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Logica Buddista

L'inferenza o giudizio inferenziale

Le fonti del sapere


Tutto ci che si conosce si divide, secondo Dignaga, in due categorie:

Conoscenza diretta

Cio tramite la percezione i cui oggetti sono le singole cose particolari Cio tramite l'inferenza i cui oggetti sono gli universali
Ci che viene inferito sono cose particolari, ma vengono inferite tramite qualit generali

Conoscenza indiretta

L'atto del conoscere inoltre dicotomico, divide il conosciuto in ci che simile e dissimile all'oggetto considerato

La posizione dell'inferenza nella gerarchia del sapere


Pura Sensazione Giudizio percettivo

Insieme delle percezioni grezze che giungono dai sensi


Operazione di sintesi svolta dal pensiero, ordina le sensazioni unendole a concetti
la prima autentica forma di conoscenza in quanto organizza le informazioni che ci arrivano

Inferenza o giudizio inferenziale

Operazione di sintesi tra due concetti ed una sensazione


la forma di conoscenza pi lontana dalla verit ultima, rappresentata qui dalla pura sensazione, e perci la pi illusoria

Cos' un'inferenza
l'inferenza una forma di conoscenza indiretta in cui si giunge a conoscere qualcosa di non percepito tramite una cosa percepita (la ragione, il marchio), grazie ad una relazione di dipendenza che le lega. Es: Vedo del fumo salire dalla montagna, per cui c' un incendio.

Oppure: c' del fuoco sulla montagna, a causa del fumo

Com' fatta l'inferenza


L'inferenza costituita da 3 elementi:

Il soggetto logico; un soggetto metaforico, a sua volta parzialmente inferito corrisponde al termine minore del sillogismo aristotelico
Il predicato logico o conseguenza; la qualit del soggetto conosciuta tramite l'inferenza, ci che va provato corrisponde al temine maggiore La ragione o marchio: la ragione che unisce soggetto e predicato, anch'essa una qualit corrisponde al termine medio

Sulla montagna c' del fuoco, a causa del fumo

Il Soggetto
Il soggetto il substrato su cui il predicato si articola, esso in parte percepito e parte inferito. Il Soggetto Metaforico inferito a partire da quello Reale, un punto-istante della realt, a sua volta substrato delle successive operazioni del pensiero. Nel parlare comune spesso il soggetto viene rimosso ma comunque inteso. La montagna il soggetto metaforico rispetto al luogo reale che possiede il predicato c' del fuoco

Il Predicato
Insieme al soggetto rappresenta la cosa conosciuta tramite l'inferenza. una qualit del soggetto ma pu esser espresso anche come sostantivo (il fuoco, cio la fuochit della montagna) Il predicato sempre una qualit generale, cos da poter esser condiviso o comune a pi cose, e quindi inferibile.

La Ragione
Distingue il giudizio percettivo da quello inferenziale, entrambi sono atti di sintesi che danno un riferimento oggettivo ai nostri concetti. La ragione il termine pi importante dell'inferenza collegando soggetto e predicato, essa una qualit del primo ed delineata dal secondo. (il fumo, scaturito dal fuoco, sale dalla montagna)
La relazione della ragione col soggetto dell'inferenza e con i casi simili/dissimili dell'atto del conoscere (cio i casi che condividono un particolare predicato) genera i tre aspetti della ragione

I 3 aspetti della ragione


Lo schema dei tre aspetti riassume ed esaurisce i legami reciproci tra gli elementi dell'inferenza, la Ragione : 1- sempre presente nel Soggetto dell'inferenza

2- presente nei casi simili (tali in quanto hanno lo stesso predicato)


3- sempre assente nei casi dissimili le regole 2 e 3 corrispondono alla premessa maggiore e la 1 a quella minore del sillogismo aristotelico. Questo schema chiarisce le relazioni tra gli elementi, ma cosa sono queste relazioni?

Come funziona l'inferenza


Essa sfrutta il legame necessario che fa seguire un effetto ad una causa. In presenza dell'effetto si giustificati a risalire alla causa, ma la sola presenza della causa non sufficiente a dedurre l'effetto come necessario. L'inferenza ha un oggetto immaginato (la causa dell'effetto percepito) che abbina ad un puntoistante reale quello che verrebbe conosciuto dalla percezione se vi avesse accesso.

L'inferenza quindi muove da un simbolo, un concetto ad una cosa particolare l'opposto della percezione in pratica ci che inferito un punto-istante della realt in quanto possiede una specifica qualit

Relazioni e dipendenze
Tema caro a Dharmakirti le relazioni che legano gli elementi dell'inferenza cosa sono rispetto agli elementi stessi, qualcosa o nulla? Se sono qualcosa, sono allora un terzo elemento che si interpone Se sono nulla allora non vi vera relazione

Secondo i buddhisti esse non sono nulla, si tratta solo di realt contingenti, proiezioni della nostra comprensione. Esse possano parere necessarie nella realt ma ad esse non corrisponde nessun oggetto particolare. La realt ultima la cosa particolare, il punto istante, che non relazionato (e quindi dipendente) a nulla la dipendenza propria

Identit e causalit
Relazione = dipendenza, quindi vi un elemento che dipende da un altro, e ci pu avvenire solo in 2 modi
L'uno parte dell'altro il principio quello di identit, cio di dipendenza logica tra 2 concetti di una stessa cosa oggettiva

Es. Questo un albero, perch un simsapa, tutti i simsapa sono alberi

L'uno effetto dell'altro il principio la causalit, cio di dipendenza tra 2 cose oggettive differenti eppure interdipendenti.

Es. (qui) c' del fuoco, per via del fumo, non vi fumo senza fuoco

Sintetico e analitico
Direttamente collegato a identit e causalit c' il tema dei giudizi sintetici e analitici. Le inferenze basate sull'identit sono analitiche (un concetto parte dell'altro), quelle sulla causalit sintetiche (i due concetti sono diversi ma interdipendenti) nonostante in realt gi il giudizio stesso sia un operare sintesi. Il tema ha sviluppo simile a quello europeo (le def. di analitico di Kant e di Dharmottara sono uguali) ma l'identit indiana non assoluta bens referenziale sono identici due concetti appartenenti alla medesima cosa oggettiva, allo stesso riferimento e perci il giudizio analitico ha molto pi spazio nella tradizione indiana. Casi sintetici in Europa sono analitici in India.

Principi universali e necessari


Le relazioni necessarie tra i concetti non sono esse stesse cose conoscibili del mondo, quindi non ci arrivano dall'esperienza, eppure le abbiamo e le usiamo.
I loro principi sono le leggi di Identit, Causalit e di Contraddizione, strumenti fondamentali per la comprensione il dibattito su questi temi paragonabile a quello europeo tra realisti ed idealisti, in particolare se gli uomini sono tabule rase alla nascita o se hanno concetti innati. Il buddismo si schiera con l'idealismo, questi principi necessari li possediamo prima di avere a che fare con l'esperienza, anzi la organizzano e sistematizzano essi sono verit necessarie e universali

Confronto tra occidente e oriente


Molti sono i punti in comune tra i due sistemi logici, e molte le differenze oltre a quelli gi notati.

Sia Aristotele che Kant avevano elaborato delle tavole in cui inserirono le categorie e le relazioni fondamentali della logica, da noi usate nel conoscere la realt ma entrambi non riuscirono pienamente nei loro intenti.
Il tentativo indiano riesce, con alcuni distinguo, ad elaborare delle tavole sia tra loro esclusive che in generale esaustive delle relazioni e categorie. Inferenza europea e indiana non coincidono interamente l'entimema ad esempio

Altre differenze e comunanze significative:


Il principio per cui si pu concepire un oggetto a partire da un suo marchio ragione una definizione di inferenza in Europa esso solo un assioma su cui fondare i sillogismi La coincidenza sull'analisi dei temi analitico e sintetico tra Kant e Dharmottara, identica tranne che per i caratteri delle rispettive identit La somiglianza tra il pensiero e gli obiettivi di Kant e quelli del pensiero buddista (presenza di principi necessari a priori, elaborazione di una tabella esaustiva di questi principi)