Sei sulla pagina 1di 2

Modelli atomici classici

Dati sperimentali che si andavano accumulando suggerivano lidea che latomo non fosse in realt il
costituente ultimo della materia, ma che possedesse una struttura interna costituita di particelle
elettricamente cariche. Al fine di descrivere e giustificare in modo adeguato le nuove caratteristiche
che si evidenziavano a livello subatomico vennero creati, nei primi anni del 900, diversi modelli
atomici.

2.1 La struttura interna dellatomo


I primi indizi sullesistenza di una struttura interna dellatomo si ebbero con la scoperta
dellelettrone e la constatazione che tale particella poteva essere estratta da qualsiasi tipo di atomo e
doveva pertanto essere considerata un costituente comune di tutti gli atomi.

La scoperta dell'elettrone avvenne grazie ad una serie di esperimenti condotti durante gran parte
dell'Ottocento sulla conduzione elettrica attraverso i gas rarefatti.

Fin dal 1838 Faraday aveva osservato, effettuando esperienze di scariche elettriche in atmosfera
gassosa rarefatta, strani fenomeni, quali striature, spazi oscuri, senza peraltro essere in gradi di
interpretarli. Nel 1858 J. Plcker ebbe l'idea, in seguito rivelatasi estremamente proficua, di
avvicinare un magnete alla scarica per verificarne gli effetti. Non vide nulla di interessante poich il
vuoto non era sufficientemente spinto. Nel 1869 J.W.Hittorf riusc ad ottenere dentro i tubi di
scarica un vuoto migliore e cominci a vedere quelli che noi oggi chiamiamo raggi catodici.

L'apparecchiatura utilizzata, ideata da Crookes (tubo di Crookes o tubo di scarica), costituita da


un tubo di vetro alle cui estremit sono saldati due elettrodi metallici collegati con un generatore di
corrente continua con una differenza di potenziale di circa 10.000 volts. All'interno l'aria viene
sostituita con un gas qualsiasi.

Si collega il tubo con una pompa del vuoto che fa diminuire gradatamente la pressione interna.
Finch la pressione superiore a 0,4 atm tra i due elettrodi si producono normali scariche elettriche,
del tutto simili ai fulmini atmosferici.

Al di sotto di tale valore la scintilla scompare per lasciare il posto ad una luminosit diffusa che, a
pressioni di circa 10-6 atm, interessa via via tutto il gas. In queste condizioni il vetro di fronte al
catodo emette una debole luminescenza (fluorescenza).

Tale fenomeno fu messo in relazione con possibili radiazioni che potevano essere prodotte dal
catodo e che Goldstein in seguito chiam raggi catodici.

Oggi si sa che si tratta di elettroni che vanno dal catodo allanodo rendendo la parete cje
compliscono fluorescente, ma allora non si sapeva che si trattasse di radiazioni luminose o
corpuscolari. Si sapeva solo che si propagavano in linea retta dal polo negativo a quello positivo.
Infatti un oggetto metallico frapposto sul loro cammino proiettava nettamente la sua ombra.

Nel 1895 finalmente, Perrin, osservando che un elettroscopio colpito dalla radiazione catodica si
elettrizzava negativamente, dimostr che i raggi emessi dal catodo erano dotati di carica negativa.
Altri esperimenti condotti sui raggi catodici dimostrarono che doveva trattarsi di particelle (lo stesso
Crookes aveva trovato che i raggi catodici erano in grado di mettere in rotazione, colpendola, una
minuscola ruota a pale, interposta sul loro cammino).

Daltra parte lidea che anche lelettricit potesse avere una struttura particellare non era nuova,
essendo gi stata avanzata dal fisico tedesco H.L.Helmholtz (1881), il quale aveva suggerito che, la
materia aveva una strutura discontinua, formata cio da particelle (atomi e molecole), allora era
necessario fare la stessa ipotesi anche per lelettricit
Solo ipotizzando lesistenza di atomi di elettricit potevano essere infatti facilmente interpretate le
leggi dellelettricit scoperte da Faraday quasi mezzo secolo prima, secondo le quali ci una
proporzionalit rigososa tra la quantit di materia che viene decomposta dal passaggio di una
corrente elettrica e la quantit di corrente elettrica utilizzata.
In pratica si poteva pernsare che per decomporre un certo numero di particelle di materia fosse
sempre necessario un certo numero di particelle di elettricit.

Lidea che gli elettroni rappresentasseo un costituente fondamentale, comune a tutti gli atomi,
venne definitivamente avvalorata dalla determinazione da parte di Thompson (1897) del rapporto
carica/massa (e/m)9 dellelettrone.
Il valore cos trovato infatti uguale eper tutti gli elettroni e non cambia se si sostituisce il tipo di
materia che forma il catodo emittente e il gas presente nellapparecchiatura.
Tale valore risultava quasi 2000 volte maggiore del corrispondente valore e/m tra carica e massa
dello ione idrogeno, misurato tramite elettrolisi. Se supponiamo che la carica e dellelettrone sia
uguale e contraria a quella dello ione idrogeno (al fine di garantire la neutralit dellatomo di
idrogeno), il rapporto tra i due valori diventa automaticamente un rapporto tra masse. Le particelle
che formavano i raggi catodici risultarono cosi sorprendentemente possedere una massa quasi 2000
volte inferiore a quella del pi piccolo atomo conosciuto. Si cominci dunque a tirenere plausibile
lipotesi che gli atomi non rappresentassero il gradino ultimo della materia, ma potessero anchesi
essere composti di particelle pi piccole.

Esperienza di Thompson

A) Un campo magnetico di intensit H devia una particella in movimento ed elettricamente


carica con forza perpendicolare al vettore velocit.

Applicando ad un tubo di Crookes un campo magnetico di intensit H, perpendicolare al


moto della radiazione catodica, gli elettroni, aventi arica e e velocit v, sono sottoposti ad
una forza F=Hev che li costringe a muoversi, allinterno del campo, lungo una traiettoria
circolare di raggio r. il valore di r pu essere calcolato sulla base della posizione assunta dal
punto fluorescente sullo schermo di Zn, rispetto alla direzione rettilinea. Poich F=ma e
laccelerazione centripeta vale a=v2/r, possiamo scrivere: