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VISIONE “MEDICA” DEL BIPEDISMO UMANO:

Earnest Albert Hooton, un grande maestro dell’antropologia fisica che insegnò a


Harvard, parlava con convinzione dell’uomo come del “bipede barcollante”.
“La camminata umana è quell’attività distintiva nel corso della quale il corpo,
passo dopo passo, vacilla sull’orlo della catastrofe………perché solo il ritmico
movimento in avanti compiuto prima da una gamba e poi dall’altra gli impedisce
di cadere a faccia in giù” (Napier J. R.)
NB: Le patologie della colonna vertebrale sono una conseguenza di un adattamento obbligato e “forzato”
all’andatura bipede

VISIONE “BIOLOGICA” DEL BIPEDISMO UMANO:


Qualunque morfologia si trovi ad essere stabilizzata in una data specie:
 assume una valenza di vantaggio nel biotopo di pertinenza
 si trova in un equilibrio architetturale nell’ambito della struttura tipica della specie

EVOLUZIONE:
L’insieme dei cambiamenti (morfologici, molecolari) che portano una data struttura ad essere differente dalla
condizione iniziale espressa dallo sviluppo embrionale. Forza dell’evoluzione è la selezione dei caratteri su
base ambientale Gene produce proteina, la quale definisce carattere somatico.

NB: Una proteina non decifra un carattere somatico, ma gruppi proteici determinano caratteri somatici.
Sono i “loci genetici” che influenzano il carattere somatico. A seconda di come si esprimono danno caratteri
diversi. La variabilità si inserisce già nella meiosi. Le mutazioni sono eventi rari, non possono giustificare
milioni di anni di evoluzione. E talvolta non finiscono nemmeno bene le mutazioni. Che le mutazioni ci siano
e che possono integrare si, ma dire che queste siano la forza dell’evoluzione no.

Le differenziazioni genetiche propongono caratteri nuovi. La diversificazione espressiva è frequente, ad ogni


meiosi si ha infatti. Ognuno di noi è 50% papà e mamma ma modificato grazie alla diversificazione, il genoma
infatti è diverso rispetto a quello dei nostri genitori. Deriva ma è diverso. Queste creano si condizioni
vantaggiose ( le svantaggiose sono minori ).

L’unica struttura veramente evoluta nell’uomo è il sistema nervoso. È il più lunghi e più differenziati tra tutti
i vertebrati e invertebrati. Tutte le altre forme non sono evolute ( reni non è capace di desalinizzare l’acqua
di mare, i delfini e le balene si / la mano ce l’hanno anche i rospi, ma gli ungulati, i felini, i canidi hanno “mani”
più evolute. Noi abbiamo solo l’opponibilità del pollice ).

BIPEDISMO:
Qualunque soggetto zoologico sfrutti per posizione posturale o deambulatorio l’uso di due arti (di fatto gli
arti inferiori) è un animale bipede
Bipedismo a stazione eretta: L’uomo presenta una situazione posturale e deambulatoria identificabile come
Bipedismo a stazione eretta. L’asse del corpo si presenta parallelo all’asse dell’arto inferiore:
- Linea di scarico delle forze gravimetriche in asse all’arto inferiore
- La spinta deambulatoria si esercita sul piano frontale

l bipedismo umano è preciso ( bipedismo a stazione eretta ). Noi non siamo gli unici bipedi, sono bipedi
infatti molto uccelli, struzzi, galli e galline, dinosauri. Questi però non sono a stazione eretta, infatti il rachide
è inclinato rispetto al piano morfologico dell’arto inferiore. Noi abbiamo la colonna vertebrale in asse rispetto
all’arto inferiore. Fino a 30 anni fa si pensava che il dinosauro era più evoluto del dinosauro quadrupede (
invece non è così ). La nostra condizione di bipedismo non è relazionabile alle altre
L’HOMO SAPIENS SAPIENS E’ L’ESSERE PIU’ INTELLIGENTE CHE SIA MAI ESISTITO SUL PIANETA TERRA.
L’uomo è l’unico mammifero-primate a postura bipede eretta: Supposta connessione con lo sviluppo
intellettuale umano. La postura bipede, realizzando un equilibrio gravimetrico sulla colonna vertebrale, ha
permesso l’espansione dell’area neurocranica (quindi dell’intelligenza umana). Oltretutto la postura bipede
ha liberato l’arto superiore per renderlo funzionale alla manipolazione elaborata e di precisione degli
oggetti. Operatività essenziale allo sviluppo dell’intelligenza umana

1. Colonizzazione della Savana: La causa ambientale che ha indotto lo sviluppo della struttura umana
2. Acquisizione della POSTURA BIPEDE ERETTA per movimenti liberi e veloci in ambiente aperto
3. Aumento della capacità di manipolazione elaborata e di precisione degli oggetti
4. La postura bipede, realizza un equilibrio gravimetrico sulla colonna vertebrale, Favorendo
l’espansione dell’area neurocranica (quindi dell’intelligenza umana )

DARWIN: Origine dell’Uomo 1871


“senza discussione il modo di originarsi e i primi stadi di sviluppo dell’uomo sono identici a quelli degli animali
che lo seguono immediatamente nella scala zoologica: senza dubbio a questo riguardo egli è più vicino alle
scimmie di quanto esse non lo siano all’uomo”
QUESITO: L’UOMO E LA SCIMMIA HANNO PROGENITORI COMUNI?

Knucle Walkers: La struttura anatomica dei primati mantiene una ampia strutturazione favorente la
brachiazione:
• Arto superiore allungato
• Bacino allungato
• Arto inferiore non totalmente distensibile in asse
• Curvature della colonna vertebrale pressochè assenti

Le scimmie PAN e GORILLA, non sono bipedi. Sono pseudoquadrupedi: si muovono sul terreno utilizzando
tutti e 4 gli arti. Hanno strutturi colonnari simili tra di loro e non appoggiano completamente le mani per
camminare, ma solo le nocche “Knucle Walkers”. Tra l’uomo e lo scimpanzè c’è la corrispondenza del 98%
di eguaglianza: il 2% di disuguaglianza è un abisso in realtà. I geni invece tra le persone differiscono per lo
0%: abbiamo tutti gli stessi geni ma con sequenza diverse.

Oltre alla camminata, la dimensione dell’arto superiore tra PAN e Uomo è notevole: lo scimpanzè ha arti
molto più lunghi e adatti alla brachiazione (muoversi negli alberi oscillando). Hanno il bacino allungato (
per quanto simile al nostro ), noi inviene abbiamo il bacino largo per sostenere il peso del bipedismo. L’arte
inferiore di uno scimpanzè non può essere raddrizzato. Gli scimpanzè non hanno curvature vertebrali
fisiologiche ( solo poca cifosi cervicale), l’uomo invece ha lordosi e cifosi per sostenere il peso del bipedismo.

Noi non possiamo derivare dai Knucle walkers.

Vecchia concezione del quadro evolutivo della postura bipede:


L’anello mancante è una realtà dialettica ascientifiche introdotte per rendere il concetto evolutivo graduale
ed evitare di giustificare salti evolutivi eccessivi non sostenibili con il concetto di salto evolutivo per
mutazione genetica. Concetto che per lungo tempo è stato dominante.
L’uso del concetto di anello mancante (anelli di congiunzione evolutiva) è anche testimonianza di una
insufficiente documentazione fossile capace di mappare la linea evolutiva con dettagli più solidi e
determinanti.
Visione classica del quadro evolutivo della postura bipede: Progenitore del genere Homo, elemento di
diversificazione dalle Scimmie antropomorfe

L’ adattamento all’ambiente porta alla CONQUISTA della POSIZIONE ERETTA con L’AUSTRALOPITECO.
Comparso in Africa orientale circa 3 – 4 milioni di anni fa quando per le variazioni climatiche (il clima caldo–
umido era sostituito da un clima più secco) le foreste diminuirono e comparve la Savana (con grandi
praterie). Per vivere nella Savana l’andatura eretta era più vantaggiosa rispetto a quella a 4 zampe perché
permetteva l’uso delle mani; così l’australopiteco riusciva ad attraversare le praterie trasportando il cibo o
usando pietre come armi.

Comunque A. Afarensis rimaneva ancora un buon arrampicatore, come induce ad ipotizzare la struttura dei
piedi (presentanti caratteristiche di inarcabilità e di presa diversa da quelli propriamente umani, con presenza
di divaricazione del dito alluce)

Questa andatura bipede permise all’uomo di migliorare la sua struttura fisica perché con l’HOMO ABILIS
vissuto circa 2 – 3 milioni di anni fa il suo cervello era più sviluppato degli Australopitechi, le mandibole erano
meno grosse, imparò ad usare strumenti in pietra (che scheggiava per renderle taglienti e le appuntiva) e
quindi iniziò a modificare l’ambiente in cui viveva perché non si nutriva più solo di vegetali ma poteva anche
andare a caccia, lavorare la carne e tagliare le radici più dure.

AUSTRALOPITHECUS: Postura bipede eretta con piede da arrampicatore: il suo biotopo erano gli alberi, ma
camminava liberamente.
L’australopithecus, 1974 Lucy, il suo scheletro era abbastanza completo ( bacino e femori fino al piede ).
Grazie alla completezza abbiamo potuto ricostruire in maniera fedele la particolarità di questo genere. Non
era un HOMO poiché il cranio era molto diverso, ma è stato un nostro progenitore. LUI ERA BIPEDE. Struttura
del piede, bacino e femore suggeriscono il suo bipedismo eretto. Oltretutto il suo piede non era il piede di
un vero camminatore, ma c’era una divalcazione tra l’alluce e l’altro gruppo delle dita. In più mancavano
gli archi plantari.

OREOPITHECUS BAMBOLII: pollice opponibile, deambulazione bipede, non connesso a uomo


Presentava bacino stretto di tipo ominide, e piedi con pollice ampiamente divergente che ne stabilizzava la
postura bipede permettendone un passo lento, il piede rimaneva di tipo prensile. Fino a poco tempo fa si
riteneva che una diretta conseguenza (quasi una relazione causa-effetto) della liberazione degli arti anteriori
dalla deambulazione fosse stato lo sviluppo di una cultura materiale, grazie all'allungamento e al
raddrizzamento del pollice che aveva reso possibile la sua opposizione a tutte le altre dita.
In realtà, tali modificazioni erano presenti in un antichissimo e piccolo primate trovato in Italia, l'Oreopithecus
bambolii, datato tra i 7 e i 9 milioni di anni fa, che però non ha mai prodotto strumenti litici e che non rientra
nemmeno della famiglia degli ominidi. Siamo chiaramente di fronte ad una convergenza evolutiva:
l'opponibilità del pollice era già stata sperimentata molto prima dell'origine della nostra linea evolutiva.

ARDIPITHECUS RAMIDUS: bipedismo facoltativo conclamato , foresta , non connesso a uomo


Vissuto 4,4 milioni di anni, in Africa. CARATTERISTICHE ANATOMICHE DEL BIPEDISMO FACOLTATIVO
• Arto superiore un po’ più lungo dell’inferiore (per agevolare la brachiazione)
• Piena estensibilità dell’arto inferiore
• Piede piatto con ampia divergenza del 1° dito per ampliare la base di appoggio, mantenendo la
capacità prensile dello stesso
• Riduzione dell’altezza del bacino
• Incremento delle curvature della colonna vertebrale
ORRONI TUGENENSIS: bipedismo favoltativo, foresta e savana
La possibilità, concessa solo di recente, di analizzare i reperti fossili di Orrorin tugenensis ritrovati in Kenia
nel 2000 ha dato un risultato sorprendente: tale specie, tra gli antenati di quella umana e risalente a 6
milioni di anni fa, aveva già evoluto una deambulazione bipede. A tale conclusione sono giunti B.G.
Richmond della George Washington University in collaborazione con W.L. Jungers della Stony Brook
University di Stony Brook, nello stato di New York, grazie a una serie di misurazioni e lo studio della morfologia
dei femori, in particolare, confrontati con quelli delle grandi scimmie, dell’uomo moderno e di altri ominini
fossili. Le ossa, come spiegano gli autori dell’articolo “Orrorin tugenensis Femoral Morphology and the
Evolution of Hominin Bipedalism”, pubblicato sull’ultimo numero di “Science” hanno rivelato infatti una
notevole somiglianza con analoghe strutture di Australopithecus e Paranthropus, che risalgono a un periodo
compreso tra 3 e 2 milioni di anni fa. La morfologia dei femori di Orrorin suggerisce così una biomeccanica
dell’articolazione dell’anca adatta dall’andatura bipede che comparve in un periodo molto precoce nella
storia filogenetica dell’uomo e persistette per i successivi 4 milioni di anni. Ma un salto così indietro nella
storia evolutiva umana potrebbero portare a una revisione degli attuali modelli delle “parentele” tra i diversi
antenati dell’uomo moderno. I nuovi elementi a disposizione dei paleoantropologi, infatti, vanno a sostegno
di una ipotesi non molto accreditata ma presente nella comunità scientifica, secondo cui Orrorin diede
origine direttamente al genere Homo

SAHELANTHROPUS TCHADENSIS: foresta


7 milioni di anni fa. Essere che si muoveva in posizione bipede eretta, arto inferiore corto e arto superiore
lungo ( simile a scimpanze ). La brachiazione è dunque prevalente rispetto alla camminata. Senza peli,
probabilmente aveva già perso i peli. La mano aveva assunto l’opposizione del pollice. Si muoveva dentro le
foreste.

IN SOSTANZA LE TEORIE…
Ci sono reperti ossei riferiti a progenitori della linea Homo, datati intorno ai 7 milioni di anni fa, che
presentano tracce di morfologia da bipedi, pur conservando la capacità di arrampicamento sugli alberi le
prime forme di lavorazione e produzione di utensili non hanno evidenze prima di 2,5 milioni di anni fa.
NB: Il bipedismo è una caratteristica nata molto prima di qualunque utensile prodotto con le mani,
presente in ominidi che vivevano in foresta. Il bipedismo quindi è nato quando i nostri progenitori
dimoravano ancora in foresta mentre veniva mantenuta la capacità di arrampicamento, da qui il termine
di “BIPEDISMO FACOLTATIVO".

Conclusione: I nostri parenti più affini tra i primati come scimpanzé e gorilla, riescono a sollevarsi per brevi
tratti durante la camminata ma non possono stare fermi con i soli arti posteriori poggiati a terra, ne tanto
meno riescono a flettere completamente l'arto inferiori: queste sono prerogative da ominidi.

NUOVA CONCEZIONE:
Ile genere Homo non è l’unico genera che si sia dotato di
bipedismo a stazione eretta. Emerge il concetto di bipedismo
facoltativo come situazione intermedia tra l’andatura
quadrupede obbligata e quella bipede obbligata. Il bipedismo a
stazione eretta non è associato nella sua genesi alla vita in spazi
aperti o alla produzione di oggetti.
NB: non è una forma “knucle walker” a rappresentare la
divergenza evolutiva tra i grandi primati ed il genere homo, ma
una forma di quadrupede arboricolo.
VERSO UN PROGENITORE DELL’UOMO

PURGATORIUS: 70mln anni fa, toporagno arboricolo,


estremità arti prensili. Il Purgatorius era inizialmente
considerato un animale che viveva sul terreno (1965). Le
ossa della caviglia hanno caratteristiche per la mobilità
che sono presenti solo nei primati moderni e i loro parenti
più stretti. Queste caratteristiche uniche avrebbero
permesso al Purgatorius di ruotare e regolare i piedi per
afferrare i rami mentre si muoveva sugli alberi.

LEMURI: I Lemuri ed i primati non antropoidi propriamente non sono antenati delle scimmie antropomorfe.
I loro antenati cominciarono a dagli altri primati fra i 62 e i 65 M.a.f. I primati non antropoidi (Lemuri e Tarsi)
posseggono una anatomia dell’articolo esterno dell’arto inferiore di tipo esclusivamente prensile

 Opponibilità del pollice


 Capacità di rotazione del gruppo tarsale
 Elementi allungati anteriormente.
 La spinta posteriore è data in prevalenza da muscoli laterali della gamba

Caratteristiche architetturali tipiche anche dell’estremità dell’arto superiore. Rifletteno caratteristiche


essenziali già rivelate in Purgatorius

SIFAKA: lemuri ballerini del Madagascar. Saltella lateralmente: essendo un lemure non usa forze anteriori
ma laterali. La sua struttura di quadrupede arboricolo è in grado di formare una posizione simil-eretta. (
effettivamente ci dice che il quadrupede arboricolo è correlato al bipedismo eretto ). La struttura longilinea
è tale che questi possono stare simil-eretti ( tengono comunque gli arti inferiori flessi )

ARCHICEBUS ACHILLES: Rappresenterebbe il punto di divergenza tra PROSCIMMIE ed ANTROPOIDI. La sua


struttura podalica assume l’orientamento anatomico che caratterizzerà il gruppo degli antropoidi. Le ossa del
tallone e dei piedi assomigliano a quelli dei primati antropoidi (‘scimmie’). Per questa ragione la creatura è
stata chiamata Archicebus achilles, poiché Archicebus significa "primitiva scimmia dalla coda lunga"
mentre achilles è un riferimento al tallone da antropoide
NB: Il piede antropoide vede lo sviluppo a livello tarsale di un profilo posteriore osseo (osso calcaneale), che
offre punto di inserzione ai muscoli di spinta: La muscolatura di spinta si fa posteriore

PROCONSUL: Grazie alla recente scoperta di nuovi resti fossili, si è stabilito che questo primate estinto non
fù un progenitore dello scimpanzè e del gorilla, bensì l’ultimo antenato comune delle grandi scimmie
antropomorfe e dell’uomo. Le ossa degli arti sembrano suggerire una locomozione quadrupede piuttosto che
sospesa di ramo in ramo, anche se secondo alcuni ricercatori l'animale poteva esprimere qualche tendenza
alla brachiazione (per presenza di un pollice opponibile). Questi animali avevano una conformazione dei polsi
simile a quella delle scimmie del Vecchio Mondo, avevano presenza di arco trasverso sul piede: mancavano
di coda ed avevano zampe anteriori più lunghe e forti rispetto a quelle posteriori, in rapporti simili a quelli
degli scimpanzè (o a quello di Sahelanthropus). La costituzione complessiva del corpo era robusta: in vita
dovevano pesare al massimo una ventina di chilogrammi.
Nelle scimmie del vecchio mondo la tendenza variamente spiccata alla brachiazione realizza un rapporto
«lasso» tra ulna e radio, quale si osserva anche nell’uomo. Fanno eccezione le scimmie ad andamento
quadrupede (cercopitechi) dove una piccola estensione ossea dell'ulna poggia in un incavo formato da due
ossa del polso, il pisiforme e il piramidale identificando l’estremità come abile all’appoggio del peso del corpo.
NB: L’uomo non ha una vera articolazione fra l'ulna

SPECIE E CONTESTO STORICO:


NEL MIOCENE, DA APPARTENENTI ALLA CLASSE DEL PROCONSUL (arboricolo e frugivoro) circa 18 milioni di
anni fa (ma), si diramarono le scimmie antropomorfe (ominoidei):
 Gibbone, 18 ma
 Kenyapithecus,12-14 ma
 Orango, 14 ma
 Gorilla, 7 ma
 Scimpanzè e Bonobo, 3-5 ma
LUNGO LA LINEA EVOLUTIVA CHE PORTA AGLI UOMINI forme (specie) attualmente inscritte nel genere
 Ardipithecus:
 Sahelanthropus, 7 ma
 Orrorin, 6 ma
 Ardipithecus, 5 ma
Hanno definito una evoluzione che traccia la nascita del genere Australopithecus:
 Australopithecus anamensis 4 ma
Passo essenziale per la genesi del genere Homo:
 Homo Abilis, 3 – 2.5 ma

UOMO e SCIMMIE sono diversi!


Nella teoria dell’evoluzione le trasformazioni devono avere un perché. Una forma si adatta per migliore
sopravvivenza in quel biotopo: una forma ha successo se porta vantaggio per quella specie. Non si tratta di
uccidere i meno addati ,ma muoversi verso biotopi liberi ( più risorse, spazi etc ). Gli uccelli sono i moderni
dinosauri ( le penne derivano dai dinosauri, non dagli uccelli. I dinosauri erano a sangue caldo e usavano le
penne per tenersi caldi ).
Perché siamo scesi sulla terra?
L’appoggiarsi a terra, evolvere il bipedismo, è stato strano. Il mettersi in piedi per un soggetto abituato a
stare sugli alberi è strano. L’area forestale è anche più sicura oltretutto rispetto alla terraferma. Non tutti gli
animali che vivono sugli alberi sono vegani ( esempio animale che mangia altri animali ).
Il tempo passato a terra per gli scimpanzè è importante per le loro funzioni sociali: spulciarsi, rapporti sessuali
( no coppie fisse ). Ai tempi c’erano tante forme bipedi erette: ampia irradiazione adattativa. Per avere ciò si
deve avere una buona prolificità.
NB: gli scimpanzè hanno una prole ogni 2 anni. La loro prolificità è bassa in termini zoologici. I gorilla sono
ancora meno prolifici.

La maggiore riproduttività ai tempi dei bipedi eretti sta nel fatto che il gruppo zoologico sia andato a terra
per liberare le mani e migliorare il rapporto sociale e sessuale. L’arto superiore non si è liberato per la
manipolazione: il bipedismo è nato 8mln anni fa, i primi oggetti 2mln anni fa con l’homo abilis. In questo lasso
di tempo con le bra ccia libere si sono migliorate le cure parentali.

Noi non abbiamo pelo, sensibilità superficiale evolutissima. Il momento sociale degli scimpanzè era spulciarsi,
il nostro è abbracciarsi. Le superfici sensoriali definiscono la struttura per l’abbraccio: perdita pel per
migliorare sensazione abbraccio. Nei punti di abbraccio ( avambraccio, trapezi, petto ) sono ipersensibili che
si dotano di componenti emotiva. I peli si sono persi già quando si è evoluto il bipedismo eretto.

L’aumento nel rapporto parentale sociale ci ha resi ciò che siamo.

Anche il cranio ha seguito tutta una serie di modificazioni: il collegamento con la postura bipede eretta è
molto importante, poiché ha reso possibile lo sviluppo cranico. Dall’Homo abilis in poi si ha il maggior
incremento evolutivo della scatola cranica ( l’uomo impara a fare cose e quindi aumentano le dimensioni ).
Ciò che fa differenza in termini intellettivi non è il numero di neuroni, ma è l’insieme dei contatti sinaptici (
maggiori collegamenti ). Noi abbiamo sviluppato molto le zone frontali e temporali ( aree di associazioni
manipolative ). Ma un’altra area è molto sviluppata nell’uomo, insula: empatia. Il salto evolutivo è stato
dunque grazie si ad una aumento delle capacità cognitive manipolative, ma soprattutto grazie anche alla
sfera emotiva ( per la prole ).

Via viva che si sono sviluppate forme più intelligenti hanno ridotto gli spazi per le altre specie, per questo noi
siamo gli unici sopravvissuti. L’Homo erectus diventerà anche trasnmigrante.
LE ARTICOLAZIONI
L’articolazione è l’entrata in rapporto funzionale di due elementi ossei. Ci sono
molteplici rapporti tra le ossa che definiscono diverse articolazioni a livello
motorio.
Sinartrosi: relazioni funzionali anatomiche tra due elementi ossei che pongono
questi ultimi in continuità funzionale.
 Articolazioni fibrose: tessuto fibroso
 Suture: Tipiche delle ossa craniche, realizzano condizione di immobilità.
Al di la della loro funzione, evolvono durante la crescita ( fontanelle ) .
 Sindesmosi: Tipico delle coppie di ossa lunghe, realizzano condizione di
mobilità
 Gonfosi: Tipico dei denti, realizzano una relativa mobilità

Diartrosi: relazioni funzionali anatomiche tra due elementi ossei che pongono questi ultimi in contiguità
funzionale. Collegamento dato da un manicotto esterno (rapporto di CONTIGUITA’) presenza di uno spazio
tra i capi ossei contrapposti.
NB: Tipicamente associati legamenti collaterali posti superficialmente alla capsula articolare. La cartilagine
ialina permette l’ammortizzamento delle forze di peso. Anche il liquido sinuviale permette una migliore
funzionalità dell’articolazione, in particolare permette il favoreggiamento dello scorrimento tra i due capi
ossei.

Gli elementi ossei fondamentali predisposti a realizzare con le loro architetture la postura bipede sono:
 La colonna vertebrale
 Il bacino
 Arto inferiore (Coscia Gamba, Piede)
 Gabbia toracica (profilo inferiore si presta all’inserzione dei muscoli addominali con finalità di
stabilizzazione della postura bipede)

PRINCIPALI ACQUISIZIONI MORFOLOGICHE NELLA POSTURA BIPEDE ERETTA


• Riduzione dell’arto Superiore e dello spazio tra radio e fibula
• Riduzione degli elementi lunghi della mano
• Forma della Gabbia toracica da campana a botte
• Acquisizione delle curvature della colonna dorsale
• Riduzione del bacino soprattutto nella sua componente Ileale
• Allungamento del femore
• Aumento della inclinazione mediale del femore
• Ingrossamento della Tibia (corpo e testa dell’osso)
• Riduzione della distanza tra Tibia e Fibula (Perone)
• Avvicinamento dell’alluce del piede alle altre dita
• Riduzione delle ossa lunghe del piede e assunzione degli archi plantari
MOVIMENTO DELLA COLONNA VERTEBRALE:
La colonna vertebrale nei pesci definisce un movimento di tipo ondulatorio (assenza
di arto strutturato). Tale movimento rimane nei tetrapodi terrestri di classe anfibia
e reptilia (mov. parallelo al suolo –arto trasversale).
Si modifica grandemente nella classe mammalia dove la colonna vertebrale
definisce un movimento dorso-ventrale (Flesso-estensorio, movimento lungo un
piano Sagittale, Perpendicolare al suolo) - con arto parasaggittale.
NB: la corda embrionale si trasformerà nel corpo delle vertebre. La corda rimane ma
si segmenta poiché alcuni punti ossificano ( vertebre ) e altri no ( nucleo
polposo/tessuto polpoide connettivo ipercellularizzato con cellule molto grandi )

La colonna vertebrale è la struttura assiale dell’architettura scheletrica. Formata


da successione di elementi singoli denominati vertebre, i corpi dei quali sono
originati dalla sostituzione per condrificazione e ossificazione della corda dorsale
dell’embrione, di cui rimane ricordo nel nucleo polposo della sinfisi vertebrale.
 art. sinartrosi tra corpi vertebrali (sinfisi)
 art. diartrosi tra i processi articolari (superfici poste sui peduncoli
dell’arco neurale)(principali responsabili del movimento vertebrale)
 Sinartrosi accessorie tra processi trasversi e processi spinosi contigui
(Sindesmosi )

Una serie di legamenti (nastri di tessuto connettivo denso )


stabilizzano e rinforzano la colonna vertebrale.
 Legamento longitudinale anteriore
 Legamento longitudinale posteriore
 Legamenti gialli (posti sulle Lamine vert.)
 Intertrasversari
 Interspinosi

Nei Tetrapodi:
 Settore cervicale con curvatura pronunciata=
alta mobilità sospensione del cranio assicurata
da legamenti posteriori, cranio piccolo
 Settore toracico = curvatura appena
accennata, settore tendenzialmente rigido per
la presenza della gabbia toracica
 Settore lombo-sacrale= curvatura unica,
appena accennata ma con alta mobilità flesso-
estensoria che garantisce elasticità per le forze di spinta.

Da una posizione di spinta sulla colonna (tertrapodi) ci troviamo in una situazione di trascinamento della
colonna.
 Linee di spinta deambulatoria perpendicolare al piano della colonna verticale
 Linee di carico ponderale gravanti sull’asse della colonna vertebrale

La colonna vertebrale si trova a sopportare le sollecitazioni: le curvature aumentano la resistenza alla


compressione assiale per fenomeno elastico (dissipazione delle forze)
 di tipo gravimetrico ponderale
 di tipo reattivo durante la deambulazione
Dalle piccole e mobili vertebre cervicali si passa
gradualmente alle grandi e poco mobili
vertebre lombari
 Cervicale: Il settore cervicale definisce
una maggiore resistenza alla
compressione per supportare il peso del
cranio sviluppando una superfice del
corpo vertebrale leggermente più
ampia per ingrandire la massa del
nucleo polposo che ha funzione
ammortizzante sui carichi.
VERTEBRE CERVICALI:
1. ampio mov. Rotatorio
2. mov. fless/estens.
3. Ampio mov. Inclinazione

 Lombare: settore lombare assume una


pronunciata curvatura di Lordosi per
assorbire le condizioni di sviluppo di
carico massimo.
VERTEBRE LOMBRARI limitato
1. mov. rotatorio
2. Ampio mov. Fless/estens
3. limit. mov. Inclinazione

 VERTEBRE TORACICHE:
1. mov. Rotatorio
2. limitato mov. fless/esten
3. mov. Inclinazione

 VERTEBRE COCCIGEE:
1. Immobili

NB: Il movimento complessivo della colonna vertebrale è ottenuto dalla composizione dei singoli movimenti
vertebrali
SCHELETRO APPENDICOLARE:

CORPO DELL’ARTO. La base fondamentale del


profilo architetturale dell’arto vede la successione di
due segmenti lunghi connessi ad un articolo esterno.
L’articolo esterno è quello che presenta le specifiche
più altamente differenziate. Si identifica come
elemento poli-raggiato a disposizione planare

CINTO ARTICOLARE: gruppo di ossa responsabili del


rapporto articolare con l’asse vertebrale

NASCITA DELL’ARTO: i pesci crossopterigi ripidisti


La struttura degli arti si evolvono dall’organizzazione architetturale ritrovabile nel gruppo zoologico di pesci
ossei denominati crossopterigi ripidisti (coanoitti). Denominazione che identifica la presenza di una pinna
ad asse osseo complesso in rapporto diretto con l’asse scheletrico vertebrale – in particolare la pinna
anale). L’ambiente di vita di tali pesci erano fondali di acque basse con ampia presenza di clinali marini.
Presentavano una pinna robusta che doveva supportare un nuoto lento e soprattutto offrire un punto
d’appoggio sulla superficie dei clinali.

EUSTHENOPTERON: solo la caudale articola


con la colonna vertebrale

TIKTAALIL ROSAE: Mostrava già diverse caratteristiche proprie degli animali che deambulano su quattro
zampe, (tetrapodi). In particolare, le grandi pinne anteriori presentavano articolazioni corrispondenti a quelle
di spalle, gomiti e, in parte, polsi. Strutture queste che permettevano a Tiktaalik di spostarsi sulla terraferma.
I nuovi reperti indicano che anche la struttura del suo bacino (indiviso), aveva dimensioni uguali a quelle del
cingolo scapolare, una caratteristica da tetrapode. Inoltre aveva un acetabolo (l'incavo della testa del femore)
che prova il collegamento con un femore (non trovato) mobile, articolabile, e forte come testimoniato anche
dalle inserzione dei muscoli sulla cresta iliaca. Ulteriori elementi quali un collo mobile, una robusta gabbia
toracica e polmoni primitivi corredano l’anatomia di questo essere a vita anfibia.

ADATTAMENTO TERRESTRE DELL’ARTO:


 La sacralizzazione delle vertebre
 La creazione del bacino
 Le opportune modifiche architetturali
Hanno reso l’arto inferiore l’arto di spinta
ARCHITETTURA DELL’ARTO:
Il piano architetturale dell’arto nelle sue linee costitutive
fondamentali prevede la presenza di tre articoli: due di mobilità e
il più estremo di appoggio/presa. L’arto si evolve dalla struttura
ossea delle pinne rinforzate dei Sarcopterigi: pesci di bassi fondali
che rinforzano le pinne onde usarle come sostegno/movimento.
Tale rinforzo vede la presenza di una successione di elementi
cuboidali ossei.

L’uso del sostegno pinnato in ambito aereo ha indotto una


modifica degli elementi ossei, verso una esemplificazione
razionale. Ulteriormente per ottimizzare il distacco del corpo dal
terreno, per rendere agevole la locomozione, un primo ed un
secondo articolo osseo si sono individuati per disposti a squadra
per supportare l’azione muscolare della locomozione.

Il gruppo degli altri elementi ossei sono rimasti a fornire


architettura all’articolo esterno di sostegno. Rispetto al primo
articolo che rimane rappresentato da un osso unico, il secondo
articolo si definisce come una coppia di ossa parallele per
assecondare il movimento rotatorio dell’articolo esterno.

COSTITUZIONE DEL CINTO PELVICO DELL’ARTO INFERIORE:


Cinto per il rapporto di appoggio/sospensione della pinna.
OSSO DELL’ANCA: RESPONSABILE DELL’ANCORAGGIO DELL’ARTO POSTERIORE ALLO SCHELETRO ASSILE
Le esigenze propulsive dei tetrapodi inducono l’acquisizione di rapporti stabili a livello dell’arto posteriore
che viene ad essere identificato come l’arto di spinta propulsiva. Precocemente si identificano tre masse
ossee al rapporto suddetto :
 Ileo: caratterizza la porzione ossea che prende rapporto
con l’asse vertebrale e con muscolatura propulsiva del
femore
 Ischio: definiscono profili ossei necessari all’inserzione dei
muscoli posteriori e mediali dell’arto ( con effetto
stabilizzatore e parzialmente propulsore
 Pube: definiscono profili ossei necessari all’inserzione dei
muscoli posteriori e mediali dell’arto ( con effetto
stabilizzatore e parzialmente propulsore

Che si dispongono a generare un punto di confluenza, detto


acetabolo, punto di articolazione con le ossa proprie dell’arto.

Nei mammiferi la coda non ha significato propulsivo e assume un significato di stabilizzazione motoria. Per
cui le vertebre e la muscolatura associata si riducono. Nei primati la coda si fa assente e residua come
elemento coccigeo che pur nel suo aspetto residuale va a rinforzare la struttura sacrale definendo un più
ampio profilo osseo per l’inserimento di legamenti di solidità e per un più ampio inserimento di muscoli
posteriori (molto evidente nell’uomo).

In una morfologia primitiva, le tre ossa (Ileo, Ischio e Pube) convergono definendo un foro per l’accoglienza
della testa del femore, che diviene una fossa allorquando la stabilizzazione posturale e la forza propulsiva
dell’arto posteriore aumenta.

L’osso pubico si posiziona anteriormente e si pone in rapporto articolare con il controlaterale a definire una
struttura chiusa (bacino) per stabilizzare il decorrere delle linee di forza tra asse vertebrale e arto posteriore
(per le meccaniche di spinta e/o appoggio). Variazioni relativamente al sistema riproduttivo

Osso dell’anca nell’uomo


 Ampia estensione dell’ala dell’ileo
 Robusto profilo di Ischio e Pube
 Convergenza (chiusa) tra Ischio e Pube che crea l’arcata Ischio-Pubica punto insertivo del gruppo
muscolare mediale (adduttorio) della coscia
 Confluenza totale tra Ileo, Ischio e Pube: Creazione di una robusta fossa ossea (acetabolo)
 Robusta linea arcuata (propria dell’ileo
 La postura bipede estende lateralmente la superficie dell’ileo
 Riduce l’estenzione caudo-craniale del bacino
 Assenza dell’area di articolazione con il gruppo vertebrale sacro-lombare
 Induce un profilo architetturale orientato orizzontalmente: ampliamento laterale dell’ala dell’Ileo e
ampliamento orizzontale (e riduzione verticale) della superficie del sacro
 Riduzione della circonferenza dello stretto superiore per avvicinare gli arti inferiori all’asse mediano
di equilibrio posturo-deambulatorio

Linee di decorrenza delle forze nel bacino umano:


Nella postura bipede-eretta, la deambulazione non ha più la coadiuvazione dell’arto superiore. L’elasticità
della colonna vertebrale rimane l’unico ausilio alla fase posturo-deambulatoria. Lo stretto superiore si
definisce dalla confluenza delle linee di irrobustimento osseo date da:
 Promontorio del sacro (creata dal profilo anteriore della prima vertebra sacrale)
 Linea arcuata dell’ileo
 Cresta pettinea del pube

SETTORE SACRALE DELLA COLONNA VERTEBRALE:


Il rapporto articolare tra Ileo ed un certo numero di vertebre crea il settore Sacrale della colonna vertebrale
(sacralizzazione della colonna vertebrale). Primitivamente il rapporto si è instaurato direttamente con il
gruppo costale (del settore sacrale), le coste poi sono state riassorbite nella architettura definitiva dell’osso
a definire il fondamento scheletrico Ileo+vertebra/e sacrale che individua il fondamentale rapporto di spinta
del tetrapode. Aspetto scheletrico fondamentale nell’individuare la collocazione di classe zoologica:
 vertebra sacrale per gli anfibi
 vertebre sacrali per rettili

Numerose negli uccelli (sinsacro) evoluzione della condizione rettiliana 3-5 vertebre nei mammiferi
(coinvolgimento delle ultime vertebre lombari). Nei mammiferi primati la porzione ossea sacrale della
colonna vertebrale si rinforza assumendo un aspetto compatto (Il sacro).

Nei vertebrati non-mammiferi la mobilità trasversale della colonna vertebrale necessita di ampia libertà nel
settore lombare che assorbe la componente più ampia dell’oscillazione, in quanto deve fornire la spinta,
mentre l’arto anteriore fornisce solo l’appoggio.

Nei mammiferi la mobilità fesso-estensoria (dorso-ventrale) della colonna vertebrale ha nel settore lombare
una parte importante che asseconda tale movimento, che va 5inoltre ad essere ripartito su di una maggiore
elasticità della colonna vertebrale e la presenza di una capacità di appoggio-spinta fornito dall’arto anteriore.
Quindi le forza di spinta che tendono a definire movimenti trasversali debbono essere annullate, pertanto
l’ultima vertebra lombare nei mammiferi è di fatto coinvolta in un complesso di rigidità con le vertebre sacrali
e l’ileo, determinato dall’inserimento di legamenti che conferiscono coerenza strutturale al complesso ileo-
sacro-lombare.

Nei Knuckle-Walkers (scimpanzè e Gorilla) tale complesso si amplia a includere 2 vertebre lombari, ottenuto
grazie all’estensione craniale dell’ala dell’ileo. Nella postura bipede eretta (uomo) tale complesso si riduce
fino a lasciare completamente libere le vertebre lombari; i legamenti si restringono a consolidare
maggiormente la coerenza funzionale tra vertebre sacrali e Ileo, per una maggiore risposta alle forze reattive
e ponderali.

FORMAZIONE DEL BACINO:


Le vertebre sacrali con le ossa del cinto dell’arto inferiore (osso dell’anca) formano una struttura chiusa
svasata che prende il nome di bacino. Struttura che ottimizza la resa di spinta, evitando dispersioni anteriori
delle forze. Il bacino pertanto diviene la struttura responsabile del rapporto articolare dell’arto inferiore.
Le modifiche del bacino si correlano non solo alla deambulazione (di fatto propulsiva), ma anche alle
problematiche poste dalla riproduzione.

DIREZIONE DI SPINTA:
La direzione di spinta nell’architettura ossea dell’uomo non passa in asse alla colonna vertebrale ma si fa ad
essa perpendicolare. Da una posizione di spinta sulla colonna (tertrapodi) ci troviamo in una situazione di
trascinamento della colonna. Di conseguenza nell’uomo
 il cinto modifica le linee architetturali principali ed alcuni rapporti vertebrali
 si irrobustisce il profilo sacrale che presenta 5 vertebre fuse
 la coda perde il suo significato bilanciere (reattivo della spinta) e viene eliminata a favore di una
più ampia coesione del settore sacrale con l’elemento residuale delle vertebre caudali, cioè il
coccige

MODIFICA DEL BACINO NEL GENERE FEMMINILE:


Nel genere femminile si introduce l’esigenza di creare spazio per le
fasi di
 accrescimento gravidico dell’utero
 spazio, per il momento espulsivo del neonato (canale del
parto)
La struttura chiusa del bacino pertanto si amplia nei suoi diametri
superiori ed inferiori.
 aumento della distanza tra le ali dell’Ileo
 aumento della distanza tra i punti ossei definiti da:
punta del coccige e tuberosità ischiatiche

La modifica dei diametri del bacino comporta:


- Una maggiore distanza tra le teste del femore,
- Una maggiore inclinazione dell’asse osseo del femore
- Un allontanamento dall’asse mediale di equilibrio che comprometto l’ottimizzazione degli equilibri
deambulatori.

La soluzione di compromesso adottata consiste nella riduzione della massa ossea e muscolare tipica del
genere femminile. Soluzione tesa ad alleggerire le forze di carico ponderale e reattivo aventi nel bacino
(linea arcuata – linea dello stretto inferiore) il punto di decorrenza.
ARTO INFERIORE:
Nell’uomo il femore e la tibia formano un angolo, per cui il peso si
scarica dal collo del femore al condilo esterno del ginocchio. Di
conseguenza, nell’uomo il condilo esterno è più grande di quello
interno.
Anche l'alluce suggerisce la presenza di una andatura bipede, si
avvicina alle altre dita e presenta strutture ossee per l'inserzione dei
flessori
Il Femore modifica il proprio asse architetturale avvicinandosi
all’asse mediano del corpo per assicurare. La stabilità podalica
ortostatica e di spinta.
 Collo del Femore per definire distanza dal cinto
 Fosse Intertrocanteriche per offrire siti di inserzioni al
complesso di muscoli ausiliari che coadiuvano i movimenti
dell’osso
 Trocanteri estesi per inserzione muscoli che assumono
potenzialità di stabilizzazione dinamica e ortostatica
 Epifisi distale suddivisa su due condili separati
posteriormente in due masse per movimenti di roto-
traslazione e oscillazione laterale
Anche la Tibia si conforma all'andatura bipede: l'estremità
prossimale risulta allargata per la presenza di una maggiore quantità
di tessuto spugnoso rispetto allo scimpanzé, ed ha funzione di assorbire le sollecitazioni della camminata;
inoltre c' è meno spazio tra tibia e perone rispetto allo scimpanzé.

La coppia T-F riposizione in direzione normale al suolo l’asse dell’arto inferiore.


 L’elemento tibiale è l’elemento di carico/scarico delle forze
 La Fibula assume importanza nella definizione della pinza bimalleolare

La pinza bimalleolare è la struttura che mantiene le proprietà dinamiche sul piano frontale (roto-
inclinazione) si fa asimmetrica per definire movimenti flesso estensori e assecondare movimenti di lateralità
e inclinazione
Caviglia antropoide: L’ampiezza della superficie concava dell’astragalo, il rapporto
meno ampio con il malleolo tibiale consentono apprezzabili movimenti di rotazione
laterale. Limita i movimenti di rotazione laterale a favore di una maggiore ampiezza del
movimento flesso-estensorio (che accompagna le forze di spinta in avanti)

Caviglia tetrapode: L’abbraccio tibio-fibulare sull’astragalo definisce un rapporto più


stretto che limita i movimenti di rotazione laterale a favore di una maggiore robustezza
che accompagna le forze di spinta in avanti.

IL PIEDE:
A livello delle falangi si nota che nell’uomo l’alluce si porta avanti e si fa parallelo alle altre dita e più robusto,
mentre, negli altri primati, il pollice si presenta notevolmente arretrato. Diviene più grande il profilo del
calcagno. Lo sviluppo (posteriore) del calcagno Identifica la
presenza delle forze di spinta posteriore diviene essenziale anche
nel mantenimento delineazione degli archi plantari.

A livello delle falangi si nota che nell’uomo l’alluce si porta avanti e si


fa parallelo alle altre dita e più robusto, mentre, negli altri primati, il
pollice si presenta notevolmente arretrato.

Si strutturano curvature degli archi plantari.


Il piede, a livello della pianta, presenta tre curvature:
 due longitudinali :1 maggiore esterna, 1 minore interna
 una trasversale.
Questa conformazione aumenta l’ammortizzazione del peso corporeo durante il movimento (senza ridurre
eccessivamente l’area di appoggio). Velocizza, il distacco del piede dal suolo cioè Velocizza il passaggio da
appoggio a spinta locomotoria

Il piede si struttura architetturalmente per rendere efficiente il passaggio dalla fase di appoggio:
 stabilizzazione posturale
 monopodalico deambulatorio
 spinta in movimento massimalizzata sulla punta che riduce la superficie di applicazione della forza
ARTICOLAZIONE EMDIODORSALE DELLO CHOPART:
L'articolazione dello Chopart, detta così in onore del
chirurgo francese F. Chopart, è detta
anche articolazione mediotarsale ed è costituita
dall’ articolazione delle ossa del tarso posteriore con
le ossa del tarso anteriore.
Sebbene trattata come un'unica articolazione, in
essa è possibile riconoscere due distinte articolazioni
delle quali una mediale, detta articolazione
astragalo-navicolare o talo-navicolare, ed una
laterale, detta articolazione calcaneo-cuboidea.

Tale articolazione (diartrosi, artrodia) fornisce la


base anatomo-funzionale per le funzioni di:
Ammortizzazione.

Impedisce la mobilità di presa tipica degli


Arrampicatori (=mobilità lungo il piano alluce-
calcaneale) a favore di una rigidità lungo l’asse
longitudinale tipica dei deambulatori.

ACQUISIZIONI MORFO-DIFFERENZIATIVE DEL PIEDE UMANO:


 Perdita dell’opponibilità dell’alluce (e suo allungamento)
 Riduzione della mobilità e della lunghezza delle dita
 Forte riduzione dei movimenti di presa
 Aumento della superficie di rapporto articolare tibio-
fibulare
 Avvicinamento dell’alluce alle altre dita+
 Aumento del profilo posteriore del calcagno
 Assunzione archi plantari
 Assunzione del profilo articolare di Chopart

La meccanica di base del passo dell’uomo presenta un moto pendolare dell’arto con fulcro nell’inserzione
della testa del femore nell’acetabolo dell’anca [ARTO PARASAGGITTALE]

La condizione bipodalica però impone l’alternanza dell’appoggio monopodalico che realizza una posizione
di equilibrio metastabile (apparente) di tutto il corpo, recuperato dall’impegno muscolare.

Il passo si realizza contemporaneamente ad una extra-rotazione dell’arto sul bacino cui segue una intra-
rotazione di riequilibrio – il che comporta un allungamento del collo del femore.

La necessità di distacco del piede induce inoltre un sollevamento dell’anca che induce una oscillazione
dell’ asse orizzontale del bacino stesso – stabilizzato dall’impegno muscolare.
Fasi del passo:

1. Distacco del piede


2. Alzata dell’anca ipsi-laterale
3. Appoggio monopodalico (controlaterale)
4. Extrarotazione anca-femore per proiezione dell’arto “libero” in avanti (moto pendolare dell’arto)
5. Appoggio monopodalico
6. Distacco del piede (controlaterale)

Ciclo podalico:

La fase di appoggio monopodalico aumenta il contatto lungo


le superfici laterali giustificando le “asimmetrie plantari.

1. Appoggio di contatto
2. Appoggio di stabilizzazione e spinta
3. Spinta

La linea obbliqua dell’ apice metatarsale


- agevola il trasferimento delle forze in spinta
- distribuzione degli equilibri posturali sul punto di
appoggio laterale
ADATTAMENTI ALLA POSTURA BIPEDE DELLA GABBIA TORACICA
La gabbia toracica modifica la sua morfologia da forma a ‘campana’
acquisisce una forma a ‘botte’.
 La I costa assume un profilo corto,
piatto e rigido. Non partecipa direttamente alla dinamica respiratoria,
per via del suo rapporto diretto con il manubrio sternale. Serve al ruolo
di congiunzione all’asse vertebrale
 Le coste dalla IX alla XII restringono
gradualmente il diametro inferiore della gabbia toracica (condizione
accentuata a carico delle coste fluttuanti), per portarsi a filo dell’ala
dell’ileo, offrendo possibilità di profilo lineare alla muscolatura
addominale

MODIFICAZIONE DELLA STRUTTURA CRANICA:


 Asse di simmetria antero-posteriore
 Asse di simmetria supero-inferiore
Quadrupede obbligato

Asse di simmetria antero-posteriore: allungato


Asse di simmetria supero-inferiore: ridotto

Knucle wlakers

Asse di simmetria antero-posteriore: prevalente

Asse di simmetria supero-inferiore: evidente

Cranio ovoidale con presenza di prognatismo

Bipede eretto

Asse di simmetria antero-posteriore: ridotto

Asse di simmetria supero-inferiore: allungato

NB: Il prognatismo si riduce con lo stabilzzarsi della stazione eretta

L’assetto posturale del cranio sulla colonna vertebrale vede nell’uomo un avanzamento rispetto alla linea
posteriore della posizione del foro occipitale.

 Con aumento dell’area nucale tipico della postura bipede (aumento inserimento m posturali del
collo)
 Assunzione di rapporto perpendicolare tra asse antero-posteriore e asse della colonna.ù

Determinando un rapporto che diviene identificativo della posizione bipede eretta


Nella specie umana c’e un alleggerimento della muscolatura occlusale (mm. Temporale & Massetere) a
vantaggio della muscolatura di movimento laterale che accentua l’effetto di mola della masticazione
(mm.pterigooidei interni ed esterni).

Questo libera l’area cranica dall’impegno muscolare e diviene la base della espansione cranica che
caratterizza l’evoluzione specifica del genere Homo, ulteriormente sorretta dal fatto che la posizione
verticale in appoggio sulla colonna vertebrale permette uno scarico diretto sull’asse portante.

MODIFICHE DELLA MUSCOLATURA LONGITUDINALE

Negli ittiopsidi prevale la muscolatura longitudinale: m.ra assiale dorsale e ventral. Sostentamento del
corpo da parte dal mezzo acquoso non rende necessaria una vera muscolatura addominale

 La muscolatura assiale dorsale è ancora ben rappresentata


 La m.ra assiale ventrale dà origine alla m.ra ventrale di sostegno
 La m.ra assiale dorsale si riduce (a favore della muscolatura di collo e arti

La muscolatura ventrale di sostegno si potenzia per sostenere le forze longitudinali del moto Flesso-
estensorio

 Irrobustimento della muscolatura del pavimento pelvico che si fa Contenitiva (e non solo occlusale
come nei mammiferi tetrapodi)
 La m.ra assiale dorsale viene ulteriormente ridotta a favore dei movimenti di arto superiore e collo
 La m.ra assiale ventrale viene irrobustita soprattutto nella sua componente di m. Retto Ventrale
ADATTAMENTI MUSCOLARI ALLA POSTURA BIPEDE:

Nell’uomo la muscolatura dell’arto inferiore deve adattarsi a modificare le relazioni di


spinta che non passano più lungo la colonna vertebrale, quindi non possono più
usufruire della meccanica elastica della colonna vertebrale

La spinta si fa diretta in avanti, per cui le masse muscolari posteriori si fanno più ampie
e robuste per operare una forza di spinta più grande. Le masse muscolari mediali si
fanno più ampie e robuste per sostenere le fasi di appoggio podalico:

MODIFICHE DELLA MUSCOLATURA LONGITUDINALE

Negli ittiopsidi prevale la muscolatura longitudinale: m.ra assiale dorsale e laterale. Sostentamento del
corpo da parte dal mezzo acquoso non rende necessaria una vera muscolatura addominale

 La muscolatura assiale dorsale è ancora ben rappresentata


 La m.ra assiale ventrale dà origine alla m.ra ventrale di sostegno
 La m.ra assiale dorsale si riduce (a favore della muscolatura di collo e arti
 La muscolatura ventrale di sostegno si potenzia per sostenere le forze lungitudinali del moto Flesso-
estensorio

Nei mammiferi:
 Irrobustimento della muscolatura del pavimento pelvico che si fa Contenitiva (e non solo occlusale
come nei mammiferi tetrapodi)
 La m.ra assiale dorsale viene ulteriormente ridotta a favore dei movimenti di arto superiore e collo
 La m.ra assiale ventrale viene irrobustita soprattutto nella sua componente di m. Retto Ventrale

NUTAZIONE= lieve rotazione in avanti del Sacro rispetto all’ Anca


NB Nell’uomo i movimenti di nutazione avvengono sotto carico ed impatta sulla lordosi lombare
MUSCOLATURA DELL’ARTO INFERIORE:

 Gruppo muscolare GLUTEO


 Gruppo muscolare della Coscia – adduttori
 Tricipite della Sura (m. del Polpaccio)
 Muscolatura Flesso-Estensoria del piede

Tenuta in asse dell’arto inferiore:


La condizione di postura bipede eretta definisce nel complesso
una serie mirata di aggiustamenti muscolari che mirano a
realizzare la tenuta in asse dell’arto inferiore.
 m. Grande gluteo e m.Tensore della fascia Lata: si continuano entrambi sul lungo margine del
tendine della fascia lata che stabilizza l’asse posturale deambulatorio dell’arto inferiore
 m. Retto Femorale: nell’ambito del m quadricipite questo ventre muscolare si ipertrofizza per
assistere il movimento in avanti dell’arto inferiore in posizione estesa (in asse) e relativa tenuta
deambulatoria ( spina iliaca anteriore inferiore )
 m. Gastrocnemio in Homo è più grade perché la spinta è focalizzata ai soli arti inferiori
 m. del Piede in Homo diviene più complessa per migliorare le dinamiche di movimento del

In Australopithecus:
 mm. Glutea e Tens. Fascia Lata, previlegiano l’inserzione laterale,
 Assecondando i movimenti laterali utili nell’arrampicata

MUSCOLATURA DORSALE

Dorsale:
 m. Sacrospinale, m. Trapezio e mm. propria della colonna in adattamento
funzionale alle disposizioni architetturali assunte dalla colonna vertebrale.
 m. Trapezio Nell’uomo si incrementa il rapporto con la colonna vertebrale
per migliorare lo scarico delle forze ponderali
MUSCOLI ADDOMINALI

 mm. Addominale: si trova in asse per operare la tenuta delle linee di spinta anteriore che fanno presa
sui rilievi anteriori del bacino cioè cresta pubica e pars superiore dell’ala dell’Ileo.

La muscolatura addominale latero anteriore ha nell’uomo funzione di stabilizzazione posturale soprattutto


sotto sforzo. Tale muscolatura è importante soprattutto nel garantire il giusto assetto tra colonna vertebrale
e bacino nel garantire la migliore condizione di scarico delle forze

Quadrato dei lomi

Obliquo esterno

Obliquo interno

Trasverso addominale

Retto addominale

Comprimono i serbatoi venosi addominali per una migliore resa emodinamica nell’ attività motoria
(attività incosciente, riflesso motorio). Possono agire da muscoli respiratori secondari (attività
cosciente). Comprimendo i visceri spingono verso l’alto il diaframma costringendolo ad una maggiore
ampiezza del movimento contrattile
MUSCOLATURA GLUTEA

G. gluteo attivo in moto e per cambi direzione moto. Stabilizza


l’asse inclinato della coscia in giacenza complanare al piano del
bacino.

NB: La disfunzione di P & M gluteo origina andatura barcollante


segno di Trendelenburg

MUSCOLATURA DELLA COSCIA

Muscoli della coscia hanno anche valenza posturale sull’arto inferiore

Il m. quadricipite in H. è meno caricato della forza propulsiva, le sue masse


muscolari si sono fatte più simili. Assume importanza nel determinare l’asse
coscia gamba

TRICIPITE DELLA SURA: Gastrocnemio + Soleo ( è la parte tendinea )


NB: inserzione a livello dei condili sulla testa del femore

m. di potenza (spinta) Agisce in flessione plantare o calcaneare o


estensione dors. del piede

m. posturale (tiene in asse gamba e coscia) coadiuva tenuta in asse -


scarico forze
MUSCOLATURA DEL MOVIMENTO DEL PIEDE

La muscolatura del piede che risiede massimalmente nell’area


anatomica della gamba si trova ipertrofica nell’uomo.

DORSO-FLESSORI del piede (estensori delle dita)

 m. Tibiale anteriore
 m. Estensore lungo delle dita
 m. Peroniero anteriore

Essenziali nel velocizzare il distacco del piede (la punta del


piede in appoggio/spinta) dal terreno

FLESSORI VENTRALI del piede (aumentano adesione piede al


terreno)

 m. Peroniero lungo
 m. Peroniero breve

Importante per la stabilizzazione posturale


IL SISTEMA STOMATOGNATICO

Il sistema stomatognatico è composto dalle ossa mascellari e


mandibolari e muscoli della masticazione si trova a partecipare
attivamente al mantenimento della corretta posizione, non solo del
cranio, ma anche di tutto l’assetto posturale della stazione eretta bipede
dell’uomo Cioè di tutto lo scheletro assiale.

Masticazione

La masticazione è un processo complesso nei movimenti e potente nelle forze muscolari che vi intervengono.
Questo importante realtà muscolare fa perno sulla articolazione temporo-mandibolare, unica articolazione
ampiamente mobile del cranio (è una diartosi), mossa da muscoli che da diverse aree craniche si inseriscono
su diversi profili mascellari.

La masticazione dei mammiferi è caratterizzata da movimenti di traslazione antero-posteriore lateralità (a


direzione diagonale). Questi movimenti nell’insieme generano un effetto mola (rotazione) del tipico del
processo masticatorio.

In particolare negli erbivori , ma anche negli onnivori, i processi di lateralità tendono ad essere
particolarmente accentuati. Questi movimenti, soprattutto quelli di lateralità sviluppano forze attive che si
scaricano lungo il tratto cervicale, favoriti dall’appoggio a terra dell’arto anteriore per lo scarico finale delle
forze.

Nell’uomo il processo di masticazione, ma anche la gestione generale a riposo dellachiusura mandibolare


esercita linee di forza che si scaricano lungo la colonna vertebrale fino alla regione dell’arto inferiore quindi
a terra. Obbligando quindi all’impegno tutta la colonna vertebrale

Come osservato per tutte le altre linee di forza interagenti lungo l’asse del corpo,i muscoli esercitano i “tiranti
correttivi” e di “reazione” per meglio disporre questa realtà biomeccanica.

Si osserva così il crearsi di un sistema sinergico di collegamento ad andamento Cranio-caudale che interessa
gli equilibri del sistema locomotore nella sua interezza.

L’assetto bipede eretto, l’allungamento dell’arto inferiore, porta l’area stomatognatica progressivamente più
lontana dal piano di appoggio (scarico a terra), questo obbliga ad un maggiore impegno i sistemi posturali
nello scarico a terra delle forze di masticazione (si consideri anche l’assenza dell’appoggio degli arti superiori).
Muscoli masticatori
1. TEMPORALE (arcata temporale-processo
coronoideo)
2. MASSETERE (processo zigomatico-angolo
mandibola)
3. PTERIGOIDEO ESTERNO (proc. Pterigoideo
lamina laterale - area infratemporale ala
sfenoide- condilo della mandibola e capsula articolare)
4. PTERIGOIDEO INTERNO (proc. Pterigoideo lamina - tuberosità mascellare - angolo interno della
mandibola

Funzioni:
1. chiusura & retrazione (effetto lacerazione)
2. Serrata & protrusione (chiusura di potenza)
3. Lateralità (effetto mola, anche 1) apertura forzata
4. Lateralità (effetto mola, anche 1) contributo di chiusura movimento in avanti

La verticalizzazione della postura crea un sistema di impegno totale lungo tutto l’asse del corpo
Nella specie umana c’e un alleggerimento della muscolatura occlusale (mm. Temporale & Massetere)a
vantaggio della muscolatura di movimento laterale che accentua l’effetto di mola della masticazione
(mm.pterigooidei interni ed esterni). Questo pur alleggerendo le forze di carico diretto, aumentano le forze
dinamiche ( a direzione variabile). Aumentando l’esigenza del dinamismo posturale correttivo che si trova ad
essere massimalmente impegnato causa della disposizione gravimetrica dell’asse portante lo scheletro cioè
il rachide.

Studi hanno evidenziato che variazioni della posizione mandibolare inducono variazioni nell'assetto
posturale in particolare dei muscoli para-vertebrali-------- è stata verificata anche la relazione contraria.

NB: Una cattiva occlusione dentaria potrebbe essere responsabile di modifiche dell'intero assetto
posturale corporeo con alterazioni della colonna vertebrale sul piano frontale e sul piano sagittale che a
loro volta possono ripercuotersi finanche a livello podalico provocando dismetria degli arti inferiori. Gli
squilibri disfunzionali che ne derivano possono essere, a loro volta, responsabili di stati dolorosi acuti e
cronici.
Relazioni neuroanatomiche:

Le afferenze propriocettive a partire dai recettori articolari, parodontali e muscolari dell'apparato


stomatognatico, infatti, convergono sui nuclei sensitivi del Facciale,Vago, Glossofaringeo (nucleo del fascicolo
solitario), del trigemino (nucleo della radice discendente) e dell'ipoglosso; tali nuclei a loro volta inviano
afferenze anche ai nuclei vestibolari.

La convergenze di queste informazioni propriocettive sui centri motori consente una seria di controlli riflessi
sia della postura dell'apparato stomatognatico sia, più in generale, di quella di tutto il corpo – via sistema
reticolare & cervelletto.

Le relazioni biomeccaniche musculo-posturali connesse all’apparato stomatognatico sono degne di rilievo


anche nella medicina sportiva dove il forte carico muscolare degli atleti impone sforzi muscolari al sistema
cranio-mandibolo-cervicale, ma anche posturale in genere.

Sotto sforzo, per migliorare il carico/scarico delle forze, usiamo la muscolatura addominale per irrigidire
l’asse portante delle forze (colonna vertebrale+ bacino). Si agisce bloccando il respiro (quindi il movimento
del muscolo diaframma, a glottide chiusa, con serrata delle arcate dentarie

Inoltre i movimenti sussultori si ripercuotono sull’area anteriore del cranio, cioè le arcate dentarie, che hanno
un appoggio indiretto con l’asse vertebrale e pertanto, se non protette possono subire alterazioni
morfologiche nel tempo

Lo squilibrio tra le tensioni muscolari, il continuo lavoro per compensare disperdono la forza del muscolo
quando gli si chieda la massima prestazione, ma soprattutto si crea uno spostamento del bacino in avanti o
indietro e di conseguenza una variazione di posizione del baricentro, i quanto è ciò che regola la postura,
l’equilibrio, il movimento tecnico e la centralità.

Queste posture errate porteranno dolori e spreco di energie da parte dei muscoli degli arti inferiori, in
particolare quadricipite e bicipite femorale nel primo caso; nel secondo caso dolori al rachide e in particolare
al tratto lombare, perché si ha un busto molto schiacciato con una fascia lombare in continua tensione.
CIRCOLAZIONE DEL SANGUE

Il cuore rappresenta l’unico organo responsabile della forza propulsiva del


flusso sanguigno. Il cuore pompa la stessa quantità di sangue che gli perviene

Vasi arteriosi del collo: Nell’uomo le arterie del collo divengono di calibro
maggiore,ma non c’è variazione delle disposizioni anatomiche rispettoagli
altri mammiferi

La circolazione venosa di divide in due distretti:


 Superiore: testa collo arto superiore
facente capo alla vena cava superiore
 Inferiore: torace, addome , arto inferiore
facente capo alla vena cava superiore

Il primo (in favore al vettore gravitario) è privo di valvole venose. Il secondo (sfavorito
dal vettore gravitario) è ricco di valvole venose

 circolo profondo: riprende nome e percorso delle arterie


 circolo superficiale: costituito da alcune vene principali collegate a rete tra di
loro
NB: i due circoli sono in comunicazione tra di loro. Questa architettura
vascolare riduce significativamente gli attriti. Il flusso profondo trascina il
flusso superficiale

Ritorno venoso al cuore:


 movimenti muscolari e viscerali,
 disposizione dei serbatoi addominali venosi,
 disposizione delle reti superficiali,
 meccanica respiratoria: L’effetto di dilatazione della gabbia toracica crea una riduzione della
pressione endotoracica che esercita una forza di apirazione sul sangue venoso, grazie alla presenza
del breve tratto della vena cava inferiore al di sopra del diaframma e quindi all’interno della cavità
toracica
 meccanica locomotoria del passo: La dinamica del passo assiste potentemente la risalita del sangue
venoso al cuore con un effetto “pompa” che si basa sulla compressione meccanica delle grandi vene
plantari

Equilibrio emodinamico cerebrale

Il poligono di Willis è un circolo anastomotico indispensabile per l’equilibrio dinamico cerebrale. Nell’uomo
P.W. Assume un andamento più circolare, presenta vasi più grossi, con assenza di settori microcircolatori di
collegamento.A volte ritrovati nelle altre classi di vertebrati.

Nel Gerbillo l’arteria comunicante anteriore manca. La piccola


massa cerebrale e l’alta velocità di flusso ematico tipico dei micro-
mammiferi assicurano in sé una valida perfusione cerebrale. Il
gerbillo se sottoposto a ipoflusso carotideo sviluppa ischemia
cerebrale.

NB: Glomi Carotidei chemosensori di press. di OX PH e pressione.


Sono disposti sulla biforcazione delle carotidi
DIMORFISMO SESSUALE

Il dismorfismo sessuale tipico della specie umana, si presenta con ampia


diversificazione morfologica se paragonata al’interno della classe dei mammiferi
(diversificazione previlegiata di linea, più che di dimensioni).

La specie umana si presenta di tipo micro-osmatico. Nell’uomo l’olfatto non


rappresenta più il senso elettivo nel rapporto con il mondo esterno; acquisisce invece
importanza la vista e sulla stessa si basa anche la fenomenologia dell’attrazione
sessuale

 Questo ha indotto nel corpo femminile una serie di acquisizioni morfologiche


che rendono il soggetto femminile visivamente più evidente. Una forma è
tanto più “visiva” quanto più spezza la linearità delle sue forme, pertanto

Il soggetto femminile assume morfologie particolari accentuando le forme di alcune


parti del corpo:
 Area mammaria
 Area del bacino (fianchi e area glutea)
 Area delle cosce
Questa accentuazione è ottenuta attraversi il deposito di tessuto adiposo che genera i rilievi indicati .

A livello del genere maschile la situazione si fa meno evidente e rimane confinata a I rilievi faciali più marcati,
alla presenza di un maggior irsutismo particolarmente marcato a livello del volto. Si pensa che questa
differenza sia dovuta al fatto che il genere femminile abbia mantenuto relazioni olfattorie più consolidate
rispetto a quanto abbia fatto il genere maschile

Specifiche morfologiche connesse con la postura bipede eretta:

 Perdita villosità: Le esigenze di dispersione calorica hanno favorito la scelta del non sviluppo del vello
(pelo di copertura), che nella specie umana rimane con morfologia embrionale. Rimane la villosità
sensoriale (è quella che si caratterizza sulla superficie del corpo – Con eccezione di quella del volto)

 Villosità ben rappr in entrambi i generi su avambraccio: Rappresenta un sistema sensoriale di analisi
del movimento e per individuazione di potenziali strutture in rapporto di prossimità

 Villosità scarsa sulla superficie volare dell’avambraccio: La zona è interessata all’atteggiamento


mimico dell’abbraccio che consente la stretta vicinanza degli individui – sostiene il legame emotivo
tra gli individui. [Rilievo morfologico già presente nei primati, nell’uomo la zona si arricchisce di
valenze sensoriali ad impatto emotivo-affettive]

 Mimica facciale complessa: L’aumento della complessità dei rapporti inter-relazionali tra gli individui
ha reso più articolato il quadro della manifestazione emotiva (acquisizione della Iper-lacrimazione=
pianto, per sottolineare un intenso stato emotivo