Sei sulla pagina 1di 8

Noemi Massa

1
ARISTOTELE
1. LA METAFISICA
1.1 Il quadro delle scienze
Per Aristotele esistono tre tipologie di scienze:
Scienze teoretiche sono la metafisica, la fisica e la matematica. Hanno come oggetto
ci che non pu essere diverso da come ovvero il necessario, ed il loro scopo
la conoscenza disinteressata della realt. Come metodo, utilizzano quello
dimostrativo.
Scienze pratiche e scienze poietiche sono quasi analoghe in quanto entrambe
hanno come oggetto il possibile e come scopo lorientamento dellagire, ma si
differenziano in quanto quelle pratiche sono rappresentate dalletica e della politica
e indagano lambito dellagire sia individuale che collettivo, mentre quelle poietiche
sono rappresentate dalle belle arti e le tecniche ed indagano sullambito della
produzione di opere ritenendo che un oggetto creato abbia un esistenza autonoma
rispetto al soggetto che lo ha creato. Utilizzano quindi un metodo non dimostrativo.
1.2 Il concetto di metafisica
La metafisica la parte della filosofia che si occupa dello studio delle cause ultime del
reale, le quali vanno al di l delle apparenze dei sensi: Aristotele decide di indicare tale
disciplina con il nome di filosofia prima.
Nella sua opera per, il filosofo diede ben quattro definizioni di metafisica, ed afferma che
essa studia: le cause e i principi primi; lessere in quanto essere; la sostanza; Dio e la
sostanza immobile. Tra questi, quello a cui venne data maggiore rilevanza il secondo, in
quanto studiare lessere in quanto essere significa studiare la realt in generale, ovvero un
aspetto comune e fondamentale di tutta la realt. Infatti il dominio dellessere diviso
nelle singole scienze, dove quindi ognuna ne studia una dimensione ben precisa (Es: la
matematica ha come oggetto lessere come quantit, la fisica lessere come movimento).
Solo la metafisica considera lessere in quanto tale, a prescindere dagli elementi che lo
compongono. Possiamo dire perci che stata proprio questa la grande scoperta di
Aristotele, in quanto essa in grado di giustificare il lavoro delle scienze singole e porre
quindi la filosofia come presupposto indispensabile di ogni ricerca.

Noemi Massa

2
1.3 I significati dellessere e la sostanza
Lessere e i suoi molti significati
Ponendosi la domanda che cos lessere? Aristotele giunge alla conclusione che questo
pu venire intesto in modi differenti.
Se inteso sempre come esistere si dice che viene considerato in modo univoco, ma
questo porta ad un problema: se lesistenza venisse indicata in modo univoco con la parola
essere allora aggiungervi una negazione non negherebbe solo lattributo, ma lesistenza
stessa del soggetto. E qui che troviamo lerrore della filosofia Parmenidea, la quale
affermava infatti che ci che , , e non pu non essere (Es: Il foglio non bianco. Per
Aristotele la negazione non significa che il foglio non esiste, mentre per Parmenide si, in
quanto vi una negazione dellessere). E sbagliato per intendere anche lessere in modo
equivoco, ovvero attribuendo ad esso ogni volta un significato diverso a seconda del
contesto. Non rimane quindi che intendere lessere in modo polivoco: ci significa che
possiamo anche considerare lessere con significati diversi, ma in essi riconosciamo un
comune significato di fondo.
Dalle categorie alla sostanza
Aristotele attribuisce quindi allessere molteplici aspetti, ovvero lessere intesto come:
accidente; categorie; vero; atto e potenza. La pi importante fra queste definizioni la
seconda, lessere come categorie. Con questo termine Aristotele vuole indicare le
caratteristiche che ogni essere ha e non pu fare a meno di avere. Se quindi le categorie, in
senso ontologico, sono i generi supremi dellessere (ossia i modi fondamentali in cui la
realt si presenta), in senso logico sono i diversi modi in cui lessere si predica delle cose.
Fra tutte le categorie che lessere pu avere, quella pi importante la sostanza.
Questultima infatti sempre, in qualche modo, presupposta dalle altre. Possiamo quindi
considerarla come centro di riferimento delle categorie, seppure ci implichi due
conseguenze:
Lessere non ha un unico significato ne innumerevoli significati tutti diversi fra loro,
bens molteplici significati uniti fra loro da un comune riferimento alla sostanza.
Ogni cosa pu quindi essere definita essere in quanto esprime la sostanza o qualche
aspetto di essa.
Se lessere viene identificato con le categorie le quali risiedono tutte nella sostanza
la domanda principale non sar pi che cos lessere, ma che cos la
sostanza?.

Noemi Massa

3
Dal principio di non contraddizione alla sostanza
Aristotele afferma che la metafisica debba associarsi con le altre scienze. Le scienze
utilizzano un metodo di astrazione, ovvero rimuovono dalle cose ogni carattere differente
da quelli che vogliono prendere in considerazione. Stabiliscono quindi dei principi
generali (o assiomi) che hanno a che fare con la specifica natura delloggetto della loro
indagine. Cosi come le scienze deve procedere la filosofia, la quale dovrebbe appunto
ridurre i molteplici significati della parola essere ad un significato unico e fondamentale.
Per arrivare a ci la filosofia ha quindi bisogno di un assioma, ovvero il principio di non
contraddizione. Aristotele esprime tale principio in due modi:
E impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa
e secondo il medesimo rispetto
E impossibile che la stessa cosa insieme sia e non sia
Nella prima formula viene espressa limpossibilit logica di affermare e negare allo stesso
tempo uno stesso predicato in uno stesso soggetto. Nella seconda formula invece vi
limpossibilit ontologica che un essere sia e non sia allo stesso tempo. Ontologicamente
quindi il principio di non contraddizione sta a significare che ogni essere ha una natura
determinata, ed Aristotele chiama appunto sostanza la natura di un essere qualsiasi.
La dimostrazione del principio di non contraddizione
Secondo il pensiero aristotelico non tutto pu essere dimostrato, perch tutte le
dimostrazioni devono avere un fondamento ultimo che a sua volta deve essere dimostrato,
ma cos facendo si proseguirebbe allinfinito. Sebbene quindi non tutto pu essere
dimostrato, Aristotele pone comunque il principio di non contraddizione come principio
pi saldo di tutti. In quanto assioma per, esiste un fondamento ultimo in grado di
dimostrare tale principio? Aristotele a ci risponde affermando che questo metodo c, ed
quello di confutazione, che non dimostra direttamente il principio ma nega che
questultimo possa essere negato (quindi che non sia vero). Di conseguenza, se non pu
essere negato, devessere per forza affermato. Aristotele segue alcuni passaggi per
affermare ci:
Consideriamo che unipotetica persona voglia negare il principio di non
contraddizione. A questa persona attribuiremo di conseguenza il nome di
negatore, ed in quanto tale quindi, negando il principio di non contraddizione,
coerente, poich in quanto negatore lo sta appunto negando.
Se costui provasse poi a dimostrare la contraddizione, quindi ci che invece
affermerebbe il principio, si contraddirebbe perch per dimostrare che il principio
vero automaticamente ne diventa il sostenitore (in quanto i sostenitori lo
Noemi Massa

4
sostengono, e provano quindi a dimostrarlo); ma lui gi il negatore, quindi
secondo lo stesso principio egli non pu essere sia il sostenitore che il negatore.
Se poi decidesse di non parlare pi, quindi non affermare pi nulla, sarebbe il suo
stesso comportamento a tradirlo.
Come abbiamo visto quindi, negare il principio di non contraddizione al quanto
improbabile, di conseguenza questultimo pu essere ritenuto dimostrato come
fondamento imprescindibile di ogni discorso.
1.4 Che cos la sostanza?
Abbiamo ormai capito che la sostanza lessere dellessere, e che il problema dellessere
per Aristotele si concreta appunto nella sostanza. Con il termine sostanza Aristotele
intende lindividuo che funge da soggetto reale di propriet e da soggetto logico di
predicati. Per rendere il concetto sulla concretezza individuale della sostanza poi,
Aristotele utilizza il termine questo qui, il quale un ente autonomo appunto (ovvero
che a differenza degli altri possiede vita propria). Ogni sostanza forma un sinolo, ovvero
ununione indissolubile tra forma e materia. Per Aristotele la forma non la natura esterna
di una cosa, bens la struttura che la rende quella che ; la materia invece ci di cui una
cosa fatta (quid) che funge da sostrato del suo divenire. La forma lelemento attivo del
sinolo, che struttura la materia, di conseguenza la materia lelemento che viene
strutturato dalla forma. Questultima, la forma, quindi ci che costituisce la sostanzialit
della sostanza, ovvero che fa si che un qualcosa sia ci che . Ecco perch Aristotele
chiama sostanza soprattutto la forma. Perci alla domanda che cos la sostanza? il
filosofo risponde che: il sinolo concreto di forma e materia e che, al tempo stesso, la
forma che fa si che il sinolo sia ci che .
Intesa come forma, la sostanza lessenza necessaria di una cosa, ovvero la struttura che
la definisce e organizza. Ma dalla sostanza in quanto essenza necessario distinguere
laccidente, ovvero una caratteristica casuale della sostanza. Oltre a questo, Aristotele
parola di un accidente non-casuale riferendosi a una qualit che, seppure non deriva dalla
sostanza comunque strettamente legata ad essa. A differenza degli accidenti casuali,
questi ultimi risultano nellambito del sapere.
1.5 Le quattro cause
Aristotele afferma che la conoscenza e la scienza consistono nel rendersi conto della causa
delle cose. Secondo il suo pensiero esistono inoltre diversi tipi di cause, in quanto il perch
di una cosa pu variare. Enumera infatti quattro tipologie di cause:
Noemi Massa

5
I. La causa materiale che la materia, ovvero ci di cui una cosa fatta e che rimane
nella cosa stessa.
II. La causa formale che lessenza necessaria di una cosa (quindi la forma o il
modello).
III. La causa efficiente che ci che da inizio al mutamento oppure alla quiete.
IV. La causa finale che ci che una cosa si pone di diventare.
Nei processi naturali (come ad esempio la crescita) la causa formale, quella efficiente e
quella finale sono la stessa cosa: luomo la forma, la causa efficiente e il fine del bambino.
Queste quattro cause risultano quindi la vera causa dellessere. Aristotele connette quindi
la definizione di causa e quella di sostanza, ed in questo modo comprendere la causa
significa comprendere la ragione per cui una sostanza ci che .
1.6 La critica alle idee platoniche
Secondo Aristotele il principio delle cose risiede nelle cose stesse, ovvero nella loro forma
interiore, ed per questo che al posto delle idee di Platone egli pone le forme intese come
strutture degli individui. Cos facendo, ritiene di essersi sbarazzato del fatto di dover
pensare alla natura delle cose fuori dalle cose stesse. Per smentire ulteriormente la teoria
delle idee di Platone, il filosofo fa seguire altre obiezioni: egli riteneva infatti che le idee
dovevano essere quantitativamente maggiori rispetto agli oggetti sensibili, perch doveva
esserci non solo lidea delle sostanze singole ma anche di tutti i loro caratteri, che potevano
essere raccolti in un unico concetto. Le idee sono allora realt che si aggiungono alle realt
sensibili, quindi doppioni che complicano solo ci che invece potrebbe essere
comprensibile.
1.7 La dottrina del divenire
La dottrina delle quattro cause connessa al problema del divenire, poich il fatto che il
divenire esista constatato, mentre come il divenire devessere pensato un problema.
Aristotele ritiene che il divenire potrebbe essere considerato irreale solo nel caso in cui
passasse dallessere al non essere e viceversa, in quanto dal nulla non pu nascere nulla e
lessere non pu mai cadere nel nulla. Perci continua dicendo che il divenire non implica
un passaggio dallessere al non essere (e viceversa), ma pensa che sia un passaggio da un
certo tipo di essere a un altro essere.



Noemi Massa

6
Le tipologie del movimento
Aristotele individua quattro tipi di movimento:
I. Movimento locale: spostamento di un corpo da un posto a un altro
II. Movimento qualitativo: in un sostrato varia una caratteristica fondamentale
III. Movimento quantitativo: accrescimento o diminuzione di una certa quantit
IV. Movimento sostanziale: nascita e morte
I primi tre movimenti avvengono in una sostanza immutata, perci non avviene un
passaggio dal non essere allessere ma il passaggio dellessere in un modo o in un luogo
differente. Per quanto riguarda lultimo tipo di movimento si parla della sostanza, dove in
questo caso non muta un quantit della sostanza stessa ma nasce o muore il soggetto.
Tuttavia, questo non vuol dire che la sostanza provenga dal non esere.
Potenza e atto
Per poter concepire il divenire della sostanza, Aristotele elabora il concetto di potenza e
atto. La potenza rappresenta la possibilit della materia di assumere una determinata
forma, mentre latto la realizzazione di tale capacit. La potenza collegata alla materia
mentre latto alla forma, infatti la materia per definizione la possibilit di assumere
forme diverse, mentre la forma la realt in atto di queste possibilit. Il punto di partenza
del divenire quindi la materia come potenza pura o privazione di una certa forma,
mentre il punto finale sarebbe lassunzione di tale forma.
La materia prima e la forma pura
Oltre a materia e forma ed potenza e atto troviamo unaltra caratteristica che presuppone
altre due cause: il movimento. Questo infatti presuppone la causa efficiente, che da inizio
al divenire e la causa finale che la fine del divenire. Sebbene in natura i movimenti vanno
dalla materia alla forma, ci che forma pu anche diventare materia (perch la forma il
punto di arrivo di un movimento, mentre la materia la partenza di un movimento
ulteriore). Giungiamo quindi alla conclusione che una stessa cosa pu essere considerata
sia forma che materia a seconda del punto di vista da cui la si osserva.
Sempre riguardo il divenire, Aristotele parla poi di materia prima, la quale
assolutamente priva di determinazione. E infatti un qualcosa che pu divenire
qualcosaltro, ovvero la materia-madre. La materia prima per comunque una nozione
puramente teorica che non si pu conoscere in quanto ci che abbiamo nel mondo solo
materia gi formata. Se parliamo invece di forma pura, possiamo dire che essa costituisce
la sostanza pi alta delluniverso, infatti una perfezione totalmente realizzata.
Noemi Massa

7
1.8 La concezione aristotelica di Dio
Metafisca e teologia
Dei quattro significati della metafisica elencati prima ne rimangono da spiegare due:
quello secondo cui la metafisica la scienza delle cause ultime e quello secondo cui la
scienza di Dio. Come scienza, sar la teologia ad occuparsi di indagare su Dio.
Gli studiosi ritenevano che il concetto di metafisica espresso come teologia era
contrastante di quello di metafisica espresso invece come ontologia. Ma ragionando, se
nella metafisica viene analizzato in primo luogo lessere in quanto essere e nella teologia vi
il culmine speculativo di tale studio, allora questi due significati possono coesistere in
maniera logica.
La dimostrazione dellesistenza di Dio
Nella metafisica Aristotele fornisce una prova dellesistenza di Dio. Tale prova si basa
sulla cinematica, ovvero sul movimento, che viene inteso come capacit di assumere
nuove forme o condizioni. Aristotele afferma che tutto ci che in moto necessariamente
mosso da altro, ma se questo altro a sua volta in moto significa che mosso da unaltra
entit ancora. Questo andrebbe avanti allinfinito, perci deve esserci per forza un
principio primo che rappresenta la causa iniziale di ogni movimento possibile. Aristotele
identifica questo movimento con Dio.
Gli attributi di Dio
Dio atto puro, ovvero senza potenza quindi senza movimento, poich Dio essendo un
essere immobile non soggetto al divenire. Non contiene perci in s materia, quindi pu
essere considerato come forma pura. Dio poi eterno, in quanto causa i movimenti
delluniverso, anchessi eterni. Aristotele per si pone una domanda: come pu Dio
muovere un motore immobile? Egli stesso risponde che Dio non muove come causa
efficiente ma come causa finale, ovvero come oggetto damore. Dio quindi Perfezione
che, pur essendo impassibile, esercita una forza calamitante verso il mondo.
Secondo Aristotele, laspirazione del mondo volta verso Dio presenta due protagonisti: la
materia prima che tende verso la perfezione e Dio, che essendo perfezione assoluta attrae
a s la materia. Quindi luniverso, secondo la concezione Aristotelica, uno sforzo della
materia a raggiungere Dio, di prendere forma quindi. Di conseguenza non Dio che
ordina il mondo, ma il mondo che si auto-ordina poich aspira a Dio.
Alla domanda invece cosa pensa Dio? Aristotele risponde che, in quanto essere puro e
perfetto in tutto e per tutto non pu che pensare cose perfette, poich nel caso in cui
Noemi Massa

8
pensasse cose imperfette diventerebbe anchegli imperfetto, e questo come abbiamo visto
non possibile.