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IL MARCHIO GIALLO

IL NUOVO GRANDE GIOCO


IN ASIA CENTRALE di Carlo JEAN

La Cina tenta di strappare alla Russia il controllo dell’immensa


regione ex sovietica. In ballo lo sfruttamento delle risorse
energetiche. Ma gli Stati Uniti non stanno a guardare.
Le scelte kazake determineranno l’esito della competizione.

1. L’ ASIA CENTRALE STA RIACQUISTAN-


do l’importanza geopolitica del passato, come «cuore della terra» e come teatro del
grande gioco che ebbe nel XIX secolo fra gli imperi zarista e britannico. Oggi è im-
portante soprattutto per la Federazione Russa, che la considera sua area di influen-
za esclusiva, e per la Cina, che vuole estendere il proprio controllo alla regione. Il
Centro di geopolitica della commissione militare centrale cinese la chiama Turke-
stan occidentale, considerandola strettamente connessa con il Turkestan orientale,
cioè con il Xinjiang. Da qui erano partite le invasioni delle popolazioni turche e
mongole verso ovest, che raggiunsero l’Ungheria e la Polonia; verso est, dove le
dinastie mongole dominarono la Cina superando la Grande Muraglia, e verso sud,
dove i mogol fondarono il terzo dei grandi imperi islamici.
L’importanza attuale dell’Asia centrale non è solo economica, fondata cioè sul-
le ricchezze naturali della regione, oggi valorizzate con colossali investimenti cine-
si, ma anche europei. La regione è rilevante anche come via di transito, con il ripri-
stino della vecchia Via della seta mediante corridoi multimodali che, attraverso il
Mar Nero e il Caucaso, collegheranno l’Europa con la costa del Pacifico, e aggiran-
do a sud la Federazione Russa e la Transiberiana.

2. L’Ue ha superato recentemente gli Usa come volume di commercio con la


Cina, ma solo l’1% di esso si svolge via terra lungo il corridoio Traceca (Trasporti
Europa centrale-Asia centrale), che collega il Mar Nero con il Caspio, per prosegui-
re in direzione est. Tale corridoio paneuropeo si raccorderà con le vie di comuni-
cazione stradali e ferroviarie finanziate dalla Carec (Central Asia Regional Econo-
mic Cooperation). Questa organizzazione sta gradualmente accrescendo la sua im-
portanza economica rispetto alla Sco (Shanghai Cooperation Organization), so-
prattutto perché non include la Russia. Comprende otto Stati: Cina, Mongolia, 261
262
LE TRE ASIE CENTRALI
Terza Asia centrale
55° (Kazakistan, Turkmenistan,
Uzbekistan, Kirghizistan,
Prima Asia centrale Tagikistan)
(Tra il 30° e il 55° di latitudine
nord e il 55° e 120° di F E D E R A Z I O N E
longitudine est)
Ekaterinburg
R U S S A

Bratsk
Seconda Asia centrale Celjabinsk
(I tre Turkestan) Novosibirsk Krasnojarsk Cita
IL NUOVO GRANDE GIOCO IN ASIA CENTRALE

Irkutsk Ulan-Ude

Astana

55°
120
°

K A Z A K I S T A N Ulan-Bator

T U R K E S TA N O C C I D E N TA L E M O N G O L I A
Baku
UZBEKISTAN Kuytun
Almaty Pechino
Urümqui
TURKMENISTAN Tashkent Bishkek X I N J I A N G
KIRKIZISTAN
Dushanbe RIENTALE
Ashgabat TAN O
Teheran KES
TUR
TAGIKISTAN C I N A Shanghai
I R A N HINDUKUSH
Xi’an
Kabul

Kerman AFGHANISTAN
Islamabad Chengdu
Quetta
Ganzhou
30°
PAKISTAN
Delhi
Kathmandu
I N D I A
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Azerbaigian, Afghanistan, e quattro delle cinque repubbliche centrasiatiche, eccet-


to il Turkmenistan. Mosca osserva perciò le sue iniziative con notevole sospetto,
interpretandole come lo strumento di Pechino per interferire in un’area che consi-
dera di suo diretto ed esclusivo interesse.
Con l’apertura di vie di comunicazione verso est e verso ovest, l’intera Asia
centrale e le sue ricchezze sarebbero sottratte al controllo della Russia. Mosca, fi-
nora, aveva fortemente beneficiato del monopolio del collegamento della regione
con il mondo esterno, attraverso la sua rete ferroviaria e stradale e i suoi gasdotti e
oleodotti, tutti in direzione sud-nord. Gazprom acquistava, fino alla fine del 2007,
il gas turkmeno a 50 dollari ogni mille metri cubi e lo instradava verso nord, per
immetterlo sulla sua rete e venderlo all’Europa a oltre 300 dollari. Oggi paga al
Turkmenistan 150 dollari ogni mille metri cubi, destinati ad arrivare a 180 a fine
anno. Inoltre, con il gasdotto Nabucco, l’Europa potrà accedere direttamente al gas
turkmeno. Lo stesso farà la Cina con un grandioso gasdotto che collegherà il Ca-
spio con il Xinjiang, e che sarà completato entro il 2012.
Il Carec sta diventando più importante anche della Comunità economica eura-
siatica (Eurasec), con cui la Russia aveva cercato di mantenere il controllo, legan-
dole a sé, delle economie centrasiatiche. I legami con Mosca si sono poi attenuati
per la marginalizzazione del Trattato di sicurezza collettiva e della Csi, con cui Mo-
sca aveva tentato di salvare il salvabile, mantenendo una cintura-cuscinetto a pro-
pria protezione, dopo il collasso dell’Urss. La Russia rimane, però, ancora essenzia-
le per garantire dall’esterno l’attuale ordine geopolitico, che è a rischio in Asia cen-
trale non solo per la debolezza degli Stati e per l’estremismo islamico, ma anche
per le mire egemoniche dell’Uzbekistan. La preminenza di Mosca è anche minac-
ciata dall’Occidente e, ancor più, dalla Cina, che confina direttamente con tre delle
cinque repubbliche regionali. In tutte Pechino sta effettuando enormi investimenti
con i suoi fondi sovrani, concessi in prestito alle grandi compagnie petrolifere e
minerarie cinesi.
Il recente accordo con l’Ue del nuovo presidente turkmeno, che dal 2009 ha
messo a diretta disposizione dell’Europa dieci miliardi di metri cubi (Mmc) di gas
naturale all’anno, renderà possibile la costruzione del gasdotto Nabucco. Quest’ul-
timo sembrava fosse stato messo in forse sia dal progetto del South Stream fra Eni
e Gazprom, e sia dagli accordi fra quest’ultima e la società turkmena del gas, che
riguardavano la fornitura alla Russia di oltre 30 Mmc di gas all’anno, reinstradato
nella rete russa per rifornire Europa e Ucraina. Senza il gas dell’Asia centrale, Mo-
sca non sarà in grado di mantenere i propri impegni volti a soddisfare la crescente
domanda di gas europea, il cui consumo dovrebbe raddoppiare nel prossimo ven-
tennio. Lo sfruttamento dei nuovi giacimenti gasiferi artici russi, oltre a essere parti-
colarmente costoso, richiede l’apporto finanziario e tecnologico dell’Occidente
(che a sua volta esigerà dalla Russia reciproche condizioni politiche, affinché Gaz-
prom, economicamente, e Mosca, geopoliticamente, non abusino della loro posi-
zione dominante) e prevede tempi lunghi. Solo allora, a meno che non si espanda
il mercato del gas liquefatto (gnl) e che non vengano costruiti i rigassificatori ne- 263
IL NUOVO GRANDE GIOCO IN ASIA CENTRALE

cessari e sviluppate tecnologie che lo rendano più conveniente economicamente,


Mosca conserverà un forte leverage nei confronti dell’Europa.
Il transito per l’Asia centrale è poi necessario, nel breve-medio periodo, per il
rifornimento delle Forze Nato in Afghanistan. La concessione da parte di Putin, fat-
ta durante il summit dell’Alleanza atlantica di Bucarest dello scorso aprile, di con-
sentire il transito in territorio russo dei rifornimenti diretti all’Afghanistan rappre-
senta un’importante apertura di Mosca nei riguardi dell’Occidente e, forse, un se-
gno che le tendenze filoccidentali esistenti in Russia riceveranno con il nuovo pre-
sidente Medvedev un rinnovato impulso. Come è sempre avvenuto nella storia, la
pressione da est (questa volta della Cina) spinge Mosca a ricercare il sostegno del-
l’Occidente e viceversa.

3. La lotta condotta dall’Occidente per la stabilizzazione dell’Afghanistan e per


l’eliminazione del radicalismo e terrorismo islamico corrisponde agli interessi di
Mosca, di Pechino e dei regimi centrasiatici. Nonostante ciò, Cina e Russia sono
preoccupate dell’aumento della presenza americana in Asia centrale, con l’utilizzo
di basi aeree in Kirghizistan (e fino al 2005 in Uzbekistan). Esso viene interpretato
come una dimostrazione delle tendenze egemoniche degli Usa. La Sco, oltre a ri-
solvere contenziosi di frontiera e stimolare la cooperazione economica e di sicu-
rezza nell’antiterrorismo, ha perseguito l’obiettivo di contenere l’espansione della
presenza militare americana in Asia centrale.
La situazione oggi sta nuovamente cambiando. Tashkent ha accolto con no-
tevole soddisfazione la notizia degli attacchi dell’esercito pakistano, finanziati
dagli americani, contro i jihadisti rifugiatisi nelle aree tribali al confine con l’Af-
ghanistan e dell’uccisione di un paio di centinaia di islamisti uzbeki collegati ad
al-Qå‘ida. Medesima soddisfazione è stata espressa a Mosca e a Pechino per l’eli-
minazione di terroristi ceceni e uiguri. Tuttavia, forti preoccupazioni ha fatto sor-
gere nelle due capitali la notizia che il presidente Karimov stia progettando di
concedere di nuovo agli Usa l’uso della base aerea. Con ciò egli sicuramente in-
tende complicare il gioco e ridurre le capacità di imposizione di Mosca e di Pe-
chino sull’Uzbekistan.

4. In Asia centrale, si svolge quindi un nuovo grande gioco di influenza fra


Cina, Russia, Stati Uniti e Ue, benché quest’ultima vi sia entrata solo recentemen-
te con il menzionato accordo del gas turkmeno per il Nabucco. Negli anni passa-
ti era attiva la sola Germania, sia in campo economico che in quello delle forni-
ture militari. Mentre attori meno appariscenti, ma non trascurabili, sono anche
l’India, interessata ad accedere alle risorse energetiche e condizionare il Pakistan
da nord, l’Iran, che mira a penetrare in un’area su cui l’impero persiano esercitò
un’importante presenza e in cui vivono i tagiki di etnia persiana e gli azeri, che
sono il 24% della popolazione iraniana e di cui Teheran teme il nazionalismo, e
infine la Turchia, che rivendica l’identità turca di gran parte delle popolazioni
264 della regione.
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È difficile però prevedere il vincitore di questo nuovo grande gioco che ha in


palio, oltre alle risorse energetiche centrasiatiche anche quelle del Mar Caspio.
Tra gli attori principali restano in lizza Russia e Cina, dopo che gli Stati Uniti
sono stati distratti dall’Iraq.

5. Mosca gode non solo dei vantaggi già accennati, cioè dell’andamento sud-
nord delle infrastrutture di trasporto, ma anche della presenza di milioni di cittadi-
ni slavi, di cui si atteggia a protettrice, e della presenza capillare dell’Fsb in tutte le
repubbliche centrasiatiche. Il Cremlino è inoltre in grado di far forte pressione sul-
la Georgia, chiave geopolitica dell’accesso dell’Occidente in Asia centrale.
Le debolezze russe rispetto alla Cina sono invece soprattutto finanziarie, ma
anche economiche e tecnologiche. Inoltre, è in atto in tutta l’Asia centrale un de-
flusso delle popolazioni slave, e la crescita di un sentimento antirusso soprattutto in
Uzbekistan, Kazakistan e Kirghizistan. Con l’apertura del grande gasdotto poi, che
porterà in Xinjiang il gas turkmeno e uzbeko e con il potenziamento dell’oleodotto
che unisce il Kazakistan alla Cina, nonché con la ricordata costruzione dei sei assi
strada-rotaia fra la Cina e l’Asia centrale, la presenza cinese si accrescerà. I prodotti
manifatturieri a basso costo cinesi inonderanno i mercati centrasiatici. E con i lega-
mi economici si intensificherà inevitabilmente anche l’influenza politica di Pechino.

6. Per la Cina, dunque, l’Asia centrale è importante non solo per soddisfare il
crescente bisogno di energia, diversificandolo e, quindi, aumentando la propria si-
curezza energetica, ma anche per disporre di linee di comunicazione terrestri, su
cui incanalare l’import di materie prime e il commercio con l’Europa. Con la pro-
gressiva internazionalizzazione della sua economia, l’inserimento nella globalizza-
zione e l’accresciuta domanda di materie prime, a cui si è aggiunta quella di pro-
dotti alimentari, la Cina da continente praticamente autarchico si è trasformata in
un’isola interdipendente con il resto del mondo. Un’isola nel senso che tutte le sue
frontiere (eccetto nell’Estremo Oriente in corrispondenza della Manciuria e della
Corea del Nord), confinano con zone di difficile transito e prive di vie di comuni-
cazione: dalle giungle birmane alla catena dell’Himalaya fino al Pamir e ai deserti
della Mongolia. Esse costituiscono oggi barriere difficili da superare per il traffico
pesante. È essenziale per la Cina rompere tale isolamento che pone il suo benesse-
re, la stabilità interna e, forse, anche la sua unità alla mercé delle marine degli Usa
e dei suoi alleati. La Cina, però, non può sfidare Washington oltre certi limiti, per-
ché ne teme non solo la possibile reazione aeronavale, ma soprattutto quella eco-
nomica. Può invece farlo senza rischi nei confronti della Russia, verso la quale nu-
tre un sentimento di rivalsa per le umiliazioni subite nel XIX secolo, per il senso di
superiorità che i russi provano tuttora nei confronti dei cinesi e per il risentimento
di quello che a Pechino viene ancora oggi considerato un vero e proprio tradimen-
to: Stalin avrebbe indotto la Cina a intervenire alla fine del 1950 in Corea del Nord,
senza mantenere poi la promessa di attaccare in Europa, lasciando i cinesi da soli a
fronteggiare la potenza americana. 265
IL NUOVO GRANDE GIOCO IN ASIA CENTRALE

7. Nelle rappresentazioni geopolitiche russe, invece, l’Asia centrale costitui-


sce una zona cuscinetto a protezione delle vulnerabili frontiere meridionali del-
la Federazione. La regione fa parte integrante del near abroad. E anche negli
anni Novanta, nel periodo più buio della Federazione Russa, Mosca ha assicura-
to una presenza militare nel Tagikistan, per proteggerlo contro gli attacchi dei
taliban e per frenare il traffico di droga. Di essa resta oggi solo la 201a divisione
motorizzata.
I russi distinguono il Kazakistan dalle altre quattro repubbliche ex sovietiche.
Esso, con un terzo della popolazione di origine russa, è considerato quasi parte
della Federazione, tanto più che i russi ricordano le enormi perdite subite dai sol-
dati kazaki nella Grande guerra patriottica, soprattutto nella difesa di Mosca nell’in-
verno 1941-42 e nell’assedio di Stalingrado. Il Kazakistan determinerà se l’intera
Asia centrale cadrà nelle mani cinesi, oppure se Mosca manterrà una forte influen-
za nella regione. Il nuovo primo ministro kazako intende rafforzare i legami con la
Cina e diminuire la dipendenza da Mosca. Viene così rovesciata la politica di diffi-
denza verso Pechino, seguita nella prima metà degli anni Novanta dal presidente
Nazarbaev, che decise di spostare la capitale da Almaty ad Astana, per allontanarla
dal confine cinese e garantirle una maggiore sicurezza.

8. Attraverso il corridoio caucasico azero-georgiano, gli Usa hanno sostenuto


la loro penetrazione politica ed economica in Asia centrale. Tutti gli Stati della re-
gione, oltre a far parte dell’Osce, sono associati al programma Nato di Partnership
for peace (Pfp), che coordina e rafforza i rapporti bilaterali degli americani (e an-
che dei tedeschi) con le varie repubbliche centrasiatiche.
Gli Stati Uniti, però, sono interessati soprattutto alle risorse energetiche con-
centrate nelle regioni occidentali dell’Asia centrale, nonché all’utilizzo delle infra-
strutture dell’area, almeno finché durerà il conflitto in Afghanistan. Anche se le ba-
si aeree locali potrebbero giocare un utile ruolo in caso di conflitto fra Washington
e Pechino, vi è da notare che l’intera pianificazione strategica delle Forze armate
americane tende a ridurre la dipendenza dalle basi all’estero. Quelle dell’Asia cen-
trale presentano poi difficoltà logistiche enormi per essere rifornite.
Nessuna regione al mondo, infatti, è tanto chiusa e lontana dagli oceani come
questa. Strategici per gli Usa sono: l’accesso al Caspio e alle sue risorse energetiche
attraverso il corridoio caucasico della Georgia, anche per diminuire la dipendenza
europea dal gas russo; il contenimento dei fondamentalisti islamici, che potrebbe-
ro installare nuove basi d’addestramento in Asia centrale, e, infine, l’apporto logi-
stico che i trasporti terrestri regionali potrebbero dare alle operazioni in Afghani-
stan, svincolandole da un’eccessiva dipendenza da un Pakistan sempre più instabi-
le. Il transito attraverso l’Iran è considerato praticabile solo nel medio-lungo perio-
do, qualora i negoziati con Teheran si estendessero dall’Iraq all’Afghanistan. In essi
le tribù hazara e tagike sostengono il governo Karzai contro il risorgere del potere
talibano. Non è da escludere che l’estensione all’Afghanistan della strategia seguita
266 dal generale Petraeus in Iraq, di appoggiarsi a talune tribù locali per combattere il
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nemico principale degli americani, che rimane al-Qå‘ida, comporti la mobilitazio-


ne e il sostegno di questi gruppi etnici.
Per l’Europa, l’Asia centrale ha un’importanza solo economica ed energetica.
Prioritario per essa è il ripristino della Via della seta. Ciò spiega il coinvolgimento
della Bers nei progetti sia del Traceca sia della Carec.

9. Le élite centrasiatiche sono preoccupate dei programmi americani di demo-


cratizzazione e di regime change, specie dopo aver assistito alle rivoluzioni colora-
te in Georgia e in Kirghizistan. Ma anche per le possibili reazioni russe, che po-
trebbero anche essere brutali, qualora Mosca venisse messa con le spalle al muro e
pensasse di perdere il controllo strategico e le risorse naturali centrasiatiche.
Nonostante il pericolo rappresentato dal fondamentalismo democratico degli
americani, i leader centrasiatici considerano favorevolmente la presenza Usa, sia
perché equilibra la contrapposizione fra Russia e Cina, determinando una maggio-
re flessibilità e, quindi, una loro maggiore libertà d’azione, sia perché rende più
difficile che l’Asia centrale cada nell’orbita egemonica dell’una o dell’altra grande
potenza regionale.
Esse considerano con favore l’impegno di Washington in Afghanistan contro i
taliban, che minacciavano di contagiare con il loro radicalismo islamico gli attuali
assetti interni e la loro stessa sicurezza. Pensano che solo con l’aiuto occidentale
potranno valorizzare le loro risorse energetiche per promuoverne uno sviluppo
sostenibile nel tempo. Sono però anche tendenzialmente favorevoli alla politica di
Pechino di rispetto completo della sovranità degli Stati e di indifferenza per il tipo
di regime politico interno e il grado di tutela dei diritti umani.
In generale, guardano con favore a una competizione tra potenze esterne per
l’accesso alle loro risorse. Con essa, infatti, sperano di trarre vantaggi economici e
di ridurre la dipendenza dalla rete dei trasporti e degli oleodotti/gasdotti russi e,
quindi, dalla politica di Mosca.

10. Le risorse energetiche e di metalli non ferrosi dell’intera regione sono no-
tevoli. Gli alti prezzi degli idrocarburi aumentano l’entità di quelli effettivamente
utilizzabili (cioè delle risorse che sono trasformate in riserve). L’entità esatta delle
risorse esistenti è ancora incerta. Vaste aree della regione non sono state ancora
esplorate. Tutti gli Stati hanno posto notevoli limiti alle attività di ricerca delle
majors occidentali e agiscono soprattutto con compagnie nazionali. I giacimenti
potrebbero anche essere maggiori di quanto si pensi. Come ad esempio in Turk-
menistan dove si pensava che esistessero riserve per 1,2 miliardi di barili, contro i
4 miliardi recentemente stimati.

11. La regione centrasiatica è dunque importante per il gas naturale e per la


possibilità di trasportarlo in Europa o in Cina con gasdotti terrestri. Ma tale possi-
bilità è ancora allontanata dal peso della storia, che ha portato a uno sviluppo
dei gasdotti prevalentemente in direzione nord, a connettersi alla rete russa. Va 267
IL NUOVO GRANDE GIOCO IN ASIA CENTRALE

ricordato in proposito il Cac (Central Asia-Center Pipeline), che connette tutti i


paesi dell’Asia centrale per poi raggiungere i gasdotti di Gazprom e, tramite essi,
i mercati europei. La produzione potrebbe aumentare notevolmente, allorquan-
do entreranno in funzione i nuovi gasdotti diretti a ovest e a est. Essi aumente-
ranno la sicurezza energetica sia europea che cinese, con la diversificazione del-
le forniture.
A parte la rete connettiva con quella russa, oltre al gasdotto Nabucco, appena
ricordato e considerato strategico dalla Commissione Europea, sono oggi già in
funzione un oleodotto fra il Kazakistan e la Cina e un gasdotto fra il Turkmenistan
e l’Iran.
La geopolitica dei gasdotti sta ricevendo un notevole impulso soprattutto per
iniziativa di Pechino. Da ricordare il colossale gasdotto lungo 2.580 km solo in Asia
centrale con un’iniziale capacità di 30 Mmc/anno per connettere i campi gasiferi
dell’Amu Darya in Turkmenistan con la Cina occidentale. L’imponente opera, fi-
nanziata pressoché integralmente da Pechino e iniziata nel 2007, entrerà in funzio-
ne nel 2011.
È stato ipotizzato anche un collegamento dal Turkmenistan e dall’Uzbekistan
con il Pakistan e l’India attraverso l’Afghanistan. Denominato Tap (Turkmenistan,
Afghanistan, Pakistan), sarà lungo oltre 2 mila km. La sua costruzione è però su-
bordinata all’accertamento delle capacità del Turkmenistan di soddisfare anche la
domanda pakistana e indiana, nonché alla stabilizzazione dell’Afghanistan.

12. Con i suoi progetti, la Cina sta tagliando la Russia fuori dalla sezione sud
dell’Asia centrale, rafforzando anche la sua presenza in Kazakistan. Le importazio-
ni energetiche consentiranno a Pechino di aumentare notevolmente la capacità de-
gli Stati della regione di acquistare i suoi prodotti manifatturieri a basso costo. Ciò
modificherà di fatto, a favore della Cina, l’equilibrio di potenza esistente in Asia
centrale. Economicamente, la Cina non può essere considerata un alleato della
Russia, come talvolta la retorica diplomatica indulge ad affermare specie nei co-
municati ufficiali diramati dopo le riunioni della Sco.
Nella competizione per il gas centrasiatico, la Russia si trova in condizioni di
inferiorità nei confronti della Cina. Se il confronto dovesse inasprirsi, ne risultereb-
be rafforzato l’unipolarismo americano, contrariamente a quanto sostenuto dalle
dichiarazioni antiegemoniche di Pechino e di Mosca. La prima, a ogni buon conto,
non può rompere con gli Usa. Infatti, la sua economia non potrebbe più registrare
la crescita necessaria per la stabilità sociale e forse anche per l’unità del paese e il
potere del Partito comunista. Qualora la pressione di Pechino si accrescesse in
Asia centrale (e in Estremo Oriente), Mosca sarebbe necessariamente portata ad
appoggiarsi a Bruxelles e a Washington. In questo caso, l’attuale ordine mondiale,
centrato sugli Stati Uniti, ne uscirebbe rafforzato. L’elemento determinante a ri-
guardo è rappresentato dalle infrastrutture: a breve termine, da oleodotti e gasdotti
e, a più lungo termine, da ferrovie e strade. Solo queste ultime potrebbero svilup-
268 pare i legami commerciali e gli scambi di prodotti manifatturieri, rendendo i rap-
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porti più saldi e duraturi di quanto possano esserlo quelli centrati sulle sole espor-
tazioni di commodities.
Oggi, degli undici collegamenti dell’Asia centrale con il mondo esterno, solo
quello dal Turkmenistan all’Iran e quello dal Kazakistan alla Cina non transitano per
il territorio russo. I programmi in corso tendono a far uscire l’Asia centrale dall’orbi-
ta di Mosca e di legarla all’Europa, tramite il sistema Mar Nero-Caucaso da un lato, e
Cina, dall’altro, superando gli ostacoli del Pamir e della catena dello Tientsin.

13. Per taluni studiosi, la Sco sarebbe un’alleanza organica non solo economi-
ca ma anche strategica, stretta fra la Russia e la Cina per contrastare l’egemonia
globale americana. Esso costituirebbe il cuore di una specie di blocco continentale
asiatico. Alle sue ultime riunioni sono stati invitati come osservatori l’India, l’Iran, il
Pakistan e la Mongolia. Per altri, invece, la Sco sarebbe un’alleanza già morta, do-
po essere egregiamente servita per risolvere, o meglio per congelare, il contenzio-
so territoriale fra la Cina e i paesi ex Urss. Per altri ancora, continuerebbe a svolge-
re un’utile funzione. Alla Russia, la Sco permette di far parte di un’organizzazione
in cui svolge un ruolo paritario con la Cina e di aver un foro permanente di dialo-
go con Pechino. Alla Cina consente di sviluppare un’influenza istituzionalizzata in
Asia centrale. Infine, la Sco concede agli Stati centrasiatici di sedere in un foro in
cui le potenziali rivalità russo-cinesi consentono loro una certa flessibilità negozia-
le con Pechino e con Mosca.
La massima debolezza della Sco consiste nella contrapposizione esistente fra
Mosca e Pechino per accrescere il proprio controllo sulla regione. Mentre la strate-
gia cinese è sufficientemente chiara, quella di Mosca lo è meno. È dominata dalla
tattica e dalla contingenza, più che essere diretta da una visione e da obiettivi stra-
tegici ben definiti, necessariamente a lungo termine. Si limita a reagire, anziché es-
sere pro-attiva. Non si vede come Mosca possa utilizzare la Sco per rallentare l’au-
mento della presenza cinese e, soprattutto, per diminuire il sospetto dei dirigenti
centrasiatici che ogni iniziativa di Mosca sia finalizzata a riprendere il controllo im-
periale sulla regione e a sfruttarne le risorse.
La strategia cinese consiste nell’espandere i suoi legami economici, lasciando
che Usa e Russia si occupino di politica e di sicurezza. Nei confronti dei regimi
esistenti, a differenza degli americani, né russi né cinesi sono critici e non inten-
dono promuovere democrazia e rispetto dei diritti umani. In particolare, il Cremli-
no ha adottato la dottrina detta democrazia sovrana (peraltro criticata dal nuovo
presidente Medvedev), la cui essenza consiste nel diffidare le altre potenze dal-
l’immischiarsi negli affari interni russi e della regione, che Mosca considera di suo
esclusivo interesse.

14. Con il mutamento dell’amministrazione americana è possibile che i toni


(se non la sostanza) della politica estera di Washington vengano modificati e che
venga attenuato l’eccezionalismo e lo spirito di missione, che verosimilmente sono
stati all’origine di molti degli insuccessi americani in Asia centrale, in particolare la 269
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cacciata dalla base aerea uzbeka di Khanabad, decisa a causa delle critiche rivolte
dagli Usa al presidente Islam Karimov per gli eccidi che avevano seguito la rivolta
nella cittadina di Andizhan, nella valle di Fergana, all’inizio del 2005.
Interessante è notare come recentemente siano giunte dall’Uzbekistan apertu-
re verso la Nato e gli Usa per una nuova concessione della base, forse anche per la
frustrazione dell’Uzbekistan di non veder completamente sostenute da Mosca le
sue ambizioni egemoniche regionali. La Russia tende infatti a privilegiare i rapporti
con il Kazakistan considerato dai russi un paese eurasiatico e non dell’Asia centra-
le, data anche la sua considerevole percentuale di popolazione slava e l’assenza di
movimenti fondamentalisti che lo caratterizza come zona cuscinetto per la prote-
zione del ventre molle dell’immensa Federazione. È per questo che gli sforzi cinesi
si stanno esercitando soprattutto nei riguardi del Kazakistan. Le decisioni che ver-
ranno prese ad Astana determineranno il futuro geopolitico dell’Asia centrale. De-
mografia ed economia fanno pensare che la Cina estenderà la sua influenza sull’in-
tero Turkestan occidentale, forse anche con il sostegno degli americani, preoccu-
pati dal crescente autoritarismo di Mosca e dal revival del suo nazionalismo.

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