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LA SFIDA DELL’INSEGNAMENO

CAPITOLO 1: INSEGNARE E APPRENDERE

La didattica viene collocata all’interno dell’area delle scienze dell’educazione, insieme ad altre scienze,
quali:
- Pedagogia, Psicologia, Sociologia, Antropologia e Filosofia.
La didattica viene definita come Scienza della relazione tra insegnamento e apprendimento all’interno di un
contesto. Essendo una scienza si avvale di specifici metodi di ricerca: Teorica, sperimentale ed empirica.
Questa definizione enfatizza questa relazione tra apprendimento e insegnamento, e in base a come si
intende questa relazione, possono cambiare:
- I metodi d’insegnamento
- I criteri per organizzare un ambiente di apprendimento
- Il ruolo degli insegnanti e quello degli alunni.
Ci sono diversi modi per interpretare la relazione tra insegnare e apprendere: quello della trasmissione,
della mediazione e della promozione.
TRASMISSIONE
Qui il ruolo principale è attribuito all’insegnante poiché è l’emittente di un sapere che va trasmesso
all’alunno. In questo modello il valore di riferimento è l’autorità. La relazione è lineare.
MEDIAZIONE
In questo caso non si ritiene sufficiente che l’insegnante conosca i contenuti da trasmettere ma è
necessario che sappia presentarli in modo efficace. L’alunno non è più un ascoltatore, ma richiede
l’attivazione dei processi cognitivi che favoriscono comprensione e rielaborazione. Il valore di riferimento è
la professionalità, poiché l’insegnante non deve essere solo sapiente ma competente.

L’elemento in comune tra questi primi due modelli didattici è che si basano entrambi di una logica lineare,
entrambi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi.

PROMOZIONE
Si può parlare di comunicazione didattica e non di semplice trasmissione. La comunicazione avviene perché
l’insegnante si fa destinatario delle comunicazioni che è l’alunno ad inviare in un processo dialogico.
L’insegnante vede trasformato il suo ruolo:
- Si fa ascoltatore
- È disponibile a prendere in considerazione quanto l’alunno gli rimanda
- Sollecita alla partecipazione
L’insegnante riconosce l’alunno come soggetto attivo. Il valore di riferimento è l’empowerment che
possiamo intendere come promozione della potenzialità dell’alunno. Si parla di logica Circolare.

Un ruolo fondamentale nella didattica è occupato dal contesto, dove ogni contesto è incluso in uno più
grande  Aula, Scuola, Sistema Nazionale D’istruzione, Ambiente Socioculturale, Società Post-Moderna.

1. CONTESTO AULA
Questo primo contesto è l’aula, all’interno del quale si realizzano le azioni didattiche, e le relazioni
che si creano tra l’insegnante e gli alunni e tra gli alunni stessi. Bisogna tenere in considerazione
che all’interno dell’aula possono influenzare: la rabbia, il rancore, la preoccupazione, i desideri
insoddisfatti.
2. IL CONTESTO SCUOLA
Questo secondo contesto fa riferimento alla scuola, intesa nei suoi aspetti
- fisici e materiali: ovvero gli spazi, gli arredi e le attrezzature;
- immateriali: le regole istituzionali e il corpo docenti.
La scuola spesso viene erroneamente paragonata alla famiglia. Il modello familiare ha molto da offrire:
l’amore, la dedizione.. etc. tuttavia, la scuola non è la famiglia, gli studenti non sono figli e i docenti non
sono i genitori.
3. IL CONTESTO SISTEMA NAZIONALE D’ISTRUZIONE
I riferimenti istituzionali costituiscono il sistema di istruzione di un paese e sono:
- Programmi scolastici
- Indicazioni ministeriali che orientano l’elaborazione del curricolo didattico da parte degli insegnanti
- Le modalità di selezione e formazione dei docenti.
Un altro strumento importante è il piano dell’offerta formativa che consente alle singole istruzioni
scolastiche di predisporre un progetto su misura della propria realtà.
4. IL CONTESTO AMBIENTE SOCIOCULTURALE
È il contesto che esercita il più forte condizionamento sull’insegnamento.
5. IL CONTESTO SOCIETA’ POST-MODERNA
Il contesto che esercita la principale influenza e la post-modernità che inizia a delinearsi nell’ultima
parte del 20^ secolo, tramite:
- La globalizzazione
- La finanziarizzazione dell’economia
- La composizione multiculturale della società, accentuata dai fenomeni della migrazione
- L’impatto delle nuove tecnologie.

L’insegnamento viene definito anche ARTE


Viene definito Arte perché le strategie e le teorie vengono incarnate direttamente da chi entra in
relazione con coloro che apprendono. Padroneggiare l’arte dell’insegnamento significa saper avviare un
processo di cooperazione tra:
- Insegnanti
- Alunni
In modo da permettere a questi ultimi di raggiungere gli obiettivi proposti. Per quanto riguarda la
strutturazione del compito di apprendimento vengono evidenziati due principali criteri:
INCORAGGIARE ALLE ESPERIENZE DI SUCCESSO
Un uso inappropriato, della didattica, è spesso la facilitazione. Ovvero quella serie di azioni che
l’insegnante utilizza per rendere un compito facile, evitando gli ostacoli per consentire il successo. In
realtà, un compito non dovrebbe essere facile, ma SIGNIFICATIVO, quindi ad un livello di difficoltà
sostenibile. È possibile garantire agli alunni, esperienze di apprendimento su misura ma è necessario
che l’insegnante adotti soluzioni didattiche flessibili che variando le modalità di intervento, e offre una
molteplicità di temi di studio.
PROMUOVERE LA MOTIVAZIONE
Nel garantire una buona proposta didattica si richiede all’insegnante una duplice attenzione rivolta sia
agli aspetti affettivi, poiché gli allievi al loro ingresso non sempre evidenziano i loro desideri, le loro
aspettative, i bisogni che permettono di rendere tipico e singolare l’approccio con il mondo scolastico. E
gli aspetti cognitivi ovvero la conoscenza, le abilità e le competenze. Un ingrediente molto importante
per l’apprendimento è la curiosità, che però scompare con la stessa velocità con la quale si manifesta.
La Motivazione invece è una risorsa molto più profonda e duratura. Un insegnante può rendere
motivante l’apprendimento quando prende in considerazione 4 fondamentali esigenze della persona:
- Bisogno di autorealizzazione  indica il bisogno di stare bene con se stessi, l’obiettivo di realizzare
le proprie potenzialità.
- Bisogno di socializzazione  indica il bisogno di stare bene con gli altri, e il desiderio di raggiungere
il successo sociale, ottenere da parte degli altri un riconoscimento delle proprie potenzialità.
- Bisogno di dare aiuto agli altri  indica il bisogno di fare qualcosa per gli altri, la solidarietà nei
confronti di chi si trova in difficoltà.
- Bisogno di apprendere  indica l’esigenza di conoscere il gusto di scoprire, esprime il bisogno
dell’essere umano di ampliare continuamente la propria conoscenza.
Un buon apprendimento coinvolge l’alunno, ma il compito più difficile consiste nel motivarli ad apprendere.
Per cui è importante una motivazione interna, un altro importante fattore è il sentimento di autoefficacia
che si sviluppa quando:
- Si superano le difficoltà
- Il riconoscimento dell’alunno che sa riconoscere l’impegno.

CAPITOLO 2: METODI DIDATTICI E APPRENDIMENTO SIGNIFICATIVO

Giovanni Gentile fu il ministro dell’istruzione che organizzò un importante riforma del sistema scolastico, lui
sosteneva che per essere un bravo docente bisognasse essere:
- Persone colte
- Appassionati del sapere
Lui si preoccupa della preparazione culturale dell’insegnante dove in questo modello, l’alunno, era il
destinatario di una trasmissione unidirezionale.
Con l’attivismo avviene un capovolgimento del sistema educativo. L’attivismo è stato definito la rivoluzione
copernicana dell’insegnamento, e al posto della centralità dell’insegnante si pone quella dello studente.
L’aula si fa laboratorio e al suo interno l’alunno impara non ascoltando e ripetendo ma facendo. Qui
l’insegnante diventa  Maestro di Bottega. L’attivismo viene fortemente criticato perché non basta fare
per capire, ma bisogna fornire al pensiero dell’alunno strumenti efficaci. La disciplina è un sapere
strutturato, e quello che caratterizza l’identità di una disciplina è dato dalle procedure metodologiche. Il
compito dell'insegnante è quello di avviare gli studenti a familiarizzarsi con i metodi di ricerca. Essere
insegnanti efficaci, significa possedere in modalità di mediazione che richiede una specifica competenza, la
competenza metodologica. Non esiste un metodo perfetto, ma un buon metodo dovrebbe essere efficace
e fecondo. E’ opportuno variare metodo per tre buone ragioni:
- favorire la personalizzazione in classe
- sviluppare processi di apprendimento diversi
- promuovere l'interesse la motivazione
Nemmeno un buon insegnamento è garanzia di buoni risultati. Oggi appare molto importante spostare
l’attenzione sui modi; gli stili di apprendimento e sul contesto entro qual è la situazione didattica si realizza.
L'insegnante post-attivista deve conoscere bene la propria disciplina;
 Ma non secondo una versione gentiliana dove l'insegnante deve possedere contenuti da
trasmettere.
 Ma secondo una concezione Bruneriana, dove nella competenza metodologica per poter
accompagnare gli studenti lungo la strada della ricerca e della scoperta.
Un ulteriore evoluzione si verifica quando iniziano a diffondersi le teorie del curricolo, che si
contrappongono ai programmi nazionali, che rappresentano un documento ufficiale che deve garantire
l’unitarietà del sistema di istruzione.
Dobbiamo considerare che esistono due tipi di apprendimento:
Apprendimento significativo
Apprendimento meccanico-ricettivo
Un buon insegnamento non si limita a sollecitare la ripetizione delle parole ma sollecita un lavoro cognitivo
di integrazione-ricostruzione-rielaborazione delle nuove conoscenze. L’apprendimento significativo è
sempre una modificazione arriva della struttura cognitiva, e questa modificazione può essere provocata
attraverso il ricorso sia del metodo:
- Euristico  dà origine a metodi attivi, la centralità è dello studente, l’insegnante assume un ruolo
di mediatore. Richiede il lavoro autonomo dell’alunno e il contenuto dell’apprendimento deve
essere riscoperto. L’alunno ha un ruolo forte, l’insegnante da mediatore, si apprende per
appropriazione-scoperta, si attivano gli aspetti emotivi-affettivi.
- Espositivo  dà origine a metodi trasmissivi. L’insegnante ha un ruolo forte, la lezione è centrata
sui contenuti e si acquisisce l’apprendimento per trasferimento-ricezione.

Esistono 4 principali modelli ideali dell’insegnamento:


Modello centrato sulle competenze: è basato sull’apprendimento di conoscenze ed abilità considerate
indispensabili. Tra i pregi di questo modello va individuato il raggiungimento individualizzato degli esiti. Tra
i rischi c’è l’eccessiva standardizzazione dei risultati.
Modello dello sviluppo dei processi cognitivi superiori: finalizza l’insegnamento alla formazione della
mente che si sviluppa in tre processi:
- Sviluppo delle capacità cognitive superiori
- Cogliere collegamenti significativi tra concetti anche di diverse discipline
- Stimolazioni di abitudini meta-riflessive
Modello dello sviluppo per il talento personale: promuove forme specifiche d’intelligenza.
Modello dell’arricchimento personale: arricchimento spirituale attraverso l’introduzione degli alunni al
mondo dei significati e dei valori.
I principi che possono orientare l’insegnante, nella scelta del metodo, sono:
- Principio di  significatività, motivazione, direzione, continuità, integrazione e stabilizzazione.

CAPITOLO 3: LEZIONE FRONTALE O CONFERENZA

LA LEZIONE FRONTALE/CONFERENZA
La lezione classica nasce nel medioevo, inizialmente avveniva nel rapporto esperienziale che i discepoli
avevano con i loro insegnamenti. Gli alunni ascoltavano e studiavano la lezione del maestro. La discussione
era il momento centrale della relazione didattica. Oggi si è trasformata in una lunga spiegazione
dell’insegnante. La lezione conferenza favorisce la trasmissione dei concetti da memorizzare
sottovalutando i processi di conoscenze di comprensione. I limiti di una lezione così sono numerosi e
riguardano sia:
- Sul piano disciplinare: questa lezione frontale/conferenza non presta attenzione alla loro
specificità, ma tratta allo stesso modo insegnamenti molto diversi.
- Sui processi cognitivi: la lezione conferenza riguardano soprattutto:
1 La ricezione
2 La memorizzazione
3 La riproduzione dei continuati di apprendimento
Le forme di verifica possono assumere svariate modalità. La valutazione finale riguarda più a quantificare,
tramite voti e giudizi, il grado di coincidenza tra quanto esposto dall’insegnante a quanto immagazzinato e
restituito dall’allievo. Nella lezione conferenza tutti gli allievi indipendentemente quale sia:
1 la loro situazione di partenza
2 il loro stato emotivo
3 il loro interesse per l’argomento
Vengono esposti alle stesse parole e la diversità non viene considerata, finendo con il penalizzare:
- Gli alunni che manifestano particolari difficoltà nell’apprendimento
- Gli alunni più preparati che presentano un accentuata velocità di apprendimento.
LA LEZIONE INTERATTIVA
La lezione conferenza è caratterizzata da: rigidità, verbalismo, trasmissività e standardizzazione uniforme.
La lezione dovrebbe essere finalizzata alla riflessione per questo: Interattiva e Strutturata. Possiamo a far
riferimento a tre possibili modelli di lezione, caratterizzati da 3 diverse logiche:
- Deduttiva: l’insegnante introduce l’argomento anticipando i principi generali.
- Induttiva: si propone un caso particolare suscitando riflessioni.
- Per problemi: l’avvio delle lezioni avviene attraverso domande che stimolano la discussione.
LA LEZIONE STRUTTURATA
Le fasi della lezione strutturata con l’obiettivo di garantire una più efficacia mediazione dei contenuti sono:
- Ottenere l’attenzione degli allievi
- Comunicare gli obiettivi
- Presentare il materiale di apprendimento
- Verificare l’apprendimento al termine
In questo modello evidenzia diversi modelli di interazione con gli alunni ma è ancora molto evidente la
direttività dell’insegnante.
LA DIDATTICA PER CONCETTI
Questo metodo didattico si allontana dalla lezione frontale, fa proprio riferimento alla struttura
concettuale che caratterizza le discipline e deve essere acquisita dagli studenti. L’insegnante deve saper
distinguere le considerazioni essenziali da quelle irrinunciabili, questa didattica cerca di favorire agli alunni
un corretto processo di costruzione dei contenuti base. Nell’insegnamento per concetti distinguiamo 2
principali fasi:
- Analisi logica di contenuto  consiste nell’identificazione di concetti importanti che non possono
essere trascurati.
- Fase della progettazione e della conduzione dell’unità didattica  l’azione didattica inizia con la
progettazione del lavoro che l’insegnante intende proporre agli alunni.
La conversazione clinica: gli alunni posseggono delle conoscenze che derivano dalla società, l’insegnante
deve entrare in contatto con questo sapere spontaneo  facendo emergere le conoscenze presenti nella
mente degli studenti. Durante la conversazione il docente organizza delle domande di stimolo, non si pone
a controllare la correttezza della risposta ma cerca di capire meglio cosa c'è nella mente degli studenti, in
questo modo costruisce la matrice cognitiva e saprà su cosa bisogna soffermarsi a riflettere durante unità
didattica. la conversazione clinica favorisce un clima di ascolto e attenzione da parte degli studenti. Un altro
elemento importante è evidenziato dalla capacità dell'insegnante di usare la comunicazione verbale, porre
le giuste domande che obbligano alla riflessione. Ci sono vari tipi di domande:
- quelle finalizzate a verificare il possesso delle conoscenze
- quelle che provocano un maggiore approfondimento delle conoscenze
- quelle volte a favorire una profonda analisi
Sono efficaci anche i suggerimenti, e da parte degli insegnanti è importante la capacità di ascolto che deve
ispirare la disponibilità del dialogo.

CAPITOLO 4: LA SCUOLA DELL'APPRENDIMENTO

Bisogna passare dalla scuola dell'insegnamento a quella dell'apprendimento. una didattica che sia attenta
alle esigenze dell’alunno, che venga messo al centro dell'attenzione utilizzando il metodo euristico. il
compito dell'insegnante consiste nella facilitazione dei processi di personale conquista, piuttosto che nello
sforzo di far loro acquisire. L'insegnante aiuta gli alunni a sprigionare il massimo e cura anche il clima che
caratterizza l'ambiente di lavoro. e con l'attivismo che cambia la centralità poiché privilegia
l'apprendimento, mentre il positivismo accentuava l'importanza dell'istruzione. I principi pedagogici di una
didattica rinnovata, vengono raccolte attraverso alcune idee chiave:
- didattica attiva, esige che l'alunno sia il vero protagonista
- didattica individualizzata, che introduce il principio di individualizzazione
- didattica intenzionale
- didattica collaborativa, che fa emergere la pratica del lavoro di gruppo
- didattica responsabilizzante.
Le idee attiviste in Italia sono state sviluppate dal movimento di cooperazione copernicane educativa,
raggruppati in ambito:
- linguistico: tramite il testo libero, ovvero una produzione scritta che rispecchia il mondo e gli
interessi dell’alunno. Una variante di testo libero potrebbe essere il testo collettivo, cioè una
produzione scritta di una tema condiviso dalla classe che viene costruita con il contributo di tutti. La
tipografia scolastica, un complesso tipografico che gli alunni possono gestire in autonomia. La
classe si organizza come una redazione di giornale, gli alunni si assumono e si scambiano ruoli
diversi. La corrispondenza interscolastica, dove le classi che la applicano con classi dello stesso
livello, ma in contesti geografici e socioculturali diversi.
- matematico: offre molti spunti per esercitare un ragionamento, gestire spese, fare preventivi.
- della ricerca d’ambiente: che parte dal riconoscimento sia del soggetto che apprende, e
dell’ambiente naturale inteso come il grande oggetto di apprendimento.
L’Europa conosce il fenomeno di una grande crescita demografica trasformando la scuola elitaria in una
scuola di massa, e si pone con urgenza il problema della democratizzazione dell’insegnamento. Come
l’attivismo aveva svolto la sua polemica nei confronti della scuola tradizionale, ora il nuovo sentire mette al
centro la dimensione sociale (sociocentrismo).
La denuncia dell’inadeguatezza della scuola porta due diverse prospettive, quella:
1. critica radicale: secondo Illich il sistema che abbiamo ereditato non è riformabile, è necessaria la
morte della scuola e la descolarizzazione della società. Ha saputo mettere in luce l’inadeguatezza di
un’istruzione diventata burocratica e selettiva e ha contribuito a fare immaginare un modo diverso
di intendere l’organizzazione scolastica.
2. della profonda riforma dell’istruzione: il rinnovamento culturale e pedagogico ha come
conseguenza anche il rinnovamento didattico, che passa attraverso un ripensamento dei contenuti
del curricolo verso la creazione di una scuola alternativa.
Un’esperienza più significativa di scuola alternativa è stata realizzata in Italia da Don Lorenzo Milani a
Barbiana, il loro obiettivo era di promuovere il cambiamento, prima bisognava modificare la pedagogia e
poi la didattica. A Barbiana non si afferma soltanto il diritto di ogni persona l’istruzione, ma mettere il
povero al primo posto. Nel 1971 viene approvata la legge il numero 820 dell'art.1 che istituisce il tempo
pieno nella scuola dell'obbligo. l'esperienza di tempo pieno si sviluppa inizialmente nelle scuole elementari,
prevedevano:
la frequenza di 24 ore settimanali è la presenza di un unico maestro per classe. con il tempo pieno questo
modello non è più possibile, l'orario settimanale aumenta fino a quasi di 40 ore settimanali, e quindi è
indispensabile anche un numero di docenti maggiore. il tempo pieno rompe gli schemi, rende necessario
programmare con cura ai tempi di una giornata molto lunga, pianificando:

I momenti del lavoro di gruppo


L'impegno individuale
Il tempo della mensa
Il tempo delle pause
Il tempo del gioco.

Gli anni 60 segnano una tappa fondamentale anche per quanto riguarda il tema delle disabilità delle
handicap, e se rivendico il diritto di frequentare la scuola di tutti. la legge numero 517 del 1977 riconoscere
il diritto delle persone con disabilità frequentare le scuole normali. E assistiamo:
- al superamento della classe intesa come unico raggruppamento possibile
- l'apertura modalità organizzative flessibili
- l'adozione di nuove modalità e nuovi strumenti di valutazione.
CAPITOLO 6: LA DIDATTICA DELLE COMPETENZE

La nostra attuale società viene definita società delle conoscenze, queste conoscenze sono diventate più
accessibili con lo sviluppo delle tecnologie delle comunicazioni. La scuola ha perso la propria centralità
perché non si capisce più quali abilità e competenze siano necessarie per determinati lavori, in questa
cornice di incertezze il compito della formazione è quello di fornire strumenti per accrescere il proprio
potenziale cognitivo, che non sarà mai obsoleta. Un orientamento alla formazione didattica può essere il
PISA che conduce un'indagine triennale valutando compiti di apprendimento nella lettura, nella
matematica e nelle scienze dei quindicenni dei vari paesi aderenti. Queste competenze sono essenziali per
la piena partecipazione alla società. il costrutto di competenza non è solo composto dal sapere e dal saper
fare, ma c'è in gioco anche l'affettività, l'emotività, l'immagine di sé ed i valori che ci orientano. le
competenze si manifestano quando il bisogno svolgere un ruolo complesso che chiede il mettersi in gioco.
Competenza è un concetto dinamico che richiama sia il sapere teorico che pratico.
Lo sviluppo delle competenze dipende dal contesto sociale, culturale ed economico. Un bambino di famiglia
ricca di conversazioni, libri ed altre motivazioni sarà avvantaggiato rispetto ai compagni che hanno genitori
senza un codice linguistico. Perciò la competenza va intesa come punto di riferimento e non punto di arrivo.
Le competenze possono dividersi in:
- Trasferibili: utilizzate in situazioni nuove.
- Trasversali: possiamo ritrovarle in discipline diverse.
L’OCSE individua 9 competenze chiave raggruppate in 3 macro-categorie:
1. L’agire autonomo
2. Servirsi di strumenti in maniera interattiva
3. Interagire in gruppi socialmente eterogenei
Nel dicembre 2006, la raccomandazione del parlamento e del consiglio d’Europa, definisce le competenze
come conoscenza, abilità e capacità necessarie per la piena realizzazione personale.
Vengono elencate in questi documenti altre 8 competenze chiave di cui tutti hanno bisogno per la
realizzazione e lo sviluppo personale, e sono:
Comunicazione nella madre lingua; comunicazioni nelle lingue straniere; competenze matematiche e
competenze di base in campo scientifico e tecnologico; competenze digitali; imparare ad imparare;
competenze sociali e civiche; Spirito di iniziativa e imprenditorialità; consapevolezza ed espressione
culturale.
Colui che dispone di tutte queste competenze chiave, può operare per lo sviluppo sociale. Consente di
stabilire relazioni interpersonali di livello collaborativo e di agire in termini della responsabilità civica.
Un insegnamento incentrato sulle competenze porta a varie modifiche, dal verbalismo l'apprendimento
attivo; Dall'apprendimento meccanico la comprensione; dalla riproduzione culturale alla soluzione dei
problemi; dall'apprendimento incapsulato al transfer.
l'insegnante aiuta gli alunni a sprigionare il loro massimo potenziale e ci sono vari modi in cui si può attuare
questo tipo di insegnamento:
 lavorare per situazioni problema
 lavorare per progetti
 lavorare in forma laboratoriale
il service learning è un approccio pedagogico che consiste nell'invitare gli studenti a mettersi al servizio
della loro comunità dando così un valore aggiuntivo all’ apprendere.

CAPITOLO 7: UN CURRICOLO DA RIPENSARE

Con l'approvazione della legge sull'autonomia, i programmi nazionali vengono sostituiti da un nuovo
documento chiamato indicazioni. I programmi, le indicazioni e il curricolo sono tre dispositivi che si
presentano come equivalenti ma hanno una loro autonomia.
I programmi nazionali hanno lo scopo di assicurare uniformità sul piano nazionale per evitare che si creino
eccessive differenze di contenuti disciplinari e obiettivi da raggiungere. Il difetto è che limitavano la
programmazione degli insegnanti e non riuscivano ad intercettare le diverse esigenze locali. Quindi nascono
a questo scopo, il curricolo, un progetto internazionale e organico che descrive il percorso di formazione
che gli studenti devono compiere, considerando tutti gli elementi che lo rendono efficace. Viene progettato
direttamente dai docenti, e la logica del curricolo si basa su quattro cardini fondamentali:

1. La realtà  affinché possa essere fatto su misura della scuola di riferimento


2. La razionalità  accurata definizione di obiettivi precisi affinché tali obiettivi vengano raggiunti
3. La socialità  il curricolo è un prodotto sociale
4. La trasparenza  è trasparente, così da favorire una revisione continua.
Un’altra caratteristica è la flessibilità per permettere l’apprendimento significativo. Il curricolo si è
sviluppato dove c’è meno controllo da parte dello stato perché vi è stata una maggior partecipazione della
comunità locale. Le indicazioni per il curricolo sono solo una guida per l’insegnante che propone dei criteri
da rispettare per un buon apprendimento:
- Non esiste l’alunno medio
- Promuovere l’autonomia di pensiero
- Bisogna tenere conto dei tanti profili intellettivi
- Importante promuovere l’autonomia di pensiero
- Mettere lo studente al centro
- Promuovere la didattica metacognitiva (quei percorsi che fanno riflettere sulle proprie azioni e
processi mentali)
- Rispondere ai BES (Bisogni Educativi Speciali) e PDP (Piani Didattici Personalizzati)
- Favorire l’apprendimento per scoperta
Queste sono alcune delle indicazioni.
I docenti inoltre tengono conto di tre riferimenti: gli obiettivi da raggiungere (li decide il Ministero), i
contenuti dei quali ci si avvarrà e le esigenze degli alunni.
La costruzione del curricolo avviene per tappe, importante è l’introduzione dell’argomento, e la
conversazione clinica per sapere su cosa bisogna soffermarci e cosa no, dopo lo svolgimento delle unità
didattiche, e infine la conclusione dove avviene la valutazione.

CAPITOLO 8: LA VALUTAZIONE

L’apprendimento è oggetto per eccellenza della valutazione scolastica. In passato la valutazione era intesa
come parte conclusiva di una sequenza lineare. Verso gli anni 30 del XX secolo si sviluppa una polemica nei
confronti dell’attendibilità della valutazione nelle prove di esame e viene accusata l’interrogazione orale. Il
tasso di soggettività era eccessivo ed ha portato a richiedere strumenti di verifica più oggettivi possibili.
Nasce così una nuova scienza dedicata alla valutazione: la Docimologia.
Questo termine venne coniato da Piéron nel 1954. Per molto tempo ha mirato a contestare la mancanza di
fedeltà e la soggettività. Il limite è che tendeva alla validità delle prove di valutazione correndo il rischio di
creare una scuola focalizzate sugli esiti. Oggi si riconosce che è necessario che si basi su dati certi.
La valutazione non è mai assoluta o definitiva, in pratica l’unica strada percorribile sta:
- Nella trasparenza e nella comunicazione delle valutazioni
- Nella condivisione dei criteri per la valutazione
- Nella triangolazione dei punti di vista e delle metodologie.
Ciò che si potrebbe valutare su un alunno sono il grado di sviluppo del pensiero critico, il livello di
competenza nel parlare la lingua inglese, il suo stile cognitivo, la sua capacità di autoregolazione per il
compito da svolgere.
Ognuno di questi elementi si valuta con strumenti e tecniche diverse, come domande, compiti, problemi,
questionari… ecc
La formulazione di un giudizio, deve essere espresso con sinteticità e chiarezza.
Va distinto il concetto tra verifica (che è parte dell’atto valutativo) e la valutazione (l’operazione successiva
e complessiva). Ma non va confusa la valutazione con la misurazione, perché uno stimolo sia valido è
necessario che l’insegnante stabilisca la dimensione che si propone di valutare e la prova va costruita con
questo riferimento. L’insegnante non deve garantire le stesse domande, bensì domande dello stesso livello
di difficoltà: un altro elemento importante è la chiarezza.
Nella programmazione del curricolo la valutazione ha una funzione strategica perché riguarda il momento
iniziale, quando gli insegnanti delineando la situazione di partenza della classe per raggiungere obiettivi
quindi la valutazione accompagna l’itinerario didattico programmato. Se nell’orizzonte inaugurato dalla
docimologia la funzione valutativa era sommativa, nella logica del curricolo la funzione principale della
valutazione è formativa che si sviluppa lungo tutto l’arco dell’esperienza scolastica:
- Valutazione diagnostica: è il primo momento della valutazione formativa che analizza la situazione.
- Valutazione formativa: è rivolta all’acquisizione feedback sui progressi dell’alunno e sulle sue
difficoltà, allo scopo di avere interventi sempre più personalizzati.
- Valutazione sommativa: indica il tipo di valutazione utilizzato alla fine di un corso o programma.
La didattica orientata allo sviluppo delle competenze cerca di superare questo divario tra aula e realtà
ponendo gli alunni di fronte a problemi legati alla realtà, si parla infatti di compiti di realtà e la valutazione
si riferisce a situazioni reali, infatti, è una valutazione autentica che intende ciò che l’alunno sa fare con ciò
che sa. Le caratteristiche della valutazione autentica:
- È realistica, innovativa, costruttiva, attendibile e non è condizionata.
Viene considerato importante anche L’autovalutazione intesa come ricerca per il miglioramento personale.
Ci sono 3 modalità in cui si manifesta il rapporto tra autovalutazione e miglioramento:
 Valutazione DEL miglioramento
 Valutazione PER il miglioramento
 Valutazione COME miglioramento
Mentre la valutazione interna della scuola convive con la valutazione esterna e tale responsabilità è affidata
all’INVALSI. Il problema è che la pressione esterna tende a privilegiare un insegnamento in funzione a ciò
che la valutazione esterna richiede, portando all’impoverimento del curricolo

CAPITOLO 9: LA SFIDA DELL’INCLUSIONE

Ogni insegnante prova una eterogeneità di situazioni. La qualità della scuola, una volta, era dedicata alla
sua selettività. ovvero la bocciatura. Sono studenti che abbandonati a loro stessi e che vengono notati dai
professori solo quando sono protagonisti di episodi negativi. Queste pratiche non aiutano la relazione
didattica. la legge 517/77 venne fatta da Franca Falcucci nel 1975 che rivoluzionò il sistema didattico
pedagogico, a partire dall’integrazione degli studenti affetti da disabilità nella scuola “normale”. Questa
legge afferma determinati principi pedagogici che sono alla base della scuola inclusiva:
1. Deve essere competente nell’accoglienza.
2. Deve avere un’organizzazione didattica con grande flessibilità.
3. La valutazione deve avere un significato pedagogico, eliminare il voto e sostituirlo con una
descrizione dei punti di forza e di debolezza dell’alunno.
4. Una programmazione di tipo curricolare che definisce obiettivi rivedibili in itinere.
5. Il superamento del modo di intendere il rapporto classe-insegnante e la presenza di nuove figure
professionali come gli insegnanti di sostegno.
C’è una differenza fondamentale tra una scuola che inserisce, ovvero che inserisce solo la presenza fisica
degli studenti senza modifica delle regole, e una scuola che integra poiché prevede una profonda
trasformazione del modo di essere e funzionare.
Il significato pedagogico va oltre gli studenti con disabilità ma riguarda tutti quelli con fragilità, anche la
lingua e la cultura differente. Nella scuola ci sono molti alunni che presentano problemi di apprendimento,
comportamento o anche deficit di tipo motorio e cognitivo, svantaggio sociale o culturale, e la
considerazione di questa gamma di situazioni richiedono specifiche didattiche.
Ci sono due grandi modelli culturali e organizzativi:
- Gemeinshaft (comunità in tedesco)  è una scuola ispirata ai valori dell’appartenenza;
- Gesellshaft (società in tedesco)  è una scuola sensibile agli aspetti formali e procedurali.
Ognuna dei due porta a un rischio. Il rischio dell’efficientismo, ovvero troppo incentrata sugli obiettivi e
perde di vista le persone che devono raggiungerli. Il rischio del familismo ha da offrire l’amore, la dedizione
del senso di noi, ma per quanto le relazioni all’interno dell’aula sono informali, sono indispensabili regole e
consapevolezza dei ruoli.
La scuola è una comunità artificiale, che serve a favorire l’apprendimento dei bambini. Il punto di incontro
tra la cultura funzionalista e comunitaria è il concetto di comunità professionale, ovvero una comunità
capace di integrare i valori della cura, della relazionalità e della qualità.
Per realizzare una buona didattica inclusiva è opportuno:
- Individualizzare gli obiettivi
- Personalizzare l’apprendimento
- Promuovere l’apprendimento collaborativo
Tra le strategie didattiche di tipo collaborativo più efficaci, possiamo citare il tutoring e il cooperative
learning.
 Il Tutoring è una strategia dove l’insegnante forma coppie di alunni, ad uno dei quali è assegnato il
ruolo di tutor cioè il ruolo di insegnare al suo compagno. Le finalità sono:
- Sul piano educativo generale  responsabilizzare gli alunni;
- Sul piano dell’insegnamento  rendere flessibile e individualizzare l’organizzazione del lavoro in
aula.
Non si tratta di abbinare un alunno bravo a meno bravo, anzi è desiderabile evitare un’eccessiva distanza di
prestazioni fra i partecipanti poiché una delle finalità del tutoring e di permettere anche a chi ricopre il
ruolo di tutor di apprendere meglio.
 Il cooperative Learning è una modalità di apprendimento basata sull’interazione che avviene
all’interno di un gruppo di allievi che collaborano in vista di un fine comune. L’insegnante
predispone delle attività definendo il compito, predisponendo il materiale, formando i gruppi e
assegnando i diversi ruoli all’interno di ciascun gruppo operativo.

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