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ANATOMIA UMANA II

Lezione n°19 del 05.12.2016


Sbobinatore: Chiara Bessi
Argomenti: Vasi linfatici della testa e del collo, drenaggio linfatico, nervi della testa e del collo

VASI LINFATICI DELLA TESTA E DEL COLLO


Nella lezione scorsa abbiamo parlato della distribuzione delle arterie e delle vene a livello della testa e del
collo, il professore fa notare come le vene non sempre hanno lo stesso nome delle arterie (es.
retromandibolare) e ricorda come le vene sono disposte su due ordini:
-l’ordine delle superficiali

-l’ordine delle profonde (le vene profonde, a differenza delle superficiali, sono satelliti delle arterie).
Il concetto di arteria che è sempre profonda e di vena che è superficiale o profonda vale in modo
praticamente matematico fino alla linea di divisione tra la testa e il collo (cioè il margine inferiore della
mandibola). La netta divisione tra circolo superficiale e profondo viene un po’meno al di sopra del margine
inferiore della mandibola.
Ciò è dovuto al fatto che il piano che suddivide il circolo superficiale dal circolo profondo è costituito dalla
fascia comune del corpo. Fino al margine inferiore della mandibola la fascia comune del corpo (pur con
nomi diversi) è sempre presente, dal margine inferiore della mandibola in su questa fascia comune del corpo
si trasformerà in altre strutture, quali SMAS (strato muscolo-aponeurotico superficiale) e diventerà molto
complessa e poco chiara.
Quindi a livello della porzione superiore della testa abbiamo l’arteria temporale superficiale (ramo di
divisione della carotide) che si accoppia con la vena temporale superficiale. Si usa il termine superficiale in
riferimento all’arteria temporale non in quanto questa sia posizionata sopra la fascia comune e le profonde
al di sotto della fascia. Semplicemente si usa il termine superficiale perché la superficiale è quella che
distinguo prima e la profonda è quella che trovo dopo. Infatti, a questo livello, il concetto di fascia comune
del corpo è discutibile e poco chiara. Anche la vena temporale superficiale è detta superficiale non perché
collocata sopra la fascia comune del corpo (che per altro non è ben evidente) ma solo perchè è la prima
vena temporale che riscontro. Le vene temporali profonde (che si porteranno dentro la fossa infratemporale)
si chiameranno profonde perché sono collocate nei piani più profondi.
Il professore ci mostra la vena giugulare interna, la vena giugulare esterna e la vena retromandibolare.
Ricorda che la vena retromandibolare (che altro non è che la prosecuzione verso il basso della vena
temporale superficiale) ci è stata descritta come tributaria della vena faciale comune (o che si può chiamare
anch’essa retromandibolare). Ci fa notare come, a circa a 1/3 dal basso di lunghezza della
retromandibolare, c’è una vena che connette la retromandibolare e la vena giugulare esterna. La
retromandibolare è stata da noi considerata fino ad ora ramo (tributaria) della giugulare interna (il
professore lo considera più giusto), ma vedendola diversamente quello che chiamo tronco di unione tra
giugulare esterna e retromandibolare si può considerare continuazione della retromandibolare. Chi la vede
in quest’ultimo modo considera la retromandibolare tributaria della giugulare esterna e non della giugulare
interna. Si tratta di due interpretazioni diverse, non di varianti anatomiche.
Il professore fa inoltre notare che a questo livello la faciale non si può considerare né un vaso superficiale
né un vaso profondo dato che non è presente una franca fascia. Si usa comunque il termine superficiale per
indicare che a questo livello la faciale è più superficiale della palatina. Il termine superficiale ha valenza
descrittiva non indica che si trova sopra alla fascia. La fascia, infatti, a livello facciale è ridotta ad una
sorta di cola brodo (tanto che solo recentemente si parla di SMAS=strato muscolo aponeurotico
superficiale, in precedenza la fascia a questo livello si considerava assente).

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VASI LINFATICI E LINFONODI INTERCALATI
Si trovano come le vene su due ordini:

• Ordine superficiale (sopra la fascia)


• Ordine profondo (sotto la fascia)

I vasi i linfatici superficiali scaricano nei rispettivi vasi linfatici profondi.


Lungo il decorso dei vasi linfatici della teste e del collo si trovano intercalati dei linfonodi.
I linfonodi superficiali sono intercalati lungo la rete linfatica superficiale e sono localizzati generalmente al
di sopra della fascia comune del corpo; essi drenano prevalentemente gli strati superficiali della parete del
corpo (cute e sottocute).
I linfonodi profondi sono intercalati lungo la rete linfatica profonda, si trovano al di sotto della fascia
comune del corpo (almeno dove questa è evidente) e drenano le strutture anatomiche più profonde (es.
mucose, lingua, faringe, muscoli). I linfonodi profondi ricevono inoltre la linfa proveniente dai linfonodi
superficiali.
Tuttavia, non in tutti i gruppi linfonodali che sono descritti di seguito sono presenti linfonodi superficiali e
linfonodi profondi; inoltre, il riconoscimento all’interno di ciascun gruppo linfonodale di linfonodi
superficiali e linfonodi profondi varia tra i diversi autori
I linfonodi hanno la peculiarità di raggrupparsi in linfocentri. I linfonodi della testa e del collo sono
raggruppati in catene costituite a loro volta da diversi gruppi linfonodali. In particolare sono presenti per
ciascun lato:

• 2 catene orizzontali: le catene orizzontali sono chiamate da alcuni anelli perché congiungono anche
la controlaterale, se le consideriamo catene sono pari, se le consideriamo anelli sono impari.
• 3 catene verticali

Oltre ai linfonodi ascritti alle catene orizzontali e verticali sono riconoscibili

• il gruppo linfonodale facciale localizzato nella guancia e


• il gruppo linfonodale retrofaringeo: sono quelli che si trovano tra gli organi e la colonna
vertebrale, nello spazio profondo del collo (i linfonodi retrofaringei del collo sono spesso ascritti ad
una catena verticale ossia la catena cervicale laterale profonda).
CATENE ORIZZONTALI:

• Catena orizzontale superiore: i linfonodi di questa catena si trovano dal mento alla protuberanza
occipitale seguendo il margine inferiore della mandibola. Quindi si trovano nella porzione alta del
collo, al confine tra la testa ed il collo.
• Catena orizzontale inferiore (chiamata anche catena dei linfonodi sovraclavicolari): si trova sopra
la clavicola; topograficamente è una catena del collo, FUNZIONALMENTE NON È UNA
CATENA DEL COLLO. Infatti la linfa di testa e collo non arriva ai linfonodi della catena
orizzontale inferiore. Questi linfonodi drenano torace, addome, pelvi (quindi trovare un linfonodo
ingrossato sopra la clavicola non indica una patologia a livello della testa e del collo ma indica una
patologia che origina a livello più caudale).

CATENE VERTICALI:

• Cervicale anteriore (catena anteriore): in posizione anteriore paramediana


• Cervicale laterale (detta anche catena giugulare): si trova posteriormente rispetto al muscolo
sternocleidomastoideo
• Cervicale posteriore (anche chiamata catena del triangolo posteriore): si trova appena davanti, quasi
in corrispondenza al margine anteriore del muscolo trapezio.
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PRECISAZIONI SULLA CATENA ORIZZONTALE SUPERIORE

La catena orizzontale superiore comprende i seguenti sottogruppi linfonodali:

• sottomentali
• sottomandibolari
• preauricolari detti anche parotidei
• retroauricolari (detti anche mastoidei auricolari posteriori)
• occipitali
La catena orizzontale superiore non segue esattamente il margine tra la testa ed il collo: anteriormente è
collo, posteriormente si porta topograficamente in quella che è la testa. Comprende linfonodi al confine. È
difficile distinguere quali linfonodi della catena orizzontale superiore sono della testa e quali sono del collo.
La regola potrebbe prevedere che quelli che si trovano davanti all’orecchio sono del collo, quelli che sono
disposti dietro all’orecchio sono della testa. Nella testa rimangono quindi solo i facciali, i retroauricolari e gli
occipitali.
PROBLEMA CIRCA LA DISTINZIONE TRA LINFONODI SUPERFICIALI E LINFONODI
PROFONDI
Non in tutti i sottogruppi linfonodali è possibile distinguere dei linfonodi superficiali e dei linfonodi
profondi. Gli autori hanno pareri contrastanti. Per spiegare la situazione, semplificando, si può affermare
che:

-Ci sono dei gruppi linfonodali dove non c’è una distinzione tra superficiali e profondi. Questo nella faccia è
dovuto al fatto che non c’è una fascia ben distinguibile;
-nella porzione inferiore della testa (appena sopra il margine della mandibola) la fascia c’è ancora, sta
terminando così come nel collo e ci sono dei casi in cui si possono distinguere linfonodi superficiali e
linfonodi profondi. Posso ad esempio distinguere i preauricolari che sono superficiali (tanto che sono
chiamati anche parotidei superficiali) e i parotidei (anche chiamati parotidei profondi) che sono profondi.

-anche a livello del collo dove ho una distinzione possibile tra superficiali e profondi ho dei linfonodi come i
sottomandibolari e i sottomentali che non sono né superficiali né profondi (nel punto di attacco al margine
inferiore della mandibola la fascia diventa un po’ sforacchiata e non riesco a distinguere quali linfonodi
stanno sopra alla fascia e quali sotto, ho dei linfonodi omogenei).
-A livello anteriore e a livello laterale del collo la fascia è ben presente e allora posso distinguere linfonodi
superficiali e profondi. Ad esempio posso distinguere cervicali anteriori superficiali (soprafasciali) e
linfonodi cervicali anteriori profondi (sottofasciali).

Schematizzando al massimo:

-A livello della guancia non ho distinzione perché non ho la fascia;


-Più inferiormente la fascia comincia a formarsi più posteriormente che anteriormente, quindi più vado dietro
la porzione posteriore della catena orizzontale superiore permette di distinguere superficiali e profondi
mentre la porzione anteriore della catena orizzontale superiore non permette ancora la distinzione;
-Infine nel collo le tre catene verticali permettono di distinguere linfonodi superficiali e profondi anche
qualora non ci fossero sia superficiali che profondi (es. sono presenti solo linfonodi cervicali posteriori
profondi e non i corrispettivi superficiali ma si chiamano profondi perché sono presenti sotto la fascia). Se ne
deduce che il termine profondo non viene attribuito a qualcosa che segue i superficiali ma viene attribuito a
ciò che sta sotto la fascia (anche se sopra la fascia non c’è nulla).

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SOTTOGRUPPI LINFONODALI DELLA TESTA E DEL COLLO
SOTTOGRUPPI
LINFONODALI DELLA
TESTA

• SENZA DISTINZIONE:
facciali, retroauricolari, occipitali
• SUPERFICIALI:
preauricolari (detti anche
parotidei superficiali)
• PROFONDI: parotidei
profondi, retrofaringei
SOTTOGRUPPI
LINFONODALI DEL COLLO
-SENZA DISTINZIONE:
sottomentali, sottomandibolari
-SUPERFICIALI: cervicali
anteriori, cervicali laterali
-PROFONDI: cervicali anteriori,
cervicali laterali, cervicali
posteriori, sopraclavicolari

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DRENAGGIO LINFATICO
I linfonodi drenano tessuti specifici e quando i linfonodi si ingrossano sono spia di qualcosa che sta
succedendo ai tessuti che stanno drenando. I linfonodi della catena giugulare (catena cervicale laterale, ossia
la seconda catena verticale) sono la via ultima comune della linfa dei linfonodi della testa e del collo. (Da
essi origina il tronco linfatico giugulare). I linfonodi cervicali laterali profondi ricevono la linfa dai rispettivi
linfonodi cervicali laterali superficiali, ma ricevono anche la linfa dai linfonodi della catena orizzontale
superiore (specialmente il gruppo anteriore, ossia sottomentali e sottomandibolari che non hanno la
suddivisione in superficiali e profondi), ricevono anche dai retroauricolari, ricevono da tutto.
Quindi quando i linfonodi della catena laterocervicale si ingrossano, potrebbe esserci una patologia che
coinvolge le aree drenate direttamente da questo gruppo linfonodale (ossia laringe, faringe, tiroide) o
patologie della faccia che hanno coinvolto prima i sottomandibolari e poi i cervicali laterali profondi.
Esempio: un melanoma della guancia può spesso dare origini a metastasi, le metastasi viaggiano attraverso i
linfonodi. In questo caso i primi linfonodi che si analizzano sono i facciali, se i linfonodi facciali non
presentano metastasi si analizzano i sottomandibolari (linfonodi di seconda stazione per la cute sottorbitaria
che ricevono la linfa dei facciali). Se anche i sottomandibolari non hanno nulla non si analizzano i
laterocervicali. I laterocervicali sono infatti i linfonodi di terza stazione per la cute della guancia. I
laterocervicali sono, invece, linfonodi di prima stazione per gli organi del collo.
Quindi esiste una sorta di gerarchia delle stazioni linfonodali. I linfonodi che drenano una determinata
regione sono i linfonodi di I stazione rispetto a quella regione. Se la linfa di questi linfonodi si porta ad altri
linfonodi questi ultimi saranno linfonodi di II stazione rispetto a quella determinata regione. Il concetto di
prima stazione, seconda stazione e così via non è assoluto ma relativo ad una determinata area. I
laterocervicali, ad esempio, drenano la linfa direttamente dalla faringe (sono di prima stazione per la
faringe) mentre drenano la linfa già drenata dai linfonodi sottomandibolari che ad esempio può provenire
dalle arcate dentali (sono di seconda stazione per le arcate dentali).
Solo pochissima linfa arriva ai linfonodi sovraclavicolari (catena/anello orizzontale inferiore), ma gran parte
della linfa dei linfonodi cervicali profondi viene deviata al tronco giugulare che poi confluisce nel sistema
linfatico e quindi poi nelle vene. [I tronchi linfatici giugulari destro e sinistro rappresentano la principale
via di drenaggio della linfa del distretto cervicale. In essi confluisce la linfa proveniente dai linfonodi
cervicali profondi. Il tronco linfatico giugulare destro, insieme ai tronchi succlavio e bronco-mediastinico
destro, partecipa alla costituzione del dotto linfatico destro che si porta alla vena succlavia destra. Il tronco
linfatico giugulare sinistro confluisce nel dotto toracico e quindi nella vena succlavia sinistra.]

Il professore riporta ulteriori esempi sulla gerarchia delle stazioni linfonodali:


Esempio 1: In presenza di ascesso alle arcate dentali, quindi di infiammazione delle arcate dentali, si
ingrossano linfonodi sottomandibolari (linfonodi di I stazione per questa regione). La linfa (già
drenata dai sottomandibolari) viene drenata ai linfonodi cervicali laterali profondi (linfonodi di II
stazione) e da qui passa al tronco giugulare.
Esempio 2: la faringe viene drenata direttamente dai linfonodi cervicali profondi (linfonodi di I
stazione per questa regione).
Esempio 3: la cute del collo viene drenata dai linfonodi superficiali anteriori (linfonodi di I stazione
per questa regione) e da qui ai linfonodi cervicali profondi.

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SUDDIVISIONE CLINICA DEI GRUPPI LINFONODALI DEL COLLO IN LIVELLI
La nomenclatura utilizzata fino ad ora è una nomenclatura anatomica molto usata in ambito medico
internistico, usata meno in ambito chirurgico e radiologico. In questi ultimi ambiti ad esempio non si parla di
linfonodi laterocervicali ma linfonodi del gruppo 2a, 2b, 3a e 4.

Ciascuna catena è divisibile infatti in gruppi:

-i sottomandibolari corrispondono al gruppo 1B

- i sottomentali corrispondono al gruppo 1A.


-La catena verticale anteriore (linfonodi cervicali
anteriori) corrisponde al gruppo 6.
-La catena cervicale posteriore è divisa in 2 gruppi
-la catena cervicale laterale è divisa in 3/4 gruppi
(corrisponde ai gruppi 2A, 2B, 3A, 4). I linfonodi del
gruppo inferiore della catena laterocervicale sono anche
detti (generando molta confusione) sopraclavicolari.
Per evitare problemi bisognerebbe chiamarli gruppo
sovraclavicolare della catena giugulare
Il professore fa notare come i veri sovraclavicolari sono
connessi all’arco del dotto toracico e al breve tronco
linfatico di destra. Se si riscontra un ingrossamento a
livello dei linfonodi sovraclavicolari di destra la
problematica sarà presente a livello dell’erto superiore
o dell’emitorace di destra. Se si riscontra un ingrossamento a livello dei linfonodi sovraclavicolari di sinistra
la problematica potrebbe essere presente a livello dell’arto superiore di sinistra, dell’emitorace di sinistra o
anche a livello di tutto l’addome (potrebbe ad esempio essere presente un tumore dello stomaco o del
polmone; In presenza di tumori dello stomaco in genere si ingrossa il linfonodo di Troisier).
In conclusione bisogna saper identificare sul collo i gruppi linfonodali, esprimere il concetto circa la
presenza della problematica sulla distinzione tra i linfonodi superficiali e i profondi e avere un’idea dei
diversi territori di drenaggio dei diversi linfonodi.

NERVI DELLA TESTA E DEL COLLO


I tipici nervi della testa e del collo sono i nervi cranici, i nervi spinali del plesso cervicale. In termini
funzionali bisogna considerare anche il sistema simpatico, ossia la catena paravertebrale (quindi i gangli
cervicali simpatici).
In termini esclusivamente topografici è presente anche parte del plesso brachiale (la parte del plesso che
topograficamente si trova sopra la clavicola, ma funzionalmente non innerva il collo).

Quindi a livello della testa e del collo troviamo:

• NERVI SPINALI CERVICALI CON I RISPETTIVI GANGLI SENSITIVI:


Ciascun nervo spinale origina dall’unione di una radice anteriore e di una radice posteriore. Subito
dopo la fuoriuscita dal canale vertebrale del nervo spinale così costituito, originano un ramo dorsale
per la muscolatura paravertebrale ed un ramo ventrale per l’altra muscolatura. Vanno a costituire i
plessi che sono il plesso cervicale o il plesso brachiale (una parte del plesso brachiale è a livello del
collo e una parte a livello dell’attaccatura dell’arto superiore).

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• NERVI CRANICI CON GANGLI SENSITIVI (del trigemino, del facciale, del glossofaringeo e
del vago) e CON GANGLI PARASIMPATICI (del trigemino)
• 3 GANGLI CERVICALI DEL SIMPATICO (sono 3 gangli appartenenti alla catena
paravertebrale)
o Ganglio cervicale superiore
o Ganglio cervicale medio
o Ganglio cervicale inferiore

RICHIAMI SUL SISTEMA NERVOSO SIMPATICO E PARASIMPATICO

Il professore ricorda delle informazioni sulla catena paravertebrale simpatica:


Prima di tutto ricorda che il midollo spinale è funzionalmente suddivisibile in neuromeri. Un neuromero è il
segmento di midollo spinale da cui origina un singolo nervo. Da ogni neuromero originano una radice
posteriore ed una radice anteriore che si uniscono formano il nervo. Il ramo posteriore del nervo va alla
muscolatura paravertebrale, il ramo anteriore (ad eccezione dei nervi toracici) va a fondersi con rami di
altri nervi a formare i plessi.
Prima di arrivare a formare i plessi, dalla radice anteriore del nervo originano due tronchi che sono il ramo
comunicante bianco ed il ramo comunicante grigio che si portano ad un ganglio che si chiama
paravertebrale perché si trova esternamente rispetto al rachide. Il ganglio è a livello dei foramina
vertebrali, tanto che se un neurochirurgo deve lavorare sui gangli deve demolire l’arco della vertebra. Il
ramo comunicante bianco e grigio sono i rami di passaggio del neurone pregangliare simpatico (mielinico,
quindi bianco) e postgangliare simpatico (amielinico e quindi grigio).

Quindi normalmente il neurone pregangliare (che ha il pirenoforo nella sostanza grigia del midollo spinale)
esce dal nervo e si porta nel ganglio tramite il ramo comunicante bianco, fa sinapsi nel ganglio e il neurone
post gangliare rientra nel nervo tramite il ramo grigio. Questo può avvenire solo a livello dei neuromeri
toraco-lombari perché solo a livello di questi neuromeri sono presenti i pirenofori dei neuroni pregangliari
simpatici viscerali. I gangli paravertebrali però sono presenti anche a livello cervicale (solo 3) e a livello
sacrale.

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I gangli paravertebrali cervicali non potranno essere connessi ai nervi cervicali al quale sono addossati
tramite rami comunicanti bianchi (perché il ramo bianco presuppone la presenza all’interno del nervo di un
neurone pregangliare).
I gangli paravertebrali cervicali potranno essere connessi al nervo con un ramo comunicante grigio cioè
tramite l’assone del pirenoforo che vive nel ganglio (neurone postgangliare). Questo è possibile perché non
tutti i neuroni pregangliari viscerali del midollo spinale fanno sinapsi obbligatoriamente nel ganglio
parasimpatico addossato al nervo tramite cui escono; possono risalire la catena paravertebrale ed uscire da un
ganglio paravertebrale superiore (es. escono dal primo toracico e fanno sinapsi con il ganglio cervicale
inferiore). I nervi spinali cervicali sono connessi ai gangli della catena paravertebrale solo da rami grigi
postgangliari.
Quindi i pirenofori dei neuroni pregangliari dei tre gangli cervicali simpatici avranno sede nel primo
neuromero toracico. Quindi la porzione di testa e collo riceverà innervazione simpatica dal primo neuromero
toracico. (Questo è il motivo per cui, ad esempio, un tumore al polmone può causare per pressione a livello
di T1 un effetto di midriasi)
I nervi cranici lungo il loro decorso hanno, invece, i gangli parasimpatici. Perché i nervi cranici come
componente viscerale hanno una componente funzionalmente classificata come parasimpatica.
Il nervo cranico con maggior distribuzione è il facciale che, però, raggiunge poco le ghiandole. Il nervo più
distribuito nella testa e sufficientemente profondo per raggiungere le ghiandole è il trigemino.

Nella testa le ghiandole necessitano di un’innervazione parasimpatica e di un’innervazione simpatica.


L’innervazione simpatica deriva dal neuromero T1. Dal neuromero di T1 il neurone si interromperà in uno
dei tre gangli cervicali in base alla posizione della ghiandola. Dai primi 3 gangli cervicali per i visceri della
testa (ghiandole lacrimali, ghiandole salivari, muscolatura intrinseca dell’occhio) originano dei rami grigi di
cui alcuni si riportano ai nervi, mentre c’è un altro ramo grigio che si porta fuori dal ganglio e si avvicina ad
un vaso (carotide comune). Il ramo si avvolge alla carotide comune e seguendo i rami della carotide comune
arriva all’organo. Si parla di rete simpatica perivascolare.
Il parasimpatico invece usa un’altra strategia. Sfrutta l’ampia distribuzione e la profondità del trigemino. Il
trigemino dovrà comunque giungere alla ghiandola (per la sensibilità della ghiandola) e quindi, seguendo i
rami del trigemino, tutti i nervi parasimpatici arrivano alle ghiandole. La sinapsi dei nervi parasimpatici
avverrà solo dopo l’anastomosi con il trigemino. Per questo il ganglio parasimpatico risulta attaccato ad un
ramo del trigemino e non ad un ramo del nervo originario.

COMPONENTI FUNZIONALI DEI NERVI ENCEFALICI


A livello della sostanza grigia del midollo spinale possiamo distinguere schematicamente 4 componenti
funzionali che ritroviamo in ogni nervo spinale:

• sensitiva somatica
• sensitiva viscerale
• motrice somatica
• viscero-effettrice

A livello encefalico le componenti diventano 7. Questo è dovuto a due fattori:il primo di questi è che a
livello encefalico abbiamo anche la componente sensitiva speciale o specifica (sia somatica: vista ed olfatto;
che viscerale: gusto); il secondo dipende dall’origine di buona parte della muscolatura striata della testa:
muscoli mimici e masticatori, muscoli della faringe e muscoli della laringe. Questi muscoli, al contrario dei
muscoli oculomotori, dei muscoli della lingua e di alcuni muscoli del collo e più in generale dei muscoli
delle restanti parti del corpo, derivano dagli archi branchiali e non dai somiti.

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Quindi a livello encefalico si aggiungono le seguenti componenti:

• somatica specifica (vista e olfatto)


• viscerale specifica (gusto)
• motrice branchiale (poiché anche la componente motrice branchiale innerva i muscoli striati è
talvolta chiamata anch’essa motrice somatica).
I nervi encefalici si portano in modo peculiare alla faccia e al collo. Alcuni escono dal cranio portandosi
anteriormente (oftalmico, olfattivo, ottico). Altri escono verso il basso dalla base cranica dai fori inferiori,
però poi compiono un’ansa/piega e si portano alla faccia. Alcuni compiono una piega ristretta e si
mantengono nella testa (ad esempio il ramo mandibolare del trigemino), altri (come ad esempio l’ipoglosso)
compiono una piega più ampia che dapprima si porta nel collo e poi ritorna nella testa. Altri nervi ancora
(come il nervo vago) scendono dritti.

Il professore ricorda i fori di uscita dei nervi cranici.


Dal punto di vista topografico abbiamo nervi che si trovano nella testa, nervi che si trovano al limite della
testa e del collo, altri si vengono a trovare solo nel collo. Questo non significa che innervino le strutture in
cui si trovano.

NERVI DELL’ORBITA

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Riconosciamo i 3 nervi oculomotori ossia:

• oculomotore comune,
• trocleare,
• abducente,
Riconosciamo inoltre i 3 rami del nervo oftalmico (branca del trigemino)

• sovraorbitario,
• nasociliare,
• lacrimale.
L’oculomotore si anastomizza con il nervo nasociliare ed il ganglio ciliare, dove si ha la sinapsi
parasimpatica dell’oculomotore, è di appartenenza del nervo nasociliare. Il nervo nasociliare raggiunge poi il
bulbo oculare con i nervi ciliari brevi.
La rete perivascolare in questo caso ha una strategia leggermente diversa rispetto a quella descritta
precedentemente (che riguarda di più la ghiandola sottomandibolare ad esempio).In questo caso dalla rete
perivascolare carotidea (carotide interna) parte un ramuscolo nervoso che si anastomizza con il nervo
nasociliare. In questo modo il nervo nasocilliare, pur originando come nervo non viscerale, si arricchisce
prima di una componente simpatica e poi di una componente parasimpatica.
I nervi ciliari brevi saranno quindi sia simpatici (catena gangliare paravertebrale) che parasimpatici
(componente parasimpatica dell’oculomotore).
Il nervo nasociliare è sensitivo somatico (contiene assoni del nervo trigemino), ma contiene anche fibre
simpatiche.
Il professore ricorda infine che alcuni rami del lacrimale e soprattutto del sovraorbitario si portano
esternamente.

NERVI DELLA FACCIA


• Nervo trigemino: V (V1, V2, V3) SS MB
Le 3 branche del trigemino si ritrovano tutte a livello della faccia (fori di uscita: incisura
sovraorbitaria, foro infraorbitario, foro mentale). Si diramano e vanno ad innervare la cute della
faccia. Il nervo trigemino a questo punto, cioè dopo aver superato le ghiandole, perde la componente
simpatica e parasimpatica.
• Nervo facciale: VII MB, EV, SS, SVsp
Dal punto di vista gustativo, la parte anteriore della lingua è innervata dal facciale (la parte
posteriore della lingua è innervata dal glossofaringeo e quella ancora più posteriore dal vago).
Mentre il glossofaringeo e il vago si portano alla lingua in modo indipendente, il facciale si porta alla
lingua tramite la corda del timpano.
Tra i due il più superficiale è il facciale, il più profondo è il trigemino. In realtà è meglio dire che i tronchi
più significativi del trigemino sono più profondi di quelli significativi del facciale. Il trigemino deve
innervare i muscoli masticatori e la cute. Il facciale innerva i muscoli mimici (più superficiali rispetto ai
muscoli masticatori ma più profondi rispetto alla cute). Quindi i rami più periferici del trigemino si portano
più in superficie del facciale.
Trigemino e facciale nei loro rami terminali si anastomizzano e ci sono coloro che considerano la
prosecuzione come continuazione del facciale che ha ricevuto il trigemino e altri la pensano viceversa.

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