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LINFODERNAGGIO

Proffessore : Pennacchioni Alberto.

STRUTTURE/ FUNZIONE DEL SISTEMA LINFATICO.

• CAPILLARE LINFATICO
• PRECOLLETTORE LINFATICO
• COLLETTORE LINFATICO
• TRONCO LINFATICO
• DOTTO LINFATICO(destro e sinistro)
• LINFONODI

FUNZIONAMENTO:
• FUNZIONE DI RECUPERO E DI ASSORBIMENTO
• FUNZIONE DI TRASPORTO
• FUNZIONE IMMUNITARIA

SUDIVISIONE DEL SISTEMA LINFATICO

2 SETTORI:
• Settore di periferico iniziale assorbente :(vasi linfatici iniziali)
Stretto rapporto con l'interstizio, favorito dai filamenti di ancoraggio(tensione dipendente dalla
pressione idrostatica ,giunzione open e tight) con connettivo; no lamina basale, solo cellule
endoteliali.
• Settore di conduzione e trasporto:
Precollettori, collettori pre/post linfonodali e tronchi principali, muniti di valvole bicuspidi( no
innervazione, funzione passiva )
• Linfagione: Segmento compreso tra 2 valvole , proprietà contrattili intrinseche, “cuore
linfatico”(pressione varia da 30/40 mmHg a riposo a max 120 mmHg in attività)

FUNZIONI DEL CIRCOLO LINFATICO

• Funzione e recupero
Reimmettere in circolo le proteine plasmatiche (fino a 1/3 delle proteine plasmatiche totali -circa
100 gr) e l'acqua(2-3l/die) perse dai capillari, per garantire l'omeostasi
• Funzione di assorbimento
Trasportare i chilomicroni, le proteine e le vitamine liposolubili dai villi intestinali al circolo
sanguinio.
• Funzione immunitaria
La linfa viene filtrata nei linfonodi che trattengono gli agenti patogeni e innescano la risposta
immunitaria.

CAPILLARI LINFATICI: Nascono a fondo cieco, hanno parete molto sottile composto da cellule
endoteliali.!
CAPILLARE LINFATICO

CAPILLARE LINFATICO DIAM:10/30 NANOMETRI


MECCANISMO DI SCAMBIO A LIVELLO CAPILLARE.
➢ FILTRAZIONE:
Secondo l'ipotessi di STARLIG e determinata da :
➢ Pressione capillare (transmurale, idrostatica)
➢ Pressione coltoide osmotica ( determinata dalla relativa impermeabilità della membrana
capillare alle proteine plasmatiche ). Il contenuto protesico presenta al interno del vaso
linfatico iniziale è circa 3 volte piu concentrato rispetto a quella dell'interstizio.
Esempio: se avviene un aumento del carico linfatico idrico e proteico fisiologico, il sistema linfatico
reagisce agendo da “valvola di sicurezza” attraverso un aumento compensatorio dello stesso
flusso (tipo il cuore quando aumenta la sua attività cardiaca.
➢ DIFFUSIONE:
➢ La sostanze (ioni,glucosio, aminoacidi,gas,metaboliti) si muovono da un punto di maggiore
concentrazione o pressione ad uno più basso.

➢ PERMEABILITA DI MEMBRANA:

 La capacità di filtrazione del capillare arterioso è superiore alla capacità di


assorbimento del capillare venoso compensato in parte dall'aumento della permeabilità
di membrana del capillare venoso, e questa spiega la perdita di una quota di liquidi
nella spazio interstiziale.

SISTEMA VENOSO
I capillari venosi dopo aver raccolto il 90% dell'ultrafiltrato interstiziale proveniente dai capillari
arteriosi, confluisce a formare venule,vene, fino a arrivare alla vena cava per gettarsi nell'atrio
destro e, attraversare l'arteria polmonare e i suoi rami, riprendere il circolo polmonare (ematosi) per
scambio a livello alveolare di scori metaboliti, O2,CO.
COLLETTORI, TRONCHI E DOTTI
Sono anatomicamente simile alle vene.
➢ Una tonaca interna endoteliale.
➢ Una tonaca media di cellule muscolari lisce in due-tre strati ad andamento elicoidale e dotate
di una propria innervazione .
➢ Una tonaca avventizia.
➢ Le valvole (aggettanti nel lume con funzione (antireflusso).
➢ Il tratto di collettore compreso tra due valvole si chiama “LINFANGIONE” ed ha una
contrattura autonoma (10 al min)

COLLETTORI SUPERFICIALI E PROFONDO

➢ Convergono in vasi di maggior calibro:


➢ Tronchi linfatici:
Tronchi linfatici (lombari, intestinali, broncomediastinici, succlavi e giugulari) a loro volta
terminano in 2 grossi vasi di maggior calibro:

DOTTI LINFATICI che convogliano la linfa nel circolo venoso alla giunzione giugolo- suclavio.

1. DOTTO TORACICO: Raccoglie la linfa da tutta la porzione sottodiaframmatica


del corpo e dalla metà sinistra sopradiaframmatica.
Inizia da L2 con una porzione espansa CISTERNA DEL CHILO che riceve linfa dal tronchi
lombari destri, sinistri e quello intestinale.( Lungo circa 40-45 cm, calibro tra 4-6 mm, valvola
ostiale, innesto obliquo nella parete)
2. DOTTO LINFATICO DESTRO: Raccoglie linfa dalla metà destra del corpo
superiore ( tronco succlavio, giugulare ebroncomediastinico di destra)

La linfa prima di essere filtrata dai linfonodi si chiama linfa periferica, successivamente entra nei
vasi linfatici, viene appunto filtrata dai linfonodi e prende il nome di linfa intermedia(o vascolare).
Infine abbiamo la linfa centrale che è quella circolante nei vasi linfatici che hanno perciò già
attraversato le diverse stazioni linfonoidali ed è pronta ad entrare nel sistema sanguigno venoso.

PER QUATO RIGUARDA LA COMPOSIZIONE DELLA LINFA ANCH'ESSA COME IL


SANGUE COSTA DI DUE PARTI:

1. Plasma linfatica (liquido)


2. Elemento corpuscolati ( 90% linfociti, 10% leucociti)

Il plasma linfatico ha una composizione molto simile a quella del plasma sanguigno, con la sola
differenza nella quantità totale di proteine che qui è inferiore.
Gli elementi corpuscolati sono rappresentati quasi esclusivamente dal linfociti importanti per le
risposte imunitarie.
Inoltre pare che i linfociti svolgono una importante funzione di ricostruzione dei tessuti rovinati ( ad
esempio : ferite ) o vecchi .
La linfa si forma dai capillari arteriosiche grazie alla pressione idrostatica esercitata dal cuore e
dalla pressione osmotica , il plasma(sotto l'azione di queste due pressioni ) fuoriesce da questi
capillari( è come se trasudasse) e va a riempire gli spazi interstiziali delle cellule.

 La linfa cosi formatasi viene raccolta dai capillari (sottilissimi), per poi passare ai vasi
linfatici (di piccolo e medio calibro) e in fine ai grossi tronchi linfatici, grande vena
linfatica (a destra) e il dotto toracico (a sinistra).
 Questi ultimi (tronchi linfatici) riversano poi la linfa nella circolazione sanguigna a
livello delle due grosse vene situate alla base del collo; qui la linfa si miscela con il
sangue.

LINFONODI:(600-700)
 Diversi vasi linfatici afferenti confluiscono in seni e plessi linfatici.
 Uno o due vasi linfatici efferenti.
 Importante azione antireflusso.

In base al loro decorso distinguiamo:


• LINFONODI SUPERFICIALI: Localizzati a livello del tessuto connettivo sottocutaneo,
sopra i fasci muscolari, talvolta avvertibili al tatto.
• LINFONODI PROFONDI : localizzati al livello più profondo, cioè sotto i fasci muscolari.
In base al fatto di essere isolati o no, distinguiamo:
1. LINFONODI SINGOLI: isolati e localizzati un pò in tutto il corpo, lungo il decorso
dei più lunghi vasi linfatici.
2. SATAZIONI LINFONODALI: raggruppamenti di linfonodi, localizzate in una zona
precisa e costanti del corpo. La struttura dei linfonodi è tipicamente rotondeggiante
alla quale arrivano dei numerosi sottilissimi vasi linfatici AFFERENTE(che portano
linfa ricca di tossine e materiale di scarto delle cellule). All’interno del linfonodo ci
sono dei macrofagi (che hanno il ruolo dei spazzini) che ripuliscono la linfa! In
uscita dai linfonodi troviamo pochi se non addirittura uno solo vaso linfatico
EFFERENTE!
La linfa in questo modo risulta essere più pulita man mano che procede nel suo
decorso, fino ad ottenere una linfa sterili prima del suo ingresso nel circolo venoso
generale.
All’interno dei linfonodi si ha la produzione di una parte delle cellule di
difesa(globuli bianchi) ed in particolari i linfociti, importanti per le risposte
immunitarie del nostro organismo e di cui la linfa si carica passando attraverso il
linfonodo stesso!

Orifizio aortico del diaframma, sale a sinistra della colonna vertebrale e nel suo decorso ricevi
1. Tronco broncomediastinico sx.
2. Tronco succlavio sx.
3. Tronco giugulare sx, sbocca nella vena succlavia sin., vicino allo sbocco della vena
giugulare interna sinistro
FLUSSO NEI LINFATICI
• I vasi linfatici hanno una bassissima pressione al loro interno e non hanno un proprio
motore.
Il movimento della linfa è garantito:
1. Dalla muscolatura della tonaca media.
2. Dalla pompa muscolare degli arti.
3. Dalla pompa plantare.
4. Dalla variazione di pressione associate alla respirazione.
5. Dalla pulsazione arteriosa (solo per i linfatici profondi)
6. Dalle numerose valvole (flusso unidirezionale) ed è favorito dal movimento
passivo(linfodrenaggio)

DEFLUSSO LINFATICO e influenzato da:


1. Fattori intrinseci: contrazione spontanee LINFANGIONE
2. Fattori estrinseci: mm. Scheletrici, attività contrattile dei vasi limitrofi, mov. Respiratori
add. Sotto la superficie cutanea ce una fitta rete di vasi linfatici privi di valvola (l’assenza
della valvola permette la linfa di circolare in ogni senso, con il DLM si può convogliarla in
ogni senso).
IL SISTEMA LINFATICO DEGLI ARTI:
• Vasi linfatici superficiali
• Vasi linfatici profondi
 I vasi superficiali sono molto più numerosi dei profondi e drenano il 90% della linfa.
 Al contrario del sistema venoso i vasi profondi drenano verso i superficiali.

 ARTO SUPERIORE:
 Linfatici superficiali:
Mano, fitta rete palmare.
 Avanbraccio: via anteriore e posteriore (cubitale e radiale)
 Braccio: via basilica, via cefalica.
(Via di mascagni 70% sbocca nei linfonodi apicali e 30% nei linfonodi retroclaveari) via
bicipitale, via postero-laterale e si gettano nei linfonodi ascellari.
 Linfatici profondi:
 Seguono il decorso dei fasci vascolari (via radiale, cubitale ed interossea che si uniscono
nella via omerale) e si gettano nei linfonodi ascellare.

 LINFONODI ASCELLARI (5 raggruppamenti).


 Gruppo laterale (4-7): tutti i linfatici superficiali e profondi dell’arto
superiore.
 Gruppo anteriore (3-6): parete toracica antero-laterale, 75% mammella.
 Gruppo posteriore (2-7) parete toracica posteriore, scapola.
 Gruppo centrale (3-10)
 Gruppo apicale(3-12)
ATRO INFERIORE:
 Linfatici superficiali sono sul territorio delle safene. Fitta rete plantare.
 Quelli poster-laterali confluiscono nei linfonodi poplitei e inguinali.
 Quelli antero-mediali confluiscono nei linfonodi inguinali superficiali inferiori.
 Vasi linfatici profondi decorrono lungo le arterie tibiale posteriore l’interossea, poplitea e
femorale verso i linfonodi inguinali profondi.

 LINFONODI INGUINALI (2 raggruppamenti)


 Superficiali (10-20) situati sopra la fascia cribrosa e
divisi in superiori, inferiori, laterali e mediali rispetto alla
crosse safenica.
 Profondi(2-8) situati sotto la fascia cribrosa medialmente
alla vena femorale (linfonodo di Cloquet)

FISIOPATOLOGGIA DEL SISTEMA LINFATICO


 Carichi linfatici fisiologici:
 Il carico linfatico proteico fisiologico e composto da
proteine plasmatiche (albumina, fibrinogeno, etc) che abbandonano i capillari. A
livello interstiziale esse non possono tornare nei capillari venosi(membrana
pressochè impermeabile alle macromolecole proteiche), di conseguenza il
mantenimento della circolazione extravascolare delle proteine plasmatiche sarà
assicurato dal sistema linfatico.
 Valvola di sicurezza: quando c’è un aumento del carico linfatico idrico e proteico. Un
aumento delle pressione intravascolare linfatico prolungato, può creare un ipertensione al
LINFANGIONE e, se prolungata ci si può essere una penetrazione di linfa negli stessi vasi
con conseguente edema vascolare perilinfatico.

EZIOLOGIA DELLA INSUFFICIENZA LINFATICA.


 Insufficienza dinamica : (da alta portata) secondaria all’aumento della pressione idrostatica
o alla riduzione della pressione oncotica (IVC, scompenso cardiaco, gravi epatopatie,IRC,
flogosi, ustioni), edemi ipoproteici.
 Sistema linfatico integro ma viene superato la massima capacità, è c’è edema.
Caratteristiche: capacità trasporto normale, carico linfatico normale, edema ad alto
contenuto proteico. Sistema linfatico alterato.
In base alla causa possiamo avere:
 LINFEDEMA PRIMARIO
 LINFEDEMA SECONDARIO
Successivamente ci può essere scompenso della pressione oncotica interstiziale fino a
fibrosi/sclerosi tessutale.
 In condizioni di riposo il carico linfatico (CL) fisiologico ammonta soltanto ad una frazione
pari10% della capacità di trasporto (CT) massima. La riserva funzionale (RF) è molto alta.
 Insufficienza dinamica del sistema linfatico: un superamento del CT da parte del CL,
produce un’insufficienza dinamica o ad alta portata. Nel momento in cui il CL supera la CT
si forma l’edema.
 Insufficienza meccanica de sistema linfatico: quando la CT diminuisce, per esempio in
seguito ad un’axeresi chirurgica, al di sotto del livello del CL fisiologico normale, si produce
un linfedema conseguenza di un’insufficienza meccanica o a bassa portata del sistema
linfatico.
 Insufficienza della valvola di sicurezza del sistema linfatico: quando la CT diminuisce
contemporaneamente ad un aumento del CL fisiologico, si produce un’insufficienza della
funzione di valvola di sicurezza con formazione di edema nel momento in cui il CL supera
la CT. Questo può peggiorare ulteriormente: nel caso estremo il CL è cosi alto che esso
corrisponderebbe ad un insufficienza dinamica con un normale CT, ma nello stesso tempo la
CT e cosi bassa che questa corrisponderebbe ad una insufficienza meccanica con un CL
normale.
 Stadi di intervallo latenza del sistema linfatico: rappresenta il lasso di tempo fra la
riduzione chirurgica e/o radioterapia della CT e la comparsa del linfedema. IL linfedema si
manifesta nel momento in cui la linea della CT incrocia la linea del CL.

LINFEDEMA PRIMARIO:
A. Congenita (10% compare alla nascita, angenesia ipogenesia, eredo-familiare,
sindrome di nonne. Trasmissione autosomica dominante(Milroy-1980-VEGFR3
B. Precoce (80% compare prima dei 30anni , ipogenesia, sindrome di Meige a
trasmissione autosomica recessiva ed è spesso scatenato da traumi, infezioni locali,
allergie.
C. Tardiva (10% compare dopo i 30 anni – displasia, ipogenesia, anch’esso scatenato
da traumi, infezioni e allergie)
Associazioni con altre patologie congenite come sindrome di Klippel- Trenaunay,
sindrome di Turner, sindrome di Klipofalter.
LINFEDEMA SECONDARIA:
A. Estrinseca
 Per compressione o infiltrazione di neoformazione (tumori pelvici
avanzati , prostata, utero e annessi, retto)
A. Intrinseca:
 Infezioni (linfangite, erisipela,sdeniti)parassitosi(filarios), metastasi,
linfomi.
A. Danno alle vie linfatiche e i linfonodi
 Cause chirurgiche (sezione delle vie linfatiche, ablazione dei
linfonodi)
 Radioterapia
 Traumi, ustioni,fratture
 Disuso (emiplegia, paraplegia, allettamento prolungato)

Linfedema post mastectomia.


Programma didattico: Contenuti
 Richiami di anatomia e fisiologia del sistema circolatorio
 Anatomia del sistema linfatica
 Fisiologia del sistema linfatico
 Fisiopatologia del sistema linfatico
 Classificazione dell’edema vascolare
 Diagnosi differenziale e segni clinici di riconoscimento dell’edema venosa e linfatica
 L’omeostasi microcircolatoria
 Il drenaggio Linfatico Manuale (DLM): ceni storici, meccanismi d’azione, effetti, la tecnica,
indicazione e controindicazioni.
 Le manualità basilare del DLM per il trattamento dell’arto superiore ed inferiore
 La manualità basilare del DLM per il trattamento del linfedema secondario dell’arto
superiore ed inferiore.

DIAGNOSI CLINICA:
Esame obiettivo
 Ispezione della cute
 Distribuzione dell’edema
 Palpazione(consistenza, dolorabilità, linfodenomopatia)
 Segno di Stemmer (sollevamento in plica della cute della prima falange del dito del piede)
 Fovea (dal latino fondere cioè scavare)
 Misurare la circonferenza o volume (e la più precisa)
 Diagnosi differenziale IVC, lipedema, IRC, scompenso cardiaco, gravi epatopatie.

DIAGNOSI STRUMENTALE:
1. Linfografia diretta ( Kinmonth 1952- chirurgo inglese )
Con LIPIODOL ultra fluid previa iniezione intradermica di Blue Patent Violet (reaz.
allergiche)
2. Linfoscintigrafia ( somministrazione sottocutanea di un radiofarmaco debolmente
radioattivo( particelle colloidale di albumina marcate con Tecnezio 99( molto usato per la
ricerca del linfonodo sentinella )
3. Linfogrfia a fluorescenza
4. Ecografia ( laghi linfatici, spessore), Ecocolordoppler venoso ed arterioso
5. Linfangio-RM/TAC ( con sottrazione digitale del tessuto adiposo e senza mezo di
contrasto)

STADI DEL LINFEDEMA.


I. STADIO: edema molle, semplice accumulo di acqua, transitorio e riducibile,
sintomi sfumanti, fovea positiva, segno di Stemmer positivo, differenza di arti 1-2
cm
II. STADIO: edema molle, ristagno di acqua, proteine e cataboliti, difficilmente
riducibile, differenza arti 3-5 cm, segno di Stemmer positivo, rara comparsa di
linfangiti ed erisipela, funzionalità integra.
III. STADIO: edema duro-elastico irreversibile, differenza arti 5- 8 cm, frequenti
linfangiti, segno di Stemmer positivo, limitazione della flessoestensione.
IV. STADIO: edema duro irreversibile , differenza arti>8 cm, fibrosi sottocutaneo e
pachidermite, segno di Stemmer negativo, essudazioni, impotenza funzionale,
frequenti linfangiti
V. STADIO: edema duro, Elefantiasi irreversibile, fibrosi dermoipodermica,
pachidermite, impotenza funzionale, compromissione venosa superficiale,
complicanze (erisipela, micosi, verrucosi, ulcera)

DRENAGGIO LINFATICO MANUALE.


 La tecnica del linfodrenaggio è completamente diversa da vari tipi massaggio che abbiamo
visto fin ora.
 Infatti lavoreremo su “strati” del corpo dove score la LINFA evitando cosi le stasi (edemi)
ed accelerando in maniera evidente la corrente linfatica.

STORIA DEL LINLODERENAGGIO: questa tecnica particolare è stata messa a punto del Dott.
Emil Vodder negli anni 1932-1936.
La linfa è un liquido trasparente e alcalino che ha principalmente due funzioni.
1. Bagnare gli spazi intracellulari del nostro organismo (linfa interstiziale),dove è
presente una parte del plasma fuoriuscente dai capillari sanguini, raccoglie e aiuta
cosi lo smaltimento di scarti del catabolismo cellulre!
2. La seconda funzione è di incalanare nei capillari linfatici e successivamente nei vasi
venosi (linfa vascolare). Il corpo umano è costituito all’incirca dal 60-70% di acqua
che si trova dentro le cellule, negli spazi interstiziali, nei vasi sanguigni e linfatici!

L’acqua è alla base di tutti i processi biologici, quindi noi attraverso questa tecnica dei
LINFODRENAGGIO potremmo intervenire per regolare meglio i vari disturbi del funzionamento
del corpo in tutte le sue funzioni dove alla base è richiesta una presenza d’acqua (tessuti sotto-
cutanei, tessuti muscolari, tessuti adiposi, tessuti delle borse articolari, etc..)
Con il linfodrenaggio si ottengono ottimi risultati che si manifestano sullo stato generale e
sull’aspetto esteriore dell’individuo!
Con questa manualità andremo a modellare la superficie del corpo e modificare la forma ( infatti si
eliminano accumuli e tossine, si rassoda la pelle che si stringe attorno alle membra, rimodellandole)

ATTENZIONE: Dobbiamo ricordare che la Linfa non e attivata da nessuna pompa ( come invece
succede al sangue con il” cuore”) ma essa scorre pigramente e rallentata, il suo flusso specie alle
estremità del corpo ( si veda ad esempio il senso di pesantezza e di rigidità al risveglio di un lungo
sonno) essa è solamente attivata da movimenti muscolari da frizioni e massaggio e da una consona
respirazione.
Grazie al linfodrenaggio la circolazione linfatica può essere accelerata anche se dovremo usare
degli accorgimenti. Infatti, agire sulla circolazione linfatica non è cosi semplice in quando dovremo
reimpostare la forza la forza che fino ad ora abbiamo usato per massaggiare il corpo.
Pensa i capillari linfatici che hanno un diametro molto inferiore a quello di un sottilissimo filo di
seta. Le mani del massaggiatore, debbano muoversi con gran leggerezza, seguendo un ritmo
armonioso con le articolazioni delle mani sempre ben rilassate. Nel linfodrenaggio la pelle e i
tessuti sottostanti vengono” sfiorati “ per indurre la linfa nel suo decorso facendo nel contempo
penetrare ossigeno fresco e sostanze attive nei tessuti interstiziali che essa nutre e rigenera. Quindi
come abbiamo letto fin ora, il nostro corpo e ricco di questi vasi linfatici di diametro sottilissimo a
spessori via via sempre più grossi che successivamente si andranno a collegare con il sistema
circolatorio sanguigno. Lungo questi vasi linfatici ci sono delle interruzioni nodose chiamati
LINFONODI che filtrano e puliscono la linfa.

IN SINTESI IL DLM (linfo drenaggio manuale):


 Aumenta il battito e il ritmo delle pulsazioni dei singoli linfangioni(fenomeno attivo)
 Le giunzioni interendoteliali si aprono per stiramento dei filamenti di ancoraggio
(fenomeno passivo)
 Si sviluppano le vie collaterali e si aprono le anastomosi linfo-linfatiche ( in condizioni
normali sono ipofunzionali)
 Corretta pressione, 30-40mmHg, oltre si può creare un collabimento dei iniziali.
 L’80% della linfa ritorna nel circolo sanguigno attraverso il sistema linfatico superficiale
 Principio fondamentale del DLM: fase di COMPRESSIONE- TRAZIONE(più lenta),
seguita da una seconda fase di DEPRESSIONE. Può avvenire un arrossamento della cute
se il DLM viene effettuata con pressione superiore a quella suggerita.
 La progressione della manualità e prossimo-distale

LA PRATICA DEL DLM SI BASA SU 5 MANOVRE FONDAMENTALI


1. Movimenti a cerchi stazionari: cerchi ellittici sul posto, i polsi guidano l’azione.
 Zone: testa, collo, ascelle, inguine, gomiti, ginocchia, mani, piedi.
1. Movimenti di pompaggio: regioni curve e lunghe del corpo (braccia, cosce, gambe), le
mani con presa pollice ed indice, evitare pressione di taglio.
2. Movimenti combinati: pompaggi-cerchi, in base a zona anatomica (polpaccio)
3. Movimenti erogatori: variante pompaggi, parti distali arti (avambracci, gambe)
4. Movimenti rotatori: manipolazioni adatta per le grandi parti piane del corpo (tronco)

IDICAZIONE E CONTROINDICAZIONI

INDICAZIONI CONTOINDICAZIONI
Elettive (assoluti) Elettive (assolute)
 Linfedema stadi I-II-III-IV-V degli arti  insufficienza cardiaca o renale
 Flebedema significativa.
 Edema post traumatico  Flebiti
 Edema post- chirurgico (chir. Vascolare  T.V.P
plastica, ortopedica, etc)  Linfangiti e/o erisipela
 Dermoipodermite (non infetta))  Piodermite o altra infezione cutanea
 Ulcera flebolonfatica  Processi infettivi
 Pannicalopatia edemato-fibroscclerotica sistemici(batterici,virali)
 lipedema

RELATIVI RELATIVI
 Edema da rivascolarizzazione  Neoplasie in atto? (metastatizzate)
 Aglodistofia (+/- edema)  Asma bronchiale in fase sub acuta
 Esiti post-chirurgici in O.R.L
 Emiplegia

TERAPIA COMPLEMENTARI AL DLM

Pressoterapia pneumatica sequenziale ad aria: tecnica meccanica, attraverso spremitura


meccanica, tramite una serie di camere disposte sequenzialmente lungo l’arto tramite un manicotto,
gonfiate da un compressore, aumentando la pressione interstiziale con conseguente riammissione
dei fluidi all’interno dei vasi linfatici ( attivazione sequenziale delle singole camere caudo-
craniale). Pressione di erogazione tra 40-50mmHg costante.
 Controindicazioni: insufficienza renale, cardiopatia congestizie, flebiti, linfangiti.

Elettrostimolazione drenante: nei pazienti allettati, per stimolare la contrattilità dei vasi linfatici e
aumentare il drenaggio linfatico:
 Controindicazione assoluta: pace maker, paralisi spastica.

Tecar- terapia: apparecchiatura a radio frequenza, sfrutta trasferimento energetico richiamando


energia all’interno delle biostrutture.

LA COMPLESSA FISIOTERAPIA DI DECONGESTIONE DEL LINFODEMA


CFD: messa a punto dal prof.Foldi in Germania, si basa su 4 pilastri fondamentali:
1. Igiene e cura della cute.
2. DLM
3. Applicazione bendaggi compressivi.
4. Ginnastica decongestionante
DUE FASI:
 Prima fase: decongestionante per ¾ settimane con trattamento giornaliero se il linfedema è
di 3° stadio. (stadio di intervallo di latenza)
 Seconda fase: mantenimento e ottimizzazione, importante e la compressione mediante calze
e/o maniche elastiche standard o su misura.

OBIETTIVI DEL TRATTAMENTO


1. Riduzione dell’edema
2. Riduzione fibrosi
3. Trattamento dei deficit articolari adiacenti al linfedema
4. Recupero trofismo muscolare
5. Riduzione adiposità localizzata
6. Stabilizzazione del volume ridotto
7. Adattamento gestuale nella professione
8. Apprendimento del nuovo modello di vita.

 DLM (linfo drenaggio manuale)


 Cura e igiene della pelle.
 Bendaggio compressivo: ridurre l’edema dell’arto: tecnica multistrato, con bende
multistrato a corta elasticità (inferiore al 40%): senso disto-prossimale a 8 spina spina di
pesce: viene conservata per le 24 ore: indirizzando liquidi e proteine nel sistema vascolare.
 Elastocompressione: impedisce l’inondazione tessutale responsabile del riacutizzarsi
dell’edema linfatico determinato dalla stasi proteica e liquida. La contenzione mantiene i
risultati.
Concludendo possiamo dire che il trattamento più efficace è quello intensivo di 3-4 settimane, in cui
le tecniche di trattamento vengono applicate.
Il linfedema rimane per sempre una patologia cronica…

INTERVENTI CHIRURGICI
 Interventi derivanti: anastomosi linfatico venoso L-L o T-L (singola o multipla),
anastomosi linfonodo-venoso (meno durature)
 esse consentono di renare il flusso nel sistema venoso superficiale. Lo scapo
di questi interventi è superare l’ostacolo ostruttivo sfruttando la via di
deflusso venoso. E una tecnica utilizzata per il linfedema degli arti e dei
genitali esterni.
 Interventi ricostruttivi con autoinnesto di vasi linfatici o vasi venosi:
 Consiste ad esempio nel prelievo di un collettore linfatico dell’arto inferiore e
nella trasportazione a cavallo del cavo ascellare per la realizzazione di
anastomosi linfo-linfatiche. E una tecnica utilizzata principalmente per il
trattamento del linfedema dell’arto superiore.
 Per entrambe le tecniche chirurgiche, il reperimento dei collettori linfatici è
agevolato dall’esecuzione intraoperatoria di una linfografia in fluorescenza
mediante somministrazione sottocutanea di verde o indocianina.
 Trapianto autologo di linfonodi/tessuto linfatico:
 L’intervento consiste nel prelevare in modo selettivo del tessuto
linfatico/linfonodi con il loro vasi trofici, da una zona del corpo (es.
inguine, collo, ascella) per trasferirli a livello dell’arto che è
interessato del linfedema, ricollegando i vasi dei linfonodi a dei
piccoli vasi locali con l’utilizzo del microscopio.
 Intervento escissionale di Charles, di Servelle
 Intervento di Thompson
 Intervento di Lipo-linfo-aspirazione LVSP
PARTE PRATICA

Adeso andremo a stimolare le principali stazioni linfatiche per riattivare il flusso della linfa!
L’immagine che vedi qui sotto rappresenta le principali STAZIONI LINFATICHE

TEPORALIA
PAROTIS
ANGULUS
PROFUNDUS
OCCIPUT
TRAPEZIO
TERMINUS

1. Pompaggio Terminus (5 pompaggi)


2. Pompaggio Profundus (5 pompaggi)
3. Pompaggio Occiput ( 5 pompaggi)
Il tutto va ripetuto per tre volte!

1. Pompaggio Angolus (5 pompaggi)


2. Pompaggi Parotis (5 pompaggi)
3. Pompaggio Temporalis (5 pompoggi)
Il tutto va ripetuto per tre volte!

1) Pompaggio Occiput (5 pompaggi)


2) Pompaggio Profundus (5 pompaggi)
3) Pompaggio Terminus (5 pompaggi)
Il tutto va Una volta sola!

La zona del Trapezio che vedi nel disegnato nella foto qui in alto
viene stimolata solo quando metteremo il/la paziente a posizione prona per drenare la zona del
collo!

Il nostro obiettivo è di portare la linfa verso il TERMINUS che è la stazione linfatica per eccellenza
dove la linfa si riversa nel sangue e li il punto di congiunzione tra la vena Giugulare Interna e la
vena succlavia di sinistra e di destra!

Per eseguire correttamente il trattamento di Linfodrenaggio è necessario tener presente due aspetti
importanti legati alla circolazione linfatica:
1. La linfa scorre molto più lentamente rispetto al sangue perciò è di fondamentale
importanza rallentare il ritmo del massaggio, eseguendo il movimenti come se si
agisce al rallentatore. Se
non si rispetta questa regola fondamentale si pregiudica l’esito del trattamento e si agisce a
rallentatore. Se non si rispetta questo regola fondamentale si pregiudica l’esito del trattamento e si
rischia di rallentare ulteriormente il deflusso della linfa.
2. Prima di drenare la linfa di un distretto corporeo è sempre necessario svuotare il
ganglio linfatico superficiale in cui questa si riversa. Per capire meglio i motivi di
questa procedura immaginate un sistema di canali che riversano i propri liquidi in
un bacino di raccolta, dal quale si diparte un grosso canale. Affinchè il grosso canale
possa raccogliere agevolmente i liquidi dal sistema di canali più piccoli, la prima
azione che si deve compiere è di ripulire il bacino di raccolta.

SEQUENZA DEI MOVIMENTI SENO E TORACE:

1. Scarico Terminus (5 pompaggi)


2. Sfioramento
3. Catene gangliari sotto la clavicola (5 pompaggi per latto)
4. Scarico ascelle (5 pompaggi)
5. Pompaggi verso il capezzolo (tutto il seno)
6. Scarica parte interna del seno (1-2 min)
7. Scarico ascellare (5 pompaggi)
8. Scarica parte interna dell’altro seno (1-2 min)
9. Scarico ascella (5 pompaggi)
10. Profondo su coste (10 pompaggi)
11. Svuotamento parte alta del seno (10pompaggi)
12. Pompaggio dello sterno (10 pompaggi)
13. Sfioramento verso ascelle (3 sfioramenti)
14. Scarico Terminus (5 pompaggi)

ZONA LOMBARE:

1. Scarico Terminus (5 pompaggi)


2. Sfioramento (5 sfioramenti)
3. Pompaggio verso il basso (3 volte)
4. Movimenti verso il basso (2-5 min)
5. Svuotamento gangli inguinali (2-3 min)
6. Movimenti profondi (2-3min)
7. Pompaggio sulle vertebre (piccoli e numerosi)
8. Cambiare lato e fare i passaggi dal punto 3 al punto 7
9. Spremitura sul coccige (3 con respirazione)
10. Pompaggio paravertebrale (1 min)
11. Scarico Terminus (5 pompaggi)
GAMBA ANTERIORE:
1. Scarico Terminus ( 5 pompaggi )
2. Scarico gangli linfatici addome ( 5 pompaggi per lato )
3. Sfioramenti gamba ( 3 sfioramenti )
4. Riscaldamento del muscolo ( 1 minuto )
5. Scarico inguinale ( 5 pompaggi )
6. Pompeè renvoyer verso l'inguine ( 2 – 3 minuti per fascia )
7. Pompeè renvoyer fascia esterna ( 1 – 3 minuti )
8. Pompaggio a due mani ( 1 – 2 minuti )
9. Anelli con mani contrapposte ( 2 passaggi per 3 zone )
10. Pompeè renvoyer ginocchio interno ( 2 minuti circa )
11. Drenaggio del ginocchio (10 pompaggi)
12. Scarico cavo popliteo (10 pompaggi)
13. Sfioramenti dalla caviglia al ginocchio (3 sfioramenti)
14. Pompeè renvoyer della gamba (1-2 minuti)
15. Strizzatura dorso del piede (3 passaggi)
16. Pompaggio infratendini (tempo a piacere in base al gonfiore)
17. Pompaggi delle dita (3 pompaggi per dito)
18. Scarico malleoli (1- 3 minuti)
19. Drenaggio zona plantare (1 – 2 minuti)
20. Scarico cavo popliteo (10 pompaggi)
21. Scarico inguine (5 pompaggi)
22. Sfioramento finale dalla caviglia alla coscia (3 sfioramenti)
23. Passare all'altra gamba e ripetere tutti i punti da punto 3 al 22 .
24. Far girare il/la cliente e lavorare la parte posteriore delle gambe

Gamba posteriore
1. Sfioramento dalla caviglia in su ( 3 sfioramenti )
2. Pompaggio a mani contrapposte ( 2 – 4 minuti )
3. Pompaggio su 3 fasce ( 1 – 3 minuti per fascia )
4. Scarico cavo popliteo ( 5 pompaggi )
5. Sfioramenti dalla caviglia in su ( 3 sfioramenti )
6. Pompaggio dei gemelli ( 1 - 3 minuti )
7. Scarico cavo popliteo ( 5 pompaggi )
8. Drenaggio malleoli ( 1 – 3 minuti )
9. Strizzatura zona plantare ( 1 minuto )
10. Sfioramenti finali ( 3 sfioramenti )
11. Scarico zona interno coscia ( 5 pompaggi )
12. Passare all'altra gamba e fare i punti dal 1 al 11.
13. Scarico creste iliache ( 10 pompaggi per lato )
14. Scarico Terminus ( 5 pompaggi )

Glutei
1. Pompeé renvoyer parte esterna (2- 5 minuti)
2. Pompeé renvoyer parte interna (2- 5 minuti)
3. Scarico dei linfonodi anali (3 pompaggi con respirazione)
4. Passare sull'altro gluteo e fare il Pompeé renvoyer parte esterna
(2- 5 minuti)
5. Pompeé renvoyer parte interna (2- 5 minuti)
6. Scarico dei linfonodi anali (3 pompaggi con respirazione)
7. Scarico linfonodi creste iliache (10 pompaggi per lato)
8. Scarico Terminus (5 pompaggi)

Controindicazioni
1. No sulle ferite aperte (SI attorno alla ferita con inizio di cicatrizzaz.)
2. No sulle infezioni acute (stati febbrili, influenzali, etc)
3. No tumori maligni (sospetti o accertati)
4. No sui linfonodi dolenti
5. No se la persona soffre di insufficienza renale o cardiaca
6. No sulle trombosi recenti (aspettare 4 – 6 settimane)
7. No ipertiroidismo
8. No persone ipotese (SI per le persone ipertese)
9. No su eczemi acuti