Sei sulla pagina 1di 5

Frank Gehry

Frank Owen Goldenberg (nel 1954 cambiò in suo cognome in Gehry) (Toronto, 28
febbraio 1929) è un architetto canadese.

E' uno dei più importanti architetti contemporanei, noto per il suo approccio scultoreo e organico
alla progettazione. Ebreo, vive e lavora negli Stati Uniti.

Biografia
Frank Owen Gehry nasce a Toronto, in Canada nel 1929. Nel 1947 si trasferisce con la famiglia a
Los Angeles, dove, nel 1954, si laurea in architettura alla University of Southern California. Nello
stesso anno cambia il suo cognome originario (Goldberg) in Gehry. Dal 1956-57 frequenta i corsi di
specializzazione in pianificazione urbanistica tenuti alla Harvard Graduate school of design, nel
Massachuttes. Tra il1957 e il 1958 lavora presso lo studio "Welton Becket & Associates", mentre
dal 1958 al 1961 lavora presso lo studio "Victor Gruen Associates" di Los Angeles.
Successivamente, nel 1961, si trasferisce a Parigi con la sua famiglia, dove lavora nello studio di
André Remondet. Tornato a Los Angeles, nel 1962 apre il suo studio professionale di architettura
"Frank O. Gehry and Associates" a Santa Monica. Nel 1972 viene nominato assistant professor alla
University of Southern California mentre nel 1974 viene nominato membro del College of Fellows
dell'American Institute of Architecture. Tra 1977 e 1979 é visiting critic alla University of
California, dal 1978 è lecturer e visiting critic alla Cooper Union di New York e alla University of
Texas e dal 1980 è Visiting critic alla Harvard Graduate School of Design. Nel 1987 viene anche
eletto membro dell'American Accademy of Arts and Letters a Roma e dal 1988 è professore alla
Yale University. Oggi ha appena ultimato l’hotel La Rioja a Elcengio, in Spagna (costato 88 milioni
di dollari) ed è uscito il film documentario "Frank Gehry - Creatore di sogni" (“Sketches of Frank
Gehry”) di Sydney Pollak, con 83 minuti interamente dedicati al celebre architetto e alle sue opere.

Mostre
1980 - Partecipa alla Biennale di Venezia

1985 - Partecipa alla Biennale di Venezia e a quella di Parigi

1988 - Espone alla Triennale di Milano

1991 - Partecipa alla Biennale di Venezia

Premi e riconoscimenti
1983 - Premio Arnold W. Brunner Memorial conferito dall'American Academy of Arts and Letters

1989 - Riceve il Pritzker Prize di architettura

1989 - Riceve la laurea honoris causa in ingegneria alla Technical University of Nova Scotia,
Halifax

1990 - Premio di architettura conferito dal California Arts Council

1991 - Ottiene il riconoscimento alla carriera da parte del senato dell'Ohio


1992 - Premio imperiale della Japan Art Association �1996 - Riceve Master of Architecture
onorario al Southern California Institute of Architecture di Los Angeles

La casa dell'autore
Si tratta della casa che costruisce per sé a Santa Monica tra 1977 e 1979. L’architetto, in questo
casa, circonda l’edificio pre-esistente con un nuova struttura, creata attraverso materiali poveri e di
recupero. Senza distruggere la vecchia struttura, vengono creati nuovi spazi e nuove aperture, che
sembrano quasi sculture policromatiche, che si inclinano seguendo i raggi solari. Da quest’opera
emergono tutte le caratteristiche dei primi progetti, nei quali sperimenta, servendosi di componenti
industriali, come pannelli solari, lamine ondulate, legno compensato e lastre di amianto, a cui si
aggiungono elementi che derivano dal paesaggio metropolitano, come reti metalliche , lastre in
vetro e pannelli in legno. Altra caratteristica dei suoi progetti, che emerge per la prima volta, ma che
lo seguirà fino ad oggi è la fusione dall’architettura con le altre discipline come pitturta, ma
soprattutto scultura.

La Loyola Law School


Il complesso della Loyola law school, costruito tra 1981 e 1984, la cui progettazione, però, era stata
eseguita nel 1978 è composto da più edifici affiancati che ne denunciano la fasi di costruzione e la
diversa natura. Il primo edificio si affianca ad un parcheggio pluripiano, a cui seguono poi altri
complessi dedicati alla didattica, gli uffici, la cappella corredata anche da un campanile, la Donovan
Hall, la Merrifield Hall e la Casassa Building, destinata alla biblioteca. Come richiesto dalla
committenza l’insieme di questi edifici crea un campus che si affaccia su uno spiazzo centrale su
cui insistono gli edifici che si richiamano alcuni ai complesi delle acropoli,mentre altri, invece,
usano uno stile romanico semplificato. Queste costruzioni sono rivestite di intonaco giallo,
arancione, legno, metallo e cemento.

Il museo Guggenheim
Il Guggenheim di Bilabao è il progetto che ha portato Frank Gehry alla popolarità grazie alle sue
forme nuove e allo splendore dato dal rivestimento in titanio, che è riuscito a conquistare
l'apprezzamento di un vasto pubblico ed a costituire una principale attrattiva per il turismo
internazionale nella provincia basca. La sua costruzione si deve all'iniziativa di Thomas Krens ,
direttore della Fondazione Solomon R. Guggenheim dalla fine degli anni '80, che ha pensato ad una
serie di Guggenheim sparsi nel mondo, ognuno dei quali avrebbe rafforzato l'identità della
fondazione. Fu lui stesso ad invitare Gehry alla progettazione e ad indurlo a creare un edificio che
non solo si distinguesse nettamente dal contesto urbano, ma che si caratterizzasse per un aspetto
provocatorio ed aggressivo. L'edificio doveva essere motivo di attrazione, indipendentemente da ciò
che avrebbe poi ospitato. La progettazione e la realizzazione di una struttura così complessa è stata
resa possibile grazie all'utilizzo dei più moderni software di progettazione e di calcolo (il
programma usato è lo stesso che viene adoperato in Francia per la progettazione degli aerei
militari). Il Museo, inaugurato il 18 ottobre 1997, sorge in un’area del Paese fortemente depressa
dal punto di vista economico ed è stato costruito sul luogo di un vecchio terreno industriale, in
quanto parte di un piano di rivalutazione urbanistica della città, iniziato nel 1989, che include un
palazzo dei congressi, un aereoporto internazionale, una nuova metropolitana e un piano di
sistemazione delle rive del Nervion. Il Museo occupa complessivamente 24.000 metri quadri, di cui
10.600 sono spazi espositivi, e risulta composto da una serie di volumi interconnessi in modo
spettacolare. L'impatto con l'ambiente circostante risulta certamente forte, ma al tempo stesso non
tale da fornire disturbo, anzi l'imponente struttura si sposa con il contesto grazie alla sua sobria
eleganza dovuta anche ai materiali di cui è rivestita. Il titanio è uno dei protagonisti di quest'opera,
poiché ne ricopre gran parte delle superfici esterne ( si tratta in fatti di trentatremila lastre, realizzate
per durare cent’anni). Il Titanio è stato estratto in Australia, fuso in Francia, laminato a Pittsburg,
decappato in Gran Bretagna e assemblato a Milano ed ha uno spessore di 0,3 mm. per lamina. Uno
sforzo sinergico per un'opera che si configura già come patrimonio del mondo. Altre parti
dell’edificio, invece, sono rivestite da lastre di pietra calcarea, proveniente dalle cave di Granada,
con spessore di 50 mm, e tutte lucidate al momento della posa. Duemilacinquecento lastre di
cristallo costituiscono invece le parti trasparenti dell'edificio, strutturate in doppio cristallo termico
tale da proteggere l'interno dal calore e dalle irradiazioni solari. La struttura si riflette sulle acque
del Nerviòn e su quelle di un laghetto artificiale situato ai suoi piedi ad un livello leggermente più
alto di quello del fiume, che fa parte anch’esso dello spazio espositivo. Al livello dell'acqua sono
qui collocati dei bruciatori, dotati di fori per fare entrare l'aria che si mescola al gas, e da alcuni
bocchettoni fuoriescono fiamme colorate miste a spruzzi d'acqua, che rendono ancora più
suggestiva una visita serale al Museo. Una rampa collega la passeggiata a fiume con una torre dalla
forma irregolare, dotata di una scala interna che permette di salire sul ponte. La torre funge dunque
da collegamento tra il museo ed il Ponte de La Salve, una delle principali vie d'ingresso alla città e
l’edificio risulta così integrato all’area urbana, indicando il desiderio di integrazione del Museo con
il resto della regione. L'entrata principale si trova a conclusione di una delle strade principali della
città, che si svolge in diagonale e che collega il centro urbano al Museo ed è posta sei metri sotto il
livello stradale. La struttura interna dell'edificio si sviluppa in tre livelli, che contengono le sale
espositive, a cui si aggiunge un ulteriore livello, per i sistemi di condizionamento. Il fulcro
compositivo dell’intero edificio è composto da un atrio, di 650 metri quadri, e di 50 metri di altezza,
dal quale prendono luce anche i tre piani che vi si affacciano. Questo spazio viene illuminato sia
dalla luce naturale che penetra lateralmente dalle grandi vetrate che danno sul fiume, sia dalla
vetrata che costituisce la copertura del punto più alto dell'edificio da cui la luce proviene
zenitalmente. Dall'atrio, inoltre, si accede alla terrazza che si affaccia sul laghetto artificiale ed è
coperta da una gigantesca tettoia sorretta da un unico pilastro in pietra. Ci sono, inoltre, 19 gallerie
che si raccordano su questo spazio grazie ad un sistema di passerelle curvilinee sospese, di
ascensori a vetro e di torri di scale, destinate ad ospitare a rotazione le collezioni della fondazione
Guggenheim, le opere della collezione permanente, ma anche alcuni percorsi espositivi dedicati ad
artisti baschi e spagnoli contemporanei. Alcune gallerie presentano una volumetria tradizionale e la
loro forma è espressa all'esterno dai volumi in pietra, altre invece presentano una spiccata
irregolarità e sono identificabili all'esterno dal rivestimento in titanio. Molte gallerie sono illuminate
da lucernari che regolano l'intensità della luce naturale grazie ad un sistema di tende motorizzate.
Le sale interne destinate ad accogliere le opere, sono state concepite partendo proprio dalle
caratteristiche delle opere che erano destinate ad accogliere, alcune delle quali di grandissime
dimensioni. Particolare cura è riservata alla manutenzione del museo, affinchè le lamine di titanio
conservino sempre il loro splendore; spesso è infatti possibile vedere operai che sospesi con dei
cavi, puliscono o riparano il rivestimento con estrema competenza. Oltre ad aver radicalmente
cambiato il volto di un'anonima città basca, il Museo Guggenheim è indiscutibilmente una pietra
miliare dell'architettura contemporanea e del nuovo modo di concepire il rapporto tra contenitore e
contenuto delle istituzioni museali, diventando anch’esso opera d’arte.

Il Walt Disney Concert Hall


Il Walt Disney Concert Hall è situato a Los Angeles, su Bunker Hill ed è stato inaugurato
nell’Ottobre 2003. Fu Lilian Disney (la vedova di Walt Disney) a gettare le basi, nel 1987, per
quest’opera, attraverso la donazione di 50 milioni di dollari. Lillian Disney intendeva regalare alla
Los Angeles Philarmonic, diventata una delle migliori orchestre del mondo, una sala all'altezza. Il
bando del concorso fu fatto nel 1989 e vi parteciparono 72 concorrenti, tra cui molti architetti di
fama internazionale. Fu la stessa Lillian Disney a scegliere il progetto di Frank Gehry, quando era
ancora un architetto conosciuto solo a Los Angeles per le sue residenze fatte di zinco e lastre di
compensato con strane forme antigravitazionali. Il bando stabiliva gli aspetti fondamentali
sviluppati poi nel progetto dell’architetto americano: un ingresso principale aperto, un sereno
rapporto con il vicino Chandler Pavilion (l’attuale Music Center adibita a sala per opere e concerti),
una facciata pedonale lungo Grand Avenue e un’area all’aperto riservata ai musicisti. L’esterno
ondulato dell’edificio ricorda i petali di una rosa aperta (fiore tanto amato dalla vedova Disney), ma
è l’architetto stesso a definire la sua opera come “una barca a vela con il vento in poppa”. L’edificio
è collocato all’interno della maglia regolare di Los Angeles, ma subito la rompe ponendo gli
ingressi sui quattro angoli, invece che sugli assi principali del lotto; ogni ingresso è differenziato
dall’altro sia per forma che per funzione: a Nord Ovest la Sala Soci Fondatori, a Sud Est la Cascada,
a Sud Ovest il giardino musicisti, a Nord Est l’ingresso principale foyer. Da qui traspare la poetica
architettonica di Gehry che affianca elementi compiuti dell’edificio progettati separatamente e
pensati per poter vivere da soli sia funzionalmente che staticamente. Il problema con cui Gehry ha
dovuto subito fare i conti, vista la dislocazione del progetto, è l’integrazione con il contesto urbano
in cui il teatro è inserito: due strade si incrociano e danno luogo ad una piazza d’ingresso, che entra
in contatto con il Music Center, ed una seconda piazza posta sul retro che circonda l’edificio posto
al centro del lotto. Tutto ciò ha suggerito al progettista di realizzare dei percorsi a zig-zag,
apparentemente casuali, suggeriti dalla pavimentazione, che conducono il visitatore, attraverso una
serie di colonne, all’interno del teatro, uno spazio puro ed ermetico dove regna la simmetria.
Quest’edificio, infatti, è una continua contraddizione non solo tra la simmetria interna e
l’asimmetria esterna, ma anche tra i volumi chiusi (interni) e gli spazi permeabili (esterni) che
creano una tensione spaziale; gli spazi esterni, inoltre, mirano a far dialogare il Walt Disney Concert
Hall con il Music Center posizionato dall’altra parte della strada. Proprio per questo è attentamente
studiata la collocazione del foyer che si snoda lungo la strada, che non è mai delimitato da pareti,
ma da elementi architettonici ben precisi, che servono per lo svolgimento di molteplici attività come
conferenze, dibattiti legati agli spettacoli, programmi educativi, spettacoli improvvisati durante
l’arco della giornata e tutto ciò che porti il visitatore a percepire il senso della globalità. Dal punto
di vista costruttivo, l’intera struttura risulta dalla fusione di due sistemi costruttivi: uno regolare a
maglia con pilastri in cemento ad interasse costante e un sistema a setti, mentre l’esterno è rivestito
di calcare francese e acciaio inossidabile. Tutto il progetto gira intorno alla sala concerti che
contiene 2380 posti, la cui forma interna è dettata da parametri acustici (messi a punto da Yosushisa
Toyota), una forma simmetrica che la fa rientrare all’interno della tipologia a pianta centrale in
opposizione alla a-simmetria degli elementi che la circondano. Le forme del tetto e l’intelaiatura
della cassa di risonanza all’esterno risultano date da un movimento in proiezione scientifica. Anche
per la realizzazione di questo progetto Gerhy si è avvalso di un programma usato dall’aeronautica
militare, per poter essere in grado di eseguire i calcolo su una struttura complicata come questa. Lo
splendore della Disney Hall potrebbe da sola rilanciare Los Angeles come centro di cultura e arte e
questa stravagante costruzione diventerebbe una delle sale pubbliche più importanti d'America.

Immagini delle opere


Alcune immagini delle più importanti opere dell'architetto.

Guggenheim Museum
close up on windows of the Bilbao
Weisman Art Museum Dancing House in prague
Dancing House
atrio DZ bank Walt Disney Concert
Hall Stata Center
atrio del DG Bank building

Vista dell'interno del Peter


B. Lewis Building
Peter B. Lewis Building, sede
della Weatherhead School of
Management