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Leducazione umanistica in Italia

Storia dItalia Einaudi

Edizione di riferimento: Educazione umanistica in Italia, a cura di Eugenio Garin, Laterza, Roma-Bari 1975

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II

Sommario
Parte Prima. La polemica intorno agli studi umanistici I. Coluccio Salutati II. Leonardo Bruni e gli humanitatis studia III. San Bernardino da Siena IV. Maffeo Vegio Parte Seconda. Pier Paolo Vergerio. Dei nobili costumi e degli studi liberali della giovent Prefazione Libro Primo. I nobili costumi Libro Secondo. Gli studi liberali Parte terza. Umanesimo e vita civile I. Matteo Palmieri II. Leon Battista Alberti III. Antonio De Ferraris Parte Quarta. I grandi maestri I. Vittorino da Feltre II. Guarino Veronese 1 1 11 20 27 34 34 39 51 89 89 103 137 144 144 158

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III

Parte prima LA POLEMICA INTORNO AGLI STUDI UMANISTICI

I Coluccio Salutati

1 Difesa degli studi letterari: la grammatica. Discuter teco, innanzitutto, ottimo padre, se sia pi opportuno e conveniente iniziare la nostra istruzione con le lettere sacre, o se meglio convenga in un primo tempo attendere a studi profani... Non dubito che, per chi voglia iniziarsi alla dottrina di Cristo attraverso le sacre lettere, concederai tu pure la necessit di una preparazione grammaticale. Come potrebbe infatti venire a conoscenza della Scrittura sacra chi fosse ignaro di studi letterari? E come li imparerebbe chi fosse privo di qualsiasi nozione grammaticale? Non vedi a che punto lignoranza della grammatica ha condotto i religiosi, e quanti altri, come loro, ne sono digiuni? Essi non capiscono quello che leggono, n possono offrire agli altri cose da leggere. Senza cultura letteraria, si pu, ne convengo, avere sincerit di fede; ma non si pu intendere la Scrittura, non le esposizioni e le tradizioni dei dottori, a mala pena comprensibili per i letterati, e per cui non basta neppure la sola grammatica, ma v bisogno di lunghi studi dialettici e retorici. Del resto la stessa grammatica non pu essere in gran parte conosciuta se non si possegga, a prescindere dalla necessaria nozione dei termini, una nozione de-

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gli oggetti e del modo di variare della loro essenza, o senza il concorso di tutte le scienze. Gli studi umanistici sono fra loro connessi, cos come sono connessi fra loro gli studi sacri, in modo che non pu aversi scienza vera e completa duna cosa senza laltra. Ma qualunque sia la facilit o la difficolt dimparare la grammatica, provati a confrontare la rozza fede con la cultura. Un Cristiano ignorante sapr a stento che cosa credere. E se qualcuno scuota la sua semplicit facendo appello allautorit della Scrittura, o con un qualsiasi anche debole argomento, non sapr cosa rispondere e comincer a dubitare della verit della fede. Quante sono le cose dinanzi a cui ogni giorno vediamo impotente la santa rozzezza, proprio per la sua mancanza di cultura! Che sarebbe lintera moltitudine dei fedeli, se tutti ignorassero le lettere e la grammatica? Che forza avrebbe la lotta dei fedeli contro i pagani e gli eretici, se venisse a mancare quella cultura che si ottiene con la grammatica, la logica e la retorica? Ma non sono forse gli studi letterari e grammaticali uninvenzione dei Gentili? proibire quindi ai Cristiani le scienze dei Gentili, porter a proibire loro a un tempo lo studio della grammatica? E se questa ci sembra unassurda conseguenza, perch rifiutare del tutto gli studi dei Gentili? Ed in particolare la grammatica, che certo non contrasta con la fede?... Se bisogna condannare le scienze perch ne condanniamo glinventori, siccome furono i pagani glinventori di tutte, perch mai i Cristiani le accolsero da loro? Perch non vengono tutte rifiutate? Perch tutte non le condannano? perch alcune di esse si insegnano e si imparano anche nei vostri monasteri? Credimi, venerabile Giovanni, non n giusto n ragionevole cacciare come in esilio dalle dimore cristiane le dottrine e le tradizioni dei Gentili, che sono cos numerose, a meno che esse non contrastino con la verit e con la fede e con i decreti dei santi Padri. N se luno o laltro autore incorso in errore in

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materia di fede, conviene per questo proscrivere anche il suo insegnamento scientifico. Una cosa , infatti, la colpa dellautore, e altra cosa la falsit e il veleno dellarte da lui ritrovata. Perci anche se un pagano, un pubblicano, un eretico, un uomo macchiato da ogni delitto, ha detto la verit, o ha coltivato unarte irreprensibile, le cose giuste dette da lui non si possono condannare per le colpe del loro autore. Ed io vorrei che tutti i religiosi sapessero tanto di grammatica, da non farci sentire barbarismi nei termini, solecismi nella costruzione, vocaboli malamente usati contro ogni analogia, collocati fuori posto e fuori senso... Somma vergogna vedere quanta e quale ignoranza possa trovarsi nei vostri religiosi gi nei primi elementi del sapere. Per questo avviene che non sanno parlare in latino, e non intendono n le Sacre Scritture n i libri dei Dottori... Ma poich della grammatica abbiamo parlato abbastanza possiamo considerare la logica. 2 La logica Chi pu negare che, essendo la dialettica rivolta alla ricerca della verit, che lo scopo di tutte le arti liberali e di qualsiasi scienza, necessario che i Cristiani la imparino? La fede nostra, infatti, somma verit, cui si giunge attraverso infinite verit. Ora essendo la logica lo strumento per trovare e discernere il vero, chi non vede che ai fedeli di Cristo essa innanzitutto necessaria perch possano raggiungere il termine della loro fede?... E come il credente... potrebbe rimanere del tutto saldo nella purezza della sua religione, se alla verit di questa non fosse giunto dopo avere superato glinfiniti dubbi con cui si soliti attaccarla, e dopo avere compresi e risolti i molti ragionamenti che dogni patte la insidiano? Esattissimo, infatti, il detto che Cicerone attribuisce a Democri-

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to, aver la natura nascosto profondamente la verit. Ma se la natura ha nascosto profondamente le verit naturali ch altre Democrito non ne conosceva che dovremo pensare noi di quella infinita potenza che per natura tale da doversi chiamare sopranatura, infinita com in confronto alla finita natura? In qual mai profondo, abissale baratro si nasconder la verit sopranaturale? Ora le cose che noi teniamo solamente per fede sono tali che, non giungendo ad esse la ragione naturale, facilmente le pu scuotere una parvenza di ragionamento. Per questo necessario che i principianti acquistino insieme con la fede la ragione con cui difendersi. Chi mai infatti lascerebbe che dei novizi, inesperti del tutto nellarte della guerra, senza dottrina o cognizioni militari, affrontassero i pericoli delle armi, senza possedere, anzi senza conoscere le armi con cui difendersi ed affrontare e colpire gli avversari? 3 La retorica Ma della logica, che con le sue ragioni domina e costringe lintelletto, basta quanto si detto; veniamo perci alla retorica che riguarda la volont. Entrambe infatti, bench per vie diverse, tendono al medesimo scopo, ancorch luna illumini lintelletto perch lanima sappia, laltra la disponga perch voglia, e la prima razionalmente dimostri insegnando, la seconda persuada inclinando allazione. N so come potrei chiarire la cosa meglio che con le parole di santAgostino. Nel quarto libro della sua opera Sulla dottrina cristiana cos si esprime a questo proposito: poich la retorica serve a persuadere del vero e del falso, chi avr il coraggio di dire che dinanzi alla menzogna la verit deve rimanere con difensori inermi, in mo-

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do che i persuasori del falso sappiano rendere subito gli ascoltatori benevoli, attenti, docili, mentre gli altri non sanno fare altrettanto; cos che i primi sostengono lerrore concisamente, verosimilmente, limpidamente, mentre gli altri affermano la verit in modo che lascoltare sia noioso, lintendere impossibile, il credere sgradevole?... Agostino vedeva negli altri, e sentiva anche in se stesso, con quanta facilit i dotti di grammatica, di logica, di retorica penetrassero le verit teologiche. Vedeva quanto tali arti sono necessarie ai principianti per comprendere e imparare le sacre lettere. Ricordava quanto lavessero aiutato, quando era incorso nelleresia manichea, a non persistere nellempiet di quel primo errore. N dimenticava che la prima luce di salvezza gli aveva arriso dalle tenebre di Cicerone... E chi mai potr ordinare di cacciare in esilio dalle scuole quelle dottrine, di cui ci si giova ogni giorno e del cui aiuto ci si vale per conquistare sempre meglio quella verit che si va ricercando? Poniti innanzi un uomo erudito nelle arti del dire che costituiscono il trivio, e immagina che, insieme con lui, si inizi alla dottrina cristiana ed allo studio della Scrittura un uomo ignaro di quelle dottrine. Chi credi che debba e che possa profittare pi rapidamente e meglio: il dotto, o il rozzo ed ignorante?... 4 Le arti del quadrivio. Resta il quadrivio, e di esso, per non annoiare te e gli altri, parler considerandolo nel suo insieme. Ora, venerabile mio Giovanni, se ridurrai lastrologia allo studio delle leggi dei moti e delle posizioni delle stelle, ottenute e dimostrate mediante laritmetica e la geometria, che cosa c in tutte le discipline del quadrivio che contrasti con la nostra fede e con le Sacre Scritture? Nel loro insegna-

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mento pu trovarsi qualche menzogna, perch nessuno dei ritrovati umani perfetto; ma non credo che in tali dottrine vi sia qualcosa di avverso alla fede... Anzi, mentre non v dubbio che queste discipline possono giovare, non si vede come possano nuocere. Cos se approfondirai il significato mistico dei numeri troverai che la scienza aritmetica, non solamente utile alla teologia, alla Scrittura, allintendimento dei Dottori, ma necessaria a tal segno, che chi non lha perfettamente appresa neppure pu giungere alla cognizione teologica. 5 Significato mistico dei numeri. Solo chi abbia tale conoscenza scorger la monade, non derivata da alcun numero, generatrice di tutti i numeri, sommamente simile a Dio, che non derivando da nulla artefice del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Vedr la monade, dico, feconda e potente cos che non trova limite al proprio crescere; e come non possibile fissare un termine al suo sviluppo, non essendovi numero si grande che non possa essere superato addizionando ancora unit o gruppi dunit, cos non possibile trovare un principio primo indivisibile e ritornare allunit iniziale. E come lunit moltiplicata per se stessa non d altro che la semplice unit, cos Dio padre, generando da s il figlio, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da vero Dio, non moltiplica gli di, ma resta Dio unico. E passando dallunit ai numeri, ecco la triade, primo tra i numeri, poich non divisibile da alcun altro numero; triade che, nella teoria di tale arte, assegnata a Dio, a cui conviene per molte ragioni. Possiede infatti essa, prima di tutti i numeri, principio, mezzo e fine, il che implica perfezione, senza che in questo si trovi alcunch di maggiore dellunit. Il principio la monade, la mona-

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de il mezzo, la monade il fine. N v maggioranza alcuna nei termini; essi sono uguali, senza priorit temporale, indivisibili ed incommensurabili secondo il tempo o altra misura... Attraverso questarte aritmetica si conosceranno i misteri infiniti di ogni numero mistico, conveniente alla divinit e necessari alla limpida conoscenza delle Scritture, il cui senso riposto invano si sforzer di scoprire chi ignori questa scienza 6 Geometria, musica, astronomia. Venendo poi alla geometria, i cui princpi sono costituiti dai punti, dalle linee e dalle superfici, non corpi ma limiti dei corpi, giungiamo finalmente al cubo, corpo perfetto e solido a tre dimensioni, attraverso cui con mirabile sottigliezza pu studiarsi lunit della Trinit... Ed ecco la musica, tanto apprezzata dal santissimo re David, cantare le lodi di Dio, e aggiungere canti a canti. E si vedr una meraviglia grande: che le sette note sono tali che la prima e lottava si corrispondono in unit. Ma soprattutto si vedr che tanta la mirabile potenza dellunit, che le corde di due cetre, fra loro accordate allunisono, e poste vicino, risuoneranno e risponderanno ognuna al tocco dellaltra col vibrare e col suono. Chi questo osservi ammirer la potenza di Dio e venerer lunit di tutte le cose per la somiglianza con Dio. Che dire poi dellastronomia la quale, contemplando gli astri, attraverso la variet dei movimenti, la grandezza dei corpi celesti, gli ornamenti del mondo e la bellezza del cielo, rivolge la creatura verso il Creatore di tutto luniverso? In essa che cosa mai si potr trovare di contrario alla verit, di contrastante con la Scrittura?

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7 Difesa della poesia. Meglio, forse, sarebbe, poich la poesia presuppone tutto il trivio, il quadrivio, e tutta la filosofia, e il sapere umano e divino, e tutte le scienze; meglio, dico, sarebbe trattarne dopo aver discusso di tutto questo. Tuttavia, poich secondo Quintiliano... il dir dei poeti riguarda la grammatica, e la poetica in quanto arte e scienza parte della logica, e cio della scienza del discorso, e costituisce una facolt a s, a cui Aristotele ha dedicato una speciale trattazione in un particolare libretto, per tutto questo non fuori luogo parlarne insieme con le arti liberali... Secondo Aristotele, ogni poema ed ogni espressione poetica consistono in una lode o in un biasimo; ora, se le cose stanno cos, che cosa pu esserci nella poesia di contrastante con la fede o di ripugnante alla Scrittura? E che cosa potranno mai imparare i Cristiani, se non potranno lodare la virt e condannare il vizio? Io non so capire come tu ed altri, che detestate la poesia, giungiate a una cos terribile condanna, e perch essa vi sembri cos odiosa... 8 La Scrittura sacra poesia. Larte poetica, dunque, una delle arti e facolt del discorso e, come ho detto sopra, bilingue: una cosa infatti esprime, ed unaltra intimamente intende; parla sempre in modo figurato, legando spesso in versi le parole, se conviene. Ma io non so davvero che cosa, nel compito di questarte, possa giudicarsi contrario alla fede, o in contrasto con la Scrittura; soprattutto poi quando evidente che la stessa Scrittura divina niente altro se non

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poesia. Che altro infatti essa , nei termini e negli argomenti, se non un parlare figurato?... Ben so che per i religiosi il nome stesso di poesia detestabile, perch appare loro profano, anzi sacrilego e degno del massimo biasimo... Errore, questo, che deriva dallignoranza dei pi circa quello che debba intendersi per poesia... Cos niente altro credono che sia la retorica se non un accozzo di vocaboli smaglianti, con le clausole scorrevoli del cursus, il che tuttavia nulla ha a che fare con la retorica..., i cui veraci fondamenti, noti senza dubbio a pochi, consistono, riguardo alle parole, nellusare termini non caotici, non oscuri, non inusati..., appropriati alle cose che si vogliono esprimere e, per dirla con Cicerone, nati quasi con le cose stesse... Ma, per tornare alla poesia, i religiosi credono che essa si riduca a favole, a misfatti, che sono invece finzioni che celano alcunch di buono; e cos la condannano e la detestano, senza capire che, come si gi detto, nientaltro essa se non unarte del dire, una facolt bilingue, che una cosa esprime di fuori ed unaltra ne significa nel senso riposto, e sempre parla per figure e disponendo in versi le parole... Orbene, la Sacra Scrittura non forse la parola di Dio? e che cosa vi nel corpo intero del santo volume del Vecchio Testamento..., che cosa c nei quattro Vangeli, nelle Epistole canoniche, negli Atti degli Apostoli, nellApocalissi cos lontana dallumano intendimento, che non debba intendersi allegoricamente, che non nasconda sotto la scorza delle parole ben altro da quello che esprime? Che non si possa e non si debba a buon diritto chiamare bilingue?... Che cosa pu esservi di pi poetico, e a guardare lespressione di pi amatorio e lascivo del Cantico dei Cantici? Che cosa di pi misterioso, e di pi poetico, del libro e della storia di Giobbe?... Passando poi dal contenuto e dai concetti alle semplici espressioni verbali, secondo Aristotele appartengono alla poesia le metafore ed ogni parlar figurato, i metapla-

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smi, gli schemi, i tropi e tutto ci che in essi si cela, ci che riveste figure molteplici, e che comunemente usato da tutti gli oratori e i poeti. Ne segue che quanto nella Scrittura si scosta dal significato naturale e proprio, quanto a proposito di altro detto in modo figurato, sempre poetico... Ma a che scopo dilungarsi? che cosa c in tutta la Scrittura che non abbia un senso mistico, sia che tu consideri le parole, o le storie, o le profezie, o i precetti di sapienza? rutto mistico, tutto si riduce ad un intendimento allegorico. Niente c che non sia bilingue, che non dica in apparenza una cosa ed unaltra ne intenda nascostamente, che non possa esporsi ed intendersi secondo i molteplici sensi dello Spirito Santo... Tutta la Scrittura ha un significato mistico, ed abbonda da ogni parte di misteri molteplici; e questo tipico tratto dei poeti. Se infatti, come sostiene Aristotele, la poesia cela quasi sempre il proprio senso riposto, che cosa fa di diverso la poesia rispetto alla Scrittura? ...E poich la poesia, non sempre, ma spesso, si esprime in versi..., vediamo se anche la Scrittura proceda cos... Ora anche la pagina divina non sempre scorre in prosa, ma assume a volte eleganze poetiche. Perci essendo la poetica una delle arti del dire, e facolt di esprimersi con un linguaggio di duplice significato, che una cosa mostra in superficie ed unaltra ne cela in profondit, sempre con parlare figurato, e spesso mettendo in versi quello che vuol dire, certo ed evidentissimo che le finzioni dei poeti e il procedere della Scrittura Sacra non sono diversi ma si fondano sullo stesso metodo.

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II Leonardo Bruni e gli humanitatis studia

1 La cultura letteraria e la lettura dei classici. Per chi voglia giungere a quella eccellenza, alla quale io ora ti chiamo, ritengo innanzitutto necessaria una perizia negli studi letterari non piccola n volgare, ma grande e costante e accurata e profonda. Senza tale base nessuno pu costruirsi alcunch di alto e di magnifico. Non comprender infatti con sufficiente penetrazione le opere dei dotti, chi non sar provvisto di cos fatta conoscenza; e se egli stesso scriver qualcosa non potr non riuscire ridicolo. Per raggiungere tale cultura serve s linsegnamento, ma molto di pi la nostra diligenza ed il nostro impegno. Dellinsegnamento basta dir poco. Chi ignora infatti che lingegno deve essere plasmato, e quasi iniziato dallopera del maestro, in modo che conosca, non solo le parti e la struttura delle lettere, ma fin le minuzie e quasi gli elementi primi del discorso? Queste cose noi apprendiamo da bambini come in un sogno; dopo, cresciuti, le rievochiamo non so come, e quasi le ruminiamo, in modo che alla fine ne spremiamo il succo ed il verace sapore. Ma c un altro pi robusto genere dinsegnamento, utilissimo non tanto ai bambini quanto agli adulti; ed quello di coloro che si chiamano grammatici, e che con lunga fatica tutto analizzando hanno costruito una disciplina letteraria... Eppure, credimi, tutto supera e vince la nostra diligenza. questa, infatti, che ci svela compiutamente non solo le sillabe e le parole, ma i tropi e le figure ed ogni ornamento e bellezza del dire. Essa ci forma e quasi ci plasma; per essa infine impariamo molte

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cose che difficilmente potrebbe insegnarci un maestro: il suono, leleganza, la grazia, la bellezza. Di tal diligenza nostra il punto principale consiste nel fare in modo da leggere soltanto i libri che siano stati scritti dagli ottimi autori latini, guardandoci invece da quelli scritti male e rozzamente; come da una calamitosa rovina del nostro ingegno. La lettura, infatti, di cose scritte malamente e scioccamente ingenera nel lettore uguali difetti, e ne inquina la mente con uguale malanno. Poich la lettura come un pasto dellanima, e la mente se ne imbeve e se ne nutre. Perci, a quel modo che chi ha cura del proprio stomaco non gli d qualunque cibo, cos chi vuol conservare la purezza dellanima non le permetter ogni lettura. Sar dunque nostra prima cura non leggere se non opere egrege e classiche; in secondo luogo dovremo farle nostre con acuto giudizio. Badi, chi legge, alla collocazione precisa dei termini, a loro valore e significato; e non esamini solo le cose maggiori, ma le pi minute, in modo da conoscere fin dalla scuola le varie parti del discorso, insieme e singolarmente. Dagli autori che legger trarr cos labitudine ad usarne... E di essi si ciber e si verr imbevendo con ogni diligenza, in modo che tutte le volte che poi dovr leggere o scrivere non user parola che prima non abbia in essi ritrovata... Vi saranno molti, forse, ai quali sembrer soverchia questa mia preoccupazione. Ricordino che io parlo di un ingegno grande e che promette di s cose egrege. I mediocri vadano strisciando come possono. Ma nessuno giunger al sommo, se di tutto questo chio dico non si sar compenetrato ed imbevuto. Questo io penso delle lettere: che non si deve ignorare nulla di quello che suole usarsi, e che bisogna inoltre cercare nel discorso ogni nitore, eleganza, grazia; e che nello scrivere qualunque cosa bisogna avere ogni ornamen-

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to e, per dir cos, unabbondantissima suppellettile da tirare fuori e mettere in luce quando convenga. Ma poich si detto che una vera cultura consta di perizia letteraria e scienza reale, avendo gi mostrato quello che pensiamo delle lettere, passiamo ormai a quello che riguarda la conoscenza delle cose. 2 La scientia rerum. Vorrei dunque che questo ingegno, destinato a raggiungere ogni eccellenza, fosse animato da unardentissima brama di sapere, cos da non disprezzare disciplina alcuna, da nulla ritenere a s estraneo, da slanciarsi ardente di mirabile brama verso la cognizione e la comprensione delle cose. Dinanzi a cos fatto ardore ed impeto naturale io, in parte, aggiunger stimoli e, a gran voce, esortazioni; in parte, invece, porr freni e suoner a raccolta. Vi sono infatti discipline in cui non conveniente essere del tutto incolti, ma neppure onorevole cosa raggiungerne i fastigi: tali la geometria e laritmetica, in cui se troppo tempo consumerai percorrendone ogni sottigliezza pi oscura, io ti ritrarr e te ne strapper. E lo stesso far con lastronomia e, forse, con la retorica. Ma di questultima lho detto a malincuore, perch se mai alcuno la coltiv, tale io sono. Tuttavia io devo considerare molti aspetti della questione, e, innanzitutto, devo tener presente la persona per cui scrivo... 3 Formazione etico-religiosa. Quando, dunque, mi far a spronare, a stimolare la corsa? Allorquando essa si volga alla religione e alle norme

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del vivere, allora la pregher di diffondersi, di applicarsi, di insistere notte e giorno. N mi grave fermarmi ad una considerazione particolareggiata dellargomento. Una donna cristiana cerchi, innanzitutto, di acquistare una buona conoscenza delle Sacre Scritture. Che cosa, infatti, potrei consigliarle di studiare prima di ci? Molto ne ricerchi, molto discuta, molto indaghi. Ma ami soprattutto gli antichi scrittori; i moderni, quando siano uomini dabbene, onori e veneri, ma i loro scritti usi parcamente. Che cosa vi pu essere, infatti, che una donna colta non trovi in Agostino, e trovi invece in costoro? quandegli, poi, ha un modo desprimersi dotto e degno dessere ascoltato; mentre questi, invece, nulla scrivono che meriti di essere letto. Ma non voglio che essa si limiti alle scritture religiose; voglia indurla agli studi secolari. Veda quello che ci tramandano i pi eccellenti filosofi intorno al ben vivere; che cosa scrivano della continenza, della temperanza, della modestia, della giustizia, della fortezza, della liberalit. E non ignori quello che essi pensano della felicit: se basti la virt, o se torture e carcere ed esilio e povert ci impediscano di vivere beati. Se, quando tutte queste sventure capitano ad un uomo felice, lo rendano misero; o se gli tolgano solo la felicit, ma senza indurlo del tutto in miseria. E ancora: se la felicit umana consista nel piacere e nellassenza del dolore, come volle Epicuro, o nellonest, come pens Zenone, o nellabito virtuoso, come sostenne Aristotele. Cose tutte credimi egregie e degnissime dessere conosciute da noi; e che non recano solamente utilit a ben vivere, ma offrono anche mirabile materia a parlare e a scrivere di ogni argomento. Queste due discipline, che riguardano luna la religione e laltra la vita morale, siano proposte come fondamentali. Le altre tutte siano ad esse riferite, s da poterle quasi aiutare e adornare. Ed infatti quella mirabile eccellenza umana, che con fama veritiera innalza un incli-

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to nome, non si ottiene se non conoscendo molte e varie cose. Bisogna, dunque, molto leggendo e imparando, prendere da ogni parte e accumulare, e tutto esaminare in ogni senso e scrutare, perch qualche utilit ci venga per i nostri studi. 4 Gli storici e gli oratori. Ma si proceda anche ad una scelta diligente e ad un avveduto impiego del tempo, in modo da mandare avanti sempre le cose pi importanti e pi ragionevoli. Penso cos di aggiungere per primo agli studi anzidetti quello della storia, che uomini colti non debbono in alcun modo trascurare. Conviene infatti conoscere lorigine e i progressi della propria gente e le imprese in pace e in guerra dei popoli liberi e dei grandi re. La nozione del passato guida la prudenza e il consiglio, e la somiglianza degli eventi ci esorta o ci distoglie dalle imprese. Ed inoltre di dove, se non dalla storia, potremo noi trarre abbondanza di esempi con cui illustrare i nostri discorsi?... N bisogna trascurare la lettura degli oratori. Chi pi ardentemente di loro suole esaltare la virt, chi pi fieramente vituperare i vizi? Da essi noi apprenderemo a lodare le buone azioni e ad avversare le cattive; da essi impareremo a consolare, a esortare, a sospingere, a trattenere. E bench tutte queste cose siano proprie dei filosofi, tuttavia, in un certo loro modo, sono in potere delloratore e lira e la misericordia ed ogni esaltazione e depressione dellanima. E quegli ornamenti di parole e di massime, che illuminano il discorso come stelle e come faci, sono strumenti propri degli oratori, e da loro li trarremo nello scrivere e nel parlare adattandoli al nostro bisogno quando largomento lo chieda. Ed infine

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da essi trarremo ogni ricchezza di termini, ogni forza e ornamento del dire, ogni vivezza e, per dir cos, ogni sangue del discorso. 5 Valore fondamentale della poesia. Voglio poi che tu legga e intenda i poeti. Quale mai tra gli uomini sommi vediamo privo di tale conoscenza? Aristotele cita con grande frequenza i versi di Omero, di Esiodo, di Pindaro, di Euripide e degli altri poeti, e tutti li ricorda a memoria e li rende con facilit estrema, onde appare chegli non fu quasi meno studioso dei poeti che dei filosofi. Frequentissimo luso dei poeti anche in Platone, e ad ogni passo spontaneamente gli vengono innanzi, e di continuo conferma i suoi detti con lautorit loro. Mi sono fin qui riferito ai Greci. E che dire dei nostri? Sembrer forse poco addottrinato di poesia Cicerone che, non contento di Ennio, di Pacuvio, di Accio e degli altri nostri latini, traduce anche i carmi greci, e ne riempie i suoi libri? E che dire di Seneca, uomo certo aspro e severo; non ha scritto forse anchegli poemi, e non , a volte, tutto pieno di versi? Non parlo di Agostino, di Girolamo, di Lattanzio, di Boezio, i cui scritti e le cui discussioni ben mostrano quanta conoscenza essi abbiano avuto dei poeti. A mio parere, infatti, non ha una piena educazione letteraria chi non conosce i poeti. Essi hanno detto molte verit, e molto agevolmente, sulla vita morale degli uomini; in essi ugualmente si trovano i principi dellessere e del divenire, e le cause, e quasi direi i germi di tutte le dottrine. Di pi essi hanno una grande autorit derivata loro dalla fama di sapienti e dalla bellezza della forma; e v in loro un i grande splendore dovuto allelegan-

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za del dire, ed una nobilt degna di uomini liberi, onde sembra men che rustico che mi manchi. Che cosa difetta ad Omero, che ci impedisca di considerarlo sapientissimo in ogni dottrina? Alcuni mostrano che la sua poesia contiene ogni saggezza di vita, divisa in ci che conviene in tempo di guerra e in ci che si addice al tempo di pace... Per questo uomini sapientissimi dellantichit insegnarono che i poeti hanno una divina ispirazione, onde appunto li chiamarono vati, parlando essi non tanto da s quanto per una certa esaltazione interiore e per ispirazione divina... Eppure taluni hanno il coraggio di dire che non bisogna leggere i poeti, autori, se si voglia dir giusto, di cose divine. Affermazione, tuttavia, che sogliono fare solo coloro che, privi di qualunque educazione raffinata, sono incapaci di riconoscere e di comprendere qualsiasi eccellenza delle lettere. Io invero quando considero questi nostri studi, trovo necessaria soprattutto la conoscenza dei poeti, cosi per lutilit, di cui ho gi detto, e per la varia cognizione di molte cose, come per linsigne splendore dellespressione. Inoltre di tutti gli studi nessuno ce n che ci richieda meno tempo; i poeti infatti si imparano nellinfanzia, quando quasi non possiamo attendere ad altro, e ci rimangono fissi nella memoria per larmoniosa eleganza, e sempre ci seguono, e ci ritornano in mente senza bisogno di libri, cosi che anche se siamo occupati in altro pur ci tiene la poesia. E quando la natura stessa sia disposta alla poesia, anche da questo mi sembra che si veda, che comunemente uomini indtti, privi di qualunque educazione letteraria, tuttavia, se hanno dellingegno, si dilettano di formare dei motivi ritmici nel loro modo rozzo. E pur potendo dire pi agevolmente le medesime cose in prosa, tuttavia essi ritengono di aver compiuto qualcosa di degno dessere ascoltato, se riescono a esprimerle in armonie ritmiche. Perfino le solenni espressioni della messa, elaborate con ogni

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cura, tuttavia, pronunciate nelle chiese, sembrano a volte assopire lanimo nostro. Ma se in mezzo ad esse il coro intona quegli inni cos pieni di poesia..., chi v che abbia lanima cos bassa, da non sentirsi svegliato e quasi rapito? Per questo alcuni antichi saggi pensarono che lanimo nostro fosse unarmonia e un numero, poich si sa che tutte le cose godono per natura soprattutto di ci che simile; e non c nulla di cui lanimo nostro si compiaccia e si diletti pi che dellarmonia e del ritmo. Ma queste sono questioni troppo grandi per quel che ora ci interessa: una sola cosa mi basta che risulti chiara, che per natura noi siamo portati alla poesia pi che ad ogni altro genere letterario, e che nella poesia v una somma utilit, e gioia e nobilt, s che colui che ne privo non pu considerarsi educato liberalmente. 6 Scientia rerum et peritia litterarum. Quella eccellenza dunque, della quale tratto, non si ottiene se non mediante la conoscenza di molte e varie cose. quindi necessario avere visto e letto molto, ed essersi dedicati ai filosofi, ai poeti, agli oratori, agli storici e ad ogni altro genere di scrittori. Ne risulta cos un ricco patrimonio che ci permette di apparire provveduti, varii, adorni, in nulla rozzi o scarsi. Ed a questa ricchezza di nozioni bisogna aggiungere una non piccola ne spregevole perizia letteraria. Sono infatti, queste due doti, che si giovano vicendevolmente e servono luna allaltra. Poich se le lettere senza le cognizioni reali sono sterili e vuote, anche la conoscenza dei contenuti, per quanto vasta, se manca della bellezza della forma letteraria, appare oscura ed impervia. A che giova sapere molte belle cose, se non se ne pu parlare con dignit, e non se ne pu scrivere senza suscitare il riso? Sono tra loro in

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qualche modo congiunte perizia letteraria e conoscenza delle cose. Ed insieme congiunte esse dettero la gloria e la celebrit del nome a quegli antichi di cui veneriamo la memoria: Platone, Democrito, Aristotele, Teofrasto, Varrone, Cicerone, Seneca, Agostino, Girolamo, Lattanzio; nei quali tutti ben difficile discernere se sia stata maggiore la ricchezza di cognizioni o la perizia formale. Ma concludiamo: un ingegno che prometta di raggiungere leccellenza in tutto, deve a parer mio essere formato con entrambe queste doti, e per procurarsele deve leggere molto dogni genere, e deve raccogliere molto. Tenga tuttavia conto del tempo, ed attenda sempre alle cose pi importanti e pi giovevoli, n si occupi di quel che troppo oscuro o poco utile per lavvenire! Fondamentali mi sembrano gli studi religiosi e morali, mentre gli altri tutti si rifriscono a questi come ornamenti, capaci di aiutare ed illuminare; e perci conviene occuparsi dei poeti, degli oratori e degli altri scrittori. Nelleducazione letteraria bisogna poi badare a che vi sia una forma nobile dinsegnamento, un vigile zelo; e che si leggano solo cose ottime ed universalmente apprezzate.

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III San Bernardino da Siena

1 Le fede presupposto dellapprendere. Bont, disciplina e scienzia insegnami, Signore Iddio, per, ch a tuoi comandamenti i creduto... Bisogna, a chi vuole imparare arte niuna, sia qualunque o in greco, o in latino, o arti liberali, o cucire, o tagliare, o filare o fare panni di lana, o drappi di seta, o alcuna altra scienzia, bisogna imprima la fede, cio che tu creda al maestro o a chi te la insegna; che se non credi a chi te la nsegna, non imparerai mai quellarte che non vabbi imprima la fede. David dice che tutte loperazioni di Dio, o per grazia, o per amore, ladopera per mezzo della fede. Adunque dice David nelle parole sopralegate: Io fede, Signor mio, in te; insegnami. 2 Tre condizioni dello studio: bont, disciplina, scienza. Tre cose bisognano imparare a tutte le creature del mondo, di qualunque generazione si sieno, a volere piacere a Dio e al mondo. La prima si avere buona volont: bonitate... Non piaceva a Dio il sacrificio senza sale nella legge vecchia; per niuna operazione gli piace che non vi sia la buona volunt. La seconda si disciplina, come tinsegner. La terza cosa si iscienzia, che sappi qualcosa pi che le bestie.

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Vedi adunque, tre cose bisognano a volere essere in questo mondo a qualche cosa, a uomo o a donna: bonitate, disciplina e scienzia... Poni adunque in ogni tuo fatto il fondamento della buona volunt e acquisterai ogni scienzia, la quale sar prima utile a te, utile alla tua famiglia, utile alla tua patria e utile alla tua citt... La seconda parte principale si della disciplina, che dice, dopo la bonit, insegnami, messer Domeneddio, ad avere disciplina. Attendi bene e imparerai a che modo o in che forma debbi andare alla scuola, o ad alcuna arte per imparare... Ogni volta che lanima fa stima duna cosa, ella atta a acquistarla; ma duna cosa che non facci stima non lacquister mai. Questo il fondamento del tutto. Alla pratica: tu vieni alla predica; bisogno che tu facci stima della parola di Dio a volere ti facci pro; ma se vieni a udire, e non ne facci stima, non ti fa pro niuno. Se hai il capo e fai istima dello mparare rettorica, non andare a udire fisica o altra arte, se non a quella che di quella cosa che tu fai istima e va vi drieto, di quella cosa ti vestirai. Quando i prima il naturale che ti detta e fa istima della rettorica, o daltra scienzia, aggiugnivi poi laccidentale dello studiare, ti vien poi fatto ci che tu stimi di fare. I Romani antichi e valenti uomini, in ogni arte tenevano questo modo, che quando i loro figliuoli erano in et di conoscimento, mostravano loro di tutte le arti, e a quella il ponevano a studiare e assercitare, ove la stimativa di quel fanciullo pi sinchinava, e per quello venivano poi valentissimi uomini, che accozzavano il naturale con lo accidentale. Datti a imparare quello che la natura ti tira. Come la mente fa istima di fare una cosa che piaccia a Dio, egli te la d volentieri; quando vede che non ne facci stima, non se ne cura... Non sapresti nulla se non fai prima stima di qualche buona cosa. Se fai stima della Scrittura divina, di santo Agostino o degli altri, andr bene, che se lanima che desidera di sapere

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naturalmente cercher con la buona volont, acquister assai di divini doni... Dacch un uomo che non sappi nulla assimigliato a uno sepolcro dorato di fuori, che dentro pieno di bruttura. Cos luomo che parato di fuori co belli vestimenti, senza niuna virt dentro, ne spirituale ne morale, uno sepolcro. 3 Lo studio dilettoso, onesto, utile. La virt dilettevole daltro diletto che de vostri giovangelli che vanno con gli sparvieri in pugno, e drieto agli uccellini e a cani; ed altro diletto che del giostrare, o pazzeggiare, o giucare. Non si diletta la scienza di questi diletti del corpo, ma di quegli dellanima di dentro. Ella attende a maggiore diletto che a quello delle bestie, ma nello studiare de libri de dottori santi e della santa Scrittura, nella Bibbia o in qualunque altro santo libro, ti porge alla mente tanto diletto che passa tutti gli altri. ...Eziandio son di gran diletto il leggere il Dante, ed altri libri di leggende di santi, di santo Gregorio, di santo Geronimo; dilettarti di queste cose morali e notare, e apparare a mente; e cosi studiando e pigliando diletto vaghi della vagillazione della mente, e non ti grilla il cervello come agli altri giovangelli o uomini fatti che non attendono a studio niuno, ma a forbire le panche. Non aresti tu un gran piacere se tu vedessi o udissi predicare Ges Cristo? Grandissimo! Cos san Paulo, santo Agustino, santo Gregorio, santo Gironimo e santo Ambruogio e gli altri santi dottori? Mai s! or va, leggi i loro libri, qual pi ti piace, o di qual pi fai istima, e parlerai con loro ed eglino parleranno teco; udiranno te e tu udirai loro, e gran diletto ne piglierai. A dirti il vero, molto male ti posso dare ad intendere il diletto che nesce, se tu non lo pruovi per isperienza. Nelle sante

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Scritture non v di fuori quella scorza gentile come nelle scritture de poeti, ma evvi molto midollo, e ne poeti non nulla. Io il provai nella mia giovinezza, che co poeti mi dilettavo per lo dolce suono di fuori della corteccia, e nella Bibbia e in altre sante scritture non mi potevo dilettare, anzi leggendo mi veniva dormito, ma, come piacque a Dio, mi venne per le mani lEpistole di santo Gironimo, le quali mi feciono levare da tutte le fantasie poetiche, e andare drieto alla santa Scrittura... La seconda cosa, perch debbi studiare, si perch ella onesta cosa. Troppo onesta cosa a secolari o a religiosi la lezione delle virt morali, che ti fanno diventare virtuoso e pieno donesta vita. Non intendere come quello giovane che non si d diletto se non di giuocare a tavole, o a naibi, o zara, o di portare lo sparviere, o dandare a vagheggiare... Non pu essere niuna cosa buona sella non onesta... Quegli che si chiamano gentili uomini che non fanno arte niuna, o per gentilezza, o perch dicono che non nnno bisogno, che sono ricchi, mai si! ma tu i bisogno dessercitare. Se non ti esserciti in qualche virt spirituale o morale, diventi come un porco in ista che pappa e bee e dorme... La gentilezza non sta nelloziosit, ma nello esercizio di te e della tua famiglia e della tua citt... La terza cosa perch debbi studiare si perch gli utile. Impossibile cosa che se tu studi, che non sia altro che valentuomo o virtuoso. Ama la scienzia della lettera e delle Scritture che sono pregne di Dio; quanto pi luserai tanto pi sarai in grazia di Dio. Ricchezza magna, utile e nobile!... Adunque lo studio utile per te, per la tua famiglia, per la tua citt e per gli tuoi amici, e potrai comparire in tutte le terre del mondo; e innanzi a qualunque signore, e diventerai uomo, ove saresti un zero sanza lo studio. Adunque grande gloria lo studio.

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4 Regole da seguire negli studi: a) Quietazione. Lanima nostra fatta come lacqua. Quando sta quieta la mente come unacqua quieta, ma quando commossa per qualcuno impedimento, sintorbida. bisogno, se vuoi attendere allo studio, si riposi e si quieti, altrimenti non potresti attendere a niun bene... Quetaci, messer Domeneddio, la nostra mente. Varie sono le quietazioni e le passioni dello studio. La prima, levar via il timore... Leva via questo timore, che non arai si grosso lo ingegno che non impari molte cose utili, se prima ne farai stima... La seconda cosa la speranza che talletter la mente... La speranza del tosto imparare torna in danno. La terza, guardati dalla dissipazione della mente, dalla troppa festa. Piglia diletto a ragione. La quarta cosa, si che ti conviene quietare la mente dal dolore. Non ti dare troppa malinconia che ti guasterebbe lo studio. Ist allegro il pi che puoi. La quinta, si che ti conviene quietare la mente dallo amore che troppo contrario allo studio; daltro amore che amore dello studio. La sesta quietazione si dellodio. Separati dallodio, che se l cuore impacciato nellodio non potrai mai studiare che non pensi a quello. La settima quietazione si de disiderii disordinati de guadagni. b) Ordinazione. Quando arai la mente disordinata non farai mai cosa niuna che ben vada. Ordine corporale, ordine spirituale. Ordine corporale: mangiare sempre allora competente; non mangiare troppo n poco; tutti gli estremi son vi-

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ziosi; la via di mezzo ottima. Non si pu portare due some: lo studio e l poco mangiare; il troppo mangiare e lo studio, che luno ti far intisichire e laltro tingrosser il cervello. Non dormire troppo n poco; a sobrietade dormi. O la sera va a buonora a letto elevati per tempo e studia; o veghia assai e levati tardi... Pi utile levarsi per tempo allo studio con la mente sobria. La vita ordine spirituale. Lanima regolata col timore di Dio... Non mandare, allo studio, il carro innanzi a buoi; comincia con buono fondamento. Impara piuttosto meno scienza e sappila bene, che assai e male. Fa stima in te pi duno dottore che dun altro; o duno libro che dun altro; e altrimenti degli antichi dottori che de moderni; non ne dispregiare per nessuno. c) Continuazione. Conviene che ti conformi, che tu non vadi fantasticando ora in questo libro ora in quellaltro. I dottori antichi e moderni pigliavano un libro il quale pareva loro di pi stima, e quello studiavano, e in quello scrivevano; e poi, imparato bene, per continovazione andavano allaltro. Non andare oggi a uno e domane a un altro, ch tosto ne va chi tosto ne viene. Vuolsi continuare. d) Dilettazione. Piglia diletto di quello che tu istudi, o che tu leggi, o che tu odi...; e se piglierai diletto della cosa, tu non la correrai, anzi la masticherai molto bene. Cos bisogna che tu legga in forma che lo ntelletto, masticando e ragumando bene, se lo metta nella memoria saldamente, e riempiati della sapienzia di Dio. Sanza essere ito a Parigi a studiare, impara dallanimale ch lunghie fesse, che prima mangia e insacca, e poi ruguma a poco a poco.

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e) Discrezione. Luomo debbe considerare il suo stato, el suo tempo, il suo ingegno, el suo modo; o ricco, o povero, o in alto, o in basso stato. Secondo gli stati bisogna la discrezione: discernere quello che si pu fare secondo lo stato suo, e di quello abito vestirsi; converr discrezione e altrimenti non faresti nulla.

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IV Maffeo Vegio

1 I fanciulli non debbono essere spaventati troppo con minacce e percosse; della misura che va osservata. Converr badate che i bambini non vengano spaventati di soverchio con minacce, n colpiti con percosse. Si tratta di un errore largamente diffuso fra i genitori, i quali pensano che minacce e colpi rechino un grande aiuto per una ottima educazione dei figliuoli, mentre invece valgono solo ad incuter loro una paura cos profonda, che ben difficilmente riescono poi a scacciarla, anche quando siano in l con gli anni. Spesso il carattere si indebolisce; ed questo, appunto, il resultato che ottengono generalmente molte donne sciocchissime quando, accecate dallira, pretendono di insegnate ai figli con la pessima abitudine delle battiture quella moderazione che proprio esse ignorano... Siano perci estremamente misurati i genitori nel riprendere i figli; ricordino che certi sistemi convengono a schiavi, non a uomini liberi; ricordino che chi viene minacciato, oltraggiato e percosso, si forma un animo servile, e resta umiliato, stroncato, ridotto alla disperazione, travolto dal dolore. Se prima aveva unindole generosa, avvilito: ridotto ad aver paura di tutto, a non osar pi nulla di egregio e degno di un uomo libero. Le stesse battiture danneggiano moltissimo il corpo non meno dellanima: infatti si generano di l umori nocivi; le membra si ammalano e vengono meno; come alle piante una soverchia aridit, cos nuoce ai bambini una severit troppo austera. Questo cinsegnano anche gli altri animali; ed infatti con i puledri e i vitelli non si adoperano n fruste n sproni o battiture; e per-

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fino i cavalli che gi sopportano il freno, se vengono colpiti troppo, diventano ombrosi, ribelli, pronti a spaventarsi di tutto, mentre se vengono guidati da mano gentile riescono generosissimi... Con i bambini necessaria una mano dolcissima. E con questo non vogliamo dire che convenga lasciar libero corso a tutti i loro capricci. Sappiamo bene quanto sia molle, e pronta cos al vizio come alla virt, la natura di questet. Vogliamo affermare che uneducazione pi misurata e mite meglio si adatta a ritrarre i bimbi dal vizio e a volgerli allamore della virt. Per questo necessaria somma cautela e lacume di un sicuro giudizio; bisogna infatti lodare a tempo le opere ben fatte, ma pi spesso far finta di non vedere gli sbagli; e correggere anche, ma con dolcezza; e mescolare alla lode un biasimo che susciti vergogna, ed allapprovazione il rimprovero. Quando la situazione lo richiede converr usare una santa severit, ma anche approvare, sorridere e, quando faccian qualcosa di bene, incitarli a continuare con quei piccoli doni da cui cos facilmente rimangon conquistati i bambini. E converr discorrer loro con somme lodi degli uomini che si resero famosi per virt e per sapere; e vituperare invece quanti riuscirono molto scellerati e dannosi... Inoltre bisogner aver cura che siano esortati alla virt da persone estranee autorevoli per gravit. Quando vengano sorpresi a far male, siano rimproverati severamente anche da estranei. Le loro ammonizioni infatti riescono spesso pi efficaci di quelle dei parenti per educare e correggere i falli. Converr anzi fare in modo che quando dicono o fanno qualcosa di male vengan ripresi dai loro compagni e anche dai servi; cosa che Monica riteneva assai giovevole allinfanzia, quella Monica la cui perfetta maniera di educare ha ispirato tutto questo nostro scritto.

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2 Come vadano corretti i bambini. Non ci si obbietti che molti dei sacri testi... con sicura autorit sostengono che bisogna battere i figli. Affermino quello che vogliono; anche noi abbiamo autorit non spregevoli dalla nostra parte. Dicono i testi sacri: Chi ama il proprio figlio, lo batta di continuo perch si rallegri nel giorno del giudizio. Ma poich si invoca la Scrittura sacra, non converr dimenticare che Paolo, la cui autorit non certo minore, cos dice agli Efesii: E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figliuoli, ma allevateli in disciplina ed ammonizione del Signore. E altrove, rivolgendosi ai Colossesi, scrive: Padri, non provocate ad ira i vostri figliuoli acciocch non vengano meno dellanimo. A questo proposito, forse, i genitori dovranno considerare se i figli sembrino pi inclini per indole al vizio o alla virt. Se infatti lindole del bambino sar cos nobile da amare spontaneamente la virt e la cultura; se il fanciullo sar modesto, rispettoso dei suoi maggiori, gentile con i coetanei, laborioso, desideroso di approvazione, eppur tuttavia sbaglier qualche volta e far del male (ma chi, anche adulto, cos saggio da non sbagliare mai?), vorrei sapere se, anche quelli che approvano le percosse, ritengono davvero che convenga minacciare e colpire. 3 necessario conoscere la diversa indole dei fanciulli. Converr innanzitutto, con somma prudenza e sottile giudizio, conoscer la natura dei propri figli e distinguerne lindole in modo da correggerne le abitudini, non diversamente da come i medici curano i corpi, apprestan-

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do a ogni vizio o malattia dellanima i rimedi convenienti. I nostri corpi sono fatti di quattro elementi da cui derivano propriet diverse: dal fuoco il fervore, dallacqua il freddo, dallaria lumido, dalla terra linnata secchezza. E poich in ogni corpo dominer un elemento in esso sovrabbondante, cos tale elemento generer analoghe propriet ed unanaloga indole, come chiaro che avviene negli altri esseri animati, secondo le varie regioni. Perci, se prevarr il fuoco, gli uomini saranno iracondi; se lacqua, miti; se laria, ilari; se la terra, tristi. Bisogner perci esaminare con cura lindole di ogni fanciullo. Alcuni infatti, sono come soavissimi fiori in cui sembra splendere la luce di una futura ed egregia virt, pur essendo daltronde pi timidi del conveniente e pi verecondi. Altri invece appaiono indomiti, audaci e temerari; altri ancora loquaci e garruli; altri con gli occhi volti a terra, e quasi incapaci di parlare pur essendo incoraggiati. Molti sono vani e vanagloriosi; moltissimi desiderosi di lode e di fama; altri di animo vile e di tutto incuranti; altri leggeri, incostanti, vagabondi; altri di mente salda e pura. Taluni sdegnano di obbedire ai superiori; altri invece sono pronti a ossequiare glinferiori. V chi ama la fatica e le veglie; chi invece turpemente giace nellozio... Gli uni amano la pace, la quiete, la concordia; gli altri le offese e i contrasti. Cos grande la diversit deglingegni e della volont degli uomini, cos grande il contrasto. Per questo necessario servirsi di metodi diversi nelleducazione dei fanciulli... 4 I genitori debbono educare i figli nelle buone lettere. Abbiamo detto come convenga formare i costumi dei fanciulli. Diremo ora come convenga istruirli nelle lettere e nelle arti. A questo volgano lanimo, a questo miri-

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no con tutte le loro forze i genitori. Essi infatti per amore dei figli si adoprano con cura ansiosa nellaccumular ricchezze e accrescere il patrimonio; ma quanto maggior zelo dovranno porre nel lasciar loro i tesori tanto pi degni e preziosi delle lettere e delle arti? Queste infatti durano perenni e stabili; le ricchezze invece sono vane, momentanee, fuggevoli. La cultura rallegra e conforta ogni et; come ha detto Aristotele, lornamento dei tempi felici e il conforto della sventura, laddove le ricchezze pungono come spine e travagliano e generano spesso amarissimi affanni ; e quando vengono meno, lasciano in vergogna e ludibrio. Lettere ed arti spingono alla virt, e accendono lamore del bene; le ricchezze, come diceva Posidonio, sono causa e fonte di ogni male. La cultura, non la rubano i ladri, non la tolgono i nemici, non la strappa alcuna violenza, n il fuoco, n le avversit. Le ricchezze sono preda dellarbitrio dei potenti, della violenza dei banditi, delle vicende della guerra, del mare vorace, degli speculatori pi voraci del mare... Singolarmente bello il monito di Aristippo, filosofo socratico. Naufrago, limpeto delle onde laveva gettato sulle spiagge di Rodi; ma sulla rena vide alcune figure geometriche, e subito dicono volgendosi ai compagni di sventura esclam, rincuorandoli, che stessero di buon animo perch aveva riconosciuto vestigia duomini. Fiducioso si diresse subito verso la citt, and nel ginnasio, parl con somma eleganza di argomenti filosofici, e i cittadini di Rodi lo onorarono con doni generosi. I doni non tenne per s, ma ne fece parte ai compagni, largamente provvedendo a tutti i loro bisogni. E quandessi, accingendosi a tornare in patria, gli domandarono qual messaggio dovessero recare, rispose: Ricordate ai nostri compatriotti che diano ai figli una ricchezza e un viatico tale che non li abbandoni neppur nel naufragio. Esortazione, questa, degna di un vero filosofo; degna desser seguita da tutti i genitori e desser custodita perennemente. Non diversa da

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quellaltro suo detto di somma saggezza; richiesto infatti della differenza che passa fra il saggio e lo stolto, rispose: Mandali entrambi nudi in terre sconosciute, e lo vedrai. N si deve trascurare il detto di quellAristippo, di cui parla Teofrasto: Solo fra tutti il sapiente non straniero in terra straniera; persi i familiari e i parenti non privo damici; cittadino di ogni citt, pu senza timore disprezzare i difficili casi della vita, laddove colui che confida, non nella dottrina ma nella sorte felice, procede per incerti sentieri in una vita non sicura, ma incerta. 5 Della scelta dei maestri. Converr scegliere con la massima cura glinsegnanti alla cui pubblica scuola affidare i figli: essi debbon essere, innanzitutto, gravi, puri da ogni colpa, ed inoltre di egregia cultura. A quel modo che, quanto pi sar puro e incorrotto il latte della nutrice, tanto pi sano sar il fanciullo e pi robusto; cos, quanto pi i maestri saranno egregi per costumi e dottrina, tanto pi profonde tracce di onest e cultura lasceranno nei discepoli; tracce destinate a fruttificare in seguito. E converr fin da principio scegliere senza esitazione uomini di grande dottrina, anche se pu sembrar sufficiente per insegnar a ignari bimbetti un uomo qualunque, di modesto sapere. Quanto pi colto infatti sar il maestro, tanto pi offrir un sapere agevole ed egregio, capace di nutrire profondamente lindole dei fanciulli. Tali maestri getteranno nelle anime bambine basi salde e sicure, le quali, gettate che siano, rimarranno ben radicate per sempre. E come va ricercata somma dottrina nei maestri, cos va evitata una scuola troppo numerosa. Alla moltitudine degli allievi tien dietro necessariamente difficolt di insegnare; alla difficol-

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t trascuratezza; alla trascuratezza il dispregio; e a tutto questo, infine, perdita di tempo e di danaro. Bisogner dunque evitare con cura le scuole troppo affollate, in cui nessun maestro, anche dottissimo, riuscir mai a soddisfare il soverchio gregge degli allievi. Converr anche cercare maestri di indole sereni e mite, poich la durezza dei precettori, e vorrei dir laridit dei maestri impedisce ogni profitto... Quando poi un padre abbia trovato un maestro adatto ad insegnare al figlio, dovr cercare di farselo amico al massimo, recandosi spesso a visitarlo a scuola per rendersi conto di quanto profitti il figlio, ed anche per cattivarsi lanimo del maestro, e renderlo sempre pi bramoso di curare il bambino a lui affidato... I maestri poi seguano con ogni cura ed amore i fanciulli, come se fossero figli, e non rifuggano per educarli da nessun sacrificio. Quando avranno raggiunto lo scopo, godranno come lagricoltore che raccoglie i dolci frutti dallalbero che ha piantato. E badino sempre con somma diligenza che il compito imposto agli allievi sia in tutto conveniente allet e alla capacit di ciascuno, distribuendo i pesi con somma giustizia, secondo la robustezza delle spalle di ognuno.

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Parte Seconda PIER PAOLO VERGERIO DEI NOBILI COSTUMI E DEGLI STUDI LIBERALI DELLA GIOVENT

Prefazione

1 I tre compiti dei genitori. Francesco il vecchio, tuo avo, del quale come si ricordano molte e molto magnifiche opere, cos vanno anche per la bocca di parecchi numerose sentenze, e tutte sapientissime, da lui pronunciate, era solito dire, mio Ubertino, che quei genitori i quali vogliono provvedere al benessere dei propri figliuoli hanno da fare tre cose facili ad ottenersi e giustamente ritenute perci loro preciso dovere. La prima consiste nel mettere ai figli un nome nobile e conveniente poich, pur trattandosi di una cosa da nulla, tuttavia non piccola sfortuna avere avuto in sorte un nome indecoroso. Ed in questo molti sono soliti peccare, o per leggerezza, per darsi a credere essi stessi autori di nomi nuovi, o allo scopo di trasmettere fedelmente ai loro posteri quanto ereditarono dai loro maggiori, quasi patrimonio gentilizio. Laltro precetto , che i figliuoli vengano educati in citt splendide, poich la grandezza e la fama della patria contribuiscono moltissimo a guadagnare sostanze e gloria, non solo, ma anche ad ottenere un terzo effetto, di cui tra poco diremo. Sebbene a proposito di ci spesso sia da rammentare il battibecco tra Temistocle atenie-

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se e uno di Serifo, il quale sostenendo che laltro non era divenuto celebre per virt propria, ma si perch nato in una citt famosa, si sent rispondere: N tu saresti stato celebre se pur fossi stato ateniese, n io sarei stato ignoto se anche fossi stato di Serifo. In terzo ed ultimo luogo poi voleva Francesco che ai figliuoli venissero insegnate le buone arti. 2 Importanza delleducazione. Cose tutte tre in verit bellissime, e degne davvero di tanto uomo, ai suoi tempi stimato, e giustamente, prudentissimo in ogni sorta di discipline: ma la terza, in verit, delle altre due anche pi utile, che i genitori non possono procurare ai figliuoli n ricchezza migliore, n pi sicuro patrimonio per vivere, dellammaestrarli nelle arti liberali e nelle oneste discipline. Sar per mezzo di tali arti e discipline che i nuovi nati potranno agevolmente rendere chiaro loscuro casato della famiglia, ed illustrare la povert del luogo natale. La legge infatti assiste chi voglia cambiare il proprio nome, purch lo faccia senza frode, come a nessuno proibito, quando ci gli piaccia, di mutar il proprio domicilio. Ma se qualcuno fin da ragazzo non istruito nelle buone arti, o, peggio, ne ha imparato di cattive, non speri mai pi, giunto che sia allet matura, di spogliarsi delle seconde o di acquistare le prime. in quella verde et, dunque, che si devono gettare le fondamenta di tutto il nostro vivere, ed informare lanimo a virt finch sia tenero e capace di ricevere qualunque impronta, la quale, come allora sar fatta, cos durer per tutta la nostra vita avvenire. E se agli uomini tutti, e ai genitori in ispecie, conviene studiare il modo migliore di educare i figli, perch questi vengano su degni di genitori dabbene, pure tale dovere

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incombe soprattutto alle persone di condizione pi elevata, di cui non resta nascosta n una parola n un atto. I figli dei nobili devono essere istruiti nelle arti pi eccellenti, per dimostrare che sono degni della fortuna che godono e delleccelsa condizione in cui nacquero, poich giusto che, chi vuole avere per se la somma delle cose tutte, sia anche capace di amministrarle, non essendovi giustificazione pi certa del governare, e pi salda, del fatto che il sovrano venga universalmente stimato degno di avere il governo. 3 Elogio di Ubertino. Perci, Ubertino, essendoti toccato in sorte un nome da gran tempo celebre nella tua casata, e recentemente illustrato da colui che, risalendo i tempi, fu il sesto tra voi nel tenere il governo, ed essendo tu in quellantichissima citt regale, floridissima per gli studi di ogni nobile arte e ricca di tutto ci che il vivere umano domanda, generato da sangue di principe, e da un padre sotto il cui principato cresce ogni giorno di pi la felicit dello Stato e la fama della vostra famiglia, grandemente mi rallegro per la benevolenza tua e dei tuoi verso di me, vedendo chiaramente come per la diligenza paterna, e soprattutto per il tuo senno, tu ti sia messo a coltivare con grandissima passione le arti liberali e gli ottimi studi. Se infatti si consideri in quale delle tre cose sopra ricordate, e grandemente richieste ai genitori, essi abbiano parte maggiore, direi che tale sia appunto la prima, ossia limporre il nome ai figliuoli. il caso, e qualche volta la scelta, che d alluomo la patria: le nobili arti ognuno se le conquista da s, allo stesso modo della virt, che devesi amare al disopra di tutte le cose ricercate dagli uomini poich le ricchezze, la gloria, i piaceri, passano e sfuma-

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no, mentre labito della virt ed il suo frutto resta intero e dura in eterno. Se dunque ti incito a procurarti diligentemente il bene della virt, pur facendo ci volentieri, vedo linutilit della cosa, poich di che altro potrei ammonirti se non di quello che tu costumi sempre di fare? e qual altro modello potrei io raccomandarti migliore di te medesimo? Infatti, siccome per la tua stessa natura, e per le doti dellanimo tuo e del corpo, tu sembri fatto in modo tale che lecito aspettare da te grandi cose, e sembri adatto ad esercitare le maggiori, in modo da vincere i voti e le speranze di quanti ti conoscono, perch mai io dovrei anche spronarti, esortandoti a qualcosa di pi alto, o infiammandoti con lesempio di altri? Nel tuo nome dunque io presi a scrivere questoperetta, ove mi vado ingegnando di ragionare degli studi liberali e dei nobili costumi dei giovanetti, ossia di quanto bisogna fare, e da quali cose guardarsi nelleducare queste creature, non per insegnare a te, ma piuttosto perch tu serva dammaestramento agli altri, sicch, mentre io verr esponendo ci che conviene fare, riconoscerai ci che operi tu stesso. 4 Educazione e doti naturali. Poich noi siamo fatti danima e di corpo, dovremo dire che la natura fu benigna con quelli cui concesse potenza dingegno e vigoria di corpo. Vedendo infatti moltissimi fin dalla nascita, e quindi senza loro colpa, pigri di mente e malaticci nel corpo, quanto non dobbiamo ringraziare la madre nostra comune, posto che ci abbia fatti valorosi nelluna e forti nellaltro? Per il ringraziamento pi degno che potremo fare alla natura consister nel non disprezzare i suoi regali, dandoci ogni premura di coltivarli per mezzo delle arti nobili e di uno studio ottimamente

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diretto. Fin daglinizi, dunque, ciascuno pesi il proprio ingegno; e se non potremo farlo noi stessi per la nostra tenera et, verranno in nostro soccorso i genitori e gli altri che di noi prenderanno cura: dopo, importa moltissimo che a tuttuomo si ponga il nostro amore nella ricerca di quelle cose alle quali naturalmente siamo chiamati. Soprattutto poi chi nacque con ingegno liberale non devessere lasciato a poltrire nella pigrizia e nellozio, o, peggio, condannato ad ignobili faccende.

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Libro Primo I nobili costumi

1 Caratteri di una nobile natura. La condizione pi importante di un ingegno liberale consiste nello svegliarsi e nellaccendersi allamore della lode e della gloria, donde scaturiscono una tal quale invidia generosa ed una gara, ma senzodio, per ottenere il plauso e la virt. Un secondo segno di unindole cosiffatta lo ricaviamo dalla docilit spontanea verso i maggiori, e dal non mettersi a tu per tu con chi ci ammonisce al bene. Infatti, come migliori si stimano per la guerra i cavalli che agevolmente si lasciano regolare dal morso, e, dritti gli orecchi, nitriscono esultando allo squillo della tromba, allo stesso modo i giovani che volentieri ascoltano gli avvertimenti, e gareggiano nel far bene se lodati, offrono speranza di raccogliere copiosissimo frutto. Siccome poi il bene stesso della virt e lo splendore dellonest non possono essere compresi da una mente priva desperienza (i quali, se con occhio potessero rimirarsi, come dice Platone e Cicerone ripete, meravigliosamente di loro stessi innamorerebbero); cos necessario usare un altro mezzo, e cio allettare lanimo a fare ogni cosa migliore con lo stimolo della lode e della gloria. Pi e meglio poi sembrano da natura disposti ad operare il bene coloro che si mostrano pronti a fare, nemici dellozio, e desiderosi sempre di camminare dirittamente. Poich, per usare lo stesso paragone, come sono ritenuti pi bravi a correre quei cavalli, i quali, dato il segno, si impennano, n hanno bisogno dello sprone che li stimoli n della frusta che li flagelli, allo stesso modo tra i giovanetti quelli che, alle ore fissate, ai soliti studi ed

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esercizi per un momento sospesi ritornano pronti, senza che nessuno debba spronarli, sono e si debbono stimare fatti per le opere virtuose. E lo stesso deve dirsi se temono le correzioni e i castighi, e meglio ancora se fanno conto del decoro, se sentono quella vergogna, donde nasce la modestia, ottimo indizio danimo virtuoso in quella prima et. Molto bene se, rimproverati, arrossiscono; se, castigati, diventano migliori; se amano i loro maestri, poich questo significa che amano la disciplina. N speranza minore nutriremo che debbano riuscire ottimi quanti per natura mostrano benevolenza e facilit a tornare amici con chi li offese. Accade infatti negli animi qualcosa di simile a ci che avviene nei corpi. Come in questi segno di eccellente salute tollerare qualunque cibo, e facilmente trasmettere allo stomaco tutto ci che si mangia, e digerire ogni alimento assimilandolo; allo stesso modo, non odiare e non disprezzare nessuno, ma prendere in miglior parte tutto ci che gli altri fanno o dicono, segno danimo naturalmente ben fatto. E davvero, quanto a ci, noi possiamo ricavare molti indizi dalle attitudini dei giovani. Per quanto poi si riferisce alle caratteristiche del corpo, Aristotele lasci scritto che i deboli di corpo sono pronti di spirito. Del resto si potranno consultare tutti quegli autori che dalla fisonomia pretendono di indovinare lingegno e il cuore di chiunque. Io, per parte mia, mi contenter di ripetere che dallindole si pu facilmente giudicare che cosa mai diventer il fanciullo fatto uomo; ch fin dal primo mattino della vita la natura fa sbocciare in taluni, come fiorellini, i segni della futura virt. Ond che noi chiamiamo giovani di buona indole quanti sul volto, nel portamento, negli atti tutti, sembrano promettere bene di se medesimi; se poi ci ingannano, dovranno essi, non noi, sentirne vergogna, come saranno quindi sempre da lodarsi quegli altri che, senza nessuno di tali segni, tuttavia diventarono virtuo-

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si; somiglianti in questo a quel genere di frutti che, sotto una corteccia brutta e tutta scabra, nascondono una polpa soavissima a mangiarsi. Esempi educatori. Ottimo, quindi, lavvertimento dato da Socrate ai giovanetti, di guardarsi spesso alla luce dello specchio per non imbrattarsi coi vizi, se belli; e per rendersi graziosi mediante la virt, se brutti. E questo vantaggio potranno anche meglio ottenere se, non contenti di rimirare la loro immagine, guarderanno ai costumi ed allo specchio vivente di uomini virtuosi. Infatti, se Publio Scipione, se Quinto Fabio, e quasi tutti gli uomini generosi di mente, usarono contemplare le figure di quanti avevano meritata fama, confessando che quella vista era a loro uno sprone a grandi opere, e lo prov Cesare stesso dinanzi al ritratto di Alessandro Magno, come potr non verificarsi altrettanto, se noi ci porremo dinanzi, non gi la copia, ma loriginale medesimo e lesempio tuttora vivo? Sebbene, per avventura, limmagine dei maggiori che furono un tempo ecciti di pi lanimo ad emularne la virt, appunto perch la presenza delluomo vivo spesso ne diminuisce la fama, senza dir poi che linvidia fu sempre compagna indivisibile di quanti peregrinano sulla terra. Certo per che, come il migliore deglinsegnamenti quello fatto a voce, cos a svegliare nellanimo lamore della virt e degli onesti costumi nulla c di meglio dellesempio dato dalluomo vivo e dabbene. Deve pertanto il giovanetto studioso, amante della virt e della vera gloria, scegliere uno o pi degli uomini venerabili per probit, ed imitarne la vita, ricopiarne i costumi, fin dove gli anni lo comportino. Alle persone det, poi, conviene mostrarsi sempre veramente modeste, e soprattutto davanti ai pi giovani: poich questi sono inclinati al male

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e, se non vengono raffrenati dallesempio autorevole dei pi vecchi, facilmente cadono in vizi sempre maggiori. 3 Necessit di guidare e moderare le naturali tendenze. Avendo poi la giovent, come ciascuna altra et, le proprie tendenze, bisogna consolidare e rafforzare le tendenze buone, correggere le cattive e degne di biasimo. Le quali dipendono a volte da natura, a volte da scarsa esperienza; pi spesso dalluna e dallaltra. Sono, infatti, i giovani naturalmente splendidi e liberali, perch non hanno ancora provato il bisogno, e non si sono guadagnate con le loro fatiche le ricchezze in cui nuotano. Non solito infatti scialacquare il proprio, chi lo mise insieme col suo sudore. Aggiungi che nei giovani sovrabbonda sangue e fuoco, non solo a nutrire il corpo, ma anche a farlo crescere, mentre il contrario, per lopposta ragione, accade nei vecchi: ora, crescendo negli anni, che cosa mai diventerebbe uno che fino da giovane fosse stato gretto ed avaro? Non per questo si deve permettere ai giovani di abbandonarsi a beneficenze, le quali in quella et, fatte senza distinzione n di persone n di merito, sono un indizio di natura guasta e danimo tuttaltro che nobile. Quelli inoltre che si danno alle arti del guadagno o ad opere manuali o alla mercatura o allamministrazione del patrimonio, come pure gli altri che, consacratisi alle belle arti, rivolgono anche queste a vile guadagno, tutti in verit, saffaticano in cose affatto contrarie ai nobili costumi. I giovani poi hanno buona speranza di fare molte e molto grandi cose e con poco; di vivere a lungo sentendosi scorrere e ridondare nelle vene un naturale calore, cos da renderli capaci dogni fatica ed in qualunque tem-

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po. E appunto per questo motivo sono di cuore elevato e grande, che li porta in alto quella stessa forza affocata, e perci stesso riescono arroganti e, come dice Flacco, riottosi alle ammonizioni, impertinenti, superbi, avidi di tenere gli altri sotto i loro piedi, e quindi, poich bramano apparire conoscitori di molte cose, dicono facilmente ci che sarebbe meglio tacere, e nelle loro vanterie sono spesso scoperti bugiardi. Inoltre, per la loro inesperienza, spesso credono di dire il vero, mentre singannano. 4 Delle bugie e di altri difetti dei fanciulli, e come si correggano. Bisogna dunque badare in ispecial modo a distogliere i fanciulli dallabitudine di mentire, in primo luogo perch assuefatti alla menzogna da piccoli ne serbano labitudine, che la pi brutta fra tutte, anche da grandi; e non c cosa che pi offenda gli anziani della bugia in bocca di chi, nato ieri, studia con linganno di mettere in mezzo le persone det. Perci bene abituarli a parlar poco, raramente, e solo quando sono interrogati; che nel molto discorrere vi sempre qualcosa da riprendere; e se si deve cadere in uno di questi due eccessi, meglio in quello di tacere che in quello di discorrere, perch chi non parla sbaglia solo perch non parla, mentre chi parla cade in molti errori. Sar anche bene avvezzarli a non parlare in modo sconcio e turpe; ch, come disse il poeta greco e ripete lapostolo Paolo, i cattivi discorsi guastano i buoni costumi. Perch poi, come dissi pi sopra, desiderano innalzarsi, sentono anche la verecondia, per la paura di essere svergognati ed il ricordo dei castighi di genitori e maestri; daltra parte, inesperti come sono, credono di poter esser facilmente colti in fallo. Per la medesima ragio-

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ne sono creduloni: infatti per difetto desperienza che prendono per buono tutto ci che sentono dire. E ancora, mutano dopinione con facilit, poich i loro umori sono in continuo moto per la crescenza e abbonda il calore che produce quei movimenti. Lanimo poi si conforma alla complessione del corpo, e quindi al modo con cui facilmente desiderano ci che loro manca, si da esserne sazi appena lhanno gustato. Seguono per lo pi la voce delle loro passioni, fanno tutto con impetuosa veemenza, perch bruciano nei loro desideri, n la ragione o la prudenza hanno sufficiente vigore per poterli frenare. Io per, secondo il detto del Sosia di Terenzio, stimo a buon diritto essere utile soprattutto per la vita il fare ogni cosa con moderazione, ed evitare sempre gli eccessi. Aggiungi che i giovani sono anche di animo compassionevole, senza malignit, e di umore benigno, perch, nati da poco, credono che gli altri siano come loro, che hanno commesso piccoli peccati, e ritengono quindi di vederli soffrire ingiustamente. Amano grandemente le amicizie e godono di avere compagnie, ma spesso le contraggono e le rompono nel giro di ventiquattrore. In base a tali osservazioni bisogner impiegare un conveniente sistema deducazione, facendo in modo che mano a mano acquistino buoni costumi e che siano attenuati o, meglio ancora, sradicati del tutto i cattivi. 5 Educazione pubblica e privata. E sebbene intorno allallevare figliuoli si lasci far molto alleducazione casalinga, pure alcune cose sono di solito ordinate dalla legge, ed io starei per dire che la legge dovrebbe provvedere a tutte, perch per lo Stato di sommo interesse una giovent ben costumata: infatti se

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i fanciulli saranno bene educati ne verr utile a loro in particolare ed alla citt tutta quanta. 6 Di alcuni vizi da cui i giovani devono particolarmente guardarsi. Ma per dire qualche cosa di pi preciso, devono essere allontanati da quei vizi in cui per la loro et potrebbero cadere naturalmente e facilmente, avendo purtroppo ogni epoca della nostra vita i suoi difetti. Ladolescenza lussuriosa, let di mezzo tutta ambizione, la vecchiaia consumata dallavarizia e dalla bramosia daccumulare: n questo io dico come se non ci fossero delle eccezioni, ma piuttosto perch in quelle diverse et gli uomini pi particolarmente inchinano a quei determinati vizi. Bisogna badare perci con somma cura che i giovanetti si mantengano soprattutto casti; infatti lamore gustato anzi tempo contamina anima e corpo. dunque opportuno tenerli lontani dai balli e dagli spettacoli di simile genere, e cos pure da eccessiva familiarit con donne, sicch n parlino n sentano parlare di tutte queste cose. Siccome sono anche troppo proclivi ai piaceri del senso, ci sarebbe da perdere ogni speranza, se al fuoco dellet si aggiungessero i cattivi consigli. Ma si badi soprattutto che non stiano in ozio, che siano occupati sempre in qualche lavoro onesto, o della mente o del corpo, perch lozio apre facilmente la via alla libidine e ad ogni intemperanza. Perci i giovanetti, fin troppo proclivi a darsi bel tempo, vanno medicati con molte e molto varie occupazioni; n lozio soltanto da considerarsi loro nemico, ma anche la solitudine, che tiene lanimo incatenato ad uno stesso pensiero, e non distoglie mai ne distrae la mente da questo. E come non bene lasciar soli quelli che sono tentati dalla di-

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sperazione, cos neanche quelli che hanno lanimo assillato dal piacere. Perci i giovanetti devono essere custoditi con cura e tenuti lontani da ogni abitudine brutta e sconveniente, e devono essere affidati solo a persone di costumi evita intemerata, che li stimolino al bene con lesempio, e li tengano a freno con lautorit. Poich come gli alberi tenerelli si legano ai pali col giunco, per evitare che siano piegati dal loro peso o dalla furia del vento, cos noi dobbiamo mettere accanto ai giovani dei compagni tali che coi loro consigli li istruiscano al bene, li distolgano dal male mostrandone la bruttezza, e che con lesempio li rendano sempre migliori. 7 Necessit della temperanza. Ma vi sono altre cose, e tutte proprie della vita umana, di cui vanno abituati a usare con temperanza. Infatti per la consuetudine, si fa ogni giorno pi vivo il desiderio del mangiare, del bere e del dormire, pi di quello che sia necessario: non gi che io neghi a chi pi a chi meno, secondo la complessione di ciascuno, convenire luso di tali cose; ma in generale e in tutti gli uomini la natura si contenta di poco, se si guarda al puro necessario; che se poi si mira al piacere, allora la natura stessa diventa insaziabile. In quella et giovanile specialmente vorrei che fossero temperanti nel vino, il cui abuso nuoce alla salute e disturba parecchio la ragione nel suo esercizio. E qui io trovo degno di molta lode lesempio degli Spartani, che nei conviti mettevano alla berlina i servi ubriachi, e non gi per ridere dei loro sciocchi e turpi, discorsi (non essendo degno di un uomo scherzare piacevolmente sulle miserie e sugli errori altrui), ma per mostrare con un vivo esempio ai giovanetti quanto laido riesca uno sciagurato barcollante ed ebbro. Perci fin dagli anni pi te-

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neri sar bene avvezzarli prima a bere lacqua temperata dal vino, anzich il vino dallacqua, e cos moderatamente e di rado che la bevanda sembri piuttosto destinata ad ammorbidire il cibo che a placare la sete. E non da giovane ben costumato, oltre che danneggia la salute, mangiare e bere a crepapelle, e prendere per misura del sonno le lunghissime nottate invernali, ossia smettere di cibare i nostri desideri solo quando abbiamo raggiunto la saziet, ma piuttosto godere di tutto con misura, e avvezzarci in modo da poter facilmente frenare i nostri impulsi giovanili, e da capire che nemmeno lecito fare tutto ci che pure in certe occasioni si potrebbe. 8 Educazione religiosa Soprattutto per conviene che il giovanetto sia educato a riverire le cose sante, non a trascurarle, e questo fin dalla pi tenera et. Infatti che cosa rester mai fra gli uomini di venerabile e di venerato, se la divina maest sar posta in dispregio? Non gi che ci si debba spingere alla bigotteria delle vecchie bacchettone, che per i giovinetti frequente oggetto di biasimo e di riso; occorre una certa misura. Ma beato chi sa mantenerla in un campo in cui tutto ci che si fa sempre al disotto del dovuto. Specialmente si abbia cura che i ragazzi non bestemmino la divinit, peccato sempre abominevole; che non mettano in ridicolo le cerimonie del culto, che non siano facili e leggeri nel giurare; perch chi prende il vezzo di giurare spesso diventa spergiuro.

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9 Reverenza dei vecchi. Si esortino a riverire moltissimo i vecchi e a tenerli in considerazione come padri. Quanto a ci bellissima la costumanza praticata fin dallantico in Roma, dove la giovent conduceva i senatori, li chiamati i padri, nella curia, quando questi tenevano le loro sedute; pazientemente li aspettava alla porta, e alla fine in folla li riconduceva alle loro case: il che altro non era, se non disporre lanimo alla costanza ed alla pazienza, due belle virt da esercitarsi nellet pi avanzata. Daltra parte quei giovani che stanno volentieri dintorno ai vecchi, e non si staccano da quelli che possono insegnar loro qualcosa, danno un segno indubbio di voler prevenire let con la virt. 10 Educazione e rapporti sociali. Inoltre sar ben fatto istruirli sul modo di ricevere visite e licenziarle, di salutare con profonda reverenza i maggiori, di accogliere glinferiori con amorevolezza, di trattare con gli amici e, in generale, di convivere familiarmente con le persone affezionate. Le quali cose, se piacciono in tutti, pi e pi si desiderano nei prncipi e nei loro figliuoli, dei quali noi approviamo la vita e i costumi, se abbiano qualche piacevolezza mescolata ad una certa gravit, evitando per che questa degeneri in una severit villana, e che laltra pieghi verso una leggerezza ridicola. E sar facile riuscirvi purch si tollerino di buon animo le riprensioni e gli avvenimenti, salutari sempre qualunque sia il momento, let, la condizione. Come guardandoci nella luce dello specchio vediamo i difetti del

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nostro volto, cos nelle correzioni degli amici scopriamo le magagne dellanimo nostro: ed questa la condizione per vincerle. Quindi facilmente sbaglia chi ricusa di sentire cosa che lo attristi, nella maniera stessa che si giudica infermo lo stomaco capace di digerire soltanto cibi delicati. Conviene perci ascoltare chi dice male di noi, e quanti, ci correggono, perch se io non soffro dessere criticato, quando sono presente, non sar facile che altri mi difenda alle spalle. 11 Doveri dei prncipi. A chi poi si trova in condizione pi elevata ed ha in mano la sorte delle citt e dei popoli, conviene ascoltare non solo agevolmente, ma anche di buon animo e volentieri chi ammonisce al bene, e questo perch chi sta in alto, per il suo libero vivere, pi degli altri esposto alle tentazioni, e coi suoi peccati d scandalo a moltissimi. E tanto maggior cura bisogna porre in questo, in quanto pochi sono quelli che osano dire ai potenti la verit e ci che debbono fare; e, daltro lato, tra i potenti, sono ancora meno quelli che vogliono sentirselo dire. Ma se proprio uno vuole ascoltare la verit, pu facilmente trovare chi gliela dica. Tuttavia a mio parere un miracolo che uno, nato ricco e potente, si sia ugualmente e in ogni tempo mantenuto buono e sapiente; e posto che ci sia, io lo ritengo degno damore e di rispetto come una specie di dio in terra. In mezzo allabbondanza di quanto si pu desiderare, con in mano la facolt di procurarsi ci che uno vuole, fra la turba immensa di parassiti, che trasformano gli stolti in pazzi, a mala pena resta un posticino alla ragione e al giudicare con rettitudine. La qual cosa molto bene espresse Platone l nel Gorgia, in quelle parole che dicono appunto cos: difficile! e per-

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ci degno di grandissima lode colui che ha saputo vivere da giusto, avendo avuto tutta la comodit di cadere in peccato. Ma purtroppo di questo dobbiamo spesso attribuire la colpa ai genitori, la cui indulgenza infiacchisce e vizia i ragazzi, come si vede chiaramente in chi stato allevato tra le mollezze sotto la guida di una madre vedova. Perci mi piace la consuetudine di alcuni popoli che fanno educare i figliuoli fuori del paese o almeno fuori di casa, affidandoli alla cura di parenti e di amici, i quali se per avventura siano anchessi troppo indulgenti verso i loro raccomandati, tuttavia questi, vivendo fuori del proprio tetto, meglio e pi alacremente si consacrano a quegli studi che noi chiamiamo liberali, e dei quali tempo ormai che qui discorra.

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Libro Secondo Gli studi liberali

1 Quali siano gli studi liberali. Io chiamo liberali quegli studi che convengono a uomo libero, per i quali si esercita o si coltiva la virt e la sapienza, e il corpo e lanimo ad ogni miglior bene si educa, e coi quali siamo soliti procurarci gloria ed onore, premii promessi, dopo quello della virt, alluomo sapiente. Poich, come le arti ignobili hanno per fine il guadagno e il piacere, cos la virt e la gloria rimangono lo scopo degli studi liberali. 2 Necessit di attendervi fin dallinfanzia. A questi dunque, e fin dallinfanzia, conviene attendere, e con tutto lamore lavorare allacquisto della sapienza. Ch, se non si pu divenire eccellenti in nessuna delle arti pi volgari, siano pure di quelle che richiedono meno acume di intelletto, quando fino dai teneri anni non ne abbiamo fatto la nostra principale occupazione, che diremo mai della sapienza, la quale risulta di tanta e tanto grande materia, che contiene in s la teoria e la pratica, e i modi tutti del vivere umano? E dato che tutti vogliamo esser creduti ed essere veramente sapienti, non arriveremo a questo nemmeno da vecchi, se fin da giovani non avremo cominciato a coltivarci. N dobbiamo far caso di quella opinione, divenuta pressoch popolare, che quei giovani, i quali si mostrano precocemente sapienti, invecchiando riescono poi stolti. Sebbene an-

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che di questo fatto ci sia in certi casi una ragione fisica: che i sensi, molto svegli da ragazzi, in taluni si affievoliscono col crescere. Al quale proposito le storie, tacendo per il nome delluno e dellaltro, narrano di un vecchio rimbeccato benissimo da un giovane, per la sua et molto saggio e prudente e, come tale, quasi un miracolo. Essendo stato il giovane presentato a un uomo anziano, questi ad alta voce, in modo che il ragazzo sentisse, profet: Chi tanto saggio da giovane, rimbambisce da vecchio; ma laltro, restando allaltezza della sua innata presenza di spirito, volgendosi a lui: evidentemente, rispose, da giovane tu sei stato sapiente. Del resto accade spesso di vedere giovanetti dotati da natura dingegno pronto ad intendere, e di tanto acume a ragionare che, anche senza molta dottrina, possono discorrere di parecchie cose, e pronunziare gravissime sentenze; e ad essi, se una ben nutrita scuola venga in soccorso corroborando quella loro potenza ingenita, riuscir senza fallo di diventare uomini sommi. 3 Tutti devono studiare. Pertanto, se di questi si deve avere gran cura, non si devono trascurare gli altri dingegno mediocre, i quali anzi tempo pi devono essere aiutati quanto minore la loro naturale capacit. Tutti, insomma, devono essere assoggettati allo studio e alla fatica, e fin da piccini, in quellet cio, come cant Virgilio, nella quale lanimo facile e tenero, in quellet che pi di ogni altra adatta ad essere educata, quantunque il tempo dellimparare non finisca mai, a meno che non voglia dirsi essere pi vergognoso imparare che restare ignoranti. Cos, certo, non la pens Catone, il quale vicino alla vecchiaia impar le lettere latine, e veramente vecchio quelle greche, n

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ritenne cosa turpe, coi capelli bianchi, andare a scuola ed apprendere tutto ci che bello alluomo di sapere. Anche Socrate, tanto grande filosofo, da uomo fatto si mise a suonare la cetra, e chiese che il maestro gli esercitasse le dita in tale arte, mentre, se piace a Dio, noi vediamo i nostri ragazzi gi annoiati dellimparare, e col latte fra i denti vergognarsi di stare sotto la disciplina di un pedagogo; ma sar bene non lasciarli fare a modo loro, e con svariati artifizi indurli a coltivare con buon metodo gli ottimi studi. Sar quindi bene allettarne alcuni con la lode, con lonore, altri con regali e con carezze, e altri costringerli con le minacce, e coi castighi. 4 Dei mezzi per indurre allo studio, e degli ostacoli da vincere. Tutti questi mezzi per vogliono essere prudentemente ponderati ed usati con ragionevole moderazione, ed ora luno ora laltro ingegnosamente adoperati, per modo che soprattutto si procuri di non cadere in eccessiva rilassatezza o in soverchia severit. Infatti, come una troppo grande dolcezza rende sfrenata unindole, sia pure eccellente, cos una pesante e continua rigidezza intorpidisce la vigoria dellingegno e smorza il fuoco naturale; ed i giovani, fatti paurosi di tutto, non osano pi nulla, onde avviene che sempre sbaglino, appunto perch in tutte le loro azioni temono di sbagliare. Specialmente a chi poi bilioso e sanguigno bisogna anche pi allentare il morso, lasciare che faccia parecchie cose di sua testa, adescandolo con questa libert e col diletto; tanto pi che moltissimi di costoro, se non proprio tutti, come vorrebbe Aristotele, sono dingegno non comune. Accade spesso che i pi dotati dingegno liberale, mentre si gettano con trasporto a coltivare i buoni stu-

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di, o per un bastone messo loro tra le gambe se ne ritirano, o costretti da forze contrarie si fermano nella loro corsa, o anche si rivolgono ad altre occupazioni. Avviene pure che molti, impediti dalle strettezze familiari, bench danimo nobile e disposto alle cose migliori, siano forzati a cercare una via per guadagnarsi da vivere. Sebbene anche in mezzo ad estreme difficolt sia solita la natura aprirsi una strada per salire in alto, e pi spesso alla perfezione dellingegno sia dannosa la profusa ricchezza di beni materiali che la somma povert, s che di parecchi si possa e si debba dire non senza rammarico: oh, che bravuomo sarebbe riuscito, se fosse nato in condizioni pi modeste!. Ad altri dinciampo la volont stessa dei genitori, e certe abitudini contratte fin dallinfanzia. Infatti nellet matura ci riesce di fare pi facilmente quello a cui fummo avvezzi fin da piccini, e quindi i fanciulli continuano volentieri larte ed il mestiere dei genitori stessi, dai quali nacquero e furono nutriti. Un altro impedimento alla nostra vocazione la moda della nostra terra natale, per cui stimiamo oro colato ci che approvano e fanno i nostri concittadini. Difficilissima cosa , quindi, intraprendere liberamente la propria carriera; ch qui la nostra volont in catene, e siamo inceppati o da falsi pregiudizi, o da cattive abitudini, o da pessimi consiglieri. Perci imboccare e percorrere la strada diritta, senza guida di sorta, una grazia singolare del cielo, concessa a pochissimi, amati, come dice il poeta, dal sommo Giove, o meglio da lui stesso generati, se vogliamo credere un pochino alle favole.

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5 Il mito di Ercole. Fra questi mettiamo capolista Ercole, citato dai Greci e ricordato poi anche dai Latini. Egli infatti, ritrovatosi dinanzi a due strade, quella della virt, questa del vizio, ed essendo nellet appunto in cui bisogna incominciare il cammino di tuttintera la vita, si ritir in solitudine, e quivi molto e molto lungamente seco stesso meditando, proprio perch in quegli anni siamo senza giudizio e malamente possiamo consigliarci, finalmente rigettata la via del vizio, elesse di andare per quella della virt, dove, secondo lopinione volgare, attraverso assai e assai grandi fatiche si apr il cammino ai celesti. Cos pratic Ercole; noi per faremo bene se ci lasceremo guidare da chi ci consiglia di divenire onesti; ammesso pure che ci sembri di essere spinti dalla violenza e dalla necessit, felice quella violenza e quella necessit che ci costringe al bene. 6 Lodi di Ubertino. Utilit delle lettere per ben governare. La qual cosa mi pare che in buona parte si verifichi in te, Ubertino mio; delle discipline infatti e delle arti capaci di far praticare alluomo la virt e procacciargli gloria, due singolarmente si somigliano, e cio il maneggio delle armi e lo studio delle lettere; e potendo tu per condiscendenza del padre tuo scegliere la prima perch cosa tutta propria della tua famiglia, invece con amorosa cura hai abbracciato luna e laltra, e con tale costanza da superare non solo i coetanei, ma da contrastare la palma ai maggiori. E fai benissimo a non trascurare gli esercizi militari nei quali i tuoi vecchi furono sempre bravissimi, e a cercare daltronde di aggiungere a questantica

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gloria familiare la gloria nuova delle lettere. E non cerchi di imitare quelli che, numerosissimi al giorno doggi, si vergognano come di un disonore desser chiamati dotti, n approvi il parere di quel Licinio, generale romano, che chiamava le lettere un veleno ed una pubblica peste. Diversamente e meglio la pensava chi disse beate le repubbliche, dove gli studiosi prudentemente governano, e dove i reggitori coltivano con amore la sapienza. Vero che lo studio delle lettere non basta per far mettere giudizio e per sradicare la cattiveria; e sebbene siano di grande aiuto a chi nato per la virt e la saggezza, pure qualche volta le lettere stesse riescono un argomento per mettere in mostra lumana scimunitaggine, o anche strumento duna bestialit oltre ogni dire dannosa. Infatti sappiamo che Claudio, per non uscire dagli imperatori romani, fu abbastanza dotto, e che Nerone, suo figliastro e successore nel trono, si distingueva per cultura. Ora il primo fu di una singolare stoltezza; il secondo si macchi dinfame crudelt e dogni pi laida bruttura. Questultimo anzi un giorno usci a dire che per essere clemente avrebbe desiderato dignorare le lettere; ed era giusto che lo desiderasse, se non gli era possibile diventare clemente se non ignorando le lettere. Per io credo che se a Nerone fosse stato lecito di cacciar via le lettere da casa sua, come da un albergo per nulla adatto ad esse, lo avrebbe fatto subito e volentieri, nel modo stesso che si spogli di quella follia simulata a tempo; e tutto questo perch nemmeno lombra di virt e nessuna delle buone arti trovasse stanza in quellanimo. Diversamente si port Giacomo da Carrara tuo bisavolo, uomo prudente e principe magnanimo, personalmente non molto dotto, ma mirabile protettore degli uomini dotti, tanto che confessava questo solo mancargli per dirsi fortunato, di non essere cio erudito quanto bastava al desiderio di un uomo modesto. Siffatti desideri sono permessi anche a chi vecchio, bench vani for-

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se e senza speranza dappagamento; che non facile acquistare il sapere, se fino dai primi anni non ce lo siamo procurato con cura faticosa. 7 Dolcezza ed utilit della cultura. Quindi in giovent bisogna prepararci questo, che lunico sollievo per allietarci la vecchiaia, perch lo studiare, quanto ci di fatica nei primi anni, altrettanto e pi riesce a noi di ricreazione piacevole nellet matura; senza contare che sempre di grande aiuto trovare nello studio una medicina al torpore che ci rende pigri, ed uno svago alle occupazioni gravose. Sono due, infatti, i generi di vita liberale: luno, riposto tutto nello studio e nel meditare speculando, laltro negli affari e nelle faccende; ora tutti sono in grado di comprendere facilmente come nel primo sia necessaria, nel secondo vantaggiosa, la cognizione e labitudine dello scrivere. Chi ignora infatti quanto pi prudenti si mostrino nel trattare gli affari coloro che conoscono le regole e gli esemplari del buon comporre? e quanto gioconda cosa sia riposare lanimo in questi studi per chi suda nellamministrare la cosa pubblica, per chi si logora nelle cose di guerra, per chi, nella pace, sempre impegnato nelle proprie faccende ed in quelle degli amici? Aggiungi che vi sono davvero ore o momenti, nei quali laccudire a codesti studi una necessit precisa. Infatti il governo dello Stato spesso ci accorda qualche vacanza forzata, n sempre il tempo di menare le mani, e tutti abbiamo dei giorni e delle notti da stare in camera e in compagnia soltanto di noi medesimi. Ora tutti questi momenti, non potendoli noi occupare fuori di casa, li spenderemo nella lettura, meglio che dormendo o abbandonandoci ad una snervante pigrizia, o infilzando le mosche con uno spillo, come faceva Do-

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miziano tutti i giorni per tre ore, chiuso nel suo gabinetto. Costui, nato a Vespasiano, ebbe per fratello maggiore Tito, e dalluno e dallaltro fu parecchio diverso, anzi di tutti il peggiore: lopposto di Tito che fu stimato il migliore e chiamato delizia del genere umano. Perci, come si celebra la memoria del maggiore, cos maledetta quella del fratello minore, perch i tardi nepoti, giudicando della vita e dei costumi di chi morto da un pezzo, biasimano senza riguardo i malvagi e lodano i meritevoli senza invidia. 8 Che i prncipi, essendo pi in vista, devono avere pi grande saggezza. E intorno a questo argomento molto importante ed utile che i prncipi specialmente riflettano; anzi per essi questa una necessit, davere cio, innanzi tutto, locchio a quanto su di essi diranno gli uomini avvenire, ed al giudizio che sar fatto sulla buona o cattiva maniera loro nel governare. Perch chi sta in basso ha bisogno di grandi risorse per divenire illustre, e posto che pecchi ha modo di nascondere il suo errore nel buio della sua miseria; ma nei prncipi e nei personaggi importanti la virt, forse perch nella grande fortuna rara e perci pi ammirata, forse perch la fortuna stessa le accresce splendore, anche se piccola appare notevole e famosa; daltra parte per le cattive azioni, per quanto segrete, non possono restare nascoste, e se sono note presto se ne parla. Quelli stessi che favoriscono il vivere spensierato dei signori, i compagni e testimoni delle loro turpitudini, sono i primi a parlare e a svergognarli. Ne esempio quel ciambellano di Domiziano, il quale con un motto salace mise in ridicolo la stoltezza del suo padrone; interrogato un giorno se Domiziano fosse solo rispose: Non c nem-

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meno una mosca, come se quello le avesse infilzate tutte col suo spillo. A questa occupazione, per quanto indecorosa, si sarebbe passati sopra, se almeno si fosse potuto sapere che cosa faceva dinverno chiuso da solo, e se non avesse meritato odio anche maggiore per i suoi neri delitti che non canzonatura per la sua sudicia occupazione. Perch ci che Solone era solito dire di se medesimo, che mai era tanto poco solo come quando sembrava solo agli altri, non a tutti facile poterlo dire, ma unicamente a chi abbia grande ingegno ed eccellenti virt: con tutto che io non apprezzi meno chi al contrario pu serbare entro di s solitudine e quiete anche tra il frastuono della moltitudine e degli affari. Cos trovo scritto di Catone che, essendo costretto a rimanere a lungo in Senato, nei ritagli di tempo andava leggendo dei libri: onde, studioso comera, dava prontamente e sempre consigli salutari alla patria. 9 Del conforto che ci viene dalla lettura. Che se tra i molti e grandissimi beni ricavati dallo studio non vi fosse che quello di distrarre la mente da cose le quali n si possono ripensare senza vergogna n senza fastidio ricordare, soltanto per questo unattenta lettura si dovrebbe tenere in altissimo conto. Infatti se accade che alcunch ci infastidisca, o in noi o nelle cose nostre, facilmente a questa maniera lanimo si ricrea, oltre poi ai meravigliosi godimenti che ci procura lo studio, e al frutto che a suo tempo ne raccogliamo, massime se il seme fu gittato in terreno sano e adatto ad essere coltivato. Perci quando siamo soli e liberi di cure, che cosa di meglio potremmo fare se non seppellirci fra i libri, dove sono tante cose bellissime da imparare, e molto efficaci per una vita buona e virtuosa?

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10 Importanza dei monumenti letterari. Per tacere di moltissimi altri vantaggi, questi monumenti letterari a cui sono consegnate le gesta degli uomini che furono, i casi diversi e le inattese vicende della fortuna, le manifestazioni meravigliose della natura, e soprattutto le ragioni delle passate et, serbano gelosamente in deposito quanto avvenne nel tempo antico; ch la memoria degli uomini e quello che si trasmette di bocca in bocca, a poco a poco va in fumo, e a mala pena dura quanto let dun uomo solo. Mentre ci che stato registrato nei libri perpetuamente rimane, insieme a quel poco di pi che per avventura viene tramandato a noi dallarte della pittura e dai monumenti scolpiti nel marmo o fusi nel bronzo. Ma questi non riescono a indicarci con precisione il tempo, n facilmente a dirci la variet dei motivi e delle cause da cui le azioni dipendono, ma si possono limitare solo ad esprimere il nudo fatto, e non raro che essi giungano s fino a noi, per malconci e rovinati. Invece la notizia di tutte queste cose si ottiene attraverso le lettere, le quali non solo registrano ci che stato detto, ma riproducono anche i discorsi degli uomini e raffigurano i loro pensieri; e se la narrazione di tutto ci stata divulgata in parecchi esemplari, non facile che ne perisca la memoria, tanto pi se il libro fu scritto in uno stile degno della materia; che soltanto le brutte scritture non acquistano fede ne durano a lungo. Adunque qual mai genere di vita pu esservi pi utile e pi giocondo di quello occupato continuamente nella lettura e nel comporre, ossia nel conoscere quanto fecero i nostri vecchi, e nel parlare coi posteri dei fatti nostri e, per cos dire, far nostro il tempo che fu, come quello che sar? Che bella suppellettile, i libri! che dolce famiglia, come la chiama Cicerone, frugale e ben costumata:

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essa non strepita, non urla, non divora, non disobbedisce; i libri a un nostro cenno parlano, ad un altro si chetano, sempre pronti ai nostri comandi; e tu li puoi stare a sentire quanto vuoi, e farli parlare di quello che vuoi. E siccome la nostra memoria tutto non pu ritenere, anzi ritiene molto poco, penso che i libri debbano essere gelosamente custoditi da noi, quasi una seconda memoria, poich essi, insieme alle lettere, sono il forziere comune, che racchiude tutto quanto noi possiamo sapere e ricordare. Perci anche se non ci concesso di aggiunger qualcosa di nostro, procuriamo se non altro di tramandare ai posteri, integralmente e ben conservati, quei libri che ricevemmo dai nostri antenati, appunto per fare un bene ai posteri, e per ricompensare, in questo unico modo almeno, le fatiche dei nostri padri. Con piena giustizia noi accusiamo taluni di avere peccato su questo punto, in certi secoli, e massime in tempi a noi vicini; ne potendo diversamente rimediarvi, vogliamo per lo meno sfogarci a parole contro chi lasci, senza darsene il minimo pensiero, andar perdute illustri opere di autori famosi. Di alcuni dei quali giunto a noi solo il nome, sia pure sommamente lodato, e di altri solo pochi frammenti di tanta fatica. E pi cresce in noi il desiderio, sapendoli scritti da uomini splendidamente lodati; e pi ce ne rincresce la perdita quando ne congetturiamo leccellenza e la dignit dai miseri avanzi che ce ne rimangono, sebbene questi medesimi per lo pi siano pieni zeppi di difetti, in pezzi e mutilati, s che quasi meglio sarebbe se fossero col rimanente dellopera periti. Ed in questa sciagura, che grandissima, non deve sembrarci cosa da nulla il fatto che perfino molte vicende nostre, e fatti accaduti qui in Italia, degnissimi di essere conosciuti, restino per la massima parte ignorati da noi che, insieme ai libri ed ai monumenti, perdemmo affatto ogni notizia di essi, e mentre conosciamo le gesta degli altri popoli non sappiamo niente delle nostre. E siamo giun-

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ti tantoltre che dagli scrittori greci dobbiamo attingere notizie ed autorit per conoscere la storia del popolo latino. Infatti nei loro scritti che si trovano sparse a piene mani pi cose di questo genere, o dai nostri tramandate troppo in succinto, o affatto sconosciute fra noi; e tutto ci sebbene le lettere greche, tanto familiari ai nostri maggiori, oggi siano in Grecia affatto spente, e quasi estinte da noi, e solo ci resti un barlume di speranza di vederle risorgere dalla tomba per opera di alcuni pochi tra i nostri, i quali ora si sono posti di nuovo a coltivarle. 11 Dello studio della storia e della filosofia morale. Ma ritorniamo alla storia, la cui perdita tanto pi grave per la grande utilit ed il gran diletto che presenta la conoscenza dei fatti accaduti. Poich a chi ha nobile ingegno, e soprattutto a chi deve impegnarsi in attivit sociali ed in funzioni di governo, conviene conoscere la storia e la filosofia morale. Le altre discipline si chiamano infatti liberali, perch convengono ad uomini liberi, ma la filosofia liberale nel senso che lo studiarla rende liberi gli uomini. dalletica che noi impariamo quello che conviene fare, mentre dalla storia si ricavano gli esempi che dobbiamo seguire. Luna espone i doveri di tutti gli uomini, e quanto a ciascuno in particolare convenga; laltra narrandoci quello che stato detto e fatto cinsegna ci che dovremo fare e dire nelle diverse occasioni. A queste due discipline, se non sbaglio, ne tiene dietro una terza, leloquenza, parte anchessa della scienza civile. Attraverso la filosofia noi arriviamo a pensare dirittamente, cosa fra tutte principalissima! Con leloquenza invece simpara a parlare con garbo, con gravit, per renderci benevolo lanimo della moltitudine. Dalla sto-

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ria poi ricaviamo luno e laltro vantaggio. Poich, se giudicando i vecchi molto pi prudenti di noi, li stiamo pi volentieri a sentire, appunto perch nel loro lungo vivere acquistarono grande esperienza personale e di cose viste e ascoltate, in qual conto dovremo tenere gli storici che sanno dire per filo e per segno tutti gli eventi memorabili di molti secoli, e per tutti i casi hanno pronto qualche esempio da citare? Ne segue come effetto che impariamo tutto ci che forma luomo sommo e di eccellente ingegno, cio la capacit di parlare bene, e laspirazione a bene operare. 12 Linsegnamento del disegno. Le discipline che i Greci solevano insegnare ai loro ragazzi erano quattro: le lettere, la ginnastica, la musica ed il disegno, chiamato da essi anche arte figurativa. Tra un momento parleremo della seconda e della terza. La quarta, ossia il disegno, al giorno doggi non si usa insegnarla come arte liberale, eccetto per ci che riguarda la calligrafia (non essendo in fondo lo scrivere se non un disegnare); quanto al resto cosa tutta propria dei pittori. Ci non pertanto, come osserva Aristotele, la conoscenza del disegno era a costoro non solo dornamento, ma anche dutilit. Poich negli acquisti, che quei popoli facevano con sommo diletto, di vasi e tavole dipinte e sculture, era ad essi di grande aiuto la conoscenza di quellarte, sia per non essere ingannati nel prezzo, sia perch con quellaiuto facilmente distinguevano il bello e laggraziato, che nasce dalla natura come dallarte; argomenti sui quali spetta agli uomini eminenti discutere e giudicare. Il vantaggio delle lettere poi sempre grande, per la vita del singolo come per quella di tutto il genere umano, ma soprattutto per chi le studia per formarsi una cul-

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tura, o per avvalorare quella che gi si formato, e per richiamare la memoria del tempo andato. 13 Necessit delle idee chiare. Pertanto e avanti tutto, se vogliamo ottenere qualche profitto dallimparare, molto si badi alla maniera di manifestare con precisione le proprie idee, avendo cura, mentre ci si preoccupa delle cose pi importanti, di non venir meno vergognosamente nelle cose di minor conto. In secondo luogo conviene usare un sistema di discussione col quale, argomentando pianamente, si possa trovare il vero ed il falso in ogni questione; ed essendo questa la scienza dellimparare e la disciplina del sapere, facilmente per essa ci si aprir la via ad ogni genere di dottrina. Ha poi il terzo luogo fra le arti razionali la rettorica, che si occupa delleloquenza, la quale, come dicemmo pi sopra, da collocarsi terza fra le parti pi importanti della scienza civile. Quellarte celebrata un giorno dallo studio di nobilissimi ingegni, ora quasi affatto posta in dimenticanza, cacciata fuori persino dal foro, dove oggi non si procede pi con unorazione filata, ma in una maniera strettamente dialettica, adducendo testi giuridici. Mentre al contrario sappiamo come in fatto deloquenza molti giovani romani acquistassero grande gloria, difendendo gli innocenti e discolpando gli accusati. Anche leloquenza di genere deliberativo manca oggi presso i sovrani e gli amministratori delle cose pubbliche, perch nelle loro sentenze gradiscono di sbrigarsi in poche parole, recando in mezzo al consiglio le loro ragioni nude e crude, e da ultimo i pi gridano bravo a chi espone con facilit, senza curarsi per nulla dellartificio rettorico. Rimane solo il genere dimostrativo che, se non del tutto pas-

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sato di moda, amala pena da qualcuno usato in modo conveniente; ch nel comporre le orazioni invalso oggi il costume di distenderle con tale un artificio che precisamente il rovescio dellarte vera. Stando cos le cose bisogna che, chi vogliamo riesca bene educato, impari da noi la maniera di discorrere sopra qualsiasi tema ornatamente, con abbondanza e secondo i buoni precetti. 14 La poesia e la musica. Le scienze matematiche. Accanto alleloquenza colloco la poesia, lo studio della quale, se pu molto giovare al vivere e al parlare, sembra tuttavia pi che altro fonte di diletto. Larte della musica poi, anchessa fonte di diletto a chi ascolta, fu tenuta in grande onore presso i Greci, e si credeva nobilmente educato solo chi sapeva cantare e suonare. Perci Socrate, che da vecchio impar queste arti, volle che anche i giovanetti le imparassero, non gi per stimolare gli appetiti del senso, ma per temperare con regola e misura gli appetiti dellanimo. Come infatti non ogni voce, ma solo una voce bene intonata produce melodia nellorchestra, allo stesso modo, non tutti i moti del cuore, ma solo quelli conformi alla ragione, generano armonia nella vita. E poich la musica molto contribuisce ad ingentilire lo spirito ed a calmare le passioni, bene che lingegno liberale la conosca, e che esperimenti le diverse maniere e gli effetti diversi del suono, da quali proporzioni nasca larmonia e il disaccordo, procedendo al modo stesso della scienza dei numeri detta aritmetica, e di quella delle grandezze detta geometria, dove, secondo le varie relazioni del pari e dellimpari, oppure delle linee, superfici e corpi, si costruiscono le diverse specie di numeri e di grandezze, se ne dimostrano molte e molto belle pro-

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priet, e ci si procurano cognizioni dilettevoli ed assolutamente certe. 15 Lastronomia. Le scienze naturali. Del pari bellissima laltra scienza che discorre del moto, della grandezza e distanza degli astri, perch si leva su da queste tenebre e da questaere opaco, e invita locchio del corpo come quello della mente a guardare in una regione pi alta e sfavillante di splendidissima luce. E guardando in essa possiamo giocondamente discernere le stelle fisse, chiamare con nomi propri e situare nella loro posizione i pianeti, prevedere molto innanzi che accadano le loro congiunzioni, le fasi della luna e le ecclissi di questa e del sole. Ma prima di tutte, per armonia e conformit con lintelletto umano, va posta la scienza naturale: per essa, infatti, conosciamo lorigine e il successivo mutarsi delle cose tutte, animate ed inanimate, e di quanto si contiene in cielo e in terra, le cause egli effetti dei loro movimenti e trasformazioni, e possiamo dire il perch di molti fenomeni, che al volgo sembrano miracoli. Che se poi difettoso conoscere tutte queste cose, specialmente dilettevole occuparsi di ci che accade nellaere e qui sulla terra. E bellissime ricerche scaturiscono dalle cognizioni che a queste si collegano, come la prospettiva e la dottrina del peso dei corpi. 16 Medicina. Diritto. Teologia. E giacch nel mio dire mi sono spinto tantoltre, dar un cenno anche di altre discipline. Sar ottima cosa cono-

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scere anche la medicina, e di sommo vantaggio alla salute dei corpi, sebbene lesercizio di questarte non sia troppo nobile. La perizia nelle leggi utile per destreggiarsi nelle cose pubbliche e private, e ovunque tenuta in sommo pregio, e come questa attinge i suoi princpi dalla filosofia morale, cosi la medicina dallaltra, della natura. Quantunque per sia cosa onesta interpretare il diritto e, in una quistione giuridica, chiarire il parere del giureconsulto, tuttavia indecoroso trattare le cause e fare di questarte bottega per un prezzo convenuto. Da ultimo viene la scienza divina, che ragionando di cose altissime e al disopra dei nostri sensi oggetto puro e semplice della nostra intelligenza. 17 Necessit di specializzarsi in una sola disciplina. E cos abbiamo fatto menzione di quasi tutte le principali discipline, non gi perch tutte le debba apprendere chi vuol esser stimato dotto, ed esserlo di fatto; ch ognuna pu occupare comodamente da sola la vita di un uomo e, daltra parte, segno di virt tanto il rassegnarsi ad una modesta fortuna come a un limitato grado di cultura; ma perch ciascuno, avendo notizia di tutte le arti, si dedichi interamente a quella per cui si riconosce pi portato. Bench le dottrine tutte siano cos legate tra loro che non si possa sul serio impararne una, senza qualche soccorso delle altre. 18 Diversit degli ingegni. Ma una verit altres che glingegni hanno tempre diverse, e come alcuni trovano facilmente in qualunque co-

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sa argomenti e prove con cui dimostrare il loro punto di vista, altri invece non vi riescono che pi lentamente, ma sono pi profondi nel giudizio. I primi sono pi pronti ad obbiettare, i secondi pi sicuri nel rispondere; gli uni paiono nati per la poesia e per la speculazione; gli altri invece fatti per la pratica. Inoltre si trovano alcuni pronti dingegno ma non di parola, e costoro sono molto valenti nel comporre a tavolino un discorso o unorazione secondo i canoni della rettorica. Chi ha prontezza dingegno e di parola appare molto abile nella dialettica. E chi lesto pi di parola che dingegno, ossia ha pronta la prima ed tardo nel secondo, non riuscir mai eccellente n improvvisando n componendo a tavolino. Vi sono poi alcuni di una memoria eccezionale, che si distinguono nelle cognizioni storiche, e divorano grossi volumi di legge. Dove bene avvertire che la memoria senza ingegno ha poco merito, e che viceversa un ingegno privo di memoria vale poco o punto, specialmente per quanto riguarda la cultura; ch altra la faccenda poi nella pratica, dove pu impiegarsi, invece della memoria, la scrittura, con questa appuntando il fatto e il da farsi. Ma quanto a dottrina niuno potr dire mai di sapere veramente, o non ricordandosi o non potendo facilmente richiamare alla memoria quanto ha appreso. Vi sono anche certuni bravissimi nel fare astrazioni dalle cose del senso, e nellapprendere separatamente gli universali; al contrario di altri pi adatti a discorrere dei particolari, e ad occuparsi di questi: i primi faranno bene applicandosi alla scienza divina che si chiama metafisica, ed alle matematiche; gli altri, invece, alle scienze morali e civili e a quelle della natura. Essendo inoltre lingegno duplice, speculativo e pratico, ciascuno dovr applicarsi agli studi che meglio gli convengono, a seconda che vede la propria intelligenza pi forte nelluna o nellaltra direzione. Glingegni poi limitati e, come dicesi in linguaggio giuridico, incatena-

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ti alla gleba, sebbene in generale appaiano buoni a nulla, pure, meglio conosciuti, mostrano tuttavia di riuscire, o in una cosa o in unaltra, e qualche volta anche bene; cos naturalmente costoro debbono applicarsi a quella disciplina e a quella sola in cui valgono di pi. Aristotele, per, consiglia che non si spenda troppo tempo nello studio delle scienze liberali, e raccomanda che non si indugi a imparare quanto perfeziona luomo nella vita civile e nel disbrigo delle faccende pratiche. Infatti chi si consacra tutto alla speculazione, e si diletta solo delle lettere, costui forse riuscir buono per s, ma certamente poco utile alla citt, sia come uomo pubblico che come privato. 19 Necessit di consolidarsi nei primi elementi del sapere. Concluderemo pertanto dicendo che intorno alle dottrine e aglingegni, e ai diversi generi cos delle une come degli altri, soprattutto bisogna badare a non mettersi a studiare quelle materie, le quali di solito vengono insegnate ai pi provetti; se in precedenza non avremo imparato da ottimi maestri i primi elementi dellarte, e a non spendere tutto il tempo pretendendo di leggere tutti gli autori, ma a scegliere tra questi soltanto gli ottimi. Ecco perch Filippo re di Macedonia volle che Alessandro imparasse da Aristotele i primi elementi delle lettere cos come gli antichi Romani mandavano i loro figlioli a quelle scuole dove innanzi tutto si cominciava dal leggere Virgilio. Ottimo luno e laltro consiglio, perch quanto si semina nelle menti ancora tenere, mette profonde radici, n facilmente pu sradicarsi: quindi chi fin da piccino sar educato con buoni princpi, ne far poi e sempre la sua guida principale, e chi al contrario sar stato imbevuto di massime cattive, avr bisogno di una doppia fati-

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ca, ossia dovr innanzi liberarsi dallerrore, e dopo imparare la verit. Per questo il musico Timoteo, ai suoi tempi eccellente, bandito da Sparta perch colpevole di avere moltiplicato le corde alla cetra e trovate nuove armonie, stabiliva una tariffa per gli scolari che andavano da lui completamente digiuni di ogni nozione, e una tariffa doppia per chi aveva studiato qualcosa sotto un altro maestro. 20 Necessit di frenare la bramosia soverchia. Nellapprendere, poi, per molti dostacolo quello che dovrebbe essere invece un aiuto, e cio la troppo grande bramosia dellimparare; per la quale succede che mentre vogliono abbracciare tutto insieme, in effetti stringono il vento. Come il superfluo del cibo non nutre, ma produce indigestione allo stomaco, rende pesante e ammalato il corpo, cos leccessiva abbondanza di notizie non digerite rimpinza la memoria, facilmente vien dimenticata, e la facolt stessa del ricordare ne resta indebolita. Pertanto gli studiosi leggono sempre qualcosa, ma poco per giorno, e tanto che possa convertirsi in altrettanto nutrimento: per esempio, leggeranno un luogo di tre, quattro o anche pi opere gravi o piacevoli di diversi autori, o anche del medesimo, cercando per ogni giorno di ricavarne il maggior profitto, il quale poi procureranno di conservare, meditando sulle cognizioni imparate leggendo, e finch non abbiano trasformate queste in sangue del proprio sangue e non se le siano rese familiari, continueranno nella stessa quotidiana lettura. poi da osservare che a quella bramosia dimparare va di solito unita una certa tal quale disordinata curiosit di ricerche; poich, aspirando costoro a ricavar frutto dalle svariate letture, avviene che nel tempo medesimo attendo-

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no a svariate discipline, spigolando un po di qua un po di l, ovvero ne pigliano ad amare una, ma presto la lasciano per rivolgersi a unaltra, e cos via. Cosa non solo inutile, ma terribilmente nociva, perch qui si avvera il proverbio che il vino troppo travasato diventa aceto. 21 Necessit dellordine, del metodo, della pazienza. Si prenda dunque a fare una cosa per volta, con tutto lamore, e tentando di seguire, nellapprendere le varie dottrine, lo stesso metodo che seguirono gli autori. Perch chi legge senzordine, ora dallindice passando alla prefazione, ora spigolando qua e l dal mezzo del volume, ora rifacendosi dal leggere innanzi quel che dovrebbe essere letto poi, tutti costoro senza dubbio ricavano tanto frutto dalla lettura, quanto ne avrebbero se non avessero letto mai. Sar pure cosa ben fatta consultare parecchi autori intorno alla medesima disciplina, per poter scegliere sempre i migliori. Aggiungo che non mi sembra bene stabilire una regola uguale per tutti i lettori, ma che ognuno ha da misurare in questo le condizioni e la forza del proprio ingegno. Difatti, se mi fosse lecito, direi che certi ingegni nella loro potenza somigliano al piombo, altri invece al ferro. I primi, se ottusi, poco valgono, se acuti riescono per molli, facili ad essere influenzati, hanno spesso bisogno di schiarimenti, e se non penetrano di primo acchito nel senso di ci che leggono, quanto pi vi si arrovellano sopra, tanto meno ne capiscono. I secondi poi, cio quelli dotati dingegno ferreo, se hanno dellacuto, trovano tutto agevole e piano, n si rompono se non dove una cruda necessit che ogni cosa pi dura si spezzi: se poi invece hanno dellottuso, allora con lo studio assiduo

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e costante superano qualsivoglia difficolt. Perci se di primo acchito qualcuno non arriva a intendere qualche cosa, non deve peccare di orgoglio, chiudendo il libro e gettandolo, n cadere nel vizio opposto, cio in un pusillanime scoraggiamento, ma deve perseverare con lintenzione di vincere lostacolo trovato. Vero per che glingegni, quanto pi son ricchi di acume tanto pi sono poveri di memoria, e mentre agevolmente capiscono, poco ritengono. Perci a conservare la memoria e fortificarla giova assai il precetto insegnatoci e praticato da Catone, di ripassare la sera tutto ci che si fatto, veduto e letto nella giornata, facendo lesame, e rendendoci conto non solo di quanto abbiamo operato lavorando, ma anche dello svago preso in mezzo alle nostre fatiche. Procuriamo di farlo anche noi, almeno per le cose pi importanti, al fine di ritenerle a memoria con maggiore tenacia. 22 Utilit delle dispute. Giova anche parlare spesso degli studi comuni tra compagni; ch la disputa assottiglia lingegno, muove la lingua, fortifica la memoria; non gi perch discutere si impari molto; ma perch per codesta via meglio si approfondiscono le cognizioni acquistate, pi acconciamente si esprimono e pi saldamente si ritengono. Anche col fare da maestri ad altri otteniamo grande vantaggio, purch non ci accada il guaio che solitamente accade ai novizi, i quali, avendola appena assaggiata, credono di possedere gi la scienza tutta quanta, e come gi fossero dotti pretendono di tener cattedra e con arroganza fanno sentire i loro pareri.

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23 Il dubbio metodico. Il primo passo verso il sapere il poter dubitare; n vi cosa tanto contraria al sapere quanto il presumere della propria dottrina, e troppo confidare nel proprio ingegno, poich la presunzione spenge lamore dello studio, e la folle fiducia lo diminuisce; di guisa che gli ingegni presuntuosi arrivano a ingannare se stessi, cosa punto comoda, ma daltra parte facile a succedere e grandemente dannosa. Avviene cos che essi, privi di esperienza, nemmeno sognano gli andirivieni, le circonlocuzioni ed i precipizi che si nascondono nelle scienze, e quindi, o correggono male quello che non intesero bene, o chiamando ignoranti e trascurati gli scrittori, passano sopra ai punti che non capiscono, mentre invece dovrebbero chiarirli con lo studio e con la pazienza. 24 Distribuzione razionale del tempo. Tutto questo per si far agevolmente, se in modo opportuno si divider il tempo, se in certi giorni e in certe ore determinate si far la lettura; badando di non lasciarsi prendere talmente dalle occupazioni diverse che manchi il tempo di leggere quotidianamente qualcosa. Poich se Alessandro soleva in guerra leggere moltissimo; se Cesare in mezzo alle faccende militari componeva; se Augusto nella guerra modenese pur tuttavia leggeva, scriveva e qualche volta anche declamava; quale cosa mai potr venire a noi tra i piedi, nellozio della citt, che affatto cimpedisca gli studi delle lettere? utile poi che ognuno stimi grande la pi piccola perdita di tempo, e del tempo faccia conto come del vivere

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e star sano, n lo sciupi in bazzecole, e quelle ore che altri forse consuma nellozio, egli le spenda in studi meno gravi e in piacevoli letture. Infatti una buona trovata il raccogliere anche quello che altri butta via, come appunto fanno coloro che, dopo aver cenato leggiucchiano, o aspettando il sonno, o anche per allontanarlo; i medici dicono che questo fa male agli occhi, e credo anchio che sia vero, ma solo quando se ne abusi, e il libro richieda molta attenzione, e il leggere sia troppo prolungato. Anche di non piccolo giovamento sar il tenere nelle nostre biblioteche e davanti agli occhi quegli strumenti che segnano le ore, per le quali si possa vedere scorrere misuratamente il tempo; come anche sar bene che queste stanze non servano ad altri usi diversi da quelli che si riferiscono alloccupazione e allo studio. 25 Esercizi militari e ginnastica. Tutte queste cose vogliono essere praticate con maggior cura da chi ha lingegno meglio disposto agli studi che non il corpo alla milizia; a chi invece sano di mente e di corpo, consiglio di curare luna e laltro: la mente perch possa discernere e ragionevolmente comandare; il corpo perch possa tollerare da forte e obbedire con facilit; mettendosi cio in grado, non gi di recare altrui violenza, ma s di respingere lingiuria, perch se lecito talvolta luso della forza, ci si intende non gi per sfogare la cupidigia di preda, ma s per salvare il proprio, e tutelare la propria gloria. E specialmente ai principi si conviene listruzione nelle cose militari; ch essi debbono conoscere assai bene le arti tutte della pace e della guerra, e saper guidare gli eserciti e, alloccorrenza, essi medesimi combattere. Come insegnava sempre, e anche ne dava lesempio, Ales-

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sandro il grande; poich ogni volta che, come accade, nasceva discussione tra amici sui versi di Omero, di cui era dottissimo, per stabilire quale fosse il pi bello, sempre di gran lunga preferiva quello dove scritto di Agamennone insieme ottimo re e valoroso soldato, quasi che chi buon re debba pure possedere il valor militare. Si eserciti dunque il corpo fin dallinfanzia ai disagi della guerra e lanimo alla pazienza, come appunto si fa dei cavalli, i quali condotti nella palestra, cost si fanno correre e scorazzare; fin tanto che, coperti di polvere e bagnati di sudore, si avvezzino a sopportare volentieri la sferza del sole e la fatica. Al modo stesso che vediamo nellalbero certi teneri ramoscelli carichi di molte frutta, grado a grado venute dalla prima fioritura allo stato di maturit, i quali si piegano, ma non si troncano, e certamente, fossero anche pi grossi, si romperebbero, quando quel peso non fosse cresciuto a poco a poco, e quasi insensibilmente, cos degli uomini, i quali se fin dalla puerizia, e su su per tutte le et, non abbiano avvezzato lanimo e il corpo a una paziente fatica; quando poi a un tratto piombi loro addosso qualche cosa di troppo grave, non valgono a sostenerne il peso, e tosto si stroncano. 26 Lesempio degli antichi. In questo pensiero mi conforta anche lautorit di Minosse e di Licurgo, antichi legislatori e Sommamente celebrati. Infatti le costituzioni di Creta e di Sparta non solo provvedevano ad abituare la giovent alle fatiche del corpo, ma anche alla temperanza dellanimo, ordinando che i giovani fossero educati nella caccia, nella corsa, nel salto, a soffrire la fame e la sete, a tollerare il freddo e il caldo, perch cos esercitati si potessero facilmente preparare alle cose di guerra. Di fatto la vita molle inde-

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bolisce anima e corpo, mentre il vivere laborioso rinforza luna e fa robusto laltro; e chi non prima indurito nella fatica difficilmente potr poi sostenerla, ch solo a chi allenato riesce di poter usare a tempo e luogo della propria mente e delle proprie membra, onde affrontare i pericoli, e superar ogni e qualsiasi difficolt. Ed in questo, Ubertino mio, n tra gli antichi n tra i moderni posso additarti un esempio migliore di quello di tuo padre; e volentieri, come tu immagini bene, ti propongo a modello i tuoi antenati; rinfrescandone la memoria, perch in essi si trova di che magnificamente imitarli, e con tanto maggior vantaggio in quanto gli esempi casalinghi valgono pi degli altri a innamorarci della virt. E se cosa lodevole superare i propri familiari nel fare il bene, cos turpe tralignare nel costume e nella vita dalla loro virt, la quale cotanto ci onora. Ritorniamo dunque a tuo padre che, se merita lodi senza numero, soprattutto per, ed egli medesimo di questo si gloria, merita lode per la sua sopportazione delle fatiche. infatti, e noi lo vediamo, cos pronto nel faticare, cos ardito nei pericoli, che quasi sembra non senta il peso del corpo, e creda per avventura di non essere nato mortale. Perch dal non curare i disagi nasce anche il disprezzo della morte, ed aumenta il coraggio e perci egli si arrischia da intrepido dove i disagi sono maggiori, dimostrando che, o di nulla ha paura, o di una cosa soltanto: che gli tocchi morire da vecchio; e, se debbo dire la verit a me pare che qui ottimamente la pensi. Quanto infatti si conviene avere di mira la virt e lo splendore delle opere, altrettanto non dobbiamo poi di soverchio curarci di vivere a lungo, perch chiunque faccia la debita stima delle cose di quaggi, facilmente si persuade come i frutti del vivere siano tali che pi spesso si d il caso di sperare una vita breve che di desiderarne una lunga. Perci ognuno deve procurare di vivere onoratamente in pace, valorosamente in guerra, ogni al-

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tra cosa sopportando con uguale costanza danimo, e serenamente accogliere la morte quando venga; di andarle incontro se occorre, quando loccasione lo comandi e la necessit. Infatti non dobbiamo temere daver vissuto per poco tempo la vita, ma piuttosto di averla vissuta poco; poich ogni et ha modo di manifestarsi facendo qualche cosa di grande. Scipione, chiamato poi lAfricano, da giovinetto milit sotto suo padre e per il proprio paese contro i Cartaginesi, e quando Annibale ebbe sconfitti i Romani al Ticino, egli riusc a salvare il genitore, console e capitano, togliendolo di mezzo ai nemici che lo avevano ferito gravemente: cos in quel fatto darme, dove anche i veterani a mala pena poterono mettersi in salvo, un giovinetto pietoso ed ardito salv console, duce, cittadino e padre, e torn in seno alla famiglia onorato di private e pubbliche lodi. Anche Emilio Lepido, da ragazzo condotto alla guerra, a un sol colpo uccise un nemico e serb la vita a un cittadino, meritando per voto del Senato che in memoria di quel fatto gli fosse messa sul Campidoglio limmagine ornata doro, affinch tutti gli altri si infiammassero al suo esempio, e fosse ricompensato col giusto onore chi in cosi tenera et aveva saputo compiere cosi illustre azione. A questi tu, Ubertino, non hai nulla da invidiare, se li lodo, poich anche tu, di minore et che essi, or non molto, stando con lesercito tedesco a Brescia, ardisti spingerti armato tra le file nemiche, e cosi innanzi, che non ebbe animo di fare altrettanto nessuno di quanti col si battevano. E non potrei dire se la cosa producesse pi grande meraviglia nel nemico o vergogna nei tuoi che ti stavano accanto.

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27 Educazione spartana. Pertanto fin dai primi anni si educhino i fanciulli a intraprendere cose grandi, e a spregiare le difficolt, seguendo in questo lesempio degli Spartani, raccomandato tanto dagli antichi stessi nella pratica delleducare. Quanto mai coraggio doveva infondere negli animi quel costume di durare pazientemente pugnando fra gli eguali, fino al punto che, o superati dalla forza, o stancati dalla lotta, amavano meglio uccidersi che, perduti di coraggio, darsi per vinti? N mi meraviglio io, sapendo comessi dinanzi ai loro altari solevano essere percossi cosi da perdere sempre molto sangue, e spesso da spirare sotto i colpi, senza per questo lasciarsi sfuggire un grido o fare un piccolo segno a manifestare il loro dolore. In tale maniera educati, questi giovani si comportavano in guerra in modo che lantichit tutta li ricorda con lode. E che cosa pi potevano dire i condottieri e i padri a costoro, i quali nellatto del partire per il campo, dalle madri non avevano carezze, ma si lo scudo, sentendosi dire dalle medesime: o con questo o su questo? Stimavano infatti costoro meglio morire che cedere le armi al nemico, o gittarle fuggendo; quindi le difendevano n pi n meno che se esse fossero parte del loro corpo; e perci non meraviglia che spesso maneggiassero da vivi quelle armi che anche da morti ritenevano onorevole riportare a casa; tanto pi che in questo modo luso e la consuetudine di portarle le rendevano ad essi non un peso aggiunto, ma parte del loro vestito, membra del loro corpo. Infatti, se con lungo ed assiduo esercizio (ch la parola esercito nasce dallaltra di esercizio) non fossero state educate le legioni romane, in qual maniera avrebbero potuto andare alla guerra a piedi, e spesso a passo accelerato, portare armi e bagaglio, e tutto quanto era neces-

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sario per il servizio quotidiano, e cibo da mangiare per oltre quindici giorni? Pertanto tutti coloro che intendono dedicarsi al mestiere delle armi o alla cultura delle lettere, dovranno assuefarsi a indossare le prime non appena la loro corporatura lo permetter, e ad imparare le seconde appena cominceranno a balbettare qualche parola poich queste sono le due arti pi liberali e degne sopra tutte di essere praticate da un prncipe. Infatti nelle cose e negli studi che devono occupare tutta intera una vita, bisogna che ciascuno pigli gusto fin da piccino, e si eserciti ad impararne i primi rudimenti. Ch anzi potranno benissimo venire istruiti, in entrambe queste discipline, posto che con savio giudizio si alternino nelle diverse ore della giornata gli esercizi del corpo con linsegnamento delle umane lettere; e di tale pratica spero che si troveranno bene non tanto i fanciulli quanto gli uomini fatti. Cos dicono facesse Teodosio che di giorno o si esercitava nelle armi, o trattava le cose di Stato, passando poi la notte a leggere a lume di candela. 28 La ginnastica. Larte della guerra. Basti ormai quanto si detto sopra gli studi, e passiamo al resto. Ottima cosa sar intraprendere quegli esercizi destinati a mantenere la salute e a crescere la robustezza delle membra; nella qual cosa ognuno dovr pure tener conto delle proprie personali attitudini. Cos quelli che sono di complessione debole e fiacca devono essere rinvigoriti e irrobustiti con esercizi pi forti che gli altri, come conviene che prendano riposo nellardente calura quelli che hanno temperamento sanguigno. Aggiungi i riguardi dovuti allet, come per esempio di non sottoporre i giovani a troppo gravi fatiche durante la pubert,

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appunto perch non si snervino e non subiscano un arresto di sviluppo. Superata la pubert devono essere tenuti a maggiori fatiche, e come avremo fatto bene per lo innanzi ad erudirli specialmente nellintelletto, cos ora sar ottima cosa formarne il cuore. E come avanti si ebbe di mira la cultura della mente, cos ora si penser pi seriamente a fortificare il corpo e a renderli sani. Quanto poi importi una somma diligenza nellesercitare i giovani, ce lo dice Plutarco con lesempio di Mario, del quale scrive precisamente cos: tanto celebre guerriero, come se stato fosse ancora giovane, travagliandolo per la vecchiezza e le sue stanche membra, tuttavia per istruire il proprio figliuolo nellarte militare, nei momenti di pace discendeva ogni giorno in campo, e quivi esercitandosi coi giovinetti, si mostrava destro e leggero di corpo nel maneggio delle armi, ed atto bene anche a guidare cavalli, sebbene in quella et si avanzata non fosse n snello n magro, ma al contrario corpulento e pesante. Sono infatti queste finte battaglie che rendono arditi i soldati e capaci nei veri e propri combattimenti. Ch se non giovasse praticare questa disciplina in tempo di pace e nelle ore di ozio, invano e temerariamente il console Publio Rutilio avrebbe chiamato dalla citt al campo coloro che insegnavano ai gladiatori, perch insegnassero ai soldati il maneggio delle armi, e facessero scuola sul modo di ferire e di parare i colpi, affinch i militi, non solo potessero contare sulle loro forze e sul loro ardimento comera stato fin l, ma anche su quegli accorgimenti che larte soltanto somministra. Si istruiscano dunque i giovani in tutti questi esercizi, cio nel ferire di spada il nemico con la mano destra, difendendosi per mezzo di un piccolo scudo imbracciato nella sinistra; nel maneggiare con ambedue le mani la sciabola, il bastone, la lancia; nello spingersi talora innanzi, talaltra nel rannicchiarsi sotto lo scudo; nel sapere ferire con sveltezza di taglio e di punta. Si esercitino

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anche nel correre, nel saltare, alla lotta, al pugilato, a scagliare dardi lontanissimo, e ad imbroccare nel bersaglio, a palleggiare bastoni, roteare sassi, domare cavalli, a sapere alloccasione spronarli al trotto, alla corsa ed al salto, e giocando con le briglie a fare s che essi cambino direzione; insomma si avvezzino in modo da essere preparati a combattere nelle file dei fantaccini come negli squadroni dei cavalieri, non senza che sappiano anche la maniera di azzuffarsi tra loro, a vicenda gli uni contro gli altri scagliandosi i giavellotti, e ficcando bene la lancia, e sostenendo con sangue freddo limpeto di un attacco, rendendosi cos pi arditi e pi pratici in ogni genere di combattimenti. La specie poi delle armi e dei vestiti, come anche luso delle une e degli altri varia ogni giorno; per nel cambiare cos le prime come i secondi si tenga la regola di farne innanzi esperienza, ritenendo poi le armi migliori e il vestiario pi acconcio. E mutano anche i modi di guerreggiare. Ai tempi degli antichi eroi i condottieri solevano combattere dai carri; poi, specialmente presso i Romani, la cavalleria era poca, o per lo meno non molta, stando il nerbo dellesercito quasi tutto nei fanti; al giorno doggi nessuno si serve di carri, mentre invece quasi tutti usano i cavalli. Daltra parte ci che di moda, se presenta anche dei vantaggi, giusto che sia rispettato, esperimentandolo con attenzione meticolosa nelle finte battaglie; e infine bisogna scndere in campo ben pratici di qualsiasi combattimento. Sta di fatto che altro il modo di guerreggiare in una ribellione tumultuosa di popolo, altro quando siamo schierati in campo contro il nemico; altro in una mischia collettiva, altro in un duello: molti che si battono da leoni quando sono in compagnia, appaiono poi pigri e da poco nel battagliare corpo a corpo. Bench, bisogna confessarlo, non ci sia paragone tra queste battaglie fatte per finta in tempo di pace, ed il tumulto, il terrore e la frequente penuria delle

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cose tutte nella guerra vera e propria; tuttavia io credo saggio il precetto di Orazio:
Il baldo giovane impari nella rude vita militare a sopportare lasprezza del bisogno, e fiero in sella si misuri coi terribili Parti, e si abitui a vivere a cielo scoperto, in mezzo ai rischi.

29 Educazione del capitano. Ecco la sola maniera per arrivare in seguito a quella conoscenza teorica e pratica necessaria a un futuro capitano: sapere cio con quali artifizi si conduce un esercito, dove si hanno da collocare gli accampamenti, come ordinare le schiere, come prevenire i movimenti immaginati dal nemico, come tendergli insidie e scampare dai lacci e dagli agguati tesi, come provocare la diserzione dal campo nemico, come tenere a freno col timore e con la benevolenza i propri soldati, come infine procurare che sia riverita e rispettata la disciplina di guerra. Poich, come il valore dei soldati una lode per il condottiero, cos della mala, condotta dei primi si incolpa il secondo; con questo, per giunta, che dalle cose ben fatte si ricava poco merito, ma da quelle riuscite male grande demerito. Del resto il capitano deve sempre e in ogni tempo operare dopo avere bene riflettuto, n lasciarsi poi sorprendere, quasi alla sprovvista, da cose nuove ed inaspettate, in modo che, se a lui mancher la capacit di decidere, nemmeno i soldati avranno poi il coraggio necessario nellagire. Questi devono essere animosi, e conoscere bene il loro mestiere: coraggio devono averne parecchio; armi a sufficienza; viveri, appena quelli necessari. Dunque, Ubertino mio, tu imparerai tutto ci che proprio al capitano ed al soldato, i doveri dei fanti e quelli dei cavalieri, dalla pratica e dallesperienza, la quale ti istruir meglio di quel che potrebbe la viva voce e la parola scrit-

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ta; bench vi siano parecchie opere sullarte militare dovute ad uomini valentissimi, e degne certamente che tu le vada leggendo. Ma anche unaltra cosa bene non ignorare, cio la forza e luso delle macchine. Vedi bene da te quanto si curi di conoscerle il padre tuo, del quale non so bene se vi fu mai nessuno che, o con maggior diligenza si sia impegnato a intendere quanto valgono questi ordigni, o ne abbia fatto pi grande provvista. Infine, e per dirti tutto ci che si riferisce al nostro tema, voglio ricordarti la pratica del nuoto come necessaria anchessa a conoscersi dai giovanetti; tanto che Cesare Augusto, il quale, essendo senza figli, si dedic, come sai, a insegnare ai nipoti, volle che tra le altre essi imparassero anche questarte. Ed aveva ragione, perch anzitutto chi sa nuotare si libera da molti pericoli, e diviene pi ardito nelle battaglie navali e nel traghettare i fiumi. Ma in questo genere di cose che riguardano gli esercizi militari, tu sai chi imitare: i tuoi fratelli maggiori Francesco e Giacomo, pratici sotto ogni rispetto delle cose di guerra, prudenti oltre ogni dire e celebrati per la temperanza del loro vivere; e farai bene se continuerai a portar loro rispetto ed affetto, e ad imitarli con ogni cura, per modo da essere un esempio ai pi giovani e un aiuto in caso di necessit. Poich ottimo sar il vivere civile quando saranno riconosciuti i diritti del sangue, e saranno riveriti i superiori, amati glinferiori, e trattati con giustizia e urbanit i parenti. 30 I passatempi. Ma poich non possiamo sempre attendere a qualche lavoro, e qualche volta bisogna concedersi un certo respiro, anche per questo voglio darti qualche norma. La pri-

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ma e pi importante di bandire ogni passatempo turpe e nocivo, e di scegliere tra i giuochi solo quelli che assottigliano le forze dellintelletto e rinvigoriscono quelle del corpo. Infatti se Scipione e Lelio, e talvolta anche Scevola, laugure genero di Lelio, ebbero il costume di ricrearsi o sul lido del mare o lungo i fiumi, e l venir raccogliendo conchiglie e chiocciole, questo facevano per pura necessit, divenuti ormai vecchi e dopo aver sostenuto grandi fatiche. A me per sembra meritar maggior lode Scevola, bravissimo giocatore di palla, il quale stanco dalle fatiche del foro e dellavvocatura in questo giuoco particolarmente trovava un mezzo per ristorare e rinvigorire le forze del corpo. Dello stesso genere tra gli svaghi sono la caccia, la pesca, perch sollevano lo spirito e perch col moto e con lesercizio rassodano le membra, mitigando, come dice Orazio, la grave fatica con la passione che destano. Infatti se simili esercizi non riuscissero piacevoli, chi mai sarebbe tanto sciocco da intraprendere volentieri fatiche tanto pesanti, e da sopportarle di buon animo? Bench nelle leggi di Licurgo non costituissero uno svago per i giovani, ma vere e proprie occupazioni. Se poi tali esercizi sembreranno troppo gravosi e quindi poco adatti a ricreare dalla fatica lanimo stanco, allora sar concesso o un totale riposo, o cavalcare un poco, o fare passeggiate piacevoli, o svagarsi in conversazioni rallegrate da giuochi e da scherzi convenienti, come appunto si faceva presso gli Spartani. Qual vantaggio poi porti un tale sistema appare chiaramente nella vita di Licurgo medesimo.

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26 Svaghi musicali. Il ballo. Pertanto non sar davvero indecoroso ricrearsi col canto o col suono, della qual arte ho accennato pi sopra. Questo era luso dei Pitagorici, praticato gi dagli antichi eroi, s che Omero ci presenta Achille di ritorno dalla battaglia dedito a questarte, mentre intona non canti damore ma lodi di uomini valorosi. Ed anche noi nei momenti di riposo potremo fare altrettanto, o stare a sentire gli altri e rivolgerci di preferenza a quei motivi che appariranno pi convenienti a noi ed alle circostanze. Per esempio i canti dei Siculi mirano soprattutto a ricreare e rasserenare lanimo, mentre quelli dei Galli mirano ad infiammarlo e eccitarlo; quelli dei popoli italici tengono la via di mezzo. Ancora si pu notare che pi nobile la melodia eseguita sulle corde o col canto di quella che si produce con gli strumenti a fiato; e possono apparire piaceri indegni di un uomo ballare a suon di musica e guidare danze femminili. In tutto questo ci potrebbe anche essere una certa utilit, perch il corpo si esercita e le membra acquistano grande agilit, ma son cose che sciupano i giovani e ne corrompono i costumi con un eccesso di vanit. 32 Il tiro al bersaglio. I giuochi dazzardo. Non cos il giuoco del bersaglio che offre un simulacro di battaglia; lo invent, a quel che narrano scrittori antichissimi, Palamede nella guerra di Troia per tenere occupati i soldati nei momenti di sosta, e per evitare che lesercito maturasse nellozio progetti di rivolta. I giuochi affidati alla sorte, invece, o muovono da una cupidi-

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gia per nulla conveniente a un uomo libero, o da una debolezza poco virile. Infatti chi giuoca per lucro potrebbe guadagnare di pi con affari di maggiore entit, chi lo fa per divertirsi vi indotto poich non pu trovare una fonte pi nobile di svago. lecito dunque dilettarsi di quei giuochi dove larte entra per qualche cosa o meglio ancora costituisce il fattore predominante, mentre la sorte ridotta al minimo; a meno che qualcuno non creda che c un elemento darte in tutto ci che stato trattato in qualche scritto e, mosso dalla maest dellautore, ritenga decoroso fare ci che lautore ha considerato soggetto degno di essere trattato dalla sua penna. Infatti limperatore Claudio scrisse un libro sul giuoco dei dadi, di cui son soliti dilettarsi quelli che in questo solo sono diligenti, s da trascurare le loro sostanze o per lo meno da perdere tutto il loro tempo. 33 Del trovar riposo mutando occupazione. A coloro poi che si dilettano delle lettere d piacere la variet delle letture, e leggere qualcosa di nuovo di per se costituisce un riposo; tuttavia sar bene che anche costoro ogni tanto si piglino un riposo assoluto, non fossaltro per tornare poi a lavorare seriamente con maggior freschezza e alacrit. La corda di continuo troppo tesa, se talvolta non si distende, suole rompersi; tuttavia niente pi faticoso per il saggio che il non far niente, se pure possibile che il saggio non faccia nulla. Di taluni sappiamo che dividono il tempo in modo da dedicare complessivamente un terzo della giornata al sonno, un terzo agli svaghi, un terzo agli studi liberali; io non mi sento n di condannare il loro sistema, n di approvarlo del tutto. Questo posso ed oso affermare, che tanto meno il tempo

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ci sfugge, e quindi tanto pi dura la nostra vita, quanto pi ci dedichiamo ai buoni studi. 34 La cura del corpo. E infine aggiungo qualcosa sulla cura del corpo, che deve essere decente, non troppo ricercata, ma neanche trascurata, soprattutto intonata alle circostanze, al luogo, al tempo, alle condizioni di ciascuno. Cos non sta bene sedere a scuola a capo coperto e in veste corta; come non conviene al soldato un abito che strascichi ed abbia lunghe maniche; n il figlio di un principe pu farsi vedere con una tunica ordinaria e sudicia come un popolano, o con un soprabito rattoppato. Le cure eccessive della persona rivelano un animo femminile, e sono indizio di grande vanit. Tuttavia bisogna pure usare una certa indulgenza verso i giovani e non punirli sempre con severit. Ch se in qualche modo non avranno sfogato tali debolezze in giovent, se le tireranno dietro fino alla vecchiaia. 35 Esortazione finale. Io ti ho scritto queste cose, Ubertino, come ho promesso da principio, non tanto per prescriverti ci che dovevi fare, quanto per proporre desempio te a te stesso; ch se seguirai la tua natura, non hai bisogno di altra guida per raggiungere la somma virt; e se tu non vieni meno a te stesso, la tua indole ci ripromette di te le cose migliori. Se poi sembra che io ti faccia delle lodi, vorrei che tu le considerassi pi come uno sprone a proseguire nel bene che come un premio di ci che gi hai fatto. Devi

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dunque cercare con tutte le tue forze di farti uomo degno della tua generosa adolescenza, perch non si dica che hai fatto cattivo uso dei doni di natura, o che la tua nobile indole era solo apparenza, o che io, se la mia fama ti sta un po a cuore, sono stato falso profeta o vano adulatore. Se dunque agirai bene, avrai al presente la lode di tutti, e da me, se mi sar in qualche modo possibile, sarai tramandato alla memoria dei posteri. Diversamente, anche fossi solo a osarlo, sar io adire e riconoscere apertamente che a te niente mancato tranne te stesso.

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Parte terza UMANESIMO E VITA CIVILE

I Matteo Palmieri

1 La natura ha fatto gli uomini atti a imparare. Il padre a cui sar nato il figliuolo, innanzi ad ogni altra cosa abbia di lui perfetta speranza e stimolo dovere riuscire virtuoso e degno fra gli uomini; imperocch altrimenti superfluo sarebbe ammonire, e volere dare virt a quegli che si stimassino dovere riuscire tristi, e lanimo del padre non degnerebbe affaticarsi in coloro a chi non credessi fare frutto; per questo deve conoscere ciascuno che, come la natura ha fatto gli uccelli atti a volare, i cavriuoli a correre, e le fiere a essere crudeli, cos ha fatto gli uomini desiderosi ed atti a imparare e pronti a esercitare lo ngegnio in cose sottili e degne, onde certo si vede lorigine degli animi nostri essere data da Dio di potenzia e di virt celestiale. Quando alle volte si vede uomini tardi dingegnio, grossi, e non atti a alcuna doctrina, sono stimati fuori di natura essere nati monstruosi e simili a bestie, alla miseria de quali si debba meritamente avere compassione.

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2 Della balia. Disposto che sar il padre a ornare la vita del figliuolo dogni virtuoso costume, conosca chela prima et, per s a niuna cosa potente, ha tutta bisogno daiuto e governo daltri, Per questo, la prima diligenzia richiede essere della elezione della balia. Innanzi a tutte sappruova il lattare della propria madre, e tanto pi quanto di maggiore industria, pi valente e nobile fusse. Intanto chegli approvata sentenzia che le nobili madri, le quali rifiutano il lactare de proprii figliuoli, meritino odio da quegli... Richiederebbe adunque il debito dogni onorata madre lattare il proprio figliuolo, e quello sobvenire dogni caritativo ministerio; agli esercizi che sono servili, diputi le serve, che abbiano cura della nettezza e riposo di quello. Ma perch la consuetudine diversa fa che molti se ne diano per le nostre donne a balia daltri, si richiede dirvi quali sieno quelle che sono preposte. El primo riguardo chelle sieno bene costumate; oltre a questo chelle sieno bene sane; delle quali cose la prima riguarda la salute dellanimo, la seconda la sanit e gagliardia del corpo. 3 Come si costumino i piccoli. Uscito il fanciullo dal governo della balia, comincer a essere atto a esprimere ogni voce, e potersi portare co suoi propri piedi. In questa prima fanciullezza disidera con scherzi iocolare co sua simili, adirasi e ride levissimamente, e molte volte per ora si muta. Il padre allora abbia riguardo che i fanciulli coi quali egli usa sieno bene costumati datti e di lingua; desideri innanzi i buoni

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costumi che i vezzi e dilicato vivere, per che le morbide delicatezze spesse volte gli guastono, e cresciuti disiderano le medesime delizie in che si sono allevati da piccoli. Per fuggire e torre via i vizii del figliuolo debbe essere cauto ogni padre in riguardare che da sua famiglia non soda n vegga di lui se non approvati esempli. Sempre in casa si ragioni di cose buone ed oneste, ed infino alle favole delle donne sieno ammonimenti donesto vivere: con quelle simpaurischino dal male, e dispongansi a amare le cose buone. Come dire lorcho essere in inferno piloso e cornuto per pigliare i tristi, e i buoni fanciulli andare in paradiso ballando con gli agnoli, e simili cose utili ad informare bene la tenera et. Cos a poco a poco crescendo il fanciullo comincer ad uscire del seno domestico, lo ingegno ar atto a imparare, la memoria tenace delle cose insegnate: e fia nel tempo da cominciare a dargli principio di doctrina. 4 In che et si cominci a insegnare. Quale sia appunto let da cominciare a insegnare al fanciullo, non unitamente definito. Alcuni sono che dicono le nature esser varie, e secondo quelle dovere dare varii principii; altri vogliono innanzi a sette anni non essere i fanciulli atti a erudizione. Questi sono detti non avere riguardo allutilit di chi impara, ma piuttosto torre la fatica e tedio di chi insegna. Per questo safferma essere meglio non lasciare passare alcuno tempo, nel quale non si dia almeno qualche similitudine di doctrina, ed in fino ne primi anni, i quali sattribuiscono al governo della balia, essere utile dare a piccoli qualche informazione di lettere; non dicono per si gravino in modo che sia loro in odio quello che ancora non pu dare loro diletto, ma per pi utile consigliono che le piacevolezze e sol-

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lazzi susa dare loro in altro, si dirizzono a qualche utilit di doctrina, come colui che formava le lettere in frutte, berlingozzi, ed altri cibi puerili; poi incitando il fanciullo promettea dargliele segli lo conoscesse, dicendogli: questo torto uno S, questo tondo uno O, il mezzo uno C, e simile delle altre lettere. Queste primizie diceva parere poco utili, ma, computato che nellet danni sette avea imparato quanto dovea imparare da sette a nove, e ne nove quanto da nove agli undici, e cos ragguagliando, negli anni arebbe imparato le cose piccole imparava le maggiori, affermava riuscirne grandissimo frutto: pure, ciascuno de riguardare let ragionevole, e secondo lo ingegno, la prontezza e naturali forze di chi sallieva, provedere che quanto me no tempo si pu si perda. 5 Del maestro. Venuti a questa et, tutta la diligenzia del padre sia in dargli buono e bene intendente maestro, e chi potesse, infino da principio il tolga ottimo, perch cos piace ai sommi autori... Sopra ogni cosa sieno nel maestro approvati costumi, per che, giovando alla doctrina e nocendo al bene vivere, sare contro allo intendimento nostro, che sempre propognamo lonestamente vivere alloptimamente imparare. Non sia dunque il maestro vizioso, e non desideri dessere; non stia severo, n troppo rigido, n anche di dissoluta piacevolezza; spesso parli di cose buone ed oneste, dando precepti di buoni costumi; non sadiri, n anche finga non vedere i mancamenti da esser corretti; e piacevole risponda quando domandato, spontaneamente domandi quegli che pi tardi sanza domandare si stessono pigri. Poi scelto tale maestro, il padre conmandi a figliuoli che quello seguitino, a quello ubidiscano, e da quello sollecitamente imparino le co-

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se gli monstra; admonisca il fanciullo che il maestro gli in luogo di padre, non di corpo, ma dellanimo, e de costumi. 6 Degli scolari. Voi fanciulli seguitate poi tale uomo, credete che ci chegli vinsegna sia approvato ed utile, stimate per la sua doctrina dovere riuscire onorati fra gli uomini, non date al maestro legge, dicendo: insegnami questo, questaltro non voglio imparare; ma in tutto siate contenti del suo iudicio, per che ognuno giudica bene le cose conosce, e ognuno rozzo delle cose non ancora imparate. Seguitate in questo il parere di Pictagora, il quale a ciascuno de discepoli veniano a sua doctrina comandava silenzio di certo tempo ed almeno di dua anni, parendogli cosa necessaria molto udire innanzi che cominciare a parlare. Cos faccino i discepoli, conoscendo non essere atti a bene parlare, e molto meglio tacere che avezzarsi a parlare quello di che non sintende; per che come per parlare poco e di cose bene esaminate e intese sacquista optimo iudicio, con sermone ordinato e mirabile, cos per parlare assai come le parole vengono in bocca sacquista sciocco e disordinato dire con poca prudenzia. Consideri in s il fanciullo quello gli insegnato; esaminilo; e se da s lo ingegno non pu domandi il maestro e ingegnisi imparare pi che alcuno altro, sforzisi raggiungere chi gli innanzi, e se pu avanzi lui. Con gli altri scolari benignamente conversi, eleggendo sempre i pi approvati di costumi e dingegno; sia con loro allegro e lieto, non sadiri n si sdegni dellessere emendato e corretto, ma piacevolmente risponda; ed ingegnisi con ragione vincere cercando sempre sopra tutti essere meritamente lodato. In ogni doctrina necessario concor-

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rere la libera volont del maestro a volere insegnare, e il discepolo disideroso di volere imparare, perocch il proprio ufficio del maestro insegnare, e del discepolo far s atto ad essere insegnato: e come la generazione non si pu fare sanza comune concorso damendua i generanti, cos la doctrina vana dove non concorre lunito volere di darla e riceverla. N sia alcuno che stimi per forza, o in altre cure occupato, acquistare stimato grado dalcuna scienzia, quando difficilmente vagiungono quelli che, favoreggiati dalla natura, e in tutto dati a liberi studi, la maggiore parte di loro vita con piacere e diletto consumano in quegli. 7 Che debba imparare il fanciullo. Eletto gi el maestro, ed admonito i discepoli, seguita cheglino diano opera a buona doctrina. In che modo quella sinsegni non nostro dire, peroch ufficio del buono maestro gi eletto da noi, e la materia abondante, e per amplissimi e molti campi latamente diffusa. Il dimostrare quello sappartenga imparare a ogni fanciullo disposto a eccellente virt, necessario della nostra intenzione, ogni padre desideri il figliuolo non sia sanza alcuna doctrina, scienzia o arte, onde proceda alcuna riverente prontezza di corpo, alcuno degno esercizio danimo, o donde in alcuno modo si dia ornamento alla vita. In negli esercizi del corpo sia posposto ogni atto feminile e di poco valore, come sono qualunque gioco si faccia a sedere, eccetto quegli che molto esercitassino lo ingegno. Sia permesso a piccoli giuochi di palla, correre, saltare, ed ogni onesto moto di corpo, servando sempre alcuno termine e debito modo. In questa et molto si loda la musica, la quale con misurate prontezze dispone il corpo, dando attitudini de-

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gne, ed insieme esercita e nutrica lo ingegno, emenda la voce, e fa la pronunzia dolce, acuta, grave e sonora, seconda il bisogno poi ti richiede. Per esercitare e fare prompto lo ingegno de piccoli grandemente si oda geometria: questa contiene dua prencipali parti, cio lordine de numeri e la diversit delle forme, la scienzia delle quali molto assottigliono la industria, esercitono lanimo, aguzzono lo ingegno, e fannolo atto e prompto a esaminare le cose sottili: questa scienzia pare sia molto conveniente a piccoli, e molto dilecta lo intelletto; onde da molti sappruova lanima nostra essere congiunta al corpo con numeri secondo lordine delle armonie celesti. Di grammatica superfluo dire, perch ogni padre debbe essere certissimo che sanza il fondamento di quella, ogni doctrina che sedifica, rovina senza fare fructo. Questa reca seco molto maggiore utilit, e pi singulare fructo che non si dimostra nel primo aspetto, per che contiene in s ogni perfezione della lingua latina, della quale chi manca male pu intendere cosa che legga. Con questa aggiunta la doctrina dello ornato parlare, in nel quale a buoni dicono essere tanto bello avanzare gli altri uomini, quanto bello agli uomini avanzare gli animali che non parlono. Governatrice di tutte queste, e principalissima di tutte le doctrine ed atti umani, poi filosofia. Questa ha dua parti degnissime; la prima posta in nella investigazione de segreti della natura, la quale certo parte sublime ed eccellente, ma alla vita nostra molto minore utilit tribuisce che non fa la parte seconda, la quale ministra i costumi e appruovato vivere degli uomini virtuosi, per che avenga Iddio che il conoscere la generazione e corrupzione delle piove, grandini e neve, la cagione de colori dellarco celeste, de baleni e tuoni, sia cosa rilevata e splendida ed abbia in s cognizione degnissima, nientedimeno piccolissima utilit porge di vivere. Ma questa altra parte di filosofia tutta nostra, guida degli uomini,

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maestra delle virt, scacciatrice de vizii, amica del bene vivere, consigliatrice de buoni e ferma certezza di nostra vita, dalla quale, non a caso come le bestie, ma con ordine diritto nel vero fine simpara a vivere. Questa quella secondo cui si debbono amaestrare i figliuoli; questa debbe conducere i grandi, ed essere guida di tutte lopere umane. Di questa gi stato il principio; di questa sar il mezzo e fine del nostro dire. 8 Come si divide la vita. Della adolescenzia. La vita umana variamente si divide, e secondo modo pi grosso della et di ciascuno si fa sei parti: la prima chiamano infanzia, cio innanzi che il fanciullo parli: la seconda dicono puerizia, cio semplice fanciullezza, e dura infino agli anni della discrezione; la terza chiamata adolescenzia, la quale vogliono durare infino in anni ventotto, che tutto il tempo si cresce in alcuna forza corporea... Procedendo noi dunque... infno a qui abbiamo parlato... dellinfanzia e puerizia... Ora seguita ladolescenzia, in nella quale comincia lanima ad avere cognizione de vizii e virt, e secondo luna delle due vie procede in sua vita per propria elezione: ma perch i sensi e cogitazioni umane sono inclinate al male infino dal principio della vita terrena, come con sua bocca signific Iddio a No, non alcuno che non erri in seguire pi tosto i dilecti del mondo che le virt dellanimo: per questo adviene che poi smarriti ci troviamo fra i vizii fuori del bene vivere, n sappiamo ridire come perch vi siamo entrati dalla parte ignorante di nostra vita. Qui adunque la fatica e singulare opera de mortali, e la prima elezione del bene e beatamente vivere, al quale sanza particulare grazia di Dio, o acquisto di somma virt che da lui venga non si pu pervenire. Qui comin-

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ci il padre ad avere grande observanzia della vita del figliuolo, per che questa let dove gli pare gi conoscere da s, ed avere libert deleggere e potere vivere a suo modo. Qui si comincia a conoscere lo ingegno e natura sua, le quali prima erano in lui incerte, quando let, il timore, il maestro ed i parenti gliel vietavano. Qui cominciono i giovani a gustare i diletti del mondo, e quegli seguire secondo i desideri appetiscono; per la quale cosa non piace a buoni autori che i nuovamente cresciuti fanciulli separati conversino coi gi cresciuti giovani, per che avenga Iddio che luno e laltro possa essere donesta e laudabile vita, nientedimeno la puerile tenerezza, in ogni parte agevolmente flessibile, si de separare dalla pi cresciuta malizia; ed in tutti gli atti umani, non solo basta mancare delle vituperabili scelleratezze, ma ancora si vuole mancare del sospetto di quelle. Sopra ogni altra et si richiede amonire i giovani acci che savezzino a essere pazienti alle riprensioni, delle quali sono comunemente aspri sopportatori, e sono nella et che nha pi bisogno. 9 Come si corregge i piccoli. Se io ragionassi de fanciulli non atti a eccellente virt, ma che seguissono arti meccaniche e servili, forse io direi che alle volte bisognasse picchiarli. Quegli che hanno il padre ed il maestro disposti e solleciti a fargli buoni non mi piace abbino busse, prima perch pare cosa non benigna, ma piuttosto contro a natura ed atta a fare gli animi servi, ed alle volte poi, cresciuti, se lo reputano a ingiuria, onde se ne scema laffezione del naturale amore. Oltre a questo, allanimo bene disposto solo le riprensioni basteranno, purch la diligenzia paterna sia continova a nollo lasciare transcorrere in luogo, donde con fatica

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sabbia a ritrarre. Lamonizioni sono varie, come ragioni atte allet, esempli daltri, lodare i buoni che e conosce, vituperare i tristi; commendarlo se e fa bene e mandarlo innanzi a quegli con chi egli conversa; se fa male, sgridarlo e posporlo; premiarlo di cose ami; se egli erra, dare quelle ad altri; se pure erra, punirlo piuttosto di cose di lunga esamina che di grave passione, come rinchiuderlo, vietargli cibi, ed altre cose di che pi si diletti, torgli la veste, e simili cose fare che facciano lunga esamina dello errore commesso. Le battiture fanno solo un brieve dolore, poi nhanno poco ricordo, e stimono essere in tuto pagati del commesso errore, onde, dimenticando quello agevolmente, caggiono nellaltro, credendo che non ne vada altro che busse, dove il tenergli in pi lunga reprensione fa che eglino esaminino meglio il commesso errore, e stimino doversene guardare, non per paura del dolore delle busse, ma per fuggire lerrore; e gli animi ne sdegnono meno contro a chi gli gastiga, perch non pare gli percuotino per odio, anzi gli amonischino per fargli buoni. Spesse volte s veduto sdegnare gli animi in modo che mai pi si dispongono a seguire quello che da prima le busse gli missono in odio, onde s veduto molti ingegni, attissimi a ogni dottrina, per la importunit de maestri disperarsi, n mai pi avere seguito in quelle. Sia per questo sommo riguardo di non fare alcuna onesta disciplina odiosa a chi la vuole imparare, ricordando a ciascuno che per amore e sollecitudine malagevolmente sacquista... 10 Degli esercizi dei giovani. Seguitiamo... il nostro sermone intorno al vivere de pi cresciuti giovanetti, let de quali richiede affaticarsi con

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esercizi di buone arti, per che quali sono i costumi della prima giovanezza, tali sono le pi volte i fatti de grandi; e gli esercizi usati da giovane sono quegli in ne quali dai pi per tutta la vita si vive... Per esercitare il corpo si loda ne giovani opere darmi, scarmaglie e giostre, usare cavalli, e qualunque destrezza; oltre a questo, tenere uccelli rapaci, e dilectarsi in quegli non biasimato. Ma assai pi si loda le caccie di fiere grosse, usare luoghi montuosi ed aspri, correre e travagliarsi in essi, ed insieme con gli altri trovarsi agli assalti degli orsi e setoluti porci... Simili opere affermano molto innalzare ed accrescere gli animi nostri, e insieme disporre il corpo in farlo apto e prompto a qualunque facto virtuoso e forte. Resta pure che in tali opere sia debita misura, e mezzanamente sattenda a quelle per rifrigerio e riposo dello animo quando sar per pi tempo affaticato in considerazioni virtuose, e doctrina di beatamente vivere, per che, sperdendo drieto a esse la vita, e lasciando il nutrimento dellanimo e la scienzia del vivere per farsi servo delle operazioni corporee, in gnuno modo sarebbe approvato da noi. Innanzi a ogni altra cosa sieno adunque sempre preposti gli esercizii dellanimo, come sono tutte scienzie, e qualunque arte dindustria imparare da buoni maestri, andare a filosofi, imparare i loro precetti, e secondo quegli operare: dipignere, intagliare, sculpire, imaginare degli edificii, ed ingegnarsi desser giudice di tutte le cose umane ed eziandio celesti, in quanto transcende la infermit de corpi viventi, tenendo per approvato amaestramento, che gli sentenzia de savi dottori e ancora santi cristiani, che ciascuno uomo poche cose de cercare di fare nella vita mortale, e nientedimeno volere ci che si fa bene intendere, ed essere buono giudice di tutte le cose che fanno gli altri uomini.

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11 Come simpara pi cose a un tempo. La natura dello ingegnio nostro tanto universale a qualunque cosa, e tanto velocemente riguarda in ogni parte, che non che il di sia atto a pi cose, ma in un medesimo tempo alle volte varie operazioni eserciti. Onde si vede ne preceptori della musica, che, cantando, colla diritta mano transcorrono le code, collaltra battono la variet delle voci, i piedi ed ognaltra parte di corpo muovono a debito tempo, e insieme observano gli errori de discepoli che quel medesimo singegnano effingere, e niente di meno a tutte le voci, a qualunque moto ed a ciascuna inflessione in nel medesimo tempo subministrono: le quali cose la sperienzia non monstrerebbe se lo ingegnio non potesse pi cose in uno tempo... Vedesi ancora per effetto essere molto pi difficile seguitare in una medesima cosa pi ore, che non tutto il d darsi a industrie di varie doctrine. Per questo adviene che non obstante abbiano il di molte cose fatte, sempre siano freschi a quello si comincia. Non sarebbe alcuno che seguitando tutto il di il maestro duna medesima arte non si straccasse. La mutazione quella ci ricrea, e non altrimenti faccia aglinfastiditi stomaci la diversit de permutati cibi. Debbesi dunque non prima volere essere perfecto grammatico, poi diventare optimo musico, dopo cercare farsi scultore, o architecto, per che gi sare perduta la prima doctrina, quando fussi acquistata la sezza, e di necessit perderesti la maggior parte del tempo e saresti tedioso. El darsi a pi cose scelte, quello fa con diletto acquistare, rendeti comune a molti, allievati universale a molte opere umane, e per singulare dono ti concede che non t bisogno perdere alcuno tempo per alcuna recreazione, ma luna arte t rifrigerio dellaltra, e in quelle medesime operando pigli dilecto.

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Le nobili e bene intese arti da nostri antichi per pi et in modo mancate che sia vergogna a dire che onore o che frutto apparisca desse, poi, o per o grazia, o per industria, o per elevato e migliore ingegno, o per continuata diligenzia [si vede] nascere o chi larte perduta rilieva; poi, facto maestro, insegna e fa discepoli, i quali non perch da loro cerchino, ma perch da optimo maestro imparano, riescono optimi, come, innanzi il rilevare dellarti, chi da tristi imparava riusciva pessimo. Di quinci veggiamo innanzi a Giotto la pictura morta e maestra di figure da ridere; da lui rilevata, e da suoi discepoli mantenuta, e ad altri data, esser divenuta, ed essere in molti quanto pi pu degnissima. Lo ntaglio e larchitettura da noi indrieto per lunghissimo tempo maestre di sciocche maraviglie, in nella et nostra si sono rilevate, tornate in luce, e da pi maestri pulitesi e fatte perfecte. Delle lettere e liberali studii sare meglio tacere che dire poco. Queste principalissime conducitrici e vere maestre dogni altra buona arte, per pi dottocento anni sono in modo state dimenticate nel mondo, che mai s trovato chi nabbia avuto cognizione vera, n saputo usare uno loro minimo ornamento, in tanto che tutto quello si truova in carte o marmi per grammatica scripto fra questo tempo meritamente si possa chiamare grossaggine rozza: oggi veggiamo per padre ed ornamento delle lettere essere mandato nel mondo el nostro Leonardo Aretino come splendido lume della eleganzia latina, per rendere agli uomini la dolcezza della latina lingua. Il perch riconosca da Dio chi ha ingegno, lessere nato in questi tempi i quali pi fioriscono deccellenti arti dingegnio che altri tempi sieno stati gi sono mille anni passati, solo che e piacesse a chi tutto governa, per grazia dare lunga e tranquillissima pace allumile nostra Italia, che essendo certo si vede che da queste prime rilevazioni, seguirebbono mirabili fructi, apti a correggere col tempo espressissimi errori di riputatissime doctri-

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ne, le quali pervertite da chi ha scripto di quelle ne tempi di s lunga ignoranza, e poi studiate con loro obscuri e tenebrosi libri che per inestricabili vie non aprono, ma con insolubili arguzie obfuscano ogni scienzia, si che sanza alcuno largo fructo sinvecchia in esse, fanno che labito facto da chi n docto, ne possa ne voglia consentire esser in esse migliore ne pi brieve via e forse meritamente non vogliendo perdere la riputazion e stima di quello che con fatica, credendo bene fare, hanno in tutta la vita imparato. Ma io bene credo essere non di lungi il tempo che dimostrer e filosofia ed altre scienze potersi in sui i principali autori pi brievemente e perfecte imparare che non si fa in sulle insolubili investigazioni di quegli che, dicendo volere esporre, obfuscano gli ordinati e bene composti autori dagli elevati ingegni. Tosto si conoscer il primo segno dellanimo bene composto essere stare fermo, e seco medesimo, non deviando dai primi ingegni, considerare e rivolgere i termini fondamentali di qualunque scienza o arte, ed a quegli con ogni detto e facto conrispondere, sappiendo che ogni altra via vaga ed instabile e sanza fructo. Come per simele errore, non sono molti anni, si vedea molti grandissima parte della vita consumare in arte e costruzione di grammatica, dove i tristi maestri con tristi auctori insegnando, e pervertendo in modo lordine che insegnando grammatica, insieme filosofia ed ogni altra scienzia confondevano, non altro frutto faceano che si faccia chi, leggendo il Danese, stimasse riuscite sommo maestro di dire in rima, che agevolmente leggendo poi Dante o il Tetrarca conoscerebbe suo errore se lo ntelletto infermo non lo obcecasse. Oggi in brevissimo tempo si vede molti con tale eleganzia scrivere e dire in latino che in tutta la vita s tolerabilmente non si dicea per maestri de nostri padri...

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II Leon Battista Alberti

1 Doveri dei padri. Lionardo. Non ti niego che i padri soprattutto, pi che gli altri, debbono colle mani e co piedi, con tutti i nervi, con ogni industria e consiglio, quanto possono, sforzarsi, che i figliuoli sieno costumati ed onestissimi, s perche fanno lutile de suoi (il costume in uno giovane non meno che la ricchezza stimato), s etiam perch rendono ornamento, e pregio alla casa, alla patria sua ed a se stesso. E stimasi meglio essere alla patria, si non erro, i cittadini virtudiosi ed onesti, che ricchi molto e possenti. E di certo i figliuoli scostumati debbono essere a padri non insensati e stolti grandissimo dolore, non tanto perch a loro dispiacciano come agli altri le bruttezze e spurcizie de figliuoli; quanto che niun dubita ogni scorretto figliuolo rendere al padre in molti modi non piccola vergogna; e massime perch ciascuno conosce e giudica quanto sta ne padri delle famiglie fare la giovent sua onesta, costumata e virtudiosa. E non chi nieghi questo, che tanto possono i padri ne loro figliuoli, quanto e vogliono: e come uno buono e sollecito scorgitore far uno puledro mansueto ed ubbidiente, quale un altro men destro e negligente non ar potuto imbrigliarlo, cos i padri nei suoi con diligenzia e modo gli renderanno civilissimi e modestissimi; e non senza grandissima ignominia e biasimo di negligenzia saranno i padri, quali aranno i figliuoli disviati e scellerati. Per in questo sar la prima cura e pensier de maggiori, come dianzi diceva Lorenzo, in provvedere che la

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giovent sua quanto si pu, sia ornatissima di virt e costume. 2 Necessit di indirizzare i figli secondo le attitudini. Del resto, consiglierei io i padri, che ne figliuoli seguissero pi tosto il ben della famiglia che il giudicio del volgo, gi che si vede questo, alla virt mai quasi manca ricetto e luogo, per tutto truova dove essere lodata la virt ed amata. Per farei come faceva quello Apollonio Alabandense, rettorico, quale, se i giovani non gli parevano bene atti alla eloquenzia, gli traduceva a quelli mestieri da natura pi si gli affacevano, e non se li lasciava appresso perdere tempo. E scrivesi di quegli Sofiste popoli orientali, riputati fra glIndii savissimi, che allevavano i nati, non a voglia e desiderio del padre, ma secondo el dicto e sentenzia di que pubblici savi, a quali era officio notare leffige e nascimento di ciascuno, e giudicavano, quanto ed a che cosa fussino meglio atti, ed in quello, come da questi prudenti vecchi era commendato, si esercitavano. E se fussero stati a buoni esercizii deboli e disadatti, non era chi volesse perdervi n spese, n fatiche; e dicesi gli gittavano, e talora gli annegavano. Cos facciano i padri a quello che i figliuoli sono atti; ascoltino loraculo dApolline, quale rispuose a Cicerone: Segui collopera e colla industria, l dove la natura e lo ngegno tuo ti tira. E se i figliuoli sono pronti ed accomodati alle virt, a fatti virili, alle scienzie ed arti prestantissime, alla vittoria e gloria delle armi, ponganvisi, faccianvisi esercitare ed apprenderle, e diasi opera insino dalla prima et vi si avvezzino. E se forse e non fussero o per ingegno, o per intelletto, o per fermezza e prosperit sufficienti alle cose maggiori, diesi loro minori e pi leggeri esercizi, e sempre si gli proponga esercitazio-

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ni, quanto a loro sar possibile eseguirle, magnifiche, virili ed onorate. E se non fussero idonei ed abili a quelle lodatissime, e se fussero inutili ad altro, facciano i padri simile a que sofiste: anneghino i figliuoli nelle cupidit, faccianli cupidenarii, incendano ne giovani volont, non ad onore e gloria, ma allauro, ricchezza, al quattrino. 3 Come si riconoscano le attitudini dei giovani. Adovardo. E questo ci duole ancora, Lionardo, che non sappiamo il certo, qual via a nostri sia pi facile; n bene scorgiamo a qual corso la natura glinvii. Lionardo. Piacciati udirmi, Adovardo. Io stimo a uno padre diligente e desto non sar questo molto difficile, conoscere a che esercizio ed a che laude i figliuoli suoi sieno proclivi e disposti. Qual pi incerto e dubbioso che ritrovare quelle cose le quali in tutto voleano starsi nascose, le quali la natura si serbava molto entro coperte sotto la terra? Pure questo si vede, glindustriosi artefici lhanno ritrovate e giunte. Chi disse allavaro e cpido, l sotto fussero metalli, argento ed auro? chi glinsegn? chi gli aperse la via s difficile ed ambigua ad andarvi? chi gli fe certi fussino minre, pi tosto di preziosi metalli che di piombo? Furono glindizii, furo i segni per li quali si mossono ad investigare, e co quali, investigando gli conseguirono, e addussorli in notizia ed uso. E tanto ha potuto la industria e la diligenzia degli uomini, che nulla cosa di quelle occultissime pi a noi non conosciuta. Ecco ancora gli architetti vorranno edificare el pozzo o la fonte: prima cercano glindizii n per cavano in ogni loco, perch egli sarebbe inutile spesa cavare, dove non fusse buona, netta e presta vena. Per pongono mente sopra terra onde possano conoscere quello che

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sta sotto, entro, dalla terra nascosto; e dove e veggono il terreno tufoso, arido, o arenoso, ivi non perdono opera; ma dove surgono virgulti, vinci e mirti, o simili verzure, ivi stimano porre sua opera non indarno. E cos non senza indizio si danno a seguire quanto allo edificio saria accomodato; ma dispongono ledificio a meglio ricevere quel che glindizii gli prescrivono. Simile adunque facciano i padri verso de figliuoli; rimirino di d in d che costumi in loro nascano; che volont vi durino; a che pi spesso ritornino; in che pi sieno assidui; e a che peggio volentieri sinduchino. Imper che di qui aranno copiosi e chiari indizii a trarne e fermarne perfetta cognizione. E se tu credessi nellaltre cose ascosissime avere i segni manc fallaci che ne costumi e nel viso degli uomini, i quali sono da essa natura congregabili, e volentieri, e con studio si congiungono, e fra gli uomini lieti convivono, fuggono, spiacegli ed attristagli la solitudine; se tu in costoro credessi trovare meno indizio e meno certezza che in quellaltre cose copertissime, ed in tutto dal necessario uso, presenzia e judicio de mortali rimosse, certo erreresti. La natura, ottima costitutrice delle cose, ha voluto nelluomo, non solo che viva palese ed in mezzo degli altri uomini, ma certo ancora pare gli abbia imposto necessit, che con ragionamento e con altri molti modi comunichi e discopra a medesimi uomini ogni sua passione e affezione. E raro patisce in alcuno rimanere o pensiero o fatto ascoso, e da qualcuno degli altri non saputo. E pare che la natura stessa dal primo d che qualunque cosa esce in luce, abbia loro ingiunte ed interserite certe note e segni patentissimi e manifesti, co quali porgano s tali, che gli uomini possano conoscerle quanto bisogna a saperle usare in quelle utilit sieno state create. E pi nellingegno e intelletto de mortali ve ancora inseminato la natura ed inceso una cognizione e lume di infinite e occul-

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tissime ragioni, di ferme e propinque cagioni, colle quali conosca onde ed a che fine sieno nate le cose. Ed vi aggiunto una divina e maravigliosa forza di sapere distinguere ed eleggere di tutte qual sia buona e qual nociva, qual mala, qual salutifera, quale accomodata, e qual contraria. E vedi s tosto come la pianta si scopre sopra della terra, cos allora il pratico e diligente la conosce, e chi meno fusse pratico, colui alquanto pi tardi la conoscerebbe. Ma certo ogni cosa prima conosciuta che scemata, prima ridutta ad uso che mancata; e cos stimo la natura negli uomini faccia il simile. 4 Segni di alcune particolari attitudini. N a fanciulli ha dato s ambigue ed oscure operazioni, n a padri s rozzi ed inesperti judicii, che non possano di molti luoghi comprendere a che i figliuoli suoi pi saddirizzino. E vedrai dal primo d che l fanciullo comincia a dimostrare suo alcuno appetito, subito si scorge a che la natura lo nchina. Rammentami udire da medici, che i parvoli quando e ti veggono cos grillare colle mani, allora, se vi badano, se vi si destano, dimostrano essere composti allesercizii virili ed allarme. E se pi loro piace que versi e canti co quali si sogliono ninnare ed acquietare, significa che sono nati allozio e riposo delle lettere e scienzie. Ed un diligente padre di d in d comprender e pensar per meglio judicare ne figliuoli ogni piccolo atto, ogni parola e cenno, come si scrive fece quel ricco agricoltore Servio Oppidio Canusino, perch e vedeva uno de suoi figliuoli sempre avere el seno suo pieno di noci, jucare e donare a questo ed a quello; laltro vedevegli tutto queto starsi, e tristerello, annoverandole e per le buchertole traspoendole, conobbe per questo solo indizio, in ciascuno di loro che ingegno

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e che animo fussi. Per morendo gli chiam e disse: dividea loro la eredit, perch e non volea, se alcuna pazzia toccasse loro, avessero insieme materia dadirarsi; e feceli certi, come e vedeva non erano duna natura, ma luno saria stretto ed avaro, laltro prodigo e gittatore. E non voleva, dove in loro fusse tanta contrariet dingegno e d costumi, ivi fussero simili i loro animi oppositi e contrarii. E dove nella masserizia e spese non fussero duna opinione e volere, provvedeva fra loro non venisse ira niuna, ne vi cadesse dissidio alcuno di ferma benevolenzia ed amore. In costui adunque fu buona e lodata diligenzia: fece, come officio a padri di fare, stare curioso e cauto a provedere ognatto ne figliuoli ed ogni indizio; e con questi misurare che volont e che animi si scuoprono, ed a quel modo scorgere a che ciascuno pi sia da natura cinto e pronto. 5 Espressione dellintima natura. E possono di molti luoghi i padri assai bene scorgere a che ciascuno fanciullo saddirizzi. Nessuno uomo di cos compiuta e pratica et, ne di tanta malizia, ne di s artificioso ed astuto ingegno a occultare i suoi appetiti, voglie e passioni danimo, che se tu pi d varai lintelletto e locchio desto a mirare e comprendere suoi cenni, atti e maniere, nel quale tu non comprenda ogni suo vizio per occulto che sia. Scrive Plutarco per solo un guardo quale a certi vasi barbari fe Demostene, che subito Arpalo conobbe quanto e fusse avaro e cpido, e cos un cenno, un atto, una parola spesse volte ti scopre ed apre a vedere per tutto dentro lanimo duno uomo: e molto pi facile ne fanciulli, che nei pi saggi per et e malizia, giacche questi non sanno coprirsi bellamente con ficzioni o simulazioni alcune.

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6 Segni di buona indole. Ed ancora credo cos che un gran segno di buono ingegno ne fanciulli sia, quando raro si stanno oziosi; anzi vogliono fare ci che fare veggono. Uno grande segno di buona e facile natura quando presto e si racchetano, e la ricevuta ingiuria si dimenticano, n sono nelle cose ostinati, ma rimettono e cedono senza troppa durezza, e senza vendicarsi e senza vincere ogni volont. Uno grande segno danimo virile sta in uno fanciullo, quando egli a risponderti desto e pronto, presto ed ardito a comparire tra gli uomini, e senza salvatichezza e senza rustico alcuno timore; ed in questo molto, pare, luso e consuetudine gli aiuti. 7 Evitare lozio e la solitudine. Per sar utile, non come alcune madri usano, sempre tenerseli in camera ed in grembo, ma avvezzar gli tra le genti, ed ivi costumargli essere a tutti riverenti, ne mai lasciargli soli, ne sedere in ozio femminile, ne ridursi covando fra le femmine. Platone solea riprendere quel suo Dione di troppa solitudine, dicendo: che la solitudine era compagna e congiunta alla pertinacia. Catone vedendo un giovane ozioso e solo, lo domand quello che facesse; questo gli rispose, favellava da s a s. Guarda, disse Catone, che tu non parli teste con uomo alcuno cattivo prudentissimo! che sapea, e per uso, e per et, quanto ne giovenili intelletti umani pi possa la volont maestra corrotta di libidine, iracundia, o malvagia alcuna opinione e pensiero, che la vera ed intera ragione. E per conosciea costui, occupato ad ascoltare e risponde-

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re a se stessi pi facile consentire allo appetito e volont che alla onest, e manco credere alla contenenzia e fuga delle cose voluptuose, che a desiderati e aspettati suoi diletti e piaceri. Diventasi adunque cos per solitudine conjuncta con ozio, pertinace, vizioso e bizzarro. 8 Necessit di una precoce educazione virile. Voglionsi adunque i garzoni da primi d usarli tra gli uomini, ove e possono imparare pi virt che vizio, e fino da piccoli cominciarli a fare virili, usandoli ed esercitandoli in cose, quanto nella loro et si possa, magnifiche ed ampie, storli da tutti i costumi e maniere femminili. Ed i Lacedemoniesi facevano andare i fanciulli loro la notte al buio sopra i sepulcri per assuefargli a non temere n credere le maschere e favole delle vecchie; conoscevano, quanto uomo prudente niuno dubita, luso in tutta let valere assai, e nella prima adolescenzia pi quasi avere forza, che in tutte laltre. Chi da piccolo sar allevato nelle cose virili ed ampie, a costui ogni lode non suprema e di pi peso che allet sua non sappartenga parr se non leggiere, stimeralla non difficile ad intraprenderla. Per si vuole cominciare usare i fanciulli in cose laboriose ed ardue, ove con industria e fatica cerchino e sperino vera laude, e molta grazia. Ed in questo giova esercitargli la persona e lingegno; n si potria facilmente lodare quanto sia utile in ogni cosa lesercizio e molto necessario. Dicono i fisici (i quali lungo tempo hanno notato e conosciuto quanto ne corpi umani vaglia), lesercizio conserva la vita; accende il caldo e vigore naturale; schiuma le superflue e cattive materie; fortifica ogni virt e nerbo.

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9 Lesercizio. Ed lesercizio necessario a giovani, utile a vecchi: e colui solo non faccia esercizio, il quale non vuole vivere lieto, giocondo e sano. Ed lesercizio una di quelle medicine naturali, colle quali ciascuno pu se stesso senza pericolo alcuno medicare, come il dormire ed il vegliare, saziarsi ed astenere, e stare caldo e fresco, mutare aere, sedersi quieto ed esercitarsi pi e manco ove bisogna. E soleano linfermi uno tempo solo colla dieta e collo esercizio purgarsi e raffermarsi. A fanciulli, che sono per et s deboli che quasi sostengono s, pi si loda il giacere in quite molta e in lungo ozio; per che costoro stando troppo ritti, e sofferendo fatica sindeboliscono. Ma a fanciulletti pi forteruzzi, ed agli altri tutti, troppo nuoce lozio: empionsi per lozio le vene di flemma; stanno acquidosi e scialbi, e lo stomaco sdegnoso; i nervi pigri, e tutto il corpo tardo ed addormentato; e pi lingegno per troppo ozio si appanna ed offuscasi, ogni virt nellanimo diventa inerte e straccuccia. E per contrario, molto giova lesercizio: la natura si vivifica; i nervi sausano alle fatiche, fortifcasi ogni membro, assottigliasi il sangue, impongono le carni sode, lingegno sta pronto e lieto. N accade per ora riferire quanto sia lesercizio utilissimo, e molto necessario a tutte let, ed in prima a giovani. Vedilo come sieno pi i fanciulli allevati in villa, alla fatica ed al sole robusti e fermi, che questi nostri, cresciuti nellozio e nellombra, come diceva Columella, a quali non pu la morte aggiungervi di sozzo pi nulla. Stanno palliducci, seccucci, occhiaje e mocci. E per giova usarli alle fatiche, s per renderli pi forti, s ancora per non li lasciare submergere dallozio ed inerzia, usarli ad ogni cosa virile. Ed anche lodo coloro, i quali

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costumano i figliuoli sofferire col capo scoperto e il pi freddo; molto vegghiare addrento alla notte, levare avanti il sole, e nellavanzo, dar loro quanto richiede lonest, e quanto bisogna ad imporre e confermarsi la persona: assuefarli adunque in queste necessitadi, e cos farli, quanto si pu virili; per che le giovano pi molto non nocendo che elle non nuocono, non giovando... 10 Lesercizio della memoria. Chi dubita, quanto sia grandissima la forza dellesercizio? Ben lo conoscevano i Pitagorici, i quali fermavano con esercizio la memoria, riducendosi ogni sera a mente qualunque cosa fatta il d. E forse questo medesimo gioveria a fanciulli, ascoltare ogni sera quello che il giorno avessono imparato. E mi rammenta, che nostro padre spesso non bisognando ci mandava con imbasciate a pi persone, solo per esercitarci la memoria, e spessora di molte cose voleva udire il parer nostro, per acuirci e destarci lintelletto e lingegno, e molto lodava chi meglio avesse detto, per incenderci a contenzione donore. E cos sta bene, a padri in molti modi provare lingegno de suoi, star sempre desto, notare in loro ognatto e cenno, quelli che sono virili e buoni, trarli innanzi e lodarli, quegli che sono pigri e lascivi, emendarli, fare esercitare, secondo i tempi, quanto bisogna. Esercitarsi colla persona subito drieto al pasto si dice che nuoce; muoversi innanzi al cibo ed affaticarsi alquanto non nuoce, ma straccarsi non giova. Esercitare lingegno e lanimo in virt in qualunque ora, in ogni luogo, in tutte le cose lodatissimo.

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11 Esortazione ai padri. Piglinsi i padri questa faccenda adunque non a maninconia, ma pi tosto a piacere; tu vai alla caccia, alla foresta, affatichiti, sudi, stai la notte al vento, al freddo, il d al sole e alla polvere, per vedere correre, per pigliare. egli manco piacere veder concorrere due o pi ingegni ad attingere la virt? egli manco utile con tua lodatissima ed iustissima opera vestire ed ornare il tuo figliuolo di costumi e civilt che tornare sudato e stracco con qualunque salvaggiume? Adunque i padri con piacere incitino i figliuoli a seguire virt e fama; confortingli a concorrere ad attignere onore, festeggino chi vince, godino davere i figliuoli presti ed avidi a meritare lode e pregio. 12 Difficolt e gravezza delleducazione dei figli. Adovardo. Per certo, Lionardo, o io non so dirlo, o io non posso bene esprimere quello che io sento in me. In questo essere padre non sono i pensieri e le fatiche n s rare, n s leggieri, n s grati e dilettosi quanto tu forse credi. E che so io? i fanciulli crescono; segue il tempo di farli quanto di apprendere virt. I padri forse non sanno; forse per maggiori occupazioni non possono; hanno il pensiero e lanimo occupato altrove; non gli licito lasciare laltre cose pubbliche e private per dirozzare ed instruire i fanciulli. E cos bisogna il maestro, bisognati udirli stridire, vedili lividi, vergheggiati, e spesso se necessitato tu stesso darli, gastigarli. Ma queste, so, ti paiono nulla ch non sai lamore e la piet de padri quanto ella sia tenera e condogliosa. Appresso i fanciulli possono riuscire golosi, capestri, bugiardi e viziosi;

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n ora voglio, n potrei senza dolore ricordarmi dogni nostro incarco. 13 Educare i figli: primo dovere ed interesse dei genitori. Lionardo. Quale dee pesare pi al padre, o la bottega, lo Stato, la mercatanzia, o il bene e salvamento del figliuolo? Solea dire Crates, quello antiquo e famosissimo filosofo, se a lui fusse licito, salirebbe in sul pi alto luogo della Terra, e griderebbe: O cittadini, o stolti, dove ruinate voi e seguite voi con tante fatiche, con tanta sollecitudine, con tante innumerabili arti ed infinito affanno questo vostro coadunare ricchezze, e di quelli a cui avete e le volete lasciare, non vi curate, non vi avete pensiero alcuno, n diligenzia? De figliuoli, adunque, si vuole avere cura in prima, e poi delle cose le quali noi procuriamo, perch siano utili e comode a nostri figliuoli. 14 Una buona educazione la migliore ricchezza. E sarebbe non sanza stultizia non far che questi per chi tu acquisti roba meritino daverla e possederla; e sarebbe poca prudenzia volere che i figliuoli tuoi avessero a trassinare e governare cose, quali e non conoscessero, n sapessino quanto si debba maneggiare. N sia chi stimi le ricchezze se non faticose e incomode a chi non sa bene usarle; e sar non dannosa ogni ricchezza a colui il quale non la sapr bene usare e conservare? N a me piacerebbe chi donasse un cavallo gagliardissimo e generosissimo a un che non ben lo sapesse cavalcare. E chi dubita glimpedimenti e istrumenti da fare il vallo, da nutrire

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lesercito, da contenere glimpeti ostili, larmi da propulsare eseguire fugando glinimici; e cos simili altre molte cose essere allo esercito non men utili che necessarie? Ma qual isciocco non conosce lesercito ivi essere inutile, ove o darme o dimpedimenti sia troppo grave? E qual prudente non iudica tutte quelle medesime cose le quali moderate giovano, allora nuocere quando siano immoderate? Sono larme quanto basta utilissime a difendere la salute propria, ed a offendere il nimico: le troppe armi certo ti conviene o gittarle per vincere, o perdere per servarle. Adunque era meglio venire a vincere senza quello pericoloso incarco, che dubitando perdere convenirtene iscaricare. N mai nave alcuna stimo io si potr riputar sicura quando di cose, bench al sicuro navicar utilissime, remi, sartie e vele, sia superchio carica. Suol in ogni cosa non meno essere dannoso quel che v troppo, che utile quel che basta. N sar poca ricchezza a figliuo nostri lasciarli che da parte niuna cosa necessaria alcuna loro manchi. E sar di certo ricchezza lasciare a figliuoli tanto de beni della fortuna, che non sia loro forza dire, quella acerbissima ed aglingegni liberali odiosissima parola, cio, io ti prego. Ma certo sar maggiore eredit lasciare a figliuoli tale instituzion danimo, che sappino pi tosto soffrire la povert, che indursi a pregare o servire per obtenire di ricchezze. Assai ti sar grande eredit quella la quale satisfar non tanto a tutte le tue necessit, ma ed alle voglie. Chiamo io voglia solo quella, qual sia onesta; le voglie inoneste a me sempre parsero piuttosto furore di mente e vizio di animo corrotto, che voglie. Ci che tu lasci troppo a figliuoli, rimane incarco. Non amore paterno caricare i suoi di fatiche, ma alleggerirli. Ogni superchio carco sta difficile a reggere: quel el quale non si pu reggere, facile cade; n cosa alcuna pi si prova fragile quanto la ricchezza. N chiamer dono degno del padre verso il figliuolo quello dono il quale porti seco molestia e servit a ser-

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barlo. Daremo pur le cose moleste e gravi a nostri inimici; agli amici daremo letizia e libert. N confesser sia ricchezza quella, la quale abbia in s servit e maninconie, come per certo a pupilli hanno le soperchie ricchezze. Manco nocer a figliuoli procacciarsi al bisogno, che insieme col superfluo e isconcio incarco perdere quella parte, la quale era utile e comoda. Come senza dubbio avvien a chi non sa reggere e usufruttare i beni della fortuna, tutto quello il qual i tuoi figliuoli non sapranno maneggiare e governare, tutto quello sar loro superfluo ed incomodo. Per si vuole insegnare a tuoi virt, farli imparare reggere s in prima, ed emendare gli appititi e le volont sue; instituirli che sappiano acquistare lodo, grazia e favore; ammaestrarli che sieno dotti, come nellaltre cose civili, cos a conservarsi onore e benevolenzia. Gi per chi non sar ignorante in questo modo ad esornarsi di fama e dignit, per certo sar saputo e dotto a conquistare e conservare ognaltra minor cosa. 15 Padri e maestri. E se i padri da s non sono atti, o per altre maggiori faccendi (se alcuna maggiore, che avere cura de figliuoli) troppo occupati, abbino persona dalla quale i figliuoli possano imparare dire e fare le cose lodate bene e prudentemente; come diceano di Peleo, el quale ad Achille suo aveva dato in compagnia quello Fenix prudentissimo ed eloquentissimo, acci che da questo il figliuol suo Achille imparasse esser buono oratore di parole e buono fattore delle cose: ovvero darlo a chi pi sappia porlo appresso di chi e possa apprendere buone instituzioni al vivere, e buoni erudimenti al conoscere e sapere le pregiate cose. Marco Tullio Cicerone, quel nostro prin-

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cipe degli oratori, fu dal suo padre dato a Quinto Muzio Scevola iurisconsulto, che mai se li partisse da lato: prudente padre: volea che l figliuolo fusse appresso di chi lo poteva rendere dotto e prudente, molto pi che forse non poteva esso. Ma chi pu con sua opera ornarlo di virt, lettere e scienzia, come puoi tu, perch non debbe egli lasciare ognaltra faccenda per aversene il figliuolo pi lecterato, costumato, savio e pi civile? Catone, quel buono antiquo, non si vergognava, ne li pareva fatica insegnare al figliuolo, oltre alle lettere, anche notare, schermire e simili tutte destrezze militari e civili. E stimava in se officio de padri insegnare a figliuoli tutte le virt, qual fusse degne sapere a liberi uomini. N gli pareva justamente da chiamare libero alcuno, in chi si disiderasse virtute alcuna: per di tutte volle non altri che lui stesso ne fusse instructore. N gli parse da preporsi alcuno in simile opera; n stimava si trovasse chi dovesse essere nelle cose sue pi che lui stesso sollecito; ne judicava i figliuoli con quello amore imparassino da altri, quanto e facevano dal proprio padre. E pi giova la fede, lamore e la cura del padre in fare i figliuoli suoi virtuosissimi, che non faria ogni maggior doctrina di qualunque altro licteratissimo. E quanto a me, in questo piacerebbe seguire Catone e gli altri buoni antichi, i quali erano a figliuoli, in quello che sapevano, maestri e doctori; e sopratucto volevano essere quelli che emendassero ne loro ogni vizio e rendessoli molto virtuosi: in quello che restasse, aggiungnevano i figliuoli appresso di quegli i quali con maggiore uso e dottrina e divenissero dingegno espertissimo e di virt ornatissimi.

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16 Come correggere i fanciulli. Cos farei io se io fussi padre: ogni mia prima e propria cura sarebbe fare i figliuoli miei molto costumati e reverenti; e se pure i fanciulli sdrucciolassino in qualche vizio, penserei che lerrare qualche volta cosa comune della fanciullezza. E vogliono i fanciulli essere correcti con modo e ragione, e anche talora con severit: non vi si accanire per suso, come alcuni rocti e furiosi padri fanno; castigarli sanza ira, sanza passione danimo, fare come Archita, quel Tarentino, el quale disse: Se io non fussi crucciato, io te ne pagherei. Savio detto! non gli pareva di pigliarne punizione, se prima non deponeva lira. N pu lira colla ragione stare insieme; e correggere senza ragione cosa da stoltissimi. E chi non sa con senno correggere, non merita di essere n maestro n padre. Per piaccia a padri piuttosto vedere i figli piangere e continenti, che ridere e viziosi. 17 Dei difetti pi pericolosi e, in particolare, dellostinatezza. Soprattutto a me pare si vogliono emendare e gastigare di tutti, e prima di questi vizi comunissimi a fanciulli, ma pi che gli altri nocivi e molto dannosi; e in questo pi avervi che non sogliono i padri cura e diligenzia, che i fanciulli non crescano provni e caparbi, e che non siano fallaci n bugiardi. Suole chi provno e ostinato in dire e fare lopinioni sue, mai dare orecchie ad altrui buoni consigli; sempre in se stesso troppo fidarsi e pi allopinioni sue che alla prudenzia e ragione di qualunque altro approbatissimo ed espertissimo credere,

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stare superbo, gonfiato, pieno di veneno e di parole odiose, e incomportabili, onde leggiermente da tutti si rende mal voluto. Qui mi piace la sentenzia di Gherardo Alberti, al quale ogni durezza troppo dispiaceva. Uomo liberalissimo, facilissimo e umanissimo, solea dire parergli che el capo dellostinato e provno uomo fusse non altrimenti che di vetro; e come in sul vetro niuna punta, per acuta e forte chella sia, pu n segnarlo n penetrarlo, cos luomo duro e nelle sue opinioni confermato e immobile, mai acconsente a niuna, per acuta e forte ragione che proposta gli sia: non consiglio, non certo e vero disegno alcuno contro a suoi propositi si ferma. E siccome el vetro medesimo per ogni minima picchiata si spezza e fracassa, cos lo indurito e incaparbito si rompe ad ira, versasi con parole pazze e furiose, sparge e trascorre in cose ove gli forza pentirsi e soffrire molta pena della durezza sua. Per provveggano i diligenti e prudenti padri e maggiori; estirpino dalle menti e consuetudini de suoi sino dalla prima infanzia questo massime e ogni altro simile vizio, n lascino nelle menti e uso invecchiare alcuna mala radice, per che il mal vecchio poi disteso e abbarbicato, sta con radici troppo grandi e troppo tenaci. E come a chi scamozza il tronco annoso e indurato, per le radici poi vede rampollare pi e pi astili e rami, cos el vizio negli animi degli uomini arradicato, e per uso offrmato, che solea stendersi, e ampliarsi quanto la volont lo pingeva, ora circumstrecto e rimesso dalle acerbit de tempi, e dalle necessit, pare che da molte parti rampolli altri assai vizii. Vedesi chi era prima in larga e libera fortuna vivuto prodigo e lascivo, poi per nuove adversitati impoverito, per cpido asseguire alcuna antica e a lui consueta volupt per satisfare a suoi appetiti e volont, diventa furone, deceptore, ractore, e dassi a bruttissimi esercizi, e a vilissime arti ed infame, Cos si trova chi gi in se stesso abituato a non patire, se non quanto gli

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aggradi, e in ci che a lui piace molto volersi contentare, e di tutte le sue opinioni e imprese agli altri soprastare. Costui se caso alcuno gli se oppone, e interrompe le voglie e concertazioni sue, pare non si curi dare se stesso in precipizi, e ruine maravigliose; non stima roba, non onore, non amist. Ogni lodata e da mortali desiderata cosa pospone alla opinione sua, solo per adempiere la sua impresa soffre rimanere e senza fortuna ancora e senza vita, E cos chi di se stesso poco fa cura, molto manco curer della quiete e bene della famiglia sua. Per a padri sta molto debito a buonora cominciare a resecare e svellere ne suoi tanto e s pericoloso vizio, qual si vede questa provanit essere non solo a chi ne sia vizioso, ma a tutta la famiglia pestifero e mortale. In cosa alcuna, per minima chella sia, mai patiscano i maggiori ne fanciulli indurarvi niuna ostinata volontate o proposito. E tanto loro pi ogni gara dispiaccia, quanto in s la veggano men lodevole. 18 Le bugie. E cos ancora molto procurino, i suoi figliuoli sieno in ogni cosa molto veritieri, e stimino quanto egli troppo pi dannoso che brutto vizio, essere bugiardo. Chi savvezza a fingere e negare la verit leggiermente per onestarsi, molte volte periura; e chi spesso iura con animo ficto e fallace, costui di d in d savvezza a men temere Dio, a spregiare la religione. E chi non teme Dio, chi nellanimo suo have spenta la religione, questo in tutto si pu riputare cattivo. Aggiugni qui che uno bugiardo si truova in tutta la vita sua infame, sdegnato, vile, schifato ne consigli, sbeffato da tutti, senza avere amist, senza alcuna autorit! N sar virtute alcuna, per grande chella sia, in uno bugiardo riputata mai, o

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pregiata: tanto sozzo e laido questo vizio, che immacula e disonesta ogni altro splendore di lode. 19 La religione. E perch noi toccammo della religione, si vuole empiere lanimo a piccoli di grandissima reverenzia e timore di Dio, imperocch lamore ed observanza delle cose divine mirabile freno a molti vizi; e se a padri duole quella cura di correggere e gastigare i figliuoli, facciano come diceva Simonides poeta ad Jerone, appresso Xenofonte: Le cose grate a figliuoli faccianle loro, e le ingrate lascinle fare ad altri; onde sia benevolenzia prendansela, onde nasca odio deferiscano ad altri. 20 Dei castighi. Abbiano i figliuoli tuoi chi e temano, el maestro da chi e siano gastigati, pi tosto con paura che con busse: e sia il preceptore pi sollicito, a non lasciare i suoi discepoli errare che a gastigarli. Ma e sono molti padri che per troppa non vo dire piat e misericordia perdonano ogni cosa a figliuoli, e pare loro che basti dire nollo fare pi! Eh sciocchi babbi! se l fanciullo ar scalfito il pi, subito si mander pel medico; tutta la casa sinfaccenda; ognaltra cosa si lascia adrieto; ma se il figliuolo cade collanimo in quella superbia di fare e rispondere se non quello che gli pare, se ruina in quella golosit, se profonda in quella ostinata e caparbia pruova, onde n con ragione, n con argomento alcuno si pu cavarlo, perch non volere el medico che gli emendi e guarisca lanimo tanto corrotto, e che gli rassetti la mente mal

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composta? che gli fasci e leghi gli appetiti e volont bestiali con ragione, ammonimenti e correzioni? che gli saldi con onestade e tema quella piaga ed apertura di licenzia, onde e riusciva cos dissoluto, disubbidiente, e cos a sua voglia scellerato? Quale stolto padre dir non volere udire el suo figliuolo piagnere, non gli patire lanimo vederlo gastigato, o non potere attendere a tanto suo ufficio? Saresti tu di quelli che stimasse essere pi officio del maestro gastigare i tuoi figliuoli, che tuo? Saresti tu di quelli a chi manco dispiacesse il vizio de figliuoli tuoi che ognaltra fatica? Certo stimo no; per che ti saria scripto a grande errore, per conosci quanto da vizi e lascivia, di chi per tua negligenza fatto vizioso, aresti daspettare, oltre alla vergogna, dolori assai, come si vede un vizioso figliuolo essere lultimo tormento de padri. Dunque gastigarli, averne cura e opera come suole lortolano fare nel campo: non si cura di calpestare qualche fructifera buona erba per sveglierne le triste e nocive. Non si curi ad simile el padre, facendo il figliuolo migliore, aspreggiare un poco pi che la natura e tenerezza sua non gli patisca. 21 Che i padri debbono esser desempio ai figli. Ma sono forse alcuni non che gli svelgano da giovani i sozzi costumi, ma e vi seminano mille vizii; che credi tu quanto a minori noccia vedere il padre scostumato, nel parlare e ne fatti altiero e bestiale, a ogni parola salire in voce e in superbia, iurare, garrire sanza fine, bestemmiare, furiare? E pare a minori ne costumi, quanto a maggiori, dovere o potere! E siamo venuti a tanto (colpa, vizio, e negligenza di chi regge la giovent), che i fantini, prima ghiotti domandano il cappone e la

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starna che sappiano come le cose abbiano nome: prima richieggono i cibi rari ed eletti che possono con tutti i denti masticarli. Il padre adunque in s stesso goloso e lascivio (e per questo alle volont de suoi cari piatoso e facile), gliele consentir. Costoro cos fatti, cos dissoluti padri arei io per scusati, se per fare i suoi onesti e costumati, non sattentassino di farli piagnere, perch aspettano, come accade, che i figliuoli facciano piagnere loro. E se pure c di questi a chi non piace in altri quel vizio che in s non li dispiace, che essendo lecconi a odiano i ghiotti; essendo periuri sdegnano i cianciatori; essendo in ogni cosa ostinati biasimano i gareggiatori, e per questo troppo severi gastigatori, correggendo ne suoi figliuoli que vizii in quali sentono se essere quasi infami, battono, picchiano i fanciulli, e sfogano altri suoi crucci e sdegni sopra de suoi; iniustissimi! che non emendano s prima di quello che tanto gli spiace in altri. A costoro si pu dire: o stolti, o pazzi padri! come volete voi che quegli piccini non abbiano imparato quello che la vostra canuta gola glinsegna? Siano adunque solliciti i padri in ogni modo, e con parole admonendo, e con la sferza gastigando, al tutto cavino i vizi dagli animi che ora verziscono; sementingli buone virt; rendano i figliuoli suoi da ogni parte culti e ornati di costumi! stolgangli da lezii, dalla cucina; facciangli esercitare in cose lodate e magnifiche; e sappino che poco altro merita laude, se non quello che faticoso a fare. 22 Natura ed educazione. Difficolt ed osservazioni. Adovardo. Quanto m caro, che noi, non so come, siamo entrati in questi ragionamenti, certo giocondi, e utili. Molto mi piace Lionardo faccia meco, come alcu-

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na volta alle nozze in villa mi rammenta che uno si traina drieto due rami di persone che ballano. Cos fa tu Lionardo: a uno suono di parole tu insieme mi pruovi lessere padre sia cosa dilettosa e dolce, e anche minsegni come sieno fatti i veri buon padri. E sino a qui, si ti ho bene inteso e nel ragionar tuo ben compreso, tu vuoi che i padri sieno pi diligenti che piatosi: e molto mi piace questa tua sentenzia, e molto m a grato questo nostro ragionamnto. N mai si vorrebbe ragionare se non di cose buone e mature, come tua usanza, quanto facciamo teste noi: seguiamo adunque questa tua incominciata, come dissi, danza. E io voglio, Lionardo, essere teco un poco malizioso, e come quelli che ne cerchi vogliono essere pi che gli altri riputati: ogni non netto e atto detto appuntano. Ecco teste, Lionardo, dicevi tu che i figliuoli si vogliono guidare l dove la natura gli chiamava: dipoi dicesti che giovava collo esercizio svolgerli altrove, e con uso guidarli a una virilit maggiore e a una tale fermezza danimo, quanto si pu intera ed ampia: tutte queste cose a te paiono forse leggieri; e se quelli filosofi tanto in se stessi poterono, tu forse credi che ancora per nostra opera e aiuto a nostri fanciulli quel medesimo sia non difficilissimo, o a noi molto ne nostri possibile? E se quelli maturi tanto poterono in se statuire e seguire, stimi ora che a noi non sia molta difficult e quasi impossibile, prima scorgere lambigue e oscure inclinazioni de nostri, poi emendargli e intorcergli ad altra nuova via, contraria a quella per la quale, incitati e tracti, seguivano sua natura? E quando tutto fusse a noi aperto a intrarvi colla industria e sollecitudine, e non oscuro a provvedervi colla discrezione e vigilanza, egli pure affanno assai a padri, ove e non sanno de due propositi beni nel figliuolo deliberare e pigliare il migliore? Ed lli grandissimo dolore de conosciuti mali ne suoi, non gli essere quanto vorria licito schifarli e discacciarli. Chi

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desidera che siano in prima ben licterati, chi solo si contenta sappiano scrivere, e contare quanto nel vivere civile sia utile e necessario, chi goderebbe vederli robusti, forti in arme, ed esercitati. Io ne miei, so bene assai quello che me ne fare. Ma io odo spesso degli altri padri in questa maninconia, che non sanno in molte cose deliberarsi, e temono troppo non pigliare partito non utile. Lionardo. Cos mi fa, Adovardo; segui, assettami queste mie mal composite parole, come se noi in presenzia di molti nelle pubbliche e famose scuole disputassimo, ove sogliono non meno curare di parere sottili ed acuti dingegno, che copiosi di lettere e di dottrina. Qui tra noi sia lecito questo parlare pi libero, non tanto pesato, non ridotto a s ultima lima, quanto forse altri desidererebbe. Gi questo fra noi stato uno ragionare domestico e, famigliare, non per insegnarti cosa in che tu pi di me se esperto e dotto; ma non per poi che tu mi tiri, mi vergogner seguirti ragionando quanto vorrai. Fiemi piacere qui come altrove averti compiaciuto. 23 La natura. Dicono, come ti sai, i licterati, che la natura in tutte le cose molto se adopera, quanto sia dovuto e conveniente, produrle compiute di membra e potentia, senza mancamento o vizio, tali che le possino se stesse in sua et conservare, e allaltre procreate cose in molta parte giovare. E dimostrano, quel si vede in ogni animante, da essi primi naturali suoi principi tanta forza, ragione e virt loro essere innata, quanta basti per conseguire sue necessitati e riposo, e quanta giovi per fuggire e propulsare quello che a s fusse contrario e nocivo: vedesi questo, quasi da innata ragione, a ciascuno uomo non stultis-

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simo in altrui dispiace, e biasima ogni vizio e disonest, n si truova chi non reputi in uno vizioso esservi mancamento. Pertanto, se la sentenzia di costoro non da biasimare, i quali con ancora molte altre ragioni pruovano ogni cosa da prima intera natura quanto per s possa venire s perfecta, a me certo parr potere affirmare questo, che tutti i mortali sono da essa natura compiuti ad amare e mantenere qualunque lodatissima virt; e non virt altro se non in s perfetta e ben producta natura. Pertanto stimo mi sar licito potere dire, il vizio nelle menti e animi de mortali sia scorretta consuetudine e corrotta ragione, la qual viene da vane opinioni e imbecillit di mente. Ben forse confesserei qualche stimolo pi e meno da natura fusse congiunto alle cupidit e appetiti degli uomini, come, se ben mi rammenta, gi intesi che i sanguinei sono naturalmente pi che i maninconici amatori, e collerici subiti ad ira. Ne flemmatici sta una desidia e pigrizia; e sono i melenconici quasi pi che gli altri timidi e sospettosi, e per questo avari e tegnenti. Se adunque ne tuoi apparir naturale alcuna optima disposizione dingegno, intelletto e di memoria, sar da seguire in loro con ogni industria dove la natura la dirizza, alle scienze subtilissime, alle lettere e doctrine elegantissime e prestantissime. E se li vederai robusti, altieri danimo, volonterosi e pi atti agli esercizii militari che allozio delle lettere, in questo ancora sar da seguire la natura: usarli in prima a cavalcare, armare, saettare, e nellaltre destrezze lodate negli uomini darme: e cos in ogni buona disposizione seguire ammaestrando quanto e giovi; ma nelle male inclinazioni, vincerle con studiosa cura e assidua diligenzia. E qui giudicano i prudenti pi nel vizio possa luso e consuetudine lasciva e immoderata, che naturale alcuno appetito o incitamento. Tutto il d si pruova questo, per disonesta compagnia, per trovarsi non rarissimo ne luoghi poco casti, i giovani, i quali da natura erano riposati, remissi e vergognosi, ivi diventano

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immodestissimi, sbardellati, e avventatacci. E cos nelle altre simili cose, si vede qualche consuetudine pi valere in noi, che i naturali nostri appetiti a farci viziosi, come abbondare di troppi apparecchiati cibi fa luomo libidinoso. Onde nacque lo antico proverbio: Senza Libero e Cerere, giace fredda Venere. Cos adunque statuiremo, il male uso corrompe e contamina ogni ben atta e bene composita natura. La buona consuetudine a tempo vince e emenda ogni appetito non ragionevole e ogni ragione non perfetta. Pertanto mi pare offizio a padri, se il fanciullo declina a desidia, a troppa iracondia, ad avarizia e simili vizi, trarlo su a virt, con studio ed esercizio di buone e lodate cose. E se da s il figliuolo fusse nella via addritto a virt e lode, confermarvelo e reggervelo con documenti ed esempli. E come bench uno sia per la buona e dritta via ad andare al teatro, pure pu fermarsi e badare e perdere tempo; cos, bench la via ad acquistare faina e laude li sia da natura aperta e facile, pure in molti modi pu ritardarsi e smarrirla. Per saranno i padri desti e previdenti in conoscere lanimo e volont de figliuoli, nelle laude aiutarli, e, contrario, strli da ogni dislodata maniera e vezzo. N credo io a padri diligenti e maturi sia molto difficile conoscere quanto i figliuoli sieno bene animati e volenterosi a farsi valere e pregiare. N stimo gran fatica, se in parte alcuna sono scorretti, emendarli: n giudico molto spesso accaggia che ti sapparecchi pi cose utili, alle quali tu non abbia qualche disparit da preporne qualcuna: e io sono di quelli che sempre desidererei ne miei prima lonore, poi quanto con onore si potesse utile.

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24 Instabilit dei giovani. Adovardo. Piacemi questa tua sentenzia, Lionardo, e lodala; ma stima per pi difficile che non pare conoscere ed emendare i vizi nella giovent. La giovent cosa volubile: le voluntati, gli appetiti de giovani sono infiniti, sono instabilissimi, ed quasi impossibile a qualunque prudentissimo fermare in loro certa alcuna instituzione. E chi potria in tanto mutamento danimo affermare qual sia buono e quale cattivo? Chi potria in tanta incertezza tenere certo ordine e modo a correggere ed emendare i vizi innumerabili, quali dora in ora nella giovent ti pare vedere? 25 Vizi e virt. Lionardo. Io riputerei assai buono essere colui, in cui non fusse manifesto vizio alcuno; e chiamerei costui perfetto, in cui si vedesse molta virt, senza minimo alcuno vizio. Manco che mezzani mi sogliono parere coloro ne quali sono le virt con qualche scellerato e manifesto vizio. I vizi si fanno chiaro conoscere, e sono di natura, che sempre fanno come solea dire Vespasiano Cesare: La volpe muta il pelo, non il colore. Il vizio sempre a tutti parer pur vizio: sempre sar presto a scoprirsi, e mostrarsi pi noto. E ponvi mente, bench sopravvenga, o maninconie, o povert, o altri disagi pe quali il ghiotto e lascivo non pu empiere le brute sue volont, pure quando gli sia permesso satisfare, ivi le voglie sue rinascono; e cos subito torna al primo suo ingegno. Per lodava io stare desto e preveduto, e non aspettare che

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il vizio si fermi ne giovani. Ed in questo si vuole seguire il consiglio, qual si dice diede Annibale ad Antioco re di Siria: disseli che i Romani non si potevano vincere pi facile se non in Italia, colle medesime arme e terre latine. E come dal fonte primo si vuole svolgere il rivo, chi cerca dirivarlo altrove, e non aspecter che allungo corso sia fatto maggiore; cos faccino i padri: subito ogni gorellina dindizio vizioso che surge ristagnino emendando; ricuopranla di virt; non patiscano che il vizio si sparga in pi ampio rivo; per che poi quando fusse augmentato, molto pi gli sarebbe fatica a disvolgerlo, ed in lui saria non minimo biasimo essere stato o cieco a nollo scorgere, o pigro a non averne avuto miglior cura. E se pure il vizio abbonda, vuolsi dirivare il corso delle giovanili volont, non per mezzo il campo dove si semina la virt, non interrumpere gli ordinati virili esercizi, ma da lato concederli qualche loco in modo chellabbino il corso suo senza nuocere alla cultura tua. E cos collarme medesime, co viziosi stessi vincere lanimo fermato nel vizio, porli la vita degli altri viziosi avanti, quasi come uno specchio, ove e si rimiri, e vegga la bruttezza e sporcizia de scellerati, ed a quel modo impari avere a odio ogni cosa non onesta e pregiata: e stimo giover molto mostrargli e arricordargli i viziosi quanto siano sviliti, odiati da ogni buono, e schifati da qualunque onesto. E quanto i lascivi, mai non sieno n appresso gli altri ricevuti, n in se stessi contenti, non lieti, non senza affanni, sempre pieni di stimoli e molestie danimo. Test maccade in memoria udire da messer Antonio Alberti quanto poi, ponendovi mente, veggo per effetto: quegli in chi sono i vizi, mai nellanimo sentono requie n riposo. Che credi tu stia in mente degli omicidi, latroni, e scelleratissimi uomini? Credo certo ogni ora che si raccolgono a ripensare in che infamia, in che peccato siano caduti, tristi non ardiscono da terra levare gli occhi, temono meschi-

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ni la vendetta di Dio, hanno a vergogna la presenzia degli uomini, sempre pensano il loro maleficio da tutti essere biasimato, sempre stimano essere s dagli altri uomini odiati, spesso desiderano la morte! Ma diciamo degli altri minori e men rari vizi negli uomini. Uno giuocatore, uno baractiero, mai pare si possa riposare collanimo. Vedilo se vince stare in agonia e bramare pi di vincere almeno tanto che basti per riscuotere il vestire, per comprare il cavallo, per satisfare al creditore. Sempre allo spendere pi sono le voglie che i denari; e cos se perde, e si consuma di dolore, ed arde di voglia di riscuotersi. Simile uno goloso ancora mai si sente nellanimo lieto, sempre gli rode quel goloso pensiero, n in fra l vino e lubriachezze si reputa contento, ma vergognasi dessere veduto disonesto, e teme le sue lascivie non si risappino, e poi molto si pente aversi disonestato... Cos ogni vizio ed ogni lascivia, ogni cosa fatta e detta senza ragione e modestia, lascia lanimo pieno di pentimento. E, come diceva Archita Tarentino filosofo, niuna pestilenzia si trova pi capitale che la volupt. Questa in se conduce i tradimenti inverso la patria, produce eversioni della repubblica, di qui sono i colloqui collinimici. Simili e molti altri ricordamenti, giovano a mettere in odio il vizio: ma insieme si vogliono inanimare i giovani ancora alla virt, in ogni ragionamento lodarli i virtuosi, mostrar loro da tutti meritino essere amati, in molti modi gloriarli, e fare s che i nostri, se non possono essere in supremo luogo virtuosi, almanco desiderino giugnere in alto e preclarissimo grado di lode e dignit, e insieme molto stimino in se stessi, ed onorino in qualunque sia la virt. Soleano gli antichi ne conviti solenni e nelle feste rimunerare, cantando, le lodi de fortissimi uomini, ne quali erano state virt singularissime e utilissime a molti popoli, onde fu Ercules, Esculapio, Mercurio, Ceres e gli altri simili, concelebratissimi e

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chiamati Dii, s per rendere premio a meriti loro, s ancora per incendere negli uomini uno ardore a virt, ed a meritare in se stesso pari lode e gloria. Oh prudentissima ed utilissima consuetudine! oh esemplo ottimo da seguitare! Non restino i padri in ogni loro ragionamento in presenzia de figliuoli ad estollere le virt degli altri, e cos molto vituperare qualunque sia vizio in altrui. In ciascuno non in tutto freddo e tardo de intelletto, pare da natura sia immessa molta cupidit di laude e gloria; e per questo i giovani animosi e generosi, pi che gli altri desiderano essere lodati. Per tanto molto giover e con parole incendere de figliuoli molto amore alle cose lodate, e confermare in loro grandissimo odio contro le cose disoneste, e brutte. Ma se ne figliuoli nostri fussero alcuni vizi, vorrei vedere i padri con ogni modestia biasimarli, mostrando condolersi de loro errati, come di suoi figliuoli, e non come inimico vituperarli, o con parole acerbissime perseguitarli. Perocch, chi si sente svilire, indurisce con sdegno e odio, ovvero se stesso abbandona, disfidasi, e casca in una servit danimo, ove pi non cura onestarsi. E cos se ne figliuoli sono virt, bellamente lodarli; per che per le troppe lode spesso si diventa superbo e contumace. E posso estimare che a niuno padre non inerte e supino dover questa parete ambigua o incerta ragione a rendere il suo figliuolo emendatissimo, ove con simili facilissimi ed ottimi modi, subito purgher ogni minimo vizio, quale scorger ne figliuoli insurgere: appresso, e istituiralli di buone lodi, e di molti ornamenti danimo e di virt.

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26 Indulgenza dei padri. Adovardo. Non ti nego Lionardo che i padri, quanto tu vorresti, diligentissimi, potranno in gran parte giovare a costumi de suoi, e con suo studio e cura potranno emendarli e fargli migliori; ma non so come uno infinito amore vela ed offusca gli occhi de padri, per modo che radi veggono ne figliuoli i vizi, se non poi che sono bene scoperti ed ampli. Ivi pensa tu quanto sia difficile sbarbicare uno gi per uso confermato vizio: ed anche pure in quegli che sono modesti e ben costumati figliuoli, par che i padri non sappiano in tutto da che si principiare per condurli, ove e desiderano lodo e fama. 27 Le lettere. Lionardo. E chi non sa la prima cosa utile debbono essere le lettere? ed intanto la prima, che per gentiluomo che sia di sangue, sanza lettere sar rustico reputato. E vorrei io vedere i giovani nobili pi spesso col libro in mano, che collo sparviere in pugno; n mai mi piacque quella comune usanza dalcuni, i quali dicono assai basta sapere scrivere il nome tuo, e sapere assommare quanto resti a ritrarre. Adunque a una famiglia... mi pare necessario allevare i giovani per modo che insieme collet crescano in dottrina e scienzia, non manco per altre utilit quali alle famiglie danno i letterati, quanto per conservare questa nostra vetustissima e buona usanza... E voi giovani, quanto fate, date molta opera agli studi delle lettere; siate assidui; piacciavi conoscere le cose passate e degne di memoria; giovivi comprendere i buoni e utilissimi

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ricordi; gustare il nutrirvi lingegno di leggiadre scienzie; dilectivi ornarvi lanimo di splendidissimi costumi; cercate nelluso civile abbondare di maravigliose gentilezze; studiate conoscere le cose umane e divine, quali con intera ragione sono accomandate alle lettere. Non s soave, n s consonante coniunzione di voci e canti, che possa agguagliarsi alla concinnit ed eleganzia di un verso dOmero, di Virgilio, o di qualunque degli altri poeti. Non s dilettoso, ne si fiorito spazio alcuno, quale in se tanto sia ameno e grato, quanto la orazione di Demostene, o di Tullio, o Livio, o Xenofonte, o degli altri simili soavi, e da ogni parte perfectissimi oratori. Niuna si premiata fatica, se fatica si chiama pi tosto che spasso e ricreamento danimo e di intelletto, quanto quella del leggere e rivedere buone cose assai: tu nesci abundante desempli, copioso di sentenzie, ricco di persuasioni, forte dargumenti e ragioni; fai ascoltarti; stai tra cittadini udito volentieri; mranoti, ldanoti, manoti. Non mi estendo, che troppo saria lungo recitare quanto sieno le lettere, non dico utili, ma necessarie a chi regge, e governa le cose; n descrivono quanto elle sieno ornamento alla repubblica... Segli cosa alcuna o che stia benissimo colla gentilezza, o che ornamento alla vita degli uomini, o che dia molto utile alla famiglia, certo le lettere sono quelle, senza le quali si pu riputare in niuno essere vera gentilezza, senza le quali non si pu stimare in alcuno essere felice vita, senza le quali non si pu pensare compiuta e ferma alcuna famiglia. E mi giova lodare qui a questi giovani, in tua presenzia, le lettere, a cui sommamente elle piacciano. E per certo, Adovardo, cos ; le lettere sono piacevoli a te, grate a tuoi, utili a tutti, e in ogni vita necessarie.

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28 Le varie discipline da insegnare. Faccino adunque i padri che i fanciulli si diano alle lettere con molta assiduit, insegnino a suoi intendere e scrivere molto corretto, ne stimino daverli insegnato, se non veggono in tutto i garzoni fatti necti buoni scrittori e lettori: egli quasi simile qui mal sapere la cosa, o nolla sapere. Dipoi imprendano labbaco e quanto sia utile geometria; le quali due sono scienzie atte e piacevoli agli ingegni fanciulleschi, e in ogni uso ed et non poco utili saperle. Poi ritornino a poeti, agli oratori, a filosofi, e sopra tutto si cerchi daver solleciti maestri, da quali i fanciulli non meno imparino costumi che lettere. Ed arei io caro, che i miei sausassero co buoni autori: imparassino grammatica da Presciano e Servio, e molto si facessino familiari non acartule e grecismi ma sopra tutti a Tullio, Livio, Sallustio, ne quali singularissimi ed emendatissimi scriptori, dal primo ricevano principio e attingano quella perfettissima e splendidissima aere deloquenzia, con molta gentilezza della lingua latina. Allo intelletto, si dice, interviene non altrimenti che a uno vaso: se dapprima tu vi metti cattivo licore, sempre da poi ne sapr. Per si vogliono fuggire tutti questi scriptori crudi e duri, seguire que dolcissimi e soavissimi, averli in mano, ristare mai di rileggerli, recitarli spesso, mandarli a memoria. Non per biasimo la dottrina dalcuno erudito e copioso scriptore, ma bene propongo i buoni, e avendo copia de perfetti, mi spiace chi pigliasse i mali. Cerchisi la lingua latina in quelli i quali lebbono netta e perfettissima; negli altri toglianci le altre scienzie delle quali e fanno professione. E conoscano i padri, che mai le lettere nuocono, anzi sempre a qualunque si sia esercizio giovano. Di tanti licterati, quanti nella Casa nostra sono stati egregi e singulari, niuno per le lettere mai allaltre fac-

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cende fu se non utilissimo. E quanto la cognizione delle lettere sia a tutti sempre nella fama e nelle cose giovata, test non bisogna proseguire. 29 Gli svaghi E non credere per, Adovardo, che io voglia che i padri tengano i figliuoli incarcerati al continovo tra libri; anzi lodo che i giovani spesso e assai, quanto per recrearsi basta, piglino de sollazzi. Ma sieno tutti i loro giuochi virili, onesti, senza sentire di niuno vizio o biasimo. Usino que lodati esercizi, a quali i buoni antichi si davano. Gioco ove bisogni sedere, quasi niuno mi pare degno duomo virile. Forse a vecchi se ne permette alcuno, scacchi, e tali, spassi da gottosi; ma niuno di quegli giuochi senza esercizio e fatica a robusti giovani mi pare lecito. Lascino i giovani non desidiosi, lascino sedersi le femmine, e impigrirsi; loro in s piglino esercizio colla persona e ciascuno membro: saettino, cavalchino, e seguano gli altri virili giuochi e di fatica. Gli antichi usavano larco, ed era una dilicatezza de signori uscire in pubblico colla faretra e larco, ed era loro scritto a laude bene adoperarli... Ed usino i nostri giovani la palla, giuoco antichissimo e proprio alla destrezza, quale si loda in persona gentile. E solevano i supremi prncipi molto usare la palla, e tra gli altri Gaio Cesare molto se ne dilett... 30 Educazione fisica e milizia. N mi dispiaceria i fanciulli avessino per esercizio il cavalcare, imparassino stare nellarme, usassino correre e

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volgere, e ritenere il cavallo, per potere al bisogno essere contro glinimici alla patria utili. Soleano gli antichi, per consuefare la giovent a questi militaci esercizi, porre que giuochi troiani, quali bellissimi nella Eneida discrive Virgilio: e trovossi tra prncipi miracolosi cavalcatori. Cesare, si dice, quanto poteva forte correva uno cavallo tenendo le mani dietro relegate; Pompeo in et danni sessantadue, in suno cavallo che quanto potea fortissimo corresse, lanciava dardi, nudava e riponeva la spada. E cos amerei io ne nostri, da piccoli imparassino cavalcare, schermire, notare, e tutte simili cose, quali in maggiore et spesso nuocono nolle sapere. E se tu vi poni mente, troverai tutte queste quali ho dette essere necessarie alluso e vivere civile, e tali, che i piccoli senza molta fatica bene e presto imparano...

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III Antonio De Ferraris

1 Leducazione presso le antiche nazioni. Dir brevemente... quali modi tenessero i diversi popoli nelleducare i fanciulli, secondo che mi verranno in mente durante il mio scrivere... E comincer da quel popolo da cui come dice Cicerone ogni disciplina, ogni cultura, ogni arte liberale venuta agli uomini. Gli Ateniesi recavano innanzitutto i fanciulli dai poeti e dai filosofi, quasi a maestri di vita buona e felice. Li facevano poi studiar musica, e li inducevano a darsi quindi alla ginnastica e alla caccia. I Romani, approvando e facendo propria tale consuetudine mandavano i loro figli ad Atene a educarsi. Curavano innanzi tutto gli studi di sapienza. Gli Spartani, poich i fanciulli avevano appreso le lettere, li formavano alle fatiche militari ed alla frugalit: a passar la vita nei boschi, a caccia, a soffrir caldo e gelo, a non curare il corpo, a non darsi allamore: non banchetti; pranzi e talora cene fredde, e correre, lottare, sudare, non mutar genere di vesti, non abiti effeminati, non canti modulati e femminei... Non lasciavano le fanciulle a languire nellozio; insegnavano loro a darsi alla caccia, a vagare nei boschi... Non si sporcavano esse la faccia di belletto; si misuravano con gli uomini in combattimento, secondo le dure leggi di Licurgo. Quanto fossero stimate le leggi dei Cretesi mostrano Minosse e Radamanto, cos giusti giudici in vita che da morti si credette che ancora sentenziassero presso glinferi. Costumi ed istituzioni macedoni da questo solo puoi conoscere: nellesercito dAlessandro, in mezzo a s gran tumulto guerresco, innanzi a s fitte schiere

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persiane, la tenda del re era piena di filosofi, di storici, di medici. Ed i figli dei signori non imparavano a giuocare, a ridere, a fingere, e rubare; ma innanzi tutto a filosofare, poi a combattere a piedi e a cavallo, a cacciare, a leggere e a scrivere bene... Imparavano fino da bambini che non si combatte per avidit di preda, ma per gloria e fama. Per questo Alessandro crocifisse o impal tanti capi di province che governavano con superbia o con rapine; per questo tante volte don o restitu i regni... ai vinti supplichevoli. Allora, dicevo, si combatteva per la gloria, ora per avidit, per uccidere, per desolare... Quante volte i Romani restituirono a libert le citt vinte, restituirono ai re i loro troni? Donarono la libert alle citt greche vinte. Accolsero i perfidi Cartaginesi, spergiuri e vinti tante volte; rispettarono piamente lamicizia, i patti, e le promesse fatte ai nemici. Ridussero Galli e Spagnuoli dalla innata ferocia a pi miti costumi di vita, cos che nulla di pi utile pot accader loro che esser vinti dai Romani... 2 Leducazione dei Persiani come educazione alla verit. Ma torniamo al nostro argomento. Leducazione dei Persiani puoi conoscere dalla Ciropedia di Senofonte, che combatte con loro: in quel libro un grande capitano e filosofo mostra come si educhi un uomo dabbene e un buon re... Platone sostiene che si soleva affidare a quattro egregi nobili Persiani il primogenito, quando si toglieva alla cura delle donne. Il primo di quei suoi maestri lo istruiva nel culto degli Dei, nelle prescrizioni e nelle leggi di Zoroastro, il secondo lo educava alla temperanza, perche nulla cupidamente bramasse, non il denaro altrui, non le terre, non i servi, non le mogli, non i regni;

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il terzo lo formava alla fortezza, al disprezzo della morte, allamore della gloria; il quarto gli insegnava che bisogna rispettare la verit. Niente infatti si puniva presso di loro pi severamente della menzogna; e giustamente, poich nulla, secondo me, pi indegno delluomo, che la menzogna e la simulazione. Chi ha il coraggio di mentire e simulare, non esiter, credimi, innanzi ad alcun misfatto... Ora dopo la venuta dei Francesi e degli Spagnuoli cos invalso luso di mentire ed ingannare, che chi non sa farlo non ritenuto uomo n educato n saggio. 3 Cartaginesi e Romani, Spagnuoli e Italiani. Leducazione cartaginese era menzogna, frode, inganno, astuzia, irrisione, crudelt...; niente di vero, niente di santo, nessuna religione, nessun timore di Dio, nessun giuramento... E che Dio non avesse permesso ai nostri Spagnoli di imparare, se non tutto, alcune cose almeno dai vicini Mori! Ma se con queste arti i Cartaginesi molestarono spesso i Romani, proprio per esse perirono, n giovarono loro astuzie e spergiuri... Roma, ancorch logora dalla vecchiaia, per la sua antica probit, giustizia e schiettezza, serbata da Dio a migliori fortune e pi santi costumi. La lingua, le leggi, il diritto e limperio di Roma infieriscano pure i barbari, Unni, Gepidi, Quadi, Cimbri, Alani, Vandali, Goti, Teutoni, Galli, ed ora: Francesi e Spagnoli dureranno quanto questa terra, quaggi, e quelle stelle, lass.

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4 Leducazione dei Romani. Le lettere e le armi. Delleducazione dei Romani non dir nulla; quanti, infatti, hanno detto qualcosa di loro sanno che essi nessuna maggior cura ebbero del fare imparare ai fanciulli prima le lettere etrusche, poi le greche, e infine le latine. Facevano venire maestri dallEgitto, dalla Cilicia e da Marsiglia, allora abitata dai Greci: ed erano, i Romani, cos bramosi di cultura letteraria, che ne andavano in cerca per tutto il mondo. Eppure son proprio essi che hanno domato tante fierissime e indomite genti, e il mondo intero. Con buona pace de Goti e dei Franchi, che altro fanno gli studi letterari rispetto al coraggio guerriero, se non insegnarci a combattere con maggiore impegno per la patria, per la libert; a sprezzare la morte, a non fare se non giuste guerre, ad usare di moderazione e di clemenza nella vittoria, a combattere per la libert, per la potenza e per la gloria, e non, come i barbari, per la strage ed il sangue, per le rapine, le violenze e i sacrilegi? Greci, Macedoni e Romani erano soliti passare dalle lettere alle armi; quali siano stati, lo dichiarano le storie... 5 Educazione italiana. Secondo il patrio costume i nostri genitori mandano noi Italiani da maestri che ci insegnano ad astenerci dallaltrui, a non rissare, a non rubare, a non mentire, a non simulare, a non spergiurare, a non farci sicari, lenoni, pirati, rapaci, voraci, beoni, impudenti, prepotenti. Essi ci insegnano ad attendere agli studi delle lettere greche e latine, ad imparare la musica, ad esercitare la ginnastica, a cavalcare, ad andare a caccia, a badare ai beni domesti-

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ci, a non darci a sfrenatezze, o a vani ed inutili discorsi, a non esser chiacchieroni, mutevoli, ingannevoli, sfrontati e linguacciuti, subdoli, mentitoti, astuti, simulatori; ci insegnano invece ad essere prudenti, religiosi, pii, e non ipocriti, ma modesti, umani, verecondi, contegnosi, veridici, laconici, semplici, saggi, istruiti negli esempi dei Pagani e dei Cristiani, dellantica e della nuova Legge. Tuttavia, non so perch, tutto questo non giova a noi, che serviamo a stranieri, da meno di noi per ingegno, molto da meno di noi per natura. Noi ci prosterniamo dinanzi a tutti gli stranieri che ci vogliono dominare..., solo fra noi audaci e forti, con gli altri fiacchi ed imbelli. Oh, pessima ed iniziale discordia, e smodata brama di libert! 6 Lodi di Venezia. Nella sola citt di Venezia limmagine dellantica libert dItalia; spento dovunque lo spirito dItalia; vive solamente in quella citt e facciamo voti che lungamente viva... Essa favorisce in Italia la disciplina militare, e la marina da guerra e i commerci marittimi, citt nemica ai pirati e ai predoni... Essa custode delle lettere greche e latine, degli studi liberali, di tutte le arti e discipline. Dovunque lItalia morta; solo a Venezia vive e vivr, e di l, io prevedo, sorger la libert dItalia. L i figli dei cittadini e dei nobili... attendono allo studio delle lettere e delle scienze. Non fiorirono le lettere ad Atene pi di quello che oggi fioriscano a Venezia.

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7 Contro linfluenza straniera per uneducazione nazionale. ...Se vuoi sapere che cosa pensi delleducazione dei Galli e degli Spagnuoli, o meglio dei Celti e degli Iberi, o dei Franchi e dei Goti, niente di buono: trascurano le lettere, non vanno daccordo con i nostri costumi, con gli insegnamenti dei flosofi, con quelli del nostro Signore, che tanto abbomin glipocriti... E niente pu esservi di buono, di utile cio ad una vita onesta e felice, dove si disprezzino le lettere. Di una cosa poi voglio pregarti e scongiurarti mille volte: rendi a noi quel giovane principe... quale lo ricevesti. Italiano lo ricevesti, rendilo italiano, non spagnuolo; sappia parlare pure, se gli piacer, cartaginese o gallo; cosa lodevole conoscere cos i costumi come la lingua di molti popoli; ma non anteponga la barbarie gotica... alla latinit. Usi sempre fra i suoi la lingua natale, e non passi dalla gravit e dalla semplicit dellitaliano a suoni stranieri, a lepidezze spagnole... Impari il latino...; che v, infatti, di pi vergognoso per un principe cristiano del conoscere le lingue straniere (mi vergogno adirlo), e perfino larabo, ed ignorare poi il latino, la lingua degli Evangeli, dei Profeti, delle Epistole dei Santi, dei divini precetti dellantico, e del nuovo Testamento, delle storie dei Cristiani e dei Gentili? Star nelle chiese come un sordo rustico e villano, e poi dite di esser cristiano e cattolico... Siagli il natio parlare severo, non blando, artificioso, spezzato, precipitoso, tumido, gonfio, ma rado, grave, aperto, semplice, verace, lontano da ogni simulazione o dissimulazione. Non mentisca mai, n sul serio, n per gioco. Non v difetto o colpa pi grave della menzogna, sia essa con i propri concittadini o con i nemici. Bocca

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che mente uccide lanima scritto... chi dice il vero figlio di Dio; chi dite il falso, del diavolo... Se poi il tuo discepolo vorr vivere bene, cos nella prospera come nellavversa fortuna, sia filosofo... Non ascolti codesti galanti; legga i poeti, gli storici, i filosofi, i giuristi, i medici, i teologi... Si guardi, linclito giovane, dalle mense apparecchiate secondo luso arabo o spagnuolo, da quella esagerata ricercatezza nel trinciare uccelli, nel mettere il sale, nello spiegare il tovagliuolo, nel porgere il bicchiere... Gli Spagnuoi dicono che, con la loro venuta, abbiamo imparato molte cose. Anchio, come i nostri, ho partecipato per gli Spagnuoli, e bisognerebbe dir Goti. Ma avesse voluto Dio che mai non approdassero ai nostri lidi le carene spagnole. Che cosa mai, di immortali, ci hanno insegnato costoro? non le lettere, non le armi, non le leggi, non la navigazione, non il grande commercio, non la pittura, la scultura, lagricoltura; non, chio sappia, una sola nobile arte, ma usura, furto, pirateria... effeminatezze... E con tali vanit corruppero la severit dei nostri costumi.

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Parte Quarta I GRANDI MAESTRI

I Vittorino da Feltre

1 Aspetto e carattere di Vittorino da Feltre. Fu basso della statura, magro, di colore rossigno e quasi abbronzato; labbro inferiore alquanto sporgente, viso non brutto e pieno di una gravit, che lo stimavi a prima vista filosofo, e di tanta venerazione appresso gli scolari, che se guardava pi fissamente del solito chiunque fosse morso dalla coscienza di qualche fallo, s lo turbava col suo sguardo, che nel rossore ne leggeva la confessione. Ad ogni modo era pio maestro e geloso custode dellaltrui fama; n alcuna cosa in pubblico biasimava, che non fosse pubblicamente operata: rivolto ai peccatori certi soleva pronunziare il verso di Ovidio:
...Oh come il volto della colpa traditore!

con cui segretamente quelli pungeva, e negli altri metteva orror del peccato. La fervida sua natura lo inclinava in singolar modo alla libidine ed alliracondia; i quali due vizii, nati con lui, mortific generosamente, sicch nulla di meglio e di pi splendido aveva che la pudicizia, non mai violata da lui, come non mai si mostr indegnamente adirato...

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Egli ebbe voce ancora, dolce, oratoria, primo diletto degli uditori; latteggiarsi e il moversi delle membra dignitoso, aggiustato, avvenente. Perch fin dalla puerizia, correndo, saltellando, maneggiando cavalli, sollazzi di cui sono cos vaghi i fanciulli, primeggi tra gli uguali; e cos pure giocando quasi ogni giorno alla palla; il quale faticoso esercizio egli stimava opportuno a mantener le salute, e quasi necessario a comporre e illegiadrire gli atteggiamenti. 2 Sua dignit e indipendenza. I Mantovani reggeva allora Giovanni Francesco Gonzaga, principe illustre per altezza danimo e per fortuna; il quale, comera sapientissimo, stava in gran pensiero circa leducazione de propri figli e qualche volta ne prendeva consiglio con molta circospezione. Finalmente da un patrizio veneziano, con cui tenea a quei giorni dimestichezza, informato della vita e dei costumi di Vittorino, ne ebbe acutissimo desiderio, e lo fece da quello chiamare allufficio educativo dei figli, rimettendosi a lui quanto alla rimunerazione. Invitato a ci Vittorino, assai libero nel parlare, dichiar di ammirar lingegno del principe, che ad un uomo oscuro e nuovo, pocanzi ignoto per vita e per costumi, affidasse un ministero s rilevante, soprattutto senza patteggiar di stipendio; uccellatura di molti che mercanteggiando si vendono a chicchessia. Avendo poi chiesto intorno alla fortuna di lui; come intese che egli fioriva per et, ricchezze e dominio: Quanto, disse, difficile governare tanta licenza con la virt!. Ad ogni modo, rassicuratosi della somma integrit e modestia di quel principe, gli promise lopera sua, con lintenzione di abbandonarlo, se lo scoprisse alieno da

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suoi costumi. Venuto a Mantova, fama che cosi gli parlasse: Quantunque, o principe, io da gran pezzo avessi deliberato di sfuggire le splendidezze e le aule regali, troppo, a mio parere, ambiziose e lascive; delle quali n io la mollezza, n quelle per avventura i miei costumi saprebbero tollerare, confidando per nella somiglianza delle nostre indoli, avendo sentito di te molte ottime cose, tengo linvito; ma a condizione che, se chiederai cose degne di entrambi, le far volentieri e rimarr teco soltanto finch saranno lodati i tuoi costumi e la tua virt. 3 Sua celebrit. Gli scolari in folla accorrevano a lui, non pure da ogni parte dItalia, ma dalla stessa Grecia, dalla Francia e dalla Germania; poich la fama di cotanto uomo si era sparsa nei pi lontani paesi. Costui, quantunque gi prima fosse assai rinomato, si cominci ad avere in conto del pi eminente e pi cospicuo di tutti; ed alquanto superiore alla condizione umana, e molti con singolar meraviglia lo consideravano un intelletto divino e meritevole dellimmortalit. Era tenuto perci da tutti in somma stima e venerazione, non solo per la dottrina, ma per la integrit e la gloria della sua vita e de suoi costumi. 4 Sua bont. Nessuno respinge da s, fornisce a tutti il bastevole; da ogni parte raccoglie libri, ne fa lettura; i poveri ed i facoltosi tratta egualmente; e quelli nutrisce col denaro che riceve da questi. Se mai sospettava alle spese del vitto al-

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cunch non bastare, ricorreva alla munificenza del principe; avvegnach prima non desiderasse altro che il necessario al decoro della persona; in qualche occorrenza i cittadini ricchi abbordava, stimolandoli a far parte della sua famiglia con encomii di essa. Bench da loro spesse volte ritornasse a mani vuote, alcuni erano ci non ostante guadagnati ad opera cos pia; e tutto quanto o gli era donato od egli arraffava agli avari (a cui specialmente dava la caccia) o sovente gli era prestato, usava con liberalit inaudita a sostenere i discepoli bisognosi. 5 Metodi educativi. Bene spesso ne istruiva ed alimentava settanta in un medesimo tempo, senza alcuna mercede; n li istruiva in una sola materia. Oltre alle buone lettere, a cui poneva grande attenzione, aveva stipendiati maestri dottissimi in ogni disciplina ed esercizio di buone arti; e si valse studiosamente de loro servigi secondo che ciascuno era atto alluna o allaltra. Infatti, siccome egli soleva dire, non tutti a tutto siamo buoni; n in tanta quantit duomini deve sembrar fuori di proposito nascer luno migliore dellaltro; a ciascuno per la natura, guida e compagna di tutti, assegn il suo compito; dispensando a nessuno tutte le cose, a pochi molte, ad ogni individuo qualcuna. E paragonava glingegni alle terre; di cui luna meglio acconcia ai pascoli ed al bestiame; laltra alle viti e al frumento; nessuna per nel suo genere infruttuosa. Cos egli esercitava ciascuno in tale o tal arte, a cui lo vedeva naturalmente inclinato.

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6 Sua rigidezza di vita. Indoss la tonaca interna di lino ruvido per domare la mollezza della carne, a cui visse non pure avversario, ma fieramente nemico; la mezzana fu cuoio di capra selvatica dassai poca spesa, ma pi forte e durevole e alla gravit filosofica non isconveniente. Sappag di un solo abito accomodato allestate e allinverno; usando solo panni alla calda stagione e pelliccie alla fredda, tutte le altre portature pi sontuose schifando. Ebbe Vittorino una somma cura a scompartir le ore del giorno, sicch ciascuna fosse a ciascun esercizio assegnata, n intervalli allinerzia si concedessero; ed avvisava in ci solo esser posta la ragione del nostro vivere. Al sonno era poi, quanto non si pu credere, avaro. Allalba soleva alzarsi, e soletto ritiratosi in un luogo vicino, star con le ginocchia nude a la terra attentissimainente e per lunga pezza leggendo i sacri codici e gli inni; poscia affligger di molte battiture il suo corpicciolo, spossato per le diurne fatiche, lo qual costume di castigare la carne fama non dubbia aver lui conservato dalla sua prima adolescenza alla pi tarda vecchiezza... Nel pigliare e scegliere il cibo fu moderatissimo, mantenendo sempre la stessa ora e lo stesso ordine e, ci che sembra ancor pi difficile, la stessa misura. Gli amici lo rimproveravano alcune volte della soverchia astinenza e frugalit, che non pareva convenire n alla sua prudenza n alla sua salute, essendo noto che i nostri corpi destate son pi desiderosi di bere, e del mangiare dinverno; e quindi lo scongiuravano che avesse riguardo alla propria conservazione, non facesse ingiuria al suo corpo e durasse se non alla sua causa almeno a quella de suoi. Ma udite, in grazia, con quale eleganza e gentile piacevolezza dava ad essi risposta: Come? il tener patto for-

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se uningiuria? Io per lunga consuetudine patteggiai col mio corpicino di concedergli una certa dose di cibo, n manco alla mia fede; e daltra parte non lo defraudo punto de suoi diritti, essendo agevol cosa il nutrirsi quanto necessario. Io poi credo che voi facciate bene a confortarmi a vivere; perocch la vita e concessa allesercizio della virt; n dee stimarsi vivo, se non luomo sapiente; gli altri tutti si muovono a somiglianza dei vivi. 7 Sua indole giocosa e mite. Un certo amico mio, nobile, ma ghiottone, avendo per accidente cenato coi figli del principe, ringrazi la natura perch nel comporgli le varie membra del corpo le avesse perfettamente compiute, facendolo vigoroso e robusto e sempre al mangiare ed al bere disposto. Vittorino a mala pena tollerando quella voracit: Erri, gli disse, o buon uomo; tu non sei privo di un natural difetto assai grande; avendoti la natura fornito di un capacissimo ventre, ti doveva anche fornire di molte mani; le quali, perch due sole non ti bastano a recarti per tante ore il pasto alla bocca, almeno qualche volta potessero satollarti.... Rimproverato da un malevolo come cittadino infingardo e inutile alla patria, perch non aveva voluto ammogliarsi n procrear figli, e avendo colui dei pessimi figlioli che erano allievi di Vittorino: Se ne avessi dei propri, gli rispose, non mi sarei tanto affaticato pe tuoi; mi parve cosa pi giovevole educare i mal nati da te, che metterne al mondo altri forse peggiori, essendo un sicuro beneficio della repubblica lemendare i cattivi: laddove egli incerto quai figlioli le avrei dato. E a quello, che ripicchiava: Se fossi buono, avresti figli pur buoni, rispose: Dunque tu, se non fossi cattivo, non avresti avuto cattivi figli.

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Fu dindole placabile e mite e di natura cos tenero a lagrimare per una certa dolcezza e benignit danimo, che per ogni piccola cosa, detta o fatta in ispecie da un fanciullo, spirante qualche odore di virt, piangeva involontariamente; e cos faceva in qualunque occasione vedesse co propri occhi o leggesse o sentisse narrare da altri alcuna opera egregia. 8 Amore per gli allievi. N voglio qui passar sotto silenzio lamore smisurato che Vittorino portava ai proprii discepoli; il quale bench diligentissimamente attendesse ai pubblici uffici, assai tempo spendesse nelle pratiche religiose, assai nellesercitare il corpo dei giovanetti, tuttavia neglintervalli di ozio dava loro private lezioni. Mi ricordo, ed anche udii da molti, che egli, allet senile gi pervenuto, era solito andare con in mano una lucerna ed un libro a destar dal sonno quegli scolari del cui ingegno si compiaceva; e, lasciato ad essi il tempo a vestirsi appena bastevole, pazientissimamente aspettarli; poi dato loro a leggere il libro, con molte e gravi parole alla virt confortarli. N pensiate che egli facesse ci per danaro; perch ciascuno di cos fatti scolari da lui fu pasciuto ed istruito per grazia. 9 Sua generosit e modestia. Egli mirabile ancora che niuno in tanto gregge di malevoli abbia osato di biasimare questuomo di alcun fallo o riputarlo degno di grave taccia; soprattutto in que vizi, che pi dan negli occhi, la libidine, la cupidit, lava-

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rizia; di cui, per confessione degli stessi avversari, fu vergine al tutto. Ci non ostante molti, per invidia, lo mordevano dei leggeri e cotidiani falli, quantunque falsi; ma costoro stimava egli non tanto meritevoli di odio, quanto di compassione, perch ciecamente affliggevano del proprio male se stessi. Pertanto non solo portava con lieto cuore le ingiurie, ma le amava, come un saporito condimento della virt, dal quale anche i buoni si rendesser migliori. Sdegn sempre di pigliar vendetta, affermando essere sufficientemente punito chi dalla propria colpa costretto a pentirsi quando che sia. Ai maldicenti non fall di soccorso e di opera, riputandosi a gloria ci che da pochi vien saputo; perch molti possono far bene agli amici, quasi nessuno ai nemici. Fu pertanto presso tutti in somma venerazione; che egli rendeva ancora maggiore con una modestia e gravit singolare: essendo, non so come, nella severit stessa non ingiocondo, ed anche nelle cose piacevoli dignitoso; sicch potevi a stento discernere se nellun caso o nellaltro lavresti con pi giustizia lodato. E fu tanto alieno dalla cupidit della gloria, che se udiva qualcuno o parlare o scrivere delle sue lodi, coprendosi di rossore la faccia, lo costringeva al silenzio; affermando essere stolta cosa lodare i viventi, la cui vita potrebbe ancora mutarsi, ed i morti non aver bisogno dellumana approvazione; essendovi nelluomo oscuri recessi, penetrando nei quali sogliono errare i nostri giudizi. 10 Vicende della sua vita di discepolo e di maestro. Portato alla cultura per attitudine e vivezza dingegno, Vittorino da Feltre, lasciando il luogo natio, da ragazzo si rec a Padova, sede comune degli studi, e qui dedic tanta fatica e tanto studio, dapprima alleloquenza, poi

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alla logica, alla fisica e alletica, con tale profitto che per voto dellintero senato accademico padovano fu annoverato nel numero dei dottori. Divenuto poi appassionatissimo delle matematiche, si fece scolaro di Biagio Pelacani, che allora era, a Padova, e che in Italia era ritenuto il pi gran matematico del tempo. Per conciliarsene la benevolenza non trascur nessnno dei doveri o dei segni di rispetto che si addicono a un buon discepolo. Ma, infine, non ottenendo nessun risultato n con la cortesia, n con le preghiere, n coi favori, prese in odio la stramba indole di quelluomo, e senza maestro, con eccezionale studio e somma diligenza studi Euclide di Megera e gli altri matematici cos da raggiungere gran fama anche in quella scienza. Dicono che il Pelacani solesse rimproverarsi di avere trascurato un tale ingegno, e di essersi privato della successione di un tale discepolo, per il quale, pensava, sarebbe divenuto addirittura immortale, se a lui, quasi per testamento, avesse lasciato i tesori di una dottrina che in suo nome giovasse ai posteri. In ogni genere di virt Vittorino era sommamente ammirato da tutti. Non era mai distolto dagli studi n dalla fatica, che sopportava molto bene, n dalla veglia che protraeva quasi sempre per gran parte della notte, n dalla fame, di cui teneva ben poco conto, n dalle strettezze, da cui era notevolmente premuto. Mentre ricercava gli ornamenti spirituali, per mantenersi in salute, di rado tralasci gli esercizi del corpo, dividendo il tempo tra le due occupazioni con la massima cura. Gli piaceva gareggiare nel salto, giocare a palla, correre coi compagni. Poich non solo questi esercizi irrobustivano il corpo, ma lingegno, interrotta la laboriosa riflessione, era reso pi pronto per ci che gli premeva. Non rifuggiva dallamore, che per lo pi la grande passione della giovinezza, ma per natura e per costume fu cos verecondo e semplice che spinto da quel sentimento non fece mai nulla per

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cui potesse apparire degno di rimprovero. Fu cos modesto che non si attir mai lodio o linvidia dei coetanei. Qualche volta pens di abbracciare la vita religiosa, considerandola la pi adatta ad offrire la felicit, ma pensando alla pubblica utilit per cui sembrava nato, a Padova per alcuni anni insegn pubblicamente retorica, non accettando altra ricompensa se non quella della comunit; per quel che riguardava i discepoli andava dicendo che gli bastava se imparavano a parlar bene e a vivere bene. Congedando i discepoli che affluivano in gran numero alla sua scuola, li incoraggiava a perseverare con sempre crescente alacrit, parlando in modo urbano, semplice, modesto, del tutto alieno da quella pompa verbosa che suole suscitare invidia e odio; era infastidito della boria dei docenti e dei vizi in cui incorrono per sfacciataggine e dissolutezza i giovani, specialmente nei pubblici ginnasi. Andando a Venezia, di cos grande citt accett solo pochi scolari e tutti palesemente dotati di ingegno e di modestia; alcuni che lasciavano a desiderare per ingegno e per costumi restitu ai parenti esortandoli a disciplinare in altro modo la vita dei figlioli. Esigeva pagamento solo dai ricchi e da quelli che potevano pagare, e con quello manteneva i poveri che teneva in casa per farli studiare. Istruendo molti con questo sistema fece s che in breve il suo nome divenisse celebre, non solo a Venezia, ma in tutto il mondo. Da ogni parte affluivano persone che, offrendo forti ricompense, sollecitavano di essere ammesse al suo insegnamento e a convivere con lui; ma quel galantuomo li accettava solo se gli risultavano immuni da vizi e da cattive abitudini, come se dovessero entrare in un tempio. Inoltre teneva conto delle proprie possibilit in rapporto al numero dei discepoli, e anche delle attitudini mentali che i giovani rivelavano, per non sprecarsi in una fatica inutile e per non ingannare i genitori con vane speranze.

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11 Suo elogio. Commenta agli alunni Livio. Io credo di riferire una notizia assolutamente vera quando affermo che Vittorino da Feltre fu il primo ai tempi nostri a far tenere agli allievi pubblica lettura di Livio con grande ammirazione e lode di tutti. E poich Cristo nostro Signore mi concesse che quelluomo fosse per me pi di un semplice maestro..., ti prego di concedermi... che io ti esponga poche cose intorno ai suoi costumi. Vittorino da Feltre, il Socrate del nostro tempo, ornamento e decoro del proprio secolo, fama e gloria dellAccademia di Mantova, vivente, fu venerando per coerenza di vita, fu insegnante meraviglioso, desiderato quando era assente; desideratissimo da morto; ospite, o meglio padre degli studenti poveri, suscitatore di umanit, restauratore della latinit, maestro di sapienza, esempio di onest, campione di bont, dispregiatore di ricchezze, valorizzatore degli ingegni, questo Tifi del tempo nostro, per primo ci rivel tra altri autori Livio come un mare non mai solcato, e ci dischiuse i tesori padovani pi chiusi dei giardini delle Esperidi. Nato in un cantuccio veneto dellItalia, insegn parte a Padova parte a Venezia con gran favore e fama, e, ci che molto lodato in un insegnante, con grande disinteresse; mentre avrebbe potuto accumulare molto danaro per la liberalit dei suoi scolari, si limitava ad accettare i doni degli allievi ricchi (infatti non insegnava a pagamento)... cos da poter dividere ci che otteneva tra gli studenti poveri; era cos lontano dallamore del danaro, che, contentandosi di un solo vestito per linverno e per lestate, ogni anno divideva tra gli studenti pi bisognosi, che alloggiava e istruiva in casa sua, i suoi indumenti. La fama di queste virt indusse il famoso marchese Gian Francesco di Mantova, nonno dellillustre e liberalissimo cardinale mantovano, a Chia-

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marlo a Mantova. Ed essendo egli finalmente venuto con grandissimi onori e doni, fu dato come precettore ai figli del principe. Qui io lo ho avuto per padre e per maestro. Qui gli ho sentito commentare parte delle deche di Livio... 12 Sua onest dinsegnante. Mand alcuni suoi discepoli alle pubbliche scuole, e per di pi a proprie spese, per istruirsi nella fisica e nel diritto civile e pontificio; e non provava irritazione o fastidio se i suoi scolari passavano ad altri maestri per imparare. Non ebbe inimicizie con nessuno; alla maggior parte rimproverava solo di far cattivo uso del deposito ricevuto dalla natura e dellistruzione a fin di bene, e di rivolgere contro se stessi, come avviene nelle guerre civili, le armi ottenute per la difesa della patria. Aveva tale autorit e prestigio che molti uomini dottissimi, tra i quali erano allora il Filelfo e il Guarino, mandarono a Vittorino i loro figli perch da lui fossero educati ed istruiti. Fu uomo di tale seriet che mai si osserv nel suo operare o nel suo dire niente di superbo, di eccessivo, di ridicolo, o di offensivo per qualcuno. In conversazione, nelle riunioni, a tavola, nelle letture ricreative, faceva mostra di unarguzia tanto riguardosa e modesta, che divertiva senza offendere nessuno, e in cui non era nulla di disforme dal suo genere di vita, niente di grossolano o che desse modo di cogliere nellespressione o nel gesto esempi poco decorosi. Nelle discussioni letterarie, anche se aglinizi si accalorava, tuttavia preferiva lasciare lultima parola ai suoi oppositori circa largomento in discussione, piuttosto che lasciarsi stordire dalle chiacchiere vane ed ostinate, mentre egli adduceva le sue ragioni con gravit e modestia, non scioccamente e alla leggera, come i dialetti-

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ci dei nostri tempi. Non fece mai nulla per odio, invidia, favoritismi, danaro o donativi, per cui potesse essere rimproverato. 13 Il metodo e la scuola di Vittorino. Faceva studiare innanzi tutto ai giovinetti Virgilio, Omero, Cicerone e Demostene; e quando si fossero abbeverati di essi come di un latte puro ed incorrotto ed avessero cos un poco rinforzato il loro stomaco, solo allora riteneva che si potessero porgere loro gli storici e gli altri poeti, che sono un cibo pi duro. Cos su quei quattro autori spiegava con la massima cura gli elementi grammaticali. E poich tutta larte del dire si divide in due parti, la dialettica e la retorica, riteneva che per prima si dovesse apprendere larte e la scienza del discutere, interprete e guida di tutte le altre. In essa perci esercitava con la massima diligenza i giovanetti, ma senza abituarli alle capziose interrogazioni ed alle fallaci e tortuose conclusioni, di cui oggi s grande lo studio, prima almeno che avessero imparato a definire, a distinguere i generi, ad aggiungere i termini che seguono, a concludere perfettamente. Li avviava quindi ai sofismi, non perch divenissero sofisti nemici della verit, ma perch meglio potessero distinguere il vero dal falso. Seguiva quindi la retorica che, secondo lopinione stessa dei Peripatetici, corrisponde alla dialettica; ed intorno ai noti precetti di essa egli faceva compiere ai giovani continui esercizi di declamazione, proponendo cause fittizie davanti al popolo o al senato... Seguivano le discipline matematiche, laritmetica, la geometria, lastrologia, la musica...

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Riteneva Vittorino necessario invitare i giovani con la massima liberalit e giocondit nel piacevolissimo e saluberrimo albergo del quadrivio, trattenendoveli senza gravezza alcuna, ma anzi con ogni piacevolezza, approvando incondizionatamente labitudine di quei sapientissimi Egiziani che col giuoco esercitavano i loro figli nei numeri... Ch se i giovani si eserciteranno in libert si potr vedere anche pi facilmente a che cosa ognuno sia in particolare nato ed incline... Quelli infine che avessero compiuto questo studio, Vittorino giudicava idonei alla filosofia, e li avviava al Liceo accademico verso i sommi Platone ed Aristotele. N permetteva che alcuno se ne andasse dalla sua scuola prima di avere studiato con somma diligenza tutta la loro filosofia. Solo allora li lasciava allontanare da s, affermando che essi a qualunque disciplina fossero per dedicarsi, medicina, diritto o teologia, raggiungerebbero quella perfezione che si proponessero.

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II Guarino Veronese

1 Il metodo. Anche da lontano, principe Lionello, voglio, se non con lopera diretta, almeno con i consigli, giovare al progresso dei tuoi studi; ti proporr dunque in brevi parole alcune regole e quasi un piano di studio, che trassi da Manuele Crisolora, maestro di dottrina e di virt, quando mi fu guida nellitinerario verso la cultura letteraria. Innanzitutto egli voleva che nel leggere pronunciassi le parole a chiara voce, e non le mormorassi entro di me o le borbottassi fra i denti. Naturalisti e medici sostengono che tale precetto giova alla digestione; ma esso non reca certo piccolo giovamento ad afferrare ed intendere meglio, poich le stesse orecchie, come se parlasse un altro di fuori, muovono la mente, e la stimolano ad una pi sottile conoscenza. Conviene quindi con occhio attento e con animo teso percorrere un definito giro di parole ed unespressione compiuta, che alcuni chiamano clausola, altri periodo: se subito alla prima lettura ne afferrerai il significato, ripetendolo teco stesso e condensandolo lo raccoglierai entro una sola intuizione mentale; se invece al primo incontro, come accade molto spesso, il senso ricercato si terr nascosto, tornerai indietro, e per dir cos batterai alla porta, in modo che ladito allintendere, quasi sollecitato, si mostri. Ed in questo devi imitare i cani da caccia, i quali, se in una prima ricerca tra macchie e canneti non hanno trovato neanche un uccello, vengono costretti a ricominciare di nuovo, in modo che, quanto non pot ottenere limpeto primo, tragga fuori un secondo assalto.

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Quando poi avrai percorso con ugual modo e diligenza vari periodi facenti capo allo stesso argomento, prima che la lettura passi ad altro, bisogner raccogliersi, e, in silenzio, ritrovare il succo delle cose lette. N esprimerai in te le singole parole, ma solo il senso, quasi rintracciando, non le membra, ma lintero corpo. Se poi nella lettura ti sarai imbattuto o in unespressione elegante, o in unazione saggia e conveniente, o in una risposta acuta, in qualcosa, insomma, capace di formare ed adornare la vita, ti consiglio di imparartelo a memoria. E per ricordartelo meglio e pi a lungo, non baster ripeterlo una volta sola, ma secondo il costume pitagorico converr ripetere a sera tutto quello che avrai appreso nella giornata; e, stabilito un giorno nel mese, dovrai rinnovare il ricordo di tutti i precetti appresi. A fissare poi la memoria di quanto avrai letto, ti sar di somma utilit scegliere qualcuno con cui discorrere delle cose lette e che metterai a parte delle tue riflessioni. Questa infatti la forza e la natura della memoria, che non vuol rimanere inerte, e con lesercizio si rafforza ogni giorno. Per tutto questo accorgimento di provata utilit, ogni volta che ci si metta a leggere, tenere pronto un quaderno come un fedele depositario, in cui scrivere tutto quello che si venga notando e scegliendo in modo da farne quasi un catalogo delle cose raccolte. Cos tutte le volte che avrai stabilito di ripetere le sentenze trascelte, per non scorrere di nuovo lintero libro, avrai pronto il tuo quaderno che come un segretario utile e assiduo ti fornir quanto richiedi. Questo accorgimento fu sempre ritenuto cos fruttuoso dai pi celebri padri degli studi come dai loro alunni, che con altri molti il nostro Plinio dice di non avere mai letto alcun libro senza trasceglierne le cose degne di nota...

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2 Il maestro. Fece in Lombardia Guarino moltissimi iscolari, tutti uomini dotti. E non solo in Lombardia, ma dUngaria e delle estreme parti del mondo erano mandati iscolari a Ferrara, a imparare, sotto la disciplina di Guarino, non sole le lettere ma i costumi, chera costumatissimo e osservantissimo dellonest... Fu cagione Guarino dinducere molti alla buona via de costumi e delle lettere, sendo uomo di buonissimo esempio nella vita sua. Istette a Ferrara colla moglie e i figliuoli pi tempo, in laudabili condizioni; e volto solo al suo esercizio delle lettere, daltro non simpacciava... Tutto il tempo chegli aveva lo compartiva in insegnare, in tradurre o comporre. 3 Efficacia del suo insegnamento. Dopo che una stella propizia fece venire a Ferrara quelluomo divino, avvenne un mirabile mutamento deglingegni... Ai suoi pubblici corsi si precipit una folla immensa, non solo di ragazzi e di giovani, ma anche di adulti che desideravano, se fosse possibile, scuoter da s gli antichi errori..., ed accogliere la luce del vero sapere... La sua lezione cos ci dilettava, cos saziava gli ascoltatori e li conquistava, che i cuori di tutti erano a tal punto accarezzati dalla eleganza, dal garbo, dalla giocondit sua, che sembrava di essere rapiti alle isole dei beati. E a chi gli rivolgeva domande, rispondeva con tanta gentilezza, con tanta benevolenza, con tanta pazienza, che si capiva che il suo desiderio maggiore era quello di infondere negli ascoltatori tutto il suo sapere... Ma da Guarino non si imparavano solo le lettere, poich egli rinnovava lu-

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so degli antichi oratori, maestri di vita non meno che di parola.

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