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Testi

Didattica Generale
Corso 33132
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Castoldi Mario (2010). Didattica generale. Milano: Mondadori Universit. Cangi Caterina (2010). Insegnanti D.O.C. Roma: Multidea - Tuttoscuola

Caterina Cangi
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Anno Accademico 2013 - 2014


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Didattica generale di Mario Castoldi


I. PAROLE CHIAVE DELLA DIDATTICA
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Didattica generale di Mario Castoldi


I. PAROLE CHIAVE DELLA DIDATTICA 1. Didattica 2. Ricerca 3. Innovazione 4. Documentazione 5. Azione di insegnamento 6. Dimensione metodologica 7. Dimensione relazionale 8. Dimensione organizzativa 9. Progettazione 10. Valutazione
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II. VERSO UNA DIDATTICA PER COMPETENZE


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III. ANALISI DI ESPERIENZE DIDATTICHE


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IV. SEZIONE ANTOLOGICA

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Didattica generale di Mario Castoldi


II. VERSO UNA DIDATTICA PER COMPETENZE
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Didattica generale di Mario Castoldi


III. ANALISI DI ESPERIENZE DIDATTICHE 1. L'approccio induttivo 2. L'approccio non direttivo 3. L'apprendimento cooperativo 4. La didattica per progetti 5. Il gioco di ruolo 6. L'insegnamento reciproco 7. L'approccio metaforico 8. L'approccio metacognitivo
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1. Un nuovo baricentro per il curricolo 2. Quali sde per la didattica 3. Progettare e valutare per competenze

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Didattica generale di Mario Castoldi

Insegnanti D.O.C.

IV. SEZIONE ANTOLOGICA

Il libro si sviluppa intorno a dieci metafore-visioni dellessere insegnante considerate come vie efcaci e possibili da seguire per raggiungere il cuore e la mente degli alunni con la volont di iniziarli alla sapienza che nasce dallintegrazione di mente e cuore.

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VALUTAZIONE:
... sommativa che tiene conto della presenza ... della Presentazione personale di un brano antologico (dl volume di Castoldi) ... dellapprofondimento di una metafora di INSEGNANTI D.O.C. ... attraverso un colloquio
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Parole Chiave della Didattica


1. Didattica 2. Ricerca 3. Innovazione 4. Documentazione 5. Azione di insegnamento
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Parole Chiave della Didattica


6. Dimensione metodologica 7. Dimensione relazionale 8. Dimensione organizzativa 9. Progettazione 10. Valutazione
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1. DIDATTICA

Didattica, radice indoeuropea dak, cio mostrare (un dato patrimonio culturale) da cui traggono origine i termini latini doceo, insegno e disco, imparo.

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1. DIDATTICA

1. DIDATTICA

La formalizzazione della didattica come sapere autonomo risale al XVII secolo e si manifesta in primo luogo nellutopia di Comenio, secondo cui tutto si pu insegnare a tutte le et.

Il ruolo e lo spazio della didattica si modicano fortemente in rapporto alle stagioni culturali e alle dottrine losoche dominanti:

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1. DIDATTICA
Tra il XIX secolo e il XX secolo si passati da una forte attenzione alla didattica nel periodo positivista della seconda met dellOttocento, descrivendo linsegnamento come un sapere tecnico... ... a una sostanziale negazione della didatticaalmeno in Italia durante il periodo idealista della prima met del Novecento quando, secondo Giovanni Gentile, non ci doveva essere una formalizzazione preventiva e il sapere didattico si stemperava in quello!1ideologico. 5

1. DIDATTICA
Nel primo caso la formazione dellinsegnante centrata prevalentemente sul sapere didattico, condizione irrinunciabile per abilitarlo al suo ruolo professionale; nel secondo caso la formazione docente si identica con la sua preparazione culturale e umana, Sii uomo e sarai maestro (Giovanni Gentile).

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1. DIDATTICA

1. DIDATTICA
Cos , ad esempio, lapproccio montessoriano, in quanto modello analitico, codicato, normato nel quale la relazione didattica viene formalizzata attraverso la strutturazione del setting formativo, le indicazioni metodologiche sullo sviluppo delle diverse attivit, i suggerimenti relativi alla gestione della relazione tra insegnante e allievi.

In questi due periodi si formano i diversi modelli didattici, che hanno per come intento comune il puntare a formalizzare la gestione della relazione didattica, proponendo una sorta di canone su cui modellare lazione dellinsegnante.

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1. DIDATTICA

1. DIDATTICA
lestensione del campo della didattica, inizialmente circoscritta allinsegnamento proprio della scuola e via via ampliato anche ad alcuni ambiti delleducazione informale; la specicazione delloggetto della didattica in relazione ai diversi saperi e alle diverse discipline di insegnamento: didattica generale e didattiche delle singole discipline.

Negli ultimi cinquantanni il sapete didattico ha subito profonde trasformazioni, determinando un ripensamento complessivo dei suoi signicati:

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1. DIDATTICA
La proliferazione di metodologie didattiche ha sollecitato un approccio meno dogmatico, pi essibile. Non si punta pi a predisporre un modello didattico universalmente valido, sussistono invece tante proposte che richiedono di essere selezionate e calibrate in rapporto alle speciche situazioni in cui devono essere impiegate.

1. DIDATTICA
Perci c stato un conseguente ripensamento del compito del sapere didattico, non pi orientato a fornire un modello predeterminato, quanto piuttosto volto a proporre un repertorio di strategie, di metodologie, di strumenti tra cui scegliere le soluzioni pi opportune e pertinenti.

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1. DIDATTICA

1. DIDATTICA

Anche per la didattica la denizione di uno statuto autonomo passa attraverso una pi precisa identicazione del suo oggetto di studio e del suo metodo di indagine.

Innanzitutto dobbiamo collocare la didattica nellambito delle scienze delleducazione, cio un insieme di discipline che si occupano del fatto educativo, chiamandole al plurale quindi scienze e non scienza.

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1. DIDATTICA
Mauro Laeng le classica in tre categorie, in rapporto al punto di vista con cui studiano il fatto educativo: le discipline rilevative, psicologia delleducazione, sociologia delleducazione, antropologia delleducazione, caratterizzate dallintento di fornire chiavi di lettura utili ad analizzare levento educativo, a comprenderne la dinamica di svolgimento;

1. DIDATTICA

le discipline prescrittive, come la losoa delleducazione, hanno una tensione verso il dover essere, verso il quadro ideale entro il quale situare la dinamica educativa;

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1. DIDATTICA

1. DIDATTICA
Le discipline operative sono centrate sullazione educativa, sulle sue modalit di conduzione, sulla esplorazione dello spazio di mediazione tra il contesto reale dellevento (dove educare?) e il quadro ideale di riferimento (perch educare?). Le discipline operative mirano a rispondere alla domanda Come educare?. in questultimo gruppo che rientra la didattica.

le discipline operative, che si collocano nel mezzo dei due gruppi precedenti, tra lettura del contesto educativo e denizione dei traguardi formativi.

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1. DIDATTICA
D. RILEVATIVE D. PRESCRITTIVE

1. DIDATTICA

D. OPERATIVE

OGGETTO DELLA DIDATTICA lazione dellinsegnamento, ovvero quella particolare azione formativa che si svolge dentro la scuola, contraddistinta da caratteri di intenzionalit e sistematicit.

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1. DIDATTICA
Usiamo due parametri per distinguere i due ambiti cui si classicano gli eventi educativi: intenzionalit, ovvero lesistenza di traguardi formativi consapevolmente perseguiti e la sistematicit, ovvero il fatto che lazione educativa sia strutturata e progressiva.

1. DIDATTICA

Leducazione formale che si svolge nellambiente scolastico possiede entrambi questi requisiti, mentre leducazione informale possiede solo lintenzionalit e invece leducazione non formale non ne possiede neanche uno.

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1. DIDATTICA
Limitando la nostra attenzione allambito delleducazione formale, deniamo lazione di insegnamento come una relazione educativa nalizzata allapprendimento di un determinato patrimonio culturale situata in un dato contesto istituzionale.

1. DIDATTICA

Relazione educativa: per intendere il carattere relazionale dellazione di insegnamento, basata su una dinamica relazionale tra un insegnante e gli allievi.

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1. DIDATTICA
Finalizzata allapprendimento di un determinato patrimonio culturale: precisa il compito specico afdato dalla societ alleducazione scolastica e il ruolo cruciale che i contenuti culturali assumono nellazione di insegnamento, in quanto oggetto primario della relazione educativa.

1. DIDATTICA

Agita in un dato contesto istituzionale: precisa il setting in cui si svolge tale relazione educativa, nellambito dellistituzione scolastica governata sa un insieme di norme, regole, vincoli organizzativi.

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1. DIDATTICA
RELAZIONE EDUCATIVA

1. DIDATTICA
dimensione relazionale-comunicativa

AZIONE DIDATTICA

AZIONE DIDATTICA

SETTING

PATRIMONIO CULTURALE

dimensione organizzativa

dimensione metodologico-didattica

1. DIDATTICA
CHI

1. DIDATTICA
Deniamo la didattica come ricerca sullinsegnamento. Tale denizione ha il pregio di focalizzare lattenzione sulloggetto della didattica linsegnamento e sulla sua metodologia di indagine la ricerca . Questa denizione riette la prospettiva con cui stata considerata la didattica negli ultimi decenni: una disciplina orientata alla comprensione del fenomeno insegnamento, pi che alla sua regolamentazione.
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AZIONE DIDATTICA

DOVE/COSA

COME/COSA

1. DIDATTICA
Nella didattica tradizionale, linsegnate era considerato destinatario della didattica: lelaborazione teorica e operativa sulla didattica era afdata agli esperti, agli studiosi di scienze delleducazione, ai ricercatori, mentre il compito dellinsegnante era quello di applicare tali proposte nellattivit daula. Linsegnate invece adesso diventa fonte del sapere didattico.

1. DIDATTICA

La produzione della conoscenza muove da una esplorazione e rielaborazione dellazione didattica dellinsegnante, attraverso unalleanza tra chi opera linsegnate e chi fa ricerca.

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1. DIDATTICA

1. DIDATTICA

Tale prospettiva modica anche il ruolo del ricercatore: da esperto a partner, con il compito di fornire categorie di lettura allinsegnante, strumenti di comprensione della sua esperienza.

Linsegnante non pi destinatario di un sapere altro, estraneo alla sua pratica, bens diviene fonte del sapere, produttore di un sapere autonomo a partire dalla sua esperienza.

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2. RICERCA

2. RICERCA
Il presupposto che ogni situazione didattica diversa, necessita di risposte differenti, ad hoc; da qui limpossibilit di avere un modello didattico sempre valido: ogni proposta didattica, anche la pi innovativa e suggestiva, deve essere messa in relazione al contesto entro cui si attua.

Se la didattica tradizionale si fondava su un rapporto gerarchico tra teoria e azione e il compito dellinsegnante era essenzialmente esecutivo, nella nuova didattica, il rapporto tra teoria e azione diviene circolare, ricorsivo.

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2. RICERCA

2. RICERCA

Gli insegnanti sono professionisti riessivi, che agiscono e riettono sulla propria azione.

La ricerca non qualcosa di separato e distante dallazione, ma ne diviene una componente ineliminabile.

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2. RICERCA
La continua dialettica che si viene a creare tra sapere teorico e sapere pratico non annulla, bens esalta, la tensione strutturale presente tra i due poli: la natura analitica e statica del modello teorico e quella globale e dinamica del processo didattico.

2. RICERCA
sapere teorico I! N! S! E! G! N! A! R! E sapere pratico

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3. INNOVAZIONE
I criteri regolativi che qualicano uninnovazione efcace sono: la contrattualit / la gradualit la condivisione / la negoziazione il supporto / la praticit la rivedibilit
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3. INNOVAZIONE

Contrattualit: i soggetti coinvolti nel piano di miglioramento devono operare allinterno di un mandato chiaro e articolato che denisca responsabilit, modi e tempi di lavoro.

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3. INNOVAZIONE

3. INNOVAZIONE

Gradualit: unazione di miglioramento pu essere pensata solo in termini di progressiva estensione e intensicazione, a partire dai livelli di maturazione acquisiti.

Condivisione: in coerenza con lintero processo autovalutativo anche la denizione delle azioni di miglioramento deve essere assunta consapevolmente dai soggetti che dovranno metterla in pratica.

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3. INNOVAZIONE

3. INNOVAZIONE

Negoziazione: occorre valorizzare e rispettare la pluralit delle posizioni e delle opinioni, entro un processo dialogico di costruzione comune di signicati e decisioni.

Supporto: un processo innovativo richiede sempre di essere guidato e sostenuto da chi se ne fa promotore, attraverso azioni tangibili e intangibili.

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3. INNOVAZIONE

3. INNOVAZIONE

Praticit: la declinazione operativa del piano di sviluppo deve consentire una chiara identicazione delle azioni da compiere e delle attivit da sviluppare, non limitarsi a generici indirizzi strategici.

Rivedibilit: il processo migliorativo non pu essere ssato una volta per tutte, bens richiede di essere precisato e riformulato in corso dopera, prevedendo al suo interno spazi di essibilit e di rielaborazione in itinere.

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4. DOCUMENTAZIONE
Documentare lazione didattica vuol dire trasformarla in documento, in qualcosa che possa conservarsi e essere capitalizzato. Ma come possibile renderne la complessit? (La cultura scolastica in ci rimanda unottica amministrativa.)

4. DOCUMENTAZIONE
Limpiego burocratico della documentazione svalorizza lesperienza didattica dellinsegnante e fa s che il docente tenga due registri linguistici per descrivere la sua didattica: quello burocratico appunto da tenere nei documenti ufciali e quello privato invece registrato nella sua agenda personale per esempio.

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4. DOCUMENTAZIONE

4. DOCUMENTAZIONE

Manca quindi, nellambito burocratico, una documentazione di tipo professionale trasmissibile tra gli insegnanti che possono trasferire e confrontare le esperienze didattiche.

Il singolo docente la memoria individuale della propria esperienza; il gruppo docente la tesaurizzazione delle esperienze condivise; il livello regionale e nazionale la raccolta delle esperienze didattiche di qualit.

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4. DOCUMENTAZIONE
Come comunicare lesperienza didattica? Sono stati individuati due criteri: un primo criterio relativo alle funzioni afdate alla documentazione: regolativa, nel senso di puntare a indirizzare lazione dellinsegnante; esplicativa, nel senso di mirare a fornire le chiavi di lettura per la comprensione dellesperienza didattica; e narrativa, nel senso di tendere a raccontare lesperienza e i suoi signicati.
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4. DOCUMENTAZIONE

Un secondo criterio distingue tra fasi temporali: fase ex ante, preparatoria alla stessa; fase contestuale, di svolgimento dellazione; fase ex post, successiva allazione nella quale ricostruire il percorso.

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4. DOCUMENTAZIONE

4. DOCUMENTAZIONE

Lincrocio dei due criteri d origine a nove combinazioni differenti, ciascuna espressione di una tipica forma di documentazione!

Piani: precede lazione. Funzione regolativa, di guida allazione stessa.

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4. DOCUMENTAZIONE

4. DOCUMENTAZIONE

Criteri di qualit: documentano lazione didattica nei suoi principi ispiratori. Svolgono una funzione di indirizzo.

Prototipi: seguono lazione. Resoconto strutturato. Funzione regolativa.

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4. DOCUMENTAZIONE

4. DOCUMENTAZIONE

Teorie: documentazione che precede lazione. Strumento di formalizzazione dellazione, di generalizzazione della prassi.

Categorie di analisi: documentazione che accompagna lazione. Ha lo scopo di fornire strumenti di comprensione dellesperienza.

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4. DOCUMENTAZIONE

4. DOCUMENTAZIONE

Tipologie didattiche: documentazione che segue lazione. Intende riconoscerne i tratti salienti.

Simulazioni: ricostruzione dellesperienza, reso particolare dalla modalit della simulazione.

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4. DOCUMENTAZIONE

4. DOCUMENTAZIONE

Protocolli osservativi: documentazione che accompagna lazione. In corso di svolgimento. Ha lo scopo di restituire la ricchezza di ci che accade.

Diari di bordo: segue lazione. Documentazione a caldo.

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5. AZIONE DI INSEGNAMENTO

5. AZIONE DI INSEGNAMENTO
Questa doppia valenza deve esserci anche nellazione di insegnamento che devessere pratico-poietica: pratica per la valenza educativa dellinsegnamento, e poietica per le qualit tecnico-professionali dellinsegnante.

Secondo Aristotele, nellazione umana ci deve essere sia un ne etico, sia un ne pratico che d origine a un prodotto nito.

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5. AZIONE DI INSEGNAMENTO
La programmazione didattica riporta i traguardi formativi precisi, cio la valenza poietica. Invece la programmazione educativa ha nalit formative pi ampie e quindi si presenta come pratica.

5. AZIONE DI INSEGNAMENTO
Ci devessere una mediazione didattica, cio una regolazione della distanza tra i contenuti culturali da trasmettere e i soggetti in apprendimento, tra la struttura logica dei contenuti e la struttura psicologica dei soggetti in apprendimento.

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5. AZIONE DI INSEGNAMENTO
Questa mediazione deve comportare una forma di metaforizzazione della realt attraverso la quale la realt di cui si parla (es. bosco) viene sostituita con dei simulati allo scopo di facilitare lapprendimento.

5. AZIONE DI INSEGNAMENTO
La mediazione quindi un processo di trasformazione di determinati contenuti culturali in contenuti accessibili allapprendimento per un determinato gruppo di allievi in funzione di un determinato scopo.

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5. AZIONE DI INSEGNAMENTO
Questa trasformazione ha la doppia funzione di proteggere il soggetto dallesperienza diretta con la realt e di sostituire il contenuto di realt con segni appropriati.

5. AZIONE DI INSEGNAMENTO
Il prodotto dellazione di insegnamento sono i risultati di apprendimento. Tra i due intercorre un rapporto probabilistico. Ci deve essere una disponibilit ad apprendere, responsabilit sia dellinsegnante sia dellallievo.

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5. AZIONE DI INSEGNAMENTO
I meccanismi di simulazione e di semplicazione che quindi rientrano allinterno di questa mediazione didattica rappresentano allo stesso tempo un punto di forza e un punto di criticit per listituzione scolastica formale: di forza perch possono rappresentare condizioni facilitanti lapprendimento e costituiscono una peculiarit dellambiente scolastico di potersi collocare tra parentesi rispetto alla realt; di criticit in quanto tale distanziamento dalla realt costituisce un rischio per la scuola, un pericolo di autoreferenzialit e di separazione.
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