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La filosofia morale, cio la scienza della natura umana, si pu trattare in due modi.

Alcuni filosofi considerano luomo nato per lazione e dominato, nelle sue decisioni, dal
gusto e dal sentimento.
Essi lo giudicano impegnato a conseguire un oggetto; e poich tra gli oggetti, la virt
quello con maggiore valore, essi ci attraggono sulla via delle virt con prospettive di
gloria e felicit. La diffe-renza tra il vizio e la virt ce la fanno sentire; volta a volta
eccitano e moderano i nostri sentimenti.
Laltra specie di filosofi considera luomo pi come un essere ragionevole che attivo e
si sforza pi di formare il suo intelletto che di coltivare i suoi costumi. Essi considerano
la natura umana come oggetto di speculazione, e spingono le loro indagini ai principi
pi generali. Le loro speculazioni sembrano astratti e incomprensibili alla gente
comune, essi conseguono lapprovazione dei dotti.
La filosofia facile verr sempre preferita, da parte della maggioranza degli uomini,
rispetto alla filosofia rigorosa e profonda, Essa sar considerata pi piacevole e utile:
entra di pi nella vita di tutti, e poich raggiunge i principi che muovono gli uomini,
riesce a modificare la loro condotta.
Inoltre, la filosofia facile conquista una fama durevole, mentre i ragionatori astratti
godono solo di una reputazione passeggera. E facile che un filosofo profondo
commetta un errore, ed un errore ne genera un altro per il fatto che il filosofo spinge le
sue affermazioni alle estreme conseguenze.
Per contro, quando un filosofo facile cade in errore, torna ad appellarsi al senso
comune. La fama di Cicerone dura fino al presente, mentre quella di Aristotele
completamente scaduta.

Il puro filosofo poco ben visto, in quanto si ritiene che non contribuisca in nulla al
vantaggio della societ; egli vive lontano dagli uomini, avviluppato in concetti lontani
dalla comprensione comune.
Luomo un essere ragionevole, ma i confini dellintelletto umano sono cos ristretti
che si possono avere modeste soddisfazioni; luomo un essere socievole, ma non
sempre gode di una compa-gnia piacevole; luomo un essere attivo, ma lanimo
richiede anche momenti di distensione.
Sembra dunque che un genere misto di vita sia il pi conforme alla razza umana. Date
ascolto alla vostra passione per la scienza, dice la natura, ma cercate che la vostra
scienza sia umana e sia legata alla societ. Sii filosofo, ma in mezzo a tutta la filosofia
resta un uomo.
Hume considera gli argomenti in difesa della filosofia profonda. La filosofia facile, da
sola, non pu conseguire un sufficiente grado di esattezza. Lanatomista presenta
oggetti rivoltanti, ma la sua scienza utile al pittore per disegnare Venere.
Laccuratezza vantaggiosa per la bellezza; il sano ragionare il vantaggioso per il
sentire delicato. Invano esalteremmo luno, disprezzando laltro.

Inoltre, in tutte le arti e professioni, anche in quelle vicine alla vita ed allazione, uno
spirito di precisione conduce pi vicino alla perfezione, e rende tali attivit pi
gradevoli alla societ.
Ma loscurit della filosofia profonda anche fonte di incertezza ed errore. La
metafisica non una scienza, ma nasce o dagli sforzi della vanit, o dallinganno delle
superstizioni popolari. Invano noi maturiamo la speranza che gli uomini, in ragione dei
frequenti disinganni, la abbandoneranno.
Lunico metodo per liberarsi di tali problemi svolgere unindagine sulla natura
dellintelletto uma-no e mostrare, in base ad unanalisi rigorosa dei suoi poteri, che
esso non dispone dei mezzi per argomenti cos astrusi. Un ragionare diligente e sano
lunico rimedio universale.
Una parte non trascurabile della scienza impegnata a conoscere e classificare le
differenti operazioni della mente. Gli astronomi studiarono lordine e i movimenti dei
corpi celesti, finch un filosofo determin le leggi delle rivoluzioni dei pianeti.
Parimenti, possibile qualcosa del genere nelle ricerche relative ai poteri della mente.
Se questi ragionamenti intorno alla natura umana sembrano astratti e di difficile
comprensione, ci non implica la loro falsit.
Hume - Lorigine delle idee

Hume distingue tra quando un uomo sente il dolore per un calore eccessivo e quando,
pi tardi, egli richiama alla memoria tale sensazione o la anticipa con limmaginazione.
Essa pu copiare o imitare le percezioni dei sensi, ma non pu mai avere la forza o la
vivacit del sentimento originale.

Una simile distinzione vale anche per tutte le altre percezioni della mente. Un uomo
irato eccitato in modo diverso da uno che ha solo il pensiero dellira. Quando
riflettiamo sui nostri sentimenti e sulle nostre affezioni passate, il nostro pensiero
uno specchio fedele che riproduce i suoi oggetti; ma i colori che adopera sono pallidi e
smorti a confronto di quelli originali.

Possiamo dividere dunque le percezioni della mente in due classi, distinte dai loro
differenti gradi di forza o vivacit. I pensieri e le idee sono le percezioni meno potenti.
Le impressioni sono invece le nostre percezioni pi vivide, quando udiamo o vediamo o
amiamo.

Nulla pu sembrare pi illimitato del pensiero umano; esso non solo sfugge ad ogni
potere umano, e non nemmeno trattenuto entro i limiti della natura. Mentre il corpo
confinato al nostro pianeta, il pensiero pu in un istante trasportarci nelle regioni pi
lontane delluniverso. Ma sebbene esso sembra possedere tale libert, invero

confinato entro limiti ristretti; tutto questo potere creativo della mente si riduce al solo
comporre i materiali fornitici dallesperienza.

Hume crede che tutte le nostre idee o percezioni pi deboli sono copie delle
impressioni pi vivi-de. Egli dimostra ci con due argomenti. Primo, quando
analizziamo i nostri pensieri, per quanto siano composti si risolvono sempre in idee
semplici. Ad esempio, lidea di Dio sorge dal riflettere sulle operazioni della nostra
mente, aumentando poi oltre ogni limite le qualit di bont e sapienza.

Inoltre se accade, per un difetto dellorgano, che un uomo non sia suscettibile di
qualche sensazio-ne, egli sar altrettanto poco suscettibile delle idee corrispondenti.
Un cieco non pu farsi una nozione dei colori, n un sordo dei suoni. Il caso lo stesso
se loggetto non mai venuto a contatto con gli organi di senso. Un lappone non ha
nozione del sapore del vino.

Tuttavia, un fenomeno contrario prova che possibile, per delle idee, sorgere dalle
corrispondenti impressioni. Poniamo davanti a una persona delle differenti gradazioni
di colore, eccetto una in cui non si mai imbattuto: evidente che questi percepir un
vuoto. Tuttavia, non gli sarebbe possi-bile supplire con limmaginazione a quella
mancanza, facendo nascere da sola lidea di tale grada-zione. Il caso comunque cos
singolare da non richiedere la modifica della massima generale.

In conclusione, quando sospettiamo che un termine filosofico sia usato senza


significato o idea (come spesso avviene), dobbiamo solo stabilire da quale impressione
sia derivata quella supposta idea. E se impossibile assegnarne una, ci confermer il
nostro sospetto. Portando le idee ad una luce cos chiara possiamo eliminare le dispute
che possano sorgere intorno alla loro natura.
Hume - Lassociazione delle idee

Secondo Hume c un principio di connessione fra i differenti pensieri o idee della


mente. Anche nelle fantasticherie pi sfrenate o nei sogni, limmaginazione non corre
del tutto a caso, ma viene sempre mantenuta una connessione tra le diverse idee che
si succedono una allaltra.

Nonostante tutto, nessun filosofo ha tentato mai di enumerare i principi di


associazione fra idee. Per Hume ve ne sono tre: somiglianza, contiguit nel tempo e
nello spazio, e causa ed effetto. Un ritratto conduce alloriginale; il ricordo di una
stanza in una casa introduce la domanda sulle altre stanze; e se pensiamo a una

ferita, penseremo al dolore che ne segue. Hume osserva per che difficile provare
che tale enumerazione sia completa; occorre scorrere sempre tanti esempi.
Hume - Dubbi scettici sulle operazioni dellintelletto

Tutti gli oggetti della ragione e della ricerca si possono dividere in due specie: relazioni
di idee e materia di fatto. Alla prima appartengono le scienze della geometria, e
dellaritmetica, cio ogni affermazione certa. La proposizione il quadrato dellipotenusa
uguale al quadrato dei due cateti si pu scoprire con unoperazione del pensiero, e
non dipende da ci che esiste nelluniverso.

La materie di fatto non si possono accertare nella stessa maniera, n levidenza della
loro verit della stessa natura. Il contrario di ogni materia di fatto sempre possibile.
Il sole non sorger do-mani una proposizione non meno intelligibile di il sole sorger.

Tutti i ragionamenti relativi a materie di fatto sembrano fondati sulla relazione di causa
ed effetto. Ad esempio, ludire una voce al buio ci assicura della presenza di qualcuno.
Se, dunque, vogliamo una spiegazione seria, dobbiamo capire come arriviamo alla
conoscenza di causa ed effetto.

Questa relazione non si consegue mediante ragionamenti a priori, ma nasce


interamente dallesperienza quando troviamo che certi oggetti sono costantemente
congiunti tra loro. Se presentiamo ad un uomo un oggetto nuovo, egli non riuscir a
scoprire le sue cause o i suoi effetti.

Adamo non avrebbe potuto dedurre dalla fluidit dellacqua che questa lo poteva
soffocare, o dal calore del fuoco che poteva ridurlo in cenere. Nessun oggetto
manifesta, per mezzo delle qualit che appaiono ai sensi, n le cause che lo hanno
prodotto, n gli effetti che sorgeranno da esso.

Dunque, cause ed effetti si possono scoprire non per mezzo della ragione, ma
dellesperienza. Tuttavia, noi siamo inclini a pensare il contrario. Immaginiamo che, se
fossimo portati allimprovvi-so nel mondo, potremmo subito inferire che una palla da
biliardo pu comunicare movimento a unaltra in seguito a un impulso; e che non
dovremmo attendere levento per esserne certi.

Tuttavia, la mente non trova mai leffetto della supposta causa, nemmeno con lesame
pi accura-to, poich leffetto totalmente differente dalla causa, e dunque non pu
essere scoperto da essa.

Da ci possiamo comprendere perch i filosofi ragionevoli e modesti non hanno mai


preteso di stabilire la causa ultima di qualche operazione della natura. Lelasticit, la
gravit sono le cause ultime che possiamo scoprire in natura, e possiamo considerarci
abbastanza contenti se, per mezzo di ricerche accurate, possiamo rinviare la nostra
ignoranza un po pi in l.
Hume - Conclusioni dell'esperienza

Hume si domanda adesso qual il fondamento di tutte le conclusioni dellesperienza.


La natura ci tiene a distanza dai suoi segreti e ci concede solo la conoscenza di poche
superficiali qualit degli oggetti. I sensi ci informano del colore, del peso e della
solidit del pane: ma n i sensi n la ragione ci possono informare di quelle qualit che
lo rendono adatto per il sostentamento.

Ma nonostante questignoranza, noi presumiamo sempre, quando vediamo qualit


sensibili simili, che abbiano poteri segreti simili. Se ci venisse presentato un corpo per
colore e solidit simile al pane, prevedremmo, con certezza, un simile sostentamento.
Lesperienza passata d uninforma-zione certa solo di quei precisi oggetti, ma non
prova che per il futuro sar ancora cos.

Queste due proposizioni non sono identiche: ho trovato che quel determinato oggetto
stato sempre seguito da quel determinato effetto, e prevedo che altri oggetti che
sono in apparenza simili saranno seguiti da effetti simili. La connessione tra queste
due proposizioni non intuitiva: occorre un medio, qualcosa che congiunga
proposizioni tanto distanti luna dallaltra.

Da cause che ci appaiono simili attendiamo effetti simili; questa la somma di tutte le
nostre conclusioni sullesperienza. Ora, se questa conclusione fosse formata per
mezzo della ragione, sarebbe perfetta. Ma il caso diverso. Niente cos simile come
le uova, eppure nessuno, sulla base di questa apparente somiglianza, si aspetta lo
stesso gusto e sapore in tutte.

Daltra parte, per Hume da arroganti dire che un argomento non esiste poich
sfuggito alla ricerca. I bambini, e pure gli animali, progrediscono per mezzo
dellesperienza. Quando un bambino ha provato dolore toccando la fiamma duna
candela, egli non lo rifar, e si aspetter un effetto simile da una causa simile nelle
sue qualit sensibili. Non si pu dire dunque che largomento astruso e che sfugga
alla nostra ricerca se accessibile alle capacit di un bambino
Hume - La filosofia accademica o scettica

La passione per la filosofia, come quella per la religione, sebbene tenda


alleliminazione dei vizi, pu servire, se usata in modo imprudente, solo a rendere la
filosofia come quella degli stoici, un raffinato sistema di egoismo per indurre noi stessi
a lasciare ogni godimento sociale.

C tuttavia una filosofia poco soggetta a tale inconveniente: la filosofia accademica


o scettica. Gli accademici parlano di dubbio e di sospensione del giudizio, di pericolo
delle determinazioni affrettate, e di rinuncia alle speculazioni che non rientrano nella
vita comune. Questa filosofia, soggetta a tanti rimproveri e maldicenze proprio
perch, non solleticando passioni sregolate, guadagna scarsi partigiani; e poich si
oppone a tanti vizi, solleva contro di s i suoi nemici.

Non dobbiamo temere che questa filosofia spinga i suoi dubbi fino a distruggere ogni
azione e ogni speculazione. Per quanto noi concludiamo che in tutti i ragionamenti
derivati dallesperienza c un passo compiuto dalla mente che non sorretto da alcun
argomento o processo dellintelletto, non c pericolo che questi ragionamenti
vengano intaccati da una simile scoperta.

Supponiamo che una persona, dotata delle pi robuste capacit di ragionamento,


venga portata allimprovviso in questo mondo: essa osserverebbe una continua
successione di oggetti; allinizio non riuscirebbe a conseguire lidea di causa ed effetto.
Ma una volta acquisita maggiore esperienza, quella persona deduce lesistenza di un
oggetto dallapparire di un altro.

Il principio che consente ci la consuetudine o abitudine. In seguito alla costante


congiunzione di due oggetti, ad esempio calore e fiamma, noi siamo costretti dalla
consuetudine ad aspettarci luno in derivazione dellaltro. Tutte le deduzioni
dallesperienza sono effetti di consuetudine, non di ragionamento. La consuetudine,
dunque, la guida della vita umana. Senza essa, saremmo
ignoranti di ogni materia di fatto allinfuori di ci che subito presente alla memoria e
ai sensi.

Daltra parte sebbene le conclusioni dellesperienza ci conducano al di l dei sensi,


tuttavia qualche fatto deve essere presente ai sensi o alla memoria perch possiamo
trarre le conclusioni.

Ad esempio, un uomo che trovasse in un luogo deserto i resti di un edificio, troverebbe


che quel paese fu, in tempi remoti, abitato; ma se nulla del genere gli si presentasse,

non potrebbe mai trarre una simile inferenza. In una parola, se non prendessimo le
mosse da qualche fatto, presente alla memoria o ai sensi, i nostri ragionamenti
sarebbero meramente ipotetici.

In conclusioni, se rileviamo che alcune coppie di oggetti (ad es. neve e freddo) sono
sempre state congiunte insieme; e se della neve si presenta di nuovo ai sensi, la
mente portata dalla consuetudine ad aspettarsi il freddo, ed a credere che tale
qualit esiste.

Tale credenza il risultato necessario del fatto che la mente si trova in tali circostanze.
E unoperazione dellanima inevitabile come il sentire la passione dellamore, quando
riceviamo dei benefici, o la passione dellodio, quando veniamo ingiuriati.

Hume - La differenza tra invenzione e credenza

Hume si preoccupa di spiegare la differenza tra linvenzione e la credenza.


Limmaginazione delluomo ha un potere illimitato di mescolare e comporre le idee e
pu inventare un seguito di avvenimenti. La credenza invece una pi viva, pi
intensa e pi stabile concezione di un oggetto, di quella che limmaginazione da sola
sia mai in grado di conseguire.

Limmaginazione possiede il controllo su tutte le sue idee, ma poich impossibile che


essa possa mai, da sola, raggiungere la credenza, evidente che la credenza non
consiste nella natura o nellordine propri delle idee, ma nella maniera in cui le idee
sono sentite da parte della mente. La credenza conferisce alle idee maggior peso ed
efficacia, le rafforza nella mente.

Se udiamo la voce di una persona dalla stanza vicina, tale impressione stabile ci porta
subito a pensare alla persona e a tutti gli oggetti che la circondano. Queste idee
afferrano la nostra mente in modo pi saldo che non le idee di un castello incantato. Il
sentimento di credenza un modo pi intenso e stabile di concepire le finzioni
dellimmaginazione.

I tre principi di associazione (rassomiglianza, contiguit e causazione) sono i legami


che stringono insieme i pensieri. Con il ritratto di un amico assente, la nostra idea di
lui acquista rilievo in forza della rassomiglianza, e ogni passione causata da quellidea
acquista nuova forza. Se il ritratto non fosse rassomigliante allamico, non
indirizzerebbe mai a lui il nostro pensiero.

Se il ritratto fosse assente, la mente sentirebbe la sua idea pi indebolita. La distanza,


infatti, diminuisce la forza di ogni idea. Quando sono a pochi passi da casa, qualunque
ogni cosa che ha relazione con essa mi tocca pi da vicino di quando ne sono distante,
sebbene anche a questa distanza il riflettere sullambiente produca unidea di esso.

In questi fenomeni, la credenza delloggetto sempre presupposta, altrimenti la


relazione non avrebbe effetto. Linflusso del ritratto suppone che noi crediamo che
lamico sia esistito. La contiguit a casa non pu mai eccitare le nostre idee di essa se
non crediamo che essa esiste.

La consuetudine dunque quel principio necessario alla sussistenza della specie. Se la


presenza di un oggetto non eccitasse istantantaneamente lidea degli oggetti
solitamente congiunti con esso, tutta la nostra conoscenza dovrebbe limitarsi alla
ristretta sfera della memoria e dei sensi.
Hume - La probabilit

Secondo Hume, la probabilit sorge da una prevalenza di casi da una parte, e genera
un grado di credenza. Se un dado segnato con gli stessi punti su quattro facce, e con
un altri punti sulle restanti due, pi probabile che esce il primo numero.

Quando la mente attende di scoprire il numero, considera luscita di ciascuna faccia


ugualmente probabile; e questa la natura del caso: mettere tutti gli avvenimenti
sullo stesso piano. Ma poich quattro facce hanno lo stesso numero, la mente
portata di pi verso quellavvenimento.

Con la probabilit delle cause, le cose vanno allo stesso modo. Vi sono delle cause in
cui finora non s trovato un solo caso irregolare: il fuoco ha sempre bruciato e lacqua
determinato il soffocamento. Ma vi sono altre cause pi irregolari: ad esempio loppio
non ha sempre effetti soporiferi. Essendo per costretti dalla consuetudine a trasferire
il passato al futuro, noi aspettiamo lavvenimento con la massima certezza e non
lasciamo spazio per lipotesi contraria.

Non dobbiamo dunque trascurare gli altri effetti, ma attribuire a ciascuno di essi un
peso e unautorit. Poich un gran numero di prospettive concorrono verso un solo
avvenimento, esse lo fortificano e producono il sentimento di credenza. Esse danno
alloggetto una preferenza rispetto allevento contrario, non sostenuto da un numero
uguale di esperimenti.

ume - L'idea di connessione necessaria

Il vantaggio delle scienze matematiche sulle scienze morali che le idee delle prime,
essendo bene avvertibili, sono sempre chiare e determinate: un ovale non viene mai
scambiato per un cerchio. Ma i pi delicati sentimenti della mente ci sfuggono
facilmente.

Qualcuno potrebbe tuttavia affermare che i loro vantaggi e i loro svantaggi si


compensano a vicenda. le idee della geometria sono chiare e determinate, la mente
deve per fare una catena di ragionamento. Daltra parte, se le idee morali tendono a
cadere nelloscurit e nella confusione, le conclusioni sono sempre molto pi brevi in
queste ricerche.
Poich la filosofia morale ha finora conseguito un minore progresso della geometria o
della fisica, possiamo concludere che le sue ricerche richiedono una diligenza ed una
capacit superiori.
In metafisica, le idee pi oscure e incerte sono quelle di potere, forza o connessione
necessaria. Quando guardiamo gli oggetti, non riusciamo mai a scoprire una
connessione necessaria: dal primo apparire di un oggetto, non possiamo sapere quale
effetto ne risulter. La scena dello universo cambia continuamente; ma la forza che
muove lintera macchina resta a noi nascosta.
Poich gli oggetti esterni non ci danno unidea del potere o della connessione
necessaria, Hume vuole osservare se questidea derivi dalla riflessioni sulle operazioni
della nostra mente. In ogni istante noi siamo coscienti del potere interno, il movimento
del corpo segue al comando della volont. Ma in quanto ai mezzi con cui si verifica,
siamo lontani dallesserne coscienti.
Hume ne spiega le ragioni. Anzitutto, lunione tra spirito e corpo il principio pi
misterioso che c in natura. Inoltre, noi non siamo in grado di muovere gli organi del
corpo con la stessa autorit. La volont influisce sulla lingua e sulle dita, ma non sul
cuore. Un uomo, colpito da paralisi alle gambe, tenta dapprima di muoverle. Noi
apprendiamo linflusso della volont solo dallesperienza.
Infine, noi impariamo dallanatomia che loggetto del potere nel movimento volontario
non il membro che viene mosso, ma certi muscoli. La mente vuole un certo evento,
questo evento ne produce un altro sconosciuto finch alla fine, attraverso una
successione, si ha leffetto desiderato.
A questo punto, diremo che tale potere nella nostra mente quando, con comando
della volont, suscitiamo una nuova idea. Hume risponde con tre argomenti. Anzitutto,
quando conosciamo un potere, conosciamo nella causa la precisa circostanza per cui
produce leffetto. Ma noi non possiamo pretendere di conoscere pienamente la natura
dello spirito umano e di unidea.
Inoltre, il controllo della mente su se stessa limitato, al pari di quello che essa
esercita sul corpo.

Infine, questo controllo su noi stessi molto diverso in tempi diversi. Un uomo sano ne
ha di pi di uno ammalato. Noi siamo pi padroni dei nostri pensieri al mattino che alla
sera.
Gli uomini in genere non hanno difficolt nel rendere conto delle pi comuni operazioni
della natura, quali la caduta dei corpi gravi, il crescere delle piante. Essi acquistano,
con labitudine, uninclinazione della mente, tale che allapparire della causa
aspettano con sicurezza leffetto. E solo di fronte a fenomeni straordinari che non
riescono a determinare una causa appropriata.
Molti filosofi, in tali occasioni , pensano di essere obbligati dalla ragione a far ricorso al
principio del popolo. Anzich dire che una palla da biliardo ne muove unaltra in base
ad una forza che deriva dallautore della natura, essi dicono che la Divinit stessa a
muovere la seconda palla con una particolare volizione. Secondo questi filosofi, ogni
cosa piena di Dio. Non contenti del principio che nulla esiste senza la sua volont,
essi spogliano la natura e le creature dogni potere.
Secondo Hume, questa teoria dellenergia e delloperare universale dellEssere
supremo troppo ardita per convincere un uomo. Il nostro filo troppo corto per
misurare la profondit di questi abissi. Secondo. Noi ignoriamo il modo in cui i corpi
operano sugli altri, ma ignoriamo anche la forza con cui una mente, anche la mente
suprema, opera sia su stessa che sul corpo. Tutto quel che sappiamo la nostra
profonda ignoranza in entrambi i casi.
Hume - Il legame tra gli eventi

Tutti gli eventi sembrano del tutto staccati e separati. Un evento segue un altro, ma
noi non riusciamo a cogliere alcun legame tra di essi. Essi sembrano congiunti, mai
connessi.

Quando per un evento sempre congiunto con un altro, prediamo luno allapparire
dellaltro, e li chiamiamo causa ed effetto. Dopo il ripetersi di casi simili, la mente
viene spinta dallabitudine ad attendere levento che di solito lo accompagna. E
supponiamo vi sia una connessione fra di essi.

La prima volta che un uomo osserv la comunicazione del movimento per mezzo di
impulso non pot dire che lun evento era connesso, ma soltanto che era congiunto
con laltro. Dopo aver osservato parecchi casi di questa natura, dichiara che essi sono
connessi.

Ora egli sente che questi eventi sono connessi nella sua immaginazione e pu predire
lesistenza delluno allapparire dellaltro. Quando diciamo, perci, che un oggetto
connesso con un altro, intendiamo soltanto che i due oggetti hanno acquistato una
connessione nel nostro pensiero. Nessuna conclusione pu essere pi gradita allo

scetticismo di questa, che scopre la debolezza e i limiti ristretti della ragione e delle
capacit delluomo
Hume - Libert e necessit

La disputa tra libert e necessit stata dibattuta a lungo e ha condotto i filosofi ad un


labirinto di oscure sofisticherie. Hume comincia esaminando la dottrina della
necessit. Si ammette universalmente che la materia, in tutte le sue operazioni,
mossa da una forza necessaria.

Se tutte le situazioni della natura cambiassero di continuo di modo che due eventi non
avessero mai rassomiglianza luno con laltro, noi non conseguiremo mai la minima di
idea di necessit, o di una connessione fra tali oggetti. La relazione di causa ed effetto
resterebbe sconosciuta.
Linferenza ed il ragionamento riguardo alle operazioni della natura sarebbero finiti: la
memoria e i sensi resterebbero gli unici canali di conoscenza. La nostra idea di
necessit deriva dunque dalluniformit che si pu riscontrare nelle operazioni della
natura. Allinfuori della costante con-giunzione di oggetti simili, noi non abbiamo
nozione alcuna di qualche necessit o connessione.
C grande uniformit tra le azioni degli uomini. Gli stessi motivi producono sempre le
stesse azioni, gli stessi eventi derivano dalle stesse cause. Lumanit tanto la stessa,
che la storia non ci informa di nulla di nuovo. Lutilit principale della storia consiste
solo nello scoprire i principi costanti ed universali della natura umana, mostrando gli
uomini in tutte le varie circostanze.
Se un viaggiatore, tornando da un paese lontano, raccontasse di uomini del tutto
diverse da quelli che noi conosciamo, privi di avarizia e ambizione, scopriremmo
subito la sua falsit.
Non dobbiamo, tuttavia, aspettarci che questuniformit delle azioni umane possa
essere spinta a tal punto che tutti gli uomini, nelle stesse circostanze, agiranno
sempre nella stessa maniera, senza tenere presente la diversit dei caratteri, dei
pregiudizi e delle opinioni.
La consuetudine e leducazione modellano la mente umana fin dallinfanzia e formano
un carattere fisso e stabile. Il comportamento e la condotta dei due sessi sono diversi
tra loro. Ancora, le azioni della stessa persona sono molto diverse nei diversi periodi
della vita, dallinfanzia alla vecchiaia.
Tutti gli uomini prendono le misure sulla base dellesperienza passata e credono che
gli uomini continueranno ad agire come nel passato. Tutti gli uomini, dunque, sono
sempre stati daccordo nella dottrina della necessit. Sarebbe impossibile impegnarsi
in una scienza senza riconoscerla.
Hume si domanda allora perch tutti gli uomini, pur avendo riconosciuto la dottrina
della necessit nella loro pratica, hanno finora mostrato tanta riluttanza a riconoscerla

a parole. La cosa si pu spiegare nel modo seguente. Hume osserva che tutte le nostre
facolt non possono mai portarci pi avanti dellosservazione che gli oggetti particolari
sono costantemente congiunti insieme e che la mente portata, per consuetudine,
dallapparire delluno alla credenza dellaltro.
Tuttavia, gli uomini credono di poter penetrare i poteri della natura e di avvertire una
connessione necessaria tra causa ed effetto. Quando poi non sentono tale
connessione, suppongono vi sia una differenza fra gli effetti che risultano dalla forza
materiale e quelli che procedono dal pensiero.
Ma noi, una volta persuasi di non conoscere nulla di pi della semplice congiunzione
fra gli oggetti, siamo pi facilmente portati a credere che la stessa necessit entri a far
parte di tutte le cause. La necessit, nel senso in cui intesa, non mai stata
respinta, n potr esserlo da alcun filosofo.
Per continuare in questo progetto di riconciliazione in relazione alla questione di libert
e necessit, Hume osserva che tutti gli uomini sono sempre stati daccordo tanto nella
dottrina della libert quanto in quella della necessit e che tutta la disputa stato
finora solo verbale.
Con libert intendiamo solo un potere di agire o di non agire secondo le determinazioni
della volont; ossia che se preferiamo restar fermi o muoverci, possiamo. Ora, questa
libert appartiene ad ognuno che non sia incatenato o prigioniero: non c materia di
disputa. Qualunque definizione possiamo dare di libert, dovremmo considerare due
circostanze: primo, che sia coerente coi dati di fatto evidenti; secondo, che sia
coerente in se stessa
ume - La libert e le conseguenze pericolose per la religione e la morale

Secondo Hume errato cercare di confutare qualche ipotesi mostrando le


conseguenze pericolose per la religione e la morale. Per Hume le dottrine della
necessit e della libert non solo si accordano con la morale, ma sono essenziali al suo
rafforzamento.

Hume non pretende di aver risolto tutte le obiezioni riguardo a necessit e libert. Si
potrebbe dire che, se le azioni volontarie fossero soggette alla stessa legge di
necessit come le operazioni della materia, non vi sarebbe contingenza nelluniverso:
non vi sarebbe libert. Mentre agiamo, saremmo nello stesso tempo agiti. Lautore
ultimo di tutte le nostre volizioni sarebbe il Creatore.

Le azioni umane, perci, o non possono essere in alcun modo moralmente disoneste,
in quanto procedono da una causa cos buona; o, se lo sono devono coinvolgere nella
stessa colpa il nostro Creatore, finch si ammette che Egli la loro causa ultima ed il
loro autore.

Lignoranza o limpotenza possono essere addotte a pretesto per una creatura cos
limitata come luomo; ma tali imperfezioni non si trovano nel nostro Creatore. Egli ha
previsto e ordinato tutte le azioni degli uomini che noi dichiariamo criminose. E
dobbiamo dunque concludere o che esse non sono criminose, o che la Divinit, e non
luomo ne responsabile. Ma poich entrambe queste conclusioni sono assurde, segue
che la dottrina da cui derivano non vera.

Questobiezione consiste di due parti: primo, se le azioni umane potessero esser fatte
risalire, con una catena necessaria, alla Divinit, non potrebbero mai esser criminose,
a ragione della sua infinita percezione; secondo, se le azioni fossero criminose,
dovremmo revocare lattributo di perfezione che ascriviamo a Dio e ammettere che
Egli lautore ultimo di colpe.

La risposta alla prima obiezione pare ovvia e convincente. Secondo alcuni filosofi,
ogni male fisico una parte essenziale di questo sistema buono e non sarebbe
possibile rimuoverlo, nemmeno allo stesso Dio, senza aprire la strada ad un male pi
grande. Da questa teoria, alcuni filosofi, fra cui gli stoici, hanno derivato un argomento
di consolazione per tutte le afflizioni, in quanto hanno inse-gnato ai loro discepoli che i
mali da cui erano afflitti erano dei beni per luniverso nel suo insieme.

Tuttavia, sebbene questargomento fosse sublime, in pratica fu presto trovato debole e


inefficace. Queste larghe vedute possono, per un momento, soddisfare
limmaginazione di un uomo, ma non possono dimorare sempre nella sua mente. Un
uomo derubato non penser che il suo dispiacere per la perdita possa essere diminuito
da queste sublimi riflessioni.

La seconda obiezione non ammette una risposta cos facile e soddisfacente. Questi
sono misteri che per cui la ragione inadatta: essa cade in difficolt e contraddizioni a
ogni passo che fa su questi argomenti. La filosofia dovr temere lindagine su questi
sublimi misteri; piuttosto dovr volgersi verso lesame della vita comune; qui essa
trover difficolt sufficiente per impiegare le sue ricerche, senza tuffarsi in un oceano
sconfinato di dubbio, incertezza e contraddizione
e - Della ragione degli animali

Gli animali, al pari delluomo, imparano molte cose dallesperienza. Grazie ad essa,
essi conoscono le propriet degli oggetti: la natura del fuoco, dellacqua, della terra.
Un cavallo, abituato ai campi da corsa, impara a conoscere laltezza in grado di saltare

e non tenter mai quella che supera la sua abilit. Cos lesperienza a rendere un
cane timoroso, quando lo si minaccia.

Gli animali non sono guidati in queste conclusioni dal ragionamenti; n lo sono i
fanciulli, n lo sono i filosofi. La natura deve dunque aver fornito un altro principio
duso. Se ci vien messo in dubbio negli uomini, incontestabile sugli animali; ed una
volta che tale conclusione stabilita per gli animali, Hume crede che debba essere
universalmente ammessa.

E soltanto la consuetudine che spinge gli animali ad inferire da qualsiasi oggetto che
colpisce i sensi ci che di solito laccompagna, e che porta la loro immaginazione a
concepire per lapparire delluno, laltro, in quella maniera particolare che chiamiamo
credenza.

Lo stesso ragionamento sperimentale, che abbiamo in comune con le bestie e da cui


dipende la condotta della vita, non altro che una specie di istinto o di potere
meccanico. Per quanto esso sia differente, lo stesso che insegna alluomo a fuggire
dal fuoco, e alluccello larte del covare.
Hume - I miracoli

Nei suoi scritti, il dott. Tillotson osserva che lautorit della Scrittura fondata solo
sulla testimonianza degli apostoli, i quali furono testimoni oculari dei miracoli del
Salvatore. Nessuno, tuttavia, pu riporre nella loro testimonianza, una fiducia uguale a
quella che ripone nei suoi sensi.

Per quanto lesperienza sia la nostra unica guida nel ragionare intorno a questioni di
fatto, occorre riconoscere che questa guida non infallibile e in alcuni casi tende a
trarci in errore. Un uomo saggio proporziona dunque la sua credenza allevidenza. In
certi casi considera la sua esperienza passata come una prova perfetta; in altri,
procede con pi cautela e quando alla fine ferma il suo giudizio, non oltrepassa la
probabilit.

Ogni probabilit suppone unopposizione di esperimenti. Quando da una parte stanno


cento casi e dallaltro ne stanno cinquanta, si avr una aspettativa dubbiosa di un
avviamento; mentre con cento esperimenti uniformi contro uno si ha un grado di
sicurezza pi forte. Per applicare tali principi a un caso particolare, Hume discute della
testimonianza degli uomini.

Noi siamo spesso esitanti circa i resoconti altrui. Pesiamo le circostanze opposte, e
quando scopriamo una superiorit da una parte, incliniamo in quella direzione. Noi
diamo credito agli storici poich troviamo una conformit tra testimonianza e realt.
Ma quando il fatto attestato di quelli che raramente cadono sotto la nostra
osservazione, sorge un conflitto di due opposte esperienze.
Io non crederei questa storia nemmeno se me la dicesse Catone, si era soliti dire a
Roma.

Supponiamo che degli spettatori parlano di un fatto miracoloso. Un miracolo una


violazione delle leggi della natura. Non un miracolo che un uomo in buona salute
muoia allimprovviso; un miracolo che un uomo morto torni in vita. Secondo Hume,
non c testimonianza sufficiente a stabilire un miracolo, a meno che la testimonianza
sia tale che la sua falsit sarebbe miracolosa.

Quando uno mi dice che ha visto un morto tornare in vita osserva Hume io
considero quale delle due cose sia pi probabile: che questa persona inganni, oppure
che il fatto sia realmente accaduto. Io peso un miracolo contro laltro e respingo
sempre il miracolo pi grande.
Hume - Il soprannaturale, il miracoloso e la fede

In primo luogo, Hume osserva che non c modo di trovare, in tutta la storia, un
miracolo affermato da un numero sufficiente di uomini di tale indiscutibile buon senso
e cultura da garantirci.
In secondo luogo, la passione per il sorprendente e il meraviglioso, che sorge dai
miracoli, essendo unemozione gradevole, ci fa tendere alla credenza in quegli
avvenimenti. Al punto che, anche chi non crede ad essi, ama prendere parte a questa
soddisfazione di seconda mano.
Se lo spirito di religione si unisce allamore del meraviglioso la fine del senso
comune. Un fanatico in materia di religione pu essere un invasato ed immaginare di
vedere ci che non esiste, anche con le migliori intenzioni del mondo. E la credulit
degli ascoltatori ne alimenta limpudenza.
In terzo luogo, i racconti soprannaturali e miracolosi si trovano soprattutto tra
popolazioni ignoranti e barbare; oppure in un popolo civile che li ha ricevuti da
antenati ignoranti e barbari. Un lettore attento penser che strano che gli
accadimenti prodigiosi non si verifichino pi ai giorni nostri.
Come quarta e ultima ragione, Hume osserva che per nessuno di questi prodigi c
una testimonianza che non sia contrastata da un numero infinito di testimoni oculari.
In materia di religione, tutto ci che differente contrario; impossibile che tutte le
religioni risultino, tutti insieme, stabilite su qualche solido fondamento. Ogni miracolo

compiuto in una di queste religioni, come ha per suo scopo quello di conferire stabilit
al suo sistema, cos demolisce ogni altro sistema. Nel distruggere laltro sistema,
distrugge il credito di quei miracoli: in tal modo tutti i prodigi delle religioni sono in
opposizione gli uni con gli altri.
Hume cita alcuni dei miracoli meglio garantiti nella storia: il racconto di Tacito su
Vespasiano, che guar un cieco con la saliva; il racconto del cardinale Retz, quando a
Saragozza gli fu mostrato il miracolo di un uomo che aveva perso la gamba. Ma Hume
osserva che nessuna testimonianza pu avere tanta forza da provare un miracolo,
facendone un fondamento sicuro per una religione.
Hume crede che vi possano essere dei miracoli, e suppone che, a partire dal 1 gennaio
1600, tutti gli autori concordino nel dire che sulla terra vi fu una completa oscurit per
otto giorni. I filosofi di oggi, anzich dubitare del fatto, dovrebbero accoglierlo per
certo e ricercarne le cause.
Ma supponiamo ora che gli storici siano daccordo nel dire che il 1 gennaio 1600 mor
la regina Elisabetta e che dopo essere rimasta sepolta un mese, riappar. Hume, in
quel caso, non avrebbe la minima inclinazione a credere a un evento cos miracoloso.
La furberia e la pazzia degli uomini sono fenomeni tanto comuni che Hume
preferirebbe credere che gli avvenimenti pi straordinari derivino dal loro concorso,
anzich ammettere una violazione cos rilevante delle leggi di natura.
Bacone sosteneva che bisogna osservare con sospetto ogni racconto legato alla
religione, al pari di quanto si trova negli scritti di magia o alchimia. Hume condivide il
metodo di Bacone e ricorda i cristiani che hanno difeso la loro religione per mezzo dei
principi della ragione umana.
La religione cristiana fondata sulla fede, non sulla ragione; ed un modo sicuro di
metterla allo sbaraglio quello di esporla ad una prova che essa non in grado di
sostenere. Per testimoniare ci, Hume esamina la Scrittura, facendo riferimento al
Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia), esaminandolo non come parola di Dio, ma
come produzione umana di uno storico.
Noi ci troviamo di fronte a un libro presentatoci da un popolo barbaro e ignorante,
scritto in unepoca in cui esso era ancora pi barbaro e, secondo ogni probabilit,
scritto molto tempo dopo i fatti che racconta. Leggendo questo libro, lo troviamo pieno
di prodigi e miracoli.
Hume conclude che la religione cristiana non solo fu accompagnata da miracoli alle
origini, ma nemmeno oggi pu essere creduta da qualunque persona ragionevole
senza un miracolo. La pura ragione insufficiente a convincerci della sua veracit, e
chiunque sia mosso dalla fede consapevole di un miracolo continuo che avviene
nella sua stessa persona, che sconvolge i principi dellintelligenza e lo spinge a
credere a ci che contrario alla consuetudine e allesperienza.
Hume - La provvidenza e lo stato futuro

Hume riporta una conversazione con un amico che ama i paradossi scettici. Essi
iniziano a conversare discutendo della filosofia, che nacque la prima volta in unet e
in un paese libero e tollerante e non fu mai impedita da idee religiose o leggi penali,
ad eccezione dellesilio di Protagora e della morte di Socrate, fatto comunque derivato
in parte da altri motivi.
Lamico osserv che il bigottismo in realt figlio della filosofia che, alleatasi con la
superstizione, si separ dagli interessi della sua progenitrice e ne divenne la nemica.
Hume rispose che, in tal modo, non si considerava la politica e il fatto che un saggio
potesse sospettare delle idee di Epicuro il quale, negando lesistenza di Dio, allentava i
legami della moralit e minacciava la pace.
Di fatto queste persecuzioni osserv lamico derivavano da passione e pregiudizio.
Se Epicuro fosse stato accusato davanti al popolo, avrebbe potuto difendersi
facilmente e provare che i suoi principi filosofici erano salutari come quelli dei suoi
avversari. A tale scopo, lamico supporr per un momento di essere Epicuro, e lascer
a Hume la parte del popolo ateniese.
I filosofi religiosi esaltano lordine e la bellezza delluniverso, e chiedono se un tale
sfoggio di intelligenza possa derivare dal fortuito incontro di atomi. Secondo tali
filosofi, il solo argomento per lesistenza di Dio si ricava dallordine della natura, un
argomento che risale dagli effetti alle cause.
Un corpo di dieci once che si alza in un piatto della bilancia prova che il peso che sta
sullaltro piatto supera le dieci once, ma non sar mai una prova del fatto che questo
superi le cento once.
Se la causa si conosce solo per mezzo delleffetto, noi non dovremmo mai attribuirle
qualit di sorta, al di l di quelle che sono strettamente necessarie per produrre
leffetto.
Nessuno, solo per aver visto un quadro di Zeusi, potrebbe sapere che egli era anche
scultore o architetto. Dallopera che ci sta davanti, potremmo conoscere solo le qualit
pittoriche dellautore, non le altre. La supposizione di ulteriori attributi sarebbe mera
ipotesi. Dunque, la bont e lintelligenza superlative della Divinit sono del tutto
immaginarie.
I sacerdoti e poeti raccontano di unet delloro. Ma quando i filosofi fanno gli stessi
discorsi, egli si domanda chi ha aperto loro il libro del fato, per dire che gli dei hanno
eseguito o eseguiranno qualche disegno. Se dicono di essersi elevati sui gradini della
ragione, egli risponder che hanno aiutato lascesa della ragione con le ali
dellimmaginazione.
Lamico di Hume, Epicuro, domanda dov lodiosit della dottrina che insegna. Egli
nega la provvidenza ed un governatore del mondo che guidi il corso degli eventi, ma
non nega il corso stesso degli eventi. Egli sostiene che lamicizia la principale gioia
della vita. E possibile che la divinit abbia delle qualit che non abbiamo mai visto:
ma si tratta di mera ipotesi.
Allo stesso modo, se riteniamo che una giustizia distributiva nel mondo insieme e
non presente, dicendo che si realizza in parte ma non in tutta la sua estensione, egli

risponde che non si pu attribuire alla giustizia alcuna estensione al di fuori di quella
che essi vedono.
Dopo aver ascoltato lamico, Hume risponde con un esempio. Se noi vedessimo sulla
spiaggia limpronta di un piede umano, diremmo che un uomo passato di l e che
aveva lasciato anche limpronta dellaltro piede. Potremmo fare lo stesso
ragionamento per lordine della natura, cio considerare il mondo e la vita come una
fabbrica incompleta, da cui possiamo inferire unintelligenza superiore o un disegno
pi rifinito.
Lamico rispose che se noi conoscessimo luomo solo da quel singolo prodotto che
esaminiamo, ci sarebbe impossibile argomentare in questo modo. Nel caso
dellimpronta, noi risaliamo dalleffetto alla causa, e discendendo daccapo alla causa,
formiamo nuove inferenze sulleffetto.
Luomo un essere che conosciamo per esperienza, di cui conosciamo bene le
intenzioni. Il caso non per lo stesso coi ragionamenti desunti dalle opere della
natura. La divinit ci nota soltanto per mezzo delle sue opere ed un essere unico
nelluniverso.
La grande fonte dei nostri errori che consideriamo noi stessi come se fossimo
lEssere supremo e concludiamo che egli, in ogni occasione, manterr la stessa
condotta che noi avremmo al suo posto. Tra lEssere supremo e un uomo vi la stessa
analogia che tra il sole e una candela.
Hume accetta le premesse, ma ne respinge le conclusioni. Lamico conclude che le
dottrine della religione non possono avere alcuna influenza sulla vita perch non
devono averla, e non tiene conto che gli uomini non ragionano allo stesso modo e
traggono molto conseguenze dallesistenza di Dio: essi suppongono che la divinit
dar punizioni al vizio, e ricompense alla virt.
Daltra parte, coloro che li distolgono da tali pregiudizi non sono buoni cittadini e
politici, in quanto liberano gli uomini dallunico freno delle loro passioni e rendono pi
facile linfrazione delle leggi.
Dopo tutto, Hume daccordo sulla conclusione in favore della libert: lo Stato
dovrebbe essere tollerante verso ogni principio filosofico. Tuttavia, relativamente
allargomento principale, Hume dubita che una causa sia di cos singolare natura da
non avere alcun parallelo o somiglianza con nessun altra causa. E solo quando
troviamo che due specie di oggetti sono costantemente congiunte che possiamo
inferire luna dallaltra.
Hume - La filosofia accademica o scettica

Lo scettico provoca lindignazione di tutti i teologi. Vi uno scetticismo antecedente a


ogni filosofia, raccomandato da Descartes e atto a salvare dallerrore e dal giudizio
precipitoso. Egli pose un dubbio universale sulle nostre opinioni e facolt. Tale
scetticismo, quando pi moderato, fa avanzare con passi cauti, rivedere le proprie
conclusioni ed esaminarne le conseguenze.

Vi unaltra specie di scetticismo, conseguente alla scienza e alla ricerca quando gli
uomini suppongono di aver scoperto o lassoluta fallacia delle loro facolt mentali, o la
loro incapacit a conseguire qualsiasi determinazione fissa. Anche i nostri sensi sono
messi in discussione.

Hume ricorda in proposito un argomento adoperato dagli scettici di tutti i tempi contro
levidenza dei sensi: il remo che appare spezzato se immerso nellacqua. Tali
argomenti, in verit, provano solo che non bisogna fare affidamento solo sui sensi, ma
che dobbiamo correggere la testimonianza dei sensi per mezzo della ragione allo
scopo di rendere i sensi criteri appropriati di verit e falsit. Vi sono per altri
argomenti contro i sensi che non ammettono una soluzione cos facile.

Gli uomini sono portati da un istinto naturale a porre fede nei loro sensi. Quando lo
seguono, suppongono che le immagini presentate dai sensi siano gli oggetti esterni e
non sospettano che le immagini siano solo rappresentazione degli oggetti. In realt, i
sensi sono solo le porte attraverso cui queste immagini passano, senza riuscire a
produrre una relazione tra mente e oggetto.

La tavola che vediamo pare pi piccola se ci allontaniamo; ma la tavola reale, che


esiste indipendentemente da noi, non subisce alterazioni; era solo la sua immagine
che era presente alla mente.

Far ricorso allEssere supremo per provare la veracit dei nostri sensi complesso. Se
la veracit di Dio avesse a che fare con ci, i nostri sensi sarebbero infallibili: Dio non
potrebbe mai ingannare. Ma posto ci, non riusciremmo comunque a trovare gli
argomenti per dimostrarne lEsistenza.

Si ammette che tutte le qualit sensibili degli oggetti, quali duro, molle, caldo, freddo,
sono solo secondarie e non esistono negli oggetti stessi ma sono percezioni della
mente. Se si ammette questo, riguardo alle qualit secondarie, deve seguire la stessa
conclusione riguardo alle supposte qualit primarie dellestensione e della solidit.
Lidea di estensione, infatti si deriva dai sensi.
ume - La distruzione della ragione negli scettici

Lobiettivo grandioso degli scettici proprio quello di distruggere la ragione per mezzo
di argomenti e ragionamenti. Lobiezione principale contro tutti i ragionamenti astratti
ricavata dalle idee di spazio e di tempo; idee che, nella vita comune, sono molto

chiare, ma che quando passano sotto lesame delle scienze profonde danno luogo a
principi assurdi e contraddittori.
Le obiezioni scettiche allevidenza morale, ossia ai ragionamenti che riguardano
questioni di fatto, sono popolari o filosofiche. Le obiezioni popolari sono tratte dalla
debolezza dellintelletto umano: le opinioni contraddittorie professate in differenti et
e paesi; le variazioni del nostro giudizio se siamo malati o sani, giovani o vecchi. Ma
queste, per Hume, sono obiezioni deboli.
Lo scettico, piuttosto, farebbe meglio a svolgere delle obiezioni filosofiche, sostenendo
che tutta la nostra evidenza in ogni questione di fatto deriva dalla relazione di causa
ed effetto; che non abbiamo altra idea di questa relazione se non quella di due oggetti
frequentemente congiunti insieme. Quando lo scettico insiste su questi argomenti,
mostra la sua forza.
Lobiezione principale contro lo scetticismo eccessivo sta nel domandare ad uno
scettico qual la sua intenzione: egli si trover imbarazzato e non sapr cosa
rispondere. Lo scettico deve riconoscere che la vita umana andrebbe in rovina se i suoi
principi si affermassero.
Daltra parte, Hume nega un possibile epilogo del genere: la natura sempre troppo
forte. Inoltre, il primo e pi insignificante fatto della via metter in fuga i dubbi del
pirroniano. Risvegliato dal suo sogno, sar il primo a ridere di s e confessare che tutte
le sue obiezioni sono meri passatempi.
Parte terza
Vi uno scetticismo pi moderato e utile, che pu essere il risultato del pirronismo, o
scettici-smo eccessivo, quando i suoi dubbi indifferenziati sono corretti dal buon senso
e dalla riflessione.
La maggior parte degli uomini abbraccia precipitosamente quei principi ai quali sono
inclini. Lesitare, cio il valutare pro e contro, rende perplesso il loro intelletto, arresta
le loro passioni e sospende le loro attivit. Perci sono impazienti di sottrarsi ad una
condizione cos poco gradevole. Ma se questi ragionatori dogmatici potessero rendersi
conto delle sorprendenti infermit dellintelletto umano, una simile riflessione
ispirerebbe loro pi modestia e cautela.
Unaltra specie di scetticismo moderato che pu esser di vantaggio allumanit la
limitazione delle nostre ricerche a soggetti pi adatti alle ristrette capacit
dellintelletto umano. Chi ha corretto discernimento evita le ricerche distanti e
grandiose, si limita alla vita quotidiana e a quei soggetti che rientrano nellesperienza
dogni giorno, lasciando ai poeti gli argomenti pi sublimi.
Gli unici oggetti della scienza astratta o dimostrativa sono la quantit e il numero.
Tutte le altre ricerche umane riguardano solo questioni di fatto; ed esse non sono
suscettibili di dimostrazione. I ragionamenti morali possono riguardare o fatti
particolari, come le decisioni che si prendono nella vita quotidiana, o fatti generali,
come la politica, la filosofia della natura, la fisica, la chimica.

La scienza del divino o teologia risulta di ragionamenti su fatti particolari e generali.


Essa ha un fondamento sulla ragione, ma il suo fondamento pi solido la fede e la
rivelazione divina. La morale e la critica non sono propriamente oggetti dellintelletto,
quanto del gusto e del sentimento.
Hume si domanda, quando scorriamo i libri di una biblioteca, cosa dovremmo
distruggere persuasi da questi principi. Se ci viene alle mani qualche volume, per
esempio di teologia o metafisica scolastica, domandiamoci: Contiene qualche
ragionamento astratto sulla quantit o sui numeri? No. Contiene qualche
ragionamento sperimentale su questioni di fatto o di esistenza? No. E allora,
gettiamolo nel fuoco, perch non contiene che sofisticherie e inganni.