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Nicolò Messina

LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE


DI ISIDORO DI SIVIGLIA

0
(Separata de ARCH I VOS L EONESES, ll. 68, 1980)

CENTRO DE ESTUDIOS E INVESTIGACION «SAN ISIDORO »


ARCHIVO HISTORICO DIOCESANO
CONSEJO SUPERIOR DE INVESTIGACIONES CIENTIFICAS

L E ON 1980
CENTRO DE ESTUDIOS E INVESTIGACION "SAN ISIDORO"
Fundado por D. Luis Almarcha Hernandez, obispo que fue de Le6n

Presidente: Ex cM o. Y R VDMO. SR. D. FERNANDO SEBASTIAN AGUILAR,


Obispo de Le6n
Secretario: D. JosÉ M.a FERNANDEZ CATON

ARCHIVOS LEONESES
REVISTA DEL CENTRO DE E. E l. "SAN !SIDORO"

Director: D. JosÉ MARiA FERNANDEZ CATON


Director del Archivo Hist6rico Diocesano

*
SU MARIO

Le citazioni classiche nelle Etymologiae di lsidoro di Siviglia, por Nicolò


Messina, profesor de la Universidad de Santiago de Compostela . . . .. . . .. 205
Actas de visita del monasterio de San Benito de Valladolid (1697-1829), por
Ernesto Zaragoza, monje de Silos . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 267
Catalogo de 152 documentos de la Mesta, del Archivo Hist6rico Nacional,
por J osé Maria Fernandez P ornar, del Cuerpo Facultativo de Archiveros
y Bibliotecarios del Estado . . . ... . . . . . . . .. . .. .. . . . . . . . . .. .. . .. . . .. . . . 32:.1

Nuevos materia/es prehist6ricos del Museo Diocesano de Le6n, por German


Delibes, de la Universidad de Madrid .. . .. . . . . . .. . .. . .. . . . .. . . . . .. . . . . 385

Direccion y Administraci6n:
ARCHIVOS LEONESES
Centro de Estudios e lnvestigaci6n "San lsidoro"
Plaza de Regia, 6; Telf. (987) 23.39.20
LEON (Espaiia)

.._
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE
DI ISIDORO DI SIVIGLIA *

... ubi libertas periit, una i bi perierunt


et omnia. (Ism., Et., v, 27,32).

l. AUTORI PROFANI E SACRI DELLE ETYMOLOGIAE.

1.0. Premessa.

L'operazione, che con la compilazione delle Etymologiae Isidoro compie


in un momento storico di incertezze politiche e culturali, consiste nella
ricoslituzione dell'unità del sapere antico tramite la raccolta sistematica c
la ricomposizione dei disiectorum membra auctorum, al fine di restituire ai
contemporanei e ai posteri l'eredità classica in via di graduale degrada-
zione 1 •

* Il testo che segue è la versione ridotta e rivista, in qualche punto il superamento,


della tesi discussa il 17 dicembre 1976, nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Uni-
versità di Palermo, per ottenere il titolo di Dottore in Lettere (indirizzo classico).
Relatore è stato il Prof. Domenico Romano, ordinario di Lingua e Letteratura Latina.
Presidente della Commissione, il Prof. Giusto Monaco, ordinario di Filologia
Classica. Il dottorando ha superato l'esame con punti 110 su 110 e lode, e con
l'esortazione a proseguire l'attività di ricerca.
La pubblicazione è resa possibile per l'interessamento generoso del Prof. Manuel
C. Diaz y Diaz, ordinario di Lingua e Letteratura Latina dell'Università di Santiago,
al quale vada il nostro ringraziamento per i nuovi orizzonti che ha voluto aprirci
durante il nostro primo soggiorno nella città compostelana.
1 Tra gli studi più recenti su Isidoro e sulla sua opera maggiore, fondamentali
sono: J. FONTAINE, Isidore de Séville et la culture classique dans l'Espagne wisigothi-
que, Paris 1959; Isidoriana, a cura di M. C. DfAZ y DfAZ, Le6n 1961; J. MADOZ,
San Isidoro de Sevilla, Sembianza de su personalidad literaria, Le6n 1960; M. C. DfAZ
Y DfAZ, Los capitulos sobre los meta/es de las Etimologias de Isidoro de Sevilla,
Le6n 1970; J. Ma. FERNANDEZ CATON, Las Etimologias en la tradici6n manuscrita
medieval estudiada por el Prof. Dr. Anspach, Le6n 1966. Nel quadro della progettata
edizione totale delle Etymologiae a cura del "Bureau International des Etudes Isido-
riennes", costituito a Le6n nel 1960 da B. Bischoff, M. C. Diaz, J. Fontaine, J. N. Hill-
garth, v. anche A. BALOIRA BERTOLO, Isidoro de Sevilla: Libro XX de las Etimologias.
lntroducci6n, fuentes, edici6n critica y traducci6n, Diss., Santiago de Compostela 1975.

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NICOLÒ MESSINA

Elemento caratterizzante della pagina isidoriana è l'uso, talvolta l'affa-


stellamento, di citazioni di fonte e provenienza diverse. Ma le Etymologiae,
nonostante la messe di citazioni da autori latini (fra i greci solo Omero è
citato con la trascrizione latina di un verso dell'Iliade), non si prestano ad
essere considerate una sorta di antologia di letture classiche, né tanto
meno nella generalità dei casi servono al recupero di testi perduti, ma ri-
sultano invece terreno d'elezione per l'analisi della ratio eligendi e dell'ars
citandi del Sivigliano. Le citazioni classiche, asservite alle finalità didattico-
erudite di Isidoro, trasmettono, anche se in modo inconsapevole e scienti-
ficamente lacunoso, alcune manifestazioni di certa letteratura classica;
consegnano informazioni e notizie, divise per materia, ereditate dagli antichi;
sono espressione del gusto letterario e della formazione culturale di Isidoro.
Sin dalle prime pagine le Etymologiae offrono la possibilità di indivi-
duare, rispetto alla provenienza, le diverse classi di citazioni inserite nell'en-
ciclopedia isidoriana, e con indicazioni percentuali pressocché rispondenti
alla realtà.
Trattando, infatti, de litteris communibus (Et. I, 3), Isidoro, sotto la
influenza della sua Weltanschauung "bibliocentrica", assegna agli Ebrei
la paternità delle lettere latine e greche 2, però riconosce ai Fenici il merito
di avere introdotto graecarum litterarum usum e avvalora l'affermazione
con LucAN. 3, 220 (Et. I, 3, 5). A questa prima citazione profana s'aggiunge
subito dopo quella da PERS. 3, 56 (Et. I, 3, 7), mentre il capitolo, dopo
l'esametro di incerto autore: O multum ante alias infelix littera theta
(Et. l, 3, 8), si avvia alla conclusione con EzECH. 9, 4 (Et. l, 3, 9).
Le quattro citazioni, tutte in forma diretta, consentono una distinzione
dei loci citati nelle Etymologiae in tre classi diverse: l. citazioni d'autore
profano, 2. citazioni d'autore sacro, 3. citazioni d'autore incerto; con per-
centuali di per sé indicative, ma da rettificare senz'altro a favore delle
prime due classi 3 •
z Et. I, 3, 4: Litterae Latinae et Graecae ab Hebraeis videntur exortae. Di
"bibliocentrismo" è lecito parlare per la tendenza isidoriana a considerare l'alveo
ebraico matrice di ogni civiltà e non solo della letteratura biblica, ma d'ogni lettera-
tura. V. anche Et. l, 39; 11; 17; 18; 19; 42, l; II, 24, 8; X, 191 (linguam Hebraicam
omnium linguarum esse matrem, principio che si ritrova in DANTE, De vulg. el. I, 6, 7).
3 Si contano 863 citazioni: 585 sono d'origine profana (67,7 %), 230 d'origine
sacra (26,6 % ), soltanto 48 d'autore incerto (5,5 % ). Sono state raccolte e classificate
le citazioni dirette con o senza l'indicazione dell'autore e dell'opera di provenienza
(v. inf. Ill. 1.1, p. 237), e quelle che possono considerarsi "eco" di brani in qualche
modo rintracciabili, partendo dall'indicazione del nome dell'autore (v. inf. III. 1.3,
p. 239 sg.). Non rientrano nel totale indicato i semplici riferimenti d'opinione d'autore
(v. inf. Ili. 1.2, p. 23 8 sg.), per i quali s'è fatto anche ricorso all'index dei loci citati posto
alla fine dell'edizione delle Etymologiae di W. M. LINDSAY (Oxford 1911), che è
quella seguita per questo studio.

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LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

Ora, seguendo le periodizzazioni usuali e grosso modo l'ordine di com-


parizione nelle Origines, si passeranno in rassegna gli autori citati (a secon-
da della loro classe d'appartenenza), ponendo attenzione alle opere citate,
a come ciascuna citazione è utilizzata e in quale rapporto si pone rispetto
al testo citato. Sembra fondamentale, però, rendere conto più ampiamente
solo delle citazioni di quegli autori che, analizzate, consentono di rilevare
alcuni fenomeni singolari d'uso della citazione nelle Etymologiae e contri-
buiscono in misura maggiore a delineare l'atteggiamento isidoriano verso
i "suoi" autori. Marginalmente si tratterà delle altre.

I.l. Autori profani.

I.l.l. Lucilio.
Le citazioni da Lucilio introducono nel periodo arcaico 4 • Il Lucilio
disiectus dei libri I e II costituisce occasione di riflessione retorico-gramma-
ticale, ma LUCIL. 139: Vertitur oenophoris fundus, sententia nobis (Et. I,
36, 3) non è sofo un esempio di zeugma, poiché pare conservare nell'inte-
grità del verso tutto il suo significato. E allo stesso modo: Si vinco et pereo,
quid ibi me vincere praestat (Et. II, 21, 16), esemplificando le sententiae
comparativae, fa gustare una mica dell'umanità luciliana.
Ma dove Lucilio pare stravolto, è nel libro XV e, soprattutto, nel XIX
delle Origines. Dal nobilitare un soffitto (Et. XV, 8, 6) all'illustrare un
tappeto (Et. XIX, 26, 5) i loci luciliani sono materiale d'antiquariato, dove
attingere termini di lessici settoriali. Curiosamente, poi, stando alle cono-
scenze isidoriane del greco, in Et. XIX, 30, l, Lucilio è accoppiato ad
Omero: la corona, ornamento fra i più ambiti, -riferisce Isidoro- a Luci-
Zio corolla, ab Homero oT~<pavY) dieta est 5 •

4
Et. l, 36, 3; Il, 21 , 16; XV, 8, 6; XIX, 4, 10; 7, 2; 12; 26, 5; 30, l; XX, 6, 1.
Lindsay nel suo index ignora il v. 139 leggibile in Et. l, 36, 3, ma pone in Et. XVUI,
7, 7, il v. 966 (?), di cui non si scorge alcuna traccia, e il v. 1100 in Et. l, 33, 5,
dove esiste solo un riferimento al fatto che Lucilius centum genera soloecismorum
dixit, quos omnes vitare potius quam sequi debet qui regulam recte loquendi tenere
studet. Delle citazioni due sono ripetute: LuciL. 139 =Et. l , 36, 3; XX, 6, l e
1290 = Et. XV, 8, 6; XIX, 12.
5 Per <J'T!:QJciVY) Lindsay propone Il. 8, 597, ma il libro e è di soli 565 versi.
Omero è citato anche in Et. XIV, 3, 41, dove lsidoro riporta la quasi traslitterazione
di Il. 20, 15: Quem primum genuit caelesti luppiter arce/!J.ap'òavov aù n:pGnov TtK<:To
vEcp<-À;KEplTa Zt:vc:· Generalmente si crede che nella formazione isidoriana lo
studio del greco non abbia avuto molto spazio. V. M. C. DfAZ Y DfAZ, "La cultura
de la Espafia visig6tica del siglo vn", in Caratteri del secolo VII in Occidente, Spo-
leto 1958, p. 841 sg. (ora in De lsidoro al siglo Xl. Ocho estudios sobre la vida lite-

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NICOLÒ MESSINA

I.l.2. Plauto, Terenzio e il teatro arcaico.

Più numerose risultano le citazioni riferihili ad opere del teatro arcaico.


Plauto e Terenzio sono chiamati in causa con citazioni da commedie
emblematiche della loro produzione: del primo si riportano titoli, quali
Poenulus, Mostellaria e Mi!es, Asinaria, Cistellaria ed Epidicus, oltre nu-
merosi fragmenta ti; dell'altro, ciascuna delle sei commedie pervenute ha
fornito almeno una citazione 7 • Ma la conoscenza, che Isidoro poté avere
dei due comici, fu indiretta: in realtà, il suo interesse per i poeti, special-
mente del periodo alto, pare confuso con quello per i loro scoliasti, se non
addirittura a quest'ultimo posposto 8 •
Il verso dell'Andria, posto di seguito a quattro definizioni retorico-
grammaticali 9 , è una prova evidente di "scolie retournée" 10 • D 'altronde,

raria peninsular, Barcelona 1976, p. 52 sg.): "Mas dificil es precisar si lo sabla san
Isidoro: Lawson contesta afirmativamente, pero el estudio de las palabras griegas
citadas en la3 etymologiae, su forma de transcripci6n latina, los juegos que con su
significado y formas hace a veces lsidoro mas inclinan a pensar que, de haberlo
conocido, este conocimiento era bien superficial y mas se apoyaba en glosarios o
repertorios que en un dominio de lengua griega". Certo se Isidoro avesse voluto,
avrebbe potuto imparare il greco nella stessa Siviglia o avere collaboratori di quella
lingua nel suo scriptorium, come Cassiodoro a Vivario e Martino a Braga, ma
secondo J. FONTAINE, Isidore de Séville et la culture c/assique dans l'Espagne wisi-
gothique, Paris 1959, p. 850 sg., "il ne l'a pas voulu" per ragioni politiche e religiose.
Tuttavia il Sivigliano subì l'influenza della cultura greca, ma -conclude lo studioso
francese (op. cit., p. 854)- "la culture grecque d'Isidore de Séville est une culture
très indirecte, préalablement décantée, filtrée et latinisée par l'Afrique des siècles
précédents: c'est à dire, sans doute, au v• sièc!e surtout pour !es sources profanes,
au ve et vi• siècles pour ]es sources patristiques". V. anche dello stesso autore, Isidore
de Séville, Traité de la nature, Bordeaux 1960, p. 107, e E. BREHAUT, An encyclo-
pedist of the dark ages. Isidor of Seville, New York 1912, p. 35.
6 Et. I, 37, 9; 31, l; V, 26, 10; 17; IX, 3, 64; X, 278; XII, 5, 9; XV, 3, 2; XVI, 25,
22; XIX, 2, 13; 5, 2; 23, 3; 24, l; 31, 2; XX, 8, l; 11, 7. I fragmenta sono 6, 2 gli
excerpta da Mi!., Most., Poen. In Et. I, 38, l, l'espressione prosis lectis è supposta da
Isidoro plautina tramite l'autorità di Varrone, ma nel De Lingua latina non se ne
scorge traccia.
7
Et. T, 36, 3; 37, 9; II, 9, 11; 11, l; 21, 14; 30, 5; 12; X, 70; 76; 199; 243;
XI, l, 47; 2, 25; 28. Non sono elencati da Lindsay nel suo index: Andr. 582 e 648,
reperibili in Et. II, 30, 12 e X, 199.
8 M. MANITIUS, Gescl!ichte der lateinischen Literatur des Mittelalters, I, Miin-
chen 1911, p. 62.
9
Et. I, 36, 3; II, 9, 12; 11, l; 21, 14 = Andr. 68: Obsequium amicos, veritas
odium parit. In Et. I, 36, 3, il v. è precisato dal precedente non integro: Namque hoc
tempore, ed è esempio del terzo dei tre modi di zeugma con la parola-chiave in
postremo. In Et. II, 9, 11, è esempio di membrum sententiale di un entl!ymema, e di
sententia in Et. II, Il, l; 21, 14, dove anche le introduzioni al verso sono identiche:
Sententia est dictum inpersonale, ut ... Andr. 68 è già citato da Cic. Lael. 23, 89,
e da HIER. Adv. Pelag. I, 26.
°1
Così J. FONTAINE, lsidore de Séville et la culture classique .. . , già cit., p. 742,

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LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

che l'atteggiamento di Isidoro verso Terenzio è quello dell'erudito, è con-


fermato dall'uso di Andr. 648: Nisi me lactasses amantem (Et. X, 199).
Senz'altro l'idea e la figura dell'oblectator sarebbe venuta fuori con più
efficacia dallo scambio gustoso di battute tra Charinus e Pamphilus
(cfr. Andr. 647-53), ma in realtà l'attenzione di Isidoro è per il nesso
oblectator-lactasses, che è di derivazione: oblectator<oblectare < *ob-lactare.
E che dire dei foci plautini citati nei libri I, V, IX, X? Due sole parole
commentano il tipo di metonimia consistente nell'indicare per inventum in-
ventorem (Et. I, 37, 9). Poi nel De legibus et temporibus, per avvalorare
che iniuria est iniustitia, Isidoro soggiunge: Iniuria's, formula tratta dal
"Miles (Et. V, 26, 10), e, nel medesimo de rebus, il frammento plautino
interluere mare (Et. V, 26, 17) è ridotto a esempio fraseologico. Da parte
sua, la Mostellaria fornisce un Qua te agis?, donde si rileva la sinonimia
agere-ire, utilizzata per l'etimologia di agmen (Et. IX, 3, 64). Infine, nel
De vocabulis il rapporto gerarchico verso-commento, proprio dello scolio,
s'è capovolto e di conseguenza al significato di versutus fa da commento
autorevole Epid. 371: Versutior [est] quam rota figularis (Et. X, 278).
L'interesse erudito-grammaticale, avvertito nelle citazioni plautine, è
ancora più evidente negli excerpta di Atta {Et. VI, 9, 2), Afranio (Et. X,
246; XII, 6, 60; 8, 16; XX, 2, 24), Turpilio (Et. XIX, 4, 3), Pacuvio
(Et. XIII, 21, 2), i quali, se insieme al mimografo d'età ciceroniana Publilio
Siro (Et. XIX, 23, 2) potevano completare il quadro del teatro antico,
tuttavia sono impossibilitati a svolgere tale ruolo e dall'esiguità delle cita-
zioni e dalla loro collocazione e funzione.

1.1.3. Ennio e Nevio, Catone e altri autori del periodo arcaico. Una voce
rara: Marcio Vate.

Molti sono i dubbi che Isidoro abbia letto l'opera di Ennio 11 , alla quale
pare che egli si sia accostato, come mostrano i non molti foci sparsi per
le Etymologiae 12 , soprattutto mosso da due ragioni: da un lato, nel libro I,

definisce il princ1p10 isidoriano della "interversion de l'essentiel et de l'accessoire".


"La grammaire -prosegue l'A.- n'est plus subordonnée à l'explication des poètes,
c'est la poésie qui se trouve ravalée à la condition d'ancilla grammaticae".
11 Nella sua edizione di Ennio J. VAIILEN, p. cxxvm crede che Isidoro abbia
avuto fra le mani un Ennio intero, ma è confutato da E. N ORDEN, Ennius und V ergi-
lius, Leipzig 1915, p. 82 sg.
12
Et. I, 34, 13; 35, 4; 36, 3; 14; X, 270; XI, l, 109; XVII, 9, 97; XVIII, 36, J;
XIX, l, 22; 2, 4; 12; 14. Nell'index di Lindsay mancano le citazioni Ann. 33; 558;
607, reperibili in Et. I, 35, 4; XVIII, 36, 3; X, 270.

209
NICOLÒ MESSINA

per attestare in vivo l'uso autorevole di alcune forme grammaticali; dall'al-


tro, nel libro XIX, per rinvenire le origini più lontane, e quindi nobilitanti,
della terminologia tecnica navale.
A Ennio è poi erroneamente assegnato un lungo frammento, in realtà
della Tarentilla di Nevio 13 , che, come le tre citazioni dalle tragedie e quella
dal Bellum Punicum, dovette arrivare sino ad Isidoro tramite intermediari 14 •
Allo stesso modo, sulla scorta di scoli è riportato un verso forse dì
Livio Andronico (Et. XIX, 4, 9) e sono citati gli oratori Scipione (Et. II,
21, 4) e Gracco (ibid. e XIX, 32, 4); Catone 15 ; Rutilio Rufo, tra i primi
cultori dell'autobiografia 16 ; e l'erudito Elio Stilone (Et. X, 159).
Una conoscenza indiretta è tanto più verosimile per Marcius vates (Et.
VI, 8, 12), che è citato da Isidoro, pur essendo uno dei documenti più
rari delle origini letterarie latine. È, infatti, del tutto fondata la teoria di
Fontaine, secondo cui "la vraisemblance d'une parenté directe entre Isidore
et une source donnée est en raison inverse de l'écart chronologique qui
sépare cette source du vne siècle" 17 •

1.1.4. Cicerone e i prosatori dell'età ciceroniana.

Da Cicerone dipende il maggior numero di citazioni in prosa utilizzate


nelle Etymologiae 18 • Il 60 per cento delle citazioni, soprattutto dalle Catili-

13 Et. I, 26, 2. Paolo Diacono, riportando nell'epitome a Pesto il verso: a/ii


adnutat, a/ii adnictat, alium amat, alium tenet, nella forma originaria del settenario
trocaico, ha permesso d'evitare l'errore d'attribuzione e di correggere la versione
metrica isidoriana del frammento .
14 Et. l, 26, 2; V, 26, 17; XII, l, 30; XIV, 8, 27; XIX, 22, 20. M. BARCHIESI,
Nevio epico, Padova 1962, p. 115, esclude che "il vescovo di Siviglia traesse le sue
poche citazioni dal testo del poeta" e aggiunge: "Ciò vale in primo luogo per il
Bellum Punicum ... ma non è meno certo per il Nevio drammaturgo". Lo scoliasta
è chiamato in causa dal fatto che il frammento della Tarentilla è assegnato a Ennio
(Ennius de quadam impudica ... ). Il fenomeno non è raro negli scoli: v. H. PHILIPP,
in PAULY, Realenzyclopiidie der c/assischen Altertumswissenschaft, IX, Stuttgart 1914,
col. 2079, s. v. "Isidorus von Sevilla (Hispalensis)".
15 Et. X\il13 (Lindsay stampa XVI, 2, 3); XIX, 2, Il ; XX, 3, 8.
16 Et. XX, Il, 4. Sotto il nome di Rutilio lsidoro cita anche un'opinione di
Rutilio Lupo, retore del I sec. d. C. (Et. Il, 21, 9).
17 J. FONTAINE, op. cit., p. 748 e n. 2.
18. Et. l, 36, 16; Il, 9, IO; Il; 12; 13; 18; 13, I; Hl, 2; 21, 3; 5; 6; 7; 8; 11;

12; 19; 27; 29; 31; 40; 45; 29, 8; 13; 15; 30, 2; 4; 9; IO; V, 25, 32; X,
155; 173; 203; 223; 234; 244; Xl, l, 61; 67; XII, 2, 21; 6, 60; 7, 35; 37; XIV, 6,
23; 8, 41; XVILI, l , 2; 3; 7; XIX, l, 20; 23, 5; 29, 3. Le citazioni sono in totale 57.
Non pochi i "doppioni": Gato l, 2 =Et. II, 9, 11; 21, 3 e l, 27 =Et. Il, 13, l;
21, 45. Top . 32 =Et. Il, 29, 8; XIV, 8, 41. Invece, Nat. Deor. 2, 72 (si tratta di 2,
28, 72)=Et. X, 234; 244 e Rep. 3, 35=Et. XVIII, l, 2; 3, non sono doppioni
stricto sensu, pur rimandando allo stesso luogo.

210
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

narie, Verrine, Filippiche, altre orazioni, è comprensibilmente concentrato


nel De rhetorica, dove De inventione e Topica sono una presenza esigua.
Altrove si leggono frammenti di opere filosofiche, quali De Republica, De
natura deorum, Tusculanae disputationes, ed è citato anche un verso degli
Aratea (Et. XII, 7, 37).
Se i riferimenti e le citazioni dirette dalle opere retoriche e filosofiche
sono esigui rispetto alla mole di frammenti delle orazioni, tuttavia i debiti
di Isidoro con Cicerone sono più numerosi, anche se non diretti. Non è da
escludere, infatti, tra i due la intermediazione di Lattanzio, Girolamo,
Agostino, per non dire degli eruditi più o meno tardi. L'intermediazione di
·opere non precisate è invece l'ipotesi più attendibile per risolvere la que-
stione delle fonti delle citazioni dalle orazioni: estratti di scoli e manuali
scolastici, insieme ad altre opere erudite, non dovettero mancare nella
Biblioteca di Siviglia 19 •
Sotto il nome di Varrone, Isidoro riporta, oltre a tre esametri dell'Ataci-
no (Et. XVII, 7, 58), anche alcuni luoghi del Reatino.
Le citazioni dalle opere di Varrone erudito sono in tutta l'enciclopedia
soltanto cinque (Et. Il, 23, l; VIII, 6, 21; XIII, l, 2; 18, 2; XX, 11, 9), di
cui due in forma di "accenno" (v. inf. 111.1.3, p. 239 sg). Sennonché Lindsay
nel suo index ha elencato quasi venti "allusioni" a V arrone 20, alle quali se
ne possono aggiungere almeno altre tre (Et. VIII, 9, 13; XI, 31, l; XIV,
8, 33); e questo, tacendo tutti gli altri prestiti di prima o, piuttosto, seconda
mano dalle opere varroniane 21 • D'altronde, non è un mistero che le fonti
più autorevoli del Sivigliano sono "muettes" e che Isidoro, come Nonio,
seppe e volle nasconderle, riportando come di prima mano citazioni mutuate
da tali fonti secondarie, condannate al silenzio 22 •
Nigidio Figulo rappresenta la tendenza filosofica in senso esoterico, o
piuttosto misteriosofico, del tormentato periodo repubblicano. Ma i due

19 J. FONTAINE, op. cit., p. 745.


20 Et. I, 3, l; 27, 15; 38, l; W, 8, 13; 11, 5; VIII, 7, 3; IX, 2, 74; X,
l, 85; Xl, l, 51; 97; XIV, 6, 18; 36; 9, 2; XV, 13, 6; XVII, 7, 57; 9, 95; XV.LI'I,
16, 2; 50; XX, 10, l. Per tali allusioni sì possono arrischiare ipotesi d'appartenenza
secondo i capitoli isìdoriani che le accolgono. Per la definizione di "allusione", v. inf.
III. 1.2, p. 23 8 sg.
21 Secondo M. MENÉNDEZ PELAYO, Historia de las ideas estéticas en Espafi.a,
Santander, 1946, p. 309: "Entre las obras perdidas que san lsidoro aprovech6 para
su trabajo compilatorio ... figuraban en preferente lugar las de Varr6n, de quien, ya
directamente, ya por mano de Casìodoro (segtin conjeturamos), hay muchos extractos
en estos libros prìmeros de gram:itica y retorica". J. FONTAINE, op. cit., p. 749, pensa
all'intermediazione di Solino, Placido, Seririo.
22
Cfr. M. C. DfAz Y DfAZ, art. cit., p. 822 sg. (ora in De Isidoro al siglo Xl,
cit., p. 32 sg.).

211
NICOLÒ MESSINA

suoi frammenti servono ad Isidoro a corrobare, l'uno, nel de homine et


partibus eius, la definizione di truncus (Et. XI, l, 72), l'altro, nel de escis,
quella di "prima colazione" {XX, 2, 10).
Di Cesare c'è nelle Etymologiae forse meno di una traccia: un verso
incerto e un'allusione grammaticale (Et. IV, 12, 7; XI, 2, 33). Citazioni da
Sallustio, definito da Isidoro auctor certissimus (Et. XIII, 21, 10), sono
invece in diversi libri dell'enciclopedia, in forma sia letterale che indiretta.
Tra i loci citati poco spazio ha la Congiura di Catilina, rievocata solo
tre volte (Et. IX, 4, 10; X, 9; XV, l, 1), di cui due rimandando al mede-
simo passo (Catil. 6), e ancora meno il Bellum lugurthinum, che Isidoro cita
una sola volta per accenno (Et. XIII, 18, 6). Dalle Historiae deriva il grosso
delle citazioni, che il Sivigliano mutuò da fonti intermedie. Di questi tredici
frammenti sei sono accenni (Et. XIII, 18, 3; 21, 10; XIV, 6, 34; 7, l; 4;
XVIII, 2, 1). Dei residui sette: uno giustifica l'uso di dux, invece di rex o
consul, quando c'è guerra (Et. IX, 3, 22); un altro è inserito nell'elenco
delle parti del corpo umano (Et. XI, l, 133); un terzo convalida l'opinione
che i terremoti sono dovuti ai venti che corrodono i monti (Et. XIV, l, 2);
gli altri paiono più vicini all'argomento e ai caratteri della opera sallu-
stiana (res populi Romani ... militiae et domi gestas) 23 •

!.1.5. Lucrezio e i poetae novi.

Che Isidoro debba interamente la sua conoscenza del De rerum natura


a intermediari, pare posto in discussione dalle corrispondenze fra il poema
lucreziano e il De natura rerum di Isidoro 24 •
Delle citazioni lucreziane sparse per le Etymologiae 25 la maggior parte
appartengono al libro V del poema, e questo prova quanto interesse Isidoro
avesse per l'argomento del libro: l'origine del mondo, delle piante e degli
animali. Ma nel de bestiis il frammento, anzi le due parole lucreziane:
Scymnique /eonum (Et. XII, 2, 6), costituiscono una prova di come Isidoro

23 Di argomento bellico sono Et. XVIII, 2, 7 e 12, 6. Di abbigliamenti trattano


Et. XIX, 23, 4 e 24, 9.
24 Analizzando i capitoli de tonitruo e de fulminibus del De natura rerum
(29-30) e delle Origines (XIII, 8-9), G. GASPAROTTO, "Isidoro e Lucrezio", in Memo-
rie e A Ili dell'Accademia Patavina, Padova 1964-65, p. 288, può concludere addirittura
che "Isidoro conosce a fondo Lucrezio: se ne serve limitatamente nel De natura
rerum, in forma decisa, invece, nelle Origines; egli va oltre la misura seguita dalle sue
fonti e perciò ne integra le trattazioni con elementi presi direttamente da Lucrezio".
25
Et. I, 40, 4; IX, 5, 3; XII, 2, 6; XIII, 4, 3; IO, 4; 11, 5; 17; 20, 3; XIV, l, 3;
XV, 16, 6; XVI, 20, l; XX, 14, l; 15, l. Lindsay elenca inoltre la corrispondenza
LUCR. 4, 416=EI. XV, 6, 6 (sic).

212
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

non si desse preoccupazione dell'integrità dei versi compulsati e cercasse


piuttosto di soddisfare il suo interesse erudito, attento a contenuti e signi-
ficati. Da questo punto di vista, solo strappate dal loro contesto, 1e due
parole verificavano l'ipotesi isidoriana di un'ostilità non naturale dei
leoncini contro l'uomo e, nello stesso tempo, ne costituivano un ornamento
autorevole 26 •
Non dovette, però, essere superficiale il rapporto tra Lucrezio e Isidoro,
se, come avverte Fontaine, nell'esametro d'autore incerto, che compare nel
libro I, quale esempio di schesis onomaton: Nubila, nix, grando, procellae,
fulmina, venti, riecheggiano due versi Jucreziani combinati con un salmo 27 •
Emblematico del modo isidoriano di citare dai poetae novi è che Ce-
cilia sia rievocato una prima volta come appendice autorevole di confidens
(Et. X, 40) e una seconda nel de funibus (Et. XIX, 4, 5).
L'atteggiamento di Isidoro non muta verso Catullo. Nel de libris confi-
ciendis il celebre incipit del libro del Veronese è utilizzato al fine d'illustrare
l'operazione del pumicare i libri (Et. VI, 12, 3). Nel de cingulis, invece,
un verso (64, 65) è attribuito erroneamente a Cinna 28 , segno di conoscenza
indiretta di Catullo.
Di Calvo, amico di Catullo, il Sivigliano ricorda l'oratore, non il poeta,
e cita ad esempio di epitrope un frammento delle orazioni contro Vatinio
(Et. n, 21, 30).
A fini non dissirllili viene compulsato Elvio Cinna, nel cui caso però
Isidoro diviene inconsapevolmente fonte preziosa di due dei soli undici
frammenti conosciuti del poeta. L'uno molto ampio:

Haec tibi Arateis multum invigilata lucernis


carmina, quis ignis novimus aerios,
levis in aridulo malvae descripta libello
Prusiaca vexi munera navicula.

26 Al contrario Lucrezio (5, 1035-37): A t catuli pantherarum scymnique leonum!


unguibus ac pedibus iam tum morsusque repugnant, l vix etiam cum sunt dentes
unguesque creati, pare sottolineare la ferinità addirittura "innata" degli animali in
questione.
27
Et. I, 36, 13. Cfr. LucR. 5, 675 e 1192, e Psalm. 148, 8.
28
Et. XIX, 33, 3: Strophium est cingulum aureum cum gemmis. De qua ai/
Cimra:
Strophio /actantes cincta papi/las.
Non pare certo dell'errore C. PASCAL, Poeti e personaggi Catul/iani, Catania 1916,
p. 87, n. l, il quale, riportando CATULL. 64, 65: Non tereti strophio lactantis vincta
papi/las, conserva il dubbio: "Abbaglio di Isidoro? Oppure uso, in Catullo o in
Cinna, del verso del poeta amico?" Non erano rare, infatti, imitazioni di questo tipo
fra poeti amici.

213
NICOLÒ MESSINA

si legge nel de libris conficiendis 29 , l'altro nel de funibus 30 •


Un terzo frammento, attribuito da Isidoro a Cinna (Et. XIX, 2, 9):

Carchesia sunt in cacumine arboris trochleae, quasi


F littera, per qua funes trahuntur. Cinna:
Lucida confulgent alti carchesia mali.

secondo altri deve essere assegnato a Catullo, come già quello in Et. XIX,
33, 3 31 •

I.1.6. Virgilio.

Virgilio è forse l'unico poeta profano che Isidoro conobbe per averne
letto le opere, anche se si ritiene che al M antuanus ille vates (Et. X, 44)

29 Et. VI, 12, 2. L'epigramma doveva accompagnare il dono di un esemplare


dei Phaenpmena di Arato, fatto da Cinna ad un amico. Cfr. il commento di C. PA-
SCAL, op. cit., p. 78 sgg., dove si esclude l'ipotesi del dono d'un carme di Cinna esem-
plato su Arato, o d'una trascrizione dei Phaenomena, eseguita da Cinna.
30 Et. XIX, 4, 7 : Anquina quo ad malum antemna constringitur. De qua Cinna:

Atque anquina regat stabilem fortissima cursum.

E' probabile che il frammento, che esprime l'augurio d'una buona e sicura navi-
gazione, si riferisca al Propempticon Pollionis, composto da Cinna per un viaggio di
studi fatto in Grecia da Pollione. Cfr. C. PASCAL, op. cit., p. 83. Per il semantico
di anquina v. anche il commento di A. TRAGLIA, Poetae novi, Roma 1962, p. 140, fr. 9.
31 Il frammento è riportato, nella forma: Lucida qua splendent carchesia mali,
anche da Nonio (546 M.), ma sotto il nome di Catullo. D'altronde, non è impossibile
che le carrucole lucenti del phaselus abbiano colpito l'immaginazione di Catullo du-
rante il viaggio verso la Bitinia, fatto insieme a Elvio Cinna, e dunque sembra da
accettare l'opinione di D. RoMANO, "Il momento Bitinico nella poesia di Catullo", in
Atti dell'Accademia di Palermo, XXX1II, fase. 2, Palermo 1974, p. 395, che quel-
l'immagine "abbia suggerito a Catullo un componimento del quale ci è giunto un
solo frammento, e che Cinna nel comporre il Propempticon Pollionis se ne sia ricor-
dato, inserendo nel suo poema quel verso dell'amico e contubernale, attestante un
momento della comune esperienza marinara". Che sia unico il frammento riportato
da Isidoro e quello tramandato da Nonio è persuasione anche di A. LUNELLI, Aerius,
Roma 1969, il quale però con argomenti poco convincenti (op. cit., p. 76) attribuisce
il verso a Cinna. Invece, per C. PASCAL, op. cit., p. 84 sgg. i frammenti sono due e
diversi: appartengono rispettivamente l'uno a Cinna, l'altro a Catullo, e risalgono ad
una fonte comune, LUCIL. 1309 (ed. MARX): Tertius hic mali superat carchesia summa.
Per il semantico di carchesia v. anche il commento di A. TRAGLIA, op. cit., p. 140,
fr. 8, dove si propone tra l'altro l'interpretazione assai ragionevole: "E son dette
lucida e di esse si dice che fulgent, evidentemente per l'attrito delle funi".

214
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

egli attinse per tramite esclusivo o soltanto ausiliare degli scoli, soprattutto
quello serviano 32 • Ciò non toglie che fra tutti gli autori Virgilio è il più
citato nelle Etymologiae 33 •
Le citazioni virgiliane consentono l'analisi di un fenomeno non infre-
quente nell'enciclopedia, quello in cui un medesimo luogo sia citato per
una seconda, o una terza volta, anche se non sempre si tratta di "doppioni".
Nel capitolo de leguminibus, Georg. l, 75, è citato due volte, ma l'esa-
metro non è ripetuto, ma spezzato in due emistichi, di cui il secondo (tris-
tisque lupini) è citato in Et. XVII, 4, 7, il primo (aut tenuis fetus viciae)
·in Et. XVII, 4, 9. Addirittura triplice è il rimando a Georg. l, 299, ma è
lecito parlare di ripetizione solo per la prima metà dell'esametro, simil-
mente ripresa in Et. II, 21, 22; VI, 8, 11, e XVII, 2, 6, e per altro in con-
formità all'originale virgiliano. Una singolare versione completa dell'esa-
metro compare, invece, nel primo dei paragrafi indicati: Nudus ara, sere
nudus, et habebis /rigore messes 34 • Conservano il carattere di doppione
solo una parte delle altre citazioni, rimandabili alla medesima opera e
verso 35 • Per il resto, due parole alternano con l'esametro parzialmente o

;32 J. FONTAINE, op. cit., p. 742 sg. e 759. V. inoltre M. MANITIUS, op. cit., p. 63.
33 Et. I, 17, 28; 18, 6; 21, 18; 30, 2; 34, 4; 5; 6; 9; 10; 11; 12; 14; 35, 2; 3; 4;
5; 6; 36, 2; 4; 5; 6; 7; 8; 9 ;10; 14; 15; 18; 19; 22; 37, 3; 5; 6; 8; 9; 10; 11; 12; 13;
15; 16; 17; 18; 19; 20; 21; 22; 23; 29; 30; 32; 35; 39, 3; Il, 4, 6; 20, 4; 21, 15; 16;
17; 18; 20; 22; 23; 25; 35; 40; 30, 6; 7; 8; 9; 11; 12; 13; III, 20, 2; 21, 3; 8; 22, 4;
71, 2; 12; IV, 6, 18; 12, 2; V, 27, 26; 31, 3; 5; 14; 35, 3; 36, l; VI, 8, 3; 11; 13, 3;
19, 32; VIII, 8, 5; 9, 6; 11, 57; 70; 78; IX, 2, 14; 82, 102; 104; 107; 123; 125; 3, 13;
19; 21; 22; 37; 41; 60; 7, 28; x, 62; 100; 101; 102; 110; 136; 154; 158; 203; 211;
216; 221; 242; 269; Xl, l, 46; 2, 30; 35; XII, 6, 54; 7, 44; 8, 3; XIII, l, 5; 7, l;
2; 10, 8; 11, 8; 22; 18, 6; 21, l; 13; 21; XIV, 3, 33; 6, 29; 33; 35; 42; 44; 8, 13;
18; 24; 32; 9, 4; XV, l, l; 55; 2, 3; 18; 3, l; 6, 4; 8; 13, 8; 16, 7; XVI, 3, 3; 18, l;
20, 11; 21, l; XVII, 2, 6; 3, 19; 4, 7; 9; 6, 26; 7, 3; 8; 16; 23; 32; 34; 40; 50; 51;
74; 9, 12; 14; 22; 29; 31; 80; 98; 102; XVIII, l, 9; 11; 2, 7; 4, 2; 4; 5; 5, 2; 7, 2;
3; 7; 8; 10; 11; 12, 3; 5; 15, 4; 9; 33, l; 34, l; XIX, l, 17; 2, 2; 5; 3, l; 22, 22;
24, 10; 28, 6; 8; 33, 8; XX, l, 3; 2, 36; 5, 3; 12, 4; 14, 19. Poiché in alcuni paragrafi
le citazioni si moltiplicano, il totale lordo è 266 contro i 219 paragrafi elencati.
Risultano 5 i "doppioni": Aen. 4, 558=Et. l, 37, 32; II, 21, 40. Aen. 6, 412=Et. XV,
6, 8; XIX, 2, 2. Aen. 8, 526=Et. III, 21, 3; XVIII, 4, 2. Aen. 10, 314=Et. l, 30, 2;
XVIII, 33, l. Georg. l, 299=Et. VI, 8, 11; XVII, 2, 6.
4
;3 Georg. l, 299, porta nel secondo emistichio: hiems ignava colono. Per
1. FoNTAINE, op. cit., p. 780, n. 2, la versione isidoriana di tale verso è un autentico
"pastiche".
35
V. sup. n. 33. Non è doppia, ad es., la citazione di Georg. 2, 448, ripreso in
Et. XVII, 7, 40, e solo per una parola in Et. XVII, 7, 16, dove lsidoro, affermato
che il cerasus è adatto hastìlibus, s'appoggia a bona bello l cornus (Georg. 2, 447 sg.).

215

2
NICOLÒ MESSINA

interamente citato 36 , oppure alla linea virgiliana citata in un luogo ri-


sponde nell'altro il primo emistichio 37 o la clausola dattilica 38 • Infine, tal-
volta il medesimo verso è riportato per metà in un luogo e per metà
nell'altro 39 , o la discrepanza fra le due citazioni è limitata ad alcune
varianti 40 •
Un altro fenomeno notevole è possibile studiare, confrontando col testo
virgiliano le due citazioni riportate da Isidoro in Et. IX, 3, 41 e XV, 2, 3.
La prima, chiaramente un emistichio, corrisponde in modo ineccepibile
a Aen. 3, 109, ma la seconda citazione:
Optavitque locum regno et concludere sulco
è il curioso incrocio di Aen. 3, 109: Optavitque locum regno. Nohdum
Ilium et arces e di l, 425: Pars optare locum tecto et concludere sulco,
versi tra cui le analogie di ritmo e di posizione di locum sono evidenti e,
volendo tentare l'ipotesi più ingenua di spiegazione del fenomeno, tali da
trarre in inganno la memoria. Delle altre due citazioni virgiliane, rimanda-
bili a due luoghi dell'Eneide, la prima, in Et. I, 37, 15, è fedele riflesso di
Aen. 4, 584; 9, 459, e pare postulare l'episodicità del fenomeno d'incrocio
riscontrato, quasi prova della tecnica ad incastro che ha presieduto alla
compilazione delle Etymologiae. Sennonché la seconda: Et lentae vites (Et.
XVII, 7, 51), più che un incrocio, è una manipolazione di Georg. 4, 558:
confluere et lentis uvam demittere ramis e Ecl. 3, 38: lenta quibus torno
facili superaddita vitis, donde è stato rilevato il carattere della lentitia dei
viticci e dei tralci della vite. La citazione pone in discussione la fedeltà del
citare isidoriano e conferma le riserve che resistono su tale questione 41 •

36 Et. N, 12, 2: Redolentque thymo e XVII, 9, 12: Redolentque thymo fra-


granfia mella, contro Georg. 4, 169: fervei o pus, redolentque thymo fragrantia mella.
Aen. 5, 28, è ripreso per intero in Et. XVIII, 7, 2: Eferatasque trudes et acuto cuspide
contos. Così compare invece in XVIII, 7, 3: eferatasque trudes.
37 Et. III, 20, 2: At tuba terribilem sonitum procul aere canoro, e XVIII, 4, 4:
At tuba terribilem sonitum (cfr. Aen. 9, 503).
36 Et. Il, 21, 15: Vade, age, nate, voca Zephyros, et labere pinnis, e X, 158:
labere pinnis (cfr. Aen. 4, 223).
39 Et. V, 31, 3: Ruit Oceano nox, e XIII, l, 5: Vertitur interea caelum, contro
A en. 2, 250: V ertitur interea caelum et ruit Oceano no x.
40 Et. II, 30, 6: varium et mutabile genus, e XVIII, 15, 9: Varium et mutabile
semper/femina, versione quest'ultima .perfettamente corrispondente a Aen. 4, 569 sg.
41 All'opinione di A. ScHMEKEL, in PAULY, Realenzyclopiidie der classische11
Altertumswissenschaft, IX, Stuttgart 1914, col. 2073, s. v. "Isidor von Sevilla (Hi-
spalensis)": "er seine Quellen wortlich oder fast wortlich ausgesohrieben ha t" con-
fronta, sotto la stessa voce, quella di A. ScHENK, col. 2071 : "muB es oft dahingestellt
bleiben, ob uns in den Isidorischen Fragmenten der genaue Urtext seiner Quellen
vorliegt, denn wer I.s Art abzuschreiben Kennt, weiB, mit welcher Willkiir es dabei
verfahren ist".

216
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

Fra le opere virgiliane l'Eneide è la più citata. Il maggior numero di


citazioni si trova nei capitoli 36 e 37 del De grammatica, dove Isidoro,
argomentando de schematibus e de tropis, abbandona l'esemplificazione
scolastica utilizzata nei capitoli relativi alle parti del discorso (v. inf. III.
3.5.3, p. 260 sg.), poiché avverte la necessità di un corredo ausiliario
diverso, che da un lato sia lucida illustrazione, dall'altro non sottragga la
fruizione del verso virgiliano. E così dall'hirmos all'anaphora, dall'epizeu-
xis all'hypozeuxis, il lettore delle Etymologiae ha modo di passare dal qua-
dro del mare che, placato da Nettuno, apre una speranza ai Troiani (Aen.
l, 159 =Et. I, 36, 18), alla consolazione d'un futuro di grandezza, auspicata
in sogno ad Enea dai Frigi Penati (3, 156 sg. =Et. I, 36, 8). E poi, a
sug~llo della tragedia umana di Didone, il rotto sic, sic iuvat ire per umbras
(Aen. 4, 660=Et. I, 36, 10), quando ormai Enea, seguito dalla maledizione
della donna, corre verso l'Italia e Regem adit et regi memorat nomenque
genusque (lO, 149 =Et. I, 36, 4). Analogamente, nel de tropis Virgilio è
sì la chiave per comprendere ora la periphrasis, ora l'ironia, ma è sempre
l'autore del sereno (Aen. 4, 584; 9, 459 =Et. I, 37, 15):

Et iam prima novo spargebat lumine terras


Tithoni croceum linquens Aurora cubile.

e del sonante e imperioso (Aen. l, 140 sg. =Et. I, 37, 23):

Vestras, Bure, domos; illa se iactet in aula


Aeolus, et clauso ventorum carcere regnet.

Le citazioni dalle Georgiche e dalla Bucoliche, assai meno numerose,


raggiungono la massima funzionalità, ad esempio, in quel capitolo de herbis
aromaticis sive communibus, dove Isidoro, come già negli elenchi prece-
denti (frumenti, legumi, viti, alberi, alberi aromatici), rivela le sue qualità
migliori: l'estrema chiarezza, le definizioni puntigliose, la somma cura
nel ricercare e nel riferire le notizie, la tendenza ad essere il più possibile
completo sulla scorta del materiale raccolto. C'è in queste pagine qualcosa
di più dell'arida compilazione di fonti variamente attinte e collazionate. Il
gusto del raccogliere è vivificato dall'interesse di sapere e quasi dalla con-
sapevolezza del fine, anzi del dovere, di trasmettere un patrimonio altri-
menti condannato alla degradazione. Le stesse citazioni, anche se non
sempre del testo originario si conserva l'integrità, risultano tematicamente
più consentanee al contesto isidoriano e, pertanto, il loro significato ne
viene esaltato. Allora, se il timo è così chiamato, poiché flos eius odorem

217
NICOLÒ MESSINA

re/ert, Isidoro gli pone vicino Georg. 4, 169: Redolentque thymo fragran-
tia mella (Et. XVII, 9, 12); e per il papavero, erba del sonno, cita Georg.
l, 78: Lethaeo perfusa papavera somno, poiché soporem ... languentibus
facit (Et. XVII, 9, 31).

1.1.7. Orazio, Ovidio e altri autori del periodo augusteo.

Le citazioni da Orazio non raggiungono nemmeno il quindicesimo di


quelle virgiliane; in particolare, Isidoro cita più da Carmina, Epodi, Epis-
tulae, che dalle Satire e dalla cosiddetta Ars Poetica 42 •
Confacente all'argomento del de poetis pare Ars 220: Carmine qui
tragico vilem certavit ob hircum (Et. VIII, 7, 5), che rintraccia l'etimologia
di tragoedi in Tpayoc; = hircus. Per il resto delle citazioni, invece, non è
facile cogliere un nesso tra il citante e il citato, che non sia forzoso e
dettato dall'opportunità. Il fatto, poi, che i versi, più o meno mutili, non
siano frutto di lettura diretta, aggiunge ancora un motivo perché non si
abbia meraviglia di fronte a citazioni strumentali come quella posta nel
de odoribus et unguentis: Et l pressa tuis balanus capillis (Et. IV, 12, 6 =
Carm. 3, 29, 4), dove nulla si conserva dell'invito di Orazio a Mecenate,
perché abbandoni i negotia e vada a trovarlo nella sua casa fuori Roma. Ma
l'interesse estraneo alle motivazioni di Orazio si estrinseca soprattutto nella
seconda decade delle Origines. Il movente, infatti, è ora fisiologico (Et. XI,
2, 14), ora antiquario in appoggio a descrizioni di soffitti (Et. XV, 8, 6),
marmi (Et. XVI, 5, 19), tipi di nave (Et. XIX, l, 12).
Insieme ad Orazio, e dopo Virgilio, Ovidio è il poeta del periodo augu-
steo che più ricorre nelle Etymologiae 43, e fra gli elegiaci senz'altro il più
citato.
È l'Ovidio delle Metamorfosi chiamato più spesso da Isidoro a confer-
mare, o solo a soccorrere, le sue affermazioni. E, se anche Ovidio paga ù
suo tributo al De grammatica e al De rhetorica, in due casi lo fa almeno
ponendo in discussione la chiusura verso l'antichità pagana, intravista in
certe affermazioni isidoriane 44 • Infatti, nel libro I, il concetto di antitesi,

42 Et. I, 39, 24; IV, 12, 6; VIII, 7, 5; 11, 104; X, 9; XI, 2, 14; XII, l, 25;
XV, 2, 4; 8, 6; XVI, 5, 19; XIX, l, 12; 12; 24, 11; XX, 12, 4. Le citazioni dai Carmina
sono 6, 4 dagli Epodi, 3 dalle Epistulae, l sia dalle Satire che dalla c. d. Ars Poetica.
43 Et. I, 36, 21; II, 21, 25; 26; VIII, 11, 68; XI, l, 5; 2, 25; 3, 38; 4, 3; XII, 4, 38;
48; 7, 39; XIII, 21, 23; XVII, 3, l; 7, 39; XVIII, 12, 3.
44 V. inf. II. l. p. 230 sg. En particolare per l'atteggiamento isidoriano verso
Ovidio v. S. BATTAGLIA, "La tradizione d'Ovidio nel Medioevo", in La coscienza lette-
raria del Medioevo, Napoli 1965, pp. 44-7, e J. MAooz, "Ovidio en los santos Padres
espaiioles", Estudios Eclesiasticos, 1949, p. 233 sgg.

218
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

rifatto su Agostino (Civ. 11, 18), non riporta come nella fonte 2 Cor. 6,
7-10 ed Eccli. 33, 15, ma per l'appunto Ovidio (Met. l, 19); e, nel libro II,
Epist. 5, 149, si situa accanto a Girolamo (Epist. ad Rust. 4, 6) 45 : è la
cosiddetta "sécularisation des exemples" 46 • Più felice è, comunque, la collo-
cazione di linee ovidiane nei capitoli de portentis e de transformatis, dove
le citazioni sono tematicamente conformi al contesto (Et. XI, 3, 38; 4, 3 =
Ars 2, 24; Met. 15, 369), o in quelli de serpentibus e de avibus, dove
si ricordano le trasformazioni del fanciullo impertinente in stellio e di
Ascalafo in barbagianni (Et. II, 4, 38; 7, 39=Met. 5, 461; 549).
Properzio, l'altro grande elegiaco, è citato una sola volta (Et. XVIII,
4, 1), come Mecenate (Et. XIX, 32, 6) e gli oscuri Valgio (Et. XIX, 4, 8)
e Dorcazio (Et. XVIII, 69, 1), ancora meno di Emilip Macro, di cui invece
sono riportate quattro linee da Theriaca ed Ornithogonia (Et. XII, 4, 24;
7, 19).
Dei prosatori contemporanei non si vedono nelle Etymologiae che
sparute tracce: un'allusione a Verrio Fiacco (Et. XIV, 8, 33) ed una a un
Livio non meglio identificato (Et. IX, 2, 63). Di Livio storico resta una
proposizione (Et. I, 34, 8), mentre Augusto è celebrato con una delle più
ampie citazioni in prosa reperibili nell'enciclopedia (Et. I, 25, 2).

I.l.8. Lucano.

Lucano è il primo degli autori citati da Isidoro. Le citazioni, tutte


tratte dal Bellum Civile, sono quasi uniformemente distribuite nell'enciclo-
pedia (15 libri su 20) 47 , ma il maggior numero di esse si trova nel libro
De animalibus, per il quale Isidoro ha attinto ai libri V e VI, ma soprattutto
IX, della Pharsalia. In quest'ultimo libro, citato ben dodici volte 48 , non il
lamento di Cornelia (9, 55-108), né l'elogio funebre di Pompeo pronunciato
da Catone (9, 190-214) attirano l'attenzione di Isidoro, ma la marcia degli
anticesariani attraverso il deserto libico e, più esattamente, la descrizione

45
Et. II, 21, 24 sg. Analogo accostamento in Et. XI, l, 4-5, tra Gen. 2, 7,
e Met. l, 84.
46 J. FONTAINE, op. cit., p. 798 sg.
47
Et. l, 3, 5; 18, 3; 34, 4; 37, 33; 35; III, 41; 66, 3; 71, 29; VI, 10, l; VIII,
9, 2; 10; IX, 2, 89; 94; 98; 3, 50; X, 179; XI, 3, 6; XII, 4, 10; 16; 19; 20; 24; 25; 26;
27; 29; 30; 31; 32; 42; 7, 14; 21; 42; XIV, 8, 9; 17; XV, 7, 4; XVI, 26, 14; XVII, 7, 36;
XVIII, l, 4; 3, 2; 7, 8; 9; XIX, 3, 4; XX, 10, l. Poiché in Et. XVIII, l, 4, i loci
citati sono due, le citazioni sono in totale 45. LuCAN. l, 7 compare in Et. XVrii, 3,
2 e 7, 9.
4
6 Et. XII, 4, 16; 19; 20; 24; 25; 26; 27; 29; 30; 31; 32; 42.

219
NICOLÒ MESSINA

minuziosa dei rettili libici, senz'altro più funzionale all'informazione de


serpentibus (Et. XII, 4).
Il luogo lucaneo preso di mira ha per limiti i versi 614-739: in quest'am-
bito Lucano è piegato alle finalità illustrative di Isidoro, senza riguardo
all'integrità non tanto del contesto originario, quanto dei singoli versi.
Infatti, se è integro nel significato e nel ritmo LUCAN. 9, 614 (Et. XII,
4, 42), il verso 711 è invece privo dei primi tre mezzi piedi (Et. XII, 4, 24).
In Et. XII, 4, 30; 19 e 20, dove sono riportati i versi 9, 714-19, si riscon-
trano due omissioni, di cui la prima non facilmente comprensibile, dal mo-
mento che spinaque vagì torquente cerastae (LUCAN. 9, 716) si prestava
ad essere utilizzato in Et. XII, 4, 18, privo di qualunque illustrazione;
mentre l'altra, et torrida dipsas (LucAN. 9, 718), è forse giustificata dal
fatto che la pericolosità del dipsas è altrove sottolineata con l'aiuto di
LUCAN. 9, 737-9 (Et. XII, 4, 32). Natrix, iaculi, parias, prester, seps sono
ricordati con versi, che permettono la ricostruzione di quattro esametri
integri, se si eccettua il primo spezzato in funzione di due esemplifica-
zioni 49 •
È assai singolare che Lucano sia compulsato per le Etymologiae quasi
come un "bestiario", nella specie dei rettili, ma è emblematico dell'approccio
isidoriano ai grandi del passato. Come è chiaro ormai, ora è l'interesse
retorico-grammaticale, ora l'interesse antiquario, ora quello "scientifico",
a spingerlo, raro l'interesse strettamente letterario, che certo gli avrebbe
impedito le manipolazioni indicate. La verità è che Isidoro dalla stessa
logica delle Origines, chiaramente espressa nella lettera a Sisebuto :50, è mosso
a considerare le opere dei maiores una miniera inesauribile di antiquitates,
di nozioni naturalistiche, oltre che testi insuperabili di bello scrivere e di
efficace oratoria, e pertanto è portato a sopravvalutare ora il dato conte-
nutistico, ora quello formale, dei testi via via attinti direttamente e indi-
rettamente.
Quantunque Lucano, insieme ad Ovidio, fosse ancora un secolo prima
di Isidoro autore letto nelle scuole d'Africa e certamente, fra quelli del
I secolo citati nelle Etymologiae, il poeta più spesso rievocato, Isidoro do-
vette conoscerlo attraverso un commentario e collezioni di scoli scono-
sciute 5\ come per altro pare dimostrato da:
49 LucAN. 9, 720 si legge in Et. XII, 4, 25 e 29. I versi seguenti rispettivamente
in Et. XII, 4, 27; 16 e 31.
50 Ism. ep. VI (ed. Lindsay): En tibi, sicut pollicitus sum, misi opus de origine
quarundam rerum ex veteris lectionis recordatione collectum atque ita in quibusdam
locis adnotatum, sicut extat conscriptum stilo maiorum.
5! J. FONTAINE, op. cit., p. 742 e n. 2, e 751. H. PHILIPP, in op. cit., col. 2079,
dubita della conoscenza diretta di Lucano da parte di Isidoro.

220
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

De quo [sci. Olympo] Vergilius:


Nubes excessit Olympus 52 •

L'errata assegnazione ad un poeta del verso d'un altro non è rara negli
scoli (v. sup. 1.1.3, p. 210, n. 14). Tuttavia, Isidoro si mostra attento compi-
latore: le citazioni da Lucano, sia brevi sia di più versi, sono generalmente
fedeli al testo originario.

1.1.9. Persia e Giovenale, Marziale e altri autori del I secolo.

Non sembrano sfuggire ad analoghe osservazioni gli altri autori citati


del 1 secolo: Persia e Giovenale; Stazio, Petronio, Alessandro e Plinio il
Vecchio; Marziale.
Da un commentario discendono le citazioni da Persia 53 , da scoli quelle
da Giovenale 54 • Ambedue i poeti sono difficilmente riconoscibili nelle loro
caratteristiche dai pochi versi riportati nell'enciclopedia.
Per Persio è sufficiente studiare l'uso della più citata delle sue satire,
la terza: i versi, ora servono a chiarire la configurazione della lettera Y
(Et. l, 3, 7), e a esemplificare il polyptoton (Et. I, 36, 17) e la metalempsis
(Et. I, 37, 7); ora testimoniano che anche Persio era informato che luteum
membranum bicolor est (Et. VI, 11, 4). Nessuno sviluppo logico richiama
l'argomento della satira: la lotta contro la pigrizia, la lussuria e le passioni,
che è dovere dell'uomo teso al perfezionamento interiore.
D'altra parte, Giovenale, rievocato per la prima volta come esempio di
epanalempsis con 14, 139: Crescit amor nummi quantum ipsa pecunia
crescit (Et. I, 36, 11), solo qui fa sentire l'eco della sua esigenza di purezza
e del suo sdegno contro l'oblio della antica virtù. Già, infatti, il secondo
esametro serve a confermare ad Iside il merito d'avere inventato il sistro
(Et. III, 22, 12) e le due ultime citazioni, mutuate dalle satire secon-
da (124) e sesta (89), puntano sul nome comune segmenta (Et. XIX, 31,
12) e l'aggettivo derivato segmentatus (ibid.) piuttosto che sulla denuncia

52
Et. XIV, 8, 9. Il luogo lucaneo (2, 271), ridotto da Isidoro a materiale topo-
grafico, era inserito nell'appello di Bruto a Catone, perché partecipasse alla guerra
civile contro Cesare.
53 Et. I, 3, 7; 24, l; 36, 17; 37, 7; VI, 11, 4; XII, 4, l; XVII, 7, 33; 9, 71;
XX, 5, 3; 10, 2. Poiché in Et. I, 36, 17 compaiono PERS. 3, 84 e 5, 79 il totale delle
citazioni è 11.
54
Et. I, 36, 11; III, 22, 12; XII, 2, 21; XIV, 8, 13; XV, 5, 4; XVIII, 7, 8;
XIX, 31, 12. In Et. XIX, 31, 12 Giovenale è citato due volte, per cui le citazioni sono
in totale 8.

221
NICOLÒ MESSINA

della degradazione dei costumi degli uomini e dei vizi delle donne che, viva
nei luoghi donde le citazioni sono tratte (cfr. Iuv. 2, 124-8 e 6, 88-91),
era peraltro consona alla spiritualità isidoriana.
Se ben poche testimonianze forniscono Petronio (Et. II, 21, 19; V,
26, 7) e Alessandro historiographus (Et. IX, 2, 88), Stazio (Et. III, 71, 19;
XIV, 8, 37) e Plinio Secondo 55 , maggiore è invece il debito che Isidoro
contrae con il connazionale Valerio Marziale 56 , di cui è generalmente ri-
conosciuta l'influenza nei Versus in Bibliotheca 57 •
Ma le analisi fin qui eseguite non faranno sembrare eccezionale che
quasi la metà dei versi citati da Marziale si trovino nel De animalibus.
Infatti, pare sufficientemente provato come Isidoro pieghi alle sue esigenze,
quali che siano, gli autori eletti a fregiare d'antico, e quindi di nobile e
d'autorità, le sue compilazioni. Tuttavia, poiché eccetto due epigrammi
(Et. XIII, 21, 34; XX, 2, 13) tutti gli altri citati sono riconducibili ai
libri 13 (xenia) e 14 (apophoreta), dove non è superata l'estensione del
distico, è possibile, per un fatto del tutto indipendente dalla volontà di
Isidoro, leggerne alcuni in versione integrale.

1.1.10. Suetonio e gli altri autori dei secoli n e III.

Se eccessivo oltre ogni credibilità è il numero dei rimandi al periodo


arcaico e delle origini, alle età di Cicerone e di Augusto, e se, man mano
che si procede verso il VI secolo, decrescono citazioni e allusioni ad opere
del 1 secolo; addirittura irrisoria pare la presenza degli autori del n secolo
e insignificante quella dell'ultima letteratura pagana (III-IV secolo). È
forte la tentazione di considerare poco compulsate le opere dell'antichità
tarda, ma tutte le analisi hanno dimostrato il contrario: che l'humus di
fonti in cui si radicano le Etymologiae, come le altre opere isidoriane, è
indubbiamente tarda 58 •

55 Et. Xli, 2, 9; 11; 20; 28; 6, 45; 63 (su un ittionimo di questo catalogo, v. R. BAL-
TAR VELoso, "Un lema a revisar en Plinio", Emerita, XLVIII, fase. l, 1980, pp. 123-6).
Lindsay elenca ancora una allusione in Et. XII, 4, 43. Ovunque le citazioni sono
accenni, tranne in Et. XH, 6, 45, dove ad verbum è citato nat. 32, 7.
56 Et. XII, l, 22; 7, 24; 46; 48; 49; 73; XIII, 21, 34; XVI, 2, 8; XVII, 7, 5;
XVIII, 7, 4; XX, 2, 13; 4, 13; 10, 3; 14, 4. Di recente pubblicazione, DULCE EsTE-
FANIA, M. Val. Martialis Epigrammaton Concordantia, Santiago de Compostda 1979-.
57
Valga per tutte l'opinione di Ch. H. BEESON, lsidor-Studien, Mlinchen 1913,
p. 150: "sein Muster und seine Hauptquelle ist der grosse Meister des Epigramms,
sein Landsmann M arti al".
58
Cfr. M. C. DfAZ y DfAZ, art. cit., p. 822 (ora in De Isidoro al siglo XI, cit.,
p. 33): "la casi totalidad del conocimiento de los autores chisicos se debe a manuales,
escoliastas, antologias, escritores posteriores, comentaristas".

222
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

Non a caso Suetonio per tanto tempo è stato considerato la fonte prin-
cipale delle Etymologiae, anche se poi la tesi suetoniana è stata gradual-
mente demolita 59 . Una prova della sua caducità è offerta proprio dal
capitolo de poetis, considerato suetoniano per eccellenza, anche per il pre-
ciso rimando a Tranquillus, e dove Curtius ha scorto i contributi di Fortu-
naziano, Orazio e Lattanzio invece che di Suetonio 60 • Oltre all'ampia
citazione del libro VIII, nelle Origines i prestiti, dichiarati, da Suetonio sono
inferiori alla sua fama di fans princeps: due dai Prata (Et. XII, l, 14;
XVIII, 2, 3) e uno dall'Historia ludicra (Et. XVIII, 6, 8). Non è da
escludere, però, un ricorso a Suetonio per alcuni capitoli, dove tuttavia
non compare il nome dell'autore.
Quanto agli altri autori del 11 secolo, l'unico frammento citato da
Frontone è riportato nell'edizione di Lindsay, ma sono più numerosi i codici
che lo omettono che quelli che lo assumono (Et. XV, 2, 46). Terenziano
(Et. l, 39, 13; 14), Apuleio (Et. VIII, 11, 100) e Tiziano (Et. IX, 2, 64)
sono appena menzionati.
Nel De vocabulis e nel De rebus rusticis compaiono i due soli testimoni
dichiarati del Basso Impero: Munazio (Et. X, 186) e Palladio Rutilio
Tauro Emiliano (Et. XVII, 10, 8).
Un posto a parte occupano gli excerpta di un componimento didasca-
lico in metri eroici, databile tra il m e il v secolo: il Carmen de ponderibus
(Et. XVI, 25, l; 26, 6) 60 bis.

1.2. Autori sacri.

La classe degli autori "sacri" comprende sia gli scrittori della cristia-
nità latina, sia le Scritture, con un contributo di citazioni pari ad un quarto
dell'intero patrimonio dei loci citati delle Etymologiae.

1.2.1. Autori della cristianità latina.

Rispetto agli excerpta biblici è esiguo il numero di citazioni da Cle-


mente, Ambrogio, Prudenzio, Paolino da Nola, Girolamo, Agostino, Sedu-

59 Cfr. A. ScHENK e H. PHILIPP, in op. cit., coli. 2072 e 2077.


so Et. VIII, 7, 1-2: Poetae unde sint dicti, sic ait Tranquillus ... V. E. R. CuR-
TIUS, Europaische Literatur und lateinisches Mittelalter, trad. frane., Paris 1956,
p. 556 sg.
60 bis Cfr. HULTSCH, in PAULY, Realenzyclopadie der classischen Altertumswissen-
schaft, Il, Stuttgart, 1899, col. 1593 sg.

223
NICOLÒ MESSINA

lio, Draconzio, i soli autori citati 61 • L'elenco di questi nomi mostra come
Isidoro privilegi l'età "d'oro" della letteratura cristiana latina rispetto a
quella delle origini e del v secolo, cui appartengono nell'ordine Clemente
(Et. III, 51, 2) e Draconzio (Et. VI, 9, l; XII, 2, 37) 62 •
Sol perché nel de portentis Isidoro ha ripreso la similitudine eresia-idra,
tratta dal De fide di Ambrogio, c'è nelle Etymologiae una traccia del Ve-
scovo milanese (Et. XI, 3, 35). Allo stesso modo una sola volta è citato
Agostino, che pur tanta parte ebbe nelle letture isidoriane, ma senza che si
possano leggere le sue parole (Et. XVI, 4, 2) 63 •
Girolamo e Prudenzio, invece, sembrano offrire più numerose occasioni
di essere citati.
Girolamo è considerato anche da Isidoro a tal punto ciceronianus, che
la sua prima citazione si colloca fra gli altri esempi di sententiae nel De
rhetorica (Et. II, 21, 24). Le due citazioni nel de portentis (Et. XI, 3, 21)
e nel de fluminibus (Et. XIII, 21, 10) confermano come anche gli autori
sacri siano piegati alle finalità erudite di Isidoro, mentre l'ultima pare
conservare la forza dei moniti geronimiani (Et. XX, 3, 2).
Il De Ecclesia et sectis accoglie tre delle quattro citazioni da Pru-
denzio: due lunghe sequenze di versi descrivono Mercurio (Et. VIII, 9, 8),
e più avanti un terzo excerptum, sempre dal Contra Symmachum, presenta
insieme a Virgilio gli aspetti e i nomi diversi di Diana (Et. VIII, 11, 58).
ll fenomeno della giustapposizione di profano e sacro si ripete, quando nel
de cingulis lo strophium è prima illustrato da un verso di Catullo e poi da
uno del Peristephanon 64 •
Paolina da Nola fornisce alle Etymologiae solo due notizie de gentium
vocabulis, che riflettono i contenuti dell'opera da cui sono espunte: il Pro-
pempticon ad Nicetam, scritto per il ritorno in patria dell'amico vescovo
di Remesiana, in Dacia. La prima notizia riguarda proprio i Daci (Et. IX,
2, 90), l'altra è un ritratto del popolo Besso (Et. IX, 2, 91).

61 Le citazioni dagli scrittori cristiani sono solo 17, cioè appena il 7,3 per cento
del totale (230).
62 Una storia della poesia draconziana in D. RoMANO, Studi draconziani, Paler-
mo 1959. La produzione non cristiana di Draconzio (con una preliminare messa a
punto generale della problematica draconziana) è studiata in modo esaustivo da
J. M. DiAz DE BusTAMANTE, Draconcio y sus Carmina profana, Santiago de Com-
postela 1978.
63 Cfr. H. I. MARROU, Saint Augustin et la fin de la culture antique, Paris 1949,
p. 212, n. 5: "Isidore ne cite pas ses sources ... mais il a certainement profité d'Augus-
ti n, au moins à travers Cassi odore, et peut-etre directement". Della presenza delle
Confessioni nelle Etymologiae si occupa M. PELLEGRINO, "Le Confessioni nell'opera
di S. Isidoro di Siviglia", lsidoriana, cit., pp. 251-3 e 268.
64
Et. XIX, 33, 3. Per il verso di Catullo v. sup. I.l.5, p. 213 e n. 28.

224
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

Infine, l'autorità poetica di Sedulio è invocata a conferma dell'etimo-


logia aries quod inponeretur in aris (Et. XII, l, 11) e per commentare la
descrizione di particolari vasa escaria, quelli di Arezzo (Et. XX, 4, 5).

1.2.2. Citazioni bibliche.

l loci citati dalle Scritture superano il 90 per cento delle citazioni


sacre (213 su 230), e in quest'ambito quelle dal Vecchio Testamento sono
più numerose delle citazioni dal Nuovo (88 contro 125).

1.2.2.1. Antico Testamento.

Solo la suddivisione articolata (e dunque le maggiori possibilità di essere


citati) consente ai Libri Sapienziali di essere più rappresentati nella raccolta
di citazioni che si rifanno al Vecchio Testamento 65 • In realtà, Isidoro
sembra più disponibile a citare la Genesi 66 , che è superata nella distribu-
zione delle citazioni solo dai Salmi 67 • Esodo e Deuteronomio, i due soli
altri testimoni del Pentateuco, fanno da esiguo corredo 66 • Marginale è
anche l'apporto dei Libri Storici 69 , sostanzialmente al livello dei meno citati
fra i Libri Sapienziafi 70 , mentre i Libri Pro/etici sono largamente utilizzati'~~.

65 Mentre sono 42 le citazioni dai Libri Sapienziali (Giobbe 5, Salmi 25, Pro-
verbi 6, Cantico dei Cantici 2, Sapienti 1, Ecclesiastico 3), il Pentateuco ne conta 41
(Genesi 32, Esodo 5, Deuteronomio 4), i Libri Storici sono citati 9 volte (Giudici 2,
Rut l, I dei Re 2, III dei Re 3, IV dei Re 1) e 33 i Libri Pro/etici (Isaia 13, Geremia 5,
Ezechiele 3, Daniele 3, profeti minori 9).
66 Le 32 citazioni dalla Genesi sono distribuite in 9 libri su 20 delle Origines:
Et. V, 30, 3; VII, 5, 30; 6, 7; 10; 15; 29; 32; 7, 2; 5; 6; 7; 8; 9; 10; 11; 12; 13;
14; 16; 8, 35; VHI, 4, 4; 5, 50; IX, l, 11; 6, 9; 7, 27; XI, 1, 4; 2, 20; XII, 4, 43; XITI,
14, 1; XIV, l, 2; XV, l, 22.
67 Le 25 citazioni dai Salmi sono distribuite in 12 libri su 20: Et. III, 21, 3;
V, 24, 3; VI, 2, 38; 18, 11; VII, l, 7; 9; 22; 37; 39; 14; 4, IO; 5, 3; 26; VIII, Il, 91; IX,
6, 10; XI, 2, 12; XII, 6, 2; XIII, 4, 3; XV, 11, l; XVI, l, l; XX, 9, 9.
68 Exod. 3, 14; 8, 19; 20, 12; 14; 15=Et. VII, l, 11; 6, 44; VI, 8, IO. Deut. 6, 4;
5; 15, 12; 33, 6=Et. VIII, 5, 68; VI, 8, 10; IX, 6, 8; I, 34, 7.
69 ludic. 9, 8; 14, 14 =Et. I, 40, 6; 37, 26. Ruth. l, 16 =Et. VII, 6, 58. l Ref?.
3, l; 9, 9 =Et. XVI, 6, 2; VII, 8, 2. 3 Reg. 10, 16; 17, 24; 18, 39 =Et. XVIII, 12,
4; VII, 8, 19; 8, 4. 4 Reg. 9, 37=Et. VII, 6, 78.
70 lob. l, l; 3, 3; 21, 33; 38, 3; 42, 6 =Et. IX, 2, 4; VI, 2, 14; XIV, 9, 7;
Xl, l, 98; VI, 2, 14. Prov. 1, 5; 6, 13; 8, 15; 9, l; 14, 17; 31, 22 =Et. XIX, l, 8;
l, 26, 2; IX, 3, 19; VIII, l, 3; X, 157; XIX, 26, l. Cant. 1, 10; 8, 5 =Et. XIX, 31,
14; VI, 19, 44. Sap. 11, 21 =Et. III, 4, l. Ecc/i. 24, 19; 33, 15; 50, 16 =Et. XVII,
7, 37; II, 21, 5; VI, 19, 32.
71
/sai. 3, 23; 6, l; 2; 9, 6; 23; 30, 8; 33, 21; 45, 7; 52, 7; 63, 4; 66, 5 =Et.
XIX, 25, 6; VII, 8, 2 e 34; VII, 5, 32; VII, 2, 34 e XI, 2, 11; XIV, 3, 18; XVII, 7, 53;

225
NICOLÒ MESSINA

1.2.2.2. Nuovo Testamento.

I Vangeli, con l'appendice degli Atti degli Apostoli, forniscono più della
metà delle citazioni dal Nuovo Testamento 72 • Dopo Giovanni, Matteo è il
più citato; Luca e Marco hanno un posto di second'ordine; solo quattro
sono i loci citati dagli Atti degli Apostoli 73 •
Ma la voce di Paolo, tout court, l'Apostolus, è la più spesso sentita 7 \
anche se appena superata da quella di Giovanni. Alle citazioni dal Vangelo
giovanneo, infatti, bisogna aggiungere tre excerpta dalle lettere (Et. VII,
2, 30; 3, 29; 30) e cinque dall'Ap.ocalypsis (Et. I, 3, 9; VI, 2, 49; VII, 2,
28; VIII, 5, 5; 11, 18).

1.2.3. Isidoro e il materiale sacro.

È doveroso, ora, almeno accennare all'atteggiamento isidoriano verso


questo "materiale sacro", al fine di individuare analogie con l'uso del
"materiale profano" che possano confermare le linee di tendenza già iden-
tificate nell'approccio del Sivigliano ai testi citati. Generalmente nei libri,
per così dire, sacri (VI, VII, VIII) non è dato avvertire iato tra testo
originario e citazioni, e fra queste e il contesto isidoriano. Ma dove il nesso
fra la fonte e l'argomento isidoriano è forzoso, quando non esistente, l'atteg-
giamento di Isidoro non pare diverso che nell'uso di citazioni profane.

XIX, l, 10; VIII, 5, 49; VII, 6, 61; VIII, 5, 68; IX, 6, 10. lerem. l, 5; 7; 10; 51, 14=Et.
VI, 2, 36 e VII, 8, 32; XI, 2, 11; VII, 8, 8; l, 36. Ezech. l, l; 3, 17; 9, 4=Et. VII,
8, 2; 16; I, 3, 9. Daniel. 3, 94; 7, 10; 10, 13 =Et. XIX, 23, 2; VII, 5, 19; 28. Amos.
2, 13; 3, 7 = Et. VII, l, 40; 8, 16. Jonae. 2, 3 =Et. XII, 6, 8. Nahum. l, 15 =Et.
VII, 8, 13. Soph. 3, 4=Et. X, 191. Aggaei. 2, 8=Et. VII, 6, 64. Zach. 2, 3; 3, l=
Et. VII, 5, 7; VI, 19, 55. Malac. l, l =Et. VII, 8, 22.
72
Le citazioni dai Vangeli sono 49 (Giovanni 22, Matteo 17, Luca 6, Marco 3),
5 quelle dagli Atti degli Apostoli, 34 quelle dai Libri didattici (Lett. di Paolo 27,
lett. cattoliche 3, Apocalisse 4).
73
Per Giovanni v. Et. V, 27, 34; VI, 17, 11; 18, 13; VII, l, 23; 2, 14; 31; 35; 46;
3, 7; 9; 14; 27; 9,5; 12, 30; VIII, 5, 32; 43; X, 218; Xl, l, 9; XIII, l, l. Per Matteo,
Et. I, 36, 6; V, 27, 24; VI, 2, 35; 19, 45; 69; VII, 2, 8; 3, 11; 21; 22; 9, 2; 20; 10, 8;
XIV,9,8; 11. Per Marco, Et. VI, 2, 34; VII, 4, 10; IX, l, 11. Per Luca, Et. VI, 2, 37;
19, 68; VII, 3, 21; 8, 30; VIII, l, 2; IX, 5, 15. A et. A p. 2, 3; 4, 27; 9, 4; 13, 2; 22, 3,
sono citati rispettivamente in Et. VII, 3, 23; 2, 3; 8, 35; 9, 9; XV, l, 38.
74
Dalle lettere di Paolo Isidoro cita: Rom. l, 8; 8, 9; 15; 9, 3; 20; 13, 10 =
Et. VIII, l, 2; VII, 3, 8; 13, 5; IX, 6, 8; XX, 4, 2; VIII, 2, 6. l Cor. l, 23; 2, 8;
3, 7; 10; 7, 9; 8, 6; 12, 2; 11; 13, l; 8; 15, 9 =Et. VII, 2, 40; 49; VI, 19, 42; XIX,
8, l; IX, 7, 27; VII, 4, 10; VIII, 10, 4; VII, 3, 22; IX, l, 12; 13; VII, 9, 9; 10. 2 Cor.
5, 17; 11, 20 =Et. VI, l, l; XII, 7, 55. Galat. 2, 9 =Et. XI, l, 67. Ephes. 3, 8;
6, 15 =Et. VII, 9, 10; 6, 60. l Thes. 5, 17 =Et. VI, 19, 60. l Tim. 3, 15; 6, 16 =
Et. VIII, l, 3; VII, l, 19. Hebr. 9, 17 =Et. V, 24, 2.

226
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

1.2.3.1. Le citazioni nei libri "sacri".

L'affinità di spirito e di intenti tra Ierem. l, 5, e l'affermazione isido-


riana, che Cristo fu detto anche profeta, è confermata dalla citazione:
Et prophetam in gentibus posui te (Et. VI, 2, 36). Infatti, se il luogo di
Geremia è un esempio (sicut scriptum est ... ), non lo è piegando l'originale a
fini che non gli sono propri: Geremia e lsidoro parlano ambedue di Cristo,
profeta. Nel de scriptoribus et vocabulis sanctorum librorum, invece,
l'incipit del Vangelo di Matteo, pur conforme al contesto, appare un'ampli-
·ficazione, un'appendice non necessaria, poiché è già chiaro che per primo
Matteo cominciò ad evangelizzare ab humana Christi nativitate (Et. VI,
2, 35). Al contrario, nel capitolo de officiis, la citazione: sine intermissione
arate, è a tal punto incorporata nello sviluppo del tema della preghiera, che
la sua omissione ne renderebbe incomprensibile il significato 75 •
ll fenomeno singolare è, però, come nei libri "sacri" delle Etymologiae,
in questo VII in particolare, le citazioni bibliche vivano in unità con lo
svolgimento isidoriano, come se ne partecipassero organicamente. Ad esem-
pio, non può considerarsi tematicamente difforme il versetto di Matte o (27,
24) nel de reliquis in Evangelio nominibus, né un'appendice del contesto
isidoriano che l'introduce, ma un passo avanti, uno sviluppo, rispetto ad
esso 76 • D'altronde, non sarebbe comprensibile la questione della Chiesa
cattolica una e settiforme, procedente da un'affermazione di Giovanni, se
solo si omettessero gli argomenti dei Proverbi e della lettera di Paolo a
Timoteo 77 •

1.2.3.2. Le citazioni fuori dei libri "sacri".

Ma se si considerano ora le citazioni sacre, presenti nei primi due libri


delle Etymologiae, si scopre che la loro utilizzazione è analoga a quella
delle citazioni profane.

75 Et. VI, 19, 60 : De tempore vero dictum est (l Thess. 5, 17): 'Sine intermissione
arate', sed hoc [in] singularibus. Nam est observatio quarundam horarum communium,
quae diei interspatia signant, tertia, sexta, nona; similiter et noctis.
76
Et. VII, 10, 8: Pontius declinans consilium, utique Iudaeorum. Accepta enim
aqua lavit manus suas dicens (Matth. 27, 24): 'Innocens ego sum a sanguine iusti
huius'.
77
Et. VIII, l, 3: Cur aut em Ecclesia cum una si t, a Iohanne septem scribuntur,
nisi ut una catholica septiformi piena Spiritu designetur? Sicut [et] de Domino novi-
mus dixisse Salomonem (Prov. 9, 1): 'Sapientia aedificavit sibi domum et excidit
columnas septem', quae tamen septem una esse non ambigitur, dicente Apostolo
(I Tim. 3, 15): 'Ecclesia Dei vivi, quae est columna et firmamentum veritatis'.

227
NICOLÒ MESSINA

Nel de soloecismis un versetto del Deuteronomio è esempio di perissolo-


gia (Et. I, 34, 7); nel de schematibus Matteo con Virgilio esemplifica la
syllempsis (Et. l, 36, 6); fra i tropi la definizione d'enigma risulta più
comprensibile grazie a un versetto dal libro dei Giudici (Et. I, 37, 26).
Talvolta, l'esempio sacro coabita con una citazione profana, come capita
a proposito dell'antitesi, prima illustrata da un passo della seconda Catili-
naria e poi dall'Ecclesiastico 78 • Né, d'altronde, è ignorata la citazione
d'appoggio, se un versetto dei Salmi conferma l'uso della tuba al di fuori
di circostanze belliche, come era già nel dettato isidoriano (Et. III, 21, 3).
E, nel libro X, citazioni dai Proverbi (Et. X, 157), da Sofonia (Et. X, 191)
e Giovanni (Et. X, 218), sono usate a commento autorevole dei vocabula
di cui Isidoro ha già indicato il semantico, né più né meno come Lucano o
Virgilio, anzi in prossimità di essi.
Tuttavia, se è degno di nota il voler utilizzare la citazione biblica come
quella profana, ciò talvolta comporta dei rischi. Infatti, fuori posto e
ridotte a misera cosa sembrano le citazioni sacre del De navibus, aedificiis
et vestibus (Et. XIX, l, 8; 10; 8, l; 23, 2; 25, 6; 26, l; 31, 14; 33, 3) e
nel De mensis (XX, 3, 2; 4, 2; 5; 9, 9). Si pu6, così, concludere che nelle
Etymologiae anche le citazioni sacre sono per Isidoro materiale antiquario,
da cui si sente attratto più per contenuti particolari, che per la globalità
d~l significato, anzi gli excerpta biblici lo attraggono al di là e al di fuori
di tale significato di verità. Da qui esce fuori ancor meglio delineato il
ritratto di un Isidoro erudito e compilatore 79 •

1.3. Autori incerti.

Alle due classi di citazioni di autore profano e di autore sacro, fin qui
studiate, se ne aggiunge una terza, in cui sono state raccolte le citazioni
di forma diretta il cui autore non è dichiarato e pare incerto.
L'esiguità del numero di queste citazioni (48) e le analogie di uso con
quello delle citazioni profane e sacre hanno convinto a trattarne in appendi-
ce alle due classi più significative ai fini della ricerca.

78 Et. II, 21, 5. Per altri esempi di giustapposlZlone di citazioni sacre e pro-
fane v. ad esempio Et. I, 26, 2; 36, 6; VI, 8, 10-11 ; 19, 32; XIX, 23, 2; 33, 3;
e passim.
79 Cfr. A. ScHENK, in op. cit. , col. 2069. Un elogio del genere della compilazione
si può leggere in E. R. CuRTIUS, op. cit., p. 558, dove l'A. non si duole a definire
lsidoro un compilatore: infatti, "car son but était de dispenser un enseignement
scientifique, à son époque la seule formule possible pour cela était la collectìon et
la c!assification de morceaux choisis".

228
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

Dall'analisi di queste citazioni si deduce che per alcune è possibile risa-


lire, se non all'autor,e, almeno all'ambiente di provenienza. Così, in partico-
lare, le citazioni "incerte" in Et. VIII, 6, 9 e 16 sembrano verosimilmente
appartenere, nell'ordine, ai milieux zenoniano ed epicureo. Di provenienza
biblica può essere, invece, quella in Et. VI, 8, 4, considerato che nelle
Scritture è ricorrente l'espressione: ... factum est verbum ... (cfr. Ierem. l,
11; 2, l; 40, 16, dove si legge: Noli tacere verbum hoc).
Per il resto, seguendo in parte le indicazioni di Lindsay, le citazioni ~i
possono classificare così:

'incertus poeta: Et. I, 3, 8; 36, 13 (v. J. FoNTAINE, op. cit., p. 142 sg.,
n. l); 37, 3; 4; III, 39; IX, 2, 40; XI, 2, 11; 29; XII, 2, 22; XVII, 7, 26;
XIX, l, 20 (Lindsay propone Com. pali. inc. 21); incertus orator: Et. l,
36, 12; II, 21, 34; 36; 43; incertus historicus: Et. XIX, l, 21; formule e
modi di dire d'ambiente pagano: Et. V, 24, 12; 16; 25, 32; VI, 9, 2; IX,
3, 54; X, 165; 264; XIX, 24, 12; XX, 2, 11; espressioni proverbiali: Et. I,
37, 28; II, 21, 10; 11; V, 27, 24; IX, 3, 4; X, 140; XII, 2, 24; 7, 71; XV,
7, 7; XVII, 9, 97; XX, 2, 26; formule liturgiche e preghiere: Et. VI, 19, 4;
75; IX, 5, 16; exempla ad hoc (di mano isidoriana?): Et. I, 36, 20; II, 21,
28; v, 31, 10.

229
II. ATTEGGIAMENTO VERSO LA LETTERATURA PAGANA, RATIO ELIGENDI ED
ESTENSIONE DELLE LETTURE DI ISIDORO.

II.1. Isidoro e la cultura profana.

La coesistenza nelle Etymologiae di citazioni profane e sacre, oltre che


d'incerto autore, pone il problema della posizione di Isidoro cristiano verso
l'antichità classica, non solo quale appare dalle Etymologiae, ma anche
quale va configurandosi in qualche altra opera. In merito, le conclusioni
di Fontaine sembrano ultimative.
Dove Isidoro pare ostile ai "libri gentili", è proprio nell'omonimo
capitolo delle Sentenze (P. L. 83, 6), e sin dal primo paragrafo che, inteso
alla lettera, suona come un divi,eto della lettura non tanto della poesia paga-
na, quanto della poesia tout court. n senso del discorso isidoriano non è equi-
voco: si sacrifica agli dei non solo offrendo incensi, ma anche lasciandosi
allettare dalle loro promesse false e bugiarde 80, per cui Cavendi sunt ...
tales libri, et propter amorem Sanctarum Scripturarum vitandi (Sent. III,
13, 2). Se non bastasse, il concetto è ribadito con l'autorità di Psal. 70, 15:
Quia non cognovi litteraturam, introibo in potentias Domini (Sent. III, 13, 9).
Di contro sono lodate le Scritture nonostante, anzi proprio propter
eloquium humile: esse non hanno bisogno dialectici acuminis versutia aut
rhetoricae artis eloquentia (Sent. III, 13, 5), poiché Sermo quippe Dei occul-
tum habet fulgorem sapientiae et veritatis repositum in verborum vilissimis
vasculis (Sent. III, 13, 4), e la fede s'accende divino inspiramine e non per
l'astuta seduz1one delle parole (Sent. III, 13, 5).
Tuttavia, la conclusione del capitolo contiene notevoli aperture 81 •

80 Sent. m, 13, l: Ideo prohibetur Christianus figmenta legere poetarum, quia

per oblectamenta inanium fabularum mentem excitant ad incentiva libidinum. Non


enim salurn thura offerendo daemonibus immolatur, sed etiam eorum dieta libentius
capiendo.
81 Sent. III, 13, 11: Meliores esse grammaticos quam haereticos. Haeretici enim
haustum Jethiferi succi hominibus persuadendo propinant, grammaticorum autem
doctrina potest etiam proficere ad vitam, dum fuerit in meliores usus assumpta.

230
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

Nell'affermazione Meliores esse grammaticos quam haereticos è avvertibile


una difesa sfumata, o almeno un apprezzamento dei grammatici, e l'affer-
mazione è tanto più rilevante, quando si ponga mente ai campi d'azione
della grammaticorum doctrina: scoli, glosse, differenze, introduzioni ai ge-
neri letterari. In una parola, se grammaticorum... doctrina potest etiam
proficere ad vitam, purché in meliores usus assumpta, tutta la lettera-
tura scolastica ne esce legittimata: poeti e scrittori della classicità, fatti
segno a veto, conquistano diritto di cittadinanza negli studi del vn secolo
per tramite e sotto la copertura dei loro scoliasti 82 •
Allora, è opportuno propendere per ipotesi meno estreme di quella di
· un Isidoro attestato in un antipaganesimo preconcetto. Anche quando
tuonava contro la letteratura profana (Reg. Monach. 8: legere caveat),
Isidoro consigliava, non proibiva. E lo stesso prohibetur del de libris gen-
tilium delle Sentenze non pare frutto dell'elaborazione personale del Siviglia-
no 83 , tanto più se visto alla luce delle Etymologiae, che provano "com'egli
intendesse quel ch'ei scriveva in quel capitolo del Lib. Sent." 84 •

II.2. Gusto letterario di Isidoro.

Al fine di penetrare e definire il gusto letterario di lsidoro, alla luce


delle citazioni delle Etymologiae, se solo potessero considerarsi frutto di
lettura diretta, occorre studiare la ratio eligendi del Sivigliano, rispondendo
a due domande fondamentali: l. quale periodo (e con quali autori) costi-
tuisce il fuoco degli interessi di Isidoro? 2. la forma letteraria, che Isidoro
preferisce citare, è la poesia o la prosa?

11.2.1. Da quale periodo letterario Isidoro cita più spesso?

L'analisi comparativa dei periodi letterari, di cui si hanno testimonianze


nelle Etymologiae, può prendere le mosse dalla considerazione che tutte le
età sono sufficientemente rappresentate sia per numero di nomi, sia per
quantità di allusioni, accenni, excerpta riportati. Ma la "densità" delle

82 Cfr. J. FoNTAINE, op. cit. , p. 788.


83 Così E. R. CURTIUS, op. cit, p. 560: "Mais cette phrase approuve les décisions
du IVe Concile de Carthage (398) qui n'eurent qu'une importance locale et ephé-
mère. La citation ne nous donne pas l'opinion personelle d'lsidore, qui conclut son
chapitre par . . . phrases conciJiantes".
84 D. CoMPARETII, Virgilio nel Medioevo, l, Firenze, ried., 1937, p. 99, n. l.

231

.s
NICOLÒ MESSINA

citazioni, cioè il rapporto tra numero di autori citati e quantità di citazioni,


è massima solo nel caso del periodo augusteo: sono 11 gli autori menzio-
nati e 304 le citazioni riportate 85 •
Le preferenze del Sivigliano si estendono all'arco di anni (80 a. C.-
14 d. C.) che vedono gli ultimi travagli della Repubblica, l'astro nascente
di Ottaviano, la creazione del principato e l'instaurazione della pax augusta.
Sono 22 i nomi che attestano l'evolversi della letteratura al passo con il
maturare degli eventi: dalle arringhe di Cicerone alla distesa armonia
dell'Eneide e dei Carmi di Orazio con la proposizione di nuovi ideali
di vita. Il periodo ciceroniano con le sue 104 citazioni è gran parte di
quest'affresco a cavallo dell'inizio dell'era cristiana 86 •
Su questo perno centrale, costituito dalle età ciceroniana e augustea, si
bilanciano quasi i periodi arcaico 87 e post-augusteo 88 • Appendici minime
sono la letteratura delle origini, e dei secoli n e III 89 •

II.2.2. Sono poeti o prosatori gli autori più citati da Isidoro?

Uno studio comparativo delle citazioni prosaiche e poetiche accorda


il favore di Isidoro alla letteratura in versi di tutti i periodi, tranne quello
ciceroniano e degli Antonini 90 • Nel complesso le citazioni in prosa sono

85 Le citazioni riconducibili al periodo augusteo sono 304 e così ripartite: Vir-


gilio 266, Orazio-Ovidio 15, Emilio Macro 2, Livio-Mecenate-Augusto-Properzio-
Valgio-Dorcazio l. Si aggiunga anche un'allusione a Verrio Fiacco.
86 Le citazioni riconducibili al periodo ciceroniano sono 104 e così ripartite:
Cicerone 57, Sallustio 17, Lucrezio 13, Varrone Reatino 5, Cinna 3, Catullo-Cecilio-
Nigidio 2, Calvo-Cesare-Varrone Atacino l.
87 Le citazioni riconducibili al periodo arcaico sono 74 e così ripartite: Plauto 16,
Terenzio 14, Ennio 12, Lucilio 9, Nevio 5, Afranio 4, Catone 3, Scipione-Gracco 2,
Livio Andronico-Rutilio Rufo-Elio Stilone-Pacuvio-Turpilio-Publilio-Atta l.
88 Le citazioni riconducibili al periodo post-augusteo sono 90 e così ripartite:
Lucano 45, Marziale 14, Persio 11, Giovenale 8, Plinio Secondo 6, Stazio-Petronio 2,
Alessandro-Rutilio Lupo l.
89 Una sola è la citazione riconducibile alle origini. Le citazioni riconducibili
al periodo degli Antonini (II d. C.) sono 7 e così ripartite: Suetonio 4, Terenziano 2,
Frontone l. Allusioni ad Apuleio e Tiziano. Sono solo 2 quelle riconducibili al Hl sec:.
l'una da Munazio, l'altra da Palladio.
90
Il bilancio delle citazioni in versi e in prosa ha ottenuto, per ciascun periodo,
i seguenti risultati: P. Origini: Poesia l (Marcio), Prosa O. P. Arcaico: Poesia 65
(Plauto 16, Terenzio 14, Ennio 12, Lucilio 9, Nevio 5, Afranio 4, Livio Andronico-Pa-
cuvio-Turpilio-Publilio-Atta 1), Prosa 9 (Catone 3, Scipione-Gracco 2, Rutilio Rufo-Elio
Stilone 1). P. Ciceroniano: Poesia 23 (Lucrezio 13, Cinna 3, Catullo-Cecilio 2, Varrone
Atacino-Cicerone-Cesare 1), Prosa 81 (Cicerone 56, Sallustio 17, Varrone Reatino 5,
Nigidio Figulo 2, Calvo 1). P. Augusteo: Poesia 302 (Virgilio 266, Orazio-Ovidio 15,

232
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

meno di un quarto delle citazioni in versi (108 contro 477), poco


più del 18 per cento dell'intero patrimonio di loci citati classici delle
Etymologiae.

II.2.3. L'autore modello.

Gli elementi raccolti permettono di prefigurare qual è per lsidoro


l'autore-tipo, il suo modello classico.

II.2.3.1. II poeta.

Volendo definire i confini cronologici del campo di scelte di Isidoro,


si scopre che la testimonianza più alta è Marcio Vate, la più tarda Emiliano.
Ma, rispetto alle preferenze accordate a ciascun periodo letterario, il ter-
minus a qua è Livio Andronico, per il periodo arcaico, e l'ad quem, Giove-
nale, per il 1 secolo: come dire tutta la letteratura canonica classica con
l'appendice post-augustea più celebrata. Le espressioni "periferiche" ( origi-
ni, n e m sec.) sono considerate di second'ordine, sebbene quelle cronolo-
gicamente più vicine a lsidoro siano anche le più consentanee alla sua
produzione, quasi l'humus in cui essa si radica, e insieme le più verosimil-
mente conosciute da Isidoro per lettura diretta.
Nell'ambito di questi quasi quattro secoli, grosso modo dal 240 a. C.
al 117 d. C., la forma in versi è considerata la espressione letteraria
KaT'tçox~v. L'autore-tipo della classicità è per Isidoro senz'altro un poeta;
e il Sivigliano fornisce anche gli elementi per averne chiara la fisionomia:
infatti, stando alle citazioni, il poeta classico è per Isidoro colui che ha
tramandato poemi ai posteri. Nella rassegna di linee degli Annales e del
De rerum natura, dell'Eneide e del Bellum Civile, senza tralasciare i contri-
buti sia pur minimi di Livio, Nevio e Stazio, sono come ripercorsi i mo-
menti fondamentali del poema latino: dall'innesto nella tradizione latina, per
tramite della versione dell'Odissea, alla "creazione" enniana del genere a
Roma; all'esposizione in versi dell'epicureismo con dentro l'ansia di felicità
dei Romani contro le difficoltà della vigilia del principato. Ma nella stima

Emilio Macro 2, Mecenate-Properzio-Valgio-Dorcazio 1), Prosa 2 (Livio l, Augusto 1).


P. Tiberio-Traiano: Poesia 81 (Lucano 45, Marziale 14, Persio 11, Giovenale 8,
Stazio 2, Petronio l), Prosa 9 (Plinio Secondo 6, Alessandro-Petronio-Rutilio Lupo 1).
P. Antonini: Poesia 2 (Terenziano), Prosa 5 (Suetonio 4, Frontone 1). III sec.: Poe-
sia O, Prosa 2 (Munazio-Palladio 1). A parte, con un totale di 3, le citazioni in versi
da Omero (latino) e Carmen de ponderibus.

233
NICOLÒ MESSINA

di Isidoro sono Virgilio e Lucano i massimi testimoni del genere, quantun-


que su fronti opposti dal punto di vista tematico e stilistico.
Al margine del quadro sembrano il pur considerevole apporto (circa
una quarantina di citazioni) del teatro arcaico e il posto riservato alla
satira. Anche per questo genere le Etymologiae sembrano suggerire le linee
essenziali di sviluppo: un solo verso enniano, segno della separazione dalla
satura drammatica, ma ancora nel solco della satura lanx, coabita con le
citazioni da Lucilio, l'innovatore; Orazio è testimone appena avvertibile
della satira augustea nella forma e nei toni del sermo; Persio e Giovenale
concludono il panorama con il numero maggiore di versi citati.
L'impressione, che s'avverte sulla base del quadro fornito da Isidoro,
è che egli premi la letteratura canonica, consacrata dai riconoscimenti dei
contemporanei e dei posteri.
Sennonché è d'obbligo considerare un fattore esterno, indipendente da
Isidoro, ma estremamente determinante: la Kanonliteratur, cui il Sivigliano
attinge, è quella che la tradizione ha selezionato e tramandato fino a lui: la
sua è una falsa o una mancata scelta, in quanto essa è stata operata già a
monte, prima e indipendentemente da lui.

11.2.3.2. Il prosatore.

Nettamente in secondo piano risulta il prosatore, che è degno d'essere


citato solo quando è valente retore come Cicerone. La filosofia, che come
è noto in Roma non maturò speculazioni originali, è rappresentata solo da
Nigidio Figulo, forse più mago che filosofo; da alcuni riferimenti alle opere
filosofiche di Cicerone e da un'opinione attribuibile ad ambiente epicureo
e un'altra a seguaci di Zenone. Ennio e Catone, Livio e Alessandro Poliistore
restano a difendere con forze davvero esigue il fronte della storia, il cui
peso grava pertanto tutto su Sallustio, che fu storico di caratteristiche
particolari, avendo fatto suo il modo della monografia. Le biografie di
Suetonio non sono citate nemmeno per allusione e di assimilabile a questo
genere sussiste solo poco più d'una notizia dell'Autobiografia di Rutilio Rufo.
Ma fra tutti i generi in prosa l'erudizione è oggetto di minori attenzioni,
almeno in apparenza: ben poca cosa sono le cinque citazioni da Varrone
Reatino, o le sei da Plinio Secondo, o le quattro da Suetonio. Gli eruditi
sembrano occupare uno spazio ristretto nelle scelte di lsidoro, cui magari
piace alludere a Varrone più di quanto non gli piaccia citarlo in forma
diretta. Questo farebbe pensare ad un minimo apporto dell'erudizione alla
formazione culturale e alle letture del Sivigliano, se l'ipotesi non fosse con-
traddetta dalle Quellenforschungen delle Etymologiae.

234
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

II.3. Letture isidoriane e fonti delle Etymologiae.

Se alle citazioni isidoriane si dà il valore di scelte consapevoli sulla base


della conoscenza diretta, Isidoro potrebbe vantare una cultura fra le più
vaste dell'antichità: avere come livres de chevet, oltre alle Scritture, Plauto
e Terenzio, Ennio e Virgilio, Cicerone e Lucrezio, Orazio e Ovidio, Sallustio
e Lucano vale quanto dire la conoscenza dell'intera Iatinità.
Tuttavia, l'avere scoperto nell'analisi delle citazioni profane delle
Etymologiae, quanto azzardato sia sul conto di Isidoro postulare la co-
noscenza di prima mano di opere dell'antichità, fa precipitare le ipotesi
formulate, certo assai affascinanti, circa l'estensione della cultura del
Sivigliano. In proposito, non sono molte le aggiunte da fare alle conclusioni
di Fontaine, il quale, convinto che per lo più la conoscenza poetica di
Isidoro è di seconda mano, mediata attraverso i commentatori del IV secolo,
e non è certa nella Biblioteca di Siviglia la presenza di grandi opere in
prosa, fornisce un lungo elenco di opere, che "devaient remplir le «rayon
des usuels»": raccolte di scoli, Artes, opere isagogiche e dossografiche,
~vp~~aTa, traduzioni di manuali greci, questi furono i fondamenti costitutivi
della cultura isidoriana e le fonti delle Etymologiae 91 •

91 J. FoNTAINE, op. cit., p. 752 sgg. Analoga l'opinione più volte citata di
M. C. DfAz y DfAZ, op. cit., p. 33. Sulla conoscenza indiretta delle opere dell'antichità
da parte isidoriana concordano anche M. MANITIUS, op. cit., pp. 63-6; A. ScHMEKEL
e H. PHILIPP, ·in op. cit., coli. 2073 sg. e 2077-9. Per l'insegnamento delle lettere
classiche, v. M. RoGER, L'enseignement des lettres classiques d'Auson à Alcuin,
riéd., Hildesheim, 1968. Sulla formazione culturale del tempo, fondamentale ri-
sulta P. RICHÉ, Education et culture dans l'Occident Barbare: VI-VIII siècles,
Paris, 19672 (in particolare, per la situazione del clero spagnolo v. le pp. 233-5,
237 sg., 239-42, 244-50 dell'edizione italiana dell'op. cit., Roma, 1966). Dello stesso
autore v. pure il recente Ecoles et enseignement dans le Haut Moyen Age, Paris,
1979, che col precedente e l'histoire di H. l. MARROU completa il quadro della sto-
ria dell'educazione dall'antichità al 1000. Un'edizione italiana dell'opera di P. RicHÉ
è attualmente in preparazione a cura dell'autore di quest'articolo.

235
Ili. LA CITAZIONE CLASSICA NELLE ETYMOLOGIAE. METODI, TECNICHE,
FINALITÀ.

III. O. Avvertenza.

Quest'ultima parte dello studio non ha la pretesa di delineare una teoria


generale della citazione o un profilo della storia dell'ars citandi, sia pure
nella latinità "post-classica" 92 , ma piuttosto l'intento di contribuire a chia-
rire come, con quali tecniche e perché Isidoro cita nelle Etymologiae,
dopo che nelle parti precedenti s'è cercato d'indicare chi, dove e con quale
atteggiamento il Sivigliano ama citare.

II1.1 . Morfologia della citazione isidoriana.

Le citazioni classiche delle Etymologiae, d'origine sia diretta che, :n


gran parte, indiretta, non si presentano tutte sotto la stessa forma. Nell'en-
ciclopedia se ne possono individuare grosso modo tre: alcune sono nella
forma del discorso diretto (citazioni letterali o dirette), altre si limitano a
riferire il nome dell'autore e ad alludere ad una sua opinione (citazioni di
riferimento o allusioni), altre ancora indicano l'autore e ripropongono il
contenuto concettuale di un luogo più o meno rintracciabile (citazioni di
contenuto o accenni).
Dal bilancio, per così dire, morfologico delle citazioni isidoriane risulta
evidente come allusioni e accenni siano forme marginali nell'uso isidoriano

92 In proposito v. nell'ordine W. KRAUSE, "Versuch einer allgemeinen Theorie


des Zitat", in Die Stellung der friihchristlichen Autoren zur heidnischen Literatur,
Wien 1958, pp. 51-8, e H. HAGENDAHL, "Methods of Citation in Post-Classical Latin
Prose", Eranos, XLV, fase. 3-4, Goteborg 1947, pp. 114-28.

236
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

del materiale classico 93 • Le cause presumi bili del fenomeno sembrano la


irreperibilità o la scarsa maneggiabilità delle fonti: in altre parole, Isidoro
non ebbe a portata di mano i testi originali, non citò a memoria, ad ver-
bum, ma per allusione o per accenni. Tuttavia, poiché è noto che Isidoro
utilizzò scoli, manuali, raccolte di citazioni, è verosimile che da essi riprese
proprio in quelle forme citazioni da autori illustri e si limitò a copiarle 0\

III.l.l. Citazioni letterali o dirette.

Le citazioni dirette sono le più numerose, ma non sembrano assimilabili


ad un unico modello.
Nel De vocabulis le quattro citazioni ciceroniane, inserite nel contesto,
propongono due schemi differenti. II tipo (Et. X, 155):

Locuples, quasi locis plenus, et possessionum plurimarum posses-


sor, quemadmodum docet Tullius de Republica in libro secundo:
"multaque editione ovium et boum, quod tunc erat res in pecore
et in locorum possessionibus: ex quo pecuniosi et locupletes vo-
cabantur".

si ripete in Et. X, 203 e 223, dove similmente l'espressione ciceroniana è


separata dal contesto dal segno d'interpunzione l: l, e pare quasi posta su
un piedistallo. Ma la quarta citazione (Et. X, 244):

Superstitiosos ait Cicero appellatos "qui totos dies precabantur


et inmolabant, ut sibi sui liberi superstites essen t".

è tipologicamente diversa, poiché essa è "incorporata" al contesto della


definizione di superstizioso 95 •

93 Delle 585 citazioni, 30 sono dì contenuto, il resto letterali. Le allusioni, non


computate nel totale indicato, sono invece 48. Rispetto a un corpus di 633 (=585+48)
citazioni, accenni e allusioni sono così soltanto il 4,7 e il 7,5 per cento, contro 1'87,6
per cento delle citazioni letterali. V. inf. Appendice, pp. 263-5.
94
Benché in ep. VI, già ci t., Isidoro presenti le Etymologiae come o pus ...
ex veteris lectionis recordatione collectum, secondo H. PHILIPP, in op. cit., col. 2076
il fatto che le medesime citazioni si ripetano col medesimo testo in diverse opere
convince che I. non cita a memoria, ma sulla scorta di schede, preparate forse dai
suoi monaci. Cfr. inoltre J. FONTAINE, op. cit., pp. 763 sgg. e 779 sgg.
95
Cfr. M. TESTARD, Saint Augustin et Cicéron, Paris, 1958, p. 293: "Une cita-
tion reste toujours plus ou moins hétèrogène au texte qui l'emprunte, mais selon les
cas tantòt l'auteur s'efforce d'incorporer la citation à son propre développement,
en sorte qu'elle s'y fond, n'y apparait qu'à peine et aux yeux avertis; tantòt au con-
traire l'écrivain tient à faire ressortir ce bijou de prix dont il orne son propre texte,

237
NICOLÒ MESSINA

III.1.2. Citazioni di riferimento o allusioni.

Le citazioni di riferimento, per esplicita indicazione del nome (il riferi-


mento consiste proprio in ciò), sono divise fra i seguenti autori: Lucilio
(Et. I, 33, 5), Lucrezio (VIII, 3, 7), Livio inc. (IX, 2, 63), Tiziano (IX, 2,
64), Terenzio (X, 244), Cesare (XI, 2, 33), Plinio (XII, 4, 43), Verrio Placco
(XIV, 8, 33), Orazio (XVIII, 7, 7), tutti con una citazione ciascuno; Apuleio,
Cicerone e Varrone Reatino con più citazioni 96 • Scorrendo la lista, risulta
evidente che si tratta di autori perlopiù attinti di seconda mano.
Le citazioni sono strutturalmente simili. n verbo di dire con il seguito
dell'oggetto, o di un'oggettiva, è il caso più ricorrente: l'alternativa è solo
fra dicit/ dixit e ait. Nel caso di Cicerone e V arrone la varietà delle formule
è maggiore, ma si tratta pur sempre di stereotipi. Contro i citati ait e dicit/
dixit si pone una gamma di numeros·e varianti verbali: Cicero ... nominavi!
(Et. I, 29, 1), Tullius scribit (V, 27, 4), Tullius ... refert (X, 209), e Varro ...
vocat (Et. I, 3, 1), tradit (l, 27, 15), auctor est (VIII, 7, 3), commemorat
(IX, 2, 74), putat (XI, l, 51), testis est (XIV, 6, 18), docet (XV, 13, 6).
A parte sono le espressioni del tipo: iuxta Ciceronem (Et. II, 6, 1), o secun-
dum Victorinum (II, 9, 14), e librum legat Marii Victorini (II, 28, 25) o
Lege Donatum (I, 16, 2).
Queste citazioni appaiono allusioni o reminiscenze? I casi di Verrio
Placco, Tiziano, Apuleio, Terenzio, Cesare, Livio, non lasciano spazio a
molti dubbi. I primi tre sono citati nelle Etymologiae solo una volta e in
questa forma speciale: Isidoro si pone di fronte ad essi come chi riferisce
l'eco dell'eco d'una voce lontana. Le citazioni da questi autori sembrano così
allusioni, come quelle da Terenzio, Cesare e Livio, dei quali il Sivigliano
riporta altri luoghi, ma senza averne una conoscenza diretta: è difficile, in-
fatti, rinvenire in queste citazioni la "reminiscenza" di luoghi dei tre autori.
Tralasciando Cicerone, le cui opere furono forse nella Biblioteca di
Siviglia, e Lucilio e Terenzio, che difficilmente Isidoro poté leggere, quan-
tunque li citi più volte, Orazio e Lucrezio offrono le ultime possibilità per

et l'art consiste à l'y sertir sur une monture digne de lui". H. HAGENDAHL, Latin
Fathers and the Classics, Goteborg 1958, pp. 300 sgg. e 303 sgg. usa le definizioni
"hidde.n ... quotations" e "open quotations".
96 Allusioni a Apuleio in Et. II, 28, 22; VIII, 11, 100. I riferimenti ciceroniani
sono 8: Et. l, 29, l; Il, 6, l; 21, 34 (allusione anche all'opera); 25, 4; 30, 5; 31, 6;
V, 27, 4; X, 209. Per i riferimenti varroniani, v. sup. p. 211 e n. 20. Nel suo index
Lindsay elenca anche alcune allusioni a Elio Donato (1, 6, l; 16, 2; 33, 4; 37, l;
II, 21, l) e Mario Vittorino (Il, 9, 14; 28, 25).

238
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

verificare se le citazioni di riferimento delle Etymologiae sono o non sono


reminiscenze. Sennonché anche Orazio arrivò a Isidoro per vie indirette e
allora, per quanto non sia agevole individuare il luogo di Lucrezio di cui è
eco, forse è una reminiscenza il periodo isidoriano: Lucretius autem supersti-
tionem dicit superstantium rerum, id est caelestium et divinorum quae super
nos stant; sed male dicit (Et. VIII, 3, 7)?
Poiché la conoscenza isidoriana del De rerum natura non dovette essere
superficiale (v. sup. 1.1.5, p. 212 sg.), per questa citazione non pare impro-
prio parlare di reminiscenza, ma non certo di LucR. l, 56, come Lindsay
dà ad intendere nel suo index. Non è comprensibile, infatti, come la linea
lucreziana: unde omnis natura creet, auctet alatque, preceduta dall'invito
a Memmio, possa essere la base della reminiscenza isidoriana, dal mo-
mento che nel verso indicato da Lindsay non c'è alcun nesso con l'argomento
di Isidoro: confutare il concetto lucreziano di superstitio, esteso alla divinità.
Quanto a Varrone, il fatto che Isidoro abbia conosciuto le sue opinioni
nelle versioni manipolate di Solino, Placido, Servio, o tramite manuali,
convince a non considerare le numerose citazioni varroniane di riferimento
come reminiscenze, almeno come reminiscenze sue e dirette. L'ipotesi più
verosimile pare che esse siano al massimo reminiscenze di compilatori, com-
pulsati da Isidoro, e riportate tali e quali.

111.1.3. Citazioni di contenuto o accenni.

Nelle Etymologiae appaiono accenni a Terenziano (Et. I, 39, 14), Sallustio


(IX, 4, 10; XIII, 18, 3; 6; 21, 10; XIV, 6, 34; 7, 4; XVIII, 2, D, Cicerone
(X, 173; 234), Suetonio (XII, l, 14; XVIII, 2, 3), Plinio Secondo (XII, 2, 9;
11; 20; 28; 6, 63), Varrone Reatino (XIII, 18, 2; XX, 11, 9), Virgilio (XIII,
18, 6; XVII, 7, 3; 8; 9, 29; XVIII, 7, 8; XIX, 2, 5), Lucrezio {XIV, l, 3),
Carmen de ponderibus (XVI, 25, 1), Plauto (XVI, 25, 22), Marziale
(XVIII, 7, 4), Lucilio (XIX, 30, 1). A seconda dei casi l'accenno assume
le connotazioni più specifiche di "Inhaltszitat", citazione di parola, pa-
rafrasi.
Nel de civibus si legge il primo accenno a Sallustio: Patres autem, ut
Sallustius dicit, a curae siniilitudine vocati sunt. Nam sicut patres filios suos,
ita illi rempublicam alebant (Et. IX, 4, 10). Un confronto con Catil. 6 porta
alla conclusione che, pur non avendo riportato ad verbum il luogo sallustiano,
Isidoro ne ha riproposto il contenuto, ma con tali corrispondenze da far
apparire limitativa la definizione di "lnhaltszitat", in quanto essa s'adatta
piuttosto a citazioni che, tranne il contenuto, conservano ben poco del

239
NICOLÒ MESSINA

Wortlaut originale 97 • Un'analisi comparativa degli altri accenni a luoghi


sallustiani con il testo proprio di Sallustio non contraddice questa conclu-
sione: i concetti-chiave sono ripresi con le stesse parole 98 e in una forma
non parafrastica, ma con mutamenti minimi, che inducono a considerare
tali citazioni come "dirette" 99 •
Talvolta, invece, si tratta di autentici Inhaltszitate, come confermano
gli accenni a Plinio e la citazione dal De lingua latina di Varrone: freta
dieta V arra ai t quasi fervida, id est ferventia, et motum fervoris habentia 100 •
Talvolta sono citazioni di una sola parola, come nel caso di vada vero
sunt ... quae Vergilius brevia appellat, Graeci ~"axla 101 , dove nulla s'avverte
della drammatica rappresentazione della tempesta che colpisce e distrugge
la flotta di Enea (Aen. l, 108-12), poiché l'intento della citazione pare
quello di ricercare l'ascendenza nobile della parola.
Diversamente, s'accosta alla forma della parafrasi nel de herbis aroma-
ticis sive communibus la citazione a proposito del dictamnum: herba ...
propter quam apud V ergilium cerva vulnerata saltus peragrat Dictaeos
(Et. XVII, 9, 29), dove Isidoro, pur non cogliendo la similitudine Didone-
cerva, pare ridurre in prosa, lasciando inalterato l'ordine delle parole,
A en. 4, 72 sg.: ... ìlla fuga si/vas saltusque peragrat/ Dictaeos, haeret lateri
letalis harundo.
Ma, quando Isidoro accenna a Marziale a proposito dei venabula, la
citazione è senz'altro la parafrasi, se non la traduzione prosastica, del distico
rievocato, che dalla forma poetica è passato a quella di oratio saluta con
soltanto qualche variante 102 •

97 Cfr. W. KRAUSE, op. cit., p. 56: "Inhaltszitat. Weicht hingegen der Wortlaut
betrachtlicht ab oder werden aus stilistischen Gri.inden Veriinderungen bei der Wieder-
gabe vorgenornrnen, sodaE nur der begriffliche Gehalt erhalten bleibt, so wird das
indirekte Zitat zurn Inhaltszitat".
98 Ad esempio, cfr. Et. XIII, 18, 6: Syrtes autem Sallustius a tractu vocari
·dicit ... con SALL, lug. 78, 3: Syrtes ab trae tu nominatae.
99 Cfr. in W. KRAUSE, ibid., le definizioni e la differenza tra "direkte Zitat" e
"indirekte Zitat".
1oo Et. XII'l, 18, 2. Cfr. VARRO. ling. 7, 22 (ed. GoETZ-SCHOELL): dictum fretum
ab similitudine ferventis aquae, quod in fretum s<a>epe concurrat a<e>stus atque
effervescat.
101 Et. XIII, 18, 6. V. anche Et. XIV, l, 3; XIX, 2, 5; 30, l.
102
Cfr. Et. XVIII, 7, 4: Excipiunt enim apros expectantque leones, intrant
ursos, sit tantum firma manus con MART. 14, 30: Excipient apros expectabuntque
/eones/intrabunt ursos, sit modo firma manus. Alla stessa stregua si può considerare
l'accenno a Terenziano. Cfr., infatti, Et. I, 39, 14: Terentianus hos elegos dicere solet,
quod clausula talis tristibus, ut tradunt, aptior esse modis, con TER. MAVR. de metris
(ed. KEIL), 1799 sg.:
hos elegos dixere, so/et quod c/ausula talis
tristibus, ut tradunt, aptior esse modis.

240
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

III.2. Struttura della citazione isidoriana: tecniche dell'ars citandi nelle


Etymologiae.

Se allusioni e accenni per la loro forma speciale s'accorpano al contesto


del citante, al contrario le citazioni letterali, pur acconciament~ manipolate
nel modo d'essere presentate, si rivelano un elemento eterogeneo, tanto più
se si tratta di citazioni poetiche. Pertanto, i prosatori dell'antichità mostra-
rono reticenze a citare versi che intervenivano a rompere l'unità di stile 103 •
Tuttavia, riconoscendo alle citazioni notevoli capacità espressive, essi non
·si sottrassero al fascino del citare, magari ricorrendo alla parafrasi, al rima-
neggiamento dei versi in prosa.
Non conviene dimenticare, però, la diversità di costruzione e d'impronta
stilistica della citazione e del contesto del citante, anzi proprio sulla scorta
di tale difformità è possibile fare alcune osservazioni sulla posizione della
citazione, distinguere nella loro connessione le singole parti "strutturali"
della citazione, e infine studiare le tecniche, quasi i principi, dell'arte
isidoriana del citare.

III.2.1. Posizione della citazione.

Alla posizione della citazione nel contesto del citante è affidata la gamma
degli effetti, più o meno incidenti, sul lettore. Al riguardo Isidoro si mostra
fedele ai canoni dell'antica retorica, secondo i quali la citazione seguiva
di regola l'argomentazione del citante, sottolineando il proprio carattere
ausiliario 104 . Tutt'al più Isidoro complica il tipo fondamentale (Et. II,
21, 14):

l03 Cfr. H. HAGENDAHL, art. cit., p. 123 sg.: "according to literary theory, the
inserting of verses into prose was generally considered as a fault, because it intro-
duced heterogeneous elements and was contrary to the paramount rule of unity of
style". V. anche dello stesso autore, op. cit., p. 298 sg., in particolare: "The aversion
to quoting poetica! lines is characteristic not only of rhytmic prose (e. g. the orators
after Cicero) but also of non-rhytmic prose (e. g. the historians, Sallustius, Livy, Ta-
citus). It is simply a constituent of early prose, and because of that Cicero apologizes
in Pro Sestio when exceptionally he introduces quotations from the dramatists into
a public speech".
104 Cfr. W. KRAUSE, op. cit., p. 57: "Di e psychologische Wirkung auf Zuhorer

oder Leser wird jedoch eine ganz andere, wenn das Zitat die Ausfiihrungen des
Zitierenden eroffnet oder abschlieEt. Mogen die Ausfiihrungen eine Interpretation
oder Polemik darstellen, das Zitat bleibt im BewuEtsein haften als Deutung oder
Zusammenfassung, dessen Wirkung in Wort und Schrift bei Dritten sich ganz von
den Darlegungen des Zitierenden loslosen und zu einer neuen selbstandigen Stellungs-
nahme veranlassen kann".

241
NICOLÒ MESSINA

Sententia est dictum inpersonale, ut:


Obsequium amicos, veritas odium parit.

frapponendo la citazione nello svolgimento del tema proposto (Et. XII,


4, 48):

Pythagoras dicit de medulla hominis mortui, quae in spina est,


serpentem creari; quod etiam Ovidius in Metamorphoseorum
libris commemorat dicens:
Sunt qui cum clauso putrefacta est spina sepulchro
mutari credunt humanas angue medullas.
Quod si creditur, merito evenit ut sicut per serpentem mors ho-
minis, ita et hominis morte serpens.

Ma anche qui, come nel caso precedente, è lasciato al contesto, che


introduce la citazione, il compito di svolgere il tema che poi troverà
appoggio e, nello stesso tempo, ornamento nei versi del poeta.

III.2.2. Elementi strutturali della citazione.

Nella citazione-tipo isidoriana, quale appare nei due esempi precedenti,


si possono individuare i seguenti elementi strutturali: introduzione, "chia-
ve", citazione, riflessione posteriore, che saranno ora di seguito analizzati
singolarmente.

III.2.2.1. Introduzione.

L'introduzione costituisce la presentazione del luogo citato, contiene le


affermazioni di principio, le definizioni retorico-grammaticali, le descrizioni
e informazioni relative a tutta l'eredità degli antichi, e, servendo da collega-
mento tra esse e la citazione, comprende anche la "chiave", che tuttavia
conviene considerare a parte.
Nell'introduzione il Sivigliano non sente l'obbligo di giustificare l'uso
di versi nel suo sviluppo prosastico, né, riportando versi o opinioni di autori
profani, la necessità d'un atto preliminare d'espiazione. L'introduzione non
riflette giudizi di valutazione, che anticipino la citazione. Il giudizio,
semmai, è implicito ed è implicitamente positivo, dal momento che proprio
quella citazione è stata scelta da Isidoro per avvalorare il suo pensiero o

242
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

le sue informazioni. Anzi, accettando la teoria di Fontaine della "scolie


retournée" (v. sup. 1.1.2, p. 208 sg. e n. 10), l'introduzione è soltanto il
commento originariamente posposto dallo scoliaste alla citazione.

III.2.2.2. Chiave: tipi fondamentali.

La chiave esiste come parte conclusiva dell'introduzione e formula di


passaggio dal contesto del citante alla citazione: essa realizza, quasi chiave
di volta, la saldatura sintattico-grammaticale tra i due elementi. Nelle Ety-
. mologiae esistono almeno dieci tipi fondamentali di chiave, con numerose
varianti di schema.

III.2.2.2.1. li tipo più semplice è segnalato dall'impossibilità d'indi-


viduare, quale mezzo di collegamento tra contesto e citazione, un elemento
funzionale diverso dal segno d'interpunzione:

Pelorides a Peloro promontorio Siciliae, ubi abundant, cogno-


minatae sunt:
Ecce autem Boreas angusta ab sede Pelori 105 •

III.2.2.2.2. Talvolta compare il nome dell'autore con, o più spesso


senza, il verbum dicendi 106 :

Alii foedera dieta putant a porca foede et crudeliter occisa ...


Vergilius:
Et caesa iungebant foedera porca 107 •

105 Et. XII, 6, 54. Con la medesima chiave: j:j, cfr. anche Et. l, 30, 2; Il, 21, 7;
9; 12; 31; 35; 36; 30, 7; VI, 9, l; VIII, 11, 58; IX, 7, 28; Xl, 2, 30; XVI, 20, l;
XVIII, 15, 9; XIX, l, 20.
106 Lo schema è: Autore + (dicitl ait). D'ora in poi negli schemi, come accorgi-
mento grafico, si porranno tra parentesi gli elementi che non appaiono in tutte le
citazioni, pur caratterizzate dalla medesima chiave.
10 7 Et. XVIII, l, 11. Con lo schema: Autore+ citazione, v. anche Et. I, 26, 2;
Il, 21, 45; 30, 5; III, 22, 12; V, 26, 17; VIII, 11, 68; IX, 3, 22; 64; 5, 3; X, 110;
179; 243; 278; Xl, l, 47; 61; 109; 133; 2, 25; 4, 3; XII, l, 25; 30; 2, 21; 4, 10;
42; 6, 66; 7, 21; 35; XIII, 4, 3; 20, 3; XIV, l, 2; 6, 44; 8, 13; 37; XV, l; 16, 6;
XVI, 5, 19; XVII, 7, 36; 51; 9, 71; XVIII, l ,4; 4, 4; 7, 2; 3; 8; 11; 12, 3; XIX, l,
20; 22; 2, 9; 11; 4, 10; 5, 2; 7, 2; 22, 20; 22; 24, l; 11; 26, 5; 31, 2; 32, 4; xx,
2, 10; 5, 3; 8, l. Talvolta il nome dell'autore è preceduto da sic: v. Et. XIV, 6, 23:
Sic Cicero: "Tenen ipsum ... ", ed anche XIV, 7, l; XX, 2, 13; 11, 7. Talvolta si
legge il riferimento dell'opera: v. Et. II, 21, 45: Prosopopoeia est... Cicero in
Catilina (1, 27) ... ; e inoltre VIII, 11, 68; XI, l, 61; XII, 7, 35; XIV, 8, 41; XIX, 29, 3;
xx, 3, 8.
243
NICOLÒ MESSINA

Quando c'è, il verbo di dire è dicit (Nam Sallustius dicit: "Urbem


Romam ... ") o ait (Avarus ex eo dictus . .. Flacci super hoc concordante
sententia, qui ait: "Semper avarus eget") 108 •

111.2.2.2.3. Assai diffusa è la chiave con il pronome relativo in fun-


zione di complemento d'argomento. Il nesso relativo lega nel modo forse
più stringente la citazione scelta al contesto isidoriano.
Un primo schema aggiunge al pronome relativo il solo nome dell'au-
tore:

Vesperus stella ... De qua Statius:


109
Et alterno dependitur unus in ortu •

Un secondo schema sostituisce al nome dell'autore un epiteto (quidam,


ille, poeta) e aggiunge talvolta il verbum dicendi:

Picae quasi poeticae ... De qua congrue quidam ait:


Piea loquax certa dominum te voce saluto:
si me non videas, esse negabis avem 110 •

Un terzo schema s'accosta al primo, ma la presenza di ait/dicit è


regolare:

Fasciola ... De qua Vergilius dicit:


Sidoniam picto chlamydem circumdata limbo m.

10 8 Et. XV, l, l e X, 9. Con dici/ v. anche Et. VIII, 11, 104; IX, l, 12 e 13
(citazioni sacre da I Cor.); XI, 2, 28; XVIII, 6, 8. Con ait v. anche Et. X, 244;
XVII, 9, 14; XX, 11, 7.
109 Et . III, 71, 19. Lo schema è: De qua/quo / quibus +Autore. V. anche Et.
IIT, 21, 3; 8; 41; 71, 2; 12; IV, 12, 2; 6; V, 31, 5; VI, 11, 4; 13, 3; VIII, 8, 5;
Il, 57; lX, 2, 14; 82; 89; 94; 98; 102; 123; 125; 3, 37; 50; XI, l, 72; 3, 38;
XII, l, 22; 2, 6; 21; 4, 19; 20; 25; 26; 27; 29; 30; 32; 38; 7, 14; 37; 39; 42; 8, 3;
XIII, 7, 1; 11, 5; 21, l; 2; 13; 21; 23; 34; XIV, 3, 33; 6, 29; 35; 42; 8, 9; 17; 18;
XV, 6, 8; XVI, 26, 14; XVII, 3, 19; 4, 7; 6, 26; 7, 23; 32; 33; 39; 9, 12; 22; 31;
80; 97; 102; XVIII, 4, l; 5; 7, 9; 12, 3; 15, 4; XIX, l, 10 (sacra); 17; 2, 2; 4; 12;
13; 14; 3, 4; 3; 7; 8; 9; 23, 3; 4; 5; 24, 10; 26, l (sacra); XX, 4, 5; 14, 1; 9.
Molto raramente de qualibus alterna con de quibus. V. Et. XIX, l, 12: Liburnae
dictae ... De qualibus Horatius ...
110 Et. XII, 7, 46. V. anche Et. VI, 19, 68; XII, 7, 48; XVI, 2, 8. Talvolta
manca il verbum dicendi (cfr. Et. I, 3, 8; IX, 2, 90; 91; XVIII, 12, 5; XX, 10, 3).
Lo schema proponibile è: De qua/quo+quidam/i/lefpoeta+(ait).
111 Et. XIX, 33, 8. V. anche Et. l, 24, l; XII, 2, 37; XIV, 3, 41; XVIII, l, 2-3;
XIX, 33, 8; XX, 9, 9. Talvolta lo schema è complicato da sic (cfr. l, 3, 7). Lo schema
proponibile è: De qual quo+(sic)+Autore+aitl dicit.

244
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

Un quarto schema conduce in ambiente sacro: il verbo di dire è pro-


posto in forma impersonale:

Mundus est caelum et terra, mare et quae in eis opera Dei. De


quo dicitur: "Et mundus per eum factus est" 112 •

Un ultimo schema include un esplicito giudizio di merito col glorifica-


tivo illud:

Oenophorum vas ... De quo est illud:


113
Vertitur oenophori fundus, sententia nobis •

III.2.2.2.4. Il participio dicens è utilizzato in combinazione con una


notevole varietà di verbi reggenti, tra cui si segnalano quelli di memoria:

Clava est ... Haec et cateia ... Huic meminit Vergilius dicens:
Teutonico ritu soliti torquere cateias 114 •

III.2.2.2.5. Hinc, con valenza dimostrativa e di derivazione, connota


vari schemi, assimilabili ad alcuni già incontrati:

Hinc Franto: "Et pergraecari potius amoenis locis quam coer-


ceri carcere viderentur" 115 •

III.2.2.2.6. L'inciso inquit interrompe lo sviluppo isidoriano, segna-


lando la citazione letterale. L'indicazione dell'autore completa la chiave:

112 Et. XIII, l, l. V. anche, sempre d'origine sacra, Et. I, 3, 9; VI, 2, 38; 18, 11;
VII, l, 7; IX, 7, 27. Lo schema è: De qua / quo/quibus+diciturfdictum est+(inl.
Con la variante scribitur v. Et. X, 157; con la variante /egitur, VII, 12, 30; IX, 7,
27; XIX, 23, 2.
113 Et. XX, 6, l. V. anche Et. l, 39, 3; IX, 2, 40. In quest'ultimo luogo la
citazione è d'autore incerto. In Et. XIX, 24, 12 illud è sostituito dalla formula
vox il/a.
114 Et. XVIII, 7, 7. V. anche Et. III, 66, 3; IV, 12, 7; VI, l, l; XII, 4, 48;
XVIII, 3, 2. Lo schema è: (verbum reminiscendi)+dicens. Con dicens, retto da verbi
di dire, e d'altro genere, v. Et. Il, 21, 5; V, 26, 7; VI, 2, 35; 36; 37; 9, 2; VII, 2, 8;
3, 7; 30; 5, 7; 28; 6, 58; 7, 7; 10; 8, 13; 22; 35; 10, 8; 13, 5; VIII, l, 2; 5, 5;
6, 9; IX, 3, 19; 7, 27; Xl, l, 9; 3, 21; 35; XVII, 7, 37; XVIII, 34, l.
115 Et. XV, 2, 46. Lo schema è: Hìnc+Autore. Altri schemi sono: Hinc+et.
(cfr. Et. X, 70); Hinc est apud+Autore (cfr. Et. V, 26, IO); Hinc est illud (cfr. Et.
VI, 19, 32; XII, 7, 24; XVII, 2, 6; XX, 4, 13). Ma esistono anche schemi più com-
plessi come Hinc est quod+Autore+dicit (cfr. Et. VII, l, 36) e un altro analogo
con la variante scribiturl scriptum est (cfr. Et. VII, 2, 49; 8, 2).

245
NICOLÒ MESSINA

Duobus autem generibus deletur exercitus; aut internicione; aut


dispersione. Sallustius, "Hostes", inquit, "oppressi, aut dilapsi fo-
rent" 116 •

III.2.2.2.7. L'uso di iuxta è marginale e chiuso nell'ambito sacro,


come attesta:

Revelatio enim dicitur... iuxta quod et ipse Iohannes dici t:


"Apocalypsin Iesu Christi ... " 117 •

III.2.2.2.8. Assai usata è invece la chiave sicut, in .cinque schemi


fondamentali.
I primi due, molto essenziali, presentano sicut accompagnato immedia-
tamente dall'indicazione dell'autore e dell'opera:

Ostentabili est. .. sicut Cicero in Catilina: "Hic tamen vivit, immo


etiam in Senatum venit" 118 •

ovvero con la mediazione di apud (Et. VII, 8, 34):

Prophetiae autem... sicut apud Esaiam dicentem: "Vidi Domi-


num sedentem su per solium excelsum".

Il terzo schema comprende il verbum dicendi, riferito al nome dell'au-


tore citato:
Ideo autem rotis ... sicut ait Ennius:
Inde patefecit radiis rota candida caelum 119 •

116 Et. XVIII, 2, 7. Lo schema è: Autore+" ... "+inquit+" ... ". V. anche Et. l, 25,
2; V, 24, 2; 25, 32; VI, 17, 11; 19, 32; VII, 3, 22; 6, 78; 8, 2; 9, 2; VIII, 2, 7; 6, 21;
9, 6; IX, 6, 8; XV, l, 37-8; 2, 3; XIX, l, 21; 24, 9; XX, 3, 2; 11, 4. In Et. XVII,
7, 36 inquit non è interpolato, ma posto inusitatamente a conclusione della citazione:
Est autem Mareotica palus in India, unde ebenus venit. Lucanus:
Ebenus Mareotica,
inquit.
117 Et. VI, 2, 49. V. anche, ma con ait pro dicit, Et. VII, 2, 31. Lo schema è:
iuxta quod et+autore+dicit/ait. Uno schema diverso: iuxta il/ud+citazione è
rilevabile in Et. VII, 7, 2 e 9, 5 (dove illam interrogationem alterna con illud) e
XIII, 14, l.
118 Et. II, 9, 11. V. anche Et. II, 9, 12; VII, 2, 3. In Et. I, 37, 15 e XVI, 3, 3
manca l'indicazione.
119 Et. XVIII, 36, 3. V. anche Et. II, 9, 13; 30, 2; VI, 10, l; VII, 4, 10; 7, 6;
XII, 7, 19; XV, l, 2; XVI, l, l. Talvolta dicit alterna con ait: Et. VII, 2, 30; 40;
9, 9. In qualche caso non è indicato il nome dell'autore, sostituito da un epiteto, come
Et. X, 246: Stultus ... sicut quidam ait ... V. anche Et. XIII, l, 5. Lo schema com-
pendiarlo è: sicut +autore/ quidam +ait/ dicit.

246
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

Il quarto schema è caratterizzato da formule impersonali che riman-


dano tutte all'ambiente sacro: scriptum est, legitur, dicitur 120 •
L'ultimo schema con est e illud presenta molte varianti. S'incontra la
formula completa:

Obtiones dicti, quod ... sicut est illud:


Optavitque locum regno,
id est elegit.

(Et. IX, 3, 41, ma v. anche V, 25, 32; IX, 3, 21), come anche si leggono
formule mutile ora di illud (Et. VI, 19, 75), ora di est (Et. X, 154) 121 •

III.2.2.2.9. La chiave unde è riconducibile alle formule di collega-


mento con de qua/quojquibus, dal momento che l'avverbio ha origine rela-
tiva e funzione logica di derivazione. Nelle Etymologiae questa chiave è
assai spesso utilizzata, in quattro schemi fondamentali con numerose va-
rianti.
n primo schema si presenta, ora nella forma:
Antiqua autem cithara septemchordis erat. Unde et Vergilius:
Septem discrimina vocum 122 •

con l'indicazione dell'autore, ora con ait:

Solum est ... Unde et de mari Vergilius ait:


Subtrahiturque solum 123 •

Isolata appare la forma: Proiectus ... unde et ... (Et. X, 216), con l'omis-
sione del nome dell'autore.

12o Con scriptum est v. Et. V, 30, 3; VI, 2, 36; VII, l, 9; 19; 9, 20. Con legitur,
Et. XVI, 6, 2. Con dicitur, Et. VII, 4, 10; 5, 19; Xl, l, 4. Lo schema proponibile è:
sicut+scriptum est/legiturl dicitur.
121 Lo schema proponibile è: sicut+(est)+(illud). S'incontrano anche altri schemi
marginali, come sicut et ... pollicitus ... (Et. VII, 6, 29) o sicut fecit+autore (Et.
II, 9, 10).
122 Et. III, 22, 4. V. anche Et. I, 3, 5; III, 71, 29; V, 31, 3; VIII, 9, 10; 11, 70;
IX, 3, 22; 60; X, 40; XI, l, 46; 67; 2, 14; 3, 6; XII, 8, 16; XIII, lO, 4; 11, l 7; XIV,
8, 13; XV, 2, 4; 5, 4; 6, 4; 7, 4; 13, 8; XVI, 18, l; 20, 11; XVII, 4, 9; 7, 50; 53;
XVIII, 4, 2; XIX, 8, l; XX, 2, 24; 36. Una variante dello schema presenta l'omissione
di et: Et. XI, 3, 6: Unde Lucanus: ... V. anche Et. XII, 4, l; XVII, 7, 16; XX, 5, 3.
123 Et. XIV, 8, 24. V. anche Et. VI, 12, 3; VII, 2, 28; 3, 22; 6, 7; 9, 9; XII, 6, 2;
XVII, 7, 58. Varianti di ait sono dicit (Et. VII, l, 23; 2, 35; 5, 3; XII, 7, 55; XX,
4, 2) e dixit (Et. VII, 6, 15; 7, 5; 13; VIII, 6, 16).

247

4
NICOLÒ MESSINA

Talvolta, il nome dell'autore è sostituito, come già riscontrato, da


quidam (Et. XVII, 7, 5) o da poeta (Et. XVII, 7, 26; 40) 124 •
Il secondo schema procede dal semplice (Et. VIII, 11, 78):

Ideo autem Venerem ... unde est:


Frigidus in Venerem senior.

A questo nucleo s'aggiunge poi, come definizione del carattere anonimo


della citazione, proverbium: Recte igitur faciendo... Unde et apud veteres
tale erat proverbium ... 125 • Un'ulteriore variante dello schema oppone illud
a proverbium. La formula regolare è:

Falcis est ... Unde est illud:


Pax me certa ducis placidos curvavit in usus:
agriculae nunc sum, militis ante fui 126 •

È singolare che la maggior parte delle citazioni con chiave unde est illud
appartenga a Virgilio, e segnatamente all'Eneide.
Il terzo schema, caratterizzato dal verbum dicendi in forma imperso-
nale, è proprio di citazioni sacre (Et. III, 21, 3; VII, 8, 16; VIII, 11, 18;
XIX, 31, 14) o anche d'incerto autore: Unde et apud scribas dicebatur:
"Ceram ferro ne caedito" 127 •
L'ultimo schema appare dapprima nella forma della frase nominale:

Unde in Vergilio:
Multa inter se serebant 128 •
per complicarsi con varie espressioni verbali 129 •

124 Lo schema compendiario delle varianti è: Unde+(et)+(autore)+(ait/dicit).


125 Et. IX, 3, 4. V. anche Et. XII, 7, 71. Un'espressione sinonimica (unde et
proverbiale est) si legge in Et. XV, 7, 7.
126 Et. XX, 14, 4. V. anche Et. Xl, 2, 11; 29; XII, 2, 22; XX, 2, 11. Per le
citazioni dall'Eneide v. Et. V, 31, 14; X, 102; XIII, 7, 2; XIV, 8, 32; XV, 2, 3; XIX,
3, l; dalle Georgiche, Et. V, 35, 3; XII, 7, 44; XIII, 11, 8; da altro autore, Et. V,
27, 24; VII, l, 22; XII, l, 11; XIX, l, 8. In un solo caso manca est (Et. XVIII, l, 9).
Lo schema compendiano delle varianti è: Unde+(et)+(est/erat)+(illud!proverbium).
12 7 Et. VI, 9, 2. V. anche Et. VI, 8, 4; XII, 2, 24. Con dictum est v. Et. X, 218;
Xl, l, 98. Lo schema è: unde et+dicitur/-ebatur/dictum est.
12 8 Et. VI, 8, 3 (il verso virgiliano è: Multa inter sese vario sermone serebant).
V. anche Et. VIII, l, 2.
129
Cfr. Et. XIV, 9, 11: Unde et in Evangelio legimus ... Varianti di legimus paio-
no legitur (Et. VII, 2, 34; XII, 4, 43), scribitur (Et. VI, 19, 44) e reperitur (Et. VII,
5, 30). Lo schema compendiario è: Unde (et)+in/apud+Autore/opera+(legimusl
legitur/ scribitur l reperitur ).

248
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

III.2.2.2.10. La chiave di gran lunga più utilizzata è, però, di tipo com-


parativo e s'avvale della congiunzione ut.
Lo schema più ricorrente è ellittico del verbo:

Icon est imago ... ut:


Omnia Mercurio sirnilis, vocemque coloremque
et crines fiavos et membra decora iuventa 130 •

I libri De grammatica e De rhetorica et dialectica, dove per l'argomento


trattato le esigenze d'esemplificazione sono notevoli, offrono la prova della
"familiarità" e delle potenzialità d'uso di ut.
Un secondo schema pone il nome dell'autore:

Fama autem dieta quia ... ut Vergilius:


Fama, malum qua non aliud velocius ullum 131 •

e talvolta ai t, generalmente omesso 132 •


In un terzo schema compare est:

Nam calar urit, ut est:


Uritur infelix Dido 133 ,

Meno frequente è lo schema ut est apud 134 , mentre isolato pare il caso
di ut si dicas: "Ad gloriam Scipionis ascendit" (Et. II, 20, 4), cioè della
trasformazione della comparativa semplice in ipotetica.

130 Et. l, 37, 32. V. anche Et. l, 17, 28; 18, 3; 34, 4; 5; 6; 7; 8; 9; 10; 11; 12;
14; 35, 2; 4; 5; 6; 36, 2; 3; 4; 5; 6; 8; 9; 10; 14; 17; 18; 19; 22; 37, 3; 6; 7;
8; 9; 10; 11; 12; 13; 15; 17; 18; 19; 21; 22; 29; 32; 33; Il, 4, 6; 11, l; 21, 3; 5;
14; 15; 17; 18; 19; 20; 22, 23; 24; 25; 26; 27; 29; 40; 30, 7; III, 20, 2; IV, 6, 18;
IX, 3, 19; 6, 10; 7, 27; X, 76; 100; 101; 136; 154; 158; 203; 211; 221; 242; XIII,
11, 22; XIV, 9, 4; XV, l, l; 2, 18; 3, l; 16, 7; XVI, 21, l; XVIII, 4, 4; 5, 2; 33, l;
XIX, 28, 6; 8; XX, l, 3. D'incerto autore sono le citazioni in Et. I, 36, 13; 37, 3; 4.
In Et. VI, 8, 10 e 11 ut introduce quattro dei comandamenti.
13 1 Et. V, 27, 26. V. anche Et. II, 29, 8; 13; 15; 30, 4; 6; 8; 9; 10; 11; 12; 13;
V, 36, l; X, 62; 199; 270; XI, 2, 11; XIV, 8, 27; XV, 8, 6; XVII, 7, 74; XIX, 12;
31, 12; xx, 10, 2.
132 Lo schema è: ut+autore+(ait). Con ait, v. Et. III, 51, 2. Talvolta la
Wortstellung è diversa: ait non chiude lo schema, ma è posto dopo ut, prima del
nome dell'autore. Cfr. Et. H, 21, 6 (Synonymia est ... ut ait Cicero ... ); IX, 3, 13
(dove confirmat alterna con ait); X, 186.
133 Et. XIII, 10, 8. V. anche Et. II, 21, 8; X, 140; XIII, 10, 8 (con due citazioni

di questo tipo). Lo schema è: Ut est.


134
Et. l, 39, 24; II, 9, 11. Lo schema è: Ut+(est)+apud ... Con la variante
quale est apud .. . , v. Et. l, 36, 14.

249
NICOLÒ MESSINA

Un ultimo schema riecheggia la formula sicut est illud:

... Romam ... autem antea Evander dicitur condidisse, ut est illud:
135
Tunc pater Evandrus Romanae conditor arcis •

III.2.2.2.11. Nelle Etymologiae è possibile individuare ancora altre


chiavi, ma si tratta di formule con frequenza d'uso limitata e non ricon-
ducibili a schemi generali 136 •

III.2.2.3. Chiave: elementi costitutivi.

La chiave, oltre a essere elemento di congiunzione grammaticale-sin-


tattica e logica fra la citazione e il contesto, fornisce l'informazione deil'au-
tore e dell'opera da cui è tratta la citazione.

III.2.2.3.1. Il nome dell'autore, quando è menzionato, è indicato per-


lopiù nel caso diretto 137 •
Un modo singolare di riferire il nome dell'autore è di usare illud seguito
o dall'aggettivo derivato dal nome stesso: Princeps ... sicut est illud Vergi-
lianum ... (Et. IX, 3, 21) o dal genitivo: ... ut est illud Africani ... (Et.
II, 21, 4).
Nell'uso isidoriano a queste indicazioni se ne aggiungono altre vaghe:

135 Et. XV, l, 55. V. anche Et. I, 36, 6; 7; 11; 14; 37, 23; 26; II, 21, 4; III, 39;
XVIII, 7, 10. Tale schema, come già quello con sicut, può subire l'omissione di est:
v. Et. I, 34, 13 (ut illud responsum); 36, 12; 15; 21; 37, 20; 30; XI, 2, 35.
136 Fra tutte paiono notevoli: gli ablativi assoluti: e/amante (Et. VI, 19, 4;
VII, 3, 27), dicente (Et. VI, 19, 45; VII, 3, 27; 8, 19; VIII, l, 3; IX, 5, 15; XI, 2, 20;
XII, 6, 8), festante (Et. VIH, 9, 2), festante et dicente (Et. VUI, 10, 4), /oquente (Et.
IX, 6, 10); le e~pressioni di consenso: secundum illam sententiam (Et. VII, 3, 11),
secundum quod+autore (Et. XV, l, 1), secundum quod scriptum est ... (Et. IX, 2, 4);
e quelle d'opposizione: contra illud quod ait ... (Et. VIII, 5, 43) e contra illudfid quod
scriptum est... (Et. VIII, 5, 49; 50; 68). Numerosi sono i casi riconducibili a:
Ideoquefet ideofsic+ait/dicit/dixitfdicitur/dictum est (Et. III, 4, l; VI, 19, 60; VII,
l, 37; 39; 46; 3, 8; 9; 11; 21; 6, 60; 7, 8; 9; 11; 12; 14; 16; 8, 8; 32; 9, 2; 10; VIII,
7, l; 9, 8; 11, 91; IX, 2, 88; 104; 5, 16; X, 165; 191; 264; Xl, l, 5; XV, l, 22).
Il resto è un apparire episodico di formule, quali: quemadmodum docet ... (Et. X,
155), dantes exemplum de ... (Et. XV, 3, 2), ... ita facit in ... (Et. II, 9, 18), et similia.
137 Non mancano, però, casi di complemento indiretto. Ad es. v. Et. XI, l, 67:
... et hoc est illud apud Tullium .. . , e I, 36, 14; 39, 24; XVII, 9, 29. V. anche Et. VI,
8, · 3: Unde in V ergi/io ... , e VIr, 5, 32; VIII, 5, 68; XIX, l, 10; 23, 2. In Et. VII, 5,
19 si legge: ... per Danielum dicitur ...

250
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

quidam, ille, poeta 138 • Quidam e poeta s'adattano sia a citazioni d'autore
incerto- in tal caso Isidoro ipotizza la paternità d'un tale (Et. I, 3,
8), un poeta (Et. XVII, 7, 26)- sia a citazioni riconducibili ad un autore
dato: Pavo . .. De qua quidam sic ait (MART. 13, 70) ... 139 • Invece, ille segna-
la sempre una personalità famosa, sia usato da solo (Et. VI, 19, 68; IX,
2, 90), sia come elemento centrale di perifrasi, quali: nobilis ille poeta
(Et. VIII, 9, 6), Mantuanus ille vates (Et. X, 44), ambedue elogiative di
Virgilio. un·altra perifrasi è saecularium quidam poetarum (Et. VI, 19, 32),
anch'essa riferita a Virgilio.

III.2.2.3.2. Talvolta Isidoro non cita il titolo dell'opera, ma solo il


nome dell'autore, o perché il contesto implicitamente lo suggeriva (Et. I,
25, 2) o, come nel caso di Clemente, la citazione non poteva che discendere
dall'unica opera autorevole (Et. III, 51, 2), oppure, più verosimilmente,
perché Isidoro copiò la citazione dallo scoliaste in quella forma senza un
rimando completo 140 •
Tranne questi casi, il titolo dell'opera è semp11e indicato insieme al nome
dell'autore 141 • In effetti il tipo: Et in Bucolicis ... (Et. I, 37, 22), con la sola
indicazione del titolo, è attestato esclusivamente, tranne questo excerptum
virgiliano, per citazioni d'origine sacra 142 •
III.2.2.3.3. Quando Isidoro riporta più citazioni da un medesimo testo,
utilizza ai fini d'una migliore comprensione formule didattiche di passaggio:
Prudentius ... sic ait ... Et post paulu!um adiecit ... 143 • Nell'eventualità di

138
Nella classe delle citazioni sacre s'incontrano: propheta (Et. VII, l, 36;
40; 2, 34; 6, 61; 64; XII, 6, 8; XVI, l, l), evangelista (Et. VII, 3, 21), Apostolus
(Et. V, 24, 2; VI, l, l; VII, 2, 40; 3, 8; 4, 10; 6, 60; VIII, l, 2; 3; 2, 6; IX, l, 12;
13; 6, 8; 7, 27; Xl, l, 67; XIX, 8, l; XX, 4, 2).
139 Et. XII, 7, 48. V. anche, sempre con quidam, Et. IX, 2, 91; X, 246; XII, 7,
46; XVI, 2, 8; XVII, 7, 5; XX, 10, 3. Si tratta per lo più di citazioni da Marziale.
Presentante da poeta sono le citazioni in Et. IX, 2, 107; XII, 4, 16; 30; 31; 32; XIII,
l, 5; XVI, 26, 14; XVII, 7, 8; 40; XVIII, 12, 5; XX, 10, l, per lo più da Lucano.
14
0 Cfr. Et. Il, 21, 4; IV, 12, 7; V, 26, 7; IX, 2, 88; X, 188; 223; XVI, 16, 6.
Appartengono a questa categoria le citazioni di riferimento (v. sup. Ill.l.2, p. 238 sg.).
141
V. Et. li, 21, 30; 23, l; XIX, 32 ,4; XX, 11, 9 e Et. Il, 9, 10; 11; 12; 13; 18;
13, l; 21, 45; 29, 8; 13; 15; 30, 9; Vl, 9, 2; VII, 2, 28; VIII, 5, 5; 11, 68;
X, 155; 173; Xl, l, 61; XII, 2, 21; 4, 48; 7, 35; 37; XIV, 8, 41; XVIII, l, 2;
XIX, 23, 5; 29, 3; XX, 2, 24; 11, 4.
142
Ad es. v. Et. VII, l, 7; 2, 3; 9, 9; VIII, 11, 18; IX, 6, 8; 9; 7, 27; XI, l, 4;
XII, 4, 43; XIV, 9, 11; XVI, 6, 2; XIX, 31, 14.
143
Et. VIII, 9, 8; V. anche Et. I, 39, 24 (Clausulas ... ut est apud Horatium ...
deinde sequitur .. .); XVIII, l, 4 (Lucanus ... ltem ... ); II, 18, 2 (... sequitur et aliud
comma ... ); 21, 6 ( ... Et item ... ).

251
. NICOLÒ MESSINA

più prestiti dal medesimo autore, tali formule sono più fortemente caratteriz-
zate da idem: Iniustum bellum ... De quo in Republica Cicero dicit .. . Et
hoc idem Tullius parvis interiectis subdidit ... 144 •

111.2.2.4. Riflessione posteriore.

Nella struttura della citazione isidoriana non esiste una vera e propria
riflessione posteriore, certamente non nei due schemi più ricorrenti di
citazione.
Lo schema più frequente può definirsi a "struttura aperta": la citazione
non è chiusa nel contesto isidoriano, ma le parole del Sivigliano servono
solo da "monture", ed è poi l'autore famoso a concludere Io sviluppo di
Isidoro:

Psittacus ... ex natura autem saluta t dicens: "have", vel "x;a,fp~".


Cetera nomina institutione discit. Hinc est illud:
Psittacus a vobis aliorum nomina discam;
145
hoc didici per me dicere: "Caesar have" •

L'altro procedimento comporta una "struttura chiusa". II contesto, in


cui la citazione è accolta, è come diviso in due parti: dapprima Isidoro fa
le sue affermazioni e la citazione conclude ribadendo e confermando; poi
l'informazione prosegue con notizie non contenute nella prima parte.
Pertanto, la citazione non comporta un'autentica riflessione, che possa
considerarsi sua conseguenza, ma nell'economia del contesto essa ne arric-

144 Et. XVIII, l, 2-3. V. anche Et. XII, 4, 19-20 e 26-27 (Lucanus ... idem
Lucanus .. .). In Et. Il, 29, 13: ... Et alite r ... è usato come termine di passaggio tra
due citazioni, ambedue ciceroniane, ma da opere diverse. Quando sono diversi anche
gli autori, si può incontrare, come in Et. XIX, l, 20, ... Et alibi ...
145 Et. XII, 7, 24. V. anche Et. l, 3, 7; 8; 21, 18; 24, l; 26, 2; 35, 5; 6; 36, 3;
4; 7; 8; 9; 10; 11; 13; 15; 17; 19; 21; 37, 11; 29; 39, 3; Il, 4, 6; 9, 10; 11; 12;
13; 21, 3; 6; 8; 9; 11; 15; 16; 17; 18; 19; 20; 22; 23; 25; 26; 29; 30; 36; 40; 45;
29, 15; 30, 2; 4; 6; 7; 8; 9; 10; 11; 12; III, 41; 66, 3; 71, 19; IV, 12, 2; 6; V, 26, 7;
31, 3; 14; 35, 3; VI, l, l; 8, 3; 11; VIII, 11, 70; 104; IX, 2, 40; 88; 89; 90; 91; 94;
102; 123; 3, 13; 37; 50; 54; x, 9; 40; 100; 110; 136; 154; 155; 179; 203; 211; 218;
221; 242; 243; 278; Xl, l, 47; 61; 72; 3, 38; 4, 3; XII, l, 11; 22; 2, 6; 21; 4, l;
19; 25; 26; 27; 30; 31; 32; 7, 37; 44; 46; 48; 49; 73; 8, 16; XIII, 11, 17; 22; XIV,
3, 33; 6, 35; XV, 6, 4; 13, 8; 16, 7; XVI, 26, 14; XVII, 4, 9; 7, 5; 16; 9, 97; 98;
XVIII, 12, 3; 26, 3; 69, l; XIX, l, 10; 12; 17; 20; 21; 22; 23, 3; 26, l; 5; 28, 8;
29, 3; 31, 12; 14; 32, 6; 33, 3; 8; xx, l, 3; 2, 10; 11; 24; 3, 8; 4, 5; 13; 6, l; 8, l;
10, 3; 11, 4; 14, 4; 9; 15, 1.

252
LE CITAZIONI OLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

chisce una parte e lascia ad Isidoro il compito d'aggiungere ancora parti-


colari alla materia trattata:

Luna dieta quasi Lucina, ablata media syllaba. De qua Vergilius:


Casta fave Lucina.
Sumpsit autem nomen per derivationem a solis luce, eo quod ab eo
lumen accipiat, acceptum reddat 146 •

Tipico è l'uso di autem, ma talvolta il legame fra le due parti in questione


è reso più stringente dal pronome relativo, sebbene anche in questo caso sia
.improprio parlare di riflessione posteriore 147 •
Tuttavia, non mancano casi in cui un commento breve prenda le mosse
dalla citazione e ne permetta una migliore fruizione:

Acyrologia non propria dietio, ut:


Liceat sperare timenti.
Proprium est autem timenti formidare, non sperare 146 •

Anzi, tutta una serie di citazioni presenta una sorta di postilla, variamente
collegata alla citazione, ma sempre in funzione di chiarimento e di sottoli-
neatura dell'affermazione iniziale di Isidoro. Perlopiù è usata la congiun-
zione enim 149 , ma s'incontrano anche, insieme ad altre subordinanti, quia o
quod 150 •
Talvolta la postilla è ridotta ad un'appendice assai breve, che conforta
su questioni particolari di prosodia e metrica (Et. I, 17, 28; 18, 3) o più
spesso realizza l'approfondimento semantico di una o più parole della cita-
zione: Sicut et saecularium quidam poetarum (VERG. Aen. 7, 133): "Nunc",
inquit, "pateras libate Iovi". Libare ergo proprie fundere est ... 151 • Per tale

146 Et. III, 71, 2. V. anche ad es. Et. I, 25, 2; 36, 14; 37, 12; 39, 24; II, 13,
1-2; 21, 4; 23, 1-2; 29, 8; III, 21, 3; 71, 12; IV, 6, 18; V, 27, 26-7; VI, Il, 4-5; IX, l, 12;
2, 107; 3, 19; 64; X, 102; 140; Xl, 3, 6; XII, 4, 16; 38; 5, 9; 7, 42; XIII, 11, 8;
XIV, 6, 42; 8, 17; XV, 7, 4; 16, 6; XVI, 2, 8; 20, l; 21, l; XVII, 9, 22; XVIII, 4, l;
XIX, 23, 2; 4; XX, 2, 36; 5, 3; 12, 4; 14, l.
147 Cfr. Et. IX, 2, 98; XII, l, 30; 4, 20; XIII, 21, 21; XVIII, 7, 9; XX, 2, 13.
148 Et. I, 34, 4. V. anche Et. I, 36, 6; 22; 37, 3; 9; 22; 23; 26; 30; 40, 4; Il,
18, 2; 21, 18; III, 22, 4; IV, 12, 7; VI, 2, 35; 10, l; XV, 2, 18.
149 Et. III, 21, 8. V. anche Et. l, 34, 6; 9; 10; 36, 2; 37, 4; 9; 13; 15; 17; 18;
21; II, 20, 4; III, 39; V, 25, 32; VIII, 9, 10; XII, 4, 29; 6, 45; 7, 21;
XIII, 21, 13; XIV, l, 2; 6, 29; XV, 2, 3; XVII, 7, 24; 26; 9, 31. Per l'uso di nam
v. Et. I, 37, 7; Xl, 2, 30; XIX, 31, 2.
150 Et. VIII, 11, 57. V. anche Et. XI, 1', 46; 2, 14; XIII, 21, 34; XVII, 4, 7;
7, 32; XIX, 3, 4. Con dum v. Et. l, 34, 7; 37, 6; 8; con ut, Et. XI, l, 98.
151 Et. VI, 19, 32. V. anche Et. I, 30, 2; IX, 2, 125; XVII, 7, 40; XIX, 24, l; 10.

253
NICOLÒ MESSINA

funzione esplicativa Isidoro usa varie formule di collel!"amento, tra le quali


id est è la più ricorrente 152 •
Nelle Etymologiae, infine, è possibile riscontrare il procedimento se-
condo cui Isidoro riporta a commento conclusivo della citazione le conse-
guenze più immediate, che essa provoca:

Sistrum ab inventrice vocatum. Isis enim regina Aegyptiorum


id genus invenisse probatur. Iuvenalis:
Isis et irato feriat mea lumina sistro.
Inde et hoc mulieres percutiunt, quia inventrix huius generis
mulier. Unde et apud Amazonas sistro ad bellum feminarum exer-
citus vocabatur 153 •

In conclusione, se è improprio postulare nella struttura della citazione


isidoriana una riflessione posteriore, quale ad esempio è avvertita da
Maurice Testard nelle citazioni ciceroniane di Agostino, tuttavia non man-
cano forme di commento posteriore, in funzione di clausola.

III.3. Motivazioni e finalità delle citazioni classiche delle Etymologiae: .


proposta di classificazione.

Per rispondere alla domanda: perché Isidoro cita? cioè, più esattamente,
sotto la spinta di quale motivo e per quale scopo, pare assai utile lo studio
di Wilhelm Krause sulla citazione come "psychologisches Phanomen", in
cui si propone una classificazione in "Autoritatszitat", "Hinweiszitat",
"Materialzitat", "polemisches Zitat", "Hilfszitat", che per tanti versi risulta
adattabile al caso isidoriar.o 15\ Anzi, proprio la terminologia krausiana ~
stata seguita per la nostra proposta di classificazione delle citazioni delle
Etymologiae.

III. 3 .l. A utoritiitszitate.

Nelle Etymologiae non è facile individuare Autoritiitszitate, almeno


come li intende Krause. Infatti, Isidoro generalmente non cita per nomi
152 Et. l, 36, 12. V. anche Et. V, 26, 17; VI, 19, 68 ; IX, 3, 41; X, 70; 186;
216; 223; 246; Xl, l, 67; XX, 11, 7. Con hoc est v. Et. V, 24, 3; X, 165; XVI, 6, 2;
18, l. Con quasi, Et. IX, 2, 82; X, 62; XIX, 23, 5; XX, 9, 9. Con pro, Et. l, 34, 11;
37, 9; 19; VII, l, 9; IX, 3, 21; XVII, 7, 51. Con prout, Et. XI, 2, 29.
153 Et. III, 22, 12. Con Hinc, unde, inde, v. anche Et. l, 36; VI, 19, 42; VIII,
l, 2; X, 199; Xl, l, 109; XII, l, 25; XV, 3, 2; XVII, 7, 50; XVIII, 7, 7; XX, 3, 2.
154 W. KRAUSE, op. cit., pp. 53-6.

254
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

d'autore e titoli d'opera, secondo il procedimento così schematizzabile:


ignoro i dati del problema o non ne ho approfondita conoscenza; ipse dixit;
è condizione sufficiente menzionare il suo nome; la mia fiducia è completa
e così spero anche per i miei lettori. Da questo punto di vista, forse solo le
citazioni "morfologicamente" definite di riferimento o allusioni sono avvi-
cinabili, se non del tutto assimilabili, alla definizione di Krause. Si tratta,
per l'appunto, di citazioni che, se non si limitano a fare il nome dell'autore
o il titolo dell'opera, tuttavia puntano tutta la loro credibilità sull'autorità
del poeta, o del prosatore, rievocato:

Octo genera poenarum in legibus contineri Tullius scribit: id


est damnum, vincula, verbera, talionem, ignominiam, exilium, ser-
vitutem et mortem 155 •

Ma, se si esce fuori dall'ambito delle citazioni "indirette", numerose


sono le occasioni d'incontrare loci citati diretti, che s'impongano al lettore
per la loro autorità, sia che si trasmetta un messaggio autorevole in sé:
Obsequium amicos, veritas odium parit 156 o un'opinione illuminante l'affer-
mazione che l'introduce: Fama, malum qua non aliud velocius ullum 157 ,
sia che si attesti l'accezione particolare d'una parola (ad es. Et. X, 179;
243; 278) o si ridimensioni implicitamente il concetto di vitium, per l'uso
autorevole di alcuni "errori":

Amphibolia, ambigua dictio... ut illud responsum Apollinis ad


Pyrrhum:
Aio te, Aeacida, Romanos vincere posse 158 •

In ogni caso, è evidente la tendenza isidoriana a valersi della autorevolezza


ora di Terenzio e Virgilio, ora di Ennio, cioè di poeti creatori d'una tradi-
zione letteraria. Talvolta, però, l'autorità non è data dal nome e dalle
parole dell'uno o l'altro autore della tradizione letteraria, ma dalla tradi-
zione tout court, nella forma della citazione anonima. E non si tratta solo
di espressioni proverbiali: Qui inimicus est, etiam in scirpo nodum quae-
rit 159 , ma anche di formule consuetudinarie d'ambiente diverso: militare

155 Et. V, 27, 4. V. inoltre sup. III.l.2, p. 238 sg. e n. 96.


156 Et. Il, 9, 11. Col medesimo carattere sentenzi oso v. anche Et. l, 36, 11;
17; X, 9; XX, 6, l. Informazioni accreditate forniscono le citr?;oni in Et. Xl, l, 5;
XVI, 26, 14; XVII, 3, l e passim.
157 Et. V, 27, 26. V. anche Et. VIII, 7, 5; XIII, 21, 23; xn.r 8, 37; XV, 16, 6;
xx, 15, l.
158 Et. l, 34, 13, ma v. anche le altre citazioni di questo capitolo de vitiis.
159 Et. XVII, 9, 97. V. anche Et. IX, 3, 4; X, 140; XII, 2, 24; 7, 71; XV, 7, 8.

255
NICOLÒ MESSINA

(Et. IX, 3, 54; XX, l, 11), religioso (Et. X, 165), popolare (Et. X, 264).
Ma, in verità, Isidoro pare sempre riconoscere autorità ad ogni cita-
zione e sottolinearla, ricorrendo alle opinioni degli auctores anche nei casi
in cui il lettore non si sarebbe aspettato tanto, come quando Plauto soccorre
l'informazione sui cocula (Et. XX, 8, l) o quando un Valgio è citato accan-
to a Livio e Lucilio 160 • Nessuna meraviglia, però, se si tiene conto che nel
Medioevo "tous les auteurs font également autorité" 161 e se si ricorda come
una lettura anche superficiale delle Etymologiae, specie dei primi due libri
e dei libri "antiquari" della seconda decade, rivela l'intento strumentale del
ricorso all'opinione degli antichi. D'altra parte, quale citazione può non
essere strumentale, se il citante sempre se ne appropria per avvalorare le
sue posizioni?

III.3.2. Hinweiszitate.

Anche la definizione di "Hinweiszitat" non pare ampiamente utilizza-


bile nella classificazione delle citazioni delle Etymologiae. Sembrano avere i
caratteri di Hinweiszitate solo le citazioni "morfologicamente" definite di
contenuto o accenni.
Emblematica risulta la citazione da Plinio Secondo: Nam Plinius dicit
animalia cum acutis unguibus frequenter parere non posse ... (Et. XII, 2,
9). Innanzi tutto, Isidoro non riporta che solo un'eco del passo pliniano;
poi, accettando l'opinione di Plinio come assioma, egli indica con precisione
l'autore presso il quale è possibile approfondire l'argomento dell'unica
gravidanza dei felini. Osservazioni analoghe è possibile fare, studiando gli
altri accenni delle Etymologiae (v. sup. III.l.3, p. 239 sg.): tutti appaiono,
più o meno, "citazioni d'indicazione".

III.3.3. Materialzitate.

Il modo di lavorare di Isidoro, il suo stile di Kompendiator, presuppon-


gono il concetto di "Materialzitat". L'incipit del De terra et partibus eius
con le opinioni giustapposte di Sallustio e Lucrezio, precedute da Gen. l,

°
16
Cfr. Et. XIX, 4, 8-10. Valgio, Livio e Lucilio sono chiamati in causa come
puntelli autorevoli della descrizione di tre tipi diversi di fune, usati sulle navi:
remulcum, struppi, catapirates.
161 E. R. CURTIUS, op. cit., p. 59.

256
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

1O 162 , si qualifica come esempio probante di Materialzitat. Isidoro pare


sentire la necessità di concentrare all'inizio della trattazione dell'argomento
quante più può asserzioni appropriate, ma l'avere messo insieme una sorta
dì florilegio iniziale non gli impedisce di utilizzare in seguito altre citazioni.
Tuttavia, non solo gli esordi di capitoli o libri hanno il carattere di
"citazione materiale-documentaria": interi capitoli, infatti, si rivelano
intessuti di citazioni diverse, poste in serie ad illustrare ora le parti delle navi,
le vele, le funi (Et. XIX, 2-4), ora vitia, metaplasmi, schemata, tropi (Et. I,
34-7). E Isidoro, da valente Musivkunstler, dispone le varie tessere così
da consegnare al lettore materiale organizzato e documentato, come meglio
·può, ai fini di un'informazione e una comprensione più complete. Da questo
punto di vista, le Etymologiae nel loro insieme sembrano quasi un grande
Materialzitat.

III.3.4. Polemische Zitate.

L'atteggiamento corrente di Isidoro verso le sue fonti è di assenso e


consentaneità. Non manca, però, qualche opposizione, come quando a
Lucrezio, che considera superstizione le cose celesti e divine, quae super
nos stant, egli ribatte: se d male dicit 163 •
Tuttavia, non è questo il luogo di trattare di eventuali polemiche impli-
cite al contesto, ma di rivolgere l'attenzione alle citazioni esplicitamente
polemiche, che compaiono dove massima è l'autorevolezza di Isidoro ve-
scovo, nel capitolo de haeresibus Christianorum:

Ariani ab Ario Alexandrino presbytero orti sunt, qui coaeternum

162 Et. XIV, l: Terra est in media mundi regione posita ... Proprie aule m terra
ad distinctionem aquae arida nuncupatur, sicut Scriptura ait (Gen. l, 10):
"Quod vocaverit Deus terram aridam". Naturalis enim proprietas siccitas est terris;
nam ut humida sii; hoc aquarum affinitate sortitur. Cuius motum alii dicunt ventum
esse in concavis eius, qui motus eam movet. Sa Il u s t i u s (Hist. 2, fr. 28): "Venti
per cava terrae citatu rupti aliquot montes tumulique sedere". A/ii aquam dicunt
genetalem in terris moveri, et eas simul concutere, sicut vas, ut dicit L u c re t i u s
(6, 555). A/ii ... V. anche ad es. Et. VIII, l; XIII, l; XV, l; 2; 3; XVIII, l.
163 Et. VIII, 3, 7. V. anche Et. XI, l, 7: Anima autem a gentilibus nomen
accepit, eo quod ventus sii. Unde et Graece ventus éivq.toc dicitur, quod ore trahentes
aerem vivere videamur: sed apertissime falsum est, quia multo prius gignitur anima
quam concipi aer ore possit, quia iam in genetricis utero vivit. L'elenco potrebbe
continuare con i paragrafi dedicati alle eresie (VIII, 3; 4) e alle filosofie "gentili"
(VIII, 6), rispetto a cui è chiaro che Isidoro, come vescovo della Chiesa, si pone in
polemica.

257
NICOLÒ MESSINA

Patri Filium non agnoscens, diversas in Trinitate substantias adse-


ruit, contra illud quod ait Dominus: "Ego et Pater unum sumus" 164 •

La comparsa della preposizione avversativa contra è di per sé indicativa,


ma occorre precisare i termini della questione.
Secondo Krause, "nel caso della citazione polemica il citante contrasta
del tutto o in parte con l'opinione del citato" 165 e pertanto, a rigore, poiché
Isidoro non contrasta l'opinione di Giovanni, la citazione non potrebbe
definirsi "polemisch". Ma l'opposizione c'è e la carica polemica, l'obiettivo
di essa, risiede piuttosto nella presentazione del luogo evangelico. In pra-
tica sono rovesciate le parti indicate da Krause: rispetto a Isidoro, nella
parte di chi relata refert, Ario diviene il citato e Giovanni il citante, come
se fosse: Cristo e il Padre sono un'unica cosa e non come Ario dice: "Non
sono consustanziali". In ogni modo, la vis polemica della citazione è indi-
scutibile: Isidoro consente col citato (Giovanni), ma contro chi nega la
verità rivelata dalle parole dell'Evangelista.

III.3.5. Hilfszitate.

Applicabilità maggiore ha senza dubbio la definizione di "Hilfszitat".


Prima d'ogni più approfondita analisi tutte le citazioni delle Etymologiae
sembrano essere Hilfe, aiuto, soccorso, appoggio. Ma, fuori dalle genera-
lizzazioni, in primo luogo occorre rivendicare per gli Hilfszitate isidoriani
uno spazio specifico, delimitabile per esclusione dopo le precedenti proposte
di classificazione; e in secondo luogo è opportuno distinguere ragioni e fini
diversi, per cui Isidoro si valga del puntello d'una citazione autorevole,
cioè "qualificare" il puntello.
Quanto alle ragioni, il retroterra della "citazione ausiliaria" pare costi-
tuito da un duplice stato d'animo: da un Iato, la consapevolezza dei termini
della questione e il possesso di talune nozioni in proposito; dall'altro, l'obbli-
go intellettuale, anche morale, di verificare passo passo le proprie posizioni,
controllarne l'espressione in termini d'informazione e di messaggio a terzi,
cercare le prove idonee a confermare le conclusioni raggiunte. Con questo
non s'intende ipotizzare, né tanto meno difendere, l'immagine d'un Isidoro
erudito scrupoloso, in guardia quasi verso se stesso, animato nel citare da
sicuro spirito e metodo, ché anzi in diverse occasioni si sono lamentate

164
Et. VIII, 5, 43. V. anche Et. VIII, 5, 49; 50; 68.
165 W. KRAUSE, op. cit., p. 55.

258
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

inesattezze e superficialità metodologiche 166 • Ma, detto questo, non si può


far carico al Sivigliano di intenzioni che non erano sue, e dunque di respon-
sabilità che non gli erano proprie. Non era un'antologia di citazioni classiche
(e sacre) che Isidoro intese tramandare ai posteri, ma tutto un patrimonio
culturale, di cui erano necessario puntello le opinioni degli antichi riferite,
sia fedelmente, che con manipolazioni, ma sempre in maniera, più o meno
evidentemente, funzionale al contesto immediato e al disegno delle Etymo-
logiae: la ricostituzione dell'unità del sapere antico.
Quanto ai fini, le funzioni fondamentali degli Hilfszitate sembrano
cinque: confermare, corroborare, esemplificare, illustrare, "cristianizzare".
·È superfluo naturalmente rammentare che la sottoclassificazione, tentata
e proposta, è solo didattica: in vivo, nella lettura delle pagine isidoriane,
non è facile discernere dove una citazione confermi o corrobori, esemplifichi
o illustri, e non piuttosto assolva insieme tutte queste funzioni.

III.3.5.1. Citazioni asseverative.

È stato più volte detto che l'opera, per la quale Braulione pregò tanto
Isidoro 167 , si poneva come tentativo di summa organica del patrimonio
dell'antichità. Allora, Isidoro, nel ruolo del conservatore e del trasmettitore
d'una cultura, raccoglie e consegna un'eredità che s'esprime con la voce
stessa di quanti più contribuirono ad accumularla. Le citazioni, comunque
raccolte, diventano cioè lo strumento più efficace per partecipare l'antichità
ai posteri, ma anche un elemento fondamentale per far acquistare credi-
bilità, di fronte al lettore, alle notizie riferite.
La chiave De quajquo/quibus, nel senso di "sull'argomento concorde-
mente l'opinione di ... è ... ", pare propizia a introdurre tale tipo di Hilfszi-
tat per eccellenza:

Dammula vocata, quod de manu effugiat: timidum animal et


inbelle; de quo Martialis:

11>6 Adattabile al caso isidoriano l'opinione di H. HAGENDAHL, op. cit., p. 304:


'This kind of accuracy is appropriate to philological method and is uncalled for in
quotations which serve more as a Iiterary adornment than as matter-of-fact infor-
mation".
167 IsiD., ep. IV {ed. LINDSAY): Quaesivi et quaero, etiam pulso; unde et clamito
ut aperias ... audi voce m meam, tot interiacentibus terris: "redde, redde, quod de bes".
Nam servus es, servus Christi et Christianorum, ut illic sis maior omnium nostrorum,
et quam nostri causa tibi conlatam praesentis, gratiam sitientibus animis scientiaque
fame cruciatis inpertire non dedigneris.

259
NICOLÒ MESSINA

Dente timetur aper, defendunt cornua cervum:


inbelles damae quid nisi praeda sumus? 168 •

In tale funzione di conferma s'incontrano anche citazioni presentate


da unde che, nel senso di "per l'appunto, proprio per questo motivo, l'opi-
nione di ... è ... " ovvero più semplicemente di "onde", pare più puntuale
di De qua/ quo l quibus nell'indicare la conseguenza:

... hiems, nova, adulta et praeceps sive extrema. Unde est illud:
Extremae sub casu hiemis 169 •

III.3.5.2. Citazioni additive.

Tuttavia, la citazione non è un elemento soltanto decorativo e tale da


non corroborare l'informazione, cioè soltanto un suggello o un certificato
di credibilità d'un'affermazione isidoriana. La citazione si rivela un'apprez-
zabile Hi/fe, aggiungendo contenuti nuovi, che il contesto immediato, ma-
gari volutamente, ignora:

Cerae litterarum materies, parvulorum nutrices, ipsae:


Dant ingenium pueris, primordia sensus 170 •

Si tratta di citazioni a tal punto "incorporate" al contesto, che sottrarle


significa davvero diminuire o cancellare un messaggio; e la loro forza è
proprio nell'essere essenziali al testo. È da escludere la superfluità avverti-
bile nel caso degli Hi/fszitate asseverativi, una superfluità però -è onesto
ammetterlo-- lamentabile oggi e con le conoscenze odierne dell'antichità
profonde grazie alle fatiche di molti, non ultima quella paziente di Isidoro.

III.3.5 .3. Citazioni esemplificative.

Gli Hilfszitate senza dubbio più numerosi sono utilizzati da Isidoro al


fine d'esemplificare. Di preferenza agganciati al contesto tramite ut o sicut,
essi esercitano la funzione d'esempio in diversi domini, ma le più praticate

168 Et. XII, l, 22. V. anche Et. XII, 2, 21; 37; 7, 46; XIX, 3, 4; 23, 3; XX, 4, 5.
Cfr. ·inoltre sup. III.2.2.2.3, p. 244 sg.
169 Et. V, 35, 3. V. anche ad es. Et. V, 31, 3; XII, 7, 55; XVI, 20, 11; XX, 2, 24.
Cfr. inoltre sup. III.2.2.2.9, p. 247 sg.
170
Et. VI, 9, l. V. anche Et. VI, 19, 42 ; VIII, 11, 58 ; X, 244.

260
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

sono l'esemplificazione grammaticale e quella retorico-dialettica, che costi-


tuiscono preziosamente il corpo dei libri I e II.
A proposito dell'esemplificazione grammaticale è interessante osservare
che Isidoro non utilizza solo esempi "d'autore", anzi i capitoli I, 7-10 e
12-4 171 provano il contrario, caratterizzati come sono da lunghe serie
d'esempi rilevati dall'uso corrente della lingua scritta 172 • La medesima
osservazione è possibile fare, leggendo i capitoli II, 28-9, dove non sono
esemplificati con citazioni da opere classiche tutti i sillogismi dialettici e le
quindici definizioni, tranne la settima, la dodicesima, la quattordicesima
(Et. II, 29, 8; 13; 15), per le quali Isidoro cita Cicerone. Proprio l'uso vasto
e parallelo di questa esemplificazione "volgare" induce a ritenere allora
che il Sivigliano riconosca all'esempio "autorevole" un valore che supera
lo specifico grammaticale, retorico, dialettico. Si tratta cioè di una questione
di gusto, oltre che di efficacia espositiva 173 •
Fuori dai libri I e II, il caso costHnte è quello dell'esempio tout court,
con caratterizzazioni variabili da situazione a situazione e complicate dd
sempre presenti esigenze di conferma:

Ferrugo color est purpurae subnigrae quae fit in Hispania, ut:


Ferrugine clarus Ibera 174 •

III.3.5.4. Citazioni illustrative.


Alcuni Hilfszitate sembrano solo frutto d'una reminiscenza letteraria,
occasione di sfoggio d'erudizione, e pertanto, in apparenza, svolgono un
ruolo non essenziale di "illustrazione".
Premesso che illustrare è usato nel senso di rendere illustre, cioè lumi-
noso e nobile, è però difficile qualificare inessenziale:

Rota dieta quod quasi ruat: est enim machina de qua e flumine
a qua extrahitur. Lucretius:

171 I capitoli trattano rispettivamente: de nomine, de pronomine, de verbo, de


adverbio, de coniunctione, de praepositione, de interiectione.
172 Cfr. Et. I, 35, 2, dove coesistono l'esempio "volgare": Prothesis adpositio i11
principio verbi, ut ("gnato" pro "nato" et "tetulit" pro "tulit"], e quello "autore-
vole": Epenthesis adpositio in medium, ut (VERO. Aen. 3, 409): ("Maneant in relligione
nepotes", pro "religione"].
173 Estremo e riduttivo pare il giudizio di M. RoGER, op. cit., p. 200: " ... et
c'est là en quoi il est plus près de Gregoire le Grand, en quoi il accorde l'usage des
classiques avec la répulsion qu'il affichait pour eux, il leur emprunte seulement des
définitions, des faits et des mots; nulle part, il ne témoigne qu'il ait été touché par
la beauté de l'eloquence cicéronienne ou de la poésie classique".
174 Et. XEX, 28, 6. Ad es. v. anche Et. rv, 6, 18; XIX, 12; 28, 8; XX, l, 3; IO, 2.

261
NICOLÒ MESSINA

175
In ftuvio versare rotas atque austra videmus •

dal momento che la citazione è funzionale al contesto e ne "illustra"


significato e anche forma, consentendo di godere di una linea intera di
Lucrezio.

III.3.5.5. Citazioni cristiane.

Nell'opera d'uno scrittore come Isidoro, che ha accettato il compro-


messo profano-sacro di Girolamo e Agostino, apparirà strano il supporre
l'esistenza di citazioni intese a "cristianizzare", tanto più nelle Etymologiae,
dove il compromesso è evidente e a tutto vantaggio della cultura profana.
Ma chi legge il libro VII e i contigui VI e VIII, non può che parlare di
citazioni "cristianizzanti", o almeno "cristiane", cui è affidato il compito
d'indicare la direzione della verità.
Se Isidoro non avverte il senso di colpa di Salviano o Paolina 176 , ma
nell'uso indifferenziato della letteratura pagana e delle Scritture segue
piuttosto l'esempio di Girolamo, tuttavia l'avere voluto porre accanto a
Nevio, cantore della Tarentilla, Prov. 6, 13: annuit oculo, terit pede, digito
loquitur (Et. I, 26, 2) rivela l'intenzione, confermata da altri luoghi delle
Etymologiae, di allineare l'autorità letteraria sacra a quella profana, in una
parola l'intenzione di "cristianizzare".
Ma questo non può stupire in Isidoro, Hispalensis episcopus e, tuttavia,
artefice del miracolo della conservazione e della trasmissione dell'eredità
pagana classica.
NICOLÒ MESSINA

17 5 Et. XX, 15, l. V. anche ad es. Et. III, 22, 12; VIII, 11, 68; XII, 4, 42;
XVI, 5, 19 Xl!X, l, 22; 4, 10; XX, 12, 4; e sup. III.2.2.2.2, p. 243 sg.
176 H. HAGENDAHL, art. cit., p. 115, riferisce che Salviano nel De gub. Dei fa
precedere la citazione profana da un'ampia giustificazione, mentre Paolino fa atto di
~ontrizione dopo averla inserita.

262
APPENDICE

Contributo alla costituzione di un canone delle auctoritates isidoriane

In appendice pare utile proporre un quadro d'insieme degli autori antichi


citati nelle Etymologiae, indicando per ciascuno di essi il totale delle cita-
zioni e la percentuale rispetto al numero complessivo di citazioni "profane"
nell'enciclopedia. Inoltre, si indicherà la quantità dei casi in cui la citazione,
nella forma diretta e di accenno, è corredata dal nome dell'autore, e la
percentuale di questi casi rispetto al totale delle citazioni di ciascun autore.
In effetti, non è possibile che Isidoro abbia avuto una ragione a men-
zionare certi autori e a menzionarli più o meno frequentemente? In secondo
luogo, le percentuali possono aiutare a scoprire il posto di ciascun autore
nella gerarchia delle "autorità" isidoriane e, volendo, anche il livello di
conoscenze letterarie dei potenziali lettori delle Etymologiae.
Nella tavola II si riporta invece un semplice elenco degli autori latini
che Isidoro cita per allusione. Come si noterà, alcuni autori vi compaiono
per la prima volta, esplicitamente menzionati, mentre altri si ritrovano anche
nella tavola l.

TAVOLA I*

Autore A B c D

Afranio ...... ... 4 0,6 3 75


Alessandro... .. . .. . l 0,1 l 100
Atta ............... l 0,1 l 100
Augusto ......... l 0,1 l 100
...
Calvo ............ l 0,1 l 100
Carmen de pond .... 2 (l+ l) 0,3

* Legenda: A) totale delle citazioni dell'autore (tra parentesi si indica il valore


delle letterali e degli accenni, mentre in mancanza di parentesi le citazioni s'intendono
tutte letterali); B) percentuale rispetto al totale degli autori citati; C) numero di citazioni
con esplicita menzione dell'autore (per i valori tra parentesi, v. sub A); D) percentuale
rispetto al totale delle citazioni dell'autore.

263

J
NICOLÒ MESSINA

Autore A B c D

Catone ............ 3 0,5 3 100


Catullo ............ 2 0,3 l 50
Cecilia... . ........ 2 0,3 2 100
Cesare ...... . ..... l 0,1 l 100
Cicerone ......... 57 (55 +2) 9,7 39 (37+2) 68,4
Cinna ............ 3 0,5 3 100
Dorcazio ......... l 0,1 l 100
Elio Stilone . . . . .. l 0,1 l 100
Ennio ............ 12 2,0 9 75
Frontone ......... l 0,1 l 100
Giovenale ......... 8 1,3 6 75
Gracco ............ 2 0,3 2 100
Livio ............ l 0,1
Livio Andronico ... l 0,1 l 100
Lucano ............ 45 7,6 32 71,1
Lucilio ............ 9 (8 +l) 1,5 6 (5 +l) 66,6
Lucrezio ......... 13 (12+1) 2,2 11 (10+ l) 84,6
Macro ............ 2 0,3 2 100
Marcio ............ l 0,1 l 100
Marziale ......... 14 (13 +l) 2,3 3 21,4
Mecenate ......... l 0,1
Munazio ......... l 0,1 l 100
Nevio ............ 5 0,8 4 80
Nigidio ............ 2 0,3 2 100
O mero latino . . . . . . l 0,1 l 100
Orazio ............ 15 2,5 15 100
Ovidio ............ 15 2,5 12 80
Pacuvio ............ l 0,1 l 100
Palladio . . . . .. . .. l 0,1
Persia ............ 11 1,8 8 72,7
Petronio . .. . .. . .. 2 0,3 l 50
Plauto ............ 16 (15+1) 2,7 14 (13+1) 87,5
Plinio ............ 6 (l +5) 1,0 6 (l +5) 100
Properzio ......... l 0,1 l 100
Publilio ............ l 0,1 1 100
Rutilio Lupo . . . . .. l 0,1
Rutilio Rufo . . . . .. l 0,1 l 100

264
LE CITAZIONI CLASSICHE NELLE ETYMOLOGIAE DI ISIDORO DI SIVIGLIA

Autore A B c D
-
Sallustio . .. . . . . .. 17 (10+ 7) 2,9 17 (10+7) 100
Scipione ......... 2 0,3 2 100
Stazio ............ 2 0,3 2 100
Suetonio ......... 4 (2+2) 0,6 4 (2+2) 100
Terenziano ..... . ... 2 (l+ l) 0,3 2 (l+ l) lO
Terenzio ......... 14 2,3 8 57,1
Turpilio ......... l 0,1 l 100
Valgio ............ l 0,1 l 100
Varrone Atacino ... l 0,1 l 100
V arrone Reatino ... 5 (3 +2) 0,8 5 (3 +2) 100
Virgilio ............ 266 (260+6) 45,4 108 (103 + 5) 40,6
--
585 (555 + 30) 100 351 (324+27) 60

TAVOLA Il**
Autore A B c
Apuleio ........... . 2
Cesare ................ .. 7 l 50
Cicerone ................. . 8 57 12,3
Donato ................. . 5
Livio inc . ................. . l
Lucilio .................... . l 9 lO
Lucrezio .............. . l 13 7,6
Orazio .. ..... . ......... . l 15 6,2
Plinio .. . ........... . l 6 14,2
Terenzio .............. ... . l 14 6,6
Tiziano ................ ... .. l
V arrone Reatino ........ . .. . 22 5 81,4
Verrio Fiacco .. . .. . .. . .. . l
Vittorino ................. . 2

48 120 ( +465) 7,5


** Legenda: A) totale delle allusioni all'autore; B) somma delle citazioni letterali
e degli accenni (v. sup. tav. l): 465=585-120; C) percentuale delle allusioni rispetto
al totale delle citazioni degli autori (A+ B): v. anche sup. p. 237, n. 93.

265

l
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