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INTRODUZIONE COSTRUZIONE DI MACCHINE 2

La teoria della trave di DSV viene formulata a partire dalle seguenti ipotesi:
Materiale omogeneo
Materiale isotropo
Materiale linearmente elastico
Una dimensione nettamente prevalente sulle altre
Ci si deve trovare sufficientemente lontani dal punto di applicazione del carico
Man mano che affronteremo i vari argomenti, rimuoveremo tutte le ipotesi. Per quello che
riguarda lomogeneit e lisotropia, ci sar dato un accenno iniziale per poi parlare dei materiali
compositi che rappresentano lapplicazione pi comune di materiali non isotropi e non
omogenei. Poi verr rimossa lipotesi di elasticit lineare del materiale, quindi cominceremo a
parlare di materiali a comportamento plastico, viscoso (riferito a materiali che si trovano ad alta
temperatura, ma ci sono dei materiali che si comportano nel medesimo modo anche trovandosi a
temperatura ambiente come ad esempio il piombo ed il nylon). Poi parleremo delleffetto della
geometria, che non avr pi le caratteristiche previste dalla teoria del DSV; c da dire che la
geometria influisce fortemente sul valore delle tensioni. Rimuoveremo lipotesi di lontananza
dalle zone caricate ed andremo a verificare cosa succede quando ci si trova vicino alle zone
caricate; vedremo infatti che piastre, gusci e geometrie del genere possono essere schematizzate
similmente ad una trave, solo che si avr variabilit oltre che in x anche lungo y, in quanto ci
troveremo a lavorare in un piano. Il corso comprender lo studio del meccanismo della rottura e,
quindi, mentre siamo lavoriamo con lipotesi di materiale lineare e rottura statica, tratteremo la
fatica dei materiali, intesa come la nascita di una cricca che si propaga nel materiale col tempo e
fa si che un elemento, apparentemente ben dimensionate, ha il solo scopo di non rompersi prima
di un certo tempo.

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I Stati di Tensione e Deformazione
Introduzione
Abbiamo in figura un corpo continuo il quale
assoggettato da carichi esterni ed vincolato sulla
frontiera; nella figura sono rappresentati solo carichi
(forze e momenti) superficiali, ma naturalmente ci
saranno anche forze di massa.

Labituale introduzione delle tensioni fatta


mediante unidea di sezione; infatti
supponendo che il corpo di partenza sia in
equilibrio, se tagliandolo in due esso rimane
ancora in equilibrio, questo vuol dire che la
parte rimanente risente della parte che non
stiamo tenendo pi in considerazione
attraverso un sistema di carichi che poteva
esplicarsi soltanto attraverso larea interna
individuata dalla sezione. Allora se sulla faccia, che prima era interna, individuata dalla sezione
si suppone agente un sistema di forze analogo al sistema di forze 2 esplicato sulla parte in
considerazione dalla parte tolta, solo allora la parte tolta pu considerarsi in equilibrio.
Quando realizziamo una sezione (taglio), possiamo individuare le aree ottenute dalla sezione
mediante le normali alle aree stesse; infatti prendendo in considerazione un elemento di area
infinitesima, possiamo caratterizzarla mediante la normale uscente n dalla suddetta area
elementare dA, e su questa area infinitesima si esplicheranno delle forze che possono
rappresentarsi mediante un vettore t.
Questa una delle ipotesi pi strambe che si possono fare, infatti sostanzialmente si sta
riportando il risultante delle forze e delle coppie ad un punto, nel quale il risultante delle coppie
nullo in quanto nel passaggio al limite, considerando delle superfici elementari dA, leffetto del
braccio delle coppie si attenua talmente che diviene praticamente nullo.
Dunque dagli elasticisti dellepoca stato ideato un modello nel quale sistemi di forze e coppie,
riportati allinterno del corpo, si traducevano solo in un sistema di forze. Questo ci vuole far
capire che la teoria dellelasticit fortemente influenzata dal modello adottato per modellare
il presunto comportamento di un sistema in determinate condizioni di carico.

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Componenti della Tensione
Quello che abbiamo detto per un generico corpo, pu essere generalizzato per una trave; nel
momento in cui si effettua un taglio in una trave, si individua una sezione della trave nella quale
pu essere calcolato leffetto del carico esterno, ovvero posso ridurre il carico esterno a quella
sezione valutando il risultante dei carichi esterni applicati.
Questa operazione non sufficiente nel caso si volesse identificare la capacit portante del
sistema trave, ovvero nella sezione retta si vanno ad identificare delle aree elementari dA e si
determina la quota parte del risultante agente nella sezione che si scarica sullarea elementare.
Si proietter il vettore t lungo la normale
n e lungo una direzione ad essa
ortogonale; ma come si nota dal disegno
le possibili direzioni ortogonali ad n
spaziano in un piano a 360, la direzione
ortogonale verr individuata dal piano
contenente sia n che t. In generale si
avr una componente normale che verr
chiamata Fn ed una componente
tangenziale chiamata Ft. In questo modo
posso individuare landamento delle tensioni in tutta la sezione retta, che sezione di
separazione tra un elemento ed un altro. In base alla forma di codesti andamenti, possiamo
distinguere le sollecitazioni che in Scienza delle Costruzioni abbiamo definito semplici.
Se al posto di considerare una sezione considero tante sezioni, il nostro problema cambiato in
quanto posso, dal solido di partenza, estrarre un cubetto di volume elementare; fare ci analogo
a considerare tutti i piani che lo compongono come delle aree elementari individuabili da
normali positive uscenti. C labitudine di prendere in considerazione, per la qualificazione
delle componenti di sollecitazione, un cubetto i cui spigoli siano paralleli agli assi coordinati
scelti arbitrariamente. In questo modo si vanno a definire le componenti di tensione normale e
tangenziale sulle facce del cubetto che, come si vede dalla figura, risultano essere 18, 3 per
ogni faccia del cubetto.
Logicamente per simmetria le 18 componenti si riducono a 9.

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Equilibrio
Dopo la definizione delle componenti delle tensioni possiamo analizzare le condizioni di
equilibrio del cubetto rappresentato allo scopo di capire quali sono le relazioni che legano le
tensioni affinch il cubetto risulti essere in equilibrio.

Bisogna stare attenti al fatto che le tensioni sono


delle pressioni, e che lequilibrio viene fatto tra
forze e non tra pressioni, oltre a ricordarsi che un
corpo nello spazio ha 6 gradi di libert, 3 inerenti
la traslazione e 3 inerti la rotazione; quindi per
verificare se un corpo in uno spazio
tridimensionale effettivamente in equilibrio, si
devono studiare le traslazioni lungo i tre assi
coordinati e le tre rotazioni attorno i medesimi
assi.

Lo studio dellequilibrio viene fatto con riferimento ad un qualsiasi cubetto elementare estraibile
dal corpo continuo, ovvero comunque interno al nostro dominio elastico; di conseguenza quello
che otterremo dallo studio effettuato verr chiamato equilibrio indefinito, perch indefinito il
cubetto allinterno del sistema.
Le 3 equazioni di equilibrio alla rotazione, che sono pi seccanti da trattare, si riducono ad un
risultato semplicissimo, infatti si ha che le componenti di taglio devono rispettare la condizione
di simmetria, ovvero: ij =ji (condizione di equilibrio alla rotazione). Quindi, per quanto riguarda
la valutazione delle componenti di sollecitazione, cominciamo a tirare un sospiro di sollievo, in
quanto al posto di definire 9 componenti ne dobbiamo definire solo 6. Le equazioni di equilibrio
indefinito, si scrivono in maniera molto semplice, e le componenti di tensione vanno prese con il
verso positivo se concordi con il verso degli assi coordinati.
Ad esempio lequazione di equilibrio alla traslazione lungo y risulta:

La maggior parte dei problemi, la cui soluzione richiede il passaggio attraverso le componenti di
tensione, si fonda sulla risoluzione di queste equazioni di equilibrio; per di pi a questo sistema
viene accoppiato un sistema di equazioni di congruenza, che ci complica notevolmente il lavoro,
infatti si adottano delle soluzioni che soddisfano automaticamente le equazioni di congruenza per
poi adottare queste soluzioni per risolvere le equazioni di equilibrio.

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Le equazioni di equilibrio rappresentano le relazioni che intercorrono tra le derivate delle
componenti di sollecitazione e le forze di massa; nelle equazioni di equilibrio compaiono le forze
di massa al posto delle forze di superfice per il semplice fatto che noi abbiamo supposto di
estrarre il cubetto dallinterno del corpo continuo. La comparsa delle forze di massa potr
effettuarsi grazie alla presenza dei gradienti delle componenti di tensione, infatti a partire dai
valori che si devono avere sulla superfice, la presenza dei gradienti mi permette di determinare
tutto landamento dello stato tensionale.
In molti casi vengono trascurate le forze di massa, ovvero ci riconduciamo a sistemi di equazioni
nei quali non compaiono le forze di massa, in quanto le forze di massa abituali con le quali
abbiamo a che fare sono ad esempio la forza peso, che danno luogo a stati tensionali noti.
Ricordando che nei problemi elastico lineari valido il principio di sovrapposizione degli effetti,
studiamo il problema in assenza delle forze di massa per poi sovrapporre alle soluzioni trovate
quelle inerenti le forze di massa. Dunque nel caso in cui non vengono considerate le forze di
massa, le equazioni formano un sistema di equazioni omogeneo, ovvero sono prive del termine
noto.
Nelle vicinanze della superfice,
evidentemente, dovremo tener conto del fatto
che nel nostro elemento di volume, preso per
rappresentarci la nostra struttura, dovr esserci
una superfice, altrimenti non riusciremmo a far
comparire le forze superficiali che tanto ci
interessano e, di conseguenza, non avremmo
risolto il problema, cio vedere cosa succede
in superfice e, con il cubetto, andarcene verso
linterno. Lelemento che viene utilizzato, non
altro che un cubetto sfettato (tetraedro di
Cauchy) nel quale la base obliqua rappresenta
lelementino di superfice; la struttura delle
equazioni di equilibrio indefinito
praticamente identica a quella delle equazioni che abbiamo identificato per il cubetto, per
considerando il tetraedro perveniamo ad un sistema di equazioni che non pi differenziale ma
di tipo algebrico, nel quale le componenti di tensione, che agiscono sulle tre facce del tetraedro,
sono legate alle componenti delle forze superficiali attraverso i coseni direttori della normale
uscente dalla superfice rispetto i tre assi coordinati.
Possiamo immediatamente conoscere, in maniera algebrica, quello che succede sulla superfice
del nostro elemento ed i valori ottenuti possono costituire, se vogliamo, le costanti di
integrazione delle equazioni che sono valide allinterno del corpo continuo; infatti quando
andiamo ad integrare le equazioni di equilibrio, partiremo dai valori ottenuti in questa occasione.
Per molti problemi di interesse pratico sono problemi di tipo, cos detto, misto; infatti quando
gli elasticisti si misero a studiare il comportamento generale di un elemento, hanno dovuto
definire delle condizioni al contorno, le condizioni di carico al contorno sono rappresentate dalle
equazioni di Cauchy.

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Esiste un altro tipo di condizione al contorno, che sono definite in termini di spostamento e che
non vanno ad agire sulle equazioni di equilibrio indefinito, ma vanno ad agire sulle condizioni di
equilibrio elastico, poich devono contenere il legame tensione-deformazione. Infatti le
equazioni di equilibrio elastico, non sono altro che le equazioni di equilibrio nelle quali
compaiono le componenti di spostamento in quanto si sono espresse le componenti di tensione
come componenti di spostamento attraverso le equazioni di Navier; ci siamo, dunque, riscritte le
equazioni in termini di spostamento. C anche la possibilit, attraverso le equazioni di Beltrami,
di scrivere le equazioni di equilibrio e di esprimerle, attraverso Navier, in termini di componenti
di sollecitazione.
Quelle abitualmente usate sono quelle in termini di spostamento, poich serve quella forma per
risolvere il secondo tipo di problema, in quanto, le condizioni al contorno sono date in termini
spostamento; in questo modo pu essere introdotto il comportamento del materiale (legame
costitutivo).
Il problema sorge quando si ha a che fare con i problemi di tipo misto, per i quali in una certa
parte della superfice esterna sono noti i carichi e per unaltra parte della superfice esterna sono
noti gli spostamenti; noi ci limiteremo al caso in cui sono note le componenti di sollecitazione
sulla superfice.

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Direzioni Principali
Dobbiamo fare una considerazione: possiamo, al posto di prendere il cubetto (volume)
completamente immerso nella nostra struttura, prendere un tetraedro completamente immerso
nella struttura? Cos facendo non potr determinare lincremento delle tensioni (poich
scompaiono i gradienti di tensione) ma potr solo mettere in equilibrio tre facce con la quarta,
dove agir uno stato tensionale qualsiasi scomponibile in una tensione normale e due tensioni
tangenziali. Quindi, un sistema di equazioni di equilibrio algebrico, pu essere scritto per un
tetraedro che si trova allinterno del sistema; logicamente al secondo membro del sistema non si
avr una i, ma comparir una i e due i mutuamente ortogonali tra di loro (la x agente sulla
faccia obliqua si scompone in una x e due x una lungo x ed una lungo y).
Per guardando le equazioni di Cauchy, si pu notare che un sistema di tre equazioni in sei
incognite; dunque se noi riuscissimo a ridurre il numero delle incognite avremmo una studio del
problema nettamente pi agile; possiamo pensare di utilizzare dei tetraedri qualsiasi, ma orientati
in una certa maniera, ed, in particolare, cercare di trovare un tetraedro orientato in modo tale da
far risultare, sulla superfice obliqua, una tensione esclusivamente normale(ricerca degli
autovalori e degli autovettori associati agli autovalori).
Otteniamo cos la scrittura delle equazioni di Cauchy, dove per, a secondo membro, compare
una tensione prettamente normale, ovvero siamo alla ricerca delle direzioni principali di
tensione. Lalgebra tensoriale ci dice che un tensore del secondo ordine ha tre direzioni
principali.

Se troviamo questa orientazione, allora il valore della tensione proprio lorientamento del
tetraedro; i tre coseni direttori della normale uscente restituiscono il valore della tensione sulla
superfice obliqua.
N.B.: I tre coseni direttori della normale al piano obliquo, rappresentano, in questo caso, le tre
componenti della tensione lungo i tre assi coordinati, proprio perch la normale ed il vettore
tensione applicata sulla faccia obliqua coincidono in direzione.
Raggruppando le incognite (i coseni direttori della normale) al primo membro, ottengo un
sistema omogeneo che ha soluzione non banale se e solo se il determinante dei coefficienti
nullo.
La matrice [] viene denotata tensore aumentato delle sollecitazioni, ed il vettore colonna {} mi
rappresenta i coseni direttori rispetto agli assi coordinati.
La [] una matrice 3*3; facendone il determinante otteniamo un equazione del 3 grado che ci
consente di ottenere le componenti del vettore tensione.

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Quello che meno immediato, che le tre radici dellequazione di 3 grado sono tutte e tre reali.
Per ogni valore delle radici, possiamo individuare un certo vettore colonna (autovettore); alla
fine otterremo un tetraedro nel quale esisteranno tre superfici mutuamente ortogonali, sulle quali
agiranno delle tensioni esclusivamente normali, in quanto quelle di taglio sono nulle.
Questo fatto molto importante, in quanto si hanno tre direzioni tra di loro ortogonali, sfruttabili
in modo tale da poter orientare il tetraedro proprio lungo quelle direzioni, ovvero le componenti
x,y e z agiranno sulle facce solo in direzione normale ad esse.
Il problema che, nella generalit dei casi, lo stato tensionale, allinterno del nostro sistema
continuo, varia da punto a punto, di conseguenza le direzioni principali variano da punto a
punto.
Dobbiamo capire quali sono gli autovettori relativi agli autovalori; ponendo per esempio = 1,
otteniamo un sistema di 3 equazioni in 3 incognite; c da notare che le 3 equazioni sono
diventate linearmente dipendenti e possiamo prenderne in considerazione solamente due, infatti,
la terza mi darebbe luogo ad un identit; possiamo altres introdurre una equazione ausiliaria( la
somma dei quadrati dei coseni direttori unitaria) per escludere le infinite soluzioni possibili.
Le due equazioni indipendenti pi la condizione ausiliaria, mi permettono di determinare
univocamente i coseni direttori e di conseguire lorientazione delle superfici del tetraedro; posso
ripetere le operazioni per tutte le facce del solido. Dunque le equazioni iniziali mi consentono di
riformulare il problema dello stato tensionale lungo le tre direzioni principali; questo grazie a
delle relazioni di trasformazione. Noto, in generale, lo stato tensionale su tre facce coordinate del
tetraedro generale in un qualsiasi punto dove compaiono tutte le tensioni ( e ) e i coseni
direttori della normale al piano obliquo e di una retta di coseni direttori i per determinare la
direzione delle i, nel piano obliquo (altrimenti avrei possibilit di decomposizione a 360
ortogonalmente a n), possiamo ricondurci alla valutazione delle tre componenti di tensione
principali. Comunque sia, da un sistema che comprendeva 9 incognite siamo passati a 6
incognite ed abbiamo potuto scrivere delle relazioni tra le componenti di tensione, poi se lo
studio dello stato tensionale viene preceduto dal cambiamento di riferimento, ovvero dal
riferimento generale a quello principale, le incognite divengono 3.

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ESEMPIO
Nellesempio numerico riportato di seguito, pu essere utilizzato il metodo di Cardano per la
risoluzione delle equazioni algebriche di 3 grado perch, in questo caso, le radici sono tutte
reali.

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Stato Piano di Tensione e Deformazione
Ci sono dei casi in cui le componenti di tensione sono meno di 3? La risposta affermativa
almeno in teoria, praticamente avere uno stato tensionale descritto da due sole componenti di
tensione impossibile ; possibile solo con una certa approssimazione, ovvero quando abbiamo
a che fare con elementi molto sottili quali dischi e piastre molto sottili; questi elementi possono
essere caratterizzati da due sole componenti di sollecitazione in quanto lecito ammettere con
buona approssimazione che la terza componente sia praticamente nulla.

Questo stato tensionale stato molto studiato, e se prendiamo in considerazione il solito cubetto
si pu notare che le tensioni principali divengono due; se, quando abbiamo uno stato piano di
tensione, abbiamo la cautela di allineare lasse, di solito quello z, con la direzione lungo la quale
si ha tensione nulla, allora si distinguono, nel caso generale, due tensioni normali ed una di
taglio.
(la formula riportata per il calcolo delle tensioni principali nello stato piano di tensione,
inerente ai cerchi di Mohr).

Problemi dellingegneria sono legati a stati piani sia di tensione che di deformazione; sono
modelli entrambi utili perch, in molti casi, ci semplificano la vita in quanto ci permettono di
capire meglio le cose perch contengono un numero minore di incognite. La differenza
sostanziale tra i due stati piani che lo stato piano di deformazione si verifica quando, in una
direzione, non si verificano allungamenti o accorciamenti, ovvero si ha per cilindri infiniti.

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Direzioni Principali per Stati Piani
Ovviamente le strutture reali sono intermedie, allora parleremo di zone che si comportano quasi
come una zona a stato piano di tensione (deformazione).
Avremo a che fare spesso con stati piani; il
triangolo raffigurato a lato, non altro che il
tetraedro di partenza che diviene un triangolo in uno
stato piano, in quanto abbiamo ritenuto nulla, o
quasi, una componente di tensione nella direzione di
appiattimento.
Sulla faccia obliqua del triangolo (ipotenusa) quanto
valgono le tensioni n e n al variare dellangolo ?
Vorremmo sapere cosa succede con vari
orientamenti, in modo tale da avere il
comportamento delle tensioni n e n in funzione di
qualsiasi deviazione rispetto agli assi coordinati.
Non dobbiamo fare altro che scrivere lequilibrio
alla traslazione lungo i due assi rispetto ai quali le
due tensioni non sono nulle; ricordandoci per che
lequilibrio va fatto tra forze e non tra pressioni (nella formula dellequilibrio alla traslazione
lungo x, dA la superfice ortogonale alla direzione x, ovvero il cateto pi lungo); facendo
lequilibrio alla traslazione anche lungo y, si ottiene un sistema di due equazioni che consentono
di determinare, in termini finiti e non differenziali, il legame tra le componenti di tensione lungo
gli assi comunque scelti, e le componenti di tensione di taglio e normale agenti su di una
superfice comunque orientata rispetto al riferimento coordinato.

Questo pu servire, ad esempio, per ricavare le direzioni principali facendo la derivata prima,
rispetto allangolo delle due componenti n e n di tensione e ponendo a zero le due derivate;
cos facendo ottengo lorientazione dellipotenusa del triangolo per la quale ho il max di n
(direzione principale), e lorientazione per la quale ottengo le n max (non possiamo in questo
caso parlare di direzioni principali di taglio, in quanto le componenti normali non si annullano
del tutto).

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Coordinate Cilindriche
Ma chi ha detto che si devono usare le coordinate cartesiane? Allora, come sappiamo, la scelta
del riferimento molto importante; utilizzeremo il sistema di riferimento che replica, nella
maniera pi semplice possibile, la geometria ed il sistema di carichi, poich cercheremo un
sistema che ci semplifichi lo studio da effettuare; esistono dunque una pluralit di sistemi di
riferimento che, di volta in volta, ci possono o meno semplificare lo studio in atto. Possiamo
affermare con totale certezza che il sistema di riferimento cilindrico, parallelamente a quello
cartesiano, di gran lunga quello pi utilizzato. Il problema che in un nuovo sistema di
riferimento cambiano tutte le formulazioni, per esempio, di deformazione e di tensione; la
formulazione delle equazioni di equilibrio cambia del tutto, infatti, in coordinate cilindriche, il
volume elementare un settore di corona cilindrica, mentre in un riferimento sferico un settore
di calotta sferica. Quindi dovremo ricavarci nuovamente tutte le definizioni che fin ora abbiamo
utilizzato; tutto questo comporta un onere non trascurabile che ci complica notevolmente il
lavoro; inutile dire che il settore di corona cilindrica riportato sulla figura lequivalente del
cubetto nel riferimento cartesiano.

La cosa che pi ci sorprende che in un riferimento cilindrico le direzioni degli assi variano
da punto a punto; basti pensare che una coordinata cilindrica la tangente ad una circonferenza
che naturalmente varia da punto a punto; allora diviene difficile capire il significato fisico delle
componenti di tensione.

Equazioni di Equilibrio
Nella maggior parte dei casi quella che noi chiamiamo tensione circonferenziale o di cintura,
viene chiamata tangenziale; molti la t la chiamano tensione tangenziale. In generale il sistema
utilizzato cilindrico, quindi avremo un piano xy in cui avremo fissato un asse polare r, ed un
anomalia in senso antiorario che ci spazia il piano i questione. La perpendicolare al piano xy
la terza dimensione, ovvero z.
Allora nelle coordinate cilindriche le superfici che noi prendiamo in considerazione sono tre:
superfici a = cost. che sono ovviamente dei piani radiali;
superfici a r = cost. che sono delle superfici cilindriche,
ed in definitiva superfici a z = cost. che sono dei piani normali a z.
Ed ecco perch, in coordinate cilindriche, il volume elementare un settore di corona cilindrica:
racchiuso da due piani radiali, due piani perpendicolari a z e due superfici cilindriche (r1=cost e
r2=cost). Quindi avremo delle componenti di tensione normali che saranno radiali e che agiranno
su superfici a r = cost; avremo delle tensioni circonferenziale t che agiranno su piani radiali e
avremo delle z che agiranno in direzione parallela a z. Poi avremo delle rt che agiranno sulle

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superfici a r = cost. e sulle superfici a = cost; avremo delle tensioni rz che agiranno sulle
superfici a r = cost e a z = cost. e delle tz che agiranno sulle superfici a z = cost. e a = cost.
Facciamo mente locale e supponiamo di avere uno stato tensionale piano in cui la direzione ove
la componente di tensione nulla la direzione z; dunque le componenti non nulle sono tre e
sono t, r, rt.
Scegliamo di scrivere le equazioni di equilibrio indefinito in un sistema di riferimento cilindrico,
e vediamo cosa ne tiriamo fuori: supponiamo di fare una sezione a z=cost. e di proiettare il tutto
in direzione radiale; quando facciamo riferimento al nostro pseudocubetto (ovvero un volume
elementare in coordinate cilindriche) e lo sezioniamo a z=cost., ci viene fuori un settore di
corona circolare caratterizzato da tanti raggi; noi facciamo riferimento al raggio medio. Come in
questo cubetto esister un raggio medio, quando parleremo di direzione tangente al cubetto,
parleremo della direzione tangente al cubetto nel punto dincontro tra direzione radiale assunta
(media) e la circonferenza media.
N.B.: nella direzione perpendicolare al foglio, facciamo riferimento ad una dimensione b.
Nello scrivere le equazioni di equilibrio lungo la direzione radiale, e facendo le semplificazioni
possibili e che stiamo parlando di angoli molto piccoli, si ottengono cos le equazioni riportate di
seguito.

Come si pu notare dalla struttura delle equazioni, c una connessione tra i termini finiti ed i
termini differenziali; non ci si deve stupire di questo in quanto tutto ci necessario per una
questione prettamente dimensionale. Daltra parte dr lelemento di lunghezza agente in
direzione radiale, mentre rd lelemento di lunghezza agente in direzione circonferenziale;
quindi ogni volta che ci ritroviamo una potenza di d ci dobbiamo ritrovare necessariamente
una r che abbia lo stesso grado. Come abbiamo fatto per la direzione radiale, cos procediamo
per la direzione tangenziale, ottenendo le equazioni riportate di seguito.

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Anche questa seconda equazione contiene sia termini finiti sia termini differenziali. In
moltissime applicazioni vedremo che il nostro problema non dipende dalla coordinata , quindi
praticamente il comportamento del solido lo stesso in tutte quante le direzioni, per una certa
geometria, per una certa modalit di applicazione del carico; per tutti questi casi il termine in d
si annulla.
Nel caso generale le equazioni di equilibrio sono tre, in questo caso generale compaiono tutte le
tensioni possibili.

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Componenti di Spostamento
Naturalmente a questo punto dovremmo completare il discorso parlando in termini di
componenti di spostamento; le componenti di spostamento le conosciamo bene, abbiamo
sempre fatto lipotesi di piccolezza degli spostamenti, ed il problema fondamentale quello di
ricavare lo spostamento di un punto quando sia noto lo spostamento di un altro punto del
sistema. Quello che andiamo a calcolare , sostanzialmente, una differenza degli spostamenti
assumendo che la funzione campo di spostamento pu essere qualsiasi, ma andandola a
sviluppare in serie di Taylor ed arrestandoci ai termini lineari proprio perch facciamo
riferimento ai piccoli spostamenti.
In questo modo otteniamo un campo di spostamento nellintorno del punto P, tale da
corrispondere ad una traslazione retta da relazioni lineari; in questo modo per non risolviamo
tutti i problemi, infatti c tutta una categoria di problemi per i quali non possibile ritenere che
il campo di spostamento dipenda solo dai termini lineari, e dobbiamo necessariamente fare
riferimento a tutti i termini dello sviluppo. Comunque se riteniamo valida la teoria lineare, quella
dei cos detti piccoli spostamenti, ci ritroveremo delle componenti di spostamento u, v e w che
sono riportate di seguito (da ricordarsi assolutamente che le deformazioni, siano esse lungo una
direzione che angolari, sono , a tutti gli effetti, adimensionali).

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Componenti Spostamento in coordinate Polari
Se andiamo a considerare le tensioni in coordinate cilindriche, dovremo misurare, nello stesso
riferimento, anche le deformazioni. Si tratta allora di capire bene di quali deformazioni stiamo
parlando; le tre direzioni sono: radiale, circonferenziale e lungo z; ovviamente le deformazioni
da rilevare saranno tre.
Cominciamo col prendere quella radiale, la deformazione radiale rappresenter come cambia la
lunghezza del raggio elementare prima e dopo la deformazione e, logicamente, riferita alla
lunghezza iniziale dr.
La variazione di lunghezza pu essere calcolate direttamente in termini di spostamento dato lo
spostamento di un estremo meno lo spostamento dellaltro estremo.
Se si ha uno spostamento radiale, al raggio interno, che denotiamo con u, al raggio esterno ci
sar uno spostamento che vale u+(u/r)dr; la differenza di lunghezza tra i due (u/r)dr, ma
riferendo il tutto ad una lunghezza iniziale dr, si ottiene alla fine che r= (u/r), che mi dice
come varia dr, ovvero come un guscio cilindrico, per effetto della deformazione, si assottiglia o
si ispessisce.

Completamente diverso il significato della deformazione tangenziale, che mi dice di quanto


cambia una circonferenza, perch passata su di un raggio diverso.
Per effetto dei carichi la circonferenza si adagiata su di un raggio diverso, quindi si allargata
(pensiamo ad una botte sollecitata dallinterno), i vari punti della circonferenza si sono portati su
circonferenze diverse; la circonferenza iniziale ha, dopo la deformazione, unaltra lunghezza;
sostanzialmente t la differenza tra le lunghezze delle circonferenze, infatti la variazione di
allungamento tangenziale, che riferiamo al raggio medio, ci dice di quanto cambiato questo
raggio.
Questo raggio pu essere cambiato per due motivi:
perch, a parit di d , si spostato su di un altro raggio;
perch, a r = cost, cambiato d; quindi e diversa lapertura angolare.

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Questi, sostanzialmente, sono i due motivi per i quali larco medio pu cambiare. Allora
scriviamo facilmente la relazione corrispondente alla variazione di lunghezza al variare de r ma
con cost, o una variazione di v, in quanto r = cost ma q cambiato.
Se si fanno le semplificazioni possibili, si ottiene: t = (u/r)+( v/r ) la t non del tutto
indipendente dalla r perch mentre la r= (u/r) la t = (u/r) ovvero dipendono entrambe dallo
spostamento radiale; per la t dipende anche dalla variazione di apertura che determina uno
spostamento dei punti lungo la stessa circonferenza.
Ci sono casi dove non c dipendenza da ; di conseguenza non c proprio il termine contenente
v, ovvero i punti sulla circonferenza non si muovono.

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