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Si conosce poco in Italia della condizione del movimento comunista in Giappone. Proviamo a saperne di pi.

Comunisti in Giappone
La presenza di un forte partito comunista in quello che forse il paese con il capitalismo pi sviluppato, smentisce la tesi dellinevitabile esaurimento della funzione storico-politica dei partiti comunisti nei paesi a capitalismo maturo, del loro oggettivo e fatale declino, della necessit quindi di un loro superamento dentro partiti o coalizioni di sinistra, non pi comunista: una tesi questa che ritroviamo ancora largamente presente nel dibattito tra le forze della sinistra anticapitalistica del nostro Paese ed in taluni settori di Rifondazione e della Sinistra Europea. di: Francesco Maringi * Il Giappone sicuramente uno dei paesi dove lo sviluppo capitalistico il pi elevato (1). Modello per eccellenza, negli anni Ottanta, di produttivit ed efficienza, ha esportato in tutto il mondo il Toyotismo. Questo metodo di organizzazione della produzione alternativo a quella di massa (Fordismo) e prevede un meccanismo salariale legato alla congiuntura e ad una modalit di lavoro caratterizzata dalla organizzazione prevalentemente in squadre (quindi non pi lungo la catena di montaggio) dei dipendenti e dalla mobilit nei posti e nelle funzioni. Un sistema del quale la letteratura borghese di tutto il mondo ha tessuto le lodi per decenni. Ma dagli anni Novanta che in Giappone spira forte il vento della crisi economica, con un impatto sociale drammatico in termini di occupazione e precariet. Solo recentemente, infatti, la nuova coalizione di Governo di centrosinistra ha annunciato di voler cancellare tutte le categorie di lavoro precario oggi in uso, dietro le quali si celano forme di vero e proprio sfruttamento. In Giappone la crisi durissima: il Paese in recessione e, per la prima volta in 28 anni, la bilancia commerciale in deficit. A nulla sono serviti gli ingenti stimoli milionari da parte del governo di Tokio per risollevare loccupazione (lo scorso anno era stimata attorno al 4,5% ed il dato in progressiva ascesa). Non deve stupire quindi se si susseguono sulla stampa giapponese (ma non solo) articoli che parlano di una poderosa ascesa del Partito Comunista Giapponese (Japanese Nihon -o Nippon- Kysant, dora in avanti PCG) allinterno della societ nipponica e dellinfluenza che acquistano giorno dopo giorno le idee comuniste in una societ cos tradizionalista e culla del capitalismo maturo. Solo nellultimo anno e mezzo oltre 14.000 persone hanno chiesto ladesione al partito, un quarto di questi sono sotto i 30 anni. Ma tra i successi che parlano di una rinnovata influenza della cultura di sinistra e comunista nel Giappone, vanno senza ombra di dubbio ricordate due opere, letteralmente divorate dai lettori giapponesi: la versione manga del Capitale di Carl Marx e Kanikosen, un capolavoro del 1929 che fa parte della tradizione culturale del Paese, la cui ultima edizione (che riproduce fedelmente la copertina originale, con la falce e martello stampata in bella vista) ha venduto nellultimo anno un numero di copie superiore a tutte quelle finora vendute (vedi box). Che cosa spinge i giovani giapponesi a riscoprire un testo vecchio 80 anni? Sicuramente le loro difficili condizioni di lavoro, che li portano ad identificarsi pienamente con i giovani pescatori del racconto e con la loro ribellione ed insurrezione, un sentimento questo molto diffuso. Il Giappone, il cui Pil (ancora per poco) il secondo al mondo, insieme agli Stati Uniti ed alla Germania uno dei paesi capitalistici pi sviluppati sulla scena mondiale. Ma diversamente da Usa e Germania vede la presenza di un forte partito comunista, oggi il pi consistente in termini di iscritti e di voti in un Paese a capitalismo maturo. Nelle pi recenti elezioni politiche (30 agosto 2009) il PCG ha sfiorato i 5 milioni di voti (4.940.000), con una percentuale del 7.03%, in un Paese che ha una popolazione doppia di quella italiana (120 milioni), con una dinamica elettorale fortemente bipolare ed una legge elettorale maggioritaria, che soprattutto nelle ultime elezioni hanno determinato una forte spinta al cosiddetto voto utile per i due maggiori contendenti. Per cui una 1

parte importante dellelettorato di sinistra ha votato per il Partito Democratico Giapponese per poter rovesciare il governo di centro-destra rappresentato dal Partito Liberal-Democratico (PLD). Ci fa s che ai 5 milioni di voti al PCG corrispondano solo 9 deputati, eletti nella quota proporzionale (il sistema elettorale prevede che, su un totale di 480 deputati, 300 siano eletti con sistema maggioritario in collegi uninominali e 180 in quota proporzionale attraverso 11 liste regionali). Per cui, col 7% dei voti, il PCG ottiene l1,4% dei deputati (2). Nelle amministrazioni locali i comunisti dispongono di 3.065 consiglieri. Il partito conta 400.000 iscritti, organizzati in 26.000 strutture locali territoriali e nei luoghi di lavoro (si valuta che essi fossero circa 120.000 alla met degli anni 60). Gli iscritti sono tutti militanti, non semplici affiliati che prendono solo la tessera e poi non hanno alcun rapporto con partito. Il giornale di partito, Akahata (Bandiera Rossa), edito sin dal 1928 ed oggi vanta corrispondenti da 9 capitali: Pechino, Hanoi, Nuova Delhi, Il Cairo, Londra, Parigi, Berlino, Washington e Citt del Messico. Ha unedizione giornaliera di 16 pagine ed una domenicale di 36, con una diffusione media di 1.680.000 copie, con punte fino a 2 milioni con la pi voluminosa edizione domenicale. In Giappone si legge molto: il quotidiano pi letto (Yomiuri Shimbun) diffonde oltre 14 milioni di copie giornaliere. Ma va anche detto che, a seguito di una legge sulla stampa concepita essenzialmente in funzione anticomunista, i giornali organi di partito non possono essere venduti legalmente in edicola; per cui il quotidiano del PCG viene diffuso esclusivamente per abbonamenti e tramite diffusione militante (ogni iscritto ha il dovere di abbonarsi ed il numero degli abbonati sostanzialmente corrisponde a quello degli iscritti e, per le diffusioni della domenica, vengono mobilitati fino a 140mila volontari). In Italia il Corriere della Sera, quotidiano pi letto, diffonde una media giornaliera di 664 mila copie, quasi tutte in edicola o come edizioni omaggio. Oltre al quotidiano, il PCG ha anche un settimanale, Japan Press Weekly, che raccoglie gli articoli pi significativi apparsi su Akahata ed informa sullattivit politica del partito e dei movimenti progressisti e democratici del Giappone (particolare spazio viene riservato alla lotta contro le basi Usa). in inglese (consultabile al sito internet: http://www.japan-press.co.jp/) e viene settimanalmente spedito per posta a tutte le sedi dei partiti comunisti di tutto il mondo. Negli ultimi anni lafflusso in voti ed iscritti rivela una forte componente giovanile in crescita (lorganizzazione giovanile la Minsei, Lega Democratica della Giovent). E questo anche perch, a differenza di tutti gli altri partiti colpiti da scandali e corruzione, il PCG spicca per onest, coerenza e pulizia: totalmente indipendente dal punto di vista finanziario non solo dalle grandi corporation private, ma anche nei confronti dello Stato, del quale rifiuta i finanziamenti e provvede ad una capillare campagna di raccolta fondi militante e radicata in tutto il paese, prova dellefficacia e della vitalit delle sue organizzazioni di base. Tutto concesso alle diversit tra Oriente e Occidente e alle particolarit nazionali (che certo hanno il loro peso) basterebbero questi dati essenziali a smentire in modo assai clamoroso la tesi dellinevitabile esaurimento della funzione storico-politica dei partiti comunisti nei paesi a capitalismo maturo, del loro oggettivo e fatale declino: una tesi che pure stata ed ancora largamente presente nel dibattito tra le forze della sinistra anticapitalistica del nostro Paese, in taluni settori della stessa Rifondazione e della Sinistra Europea. Ma il caso giapponese sorprende per la peculiarit poich qui non ci troviamo di fronte ai resti di un partito dal passato glorioso che ha progressivamente ridotto il proprio bacino di voti, militanti ed influenza politica nel Paese ma, viceversa, di un recente e progressivo recupero di influenza. E poich dei comunisti giapponesi poco si conosce in Italia, vale forse la pena di saperne di pi.

Un po di storia
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Il PCG nasce il 15 luglio 1922, sullonda della rivoluzione dOttobre. Per 23 anni costretto ad operare in piena illegalit: il solo partito che si oppone al regime imperiale, il solo che si oppone alle guerre che limperialismo giapponese conduce contro la Cina; che lotta per la liberazione di Taiwan e della Corea (colonie dellimperialismo giapponese); che si oppone alla II Guerra Mondiale che vede il Giappone alleato della Germania nazista e dellItalia di Mussolini. E questo comporter il fatto che la presenza nella societ non abbia caratteristiche di massa, ma sia organizzata attorno allazione di importanti avanguardie che svolgono un ruolo fondamentale nella coscienza popolare e tra gli intellettuali (3). Con la fine della guerra, il PCG conquista il diritto ad unesistenza legale, che sar comunque sempre (anche oggi) sottoposta ad una serie di restrizioni. Nel 1950 i comunisti giapponesi si dividono. La guerra fredda ed il dibattito politico interno fanno crollare i suoi effettivi a 36.000 iscritti. Questa crisi ha ancora oggi delle ripercussioni. Gli attuali dirigenti comunisti giapponesi si ricollegano storicamente alla corrente interna al PCG che si oppose allepoca alla linea maggioritaria, ispirata da Mosca e da Pechino, che mirava ad impegnare il partito giapponese ed altri partiti asiatici nella lotta armata contro loccupazione americana. Lostilit a quello che essi considerano lavventurismo di quella linea e la volont di indipendenza contro ogni tipo di interferenza esterna si imposero nei successivi congressi del 1958 e del 1961. Questi congressi sono tuttora considerati come il fondamento politico dellattuale PCG. Il partito determina dunque la sua identit nel quadro di una strategia che si pu assimilare ai principi della via democratica al socialismo (rivoluzione della maggioranza, cambiamenti democratici nel quadro del capitalismo). Durante il conflitto sino-sovietico, i due grandi si contesero linfluenza in Giappone. Il PCG denunci le ingerenze e ruppe con il PCUS e il PCC rispettivamente nel 1964 e nel 1967. In seguit denunci il regime sovietico e segnatamente loccupazione delle isole Chishima, lingerenza nel movimento progressista giapponese, linvasione della Cecoslovacchia, e condann egualmente la rivoluzione culturale cinese. Quando apparve il movimento eurocomunista si parl di talune affinit con esso, anche se gli sviluppi successivi ne hanno piuttosto evidenziato le differenze: leurocomunismo italiano, la maggioranza di quello spagnolo, buona parte di quello francese approdato alla socialdemocrazia, mentre il PCG ha mantenuto e rinnovato la sua identit comunista e oggi ha rafforzato le sue relazioni con i comunisti asiatici (soprattutto cinesi, vietnamiti, indiani ).

Linfluenza elettorale
Negli anni 60 il PCG registra una crescita elettorale costante fino al 1970 (10,8%); poi una fase lenta di leggere flessioni, che lo conducono al 7,7% del 1993. Fino a questa data, sia pure con variazioni pi o meno pronunciate, il livello elettorale dei comunisti giapponesi non molto distante dalla media europea ed occidentale. Ci che in seguito lo distingue limpennata dellottobre 1996 (13,1% con 7.260.000 voti), ottenuta sulle macerie di un Partito Socialista che, screditato dal suo passaggio al governo, crolla dal 30% del 1990 al 6% del 1996. Questo risultato dei comunisti viene confermato da unavanzata spettacolare a Tokio, con il 21,3% ed il raddoppio dei seggi, e nelle senatoriali del 1998 (8,2 milioni di voti e 14,6%). Una parte del voto in uscita dal consenso socialista rientrer gli anni successivi nellambito del centro-sinistra e della dinamica bipolare del voto utile, cos che la posizione del PCG si attesta cinque anni dopo (25 giugno 2000) sui 6.719.000 voti nello scrutinio proporzionale (11,25%). Gli anni successivi vedono una ulteriore evoluzione in senso bipolare della vita politica giapponese (cos come nella pi parte delle societ capitalistiche occidentali sviluppate) e ci contribuisce ad una ulteriore flessione elettorale del PCG: 8% nel 2003; 7,3% nel 2005; 7,5% nel 2007; 7.03% nel 3

2009. Ci non si accompagna ad una diminuzione degli iscritti, anzi il loro numero in crescita: erano 360.000 nel 1999 (allindomani dellexploit elettorale e del suo massimo storico); 386.000 nel 2000; con una stabilizzazione sui 400.000 negli ultimi anni e ancora oggi. Senza voler indicare un fattore unico e dominante per spiegare la forza organizzativa ed il radicamento sociale e territoriale del PC giapponese, non c dubbio che esso si avvale di una lunga, tenace e profonda pratica di lavoro militante, paziente e ben strutturato nella societ civile, nei sindacati, nelle istituzioni locali. Ed un rapporto approfondito e rigoroso con il dibattito, la ricerca teorica ed il perseguimento dellunit ideologica del partito: un dato questo che in alcuni partiti comunisti europei di matrice eurocomunista viene addirittura considerato un disvalore. Il PCG elegge pi donne nelle istituzioni di ogni altro partito giapponese.

Limpianto programmatico
Il PCG indica la prospettiva di una societ fondata sul socialismo, la democrazia e la pace, in opposizione ad ogni forma di militarismo. Esso propone di perseguire questi obbiettivi nellambito di una societ che si presume rester per un tempo non breve una societ capitalistica, innanzitutto lottando contro limperialismo e il suo principale e subordinato alleato in Giappone: il capitale monopolistico. A breve e medio termine lobbiettivo non dunque una rivoluzione socialista, bens una rivoluzione democratica a tappe, con un avanzamento un passo alla volta, per ottenere mutamenti politici ed economici ed il pieno conseguimento della sovranit nazionale del Giappone, che oggi violata dallalleanza politico-militare con gli Stati Uniti e la presenza di oltre 130 basi militari USA sul territorio nazionale. Il PCG chiede sia lo smantellamento di tutte le basi (in particolare di quella nellisola di Okinawa che la pi grande degli USA in tutta lAsia), sia labrogazione del Trattato di Sicurezza Giappone-Stati Uniti, di cui questanno ricorre il 50 anniversario della sua revisione. Questi ed altri argomenti hanno caratterizzato il dibattito del 25 Congresso, tenutosi dal 13 al 16 gennaio nella prefettura di Shizuoka della citt di Atami (4). Il PCG ritiene che ogni mutamento pu essere realizzato solo quando esso maturo nella coscienza del popolo e se ne creano i presupposti oggettivi e soggettivi. Si esprime qui una strategia di rivoluzione della maggioranza per cui ogni stadio dello sviluppo sociale pu essere realizzato solo quando esso condiviso e sostenuto dalla maggioranza del popolo. Per questo motivo nella relazione di apertura dei lavori congressuali, il presidente Kazuo Shii ha spiegato che il partito non deve imporre il proprio punto di vista alla gente, ma partire dalle loro richieste e ricercare con loro nuove strade e nuove politiche. Il PCG chiede che il Giappone divenga un Paese neutrale e non allineato. Prospetta uno smantellamento generale di tutte le armi nucleari nel mondo e si oppone ad ogni tipo di blocco militare. Enfatizza il ruolo internazionale congiunto sulla base di questi principi- di una diplomazia congiunta dei paesi asiatici e si oppone ad una concezione della diplomazia giapponese imperniata sui G8 e sullasse preferenziale con gli Stati Uniti. Il partito prospetta soluzioni politiche (non militari) di ogni controversia internazionale, sulla base della carta delle Nazioni Unite; sostiene una linea di dialogo e coesistenza pacifica tra Paesi con diversi sistemi sociali e tra civilt con differenti culture e valori. Fin da prima della Seconda Guerra Mondiale, si sempre opposto allesistenza della Casa Imperiale; oggi accetta lidea che lImperatore sia considerato emblematicamente il capo dello Stato, a condizione che configuri un ruolo puramente simbolico, e dichiara che non ne chieder labdicazione qualora giungesse al potere. Viceversa il PCG si oppone alla bandiera e allinno 4

nazionale in vigore, che esso considera come simboli del passato militarista del Giappone. Il PCG rivendica la sovranit del Giappone sulle Isole Kurili, Habomai e Shikota; la qual cosa motivo storico di controversia del Giappone, prima con lUrss, oggi con la Russia. In campo economico, chiede il mutamento di una politica oggi asservita alle grandi corporazioni e banche, per una linea che difenda gli interessi del popolo, che definisca regole democratiche che limitino il potere delle corporazioni e protegga la vita e i diritti basilari della popolazione. In campo internazionale, chiede un nuovo ordine economico democratico, sulla base del rispetto della sovranit economica di ogni Paese. E ci tramite una regolamentazione democratica internazionale delle attivit delle societ transnazionali e del capitale finanziario e la protezione dellequilibro ecologico del pianeta. Il PCG si oppone al terrorismo internazionale e chiede che ci sia fatto isolando le forze del terrore con una forte solidariet internazionale centrata sulle Nazioni Unite. Mentre ritiene che una risposta di guerra al terrorismo produce divisioni e contraddizioni nella solidariet internazionale, che espande invece di limitare il brodo di coltura del terrorismo.

Il ruolo del PCG nella politica nazionale


Il PCG di fatto lunica forza politica di opposizione di sinistra nel Paese, dopo il dissolvimento del Partito Socialista e lintegrazione del poco che ne rimane nellarea di centro-sinistra egemonizzata dal PD. Il PCG nutre ambizioni governative a medio termine, che esso traduce nella proposta di una coalizione democratica destinata a realizzare progressi in campo sociale e democratico e ad opporsi allimperialismo USA e ai monopoli giapponesi. Obiettivo che esso si propone di realizzare nella prima parte del 21 secolo, con una maggioranza parlamentare. Esso combatte il capitalismo giapponese, che definisce senza regole, denuncia la sua totale subalternit agli interessi delle grandi imprese non solo a detrimento dei salariati ma anche delle piccole e medie imprese, dei subappaltatori, dei commercianti, che sono alla merc delle decisioni dei giganti delleconomia giapponese. Esso denuncia inoltre la disoccupazione, per contrastare la quale propone la riduzione dellorario di lavoro e il divieto delle ore straordinarie non retribuite. Il PCG si prepara ad una partecipazione al governo in questo inizio secolo e questo lha spinto a decidere alcuni adattamenti di programma. Uno di questi riguarda la proposta di un progressivo smantellamento delle Forze di autodifesa giapponese. La discussione stata provocata dal termine progressivo. Come conseguenza della sua sconfitta nel 1945, il Giappone non ha il diritto di disporre di vere e proprie forze armate (art. 9 della Costituzione) oggi peraltro rimesso in discussione dai gruppi dominanti del Paese - e ha cercato di aggirare questo divieto con la creazione delle Forze di autodifesa. Il PCG assegna a questo articolo della Costituzione, frutto della vittoria contro il suo proprio imperialismo, una importanza primordiale. Esso reclama lo scioglimento di queste forze per incostituzionalit, ma anche perch le considera subordinate agli USA e destinate ad operazioni esterne. importante per specificare come questa propensione del PCG per la partecipazione al governo del Paese non abbia affatto la stessa matrice politica, culturale ed ideologica di quei partiti che, partendo dalleurocomunismo, sono approdati poi a derive socialdemocratiche o socialiste di sinistra. Per questi, infatti, il tema del governo rappresenta lunico fine vero dellazione politica, avendo ormai abdicato il tema della trasformazione sociale ed alla costruzione di una societ socialista. E questo perch il PCG ritiene che suo compito in questa fase sia quello di orientare il Paese verso una politica pi democratica e di effettiva libert. Non unuscita dal sistema, quindi, ma lavorare perch il Giappone diventi un Paese libero dalle schiavit militari dellimperialismo statunitense, demilitarizzato e che lavori perch il mondo sia libero dalla minaccia nucleare a dalle 5

guerre. Contemporaneamente, il compito di questa ultima tappa della fase capitalistica, deve essere quella di costruire un Paese effettivamente democratico dove vengano regolati gli attuali rapporti sociali tra capitale e lavoro, riequilibrandoli a favore di questultimo e contestualmente incrementare il controllo sociale sulle attivit dei grandi monopoli industriali. Ecco perch questi aspetti costituiscono i due pilastri programmatici del PCG per un governo di coalizione democratica che non pu non avere come obiettivo quello di porre fine alle due aberrazioni oggi presenti (la servit nei confronti degli Stati Uniti e lassenza di regole per in economia). Solo cos si porranno le basi per un salto in direzione di una razionalit sociale superiore, che la societ socialista/comunista. Per queste ragioni, il PCG fa riferimento alla politica di transizione verso il socialismo con esplicito riferimento alla NEP e a Lenin per la costruzione di una fase superiore dello sviluppo capitalistico che associ al capitalismo monopolistico di stato il controllo sociale. Non ancora il socialismo quindi ma una fase di riforme di struttura dove la classe operaia ha un peso determinante, ma fa un compromesso con le forze dominanti con lobiettivo della piena indipendenza nazionale. Conseguentemente, le battaglie di massa che vedono protagonisti i comunisti giapponesi sono, da un lato la lotta contro la presenza militare statunitense nellarcipelago giapponese e, dallaltro, la battaglia in difesa del lavoro e per imporre regole al capitalismo perch incapace di socializzare lenorme potenziale produttivo di cui pure dispone.

Lattivit internazionale ed il dibattito teorico


Nellultimo decennio il PCG ha considerevolmente accresciuto la sua attivit internazionale. Il fatto pi rilevante il solenne ristabilimento dei rapporti con il PC cinese avvenuto nel giugno 1998, e il successivo moltiplicarsi dei legami fra i due partiti. Questo riavvicinamento legato allattenzione politica e teorica del PCG per il socialismo. Esso accorda una grande importanza al fatto che un quarto della popolazione mondiale vive in Paesi che hanno rotto con il capitalismo. I comunisti giapponesi sono prudenti sulla caratterizzazione di questi regimi socialisti, li collocano in un processo di transizione ma non condividono il punto di vista secondo cui lintroduzione delleconomia di mercato in Cina e in Vietnam significa un ritorno al capitalismo. Il PCG si definisce come il partito della classe operaia e del popolo giapponese; considera il socialismo scientifico come il suo fondamento teorico, () suo principio organizzativo il centralismo democratico. Costante il riferimento teorico non scolastico al pensiero di Lenin. Sicuro di un avvenire socialista e della sua bandiera, il PCG confida nel fatto che lAsia diventer una regione molto importante per la causa del progresso sociale nel XXI secolo e per lavanzata verso il socialismo. Avendo subito pesanti intromissioni negli affari interni, il PCG si mostrato, in passato, ostile verso legemonismo dellUnione Sovietica. Ma, senza per questo, avere un approccio sprezzante nei confronti dellOttobre sovietico, primo grande tentativo di costruzione di un paese socialista attraverso un percorso per prove ed errori. La normalizzazione delle relazioni con i sovietici venuta soltanto il 24 dicembre 1979: tre giorni prima dellintervento in Afghanistan, che suscit la collera dei giapponesi ed il ritorno alla situazione precedente. Malgrado una schiarita nel 1985, il PCG si lament ancora di nuovi tentativi di ingerenza da parte del partito sovietico in piena perestrojka. Nel 1991 contest Gorbaciov, Eltsin ed i conservatori riponendo le sue speranze nel ricorso al socialismo scientifico per aprire una via progressista che servir gli interessi del popolo. Quando il regime sovietico scomparso ed il PCUS stato sciolto, il PC giapponese se ne apertamente rallegrato. Senza rinnegare le sue posizioni ma con un tono differente, il PCG ha avviato negli ultimi anni, in modo risoluto, un riavvicinamento con questi stessi partiti. Nel giugno 1998 il ristabilimento delle relazioni con il PC cinese ha assunto la forma di una vera riconciliazione, con il riconoscimento da parte dei cinesi dei loro torti. Il comunicato finale affermava; La parte cinese ha compiuto un serio esame ed una rettifica relativamente al fatto che nelle relazioni bilaterali con il PCG la parte cinese, 6

influenzata dal clima internazionale degli anni 1960, della Grande rivoluzione culturale in Cina e da altre ha preso delle misure che erano incompatibili con i quattro principi che regolano le relazioni da partito a partito, in particolare il principio della sua ingerenza negli affari interni di ciascuno. La parte giapponese ha apprezzato latteggiamento sincero della parte cinese. Le due parti riconoscono che grazie a questi colloqui la questione storica che esistita fra i due partiti stata fondamentalmente risolta e si sono accordate per normalizzare le relazioni PCG-PCC. Oggi le relazioni del PCG coi comunisti cinesi sono assai intense e si registra una forte affinit. I dirigenti del PCG si incontrano regolarmente col vertice del PCC e vengono invitati ripetutamente a tenere relazioni sulle problematiche del socialismo nel 21 secolo allAccademia delle Scienze di Pechino e alla scuola centrale di partito del PCC. Nel novembre 2000 lallacciamento di rapporti con il PCFR di Russia, avviato allinizio dellanno, ha condotto alla sua prima partecipazione ad un congresso del PCG. Poco dopo linvito reciproco del partito giapponese a Mosca stato da questultimo fortemente sottolineato. Questa recente evoluzione del consolidamento dei legami del PCG con i partiti comunisti del mondo intero e la sua scelta per il socialismo per il XXI secolo indicano chiaramente un orientamento diverso dalla evoluzione di altre formazioni scaturite dalla tradizione comunista, che cercano al contrario di interrompere o allentare questi legami. La specificit politica dei comunisti giapponesi permette di valutarne meglio le ripercussioni. Tenuto conto del peso del Giappone nel mondo, della sua collocazione geopolitica nel cuore dellAsia e della vicinanza con Paesi tanto diversi e decisivi come la Cina, la Russia e lIndia, linfluenza del PCG e la sua evoluzione non possono sfuggire ad una approfondita analisi politica. Abbiamo gi detto -e ribadiamo- che la particolarit dei comunisti giapponesi confuta di per s la tesi di numerosi ideologi sul carattere ineluttabile del declino dei PC, a cominciare da quelli dei Paesi sviluppati. Provenendo da un Paese asiatico, questo dato obbliga i comunisti europei, occidentali e nord-americani a tenerne conto nelle loro riflessione.

Note
(1) Per chi volesse avere qualche sintetica informazione sul Giappone, la sua storia, le sue istituzioni ed il quadro economico, consiglio la lettura di questo dossier a cura del Servizio Rapporti Internazionali della Camera dei Deputati, redatto il 29 agosto del 2008, quindi prima delle ultime elezioni parlamentari: http://documenti.camera.it/Leg16/Dossier/Testi/SP043.htm (2) Nelle elezioni dellagosto 2009 ci troviamo di fronte ad un passaggio di fase storico per la politica del Paese: dopo un dominio quasi ininterrotto di coalizioni di centro destra, il Partito Democratico Giapponese ha surclassato il PLD conquistando pi di 300 seggi. La coalizione al governo ha subito un'umiliante sconfitta passando da 331 seggi ad appena 140. A seguito della sconfitta, Aso Taro ha annunciato la sua intenzione di dimettersi da presidente del Jiminto (PLD) ed ha imputato il fallimento del suo partito all'incapacit di sottolineare maggiormente i problemi sociali del Giappone, a partire dalla crescente disparit sociale ed alle critiche mosse contro il suo operato. Lo scrutinio dei 51.000 seggi elettorali ha dato questo esito: Minshuto (Partito Democratico): 308 seggi (elezioni precedenti 113); Jiminto (Partito Liberal-Democratico): 119 (precedenti 296); New Komeito: 21 (precedenti 31); Nihon Kyosanto (Partito Comunista Giapponese): 9 (precedenti 9); Shakai Minshuto (Partito Social-Democratico): 7 (precedenti 7); Kokumin Shinto (Nuovo Partito del Popolo): 3 (precedenti 4); Minna no To (il Tuo Partito): 5; Shinto Nippon (Nuovo Partito Giapponese): 1 (precedenti 1); Shinto Daichi (Nuovo Partito Daichi): 1. Sono stati eletti alla Camera Bassa anche 6 indipendenti. Rispetto alle precedenti elezioni il PD ha rafforzato la sua presenza nelle aree urbane, conquistando 7

ben 21 seggi su 25 nel distretto elettorale di Tokyo (nel 2005 riusc a conquistarne solo uno). Si inoltre registrata unalta affluenza alle urne: il 69,27% degli elettori ha espresso il proprio voto. Si tratta della pi alta percentuale di partecipazione elettorale da quando (1996) stato introdotto il sistema misto di assegnazione dei seggi. (3) Oltre al caso dellautore del gi citato Kanikosen, diversi furono gli intellettuali che abbracciarono le idee comuniste ed in particolare il metodo marxista, sin dai primi anni 20, dando l'impulso a un tipo di studi inusuali in Giappone e nel mondo asiatico. Bisogna tuttavia ricordare che per una lunga fase gli intellettuali marxisti giapponesi furono scettici sulle possibilit di una rivoluzione nell'arcipelago nipponico ed erano orientati a forme di lotta pacifiche come la propaganda e la diffusione degli studi. Nel dopoguerra divenne famosa la caratterizzazione tranquillizzante che lintellettuale Nonaka Sanzou volle dare al movimento comunista giapponese attraverso gli slogan rivoluzione pacifica" e "comunismo simpatico". Pur nella loro debolezza, questi intellettuali espressero idee brillanti e critiche pungenti e riproposero, in diverse fasi, studi sulla storia del loro paese e sulla condizione operaia. C da dire che qui si nota, con tutta la sua evidenza, la separatezza tra gli intellettuali e la classe operaia: linfluenza del pensiero di Gramsci lontana, a differenza di quanto accadr, per esempio, nella storia di un altro paese asiatico come il Viet Nam dove, lemigrazione dei suoi dirigenti allestero, permetter al movimento comunista di quel Paese lincontro e la fusione della cultura asiatica col pensiero occidentale (filosofia della prassi di Gramsci). (4) Al congresso, che non prevedeva la presenza delle delegazioni internazionali, hanno partecipato circa 1000 delegati ed ambasciatori e corpo diplomatico di 19 ambasciate straniere presenti in Giappone (Arabia Saudita, Bulgaria, Cina, Cuba, Ghana, Iran, Kazakhstan, Kenya, Laos, Lussemburgo, Marocco, Nepal, Pakistan, Russia, Sud Africa, Timor Est, Tunisia, Ucraina e Viet Nam). Il Congresso ha eletto 163 membri del Comitato Centrale e 35 supplenti. Il nuovo CC ha scelto Kazuo Shii come presidente del Comitato Esecutivo, Ichida Tadayoshi come responsabile per la segreteria e Yasuo Ogata, Hamano Tadao, Hiroi Yoko come vice responsabili. I lavori congressuali hanno sviluppato lanalisi delle tesi politiche (la Risoluzione del PCG, consultabile in inglese al seguente indirizzo: http://www.japanpress.co.jp/pdf/25thCongressResolution.pdf) che sono suddivise in quattro parti. La prima la nuova fase nella politica giapponese e le possibilit che da esso nascono si concentra sulla perdita del potere da parte del PLD alle ultime elezioni, analizza la natura della nuova situazione ed individua i compiti del partito. Nella seconda parte della Risoluzione (I compiti del PCG nella situazione di transizione) vengono analizzate le proposte programmatiche del PCG nella nuova situazione, a partire dalla fine di quelle che vengono definite le due aberrazioni: la servit nei confronti degli Stati Uniti e lassenza di regole per il governo delleconomia. Nella relazione introduttiva, allapertura dei lavori congressuali, il presidente Kazuo Shii ha spiegato il significato del termine "situazione di transizione" ed ha sottolineato come la speranza popolare per un cambiamento della politica del paese ha un crescente impatto sulla situazione venutasi a creare dopo le elezioni generali. La terza parte (Il mondo attraversato da importanti cambiamenti. Le posizioni del PCG) focalizza come battaglia centrale, la costruzione di una campagna nazionale per unOkinawa ed un Giappone liberi dalla presenza militare statunitense, tassello fondamentale per un mondo orientato alla pace, al disarmo ed alla libert dalle minacce atomiche. In questa parte anche contenuto un paragrafo sullelezioni di Obama alla presidenza statunitense. Il PCG ricorda infatti che salut favorevolmente lelezione del presidente afro-americano ma che, ad un anno dalla sua elezione ancora non chiara la politica estera e di sicurezza dellamministrazione americana per cui si invita Obama a rimuovere la persistente egemonia militare e superare lattuale fase delle relazioni Usa-Giappone improntate sullineguale legge della dominazione-subordinazione di un paese rispetto allaltro. 8

La quarta parte riguarda il partito e la politica da adottare per avere ulteriori successi sia a livello nazionale che locale. Nella relazione introduttiva, il presidente Shii ha sottolineato come le strutture di base del partito siano i soggetti chiave per la crescita del partito stesso, le strutture nei luoghi di lavoro hanno dimostrato come il lavoro tenace e sistematico, alla fine, produce i suoi frutti, ed ha sollecitato il partito ad investire nelle giovani generazioni, compito essenziale nella nuova fase, accanto allimpegno di aumentare gli iscritti e raggiungere cos un nuovo record nel 2010. La quinta parte, infine, riguarda le prospettive per il futuro e si analizzano qui gli aspetti meno congiunturali e pi ideologici del dibattito del partito e dellorientamento politico-ideologico dei suoi militanti. * su lErnesto, n.2 del 2010

BOX La riscoperta del Kanikosen ed il ritorno della letteratura sociale


Scritto dallautore di sinistra Takiji Kobayashi, il Kanikosen racconta la storia di un gruppo di pescatori che lottano contro le brutali condizioni di lavoro, su una nave giapponese di trasformazione del granchio, vicino alla citt russa Kamchatka. Sulla nave si ritrovano marinai, studenti universitari che sono stati portati a lavorare con l'inganno e ragazzi provenienti dagli allevamenti del nord del Giappone. Takiji Kobayashi nato nella realt rurale giapponese dei primi anni del 900, caratterizzata dalla povert e dalla miseria ed riuscito a diventare, pur nella sua breve vita, una delle maggiori figure della letteratura nazionale. stato incarcerato per le sue attivit e le sue idee e torturato a morte dalla Polizia Imperiale nel 1933. Aveva solo 29 anni. Assieme a lui stato soppresso tutto il movimento letterario che metteva al centro delle proprie opere la condizione dei lavoratori e dei proletari. Il titolo del romanzo, che significa "la nave inscatolatrice", intraducibile in italiano: si tratta di imbarcazioni specializzate nella pesca di granchi che, una volta pescati, vengono bolliti, sgusciati e inscatolati mentre si ancora in navigazione. Si tratta di un romanzo drammatico e commovente nel quale vengono descritte le terribili condizioni di lavoro degli operai-pescatori. Due di questi, disperati, si buttano in mare e vengono ripescati da un cargo sovietico, dove vengono accolti con grande generosit e spirito di solidariet socialista. A bordo incontrano un comunista cinese che parla giapponese ed insegna loro a difendere i loro compagni di lavoro. Preso atto della superiorit del "nuovo mondo", i due tornano sulla nave inscatolatrice e provano ad organizzare uno sciopero. Arriva la marina militare ed il leader degli operai, Shinjo, viene freddato con un colpo di pistola dal comandante mentre stanno trattando. Ma la mobilitazione continua e alla fine vincono le lotte ed il messaggio di solidariet. Una cosa interessante come il Kanikosen attacchi le tendenze sempre pi fasciste del suo tempo, creando un forte parallelismo tra il Giappone imperiale e lo sfruttamento dei lavoratori sulla nave. Tanto stato esplosivo il fenomeno di riscoperta e rilettura del Kanikosen (famoso il dibattito aperto sul quotidiano nazionale Mainichi tra due intellettuali particolarmente gettonati: Genichiro Takakhashi e Karin Amanomiya, ex nazionalista divenuta poi paladina dei no-global) che le case cinematografiche si sono subito prodigate nella produzione di un film. Sono addirittura una decina i progetti in campo, ma uno arrivato finora in porto. Si tratta di "Kanikosen" di Sabu, un regista noto in occidente per un paio di apparizioni al festival di Berlino (Blessing Bell 2002, Monday 1999), sulla cui opera la critica fortemente divisa. Se il quotidiano del PCG Akahata ne ha fatto una recensione trionfale, in tanti vedono in questo lavoro unopera prettamente commerciale. Girato e montato nel giro di tre mesi, vanta per un cast di tutto rispetto per il grande schermo giapponese. 9

La East Press, la famosa casa editrice con sede a Tokyo che ha pubblicato la versione manga del Capitale di Marx, aveva gi lanno prima curato ledizione manga del Kanikosen, il cui successo di pubblico stato incredibile.

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