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MANUALE DI SOCIOLINGUISTICA CAPITOLI 1-2 SOCIOLINGUISTICA -> si occupa

dei rapporti tra lingua e società, quindi dei fatti e dei valori sociali connessi alla lingua e
ai suoi usi. Si occupa da un lato di come la lingua sia influenzata dalle strutture
sociali, dall’altro di come si usano le strutture linguistiche nella società. Si occupa
del modo in cui la struttura sociale influenza la lingua, e del modo in cui la lingua
viene utilizzata nella struttura sociale. RAPPORTO SOCIOLINGUISTICA E
LINGUISTICA -> per Labov l’unico modo per studiare la lingua è studiarla nel suo
contesto sociale, perché si sviluppa solo in questo aspetto. Per altri la lingua si
sviluppa anche in altri contesti e aspetti. La SL è la parte della linguistica più spesso
utilizzata, tramite la quale si sviluppano anche prassi applicative. Ha più applicazioni nella
società, ad esempio come superare problemi linguistici all’interno della scuola. E’ dunque
un settore della linguistica. E’ una linguistica che tiene conto dei fatti sociali. E’ una
branca della scienza del linguaggio che analizza e spiega tutti i fatti linguistici che hanno
significato sociale. SOCIOLINGUISTICA SINCRONICA -> Inizialmente aveva
un’impostazione sincronica, si studiavano cioè i fenomeni linguistici
contemporanei. Questa impostazione è andata in crisi a favore di una maggiore
convergenza tra sincronia e diacronia. Questo perché la SL è utile anche per capire
fenomeni del passato. FORMALISMO -> Concepisce la lingua come uno strumento che
riflette il pensiero e costituisce un sistema autonomo, organizzato secondo principi
propri che lo distinguono da qualunque altra capacità cognitiva umana. Le forme e le
strutture della lingua sono autonome e indipendenti dalla funzione. (ad esempio la
grammatica è indipendente dall’uso dei parlanti). Chomsky vede la lingua come un
sistema che si sviluppa nell’individuo a partire da una base biologica. Abbiamo basi
biologiche che ci consentono di sviluppare il linguaggio. La base empirica è nel
bambino, che ripete in modo spontaneo, non apprende per insegnamento ma per
esposizione ed apprendimento spontaneo. Non è istruzione formale. Abbiamo una
predisposizione biologicamente fondata all’apprendimento delle lingue. E’ una
considerazione in cui l’aspetto sociale è minoritario e marginale, la vera struttura è
quella appresa dall’ambiente circostante. FUNZIONALISMO -> Concepisce la lingua
come uno strumento di comunicazione, adattato ai bisogni degli utenti. Le forme e
le strutture sono determinate o condizionate dalla funzione: la grammatica è
atteggiata in relazione ai caratteri e alle esigenze dell’uso dei parlanti. Per Labov lo studio
della lingua nel suo contesto sociale è la vera linguistica. L’APPROCCIO ITALIANO è
intermedio con qualche arricchimento -> viene riconosciuto tutto ciò che della
società è importante per la lingua.
LINGUISTICA INTERNA -> studia la lingua come sistema. LINGUISTICA ESTERNA -
> studia tutto ciò che è esterno alla lingua e che riguarda il contesto nella quale
essa si trova. La SL è orientata in questo senso. SOCIOLOGIA IN SENSO STRETTO -
> Ha un rapporto più stretto con la linguistica. E’ una materia di tipo propriamente
linguistico e studia i fenomeni linguistici, avendo come oggetto specifici fatti e
produzioni linguistiche, come pronunce, enunciati ecc. Si occupa della variabilità
linguisticaSOCIOLOGIA DEL LINGUAGGIO -> E’ più spostata verso la sociologia. Si
occupa di come i sistemi linguistici nel loro complesso si distribuiscono all’interno
della società.DIFFERENZE -> DATI -> La SL opera su dati reali linguistici. La SdL
lavora su dati che non sono linguistici ed è più vicina agli interessi dei sociologi. La SL si
occupa di fatti linguistici più minuti, con un lavoro sul campo più faticoso. La SdL opera su
numeri maggiori per capire come le varie varietà linguistiche sono utilizzate all’interno
della società.COMUNITA’ LINGUISTICA -> Un insieme di persone, di estensione
indeterminata, che condivida un qualche grado di padronanza e di esposizione di
una stessa varietà di lingua e che siano unite da qualche forma di aggregazione
socio-politica. Bloomfield -> luogo dell’utilizzo della lingua. Labov -> CL è un insieme
di parlanti che condividono una serie di atteggiamenti sociali nei confronti della
lingua. Versione più ricca -> partecipazione a un insieme di norme condivise, che si
manifestano in tipi di comportamento valutativo nei confronti della lingua e in
schemi di variazione uniformi comuni ai parlanti. GUMPERZ -> insieme di individui
caratterizzato da interazione regolare e frequente e con differenze significative di uso
linguistico rispetto ad altri insiemi. HYMES -> CL è tale poiché condivide regole per
produrre e interpretare il parlare. LePage --> persone che hanno contatto comunicativo tra
loro, CL costituita dalla propensione dei parlanti a identificarsi con determinati gruppi
sociali e differenziarsi da altri. CRITERI ESTERNI -> entità socio-geografica, correnti
fra i linguisti. CRITERI ESTERNI: GEOPOLITICO -> La CL coincide con un gruppo di
persone appartenenti ad una determinata realtà geografico-politica e condivide la
stessa lingua. Questo si collega soprattutto all’idea tradizionale di Stato, ma viene
meno davanti a società bilingui o multilingui. (ad es. California-> comunità anglofona e
ispanofona molto forti).
LINGUISTICO -> CL come condivisione di persone che parlano la stessa
lingua. Questi criteri oggi sono poco adatti al tipo di società che abbiamo adesso, perciò si
è pensato di includere non solo dei criteri oggettivi e reali, ma anche altri elementi.
CRITERI INTERNI SOGGETTIVI -> atteggiamenti, sentimenti di appartenenza e di
autoidentificazione correnti tra socio- antropologi. Labov definisce la CL non tanto
da un accordo ben definito nell’uso degli elementi della lingua, quanto piuttosto dal
coinvolgimento in un insieme di norme comuni (non utilizzo esatto della lingua, ma
CONDIVISIONE, dunque norma come condivisione di regole di
interazione). ATTEGGIAMENTI LINGUISTICI -> giudizi più o meno inconsci che ha il
parlante nei confronti della lingua. Sono uniformi in una CL, che coincide con un gruppo
di parlanti che condivide un insieme di atteggiamenti sociali nei confronti della lingua. Ad
es. il modello sociale americano prevede l’apprendimento dell’inglese. Gli AL sono legati
ad una dimensione affettiva e soggettiva. SUPERAMENTO DEL CONCETTO DI CL ->
per la forte dimensione soggettiva che accompagna la CL, l’idea di quest’ultima è stata
superata dall’esistenza di GRUPPI SOCIALI -> sono dotati non solo di caratteristiche
sociali comuni, ma anche di caratteristiche linguistiche distintive. Non contano
parametri oggettivi come classe e istruzione, ma la percezione d’esistenza di un
determinato gruppo e il senso di appartenenza ad esso. CRITERI intorno ai quali si
aggregano i gruppi -> interessi comuni, valori comuni, schemi di consumo. Ogni
gruppo è una piccola CL. Il GS non implica una gerarchia come la classe sociale, implica
l’esistenza di collegamenti diretti tra i membri, una certa condivisione di aspettative o
esperienze, solidarietà e coesione. GRUPPO ETNICO -> Gruppo di cittadini che in uno
Stato si distingue dalla maggioranza per l'etnia e la lingua. Le varietà di una lingua
sviluppate da parlanti non nativi di quella lingua vengono solitamente designate con il
termine di INTERLINGUE. REPERTORIO LINGUISTICO -> è l’insieme delle risorse
linguistiche che possiedono i membri di una CL, ossia la somma di varietà di una
lingua o di più lingue impiegate in una certa comunità sociale. E’ la somma delle
varietà di una lingua
. RL INDIVIDUALE -> insieme delle risorse del singolo individuo, che si
caratterizzano come varietà a sua disposizione. Esso non è sempre uguale in tutti,
poiché è legato anche al background culturale. Una CL ha in comune un RL. Il RL
italiano è formato dal dialetto, dall’italiano popolare, dall’italiano dell’uso medio e
dall’italiano standard.
VARIABILI SOCIALI INDIPENDENTI -> sono le dimensioni sociali con le quali le
varietà linguistiche sono messe in relazione, ma esistono per ragioni che non
riguardano la lingua poiché sono collegate alla struttura sociale. VS IN SENSO
STRETTO -> collegate alla struttura sociale. DEMOGRAFICHE -> collegate a dati
demografici. Comprende l’età, dunque una contrapposizione tra lingua dei giovani e lingue
degli anziani. Gli studi sui parlanti di diverse età si effettuano in sincronia. Comprende
il sesso, in riferimento all’insieme di ruoli e aspettative di comportamento connessi al
sesso. C’è una maggior tendenza delle donne verso le forme e varietà di prestigio,
standard o conservative. STEREOTIPO DI GENERE. PARADOSSO DEL GENERE ->
donne rigide conservatrici, donne aperte innovatrici. Questo perché alle donne è
generalmente affidato il ruolo di educatrici. LUOGO DI RESIDENZA E LUOGO DI
NASCITA -> CONTESTO URBANO: tratti locali maggiormente posti al contesto linguistico
e forme linguistiche più intaccate dalle varianti innovative. CONTESTO EXTRAURBANO:
minore gerarchizzazione e conservazione delle varianti arcaiche. DOMINIO -> Un insieme
di situazioni sociali riferite ad una stessa sfera di esperienza e di attività, con la presenza
comune di determinati ruoli, scopi e norme che organizzano e definiscono un ambito
specifico della vita sociale degli individui. Ad es. la famiglia, la scuola, la religione ecc.
GERGO -> linguaggio fondato su trasformazioni convenzionali delle parole di una lingua,
con inserzioni di elementi lessicali esotici o di nuovo conio, usato da chi appartiene a
determinati gruppi allo scopo di garantire l’identità di gruppo e di non farsi intendere da
coloro che ne sono estranei. Si manifesta infatti in fenomeni miranti all’occultamento della
riconoscibilità delle parole che vanno. SOCIALI -> strato sociale CRITERI PER DEFINIRE
IL POSIZIONAMENTO DEI PARLANTI -> ECONOMICI -> occupazione, professione,
risorse materiali a disposizione; EDUCATIVI -> istruzione e titoli di studio;
ANTROPOLOGICO-CULTURALI -> stili di vita e stili di consumo. PRESTIGIO ->
Valutazione sociale positiva attribuita ad un qualche oggetto, fenomeno, fatto sociale. Si
manifesta nella proprietà di essere un oggetto o comportamento degno di imitazione,
perché favorevolmente valutato sulla base degli attributi di cui esso gode. Il prestigio
dipende quindi dalla valutazione di tratti personali o sociali che i membri di una comunità
ritengono desiderabili in termini di successo, ricchezza, immagine ecc.). Il contrario di
prestigio è STIGMA, che intende la sanzione sociale negativa e la non accettazione
sociale di un oggetto. Prestigio linguistico lo hanno le varietà di lingua il cui possesso è
condizione necessaria per l’ascesa nella scala sociale o per il progresso nel mercato del
lavoro.
LANGUAGE CROSSING -> impiego occasionale da parte di un parlante di una varietà di
lingua altra, non facente parte del suo repertorio consuetudinario. ACCOMODAMENTO ->
processo mediante il quale i partecipanti a un’interazione verbale adattano vari aspetti
della loro produzione linguistica modificandola sotto l’influenza del modo di parlare degli
interlocutori.
CAPITOLO 3 STATUS -> si intende ciò che con la lingua si può fare. FUNZIONE -> si
intende ciò che con essa davvero si fa sul piano legale, culturale, economico ecc. di una
determinata comunità. Per avere un certo status, una lingua deve possedere determinate
caratteristiche, ATTRIBUTI, che consentono di individuare tipi funzionali di lingua. Questi
sono individuati in base al genere di usi a cui una lingua è destinata in una comunità e
dallo status che le è riconosciuto. ATTRIBUTI GEO-POLITICI. (lingua pluricentrica, lingua
di lavoro, lingua internazionale, lingua nazionale, lingua ufficiale), ATTRIBUTI SOCIALI E
DEMOGRAFICI (lingue minoritarie, grandi e piccole lingue, lingua franca-> usata per la
comunicazione tra parlanti con lingue materne diverse); ATTRIBUTI LINGUISTICI (lingua
per elaborazione, che soddisfi tutte le esigenze di una società legate ad attività sociali,
culturali ecc…). STANDARDIZZAZIONE -> 4 fasi: selezione in cui si opera la scelta della
varietà di lingua alla base dello standard; codificazione in cui si fissano le regole
normative; implementazione, dedicata alla diffusione e all’accettazione delle norme presso
una comunità; elaborazione; in cui si sviluppano le funzioni della norma. VITALITA’ DELLA
LINGUA -> esterna, riguarda gli usi di una lingua nella società, interna, riguarda il
mantenimento di caratteristiche strutturali linguistiche. LINGUA STANDARD -> ha una
varietà standard, ossia una varietà di lingua che dispone di una norma
esplicitamente codificata e che vale come modello di riferimento riconosciuto per
l’uso corretto della lingua. Copre la gamma più vasta dei domini di impiego. Ha un
valore simbolico di identificazione unitaria, cioè risponde all’esigenza di unitarietà di
una comunità linguistica. Unifica la popolazione che si riconosce nell’uso di quella
lingua. La lingua standard è: CODIFICATA, si avvale di un corpo riconosciuto di
norme fissate in grammatiche e dizionari; SOVRAREGIONALE, le norme sono
diffuse in tutto il territorio in cui è collocata la comunità parlante; ELABORATA,
adatta a tutti gli usi e domini di impiego; DI PRESTIGIO, è praticata soprattutto da ceti
sociali alti e istruiti; INVARIANTE, non prevede la scelta di regole diverse da quelle
codificate né variazioni interne; STABILE in sincronia e FLESSIBILE in
diacronia; SCRITTA, esiste principalmente in forma scritta. CHI ESERCITA UN RUOLO
DIRETTO SULLA DEFINIZIONE DELLO STANDARD -> i parlanti e gli scriventi
professionisti; i codici linguistici, ossia
grammatiche e dizionari; le autorità normative (insegnanti, revisori ecc); INDIRETTO -> i
parlanti comuni DIALETTO -> è un sistema linguistico subordinato a una lingua
standard con la quale è strettamente imparentato, e in confronto alla quale ha una
diffusione areale più limitata; ha una propria storia e una propria struttura. I dialetti
italiani sono subordinati all’italiano, mentre i primi ricoprono situazioni socialmente
non impegnative, il secondo è tipico di situazioni formali e pubbliche. Appartengono
al ramo delle lingue romanze come l’italiano, ma sono sistemi linguistici separati e
indipendenti da questo. DIALETTI PRMARI -> varietà con una comune origine di
quella che è la lingua standard, dalla quale si sono parallelamente differenziate.
Sono gli idiomi coevi del dialetto dal quale si è sviluppata la lingua standard. DIALETTI
ITALO ROMANZI -> hanno distanza strutturale dall’italiano nel lessico e nella fonetica, ma
anche in morfologia e sintassi. Nel Medioevo, il fiorentino acquistò progressivamente
prestigio fino ad essere codificato come italiano standard. La sua promozione relegò gli
altri volgari a dialetti. DIALETTI SECONDARI O TERZIARI -> varietà geografiche di una
lingua, risultanti dalla differenziazione areale di questa dopo la sua diffusione; i secondari
risultano dalla diffusione di una lingua comune, i terziari da una lingua standard. LINGUE
PER DISTANZIAZIONE -> riconosciute come lingue a sé in virtù delle proprie
caratteristiche strutturali che le differenziano da altre. (vedi pag. 74) DIAGLOSSIA -> al
vertice lo standard, unitario e per gli usi alti, alla base i dialetti, propri degli usi bassi.
CONVERGENZA -> si intende la riduzione delle differenze strutturali tra due sistemi
linguistici. L’avvicinamento strutturale è reciproco. ADVERGENZA -> avvicinamento
strutturale unilaterale (modello di Auer) Dialetti verso standard -> REGIOLETTI -> varietà
socio-geografiche della lingua standard, intermedie, che si contraddistinguono per
la presenza di tratti linguistici derivati dai dialetti. Standard verso dialetti -
> STANDARD REGIONALI-> si hanno quando all’interno di una certa area geografica,
l’impiego di alcuni tratti regionali tende ad essere accettato anche negli usi alti.
DIFFERENZA TRA LINGUE MINORITARIE E LINGUE DI IMMIGRAZIONE -> le prime
hanno una presenza radicata storicamente in un certo territorio, le seconde sono dovute
ad un apporto immigratorio recente. COPERTURA -> Si intende il fatto che una lingua, nel
territorio in cui è parlata, abbia una lingua strettamente imparentata con essa come lingua
di cultura e modello normativo di riferimento. La lingua sovraordinata è detta LINGUA
TETTO, la subordinata è detta CON TETTO.
CONFIGURAZIONE DI DOMINANZA -> una situazione che vede una lingua dominare
sull’altra in base a criteri come la frequenza d’uso, le funzioni a cui è adibita
ecc.BILINGUISMO -> compresenza di due o più lingue. ENDOGENO -> compresenza di
due o più lingue storicamente radicate; ESOGENO -> dovuta a un apporto esterno
immigratorio in età contemporanea. MONOCOMUNITARIO -> data una certa entità
territoriale, i parlanti sono tutti bilingui e costituiscono un’unica CL; BICOMUNITARIO -> in
una certa entità territoriale, esistono più comunità, ciascuna delle quali impiega
esclusivamente una delle lingue. DI DIRITTO -> la compresenza di lingue diverse è
riconosciuta nella legislazione e nelle istituzioni; DI FATTO -> manca il riconoscimento
giuridico. SOCIALE -> due lingue adoperate senza differenziazione funzionale sia per usi
alti e contesti formali, usi bassi ed informali. DIGLOSSIA -> La compresenza di due
varietà di una lingua all’interno di una comunità, ciascuna con un ruolo definito.
Caratteristica importante è la specializzazione della funzione delle due varietà A e B. La A
in genere gode di un maggiore prestigio, mentre la varietà B è spesso usata dagli
adulti per parlare ai bambini. L’apprendimento della varietà A invece viene realizzato
per mezzo dell’istruzione formale e attraverso regole e norme da imitare. Per la
varietà B non esistono studi descrittivi o normativi. Indica la compresenza di due
lingue, differenziate funzionalmente, spesso storicamente contigue, delle quali la
lingua A è utilizzata solo in ambito formale e la lingua B solo in ambito informale. La
compresenza di più lingue o varietà sociogeografiche diverse di lingue
sociofunzionalmente ben differenziate, cioè usate dalla comunità parlante con
specializzazione per diverse funzioni.DILALIA -> indica una situazione molto più
frequente e tipica, ad esempio, della realtà italiana, in cui la varietà alta può essere
usata in tutti gli ambiti, formali e informali, mentre la varietà bassa è riservata
esclusivamente a usi orali e familiari accanto alla prima. BIDIALETTISMO -> quando
nel repertorio coesistono due varietà di una stessa lingua. DIACROLETTIA ->una
situazione simile alla dilalia nella quale però la compresenza di A e B è nello scritto e negli
usi alti. CONTATTO LINGUISTICO -> due lingue sono in contatto quando sono
padroneggiate entrambe in qualche misura da uno o più parlanti. ORIZZONTALE -> le
lingue coinvolte sono comparabili sul piano del prestigio; VERTICALE -> una delle due
lingue ha un prestigio maggiore. DURATURO -> stabile nel tempo; TRANSEUNTE ->
circoscritto a un periodo limitato; INTENSIVO oppure OCCASIONALE; UNIDIREZIONALE
-> una
sola delle due lingue accoglie elementi dall’altra; BIDIREZIONALE -> entrambe prendono
elementi. (lingua fonte o lingua modello / lingua ricevente). CONTATTI NEL SISTEMA ->
si manifestano nelle strutture linguistiche. NEL DISCORSO -> si manifestano in una certa
situazione comunicativa. Fenomeni come prestiti, calchi, commutazione di codice. PIDGIN
-> è un idioma derivante dalla mescolanza di lingue di popolazioni differenti, venute a
contatto a seguito di migrazioni, colonizzazioni, relazioni commerciali. Diversi sono gli
elementi che contribuiscono alla nascita di un pidgin: contatti, regolari e protratti nel
tempo, tra due diverse comunità linguistiche; la necessità di comunicare tra gli
appartenenti alle due comunità; l'assenza (o, comunque, la scarsa conoscenza) di una
lingua "internazionale" diversa, utilizzabile cioè per gli scambi tra le due comunità. Un
pidgin può poi evolvere in una LINGUA CREOLA -> quando una generazione di genitori
trasmette, in qualità di lingua madre, la conoscenza del pidgin ai propri figli. In tal modo, le
lingue creole possono subentrare al misto di lingue sin lì parlato, divenendo così la prima
lingua della comunità.
CAPITOLO 4 VARIAZIONE SOCIOLINGUISTICA ->La proprietà di una entità di
assumere forme diverse, di presentarsi sotto manifestazioni differenti; la presenza
di due o più possibili opzioni per lo stesso elemento della lingua. La scelta di una
delle due opzioni non è casuale ma dipende da fattori esterni, per lo più di ordine
sociale. VARIABILE ->un elemento della lingua che presenza variazione e può
dunque manifestarsi in due o più forme. VARIANTE –> Ognuna delle forme in cui la
variabile si può manifestare. ES. -> VARIABILE (part. Pass. Vedere) -> VARIANTI ->
[visto] [veduto] VARIABILE SOCIOLINGUISTICA -> Berruto -> ogni insieme di modi
alternativi di dire la stessa cosa, di realizzazioni diverse di una entità del sistema
linguistico, in cui le realizzazioni diverse abbiano pertinenza sociale, rechino
significato sociale, correlino con variabili sociali. Più tecnicamente, qualunque
variabile linguistica che vari in concomitanza con variabili sociali, relativi al
contesto extralinguistico. La VS è una entità astratta, che può essere realizzata a
livello concreto dalle varianti. Nel 1996, Labov effettuò uno studio, rappresentato tramite
diagramma, sulla variabile (th) in posizione iniziale o finale di parola nell’inglese di New
York. La variabile (th) ha una variante standard, la fricativa dentale sorda [θ], mentre ha
due varianti sub-standard, una più lontana dalla realizzazione standard [t] e la seconda
intermedia tra le altre due, [tθ]. Il diagramma rappresenta la distribuzione delle varianti
sub-standard. Sull’asse delle ordinate vi sono le
percentuali di occorrenza a seconda di quanto la variante sia distante dalla realizzazione
standard. L’asse delle ascisse riporta i contesti situazionali (stili contestuali) in cui si
osserva il fenomeno: A per il parlato spontaneo non accurato (conversazione informale), B
per il parlato accurato (conversazione formale), C per la lettura di testi, D per la lettura di
liste di parole. Le cinque linee che congiungono le percentuali di occorrenza in contesti
diversi, rappresentano ciascuna il comportamento di un differente strato sociale: dall’alto
verso il basso la lower class (proletariato), la working class (la classe operaria), la lower
middle class (piccola borghesia), upple middle class (la media e alta borghesia).
L’occorrenza di forme sub standard tende ad aumentare con l’informalità della situazione,
e a diminuire salendo nella scala sociale. Si ha più variabilità linguistica nel parlato delle
classi inferiori e nei contesti meno sorvegliati. La variabile (th) è sensibile alla variazione
diastratica e a quella diafasica, per cui può intervenire nella differenziazione sia fra classi
sociali sia fra stili di parlato -> è un CONTRASSEGNO, MARKER. RISULTATI
PRINCIPALI -> 1) le classi sociali più elevate utilizzano più spesso la variante standard. 2)
tutte le classi utilizzano la variante standard nelle situazioni formali. VARIABILE (r) in
posizione postvocalica, preconsonantica o finale di parola. - >Presenta la variante
standard [r viene pronunciata] e la variante sub-standard [0 di grado zero, non viene
pronunciata]. In questo caso, nei contesti più sorvegliati la lower middle class tende ad
utilizzare la variante standard in modo superiore anche alla upper class. Questo per un
discorso di ambizione e dinamismo sociale che si riflette in ambizione linguistica, poiché la
piccola borghesia è considerata come il simbolo del cambiamento. ->
IPERCORRETTISMO della classe media. Secondo Labov, l’ipercorrettismo della classe
medio-bassa va attribuito alla sua “insicurezza”, cioè alla sua insoddisfazione per il proprio
status e alla sua ansia di migliorare la propria immagine. Se si confrontano le risposte in
base al genere, sono le donne a mostrare una tendenza ipercorretta, quindi una maggiore
insicurezza dovuta evidentemente allo svantaggio sociale che subiscono. VARIABILE (a: )
nella cittadina di Norwich -> variante standard simile alla o, con pronuncia più posteriore, e
variante con pronuncia simile alla e (più anteriore). Nel diagramma si nota come le
percentuali di occorrenza delle varianti sub-standard differiscano da classe a classe
sociale ma non variano da contesto a contesto situazionale, ossia in dipendenza del grado
di formalità/ informalità. Una struttura come questa funge dunque da INDICATOR di classe
sociale. VARIABILE (aef) nel persiano di Teheran -> mostra come la variante sub-
standard [ef] differisca a seconda del contesto situazionale nelle percentuali di occorrenza
(occorre molto spesso in contesti meno sorvegliati, raramente in
quelli più sorvegliati C e D), ma non variano da classe sociale a classe sociale. Presenta
dunque una variabile sensibile alla variazione diafasica ma non diastratica ->
STEREOTIPO. PRINCIPIO DI EQUIVALENZA SEMANTICA -> afferma che l’uso
alternativo delle varianti di una variabile non debba causare cambiamenti di significato.
IDENTITA’ DI STRUTTURA -> l’uso alternativo della varianti non deve comportare
cambiamenti di struttura linguistica. Entrambi i principi esprimono le caratteristiche che
devono possedere le varianti di una variabile affinché si possa appunto parlare di variabile
sociolinguistica. ALLOMORFO -> es. prefisso in- che assume forme diverse ma non
modifica il suo significato. VARIABILE MORFOLOGICA -> è un morfema realizzato a
livello concreto da due allomorfi. TRATTO -> un singolo fenomeno linguistico. PRESTIGIO
OCCULTO -> tratti non standard a cui la comunità attribuisce ruoli positivi. La causa è
dovuta a diversi fattori: identitario, associazione a gruppi leaderistici, che ricoprono ruoli
chiave nella comunità. Le dinamiche di prestigio dipendono da fattori locali, come nel caso
in cui si acquisiscono tratti che in un determinato momento assumono una certa veste di
prestigio. E’ il caso dell’utilizzo tra i giovani napoletani del dialetto, anche se da piccoli ci si
è rivolti, in principio, con l’italiano nei loro confronti. Di norma sono le strutture della lingua
standard (foniche, morfologiche, lessicali ecc.) a godere di prestigio palese "in quanto
esse sono pubblicamente riconosciute come ‘corrette’ e in grado quindi di attribuire a chi le
impiega l'immagine di appartenenza a un certo status sociale elevato; ma può accadere
che anche le forme non standard e substandard si facciano veicolatrici di valori positivi
specialmente se sono collegate con reti comunicative che giochino un ruolo importante
nelle dinamiche sociali. Una spinta di questo tipo si manifesta ogni qual volta una
comunità sembra preoccupata di poter perdere la propria identità etnico- culturale,
rappresentata, linguisticamente, dal suo idioma: si nota ad esempio negli ultimi tempi un
impulso favorevole al dialetto avvertito anche da parlanti giovani e ceti istruiti, i quali,
mossi dalla "volontà di non cancellarlo dal proprio repertorio e dalla propria tradizione",
tendono "ad affermarlo anche quando non sarebbe richiesto. REGOLE VARIABILI -> La
regola variabile rappresenta il versante descrittivo (punto di vista esterno) della variabilità
linguistica e della presenza di variabili all’interno della produzione linguistica di una
comunità. Si intende dunque una regola in dipendenza da certi fattori extralinguistici e
linguistici.
SCALE DI IMPLICAZIONE -> hanno per obiettivo l’identificazione e l’analisi di relazioni di
implicazione nell’uso di variabili linguistiche e nella realizzazione delle varianti di quelle
variabili. VARIAZIONE E MUTAMENTO -> la prima indica la proprietà delle lingue di
presentarsi in forme diverse nei comportamenti dei parlanti, il secondo il carattere
delle lingue di subire dei cambiamenti con il trascorrere del tempo. La variazione è
un fatto sincronico, il mutamento è un fatto diacronico. Perché si abbia un
mutamento, occorre che nuova forma sia introdotta nella produzione linguistica di un
parlante e sia diffusa ad altri parlanti, per poi esser e dunque accettata . In termini di
variabile sociol., i fenomeni di mutamento consistono nella sostituzione di una variante con
un’altra variante. MUTAMENTI DAL BASSO -> hanno origini nei gradi bassi della scala
sociale e riguardano variazioni di cui non c’è consapevolezza sociale. MUTAMENTI
DALL’ALTO -> sono introdotti dalle classi sociali dominanti e interessano fatti di variazione
di cui esiste consapevolezza sociale. Toccano tratti linguistici che godono di un certo
prestigio. DIMENSIONE della variazione sincronica della lingua -> un particolare modo
di manifestazione della lingua, per come essa si presenta in un dato momento
temporale, calata nei suoi usi sociali. DIATOPIA -> la lingua varia attraverso lo spazio
geografico, in connessione dunque con la provenienza e la distribuzione geografica dei
parlanti. DIASTRATIA -> la lingua varia attraverso la stratificazione sociale. Comprende
fenomeni linguistici in correlazione con la collocazione e l’identità sociale dei parlanti.
DIAFASIA -> la lingua varia attraverso le situazioni comunicative. [Ha due sottodimensioni:
VARIAZIONE DI SOTTOCODICE -> il variare della lingua in dipendenza dalla natura
dell’attività svolta nella situazione; VARIAZIONE DI REGISTRO -> è determinata dai ruoli
sociali assunti dai partecipanti in un’interazione verbale] DIAMESIA -> dà conto del fatto
che una lingua varia in dipendenza dal canale fisico di comunicazione, dando luogo
all’opposizione tra scritto e parlato. DIACRONIA -> la lingua varia attraverso il tempo,
conosce cioè dei mutamenti nel corso della propria evoluzione storica. RAPPORTI TRA
DIMENSIONI DI VARIAZIONE -> le dimensioni di variazione sono in rapporto tra loro,
ossia una dimensione è in primo piano rispetto ad un’altra. VARIETA’ DI LINGUA ->
Una forma di una determinata lingua usata da una CL e distinta da altre varietà del
repertorio sulla base di differenze a tutti i livelli di analisi. E’ un insieme di tratti linguistici
che tendono a comparire insieme (co-occorrere) in dipendenza da certi fattori
extralinguistici. VARIETA’ DIACRONICHE -> distinte in basse alla loro collocazione lungo
l’asse temporale (italiano delle origini, italiano contemporaneo ecc.); DIATOPICHE ->
distinte fra di loro in base ai luoghi o alle aree geografiche in
cui sono parlate (italiani regionali); DIASTRATICHE -> distinte in base alla collocazione e
all’identità sociale dei parlanti (italiano popolare); VARIETA’ DIAFASICHE -> distinte in
base alle situazioni comunicative in cui è usata la lingua (registri come formale e
informale; sottocodici come lingua della medicina, dell’informatica ecc). ARCHITETTURA
DELLA LINGUA -> una sintesi dei rapporti che intercorrono tra le dimensioni di variazione
e della gamma di varietà di lingua a cui questi danno luogo. CONTINUUM .> spazio di
variazione che non presenta reali interruzioni di continuità al suo interno.
CAPITOLO 5 INTERAZIONE VERBALE -> qualunque tipo e occasione di contatto
comunicativo attraverso il linguaggio verbale umano tra due interlocutori. Mette in
campo fattori linguistici, sociali, antropologici, psicologici e pragmatici e il suo studio
può essere affrontato dalla prospettiva di ciascuna di queste angolature. COMPETENZA
COMUNICATIVA -> la capacità di utilizzare la competenza linguistica nelle maniere
richieste da una specifica situazione. Si acquisisce soltanto con la partecipazione diretta e
continua alla vita sociale di una comunità. La capacità di mettere in pratica lo strumento
linguistico sapendo quando e come, in generale, usare la lingua. COMPETENZA
LINGUISTICA -> la capacità di produrre enunciati dotati di significato e grammaticalmente
corretti. La competenza linguistica è la conoscenza del sistema linguistico che il parlante
nativo di una lingua possiede. Si trova in contrasto con il concetto di performance
linguistica, il modo in cui il sistema linguistico è usato nella comunicazione. Il concetto fu
introdotto da Chomsky. Chomsky divide la competenza, che è una capacità idealizzata,
dalla performance, ossia l'effettiva produzione di enunciati. Secondo Chomsky la
competenza linguistica si esprime nell’idea di Grammatica Universale, cioè nell’insieme di
principi e di regole che governano tutte le lingue umane, indipendentemente da come
queste vengono poi utilizzate. Il linguaggio interno, -> cioè la proprietà della mente che
attraverso la competenza grammaticale esprime la conoscenza innata, quale sistema
interiorizzato di conoscenze, attraverso la quale un parlante sa di una lingua, anche a
livello inconsapevole, poiché la sa parlare. Questo sapere linguistico permette al parlante
di creare un’infinità di frasi, di distinguere le ambiguità e di esprimere giudizi di accettabilità
o meno sulla grammatica di una frase - è una conoscenza astratta, interiorizzata che guida
la conoscenza della lingua. Il linguaggio esterno -> cioè l’uso della lingua nel comunicare
attraverso la competenza comunicativa o pragmatica attraverso la quale il parlante sa
come usare concretamente la lingua in situazioni per conseguire determinati scopi
- è la capacità di usare la conoscenza in accordo con le convenzioni e il
contesto.Competenza esplicita -> è ciò che una persona sa di sapere o crede di sapere
sul mondo o su altre persone. Questa conoscenza è consapevole, esprimibile
linguisticamente poiché può essere oggetto di riflessione. Competenza tacita -> è
l’insieme del bagaglio esperito ed ereditato che gli permette di interagire col mondo. E' per
la maggior parte costituita da procedure automatiche, senza controllo o attenzione, non
consapevole, riconoscibile solo a posteriori. CONVERSAZIONE -> l’attività ordinaria di
messa in opera dei mezzi linguistici dei parlanti nelle varie circostanze comuni della vita
quotidiana in cui ci si trova ad interagire con altre persone. DIALOGO -> scambio
comunicativo fra persone incentrato sulla concatenazione alterna di batture, domande e
risposte, giudizi e commenti. La conversazione è costituita da una STRUTTURA
SEQUENZIALE, cioè da segmenti che si susseguono secondo certe regole di
concatenazione. TURNO - > ogni mossa eseguita dal parlante. LOGICA DELLA
CORTESIA -> Regole di competenza pragmatica che obbediscono a criteri di convenienza
sociale. INTERAZIONI ASIMMETRICHE -> i partecipanti hanno diseguale potere sociale
(ad es. medico-paziente).
CAPITOLO 6 La linguistica è un ambito di carattere empirico, poiché lavora
sull’analisi e la spiegazione di dati. DATO -> un qualunque fenomeno o fatto che
abbia caratteri che lo rendono pertinente per una certa analisi. Il dato è sempre
costruito, puro non esiste. E’ un punto di partenza per l’analisi, ma una costruzione. La
Sociolinguistica lavora su dati linguistici concreti e il più possibile autentici, ossia
ricavati da una situazione effettiva di realizzazione del sistema linguistico da parte
del parlante. PARLANTE -> ogni essere umano in quanto produttore di messaggi
linguistici. Si tratta dunque di dati provenienti dalla ricerca sul campo e da indagini sul
terreno, dunque non di dati mentali ma ricavati dall’osservazione del comportamento
naturale in situazioni reali. L’insieme di dati su cui si svolge l’analisi costituisce il CORPUS.
I dati vengo analizzatiQUALITATIVAMENTE, ossia con intuizioni, deduzioni e con una
componente soggettiva insita nello stesso ricercatore; QUANTITATIVAMENTE, ossia con
numeri ed entità misurabili oggettivamente e statisticamente. DATI NATURALISTICI ->
osservati nel comportamento spontaneo dei parlanti; DATI ELICITATI -> ricavati da
interviste e fatti produrre dai parlanti attraverso input e domande; DATI
SPERIMENTALI -> ottenuti secondo requisiti tecnici con l’impiego di una
strumentazione apposita. OSSERVAZIONE -> La ricerca non comincia dalla raccolta di
dati, ma con l’osservazione della realtà da indagare. PARADOSSO
DELL’OSSERVATORE -> il compito della SL è studiare come la gente parla
spontaneamente quando non è sottoposta ad osservazione. METODI PER LA
RACCOLTA DI DATI -> OSSERVAZIONE NON PARTECIPANTE -> a microfono
nascosto, riscontra spesso problemi pratici per l’impossibilità di controllo sull’andamento
della raccolta, ma anche giuridici, poiché non rispettosa della privacy
individuale. OSSERVAZIONE DIRETTA E PARTECIPANTE -> il ricercatore partecipa in
maniera intensiva e continua alla vita quotidiana della comunità indagata, immergendosi
nel contesto da descrivere e immedesimandosi con i membri. CONVERSAZIONE
LIBERA; COLLOQUIO SEMIDIRETTIVO; INTERVISTA DIRETTA -> è il metodo migliore
perché consente di far emergere fenomeni nuovi. Per ciascuna comunità viene scelto un
informatore. In passato si tendeva a scegliere un informatore anziano o con una certa
elasticità per rispondere alle domande poste. Dall’informatore unico si è poi passati alla
pluralità di informatori, diversificati per variabili diafasiche, diastratiche o diagenerazionali.
Si tende a scegliere un informatore medio, che sia ciò rappresentativo della CL.
PROTAGONISTI DELL’INTERAZIONE -> osservatore, informatore, parlante. La raccolta
di dati è una interazione. PUNTI PRINCIPALI: raccolta dati in situ, ossia è il ricercatore a
spostarsi; rispetto delle regole della CL; preparazione tecnica; eventuale presenza di un
mediatore. QUESTIONARI -> ci danno informazioni circostanziali, ossia ciò che si
richiede. Spesso ci sono atteggiamenti ideologici, legati al fatto che il parlante possa
rispondere così come ritiene appropriato, e non come realmente fa di solito. E’ una forma
comunicativa in cui c’è una totale attenzione rivolta alla lingua. Alcuni parlanti hanno
difficoltà ad entrare nell’ottica del questionario. Non fornisce lo stesso tipo di info su tutti i
livelli di analisi. I fenomeni linguistici sono in gran parte inconsci e automatici.
L’intervistatore deve portare il parlante ad una situazione automatica, in cui si rilassa e
parla normalmente. TRASCRIZIONE -> Si effettua dopo la registrazione, per dare al
materiale una fissazione stabile su supporto visivo e renderlo quindi leggibile e utilizzabile
per ogni analisi ulteriore.
SAGGIO DI AUER Analisi di tipo microsociolinguistico ->prospettiva conversazionalista La
lingua è arrivata all’interno del contesto di enunciazione, inteso come dinamico ossia che
si ristruttura continuamente durante la conversazione.
Auer guarda quelle conversazioni nelle quali si cimentano individui bilingui con altri bilingui
o monolingui. In questa ottica il bilinguismo è osservato come un valore del parlante ,
inteso come la disponibilità di più strumenti per comunicare. L’alternanza è una risorsa che
il bilingue ha per comunicare particolari significati. Auer afferma che bisogna osservare il
contesto sequenziale, che è definito col concetto di TURNO CONVERSAZIONALE, la
presa di parola di ciascun partecipante. I turni sono definiti all’interno della conversazione
L’enunciato che precede fornisce la cornice contestuale, quello che segue è il risultato
dell’interpretazione del precedente da parte del secondo partecipante. ALTERNANZA DI
CODICE -> riguarda la giustapposizione di enunciati contigui di sistemi semiotici; è
necessario che il ricevente sia in grado di interpretare questa giustapposizione come
segno dotato di significato. Un parlante bilingue produce una giustapposizione di codici e il
parlante è in grado di interpretare il significato . PRIMO PUNTO DI AUER -> È
esemplificato dalla teoria di Fishman. Per questioni di lavoro i due interlocutori parlano in
inglese; quando passano a trattare temi della vita privata utilizzano lo spagnolo. C’è un
diverso rapporto di usi tra inglese e spagnolo. Secondo Fishman ad alcuni tipi di
interazione sono associate certe lingue; ad altri tipi di interazione fanno corpo altre lingue.
Vi è correlazione tra “eventi linguistici” e “scelta della lingua”. L’alternanza di codice
avviene in questo caso in seguito all’alternanza della situazione comunicativa. La
prospettiva di Fishman è statica: un’attività -> una lingua. Auer dissente da questa
posizione, perché la scelta del codice non è sempre così meccanica nella società bilingue.
Sono molti i casi in cui non è l’evento che definisce la lingua, ma questa è decisa volta per
volta sulla base della negoziazione (attività in cui gli interlocutori giungono ad un accordo)
che avviene tra i partecipanti. SECONDO PUNTO DI AUER -> Le alternanze di codice
tendono a svolgere funzioni testuali particolari. In alcuni luoghi del testo tendiamo a
trovare l’alternanza di codice in vista di alcune funzioni di tipo testuale. Alcuni dei loci
ricorrenti sono: DISCORSO RIPORTATO; CAMBIAMENTO DEL NUMERO DEI
PARTECIPANTI; PARENTESI O COMMENTI in un’altra lingua rispetto a quella del testo
di riferimento. L’alternanza, anche se ricorrente difficilmente può essere prevista;
REITERAZIONI; CAMBIAMENTO DI TEMI; SCHERZI, GIOCHI DI PAROLE. Bisogna
tuttavia considerare la direzione dell’alternanza di codice.
SAGGIO DI GUMPERZ
L’Inferenza conversazionale è il processo di interpretazione per mezzo del quale i
partecipanti ad una conversazione valutano le intenzioni degli altri e sul quale basano le
proprie risposte. E’ parte integrante dell’atto stesso di conversare: un interlocutore
dimostra, indirettamente o implicitamente, la propria interpretazione di ciò che viene detto
per mezzo di risposte verbali e non verbali. Oltre alle conoscenze grammaticali e alle
personali conoscenze pregresse dei partecipanti, giocano un ruolo importante anche gli
assunti socioculturali riguardanti le relazioni di ruolo e di status, così come i valori sociali
associati a varie componenti del messaggio. Tre sono i principali settori che hanno
effettuato ricerche significative in quest’area: ETNOGRAFIA DELLA COMUNICAZIONE -
> ha come oggetto principale l’analisi della comunicazione verbale dal punto di vista degli
atti, degli eventi e degli stili in cui si realizza. In altre parole richiama l’attenzione su ciò che
essi definiscono gli strumenti per parlare, cioè la totalità dei modi in cui il significato sociale
viene espresso. Tra gli strumenti del parlare più importanti, vi è il repertorio linguistico. Gli
strumenti del parlare sono calati nella pratica e correlati alla realizzazione di eventi
linguistici, che sono sequenze di atti verbali legati nel tempo e nello spazio e realizzati da
attori nell’ambito di un particolare gruppo sociale. La partecipazione a questi eventi è
regolata da norme di comportamento che specificano, ad es., chi può prendere parte e
quale ruolo i partecipanti abbiano. PRAGMATICA LINGUISTICA -> analizza l’effetto del
contesto e del sapere sociale sull’interpretazione del messaggio. Si concentra su ciò che i
partecipanti debbono conoscere per identificare un particolare atto, come una domanda o
una risposta. Gli studiosi di pragmatica convengono sul fatto che l’identificazione di atti
linguistici specifici implichi supposizioni riguardanti non solo il sapere grammaticale, ma
anche quello sociale, dunque integrano tali fattori sociali nel processo di interpretazione.
Tuttavia la pragmatica si è sempre concentrata sull’abilità individuale nella pianificazione,
piuttosto che nella coordinazione tra parlanti, cosa che invece fa l’etnometodologia-
> ETNOMETODOLOGIA O SOCIOLOGIA DELL’INTERAZIONE VERBALE -> si occupa
dell’analisi sociologica dell’interazione verbale. Il sapere sociale si rivela nel processo
stesso dell’interazione, ossia sono gli interattanti a creare il proprio mondo sociale
mediante il modo in cui si comportano. Ciò non può essere descritto in maniera astratta o
nell’ambito di esperimenti pianificati ed elicitazioni mediante interviste, ma attraverso la
descrizione dei meccanismi mediante i quali si realizza ciò che viene chiamata “attività
naturalmente organizzata”, in cui rientra anche la conversazione. Tutti i tipi di parlato
casuale sono governati da regole. Gumperz tenta di trovare una nuova teoria
dell’inferenza conversazionale analizzando due casi e mostrando i limiti dei tre
indirizzi di ricerca discussi fino ad ora . Egli pone le differenze tra il “significato
dell’enunciato”, ossia l’effettivo significato di ciò che viene detto, e il “significato del
parlante”, ossia l’intenzione del parlante di
comunicare qualche cosa dal modo in cui egli si esprime verbalmente. Gumperz tenta di
introdurre una nuova teoria, che integri l’approccio linguistico con quello sociale
alla conversazione, concentrandosi sull’interferenza conversazionale e sull'uso che i
partecipanti fanno delle percezioni e delle preferenze interpretative per negoziare cornici
interpretative. Così è possibile considerare sia il sapere grammaticale condiviso, che le
differenze nello stile comunicativo nel sapere che caratterizza le società moderne,
diversificate dal punto di vista culturale. Gumperz analizza due elementi fondamentali
alla base dell’interazione verbale: segnali prosodici e segnali paralinguistici. I
segnali prosodici: si trasmettono con la voce e comprendono tutti quegli elementi
che creano una sorta di melodia e musicalità del parlato, come la forza vocale, il
ritmo, l'intonazione, la velocità di eloquio, l'enfasi (cioè la sottolineatura di una parola o
di parte di essa). I segnali paralinguistici: sono componenti vocali della
comunicazione verbale non dotati di musicalità, come le pause, le esitazioni, i
borbottii, i colpi di tosse, i sospiri. Dunque, i processi di inferenza conversazionale
coinvolgono parecchi elementi distintivi, e dall'altro lato bisogna interpretarli. La natura
linguistica dei segnali è che essi non sono interpretabili in maniera astratta e
dunque a prescindere dalle situazioni concrete. Lo stesso segno, infatti, può
indicare un flusso informativo in alcune condizioni e può veicolare significati
opposti in altre. In altre parole, i partecipanti devono elaborare una interpretazione
preliminare, ascoltando il discorso e formulando una ipotesi, facendo poi
riferimento al proprio sapere socio-culturale per valutare ciò che l'interlocutore
intende dire. Inoltre, se le attività linguistiche sono segnalate da segnali linguistici
culturalmente specifici, allora la capacità di mantenere, controllare e valutare la
conversazione è funzione del background comunicativo ed etnico. Gli studiosi del
comportamento non verbale hanno evidenziato che il mantenimento Della conversazione
dipende in modo cruciale dall’abilità del parlante e dell’ascoltatore di stabilire uno scambio
ritmico di Segnali mediante gli sguardi, la postura, cenni, battito delle palpebre ecc.
SAGGIO DI REISIGL E WODAK Il saggio espone ed illustra i principi teorici
dell’approccio storico- discorsivo. Il discorso è inteso come un insieme complesso
di atti linguistici e comunicativi che diventano pratica sociale, manifestandosi
all’interno e attraverso campi d’azione sociali. Il modello storico-discorsivo
percepisce la lingua, sia scritta che parlata, come una forma di pratica sociale.
Dunque, l’ambientazione istituzionale, sociale e situazionale influenza la forma e il
contenuto del discorso, e allo stesso tempo il discorso influenza i processi e le
azioni sociali e politiche.
Il modello sd aderisce alla teoria critica ed in particolare a due livelli di analisi: la critica
socio-diagnostica, che ha una funzione analitica poiché tende a smascherare il carattere
manipolativo e di svelare scopi e funzioni sociali e politiche, e tende a portare in superfice
le intenzioni e gli interessi degli emittenti, per lo più occultati; la critica prospettiva, che è
invece finalizzata alla formulazione di proposte di intervento concreto per il miglioramento
della comunicazione istituzionale e pubblica, quindi delle pratiche discorsive. Il modello
sd si avvale di alcuni concetti chiave che fungono da unità di base per classificare i
processi comunicativi: il testo ->interpretato come il prodotto materialmente
durevole di un’azione linguistica; il genere -> un modo socialmente ratificato di
utilizzare il linguaggio in connessione con un particolare tipo di attività sociale (è
collegato ai diversi tipi di attività sociale); i campi di azione -> segmenti della
specifica realtà della società (ad es. le procedure di emanazione delle leggi) Le
pratiche discorsive rivestono un ruolo decisivo nella genesi e nella produzione di particolari
condizioni sociali. Perciò, in questo saggio ci si propone di capire come venga costruito nel
discorso il profilo delle comunità di nazioni e delle relative identità nazionali, e quali
argomenti e strategie discorsive o espedienti linguistici siano impiegati per costruire il
senso di unicità e di appartenenza alla stessa nazione. L’analisi delle pratiche
discriminatorie del discorso sociale si avvale di un apparato di categorie e strumenti. In
particolare, di strategie, intese come una più o meno intenzionale pianificazione delle
pratiche adottate allo scopo di ottenere un particolare obiettivo sociale, politico, psicologico
o linguistico. STRATEGOE REFERENZIALI -> servono a rappresentare degli attori sociali
e corrispondono agli elementi linguistici che permettono di categorizzare l’appartenenza
dell’individuo alla classe. Hanno funzione descrittiva e implicano sempre un giudizio di
valore, implicito o manifesto. Generalmente, si ricorre ad uno specifico tratto o
caratteristica che viene messo in evidenza come un ritratto rappresentativo. La forma più
semplice di discriminazione linguistica è data dall’utilizzo di appellativi degradanti, tra cui in
particolare gli antroponimi “negro”, “zingaro” o “giudeo”. STRATEGIE PREDICAZIONALI -
> sono usate per etichettare gli attori sociali e assegnare loro attributi più o meno
permanenti. Sono fondamentali per creare un’opinione sui referenti. Mediante la
predicazione, persone, oggetti ecc. sono caratterizzate rispetto a criteri di qualità, quantità,
spazio e tempo mediante attributi, predicanti, similitudini e così via. Fanno parte di questa
categoria la sineddoche, la metonimia e la metafora. Sono ampiamente utilizzati anche i
tropi, utili a diffondere pregiudizi positivi e negativi (gli ebrei sono capitalisti ad es.). Tra gli
esempi più eclatanti di discriminazione linguistica, il saggio evidenzia l’antroponimo
“ebreo”, usato come metaforica predicazione antisemita; allo stesso modo, l’uso in chiave
di sineddoche di “negro”, legato all’estrema
discriminazione sociale che perdura da secoli. STRATEGIE ARGOMENTATIVE ->
patrimonio di topoi che giustificano attribuzioni negative e positive. Ad es. -> l’argumentum
ad baculum che consiste nel minacciare col bastone, ciò nel tentativo di intimidire
l’antagonista facendo appello alla forza e alla violenza. STRATEGIE DI MESSA IN
PROSPETTIVA -> riguardano la collocazione del punto di vista del parlante nel discorso e
diventano fondamentali per condizionare la modalità ricettiva del messaggio. Il livello più
raffinato di deformazione del messaggio investe i due fondamentali strumenti già alla base
della retorica classica per orientare la disposizione del pubblico: pratiche persuasive e di
convincimento. PERSUASIONE -> è il principale strumento linguistico e argomentativo per
influenzare intenzionalmente l’interlocutore, per indurlo ad adottare o a cambiare il proprio
modo di percepire un determinato contenuto. Mira alla conquista di un consenso estraneo
a percorsi razionali, sopprimendo le normali capacità critiche di giudizio degli individui.
CONVINCERE -> Ottenere il consenso razionale. Ogni operazione persuasiva viene
inserita nella CORNICE DI PARTECIPAZIONE -> il criterio ordinatore dell’evento
conversazionale, ossia il principio organizzativo e interazionale attraverso il quale le
situazioni sono definite (ad es. cornici di inganno, scherzo; cornici di celebrazione; cornici
di contesa). La cornice è un insieme di relazioni tra individui di presenti all’interno del
campo percettivo di determinati enunciati, per cui vi sono forme di relazione: animatore,
che produce e dà voce all’enunciato; autore, che concepisce l’enunciato; figura, che è la
persona ritratta attraverso l’enunciato; committente, che è il responsabile dell’enunciato.
La posizione è il modo in cui chi scrive o parla colloca se stesso e le proprie relazioni con
gli altri. Tutte queste strategie hanno un intento prettamente manipolatorio. Vi sono infatti
delle norme che regolano la conduzione di una disputa razionale e favoriscono una
discussione costruttiva: esse prevedono validità logica, chiarezza di espressione, ed
anche libertà di discussione. E’ dunque necessario maturare una maggiore sensibilità nei
confronti di una vera e propria etica del discorso sociale, su cui fondare un modello
comunicativo di democrazia.
SAGGIO DI McCONNELL Il programma di McConnell è rifondare la sociolinguistica,
per dare vita ad una nuova disciplina definita come “sociolinguistica su scala
globale”. Essa discende dalla tradizione della sociologia del linguaggio, condividendone
gli scopi analitici. La sociolinguistica su scala globale comprende la subcategoria
della pianificazione linguistica, ossia l’insieme delle misure che si adottano per
alterare deliberatamente la composizione del RL di una data comunità. I dati
riguardanti la pianificazione dello status delle diverse lingue nei rispettivi ambiti geografici
d’uso, permetteranno di fare stime oggettive del loro tasso di vitalità su scala globale. Tra
le metodologie da
applicare alla sociolinguistica su scala globale, si hanno a disposizione l’approccio
descrittivo-comparativo e quello descrittivo-analitico. L’intento è di connettere la macro e la
microsfera, utilizzando modelli appropriati e strumenti di indagine come i questionari. La
soc. su scala globale mira alla costituzione di una banca dati strutturata secondo criteri
qualitativi e quantitativi. Adotta un modello contestuale di contatto linguistico, che pone a
confronto il tasso di vitalità linguistica “interna” con le pressioni contestuali o ambientali
che influiscono sull’utilità funzionale delle singole lingue.
SAGGIO DI LABOV MUTAMENTO FONETICO -> è la SOSTITUZIONE di tratti fonematici
di un suono con altri tratti pertinenti ad una determinata lingua. Nel 1963, Labov effettua
un’osservazione diretta di un preciso mutamento fonetico nell’ambito della vita della
comunità da cui si origina. Non si può comprendere lo sviluppo di un mutamento
linguistico, infatti, al di fuori della vita sociale della comunità nella quale esso si realizza,
poiché le pressioni sociali operano sulla lingua continuamente come una forza immanente
che agisce nel presente. La comunità è L’isola di Martha’s Vineyard e Il mutamento
consiste in uno spostamento della posizione fonetica dei primi elementi dei dittonghi /ai/ e
/au/. Martha’s Vineyard presenta il vantaggio di essere un’unità autonoma, con limitati
rapporti con l’esterno; al contempo, è piccola ma non piccolissima: presenta una
complessità sociale e geografica tale a fornire ampio spazio per la differenziazione del
comportamento linguistico. L’isola è divisa in due parti sulla base di una distinzione
formale tra up island, isola alta, e down island, isola bassa. L’isola bassa è la regione nella
quale sono situate le tre piccole città in cui vivono stabilmente i ¾ della popolazione
stabilmente residente (West Tisbury, Chilmark [zona di pesca e residenza di pescatori],
Gay Head), mentre l’isola bassa è una zona prevalentemente agricola con residenze
estive isolate. Sono presenti quattro gruppi etnici essenzialmente endogami: innanzitutto i
discendenti delle antiche famiglie inglesi che per prima colonizzarono l’isola; poi, un vasto
gruppo di origine portoghese; un terzo gruppo di quanti restano degli indiani nativi (circa
100 individui); l’ultimo gruppo è misto e raccoglie soggetti di varia origine, dunque non
rappresenta una forza sociale unitaria. Dopo aver introdotto informazioni sull’isola, Labov
elenca i criteri in base ai quali deve essere selezionata una variabile linguistica come
oggetto di osservazione in una comunità. Un elemento dovrà essere: 1. Frequente, che
occorra spesso nella conversazione; 2. Strutturale, integrato in ampio sistema di unità
funzionali; 3. Stratificato, correlato con variabili sociali entro un ampio settore di classi
d’età e strati sociali;
4. Saliente per il linguista; 5. Privo di distorsione conscia. In base a questi criteri una
variabile interessante per Labov è il dittongo /ai/ e / au/. Sono molto frequenti e sono
pronunciati [ai] e [au] nello standard americano. Ma a Martha’s questi tratti possono subire
centralizzazione che riguarda il primo elemento vocalico, rispetto al trapezio vocalico.
Abbiamo oscillazione tra forme standard e locali. Il fenomeno non è percepito nella
maggior parte dei parlanti. METODO DI RACCOLTA DEI DATI ->Pluralità di metodologia
d’informazione: questionario lessicale in cui si chiede ai parlanti come si pronunciano
determinate parole; domande nelle cui risposte è previsto l’uso di determinate parole
[spinge il parlante all’uso della variabile]; osservazione di parlato spontaneo; letture di un
brano. A differenza della realizzazione standard del New England, a Martha’s Vineyard si
sente frequentemente [aI] e [aU] o anche [eI] e [eU]. Il primo elemento del dittongo viene
reso, dunque, con una vocale innalzata e centrale. Forme centralizzate del dittongo /ai/ si
sono riscontrate maggiormente in parole come right, life, wife. Forme centralizzate del
dittongo /au/ si sono riscontrate maggiormente in parole come house, doubt, out. Questo
tratto dei dittonghi centralizzati è saliente per il linguista in quanto sembra essere immune
da effetti di distorsione volontaria. Il primo di questi dittonghi occorre con frequenza doppia
rispetto al secondo. Le informazioni sono state raccolte nel corso di 69 interviste a
residenti nativi dell’isola. Il risultato ottenuto è di circa 3500 occorrenze di /ai/ e 1500
occorrenze di /au/, con incremento regolare della fascia d’età 31-45 (questo perché il
gruppo d’età è stato sottoposto più di qualsiasi altro alla pressione delle difficili condizioni
sociali, poiché cresciuto in una fase di declino. La centralizzazione è favorita nelle aree
rurali dell’isola alta, tra i cosiddetti Yankee a Chilmark, piuttosto che nelle aree dell’isola
bassa. Martha’s Vineyard è un posto di villeggiatura di lusso, ma gli abitanti dell’isola sono
per lo più poveri. L’attività turistica non aveva portato una vera ricchezza alla popolazione.
L’alto tasso di centralizzazione di /ai/ e /au/ presente in particolar modo tra i pescatori d’età
compresa tra 30 e 60 anni, è strettamente correlato ad espressioni di forte resistenza nei
confronti delle incursioni dei turisti e del loro conseguente potere economico; la crescente
dipendenza dai commerci stagionali viene percepita dai nativi come una minaccia
all’indipendenza personale degli abitanti discendenti dalle antiche famiglie dell’isola. La
pronuncia centralizzata di a nei dittonghi si stava diffondendo come indicatore di
appartenenza ereditaria dei residenti. La resistenza più forse si registra nelle aree rurali
dell’isola alta, dove la pesca è ancora l’elemento principale dell’economia. Le persone che
hanno intenzione di lasciare l’isola presentano il fenomeno in maniera scarsa, mentre
coloro che vogliono restarci mostrano una forte tendenza alla centralizzazione.
L’incremento della centralizzazione ha dunque avuto inizio tra i pescatori di Chilmark, il
gruppo più compatto dell’isola, il più indipendente, che si oppone maggiormente alle
incursioni del popolo delle vacanze. Dalle informazioni di cui disponiamo emerge quindi
chiaramente che il significato di questo tratto fonetico è l’essere una marca identitaria e
nativa di Martha’s Vineyard.
SAGGIO DI BRETON Il saggio si occupa di politica linguistica e di organizzazione delle
società bilingui. Esso riflette su un punto importante della sociologia del linguaggio, ossia
sul fatto che sia impossibile non far riferimento a questioni storiche, politiche e sociali
quando si parla di lingua. La lingua non è soltanto un mezzo di comunicazione, ma anche
espressione di valori culturali ed identitari. La promozione di una lingua è sempre dettata
dalla volontà di alcune maggioranze etniche o classi sociali che aspirano ad estendere e
rafforzare la propria lingua a spese di un’altra. Per questo, la pianificazione linguistica non
è una tecnologia neutrale, ma uno strumento politico utilizzato da alcuni gruppi per imporre
la propria supremazia contro altri e sviluppa una cultura invece di altre. Le scelte
linguistiche non dipendono da valori e interessi di natura linguistica, ma obbediscono ad
un potere controllato da particolari soggetti e al sostegno che si conquistano da parte di
masse e popolazioni. I sistemi di comunicazione sono dunque schermi che nascondono
un apparato politico. Stati nazione indipendenti scelgono quali lingue debbono o non
essere lingue di Stato. Il multilinguismo può essere considerato come una fase di
transizione in vista dell’affermazione del monolinguismo; in altri casi viene considerato
come un valore da tutelare. Spesso il ML è stato una strategia per facilitare l’integrazione
di più comunità in un unico contesti etnolinguistico. Il progresso della politica linguistica si
sintetizza in due modelli in competizione tra loro: STATO MONOETNICO E
MONOLINGUE, apparso nell’era moderna; STATO MULTIETNICO E MULTILINGUE. I più
antichi tra gli Stati nazione (ossia la Francia, la GBR e la Spagna) hanno combattuto per
secoli in difesa della supremazia della lingua di Stato su comunità etnolinguistiche
geograficamente marginali (gallese, gaelica, bretone, occitanica, catalana, basca), allo
scopo di spingerle all’assimilazione. Nel caso degli Stati Uniti, si parla di melting pot, ossia
di mescolanza. Troviamo una politica di tolleranza, ma lo stato è monolingue, in quanto
l’unica lingua ufficiale è l’inglese. L’originale lingua coloniale è diventata uno strumento di
assimilazione sia per i nativi che per i flussi di immigrati. I paesi dell’Africa nera sono
divenuti stati an-etnici, se non anti etnici, nei quali la fedeltà etnolinguistica è denunciata
come comportamento tribale che mette a repentaglio l’unità nazionale, fondata sulla lingua
ufficiale straniera: l’inglese, il francese, il portoghese.
Gli Stati Asiatici si trovano nella situazione di Stato nazione endoglottico. Nell’Asia
settentrionale, la Mongolia, la Corea e il Giappone non hanno praticamente minoranze
autoctone e costituiscono esempi storici di Stati nazione puri; nel sud est asiatico,
Vietnam, Cambogia, Thailandia e Malasya sono anch’essi Stati nazione fondati su un
nucleo etnolinguistico ma includono numerose minoranze interne o di confine, che hanno
dovuto affrontare una pressione politica assimilazionista. In Svizzera troviamo uno Stato
confederale trilingue, suddiviso cioè in aree e tale delimitazione del territorio assicura il
mantenimento di ogni lingua nell’area che le compete. E’ lo Stato veramente multilingue,
l’unico che non abbia conosciuto ostilità di natura linguistica, poiché ha sempre difeso la
diversità linguistica per custodirla senza arrecare danno all’unione. In Italia, nel 1992 è
stata approvata una legge per le minoranze linguistiche.
SAGGIO DI AUER Il saggio di P. Auer si occupa del bilinguismo in una prospettiva
conversazionalista, avendo come interesse principale quello di tracciare una teoria
dell’alternanza di codice. L’alternanza di codice è definita come una relazione di
giustapposizione contigua di sistema semiotici, tale che i riceventi del segno che ne risulta
siano nella posizione di poter interpretare questa giustapposizione. Dunque essa dipende
dalla giustapposizione di due attività associate a lingue diverse. Una prima teoria sul
significato conversazionale dell’alternanza di codice si basa sull’assunto che alcune attività
conversazionali determinano l’uso di una lingua o dell’altra in funzione del tipo di attività.
Questa teoria si basa su un brano di Fishman, in cui per questioni di lavoro i due
interlocutori parlano in inglese; ad un certo punto, il parlante 1 commuta verso una
seconda lingua, nel momento in cui l’argomento si fa confidenziale; questa nuova scelta di
lingua è accettata dal parlante 2 come nuova lingua di interazione, cosicché, dal punto di
commutazione in poi, si utilizza solo B. Secondo Fishman, ad alcuni tipi di interazione
sono associate certe lingue, ad altri tipi fanno capo altre lingue ancora. L’alternanza di
codice avviene in questo caso in seguito all’alternarsi delle situazioni comunicative. La
prospettiva è statica: un’attività -> una lingua. Auer dissente da questa posizione perché la
scelta del codice non è sempre così meccanica nelle società bilingue. Sono molti i casi in
cui non è l’evento che definisce la lingua, ma questa è decisa volta per volta sulla base
della negoziazione che avviene tra i partecipanti. Le alternanze di codice tendono a
svolgere funzioni testuali particolari. Esistono, infatti, attività nelle quali i parlanti bilingui
tendono a commutare da una lingua all’altra (i cosiddetti ‘loci conversazionali’). Essi sono:
1. Il discorso riportato; 2. Il cambiamento nella costellazione dei partecipanti;
3. Reiterazioni (traduzioni approssimative nell’altra lingua di conversazione); 4.
Cambiamento del tema; 5. Giochi di parole; 6. Topicalizzazione, struttura tema/rema
(“topic/comment”). Auer ritiene che l’alternanza di codice debba essere studiata
nell’ambito della stessa analisi della conversazione, introducendo una serie di concetti
base: TURNO -> intervento alternato di ciascun interlocutore. SEQUENZIALITA’ ->
l’insieme logico dei turni, che rende dinamica la conversazione. Egli parla di negoziazione
linguistica, ossia di implicita contrattazione della scelta di lingua in contesti conversazionali
bilingui. Nel modello di Auer l’alternanza di codice viene inserita nelle dinamiche della
conversazione e si abbandonano dunque le regole fisse di Fishman.
INTRODUZIONE ALLA LINGUISTICA STORICA – FANCIULLO CAPITOLO 1 La
parentela linguistica -> è uno dei criteri (genealogico) secondo i quali le lingue possono
essere classificate. La famiglia è l’unità genealogica massima: le lingue infatti possono
essere raggruppate come membri dell’albero genealogico di una famiglia; avremo lingue-
figlie da una parte e lingue-madri dall’altra. Ad es., nel caso delle lingue indoeuropee, le
lingue-figlie sono quelle derivate dal latino e perciò dette neolatine o romanze; il
portoghese, lo spagnolo, il francese, il rumeno ecc; lingue-figlie sono anche le lingue
germaniche (inglese, tedesco, norvegese ecc.), quelle slave (polacco, ceco, russo ecc.),
quelle celtiche (irlandese, scozzese ecc.), quelle baltiche (lituano, lettone…). Mentre delle
prime conosciamo a fondo la lingua-madre, essendo il latino, delle altre invece no. Lessico
condiviso -> percentuale più o meno elevata di voci che danno realmente l’idea di
corrispondersi. Ad es., francese ed italiano hanno somiglianze visibili a livello grafico e
anche a livello fonico. Per stabilire una parentela linguistica le condizioni sono: lessico
condiviso, morfologia condivisa e sistematicità di corrispondenze fonetico-fonologiche. La
pl può essere orizzontale -> tra lingue che possono ritenersi lingue sorelle, come italiano e
francese; verticale -> tra lingue che siano configurabili l’una come filiazione dell’altra,
come italiano e francese rispetto al latino.
CAPITOLO 2 Mutamento linguistico -> l’insieme dei processi per i quali gli elementi e le
strutture o le loro funzioni a ogni livello di una lingua cambiano con il passare del tempo.
Mutamento fonetico e fonologico. Il livello fonetico riguarda la produzione concreta dei
suoni, detti foni, ossia riguarda il modo in cui i suoni vengono
articolati. Il livello fonologico riguarda invece quei particolari foni che ogni lingua sceglie
per farne i mattoni con cui costruire le sequenze dei significanti per veicolare i significati. I
mattoni fonici sono detti fonemi. Mutamenti a livello fonetico -> assimilazione,
dissimilazione, inserzione, coalescenza. ASSIMILAZIONE -> Prevede che due elementi
fonici contigui nella catena fonica e fra loro diversi o in tutto o in parte, si avvicinino in
parte o in tutto dal punto di vista articolatorio. ASSIMILAZIONE REGRESSIVA -> è il
secondo elemento che condiziona il primo. Es. -> lat. FA[kt]U > it. Fat[tt]o;
ASSIMILAZIONE PROGRESSIVA -> è il primo elemento che condiziona il secondo. Es. ->
AM[i:ku] > sp. Ami[y]o. DISSIMILAZIONE -> prevede che due elementi contigui o vicini e
articolatoriamente uguali si diversifichino in misura maggiore o minore. Es. ->
PE[r]EG[r]INU > pe[ll]eg[r]ino. INSERZIONE ->aggiunta di materiale fonico
etimologicamente ingiustificato. Es. -> Caule -> ca[v]olo. CANCELLAZIONE -> Sottrazione
di materiale fonico che dovrebbe esser presente. Es. -> Calidu -> caldo. METATESI ->
Spostamento di materiale fonico in un punto della catena diverso da quello in cui dovrebbe
trovarsi in base all’etimologia. Es. -> it. Diale. Crapa -> capra. COALESCENZA -> fusione
di due elementi fonici contigui in un terzo elemento diverso dai primi, ma che presenta
caratteristiche di ciascuno degli elementi di partenza. Es. -> vi[nn]a -> [n] + [j]. SCISSIONE
-> un elemento fonico si scinde in due elementi distinti. Bonu -> buono. Mutamenti a livello
fonologico -> FONOLOGIZZAZIONE -> Si ha la fonologizzazione quando un sistema
fonologico acquisisce un nuovo fonema, o, detto in altri termini, quando quello che in una
fase precedente era un semplice allofono acquisisce lo stato di fonema. L’inverso della
fonologizzazione è la defonologizzazione, che si ha quando l’evoluzione fonetica porta alla
confusione e alla conseguente perdita di fonemi. Realizzazioni diverse del medesimo
fonema, condizionate dal contesto, si svincolano dal condizionamento contestuale e
diventano fonemi distinti. Allofoni di uno stesso fonema diventano fonemi autonomi. Es. ->
l’affricata palatale sorda italiana [ts], o /k/ e /g/ latine. DEFONOLOGIZZAZIONE -> due o
più fonemi diversi, dunque realizzazioni foniche non dipendenti dal contesto, finiscono col
disporsi in un rapporto di complementarità contestuale e diventano varianti combinatorie
d’uno stesso fonema. Fonemi autonomi diventano allofoni di un altro fonema. Un esempio
è la distinzione tra vocali lunghe e vocali brevi in latino. LA LINGUISTICA STORICA -> La
linguistica storica prende piede verso la fine del 1700, quando un funzionario inglese,
Jones, ipotizzò che il latino, il greco e il sanscrito discendessero da una lingua antenata
comune. A tutto ciò si unirono le grandi scoperte geografiche, il conseguente colonialismo
e il movimento culturale romantico, promotore dello studio delle civiltà orientali.