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Le Democrazie contemporanee

di Filippo Amelotti
Riassunto del libro di Lijphart, dedicato ad un'acuta analisi delle democrazie
contemporanee. L'autore ne identifica una tipologia bipolare, il modello
maggioritario e il modello consensuale, cui possibile ricondurre le diverse
tipologie di democrazie contemporanee, affrontandone il rendimento.

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Universit degli studi di Genova


Scienze Politiche
Le Democrazie contemporanee
G.Cama
Le Democrazie contemporanee
A. Lijphart
Il mulino
2001

Filippo Amelotti

Sezione Appunti

1. Il modello Westminster nel U.K.


Accentramento del potere esecutivo in governi monopartitici a maggioranza risicata
Nel sistema di governo britannico lorgano con maggior potere lesecutivo. Esso composto da membri
del partito che ha la maggioranza assoluta e i partiti di minoranza non vi sono rappresentati. Dato che i due
maggiori partiti hanno approssimativamente la stessa forza il partito che vince le elezioni di solito non
rappresenta che una stretta maggioranza mentre la minoranza relativamente ampia. Il governo
monopartitico a maggioranza risicata incarna in modo perfetto il principio della regola maggioritaria:
detiene unampia porzione del potere politico da esercitare in rappresentanza e nellinteresse di una
popolazione molto pi vasta di quella ce si espressa a suo favore. Una larga minoranza viene invece
esclusa dal potere e relegata al ruolo dellopposizione.

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Sezione Appunti

2. Predominio dellesecutivo in U.K.


Il U.K. ha un sistema parlamentare di governo cio il governo dipende dalla fiducia del parlamento. In teoria
potendo la camera dei comuni spingere il governo alle dimissioni, lo controlla. In pratica la relazione
inversa. Il governo, essendo composto dai leader di un partito che gode di una solida e coesa maggioranza
alla camera dei comuni pu ragionevolmente pensare di potere restare in carica e vedere approvate le
proprie proposte legislative. Lesecutivo predominante nei confronti del parlamento. Poich una forte
leadership di governo dipende dal sostegno parlamentare e dalla coesione interna a partito di maggioranza i
governi perdono alcune delle proprie prerogative di predominio quando una o entrambe di queste condizioni
non si determinano.

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Sezione Appunti

3. Sistema bipartitico britannico


La politica britannica dominata da due grandi partiti: il partito conservatore e quello laburista. Ci sono altri
partiti che partecipano alle elezioni ottenendo anche dei seggi alla camera dei comuni, in particolare i
liberali e i liberaldemocratici. I due partiti principali occupano la maggior parte dei seggi e gli altri non
possono competere per la vittoria. Un elemento che funge da corollario al bipartitismo la tendenza verso la
natura unidimensionale del sistema partitico. I programmi e le politiche preferite dai principali partiti si
differenziano generalmente attorno ad un principale motivo di frattura rappresentato di solito dalla questione
socioeconomica. Questo il caso del sistema bipartitico britannico. Il partito laburista rappresenta le
preferenze a sinistra del punto mediano mentre il partito conservatore copre gli orientamenti a destra del
centro. La stessa differenza si riflette in modo fedele con la distribuzione dei voti ai partiti nelle elezioni alla
camera dei comuni. Le classi lavoratrici danno la loro preferenza ai candidati laburisti, le classi media a
candidati conservatori. Liberali e liberaldemocratici occupano una posizione centrale.

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Sezione Appunti

4. Sistema elettorale maggioritario e non proporzionale in U.K.


La camera dei comuni un organo legislativo molto vasto formato da 659 parlamentari.
I membri sono eletti ciascuno in un distinto collegio secondo il metodo maggioritario uninominale che in
Gran Bretagna spesso designato come il sistema First Past the post: viene eletto il candidato che ha la
maggioranza assoluta dei voti o nel caso in cui questa non venga raggiunta, quello con la minoranza pi
ampia. Questo sistema tende a produrre risultati altamente non proporzionale.
Douglas ha definito appropriatamente maggioranza costruita cio creata artificialmente dai meccanismi del
sistema elettorale piuttosto che dal reale pluralismo del voto. Tutti i partiti vincitori lo sono stati grazie al
beneficio di tali maggioranze costruite.
La definizione pi esatta del modello democratico vigente nel regno Unito sia quelle di democrazia
pluralitaria (plurality system) e non quella classica di democrazia maggioritaria. La non proporzionalit del
sistema plurality pu produrre persino un vincitore che in realt non ha avuto nemmeno la maggioranza
relativa dei voti.

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5. Pluralismo dei gruppi dinteresse in U.K.


Concentrando il potere nelle mani della maggioranza il modello Westminster mette in funzione un
meccanismo governo contro opposizione che competitivo e avversariale. La competizione e il conflitto
caratterizzano anche il tipico modello maggioritario di rappresentanza dei gruppi dinteresse ovvero un
modello di pluralismo aperto a tutti. Tale modello in netto contrasto col corporativismo grazie al quale una
serie di incontri mette di fronte i rappresentanti del governo con i sindacati e le organizzazioni
imprenditoriali al fine di trovare un accordo sulle politiche socioeconomiche. Questo processo spesso
definito come concertazione e gli accordi raggiunti attraverso esso vengono chiamati patti tripartiti. La
concertazione facilitata quando ci si trova in presenza di un numero relativamente limitato di gruppi
dinteresse ampi e forti in ognuno dei settori funzionali e quando un forte vertice organizzativo riesce a
coordinare le preferenze e le strategie in ogni settore. Il pluralismo implica una molteplicit di gruppi
dinteresse che esercitano pressioni sul governo in modo non coordinato e competitivo
Sistema di governo unitario e centralizzato
Il Regno Unito uno stato unitario e centralizzato. I governi locali assolvono una serie di importanti
funzioni ma rimangono emanazioni del governo centrale e i loro poteri non sono costituzionalmente
garantiti e sono finanziariamente dipendenti dal governo centrale.

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6. Concentrazone del potere legislativo in un parlamento


unicamerale n U.K.
Per quanto riguarda lorganizzazione parlamentare, il principio maggioritario di concentrazione dei poteri
prevede che il legislativo debba essere concentrato in una sola camera. Sotto questo profilo il regno unito
devia dal modello maggioritario puro. Il parlamento infatti formato da due camere: la camera dei comuni
eletta dal popolo e la camera dei lord composta dai membri della nobilt ereditaria ma che conta anche un
ampio numero di life peers nominati dal governo. La relazione tra i due bracci asimmetrica. Quasi tutti i
poteri legislativi appartengono alla camera dei comuni. Il solo potere che la camera dei lord mantiene
quello di ritardare lapprovazione delle leggi. Sebbene il parlamento britannico costituisca una deviazione
rispetto al modello maggioritario, in pratica non si allontana molto dallidealtipo. Il termine parlamento
quasi sempre riferito alla sola camera dei comuni e il sistema bicamerale asimmetrico pu essere definito
come un quasi unicameralismo.

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7. Flessibilit costituzionale in U.K.


La Gran Bretagna ha una costituzione non scritta nel senso che non c un unico testo che specifichi la
composizione e i poteri delle istituzioni del governo e i diritti dei cittadini. Questi sono definiti in un certo
numero di leggi fondamentali (magna charta, Bill of Right e Parliamentary acts), norme di diritto comune,
consuetudini e convenzioni. Il fatto che la costituzione sia in forma non scritta determina due implicazioni:
1. la sua estrema flessibilit: il parlamento in grado di cambiare i principi fondamentali nello stesso modo
in cui si emenda o si annulla una qualsiasi legge ovvero con una maggioranza semplice. Un leggero limite
il possibile ritardo di un anno causato dallopposizione della camera dei lord
2. assenza di controllo giurisdizionale: non c alcun documento scritto con o stato di legge fondamentale di
fronte al quale le corti possono verificare la costituzionalit della legislazione. Il parlamento ha il diritto di
fare o disfare qualsiasi legge esso desideri e nessuna persona e organo possono avere il diritto di scavalcare
la legislazione del parlamento.
Una banca centrale controllata dallesecutivo
Le banche centrali sono responsabili delle politiche monetarie e la loro indipendenza rispetto a gli esecutivi
considerata da molti un requisito fondamentale per migliorare il controllo dellinflazione e mantenere la
stabilit dei prezzi. Lindipendenza della banca centrale in conflitto con il principio tipico del modello
Westminster di concentrare il potere nelle mani di un governo a maggioranza monopartitica. Quindi la banca
dInghilterra non capace di agire in modo indipendente ed spesso sotto il suo diretto controllo

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8. Il modello Westminster in Nuova Zelanda


Molti dei tratti caratteristici del modello Westminster sono stati esportati nei paesi membri del
Commonwealth britannico ma solo la Nuova Zelanda ha adottato pienamente questo modello. Un
allontanamento dal principio maggioritario si verificato nel 1996 quando si non tenute delle elezioni
adottando il sistema proporzionale. Il sistema precedente pu essere utilizzato come esempio.
Accentramento del potere esecutivo: gabinetti monopartitici e a maggioranza risicata
I due partiti maggiori (laburista e nazionalista) hanno dominato la scena e si sono alternati al potere. Il
governo monopartitico formatosi dopo le ultime elezioni col sistema plurality nel 1993 sub una serie di
defezioni divenendo in breve tempo un governo di quasi-coalizione.
Predominio dellesecutivo
Come in U.K. la combinazione tra forma di governo parlamentare e sistema bipartitico a partiti coesi ha reso
lesecutivo predominante sul parlamento.
Sistema bipartitico
I due grandi partiti avevano il controllo completo sullelettorato e solo queste due formazioni hanno potuto
formare i governi sino al 1996. la competizione dei partiti si incentrata sulle tematiche socioeconomiche. I
terzi partiti furono assenti dalla camera dei rappresentanti.

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9. Sistema elettorale maggioritario e non proporzionale in Nuova


Zelanda
La camera dei rappresentanti (parlamento) veniva eletta secondo il metodo plurality attraverso collegi
uninominali. La sola caratteristica particolare era data dallesistenza di 4 grandi circoscrizioni elettorali
riservate ai maori. Queste 4 circoscrizioni rappresentavano una deviazione dal modello maggioritario di
Westminster perch il loro fine era quello di garantire la rappresentanza della minoranza.
pluralismo dei gruppi dinteresse
come in Gran Bretagna. Come il caso inglese la Nuova Zelanda ha vantato un elevato livello di scioperi,
indicatore del confronto sociale e dellassenza di concertazione tra sindacati e imprenditoria.
Sistema di governo unitario e centralizzato
Concentrazione del potere legislativo in un parlamento unicamerale.
Flessibilit costituzionale
Manca di un testo costituzionale scritto. La sua costituzione consiste in una serie di leggi fondamentali oltre
che convenzioni e consuetudini. Alcuni dettami fondamentali presenti in queste leggi sono trincerati e
possono essere modificati solo con una maggioranza qualificata di dei membri della camera dei
rappresentanti. Tuttavia tale trincea pu essere rimossa da un voto a maggioranza semplice cosicch la
regola maggioritaria a prevalere.
Assenza di revisione giurisdizionale: una banca centrale controllata dallesecutivo
questa situazione per cambiata con il reserve bank act. La stabilit dei prezzi fu allora definita come lo
scopo prioritario della politica monetaria e alla banca centrale fu affidata la piena responsabilit delle misure
da prendere per non eccedere gli obiettivi relativi allinflazione. Dopo di ci il livello di inflazione si
fortemente ridotto

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10. Il modello Westminster a Barbados


Barbados conquist lindipendenza nel 66 ma continu ad essere caratterizzata da un senso forte e pervasivo
della cultura e tradizione britannica e quindi anche politica.
Accentramento del potere esecutivo in governi monopartitici a maggioranza risicata
Dallindipendenza ha avuto governi monopartitici di maggioranza. I due maggiori partiti hanno costituito le
formazioni dominanti della scena politica.
Predominio dellesecutivo
Il termine dittatura elettiva applicabile anche in questo sistema. Una raione particolare del predominio
dellesecutivo sta nelle dimensioni del parlamento.
Sistema bipartitico
Gli stessi due grandi partiti hanno controllato la scena politica a Barbados sin dai tempi dellindipendenza
alternandosi in tutti i governi che si sono succeduti.

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11. Sistema elettorale maggioritario e non proporzionale a


Barbados
Nelle elezioni precedenti allindipendenza utilizz il metodo plurality ma non nel classico formato dei
collegi uninominali. Venivano utilizzati collegi binominali. Questi tendono ad accrescere la non
proporzionalit dei risultati elettorali perch nei sistemi con modello plurality la non proporzionalit
accresce con laumentare dei rappresentanti eletti in ogni distretto. Dal 71 tutte le elezioni si sono tenute
utilizzando il metodo classico con collegi uninominali ma il livello di non proporzionalit rimasto elevato.
Pluralismo dei gruppi dinteresse
Caratteristiche della seconda dimensione (federale-unitario) del modello maggioritario
Ha una forma di governo unitaria e centralizzata ma relativamente alle altre 4 caratteristiche della
dimensione federale unitaria non soddisfa perfettamente i requisiti del modello maggioritario puro. C in
questo caso lapplicazione di un bicameralismo asimmetrico ovvero un parlamento che consiste di una
camera bassa eletta direttamente e di un senato composto da membri nominati capace di ritardare la
legislazione ma non di bloccarla. C una costituzione scritta che pu essere emendata solo con la
maggioranza dei 2/3 in entrambe le camere. La costituzione attribuisce alle corti il potere di controllo
costituzionale.
La banca centrale ha uno statuto che le conferisce un livello medio di autonomia nella politica monetaria.

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12. Il modello consensuale


Uninterpretazione in senso maggioritario della definizione di democrazia governo della maggioranza del
popolo cio le maggioranze dovrebbero sempre poter governare e le minoranze rimanere allopposizione. A
questa interpretazione si contrappone il modello della democrazia consensuale. Lewis dice che escludere i
gruppi perdenti dalla partecipazione al processo decisionale una violazione al significato originale di
democrazia. I maggioritaristi possono rispondere che lincompatibilit pu scomparire a due condizioni:
lesclusione della minoranza si attenua se le minoranze e le maggioranze si alternano al governo (Barbados);
poi lesclusione di un partito dal governo pu essere non democratica ma se gli interessi e le preferenze
degli elettori di questa formazione politica trovano un grado ragionevole di corrispondenza anche nelle
scelte politiche dellaltro partito il sistema si avvicina alla democrazia (U.K.)
In societ meno omogenee non ricorre nessuna delle due condizioni. Le politiche perseguite dai partiti pi
grandi tendono a divergere in misura maggiore e la fedelt degli elettori ai rispettivi partiti pi rigida,
riducendo cos le possibilit di alternanza nellesercizio del potere di governo. Specialmente nelle societ
plurali, divise al loro interno da fratture di carattere culturale, religioso, etnico o razziale che determinano
sottogruppi separati, manca la flessibilit necessaria per la democrazia maggioritaria. In queste situazioni il
governo si rivela non democratico e pericoloso perch le minoranze alle quali si nega laccesso al potere si
sentiranno escluse e discriminate e perderanno la loro fedelt al regime. In molte societ profondamente
divise la regola maggioritaria porta alla dittatura della maggioranza e alla guerra civile e non alla
democrazia. Ci di cui ha bisogno questo tipo di societ un regime democratico che ponga laccento sul
consenso pi che sullopposizione, che includa pi che escludere e che tenti di allargare al massimo le
dimensioni della maggioranza anzich accontentarsi di una maggioranza risicata. A queste esigenze risponde
il modello della democrazia consensuale (Irlanda del Nord).

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13. Il modello consensuale in Svizzera e Belgio


Invece di concentrare il potere nelle mani della maggioranza, il modello consensuale cerca di distribuirlo e
limitarlo attraverso varie modalit
Condivisione del potere esecutivo attraverso grandi coalizioni
In contrasto con la tendenza del modello Westminster di accentrare il potere esecutivo in governi
monocolori a maggioranza risicata, il principio consensuale consiste nel permettere a tutti i maggiori partiti
di condividere il potere esecutivo formando ampie coalizioni.
Lesecutivo nazionale svizzero (il consiglio nazionale) composto da 7 membri offre un esempio. I 4
maggiori partiti, ognuno dei quali ha ottenuto si sono divisi proporzionalmente i 7 posti dellesecutivo
secondo la formula del 2:2:2:1. un ulteriore ripartizione costituita dalla rappresentanza proporzionale dei
vari gruppi linguistici allinterno dellesecutivo
La costituzione belga richiede che lesecutivo comprenda rappresentanti dei vari gruppi linguistici. Il
consiglio dei ministri include tanti membri di lingua fiamminga quanti di lingua francese.

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14. Bilanciamento tra esecutivo e legislativo nel modello consensuale


La forma di governo svizzera non n parlamentare n presidenziale. La relazione tra il consiglio federale
(esecutivo) e il parlamento cos descritta (i membri del consiglio sono eletti individualmente per 4 anni e il
parlamento non pu presentare mozione di sfiducia in tale periodo. se una proposta del governo sconfitta
in parlamento non necessario n che il membro che lha presentata n che il consiglio federale si
dimettano.
Il Belgio ha una forma di governo parlamentare con un esecutivo che dipende dalla fiducia del parlamento
come nel modello Westminster. I governi belgi non sono in una situazione di predominio comparabile al
modello maggioritario perch si tratta di ampie coalizioni con una limitata compattezza interna e tendono a
stabilire con il parlamento una relazione di dare avere.

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15. Sistema multipartitico in Svizzera e Belgio


Sia in Svizzera che in Belgio nessuna delle formazioni politiche in parlamento riesce ad arrivare ad una
posizione di maggioranza.
Lemergere di un sistema multipartitico in Svizzera e Belgio pu essere spiegato sulla base di 2 fattori:
1. entrambi i paesi rappresentano societ plurali attraversate da molte fratture, ben visibili nel carattere
multidimensionale del sistema partitico. In svizzera c il fattore religioso (democratici cristiani vs socialisti
e liberaldemocratici), fattore socioeconomico (classe lavoratrice vs classe media) e fattore linguistico.
2. il sistema elettorale presente in questi 2 paesi. La rappresentanza proporzionale non ha impedito che le
divisioni nella societ si tradussero in divisioni del sistema politico. Contrariamente al sistema maggioritario
di tipo plurality che tende a sovra rappresentare i maggiori partiti e sottorappresentare i pi piccoli, lo scopo
fondamentale della rappresentanza proporzionale consiste nel ripartire i seggi parlamentari tra i partiti in
lizza in proporzione ai voti che essi ricevono.
Corporativismo dei gruppi dinteresse
I sindacati tendono a essere meno organizzati e influenti rispetto ai gruppi imprenditoriali. Il disaccordo pu
essere risolto distinguendo 2 varianti del corporativismo:
1. il corporativismo sociale nel quale predominano i sindacati
2. quello liberale dove lattore pi forte quello imprenditoriale
entrambi i paesi mostrano i 3 elementi fondamentali del corporativismo: concertazione tripartita, i gruppi
dinteresse limitati nel numero ed ampi il predominio delle associazioni di vertice.

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16. Governo federale e decentrato in Svizzera e Belgio


La Svizzera uno stato federale nel quale il potere ripartito tra il governo centrale e quelli locali,
espressioni di 20 cantoni e 6 cosiddetti mezzi cantoni. A differenza dei cantoni, ognuno dei quali
rappresentato con 2 seggi nella seconda camera svizzera (il consiglio degli stati), i mezzi cantoni possono
esprimere un solo rappresentante. La Svizzera uno dei sistemi statali pi decentrati nel mondo.
Il Belgio consiste in 3 regioni definite geograficamente (fiandre, regione vallone e Bruxelles) e 3 comunit
non definite sotto il profilo geografico (comunit fiamminga, francofona e tedesca). Ogni entit locale ha un
proprio parlamento e un proprio governo con eccezione delle Fiandre dove il governo della comunit
fiamminga anche il governo regionale.
Forte bicameralismo
Il motivo di costituire un parlamento bicamerale e non unicamerale di assicurare la rappresentanza a certe
minoranze. Per avere un efficace rappresentanza delle minoranze devono essere soddisfatte due condizioni:
1. la camera alta deve essere eletta su basi diverse dalla camera bassa
2. deve essere dotata di reali poteri
entrambe queste condizioni sono rispettate nel sistema svizzero.

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17. Rigidit costituzionale in Svizzera e Belgio


Belgio e Svizzera hanno una costituzione scritta: un unico documento contenente le regole fondamentali di
governo che pu essere modificato solo da decisioni a maggioranza qualificata.
Controllo giurisdizionale di costituzionalit
La svizzera per questo aspetto devia dal modello consensuale puro. La sua corte suprema (il tribunale
federale) non ha potere di controllo giurisdizionale.
Indipendenza della banca centrale
La banca centrale svizzera stata per lungo tempo considerata come una delle autorit monetarie pi forti e
pi indipendenti dal potere politico. La banca nazionale del Belgio ha tradizionalmente costituito un
esempio debole di banca centrale.

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18. Il modello consensuale nellUnione Europea


Le principali istituzioni dellUE non seguono la tradizionale classificazione tra organi legislativi, esecutivi,
giurisdizionali e monetari. Ci vero per quanto riguarda il consiglio europeo che consiste nella riunione dei
capi di governo dei 15 stati membri. Delle altre istituzioni la commissione europea funge da esecutivo e pu
in qualche modo essere assimilata ad un governo. Il parlamento europeo rappresenta la camera bassa del
parlamento mentre il consiglio dellunione europea pu essere considerato la camera alta.

Condivisione del potere esecutivo attraverso grandi coalizioni


La commissione europea consiste di 20 elementi ognuno dei quali investito da una specifica responsabilit,
nominati dai governi degli stati membri. I 5 stati maggiori nominano 2 commissari mentre gli altri 22 ne
ottiene 1 solo. La commissione anche una coalizione che unisce la sinistra, il centro e la destra dello
spettro politico.
Bilanciamento tra esecutivo e legislativo
Allindomani di ogni turno quinquennale di elezioni parlamentari la nuova commissione deve ottenere la
fiducia tramite un voto esplicito dello stesso parlamento europeo. Questultimo ha anche il potere di
revocare il mandato alla commissione ma solo con un voto a maggioranza qualificata di 2/3. il parlamento
ha oggi forti poteri di bilancio ma rimane unassemblea relativamente debole. Al confronto con la
commissione il ruolo del parlamento resta subordinato. Il consiglio lequivalente della camera alta ed la
pi forte tra le 3 istituzioni.
Sistema multipartitico
la composizione politica della camera alta cambia al cambiare dei governi nazionali.
Rappresentanza proporzionale
Il metodo prevalente per lelezione del parlamento europeo costituito da una qualche variante del sistema
proporzionale. Vi nel parlamento europeo un elevatissimo livello di non proporzionalit dovuto alla sovra
rappresentazione degli stati pi piccoli e alla sottorappresentazione di quelli pi grandi (Germania e
Lussemburgo)
Corporativismo dei gruppi dinteresse
LUE non ha ancora sviluppato un corporativismo pienamente organizzato anche perch le decisioni
socioeconomiche pi importanti vengono prese ancora a livello nazionale o comunque sono sottoposte ai
veti dei governi nazionali

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19. Governo federale e decentrato in Europa


Al confronto con altre organizzazioni internazionali Lentit sovranazionale dellUE altamente unificata e
centralizzata ma se la compariamo con la realt degli stati nazionali ancora pi confederale che non
federale ed appare caratterizzata da un livello estremo di decentramento.
Forte bicameralismo
I due criteri per un forte bicameralismo sono che i due bracci parlamentari siano uguali nella forza ma
differenti nella loro composizione. Gli organi legislativi dellUE soddisfano la seconda condizione: il
consiglio ha una rappresentanza egalitaria degli stati membri e consiste di rappresentanti provenienti dai
governi nazionali laddove il parlamento eletto direttamente dagli elettori e le sue delegazioni nazionali
sono ponderate sulla base delle dimensioni delle popolazioni. Nei parlamenti nazionali, deviazioni rispetto
alluguaglianza dei poteri tendono ad avvantaggiare la camera bassa. Nel caso dellUE la direzione quella
opposta: la camera alta notevolmente pi forte di quella bassa, quindi non in perfetta sintonia con il
modello consensuale ma anche pi lontano di quello maggioritario.
Rigidit costituzionale
La costituzione dellUE consiste nei trattati istitutivi della CEE del 1957 e una serie di successivi trattati.
Poich si tratta di accordi internazionali possono essere modificati solo con il consenso di tutti i firmatari
unanimemente. Sono quindi documenti costituzionali estremamente rigidi.
Controllo giurisdizionale di costituzionalit
Una istituzione chiave nel sistema dellunione la corte europea di giustizia che ha facolt di controllo
giurisdizionale e pu dichiarare incostituzionali sia le leggi nazionali che dellUE quando riconosce che
violano i trattati dellUnione.
Indipendenza dalla banca centrale
La banca centrale europea stata disegnata come una banca centrale altamente indipendente.

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20. Trentasei democrazie identificate


Definizione di democrazia
gli 8 criteri proposti da Robert Dahl incontrano ancora un diffuso consenso : diritto di voto; diritto di potere
essere eletti; il diritto dei leader politici di competere per il consenso ed il voto; esistenza di elezioni libere e
pacifiche; libert di associazione; libert di espressione; lesistenza di fonti alternative di informazione;
esistenza di istituzioni che rendono le politiche pubbliche dipendenti dal voto e da altre espressioni delle
preferenze

36 democrazie diverse
il nostro gruppo di democrazie include rappresentanti di ognuna delle 3 ondate di democratizzazione
identificate da Huntington. Usando una definizione indulgente di suffragio universale ovvero il diritto di
voto concesso almeno al 50% dei maschia adulti Huntington vede una prima ondata che nasce nel 1828, una
seconda ondata che nasce nel 1943 e una terza nel 1974. due ondate di ritorno durante le quali si ebbe un
crollo della democrazie in molte realt sono collocabili tra le 3 ondate di democratizzazione.

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21. Sistemi di partiti: modelli bipartitici e multipartitici


La prima delle 10 variabili che caratterizzano la contrapposizione maggioritario-consensuale risiede nella
differenza tra governi monopartitici e ampie coalizioni multipartitiche. la pi importante differenza tra i
due modelli perch sancisce la distinzione netta tra lidea di concentrazione del potere e quella di
condivisione del potere.
La differenza tra governi monopartitici e governi a coalizioni multipartitica dipende dalle modalit con le
quali i partiti si definiscono allinterno del sistema politico.
Anche il tipo di sistema partitico rappresenta una componente forte della dimensione esecutivi-partiti.
I sistemi bipartitici denotano il modello maggioritario di democrazia mentre quelli multipartitici sono affini
al modello consensuale. Il primo beneficio del modello bipartitico sta nel fatto che esso offre agli elettori
una scelta chiara tra due gruppi alternativi. Secondariamente comporterebbe una benefica influenza in
termini di moderazione degli attori politici essendo i due partiti protagonisti costretti a competere per
conquistare il voto degli elettori al centro dello spettro politico e quindi a rendere moderate e centriste le
proprie politiche. Questo meccanismo forte soprattutto quando un ampio numero di elettori
effettivamente collocato nellarea centrale dello spettro politico. Se i programmi dei due partiti sono vicini al
centro dello spettro politico, risulteranno molto simili e quindi invece di offrire agli elettori una scelta
alternativa ricca di significato, suoneranno ognuno leco dellaltro.
I sistemi bipartitici sono spesso invocati per un importante vantaggio indiretto: sono necessari per formare
governi di tipo monopartitico, ritenuti pi stabili e capaci di prendere decisioni pi efficaci. Lowell dice che
i governi di coalizione sono poco duraturi e deboli al confronto con i gruppi monopartitici perch pi ampio
il numero di gruppi discordanti che formano la maggioranza, pi difficile la possibilit di accontentarli
tutti e quindi pi esitante e instabile la posizione di governo. Un potere concentrato pu significare una
capacit decisionale superiore.

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22. Il numero effettivo dei partiti


I sistemi bipartitici puri sono rari. Ci si chiede se dobbiamo contare o no i piccoli partiti e quanto ampi
devono essere per essere considerati nel conteggio.
Una soluzione quella adottata da Giovanni Sartori che suggerisce alcuni assunti fondamentali: i partiti che
non ottengono seggi parlamentari devono essere esclusi dal conteggio; la forza di ognuno degli altri partiti si
deve misurare in termini di seggi parlamentari; per linclusione dei vari partiti nel conteggio non si pu fare
affidamento solo sul criterio della loro ampiezza e quindi non possiamo procedere semplicemente
scegliendo una soglia di discrimine (per esempio il 5% del totale dei voti) ammettendo i partiti al di sopra
della soglia ed escludendo quelli al di sotto. Questi assunti preliminari sono incontestabili. Pi controverse
sono le regole del conteggio di Sartori. Osserva che dovremmo poter contare solo i partiti che risultano
rilevanti in misura del loro rispettivo potenziale di coalizione e del potenziale di ricatto. Un partito mostra
un certo potenziale di coalizione quando ha gia partecipato ad esperienze di coalizione o quando i partiti
maggiori lo considerano un possibile partner. I partiti che sono inaccettabili per tutti o per la maggior parte
delle formazioni devono essere contati solo se sono abbastanza grandi. Questa la seconda regola di Sartori
basata sul potere di intimidazione o potenziale di ricatto dei partiti orientati ad un ruolo di opposizione
(comunisti in Francia e Italia fino agli anni 70).
I criteri di Sartori sono utili per distinguere partiti significativi e non; ma non funzionano per contare i partiti
effettivamente presenti allinterno di un sistema. In primo luogo, sebbene i criteri di Sartori siano basati su 2
variabili, la grandezza e la compatibilit ideologica, la prima di esse rimane il fattore cruciale. Solo i partiti
di una creta grandezza possono avere potenziale di ricatto. Dallaltro lato i partiti piccoli con pochi seggi in
parlamento sono spesso moderati e quindi accettabili dalle formazioni pi grandi come possibili alleati.
Raramente possiedono potenziale di coalizione perch il loro peso non sufficiente per contribuire in modo
decisivo alla formazione di un governo. Di conseguenza i partiti che risulteranno conteggiabili saranno
quelli pi grandi a prescindere dalla loro compatibilit ideologica. In secondo luogo,sebbene la dimensione
dei partiti sia cos nettamente prominente nella teoria di Sartori, egli non utilizza questo fattore per produrre
ulteriori distinzioni tra i partiti rilevanti.
Per ovviare a questo difetto, Blondel aveva proposto una classificazione dei sistemi di partito che prende in
considerazione sia il numero dei partiti che il loro peso relativo. Divide i sistemi partitici in 4 categorie. I
sistemi bipartitici, dominati da 2 grandi formazioni; se in aggiunta abbiamo una terza formazione non
significativa in termini elettorali ma importante per il suo potenziale di coalizione allora avremo sistemi a 2
partiti e mezzo; i sistemi in cui i partiti sono pi di 2 e mezzo sono i multipartitici e si possono dividere in
due categorie a seconda che sia presente o meno il partito dominante.
Ci di cui abbiamo bisogno allora un indice quantitativo che possa dirci esattamente il numero di partiti
presenti in un sistema tenendo in considerazione il peso di ognuno di essi. Un indice di questo tipo stato
creato da Markku Laakso e Rein Taagepera. Si tratta del numero effettivo dei partiti.
Si evince che in un ipotetico sistema bipartitico con due formazioni equivalenti, il numero effettivo dei
partiti ha esattamente il valore di 2. se uno dei due partiti molto pi forte dellaltro (per esempio con una %
di seggi del 70% contro il 30%), il numero effettivo dei partiti sar 1.7 rispettando la valutazione per la
quale ci stiamo spostando da un caso di bipartitismo puro verso una forma di sistema monopartitico. Con 3
partiti uguali la formula del numero effettivo porter a un valore di 3. ma se uno dei 3 partiti pi debole
degli altri 2 il numero effettivo sar compreso tra 2 e 3.
In tutti i casi in cui i partiti sono uguali il numero effettivo dei partiti sar lo stesso del loro conteggio.

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Quando i partiti non sono uguali in termini di forza, il numero effettivo sar inferiore rispetto al numero
delle unit partitiche.

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23. Alleanze di partiti affini


Lassunto a cui si fa riferimento nella scienza politica quello per cui le organizzazioni che si
autodefiniscono partiti politici costituiscono di fatto i partiti da contare. Tale assunto funziona per molti
partiti in molti paesi ma risulta problematico in due situazioni frequenti: quella di gemellaggio di partiti cos
vicini che sembrano costituire un solo soggetto politico piuttosto che due e al contrario quella relativa ai
partiti cos frazionati al proprio interno da sembrare spesso due e pi soggetti.
4 criteri possono essere proposti per decidere in quali casi contare come ununica entit dei partiti affini che
conservano le proprie strutture organizzative e i propri nomi. In primo luogo, essendo la principale
caratteristica dei partiti quella di competere gli uni con gli altri nelle elezioni, come si comportano sotto
questo profilo le coppie in questione di partiti affini?
Il secondo criterio attiene al livello di cooperazione tra i partiti in parlamento considerando se i partiti
formano un unico gruppo parlamentare.
In terzo luogo ci si pu chiedere se i partiti si comportano o meno come entit separate durante la
formazione o nella vita dei governi o nellesercitare il ruolo dellopposizione.
Il quarto criterio attiene al tempo: contare dei partiti affini con una sola entit ha senso solo se la loro
collaborazione di tipo durevole.
I quattro criteri non danno una risposta inequivocabile e sono collocabili in una situazione intermedia tra
quella dei partiti separati e quella di un solo partito. Propongo una soluzione di equidistanza cio calcolare
due volte lindice del numero effettivo dei partiti, una volta sullassunto che si tratti di 2 partiti e una
seconda trattando le coppie come un unico partito e poi fare la media tra i due indici. In atre parole ogni
coppia di partiti affini trattata come un partito e mezzo.

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24. Partiti con elevato frazionalismo


Propongo una soluzione simile a quella appena presentata per i partiti che presentano un elevato livello di
frazionalismo. sbagliato parlare di partiti come attori unitari. Le varie fazioni interne al partito si
comportano come vero entit separate.
I governi di coalizione hanno una particolare propensione allinstabilit rispetto a quelli monopartitici. Se le
fazioni tendono ad assumere i comportamenti di partiti separati, allora anche i governo composti da partiti
frazionalizzati dovrebbero risultare meno stabili e pi deboli di quelli formati da partiti coesi.
Il problema che si presenta nel cercare una soluzione di compromesso per contare i partiti con elevato
frazionalismo il fatto che i due numeri tra i quali mediare non sono cos ovviamente individuabili. Da un
lato abbiamo unalternativa certa cio considerare tali formazioni come un solo partito. Ma quale numero di
fazioni-partito dovremo contare scegliendo laltra soluzione. La mia proposta considerare ogni partito
frazionalizzato come due partiti di uguale dimensione. Il compromesso sar costituito da una media tra un
effettivo numero di partiti calcolato sullassunto che i partiti altamente frazionalizzati costituiscano una
entit unitaria e un secondo indice che invece li considera come due formazioni di uguali dimensioni. Il
risultato che i partiti frazionalizzati vengano contati come un partito e mezzo.

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25. Le dimensioni del conflitto partitico


Bisogna distinguere i programmi partitici dalle caratteristiche degli elettori che il partito presenta. Per
esempio il fatto che il partito riceva un sostegno forte da parte dellelettorato cattolico non lo rende
automaticamente un partito cattolico n indica che la religione sia un importante dimensione di
competizione.
Una seconda direzione per identificare le dimensioni della competizione quella di mettere a fuoco le
differenze tra i vari partiti piuttosto che quelle esistenti allinterno di ognuno di essi. Ci significa che un
certo numero di problemi presenti in un paese pu anche non tradursi in dimensioni di conflitto per il suo
sistema partitico. Essi possono provocare divisioni allinterno dei singoli partiti anzich tra di essi. In terzo
luogo cercheremo di circoscrivere lanalisi alle issues politiche che dividono i partiti politici pi importanti,
quelli che Sartori chiama rilevanti, a causa del loro potenziale di coalizione o riatto.
Le 7 dimensioni di conflitto elencate possono essere osservate almeno in alcuni dei sistemi di partiti elencati
nelle 36 democrazie:
socioeconomica; religiosa; culturale-etnica; urbana-rurale; sostegno al regime; politica estera;
postmaterialismo
una distinzione pu essere fatta tra le dimensioni di conflitto ad alta salienza e quelle di media intensit o
che hanno spaziato da una alta ad una bassa intensit nel tempo
la dimensione socioeconomica
la pi importante. Molti studi hanno mostrato le differenze tra le politiche socioeconomiche proposte e
messe in opera dai partiti e dai governi orientati a sinistra rispetto a quelli di destra. I governi di sinistra
hanno prodotto un livello pi alto di crescita nel settore pubblico delleconomia, pi ampi bilanci delle
amministrazioni centrali, maggiore equalizzazione del reddito, maggiori sforzi per la riduzione della
disoccupazione e una maggiore enfasi sullistruzione, sanit e spesa sociale di quanto non abbiano fatto i
governi di desta.
La dimensione religiosa
Le differenze tra partiti religiosi e secolari possono essere riscontrate in pi della met delle 36 democrazie.
Come la dimensione socioeconomica, anche quella religiosa declinata nelle sua importanza nel periodo
successivo alla seconda guerra mondiale. Nei paesi europei con popolazioni miste, cattoliche e protestanti e
con storie di antagonismo tra cattolici e protestanti le tensioni interreligiose sono per lo pi scomparse e con
il passare del tempo i due gruppi si sono uniti sotto il profilo politico.
La dimensione etnico-culturale
Lipset e Rokan identificano 4 fratture allorigine dei cleavages dei sistemi partitici. Oltre alla dimensione
socioeconomica e religiosa gia discusse, si tratta di clavages etnico-culturali e di conflitti che
contrappongono gli interessi rurali agricoli a quelli urbani e industriali. La dimensione etnico-culturale
riveste una qualche importanza nei nove paesi descritti come societ plurali con leccezione di Israele
La dimensione urbano-rurale
Differenze tra aree rurali e urbane sono riscontrabili in tutte le democrazie tuttavia solo in pochi casi danno
origine a dimensioni di conflitti rilevanti a livello di sistema partitico.

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La dimensione del sostegno al regime


si manifesta nelle democrazie come risultato della presenza di importanti partiti che si oppongono alo stesso
regime democratico. Nelle nostre 36 democrazie ci accaduto soprattutto nei paesi europei e asiatici dove
erano presenti parititi comunisti rilevanti: Francia, Italia, Finlandia, Portogallo ecc

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26. La dimensione del conflitto nella politica estera


la dimensione del conflitto tra materialismo e post-materialismo
questa dimensione attiene a 2 questioni, la democrazia partecipativa e lambientalismo che appartengono al
grappolo di valori definiti da Inglehart come postmaterialismo. Inglehart ha rilevato che specialmente tra
giovani della classe media delle democrazie occidentali, viene accordata molta importanza ad obbiettivi
come far si che la gente sia pi coinvolta nelle decisioni che riguardano il loro lavoro e la vita sociale
oppure far si che la gente possa contare di pi nelle decisioni importanti del governo. Nelle nazioni pi
ricche questo insieme di valori postmaterialisti include anche obbiettivi come cercare di rendere pi belle le
nostre citt e campagne. Il postmaterialismo diventato in realt la fonte di una nuova dimensione solo in
pochi sistemi partitici. La spiegazione il fatto che esso abbia potuto emergere solo recentemente e nei paesi
pi sviluppati. Quindi i partiti postmaterialisti sono ancora limitati e hanno uno scarso potenziale di
coalizione.
Dimensione di conflitto e sistemi partitici
Come correlata la quantit di dimensioni di conflitto con il numero effettivo di partiti politici? Ci sono due
motivi per aspettarsi un forte legame tra le due variabili. In primo luogo quando vi sono molte dimensioni di
conflitto politico in una societ ci si aspetta anche un numero rilevante di partiti che le esprimano tutte a
meno che esse non si sovrappongano coincidendo le une con le altre. In secondo luogo abbiamo definito le
dimensioni di conflitto in termini di differenze tra i partiti e non allinterno di essi.

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27. Governi. Concentrazione e divisione del potere esecutivo


La seconda tra le 10 variabili alla base del contrasto tra forma maggioritaria e consensuale di democrazia
attiene al diverso grado di partecipazione da parte dei rappresentanti del popolo nellambito del potere
esecutivo. Tale variabile pu essere considerata la pi tipica nella contrapposizione tra i due modelli. Le
differenze tra i modelli monopartitici e ampie coalizioni multipartitiche esemplifica la distanza tra principio
maggioritario di concentrazione del potere esecutivo nelle manoi della maggioranza e principio consensuale
basato su di unampia condivisione del potere stesso.
I governi di maggioranza monopartitici e quelli basati su larghe coalizioni differiscono gli uni dagli altri
sotto due importanti prospettive: in primo luogo sotto laspetto del numero di attori politici visto che in un
caso abbiamo un solo partito e nellaltro una coalizione. In secondo luogo relativamente al tipo di sostegno
parlamentare assicurato al governo. Quando ci soffermiamo su questo aspetto, la teoria classica delle
coalizioni costruisce una tripartizione distinguendo tra:
1. governi a maggioranza minima vincenti nel senso che il partito o i partiti al potere detengono la
maggioranza di seggi parlamentari ma minima nel senso che il governo non include alcun partito che non sia
necessario per giungere alla maggioranza in parlamento
2. gabinetti a maggioranza eccedente che contengono cio un numero di partiti maggiore di quelli necessari
per ottenere la maggioranza in parlamento
3. governi di minoranza, che non sono cio sostenuti da una vera maggioranza parlamentare.
Il tipo di esecutivo maggioritario quello monopartitico a maggioranza minima vincente mentre quello
tipicamente consensuale a maggioranza multipartitica ed eccedente. I governi di minoranza rassomigliano
alle coalizioni eccedenti e perci anche i governi multipartitici di minoranza appartengono al lato
consensuale dello spettro. Questa classificazione lascia i due tipi di governo in una posizione intermedia. I
governi multipartitici a maggioranza minima vincente e quelli monopartitici di minoranza.

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28. Le teorie delle coalizioni


Nei sistemi parlamentari lesecutivo deve essere formato in modo da godere della fiducia di una
maggioranza parlamentare. possibile predire che tipo di governo si former conoscendo la forza dei vari
partiti in parlamento? Tale revisione facile se un partito ha la maggioranza di seggi parlamentari. In tal
caso molto probabilmente il partito di maggioranza former da solo il nuovo governo. Questo spesso
corretto ma anche possibile che si formi una coalizione che include uno o pi partiti di minoranza. Se
nessun partito ottiene la maggioranza parlamentare prevedibile che venga formato un governo di
coalizione ma quale sar la pi probabile? Le 6 pi rilevanti teorie prevedono diversi tipi di coalizione.

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29. Coalizioni di maggioranze minime vincenti


Il principio della grandezza formulato da Riker prevede che si formino coalizioni di maggioranze minime
vincenti. Cio coalizioni a cui partecipano solo i partiti minimamente vincenti. Cio coalizioni a cui
partecipano solo i partiti minimamente necessari per lottenimento della maggioranza.
Lassunto fondamentale della teoria della coalizione di maggioranza minima semplice e nello stesso tempo
abbastanza plausibile. I partiti politici sono interessati massimizzare il loro potere. Nei sistemi parlamentari
potere significa essenzialmente partecipare al governo e quindi massimizzare il potere significa detenere il
maggior numero possibile di cariche di governo. Per entrare nel governo, un partito di minoranza dovr
coalizzarsi con una o pi di una delle altre formazioni ma si opporr allinclusione di partiti non
indispensabili perch ci ridurrebbe il numero dei ministri che gli spetterebbero nel futuro governo.
Solo quando esiste un partito di maggioranza in parlamento la teoria della coalizione di maggioranza
minima in grado di fornire una sola specifica predizione: e cio un governo monopartitico, una non
coalizione formata dal partito maggioritario. Quando tale fattispecie non si verifica e non vi un partito di
maggioranza, la teoria specifica prevede sempre pi di un risultato finale.

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30. Coalizioni a grandezza minima


basata sullo stesso assunto di ottimizzazione del potere su cui si fonda anche la teoria della maggioranza
minima ma porta questa premessa sino alle sue conseguenze estreme. Se i partiti politici vogliono escludere
da un governo di coalizione i partner non necessari, per poter aumentare al massimo la propria quota di
potere, allora dovrebbero preferire che la base parlamentare del governo sia la pi ristretta possibile

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31. Coalizioni con il minor numero di partiti


Un criterio diverso che si pu usare per operare una scelta tra le molte coalizioni possibili previste dalla
teoria della maggioranza minima quello suggerito da Leiserson con la sua proposta di compromesso.
Secondo questa ipotesi tra le varie coalizioni di maggioranza minima possibili, tenderanno a formarsi quelle
che coinvolgono il numero minore di partiti poich i negoziati e i compromessi sono pi facili da portare a
termine e la coalizione ha maggiore facilit di coesione senza mutare in nulla per il resto con un numero
minore di partiti.

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32. Coalizioni a distanza minima


Le teorie precedenti basano le proprie previsioni sulla grandezza e sul numero dei partiti ma ignorano i loro
programmi e le loro preferenze politiche. La teoria delle coalizioni a distanza minima parte dal presupposto
che sia pi facile costituire e mantenere una coalizione formata da partiti aventi preferenze politiche affini
piuttosto che da partiti molto distanti su questo profilo.

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33. Coalizioni a maggioranza minima coerente


Una teoria vicina a quella appena esposta stata formulata da Axelrod. Prevede che si formino coalizioni
coerenti cio composte da partiti adiacenti sulla scala politica che allo stesso tempo escludono i partner non
necessari. Il presupposto logico della teoria che i partiti tendono a coalizzarsi con i propri immediati vicini
con laggiunta di altri partiti adiacenti sino a formare una coalizione minima di maggioranza.

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34. Coalizioni orientate alle politiche


Lenfasi sulle preferenze politiche dei partiti portata alle sue estreme conclusioni dalla teoria delle
coalizioni orientate alla fattibilit delle politiche pubbliche. Se assumiamo che i partiti si occupano solo
delle politiche e non hanno come obbiettivo quello di detenere determinate cariche il potere reale risiede pi
che nel governo, in parlamento, dove devono essere messe in opera le decisioni pi importanti. Nel
parlamento troviamo allora il partito pivotale che di importanza cruciale per la formazione dei governi. Il
partito pivotale quel partito che, su una scala di policy monodimensionale (come la scala destrasinistra)contiene il parlamento mediano. Questo partito pivotale pu teoricamente dettare i termini di una
data riforma perch n i partiti alla sua destra n alla sua sinistra possono avere la maggioranza necessaria
per mettere in atto una politica contraria ai suoi intendimenti. Ci significa che sotto il profilo della politica
completamente irrilevante sapere quanti e quali partiti partecipano al governo. Per la formazione di un
governo orientato alle politiche non nemmeno rilevante se il partito pivotale partecipa o meno al governo.

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35. Incentivi per la formazione di governi di minoranza o a


maggioranza eccedente
La collocazione di un dato partito su di una scala da destra a sinistra costruita sulla base di una determinata
problematica pu essere infatti influenzata dal proprio programma, dal voto dei suoi parlamentari e cos via
ma questa stessa collocazione probabilmente a sua volta influenzata anche dal fatto che il partito parte di
un governo di coalizione assieme ad altre formazioni.
Il problema che emerge da tutte le teorie delle coalizioni il fatto che esse predicono un risultato in termini
di coalizioni minime vincenti anche se di diverso tipo. Solo la teoria di Axelrod costituisce una parziale
eccezione perch alcune delle sue maggioranze minime coerenti sono pi ampie rispetto a quelle minime
vincenti. La predizione minima basata su un assunto maggioritario ed entra in collisione con i tantissimi
casi di coalizioni di minoranza o di coalizioni eccedenti che le democrazie parlamentari producono nella
realt.
Quando un partito ha la maggioranza dei seggi in parlamento facile e quasi sempre corretto prevedere la
formazione di un governo monopartitico.

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36. Governi di minoranza


La tripartizione tra governi a maggioranza minima vincente, eccedente e governi di minoranza e la
classificazione binaria tra governi monopartitici e di coalizione sembrano distinzioni semplici ed evidenti
ma sollevano in realt un certo numero di problemi. I pi importanti di questi riguardano il trattamento dei
governi di minoranza e dei governi presidenziali.
I governi monopartitici a maggioranza minima vincente rappresentano le caratteristiche maggioritarie
mentre quelli di coalizione eccedente esprimono una certa richiesta di allargamento del consenso. Ma dove
si dirigono i governi di minoranza? Ci possono essere due tipi di governi di minoranza: un primo tipo il
vero e proprio governo di minoranza, quello cio che deve negoziare continuamente con uno o pi partiti
esterni sia per rimanere in carica che per sollecitare il sostegno alle proprie iniziative legislative. Questa
relazione basata sulla contrattazione, con un numero variabile di partiti esterni a seconda del tipi di
questione in discussione rende tali governi di minoranza molto somiglianti alle coalizioni eccedenti. Laltro
tipo di gabinetto di minoranza descritto da Strom come una sorta di governo di maggioranza travestito cio
un governo di minoranza che in realt assomiglia ad un governo sorretto da una piena maggioranza
parlamentare in quanto generato da un accordo con uno o pi partiti che lo sostengono.

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37. Governi presidenziali


La classificazione tra governi monopartitici e coalizioni e quelli tra governi a maggioranza minima vincente
e e governi a maggioranza eccedente sono state applicate essenzialmente alle situazioni di democrazia
parlamentare che costituiscono loggetto privilegiato dei teorici delle coalizioni. Ma possono queste
classificazioni essere applicate anche ai governi presidenziali? Una delle differenze fondamentali tra governi
parlamentari e presidenziali consiste nel fatto che lesecutivo nei sistemi parlamentari dipende dal sostegno
delle camere sia per rimanere in carica che per portare a buon fine le proprie proposte legislative, mentre nei
sistemi presidenziali lesecutivo ha bisogno dellaiuto dei legislatori solo per sostenere le proposte del
presidente. Questi infatti viene eletto per un termine fisso di anni e n lui n il governo che egli nomina
rispondono in alcun modo di fronte al parlamento. I presidenti e i governi presidenziali sono minimi vincenti
per definizione. Sotto il punto di vista del sostegno alle proposte legislative, i governi presidenziali possono
essere sia minimi vincenti che a maggioranza eccedente che di minoranza. Ci dipende dallaffiliazione
partitica del presidente e dei suoi ministri e dalla dimensione dei gruppi parlamentari.
Laltra differenza tra i due sistemi parlamentare e presidenziale quella per cui mentre nei primi abbiamo
governi prevalentemente collegiali, nei secondi il potere esecutivo concentrato nelle mani del presidente. Il
gabinetto si compone infatti di consiglieri pi che partecipanti alle decisioni pi o meno forniti di uguali
poteri. I governi presidenziali possono essere considerati come degli esecutivi monopartitici poich il partito
del presidente appare fortemente dominante.

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38. Forme di governo parlamentari e presidenziali


I sistemi parlamentari e presidenziali presentano 3 differenze fondamentali:
1. nei sistemi parlamentari il capo di governo e il suo governo sono responsabili di fronte al parlamento nel
senso che essi dipendono dalla fiducia delle camere e possono essere rimossi dalle proprie cariche attraverso
un voto di sfiducia o censura. In un sistema presidenziale il capo del governo definito ovunque come
presidente viene eletto con un periodo stabilito dalla costituzione e non pu essere costretto a lasciare il
proprio incarico da un voto legislativo di sfiducia.
2. i presidenti sono eletti dal popolo o direttamente o attraverso un collegio presidenziale elettivo mentre i
primi ministri vengono selezionati dal parlamento. Il processo di selezione pu avere una grande variet di
forme. In Italia e in Belgio i governi nascono da una negoziazione tra i partiti parlamentari riservata in
particolar modo ai loro leader ma che richiede anche un voto formale di investitura da parte delle camere
3. i sistemi parlamentari hanno esecutivi collegiali mentre quelli presidenziali si fondano su esecutivi
monocratici non collegiali. La posizione del primo ministro pu variare dal predominio alla sostanziale
uguaglianza con gli altri membri dellesecutivo ma vi sempre in questi sistemi un livello relativamente alto
di collegialit nei processi decisionali. I membri del governo presideziale sono meri consulenti subordinati al
presidente. Le pi importanti decisioni vengono prese, nelle democrazie parlamentari dallintero governo,
mentre nei presidenzialismi vengono prese con o senza e talvolta contro il parere dei singoli membri del
gabinetto.
Poich i governi parlamentari e presidenziali sono definibili in termini di questi 3 criteri dicotomici,
lapplicazione simultanea di tali criteri determina le 8 possibili combinazioni.
Lunico serio problema di classificazione utilizzando questa tipologia di 8 categorie emerge con i sistemi
che hanno sia un presidente eletto dal popolo che un primo ministro parlamentare definiti semipresidenziali.
Tra le nostre 36 democrazie ci sono 6 sistemi di questo tipo: Austria, Finlandia, Francia, Islanda Irlanda e
Portogallo.
Questi casi possono essere risolti chiedendosi chi il vero capo del governo, presidente o primo ministro? Il
caso Austriaco, Irlandese e Islandese i presidenti sono deboli sebbene eletti direttamente e queste
democrazie operano in modo simile ai sistemi parlamentari ordinari. E anche il Portogallo. Il caso francese
pi problematico. Sino all86 il presidente, eletto direttamente dal popolo stato il capo del governo mentre
il primo ministro era in una posizione subordinata. I poteri presidenziali erano basati pi sul sostegno di una
netta maggioranza parlamentare che non sulle prerogative costituzionali. Poi si trasformato in un sistema
parlamentare. Il presidente della repubblica diventata lautorit suprema e pu detenere la maggioranza
allassemblea nazionale.
La Finlandia ha un presidente eletto sino a poco tempo fa in modo indiretto attraverso un collegio elettorale
con un potere inferiore a quello che solitamente caratterizza il presidente francese e maggiore rispetto agli
altri sistemi semipresidenziali. C per una forte somiglianza con il sistema francese della fase
parlamentare durante il quale il primo ministro il capo del governo e il potere presidenziale si limita ad un
ruolo speciale nellambito della politica estera
In Israele invece il primo ministro eletto direttamente dagli elettori, il parlamento eletto simultaneamente
e mantiene il diritto di sfiduciare il primo ministro che risponde con poteri di scioglimento del parlamento.
Lutilizzo di queste facolt conducono alla nuova elezione simultanea sia dellesecutivo che del legislativo.
Il nuovo sistema israeliano simile a questa forma speciale di presidenzialismo (USA) eccetto per il fatto

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che il presidente chiamato primo ministro. Il primo ministro: p eletto direttamente dal popolo e non
selezionato dal parlamento per un periodo fisso di 4 anni e predomina sul governo in virt della sua elezione
popolare e quindi grazie alla sua legittimazione democratica

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39. Contrasti tra parlamentarismo e presidenzialismo


Ci sono altri 3 importanti elementi di diversit:
1. la separazione dei poteri in un sistema presidenziale interpretata non solo come la mutua indipendenza
delle branche esecutiva e legislativa ma anche come il principio che la stessa persona non pu ricoprire
simultaneamente entrambe le cariche. Per contro la non separazione dei poteri nei sistemi parlamentari non
significa solo che lesecutivo dipendente dalla fiducia del parlamento ma anche che le stesse persone
possono essere membri di entrambi gli organi. Vi tuttavia una grande variazione allinterno del governo
parlamentare. Da un lato molti sistemi parlamentari, specialmente U.K, prevedono il requisito quasi assoluto
che i membri siano anche parlamentari. Daltra parte ci sono 3 paesi, Olanda, Norvegia e Lussemburgo nei
quali lappartenenza al governo non compatibile con la carica di parlamentare. In questi sistemi i ministri
possono partecipare ai dibattiti parlamentari. Poich la regola sullincompatibilit enfatizza lo status
autonomo del governo, essa tende a rafforzare lattivit del governo di fronte al parlamento ma non pu
essere considerata pi che una piccola variazione allinterno del tipo parlamentare.
2. i presidenti non hanno diritto di sciogliere il parlamento mentre i primi ministri s.
3. i sistemi parlamentari presentano solitamente un esecutivo duale: un capo dello stato simbolico e formale
con uno scarso potere e un primo ministro che il vero capo di governo e che assieme al suo gabinetto
esercita la maggior parte dei poteri. La regola normale dei sistemi presidenziali che il presidente
simultaneamente capo dello stato e del governo.

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40. Separazione dei poteri ed equilibrio tra i poteri


Nei sistemi parlamentari si pu trovare un certo equilibrio di poteri tra governo e parlamento, come in
Belgio, ma anche un predominio dellesecutivo come un U.K.
La stessa gamma di variazioni riscontrabile nei sistemi presidenziali. Negli USA la separazione dei poteri
significa anche equilibrio tra presidente e Congresso.
I poteri presidenziali derivano da 3 fonti:
1. i poteri del presidente definiti dalla costituzione che consistono in poteri reattivi, in particolare il potere di
veto e attivi, specialmente la capacit di legiferare per decreto in specifiche aree decisionali
2. la forza e la coesione del partito del presidente allinterno del parlamento
3. la forza dei presidenti grazie alla loro elezione diretta e il fatto che possono sostenere di essere gli unici
pubblici ufficiali eletti dal popolo.

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41. Misure del livello di equilibrio e predominio tra i poteri


Come pu essere misurato il potere dellesecutivo e del legislativo? Per i sistemi parlamentari il miglior
modo la durata dei governi. Un governo che rimane al potere per un tempo lungo pi forte di fonte al
parlamento mentre uno con una vita pi breve pi debole.
Come misurare questa variabile? La questione concerne in rimo luogo gli eventi che dobbiamo considerare
per delimitare la fine dei governi e linizio di quelli successivi. Ci sono 2 alternative: la prima focalizzare
esclusivamente la composizione partitica dei governi e contare la nascita di un nuovo esecutivo solo quando
tale composizione cambia. molto pi comune considerare altri eventi come motivazioni aggiuntive per
contare linizio di un nuovo governo. La celebrazione di elezioni parlamentari, un avvicendamento del
primo ministro, un cambiamento dello status di un governo in relazione al suo sostegno. Un vantaggio che
la misura della durata dei governi pu essere interpretata chiaramente come un indicatore del predominio
dellesecutivo. I governi capaci di vincere molte elezioni in successione sembrano incontrare resistenze
sempre minori da parte dei rispettivi parlamenti

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42. Tipi di governo e durata dei governi


Ci sono 3 ragioni per attenersi a una relazione positiva tra governi monopartitici e maggioranze minime
vincenti da un lato e predominio dellesecutivo dallaltro. In primo luogo entrambe le variabili appartengono
allo steso gruppo di fattori che formano la dimensione esecutivi-partiti del contrasto maggioritarioconsensuale. In secondo luogo i governi sono per loro natura alla merc delle camere nei sistemi
parlamentari e non possono dominare a loro volta listituzione legislativa. Inoltre gli studi dellindipendenza
dei singoli legislatori in Gran Bretagna hanno scoperto che questo tipo di atteggiamento tende a variare con
la dimensione delle maggioranza dei governi nella camera dei comuni: i governi a maggioranza risicata
hanno ricevuto solitamente un solido sostegno dai propri parlamentari mentre le coalizioni a maggioranza
allargata hanno incontrato pi spesso delle ribellioni tra le file dei propri rappresentanti.
Gli esecutivi monopartitici con maggioranze minime vincenti hanno una vita pi lunga e in generale questo
tipo di maggioranza pi stabile rispetto ai governi con maggioranze eccedenti o a quelli a minoranze. Le
coalizioni eccedenti e i governi monopartitici di minoranza che in termini di sostegno parlamentare
sembrano essere i due gruppi pi distanti hanno in realt una durata molto simile. I governi a maggioranza
eccedente sono leggermente meno stabili guardando alla prima misura ma pi stabili guardando alla
seconda. Le coalizioni di minoranza hanno una vita nettamente pi breve degli altri.

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43. Sistemi elettorali: metodi maggioritari e rappresentanza


proporzionale
Il sistema elettorale tipico della democrazia maggioritaria quello nominale a maggioranza assoluta o quello
a maggioranza semplice con turno unico. Caratteristico della democrazia consensuale invece il sistema
della rappresentanza proporzionale. I metodi incentrati sul collegio uninominale sia nella versione majority
che in quella plurality si adattano alla logica chi vince piglia tutto: viene eletto il candidato che ottiene il
maggior numero di voti mentre il resto dei voti non viene rappresentato in alcun modo. Inoltre il partito che
ottiene la maggioranza dei voti sovrarappresentato in termini di seggi parlamentari. La finalit essenziale
della rappresentanza proporzionale di riprodurre fedelmente sia le maggioranze che le minoranze e di
attribuire i seggi parlamentari proporzionalmente in base al numero di suffragi ottenuti da ciascun partito
senza ampliarne o ridurne la rappresentazione.

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44. Formule elettorali


Sebbene la dicotomia tra il sistema proporzionale e quello uninominale sia la linea di divisione
fondamentale nella classificazione dei sistemi elettorali dobbiamo fare alcune ulteriori distinzioni e
sviluppare una tipologia pi accurata. I sistemi elettorali possono essere descritti in termini di 7 attributi:
formula elettorale, dimensioni del collegio; soglia di rappresentativit elettorale, ampiezza complessiva del
corpo elettorale, influenza delle elezioni presidenziali su quelle legislative, distorsioni della rappresentazione
e collegamenti elettorali interpartitici.
La classificazione si limita alle formule adottate per lelezione della prima o unica camera nelle 36
democrazie e mostra a quale categoria appartiene ogni paese. La prima categoria, delle formule
maggioritarie pu essere suddivisa in 3 classi pi specifiche. La formula maggioritaria a maggioranza
semplice pi lineare: viene eletto in ogni collegio il candidato che ottiene la maggioranza dei voti sia
assoluta o relativa (USA, U.K.)
Le alte formule maggioritarie richiedono invece la maggioranza assoluta. Un modo per soddisfare questo
requisito consiste nel tenere un secondo scrutinio tra i due candidati che hanno raggiunto il maggior numero
di voti se nessuno dei candidati ha raggiunto la maggioranza assoluta dei voti nel primo turno (Francia
Austria, Portogallo)
Il voto alternativo usato in Australia una vera formula maggioritaria: gli elettori indicano i candidati da
loro prescelti secondo un ordine di preferenza e se il candidato ottiene una maggioranza assoluta di voti
espressi come prima preferenza viene eletto, se tale maggioranza non viene raggiunta si elimina il candidato
che ha ottenuto il minor numero di prime preferenze e le schede di voto che lo indicano come prima
preferenza vengono ridistribuite al secondo candidato in ordine di preferenza. Questa procedura viene
ripetuta escludendo il candidato pi debole e ridistribuendo le schede al successivo sino a che un candidato
non raggiunge la maggioranza assoluta (usato anche in Irlanda)
Riguardo ai sistemi proporzionali possiamo distinguere 3 tipi fondamentali. La forma pi ricorrente il
sistema con scrutinio di lista utilizzato in met delle 36 democrazie. Prevede che i partiti nominino delle
liste di candidati in collegi plurinominali e che gli elettori diano il loro voto per una lista di partito o per
laltra e che i seggi siano distribuiti alle liste di partiti in misura proporzionale al numero di voti ottenuti. I
sistemi proporzionali con scrutinio i lista possono essere ulteriormente suddivisi a seconda della formula
matematica utilizzata per tradurre il numero dei voti in seggi elettorali. Il metodo pi comunemente
applicato la formula di Hondt che determina un leggero vantaggio a favore dei grandi partiti a discapito di
quelli pi piccoli
La seconda modalit di sistema proporzionale quella della formula mista proporzionale. Circa la met dei
legislatori in Germania, Nuova Zelanda e Venezuela sono eletti in collegi uninominali con formula plurality
mentre i restanti seggi sono attribuiti per mezzo di un sistema proporzionale di lista. La ragione per cui la
combinazione dei metodi qualifica tali sistemi come proporzionali sta nel fatto che i seggi attribuiti alla lista
compensano ogni di sproporzionalit prodotta dai risultati dei collegi uninominali.
Il terzo tipo di rappresentanza proporzionale il sistema del voto unico trasferibile. Differisce dal sistema di
lista per il fatto che gli elettori votano per i singoli candidati invece che per le liste di partito. La scheda
simile a quella del voto alternativo: contiene i nomi dei candidati che gli elettori devono classificare secondo
un ordine di preferenza. La procedura per determinare i candidati vincenti pi complicata. Si operano due
tipi di trasferimento di voto. Ogni surplus di voti che non serve ai candidati che hanno gia raggiunto la quota
minima richiesta per lelezione trasferito al candidato successivo indicato sulla scheda. Il candidato meno

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votato viene eliminato e le sue schede saranno trasferite seguendo lo stesso criterio.
La maggior parte delle formule elettorali rientrano nelle due grandi categorie, proporzionale e maggioritaria
ma alcune si trovano a met strada. Queste formule di voto semi-proporzionale sono usate raramente e gli
unici esempi si riferiscono al caso dl Giappone.

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45. Grandezza del collegio


La grandezza di un collegio elettorale data dal numero dei candidati che devono essere eletti nel collegio
stesso e non deve essere confusa con la dimensione geografica del collegio o con il numero di votanti
inclusi. Le formule maggioritarie possono trovare lapplicazione sia in collegi uninominali che
plurinominali. Le formule proporzionali e il voto unico non trasferibile richiedono obbligatoriamente dei
collegi plurinominali che possono spaziare da piccoli distretti con due seggi in palio ad una unica grande
circoscrizione comprendente lintera nazione nella quale vengono eletti tutti i membri dellassemblea
parlamentare. L grandezza del collegio ha una grande influenza sul livello di proporzionalit e sul numero
dei partiti.
La grandezza del collegio ha una grande importanza sotto due profili. In primo luogo influenza
enormemente il funzionamento sia dei sistemi maggioritari che di quelli proporzionali sia pure in direzioni
opposte: infatti laumento del numero dei seggi nei sistemi maggioritari implica un corrispettivo aumento
della non proporzionalit e quindi dei vantaggi per i partiti pi grandi mentre nei sistemi proporzionali d
origine ad una pi elevata proporzionalit e quindi a condizioni maggiormente favorevoli a partiti piccoli.
Una seconda ragione dellimportanza della grandezza del collegio riguarda i sistemi proporzionali. A
differenza dellimpatto osservabile nei sistemi plurality e majority questa variabile pu determinare
variazioni cos evidenti allinterno di uno stesso sistema proporzionale, da avere effetti sul livello di
proporzionalit persino maggiori rispetto alla adozione di una diversa formula elettorale.

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46. Soglie elettorali di rappresentanza


I collegi di grandi dimensioni utilizzati nei sistemi proporzionali puri tendono a massimizzare la
proporzionalit e facilitare la rappresentanza anche dei partiti pi piccoli.

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47. Altri attributi dei sistemi elettorali


Un altro fattore che influisce sulla proporzionalit dei risultati elettorali e sul formato dei sistemi partiticiparlamentari dato dalle dimensioni del corpo degli eletti. Poich i sistemi elettorali sono metodi per
tradurre i voti in seggi, il numero dei seggi complessivamente disponibili per questa traduzione rappresenta
una parte integrante di tale meccanismo. Questa cifra importante per due ragioni. In primo luogo la
possibilit di una distribuzione proporzionale aumenta allaumentare dei membri del parlamento. In secondo
luogo il modello generale prevede che nei paesi molto popolosi si abbiano ampi parlamenti mentre quelli
meno popolosi tendono ad avere un numero minore di parlamentari. La grandezza dei parlamenti tende ad
essere pari alla radice cubica della popolazione di un dato paese. Le elezioni di tipo plurality tendono
sempre ad essere non proporzionali ma tale tendenza rafforzata quando i membri del parlamento sono in
misura significativamente pi bassa rispetto alla radice cubica della popolazione. Inoltre i sistemi
presidenziali possono avere un effetto indiretto ma forte sul numero effettivo di partiti dei sistemi
parlamentari. Poich la presidenza il premio politico pi ambito e poich sono i partiti pi grandi hanno la
possibilit di ottenerla, questi ultimi hanno un vantaggio considerevole su quelli pi piccoli, vantaggio che
cercano di riproporre nel momento delle elezioni parlamentari anche in presenza di un sistema elettorale
proporzionale (Colombia, Venezuela), questa tendenza forte soprattutto quando lelezione presidenziale
regolata da un sistema di tipo plurality anzich da un ballottaggio e quando la tornata di elezioni
parlamentari si tiene simultaneamente allelezione del presidente.
Anche la distorsione rappresentativa tra i collegi pu contribuire al livello di non proporzionalit elettorale.
Nei sistemi uninominali tale fenomeno significa che i collegi si fondano su un numero di elettori
sostanzialmente ineguale. Collegi plurinominali discorsivi sotto laspetto della rappresentativit sono invece
quelli con una grandezza in seggi non commensurabile con la popolazione effettivamente presente in essi.
Evitare tale fenomeno nei sistemi maggioritari, sia in quelli plurality che majority risulta particolarmente
difficile perch un0accurata distribuzione richiede il disegno preciso di un numero di distretti relativamente
piccoli.
Nei sistemi proporzionali che utilizzano sistemi plurinominali di diverse dimensioni il problema minore
perch ogni circoscrizione pu essere ritagliata sulla base di una unit geografica preesistente e vedersi
attribuita a priori una quota di seggi proporzionale al proprio peso demografico.
Alcuni sistemi proporzionali permettono ai partiti di collegare le proprie liste separatamente presentate sulla
scheda in modo che il totale dei loro voti combinati sar utilizzato per la distribuzione iniziale dei voti. Il
prossimo passo sar la distribuzione dei seggi vinti dal complesso dalle liste collegate ad ognuna delle
formazioni che fanno parte del collegamento. Una connessione di questo genere indicata con il termine
apparentment. Poich lapparentamento aiuta i piccoli partiti che tendono ad essere sottorappresentati,
leffetto di questo meccanismo la riduzione della non proporzionalit e laumento del numero effettivo dei
partiti. La formazione ed il reciproco beneficio dei collegamenti interpartitici elettorali non sono permessi
solo dalla presenza di un meccanismo di apparentamento nei sistemi proporzionali ma possono anche
scaturire dallapplicazione di altri tre sistemi elettorali.

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48. La non proporzionalit elettorale nelle democrazie presidenziali


Nelle democrazie presidenziali lelezione del presidente almeno tanto importante quanto quella relativa
allorgano legislativo. Essa dovrebbe rivestire la medesima importanza nel caso di sistemi caratterizzati
dallequilibrio dei poteri tra esecutivo e legislativo ed essere addirittura pi importante nel caso del
predominio del primo. In realt, anche nei sistemi di equilibrio tra i poteri gli elettori tendono q considerare
pi rilevante la tornata presidenziale come indicano i tassi meno elevati di partecipazione al voto per il
rinnovo del parlamento quando esso non viene associato alla scelta del presidente.
Le elezioni presidenziali sono sicuramente non proporzionali grazie a due propriet del sistema elettorale: la
formula elettorale che per lelezione di una singola carica non pu che esser maggioritaria e la dio mansione
del corpo di eletti che in questi casi raggiunge il numero minimo di uno. Il partito che vince la presidenza
vince tutti i seggi in palio ovvero lunico seggio disponibile, mentre gli sconfitti non ottengono nulla.

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49. Sistemi elettorali e sistemi partitici


i sistemi maggioritari di tipo plurality favoriscono la formazione d sistemi bipartitici. I sistemi proporzionali
e quelli maggioritari a due turni incoraggiano il multipartitismo. Duverger spiega i differenti effetti dei
sistemi elettorali in termini di fattori meccanici e psicologici. Per effetto meccanico si intende il fatto che
tutti i partiti eccetto i due pi forti vengono sottorappresentati poich sono penalizzati in ogni collegio. Il
fattore psicologico rafforza quello meccanico: gli elettori si rendono conto di sprecare il loro voto
continuando a darli al terzo partito. Da qui la tendenza a trasferirlo dal loro partito a quello tra i due che
considerato il male minore. Il fattore psicologico coinvolge anche i politici la cui naturale tendenza di
affiliarsi ad una delle due formazioni vincenti.
Rae rileva che ogni sistema tende a rappresentare i partiti pi grandi sottorappresentando quelli minori. Si
devono distinguere 3 importanti aspetti di questa tendenza:
1. tutti i sistemi elettorali tendono a produrre risultati non perfettamente proporzionali.
2. tutti i sistemi elettorali tendono a ridurre il numero effettivo dei partiti rappresentati in parlamento rispetto
a quelli presenti nelle competizioni elettorali
3. tutti i sistemi elettorali possono costruire una maggioranza parlamentare per dei partiti che nella realt non
hanno ricevuto un tale maggioranza da parte degli elettori.

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50. Gruppi dinteresse: pluralismo e corporativismo


Il tipico sistema di rappresentanza degli interessi della democrazia maggioritaria consta di un pluralismo di
gruppi competitivo e non coordinato opposto al sistema del corporativismo, coordinato e orientato al
compromesso che invece tipico della democrazia consensuale. Il concetto di corporativismo ha due distinti
significati: il primo si riferisce ad un sistema di rappresentanza nel quale i gruppi sono organizzati in
associazioni nazionali, specialistiche, gerarchiche e monopolistiche. Il secondo sottolinea lincorporazione
dei gruppi dinteresse nel processo di formazione delle politiche pubbliche. Sul piano empirico i due
fenomeni tendono ad essere correlati poich il corporativismo in senso stretto rappresenta una condizione
quasi necessaria per la concertazione.
Ognuno dei due elementi pu essere suddiviso in modo da arrivare alle 4 componenti fondamentali che
connotano il corporativismo. Corporativismo significa che:
i gruppi dinteresse sono relativamente grandi nelle proprie dimensioni e relativamente limitati nel numero
sono ulteriormente collegati in organizzazioni di vertice a livello nazionale.
la concertazione implica il verificarsi di consultazioni regolari da parte dei leader di queste associazioni di
vertice tra di loro e con i rappresentanti del governo al fine di giungere a degli accordi generali che
vincolano i 3 partner nella negoziazione, i cosiddetti patti tripartitici.
Il pluralismo dei gruppi dinteresse pu essere invece riconosciuto sulla base di caratteristiche opposte: una
molteplicit di piccoli gruppi dinteresse, lassenza di forti organizzazioni di vertice, un livello scarso o
nullo di negoziazione e lassenza di patti tripartitici.

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51. Un declino del corporativismo


Sin dagli anni 70 il tema del corporativismo e il contrasto osservabile tra questo sistema ed il pluralismo
stato il principale oggetto nellanalisi scientifica sui gruppi dinteresse. Il suo rendimento macroeconomico
misurato in termini di sviluppo, minore disoccupazione e pi bassi tassi sinflazione stato considerato
superiore a quello prodotto dai sistemi di rappresentanza pluralistica degli interessi. Pi recentemente alcuni
studioso hanno dissentito da questa interpretazione e oggi ci si riferisce sempre pi spesso ad un
corporativismo in declino.
Ci che si intende con declino del corporativismo il fatto che lefficacia delle strutture corporative e la
frequenza del loro uso si sono progressivamente attenuate, il che diverso da affermare che tali strutture
siano scomparse o abbiano subito un totale smantellamento. In secondo luogo il fatto che ci si riferisca ad un
declino del corporativismo in alcuni paesi implica che siamo di fronte ad una questione di maggiore o
minore grado del fenomeno. In terzo luogo nellampio studio quantitativo relativo ai mutamenti nel livello
del corporativismo tra gli anni 60 e 80 non vi traccia del declino del fenomeno.
In quarto luogo Wiarda ritiene che pi che declinare stia crescendo in nuove aree. Non il corporativismo
che in via di estinzione ma una particolare arena che in una fase di ristrutturazione e che sta prendendo
nuove direzioni. Egli considera che sebbene la fase industriale delle relazioni tripartitiche corporative
giunta ad un momento di calo, nuove tematiche postindustriali sono uscite allo scoperto e costituiscono
loggetto di frequenti negoziazioni tra i gruppi dinteresse e il governo nelle modalit del corporativismo.

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52. Livello di pluralismo e corporativismo in 36 democrazie


Nonostante il fatto che molte analisi comparative hanno cercato in passato di misurare il livello di
pluralismo in un numero di nazioni relativamente ampio, queste misurazioni risultano di limitato interesse ai
fini del nostro lavoro. Da una parte tendono a concentrarsi su differenti aspetti del corporativismo: alcune
sono basate sulla presenza e sulla forza delle organizzazioni al vertice, alcune sulla tendenza alla
centralizzazione nella contrattazione dei salari, altre enfatizzano la forza e lorientamento storico, riformista
o rivoluzionario dei sindacati.
Molti di questi problemi sono stati risolti grazie allo studio comparativo di Siaroff che comprende 24
democrazie industrializzate. Prende in considerazione 8 aspetti fondamentali del contrasto pluralismocorporativismo. Dopo aver costruito per ognuno di questi indicatori una graduatoria di 24 democrazie basata
su una scala di 5 punti, egli calcola la media degli 8 punteggi di ogni nazione arrivando cos ad un punteggio
complessivo. Inoltre egli sviluppa tale misurazione in due periodi distinti. Lunico problema che 12 paesi
non sono inclusi nello studio n in una delle precedenti analisi comparative. Delle 12 democrazie in via di
sviluppo inclusi in questo studio il paese con rappresentanza degli interessi corporativo pi sviluppato
Mauritius.

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53. Ripartizione del potere: contrapposizioni tra sistemi federali e


unitari e tra sistemi accentrati e decentrati
La caratteristica primaria del modello maggioritario di democrazia la concentrazione del potere nelle mani
della maggioranza. Il modello consensuale connotato dalla non concentrazione del potere che pu
assumere le due forme fondamentali di distribuzione e di divisione del potere stesso. Queste due forme
assicurano le fondamenta teoriche delle due dimensioni sulle quali basare il contrasto maggioritarioconsensuale. La distinzione che dobbiamo fare se nelle democrazie consensuali il potere sia disperso tra
attori politici che operano assieme dentro le stesse istituzioni o invece disperso tra istituzioni separate. In
precedenza abbiamo discusso la dimensione dellunione dei poteri. Adesso discuteremo la distinzione tra
governi federali e decentrati e governi unitari ed accentrati.
In tutte le democrazie il potere diviso necessariamente tra le istituzioni di governo centrali e quelle
periferiche ma nelle democrazie maggioritarie si tratta in realt di una divisione piuttosto relativa. Per
mantenere i funzionamento della regola di maggioranza allinterno di un modello Westminster puro, il
governo centrale deve controllare non solo i propri apparati ma anche quelli periferici, potenzialmente in
competizione con esso. I governi maggioritari sono pertanto sia unitari che accentrati. Il modello
consensuale invece ispirato alla finalit opposta. I suoi metodi sono il federalismo ed il decentramento cio
non solo una divisione garantita del potere tra livelli centrali e non centrali ma anche dei forti governi
periferici che esercitano una porzione considerevole del potere sostanziale riscontrabile complessivamente
su tutti i livelli.

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54. Federalismo e decentramento


Il federalismo la ripartizione garantita del potere tra i governi centrali e regionali. Riker afferma che Il
federalismo una organizzazione politica nella quale le attivit di governo sono ripartite tra governi
regionali e governo centrale in modo tale che ad ogni tipo di governo siano attribuiti dei settori nei quali essi
abbiano potere di decisione finale. Si fa riferimento alle unit componenti come governi regionali. Esso di
solito descritto come una divisione spaziale o territoriale di potere nelle quali le unit componenti sono
definite geograficamente. Queste unit possono essere chiamate in vari modi: stati, province, lander, cantoni
o regioni.
La finalit fondamentale di un sistema di divisione garantita del potere assicurare che una sostanziale
porzione di potere sar esercitata a livello regionale o che per avere una non centralizzazione del potere vi
debba essere una qualche forma di decentramento.
I teorici del federalismo identificano spesso anche altri suoi elementi secondari: un parlamento bicamerale
con una forte camera federale che rappresenti le entit regionali, una costituzione scritta e difficile da
emendare ed una specifica corte suprema o costituzionale che protegga la costituzione stessa grazie al potere
di controllo giurisdizionale di costituzionalit. La loro connessione con il significato di federalismo che
ognuna di queste caratteristiche serve ad assicurare il mantenimento della divisione essenziale dei poteri.
Rappresentano delle garanzie di continuit del federalismo stesso.
Il primo criterio di distinzione riconoscere se gli stati hanno una costituzione formalmente federale. Il
primo test dellesistenza del federalismo verificare il desiderio e la volont di essere davvero federale da
parte della comunit politica a cui ci riferiamo. Adottare e mantenere una costituzione federale il primo e
pi evidente modo di manifestare tale volont. Tale criterio implica una distinzione iniziale tra sistemi
federali e unitari. Ognuna di queste categorie pu essere successivamente divisa in due sub-classi: sistemi
accentrati e decentrati. Infine necessaria una categoria intermedia per contenere quelle democrazie che non
sono classificabili in modo non ambiguo sulla prima delle nostre dimensioni di variazione.
Il federalismo un fenomeno relativamente raro, i paesi unitari sono oltre il doppio di quelli federali. Le
differenze tra sistemi federali unitari e quelle tra sistemi accentrati-decentrati sono strettamente correlate:
gran parte dei sistemi federali sono infatti anche decentrati mentre molti di quelli unitari sono accentati.
6 dei 9 sistemi federali, Australia, Canada, Germania, Svizzera, USA e Belgio sono anche sistemi di
governo orientati al decentramento, solo uno, il Venezuela accentrato. LAustria e lIndia sono a met
strada tra questi 2 tipi di federalismo.
Di molti sistemi democratici unitari, solo i 4 paesi nordici e il Giappone possono essere classificati come
sistemi perfettamente decentrati. La maggior parte degli altri rappresentata da piccoli paesi che non
avrebbero comunque molto bisogno di una solida organizzazione decentrata.
La categoria semifederale include 3 democrazie: Belgio, Olanda e Israele. I governi centrali di questi paesi
hanno per lungo tempo delegato alcuni dei propri poteri ad associazioni private con importanti funzioni
semi-pubbliche specialmente nei campi dellistruzione, della cultura, della sanit. Tali associazioni sono
formate dai maggiori gruppi ideologici e religiosi presenti sulla scena sociale. Ma poich non vi una chiara
concentrazione geografica di questi gruppi, il federalismo sociologico devia dal criterio di Riker secondo cui
le unit componenti del federalismo sono osservabili in natura come unit regionali.

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55. Altri indicatori di federalismo e decentramento


Lindice del federalismo che abbiamo descritto pu esprimere la propriet di questo fenomeno in modo
accurato e affidabile? Laffidabilit di questa misura pu essere aumentata confrontandola con atri due
indicatori: la quota, sul totale dellestrazione fiscale spettante al governo centrale e lindice di autonomia
istituzionale.
La misura relativa alla quota di estrazione fiscale basata sullassunto che il peso delle attivit dei governi e
di quelli locali pu essere quantificato in misura delle loro entrate e uscite. Poich entrate e uscite sono in
stretta corrispondenza le due misure sono utilizzabili in modo intercambiabile. Se siamo interessati alla
misurazione dei governi non centrali di fronte a quelli centrali pi interessante rivolgersi al dato relativo
alle entrate fiscali. Le tasse non centrali costituiscono infatti la somma delle entrate che i governi locali
raccolgono per se stessi e quelle raccolte tramite tributi centrali ma poi distribuite in sedi locali. La
centralizzazione del governo pu essere misurata come la quota percentuale che rimane al governo centrale
rispetto alla somma delle entrate fiscali e non.
Lautonomia istituzionale prende in considerazione sia il federalismo geografico che quello sociologico
definito autonomia funzionale cos come una forma di autonomia territoriale per specifiche regioni ed anche
il grado di discrezione dei governi locali e regionali.

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56. Federalismo e autonomia etnica


Il federalismo tende ad essere utilizzato in 2 tipi di paesi: quelli relativamente ampi e le societ plurali. I pi
grandi paese in termini di popolazione inclusi in questo studio, lIndia e gli USA sono entrambi delle
federazioni. Il paese federale meno popoloso la Svizzera che collocabile a met della graduatoria relativa
alla popolazione tra le 36 democrazie. 4 dei 9 sistemi federali presentano una societ plurale: Belgio,
Canada, India e Svizzera. In queste societ il federalismo garantisce la funzione speciale di assicurare
sufficiente autonomia alle minoranze etniche.
Per analizzare questa funzione del federalismo utile operare una distinzione tra federalismo omogeneo e
disomogeneo, le federazioni omogenee sono composte da unit territoriali con caratteristiche sociali e
culturali simili in ognuna delle unit nella federazione come insieme. In un sistema federale perfettamente
omogeneo le unit componenti sono immagini riflesse in scala ridotta dei fondamentali aspetti del sistema
federale complessivo. Le federazioni disomogenee sono formate da unit che hanno una composizione
sociale e culturale diversa tra loro e rispetto a quella del paese nel suo complesso. Il federalismo
disomogeneo pu abbassare il grado di pluralismo di una societ plurale o semiplurale creando aree pi
piccole ma relativamente omogenee. Questo il modello applicato in tutti e 4 i sistemi federali che sono
anche societ plurali sebbene i loro confini interni, politici e d etnici non coincidano sempre perfettamente.
In Svizzera c una diversit linguistica interna ridotta rispetto a quella tra cantoni ma 22 dei 26 cantoni
sono monolinguistici. In Canada la minoranza francofona concentrata nel Quebc . in India i governanti
britannici dellepoca coloniale strutturarono le divisioni amministrative del paese senza troppi riguardi per le
differenze linguistiche. Il nuovo federalismo belga il risultato di un prezioso tentativo: realizzare una
federazione pi disomogenea possibile. Le 3 regioni geograficamente definite sono gia molto disomogenee.
Le due pi vaste hanno una propria lingua mentre solo Bruxelles bilingue.

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57. Federalismo e sperimentazione istituzionale


Allinterno delle federazioni, ognuna delle unit costitutive deve avere una propria costituzione che pu
essere liberamente emendata dallunit stessa entro gli specifici limiti decisi dalla costituzione federale. In
teoria questo consente alle unit di sperimentare diverse forme di governo. In caso di successo tale
sperimentazione pu assicurare benefici sia agli altri membri della federazione che al governo centrale

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58. Parlamenti e congressi: accentramento e ripartizione del potere


legislativo
La seconda componente della dimensione federale unitaria quella della distribuzione cio laccentramento
oppure la ripartizione del potere legislativo. Il modello maggioritario puro prevede laccentramento del
potere legislativo in una sola camera mentre quello consensuale caratterizzato da un parlamento
bicamerale nel quale il potere ugualmente ripartito tra due camere elette su basi diverse. Nella realt
empirica troviamo una variet di soluzioni intermedie.

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59. Parlamenti unicamerali e bicamerali


La classificazione dicotomica tra parlamenti unicamerali e bicamerali appare chiara ma due organi
legislativi dei paesi sino a qui analizzati non rientrano in una tale classificazione: quello norvegese e
Islandese i legislatori norvegesi sono eletti contestualmente come i membri di una sola assemblea ma dopo
lelezione si dividono in 2 camere grazie allauto-selezione di dei membri stessi che vanno a formare la
seconda camera. Le due camere hanno commissioni legislative comuni ed ogni disaccordo tra esse viene
risolto da una sessione plenaria del complesso dei rappresentanti. Pi o meno la stessa descrizione vale per il
caso islandese dove per la seconda camera veniva formata da 1/3 dei parlamentari. Questi parlamenti
hanno perci alcuni caratteri dellunicameralismo e altri de bicameralismo: la risoluzione dei conflitti per
mezzo di sessioni plenarie non evoca necessariamente una forma di unicameralismo: decisioni in seduta
congiunta sono tipiche anche nellambito dei bicameralismi non ambigui.
1/3 dei paesi del mondo hanno parlamenti bicamerali mentre 2/3 hanno un parlamento bicamerale. Il
rapporto nelle 36 democrazie diverso: il bicameralismo pi comune.
I 13 paesi con parlamento unicamerale sono per lo pi piccole democrazie: la Grecia la pi grande del
gruppo. Nessuna di queste democrazie un sistema federale. I 9 sistemi formalmente federali delle nostre 36
democrazie hanno sempre un sistema bicamerale.

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60. Variet di bicameralismo


I due bracci dei parlamenti bicamerali tendono a differenziarsi in vari modi: la principale funzione ella
seconda camera o camera alta eletta con suffragio ristretto era di fungere come nu freno conservatore alla
camera bassa, eletta con modalit pi democratiche. Tale funzione divenuta obsoleta con lavvento del
suffragio universale per tutti i tipi di elezione. Tuttavia la camera dei Lord britannica e quella di Capi in
Botswana costituiscono dei significativi casi limite: la composizione della camera dei Lord ancora basata
su principi ereditari e anche in Botswana. Di conseguenza abbiamo ancora in funzione due organi
tradizionalisti: la camera dei lord ha una maggioranza conservatrice. 3 differenze tra le prime e le seconde
camere sono particolarmente importanti.
1. le seconde camere tendono ad essere pi piccole delle prime. Leccezione la camera dei Lord britannica
che conta 1200 membri
2. i termini legislativi del mandato tendono ad esser pi lunghi nelle seconde camere rispetto alle prime. In
queste ultime la durata della legislatura varia da 2 a 5anni mentre nelle seconde camere c un range da 4 a 9
anni.
3. le seconde camere hanno spesso lelezione a rotazione

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61. Bicameralismo forte e debole


3 sono le caratteristiche che determinano la forza o la debolezza del bicameralismo:
1. il primo aspetto riguarda i poteri formali e costituzionali di cui godono le due camere. In generale le
seconde camere tendono ad essere subordinate alle prime. I suoi voti negativi sulle proposte di legge
possono essere spesso annullati dalle prime camere e in molti sistemi parlamentari i governi sono
responsabili solo di fronte a queste ultime. In due paesi i disaccordi tra le due camere vengono risolti da una
sessione congiunta. La limitata ampiezza della seconda camera fa molta differenza sotto questo profilo. Gli
unici esempi di seconda camera con poteri formalmente simili alle rispettive camere basse sono Colombia,
Italia, Svizzera e USA.
2. la reale importanza della seconda camera non dipende solo dai poteri formali ad essa attribuiti ma anche
dal metodo con cui viene eletta. Tutte le prime camere vengono direttamente elette dal popolo mentre i
membri delle seconde camere sono molto spesso selezionati indirettamente o nominati. Nei casi in cui la
seconda camera non eletta direttamente manca di legittimazione democratica e quindi della influenza
politica concreta conferita dallelezione popolare. Per contro, lelezione diretta della seconda camera pu
compensare in qualche misura la sua limitatezza in termini di poteri. Sulla base dei due criteri descritti
possiamo classificare i parlamenti bicamerali come simmetrici o asimmetrici. Le coppie di camere
simmetriche sono quelle con poteri costituzionali uguali o moderatamente ineguali ed una legittimazione
democratica simile. Le camere asimmetriche sono quelle fortemente ineguali sotto entrambi i profili. La
categoria simmetrica include i 7 parlamenti che hanno 2 bracci parlamentari con poteri simili. 3 di questi
parlamenti hanno le seconde camere direttamente elette (USA, Colombia e Italia) e molti membri della
seconda camera svizzera e belga sono anchessi direttamente eletti.
3. la seconda camera pu essere eletta in modo da ampliare la rappresentanza di certe minoranze. In questo
caso le due camere differiscono nella loro composizione e possono esser chiamate disomogenee. Lesempio
dato da quelle seconde camere federali che sovra rappresentano le unit pi piccole della federazione.

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62. La struttura parlamentare di 36 parlamenti democratici


Il bicameralismo forte caratterizzato da simmetria e disomogeneit. Nel bicameralismo medio uno di
questi due elementi non certo. Abbiamo allora due sottoclassi a seconda se a mancare lelemento della
simmetria o della disomogeneit. Ad entrambe le sottoclassi viene attribuito lo stesso punteggio in termini di
indice di bicameralismo. Il bicameralismo debole caratterizzato da camere asimmetriche ed omogenee. La
quarta categoria quella dellunicameralismo.

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63. Costituzioni scritte e non scritte


Due sono le ragioni per cui la distinzione tradizionale tra costituzioni scritte e non scritte poco importante.
La prima che quasi tutte le costituzioni del mondo sono scritte. Solo 3 di esse hanno una costituzione non
scritta: Nuova Zelanda, Israele e U.K. Lassenza di una costituzione scritta in Gran Bretagna e Nova
Zelanda spiegata con il forte consenso esistente sulle norme politiche fondamentali che rendono superflua
una costituzione formale. La spiegazione opposta si applica nel caso di Israele. Questo paese ha tentato di
adottare una costituzione scritta ma non vi riuscito perch su un certo numero di problemi centrali,
specialmente il ruolo della religione nello stato e nel sistema giuridico, non era facile raggiungere un
accordo. Il disaccordo stato risolto con una specie di accordo sul dissenso mentre sua ltre questioni
fondamentali il consenso stato abbastanza forte da permettere al paese id essere retto senza una
costituzione formale come in Gran Bretagna e Nuova Zelanda.
In secondo luogo, nella prospettiva dellanalisi del contrasto fondamentale tra modello maggioritario e
consensuale di democrazia sembra pi rilevante occuparsi dellesistenza di significative restrizioni alla
maggioranza imposte dalla costituzione scritta o non scritta che non approfondire la problematica circa la
natura del documento. Le costituzioni scritte possono essere facilmente emendabili e prive di meccanismi di
protezione e di verifica costituzionale esattamente come quelle di natura non scritte.
Ci sono tuttavia 2 controargomentazioni: in primo luogo se la costituzione scritta rappresenta un documento
designato come legge suprema del paese, la maggioranza parlamentare pu sentirsi moralmente vincolata a
rispettarla in modo pi fedele di quanto non succeda nel caso in cui non esista un chiaro accordo su cosa
faccia parte o meno della costituzione non scritta. In secondo luogo le costituzioni non scritte, per il fatto di
non godere di uno status formale di superiorit sulle altre leggi, implicano una completa flessibilit e
lassenza di garanzie di controllo giurisdizionale. Le costituzioni scritte possono esser completamente
flessibili o del tutto prive di ogni garanzia di controllo giurisdizionale.

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64. Costituzioni flessibili e rigide


Le democrazie utilizzano un ampio numero di meccanismi per attribuire alle proprie costituzioni differenti
gradi di rigidit: per esempio luso di maggioranze legislative qualificate per lemendamento costituzionale,
lapprovazione da parte di entrambe le camere nel caso di parlamenti bicamerali, lapprovazione con
maggioranza semplice o qualificata da parte dei parlamenti degli stati membri o degli enti locali,
lapprovazione per mezzo di referendum Ulteriori complicazioni sono presenti in quelle costituzioni che
prevedono metodi diversi di emendamento a seconda del tipo di precetto che si desidera modificare oppure
in quelle che introducono metodi di emendamento alternativi. Questa grande variet di procedure di riforma
costituzionale pu essere ridotta a 4 tipi fondamentali. Questa tipologia basata innanzitutto sulla
distinzione tra approvazione per mezzo di maggioranze ordinarie e approvazione per mezzo di maggioranze
allargate. Inoltre possiamo distinguere 3 diversi tipi di rigidit costituzionale a seconda che vi sia:
1. lapprovazione tramite una maggioranza di 2/3, una regola diffusa basata sullidea che i sostenitori di un
cambiamento costituzionale debbano essere pi numerosi dei propri oppositori in ragione di un rapporto 2 a
1
2. lapprovazione da parte di una maggioranza inferiore a 2/3 oppure una maggioranza ordinaria
parlamentare confermata dal referendum popolare
3. lapprovazione da parte di una maggioranza superiore ai 2/3
la sola correzione che necessario apportare a questo schema riguarda luso delle maggioranze qualificate
chiamate anche straordinarie o supermaggioranze nellambito di parlamenti eletti con un sistema elettorale
maggioritario di tipo plurality. Le maggioranze qualificate applicate nei sistemi plurality sono molto meno
vincolanti delle stesse maggioranze qualificate presenti nei sistemi proporzionali.
Il problema delluso di regole diverse o alternative per lemendamento costituzionale allinterno della
medesima costituzione pu essere risolto facilmente. In primo luogo qualora possano essere utilizzate pi
regole devono essere contate quelle meno restrittive. In secondo luogo quando sono presenti regole
differenti da applicare a parti distinte della costituzione verr considerata quella che riguarda gli articoli
fondamentali del testo. Le regole relative allemendamento costituzionale tendono ad essere relativamente
stabili ed ogni modifica di tali regole richiede un tempo molto lungo.

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65. Controllo giurisdizionale di costituzionalit


Una costituzione scritta e rigida non costituisce ancora un vincolo sufficiente al potere delle maggioranze
parlamentari a meno che un organo indipendente non abbia il potere di decidere se le leggi sono conformi
alla costituzione. Se il parlamento stesso il giudice della costituzionalit delle leggi che emana, esso
sarebbe probabilmente tentato di risolvere ogni dubbio in proprio favore. Il rimedio che adottato di solito
consiste nellaffidare il potere di controllo giurisdizionale di costituzionalit a una corte o ad uno speciale
consiglio costituzionale. Questo potere consiste nella verifica della costituzionalit delle leggi approvate dal
parlamento nazionale.
Anche se la costituzione non prescrive esplicitamente una forma di controllo giurisdizionale, tale controllo
discende direttamente dallo status superiore di tale documento. Molte costituzioni garantiscono questo
potere speciale affidandolo alle corti ordinarie.
Molte costituzioni negano esplicitamente alle proprie corti ordinarie un potere di controllo giurisdizionale.
Per poter conciliare queste due logiche contradditorie alcuni paesi affidano il controllo di costituzionalit ad
una corte speciale o consiglio costituzionale invece che agli organismi giudiziari consueti. Le corti di
giustizia ordinarie possono sottoporre questioni di costituzionalit alla corte speciale ma non possono
direttamente risolvere tali questioni. Questo tipo di procedimento denominato sistema di controllo di
costituzionalit centralizzato.

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66. Banche centrali. Indipendenza e subordinazione


Le banche centrali sono delle fondamentali istituzioni di governo
Quando le banche centrali sono branche dipendenti dal potere esecutivo e quindi sono deboli, tale debolezza
un attributo rilevante nel contesto del sistema democratico proprio come la debolezza del parlamento o la
riluttanza di una corte suprema ad utilizzare i propri poteri di controllo giurisdizionale. Si tratta di un altro
indicatore del modello di democrazia alla quale queste istituzioni appartengono. Dare indipendenza alle
banche centrali significa utilizzare un ulteriore modalit di divisione del potere e quindi avvicinare le
caratteristiche del modello consensuale di democrazia. Le banche centrali subordinate allesecutivo seguono
invece la logica di concentrazione del potere tipica delle democrazie maggioritarie.

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67. Doveri e poteri delle banche centrali


Lobbiettivo pi importante delle banche centrali mettere in atto la politica monetaria, ovvero la
regolazione dei tassi dinteresse e dellofferta di moneta. La politica monetaria ha un effetto diretto sulla
stabilit dei prezzi e sul controllo dellinflazione. Influisce indirettamente ma fortemente sui livelli di
occupazione, sviluppo delleconomia, fluttuazioni del ciclo economico. altre facolt attribuite alle banche
centrali sono la gestione delle transizioni finanziarie, il finanziamento del deficit del governo attraverso
lacquisto di titoli pubblici o per mezzi di prestiti dalle proprie riserve, il finanziamento di progetti di
sviluppo queste ulteriori finalit possono essere in conflitto con lobbiettivo di controllo dellinflazione.
Le banche centrali e il loro ruolo nella politica monetaria sono diventati importanti dal 1971 quando Nixon
svalut il dollaro americano interrompendo i tassi di ambio fissi tra loro e il dollaro. Nelle situazione pi
incerta dei tassi di cambio fluttuanti lindipendenza delle banche centrali divenne uno strumento anche pi
importante per limitare linstabilit dei prezzi. La crescita improvvisa di indipendenza delle banche centrali
stata dovuta da un lato al Trattato di Maastricht del 1992 che richiedeva proprio lindipendenza delle
banche centrali come condizione per partecipare alla moneta unica europea e dallaltro lato la
globalizzazione del sistema finanziario

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Indice
1. Il modello Westminster nel U.K.

2. Predominio dellesecutivo in U.K.

3. Sistema bipartitico britannico

4. Sistema elettorale maggioritario e non proporzionale in U.K.

5. Pluralismo dei gruppi dinteresse in U.K.

6. Concentrazone del potere legislativo in un parlamento unicamerale n U.K.

7. Flessibilit costituzionale in U.K.

8. Il modello Westminster in Nuova Zelanda

9. Sistema elettorale maggioritario e non proporzionale in Nuova Zelanda

10. Il modello Westminster a Barbados

10

11. Sistema elettorale maggioritario e non proporzionale a Barbados

11

12. Il modello consensuale

12

13. Il modello consensuale in Svizzera e Belgio

13

14. Bilanciamento tra esecutivo e legislativo nel modello consensuale

14

15. Sistema multipartitico in Svizzera e Belgio

15

16. Governo federale e decentrato in Svizzera e Belgio

16

17. Rigidit costituzionale in Svizzera e Belgio

17

18. Il modello consensuale nellUnione Europea

18

19. Governo federale e decentrato in Europa

19

20. Trentasei democrazie identificate

20

21. Sistemi di partiti: modelli bipartitici e multipartitici

21

22. Il numero effettivo dei partiti

22

23. Alleanze di partiti affini

24

24. Partiti con elevato frazionalismo

25

25. Le dimensioni del conflitto partitico

26

26. La dimensione del conflitto nella politica estera

28

27. Governi. Concentrazione e divisione del potere esecutivo

29

28. Le teorie delle coalizioni

30

29. Coalizioni di maggioranze minime vincenti

31

30. Coalizioni a grandezza minima

32

31. Coalizioni con il minor numero di partiti

33

32. Coalizioni a distanza minima

34

33. Coalizioni a maggioranza minima coerente

35

34. Coalizioni orientate alle politiche

36

35. Incentivi per la formazione di governi di minoranza o a maggioranza eccedente

37

36. Governi di minoranza

38

37. Governi presidenziali

39

38. Forme di governo parlamentari e presidenziali

40

39. Contrasti tra parlamentarismo e presidenzialismo

42

40. Separazione dei poteri ed equilibrio tra i poteri

43

41. Misure del livello di equilibrio e predominio tra i poteri

44

42. Tipi di governo e durata dei governi

45

43. Sistemi elettorali: metodi maggioritari e rappresentanza proporzionale

46

44. Formule elettorali

47

45. Grandezza del collegio

49

46. Soglie elettorali di rappresentanza

50

47. Altri attributi dei sistemi elettorali

51

48. La non proporzionalit elettorale nelle democrazie presidenziali

52

49. Sistemi elettorali e sistemi partitici

53

50. Gruppi dinteresse: pluralismo e corporativismo

54

51. Un declino del corporativismo

55

52. Livello di pluralismo e corporativismo in 36 democrazie

56

53. Ripartizione del potere: contrapposizioni tra sistemi federali e unitari e tra sistemi

57

54. Federalismo e decentramento

58

55. Altri indicatori di federalismo e decentramento

59

56. Federalismo e autonomia etnica

60

57. Federalismo e sperimentazione istituzionale

61

58. Parlamenti e congressi: accentramento e ripartizione del potere legislativo

62

59. Parlamenti unicamerali e bicamerali

63

60. Variet di bicameralismo

64

61. Bicameralismo forte e debole

65

62. La struttura parlamentare di 36 parlamenti democratici

66

63. Costituzioni scritte e non scritte

67

64. Costituzioni flessibili e rigide

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65. Controllo giurisdizionale di costituzionalit

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66. Banche centrali. Indipendenza e subordinazione

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67. Doveri e poteri delle banche centrali

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