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Galileo Galilei

CHIAVE DI LETTURA
L’importanza dello scienziato. Galileo Galilei occupa, nella storia del pensiero di tutti i tempi, un posto di
fondamentale importanza, tale da introdurre la civiltà occidentale nell’era della modernità, grazie alle sue
invenzioni e alle sue scoperte. In particolare, il perfezionamento del cannocchiale, puntato da lui verso il cielo
per scoprire nuovi pianeti e di osservare le macchie lunari. Dimostrò che la superficie della luna non era liscia e
levigata come si sosteneva, ma ruvida. Attraverso il cannocchiale fu confermata l'ipotesi avanzata
dall'astronomo polacco Giovanni Keplero (1571-1630), secondo cui non il Sole girava intorno alla Terra, ma
viceversa era la Terra che girava intorno al Sole. Era il rovesciamento di un'intera concezione cosmologica; il
passaggio dal sistema geocentrico al sistema eliocentrico. Questo fu il passaggio dal quale introduceva una
nuova visione del mondo.

Il metodo scientifico e l'opposizione della Chiesa. Il vecchio tolemaico, sostenuto da Aristotele era accettato
dalla dottrina della Chiesa cattolica, che si oppose decisamente alla scoperta di Galileo. Francesco De Sanctis,
nella storia della letteratura italiana, che amerà la "nuova scienza". Galileo difese con forza la sua nuova
scoperta e sosteneva che non ci poteva essere contraddizione tra fede e ragione. Galilei rifiuta ogni forma di
dogmatismo e imposizione autoritaria, rivendicando la libertà di ricerca e la sua responsabilità. Fu costretto,
ormai vecchio, ad abiurare. Trascorse gli ultimi anni nella sua villa di Arcetri continuando gli studi e dando vita,
nel 1657, all'Accademia del Cimento.

La grandezza dello scrittore. Il Sidereus nuncius (1610) è un trattato scientifico scritto in latino, indirizzato ai
dotti di un tempo, per comunicare i risultati delle scoperte condotte dal cannocchiale. Il capolavoro letterario
dello scrittore è il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano (1632).
Leopardi amava la scrittura di Galilei e ne apprezzava il suo pensiero, Italo Calvino, apprezzava la chiarezza e la
limpida precisione della parola e proclama la grandezza di Galilei come scrittore-umanistico.

LA VITA

La formazione e l'insegnamento universitario. Galileo Galilei nacque a Pisa nel 1564 da una nobile famiglia
fiorentina, il padre Vincenzo, era commerciante e animatore della camerata fiorentina. Il giovane Galilei, studiò
nel convento fiorentino di Santa Maria di Vallombrosa, e successivamente all'Università di Pisa (1580). In questo
periodo risalgono gli scritti di critica letteraria. L'autore pisano nella sua città condusse gli studi scientifici
(matematica, filosofia naturale e medicina). Nel 1585 abbandonò all'Università senza aver concluso alcun corso
di studi regolare e vi rientrò nel 1589 come docente di matematica. Il periodo all'Università di Padova fu molto
fruttuoso e fertile. Entrò in amicizia con lo storiografo e politico Paolo Sarpi (1552-1623) e Giovanni Francesco
Sagredo: furono i suoi diciott'anni migliori della sua vita.

Il conflitto con la Chiesa. Galilei si trasferì a Firenze nel settembre del 1610, come matematico e filosofo del
granduca di Toscana. Dopo aver superato lo scetticismo degli astronomi della compagnia di Gesù, grazie al
perfezionamento del cannocchiale, aveva portato alla scoperta dei satelliti di Giove. La carica che ottenne dal
Granducato gli permise di dedicarsi esclusivamente agli studi scientifici. Ebbe l'appoggio di studiosi e dello
scienziato gesuita Cristoforo Clavio dell'Accademia di matematica. Galilei decise di scrivere in volgare per far
conoscere ad un pubblico più vasto fatto di studiosi e di tecnici. Nel 1615 Galilei fu denunciato dai domenicani
dell'inquisizione. Nel 1616, fu condannato dal tribunale del Santo Uffizio. Secondo il verbale, Galilei avrebbe
accettato di sottomettersi al volere dell'inquisizione, pur di evitare la condanna pubblica ufficiale.

La condanna e l'abiura. Con l'elezione di papa urbano VIII (cardinale Barberini, uomo di mente aperta, fece
sorgere in Galilei nuove speranze e lo indusse a terminare la sua opera del celebre dialogo sopra i due massimi
del mondo. Quest'opera rendeva il testo accessibile al largo pubblico, proponeva il contrasto fra le opposte tesi
cosmologiche, tolomaica e copernicana. Purtroppo il Papa, pressato da politiche interne e internazionali, lasciò
che i gesuiti condannassero le tesi esposte dall'autore del "dialogo". Galilei, vecchio e malato, fu costretto a
comparire nel febbraio del 1633 davanti al tribunale dell'inquisizione, ad abiurare le proprie tesi e fu
condannato al "carcere formale" perpetuo (cioè carcere domiciliare a vita).

L'isolamento degli ultimi anni. Sottoposto a sorveglianza continua del tribunale e tenuto in condizione di quasi
assoluto isolamento, lo scienziato trascorre la sua segregazione, prima villa medici a Roma, poi nella sua
residenza di Arcetri, vicino Firenze. Galilei, indebolito dall’età e dalla cecità e dalla prematura morte della figlia
Virginia, morì nel 1642. Prima di morire riuscì a far pervenire in Olanda il frutto delle sue ultime ricerche.

L’ELABORAZIONE DEL PENSIERO SCIENTIFICO E IL METODO GALILEIANO

Le tappe della ricerca. L'evoluzione del pensiero scientifico di Galilei prese le prime mosse dalle opere di
Euclide e Archimede. La prima ricerca di Galilei fu sul peso specifico dei metalli. Nel 1602 scoprì l’isocronismo
del pendolo (cioè la proprietà delle piccole oscillazioni della durata temporale del braccio). Nel 1604 iniziò a
formulare la legge della caduta dei gravi. Durante il periodo padovano, l'esperienza all'arsenale di Venezia
(grande cantiere navale artigianale) permette la realizzazione della massima innovazione tecnologica del tempo.
Questo (Galilei) realizzò la ricerca accademica e la sperimentazione tecnica, finalizzata alla costruzione di
strumenti pratici sempre più precisi. A questi anni sia l'invenzione della "compasso geometrico e militare". Nel
1609 l’invenzione del cannocchiale, o meglio, il perfezionamento dello strumento, da lui adottato
all'osservazione astronomica. Nel 1610 risale l'osservazione e la scoperta dei satelliti di Giove, ed egli poté
avere l'appoggio del grande astronomo tedesco Johannes Kepler (Giovanni Keplero, 1571-1630), adattando
infatti il cannocchiale alla visione ravvicinata, inventò il microscopio. Nonostante gli ostacoli che le sue opere,
Sidereus nuncius (1610), Al saggiatore (1623), Al dialogo i due massimi del mondo (1632) Galilei proseguì con le
sue ricerche, dedicandosi agli studi di meccanica. Ne propose un'acuta sintesi delle sue opere e superò le ultime
difficoltà che avevano impedito le sue teorie: i discorsi e le dimostrazioni intorno a due nuove scienze,
pubblicati in Olanda nel 1638. L’opera presente nel dialogo pose le basi su cui si svilupperanno la fisica e la
scienza moderna. Con queste proposte innovatrici di Galilei
si consolida l’efficacia del metodo sperimentale. Lo studio presenta una definizione del concetto di “moto”
fondato sull’elaborazione matematica, e sullo studio della “dinamica” (una nuova teoria generale del
movimento dei corpi). Nei discorsi e dimostrazioni Galilei formula per primo, il principio di inerzia (in assenza di
forze un corpo si muove con velocità costante) e le leggi del moto accelerato di un corpo sottoposto all’azione di
una forza costante, evidenziando la possibilità di applicare la matematica allo studio di qualunque fenomeno
naturale. Questa volta l’autore non incorse nella condanna dei teologi dell’inquisizione, ai quali sfuggì alle opere
precedenti, che permettevano di unificare lo studio dei fenomeni fisici terrestri e celesti, sottoposti ora alle
stesse leggi e alle stesse verifiche sperimentali
Il metodo galileiano e le epistole. La ricerca di Galileo va intesa come un radicale passo verso la modernità. Il
metodo di Galileo è una sintesi di ragionamento matematico (da cui il nome “scienza nuova”; perché per la
prima volta la matematica diventa uno strumento di interpretazione della realtà naturale) e sperimentazione
concreta. Galilei giunse infatti a definire la natura come “libro scritto in caratteri matematici”. Lo scienziato
pisano sosteneva la veridicità della teoria eliocentrica. Inoltre il processo a cui egli sottopone la realtà
“sensibile” passa attraverso l’osservazione diretta del fenomeno naturale. La fase successiva prevede
l’elaborazione dei dati e infine approda in un esperimento, che confermi il risultato riscontrato dall’esperienza.
La corrispondenza epistolare che ebbe con gli allievi o con i colleghi scienziati (come Keplero) o ancora con i
nobili protettori; fece sì che venissero a conoscenza delle sue opere e le dispute filosofiche e le sue opere
suscitavano nel mondo culturale. Queste corrispondenze vanno a formare le cosiddette lettere “copernicane” o
teologica che Galilei concepisce non come corrispondenza privata, ma come una pubblica difesa delle sue idee:
la sua “missione” di credente studioso affiora dalle lettere e fu quello di eliminare i pregiudizi.

IL SIDEREUS NUNCIUS

Con il Sidereus nuncius (avviso astronomico), redatto in latino, nel 1610 Galilei annunciò al mondo le
sconvolgenti scoperte effettuate con il nuovo strumento, il telescopio o cannocchiale. Il Sidereus garantì allo
scienziato di fama internazionale. Le scoperte sono sensazionali: i quattro satelliti di Giove, denominati
“medicei” in onore del granduca di Toscana, Cosimo II de’ Medici; le macchie della Luna e l’irregolarità della sua
superficie, fino ad allora creduta levigata e perfetta; e le fasi di Venere, determinate dalla sua rotazione attorno
al Sole. Quindi il Sidereus non contraddiceva semplicemente la cosmologica tradizionale, ma ne minava le
fondamenta, poiché risultava evidente che il modello tolemaico tradizionale dell’universo non sarebbe valso a
spiegare le nuove realtà rilevate dall’osservazione.

IL SAGGIATORE

Lo scontro di Galilei con i Gesuiti si ebbe con la comparsa di tre comete nel 1618. Brillantemente risolto a favore
di Galilei con il Saggiatore (il bilancino di precisione degli orefici). Si tratta di un’epistola scientifica. In particolare
egli sostiene che (lo scienziato) nelle sue indagini deve attenersi all’esperienza derivata dai dati sperimentali
(che l’autore chiama “il libro della natura”). Galilei distingue inoltre tra qualità oggettiva e qualità soggettiva di
un determinato fenomeno: le prime di carattere quantitativo e quindi misurabili (per esempio la lunghezza, il
peso eccetera), sono le uniche ad avere valore per la ricerca scientifica; le seconde invece hanno carattere
soggettivo (la sensazione di caldo e freddo, il calore eccetera). Dal punto di vista della
strategia espositiva si segnalano l’inserimento di una favola, per rendere più gradevole al tempo stesso
convincente l’esposizione del nuovo metodo scientifico.

Il saggiatore -> La favola dei suoni. Questa pagina del saggiatore propone in forma di favola un concetto
fondamentale della scienza nuova: il carattere aperto, dinamico e mai concluso, della ricerca.

DIALOGO SOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI DEL MONDO

Genesi, strutture e contenuti. Galilei terminò la composizione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del
mondo nel 1630. Due anni dopo, nel 1632, l’autore ottenne l’autorizzazione alla pubblicazione dal pontefice
Urbano VIII, al quale aveva sottoposto i contenuti del dialogo, accettando di proporre le due tesi (quella
tolemaico che quella copernicana) come teorie “astratte” di mantenere nell’esposizione un atteggiamento di
neutrale equidistanza. Il dialogo, suddiviso in quattro giornate è ambientato a Venezia, luogo dove Galilei ha
fatto esperienza, culturale e di libertà di pensiero. Raggiunge l’apice della sua opera di divulgatore, qui come nel
saggiatore dove usa le potenzialità teatrali questa efficace forma letteraria fece recepire l’opera come una
commedia filosofica (Tommaso Campanella).

I personaggi. Gli interlocutori di Galilei sono delineati come veri e propri personaggi. Viene inserito il nobile
veneziano Sagredo come terzo “attore”, che media tra il sostenitore della teoria copernicana (il nobile fiorentino
Salviati) e il difensore delle dottrine aristoteliche (Simplicio). Sagredo, l’interlocutore “neutrale”, è animato da
una naturale curiosità di sapere e ciò desta nel lettore una reazione di simpatia che spinge a identificarsi con il
personaggio. Il lettore è spinto a prendere posizione, Simplicio ne esce come un personaggio tragicomico che,
sulla scena del dialogo, manifesta con la forza dell’evidenza un vizio profondo di personalità: la paura di crescere
e affrontare l’ignoto con le proprie forze. Si hanno due visioni della vita contrapposte e inconciliabili: la
disarmante dimostrazione di un’immaturità umana, di cui la difficoltà di trasformare abitudini secolari di vita,
prima che di pensiero. Si tratta dunque -dice Galilei- di rifare i cervelli.

Lo stile. Galilei fu un lettore assiduo dei poeti classici, dell’Ariosto e dell’Orlando furioso. La grande innovazione
di Galilei risiede nel ricorso di una lingua vicina all’uso comune. Il suo stile costituì un modello a cui molti attori
guardarono. Venne scelta per la divulgazione delle sue scoperte, il volgare; che segna tutta l’opera di Galilei,
fatta eccezione del trattato Sidereus nuncius. Galilei fece dell’italiano la lingua d’elezione dell’alta speculazione
scientifica, quindi conferisce all’italiano la dignità che finora era destinata solo al latino.

Il cannocchiale. Lo strumento messo a punto da Galilei è in realtà un telescopio piuttosto un cannocchiale (con
il primo si osservano esclusivamente realtà presenti sulla terra, con il secondo invece si può osservare altri
pianeti e stelle). Galilei, costruì diversi esemplari dei telescopi, sia per le sue ricerche che per altri studiosi.
Nell’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, si conservano alcuni strumenti originali di Galileo, tra cui
un “cannocchiale”, un compasso e, in un elegante cornice, la lente con cui osservò i satelliti di Giove.