Lirii , ors .Garigliano, nel lib. i.od'i.
JVok rr'i .j, jn.r LrVj.r n/i/i'f.: Mirile: aqim Tot: .-,'"!:.( cnraij, quafl fpiegandoci con due epiteti In propriet rfc'piccoli linoii; dc'quah aggiunti
Ur.-.zi.uii Siilo nei lib. 4. s'avvale anche parlando del tiri:
.
.
Qa fonte quieto
DiffeM-Aot rr;r/r,m , .rr BJi tf j mm.ilis imbti
.

lib. S. Scendo t ciac va tucfth vaili ai ittor.


ora intendiamo, perch il nollro Stazio nel vivace epitalamio , che
di comprile per le nn//e di Stella i;a>iiri.-tto , e della. vaga, e
1, V. 163,. delidera, che il nollro Sebeto putrir

ripete lo flefi'ncl

Ed
ft,i

due

fascia Violantilla lib.i.

lumen? Scherni r.tmm.i non per alno, fe non perch tanto dir Schemi, che fiume quieto, e che va nel mare con pochiffime acque, e
,

bifognava

"in

Columella
fa di gentil

giorno

lieto, die le accrelccil.

ri

Mi

piace in oltre,

che

ci <ii,a ellere i leir.u le lue acque ,che agni,


rugiada innaffiavano la nofira citt, Pstthenofen Sebetatt

lib. 10, v.iiS j.

iympho rof'tiit.::,!. l'ol'o ci, non


rhhher, che quefio noflro fiume
eiemtnti fono gli rkffi,
ebbe il nome dal Fenicio riso , A perch
in Paleflina ve n'ha un limile, e molt altrove, come ancora, che li
lignificazione s'affa bene : tanto pi che non pu ufeire dalle due lingue Greca, e Romana, ed indarno s'insegner taluno trarlo dat|ueHe,
riunendogli il tutto a dilanio
e ?e tiin'ii tanti noiiri fcrittori, comech favi, non curarono rinvenir l'origine di tal nome, fon rei fola di
l

cilere flati

iti.

merito

lenti, e tardi.

Non mi

di noltra

u.-,io mai di m..r.v,-,- ia , die Licofrone tanto benecitt, perch molto ne dice v. 717. ce. cflndo ufo a
dillin-

Kajiont

fiiM

Lrcofiam inlico drammatico non nomini

il

Stbno.

OigiuzodDy

Googk

DELLA CITTA
diltinguere

con nominar.-

le citt

DI NAPOLI.

vicini

fiumi

iy

pochi verfi

do-

poli attribuifcc il Clanici, e non il Sebeto;ora ognuno pu pronto dire , che eiTencta quello piuttofto un rivo , che un fiume , e ne' tempi
di Licofrone poco conolcuto , fi avvall del Clanio , che di tutti 1
fiumi di noftri Campagna pi pred Napoli , e prima era adii vicino
a' confini di ella citt, indi divertito, perch rendeva il cielo maligno.

Ma

di quelli verfi del tragico

ne' quali

altres

parla

della colonia

Atenicfe, e del fuo conduttore, lar lungo, e bell'argomento del mio


dire in altro luogo , e ricever l'innata olcurita del posta tutto il lume.
M'ncrefce s tolto dipartirmi dalle fponde del naltro Scbeto , onde non
far di noja,chc di bricvi altre cofe ne avvili. Bench avefi avuto il
nome dalle fcarfiffime Tue acque, e dietro letto, e che i Greci fcritturi
non' l'aveller nomir.itu , ma ;..!;> focili h.i::r:. . u: travolta nell'eli a noi
vicine, e felicifime al vero fapere, crebbe in tanta (ama per l'immortal coppia de'noftri poeti Fontano, e Sannazzaro , che va ora a pari, mi
Ila lecito il dirlo, degli Omerici Sperchio, e Scamandro, i quali ndT
i

Iliade tante volte fon decorati

Siiim'ij

t^v^;,

jave

orti fiuvii

i6i. E veramente fi e creduto anclie da'fvinimi ingegni, che il Sebeta li nover tra il coro de' Numi , e da tutti fi ricorre , per dargli
tale onore , all' ifcrizione riferita dal Grutero 94. 9. trascritta dal Ma-

Amerei anch'

io tale apoteofi

folle graffo fallo ,

non

vi

fi

del nollro

che potea ravviarli

pole mente.

V'ha

forti

fiume

di leggieri

ragioni, che

Te
,

non

nel marmo non vi


ed ammiro , come
fi
leggea sebetho,

colla lolita formola ex


boto, in vece $ ex
, ficcome ixit
&c. ed il Mazzocchi ne' bronzi d' Eraclea awertifee pag;
3Sd. coL i.V pr B ftrtar tas u naufeam permutimi! . E' ben noto,
ed comune , che il nome de' Dei l pone nel primo, e non netT uloHrvato anche negli
, e ci per unire , anzi toii fi vede
Alienili, dlaid;v.r!.u rar:> il contrario. Si sa in oltre di quanta dubbia
fede fono ritenzioni dall'Aldo raccolte, il quale dicendo, che il fallo erotum efi a fumiamoli:-, \ udir C!t!,i.i pii li. uro l'errore, si perch
eflndo in Napoli rinvenuto, niuno de'naltri fcrittor il riporta, e n'avrebbono fatto gran pregio, leggendovi il Sebeto adorato tri' Numi, e

ma

per uiiir,

timo luogo

dedicatigli tempietti; ed aj' ^ppoilc

lirebbe fiata reit

enorme

de'nollri

lav) il non averlo curato


S' aggiunga , clic non fi troverr
ragione,
perch in una citt di linguaggio Greco, anzi Attico fi fa una dedicazione ad una propria Deit in Latino, quando altro n>
Napoli, e fpccialmente le fon marini pubblici, che in Greco parlari
.

TomJ.
fi. l'ir

rare

vde

Stillini in un

Ff
mimo,

e quee etile fieuie del

Dio Mini

DfQffted by

Google

ii6

FENICI PRIMI ABITATORI

e quello del Scbeto farebbe l'unico , che fofl fiato in Romano. Quello
per, che laidamente pruova enervi fallo nella voce S-iaii, fi , che
ci fa faperc Grutero , die quello P.Mxvmi Fitlyehm t f!er porrebbe quel
P. Menili! Kutfchiti, che fu in Roma Funi Gallimi ;>:..;/,., "liccome ricava da altro marmo rBo. i. ed silura fi ha da fupporre , che
Eulico venii in Napoli , e fi bolidi; .1 rifare
luoghi lauri , clic i
non curavano, e gii tenevano contro al dovere. Eppure con brtcvillima mutazione rimettendoli ex baio, non vi fi vede tanto difordine ; ni a noi ipiac^i cancellar dal numero degli Dei il Sebeto, elfendo oggetto di rifililo i mundi, .iti 1.. Siccome eziandio di
pieno volere ci opponiamo a certi antiquari, i quali tniovano anche il
nome di quello fiume in quelle due mifleriolc , e malagevoli voci nama sebesio, che fi leggono fcolpite nei Dio Mitra, e franchi l'hanno inteipetrate flttemut Sciai, il di; ririLrtiuiito anche a'mediocri
ingegni . E qui do fine a favellar de' luoghi , i di cui nomi fon di orisiii.ile f.. il uligine , e non efiendo flati pochi
ci dcono render certi,
che i primi abitatori di quelle nollre contrade fi furono i Fenici , n
i

noflr maggiori

e leggiera ne ho

ci,

ma

altres

rf.cio'.ii

ad

[iella

illullrare aliai

rmflrai

u
,

penfato fltanto

fi

cofe patrie

afeofi, tolta ogni flcnlit, ed ogni noja

e feovrirne

alle vo-

pregi finora

che porta feco l'etimologico

melliere.

161-

Non

fc

gente, e
famolo Ebonc

la
,

fc in

il

mio

fi credeffe non
eflirvi altre Fenicie parole rimanon quelle de'luoghi.v'ha altres una del Nume
feconda dell'eroe, che la condufTe, ed il primo fi
e l'altro Eumelo . Quella parte , che (teglie del

vorrei, che

noflra citt,

di quella

parlare recher

maggior piacere , perch l'argomento pi grande,

e m'ingegner adornarlo con

iftudio maggiore di quello, che fi e porla


nelle cofe gi dette ; ed d'ogni dovere dare il primo luogo al Nume.
Piace, che dapli amiJii (criiiori ci (I lerkito, che Ebonc fia flato il
Dio patrio , a cui i noflri maggiori gli facrarono onoratif
fimi marmi fcritti, ed in efli il venerarono "'il' epiteto i'irrtpWnr^
e non ebbero altra vaghezza, che mollrarctlo di continuo nella monete d'ogni metallo: e forf gli ereflcro fiatile , e templi , che la malaSiam tenuti a gran fegno
gevole Magione, e lunga ce gli ha involali
a Macrobto ne' Satum. lib. 1. c. 18. ove imprendendo a moli rare , die
Libcr pater (ia lo ficR , che Afelio verio'il principio di elfo cap. ci
dice: Itsm Liberi fattis finmlsr-n p,vatm f.y.rr.i .nate, partim /mr.
nill fa&unt ; prttert* iarbuu fpeete , fenili quoque itti Grsci cjut,
quem B.tfrr.n , min r:n:i !>-.-;:.; appella:! ; li ut in CAMPANIA

pi fcgnalato

NE&FOLIT KW\ CELEBRANT HEBONA agmmiismes

mm

di-.cifitatis

foljitio

quahm

ad Sitcm refennlitr
JEgyptii profetimi

ut

p.ir-ji.lus

cu eiyitt die

Ut autem etavideMHr banali

certa

16$. Si eomintia 1 pillai dclI'Ebont Deit Fenici*, Microbio ce

qmd

tane

li defciivt-

OignizM

b/Googl

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

1=7

tafani n'idear ar: ex'mde antan pr.


irrjtjfunt) die, velini parva! ,
cedeniihas augamentii e:."ibn:l:ii ^'.vn.-Ji ft>m!it:r , atqa; adileicemit
dipiftitur wres, figurale iuveaii or.tatur : p oflta flagrar eras

pknljfrm

barbe Jbt/hji

effigie

*M
^f^^^" ^ f^
a

<

quarta forma Deal figuri/tur . Indi Macrobio ci rende favi


propria del Sole : . _
il fine , che la figura del toro
vero adSolcm referti multiflici ralione SLgyptM calta, ojlendit , Ce.
e ne riporta pi ragioni, che ivi fi poflno leggere. Ed in qudto fteH
luogo ci fa ftpere, die quei della Libia fingevano il Sole cornuto da
ti
_

ariete

e che

qacm Deum
fiu:j

f.v.ir.i

iti

coma

le

Soletti

qv.'.i',

fono i liioi potenti raggi : Ideo


Haintaanem,
Kodrur.-a r.iyri cxfiii,:rii , nrietnii cormbusfinanimai vaici, Jcut Sol radiis; nani
apui

&

m..y.ime id

appellatar

*<yii

ii
;

e le nazioni fecondo vai) (imboli

r.ip^icfrntavano queft' allro principe

Al o

'

awilato Macrobio perch appunto in elle li ollrva un toro o intero,


o per mett, ed cwi ,w.-n plenij/iina effigie b,i<bz , e per ordinario vien
coronato da una vittoria al.iia , e vuole, che ci prefenti il iole , nncn
Ne.rpoliraai cclebr.vit Hcbsiia
Ci ini nntu lincilo nollto Nume Ebone
da' marmi , Macrobio ci ha facto in oltre conolcere , che fingevafi di
toro con vil umano barbuto , come fi vede nelle monete ; che con
lunga mia ammirazione tanti lavi lun credilo ellcrc il Minotauro , li ccome dir pi innanzi , e che illudi vide quello si (colpito luogo ne'
Saturnali di lui, per poter dire, die in elle monete li figurava l'Eoo,
ne. Ma fi penl primi d'ogni aitra cola alia lui etimologia.
1(5+ Non fono Italo moiui lolkcito a rinvenire tal voce Fenicia,,
feendo dal ben nolo verini .12, in:eil^e:.- ed airre.i mtcll :eea:e,! 1:::dcie, ovvero erudire, onde giulta 1' analogia di quella lingua, fi forma
il nome Jian ,e fi pu pronunziare Hebon , eltndo gli fledi elementi, e
dinoterebbe colui, che rende fav|,ed accorci gli uomini, e propriamente
con dare loro gli oracoli
Sarci moleilo, le io qui mi ilu,iia:li nnflrare quanto tutte le razioni tran II-] lecite nel culto del Sole, e di Apollo, ed in quanti luoghi egli dava le lue rilpole , e rendea eli uomini
intelligenti delle cole [iunre
per k-1 Cir-jji luiierciibe oltre "inno luniiluHi:i-c. , che fi legge dopo l'Odiiea, quello di Callimaco, nel quale
ampiamente fi deferivano col beilo della poclia i varj fuoi oracoli , e ricordo (opra il medefimo 1' immortale cementarlo di Spanbcmio , che
con erudizione tutta fcelta ci (Vela quella vinti divinatrice del Nume,
e la lvia ofeuritl .delle rifpolle , colle quali illruiva la gente , che le
chiedeva , e reddebat intitttgtntem : il che tutto fi racchiude nella voce
1BT1, Hebon, e perci fi appolc tal nome al Sole , ovvero Apollo da'
:

.1*4. Neil' orgine Fencia

Htka

dirima

il

Ff %
Sole, uficiido

Fe-

Bui menu

di

\an.

Oigilizod By

Google

zig

FENICI PRIMI ABITATORI

m,

vero
che i lo fletto, per efempio ne' Faralip.15. 8. dinoti miclligerc fido, ed ivi fi fa appunto menzione di prender le fort,ed i lii.
v' appongono una voce ulcerate da ta , verini , che appartiene eziandio
a cole (acre: fi veggano gli efpofitori , perch le verloni non fon coflan-

M' aiutano

molto gli fcrittori profani , ed in dli ravvilo , che quello


fi dice fpeflo te%/xi , ohfcara tcfonfn darti : JAWruI; , mendaci!
ofir; e molto efprime il chiamarfi quii',, varicnans , t^itjSi\ -,
( trpode lequeat, e v'ha chi il dille, per unir tutto inbrieve, fiwwsi^.'h-, l'uiinuiis in -Jiti-Mc narkinandi . E veramente non vi
pi gran magutero, che ifiruire altri delle cole avvenire , fapienza,
clic s'attribu ad uno de' principali Dei, quale li Apiillo, o il Sulc:

Nume

airri

tale feienza , egli il vero favio ; quindi pen ratamente


Virilio dille della Sibilla Encii. 6. 191. Jiff-i ;, c prima l credeva quel dalla un oziofo, 0 riempitivo aggiunto.
io;. A queft* gran dote ponendo mente i Fenici gli diedero il nome
arcano di Ebonc,e fapendofi quanto perdutamente quella gente orientale
pere i il port innollra citt , la quale l'ac.
fi era data alenilo del Sole
,
eolfe follecita, ed il mantenne. Omettendo molte autorit , le quali povirt i\-iti,Tn.ii .1: i|i-.-.fl:i Dio , mi piace fal
trebbono avvalorare
;; c.i
quelli
dello
fieflb Macrobio , c.i: nel ii'.>. 1.
1:
recare

e chi pofliede

<

Scipione ce n' alHcura , Ove riportando le doti freciali


.1.
M
!
.

Iltm (pne-ranfirno! im

Tfwjm'raf

yip4^i,

di
.

ciafeheduno
luna In
:

ed

tifa

de'

Ipeuo in tal

de il Maciobio non gli diede la nativa forza con dire, quvd; opinandi
naturar habei , egli doveva avvalerti del verbo dininsndi : niente lignicpinaiur, ma va bene, ed a
ficando, che il Sole, o Apollo ftntit,
fegno il divinar . Rende fermo, e certo quello mio penfare il vedere,
die effoMacrobio nelle recitate prole Moine altro nume del Sole Bafaretti, 0 per metatefi Brifeus co1i'He*s, e rapprefentavanfi della ftefl
figura, con dillinguer foltanto, che [Napolitani gli davano il nome di

&

Ebonc, ma
16$.

l'altre citt

Greche quello

Quiete toni Maciobio. Praoue

pia

di Ballreo

ripeto

viUtoI, che

Hit

le

Sa

parole,
il

Soft,.

Dkgitizod

b/Googli

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

ny

per chi polla troppo a Tuo agio, fti Grati e/ut qtttm Bafftrea, itti
muta Bri/ia appellar ;
ut ia Compunta Napolitani ctkbramHcooita cogaoimitantet. Or il Bajfareus elee nativamente dal
, pafar.

&

yM

divinavir , o da ntws , pafara , divinatili : e quella Fenicia voce ne


fanti volumi confccrata a tale lignificazione di si, e tal manici*, che
quando Daniele per divina virt interpetra a Nabucodonoforrc tante vinoni , e fogni , d' altro verbo non s' avvale lo Tenitore facra , che di
ipfl. Ora non fi dubiter pi, che Ebone fi dille cos per ia Tua virt
dmn Ir ce, coni
t iti e due fiera-

mino

i f

f detto con

Microbio. Non ceder s prelto dfiiluJtrai quelli luoghi di Microbio,


perch fono di molto pregio per le patrie antichit. Intanto d:bbo ricordare, che fi rimane convinto, che in nollre contrade, t citt vi fu
gente orientale , avendoci trafmeffi affiti nomi di fno linguaggio , non
folo di tanti luoghi, ma eziandio di uno de' primarj Numi.
166. In parlando io dell' Ebonc noilro, che tutti i pi eruditi feritori, i quali fi fono con fommo vantaggio delle lettere tludat illullrat
le monete delle Provincie, han creduto, che flle il fmofo Minotauro
di Creta, fono fpinto in un labeiinto, onde non so Te avr ingegno, ed
arte d'ufeirne: perche non avendo e(E polla niente a quella noi Ira Deit , n veduto ci , che n' ha detto Macrobio per trifto evento loro
Uggito, hanno molto fcritto intorno al rinvenire, perch in pi mane S' hizottrir

han empiti
'0

fi

lor dottillmi

volumi di cofe troppo


, fi fcrive molto,

ito lungi dal vero

dcfantirtar

J-ippia opinione volando , che poffa efTere 0 il Minotauro ,


timo, e ne di a noi l'elezione pag. Jii. coL 1. Qptio tibi cric , fine ibi
iptmn) fi.
d'tBa {de M'instauro ) ftquendi , jivt qus tic (de Neptuno)
prepugna..
vonui.roa io di -brieve rinuncier all'uno, e l'altro -. Riportando pi
favj la moneta colla voce yhna si contefa, e la figura dei toro avente la fola teda d' uomo cornuta , fubito hanno fcritto effere il Minotauro, cio Lorenzo Begero, Profisro Parino , Marco Maggiore , Alberico della Motraye , Vaillant , (Jori nel Mufeo Etiufco , ed aliai
altri congiurati a dir lolleli. Quello per, che pi diluiti fi voluto
zi

difiingueic a rinvenire quella citt ypena, fiato l'Havcrcampc nella


duTertaz. de litt.Gtrcis pag.111.ee. e con quclVoccalione vinile, che in

un

altro limile danaro portato dal Panila l'Ebonc

ro,

ma

166.

altres,

che

il

pi favi anticjujrj

llito vifo di

donna, che

non

llo fi

il

Minotau-

dell'altra parte t'uffcrv,

t S nominano, han confuto

l'

Ebone

col

Minoijuia.

OigitizBODyCooglc

ijo

FENICI PRIMI ABITATORI

fia Minerva, ma l'adultera Paufae, che il partor, e ci dice paa


117. Q}" guidcm fftBnUlis cft nummas , juod fiotti Mineteumm i
p arti , fic imi: Mnn'.:.i , :t: pajfim 6u/us urbis {Pa

non

alteri!

wene infsmt frtiem ap


r d,pi,:S
fnidi libidi
.
Veramente il dottili Havcrcampe
.:.-

veva avere

mquamu

di

vaiiuggiofa opinione degli antichi Palermita-

ijiu

ni , e non fargli imprimere dua nuafim infamiflimi nelle loro monete:


avverti ci il grandi Spanhemio , e per isfugsjire il moftro, avrebbe voluto, die qudl'inncfto di turo, ed uomo, the fi vede in limili numifmi , il quale anche egli crede edere il Minotauro, ci rapprdnti pi predo Mirali vero Ipofij di Palilac, e dice de P. Ni duli 5. n.ll. p.184. Mi.li ?l !cr;,s fama regis
no!! ipfins nciytt , r>./li; vij'.i.'i ,hn. c
, quani
fxdttm Imita e atfi'i.h /ili! (no:, vi perche dice filit) ejus coneubitu
unii fcmifiri pixtJH fiim.Us.uim : e veramente lemhra duro , che i
magidrati delle citta svener amato di tramandare a' poderi ne'metalfi
ma l dira ci!cre aliai pi (frano il fingere un
s comuni le loro inumi:
:

Re

si

favio,(fc puree

il

Minos

1.) lutto la figura

d'un moftro

che

egli

lce uccidere da Tcfco. Fa lo Sp.nilnaiiiu a ragion veni altre dificulta,


ma pache lmpre gli li parava innanzi l' opinione del Minotauro, fi confonde, e ci da deboli conjjhictturc , ma quella bilognava deporre , per
rinvenire il vero , e fapere , che oltre la figura del Minotauro v' era
per non efier lungo mi redringo a dire, che non
quella dell' Ebnne.
110 avuto il piacere di quanti fenttori han parlato delle monete, nelle
quali fi vede il turo con viiu umano, di rinvenirne uno, che abbia ne-

gato etere il mollro di Creta,


cialmente celebri X::'ps!i:.;i:i

penati..

cl-.e

come dL=

ramente iTijm'rim 0<3!,c ("arci


piccolo (ndio, taccone quanto

li

di

noja,
fi.-rL-.io

'olle

il

Nume, che

fpe-

Ma_-niliio,e' tra noi era ve-

volerli

qui, comech con

invaivj, per

non

elTrfi

co-

nolciute quelle fi mini lidie Deil del nollro Ebonc , e del Ballarco , e
fra gii altri Urani prnlaner.ti i:imatU: f.i.r.- i. Minotauro, uno li fiato il darci colonie Cren-li l! l;i;ui mimer , perch ad aliai citta i
piaciuto aver tai Nume, e tramandarlo a' poderi per melodi pi metalli
iy. Sarebbe poco clperio de' monumenti antichi colili, che non 1*
pel, che il Minotauro fi rapprefentava diverfo dall'Hbone,e Baflreo,
fingendoli quello colla intera tefia bovina , ed il relio del corpo tutto
nr.iciir.'.n
l-: .
alcun; gemme , monete , ed antiche pittu,
re, e baderebbe quella ben didima dell' Erculano , ove fi vede l'elo,
che vrttoriofii d' aver conquidi qucfto mqflro , ne riceve gli om.iggj.
Quindi eflcndol coofiifo Spanhemio , perche credea, che 1' Ebone , il
quale fi vede in a'!.ii miai-.tc , l fuilc il Minotauro, nella cit.dilirt.ri.
dice, che han fallito Sji (trittoti, che l' han voluto colla teda foltanto
111 toro, ed
il
rimanerne del corpo tutto d'uomo: ma un poco amara,

57.E" diverfo

il

Miiiouu

dili'Ebonc opinioni dello Sjijn litro io, edtl Maiiocchi.


:

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

i>i

m;nte fi richiami di tal redimento il Mazzocchi nello fied luogo coLi.


Mimiaurm ab antiqui! fctiptorikiti effi.;i. mir, :: fa-ma fu taurina capile. Nec aitdicndui Spaniemim palmi cri,-.']'.- li.-ipmei hi Mtisr.riiri
fabula, qui fi mimmo, Italico,, SicuhfqM caWffeat, forum fidem
deferiptfoni ' ceimit celeberrima Tiefei pSura Regii Heradmsnjis
in qua Mi/imurm Limino risile, inn.i.-m tjypm fingimi-.

Mu-

ft,

In-

di il gran Mazzocchi non avendo neppure penfaro ali' Ebone, ima ha


voluto piegarli a dettemi::, .r- q-.i.'l: d.-!!e due figure li a li- la veri del Informe moStro, e Soggiunge: Quid h<\ menfiri, quod tam fiepe mimmorum poflicum otti-pai ,vocabimns? Miaotauruni, mi aliai? e dipi aver
detto, che forf era folito fingerli nivoque mudo, imprende a inoltrare,
che la figura , la qu::le ti vede n.'ie monete , pu eller Nettuno , opinione nik-e. ., e di pr!:ova n:!a: !h..^:;' !j, Lini-: tra divileremo . Per
lo mio argomento giova, che cosi Spanhemio , come il Mazzocchi o
dubitano, o fi confndono intorno a determinarli , quali delle due figure fia il Minotauro: ma intanto fi vede, che le vogliono pi predo diflinte. Il dottifs. Mazzocchi non in un luogo del) ronzi d'Eraclea fparge
pi ragioni , per modrare , che quella figura , che io dico Ebone , da
iimbolo di Nettuno, dimo, per efier io chiaro, raccoglierle, comechi
mi fia di travaglio: e di laminare , fe fon valevoli , e vanno al lgno,
ma mi fludier cler corto
ifSH. Egli crede poter efier Nettuno , perch quel toro con il folo
ilo umano fi vede per lo pi nelle monete di citt marittime, e coli*
immagine di Nettuno dcffo,o de'fimboli di quedo nume pag.;n. ridi'
:

>
<
<
phiumque fncjim
ilum gerani; ac fi de more irdenlem , aliuique Nuptu'ii fymbdhm
esiibemt. Non fi crederi cruciti ragione , fe non multo leggiera, perch fono di maggior numero le citt mediterranee delle marittime, che
m ili: rio lo toro: li v.-i^.i il IV.riiin, il Golzio, il Maiero, ed il noftro Capaccio pag.rSj. oltre il ricchifiimo mufeo del Duca
di Noja Carila i ed in quanto al fimbolo del tridente i olferveri, che
quantunque la noitra citta fia pred il lido, ed abbia innumerevoli monete con fimil toro , rari Ili me hanno il tridente, ed il Capaccio , che ne
reca moltilTime in una fola ci fa vedere quei rumenta e per tal varie-

pile fcalpitur , ni

ci prefentono tal

ti,
gni

v'

ha favj

dc'iiionetieri

che credono
,

e ci

,'

limigli efler follante ornamenti, e

lti

arpriiova

-ima per

puicute

al'.ii

l-

argomen-

to d' e Iter Nettuno il trovarli un d.-i aro col ti.-mpli.-e toro fenza umano vili) , e vedendoli l'opra lenti:-- IIOSEI^AN , ed intcrpetrandolo
NhPTVfjvs, fi fa in elusila
r.igio::e,che fe il naturai toro e verat
mente quello Dio del mare, tanto maggiormente il debbo edere iliinbolico: riporto le parole di lui .acciocch non le ne dubiti: Certe munt=.

ii. Miiiotitii vuole

the

il

iota nelle moniti: da

Ntnuno

ma

fc

gli

Site

i3i

FENICI PRIMI ABITATORI

il pw Ncpluno /lei,
multa idjbre m,v,i< - fi sr.pur humsnim gemi : fe regga tal ragionail
penuno alfritdoveva almeno il dottift. Mazzocchi trovare una moneta di Pofidonia, che ci proponefie in quella feconda guifa il toro, per
dire, eh' lo flelfo, ma certamente rum fi rinviene. Ajuta egli cotale
fuo penfamento nella cit. annotai, ij. pag. jot. col. z. con dire, che quel
H02EIAAN non dinoti la dita , ma bue lleflb figurante Nettuno,
anzi che fieno lnonimi, e che la voce intera, ne pu ellrc tronca
da nwftSawarat- , tic tu' inc-!ce Ir;>l.riv;r; le lue parole: Atilhdipa
placala emtferim ? nnud fimi: W-ptiuut Tauri filli nomai .
vindicabai,Jic in raro sputi me nummo argenteo Pofiionentarum -jrijj!: ira
Taam de more cx!:ibe:ur,ur lumen ciTauro Caperne infcritamr nO'

re

SEIAAN,

pn

hoc

jynunpnii
o

que

a. pi un

eli

qur.fi

n-.-.-ra

Tmrm

ntque

Nepnmus

Nec ci cmjtflurce sgeliti tr ,nimirum in co


pr inietto n5TAitn:A> pojitxm, qnsfi trlimmura/uni" fuerit : ncc enim jimp,
-, fed quotiti per
rr d'wtccli h. leges licitimi fui! . Vel ofiendan^i^Av'znyA' lesene; , iv.i h-o
li.-.h-t-.

rittr

IOSEtAAN

il in

Dance

dee

derebbe fue ragioni, e daree

n02EIAAN

o> Seminandomi duro, clic il


appartcncfTe al femplice toro, e non alla citt di l'ofidonia , chiefi al Duca di Noja patrizio egualmente chiaro per lo Tplcndor della famiglia , che per lo lupcrbo mufto ,
fi

fe ti

leggcffe niTeiS-i ii

ti

uno , in cut
fuoi diri im ti coli' A invece dell' l in mezju
tra ie molte, che ne lrba di tal citt,
toro, e fopravi a chiare note fi legge nOSEl-

mi prefent

della voce, e fubito

una d'argento col

AANIA

folito

Dorico parlare : e nell'altra parte, ove li vede la figura di Nettuno con in mano il tridente , ad evidenza vi e nOSEIA1JN, nome vero, ed intero di quello Dio marino ; quindi ora li
certo, che il JlOSElAAN nel danaro del Mazzocchi non e del Toro,
ma monco da OOSE1AANIA tanto pi che nell'altra parte anche della monetala quale quelli riporta v'e la voce nOIEIAfJN coll'immaginc intera di ellil Deit del mare
e farebbe flato improprio replicare
due volte Ncpttinm , ma va a dovere porre il nome dei Dio , ove
liia figura, e quello della citt , ove c il toro, llmbolo della mcdelima.
EUL-ndofi dunque gii travato I' efempio , di fua volont pronto il
Mazzocchi a rini:n/.i.ire a tutto cii> , .che ha detto nella lunga annotazione
In oltre ora anche lappiamo non cilr rara la moneta icritt.i
col Uirtiliw ; e che ufandu i l'oliJoniati il Dorico linguaggio
giuda

il

inopportuni moneta

(elitra

L'opinioni

dclMaiienhi

ch=

il

toro Ila Nettuno.

DigihzM&y

Google

ertili inceri , che Xertunu riv-preTati il


tanto n di me, ut Ai -1
mari;, o fi firt^-i un toro, o gli Ini confeciato, limoni; i e inolio :''u.
dialo moli rare il dottiflimo M.i/7occbi , indn.i^nWi .meria i fiumi , e
riducendo egli in corto dire il. molto , die l'immortale Spanliemio avea
raccolto per quello Arilo ac^omeotu , (iccfime e. l mente s' efprime ne'
inedelmi bronzi d'Eraclea pag-soi. coli. Pinta jam,quam opus fai/ftt,
quorum Marna! parar iati: ani e .V/>.v'j/it->jj;i p:o:iitrcral , no invimi coatram, ut ratio afferatur, c:c; ia Crucis omnibus Vifidoiiiiturmn
mimmit Tanrtii , lue r! Krptumn j>v , fi Hefyriip fdts , vifitut ;
ma il tu Ito intomo a ci in brcullima guila , c (ivi* lo icriflc il giovanetto Mattel nell' elercitaz. d- firn v.a.nn Ai p.^n.S^. Ornatilo dilvs eli
:

13H , qiu.fi taiinu, hoc cium eli i:n fincnt fiquidem rotfsnV, iS taiirifbrmcs, ut notum c/i -.iti putrii cv Grtcs poetis,
tutta uma- E balla ofkrvare la figura del fiume Achcloo
Tolo la telta di loro rl('ort,H.L a. Marietti' t<>,;. gemma -j. ove
eh;- con tal monYo i- in dina teiy/one , ovvero quella
di Nr>\i , rdNi cp'ale s'o:!ltvi ;sii.-h' Eroe: , die non con mico':!o frollo trjiiK rtto lorma d'un lemplicc toro. Si
il mare , ed i fiumi perfetti tori , o dimezzati , ci non i nfi'
preferite quelione , tn^'idoii , k l'Ebune, che ha il vifo umano,

Tiltrs ,fivc
wuiii

&

Latitili

na con
li

vede Ercole,

del

Duca

nor forza contende


fingano
alla

lollc(i,che quello, il quale l'ha bovino, e debbe cilre diverfillimo,


rapprefentandoci il primo il Sole, ed il fecondo il Nume del mare.
170. Non fi ferma qui il gran Mazzocchi colla fua fiudiata erudizione,per dar pruove,che quelli due tori fieno lo llellb: ed in oltre iteli'
annor.az.3 1. dlia pag.17, vuole, che apprendiamo enrfi fotti Italia queiia

Gg

Tctii.1.

170, Pcrchi

li

vtic ne'danari l'Ebons dijticjuto:

ii

cwr.ili

Ih
l'fl|ini!cn :k

Mj770tt!ii.

i 34

FENICI PRIMI ABITATORI

gran provine
dice ) che
li,>diati ) , e che
il
che fi dicono tortm., uno dc'Urir/.} , e l'almi dV jalentini , fi filile dulmaggior parte delie citt della Magna Grecia nelle monete il loro
colle corna [porgenti in mura, e col vil d* uom barbuto , e fieguc a
chiamarlo Minotauro. Aggiunge altres , che lovcnte in efii nuinilmi
intanto quello toro fi vede Icolcito dimezzato , e non intero , perch
(la nolti

la pag.54tf.
tl.j

ia

Iti due promontori: non riporto lue parole in Latino, perch limo ben
lunghe: che l'Italia udU vee.lua ..L;-.,n-- li era di llrettiiliin;. euenlione
s'ha anche dal Oliverio , e dai O.-iuriu , e coveaii nominarli . Ma
li
iati il gufare ; le loile ci vero , cofacile il rilpoiidere , bench
me dice il Mazzocchi nomo s lavin s avrebbe, numeie piuttollo de'
Bruzj, e de'iali.auir.1 ci pretesi) Minutato , e non la maggior parte di
noftra Campagna, l.i quale non s' appellava Italia: n Tempre le coma
Mila ::;i:,-iro.iete vad
:

aiche' Sicilia n~ , quelli loia non apparteneva alla nauta. In provincia.


Pochi , e forlc ninno s'indurrli a credete , che , perch fi vede il noli Ebonc per met nenieiiilli ,ii :ii,-.-:le co>i,per prefentarci non tur-

.:
pr^idru d'Italia fi dee lodare il Caylm nell'Ali li, h ita Koto. .pag. 17+ il quale ti delcrive un piccolo bvie di bronzo tro
meta, che crede edere Hata una Deit domenica , n vi fa
e dice: Ce murena Ysftferui n-corps efi de tnnae,& n'
on le veit ci . Son
t jamaif {ti plus to:?l<t, ' f.u ,;;tti:,cm ,
pronto a credere , che fe il Mazzocchi fi averle prefa la brieve pena
di ofleivar il Parata , e trovando l'Ebone , e l'pecialmente quello di Gc'las iti divcrfillme tir me, intero, per met , 0 la (uh. tetta, e le corna
ritorte in varia gnifa , avrebbe mutati fenza fallo tali fuoi penfamenti.
271. Cretlea, che dopo il Mazzocchi non vi il fiato altri, che l

,'eipriue

mane

vaioli per

mirteto,

foffe

171.

Antht

il

dotti fi.

Carini confonde

il

coltro

Ebonr

col

Minotauro.

DigitizM by

Google

DELLA CITTA'
fotte

DI NAPOLI.

insegnata d'illuurar quelle monete coll'Ebone,

mi

firn

(lira:)

dove-

re lo (iello cruditillmoCavliK tsrci lii- dotte ottervazioni, ben finendo


egli, che gli iaitlori il ;ontraild .u-vi:v>. Avendo quelli veduta uni mo:

A&H

neta d'Atene, dlndovi fcolpito


e Tefeo tutto nudo con li
,
clava erta, per dar fiero colpo .il Minutauru, che avanti gli (la in pieumana, e colla loia (ella di vero toro, dice, che tal raiw
di in figura
.

monumento ferma una ben

rilevante contefa,c che d buon lume alla


Li jerta niai^.oa
fingere il Minotauro,

favola; e vuole, che quella fui


(bccialmente perch la moneta

dia figura

lano

io

fi

d'Atene, ove licuramente

, e conferma Tuo dir; colla


avendo letto ci , era litro

celc-bre

oittiira

vedendo

che

del

fi

fanei

nollro Erco-

andava

a Icnno

na

leti
fi
1
h per fallo l'altre
citta l'hanno efpreto in tal guila fvariando dagli Atenicf : quindi ne
licgue,che i principali ad andar errati fono fiati i Napolitani noflri padri, i quali in afflittimi metalli col vili) umano formavano quello toro e crelcc in me lempre pi la maraviglia ,che i primi ingegni ,e favillimi in dilcernere i monumenti antichi non han potuto ditlinguerc
il noftto Ebone d.iil' inl'ioia Mioomiiio
Mi c'ace , che et awifa, che
un'altra limile moneta riportata dall' Ab. Bartolemy, il die maggiormente compruova , the quatti due turi l finyran:) (pefio alfai ditfrl
Certamente avrei ulato male del tempo , (e per pi lungo fpazio mi
fotti trattenuto a ricettar altre ragioni , che differentiffimo
il
nofiro
Elione dal (empliee toro , che tanti uomini dittinti in lperc gli han
confali , e gli han chiamati Minotauri , o Nettuni , e far di vera ammirazione , che non li par loro avanti il i\L!>rc luogo di Macrobio,
che apertamente ci fa fapere , che in quel bue biforme fi finge il Sole: dovea per io (covrire , a^.io.vh n.-miio il (aprile , che il molto, che fi ferino in contrario , noiai reggeva Ora fa d'uopo proporre quello, che ho rinvenuto di cniefio nofl.ni Nume , eh' il pi vecchio, e quanto gran culto fe gli dato, giacch fi moftrato elfer voce della Fenicia gente , che if.port al nollro comune ; e fe faranno
nuove cognizioni, e di pregio antico, l dovran accogliere con piacere.
171. Stabilitati con piene ragioni , e documenti valevoli la didinzioue tra I' Ebonc , ed il Minouaro ,
i-rdinc del dire richiede , che di
nuovo rivegga il bel luogo di Macrobio, e gli dia pi luce
Si fingeva il Sole , o Apollo barbai.: fp^ic , ft-niH quoque, "li Grati cimi
quem Baffarea ,itcm quem Bri/u appella/ir,- r in Campania nearoLITKNI Celebbant HEBDNA r ja; mii:mii a Si vede chiaramente,
che quefto Icrittore vuole, che quel Dio, il quale i foli Napolitani dicevano Hcioa , gli altri Greci il chiamavano Rn/farest , ovvero Btfeus,
raa in quanto alla figura fi era la (letta
quindi forza , che s'apprenda, che avendo affili monete Greche con quello Nume biforme, quello
:

l'

y.

17!. Quel

Nume

delio

Ehm

Gg
in noi

l'ultra

z
cin

l'

delle
ap peli n vano Bajfara.

FENICI PRIMI ABITATORI

ajfi
Jclle noflre

fi

dee dire Elione

lessiamo Cr<tfi B-i/.v-.j


>;.::
di li vede quinto
!

e quello

,:^-.-<.lim
iti

rr..r

dell' altre

N,-jpolium

unii

liivj

Baffuto , e perci
celebrai: quinnon foto min il li>

Hefom
i;n

ili

Muova ad evidenza ci, che ho imprdb a dimoftrare, un nomarmo ferbatod da! diligentillimn Capaccio pagiSc. al quale finora

173.

Ara
li

d.n.i

ddoliiiinia

!).i.(-ii-nin-

ii.v(;iii[o

li

lurt;

rea

delle patrie anti-

, ed eflendo traiamo ixn v.irj falli , che non vi potevano eiTere,


dar giufta il dovete
oltrech gii nel telro di Grutero pag.^tf. 5.

chitl
il

DigitizM Dy

Google

DELLA CITTA'

DT NAPOLI.

i 37

leygc fenia alcun fillo, e vi l lo.U .indi; !.i liiligci del Rcinclo:
e godo , die dica s bel monuiiemu <-:!.-rii cwill'rvjto dai nuilro Sanfi

nazaro.

HBQNI Eli INNESTATOI 0EI1I


AKT-AAI NEQTEPOS
r. IOTNIOE
2TPATET5AMENOE EiITPOnETSAS
AHMAPXHSAS NATKEAAPXH2AS
-

Ron

facilmente in

prcmo'C d

ni

noi

f
iippiwi i.i-ino iiandiu gli Auquando fi d agli Dei, bench pi
Rudi; n gli fono sfuggili opportune autorit anche de' divini nolrivolumi , le quali vengono ora coli' ajuto de' profani fcrittori ad dfere
t'itrjaris-arai , riiarijfirne ; ha per lafciaco anche a noi non poco, che
aggiungere alle fu; fatiche e iar di piacere , quanto furon favj.i noln maggiori ad apporre s bell'epiteto a tal Nume. II mollo, che dice Io Spanhcmo li riduce , che 1' iVnpaiii , die fi di agli Dei , e lo
fieno, che ir#., ci che v,Jeaf far f.iptTe , the quel X ume avea
(pecial cura di quel comune, e che gli folle lmiiiaie-je quali con elfo
fcefie foggiamo , di modo che,
come 1' h't. '(:-- dinota , qui in tir
pnpgi fimi f/i, ovvero pmfcm, cos (irifxHK, fignifica,
fi fa vedere,! fi mm'iftllii ,BMitifcffns, onde tutte e due voti fon di valor pari:
' t

l'

li,,

mi giova

riportar

come

i;4.Si eornintia adire la

ii

vta

fpiega in Callim. pag.

jrf.

E'-ti%is bic j^ol-

nozione dell'aggiunto intrfrr- ,lht

(i

da l'Unni.

23 S
/

FENICI PRIMI ABITATORI

dicitm

Hijni feftKs

perpmw

qntf.non

Ma

per; ne

eh; ha penfato intorno


fu; parole, coma-lii

un

=;.

btr/x
-.

po;n luiglu'
f.i

fin incela
lc:i ini]

reitera

fijjui ut

chiara guila

ognun pago

h;n lavie;

111.1

aggiunti

tali

a.

loci

[-.ig.

Tiri!;-.

lisi

Arr.nuam apud Plttrurchim de

/fo/'/i)

di,

in leggero

erMi di

apud Ddphot pag. 3S5. AvJU

&

imi
npL-ritar ,
A\w , < fori; 0(4 i> Ti
SkAshi , tsj Jrcjwv.-T., r/. \'ifixi
te ir-i.h cine fmn ejufdim libri
ideili non Atoras folcii, i~ fxi^-.s , }IJ .V:m r/i',- , / Tenebrirfii'/lu

fra lifiae
chr.eHn a!i,.::ui -Jcni.uh
n:ii!i:t!Vn

jl-J

il.

r.i'irm

q:bui

ce/ut dicitur.

175. Militi Icilipr; ben t.ir.i iui;!l. In-";.) di S;mi]':v::-i:.i aiutati) daT
autorit di Plutarco , perch iembra , eh; parli d;l nofiro Ebone , il
quale, (iccome li d.-rtn miiii.iflj. ; !u ilr'Tu , eh; Apollo, ed il Sole;
in oltre le qui li die; qudlo D;o
ignari s.i , eh; ville In ftd"
,
l, che imi-iris, ed iv;in'nre, clv; .(giunto proprio di elio Ebone: e perch nudi' apparir del Nume non altro, eh; dar oracoli, ed
:

aprirti Jiquitl

wt'umii

i'.^tit;,

ti'

fi

l-

per

Ivelito

niri-.vio

delcti-

m-:jii:s;i.i
l-';nicia num.jiii. che Hebon in tal linguaggi" dinota, 17111 ridCertamente quell'uno documento del grande Spanhedi; ii::ci? :-n:cm
noli ri p.i-lii cilLn)
tiiio l.uvjb; liiiliciriit;
,1
r;ne;r chiaro , perche
Dio biinu: -w-i.irn:y ma giovi, e lari ni piacere, che f
ne dia luce lemure 1:1.1 s; .;r; , lun^ar li ;:sc rt;i!a in se molto ne
racchiuda. Se la coli jIciuiim laou.i :iir p;r divenire, forf non dar
fi cominciato col dottili. Spanliemio , mi lno
ludiato
di rawiire in quanti luoghi del Tuo immortai contento di Callim.egli
parla cos dell' hifn.k a-jii^i ur:n: proprio degli D;i,cd in quanti anche
c'ifiruile, che tale loro i;wpi'.::.i non era altro, eh; efii teneimfi huono il renderli e(i;;!i iiuiiiin: l.::i:',li.iri , e e oc. ver la rei
egli con erudizione ammirabile s dagli Icrittori profani , come da facri numerate autoriti ha raccolte, onde a ragion vera in occalone di quello leilij argomento ha Icritto il Burmanno de /sue muSar pag.131. Sed h&clarhrillaftrauir-vir iitu/r. Ex. Sf.micmmi il' rtin-m. in CaUim. hynm.
e::::n viti f:r,?i,i propter ina-edibilcm eruditoin Uvaa. Pallai.
mi u .;
:
iraHo,& qua mi*
mi copiam,
hi in hoc ergKmeato multe ufm fuijfc liem agnofeo : ma dopo smagnlica, e verace lo.l; uu innc: da! siiii-'o :en:mi;nto dello Spanliemio,comc di brave diviferemo So eli; min pia;; il ridire ci.ehegi
.

quello

glie

noja. Poich

&

altri

hanno oflervato, ma

111:11
liir rin-:r;;;cvii:e a Mirare i luoijhi, ove
tal corrami.-. 1/:: me de' T\"i:mi cogli uomini , ne elter pago
comenttr in levali: Pali, gil da mr in parte peto innanzi tram'ingegner li.anro d'episrtt- con illrettillimo dire il fienliero
gli altri luoghi, ne' quali fcrive degli Dei , che

egli parta di

dell'unico
feritto

di ilio

Spanhcmio, e

DELLA CITTA'

DI

NAFOL

S'wmw'd^ r*'Je*PT*f? N<Jqi^'rl^!'lh


ja>n ab olii;, quii-m

ccm/v/.iiv hhtiii , haud


Spanhcmio non farebbe

e.;ie,-ji

Di me fon lcuto, clic


me, perch fon leale a

lo

0!, -l'i!:/ Cy
fami fnliim, Ce

tali

querele

giulilli-

che da hii apprendo


,
e quemei te re , bench gravi , perch non
degni luoghi de' divini libri , ed uno
opportuno , e con erti fi mofra ad evidenza,
degj Dei , che fi rendon vilibili : c
che l'<*npx.& , ed hi.;' 'Cfiam fempre pi certi , che perci fi dine anche il noflro Ebone (Vi.
lli

v'

[uni

veggono

fi

ha pena

di Ciiufeppe

h::-,- ,'
:

aliai

i?6.ixB, perch
>..t-:

lodare tutto ci

leggieri cori

qui egli aggiunge

Ebreo

Diana v.nd. fi dice


erudizione non comune

nell'inno di

.!Lt,ii!f:-

Lincile

della
,

Dm,

M'-

c ci prefenta

l'
folo gli D.i t'-..l''-j.s; , pi-.c'l-uii-s , ma altres fili i-nir-j-*'.
ics: nell'ini di 'Pallide ver. 51. ha unite fcelte autorit si de'profaiii

non

.-

--'

fcrittori , e fpeciulmente Greci , come de' facri , che 61 Irupore a chi


legge, per provare nt T:rjV,^uri.i intorno alla preliba de'Numi tra gli
uirar:;., d:-.rlr. 'r.c/inn*
e che AfKimmilli , e ripurca ie v..ei
mina nelle llarue fono ('.$* , toaff terni, ovvero ci li prestano limbo-

;ii

&<!:/
.
Indi il grande Spaulicmro li
licamente , <uy?Mi:
ferve, per avvalorare fuo penfiero, dell'Arca, e de'Cherubini , ec n gli
fuggi il fentimcntu di Giufcppe Ebreo, e riempie pili pagine, c mette
a bene il leggerle . Sopra tutto per in comentando i verfi. 101. 101.
di quefio (redo inno fi e voluto render diftinto in tale argomento , ed
ac.-.uill.iTli

(Lima, nercti

li

linciato ricercar

non

folo digli autori ben

noti, come Omero, Senofonte, Euripide^ Paulan , Filtrato, Giambico, ed Liitvi Greci, a'oinli v'unike .mele S.P.i' l.i ad Timor'', (n li
dimentica de'Latini,c ci riporta Claudiano) ma anche da quei libri, come egli dice, qui non in omnium mamhes verfainur , per tender lem-

dazione divina erti, i-on'ini e,l in erti luopiri pili certa emevi con
voci kihjmm i- 0iiv,
ghi da Spanhemio raccolti piace rawifarvi
,

17*. Si riceojlie

il

moliiliimo

che hi ferino Spirdicmiu iniomo

iti'

FENICI PRIMI ABITATORI

i,d quale

fi

legge,

Alcflndro, = tal l-

mjgiris,

'-"r.

Indi

km fomiitilaH.
ri innanzi
)'

mio

cpiphaniit de

t nitri'.-.:

Intimo

iranno appartenente

Vachi -x:t,xi o K ;, ed
urs^ni-Mii)

Numi

37T- Ancttc SilmiGo

Iciimto

cri luiuli..:

:,i

,>:;.t. (

i,

iYr^i-.imo
in grazia

cCifjubono intendono

1"

iL-g'.i

v.iplian

d,l

Ali

Htren-

lo (Urli), fa-

Salniafio

cumini jc per

che
trar-

(nj.w pa prtfm ,& tbmtflitia.

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DELLA CITTA'

Di

NAPO

da qualche

gli

0
Sp'ieitcg^dcJ
8'

r
l

'!

nuli

meramente, Ut

St.

lommo mio uopo

Greci

nipueix

Deh*

C.-Vi^.wm Lpii-ii.nii.i <.,-,v,V.;-_.t ite, confccratum in homemoria! -h titni frisarti Domini notiti jesu_ chri-

norem

-.idi,

Ce

sti ,
Non l'ciiiu, che !i pnfla rimar::- litici , il quale pi fcolpitamente ci. molili la natia forza, e valore dell' fcupuirar- del noEbone, quanta imeflu del Cafauiiono , ove fi vede cTullio.e Dionigi, die non una ralla fi citano , confermare quello miftero della prelenza degli Dei.
!

ilro

il
Petizzonio, che forf avea Letto tutto ci , che ho
all' iirif<u>fii> daSpanhemio, daSalmaiio.e da Cafaubc
no in favellando di cucito verbo in Elianti pag. Sj. ci d tal fignifica10, come cola a tutti conta, e comune, e mi giova, che si franco fi
Ipiega: Ethbowht dicuntur bmnbus Dii , <5' omnia calcfiia, maxime
fider, A80r.17.ia. (ipjn Ihli, ufa
, nec Eole,neque allris apparenti!^ feti rei tf! micini.:. Il e::m Filippo D'Ori 1!-

178. In oltre

raccolto intorno

wv" miWm-v

Uh

TomJ.
27!.

Lo

(lc(fo

dicono

dell'

ii't'"' Piriiionio

1 d'Orville

le
.

Eliodu cmenJiia.

fc nelle

(tupaie

reriizanio, e

li

ivi

fi

;i:irU

male reca

da'Greci Tenitori

pacca

non

il
granile Spanhcmio in (
o Omero hi prevenuti tutti in queir arcano
D;i cogli uomini, e perci ne'fu.. ,
a dare ajuto agli eroi o Greci, oTroi

cfc^li
elti

dal cielo di leggieri venivano

avvera ii(r. r, c perch i lunghi, on:


jani, ed ufi il verini
ci fi legge, fono di sran numero, chi n' vago.glr e facile rinvenirgli, Comech lo Spaniiemio ne riporti alcuni e quello si bel commer:

17JF.

Uv

voce

Omnia

Formolc, ci inni per ineocire

gli

Dei

era' ruotali.

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DELLA CITTA'

DI NArPOLI.

umano, il quale dcbbe ammirarli nell'Iliade, ed Odiflea,


perche ha fubliHlc origine , di alcune mefehine menti , o temerarie
vien prefo apiacer:, e melii in ilcLcrno. Si pens tanto a qiicfto ilcender delle Divinit trj gli uomini , che lo Hello Spanhemio dimenticatoli ne' conienti agi' inni di CaJlim. come coti , che ben adornali ia immorrai litica , l'appone in Addendi! pai;. 753. cio
che vi
tran inni di nome *>ir;, advtemttt-, ed altres xmutTttal, dimifi^h^s , eJ d-niwl*; , d; edvearu ,
forti, ovvero
difceffu
il
ricava, come egli dice , ai Malandr Rhetare , e feliDeerinn , ed
cemente ril le di lui parole troppo mal conce da'copLittri. Se a taluno in oltre venilTc talento laper la forinola, ovvero concepta verta di
trarre in terra gli Dei, il V.ilckenaer neli'cpili a Mattia Rovero pag.
liei, ha raccolta quella in Greco da Teocrito idill-i. 10. ed in Latino
S.l-l-i :n <\;lua , le non riportarti le.folenni
dall' epod.;. ;i. d'Oriv.iii
parole, colle quali gli Aieniefi elickbant Giove l'invio , e 1' ho dallo
Hello doitiUimo Valckcnacr pag. x. Alticci agri band-fune natura firrUJ/inii , quando n:.n:o Soli-: fi'jsto cium fttkuloji , feierant Anici
Pluviam fmiem elicere tde!i.i , vec. ceno -;vW."i preaini formula,
ci divino, Ed

,'

pu,
pZm,
g'

t!.:cif-T

>iift

M.

A;n^ii>:,

A'-.v,

ioti in t's'f

*j

-nit

!'.

i. 7.

In,

r.Ahv, cioi; Innaffiare,

innaffiate ,.o buon Giove, i poderi, e le c,:.p.i:; :e ii:o_li Arcnhfi . Se fi


1 inini - maniere
volcttcro con tini ;,;!* propriet enervare le
d'invocaNi:nii a v...ir Lr.i'ninfMM , (i cL'.Tcb'.v Libere J.i dotlillima dillertaz.
re
j

di

Matteo Braver de

aoratknthns^,

il

&

NWk

de i"p:d,r:::>i vctcrxii:,
recemiorum
quale nel cap. 1. pag. ojrf. nella colici del Poleni cosi

&

asci/.s-:stis a verbi h-:-v Venite . Ades . Acceleratantis, lmul


te , Ce. indi riporta r antom J^li (criteri , e perch fon di buon
.

mimer, ivi li polbno ni-, vii. ire. ti 1;.' inni f-r lalc mcfliere , ficcomc
ha raccolto Sp.ial-.i-in:o in C:c.'.:rc:.]v,u.-,. canta winli da'ianciiiili ^s'avvale dell' clcmpio dell'Arca, quando s' introduil da Salomone nel tempio,
e dice, lanq-.iain ibi pr.elhn,
amfyicmtm ejfet Numen
1S0. C'iltrLiilceMcurlio.il quale inGrcco fapcre and tanto innanzi,
che in Grecia per quella frequenti ITima prefenzade'Numi lifacean pubbliche Ielle di nome tv. inl.su , ovvero
iVifimi, ficcome poco innanzi
num. 107. li apprefo anche dal O&ubono: e mi duole, che 1" erudititi. Cotlini ne' Palli Attici to. i. pag. 333. ove era meftieri apporle fecondo i' ordine, che egli (iegue, non ne fa menzione; e nella pag.103.
pone -ri hiSfaa tra le felle de privati , e vuole , che erano pe/fredilum, e n'-ignoro la ragione. E con ci raglio indurmi a credere, che
1

&

cerimonie folcimi, per


onorarono femprc nelle monete , e

nolri padri eziandio aveller inni, foratole, e

richiamar

il

loro fcbone

ne'marmi, ed

il

dillro

giacche

non

fola

['

Anfanami

anche (njewttWi^fr.

ita. Felle per quella epifania de'Nnmi. Querele coatra

il

dotiiis. Corlioi.

144

firiffim*s'.

c;-,i.'h

FENICI PRIMI ABITATOR


Ma

prima

peri,

J andare

oltre

debbo

trarre

.igijlin:

1S1.

qncIVargonv
Greci. Oltn

fine psg. 104.


;i.ii;.Tt.i

tic

bench neppure

Lutini, ver

s'

il!iiltr.lr-

...
,

altri Orazio nel liu.-j.oi). 5. v. 3. ove dilli:, Prefen..


jli'^lin panie io raccolgo , che i Cefali , perch amavano

gli

1S1,

Come penarono

Latini di cucii' (pifjnia degli Dei

Petronio

il

l'ili

DELLA*CITTA' DI NAPOL

n
i

bile di

Ges Grillo

maniera

e d

bel

In fini; vuole il de
che Deus ftew, il the

declorimi
lefl,

nuovo conveller

prima

togli

anche

uomini

ma

mfiffi

in
e

Paolo
li
vede apporto lmplicemenle aciyaitH! , e forf l arnerebbe ora piiittnllo pmjimtin , per corrifronfcfi bene rpiifb Jq^io tonDio con noi . Sar a'rtttto, die iijItvi i luoghi dell' ApoItolo, i. ad Tmarh.. 14. Tipir* ti ri, im>.lm- i-tiMi , g'nifaitin
Hi'viti jiff eViifiKtftM ni ina
l'w Xairs. Nella i.cap.4. S. A'-'afli 'diverta della

S.

la ilice

nella vernane

verlr di

na
>C
li

pa. J ri; SiBwnlms


KiitA- . .
> rtn&J imi
Tn tcT VoTimcdi ri, tmptaiur il. E credo, che non una volta
dovrebbe intendere queft' <Vif fit nel divin codite non Icmplicemeo-

181, Si rjgioni

0'

dell' Epifania

Crilliioa, e le le i pi veri noiiont.

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I4rf

PENICI PRIMI ABITATORI

te apparite , tr
a

epift.

TUa^

che l Grazia del Salvator njro (o


lutarc)

venuta a

cui uni

eni-si-rjti-

come
,

ndJ*orignale,

Grazia faad firuivei,

/rf

omjc jjruw n;;eftra

e per far le veci di gran maelra , non bifogra {emplicemoite compama dimorar con noi. E l avrebbe dovuto aliai tempo prima pcnlarc, che 1' iVr<p-<iV:iv in qm-iia nozione proprio lepio del noftro Dio,
e l'tTiians 11 volle, imi; psrlLiJar Il:o n;>nie; ed ora f intende bene,
rire,

perch llaia il chiam. EminmiHci , e pui l'Arido inevasi ero a Maria


!--,
A,:,v (ti-i ,.vir , |vr .,!ur d.,^ n:,,,jere Ebree) il r
villi::
Zmm.,m:cl , ed ognun sa , che dinoia boW/oo to' , fi Proverr
voce, clie corrifpunda a quello nome, che venne dal ciclo, che lajbla
i-jitxv , e la quale lerbi nativammte il bd lignificato d' Emmanuel.
t

*-,.

RiebedereM.e l'ordine del dire

latiti della cecilia i^sje


padella convertir co'l'roi-ii, e limili

ne volumi

erne

elie

muirafl, poich eziandio

oilervaiiu

perlijiiai;:i

di
.

di

ci

im,

celebre verbo
c perch vi fon

quale

il

libri

con piccola opera

continuo le celcfli
qnal voce s'avval,

l'Ebreo idioma poverdlaim

ti
fi

perch

elfendo

limili !a!ti vederi olino quali lmpre il


d'una firnificazione vaga, e fielfliina,
in elli chi ha pi agio
,

appellati C,-v.(.;v;i.-r

pi; odervarlo

o/l'ajjto de'mcdenrm ravviare

al-

hart -.viziate le v. n-i ,ei l;.;n data pena a rimetterle, ed ora (ilcggonco0V1 5 ciiu
Ei. yp nv? trru fliiai il ni-ii:i j'.ifi ts-v'.?S
ui
tafniij if-.'b nTi\j.o?(ii;
t kVji
I
Bdlandiani fui tanto

i*n

han creduto rifare m>w t irnftu'a , invece di


cono : Ji euini hrnic (anmilum) folum h.i.m
j8j. E[jifinij

r.i:

tttel,:.-

i-.ljin.

ruuo

[ici.jio

fra

t-

tiijii

ilhijT/i

Ii.

vno

lljn.'iiim

traJn-

gravii, oc
Maiincth.

Mogie
j

indi riporta

la i-ia

munii
fniix

d^l. lor v;rh::r.e

difefa

U;

::il.::n>n- j'i,ihtn

redo fi, CT

">

r.~r.;-J?.

..'i/eff,

.vi ;>::!<

:'

rfi'J

Diiade

firilat fui! fra


iieihini

u.;

(!$,iiiiitn\

Jic fsfwi (-ar

wr/

han data a quello luogo,

JeJ (Tictdulus) viro pertinaci tmrbo gravite? faioranli, etiamft ipfe


n:r,rum ixpellenAum.
band prefetti a&ftiijf-.-t , >::! tdiud
Si vede gii , che li conviene da me con quelli duttlEmi uomini nel
fenrimento dello fcrtrore degli atti del Martire , e fultanto lamo ben
Hfl han creduto , che queir ni
diverfi dalla vera no-.-. -ri ; rie' \i\:\vy.i.\
foTe il verbo , elio Miene il periodo , e,l han tradotto adjuifer , ed
;.:t..!.
rimarrebbe iridio , e Iblitario ; ed in
allora quel o-i ai.
oltre han creduto il
calo retto , qv-aidu troppo nota la manieri Greca tjS-s! g?:e-.jj:i,i-i(j c-i riii,, ^.o.io inbcrims; all'oppollo rifacendoli quel rv
in iv iVrjMoi, diviene con brcviilima.
mutazione verbo, e le pani del ditan-lij fi con il pendono tutte a dovenella (isjni ri^-.i-^Oii: , d.-i.a quale fi da me
re: li vedrebbe 1' 't.i
e fi sdrucirebbe l'invidcofa maniera di operar m.

.
:

ti:--,

j:

jj3S:

-_x,;

t,*

, t

'

e non con diEsJ, l vede dufpi tallu ed in fintafli , ed in firnificazione , perchi n'ir,'"" valeml:! twr-v , certamente mortiti non ipfe ttng!lar, ma fact ami: e quello verbo, c tal maniera d'ufario t cara ad
Omero , e colla lefta Imtal , che adoperano gli atti di S. Teodulo, e
lia-

1)4. Si

compone

cotil litigio

li

da l'merpelraiione ad

Itu/i^inr.

48

FENICI PRIMI

riportano in Ji&li del julgmrator


Greci) e (fa' Latini in .ijii'j

cJ indi raccoglie

briere.

pu

on.: rio

zi

ti;o.

rellritigere a ci

cos nfignvirt

Im^io
,

(Jrt'vio

che Ik-pjt

Jevii p Iaculi

non pochi derapi

Ino [entimemi), ed indirizza

da'

L,l

;v;iiirc dell"

li

Cy;-;h-j#

Jt-J.-nra

185. S cominci 1 parlare di dorico del

/iioj

bucine

um^a'ritf

il

fuo

Holrhcno fi
fabticamts

riru/o Ajo gtarnuga>

eliti lo litio, eie iiif*-.'r.

CITTA' DI NAPOLI

nel 1699. nel fcguente anno il ceki'Lvita ,0 Iuuf;:i cur.i diede in luce un ben
lungo difeorfo, ed il divue non meno, che in sv. capitoli, e v'appcper titolo , ZETS KATA1BATH2 , con dedicarlo al gran Gilberto
C;r.'jj , .\- mundo iilicnv.' qrjr.d' crud.iiicne
ed oneiiluttc maniere
per ogni via li flud.i reliltere all'opinione dell' Holtheno , e crede farli
ragione con venire al parere del Patino, Arduino, Vagliante , e d'altri, che Zws
(1 fl=:-u,el:e Z.>; x-,-Jvf-, Xsin-flior, che
fi legge anche nelle monete. In leggendo io non una volta, ed altra,
tra pi s erudito difendo mi l dar fede , che il dot tfs. Burmanno
fembra avere leritto piti pretto, per moirar molta lettura, ed ingegno,
che per rinvenire il vero , ai dir , che li molli: a ci tare per qualche (grctu dii.lcgiui air tra I" Holthcnn Ma perch quello, ch'i chiaro, e conto non pin'i coirli , ti uni Piandoli da se, Io (tefl Burmanno
nel primo, e lung;> >:.m. o-nf-llli , ;l:e hi pi.it commi; nozione 'del Tai3ii-s fi i quella , in cui la vuole Holtheno , e v' appone quello tit.

ci

iSri. 5crittofi

dall'

HoLtlieno

mi

lebre Pietro lurrmir-no

<^

& hitimmm
C

Di Deonon,
nem

adferibi

ormiti

che in otto pagine

fi

commercili
rtllc pat[c

fludia provar tale

Omnibus Dis_ rr&e defcenlotei : indi non meno


argomento, ed unifee autorit di
.

naraAins

fcrittori,e profani s\ Greci, come Latrai; e mi piace, che ci di


pregevoli parole degli atti Apollo!. 14. 1. con dite pag. nB. Lycan-

l'acri

le

mtrmtiis Periti,

w.-j, vij<

lem /up:;;:b,w
t

2AN

'
.

:us

Dtorum indimi
bile

la

>/.-,;

qu* Avmmemftv.
nVS-f inrstf

KATEBH-

filutsrem Deetum oprai homnibus per defeenfum

Indi farle per folo contendere dipartendoli

fentimcnto, che

condo

opcrihs,
C B1*
i.&rA

'

gli

Dei fccndeano dal cielo ,


, con foverchLi

~"

"

natia forni del mxik&ikw

penfare, quando hanno adoperato tal verbo, ed il derivato xaraiSrv


187. Ma io con animo fermo pi volte avendo riandate tali autrili, ho feorto, che o fi confonde il Burmanno ,0 le traferive non intere, onde non li vede in effe, fc gli Dei, ovvero i filmini au3siTr,

dsfecndunt , in ajuto dc'buoni,ed in gafltgo de'reiine curo recar di ci


ifempj, perch ognuno , che era viene avvertito , li rende accorto, e
favio a leggere si erudito dcerlo, e riveder nel fonte i luoghi, che fi
rapportano. Potevi egli, per isfnggir di confonderci, di leggieri dillingucre, che il m-riSMfir e di doppia nozione, una icmplicilima , e i

TmO.
18^.187. Si contraila l'opinione

li
di

Burraaniio intorno

il

il

ttraSn^i, ftprtur.

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FENICI PRIMI ABITATORI

1'

Qipcro nel filo ArpucriUc avca raccesi prima del Burmart


Dei, e Dee, che uiav.in flmini fo. i. pag. 470. nella collez.
ma in fiditi kughi
:mi.jri
dir iniii
non vi fi legge

i[T!nu>il:il

nn

-affai

Polcni,

ilei

il

ic

ii'

h*S't
,

onde non

ove duvea
fi

rir:i

tal

IV,l-im,

voce rinvenirli lenza dubbio


c!;l-

putti

(-in,i.;r

O-'^-.ttar

pi frer.uen.

Or mi

fov-

il
dotti!;. Ma/y. echi i ri uimtnto dell' Holrlicno,
Burmaniio, e reca qycmaiu fefunpio d'Omero, che par-

vicnc, che anche


e

non

dtl

iBS. Anche

11

Majiotti! pirli

JL1

n,'<n,

rea con molli lucrili.

Digiuzefl by

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DELLA CITTA'
la d'Apollo:

ammiro per, clic non

E'^Sw

y.a\x

njy;

Ausilio Tratim ne

DI NAPOLI.
menzione

fa

grave licito

s)

fri

A'-;'.'.V,v r

it:-.-/!^'

ri:s

di

Olyupn

d-.-l'cmla

C.:tifilt:l , f'-.-jc! /m tini- !.:n:t.uir /f j.'.a.


.,r ,;.*, ;..;
.i,i /,>-,-,

tendendo tra

cli

del

ragione delle morie! e

A' Cir~ '.,uu


quello Dio il;!

a Giove, ed in elle
cura, che nel v;r;ite
tta

d.-i

nelle quali
ailil fijtto

nir.-.vin;)

li

k-nge

nfiaiy s
tale

per

aggiunto

un lenito, non h^n pu-

liuto ei'iijio v'ha

de'

lo; e giacch di (Hi monete bau compilato

un

agnel-

lnnghiffimo comcnto

di

(ero voluto rapprefentarci Giove Idegnato , e fulminante , certamente


nel tempio non v' avrebbonn [';): >[":o un nuiilueto agnello, ma diverlif
fimo contraflcgtio, che dinotici: 'iniplacabil furore di quello immo Nuallora li vedrebbe fcriltoAIOS KEPATNIOT, fin fuhur.noiij, Jccomc tifarono quei di b'eleuci.i, e non KATAIBATOT, defeenJhrs . Se- fi folle vao di leggere erudite cofe , e molte intomo agii
agnelli Drcfln tntre f antiche Henri - v' ha nel to. vi. defili. Accademici

me, ed

non ildlc%nnK fin dal prncpii

Mi

pi.-r/i

fpiace, che al dottifs. P. Velimi

1 1

iV^v.-.-n tidte ioni

eure,&c.

cno sfuggite quelle monete della


.

citta di Cirro, che. avrebbe con Livia maniera ijlmlrate , e fon ficuru;
che il iotmSjtk non l'avrebbe interpetrato fulgurati , andando unito
coli' agnello. E m'indii,- a dar Ii,:e al litico inni ai tuniAim propollo da me lotto la brevit illirica , e lemhrami aver fatto perdere
molto vigore a ci, tU-j n'ha fcritui il Burmanno, e ben promouc le
ragioni dell' Holthcno . Intanto non bilogna perder di veduta I' argo-

li
;So.

Non

pu

unirli

*rtm$ii~:

ji.l:,:<:.r.:r ,

e-

men.

i
!.'

.-j-isclJo

nelle

Bionde.

FENICI PRIMI ABITATORI

17.

che (falla

al

yW

.^rii, ed io so, dir: Tacito nella fin, Ila viti ui' A^ric'., ,
quale flava gii per chiuder 1 fuoi giorni , due volte tifa 1' fidare 1
qutfa nozione, olire Oraz. e Cic che egli gi riporta.. Ne vi lari ci
voglia opporli, clic dcl.lia iniiii.l^rli nh i-m-.i^. ,hv..t,thri,>, t ,Cr.
marmi, lo ftell die B'-.i tmiS>ji ed ha l'apulo rinvenire la parola i
Latino , che dirittamente corrifponde a quella ice Greca , cio
tdittnores , recitando un'opportm ifcrizionc -di quelle da Sponio racco
te, bench vi fic-m in Greci lingua anch'.- fl.a ito tarsi.
101. Ho per mtd non pocu 1 ine rei ci mento , che il dottifs. d'fl

uniti a quelli acanti i'


:
tutto che gli vedea t'.ell' automi degli Icrtttcri

naud non ha

19&

191.

Qui *-riSi, adfiiaaa, fono

lo

,
,

llclTu, tlic

ed il *=r.LSi7"t , co
che c^li traferive ,
iVifaiw

hot;!

fono altres,
dandoci nella

lungo dilcorfo,
,

:o

ed iloricamenic , girai
il dottili d'Arnaud ir

cpselitDsi adhsrcims.,
nella
17.
;e

ma ammirevole

e quelli , dopo iver


fuoi avvalorandogli

n pavA, che polca

la

conlccrarono quel monumento a quegli Del , i quali fpcRb loro


eTan propizi, e venivano io loro aiuto, cio fih'i r,ih&r?bimi , che lo
ftefTo,che fibi 'if'ifi.3 : :ii,i-birit,n niente l dilli nguono Radiarne
ialini

r.oiiis

Drai, e Vuffidtre.

niuno mi fari

ufeir di credenza

che

fra

gli

io:.

S'

interpelli diveilimeiiie dal Redi

1"

mirino con

Dui adUiniut

Oignizod Dy

Google

FENICI PRIMI ABIT ATOR

/WtW.-

fi

..

tibia, perche b tolenne


!

di'seli!

l'u-mi

IliIj

preiti

disili: vc['e

Omerica
lenipr-

li

E mi piace
comiche fa

Sergli

cjikI

verl i

ovith

de' quali due aggiunti

fi

il

u S fidente, ut,
noi.
vciho es> , onde poi li dato

.'tiji<-"h
,

eh

&

Et rawi-.w/ n ;.W
Iti

agli Dei, e fi fon d.-tti


He, ed altres iuS-iwhi

divif

Od.7-.41S.

ed e'-n;"

come

al

che vale lo Hello, che iri^&psi

detto molto poco innanzi

anelli

nollro

Lbo

dfidettlcs,

S' avverta

chi

Digiilzefl

by

Google

DELLA CITTA'

OJ.. 841.
131. EJ or fi
quel liso lentimento , e perch

gli

DI NAPOLI.

Gli al

ttw- ni iij>L-.^i!i;fi;i
uomini. Ma decorni
pi

rervi Q-'n

teologia gcntilelca

s.t
fi

antica dimellichezza delle Deit coili


ie ere 1' olerear..- , eli;
quali intera la
prefe da Omero , cosi di Itfegno , che ni tanti
1

comentatori d'Omero in quelt'.occafione lian recitato l'aulnia, u


per ultimo amo confecrar col Tanto linquei di Paufania Omero .
guaggio quello verbo q.tkj rcuduto ora da me s illuftre , e ricordare
che ci venne dal celebre Ebreo fonte roB, cogli Itcfli elementi, che
in Greco, e della medelima lignificazione , e fi adopera da'Prufeti, anche quando le vere celeli podei apparivano a' mortali: non v'ha mefheri d'elmpi, perci a rimi d'ufo il divino volume.
"
154. Se tra il Cerio parlare l pcrmctt
min'- irci co! dire, che l' Ebone 1111 d fi
, bench non
bella immaginata,
<. v;T: , ma fotto
favj

.:i- ti,-.:

arcana favola diviene

n;>!ir.s

etra
di

veedii

alcuni

Rif.k'eruiol

ria.
ci di

deUa Croce

Otello

Lucca

il

ilio-

edifi-

monillero

* Vergini

ro-

ana! profondo filo un piecclw Ime


giacente (opra femplice quadrata l-a di ftudiara fcultura in cruda,
e leggcriflma creta, veli ita dincricic

d.i cui ^-a.'.'ii rivoltata lijpra l'urne


to. In uno ttehlmehi v':ia unV^iio
ricurvo, che mollra eillTvifl.it'> unirli

un piu'ol

cofa udorofa

concavo ricettivo
ed in bruciandoli ,

di
il

per quii quattri) lori


indi, efiendo il corpo tutto
ufeiva dalla liocca per

lirici i-nlrv.i

meni,
voto

forf

Ma

culto di elio Dio


la forte ha
vii.-.it:-, darcelo iii.-iK-i. del capo. Sua
lunghezza c^ua^lia cinque delle do.

dici

parti

palmo
e k
manchevole
dobbiam tutta volta

Jel noflro

c'inerelce averlo avuto


del fero pi bello

quale ltto la baie

il

fupplifce

e!Ter lieti

e ci fa lapere

che l' ifcrizione


, che il bue f

la

l'Efc

ija. Si liftaive

un

limolicriitD

deli'

Eb^ae eoa Crede voci

ri

in

N apuli.

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FENICI PRIMI ABITATORI

ccome

innanzi

mi

ftuJicr dimnirare.

Se

l'irtene

troviamo io quelle Ji l'ofidonia nel ndlm regno (decorile


il
Maj->o,-chi n;'br;;r.7.i d' Eraclea pag. Su.
il
.j
v- Pallcri , clic
egli loda , comech in alcune cole gli
idiSiracul, di Gela, ec. in Sicilia: all'oppollo nelle Napoii-

;;Sna inoltrare
i L-

r e ^

li
modo clic le li porcile opporre, che facendo quello anche
]!.-, !, leu. ,:.[
.l'Tit:.- l'aura di cren potrebbe eflerdub.
li
rrovcrr o in ifcrittore,o in qualche figuralo monu/era in Napoli l'ulb di Colpire mandi" un it oiiiii-.i^imo
nprc niuldo colui , il quale vorw , clic quella mone* fiL Ebone: e tal ragione ponente , fe fi ha cura
di ben
:

30

iteia a

rijiruo'f

che queir limato

fia

veramente

Ehvne

Digmzed &y Gtjoglc

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

157

riandarli . In oltre ci II palefa , clic quella non potevi cilcre col vili)
bovino, ma coll'umano, dal vedre quei quattro (orametti , ed il legno

convenire a pretto bruto

Nume,

e tale

fi

era

ma

il

Nimplio

di Urani forma , e che credali.


e ne'marmi li onorava col precertamente fc non fbfl fiata una
1'
avR-hiv temila si cara, ni

ad uno
Ebone,

noflro

il

gcvol titolo di erii s'ti!',-.v>.


ridir Deit,

rum

'poi! ni!, ire

v'avrebbe appello il fuo nome , ed innanzi li diri quanto di nobile


racchiude quel orra'i i B--. Mon l dubita , che farebbe flato ben fcm.pi ice Nimplio fe chi unitamente con Ini il a*'..: ) le quello limulacrct10 elsendo in tutte le lue ['.mi Ime , avelie voluto ifiruirci con quelle
due voci edere l'animai romuu.ih , ehe a tutti era gi noto 111 vederli,
c non una Deit, imholica, ed arcana.
197. Son tutti quelli ragionamenti affili valevoli a multrar con cliiarezza , che 1' idolitto fa' un Kboiic , (na ninna col il rende falda
e certa, che l'efpreffione K.OINOZ O BOT5 . Non fiato mai mio
talento di ridir ci, che altri con ir.oila ti-uJi/ioiic ha raccolto, ci
che le citt si Greche , come Latine avesn dulinto in dalli varie , e melicr

Numi,

loro

divi

la

vero comuni , ed in quei


comedi non niego leggerli
non
in

pio

-ne

l'ir

ampia

In

Dei pubblici , ov-

in

eh' erano fpeciali a qualche rione di eil:


d' un'intera piccola provinciale per

tralcrivcre autorit

alcuni

cofa ben nota

piace

avvalermi

Iblo

delle

Spanhemio nella lungi annotaz. al v. 5;. dell'inno di PalLni


dicebautur Dii , j\& qmrwn prsfidia , c
, yh , uhi ytipBi jjfn
imcli urlK, terra, e.v.i Vcs;iu seni' ctnfchatm.- indi, come fuo colluriporta
nomi :idle Deit, eh-.' prdivi'v.in alle iv.rti, che componeano le citt, comi- , jupnr Stim , c ,'IimrM aia , q:is riempe nrcei nrbibus ;>- !':. i\ fvn felrrrinii pau-;:-r:i : ed in tiltrc , che
ci, cali -li'.,, e -a;
, perche candiva le femplici porte ; taccio,
perch Minerva, la miai- prrfavva a euelle di Tebe, appellava'!! ''/',
nome Fenicio, del quale aliai cole , mi a!-u,'.nto confini: , ne dice il
parole di
fcn

me,

Seldeno nel libro de Dit Syris cap.

poche, c
ckenaer

dillintc

nel!'

~7-y,', oiic.;,

Seldeno

to , e fjiova

no

nello

annotai

mintiti

il

CT

aliai

leggerlo

v.

ma

altri
il

fili

il
.

il

fine

Bai,

oenndi

Spanilo
la nozion.

745.

ioli

rioni.

leggere S. Agoflia me foltanto fi

precifa di quei

la divilion

ratta Ijtiit, odiqnilclic rione

come

pochi far afcofo,che

Kk

TomJ.

lo

gran Val-

^ nn timer: voi i', balla'

ma

il

4:7.

, ed
antichi, c nuovi fenttori

mait

Feniffe pag. 715. ci dh

6
che non vide u il Bochart,n il
mali han parato di tale aggiunSpanhemio Ne debbo curare

sirici

avvilito, dell'intera citt, e de'

157. Gli Dei

verfo

4.
pus;.

e;,

fculj delle

[crii-ori
,

patullarli

110 de chi:, ed aliai


conf, per intendere

ho

ilrfTij

afili

premineas ,c*celt' ,

e riporta

Na,

uir

BJi fifiide'priml.

i3 S

FENICI PRIMI ABITATORI

Napoli, giuntavi la gran colonia d'Atemeli , fu diftinta in


Atene, e cialchednna di efl avea gli (pedali fimi Dei

fratrie, co-

me
fi

legge altro ne'

marmi

noiiri, die

Veggono anche fcolpiii , com: in


lora, quando far beli' argomento
daranno e la figura, e l'ilcrizfane
la fratria ,

rione

jirm,

ts-,i

del
:

ed

lutm

onde non

in alcuni

vi

Cinsi

ed

mici dire quella colonia

le

ihl;!j>

quelli

non

rurean

lo uelf dee dirli de' (acritici

grand; Sp.mhemio

di."

fi

al-

ne

cullo pubblico,
e delle

felle,''

De-

inno in Cererei v. a;,


fair- cairn,
fili.: J;.;
fi-j: i<w,.- .,;.:,,! eofdem vaeresti*
bim,fe in roMKDNE (( t usui) . . celebrata . . . alia vero privala, fieni Albiins
l^iTili' , dMJ ti'>m<m> , fingulirura curi.trum,
nu; fy,n:il c;h.;bn.vn::ini, quorum in mia itidem apud oratorei Attices,
cradtas ArUl^hr.n':', vuerpn-tn de Pace p. 6qt). Indi quefl' uoiri
dottffimo raccoglie buon numero d'autorit anche da' (ii,fi ferini, che
v'eran facerdoti pubbli.-] e nnvj-i, i-.l altres lcerdotdl, e giova leggere si erudita annotazione: ed il gtan Reinefo ne' fintagmi pag.
m'offre anche vienili auspica,
qu.iii s' ^ppr intono a'puhbhci,e che
fervi vai l'intera citt , e gli arufpici fi sa, ch'erano tra il novero de'
corni;

anche

offrrva

&

il

nell'

mi ni Ari

fa; ri

108. Or avendo la noAra citta e comuni Dei , ed ogni fratria i


fuoi particolari , fra la prima forte volle 1' Ubone, si perch era K" n

Nume, ed arcano , come altrui , ivjv'-c iu:ticl:i;!mo , avendone ricevuta l'immagine, ed il culto da'pi vecchi (imi abitatori. Quindi non
fi
dcAinii ad una (ola delle fraine, ma a nulo il cornili..-, e' perci fi
difl 0i5! 1. Ed ora anche fappiamo, perchi quello in! Bit con
vifo umano f rinviene in quafi tutte le noAre monete coli' onta grande di una vittoria, che gli prefenta una corona , come a principe de'
Napolitani Numi. E piace fare una brieve,e leieriflm; !.-.;.'. 11^,
che qi:clV Ebon; di creta fu rinvenuto ne! gi Jetro luogo, ove era la
fratria J-gh Artcmisj , i quali davan culto 3 Diana , e con tutto ch'i
Nimpfiu, die in tal rione avea foggiomo , pernii a tener- per Dio domeftico il imi zi, liii, perche era comune atntti. N h creda, che
non abbia faputo ritrovare anche ne'marmi i'elpiefnane Di emanati,
riportandone uno il dottifs. Grcg. Redi nel to, i. dell' Accad. di Ccrto1

frimvs: e quantunque quelli creda po'"'"1 intendere d' 11


di un cuor pio, dicendo, L' appellazione qui fofia di co
dir fi p-fft, come fi$nficariva della jrinrifdh-one , ti'.n-t
"
inferitali

tut eg
&c. tui
c

fipra latte le tenditoi

'--

Un

i;9. Eftmpi

Ji'Ii

DigmzMQyGoogl

DELLA CITTA' D

gran Meurfo)
: T,-n to'*

ne

:,>;l

de'

brevit
eflcre

\<-r-!t: :)

campi confecrati A'Skhi t

comema

quella voce /'.-i,

uh poco ofeuro

11

quando Spanh

re;. Ed ora intende bene, perch Nimpiio appole quell'articolecto , e.


non ifcrLTe fempliceroente B , ma B , per ricordarci , che non era
comunale bue, ma di gran lignificalo, ci il Bue, a cui tutta la citt dava culto , e chiunque ha mediocre Capete d;l Greco idioma , sa
quanta li la lbra,e virt di s brieve particella , di tal maniera, clic
lovetitillme volte rende quali proprio quel nome, a cui precede. Volle
dunque eiprimcrc , come ho gi divif.tto , il poneflre di quello lmulacretto, che efi non era un cc^i D;i ceni . e,
ovvero fracv,-r.,
e di qualche rione d nullra citt, ma ili ttittc il comune . N mi fi
opponga, che Nimpiio polca ij (cnij'iicemccirc U-h, nome da tutti
intuiti, e non ><wi> i Bi, , ptreiii v;v.n\n il rifondere con opportuni efempi
Il famofo
vitello d'oro degli Ebrei dovendo avere il pro.

prio fuo nome, ed efletido di tal metallo , ovvero indoiato , fidine eziandio
Siiv^j- (come il noliro Bar, unii i Bis) teflimonio Sel-

Kk
ijj. SirP itBiinthecDticr(inpj,pcTcHNinipfio fcriut

x
muti

B",

deno
non

HV

Digiiizedby

Google

sfio

FENICI PRIMI ABITATORI

Ano de Dis Syr.fynifg. i.


14'- i-'fjf* irfoTt. e '' cittmam.
latini liritlori, che appellano
pug.izi. ed aggiur.i;; autori;: .mche
il bue Dio degli Egiziani , non folo Api', ma altres Boi fimftus JEgypiiarum. Taccio, die VAmibis, il quale fi fin le in canina figura, fi chiar
mi* altres da' Greci, e da' Latini K-.'.i, e Onij , li vi'iitja In Hello Scldeno ih additimi, pag.ii?. Ed io raccoglier ootrei aliai clcmpj , che alle Deit, oltre il proprio nome, l davan altri dalla loro figura, e comincerei da Omero, il quale, merc la divina fua facondia, fpeffo co'
tiioi numeronflmi Dei ula coi , e hall., ol'crv..: il folo Volcano , che
l dH H>t- , indi dalla Ina (concia maniera di camminare , e perch niente bene gli reggeva !a vita, non. l vede nell'Iliade, fe non chiamare KtAAsnSfeu , ed Auipijwn'Ki a uila di nomi proprj di quello Do;
ma or m'avveggo, che m' abufo da tempo in cofe a tutti note. Non
1,

fall

dimoile Nimufr,, fe invece di

celo a dilcemerc con voci generali

parole

f!e

n"

feorge

ferii/ere H'ft. , gli


,

ma

pili

elprcffive

piatii,.,

dar-

,:,

quali fono ut

ognun credendo, ch(


te, viene frammenti

delle fratrie

Bali

me

con lunghiffimo

mo

effendo

lembra

che ci

monumento Green

egli dica

i-ljiiln

Jan. Si rilpondt al

s""

(ari

lrano

comn

ti da qualche
che ili

ninno de' noli ri fr-"


,
non mai ve n' Hata

j tutti

neppure ora t conto a noi,

Mazioccti, ebt

l'EJonc Nuoi

DigitizM

DvGoogli

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

161

uWu.

Ma fe 1^ quello laTo degli E!


si datinolo, ed oflin.Uo
,
clic egli oficr , e ne tralfe copia , llle in luogo indecoro , ovvero afeofo, dovrebbe con folcita cirn rar-.-f fiTt lihsdsi, A per appa:
o.r l
in elegante guigar lanoltra calda brama d'averto , t: .m^in oer
fli,ed uve torni in noltro onore, ed
darla io luce e fe e ito mule
con
nifi

il

marmo,

s'avrebbero

le

- 1

ri

parole, e non

faremmo

allora reilii.cd ollici

si ilivio, e leale. Ma per le tante ragioni , ed autori!! da me raccolte, oltre alcuni ['atri monumenti , che I' Ebonc fi
in Nume di tutto il comune, e non di fratria , fon ficuro.che il gran
Mazzocchi, per flampir nrelo, e molto, bench Tempre dottamente.
Ivano, e prefe queir Udizione H'Sm<i Yio*hs-i 0rj,k.t.\. riportata
riun. 175. che l legge in Capaccio , ed in Grufer j5.
per quella
della fratria defili Ehoniti , e fe gli verr talento di aautere fvhcdas,
fenza forf quella rittovcrui , che t ra li riffe
E rimine fermo, ancorch
j' opponga il Mazzocchi
trafmelfoci da Nim, che il mimi i B^i
pfct, non fi fu di uiiegli Dei, clic
nnflri padri diceano 0ii rffitnfe,
ma degii i'-j^i'.-i , e comuni a tutti So, che sitino ronder mie
Ito
i B colla limile cLueiionc di v. :U F.Wt , che fi dicea
quanto per fortuna fi rinveniva di due cu-lclie caia di u rezzo, perch
s'attribuiva a Mercurio tal felicit, ed ni: Ji e!, per eterne a parte,
dovea dire " Vai--, anzi li credei; lo l db di Marte, ficcome ofitva il D'Orvilk- nel Caritoae pacor. /H.vijerA; /. V. ri. W-ipxt.tr Mirri,
Mercuri? f:!ici:.::a,i twii.-uJi ifi:-;-,:-, , male mk Ews,
viti. P. Burnitimi-i .ri Pixdmni /'. 6". HJii.ii>: l-\ i;;.
h non e' ha

a dar fede ad noni

mi

mi

&

enidito giurecoiifultii, il qna'e comcnluico il ric. rf rsr. i-St. >*"c. non


crede Ilio dovere ripiitrar quella forinola ;;j t's'^t, unendovi il luogo di Plauto Rudntl. ir.
7 <n'e il corui-o f-ri Ramali arginisi
Ime in re hi rifinii di-duca , al dire d'Eineccio
farebbe importuno il
mefirarc la gr;in differenza, che v' ha tra il ioni;. 1 Bi di Nimpfio,
e a-.e.s, i:
ricorioiccii.f.ila etiuir.o da per te
30!. Non fallo, f mi flnm in ohM^u d' ular qualche brieve curi
intorno al nome Ni''>nL:3-, che la prima volta a me, e forf a tutti,
li
l noto
il
che friniva bene, che nieriziouc de'vecchi tempi, perch fe fi folli: a d in:-!!ri fiat.i, non li potea penfare ad una parola antica, che non ve n'ha ultimo, ed
falirdi alimi involano, per aver
:

fede, ci che altre v,,;te li truovi


Arai piace ti (lettere, che Nif,.i>
Ila un dialetto dc'Creci ooliti murari, iilceudo tal nome da N'-wp,
'-'
d in Napoli li dicea
J.'-, il che ora l'ai".- rendiamo
l'altre nazioni
s Greche , come Latine da quella voce toglievano Nu<5i,e NynpAiitt,
e tali nomi proeij lou comuni nelle Urie , che fe n' hanno ; or certa.

mente fe l'i ieri zi- ne :ifla al nollni picc. ,\l illune Vile di noflra flacone, vi .^ereflimo N-Juim. E troppo conto , e certo, che la e- l mutava in +, balta ravvtfare gli fcrittori,che ci danno trattali di tali mu331, Si fa pirtitolir

d. detta

de' N.ijalji.eii

il

aire

\;>

1,3-

non

Nim*,

itfi

FENICI PRIMI ABITATORI

(azioni
Airt.i

vi

troverra fra

fi

ma non

eicmpi ifvWl&i invece di (uWav,


che non fissali , efiendo ora
,
Greci iNinfii gli cSceflero Nimpli,e

altri

per n'ut

loia

Ninfe, Nimpfie,
chiarii ava l

fili

fu

v'

Che

ulcito in luce.
le

certi

noflri

Torio

oltre quello

polifire dell'

Ebonc,

il

quale

io leni in unii delle pareti di quei belli, e grifi lpol-

ilcavando

cri rinvenuti di corto in

Padri della

Millione,per
ove erano ferini o in ncro.o in rollo alailiiini nomi Gmi , fra gli
rieri uiielb d'una donna N-ju^-.s in elementi ben grandi , e colla Io);
la furinola
Ho eziandio altro pregevolifumo monumento, bench
ria nel!' ifola d' Hchia , ove li lesse anche in (jreco parlare Ni/ft+af
ma piace primn dirne, ci une ne lui lai'.o confap.-vole e perciic il racconto dovrebbe i-IIL-r Lingo , io il !li: aito
IWtaronfi in quel!' ifols
Tavj Incieli , e leggendo in un ginn macigno predo il luogo , ove fi
i

fare edi-

fici,

wftftww*'
'J*"**'
- f^Sg*"" licl" h
f) AKloc NYMjlo V: IlAHOC-NmriOC-KAI
:MAI-C HAKVAAo
MAIOC-ITAKIAAOC
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.
ATIEAE YGEPOI
\

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ANE-

AN

Il

ANECTIICAN-TOYTO

'To X&ix
,N
.KAItl< TPA

TOTOIXION

_:

T AJ.

KAIC-TO^TPAIANOY
TH-EniTASEI

ne n-colfero quei, a'qnali o il tempo,


o gli nomini pili prillo non vc.mi: ancora u-.ua ingiuria: e gli portarono in Roma, tua non ai end:. pov.-.io lL:rp'ir,- quei , che mancavalifeto in Napoli quella sformai iffima copia , per averne l' interne, ed il ri arci minto so, che qui altri n r.on curanti cole si
, altri, perch fu loro inalarvi ve oarne :1 lenti mento, la ten,
nero per vile, ed a dildegno . Non tard, che giungile anche in mia

dice

Lacco, Greci

il

caf.iii;ri

1'
iscrizione ni.il cawia , ed ar.li'.o Albini nu linoni hipphrla ,
e ne raccoll clTer della dalie dell'opere pubbliche:c perch ve chiaraNiii/J-iw, min imniirf.aio^i'e .;m ho m'urtalo il marmo, co-

notizia

mente

me

tralcriuc, ed influii.-

fi

ijftijndo ad altri

joi.
1

Colui

il

i!

Iir.-phnviiio

con brevi::. (piegatone,

eh conier.to, a cui degno.


quale anche mezzanamente svezzo ad otervare
1
il

hi;:

fi

Mutuo

di ficltc.

fesurM

t-1i

i-,):s

N-V-bO-

f: B li

di

lal-

li-t-

brieve luce.

DigiUzed&y

Google

DELLA CITTA'
Si

letterati

infranti,

dovevano

non

ioli,

s'

DI NAPOLI.

i6 s

opporr!, che quelle parole di

me

perch ic vcligie dc'tratti


rimali Ombrano, che irai altro porean darci, ed ora ognun vede, che in
r.i, d! l'Ik-rtt
K ornano 'dicono P.m:n Np^p!]^ ,
hoc frupaffuteulnm
dne liberti ci lifiun credere, che li furono l'architetti dell'edificio, ovs dovea l'aggiornar Trajano col portatoli , e per la lalubrit de' bagni, o dell'aria, e
per godere un poco di tranquilli, di pace , toltoli da' tumiiltuofi affari

rifatte

cII.t; koloitc

noi

ma;:s>i;r>,

ntmmt

dell' imperio : ne fa dubitare, che vi ( debba leggere Trajano , in vedendo li grande/za ile' cantieri , lIvj n-iiin p tu meno d'un mezzo nopalmo , cllendo ben noto , che l'ifcrizioni imperiali fcolpivanfi
con imr.iT:';n7a Se il marmo in linguaggio Greco, in tal guifa era
ftral

meli ieri

larli

jj'iila

la

perch pi

liiria:

ii'i'il

lecolo prima ad Ai:-iilto

venne talento di dare a' Napolitani quell'iibla , e prenderli per se Ca; onde
i
nolri m.ig->iori ,
(rari pretti (.mi Attici, dovettero in llchia rimettere ed il loro natio idioma , e governo- . N olla,
che cllendo quell'itola di nonni repubblica, vi li portarti il gran Trajano,e v'crgeii; edifici , perch l' eleni .wj ivjiito , avendo fatta la ftef& cofiAiigulio,? Tiberio in Capri, che allora fi era del noitro comune, e l'adornarono di grandinimi monumenti della loro ma^ni'ceo/.;
che ancora s'ammira ir: q-.i-i i-odsi alinoli avanzi, E forfeDione fcriffe quella venula di Tracio in lichia , e Sifilino , che a fenno Aio ri'a (loria di lui, fembrandbgli un fatto, che ni
^uc. V. il rintr! piarvi :.7
fon linai] lieuri. del liTtii'ii, perch comune ne'm'.rmi i: d!r:i t>':t>cm , ovvero r.nji, Cxfsits m mmt.
Ho feurf con prelliilima fuga !' fi ri/ Itine , nerdit non l'argomento
del mio dire, ma lo lari :n favellando HeTAiiiea colonia ; movendomi
ora , che in efl vi Ji inmv.i il noni:- Ivl.-J-:-; binila il Greco parlare
d.-'
Uri cittadini amichi , e de' luoghi di lor dominio ; il che pruova
nirafi ad evidenza, che le parole nella piccola h:,!e deli'Ehone , ove anche v'ha N'-J,^, leni. deVe.vhi (e.'!i , cJ sei: n s.iri li farebbe ferieto eh'faliarj Nn'uc^! , e tale limiiher-uo col
BJ= far raro monumento, e quanto qual fia altra pi prcgevol cefa si per la figura,
pri

'

ii

e io

folli

vago di

idizione altrui

cominiia a

pl

dir

molto, ed ahufarmi dei. 'ore , ed avvalermi


non poche cofe , che di tal vitello

tral'criverei

iti vitello

d'era, onde

li

ut'.: eifere venuto l' bu ne.

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Op
.

ea coiai brut.), conio.

ha prd'.mo lizritturc si tra'Greci,


pregio d' adornare flit opere con

zioni di

si

ragpi;

nneiidul tutti gli

re, che rapprcler

l'Euilti)

iirl!,'

(-LtrlJo pir
e

[Ji

fcgiziani

!:

Mini?:

il

h:.e

Inrlf

Il-uihi

oVo

pi prtCu di'l'aiki

ii

vtro

i.:

:
:

on

ir::p.it.,ru])B

!ir'i ,

elfi

primi

i!ai\vr(,c!',s

h^-.-ifi.j.i.'fn

ci:
i

DELLA CITTA'

DI NAPOLI.

s balda , ed audace gente , fi vegga il Chverio


ne' primi
cap. della fua Sicilia antica, ed il Bochart , anzi quelli fa tutto il mon-

cupata da

do Fenicio, e quali tutti gli Dei


ed anche nel noflro regno, e fpe.
cialmcnte nella Campagna Felice di tal limbolico bue ritroviamo aP
Pillimi numilmi , ficcarne fi detto num.171. ed in Napoli fe n'ha a
dovizia, ma col nome d' Elione
Se per taluno folle vago refillcrmi
con dire, che gli Ebrei, e" Fenici prefero e cornimi, e religione dagli
Egiziani, fon pronto a s-r,kr rv.iij
riiu.e, ed a chiamarmi vinto, perch in antichit s alte ,'c rimote non favio chi crede penetrarne il
* vero : ballando a me , che in IvukiI i>.ri ixm Rileva intromettere i!
hvfiutrn
culto di quello Nume
che i Fenici , perch quelli furono
,
gli antichifiimi, e tirimi udiri .itaiori , lctome con innumerevoli documenti mi fono, comech il primo, ingegnato a pa!clare,e profegui.
t a dame altri non pochi anche innanzi ; ed certo , che nelle Provincie lor confinanti a vitelli , ed a bovi li davan oflequj di pienilfima
religione i ni fi ebbe l'Elione nollro da' Greci , che tra noi portarono
in piii recente llagionc anche colonie , perch non conobbero cotal culto bovino.
305. Or mentre ferivo mi furge un penliero , il quale fembrer accettevole , che il vitello d' Aronne non fu fatto per imitar il gentilcfimo degli Egiziani, perch \' Apii di colloro fi era vero-bue, e vivo,
ed in morendo fi fofiituiva un frefeo con ridicololifumi riti , e doveva
aver l' immagine della Luna , macchie bianche , ed altri limili fittizj
limrallegni , che quei Ikerdoti ad irte 111 elfo imprimevano: all'oppoflo
il vitello degli Ebrei fi fu di metallo
fenza alcuna d colali (olte invenzioni, e note, e fe dall'Egitto aveller apparare tal culto, fi leggerebbe neh' Efodu qualche flranezza di quelli legni oltrech fi contende
tra gl interne tri defant libri intorno alla figura di tal vircllo,'c ci fono
taluni,
quali, come fi detto , gli danno la teda di Cherubino , e
fe ci forf vero, allora non farebbe venuto dagli Egiziani , e fi confermerebbe, che il noflro Ebonc, ed il Ballarsi dell altre citta, i quali hanno il vifo d'uom vecchio, e barbuto, fieno a noi trafmeffi dalla
Taleflina , e Fenicia
Per ultimo non recher noja il riHetterc , che
avendo gli Ebrei due voci ]i;r dinotare il bue bif , e irs , in parlandoli del vitello d'Aronne tante volte, e de'due di Gcroboamo, fempre
Ji ufa il 'ijj, e non mai il
come fe il bis folle un nome proprio,
di modo che, fe fodero flati queft' idoli degli Ebrei di femplice figura
di bue, fi rinvenirebbono le due voci adoperate lnza ral collante diiuizionc. E conchiuderem bene, che il noflro Ebnne avente il vifo umano, 'e non bovino, a penfarvi a dovere ha molta apparenza di verit,
T0111J.
Ll
che
cdjK)udU6 ne port [ifisun in Napoli.
30J. Il vitello d'aia faprefo aVFcnici
:

w,

FENICI PRIMI ABITATORI

tilde* teologia Ceppe peniate a far Dei , che alla dimdica , e fpelfo
conviveflero'con noi, e foller h^uA-, xxri&xt*, t,5., e fccondo Latini sihxrcntc; , o afn-.-am ; e fe tal pentimento degno
di favillimi naturali iu.lofi (di Ini letta , anzi il prncipe fi fu Omero)
dall'

aver raccolta

religione

tal

lodarli, che. fra tutti

Sa da

affai

te (Vi^awJf

pagani , debbon
opinione , comeche gu*

noflri padri de" fecoli

dillinfero

li

in

-.iibliine

>i

vane core, e non contenti di creder le Deit lempliccmcnfrsfmics , le volcano di pi in grado fupremo iVi$arf-

ri-vf, pixhnjftmas.

30&

Sarei in colpa

non

leggiera

&

'

pendii

in obblio ci.

che

fa

dignit a tutto quello, che fi detto nell'nifivw,*


Dei co' mortali , e fi , che lembra,e pocerto, che a Mos tra nota tale teologia gentikfca , e
forf a tutti gli Ebrei ancora, dal leggerli, che quello gran Profeta fi
fludiava d'animar fua gente a credere , che il verace Iddio adii pii
pronto la proteggeva, e fe le rendevi i'-ij^tV.-mi , che i Numi non

nuvo pregio, e

della familiare tifanti


trei aderire eflr

fingeanfi domefiici all'altre nazioni

e perci efortava

fuoi

con quel-

le gravi parole del Deuteron. 4. 7. Non cft alia natio tai fraudili
fx* babeat
apfmpMqUMKS Jbi,ficut Dius nofltr odili. Certa,
mente farebbe flato oiiofo , che Meni avdfe ticordato al filo poi>olo le
Deit profane , le la pagana ctlolbUa non fi fofle pregiata della dimeftiehena colte finte fue celdliali podefta , onde gli Ebrei ne dovean vivere inquieti, ed ingelosii , e non altri potean trargli a nutrire si trifti pcnfieri , che
i
confinanti Fenici , \ quali avevano inventati tanti
Dei con tanti infingimenti delle loro apparizioni E quindi maggior-

Dm

mente
il

ferma, che da

Baflreo, giacch

6>, giula

vero,

la rea

il

quelli noi

ricevemmo

1&