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LA RIVOLUZIONE

COPERNICANA

Ritratto di Niccol Copernico


(1580) - Municipio di Toru
1 Significato generale della rivoluzione copernicana
Con la pubblicazione del De revolutionibus orbium coelestium (Le rivoluzioni dei corpi celesti) nel
1543, anno stesso della sua morte, Niccol Copernico (il polacco Nikolaj Kopernik) diede inizio ad una
radicale trasformazione della concezione che luomo aveva delluniverso, del suo rapporto con esso e, di
conseguenza, di se stesso.
Laver posto il Sole al centro delluniverso, facendo ruotare la Terra attorno ad esso, come tutti gli altri
pianeti, provoc una rivoluzione di idee, negli anni successivi, in almeno tre ambiti concatenati fra loro:
astronomico, scientifico e filosofico.
In ambito astronomico poich Copernico si propose di migliorare matematicamente le previsioni delle
posizioni astronomiche dei corpi celesti, rispetto alla teoria aristotelico-tolemaica, trasferendo al Sole molte
funzioni astronomiche in precedenza attribuite alla Terra.
In ambito scientifico perch la sua ipotesi costrinse le altre scienze, in particolare la fisica, ad affrontare e
risolvere nuovi problemi, generando quel fermento intellettuale noto come rivoluzione scientifica.
In ambito filosofico, infine, poich lo spostamento geometrico delluomo dal centro del cosmo investiva i
rapporti delluomo con luniverso e con Dio, diventando il centro focale delle drammatiche controversie
religiose, filosofiche e sociali che segnarono il passaggio dal medioevo alla moderna societ occidentale,
fissando lorientamento del pensiero nei secoli successivi.
Eppure, come ci fa notare il grande storico e filosofo della scienza Thomas S. Kuhn, inizialmente la
rivoluzione riguardava i dettagli pi oscuri ed astrusi della ricerca astronomica 1; in generale costituiva il
tentativo di ridurre lestrema complessit geometrica del bimillenario modello aristotelico-tolemaico.
Ma cosa significa complessit dellastronomia tolemaica?
Per rispondere a questa semplice, ma fondamentale domanda, e al fine di poter apprezzare pienamente la
genesi della rivoluzione copernicana, dobbiamo ripercorrere le tappe fondamentali di formazione e
affermazione del modello aristotelico-tolemaico.

2 Perch lastronomia aristotelico-tolemaica era troppo complessa?


Possiamo far iniziare questa storia nel IV secolo a.C, con Platone. A Platone il modello delluniverso
geocentrico appariva, pi o meno, cos:

Il circolo pi esterno dellUniverso, che racchiude tutte le


orbite planetarie, una sezione trasversale della sfera
stellare sul piano delleclittica.
[Da: Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, Einaudi,
Torino, 1972, p. 69]
Poich sembrava che le stelle fossero i punti pi lontani
che si potevano vedere e poich esse si spostano tutte
insieme, era naturale pensare che fossero dei segni
impressi sulla superficie esterna delluniverso e che si
muovevano con essa. Inoltre, muovendosi le stelle con
perfetta regolarit, la superficie cui appartenevano
avrebbe dovuto essere anchessa perfettamente regolare
e muoversi in eterno nel medesimo modo: la sfera delle
stelle fisse.
Ovviamente lastronomia antica non inizia con Platone; gi
gli egizi e i babilonesi avevano elaborato dei modelli
astronomici che, pur intrisi di elementi mitologici, fornivano
dati molto precisi sulle posizioni degli astri e la durata
dei loro moti (giorno, mese, anno solare);

1
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, Einaudi, Torino, 1972, p. 3
agli albori della filosofia greca Anassimandro aveva elaborato il suo modello meccanico delluniverso, con il
cilindro terrestre che stava sospeso immobile nel suo centro; i pitagorici, pur ponendosi fuori dal coro (con la
loro idea del fuoco centrale e della Terra ruotante attorno ad esso) avevano introdotto lidea della sfericit
delluniverso e, per analogia, della stessa Terra.
Tutti questi modelli, ad eccezione di quello pitagorico, presupponevano e davano per scontato il
geocentrismo, una concezione derivante sia dallo spontaneo antropocentrismo delluomo che stava
compiendo i primi passi della conoscenza di s e delluniverso, sia dalla testimonianza dei sensi, ovvia per
luomo comune, ma anche per quegli studiosi che, scrutando il cielo ad occhio nudo, assistevano
quotidianamente allo spettacolo di un firmamento che sembrava ruotare attorno a loro ogni 23 ore e 56
minuti.
Al dogma geocentrico Platone, nel Timeo, aggiunge un secondo dogma, il moto circolare uniforme della
sfera delle stelle fisse e dei pianeti, che condizioner tutta lastronomia successiva fino a Copernico.
Nella mitica descrizione di come un divino artefice plasmasse la materia amorfa per formare il grande
organismo dellUniverso, cos si esprime Platone:

<<E tale fu il suo criterio [del Creatore]: prima, che il tutto fosse, per quanto possibile, un vivente perfetto, costituito di
parti perfette, inoltre che fosse uno, non essendo lasciata nessuna condizione da cui potesse nascere un altro essere
simile, s che fosse anche immune da vecchiezza e malattia
Ecco perch torn luniverso come una sfera, in forma circolare, ugualmente distante, in ogni parte, dal centro alle
estremit, che fra tutte le figure la pi perfetta e la pi simile a se medesima, ch Dio giudic il simile infinitamente
pi bello del dissimile. E la superficie esterna tutta, per molte ragioni, egli fece perfettamente liscia. Innanzi tutto perch
il mondo non aveva alcun bisogno di occhi, ch nulla, al di fuori, vera rimasto da vedere, n dorecchi, ch nulla era
rimasto da udire nulla gli si sarebbe potuto aggiungere donde che fosse, poich non vera nulla al di fuori di lui. S,
perch il mondo stato fatto ad arte in modo che da se medesimo si nutre (con la sua stessa corruzione) e tutto agisce e
patisce in s e per s Al mondo egli ha dato invece il movimento pi adeguato al suo corpo Ecco perch,
imprimendo al mondo una rotazione uniforme, nello stesso luogo, lo ha fatto muovere con moto circolare>> 2.

Una sfera perfetta, la sola superficie completamente simmetrica (immagine simbolica dellEssere
parmenideo), eterna e incorruttibile, diventa, agli occhi di Platone, la forma pi plausibile per pensare
lanimale cosmico di cui ci sta mostrando la genesi e, dovendosi muovere, si muover del moto pi vicino
allimmutabilit dellEssere, ovvero una rotazione eterna attorno a se stessa, che occupa esattamente la
medesima porzione di spazio in ogni istante del suo moto.

2.1 Le contraddizioni tra teoria e osservazione


Sennonch questo modello astronomico si scontrava con losservazione empirica dei pianeti allora
conosciuti, le stelle erranti: Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno. Questi, rispetto a come avrebbero
dovuto comportarsi (con moto circolare uniforme su sfere geocentriche) si comportavano apparentemente
in modo irregolare, generando le seguenti tre contraddizioni rispetto alla teoria platonica:

a) Variazioni di luminosit dei pianeti nel tempo, attestanti una inammissibile variazione di distanza dalla
Terra (derivante in realt dal moto della Terra e dai diversi tempi di rivoluzione dei pianeti intorno al Sole).
b) Variazioni di velocit, ovvero inammissibili accelerazioni e decelerazioni dei pianeti (derivanti in realt
dal moto dei pianeti su unorbita ellittica attorno al Sole, che ne occupa uno dei due fuochi, moto pi o meno
veloce a seconda che il pianeta si avvicini o si allontani dal fuoco).
c) Moti di retrocessione dei pianeti che, nel loro
graduale moto verso est, retrocedono periodicamente,
per un breve tratto, verso ovest (questo moto retrogrado
deriva, in realt, dai moti relativi dei vari pianeti visti dalla
Terra supposta immobile).

Moto di retrocessione di Marte nelle costellazioni


dellAriete e del Toro.
La linea tratteggiata rappresenta leclittica e la linea
continua il percorso del pianeta.

[Da: Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, Einaudi,


Torino, 1972, p. 63]

2
Opere politiche di Platone, a cura di F. Adorno, UTET, Torino, 1953, vol. I, p. 616
Per comprendere meglio le contraddizioni tra il modello teorico e le osservazioni empiriche delle stelle
erranti, si pu confrontare il modello platonico con il modello di Keplero, corrispondente ai reali moti dei
pianeti nel sistema solare:

MODELLO PLATONICO MODELLO KEPLERIANO

2.2 Le sfere omocentriche di Eudosso


Sembra che sia stato proprio Platone il primo a formulare il problema delle irregolarit dei pianeti,
chiedendosi: <<Quali sono i movimenti uniformi e ordinati che si devono assumere per giustificare il
moto apparente dei pianeti?>>3.
Ovvero, senza mettere minimamente in discussione i due dogmi fondamentali (geocentrismo e moti
circolari uniformi), Platone si sta chiedendo quali combinazioni di moti circolari uniformi dei pianeti possono
dare come risultato visibile le apparenti irregolarit.
Il primo studioso a dare una plausibile risposta allinterrogativo platonico fu Eudosso di Cnido (408-355 a.C.
circa), allievo di Platone, e uno dei pi insigni matematici dellantica Grecia.

Nel sistema planetario di Eudosso ogni pianeta


(rappresentato dal puntino nero della figura), era posto
sulla sfera pi interna di un gruppo di sfere
omocentriche, fra loro collegate, la cui simultanea
rotazione attorno ad assi differenti produceva il moto
osservato (irregolare) dei pianeti.
Nel modello a quattro sfere della figura, la sfera pi
esterna responsabile del moto diurno, la seconda del
moto lungo lo Zodiaco, mentre le due pi interne,
muovendosi in verso opposto, sono in grado di
giustificare il moto retrogrado del pianeta che si trova,
per cos dire, sullequatore della sfera pi interna.
Ci che veramente interessante del modello di
Eudosso (anche se verr presto abbandonato perch
inadatto a spiegare le variazioni di luminosit dei
pianeti) che il moto risultante irregolare del pianeta
derivava dalla combinazione della molteplicit dei moti
circolari uniformi delle quattro sfere, di cui tre vuote e
solo la pi interna portante il pianeta.

Prima che questo modello venisse abbandonato, fu


incorporato nella pi importante e autorevole teoria
cosmologica dellantichit, quella di Aristotele.

A. Braccesi, Esplorando luniverso, Zanichelli, 1988, p. 39

3
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., p. 72
Le sfere, che per Eudosso erano solo delle entit geometriche utili a descrivere il moto planetario, assunsero
per Aristotele una realt fisica. Innanzitutto, per motivi derivanti dal carattere di costruzione materiale che egli
attribuiva alla macchina celeste, introdusse per ogni pianeta altre tre sfere, dette reagenti, che dovevano
compensare i movimenti delle precedenti permettendo alla successiva (ovvero la prima sfera del pianeta
seguente) di mantenere i poli fissi sui poli celesti, garantendo cos lintero cinematismo planetario.
Considerando che Sole e Luna non hanno retrogradazioni, e nel sistema di Eudosso il loro moto dipende
da due sole sfere, il numero totale delle sfere necessarie a muovere 7 corpi celesti (5 pianeti pi Sole e
Luna) risultava essere 49: cominciamo ad avere unidea di cosa significhi complessit
dellastronomia aristotelico-tolemaica!
Inoltre, essendo la cosmologia aristotelica strettamente integrata nel suo pensiero filosofico complessivo, in
particolare nella teoria del moto, dovendo attribuire materialit alle sfere celesti, il filosofo dedusse che i cieli
dovessero essere costituiti da una quinta essenza rispetto ai quattro elementi della Terra (terra, acqua,
aria, fuoco), poich a questultimi compete solo il moto rettilineo, secondo la teoria dei luoghi naturali.
Questa sostanza celeste, che gli antichi chiamarono etere (<<derivando per esso questa denominazione dal
suo correre per sempre per leternit>>) doveva essere eterna, inalterabile e incorruttibile, il cui moto, cio il
moto di tutte le sfere astrali, doveva essere per natura circolare e uniforme.
Come osserva T. S. Kuhn: <<Nessunaltra teoria cosmologica completa come quella aristotelica incorpor
mai il sistema matematico di epicicli e deferenti che, nei secoli successivi alla morte di Aristotele, fu adottato
per spiegare il moto planetario. Il concetto che i pianeti siano posti in involucri sferici ruotanti, concentrici alla
Terra, rimase fino allinizio del secolo XVII una parte accettata del pensiero cosmologico Nel titolo della
grande opera di Copernico, De Revolutionibus Orbium Caelestium, le orbes o sfere non rappresentano i
pianeti stessi, ma piuttosto gli involucri sferici concentrici in cui sono posti i pianeti e le stelle>> 4.

2.3 Epicicli e deferenti di Apollonio e Ipparco


Come abbiamo gi accennato, il sistema omocentrico di Eudosso venne presto abbandonato dagli astronomi
poich non era in grado di spiegare la variazione di luminosit dei pianeti: se ogni pianeta veniva mosso da
una sfera geocentrica, come poteva variare la sua distanza dalla Terra (il punto dosservazione) giustificando
cos la sua variazione di luminosit?
La soluzione venne trovata da due astronomi e matematici greci: Apollonio (262-180 a.C.) e Ipparco (190-
120 a.C.) con il sistema epiciclo su deferente.

Lepiciclo un piccolo cerchio che ruota con


velocit uniforme attorno ad un punto della
circonferenza di un secondo cerchio rotante,
il deferente. Il pianeta P posto sullepiciclo
e il centro del deferente coincide con il centro
della Terra [a].
Nellipotesi in cui per ogni giro completo del
deferente lepiciclo compia tre giri, il moto
combinato che essi generano nel piano
delleclittica illustrato nella fig.[b].
La figura [c] mostra una parte del moto del
pianeta P (1-2-3-4), com visto da un
osservatore sulla Terra centrale T .
Quindi, quando il pianeta si trova nella sua
posizione pi vicina alla Terra, i due moti si
compongono in modo da generare un moto
risultante (2-3) diretto verso ovest o di
retrocessione. Negli altri punti della traiettoria
(fuori dai piccoli occhielli) il pianeta si sposta normalmente verso est, ma con velocit variabile. Inoltre (e
questa la caratteristica che rende vincente il sistema epiciclo-deferente rispetto alle sfere omocentriche di
Eudosso) il pianeta pu retrocedere solo quando la sua distanza dalla Terra minima, il che coincide
approssimativamente con la posizione in cui lo stesso pianeta dovrebbe apparire, e effettivamente appare,
pi luminoso, risolvendo cos il mistero della variazione di luminosit delle stelle erranti.
Il sistema epiciclo su deferente costitu una buona ed originale interpretazione dei principali moti planetari,
ma non riusciva a spiegare dettagliatamente tutte le irregolarit minori (per esempio, gli intervalli di tempo tra
due successive retrocessioni non erano sempre esattamente gli stessi).

4
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., p. 77
Per perfezionare le previsioni sui moti planetari pi complicati, venne adottata anche lingegnosa
combinazione di epiciclo (minore) su epiciclo su deferente5:

In questo caso, se lepiciclo maggiore compie otto giri in direzione est e il minore ne compie uno in direzione
ovest per ogni rotazione del deferente, allora la traiettoria descritta dal pianeta entro la sfera delle stelle
quella illustrata in figura (b).
Gli sviluppi e le correzioni del sistema epiciclo-deferente culminarono, nel II sec. d. C., nellelaborato sistema
planetario di Tolomeo (100-178 d. C.): il pi completo sistema astronomico dellantichit.

2.4 La sintesi di Tolomeo


Tolomeo nel suo trattato Almagesto, compendia le pi grandi conquiste dellastronomia antica, offrendo una
spiegazione completa, particolareggiata e quantitativa di tutti i moti celesti 6.
Nel sistema tolemaico il moto proprio di ogni pianeta risulta ancora dalla combinazione dei moti di epicicli su
deferenti, ma il deferente eccentrico rispetto alla Terra e il moto del centro dellepiciclo lungo il deferente
uniforme rispetto a un punto (equante) simmetrico alla Terra rispetto al centro del deferente stesso.
Questo significa che, per la prima volta, lesigenza
di far tornare i conti con losservazione segna una
increspatura nellantico dogma platonico del moto
circolare uniforme. Infatti il moto che rimane uniforme
solo quello angolare, spazzato dalla congiunzione
del centro dellepiciclo con il punto equante.
Pertanto, osservando il pianeta dal centro geometrico
del suo deferente, sembra che questultimo si muova a
velocit irregolare o che ondeggi.
<<Proprio in forza di questo apparente ondeggiare,
Copernico ritenne che lequante non fosse un
accorgimento legittimo per applicazioni astronomiche.
Per lui le irregolarit apparenti della rotazione erano
violazioni della simmetria circolare uniforme che
rendeva il sistema di epicicli, deferenti ed eccentrici
cos plausibile ed attraente. Poich lequante veniva
spesso applicato anche agli eccentrici e poich
accorgimenti di questo genere facevano pure occasionalmente ondeggiare lepiciclo, non difficile
immaginare come Copernico abbia potuto considerare mostruoso questo aspetto dellastronomia
tolemaica>>7.
Se aggiungiamo che i successori di Tolomeo, per migliorare ulteriormente la precisione nei calcoli dei moti
planetari, aggiunsero epicicli ad epicicli su deferenti, ed eccentrici ad eccentrici con equanti, abbiamo
un quadro intuitivamente completo della complessit, antieconomicit (o mostruosit) del sistema che, nel
1543, si trovava sotto gli occhi di Copernico.
Le sue obiezioni di tipo estetico costituirono un motivo essenziale, anche se non lunico, per respingere
il sistema tolemaico e ricercare un metodo di calcolo radicalmente nuovo.

5
Figura tratta da: Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., p. 89
6
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., p. 93
7
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., p. 92
3 La rivoluzione di Copernico

3.1 Le concause della rivoluzione copernicana


Se la complessit fu la causa interna maggiormente determinante per labbandono del sistema
astronomico tolemaico, altre cause esterne agirono contemporaneamente, nellepoca rinascimentale, nel
portare Copernico ad azzardare lipotesi eliocentrica.
Queste concause furono:

a) Lincremento dei viaggi e delle esplorazioni successivi alla scoperta dellAmerica da parte di
Cristoforo Colombo (avvenuta nel 1492, quando Copernico aveva 19 anni).
La necessit di tecniche di navigazione e mappe sempre pi perfezionate port gli astronomi e i geografi
dellepoca ad accorgersi di quanto fossero sbagliate le antiche descrizioni della Terra; in particolare di quanto
avesse sbagliato Tolomeo che, oltre ad essere stato il pi grande astronomo dellantichit, fu anche il pi
grande geografo. Questa perdita di autorit in campo geografico port Copernico a ritenere che Tolomeo
avrebbe potuto errare anche nel campo ad esso strettamente collegato, ovvero quello astronomico.

Ricostruzione del planisfero di Tolomeo (150 d.C.) Mappamondo di Mercatore (1587) Londra, British Museum

b) Il movimento per la riforma del calendario.


Gli errori accumulatisi nel calendario giuliano, associati alle nuove esigenze economiche e amministrative
delle unit politiche che si andavano formando nel XVI secolo, portavano alla necessit di individuare un pi
efficiente sistema di calcolo delle date. Il papato, a tal fine, chiese proprio la consulenza di Copernico, gi
insigne matematico e astronomo, il quale si rese subito conto che le osservazioni e le teorie astronomiche
esistenti non permettevano la compilazione di un calendario adeguato. Quindi, per stessa ammissione di
Copernico, la riforma del calendario esigeva la riforma dellastronomia.

c) Il neoplatonismo umanistico e la convinzione di poter individuare nella natura semplici regolarit


aritmetiche e geometriche.
Lantica tradizione pitagorico-platonica, passata nel neoplatonismo, vedeva nella matematica <<leterno e il
reale fra le apparenze imperfette e cangianti del mondo terrestre. I triangoli e i cerchi della geometria piana
erano gli archetipi di tutte le forme platoniche. Essi non esistevano in alcun luogo (nessuna linea o punto
disegnati sul foglio soddisfano i postulati di Euclide), ma erano dotati di propriet sicuramente eterne e
necessarie che solo la mente umana poteva scoprire e che, una volta scoperte, potevano essere osservate
vagamente riflesse negli oggetti del mondo reale Domenico Maria da Novara, amico di Copernico e suo
docente a Bologna fu tra i primi a criticare la teoria planetaria tolemaica con argomentazioni
neoplatoniche, ritenendo che nessun sistema cos complesso e pesante potesse rappresentare il vero ordine
matematico della natura. Quando lallievo di Novara, Copernico, lamentava che gli astronomi tolemaici
sembrano violare i princip basilari delluniformit del moto e che essi erano stati incapaci di dedurre la
cosa pi importante, vale a dire la forma delluniverso e limmutabile simmetria delle sue parti si inquadrava
nella stessa tradizione neoplatonica>>8.

d) Il neoplatonismo umanistico e il culto del sole.


Il Dio del neoplatonismo era un principio infinito che, nel suo processo di emanazione, si moltiplicava in una
immensa variet di forme che da lui scaturivano. Nelluniverso corporeo questa potenza emanatrice e
feconda era mirabilmente rappresentata dal Sole che irradiava nel mondo luce, calore e vita.
Infatti, nella letteratura e nellarte del Rinascimento si trova spesso proprio questa identificazione simbolica
del Sole con Dio.
8
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., pp. 165-166
E il caso della figura centrale dellaccademia umanistico-neoplatonica fiorentina del XV secolo, Marsilio
Ficino, che elabora questa identificazione nel suo Liber de Sole, dove lequazione simbolica Dio=Sole, si
arricchisce attraverso altre coppie di concetti-metafore, come Bene=Luce e Amore=Calore, e si conclude con
una esplicita esortazione:
<<Guardate dunque ai cieli, ve ne prego, cittadini della patria celeste... Il Sole pu rappresentare Dio stesso per voi, e
chi oser dire che il Sole falso?>>9.
Sebbene con Ficino ci troviamo molto lontani dalla scienza, la sua influenza filosofica fa breccia anche nella
mente del matematico neoplatonico Copernico, che comincia a non ritenere pi idonea alla dignit del Sole
nessunaltra posizione nello spazio che non fosse quella centrale:
<<E in mezzo a tutto sta il Sole. Chi infatti, in tale splendido tempio, disporrebbe questa lampada in un altro posto o in
un posto migliore di questo, da cui poter illuminare contemporaneamente ogni cosa? Dacch non a sproposito taluni lo
chiamano lucerna del mondo, altri mente, altri regolatore. Trismegisto lo definisce il Dio visibile, lElettra di Sofocle
colui che vede tutte le cose. Cos il Sole sedendo in verit come su un trono regale governa la famiglia degli astri che gli
fa corona>>10.

RIEPILOGO: LE <<CONCAUSE>> DELLA RIVOLUZIONE COPERNICANA

Riforma del
Viaggi ed calendario Neoplatonismo
esplorazioni umanistico e
successivi alla semplicit
scoperta matematica
dellAmerica della natura

Neoplatonismo
Complessit del umanistico
sistema e
aristotelico- culto del Sole
tolemaico RIVOLUZIONE
COPERNICANA

3.2 La nuova geometria delluniverso e le obiezioni contro il moto della Terra.


Dal punto di vista puramente geometrico il nuovo
modello delluniverso proposto da Copernico
eliocentrico: intorno al Sole, immobile, ruotano
nellordine Mercurio, Venere, la Terra con la Luna
come satellite, Marte, Giove e Saturno. Tutto attorno
luniverso ancora chiuso dalla sfera delle stelle
fisse.
Le stelle sono immobili come il Sole e il loro moto
diurno solo apparente, in quanto dovuto alla
rotazione della Terra su se stessa, cos come
apparente, per lo stesso motivo, il moto diurno del
Sole; anche il moto annuo del Sole apparente, ed
dovuto al moto della Terra intorno al Sole.
Oltre a mantenere la sfera delle stelle fisse, Copernico
rimane inoltre vincolato allidea platonica dellesistenza
di sfere in moto circolare uniforme (le orbium
caelestium di cui si parla nel titolo
Schema del sistema copernicano tratto dal
dellopera) in cui sono incastonati i pianeti,
De Revolutionibus Orbium Caelestium (1543)
compresa la Terra.

9
Marsilio Ficino, Liber de Sole, in: Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., p. 167
10
Copernico, De Revolutionibus Orbium Caelestium, cap. X, in: Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., pp.
167-168
Come si pu notare, fermo restando il merito indiscutibile di aver scardinato la tradizionale visione
geocentrica del cosmo in favore delleliocentrismo, la rivoluzione copernicana per molti altri aspetti fu
poco rivoluzionaria. Infatti, rispetto al progetto iniziale di semplificazione geometrica delluniverso, per
poter spiegare tutti i fenomeni celesti, mantenendo luniverso sferico, circolare uniforme e senza ricorrere ad
equanti, Copernico dovette introdurre nuove sfere eccentriche ed epicicli, in modo tale da ottenere alla fine
un sistema altamente complesso, paragonabile a quello tolemaico che voleva superare.

Altre difficolt nacquero dalla rotazione della Terra attorno al proprio asse.
Gli astronomi tolemaici, rifacendosi alla fisica aristotelica dei luoghi naturali e alle obiezioni dello stesso
Tolomeo contro il moto della Terra, fecero notare che, se la terra ruotasse, almeno con una rivoluzione
quotidiana, dovrebbe avere una grandissima velocit, tale da provocare la disintegrazione dello stesso
pianeta per la forza centrifuga che disperderebbe tutte le sue parti nello spazio; n potrebbero rimanere
ferme tutte le creature animate e inanimate presenti sulla superficie della Terra.
Inoltre tutti gli oggetti cadenti da una qualche altezza (per esempio dalla cima di una torre) non potrebbero
cadere al suolo nel punto che sta esattamente sulla verticale rispetto al punto di partenza (quindi ai piedi
della torre), poich nel frattempo quel punto, per la gran velocit della Terra, si sarebbe spostato verso
oriente. Infine, vedremmo le nubi, gli uccelli e tutte le cose sospese nel cielo spostarsi sempre verso
occidente.
A simili obiezioni il matematico Copernico rispondeva solo in modo aprioristico, attribuendo alla Terra un
moto naturale, evitando cos la vera spiegazione dei fenomeni che, in questo caso, pu essere solo di
tipo fisico e verr fornita pi avanti da Galileo Galilei, contestualmente alla fondazione della fisica moderna,
in particolare attraverso lelaborazione del cosiddetto principio della relativit galileiana.

Oltre alle contraddizioni di tipo fisico, il moto della Terra incontr difficolt (forse pi gravi per lopinione
pubblica) di tipo teologico, in un primo tempo da parte dei protestanti.
Proprio la fedelt alla lettera della Bibbia, considerata la sola fonte del sapere cristiano, al di l delle varie
sottigliezze interpretative tipiche della Chiesa cattolica, faceva del protestantesimo il primo baluardo contro
leresia copernicana.
A questo proposito utile ricordare che Andreas Osiander, il teologo luterano che si occup della stampa
del De Revolutionibus, nella sua Prefazione anonima (senza il benestare di Copernico) aveva incoraggiato i
lettori ad avvalersi della possibilit che il circolo rappresentante lorbita della Terra fosse solo un a finzione
matematica utile per i calcoli, come se la Terra si muovesse, ma senza nessuna pretesa di rispecchiare la
realt autentica del mondo.
Sembra che lo stesso Martin Lutero, gi prima della pubblicazione del De Revolutionibus, in uno dei suoi
Discorsi a tavola, tenuto nel 1539, affermasse:
<<La gente ha prestato orecchio ad un astrologo da quattro soldi, il quale s dato da fare per dimostrare che la Terra
che gira, e non i cieli e il firmamento, il Sole e la Luna... Questo insensato vuole sovvertire lintera scienza astronomica;
ma la Sacra Scrittura ci dice [Giosu 10.13] che Giosu ordin al Sole, e non alla Terra, di fermarsi>> 11.
Allo stesso modo, il primo discepolo di Lutero, Melantone, si incaric di raccogliere un certo numero di
citazioni bibliche anticopernicane: <<la Terra rimane sempre al suo posto... il Sole sorge e tramonta e torna al luogo
dal quale s levato>> [Ecclesiaste 1.4-5].
Anche Calvino, commentando la Genesi, cit il versetto iniziale del Salmo XCIII: <<resa stabile anche la
Terra, che non vaciller>>, domandandosi chi avrebbe avuto lardire di porre lautorit di Copernico al di sopra
di quella dello Spirito Santo.
Agli inizi del XVII secolo sempre pi frequentemente i copernicani venivano definiti infedeli e atei, fin
quando, dopo il 1610, anche la Chiesa cattolica si aggreg alla lotta contro il copernicanesimo, che divent
uneresia, arrivando, nel 1616, a porre allIndice il De Revolutionibus e tutti gli altri scritti che sostenevano il
moto della Terra.

3.3 Il sistema ticonico


Tutti i problemi copernicani, di carattere fisico e teologico, relativi al moto della Terra vennero
temporaneamente risolti, nella seconda met del XVI secolo, dal grande astronomo danese Tycho Brahe
(1546-1601).
Egli fu il migliore fra tutti gli osservatori ad occhio nudo ed elabor nuove tecniche di osservazione
astronomica che migliorarono notevolmente il grado di precisione nel calcolo della posizione dei pianeti.
Fu un convinto sostenitore dellimmobilit della Terra, ma lammirazione per le armonie matematiche
introdotte nellastronomia dal De Revolutionibus, pur non convertendolo al copernicanesimo, incrementarono
la sua insoddisfazione per il sistema tolemaico, che abbandon, inventando un terzo sistema astronomico,
detto appunto ticonico.

11
Citazione di A. D. White, in Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., pp. 245-246
In questo sistema: <<La Terra di nuovo ferma nel centro geometrico di una sfera stellare, la cui rotazione
quotidiana spiega i circoli giornalieri delle stelle. Come nel sistema tolemaico, il Sole, la Luna e i pianeti sono
fatti quotidianamente ruotare con le stelle in direzione ovest dalla sfera esterna e possiedono inoltre un loro
proprio moto orbitale in direzione est I circoli della Luna e del Sole sono centrati sulla Terra: fino a questo
punto il sistema ancora tolemaico. Ma il centro delle altre cinque orbite planetarie trasferito dal centro
della Terra al Sole La caratteristica pi notevole e storicamente significativa del sistema ticonico la sua
funzionalit come soluzione di compromesso dei problemi sollevati dal De Revolutionibus.
Poich la Terra stazionaria e centrale, tutte le
argomentazioni pi importanti addotte contro la
proposta di Copernico perdono la loro validit.
La Scrittura, le leggi del moto, lassenza della
parallasse stellare, tutto viene rimesso daccordo
dal sistema proposto da Brahe e questa
riconciliazione effettuata senza sacrificare alcuna
delle principali armonie matematiche di Copernico.
Il sistema ticonico risulta in effetti, dal punto di vista
matematico, esattamente equivalente a quello
copernicano>>12.
Conservando i vantaggi matematici del sistema
copernicano, senza gli inconvenienti fisici e
teologici, il sistema ticonico costitu un
compromesso quasi perfetto, fortemente
avvertito tra gli astronomi della seconda met del
XVI secolo.
Brahe, pur essendo un conservatore, produsse,
con la sua opera, effetti non conservatori. Infatti,
con lequivalenza geometrica tra i due sistemi,
contribu a far conoscere agli astronomi i problemi
matematici dellastronomia copernicana, ma,
soprattutto,
Il sistema ticonico.
Nel disegno i moti orbitali sono rappresentati da circoli,
contribu allabbandono delle sfere cristalline
ma nel sistema ticonico completo si sono resi (orbium) di origine aristotelica, introducendo il
necessari anche epicicli minori, eccentrici ed equanti. concetto di orbita.
Se infatti guardiamo il sistema ticonico
rappresentato in figura, vediamo che la sfera di Marte interseca quella del Sole, cos come la sfera del Sole
interseca le sfere di Mercurio e Venere. Sia il Sole che i pianeti non possono quindi essere incorporati in
sfere materiali che li facciano ruotare, poich le sfere penetrerebbero le une nelle altre e si muoverebbero, in
ogni istante, le une attraverso le altre, il che impossibile.
Cos Brahe, per legittimare il suo sistema, ha dovuto sostituire il concetto fisico di orbe con quello
matematico di orbita, contribuendo involontariamente al superamento di un aspetto essenziale della
tradizione cosmologica aristotelico-tolemaica che costituiva uno dei principali ostacoli allaffermazione del
copernicanesimo.

3.4 Keplero e la soluzione del problema dei pianeti


Grazie allabbandono delle sfere cristalline in favore delle semplici orbite, alla vastit e allattendibilit dei dati
osservativi forniti da Tycho Brahe, il suo giovane collega Johannes Kepler (1571-1630) riusc a compiere il
passo definitivo per la soluzione del problema dei pianeti, nato, come abbiamo visto, allepoca di Platone.
Kepler, copernicano convinto per tutta la vita, fu addirittura critico nei confronti di Copernico per non aver
osato andare oltre dopo aver scambiato di posto il Sole con la Terra. In particolare Copernico rimase troppo
fedele a Tolomeo nellattribuire alla Terra uno statuto speciale (disegnando tutti i piani orbitali in modo che si
intersecassero nel centro della Terra, come accadeva nel sistema tolemaico), invece di trattarla come un
qualsiasi pianeta (facendo quindi intersecare i piani delle orbite nel Sole).
In questa nuova ottica Kepler lavor per quasi dieci anni sui dati osservativi del moto di Marte lasciati in
eredit da Brahe. Dovevano essere calcolate contemporaneamente lorbita di Marte e quella della Terra da
cui Marte viene osservato. Kepler fu costretto a cambiare pi volte la combinazione dei cerchi usati per il
calcolo di queste orbite. <<Una lunga serie di tentativi senza successo port Kepler alla conclusione che
nessun sistema basato sulla combinazione di circoli avrebbe potuto risolvere il problema. Qualche altra
figura geometrica, egli pens, doveva fornire la soluzione. Prov con vari tipi di figure ovali, ma nessuna
riusciva a eliminare le discordanze fra la sua teoria sperimentale e losservazione. Poi, per caso, not che le

12
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., pp. 259-260
discordanze stesse variavano con una legge matematica familiare e ricercando questa legge scopr che
teoria e osservazione potevano andare daccordo se i pianeti si muovevano in orbite ellittiche con velocit
variabili secondo una semplice legge che egli pure enunci>> 13.

La prima legge di Kepler sostiene


infatti che i pianeti si muovono in
semplici orbite ellittiche di cui il Sole
occupa uno dei due fuochi.
La seconda legge di Kepler completa
la descrizione del moto fatta dalla prima
legge: la velocit orbitale di ciascun
pianeta varia in modo tale che il
segmento di retta che congiunge il Sole
con il pianeta spazza, in tempi uguali,
uguali porzioni di superficie dellellisse.
<<Quando alle orbite circolari
fondamentali dellastronomia di Tolomeo
e Copernico si sostituiscono le ellissi e
quando alla legge del moto uniforme
attorno a un punto posto nel centro o
vicino al centro si sostituisce la legge
delle superfici uguali, vien meno ogni
bisogno di eccentrici, epicicli, equanti ed
altri espedienti ad hoc. Per la prima
volta una singola curva geometrica, non
combinata con altre curve, ed una
singola legge di moto sono sufficienti
per poter prevedere la posizione dei
pianeti e per la prima volta queste
previsioni risultano precise quanto le
osservazioni>>14.

Non dobbiamo per pensare che questi risultati eccezionali siano stati solo il frutto della grande disponibilit
di dati sperimentali e del convinto copernicanesimo di Kepler.
Di fondamentale importanza, se non decisiva, stata la sua convinta fede neoplatonica che, in termini
fisico-astronomici, si traduceva nella convinzione che tutti i fenomeni naturali fossero governati da leggi
matematicamente semplici e che il Sole fosse la causa di tutti i moti celesti.
Lorigine della seconda legge <<Fu
infatti dovuta pi che altro
allintuizione fisica di Kepler che i
pianeti siano spinti lungo le loro
orbite dai raggi di una forza motrice,
lanima motrix, che si sprigiona dal
Sole... Pertanto il numero di raggi
che arrivavano ad urtare un pianeta
e la loro forza corrispondente che
guidava il pianeta attorno al Sole
dovevano diminuire con il crescere
della distanza fra il pianeta e il
Sole... Ma la fede di Kepler nelle armonie matematiche e la funzione di questa fede nella sua opera sono
espresse pi vigorosamente in unaltra delle leggi che lastronomia moderna ha ereditate da lui>> 15.
Si tratta della cosiddetta terza legge di Kepler (annunciata nel 1619 nelle Armonie del mondo) che
stabilisce una relazione tra le velocit dei pianeti che si muovono in orbite differenti.
Secondo questa legge il rapporto tra i quadrati dei periodi orbitali di due pianeti (i tempi necessari ai due
pianeti per completare il circuito delle loro orbite) uguale al rapporto fra i cubi delle loro distanze medie dal
Sole. Ovvero, se indichiamo con T1 e T2 i periodi e con R1 e R2 le distanze medie dei pianeti dal Sole,
avremo: (T1/T2) = (R1/R2).

13
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., pp. 271-272
14
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., p. 272
15
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., pp. 274 - 277
Sebbene nei primi decenni del 600 questa legge non ebbe unutilit pratica immediata, essa esercit un
grande fascino su Kepler, proprio perch stabiliva una regola mai prima dallora osservata nel sistema
planetario. Per il neoplatonico matematico o neopitagorico Kepler, convinto che tutto nella natura si
manifestasse secondo semplici regole matematiche (che gli scienziati dovevano scoprire), una regola
matematica semplice, come quella della terza legge, costituiva essa stessa una giustificazione.
<<Per lui la terza legge, in se stessa e di per se stessa, spiegava perch le orbite planetarie fossero state
tracciate da Dio in quel loro particolare modo, e tale tipo di spiegazione, derivato dallarmonia matematica,
quello che Kepler cerc continuamente nei cieli>> 16.

4 La rivoluzione copernicana e il posto delluomo nelluniverso

4.1 Giordano Bruno: dal mondo chiuso alluniverso infinito17


La rivoluzione copernicana giunse al suo pieno compimento solo con la filosofia dellinfinito di Giordano
Bruno (1548-1600). Abbiamo gi accennato agli aspetti conservatori della cosmologia copernicana, in
particolare, pur essendo immenso, smisurato, enormemente pi ampio delluniverso tolemaico, luniverso
copernicano ancora finito. Copernico non abbandona la teoria delle sfere celesti, n pone in crisi, come
faranno i suoi successori, la concezione che la sfera delle cosiddette stelle fisse, cio la volta celeste, sia il
"tetto del mondo" (pur non concependola pi in movimento, poich la Terra a muoversi). Luniverso
copernicano, quindi, ancora chiuso da unimmensa sfera al cui centro c il Sole, neoplatonicamente
concepito come la perfezione del cosmo.
Giordano Bruno invece, prendendo spunto dal decentramento copernicano della Terra, rileggendo Lucrezio e
reinterpretando il neoplatonismo di Cusano, giunse per primo, nella storia dellOccidente, a teorizzare un
universo aperto, infinito, senza centro e infinitamente popolato.
Infatti Bruno non si limita, come Copernico, a sostituire alla posizione centrale della Terra la nuova centralit
del Sole, ma, con un atto di grande immaginazione cosmologica, mira ad abolire la nozione stessa di centro.
Il decentramento del nostro
pianeta, operato da Copernico, fa
intuire a Bruno che, se la Terra
ruota intorno al Sole, le stelle che
vediamo di notte (e che gli antichi
immaginavano attaccate alla
superficie dellultima sfera)
potrebbero essere altrettanti soli,
circondati dai rispettivi pianeti e,
viceversa, il Sole potrebbe essere
una delle tante stelle disseminate
nello spazio infinito delluniverso.
Per cui luniverso, invece di
essere formato dal nostro unico
sistema, potrebbe essere la
dimora di un numero illimitato di
stelle-soli, disseminate negli
immensi spazi cosmici e centri di
altrettanti mondi.
Questa intuizione cosmologica di
Bruno venne inoltre legittimata da
una contemporanea deduzione
teologica di origine neoplatonica:
se luniverso il prodotto della Notte stellata (1889), Van Gogh Museum of Modern Art, New York.
emanazione di un Essere infinito,
Nellesprimere il sentimento di meraviglia e vertigine che proviamo certe
che infinitamente emana se stesso, notti di fronte al cielo stellato, Van Gogh non dipinge fotograficamente
come pu essere finito? tanti puntini luminosi, bens masse sideree, stelle-soli, forse galassie...
Se la causa (Dio) infinita, anche
leffetto (il mondo) deve essere infinito. Infine, argomento ancor pi decisivo, se si nega linfinit
delluniverso, essendo questo leffetto della potenza di Dio, bisogna negare linfinit della causa e quindi
ammettere un limite alla potenza divina, il che razionalmente inaccettabile (De linfinito universo et mondi,
1584).

16
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., p. 278
17
Dal titolo dellopera di A. Koyr, Dal mondo chiuso alluniverso infinito, Feltrinelli, MI, 1970
Cos Bruno, con la sola forza del pensiero (e prima che Galileo lo confermasse con il telescopio), ha avuto il
merito di sconvolgere completamente la cosmologia aristotelica, centrata e gerarchica, presentando alluomo
moderno limmagine vertiginosa di un cosmo senza pi centro n periferia, ovvero dove tutto centro e
periferia, applicando alluniverso quella coincidentia oppositorum che Cusano attribuiva soltanto a Dio.
Nellopera del 1584, De la causa, Principio e Uno, cos Bruno esprime questi concetti:

<<Alla proporzione, similitudine, unione ed identit de linfinito non pi ti accosti con essere uomo che formica, una
stella che un uomo; perch a quello essere non pi ti avvicini con essere sole, luna, che uomo o una formica; e per
nellinfinito queste cose sono indifferenti. E quello che dico di queste, intendo di tutte laltre cose di sussistenza
particulare...
Dunque, lindividuo [indivisibile] non differente dal dividuo [divisibile], il simplicissimo da linfinito, il centro da la
circonferenza. Perch dunque linfinito tutto quello che pu essere, inmobile; perch in lui tutto indifferente, uno;
e perch ha tutta la grandezza e perfezione che si possa oltre e oltre avere, massimo e ottimo immenso. Se il punto non
differisce dal corpo, il centro da la circonferenza, il finito da linfinito, il massimo dal minimo, sicuramente possiamo
affirmare che luniverso tutto centro o che il centro de luniverso per tutto, e che la circonferenza non in parte
alcuna per quanto differente dal centro, o pur che la circonferenza per tutto, ma il centro non si trova in quanto che
differente da quella... E coss non stato vanamente detto che Giove [Dio] empie tutte le cose, inabita tutte le parti
delluniverso, centro de ci che ha lessere, uno in tutto e per cui uno tutto. Il quale, essendo tutte le cose e
comprendendo tutto lessere in s, viene a fare che ogni cosa sia in ogni cosa>>18.

Bruno giunge cos ad una forma di naturalismo materialistico in cui lUno, o sostanza unica, una
materia universale intrinsecamente animata e gravida degli infiniti enti che incessantemente sgorgano dal
suo grembo. Luniverso bruniano appare cos come un infinito essere animato in cui ogni cosa finita, per
quanto insignificante possa apparire, percorsa dallo stesso spirito vitale immanente alla materia.
Si tratta di una ontologia che, anche se in forme diverse, avr grande fortuna nella filosofia dei secoli
successivi, in particolare nella metafisica di Spinoza (XVII sec.) e in quella di Schelling (XVIII-XIX sec.).

4.2 Giordano Bruno: <<le tesi cosmografiche rivoluzionarie dellet moderna>>19


Il filosofo Arthur Oncken Lovejoy (1873-1962), noto come l'autore
della concezione della storia delle idee, ha sintetizzato il contributo
rivoluzionario di Giordano Bruno alla rivoluzione copernicana
nelle seguenti cinque tesi: laffermazione che altri pianeti del nostro
sistema solare sono abitati da creature viventi, senzienti e razionali;
la demolizione delle mura esterne delluniverso medioevale e la
conseguente dispersione delle stelle in spazi vasti e irregolari; lidea
delle stelle fisse come di soli simili al nostro e quindi, a loro volta,
con pianeti altrettanto simili; laffermazione della effettiva infinit
delluniverso fisico e del numero delle stelle e dei pianeti20.

Lo storico della scienza Alexandre Koyr (1892-1964), a sua volta,


ha individuato il contributo di Bruno nel rivoluzionare la visione che
luomo moderno aveva delluniverso (e di se stesso) in due azioni
fondamentali e strettamente connesse: la distruzione del cosmo
(ovvero, la sostituzione del mondo aristotelico, finito e
gerarchicamente ordinato, con un universo infinito e unificato solo
dallidentit delle sue leggi); la geometrizzazione dello spazio
(ovvero la sostituzione della concezione aristotelica dello spazio,
come insieme differenziato di luoghi naturali, con quella della
geometria euclidea, mera estensione infinita e omogenea).

Combinando insieme gli studi di Lovejoy e Koyr, si possono


individuare, come hanno fatto Abbagnano e Fornero 21, le seguenti
tesi fondamentali di Bruno:

1) Infinit delluniverso.
E lidea fondamentale di Bruno che sta alla base di tutte le altre e Giordano Bruno: bronzo di Ettore Ferrari
(1889), Piazza Campo de' Fiori, Roma
che abbiamo argomentato nel Par. 4.1.
18
Giordano Bruno, De la causa, Principio e Uno, a cura di V. Spampanato, Principato, Messina, 1923, pp. 166-168
19
La definizione di A. Lovejoy, nellormai classica opera: La grande catena dellessere, Feltrinelli, MI, 1966
20
A. Lovejoy, La grande catena dellessere, Feltrinelli, MI, 1966, p.114
21
Abbagnano-Fornero, Itinerari di filosofia, Vol. 2A, Paravia Bruno Mondadori Editore, MI, 2003, p. 75
2) Abbattimento delle mura esterne delluniverso.
Se luniverso infinito non pu essere chiuso dalla sfera delle stelle fisse (l<<ultima sphaera mundi>> di cui
parla ancora lo stesso Copernico!) e queste ultime sono disperse in uno spazio illimitato. E la distruzione
della secolare idea, tanto cara anche a molti filosofi greci, che il mondo avrebbe dovuto avere dei confini,
perch solo ci che finito, delimitato, e quindi comprensibile, sarebbe perfetto.
3) Pluralit dei mondi e loro abitabilit.
Una volta aperta la volta celeste tutto possibile, soprattutto alla sfrenata immaginazione cosmologica di
Bruno, sempre sorretta per dal lume della ragione. Infatti, anche per meglio magnificare leccellenza di Dio,
linfinito spaziale si popola di una pluralit illimitata di sistemi solari che, statisticamente e probabilisticamente
parlando (come diremmo oggi) possono essere popolati da creature viventi, in alcuni casi con abitanti
razionalmente migliori dei terrestri (come si pu leggere nel 3 dialogo di De linfinito universo et mondi).
4) Identit di struttura tra cielo e Terra.
Questa tesi (che verr dimostrata scientificamente solo da Galileo con il telescopio) implica il superamento
del dualismo cosmologico aristotelico tra mondo lunare e mondo sublunare, ovvero tra una parte
qualitativamente nobile, incorruttibile, delluniverso e una parte meno nobile, corruttibile. Ancora una volta
Bruno si appella ad una giustificazione di ordine teologico: procedendo tutto da ununica mente e potenza
creatrice, non sono ammissibili discriminazioni gerarchiche tra diverse zone del creato.
5) Geometrizzazione dello spazio cosmico.
Eliminate le gerarchie e le qualit, non rimane che uno spazio di tipo euclideo, omogeneo e infinito (di cui
parla Koyr in Dal mondo chiuso alluniverso infinito); si tratta del vuoto infinito di Democrito e Lucrezio,
uno spazio acentrico senza pi punti di riferimento assoluti, poich ogni riferimento ormai solo relativo tra
astro e astro.

4.3 Le conseguenze teologiche e antropologiche della rivoluzione copernicana


Abbiamo gi visto, nel Par. 3.2, le dure reazioni della Chiesa (dapprima protestante e, dopo il 1610, anche
cattolica) al copernicanesimo, dovute principalmente alla contraddizione tra leliocentrismo copernicano e il
secolare geocentrismo, sostenuto dalla Chiesa utilizzando diversi passi della Bibbia.
Ma con la rivoluzione copernicana si mise in gioco ben pi che una rappresentazione geometrica
delluniverso o qualche versetto delle Sacre Scritture. Tutta la visione cristiana della vita, con il suo portato di
leggi morali, non avrebbe potuto adattarsi rapidamente ad un universo in cui la Terra fosse soltanto uno fra i
diversi pianeti o, peggio ancora, nella versione pi radicale di Bruno, un granello di sabbia sperduto tra gli
infiniti mondi nellinfinito spazio, senza punti di riferimento stabili, senza sopra e sotto, senza destra e
sinistra, senza centro e periferia.
Nella tradizionale costruzione del pensiero cristiano, descritta da Dante allinizio del XIV secolo, cosmologia,
teologia e morale risultavano coerentemente intrecciate. Ora invece, allinizio del XVII secolo, una volta
presa sul serio la proposta copernicana, il fedele cristiano comincia a porsi alcune sconcertanti
domande:
<<Se, ad esempio, la Terra fosse semplicemente uno fra sei pianeti, come potrebbero essere considerate
ancora valide le storie della caduta e della salvezza, con il loro immenso peso nella vita cristiana? Se vi
fossero altri corpi sostanzialmente simili alla Terra, in conseguenza logica della bont di Dio, dovrebbero
anchessi essere abitati. Ma se esistessero uomini su altri pianeti, come potrebbero discendere da Adamo ed
Eva e aver ereditato il peccato originale, il quale spiega il travaglio delluomo, altrimenti incomprensibile,
sopra una Terra creata appositamente per lui da una divinit onnipotente e buona?>> 22.
A questo proposito risulta altamente significativo il dialogo fittizio ricostruito da Bertolt Brecht, nel dramma
teatrale Vita di Galileo (1955), tra il monaco astronomo Fulgenzio e Galileo. LInquisizione ha appena posto
allindice la teoria di Copernico (5 marzo 1616) e, in questo contesto, il monaco vuole spiegare a Galileo
perch ritiene saggio il decreto del SantUffizio e perch non intende pi occuparsi di astronomia:

<<FULGENZIO... Sono riuscito a convincermi che il decreto stato saggio. E servito a rivelarmi quanto possa essere
rischiosa per lumanit unindagine libera da ogni freno: tanto, che ho preso la decisione di abbandonare lastronomia.
Ma ho pure sentito il bisogno di esporvi alcuni motivi che possono spingere anche un astronomo, qual ero io, a
interrompere lo studio delle scienze esatte.
GALILEO So benissimo quali sono questi motivi.
FULGENZIO Capisco la vostra amarezza. Alludete a certi poteri straordinari di cui dispone la Chiesa.
GALILEO Chiamateli pure strumenti di tortura.
FULGENZIO Ma non si tratta solo di questo. Permettete che vi parli di me? Sono cresciuto in campagna, figlio di
genitori contadini: gente semplice, che sa tutto della coltivazione dellulivo, ma del resto ben poco istruita. Quando
osservo le fasi di Venere, ho sempre loro dinanzi agli occhi. Li vedo seduti, insieme a mia sorella, sulla pietra del
focolare, mentre consumano il loro magro pasto. Sopra le loro teste stanno le travi del soffitto, annerite dal fumo dei

22
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., pp. 247- 248
secoli, e le loro mani spossate dal lavoro reggono un coltelluccio. Certo, non vivono bene; ma nella loro miseria esiste
una sorta di ordine riposto, una serie di scadenze: il pavimento della casa da lavare, le stagioni che variano nelluliveto,
le decime da pagare Le sventure piovono loro addosso con regolarit, quasi seguendo un ciclo. La schiena di mio
padre non s incurvata tutta in una volta, ma un
poco pi ogni primavera, lavorando nelluliveto: allo
stesso modo che i parti, succedendosi a intervalli
sempre uguali, sempre pi facevano di mia madre
una creatura senza sesso. Donde traggono la forza
necessaria per la loro faticosa esistenza? Per salire i
sentieri petrosi con le gerle colme sul dorso, per far
figli, per mangiare perfino? Dal senso di continuit,
di necessit, che infonde in loro lo spettacolo degli
alberi che rinverdiscono ogni anno, la vista del
campicello e della chiesetta, la spiegazione del
Vangelo che ascoltano la domenica. Si son sentiti
dire e ripetere che locchio di Dio su di loro,
indagatore e quasi ansioso; che intorno a loro stato
costruito il grande teatro del mondo perch vi
facciano buona prova recitando ciascuno la grande o
piccola parte che gli assegnata... come la
prenderebbero ora, se andassi a dirgli che vivono su
un frammento di roccia che rotola ininterrottamente
attraverso lo spazio vuoto e gira intorno a un astro,
uno fra tanti, e neppure molto importante? Quella
Sacra Scrittura, che tutto spiega e di tutto mostra la
necessit: il sudore, la pazienza, la fame,
loppressione, a che potrebbe ancora servire se
scoprissero che piena di errori? No: vedo i loro
sguardi velarsi di
sgomento, e il coltelluccio cadere sulla pietra del
Schema tratto dalla Divina Commedia di Ernesto Bignami focolare; vedo come si sentono traditi, ingannati.
Dunque, dicono, non c nessun occhio sopra di
noi? Siamo noi che dobbiamo provvedere a noi stessi, ignoranti, vecchi, logori come siamo? Non ci stata assegnata
altra parte che di vivere cos, da miserabili abitanti di un minuscolo astro, privo di ogni autonomia e niente affatto al
centro di tutte le cose? Dunque, la nostra miseria non ha alcun senso, la fame non una prova di forza, semplicemente
non aver mangiato! E la fatica piegare la schiena e trascinar pesi, non un merito! Cos direbbero; ed ecco perch nel
decreto del SantUffizio ho scorto una nobile misericordia materna, una grande bont danimo>> 23.

Bertolt Brecht, nelle parole di frate Fulgenzio, riesce ad esprimere mirabilmente il senso di vertigine,
angoscia, solitudine e piccolezza provato dalluomo moderno che sta assimilando pienamente la
rivoluzione copernicana, soprattutto nella versione rivoluzionaria di Giordano Bruno.
La rivoluzione astronomica, iniziata da Copernico come semplice rivoluzione geometrica dei cieli, ha
prodotto enormi effetti non-astronomici sulla visione che luomo aveva di stesso, dei suoi rapporti con
luniverso e con Dio. Ha prodotto un mutamento antropologico che verr rilevato pienamente solo
dallilluminismo, nel 700, e dalle filosofie atee dell800.
Il geocentrismo della cosmologia aristotelico-tolemaica implicava, per luomo antico e medievale, il
finalismo antropocentrico:
<<La Bibbia sosteneva ad esempio che i cieli erano stati creati per la Terra e la Terra per luomo... Sede
dellunico abitante razionale dellUniverso, la Terra era anche al centro degli avvenimenti pi importanti del
creato al punto che una sola naturale follia duna coppia ingenua, in Mesopotamia, poteva aver costretto
con le sue conseguenze una delle persone della divinit a d assumere corpo umano e a morire sulla terra
per la salvezza delluomo (Lovejoy, op. cit., pag. 109). Disputati dalle potenze celesti e da quelle infernali,
luomo e la sua sede costituivano dunque il senso stesso dellessere>>24.
Questa funzione consolatoria e auto-gratificante del geocentrismo/antropocentrismo stata messa in crisi,
per la prima volta, dalla rivoluzione copernicana. Essa ha costituito quella che Freud chiama la prima ferita
narcisistica delluomo moderno:
<<Il primo colpo quello che deriva dalla scoperta copernicana che, decentrando la terra, priva luomo della
sua collocazione sovrana nel quadro delluniverso, riducendolo ad una particella insignificante. E la prima

23
Bertolt Brecht, Vita di Galileo, Einaudi, Torino, 1963, pp. 80-82
24
Massaro-Fornero, Fare filosofia, Vol. 2, Paravia, Torino, 1998, p.83
delle tre ferite narcisistiche che la scienza sembra riservare allumanit. La seconda, quella darwiniana,
colpisce al cuore limmagine stessa delluomo, la sua discendenza divina, con linserirlo nelle generazioni del
regno animale; la terza, infine, quella psicoanalitica, mette in crisi lultima presunzione delluomo, la residua
illusione, quella di una signoria della sua interiorit, dimostrando che lIo non padrone neppure in casa
propria>>25.
Il copernicanesimo, in quanto prima umiliazione inferta al narcisismo delluomo occidentale, rappresenta
anche linizio di ci che Max Weber chiama il disincantamento del mondo, ovvero quel processo di
progressiva intellettualizzazione e razionalizzazione del sapere, per cui non occorre pi ricorrere alla magia
o alla preghiera per ingraziarsi gli spiriti o la divinit, di fronte alle difficolt e ai drammi dellesistenza, poich
a ci sopperiscono, sempre pi tendenzialmente, la ragione e i mezzi tecnici 26.
Come si pu vedere, tutti questi effetti non-scientifici della rivoluzione scientifica, inaugurata da
Copernico, esigevano una profonda e radicale trasformazione della prospettiva con cui luomo occidentale
interpretava se stesso, il suo rapporto con Dio, i fondamenti della sua legge morale e il suo posto
nelluniverso.
<<Una tale trasformazione non poteva essere condotta a termine in un breve arco di tempo e non fu quasi
neppure iniziata finch le prove a sostegno della dottrina copernicana rimasero incerte come nel De
Revolutionibus. Finch non si giunse a questa trasformazione, gli osservatori sensibili poterono ben trovare i
valori tradizionali incompatibili con la nuova cosmologia, e la frequenza con cui laccusa di ateismo venne
lanciata contro i copernicani la prova della minaccia dellordine stabilito che, secondo molti osservatori, il
concetto di una Terra planetaria veniva a costituire>> 27.
La teoria copernicana si svilupp durante la Controriforma, proprio quando la Chiesa era maggiormente
sconvolta da riforme interne volte a far fronte alle critiche del protestantesimo. Questo fece s che
lanticopernicanesimo costituisse una di queste riforme, facendo la sua prima illustre vittima nel filosofo e
mistico Giordano Bruno, mandato al rogo a Roma il 17 febbraio del 1600.

5 La morte di Giordano Bruno


Ladesione al copernicanesimo fu certamente una delle
ragioni della condanna di Bruno, anche se non la pi
grave.
Egli venne condannato soprattutto per una serie di
eresie teologiche concernenti la dottrina della Trinit
divina, la persona del Cristo, la verginit di Maria e
la transustanziazione.
Sul problema della Trinit, in particolare, egli sosteneva
di credere in un Dio distinto in Padre, Figlio e Spirito
Santo, ma ammetteva di non aver potuto capire come
essi potessero essere considerati persone,
richiamando a questo proposito i dubbi di un Padre
della Chiesa come SantAgostino. Ammetteva di nutrire
dubbi anche sullincarnazione di Cristo, dubbi
derivanti sempre
Lattore Gian Maria Volont interpreta Giordano dal suo fervente travaglio filosofico che non gli
Bruno, condotto al rogo con la lingua in giova permetteva di tacere di fronte alle contraddizioni
(serrata da una morsa perch non possa parlare) in della ragione. Nel caso specifico dellincarnazione
Campo de Fiori, a Roma, il 17 febbraio 1600, per faceva notare la sproporzione, o incommensurabilit,
sentenza dellInquisizione. La scena tratta dal film: tra la sostanza divina infinita e la finitezza delluomo,
Giordano Bruno, di Giuliano Montaldo, del 1973. cos come non vi poteva essere proporzione tra
tra lanima e il corpo.
Oltre alle accuse di ordine teologico, sicuramente determinanti, altre riguardavano pi direttamente aspetti
della sua filosofia ritenuti incompatibili con gli insegnamenti della Chiesa: linfinit dei mondi, leternit
delluniverso e la trasmigrazione delle anime. La sua adesione allermetismo gli valse anche laccusa di
praticare la magia.
Dal punto di vista della Chiesa, se luniverso infinito, dove pu collocarsi il trono di Dio? Negli infiniti mondi,
come pu luomo trovare Dio e Dio luomo? Bruno aveva una concezione immanentististica della divinit,
concependola come la forza che anima le cose (panteismo), che le fa vivere dallinterno, sicch Dio in
tutto, a cominciare dalla nostra stessa interiorit di esseri razionali. Questa concezione bruniana di Dio non
poteva certamente accordarsi con alcuna rivelazione religiosa.
25
Silvia Vegetti Finzi, Storia della psicoanalisi, Arnoldo Mondadori Editore, MI, 1986, pp. 9-10
26
Vedi in: Max Weber, Il lavoro intellettuale come professione, Einaudi, Torino, 1977, pp.19-20
27
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, cit., p. 248
Il filosofo viene arrestato nel maggio del 1592
dallInquisizione veneziana su denuncia del nobile
Giovanni Mocenigo, di cui Bruno era ospite per
insegnargli larte della memoria (mnemotecnica).
Mocenigo, per nulla soddisfatto dellinsegnamento
mnemotecnico e spaventato dalle idee eterodosse del
suo ospite, lo denuncia per eresia, affermando che il
filosofo rifiutava ogni religione, negava i dogmi cristiani,
affermava che Cristo era un mago e che le anime
passavano da un essere vivente allaltro.
Nel febbraio del 1593 viene trasferito a Roma, rinchiuso nel carcere del SantUffizio e sottoposto ad
Giordano Bruno in carcere (interpretato da Gian
un nuovo processo che durer sette anni. Maria Volont, nel film Giordano Bruno di
Nonostante tutti gli elementi di incompatibilit con la Giuliano Montaldo, del 1973)
dottrina della Chiesa, sia di carattere teologico che filosofico, Bruno riusc per molti anni a difendersi
affidandosi ad una sottile, ma tenace, distinzione tra il piano della ragione filosofica (lume naturale) e quello
della fede, mantenendo una linea di autodifesa disposta ad ammettere i propri errori nel campo della dottrina
religiosa, ma difendendo tenacemente i fondamenti della propria filosofia. Egli sperava di imporre il diritto del
filosofo di esprime una sua concezione intellettuale del divino, pur ammettendo di non potersi esprimere in
termini di verit assoluta, appannaggio della rivelazione.
Questa linea difensiva, ad un certo punto del processo, sembr fare breccia nellapparato dellInquisizione,
ottenendo leffetto di ammorbidire la posizione delle autorit ecclesiastiche. Infatti, nellagosto del 1599, il
cardinale Bellarmino, che sostenne laccusa per un certo periodo, ricevuta da Bruno una memoria scritta in
cui il filosofo si mostrava propenso ad abiurare su alcuni aspetti della controversia, espresse un parere di
sincero ravvedimento dellimputato di fronte ai membri della Congregazione del SantUffizio.
Persino papa Clemente VIII si mostra pi clemente dei giudici del tribunale (che vorrebbero estorcere a
Bruno, con la tortura, una confessione piena e completa), chiedendo che allimputato sia imposto di abiurare
solo sulle questioni che la tradizione della Chiesa abbia condannato come inoppugnabilmente eretiche.
A questo punto (settembre 1599) la vicenda processuale potrebbe volgere verso una soluzione non
traumatica, sennonch ai primi di ottobre il tribunale acquisisce informazioni riguardanti lo Spaccio de la
bestia trionfante, opera storico-antropologica dalla forte impronta anticristiana, pubblicata in Inghilterra nel
1585, a cui Bruno non aveva mai fatto allusioni durante lintero processo.
Tra laltro lopera sosteneva la tesi secondo la quale i
fondatori del cristianesimo (Cristo e, soprattutto, Paolo di
Tarso), predicando lascolto passivo del Verbo, lumilt e la
rassegnazione, avrebbero avviato un ciclo storico teso a
mortificare loperosit intellettuale e manuale delluomo,
invece di esaltarla. Testimonianza ne sarebbe lepilogo
luterano con la negazione del libero arbitrio delluomo,
interpretato come lepisodio estremo di un processo
degenerativo avviato proprio con laffermazione del
cristianesimo.
Nonostante la critica del servo arbitrio luterano, che si
accordava con le posizioni del Concilio tridentino (che aveva
da poco sancito la necessit ai fini della salvezza non solo
della fede, ma anche delle opere), la radicale messa in
discussione dei valori del cristianesimo dalle loro
fondamenta non poteva essere tollerata dai giudici del
filosofo. A questo punto Bruno, comprendendo di non poter
pi sostenere la linea difensiva fin l perseguita, ma, nel
contempo, non riuscendo a rinnegare gli aspetti
fondamentali della sua filosofia, rinuncia alla ricerca di un
Nel monumento a Giordano Bruno, nella piazza compromesso e affronta senza esitazione la sentenza di
romana di Campo de Fiori (opera del 1889, dello morte pronunciando la frase:
scultore Ettore Ferrari) il filosofo mostrato

rivolgere il volto in direzione della Citt del <<Forse tremate pi voi nel pronunciare
Vaticano, in segno di ammonimento alla Chiesa. questa sentenza che io nellascoltarla>>

LA RIVOLUZIONE COPERNICANA
PAROLE CHIAVE

Antropocentrismo: concezione cosmologica e antropologica che considera luomo al centro


delluniverso, non solo perch vive sulla Terra, considerata centro di rotazione di tutti i corpi celesti
(geocentrismo), ma perch ritenuto il fine e lo scopo ultimo della creazione.

Deferente: circonferenza il cui centro coincide con il centro della Terra, che ruota con velocit uniforme,
trascinando con s lepiciclo sul quale di solito si trova il pianeta. Introdotto da Apollonio e Ipparco, tra III e II
secolo a.C., per risolvere il problema delle apparenti irregolarit nel moto dei pianeti.

<<Disincantamento del mondo>>: espressione coniata da Max Weber per indicare quel processo di
progressiva intellettualizzazione e razionalizzazione del sapere (inaugurato dalla rivoluzione copernicana),
per cui non occorre pi ricorrere alla magia o alla preghiera per ingraziarsi gli spiriti, o la divinit, di fronte alle
difficolt e ai drammi dellesistenza, poich a ci sopperisce la ragione e la tecnica.

Eliocentrismo: teoria astronomica (sostenuta per la prima volta, in et moderna, da Copernico) secondo
la quale il Sole il centro di rotazione di tutti gli altri corpi celesti, compresa la Terra e le stelle.

Epiciclo: piccolo cerchio che ruota con velocit uniforme attorno ad un punto della circonferenza di un
secondo cerchio rotante (di solito il deferente). Introdotto da Apollonio e Ipparco, tra III e II secolo a.C., per
risolvere il problema delle apparenti irregolarit nel moto dei pianeti.

Equante: nel sistema tolemaico il punto simmetrico alla Terra, rispetto al centro del deferente (che non
coincide pi con il centro della Terra), rispetto al quale uniforme il moto del centro dellepiciclo lungo il
deferente.

Etere: sostanza celeste, ipotizzata da Aristotele, di cui sarebbero costituiti tutti gli astri del mondo
sopralunare; chiamata anche quinta essenza, per distinguerla dai quattro elementi della Terra (terra, acqua,
aria, fuoco), corruttibili e dotati solo di moto rettilineo. Letere invece doveva essere eterno, inalterabile e
incorruttibile, il cui moto, cio il moto di tutte le sfere astrali, doveva essere per natura circolare e uniforme
(<<derivando per esso questa denominazione dal suo correre per sempre per leternit>>).

<<Ferita narcisistica>>: espressione coniata da Freud per indicare la crisi della funzione
consolatoria e auto-gratificante, per luomo, del geocentrismo/antropocentrismo; per la prima volta ad opera
della rivoluzione copernicana, in seguito ad opera anche di Darwin e dello stesso Freud.

Geocentrismo: concezione astronomica e cosmologica secondo la quale la Terra non un pianeta


qualsiasi, ma il centro delluniverso, attorno al quale ruotano tutti gli altri corpi celesti, comprese le stelle.

LA RIVOLUZIONE COPERNICANA

BIBLIOGRAFIA UTILIZZATA
Thomas S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, Einaudi, Torino, 1972
Opere politiche di Platone, a cura di F. Adorno, UTET, Torino, 1953, vol. I
A. Koyr, Dal mondo chiuso alluniverso infinito, Feltrinelli, MI, 1970
Giordano Bruno, De la causa, Principio e Uno, a cura di V. Spampanato, Principato, Messina, 1923
A. Lovejoy, La grande catena dellessere, Feltrinelli, MI, 1966
Abbagnano-Fornero, Itinerari di filosofia, Vol. 2A, Paravia Bruno Mondadori Editore, MI, 2003
Bertolt Brecht, Vita di Galileo, Einaudi, Torino, 1963
Massaro-Fornero, Fare filosofia, Vol. 2, Paravia, Torino, 1998
Silvia Vegetti Finzi, Storia della psicoanalisi, Arnoldo Mondadori Editore, MI, 1986
Max Weber, Il lavoro intellettuale come professione, Einaudi, Torino, 1977