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La sovranit popolare La sovranit appartiene al popolo La sovranit appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della

Costituzione: cos recita l'art.1 Cost. secondo comma; questo articolo ha voluto affermare il principio della sovranit popolare. Come attestano i lavori dell'Assemblea costituente, fu scritta cos per dire che: a)il popolo il titolare in senso giuridico della sovranit;b)il popolo di essa mantiene continuativamente il possesso;c)il popolo non vi pu rinunciare e non pu dunque trasferirla a nessun singolo individuo e a nessuna parte di s. Naturalmente pu delegarne l'esercizio. Una tale affermazione della sovranit popolare va letta, innanzitutto, nel senso che l'ordinamento italiano si fonda sul principio che il popolo costituisce la fonte di legittimazione di ogni potere costituito. Inoltre, alcuni dei poteri disciplinati dalla Costituzione restano affidati al popolo o, pi esattamente, a quella parte della popolo cui l'ordinamento riconosce la capacit giuridica politica, il corpo elettorale. Ci non significa che lo Stato come persona giuridica non mantenga la sua posizione di supremazia all'interno dell'ordinamento: ma lo Stato uno degli strumenti della volont popolare. Ci sono altri soggetti, anche rappresentativi, attraverso i quali il popolo fa valere la sua volont:a)quelli dotati di autonomia riconosciuta dalla Costituzione (regioni ed enti locali);b)gli enti sovranazionali;c)il libero associarsi in partiti politici e in altre organizzazioni. Questo capitolo dedicato alle forme attraverso le quali il popolo esercita la sovranit di cui titolare; ma cosa si intende per popolo? Il popolo in senso giuridico l'insieme di tutti coloro che sono legati all'ordinamento giuridico da un vincolo particolare che si chiama cittadinanza. L'insieme di tutti i cittadini costituisce il popolo. Invece la popolazione l'insieme di tutti coloro che si trovano entro i confini di un qualsiasi ente territoriale. Diverso ancora il concetto di nazione, che identifica non un rapporto giuridico ma un vincolo sociale e, a volte, politico: quello che unifica e accomuna per tradizioni, storia, lingua, religione, origini etniche un insieme di persone fisiche. Il vincolo di cittadinanza determina un vero e proprio status giuridico, vale a dire una somma di diritti e di doverei che da esso derivano: i diritti e i doveri politici.

Il popolo che vota Del diritto di partecipare alle votazioni, e del voto, tratta la Costituzione all'art.48, il quale stabilisce quattro principi fondamentali: 1. sono elettori tutti i cittadini che hanno la maggiore et (individuata da una legge a parte): l'art.48 al primo comma si limiterebbe a garantire, con norma costituzionale, il diritto di voto dei cittadini, senza che ci ne impedisca l'estensione, con legge ordinaria, a coloro che cittadini non sono. Gi adesso per le elezioni comunali, in attuazione del diritto comunitario, la legge estende l'elettorato attivo e passivo a tutti i cittadini non italiani dell'Unione europea. L'art.11 Cost. consente di derogare all'art.48.; 2. specifiche limitazioni al diritto di voto possono essere previste, ma solo dalla legge, per indegnit morale ovvero per chi non ha la capacit di agire ovvero ancora come pena accessoria in caso di sentenza penale definitiva: per quel che riguarda il secondo punto (art.48 comma 4), la legge prevede che non godano dell'elettorato attivo:a)coloro che sono sottoposti a misure di prevenzione;b)coloro che sono sottoposti a misure di sicurezza previste dal codice penale, detentive o non detentive;c)coloro che sono stati condannati all'interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici; 3. il voto circondato da una serie di garanzie ed definiti dovere civico: riguardo alle garanzie, l'art.48 comma 2 Cost. vuole che il voto sia personale, segreto, uguale e libero. Riguardo al dovere civico: nel 1993 fu soppresso il riferimento al voto come obbligo, qualificando il voto come un diritto di tutti i cittadini, il cui libero esercizio deve essere

garantito e promosso dalla Repubblica; 4. l'esercizio del diritto di voto di chi risiede all'estero disciplinato in forme speciali: i cittadini italiani residenti all'estero hanno sempre goduto della titolarit del diritto di voto, ma la distanza dall'Italia rendeva eccezionalmente oneroso il suo esercizio. Mentre la legislazione per le elezioni europee prevede l'allestimento di sezioni elettorali nei paesi dell'Unione dove i nostri concittadini vivono o si trovino per motivi di studio o lavoro, lo stesso non possibile per le grandi comunit italiane nel Nord e Sud America (sia per il numero degli aventi diritto sia per i rapporti con le autorit sovrane locali): L'unica soluzione possibile il voto per corrispondenza, il quale non pu assicurare interamente la personalit del suffragio. Di qui l'esigenza di una previsione costituzionale che invece lo rendesse legittimo.

Il popolo che elegge Per quanto l'ordinamento costituzionale italiano preveda forme di decisione popolare diretta, la nostra resta una democrazia prevalentemente rappresentativa. L'ordinamento riconosce la capacit di concorrere alle decisioni collettive al corpo elettorale, questo lo pu fare, oltre che in forma diretta, anche e soprattutto attraverso la selezione dei propri rappresentanti. Per la scelta dei rappresentanti potrebbero esistere modalit di scelta diverse dall'elezione. I moderni ordinamenti politici rifuggono da meccanismo di selezione delle cariche pubbliche affidati al caso (come in alcuni casi del passato) e preferiscono la selezione per elezione fra candidati che non si differenziano solo per le doti personali quanto, anche e soprattutto, per la diversa connotazione politica. Nel nostro ordinamento il corpo elettorale elegge: i 630 deputati che compongono la Camera dei deputati; i 315 senatori elettivi che, insieme ai senatori a vita, compongono il Senato della Repubblica; i presidenti delle regioni (salvo diversa previsione statutaria) e i consiglieri regionali; i sindaci e i consiglieri comunali; i presidenti delle provincie e i consiglieri provinciali; i consiglieri circoscrizionali; i componenti italiani del Parlamento europeo.

Il fenomeno elettorale un fenomeno imponente anche nella sua dimensione quantitativa, oltre ad essere qualitativamente decisivo per un ordinamento fondato sulla sovranit popolare. Ad esso consacrato un complesso normativo altrettanto imponente che costituisce la legislazione elettorale, della quale il sistema elettorale, con particolare riferimento ai meccanismi applicati per trasformare i voti espressi dagli elettori in seggi, solo una parte, sia pure importante.

I sistemi elettorali: concetti generali Un sistema elettorale (o pi esattamente una formula elettorale) consiste in un meccanismo per trasformare in seggi i voti che il corpo elettorale esprime. Occorre distinguere:a)elezione di organi monocratici;b)elezione di organi collegiali. Quando si tratta di eleggere una sola persona, la cosa piuttosto semplice: si pu stabilire che vince chi ottiene pi voti, cio la maggioranza relativa. In alternativa si possono stabilire delle condizioni: per esempio, che vince chi prende non solo pi voti, ma almeno una certa quota minima dei voti validi o degli aventi diritto; se questa quota fissata nella met pi uno di coloro che votano, il sistema si chiama della maggioranza assoluta e impone che si stabilisca cosa fare nel

caso che nessun candidato la raggiunga. In genere si procede a un secondo turno: allora si deve stabilire anche quali dei candidati del primo turno partecipano al secondo; se la partecipazione limitata ai primi due, siamo davanti a un ballottaggio. In tutti i casi siamo di fronte a un esito maggioritario del voto: a vincere una parte sola, quella cui appartiene chi alla fine risulta l'unico eletto. Quando si tratta di eleggere un organo collegiale, ci si attende che tale organo sia rappresentativo. Questa capacit di rappresentare pu essere ottenuta, a secondo del numero di forze politiche in campo e dalla distribuzione dei consensi degli elettori, sia con formule maggioritarie sia con formule proporzionali. Le formule maggioritarie sono quelle in base alle quali chi prende pi voti conquista l'intera posta in palio, che si tratti di un solo seggio o di pi seggi. Le due principali varianti sono:a)plurality, in base al quale il seggio lo vince chi ottiene pi voti in ciascun collegio uninominale;b)majority a doppio turno eventuale, in base alla quale il seggio lo vince chi ottiene la met pi uno dei voti, per cui se nessuno consegue questo risultato, si procede a una seconda votazione fra i primi due o fra coloro che hanno riportato un certo numero di voti. Le formule proporzionali sono quelle che ripartiscono i seggi da assegnare in misura tendenzialmente percentuale rispetto ai voti dati dagli elettori a ciascun partito. Perci, danno maggiori garanzie di corrispondenza fra numero di voti complessivamente attribuiti a un partito e seggi. Non garantisce invece la rappresentanza territoriale, che pu essere assicurata grazie ad altre tecniche. Inoltre, se si vuol ridurre il numero dei partiti rappresentati, si pu stabilire che il partito che non ottiene almeno una certa percentuale prestabilita di voti non partecipi alla distribuzione dei seggi (soglia di sbarramento). In generale i fautori delle formule maggioritarie sostengono che queste favoriscano l'individuazione di un partito o una coalizione vincenti e quindi di una maggioranza, dunque la governabilit, mentre i critici sostengono che ci non avviene sempre e che comunque avviene a spese della rappresentativit; viceversa i fautori delle formule proporzionali sostengono che solo queste permetterebbero la formazione di assemblee rappresentative, mentre i critici sostengono che ci si traduce in assemblee frammentate e incapaci di garantire il necessario sostegno al governo. In Italia sono state introdotte formule che, pur nell'ambito di un sistema a base proporzionale, garantiscono la costruzione di una maggioranza nell'assemblea rappresentativa o il suo rafforzamento: ad esempio ricorrendo all'attribuzione di un premio (premio di maggioranza) in seggi volto a far si che chi prende nel complesso pi voti ottiene comunque la maggior parte dei seggi. In altri termini si vuole che il risultato maggioritario non sia affidato al caso, ma sia certo e assicurato per legge. I sistemi elettorali che cercano di conciliare principio maggioritario e principio proporzionale nel tentativo di evitare gli svantaggi di entrambi, unendone i vantaggi, vengono chiamati sistemi misti.

Le elezioni parlamentari Le formule elettorali con le quali sono eletti i deputati e i senatori del nostro Parlamento hanno carattere misto: su base rigorosamente proporzionale, infatti, si innesca (all'occorrenza) un premio: ripartiti i seggi proporzionalmente, si verifica che chi vince ne abbia ottenuti un numero minimo; se cos non , si attribuisce a chi vince comunque un certo numero garantito di seggi, alterando cos la proporzionale attribuzione di essi. I seggi da assegnare sono suddivisi su base territoriale (Camera divisa in circoscrizioni; Senato su base regionale). Il riparto fra circoscrizioni e regioni avviene in base al numero degli abitanti, quali risultato dal pi recente censimento. Al Senato per, indipendentemente dalla popolazione, si assegnano a ciascuna regione almeno sette senatori (salvo Molise che ne ha due e la Valle d'Aosta che ne ha uno). La formula funziona cos: all'elezione sia della Camera sia del Senato concorrono liste di candidati, circoscrizionali o regionali;

ciascuna forza politica pu decidere di collegarsi in coalizione con una o pi altre forze; se pi liste si collegano, esse devono anche presentare un unico programma e un unico capo della coalizione; le liste sono formate da un numero di candidati non superiore al totale dei seggi attribuiti a ciascuna circoscrizione e non inferiore a un terzo di essi; sulla scheda per la Camera e sulla scheda per il Senato compaiono esclusivamente i simboli delle forze politiche che presentano le liste dei candidati; i nomi dei candidati compaiono sui manifesti affissi in ogni seggio elettorale; possibile essere candidati alternativamente o alla Camera o al Senato, ma posto questo limite si pu essere candidati anche in tutte le circoscrizioni per la Camera o in tutte le regioni per il Senato; la proclamazione degli eletti avviene sulla base di liste bloccate.

Vendendo alla ripartizione dei seggi fra le liste concorrenti, bisogna distinguere fra Camera e Senato. Alla Camera: si determinano i voti che ciascuna lista e ciascuna coalizione di liste consegue sull'intero territorio nazionale; a questo punto si tiene conto delle soglie di sbarramento (coalizioni 10%; liste non coalizzate 4%; liste coalizzate 2%); si procede a una prima ripartizione proporzionale dei seggi fra le coalizioni e le liste singole (non coalizzate) che hanno superato le soglie; in questo modo si appura se una coalizione o una singola lista ha conseguito almeno 340 seggi, se il riscontro positivo, finisce tutto l; se tele riscontro non d esito positivo, si procede a due distinte ripartizioni: alla coalizione o alla lista singola che ha avuto pi voti, sempre su base nazionale, si attribuiscono comunque 340 seggi (per farlo si sottraggono i seggi mancanti alle coalizioni o alle liste singole 'perdenti'); dopo di che, con una formula complessa, si stabilisce in quale circoscrizione a ciascuna lista spettano i seggi conquistati.

Al Senato: si applica la stessa formula della Camera, ma non su base nazionale, bens regione per regione e con soglie di sbarramento diverse (coalizioni 20%; liste non coalizzate 8%; liste coalizzate 3%); in ciascuna di queste regioni si verifica se una coalizione o una singola lista ha avuto un numero di seggi pari al 55% di quelli da assegnare in tutta la regione; se cos , il riparto puramente proporzionale; se cos non , in ciascuna regione si assegnano alla coalizione o alla lista singola pi votata il 55% dei seggi, gli altri seggi vengono ripartiti fra le coalizioni e le liste 'perdenti'.

Per la circoscrizione estero, prevista l'elezione di 12 deputati e 6 senatori. Qui la formula proporzionale e consente all'elettore anche il voto di preferenza per uno o due candidati della lista prescelta. La formula elettorale vigente (applicata per la prima volta nel 2006), punta a favorire una competizione bipolare (non necessariamente bipartitica). In altre parole, il meccanismo dei premi, che si combina con i vari sbarramenti previsti, cerca di conciliare governabilit e rappresentativit.

Le elezioni regionali In base all'art.122 Cost. comma 1, la competenza in materia di sistema elettorale delle regioni a

statuto ordinario spetta alla legge regionale, sia pure nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalla legge dello Stato. La vigente legislazione elettorale regionale transitoria si basa sull'elezione diretta del presidente della regione: ad essa per legge consegue l'attribuzione della maggioranza consiliare alle forze politiche che si sono presentate insieme al presidente eletto. Caratteristiche essenziali della formula sono: si vota su una scheda sola per il presidente e per il consiglio e in un turno unico; i candidati a presidente sono necessariamente collegati con una o pi liste provinciali, oltre a capeggiare una propria lista regionale; l'elettore pu votare:I)il candidato presidente da solo;II)il candidato presidente e una delle liste provinciali cui collegato;III)il candidato presidente e una delle liste provinciali cui non collegato (voto disgiunto);IV)una lista provinciale da sola. L'elettore pu inoltre esprimere un voto di preferenza all'interno della lista provinciale; il candidato presidente che ottiene pi voti eletto; con lui sono eletti non meno del 55% dei consiglieri delle liste a lui collegata attingendo alla lista regionale e, se necessario, anche assegnando seggi aggiuntivi. Nel caso in cui le liste collegata abbiano ottenuto meno della met dei seggi, l'intera lista regionale (20% dei seggi) viene eletta. Nel caso in cui abbiano avuto la met dei seggi o pi, solo il 50% dei candidati nella lista regionale (10% dei seggi) eletto. Questo il premio.

Caratteristica di questa formula che dovrebbe garantire governabilit e al tempo stesso far salvo un ampio pluralismo della rappresentativit. Rispetto al sistema sopra descritto, le leggi elettorali regionali si sono limitate, per lo pi, all'abolizione della lista regionale, all'introduzione di soglie di sbarramento pi elevate, alla garanzia che ogni circoscrizione provinciale esprima almeno un eletto.

Le elezioni comunali e provinciali Le legislazione elettorale degli enti locali, comuni e provincie materia di competenza statale esclusiva (art.117 Cost. comma 2). Essa caratterizzata dall'elezione diretta dei vertici monocratici di governo locale (sindaci e presidenti delle provincie). In realt siamo di fronte a tre formule diverse:1)comuni maggiori, con oltre 15.000 abitanti);2)comuni minori, fino a 15.000 abitanti; 3)province. Gli elementi essenziali della formula dei comuni maggiori sono: scheda unica per eleggere sindaco e consiglio; facolt per l'elettore di votare solo per un candidato sindaco; per il sindaco e per una delle liste collegate; solo per la lista; per un candidato sindaco e per una lista non collegata ad esso (voto disgiunto). Al voto di lista si pu aggiungere la preferenza per un candidato specifico; per essere eletti sindaco occorre conseguire la maggioranza assoluta dei voti validi; se ci non accade si ricorre a un secondo turno di ballottaggio fra i due candidati pi votati al primo; il candidato eletto garantisce alle lista a lui collegate, salvo casi marginali, una sicura maggioranza del 60% dei seggi consiliari, mentre il resto dei seggi va alle minoranze; i seggi sono ripartiti in base alla proporzione dei voti avuti dalle liste all'interno delle due quote di maggioranza e di minoranza (formula d'Hondt); la sogli di sbarramento il 3%;

Nei comuni minori, ciascun candidato sindaco collegato a una lista sola; si vota in un solo turno; il candidato che prende pi voti eletto e ci comporta l'elezione dei due terzi dei consiglieri fra i candidati della sua lista; gli altri seggi sono ripartiti, in proporzione ai voti avuti, fra la altre liste. Nelle province il sistema molto simile a quello dei comuni maggiori, ma con la differenza che i

candidati al consiglio si presentano in collegi uninominali; tuttavia, questi candidati sono necessariamente collegati fra loro in gruppi; a sua volta il candidato presidente obbligato a collegarsi con uno o pi gruppi di candidati presenti nei collegi uninominali; in questo caso non esiste la possibilit di un voto disgiunto. Quanto alle circoscrizioni, che sono destinate ad essere limitate ai soli comuni molto grandi, le modalit di elezione dei relativi consigli sono affidate dalla legge allo statuto del comune: in mancanza del quale si applicano le norme relative ai comuni con oltre 15.000 abitanti.

Le elezioni europee La legge elettorale italiana per il Parlamento europeo funziona cos: i seggi da eleggere sono ripartiti in cinque grandi circoscrizioni pluri-regionali (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole) con un numero di abitanti diverso l'una dall'altra; si applica la formula del quoziente naturale e dei pi alti resti; non la si applica circoscrizione per circoscrizione, ma al complesso dei voti ottenuti dalle varie liste e una lista deve ottenere almeno il 4% per partecipare al riparto dei seggi; sono previste le preferenze (tre e non una sola).

La legislazione elettorale 'di contorno' Riassumiamo alcuni capisaldi che fanno parte, in senso lato, della legislazione elettorale: in ordine alla presentazione delle liste di candidati, stato formalmente ripristinato per tutte le elezioni (tranne quelle europee), l'obbligo di sottoscrizione da parte di un certo numero di elettori di entit rapportata alla popolazione del collegio; successivamente sono per state introdotte deroghe cos ampie da privare quella disposizione di qualsiasi effetto; in ordine alla responsabilit delle diverse fasi del procedimento elettorale, essa affidata in parte al ministero dell'interno, in parte ai comuni, in parte ad organi istituiti di volta in volta; in merito alle contestazioni eventuali avverso il procedimento: fino alla proclamazione esse vanno indirizzate agli uffici elettorali costituiti presso gli organi giudiziari; dopo, dipende dal tipo di elezione. Per le elezioni politiche, la competenza attribuita dalla Costituzione alle stesse Camere; invece per gli altri tipi di elezioni la competenza a giudicare della legittimit del procedimento affidata alla giustizia amministrativa; la disciplina della campagne elettorali prevede disposizioni che regolano l'accesso ai mezzi di informazione, le altre forme di propaganda, i limiti alle spese elettorali dei candidati e dei partiti, le forme di pubblicit di tali spese, la figura del mandatario elettorale, la tipologia delle spese elettorali ammesse, le forme di controllo e le sanzioni; una specifica disposizione disciplina minuziosamente l'accesso ai mezzi di informazione in condizione di parit fra le varie liste durante le campagne elettorali, e anche al di fuori di esse.

Come si sono trasformate le leggi elettorali Breve sintesi dei sistemi elettorali vigenti in Italia a partire dal 1993. Gli elementi comuni a tutte le formule elettorali italiane (esclusa la legge elettorale per il Parlamento europeo) possono essere cos sintetizzate:

tutte favoriscono l'aggregarsi delle forze politiche in due schieramenti contrapposti (bipolarismo); tutte prevedono qualche forma di sbarramento, ma in misura assai variabile; tutte perseguono l'obiettivo di facilitare la governabilit tutelando la possibilit di accesso alla rappresentanza di una larga pluralit di forze politiche (frammentazione); tutte si traducono in formule e sistemi definibili come misti;

La differenza riguarda il modo come obiettivi identici sono stati perseguiti. Ci si spiega in base all'esistenza, a livello nazionale, di precisi vincoli costituzionali: i quali hanno impedito di introdurre, senza modifica alla Costituzione, l'elezione diretta del vertice dell'esecutivo; si dunque potuta cambiare legge elettorale ma non la forma di governo. Invece nel caso delle regioni, province e comuni ci stato possibile. A livello regionale e locale, si ritenuto di sacrificare la stessa composizione dell'Assemblea all'obiettivo di garantire una maggioranza numericamente consistente e tendenzialmente solida al presidente o al sindaco. Il cittadino elettore, il popolo che vota ed elegge, dispongono cos di un doppio potere: da un lato concorrono alla scelta di chi deve governare, dall'altro concorrono alla scelta di quale forza politica deve rappresentarlo in consiglio. A livello nazionale, nell'impossibilit di procedere in direzione analoga, si battuta la strada della bipolarizzazione prima collegio per collegio (dal 1993), poi mediante il premio alla coalizione o lista pi votata (dal 2009).

Il popolo che delibera: i referendum Il nostro ordinamento prevede alcune forme di decisione popolare diretta mediante referendum. Un referendum consiste in una votazione sulla base di un quesito che viene sottoposto alla valutazione del corpo elettorale in forme varie e con effetti diversi. Riguardo agli effetti, vi sono referendum che hanno carattere meramente consultivo, ed altri che si possono definire decisivi o deliberativi. La caratteristica di tutti i referendum che sono 'giochi a somma zero': nel senso che la volont di coloro che prevalgono diventa la volont del popolo senza mediazioni. La Costituzione prevede due principali tipi di referendum di ambito nazionale, pi altri di portata e oggetto limitati che coinvolgono solo parte del corpo elettorale; altri referendum ancora sono previsti a livello di regioni ed enti locali, disciplinati dalle rispettive fonti statutarie. Caratteristica dei referendum previsti dalla Costituzione che essi possono essere promossi anche su iniziativa popolare (referendum dal basso), diversamente da quanto avviene in ordinamenti nei quali solo organi costituzionali possono farlo (referendum dall'altro). Referendum costituzionale (art.138 Cost.) E' un tipo di referendum approvativo o confermativo. Pu essere promosso entro tre mesi dalla pubblicazione di una legge costituzionale, nel caso in cui questa non sia stata approvata nella seconda votazione dalla maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna camera. Titolari del diritto di chiedere il referendum sono: un quinto dei componenti della Camera o del Senato; cinquecentomila elettori; cinque consigli regionali.

Quando ci accade, l'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione decide con ordinanza sulla legittimit della richiesta. Successivamente il presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, indice il referendum per una data posta fra il 50 e il 70 giorno dal decreto di indizione. Possono prendere parte alla votazione referendaria tutti i cittadini elettori della Camera. Se prevalgono i 'no', la legge non promulgata ed come se il Parlamento non l'avesse mai

approvata. A differenza del referendum abrogativo non previsto un quorum strutturale. Referendum abrogativo (art.75 Cost.) Il referendum abrogativo consiste nel sottoporre al corpo elettorale la domanda <<Volete che sia abrogata la legge [data], n. [titolo]?>> ovvero che sia abrogata la legge limitatamente a parti di essa. Titolari del potere di richiederlo sono: cinquecentomila elettori: cinque consigli regionali.

La Costituzione prevede una serie di limiti sotto forma di oggetti che non possono essere sottoposti a referendum: il che ha determinano l'esigenza di prevedere un meccanismo di verifica dell'ammissibilit delle richieste presentate, affidato alla Corte costituzionale. Invece, di garantire la legittimit del procedimento si occupa l'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione. Ai sensi dell'art.75 Cost. comma 2, sono inammissibili i referendum aventi ad oggetto: leggi tributarie; leggi di bilancio; leggi di amnistia e indulto; leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali.

Limiti ulteriori sono stati individuati dalla giurisprudenza della Corte costituzionale interpretando il teso (limiti impliciti) e lo spirito (limiti logici) della Costituzione. Cos costituiscono, secondo la Corte, limiti ulteriori all'ammissibilit di referendum abrogativi: la Costituzione e le leggi formalmente costituzionali, per le quali l'art.138 prevede un procedimento diverso e aggravato rispetto alla legge ordinaria; le leggi a contenuto costituzionalmente vincolato, ossia quelle per le quali la Costituzione detta l'unica disciplina possibile, senza lasciare margini di scelta al legislatore; le leggi a contenuto 'comunitariamente' vincolato, ossia quelle per le quali la discrezionalit del legislatore nazionale vincolata al rispetto del diritto comunitario; gli atti legislativi ordinari aventi forza passiva rinforzata, ossia le fonti specializzate in ragione della loro particolare competenza, la cui adozione deve seguire procedimenti pi complessi di quello ordinario; le leggi collegate strettamente a quelle vietate dall'art.75 Cost. comma 2; le leggi obbligatorie o necessarie, ossia quelle che devono necessariamente esistere nell'ordinamento perch direttamente previste dalla Costituzione.

Ulteriori vincoli, ferma la questione dell'ammissibilit nel merito, riguardano la formulazione del quesito referendario. Al fine di garantire la libera e consapevole espressione del voto da parte del cittadino elettore, la richiesta, per essere ammissibile, deve essere omogenea, chiara e univoca. Il requisito dell'omogeneit riconosciuto quando la domanda che si sottopone al voto consente la scelta tra un'alternativa secca; in buona sostanza la Corte ritiene che una richiesta sia omogenea quando il quesito sottoposto agli elettori riconducibile ad un unitario principio abrogativo in grado di tenerle tutte insieme. Il quesito chiaro quando l'elettore in grado di capire qual l'oggetto dell'abrogazione, quali ne sono le conseguenze e qual il fine. Una volta che la Corte costituzionale abbia dichiarato ammissibile il quesito referendario che si chiesto di sottoporre agli elettori, il presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, indice il referendum che si deve tenere fra il 15 aprile e il 15 giugno (non si pu tenere lo stesso anno delle elezioni parlamentari). Perch la consultazione abbia esito favorevole all'abrogazione non sufficiente che i 's' prevalgano

sui 'no', ma deve aver partecipato la met pi uno degli aventi diritto (quorum strutturale). L'Ufficio centrale per il referendum verifica e proclama i risultati del referendum: se favorevole, il presidente della Repubblica emana un decreto col quale dichiara abrogata la legge o parte di legge sottoposta alla consultazione. Dal giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale l'abrogazione ha effetto (tale entrata in vigore pu essere ritardata fino a 60 giorni). Se prevalgono i 'no', in questo caso non si pu proporre referendum sulle medesime disposizioni prima che siano passati 5 anni. Tale vincolo non si applica se il quorum non stato raggiunto. Referendum relativi a modificazioni territoriali (art.132 Cost.) Ve ne sono di due tipi:a)il referendum che, in caso di voto favorevole, costituisce il presupposto di una legge costituzionale per la fusione di pi regioni o per la costituzione di una nuova regione (art.132 comma 1);b)il referendum che, in caso di voto favorevole, costituisce il presupposto di una legge ordinaria che consente a una provincia o a un comune di staccarsi da una regione per aggregarsi a un'altra (art.132 comma 2). Referendum regionali e locali Quanto a regioni ed enti locali, ai rispettivi statuti rimessa la disciplina di referendum regionali e locali, che debbono avere ad oggetto leggi e provvedimenti amministrativi delle regioni (per i primi) o materia di esclusiva competenza locale (per i secondi). Altri referendum Sono previsti altri tipi di referendum (per esempio quello del 1989 in occasione delle elezioni europee, che pu essere definito come un referendum di indirizzo).

Il popolo che partecipa: i partiti I cittadini hanno a disposizione altri strumenti per concorrere a influenzare le scelte collettive, esercitando cos anche la loro sovranit. Uno di questi mezzi rappresentato dai partiti politici (art.49 Cost.). Il partito moderno sorto negli ultimi anni dell'Ottocento e si affermato nelle forme del partito di massa all'inizio del Novecento. La loro natura giuridica, nel nostro ordinamento, del tutto peculiare: espressione della societ (sono di certo delle formazioni sociali, di cui parla l'art.2 Cost.), sono pi di una semplice associazione di fatto, e ricoprono un ruolo rilevante ai fini della funzionalit stessa dell'ordinamento costituzionale. L'art.49 Cost. ha come destinatari i cittadini: e riconosce ad essi il diritto ad associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Di questa formulazione vanno messi in evidenza due aspetti: il primo che, secondo la Costituzione, non sono i partiti a determinare la politica nazionale, ma sono i cittadini; il secondo che questo concorso deve avvenire con metodo democratico.

La norma costituzionale sui partiti fu collocata nel titolo sui rapporti politici, subito dopo l'articolo relativo al diritto di voto. Il costituente era perfettamente conscio di introdurre un'innovazione. Tutti erano d'accordo sul ruolo del partito, ma non sul sottoporlo a vincoli e verifiche al suo interno. Cos il dibattito fin col vertere su come si dovesse interpretare il riferimento al metodo democratico contenuto nel teso. L'intenzione del costituente era che con questa espressione ci si riferisse ai rapporti fra i partiti; in altre parole, il partito deve rispettare le regole democratiche nei rapporti esterni, ma pu essere organizzato senza selezione democratica della dirigenza all'interno. Sono state introdotta alcune blande forme di controllo relative alle diverse forme di finanziamento dell'attivit dei partiti. Le disposizioni vigenti in materia costituiscono un coacervo di norme derivanti da una pluralit di leggi. Il testo pi completo la l.3 giugno 1999, n.157 che prevede un

rimborso delle spese elettorali di consistenza tale da costituire un vero e proprio finanziamento pubblico annuale. Al fine dei rimborsi elettorali sono istituiti quattro fondi. La legge prevede rimborsi anche ai comitati promotori di referendum (a condizione che abbiano conseguito il quorum strutturale). Altre leggi disciplinano il finanziamento della stampa di partito.

Altri istituti di partecipazione politica I cittadini hanno a disposizione ulteriori istituti e forme di partecipazione. Fra questi troviamo la petizione e l'iniziativa popolare di legge. La petizione stata mantenuta dall'art.50 Cost., ma con espressa esclusione di azioni a sostegno di interessi puramente personali; infatti si parla di petizioni rivolte a chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessit. Ciascun cittadino, anche individualmente, pu presentare petizioni e i regolamenti delle due Camere prevedono che siano esaminate in commissione. Naturalmente, in una moderna democrazia fondata su ben altri meccanismi di mediazione delle esigenze dei cittadini, difficile che le petizioni abbiano seguito. L'iniziativa popolare di legge prevede che cinquantamila elettori possano presentare un progetto di legge redatto in articoli ad una delle due Camere. La camera cui la proposta presentata provvede a verificare le firme e ad accertare la regolarit della richiesta. Le modalit di raccolta delle sottoscrizioni sono in tutto analoghe a quelle previste per le richieste referendarie. I regolamenti parlamentari prevedono che, diversamente dagli altri progetti di legge, quelli di iniziativa popolare non decadano a fine legislatura e non debbano pertanto essere ripresentati.